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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 28 settembre 2011

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 28 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Wilson Tadeu Jönck, S.C.I., Arcivescovo Metropolita di Florianópolis (superficie: 7.862; popolazione: 1.478.000; cattolici: 1.153.000; sacerdoti: 191; religiosi: 575; diaconi permanenti: 112), Brasile. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1951 a Vidal Ramos (Brasile), ha emesso la professione religiosa nella Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù (Dehoniani) nel 1972 e nel 1977 ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale. È stato Direttore del Seminario “São José” a Rio Negrinho; Formatore nel Convento “Sagrato Coração de Jesus” di Brusque (1990-2000); Vicario parrocchiale e Parroco nella città di Varginha (1978-1981) e Parroco del Santuario “Sagrado Coraçao de Jesus” di Joinville (2000-2001). È stato Membro del Consiglio Regionale dei Dehoniani per la “Região Brasileira Meridional”; Professore nel Seminario di Brusque ed Assistente del Maestro dei novizi nel Noviziato Dehoniano “Nossa Senhora de Fátima” a Jaraguá do Sul. Nel 2003 ha ricevuto la consacrazione episcopale ed è stato nominato Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile). È stato finora Vescovo di Tubarão (Brasile). Attualmente è Presidente della Conferenza Episcopale Regionale “Sul 4”.

- Il Vescovo Sergio Alfredo Gualberti Calandrina, Arcivescovo Coadiutore di Santa Cruz de la Sierra (superficie: 50.000; popolazione: 2.291.000; cattolici: 1.805.000; sacerdoti: 194; religiosi: 789; diaconi permanenti: 6), Bolivia. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1945 a Clusone (Italia) ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1971. Dal 1971-1979 ha prestato servizio come cappellano dei migranti italiani in Svizzera; nel 1979 è stato Vicario parrocchiale e Parroco nella Parrocchia “El Salvador” di La Paz. Nel 1985 è stato nominato Assessore del Consiglio Nazionale di Laici; nel 1987 è stato Assessore Nazionale delle Comunità Ecclesiali di Base. Nel 1990 è stato nominato dalla Conferenza Episcopale Boliviana Segretario per la Pastorale. Nel 1996 è stato eletto Segretario Generale Aggiunto della Conferenza Episcopale Boliviana. Nel 1999 ha ricevuto l’ordinazione episcopale ed è stato nominato Vescovo Ausiliare di Santa Cruz de la Sierra. Attualmente è primo Assessore dell’Area di Evangelizzazione della Commissione di Missioni della Conferenza Episcopale Boliviana.
NER:NEC/ VIS 20110928 (340)

martedì 27 settembre 2011

VISITA PASTORALE A LAMEZIA TERME E A SERRA SAN BRUNO

CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2011 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il programma della Visita Pastorale che il Santo Padre Benedetto XVI compirà domenica 9 ottobre a Lamezia Terme e a Serra San Bruno (Italia).

La partenza dall’aeroporto romano di Ciampino è prevista alle 8:30 e l’atterraggio dell’aereo papale alle 9.15 all’aeroporto di Lamezia Terme (Catanzaro). Alle 10:00 Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa e reciterà l’Angelus nella Zona Ex-Sir, alla periferia industriale di Lamezia Terme.

Alle 13:30 è previsto il pranzo con i Vescovi nell’Episcopio di Lamezia Terme ed alle 16:30, sempre nella residenza episcopale, il Papa rivolgerà il suo saluto agli organizzatori della Visita Pastorale. Alle 16:45 è in programma la partenza in elicottero dallo Stadio “Guido D’Ippolito” di Lamezia Terme per Serra San Bruno (Vibo Valentia), dove, alle 17:30, il Papa incontrerà la popolazione nel campo sportivo “La Quercia”.

Alle 18:00 il Papa celebrerà i Vespri nella chiesa della Certosa di Serra San Bruno e terrà l’omelia. Infine alle 18:45 il Papa incontrerà la Comunità dei Certosini e visiterà una Cella e l’infermeria della Certosa.

Alle 19:30 il Papa ripartirà in elicottero da Lamezia Terme. Alle 20:00 è prevista la partenza in aereo dall’aeroporto di Lamezia Terme per Roma.
PV-LAMEZIA TERMIE/ VIS 20110927 (220)

CELEBRAZIONI PRESIEDUTE SANTO PADRE OTTOBRE-NOVEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo il calendario della Celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di ottobre e novembre:

OTTOBRE

-Domenica 9: Visita Pastorale a Lamezia Terme e Serra San Bruno (Italia).

-Domenica 16: alle 9:30, nella Basilica Vaticana, Santa Messa per la Nuova Evangelizzazione.

-Domenica 23: Alle ore 10:00, in Piazza San Pietro, Canonizzazione dei Beati Guido Maria Conforti; Luigi Guanella e Bonifacia Rodríguez De Castro.

-Mercoledì, 26: Alle 10:30, in Piazza San Pietro, Preghiera in preparazione all’Incontro di Assisi.

NOVEMBRE

-Mercoledì 2: Commemorazione di tutti i fedeli defunti. Alle 18:00, nella Grotte Vaticane, Momento di preghiera per i Sommi Pontefici defunti.

-Giovedì 3: Alle 11:30, all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, Santa Messa in suffragio dei Cardinali e Vescovi defunti nel corso dell’anno.

-Venerdì 4: Alle 17:30, nella Basilica Vaticana: Vespri per l’inizio dell’Anno Accademico delle Università Pontificie.

-Venerdì 18 - Domenica 20: Viaggio Apostolico nel Benin (Africa).
OCL/ VIS 20110927 (000)

SEMINARIO: TEMPO DI DISCERNIMENTO E APPRENDIMENTO

CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2011 (VIS). Sabato 24 settembre, nel corso del suo Viaggio Apostolico in Germania, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i seminaristi di Freiburg ed ha rivolto loro un discorso a braccio, in lingua tedesca, del quale riportiamo alcuni estratti.

Il Papa si è interrogato, con i futuri sacerdoti, sul significato del tempo trascorso in Seminario, e partendo dal brano del Vangelo di San Marco che descrive la costituzione della comunità degli Apostoli, ha detto: “Il Signore fece i Dodici. Egli creò qualcosa. (...). Ed Egli li fece, ‘perché stessero con Lui per mandarli (...). Devono stare con Lui per arrivare a conoscerLo (...), ma allo stesso tempo devono essere inviati, che trasmettono ciò che hanno imparato, che portano agli altri uomini in cammino – verso la periferia, nel vasto mondo e verso coloro che sono molto lontani da Lui. (...) Imparare ciò, l’andare insieme, l’essere mandati, e l’essere con Lui, il rimanere presso di Lui, è – credo – proprio ciò che dobbiamo imparare in seminario”.

“Il seminario è dunque tempo di esercitazione; certamente anche di discernimento e apprendimento. (...) La vocazione deve essere verificata, e di questo fa poi parte la vita comunitaria e il dialogo con le vostre guide spirituali (...). Apprendere la fiducia: se Dio lo vuole, allora posso affidarmi a Lui. Nel mondo di oggi (...) in cui tutto cambia continuamente, in cui i legami umani si allentano (...) diventa sempre più difficile credere: resisterò per tutta la vita. (...) Se Dio mi vuole, mi darà anche fiducia, mi sorreggerà (...) nell’ora del pericolo sarà presente, porrà persone sulla mia strada, mi mostrerà vie, mi sosterrà. E la fedeltà è possibile, perché il Signore è sempre presente, e perché Egli esiste ieri, oggi e domani”.

Non soltanto tempo di discernimento, di apprendimento, di chiamata, il Seminario è anche, ha sottolineato il Papa, “tempo di preghiera (...). Un apprendere ad ascoltare veramente il Signore – nella Parola della Sacra Scrittura, nella fede della Chiesa, nella liturgia della Chiesa – ed apprendere l’attualità della sua Parola. Nell’esegesi impariamo tante cose sull’ieri: tutto ciò che c’era ieri, le fonti, quali comunità esistevano e così via. Anche questo è importante. Ma più importante è che in questo ieri noi apprendiamo l’oggi; che il Signore con queste parole parla adesso, esse portano tutte in sé il loro oggi, e, al di là del loro inizio storico, recano in sé una pienezza che parla a tutte le epoche”.

“’La fede viene dall’ascolto’ – ha detto Santo Padre citando le parole di San Paolo ed ha spiegato che la fede ha bisogno “della parola vivente (...) delle parole della Chiesa in tutte le epoche, della parola attuale che la Chiesa rivolge attraverso i sacerdoti, i Vescovi e i fratelli e le sorelle. Fa parte della fede il ‘tu’ del prossimo e fa parte della fede il ‘noi”.

Il Papa ha in merito sottolineato l’importanza di accogliere l’altro con le sue peculiarità e di essere consapevoli della sopportazione vicendevole. Solo così si può diventare un “noi” che sia una vera comunità per “essere insieme in cammino verso il Dio vivente. (...) Il ‘noi’ è l’intera comunità dei fedeli, di oggi, di tutti i luoghi e di tutti i tempi. (....) Noi siamo Chiesa. Lo siamo proprio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insieme con gli altri!”.

Infine, nel ricordare ai seminaristi l’importanza dello studio nella preparazione al sacerdozio, Benedetto XVI ha detto: “Sappiamo tutti che San Pietro ha detto: ‘Siate sempre pronti ad offrire a chiunque vi domandi, come risposta, la ragione, il ‘logos’ della vostra fede’. Il nostro mondo oggi è un mondo razionalistico e condizionato dalla scientificità, anche se molto spesso si tratta di una scientificità solo apparente. (...) La fede non è un mondo parallelo del sentimento, che poi ci permettiamo come un di più, ma è ciò che abbraccia il tutto, gli dà senso, lo interpreta e gli dà anche le direttive etiche interiori, affinché sia compreso e vissuto in vista di Dio e a partire da Dio. Per questo è importante essere informati, comprendere, avere la mente aperta, imparare. (...) Studiare è essenziale: soltanto così possiamo far fronte al nostro tempo ed annunciare ad esso il ‘logos’ della nostra fede”.
PV-GERMANIA VIS 20110927 (750)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Cardinale Walter Kasper, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, Suo Inviato Speciale alla celebrazione del 950° anniversario della dedicazione della Cattedrale di Speyer (Germania), in programma il 2 ottobre 2011.
NA/ VIS 20110927 (50)

lunedì 26 settembre 2011

ELIMINARE CIÒ CHE VI È DI MONDANO NELLA CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, alle 17:00, presso la Konzerthaus di Freiburg, il Santo Padre ha avuto un incontro con i rappresentanti delle associazioni cattoliche impegnate nella Chiesa e nella società.

Nel ringraziare i presenti per il servizio e la testimonianza cristiana, missione “non sempre facile nel tempo attuale”, Benedetto XVI ha affermato: “Da decenni assistiamo ad una diminuzione della pratica religiosa, constatiamo un crescente distanziarsi di una parte notevole di battezzati dalla vita della Chiesa. Emerge la domanda: la Chiesa non deve forse cambiare?”.

La ‘Chiesa’, ha ricordato il Santo Padre, non è sinonimo di gerarchia, il Papa i Vescovi: “Chiesa siamo tutti noi, i battezzati. (...) Sì, c’è motivo per un cambiamento. Esiste un bisogno di cambiamento. Ogni cristiano e la comunità dei credenti sono chiamati ad una continua conversione. (...) Per quanto riguarda la Chiesa, il motivo fondamentale del cambiamento è la missione apostolica dei discepoli e della Chiesa stessa”.

“Infatti, la Chiesa” – ha proseguito il Pontefice – “deve sempre di nuovo verificare la sua fedeltà a questa missione”, il cui mandato comprende tre aspetti: testimonianza, fare discepoli tutti i popoli e proclamare il Vangelo. “La missione della Chiesa, infatti, deriva dal mistero del Dio uno e trino, dal mistero del suo amore creatore”. La Chiesa “non possiede niente di autonomo di fronte a Colui che l’ha fondata. Essa trova il suo senso esclusivamente nell’impegno di essere strumento della redenzione, di pervadere il mondo con la parola di Dio e di trasformare il mondo introducendolo nell’unione d’amore con Dio”.

“Nello sviluppo storico della Chiesa si manifesta, però, anche una tendenza contraria: quella cioè di una Chiesa che si accomoda in questo mondo, diventa autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo. Essa dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’apertura”.

“Per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa” – ha ribadito il Pontefice – “deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo. (...) In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore”.

“Le secolarizzazioni infatti – fossero esse l’espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili – significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena”. Distaccandosi dai suoi legami materiali “il suo agire missionario tornava ad essere credibile”.

“Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa distaccata dal mondo emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo”.

“Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa.” – ha sottolineato il Pontefice. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità, che non trascura né reprime alcunché della verità del nostro oggi, ma realizza la fede pienamente (...) togliendo da essa ciò che solo apparentemente è fede, ma in verità sono convenzioni ed abitudini”.

“Diciamolo ancora con altre parole: la fede cristiana è per l’uomo uno scandalo sempre e non soltanto nel nostro tempo. (...) Questo scandalo, che non può essere abolito se non si vuole abolire il cristianesimo, purtroppo, è stato messo in ombra proprio recentemente dagli altri scandali dolorosi degli annunciatori della fede. Si crea una situazione pericolosa, quando questi scandali (...) nascondono la vera esigenza cristiana dietro l’inadeguatezza dei suoi messaggeri”.

“Vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l’ora di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa. (...) Una Chiesa alleggerita degli elementi mondani è capace di comunicare agli uomini (...) la particolare forza vitale della fede cristiana. (...) Essere aperti alle vicende del mondo significa quindi per la Chiesa distaccata dal mondo testimoniare, secondo il Vangelo, con parole ed opere qui ed oggi la signoria dell’amore di Dio”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110926 (690)

BENEDETTO XVI FIDUCIOSO FUTURO CRISTIANESIMO GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 26 SET. 2011 (VIS). Alle 18:00 di ieri, domenica 25 settembre, il Papa si è diretto all’aeroporto di Lahr, a 50 km da Freiburg, per intraprendere il viaggio di ritorno in Italia. Nella cerimonia di congedo, presieduta dal Presidente Federale, Signor Christian Wulff, che il Papa ha ringraziato per l’accoglienza, erano presenti diversi rappresentanti dell’episcopato tedesco, delle autorità civili e numerosi fedeli.

“Prima di lasciare la Germania, mi preme ringraziare per i giorni trascorsi, così commoventi e ricchi di avvenimenti, nella mia patria”, ha detto il Santo Padre ricordando i momenti più importanti del suo Viaggio Apostolico.

“Nella capitale federale Berlino ho avuto l’occasione particolare di parlare davanti ai parlamentari al ‘Deutscher Bundestag’ ed esporre loro alcune riflessioni sui fondamenti intellettuali dello stato. Volentieri ripenso anche ai colloqui fruttuosi con il Presidente Federale e la Signora Cancelliere sulla situazione attuale del popolo tedesco e della comunità internazionale. Mi ha particolarmente toccato l’accoglienza cordiale e l’entusiasmo di così tante persone a Berlino”.

“Nel Paese della Riforma – ha proseguito il Pontefice – l’ecumene ha costituito naturalmente uno dei punti centrali del viaggio. Qui vorrei rilevare l’incontro con i rappresentanti della ‘Chiesa Evangelica in Germania’ nell’ex-Convento agostiniano a Erfurt. Sono profondamente grato per lo scambio fraterno e la preghiera comune. Molto particolare è stato anche l’incontro con i cristiani ortodossi e ortodossi orientali, come pure con gli ebrei e i musulmani”.

“Ovviamente, questa visita era rivolta in particolare ai cattolici a Berlino, a Erfurt, nell’Eichsfeld e a Friburgo. Ricordo con piacere (...) l’ascoltare insieme la Parola di Dio e il pregare uniti – soprattutto anche nelle parti del Paese in cui si è tentato per decenni di rimuovere la religione dalla vita delle persone. Questo mi rende fiducioso per il futuro del cristianesimo in Germania. Come già durante le visite precedenti, si è potuto sperimentare quante persone qui testimoniano la propria fede e rendono presente la sua forza trasformante nel mondo di oggi”.

“Non da ultimo, sono stato molto lieto, dopo l’impressionante Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid, di stare anche a Friburgo, di nuovo insieme con tanti giovani, ieri, alla veglia di preghiera con i giovani. Incoraggio la Chiesa in Germania a proseguire con forza e fiducia il cammino della fede, che fa ritornare le persone alle radici, al nucleo essenziale della Buona Novella di Cristo. Ci saranno comunità piccole di credenti – e già esistono – che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza. (...) ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. Dove Dio è presente, là c’è speranza e là si aprono prospettive nuove e spesso insospettate che vanno oltre l’oggi e le cose effimere. In questo senso accompagno, nei pensieri e nelle preghiere, il cammino della Chiesa in Germania”.

Al termine della cerimonia di congedo il Santo Padre alle 19:15 è salito a bordo dell’aereo papale ed alle 20:45 è giunto all’aeroporto di Fiumicino da dove in automobile ha raggiunto il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
PV-GERMANIA/ VIS 20110926 (520)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 26 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Stanislaw Budzik, Arcivescovo di Lublin (superficie: 9.108; popolazione: 1.154.267; cattolici: 1.128.233; sacerdoti: 1.328; religiosi: 1.043), Polonia. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1952 a Lekawica (Polonia), è stato ordinato sacerdote nel 1977. Ha ottenuto il dottorato in Teologia Dogmatica nel 1989, nel 1998 ha conseguito l’abilitazione presso la Pontificia Accademia Teologica a Cracovia, oggi Pontificia Università “Giovanni Paolo II”. Dal 1999 per 5 anni è stato Rettore del Seminario Maggiore di Tarnów. Ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2004. È stato finora Ausiliare di Tarnów (Polonia) e dal 2007 ha ricoperto le funzioni di Segretario Generale della Conferenza Episcopale Polacca.
NER/ VIS 20110926 (120)

domenica 25 settembre 2011

SALUTO CITTADINANZA FREIBURG IM BREISGAU

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Al termine della Santa Messa di questa mattina nella Domplatz di Erfurt, Benedetto XVI è salito a bordo dell’aereo papale diretto a Lahr e da qui ha raggiunto in automobile Freiburg im Breisgau dove si è recato in visita alla Cattedrale “Unserer Lieben Frau”.

Nel salutare la cittadinanza riunita nella Münsterplatz e ringraziando della cordiale accoglienza, il Santo Padre ha detto: “Sono venuto volentieri anche da voi per pregare insieme con voi, per proclamare la parola di Dio e per celebrare l’Eucaristia. Chiedo la vostra preghiera affinché questi giorni siano fruttuosi, affinché Dio confermi la nostra fede, rafforzi la nostra speranza e accresca il nostro amore. Che in questi giorni diventiamo di nuovo consapevoli di quanto Dio ci ami e di quanto Egli sia buono, così da mettere, con piena fiducia, noi stessi e tutto ciò che muove il nostro cuore ed è importante per noi nella sue mani. In Lui il nostro futuro è assicurato: Egli dona senso alla nostra vita e può condurla alla pienezza. Il Signore vi accompagni nella pace e vi rende messaggeri della gioia!.

Al termine, dopo la Benedizione Apostolica, Benedetto XVI si è diretto al Seminario arcidiocesano di Freiburg im Breisgau ed alle 16:50 ha avuto un incontro con l’ex-Cancelliere Federale Helmut Kohl. Infine alle 17:15 ha incontrato i Rappresentanti delle Chiese Ortodosse.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (230)

CATTOLICI E ORTODOSSI: PROSEGUIRE IMPEGNO DIALOGO QUESTIONE PRIMATO

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, alle 17:15, nell’Aula del Seminario di Freiburg, il Santo Padre ha avuto un Incontro con 15 Rappresentanti delle Chiese Ortodosse della Germania. Il Paese conta 467 Comunità Ortodosse Bizantine e circa 1.300.000 fedeli ripartiti tra le varie Chiese Ortodosse autocefale. I fedeli appartenenti alla Chiese Ortodosse Orientali, arrivati in Germania soprattutto in seguito alle persecuzioni subite dalle loro chiese nei paesi d’origine, sono circa 157.000.

Nel ringraziare il Metropolita Augustinos, Presidente della Conferenza Episcopale Ortodossa in Germania, per le sue parole “piene di fiducia”, il Papa ha ripetuto che fra le Chiese e le comunità cristiane “l’Ortodossia, teologicamente, è la più vicina a noi; cattolici ed ortodossi hanno entrambi la medesima struttura della Chiesa delle origini. Così possiamo sperare che non sia troppo lontano il giorno in cui potremo di nuovo celebrare insieme l’Eucaristia”.

“Con interesse e simpatia la Chiesa cattolica segue lo sviluppo delle comunità ortodosse in Europa occidentale che hanno registrato una notevole crescita”, ha proseguito il Santo Padre esprimendo soddisfazione per l’intensificazione “della collaborazione panortodossa, che negli ultimi anni ha fatto progressi essenziali” ed ha auspicato che: “Le esperienze che si vivono in queste Conferenze Episcopali rafforzino l’unione tra le Chiese ortodosse e facciano progredire gli sforzi per un concilio panortodosso”.

Nel riferirsi al progresso del dialogo fra cattolici e ortodossi Benedetto XVI ha detto: “Rimane altrettanto importante la continuazione del lavoro per chiarire le differenze teologiche, perché il loro superamento è indispensabile per il ristabilimento della piena unità, che auspichiamo e per la quale preghiamo. È soprattutto sulla questione del primato che dobbiamo continuare gli sforzi nel confronto per la sua giusta comprensione. Qui le riflessioni circa il discernimento tra la natura e la forma dell’esercizio del primato come le ha fatte Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica ‘Ut unum sint’ (n. 95), possono ancora darci fruttuosi impulsi”.

“Guardo con gratitudine” – ha proseguito il Pontefice – “anche al lavoro della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali. (...) I risultati ottenuti fanno crescere la comprensione gli uni degli altri e l’avvicinarsi gli uni agli altri”.

“Nell’attuale tendenza del nostro tempo, in cui non poche persone vogliono, per così dire, ‘liberare’ la vita pubblica da Dio, le Chiese cristiane in Germania – tra le quali anche i cristiani ortodossi ed ortodossi orientali –, sulla base della fede nell’unico Dio e Padre di tutti gli uomini, camminano insieme sulla via di una testimonianza pacifica per la comprensione e la comunione tra i popoli. Facendo questo, non tralasciano di mettere il miracolo dell’incarnazione di Dio al centro dell’annuncio. Consapevoli che su questo miracolo si fonda ogni dignità della persona, si impegnano insieme per la protezione della vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale”.

“La fede in Dio, il Creatore della vita” – ha ribadito infine il Pontefice – “e il restare assolutamente fedeli alla dignità di ogni persona rafforzano i cristiani nell’opporsi con forza ad ogni intervento manipolatore e selettivo nei confronti della vita umana. Inoltre, conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, in quanto cristiani ci sta molto a cuore, come cosa importante, proteggere l’integrità e la singolarità del matrimonio tra un uomo e una donna da ogni interpretazione sbagliata. Qui l’impegno comune dei cristiani, tra cui tanti fedeli ortodossi ed ortodossi orientali, dà un contributo prezioso per l’edificazione di una società che può avere un futuro, nella quale si porta il dovuto rispetto alla persona umana”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (600)

INCONTRO DI BENEDETTO XVI CON I SEMINARISTI

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Alle 17:45 di oggi pomeriggio, nella Cappella di San Carlo Borromeo del Seminario arcidiocesano di Freiburg, Benedetto XVI ha incontrato 60 seminaristi di questa Arcidiocesi.

Dopo l’Adorazione del Santissimo Sacramento e al termine della presentazione dell’Arcivescovo Robert Zollitsch, il Papa ha rivolto ai seminaristi un discorso a braccio invitandoli a “studiare perché nel nostro tempo c’è il problema del rapporto tra fede e ragione e quindi occorre imparare bene l’uso della ragione ai fini anche della trasmissione della fede”.

Benedetto XVI ha parlato anche dell’importanza del discernimento, della fedeltà e della preghiera e ha posto l’accento sull’importanza dell’esperienza comunitaria, della vita in comunità e dell’ascolto degli altri, per vivere nella fede. Padre Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha spiegato che le parole del Papa sono state una esortazione ai seminaristi per il tempo della formazione e per come viverlo.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110925 (160)

NUOVE VIE DI EVANGELIZZAZIONE PER TESTIMONIARE VICINANZA CHIESA ALLA SOCIETÀ

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Questo pomeriggio alle 18:15, nell’Aula del Seminario di Freiburg, il Papa ha incontrato i membri del Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, istituito nel 1952 per promuovere l’opera apostolica della Chiesa e dei cattolici nella società.

Citando quale esempio i programmi di aiuto ai paesi in via di sviluppo denominati “Exposure”, nei quali persone responsabili della politica, dell’economia e della Chiesa vivono, per un certo tempo, con i destinatari dei programmi di aiuto e analizzano questa esperienza per trarre insegnamento per il proprio agire solidale, il Papa ha detto: “Immaginiamo che un tale programma ‘exposure’ abbia luogo qui in Germania. Qui ammirerebbero tante cose, ad esempio il benessere, l’ordine e l’efficienza. Ma, con uno sguardo non prevenuto, constaterebbero anche tanta povertà: povertà per quanto riguarda le relazioni umane e povertà nell’ambito religioso”.

“Viviamo in un tempo caratterizzato in gran parte” – ha affermato il Pontefice – “da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita. A volte, questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che affermano di sapere dove si trova la verità o il senso della vita. E notiamo come questo relativismo eserciti sempre di più un influsso sulle relazioni umane e sulla società. (...) Qualcuno non sembra affatto capace di rinunciare a qualcosa o di fare un sacrifico per altri. Anche l’impegno altruistico per il bene comune, nei campi sociali e culturali, oppure per i bisognosi, sta diminuendo. Altri non sono più in grado di legarsi in modo incondizionato ad un partner”.

“Vediamo che nel nostro mondo ricco occidentale c’è carenza: tante persone sono carenti dell’esperienza della bontà di Dio. Non trovano alcun punto di contatto con le Chiese istituzionali e le loro strutture tradizionali. Ma perché? Penso che questa sia una domanda sulla quale dobbiamo riflettere molto seriamente. Occuparsi di questa domanda è il compito principale del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ma essa, ovviamente, riguarda tutti noi”, ha detto il Santo Padre illustrando l’esempio della situazione specifica tedesca in cui “La Chiesa è organizzata in modo ottimo”.

“Ma, dietro le strutture – ha detto ancora il Pontefice - si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente? Sinceramente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito. Aggiungo: la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”.

“Qui siamo chiamati a cercare nuove vie dell’evangelizzazione. Une di queste vie potrebbe essere costituita dalle piccole comunità, dove si vivono amicizie, che sono approfondite nella frequente adorazione comunitaria di Dio. Qui ci sono persone che raccontano le loro piccole esperienza di fede nel posto di lavoro e nell’ambito della famiglia e dei conoscenti, testimoniando, in tal modo, una nuova vicinanza della Chiesa alla società”.

Concluso l’incontro con il Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, il Santo Padre si è diretto alla Fiera di Freiburg im Breisgau per presiedere la Veglia di preghiera con i giovani.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (520)

IL PAPA AI GIOVANI: SAPPIATE OSARE ED ESSERE SANTI ARDENTI

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Questa sera alle 19:00 il Santo Padre ha presieduto la Veglia di preghiera con i giovani alla Fiera di Freiburg. Di seguito riportiamo alcuni estratti del suo discorso.

Il Papa ha commentato dapprima il rito della Luce durante la quale ha acceso le candele portate da alcuni rappresentanti dei giovani che a loro volta hanno acceso le candele di altri giovani presenti, rievocando così la Veglia pasquale. “In tale meraviglioso rito liturgico – ha detto il Pontefice – si svela a noi, attraverso segni più eloquenti delle parole, il mistero della nostra fede cristiana. Gesù che dice di se stesso: ‘Io sono la luce del mondo’ fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: ‘Voi siete la luce del mondo’”.

“Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo dobbiamo fare l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che può forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, però, rimane un’oscurità angosciante. Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità, e tuttavia vediamo una luce: (...) Cristo, che è risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo più chiaro proprio là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza”. (...)

“Chi crede in Gesù, certamente non vede sempre soltanto il sole nella vita, quasi che gli possano essere risparmiate sofferenze e difficoltà, ma c’è sempre una luce chiara che gli indica una via che conduce alla vita in abbondanza. Gli occhi di chi crede in Cristo scorgono anche nella notte più buia una luce e vedono già il chiarore di un nuovo giorno”.

“La luce non rimane sola. Tutt’intorno si accendono altre luci. Sotto i loro raggi si delineano i contorni dell’ambiente così che ci si può orientare. Non viviamo da soli nel mondo. Proprio nelle cose importanti della vita abbiamo bisogno di altre persone. Così, in modo particolare, nella fede non siamo soli, siamo anelli nella grande catena dei credenti. Nessuno arriva a credere se non è sostenuto dalla fede degli altri e, d’altra parte, con la mia fede contribuisco a confermare gli altri nella loro fede”. (...)

Immagine dei santi presentata in modo distorto

“Noi (...) sperimentiamo sempre di nuovo il fallimento dei nostri sforzi e l’errore personale nonostante le migliori intenzioni. A quanto appare il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi non diventa più buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, povertà estrema e repressione senza pietà. E anche quelli che nella storia si sono ritenuti ‘portatori di luce’, senza però essere stati illuminati da Cristo, l’unica vera luce, non hanno realmente creato alcun paradiso terrestre, bensì hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata”.

“A questo punto non dobbiamo tacere il fatto che il male esiste. Lo vediamo, in tanti luoghi di questo mondo; ma lo vediamo anche – e questo ci spaventa – nella nostra stessa vita. Sì, nel nostro stesso cuore esistono l’inclinazione al male, l’egoismo, l’invidia, l’aggressività. Con una certa autodisciplina ciò forse è, in qualche misura, controllabile. È più difficile, invece, con forme di male piuttosto nascosto, che possono avvolgerci come una nebbia indistinta, e sono la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene. Ripetutamente nella storia, persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi”. (...)

“Cari amici, ripetutamente l’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione! Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto. Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacillate e cadete, bensì a quante volte vi rialzate. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra vita. Siete santi perché la sua grazia opera in voi”.

(...) “Questa assemblea brilla nei vari significati della parola – nel chiarore di innumerevoli lumi, nello splendore di tanti giovani che credono in Cristo. Una candela può dar luce soltanto se si lascia consumare dalla fiamma. Essa resterebbe inutile se la sua cera non nutrisse il fuoco. Permettete che Cristo arda in voi, anche se questo può a volte significare sacrificio e rinuncia. Non temete di poter perdere qualcosa e restare, per così dire, alla fine a mani vuote. Abbiate il coraggio di impegnare i vostri talenti e le vostre doti per il Regno di Dio e di donare voi stessi – come la cera della candela – affinché per vostro mezzo il Signore illumini il buio. Sappiate osare di essere santi ardenti, nei cui occhi e cuori brilla l’amore di Cristo e che, in questo modo, portano luce al mondo. Io confido che voi e tanti altri giovani qui in Germania siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste. ‘Voi siete la luce del mondo’”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (990)

ESISTENZA CRISTIANA: IMPIEGO UMILE PROSSIMO E BENE COMUNE

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha celebrato l’Eucaristia sulla Spianata dell’Aeroporto turistico di Freiburg im Breisgau, con i Vescovi delle 27 Diocesi della Repubblica Federale di Germania e le migliaia di fedeli giunti da tutto il Paese e dagli Stati vicini. Di seguito riportiamo alcuni estratti dell’omelia tenuta da Benedetto XVI.

“‘O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono…’, abbiamo detto nella colletta del giorno. (...) Ci sono teologi che, di fronte a tutte le cose terribili che avvengono oggi nel mondo, dicono che Dio non può essere onnipotente. Di fronte a questo, noi professiamo Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. (...) Ma dobbiamo, al contempo, renderci conto che Egli esercita il suo potere in maniera diversa da come gli uomini sogliono fare. Egli stesso ha posto un limite al suo potere, riconoscendo la libertà delle sue creature. Noi siamo lieti e riconoscenti per il dono della libertà”.

“Tuttavia, quando vediamo le cose tremende, che a causa di essa avvengono, ci spaventiamo. Fidiamoci di Dio, il cui potere si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono. E siamo certi, cari fedeli: Dio desidera la salvezza del suo popolo. Desidera la nostra salvezza. Sempre, e soprattutto in tempi di pericolo e di cambiamento radicale, Egli ci è vicino, il suo cuore si commuove per noi, si china su di noi. Affinché il potere della sua misericordia possa toccare i nostri cuori, ci vuole l’apertura a Lui, occorre la disponibilità di abbandonare il male, di alzarsi dall’indifferenza e di dare spazio alla sua Parola. Dio rispetta la nostra libertà. Egli non ci costringe”.

“Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: ‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò’ L’altro, invece, disse al padre: ‘Sì, Signore’, ma non andò’”. Solo il primo compie la libertà del Padre. “Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.

“Così, la parola di Gesù deve far riflettere, anzi, deve scuotere tutti noi. (...) Allora interroghiamoci: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata”. (...)

“La vita cristiana deve misurarsi continuamente su Cristo (...) Come Cristo era totalmente unito al Padre ed obbediente a Lui, così i suoi discepoli devono obbedire a Dio ed avere un medesimo sentire tra loro. (...) La Chiesa in Germania supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società, se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedeltà alla propria vocazione specifica, collaborano in unità (...). La Chiesa in Germania continuerà ad essere una benedizione per la comunità cattolica mondiale, se rimane fedelmente unita con i Successori di san Pietro e degli Apostoli, se cura in molteplici modi la collaborazione con i Paesi di missione e si lascia anche ‘contagiare’ in questo dalla gioia nella fede delle giovani Chiese”.

“L’esistenza cristiana è una pro-esistenza: un esserci per l’altro, un impegno umile per il prossimo e per il bene comune. (...) Chiediamo a Dio il coraggio e l’umiltà di camminare sulla via della fede, di attingere alla ricchezza della sua misericordia e di tenere fisso lo sguardo su Cristo (...) che (...) è il nostro futuro”.
PV-GERMANIA VIS 20110925 (670)

ANGELUS: FIDUCIA NELLA BELLEZZA DEL DISEGNO DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Al termine della Messa Benedetto XVI ha recitato l’Angelus, preghiera che “ci fa ricordare sempre di nuovo l’inizio storico della nostra salvezza”.

Il sì di Maria, ha detto il Papa, “è l’affermazione fiduciosa al piano di Dio e alla nostra salvezza. E, infine, Maria dice questo ‘sì’ a tutti noi, che sotto la croce le siamo affidati come figli. Non revoca mai questa promessa”.

“Recitando ora l’Angelus, possiamo unirci al ‘sì’ di Maria e aderire fiduciosamente alla bellezza del piano di Dio e della provvidenza che Egli, nella sua grazia, ha riservato per noi. Allora, anche nella nostra vita l’amore di Dio diventerà quasi carne, prenderà sempre più forma. Non dobbiamo avere paura in mezzo a tutte le nostre preoccupazioni. Dio è buono. Allo stesso tempo, possiamo sentirci sostenuti dalla comunità dei tanti fedeli che in quest’ora pregano l’Angelus con noi, in tutto il mondo, attraverso la televisione e la radio”.

Al termine della recita della preghiera mariana, il Pontefice si è recato al Seminario di Freiburg per il pranzo con i membri della Conferenza Episcopale Tedesca.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (200)

sabato 24 settembre 2011

DIO NON VUOLE NIENT’ALTRO CHE LA NOSTRA VERA FELICITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, Benedetto XVI, proveniente dall’aeroporto di Erfurt, ha raggiunto in elicottero Etzelsbach e alle 17:30 si è diretto alla Wallfahrtskapelle (Cappella del Pellegrinaggio). La Spianata antistante il Santuario mariano era gremita di migliaia di fedeli che hanno recitato con il Pontefice i Vespri Mariani della Liturgia delle Ore.

Nel ricordare all’inizio dell’omelia il ruolo di questo Santuario mariano nella storia della Germania, Benedetto XVI ha detto: “In due dittature empie, che hanno mirato a togliere agli uomini la loro fede tradizionale, la gente dell’Eichsfeld era sicura di trovare qui, nel Santuario di Etzelsbach, una porta aperta e un luogo di pace interiore”.

Nel descrivere l’immagine della Pietà custodita nel Santuario, il Papa ha sottolineato la particolarità della posizione del Crocifisso che giace con il capo verso destra, così che la ferita del costato è nascosta. “A me sembra che in tale rappresentazione si nasconda un profondo significato” – ha detto il Papa – “Nell’immagine miracolosa di Etzelsbach i cuori di Gesù e di sua Madre sono rivolti l’uno verso l’altro; s’avvicinano l’uno all’altro. Si scambiano a vicenda il loro amore (...). Nel cuore di Maria c’è lo spazio per l’amore che il suo Figlio divino vuole donare al mondo”.

“Non è l’autorealizzazione a compiere il vero sviluppo della persona” – ha affermato il Pontefice – “cosa che oggi viene proposta come modello della vita moderna, ma che può facilmente mutarsi in una forma di egoismo raffinato. È piuttosto l’atteggiamento del dono di sé, che si orienta verso il cuore di Maria e con ciò anche verso il cuore del Redentore”.

“In Maria, Dio ha fatto concorrere tutto al bene e non cessa di far sì che, attraverso Maria, il bene si diffonda ulteriormente nel mondo. Dalla Croce, dal trono della grazia e della redenzione, Gesù ha dato agli uomini come Madre la propria Madre Maria. (...) Sotto la Croce, Maria diventa compagna e protettrice degli uomini nel loro cammino di vita. (...) Sì, nella vita noi attraversiamo alterne vicende, ma Maria intercede per noi presso il Figlio suo e ci comunica la forza dell’amore divino”.
Quando la Vergine ci salva dal pericolo, ha spiegato il Santo Padre, “con delicatezza materna vuole farci capire che tutta la nostra vita deve essere una risposta all’amore ricco di misericordia del nostro Dio. Come se dicesse a noi: comprendi che Dio, il quale è la fonte di ogni bene e non vuole nient’altro che la tua vera felicità, ha il diritto di esigere da te una vita che si abbandoni senza riserve e con gioia alla sua volontà e si adoperi perché anche gli altri facciano altrettanto. ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. In effetti: dove lasciamo che l’amore di Dio agisca totalmente sulla nostra vita, là è aperto il cielo. (...) Là le piccole cose della vita quotidiana hanno il loro senso e là i grandi problemi trovano la loro soluzione”.

La celebrazione si è conclusa con l’Adorazione Eucaristica, la Benedizione finale e la recita del Salve Regina. Prima di ripartire per Erfurt in elicottero, il Papa si è recato all’immagine miracolosa del Santuario e in segno di profonda venerazione, ha fatto dono di un rosario in oro.
PV-GERMANIA/ VIS 20110924 (540)

COMUNICATO SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, la Sala Stampa della Santa Sede ha emesso il Comunicato che segue, relativo all’incontro del Santo Padre con un gruppo di vittime di abusi sessuali.

“Questa sera, nel Seminario di Erfurt, Benedetto XVI si è incontrato con un gruppo di vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti e impiegati ecclesiali. Successivamente ha salutato alcuni uomini e donne che si prendono cura di persone colpite da tali crimini”.

“Commosso e fortemente scosso dalla sofferenza delle vittime il Santo Padre ha espresso la sua profonda compassione e il suo profondo rammarico per tutto ciò che è stato commesso nei loro confronti e delle loro famiglie. Ha assicurato i presenti che a quanti hanno responsabilità nella Chiesa sta molto a cuore affrontare accuratamente tutti i crimini di abuso ed essi si impegnano a promuovere misure efficaci per la tutela di bambini e giovani. Papa Benedetto XVI è vicino alle vittime e manifesta la propria speranza che Dio misericordioso, Creatore e Redentore di tutti gli uomini, voglia sanare le ferite delle persone abusate e donare loro pace interiore”.
OP/ VIS 20110924 (200)

ORIZZONTI PIÙ AMPI CHIESA CATTOLICA IN GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). La Domplatz (Piazza del Duomo), di Erfurt, è stata lo scenario della Messa celebrata da Benedetto XVI questa mattina alle 9:00. Più di 50.000 persone hanno partecipato alla liturgia i cui testi liturgici sono stati ricavati dai testi propri della Diocesi di Erfurt per la venerazione di Santa Elisabetta di Turingia

“Se in questa città torniamo indietro col pensiero al 1981, l’anno giubilare di sant’Elisabetta, trent’anni fa, ai tempi della DDR – chi avrebbe immaginato che il muro e il filo spinato alle frontiere sarebbero caduti pochi anni dopo? – si è chiesto il Papa al principio dell’omelia - E se andiamo ancora più indietro, di circa settant’anni fino al 1941, ai tempi del nazionalsocialismo – chi avrebbe potuto predire che il cosiddetto ‘Reich millenario’ sarebbe stato ridotto in cenere già quattro anni dopo?”.

“Cari fratelli e sorelle, qui in Turingia e nell’allora DDR - ha aggiunto il Pontefice - avete dovuto sopportare una dittatura ‘bruna’ [nazista] e una ‘rossa’ [comunista], che per la fede cristiana avevano l’effetto che ha la pioggia acida. Tante conseguenze tardive di quel tempo sono ancora da smaltire, soprattutto nell’ambito intellettuale e religioso. La maggioranza della gente in questa terra vive ormai lontana dalla fede in Cristo e dalla comunione della Chiesa. Gli ultimi due decenni, però, presentano anche esperienze positive: un orizzonte più ampio, uno scambio al di là delle frontiere, una fiduciosa certezza che Dio non ci abbandona e ci conduce per vie nuove”.

“Noi tutti siamo convinti che la nuova libertà abbia aiutato a conferire alla vita degli uomini una dignità più grande e ad aprire molteplici nuove possibilità (...) per le attività parrocchiali, la ristrutturazione e l’ampliamento di chiese e di centri parrocchiali, iniziative diocesane di carattere pastorale o culturale. Ma queste possibilità ci hanno portato anche la crescita nella fede? Non bisogna forse cercare le radici profonde della fede e della vita cristiana in ben altro che non nella libertà sociale? Molti cattolici risoluti sono rimasti fedeli a Cristo e alla Chiesa proprio nella difficile situazione di un’oppressione esteriore”.

“Vorrei qui ringraziare i sacerdoti e i loro collaboratori e collaboratrici di quei tempi. In particolare, vorrei ricordare la pastorale dei rifugiati immediatamente dopo la seconda guerra mondiale: allora molti ecclesiastici e laici hanno compiuto grandi cose per attenuare la situazione penosa dei profughi e donare loro una nuova Patria. Non da ultimo, un ringraziamento sincero va ai genitori che, in mezzo alla diaspora e in un ambiente politico ostile alla Chiesa, hanno educato i loro figli nella fede cattolica”.

Citando i Patroni della Diocesi di Erfurt, Elisabetta di Turiginia, Bonifacio e Kilian e San Severo, Patrono della “Severikirche” nella Domplatz, il Santo Padre ha sottolineato che: “La presenza di Dio si manifesta in modo particolarmente chiaro nei suoi santi. La loro testimonianza di fede può darci anche oggi il coraggio per un nuovo risveglio (...). I santi ci mostrano che è possibile (...) mettere Dio al primo posto e non come una realtà tra le altre. I santi ci rendono evidente il fatto che Dio per primo si è rivolto verso di noi, in Gesù Cristo si è manifestato (...) ci viene incontro, parla ad ognuno e lo invita a seguirLo”.

“La fede è sempre anche essenzialmente un credere insieme con gli altri. (...) Questo ‘con’, senza il quale non può esserci alcuna fede personale, è la Chiesa. E questa Chiesa non si ferma davanti alle frontiere dei Paesi, lo dimostrano le nazionalità dei santi da me menzionati poc’anzi: Ungheria, Inghilterra, Irlanda e Italia. (...) Se noi ci apriamo a tutta la fede in tutta la storia e nelle sue testimonianze in tutta la Chiesa, allora la fede cattolica ha un futuro anche come forza pubblica in Germania. (...) I santi, anche se sono soltanto pochi, cambiano il mondo”.

“Così i cambiamenti politici dell’anno 1989 nel vostro Paese non erano motivati soltanto dal desiderio di benessere e di libertà di movimento, ma, in modo decisivo, anche dal desiderio di verità. – ha concluso il Papa – Questo desiderio venne tenuto desto, fra l’altro, da persone che stavano totalmente al servizio di Dio e del prossimo ed erano disposte a sacrificare la propria vita. Essi e i santi ricordati ci danno il coraggio di trarre profitto dalla nuova situazione. Non vogliamo nasconderci in una fede solamente privata, ma vogliamo gestire in modo responsabile la libertà raggiunta”.

Al termine della Messa Benedetto XVI ha raggiunto l’aeroporto di Erfurt e alle 11:50 è salito a bordo dell’aereo diretto a Lahr dove è giunto poco prima delle 13:00. Da qui in autovettura ha raggiunto Freiburg im Brisgau.
PV-GERMANIA/ VIS 20110924 (770)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Informiamo i nostri lettori che domani, domenica 25 settembre, in occasione del Viaggio Apostolico di Benedetto XVI in Germania, è in programma la trasmissione del servizio del Vatican Information Service.
.../ VIS 20110924 (40)

venerdì 23 settembre 2011

INTERVISTA AL PAPA IN VOLO PER GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2011 (VIS). Come di consueto nel corso dei Viaggi Apostolici internazionali, il Santo Padre ha concesso una breve intervista ai giornalisti presenti nell’aereo papale diretto in Germania.

Prima domanda: “Quanto Papa Benedetto XVI si sente ancora tedesco? E quali sono gli aspetti dai quali egli si accorge quanto ancora – o quanto sempre meno – la sua origine tedesca influisca?”

Santo Padre: “Sono nato in Germania e la radice non può essere, né deve essere tagliata. Ho ricevuto la mia formazione culturale in Germania, la mia lingua è il tedesco e la lingua è il modo in cui lo spirito vive ed opera. (...) Nella struttura culturale della mia vita, questo essere tedesco è molto forte. L’appartenenza alla sua storia, con la sua grandezza e le sue debolezze, non può e non deve essere cancellata. Per un cristiano, però, si aggiunge ancora qualcos’altro. Con il Battesimo egli nasce di nuovo, nasce in un nuovo popolo che è da tutti i popoli (...) Quando poi si assume una responsabilità grande - come me, che ho assunto la responsabilità suprema - in questo nuovo popolo, è evidente che ci si immedesima in modo sempre più profondo in esso. La radice diventa un albero che si estende in vario modo, e il fatto di essere a casa in questa grande comunità di un popolo da tutti i popoli, della Chiesa cattolica, diventa sempre più vivo e profondo, forgia tutta l’esistenza senza cancellare ciò che precede”.

Seconda Domanda: Santo Padre, negli ultimi anni vi è stato in Germania un aumento delle uscite dalla Chiesa, in parte anche a causa degli abusi commessi su minori da membri del clero. Quale è il suo sentimento su questo fenomeno? E che cosa direbbe a quelli che vogliono lasciare la Chiesa?

Santo Padre: “Distinguiamo forse anzitutto la motivazione specifica di quelli che si sentono scandalizzati da questi crimini che sono stati rivelati in questi ultimi tempi. Io posso capire che, alla luce di tali informazioni, soprattutto se si tratta di persone vicine, uno dice: ‘Questa non è più la mia Chiesa. La Chiesa era per me forza di umanizzazione e di moralizzazione. Se rappresentanti della Chiesa fanno il contrario, non posso più vivere con questa Chiesa’. Questa è una situazione specifica. Generalmente le motivazioni sono molteplici, nel contesto della secolarizzazione della nostra società. E queste uscite, di solito, sono l’ultimo passo di una lunga catena di allontanamento dalla Chiesa. In questo contesto, mi sembra importante domandarsi, riflettere: ‘Perché sono nella Chiesa?’ (...) Direi, sarebbe importante sapere che essere nella Chiesa non è essere in qualche associazione, ma essere nella rete del Signore, nella quale Egli tira fuori pesci buoni e cattivi dalle acque della morte alla terra della vita. Può darsi che in questa rete sono proprio accanto a pesci cattivi e sento questo, ma rimane vero che io non ci sono per questi o per questi altri, ma perché è la rete del Signore; è una cosa diversa da tutte le associazioni umane, una realtà che tocca il fondamento del mio essere. Parlando con queste persone, io penso che dobbiamo andare fino in fondo a questa questione: che cosa è la Chiesa? (...) Perché sono nella Chiesa, anche se ci sono scandali e povertà umane terribili? E così rinnovare la consapevolezza della specificità di questo essere Chiesa, del popolo da tutti i popoli, che è Popolo di Dio, e così imparare, sopportare anche scandali, e lavorare contro questi scandali proprio essendo all’interno, in questa grande rete del Signore”.

Unità fondamentale con gli evangelici

Alla domanda relativa ai gruppi di persone che, in diversi paesi, si sono manifestati contrari alle visite del Papa in un Paese, la risposta di Benedetto XVI è stata: “Anzitutto, direi che è una cosa normale che in una società libera e in un tempo secolarizzato ci siano opposizioni contro una visita del Papa. È anche giusto rispetto a tutti coloro che esprimano questa loro contrarietà: fa parte della nostra libertà e dobbiamo prendere atto che il secolarismo e anche l’opposizione proprio al cattolicesimo nelle nostre società è forte. E quando si manifestano queste opposizioni in modo civile, non c’è nulla da dire contro. Dall’altra parte è anche vero che c’è tanta aspettativa e tanto amore per il Papa. (...) C’è anche un grande consenso alla fede cattolica, una crescente convinzione che abbiamo bisogno (...) di una forza morale nel nostro tempo, di una presenza di Dio in questo nostro tempo. Così so che insieme all’opposizione - che trovo naturale e da aspettarsi - c’è tanta gente che mi aspetta con gioia, che aspetta una festa della fede (...). Per questo vado con gioia nella mia Germania e sono felice di portare il messaggio di Cristo nella mia terra”.

L’ultima domanda al Santo Padre ha riguardato l’incontro con i Rappresentanti della Chiesa Evangelica nel quinto centenario della Riforma.

Santo Padre: “Quando ho accettato l’invito a questo viaggio era per me evidente che l’ecumenismo con i nostri amici evangelici dovesse essere un punto forte, un punto centrale di questo viaggio. Noi viviamo in un tempo di secolarismo, come già detto, dove i cristiani insieme hanno la missione di rendere presente il messaggio di Dio (...). E perciò il mettersi insieme, tra cattolici ed evangelici, è un elemento fondamentale per il nostro tempo, anche se istituzionalmente non siamo perfettamente uniti, anche se rimangono problemi, anche grandi problemi, nel fondamento della fede in Cristo, in Dio trinitario e nell’uomo come immagine di Dio, siamo uniti, e questo mostrare al mondo e approfondire questa unità è essenziale in questo momento storico. Perciò sono molto grato ai nostri amici, fratelli e sorelle protestanti, che hanno reso possibile un segno molto significativo: l’incontro nel monastero dove Lutero ha iniziato il suo cammino teologico, la preghiera nella chiesa dove è stato ordinato sacerdote e il parlare insieme sulla nostra responsabilità di cristiani in questo tempo. Sono molto felice di poter mostrare così questa unità fondamentale, che siamo fratelli e sorelle e lavoriamo insieme per il bene dell’umanità, annunciando il lieto messaggio di Cristo, del Dio che ha un volto umano e che parla con noi”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1030)

RESPONSABILITÀ DAVANTI A DIO E RICONOSCIMENTO DIGNITÀ UMANA, FONDAMENTI COMUNI DEL DIRITTO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 16:16 di ieri, 22 settembre, il Santo Padre, lasciata la Nunziatura Apostolica, si è recato in autovettura al Reichstag, dove era ad accoglierlo il Presidente del Parlamento Federale e dove ha avuto un breve incontro con le cinque più alte Autorità Federali: il Presidente Federale, la Cancelliera Federale, il Presidente del Bundestag, il Presidente del Bundesrat, il Presidente del Tribunale Costituzionale Federale. Il Papa ha salutato anche i presidenti dei Gruppi parlamentari ed infine è stato accompagnato nell’Aula del Parlamento Federale dove ha ascoltato il discorso del Presidente del Bundestag, Signor Norbert Lammert.

“La politica deve essere un impegno per la giustizia e creare così le condizioni di fondo per la pace” – ha detto il Papa nel suo discorso al Parlamento tedesco – “Naturalmente un politico cercherà il successo che di per sé gli apre la possibilità dell’azione politica effettiva. Ma il successo è subordinato al criterio della giustizia, alla volontà di attuare il diritto e all’intelligenza del diritto. Il successo può essere anche una seduzione e così può aprire la strada alla contraffazione del diritto, alla distruzione della giustizia”.

Il Papa ha ricordato in merito che i tedeschi hanno sperimentato la separazione del potere dal diritto. “Lo Stato era diventato lo strumento per la distruzione del diritto, era diventato una banda di briganti molto ben organizzata, che poteva minacciare il mondo intero e spingerlo sull’orlo del precipizio”.

“Servire il diritto e combattere il dominio dell’ingiustizia è e rimane il compito fondamentale del politico”, particolarmente nel momento attuale. Il problema è, allora, come riconoscere ciò che è giusto. Per Benedetto XVI “nelle questioni fondamentali del diritto, nelle quali è in gioco la dignità dell’uomo e dell’umanità, il principio maggioritario non basta (...). In base a questa convinzione” – ha detto il Papa – “i combattenti della resistenza hanno agito contro il regime nazista e contro altri regimi totalitari, rendendo così un servizio al diritto e all’intera umanità. Per queste persone era evidente in modo incontestabile che il diritto vigente, in realtà, era ingiustizia”.

Recuperare il patrimonio culturale dell’Europa

“Ciò che in riferimento alle fondamentali questioni antropologiche sia la cosa giusta e possa diventare diritto vigente, oggi non è affatto evidente di per sé. (...) Nella storia – ha ricordato il Papa - gli ordinamenti giuridici sono stati quasi sempre motivati in modo religioso (...). Il cristianesimo non ha mai imposto allo Stato e alla società un diritto rivelato, un ordinamento giuridico derivante da una rivelazione. Ha invece rimandato alla natura e alla ragione quali vere fonti del diritto (...). Per lo sviluppo del diritto e per lo sviluppo dell’umanità è stato decisivo che i teologi cristiani abbiano preso posizione contro il diritto religioso, richiesto dalla fede nelle divinità, e si siano messi dalla parte della filosofia, riconoscendo come fonte giuridica valida per tutti la ragione e la natura nella loro correlazione”.

La questione circa i fondamenti della legislazione sembrava essere stata chiarita all’epoca della Dichiarazione dei Diritti umani, dopo la seconda guerra mondiale. “Nell’ultimo mezzo secolo – ha affermato il Pontefice – è avvenuto un drammatico cambiamento della situazione. L’idea del diritto naturale è considerata oggi una dottrina cattolica piuttosto singolare”, a causa del predominio della concezione positivista di natura e ragione.

“Una concezione positivista di natura, che comprende la natura in modo puramente funzionale (...) non può creare alcun ponte verso l’ethos e il diritto (...). La stessa cosa, però, vale anche per la ragione in una visione positivista” nella quale “ciò che non è verificabile o falsificabile non rientra nell’ambito della ragione (...). Per questo l’ethos e la religione devono essere assegnati all’ambito del soggettivo (...). Questa è una situazione drammatica che interessa tutti e su cui è necessaria una discussione pubblica; invitare urgentemente ad essa è un’intenzione essenziale di questo discorso”.

“La visione positivista del mondo è nel suo insieme una parte grandiosa della conoscenza umana e della capacità umana, alla quale non dobbiamo assolutamente rinunciare. (...) Dove la ragione positivista si ritiene come la sola cultura sufficiente, relegando tutte le altre realtà culturali allo stato di sottoculture, essa riduce l’uomo, anzi, minaccia la sua umanità. Lo dico proprio in vista dell’Europa, in cui vasti ambienti cercano di riconoscere solo il positivismo come cultura comune e come fondamento comune per la formazione del diritto, mentre tutte le altre convinzioni e gli altri valori della nostra cultura vengono ridotti allo stato di una sottocultura. Con ciò si pone l’Europa, di fronte alle altre culture del mondo, in una condizione di mancanza di cultura e vengono suscitate, al contempo, correnti estremiste e radicali”.

Da qui l’urgenza che ragione e natura ritrovino la propria grandezza e la natura appaia nuovamente nella sua vera profondità, nelle sua esigenze e con le sue indicazioni. “Dobbiamo ascoltare il linguaggio della natura” – ha ribadito il Papa – “e rispondervi coerentemente” tenendo conto che “anche l’uomo possiede una natura che deve rispettare e che non può manipolare a piacere. (...) L’uomo non crea se stesso. Egli è spirito e volontà, ma è anche natura, e la sua volontà è giusta quando egli ascolta la natura, la rispetta e quando accetta se stesso per quello che è, e che non si è creato da sé. Proprio così e soltanto così si realizza la vera libertà umana”.

Il patrimonio culturale dell’Europa può essere di fondamentale aiuto giacché “Sulla base della convinzione circa l’esistenza di un Dio creatore sono state sviluppate l’idea dei diritti umani, l’idea dell’uguaglianza di tutti gli uomini davanti alla legge, la conoscenza dell’inviolabilità della dignità umana in ogni singola persona e la consapevolezza della responsabilità degli uomini per il loro agire”.

“Queste conoscenze della ragione costituiscono la nostra memoria culturale. (...) La cultura dell’Europa è nata dall’incontro tra Gerusalemme, Atene e Roma – dall’incontro tra la fede in Dio di Israele, la ragione filosofica dei Greci e il pensiero giuridico di Roma. (...). Nella consapevolezza della responsabilità dell’uomo davanti a Dio e nel riconoscimento della dignità inviolabile dell’uomo, di ogni uomo, questo incontro ha fissato dei criteri del diritto, difendere i quali è nostro compito in questo momento storico”.

Al termine del discorso Benedetto XVI si è ritirato per alcuni minuti privatamente in attesa del successivo incontro con i Rappresentanti della Comunità Ebraica.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1050)

BENEDETTO XVI RIEVOCA SHOAH E RIBADISCE VICINANZA DI TUTTA LA CHIESA AL POPOLO EBRAICO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 17:15 di ieri, giovedì 22 settembre, Benedetto XVI ha avuto un incontro con i 15 Rappresentanti della Comunità Ebraica della Germania, presieduta da Dieter Graumann nel Reichstag di Berlino. Nel suo discorso il Papa ha ricordato la sua visita del 19 agosto 2005 alla Sinagoga di Köln, durante la quale il Rabbino Teitelbaum parlò della memoria come di una “delle colonne, di cui si ha bisogno per fondare su di esse un futuro pacifico”

“E oggi” – ha detto il Papa – “mi trovo in un luogo centrale della memoria, di una memoria spaventosa: da qui fu progettata ed organizzata la ‘Shoah’, l’eliminazione dei concittadini ebrei in Europa. Prima del terrore nazista in Germania viveva circa mezzo milione di ebrei, che costituivano una componente stabile della società tedesca. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania fu considerata come il ‘Paese della Shoah’ in cui, in fondo, non si poteva più vivere. All’inizio quasi non c’era più alcun sforzo per rifondare le antiche comunità ebraiche (...). Molti di loro volevano emigrare e costruirsi una nuova esistenza, soprattutto negli Stati Uniti o in Israele”.

“In questo luogo bisogna anche richiamare alla memoria il pogrom della ‘notte dei cristalli’ dal 9 al 10 novembre 1938. Pochi percepirono tutta la portata di tale atto di umano disprezzo come lo percepì il prevosto del Duomo di Berlino, Bernhard Lichtenberg, che, dal pulpito della cattedrale di Sant’Edvige, gridò: ‘Fuori il Tempio è in fiamme – è anch’esso una casa di Dio’. Il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesù Cristo e delle persone credenti in Lui. L’’onnipotente’ Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico, Creatore e Padre di tutti gli uomini. Con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel ‘no’ a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra”.

Il Santo Padre ha constatato con gratitudine che di fronte a questa memoria da qualche decennio si è manifestata una rifioritura della vita ebraica in Germania ed ha sottolineato che la comunità ebraica è stata molto attiva nell’opera di integrazione degli immigrati dell’Europa dell’Est.

“La Chiesa sente una grande vicinanza al Popolo ebraico” – ha affermato il Santo Padre citando la Dichiarazione ‘Nostra aetate’ del Concilio Vaticano II con la quale “si è cominciato a ‘percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia’. (...) Ciò vale ovviamente anche per la Chiesa cattolica in Germania che è ben consapevole della sua responsabilità particolare in questa materia”. Successivamente il Papa ha enumerato le diverse iniziative di collaborazione cristiano-ebraica, come la “Settimana della fraternità” e il forum “Ebrei e Cristiani” e lo storico incontro per il dialogo ebraico-cristiano del 2006 presieduto dal Cardinale Walter Kasper.

“Noi cristiani dobbiamo anche renderci sempre più conto della nostra affinità interiore con l’Ebraismo” – ha affermato il Pontefice – “Per i cristiani non può esservi una frattura nell’evento salvifico. La salvezza viene, appunto, dai Giudei (cfr Gv 4,22). Laddove il conflitto di Gesù con il Giudaismo del suo tempo è visto in modo superficiale, come un distacco dall’Antica Alleanza, si finisce per ridurlo a un’idea di liberazione che considera la Torà soltanto come l’osservanza servile di riti e prescrizioni esteriori. Di fatto, però, il Discorso della montagna non abolisce la Legge mosaica, ma svela le sue possibilità nascoste e fa emergere nuove esigenze; ci rimanda al fondamento più profondo dell’agire umano, al cuore, dove l’uomo sceglie tra il puro e l’impuro, dove si sviluppano fede, speranza e amore”.

“Il messaggio di speranza, che i libri della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento cristiano trasmettono, è stato assimilato e sviluppato da giudei e da cristiani in modo diverso. ‘Dopo secoli di contrapposizione, riconosciamo come nostro compito il far sì che questi due modi della nuova lettura degli scritti biblici – quella cristiana e quella giudaica – entrino in dialogo tra loro, per comprendere rettamente la volontà e la parola di Dio’. In una società sempre più secolarizzata, questo dialogo deve rinforzare la comune speranza in Dio. Senza tale speranza la società perde la sua umanità”, ha concluso il Pontefice.

Al termine dell’incontro con i Rappresentanti della Comunità ebraica, il Papa si è diretto in autovettura all’Olympiastadion di Berlin per la celebrazione della Santa Messa.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110923 (770)

DOVE C’È DIO, LÀ C’È FUTURO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 18:00 di ieri pomeriggio, Papa Benedetto XVI è giunto in autovettura all’Olympiastadion di Berlino per celebrare la Santa Messa con un gran numero di fedeli tedeschi e pellegrini provenienti dai paesi vicini. In questo stesso luogo, il Beato Giovanni Paolo II, nel 1996, celebrò la Messa di Beatificazione di Karl Leisner e Bernhard Lichtenberg.

Nell’omelia Benedetto XVI ha commentato la parabola della vite e dei tralci del brano del Vangelo di oggi ed ha spiegato che quando Gesù afferma: “‘Io sono la vera vite’; (...) significa: ‘Io sono voi e voi siete me’ – un’inaudita identificazione del Signore con noi, la sua Chiesa. (...) Egli continua a vivere nella sua Chiesa in questo mondo. Egli è con noi, e noi siamo con Lui”.
“Nella parabola, Gesù continua: ‘Io sono la vite vera, e il Padre mio è l’agricoltore’ (Gv 15,1), e spiega che il vignaiolo prende il coltello, taglia i tralci secchi e pota quelli che portano frutto perché portino più frutto. (...) Vuole donarci una vita nuova e piena di forza. Cristo è venuto a chiamare i peccatori. Sono loro che hanno bisogno del medico, non i sani. E così, come dice il Concilio Vaticano II, la Chiesa è il ‘sacramento universale di salvezza’ che esiste per i peccatori, per aprire loro la via della conversione, della guarigione e della vita. Questa è la vera e grande missione della Chiesa, conferitale da Cristo”.

Ragioni di malcontento e insoddisfazione nei confronti della Chiesa

“Alcuni guardano la Chiesa fermandosi al suo aspetto esteriore. Allora la Chiesa appare solo come una delle tante organizzazioni in una società democratica, secondo le cui norme e leggi, poi, deve essere giudicata e trattata anche una figura così difficile da comprendere come la ‘Chiesa’. Se poi si aggiunge ancora l'esperienza dolorosa che nella Chiesa ci sono pesci buoni e cattivi, grano e zizzania, e se lo sguardo resta fisso sulle cose negative, allora non si schiude più il mistero grande e profondo della Chiesa”.

“Quindi, non sorge più alcuna gioia per il fatto di appartenere a questa vite che è la ‘Chiesa’. Insoddisfazione e malcontento vanno diffondendosi, se non si vedono realizzate le proprie idee superficiali ed erronee di ‘Chiesa’ e i propri ‘sogni di Chiesa’”.

Il Papa ha spiegato quindi che Gesù ci invita a rimanere in Lui. “’Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me, … perché senza di me – si potrebbe anche tradurre: fuori di me – non potete far nulla’. (...) ‘Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano’”.

“La scelta qui richiesta ci fa capire, in modo insistente, – ha proseguito il Pontefice – il significato esistenziale della nostra decisione di vita. Allo stesso tempo, l'immagine della vite è un segno di speranza e di fiducia. Incarnandosi, Cristo stesso è venuto in questo mondo per essere il nostro fondamento. In ogni necessità (...) Dio sa trasformare in amore anche le cose pesanti e opprimenti nella nostra vita. Importante è che ‘rimaniamo’ nella vite, in Cristo”.

“Nel nostro tempo di inquietudine e di qualunquismo, in cui così tanta gente perde l’orientamento e il sostegno; in cui la fedeltà dell’amore nel matrimonio e nell’amicizia è diventata così fragile e di breve durata (...) il Signore risorto ci offre un rifugio, un luogo di luce, di speranza e fiducia, di pace e sicurezza. Dove la siccità e la morte minacciano i tralci, là in Cristo c’è futuro, vita e gioia”.

“Rimanere in Cristo significa” – ha ribadito il Santo Padre – “rimanere anche nella Chiesa. L’intera comunità dei credenti è saldamente compaginata in Cristo, la vite. (...) In questa comunità Egli ci sostiene e, allo stesso tempo, tutti i membri si sostengono a vicenda. (...) Noi non crediamo da soli, ma crediamo con tutta la Chiesa”.

“La Chiesa quale annunciatrice della Parola di Dio e dispensatrice dei sacramenti ci unisce con Cristo, la vera vite. (...) La Chiesa è il dono più bello di Dio. (...) Con la Chiesa e nella Chiesa possiamo annunciare a tutti gli uomini che Cristo è la fonte della vita, che Egli è presente, che Egli è la grande realtà a cui aneliamo. (...) che crede in Cristo, ha un futuro. Perché Dio (...) vuole le cose feconde e vive, la vita in abbondanza”.

“Auguro a tutti voi di scoprire sempre più profondamente la gioia di essere uniti con Cristo nella Chiesa – ha concluso il Pontefice - di poter trovare nelle vostre necessità conforto e redenzione e di diventare sempre più il vino delizioso della gioia e dell’amore di Cristo per questo mondo”.

Conclusa la celebrazione eucaristica, Benedetto XVI ha fatto ritorno in autovettura alla Nunziatura Apostolica dove è giunto alle 21:00.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (820)

TESTIMONIANZA CONGIUNTA CRISTIANI E MUSULMANI IN SETTORI CHIAVE VITA SOCIALE

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, presso la sede della Nunziatura Apostolica di Berlino, il Santo Padre ha incontrato i Rappresentanti della Comunità musulmana della Germania che conta circa 4 milioni e mezzo di persone, di cui 70% di origine turca, e gli altri provenienti dai Paesi arabi, dai Balcani e dall’Iran. Il 75% dei musulmani in Germania è di confessione sunnita e la moschea più antica sul suolo tedesco si trova a Berlino.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato che a partire dagli anni ’70 “la presenza di numerose famiglie musulmane è divenuta sempre di più un tratto distintivo di questo Paese. Sarà tuttavia necessario impegnarsi costantemente per una migliore reciproca conoscenza e comprensione. Ciò è essenziale non solo per una convivenza pacifica, ma anche per l’apporto che ciascuno è in grado di dare per la costruzione del bene comune all’interno della medesima società”.

“Molti musulmani attribuiscono grande importanza alla dimensione religiosa” – ha proseguito il Pontefice – “Ciò, a volte, è interpretato come una provocazione in una società che tende ad emarginare questo aspetto o ad ammetterlo tutt’al più nella sfera delle scelte individuali dei singoli. La Chiesa cattolica si impegna fermamente perché venga dato il giusto riconoscimento alla dimensione pubblica dell’appartenenza religiosa. Si tratta di un’esigenza che non diventa irrilevante nel contesto di una società maggiormente pluralista. Va fatta, però, attenzione che il rispetto verso l’altro sia sempre mantenuto. Il rispetto reciproco cresce solo sulla base dell’intesa su alcuni valori inalienabili, propri della natura umana, soprattutto l’inviolabile dignità di ogni persona”.

“In Germania – come in molti altri Paesi non solo occidentali – tale quadro di riferimento comune è rappresentato dalla Costituzione, il cui contenuto giuridico è vincolante per ogni cittadino, che sia appartenente o meno ad una confessione religiosa. Naturalmente il dibattito sulla migliore formulazione di principi come la libertà di culto pubblico, è vasto e sempre aperto, tuttavia è significativo il fatto che la Legge Fondamentale li esprima in un modo ancora oggi valido, a distanza di più di 60 anni”.

“La ragione di ciò, mi pare, si trova nel fatto che i padri della Legge Fondamentale ebbero la piena consapevolezza, in quel momento importante, di dover cercare un solido terreno, nel quale tutti i cittadini potessero riconoscersi. Nel fare ciò essi non prescindevano dalla propria appartenenza religiosa (...). Tuttavia sapevano di doversi confrontare con uomini con una base confessionale diversa o addirittura non religiosa: il terreno comune fu trovato nel riconoscimento di alcuni diritti inalienabili, che sono propri della natura umana e che precedono ogni formulazione positiva. In questo modo una società sostanzialmente omogenea pose il fondamento che oggi riconosciamo valido per un mondo segnato dal pluralismo. Fondamento che, in realtà, indica anche degli evidenti confini a tale pluralismo: non è pensabile, infatti, che una società possa sostenersi nel lungo termine senza un consenso sui valori etici fondamentali”.

“Cari amici – ha detto infine Benedetto XVI – sulla base di quanto ho qui accennato, penso che sia possibile una collaborazione feconda tra cristiani e musulmani (...). In quanto uomini religiosi, a partire dalle rispettive convinzioni possiamo dare una testimonianza importante in molti settori cruciali della vita sociale. Penso, ad esempio, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio, al rispetto della vita in ogni fase del suo naturale decorso o alla promozione di una più ampia giustizia sociale”.

Al termine dell’incontro il Papa si è recato all’aeroporto di Berlin-Tegel dove alle 10:00 è salito a bordo dell’aereo diretto a Erfurt.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (590)

FEDE RIPENSATA E RIVISSUTA IN MODO NUOVO SALVERÀ CRISTIANESIMO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Dopo la visita alla Cattedrale di Santa Maria di Erfurt, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’ex-Convento degli Agostiniani per l’incontro con i Rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica di Germania, che raggruppa 22 chiese luterane e conta oltre 24 milioni di fedeli, il 30% della popolazione tedesca.

Al suo arrivo Benedetto XVI è stato accolto dal Presidente della Chiesa Evangelica in Germania, il Pastore Nikolaus Schneider e dalla Presidentessa della Chiesa Evangelica di Thüringen, Signora Ilse Junkermann, che lo hanno accompagnato alla Sala Capitolare, l’unica sala rimasta intatta dai tempi di Lutero.

“Per me, come Vescovo di Roma, è un momento emozionante incontrare qui, nell’antico convento agostiniano di Erfurt, rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Qui Lutero ha studiato teologia. Qui è stato ordinato sacerdote nel 1507” – ha detto Papa Benedetto XVI – “La questione su Dio, (...) fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. ‘Come posso avere un Dio misericordioso?: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore”.

“Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente. Chi, infatti, si preoccupa oggi di questo, anche tra i cristiani? (...) La maggior parte della gente, anche dei cristiani, oggi dà per scontato che Dio, in ultima analisi, non si interessa dei nostri peccati e delle nostre virtù. (...) Quasi tutti presupponiamo in pratica che Dio debba essere generoso e, alla fine, nella sua misericordia, ignorerà le nostre piccole mancanze. Ma sono veramente così piccole le nostre mancanze? Non viene forse devastato il mondo a causa della corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli (...); a causa del potere della droga (...). Non è forse minacciato dalla crescente disposizione alla violenza che, non di rado, si maschera con l’apparenza della religiosità?”.

“La fame e la povertà potrebbero devastare a tal punto intere parti del mondo se in noi l’amore di Dio e, a partire da Lui, l’amore per il prossimo, per le creature di Dio, gli uomini, fosse più vivo? (...) No, il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita”. La domanda di Lutero: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda. (...) Questo Dio ha un volto e ci ha parlato. Nell’uomo Gesù Cristo è diventato uno di noi”.

Fede: è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge

La fede in Cristo è il punto di partenza per rilanciare l’ecumenismo. “La cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito. È stato l’errore dell’età confessionale aver visto per lo più soltanto ciò che separa, e non aver percepito in modo esistenziale ciò che abbiamo in comune nelle grandi direttive della Sacra Scrittura e nelle professioni di fede del cristianesimo antico. È questo il grande progresso ecumenico degli ultimi decenni: che ci siamo resi conto di questa comunione e (...) riconosciamo tale comunione come il nostro fondamento imperituro”.

Tuttavia, due fenomeni pongono in pericolo tale comunione: “una forma nuova di cristianesimo, che si diffonde con un immenso dinamismo missionario, a volte preoccupante nelle sue forme (...). È un cristianesimo di scarsa densità istituzionale, con poco bagaglio razionale e ancora meno bagaglio dogmatico e anche con poca stabilità. Questo fenomeno mondiale (...) ci mette nuovamente di fronte alla domanda su che cosa sia ciò che resta sempre valido e che cosa possa o debba essere cambiato, di fronte alla questione circa la nostra scelta fondamentale nella fede”.

Il secondo fenomeno è il “contesto del mondo secolarizzato, nel quale dobbiamo vivere e testimoniare oggi la nostra fede. L’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante, la storia della sua rivelazione (...) sembra collocata in un passato che si allontana sempre di più. (...) La fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente. Ma non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi. Questo è un compito ecumenico centrale. In questo dovremmo aiutarci a vicenda: a credere in modo più profondo e più vivo. Non saranno le tattiche a salvarci, a salvare il cristianesimo, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo, mediante la quale Cristo, e con Lui il Dio vivente, entri in questo nostro mondo. (...) La fede, vissuta a partire dell’intimo di se stessi, in un mondo secolarizzato, è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge, guidandoci verso l’unità nell’unico Signore”.

Al termine del suo discorso Benedetto XV I si è recato alla Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani ed ha partecipato ad una celebrazione ecumenica con 300 persone, fra le quali Rappresentanti di altre Chiesa protestanti della Germania.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (860)

COMUNE MISSIONE ECUMENICA: TESTIMONIARE DIO VIVO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina Benedetto XVI ha partecipato ad un atto ecumenico nella Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, con la partecipazione di circa 300 persone. Nel corso della cerimonia il Vescovo evangelico Friedrich Weber ha dato lettura del Salmo 146 nella traduzione tedesca di Martin Lutero, a cui ha fatto seguito il saluto del Presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, Signora Katrin Göring Eckhardt. Il Papa ha recitato la Preghiera per l’Unità dei Cristiani ed il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha letto la preghiera sacerdotale di Gesù, dal Vangelo di Giovanni: “Che tutti siano una cosa sola”. Quindi il Papa ha tenuto l’omelia di cui riportiamo ampi estratti.

“’Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola’: così ha detto Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, nel Cenacolo, al Padre. (...) Nella preghiera di Gesù si trova il luogo interiore, più profondo, della nostra unità. Diventeremo una sola cosa, se ci lasceremo attirare dentro tale preghiera”.

“È rimasta inascoltata la preghiera di Gesù? La storia del cristianesimo è, per così dire, il lato visibile di questo dramma, in cui Cristo lotta e soffre con noi esseri umani. Sempre di nuovo Egli deve sopportare il contrasto con l’unità, e tuttavia sempre di nuovo si compie anche l’unità con Lui e così con il Dio trinitario. (...) Per questo, in un incontro ecumenico, non dovremmo soltanto lamentare le divisioni e le separazioni, bensì ringraziare Dio per tutti gli elementi di unità che ha conservato per noi e sempre di nuovo ci dona. E questa gratitudine deve al contempo essere disponibilità a non perdere, in mezzo ad un tempo di tentazione e di pericoli, l’unità così donata”.

“L’unità fondamentale consiste nel fatto che crediamo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Che lo professiamo quale Dio trinitario – Padre, Figlio e Spirito Santo. L’unità suprema non è solitudine di una monade, ma unità attraverso l’amore. Crediamo in Dio – nel Dio concreto. Crediamo nel fatto che Dio ci ha parlato e si è fatto uno di noi. Testimoniare questo Dio vivente è il nostro comune compito nel momento attuale”.

“La sete di infinito è presente nell’uomo in modo inestirpabile. L’uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui. Il nostro primo servizio ecumenico in questo tempo deve essere di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e con ciò dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Naturalmente di questa testimonianza fondamentale per Dio fa poi parte, in modo assolutamente centrale, la testimonianza per Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, che è vissuto insieme con noi, ha patito per noi, è morto per noi e, nella risurrezione, ha spalancato la porta della morte. Cari amici, fortifichiamoci in questa fede! Aiutiamoci a vicenda a viverla! Questo è un grande compito ecumenico che ci introduce nel cuore della preghiera di Gesù”.

“La serietà della fede in Dio si manifesta nel vivere la sua parola. Si manifesta, nel nostro tempo, in modo molto concreto, nell’impegno per quella creatura che Egli volle a sua immagine, per l’uomo. Viviamo in un tempo in cui i criteri dell’essere uomini sono diventati incerti. L’etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell’uomo, dal concepimento fino alla morte – nelle questioni della diagnosi pre-impiantatoria fino all’eutanasia. (...) La fede in Dio deve concretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo. Fanno parte di tale impegno per l’uomo non soltanto questi criteri fondamentali di umanità, ma soprattutto e molto concretamente l’amore che Gesù ci insegna nella descrizione del Giudizio finale: il Dio giudice ci giudicherà secondo come ci siamo comportati nei confronti di coloro che ci sono prossimi, nei confronti dei più piccoli dei suoi fratelli. La disponibilità ad aiutare, nelle necessità di questo tempo, al di là del proprio ambiente di vita è un compito essenziale del cristiano”.

“Ciò vale anzitutto nell’ambito della vita personale di ciascuno. Vale poi nella comunità di un popolo e di uno Stato, in cui tutti devono farsi carico gli uni degli altri. Vale per il nostro Continente, in cui siamo chiamati alla solidarietà in Europa. E, infine, vale al di là di tutte le frontiere: la carità cristiana esige oggi il nostro impegno anche per la giustizia nel vasto mondo”.

“Alla vigilia della visita del Papa si è parlato diverse volte di un dono ecumenico dell’ospite, che ci si aspettava da questa visita. Non c’è bisogno che io specifichi i doni menzionati in tale contesto. Al riguardo vorrei dire che questo costituisce un fraintendimento politico della fede e dell’ecumenismo. Quando un Capo di Stato visita un Paese amico, generalmente precedono contatti tra le istanze, che preparano la stipulazione di uno o anche di più accordi tra i due Stati: nella ponderazione dei vantaggi e degli svantaggi si arriva al compromesso che, alla fine, appare vantaggioso per ambedue le parti, così che poi il trattato può essere firmato. Ma la fede dei cristiani non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svantaggi. Una fede autocostruita è priva di valore. La fede non è una cosa che noi escogitiamo o concordiamo. È il fondamento su cui viviamo. L’unità cresce non mediante la ponderazione di vantaggi e svantaggi, bensì solo attraverso un sempre più profondo penetrare nella fede mediante il pensiero e la vita”.

“In questa maniera, negli ultimi 50 anni, e in particolare anche dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, 30 anni fa, è cresciuta molta comunanza, della quale possiamo essere solo grati. (...) A tutti coloro che hanno collaborato (...) vorrei esprimere il mio vivo ringraziamento. (...) Insieme possiamo tutti solo ringraziare il Signore per le vie dell’unità sulle quali ci ha condotti, ed associarci in umile fiducia alla sua preghiera: ‘Fa’ che diventiamo una sola cosa, come Tu sei una sola cosa col Padre, perché il mondo creda che Egli Ti ha mandato’”.

Al termine della recita comune del Padre Nostro, il Pastore Nikolaus Schneider, Presidente del Consiglio Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, ha invocato la benedizione aronitica ed il Papa ha elargito la benedizione nella forma trinitaria.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1050)

giovedì 22 settembre 2011

ARRIVO IN GERMANIA: BENEDETTO XVI SOTTOLINEA VALORE LIBERTÀ E RESPONSABILITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2011 (VIS). Partito dall’aeroporto romano di Ciampino alle 8:15 di questa mattina, il Santo Padre è giunto alle 10:30 all’aeroporto di Berlin-Tegel, dando inizio al ventunesimo Viaggio Apostolico internazionale e alla sua prima Visita di Stato in Germania.

All’arrivo Papa Benedetto XVI è stato accolto da 21 salve di cannone, come prevede il protocollo delle Visite di Stato. Ai piedi della scaletta dell’aereo erano ad attendere il Papa il Presidente Federale, Signor Christian Wulff, e la Cancelliera Federale, Signora Angela Merkel. Erano presenti l’Arcivescovo Rainer Maria Woelki, di Berlino, Presidente della Conferenza Episcopale Tedesca e l’Arcivescovo Robert Zollitsch, di Freiburg im Breisgau.

Dopo una breve pausa nella Sala d’Onore dell’aeroporto, il Papa ha raggiunto il Castello di Bellevue, Residenza ufficiale del Presidente Federale di Germania, per la cerimonia di benvenuto svoltasi nei giardini.

“Pur essendo questo Viaggio una Visita ufficiale che rafforzerà le buone relazioni tra la Repubblica Federale di Germania e la Santa Sede – ha detto il Papa nel suo discorso - in primo luogo non sono venuto qui per perseguire determinati obiettivi politici o economici, come fanno giustamente altri uomini di stato, ma per incontrare la gente e parlare di Dio. Nei confronti della religione vediamo una crescente indifferenza nella società che, nelle sue decisioni, ritiene la questione della verità piuttosto come un ostacolo, e dà invece la priorità alle considerazioni utilitaristiche”.

“D’altra parte” – ha proseguito il Pontefice – “c’è bisogno di una base vincolante per la nostra convivenza, altrimenti ognuno vive solo seguendo il proprio individualismo. La religione è uno di questi fondamenti per una convivenza riuscita. ‘Come la religione ha bisogno della libertà, così anche la libertà ha bisogno della religione.’ Queste parole del grande vescovo e riformatore sociale Wilhelm von Ketteler, di cui si celebra quest’anno il secondo centenario della nascita, sono ancora attuali”.

“La libertà ha bisogno di un legame originario ad un’istanza superiore. Il fatto che ci siano valori che non sono assolutamente manipolabili, è la vera garanzia della nostra libertà” che “si sviluppa solo nella responsabilità di fronte a un bene maggiore. Tale bene esiste solamente per tutti insieme (...). Nella convivenza umana non si dà libertà senza solidarietà. (...) Questo vale non soltanto per l’ambito privato ma anche per la società. Secondo il principio di sussidiarietà, la società deve dare spazio sufficiente alle strutture più piccole per il loro sviluppo e, allo stesso tempo, deve essere di supporto, in modo che esse, un giorno, possano reggersi anche da sole”.

Il Castello Bellevue “con il suo passato movimentato è – come tanti edifici della città – una testimonianza della storia tedesca. Lo sguardo chiaro anche sulle pagine scure del passato ci permette di imparare da esso e di ricevere impulsi per il presente. La Repubblica Federale di Germania è diventata ciò che è oggi attraverso la forza della libertà plasmata dalla responsabilità davanti a Dio e dell’uno davanti all’altro. Essa ha bisogno di questa dinamica che coinvolge tutti gli ambiti dell’umano per poter continuare a svilupparsi nelle condizioni attuali. Ne ha bisogno in un mondo che necessita di un profondo rinnovamento culturale e della riscoperta di valori fondamentali su cui costruire un futuro migliore”.

Al termine del discorso, il Papa ha avuto un colloquio privato con il Presidente Wulff ed i familiari. Successivamente ha raggiunto la sede della Conferenza Episcopale Tedesca (DBK) dove è stato accolto dal Presidente Arcivescovo Zollitsch. Nella Biblioteca della DBK era ad attendere il Papa la Cancelliera Federale Angela Merkel, con la quale Benedetto XVI ha avuto un colloquio privato, al quale hanno partecipato in una fase successiva il consorte della Cancelliera e i suoi collaboratori. Al termine dell’incontro il Papa ha raggiunto il refettorio dell’Accademia Cattolica per il pranzo con i membri del Seguito papale.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110922 (650)

mercoledì 21 settembre 2011

BENEDETTO XVI IMPONE PALLIO CARDINALE ANGELO SCOLA

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, Benedetto XVI ha imposto il Pallio al Cardinale Angelo Scola, nuovo Arcivescovo di Milano. Il Pallio, una striscia di lana bianca ornata di crocette nere, è il simbolo dell’ufficio di cui è investito l’Arcivescovo Metropolita, in comunione con la Sede Apostolica, nella sua provincia ecclesiastica. La provincia ecclesiastica della quale il Cardinale Scola è Arcivescovo Metropolita comprende le dieci diocesi della regione Lombardia: Milano, Bergamo, Brescia, Como, Crema, Cremona, Lodi, Mantova, Pavia e Vigevano.
.../ VIS 20110921 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Leonardo Ulrich Steiner, O.F.M., Vescovo Ausiliare di Brasilia (superficie: 5.814; popolazione: 2.196.000; cattolici: 1.507.000; sacerdoti: 294; religiosi: 652; diaconi permanenti: 70), Brasile. Il Vescovo Steiner è nato nel 1950 a Forquilhinha (Brasile). Ha emesso la professione religiosa nell’Ordine dei Frati Minori nel 1976 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. Ha conseguito il Baccellierato in Filosofia e in Pedagogia presso la Facoltà Salesiana di Lorena ed ha ottenuto presso la Pontificia Università “Antonianum” a Roma, la Licenza e il Dottorato in Filosofia. Dal 1995 al 2003 è stato Professore di Filosofia e Segretario dell’”Antonianum”. Nel 2003, ritornato in Brasile, è stato Viceparroco della Parrocchia “Bom Jesus” nell’Arcidiocesi di Curitiba e Docente nella Facoltà di Filosofia “Bom Jesus”. Nel 2005 è stato nominato Vescovo Prelato di São Félix. Attualmente è Segretario Generale della Conferenza Nazionale dei Vescovi a Brasília.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi di Indianapolis (Stati Uniti d’America), presentata dall’Arcivescovo Daniel M. Buechlein, O.S.B., in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo Giuseppe Versaldi, finora Vescovo di Alessandria (Italia), Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L’Arcivescovo Versaldi succede al Cardinale Velasio De Paolis, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al medesimo incarico presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato Don Lucio Ángel Vallejo Balda, del clero della Diocesi di Astorga (Spagna), Segretario della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede. Don Lucio Ángel Vallejo Balda è nato nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Ha conseguito la licenza in Teologia presso la “Facultad de Teologia del Norte de España” (Burgos); ha seguito i corsi di Dottorato in Teologia presso la “Universidad Pontificia de Salamanca” e i corsi di Diritto presso la “Universidad Nacional de educación a distancia de la Universidad de Salamanca”. Formatore e professore della Scuola preparatoria nel Seminario di Astorga (1986-87) e del Collegio Giovanni XXIII in Zamora (1987-1988), è stato parroco di varie parrocchie (1987-91) ed insegnante di Teologia nel Seminario Maggiore di Bragança (Portogallo) (1990-91). Dal 1991 è stato Amministratore generale del Vescovado di Astorga, Segretario del Consiglio diocesano degli affari economici e Parroco di 13 parrocchie.

- Ha nominato il Dottor Marco Buonocore, che è Archivista Capo della Biblioteca Apostolica Vaticana, Presidente della Pontificia Accademia Romana di Archeologia. Il Dottor Buonocore è nato nel 1954 a Roma, si è laureato in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Roma e dal 1981 è dipendente della Biblioteca Apostolica Vaticana. È stato nominato “Scriptor Latinus” nel 1989 ed è Direttore della Sezione Archivi dal 2003. Dal 1988 è incaricato dell’Accademia delle Scienze di Berlino e Brandenburgo del Supplemento al “Corpus Inscriptionum Latinarum”, volume IX, relativo alla “Regio IV augustea” (Italia centrale). Socio effettivo della Pontificia Accademia Romana di Archeologia, ha ricoperto gli incarichi di Bibliotecario-archivista e Curatore delle stampe. In occasione del Bicentenario della sua fondazione ha curato il volume “I duecento anni di attività della Pontificia Accademia Romana di Archeologia (1810-2010)”.
NEA:RE:NA/ VIS 20110921 (190)
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