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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 23 ottobre 2006

CARDINALE POMPEDDA: TUTTA LA VITA HA SPESO SERVIZIO CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2006 (VIS). Alle 17:00 di ieri pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, la Liturgia Esequiale del Cardinale Mario Francesco Pompedda, mancato il 18 ottobre scorso, all'età di 77 anni.

  Nell'omelia il Santo Padre ha sottolineato: "Tutta la vita egli ha speso al servizio della Santa Sede da quando, nel 1955, iniziò a lavorare presso il Tribunale della Rota Romana" del quale divenne Decano nel 1993 e Presidente della Corte d'Appello dello Stato della Città del Vaticano. La sua preparazione teologica, biblica e specialmente giuridica lo rese competente collaboratore di diversi Dicasteri della Curia Romana, sino ad assumere l'alta responsabilità di Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica e di Presidente della Corte di Cassazione dello Stato della Città del Vaticano".

  "Al quotidiano lavoro nella Rota Romana e poi nella Segnatura Apostolica, all'insegnamento presso la Facoltà di Diritto Canonico della Pontificia Università Gregoriana e dell'Ateneo Romano della Santa Croce" - ha proseguito il Pontefice - "il Cardinale Pompedda ha unito l'attività pastorale, esercitando il ministero sacerdotale per una trentina d'anni nella parrocchia di Nostra Signora di Guadalupe a Monte Mario. Comunicava a quanti lo incontravano la solidità della sua fede ed illuminava le coscienze con i principi e gli insegnamenti della dottrina cattolica".

  "L'ultimo tratto del suo cammino terreno è stato segnato da una malattia, che gli ha praticamente impedito di svolgere qualsiasi attività. Assimilato così alla passione di Cristo, questo nostro amico e fratello si è dovuto progressivamente distaccare da tutto per abbandonarsi senza riserve alla volontà divina. (...) La fiducia in Cristo ha guidato sempre, ma in particolar modo negli ultimi mesi, l'esistenza del Cardinale Pompedda, la cui anima ora affidiamo alla misericordia del Padre".

  "Con la certezza che Cristo è il vincitore della morte e con la speranza di essere da Lui risuscitato nell'ultimo giorno, si è spento il Cardinale Mario Francesco Pompedda. Nel suo esodo da questo mondo lo accompagniamo con la nostra fraterna preghiera, affidandolo alla celeste protezione di Maria".
HML/ESEQUIE/POMPEDDA                           VIS 20061023 (350)


VISITA BENEDETTO XVI PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2006 (VIS).  Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita alla Pontificia Università Lateranense in occasione dell'inizio dell'Anno Accademico. Prima della cerimonia, il Papa ha benedetto la nuova Biblioteca "Beato Pio IX", la sala di lettura "Giovanni Paolo II" e l'Aula Magna "Benedetto XVI" recentemente ristrutturata.

  Dopo le parole di saluto al Cardinale Camillo Ruini, Gran Cancelliere dell'Università, al Rettore Magnifico, Vescovo Rino Fisichella, ai Cardinali, Arcivescovi e Vescovi ad alle Autorità accademiche, Benedetto XVI si è rivolto a tutti i presenti.

  "Un contesto come quello accademico" - ha detto il Papa - "invita in modo del tutto peculiare ad entrare di nuovo nel tema della crisi di cultura e di identità, che questi decenni pongono non senza drammaticità sotto i nostri occhi. L'Università è uno dei luoghi più qualificati per tentare di trovare le strade opportune per uscire da questa situazione. Nell'Università, infatti, si custodisce la ricchezza della tradizione che permane viva nei secoli; in essa può essere illustrata la fecondità della verità quando viene accolta nella sua autenticità con animo semplice ed aperto. Nell'Università si formano le nuove generazioni, che attendono una proposta seria, impegnativa e capace di rispondere alla perenne domanda sul senso della propria esistenza. Questa attesa non dev'essere delusa".

  "Il contesto contemporaneo" - ha proseguito il Pontefice - "sembra dare il primato a un'intelligenza artificiale che diventa sempre più succube della tecnica sperimentale e dimentica in questo modo che ogni scienza deve pur sempre salvaguardare l'uomo e promuovere la sua tensione verso il bene autentico. Sopravvalutare il 'fare' oscurando l''essere' non aiuta a ricomporre l'equilibrio fondamentale di cui ognuno ha bisogno per dare alla propria esistenza un solido fondamento e una valida finalità".

  "Ogni uomo, infatti, è chiamato a dare senso al proprio agire soprattutto quando questo si pone nell'orizzonte di una scoperta scientifica che inficia l'essenza stessa della vita personale." - ha ribadito il Santo Padre - "Lasciarsi prendere dal gusto della scoperta senza salvaguardare i criteri che vengono da una visione più profonda farebbe cadere facilmente nel dramma di cui parlava il mito antico: il giovane Icaro, preso dal gusto del volo verso la libertà assoluta e incurante dei richiami del vecchio padre Dedalo, si avvicina sempre di più al sole, dimenticando che le ali con cui si è alzato verso il cielo sono di cera. La caduta rovinosa e la morte sono lo scotto che egli paga a questa sua illusione. La favola antica ha una sua lezione di valore perenne. Nella vita vi sono altre illusioni a cui non ci si può affidare, senza rischiare conseguenze disastrose per la propria ed altrui esistenza".

  Rivolgendosi quindi ai professori, Benedetto XVI ha ricordato che: "Il docente universitario ha il compito non solo di indagare la verità e di suscitarne perenne stupore, ma anche di promuoverne la conoscenza in ogni sfaccettatura e di difenderla da interpretazioni riduttive e distorte. Porre al centro il tema della verità non è un atto meramente speculativo, ristretto a una piccola cerchia di pensatori; al contrario, è una questione vitale per dare profonda identità alla vita personale e suscitare la responsabilità nelle relazioni sociali".

  "Apprendere la vera essenza delle cose, anche se si tratta di cose di minima importanza" - ha detto Benedetto XVI citando Erasmo da Rotterdam - "costa una grande fatica" ('Elogio della follia', XL VII). È questa fatica che l'Università deve impegnarsi a compiere; essa passa attraverso lo studio e la ricerca, in spirito di paziente perseveranza".

  "Dio è la verità ultima a cui ogni ragione naturalmente tende, sollecitata dal desiderio di compiere fino in fondo il percorso assegnatole" - ha concluso il Papa -"Dio non è una parola vuota né un'ipotesi astratta; al contrario, è il fondamento su cui costruire la propria vita. Vivere nel mondo 'veluti si Deus daretur' comporta l'assunzione di una responsabilità che sa farsi carico di indagare ogni percorso fattibile pur di avvicinarsi il più possibile a Lui, che è il fine verso cui tutto tende (cfr 1 Cor 15,24). Il credente sa che questo Dio ha un volto e che, una volta per sempre, con Gesù Cristo si è fatto vicino ad ogni uomo. (...). Conoscere Lui è conoscere la verità piena, grazie alla quale si trova la libertà: 'Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi' (Gv 8,32)".
BXVI-VISITA/UNIVERSITÀ LATERANENSE/...               VIS 20061023 (740)


LA MISSIONE: CANTIERE NEL QUALE C'È POSTO PER TUTTI

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2006 (VIS). La Giornata Missionaria Mondiale è stato il tema centrale delle riflessioni di Papa Benedetto XVI che hanno preceduto la recita dell'Angelus con le migliaia di fedeli presenti in Piazza San Pietro.

  Benedetto XVI ha ricordato che la Giornata Missionaria fu istituita da Papa Pio XI il quale, nel Giubileo del 1925, promosse una grandiosa esposizione diventata poi l'attuale Collezione Etnologico-missionaria dei Musei Vaticani. "Quest'anno" - ha detto Benedetto XVI - "nel consueto Messaggio per tale ricorrenza, ho proposto come tema 'La carità, anima della missione'. In effetti la missione, se non è animata dall'amore, si riduce ad attività filantropica e sociale. Per i cristiani, invece, valgono le parole dell'apostolo Paolo: 'L'amore del Cristo ci spinge.".

  "Ogni battezzato" - ha detto il Santo Padre - "come tralcio unito alla vite, può così cooperare alla missione di Gesù, che si riassume in questo: recare ad ogni persona la buona notizia che 'Dio è amore' e, proprio per questo, vuole salvare il mondo. La missione parte dal cuore, quando ci si ferma a pregare davanti al Crocifisso, con lo sguardo rivolto a quel costato trafitto, non si può non sperimentare dentro di sé la gioia di sapersi amati e il desiderio di amare e di farsi strumenti di misericordia e di riconciliazione. Così accadde, proprio 800 anni or sono, al giovane Francesco di Assisi, nella chiesetta di San Damiano, che era allora diroccata. Dall'alto della Croce, (...) Francesco sentì Gesù dirgli: 'Va', ripara la mia casa che, come vedi, è tutta in rovina".

  Benedetto XVI ha sottolineato che: "Quella 'casa' era prima di tutto la sua stessa vita, da 'riparare' mediante una vera conversione; era la Chiesa, non quella fatta di mattoni, ma di persone vive, bisognosa sempre di purificazione; era anche l'umanità tutta, nella quale Dio ama abitare".

 "La missione è dunque un cantiere" - ha concluso il Pontefice - "nel quale c'è posto per tutti; per chi si impegna a realizzare nella propria famiglia il Regno di Dio; per chi vive con spirito cristiano il lavoro professionale; per chi si consacra totalmente al Signore; (...) per chi, in modo specifico, parte per annunciare Cristo a quanti ancora non lo conoscono. Ci aiuti Maria Santissima a vivere con rinnovato slancio, ciascuno nella situazione in cui la Provvidenza lo ha posto, la gioia e il coraggio della missione".
ANG/MISSIONI/...                                   VIS 20061023 (400)


APPELLO DEL PAPA PER LA PACE IN IRAQ

CITTA' DEL VATICANO, 22 OTT. 2006 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus davanti a migliaia di fedeli convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha detto: "Sono lieto di inviare un cordiale saluto ai musulmani del mondo intero, che, in questi giorni, celebrano la conclusione del mese di digiuno del Ramadan. A tutti rivolgo l'augurio di serenità e di pace!".

  "Contrastano drammaticamente con questo clima gioioso le notizie che provengono dall'Iraq sulla gravissima situazione di insicurezza e sulle efferate violenze a cui sono esposti moltissimi innocenti solo perché sciiti, sunniti o cristiani".

  "Percepisco la viva preoccupazione" - ha proseguito il Pontefice - "che attraversa la comunità cristiana e desidero assicurare che sono vicino ad essa, come pure a tutte le vittime, e per tutti chiedo forza e consolazione".

  "Vi invito" - ha concluso Benedetto XVI - "inoltre, ad unirvi alla mia supplica all'Onnipotente affinché doni la fede e il coraggio necessari ai responsabili religiosi e ai leaders politici, locali e del mondo intero, per sostenere quel popolo sulla strada della ricostruzione della Patria, nella ricerca di equilibri condivisi, nel rispetto reciproco, nella consapevolezza che la molteplicità della sue componenti è parte integrante della sua ricchezza".
ANG/RAMADAN:IRAQ/...                               VIS 20061023 (210)


MANIFESTARE RICCHEZZA MESSAGGIO GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i Membri della Fondazione Giovanni Paolo II, guidati dal Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia (Polonia), a Roma per celebrare il venticinquesimo anniversario della sua istituzione.

  "Sono lieto" - ha detto il Santo Padre - "di poter ospitare oggi i rappresentanti di coloro che in tutto il mondo si impegnano per mantenere viva la memoria di Giovanni Paolo II, del suo insegnamento e dell'opera apostolica da Lui svolta nel corso del Pontificato. E bisogna dire che questo è un impegno veramente promettente, perché non si riferisce soltanto all'archivistica o alla ricerca, ma ormai tocca il mistero della santità del Servo di Dio".

  Sottolineato che l'impegno della Fondazione "assume un nuovo significato dopo la scomparsa del Pontefice" - Benedetto XVI ha affermato che: "La raccolta degli scritti pontifici e della ricca documentazione dell'attività della Santa Sede, nonché delle opere letterarie e dei commenti presentati nei mezzi di comunicazione sociale, sicuramente è un archivio completo, ben organizzato, e costituisce una base per lo studio accurato e approfondito del patrimonio spirituale di Giovanni Paolo II".

  "Proprio questa dimensione dell'attività della Fondazione vorrei oggi sottolineare" - scrive ancora Papa Benedetto XVI - "perché di primaria importanza: lo studio del Pontificato. Giovanni Paolo II, filosofo e teologo, grande pastore della Chiesa, ha lasciato una ricchezza di scritti e di gesti che esprimono il suo desiderio di diffondere il Vangelo di Cristo nel mondo, adoperando i metodi indicati dal Concilio Vaticano II e di tracciare le linee di sviluppo della vita della Chiesa nel nuovo millennio. Questi doni preziosi non possono essere dimenticati. Oggi affido a voi, cari membri e amici della Fondazione Giovanni Paolo II, il compito di approfondire e manifestare alle future generazioni la ricchezza del suo messaggio".
AC/FONDAZIONE GIOVANNI PAOLO II/...                   VIS 061023 (310)


IL PAPA AUSPICA PER UNGHERIA FUTURO LIBERO OPPRESSIONE


CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2006 (VIS). Oggi è stato reso pubblico il testo del Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha indirizzato al Signor Lászlo Sólyom, Presidente della Repubblica di Ungheria, in occasione del 50° anniversario dell'insurrezione di Budapest contro il regime comunista che in quegli anni governava il Paese. L'insurrezione originata da una manifestazione popolare il 23 ottobre 1956, fu repressa il 4 novembre dai carri armati sovietici, che da quel giorno resero l'Ungheria un paese satellite di Mosca, fino alla caduta della "Cortina di Ferro", nel 1989.

  Il Papa scrive che in quella occasione "il coraggioso popolo di Budapest dovette confrontarsi con il proprio desiderio di libertà, a fronte di un regime che perseguiva fini difformi dai valori della Nazione ungherese. È ancor vivo nella memoria il ricordo dei tragici eventi che provocarono, nel giro di pochi giorni, migliaia di vittime e di feriti, destando nel mondo grave turbamento". Benedetto XVI ricorda inoltre i "quattro vibranti interventi pubblici" con i quali Papa Pio XII chiese alla Comunità Internazionale "il riconoscimento dei diritti dell'Ungheria all'autodeterminazione"-

  "Volentieri aderisco" - scrive ancora Benedetto XVI - "alle varie iniziative programmate per commemorare un così significativo evento, quanto mai importante per la storia del Popolo ungherese e per l'Europa" e precisa che il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio e sino a poco tempo fa, Suo Segretario di Stato, parteciperà in veste di Legato Pontificio alle celebrazioni del 50° anniversario dell'insurrezione.

  "Al tempo stesso, mi piace rilevare come il Suo Popolo, signor Presidente, nonostante le oppressioni subite lungo i secoli, e da ultimo quella sovietico-comunista, abbia sempre tenuto nella giusta valutazione il rapporto fra Stato e cittadini, al di là di ogni ideologia. Secondo la visione cristiana, a cui si sono ispirate le popolazioni che hanno dato vita alla Nazione ungherese, la persona con le sue legittime aspirazioni morali, etiche e sociali precede lo Stato. La struttura legale dello Stato e la sua giusta laicità sono sempre state concepite nel rispetto della legge naturale tradotta negli autentici valori nazionali e, per i credenti, arricchita dalla Rivelazione".

  "L'auspicio che di cuore rinnovo è che l'Ungheria possa costruire un futuro libero da ogni oppressione e condizionamento ideologico", conclude il Pontefice auspicando parimenti che tale storico evento "sia motivo di provvida riflessione sugli ideali e sui valori morali, etici e spirituali che hanno costruito l'Europa, di cui l'Ungheria è parte. Possa il Suo Paese, Signor Presidente, continuare a farsi paladino di una proposta di civiltà basata sul rispetto della persona umana e sul primato dei suoi alti destini".
MESS/INSURREZIONE UNGHERIA/SÓLYOM:SODANO       VIS 20061023 (440)


IN BREVE


Il 20 NOVEMBRE PROISSMO, IL PAPA RICEVERÀ IN VISITA UFFICIALE il Presidente della Repubblica Italiana, Signor Giorgio Napolitano.

MONSIGNOR FRANCESCO FOLLO, OSSERVATORE PERMANENTE della Santa Sede presso l'U.N.E.S.C.O., è intervenuto l'11 ottobre scorso, alla 175 Sessione del Consiglio Esecutivo di detta Organizzazione, in merito al dibattito circa "L'opportunità di elaborare una dichiarazione internazionale sull'etica scientifica".

IL 2 E 3 OTTOBRE SI è TENUTA LA XI RIUNIONE DEL CONSIGLIO SPECIALE per l'America della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, durante la quale sono stati esposti due temi: la pastorale vocazionale e la promozione della vita umana dal momento del concepimento fino alla morte naturale. "La situazione sociale ed ecclesiale nel Continente" - si legge nel Comunicato della Segreteria del Sinodo - "mostra segni di speranza, ma anche di preoccupazione". Se da una parte è aumentato del 17,66% il numero di sacerdoti diocesani fra il 1978 e il 2004, "la crisi delle strutture democratiche favorisce forme populiste e demagogiche di governo, spesso di segno neomarxista e tendenti a manipolare, per motivi ideologici, la promozione sociale".
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061023 (180)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Jean-Marie Lustiger, Arcivescovo emerito di Paris (Francia).

- Quattro Presuli della Conferenza Episcopale di Irlanda, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo William Murphy, di Kerry.

    - Il Vescovo William Walsh, di Killaloe.

    - Il Vescovo Donal Brendan Murray, di Limerick.

    - Il Vescovo William Lee, di Waterford and Lismore.

  Sabato 21 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../...                                 VIS 20061023 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 23 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Marco Antonio Órdenes Fernández, Vescovo di Iquique (superficie: 41.799; popolazione: 241.000; cattolici: 125.400; sacerdoti: 32; religiosi: 57; diaconi permanenti: 11), Cile. Il Vescovo eletto, finora Amministratore diocesano della medesima sede, è nato a Iquique (Cile) nel 1964 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1996.

  Sabato 21 ottobre è stato reso noto che il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Arequipa (Perù), presentata dall'Arcivescovo José Paulino Ríos Reynoso, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico. Gli succede il Vescovo Javier Del Río Alba, finora Vescovo Coadiutore della medesima sede.

- Ha eretto l'Eparchia caldea di Oceania con il titolo di "San Tommaso Apostolo di Sidney dei Caldei" ed ha nominato il Vescovo Djibrail Kassab, primo Vescovo della nuova Eparchia, trasferendolo dalla Sede di Bassorah, e conservando al Presule il titolo di Arcivescovo "ad personam".

- Ha nominato il Vescovo Edward Ozorowski, Arcivescovo di Bialystok (superficie: 5.550; popolazione: 421.426; cattolici: 352.041; sacerdoti: 435; religiosi: 220), Polonia. L'Arcivescovo eletto, finora Ausiliare della medesima sede, è nato nel 1941 a Wólka Przedmiescie (Polonia) ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1964.

- Ha nominato il Reverendo Jan Niemiec, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Kamyanets-Podilskyi dei Latini (superficie: 47.100; popolazione: 4.020.000; cattolici: 255.000; sacerdoti: 153; religiosi: 266), Ucraina. Il Vescovo eletto, è nato nel 1958 a Rzeszów (Polonia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. È stato finora Rettore del Seminario Maggiore Vescovile della medesima circoscrizione ecclesiastica.

- Ha nominato il Dottor Architetto Giuseppe Facchini, Vice Direttore dei Servizi Tecnici del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, che è stato finora Capo Ufficio nella medesima Direzione dei Servizi Tecnici.
RE:NER:ECE:NEA:NA/.../...                           VIS 20061023 (300)


venerdì 20 ottobre 2006

SOLO CRISTO PIENAMENTE PUÒ SODDISFARE ATTESE CUORE UOMO


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Alle 16:00 di ieri, allo Stadio Comunale "Bentegodi" di Verona, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto una Concelebrazione Eucaristica alla quale hanno assistito oltre 40.000 persone. Il discorso pronunciato ieri mattina alla Fiera e la Concelebrazione Eucaristica del pomeriggio, sono stati i due momenti culminanti della Visita Pastorale del Papa a Verona in occasione del IV Convegno Ecclesiale Italiano - che si conclude oggi - sul tema: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo". 

  Nel pronunciare l'omelia, seguita da più di 60.000 persone sugli schermi giganti collocati in varie parti della città, il Santo Padre ha detto: "La certezza che Cristo è risorto ci assicura che nessuna forza avversa potrà mai distruggere la Chiesa. Ci anima anche la consapevolezza che soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde del cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, l'ingiustizia e il male, sulla morte e l'aldilà".

  "Dunque, la nostra fede è fondata," - ha proseguito il Pontefice - "ma occorre che questa fede diventi vita in ciascuno di noi. C'è allora un vasto e capillare sforzo da compiere perché ogni cristiano si trasformi in 'testimone' capace e pronto ad assumere l'impegno di rendere conto a tutti e sempre della speranza che lo anima".

  "Per questo occorre tornare ad annunciare con vigore e gioia l'evento della morte e risurrezione di Cristo, cuore del Cristianesimo, fulcro portante della nostra fede, leva potente delle nostre certezze, vento impetuoso che spazza ogni paura e indecisione, ogni dubbio e calcolo umano. Solo da Dio può venire il cambiamento decisivo del mondo. Soltanto a partire dalla Risurrezione si comprende la vera natura della Chiesa e della sua testimonianza, che non è qualcosa di staccato dal mistero pasquale, bensì ne è frutto, manifestazione e attuazione da parte di quanti, ricevendo lo Spirito Santo, sono inviati da Cristo a proseguire la sua stessa missione".

  Benedetto XVI ha espresso l'augurio che la Chiesa in Italia "possa ripartire da questo Convegno come sospinta dalla parola del Signore risorto che ripete a tutti e a ciascuno: siate nel mondo di oggi testimoni della mia passione e della mia risurrezione. In un mondo che cambia, il Vangelo non muta. La Buona Notizia resta sempre la stessa: Cristo è morto ed è risorto per la nostra salvezza! Nel suo nome recate a tutti l'annuncio della conversione e del perdono dei peccati, ma date voi per primi testimonianza di una vita convertita e perdonata. Sappiamo bene che questo non è possibile senza essere 'rivestiti di potenza dall'alto' (Lc 24,49), cioè senza la forza interiore dello Spirito del Risorto".

  Consacrati dalla 'unzione' dello Spirito Santo - ha esortato il Pontefice - "andate! Portate il lieto annuncio ai poveri, fasciate le piaghe dei cuori spezzati, proclamate la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri, promulgate l'anno di misericordia del Signore. Ricostruite le antiche rovine, rialzate gli antichi ruderi, restaurate le città desolate. Sono tante le situazioni difficili che attendono un intervento risolutore! Portate nel mondo la speranza di Dio, che è Cristo Signore, il quale è risorto dai morti, e vive e regna nei secoli dei secoli. Amen".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre si è trasferito all'aeroporto di Verona-Villafranca per far ritorno a Roma.
PV-ITALIA/MESSA/VERONA                                   VIS 20061020 (540)


PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO PER LA FINE DEL RAMADAN


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso per la fine del Ramadan.

  Alla presentazione sono intervenuti il Cardinale Paul Poupard, Presidente del Dicastero, l'Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario, il Monsignor Felix Anthony Machado, Sottosegretario del medesimo Dicastero ed il Monsignor Khaled Akashed, Capo Ufficio per i rapporti con l'Islam del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

  Il Cardinale Poupard ha ricordato che il suo Dicastero "invia messaggi di buon auspicio ai seguaci di tre delle maggiori religioni mondiali: buddisti, indù e musulmani e si succedono in visita nella sede del Dicastero capi religiosi scintoisti, sikhs e rappresentanti di altre religioni orientali. "Questi incontri" - ha precisato il Porporato - "con reciproco scambio di buona volontà sono ricambiati da parte del Pontificio Consiglio".

  Fra le iniziative del Dicastero, il Cardinale Poupard ha ricordato l'incontro di 100 giovani - 50 cristiani e 50 appartenenti a diverse tradizioni religiose e provenienti da vari paesi -  ad Assisi dal 4 all'8 novembre, per il XX anniversario della Giornata Mondiale di Preghiera per la Pace (27.X.1986) e per una riflessione ed uno scambio di idee, nella speranza che aiuti i giovani ad essere strumenti di dialogo, di pace e di speranza per il mondo".

  Successivamente l'Arcivescovo Pier Luigi Celata ha tracciato a grandi linee la storia dell'invio dei messaggi, iniziata nel 1967 dall'allora Segretariato per i non cristiani, che ritenne che il Ramadan "rappresentasse un momento opportuno, per il Dicastero della Santa Sede incaricato di favorire le relazioni con le differenti tradizioni religiose, di rendersi presente alle varie comunità musulmane esprimendo sentimenti di partecipazione amichevole alla loro gioia e di augurio".

  "In tutti questi anni" - ha proseguito l'Arcivescovo Celata - "si è constatato un crescendo di apprezzamenti, di attenzione e di interesse verso il Messaggio. È andato via via aumentando anche il numero di personalità musulmane che hanno risposto per ringraziare, commentare e ricambiare voti. Particolarmente significativo è poi l'apprezzamento dei vescovi, alcuni dei quali accompagnano la trasmissione del Messaggio con una loro lettera personale".

  "Quanto al contenuto" - ha spiegato il Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso - "i Messaggi non si limitano ad espressioni augurali di circostanza, ma cercano di stabilire un 'contatto', di mettersi in sintonia con i destinatari su una dimensione 'religiosa', sulla base cioè di quegli elementi che spinsero i Padri del Concilio Vaticano II a dichiarare 'la stima della Chiesa per i Musulmani'".

  "I Messaggi presentano, inoltre, temi di comune interesse, non di rado suggeriti dall'attualità, a volte critica, in modo da promuovere una riflessione diretta a favorire una migliore comprensione di certi valori umani fondamentali ed un contributo delle due religioni alla soluzione di certe difficili situazioni".

  Monsignor Machado ha presentato il volume "Dialogo Interreligioso nell'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica dal Concilio Vaticano II a Giovanni Paolo II (1963-2005)", recentemente pubblicato dal Dicastero. Il volume di 1.766 pagine è stato pubblicato contemporaneamente in italiano, francese ed inglese.

  "L'opera ha due scopi" - ha spiegato il Sottosegretario del Pontificio Consiglio - "Il primo è di fornire ai cattolici un accesso facile alle motivazioni teologiche per il dialogo interreligioso come è spiegato nel magistero, il secondo è di offrire ai seguaci di altre religioni l'insegnamento ufficiale della Chiesa cattolica riguardo alle varie religioni del mondo".
OP/MESSAGGIO RAMADAN/POUPARD:CELATA               VIS 20061020 (570)


CRISTIANI E MUSULMANI AFFRONTARE INSIEME SFIDE MONDO

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). È stato reso pubblico oggi il Messaggio annuale che il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso indirizza ai musulmani per la fine del Ramadan. Il Messaggio, sul tema: ('Id al-Fitr 1427 E/2006 D.C.): "Cristiani e Musulmani: in dialogo fiducioso per affrontare insieme le sfide del nostro mondo", porta la firma del Cardinale Paul Poupard, e dell'Arcivescovo Pier Luigi Celata, rispettivamente Presidente e Segretario del Dicastero.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti del Documento pubblicato in lingua inglese, francese, italiana ed araba.

  "È bello poter condividere con voi questo momento significativo nell'ambito dei nostri rapporti di dialogo. Le circostanze particolari che abbiamo appena affrontato insieme, mostrano anch'esse che, se il cammino di un dialogo autentico può essere talvolta arduo, esso diventa più che mai necessario".

  "Il mese del Ramadan che avete appena vissuto è stato anche ugualmente un tempo di preghiera e di riflessione sulla difficile situazione che sta vivendo il nostro mondo. Pur vedendo ciò che è buono e ringraziando il Signore, è impossibile non constatare i gravi problemi che gravano sulla nostra epoca: l'ingiustizia, la povertà, le tensioni e i conflitti all'interno dei paesi, ma anche tra di loro. La violenza e il terrorismo costituiscono una piaga particolarmente dolorosa. Quante vite umane distrutte, donne rese vedove, bambini che perdono i genitori e si ritrovano orfani… Quanti sono gli uomini e le donne che vengono feriti nel corpo e nel cuore, o colpiti da un handicap… Quanta distruzione, in pochi minuti, di ciò che è stato costruito durante gli anni, spesso al prezzo di molti sacrifici e di enormi spese!".

  "Come cristiani e musulmani, non siamo forse i primi chiamati a offrire il nostro contributo specifico alla soluzione di questa grave situazione e di questi complessi problemi? È in gioco probabilmente la credibilità delle religioni, ma anche quella dei capi religiosi e di tutti i credenti. Se non teniamo il nostro posto come credenti, molti si interrogheranno sull'utilità delle religioni e sulla nostra coerenza in quanto uomini e donne che si prostrano davanti a Dio".

  "Le nostre due religioni attribuiscono molta importanza e molto spazio all'amore, alla compassione e alla solidarietà. È in questa occasione che desidero condividere con voi il messaggio della prima Enciclica di Sua Santità il Papa Benedetto XVI, 'Deus caritas est' ('Dio è amore'), che fa eco alla 'definizione' più caratteristica di Dio nella Sacra Scrittura dei cristiani: 'Dio è amore' (1 Gv 4, 8). L'amore autentico per Dio è inseparabile dall'amore per gli altri: 'Se uno dicesse: 'Io amo Dio', e odiasse il suo fratello, è un mentitore. Chi infatti non ama il proprio fratello che vede, non può amare Dio che non vede' (1 Gv 4, 20). Ricordando questo, l'Enciclica sottolinea l'importanza della carità fraterna nella missione della Chiesa: l'amore, per essere credibile, deve essere concreto. È necessario che sia un aiuto offerto a tutti, partendo dai più svantaggiati. L'amore vero deve mettersi al servizio della vita di tutti i giorni, ma anche della ricerca di soluzioni giuste e pacifiche ai gravi problemi che colpiscono il nostro mondo".

  "Le difficoltà quotidiane e i gravi problemi del mondo sollecitano la nostra attenzione e la nostra azione. Chiediamo a Dio, nella preghiera, di aiutarci ad affrontarli con coraggio e determinazione. Laddove possiamo operare insieme, non lavoriamo separati. Il mondo, e noi con lui, ha bisogno di Cristiani e di Musulmani che si rispettano, si stimano e offrono la testimonianza di amarsi e di operare insieme per la gloria di Dio e per il bene di tutti gli uomini.  (...) Chiedo a Dio Onnipotente che tali sentimenti contribuiscano a promuovere, dovunque, rapporti di più grande comprensione e di più ampia cooperazione tra cristiani e musulmani; sarà questo un importante contributo per ristabilire e rafforzare la pace all'interno delle nazioni e tra i popoli, secondo l'auspicio profondo di tutti i credenti e di tutti gli uomini di buona volontà".
CON-DIR/RAMADAN/POUPARD:CELATA                   VIS 20061020 (650)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale di Irlanda, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo John McAreavey, di Dromore.

    - Il Vescovo Philip Leo O'Reilly, di Kilmore.

    - Il Vescovo Michael Smith, di Meath.
 
    - Il Vescovo Philip Boyce, O.C.D., di Raphoe.

    - L'Arcivescovo Dermot Clifford, di Cashel.

    - Il Vescovo John Magee, S.P.S., di Cloyne.

    - Il Vescovo John Buckley, di Cork and Ross.
AL/.../...                                         VIS 20061020 (90)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 20 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Edwin Colaço, finora Vescovo di Amravati (India), Vescovo di Aurangabad (superficie: 64.525; popolazione: 10.176.000; cattolici: 14.300; sacerdoti: 42; religiosi: 179), India.
NER/.../COLAÇO                             VIS 20061020 (40)


giovedì 19 ottobre 2006

VERONA: DISCORSO DEL PAPA CONVEGNO ECCLESIALE ITALIANO


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Questa mattina all'arrivo a Verona, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato alla Fiera dove ha pronunciato un discorso davanti a più di 2.700 persone - Vescovi, conferenzieri e delegati di tutte le diocesi italiane - che partecipano questa settimana al IV Convegno Ecclesiale Italiano, sul tema: "Testimoni di Gesù Risorto, speranza del mondo".

  I precedenti tre Convegni Ecclesiali si sono svolti a Roma nel 1976, sul tema: "Evangelizzazione e promozione umana"; a Loreto nel 1985, sul tema: "Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini" e a Palermo nel 1995, sul tema: "Il Vangelo della carità per una nuova società in Italia".

  "Questo IV Convegno nazionale" - ha detto il Papa - "è una nuova tappa del cammino di attuazione del Vaticano II, che la Chiesa italiana ha intrapreso fin dagli anni immediatamente successivi al grande Concilio (...); un cammino proteso all'evangelizzazione (...); in stretta e costante unione con il Successore di Pietro".

  Benedetto XVI ha ricordato i Servi di Dio Paolo VI e Giovanni Paolo II che con i loro interventi ai Convegni precedenti "hanno rafforzato nella Chiesa italiana la fiducia di poter operare affinché la fede in Gesù Cristo continui ad offrire, anche agli uomini e alle donne del nostro tempo, il senso e l'orientamento dell'esistenza".

  "La risurrezione di Cristo" - ha proseguito il Santo Padre, affrontando il tema al centro dell'attenzione del Convegno - "è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande 'mutazione' mai accaduta, il 'salto' decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l'ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l'intero universo: per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall'inizio e fino alla fine dei tempi".

  La risurrezione "ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé. Tutto ciò avviene concretamente attraverso la vita e la testimonianza della Chiesa (...). La nostra vocazione e il nostro compito di cristiani consistono nel cooperare perché giunga a compimento effettivo, nella realtà quotidiana della nostra vita, ciò che lo Spirito Santo ha intrapreso in noi col Battesimo: siamo chiamati infatti a divenire donne e uomini nuovi, per poter essere veri testimoni del Risorto e in tal modo portatori della gioia e della speranza cristiana nel mondo, in concreto, in quella comunità di uomini entro la quale viviamo".

  Riferendosi alla situazione italiana il Santo Padre ha affermato: "L'Italia di oggi si presenta a noi come un terreno profondamente bisognoso e al contempo molto favorevole per una tale testimonianza. Profondamente bisognoso, perché partecipa di quella cultura che predomina in Occidente e che vorrebbe porsi come universale e autosufficiente, generando un nuovo costume di vita. Ne deriva una nuova ondata di illuminismo e di laicismo, per la quale sarebbe razionalmente valido soltanto ciò che è sperimentabile e calcolabile, mentre sul piano della prassi la libertà individuale viene eretta a valore fondamentale al quale tutti gli altri dovrebbero sottostare. Così Dio rimane escluso dalla cultura e dalla vita pubblica, e la fede in Lui diventa più difficile, anche perché viviamo in un mondo che si presenta quasi sempre come opera nostra, nel quale, per così dire, Dio non compare più direttamente, sembra divenuto superfluo ed estraneo".

  "Nella medesima linea, l'etica viene ricondotta entro i confini del relativismo e dell'utilitarismo, con l'esclusione di ogni principio morale che sia valido e vincolante per se stesso. Non è difficile vedere come questo tipo di cultura rappresenti un taglio radicale e profondo non solo con il cristianesimo ma più in generale con le tradizioni religiose e morali dell'umanità: non sia quindi in grado di instaurare un vero dialogo con le altre culture, nelle quali la dimensione religiosa è fortemente presente".

  "L'Italia però, come accennavo" - ha detto ancora il Pontefice - "costituisce al tempo stesso un terreno assai favorevole per la testimonianza cristiana. La Chiesa, infatti, qui è una realtà molto viva, che conserva una presenza capillare in mezzo alla gente di ogni età e condizione. Le tradizioni cristiane sono spesso ancora radicate e continuano a produrre frutti. (...) Si avverte la gravità del rischio di staccarsi dalle radici cristiane della nostra civiltà. Questa sensazione, che è diffusa nel popolo italiano, viene formulata espressamente e con forza da parte di molti e importanti uomini di cultura, anche tra coloro che non condividono o almeno non praticano la nostra fede".

  "Il nostro atteggiamento non dovrà mai essere, pertanto, quello di un rinunciatario ripiegamento su noi stessi: occorre invece mantenere vivo e se possibile incrementare il nostro dinamismo, occorre aprirsi con fiducia a nuovi rapporti, non trascurare alcuna delle energie che possono contribuire alla crescita culturale e morale dell'Italia".

  "Il cristianesimo è infatti aperto a tutto ciò che di giusto, vero e puro vi è nelle culture e nelle civiltà (...). I discepoli di Cristo riconoscono pertanto e accolgono volentieri gli autentici valori della cultura del nostro tempo, come la conoscenza scientifica e lo sviluppo tecnologico, i diritti dell'uomo, la libertà religiosa, la democrazia. Non ignorano e non sottovalutano però quella pericolosa fragilità della natura umana che è una minaccia per il cammino dell'uomo in ogni contesto storico; in particolare, non trascurano le tensioni interiori e le contraddizioni della nostra epoca. Perciò l'opera di evangelizzazione non è mai un semplice adattarsi alle culture, ma è sempre anche una purificazione, un taglio coraggioso che diviene maturazione e risanamento, un'apertura che consente di nascere a quella 'creatura nuova' che è il frutto dello Spirito Santo".

 "Come ho scritto nell'Enciclica 'Deus caritas est', all'inizio dell'essere cristiano (...) non c'è una decisione etica o una grande idea, ma l'incontro con la Persona di Gesù Cristo (...). La fecondità di questo incontro si manifesta, in maniera peculiare e creativa, anche nell'attuale contesto umano e culturale, anzitutto in rapporto alla ragione che ha dato vita alle scienze moderne e alle relative tecnologie. (...) La corrispondenza tra le sue strutture e le strutture reali dell'universo (...) suscita la nostra ammirazione e pone una grande domanda. Implica infatti che l'universo stesso sia strutturato in maniera intelligente, in modo che esista una corrispondenza profonda tra la nostra ragione soggettiva e la ragione oggettivata nella natura. Diventa allora inevitabile chiedersi se non debba esservi un'unica intelligenza originaria, che sia la comune fonte dell'una e dell'altra".

  "Così proprio la riflessione sullo sviluppo delle scienze ci riporta verso il 'Logos' creatore. Viene capovolta la tendenza a dare il primato all'irrazionale, al caso e alla necessità, a ricondurre ad esso anche la nostra intelligenza e la nostra libertà. Su queste basi diventa anche di nuovo possibile allargare gli spazi della nostra razionalità, riaprirla alle grandi questioni del vero e del bene, coniugare tra loro la teologia, la filosofia e le scienze, nel pieno rispetto dei loro metodi propri e della loro reciproca autonomia, ma anche nella consapevolezza dell'intrinseca unità che le tiene insieme".
 
  Il Santo Padre ha affermato ancora che: "La persona umana non è (...) soltanto ragione e intelligenza. Porta dentro di sé (...) il bisogno di amore, di essere amata e di amare a sua volta. (...) Ritorna dunque, insistente, la domanda se nella nostra vita ci possa essere uno spazio sicuro per l'amore autentico e, in ultima analisi, se il mondo sia davvero l'opera della sapienza di Dio".

  Sottolineando che: "il Creatore del cielo e della terra, l'unico Dio che è la sorgente di ogni essere ama personalmente l'uomo, lo ama appassionatamente e vuole essere a sua volta amato da lui", il Papa ha affermato che in Gesù Cristo "Dio si fa uno di noi, nostro fratello in umanità, e addirittura sacrifica la sua vita per noi".

  "Proprio perché ci ama veramente, Dio rispetta e salva la nostra libertà. Al potere del male e del peccato (...) preferisce porre il limite della sua pazienza e della sua misericordia, quel limite che è, in concreto, la sofferenza del Figlio di Dio".

  Benedetto XVI ha rilevato che "La croce ci fa giustamente paura, come ha provocato paura e angoscia in Gesù Cristo: essa però non è negazione della vita, da cui per essere felici occorra sbarazzarsi. È invece il 'sì' estremo di Dio all'uomo, l'espressione suprema del suo amore e la scaturigine della vita piena e perfetta: contiene dunque l'invito più convincente a seguire Cristo sulla via del dono di sé".

  Il Papa ha sottolineato la necessità di "essere sempre pronti a dare risposta (apo-logia) a chiunque ci domandi ragione (logos) della nostra speranza (...) con quella forza mite che viene dall'unione con Cristo. Dobbiamo farlo a tutto campo, sul piano del pensiero e dell'azione, dei comportamenti personali e della testimonianza pubblica. (...) Il Signore ci guidi a vivere questa unità tra verità e amore nelle condizioni proprie del nostro tempo, per l'evangelizzazione dell'Italia e del mondo di oggi".

  "Un'educazione vera" - ha proseguito il Pontefice - "ha bisogno di risvegliare il coraggio delle decisioni definitive (...), indispensabili per crescere e raggiungere qualcosa di grande nella vita, in particolare per far maturare l'amore in tutta la sua bellezza. (...) Tra le molteplici forme di questo impegno non posso non ricordare, in particolare, la scuola cattolica, perché nei suoi confronti sussistono ancora, in qualche misura, antichi pregiudizi, che generano ritardi dannosi, e ormai non più giustificabili, nel riconoscerne la funzione e nel permetterne in concreto l'attività".

  Sottolineando che: "La Chiesa in Italia ha una grande tradizione di vicinanza, aiuto e solidarietà verso i bisognosi, gli ammalati, gli emarginati" - Benedetto XVI ha detto che è: "quanto mai importante che tutte queste testimonianze di carità conservino sempre alto e luminoso il loro profilo specifico, nutrendosi di umiltà e di fiducia nel Signore, mantenendosi libere da suggestioni ideologiche e da simpatie partitiche, e soprattutto misurando il proprio sguardo sullo sguardo di Cristo: è importante dunque l'azione pratica ma conta ancora di più la nostra partecipazione personale ai bisogni e alle sofferenze del prossimo".

  Riguardo alle responsabilità civili e politiche dei cattolici, tema affrontato dal Convegno, il Papa ha ricordato la nota distinzione fra ciò che è di Cesare e ciò che è di Dio ed ha detto: "La stessa libertà religiosa, che avvertiamo come un valore universale, particolarmente necessario nel mondo di oggi, ha qui la sua radice storica. La Chiesa, dunque, non è e non intende essere un agente politico. Nello stesso tempo ha un interesse profondo per il bene della comunità politica, la cui anima è la giustizia, e le offre a un duplice livello il suo contributo specifico".

  Il Santo Padre ha sottolineato che: "Il compito immediato di agire in ambito politico per costruire un giusto ordine nella società non è dunque della Chiesa come tale, ma dei fedeli laici, che operano come cittadini sotto propria responsabilità: si tratta di un compito della più grande importanza, al quale i cristiani laici italiani sono chiamati a dedicarsi con generosità e con coraggio, illuminati dalla fede e dal magistero della Chiesa e animati dalla carità di Cristo".

  "Una speciale attenzione e uno straordinario impegno sono richiesti oggi da quelle grandi sfide nelle quali vaste porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune terribili epidemie. Ma occorre anche fronteggiare, con pari determinazione e chiarezza di intenti, il rischio di scelte politiche e legislative che contraddicano fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell'essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell'ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale. La testimonianza aperta e coraggiosa che la Chiesa e i cattolici italiani hanno dato e stanno dando a questo riguardo sono un servizio prezioso all'Italia, utile e stimolante anche per molte altre Nazioni".

  "La nostra vera forza" per affrontare i doveri e le responsabilità - ha ribadito il Pontefice - è nutrirci della parola e del corpo di Cristo, adorarlo presente nell'Eucaristia. "Nell'unione a Cristo ci precede e ci guida la Vergine Maria (...) . In Lei incontriamo, pura e non deformata, la vera essenza della Chiesa e così, attraverso di Lei, impariamo a conoscere e ad amare il mistero della Chiesa (...), impariamo a resistere a quella 'secolarizzazione interna' che insidia la Chiesa nel nostro tempo, in conseguenza dei processi di secolarizzazione che hanno profondamente segnato la civiltà europea".

  Al termine del suo discorso il Papa si è diretto al Palazzo Episcopale di Verona per la seconda colazione.

  Nel pomeriggio alle 16:00 il Santo Padre presiederà una Concelebrazione Eucaristica nello Stadio di Bentegodi di Verona e al termine rientrerà in Vaticano.
PV-ITALIA/CONVEGNO ECCLESIALE/VERONA             VIS 20061019 (2130)


TELEGRAMMA DI CORDOGLIO SCOMPARSA CARDINALE POMPEDDA


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Vescovo Sebastiano Sanguinetti, Amministratore Apostolico di Ozieri (Italia), per la morte, avvenuta ieri a Roma, all'età di 77 anni, del Cardinale Mario Francesco Pompedda, Prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

  "Nell'apprendere la notizia della scomparsa, dopo lunga malattia, del Cardinale Mario Francesco Pompedda, illustre figlio di codesta terra, desidero esprimere a Lei e all'intera comunità diocesana la mia profonda partecipazione al lutto che colpisce quanti conobbero e stimarono il compianto Porporato, insigne giurista e per tanti anni solerte collaboratore della Santa Sede, in particolare nel Tribunale della Rota Romana e nella Segnatura Apostolica, rendendo ovunque una apprezzata testimonianza di zelo sacerdotale e di fedeltà al Vangelo. Mentre elevo fervide preghiere al Signore affinché, auspice la Vergine Maria, voglia donare al defunto Cardinale il premio eterno promesso ai suoi fedeli discepoli, invio di cuore a Lei ed a quanti ne piangono la dipartita, una speciale confortatrice Benedizione Apostolica".

  Il Santo Padre presiederà la Liturgia Esequiale per il defunto Cardinale Pompedda, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, alle 17:00 di venerdì 20 ottobre.
TGR/SCOMPARSA/POMPEDDA                           VIS 20061019 (210)


IN BREVE


PAPA BENEDETTO XVI HA INDIRIZZATO UN MESSAGGIO al Signor Jacques Diouf, DIRETTORE GENERALE dell'Organizzazione delle Nazioni Unite per l'Alimentazione e l'Agricoltura (F.A.O.), in occasione della Giornata Mondiale dell'Alimentazione che si celebra ogni anno il 16 ottobre, e che quest'anno ha per tema: "Investire nell'agricoltura per la sicurezza alimentare". Il Papa scrive: "Nella tradizione cristiana, il lavoro agricolo assume un più profondo significato, sia per lo sforzo e le privazioni che comporta ed anche perchè offre una esperienza privilegiata della presenza di Dio e del suo amore per le creature. Cristo stesso usa immagini tratte dal mondo agricolo per parlare del suo Regno, mostrando così grande rispetto per questa forma di lavoro. (...) Oggi" - conclude il Pontefice - "pensiamo specialmente a coloro che hanno dovuto abbandonare le loro terre a causa di conflitti, catastrofi naturali e per la scarsità di attenzione che la società riserva al settore agrario".

IL CARDINALE STANISLAW DZIWISZ, ARCIVESCOVO METROPOLITA DI CRACOVIA (Polonia), prenderà possesso del Titolo di Santa Maria del Popolo (Piazza del Popolo, 12, Roma), martedì 24 ottobre, alle 18:00, come annuncia un Comunicato, pubblicato oggi, dall'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice.
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061019 (200)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 19 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Chilaw (Sri Lanka), presentata dal Vescovo Frank Marcus Fernando, O.M.I., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Warnakulasurya Wadumestrige Devasritha Valence Mendis, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Pierre d'Ornellas, finora Ausiliare di Parigi (Francia), Arcivescovo Coadiutore di Rennes (superficie: 6.775; popolazione: 930.500; cattolici: 817.000; sacerdoti: 476; religiosi: 1.387; diaconi permanenti: 26), Francia.

    Il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc, con il consenso del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica Ucraina, ha trasferito, a norma del canone 85 del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Vescovo Vasyl Semeniuk da Ausiliare dell'Eparchia di Ternopil-Zboriv degli Ucraini (superficie: 8.346; popolazione: 760.400; cattolici: 479.052; sacerdoti: 248; religiosi: 79; diaconi permanenti: 2), Ucraina, ad Eparca residenziale della medesima sede.
RE:NEC:NER/.../...                                   VIS 20061019 (150)


mercoledì 18 ottobre 2006

GIUDA ISCARIOTA: MISTERO DEL PROGETTO SALVIFICO


CITTA' DEL VATICANO, 18 OTT. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale odierna, tenutasi in Piazza San Pietro, con la partecipazione di 30.000 persone, alle figure degli Apostoli Giuda Iscariota e al suo successore nel gruppo dei dodici Mattia.

  "Terminando oggi di percorrere la galleria dei ritrarti degli Apostoli chiamati direttamente da Gesù durante la sua vita terrena" - ha detto il Pontefice - "non possiamo omettere di menzionare colui che è sempre nominato per ultimo nelle liste dei Dodici: Giuda Iscariota".

  "Si tratta dunque di una figura appartenente al gruppo di coloro che Gesù si era scelti come stretti compagni e collaboratori. Ciò suscita due domande nel tentativo di dare una spiegazione ai fatti accaduti. La prima consiste nel chiederci come mai Gesù abbia scelto quest'uomo e gli abbia dato fiducia. (...) Il mistero della scelta rimane, tanto più che Gesù pronuncia un giudizio molto severo su di lui: 'Guai a colui dal quale il Figlio dell'uomo viene tradito!'. Ancora di più si infittisce il mistero circa la sua sorte eterna, sapendo che Giuda 'si pentì e riportò le trenta monete d'argento ai sommi sacerdoti e agli anziani (...). Benché egli si sia poi allontanato per andare a impiccarsi, non spetta a noi misurare il suo gesto, sostituendoci a Dio infinitamente misericordioso e giusto".

  "Una seconda domanda riguarda il motivo del comportamento di Giuda: perché egli tradì Gesù?" - si è chiesto il Papa ed ha enumerato diverse ipotesi: "Alcuni ricorrono al fattore della sua cupidigia di danaro; altri sostengono una spiegazione di ordine messianico: Giuda sarebbe stato deluso nel vedere che Gesù non inseriva nel suo programma la liberazione politico-militare del proprio Paese".

   Benedetto XVI ha osservato che i testi evangelici spiegano il tradimento di Giuda "insistendo su un altro aspetto: Giovanni dice espressamente che 'il diavolo aveva messo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo'. (...) In questo modo, si va oltre le motivazioni storiche, e si spiega la vicenda in base alla responsabilità personale di Giuda, il quale cedette miseramente ad una tentazione del Maligno. Il tradimento di Giuda rimane, in ogni caso, un mistero. Gesù lo ha trattato da amico, però nei suoi inviti a seguirlo sulla via delle beatitudini, non forzava le volontà né le premuniva dalle tentazioni di Satana, rispettando la libertà umana. In effetti, le possibilità di perversione del cuore umano sono davvero molte. L'unico modo di ovviare ad esse consiste nel (...) mettersi sempre di nuovo dalla parte di Gesù (...). Dobbiamo cercare, giorno per giorno, di fare piena comunione con Lui".

  "Anche Giuda si è pentito" - ha detto ancora il Papa - "ma il suo pentimento è degenerato in disperazione e così è divenuto autodistruzione. È per noi un invito a tener sempre presente quanto dice San Benedetto (...): 'Non disperare mai della misericordia divina'".

  "Del resto, quando pensiamo al ruolo negativo svolto da Giuda dobbiamo inserirlo nella superiore conduzione degli eventi da parte di Dio. Il suo tradimento ha condotto alla morte di Gesù, il quale trasformò questo tremendo supplizio in spazio di amore salvifico e in consegna di sé al Padre. (...) Nel suo misterioso progetto salvifico, Dio assume il gesto inescusabile di Giuda come occasione del dono totale del Figlio per la redenzione del mondo. A conclusione, vogliamo anche ricordare colui che dopo la Pasqua venne eletto al posto del traditore. Nella Chiesa di Gerusalemme furono due ad essere proposti dalla comunità (...) Giuseppe e Mattia. Proprio quest'ultimo fu il prescelto, così che 'fu associato agli undici Apostoli'. Di lui non sappiamo altro, se non che anch'egli era stato testimone di tutta la vicenda terrena di Gesù, rimanendo a Lui fedele fino in fondo. Alla grandezza di questa sua fedeltà si aggiunse poi la chiamata divina a prendere il posto di Giuda, quasi compensando il suo tradimento. Ricaviamo da qui un'ultima lezione: anche se nella Chiesa non mancano cristiani indegni e traditori, spetta a ciascuno di noi controbilanciare il male da essi compiuto con la nostra limpida testimonianza a Gesù Cristo".

  Al termine dell'Udienza, il Papa, ricordando l'incidente della Metropolitana di Roma, che ha causato la morte di una giovane donna e il ferimento di 236 persone, ha detto: "Ho appreso con profonda sofferenza la notizia dell'incidente avvenuto ieri mattina nella Metropolitana di Roma. In questo momento di dolore, sono particolarmente vicino a quanti sono stati colpiti dal tragico evento; ad essi desidero esprimere sentimenti di conforto e di affetto, assicurando uno speciale ricordo nella preghiera.
AG/GIUDA ISCARIOTA/...                               VIS 20061018 (750)


IN BREVE


L'ARCIVESCOVO CELESTINO MIGLIORE, OSSERVATORE PERMANENTE DELLA SANTA SEDE presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York, al Secondo Comitato della 61 Sessione dell'Assemblea Generale, sul tema: "Questioni di politica macroeconomica: commercio internazionale e sviluppo". Il Nunzio Apostolico ha ribadito "l'urgente necessità di arrivare ad un accordo davanti alle gravi conseguenze che gli effetti dei rapporti commerciali hanno su le persone più vulnerabili nel mondo ed in ultima analisi per la loro dignità".

IL MONSIGNOR ANTHONY FRONTIERO, OFFICIALE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE, è intervenuto il 9 ottobre scorso, alla riunione annuale di attuazione degli impegni assunti, nell'ambito dei diritti umani, dagli Stati partecipanti all'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OCSE), (Varsavia, 2-13 ottobre 2006). Monsignor Frontiero ha espresso la convinzione della Santa Sede: "che l'autentica democrazia è possibile solo in uno stato di diritto, e sulla base di una corretta concezione della persona umana e della sua dignità".
.../IN BREVE/...                                   VIS 20061018 (170)


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