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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 24 gennaio 2013

BENEDETTO XVI: IL CARDINALE GLEMP ERA UN UOMO "GIUSTO"

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale Kazimierz Nycz, Arcivescovo Metropolita di Varsavia (Polonia), un telegramma di cordoglio per la morte, all'età di 83 anni, del Cardinale Jozef Glemp, Arcivescovo emerito di Gniezno e di Varsavia, dal 1981 al 2006 e Primate della Polonia.

"Caritati in iustitia – per la carità nella giustizia – questo motto episcopale lo ha accompagnato durante tutta l’esistenza ed ha indirizzato il suo modo di pensare, di valutare, di fare le scelte, di prendere le decisioni e di offrire le linee dell’azione pastorale. Era un uomo 'giusto', nello spirito di san Giuseppe suo Patrono e di coloro che nella tradizione biblica hanno saputo ascoltare la voce della chiamata di Dio indirizzata non solo personalmente a loro, ma anche alle comunità, alle quali erano inviati. Tale giustizia, ricca dell’umile adesione alla volontà di Dio, è stata la base del suo profondo amore per Dio e per l’uomo, che era la luce, l’ispirazione e la forza nel difficile ministero di guida della Chiesa in un’epoca, in cui significative trasformazioni sociali e politiche interessarono la Polonia e l’Europa", scrive il Papa.

"L’amore di Dio e della Chiesa, la premura per la vita e la dignità di ogni uomo hanno fatto di Lui un apostolo dell’unità contro la divisione, della concordia davanti allo scontro, della comune costruzione di un futuro felice sulla base delle passate, gioiose e dolorose esperienze della Chiesa e del popolo. Continuando l’opera del Cardinale Stefan Wyszynski, in costante comunione e legame spirituale con il Papa Giovanni Paolo II, con grande prudenza, risolveva tante questioni e problemi nella vita politica, sociale e religiosa dei Polacchi. Fidandosi della Provvidenza Divina, guardava con ottimismo verso il nuovo millennio, nel quale gli è stato dato di introdurre la comunità dei credenti in Polonia".

"Nell’ultima tappa della sua vita era provato dalla sofferenza che sopportava con serenità di spirito. Anche in questa prova è rimasto testimone dell’affidamento alla bontà e all’amore di Dio onnipotente".

"Personalmente - conclude il Papa - ho sempre apprezzato la sua sincera bontà, la semplicità, l’apertura e la cordiale dedizione alla causa della Chiesa in Polonia e nel mondo. Così rimarrà nella mia memoria e nella preghiera. Che il Signore lo accolga nella sua gloria!".



IL PAPA VALUTA POSITIVAMENTE I "SOCIAL MEDIA"

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la conferenza stampa di presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si celebra quest'anno domenica 12 maggio, sul tema: "Reti sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione". Alla conferenza stampa sono intervenuti l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ed il Monsignor Paul Tighe, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

"Il Messaggio di questa Giornata Mondiale - ha detto l'Arcivescovo Celli - presenta una valutazione positiva dei social media, anche se non ingenua. Essi sono visti come opportunità di dialogo e di dibattito e con la riconosciuta capacità di rafforzare i legami di unità tra le persone e di promuovere efficacemente l'armonia della famiglia umana. Questa positività esige però che si agisca nel rispetto della privacy con responsabilità e dedizione alla verità, e con autenticità dato che non si condividono solo informazioni e conoscenze ma in sostanza si comunica una parte di noi stessi".

"La dinamica dei social media - è opportuno sottolinearlo - è inserita in quella ancor più ricca e profonda della ricerca esistenziale del cuore umano. C'è un intrecciarsi di domande e di risposte che dà un senso al cammino dell'uomo. In questo contesto Papa Benedetto XVI tocca un aspetto delicato della vicenda, quando cioè il mare delle eccessive informazioni sovrasta 'la voce discreta della ragione'".

"Il tema dell'attuale Giornata parla di nuovi spazi di evangelizzazione, evangelizzazione che è annuncio della Parola, che è annuncio di Gesù Cristo. Occorre però ricordare, a questo proposito, quanto già Papa Benedetto XVI scriveva nel Messaggio della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2011, quando sottolineava che non si tratta solo di una espressione esplicita della Fede ma sostanzialmente di una efficace testimonianza, cioè nel modo in cui comunicano 'scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita".

Successivamente Monsignor Tighe ha spiegato che "Il Papa dà per scontata l'importanza dell'ambiente digitale come una realtà nella vita di molte persone. Non si tratta di una sorta di mondo parallelo, o solo virtuale, ma di un ambiente esistenziale in cui le persone vivono e si muovono. Si tratta di un 'continente' in cui la Chiesa deve essere presente e dove i credenti, se vogliono risultare autentici nella loro presenza, dovranno cercare di condividere con gli altri la fonte più profonda della loro gioia e della loro speranza, Gesù Cristo. Il forum creato dai social network ci permette di condividere la verità che il Signore ha trasmesso alla sua Chiesa, di ascoltare gli altri, di conoscere i loro interessi e le loro preoccupazioni, di capire chi sono e che cosa stanno cercando".

"Il Papa individua alcune delle sfide che dobbiamo affrontare se vogliamo che la nostra presenza risulti efficace. Dobbiamo migliorare la nostra conoscenza del linguaggio dei social network, un linguaggio che nasce da una convergenza di testo, immagini e suoni, un linguaggio che si caratterizza per la sua brevità e che mira a coinvolgere i cuori e le menti, ma anche l'intelletto. A questo proposito, il Papa ci esorta ad attingere al nostro patrimonio cristiano, che è ricco di segni, simboli ed espressioni artistiche. Abbiamo bisogno di ricordare una verità fondamentale della comunicazione: la nostra testimonianza - le nostre azioni e i nostri modelli di comportamento - è spesso più eloquente delle nostre parole e dichiarazioni per esprimere chi siamo e ciò in cui crediamo. In ambito digitale, il Papa suggerisce che la nostra volontà di coinvolgerci con pazienza e rispetto nelle domande e nei dubbi di coloro che incontriamo nelle reti può costituire una potente espressione della nostra attenzione e sollecitudine nei loro confronti".



MESSAGGIO PER LA XLVII GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). "Reti Sociali: porte di verità e di fede; nuovi spazi di evangelizzazione" è il titolo scelto dal Papa per il Messaggio della Giornata delle Comunicazioni Sociali 2013. Datato dal Vaticano 24 gennaio, festa di San Francesco di Sales, Patrono della stampa cattolica. Di seguito pubblichiamo il testo integrale:

"Cari fratelli e sorelle,

in prossimità della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali del 2013, desidero proporvi alcune riflessioni su una realtà sempre più importante che riguarda il modo in cui le persone oggi comunicano tra di loro. Vorrei soffermarmi a considerare lo sviluppo delle reti sociali digitali che stanno contribuendo a far emergere una nuova «agorà», una piazza pubblica e aperta in cui le persone condividono idee, informazioni, opinioni, e dove, inoltre, possono prendere vita nuove relazioni e forme di comunità.

Questi spazi, quando sono valorizzati bene e con equilibrio, contribuiscono a favorire forme di dialogo e di dibattito che, se realizzate con rispetto, attenzione per la privacy, responsabilità e dedizione alla verità, possono rafforzare i legami di unità tra le persone e promuovere efficacemente l’armonia della famiglia umana. Lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione. Se i network sono chiamati a mettere in atto questa grande potenzialità, le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi.

Lo sviluppo delle reti sociali richiede impegno: le persone sono coinvolte nel costruire relazioni e trovare amicizia, nel cercare risposte alle loro domande, nel divertirsi, ma anche nell’essere stimolati intellettualmente e nel condividere competenze e conoscenze. I network diventano così, sempre di più, parte del tessuto stesso della società in quanto uniscono le persone sulla base di questi bisogni fondamentali. Le reti sociali sono dunque alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo.

La cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori. Spesso, come avviene anche per altri mezzi di comunicazione sociale, il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione. A volte, la voce discreta della ragione può essere sovrastata dal rumore delle eccessive informazioni, e non riesce a destare l’attenzione, che invece viene riservata a quanti si esprimono in maniera più suadente. I social media hanno bisogno, quindi, dell’impegno di tutti coloro che sono consapevoli del valore del dialogo, del dibattito ragionato, dell’argomentazione logica; di persone che cercano di coltivare forme di discorso e di espressione che fanno appello alle più nobili aspirazioni di chi è coinvolto nel processo comunicativo. Dialogo e dibattito possono fiorire e crescere anche quando si conversa e si prendono sul serio coloro che hanno idee diverse dalle nostre. “Costatata la diversità culturale, bisogna fa sì che le persone non solo accettino l’esistenza della cultura dell’altro, ma aspirino anche a venire arricchite da essa e ad offrirle ciò che si possiede di bene, di vero e di bello” (Discorso nell’Incontro con il mondo della cultura, Belém, Lisbona, 12 maggio 2010).
La sfida che i network sociali devono affrontare è quella di essere davvero inclusivi: allora essi beneficeranno della piena partecipazione dei credenti che desiderano condividere il Messaggio di Gesù e i valori della dignità umana, che il suo insegnamento promuove. I credenti, infatti, avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante. L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. I network sociali sono il frutto dell’interazione umana, ma essi, a loro volta, danno forme nuove alle dinamiche della comunicazione che crea rapporti: una comprensione attenta di questo ambiente è dunque il prerequisito per una significativa presenza all’interno di esso.

La capacità di utilizzare i nuovi linguaggi è richiesta non tanto per essere al passo coi tempi, ma proprio per permettere all’infinita ricchezza del Vangelo di trovare forme di espressione che siano in grado di raggiungere le menti e i cuori di tutti. Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio. Del resto sappiamo che la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Una parte consistente del patrimonio artistico dell’umanità è stato realizzato da artisti e musicisti che hanno cercato di esprimere le verità della fede.

L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede nel Dio ricco di misericordia e di amore rivelato in Cristo Gesù. Tale condivisione consiste non soltanto nell’esplicita espressione di fede, ma anche nella testimonianza, cioè nel modo in cui si comunicano “scelte, preferenze, giudizi che siano profondamente coerenti con il Vangelo, anche quando di esso non si parla in forma esplicita” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, 2011). Un modo particolarmente significativo di rendere testimonianza sarà la volontà di donare se stessi agli altri attraverso la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto nelle loro domande e nei loro dubbi, nel cammino di ricerca della verità e del senso dell’esistenza umana. L’emergere nelle reti sociali del dialogo circa la fede e il credere conferma l’importanza e la rilevanza della religione nel dibattito pubblico e sociale.

Per coloro che hanno accolto con cuore aperto il dono della fede, la risposta più radicale alle domande dell’uomo circa l’amore, la verità e il significato della vita – questioni che non sono affatto assenti nei social network – si trova nella persona di Gesù Cristo. E’ naturale che chi ha la fede desideri, con rispetto e sensibilità, condividerla con coloro che incontra nell’ambiente digitale. In definitiva, però, se la nostra condivisione del Vangelo è capace di dare buoni frutti, è sempre grazie alla forza propria della Parola di Dio di toccare i cuori, prima ancora di ogni nostro sforzo. La fiducia nella potenza dell’azione di Dio deve superare sempre ogni sicurezza posta sull’utilizzo dei mezzi umani. Anche nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento. E ricordiamo, a questo proposito, che Elia riconobbe la voce di Dio non nel vento impetuoso e gagliardo, né nel terremoto o nel fuoco, ma nel «sussurro di una brezza leggera» (1 Re 19,11-12). Dobbiamo confidare nel fatto che i fondamentali desideri dell’uomo di amare e di essere amato, di trovare significato e verità - che Dio stesso ha messo nel cuore dell’essere umano - mantengono anche le donne e gli uomini del nostro tempo sempre e comunque aperti a ciò che il beato Cardinale Newman chiamava la “luce gentile” della fede.

I social network, oltre che strumento di evangelizzazione, possono essere un fattore di sviluppo umano. Ad esempio, in alcuni contesti geografici e culturali dove i cristiani si sentono isolati, le reti sociali possono rafforzare il senso della loro effettiva unità con la comunità universale dei credenti. Le reti facilitano la condivisione delle risorse spirituali e liturgiche, rendendo le persone in grado di pregare con un rinvigorito senso di prossimità a coloro che professano la loro stessa fede. Il coinvolgimento autentico e interattivo con le domande e i dubbi di coloro che sono lontani dalla fede, ci deve far sentire la necessità di alimentare con la preghiera e la riflessione la nostra fede nella presenza di Dio, come pure la nostra carità operosa: “se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita” (1 Cor 13,1).

Esistono reti sociali che nell’ambiente digitale offrono all’uomo di oggi occasioni di preghiera, meditazione o condivisione della Parola di Dio. Ma queste reti possono anche aprire le porte ad altre dimensioni della fede. Molte persone stanno, infatti, scoprendo, proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità o anche di pellegrinaggio, elementi sempre importanti nel cammino di fede. Cercando di rendere il Vangelo presente nell’ambiente digitale, noi possiamo invitare le persone a vivere incontri di preghiera o celebrazioni liturgiche in luoghi concreti quali chiese o cappelle. Non ci dovrebbe essere mancanza di coerenza o di unità nell’espressione della nostra fede e nella nostra testimonianza del Vangelo nella realtà in cui siamo chiamati a vivere, sia essa fisica, sia essa digitale. Quando siamo presenti agli altri, in qualunque modo, noi siamo chiamati a far conoscere l’amore di Dio sino agli estremi confini della terra.

Prego che lo Spirito di Dio vi accompagni e vi illumini sempre, mentre benedico di cuore tutti voi, così che possiate essere davvero araldi e testimoni del Vangelo. “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura” (Mc 16, 15).



COMMEMORAZIONE DI GIOVANNI AGNELLI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire un telegramma all'Arcivescovo Cesare Nosiglia, di Torino (Italia), in occasione della Santa Messa in suffragio del Senatore Giovanni Agnelli, Presidente dell'industria automobilistica Fiat, a dieci anni dalla sua scomparsa.

Il Papa assicura la sua preghiera "per una personalità che, per oltre mezzo secolo, si impose all’attenzione nazionale e internazionale per le sue notevoli qualità di imprenditore" e ricorda "la sua fede cristiana, che ne ha coronato la lunga e feconda esistenza".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra il Professor Carlo Ebanista, Docente Associato di Archeologia Cristiana e Medievale presso la Facoltà di Scienze Umane e Sociali dell'Università del Molise e Docente di Antichità e Archeologia Medievali presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università "Federico II" di Napoli (Italia).

- Membro della Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, il Professor Emilio Marin, Docente Ordinario di Archeologia Romana presso l'Università di Split (Croazia), Membro della "Académie des Inscriptions et Belles Lettres - Institut de France".

mercoledì 23 gennaio 2013

CREDERE IN DIO SULLE ORME DI ABRAMO

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). "Io credo in Dio", il primo articolo della professione di fede che accompagna la vita dei credenti è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale del Mercoledì. Questa frase è "un’affermazione fondamentale, apparentemente semplice nella sua essenzialità, ma che apre all’infinito mondo del rapporto con il Signore e con il suo mistero. Credere in Dio implica adesione a Lui, accoglienza della sua Parola e obbedienza gioiosa alla sua rivelazione. 'La fede è un atto personale: è la libera risposta dell’uomo all’iniziativa di Dio che si rivela'. Poter dire di credere in Dio è dunque un dono - Dio si rivela, va incontro a noi - e un impegno, è grazia divina e responsabilità umana, in un’esperienza di dialogo con Dio che, per amore, 'parla agli uomini come ad amici'".

"Dove possiamo ascoltare Dio e la sua parola? Fondamentale - ha detto il Papa - è la Sacra Scrittura" che "parla di fede e ci insegna la fede narrando una storia in cui Dio porta avanti il suo progetto di redenzione e si fa vicino a noi uomini, attraverso tante luminose figure di persone che credono in Lui e a Lui si affidano". Una di esse è il patriarca Abramo, "la prima grande figura di riferimento per parlare di fede in Dio". Abramo che abbandonò la sua terra confidando solo in Dio e nella sua promessa, è considerato il "padre di tutti i credenti". La sua fu "una partenza al buio (...) Ma il buio dell'ignoto - dove Abramo deve andare - è rischiarato dalla luce di una promessa. (...) Perciò Abramo, nel progetto divino, è destinato a diventare 'padre di una moltitudine di popoli' e ad entrare in una nuova terra dove abitare".

"La fede - ha proseguito il Pontefice - conduce Abramo a percorrere un cammino paradossale. Egli sarà benedetto ma senza i segni visibili della benedizione: riceve la promessa di diventare grande popolo, ma con una vita segnata dalla sterilità della moglie Sara; viene condotto in una nuova patria ma vi dovrà vivere come straniero (...)". Tuttavia "Abramo è benedetto perché, nella fede, sa discernere la benedizione divina andando al di là delle apparenze, confidando nella presenza di Dio anche quando le sue vie gli appaiono misteriose".

"Quando affermiamo: 'Io credo in Dio', diciamo come Abramo: 'Mi fido di Te; mi affido a Te, Signore' (...). Dire 'Io credo in Dio' significa fondare su di Lui la mia vita, lasciare che la sua Parola la orienti ogni giorno, nelle scelte concrete, senza paura di perdere qualcosa di me stesso. (...) Abramo, il credente, ci insegna la fede; e, da straniero sulla terra, ci indica la vera patria. La fede ci rende pellegrini sulla terra, inseriti nel mondo e nella storia, ma in cammino verso la patria celeste. Credere in Dio ci rende dunque portatori di valori che spesso non coincidono con la moda e l’opinione del momento (...) In tante nostre società Dio è diventato il 'grande assente' e al suo posto vi sono molti idoli, diversissimi idoli e soprattutto il possesso e l’'io' autonomo. E anche i notevoli e positivi progressi della scienza e della tecnica hanno indotto nell’uomo un’illusione di onnipotenza e di autosufficienza, e un crescente egocentrismo ha creato non pochi squilibri all’interno dei rapporti interpersonali e dei comportamenti sociali".

"Eppure - ha sottolineato il Pontefice - la sete di Dio non si è estinta e il messaggio evangelico continua a risuonare attraverso le parole e le opere di tanti uomini e donne di fede. Abramo, il padre dei credenti, continua ad essere padre di molti figli che accettano di camminare sulle sue orme e si mettono in cammino, in obbedienza alla vocazione divina, confidando nella presenza benevola del Signore e accogliendo la sua benedizione per farsi benedizione per tutti. È il mondo benedetto della fede a cui tutti siamo chiamati, per camminare senza paura seguendo il Signore Gesù Cristo".
"Affermare 'Io credo in Dio' ci spinge, allora, a partire, ad uscire continuamente da noi stessi, proprio come Abramo, per portare nella realtà quotidiana in cui viviamo la certezza che ci viene dalla fede: la certezza, cioè, della presenza di Dio nella storia, anche oggi; una presenza che porta vita e salvezza".


APPELLO DEL PAPA ALLA SOLIDARIETÀ PER LE POPOLAZIONI DELL'INDONESIA

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). Al termine della catechesi, il Santo Padre ha lanciato un appello alla solidarietà per le popolazioni dell'Indonesia, colpita da una grande alluvione. "Seguo con preoccupazione - ha detto il Papa - le notizie giunte dall’Indonesia, dove una grande alluvione ha devastato la capitale Giacarta, provocando vittime, migliaia di sfollati e ingenti danni. Desidero esprimere la mia vicinanza alle popolazioni colpite da questa calamità naturale, assicurando la mia preghiera e incoraggiando alla solidarietà affinché a nessuno manchi il necessario soccorso".


SANTA SEDE OSSERVATORE EXTRA-REGIONALE DEL SICA

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso noto, nella tarda mattinata di oggi, che: "Lunedì 21 gennaio, a San Salvador (El Salvador), nella sede della Segreteria Generale del “Sistema dell’Integrazione Centroamericana” (S.I.C.A.), è stato firmato un Accordo tra la Santa Sede e il S.I.C.A., con il quale la Santa Sede è diventata Osservatore Extra-Regionale del medesimo Sistema. Da parte della Santa Sede ha firmato S. E. Mons. Luigi Pezzuto, Nunzio Apostolico in El Salvador, e da parte del S.I.C.A., il Dott. Juan Daniel Aleman Gurdián, Segretario Generale del S.I.C.A. Alla cerimonia erano presenti numerosi Ambasciatori del Continente latinoamericano".

"In precedenza, la Riunione Ordinaria dei Capi di Stato e di Governo del S.I.C.A., svoltasi a Managua (Nicaragua) nello scorso mese di dicembre, aveva accolto l’interesse della Santa Sede a partecipare al S.I.C.A come Osservatore Extra-Regionale a motivo del contributo che la medesima Santa Sede e la Chiesa Cattolica offrono allo sviluppo dei settori sociali, culturali ed educativi, nonché dei diritti umani e della sicurezza democratica".

UDIENZE

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Sei Presuli della Conferenza Episcopale di Calabria, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L'Arcivescovo Vittorio Luigi Mondello, di Reggio Calabria-Bova.

- L'Arcivescovo Santo Marcianò, di Rossano-Cariati.

- Il Vescovo Luigi Renzo, di Mileto-Nicotera-Tropea.

- Il Vescovo Giuseppe Fiorini Morosini, O.M., di Locri-Gerace.

- Il Vescovo Nunzio Galantino, di Cassano all’Jonio.

- Il Vescovo Francesco Milito, di Oppido Mamertina-Palmi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 23 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato per un triennio Presidente della "Peregrinatio ad Petri Sedem", l'Arcivescovo Francesco Gioia, emerito di Camerino-San Severino Marche e Delegato Pontificio per la Basilica di Sant'Antonio in Padova.

martedì 22 gennaio 2013

IL PAPA RICEVE PER LA PRIMA VOLTA IL SEGRETARIO GENERALE DEL PARTITO COMUNISTA DEL VIETNAM

Città del Vaticano, 22 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam, Signor Nguyên Phu Trong. Successivamente il Segretario Generale e il Suo seguito hanno incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

la prima volta che un Segretario Generale del Partito Comunista del Vietnam incontra il Sommo Pontefice ed alti responsabili della Segreteria di Stato. Nei cordiali colloqui sono stati trattati temi di interesse per il Vietnam e la Santa Sede, esprimendo l’auspicio che presto possano essere risolte alcune situazioni pendenti e che possa rafforzarsi la proficua collaborazione esistente".


STRETTO COLLEGAMENTO TRA CONCILIO VATICANO II E CODICE DI DIRITTO CANONICO

Città del Vaticano, 22 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione della Giornata di Studio "Il Codice: una riforma voluta e richiesta dal Concilio" (25 gennaio, Sala San Pio X, Roma), in occasione del XXX anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico. La Giornata è stata promossa dal Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e dall'Istituto internazionale di Diritto Canonico e Diritto comparato delle Religioni di Lugano (Svizzera), con il patrocinio della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI e della Fondazione Giovanni Paolo II. Sono intervenuti il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; il Vescovo Juan Ignacio Arrieta, Segretario del medesimo Dicastero e Monsignor Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della Fondazione Vaticana Joseph Ratzinger - Benedetto XVI.

Il Cardinale Coccopalmerio ha iniziato il suo intervento ricordando che il Beato Giovanni XXIII, nell'allocuzione con la quale convocò il Concilio Vaticano II nel 1959, affermò che la portata giuridica del Concilio avrebbe condotto all'auspicato aggiornamento del Codice del 1917. "Nella sua grande lungimiranza il Papa aveva ben chiaro che a guidare la revisione del Codice dovesse essere la nuova ecclesiologia scaturita da un’assise ecumenica e mondiale come quella di un Concilio!". Il Beato Giovanni Paolo II, sotto il cui Pontificato si promulgò il Codice, ribadiva che "l'impianto ecclesiologico conciliare" richiedeva "'nettamente' una rinnovata formulazione delle leggi".

"Il motivo dello stretto collegamento, già rilevato e sottolineato da Giovanni Paolo II nella parte iniziale della costituzione apostolica 'Sacrae disciplinae leges', è che il Codice del 1983 è in qualche modo il completamento del Vaticano II. Completamento in un duplice senso: il Codice, da una parte, recepisce il Concilio nel riproporre solennemente le istituzioni fondamentali e le innovazioni principali e, dall’altra, stabilisce norme positive per dare attuazione al Concilio".

Successivamente il Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi ha citato alcuni esempi dello stretto collegamento fra Concilio Vaticano II e Codice di Diritto Canonico.

"Il primo lo possiamo trovare nella dottrina sull’episcopato e in quella dei rapporti tra episcopato e primato, in altre parole nella collegialità episcopale. Non si tratta di una dottrina completamente nuova nella coscienza profonda della Chiesa, ma piuttosto di una felice riscoperta. Il Codice, da una parte, la ripresenta chiaramente nei cann. 330-341 e, dall’altra, la correda di una statuizione positiva costituendo nei cann 342-348 la struttura del Sinodo dei Vescovi, che permette di attuare concretamente la struttura della collegialità episcopale".

"Un secondo esempio lo possiamo collocare nella dottrina del Concilio sul laicato e quindi sulla missione, propria e attiva, dei fedeli laici nella vita della Chiesa. Anche questa non una novità in senso assoluto, ma piuttosto una riscoperta". E anche qui il Codice statuisce una serie di norme positive sul consiglio pastorale diocesano o sul consiglio pastorale parrocchiale, strutture che permettono una partecipazione effettiva dei fedeli laici nelle decisioni pastorali del Vescovo o del parroco. "E anche questa innovazione è voce eloquente del fedele rapporto Concilio – Codice".

"Un terzo esempio può provenire dalla concezione di parrocchia offerta dal Concilio e recepita dal Codice. Il Concilio, finalmente, concepisce la parrocchia come comunità di fedeli e non come struttura oppure come territorio. Ciò rappresenta una grossa innovazione rispetto alla visione precedente. Il Codice da parte sua recepisce tale concetto soprattutto nel can. 515 e lo sanziona, poi, con le norme positive dei canoni seguenti".

"Un ultimo esempio di dottrina e di innovazione portata dal Concilio può ritrovarsi in campo ecumenico nei documenti conciliari 'Lumen gentium', 'Orientalium Ecclesiarum', 'Unitatis redintegratio', dove si ritrova la dottrina della comunione ecclesiale non ancora perfetta, però già reale ed esistente tra la Chiesa cattolica e le altre Chiese o Comunità non cattoliche. Anche questo è un dato di incalcolabile portata e valore che trova conseguenze già nel Concilio (...) nel Codice (cf. can. 844) con la possibilità di accogliere nei sacramenti della Chiesa cattolica, anche se a precise condizioni, i cristiani non cattolici".

"In conclusione - ha concluso il Cardinale Coccopalmerio - affermiamo che il felice connubio Concilio Vaticano II e Codice di diritto canonico ha prodotto frutti di rinnovamento, in molteplici ambiti e a vari livelli, nella vita della Chiesa".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 22 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo Daniel Jodoin, Vescovo di Bathurst (superficie: 18.770; popolazione: 113.900; cattolici: 103.700; sacerdoti: 47; religiosi: 166), Canada. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Granby (Canada), ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1994 è stato Vicario parrocchiale della parrocchia “Saint-Joseph” di Sherbrooke; dal 1994 al 2000 è stato Parroco della parrocchia “Saints-Anges” de Ham Nord e “Notre-Dame de Lourdes” e “Saint-Fortunat” di Ham; dal 1999 al 2000 è stato Amministratore della parrocchia “Saint-Julien”; dal 2002 al 2005 è stato Amministratore della parrocchia “St-François-d’Assise”; nel 2005 è stato Parroco delle parrocchie “Notre-Dame-de-l’Assomption”, “Sainte-Famille” e “St-François-d’Assise” a Sherbrooke; dal 2005 al 2006 è stato Parroco della parrocchia “Très-Saint-Sacrement” di Sherbrooke. Nel biennio 2000 al 2002 ha conseguito la Licenza in Teologia dogmatica presso la Pontificia Università Gregoriana a Roma. Dal 2006 è Parroco della parrocchia “Bon Pasteur” ed è attualmente Direttore dell’ufficio per il Clero e Responsabile del Seminario di Sherbrooke.

- Il Monsignore Gerardo Antonazzo, Vescovo di Sora-Aquino-Pontecorvo (superficie: 1.426; popolazione: 155.900; cattolici: 152.900; sacerdoti: 103; religiosi: 187; diaconi permanenti: 16), Italia. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Supersano (Italia) ed ha ricevuto l’ordinazione presbiterale nel 1981. Nel 1984 ha ottenuto la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Dal 1981 al 1987 è stato Animatore nel Pontificio Seminario Romano Maggiore; dal 1987 al 1995 è stato Rettore del Seminario Vescovile di Ugento e Delegato Vescovile per la Pastorale Familiare; dal 1989 è Membro del Consiglio Presbiterale, del Collegio dei Consultori e del Consiglio Pastorale Diocesano; dal 1990 è Direttore della Scuola Teologica per Operatori Pastorali; dal 1990 è Docente di Sacra Scrittura; dal 1990 al 1993 è stato Vicario Episcopale per il Clero e la Vita Consacrata; dal 1994 al 2003 è stato Delegato Vescovile per la Pastorale Giovanile e Vicario Episcopale per la Pastorale; dal 1995 al 2004 è stato Parroco di “S. Sofia” di Corsano; dal 2004 al 2010 è stato Parroco di “S. Andrea Apostolo” di Presicce (2004-2010); dal 2010 è Vicario generale e dal 2012 Rettore della Basilica-Santuario di Santa Maria de finibus terrae. Dal 1° aprile al 15 dicembre 2010 è stato Amministratore diocesano di Ugento-Santa Maria di Leuca. È stato nominato Cappellano d’Onore di Sua Santità in data 16 Giugno 2007.

- Il Monsignore Dario Edoardo Viganò, del Clero dell'Arcidiocesi di Milano, Direttore del Centro Televisivo Vaticano e Segretario del Consiglio d'Amministrazione del medesimo Centro Televisivo Vaticano, attualmente docente presso l'Istituto Pastorale "Redemptor hominis" della Pontificia Università Lateranense,

- Il Dottor Angelo Scelzo, Vice Direttore della Sala Stampa della Santa Sede per gli accrediti giornalistici, finora sotto-Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.


lunedì 21 gennaio 2013

PRESENTAZIONE DEGLI AGNELLI BENEDETTI NELLA FESTA LITURGICA DI SANT'AGNESE

Città del Vaticano, 21 gennaio 2013 (VIS). Oggi, nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico, sono stati presentati al Papa due agnelli benedetti questa mattina, in occasione della memoria liturgica di Sant’Agnese, nell’omonima Basilica sulla via Nomentana a Roma. La lana di questi agnelli sarà utilizzata per confezionare i Pallii dei nuovi Arcivescovi Metropoliti.

Il Pallio è un’insegna liturgica d’onore e di giurisdizione che viene indossata dal Papa e dagli Arcivescovi Metropoliti nelle loro Chiese e in quelle delle loro Province. È costituito da una fascia di lana bianca su cui spiccano sei croci di seta nera. I Monaci Trappisti dell'Abbazia delle Tre Fontane allevano gli agnelli - animali simbolo di Sant'Agnese, martirizzata a Roma intorno all'anno 305 - mentre i pallii vengono tessuti delle religiose di Santa Cecilia.

Il rito dell’imposizione dei Pallii agli Arcivescovi Metropoliti è compiuto dal Santo Padre il 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.



SANTA MESSA NELLA GIORNATA MONDIALE DELLA VITA CONSACRATA

Città del Vaticano, 21 gennaio 2013 (VIS). Sabato 2 febbraio 2013, alle ore 17.30, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Santa Messa della festa della Presentazione del Signore, in occasione della Giornata Mondiale della Vita Consacrata.

Concelebreranno la Santa Messa con il Santo Padre il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, il Sotto-Segretario del medesimo Dicastero e tutti coloro che sono stati invitati a concelebrare dalla Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica. Alla celebrazione, in occasione della Giornata mondiale della Vita Consacrata, sono invitati in modo particolare i membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica.


IL PAPA PREGA PER LA PACE E PERCHÈ ABBIA FINE OGNI FORMA DI VIOLENZA

Città del Vaticano, 20 gennaio 2013 (VIS). Il primo miracolo di Gesù, la trasformazione dell'acqua in vino nel Vangelo alle nozze di Cana di Galilea, è stato il tema della meditazione del Papa prima della recita dell'Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

Durante la festa di nozze a Cana di Galilea alla quale erano stati invitati Gesù e sua madre, "accadde - ha ricordato il Papa - che venne a mancare il vino, e Maria, la Madre di Gesù, lo fece notare a suo Figlio. Egli rispose che non era ancora giunta la sua ora; ma poi seguì la sollecitazione di Maria e, fatte riempire d'acqua sei grandi anfore, trasformò l'acqua in vino, un vino eccellente, migliore del precedente". Con questo segno Gesù "manifestò in pubblico la sua gloria, suscitando la fede dei suoi discepoli". Egli si rivela "come lo Sposo messianico, venuto a stabilire con il suo popolo la nuova ed eterna Alleanza (...). E il vino è simbolo di questa gioia dell’amore; ma esso allude anche al sangue, che Gesù verserà alla fine, per sigillare il suo patto nuziale con l’umanità".

"La Chiesa è la sposa di Cristo, il quale la rende santa e bella con la sua grazia. Tuttavia questa sposa, formata da esseri umani, è sempre bisognosa di purificazione. E una delle colpe più gravi che deturpano il volto della Chiesa è quella contro la sua unità visibile, in particolare le storiche divisioni che hanno separato i cristiani e che non sono state ancora superate. Proprio in questi giorni, dal 18 al 25 gennaio, si svolge l’annuale Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, un momento sempre gradito ai credenti e alle comunità, che risveglia in tutti il desiderio e l’impegno spirituale per la piena comunione".

Quest'anno la Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani ha per tema: "Quello che esige il Signore da noi", proposto da alcune comunità cristiane dell'India "che invitano a camminare con decisione verso l'unità visibile tra tutti i cristiani e a superare, come fratelli in Cristo, ogni tipo di ingiusta discriminazione".

"Alla preghiera per l’unità dei cristiani vorrei aggiungere ancora una volta quella per la pace, perché, nei diversi conflitti purtroppo in atto, cessino le stragi di civili inermi, abbia fine ogni violenza, e si trovi il coraggio del dialogo e del negoziato".



CARITÀ, NUOVA ETICA E ANTROPOLOGIA CRISTIANA

Città del Vaticano, 19 gennaio 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio "Cor Unum" - il cui Presidente è il Cardinale Robert Sarah - quest'anno dedicata al tema: "Carità, nuova etica e antropologia cristiana". Di seguito riportiamo ampi estratti del discorso del Santo Padre

"Tutto l’ethos cristiano riceve (...) il suo senso dalla fede come 'incontro' con l’amore di Cristo, che offre un nuovo orizzonte e imprime alla vita la direzione decisiva. (...) L’adesione credente al Vangelo imprime infatti alla carità la sua forma tipicamente cristiana e ne costituisce il principio di discernimento. Il cristiano, in particolare chi opera negli organismi di carità, deve lasciarsi orientare dai principi della fede, mediante la quale noi aderiamo al 'punto di vista di Dio', al suo progetto su di noi. Questo nuovo sguardo sul mondo e sull’uomo offerto dalla fede fornisce anche il corretto criterio di valutazione delle espressioni di carità, nel contesto attuale".

"In ogni epoca, quando l’uomo non ha cercato tale progetto, è stato vittima di tentazioni culturali che hanno finito col renderlo schiavo. Negli ultimi secoli, le ideologie che inneggiavano al culto della nazione, della razza, della classe sociale si sono rivelate vere e proprie idolatrie; e altrettanto si può dire del capitalismo selvaggio col suo culto del profitto, da cui sono conseguite crisi, disuguaglianze e miseria. Oggi si condivide sempre più un sentire comune circa l’inalienabile dignità di ogni essere umano e la reciproca e interdipendente responsabilità verso di esso; e ciò a vantaggio della vera civiltà, la civiltà dell’amore. D’altro canto, purtroppo, anche il nostro tempo conosce ombre che oscurano il progetto di Dio. Mi riferisco soprattutto ad una tragica riduzione antropologica che ripropone l’antico materialismo edonista, a cui si aggiunge però un 'prometeismo tecnologico'. Dal connubio tra una visione materialistica dell’uomo e il grande sviluppo della tecnologia emerge un’antropologia nel suo fondo atea. Essa presuppone che l’uomo si riduca a funzioni autonome, la mente al cervello, la storia umana ad un destino di autorealizzazione. Tutto ciò prescindendo da Dio, dalla dimensione propriamente spirituale e dall’orizzonte ultraterreno. Nella prospettiva di un uomo privato della sua anima e dunque di una relazione personale con il Creatore, ciò che è tecnicamente possibile diventa moralmente lecito, ogni esperimento risulta accettabile, ogni politica demografica consentita, ogni manipolazione legittimata. L’insidia più temibile di questa corrente di pensiero è di fatto l’assolutizzazione dell’uomo: l’uomo vuole essere ab-solutus, sciolto da ogni legame e da ogni costituzione naturale".

"La fede e il sano discernimento cristiano ci inducono perciò a prestare un’attenzione profetica a questa problematica etica e alla mentalità che vi è sottesa. La giusta collaborazione con istanze internazionali nel campo dello sviluppo e della promozione umana non deve farci chiudere gli occhi di fronte a queste gravi ideologie, e i Pastori della Chiesa (...) hanno il dovere di mettere in guardia da queste derive tanto i fedeli cattolici quanto ogni persona di buona volontà e di retta ragione. Si tratta infatti di una deriva negativa per l’uomo, anche se si traveste di buoni sentimenti all’insegna di un presunto progresso, o di presunti diritti, o di un presunto umanesimo. Di fronte a questa riduzione antropologica, quale compito spetta ad ogni cristiano, e in particolare a voi, impegnati in attività caritative, e dunque in rapporto diretto con tanti altri attori sociali? Certamente dobbiamo esercitare una vigilanza critica e, a volte, ricusare finanziamenti e collaborazioni che, direttamente o indirettamente, favoriscano azioni o progetti in contrasto con l’antropologia cristiana. Ma positivamente la Chiesa è sempre impegnata a promuovere l’uomo secondo il disegno di Dio, nella sua integrale dignità, nel rispetto della sua duplice dimensione verticale e orizzontale. A questo tende anche l’azione di sviluppo degli organismi ecclesiali".

"La visione cristiana dell’uomo infatti è un grande sì alla dignità della persona chiamata all’intima comunione con Dio, una comunione filiale, umile e fiduciosa. L’essere umano non è né individuo a sé stante né elemento anonimo nella collettività, bensì persona singolare e irripetibile, intrinsecamente ordinata alla relazione e alla socialità. Perciò la Chiesa ribadisce il suo grande sì alla dignità e bellezza del matrimonio come espressione di fedele e feconda alleanza tra uomo e donna, e il no a filosofie come quella del gender si motiva per il fatto che la reciprocità tra maschile e femminile è espressione della bellezza della natura voluta dal Creatore".

"Di fronte a queste sfide epocali, noi sappiamo che la risposta è l’incontro con Cristo. In Lui l’uomo può realizzare pienamente il suo bene personale e il bene comune".



LETTERA DEL SANTO PADRE AL NUOVO PATRIARCA DI ALESSANDRIA DEI COPTI

Città del Vaticano, 19 gennaio 2013 (VIS). Nella Lettera che il Santo Padre ha indirizzato al nuovo Patriarca di Alessandria dei Copti, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, Benedetto XVI scrive che la sua elezione al soglio patriarcale "è un avvenimento importante per tutta la Chiesa" e nel contempo il Papa accoglie la domanda di comunione ecclesiale "conformemente all'uso e al desiderio della Chiesa Cattolica".

"Sono certo - prosegue il Pontefice - che con la forza di Cristo, Vincitore del male e della morte con la Sua Risurrezione, e con la collaborazione dei Padri del suo Sinodo patriarcale, in comunione con il Collegio episcopale, lei guiderà la Chiesa Copta con fervore. (...) Che il Signore l'assista nel suo ministero di 'Padre e di Capo' per proclamare la Parola di Dio perché sia vissuta e celebrata con pietà secondo le antiche tradizioni spirituali e liturgiche della Chiesa Copta! Che tutti i vostri fedeli trovino consolazione nella paterna sollecitudine del loro nuovo Patriarca!".

UDIENZE

Città del Vaticano, 21 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova (Italia), Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

- Cinque Presuli della Conferenza Episcopale di Calabria, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Salvatore Nunnari, di Cosenza-Bisignano.

- L'Arcivescovo Domenico Graziani, di Crotone-Santa Severina.

- L'Arcivescovo Vincenzo Bertolone, S.d.P., di Catanzaro-Squillace.

- Il Vescovo Luigi Antonio Cantafora, di Lamezia Terme.

- Il Vescovo Leonardo Bonanno, di San Marco Argentano-Scalea.

- Il Vescovo Donato Oliverio, di Lungro degli Italo-Albanesi dell'Italia Continentale.

Sabato 19 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 19 gennaio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha elevato l’Esarcato Apostolico per i fedeli Ucraini di rito bizantino residenti in Francia (cattolici: 25.200; sacerdoti: 16: religiosi: 5; diaconi permanenti: 1), al rango di Eparchia, assegnando alla nuova Circoscrizione il titolo di Saint Wladimir-Le-Grand de Paris des Byzantins-Ukrainiens ed ha nominato primo Vescovo Eparchiale l’attuale Esarca S.E. Mons. Borys Gudziak.

- Ha nominato il Vescovo Mathieu Madega Lebouakehan, finora Vescovo di Port-Gentil (Gabon), Vescovo di Mouila (superficie: 59.035; popolazione: 124.000; cattolici: 48.500; sacerdoti: 16; religiosi: 26), Gabon. Nominato anche Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della Diocesi di Port-Gentil (Gabon), succede al Vescovo Dominique Bonnet, C.S.Sp., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Mouila (Gabon) presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore Piotr Sawczuk, Vescovo Ausiliare di Siedlce (superficie: 11.440; popolazione: 736.800; cattolici: 725.800; sacerdoti: 666; religiosi: 385), Polonia. Il Vescovo eletto è nato nel 1962 a Puczyce (Polonia) ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1987. Per due anni è stato Vicario parrocchiale a Wisznice. Negli anni 1989-1996 ha studiato Diritto canonico presso l’Università Cardinale Stefan Wyszyński a Warszawa, dove nel 1996 ha conseguito il Dottorato in Diritto penale canonico, sostenendo la tesi: "Communicatio in sacris". Dal 1993 è giudice del Tribunale diocesano. Dal 1996 al 2003 è stato Notaio della Curia diocesana e negli anni 1996-2011 è stato Docente nell’Istituto Teologico di Siedlce. Dal 1996 è Docente nel Seminario maggiore di Siedlce; dal 2003 Cancelliere della Curia diocesana; dal 2009 Vicario generale e dal 2012 Presidente della Commissione del Sinodo diocesano. Dal 2003 è Canonico onorario, e dal 2009 Canonico "de numero" del Capitolo cattedrale di Siedlce. Nel 2010 è stato annoverato tra i Cappellani di Sua Santità.




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