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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 14 dicembre 2006

RESPONSABILI SOCIETÀ CIVILE: ASCOLTATE VOSTRO POPOLO

CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). Alle 12:30 di questa mattina, nella Sala del Concistoro, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i seguenti nuovi Ambasciatori presso la Santa Sede: il Signor Lars Moller, Ambasciatore di Danimarca, il Signor Maratbek Salievic Bakiev, Ambasciatore del Kyrgyzstan, il Signor Carlos Dos Santos, Ambasciatore del Mozambico, la Principessa Elizabeth Bagaya, Ambasciatrice dell'Uganda, il Signor Makram Obeid, Ambasciatore di Siria ed il Signor Makase Nyaphisi, Ambasciatore del Lesotho.

  "L'anno che si conclude ha visto numerosi conflitti nei diversi Continenti" - ha detto il Papa nel discorso, in lingua francese, ai nuovi Ambasciatori - "Come diplomatici, senza dubbio vi preoccupano le situazioni e i focolai di tensione che non cessano di svilupparsi, a scapito delle popolazioni locali, causando un gran numero di vittime innocenti".

  Il Santo Padre ha assicurato che la Santa Sede "condivide tale preoccupazione che rischia di mettere in pericolo la sopravvivenza di alcune popolazioni e fa pesare sui più poveri il fardello della sofferenza e della mancanza dei beni essenziali" ed ha sottolineato che per arginare tali fenomeni, i responsabili della società civile devono "mettersi sempre in ascolto del loro popolo, cercando le soluzioni più appropriate per rispondere alle situazioni di angoscia e povertà, e per una condivisione la più possibile equa, in ogni nazione e a livello della comunità internazionale".

  "È in effetti dovere dei Responsabili della società non creare né mantenere in un paese o in una regione, situazioni di grave insoddisfazione in ambito politico, economico o sociale, che fanno pensare alle persone di essere poste ai margini della società, senza partecipare alle decisioni e senza godere del diritto di beneficiare dei frutti del prodotto nazionale".

  "Tali ingiustizie non possono che essere fonte di disordini e possono provocare l'intensificarsi della violenza. La ricerca della pace, della giustizia e della buona intesa fra tutti deve essere uno degli obiettivi prioritari, che esige dalle persone l'esercizio delle responsabilità e l'attenzione alle realtà concrete del paese, adoperandosi per eliminare ciò che è in contrasto con l'equità e la solidarietà, particolarmente la corruzione e la mancata condivisione delle risorse".

  "So che è necessario un certo coraggio per mantenersi risoluti nelle difficoltà, avendo come obiettivo il bene degli individui e della comunità nazionale. Tuttavia, nella vita pubblica, il coraggio è una virtù indispensabile per non lasciarsi dominare da ideologie partigiane, né da gruppi di pressione, né ancora dalla sete di potere. Come ricorda la Dottrina Sociale della Chiesa, il bene degli individui e dei popoli deve sempre restare il criterio fondamentale delle decisioni nella vita sociale".

  Al termine del discorso rivolto alla totalità degli Ambasciatori, il Papa ha consegnato ad ogni singolo Rappresentante diplomatico un discorso dedicato alla situazione del Paese rappresentato. Nel discorso all'Ambasciatore del Mozambico, il Papa sottolinea la necessità di una riconciliazione nazionale; agli Ambasciatori di Uganda e Lesotho ricorda la collaborazione della Chiesa cattolica nella lotta contro l'Aids; nel testo consegnato al Rappresentante Diplomatico della Siria, Benedetto XVI esprime la speranza nello sviluppo dei rapporti fra la Siria e la Santa Sede che gioverebbe alla risoluzione del problema delle proprietà della Chiesa confiscate dallo Stato. Infine il Santo Padre elogia il rispetto della famiglia e la tolleranza fra le diverse comunità etniche in Kyrghyzstan e per l'impegno profuso dalla Danimarca nel realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.
CD/LETTERE CREDENZIALI/...                           VIS 20061214 (550)


CATTOLICI ED ORTODOSSI OFFRONO CONTRIBUTO SPIRITUALE

CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto questa mattina in Visita Ufficiale in Vaticano, Sua Beatitudine Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, il quale prima dell'udienza, si è recato in visita alla Basilica Vaticana ed ha pregato sulla tomba di Giovanni Paolo II.

  Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato che: "La Grecia e Roma hanno intensificato i loro rapporti all'alba del cristianesimo ed hanno proseguito le loro relazioni, che hanno dato vita a diverse forme di comunità e di tradizioni cristiane nelle regioni del mondo che oggi corrispondono all'Europa Orientale e all'Europa Occidentale. Tali intense relazioni hanno ugualmente contribuito a creare una sorta di osmosi nella formazione delle istituzioni ecclesiali. Tale osmosi - nella salvaguardia delle particolarità disciplinari, liturgiche, teologiche e spirituali delle due tradizioni romana e greca - ha reso proficua l'azione evangelizzatrice della Chiesa e l'inculturazione della fede cristiana".

  Ponendo in risalto che "i nostri rapporti attuali proseguono lentamente ma in profondità e con una preoccupazione di autenticità e che sono per noi occasione di riscoprire tutta una nuova gamma di espressioni spirituali ricche di significato e di impegno reciproco", il Papa ha rievocato "la memorabile visita" di Giovanni Paolo II ad Atene nel 2001, che rappresentò "un momento determinante nel progressivo intensificarsi dei nostri contatti e della nostra collaborazione".

  Benedetto XVI ha sottolineato che cattolici ed ortodossi "sono chiamati ad offrire il loro contributo culturale e sopratutto spirituale. Essi hanno in effetti il dovere di difendere le radici cristiane del Continente europeo, dalle quali esso è stato modellato nel corso dei secoli, e di permettere così alla tradizione cristiana di continuare a manifestarsi, adoperandosi con tutte le forze a favore della salvaguardia della dignità della persona umana, del rispetto delle minoranze, avendo cura di evitare una uniformità culturale che rischierebbe di provocare la perdita delle immense ricchezze della civiltà. Parimenti occorre lavorare alla salvaguardia dei diritti umani, che comprendono il principio della libertà individuale, in particolare della libertà religiosa; tali diritti sono da promuovere e difendere nell'Unione Europea ed in ogni Paese Membro".

  "Conviene sviluppare una collaborazione fra cristiani in ogni Paese dell'Unione europea, in modo da far fronte ai nuovi rischi con i quali deve confrontarsi la fede cristiana: una crescente secolarizzazione, il relativismo e il nichilismo, che apre la strada a comportamenti e perfino a legislazioni che attentano alla dignità inalienabile delle persone e che minacciano istituzioni fondamentali quali il matrimonio. È urgente" - ha concluso il Pontefice - "intraprendere azioni pastorali comuni che costituiranno una testimonianza comune per i nostri contemporanei e ci disporranno a render conto della speranza che è in noi".
AC/.../CRISTODOULOS                                       VIS 20061214 (450)


DICHIARAZIONE COMUNE SANTO PADRE E S.B. CHRISTODOULOS

CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS).  Dopo l'incontro privato di questa mattina e lo scambio di discorsi, il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos, hanno proceduto alla firma di una Dichiarazione comune in presenza dei Componenti del Seguito dell'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, e dei Rappresentanti cattolici.

  "Noi, Benedetto XVI, Papa e Vescovo di Roma, e Christodoulos, Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia, in questo luogo sacro di Roma (...) desideriamo vivere sempre più intensamente la nostra missione di dare una testimonianza apostolica, di trasmettere la fede (...) e di annunciare la Buona Novella della nascita del Salvatore. (...) È anche nostra responsabilità comune superare, nell'amore e nella verità, le molteplici difficoltà e le esperienze dolorose del passato (...)".

  "Il nostro incontro nella carità ci rende consapevoli della nostra missione comune: percorrere insieme la via ardua del dialogo nella verità per ristabilire la piena comunione di fede nel vincolo dell'amore. È così che obbediremo al comandamento divino (...) e che (...) realizzeremo il nostro impegno in questa direzione, seguendo l'esempio apostolico e dando prova di amore reciproco e di spirito di riconciliazione".

  "Riconosciamo i passi importanti nel dialogo della carità e nelle decisioni del Concilio Vaticano II in materia di relazioni reciproche. Inoltre auspichiamo che il dialogo teologico bilaterale tragga profitto da questi elementi positivi per formulare proposizioni accettate da una parte e dall'altra nello spirito di riconciliazione (...)".

  "Affermiamo all'unanimità la necessità di perseverare nella via di un dialogo teologico costruttivo. Poiché, nonostante le difficoltà constatate, questa via è una delle vie essenziali di cui disponiamo per ristabilire l'unità tanto desiderata (...) come anche per rafforzare la credibilità del messaggio cristiano in un periodo di sconvolgimenti nelle società, che noi sperimentiamo, ma anche di grandi ricerche spirituali, da parte di numerosi nostri contemporanei, preoccupati dalla crescente globalizzazione, che minaccia talvolta l'uomo, anche nella sua esistenza e nel suo rapporto con Dio e con il mondo".

  "(...) Rinnoviamo solennemente il nostro desiderio di annunciare al mondo il Vangelo di Gesù Cristo, e specialmente alle nuove generazioni. (...) È molto importante nelle nostre società dove numerose correnti di pensiero allontanano da Dio e non danno senso all'esistenza".

  "Pensiamo che le religioni abbiano una missione da compiere nell'assicurare il trionfo della pace nel mondo, esse non devono essere in alcun modo fonte di intolleranza né di violenza. In qualità di guide religiose cristiane, esortiamo insieme tutti i capi religiosi a perseguire e a rafforzare il dialogo interreligioso, ed ad operare per creare una società di pace e di fraternità fra le persone e fra i popoli. Questa è una delle missioni delle religioni (...)".

  Il Santo Padre e l'Arcivescovo di Atene riconoscono i progressi impressionanti della scienza, ma esprimono la loro preoccupazione per "le sperimentazioni sugli esseri umani, che non rispettano né la dignità, né l'integrità della persona in tutte le fasi della sua esistenza, dal concepimento alla sua fine naturale". Parimenti il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos domandano "di proteggere più efficacemente, nei nostri paesi, in Europa e in tutto il mondo, i diritti fondamentali dell'uomo, fondati sulla dignità della persona creata a immagine di Dio".

  "Desideriamo una feconda collaborazione per far riscoprire a noi contemporanei le radici cristiane del Continente europeo, che hanno forgiato le diverse nazioni e contribuito allo sviluppo di legami sempre più armoniosi fra di esse. Ciò le aiuterà a vivere e a promuovere i valori umani e spirituali fondamentali per le persone e per lo sviluppo delle società stesse"

  Il Santo Padre Benedetto XVI e Sua Beatitudine Christodoulos invitano i paesi ricchi ad essere solidali con i paesi più svantaggiati. È anche importante" - scrivono nel Documento - "non sfruttare in maniera indiscriminata la creazione, che è opera di Dio. Noi ci appelliamo alle persone che hanno delle responsabilità nella società e a tutti gli uomini di buona volontà affinché tutti si impegnino in una gestione ragionevole e rispettosa della creazione, affinché essa sia gestita correttamente, preoccupandosi della solidarietà verso i popoli che soffrono la fame, e per lasciare alle generazioni future una terra davvero abitabile per tutti".

  Nell'ultimo punto della Dichiarazione comune, il Santo Padre e l'Arcivescovo di Atene e di tutta la Grecia implorano Dio affinché "conceda a tutti gli uomini il dono della pace, nella carità e nell'unità della famiglia umana".
AC/DICHIARAZIONE COMUNE/CHRISTODOULOS               VIS 20061214 (720)


CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL SANTO PADRE TEMPO DI NATALE

CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha reso noto il calendario delle celebrazioni che il Santo Padre presiederà nel tempo di Natale 2006-2007.

DICEMBRE

- Domenica 24: Solennità della Natività del Signore. Alle ore 24:00, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa della Notte.

- Lunedì 25: Solennità del Natale del Signore. Alle ore 12:00, dalla Loggia Centrale della Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI rivolgerà il Suo messaggio natalizio al mondo e impartirà la Benedizione "Urbi et Orbi".

- Domenica 31: Alle ore 18:00, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre presiederà i Primi Vespri della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nel corso dei quali verrà cantato il tradizionale inno "Te Deum" a conclusione dell'anno civile.

GENNAIO

- Lunedì 1°: Solennità di Maria Santissima Madre di Dio. Alle ore 10:00 nella Basilica Vaticana, il Santo Padre presiederà la Celebrazione della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell'ottava di Natale in occasione della XL Giornata Mondiale della Pace sul tema: "Persona umana: cuore della pace".

- Sabato 6: Solennità dell'Epifania del Signore. Alle ore 10:00, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa nella Solennità dell'Epifania del Signore.

- Domenica 7: Festa del Battesimo del Signore. Alle ore 10:00, nella Cappella Sistina, il Santo Padre presiederà la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale amministrerà il Sacramento del Battesimo ad alcuni bambini.
BXVI-CALENDARIO/CELEBRAZIONI NATALE/...               VIS 20061214 (250)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Vescovo Giancarlo Maria Bregantini, C.S.S., di Locri-Gerace (Italia), in Visita "ad Limina Apostolorum".
AL/.../...                                         VIS 20061214 (30)

mercoledì 13 dicembre 2006

NON SI PUÒ RESTARE INDIFFERENTI IMMANE TRAGEDIA SHOAH

CITTA' DEL VATICANO, 13 DIC. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri è stata resa pubblica la seguente Dichiarazione della Sala Stampa della Santa Sede:

  "In riferimento alla Conferenza che si sta svolgendo a Teheran (Iran), la Santa Sede richiama la propria posizione, già espressa col documento della Commissione per i Rapporti Religiosi con l'Ebraismo 'Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah'".

  "Il secolo scorso è stato testimone del tentativo di sterminare il popolo ebraico, con la conseguente uccisione di milioni di Ebrei, di tutte le età e categorie sociali, per il solo fatto di appartenere a tale popolo. La Shoah è stata una immane tragedia, dinanzi alla quale non si può restare indifferenti".

  "La Chiesa si accosta con profondo rispetto e con grande compassione all'esperienza vissuta dal popolo ebraico durante la Seconda Guerra Mondiale: il ricordo di quei terribili fatti deve rimanere un monito per le coscienze, al fine di eliminare i conflitti, rispettare i legittimi diritti di tutti i popoli, esortare alla pace, nella verità e nella giustizia".

  "Tale posizione, tra l'altro, è stata affermata dal Papa Giovanni Paolo II al Monumento alla Memoria 'Yad Vashem' a Gerusalemme il 23 marzo 2000 e ribadita da Sua Santità Benedetto XVI nella visita al campo di sterminio di Auschwitz il 28 maggio 2006".
OP/SHOAH:EBREI/TEHERAN                                   VIS 20061213 (220)


TIMOTEO E TITO INSEGNANO SERVIRE VANGELO CON GENEROSITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 13 DIC. 2006 (VIS). L'Udienza Generale del Mercoledì si è svolta questa mattina in due tempi. Dapprima, nella Basilica Vaticana, il Papa ha rivolto parole di saluto ad un gruppo di studenti italiani ed ai fedeli delle Diocesi della Calabria, giunti con i loro Vescovi, che questa settimana compiono la Visita "ad Limina Apostolorum" e successivamente si è trasferito nell'Aula Paolo VI per l'Udienza Generale.

  Nell'indirizzo di saluto ai pellegrini della Calabria, Benedetto XVI ha affermato che la Chiesa in Calabria "ha un ruolo fondamentale da continuare a svolgere nella società calabrese. Mi riferisco innanzitutto alla sua missione evangelizzatrice, quanto mai urgente anche in questo nostro tempo per affrontare le attuali sfide culturali, sociali e religiose. Non stancatevi, pertanto, di attingere con coraggio dal Vangelo la luce e la forza per promuovere un'autentica rinascita morale, sociale ed economica della vostra Regione. Siate testimoni gioiosi di Cristo e infaticabili costruttori del suo Regno di giustizia e di amore".

  "Esprimo, infine, già da ora," - ha detto ancora il Papa - "viva gratitudine alla Calabria per il dono dell'albero natalizio, che proprio oggi è stato collocato in Piazza San Pietro".

  Il Santo Padre ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi alle figure dei Santi Timoteo e Tito, i due collaboratori di San Paolo ed ha ricordato che Timoteo "pastore di grande rilievo", fu il primo Vescovo di Efeso, mentre Tito, che Paolo elogia definendolo "mio vero figlio nella fede comune", fu Vescovo di Creta. 

  "Se consideriamo unitariamente le due figure di Timoteo e di Tito" - ha detto Benedetto XVI - "ci rendiamo conto di alcuni dati molto significativi. Il più importante è che Paolo si avvalse di collaboratori nello svolgimento delle sue missioni. Egli resta certamente l'Apostolo per antonomasia, fondatore e pastore di molte Chiese. Appare tuttavia chiaro che egli non faceva tutto da solo, ma si appoggiava a persone fidate che condividevano le sue fatiche e le sue responsabilità".

  "Un'altra osservazione riguarda la disponibilità di questi collaboratori" - ha proseguito il Pontefice - "Le fonti concernenti Timoteo e Tito mettono bene in luce la loro prontezza nell'assumere incombenze varie, consistenti spesso nel rappresentare Paolo anche in occasioni non facili. In una parola, essi ci insegnano a servire il Vangelo con generosità, sapendo che ciò comporta anche un servizio alla Chiesa stessa".

  Benedetto XVI ha citato come esempio la raccomandazione che l'Apostolo Paolo fa a Tito nella lettera a lui indirizzata: "'Voglio che tu insista su queste cose, perché coloro che credono in Dio si sforzino di essere i primi nelle opere buone. Ciò è bello e utile per gli uomini".

  "Mediante il nostro impegno concreto dobbiamo e possiamo scoprire la verità di queste parole" - ha concluso il Pontefice - "e proprio in questo tempo di Avvento essere anche noi ricchi di opere buone e così aprire le porte del mondo a Cristo, il nostro Salvatore".
AG/TIMOTEO:TITO/...                               VIS 20061213 (480)


MESSAGGIO PER LA XV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO


CITTA' DEL VATICANO, 13 DIC. 2006 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la XV Giornata Mondiale del Malato, in programma a Seoul (Corea), l'11 febbraio 2007, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes.

  Nel Messaggio, pubblicato in lingua inglese, e datato 8 dicembre, il Santo Padre scrive: "Nonostante i progressi della scienza, ancora non esistono terapie per tutte le malattie. (...) Inoltre, molti milioni di persone nel mondo ancora sperimentano condizioni di vita insalubri e non hanno accesso all'assistenza medica di base oltremodo necessaria, con il risultato di un considerevole aumento del numero di esseri umani considerati 'incurabili'".

  Sottolineando che è indispensabile "promuovere politiche che creino le condizioni nelle quali gli esseri umani possono sopportare malattie incurabili e la morte con dignità", Papa Benedetto XVI ricorda la necessità di "centri di cure palliative più numerosi che forniscano un'assistenza integrale, offrendo al malato l'assistenza umana e l'accompagnamento spirituale di cui hanno bisogno. Si tratta di un diritto umano appartenente ad ogni essere umano, che noi tutti dobbiamo impegnarci a difendere".

  "La Chiesa" - scrive ancora il Pontefice - "seguendo l'esempio del Buon Samaritano, ha sempre dimostrato particolare sollecitudine per il malato. (...) Molte persone - professionisti della salute, agenti pastorali e volontari - ed istituzioni nel mondo servono instancabilmente il malato, negli ospedali e nelle unità di cura palliativa, nelle strade delle metropoli, nelle case  e nelle parrocchie".

  Successivamente il Papa si rivolge ai malati incurabili e terminali incoraggiandoli "a contemplare le sofferenze di Cristo crocifisso", e scrive: "Confidate che le vostre sofferenze, unite a quelle di Cristo, si dimostreranno proficue per le necessità della chiesa e del mondo".

  "Attraverso i sacerdoti e gli operatori pastorali" - conclude il Pontefice - "la Chiesa desidera assistervi a rimanere al vostro fianco, aiutandovi nei momenti difficili, e così manifestando l'amore misericordioso di Cristo verso coloro che soffrono".
MESS/GIORNATA MONDIALE MALATO/...                   VIS 20061213 (350)


PRIMO MINISTRO STATO DI ISARELE INCONTRA IL SANTO PADRE


CITTA' DEL VATICANO, 13 DIC. 2006 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, oggi, il seguente Comunicato:

  "Oggi, mercoledì 13 dicembre, il Santo Padre benedetto XVI ha incontrato Sua Eccellenza il Signor Ehud Olmert, Primo Ministro dello Stato d'Israele, il quale successivamente si è riunito con l'Eminentissimo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati e da Monsignor Pietro Parolin, Sotto-Segretario".

  "Nel corso dei colloqui sono stati toccati i temi della pace in Medio oriente e le questioni riguardanti la situazione della comunità cattolica in Israele, anche in relazione alle prossime celebrazioni natalizie".
OP/ISRAELE/OLMERT                                       VIS 20061213 (120)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 13 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Zamora (Messico), presentata dal Vescovo Carlos Suárez Cázares, in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Sacerdote Wilfredo Pino Estévez, Vescovo di Guantánamo-Baracoa (superficie: 6.565; popolazione: 512.555; cattolici: 183.086; sacerdoti: 10; religiosi: 16; diaconi permanenti: 5), Cuba. Il Vescovo eletto, nato nel 1950 a Camagüey (Cuba), ordinato sacerdote nel 1975, è stato finora Vicario Episcopale e Parroco nella Arcidiocesi di Camagüey (Cuba). Succede al Vescovo Carlos Jesús Patricio Baladrón Valdés, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Monsignor Jorge Enríque Serpa Pérez, Vescovo di Pinar del Río (superficie: 13.500; popolazione: 1.888.000; cattolici: 811.844; sacerdoti: 24; religiosi: 38), Cuba. Il Vescovo eletto, nato nel 1942 a Santa Clara (Cuba), ordinato sacerdote nel 1968, è stato finora Rettore del Seminario Maggiore di San Cristóbal de La Habana (Cuba). Succede al Vescovo José Siro González Bacallao, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Eparchia di São João Batista em Curitiba degli Ucraini (Brasile), presentata dal Vescovo Efraim Basílio Krevey, O.S.B.M., in conformità al canone 210, paragrafo 1, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali. Gli subentra nel governo pastorale della medesima Eparchia, il Vescovo Valdomiro Koubetch, O.S.B.M., finora Coadiutore della stessa circoscrizione ecclesiastica.

- Ha nominato il Reverendo Shelton Joseph Fabre, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di New Orleans (superficie: 10.898; popolazione: 1.361.488; cattolici: 490.898; sacerdoti: 413; religiosi: 1.020; diaconi permanenti: 189), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto, nato a New Road (Stati Uniti d'America), nel 1963, ordinato sacerdote nel 1989, è stato finora Parroco della "Sacred Heart Parish" a Baton Rouge (Stati Uniti d'America).

- Ha  accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di New Orleans (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Dominic Carmon, S.V.D., per raggiunti limiti d'età.
RE:NER:NEA/.../...                                   VIS 20061213 (360)


martedì 12 dicembre 2006

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha convocato la V Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-americano, che avrà luogo ad Aparecida (Brasile), dal 13 al 31 maggio 2007, sul tema: "Discípulos y misioneros de Jesucristo para que nuestros pueblos en Él tengan vida" ("Yo soy el Camino, la Verdad y la Vida", Jn. 14,6).
- Ha nominato Presidenti della Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-americano:

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi e Presidente della Pontificia Commissione per l'America Latina.

- Il Cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, Arcivescovo di Santiago de Chile e Presidente del CELAM.

- Il Cardinale Geraldo Majella Agnelo, Arcivescovo di São Salvador da Bahia e Presidente della Conferenza Episcopale Brasiliana.

- Il Vescovo Andrés Stanovnik, O.F.M.Cap., di Reconquista (Argentina), e Segretario del CELAM, Segretario Generale della medesima Conferenza Generale.

 - Il Vescovo Odilo Scherer, Ausiliare di São Paulo (Brasile), e Segretario della Conferenza Episcopale del Brasile, Segretario Aggiunto della Quinta Conferenza Generale dell'Episcopato Latino-Americano.

- Ha nominato il Vescovo Dodë Gjergji, Amministratore Apostolico di Prizren (superficie: 11.800; popolazione: 2.100.000; cattolici: 65.000; sacerdoti: 53; religiosi: 88), Kosovo, trasferendolo dalla Diocesi di Sapë (Albania).

- Ha nominato il Monsignore Lucjan Augustini, finora Vicario Generale dell'Arcidiocesi Metropolitana di Shkodrë-Pult (Albania), Vescovo di Sapë (superficie: 2.544; popolazione: 200.000; cattolici: 90.000, sacerdoti: 12; religiosi: 54; diaconi permanenti: 1), Albania. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Ferizaj (Kosovo) ed è stato ordinato sacerdote nel 1989.
NA:NER/.../...                                       VIS 20061212 (250)


MESSAGGIO PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE 2007

CITTA' DEL VATICANO, 12 DIC. 2006 (VIS). Oggi è stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace (1° gennaio 2007), sul tema: "La persona umana, cuore della pace". Il Documento è stato pubblicato in lingua inglese, francese, spagnola, italiana, tedesca e portoghese.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio:

  "All'inizio del nuovo anno, vorrei far giungere ai Governanti e ai Responsabili delle Nazioni, come anche a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, il mio augurio di pace".

  "Perché creato ad immagine di Dio, l'individuo umano ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma qualcuno, capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi e di entrare in comunione con altre persone".

  "Anche la pace è insieme un dono e un compito. Se è vero che la pace tra gli individui ed i popoli - la capacità di vivere gli uni accanto agli altri tessendo rapporti di giustizia e di solidarietà - rappresenta un impegno che non conosce sosta, è anche vero, lo è anzi di più, che la pace è dono di Dio".

  "La trascendente 'grammatica', vale a dire l'insieme di regole dell'agire individuale e del reciproco rapportarsi delle persone secondo giustizia e solidarietà, è iscritta nelle coscienze, nelle quali si rispecchia il progetto sapiente di Dio. (...) La pace è quindi anche un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta non può che essere il rispetto della 'grammatica' scritta nel cuore dell'uomo dal divino suo Creatore".

  "In tale prospettiva, le norme del diritto naturale non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo. Al contrario, esse vanno accolte come una chiamata a realizzare fedelmente l'universale progetto divino iscritto nella natura dell'essere umano. (...) Il riconoscimento e il rispetto della legge naturale pertanto costituiscono anche oggi la grande base per il dialogo tra i credenti delle diverse religioni e tra i credenti e gli stessi non credenti. È questo un grande punto di incontro e, quindi, un fondamentale presupposto per un'autentica pace".

  "Il dovere del rispetto per la dignità di ogni essere umano, nella cui natura si rispecchia l'immagine del Creatore, comporta come conseguenza che della persona non si possa disporre a piacimento. Chi gode di maggiore potere politico, tecnologico, economico, non può avvalersene per violare i diritti degli altri meno fortunati. È infatti sul rispetto dei diritti di tutti che si fonda la pace. Consapevole di ciò, la Chiesa si fa paladina dei diritti fondamentali di ogni persona".

  "In particolare, essa rivendica il rispetto della vita e della libertà religiosa di ciascuno. Il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase stabilisce un punto fermo di decisiva importanza: la vita è un dono di cui il soggetto non ha la completa disponibilità. (...) Il diritto alla vita e alla libera espressione della propria fede in Dio non è in potere dell'uomo".

  "Per quanto concerne il diritto alla vita, è doveroso denunciare lo scempio che di essa si fa nella nostra società: accanto alle vittime dei conflitti armati, del terrorismo e di svariate forme di violenza, ci sono le morti silenziose provocate dalla fame, dall'aborto, dalla sperimentazione sugli embrioni e dall'eutanasia. Come non vedere in tutto questo un attentato alla pace? L'aborto e la sperimentazione sugli embrioni costituiscono la diretta negazione dell'atteggiamento di accoglienza verso l'altro che è indispensabile per instaurare durevoli rapporti di pace".

  "Per quanto riguarda poi la libera espressione della propria fede, un altro preoccupante sintomo di mancanza di pace nel mondo è rappresentato dalle difficoltà che tanto i cristiani quanto i seguaci di altre religioni incontrano spesso nel professare pubblicamente e liberamente le proprie convinzioni religiose. Parlando in particolare dei cristiani, debbo rilevare con dolore che essi non soltanto sono a volte impediti; in alcuni Stati vengono addirittura perseguitati, ed anche di recente si sono dovuti registrare tragici episodi di efferata violenza".

  "Vi sono regimi che impongono a tutti un'unica religione, mentre regimi indifferenti alimentano non una persecuzione violenta, ma un sistematico dileggio culturale nei confronti delle credenze religiose. In ogni caso, non viene rispettato un diritto umano fondamentale, con gravi ripercussioni sulla convivenza pacifica. Ciò non può che promuovere una mentalità e una cultura negative per la pace".

  "All'origine di non poche tensioni che minacciano la pace sono sicuramente le tante ingiuste disuguaglianze ancora tragicamente presenti nel mondo. Tra esse particolarmente insidiose sono, da una parte, le disuguaglianze nell'accesso a beni essenziali, come il cibo, l'acqua, la casa, la salute; dall'altra, le persistenti disuguaglianze tra uomo e donna nell'esercizio dei diritti umani fondamentali".

  "Costituisce un elemento di primaria importanza per la costruzione della pace il riconoscimento dell'essenziale uguaglianza tra le persone umane, che scaturisce dalla loro comune trascendente dignità. (...)  Le gravissime carenze di cui soffrono molte popolazioni, specialmente del Continente africano, sono all'origine di violente rivendicazioni e costituiscono pertanto una tremenda ferita inferta alla pace".

  "Anche la non sufficiente considerazione per la condizione femminile introduce fattori di instabilità nell'assetto sociale. Penso allo sfruttamento di donne trattate come oggetti e alle tante forme di mancanza di rispetto per la loro dignità; penso anche - in contesto diverso - alle visioni antropologiche persistenti in alcune culture, che riservano alla donna una collocazione ancora fortemente sottomessa all'arbitrio dell'uomo, con conseguenze lesive per la sua dignità di persona e per l'esercizio delle stesse libertà fondamentali. Non ci si può illudere che la pace sia assicurata finché non siano superate anche queste forme di discriminazione, che ledono la dignità personale, inscritta dal Creatore in ogni essere umano".

  "Accanto all'ecologia della natura c'è (...) un'ecologia che potremmo dire 'umana', la quale a sua volta richiede un''ecologia sociale'. E ciò comporta che l'umanità, se ha a cuore la pace, debba tenere sempre più presenti le connessioni esistenti tra l'ecologia naturale, ossia il rispetto della natura, e l'ecologia umana. L'esperienza dimostra che ogni atteggiamento irrispettoso verso l'ambiente reca danni alla convivenza umana, e viceversa".

  "In questi anni nuove Nazioni sono entrate con slancio nella produzione industriale, incrementando i bisogni energetici. Ciò sta provocando una corsa alle risorse disponibili che non ha confronti con situazioni precedenti. Nel frattempo, in alcune regioni del pianeta si vivono ancora condizioni di grande arretratezza, in cui lo sviluppo è praticamente inceppato anche a motivo del rialzo dei prezzi dell'energia".

  "La distruzione dell'ambiente, un suo uso improprio o egoistico e l'accaparramento violento delle risorse della terra generano lacerazioni, conflitti e guerre, proprio perché sono frutto di un concetto disumano di sviluppo".

  "Urge pertanto, pur nel quadro delle attuali difficoltà e tensioni internazionali, impegnarsi per dar vita ad un'ecologia umana che favorisca la crescita dell''albero della pace'. Per tentare una simile impresa è necessario lasciarsi guidare da una visione della persona non viziata da pregiudizi ideologici e culturali o da interessi politici ed economici, che incitino all'odio e alla violenza. È comprensibile che le visioni dell'uomo varino nelle diverse culture. Ciò che invece non si può ammettere è che vengano coltivate concezioni antropologiche che rechino in se stesse il germe della contrapposizione e della violenza. Ugualmente inaccettabili sono concezioni di Dio che stimolino all'insofferenza verso i propri simili e al ricorso alla violenza nei loro confronti. È questo un punto da ribadire con chiarezza: una guerra in nome di Dio non è mai accettabile!"

  "Oggi, però, la pace non è messa in questione solo dal conflitto tra le visioni riduttive dell'uomo, ossia tra le ideologie. Lo è anche dall'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo. (...)  Una visione 'debole' della persona, che lasci spazio ad ogni anche eccentrica concezione, solo apparentemente favorisce la pace. In realtà impedisce il dialogo autentico ed apre la strada all'intervento di imposizioni autoritarie, finendo così per lasciare la persona stessa indifesa e, conseguentemente, facile preda dell'oppressione e della violenza".

  "Alla tutela dei diritti umani fanno costante riferimento gli Organismi internazionali e, in particolare, l'Organizzazione delle Nazioni Unite, che con la Dichiarazione Universale del 1948 si è prefissata, quale compito fondamentale, la promozione dei diritti dell'uomo. A tale Dichiarazione si guarda come ad una sorta di impegno morale assunto dall'umanità intera. Ciò ha una sua profonda verità soprattutto se i diritti descritti nella Dichiarazione sono considerati come aventi fondamento non semplicemente nella decisione dell'assemblea che li ha approvati, ma nella natura stessa dell'uomo e nella sua inalienabile dignità di persona creata da Dio. È importante, pertanto, che gli Organismi internazionali non perdano di vista il fondamento naturale dei diritti dell'uomo. Ciò li sottrarrà al rischio, purtroppo sempre latente, di scivolare verso una loro interpretazione solo positivistica. Se ciò accadesse, gli Organismi internazionali risulterebbero carenti dell'autorevolezza necessaria per svolgere il ruolo di difensori dei diritti fondamentali della persona e dei popoli, principale giustificazione del loro stesso esistere ed operare".

  "A partire dalla consapevolezza che esistono diritti umani inalienabili connessi con la comune natura degli uomini, è stato elaborato un diritto internazionale umanitario, alla cui osservanza gli Stati sono impegnati anche in caso di guerra. Ciò purtroppo non ha trovato coerente attuazione, a prescindere dal passato, in alcune situazioni di guerra verificatesi di recente. Così, ad esempio, è avvenuto nel conflitto che mesi fa ha avuto per teatro il Libano del Sud, dove l'obbligo di proteggere e aiutare le vittime innocenti e di non coinvolgere la popolazione civile è stato in gran parte disatteso".

  "La dolorosa vicenda del Libano e la nuova configurazione dei conflitti, soprattutto da quando la minaccia terroristica ha posto in atto inedite modalità di violenza, richiedono che la comunità internazionale ribadisca il diritto internazionale umanitario e lo applichi a tutte le odierne situazioni di conflitto armato, comprese quelle non previste dal diritto internazionale in vigore".

  "Inoltre, la piaga del terrorismo postula un'approfondita riflessione sui limiti etici che sono inerenti all'utilizzo degli strumenti odierni di tutela della sicurezza nazionale. Sempre più spesso, in effetti, i conflitti non vengono dichiarati, soprattutto quando li scatenano gruppi terroristici decisi a raggiungere con qualunque mezzo i loro scopi. Dinanzi agli sconvolgenti scenari di questi ultimi anni, gli Stati non possono non avvertire la necessità di darsi delle regole più chiare, capaci di contrastare efficacemente la drammatica deriva a cui stiamo assistendo".

  "Altro elemento che suscita grande inquietudine è la volontà, manifestata di recente da alcuni Stati, di dotarsi di armi nucleari. Ne è risultato ulteriormente accentuato il diffuso clima di incertezza e di paura per una possibile catastrofe atomica".

  "Purtroppo ombre minacciose continuano ad addensarsi all'orizzonte dell'umanità. La via per assicurare un futuro di pace per tutti è rappresentata non solo da accordi internazionali per la non proliferazione delle armi nucleari, ma anche dall'impegno di perseguire con determinazione la loro diminuzione e il loro definitivo smantellamento. Niente si lasci di intentato per arrivare, con la trattativa, al conseguimento di tali obiettivi! È in gioco il destino dell'intera famiglia umana!"

  "Desidero, infine, rivolgere un pressante appello al Popolo di Dio, perché ogni cristiano si senta impegnato ad essere infaticabile operatore di pace e strenuo difensore della dignità della persona umana e dei suoi inalienabili diritti. (...) In Cristo noi possiamo trovare le ragioni supreme per farci fermi paladini della dignità umana e coraggiosi costruttori di pace".
MESS/GIORNATA MONDIALE PACE 2007/...                 VIS 20061212 (1820)


LA PERSONA UMANA, CUORE DELLA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 12 DIC. 2006 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, ed il Vescovo Giampaolo Crepaldi, Segretario del medesimo Dicastero, hanno presentato il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Giornata Mondiale della Pace 2007, sul tema: "La persona umana, cuore della pace".

  "Possiamo affermare" - ha detto il Cardinale Martino - "che il Messaggio di quest'anno va letto e interpretato come una continuazione ed un completamento del Messaggio precedente. Al n. 1, infatti, il Santo Padre afferma che, 'rispettando la persona si promuove la pace, e costruendo la pace si pongono le premesse per un autentico umanesimo integrale'".

  Il Messaggio, ha spiegato il Cardinale Martino - "si presenta strutturato in tre parti (...). Nella prima parte si evidenzia 'il senso e il valore della connessione tra persona umana e pace' intese e proposte attraverso le categorie teologico-spirituali del 'dono e del compito'; nella seconda, la verità della persona umana è messa in relazione con il concetto nuovo e innovativo di 'ecologia della pace'; nella terza, la verità della persona umana è considerata in riferimento alla complessa realtà del rispetto dei suoi diritti fondamentali, del diritto umanitario internazionale e di alcune responsabilità inerenti all'azione delle Organizzazioni internazionali. Il Messaggio si conclude con un invito ai cristiani a farsi operatori di pace".

  "Nella prospettiva del Messaggio, è il riconoscimento dell'ordine trascendente delle cose la base su cui dare fondamento al dialogo interreligioso e culturale finalizzato alla promozione della pace. (...) Per far progredire il fronte della pace, l'umanità di oggi deve far tesoro delle norme del diritto naturale che 'non vanno considerate come direttive che si impongono dall'esterno, quasi coartando la libertà dell'uomo".

  Il Santo Padre afferma inoltre che "alcuni beni sono e devono restare indisponibili; si tratta del diritto alla vita e del diritto alla libertà religiosa. (...) Possiamo riassumere la risposta del Santo Padre con le seguenti parole" - ha proseguito il Cardinale Martino - "il rispetto del diritto alla vita in ogni sua fase pone l'uomo davanti alla natura intesa come dono; (...) il diritto alla libertà religiosa apre la natura ad un fondamento che la trascende e, (...) la toglie alla completa disponibilità umana".

  Riguardo al tema dell'uguaglianza di natura di tutte le persone umane, il Santo Padre - ha precisato ancora il Porporato - ribadisce che "le disuguaglianze sociali e quelle di genere sono motivi preoccupanti di instabilità nella costruzione della pace".

   L'articolo 9 dedicato alla "ecologia della pace", riporta una serie di interrogativi del Santo Padre, i quali "pongono in evidenza come il problema del rapporto con la natura sia strettamente collegato con la costruzione, tra gli uomini e tra le Nazioni, di rapporti umani ecologici, ossia rispettosi della dignità della persona e dei suoi autentici bisogni".

  "Ai numeri 10 e 11 il Santo Padre offre il fondamento dell'ecologia della pace e la base su cui far crescere l''albero della pace'. (...) È possibile a patto che ci si lasci guidare da una visione corretta e la più ampia possibile della persona umana, perchè le riduzioni dell'uomo, del suo valore e della sua dignità spesso si pagano con il conflitto".

  "Il Messaggio papale" - ha proseguito il Cardinale Martino - "afferma che la pace è resa difficile anche dall'indifferenza per ciò che costituisce la vera natura dell'uomo. (...) Un simile atteggiamento è molto pericoloso per la pace, che non può costruirsi sul vuoto e sull'indifferenza, perché in questo caso il riconoscimento reciproco sarà solo formale, convenzionale, provvisorio".

  Nella terza parte del Messaggio, comprendente gli articoli dal 12 al 15, Benedetto XVI "afferma che una pace vera e stabile presuppone il rispetto dei diritti dell'uomo, ancorati ad una concezione 'forte' della persona umana. (...) I diritti esprimono le esigenze della natura dell'uomo scaturita dalla Creazione. Ci dicono di che cosa l'uomo ha bisogno nella sua esistenza per poter essere dignitosamente se stesso. Ci dicono come dobbiamo trattarlo per mantenerlo in conformità con la sua dignità. I diritti umani non reggono ai continui attacchi di cui sono fatti bersaglio, se non riscoprono continuamente questi loro significati".

  Il Santo Padre, ha aggiunto il Porporato, "richiama la vocazione originaria degli organismi internazionali e, soprattutto, delle Nazioni Unite, incitandoli a farsi paladini della promozione dei diritti umani" e "ritorna anche quest'anno sul valore del diritto umanitario internazionale", con riflessioni "ispirate da realismo e fiducia. (...) Per ultimo, troviamo il preoccupato richiamo papale al fatto che alcuni Paesi hanno manifestato la volontà di dotarsi di armi nucleari".

  "La conclusione del Messaggio di Benedetto XVI (...) è tutta dedicata ai cattolici, invitati ad essere infaticabili operatori di pace e strenui difensori della dignità della persona umana. (...) Il sentimento dell'appartenenza ecclesiale va vissuto in una generosa dedizione verso tutti, specialmente verso coloro che patiscono povertà e privazioni e che mancano del prezioso bene della pace".
OP/MESSAGGIO GIORNATA PACE/MARTINO                   VIS 20061212 (830)


lunedì 11 dicembre 2006

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Gabriel Mbilingi, C.S.Sp., finora Vescovo di Lwena (Angola), Arcivescovo Coadiutore dell'Arcidiocesi di Lubango (superficie: 118.000; popolazione: 3.085.651; cattolici: 1.604.539; sacerdoti: 83; religiosi: 255), Angola.

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'arcidiocesi di Melbourne(Australia), presentata dal Vescovo Joseph Peter O'Connell, per raggiunti limiti d'età.

  Sabato 9 dicembre è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato il Vescovo Marcel Madila Basanguka, Arcivescovo di Kananga (superficie: 33.000; popolazione: 2.264.000; cattolici: 1.363.000; sacerdoti: 123; religiosi: 345), Repubblica Democratica del Congo. L'Arcivescovo eletto è stato finora Ausiliare della medesima Arcidiocesi.
NEC:RE:NER/.../MBILINGI:O'CONNELL:BASANGUKA         VIS 20061211 (110)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 11 DIC. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sette Presuli della Conferenza Episcopale Italiana, Regione Calabria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo Vittorio Luigi Mondello, di Reggio Calabria-Bova.

    - L'Arcivescovo Antonio Ciliberti, di Catanzaro-Squillace.

    - L'Arcivescovo Salvatore Nunnari, di Cosenza-Bisignano.

    - Il Vescovo Domenico Tarcisio Cortese, O.F.M., di Mileto-Nicotera-Tropea.

    - Il Vescovo Luciano Bux, di Oppido Mamertina-Palmi.

    - L'Arcivescovo Santo Marcianò, di Rossano-Cariati.

    - Il Monsignore Francesco Frandina,  Amministratore Apostolico di Crotone-Santa Severina.

  Sabato 9 dicembre il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Sei Presuli della Conferenza Episcopale Italiana, Regione Lazio, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Delio Lucarelli, di Rieti.

    - Il Vescovo Luca Brandolini, C.M., di Sora-Aquino-Pontecorvo.

    - Il Vescovo Giovanni Paolo Benotto, di Tivoli.

    - Il Vescovo Lorenzo Chiarinelli, di Viterbo.

    - Il Vescovo Fabio Bernardo D'Onorio, O.S.B., Abate Ordinario di Montecassino.

    - Il Padre Emiliano Fabbricatore, O.S.B.I., Archimandrita dell'Abbazia di Santa Maria di Grottaferrata.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/.../...                                       VIS 20061211 (180)

CONCLUSIONE SCAVI BASILICA SAN PAOLO FUORI LE MURA

CITTA' DEL VATICANO, 11 DIC. 2006 (VIS). Questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione di lavori che hanno portato alla luce il sarcofago di San Paolo nella Basilica romana di San Paolo fuori le Mura.

  Alla Conferenza Stampa hanno partecipato il Cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di San Paolo, l'Archeologo Dottor Giorgio Filippi e l'Ingegner Pier Carlo Visconti, Delegato per l'amministrazione della Basilica di San Paolo fuori le Mura.

  Il Cardinale Cordero Lanza di Montezemolo si è soffermato sui seguenti punti: la nuova denominazione delle quattro Basiliche Maggiori Romane, che si chiameranno "Papali" e non più "Patriarcali"; del programma di riordinamento del complesso di San Paolo fuori le Mura, comprendente il progetto di stabilire un percorso pedonale per pellegrini e visitatori che permetta di definire un'area museale col chiostro e alcune parti all'intorno; i lavori intorno alla tomba di San Paolo e la collocazione di una lastra trasparente a pavimento per vedere i resti dell'abside costantiniana.

  Il Dottor Giorgio Filippi ha affermato a sua volta che "è un dato incontrovertibile nella tradizione storica" che "la Basilica di San Paolo fosse sorte sulla tomba dell'Apostolo", mentre "l'identificazione del sepolcro originario è una questione rimasta aperta".

  "La Cronaca del Monastero" - ha proseguito l'Archeologo Filippi - "parla di un grande sarcofago marmoreo rinvenuto durante i lavori di ricostruzione della Basilica dopo l'incendio del 1823, nell'area della Confessione, sotto due lastre iscritte PAVLO APOSTOLO MART(YRI), di cui però non esiste traccia nella documentazione di scavo, a differenza degli altri sarcofagi che furono scoperti e rilevati nella stessa occasione".

  "Le indagini archeologiche nell'area tradizionalmente considerata il luogo di sepoltura dell'Apostolo, iniziate nel 2002 e terminate il 22 settembre 2006, hanno permesso di riportare alla luce un importante contesto stratificato, formato dall'abside della basilica costantiniana, inglobata nel transetto dell'edificio dei Tre Imperatori: sul pavimento di quest'ultimo, sotto l'altare papale, è stato riscoperto quel grande sarcofago del quale si erano perse le tracce e che veniva considerato fin dall'epoca teodosiana la Tomba di San Paolo".
OP/SAN PAOLO FUORI LE MURA/...                       VIS 20061211 (360)


TELEGRAMMA CORDOGLIO SCOMPARSA CARDINALE PAPPALARDO


CITTA' DEL VATICANO, 11 DIC. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo (Italia), per la morte, avvenuta ieri, all'età di 88 anni, del suo predecessore alla medesima sede, Cardinale Salvatore Pappalardo.

  "Ho appreso con dolore la mesta notizia della scomparsa del Signor Cardinale Salvatore Pappalardo, Arcivescovo emerito di Palermo, e nell'elevare fervide preghiere a Dio perché conceda il riposo eterno a questo zelante e generoso Pastore, mi unisco spiritualmente al cordoglio di codesta comunità diocesana dove egli esercitò con sollecitudine il ministero episcopale. Ricordo con ammirazione la sua feconda e molteplice attività apostolica animata dal desiderio di annunciare Cristo e di accompagnare con il suo illuminato magistero il cammino di crescita morale e culturale della società palermitana. Nell'esprimere le mie sentite condoglianze ai familiari del compianto Porporato, a Lei, al presbiterio, alle comunità religiose ed a tutti i fedeli di codesta cara Arcidiocesi, di cuore imparto la confortatrice Benedizione Apostolica, quale segno di fede e di speranza cristiana nel Signore Risorto".
TGR/MORTE PAPPALARDO/DE GIORGI                   VIS 20061211 (200)


PARROCCHIA FARO CHE IRRADIA LUCE DELLA FEDE

CITTA' DEL VATICANO, 10 DIC. 2006 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, Seconda Domenica di Avvento, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in visita pastorale alla Parrocchia di Santa Maria Stella dell'Evangelizzazione al Torrino (Nord), nel settore Sud della Diocesi di Roma, per la Celebrazione della Santa Messa e la Dedicazione della nuova Chiesa.

   "Questa parrocchia viene inaugurata durante il periodo di Avvento" - ha ricordato Benedetto XVI nell'omelia - "che ormai da sedici anni, la Diocesi di Roma dedica alla sensibilizzazione e alla raccolta di fondi per la realizzazione delle nuove chiese nelle periferie della città. Essa si va ad aggiungere agli oltre cinquanta complessi parrocchiali già realizzati in questi anni grazie allo sforzo economico del Vicariato, al contributo di tanti fedeli e all'attenzione delle autorità civili".

  "Chiedo a tutti i fedeli e cittadini di buona volontà di proseguire in questo impegno con generosità, affinché i quartieri che ancora ne sono privi possano avere al più presto la sede della loro parrocchia".

  "Soprattutto nel nostro contesto sociale largamente secolarizzato, la parrocchia è un faro che irradia la luce della fede" - ha sottolineato il Pontefice - "e viene incontro così ai desideri più profondi e veri del cuore dell'uomo, dando significato e speranza alla vita delle persone e delle famiglie".

  "La vostra comunità è viva e giovane!" - ha esclamato il Papa - "Giovane per la sua fondazione, avvenuta nel 1989, e ancor più per l'effettivo inizio delle sue attività. Giovane perché in questo quartiere del Torrino Nord è giovane la grande maggioranza delle famiglie e sono quindi numerosi i bambini e i ragazzi. Alla vostra comunità, pertanto, compete l'arduo e affascinante compito di educare i propri figli alla vita e alla gioia della fede. Confido che insieme, in spirito di sincera comunione, vi impegnerete nella preparazione ai sacramenti dell'iniziazione cristiana e aiuterete i vostri ragazzi, (...), a crescere nell'amore e nella fedeltà al Signore".

  Spiegando il significato dell'edificio sacro, Benedetto XVI ha affermato che: "L'edificio della chiesa esiste perché la Parola di Dio possa essere ascoltata, spiegata e compresa in mezzo a noi; esiste, perché la Parola di Dio operi fra noi come forza che crea giustizia ed amore".

  "La chiesa esiste" - ha detto ancora il Pontefice - "perchè in essa incontriamo Cristo, il Figlio del Dio vivente. Dio ha un volto. Dio ha un nome. In Cristo, Dio si è fatto carne e si dona a noi nel mistero della santissima Eucaristia".

  "La Parola è carne. Si dona a noi sotto le apparenze del pane e diventa così veramente il Pane di cui viviamo. Noi uomini viviamo della Verità. Questa Verità è Persona: essa ci parla e noi parliamo ad essa. La chiesa è il luogo d'incontro con il Figlio del Dio vivente e così è il luogo d'incontro tra di noi. È questa la gioia che Dio ci dà: che Egli si è fatto uno di noi, che noi possiamo quasi toccarlo e che Egli vive con noi. La gioia di Dio realmente è la nostra forza".

  "Così il Vangelo finalmente ci introduce nell'ora che stiamo oggi vivendo. Ci conduce verso Maria, che qui onoriamo come Stella dell'Evangelizzazione. (...) Maria ci dice, per quale scopo esistono gli edifici delle chiese: esistono perché dentro di noi si faccia spazio alla Parola di Dio; perché dentro di noi e per mezzo di noi la Parola possa anche oggi farsi carne".

  Papa Benedetto XVI ha compiuto finora due visite pastorali alla parrocchie di Roma: il 18 dicembre dello scorso anno, alla Parrocchia di Santa Maria Consolatrice a Casalbertone, sua chiesa titolare dal 1977 al 1993, e alla Parrocchia di Dio Padre Misericordioso nel settore Est della Diocesi di Roma, il 26 marzo 2006.
HML/MARIA STELLA EVANGELIZZAZIONE/...               VIS 20061211 (550)


RICONOSCERE PRESENZA COMUNITARIA PUBBLICA RELIGIONE

CITTA' DEL VATICANO, 9 DIC. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti al 56° Congresso nazionale di studio, dedicato al tema: "La laicità e le laicità", promosso dall'Unione dei Giuristi Cattolici Italiani, in corso in questi giorni a Roma.

  L'origine del concetto di laicità, ha detto il Papa, indicava la "condizione del semplice fedele cristiano, non appartenente né al clero né allo stato religioso" e "durante il Medioevo ha rivestito il significato di opposizione tra i poteri civili e le gerarchie ecclesiastiche, e nei tempi moderni ha assunto quello di esclusione della religione e dei suoi simboli dalla vita pubblica mediante il loro confinamento nell'ambito del privato e della coscienza individuale. È avvenuto così che al termine di laicità sia stata attribuita un'accezione ideologica opposta a quella che aveva all'origine".

  Ponendo l'accento sul fatto che la laicità viene oggi comunemente intesa come "totale separazione tra lo Stato e la Chiesa, non avendo quest'ultima titolo alcuno ad intervenire su tematiche relative alla vita e al comportamento dei cittadini"; anzi "la laicità comporterebbe addirittura l'esclusione dei simboli religiosi dai luoghi pubblici destinati allo svolgimento delle funzioni proprie della comunità politica", Benedetto XVI ha rilevato che oggi in tale contesto si parla di "pensiero laico, di morale laica, di scienza laica, di politica laica. In  effetti,  alla base di tale concezione c'è una visione a-religiosa della vita, del pensiero e della morale: una visione, cioè, in cui non c'è posto per Dio, per un Mistero che trascenda la pura ragione, per una legge morale di valore assoluto, vigente in ogni tempo e in ogni situazione".

  "È compito, allora, di tutti i credenti, in particolare dei credenti in Cristo, contribuire ad elaborare un concetto di laicità che, da una parte, riconosca a Dio e alla sua legge morale, a Cristo e alla sua Chiesa il posto che ad essi spetta nella vita umana, individuale e sociale, e, dall'altra, affermi e rispetti la 'legittima autonomia delle realtà terrene'".

  Ricordando che ogni intervento diretto della Chiesa nella vita politica "sarebbe un'indebita ingerenza" - il Papa ha ribadito anche che "la 'sana laicità' comporta che lo Stato non consideri la religione come un semplice sentimento individuale, che si potrebbe confinare al solo ambito privato. Al contrario, la religione, (...) va riconosciuta come presenza comunitaria pubblica. Questo comporta inoltre che a ogni Confessione religiosa (purché non in contrasto con l'ordine morale e non pericolosa per l'ordine pubblico) sia garantito il libero esercizio delle attività di culto - spirituali, culturali, educative e caritative - della comunità dei credenti".

  "Alla luce di queste considerazioni" - ha proseguito il Pontefice - "non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l'ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche. Come pure non è segno di sana laicità il rifiuto alla comunità cristiana, e a coloro che legittimamente la rappresentano, del diritto di pronunziarsi sui problemi morali che oggi interpellano la coscienza di tutti gli esseri umani, in particolare dei legislatori e dei giuristi".

  "Non si tratta, infatti," - ha spiegato il Pontefice - "di indebita ingerenza della Chiesa nell'attività legislativa, propria ed esclusiva dello Stato, ma dell'affermazione e della difesa dei grandi valori che danno senso alla vita della persona e ne salvaguardano la dignità. Questi valori, prima di essere cristiani, sono umani, tali perciò da non lasciare indifferente e silenziosa la Chiesa, la quale ha il dovere di proclamare con fermezza la verità sull'uomo e sul suo destino".

  Il Papa ha concluso il suo discorso sottolineando che è compito dei cristiani "far comprendere che la legge morale dataci da Dio, e che si manifesta a noi con la voce della coscienza, ha lo scopo, non di opprimerci, ma di liberarci dal male e di renderci felici. Si tratta di mostrare che senza Dio l'uomo è perduto e che l'esclusione della religione dalla vita sociale, in particolare la marginalizzazione del cristianesimo, mina le basi stesse della convivenza umana. Prima di essere di ordine sociale e politico, queste basi infatti sono di ordine morale".
AC/LAICITÀ/...                                   VIS 20061211 (700)


EUROPA TRAGGA NUOVA LINFA ANTICHE RADICI CRISTIANE

CITTA' DEL VATICANO, 8 DIC. 2006 (VIS). Nel primo pomeriggio di oggi, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, il Papa si è recato in autovettura panoramica a Piazza di Spagna, per il tradizionale omaggio alla statua dell'Immacolata. Lungo il percorso che ha compiuto in piedi nell'autovettura panoramica, Papa Benedetto XVI ha salutato le migliaia di persone che affollavano le strade adiacenti.

  All'arrivo al monumento dell'Immacolata, una colonna sulla cui cima è collocata la statua della Vergine, di fronte alla sede dell'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede, il Papa ha benedetto un cesto di rose che è stato poi deposto ai piedi della colonna dell'Immacolata.

  "'Piena di grazia' Tu sei, Maria" - ha detto il Papa - "colma dell'amore divino dal primo istante della tua esistenza, provvidenzialmente predestinata ad essere la Madre del Redentore, ed intimamente associata a Lui nel mistero della salvezza (...). In Te brilla la dignità di ogni essere umano, che è sempre prezioso agli occhi del Creatore. Chi a Te volge lo sguardo, o Madre Tutta Santa, non perde la serenità, per quanto dure possano essere le prove della vita. Anche se triste è l'esperienza del peccato, che deturpa la dignità di figli di Dio, chi a Te ricorre riscopre la bellezza della verità e dell'amore, e ritrova il cammino che conduce alla casa del Padre".

  "'Piena di grazia' Tu sei, Maria, che accogliendo con il tuo 'sì' i progetti del Creatore ci hai aperto la strada della salvezza. Alla tua scuola, insegnaci a pronunciare anche noi il nostro 'sì' alla volontà del Signore. (...) Dacci il coraggio di dire 'no' agli inganni del potere, del denaro, del piacere; ai guadagni disonesti, alla corruzione e all'ipocrisia, all'egoismo e alla violenza. 'No' al Maligno, principe ingannatore di questo mondo. 'Sì' a Cristo, che distrugge la potenza del male con l'onnipotenza dell'amore. Noi sappiamo che solo cuori convertiti all'Amore, che è Dio, possono costruire un futuro migliore per tutti".

  "'Piena di grazia' Tu sei, Maria! Il tuo nome è per tutte le generazioni pegno di sicura speranza. Sì! Perché, come scrive il sommo poeta Dante, per noi mortali Tu 'sei di speranza fontana vivace' (Par., XXXIII, 12). A questa fonte, alla sorgente del tuo Cuore immacolato, ancora una volta veniamo pellegrini fiduciosi ad attingere fede e consolazione, gioia e amore, sicurezza e pace".

  "Vergine 'piena di grazia', mostraTi Madre tenera e premurosa per gli abitanti di questa tua città, perché l'autentico spirito evangelico ne animi ed orienti i comportamenti; mostraTi Madre e vigile custode per l'Italia e per l'Europa, affinché dalle antiche radici cristiane sappiano i popoli trarre nuova linfa per costruire il loro presente e il loro futuro; mostraTi Madre provvida e misericordiosa per il mondo intero, perché, nel rispetto dell'umana dignità e nel ripudio di ogni forma di violenza e di sfruttamento, vengano poste basi salde per la civiltà dell'amore".

  "MostraTi Madre specialmente per quanti ne hanno maggiormente bisogno: per gli indifesi, per gli emarginati e gli esclusi, per le vittime di una società che troppo spesso sacrifica l'uomo ad altri scopi e interessi. MostraTi Madre di tutti, o Maria, e donaci Cristo, la speranza del mondo! 'Monstra Te esse Matrem', o Vergine Immacolata, piena di grazia! Amen!".

  Lasciata Piazza di Spagna, il Santo Padre ha raggiunto la Basilica di Santa Maria Maggiore ove ha reso omaggio alla "Salus Populi Romani" e quindi è rientrato in Vaticano.
BXVI-OMAGGIO/IMMACOLATA/...                       VIS 20061211 (570)


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