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lunedì 26 maggio 2014

ARRIVO DEL PAPA IN ISRAELE: ISRAELIANI E PALESTINESI VIVERE IN PACE E SICUREZZA ENTRO CONFINI INTERNAZIONALMENTE RICONOSCIUTI

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Nel primo pomeriggio il Papa si è recato alla Basilica della Natività. Le prime notizie storiche sulla "caverna del presepio di Betlemme" risalgono ad Origene. Nel 326, l'imperatore Costantino fece costruire sul sito una basilica che ricopre la Grotta della Natività con il pavimento rialzato rispetto al terreno. Danneggiata dagli incendi e dalla rivolta dei Samaritani (529), venne restaurata verso il 540. Nel 614, i persiani di Cosroe II invasero la regione ma risparmiarono la Basilica per la presenza degli affreschi che rappresentavano i re Magi in costumi persiani. Nel 638, i musulmani entrarono a Betlemme che passò ai Crociati con l'ingresso di Tancredi nel 1099. Nel 1187 Saladino occupò Gerusalemme e Betlemme ma risparmiò il Santuario. Nel 1192, il vescovo di Salisbury, Hubert Valter, ottenne di ristabilire il culto latino in cambio del pagamento del tributo da parte dei fedeli. Nel 1347, i Francescani ottennero dagli ottomani di ufficiare nella Basilica e il possesso della Grotta e della Basilica. Nel secolo XVI iniziava il periodo delle contestazioni per il possesso del Santuario tra francescani e greci ortodossi, che cambiava mano a secondo del favore che godevano presso la Sublime Porta le nazioni che appoggiavano le due comunità. Con la sconfitta e l'espulsione dei Veneziani da Creta nel 1669, gli ortodossi furono autorizzati a prendere possesso della Grotta e della Basilica. Quest'ultima rimane tuttora di loro proprietà mentre la Grotta della Natività è tornata ai Francescani nel 1690. La Basilica di Santa Caterina, attigua alla Basilica della Natività, è la parrocchia dei latini di Betlemme.

La proprietà dei singoli Luoghi Santi è una vexata questio che oppone da secoli le comunità appartenenti alle tre religioni monoteiste di Terra Santa ed è un tema "caldo" persino per le cancellerie internazionali. Agli inizi del secolo XVII , la lotta tra le comunità bizantina e latina, già accesa, cominciò a subire gli alti e bassi della politica internazionale e delle relazioni tra le potenze dell'epoca: il Sultano di Istanbul che considerava i Luoghi Santi cristiani come proprietà dello Stato, le Repubbliche Marinare italiane che proteggevano i latini, e lo Zar di Russia, tradizionale protettore delle Chiese ortodosse. Alcuni santuari passano da una comunità all'altra, a volte solo in base alle somme di denaro offerte alla Sublime Porta. Nel 1850, una richiesta francese diretta al Sultano per definire la questione provoca un nuovo scontro con la Russia; Istanbul emana allora (1852) un decreto che sancisce il mantenimento della situazione vigente de facto nei vari santuari. Lo "Statu quo" ha congelato praticamente i reclami dei Francescani in merito agli espropri di cui erano stati vittime da secoli e che hanno comportato un caro prezzo in vite umane e in proprietà. Questo editto ottomano è in vigore a tutt'oggi e governa la situazione di alcuni santuari come la Grotta della Natività a Betlemme, il Cenacolo e il Santo Sepolcro a Gerusalemme.

Recatosi in visita privata alla Grotta della Natività di Betlemme, accedendo attraverso un passaggio interno tra il convento "Casa Nova" e la Basilica greco-ortodossa, Papa Francesco si è raccolto alcuni momenti in preghiera. Quindi è ritornato al Convento "Casa Nova" attraverso lo stesso passaggio interno per una foto con i Frati e per uscire dove si trovava il corteo papale. Successivamente il Papa si è recato al "Phoenix Center" di Betlemme, che sorge all'interno del campo profughi di Dheisheh, costruito grazie ad un dono di Papa Wojtyla, che visitò il campo profughi durante il Pellegrinaggio giubilare dell'Anno 2000. Papa Francesco ha raggiunto il grande auditorium del centro dove alcune centinaia di bambini provenienti dai campi profughi di Dheisheh, Aida e Beit Jibrin, hanno eseguito canti di accoglienza. Un bambino e una bambina hanno consegnato al Papa alcuni disegni, lettere e lavori artigianali. Il Santo Padre ha pregato con i bambini e prima di impartire la sua Benedizione, ha ascoltato un bambino che ha letto una lettera: "Caro Papa Francesco, Siamo i figli della Palestina. Da 66 anni i nostri genitori subiscono l’occupazione. Abbiamo aperto i nostri occhi sotto questa occupazione e abbiamo visto la nakba negli occhi dei nostri nonni, quando hanno lasciato questo mondo. Vogliamo dire al mondo: basta sofferenze e umiliazioni!".

"Non lasciate mai che il passato determini la vostra vita - ha risposto il Papa - Guardate sempre avanti. Lavorate e lottate per ottenere le cose che volete. Però, sappiate una cosa, che la violenza non si vince con la violenza! La violenza si vince con la pace! Con la pace, con il lavoro, con la dignità di far andare avanti la patria!". Infine il Papa ha raggiunto l'eliporto dove il Presidente dello Stato di Palestina si è congedato dal Pontefice, alla presenza della Guardia d'Onore.

Dopo mezz'ora di viaggio Papa Francesco è giunto all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv (Israele), dove è stato accolto dal Presidente della Repubblica di Israele Shimon Perez e dal Primo Ministro Benjamin Netanyahu, dalle Autorità politiche, civili e religiose, dagli Ordinari di Terra Santa e da un gruppo di giovani con un coro. "Vengo pellegrino a 50 anni dallo storico viaggio del Papa Paolo VI - ha ricordato Papa Francesco - Da allora sono cambiate molte cose tra la Santa Sede e lo Stato di Israele: le relazioni diplomatiche, che ormai da un ventennio esistono tra noi, hanno favorito l’accrescersi di rapporti buoni e cordiali, come testimoniano i due Accordi già firmati e ratificati e quello in via di perfezionamento. In questo spirito rivolgo il mio saluto a tutto il popolo d’Israele ed auguro che si realizzino le sue aspirazioni di pace e prosperità".

"Sulle orme dei miei Predecessori sono giunto come pellegrino in Terra Santa, dove si è dispiegata una storia plurimillenaria e sono accaduti i principali eventi legati alla nascita e allo sviluppo delle tre grandi religioni monoteiste, l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam; perciò essa è punto di riferimento spirituale per tanta parte dell’umanità. Auspico dunque - ha proseguito il Pontefice - che questa Terra benedetta sia un luogo in cui non vi sia alcuno spazio per chi, strumentalizzando ed esasperando il valore della propria appartenenza religiosa, diventa intollerante e violento verso quella altrui. Durante questo mio pellegrinaggio in Terra Santa visiterò alcuni luoghi tra i più significativi di Gerusalemme, città di valore universale. Gerusalemme significa 'città della pace'. Così la vuole Dio e così desiderano che sia tutti gli uomini di buona volontà. Ma purtroppo questa città è ancora tormentata dalle conseguenze di lunghi conflitti. Tutti noi sappiamo quanto sia urgente la necessità della pace, non solo per Israele, ma anche per tutta la regione. Si moltiplichino perciò gli sforzi e le energie allo scopo di giungere ad una composizione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. In unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico quanti sono investiti di responsabilità a non lasciare nulla di intentato per la ricerca di soluzioni eque alle complesse difficoltà, così che Israeliani e Palestinesi possano vivere in pace. Bisogna intraprendere sempre con coraggio e senza stancarsi la via del dialogo, della riconciliazione e della pace. Non ce n’è un’altra".

"Pertanto rinnovo l’appello che da questo luogo rivolse Benedetto XVI (2009): sia universalmente riconosciuto che lo Stato d’Israele ha il diritto di esistere e di godere pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. Sia ugualmente riconosciuto che il Popolo palestinese ha il diritto ad una patria sovrana, a vivere con dignità e a viaggiare liberamente. La 'soluzione di due Stati' diventi realtà e non rimanga un sogno".

"Un momento particolarmente toccante del mio soggiorno nel vostro Paese sarà la visita al Memoriale di 'Yad Vashem', a ricordo dei sei milioni di ebrei vittime della 'Shoah', tragedia che rimane come simbolo di dove può arrivare la malvagità dell’uomo quando, fomentata da false ideologie, dimentica la dignità fondamentale di ogni persona, la quale merita rispetto assoluto qualunque sia il popolo a cui appartiene e la religione che professa. Prego Dio che non accada mai più un tale crimine, di cui sono state vittime in primo luogo ebrei e anche tanti cristiani e altri. Sempre memori del passato, promuoviamo un’educazione in cui l’esclusione e lo scontro lascino il posto all’inclusione e all’incontro, dove non ci sia posto per l’antisemitismo, in qualsiasi forma si manifesti, e per ogni espressione di ostilità, discriminazione o intolleranza verso persone e popoli".

"Con cuore profondamente addolorato - ha detto il Santo Padre - penso a quanti hanno perso la vita nell'efferato attentato avvenuto ieri a Bruxelles. Non rinnovare la mia viva deplorazione per tale criminoso atto di odio antisemita, affido a Dio Misericordioso le vittime e invoco la guarigione per i feriti".

"La brevità del viaggio limita inevitabilmente le possibilità di incontro. Vorrei da qui salutare tutti i cittadini israeliani ed esprimere loro la mia vicinanza, in particolare a chi vive a Nazareth e in Galilea, dove sono presenti anche tante comunità cristiane". A conclusione del suo discorso il Papa si è rivolto ai Vescovi e ai fedeli cristiani incoraggiandoli "a proseguire con fiducia e speranza la loro serena testimonianza a favore della riconciliazione e del perdono, seguendo l’insegnamento e l’esempio del Signore Gesù, che ha dato la vita per la pace tra l’uomo e Dio, tra fratello e fratello. Siate fermento di riconciliazione, portatori di speranza, testimoni di carità. Sappiate che siete sempre nelle mie preghiere".

DICHIARAZIONE COMUNE DI PAPA FRANCESCO E DEL PATRIARCA ECUMENICO BARTOLOMEO I: LA RICERCA COMUNE NON CI ALLONTANA DALLA VERITÀ

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Al termine della cerimonia di benvenuto all'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, il Papa ha raggiunto in elicottero Gerusalemme dove, presso la Delegazione Apostolica, ha avuto un incontro privato con il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli, Bartolomeo I, accompagnato da tre altri Dignitari. All'incontro erano presenti il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato e il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

iI Patriarca Bartolomeo I, eletto 270° Arcivescovo di Costantinopoli, la Nuova Roma e Patriarca Ecumenico nel 1991, ha visitato Papa Benedetto XVI in Vaticano nel marzo 2008 e nello stesso anno ha partecipato alle celebrazioni per il secondo millennio della nascita di San Paolo. Il 19 marzo 2013 ha partecipato alla Messa di Inizio del Ministero Petrino di Papa Francesco ed è la prima volta, dal Grande Scisma del 1054, che un Patriarca ortodosso presenzia alla cerimonia di inaugurazione di un Pontefice romano.

Al termine dell'Incontro, Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo I, hanno firmato la seguente dichiarazione comune:

"1. Come i nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI ed il Patriarca Ecumenico Athenagoras, si incontrarono qui a Gerusalemme cinquant’anni fa, così anche noi, Papa Francesco e Bartolomeo, Patriarca Ecumenico, abbiamo voluto incontrarci nella Terra Santa, 'dove il nostro comune Redentore, Cristo Signore, è vissuto, ha insegnato, è morto, è risuscitato ed è asceso al cielo, da dove ha inviato lo Spirito Santo sulla Chiesa nascente' (Comunicato congiunto di Papa Paolo VI e del Patriarca Athenagoras, pubblicato dopo l’incontro del 6 gennaio 1964). Questo nostro incontro, un ulteriore ritrovo dei Vescovi delle Chiese di Roma e di Costantinopoli, fondate rispettivamente dai due fratelli Apostoli Pietro e Andrea, è per noi fonte di intensa gioia spirituale e ci offre l’opportunità di riflettere sulla profondità e sull’autenticità dei legami esistenti tra noi, frutto di un cammino pieno di grazia lungo il quale il Signore ci ha guidato, a partire da quel giorno benedetto di cinquant’anni fa.

2. Il nostro incontro fraterno di oggi è un nuovo, necessario passo sul cammino verso l’unità alla quale soltanto lo Spirito Santo può guidarci: quella della comunione nella legittima diversità. Ricordiamo con viva gratitudine i passi che il Signore ci ha già concesso di compiere. L’abbraccio scambiato tra Papa Paolo VI ed il Patriarca Athenagoras qui a Gerusalemme, dopo molti secoli di silenzio, preparò la strada ad un gesto di straordinaria valenza, la rimozione dalla memoria e dal mezzo della Chiesa delle sentenze di reciproca scomunica del 1054. Seguirono scambi di visite nelle rispettive sedi di Roma e di Costantinopoli, frequenti contatti epistolari e, successivamente, la decisione di Papa Giovanni Paolo II e del Patriarca Dimitrios, entrambi di venerata memoria, di avviare un dialogo teologico della verità tra Cattolici e Ortodossi. Lungo questi anni Dio, fonte di ogni pace e amore, ci ha insegnato a considerarci gli uni gli altri come membri della stessa famiglia cristiana, sotto un solo Signore e Salvatore, Cristo Gesù, e ad amarci gli uni gli altri, di modo che possiamo professare la nostra fede nello stesso Vangelo di Cristo, così come è stato ricevuto dagli Apostoli, espresso e trasmesso a noi dai Concili ecumenici e dai Padri della Chiesa. Pienamente consapevoli di non avere raggiunto l’obiettivo della piena comunione, oggi ribadiamo il nostro impegno a continuare a camminare insieme verso l’unità per la quale Cristo Signore ha pregato il Padre, 'perché tutti siano una sola cosa' (Gv 17,21).
3. Ben consapevoli che tale unità si manifesta nell’amore di Dio e nell’amore del prossimo, aneliamo al giorno in cui finalmente parteciperemo insieme al banchetto eucaristico. Come cristiani, ci spetta il compito di prepararci a ricevere questo dono della comunione eucaristica, secondo l’insegnamento di Sant’Ireneo di Lione, attraverso la professione dell’unica fede, la preghiera costante, la conversione interiore, il rinnovamento di vita e il dialogo fraterno (Adversus haereses, IV,18,5. PG 7, 1028). Nel raggiungere questo obiettivo verso cui orientiamo le nostre speranze, manifesteremo davanti al mondo l’amore di Dio e, in tal modo, saremo riconosciuti come veri discepoli di Gesù Cristo (cf Gv 13,35).

4. A tal fine, un contributo fondamentale alla ricerca della piena comunione tra Cattolici ed Ortodossi è offerto dal dialogo teologico condotto dalla Commissione mista internazionale. Durante il tempo successivo dei Papi Giovanni Paolo II e Benedetto XVI e del Patriarca Dimitrios, il progresso realizzato dai nostri incontri teologici è stato sostanziale. Oggi vogliamo esprimere il nostro sentito apprezzamento per i risultati raggiunti, così come per gli sforzi che attualmente si stanno compiendo. Non si tratta di un mero esercizio teorico, ma di un esercizio nella verità e nella carità, che richiede una sempre più profonda conoscenza delle tradizioni gli uni degli altri, per comprenderle e per apprendere da esse. Per questo, affermiamo ancora una volta che il dialogo teologico non cerca un minimo comune denominatore teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull'approfondimento della verità tutta intera, che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che, mossi dallo Spirito Santo, non cessiamo mai di comprendere meglio. Affermiamo quindi insieme che la nostra fedeltà al Signore esige l’incontro fraterno ed il vero dialogo. Tale ricerca comune non ci allontana dalla verità, piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci condurrà, sotto la guida dello Spirito, a tutta la verità (cf Gv 16,13).

5. Pur essendo ancora in cammino verso la piena comunione, abbiamo sin d’ora il dovere di offrire una testimonianza comune all’amore di Dio verso tutti, collaborando nel servizio all’umanità, specialmente per quanto riguarda la difesa della dignità della persona umana in ogni fase della vita e della santità della famiglia basata sul matrimonio, la promozione della pace e del bene comune, la risposta alle miserie che continuano ad affliggere il nostro mondo. Riconosciamo che devono essere costantemente affrontati la fame, l’indigenza, l’analfabetismo, la non equa distribuzione dei beni. È nostro dovere sforzarci di costruire insieme una società giusta ed umana, nella quale nessuno si senta escluso o emarginato.

6. Siamo profondamente convinti che il futuro della famiglia umana dipende anche da come sapremo custodire, in modo saggio ed amorevole, con giustizia ed equità, il dono della creazione affidatoci da Dio. Riconosciamo dunque pentiti l’ingiusto sfruttamento del nostro pianeta, che costituisce un peccato davanti agli occhi di Dio. Ribadiamo la nostra responsabilità e il dovere di alimentare un senso di umiltà e moderazione, perché tutti sentano la necessità di rispettare la creazione e salvaguardarla con cura. Insieme, affermiamo il nostro impegno a risvegliare le coscienze nei confronti della custodia del creato; facciamo appello a tutti gli uomini e donne di buona volontà a cercare i modi in cui vivere con minore spreco e maggiore sobrietà, manifestando minore avidità e maggiore generosità per la protezione del mondo di Dio e per il bene del suo popolo.

7. Esiste altresì un urgente bisogno di cooperazione efficace e impegnata tra i cristiani, al fine di salvaguardare ovunque il diritto ad esprimere pubblicamente la propria fede e ad essere trattati con equità quando si intende promuovere il contributo che il Cristianesimo continua ad offrire alla società e alla cultura contemporanee. A questo proposito, esortiamo tutti i cristiani a promuovere un autentico dialogo con l’Ebraismo, con l’Islam e con le altre tradizioni religiose. L’indifferenza e la reciproca ignoranza possono soltanto condurre alla diffidenza e, purtroppo, persino al conflitto.

8. Da questa Città Santa di Gerusalemme, vogliamo esprimere la nostra comune profonda preoccupazione per la situazione dei cristiani in Medio Oriente e per il loro diritto a rimanere cittadini a pieno titolo delle loro patrie. Rivolgiamo fiduciosi la nostra preghiera al Dio onnipotente e misericordioso per la pace in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente. Preghiamo specialmente per le Chiese in Egitto, in Siria e in Iraq, che hanno sofferto molto duramente a causa di eventi recenti. Incoraggiamo tutte le parti, indipendentemente dalle loro convinzioni religiose, a continuare a lavorare per la riconciliazione e per il giusto riconoscimento dei diritti dei popoli. Siamo profondamente convinti che non le armi, ma il dialogo, il perdono e la riconciliazione sono gli unici strumenti possibili per conseguire la pace.

9. In un contesto storico segnato da violenza, indifferenza ed egoismo, tanti uomini e donne si sentono oggi smarriti. È proprio con la testimonianza comune della lieta notizia del Vangelo, che potremo aiutare l'uomo del nostro tempo a ritrovare la strada che lo conduce alla verità, alla giustizia e alla pace. In unione di intenti, e ricordando l’esempio offerto cinquant’anni fa qui a Gerusalemme da Papa Paolo VI e dal Patriarca Athenagoras, facciamo appello ai cristiani, ai credenti di ogni tradizione religiosa e a tutti gli uomini di buona volontà, a riconoscere l’urgenza dell’ora presente, che ci chiama a cercare la riconciliazione e l’unità della famiglia umana, nel pieno rispetto delle legittime differenze, per il bene dell’umanità intera e delle generazioni future.

10. Mentre viviamo questo comune pellegrinaggio al luogo dove il nostro unico e medesimo Signore Gesù Cristo è stato crocifisso, è stato sepolto ed è risorto, affidiamo umilmente all’intercessione di Maria Santissima e Sempre Vergine i passi futuri del nostro cammino verso la piena unità e raccomandiamo all’amore infinito di Dio l’intera famiglia umana.

“Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia. Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace” (Nm 6, 25-26).

CELEBRAZIONE ECUMENICA AL SANTO SEPOLCRO: NON PRIVIAMO IL MONDO DEL LIETO ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE!

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Dopo la firma della Dichiarazione Comune, il Santo Padre e il Patriarca Bartolomeo hanno raggiunto la Basilica del Santo Sepolcro per partecipare ad una celebrazione ecumenica. Il Papa è entrato nella piazza dalla Porta del Muristan, mentre il Patriarca Ecumenico è entrato dalla Porta di Sant'Elena. Alla celebrazione hanno partecipato gli Ordinari Cattolici di Terra Santa, l'Arcivescovo copto, l'Arcivescovo siriaco, l'Arcivescovo etiopico, il Vescovo Anglicano, il Vescovo luterano e altri vescovi. Erano inoltre presenti i Consoli Generali dei cinque Paesi che garantiscono lo"statu quo" della Basilica (Francia, Belgio, Spagna, Italia, Grecia) e gli altri Consoli del "Corpus separatum" di Gerusalemme (Svezia, Stati Uniti, Turchia, Regno).

Il Santo Sepolcro è secondo la tradizione il luogo della Crocifissione, della Sepoltura e della Risurrezione di Cristo. Dopo la repressione della rivolta giudaica, nel 135, Gerusalemme subisce un cambiamento radicale: giudei, samaritani, giudei-cristiani sono espulsi con la proibizione di ritornarvi. Adriano, nell'intento di cancellare ogni traccia della religione giudaica che aveva provocato due violente rivolte, si adopera per far sparire ogni luogo di culto. La stessa sorte tocca al Santo Sepolcro, raso al suolo; le cavità sono riempite da terra di riporto e sul sito viene edificato un tempio per la dea Venere-Ishtar. Durante il primo Concilio Ecumenico di Nicea (325), il Vescovo di Gerusalemme, Macario invita l'imperatore Costantino a riportare alla luce il Santo Sepolcro, che sotto le macerie si era conservato perfettamente. Santa Elena, l'imperatrice madre di Costantino, vi fa erigere la Basilica della Risurrezione, che nei secoli subisce alterne vicende. Con l'invasione dei persiani nel 614, come racconta un pellegrino, la pietra di chiusura della tomba viene spezzata. Nel 1099, i Crociati entrati a Gerusalemme, decidono di non ricostruire i monumenti precedenti molto danneggiati ma di strutturare una grande chiesa che racchiuda, in un unico edificio, tutti i luoghi essenziali della morte e della Risurrezione di Gesù. La nuova chiesa rimane più o meno inalterata fino al secolo XIX. Dopo il terremoto del 1927 il governo britannico che aveva il mandato sulla Palestina, esegue opere di consolidamento. Infine nel 1948 la Basilica viene danneggiata durante la prima guerra arabo-israeliana.

Ai giorni nostri la Basilica è regolata dallo "Statu quo" e ne sono comproprietarie le tre comunità: latina (rappresentata dai Frati Minori); greco-ortodossa e armeno ortodossa; i copti ortodossi, i siri ortodossi e gli etiopici possono officiare nella Basilica. All'ingresso, nell'atrio, c'è la Pietra dell'Unzione che secondo la tradizione indica il luogo dove Gesù, deposto dalla Croce, venne cosparso di unguenti.

Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo vengono accolti dai tre Superiori delle Comunità dello "Statu quo" (Greco-Ortodossa, Francescana ed Armena Apostolica). Il Patriarca Greco-Ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III, il Custode di Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M., e Il Patriarca Armeno Apostolico, S.B. Nourhan, venerano la "Pietra dell'Unzione. Successivamente la "Pietra dell'Unzione" viene venerata simultaneamente da Papa Francesco e dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo.

Dopo la proclamazione del Vangelo della Risurrezione e le parole del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, il Santo Padre ha pronunciato un discorso nel quale ha affermato: "In questa Basilica, alla quale ogni cristiano guarda con profonda venerazione, raggiunge il suo culmine il pellegrinaggio che sto compiendo insieme con il mio amato fratello in Cristo, Sua Santità Bartolomeo. Lo compiamo sulle orme dei nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, i quali, con coraggio e docilità allo Spirito Santo, diedero luogo cinquant’anni fa, nella Città santa di Gerusalemme, allo storico incontro tra il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli".

"È una grazia straordinaria essere qui riuniti in preghiera. La Tomba vuota, quel sepolcro nuovo situato in un giardino, dove Giuseppe d’Arimatea aveva devotamente deposto il corpo di Gesù, è il luogo da cui parte l’annuncio della Risurrezione (...). Questo annuncio, confermato dalla testimonianza di coloro ai quali apparve il Signore Risorto, è il cuore del messaggio cristiano, trasmesso fedelmente di generazione in generazione (...). È il fondamento della fede che ci unisce, grazie alla quale insieme professiamo che Gesù Cristo, unigenito Figlio del Padre e nostro unico Signore, 'patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte'. Ciascuno di noi, ogni battezzato in Cristo, è spiritualmente risorto da questo sepolcro, poiché tutti nel Battesimo siamo stati realmente incorporati al Primogenito di tutta la creazione, sepolti insieme con Lui, per essere con Lui risuscitati e poter camminare in una vita nuova".

"Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto, per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione, non di morte. Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua. (...) Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza, che è proprio questo: Christòs anesti! Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al potente appello all’unità che risuona proprio da questo luogo, nelle parole di Colui che, da Risorto, chiama tutti noi 'i miei fratelli'”.

"Certo - ha proseguito Papa Francesco - non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Eppure, a cinquant’anni dall’abbraccio di quei due venerabili Padri, riconosciamo con gratitudine e rinnovato stupore come sia stato possibile, per impulso dello Spirito Santo, compiere passi davvero importanti verso l’unità. Siamo consapevoli che resta da percorrere ancora altra strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa Mensa eucaristica, che ardentemente desideriamo; ma le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi. Sarà una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare. Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che Cristo è davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce del mattino di Pasqua! A tale riguardo, desidero rinnovare l’auspicio già espresso dai miei Predecessori, di mantenere un dialogo con tutti i fratelli in Cristo per trovare una forma di esercizio del ministero proprio del Vescovo di Roma che, in conformità con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti".

"Mentre sostiamo come pellegrini in questi santi Luoghi, il nostro ricordo orante va all’intera regione del Medio Oriente, purtroppo così spesso segnata da violenze e conflitti. E non dimentichiamo, nella nostra preghiera, tanti altri uomini e donne che, in diverse parti del pianeta, soffrono a motivo della guerra, della povertà, della fame; così come i molti cristiani perseguitati per la loro fede nel Signore Risorto. Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa. Quelli che per odio alla fede uccidono, perseguitano i cristiani, non domandano loro se sono ortodossi o se sono cattolici: sono cristiani. Il sangue cristiano è lo stesso".

Infine, rivolgendosi al Patriarca Bartolomeo e a tutti i presenti, il Papa ha detto;: "Mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore, per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione, morte e risurrezione, ha elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con umiltà di fare nostra: 'Che siano una sola cosa … perché il mondo creda'. E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il mando della Santa Madre di Dio. Quando nell'anima cristiana ci sono turbolenze spirituali, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino".

Al termine del discorso il Papa e il Patriarca hanno scambiato un abbraccio in segno di pace ed hanno pregato insieme il Padre Nostro in italiano, mentre tutti i presenti lo hanno recitato ciascuno nella propria lingua. Quindi sono entrati nel Sepolcro per venerare la Tomba vuota. Appena usciti dal Sepolcro, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno benedetto insieme il popolo, quindi si sono recati sul Monte Calvario, per venerare il luogo della crocifissione e della morte di Gesù, accompagnati dal Patriarca Greco, dal Patriarca Armeno e dal Custode di Terra Santa.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 26 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Felipe González González, O.F.M. Cap., Vicario Apostolico di Caroni (superficie: 80.309; popolazione: 58.800; cattolici: 43.700; sacerdoti: 7; religiosi: 26), Venezuela, trasferendolo dal Vicariato Apostolico di Tucupita.

domenica 25 maggio 2014

SANTA MESSA A BETLEMME: DIO RIPETE ANCHE A NOI, CERCATE IL BAMBINO IN UN MONDO DOVE ANCORA TANTI BAMBINI VIVONO IN CONDIZIONI DISUMANE

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha celebrato l'Eucaristia nella Piazza della Mangiatoia a Betlemme, dove confluiscono la Via dei Pastori che porta al villaggio palestinese di Beit Sahur, luogo di apparizione dell'Angelo; la Via della Grotta del Latte, santuario dentro una grotta di tufo bianco dove Maria avrebbe allattato Gesù Bambino e Via Paolo VI, a ricordo della visita di Papa Montini il 6 gennaio 1964. Nel percorso dal palazzo presidenziale di Betlemme alla Piazza della Mangiatoia, Papa Francesco è sceso dalla jeep, si è avvicinato al muro di divisone tra Betlemme e Israele e vi ha sostato davanti, raccogliendosi in preghiera per qualche minuto. Al termine della preghiera, il Santo Padre si è quindi appoggiato al muro con la fronte.

Alla Santa Messa hanno assistito il Presidente della Palestina, Mahmoud Abbas e fedeli provenienti dalla Striscia di Gaza, dalla Galilea (Stato di Israele) e lavoratori migranti dall'Asia.

"Che grande grazia celebrare l’Eucaristia presso il luogo dove è nato Gesù! - ha esclamato il Santo Padre - Ringrazio Dio e ringrazio voi che mi avete accolto in questo mio pellegrinaggio: il Presidente Mahmoud Abbas e le altre Autorità; il Patriarca Fouad Twal, gli altri Vescovi e gli Ordinari di Terra Santa, i sacerdoti, le persone consacrate e quanti si adoperano per tenere viva la fede, la speranza e la carità in questi territori; le rappresentanze di fedeli provenienti da Gaza, dalla Galilea, i migranti dall’Asia e dall’Africa. Grazie della vostra accoglienza!"

"Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo. 'Questo per voi il segno: troverete un bambino…'. Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno 'diagnostico' per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero. Quando i bambini sono accolti, amati, custoditi, tutelati, la famiglia è sana, la società migliora, il mondo è più umano. Pensiamo all’opera che svolge l’Istituto Effetà Paolo VI in favore dei bambini palestinesi sordo-muti: è un segno concreto della bontà di Dio; è un segno concreto che la società migliora. Dio ripete anche a noi, uomini e donne del XXI secolo: 'Questo per voi il segno', cercate il bambino… Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati. Non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini. Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno".

"Purtroppo, in questo mondo che ha sviluppato le tecnologie più sofisticate, ci sono ancora tanti bambini in condizioni disumane, che vivono ai margini della società, nelle periferie delle grandi città o nelle zone rurali. Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino. E ci domandiamo: chi siamo noi davanti a Gesù Bambino? Chi siamo noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Gesù e se ne prendono cura con amore materno e paterno? O siamo come Erode, che vuole eliminarlo? Siamo come i pastori, che vanno in fretta, si inginocchiano per adorarlo e offrono i loro umili doni? Oppure siamo indifferenti? Siamo forse retorici e pietisti, persone che sfruttano le immagini dei bambini poveri a scopo di lucro? Siamo capaci di stare accanto a loro, di 'perdere tempo' con loro? Sappiamo ascoltarli, custodirli, pregare per loro e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi?".

"'Questo per noi il segno: troverete un bambino…'. - ha ripetuto il Pontefice - Forse quel bambino piange. Piange perché ha fame, perché ha freddo, perché vuole stare in braccio… Anche oggi piangono i bambini, piangono molto, e il loro pianto ci interpella. In un mondo che scarta ogni giorno tonnellate di cibo e di farmaci, ci sono bambini che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili. In un tempo che proclama la tutela dei minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi. Il loro pianto è soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere! Ma piangono per loro le madri, odierne Rachele: piangono i loro figli, e non vogliono essere consolate".

"'Questo per voi il segno'. (...) Il Bambino Gesù nato a Betlemme, ogni bambino che nasce e cresce in ogni parte del mondo, è segno diagnostico, che ci permette di verificare lo stato di salute nella nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra nazione. Da questa diagnosi schietta e onesta, può scaturire uno stile nuovo di vita, dove i rapporti non siano più di conflitto, di sopraffazione, di consumismo, ma siano rapporti di fraternità, di perdono e riconciliazione, di condivisione e di amore".

Il Papa ha concluso l'omelia con una preghiera alla Vergine: "O Maria, Madre di Gesù, tu che hai accolto, insegnaci ad accogliere; tu che hai adorato, insegnaci ad adorare; tu che hai seguito, insegnaci a seguire. Amen".

PAPA FRANCESCO INVITA MAHMOUD ABBAS E SHIMON PERES A PREGARE INSIEME PER LA PACE IN VATICANO

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). "In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace - ha detto il Papa dopo il Regina Caeli - desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera".

"Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti -specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli - abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace".

REGINA CAELI: PAPA FRANCESCO AFFIDA ALLA VERGINE LA TERRA SANTA E TUTTI I SUOI ABITANTI

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Dopo aver offerto la sua casa in Vaticano per ospitare l'incontro di preghiera del Presidente dello Stato di Palestina e del Presidente dello Stato di Israele, Papa Francesco ha recitato il Regina Caeli, ricordando che proprio a Betlemme Maria Santissima ha dato alla luce il suo figlio Gesù. "La Vergine è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Aiutata da san Giuseppe, lo ha avvolto in fasce e lo ha adagiato nella mangiatoia".

"A Lei - ha detto - affidiamo questo territorio e tutti coloro che vi abitano, perché possano vivere nella giustizia, nella pace e nella fraternità. Affidiamo anche i pellegrini che qui giungono per attingere alle sorgenti della fede cristiana - ce ne sono presenti anche a questa Santa Messa. Veglia, o Maria, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani. Veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni i Pastori e l’intera Comunità dei credenti, perché siano 'sale e luce' in questa terra benedetta; sostieni le opere educative, in particolare la Bethlehem University".

"Contemplando la Santa Famiglia qui, a Betlemme, il mio pensiero va spontaneamente a Nazareth, dove spero di potermi recare, se Dio vorrà, in un’altra occasione. Abbraccio da qui i fedeli cristiani che vivono in Galilea e incoraggio la realizzazione a Nazareth del Centro Internazionale per la Famiglia. Alla Vergine Santa affidiamo le sorti dell’umanità, perché si dischiudano nel mondo gli orizzonti nuovi e promettenti della fraternità, della solidarietà e della pace".

Dopo il Regina Caeli, il Papa si è recato al Convento "Casa Nova", Casa Francescana per i pellegrini, costruita nel 1908 ed ampliata e benedetta nel 1986, che può ora accogliere 129 persone. Qui il Papa ha consumato il pranzo con alcune famiglie di rifugiati e indigenti palestinesi.

INCONTRO CON AUTORITÀ PALESTINESI: LA PACE PORTERÀ CON SÉ INNUMEREVOLI BENEFICI PER I POPOLI DI QUESTA REGIONE E PER IL MONDO INTERO

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Alle 7:30 di questa mattina, congedatosi dalla Nunziatura Apostolica di Amman, il Papa è partito in elicottero alla volta di Betlemme, dove è giunto alle 9:30 (ora locale; 8:30, ora di Roma). In autovettura ha percorso i due chilometri e mezzo che lo separavano dal Palazzo Presidenziale di Betlemme, dove è stato accolto dal Presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas.

La città di Betlemme viene ricordata per la prima volta nella Bibbia a proposito della morte di Rachele e identificata con Efrata (la fruttifera). Nei libri sacri è detta "Betlemme di Giuda" dalla tribù cui apparteneva. Davide vi nacque e vi fu consacrato Re dal Profeta Samuele. Con la nascita di Gesù "la più piccola fra tutte le città di Giuda" acquista importanza mondiale e si ingrandisce notevolmente per l'afflusso di pellegrini. Nell'anno 135 l'imperatore Adriano vi introduce il culto di Adone, ma nel 330 Costantino la restituisce al culto cristiano. Dopo la conquista islamica del 638, il Califfo Omar vi instaura una politica di tolleranza religiosa, ma all'avvicinarsi dell'esercito crociato, nel 1099, i musulmani devastano la città. Nel 1100 vi viene consacrato il primo re crociato di Gerusalemme, Baldovino. La riconquista araba (1187) e la successiva occupazione ottomana segnano il declino della cittadina che è ridotta, nel 1600, ad un piccolo villaggio. All'inizio del secolo XIX si assiste ad una ripresa della città i cui abitanti sono in maggior parte cristiani. Nel 1831, il Pascià d'Egitto Mohamed Alì conquista la città; i musulmani, alleati degli ottomani, vengono cacciati via e il loro quartiere bruciato. Dieci anni dopo la città ritorna sotto il controllo ottomano. Sotto mandato britannico dal 1918, entra a far parte del Regno Hashemita di Giordania nel 1946. Nel 1967, a seguito della Guerra dei Sei giorni, viene occupata dall'esercito israeliano con Gerusalemme Est e tutta la Cisgiordania. Dal 1995 fa parte dei Territori Autonomi Palestinesi in base agli Accordi Oslo II (oggi Stato di Palestina). L'allora Presidente dell'Autorità Palestinese, Yasser Arafat, vi ha fatto costruire il Palazzo Presidenziale, dove oggi il Presidente Abbas ha accoto il Santo Padre.

Il Santo Padre Francesco, con il Presidente Abbas, ha ricevuto il saluto di una rappresentanza delle comunità cristiane palestinesi, provenienti dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, che ha consegnato al Papa alcuni messaggi. Successivamente, nel Salone dei ricevimenti, presenti le più alte personalità palestinesi e il Corpo Diplomatico, Papa Francesco pronuncia il suo discorso.

"Il Medio Oriente da decenni - ha ricordato Papa Francesco - vive le drammatiche conseguenze del protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed esodo di intere comunità, divisioni, carenze e sofferenze di ogni tipo. Nel manifestare la mia vicinanza a quanti soffrono maggiormente le conseguenze di tale conflitto, vorrei dire dal profondo del mio cuore che è ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre più inaccettabile, e ciò per il bene di tutti. Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti".

"Auspico vivamente che a tal fine si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza. La pace porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero. Occorre dunque incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa. Auguro ai popoli palestinese e israeliano e alle rispettive Autorità di intraprendere questo felice esodo verso la pace con quel coraggio e quella fermezza necessari per ogni esodo. La pace nella sicurezza e la mutua fiducia diverranno il quadro di riferimento stabile per affrontare e risolvere gli altri problemi e offrire così un’occasione di equilibrato sviluppo, tale da diventare modello per altre aree di crisi".

"Mi è caro fare riferimento - ha proseguito il Papa - all’attiva comunità cristiana, che offre il suo significativo contributo al bene comune della società e che partecipa alle gioie e sofferenze di tutto il popolo. I cristiani intendono continuare a svolgere questo loro ruolo come cittadini a pieno diritto, insieme con gli altri concittadini considerati come fratelli".

"Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. - ha detto il Papa al Presidente Abbas - Il recente incontro in Vaticano con Lei e la mia odierna presenza in Palestina attestano le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, che mi auguro possano ulteriormente incrementarsi per il bene di tutti. A tale riguardo esprimo il mio apprezzamento per l’impegno volto ad elaborare un Accordo tra le Parti, riguardante diversi aspetti della vita della Comunità cattolica del Paese, con speciale attenzione alla libertà religiosa. Il rispetto di questo fondamentale diritto umano è, infatti, una delle condizioni irrinunciabili della pace, della fratellanza e dell’armonia; dice al mondo che è doveroso e possibile trovare un buon accordo tra culture e religioni differenti; testimonia che le cose che abbiamo in comune sono così tante e importanti che è possibile individuare una via di convivenza serena, ordinata e pacifica, nell’accoglienza delle differenze e nella gioia di essere fratelli perché figli di un unico Dio".

"Signor Presidente, cari fratelli riuniti qui a Betlemme - ha concluso il Pontefice - Dio onnipotente vi benedica, vi protegga e vi conceda la saggezza e la forza necessarie a portare avanti il coraggioso cammino della pace, in modo che le spade si trasformino in aratri e questa Terra possa tornare a fiorire nella prosperità e nella concordia. Salam!".

Al GIORDANO IL PAPA RINNOVA SUO APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE A FAVORE DEI PROFUGHI DI SIRIA E IRAQ E CHIEDE LA CONVERSIONE DI COLORO CHE FABBRICANO E VENDONO ARMI

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica nell'International Stadium di Amman, il Santo Padre ha percorso in autovettura i cinquanta chilometri che lo separavano dalla regione di "Betania al di là del Giordano", che fu il centro dell'attività di Giovanni Battista e scenario della vita pubblica di Gesù. Betania è tuttora sepolta e la sua precisa posizione resta ignota. Forse si trova a 200 metri ad occidente del Colle del Profeta Elia dove non sono ancora stati effettuati scavi archeologici. La zona è nota con il nome di "Wadi Al-Kharrar" (valle melodiosa), con riferimento al mormorio delle acque del Giordano. La località si trova a 350 metri sotto il livello del Mediterraneo, a pochi chilometri dal punto dove il fiume si allarga e sfocia nel Mar Morto, il "mare di sale" dell'Antico Testamento, il "Mare di Lot" dei manoscritti arabi.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Re Abdullah II nei pressi dell'abside della chiesa latina di Betania al di là del Giordano e quindi si è recato al Sito del Battesimo fino alla riva del fiume Giordano per raccogliersi in preghiera silenziosa e benedire l'acqua. Al termine il Papa è entrato alla chiesa latina dove è stata allestita una sagrestia privata. La chiesa è ancora in costruzione e la sua prima pietra venne benedetta da Papa Benedetto XVI nel corso della sua visita al Sito del Battesimo, il 10 maggio 2009.

All'interno della chiesa si trovavano 600 persone tra rifugiati e giovani disabili ai quali il Papa ha detto: "Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico".

"Il luogo in cui ci troviamo - ha proseguito il Pontefice - ci ricorda il battesimo di Gesù. Venendo qui al Giordano a farsi battezzare da Giovanni, Egli mostra la sua umiltà e la condivisione della condizione umana: si abbassa fino a noi e con il suo amore ci restituisce la dignità e ci dona la salvezza. Ci colpisce sempre questa umiltà di Gesù, il suo chinarsi sulle ferite umane per risanarle. Questo chinarsi di Gesù su tutte le ferite umane per risanarle! E a nostra volta siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo all'amata Siria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi".

"Tutti vogliamo la pace! - ha esclamato il Papa - Ma guardando questo dramma della guerra, guardando queste ferite, guardando tanta gente che ha lasciato la sua patria, che è stata costretta ad andarsene via, io mi domando: chi vende le armi a questa gente per fare la guerra? Ecco la radice del male! L'odio e la cupidigia del denaro nelle fabbriche e nelle vendite delle armi. Questo ci deve far pensare a chi è dietro, che dà a tutti coloro che sono in conflitto le armi per continuare il conflitto! Pensiamo, e dal nostro cuore diciamo anche una parola per questa povera gente criminale, perché si converta".

Nel ringraziare le Autorità e il popolo giordano per "la generosa accoglienza di un numero elevatissimo di profughi provenienti dalla Siria e dall’Iraq", il Papa ha esteso il suo "grazie a tutti coloro che prestano la loro opera di assistenza e di solidarietà verso i rifugiati. Penso anche all’opera di carità svolta da istituzioni della Chiesa come Caritas Giordania e altre che, assistendo i bisognosi senza distinzione di fede religiosa, appartenenza etnica o ideologica, manifestano lo splendore del volto caritatevole di Gesù, che è misericordioso. Dio Onnipotente e Clemente benedica tutti voi e ogni vostro sforzo nell’alleviare le sofferenze causate dalla guerra!".

"Mi rivolgo alla comunità internazionale - ha esclamato il Papa - perché non lasci sola la Giordania, tanto accogliente e coraggiosa, nel far fronte all’emergenza umanitaria derivante dall’arrivo sul suo territorio di un numero così elevato di profughi, ma continui e incrementi la sua azione di sostegno e di aiuto. Rinnovo il mio più accorato appello per la pace in Siria. Cessino le violenze e venga rispettato il diritto umanitario, garantendo la necessaria assistenza alla popolazione sofferente! Si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei problemi e si ritorni alla via del negoziato. La soluzione, infatti, può venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione, dalla compassione per chi soffre, dalla ricerca di una soluzione politica e dal senso di responsabilità verso i fratelli".

Successivamente il Papa ha chiesto ai giovani di unirai alla sua "preghiera per la pace. Potete farlo - ha detto - anche offrendo a Dio le vostre fatiche quotidiane, e così la vostra preghiera diventa particolarmente preziosa ed efficace. E vi incoraggio a collaborare, col vostro impegno e la vostra sensibilità, alla costruzione di una società rispettosa dei più deboli, dei malati, dei bambini, degli anziani. Pur nelle difficoltà della vita, siate segno di speranza. Voi siete nel cuore di Dio, voi siete nelle mie preghiere, e vi ringrazio per la vostra calorosa e gioiosa e numerosa presenza. Grazie!".

"Al termine di questo incontro - ha concluso il Pontefice - rinnovo l’auspicio che prevalgano la ragione e la moderazione e, con l’aiuto della comunità internazionale, la Siria ritrovi la via della pace. Dio converta i violenti! Dio converta coloro che hanno progetti di guerra! Dio converta coloro che fabbricano e vendono le armi e rafforzi i cuori e le menti degli operatori di pace e li ricompensi con ogni benedizione. Che il Signore benedica tutti voi!".

SANTA MESSA AD AMMAN: CHIEDIAMO ALLO SPIRITO SANTO DI PREPARARE I NOSTRI CUORI ALL’INCONTRO CON I FRATELLI AL DI LÀ DELLE DIFFERENZE DI IDEE, LINGUA, CULTURA, RELIGIONE

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Al termine dell'incontro con le Autorità giordane, Papa Francesco ha raggiunto in autovettura l'International Stadium di Amman che sorge nel complesso sportivo "Al Hussein Youth City", la cui costruzione venne iniziata nel 1964 dal Re Hussein. Lo Stadio, in cui Papa Benedetto XVI celebrò la Santa Messa nel 2009, può contenere circa 25.000 persone. Inoltre alcune migliaia di fedeli hanno potuto seguire la celebrazione sui maxischermi collocati all'esterno. Numerosi rifugiati cristiani provenienti da Palestina, Siria ed Iraq, hanno partecipato all'Eucaristia presieduta da Papa Francesco durante la quale 1.400 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione.

"Qui ci troviamo - ha detto Papa Francesco all'inizio dell'omelia - non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano, e oggi mi recherò lì. Dunque il Vangelo di questa domenica, e anche questo luogo nel quale grazie a Dio mi trovo pellegrino, ci invitano a meditare sullo Spirito Santo, su ciò che Egli compie in Cristo e in noi, e che possiamo riassumere in questo modo: lo Spirito compie tre azioni: prepara, unge e invia".

"Nel momento del battesimo - ha spiegato il Papa - lo Spirito si posa su Gesù per prepararlo alla sua missione di salvezza (...). Ma lo Spirito Santo, presente fin dall’inizio della storia della salvezza, aveva già operato in Gesù nel momento del suo concepimento nel grembo verginale di Maria di Nazareth" e "aveva agito in Simeone e Anna nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio. (...). Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi si esprime la gioia dell’incontro con il Redentore e si attua in certo senso una preparazione dell’incontro tra il Messia e il popolo. I diversi interventi dello Spirito Santo fanno parte di un’azione armonica, di un unico progetto divino d’amore. La missione dello Spirito Santo, infatti, è di generare armonia – Egli stesso è armonia – e di operare la pace nei differenti contesti e tra soggetti diversi. La diversità di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perché la varietà è sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli di preparare la strada della pace e dell’unità".

"In secondo luogo, lo Spirito Santo unge. Ha unto interiormente Gesù, e unge i discepoli, perché abbiano gli stessi sentimenti di Gesù e possano così assumere nella loro vita atteggiamenti che favoriscono la pace e la comunione. Con l’unzione dello Spirito, la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Pertanto, è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura. Chiediamo al Padre di ungerci affinché diventiamo pienamente suoi figli, sempre più conformi a Cristo, per sentirci tutti fratelli e così allontanare da noi rancori e divisioni e poter amarci fraternamente".

"E infine lo Spirito Santo invia. Gesù è l’Inviato, pieno dello Spirito del Padre. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! È una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace! La pace non si può comperare, non si vende, La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire 'artigianalmente' mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza".

In questo spirito il Papa ha abbracciato simbolicamente tutti i presenti ed ha detto: "Il mio cuore si rivolge anche ai numerosi rifugiati cristiani; anche tutti noi, con il nostro cuore, rivolgiamoci a loro, ai numerosi rifugiati cristiani provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dall’Iraq: portate alle vostre famiglie e comunità il mio saluto e la mia vicinanza".

"Lo Spirito Santo - ha ripreso il Pontefice - è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci, con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace".

IL "VATICAN.VA" DA IERI DISPONBILE IN LINGUA ARABA

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che a partire da ieri, sabato 24 maggio, come dono del Santo Padre per i fedeli di lingua araba, è disponibile in Arabo il Sistema Vatican.va, che comprende il sito web www.vatican.va, il sito mobile, il widget, l'app vatican.va per Android e per Apple, per mobili e tablet. Con il tempo saranno incrementate le traduzioni disponibili nel sito.

sabato 24 maggio 2014

INIZIO IN GIORDANIA DEL PELLEGRINAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN TERRA SANTA

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Decollato alle 8:15 di questa mattina dall'aeroporto romano di Fiumicino, l'aereo papale è atterrato alle 13:00 (ora locale, 12:00 ora di Roma), all'aeroporto "Queen Alia" di Amman (Giordania). Ha avuto inizio così il Pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa in occasione del 50° anniversario dell'Incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Rappresentante di Re Abdallah II, il Principe Ghazi bin Muhammad, dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Fouad Twal e dal Custode di Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.Cap. Un bambino ha offerto al Papa un'orchidea nera, simbolo del Regno Hashemita di Giordania. Dopo una breve conversazione con il Rappresentante del Re, nel Royal Pavillon, il Papa si è diretto in autovettura al Palazzo Reale Al-Husseini di Amman dove erano ad attenderlo Sua Maestà il Re Abdullah II e la Regina Rania.

Nel 1964, in occasione della visita di Papa Paolo VI in Terra Santa, fu il padre dell'attuale monarca, Re Hussein di Giordania, a scortare il Papa fino alle porte di Gerusalemme. Ed è stato il suo successore, Re Abdullah II, ad accogliere in Terra Santa, San Giovanni Paolo II nel 2000 e Papa Benedetto XVI nel 2009. L'attuale Sovrano Hashemita è stato ricevuto due volte da Papa Francesco, nell'agosto 2013 e nell'aprile. 2014.

Dopo un breve incontro privato con il Re e la sua famiglia, Papa Francesco si è recato nel Salone dei ricevimenti del Palazzo Reale, presenti 300 persone, tra cui le più alte Autorità del Regno, il Corpo Diplomatico ed i maggiori Rappresentanti delle religioni. Qui ha pronunciato il suo primo discorso nel quale ha ricordato che la Giordania è "una terra ricca di storia e di grande significato religioso per l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam".

"Questo Paese - ha proseguito il Pontefice - presta generosa accoglienza a una grande quantità di rifugiati palestinesi, iracheni e provenienti da altre aree di crisi, in particolare dalla vicina Siria, sconvolta da un conflitto che dura da troppo tempo. Tale accoglienza merita la stima e il sostegno della comunità internazionale. La Chiesa Cattolica, secondo le sue possibilità, vuole impegnarsi nell’assistenza ai rifugiati e a chi vive nel bisogno, soprattutto tramite Caritas Giordania. Mentre con dolore constato la permanenza di forti tensioni nell’area medio-orientale, ringrazio le Autorità del Regno per quello che fanno e incoraggio a continuare ad impegnarsi nella ricerca dell’auspicata durevole pace per tutta la Regione; a tale scopo si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese".

"Colgo questa opportunità per rinnovare il mio profondo rispetto e la mia stima per la comunità Musulmana, e manifestare apprezzamento per il ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una più adeguata comprensione delle virtù proclamate dall’Islam e la serena convivenza tra i fedeli delle diverse religioni. Lei - ha detto il Papa - è noto come uomo di pace e artefice di pace. Esprimo riconoscenza alla Giordania per aver incoraggiato diverse importanti iniziative a favore del dialogo interreligioso per la promozione della comprensione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani, tra le quali quella del 'Messaggio Interreligioso di Amman' e per aver promosso in seno all’ONU la celebrazione annuale della 'Settimana di Armonia tra le Religioni'”.

Successivamente il Papa ha rivolto un saluto carico di affetto alle comunità cristiane curate dalla Giordania, "presenti nel Paese fin dall’età apostolica", che "offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite. Pur essendo oggi numericamente minoritarie, esse hanno modo di svolgere una qualificata e apprezzata azione in campo educativo e sanitario, mediante scuole ed ospedali, e possono professare con tranquillità la loro fede, nel rispetto della libertà religiosa, che è un fondamentale diritto umano e che auspico vivamente venga tenuto in grande considerazione in ogni parte del Medio Oriente e del mondo intero. Esso 'comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto … la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza'. I cristiani si sentono e sono cittadini a pieno titolo ed intendono contribuire alla costruzione della società insieme ai loro concittadini musulmani, offrendo il proprio specifico apporto".

"Rivolgo infine - ha concluso il Papa - uno speciale augurio per la pace e la prosperità del Regno di Giordania e del suo popolo, con l’auspicio che questa visita contribuisca ad incrementare e promuovere buone e cordiali relazioni tra Cristiani e Musulmani". Citando le parole del Re, il Papa ha pregato affinché Dio conceda a tutti di essere liberi dalla paura del cambiamento ed ha ringraziato il Re e la Regina della loro accoglienza e cortesia. "Dio Onnipotente e Misericordioso conceda alle Vostre Maestà felicità e lunga vita e ricolmi la Giordania delle sue benedizioni. Salam!".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Franco Maria Giuseppe Agnesi, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di Milano (superficie: 4.208; popolazione: 5.451.090; cattolici: 4.970.975; sacerdoti: 2.783; religiosi: 7.318; diaconi permanenti: 131), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Milano (Italia), nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Dal 1974 al 1980 è stato Vice Rettore nel Seminario Teologico di Saronno; dal 1980 al 1989 Assistente diocesano del Settore Giovani di Azione Cattolica; dal 1990 al 1995 Assistente Diocesano Generale di Azione Cattolica e Responsabile della Pastorale Giovanile; dal 1994 al 1995 Responsabile della Federazione Oratori Milanesi; dal 1996 al 2003 Pro Vicario Generale e Moderator Curiae dell’arcidiocesi di Milano, Presidente del Consiglio degli Affari Economici della diocesi e Presidente della Caritas Ambrosiana; dal 2003 al 2008 Parroco di San Giovanni Battista in Cesano Boscone e Decano del Decanato di Cesano Boscone; dal 2008 al 2012 Prevosto di Busto Arsizio e Decano del Decanato di Busto Arsizio. È stato finora Vicario Episcopale della Zona pastorale seconda (Varese) e Membro del Consiglio Episcopale Milanese.

- Il Padre Paolo Martinelli, O.F.M., Cap., Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di MIlano (Italia). Il Vescovo eletto è nato a Milano (Italia) nel 1958, ha emesso la professione perpetua nel 1984 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1985. Nel 2003 nominato “Professore straordinario” presso l’Istituto di Spiritualità-Antonianum di Roma; nel 2004 Preside dello stesso Istituto e confermato Preside nel 2005, nel 2008 e nel 2011. "Adiutor Secretarii specialis esperto” alla XI (2005) e alla XII (2008) Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Nel 2006 nominato Consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica “ad quinquennium”; nel 2012 Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede; dal dicembre 2009 Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. È stato finora Preside dell’Istituto di Spiritualità Francescana della Pontificia Università “Antonianum”, in Roma.

- Il Monsignore Pierantonio Tremolada, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di Milano (Italia). Il Vescovo eletto è nato a Lissone (Italia), nel 1956 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Dal 1987 al 2014 Docente nel quadriennio teologico a Venegono; dal 1997 al 2014 Rettore responsabile della Formazione dei Diaconi permanenti; dal 2007 al 2013 Collaboratore Responsabile per la Formazione Permanente del Clero (Clero Giovane); dal 2000 al 2014 è Vicario Episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti.

venerdì 23 maggio 2014

PAPA FRANCESCO RACCOMANDA IL SUO PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA A MARIA AUSILIATRICE

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre si è recato in forma privata nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore per pregare e raccomandare alla Madonna il suo imminente Pellegrinaggio in Terra Santa. Al termine della preghiera, che è durata circa 15 minuti, il Pontefice ha deposto un mazzo di rose ai piedi dell'antica icona mariana della Salus populi romani.



ANTICIPAZIONI POSITIVE SUL RAPPORTO SANTA SEDE RELATIVO CONVENZIONE CONTRO TORTURA

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). Il Comitato dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sulla Convenzione Contro la Tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti (CAT), ha pubblicato un'anticipazione delle Osservazioni Conclusive relative al Rapporto Iniziale della Santa Sede. Riconoscendo l'impegno della Santa Sede nel realizzare serie e sostanziali riforme che hanno determinato un ulteriore progresso dei principi e degli obiettivi del CAT, le Osservazioni Conclusive riconoscono la buona volontà della Santa Sede nell'adempiere e nel far progredire il CAT, nell'istituire riforme per contrastare gli abusi sessuali e risarcire e promuovere il trattamento e la cura delle vittime di abusi sessuali.

Nel rapporto viene evidenziato che il Comitato non ha riscontrato violazioni del CAT da parte della Santa Sede e si riconosce che la Santa Sede, le diocesi cattoliche e gli ordini religiosi hanno compiuto sforzi rilevanti per contrastare gli abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori. Nell'esprimere apprezzamento per il dialogo aperto e costruttivo con la Delegazione della Santa Sede, il Comitato ha preso atto del fatto che la Santa Sede, le Diocesi cattoliche e gli ordini religiosi hanno stanziato risarcimenti per le vittime di abusi sessuali. Infine le Osservazioni Conclusive non asseriscono che l'impegno della Chiesa nella protezione dei bambini non nati costituisca una forma di tortura o di trattamento crudele, disumano o degradante nel CAT, salvaguardando così il diritto umano fondamentale alla libertà di religione e di opinione e la tutela e promozione della vita umana.

AVVISO

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). In occasione del Pellegrinaggio del Santo Padre Francesco in Terra Santa, il Vatican Information Service trasmetterà due edizioni speciali, domani, sabato 24 maggio, e domenica 25 maggio 2014.

giovedì 22 maggio 2014

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha annoverato tra i Membri dei Dicasteri della Curia Romana i seguenti Cardinali, creati e pubblicati nel Concistoro del 22 febbraio 2014:

1) nella Congregazione per le Chiese Orientali: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

2) nella Congregazione delle Cause dei Santi: Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

3) nella Congregazione per i Vescovi: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

4) nella Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul (Corea); Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso);

5) nella Congregazione per il Clero: Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul (Corea);

6) nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

7) nella Congregazione per l'Educazione Cattolica: Cardinale Orani João Tempesta, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); Cardinale Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

8) nel Pontificio Consiglio per i Laici: Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Orani João Tempesta, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina);

9) nel Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani: Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

10) nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua (Nicaragua); Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Orlando B. Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine); Cardinale Chibly Langlois, di Les Cayes (Haiti);

11) nel Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso); Cardinale Orlando B. Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine);

12) nel Pontificio Consiglio della Cultura: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Ha annoverato tra i Consiglieri della Pontificia Commissione per l'America Latina: il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

- Ha annoverato tra i Membri della Pontificia Commissione per l'America Latina: il Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua (Nicaragua); il Cardinale Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile); il Cardinale Chibly Langlois, Vescovo di Les Cayes (Haiti).

- Ha nominato il Monsignor Markus Graulich, S.D.B., Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, finora Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana.

PRESA DI POSSESSO CARDINALE KELVIN EDWARD FELIX

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione che sabato 31 maggio, alle ore 18:30, il Cardinale Kelvin Edward Felix, Arcivescovo emerito di Castries (Antille), prenderà possesso del Titolo di Santa Maria della Salute a Primavalle, Via Tommaso De Vio, 5.

LA CAPPELLA MUSICALE PONTIFICIA "SISTINA" A MOSCA

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). La Cappella Musicale Pontificia "Sistina", definita "il Coro del Papa", sarà in concerto a Mosca (Russia), nei giorni 25, 26 e 27 maggio. L'iniziativa si inserisce nel progetto ecumenico portato avanti dalla Cappella Musicale Pontifica "Sistina", che ha visto, nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, la presenza in Vaticano del Coro anglicano di Westminster Abbey (2012) e del Coro luterano TomanerChor di Lipsia (2013).

Quest'anno, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, il Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca prenderà parte alla Celebrazione Eucaristica nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno prossimo. Il 25 maggio la Cappella Musicale Pontificia "Sistina" canterà a Mosca nella Cattedrale cattolica dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Il 26, la Cappella Musicale Pontifica "Sistina" e il Coro del Patriarcato di Mosca proveranno insieme per la Celebrazione Eucaristica dei Santi Pietro e Paolo in Vaticano. La sera dello stesso giorno, ambedue i Cori eseguiranno un concerto di Musica Sacra della tradizione Ortodossa e Cattolica nel Palazzo dell'Armeria nel Cremlino a Mosca.

Infine il 27 maggio, la Cappella Musicale Pontifica "Sistina" e il Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca, terranno un concerto di Musica Sacra, nella Grande Sala del Conservatorio Piotr Tchaïkovsky, in onore del V anniversario dell'insediamento di Sua Santità Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

UDIENZE

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia).

- Diciotto Presuli della Conferenza Episcopale del Messico, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Pedro Vázquez Villalobos, di Puerto Escondido.

- Il Vescovo José Armando Álvarez Cano, Prelato di Huautla.

- Il Vescovo Héctor Guerrero Córdova, S.D.B., Prelato di Mixes.

- L'Arcivescovo Constancio Miranda Weckmann, di Chihuahua.

- Il Vescovo Jesús José Herrera Quiñones, di Nuevo Casas Grandes.

- Il Vescovo Eduardo Cirilo Carmona Ortega, C.O.R.C., di Parral.

- Il Vescovo Rafael Sandoval Sandoval, M.N.M., di Tarahumara.

- L'Arcivescovo José Ulises Macías Salcedo, di Hermosillo.

- Il Vescovo Felipe Padilla Cardona, di Ciudad Obregón.

- L'Arcivescovo Hipolito Reyes Larios, di Jalapa.

- Il Vescovo Rutilo Muñoz Zamora, di Coatzacoalcos.

- L'Arcivescovo Alfonso Cortés Contreras, di León.

- Il Vescovo José Benjamin Castillo Plasencia, di Celaya.

- Il Vescovo Faustino Armendáriz Jiménez, di Querétaro.

- L'Arcivescovo Rafael Romo Muñoz, di Tijuana.

- L'Arcivescovo Emilio Carlos Berlie Belaunzarán, di Yucatán.

- Il Vescovo José Francisco González González, di Campeche.

- Il Vescovo Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, L.C., Prelato di Cancún-Chetumal.
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