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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 14 settembre 2012

IL PAPA IN LIBANO PELLEGRINO DI PACE ED AMICO DI TUTTI GLI ABITANTI DEL MEDIO ORIENTE

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Poco prima delle 14:00 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'aeroporto "Rafiq Hariri" di Beirut, intitolato all'ex Presidente del Consiglio dei Ministri del Libano, ucciso con la sua scorta in un attentato dinamitardo nel 2005.

Al suo arrivo il Santo Padre è stato accolto dal Presidente della Repubblica del Libano, Generale Michel Sleiman, dal Patriarca Maronita S.B. Béchara Boutros Raï, dal Presidente del Parlamento Libanese, Signor Nabih Berri e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Nagib Miquati.

Nel suo primo discorso in terra libanese il Papa ha ricordato che durante la visita del Presidente Sleiman in Vaticano, nel febbraio 2011, fu benedetta la maestosa statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro, statua che è segno di "un patrimonio spirituale secolare" e conferma della "venerazione dei libanesi per il primo degli Apostoli e i suoi successori". Il Papa ha anche menzionato le eccellenti relazioni fra il Libano e la Santa Sede e l'importante avvenimento ecclesiale motivo della sua visita: la firma dell'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, "Ecclesia in Medio Oriente".

Benedetto XVI ha ringraziato inoltre tutti i Patriarchi cattolici presenti, in particolare il Patriarca emerito, Cardinale Nasrallah Boutros Sfeir ed il suo successore, Patriarca Bechara Boutros Raï, i Vescovi del Libano e "tutti i cristiani del Medio Oriente", sottolineando che l'Esortazione Apostolica "destinata al mondo intero, si propone di essere per loro una tabella di marcia per gli anni a venire". Il Santo Padre si è rallegrato di poter incontrare in questi giorni numerose rappresentanze delle comunità cattoliche del Libano ed ha detto: "La loro presenza, il loro impegno e la loro testimonianza sono un contributo riconosciuto e molto apprezzato nella vita quotidiana di tutti gli abitanti del vostro amato Paese". Il Papa ha inoltre salutato i Patriarchi e Vescovi ortodossi, venuti ad accoglierlo, come pure i rappresentanti delle diverse comunità religiose del Libano.

"La vostra presenza - ha detto il Pontefice - dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco. Vi ringrazio per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unità e di concordia. Non dimentico gli eventi tristi e dolorosi che hanno afflitto il vostro bel Paese per lunghi anni. La felice convivenza tutta libanese, deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all'interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni. Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato. Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all’armonia e alla dolcezza libanesi. È qui che bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza. E la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti".

"Vengo anche per dire quanto sia importante la presenza di Dio nella vita di ognuno e come il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sarà profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se è radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli. Il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all'impegno di tutti i Libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero. Non si tratta di un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione".

"Vengo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini. (...). E al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo. (...). Le vostre gioie e i vostri dolori sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda ciò che vivete e sopportate".

Al termine della cerimonia di benvenuto il Papa si è recato alla Nunziatura Apostolica di Harissa.

sabato 19 novembre 2011

AFRICA, RISERVA DI VITALITÀ PER IL FUTURO

CITTA' DEL VATICANO, 18 NOV. 2011 (VIS). Nell’aereo papale diretto in Benin, il Santo Padre ha risposto alle domande che Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha posto a nome dei circa 50 giornalisti presenti.

  In risposta alla domanda perché proprio il Benin fosse il Paese indicato per lanciare il messaggio a tutta l’Africa dell’Esortazione Apostolica Postinodale “Africae Munus”, Benedetto XVI ha spiegato: “Ci sono diverse ragioni. La prima è che il Benin è un Paese in pace: pace esterna ed interna. Le istituzioni democratiche funzionano, sono realizzate nello spirito di libertà e responsabilità e quindi la giustizia e il lavoro per il bene comune sono possibili e garantiti (...). La seconda ragione è che, come nella maggior parte dei Paesi africani, c’è una presenza di diverse religioni e una convivenza pacifica tra queste religioni. Ci sono i cristiani nella loro diversità, non sempre facile, ci sono i musulmani e poi ci sono le religioni tradizionali, e queste diverse religioni convivono nel rispetto reciproco e nella comune responsabilità per la pace, per la riconciliazione interna ed esterna. Mi sembra che questa convivenza tra le religioni, il dialogo interreligioso come fattore di pace e di libertà sia un aspetto importante, come è parte importante dell’Esortazione apostolica post-sinodale”.

  “Infine, la terza ragione è che questo è il Paese del mio caro amico, il Cardinale Bernardin Gantin: avevo sempre il desiderio di poter pregare, un giorno, sulla sua tomba. E’ per me veramente un grande amico e quindi visitare il Paese del Cardinale Gantin, come un grande rappresentante dell’Africa cattolica e dell’Africa umana e civile, è per me uno dei motivi per cui desidero andare in questo Paese”.

  Una seconda domanda di Padre Lombardi ha riguardato il successo crescente di Chiese evangeliche o pentecostali “che propongono una fede attraente, una grande semplificazione del messaggio cristiano: insistono sulle guarigioni, mescolano i loro culti con quelli tradizionali”; e come la Chiesa cattolica può affrontare questa sfida. Il Papa ha risposto che queste comunità sono presenti in tutti i continenti, soprattutto in America Latina e Africa; gli elementi caratterizzanti sono la poca istituzionalità, un messaggio facile, semplice, comprensibile e la “liturgia partecipativa con l’espressione dei propri sentimenti, della propria cultura e combinazioni anche sincretistiche tra religioni. Tutto questo garantisce, da una parte, successo, ma implica anche poca stabilità. Sappiamo anche che molti ritornano alla Chiesa cattolica o migrano da una di queste comunità all’altra”.

  “Quindi, non dobbiamo imitare queste comunità - ha proseguito il Pontefice - ma chiederci cosa possiamo fare noi per dare nuova vitalità alla fede cattolica. Un primo punto è certamente un messaggio semplice, profondo, comprensibile; importante è che il cristianesimo non appaia come un sistema difficile, europeo, (....) ma come un messaggio universale che c’è Dio, che Dio c’entra [con noi], che Dio ci conosce e ci ama e che la religione concreta provoca collaborazione e fraternità”.

  “Poi, anche che l’istituzione non sia troppo pesante è sempre molto importante, che sia prevalente, diciamo, l’iniziativa della comunità e della persona. E direi anche una liturgia partecipativa, ma non sentimentale: non dev’essere basata solo sull’espressione dei sentimenti, ma caratterizzata dalla presenza del mistero nella quale noi entriamo, dalla quale ci lasciamo formare. E, infine, direi, è importante nell’inculturazione non perdere l’universalità. Io preferirei parlare di interculturalità, non tanto di inculturazione, cioè di un incontro delle culture nella comune verità del nostro essere umano nel nostro tempo, e così crescere anche nella fraternità universale; non perdere la cattolicità, che in tutte le parti del mondo siamo fratelli, siamo una famiglia che si conosce e che collabora in spirito di fraternità”.

  La terza domanda ha avuto per oggetto il messaggio e il contributo specifico che la Chiesa può dare alla costruzione di una pace durevole nel continente alle luce delle numerose operazioni di “peace-keeping” e di ricostruzione nazionale in diverse nazioni africane.

  “Vero è che ci sono state tante conferenze internazionali proprio anche per l’Africa, per la fraternità universale - ha risposto il Papa - Si dicono cose buone, e qualche volta anche si fanno realmente cose buone: dobbiamo riconoscerlo. Ma certamente le parole sono più grandi, le intenzioni, anche la volontà è più grande della realizzazione e dobbiamo chiederci perché la realtà non arriva alle parole e alle intenzioni. Mi sembra che un fattore fondamentale sia che questo rinnovamento, questa fraternità universale esige rinunce, esige anche di andare oltre l’egoismo ed essere per l’altro. E questo è facile da dire, ma è difficile da realizzare. (...) Ed è proprio solo con l’amore e la conoscenza di un Dio che ci ama, che ci dona, che possiamo arrivare a questo: osiamo perdere la vita, osiamo donarci perché sappiamo che proprio così ci guadagniamo”.

  Successivamente il Santo Padre ha spiegato la ragione per la quale l’Africa possa essere apportatrice di fede e di speranza per il resto del mondo. “L’umanità - ha detto - si trova in un processo sempre più veloce e rapido di trasformazione. Per l’Africa questo processo degli ultimi 50-60 anni - partendo dall’indipendenza, dopo il colonialismo, fino ad arrivare al tempo di oggi - è stato un processo molto esigente, naturalmente molto difficile, con grandi difficoltà e problemi, e questi problemi non sono ancora superati. (...) Tuttavia questa freschezza del sì alla vita che c’è in Africa, questa gioventù che esiste, che è piena di entusiasmo e di speranza, anche di umorismo e di allegria, ci mostra che qui c’è una riserva umana, c’è ancora una freschezza del senso religioso e della speranza (...). Quindi direi un umanesimo fresco che si trova nell’anima giovane dell’Africa, nonostante tutti i problemi che esistono e che esisteranno, mostra che qui c’è ancora una riserva di vita e di vitalità per il futuro, sulla quale possiamo contare”.
PV-BENIN                 VIS 20111119 (980)

IL PAPA PREGA PER BAMBINI VITTIME DI FAME E GUERRA

CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre si è recato in visita alla Cattedrale di Cotonou dedicata a Nostra Signora della Misericordia. Al suo arrivo in papamobile Benedetto XVI è stato accolto da numerosi fedeli.

  Il Santo Padre si è raccolto in preghiera davanti al Santissimo Sacramento e successivamente ha visitato le tombe dei due Arcivescovi di Cotonou, Monsignor Isidore de Sousa e Monsignor Christophe Adimou. Dopo il “Te Deum” e il saluto dell’attuale Arcivescovo Antoine Ganyé, il Pontefice ha pronunciato un discorso. Nel ricordare i due arcivescovi defunti, il Papa ha detto: “Essi sono stati valorosi operai nella Vigna del Signore, e la loro memoria resta ancora viva nel cuore dei cattolici e di numerosi abitanti del Benin. Questi due Presuli sono stati, ciascuno a suo modo, Pastori pieni di zelo e di carità. Si sono spesi senza risparmio al servizio del Vangelo e del Popolo di Dio, soprattutto delle persone più vulnerabili. Tutti voi sapete che Monsignor de Sousa è stato un amico della verità e che ha avuto un ruolo determinante nella transizione democratica del vostro Paese”.

  “Vi invito a meditare un momento sulla misericordia infinita di Dio (...). La Storia della Salvezza, che culmina nell’Incarnazione di Gesù e trova pieno compimento nel Mistero pasquale, è una splendida rivelazione della misericordia di Dio” che “non consiste solamente nella remissione dei nostri peccati: ma consiste anche nel fatto che Dio, nostro Padre, ci riconduce, talvolta non senza dolore, afflizione e timore da parte nostra, sulla via della verità e della luce, perché non vuole che ci perdiamo (...). Rileggendo la storia personale di ciascuno e quella dell’evangelizzazione dei nostri Paesi, possiamo dire con il salmista: ‘Canterò in eterno l’amore del Signore’”.

  “La Vergine Maria ha sperimentato al massimo livello il mistero dell’amore divino (...) Tramite il suo SÌ alla chiamata di Dio, ha contribuito alla manifestazione dell’amore divino tra gli uomini. In questo senso, è Madre di Misericordia per partecipazione alla missione del suo Figlio; ha ricevuto il privilegio di poterci soccorrere sempre e dovunque. (...) In Maria abbiamo non soltanto un modello di perfezione, ma anche un aiuto per realizzare la comunione con Dio e con i nostri fratelli e le nostre sorelle. Madre di misericordia, ella è una guida sicura dei discepoli di suo Figlio che vogliono essere a servizio della giustizia, della riconciliazione e della pace. (...) Non abbiamo paura di invocare con fiducia colei che non cessa di dispensare ai suoi figli le grazie divine”.

  Successivamente Benedetto XVI ha recitato una preghiera alla Beata Vergine Maria invocando la sua intercessione per i bambini vittime della fame e della guerra, per i malati, gli afflitti, i peccatori, per l’Africa e per tutta l’umanità, perché ottenga salvezza e pace.

  La visita si è conclusa con la recita del Padre Nostro e del Salve Regina. Infine il Papa ha raggiunto in automobile la Nunziatura Apostolica di Cotonou.
PV-BENIN/                             VIS 20111119 (500)

NON PRIVATE I VOSTRI POPOLI DELLA SPERANZA!

CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2011 (VIS). Poco prima delle 9:00, Benedetto XVI è giunto al Palazzo presidenziale di Cotonou, edificato nel 1960 in occasione della proclamazione dell’indipendenza del Benin dalla Francia, dove si è svolto l’Incontro con i membri del Governo, i Rappresentanti delle Istituzioni della Repubblica e i Rappresentanti delle principali religioni. Il Papa è stato accolto dal Presidente del Benin, Signor Thomas Yayi Boni e dopo il saluto ai presenti, ha tenuto un discorso di cui riportiamo ampi estratti.

  “Quando dico che l’Africa è il continente della speranza, non faccio della facile retorica, ma esprimo molto semplicemente una convinzione personale, che è anche quella della Chiesa. Troppo spesso il nostro spirito si ferma a pregiudizi o ad immagini che danno della realtà africana una visione negativa, frutto di un’analisi pessimista. Si è sempre tentati di sottolineare ciò che non va; meglio ancora, è facile assumere il tono sentenzioso del moralizzatore o dell’esperto, che impone le sue conclusioni e propone, in fin dei conti, poche soluzioni appropriate. Si è anche tentati di analizzare le realtà africane alla maniera di un etnologo curioso o come chi non vede in esse che un’enorme riserva energetica, minerale, agricola ed umana facilmente sfruttabile per interessi spesso poco nobili. Queste sono visioni riduttive e irrispettose, che riducono il continente ad uno  oggetto, riduzione poco dignitosa dell’Africa e dei suoi abitanti”.

  “Parlare della speranza, significa parlare del futuro, e dunque di Dio! (...) E’ su questo terreno composto da molteplici elementi contradditori e complementari che si tratta di costruire, con l’aiuto di Dio. Cari amici, vorrei leggere, alla luce di questa speranza che ci deve animare, due realtà africane che sono di attualità. La prima si riferisce piuttosto in maniera generale alla vita sociopolitica ed economica del Continente, la seconda al dialogo interreligioso”.

  “In questi ultimi mesi, numerosi popoli hanno espresso il loro desiderio di libertà, il loro bisogno di sicurezza materiale, e la loro volontà di vivere armoniosamente nella diversità delle etnie e delle religioni. E’ anche nato un nuovo Stato nel vostro Continente. Numerosi sono stati anche i conflitti generati  dall’accecamento dell’uomo, dalla sua volontà di potere e da interessi politico-economici che escludono la dignità delle persone o quella della natura. (...) Questi mali affliggono certamente il vostro Continente, ma ugualmente il resto del mondo. Ogni popolo vuole comprendere le scelte politiche ed economiche che vengono fatte a suo nome. Egli si accorge della manipolazione, e la sua reazione è a volte violenta. Vuole partecipare al buon governo. Sappiamo che nessun regime politico umano è l’ideale, che nessuna scelta economica è neutra. Ma essi devono sempre servire il bene comune. Ci troviamo dunque davanti ad una rivendicazione legittima che riguarda tutti i Paesi, per una maggiore dignità, e soprattutto una maggiore umanità. L’uomo vuole che sia rispettata e promossa la sua umanità. I responsabili politici ed economici dei Paesi si trovano di fronte a decisioni determinanti e a scelte che non possono più evitare”.

Approccio etico delle responsabilità politiche ed economiche

  “Da questa tribuna, lancio un appello a tutti i responsabili politici ed economici dei Paesi africani e del resto del mondo. Non private i vostri popoli della speranza! Non amputate il loro futuro mutilando il loro presente! Abbiate un approccio etico con il coraggio delle vostre responsabilità e, se siete credenti, pregate Dio di concedervi la sapienza. (...) Il potere, qualunque sia, acceca con facilità, soprattutto quando sono in gioco interessi privati, familiari, etnici o religiosi. Dio solo purifica i cuori e le intenzioni”.

  “La Chiesa non offre alcuna soluzione tecnica e non impone alcuna soluzione politica. Essa ripete: non abbiate paura! L’umanità non è sola davanti alle sfide del mondo. Dio è presente. E’ questo un messaggio di speranza, una speranza generatrice di energia, che stimola l’intelligenza e conferisce alla volontà tutto il suo dinamismo. (...) La speranza è comunione. Non è questa una via splendida che ci è proposta? Invito ad essa tutti i responsabili politici, economici, così come il mondo universitario e quello della cultura. Siate, anche voi, seminatori di speranza!”

Dialogo interreligioso

  “Non mi sembra necessario ricordare i recenti conflitti nati in nome di Dio, e le morti date in nome di Colui che è la Vita. Ogni persona di buon senso comprende che bisogna sempre promuovere la cooperazione serena e rispettosa delle diversità culturali e religiose. Il vero dialogo interreligioso rigetta la verità umanamente egocentrica, perché la sola ed unica verità è in Dio. (...) Per questo fatto, nessuna religione, nessuna cultura può giustificare l’appello o il ricorso all’intolleranza e alla violenza. L’aggressività è una forma relazionale piuttosto arcaica che fa appello ad istinti facili e poco nobili. Utilizzare le parole rivelate, le Sacre Scritture o il nome di Dio per giustificare i nostri interessi, le nostre politiche così facilmente accomodanti, o le nostre violenze, è un gravissimo errore”.

  “Non posso conoscere l’altro se non conosco me stesso. (...) La conoscenza, l’approfondimento e la pratica della propria religione sono dunque essenziali al vero dialogo interreligioso. (...) Conviene dunque che ognuno si ponga in verità davanti a Dio e davanti all’altro. Questa verità non esclude, e non è una confusione. Il dialogo interreligioso mal compreso porta alla confusione o al sincretismo. Non è questo il dialogo che si cerca”.

  “Sappiamo anche che, talvolta, il dialogo interreligioso non è facile, o anche che è impedito per diverse ragioni. Questo non significa affatto una sconfitta. Le forme del dialogo interreligioso sono molteplici. La cooperazione nel campo sociale o culturale può aiutare le persone a comprendersi meglio e a vivere insieme serenamente. E’ anche bene sapere che non si dialoga per debolezza, ma che si dialoga perché si crede in Dio. Dialogare è un modo supplementare di amare Dio ed il prossimo senza abdicare a ciò che si  è”.

Promuovere una pedagogia del dialogo

  “Avere speranza non significa essere ingenui, ma compiere un atto di fede in un avvenire migliore. La Chiesa cattolica attua così una delle intuizioni del Concilio Vaticano II, quella di favorire le relazioni amichevoli tra essa e i membri di religioni non cristiane. (...) Saluto tutti i responsabili religiosi che hanno avuto l’amabilità di venire qui ad incontrarmi. Voglio assicurare a loro, come pure a quelli di altri Paesi africani, che il dialogo offerto dalla Chiesa cattolica viene dal cuore. Li incoraggio a promuovere, soprattutto tra i giovani, una pedagogia del dialogo, affinché scoprano che la coscienza di ciascuno è un  santuario da rispettare, e che la dimensione spirituale costruisce la fraternità. La vera fede conduce invariabilmente all’amore. E’ in questo spirito che vi invito tutti alla speranza”.

  “Per finire, vorrei utilizzare l’immagine della mano. La compongono cinque dita, diverse tra loro. Ognuna di esse però è essenziale e la loro unità forma la mano. La buona intesa tra le culture, la considerazione non accondiscendente delle une per le altre e il rispetto dei diritti di ciascuno sono un dovere vitale. Occorre insegnarlo a tutti i fedeli delle diverse religioni. L’odio è una sconfitta, l’indifferenza un vicolo cieco, e il dialogo un’apertura! Non è questo un buon terreno in cui saranno seminati dei semi di speranza? Tendere la mano significa sperare per arrivare, in un secondo tempo, ad amare. (...) Accanto al cuore e all’intelligenza, la mano può diventare, anch’essa, uno strumento di dialogo. Essa può fare fiorire la speranza, soprattutto quando l’intelligenza balbetta e il cuore inciampa”.

  “Avere paura, dubitare e temere, porsi nel presente senza Dio, o non avere nulla da attendere, sono atteggiamenti estranei alla fede cristiana e, credo, ad ogni altra credenza in Dio. (...) Seguendo Pietro, di cui sono il successore, auguro che la vostra fede e la vostra speranza siano in Dio. E’ questo l’augurio che formulo per l’Africa intera, che mi è tanto cara! Abbi fiducia, Africa, ed alzati! Il Signore ti chiama”.

  Al termine del suo discorso il Papa ha avuto un incontro privato con il Presidente della Repubblica del Benin nel suo studio nel corso del quale c’è stato uno scambio di doni ed ha apposto la sua firma nel Libro d’Oro. Infine ha salutato i familiari del Presidente Thomas Yayo Boni.
PV-BENIN/                VIS 20111118 (1360)

SENZA LOGICA DELLA SANTITÀ, MINISTERO È SEMPLICE FUNZIONE SOCIALE

CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina, alle 11:00, il Santo Padre è giunto al Seminario San Gall di Ouidah, dove ha reso omaggio alle tombe del Cardinale Bernardin Gantin, primo Cardinale africano a capo di un Dicastero della Curia Romana, e del suo maestro l’Arcivescovo Louis Parisot, S.M.A., primo Arcivescovo di Cotonou e Vicario Apostolico di Dahomey e Ouidah.

  Nel cortile dell’attiguo Seminario, erano ad attendere il Papa alcune centinaia di sacerdoti, seminaristi, religiosi e fedeli del Benin. Benedetto XVI ha espresso la sua grande gioia di trovarsi insieme con tutti loro a Ouidah e gratitudine per il loro impegno pastorale, malgrado le condizioni talvolta difficili nelle quali devono operare.

  Nel riferirsi all’Esortazione Apostolica Postinodale “Africae munus”, il Pontefice ha ricordato che vi si tratta di pace, di giustizia e di riconciliazione ed ha affermato: “ Questi tre valori si impongono come un ideale evangelico fondamentale alla vita battesimale e richiedono una sana accettazione della vostra identità di sacerdoti, di persone consacrate e di fedeli laici”.

  “La responsabilità della promozione della pace, della giustizia e della riconciliazione - ha detto il Papa ai sacerdoti - vi riguarda in modo tutto particolare.  A motivo dell’Ordine sacro ricevuto e dei Sacramenti celebrati, infatti, voi siete chiamati ad essere uomini di comunione. (...) Vi incoraggio quindi a lasciar trasparire Cristo nella vostra vita grazie ad una vera comunione con il Vescovo, ad una reale bontà per i vostri confratelli, ad una profonda sollecitudine per ogni battezzato e ad una grande attenzione per ogni persona. Lasciandovi modellare da Cristo, voi non sostituirete mai la bellezza del vostro essere sacerdotale con realtà effimere e talvolta malsane che la mentalità contemporanea tenta di imporre a tutte le culture”.

  Nelle sue parole ai religiosi e religiose, il Papa ha sottolineato: “La vita consacrata è una sequela radicale di Gesù. Che la vostra scelta incondizionata di Cristo vi conduca ad un amore senza frontiere per il prossimo! (...) Povertà, obbedienza e castità approfondiscono in voi la sete di Dio e la fame della sua Parola, che, crescendo, si trasformano in fame e sete per servire il prossimo privo di giustizia, di pace e di riconciliazione”.

  Nel rivolgersi ai seminaristi, il Papa li ha incoraggiati a mettersi alla scuola di Cristo, dicendo loro: “Senza la logica della santità, il ministero non è che una semplice funzione sociale. (...) Di fronte alle sfide dell’esistenza umana, il sacerdote di oggi come quello di domani – se vuole essere un testimone credibile a servizio della pace, della giustizia e della riconciliazione – dev’essere un uomo umile ed equilibrato, saggio e magnanimo”.

  Anche i fedeli laici sono chiamati ad essere “il sale della terra e la luce del mondo”, al cuore delle realtà quotidiane della vita, impegnandosi per la giustizia, la pace e la riconciliazione. “Questa missione richiede anzitutto fede nella famiglia edificata secondo il disegno di Dio e fedeltà all’essenza stessa del matrimonio cristiano. (...) Grazie alla forza della preghiera, “si trasforma e migliora gradualmente la vita personale e familiare, si arricchisce il dialogo, si trasmette la fede ai figli, si accresce il piacere di stare insieme e il focolare domestico si unisce e si consolida maggiormente’. (...) Facendo regnare nelle vostre famiglie l’amore e il perdono, contribuirete all’edificazione di una Chiesa bella e forte, e all’instaurarsi di maggior giustizia e pace nella società intera”.

  “Esorto specialmente i catechisti - ha proseguito il Pontefice - questi valorosi missionari nel cuore delle realtà più umili, ad offrire sempre, con speranza e determinazione indefettibili, il loro aiuto peculiare e assolutamente necessario all’espansione della fede nella fedeltà all’insegnamento della Chiesa”.

  A conclusione del suo discorso il Papa ha ribadito che: “L’amore per il Dio rivelato e per la sua Parola, l’amore per i Sacramenti e per la Chiesa, sono un antidoto efficace contro i sincretismi che sviano. Questo amore favorisce una giusta integrazione dei valori autentici delle culture nella fede cristiana. Esso libera dall’occultismo e vince gli spiriti malefici, perché è mosso dalla potenza stessa della Santa Trinità. Vissuto profondamente, questo amore è anche un fermento di comunione che infrange ogni barriera, favorendo così l’edificazione di una Chiesa nella quale non vi è segregazione tra i battezzati, perché tutti non sono che uno in Cristo Gesù”.

  Dopo la preghiera e la benedizione finale, Benedetto XVI ha raggiunto la Basilica dell’Immacolata Concezione di Ouidah per la firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Africae Munus”.
PV-BENIN/                             VIS 20111119 (750)

FIRMA ESORTAZIONE APOSTOLICA POSTSINODALE “AFRICAE MUNUS”

CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2011 (VIS). Alle 12:00 il Santo Padre si è diretto in papamobile alla Basilica dell’Immacolata Concezione di Ouidah, prima cattedrale dell’Africa Occidentale (inaugurata nel 1909)e punto di partenza per l’evangelizzazione della regione.

  Al suo arrivo il Papa è stato accolto del Rettore della Basilica che lo ha accompagnato all’adorazione del Santissimo Sacramento. All’interno erano presenti i membri del Consiglio Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi e il Segretario Generale del Sinodo, Arcivescovo Nikola Eterovic che il Papa ha ringraziato per aver contribuito a raccogliere i risultati dell’Assemblea Sinodale in vista della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica “Africae Munus”.

  “Oggi,  con la firma dell’Esortazione ‘Africae Munus’” - ha detto il Papa, esprimendosi in inglese, - “si conclude la celebrazione dell’evento sinodale. Il Sinodo ha dato un impulso alla Chiesa cattolica in Africa, che ha pregato, riflettuto e discusso sul tema della riconciliazione, della giustizia e della pace. Questo processo è stato segnato da una speciale vicinanza tra il Successore di Pietro e le Chiese particolari in Africa”.

  “La Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi ha beneficiato dell’Esortazione apostolica post sinodale ‘Ecclesia in Africa’ del Beato Giovanni Paolo II, nella quale è stata fortemente sottolineata l’urgenza dell’evangelizzazione del Continente, che non può essere dissociata dalla promozione umana - ha proseguito il Papa esprimendosi in francese. - “Inoltre, vi è stato sviluppato il concetto di Chiesa - famiglia di Dio. Quest’ultimo ha prodotto molti frutti spirituali per la Chiesa cattolica e per l’azione di evangelizzazione e di promozione umana che essa ha attuato per la società africana nel suo insieme”.

  “Tenendo presente questo orizzonte ecclesiale, la Seconda Assemblea Speciale per l’Africa si è concentrata sul tema della riconciliazione, della giustizia e della pace. Si tratta di punti importanti per il mondo in generale, ma che acquistano un’attualità tutta particolare in Africa. E’ sufficiente ricordare le tensioni, le violenze, le guerre, le ingiustizie, gli abusi di ogni sorta, vecchi e nuovi, che hanno segnato questo anno. Il tema principale riguardava la riconciliazione con Dio e con il prossimo. Una Chiesa riconciliata al suo interno e tra i suoi membri potrà diventare segno profetico di riconciliazione a livello della società, di ciascun Paese e dell’intero Continente”.

  “Non bisogna mai tralasciare di cercare le vie della pace! (...) Per raggiungerla bisogna avere il coraggio della riconciliazione che viene dal perdono, dalla volontà di ricominciare la vita comunitaria, da una visione solidale del futuro, dalla perseveranza per superare le difficoltà. Riconciliati e in pace con Dio e con il prossimo, gli uomini possono lavorare per una maggiore giustizia in seno alla società”, ha detto il Pontefice in portoghese.

  “Africa, terra di una nuova Pentecoste, abbi fiducia in Dio! Animata dallo Spirito di Gesù Cristo risorto, diventa la grande famiglia di Dio, generosa con tutti i tuoi figli e figlie, operatori di riconciliazione, di pace, e di giustizia! Africa, Buona Novella per la Chiesa, diventalo per il mondo intero!”, ha concluso Benedetto XVI.

  Al termine del suo breve discorso, il Papa ha proceduto alla firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale ed ha benedetto i presenti. Al termine della cerimonia, in automobile ha raggiunto la sede della Nunziatura Apostolica di Cotonou, distante 45 chilometri da Ouidah.

  Testo integrale dell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Africae Munus”.
PV-BENIN/                 VIS 20111119 (540)

IDEE PORTANTI ED OPERATIVE “AFRICAE MUNUS”


CITTA' DEL VATICANO, 19 NOV. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo una sintesi dei punti portanti dell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Africae Munus”, dell’Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

  L’Esortazione si compone di due parti. La Prima parte (NN.14-96), si fa il discernimento delle strutture portanti della missione ecclesiale nel continente che aspira alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace e che ha, quale sorgente, la Persona di Gesù Cristo. Ascoltando Lui, i cristiani sono invitati a lasciarsi riconciliare con Dio (cfr. 2 Cor 5, 20b), a diventare giusti per costruire un ordine sociale giusto, in accordo con la logica delle Beatitudini, impegnandosi nel servizio fraterno per l’amore della verità, fonte della pace. Pertanto si indicano anche i cantieri per la riconciliazione, la giustizia e la pace, quali un’autentica conversione, la celebrazione del Sacramento della Riconciliazione, una spiritualità di comunione, l’inculturazione del Vangelo, la protezione della vita, i migranti, i profughi e i rifugiati, il buon governo degli Stati, il dialogo ecumenico ed interreligioso, soprattutto con le religioni tradizionali e l’Islam. Nella seconda parte (NN. 97-177), tutti i membri della Chiesa sono invitati a contribuire alla comunione e alla pace nella Chiesa e nella società. Inoltre, sono indicati i campi di apostolato: la Chiesa come presenza attiva ed efficace di Gesù Cristo; il mondo dell’educazione, della salute e dei mezzi di comunicazione sociale. L’Esortazione apre gli orizzonti della speranza all’Africa che accogliendo Gesù Cristo deve emanciparsi dalle forze che la paralizzano.

  L’”Africae munus” si situa in continuità con l’”Ecclesia in Africa”, frutto della Prima Assemblea Speciale per l’Africa, che ha dato un grande impulso alla crescita della Chiesa in Africa, sviluppando, tra l’altro, l’idea di Chiesa Famiglia di Dio, a beneficio della Chiesa universale. L’”Africae munus” intende rafforzare tale dinamismo ecclesiale, indicare il programma dell’attività pastorale nei prossimi decenni dell’evangelizzazione del grande continente africano, sottolineando l’urgente necessità della riconciliazione, della giustizia e della pace.

  La Chiesa, sacramento dell’unione con Dio e con gli uomini, deve essere il luogo della riconciliazione, dono di Dio, per essere strumento efficace della giustizia e della pace dell’intera società. La riconciliazione proviene dal mistero di Gesù Cristo risorto, presente nella sua Chiesa attraverso la Parola di Dio e i Sacramenti, soprattutto quelli della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Nella grazia dello Spirito, l’Eucaristia stabilisce una nuova fraternità che supera le lingue, le culture, le etnie, le divisioni, il tribalismo, il razzismo e l’etnocentrismo. Nella sua opera di evangelizzazione e di educazione alla fede cristiana, la Chiesa deve mettere l’accento su una catechesi vissuta che conduca ad una conversione profonda e ad un impegno effettivo a vivere il Vangelo a livello personale, familiare e sociale. Per sostenere la promozione umana, di grande aiuto è la Dottrina sociale della Chiesa.

  L’”Africae munus” offre alla Chiesa in Africa guide pratiche per l’attività pastorale nei prossimi decenni.

- Rimane impellente l’evangelizzazione ad gentes in Africa, l’annuncio del Vangelo a coloro che tuttora non conoscono Gesù Cristo. È la priorità pastorale che coinvolge tutti i cristiani africani.

- Occorre, inoltre, animare sempre meglio l’evangelizzazione ordinaria nelle rispettive Chiese particolari, impegnandosi nella promozione della riconciliazione, della giustizia e della pace.

- È urgente, poi, adoperarsi nella nuova evangelizzazione in Africa, in particolare in favore di coloro che si sono allontanati dalla Chiesa o non seguono la condotta cristiana. I cristiani africani, in particolare il clero e i membri della vita consacrata, sono chiamati ad appoggiare la nuova evangelizzazione anche nei Paesi secolarizzati. Si tratta di uno scambio di doni, dato che missionari africani già operano nei Paesi dai quali un tempo sono venuti i missionari ad annunciare la Buona Notizia in Africa.

  Tra varie proposte operative dell’”Africae munus”, occorre segnalare:

- I Santi, persone riconciliate con Dio e con il prossimo, sono gli esemplari fautori della giustizia e gli apostoli della pace. La Chiesa – di cui tutti i membri sono chiamati alla santità –, deve ritrovare un nuovo ardore, proprio dei numerosi santi e martiri, confessori e vergini del Continente africano, il cui culto bisogna ravvivare e promuovere (cfr. AM 113).

- Per avere ulteriori esempi attuali, ottenendo anche nuovi intercessori in cielo, si incoraggiano i Pastori delle Chiese particolari “a riconoscere fra i servitori africani del Vangelo coloro che potrebbero essere canonizzati, secondo le norme della Chiesa” (AM 114). 

- Bisogna rafforzare ulteriormente i legami di comunione tra il Santo Padre e i Vescovi dell’Africa, come pure tra i Vescovi del continente a livello nazionale, regionale e continentale.

- Si auspica che “i Vescovi si impegnino anzitutto a promuovere e sostenere effettivamente ed affettivamente il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar (S.C.E.A.M.) come struttura continentale di solidarietà e di comunione ecclesiale” (AM 107).

- Per approfondire maggiormente il mistero dell’Eucaristia e per accrescere la devozione eucaristica, si fa propria la proposta dei Padri sinodali di celebrare un Congresso eucaristico continentale (cfr AM 153).

- Si incoraggia la celebrazione annuale nei singoli Paesi africani di “un giorno o una settimana di riconciliazione, particolarmente durante l’Avvento o la Quaresima” (AM 157).

- In accordo con la Santa Sede, il S.C.E.A.M. potrà contribuire alla realizzazione di “un Anno della riconciliazione a livello continentale per chiedere a Dio un perdono speciale per tutti i mali e le ferite che gli esseri umani si sono inflitti gli uni gli altri in Africa, e affinché si riconcilino le persone e i gruppi che sono stati offesi nella Chiesa e nell’insieme della società” (AM 157).

  Grata per il dono della fede in Dio Uno e Trino, Padre, Figlio e Spirito Santo, la Chiesa in Africa si impegna con rinnovato slancio nell’evangelizzazione e nella promozione umana, affinché tutto il continente diventi un vasto campo di riconciliazione, di giustizia e di pace. In tale modo, la Chiesa contribuisce a forgiare la nuova Africa, chiamata a diventare sempre di più ‘polmone spirituale’ dell’umanità”.
SS/                  VIS 20111119 (970)

venerdì 18 novembre 2011

IL PAPA IN BENIN: MODERNITÀ SENZA DIMENTICARE TRADIZIONE


 
CITTA' DEL VATICANO, 17 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI è partito alla volta del Benin, dando inizio al suo ventiduesimo Viaggio Apostolico internazionale, nel corso del quale, domenica prossima, firmerà l’Esortazione Apostolica Postsinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.
  Partito dall’aeroporto romano di Fiumicino alle 9:00, Benedetto XVI è giunto alle 15:00, all’aeroporto internazionale “Cardinale Bernardin Gantin” di Cotonou, dove è stato accolto dal Presidente del Benin, Signor Thomas Yayi Boni, dall’Arcivescovo Antoine Ganyé, dell’Arcidiocesi di Cotonou e da altre Autorità civili e religiose.
 Nel primo discorso pronunciato in Benin, il Santo Padre ricorda tre motivi che l’hanno spinto a visitare la Nazione: l’invito del Presidente e dei Membri della Conferenza Episcopale del Benin, nel 150° anniversario di evangelizzazione del Paese e nel  40° anniversario dei rapporti diplomatici con la Santa Sede; la firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale “Africae Munus” e una terza ragione “più personale o più affettiva”: pregare sulla tomba del Cardinale Gantin e “ringraziare il Benin di avere dato alla Chiesa questo figlio eminente”.
  “Il Benin è una terra di antiche e nobili tradizioni. La sua storia è prestigiosa. Vorrei approfittare di questa occasione per salutare i Capi tradizionali. Il loro contributo è importante per costruire il futuro di questo Paese. Desidero incoraggiarli a contribuire, con la loro saggezza e la loro conoscenza dei costumi, al delicato passaggio che attualmente si va operando tra la tradizione e la modernità”.
  “La modernità non deve fare paura, ma essa non può costruirsi sull’oblio del passato. Deve essere accompagnata con prudenza per il bene di tutti evitando gli scogli che esistono sul Continente africano e altrove, per esempio la sottomissione incondizionata alle leggi del mercato o della finanza, il nazionalismo o il tribalismo esacerbato e sterile che possono diventare micidiali, la politicizzazione estrema delle tensioni interreligiose a scapito del bene comune, o infine la disgregazione dei valori umani, culturali, etici e religiosi. Il passaggio alla modernità deve essere guidato da criteri sicuri che si basano su virtù riconosciute (....) nella dignità della persona, nella grandezza della famiglia e nel rispetto della vita. Tutti questi valori sono in vista del bene comune, l’unico che deve primeggiare e costituire la preoccupazione maggiore di ogni responsabile”.
  “La Chiesa, da parte sua, dà il suo specifico contributo. Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue diverse opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, desidera offrire ciò che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio. Desidera far comprendere che Dio non è inesistente o inutile come si cerca di far credere, ma che Egli è l’amico dell’uomo. È in questo spirito d’amicizia e di fraternità che vengo nel vostro Paese”.
PV-BENIN/                           VIS 20111118 (450)

martedì 15 novembre 2011

STATISTICHE CHIESA CATTOLICA IN BENIN


 
CITTA' DEL VATICANO, 15 NOV. 2011 (VIS). Dal 18 al 20 novembre prossimo, il Santo Padre si recherà nella Repubblica del Benin (Africa Occidentale), per la firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale relativa alla Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi. Di seguito riportiamo alcuni dati statistici della Chiesa Cattolica in Benin aggiornati al 31 dicembre 2010, a cura dell’Ufficio Centrale di Statistica della Chiesa.
  La Repubblica del Benin, capitale Porto Novo, ha una superficie di 112.622 chilometri quadrati e conta 8.779.000 abitanti, dei quali 2.984.000 cattolici, il 34% della popolazione. Il paese conta 10 circoscrizioni ecclesiastiche; 338 parrocchie ed 801 centri pastorali. I Vescovi sono 11, i sacerdoti 811, i religiosi e le religiose 1.386; 30 sono i membri laici di Istituti secolari e 11.251 i catechisti con missioni di apostolato. I seminaristi minori sono 308 e i maggiori 497.
  La Chiesa cattolica conta 217 centri educativi di tutti i livelli nei quali studiano 57.771 alunni, e 17 centri di educazione speciale. Esistono anche 133 centri di assistenza di proprietà della Chiesa o diretti da ecclesiastici: 12 ospedali; 65 ambulatori; 3 lebbrosari; 7 case per anziani ed invalidi; 41 orfanotrofi e scuole materne, 3 consultori familiari e centri per la protezione della vita e 3 istituzioni di altri tipo.
PV-BENIN/                         VIS 20111115 (220)

BENIN SI PREPARA AD ACCOGLIERE IL PAPA VENERDÌ PROSSIMO


 
CITTA' DEL VATICANO, 15 NOV. 2011 (VIS). Nella mattinata di ieri, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta una Conferenza Stampa di presentazione della visita che Benedetto XVI compirà in Benin, da venerdì 18 a domenica 20 novembre, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell’Universo.
  Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha illustrato ai giornalisti i motivi di interesse della visita che segna il ritorno del Pontefice in Africa dopo il Viaggio in Angola e Camerun del 2009. In primo luogo la firma dell’Esortazione Apostolica Postsinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi, che sarà consegnata ai 35 Presidenti delle Conferenze Episcopali Nazionali e ai 7 responsabili delle Conferenze Regionali del Continente.
  Il secondo luogo, il Benin, paese africano geograficamente piccolo che conta appena 7 milioni di abitanti, è stato da sempre spiritualmente grande per la Chiesa. Infatti dal Benin partì, 150 anni fa, la grande opera di evangelizzazione che investì anche i paesi circostanti, dal Togo al Ghana al Niger. Padre Lombardi ha affermato che vi è una atmosfera di grande aspettativa nel Paese per l’arrivo del Papa. “Un incoraggiamento al continente africano nel suo insieme. Quindi, un accento consapevole dei problemi che ci sono, ma di prospettiva positiva: un incoraggiamento a impegnarsi per la riconciliazione, giustizia, pace, per uno sviluppo umano integrale e un annuncio del Vangelo come sviluppo integrale dell’uomo. Quindi, un viaggio che vuole certamente essere molto costruttivo”.
  Un altro momento molto atteso è la visita del Papa alla tomba del Cardinale Bernardin Gantin, mancato nel 2008, molto amato dal suo popolo. Un affetto condiviso dal Santo Padre, come ha segnalato Padre Lombardi: “E’ una persona anche molto vicina al Papa attuale per diversi motivi, essendo stato per tanto tempo Prefetto della Congregazione per i Vescovi, mentre il Papa attuale era Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; ed essendo stato il suo predecessore diretto come Decano del Collegio Cardinalizio. In Benin, è considerato un padre dalla patria, un eroe nazionale, una persona che gode di una stima e di un affetto da parte della popolazione veramente immensi. La figura di Gantin e la visita del Papa alla sua tomba saranno uno degli aspetti più significativi del Viaggio”.
  Infine il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha informato di un evento artistico e culturale che si terrà la sera di venerdì a Cotonou, che vedrà la partecipazione di tre importanti cantautori africani – Papa Wemba, Bonga e Fifito – in un concerto che tratterà i temi dalla pace, della giustizia e della riconciliazione.
PV-BENIN/              VIS 20111115 (430)

giovedì 29 settembre 2011

VIAGGIO APOSTOLICO IN BENIN DAL 18 AL 20 NOVEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 29 SET. 2011 (VIS). Dal 18 al 20 novembre prossimo, il Santo Padre Benedetto XVI compirà un Viaggio Apostolico in Benin, in occasione della firma e della pubblicazione dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale della Seconda Assemblea Speciale per l’Africa del Sinodo dei Vescovi.

Alle 9:00 di venerdì 18 novembre, l’aereo papale partirà dall’aeroporto di Roma Fiumicino per Cotonou dove l’arrivo è previsto alle 15:00, ora locale. Dopo la cerimonia di benvenuto all’aeroporto, il Papa si recherà in visita alla Cattedrale di Cotonou.

Sabato 19 novembre, è in programma un incontro del Papa con i Membri del Governo, i Rappresentanti delle istituzioni della Repubblica, il Corpo Diplomatico e i Rappresentanti delle principali religioni nel Palazzo Presidenziale di Cotonou. Lo stesso giorno il Santo Padre si recherà alla tomba del Cardinale Bernardin Gantin nella Cappella del Seminario S. Gall a Ouidah. Nella tarda mattinata Benedetto XVI avrà un incontro con i sacerdoti, i seminaristi, i religiosi e fedeli laici nel Cortile del Seminario. La mattinata si concluderà con una visita alla Basilica dell’Immacolata Concezione di Maria di Ouidah e con la firma dell’Esortazione Apostolica Post-Sinodale.

Nel pomeriggio dello stesso giorno, il Papa compirà una visita al Foyer “Pace e Gioia” delle Missionarie della Carità presso la Parrocchia Santa Rita a Cotonou, a cui seguirà un incontro con i bambini della Parrocchia. Alle 18:45 il Papa incontrerà i Vescovi del Benin.

Domenica 20 novembre, dopo la celebrazione della Santa Messa, il Pontefice consegnerà l’Esortazione Apostolica Post-Sinodale ai Vescovi dell’Africa nello “Stade de l’amitié” di Cotonou. Dopo il pranzo con i Membri del Consiglio Speciale per l’Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi e con il Seguito Papale, nella Nunziatura Apostolica di Cotonou, Benedetto XVI si recherà all’aeroporto “Cardinale Bernardin Gantin” di Cotonou e qui si imbarcherà, alle 16:30, sull’aereo per Roma.
PV-BENIN/ VIS 20110929 (320)

martedì 27 settembre 2011

SEMINARIO: TEMPO DI DISCERNIMENTO E APPRENDIMENTO

CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2011 (VIS). Sabato 24 settembre, nel corso del suo Viaggio Apostolico in Germania, il Santo Padre Benedetto XVI ha incontrato i seminaristi di Freiburg ed ha rivolto loro un discorso a braccio, in lingua tedesca, del quale riportiamo alcuni estratti.

Il Papa si è interrogato, con i futuri sacerdoti, sul significato del tempo trascorso in Seminario, e partendo dal brano del Vangelo di San Marco che descrive la costituzione della comunità degli Apostoli, ha detto: “Il Signore fece i Dodici. Egli creò qualcosa. (...). Ed Egli li fece, ‘perché stessero con Lui per mandarli (...). Devono stare con Lui per arrivare a conoscerLo (...), ma allo stesso tempo devono essere inviati, che trasmettono ciò che hanno imparato, che portano agli altri uomini in cammino – verso la periferia, nel vasto mondo e verso coloro che sono molto lontani da Lui. (...) Imparare ciò, l’andare insieme, l’essere mandati, e l’essere con Lui, il rimanere presso di Lui, è – credo – proprio ciò che dobbiamo imparare in seminario”.

“Il seminario è dunque tempo di esercitazione; certamente anche di discernimento e apprendimento. (...) La vocazione deve essere verificata, e di questo fa poi parte la vita comunitaria e il dialogo con le vostre guide spirituali (...). Apprendere la fiducia: se Dio lo vuole, allora posso affidarmi a Lui. Nel mondo di oggi (...) in cui tutto cambia continuamente, in cui i legami umani si allentano (...) diventa sempre più difficile credere: resisterò per tutta la vita. (...) Se Dio mi vuole, mi darà anche fiducia, mi sorreggerà (...) nell’ora del pericolo sarà presente, porrà persone sulla mia strada, mi mostrerà vie, mi sosterrà. E la fedeltà è possibile, perché il Signore è sempre presente, e perché Egli esiste ieri, oggi e domani”.

Non soltanto tempo di discernimento, di apprendimento, di chiamata, il Seminario è anche, ha sottolineato il Papa, “tempo di preghiera (...). Un apprendere ad ascoltare veramente il Signore – nella Parola della Sacra Scrittura, nella fede della Chiesa, nella liturgia della Chiesa – ed apprendere l’attualità della sua Parola. Nell’esegesi impariamo tante cose sull’ieri: tutto ciò che c’era ieri, le fonti, quali comunità esistevano e così via. Anche questo è importante. Ma più importante è che in questo ieri noi apprendiamo l’oggi; che il Signore con queste parole parla adesso, esse portano tutte in sé il loro oggi, e, al di là del loro inizio storico, recano in sé una pienezza che parla a tutte le epoche”.

“’La fede viene dall’ascolto’ – ha detto Santo Padre citando le parole di San Paolo ed ha spiegato che la fede ha bisogno “della parola vivente (...) delle parole della Chiesa in tutte le epoche, della parola attuale che la Chiesa rivolge attraverso i sacerdoti, i Vescovi e i fratelli e le sorelle. Fa parte della fede il ‘tu’ del prossimo e fa parte della fede il ‘noi”.

Il Papa ha in merito sottolineato l’importanza di accogliere l’altro con le sue peculiarità e di essere consapevoli della sopportazione vicendevole. Solo così si può diventare un “noi” che sia una vera comunità per “essere insieme in cammino verso il Dio vivente. (...) Il ‘noi’ è l’intera comunità dei fedeli, di oggi, di tutti i luoghi e di tutti i tempi. (....) Noi siamo Chiesa. Lo siamo proprio nell’aprirci e nell’andare al di là di noi stessi e nell’esserlo insieme con gli altri!”.

Infine, nel ricordare ai seminaristi l’importanza dello studio nella preparazione al sacerdozio, Benedetto XVI ha detto: “Sappiamo tutti che San Pietro ha detto: ‘Siate sempre pronti ad offrire a chiunque vi domandi, come risposta, la ragione, il ‘logos’ della vostra fede’. Il nostro mondo oggi è un mondo razionalistico e condizionato dalla scientificità, anche se molto spesso si tratta di una scientificità solo apparente. (...) La fede non è un mondo parallelo del sentimento, che poi ci permettiamo come un di più, ma è ciò che abbraccia il tutto, gli dà senso, lo interpreta e gli dà anche le direttive etiche interiori, affinché sia compreso e vissuto in vista di Dio e a partire da Dio. Per questo è importante essere informati, comprendere, avere la mente aperta, imparare. (...) Studiare è essenziale: soltanto così possiamo far fronte al nostro tempo ed annunciare ad esso il ‘logos’ della nostra fede”.
PV-GERMANIA VIS 20110927 (750)

lunedì 26 settembre 2011

ELIMINARE CIÒ CHE VI È DI MONDANO NELLA CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, alle 17:00, presso la Konzerthaus di Freiburg, il Santo Padre ha avuto un incontro con i rappresentanti delle associazioni cattoliche impegnate nella Chiesa e nella società.

Nel ringraziare i presenti per il servizio e la testimonianza cristiana, missione “non sempre facile nel tempo attuale”, Benedetto XVI ha affermato: “Da decenni assistiamo ad una diminuzione della pratica religiosa, constatiamo un crescente distanziarsi di una parte notevole di battezzati dalla vita della Chiesa. Emerge la domanda: la Chiesa non deve forse cambiare?”.

La ‘Chiesa’, ha ricordato il Santo Padre, non è sinonimo di gerarchia, il Papa i Vescovi: “Chiesa siamo tutti noi, i battezzati. (...) Sì, c’è motivo per un cambiamento. Esiste un bisogno di cambiamento. Ogni cristiano e la comunità dei credenti sono chiamati ad una continua conversione. (...) Per quanto riguarda la Chiesa, il motivo fondamentale del cambiamento è la missione apostolica dei discepoli e della Chiesa stessa”.

“Infatti, la Chiesa” – ha proseguito il Pontefice – “deve sempre di nuovo verificare la sua fedeltà a questa missione”, il cui mandato comprende tre aspetti: testimonianza, fare discepoli tutti i popoli e proclamare il Vangelo. “La missione della Chiesa, infatti, deriva dal mistero del Dio uno e trino, dal mistero del suo amore creatore”. La Chiesa “non possiede niente di autonomo di fronte a Colui che l’ha fondata. Essa trova il suo senso esclusivamente nell’impegno di essere strumento della redenzione, di pervadere il mondo con la parola di Dio e di trasformare il mondo introducendolo nell’unione d’amore con Dio”.

“Nello sviluppo storico della Chiesa si manifesta, però, anche una tendenza contraria: quella cioè di una Chiesa che si accomoda in questo mondo, diventa autosufficiente e si adatta ai criteri del mondo. Essa dà così all’organizzazione e all’istituzionalizzazione un’importanza maggiore che non alla sua chiamata all’apertura”.

“Per corrispondere al suo vero compito, la Chiesa” – ha ribadito il Pontefice – “deve sempre di nuovo fare lo sforzo di distaccarsi dalla mondanità del mondo. (...) In un certo senso, la storia viene in aiuto alla Chiesa attraverso le diverse epoche di secolarizzazione, che hanno contribuito in modo essenziale alla sua purificazione e riforma interiore”.

“Le secolarizzazioni infatti – fossero esse l’espropriazione di beni della Chiesa o la cancellazione di privilegi o cose simili – significarono ogni volta una profonda liberazione della Chiesa da forme di mondanità: essa si spogliava, per così dire, della sua ricchezza terrena e tornava ad abbracciare pienamente la sua povertà terrena”. Distaccandosi dai suoi legami materiali “il suo agire missionario tornava ad essere credibile”.

“Gli esempi storici mostrano che la testimonianza missionaria di una Chiesa distaccata dal mondo emerge in modo più chiaro. Liberata dal suo fardello materiale e politico, la Chiesa può dedicarsi meglio e in modo veramente cristiano al mondo intero, può essere veramente aperta al mondo”.

“Non si tratta qui di trovare una nuova tattica per rilanciare la Chiesa.” – ha sottolineato il Pontefice. Si tratta piuttosto di deporre tutto ciò che è soltanto tattica e di cercare la piena sincerità, che non trascura né reprime alcunché della verità del nostro oggi, ma realizza la fede pienamente (...) togliendo da essa ciò che solo apparentemente è fede, ma in verità sono convenzioni ed abitudini”.

“Diciamolo ancora con altre parole: la fede cristiana è per l’uomo uno scandalo sempre e non soltanto nel nostro tempo. (...) Questo scandalo, che non può essere abolito se non si vuole abolire il cristianesimo, purtroppo, è stato messo in ombra proprio recentemente dagli altri scandali dolorosi degli annunciatori della fede. Si crea una situazione pericolosa, quando questi scandali (...) nascondono la vera esigenza cristiana dietro l’inadeguatezza dei suoi messaggeri”.

“Vi è una ragione in più per ritenere che sia nuovamente l’ora di togliere coraggiosamente ciò che vi è di mondano nella Chiesa. (...) Una Chiesa alleggerita degli elementi mondani è capace di comunicare agli uomini (...) la particolare forza vitale della fede cristiana. (...) Essere aperti alle vicende del mondo significa quindi per la Chiesa distaccata dal mondo testimoniare, secondo il Vangelo, con parole ed opere qui ed oggi la signoria dell’amore di Dio”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110926 (690)

BENEDETTO XVI FIDUCIOSO FUTURO CRISTIANESIMO GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 26 SET. 2011 (VIS). Alle 18:00 di ieri, domenica 25 settembre, il Papa si è diretto all’aeroporto di Lahr, a 50 km da Freiburg, per intraprendere il viaggio di ritorno in Italia. Nella cerimonia di congedo, presieduta dal Presidente Federale, Signor Christian Wulff, che il Papa ha ringraziato per l’accoglienza, erano presenti diversi rappresentanti dell’episcopato tedesco, delle autorità civili e numerosi fedeli.

“Prima di lasciare la Germania, mi preme ringraziare per i giorni trascorsi, così commoventi e ricchi di avvenimenti, nella mia patria”, ha detto il Santo Padre ricordando i momenti più importanti del suo Viaggio Apostolico.

“Nella capitale federale Berlino ho avuto l’occasione particolare di parlare davanti ai parlamentari al ‘Deutscher Bundestag’ ed esporre loro alcune riflessioni sui fondamenti intellettuali dello stato. Volentieri ripenso anche ai colloqui fruttuosi con il Presidente Federale e la Signora Cancelliere sulla situazione attuale del popolo tedesco e della comunità internazionale. Mi ha particolarmente toccato l’accoglienza cordiale e l’entusiasmo di così tante persone a Berlino”.

“Nel Paese della Riforma – ha proseguito il Pontefice – l’ecumene ha costituito naturalmente uno dei punti centrali del viaggio. Qui vorrei rilevare l’incontro con i rappresentanti della ‘Chiesa Evangelica in Germania’ nell’ex-Convento agostiniano a Erfurt. Sono profondamente grato per lo scambio fraterno e la preghiera comune. Molto particolare è stato anche l’incontro con i cristiani ortodossi e ortodossi orientali, come pure con gli ebrei e i musulmani”.

“Ovviamente, questa visita era rivolta in particolare ai cattolici a Berlino, a Erfurt, nell’Eichsfeld e a Friburgo. Ricordo con piacere (...) l’ascoltare insieme la Parola di Dio e il pregare uniti – soprattutto anche nelle parti del Paese in cui si è tentato per decenni di rimuovere la religione dalla vita delle persone. Questo mi rende fiducioso per il futuro del cristianesimo in Germania. Come già durante le visite precedenti, si è potuto sperimentare quante persone qui testimoniano la propria fede e rendono presente la sua forza trasformante nel mondo di oggi”.

“Non da ultimo, sono stato molto lieto, dopo l’impressionante Giornata Mondiale della Gioventù a Madrid, di stare anche a Friburgo, di nuovo insieme con tanti giovani, ieri, alla veglia di preghiera con i giovani. Incoraggio la Chiesa in Germania a proseguire con forza e fiducia il cammino della fede, che fa ritornare le persone alle radici, al nucleo essenziale della Buona Novella di Cristo. Ci saranno comunità piccole di credenti – e già esistono – che con il proprio entusiasmo diffondono raggi di luce nella società pluralistica, rendendo altri curiosi di cercare la luce che dà vita in abbondanza. (...) ‘Dove c’è Dio, là c’è futuro’. Dove Dio è presente, là c’è speranza e là si aprono prospettive nuove e spesso insospettate che vanno oltre l’oggi e le cose effimere. In questo senso accompagno, nei pensieri e nelle preghiere, il cammino della Chiesa in Germania”.

Al termine della cerimonia di congedo il Santo Padre alle 19:15 è salito a bordo dell’aereo papale ed alle 20:45 è giunto all’aeroporto di Fiumicino da dove in automobile ha raggiunto il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
PV-GERMANIA/ VIS 20110926 (520)

domenica 25 settembre 2011

SALUTO CITTADINANZA FREIBURG IM BREISGAU

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Al termine della Santa Messa di questa mattina nella Domplatz di Erfurt, Benedetto XVI è salito a bordo dell’aereo papale diretto a Lahr e da qui ha raggiunto in automobile Freiburg im Breisgau dove si è recato in visita alla Cattedrale “Unserer Lieben Frau”.

Nel salutare la cittadinanza riunita nella Münsterplatz e ringraziando della cordiale accoglienza, il Santo Padre ha detto: “Sono venuto volentieri anche da voi per pregare insieme con voi, per proclamare la parola di Dio e per celebrare l’Eucaristia. Chiedo la vostra preghiera affinché questi giorni siano fruttuosi, affinché Dio confermi la nostra fede, rafforzi la nostra speranza e accresca il nostro amore. Che in questi giorni diventiamo di nuovo consapevoli di quanto Dio ci ami e di quanto Egli sia buono, così da mettere, con piena fiducia, noi stessi e tutto ciò che muove il nostro cuore ed è importante per noi nella sue mani. In Lui il nostro futuro è assicurato: Egli dona senso alla nostra vita e può condurla alla pienezza. Il Signore vi accompagni nella pace e vi rende messaggeri della gioia!.

Al termine, dopo la Benedizione Apostolica, Benedetto XVI si è diretto al Seminario arcidiocesano di Freiburg im Breisgau ed alle 16:50 ha avuto un incontro con l’ex-Cancelliere Federale Helmut Kohl. Infine alle 17:15 ha incontrato i Rappresentanti delle Chiese Ortodosse.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (230)

CATTOLICI E ORTODOSSI: PROSEGUIRE IMPEGNO DIALOGO QUESTIONE PRIMATO

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, alle 17:15, nell’Aula del Seminario di Freiburg, il Santo Padre ha avuto un Incontro con 15 Rappresentanti delle Chiese Ortodosse della Germania. Il Paese conta 467 Comunità Ortodosse Bizantine e circa 1.300.000 fedeli ripartiti tra le varie Chiese Ortodosse autocefale. I fedeli appartenenti alla Chiese Ortodosse Orientali, arrivati in Germania soprattutto in seguito alle persecuzioni subite dalle loro chiese nei paesi d’origine, sono circa 157.000.

Nel ringraziare il Metropolita Augustinos, Presidente della Conferenza Episcopale Ortodossa in Germania, per le sue parole “piene di fiducia”, il Papa ha ripetuto che fra le Chiese e le comunità cristiane “l’Ortodossia, teologicamente, è la più vicina a noi; cattolici ed ortodossi hanno entrambi la medesima struttura della Chiesa delle origini. Così possiamo sperare che non sia troppo lontano il giorno in cui potremo di nuovo celebrare insieme l’Eucaristia”.

“Con interesse e simpatia la Chiesa cattolica segue lo sviluppo delle comunità ortodosse in Europa occidentale che hanno registrato una notevole crescita”, ha proseguito il Santo Padre esprimendo soddisfazione per l’intensificazione “della collaborazione panortodossa, che negli ultimi anni ha fatto progressi essenziali” ed ha auspicato che: “Le esperienze che si vivono in queste Conferenze Episcopali rafforzino l’unione tra le Chiese ortodosse e facciano progredire gli sforzi per un concilio panortodosso”.

Nel riferirsi al progresso del dialogo fra cattolici e ortodossi Benedetto XVI ha detto: “Rimane altrettanto importante la continuazione del lavoro per chiarire le differenze teologiche, perché il loro superamento è indispensabile per il ristabilimento della piena unità, che auspichiamo e per la quale preghiamo. È soprattutto sulla questione del primato che dobbiamo continuare gli sforzi nel confronto per la sua giusta comprensione. Qui le riflessioni circa il discernimento tra la natura e la forma dell’esercizio del primato come le ha fatte Papa Giovanni Paolo II nell’Enciclica ‘Ut unum sint’ (n. 95), possono ancora darci fruttuosi impulsi”.

“Guardo con gratitudine” – ha proseguito il Pontefice – “anche al lavoro della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali. (...) I risultati ottenuti fanno crescere la comprensione gli uni degli altri e l’avvicinarsi gli uni agli altri”.

“Nell’attuale tendenza del nostro tempo, in cui non poche persone vogliono, per così dire, ‘liberare’ la vita pubblica da Dio, le Chiese cristiane in Germania – tra le quali anche i cristiani ortodossi ed ortodossi orientali –, sulla base della fede nell’unico Dio e Padre di tutti gli uomini, camminano insieme sulla via di una testimonianza pacifica per la comprensione e la comunione tra i popoli. Facendo questo, non tralasciano di mettere il miracolo dell’incarnazione di Dio al centro dell’annuncio. Consapevoli che su questo miracolo si fonda ogni dignità della persona, si impegnano insieme per la protezione della vita umana dal suo concepimento fino alla sua morte naturale”.

“La fede in Dio, il Creatore della vita” – ha ribadito infine il Pontefice – “e il restare assolutamente fedeli alla dignità di ogni persona rafforzano i cristiani nell’opporsi con forza ad ogni intervento manipolatore e selettivo nei confronti della vita umana. Inoltre, conoscendo il valore del matrimonio e della famiglia, in quanto cristiani ci sta molto a cuore, come cosa importante, proteggere l’integrità e la singolarità del matrimonio tra un uomo e una donna da ogni interpretazione sbagliata. Qui l’impegno comune dei cristiani, tra cui tanti fedeli ortodossi ed ortodossi orientali, dà un contributo prezioso per l’edificazione di una società che può avere un futuro, nella quale si porta il dovuto rispetto alla persona umana”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (600)

INCONTRO DI BENEDETTO XVI CON I SEMINARISTI

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Alle 17:45 di oggi pomeriggio, nella Cappella di San Carlo Borromeo del Seminario arcidiocesano di Freiburg, Benedetto XVI ha incontrato 60 seminaristi di questa Arcidiocesi.

Dopo l’Adorazione del Santissimo Sacramento e al termine della presentazione dell’Arcivescovo Robert Zollitsch, il Papa ha rivolto ai seminaristi un discorso a braccio invitandoli a “studiare perché nel nostro tempo c’è il problema del rapporto tra fede e ragione e quindi occorre imparare bene l’uso della ragione ai fini anche della trasmissione della fede”.

Benedetto XVI ha parlato anche dell’importanza del discernimento, della fedeltà e della preghiera e ha posto l’accento sull’importanza dell’esperienza comunitaria, della vita in comunità e dell’ascolto degli altri, per vivere nella fede. Padre Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha spiegato che le parole del Papa sono state una esortazione ai seminaristi per il tempo della formazione e per come viverlo.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110925 (160)

NUOVE VIE DI EVANGELIZZAZIONE PER TESTIMONIARE VICINANZA CHIESA ALLA SOCIETÀ

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Questo pomeriggio alle 18:15, nell’Aula del Seminario di Freiburg, il Papa ha incontrato i membri del Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, istituito nel 1952 per promuovere l’opera apostolica della Chiesa e dei cattolici nella società.

Citando quale esempio i programmi di aiuto ai paesi in via di sviluppo denominati “Exposure”, nei quali persone responsabili della politica, dell’economia e della Chiesa vivono, per un certo tempo, con i destinatari dei programmi di aiuto e analizzano questa esperienza per trarre insegnamento per il proprio agire solidale, il Papa ha detto: “Immaginiamo che un tale programma ‘exposure’ abbia luogo qui in Germania. Qui ammirerebbero tante cose, ad esempio il benessere, l’ordine e l’efficienza. Ma, con uno sguardo non prevenuto, constaterebbero anche tanta povertà: povertà per quanto riguarda le relazioni umane e povertà nell’ambito religioso”.

“Viviamo in un tempo caratterizzato in gran parte” – ha affermato il Pontefice – “da un relativismo subliminale che penetra tutti gli ambiti della vita. A volte, questo relativismo diventa battagliero, rivolgendosi contro persone che affermano di sapere dove si trova la verità o il senso della vita. E notiamo come questo relativismo eserciti sempre di più un influsso sulle relazioni umane e sulla società. (...) Qualcuno non sembra affatto capace di rinunciare a qualcosa o di fare un sacrifico per altri. Anche l’impegno altruistico per il bene comune, nei campi sociali e culturali, oppure per i bisognosi, sta diminuendo. Altri non sono più in grado di legarsi in modo incondizionato ad un partner”.

“Vediamo che nel nostro mondo ricco occidentale c’è carenza: tante persone sono carenti dell’esperienza della bontà di Dio. Non trovano alcun punto di contatto con le Chiese istituzionali e le loro strutture tradizionali. Ma perché? Penso che questa sia una domanda sulla quale dobbiamo riflettere molto seriamente. Occuparsi di questa domanda è il compito principale del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione. Ma essa, ovviamente, riguarda tutti noi”, ha detto il Santo Padre illustrando l’esempio della situazione specifica tedesca in cui “La Chiesa è organizzata in modo ottimo”.

“Ma, dietro le strutture – ha detto ancora il Pontefice - si trova anche la relativa forza spirituale, la forza della fede in un Dio vivente? Sinceramente dobbiamo però dire che c’è un’eccedenza delle strutture rispetto allo Spirito. Aggiungo: la vera crisi della Chiesa nel mondo occidentale è una crisi di fede. Se non arriveremo ad un vero rinnovamento nella fede, tutta la riforma strutturale resterà inefficace”.

“Qui siamo chiamati a cercare nuove vie dell’evangelizzazione. Une di queste vie potrebbe essere costituita dalle piccole comunità, dove si vivono amicizie, che sono approfondite nella frequente adorazione comunitaria di Dio. Qui ci sono persone che raccontano le loro piccole esperienza di fede nel posto di lavoro e nell’ambito della famiglia e dei conoscenti, testimoniando, in tal modo, una nuova vicinanza della Chiesa alla società”.

Concluso l’incontro con il Consiglio del Comitato Centrale dei Cattolici Tedeschi, il Santo Padre si è diretto alla Fiera di Freiburg im Breisgau per presiedere la Veglia di preghiera con i giovani.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (520)

IL PAPA AI GIOVANI: SAPPIATE OSARE ED ESSERE SANTI ARDENTI

CITTA' DEL VATICANO, 24 SET. 2011 (VIS). Questa sera alle 19:00 il Santo Padre ha presieduto la Veglia di preghiera con i giovani alla Fiera di Freiburg. Di seguito riportiamo alcuni estratti del suo discorso.

Il Papa ha commentato dapprima il rito della Luce durante la quale ha acceso le candele portate da alcuni rappresentanti dei giovani che a loro volta hanno acceso le candele di altri giovani presenti, rievocando così la Veglia pasquale. “In tale meraviglioso rito liturgico – ha detto il Pontefice – si svela a noi, attraverso segni più eloquenti delle parole, il mistero della nostra fede cristiana. Gesù che dice di se stesso: ‘Io sono la luce del mondo’ fa brillare la nostra vita, perché sia vero ciò che abbiamo appena ascoltato nel Vangelo: ‘Voi siete la luce del mondo’”.

“Non sono i nostri sforzi umani o il progresso tecnico del nostro tempo a portare luce in questo mondo. Sempre di nuovo dobbiamo fare l’esperienza che il nostro impegno per un ordine migliore e più giusto incontra i suoi limiti. La sofferenza degli innocenti e, infine, la morte di ogni uomo costituiscono un buio impenetrabile che può forse essere rischiarato per un momento da nuove esperienze, come da un fulmine nella notte. Alla fine, però, rimane un’oscurità angosciante. Intorno a noi può esserci il buio e l’oscurità, e tuttavia vediamo una luce: (...) Cristo, che è risorto dai morti, brilla in questo mondo, e lo fa nel modo più chiaro proprio là dove secondo il giudizio umano tutto sembra cupo e privo di speranza”. (...)

“Chi crede in Gesù, certamente non vede sempre soltanto il sole nella vita, quasi che gli possano essere risparmiate sofferenze e difficoltà, ma c’è sempre una luce chiara che gli indica una via che conduce alla vita in abbondanza. Gli occhi di chi crede in Cristo scorgono anche nella notte più buia una luce e vedono già il chiarore di un nuovo giorno”.

“La luce non rimane sola. Tutt’intorno si accendono altre luci. Sotto i loro raggi si delineano i contorni dell’ambiente così che ci si può orientare. Non viviamo da soli nel mondo. Proprio nelle cose importanti della vita abbiamo bisogno di altre persone. Così, in modo particolare, nella fede non siamo soli, siamo anelli nella grande catena dei credenti. Nessuno arriva a credere se non è sostenuto dalla fede degli altri e, d’altra parte, con la mia fede contribuisco a confermare gli altri nella loro fede”. (...)

Immagine dei santi presentata in modo distorto

“Noi (...) sperimentiamo sempre di nuovo il fallimento dei nostri sforzi e l’errore personale nonostante le migliori intenzioni. A quanto appare il mondo in cui viviamo, nonostante il progresso tecnico, in ultima analisi non diventa più buono. Esistono tuttora guerre, terrore, fame e malattia, povertà estrema e repressione senza pietà. E anche quelli che nella storia si sono ritenuti ‘portatori di luce’, senza però essere stati illuminati da Cristo, l’unica vera luce, non hanno realmente creato alcun paradiso terrestre, bensì hanno instaurato dittature e sistemi totalitari, in cui anche la più piccola scintilla di umanesimo è stata soffocata”.

“A questo punto non dobbiamo tacere il fatto che il male esiste. Lo vediamo, in tanti luoghi di questo mondo; ma lo vediamo anche – e questo ci spaventa – nella nostra stessa vita. Sì, nel nostro stesso cuore esistono l’inclinazione al male, l’egoismo, l’invidia, l’aggressività. Con una certa autodisciplina ciò forse è, in qualche misura, controllabile. È più difficile, invece, con forme di male piuttosto nascosto, che possono avvolgerci come una nebbia indistinta, e sono la pigrizia, la lentezza nel volere e nel fare il bene. Ripetutamente nella storia, persone attente hanno fatto notare che il danno per la Chiesa non viene dai suoi avversari, ma dai cristiani tiepidi”. (...)

“Cari amici, ripetutamente l’immagine dei santi è stata sottoposta a caricatura e presentata in modo distorto, come se essere santi significasse essere fuori dalla realtà, ingenui e senza gioia. Non di rado si pensa che un santo sia soltanto colui che compie azioni ascetiche e morali di altissimo livello e che perciò certamente si può venerare, ma mai imitare nella propria vita. Quanto è errata e scoraggiante questa opinione! Non esiste alcun santo, fuorché la beata Vergine Maria, che non abbia conosciuto anche il peccato e che non sia mai caduto. Cari amici, Cristo non si interessa tanto a quante volte nella vita vacillate e cadete, bensì a quante volte vi rialzate. Non esige azioni straordinarie, ma vuole che la sua luce splenda in voi. Non vi chiama perché siete buoni e perfetti, ma perché Egli è buono e vuole rendervi suoi amici. Sì, voi siete la luce del mondo, perché Gesù è la vostra luce. Voi siete cristiani – non perché realizzate cose particolari e straordinarie – bensì perché Egli, Cristo, è la vostra vita. Siete santi perché la sua grazia opera in voi”.

(...) “Questa assemblea brilla nei vari significati della parola – nel chiarore di innumerevoli lumi, nello splendore di tanti giovani che credono in Cristo. Una candela può dar luce soltanto se si lascia consumare dalla fiamma. Essa resterebbe inutile se la sua cera non nutrisse il fuoco. Permettete che Cristo arda in voi, anche se questo può a volte significare sacrificio e rinuncia. Non temete di poter perdere qualcosa e restare, per così dire, alla fine a mani vuote. Abbiate il coraggio di impegnare i vostri talenti e le vostre doti per il Regno di Dio e di donare voi stessi – come la cera della candela – affinché per vostro mezzo il Signore illumini il buio. Sappiate osare di essere santi ardenti, nei cui occhi e cuori brilla l’amore di Cristo e che, in questo modo, portano luce al mondo. Io confido che voi e tanti altri giovani qui in Germania siate fiaccole di speranza, che non restano nascoste. ‘Voi siete la luce del mondo’”.
PV-GERMANIA/ VIS 20110925 (990)

ESISTENZA CRISTIANA: IMPIEGO UMILE PROSSIMO E BENE COMUNE

CITTA' DEL VATICANO, 25 SET. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha celebrato l’Eucaristia sulla Spianata dell’Aeroporto turistico di Freiburg im Breisgau, con i Vescovi delle 27 Diocesi della Repubblica Federale di Germania e le migliaia di fedeli giunti da tutto il Paese e dagli Stati vicini. Di seguito riportiamo alcuni estratti dell’omelia tenuta da Benedetto XVI.

“‘O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con la misericordia e il perdono…’, abbiamo detto nella colletta del giorno. (...) Ci sono teologi che, di fronte a tutte le cose terribili che avvengono oggi nel mondo, dicono che Dio non può essere onnipotente. Di fronte a questo, noi professiamo Dio, l’Onnipotente, il Creatore del cielo e della terra. (...) Ma dobbiamo, al contempo, renderci conto che Egli esercita il suo potere in maniera diversa da come gli uomini sogliono fare. Egli stesso ha posto un limite al suo potere, riconoscendo la libertà delle sue creature. Noi siamo lieti e riconoscenti per il dono della libertà”.

“Tuttavia, quando vediamo le cose tremende, che a causa di essa avvengono, ci spaventiamo. Fidiamoci di Dio, il cui potere si manifesta soprattutto nella misericordia e nel perdono. E siamo certi, cari fedeli: Dio desidera la salvezza del suo popolo. Desidera la nostra salvezza. Sempre, e soprattutto in tempi di pericolo e di cambiamento radicale, Egli ci è vicino, il suo cuore si commuove per noi, si china su di noi. Affinché il potere della sua misericordia possa toccare i nostri cuori, ci vuole l’apertura a Lui, occorre la disponibilità di abbandonare il male, di alzarsi dall’indifferenza e di dare spazio alla sua Parola. Dio rispetta la nostra libertà. Egli non ci costringe”.

“Gesù nel Vangelo riprende questo tema fondamentale della predicazione profetica. Racconta la parabola dei due figli che sono invitati dal padre a lavorare nella vigna. Il primo figlio rispose: ‘Non ne ho voglia’; ma poi, pentitosi, ci andò’ L’altro, invece, disse al padre: ‘Sì, Signore’, ma non andò’”. Solo il primo compie la libertà del Padre. “Tradotta nel linguaggio del nostro tempo, l’affermazione potrebbe suonare più o meno così: agnostici, che a motivo della questione su Dio non trovano pace; persone che soffrono a causa dei nostri peccati e hanno desiderio di un cuore puro, sono più vicini al Regno di Dio di quanto lo siano i fedeli ‘di routine’, che nella Chiesa vedono ormai soltanto l’apparato, senza che il loro cuore sia toccato dalla fede”.

“Così, la parola di Gesù deve far riflettere, anzi, deve scuotere tutti noi. (...) Allora interroghiamoci: come è il mio rapporto personale con Dio, nella preghiera, nella partecipazione alla Messa domenicale, nell’approfondimento della fede mediante la meditazione della Sacra Scrittura e lo studio del Catechismo della Chiesa Cattolica? Cari amici, il rinnovamento della Chiesa, in ultima analisi, può realizzarsi soltanto attraverso la disponibilità alla conversione e attraverso una fede rinnovata”. (...)

“La vita cristiana deve misurarsi continuamente su Cristo (...) Come Cristo era totalmente unito al Padre ed obbediente a Lui, così i suoi discepoli devono obbedire a Dio ed avere un medesimo sentire tra loro. (...) La Chiesa in Germania supererà le grandi sfide del presente e del futuro e rimarrà lievito nella società, se i sacerdoti, le persone consacrate e i laici credenti in Cristo, in fedeltà alla propria vocazione specifica, collaborano in unità (...). La Chiesa in Germania continuerà ad essere una benedizione per la comunità cattolica mondiale, se rimane fedelmente unita con i Successori di san Pietro e degli Apostoli, se cura in molteplici modi la collaborazione con i Paesi di missione e si lascia anche ‘contagiare’ in questo dalla gioia nella fede delle giovani Chiese”.

“L’esistenza cristiana è una pro-esistenza: un esserci per l’altro, un impegno umile per il prossimo e per il bene comune. (...) Chiediamo a Dio il coraggio e l’umiltà di camminare sulla via della fede, di attingere alla ricchezza della sua misericordia e di tenere fisso lo sguardo su Cristo (...) che (...) è il nostro futuro”.
PV-GERMANIA VIS 20110925 (670)
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