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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 9 novembre 2006

ADORAZIONE EUCARISTICA SI DIFFONDA SEMPRE PIÙ


CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali.

  Ricordando che è in preparazione il 49° Congresso Eucaristico Internazionale in programma nel giugno 2008 a Québec (Canada), il Papa ha affermato che i Congressi Eucaristici "sono sempre sorgente di rinnovamento spirituale, occasione per meglio far conoscere la Santissima Eucaristia, che è il tesoro più prezioso lasciatoci da Gesù; essi sono pure un incoraggiamento per la Chiesa a diffondere in ogni ambito della società e a testimoniare, senza esitazione, l'amore di Cristo".

  Benedetto XVI ha sottolineato che la presenza di alcuni rappresentanti degli Adoratori dell'Eucaristia dà modo di ricordare "quanto proficua sia la riscoperta da parte di molti cristiani dell'adorazione eucaristica. (...) Quanto bisogno ha l'odierna umanità di riscoprire nel Sacramento eucaristico la fonte della propria speranza!" - ha esclamato il Papa - "Ringrazio il Signore perché molte parrocchie, accanto alla devota celebrazione della Santa Messa, vanno educando i fedeli all'Adorazione eucaristica ed auspico, anche in vista del prossimo Congresso Eucaristico Internazionale, che questa pratica si diffonda sempre più".

  Riferendosi all'Esortazione Apostolica Post-sinodale dedicata all'Eucaristia che "raccoglierà le indicazioni emerse dall'ultimo Sinodo dei Vescovi" dell'ottobre 2005, il Papa ha concluso il suo discorso affermando: "Sono sicuro che questo documento aiuterà la Chiesa a preparare e celebrare con interiore partecipazione il Congresso Eucaristico, che si terrà nel giugno del 2008".
AC/CONGRESSI EUCARISTICI/...                           VIS 20061109 (250)


DISCORSO DEL PAPA AI VESCOVI SVIZZERI

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri è stato reso pubblico il testo del discorso del Santo Padre Benedetto XVI ai Presuli della Conferenza dei Vescovi Svizzeri, pronunciato all'inizio dell'Incontro, martedì scorso.

  Dando inizio al suo discorso col tema della fede, il Papa ha affermato che: "Due generazioni fa, essa poteva forse essere ancora presupposta come una cosa naturale: si cresceva nella fede; essa, (...), era semplicemente presente come una parte della vita (...). Oggi appare naturale il contrario, che cioè in fondo non è possibile credere, che di fatto Dio è assente. In ogni caso, la fede della Chiesa sembra una cosa del lontano passato. (...) Perciò credo che sia importante prendere nuovamente coscienza del fatto che la fede è il centro di tutto".

  Ribadendo che "la fede è soprattutto fede in Dio" e che "Questa centralità di Dio deve, secondo me, apparire in modo completamente nuovo in tutto il nostro pensare ed operare", il Papa ha affermato: "È ciò che poi anima anche le attività che, in caso contrario, possono facilmente decadere in attivismo e diventare vuote".

  "Questa forma completa della fede, espressa nel Credo" - ha proseguito il Pontefice - "di una fede in e con la Chiesa come soggetto vivente, nel quale opera il Signore - questa forma di fede dovremmo cercare di mettere veramente al centro delle nostre attività. Lo vediamo anche oggi in modo molto chiaro: lo sviluppo, là dove è stato promosso in modo esclusivo senza nutrire l'anima, reca danni".

  "Se, insieme con l'aiuto a favore dei Paesi in via di sviluppo, insieme con l'apprendimento di tutto ciò che l'uomo è capace di fare, di tutto ciò che la sua intelligenza ha inventato e che la sua volontà rende possibile, non viene contemporaneamente anche illuminata la sua anima e non arriva la forza di Dio, si impara soprattutto a distruggere. E per questo, credo, deve nuovamente farsi forte in noi la responsabilità missionaria: se siamo lieti della nostra fede, ci sentiamo obbligati a parlarne agli altri. Sta poi nelle mani di Dio in che misura gli uomini potranno accoglierla".

  Passando al tema dell'Educazione Cattolica, Benedetto XVI ha affermato: "Una cosa che, penso, causa a tutti noi una 'preoccupazione' nel senso positivo del termine, è il fatto che la formazione teologica dei futuri sacerdoti e degli altri insegnanti ed annunciatori della fede debba essere buona, abbiamo quindi bisogno di buone Facoltà teologiche, di buoni seminari maggiori e di adeguati professori di teologia, che comunichino non soltanto conoscenze, ma formino ad una fede intelligente".

  Il Papa ha sottolineato poi che: "L'unità della Scrittura non è un fatto puramente stoico-critico (...). Questa unità è in definitiva, un fatto teologico: questi scritti sono un'unica Scrittura, comprensibili fino in fondo solo se letti nell''analogia fidei' come unità in cui c'è un progresso verso Cristo e, inversamente, Cristo attira a sé tutta la storia. (...) Mi sta molto a cuore che i teologi imparino a leggere e ad amare la Scrittura (...) e che poi di essa facciano una lettura spirituale (...). Mi sembra un compito molto importante fare qualcosa in questo senso, contribuire affinché accanto, con e nell'esegesi storico-critica sia data veramente un'introduzione alla Scrittura viva come attuale Parola di Dio"

  Successivamente il Papa ha fatto riferimento alla catechesi che "negli ultimi cinquanta anni circa" - ha detto - "da un lato, ha fatto grandi progressi metodologici, dall'altro, però, si è persa molto nell'antropologia e nella ricerca di punti di riferimento, cosicché spesso non si raggiungono neanche più i contenuti della fede. (...) Tuttavia è importante che nella catechesi, (...) la fede continui ad essere pienamente valorizzata. (...) Io penso che noi tutti dobbiamo, come sempre, impegnarci molto per un rinnovamento della catechesi, nella quale sia fondamentale il coraggio di testimoniare la propria fede e di trovare i modi affinché essa sia compresa ed accolta, poiché l'ignoranza religiosa ha raggiunto oggi un livello spaventoso".

  Il tema successivo di cui ha parlato il Papa è stato quello della Liturgia che "non è" - ha detto - "'un'auto-manifestazione' della comunità la quale, come si dice, in essa entra in scena, ma è invece l'uscire della comunità dal semplice 'essere-se-stessi'  e l'accedere al grande banchetto dei poveri, l'entrare nella grande comunità vivente, nella quale Dio stesso ci nutre". Riguardo all'omelia il Papa ha ricordato che: "Bisogna (...) tener conto del fatto che l'omelia non è un'interruzione della Liturgia per una parte discorsiva, ma che essa appartiene all'evento sacramentale, portando la Parola di Dio nel presente di questa comunità".

  "Ciò significa" - ha proseguito il Pontefice - "che l'omelia stessa fa parte del mistero, della celebrazione del mistero, e quindi non può semplicemente essere slegata da esso. Soprattutto, però, ritengo anche importante che il sacerdote non sia ridotto al Sacramento e alla giurisdizione - nella convinzione che tutti gli altri compiti potrebbero essere assunti anche da altri - ma che si conservi l'integrità del suo incarico. Il sacerdozio è una cosa anche bella soltanto se c'è da compiere una missione che è un tutt'uno, dal quale non si può tagliare qua e là qualcosa. E a questa missione appartiene già da sempre - anche nel culto antico-testamentario - il dovere del sacerdote di collegare col sacrificio la Parola che è parte integrante dell'insieme".

  Parlando del sacramento della Penitenza il Papa ha ribadito: "Questo Sacramento lo dobbiamo veramente imparare di nuovo. Già da un punto di vista puramente antropologico è importante, da una parte, riconoscere la colpa e, dall'altra, esercitare il perdono. La diffusa mancanza di una consapevolezza della colpa è un fenomeno preoccupante del nostro tempo. Il dono del sacramento della Penitenza consiste quindi non soltanto nel fatto che riceviamo il perdono, ma anche nel fatto che ci rendiamo conto, innanzitutto, del nostro bisogno di perdono (...) e possiamo poi comprendere anche meglio gli altri e perdonarli".

  In merito al ministero episcopale il Papa ha sottolineato l'importanza "che i Vescovi, come successori degli Apostoli, da una parte portino veramente la responsabilità delle Chiese locali che il Signore ha loro affidate" e "Dall'altra parte" - ha detto - "essi devono aprire le Chiese locali all'universale. Viste le difficoltà che gli Ortodossi hanno con le Chiese autocefale, come anche i problemi dei nostri amici protestanti di fronte alla disgregazione delle Chiese regionali, ci rendiamo conto di quale grande significato abbia l'universalità, quanto sia importante che la Chiesa si apra alla totalità, diventando nell'universalità veramente un'unica Chiesa".

  Infine Papa Benedetto XVI ha toccato il tema dell'ecumenismo insistendo sul compito "di farsi garanti dei valori essenziali, portanti, provenienti da Dio, della nostra società. (...) Io penso che, se impariamo ad agire in questo campo insieme, possiamo realizzare una buona parte di unità anche là dove la piena unità teologica e sacramentale non è ancora possibile".
AC/DISCORSO/VESCOVI SVIZZERI                    VIS 20061109 (1120)


mercoledì 8 novembre 2006

IL MONDO HA URGENTEMENTE BISOGNO DI PACE


CITTA' DEL VATICANO, 8 NOV. 2006 (VIS). Al termine della catechesi dell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha rivolto alcune parole di saluto ai giovani di diverse nazioni e tradizioni religiose riunitisi ad Assisi (Italia) per commemorare il XX anniversario dell'Incontro Interreligioso di Preghiera per la Pace, convocato da Giovanni Paolo II nel 1986.

  Il Papa ha ringraziato i diversi responsabili religiosi "che hanno permesso ai giovani di partecipare all'Incontro ed il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso che lo ha organizzato".

  "Cari giovani: il nostro mondo ha urgentemente bisogno della pace!" - ha esclamato il Pontefice - "L'Incontro di Assisi ha ribadito il potere della preghiera nell'edificazione della pace. L'autentica preghiera trasforma i cuori, ci apre al dialogo, alla comprensione ed alla riconciliazione, ed abbatte i muri eretti dalla violenza, dall'odio e dalla vendetta. Possiate far ritorno alle vostre comunità religiose come testimoni dello 'spirito di Assisi', messaggeri di quella pace che è un prezioso dono di Dio, e come segni viventi di speranza per il nostro mondo".
AG/PACE/ASSISI                                   VIS 20061108 (180)


GESÙ CRISTO È L'APICE DELLA STORIA SALVIFICA

CITTA' DEL VATICANO, 8 NOV. 2006 (VIS). Nel corso dell'Udienza Generale di questa mattina, tenutasi in Piazza San Pietro con la partecipazione di 15.000 pellegrini, il Santo Padre Benedetto XVI ha proseguito la catechesi sulla figura di San Paolo.

  "Abbiamo visto come l'incontro con Cristo sulla strada di Damasco" - ha spiegato il Papa - "abbia letteralmente rivoluzionato la vita di San Paolo. Cristo divenne la sua ragion d'essere e il motivo profondo di tutto il suo lavoro apostolico. (...) In realtà, Cristo Gesù è l'apice della storia salvifica e quindi il vero punto discriminante anche nel dialogo con le altre religioni".

  "In primo luogo, Paolo ci aiuta a capire il valore assolutamente fondante e insostituibile della fede" - ha proseguito il Pontefice citando le parole dell'Apostolo: "'Abbiamo creduto anche noi in Gesù Cristo per essere giustificati dalla fede in Cristo e non dalle opere della Legge, poiché dalle opere della Legge non verrà mai giustificato nessuno' 'Essere giustificati' significa essere resi giusti, cioè essere accolti dalla giustizia misericordiosa di Dio, ed entrare in comunione con Lui, e di conseguenza poter stabilire un rapporto molto più autentico con tutti i nostri fratelli".

  "Nella luce dell'incontro con Cristo" - ha detto ancora il Papa - Paolo "capì, però, che con questo aveva cercato di costruire se stesso, la sua propria giustizia, e che con tutta questa giustizia era vissuto per se stesso. Capì che un nuovo orientamento della sua vita era assolutamente necessario. (...) Davanti alla croce del Cristo, espressione estrema della sua autodonazione, non c'è nessuno che possa vantare se stesso, la propria giustizia fatta da sé, per sé!".

   "Riflettendo su che cosa voglia dire giustificazione non per le opere ma per la fede, siamo così arrivati alla seconda componente che definisce l'identità cristiana descritta da San Paolo nella propria vita. Identità cristiana che si compone proprio di due elementi: questo non cercarsi da sé, ma riceversi da Cristo e donarsi con Cristo, e così partecipare personalmente alla vicenda di Cristo stesso, fino ad immergersi in Lui e a condividere tanto la sua morte quanto la sua vita".

  "Per Paolo, infatti, non basta dire che i cristiani sono dei battezzati o dei credenti; per lui è altrettanto importante dire che essi sono 'in Cristo Gesù'" - ha concluso il Santo Padre - "Infatti, ciò che noi siamo in quanto cristiani lo dobbiamo soltanto a Lui e alla sua grazia. Poiché niente e nessuno può prendere il suo posto, bisogna dunque che a nient'altro e a nessun altro noi tributiamo l'omaggio che tributiamo a Lui. Nessun idolo deve contaminare il nostro universo spirituale, altrimenti invece di godere della libertà acquisita ricadremmo in una forma di umiliante schiavitù. Dall'altra parte, la nostra radicale appartenenza a Cristo e il fatto che 'siamo in Lui' deve infonderci un atteggiamento di totale fiducia e di immensa gioia"
AG/PAOLO/...                                   VIS 20061108 (490)


DIO DEVE ESSERE MESSO AL CENTRO DELLA NOSTRA VITA

CITTA' DEL VATICANO, 8 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il testo dell'omelia che il Santo Padre ha pronunciato nel corso della Santa Messa concelebrata con i Vescovi svizzeri, nella mattinata di ieri, nella Cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano.

  Il discorso del Santo Padre all'Episcopato Svizzero, del quale il V.I.S. ha dato ieri una sintesi, non è stato pronunciato. "Esso" - si legge in un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede diffuso nel pomeriggio di ieri - "rifletteva il contenuto di una bozza preparata precedentemente in relazione alla Visita 'ad Limina Apostolorum' dei Vescovi svizzeri svoltasi nel 2005".

  Commentando le letture della Messa di ieri, Papa Benedetto XVI ha detto nell'omelia pronunciata a braccio, che esse "hanno un tema comune che potrebbe essere riassunto nella frase: Dio non fallisce".

  Riprendendo la parabola evangelica di coloro che sono stati invitati per primi al banchetto e che disdicono, il Santo Padre sottolinea che nonostante ciò: "Dio non fallisce. (...) Non fallisce perché trova sempre nuovi modi per raggiungere gli uomini e per aprire di più la sua grande casa, affinché si riempia del tutto. (...) Dio non fallisce, nemmeno oggi. Anche se sperimentiamo tanti 'no', possiamo esserne certi. (...) Conosciamo le chiese che diventano sempre più vuote, i seminari che continuano a svuotarsi, le case religiose che sono sempre più vuote; conosciamo tutte le forme nelle quali si presenta questo 'no, ho altre cose importanti da fare'".

  Citando San Paolo, il Papa ci esorta con queste parole: "'Abbiate gli stessi sentimenti di Gesù Cristo!'.  Imparate a pensare come ha pensato Cristo, imparate a pensare con Lui! E questo pensare non è solo quello dell'intelletto, ma anche un pensare del cuore. (...) Se entriamo in questi suoi sentimenti, (...) si risveglia in noi l'amore per Lui. Sentiamo quanto è bello che Egli c'è e che possiamo conoscerLo - che lo conosciamo nel volto di Gesù Cristo, che ha sofferto per noi".

  "Ritengo, pertanto" - ha proseguito il Pontefice - "che dovremmo impegnarci soprattutto: nell'ascolto del Signore, nella preghiera, nella partecipazione intima ai sacramenti, nell'imparare i sentimenti di Dio nel volto e nelle sofferenze degli uomini, per essere così contagiati dalla sua gioia, dal suo zelo, dal suo amore e per guardare con Lui, e partendo da Lui, il mondo. Se riusciamo a fare questo, allora anche in mezzo a tanti 'no' troviamo di nuovo gli uomini che Lo attendono e che spesso forse sono bizzarri - la parabola lo dice chiaramente - ma che comunque sono chiamati ad entrare nella sua sala".

  Il Santo Padre ha concluso l'omelia affermando che i problemi "non vengono risolti se Dio non viene messo al centro, se Dio non diventa nuovamente visibile nel mondo, se non diventa determinante nella nostra vita e se non entra anche attraverso di noi in modo determinante nel mondo. In questo, ritengo, si decide oggi il destino del mondo in questa situazione drammatica: se Dio - il Dio di Gesù Cristo - c'è e viene riconosciuto come tale, o se scompare. Noi ci preoccupiamo che sia presente".
HML/IMITARE CRISTO/...                               VIS 20061108 (530)


martedì 7 novembre 2006

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, il 18 ottobre, all'età di 77 anni.

- L'Arcivescovo Teodoro Cardenal Fernández, emerito di Burgos (Spagna), il 17 ottobre, all'età di 89 anni.

- Il Vescovo José Elias Chaves Júnior, C.M., Prelato emerito di Cametá (Brasile), il 31 ottobre, all'età di 80 anni.

- L'Arcivescovo Cecil deSa, emerito di Agra (India), il 27 ottobre, all'età di 83 anni.

- Il Vescovo Henrique Rüth, C.S.Sp., emerito di Cruzeiro do Sul (Brasile), il 23 ottobre, all'età di 93 anni.
.../DEFUNTI/...                                   VIS 20061107 (120)

SOSTEGNO CHIESA PROMOTORI SOLIDARIETÀ INTERNAZIONALE


CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2006 (VIS). L'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto, nella sede dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), alla XXXII Sessione del Comitato Intergovernativo per la Sicurezza Alimentare, tenutasi a Roma dal 30 ottobre al 4 novembre.

  Nei giorni 30 e 31 ottobre, all'interno della XXXII Sessione, ha avuto luogo lo "Special Forum for a World Free of Hunger" finalizzato a valutare i progressi compiuti nel perseguimento degli obiettivi e degli impegni presi nel corso del Vertice Mondiale sull'Alimentazione del 1996.

  Trasmettendo ai partecipanti i saluti e l'interesse del Papa per i lavori del Comitato sulla sicurezza alimentare, l'Arcivescovo Mamberti ha affermato: "Vincere la fame nel mondo è un'impresa che richiede tempo. Nonostante gli sforzi compiuti dalla F.A.O., dagli stessi paesi, dalle Organizzazioni intergovernative, dalle numerose associazioni (...), persistono ostacoli e squilibri, anzi essi si aggravano, impedendo a milioni di uomini e donne di provvedere adeguatamente alla propria alimentazione".

  "La realtà delle folle il cui diritto alla vita è messo in pericolo deve continuare a essere motivo di inquietudine per noi e deve toccare le coscienze affinché ognuno, dovunque si trovi, si impegni in comportamenti che non aggravino gli squilibri fra paesi ricchi e paesi poveri. La fame e la malnutrizione sono inaccettabili in un mondo che dispone di livelli di produzione, di risorse e conoscenze capaci di mettere fine a questo flagello e alle sue drammatiche conseguenze".

  "Non è la vocazione della Chiesa proporre soluzioni politiche, economiche o tecniche, per far fronte ai problemi della società, ma, nella sua missione di annunciare la 'Buona Novella a tutte le nazioni', la Chiesa si sente particolarmente vicina a coloro che vivono in condizioni di povertà, di sofferenza e di malnutrizione, desiderando aiutarli con i mezzi che le sono propri. La Chiesa è sempre disposta a sostenere le persone che operano per potenziare la solidarietà internazionale e per promuovere la giustizia fra i popoli, specialmente coloro che sono in contatto diretto con le popolazioni in difficoltà".
DELSS/FAME/F.A.O.:MAMBERTI                       VIS 20061107 (340)


IL PAPA ACQUISTA PRIMA OBBLIGAZIONE FONDO VACCINAZIONI


CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2006 (VIS). Oggi a Londra (Gran Bretagna), il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ha acquistato, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, la prima obbligazione dell'IFFIm (Aiuto finanziario internazionale per le vaccinazioni).

  Il Fondo è il risultato di un progetto presentato dal Cancelliere dello Scacchiere britannico Gordon Brown, al Convegno "Povertà e globalizzazione: finanziamenti per lo sviluppo", organizzato dal Pontificio Consiglio della Giustizia e Pace. Il ricavato della vendita delle obbligazioni sarà direttamente destinato alla vaccinazione delle popolazioni più bisognose, ai bambini in particolare. Le obbligazioni, acquistabili da chiunque - istituzioni, organizzazioni e privati - sono garantite da vari governi che pagano gli interessi e rimborsano l'ammontare delle obbligazioni stesse alla scadenza.

  "Il gesto di Benedetto XVI, reale e simbolico al tempo stesso" - si legge in un Comunicato reso pubblico oggi - "manifesta il pieno sostegno della Santa Sede ad un'iniziativa, che con ampia garanzia internazionale produrrà immediati e diretti vantaggi nel campo degli aiuti allo sviluppo, procurando nuovi finanziamenti con specifiche e quanto mai urgenti finalità". Ad esempio "In 72 Paesi del mondo sarà salvata la vita di 10 milioni di persone, tra cui 5 milioni di bambini, entro il 2015".

  Nel breve discorso pronunciato al momento dell'acquisto, il Cardinale Martino ha affermato: "I poveri attendono con impazienza il momento in cui la corruzione a vari livelli di governo e nel settore sociale non ostacoli più il libero accesso di tutti i membri della società alle opportunità di sviluppo. Un governo realmente attento al bene del suo popolo non solo è necessario allo sviluppo, ma è anche un diritto".

  "Papa Benedetto XVI ritiene che sia giunto il momento, di qui la sua decisione che la Santa Sede partecipi al programma delle obbligazioni del Fondo Finanziario Internazionale. Sua Santità riconosce la necessità di fornire con rapidità i fondi per contrastare la povertà, la fame, l'analfabetismo e promuovere l'attuale lotta contro il flagello della malaria e la diffusione dell'HIV/AIDS e della tubercolosi".
.../IFFIM/BROWN:MARTINO                           VIS 20061107 (350)


INCONTRO DI BENEDETTO XVI CON L'EPISCOPATO SVIZZERO

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Cappella "Redemptoris Mater" in Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una Concelebrazione Eucaristica con i Presuli della Conferenza dei Vescovi svizzeri.

  Alla celebrazione ha fatto seguito un incontro del Papa con i Vescovi svizzeri al quale hanno partecipato anche i Capi dei Dicasteri della Curia Romana, con l'obiettivo di "approfondire alcuni aspetti della situazione attuale della Chiesa in Svizzera e per considerare ciò che è opportuno ribadire e promuovere e ciò che è necessario correggere e purificare".

  Il Santo Padre ha affermato che l'incontro di questa mattina è in certo qual modo "la conclusione della Visita 'ad Limina' del febbraio 2005, della quale, non fu possibile allora concretizzare uno dei punti essenziali: l'incontro con il Papa", Giovanni Paolo II.

  "Il progresso della secolarizzazione e del relativismo" - ha detto il Papa nel suo discorso - "implica non soltanto una diminuzione della frequenza dei sacramenti, soprattutto la partecipazione alla Messa domenicale, ma anche mette in dubbio i valori morali proposti dalla Chiesa", quali la crisi del matrimonio e della famiglia, l'aumento dei divorzi e degli aborti, e le unioni fra persone dello stesso sesso. "Tutto ciò" - ha affermato Benedetto XVI - "costituisce un segno evidente di scristianizzazione".

  Sottolineando che molti nostri contemporanei "vivono come se Dio non esistesse", il Papa ha affermato che i Presuli sono chiamati "a far comprendere la Parola di Dio ed il messaggio cristiano, che aiutano a comprendere l'uomo e il significato della sua esistenza, facendo in modo che ci sia fra voi, nelle prese di posizione necessarie su questioni teologiche e morali, unità e unanimità. (...) Il dovere fondamentale del Vescovo, Pastore e Maestro di Fede, è di invitare i fedeli ad accettare pienamente l'insegnamento della Chiesa".

  In merito alla liturgia, Benedetto XVI ha affermato che: "È diritto e dovere per tutti che la liturgia sia celebrata conformemente alle regole stabilite dalla Chiesa"; riguardo alla Messa domenicale il Papa ha raccomandato di evitare che "soprattutto la domenica, essa sia sostituita, senza gravi ragioni, da celebrazioni della Parola" ed ha ribadito che l'omelia "momento importante di formazione dottrinale e spirituale, è riservata al sacerdote o al diacono".

  Di fronte alla "crisi che attraversa il sacramento della Riconciliazione", come hanno sottolineato i Vescovi nei loro rapporti quinquennali, il Papa ha invitato i Presuli "a rilanciare nelle Diocesi una pastorale penitenziale che incoraggi la confessione individuale. (...) Chiedete ai vostri sacerdoti di essere confessori assidui, offrendo generosamente ai fedeli orari appropriati per la confessione personale; incoraggiate i presbiteri ad accostarsi con frequenza al sacramento della Penitenza". Il Papa ha esortato i sacerdoti "ad osservare rigorosamente le norme della Chiesa concernenti l'assoluzione collettiva, (...) che richiede situazioni veramente eccezionali".

  In merito alla collaborazione dei laici al ministero sacerdotale, Papa Benedetto XVI ha affermato che: "È necessario essere attenti che, di fatto e concretamente, nelle parrocchie o nelle unità pastorali, il sacerdote sia il pastore, mentre i laici aiutano il sacerdote, collaborando con lui nei diversi settori della vita pastorale. (...) L'importanza del ruolo dei laici non deve tuttavia condurre a sottovalutare il ministero assolutamente indispensabile dei sacerdoti per la vita della chiesa, chiamata a guidare il popolo di Dio. (...) Vi invito a sviluppare una formazione dei laici che susciti la fede e la conoscenza dottrinale, e che dia impulsi spirituali".

  Successivamente il Papa ha affrontato il tema delle vocazioni sacerdotali e religiose, "una preoccupazione costante per la Chiesa nel vostro Paese" ed ha affermato: "Per il futuro della Chiesa in Svizzera, è importante prendersi cura dell'organizzazione e dell'orientamento dei Seminari e delle diverse Facoltà e Scuole Superiori di Teologia (...) con la preoccupazione del discernimento e di una profonda formazione umana, spirituale, culturale e pastorale dei candidati al Sacerdozio. Siate ugualmente attenti alla formazione iniziale e permanente dei futuri sacerdoti, diaconi e collaboratori pastorali laici. Un insegnamento sicuro e fedele alla Tradizione e al Magistero della Chiesa farà scoprire a tutti la ricchezza della fede cattolica".

  "L'ecumenismo" - ha concluso il Pontefice - "è un settore nel quale la Chiesa cattolica è impegnata in modo irreversibile. La storia religiosa del vostro Paese e l'esperienza che ne consegue vi conferiscono una responsabilità e una missione particolare in tale ambito. Incoraggiate le vostre comunità ad impegnarsi in un cammino ecumenico fondato sui principi espressi nel Decreto conciliare 'Unitatis redintegratio' e nel 'Direttorio per l'ecumenismo'".
AC/.../VESCOVI SVIZZERI                               VIS 20061107 (730)


lunedì 6 novembre 2006

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2006 (VIS).  Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Galveston-Houston (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Vincent M. Rizzotto, per raggiunti limiti d'età.

  Sabato 4 novembre è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato il Vescovo Mansueto Bianchi, finora Vescovo di Volterra (Italia), Vescovo di Pistoia (superficie: 821; popolazione: 224.312; cattolici: 213.400; sacerdoti: 143; religiosi: 265; diaconi permanenti: 23), Italia. Il Vescovo Bianchi succede al Vescovo Simone Scatizzi, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
RE:NER/.../RIZZOTTO:BIANCHI:SCATIZZI                   VIS 20061106 (110)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate nove Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Federale di Germania, in Visita "ad Limina Apostolorum":
 
    - Il Cardinale Georg Maximilian Sterzinsky, Arcivescovo di Berlino, con l'Ausiliare Vescovo Wolfgang Weider.

    - L'Arcivescovo Robert Zollitsch, di Freiburg im Breisgau, con gli Ausiliari Vescovo Paul Friedrich Wehrle, Vescovo Rainer Klug e Vescovo Bernd Joachim Uhl.

    - Il Vescovo Joachim Friedrich Reynelt, di Dresden-Meissen, con l'Ausiliare Vescovo Georg Weinhold.

    - Il Monsignore Hubertus Zomack, Amministratore Diocesano di Görlitz.
AP:AL/.../...                                       VIS 20061106 (100)

IN BREVE

L'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, OSSERVATORE PERMANENTE della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite è intervenuto il 3 novembre scorso, a New York, alla 61 Sessione dell'Assemblea Generale dell'O.N.U. dedicata al tema della cultura della pace. "La pace" - ha affermato il Nunzio - "comporta una verità che è comune a tutti i popoli oltre le diversità culturali, filosofiche e religiose. È l'idea della dignità di ogni persona umana intimamente legata con il trascendente. Così la pace potrà essere raggiunta una volta che sarà compresa e messa in opera come realizzazione della verità condivisa, nel rispetto reciproco delle diversità culturali. (...) La mancanza della verità fondamentale della pace a livello culturale ha indubbiamente causato effetti devastanti negli anni e vi sono ancora culture e mentalità che perfino oggi ne negano l'esistenza. L'esempio più drammatico è il terrorismo internazionale. I disegni criminali del terrorismo internazionale poggiano su false radici culturali che negano l'esistenza di un legame fra verità e vita umana. Tali radici sono identificabili nel nichilismo e nel fondamentalismo fanatico, che sono modi erronei di rapportarsi alla verità. 'I nichilisti'" - ha detto ancora l'Arcivescovo citando le parole di Benedetto XVI - 'negano l'esistenza di qualsiasi verità, i fondamentalisti accampano la pretesa di poterla imporre con la forza. Pur avendo origini differenti e pur essendo manifestazioni che si inscrivono in contesti culturali diversi, il nichilismo e il fondamentalismo si trovano accomunati da pericoloso disprezzo per l'uomo e per la sua vita e, in ultima analisi, per Dio stesso'".

IL PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI, Arcivescovo John P. Foley, ha pronunciato sabato scorso, 4 novembre, a Roma, un discorso alla Fondazione "Springtime of Faith" (Primavera della Fede). In merito all'evangelizzazione mediante i mezzi di comunicazione, il Presule ha sottolineato che "è possibile evangelizzare attraverso i mezzi di comunicazione non solo attraverso grandi reti o trasmissioni internazionali, (...) ma anche per mezzo di giornali di piccola tiratura o stazioni radio, o, attualmente, per mezzo di siti Internet. (...) La trasmissione della evidente felicità nella nostra fede, nel nostro sacerdozio o nella nostra vita cristiana, può essere uno dei modi più potenti di evangelizzare personalmente e attraverso i mezzi di comunicazione".

IL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA PASTORALE PER I MIGRANTI E GLI ITINERANTI, ha indetto a Roma, nei giorni 6 e 7 novembre, la Riunione dei Direttori Nazionali per la Pastorale del Turismo in Europa. Tema dell'Incontro è: "Il turismo, una realtà trasversale: aspetti pastorali". Aprendo i lavori, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Dicastero, ha affermato che: "Noi europei di oggi dobbiamo affermare le nostre radici e la nostra eredità cristiana rinnovandola alla luce del Concilio Ecumenico Vaticano II. Dobbiamo inoltre studiare come continuare ad animare, nel futuro, una nuova evangelizzazione, una nuova civiltà dell'amore e del rispetto. In questa prospettiva, il turismo è certamente uno strumento adeguato per dare impulso a questi valori. Di fatto, molti dei nostri monumenti ed opere d'arte ci parlano di una Europa cristiana che, nonostante tutto, è impregnata di Vangelo, e non solo di esso".
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061106 (510)


COMUNICATO SULL'UDIENZA AL PRESIDENTE DELL'UNGHERIA


CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2006 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato un Comunicato che rende noto che: "Stamani, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica d'Ungheria, S.E. il Sig. László Sólyom, il quale ha successivamente incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato".

  "I cordiali colloqui hanno permesso di soffermarsi sulla situazione del Paese, con particolare riferimento ai tradizionali valori morali e religiosi della società ungherese. Si è fatta menzione dell'applicazione dell''Accordo fra la Repubblica di Ungheria e la Santa Sede sul finanziamento delle attività di servizio pubblico e di altre prettamente religiose', in vigore dal 1997, e di altre questioni attinenti alle relazioni Chiesa-Stato. Vi è stato, infine, uno scambio di opinioni sui temi dell'integrazione europea e delle radici cristiane del Continente".
OP/PRESIDENTE UNGHERIA/BERTONE                   VIS 20061106 (150)


SCIENZA E TECNOLOGIA NON RISPONDONO A TUTTE LE NECESSITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 6 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea Plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze, presieduta dal Professor Nicola Cabibbo, riuniti in questi giorni per discutere sul tema: "Prevedibilità nella scienza: accuratezza e limiti".

  "Alcuni hanno visto nel progresso della scienza e della tecnologia moderna" - ha detto il Papa nel suo discorso - "una delle principali cause della secolarizzazione e del materialismo: perché invocare il controllo di Dio su questi fenomeni quando la scienza si è dimostrata capace di fare la stessa cosa?".

  Sottolineando che "Il Cristianesimo non postula un conflitto inevitabile fra fede soprannaturale e progresso scientifico" Benedetto XVI ha ricordato che Dio ha creato l'essere umano dotandolo di ragione e affidandogli il dominio su tutte le creature, facendo di lui il "collaboratore" di Dio nella creazione, ed ha affermato: "Potremmo dire che l'opera di prevedibilità, controllo e governo della natura, che oggi la scienza rende più fattibile che in passato, è esso stesso parte del piano del Creatore".

  "L'essere umano" - ha proseguito il Pontefice - "non può porre nella scienza e nella tecnologia una fiducia così radicale e incondizionata quale quella di credere che il progresso scientifico e tecnologico può spiegare tutto e rispondere a tutte le sue esigenze esistenziali e spirituali. La scienza non può sostituire la filosofia e la rivelazione dando una risposta esauriente agli interrogativi più radicali dell'uomo: domande sul significato della vita e della morte, sui valori ultimi e sulla natura del progresso".

  Riferendosi alle responsabilità etiche dello scienziato, il Papa ha segnalato che: "Le sue conclusioni devono essere guidate dal rispetto per la verità e da un onesto riconoscimento dell'accuratezza e degli inevitabili limiti del metodo scientifico. Certamente ciò significa evitare allarmanti previsioni quando queste ultime non sono sostenute da sufficienti dati o superano l'effettiva abilità della scienza di fare previsioni. Ma significa altresì evitare l'opposto, cioè il silenzio, originato dalla paura, di fronte ai veri problemi. L'influenza degli scienziati nel formare la pubblica opinione sulla base delle proprie conoscenze è troppo importante per essere insidiata da fretta indebita o dal perseguimento di una superficiale pubblicità".

  Il Papa ha ricordato agli accademici che il mondo attende molto da essi "per giungere ad una chiara comprensione delle possibili conseguenze di molti importanti fenomeni naturali" e al riguardo ha menzionato, in particolare, "le continue minacce all'ambiente che interessano intere popolazioni e l'urgente necessità di scoprire fonti di energia alternativa sicura a disposizione di tutti".

  "Gli scienziati" - ha ribadito il Pontefice - "avranno il sostegno della Chiesa nei loro sforzi di affrontare tali problemi, poiché la Chiesa ha ricevuto dal suo divino Fondatore la missione di guidare le coscienze degli uomini verso il bene, la solidarietà e la pace. Proprio per questa ragione la Chiesa ritiene suo dovere e obbligo insistere sul fatto che l'abilità della scienza di formulare previsioni e controlli non deve mai essere impiegata contro la vita umana e la sua dignità, ma deve sempre essere posta al suo servizio, al servizio delle generazioni attuali e di quelle future".

  Successivamente Benedetto XVI ha menzionato altre tematiche esaminate dagli accademici: gli intrinseci limiti del metodo scientifico che necessariamente restringono la prevedibilità a contesti ed approcci specifici, per cui "la scienza non può presumere di fornire una rappresentazione completa e deterministica del nostro futuro e dello sviluppo di ogni fenomeno che prende in esame".

  "La filosofia e la teologica possono offrire un importante contributo a tale fondamentale questione epistemologica aiutando, ad esempio, le scienze empiriche ad individuare una differenza fra la inabilità matematica di prevedere certi avvenimenti e la validità del principio di causalità, o fra l'indeterminismo scientifico o contingenza e la causalità a livello filosofico, o, più radicalmente, fra evoluzione quale origine di una successione nello spazio e nel tempo, e la creazione quale origine ultima di un essere partecipato nell'Essere essenziale".

  "Allo stesso tempo" - ha concluso il Pontefice - "vi è un livello più alto che necessariamente trascende tutte le previsioni scientifiche, vale a dire, il mondo umano della libertà e della storia. Mentre il cosmo fisico può avere il proprio sviluppo spaziale-temporale, solo l'umanità, in senso stretto, ha una storia, la storia della sua libertà. La libertà, come la ragione, è una parte preziosa dell'immagine di Dio dentro di noi, e non può mai essere ridotta ad una analisi deterministica".
AC/SCIENZA:LIMITI/CABIBBO                           VIS 20061106 (740)


APPELLO DEL PAPA CONTRO SPARGIMENTO SANGUE STRISCIA GAZA


CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2006 (VIS). Questa mattina, dopo la recita dell'Angelus con le migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto: "Seguo con viva preoccupazione le notizie sul grave deteriorarsi della situazione relativa alla Striscia di Gaza e desidero esprimere la mai vicinanza alle popolazioni civili che soffrono le conseguenze degli atti di violenza".

  "Vi chiedo di unirvi alla mia preghiera" - ha proseguito il Pontefice - "perché Dio onnipotente e misericordioso illumini le Autorità israeliane e palestinesi, come pure quelle delle Nazioni che hanno una particolare responsabilità nella Regione, affinché si adoperino per far cessare lo spargimento di sangue, moltiplicare le iniziative di soccorso umanitario e favorire la ripresa immediata di un negoziato diretto, serio e concreto".

  Rivolgendosi successivamente ai pellegrini polacchi, il Santo Padre ha ricordato che il 4 novembre "abbiamo celebrato la memoria di San Carlo Borromeo" ed ha detto: "Questa memoria invita ad associare il grande riformatore della Chiesa dopo il Concilio di Trento con il grande esecutore delle disposizioni del Concilio Vaticano II, Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla. Alla Madre di Dio affido tutta la comunità dei fedeli, alla quale questi due Pastori hanno dedicato la loro vita".
ANG/GAZA:SAN CARLO/...                           VIS 20061106 (220)


AFFRONTANDO LA MORTE GESÙ HA RIVOLUZIONATO SENSO MORTE


CITTA' DEL VATICANO, 5 NOV. 2006 (VIS). Nelle riflessioni che precedono la recita dell'Angelus domenicale, il Santo Padre Benedetto XVI, rivolgendosi alle migliaia di pellegrini che affollavano Piazza  San Pietro, ha ricordato che i giorni che seguono la commemorazione liturgica dei fedeli defunti, sono "Un'occasione propizia per ricordare nella preghiera i nostri cari e meditare sulla realtà della morte, che la cosiddetta 'civiltà del benessere' cerca spesso di rimuovere dalla coscienza della gente, tutta presa dalle preoccupazioni della vita quotidiana".

  "Il morire, in realtà" - ha proseguito il Papa - "fa parte del vivere, e questo non solo alla fine, ma, a ben vedere, in ogni istante. Nonostante tutte le distrazioni, però, la perdita di una persona cara ci fa riscoprire il 'problema', facendoci sentire la morte come una presenza radicalmente ostile e contraria alla nostra naturale vocazione alla vita e alla felicità".

  "Gesù ha rivoluzionato il senso della morte" - ha sottolineato il Pontefice - "Lo ha fatto con il suo insegnamento, ma soprattutto affrontando Lui stesso la morte. 'Morendo ha distrutto la morte', ripete la Liturgia nel tempo pasquale. 'Con lo Spirito che non poteva morire - scrive un Padre della Chiesa - Cristo ha ucciso la morte che uccideva l'uomo'.  Il Figlio di Dio ha voluto in questo modo condividere sino in fondo la nostra condizione umana, per riaprirla alla speranza".

  "In ultima analisi, Egli è nato per poter morire, e così liberare noi dalla schiavitù della morte. Dice la Lettera agli Ebrei: 'Egli ha provato la morte a vantaggio di tutti'. Da allora, la morte non è più la stessa: è stata privata, per così dire, del suo 'veleno'. L'amore di Dio, operante in Gesù, ha dato infatti un senso nuovo all'intera esistenza dell'uomo, e così ne ha trasformato anche il morire. Se in Cristo la vita umana è 'passaggio da questo mondo al Padre', l'ora della morte è il momento in cui questo si attua in modo concreto e definitivo. Chi si impegna a vivere come Lui, viene liberato dalla paura della morte, che non mostra più il ghigno beffardo di una nemica ma, come scrive san Francesco nel Cantico delle creature, il volto amico di una 'sorella', per la quale si può anche benedire il Signore".

  "Della morte del corpo non c'è da aver paura, ci ricorda la fede" - ha concluso Benedetto XVI - "perché è un sonno da cui saremo un giorno risvegliati. La vera morte, che invece bisogna temere, è quella dell'anima, che l'Apocalisse chiama 'seconda morte'. Infatti chi muore in peccato mortale, senza pentimento, chiuso nell'orgoglioso rifiuto dell'amore di Dio, si autoesclude dal regno della vita".
ANG/MORTE/...                                   VIS 20061106 (450)


SANTA MESSA IN SUFFRAGIO CARDINALI E VESCOVI DEFUNTI

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2006 (VIS). Come di consueto nel mese di novembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato, questa mattina nella Basilica Vaticana, la Santa Messa in suffragio dei Cardinali e dei Vescovi defunti durante l'ultimo anno. Hanno concelebrato con il Santo Padre i Membri del Collegio Cardinalizio.

  Benedetto XVI ha ricordato nell'omelia i nomi dei Porporati mancati negli ultimi dodici mesi: Cardinali Leo Scheffczyk, Pio Taofinu'u, Raúl  Francisco Primatesta, Angel Suquía Goicoechea, Johannes Willebrands, Louis-Albert Vachon, Dino Monduzzi e Mario Francesco Pompedda.

  "Affinché la veste bianca, ricevuta nel Battesimo, sia purificata da ogni scoria e da ogni macchia" - ha detto il Pontefice nell'omelia - "la Comunità dei credenti offre il Sacrificio eucaristico e altre preghiere di suffragio per coloro che la morte ha chiamato a passare dal tempo all'eternità. Si tratta di una nobile pratica, quella di pregare per i defunti, che presuppone la fede nella risurrezione dei morti, secondo quanto la Sacra Scrittura e, in modo compiuto, il Vangelo ci hanno rivelato".

  Il Papa ha ribadito che ognuno dei Cardinali e Vescovi defunti "è stato chiamato nella Chiesa a sentire come proprie e a cercare di mettere in pratica le parole dell'Apostolo Paolo: 'Per me vivere è Cristo'. (...) Questa vocazione, ricevuta nel Battesimo, si è in essi rafforzata con il sacramento della Confermazione e con i tre gradi dell'Ordine sacro, e si è costantemente alimentata nella partecipazione all'Eucaristia".

  "Attraverso tale itinerario sacramentale, il loro 'essere in Cristo' è andato consolidandosi e approfondendosi, così che il morire non è una perdita - dal momento che tutto avevano già evangelicamente 'perduto' per il Signore e per il Vangelo - ma un 'guadagno': quello di incontrare finalmente Gesù, e con Lui la pienezza della vita".

  Il Santo Padre ha terminato l'omelia domandando al Signore di concedere "a questi nostri cari fratelli Cardinali e Vescovi defunti di raggiungere la meta tanto desiderata. Lo domandiamo poggiando sull'intercessione di Maria Santissima e sulle preghiere di tanti, che in vita li hanno conosciuti e hanno apprezzato le loro virtù cristiane".
HML/CARDINALI:VESCOVI DEFUNTI/...                   VIS 20061106 (350)


venerdì 3 novembre 2006

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 3 NOV. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di oggi è in programma che il Santo Padre riceva in udienze separate:

- Il Cardinale Achille Silvestrini, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le società di vita apostolica.
AP/.../...                                 VIS 20061103 (60)

IN BREVE

IL CARDINALE TARCISIO BERTONE, SEGRETARIO DI STATO, in una Lettera indirizzata agli organizzatori della XL Settimana Sociale Spagnola, in corso a Toledo, nel trasmettere i saluti del Santo Padre, scrive che Papa Benedetto incoraggia i partecipanti "nei loro sforzi di approfondire e diffondere la Dottrina Sociale della Chiesa, nel campo della cultura e della ricerca, nella coscienza di tutti, persone o gruppi, chiamati a contribuire al bene comune secondo il proprio stato e responsabilità". Il Porporato scrive ancora che: "Questo impegno assume particolare rilevanza nel centesimo anniversario dell'inizio di tali incontri, sotto l'egida della Santa Sede e dell'Episcopato spagnolo, essendo un punto di riferimento molto qualificato per approfondire i diversi problemi sociali più gravi e urgenti in ogni momento della vita spagnola".

L'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York alla Commissione Politica Speciale e Decolonizzazione della 61° Assemblea Generale delle Nazioni Unite relativa ai Rifugiati Palestinesi in Medio Oriente (OOPS). "È un triste fatto" - ha detto il Nunzio - "che la comunità internazionale non sia riuscita ad impegnare gli israeliani e i palestinesi in un significativo dialogo e nella risoluzione delle controversie per portare stabilità e pace ad entrambi i popoli. (...) Risolvere il conflitto israelo-palestinese rimane il problema chiave di una serie di questioni che interessano tutto il Medio Oriente, senza entrare nel merito delle conseguenze in ambito mondiale".
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061103 (240)


VISITA DI BENEDETTO XVI PONTIFICIA UNIVERSITÀ GREGORIANA


CITTA' DEL VATICANO, 3 NOV. 2006 (VIS). Alle ore 10:30 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Pontificia Università Gregoriana. Al suo arrivo ha raggiunto la Cappella per un breve momento di preghiera e successivamente si è trasferito nel quadriportico dell'Università dove ha incontrato la Comunità dei Docenti, degli Studenti e dei Benefattori.

  Dopo le parole di saluto del Rettore Magnifico, Padre Gianfranco Ghrilanda, del Rappresentante degli studenti, Padre Bryan Lobo e del Segretario Generale, Luigi Allena, il Papa ha tenuto il suo discorso.

  Ricordando che nel 1972 ricevette l'invito a tenere un corso sulla Santissima Eucaristia agli studenti della Gregoriana, rivolgendosi ai Professori e agli Studenti, Benedetto XVI ha detto che "la fatica dello studio e dell'insegnamento, per avere senso in relazione al Regno di Dio, deve essere sostenuta dalle virtù teologali. Infatti, l'oggetto immediato della scienza teologica, nelle sue diverse specificazioni, è Dio stesso, rivelatosi in Gesù Cristo, Dio con un volto umano".

  "Oggi non si può non tener conto del confronto con la cultura secolare" - ha proseguito il Pontefice - "che in molte parti del mondo tende sempre più non solo a negare ogni segno della presenza di Dio nella vita della società e del singolo, ma con vari mezzi, che disorientano e offuscano la retta coscienza dell'uomo, cerca di corrodere la sua capacità di mettersi in ascolto di Dio".

  "Non si può prescindere poi," - ha detto ancora il Papa - "dal rapporto con le altre religioni, che si rivela costruttivo solo se evita ogni ambiguità che in qualche modo indebolisca il contenuto essenziale della fede cristiana in Cristo unico Salvatore di tutti gli uomini e nella Chiesa sacramento necessario di salvezza per tutta l'umanità".

  "Non posso in questo momento dimenticare le altre scienze umane che in questa insigne Università vengono coltivate (...), quali la psicologia, le scienze sociali, la comunicazione sociale. (...) Proprio perché tali scienze riguardano l'uomo non possono prescindere dal riferimento a Dio. Infatti, l'uomo, sia nella sua interiorità che nella sua esteriorità, non può essere pienamente compreso se non lo si riconosce aperto alla trascendenza".

  "Privo del suo riferimento a Dio, l'uomo non può rispondere alle domande fondamentali che agitano e agiteranno sempre il suo cuore riguardo al fine e quindi al senso della sua esistenza. Conseguentemente neppure è possibile immettere nella società quei valori etici che soli possono garantire una convivenza degna dell'uomo. Il destino dell'uomo senza il suo riferimento a Dio non può che essere la desolazione dell'angoscia che conduce alla disperazione. Solo in riferimento al Dio-Amore, che si è rivelato in Gesù Cristo, l'uomo può trovare il senso della sua esistenza e vivere nella speranza, pur nell'esperienza dei mali che feriscono la sua esistenza personale e la società in cui vive. La speranza fa sì che l'uomo non si chiuda in un nichilismo paralizzante e sterile, ma si apra all'impegno generoso nella società in cui vive per poterla migliorare". 

  Sottolineando che "La formazione integrale dei giovani è uno degli apostolati tradizionali della Compagnia di Gesù fin dalle sue origini", il Santo Padre ha ricordato che si sta portando a termine "il rinnovamento degli Statuti dell'Università e dei Regolamenti Generali, come anche degli Statuti e dei Regolamenti delle diverse Facoltà, Istituti e Centri" ed ha affermato che: "Questo contribuirà a meglio definire l'identità della Gregoriana, consentendo la redazione di programmi accademici più adeguati all'adempimento della missione che le è propria".

  "Come Università ecclesiastica pontificia" - ha concluso Benedetto XVI - "questo Centro accademico è impegnato a 'sentire in Ecclesia et cum Ecclesia'. È un impegno che nasce dall'amore per la Chiesa, nostra Madre e Sposa di Cristo".

  Al termine della visita, prima di rientrare in Vaticano, il Papa è sceso nei locali del Centro Convegni "Matteo Ricci" dove ha incontrato la comunità religiosa dei Gesuiti.
BXVI-VISITA/UNIVERSITÀ GREGORIANA/GHIRLANDA    VIS 20061103 (640)


COMUNICATO RELATIVO VIAGGIO DEL SANTO PADRE IN TURCHIA


CITTA' DEL VATICANO, 2 NOV. 2006 (VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, reso pubblico oggi, rende noto quanto segue: "A proposito dei commenti apparsi sulla stampa circa la possibile assenza del Primo Ministro turco Signor Recep Tayyip Erdogan durante la visita del Santo Padre in Turchia (28 novembre - 1 dicembre), è bene precisare che la Santa Sede era già da tempo informata - nel corso della preparazione del viaggio - circa la concomitanza con l'importante impegno del Primo Ministro per il vertice della NATO in Lettonia, ed era altresì informata che il Capo del Governo avrebbe cercato di essere presente in Turchia per incontrare il Santo Padre ma che non poteva garantirlo, e in caso di assenza sarebbe stato rappresentato da altra importante autorità del Governo, cioè il Vice Primo Ministro".
OP/VIAGGIO PAPA TURCHIA/ERDOGAN                   VIS 20061103 (140)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 1 NOV. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Armando Martín Gutiérrez, dei Figli dell'Amore Misericordioso (F.A.M.), Vescovo di Bacabal (superficie: 15.867; popolazione: 494.564; cattolici: 454.958; sacerdoti: 27; religiosi: 62), Brasile. Il Vescovo eletto, finora formatore della sua Congregazione nell'Arcidiocesi di Fermo (Italia), è nato nel 1954 a Madrid (Spagna), ha emesso la prima professione nella Congregazione dei Figli dell'Amore Misericordioso nel 1974 e quella perpetua nel 1978 ed è stato ordinato sacerdote nel 1979.
NER/.../MARTÍN GUTIÉRREZ                                     VIS 20061103 (90)


L'ESISTENZA UMANA È PROTESA ALLA TRASCENDENZA


CITTA' DEL VATICANO, 1 NOV. 2006 (VIS). Prima della recita dell'Angelus con i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato delle brevi riflessioni alla Solennità di Tutti i Santi, che si celebra oggi, e alla commemorazione dei fedeli defunti (2 novembre), due ricorrenze liturgiche che "ci offrono una singolare opportunità per meditare sulla vita eterna".

  "L'uomo moderno" - si è domandato il Papa - "l'aspetta ancora questa vita eterna, o ritiene che essa appartenga a una mitologia ormai superata? In questo nostro tempo, più che nel passato, si è talmente assorbiti dalle cose terrene, che talora riesce difficile pensare a Dio come protagonista della storia e della nostra stessa vita. L'esistenza umana però, per sua natura, è protesa a qualcosa di più grande, che la trascenda; è insopprimibile nell'essere umano l'anelito alla giustizia, alla verità, alla felicità piena".

  "Dinanzi all'enigma della morte, sono vivi in molti il desiderio e la speranza di ritrovare nell'aldilà i propri cari. Come pure è forte la convinzione di un giudizio finale che ristabilisca la giustizia, l'attesa di un definitivo confronto in cui a ciascuno sia dato quanto gli è dovuto".

  "'Vita eterna' per noi cristiani" - ha spiegato Benedetto XVI - "non indica però solo una vita che dura per sempre, bensì una nuova qualità di esistenza, pienamente immersa nell'amore di Dio, che libera dal male e dalla morte e ci pone in comunione senza fine con tutti i fratelli e le sorelle che partecipano dello stesso Amore. L'eternità, pertanto, può essere già presente al centro della vita terrena e temporale, quando l'anima, mediante la grazia, è congiunta a Dio, suo ultimo fondamento".

  "Cari fratelli e sorelle, meditiamo su queste realtà" - ha concluso il Pontefice - "con l'animo volto verso il nostro ultimo e definitivo destino, che dà senso alle situazioni quotidiane. Ravviviamo il gioioso sentimento della comunione dei santi e lasciamoci attrarre da loro verso la meta della nostra esistenza: l'incontro faccia a faccia con Dio".
ANG/TUTTI I SANTI:DEFUNTI/...                           VIS 20061103 (340)


ESSERE SANTI SIGNIFICA SERVIRE GESÙ, ASCOLTARLO E SEGUIRLO


CITTA' DEL VATICANO, 1 NOV. 2006 (VIS). Alle ore 10:00 di oggi, Solennità di Tutti i Santi, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Basilica Vaticana.

  Nell'omelia il Santo Padre ha sottolineato che "i santi non sono una esigua casta di eletti, ma una folla senza numero, verso la quale la liturgia ci esorta oggi a levare lo sguardo. In tale moltitudine non vi sono soltanto i santi ufficialmente riconosciuti, ma i battezzati di ogni epoca e nazione, che hanno cercato di compiere con amore e fedeltà la volontà divina".

  "Ma 'a che serve la nostra lode ai santi, a che il nostro tributo di gloria, a che questa stessa nostra solennità?'. Con questa domanda" - ha ricordato il Papa - "comincia una famosa omelia di San Bernardo per il giorno di Tutti i Santi. È domanda che ci si potrebbe porre anche oggi. E attuale è anche la risposta che il Santo ci offre: 'I nostri santi - egli dice - non hanno bisogno dei nostri onori e nulla viene a loro dal nostro culto. (...) Ecco dunque il significato dell'odierna solennità: guardando al luminoso esempio dei santi risvegliare in noi il grande desiderio di essere come i santi: felici di vivere vicini a Dio, nella sua luce, nella grande famiglia degli amici di Dio. (...) E questa è la vocazione di noi tutti, con vigore ribadita dal Concilio Vaticano II, ed oggi riproposta in modo solenne alla nostra attenzione".

  "Per essere santi" - ha spiegato il Pontefice - "non occorre compiere azioni e opere straordinarie, né possedere carismi eccezionali. (...) È necessario innanzitutto ascoltare Gesù e poi seguirlo senza perdersi d'animo di fronte alle difficoltà".

  "L'esperienza della Chiesa dimostra che ogni forma di santità, pur seguendo tracciati differenti, passa sempre per la via della croce, la via della rinuncia a se stesso. Le biografie dei santi descrivono uomini e donne che, docili ai disegni divini, hanno affrontato talvolta prove e sofferenze indescrivibili, persecuzioni e martirio".

  "L'esempio dei santi è per noi un incoraggiamento a seguire le stesse orme, a sperimentare la gioia di chi si fida di Dio, perché l'unica vera causa di tristezza e di infelicità per l'uomo è vivere lontano da Lui".

  "La santità" - ha sottolineato il Santo Padre - "esige uno sforzo costante, ma è possibile a tutti perché, più che opera dell'uomo, è anzitutto dono di Dio, tre volte Santo".

  "Come non rispondere all'amore del Padre celeste con una vita da figli riconoscenti? In Cristo" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "ci ha fatto dono di tutto se stesso, e ci chiama a una relazione personale e profonda con Lui. Quanto più pertanto imitiamo Gesù e Gli restiamo uniti, tanto più entriamo nel mistero della santità divina. Scopriamo di essere amati da Lui in modo infinito, e questo ci spinge, a nostra volta, ad amare i fratelli. Amare implica sempre un atto di rinuncia a se stessi, il 'perdere se stessi', e proprio così ci rende felici".
HML/SANTITÀ/...                                   VIS 20061103 (510)


martedì 31 ottobre 2006

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accolto la rinunzia presentata dal Cardinale Darío Castrillón Hoyos, all'incarico di Prefetto della Congregazione per il Clero, in ossequio a quanto previsto dal canone 354 del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Cardinale Cláudio Hummes, O.F.M., finora Arcivescovo di São Paulo (Brasile), Prefetto della Congregazione per il Clero.

- Ha accettato le dimissioni presentate dal Cardinale Francesco Marchisano,  dall'incarico di Arciprete della Basilica di San Pietro. Nel suddetto incarico gli succede l'Arcivescovo Angelo Comastri, Arcivescovo Prelato emerito di Loreto, Vicario Generale per lo Stato della Città del Vaticano e Presidente della Fabbrica di San Pietro, finora Coadiutore della medesima Basilica di San Pietro.

- Ha accettato la rinuncia, presentata dal Vescovo Robert A. Brucato, all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di New York (Stati Uniti d'America), per raggiunti limiti di età.

- Ha nominato il Reverendo Thomas Chung An-zu, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Taipei (superficie: 4.590; popolazione: 6.792.857; cattolici: 84.326; sacerdoti: 272; religiosi: 707), Taiwan. Il Vescovo eletto, finora Cappellano dell'Università Cattolica "Fu Jen" di Taipei (Taiwan), è nato a Yunlin (Taiwan) nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981.

- Ha nominato il Reverendo Fausto Gaibor García, Vescovo Ausiliare di Riobamba (superficie: 7.014; popolazione: 475.000; cattolici: 330.000; sacerdoti: 67; religiosi: 218; diaconi permanenti: 6), Ecuador. Il Vescovo eletto, finora Cancelliere e Parroco della Cattedrale di Guaranda, è nato nel 1952 nei pressi della città di Guaranda (Ecuador) ed è stato ordinato sacerdote nel 1981.
RE:NA:NEA/.../...                                   VIS 20061031 (250)


INTENZIONI DI PREGHIERA DEL PAPA PER IL MESE DI NOVEMBRE

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2006 (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di novembre è la seguente: "Perchè in ogni parte del mondo si ponga fine a tutte le forme di terrorismo".

  L'intenzione Missionaria è la seguente: "Perchè con lo sforzo dei credenti unito alle forze vive della società si possano spezzare le nuove e vecchie catene che impediscono lo sviluppo del Continente africano".
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/NOVEMBRE/…                     VIS 20061031 (90)


TELEGRAMMA DI CORDOGLIO VITTIME DISASTRO AEREO NIGERIA


CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio che il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha inviato, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, all'Arcivescovo John Olorunfemi Onaiyekan, di Abuja (Nigeria), per le vittime del disastro aereo di domenica 29 ottobre, che ha causato la morte di più di 100 persone.

  "Profondamente addolorato nell'apprendere la notizia del tragico disastro aereo in Nigeria, che fra le numerose vittime contava anche il Sultano di Sokoto, Sua Santità desidera trasmettere le sue sentite condoglianze alle famiglie in lutto. Nell'offrire fervide preghiere per i defunti, Sua Santità invoca Dio affinché conceda forza e coraggio a tutti coloro che sono nella sofferenza, e in segno di consolazione e di pace, invoca su di essi le abbondanti benedizioni di Dio Onnipotente".
TGR/INCIDENTE:NIGERIA/BERTONE:OLORUNFEMI           VIS 20061031 (150)


lunedì 30 ottobre 2006

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale José Saraiva Martins, Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi.

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale di Grecia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Franghískos Papamanólis, O.F.M.Cap., di Syros e Milos, Santorini, Thiras ed Amministratore Apostolico di Candia, Creta e La Canea.

    - Il Vescovo Anárghyros Printesis, Esarca Apostolico per i cattolici di rito bizantino residenti in Grecia.

    - L'Arcivescovo Nechan Karakéhéyan, Amministratore Apostolico dell'Ordinariato per i cattolici di rito armeno residenti in Grecia.

  Sabato 28 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale di Irlanda, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Christopher Jones, di Elphin.

    - Il Vescovo Martin Drennan, di Galway and Kilmacduagh.

    - Il Vescovo John Fleming, di Killala.

- Tre Presuli della Conferenza Episcopale di Grecia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo Nikólaos Fóscolos, di Athenai ed Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" di Rhodos.

    - Il Vescovo Yannis Spiteris, O.F.M.Cap., di Corfù, Zante, Cefalonia ed Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" del Vicariato Apostolico di Thessaloniki.

    - L'Arcivescovo Nikólaos Printesis, di Naxos, Andros, Tinos e Mykonos ed Amministratore Apostolico  "sede vacante" di Chios.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/.../...                                       VIS 20061030 (230)

RINGRAZIAMENTI PRO PETRI SEDE ED ETRENNES PONTIFICALES

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Membri delle due Associazioni del Belgio "Pro Petri Sede" e "Etrennes Pontificales", che ogni anno offrono aiuti finanziari per le necessità della Santa Sede.

  Nel suo discorso in lingua francese, il Santo Padre ha affermato che: "Il senso della comunione ecclesiale" che caratterizza le due associazioni, "si esprime ogni anno con un generoso gesto di solidarietà, destinato a soccorrere i nostri fratelli più bisognosi. Già al tempo degli Apostoli, i membri della giovane comunità cristiana 'mettevano tutto in comune' e San Paolo aveva la preoccupazione di organizzare in ogni comunità da lui fondata un servizio di raccolta in favore delle altre chiese".

  Citando l'Enciclica "Deus caritas est", il Papa ha detto: "'La carità non è per la Chiesa una specie di attività di assistenza sociale che si potrebbe anche lasciare ad altri, ma appartiene alla sua natura, è espressione irrinunciabile della sua stessa essenza'".

  "Voi conoscete gli immensi bisogni della solidarietà, perché i nostri fratelli siano rispettati nella loro dignità fondamentale, siano nutriti, siano provvisti di alloggio e ricevano istruzione; ogni anno, voi rispondete con generosità offrendo al Papa il frutto della vostra colletta. Vi ringrazio vivamente a nome di tutte le comunità cristiane che i vostri doni contribuiranno ad aiutare".
AC/.../PRO PETRI SEDE:ETRENNES PONTIFICALES               VIS 20061030 (240)


GRECIA: STATUTO GIURIDICO APPROPRIATO CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 30 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Presuli della Conferenza Episcopale di Grecia al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

  Il Papa ha iniziato il suo discorso ponendo in rilievo l'afflusso notevole di cattolici provenienti dalle Nazioni circostanti che pone ai Vescovi e al clero greco "nuove esigenze di servizio ministeriale a cui non è facile provvedere".

  Tenendo conto della varietà di lingue e di riti, il Papa ha detto di ritenere che "lo sviluppo di un dialogo costruttivo con gli altri Episcopati sia quanto mai opportuno (...). Dal confronto emergeranno sicuramente provvide decisioni sotto il profilo del reperimento sia dei ministri sacri necessari sia delle risorse su cui contare. Ovviamente il rispetto delle specifiche identità sarà da tenere presente, ma senza sacrificare per questo la vita e i programmi delle Chiese che Cristo vi ha affidato".

  Il Santo Padre ha esortato i Presuli a "perseverare nei vostri sforzi per incentivare la pastorale vocazione (...), si dovranno invitare le comunità cristiane a pregare con più intensità" per "venire incontro ai bisogni spirituali dei tanti immigrati che hanno trovato nel vostro Paese accoglienza dignitosa e cordiale. È questo lo stile proprio della vostra gente, che da sempre ha saputo aprirsi ad un contatto costruttivo con i popoli circostanti".

  In merito ai contatti con i fedeli ortodossi, che, numericamente, sono la maggioranza dei cittadini, Benedetto XVI ha sottolineato la necessità di "intensificare la preghiera perché si affretti il giorno benedetto in cui ci sarà dato di spezzare insieme il Pane e di bere insieme allo stesso Calice (...). In tale contesto, auspico che si aprano sempre maggiori prospettive di un dialogo costruttivo tra la Chiesa Ortodossa di Grecia e la Chiesa cattolica e si moltiplichino le iniziative comuni di ordine spirituale, culturale e pratico. Mi è grato, altresì, indirizzare un pensiero bene augurante a Sua Beatitudine l'Arcivescovo Christodoulos di Atene e di tutta la Grecia. (...) In lui intendo salutare con vivo affetto il Santo Sinodo della Chiesa Ortodossa di Grecia e tutti i fedeli".

  "Nei colloqui avuti con voi" - ha proseguito il Pontefice - "ho pure raccolto i vostri desideri di vedere definito, da parte dello Stato, il diritto di avere uno statuto giuridico appropriato e riconosciuto. Sulla questione è in atto - come ben sapete - un dialogo che non vede come protagonista primaria la Sede Apostolica. Si tratta infatti di materia interna, alla quale tuttavia la Santa Sede è molto attenta, perchè desiderosa di una adeguata soluzione dei problemi in gioco".

  "Oltre al dialogo, occorre in tale campo la perseveranza. Non è necessario aggiungere che la Chiesa Cattolica non cerca alcun privilegio, ma chiede soltanto di veder riconosciuta la propria identità e missione, così da poter efficacemente recare il proprio contributo al benessere integrale del nobile Popolo greco, di cui voi siete parte integrante. Con pazienza e nel rispetto delle legittime procedure, sarà possibile giungere, grazie all'impegno di tutti, all'auspicata intesa".

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso ricordando il disagio di numerose comunità "per gli spostamenti interni dei fedeli. Molti di loro" - ha affermato - "si trovano in una situazione di dispersione nel territorio, con la conseguenza di gravi difficoltà nei rapporti con i rispettivi Pastori. Anche alla luce di questi fenomeni si rivela tutta l'importanza dell'unità affettiva ed effettiva di voi Vescovi, mediante un coordinamento interno sempre più efficace".
AL/.../GRECIA                                   VIS 20061030 (550)


IL PAPA RICORDA LE PERSONE VITTIME DI SEQUESTRI

CITTA' DEL VATICANO, 29 OTT. 2006 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus con le migliaia di fedeli convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha affermato che: "Da più parti mi giungono richieste di intervento in favore di persone che, in diversi Paesi del mondo, sono vittime di sequestri".

  "Mentre ribadisco la più ferma condanna di questo crimine, assicuro il mio ricordo nella preghiera per tutte le vittime e per i loro familiari e amici. In particolare, mi unisco al pressante appello recentemente rivoltomi dall'Arcivescovo e dalla comunità di Sassari in favore del Signor Giovanni Battista Pinna, rapito il 14 settembre scorso, perché sia presto restituito ai suoi cari".

  Successivamente Benedetto XVI si è rivolto ai giovani delegati delle Regioni italiane, riuniti in questi giorni a Roma per "l'attuazione del progetto triennale della Chiesa italiana denominato 'Agorà dei giovani'".

  "Cari amici" - ha detto il Pontefice - "benedico il vostro cammino e vi attendo numerosi al grande incontro dei giovani italiani in programma per l'1 e 2 settembre 2007 a Loreto. Presso quell'amato Santuario mariano vivremo insieme un momento di grazia, nella gioia della fede e nella prospettiva della missione, anche in preparazione alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney nel 2008".
ANG/VITTIME SEQUESTRI:GIOVANI/...                  VIS 20061030 (220)


ANGELUS: LA FEDE È UN CAMMINO DI ILLUMINAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 29 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, in Piazza San Pietro, migliaia di fedeli hanno partecipato alla recita dell'Angelus con il Santo Padre Benedetto XVI. Commentando il Vangelo di oggi, la guarigione del cieco Bartimeo, il Papa ha spiegato che: "Questo racconto, nell'essenzialità dei suoi passaggi, evoca l'itinerario del catecumeno verso il sacramento del Battesimo, che nella Chiesa antica era chiamato anche 'Illuminazione'".

  "La fede" - ha detto il Santo Padre - "è un cammino di illuminazione: parte dall'umiltà di riconoscersi bisognosi di salvezza e giunge all'incontro personale con Cristo, che chiama a seguirlo sulla via dell'amore. Su questo modello sono impostati nella Chiesa gli itinerari di iniziazione cristiana, che preparano ai sacramenti del Battesimo, della Confermazione (o Cresima) e dell'Eucaristia".

  "Nei luoghi di antica evangelizzazione, dove è diffuso il Battesimo dei bambini, vengono proposte ai giovani e agli adulti esperienze di catechesi e di spiritualità che permettono di percorrere un cammino di riscoperta della fede in modo maturo e consapevole, per assumere poi un coerente impegno di testimonianza".

  Benedetto XVI ha elogiato il lavoro che i Pastori e i catechisti compiono in questo campo ed ha sottolineato che: "La riscoperta del valore del proprio Battesimo è alla base dell'impegno missionario di ogni cristiano, perché vediamo nel Vangelo che chi si lascia affascinare da Cristo non può fare a meno di testimoniare la gioia di seguire le sue orme".

  Ricordando che il mese di ottobre è particolarmente dedicato alla missione, il Papa ha invocato l'intercessione della Vergine Maria "affinché si moltiplichino i missionari del Vangelo" ed "Intimamente unito al Signore, possa ogni battezzato sentire di essere chiamato ad annunciare a tutti l'amore di Dio, con la testimonianza della propria vita".
ANG/FEDE:ILLUMINAZIONE/...                           VIS 20061030 (290)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 28 OTT. 2006 (VIS).  Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Lusaka (Zambia), presentata dall'Arcivescovo Medardo Joseph Mazombwe, per raggiunti limiti d'età. Gli succede l'Arcivescovo Telesphore George Mpundu, Coadiutore della medesima Arcidiocesi.

- Ha nominato il Monsignore Daniel E. Flores, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Detroit (superficie: 10.106; popolazione: 4.486.000; cattolici: 1.457.780; sacerdoti: 710; religiosi: 2.166; diaconi permanenti: 141), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 a Palacios (Texas) ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. È stato finora Rettore della Cattedrale di Corpus Christi (Stati Uniti d'America) e Vice-Rettore del Seminario "Saint Mary" di Houston.

- Ha nominato membro del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
RE:NEA:NA/.../...                                   VIS 20061030 (140)


IRLANDA: SANA CATECHESI E PREGHIERA NUOVE VOCAZIONI

CITTA' DEL VATICANO, 28 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i Presuli della Conferenza Episcopale Irlandese, al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

  Nel suo discorso il Papa ha sottolineato la costante testimonianza di fede e di fedeltà alla Santa Sede del popolo irlandese, il suo "importante contributo" alla vita della Chiesa e lo "straordinario coraggio dei suoi missionari".

  Benedetto XVI ha invitato i Vescovi ad aiutare i fedeli a "riconoscere l'incapacità della cultura secolare e materialista di portare autentica soddisfazione e gioia" esortandoli a parlare "loro con coraggio della gioia che proviene dalla sequela di Cristo e dal vivere i Suoi comandamenti".

  "Anche se è necessario denunciare con forza i mali che ci minacciano dobbiamo correggere l'idea che il Cattolicesimo sia soltanto 'una raccolta di proibizioni'. Sono necessari una sana catechesi ed un'attenta 'formazione del cuore'" - ha sottolineato Benedetto XVI ricordando che l'Irlanda è stata benedetta dalle "solide risorse di una estesa rete di scuole cattoliche".

  Benedetto XVI ha affermato che dobbiamo "evitare presentazioni superficiali dell'insegnamento cattolico, perché solo la pienezza della fede può comunicare la forze liberatrice del Vangelo. Esercitando grande attenzione sulla qualità dei programmi e dei libri di testo in uso e proclamando la dottrina della Chiesa nella sua interezza, voi portate a compimento la vostra responsabilità di 'annunziare la parola ... in ogni occasione opportuna e non opportuna .... ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina'".

  Riferendosi ai "molti casi di abusi sessuali sui minori" che si sono verificati negli ultimi anni, il Papa ha detto che "sono ancora più tragici quando in essi è coinvolto un prelato. Le ferite causate da questi atti sono molto profonde e urge la ricostruzione della fiducia e confidenza dove queste sono state danneggiate. Nei vostri continui sforzi di affrontare il problema con efficacia, è importante stabilire la verità di quanto accaduto nel passato, prendere tutte le precauzioni necessarie per impedire che accada nuovamente, assicurare che siano pienamente rispettati i principi di giustizia e, soprattutto, portare aiuto a queste vittime e a tutti coloro che sono stati colpiti da questi gravi crimini. In questo modo, la Chiesa in Irlanda crescerà e sarà capace di dare testimonianza del potere salvifico della Croce di Cristo".

  "L'ottimo lavoro e l'abnegazione della maggior parte dei sacerdoti e dei religiosi in Irlanda non devono essere oscurati dalle trasgressioni di alcuni dei loro fratelli. Sono certo che il popolo comprende ciò e continua a guardare il clero con affetto e stima".

  Il Santo Padre ha ricordato che l'Irlanda è stata benedetta in passato da una dovizia di vocazioni, ma negli ultimi anni il loro numero è diminuito notevolmente per cui ha esortato i Presuli a "pregare il Padrone della messe che mandi operai nella sua messe!".

  "Sono felice nell'apprendere che molte delle vostre Diocesi hanno adottato la pratica della preghiera silenziosa per le vocazioni di fronte al Santissimo Sacramento. Questa pratica va vivamente incoraggiata. Ma soprattutto, è vostro dovere, di voi Vescovi e del vostro clero, offrire ai giovani una visione attraente ed ispirata del sacerdozio".

  "Anche se l'impegno cristiano" - ha affermato il Pontefice - "è considerato fuori moda in alcuni ambienti,  nei giovani irlandesi esiste una autentica fame spirituale e un desiderio generoso di servire gli altri".

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso riferendosi al futuro dell'Irlanda del Nord ed ha detto in merito: "Malgrado l'arduo cammino, sono stati fatti molti progressi in tempi recenti. Prego affinché l'impegno profuso da tutte le parti coinvolte porti alla creazione di una società contraddistinta da spirito di riconciliazione, rispetto reciproco e cooperazione per il bene comune di tutti".
AL/.../IRLANDA                                       VIS 20061030 (530)


NON SOLTANTO TOLLERANZA MA AUTENTICA LIBERTÀ RELIGIOSA


CITTA' DEL VATICANO, 28 OTT. 2006 (VIS). L'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto il 27 ottobre scorso, alla 61 Sessione dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite in merito alle questioni legate alla promozione e alla salvaguardia dei diritti umani.

  Il Nunzio Apostolico ha dedicato particolare attenzione a tre temi connessi al problema: "la coesistenza di diverse religioni e comunità religiose, la propagazione della religione, compresa la delicata questione del proselitismo e del rapporto fra libertà di espressione e religione". Ricordando che mentre si celebra il 25° anniversario dell'adozione della Dichiarazione sull'eliminazione di tutte le forme di intolleranza e di discriminazione fondate sulla religione, l'Arcivescovo Migliore ha sottolineato come "in molte parti del mondo non esiste libertà di religione per i singoli e le comunità, specialmente fra le minoranze religiose".

  "L'alto livello di intolleranza religiosa in alcuni paesi sta portando ad un allarmante grado di polarizzazione e di discriminazione. (...) Mentre la tolleranza religiosa" - ha proseguito il Nunzio Apostolico - "è qualche volta caratterizzata dall'accettazione di quei credi e pratiche religiose che non sono in accordo con le proprie, è venuto il momento di superare questo tipo di tolleranza religiosa e di applicare invece i principi dell'autentica libertà religiosa".

  "La libertà religiosa consiste nel diritto di credere, praticare il culto, proporre e testimoniare la propria fede" ed "include il diritto di cambiare la propria religione e di associarsi liberamente con altri per esprimere le proprie convinzioni religiose. (...) Storicamente, la tolleranza è stato tema controverso fra i credenti di fede diversa, tuttavia viviamo in un momento storico che esige di più da noi, anche un maggior impegno nel dialogo interreligioso".

  In merito l'Arcivescovo Migliore ha fatto riferimento alla "grande importanza della reciprocità, che per sua natura, è atta a garantire il libero esercizio della religione in tutte le società" ed ha sottolineato "la preoccupazione della Santa Sede per il numero di situazioni dove l'esistenza di misure legislative ed amministrative per porre limiti alla pratica, all'osservanza o alla propagazione della religione sono una realtà" e "quelle situazioni dove la religione o la libertà di religione sono usate come pretesto o giustificazione per la violazione di altri diritti umani".

  Esistono ripetuti casi di intolleranza "quando interessi di gruppo o lotte di potere cercano di impedire alle comunità religiose di illuminare le coscienze rendendole capaci di agire liberamente e responsabilmente, secondo le autentiche esigenze della giustizia. Parimenti, un'altra manifestazione di intolleranza è quella di denigrare le comunità religiose ed escluderle dal dibattito pubblico solo perché non concordano con opinioni e non si conformano a pratiche contrarie alla dignità umana".

  "Nel nostro mondo" - ha concluso l'Arcivescovo Migliore - "la religione è più di una questione interna attinente al pensiero e alla coscienza. Essa  può unirci in quanto membri della famiglia umana. (...) Non dobbiamo sottovalutare il potere che ha la religione, specialmente fra i conflitti e le divisioni, di volgere la nostra mente verso pensieri di pace, di permettere ai nemici di parlarsi e (...) di convincere le nazioni a cercare insieme la via della pace".
DELSS/LIBERTÀ RELIGIOSA/MIGLIORE                   VIS 20061030 (510)


venerdì 27 ottobre 2006

SUPERARE LE DIVISIONI PUNTANDO SULL'UNITA IN CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti alla riunione delle "Christian World Communions" (Comunioni Cristiane Mondiali) che esaminano in questi giorni il tema: "Prospettive dell'Unità Cristiana".

  "Per decenni la Conferenza dei Segretari delle Comunioni Cristiane Mondiali" - ha detto il Papa - "ha dato vita ad un forum per contatti proficui tra le varie comunità ecclesiali, dando la possibilità ai suoi rappresentanti di creare la fiducia reciproca, necessaria per porre la ricchezza delle diverse tradizioni cristiane al servizio della nostra missione comune".

  "Tutti noi sappiamo" - ha continuato il Papa - "che il mondo ha bisogno oggi di una nuova evangelizzazione, una coscienza rinnovata da parte dei cristiani della speranza che è in loro. Ma coloro che proclamano che Gesù Cristo è il Signore sono tragicamente divisi e non riescono sempre a dare una testimonianza univoca e comune. Qui sta l'enorme responsabilità di tutti noi".

  Il Papa ha espresso apprezzamento per il tema della riunione che "si incentra su di una questione ecumenica fondamentale" e ha affermato che "i dialoghi teologici delle Comunioni Cristiane Mondiali sono stati caratterizzati dall'impegno di muoversi oltre le cose che dividono, verso l'unità in Cristo da noi ricercata. Per quanto difficile sia il cammino, non dobbiamo mai perdere di vista l'obiettivo finale: la piena e visibile comunione in Cristo e nella Chiesa".

  "Quando il progresso è lento, potremmo sentirci scoraggiati, ma la posta in gioco è troppo alta per tornare indietro. Al contrario, vi sono buone ragioni per andare avanti, come ha indicato il mio Predecessore Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Enciclica 'Ut unum sint' (...) quando parla della fratellanza riscoperta e di maggiore solidarietà al servizio dell'umanità".

  "L'Apostolo ci assicura che 'lo Spirito ci aiuta nella nostra debolezza'" - conclude il Santo Padre - "Nonostante i numerosi ostacoli da superare, crediamo fermamente che lo Spirito Santo è sempre presente e ci condurrà sulla giusta via".
AC/UNITA/CHRISTIAN WORLD COMMUNIONS                   VIS 20061027 (350)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 27 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor José Ramos-Horta, Primo Ministro di Timor Orientale, e seguito.

- La Signora Fauzia Mufti Abbas, Ambasciatrice del Pakistan, in visita di congedo.

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale di Irlanda, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Laurence Forristal, di Ossory.

    - L'Arcivescovo Michael Neary, di Tuam.

    - Il Vescovo Thomas Flynn, di Achonry.

    - Il Vescovo John Kirby, di Clonfert.

  Nel pomeriggio è in programma che il Papa riceva in udienza il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP:AL/.../...                                               VIS 20061027 (100)

giovedì 26 ottobre 2006

CRISI DI SIGNIFICATO NELLA SOCIETÀ DELL'OPULENZA

CITTA' DEL VATICANO, 26 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Signor Frank De Coninck, nuovo Ambasciatore del Belgio presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

  Ricordando che sin dall'inizio il Belgio fu parte attiva nel "grande progetto della costruzione europea", il Santo Padre ha elogiato gli obiettivi raggiunti negli ultimi cinquanta anni ed ha detto: "Il Continente europeo ritrova poco a poco la sua unità nella pace e l'Unione Europea è divenuta, nel mondo, una forza economica di primo piano, come pure un segno di speranza per molti".

  "Davanti alle esigenze della globalizzazione degli scambi e della solidarietà fra gli esseri umani, l'Europa deve continuare ad aprirsi e ad impegnarsi nei grandi cantieri del pianeta. La prima di tali sfide è la questione della pace e della sicurezza, di fronte ad una situazione internazionale resa fragile dai conflitti (...), in particolare in Medio Oriente con le sempre drammatiche situazioni della Terra Santa, del Libano e dell'Iraq, ma anche in Africa e Asia".

  Successivamente Benedetto XVI ha parlato delle sfide che riguardano "il futuro dell'uomo e la sua identità. Gli immensi progressi della tecnica hanno rivoluzionato molte pratiche nell'ambito della scienza medica, mentre la liberalizzazione dei costumi ha considerevolmente relativizzato norme che sembravano intangibili. (...) Nelle società occidentali caratterizzate inoltre dalla sovrabbondanza dei beni di consumo e dal soggettivismo, l'uomo si confronta con una crisi di significato. In un certo numero di paesi si vedono apparire legislazioni nuove che rimettono in causa il rispetto della vita umana".

  "Fondandosi sulla sua lunga esperienza e sul tesoro della Rivelazione che ha ricevuto in deposito per la sua condivisione, la Chiesa intende ricordare con forza che essa crede nell'uomo e nel suo prodigioso destino"- ha detto Benedetto XVI soggiungendo che: "Quando i Vescovi del Belgio parlano a favore dello sviluppo delle cure palliative, al fine di permettere a tutti coloro che lo desiderano di morire con dignità, o quando intervengono nei dibattiti della società, per ricordare che esiste 'una frontiera morale invisibile davanti alla quale il progresso tecnico deve inchinarsi: la dignità dell'essere umano', essi intendono servire la società intera indicando le condizioni di un autentico futuro di libertà e di dignità per l'uomo. Insieme con loro invito i responsabili politici che devono legiferare per il bene di tutti, a misurare con serietà la propria responsabilità e le sfide poste da questi problemi per l'umanità".

  "Il Regno del Belgio" - ha proseguito il Pontefice - "si è costituito attorno al principio monarchico, rendendo il Re garante dell'unità nazionale e del rispetto delle particolarità linguistiche e culturali di ogni comunità in seno alla Nazione. L'unità di un paese (...) esige da parte di tutti la volontà di servire l'interesse comune e di conoscersi sempre meglio grazie al dialogo e all'arricchimento reciproco. Attualmente, l'accoglienza degli immigrati sempre più numerosi e la moltiplicazione su di uno stesso territorio di comunità diverse per cultura d'origine o per religione, rendono assolutamente necessario, nelle nostre società, il dialogo fra culture e fra religioni".

  "È opportuno approfondire la conoscenza reciproca, rispettando le convinzioni religiose di ognuno e le legittime esigenze della vita sociale, conformemente alle leggi in vigore, e all'accoglienza degli immigrati, in modo da rispettare sempre la loro dignità (...) mediante una politica d'immigrazione che sappia conciliare gli interessi propri del paese che accoglie e il necessario sviluppo dei paesi meno favoriti, politica sostenuta anche da una volontà di integrazione che non permetta che si sviluppino situazioni di rifiuto o di mancanza di diritto, come dimostra il dramma dei "sans papier". Si eviterà così il rischio di ripiegarsi su se stessi, del nazionalismo esacerbato o anche della xenofobia, e si potrà sperare in uno sviluppo armonioso delle nostre società".
CD/BELGIO:CREDENZIALI/DE CONINCK                   VIS 20061026 (630)


ORDINARIATI MILITARI: IL VALORE DELLA PERSONA E DELLA PACE


CITTA' DEL VATICANO, 26 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al Quinto Convegno Internazionale degli Ordinariati Militari, in occasione del ventesimo anniversario della Costituzione Apostolica "Spirituali militum curae", promulgata dal Servo di Dio Giovanni Paolo II.

  Benedetto XVI ha ricordato che con questo Documento pontificio "veniva aggiornata la regolamentazione canonica dell'assistenza spirituale dei militari, alla luce del Concilio Vaticano II, tenendo conto delle trasformazioni riguardanti le forze armate e la loro missione sul piano nazionale e internazionale". Con gli ulteriori mutamenti degli ultimi decenni, il Documento pontificio "esige" - ha sottolineato il Papa - "di essere sempre meglio adattato alle necessità del momento presente. È quanto assai opportunamente avete volute fare con questo Convegno, organizzato dalla Congregazione per i Vescovi".

  "Due sono i valori fondamentali che il Documento pone in evidenza: il valore della persona e il valore della pace" - ha sottolineato il Pontefice affermando inoltre che "le persone a cui l'Ordinariato si rivolge non cessano di essere fedeli della Chiesa particolare in cui abitano o al cui rito appartengono. Ciò pone un'esigenza di comunione e di coordinamento tra l'Ordinariato militare e le altre Chiese particolari".

  "Mettere al primo posto le persone significa privilegiare la formazione cristiana del militare, accompagnando lui e i suoi familiari nel percorso dell'iniziazione cristiana, del cammino vocazionale, della maturazione nella fede e nella testimonianza; e contemporaneamente favorire le forme di fraternità e di comunità, come pure di preghiera liturgica e non, che siano appropriate all'ambiente e alle condizioni di vita dei militari".

  Riferendosi al "valore della pace", il Papa ha affermato: "Se dunque il Concilio chiama ministri della pace i militari, quanto più lo saranno i Pastori a cui essi sono affidati! Pertanto, esorto tutti voi a far sì che i Cappellani militari siano autentici esperti e maestri di quanto la Chiesa insegna e pratica in ordine alla costruzione della pace nel mondo".

  Ponendo in rilievo che "Anche nel mondo militare la Chiesa è chiamata ad essere 'sale', 'luce' e 'lievito', (...) affinché le mentalità e le strutture siano sempre più pienamente orientate alla costruzione della pace", Benedetto XVI ha affermato: "Il magistero della Chiesa sul tema della pace costituisce un aspetto essenziale della sua dottrina sociale".

  "Questo insistente richiamo alla pace ha influito sulla cultura occidentale promuovendo l'ideale che le forze armate siano 'a servizio esclusivo di difesa e di sicurezza e della libertà dei popoli'. Purtroppo talora altri interessi - economici e politici - fomentati dalle tensioni internazionali, fanno sì che questa tendenza costruttiva trovi ostacoli e ritardi, come traspare anche dalle difficoltà che incontrano i processi di disarmo".

  Il Santo Padre ha concluso il suo discorso sottolineando che "per offrire alle persone un'adeguata cura pastorale e per adempiere la missione evangelizzatrice, gli Ordinariati militari hanno bisogno di presbiteri e diaconi motivati e formati, come pure di laici che collaborino attivamente e responsabilmente con i Pastori".
AC/.../ORDINARIATI MILITARI                           VIS 20061026 (500)


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