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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 17 ottobre 2005

DICIASSETTESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nell'Aula del Sinodo, si è tenuta, in presenza del Santo Padre e di 233 Padri Sinodali, la diciassettesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia. Nel corso della stessa è stata data lettura delle Relazioni dei Circoli Minori o gruppi linguistici. Presidente delegato di turno è stato il Cardinale Francis Arinze. Successivamente ha avuto luogo la prima votazione per l'elezione di 12 membri del Consiglio Post-Sinodale.

Di seguito riportiamo gli estratti di alcune Relazioni:

CIRCOLO MINORE INGLESE B: VESCOVO DONALD WILLIAM WUERL, DI PITTSBURGH (STATI UNITI D'AMERICA). "Nel riflettere sulla necessità di celebrare l'Eucaristia nelle circostanze attuali vediamo in discussione un certo numero di valori. Punto primo e più significativo, è il fatto che l'Eucaristia è essenziale alla Chiesa. (...) Tuttavia, dobbiamo anche tenere in conto il grave problema della mancanza di sacerdoti in tante parti del mondo. Riconosciamo anche il ruolo dei sacerdoti sposati nelle Chiese Orientali. Dal nostro incontro è emerso che il celibato non è l'unico né il principale motivo della mancanza di vocazioni. Di fatto, la cultura contemporanea vive una crisi in molti altri ambiti, quali la natura, la durata e la vitalità del matrimonio. La mancata assunzione di responsabilità per tutta la vita sembra essere un motivo ricorrente delle nostre riflessioni relative alla vita moderna. (...) Nell'analizzare la situazione dobbiamo fornire alcune osservazioni su come affrontarla. (...) La prima riguarda l'ovvia necessità di incoraggiare le vocazioni al ministero sacerdotale. (...) Le Chiese locali devono essere aperte alla condivisione dei sacerdoti. (...) Infine, abbiamo affrontato la questione del servizio Eucaristico che spesso oggi sostituisce la Messa. (...) Dalle nostre riflessioni è scaturito rafforzato il bisogno di individuare, laddove sia necessario, i servizi religiosi più chiaramente definibili, al posto della Messa. (...) Abbiamo concluso che i programmi per sacerdoti, diaconi e laici su una buona liturgia sono, non solo utili, ma necessari. È stato incoraggiato sia il coinvolgimento dei laici ben preparati, che i programmi di formazione liturgica nelle parrocchie".

CIRCOLO MINORE SPAGNOLO B: VESCOVO ALBERTO GIRALDO JARAMILLO, P.S.S., DI MEDELLÍN (COLOMBIA). "I membri hanno elaborato 27 proposizioni che possono essere raccolte nei seguenti enunciati. Che si diano orientamenti di sostegno ai sacerdoti perché le loro celebrazioni esprimano la consapevolezza di agire sotto l'azione dello Spirito Santo. In questo modo assicurano la presenza di Cristo nell'Eucaristia, con tutta la ricchezza della sua opera salvifica. Che ogni Vescovo dia grande importanza alla formazione dei seminaristi seguendo con cura questi ultimi e i loro formatori. Occorre riservare particolare attenzione alla selezione ed alla formazione dei candidati al sacerdozio, per vivere il carisma del celibato. Che si possa assicurare la dignitosa celebrazione nella Cattedrale, nelle parrocchie e nelle diverse chiese della diocesi e si assicuri che i fedeli visitino il Santissimo Sacramento nelle diverse ore del giorno. Che si organizzi nella diocesi una pastorale vocazionale ben strutturata, che parte dalla preghiera per le vocazioni e abbia l'appoggio delle famiglie, dei sacerdoti e dei seminaristi. Che si presti particolare attenzione agli ammalati in modo da assicurare loro l'Eucaristia, alimento di immortalità. L'Eucaristia sarà la fonte inesauribile di una cultura della vita. Che si offra una compagnia attenta a quanti hanno formato le loro famiglie a partire dal Sacramento del matrimonio. Nell'occuparsi della difficile situazione di coloro che hanno provato il dolore della separazione, occorrerà trattarli con misericordia, per offrire loro orientamento e appoggio che consentano di chiarire la loro situazione mediante un processo canonico adeguato. Che si faccia una rinnovata pastorale del Sacramento della Riconciliazione. Che riusciamo a trovare percorsi catechetici adeguati affinché i sacerdoti e i fedeli comprendano la presenza di Maria in ogni celebrazione eucaristica. Che riusciamo a comprendere che, anche se l'Eucaristia è un dono, è nostro dovere pastorale avvicinare le persone a questo Sacramento, aiutandoli a ricevere degnamente il Signore Gesù Cristo Sacramentato".

CIRCOLO MINORE INGLESE A: ARCIVESCOVO DIARMUID MARTIN, DI DUBLINO (IRLANDA). "(...) L'Adorazione Eucaristica, al di fuori della Messa, dovrebbe scaturire dall'azione eucaristica e ricondurre ad essa. L'Adorazione Eucaristica considerata segno riemergente dei tempi, può sostenere fortemente la santità degli individui e delle comunità. Il gruppo ha espresso particolare apprezzamento, conferma ed incoraggiamento ai sacerdoti per la loro fedeltà al Ministero Eucaristico. Parlando dell''ars celebrandi' è stato sottolineato che essa non implica una sorta di coreografia del rito liturgico, bensì un modo per entrare nel Mistero dell'Eucaristia, e il desiderio di entrare in comunione con Dio attraverso il Mistero Pasquale. (...) È stato proposto di preparare una lista di omelie tematiche che trattino i Misteri fondamentali della Salvezza con riferimenti appropriati al Lezionario, ai Padri della Chiesa e al Catechismo della Chiesa Cattolica. Il gruppo ha sottolineato il bisogno di sviluppare una spiritualità eucaristica dei laici. È stata, inoltre, suggerita la compilazione di un 'Vademecum Eucaristico' con contenuti dottrinali, catechetici e devozionali a beneficio dei fedeli. Il Circolo Minore ha evidenziato i legami tra l'Eucaristia e il Sacramento della Penitenza, specialmente in considerazione del fatto che molti hanno perso il senso del peccato. La grave mancanza di sacerdoti in alcune aree è motivo di preoccupazione per l'intera Chiesa. In assenza di sacerdoti, il Circolo Minore ha sottolineato l'importanza della Liturgia della Parola per sostenere quanti sono privati della possibilità di ricevere l'Eucaristia. In alcune parti del mondo, la diminuzione del numero dei fedeli che partecipano regolarmente alla Messa domenicale è fonte di grande preoccupazione".

CIRCOLO MINORE FRANCESE C: VESCOVO PAUL-ANDRÉ DUROCHER, DI ALEXANDRIA-CORWALL (CANADA). "(...) Il nostro atteggiamento dinanzi alla secolarizzazione deve essere più sfumato. In effetti, nel mondo attuale esistono molti semi della Parola. L'Eucaristia può rispondere alla sete e alle speranze del nostro tempo. (...) La fede celebrata nell'Eucaristia deve, inoltre, essere vissuta quotidianamente. La contemplazione del Sacrificio di Cristo, al quale siamo chiamati ad unirci, potrà aiutarci a formare questa unità di fede e di vita. Occorre, però, intendere questo Sacrificio come un mistero d'amore, una promessa di vita, un cammino di libertà. La mancanza di sacerdoti ci addolora e sentiamo con forza la preoccupazione dei numerosi fedeli che a causa di questo fenomeno, non possono ricevere i Sacramenti. L'idea di ordinare 'viri probati' è stata discussa, ma non ha ottenuto la maggioranza dei voti. Il gruppo è unanime nell'affermare il valore inestimabile del celibato sacerdotale per la Chiesa latina e desidera impegnare la Chiesa in una pastorale vocazionale ancora più vigorosa, positiva e aperta ai doni di Dio. D'altra parte, riteniamo che una migliore ridistribuzione dei sacerdoti 'fidei donum' possa aiutare ad attenuare un po' questa mancanza".

CIRCOLO MINORE TEDESCO: VESCOVO GERHARD LUDWIG MÜLLER, DI REGENSBURG (GERMANIA). "La presentazione dell'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa rimane compito della teologia, della spiritualità e della pastorale. Le carenze nella comprensione della liturgia e nella pratica possono essere superate soltanto attraverso un orientamento positivo e che porti il fedele a Gesù Cristo. Egli è 'la luce vera, quella che illumina ogni uomo' (Gv 1, 9). Nella civiltà occidentale, però, i cristiani sono succubi della secolarizzazione della coscienza. Ciò può portare alla banalizzazione delle verità cristiane e alla profanazione della liturgia e del modo di vivere. Spesso esiste una discrepanza tra il catechismo e le tentazioni e le pressioni di un'impostazione di vita collettiva determinata solo dal mondo interiore. Le conseguenze possono essere l'indifferenza, ma anche le aggressioni nei confronti della dottrina e della morale della Chiesa, in apparenza estranea al mondo e ostile alla vita. (...) Come può la Chiesa, nel senso di 'Gaudium et spes', accogliere, dividere e formulare le preoccupazioni, le domande e i bisogni degli uomini di oggi e, tuttavia, proprio oggi, testimoniare Cristo come risposta alle domande esistenziali fondamentali dell'uomo? È possibile attendersi un autentico rinnovamento dai cristiani, dai religiosi e dai laici, soprattutto dai giovani cristiani impegnati, che si lasciano attrarre da Cristo, che vivono dell'amore di Cristo eucaristico e che sono disposti a vivere il matrimonio cristiano e la vita secondo i precetti evangelici, in quanto chiamati dallo Spirito Santo per costruire la Chiesa con i diversi carismi. Qui non si tratta di numeri, bensì di qualità".

CIRCOLO MINORE ITALIANO B: VESCOVO RENATO CORTI, DI NOVARA. "È parso bene privilegiare due domande: quella relativa all'educazione alla fede eucaristica e quella relativa all'impegno missionario che siamo chiamati a coltivare attraverso la Celebrazione Eucaristica. (...) Circa il tema dell'educazione dei fedeli alla centralità della Celebrazione Eucaristica domenicale, la discussione ha condotto a dedicare ampio spazio alla domenica, intesa come 'Dies Christi' e come 'Dies hominis'. Si è toccato il tema dell'Eucaristia, soprattutto considerando la domenica come 'Dies Ecclesiae'. (...) Si è pure riflettuto sull'esperienza che deve essere proposta a chi accede ai Sacramenti e come dare a tutto ciò la forma di un itinerario, anzi di una Mistagogia. Quanto alla pastorale in favore di coloro che sono in una situazione matrimoniale irregolare, la riflessione ha considerato innanzi tutto il tempo che precede il matrimonio, con riferimento all'educazione dei giovani e ai corsi prematrimoniali, poi la condizione spesso carica di solitudine che si vive all'interno delle famiglie, cogliendo l'urgenza che nelle nostre parrocchie si coltivi molto il contatto diretto con le stesse; infine è stata considerata la situazione specifica di coloro che vivono una situazione matrimoniale irregolare, tentando di indicare alcune possibili ed importanti attenzioni perché queste persone si sentano accolte, si affidino al Signore e compiano passi concreti alla luce del Vangelo".
SE/DICIASSETTESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051017 (1590)

IL PAPA ALLA F.A.O.: PROMUOVERE DIALOGO FRA LE CULTURE


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2005 (VIS). Oggi è stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI al Signor Jacques Diouf, Direttore Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Agricoltura e l'Alimentazione (F.A.O.), in occasione della Giornata Mondiale dell'
Alimentazione (GMA), che si celebra ogni anno il 16 ottobre, anniversario della fondazione della F.A.O. nel 1945.

"La celebrazione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione" - scrive il Santo Padre - "ci ricorda che la fame e la malnutrizione sono, purtroppo, fra i più gravi scandali che colpiscono ancora la vita della famiglia umana, ciò che rende sempre più urgente l'azione intrapresa dalla F.A.O. sotto il suo mandato".

Il Papa sottolinea che: "La fame non dipende unicamente da situazioni geografiche e climatiche o da circostanze sfavorevoli legate ai raccolti. Essa è anche causata dall'uomo e dal suo egoismo che si traduce in carenze nell'organizzazione sociale, dalla rigidità delle strutture economiche troppo spesso votate unicamente al profitto, ed anche dalla pratiche contro la vita umana e da sistemi ideologici che riducono la persona, privata della sua dignità fondamentale, a non essere che uno strumento".

Riferendosi successivamente al tema scelto della Giornata Mondiale dell'Alimentazione: "Agricoltura e dialogo di culture", Papa Benedetto scrive che tale argomento "invita a considerare il dialogo come uno strumento efficace per creare le condizioni della sicurezza alimentare" e che "la convergenza fra tutti i protagonisti, associata ad una cooperazione effettiva, può contribuire ad edificare la 'vera pace', permettendo di vincere le tentazioni ricorrenti di conflitto, causate da differenze di visioni culturali, di etnie o di livello di sviluppo".

"È anche necessario" - prosegue il Pontefice - "essere direttamente attenti alle situazioni umane, con l'obiettivo di mantenere la diversità dei modelli di sviluppo e di forme di assistenza tecnica, in funzione di condizioni particolari di ogni paese e di ogni comunità, che si tratti di condizioni economiche o ambientali, o ancora sociali, culturali e spirituali".

"La Chiesa cattolica" - conclude il Santo Padre - "che partecipa anch'essa alle azioni volte a conseguire uno sviluppo davvero armonioso, in collaborazione con i soci presenti sul terreno, intende incoraggiare l'attività e gli sforzi della F.A.O. perchè tale organizzazione susciti, nel proprio settore di competenza, un vero dialogo delle culture ed che essa contribuisca anche ad aumentare la capacità di nutrire la popolazione mondiale, nel rispetto della bio-diversità. In effetti l'essere umano non deve compromettere imprudentemente l'equilibrio naturale, frutto dell'ordine del Creato, ma deve al contrario adoperarsi a trasmettere alle generazioni future una terra capace di nutrirle".
MESS/FAO:GMA/DIOUF VIS 20051015 (430)

UNIFICAZIONE DELLE PROPOSTE


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Nella giornata odierna, nella quale non è prevista nessuna Congregazione Generale, continuano i lavori di unificazione delle Proposte da parte del Relatore Generale, del Segretario Generale e dei Relatori dei Circoli Minori o gruppi linguistici del Sinodo dei Vescovi.

Alle 17:00, all'Altare della Confessione della Basilica Vaticana, avrà inizio l'Adorazione Eucaristica presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI, alla quale assisteranno i Padri Sinodali. Alla celebrazione, nella quale si alterneranno preghiere, canti, momenti di silenzio e letture dalla Sacra Scrittura sul mistero eucaristico, potranno partecipare tutti coloro che lo desiderino.
SE/PROPOSTE:ADORAZIONE EUCARISTICA/... VIS 20051017 (100)

DICIOTTESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina, nell'Aula del Sinodo, ha avuto luogo la diciottesima Congregazione Generale per la presentazione e discussione della bozza del Messaggio.

In apertura della Diciottesima Congregazione Generale, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, ha comunicato che il Santo Padre Benedetto XVI ha deciso di regalare a tutti i Padri Sinodali, insigniti della dignità episcopale, un anello decorato con un simbolo eucaristico, il pellicano che con il suo sangue nutre i suoi piccoli. Inoltre l'Arcivescovo Eterovic ha comunicato che gli esperti, gli uditori e le uditrici, riceveranno dal Santo Padre, un Rosario per ricordo.

Quindi, non avendo nessun Padre Sinodale ottenuto la maggioranza assoluta richiesta nella prima votazione, per essere eletto membro del Consiglio Post-Sindoale, si è proceduto ad una seconda votazione nella quale sono stati eletti i dodici Padri Sinodali che hanno ottenuto il maggior numero di voti a maggioranza relativa. L'elenco dei membri eletti, con l'aggiunta dei membri di nomina pontificia, sarà pubblicato nei prossimi giorni.

Nel pomeriggio, numerosi Padri Sinodali hanno partecipato, in Piazza San Pietro, all'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i bambini che hanno ricevuto quest'anno la Prima Comunione, provenienti da tutto il mondo.
SE/DICIOTTESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051017 (70)

ASCOLTARE IL GRIDO DEI POVERI E LOTTARE CONTRO LA POVERTÀ


CITTA' DEL VATICANO, 16 OTT. 2005 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato la celebrazione, domani, della Giornata Mondiale della Lotta contro la Povertà, istituita da Padre Joseph Wresinski, Fondatore del Movimento "ATD Quarto Mondo", che, il 17 ottobre 1987, collocò nella Piazza del Trocadero, a Parigi, una lapide per le vittime della povertà.

"La povertà" - ha detto il Papa - "è un flagello contro il quale l'umanità deve lottare incessantemente. Noi siamo chiamati ad una solidarietà sempre maggiore, perché nessuno sia escluso dalla società".

"Le mie preghiere" - ha proseguito il Santo Padre - "sono dedicate ai poveri che lottano con coraggio per vivere nella dignità e che si preoccupano della famiglia e delle necessità dei loro fratelli. Saluto tutti coloro che si pongono al servizio dei bisognosi".

Infine Papa Benedetto ha invitato la Autorità civili e i responsabili della comunità internazionale "ad ascoltare il grido dei poveri e ad intensificare la loro azione nella lotta contro la povertà".

Successivamente il Pontefice ha ricevuto una Delegazione dell'Istituto per i Diritti dell'Uomo di Auschwitz, per l'assegnazione del "Premio Giovanni Paolo II". Istituito dopo la visita di Giovanni Paolo II ad Auschwitz-Birkenau nel 1979, il Premio, la cui giuria è presieduta dal Cardinale Franciszek Macharski, Arcivescovo emerito di Cracovia (Polonia), si propone di difendere e diffondere il messaggio papale di pace e di salvaguardia dei diritti umani e viene conferito alle personalità del mondo contemporaneo che nella loro attività quotidiana hanno messo in pratica le sue finalità.

Quest'anno il Premio è stato attribuito al Vescovo Václav Maly, Ausiliare di Praga (Repubblica Ceca), che fu membro del Movimento dissidente "Carta 77" negli anni del regime comunista ed al giornalista polacco Stefan Wilkanowicz, Presidente della Fondazione di Cultura Cristiana Znak.
ANG/POVERTÀ/... VIS 20051017 (310)

ANGELUS: BENEDETTO XVI RICORDA GIOVANNI PAOLO II


CITTÀ DEL VATICANO, 16 OTT. 2005 (VIS). L'omaggio a Giovanni Paolo II, nell'anniversario della sua elezione al Soglio Pontificio e la sintesi del suo Pontificato, sono stati i temi centrali della riflessione che il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato ai pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

"Ventisette anni or sono, in un giorno come questo" - ha ricordato il Santo Padre - "il Signore ha chiamato il Cardinale Karol Wojtyla, Arcivescovo di Cracovia, a succedere a Giovanni Paolo I, morto a poco più di un mese dalla sua elezione. Giovanni Paolo II, 'venuto da un paese lontano', fu riconosciuto quale autorità morale anche da tanti non cristiani e non credenti, come hanno dimostrato le commoventi manifestazioni di affetto in occasione della sua malattia e di vivo cordoglio dopo la sua morte. Presso la Sua tomba, nelle Grotte Vaticane, prosegue ancora ininterrotto il pellegrinaggio di tantissimi fedeli, ed anche questo costituisce un segno eloquente di quanto l'amato Giovanni Paolo II sia entrato nel cuore della gente".

"Possiamo definire Giovanni Paolo II come un Papa totalmente consacrato a Gesù per mezzo di Maria, come era ben evidenziato nello Suo stemma: 'Totus tuus'. Venne eletto nel cuore del mese del Rosario, e la corona che spesso teneva tra le mani è diventata uno dei simboli del suo Pontificato".

"In realtà, il Rosario" - ha spiegato Benedetto XVI - "non si contrappone alla meditazione della Parola di Dio e alla preghiera liturgica; rappresenta, anzi, un naturale ed ideale complemento, in particolare come preparazione e come ringraziamento alla Celebrazione Eucaristica. Il Cristo, incontrato nel Vangelo e nel Sacramento, lo contempliamo con Maria nei vari momenti della sua vita, grazie ai misteri gioiosi, luminosi, dolorosi e gloriosi".

"Contemplativo e missionario: così è stato l'amato Papa Giovanni Paolo II. Lo è stato grazie all'intima unione con Dio, quotidianamente alimentata dall'Eucaristia e da prolungati tempi di orazione".

"Nell'ora dell'Angelus, a lui tanto cara" - ha concluso il Santo Padre - "è dolce e doveroso ricordarlo in questo anniversario, rinnovando a Dio il rendimento di grazie per aver donato alla Chiesa ed al mondo un così degno successore dell'Apostolo Pietro. La Vergine Maria ci aiuti a fare tesoro della sua preziosa eredità".
ANG/GIOVANNI PAOLO II/... VIS 20051017 (360)

CATECHESI BAMBINI CHE HANNO RICEVUTO PRIMA COMUNIONE


CITTÀ DEL VATICANO, 15 OTT. 2005 (VIS). Questo pomeriggio, 150.000 persone, fra cui 100.000 bambini italiani e di altre parti del mondo che hanno ricevuto quest'anno la Prima Comunione, hanno partecipato in Piazza San Pietro ad un incontro di catechesi e di preghiera con il Santo Padre, sul tema: "Il Pane del Cielo".

I bambini, accompagnati dai loro familiari e dai catechisti, gremivano Piazza San Pietro e parte di Via della Conciliazione. L'ingresso del Santo Padre Benedetto XVI è stato preceduto da un momento di festa con musica e spettacoli realizzati dai bambini.

Momento culminante è stato il dialogo nel quale il Santo Padre ha risposto spontaneamente alle domande che hanno posto alcuni bambini, che erano seduti vicino.

Nel rispondere alla prima domanda, il Santo Padre ha raccontato il giorno della sua Prima Comunione: "Una bella domenica di marzo del 1936, 69 anni fa. Era un giorno di sole, la Chiesa era molto bella, c'era musica. Il ricordo più bello è l'aver capito che Gesù era entrato nel mio cuore, aveva visitato me, e con Gesù, Dio stesso era con me. Questo è un dono di amore che realmente vale più di tutto il resto della vita". "Da quel giorno" - ha detto il Santo Padre - "ho promesso al Signore: vorrei essere sempre con te, e l'ho pregato: però Tu stai sempre con me".

Una bambina ha chiesto al Papa perché confessarsi prima di ricevere la Comunione se si commettono sempre gli stessi peccati. Il Santo Padre, divertito dalla domanda, ha risposto: "È vero che i nostri peccati sono sempre gli stessi, ma non facciamo forse pulizia nelle nostre case, nelle nostre abitazioni, almeno ogni settimana, anche se la sporcizia è sempre la stessa? Se non lo si fa c'è il rischio che la sporcizia non si veda, ma forse si accumuli. Lo stesso succede nella nostra anima" - ha proseguito Papa Benedetto - "se non ci si confessa mai, l'anima è trascurata. Io mi sento contento di me, ma non capisco che devo sempre migliorare per andare avanti. La confessione" - ha sottolineato il Santo Padre - "è necessaria solo in caso di peccato grave, ma è molto utile confessarsi regolarmente per coltivare la purezza e la bellezza dell'anima, e, così, maturare spiritualmente e umanamente".

Ad un'altra domanda sulla presenza di Gesù nell'Eucaristia, nonostante non lo si veda, il Santo Padre ha risposto:"Non lo vediamo, ma ci sono tante cose che non vediamo, che esistono e che sono essenziali. Per esempio" - ha spiegato - "non vediamo la nostra ragione, la nostra intelligenza, che però esistono perché possiamo parlare e pensare. Non vediamo neanche l'elettricità, ma ne percepiamo gli effetti, come la luce. Non vediamo le cose più profonde, ma possiamo vederne e sentirne gli effetti".

Ad un'altra bambina, che gli ha chiesto cosa fare se suo padre non va a Messa la domenica, il Papa ha suggerito di parlare con lui "con grande amore, con grande rispetto" e di dirgli: "Carissima mamma, carissimo papà, sai che è molto importante per tutti noi, anche per te? Incontriamoci con Gesù".

L'incontro si è concluso con l'Adorazione e la Benedizione Solenne con l'Eucaristia. Prima, il Santo Padre ha spiegato ai bambini che adorare è "riconoscere che Gesù è il Signore, il centro delle nostre vite. Pregare" - ha continuato il Santo Padre" - è dire: Gesù sono tuo, non voglio perdere mai questa amicizia, questa comunione con te". "L'assenza di Dio" - ha concluso Papa Benedetto - "è una lacuna distruttiva. È Lui la luce, la guida per la nostra vita, della quale abbiamo bisogno".
AC/PRIMA COMUNIONE/... VIS 20051017 (590)

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO SCOMPARSA CARDINALE CAPRIO


CITTÀ DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio per la morte del Cardinale Giuseppe Caprio, avvenuta nel pomeriggio di sabato. Il Porporato italiano, che avrebbe compiuto 91 anni il prossimo 15 novembre, era Titolare della Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Gran Maestro Emerito dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme e Presidente Emerito della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede.

Il Santo Padre ricorda nel telegramma indirizzato alla sorella del Cardinale, "la lunga e ricca esperienza acquisita dal compianto Porporato, quale solerte collaboratore di ben cinque Papi, miei predecessori, che gli affidarono delicati ed importanti uffici" e rende grazie al Signore "per il fedele e generoso servizio, da lui svolto, alla Chiesa ed alla Santa Sede".

Domani, martedì 18 ottobre, alle 11:00, il Santo Padre presiederà la Santa Messa delle Esequie all'altare della Cattedra della Basilica Vaticana.
TGR/MORTE CARDINALE CAPRIO/... VIS 20051017 (130)

VISITA DI BENEDETTO XVI AL PONTIFICIO COLLEGIO ETIOPICO


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina il Santo Padre si è recato in visita al Pontificio Collegio Etiopico, situato nello Stato della Città del Vaticano, in occasione del 75° anniversario della sua apertura.

Nel discorso rivolto ai Presuli di Etiopia ed Eritrea al termine della visita "ad Limita Apostolorum", il Papa, ricordando l'ubicazione del Collegio all'interno della Città del Vaticano, ha detto che essa "è segno eloquente degli stretti legami di comunione che legano la Chiesa nei vostri Paesi con la sede di Roma".

"La testimonianza di unità che voi date" - ha proseguito il Pontefice - "che trascende ogni divisione politica ed etnica, ha un ruolo di vitale importanza nel portare la riconciliazione e nel sanare la regione martoriata nella quale vivete".

Il Papa ha esortato i Presuli ad "esprimere solidarietà, in ogni modo possibile, ai vostri fratelli e sorelle sofferenti della Somalia, dove l'instabilità politica rende quasi impossibile vivere con dignità".

"Nei vostri Paesi" - ha detto ancora Papa Benedetto - "dove i cattolici sono una piccola minoranza, l'opera del dialogo ecumenico è particolarmente urgente e mi rallegro che la vostra Conferenza Episcopale stia affrontando tale sfida. (...) Poiché il progresso ecumenico dipende anche da un'adeguata formazione teologica, esso potrà essere validamente coadiuvato dalla creazione di una Università Cattolica in Etiopia, e rendo grazie a Dio che i lunghi negoziati relativi a questo progetto siano stati proficui".

Il Santo Padre, ricordando che la metà della popolazione dei due Paesi ha meno di venti anni, ha affermato che i Vescovi "hanno numerose opportunità di orientare nella giusta direzione la vitalità e l'entusiasmo delle nuove generazioni" ed ha incoraggiato ugualmente i Presuli "ad aiutarli a riconoscere e a rispondere con generosità se Dio li chiama a servirLo nel sacerdozio e nella vita religiosa. Nel ringraziare le generazioni di missionari - tra i quali c'è qui qualcuno dei vostri - prego che i semi piantati continuino a produrre frutti in un ricco raccolto di vocazioni indigene".

Infine, Papa Benedetto XVI, al termine del suo discorso, ha ricordato che la visita dei Presuli a Roma coincide con il termine dell'Anno dell'Eucaristia, ed ha detto: "Vi incoraggio ad approfondire la vostra devozione personale a questo grande mistero. (...) Il vostro popolo ha sperimentato la fame, l'oppressione e la guerra. Aiutatelo a riscoprire nell'Eucaristia l'atto centrale della trasformazione che sola può autenticamente rinnovare il mondo, convertendo la violenza in amore, la schiavitù in libertà, la morte in vita".
AL/.../ETIOPIA:ERITREA VIS 20051017 (410)

INTERVISTA CONCESSA DA BENEDETTO XVI TELEVISIONE POLACCA


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Riportiamo di seguito il testo dell'intervista concessa dal Santo Padre Benedetto XVI alla Televisione Statale Polacca (TVP), in occasione della Giornata del Papa che da cinque anni si celebra in Polonia, ogni 16 ottobre.

L'intervista, realizzata nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, dal Padre Andrzej Majewski, Responsabile della Redazione dei Programmi Cattolici della TVP, è stata trasmessa domenica 16 ottobre in Polonia e dalle 20:30 dello stesso giorno è disponibile sul sito della Radio Vaticana, nella traduzione, dall'originale in lingua italiana, in inglese, francese, tedesco, portoghese e spagnolo.

"Il 16 ottobre del 1978, il Cardinale Karol Wojtyla diventò Papa e da quel giorno Giovanni Paolo II, per oltre 26 anni, da Successore di San Pietro, come è Lei adesso, ha guidato la Chiesa assieme ai Vescovi e ai Cardinali. Tra i Cardinali vi era anche Vostra Santità, persona singolarmente apprezzata e stimata dal suo Predecessore; persona di cui il Pontefice Giovanni Paolo II ebbe a scrivere nel libro 'Alzatevi, andiamo' - e qui cito - 'Ringrazio Iddio per la presenza e l'aiuto del Cardinale Ratzinger. È un amico provato", ha scritto Giovanni Paolo II.
D. - Padre Santo come è iniziata questa amicizia e quando Vostra Santità ha conosciuto il Cardinale Karol Wojtyla?
R. - Personalmente l'ho conosciuto soltanto nei due Pre-Conclave e Conclave del '78. Avevo naturalmente sentito parlare del Cardinale Wojtyla, inizialmente soprattutto nel contesto della corrispondenza fra Vescovi polacchi e tedeschi nel '65. I Cardinali tedeschi mi hanno raccontato come era grandissimo il merito e il contributo dell'Arcivescovo di Cracovia e che era proprio l'anima di questa corrispondenza realmente storica. Da amici universitari avevo anche sentito della sua filosofia e della grandezza della sua figura di pensatore. Ma, come ho detto, l'incontro personale la prima volta si è realizzato per il Conclave del '78. Dall'inizio ho sentito una grande simpatia e, grazie a Dio, immeritatamente, il Cardinale di quel tempo mi ha donato fin dall'inizio la sua amicizia. Sono grato per questa fiducia che mi ha donato, senza i miei meriti. Soprattutto vedendolo pregare, ho visto e non solo capito, ho visto che era un uomo di Dio. Questa era l'impressione fondamentale: un uomo che vive con Dio, anzi in Dio. Mi ha poi impressionato la cordialità, senza pregiudizi, con la quale si è incontrato con me. In questi incontri del Pre-Conclave dei Cardinali, ha preso diverse volte la parola e qui ho avuto anche la possibilità di sentire la statura del pensatore. Senza grandi parole, era così nata un'amicizia che veniva proprio dal cuore e, subito dopo la sua elezione, il Papa mi ha chiamato diverse volte a Roma per colloqui e alla fine mi ha nominato Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
D. - Dunque non è stata una sorpresa questa nomina e questa convocazione a Roma?
R. - Per me era un po' difficile, perché dall'inizio del mio Episcopato a Monaco, con la solenne consacrazione a Vescovo nella Cattedrale di Monaco, vi era per me un obbligo, quasi un matrimonio con questa Diocesi ed avevano anche sottolineato che dopo decenni ero il primo Vescovo originario della Diocesi. Mi sentivo quindi molto obbligato e legato a questa Diocesi. C'erano poi dei problemi difficili che non erano ancora risolti e non volevo lasciare la Diocesi con dei problemi non risolti. Di tutto questo ho discusso con il Santo Padre, con grande apertura e con questa fiducia che aveva il Santo Padre, che era molto paterno con me. Mi ha dato quindi tempo di riflettere, egli stesso voleva riflettere. Alla fine mi ha convinto, perché questa era la volontà di Dio. Potevo così accettare questa chiamata e questa responsabilità grande, non facile, che di per sé superava le mie capacità. Ma nella fiducia alla paterna benevolenza del Papa e con la guida dello Spirito Santo, potevo dire di sì.
D. - Questa esperienza durò per più di 20 anni…
R. - Sì, sono arrivato nel febbraio dell'82 ed è durata fino alla morte del Papa nel 2005.
D. - Quali sono, secondo Lei, Santo Padre, i punti più significativi del Pontificato di Giovanni Paolo II?
R. - Possiamo avere, direi, due punti di vista: uno ad extra - al mondo -, ed uno ad intra - alla Chiesa -. Riguardo al mondo, mi sembra che il Santo Padre, con i suoi discorsi, la sua persona, la sua presenza, la sua capacità di convincere, ha creato una nuova sensibilità per i valori morali, per l'importanza della religione nel mondo. Questo ha fatto sì che si creasse una nuova apertura, una nuova sensibilità per i problemi della religione, per la necessità della dimensione religiosa nell'uomo e soprattutto è cresciuta - in modo inimmaginabile - l'importanza del Vescovo di Roma. Tutti i cristiani hanno riconosciuto - nonostante le differenze e nonostante il loro non riconoscimento del Successore di Pietro - che è lui il portavoce della cristianità. Nessun altro al mondo, a livello mondiale può parlare così nel nome della cristianità e dar voce e forza nell'attualità del mondo alla realtà cristiana. Ma anche per la non cristianità e per le altre religioni, era lui il portavoce dei grandi valori dell'umanità. E' anche da menzionare che è riuscito a creare un clima di dialogo fra le grandi religioni e un senso di comune responsabilità che tutti abbiamo per il mondo, ma anche che le violenze e le religioni sono incompatibili e che insieme dobbiamo cercare la strada per la pace, in una responsabilità comune per l'umanità. Spostiamo l'attenzione ora verso la situazione della Chiesa. Io direi che, anzitutto, ha saputo entusiasmare la gioventù per Cristo. Questa è una cosa nuova, se pensiamo alla gioventù del '68 e degli anni Settanta. Che la gioventù si sia entusiasmata per Cristo e per la Chiesa ed anche per valori difficili, poteva ottenerlo soltanto una personalità con quel carisma; soltanto Lui poteva in tal modo riuscire a mobilitare la gioventù del mondo per la causa di Dio e per l'amore di Cristo. Nella Chiesa ha creato" - penso - "un nuovo amore per l'Eucaristia. Siamo ancora nell'Anno dell'Eucaristia, voluto da lui, con tanto amore; ha creato un nuovo senso per la grandezza della Misericordia Divina; e ha anche approfondito molto l'amore per la Madonna e ci ha così guidato ad una interiorizzazione della fede e, allo stesso tempo, ad una maggiore efficienza. Naturalmente bisogna menzionare - come sappiamo tutti - anche quanto sia stato essenziale il suo contributo per i grandi cambiamenti nel mondo nell'89, per il crollo del cosiddetto socialismo reale.
D. - Nel corso dei suoi incontri personali e dei colloqui con Giovanni Paolo II, che cosa faceva maggior impressione a Vostra Santità? Potrebbe raccontarci i suoi ultimi incontri, forse di quest'anno, con Giovanni Paolo II?
R. - Sì. Gli ultimi due incontri li ho avuti, un primo, al Policlinico "Gemelli", intorno al 5-6 febbraio; e, un secondo, il giorno prima della sua morte, nella sua stanza. Nel primo incontro il Papa soffriva visibilmente, ma era pienamente lucido e molto presente. Io era andato semplicemente per un incontro di lavoro, perché avevo bisogno di alcune sue decisioni. Il Santo Padre - benché soffrendo - seguiva con grande attenzione quanto dicevo. Mi comunicò in poche parole le sue decisioni, mi diede la sua benedizione, mi salutò in tedesco, accordandomi tutta la sua fiducia e la sua amicizia. Per me è stato molto commovente vedere, da una parte, come la sua sofferenza fosse in unione col Signore sofferente, come portasse la sua sofferenza con il Signore e per il Signore; e, dall'altra, vedere come risplendesse di una serenità interiore e di una lucidità completa. Il secondo incontro è stato il giorno prima della morte: era ovviamente più sofferente, visibilmente, circondato da medici ed amici. Era ancora molto lucido, mi ha dato la sua benedizione. Non poteva più parlare molto. Per me questa sua pazienza nel soffrire è stato un grande insegnamento, soprattutto riuscire a vedere e a sentire come fosse nella mani di Dio e come si abbandonasse alla volontà di Dio. Nonostante i dolori visibili, era sereno, perché era nelle mani dell'Amore Divino.
D. - Lei, Santo Padre, spesso nei suoi discorsi evoca la figura di Giovanni Paolo II, e di Giovanni Paolo II dice che era un Papa grande, un Predecessore compianto e venerato. Ricordiamo sempre le parole di Vostra Santità espresse alla Messa del 20 aprile scorso, parole dedicate proprio a Giovanni Paolo II. È stato Lei, Santo Padre, a dire - e qui cito - "sembra che egli mi tenga forte per mano, vedo i suoi occhi ridenti e sento le sue parole, che in quel momento rivolge a me in particolare: 'non aver paura!'". Santo Padre, una domanda alla fine molto personale: Lei continua ad avvertire la presenza di Giovanni Paolo II, e se è così, in che modo?
R. - Certo. Comincio a rispondere alla prima parte della sua domanda. Avevo inizialmente, parlando dell'eredità del Papa, dimenticato di parlare dei tanti documenti che ci ha lasciato - 14 Encicliche, tante Lettere Pastorali e tanti altri - e tutto questo rappresenta un patrimonio ricchissimo che non è ancora sufficientemente assimilato nella Chiesa. Io considero proprio una mia missione essenziale e personale di non emanare tanti nuovi documenti, ma di fare in modo che questi documenti siano assimilati, perché sono un tesoro ricchissimo, sono l'autentica interpretazione del Vaticano II. Sappiamo che il Papa era l'uomo del Concilio, che aveva assimilato interiormente lo spirito e la lettera del Concilio e con questi testi ci fa capire veramente cosa voleva e cosa non voleva il Concilio. Ci aiuta ad essere veramente Chiesa del nostro tempo e del tempo futuro. Adesso vengo alla seconda parte della sua domanda. Il Papa mi è sempre vicino attraverso i suoi testi: io lo sento e lo vedo parlare, e posso stare in dialogo continuo col Santo Padre, perché con queste parole parla sempre con me, conosco anche l'origine di molti testi, ricordo i dialoghi che abbiamo avuto su uno o sull'altro testo. Posso continuare il dialogo con il Santo Padre. Naturalmente questa vicinanza attraverso le parole è una vicinanza non solo con i testi, ma con la persona, dietro i testi sento il Papa stesso. Un uomo che va dal Signore, non si allontana: sempre più sento che un uomo che va dal Signore si avvicina ancora di più e sento che dal Signore è vicino a me in quanto io sono vicino al Signore, sono vicino al Papa e lui ora mi aiuta ad essere vicino al Signore e cerco di entrare nella sua atmosfera di preghiera, di amore del Signore, di amore della Madonna e mi affido alla sue preghiere. C'è così un dialogo permanente ed anche un essere vicini, in un nuovo modo, ma in modo molto profondo.
D. - Padre Santo, la aspettiamo ora in Polonia. Tanti domandano quando il Papa verrà in Polonia?
R. - Sì, l'intenzione di venire in Polonia, se Dio vuole, se i tempi me lo permetteranno, c'è. Ho parlato con l'Arcivescovo Dziwisz riguardo alla data e mi dicono che giugno sarebbe il periodo più adeguato. Tutto è ancora naturalmente da organizzare con tutte le istanze competenti. In questo senso è una parola provvisoria, ma sembra che forse il prossimo giugno, se il Signore lo concede, potrei venire in Polonia.
Santo Padre, a nome di tutti i telespettatori, la ringrazio di cuore per questa intervista. Grazie, Padre Santo.
Grazie a Lei".
BXVI-INTERVISTA/TV POLACCA/... VIS 20051017 (1800)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 17 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Sankt Gallen (Svizzera), presentata dal Vescovo Ivo Fürer, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore Domenico Angelo Scotti, Vescovo di Trivento (superficie: 1.234; popolazione: 57.210; cattolici: 57.150; sacerdoti: 72; religiosi: 70; diaconi permanenti: 1), Italia. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Chieti-Vasto, è nato a Pollutri (Chieti) nel 1942 ed è stato ordinato sacerdote nel 1967. Succede al Vescovo Antonio Santucci, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

Sabato 15 ottobre è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Héctor Luis Morales Sánchez, finora Vicario Generale della Diocesi di Ciudad Valles (Messico), Vescovo Prelato di Huautla (superficie: 1.284; popolazione: 134.300; cattolici: 123.500; sacerdoti: 19; religiosi: 14; diaconi permanenti: 1), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Tamuin (Messico) nel 1954 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1979. Succede al Vescovo Hermenegildo Ramírez Sánchez, M.J., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Prelatura territoriale, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Il Vescovo Jorge Solórzano Pérez, finora Ausiliare di Managua (Nicaragua), Vescovo di Matagalpa (superficie: 6.794; popolazione: 500.000; cattolici: 480.000; sacerdoti: 27; religiosi: 70), Nicaragua.

- Il Padre Fortunato Pablo Urcey, O.A.R., finora Priore Provinciale della Provincia di "San José" in Madrid, Vescovo Prelato di Chota (superficie: 6.823; popolazione: 338.000; cattolici: 316.000; sacerdoti: 31; religiosi: 33), Perù. Il Vescovo eletto è nato nel 1947 a Estollo (Spagna). Ha emesso la professione solenne nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1971.
NER:RE/.../... VIS 20051017 (180)

venerdì 14 ottobre 2005

RIUNIONE PER GRUPPI LINGUISTICI DEI PADRI SINODALI


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Oggi e domani mattina proseguiranno i lavori dei gruppi linguistici per la preparazione e approvazione dei testi che saranno presentati, nel pomeriggio di oggi, dai Circoli Minori. Nel frattempo sono stati resi pubblici gli interventi "in scriptis" di alcuni Padri Sinodali, non pronunciati nell'Aula.

Riportiamo di seguito gli estratti di alcuni interventi:

VESCOVO IAN MURRAY, DI ARGYLL AND THE ISLES (GRAN BRETAGNA) (SCOZIA). "(...) La liturgia è uno strumento chiave di evangelizzazione e deve essere celebrata in una lingua che introduca i fedeli al cuore del Mistero della fede. I testi devono trascendere i capricci delle mode linguistiche. Le lingue locali presentano difficoltà particolari, come accade nella mia diocesi con il gaelico scozzese. In situazioni come questa si dovrebbe conferire alle Conferenze Episcopali locali l'autorità di mettere a punto e approvare questi testi liturgici. I cappellani, grazie alla conoscenza linguistica dei paesi europei, devono essere in grado di accogliere gli immigrati e servirli possibilmente nelle diverse lingue".

ARCIVESCOVO LIBORIUS NDUMBUKUTI NASHENDA, O.M.I., DI WINDHOEK (NAMIBIA). "(...) La teologia dell'Eucaristia tocca quasi ogni settore fondamentale della teologia. Dal Concilio Vaticano II in poi, sono stati affrontati tutti i temi principali. Perciò, ogni documento che venga direttamente dal Sinodo dei Vescovi deve fornire una trattazione equilibrata, intertestuale del tema. Sarebbe un errore produrre un documento che affronti solo alcuni dei temi in questione per correggere determinati abusi di cui ci si è resi conto. Piuttosto, esso dovrebbe suggerire risposte pastorali alle necessità di quelle persone della terra che sono private del dono dell'Eucaristia (per esempio, divorziati che ricevono la Santa Comunione, per citare solo una di queste situazioni). Dovremmo evitare, a ogni costo, di produrre un documento disciplinare, o che dia la sensazione di concentrarsi su rubriche prive di un forte fondamento teologico. (...) Noi tutti Padri Sinodali dovremmo avere la consapevolezza che il documento che stiamo preparando deve costituire una parte della trilogia sull'Eucaristia, di recente elaborazione. Innanzitutto, la Lettera del nostro compianto Santo Padre 'Mane nobiscum Domine'; quindi, la riflessione pubblicata dalla Congregazione per il Culto Divino; ed ora, il Documento Sinodale".

ARCIVESCOVO FELIX ALABA ADEOSIN JOB, DI IBADAN (NIGERIA). "Desidero parlare a questa Assemblea della cura pastorale degli immigrati. (...) L''Instrumentum laboris' ci ricorda che l'Eucaristia riunisce i fedeli e fa di loro una comunità, a prescindere dalle differenze di razza, di lingua, di nazione e di cultura. (...) La migrazione non si limita ai soli fedeli laici. Abbiamo sacerdoti e religiosi mandati a studiare o ad acquisire l'esperienza necessaria per lo sviluppo delle loro congregazioni o delle loro diocesi. (...) Se il sacerdote immigrante deve celebrare il Santo Sacrificio con dignità, devozione e riverenza, è necessario che sia riconosciuto, che gli venga garantito un mezzo di sussistenza dignitoso e che sia rassicurato sulla sua appartenenza. (...) La cura delle immigranti religiose è più complessa e merita una maggiore attenzione. La vita consacrata è una testimonianza di Cristo nella Chiesa e la loro presenza è una benedizione per la Chiesa locale. Tuttavia, esse non devono risiedere in una Chiesa locale senza l'autorizzazione scritta dell'Ordinario locale. In questi tempi, la diminuzione del numero di religiosi nell'antica Chiesa e il desiderio di sopravvivenza e di continuità hanno portato a reclutare in modo indiscriminato le giovani donne nei territori di missione. Queste giovani vengono sradicate dalla loro cultura e dalla loro tradizione e trapiantate in Europa e in America, dove spesso sono sopraffatte dal clima, dalla cultura e dalle usanze e vengono espulse dalle istituzioni. Inevitabilmente, molte di loro cadono vittima delle persone e delle situazioni. La loro situazione come corpo spezzato di Cristo deve essere considerata con compassione e amore. Esse sono parte del Corpo di Cristo, la Chiesa".
SE/CIRCOLI MINORI/... VIS 20051014 (610)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza sette Presuli della Conferenza Episcopale di Etiopia ed Eritrea, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Don Angelo Moreschi, S.D.B., Prefetto Apostolico di Gambella (Etiopia).

- Il Padre Theodorus van Ruijven, C.M., Prefetto Apostolico di Jimma-Bonga (Etiopia).

- Il Vescovo Menghisteab Tesfamariam, M.C.C.I., di Asmara (Eritrea), con il Vescovo emerito Zekarias Yohannes.

- Il Vescovo Thomas Osman, O.F.M.Cap., di Barentu (Eritrea), con il Vescovo emerito Luca Milesi, O.F.M.Cap.

- Il Vescovo Kidane Yebio, di Keren (Eritrea).
AL/.../... VIS 20051014 (100)

IN BREVE


IL MONSIGNOR FRANCISCO FOLLO, CAPO DELLA DELEGAZIONE DELLA SANTA SEDE alla XXXIII Sessione della Conferenza Generale dell'U.N.E.S.C.O., è intervenuto, il 10 ottobre scorso, su questioni relative alla bioetica, all'educazione e al rapporto tra libertà e giustizia. "Oggi" - ha detto - "ci troviamo di fronte ad una nuova situazione dove l'uomo può o potrà mettere in gioco il destino di tutta la sua specie, tentato com'è di trattare l'essere umano alla stregua di semplice materiale di laboratorio". Per cui, ha ribadito Monsignor Follo, "La ragione principale per la quale la bioetica deve esistere, è per motivi etici". In merito all'educazione, il Capo della Delegazione della Santa Sede ha sottolineato che essa "deve perseguire obiettivi sempre più ambiziosi e formare le persone, libere e responsabili, in particolare riguardo al comportamento in materia affettiva e sociale".

OGGI È STATO RESO PUBBLICO IL MESSAGGIO AI MUSULMANI PER LA FINE DEL RAMADAN, dal titolo: "Continuando sulla via del dialogo" inviato dall'Arcivescovo Michael L. Fitzgerald, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso. "Dimostriamo" - scrive l'Arcivescovo - "come cristiani e musulmani, che si può vivere insieme in una sincera fraternità, sempre cercando di compiere la volontà di Dio Misericordioso che ha creato l'umanità perché fosse un'unica famiglia".

L'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE PRESSO LE NAZIONI UNITE, è intervenuto ieri davanti alla Terza Commissione sul tema: "Il risultato della IV Conferenza Mondiale sulla Donna (1995) e della sessione speciale dell'Assemblea Generale dal titolo "Donne 2000: uguaglianza genetica, sviluppo e pace nel XXI secolo". L'Arcivescovo Migliore ha sottolineato come "la Santa Sede ritenga necessario risolvere al più presto il problema delle necessità specifiche di cura sanitaria delle donne. Al giorno di oggi, molte di loro non hanno accesso a nessuno dei trattamenti sanitari fondamentali". In un altro intervento, il Nunzio Apostolico ha parlato del diritto all'informazione e della sua importanza nella vita delle società e delle istituzioni democratiche.
.../IN BREVE/... VIS 20051014 (320)

giovedì 13 ottobre 2005

SEDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nell'Aula del Sinodo, si è tenuta la Sedicesima Congregazione Generale, durante la quale è stata data lettura della 'Relatio post disceptationem'. Alla sessione pomeridiana hanno assistito 239 Padri Sinodali ed hanno partecipato anche gli uditori. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo.

La "Relatio post disceptationem" del Cardinale Angelo Scola, Relatore Generale, si è aperta con un riferimento a Giovanni Paolo II, che ha voluto dedicare al tema "Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa" questa XI Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, e con la meditazione con la quale il Santo Padre Benedetto XVI ha dato inizio alla Prima Congregazione Generale.

Il Cardinale Scola ha affermato "di non aver fatto una sintesi, bensì una collazione degli interventi, anche per la vastità dei temi trattati e delle sensibilità messe in gioco. L'introduzione si conclude enunciando l'orientamento di fondo emerso, in linea di massima, dagli interventi: il superamento di ogni dualismo tra dottrina e pastorale, tra teologia e liturgia".

La Relazione consta di due parti: la Prima Parte: "Educare il Popolo di Dio alla fede nell'Eucaristia", è suddivisa in cinque capitoli. Nel I capitolo si afferma che numerosi interventi hanno messo in luce le oggettive difficoltà che il popolo cristiano incontra oggi, nel credere e celebrare l'Eucaristia, ed è emersa la seria responsabilità dei pastori in ordine all'evangelizzazione e alla nuova evangelizzazione.

Nel II capitolo, si espongono i tratti principali dei contenuti essenziali di questo grande Mistero, emersi dalla necessità di educare i credenti ad un'integrale fede eucaristica.

Nel III capitolo si sottolinea il posto di grande rilievo che ha avuto, nella discussione, il nesso tra Eucaristia e settenario sacramentale.

Il IV capitolo tratta dell'Eucaristia e del popolo sacerdotale, i fedeli che nel loro radunarsi riscoprono la propria appartenenza alla Chiesa, e si parla di "Dies Domini", di Vescovi e presbiteri, diaconi permanenti e ministri straordinari della Comunione, parrocchie e piccole comunità, famiglia, vita consacrata, giovani.

Infine, il V capitolo raccoglie il tema "Eucaristia e missione": per essere missionaria la Chiesa deve anche essere profondamente eucaristica.

La Seconda Parte, "L'azione eucaristica", consta di quattro capitoli. Nel I capitolo, il Relatore nota che molti Padri hanno ricordato con gratitudine il benefico influsso della riforma liturgica attuata a partire dal Concilio Vaticano II sulla vita della Chiesa, (...) insieme all'urgenza di una maggiore attenzione per l'"ars celebrandi", (...) dopo aver trattato, nel II capitolo, la struttura della celebrazione liturgica.

Nella Conclusione, che precede le diciassette Questioni per i Circoli Minori con cui si chiude la Relazione, il Cardinale Scola afferma: "Il lavoro che attende ora tutti i Padri Sinodali costituisce la parte più delicata, dalla quale emergeranno le 'Proposte' che offriremo al discernimento proprio del carisma del Successore di Pietro".

Seguono gli estratti di sei interventi degli uditori ed una sintesi dell'intervento di un Padre Sinodale:

SIGNOR LEONARDO CASCO, PRESIDENTE DELLA "ALIANZA PARA LA FAMILIA" (HONDURAS). "(...) Poiché la realtà ci dice che sono molto numerosi i cattolici che vivono attualmente nel mondo che non conoscono esattamente i principi dottrinali della fede che professano, vivendo quello che si potrebbe definire un cattolicesimo 'light' (per usare un termine di moda), sembrerebbe allora imprescindibile e improrogabile trovare, quarant'anni dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, una formula che restituisca al fedele laico una formazione dottrinale, etica e morale di base, così come la consapevolezza dell'importanza di appartenere all'unica Chiesa di Cristo e l'orgoglio, inteso in senso positivo, di essere cattolico. (...) Ritengo altrettanto necessario che i vescovi e i sacerdoti non si creino scrupoli nel proporre con gioia e sicurezza al fedele laico una vita di fede impegnativa e salda. (...) Mi riferisco non solo al fatto di insistere sulla partecipazione alla Messa domenicale, ma anche di raccomandare pratiche di pietà quotidiane che vadano dall'offerta delle opere al mattino, alla recita dell'Angelus e del Santo Rosario, fino - perché no - alla Messa quotidiana, se possibile. Secondo la mia esperienza personale, posso affermare che, quando tali pratiche si compiono e si propongono continuamente con costanza e senza stancarsi, i frutti si raccolgono quasi immediatamente, portando il laico a vivere in un'atmosfera di fede che lo rende migliore nella vita personale e in quella soprannaturale. (...) In sintesi, il mio intervento si concretizza nell'invito a infondere con rinnovato entusiasmo nei laici lo spirito impegnato dei cristiani dei primi tempi, ovvero il ricorso alla preghiera e al sacrificio, le pratiche quotidiane di norme fondamentali di pietà e il dovere e diritto di tutti i fedeli all'apostolato".

SIGNORA MARTHA LORENA ALVARADO DE CASCO, PRESIDENTE DEL "COMITÉ POR LA VIDA" (HONDURAS). "Come sposa, madre, sorella, figlia e nonna, credo che sia necessaria una formazione della donna che, fin dalla prima infanzia, la prepari allo sviluppo delle sue due caratteristiche essenziali: la femminilità e il dono della maternità. (...) Purtroppo negli ultimi decenni la donna a mano a mano ha perso il vero significato della sua identità e, quindi, del vero senso della sua missione cristiana. (...) C'è molto da fare a proposito della donna; tuttavia, molto rispettosamente, propongo, per quanto possibile, di mantenere separata l'educazione di bambini e bambine, al fine di creare l'ambiente favorevole per formare le fanciulle a immagine della Vergine Maria, modello di tutte le donne. Gli studi fatti dimostrano che l'educazione separata di bambini e bambine semplifica, tra l'altro, il processo educativo e lo sviluppo di una sana affettività, specialmente negli anni dell'adolescenza. (...) L'educazione separata facilita, inoltre, la nascita di vocazioni alla vita religiosa e, di conseguenza, la nascita di vocazioni sacerdotali tra gli uomini. Vorrei anche sottoporre alla vostra considerazione il fatto di insistere nella configurazione di gruppi giovanili rivolti esclusivamente alle ragazze allo scopo di fortificare la loro condizione femminile e la loro formazione spirituale e dottrinale. (...) Per concludere, penso che potrebbe essere una bella esperienza promuovere nelle parrocchie, in determinati giorni della settimana, l'adorazione di Gesù Sacramento da parte delle famiglie. Allo stesso modo, condivido, così come è stato detto nel corso di vari interventi, l'importanza di facilitare la confessione ai fedeli laici e la convenienza, per molte ragioni, dell'uso del confessionale, quando si tratta di donne di qualsiasi età".

FRATELLO MARC HAYET, RESPONSABILE GENERALE DEI PICCOLI FRATELLI DI GESÙ (FRANCIA). "(...) Avrei qui una richiesta. Facciamo attenzione al nostro modo di parlare. Parlare del nostro mondo soprattutto in termini di 'cultura di morte', non è forse mancare di rispetto verso quanti cercano di vivere la loro fede in Dio o la loro fede nell'uomo donandosi al servizio della vita - dai padri e madri di famiglia fino alle persone impegnate in politica o nel sociale? Questo mondo è anche il luogo di tutte le generosità e di tutti gli impegni, a volte anche a prezzo della vita; ed è proprio per questo mondo vario, e non per un altro, che il Padre ama, che ha dato suo Figlio (ce lo ricorda l'Eucaristia) e che opera lo Spirito. (...) Gli uomini e le donne di oggi ascoltano la parola del Vangelo solo se viene loro presentata come proposta alla loro libertà, in un dialogo vero nel quale noi rispettiamo la loro ricerca e accettiamo di accogliere la loro competenza e la loro esperienza di vita, compresa quella dei più poveri, ricca di umanità. L'umile segno del Pane e del Vino, accessibile a tutti e comprensibile da tutti, forse ci invita a questo dialogo".

SUOR RITA BURLEY, A.C.I., SUPERIORA GENERALE DELLE ANCELLE DEL SACRO CUORE DI GESÙ (GRAN BRETAGNA). "La Congregazione delle Ancelle del Sacro Cuore di Gesù ha al centro della propria vita la celebrazione dell'Eucaristia. (...) L'invito di Cristo: 'Fate questo in memoria di me', è vissuto con il protrarsi della grazia della celebrazione nell'adorazione Eucaristica e nel lavoro apostolico che trasmette l'esperienza dell'amore salvifico di Dio. (...) 'Non c'è quindi autentica celebrazione ed adorazione dell'Eucaristia che non conduca alla missione'. (...) È nostro desiderio essere donne e comunità di carità e comunione al servizio della vera Vita. (...) Facciamo questo in molti modi, a seconda delle necessità e delle culture locali e l'Eucaristia costituisce sempre il cuore pulsante della nostra missione. La gente di Bazartete, a Timor Est, sta vivendo le penose conseguenze della guerra. Le nostre Sorelle offrono la presenza salvifica dell'Adorazione Eucaristica, sostengono progetti umanitari e di istruzione e si dedicano all'ascolto delle sofferenze delle persone, accompagnandole nel difficile cammino verso la pace e la riconciliazione: 'Vi lascio la pace, vi do la mia pace' (Gv 14,27). Nella diocesi di Yokohama, in Giappone, all'interno di una forte cultura buddista, le Sorelle danno una silenziosa testimonianza della loro fede alla Presenza del Signore Risorto; e attraverso l'insegnamento che prestano nelle scuole e nelle Università trasmettono i valori evangelici dell'amore, del perdono e del rispetto. (...) Vivere secondo l'Eucaristia e lavorare per la giustizia sono due fatti inseparabili. La Comunione con Cristo nell'Eucaristia comporta l'accettazione della responsabilità morale di lavorare con Lui, in collaborazione con altri, per trasformare sistemi e mentalità ingiusti in strategie e piani che promuovano la vera natura dell'amore di Dio per la nostra famiglia umana".

SIGNOR ANDREA RICCARDI, FONDATORE DELLA COMUNITÀ DI SANT'EGIDIO (ITALIA). "La vita del cristiano tra la gente spesso cade nell'anonimato. Il cristiano ha qualcosa da dare agli altri? Non si dà, se non quel che si è ricevuto: il pane della Parola e dell'Eucaristia. Gesù dice ai discepoli: 'Date voi stessi loro da mangiare' (Mt 14,16): è la missione. Se si offre il pane buono, si sperimenta che c'è fame, che il tempo è meno negativo di quel che ci appare. E di fronte alle grandi povertà? Oggi si è smarriti o dimentichi. Non si può far mancare ai poveri il Vangelo. La carità non dura senza il nutrimento dell'Eucaristia. Questo l'ho visto in tante note e ignote esistenze tra i poveri, che fanno sì che oggi -nonostante i nostri limiti la Chiesa sia una risorsa per i più disperati. Infine i cristiani, dall'inferno delle persecuzioni del XX secolo, mostrano che sempre è possibile vivere e comunicare il Vangelo. Nel 2000 Giovanni Paolo II ha invitato a raccogliere le testimonianze dei nuovi martiri. Richiamo la vostra attenzione sul fatto che è un'opera da riprendere nelle Chiese particolari e a livello centrale. C'è un testamento dei martiri da aprire nel contesto dell'Eucaristia. Il legame tra Eucaristia e martirio è fonte di fiducia e speranza al di là della nostra lettura realistica o pessimistica delle situazioni".

SIGNOR ALEXEI V. JUDIN, PROFESSORE DI STORIA DELLA CHIESA E DEL DIALOGO INTERCONFESSIONALE NELLA FEDERAZIONE RUSSA, RUSSIAN STATE UNIVERSITY FOR THE HUMANITIES, ST. THOMAS COLLEGE (MOSCA) (FEDERAZIONE RUSSA). "(...) Come voi ben sapete noi cattolici in Russia affrontiamo il problema del dialogo con gli ortodossi in modo serio. (...) Noi cattolici abbiamo le norme che regolano l'intercomunione con i non cattolici, ma il reciproco riconoscimento con gli ortodossi della vera presenza del Signore nell'Eucaristia ci impegna a fare passi avanti sulla via del riavvicinamento. Quali passi possiamo fare? Innanzitutto, senza violare le regole e senza diluire l'identità cattolica, dobbiamo poter superare l'attuale crisi dell'Ecumenismo. L'Ecumenismo, nella sua versione attuale, si concentra piuttosto sulle discussioni circa le diverse questioni storiche, teologiche, ecc. La dimensione dell'Ecumenismo spirituale si limita a preghiere generiche e ad incontri fraterni, ma si arresta davanti all'Eucaristia. In effetti tutte queste espressioni e questi eventi cercano di evitare la realtà eucaristica. (...) Come possiamo approfondire questa conoscenza reciproca nella prospettiva eucaristica? Non ho una risposta certa, ma posso presentarvi una proposta. Abbiamo molti carismi nella Chiesa Cattolica i carismi dei diversi Ordini, delle diverse Congregazione religiose, dei vari Movimenti - possiamo assicurare l'unità tra loro non solo a livello giuridico amministrativo, ma anche a livello spirituale. (...) Dunque, se siamo in grado di gestire le cose nell'ambiente cattolico, assicurando l'unità tra diversi carismi, perchè non possiamo avvicinare il Mistero Eucaristico nell'unità riconciliata tra realtà d'Oriente e Occidente?".

VESCOVO JOSEPH ZEN ZE-KIUN, S.D.B., DI HONG KONG (XIANGGANG) (CINA). "La Chiesa in Cina, apparentemente divisa in due, una ufficiale riconosciuta dal governo e una clandestina che rifiuta di essere indipendente da Roma, è in realtà una Chiesa sola, perché tutti vogliono stare uniti al Papa. Dopo lunghi anni di separazione forzata, la stragrande maggioranza dei Vescovi della Chiesa ufficiale è stata legittimata dalla magnanimità del Santo Padre. Specialmente negli ultimi anni è risultato sempre più chiaro che i Vescovi ordinati senza approvazione del Romano Pontefice non vengono accettati né dal clero né dai fedeli. Si spera che davanti a questo 'sensus Ecclesiae' il governo veda la convenienza di addivenire ad una normalizzazione della situazione, anche se gli elementi 'conservatori' interni alla Chiesa ufficiale vi pongono resistenza per ovvii motivi di interesse. L'invito che il Santo Padre ha fatto a quattro vescovi di partecipare ai lavori sinodali era una buona opportunità, ma sembra sia stata sciupata. L'Eucaristia ben celebrata potrà certamente accelerare la venuta della vera libertà religiosa per il popolo cinese".
SE/SEDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051013 (1730)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza otto Presuli della Conferenza Episcopale di Etiopia in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Berhaneyesus Demerew Souraphiel, C.M., di Addis Abeba.

- Il Vescovo Tesfay Medhin, di Adigrat.

- Il Vescovo Musie Ghebreghiorgis, O.F.M.Cap., di Emdebar.

- Il Vescovo Lorenzo Ceresoli, M.C.C.I,, Vicario Apostolico di Awasa.

- Il Vescovo Woldetensaé Ghebreghiorghis, O.F.M., Vicario Apostolico di Harar

- Il Vescovo Abraham Desta, Vicario Apostolico di Meki.

- Il Vescovo Leonardus Dobbelaar, C.M., Vicario Apostolico di Nekemte.

- Il Vescovo Domenico Crescentino Marinozzi, O.F.M.Cap., Vicario Apostolico di Soddo-Hosanna.
AL/.../... VIS 20051013 (100)

SINODO: UNITÀ E IMPEGNO TRASMISSIONE FEDE EUCARISTICA


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la seconda Conferenza Stampa relativa alla XI Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, dopo la presentazione della "Relatio post disceptationem", documento che riassume i temi centrali trattati dai Padri Sinodali.

Alla Conferenza Stampa hanno partecipato i Cardinali e Presidenti Delegati del Sinodo: il Cardinale Francis Arinze, il Cardinale Juan Sandoval Íñiguez ed il Cardinale Telesphore Placidus Toppo; l'Arcivescovo John P. Foley, Presidente della Commissione per l'Informazione ed il Vescovo Sofron Stefan Mudry, O.S.B.M., Vice Presidente della medesima Commissione.

Il Cardinale Arinze ha detto che il presente Sinodo lo ha particolarmente colpito per l'impegno profuso da tutti i partecipanti nella trasmissione delle fede e per l'importanza attribuita alla "ars celebrandi", affinché la fede della quale si nutre il popolo di Dio nella Chiesa, lo accompagni all'uscita dalla chiesa e lo incoraggi a condividere con gli altri ciò che ha ricevuto.

Il Cardinale Sandoval Íñiguez ha fatto riferimento alla profondità della fede nell'Eucaristia e ha scelto come esempio di tale fede le parole di un disabile che, prima di ricevere la comunione, poiché non poteva parlare, ha scritto sul computer: "Nel Crocifisso sembra ci sia il Signore, ma non c'è; nell'Eucaristia sembra che non ci sia il Signore, ma invece c'è". "Tutti" - ha detto il Cardinale - "condividiamo la fede nella presenza reale di Cristo". Successivamente il Cardinale Sandoval ha citato come uno dei momenti culminanti del Sinodo la presenza e le parole pronunciate dal Santo Padre Benedetto XVI il primo giorno dell'Assemblea Sinodale, e la partecipazione del Papa "come un altro Padre Sinodale" all'ora della discussione libera a conclusione delle sessioni pomeridiane.

Il Cardinale Toppo ha sottolineato la capacità di aggregazione del Sinodo che ha convocato partecipanti provenienti dai cinque continenti "uniti dalla stessa fede" ed ha osservato che in Asia, suo continente di provenienza, dove convivono tante religioni, il segno distintivo dei cattolici è l'unità nell'Eucaristia sotto la guida del Santo Padre. Il Cardinale Toppo ha anche ricordato che il Presidente della Delegazione indiana, che ha partecipato alle Esequie di Giovanni Paolo II, colpito dalla partecipazione ed unità dei cattolici durante la cerimonia esequiale, ha detto: "Oggi abbiamo sperimentato la presenza di Dio".

La scarsa partecipazione alla Messa domenicale nei paesi occidentali è stato il tema della relazione presentata dall'Arcivescovo Foley all'Assemblea Sinodale, mentre i momenti più emozionanti sono stati quelli che hanno visto protagonisti alcuni Padri Sinodali e Delegati dei Paesi dell'Europa Centrale e Orientale che hanno rievocato le persecuzioni e i sacrifici subiti sotto i regimi totalitari.

La Conferenza Stampa si è conclusa con l'intervento del Vescovo Mudry che ha posto l'accento sulla fede nell'Eucaristia dei cattolici e degli ortodossi e sull'insegnamento della fede cattolica, a cominciare dalla famiglia. Successivamente il Vescovo ha citato l'opera dei sacerdoti ed il ruolo della liturgia, affermando che forse nelle chiese orientali i "segni visibili della santità", con la presenza del tabernacolo, sono più percettibili nelle chiese orientali che nelle chiese occidentali.

Alla fine della Conferenza Stampa, un giornalista ha chiesto perché di fronte al problema della mancanza di sacerdoti in alcune regioni del mondo si metta in dubbio, come soluzione, l'ordinazione sacerdotale di uomini sposati. Il Cardinale Toppo ha risposto che: "il vero problema è la crisi della fede; la mancanza di sacerdoti è un sintomo di questa crisi". In questo senso, il Cardinale Sandoval Íñiguez ha indicato come cause dell'insufficienza di sacerdoti, "la mancanza di fede, la secolarizzazione, il chiudersi nei confronti dell'infinito". Il Vescovo ucraino Mudry ha aggiunto che nella Chiesa Orientale cattolica ci sono sacerdoti sposati, ma che questa non è una soluzione al problema suddetto perché "devono, tra le altre cose, dedicare tempo alla famiglia ed allo studio, ed è difficile che si possano trasferire in un altro luogo per continuare la loro missione, se il Vescovo lo chiede".

Relativamente alla questione della non ammissione alla Comunione Eucaristica delle persone divorziate, il Cardinale Arinze ha sottolineato come la Chiesa "mostri compassione davanti a queste persone che soffrono, ma che, pur continuando ad essere sempre membri della Chiesa, non possono ricevere la comunione, in quanto la loro situazione non riflette l'immagine di unità tra il Cristo e la Sua Chiesa (lo Sposo e la Sposa).

Riferendosi all'invito, contenuto negli interventi di questi giorni, ad una maggiore omogeneità di inculturazione, il Cardinale Toppo ha sottolineato come quest'ultima "sia essenziale e sia espressione della fede del popolo". Il Cardinale Sandoval Íñiguez ha aggiunto finalmente che "la cosa importante è che i canti, la danza, il colore, ecc. aiutino all'interiorizzazione, ad unirsi al Signore, e che la Cerimonia non si converta in uno spettacolo per divertire e nulla più".
SE/CONFERENZA STAMPA/... VIS 20051013 (790)

RIUNIONE PER GRUPPI LINGUISTICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina, nell'Aula del Sinodo, i Padri Sinodali si sono riuniti per gruppi linguistici per esaminare le questioni relative alla "Relatio post disceptationem", presentata nel pomeriggio di ieri dal Cardinale Angelo Scola, Relatore Generale. Nel pomeriggio di oggi, dalla 16:30 alle 19:00, è in programma una nuova riunione dei gruppi linguistici per la preparazione delle relazioni che ogni gruppo presenterà nel pomeriggio di venerdì, nel corso della Diciassettesima Congregazione Generale.
SE/GRUPPI LINGUISTICI/... VIS 20051013 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Consultori della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti il Vescovo Aloysius M. Sutrisnaatmaka, di Palangkaraya (Indonesia); il Monsignore Vojtech Nepsinsky, Rettore del Seminario e Presidente della Commissione liturgica diocesana di Banská Bystrica (Slovacchia); il Sacerdote Michael Kunzler, Professore di Liturgia presso la Facoltà Teologica di Paderborn (Germania); il Padre José Raimundo Pinto de Melo, S.I., Membro della Commissione liturgica nazionale (Brasile); il Padre Konstantin Morozov, O.F.M.Cap. (Ucraina).

- Membro del Pontificio Comitato per i Congressi Eucaristici Internazionali, il Padre Jesús Castellano Cervera, O.C.D., Professore presso il Pontificio Istituto di Spiritualità "Teresianum" di Roma.
NA/.../... VIS 20051013 (120)

mercoledì 12 ottobre 2005

UDIENZA: RELIGIONE FERMENTO DI GIUSTIZIA E SOLIDARIETÀ


CITTÀ DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Il Salmo 121: "Gioia di arrivare a Gerusalemme, città santa che desidera la pace", è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di 50.000 persone.

"Gerusalemme" - ha detto il Santo Padre - "'città salda e compatta', simbolo di sicurezza e di stabilità, è il cuore dell'unità delle dodici tribù di Israele, che convergono verso di essa come centro della loro fede e del loro culto. (...) In essa c'è un'altra realtà rilevante, anch'essa segno della presenza di Dio in Israele: sono 'i seggi del giudizio' della casa di Davide, la dinastia che governa, espressione dell'azione divina nella storia".

Così la capitale politica, ha spiegato il Santo Padre, "era anche la sede giudiziaria più alta, dove si risolvevano in ultima istanza le controversie: in tal modo uscendo da Sion, i pellegrini ebrei ritornavano nei loro villaggi più giusti e rappacificati".

Nel Salmo 121, la città è definita anche "per la sua funzione religiosa e sociale, mostrando che la religione biblica non è né astratta né intimistica, ma è fermento di giustizia e di solidarietà. Alla comunione con Dio segue necessariamente quella dei fratelli tra di loro".

Il Santo Padre ha osservato che nell'invocazione finale risuona anche la parola ebraica 'shalom' (pace) "che allude alla pace messianica, che raccoglie in sé gioia, prosperità, bene abbondanza. (...) ed anticipa, in qualche modo, il saluto di San Francesco: 'Pace e bene!'".

In ultimo il Santo Padre ha ricordato che San Gregorio Magno nelle 'Omelie su Ezechiele', scrive che la città santa di Gerusalemme "ha già qui una sua grande costruzione nei costumi dei santi. In un edificio una pietra sostiene l'altra (...) e chi sostiene un altro è a sua volta sostenuto da un altro. Così, proprio così, nella Santa Chiesa ciascuno sostiene ed è sostenuto".

Non si deve dimenticare - ha sottolineato ancora il Pontefice - che "c'è un fondamento che sopporta l'intero peso della costruzione, ed è il nostro Redentore (...), del quale l'Apostolo dice: 'Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo".
AG/SALMO 121/... VIS 20051012 (350)

QUINDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Questa mattina nell'Aula del Sinodo si è tenuta la Quindicesima Congregazione Generale alla quale hanno partecipato 239 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Telesphore Placidus Toppo.

Riportiamo di seguito gli estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali e degli Auditores:

ARCIVESCOVO OSWALD THOMAS COLMAN GOMIS, DI COLOMBO, SEGRETARIO GENERALE DELLA FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES (SRI LANKA) (...) Dobbiamo promuovere una testimonianza visibile della nostra fede nel Signore eucaristico. E ciò deve essere fatto più con le azioni che con le parole. Si è fatto qui riferimento anche a molti abusi ed aberrazioni nella celebrazione dell'Eucaristia ed alla evidente mancanza di rispetto al Santissimo Sacramento. (...) Si è fatto riferimento al laicismo e al relativismo. È un peccato che essi si stiano insinuando perfino in Asia. Nel rispettare le comuni norme liturgiche, dobbiamo fare uno studio approfondito dei modelli culturali dei vari fedeli e integrarli nella nostra liturgia. I modelli culturali differiscono da continente a continente e spesso da paese a paese. Perciò i liturgisti dovranno studiare nelle rispettive aree questi modelli ed integrare, nell'adorazione dell'Eucaristia, le forme della massima adorazione. (...) Per concludere, oggi abbiamo il grave problema del fondamentalismo cristiano che influisce sulla nostra fede nell'Eucaristia. Il Sinodo deve prendere in esame questo pericolo. Altrimenti sarebbe come piantare un bell'albero - la nostra fede nell'Eucaristia - mentre un pericoloso virus lo attacca".

VESCOVO ANGEL FLORO MARTÍNEZ, I.E.M.E., DI GOKWE (ZIMBABWE).
"Vorrei sottoporvi qui le principali sfide che i nostri fedeli affrontano, non tanto di natura teologica, ma di natura pastorale. La prima difficoltà riguarda la disponibilità e l'accesso all'Eucaristia per molti dei nostri cattolici. La scarsità di sacerdoti e il fatto che i nostri fedeli sono sparpagliati in vaste zone rurali e possono disporre di un sacerdote per l'Eucaristia solamente una volta al mese o due o poco più. Ciò sfida la centralità dell'Eucaristia nella vita dei nostri cattolici. Possono le nostre comunità rurali che si fondano soprattutto sulla celebrazione della Parola, essere chiamate comunità eucaristiche? Questo e un problema interessante che potrebbe essere discusso nei nostri gruppi. La seconda sfida riguarda l'Eucaristia e il matrimonio. Più precisamente la ZCBC ha pubblicato quest'anno la seconda lettera pastorale sull'Eucaristia su questo argomento, esortando i fedeli ad apprezzare l'importanza dell'Eucaristia e la sua relazione profonda con la dignità del sacramento del matrimonio, incoraggiandoli a regolarizzare la loro situazione. Molti cattolici che in gioventù si accostavano all'Eucaristia non lo fanno più nella loro vita di adulti a causa di matrimoni irregolari".

CARDINALE GEORGE PELL, ARCIVESCOVO DI SYDNEY (AUSTRALIA) "Molti Padri Sinodali hanno parlato delle difficoltà incontrate dalla Chiesa in tutto il mondo. Alcune sono causate dai nostri errori. Il Concilio Vaticano II ha portato grandi benedizioni e progressi sostanziali, ad esempio la continua espansione missionaria e i nuovi movimenti e comunità. Ma è stato anche seguito da confusione, un certo declino, soprattutto in Occidente, e sacche di defezioni. Le buone intenzioni non bastano. (...) I miei suggerimenti a questo Sinodo su come affrontare queste 'ombre' presumono il mantenimento della Chiesa latina di tradizione antica e la disciplina del celibato obbligatorio per il clero diocesano e gli ordini religiosi. Perdere tale tradizione adesso rappresenterebbe un errore gravissimo, che genererebbe confusione nelle zone di missione e non rafforzerebbe la vitalità spirituale del Primo mondo. Rappresenterebbe un distacco dalla pratica del Signore stesso, porterebbe gravi svantaggi pratici all'azione della Chiesa - vale a dire finanziari - ed indebolirebbe il significato di 'segno' del sacerdozio; indebolirebbe, inoltre, la testimonianza al sacrificio amorevole e alla realtà dei Novissimi, e il premio in cielo. (...) I servizi eucaristici o le liturgie della Parola, quando i sacerdoti sono disponibili, non dovrebbero essere delegati. Queste inutili sostituzioni di persona spesso non sono motivate dalla fame del Pane di Vita, ma dall'ignoranza e dalla confusione, se non addirittura dall'ostilità al ministero sacerdotale e ai sacramenti".

VESCOVO LUIGI PADOVESE, O.F.M.CAP., VICARIO APOSTOLICO DELL'ANATOLIA (TURCHIA). "Parlo come Vescovo della Chiesa d'Anatolia che ha visto la prima grande espansione del messaggio di Gesù e nella quale i cristiani sono ormai poche migliaia. Nella città di Tarso, patria dell'Apostolo Paolo, i soli cristiani sono le tre suore che accolgono i pellegrini i quali, per poter celebrare l'Eucaristia nell'unica chiesa-museo rimasta, hanno bisogno di un permesso. Lo stesso vale anche per la Chiesa-museo di San Pietro ad Antiochia. In questa città è nato Giovanni Crisostomo del quale nel 2007 ricorrerà il sedicesimo centenario della morte in esilio. Proprio il Crisostomo, con le sue omelie, ci rammenta che l'Eucaristia è stata ed è il luogo privilegiato della Parresia. La sua memoria, assieme a quella più recente di Vescovi come Clemens von Galen e Oscar Romero, è una testimonianza viva del legame tra il memoriale del sacrificio di Gesù e quanti in esso hanno trovato le ragioni e la forza di un annuncio fatto con intelligenza, coraggio e senza reticenze".

FRATELLO ALVARO RODRÍGUEZ ECHEVERRÍA, F.S.C., PRESIDENTE DELL'UNIONE DEI SUPERIORI GENERALI (COSTA RICA). "L''Instrumentum laboris' del Sinodo mette in rilievo la speranza che la Chiesa ha nei suoi giovani (IL 74). I giovani d'oggi, vivendo in culture globalizzanti, caratterizzate dall'incessante cambiamento di prospettive, e in una società soffocata da tanta incertezza economica e dall'esaltazione della violenza, difficilmente trovano punti d'appoggio per vivere la loro vita in un modo che dia un senso, un orientamento e uno scopo ai loro sogni giovanili. Oggi più che mai abbiamo bisogno di placare la sete e la fame che provano i giovani in cerca di un'esperienza mistica di unione con Gesù. Essa è certamente una forza che attira i giovani del mondo attuale. (...) Bevendo l'acqua sorgiva nell'incontro con Cristo, trovano anche la forza di scoprire nel mondo i loro fratelli e le loro sorelle crocifissi, quelli che soffrono l'oppressione delle guerre, della violenza, della fame. Quelli che non hanno futuro. Da questa fonte e culmine risalgono accesi da una nuova passione e con la forza della grazia per partecipare alla missione della Chiesa nella società e nel mondo. (...) L'Eucaristia è anche il culmine verso il quale tutte le azioni salgono. In tal modo, l'Eucaristia non è distaccata dalle preoccupazioni sociali e politiche che vive il discepolo di Gesù in mezzo agli altri uomini e alle donne del mondo, specialmente tra i poveri".

SIGNOR MOYSÉS LAURO DE AZEVEDO FILHO, FONDATORE E MODERATORE GENERALE DELLA CATHOLIC COMMUNITY SHALOM (BRASILE). "Uno dei frutti più importanti dell'Eucaristia che dobbiamo coltivare è la "'Parresia", (...) parola greca che nel nuovo testamento assume il significato di audacia nell'annuncio di Cristo. Nel periodo del Carnevale, in Brasile, in cui i giovani sono esposti a gravi pericoli, la Comunità Cattolica Shalom promuove un'evangelizzazione attraverso la testimonianza, la musica e l'arte. Durante questo evento, abbiamo un momento di adorazione al Santissimo Sacramento. Era impressionante vedere ciò che molti ritengono impossibìle: centomila giovani in profondo silenzio adorante davanti alla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia. Era un preludio di Colonia. Ancor più impressionante è stato constatare i frutti di questa e di altre azioni di questo tipo: molte conversioni, un gran numero di confessioni, impegno nella Chiesa con un ritorno alla partecipazione alla Messa, un risveglio delle vocazioni sacerdotali e l'amore e il servizio ai poveri. Abbiamo scoperto che la migliore risposta alla sfida della secolarizzazione é: presentare Cristo con audacia!"
SE/QUINDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051012 (1220)

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTÀ DEL VATICANO, 11 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, ha avuto luogo la Quattordicesima Congregazione Generale alla quale sono intervenuti i Delegati fraterni partecipanti al Sinodo dei Vescovi, che hanno preso la parola dopo i Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Juan Sandoval Iñiguez.

All'inizio della sessione, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha ricordato che oggi ricorre il 43º anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II e si celebra la memoria liturgica del Beato Giovanni XXIII.

Di seguito pubblichiamo estratti degli interventi dei Delegati fraterni e dei Padri Sinodali:

SUA ECCELLENZA JOHANNIS (ZIZIOULAS), METROPOLITA DI PERGAMO, PRESIDENTE EMERITO DELL'ACCADEMIA DI ATENE (GRECIA). "È per me un grande onore avere l'opportunità di parlare a questo venerabile Sinodo dei Vescovi e portare i saluti fraterni ed i buoni auspici del Patriarca Ecumenico Bartolomeo della Chiesa di Costantinopoli. L'invito rivolto alla nostra Chiesa di mandare un Delegato fraterno a questo Sinodo è un gesto di grande importanza ecumenica. Rispondiamo con gratitudine e amore. Noi ortodossi ci sentiamo profondamente gratificati dal fatto che anche il vostro Sinodo considera l'Eucaristia come fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. È molto importante che i cattolici romani e gli ortodossi possano affermarlo all'unisono. Forse vi sono ancora alcune cose che dividono le nostre Chiese, ma entrambi crediamo che l'Eucaristia è il cuore della Chiesa. È su questa base che possiamo proseguire il dialogo teologico ufficiale tra le nostre due Chiese che apre una nuova fase. L'Ecclesiologia Eucaristica può guidarci negli sforzi di superare mille anni di divisioni. Infatti, è un peccato avere le stesse convinzioni riguardo all'importanza dell'Eucaristia senza condividerla sulla stessa Mensa".

REVERENDO IEROMONACO FILIPPO VASYLTSEV, PATRIARCATO DI MOSCA (RUSSIA). "(...) L'Eucaristia è il punto focale ed importantissimo nella vita della Chiesa e per ogni cristiano. Per questo l'indebolimento della coscienza eucaristica porta all'abbattimento della coscienza ecclesiastica, allo spostamento degli accenti e agli errori nella comprensione dei valori cristiani. (...) Saremmo felici se la nostra esperienza di vita eucaristica, sia quella storica che quella attuale, fosse utile e potesse aiutare la Chiesa Cattolica Romana. (...) Non bisogna dimenticare che nella Chiesa Ortodossa Russa la preparazione alla comunione include, oltre alla preparazione interiore, anche la Regola (il digiuno severo di tre giorni, la visita della Chiesa in questi tre giorni, preghiere per la comunione, un digiuno eucaristico speciale dopo la mezzanotte) e la confessione obbligatoria. D'altronde la Chiesa vede queste regole severe non come un obbligo ma come norma da applicare a se stessi, che si è formata storicamente seguendo la tradizione".

SUA ECCELLENZA MOR SEVERIUS MALKE MOURAD, PATRIARCATO SIRO-ORTODOSSO (SIRIA). "Nella nostra Chiesa Siro-ortodossa celebriamo la Divina Liturgia in siro-aramaico, la lingua di Nostro Signore Gesù, e durante la Divina Liturgia si recitano esattamente le stesse parole dette da Gesù nella Stanza Superiore. Il sacerdote che celebra questo sacramento deve celebrarlo da solo. Sono fiero di vivere nel Monastero di San Marco nella Città Vecchia, a Gerusalemme, dove Gesù tenne la sua Ultima Cena. (...) La presenza di Cristo nella Santa Eucaristia non è costituita solo dalla sua presenza corporea, ma da tutta la sua pienezza di umanità e divinità. In questo modo Gesù è presente in ogni parte dei due elementi. (...) San Paolo Apostolo esorta il credente a prepararsi spiritualmente prima di ricevere la Santa Comunione con fede, rispetto e con una coscienza purificata; egli dovrebbe purificare il proprio corpo e osservare il digiuno dalla mezzanotte che precede il rito della Comunione. Da noi si usava dare il sacramento della Santa Comunione ai bambini subito dopo aver dato loro il sacramento del Santo Battesimo, il Crisma".

VESCOVO NAREG (MANOUG) ALEMEZIAN, OFFICIALE ECUMENICO DELLA GREAT HOUSE DI CILICIA (ARMENIA). "La parola armena utilizzata per indicare la Santa Eucaristia è 'Surp Patarag', che significa Santo Sacrificio. Nella vita liturgica della Chiesa siamo al servizio di Dio (liturgia) e offriamo il sacrificio di rendimento di grazie (Eucaristia) per i doni da Lui ricevuti. La Santa Eucaristia è incentrata sul dono sacrificale del nostro Salvatore e genera una comunione d'amore con Dio e con i nostri fratelli attraverso la potenza dello Spirito Santo. (...) Nel valutare il ruolo costruttivo dei dialoghi ecumenici bilaterali e multilaterali e nel discutere il tema 'la Chiesa come comunione', incoraggio tutti noi a impegnarci nello studio dell'ecclesiologia eucaristica, che colloca l'unità della Chiesa nella celebrazione locale della Santa Eucaristia presieduta dal vescovo in comunione con i suoi fratelli vescovi. A questo riguardo, il ruolo distintivo del vescovo è indicato come quello di colui che si prende cura del gregge affidatogli dal Buon Pastore (Gv 10, 11), accudendolo con cura rivelata nella maniera più piena dalla condivisione eucaristica dell'unico pane (1Cor 10, 17) per una comunione spirituale ed universale nel corpo mistico di Cristo (1Cor 12, 27)".

SUA GRAZIA JOHN HIND, VESCOVO DI CHICHESTER (GRAN BRETAGNA: INGHILTERRA E GALLES). "Porto i saluti dell'Arcivescovo di Canterbury e la richiesta di preghiere per gli Anglicani che si trovano in un momento di difficoltà. (...) Quando è opportuno condividere la Santa Comunione? Come va interpretata l'assunzione pubblica della comunione da parte del protestante Frère Roger Schutz? L'Eucaristia non è in prima istanza una questione, un rito o un cerimoniale ma un beneficio della nuova vita in Cristo. Se dobbiamo essere veri cristiani, ci devono essere dei criteri di riconoscimento reciproco. Non meno importante è la misura in cui ci tolleriamo gli uni con gli altri. (...) Nell'Eucaristia non si celebra la nostra amicizia ma piuttosto la nostra riconciliazione con Dio che crea la nostra amicizia. (...) Se l'Eucaristia stessa è 'Mysterium fidei', allora ne deve conseguire che anche la nostra amicizia o comunione nella Chiesa è un 'misterion', vale a dire che stiamo parlando di qualcosa che non possiamo comprendere solamente con la ragione. (...) L'essere uniti a Cristo nella sua offerta di sé ci fa orientare non solo verso Dio ma anche verso ogni singolo dei nostri fratelli e sorelle, per i quali, nella loro meravigliosa diversità, il Figlio di Dio ha dato la sua vita".

CARDINALE GERALDO MAJELLA AGNELO, ARCIVESCOVO DI SÃO SALVADOR DA BAHIA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (BRASILE) "Sappiamo come, fin dai primi secoli del cristianesimo, è stata dedicata speciale attenzione ai fedeli che non potevano partecipare alla celebrazione del sacrificio eucaristico, ragion per cui è stata istituita la conservazione dell'Eucaristia per andare incontro alle diverse motivazioni di tale impedimento. (...) Desidero mettere in rilievo la situazione degli infermi, dei prigionieri e delle persone anziane con difficoltà di deambulare autonomamente. Colloco qui l'opportunità e anche la necessità di preparare i fedeli laici che possano promuovere la visita del presbitero per la riconciliazione sacramentale e poi continuare la cura pastorale portando la comunione eucaristica. Molte persone oggi si sentono sole per la mancanza di familiari prossimi, o perché lasciate in case di cura e d'infermità permanente, o per i limiti di auto deambulazione che li costringe a stare a letto senza la possibilità di ricevere visite di parenti, amici, o anche rifiutati perché non producono. In un mondo con tanti mezzi di comunicazione disponibili, tante volte, le persone, anche se non ammalate, facilmente vivono isolate e nel silenzio. Nel momento della sofferenza, però, le persone si fanno suscettibili e bisognose dell'incontro della manifestazione della bontà e della misericordia di Dio. Così Dio necessita delle nostre braccia e della nostra testimonianza per realizzare l'esperienza del suo amore".
SE/QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE/... VIS 20051012 (1250)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l'Arcivescovo Edmond Farhat, Nunzio Apostolico in Austria.
AP/.../... VIS 20051012 (30)

martedì 11 ottobre 2005

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTÁ DEL VATICANO, 10 OTT. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, in presenza di 242 Padri Sinodali, ha avuto luogo la Dodicesima Congregazione Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Francis Arinze. Il Santo Padre è stato presente fino al momento degli interventi liberi.

Pubblichiamo di seguito estratti di alcuni interventi:

CARDINALE IVAN DIAS, ARCIVESCOVO DI BOMBAY (INDIA). "Nelle sessioni sinodali, tra le tante ombre nella Chiesa di oggi, sono stati menzionati il numero sempre più scarso di quanti vanno in Chiesa, l'aumentato disinteresse nei confronti della Confessione Sacramentale e la mancanza di catechesi. La Chiesa ha dovuto sempre affrontare questi problemi, anche se in modi diversi. D'altra parte la Chiesa ha anche avuto persone che hanno trattato tali situazioni in modo tale da ispirare noi tutti ancora oggi. Tutti conoscono la santità del Curato d'Ars, e del grande apostolo del confessionale, Jean-Marie Vianney, e dell'Arcivescovo Fulton Sheen, brillante oratore che ha raggiunto migliaia di persone con le sue trasmissioni radiofoniche e televisive. Il segreto di questo grande successo è dovuto alle molte ore che essi trascorrevano in preghiera dinanzi al Santissimo Sacramento. Queste figure possono dunque rappresentare modelli esemplari per i Sacerdoti ed i Vescovi di oggi. (...) Poiché siamo immersi nell'oscurità dei mali morali e spirituali che ci circondano, non sarebbe bello se i Vescovi e i Sacerdoti di tutto il mondo trascorressero un'ora di preghiera e Adorazione dinanzi al Santissimo Sacramento ogni giorno, per intercedere per se stessi, per i fedeli affidati alla loro cura pastorale e per le necessità della Chiesa universale? Il loro gregge si sentirebbe certamente edificato e incoraggiato vedendo i suoi pastori mettere in pratica quanto predicano sulla devozione alla Santa Eucaristia".

CARDINALE JULIÁN HERRANZ, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (CITTÁ DEL VATICANO). "Gli uomini non hanno alcun diritto nei confronti di Dio a ricevere l'Eucaristia, proprio perché essa è un atto di infinita liberalità e misericordia. Ma una volta che Dio ha donato alla Chiesa i Sacramenti per il bene del suo Popolo, tutti i fedeli godono del seguente diritto formulato (...) al can. 912 che recita: 'Ogni battezzato, il quale non abbia la proibizione del diritto, può e deve essere ammesso alla Sacra Comunione'. Si tratta di un diritto fondamentale, ma non assoluto, come alcuni pensano. Ci sono, infatti, requisiti personali che limitano tale diritto. La necessità dello stato di grazia per ricevere la Sacra Comunione, necessità che deve giudicare l'interessato, ha anche alcune manifestazioni esterne che chiamano in causa i Sacri Pastori. Sono i casi di un comportamento esterno gravemente, manifestamente e stabilmente contrario alla norma morale (n. 37), che impedisce l'ammissione alla Comunione Eucaristica. Questa norma riguarda una gran diversità di situazioni irregolari: tutte, però, sono da seguirsi con amorevole pazienza e sollecitudine pastorale, per cercare di renderli regolari e per evitare che nessun fedele si allontani dalla Chiesa, o si consideri perfino scomunicato, per il solo fatto di non poter ricevere la Comunione. (...) Forse noi dovremo essere più sensibili alle giuste richieste dei fedeli che esprimono la loro fame di Eucaristia. Molti, infatti, si lamentano di non riuscire quasi mai a trovare confessori, pur non mancando i sacerdoti in parrocchia; rilevano abusi liturgici e banalità desacralizzanti nelle Celebrazioni Eucaristiche; soffrono perché, contrariamente alle norme canoniche sul culto pubblico, le chiese sono sempre chiuse fuori delle celebrazioni comunitarie e non possono trattenersi in adorazione davanti al Santissimo Sacramento, e così via. Poiché la giustizia consiste nel dare a ciascuno quello a cui ha diritto ('unicuique suum tribuere'), chiediamo alla Madonna 'Speculum Iustitiae' di aiutarci a garantire ai nostri fratelli laici l'esercizio dei loro diritti: per il bene delle loro anime, ma anche del vigore apostolico dell'intero Popolo di Dio".

VESCOVO JOHANNES GERARDUS MARIA VAN BURGSTEDEN, S.S.S., AUSILIARE DI HAARLEM (PAESI BASSI). "(...) Per rendere la Celebrazione Eucaristica più vicina all'uomo moderno, sono importanti, secondo me, almeno i seguenti tre punti. Innanzi tutto, la catechesi continua intorno al centro e al culmine della nostra fede. La catechesi dovrà perciò essere una catechesi eucaristica. Una catechesi eucaristica è per natura una catechesi cristocentrica. Lui stesso è il cuore e il culmine della nostra fede. (...) Come secondo punto, merita la nostra attenzione la degna celebrazione dell'Eucaristia. Qui hanno una grossa responsabilità sia i celebranti che i fedeli. Con celebrazione degna intendo il seguire fedelmente le regole e le rubriche. Insieme a questo atteggiamento, bisogna anche affermare che la vera dignità risiede, sopra ogni altra cosa, nella disposizione interiore sia dei fedeli, che dei celebranti. (...) Come terzo ed ultimo punto voglio nominare l'Adorazione del Santissimo Sacramento. Mi risulta che, sicuramente nelle nostre zone, il Culto Eucaristico si limita in misura crescente alla celebrazione della Eucaristia. (...). Il digiuno eucaristico, l'esposizione solenne del Santissimo Sacramento ma anche l'adorazione silenziosa davanti al Tabernacolo ci possono aiutare molto a far crescere in noi il desiderio di unirci a Cristo".

PADRE JOHN CORRIVEAU, O.F.M. CAP., MINISTRO GENERALE DELL'ORDINE FRANCESCANO DEI FRATI MINORI CAPPUCCINI. "La nostra epoca ha bisogno di riscoprire il Timore di Dio. San Francesco ci richiama al Timore di Dio, alla sorpresa e alla meraviglia per come Dio prende costantemente l'iniziativa nei nostri confronti. Ciò è vitale per quelli di noi che vivono in una cultura dove nulla più ci stupisce perché ogni cosa è il prodotto della pianificazione e dell'organizzazione umana. L'umanità appare come il prodotto delle proprie sperimentazioni e non lascia alcuno spazio alla sorpresa e alla novità. (...) È importante che la comunità cristiana riscopra il legame profondo tra il Mistero Eucaristico e le circostanze della vita di ogni giorno, a partire dalle relazioni fraterne, fino a comprendere l'intera creazione. Si forma così il movimento circolare intrinseco alla vita cristiana: l'Eucaristia ci spingerà ad avere relazioni fraterne nella Chiesa, nella società e con tutta il creato. Lavorare per la promozione di una vera fratellanza di pace tra le genti e per la salvaguardia del creato ci incoraggerà a riconoscere nell'Eucaristia l'unico, adeguato fondamento della nostra vita e della nostra azione".

VESCOVO ALFREDO VÍCTOR PETIT VERGEL, AUSILIARE DI SAN CRISTÓBAL DE LA HABANA (CUBA). "(...) Nonostante l'esiguo numero di sacerdoti, abbiamo grande considerazione per l'Eucaristia che viene celebrata con un grande rispetto delle norme liturgiche. Comunque, dinanzi alla difficoltà e alla quasi impossibilità di costruire nuove Chiese, abbiamo le cosiddette 'Case di Preghiera' o 'Case di Missione' nei quartieri periferici e nei piccoli paesi e villaggi. In questi luoghi, ogni settimana o secondo la frequenza possibile, si riuniscono piccoli gruppi di fedeli, non più di 40 persone, sotto la guida di un laico impegnato, una religiosa o un diacono. Lì giunge anche il sacerdote che celebra la Santa Messa con grande devozione e rispetto per le norme liturgiche, preceduta dall'opportuna Confessione Sacramentale per coloro che, con giusta disposizione, desiderano partecipare del Pane Eucaristico".

VESCOVO KARL-HEINZ WIESEMANN, AUSILIARE DI PADERBORN (REPUBBLICA FEDERALE DI GERMANIA). "Il nostro tempo è pervaso, malgrado la secolarizzazione, da una profonda nostalgia mistica. Ma siamo capaci di celebrare l'Eucaristia in modo tale che gli uomini che sono alla ricerca vengano attratti dal Mistero Eucaristico? La forma più alta della presenza del Signore, che definiamo nel modo più adeguato con i concetti di Presenza Reale e di Transustanziazione, si rivela, per San Tommaso nel celebre inno 'Adoro te devote, latens deitas', nello stesso atto, come la forma più alta della segretezza sacramentale. Con ciò non ci si riferisce al moderno scetticismo, ma all'esatto contrario: l'apertura di una dialettica sponsale del 'cercare per trovare' e del 'trovare per cercare'. (...) Questa dimensione mistica deve trovare espressione anche nel nostro modo di parlare dell'Eucaristia e nella celebrazione di essa. Solo così l'Eucaristia potrà dimostrarsi efficace come unica vera risposta alla nostalgia mistica del nostro tempo, poiché essa introduce l'uomo nella profonda relazione d'amore con Cristo e, quindi, nel Mistero del Dio Uno e Trino, e lo rende partecipe di esso. Dobbiamo dare rilievo anche a gesti e forme liturgiche che esprimono ciò che è celato, intuibile solo nel silenzio e che si sottrae alle nostre possibilità".
SE/DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE/... VIS 20051011 (1330)
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