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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 12 ottobre 2010

SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). La Seconda Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio nel pomeriggio di oggi alle 16:30 nell’Aula del Sinodo. Nel corso della sessione pomeridiana sono state presentate cinque relazioni per continente.

Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali. Alla sessione erano presenti 163 Padri Sinodali.


AFRICA: CARDINALE. POLYCARP PENGO, ARCIVESCOVO DI DAR-ES-SALAAM, PRESIDENTE DEL "SYMPOSIUM OF EPISCOPAL CONFERENCES OF AFRICA AND MADAGASCAR" (S.E.C.A.M.) (TANZANIA). “Il Simposio delle Conferenze Episcopali dell’Africa e del Madagascar ha un legame intrinseco con la Chiesa in Medio Oriente, soprattutto grazie alla Chiesa in Egitto, che fa parte sia dell’Africa che del Medio Oriente. (...) I cristiani emigrano dal Medio Oriente a causa di quelle che possono essere considerate situazioni di oppressione contro la fede cristiana in alcuni paesi del Medio Oriente. (...) Oggi nessun cristiano della costa dell’Africa orientale avverte l’obbligo di nascondere la propria identità cristiana, nonostante il fatto che l’Islam continui a essere la religione della maggioranza della popolazione. E anche gli insediamenti cristiani separati non sono più necessari. (...) Una collaborazione più stretta tra la Chiesa sub-Sahariana e la Chiesa nel Nord Africa e nel Medio Oriente resta e resterà sempre di importanza fondamentale per la sopravvivenza del Cristianesimo in entrambi i luoghi. Il SECAM rappresenta un eccellente strumento per tale cooperazione”.

NORD AMERICA: CARDINALE ROGER MICHAEL MAHONY, ARCIVESCOVO DI LOS ANGELES (STATI UNITI D'AMERICA). “Pur riconoscendo la loro unione con Roma, dovrebbero essere incoraggiate le relazioni interecclesiali non solo tra le Chiese ‘sui iuris’ in Medio Oriente, ma specialmente nella diaspora (IL par. 55). Constatando l’emorragia di cristiani dal Medio Oriente in Europa, in Australia e nelle Americhe, abbiamo cercato in vari modi di trasformare l’emigrazione in una nuova opportunità per sostenere questi cristiani, mentre si stabiliscono nella diaspora. (...) La sfida maggiore che affrontiamo con i nostri immigrati - siano essi cattolici medio orientali o cattolici vietnamiti fuggiti dal loro Paese per il Sud California, o cubani fuggiti da Cuba verso le coste di Miami - non è quella di aiutarli a vivere il mistero della ‘communio’ fra i cristiani e le varie Chiese cristiane. La sfida più grande è di aiutarli a rispondere alla grazia di dare testimonianza al Vangelo perdonando quei nemici che spesso sono la causa principale dell’aver lasciato la loro patria per trovare pace e giustizia sulle nostre coste”.

ASIA: ARCIVESCOVO ORLANDO B. QUEVEDO, O.M.I., DI COTABATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA "FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES" (F.A.B.C.) (FILIPPINE). “In Asia noi siamo un ‘piccolo gregge’, meno del 3% su oltre tre miliardi di asiatici. Alla luce delle crescenti diffidenze religiose e degli estremismi religiosi che talvolta sfociano in violenza e morte, potremmo certamente diventare paurosi o timidi. Ma siamo fortificati e incoraggiati dalle parole del Signore, ‘Non temere, piccolo gregge’. (...) Tale testimonianza sprona noi vescovi in comunione con il Santo Padre e tra di noi, ad affrontare seriamente le grandi sfide pastorali che abbiamo di fronte in Asia, vale a dire il fenomeno della migrazione, che viene talvolta chiamato la nuova schiavitù, l’impatto negativo della globalizzazione economica e culturale, la questione dei cambiamenti climatici, le istanze dell’estremismo religioso, dell’ingiustizia e della violenza, la libertà religiosa e i problemi biogenetici che minacciano la vita umana nel grembo materno dal concepimento fino alla morte naturale”.

EUROPA: CARDINALE PÉTER ERDO, ARCIVESCOVO DI ESZTERGOM-BUDAPEST, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE, PRESIDENTE DEL "CONSILIUM CONFERENTIARUM EPISCOPORUM EUROPAE" (C.C.E.E.) (UNGHERIA). “L’Europa è debitore del Medio Oriente. Non soltanto una moltitudine degli elementi fondamentali della nostra cultura proviene da quella regione, ma anche i primi missionari del nostro continente sono arrivati da lì. (...) Pensando al Medio Oriente, noi europei dobbiamo esaminare la nostra coscienza. È vivo ancora il messaggio del Vangelo tra di noi, quella buona novella che abbiamo ricevuto dagli apostoli? O non si vede più nella nostra vita quella luce e quell’entusiasmo che scaturisce dalla fede in Cristo? Nei nostri tempi, quando i profughi ed emigranti cristiani arrivano in Europa dai diversi Paesi del Medio Oriente qual’è la nostra reazione? Siamo abbastanza attenti alla cause che costringono migliaia se non milioni di cristiani a lasciare la terra dove abitavano i loro antenati da quasi duemila anni? È vero che anche il nostro comportamento è responsabile per quello che sta accadendo? Siamo proprio di fronte ad una grande sfida. (...) Sappiamo esprimere in modo efficace il nostro sostegno ai cristiani del Medio Oriente? (...) I cristiani che arrivano dal Medio Oriente bussano alla porta dei nostri cuori e risvegliano la nostra coscienza cristiana”.

OCEANIA: ARCIVESCOVO JOHN ATCHERLEY DEW, DI WELLINGTON, PRESIDENTE DELLA "FEDERATION OF CATHOLIC BISHOPS' CONFERENCES OF OCEANIA" (F.C.B.C.O.) (NUOVA ZELANDA). “Tra i cinque milioni di cattolici in Australia un numero piccolo ma importante fa parte delle Chiese cattoliche orientali. Le due principali Chiese cattoliche orientali in Australia sono la Maronita e la Melchita (...) Oltre a queste Chiese cattoliche orientali, vi sono anche la Caldea, Sira, Siro-Malabarese e Copta. Le eparchie maronita, melchita e caldea si estendono in Nuova Zelanda offrendo servizi pastorali e liturgici anche alle comunità lì residenti. Il Medio Oriente è presente in Oceania attraverso i migranti e i rifugiati che si sono stabiliti nella regione: ebrei europei sin dagli inizi dell’insediamento in Australia e Nuova Zelanda, nonché rifugiati dalla Germania degli anni intorno al 1930 e sopravvissuti alla Shoah; libanesi, palestinesi, egiziani; iracheni, cristiani e musulmani; e, in tempi più recenti, rifugiati curdi dall’Iraq, dall’Iran e dalla Turchia. I nostri legami storici sono fortemente caratterizzati dalla guerra e dalla pace. (...) Questi legami vengono cementati oggi attraverso la presenza di numerosi pellegrini dell’Oceania che visitano la Terra Santa, attraverso il reinsediamento dei rifugiati, i programmi di aiuto allo sviluppo di Caritas Internationalis; la presenza di ordini religiosi internazionali che si dedicano al lavoro educativo o al sostegno dei luoghi sacri”.

AMERICA LATINA: ARCIVESCOVO RAYMUNDO DAMASCENO ASSIS, DI APARECIDA, PRESIDENTE DEL CONSIGLIO EPISCOPALE LATINOAMERICANO (C.E.L.AM.) (BRASILE). “Nei nostri paesi latino-americani e dei Caraibi abbiamo molti emigranti mediorientali - di prima e seconda generazione - la maggior parte dei quali sono cristiani. Molti sono entrati a far parte della Chiesa latina e ci sono piccoli gruppi con le proprie eparchie. Il nostro desiderio è che si cresca ancora di più nella coscienza della nostra comune fede cattolica e che ci si avvicini maggiormente a un’azione missionaria condivisa. In questo momento stiamo realizzando in tutte le nostre Chiese la cosiddetta ‘Missione Continentale’, frutto della Conferenza Generale di Aparecida. Sarebbe una splendida testimonianza poterci unire in questo sforzo evangelizzatore. Da ultimo, vogliamo condividere con voi la preoccupazione per il conflitto israelo-palestinese. Anche in questo siamo in comunione con il Santo Padre nel suo sforzo di trovare una soluzione al conflitto. Che sia ristabilita nella terra di Gesù la pace fra questi due popoli!”.

ARCIVESCOVO ELIAS CHACOUR, DI AKKA, SAN GIOVANNI D'ACRI, TOLEMAIDE DEI GRECO-MELKITI (ISRAELE). “Negli ultimi venti secoli è stato come se i nostri cristiani di Terra Santa fossero condannati e avessero il privilegio di condividere l’oppressione, la persecuzione e la sofferenza con Cristo. (...) Come arcivescovo della comunità cattolica più grande in Terra Santa, la Chiesa cattolica melkita, vi invito qui, e chiedo al Santo Padre, di dedicare sempre più attenzione alle pietre vive della Terra Santa. (...) Siamo in Galilea da tempi immemori. Ora siamo in Israele. Vogliamo restare dove siamo e abbiamo bisogno della vostra amicizia più che dei vostri soldi”.

ARCIVESCOVO BOUTROS MARAYATI, DI ALEP DEGLI ARMENI (SIRIA). “Se vogliamo che questa Assemblea speciale sia feconda, dobbiamo pensare a una conferenza speciale per ciascun paese, avente un aspetto ecumenico, dove poter discutere delle questioni a seconda delle situazioni locali. Indubbiamente le sfide sono le stesse, ma ogni paese ha una situazione propria. (...) Negli ultimi 100 anni l’emigrazione o la deportazione violenta hanno continuato a verificarsi in Oriente. (...) Stiamo forse aspettando il giorno in cui il mondo come spettatore e l’indifferenza delle Chiese occidentali rimarranno fermi ad osservare la ‘morte dei Cristiani d’Oriente? Malgrado le crisi e le difficoltà che si presentano alla nostra vista cristiana e alle nostre relazioni ecumeniche, noi continuiamo a ‘credere, sperando contro ogni speranza”.
SE/ VIS 20101012 (1370)

TERZA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTÀ DEL VATICANO, 12 OTT 2010 (VIS). – La terza Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio questa mattina alle 9:00 nell’Aula del Sinodo, in presenza del Santo Padre e di 165 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato Sua Beatitudine l’Arcivescovo Ignace Youssef III Younan, Patriarca di Antiochia dei Siri (Libano), e Capo del Sinodo della Chiesa Siro Cattolica.

PADRE DAVID NEUHAUS S.I., VICARIO DEL PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI PER LA PASTORALE DEI CATTOLICI DI LINGUA EBRAICA (GERUSALEMME). “L’ebraico è anche la lingua della Chiesa cattolica in Medio Oriente. Centinaia di cattolici israeliani esprimono tutti gli aspetti della loro vita in ebraico, inculturando la loro fede in una società definita dalla tradizione ebraica.(…) Si tratta oggi di una grande sfida per il Vicariato di lingua ebraica. Infine, il Vicariato cattolico di lingua ebraica si sforza di fare da ponte tra la Chiesa, prevalentemente di lingua araba, e la società israeliana ebraica, al fine di promuovere l’insegnamento del rispetto per il popolo dell’Antica Alleanza e la sensibilità verso il grido di giustizia e di pace per gli ebrei e i palestinesi. Insieme, i cattolici di lingua araba e quelli di lingua ebraica devono rendere testimonianza e lavorare in comunione per la Chiesa nella terra dove essa è nata”.

ARCIVESCOVO LOUIS SAKO, DI KIRKUK DEI CALDEI, AMMINISTRATORE PATRIARCALE DI SULAIMANIYA DEI CALDEI (IRAK). “Il mortale esodo che affligge le nostre Chiese non si potrà evitare. L'emigrazione è la più grande sfida che minaccia la nostra presenza. Le cifre sono preoccupanti. Le Chiese Orientali, ma anche la Chiesa universale, devono assumersi le proprie responsabilità e operare con la comunità internazionale e le autorità locali scelte comuni che rispettino la dignità della persona umana. Scelte che siano basate sull'uguaglianza e sulla piena cittadinanza, con impegni di associazione e di protezione. La forza di uno Stato si deve basare sulla credibilità nell'applicazione delle leggi al servizio dei cittadini, senza discriminazione tra maggioranza e minoranza. Vogliamo vivere in pace e libertà invece di sopravvivere”.

ARCIVESCOVO YOUSSEF BÉCHARA, DI ANTELIAS DEI MARONITI (LIBANO). “Dato che la stragrande maggioranza dei paesi del Medio Oriente sono musulmani e rifiutano quindi la laicità, sarebbe meglio utilizzare invece per il nostro Sinodo il termine cittadinanza o stato civico perché si tratta di un termine più accettato e che si riferisce alle stesse realtà (…). Ma affinché la realtà della cittadinanza venga ammessa, generalizzata e integrata a livello delle costituzioni e soprattutto delle mentalità, occorre un duplice lavoro: a livello societario popolare, i mezzi di comunicazione sociale possono essere di grande aiuto poiché si tratta di radicare nelle masse i principi che la cittadinanza comporta, soprattutto l’uguaglianza di tutti e l’accettazione della diversità religiosa e culturale; a livello educativo (…), la nozione di cittadinanza può essere approfondita durante gli anni della formazione. Occorre un lavoro di risanamento dei programmi per eliminarne le discriminazioni. Questo duplice lavoro è necessario se si vuol andare oltre le classi alte - per le quali la cittadinanza, il dialogo e anche la libertà sono ammesse -per raggiungere le masse che possono essere manipolate e abbandonarsi a ogni tipo di estremismo”.

VESCOVO SALIM SAYEGH, AUSILIARE DI GERUSALEMME DEI LATINI, VICARIO PATRIARCALE DI GERUSALEMME DEI LATINI PER LA GIORDANIA (GERUSALEMME). “Fra i problemi che la Chiesa in Medio Oriente deve affrontare, si deve menzionare il problema delle sette, causa di grande confusione dottrinale. (...) Cosa si può fare per salvaguardare il tesoro della fede e limitare la crescente influenza delle sette? (...) Si chiede con insistenza ai sacerdoti e ai pastori di anime di visitare le famiglie e di assumersi la responsabilità di spiegare, difendere, diffondere, vivere ed aiutare a vivere la fede cattolica. Occuparsi seriamente della formazione cristiana degli adulti. (...) Sensibilizzare le scuole cattoliche sulla loro missione cattolica. (...) Avere il coraggio di rivedere i testi del catechismo così che essi possano esprimere con chiarezza la fede e la dottrina della Chiesa cattolica”.

ARCIVESCOVO VINCENT LANDEL, S.C.I. DE BETH., DI RABAT, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE REGIONALE DELL’AFRICA SETTENTRIONALE (C.E.R.N.A.) (MAROCCO). “La nostra responsabilità come Chiesa è aiutare i cristiani ad accettare le differenze con i loro amici musulmani, (…) ad avere un atteggiamento umile e fiducioso nei confronti di chi è diverso da noi. (…) La nostra responsabilità come Chiesa è aiutare i cristiani di passaggio a capire meglio che si può vivere la fede cristiana con allegria ed entusiasmo in una società totalmente musulmana. Ciò li aiuterà a ritornare nel loro Paese con un’altra idea dei musulmani che hanno incontrato, e a eliminare i pregiudizi che rischiano di far imputridire il mondo”.

ARCIVESCOVO PAUL YOUSSEF MATAR, DI BEIRUT, BEIRUT DEI MARONITI (LIBANO). “La responsabilità delle potenze occidentali: hanno commesso ingiustizie ed errori storici nell’incontro con il Medio Oriente. Inoltre dovrebbero riparare le ingiustizie che soffrono popoli interi, specialmente quello palestinese. I cristiani di questa regione, che furono ingiustamente identificati con quelli, trarrebbero beneficio da queste riparazioni grazie ad una coesione con i loro fratelli.(…) La responsabilità dei cristiani occidentali e del mondo: devono conoscere meglio i loro fratelli e sorelle del Medio Oriente per essere più solidali con le loro cause. Inoltre dovrebbero esercitare pressione sull’opinione pubblica, come i loro governanti, per ristabilire la giustizia nelle relazioni con il Medio Oriente e l’Islam, e aiutare a liberare il mondo dal fondamentalismo e guidarlo verso la moderazione”.
SE/ VIS 20101012 (900)

PONTIFICIO CONSIGLIO NUOVA EVANGELIZZAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, l’Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della nuova Evangelizzazione, ha tenuto un briefing di presentazione della Lettera Apostolica Motu proprio “Ubicumque et semper” del Santo Padre Benedetto XVI che istituisce il nuovo Pontificio Consiglio.


”Il tema della nuova evangelizzazione” – ha detto il Presule – “è stato oggetto di attenta riflessione da parte del magistero della Chiesa negli ultimi decenni. (...) L’obiettivo appare da subito come una grande sfida che viene a porsi per la Chiesa intera nel dover riflettere e trovare le forme adeguate per rinnovare il proprio annuncio presso tanti battezzati che non comprendono più il senso di appartenenza alla comunità cristiana e sono vittima del soggettivismo dei nostri tempi con la chiusura in un individualismo privo di responsabilità pubblica e sociale. Il Motu proprio, più direttamente, individua le Chiese di antica tradizione che (...) richiedono un rinnovato spirito missionario in grado di far compiere quel balzo necessario per corrispondere alle nuove esigenze che la situazione storica contemporanea richiede”.

“Come attesta ‘Ubicumque et semper’, la ‘nuova evangelizzazione’ non è una formula uguale per tutte le circostanze” – ha spiegato l’Arcivescovo Fisichella – “Impegna, infatti, a elaborare un pensiero forte in grado di sostenere un’azione pastorale corrispondente. Inoltre, deve essere in grado di verificare con attenzione le differenti tradizioni e obiettivi che la Chiesa possiede in forza della ricchezza di tanti secoli di storia. Una pluralità di forme che non intacca l’unità, ma la rende più articolata e ne permette la dovuta efficacia presso il nostro contemporaneo”.

“Dovremo evitare anzitutto, che ‘nuova evangelizzazione’ risuoni come una formula astratta” – ha proseguito il Presidente del nuovo dicastero specificando che questo termine dovrà essere riempito “di contenuti teologici e pastorali e lo faremo forti del magistero di questi ultimi decenni. (...) Sono da considerare le tante iniziative con le quali nel corso di questi anni i singoli vescovi con le loro Chiese particolari, le Conferenze episcopali e associazioni di credenti hanno assunto per la sensibilità propria al tema della nuova evangelizzazione”.

Tra le competenze affidate al Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione quella di ‘promuovere’ l’uso del Catechismo della Chiesa cattolica. “Il Catechismo infatti” – ha affermato l’Arcivescovo Fisichella – “risulta essere uno dei frutti più maturi delle indicazioni conciliari; in esso viene raccolto in modo organico l’intero patrimonio dello sviluppo del dogma e rappresenta lo strumento più completo per trasmettere la fede di sempre dinanzi ai costanti cambiamenti e interrogativi che il mondo pone ai credenti”.

Il Dicastero cercherà di “trovare tutte le forme che il progresso della scienza della comunicazione ha realizzato” – ha concluso il Presule – “per farle diventare strumenti positivi a servizio della nuova evangelizzazione”.
OP/ VIS 20101012 (460)

MOTU PROPRIO DEL SANTO PADRE “UBICUMQUE ET SEMPER”

CITTÀ DE VATICANO, 12 OTT 2010 (VIS). – Seguono estratti della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio,“Ubicumque et semper”, in cui il Santo Padre Benedetto XVI istituisce il Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

“La Chiesa ha il dovere di annunciare sempre e dovunque il Vangelo di Gesù Cristo (...). Tale missione ha assunto nella storia forme e modalità sempre nuove a seconda dei luoghi, delle situazioni e dei momenti storici. Nel nostro tempo, uno dei suoi tratti singolari è stato il misurarsi con il fenomeno del distacco dalla fede, che si è progressivamente manifestato presso società e culture che da secoli apparivano impregnate dal Vangelo”.

“Le trasformazioni sociali alle quali abbiamo assistito negli ultimi decenni hanno cause complesse, che affondano le loro radici lontano nel tempo e hanno profondamente modificato la percezione del nostro mondo (…). E, se da un lato, l'umanità ha conosciuto innegabili benefici da tali trasformazioni e la Chiesa ha ricevuto ulteriori stimoli per rendere ragione della speranza che porta, dall'altro si è verificata una preoccupante perdita del senso del sacro, giungendo persino a porre in questione quei fondamenti che apparivano indiscutibili, come la fede in un Dio creatore e provvidente, la rivelazione di Gesù Cristo unico salvatore, e la comune comprensione delle esperienze fondamentali dell'uomo quali il nascere, il morire, il vivere in una famiglia, il riferimento ad una legge morale naturale”.

“Già il Concilio Ecumenico Vaticano II assunse tra le tematiche centrali la questione della relazione tra la Chiesa e questo mondo contemporaneo. Sulla scia dell'insegnamento conciliare, i miei Predecessori hanno poi ulteriormente riflettuto sulla necessità di trovare adeguate forme per consentire ai nostri contemporanei di udire ancora la Parola viva ed eterna del Signore”.

“Il Venerabile Servo di Dio Giovanni Paolo II fece di questo impegnativo compito uno dei cardini del suo vasto Magistero, sintetizzando nel concetto di ‘nuova evangelizzazione’, che egli approfondì sistematicamente in numerosi interventi, il compito che attende la Chiesa oggi, in particolare nelle regioni di antica cristianizzazione”.

“Facendomi dunque carico della preoccupazione dei miei venerati Predecessori, ritengo opportuno offrire delle risposte adeguate perché la Chiesa intera, lasciandosi rigenerare dalla forza dello Spirito Santo, si presenti al mondo contemporaneo con uno slancio missionario in grado di promuovere una nuova evangelizzazione”.

“Nelle Chiese di antica fondazione (…), pur nel progredire del fenomeno della secolarizzazione, la pratica cristiana manifesta ancora una buona vitalità e un profondo radicamento nell'animo di intere popolazioni. (…). In altre regioni, invece, si nota una più chiara presa di distanza della società nel suo insieme dalla fede, con un tessuto ecclesiale più debole, anche se non privo di elementi di vivacità, che lo Spirito Santo non manca di suscitare; conosciamo poi, purtroppo, delle zone che appaiono pressoché completamente scristianizzate, in cui la luce della fede è affidata alla testimonianza di piccole comunità: queste terre, che avrebbero bisogno di un rinnovato primo annuncio del Vangelo, appaiono essere particolarmente refrattarie a molti aspetti del messaggio cristiano”.

“Alla radice di ogni evangelizzazione non vi è un progetto umano di espansione, bensì il desiderio di condividere l'inestimabile dono che Dio ha voluto farci, partecipandoci la sua stessa vita”.
MP/ VIS 20101012 (530)

lunedì 11 ottobre 2010

MEDIO ORIENTE: CULLA DISEGNO UNIVERSALE DELLA SALVEZZA

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Alle 9:30 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica con i Padri Sinodali, in occasione della solenne apertura dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si tiene nell’Aula del Sinodo in Vaticano, da domenica 10 ottobre a domenica 24 ottobre 2010, sul tema: “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’ (At 4, 32).

Con il Santo Padre hanno concelebrato 177 Padri Sinodali e 60 collaboratori. Alla Preghiera Eucaristica hanno partecipato il Cardinale Nasrallah Pierre Sfeir, Patriarca di Antiochia dei Maroniti, Vescovo di Joubbé, Saraba e Jounieh dei Maroniti (Libano); il Cardinale Emmanuel III Delly, Patriarca di Babilonia dei Caldei (Iraq); il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali; il Patriarca Ignace Youssif III Younan, di Antiochia dei Siri (Libano); il Patriarca Antonios Naguib, di Alessandira dei Copti (Repubblica Araba di Egitto); l’Arcivescovo Joseph Soueif, di Cipro dei Maroniti (Cipro).

“La Celebrazione eucaristica, rendimento di grazie a Dio per eccellenza, è segnata oggi per noi, radunati presso il Sepolcro di San Pietro, da un motivo straordinario: la grazia di vedere riuniti per la prima volta in un’Assemblea Sinodale, intorno al Vescovo di Roma e Pastore Universale, i Vescovi della regione mediorientale. Tale singolare evento dimostra l’interesse dell’intera Chiesa per la preziosa e amata porzione del Popolo di Dio che vive in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente”.

“In quelle terre l’unica Chiesa di Cristo si esprime nella varietà di Tradizioni liturgiche, spirituali, culturali e disciplinari delle sei venerande Chiese Orientali Cattoliche ‘sui iuris’, come pure nella Tradizione latina. Il fraterno saluto, che rivolgo con grande affetto ai Patriarchi di ognuna di esse, vuole estendersi in questo momento a tutti i fedeli affidati alle loro cure pastorali nei rispettivi Paesi e anche nella diaspora”.

Citando le letture di questa Domenica, il ‘Vangelo di Luca’ che narra la guarigione dei dieci lebbrosi e la prima lettura dal ‘Secondo Libro dei Re’, nel quale Yahvé guarisce Naaman, capo dell’esercito arameo, il Santo Padre ha affermato: “la Parola di Dio offre un tema di meditazione che si accosta in modo significativo all’evento sinodale che oggi inauguriamo”.

“Ecco allora il tema” – ha proseguito il Pontefice – “la salvezza è universale, ma passa attraverso una mediazione determinata, storica: la mediazione del popolo di Israele, che diventa poi quella di Gesù Cristo e della Chiesa. La porta della vita è aperta per tutti, ma, appunto, è una ‘porta’, cioè un passaggio definito e necessario”.

“Dio è amore e vuole che tutti gli uomini abbiano parte alla sua vita; per realizzare questo disegno Egli, che è Uno e Trino, crea nel mondo un mistero di comunione umano e divino, storico e trascendente: lo crea con il ‘metodo’ – per così dire – dell’alleanza, legandosi con amore fedele e inesauribile agli uomini, formandosi un popolo santo, che diventi una benedizione per tutte le famiglie della terra. Si rivela così come il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, che vuole condurre il suo popolo alla ‘terra’ della libertà e della pace. Questa ‘terra’ non è di questo mondo; tutto il disegno divino eccede la storia, ma il Signore lo vuole costruire con gli uomini, per gli uomini e negli uomini, a partire dalle coordinate di spazio e di tempo in cui essi vivono e che Lui stesso ha dato”.

“Di tali coordinate fa parte, con una sua specificità, quello che noi chiamiamo il ‘Medio Oriente’. Anche questa regione del mondo Dio la vede da una prospettiva diversa, si direbbe ‘dall’alto’: è la terra di Abramo, di Isacco e di Giacobbe; la terra dell’esodo e del ritorno dall’esilio; la terra del tempio e dei profeti; la terra in cui il Figlio Unigenito è nato da Maria, dove ha vissuto, è morto ed è risorto; la culla della Chiesa, costituita per portare il Vangelo di Cristo sino ai confini del mondo. E noi pure, come credenti, guardiamo al Medio Oriente con questo sguardo, nella prospettiva della storia della salvezza”.

“Guardare quella parte del mondo nella prospettiva di Dio significa riconoscere in essa la ‘culla’ di un disegno universale di salvezza nell’amore, un mistero di comunione che si attua nella libertà e perciò chiede agli uomini una risposta. Abramo, i profeti, la Vergine Maria sono i protagonisti di questa risposta, che però ha il suo compimento in Gesù Cristo, figlio di quella stessa terra, ma disceso dal Cielo. Da Lui, dal suo Cuore e dal suo Spirito, è nata la Chiesa, che è pellegrina in questo mondo, ma gli appartiene. La Chiesa è costituita per essere, in mezzo agli uomini, segno e strumento dell’unico e universale progetto salvifico di Dio; essa adempie questa missione semplicemente essendo se stessa, cioè ‘comunione e testimonianza’, come recita il tema dell’Assemblea sinodale che oggi si apre”.

“Senza comunione non può esserci testimonianza: la grande testimonianza è proprio la vita di comunione. (...) Questa comunione è la vita stessa di Dio che si comunica nello Spirito Santo, mediante Gesù Cristo. È dunque un dono, non qualcosa che dobbiamo anzitutto costruire noi con le nostre forze. Ed è proprio per questo che interpella la nostra libertà e attende la nostra risposta: la comunione ci chiede sempre conversione, come dono che va sempre meglio accolto e realizzato. I primi cristiani, a Gerusalemme, erano pochi. Nessuno avrebbe potuto immaginare ciò che poi è accaduto. E la Chiesa vive sempre di quella medesima forza che l’ha fatta partire e crescere. La Pentecoste è l’evento originario ma è anche un dinamismo permanente, e il Sinodo dei Vescovi è un momento privilegiato in cui si può rinnovare nel cammino della Chiesa la grazia della Pentecoste, affinché la Buona Novella sia annunciata con franchezza e possa essere accolta da tutte le genti”.

“Pertanto, lo scopo di questa Assise sinodale è prevalentemente pastorale. Pur non potendo ignorare la delicata e a volte drammatica situazione sociale e politica di alcuni Paesi, i Pastori delle Chiese in Medio Oriente desiderano concentrarsi sugli aspetti propri della loro missione. (...) La vita ecclesiale, così corroborata, vedrà svilupparsi frutti assai positivi nel cammino ecumenico con le altre Chiese e Comunità ecclesiali presenti in Medio Oriente”.

“Questa occasione è poi propizia per proseguire costruttivamente il dialogo con gli ebrei, ai quali ci lega in modo indissolubile la lunga storia dell’Alleanza, come pure con i musulmani. I lavori dell’Assise sinodale sono, inoltre, orientati alla testimonianza dei cristiani a livello personale, familiare e sociale. Questo richiede di rafforzare la loro identità cristiana mediante la Parola di Dio e i Sacramenti. Tutti auspichiamo che i fedeli sentano la gioia di vivere in Terra Santa, terra benedetta dalla presenza e dal glorioso mistero pasquale del Signore Gesù Cristo”.

“Lungo i secoli quei Luoghi hanno attirato moltitudini di pellegrini ed anche comunità religiose maschili e femminili, che hanno considerato un grande privilegio il poter vivere e rendere testimonianza nella Terra di Gesù. Nonostante le difficoltà, i cristiani di Terra Santa sono chiamati a ravvivare la coscienza di essere pietre vive della Chiesa in Medio Oriente, presso i Luoghi santi della nostra salvezza”.

“Ma quello di vivere dignitosamente nella propria patria è anzitutto” – ha ricordato il Pontefice – “un diritto umano fondamentale: perciò occorre favorire condizioni di pace e di giustizia, indispensabili per uno sviluppo armonioso di tutti gli abitanti della regione. Tutti dunque sono chiamati a dare il proprio contributo: la comunità internazionale, sostenendo un cammino affidabile, leale e costruttivo verso la pace; le religioni maggiormente presenti nella regione, nel promuovere i valori spirituali e culturali che uniscono gli uomini ed escludono ogni espressione di violenza”.

“I cristiani” – ha concluso Benedetto XVI – “continueranno a dare il loro contributo non soltanto con le opere di promozione sociale, quali gli istituti di educazione e di sanità, ma soprattutto con lo spirito delle Beatitudini evangeliche, che anima la pratica del perdono e della riconciliazione. In tale impegno essi avranno sempre l’appoggio di tutta la Chiesa, come attesta solennemente la presenza qui dei Delegati degli Episcopati di altri continenti”.
HML/ VIS 20101011 (1360)

PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina, nell’Aula del Sinodo, si è svolta la prima Congregazione Generale dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, presieduta dal Santo Padre.

Benedetto XVI ha ricordato all’inizio che oggi, 11 ottobre, si ricorda il Beato Giovanni XXIII, che in un giorno come quello di oggi del 1962, ha aperto ufficialmente il Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il Presidente Delegato di turno, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, ha pronunciato un breve discorso all’inizio della sessione mattutina.

Poi il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l’Arcivescovo Nikola Eterovic, ha parlato della preparazione di questa Assemblea Speciale, di cui Benedetto XVI ha annunciato la convocazione il 19 settembre 2009, durante l’incontro con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche “sui iuris”.

Sua Beatitudine Antonios Naguib, Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto), Relatore Generale del Sinodo, ha letto la “Relatio ante disceptationem” (relazione che precede la discussione). Offriamo un riassunto del suo intervento:

A. OBIETTIVO DEL SINODO

Il duplice obiettivo del Sinodo è stato ben recepito e apprezzato dalle nostre Chiese:

1) Confermare e rafforzare i cristiani nella loro identità, grazie alla Parola di Dio e ai Sacramenti.
2) Rinnovare la comunione ecclesiale fra le Chiese “sui iuris”, affinché possano offrire una testimonianza di vita autentica ed efficace. Nel contesto in cui viviamo, la dimensione ecumenica, il dialogo interreligioso e l’aspetto missionario sono parte integrante di questa testimonianza.

I. LA CHIESA CATTOLICA IN MEDIO ORIENTE

A. SITUAZIONE DEI CRISTIANI IN MEDIO ORIENTE

1. Breve excursus storico: unità nella molteplicità

“La conoscenza della storia del cristianesimo in Medio Oriente è importante sia per noi che per tutto il mondo cristiano”.

2. Apostolicità e vocazione missionaria

“Le nostre Chiese, benedette dalla presenza di Cristo e degli Apostoli, sono state la culla del cristianesimo e delle prime generazioni cristiane. Proprio per questo hanno la vocazione di mantenere viva in loro la memoria delle origini, di consolidare la fede dei propri fedeli e di vivificare in essi lo spirito del Vangelo affinché guidi la loro vita e i loro rapporti con gli altri, cristiani e non cristiani”.

3. Ruolo dei cristiani nella società, nonostante il loro numero esiguo

“I cristiani sono, nei loro Paesi, dei ‘cittadini nativi’, membri a pieno diritto della loro comunità civile. Sono a casa loro, e spesso da molto tempo. La loro presenza e partecipazione alla vita del Paese sono una ricchezza preziosa, da proteggere e da mantenere. Una laicità positiva permetterebbe alla Chiesa di dare un contributo efficace e fruttuoso e aiuterebbe a rafforzare lo status di cittadino di tutti i membri del Paese, sulla base dell’uguaglianza e della democrazia”.

“Con la presentazione della Dottrina Sociale della Chiesa, le nostre comunità offrono un valido contributo alla costruzione della società. La promozione della famiglia e la difesa della vita dovrebbero avere un posto primario nell’insegnamento e nella missione delle nostre Chiese. L’educazione è un campo privilegiato della nostra azione ed un investimento essenziale”.

B. LE SFIDE CHE I CRISTIANI DEVONO AFFRONTARE

“Le situazioni politico-sociali dei nostri Paesi hanno una ripercussione diretta sui cristiani, che risentono più fortemente delle conseguenze negative. Nei ‘Territori Palestinesi’ la vita è molto difficile e, spesso, insostenibile. La posizione dei cristiani arabi è molto delicata. Pur condannando la violenza da dovunque provenga, e invocando una soluzione giusta e durevole del conflitto israelo-palestinese, esprimiamo la nostra solidarietà con il popolo palestinese, la cui situazione attuale favorisce il fondamentalismo. Ascoltare la voce dei cristiani del luogo potrà aiutare a capire meglio la situazione. Lo statuto di Gerusalemme dovrebbe tener conto della sua importanza per le tre religioni: cristiana, musulmana ed ebrea”.

“È triste che la politica mondiale non tenga sufficientemente conto della drammatica situazione dei cristiani in Iraq, che sono la vittima principale della guerra e delle sue conseguenze. In Libano, una maggiore unità fra i cristiani contribuirebbe ad assicurare una maggiore stabilità nel Paese. In Egitto le Chiese avrebbero molto da guadagnare se coordinassero i loro sforzi allo scopo di confermare nella fede i loro fedeli e realizzare opere comuni per il bene del Paese. In base alle possibilità presenti in ogni Paese, i cristiani devono favorire la democrazia, la giustizia e la pace, la laicità positiva nella distinzione fra religione e Stato e il rispetto di ogni religione. Un atteggiamento di impegno positivo nella società è la risposta costruttiva sia per la società sia per la Chiesa”.

“La promozione dei diritti umani ha bisogno di pace, giustizia e stabilità. La libertà religiosa è una componente essenziale dei diritti dell’uomo. La libertà di culto non è che un aspetto della libertà religiosa. Nella maggior parte dei nostri Paesi, essa è garantita dalle costituzioni. Ma anche qui, in alcuni Paesi, certe leggi o pratiche ne limitano l’applicazione. L’altro aspetto è la libertà di coscienza, basata sulla libera scelta della persona. La mancanza di questa ostacola la libera scelta di quanti avrebbero voluto aderire al Vangelo, che temono anche misure vessatorie nei loro confronti e nei confronti delle loro famiglie”.

“Essa può esistere e svilupparsi solo in misura della crescita del rispetto dei diritti dell’uomo nella loro totalità e nella loro integralità. L’educazione, in questo senso, è un apporto prezioso al progresso culturale del Paese, per una maggiore giustizia e uguaglianza davanti al diritto. La Chiesa cattolica condanna fermamente ogni tipo di proselitismo. Sarebbe bene discutere serenamente tali questioni nelle istituzioni e istanze di dialogo, in primo luogo all’interno di ogni Paese. I numerosi istituti di istruzione di cui le nostre Chiese dispongono sono uno strumento privilegiato per favorire questa educazione. I centri ospedalieri e di servizi sociali costituiscono anch’essi una testimonianza eloquente dell’amore per il prossimo, senza alcuna distinzione né discriminazione. La valorizzazione di giornate, eventi e celebrazioni locali e internazionali dedicati a questi temi, aiutano a diffondere e a rafforzare questa cultura. I mass media devono essere utilizzati per diffondere questo spirito”.

“Attualmente, nei nostri Paesi, l’emigrazione si è accentuata. Le cause principali sono il conflitto israelo-palestinese, la guerra in Iraq, le situazioni politiche ed economiche, l’avanzata del fondamentalismo musulmano, la restrizione delle libertà e dell’uguaglianza. A partire, sono soprattutto i giovani, le persone istruite e le persone agiate, privando la Chiesa e il Paese delle risorse più valide”.

“L’emigrazione rappresenta un sostegno notevole ai Paesi e alle Chiese. La Chiesa del Paese d’origine deve trovare i mezzi per mantenere stretti legami con i suoi fedeli emigrati e assicurare loro l’assistenza spirituale. È indispensabile assicurare la Liturgia, nel loro rito, ai fedeli delle Chiese orientali che si trovano in un territorio latino. (...) Le comunità della Diaspora hanno il ruolo di incoraggiare e consolidare la presenza cristiana in Oriente in vista di renderne più forte la testimonianza e sostenerne le cause, per il bene del Paese. Una pastorale adeguata deve prendersi cura dell’emigrazione all’interno del Paese”.

C. RISPOSTE DEI CRISTIANI NELLA LORO VITA QUOTIDIANA

II. LA COMUNIONE ECCLESIALE

“La diversità nella Chiesa cattolica, lungi dal nuocere alla sua unità, ansi la valorizza”.

A. COMUNIONE NELLA CHIESA CATTOLICA E TRA LE DIVERSE CHIESE

“I segni principali che manifestano la comunione nella Chiesa cattolica sono: il Battesimo, l’Eucaristia e la comunione con il Vescovo di Roma, Corifeo degli Apostoli (hâmat ar-Rusul). Il C.C.E.O. regola gli aspetti canonici di questa comunione, accompagnata e assistita dalla Congregazione per le Chiese Orientali e dai diversi Dicasteri romani”.

“Fra le Chiese cattoliche in Medio Oriente, la comunione è espressa dal Consiglio dei Patriarchi Cattolici d’Oriente (C.P.C.O.)”.

III. LA TESTIMONIANZA CRISTIANA

A. TESTIMONIARE NELLA CHIESA: LA CATECHESI

“L’attività catechetica non può limitarsi oggi alla sola trasmissione orale. I metodi attivi sono indispensabili. (...) I nuovi media sono molto efficaci per annunciare il Vangelo e testimoniarlo. Le nostre Chiese hanno bisogno di persone esperte in questo campo. (...) La catechesi deve prendere in considerazione il contesto conflittuale dei Paesi della regione. Essa deve rafforzare i fedeli nella fede, formarli a vivere il comandamento dell’amore e ad essere artefici di pace, di giustizia e di perdono. L’impegno nella vita pubblica è un dovere che la testimonianza e la missione di edificare il Regno di Dio impongono. Tutto questo richiede una formazione volta a superare il confessionalismo, il settarismo e le ostilità interne per vedere il volto di Dio in ogni persona e collaborare assieme per costruire un futuro di pace, di stabilità e di benessere”.

B. UNA LITURGIA RINNOVATA E FEDELE ALLA TRADIZIONE

Nelle nostre Chiese orientali, la Divina Liturgia è al centro della vita religiosa. Essa svolge un ruolo importante nel conservare l’identità cristiana, rafforzare l’appartenenza alla Chiesa, vivificare la vita di fede e suscitare l’attenzione di quanti sono lontani e anche di coloro che non credono. Essa costituisce dunque un annuncio e una testimonianza importanti di una Chiesa che prega e non soltanto che agisce”.

C. L’ECUMENISMO

L’azione ecumenica necessita di comportamenti adeguati: la preghiera, la conversione, la santificazione e lo scambio reciproco dei doni, in uno spirito di rispetto, amicizia, carità reciproca, solidarietà e collaborazione. Bisogna coltivare e incoraggiare tali atteggiamenti attraverso l’insegnamento e i vari media. Il dialogo è uno strumento essenziale dell’ecumenismo. Esso richiede un atteggiamento positivo di comprensione, di ascolto e di apertura all’altro. Ciò aiuterà a superare le diffidenze e a lavorare insieme per sviluppare i valori religiosi e collaborare ai progetti di utilità sociale. I problemi comuni devono essere affrontati insieme”.

D. RAPPORTI CON L’EBRAISMO

2. Magistero attuale della Chiesa

Il conflitto israelo-palestinese ha le sue ripercussioni nei rapporti tra cristiani ed ebrei. A più riprese, la Santa Sede ha chiaramente espresso la sua posizione, soprattutto in occasione della visita di Sua Santità il Papa Benedetto XVI in Terra Santa nel 2009”.

“Le nostre Chiese rifiutano l’antisemitismo e l’antiebraismo. Le difficoltà dei rapporti fra i popoli arabi e il popolo ebreo sono dovute piuttosto alla situazione politica conflittuale. Noi distinguiamo tra realtà religiosa e realtà politica. (...) La lettura dell’Antico Testamento e l’approfondimento della tradizione dell’ebraismo aiutano a conoscere meglio la religione ebraica. Offrono un terreno comune a studi seri e contribuiscono a conoscere meglio il Nuovo Testamento e le Tradizioni orientali. Nella realtà attuale sono presenti altre forme di collaborazione”.

E. RAPPORTI CON I MUSULMANI

“Le ragioni per intrecciare rapporti tra cristiani e musulmani sono molteplici. Tutti sono connazionali, condividono la stessa lingua e la stessa cultura, come pure le gioie e le sofferenze. Inoltre, i cristiani hanno la missione di vivere come testimoni di Cristo nelle loro società. Fin dalla sua nascita, l’Islam ha trovato radici comuni con il Cristianesimo e l’Ebraismo, come ha detto il Santo Padre. Deve essere maggiormente valorizzata la letteratura arabo-cristiana”.
“L’Islam non è uniforme, esso presenta una diversità confessionale, culturale e ideologica. Alcune difficoltà nei rapporti tra cristiani e musulmani derivano dal fatto che in generale i musulmani non fanno distinzione fra religione e politica. Deriva da qui il disagio dei cristiani per cui si sentono in una situazione di non-cittadini, benché siano a casa loro nel proprio paese, molto tempo prima dell’Islam. Abbiamo bisogno di un riconoscimento che passi dalla tolleranza alla giustizia e all’uguaglianza, basate sulla cittadinanza, la libertà religiosa e i diritti dell’uomo. Questa è la base e la garanzia per una buona coesistenza”.

“È necessario purificare i libri scolastici da qualsiasi pregiudizio sull’altro e da qualsiasi offesa o deformazione. Si cercherà piuttosto di comprendere il punto di vista dell’altro, pur rispettando le diversità di fede e di pratiche”.

F. LA TESTIMONIANZA NELLA CITTÀ

“Tutti i cittadini dei nostri paesi devono affrontare insieme due sfide principali: la pace e la violenza. Le situazioni di guerre e conflitti che viviamo generano la violenza e vengono sfruttate dal terrorismo mondiale. L’Occidente viene identificato con il Cristianesimo e le scelte degli Stati vengono attribuite alla Chiesa. Oggi, invece, i governi occidentali sono laici e sempre più in contrasto con i principi della fede cristiana. È importante spiegare questa realtà e il senso di una laicità positiva, che distingue il politico dal religioso”.

1. Ambiguità della modernità

“Nelle nostre società, l’influenza della modernizzazione, della globalizzazione e del laicismo si ripercuotono sui nostri cristiani. (...) Tutte le Costituzioni affermano l’uguaglianza dei cittadini. Ma negli stati a maggioranza musulmana, a parte qualche eccezione, l’Islam è la religione di Stato e la ‘sharia’ è la fonte principale della legislazione. In alcuni Paesi o parte di questi, viene applicata a tutti i cittadini. (...) Viene riconosciuta la libertà di culto, ma non la libertà di coscienza. Con l’avanzata dell’integralismo, aumentano gli attacchi contro i cristiani.”

G. CONTRIBUTO SPECIFICO E INSOSTITUIBILE DEL CRISTIANO

“Il contributo specifico del cristiano alla propria società è insostituibile. Con la sua testimonianza e la sua azione, la arricchisce dei valori che Cristo ha portato all’umanità. Molti di questi valori sono comuni a quelli dei musulmani, per cui c’è la possibilità e l’interesse a promuoverli insieme. La catechesi deve formare credenti che siano cittadini attivi. L’impegno sociale e politico privo dei valori del Vangelo è una contro-testimonianza”.

“L’elemento che contraddistingue la nostra identità di cristiani è il servizio degli altri e non l’appartenenza confessionale. Il nostro primo compito è quello di vivere la fede, lasciar parlare le nostre azioni, vivere la verità e proclamarla nella carità, con coraggio, e praticare la solidarietà nelle nostre istituzioni. Dobbiamo vivere una fede adulta, non superficiale, sostenuta e vivificata dalla preghiera. La nostra credibilità esige la concordia all’interno della Chiesa, la promozione dell’unità fra i cristiani, una vita religiosa convinta e tradotta nella vita. Questa testimonianza eloquente richiede un’educazione e un accompagnamento permanenti, con i bambini, i giovani e gli adulti”.
CONCLUSIONE

A. QUALE FUTURO PER I CRISTIANI DEL MEDIO ORIENTE?
“I contesti attuali sono fonte di difficoltà e di preoccupazione. Animati dallo Spirito Santo e guidati dal Vangelo, li affrontiamo nella speranza e nella fiducia filiale nella Divina Provvidenza. Siamo oggi un ‘piccolo resto’, ma il nostro comportamento e la nostra testimonianza possono fare di noi una presenza che conta. (...) Davanti alla tentazione dello scoraggiamento, dobbiamo ricordare che siamo discepoli del Cristo risorto, vincitore del peccato e della morte”.

B. LA SPERANZA

“Le nostre Chiese hanno bisogno di credenti-testimoni, sia a livello di Pastori sia a livello di fedeli. L’annuncio della Buona Novella può essere fruttuoso solo se i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici sono infiammati dall’amore di Cristo e ardono dallo zelo di farlo conoscere e amare. Abbiamo fiducia che questo Sinodo non sarà solo un avvenimento passeggero, ma permetterà realmente allo Spirito di far muovere le nostre Chiese”.
SE/ VIS 20101011 (3770)

UDIENZA PRESIDENTE REPUBBLICA CROAZIA IVO JOSÍPOVIC

CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha emesso nella tarda mattinata di oggi il Comunicato che segue:

“Nella mattinata di sabato 9 ottobre 2010, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Presidente della Repubblica di Croazia, il Signor Ivo Josípovic, che successivamente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che era accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“I cordiali colloqui hanno permesso un fruttuoso scambio di opinioni su temi attinenti all’attuale congiuntura della regione, con uno speciale riferimento alla situazione dei Croati nella Bosnia ed Erzegovina”.

“Ci si è poi soffermati su alcuni aspetti della situazione in Croazia, sul contributo della Chiesa allo sviluppo culturale e spirituale, sul cammino del Paese verso la piena integrazione nell’Unione Europea e sull’importanza che essa mantenga la propria identità”.
OP/ VIS 201010011 (150)

CHIESE ORIENTALI CATTOLICHE ALIMENTARE TRADIZIONI PROPRIE

CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Convegno di studio per il XX anniversario di promulgazione del “Codex Canonum Ecclesiarum Orientalium”.

“Questa ricorrenza ventennale non è solo evento celebrativo” – ha detto il Santo Padre – “bensì provvida occasione di verifica. Si tratta di vedere in quale misura il Codice abbia avuto effettivamente forza di legge per tutte le Chiese orientali cattoliche ‘sui iuris’ e come sia stato tradotto nell’attività della vita quotidiana delle Chiese orientali; come pure in quale misura la potestà legislativa di ciascuna Chiesa ‘sui iuris’ abbia provveduto alla promulgazione del proprio diritto particolare, tenendo presenti le tradizioni del proprio rito, come pure le disposizioni del Concilio Vaticano II”.

“Le tematiche del vostro Convegno, articolate in tre unità: la storia, le legislazioni particolari, le prospettive ecumeniche, indicano un ‘iter’ quanto mai significativo da seguire in questa verifica”.

“I ‘sacri canones’ della Chiesa antica” – ha sottolineato il Papa – “che ispirano la vigente codificazione orientale, stimolano tutte le Chiese orientali a conservare la propria identità, che è allo stesso tempo orientale e cattolica. Nel mantenere la comunione cattolica, le Chiese orientali cattoliche non intendevano affatto rinnegare la fedeltà alla loro tradizione. Come più volte è stato ribadito, la già realizzata unione piena delle Chiese orientali cattoliche con la Chiesa di Roma non deve comportare per esse una diminuzione nella coscienza della propria autenticità ed originalità. Pertanto, compito di tutte le Chiese orientali cattoliche è quello di conservare il comune patrimonio disciplinare e alimentare le tradizioni proprie, ricchezza per tutta la Chiesa”.

“Gli stessi ‘sacri canones’ dei primi secoli della Chiesa costituiscono in larga misura il fondamentale e medesimo patrimonio di disciplina canonica che regola anche le Chiese ortodosse. Pertanto, le Chiese orientali cattoliche possono offrire un peculiare e rilevante contributo al cammino ecumenico”.

“Cari amici, nell’ambito dell’attuale impegno della Chiesa per una nuova evangelizzazione” – ha concluso il Pontefice – “il diritto canonico, come ordinamento peculiare ed indispensabile della compagine ecclesiale, non mancherà di contribuire efficacemente alla vita e alla missione della Chiesa nel mondo, se tutte le componenti del Popolo di Dio sapranno saggiamente interpretarlo e fedelmente applicarlo”.
AC/ VIS 20101011 (360)

ANGELUS: CHIESA MEDIO ORIENTE STRUMENTO RICONCILIAZIONE

CITTÁ DEL VATICANO, 10 OTT. 2010 (VIS). – Alle 12:00 di questa mattina, al termine della Concelebrazione con i Padri Sinodali in occasione dell’apertura dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, il Santo Padre si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell’Angelus con le migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

In Medio Oriente, ha detto il Papa, riprendendo il tema del Sinodo, “l’unica Chiesa di Cristo si esprime in tutta la ricchezza delle sue antiche Tradizioni. (...) In quei Paesi, purtroppo segnati da profonde divisioni e lacerati da annosi conflitti, la Chiesa è chiamata ad essere segno e strumento di unità e di riconciliazione”.

“Questo compito” - ha affermato il Santo Padre – “è arduo, dal momento che i cristiani del Medio Oriente si trovano spesso a sopportare condizioni di vita difficili (…). Ma ciò non deve scoraggiare: è proprio in quel contesto che risuona ancora più necessario e urgente il perenne messaggio di Cristo: ‘Convertitevi e credete nel Vangelo’”.

Nel mese di ottobre, dedicato al Rosario, Benedetto XVI ha raccomandato i lavori del Sinodo alla Vergine Maria tanto “amata e venerata dai nostri fratelli e sorelle del Medio Oriente. Tutti guardano a Lei quale Madre premurosa, vicina ad ogni sofferenza, e quale Stella di Speranza”.

“Alla sua intercessione affidiamo l’Assemblea sinodale che oggi si apre” – ha concluso il Pontefice – “affinché i cristiani di quella regione si rafforzino nella comunione e diano a tutti testimonianza del Vangelo dell’amore e della pace”.
ANG/ VIS 20101011 (250)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- L’Arcivescovo Joseph William Tobin, C.SS.R., Segretario della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con i Familiari.

- L’Arcivescovo Giorgio Lingua, Nunzio Apostolico in Giordania e in Iraq, con i Familiari.

- Il Vescovo Ignacio Carrasco de Paula, Presidente della Pontifica Accademia per la Vita, con i familiari.

- Il Vescovo Enrico Dal Covolo, S.D.B., Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, con i Familiari.

Sabato 9 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- La Presidenza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Sta¬ti Uniti d'America: Cardinale Francis Eugene George, O.M.I., Arcivescovo di Chicago, Presidente; Vescovo Gerald Frederic Kicanas, di Tucson, Vice Presidente; Monsignor David John Malloy, Segretario Generale; Monsignor Ronny Jenkins, Segretario Generale Aggiunto.

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/ VIS 201010011 (160)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTÁ DEL VATICANO, 11 OTT 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- l’Arcivescovo Cesare Nosiglia Arcivescovo di Torino (superficie 3.350, popolazione: 2.098.713; cattolici: 1.941.913; sacerdoti: 1.157; religiosi: 4.368; diaconi permanenti: 135) in Italia. L’arcivescovo Nosiglia, finora Vescovo di Vicenza (Italia), succede al Cardinale Severino Poletto, la cui rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi è stata accettata per limite di età.

- Don Emilio Cipollone Arcivescovo di Lanciano-Ortona (superficie: 305, popolazione: 93.764, cattolici: 91.890; sacerdoti: 60; religiosi: 120; diaconi permanenti: 8) in Italia. L’Arcivescovo eletto è nato nel 1960 a Cese di Avezzano (Italia), è stato ordinato sacerdote nel 1984. Finora Direttore spirituale del Seminario Regionale San Pio X di Chieti (Italia), succede all’Arcivescovo Carlo Ghidelli, la cui rinuncia al governo pastorale dell’arcidiocesi è stata accettata per limite di età.

- Padre Odelir José Magri M.C.C.J. Vescovo di Sobral (superficie: 18.920; popolazione: 908.000; cattolici: 769.000; sacerdoti: 57; religiosi: 128) in Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Campo Erê (Brasile), ha professato i voti nel 1988, è stato ordinato sacerdote nel 1992. Finora è stato Vicario Generale dei Padri Comboniani a Roma.

- Cristoph Graf Vice Comandante della Guardia Svizzera Pontificia. Il Vice Comandante eletto è stato finora Capitano del medesimo Corpo.
NER:RE:NA/ VIS 20101011 (230)

venerdì 8 ottobre 2010

PRESIDENTE NIKOLAS SARKOZY DAL PAPA

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha emesso nella tarda mattinata di oggi il seguente Comunicato:

“Questa mattina, nel Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica francese, Sua Eccellenza il Signor Nicolas Sarkozy”.

“Successivamente il Presidente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, che era accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“Al centro dei cordiali colloqui ci sono stati temi di politica internazionale, quali il processo di pace in Medio Oriente, la situazione dei cristiani in vari Paesi e l’allargamento della rappresentatività delle aeree del mondo negli Organismi multilaterali. In seguito, è stata sottolineata l’importanza della dimensione etica e sociale delle problematiche economiche, nella prospettiva proposta dall’enciclica ‘Caritas in Veritate’”.

“Dopo aver evocato il Viaggio Apostolico di Sua Santità a Lourdes e a Parigi nel 2008 e la visita del Presidente Sarkozy nell’anno precedente, è stata ribadita la reciproca volontà di mantenere un dialogo permanente ai diversi livelli istituzionali e di continuare a collaborare costruttivamente nelle questioni di comune interesse”.
OP/ VIS 20101008 (200)

DOMENICA APERTURA ASSEMBLEA SPECIALE MEDIO ORIENTE

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2010 (VIS). L’Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha tenuto un Briefing per fornire informazioni sul senso e lo svolgimento dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, in programma dal 10 al 24 ottobre in Vaticano.

Tema dell’Assemblea Sinodale: “La Chiesa Cattolica nel Medio Oriente: comunione e testimonianza. ‘La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un’anima sola’” (At 4, 32).

“In primo luogo, è utile precisare” – ha detto l’Arcivescovo Eterovic – “che per Medio Oriente si intendono i seguenti Paesi: Arabia Saudita, Bahrein, Cipro, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Giordania, Iran, Iraq, Israele, Kuwait, Libano, Oman, Qatar, Siria, Turchia , Territori Palestinesi e Yemen. Su tale vasta regione che si estende su 7.180.912 kmq vivono 356.174.000 persone, di cui 5.707.000 cattolici, che rappresentano l’l,6 % della popolazione. Al contempo, il numero approssimativo dei cristiani sarebbe di circa 20.000.000 di persone e cioè il 5,62 % della popolazione”.

“Oltre alla Chiesa di Tradizione latina, da tempi remoti vi sono 6 Chiese Orientali Cattoliche ‘sui iuris’, con a capo un proprio Patriarca, padre e capo della Chiesa: Chiesa Copta, Chiesa Sira, Chiesa Greco-Melchita, Chiesa Maronita, Chiesa Caldea e Chiesa Armena. (...) La varietà di Tradizioni, di spiritualità, di liturgia, di disciplina è una grande ricchezza da conservare non solamente per le Chiese Orientali Cattoliche, bensì per tutta la Chiesa Cattolica presieduta nella carità dal Vescovo di Roma e Pastore Universale della Chiesa”.

“All’Assemblea Speciale per il Medio Oriente” – ha precisato ancora l’Arcivescovo Eterovic – “partecipano 185 Padri sinodali, di cui 159 prenderanno parte ‘ex officio’. Tra essi vi sono 101 Ordinari delle circoscrizioni ecclesiastiche del Medio Oriente, come pure 23 della Diaspora, che hanno cura dei fedeli delle Chiese Orientali Cattoliche emigrati dal Medio Oriente in varie parti del mondo”. Saranno presenti anche 36 Esperti e 34 Uditori, donne e uomini.

“All’Assemblea sinodale parteciperanno come Delegati fraterni, rappresentanti di 14 Chiese e comunità ecclesiali, storicamente ben radicati nel Medio Oriente”. Come Invitati speciale del Santo Padre Benedetto XVI “avremo l’occasione di ascoltare l’indirizzo del rabbino David Rosen, Direttore del Dipartimento per gli Affari Interreligiosi dell’’American Jewish Committee’ e ‘Heilbrunn Institute for International Interreligious Understanding’, Israel. Inoltre, ai Padri sinodali si rivolgeranno due illustri rappresentanti dell’Islam: il Signor Muhammad al-Sammak, Consigliere politico del Gran Mufti del Libano, per l’Islam sunnita, e il Signor Ayatollah Seyed Mostafa Mohaghegh Ahmadabadi, Professore presso la Facoltà di Diritto alla Shahid Beheshti University di Teheran e Membro dell’Accademia Iraniana delle Scienze, per l’Islam sciita”.

“L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente ha alcune particolarità per le quali si distinguerà da altre Assisi sinodali” – ha spiegato il Segretario del Sinodo dei Vescovi – “In primo luogo, per la prima volta si riuniranno intorno al Vescovo di Roma quasi tutti gli Ordinari del Medio Oriente. (...) Si tratterà dell’Assise sinodale più breve finora celebrata, che durerà 14 giorni. (...) Il breve tempo della celebrazione non risulta, pertanto, solamente dal numero relativamente ridotto dei partecipanti che nelle Assemblee Generali Ordinarie raggiunge circa 250 Padri sinodali. (...) Considerata la situazione assai complessa nei Paesi del Medio Oriente, non si è voluto trattenere per molto tempo i Pastori lontano dal loro gregge. Per tale ragione, i lavori saranno concentrati nell’arco di 14 giorni”.

“Lingua ufficiale dell’Assise sinodale sarà anche l’arabo, insieme a francese, inglese e italiano.

“La finalità dell’Assemblea Speciale per il Medio Oriente” – ha sottolineato l’Arcivescovo Eterovic – “è prevalentemente pastorale” Due sono gli obiettivi: “1) ravvivare la comunione tra le venerate Chiese Orientali Cattoliche ‘sui iuris’ perché possano offrire una testimonianza di vita cristiana autentica, gioiosa, attraente. (...) 2) rafforzare l’identità cristiana tramite la Parola di Dio e la celebrazione dei Sacramenti”.

“L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente” – ha concluso l’Arcivescovo Eterovic – “offre una felice occasione per presentare la ricchezza delle Chiese Orientali Cattoliche al mondo intero, soprattutto ai cristiani, affinché sostengano sempre di più, sia spiritualmente che materialmente, i loro fratelli e sorelle nel Medio Oriente, in particolare coloro che vivono in situazioni difficili a causa della violenza, incluso il terrorismo, l’emigrazione e la discriminazione”.
SE/ VIS 20101008 (750)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale del Brasile (Regione Nord I-Nord Ovest), in Visita "ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Bruno Pedron, S.D.B., di Ji-Paraná.

- Il Vescovo Joaquín Pertíñez Fernández, O.A.R., di Rio Branco.

- Il Vescovo Elói Róggia, S.A.C., Prelato di Borba.

- Il Vescovo Carillo Gritti, I.M.C., Prelato di Itacoatiara.

- Il Vescovo Sérgio Eduardo Castriani, C.S.Sp., Prelato di Tefé.

- Il Vescovo Jesús Moraza Ruiz de Azúa, O.A.R., Prelato di Lábrea.

- Il Vescovo Gutemberg Freire Régis, C.SS.R., Amministratore Apostolico della Prelatura di Coari.

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP:AL/ VIS 20101008 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Douglas Regattieri, Vescovo di Cesena-Sarsina (superficie: 1.530; popolazione: 166.500; cattolici: 159.500; sacerdoti: 167; religiosi: 133; diaconi permanenti: 32), Italia. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale di Carpi (Italia), è nato a Vallalta di Concordia (Italia), nel 1949 ed è stato ordinato sacerdote nel 1973.
NER/ VIS 20101008 (70)

giovedì 7 ottobre 2010

VALORIZZARE PATRIMONIO SPIRITUALE E UMANO CILE

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Signor Fernando Zegers Santa Cruz, nuovo Ambasciatore del Cile, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali. Nel suo discorso il Santo Padre ha espresso la sua vicinanza al popolo cileno duramente provato dal terremoto del febbraio 2010 ed ha ricordato “l’immenso sforzo che la Chiesa cattolica in Cile, della quale molte comunità sono state duramente provate dal sisma, sta realizzando per tentare di aiutare coloro che più ne hanno bisogno. (...) Non dimentico” – ha aggiunto il Papa – “i minatori della regione di Atacama e i loro cari, per i quali prego fervidamente ogni giorno”.

Nel ricordare che il nuovo Ambasciatore inizia la sua missione precisamente nell’anno in cui il Cile celebra il bicentenario della sua indipendenza, il Papa ha affermato: “Molto numerosi sono i frutti che il Vangelo ha prodotto in questa terra benedetta. Frutti abbondanti di santità, di carità, di promozione umana, di ricerca costante della pace e della convivenza” ed ha ricordato la celebrazione, lo scorso anno, del 25 anniversario della firma del Trattato di pace e amicizia con l’Argentina che, “con la mediazione pontificia, pose fine alla controversia australe”.

“Questo storico Accordo” – ha detto ancora il Pontefice – “rimarrà per le future generazioni un esempio luminoso del bene immenso che la pace porta con sé, come pure dell’importanza di conservare e promuovere quei valori morali e religiosi che costituiscono il tessuto più intimo dell’anima di un popolo. Non si può pretendere di spiegare il trionfo di questa aspirazione alla pace, alla concordia e comprensione, se non si tiene conto che il seme del Vangelo è profondamente radicato nel cuore dei cileni”.

“È importante, e ancor più nelle circostanze attuali, nelle quali occorre far fronte a tante sfide che minacciano la propria identità culturale” – ha sottolineato il Pontefice – “favorire specialmente fra i più giovani una sana fierezza, un rinnovato apprezzamento e valorizzazione della propria fede, della propria storia, della propria cultura, delle proprie tradizioni e della propria ricchezza artistica, e di tutto quanto costituisce il migliore e più ricco patrimonio spirituale e umano del Cile”.

“Sebbene la Chiesa e lo Stato” – ha proseguito il Pontefice – “siano indipendenti e autonomi nel proprio ambito, entrambi sono chiamati a sviluppare una collaborazione leale e rispettosa per servire la vocazione personale e sociale delle stesse persone. Nel compimento della sua specifica missione di annunciare la Buona Novella di Gesù Cristo, la Chiesa cerca di rispondere alle aspettative e agli interrogativi degli uomini, appoggiandosi a valori e principi etici e antropologici che sono inscritti nella natura dell’essere umano”.

“Quando la Chiesa fa ascoltare la sua voce” – ha concluso il Pontefice – “di fronte alle grandi sfide e problemi attuali, come le guerre, la fame, la estrema povertà di tanti, la difesa della vita umana dal concepimento fino alla morte naturale, o alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna e prima responsabile dell’educazione dei figli, non agisce per un interesse particolare e per principi che possono percepire soltanto coloro che professano una determinata fede religiosa. Rispettando le regole della convivenza democratica, lo fa per il bene di tutta la società e in nome di valori che ogni persona può condividere con la sua retta ragione”.
CD/ VIS 20101007 (560)

QUOTIDIANO IMPEGNO PERCORRERE STRADA MAESTRA VERITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Congresso della Stampa Cattolica, promosso dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

Nel rivolgersi ai partecipanti, provenienti da 85 Paesi, il Papa ha fatto riferimento a due aspetti particolari del ruolo della stampa cattolica: da una parte “la specificità del mezzo, la stampa, e cioè la parola scritta e la sua attualità ed efficacia, in una società che ha visto moltiplicarsi antenne, parabole e satelliti, (...) dall’altro lato, la connotazione ‘cattolica’, con la responsabilità che ne deriva di esservi fedeli in modo esplicito e sostanziale, attraverso il quotidiano impegno di percorrere la strada maestra della verità”.

“La ricerca della verità dev’essere perseguita dai giornalisti cattolici con mente e cuore appassionati, ma anche con la professionalità di operatori competenti e dotati di mezzi adeguati ed efficaci”.Giustifica

“Oggi, nella comunicazione ha un peso sempre maggiore il mondo dell’immagine” ha sottolineato Benedetto XVI ed ha affermato: “ma se da una parte tutto ciò comporta indubbi aspetti positivi, dall’altra l’immagine può anche diventare indipendente dal reale, può dare vita ad un mondo virtuale, con varie conseguenze, la prima della quali è il rischio dell’indifferenza nei confronti del vero”.

“Inoltre, la ripresa di un evento, lieto o triste, può essere consumata come spettacolo e non come occasione di riflessione. (...) Questi aspetti suonano come campanello d’allarme: invitano a considerare il pericolo che il virtuale allontani dalla realtà e non stimoli alla ricerca del vero, della verità”.

“In tale contesto, la stampa cattolica” – ha ribadito il Pontefice – “è chiamata, in modo nuovo, ad esprimere fino in fondo le sue potenzialità e a dare ragione giorno per giorno della sua irrinunciabile missione. La Chiesa dispone di un elemento facilitante, dal momento che la fede cristiana ha in comune con la comunicazione una struttura fondamentale: il fatto che il mezzo ed il messaggio coincidono; infatti il Figlio di Dio, il Verbo incarnato, è, allo stesso tempo, messaggio di salvezza e mezzo attraverso il quale la salvezza si realizza. E questo non è un semplice concetto, ma una realtà accessibile a tutti”.

“La Parola di Dio è giunta agli uomini ed è stata tramandata anche a noi attraverso un libro, la Bibbia. La parola resta lo strumento fondamentale e, in un certo senso, costitutivo della comunicazione: essa viene utilizzata oggi sotto varie forme, e anche nella cosiddetta ‘civiltà dell’immagine’ conserva tutto intero il suo valore”.

“I cristiani non possono ignorare” – ha proseguito il Pontefice – “la crisi di fede che è sopraggiunta nella società, o semplicemente confidare che il patrimonio di valori trasmesso lungo i secoli possa continuare ad ispirare e plasmare il futuro della famiglia umana. L’idea di vivere ‘come se Dio non esistesse’ si è dimostrata deleteria: il mondo ha bisogno piuttosto di vivere ‘come se Dio esistesse’, anche se non c’è la forza di credere, altrimenti esso produce solo un ‘umanesimo disumano’”.

Nel ricordare che chi opera nei mezzi della comunicazione deve porre “sempre Dio al vertice della scala dei valori”, Benedetto XVI ha affermato che il compito degli operatori della stampa cattolica “è quello di aiutare l’uomo contemporaneo ad orientarsi a Cristo, unico Salvatore, e a tenere accesa nel mondo la fiaccola della speranza, per vivere degnamente l’oggi e costruire adeguatamente il futuro. Per questo vi esorto a rinnovare costantemente la vostra scelta personale per Cristo, attingendo da quelle risorse spirituali che la mentalità mondana sottovaluta, mentre sono preziose, anzi, indispensabili”.
AC/ VIS 20101007 (580)

XX ANNIVERSARIO CODICE DIRITTO CANONICO ORIENTALE

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Convegno di Studi per ricordare il XX anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico Orientale (8-9 ottobre 2010).

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l’Arcivescovo Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; l’Arcivescovo Cyril Vasil, S.I., Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; il Vescovo Juan Ignacio Arrieta Ochoa de Chinchetru, Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e Padre Michael J. Kuchera, Decano della Facoltà di Diritto Canonico Orientale del Pontificio Istituto Orientale.

Nel suo intervento l’Arcivescovo Coccopalmerio ha precisato che il Convegno è organizzato dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, con la collaborazione della Congregazione per le Chiese Orientali, del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e del Pontificio Istituto Orientale. Il Convegno si articola in tre sessioni che toccheranno tre grandi tematiche: “L’evoluzione storica della codificazione orientale, l’attività legislativa della Chiese Orientali e gli aspetti ecumenici del diritto orientale”.

Al Convegno partecipano numerosi e qualificati studiosi, cultori ed operatori del diritto canonico, professori e studenti per un totale di oltre 400 iscritti, tra i quali esponenti del mondo ortodosso e di altre Chiese e confessioni cristiane.

Chiuderà il Convegno l’Udienza del Santo Padre prevista per le ore 12:00 di sabato 9 ottobre, nella Sala Clementina.
OP/ VIS 20101007 (240)

RIUNIONI PREPARATORIE VISITA APOSTOLICA IRLANDA

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il Comunicato che segue:

“Il 5 ottobre 2010, il Prefetto e il Segretario della Congregazione per i Vescovi e Rappresentanti della Santa Sede hanno tenuto una riunione preparatoria a Roma con i Visitatori Apostolici nominati dal Santo Padre per la Visita Apostolica alle quattro Arcidiocesi Metropolitane d’Irlanda: il Cardinale Cormac Murphy-O’Connor; Arcivescovo emerito di Westminster; il Cardinale Seán P. O’Malley, O.F.M. Cap, Arcivescovo di Boston; l’Arcivescovo Thomas C. Collins, di Toronto e l’Arcivescovo Terrence T. Prendergast, S.I., di Ottawa.

“Memori del tragico abuso di minori che ha avuto luogo in Irlanda, i partecipanti hanno discusso i particolari aspetti di questa importante Visita. Pastorale nella natura, la Visita ‘è intesa ad assistere la Chiesa locale sulla via del innovamento (Lettera Pastorale di Papa Benedetto XVI ai Cattolici d’Irlanda) ed è segno del desiderio del Santo Padre, quale Successore di Pietro, di offrire la sua sollecitudine pastorale alla Chiesa in Irlanda. I Visitatori dedicheranno particolare attenzione alle vittime di abusi e alle loro famiglie, ma incontreranno e ascolteranno diverse persone, fra le quali autorità ecclesiastiche, fedeli laici e quanti si occupano del cruciale lavoro di sorveglianza dei minori”.

“Il 6 ottobre 2010, come programmato in precedenza, il Cardinale Seán B. Brady, Arcivescovo di Armagh, l’Arcivescovo Diarmuid Martin, di Dublino, l’Arcivescovo Dermot Clifford, di Cashel and Emly e l’Arcivescovo Michael Neary, di Tuam, hanno concelebrato la Messa dello Spirito Santo con i Visitatori e i Superiori della Congregazione per i Vescovi e della Segreteria di Stato. È seguito un incontro contraddistinto da calore fraterno e reciproca collaborazione, durante il quale sono state riassunte le discussioni del giorno precedente e ci si è concentrati sull’organizzazione della Visita Apostolica e delle Arcidiocesi interessate”.

“Tutti i partecipanti auspicano che tale significativo impegno sia strumento di purificazione e di guarigione per la Chiesa in Irlanda e aiuti a ristabilire la fiducia e la speranza nei fedeli”.
OP/ VIS 20101007 (330)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

- La Presidenza della Conferenza Episcopale del Venezuela:

- L’Arcivescovo Ubaldo Ramón Santana Sequera, F.M.I., di Maracaibo, Presidente;

- L’Arcivescovo Baltazar Enrique Porras Cardozo, di Mérida, primo Vice Presidente;

- L’Arcivescovo Roberto Luckert León, di Coro, secondo Vice Presidente;

- Il Vescovo Salas Jesús González de Zarate, Ausiliare di Caracas e Segretario Generale con:

- Il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas, Santiago di Venezuela
AP/ VIS 20101007 (110)
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