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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 8 gennaio 2013

IL PAPA AI MALATI: SIATE IMMAGINE VIVA DI CRISTO

Città del Vaticano, 8 gennaio 2013 (VIS). "Va’ e anche tu fa’ lo stesso" è il tema scelto dal Santo Padre per il Messaggio in occasione della XXI Giornata Mondiale del Malato che si celebra l'11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, nel Santuario mariano di Altötting (Germania). La Giornata Mondiale del Malato "è per i malati, per gli operatori sanitari, per i fedeli cristiani e per tutte le persone di buona volontà - scrive il Papa nel Messaggio - 'momento forte di preghiera, di condivisione, di offerta della sofferenza per il bene della Chiesa e di richiamo per tutti a riconoscere nel volto del fratello infermo il Santo Volto di Cristo che, soffrendo, morendo e risorgendo ha operato la salvezza dell’umanità'".

"In questa circostanza - prosegue il Pontefice - mi sento particolarmente vicino a ciascuno di voi, cari ammalati che, nei luoghi di assistenza e di cura o anche a casa, vivete un difficile momento di prova a causa dell’infermità e della sofferenza. A tutti giungano le parole rassicuranti dei Padri del Concilio Ecumenico Vaticano II: 'Non siete né abbandonati, né inutili: voi siete chiamati da Cristo, voi siete la sua trasparente immagine'"

"Per accompagnarvi nel pellegrinaggio spirituale che da Lourdes, luogo e simbolo di speranza e di grazia, ci conduce verso il Santuario di Altötting, vorrei proporre alla vostra riflessione la figura emblematica del Buon Samaritano. La parabola evangelica narrata da san Luca si inserisce in una serie di immagini e racconti tratti dalla vita quotidiana, con cui Gesù vuole far comprendere l’amore profondo di Dio verso ogni essere umano, specialmente quando si trova nella malattia e nel dolore. Ma, allo stesso tempo, con le parole conclusive della parabola del Buon Samaritano, 'Va’ e anche tu fa’ lo stesso', il Signore indica qual è l’atteggiamento che deve avere ogni suo discepolo verso gli altri, particolarmente se bisognosi di cura. Si tratta quindi di attingere dall’amore infinito di Dio, attraverso un’intensa relazione con Lui nella preghiera, la forza di vivere quotidianamente un’attenzione concreta, come il Buon Samaritano, nei confronti di chi è ferito nel corpo e nello spirito, di chi chiede aiuto, anche se sconosciuto e privo di risorse".

"Ciò vale non solo per gli operatori pastorali e sanitari, ma per tutti, anche per lo stesso malato, che può vivere la propria condizione in una prospettiva di fede: 'Non è lo scansare la sofferenza, la fuga davanti al dolore, che guarisce l’uomo, ma la capacità di accettare la tribolazione e in essa di maturare, di trovare senso mediante l’unione con Cristo, che ha sofferto con infinito amore', afferma Benedetto XVI citando l'Enciclica "Spe salvi".

"Vari Padri della Chiesa hanno visto nella figura del Buon Samaritano Gesù stesso, e nell’uomo incappato nei briganti Adamo, l’Umanità smarrita e ferita per il proprio peccato. Gesù è il Figlio di Dio, Colui che rende presente l’amore del Padre, amore fedele, eterno, senza barriere né confini. Ma Gesù è anche Colui che 'si spoglia' del suo 'abito divino', che si abbassa dalla sua 'condizione' divina, per assumere forma umana e accostarsi al dolore dell’uomo, fino a scendere negli inferi, come recitiamo nel Credo, e portare speranza e luce. Egli non considera un tesoro geloso il suo essere uguale a Dio, il suo essere Dio, ma si china, pieno di misericordia, sull’abisso della sofferenza umana, per versare l’olio della consolazione e il vino della speranza".

"L’Anno della fede che stiamo vivendo costituisce un’occasione propizia per intensificare la diaconia della carità nelle nostre comunità ecclesiali, per essere ciascuno buon samaritano verso l’altro, verso chi ci sta accanto" - scrive il Papa richiamando l'attenzione su "alcune figure, tra le innumerevoli nella storia della Chiesa, che hanno aiutato le persone malate a valorizzare la sofferenza sul piano umano e spirituale" come Santa Teresa del Bambino Gesù e del Volto Santo, “esperta della scientia amoris” che "seppe vivere 'in unione profonda alla Passione di Gesù' la malattia che la condusse 'alla morte attraverso grandi sofferenze'".

"Il Venerabile Luigi Novarese, del quale molti ancora oggi serbano vivo il ricordo, nell’esercizio del suo ministero avvertì in modo particolare l’importanza della preghiera per e con gli ammalati e i sofferenti, che accompagnava spesso nei Santuari mariani, in speciale modo alla grotta di Lourdes. Mosso dalla carità verso il prossimo, Raoul Follereau ha dedicato la propria vita alla cura delle persone affette dal morbo di Hansen sin nelle aree più remote del pianeta, promuovendo fra l’altro la Giornata Mondiale contro la Lebbra. La beata Teresa di Calcutta iniziava sempre la sua giornata incontrando Gesù nell’Eucaristia, per uscire poi nelle strade con la corona del Rosario in mano ad incontrare e servire il Signore presente nei sofferenti, specialmente in coloro che sono 'non voluti, non amati, non curati'”.

"Sant’Anna Schäffer di Mindelstetten seppe, anche lei, in modo esemplare unire le proprie sofferenze a quelle di Cristo: 'il letto di dolore diventò… cella conventuale e la sofferenza costituì il suo servizio missionario… Confortata dalla Comunione quotidiana, ella diventò un’instancabile strumento di intercessione nella preghiera e un riflesso dell’amore di Dio per molte persone che cercavano il suo consiglio'. Nel Vangelo emerge la figura della Beata Vergine Maria, che segue il Figlio sofferente fino al supremo sacrificio sul Golgota. Ella non perde mai la speranza nella vittoria di Dio sul male, sul dolore e sulla morte, e sa accogliere con lo stesso abbraccio di fede e di amore il Figlio di Dio nato nella grotta di Betlemme e morto sulla croce. La sua ferma fiducia nella potenza divina viene illuminata dalla Risurrezione di Cristo, che dona speranza a chi si trova nella sofferenza e rinnova la certezza della vicinanza e della consolazione del Signore".

Infine il Papa rivolge il suo pensiero "di viva riconoscenza e di incoraggiamento alle istituzioni sanitarie cattoliche e alla stessa società civile, alle diocesi, alle comunità cristiane, alle famiglie religiose impegnate nella pastorale sanitaria, alle associazioni degli operatori sanitari e del volontariato. In tutti possa crescere la consapevolezza che 'nell’accoglienza amorosa e generosa di ogni vita umana, soprattutto se debole e malata, la Chiesa vive oggi un momento fondamentale della sua missione'".

Benedetto XVI conclude il suo Messaggio affidando la XXI Giornata Mondiale del Malato all’intercessione della Santissima Vergine Maria delle Grazie venerata ad Altötting, "affinché accompagni sempre l’umanità sofferente, in cerca di sollievo e di ferma speranza, aiuti tutti coloro che sono coinvolti nell’apostolato della misericordia a diventare dei buoni samaritani per i loro fratelli e sorelle provati dalla malattia e dalla sofferenza".

CORDOGLIO SCOMPARSA DEL VESCOVO JOHN CHEN SHIZHONG

Città del Vaticano, 8 gennaio 2013 (VIS). Il 16 dicembre 2012 è deceduto a 95 anni, il Vescovo John Chen Shizhong, Vescovo della diocesi di Yibin, nella provincia di Sichuan (Cina Continentale). Il Presule, ordinato sacerdote nel 1947, negli anni ’50 e durante la Rivoluzione Culturale era stato dapprima imprigionato e poi condannato ai lavori forzati come contadino. Nel 1985 venne consacrato vescovo e nel 1988 fu nominato Rettore del Seminario Regionale del Sichuan, incarico che lasciò l’anno successivo per motivi di salute. Tornato alla guida della diocesi di Yibin, vi rimase per più di vent’anni.

Monsignor John Chen Shizhong, ultimo anziano Vescovo del Sichuan, è ricordato per l’opera di formazione di sacerdoti e di religiose. Grazie a lui, negli anni ’80 e ’90 le vocazioni al sacerdozio e alla vita consacrata ripresero in tutta la Provincia. Dalle sue mani hanno ricevuto l’ordine sacro oltre 30 presbiteri, garantendo così la sopravvivenza e lo sviluppo della Chiesa in una regione, che fu caratterizzata da un duro maoismo e nella quale le asprezze e le persecuzioni della Rivoluzione Culturale hanno fortemente segnato la società e la vita della Chiesa stessa.

I funerali del Vescovo Chen sono stati celebrati il 18 dicembre nella cattedrale di Yibin. Alla Santa Messa erano presenti i sacerdoti, le religiose e molti fedeli della Diocesi. La salma del Vescovo Chen è stata poi tumulata nel cimitero cattolico, vicino al Seminario diocesano.



UDIENZE

Città del Vaticano, 8 gennaio 2013 (VIS).

- L'Arcivescovo Fortunatus Nwachukwu, Nunzio Apostolico in Nicaragua, con i Familiari.

- L'Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, Nunzio Apostolico, con i Familiari.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 8 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Dennis J. Sullivan, Vescovo di Camden (superficie: 6.967; popolazione: 1.443.274; cattolici: 511.822; sacerdoti: 294; religiosi: 323; diaconi permanenti: 150), Stati Uniti d'America. Finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di New York (Stati uniti d'America), il Vescovo Sullivan succede al Vescovo Joseph A. Galante, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.


lunedì 7 gennaio 2013

BENEDETTO XVI: NON RASSEGNARSI ALLO "SPREAD DEL BENESSERE SOCIALE" MENTRE SI COMBATTE QUELLO DELLA FINANZA

Città del Vaticano, 7 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto il suo discorso annuale ai membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Il Decano del Corpo Diplomatico, Ambasciatore Alejandro Valladares Lanza, dell'Honduras ha rivolto al Papa parole di saluto ed il Vice-Decano Ambasciatore Jean-Claude Michel del Principato di Monaco ha presentato al Papa gli auguri per il nuovo anno a nome di tutti gli Ambasciatori.

Attualmente la Santa Sede intrattiene rapporti diplomatici pieni con 179 paesi, ai quali si devono aggiungere l'Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta ed una missione a carattere speciale: l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

La Santa Sede è presente all'O.N.U. in qualità di "Stato Osservatore", è anche membro di 7 Organizzazioni o Agenzie dell'O.N.U., Osservatore in altre 8 e membro ed Osservatore in 5 Organizzazioni regionali.

Di seguito riportiamo ampi estratti del discorso del Santo Padre:

anzitutto alle Autorità civili e politiche che incombe la grave responsabilità di operare per la pace. Esse per prime sono chiamate a risolvere i numerosi conflitti che continuano a insanguinare l’umanità, a cominciare da quella Regione privilegiata nel disegno di Dio, che è il Medio Oriente. Penso anzitutto alla Siria, dilaniata da continui massacri e teatro d’immani sofferenze fra la popolazione civile. Rinnovo il mio appello affinché le armi siano deposte e quanto prima prevalga un dialogo costruttivo per porre fine a un conflitto che, se perdura, non vedrà vincitori, ma solo sconfitti, lasciando dietro di sé soltanto una distesa di rovine. Permettetemi, Signore e Signori Ambasciatori, di domandarvi di continuare a sensibilizzare le vostre Autorità, affinché siano forniti con urgenza gli aiuti indispensabili per far fronte alla grave situazione umanitaria. Guardo poi con viva attenzione alla Terra Santa. In seguito al riconoscimento della Palestina quale Stato Osservatore non Membro delle Nazioni Unite, rinnovo l’auspicio che, con il sostegno della comunità internazionale, Israeliani e Palestinesi s’impegnino per una pacifica convivenza nell’ambito di due Stati sovrani, dove il rispetto della giustizia e delle legittime aspirazioni dei due Popoli sia tutelato e garantito. Gerusalemme, diventa ciò che il Tuo nome significa! Città della pace e non della divisione; profezia del Regno di Dio e non messaggio d’instabilità e di contrapposizione!".
"Rivolgendo poi il pensiero alla cara popolazione irachena, auguro che essa percorra la via della riconciliazione, per giungere alla desiderata stabilità. In Libano – dove, nello scorso mese di settembre, ho incontrato le sue diverse realtà costitutive - la pluralità delle tradizioni religiose sia una vera ricchezza per il Paese, come pure per tutta la Regione, e i cristiani offrano una testimonianza efficace per la costruzione di un futuro di pace con tutti gli uomini di buona volontà".

"Anche in Nord Africa è prioritaria la collaborazione di tutte le componenti della società e a ciascuna deve essere garantita piena cittadinanza, la libertà di professare pubblicamente la propria religione e la possibilità di contribuire al bene comune. A tutti gli Egiziani assicuro la mia vicinanza e la mia preghiera, in questo periodo in cui si formano nuove istituzioni".

"Volgendo lo sguardo all’Africa sub-sahariana, incoraggio gli sforzi per costruire la pace, soprattutto dove rimangono aperte le ferite delle guerre e pesano gravi conseguenze umanitarie. Penso in modo particolare alla Regione del Corno d’Africa, come pure all’Est della Repubblica Democratica del Congo, dove le violenze si sono riacutizzate, obbligando numerose persone ad abbandonare le proprie case, le proprie famiglie e i propri contesti di vita. In pari tempo, non posso ignorare le altre minacce che si affacciano all’orizzonte. A intervalli regolari la Nigeria è teatro di attentati terroristici che mietono vittime, soprattutto tra i fedeli cristiani riuniti in preghiera, quasi che l’odio volesse trasformare dei templi di preghiera e di pace in altrettanti centri di paura e di divisione. Ho provato una grande tristezza nell’apprendere che, perfino nel giorno in cui noi celebriamo il Natale, dei cristiani sono stati uccisi barbaramente. Anche il Mali è dilaniato dalla violenza ed è segnato da una profonda crisi istituzionale e sociale, che deve suscitare un efficace interessamento da parte della comunità internazionale. Nella Repubblica Centrafricana, auspico che i colloqui annunciati per i prossimi giorni riportino la stabilità e risparmino alla popolazione di rivivere gli orrori della guerra civile".

"Sempre di nuovo la costruzione della pace passa per la tutela dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali. Tale impegno, seppure con modalità e intensità diverse, interpella tutti i Paesi e deve costantemente essere ispirato dalla dignità trascendente della persona umana e dai principi iscritti nella sua natura. Fra questi figura in primo piano il rispetto della vita umana, in ogni sua fase. Mi sono pertanto rallegrato che una Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, nel gennaio dello scorso anno, abbia chiesto la proibizione dell’eutanasia, intesa come uccisione volontaria, per atto o omissione, di un essere umano in condizioni di dipendenza. Allo stesso tempo, constato con tristezza che, in diversi Paesi, anche di tradizione cristiana, si è lavorato per introdurre o ampliare legislazioni che depenalizzano o liberalizzano l’aborto. L’aborto diretto, cioè voluto come un fine o come un mezzo, è gravemente contrario alla legge morale. Nell’affermare ciò la Chiesa cattolica non intende mancare di comprensione e di benevolenza, anche verso la madre. Si tratta, piuttosto, di vigilare affinché la legge non giunga ad alterare ingiustamente l’equilibrio fra l’eguale diritto alla vita della madre e del figlio non nato. In questo campo, la recente decisione della Corte Interamericana dei Diritti Umani relativa alla fecondazione in vitro, che ridefinisce arbitrariamente il momento del concepimento e indebolisce la difesa della vita prenatale, è ugualmente fonte di preoccupazione".

"L’Unione Europea ha bisogno di Rappresentanti lungimiranti e qualificati, per compiere le scelte difficili che sono necessarie per risanare la sua economia e porre basi solide per il suo sviluppo. Da soli alcuni Paesi andranno forse più veloci, ma, insieme, tutti andranno certamente più lontano! Se preoccupa l’indice differenziale tra i tassi finanziari, dovrebbero destare sgomento le crescenti differenze fra pochi, sempre più ricchi, e molti, irrimediabilmente più poveri. Si tratta, insomma, di non rassegnarsi allo 'spread del benessere sociale', mentre si combatte quello della finanza".

"Investire nell’educazione nei Paesi in via di sviluppo dell’Africa, dell’Asia e dell’America Latina significa aiutarli a vincere la povertà e le malattie, come pure a realizzare sistemi di diritto equi e rispettosi della dignità umana. È chiaro che, per affermare la giustizia, non bastano buoni modelli economici, per quanto essi siano necessari. La giustizia si realizza soltanto se ci sono persone giuste! Costruire la pace significa pertanto educare gli individui a combattere la corruzione, la criminalità, la produzione ed il traffico della droga, nonché ad evitare divisioni e tensioni, che rischiano di sfibrare la società, ostacolandone lo sviluppo e la pacifica convivenza".

"Continuando la nostra odierna conversazione, vorrei aggiungere che la pace sociale è messa in pericolo anche da alcuni attentati alla libertà religiosa: talvolta si tratta di marginalizzazioni della religione nella vita sociale; in altri casi di intolleranza, o persino di violenza nei confronti di persone, di simboli identitari e di istituzioni religiose. Capita anche che ai credenti - e ai cristiani in modo particolare - sia impedito di contribuire al bene comune con le loro istituzioni educative ed assistenziali. Per salvaguardare effettivamente l’esercizio della libertà religiosa è poi essenziale rispettare il diritto all’obiezione di coscienza. Questa 'frontiera' della libertà tocca dei principi di grande importanza, di carattere etico e religioso, radicati nella dignità stessa della persona umana. Essi sono come i 'muri portanti' di ogni società che voglia essere veramente libera e democratica. Pertanto, vietare l’obiezione di coscienza individuale ed istituzionale, in nome della libertà e del pluralismo, paradossalmente aprirebbe invece le porte proprio all’intolleranza e al livellamento forzato".

"Inoltre, in un mondo dai confini sempre più aperti, costruire la pace mediante il dialogo non è una scelta, ma una necessità! In questa prospettiva la Dichiarazione congiunta tra il Presidente della Conferenza Episcopale Polacca e il Patriarca di Mosca, firmata nello scorso mese di agosto, è un segno forte dato dai credenti per favorire i rapporti fra il Popolo russo e il Popolo polacco. Parimenti, desidero menzionare l’accordo di pace recentemente raggiunto nelle Filippine e, in modo particolare, sottolineare il ruolo del dialogo tra le religioni per una convivenza pacifica nella regione di Mindanao".

"La pace rimane 'solo suono di parole' se non è vivificata e integrata dalla carità - ha detto infine Benedetto XVI - La Pace "è al cuore dell’azione diplomatica della Santa Sede e, prima ancora, della sollecitudine del Successore di Pietro e di tutta la Chiesa cattolica. La carità non sostituisce la giustizia negata, ma d’altra parte la giustizia non supplisce la carità rifiutata. La Chiesa pratica quotidianamente la carità nelle opere assistenziali, quali ospedali e dispensari, ed educative, quali orfanotrofi, scuole, collegi, università, nonché con l’assistenza fornita alle popolazioni in difficoltà, specialmente durante e dopo i conflitti. In nome della carità la Chiesa vuole essere vicina anche a quanti soffrono a causa delle calamità naturali. Penso alle vittime delle inondazioni nel Sud-Est asiatico e dell’uragano che ha colpito la costa orientale degli Stati Uniti d’America. Penso anche a coloro che hanno subito il forte terremoto, che ha devastato alcune Regioni dell’Italia settentrionale. Come sapete, ho voluto recarmi personalmente in questi luoghi, dove ho potuto constatare l’ardente desiderio con cui s’intende ricostruire ciò che è andato distrutto. Auspico che, in questo momento della sua storia, tale spirito di tenacia e di impegno condiviso animi tutta la diletta Nazione italiana".

"Concludendo il nostro incontro, vorrei ricordare che al termine del Concilio Vaticano II – inaugurato proprio cinquant’anni or sono – il Venerabile Papa Paolo VI indirizzò alcuni Messaggi che sono sempre di attualità, uno dei quali destinato a tutti i Governanti. Li esortò in questi termini: 'Tocca a voi essere sulla terra i promotori dell’ordine e della pace tra gli uomini. Ma non lo dimenticate: è Dio (…) il grande artefice dell’ordine e della pace sulla terra'. Oggi faccio mie queste considerazioni, nel formulare a Voi, Signore e Signori Ambasciatori e distinti Membri del Corpo Diplomatico, alle Vostre famiglie e ai Vostri Collaboratori, i più fervidi auguri per il Nuovo Anno. Grazie!".

IL PAPA RENDE OMAGGIO ALLA CHIESA MARTIRE DI CAMBOGIA

Città del Vaticano, 7 gennaio 2013 (VIS). In occasione del Congresso nazionale della Chiesa in Cambogia, il Papa ha fatto pervenire un video-messaggio in cui ricorda "la fede, il coraggio e la perseveranza" dei pastori e dei fedeli cattolici all'epoca dei Kmer rossi quando furono assassinati molti cristiani. Il Congresso si è svolto a Phnom Penh dal 5 al 7 gennaio sul tema: "Il Concilio Vaticano II e la Chiesa". Di seguito riportiamo il testo integrale del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI.

"Cari fratelli e sorelle di Cambogia,

è con grande gioia che mi unisco a voi con la preghiera e con il cuore e che vi invio affettuosi saluti mentre siete riuniti con i vostri pastori per celebrare il cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II ed il ventesimo anniversario del Catechismo della Chiesa Cattolica. Auspico che la traduzione in lingua cambogiana dei documenti conciliari e del Catechismo, che riceverete in questa occasione, vi permettano di meglio comprendere l'insegnamento della Chiesa e di crescere nella fede".

"In quest'Anno della Fede, vi invito a tenere lo sguardo fisso sulla persona di Gesù Cristo che è l'origine e il termine della nostra fede ed a riaffermare che Egli è la Buona Novella per il mondo di oggi. In Lui, gli esempi di fede che hanno contraddistinto la nostra storia, trovano la loro piena luce. Anche nel ricordare il periodo di difficoltà che precipitò il vostro Paese nell'oscurità, vorrei sottolineare come la fede, il coraggio e la perseveranza dei vostri pastori e dei vostri fratelli e sorelle cristiani, dei quali molti hanno trovato la morte, sia una nobile testimonianza resa alla verità del Vangelo. E questa testimonianza è divenuta una inestimabile forza spirituale per ricostruire la comunità ecclesiale nel vostro Paese. Oggi i numerosi catecumeni ed i battesimi di adulti dimostrano il vostro dinamismo e sono un felice segno dell'attiva presenza di Dio in voi.

Cari fratelli e sorelle, con l'Apostolo Paolo, vi esorto a 'conservare l'unità dello Spirito per mezzo del vincolo della pace'. Siate certi delle preghiere dei vostri fratelli e sorelle il cui sangue è stato sparso nei campi di riso! Siate lievito nella vostra società, testimoniando l'amore di Cristo per tutti, edificando vincoli di fratellanza con i membri di altre tradizioni religiose e percorrendo le vie della giustizia e della misericordia.

Cari giovani, amici che siete stati battezzati negli ultimi anni, non dimenticate che la Chiesa è la vostra famiglia; essa conta su di voi per testimoniare la Vita e l'Amore che avete trovato in Gesù. Prego per voi e vi invito ad essere generosi discepoli di Cristo.

Seminaristi, sacerdoti e religiosi cambogiani, voi siete un segno del germe che la Chiesa sta edificando in voi. Avete offerto la vostra vita e le vostre preghiere quale fonte di speranza. Che esse siano anche un invito ad altri giovani a dedicare la propria vita al sacerdozio e alla vita consacrata secondo il cuor di Dio.

Missionari, religiosi, laici consacrati dei cinque continenti, siate il bel segno della comunione ecclesiale con i vostri pastori così che la vostra fratellanza nella diversità dei vostri carismi, conduca le molte persone che voi servite con amore e zelo, ad incontrare Gesù Cristo.

E tutti voi, che cercate Dio, perseverate e siate certi che Cristo vi ama e vi offre la Sua pace!

Cari fratelli e sorelle, pastori e fedeli della Cambogia, che la Vergine Maria, Nostra Signora di Mekong, nella sua umiltà e fedeltà alla volontà del Signore, vi illumini in questo Anno della Fede. Siate certi che vi ricordo nella preghiera e dal profondo del cuore imparto a tutti la mia Benedizione Apostolica!

I RE MAGI ERANO RICERCATORI DI DIO

Città del Vaticano, 6 gennaio 2013 (VIS). Oggi, Solennità dell’Epifania del Signore, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato nella Basilica Vaticana la Santa Messa nel corso della quale ha conferito l’Ordinazione episcopale ai presbiteri: Monsignor Angelo Vincenzo Zani, eletto Arcivescovo titolare di Volturno e nominato Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Monsignor Fortunatus Nwachukwu, eletto Arcivescovo titolare di Acquaviva e nominato Nunzio Apostolico in Nicaragua; Monsignor Georg Gänswein, Segretario particolare del Santo Padre, eletto Arcivescovo titolare di Urbisaglia e nominato Prefetto della Casa Pontificia; Monsignor Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, eletto Arcivescovo titolare di Eclano e nominato Nunzio Apostolico in Guatemala. Hanno concelebrato con il Santo Padre il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., ed il Cardinale Zenon Grocholewski, e i quattro Vescovi eletti. Il rito di Ordinazione ha avuto luogo dopo la proclamazione del Santo Vangelo e dell’annunzio del giorno della Pasqua, che quest’anno si celebra il 31 marzo.

Nell'omelia il Santo Padre ha detto che i Re Magi "erano ricercatori di Dio" e che "la ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo". Riferendosi ai nuovi Vescovi il Santo Padre ha affermato che il Vescovo "deve essere valoroso" ed avere "il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti". Di seguito riportiamo il testo completo delle parole di Benedetto XVI.

"Per la Chiesa credente ed orante, i Magi d’Oriente che, sotto la guida della stella, hanno trovato la via verso il presepe di Betlemme sono solo l’inizio di una grande processione che pervade la storia. Per questo, la liturgia legge il Vangelo che parla del cammino dei Magi insieme con le splendide visioni profetiche di Isaia 60 e del Salmo 72, che illustrano con immagini audaci il pellegrinaggio dei popoli verso Gerusalemme. Come i pastori che, quali primi ospiti presso il Bimbo neonato giacente nella mangiatoia, personificano i poveri d’Israele e, in genere, le anime umili che interiormente vivono molto vicino a Gesù, così gli uomini provenienti dall’Oriente personificano il mondo dei popoli, la Chiesa dei gentili – gli uomini che attraverso tutti i secoli si incamminano verso il Bambino di Betlemme, onorano in Lui il Figlio di Dio e si prostrano davanti a Lui. La Chiesa chiama questa festa 'Epifania' – l’apparizione, la comparsa del Divino. Se guardiamo il fatto che, fin da quell’inizio, uomini di ogni provenienza, di tutti i Continenti, di tutte le diverse culture e tutti i diversi modi di pensiero e di vita sono stati e sono in cammino verso Cristo, possiamo dire veramente che questo pellegrinaggio e questo incontro con Dio nella figura del Bambino è un’Epifania della bontà di Dio e del suo amore per gli uomini".

"Seguendo una tradizione iniziata dal Beato Papa Giovanni Paolo II, celebriamo la festa dell’Epifania anche quale giorno dell’Ordinazione episcopale per quattro sacerdoti che d’ora in poi, in funzioni diverse, collaboreranno al Ministero del Papa per l’unità dell’unica Chiesa di Gesù Cristo nella pluralità delle Chiese particolari. Il nesso tra questa Ordinazione episcopale e il tema del pellegrinaggio dei popoli verso Gesù Cristo è evidente. Il Vescovo ha il compito non solo di camminare in questo pellegrinaggio insieme con gli altri, ma di precedere e di indicare la strada. Vorrei, però, in questa liturgia, riflettere con voi ancora su una domanda più concreta. In base alla storia raccontata da Matteo possiamo sicuramente farci una certa idea di quale tipo di uomini debbano essere stati coloro che, in seguito al segno della stella, si sono incamminati per trovare quel Re che, non soltanto per Israele, ma per l’umanità intera avrebbe fondato una nuova specie di regalità. Che tipo di uomini, dunque, erano costoro? E domandiamoci anche se, malgrado la differenza dei tempi e dei compiti, a partire da loro si possa intravedere qualcosa su che cosa sia il Vescovo e su come egli debba adempiere il suo compito".
"Gli uomini che allora partirono verso l’ignoto erano, in ogni caso, uomini dal cuore inquieto. Uomini spinti dalla ricerca inquieta di Dio e della salvezza del mondo. Uomini in attesa, che non si accontentavano del loro reddito assicurato e della loro posizione sociale forse considerevole. Erano alla ricerca della realtà più grande. Erano forse uomini dotti che avevano una grande conoscenza degli astri e probabilmente disponevano anche di una formazione filosofica. Ma non volevano soltanto sapere tante cose. Volevano sapere soprattutto la cosa essenziale. Volevano sapere come si possa riuscire ad essere persona umana. E per questo volevano sapere se Dio esista, dove e come Egli sia. Se Egli si curi di noi e come noi possiamo incontrarlo. Volevano non soltanto sapere. Volevano riconoscere la verità su di noi, e su Dio e il mondo. Il loro pellegrinaggio esteriore era espressione del loro essere interiormente in cammino, dell’interiore pellegrinaggio del loro cuore. Erano uomini che cercavano Dio e, in definitiva, erano in cammino verso di Lui. Erano ricercatori di Dio".

"Ma con ciò giungiamo alla domanda: come dev’essere un uomo a cui si impongono le mani per l’Ordinazione episcopale nella Chiesa di Gesù Cristo? Possiamo dire: egli deve soprattutto essere un uomo il cui interesse è rivolto verso Dio, perché solo allora egli si interessa veramente anche degli uomini. Potremmo dirlo anche inversamente: un Vescovo dev’essere un uomo a cui gli uomini stanno a cuore, che è toccato dalle vicende degli uomini. Dev’essere un uomo per gli altri. Ma può esserlo veramente soltanto se è un uomo conquistato da Dio. Se per lui l’inquietudine verso Dio è diventata un’inquietudine per la sua creatura, l’uomo. Come i Magi d’Oriente, anche un Vescovo non dev’essere uno che esercita solamente il suo mestiere e non vuole altro. No, egli dev’essere preso dall’inquietudine di Dio per gli uomini. Deve, per così dire, pensare e sentire insieme con Dio. Non è solo l’uomo ad avere in sé l’inquietudine costitutiva verso Dio, ma questa inquietudine è una partecipazione all’inquietudine di Dio per noi. Poiché Dio è inquieto nei nostri confronti, Egli ci segue fin nella mangiatoia, fino alla Croce. 'Cercandomi ti sedesti stanco, mi hai redento con il supplizio della Croce: che tanto sforzo non sia vano!', prega la Chiesa nel Dies irae. L’inquietudine dell’uomo verso Dio e, a partire da essa, l’inquietudine di Dio verso l’uomo devono non dar pace al Vescovo. È questo che intendiamo quando diciamo che il Vescovo dev’essere soprattutto un uomo di fede. Perché la fede non è altro che l’essere interiormente toccati da Dio, una condizione che ci conduce sulla via della vita. La fede ci tira dentro uno stato in cui siamo presi dall’inquietudine di Dio e fa di noi dei pellegrini che interiormente sono in cammino verso il vero Re del mondo e verso la sua promessa di giustizia, di verità e di amore. In questo pellegrinaggio, il Vescovo deve precedere, dev’essere colui che indica agli uomini la strada verso la fede, la speranza e l’amore".

"Il pellegrinaggio interiore della fede verso Dio si svolge soprattutto nella preghiera. Sant’Agostino ha detto una volta che la preghiera, in ultima analisi, non sarebbe altro che l’attualizzazione e la radicalizzazione del nostro desiderio di Dio. Al posto della parola 'desiderio' potremmo mettere anche la parola 'inquietudine' e dire che la preghiera vuole strapparci alla nostra falsa comodità, al nostro essere chiusi nelle realtà materiali, visibili e trasmetterci l’inquietudine verso Dio, rendendoci proprio così anche aperti e inquieti gli uni per gli altri. Il Vescovo, come pellegrino di Dio, dev’essere soprattutto un uomo che prega. Deve essere in un permanente contatto interiore con Dio; la sua anima dev’essere largamente aperta verso Dio. Le sue difficoltà e quelle degli altri, come anche le sue gioie e quelle degli altri le deve portare a Dio, e così, a modo suo, stabilire il contatto tra Dio e il mondo nella comunione con Cristo, affinché la luce di Cristo splenda nel mondo".

"Torniamo ai Magi d’Oriente. Questi erano anche e soprattutto uomini che avevano coraggio, il coraggio e l’umiltà della fede. Ci voleva del coraggio per accogliere il segno della stella come un ordine di partire, per uscire – verso l’ignoto, l’incerto, su vie sulle quali c’erano molteplici pericoli in agguato. Possiamo immaginare che la decisione di questi uomini abbia suscitato derisione: la beffa dei realisti che potevano soltanto deridere le fantasticherie di questi uomini. Chi partiva su promesse così incerte, rischiando tutto, poteva apparire soltanto ridicolo. Ma per questi uomini toccati interiormente da Dio, la via secondo le indicazioni divine era più importante dell’opinione della gente. La ricerca della verità era per loro più importante della derisione del mondo, apparentemente intelligente".

"Come non pensare, in una tale situazione, al compito di un Vescovo nel nostro tempo? L’umiltà della fede, del credere insieme con la fede della Chiesa di tutti i tempi, si troverà ripetutamente in conflitto con l’intelligenza dominante di coloro che si attengono a ciò che apparentemente è sicuro. Chi vive e annuncia la fede della Chiesa, in molti punti non è conforme alle opinioni dominanti proprio anche nel nostro tempo. L’agnosticismo oggi largamente imperante ha i suoi dogmi ed è estremamente intollerante nei confronti di tutto ciò che lo mette in questione e mette in questione i suoi criteri. Perciò, il coraggio di contraddire gli orientamenti dominanti è oggi particolarmente pressante per un Vescovo. Egli dev’essere valoroso. E tale valore o fortezza non consiste nel colpire con violenza, nell’aggressività, ma nel lasciarsi colpire e nel tenere testa ai criteri delle opinioni dominanti. Il coraggio di restare fermamente con la verità è inevitabilmente richiesto a coloro che il Signore manda come agnelli in mezzo ai lupi. 'Chi teme il Signore non ha paura di nulla', dice il Siracide. Il timore di Dio libera dal timore degli uomini. Rende liberi!"

"In questo contesto mi viene in mente un episodio degli inizi del cristianesimo che san Luca narra negli Atti degli Apostoli. Dopo il discorso di Gamaliele, che sconsigliava la violenza verso la comunità nascente dei credenti in Gesù, il sinedrio chiamò gli Apostoli e li fece flagellare. Poi proibì loro di predicare nel nome di Gesù e li rimise in libertà. San Luca continua: 'Essi allora se ne andarono via dal sinedrio, lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù. E ogni giorno … non cessavano di insegnare e di annunciare che Gesù è il Cristo'. Anche i successori degli Apostoli devono attendersi di essere ripetutamente percossi, in maniera moderna, se non cessano di annunciare in modo udibile e comprensibile il Vangelo di Gesù Cristo. E allora possono essere lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per Lui. Naturalmente vogliamo, come gli Apostoli, convincere la gente e, in questo senso, ottenerne l’approvazione. Naturalmente non provochiamo, ma tutt’al contrario invitiamo tutti ad entrare nella gioia della verità che indica la strada. L’approvazione delle opinioni dominanti, però, non è il criterio a cui ci sottomettiamo. Il criterio è Lui stesso: il Signore. Se difendiamo la sua causa, conquisteremo, grazie a Dio, sempre di nuovo persone per la via del Vangelo. Ma inevitabilmente saremo anche percossi da coloro che, con la loro vita, sono in contrasto col Vangelo, e allora possiamo essere grati di essere giudicati degni di partecipare alla Passione di Cristo".

"I Magi hanno seguito la stella, e così sono giunti fino a Gesù, alla grande Luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo. Come pellegrini della fede, i Magi sono diventati essi stessi stelle che brillano nel cielo della storia e ci indicano la strada. I santi sono le vere costellazioni di Dio, che illuminano le notti di questo mondo e ci guidano. San Paolo, nella Lettera ai Filippesi, ha detto ai suoi fedeli che devono risplendere come astri nel mondo.

"Cari amici, ciò riguarda anche noi. Ciò riguarda soprattutto voi che, in quest’ora, sarete ordinati Vescovi della Chiesa di Gesù Cristo. Se vivrete con Cristo, a Lui nuovamente legati nel Sacramento, allora anche voi diventerete sapienti. Allora diventerete astri che precedono gli uomini e indicano loro la via giusta della vita. In quest’ora noi tutti qui preghiamo per voi, affinché il Signore vi ricolmi con la luce della fede e dell’amore. Affinché quell’inquietudine di Dio per l’uomo vi tocchi, perché tutti sperimentino la sua vicinanza e ricevano il dono della sua gioia. Preghiamo per voi, affinché il Signore vi doni sempre il coraggio e l’umiltà della fede. Preghiamo Maria che ha mostrato ai Magi il nuovo Re del mondo, affinché ella, quale Madre amorevole, mostri Gesù Cristo anche a voi e vi aiuti ad essere indicatori della strada che porta a Lui."

ANGELUS: CHE LA LUCE DI CRISTO BRILLI IN TUTTO IL MONDO

Città del Vaticano, 6 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. La preghiera ha avuto inizio con un leggero ritardo poiché il rito di ordinazione di quattro nuovi Vescovi, fra i quali il segretario particolare del Santo Padre Monsignor Georg Gänswein, si è un po' prolungato.

"Scusate il ritardo - ha detto il Papa ai fedeli - Ho ordinato quattro nuovi Vescovi nella Basilica di San Pietro e il rito è durato un po’ di più. Ma celebriamo oggi soprattutto l’Epifania del Signore, la sua manifestazione alle genti, mentre numerose Chiese Orientali, secondo il calendario Giuliano, festeggiano il Natale. Questa leggera differenza, che fa sovrapporre i due momenti, pone in risalto che quel Bambino, nato nell’umiltà della grotta di Betlemme, è la luce del mondo, che orienta il cammino di tutti i popoli. È un accostamento che fa riflettere anche dal punto di vista della fede: da una parte, a Natale, davanti a Gesù, vediamo la fede di Maria, di Giuseppe e dei pastori; oggi, nell’Epifania, la fede dei tre Magi, venuti dall’Oriente per adorare il re dei Giudei".

"La Vergine Maria, insieme con il suo sposo, rappresentano il 'ceppo' di Israele, il 'resto' preannunciato dai profeti, da cui doveva germogliare il Messia. I Magi rappresentano invece i popoli, e possiamo dire anche le civiltà, le culture, le religioni che sono, per così dire, in cammino verso Dio, alla ricerca del suo regno di pace, di giustizia, di verità e di libertà. C’è dapprima un nucleo, impersonato soprattutto da Maria, la 'figlia di Sion': un nucleo di Israele, il popolo che conosce e ha fede in quel Dio che si è rivelato ai Patriarchi e nel cammino della storia. Questa fede raggiunge il suo compimento in Maria, nella pienezza dei tempi; in lei, 'beata perché ha creduto', il Verbo si è fatto carne, Dio è 'apparso' nel mondo. La fede di Maria diventa la primizia e il modello della fede della Chiesa, Popolo della Nuova Alleanza. Ma questo popolo è fin dall’inizio universale, e questo lo vediamo oggi nelle figure dei Magi, che giungono a Betlemme seguendo la luce di una stella e le indicazioni delle Sacre Scritture".

Infine il Papa, nel riferirsi alle quattro Ordinazioni episcopali ha precisato che "due nuovi Vescovi rimarranno al servizio della Santa Sede, e gli altri due partiranno per essere Rappresentanti Pontifici presso due Nazioni. Preghiamo per ciascuno di loro, per il loro ministero, e perché la luce di Cristo risplenda nel mondo intero".


UDIENZE

Città del Vaticano, 7 gennaio 2013 (VIS). Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre riceverà in udienza:

- L'Arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l’Educazione Cattolica, con i familiari.

- L'Arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, con i Familiari.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 5 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- L'Arcivescovo Jean-Paul Gobel, Nunzio Apostolico nella Repubblica Araba d'Egitto e Delegato presso l'Organizzazione della Lega degli Stati Arabi. È stato finora Nunzio Apostolico in Iran.

- L'Arcivescovo Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, Nunzio Apostolico in Guatemala.

- Il Dottor Antonio Chiminello, per un quinquennio, Direttore della Direzione della Ragioneria dello Stato della Città del Vaticano. È stato finora Vice Direttore della medesima Ragioneria dello Stato.

venerdì 4 gennaio 2013

DAL 2005 OLTRE 20 MILIONI DI FEDELI CON IL PAPA IN VATICANO

Città del Vaticano, 4 gennaio 2013 (VIS). La Prefettura della Casa Pontificia ha reso pubblico un Comunicato che informa che nel corso del 2012, 2.351.200 fedeli hanno partecipato a diversi incontri con Papa Benedetto XVI: udienze generali (447.000) e particolari (146.800); celebrazioni liturgiche (501.400), Angelus e Regina Coeli (1.256.000). Questi dati si riferiscono solamente agli incontri che hanno avuto luogo in Vaticano e a Castel Gandolfo, e non includono altri eventi durante i quali migliaia di fedeli si sono riuniti attorno al Santo Padre, come i Viaggi apostolici in Messico e Cuba in primavera, e in Libano in settembre. Nel 2012 il Papa ha anche compiuto alcune visite pastorali in Italia, ad Arezzo-San Sepolcro, Emilia Romagna, Loreto e l'Incontro Internazionale delle Famiglie a Milano, nel giugno scorso.

La Prefettura della Casa Pontificia precisa che si tratta di dati approssimativi, calcolati in base alle richieste di partecipazione agli incontri con il Papa e degli inviti distribuiti dalla Prefettura. È stata nel contempo compiuta una valutazione del numero di presenze in momenti quali l'Angelus e le grandi celebrazioni in Piazza San Pietro.

In totale, secondo le stime della Prefettura della Casa Pontificia, in otto anni di Pontificato, 20.544.970 persone hanno partecipato agli incontri con il Santo Padre Benedetto XVI.

giovedì 3 gennaio 2013

CARDINALE POUPARD INVIATO SPECIALE DEL PAPA A LIONE

Città del Vaticano, 3 gennaio 2013 (VIS). Nella tarda mattinata di ieri è stata pubblicata la Lettera del Santo Padre al Cardinale Paul Poupard, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Cultura, che il Papa, in data 10 novembre 2012, ha nominato Suo Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive dell’anno giubilare dedicato alla Venerabile Serva di Dio Pauline Jaricot, nel 150° anniversario della sua morte e nel 50° anniversario del decreto dell’eroicità delle sue virtù, in programma a Lione (Francia) il 9 gennaio 2013.

Il Cardinale Inviato Speciale sarà accompagnato da una Missione composta dal Monsignor François Duthel, Postulatore della Causa di Beatificazione della Serva di Dio Pauline Jaricot e dal Padre Daniel Carnot, già Superiore Generale della Società delle Missioni Africane.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 3 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Monsignor Stephen Jensen, Vescovo di Prince George (superficie: 345.600; popolazione: 249.000; cattolici: 54.600; sacerdoti: 18; religiosi: 23), Canada. Il Vescovo eletto è nato nel 1954 a North Vancouver (Canada) ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. Nello stesso anno è stato Assistente parrocchiale a “Corpus Christi”, Vancouver; nel 1981 è stato Cappellano della “Simon Fraser University”; nel 1983 è stato Assistente parrocchiale alla “Church of the Assumption”, Powell River; nel 1984 è stato Parroco della parrocchia “Immaculate Conception”, Vancouver; nel 1986 è stato Parroco della parrocchia “Saint Ann’s”, Abbotsford); nel 1995 è stato Parroco della parrocchia “Corpus Christi”, Vancouver; nel 1990 è stato Membro del Collegio dei Consultori; nel 1995 è stato Vice Cancelliere dell’arcidiocesi; nel 1996 è stato Vicario episcopale per l’educazione. Dal 2009 è Vicario generale, Decano del Consiglio Presbiterale e Consultore diocesano dell’arcidiocesi. Succede al Vescovo Gerald Wiesner del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignor David P. Talley, Vescovo Ausiliare di Atlanta (superficie: 55.521, popolazione: 6.998.599; cattolici: 857.000; sacerdoti: 228; religiosi; 125), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1950 a Columbus (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1989. Dal 1989 al 1993 è stato Vicario parrocchiale della “Saint Jude the Apostle Parish” a Sandy Springs; dal 1998 al 2001 è stato Direttore delle Vocazioni sacerdotali; dal 1999 al 2001 è stato Cancelliere; nel 2001 è stato Amministratore della “Saint Matthew Parish” a Tyrone; dal 2001 al 2003 è stato Vicario Giudiziale; dal 2003 al 2006 è stato Parroco della “Saint Thomas Aquinas Parish” ad Alpharetta; dal 2006 al 2007 è stato Vicario parrocchiale della “Saint Anne Parish” a Columbus; dal 2007 al 2011 è stato Parroco della “Saint John Neumann Parish” a Lilburn. È stato finora Parroco della “Saint Brigid Parish” a Johns Creek.

mercoledì 2 gennaio 2013

BENEDETTO XVI: "DA DOVE VIENE GESÙ?"

Città del Vaticano, 2 gennaio 2013 (VIS). Per la catechesi della prima udienza generale del 2013, tenutasi nell'Aula Paolo VI con la partecipazione di 7.000 persone, il Santo Padre si è soffermato sulla solennità del Natale "una novità così radicale nel mondo da cambiare il corso della storia", e sull'origine di Gesù.

"Il Natale del Signore - ha commentato il Santo Padre - illumina ancora una volta con la sua luce le tenebre che spesso avvolgono il nostro mondo e il nostro cuore, e porta speranza e gioia. Da dove viene questa luce? Dalla grotta di Betlemme, dove i pastori trovarono 'Maria e Giuseppe e il bambino, adagiato nella mangiatoia'. Di fronte a questa Santa Famiglia sorge un’altra e più profonda domanda: come può quel piccolo e debole Bambino avere portato una novità così radicale nel mondo da cambiare il corso della storia? Non c’è forse qualcosa di misterioso nella sua origine che va al di là di quella grotta?"

"Nei quattro Vangeli emerge con chiarezza la risposta alla domanda 'da dove' viene Gesù: la sua vera origine è il Padre, Dio; Egli proviene totalmente da Lui, ma in un modo diverso da qualsiasi profeta o inviato da Dio che l’hanno preceduto. Questa origine dal mistero di Dio, 'che nessuno conosce', è contenuta già nei racconti dell’infanzia dei Vangeli di Matteo e di Luca, che stiamo leggendo in questo tempo natalizio. L’angelo Gabriele annuncia: 'Lo Spirito scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio'".

"Ripetiamo queste parole ogni volta che recitiamo il Credo, la Professione di fede: 'et incarnatus est de Spiritu Sancto, ex Maria Virgine', 'e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria'. A questa frase ci inginocchiamo perché il velo che nascondeva Dio, viene, per così dire, aperto e il suo mistero insondabile e inaccessibile ci tocca: Dio diventa l’Emmanuele, 'Dio con noi'. Quando ascoltiamo le Messe composte dai grandi maestri di musica sacra, penso per esempio alla Messa dell'Incoronazione di Mozart, notiamo subito come si soffermino in modo particolare su questa frase, quasi a voler cercare di esprimere con il linguaggio universale della musica ciò che le parole non possono manifestare: il mistero grande di Dio che si incarna, si fa uomo".

"Questa affermazione del Credo non riguarda l'essere eterno di Dio, ma piuttosto ci parla di una azione a cui prendono parte le tre Persone divine e che si realizza 'ex Maria Virgine'. Senza di lei l'ingresso di Dio nella storia dell'umanità non sarebbe giunto al suo fine e non avrebbe avuto luogo quello che è centrale nella nostra Professione di fede: Dio è un Dio con noi. Così Maria appartiene in modo irrinunciabile alla nostra fede nel Dio che agisce, che entra nella storia. Ella mette a disposizione tutta la sua persona, 'accetta' di diventare luogo dell'abitazione di Dio'".

"A volte, anche nel cammino e nella vita di fede possiamo avvertire la nostra povertà, la nostra inadeguatezza di fronte alla testimonianza da offrire al mondo. Ma Dio ha scelto proprio un'umile donna, in uno sconosciuto villaggio, in una delle province più lontane del grande impero romano. Sempre, anche in mezzo alle difficoltà più ardue da affrontare, dobbiamo avere fiducia in Dio, rinnovando la fede nella sua presenza e azione nella nostra storia, come in quella di Maria. Nulla è impossibile a Dio! Con Lui la nostra esistenza cammina sempre su un terreno sicuro ed è aperta ad un futuro di ferma speranza".

"Ciò che accade in Maria, attraverso l’azione dello stesso Spirito divino, è una nuova creazione: Dio, che ha chiamato l’essere dal nulla, con l’Incarnazione dà vita ad un nuovo inizio dell’umanità. I Padri della Chiesa più volte parlano di Cristo come del nuovo Adamo, per sottolineare l’inizio della nuova creazione dalla nascita del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria. Questo ci fa riflettere su come la fede porti anche in noi una novità così forte da produrre una seconda nascita. Infatti, all’inizio dell’essere cristiani c’è il Battesimo che ci fa rinascere come figli di Dio, ci fa partecipare alla relazione filiale che Gesù ha con il Padre. E vorrei far notare come il Battesimo si riceve, noi 'siamo battezzati' - è un passivo - perché nessuno è capace di rendersi figlio di Dio da sé: è un dono che viene conferito gratuitamente. San Paolo richiama questa figliolanza adottiva dei cristiani in un passo centrale della sua Lettera ai Romani, dove scrive: 'Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio, non servi. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: 'Abbà! Padre!'. Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio'. Solo se ci apriamo all’azione di Dio, come Maria, solo se affidiamo la nostra vita al Signore come ad un amico di cui ci fidiamo totalmente, tutto cambia, la nostra vita acquista un nuovo senso e un nuovo volto: quello di figli di un Padre che ci ama e mai ci abbandona".

"Abbiamo parlato di due elementi: l'elemento primo lo Spirito sulle acque, lo Spirito Creatore; c'è un altyro elemento nelle parole dell'Annunciazione. L’angelo dice a Maria: 'La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra'. È un richiamo alla nube santa che, durante il cammino dell’esodo, si fermava sulla tenda del convegno, sull’arca dell’alleanza, che il popolo di Israele portava con sé, e che indicava la presenza di Dio. Maria, quindi, è la nuova tenda santa, la nuova arca dell’alleanza: con il suo 'sì' alle parole dell’arcangelo, Dio riceve una dimora in questo mondo, Colui che l’universo non può contenere prende dimora nel grembo di una vergine".

"Ritorniamo allora alla questione da cui siamo partiti, quella sull’origine di Gesù, sintetizzata dalla domanda di Pilato: 'Di dove sei tu?'. Dalle nostre riflessioni appare chiara, fin dall’inizio dei Vangeli, qual è la vera origine di Gesù: Egli è il Figlio Unigenito del Padre, viene da Dio. Siamo di fronte al grande e sconvolgente mistero che celebriamo in questo tempo di Natale: il Figlio di Dio, per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria. È questo un annuncio che risuona sempre nuovo e che porta in sé speranza e gioia al nostro cuore, perché ci dona ogni volta la certezza che, anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo, la potenza di Dio agisce sempre e opera meraviglie proprio nella debolezza. La sua grazia è la nostra forza".



BENEDETTO XVI: NEL CAMMINO DELLA VITA ABBIAMO LASTESSA SICUREZZA CHE IL BAMBINO PROVA NELLA BRACCIA DI UN PADRE BUONO E ONNIPOTENTE

Città del Vaticano, 1° Gennaio 2013 (VIS). Oggi, Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell'ottava di Natale e nella ricorrenza della 46ma Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre ha presieduto la Santa Messa. Hanno concelebrato con il Papa il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace; l'Arcivescovo Giovanni Angelo Becciu, Sostituto della Segreteria di Stato; l'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati; il Vescovo Mario Toso, S.D.B., Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e l'Arcivescovo Beniamino Stella, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica.

Di seguito riportiamo estratti dell'omelia pronunciata da Benedetto XVI.

"Nonostante il mondo sia purtroppo ancora segnato da 'focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualistica espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato', oltre che da diverse forme di terrorismo e di criminalità, sono persuaso che 'le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l’innata vocazione dell’umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. L’uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio alla parole di Gesù Cristo: Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. Questa beatitudine 'dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo …È pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato'. Sì, la pace è il bene per eccellenza da invocare come dono di Dio e, al tempo stesso, da costruire con ogni sforzo".

"Ci possiamo chiedere: qual è il fondamento, l’origine, la radice di questa pace? Come possiamo sentire in noi la pace, malgrado i problemi, le oscurità, le angosce? La risposta ci viene data dalle Letture della liturgia odierna. I testi biblici, anzitutto quello tratto dal Vangelo di Luca, poc’anzi proclamato, ci propongono di contemplare la pace interiore di Maria, la Madre di Gesù. Per lei si compiono, durante i giorni in cui 'diede alla luce il suo Figlio primogenito', tanti avvenimenti imprevisti: non solo la nascita del Figlio, ma prima il viaggio faticoso da Nazaret a Betlemme, il non trovare posto nell’alloggio, la ricerca di un rifugio di fortuna nella notte; e poi il canto degli angeli, la visita inaspettata dei pastori. In tutto ciò, però, Maria non si scompone, non si agita, non è sconvolta da fatti più grandi di lei; semplicemente considera, in silenzio, quanto accade, lo custodisce nella sua memoria e nel suo cuore, riflettendovi con calma e serenità. È questa la pace interiore che vorremmo avere in mezzo agli eventi a volte tumultuosi e confusi della storia, eventi di cui spesso non cogliamo il senso e che ci sconcertano".

"Ecco, cari fratelli, il fondamento della nostra pace: la certezza di contemplare in Gesù Cristo lo splendore del volto di Dio Padre, di essere figli nel Figlio, e avere così, nel cammino della vita, la stessa sicurezza che il bambino prova nelle braccia di un Padre buono e onnipotente. Lo splendore del volto del Signore su di noi, che ci concede pace, è la manifestazione della sua paternità; il Signore rivolge su di noi il suo volto, si mostra Padre e ci dona pace. Sta qui il principio di quella pace profonda - 'pace con Dio' - che è legata indissolubilmente alla fede e alla grazia, come scrive san Paolo ai cristiani di Roma. Niente può togliere ai credenti questa pace, nemmeno le difficoltà e le sofferenze della vita. Infatti, le sofferenze, le prove e le oscurità non corrodono, ma accrescono la nostra speranza, una speranza che non delude perché 'l’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato'".

"La Vergine Maria, che oggi veneriamo con il titolo di Madre di Dio, ci aiuti a contemplare il volto di Gesù, Principe della Pace. Ci sostenga e ci accompagni in questo nuovo anno; ottenga per noi e per il mondo intero il dono della pace".

LA LUCE DI DIO BENEDIZIONE PER L'UMANITÀ

Città del Vaticano, 1° gennaio 2013 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica nella Solennità di Maria Santissima Madre di Dio e nella ricorrenza della 46a Giornata Mondiale della Pace, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per la recita dell'Angelus con i fedeli e i pellegrini presenti in Piazza San Pietro le seguenti parole. Prima della preghiera mariana il Papa ha rivolto ai presenti le seguenti parole:

"Buon anno a tutti! In questo primo giorno del 2013 vorrei far giungere ad ogni uomo e ogni donna del mondo la benedizione di Dio. Lo faccio con l’antica formula contenuta nella Sacra Scrittura: 'Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace'".

"Come la luce e il calore del sole sono una benedizione per la terra, così la luce di Dio lo è per l’umanità, quando Egli fa brillare su di essa il suo volto. E questo è avvenuto con la nascita di Gesù Cristo! Dio ha fatto risplendere per noi il suo volto: all’inizio in modo molto umile, nascosto – a Betlemme soltanto Maria e Giuseppe e alcuni pastori furono testimoni di questa rivelazione –; ma a poco a poco, come il sole che dall’alba giunge al mezzogiorno, la luce di Cristo è cresciuta e si è diffusa ovunque. Già nel breve tempo della sua vita terrena, Gesù di Nazaret ha fatto risplendere il volto di Dio sulla Terra Santa; e poi, mediante la Chiesa animata dal suo Spirito, ha esteso a tutte le genti il Vangelo della pace. 'Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini del suo compiacimento'. Questo è il canto degli angeli a Natale, ed è il canto dei cristiani sotto ogni cielo; un canto che dai cuori e dalle labbra passa nei gesti concreti, nelle azioni dell’amore che costruiscono dialogo, comprensione e riconciliazione".

"Per questo, otto giorni dopo il Natale, quando la Chiesa, come la Vergine Madre Maria, mostra al mondo il neonato Gesù, Principe della Pace, celebriamo la Giornata Mondiale della Pace. Sì, quel Bambino, che è il Verbo di Dio fatto carne, è venuto a portare agli uomini una pace che il mondo non può dare. La sua missione è abbattere il 'muro dell’inimicizia'. E quando, sulle rive del lago di Galilea, Egli proclama le sue 'Beatitudini', tra queste vi è anche 'beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio'. Chi sono gli operatori di pace? Sono tutti coloro che, giorno per giorno, cercano di vincere il male con il bene, con la forza della verità, con le armi della preghiera e del perdono, con il lavoro onesto e ben fatto, con la ricerca scientifica al servizio della vita, con le opere di misericordia corporale e spirituale. Gli operatori di pace sono tanti, ma non fanno rumore. Come il lievito nella pasta, fanno crescere l’umanità secondo il disegno di Dio".

"In questo primo Angelus del nuovo anno, chiediamo a Maria Santissima, Madre di Dio, che ci benedica, come la mamma benedice i suoi figli che devono partire per un viaggio. Un nuovo anno è come un viaggio: con la luce e la grazia di Dio, possa essere un cammino di pace per ogni uomo e ogni famiglia, per ogni Paese e per il mondo intero".

TE DEUM: IL CRISTIANO È UOMO DI SPERANZA ANCHE DI FRONTE AL BUIO CHE C'È NEL MONDO

Città del Vaticano, 31 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha presieduto alle 17:00 di oggi, nella Basilica Vaticana, la celebrazione dei primi Vespri della Solennità di Maria Santissima, Madre di Dio a cui sono seguiti l’esposizione del Santissimo Sacramento, il canto del tradizionale inno "Te Deum" di ringraziamento a conclusione dell’anno civile, e la benedizione eucaristica.

"Non possiamo - ha detto il Papa - fermarci solo alle notizie se vogliamo capire il mondo e la vita; dobbiamo essere capaci di sostare nel silenzio, nella meditazione, nella riflessione calma e prolungata; dobbiamo saperci fermare per pensare. In questo modo il nostro animo può trovare guarigione dalle inevitabili ferite del quotidiano, può scendere in profondità nei fatti che accadono nella nostra vita e nel mondo, e giungere a quella sapienza che permette di valutare le cose con occhi nuovi. Soprattutto nel raccoglimento della coscienza, dove ci parla Dio, si impara a guardare con verità le proprie azioni, anche il male presente in noi e intorno a noi, per iniziare un cammino di conversione che renda più saggi e più buoni, più capaci di generare solidarietà e comunione, di vincere il male con il bene. Il cristiano è un uomo di speranza, anche e soprattutto di fronte al buio che spesso c’è nel mondo e che non dipende dal progetto di Dio ma dalle scelte sbagliate dell’uomo, perché sa che la forza della fede può spostare le montagne: il Signore può illuminare anche la tenebra più profonda".

"L’Anno della fede, che la Chiesa sta vivendo, vuole suscitare nel cuore di ciascun credente una maggiore consapevolezza che l’incontro con Cristo è la sorgente della vera vita e di una solida speranza. La fede in Gesù permette un costante rinnovamento nel bene e la capacità di uscire dalle sabbie mobili del peccato e di ricominciare di nuovo. Nel Verbo fatto carne è possibile, sempre nuovamente, trovare la vera identità dell’uomo, che si scopre destinatario dell’infinito amore di Dio e chiamato alla comunione personale con Lui. Questa verità, che Gesù Cristo è venuto a rivelare, è la certezza che ci spinge a guardare con fiducia all’anno che stiamo per iniziare".

"La Chiesa, che ha ricevuto dal suo Signore la missione di evangelizzare, sa bene che il Vangelo è destinato a tutti gli uomini, in particolare alle nuove generazioni, per saziare quella sete di verità che ognuno porta nel cuore e che spesso è offuscata dalle tante cose che occupano la vita. Questo impegno apostolico è tanto più necessario quando la fede rischia di oscurarsi in contesti culturali che ne ostacolano il radicamento personale e la presenza sociale. Anche Roma è una città dove la fede cristiana deve essere annunciata sempre di nuovo e testimoniata in maniera credibile. Da una parte, il numero crescente di credenti di altre religioni, la difficoltà delle comunità parrocchiali ad avvicinare i giovani, il diffondersi di stili di vita improntati all’individualismo e al relativismo etico; dall’altra parte, la ricerca in tante persone di un senso per la propria esistenza e di una speranza che non deluda, non possono lasciarci indifferenti. Come l’Apostolo Paolo ogni fedele di questa Città deve sentirsi debitore del Vangelo verso gli altri abitanti!".

"È altresì importante - ha concluso il Papa - costruire un rapporto di cordiale amicizia anche con quei fedeli che, dopo aver battezzato il proprio bambino, distolti dalle urgenze della vita quotidiana, non mostrano grande interesse a vivere questa esperienza: essi potranno così sperimentare l’affetto della Chiesa che, come madre premurosa, si pone loro accanto per favorirne la vita spirituale".

Al termine della Celebrazione, il Santo Padre ha compiuto una breve visita al Presepio allestito in Piazza San Pietro.

LA FEDE È UN DONO PREZIOSO DA ALIMENTARE NEI PROPRI FIGLI

Città del Vaticano, 30 dicembre 2012 (VIS). Alle dodici di questa domenica, festa della Santa Famiglia, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

"La preoccupazione di Maria e Giuseppe per Gesù - ha detto Benedetto XVI - è la stessa di ogni genitore che educa un figlio, lo introduce alla vita e alla comprensione della realtà. Oggi pertanto è doverosa una speciale preghiera al Signore per tutte le famiglie del mondo. Imitando la santa Famiglia di Nazaret, i genitori si preoccupino seriamente della crescita e dell’educazione dei propri figli, perché maturino come uomini responsabili e onesti cittadini, senza dimenticare mai che la fede è un dono prezioso da alimentare nei propri figli anche con l’esempio personale. Nello stesso tempo preghiamo perché ogni bambino venga accolto come dono di Dio, sia sostenuto dall’amore del padre e della madre, per poter crescere come il Signore Gesù 'in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini'. L’amore, la fedeltà e la dedizione di Maria e Giuseppe siano di esempio per tutti gli sposi cristiani, che non sono gli amici o i padroni della vita dei loro figli, ma i custodi di questo dono incomparabile di Dio".

"Il silenzio di Giuseppe, uomo giusto, e l’esempio di Maria, che custodiva ogni cosa nel suo cuore, ci facciano entrare nel mistero pieno di fede e di umanità della Santa Famiglia. Auguro a tutte le famiglie cristiane di vivere alla presenza di Dio con lo stesso amore e con la stessa gioia della famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe".

Nel salutare i pellegrini di lingua spagnola, il Santo Padre si è rivolto anche "ai numerosi partecipanti all'Eucaristia che si celebra a Madrid in questa festa della Sacra Famiglia. Che Gesù, Maria e Giuseppe siano un esempio della fede che fa brillare l'amore e fortifica la vita della famiglia. Per sua intercessione, chiediamo che la famiglia continui ad essere un dono prezioso per ognuno dei suoi membri ed una ferma speranza per tutta l'umanità. E che la gioia di condividere la vita sotto la protezione di Dio, che apprendiamo da bambini dalla bocca dei nostri genitori, ci inviti a fare del mondo un vero focolare, uno spazio di concordia, solidarietà e rispetto reciproco. Con tale proposito, rivolgiamoci a Maria, nostra Madre del cielo, perché accompagni le famiglie nella loro vocazione di essere una forma profonda di chiesa domestica e cellula originaria della società".

AI GIOVANI DI TAIZÉ: SIATE PORTATORI DI UNITÀ

Città del Vaticano, 29 dicembre 2012 (VIS). Nel pomeriggio di oggi in Piazza San Pietro, davanti a più di 30.000 persone, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto un momento di preghiera con i partecipanti al XXXV Incontro europeo dei giovani convocato dalla Comunità di Taizé, in corso a Roma. I giovani sono stati ospitati da numerose famiglie romane. La preghiera si è svolta secondo le modalità tipiche della Comunità di Taizé. Dopo il saluto di Frère Alois, Priore di Taizé, il Santo Padre ha rivolto un saluto ai giovani in diverse lingue.

"Siete venuti molto numerosi, da tutta l'Europa ed anche da altri continenti, per pregare presso le tombe dei santi Apostoli Pietro e Paolo - ha detto il Papa (...) - La fede che animava questi due grandi Apostoli di Gesù è anche quella che vi ha messi in cammino. Durante l'anno che sta per iniziare, voi vi proponete di liberare le sorgenti della fiducia in Dio per viverle nel quotidiano. Mi rallegro che voi incontriate in tal modo l'intenzione dell'Anno della Fede iniziato nel mese di ottobre".

Il Papa ha ricordato che proprio settanta anni fa Frère Roger fondò la Comunità di Taizé che accoglie migliaia di giovani di tutto il mondo per "ricercare il significato della propria vita". Per sostenerli nel loro "viaggio verso Cristo", Frère Roger istituì "il pellegrinaggio di fiducia sulla terra".

"Testimone instancabile del Vangelo della pace e della riconciliazione, ardentemente impegnato in un ecumenismo di santità, Frère Roger incoraggiava tutti coloro che passavano per Taizé a perseguire la comunione. Dovremmo ascoltare nei nostri cuori il suo ecumenismo vissuto con spiritualità e lasciarci guidare dalla sua testimonianza verso un ecumenismo che è davvero interiorizzato e spiritualizzato. Seguendo il suo esempio, possiate tutti voi essere portatori del suo messaggio di unità. Vi assicuro l'irrevocabile impegno della Chiesa cattolica nel continuare a cercare le vie della riconciliazione che conducono alla unione visibile dei cristiani, e così questa sera saluto con speciale affetto quanti di voi sono ortodossi o protestanti".

"Oggi Cristo vi pone la domanda che ha rivolto ai suoi discepoli: 'Chi sono io per voi?' (...) Cristo desidera ricevere da ciascuno di voi anche una risposta che proviene, non dall'obbligo né dalla paura, ma dalla vostra libertà profonda. È nel rispondere a questa domanda che la vostra vita troverà il suo senso più forte. (...) Questa Parola, si legge nella Seconda Lettera di Pietro, è 'come una lampada che brilla in un luogo oscuro' che voi fate bene a guardare 'finché non spunti il giorno e la stella del mattino si levi nei vostri cuori'. Voi l'avete compreso: se la stella del mattino deve levarsi nei vostri cuori significa che essa non vi è sempre. Talvolta il male e la sofferenza degli innocenti creano in voi il dubbio e le difficoltà. E il sì a Cristo può diventare difficile. Ma questo dubbio non fa di voi dei non credenti! Gesù non ha rifiutato l'uomo del Vangelo che ha gridato: 'Credo! Aiutami nella mia incredulità!", ha concluso il Santo Padre.

TELEGRAMMA DEL PAPA AL CARDINALE GIOVANNI BATTISTA RE

Città del Vaticano, 29 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio al Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto emerito della Congregazione per i Vescovi, per la morte del padre, Signor Matteo Re, all'età di 104 anni. Il Papa esprime la sua vicinanza alla famiglia del Porporato ed invoca per tutti i congiunti la luce della fede e della speranza in Cristo.


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