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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 7 febbraio 2006

TELEGRAMMA CORDOGLIO ASSASSINIO PADRE GESUITA BURUNDI


CITTA' DEL VATICANO, 7 FEB. 2006 (VIS). A nome del Santo Padre Benedetto XVI, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Paul Gallagher, Nunzio Apostolico in Burundi, per l'assassinio di Padre Elie Koma, S.I., sabato 4 febbraio, a Bujumbura:

"Informato della tragica morte di Padre Élie Koma, S.I., il Santo Padre mi ha incaricato d'esprimere a tutti i membri della sua famiglia e ai suoi fratelli Gesuiti la sua profonda simpatia. Il Santo Padre, mentre rivolge una fervente preghiera al Signore della vita per il defunto e per tutti coloro che sono oggi nel cordoglio, rende grazie per l'opera compiuta dal Padre Koma al servizio della crescita spirituale di tutte le persone che hanno beneficiato del suo apostolato. Sua Santità esorta anche coloro che commettono ancora atti di violenza a rinunciare definitivamente a queste azioni di morte, per permettere a tutti gli abitanti del Paese di vivere nella pace e nella sicurezza. Affidando alla sollecitudine materna di Maria tutti coloro che sono uniti nella fede per la celebrazione delle esequie, il Santo Padre invia, in segno di conforto, una particolare Benedizione Apostolica, perché Dio li conservi nella pace e nella speranza".
TGR/ASSASSINIO SACERDOTE/BURUNDI:GALLAGHER VIS 20060207 (210)

CONGRESSO PONTIFICIA ACCADEMIA VITA SU EMBRIONE UMANO

CITTA' DEL VATICANO, 7 FEB. 2006 (VIS). Il 27 e 28 febbraio prossimo, la Pontificia Accademia per la Vita terrà nell'Aula Nuova del Sinodo in Vaticano, un Congresso Internazionale su "L'embrione umano nella fase del preimpianto: aspetti scientifici e considerazioni bioetiche", a cui seguirà, il 1° marzo, la XII Assemblea Generale della medesima Pontificia Accademia.

Ad aprire i lavori del Congresso sarà il Vescovo Elio Sgreccia, Presidente della Pontificia Accademia ed il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Salute, svolgerà la prolusione sul tema: "La cultura della morte contro la cultura della vita nell'insegnamento della 'Evangelium vitae'".

Nelle tre sessioni del Congresso saranno esaminati problemi quali lo sviluppo dell'embrione preimpiantatorio, la diagnosi prenatale e preimpiantatoria, lo statuto bio-antropologico dell'embrione pre-impiantatorio. Infine, il pomeriggio del 28 febbraio avrà luogo una tavola rotonda sull'interrogativo "L'embrione è persona?".
ACAD-V/CONGRESSO:EMBRIONE UMANO/SGRECCIA VIS 20060207 (160)

lunedì 6 febbraio 2006

LETTERA PONTIFICIA INVIATO XIV GIORNATA MONDIALE MALATO

CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2006 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre Benedetto XVI nomina il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni della XIV Giornata Mondiale del Malato che avranno luogo ad Adelaide (Australia), l'11 febbraio prossimo.

La Missione che accompagnerà il Cardinale Lozano Barragán è composta dal Monsignore James O'Loughlin, Parroco a Salisbury e dal Monsignor Vincent Tiggeman, Vicario Giudiziale emerito.
BXVI-LETTERA/GIORNATA MALATO/LOZANO VIS 20060206 (100)

IL PAPA PREGA PER LE VITTIME INCIDENTE STADIO FILIPPINE


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2006 (VIS). Il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, un telegramma di cordoglio al Vescovo Francisco C. San Diego, di Pasig (Filippine), per le numerose persone che hanno perso la vita mentre cercavano di abbandonare precipitosamente uno stadio di Manila, dopo che era stato lanciato l'allarme che ci fosse una bomba.

"Profondamente rattristato dalla notizia della tragica perdita di vite umane a Pasig, il Santo Padre prega per tutti coloro che sono rimasti coinvolti in questo terribile incidente. In modo particolare Sua Santità invoca Dio Onnipotente affinché conceda consolazione ai feriti e a tutti coloro che piangono la perdita dei loro cari. Affidando Lei e tutta la popolazione alla protezione di Maria, Regina della Pace, il Santo Padre imparte la Benedizione Apostolica in segno di fortezza e consolazione nel Signore".
TGR/VITTIME STADIO FILIPPINE/SAN DIEGO VIS 20060206 (160)

TELEGRAMMA PAPALE TRAGHETTO AFFONDATO MAR ROSSO


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma che il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, al Cardinale Stephanos II Ghattas, C.M., Patriarca di Alessandria dei Copti (Egitto), dopo l'incidente del traghetto Al Salam 98 affondato nel Maro Rosso, nel quale hanno perso la vita più di mille persone, lo scorso venerdì 3 febbraio.

"Appresa la dolorosa notizia del tragico incidente che ha coinvolto il traghetto egiziano Al Salam 98, Sua Santità Benedetto XVI mi ha incaricato di trasmettere alle famiglie ed ai parenti dei defunti la sua vicinanza spirituale. Il Papa invoca l'Onnipotente affinché conceda alle persone scomparse, originarie di vari paesi, la gioia eterna e sostenga le famiglie nel lutto e nell'afflizione, ed invita tutti ad una grande solidarietà fraterna e spirituale verso le famiglie nella prova. Egli rende omaggio ai soccorritori e a tutte le persone che si sono adoperate per salvare i passeggeri in difficoltà. Su tutti, Sua Santità implora le Benedizioni dell'Onnipotente".
TGR/NAUFRAGIO MAR ROSSO/GHATTAS VIS 20060206 (180)

IL SIGNORE DISSIPA LE NEBBIE DELLE IDEOLOGIE E IDOLATRIE


CITTA' DEL VATICANO, 5 FEB. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, affidata alla cura pastorale degli Agostiniani.

Nell'omelia il Papa ha commentato l'episodio del Vangelo di oggi che narra che il Signore si reca alla casa di Simon Pietro ed Andrea e trova ammalata con febbre la suocera di Pietro. "Gesù" - ha detto il Santo Padre - "venendo dal Padre si reca nella casa dell'umanità, sulla nostra terra e trova un'umanità ammalata, ammalata di febbre, di quella febbre che sono le ideologie, le idolatrie, la dimenticanza di Dio. Il Signore ci dà la sua mano, ci solleva e ci guarisce. E lo fa in tutti i secoli; ci prende per mano con la sua parola, e così dissipa le nebbie delle ideologie, delle idolatrie. Prende la nostra mano nei sacramenti, ci risana dalla febbre delle nostre passioni e dei nostri peccati mediante l'assoluzione nel sacramento della riconciliazione".

Riferendosi al dipinto sopra l'altare della Parrocchia di Sant'Anna, che raffigura Sant'Anna che spiega alla Vergine Maria, sua figlia, le Sacre Scritture, il Santo Padre ha affermato: "Le donne sono anche le prime portatrici della parola di Dio del Vangelo, sono vere evangeliste. E mi sembra che questo Vangelo (...) ci dà l'occasione di dire un grazie sentito a tutte le donne (...) che ci aiutano sempre di nuovo a conoscere la parola di Dio non solo con l'intelletto, ma col cuore".

"Ritorniamo al Vangelo" - ha proseguito il Pontefice - "Gesù dorme nella casa di Pietro, ma di prima mattina quando ancora è buio, si alza ed esce e cerca un luogo deserto e prega. (...) Questo Vangelo ci insegna il centro della fede e della nostra vita cioè il primato di Dio. Dove Dio non c'è, anche l'uomo non è più rispettato. Solo se lo splendore di Dio rifulge sul volto dell'uomo, l'uomo immagine di Dio è protetto da una dignità che poi da nessuno deve essere violata".

Ricordando che la Chiesa celebra oggi in Italia la Giornata per la Vita, il Santo Padre ha sottolineato che: "l'uomo non è il padrone della vita; ne è piuttosto il custode e l'amministratore. (...) Constatiamo (...) che, malgrado vi sia in senso generale un'ampia convergenza sul valore della vita, tuttavia quando si arriva a questo punto, cioè alla 'disponibilità' o indisponibilità della vita, due mentalità si oppongono in maniera inconciliabile. (...) L'una delle due mentalità ritiene che la vita umana sia nelle mani dell'uomo, l'altra riconosce che essa è nelle mani di Dio".

Benedetto XVI ha affermato infine che: "Il rispetto pieno della vita è legato al senso religioso, all'atteggiamento interiore con cui l'uomo si pone nei confronti della realtà, se come padrone o come custode. Del resto, la parola 'rispetto', deriva dal verbo latino 'respicere'-guardare, e indica un modo di guardare le cose e le persone che porta a riconoscere la consistenza, a non appropriarsene, ma ad averne riguardo, prendendosene cura. In ultima analisi, se vien tolto alle creature il loro riferimento a Dio, come fondamento trascendente, esse rischiano di cadere in balia dell'arbitrio dell'uomo che può farne, come vediamo, un uso dissennato".
HML/.../SANTA ANNA VIS 20060206 (540)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre John Barwa, che è Superiore Provinciale della Società del Verbo Divino e Presidente della Conferenza dei Religiosi in India, Vescovo Coadiutore della Diocesi di Rourkela (superficie: 9.675; popolazione: 1.813.000; cattolici: 210.665; sacerdoti: 109; religiosi: 367), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1955 a Gaibira (India), ha emesso i voti perpetui nei Verbiti nel 1984 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NEC/.../BARWA VIS 20060206 (80)

RAPPRESENTAZIONI OFFENSIVE SENTIMENTI RELIGIOSI


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2006 (VIS). Per rispondere a varie richieste di precisazioni sulla posizione della Santa Sede di fronte a recenti rappresentazioni offensive dei sentimenti religiosi di singole persone o di intere comunità, la Sala Stampa della Santa Sede è in grado di dichiarare:

"1. Il diritto alla libertà di pensiero e di espressione, sancito dalla Dichiarazione dei Diritti dell'Uomo, non può implicare il diritto di offendere il sentimento religioso dei credenti. Tale principio vale ovviamente in riferimento a qualsiasi religione".

"2. La convivenza umana esige poi un clima di mutuo rispetto, per favorire la pace fra gli uomini e le Nazioni. Inoltre, talune forme di critica esasperata o di derisione degli altri denotano una mancanza di sensibilità umana e possono costituire in alcuni casi un'inammissibile provocazione. La lettura della storia insegna che non è con tale via che si sanano le ferite esistenti nella vita dei popoli".

"3. Va però subito detto che le offese arrecate da una singola persona e da un organo di stampa non possono essere imputate alle istituzioni pubbliche del relativo Paese, le cui Autorità potranno e dovranno, eventualmente, intervenire secondo i principi della legislazione nazionale. Azioni violente di protesta sono, pertanto, parimenti deplorabili. Per reagire ad un'offesa, non si può infatti venir meno al vero spirito di ogni religione. L'intolleranza reale o verbale, da qualsiasi parte venga, come azione o come reazione, costituisce poi sempre una seria minaccia alla pace".
OP/LIBERTÀ PENSIERO:RELIGIONE/... VIS 20060206 (250)

AI VESCOVI CONGOLESI: SIATE PROFETI DI GIUSTIZIA E PACE


CITTA' DEL VATICANO, 6 FEB. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI, nel ricevere il secondo gruppo di Vescovi della Repubblica Democratica del Congo al termine della Visita "ad Limina Apostolorum", ha invitato i Presuli a trasmettere a tutti i membri delle loro Diocesi la sua "vicinanza spirituale", ricordando che sono invitati "con tutti gli abitanti del Paese a mobilitarsi per lavorare per la pace e la riconciliazione, dopo anni di guerra che hanno causato, specialmente nella vostra regione, milioni di vittime".

"L'impegno per la pace" - ha proseguito il Santo Padre - "è una sfida lanciata alla missione evangelizzatrice del Vescovo. I vostri rapporti quinquennali descrivono le condizioni difficili nelle quali voi esercitate il vostro ministero. (...) Questo anno che la vostra Chiesa locale dedica alla Beata Anuarite Nengapeta, auspico che l'imperativo della carità vi mobiliti e che, con la santità della vostra vita ed il dinamismo missionario che vi anima, voi siate profeti di giustizia e di pace".

"È importante che voi proseguiate la difficile missione del radicamento del Vangelo nella vostra cultura, rispettando i ricchi ed autentici valori africani ma anche purificando tali valori da tutto ciò che potrebbe renderli incompatibili con la verità del Vangelo. (...) Edificare la Chiesa Famiglia di Dio nel vostro Paese, come altrove, è un compito arduo, ma conosco il dinamismo apostolico che vi anima. È molto positivo che la Conferenza Episcopale Nazionale del Congo (...) non abbia risparmiato i propri sforzi per aprire nei cuori e nelle coscienze vie di riconciliazione e di comunione fraterna".

Riferendosi al tema della riconciliazione nazionale, il Papa ha espresso l'auspicio che dia buoni frutti: "la campagna di sensibilizzazione messa in opera, con i Responsabili di altre confessioni religiose, al fine di proporre a tutti i cittadini un'educazione civica. (...) La Chiesa è chiamata a partecipare a questa opera, nel posto che le corrisponde e secondo la sua propria vocazione. (...) Per questo, è importante proporre ai responsabili politici del paese una formazione specifica. Nell'approfondire il ricco patrimonio della dottrina sociale della Chiesa, essi potranno riflettere al loro impegno al servizio del bene comune e tenendo conto delle esigenze morali, per adoperarsi a favore dell'instaurazione di istituzioni giuste, al servizio del rinnovamento della società".

Papa Benedetto XVI ha invitato successivamente i Presuli a servirsi nel loro Paese, ai fini delle diffusione del Vangelo, dei "mezzi di comunicazione sociale, in particolare la radio e la televisione (...) per limitare l'azione delle sette che utilizzano abbondantemente le nuove tecnologie per attirare e confondere i fedeli".

Un'altra priorità pastorale è "l'evangelizzazione della famiglia" poiché "i movimenti di rifugiati e profughi, la pandemia dell'Aids, ma anche i mutamenti importanti della società contemporanea, hanno smembrato numerose famiglie, rendendo fragile l'istituzione familiare". Il Papa ha ribadito l'importanza di incoraggiare i cattolici a preservare e promuovere i valori della famiglia e a dare una solida preparazione umana e spirituale a coloro che si preparano a contrarre matrimonio.

Il Santo Padre ha avuto parole di apprezzamento per i consacrati che "in condizioni estreme, hanno scelto di rimanere presso le popolazioni provate per portare l'assistenza, il conforto ed il sostegno spirituale necessari". Ricordando la condizione dei giovani, il Papa ha ribadito la necessità di "iniziative pastorali destinate a permettere la ricostituzione umana e spirituale dei bambini di strada e dei bambini soldato" ed ha esortato i Vescovi e le scuole cattoliche a vivificare la fede e ad alimentare la speranza nelle giovani generazioni.

"Lancio inoltre un appello alla Comunità internazionale" - ha concluso il Pontefice - "a non dimenticare l'Africa, intraprendendo in particolare azioni coraggiose e determinate per consolidare la stabilità politica ed economica".
AL/.../REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO/ VIS 20060206 (620)

AMORE PROFONDO PER OGNI PERSONA: PERNO SERVIZIO VITA


CITTA' DEL VATICANO, 5 FEB. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha recitato l'Angelus con le migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, fra i quali numerosa era una rappresentanza di aderenti al Movimento per la Vita, accompagnati dal Cardinale Camillo Ruini.

Nelle riflessioni prima dell'Angelus, il Papa ha ricordato che la Giornata per la Vita, che si celebra oggi in Italia, "costituisce una preziosa occasione di preghiera e di riflessione sui temi della difesa e della promozione della vita umana, specialmente quando versa in condizioni di difficoltà".

Il Santo Padre ha successivamente invitato i presenti a riflettere sul messaggio dei Vescovi italiani, sul tema: "Rispettare la vita" ed ha ricordato la "costante attenzione" che il Suo Predecessore Papa Giovanni Paolo II riservò a queste problematiche. "In particolare" - ha detto Papa Benedetto - "vorrei ricordare l'Enciclica 'Evangelium vitae', che egli pubblicò nel 1995 e che rappresenta un'autentica pietra miliare nel magistero della Chiesa su una questione tanto attuale e decisiva. Inserendo gli aspetti morali in un ampio quadro spirituale e culturale, il mio venerato Predecessore ha più volte ribadito che la vita umana è un valore primario da riconoscere, e il Vangelo invita a rispettarla sempre".

Successivamente, Benedetto XVI ha citato la Sua recente Lettera Enciclica "Deus caritas est", sull'amore cristiano per ribadire "l'importanza del servizio della carità per il sostegno e la promozione della vita umana. (...) La cultura della vita è in effetti basata sull'attenzione agli altri, senza esclusioni o discriminazioni. Ogni vita umana, in quanto tale, merita ed esige di essere sempre difesa e promossa. Sappiamo bene che questa verità rischia di essere spesso contraddetta dall'edonismo diffuso nelle cosiddette società del benessere: la vita viene esaltata finché è piacevole, ma si tende a non rispettarla più quando è malata o menomata".

"Partendo invece dall'amore profondo per ogni persona, è possibile mettere in atto forme efficaci di servizio alla vita: a quella nascente come a quella segnata dalla marginalità o dalla sofferenza, specialmente nella sua fase terminale".

"La Vergine Maria" - ha concluso il Papa - "ha accolto con amore perfetto il Verbo della vita, Gesù Cristo, venuto nel mondo perché gli uomini 'abbiano la vita in abbondanza'. A Lei affidiamo le donne in attesa, le famiglie, gli operatori sanitari e i volontari che si impegnano in molti modi al servizio della vita. Preghiamo, in particolare, per le persone che si trovano in situazioni di maggiore difficoltà".
ANG/PROMOZIONE VITA/RUINI VIS 20060206 (420)

PROFONDO DOLORE DEL PAPA ASSASSINIO SACERDOTE IN TURCHIA


CITTA' DEL VATICANO, 6 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio al Cardinale Camillo Ruini, Vicario Generale per la Diocesi di Roma, per l'assassinio del sacerdote italiano Don Andrea Santoro, avvenuto ieri a Trebisonda (Turchia), mentre era raccolto in preghiera nella Chiesa dove aveva appena terminato di celebrare la Santa Messa.

Il Papa si unisce al dolore della Chiesa di Roma della quale Don Andrea era missionario "fidei donum". "Mentre auspico che il suo sangue versato diventi seme di speranza per costruire un'autentica fraternità tra i popoli" - scrive il Pontefice - "elevo fervide preghiere di suffragio per il coraggioso testimone del Vangelo della carità e di cuore imparto la confortatrice Benedizione Apostolica ai familiari in particolare all'anziana mamma tanto provata e a quanti ne piangono la violenza dipartita".

In un altro telegramma indirizzato al Vescovo Luigi Padovese, Vicario Apostolico dell'Anatolia (Turchia), il Papa sottolinea la generosità e lo zelo apostolico con i quali il defunto sacerdote svolgeva il suo ministero "in favore del Vangelo e a servizio delle persone bisognose ed emarginate". "Desidero far pervenire" - scrive ancora il Pontefice - "in questo doloroso momento l'espressione della mia particolare vicinanza a codesta comunità cristiana riaffermando la mia ferma deplorazione per ogni forma di violenza e mentre assicuro fervide preghiere di suffragio per così zelante sacerdote, imparto a Lei venerato fratello, ai sacerdoti e ai fedeli tutti, la confortatrice Benedizione Apostolica".
TGR/ASSASSINIO SACERDOTE/RUINI:PADOVESE VIS 20060206 (250)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 6 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Jean-Louis Tauran, Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa con il Padre Sergio Pagano, B., Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano.

- L'Arcivescovo Paolo Romeo, Nunzio Apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino.

Sabato 4 febbraio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Vescovo Jean-Anatole Kalala Kaseba, di Kamina.

- Il Vescovo Fulgence Muteba Mugalu, di Kilwa-Kasenga.

- Il Vescovo Nestor Ngoy Katahwa, di Kolwezi.

- Il Vescovo Jérôme Nday Kanyangu Lukundwe, di Kongolo.

- Il Vescovo Vincent de Paul Kwanga Njubu, di Manono.

- Il Vescovo Gaston Kashala Ruwezi, S.D.B., di Sakania-Kipushi.

- Il Vescovo François-Xavier Maroy Rusengo, Amministratore Diocesano di Bukavu.

- L'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP:AL/.../... VIS 20060206 (160)

SECONDA RIUNIONE SINODO DEI VESCOVI SULL'EUCARISTIA


CITTA' DEL VATICANO, 6 FEB. 2006 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico un Comunicato relativo alla Seconda Riunione dell'XI Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi sull'Eucaristia che si è svolta il 30 e il 31 gennaio scorso.

A questa seconda Riunione, presieduta dall'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, hanno partecipato 15 Membri del Consiglio Ordinario, eletti nel corso della fase finale della XI Assemblea Generale Ordinaria, tenutasi dal 2 al 23 ottobre 2005, sul tema: "L'Eucaristia fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa".

Il Comunicato segnala che i Membri del Consiglio hanno riflettuto sulle 50 Proposizioni presentate al Santo Padre a conclusione del Sinodo per l'elaborazione dell'Esortazione Apostolica Postsinodale. Inoltre sono stati presentati suggerimenti volti a migliorare i risultati delle innovazioni introdotte nell'ultima Assemblea Generale Ordinaria, e gli interventi individuali in aula, la discussione libera, il lavoro dei Circoli Minori o gruppi di lavoro.

Infine è stata fissata la data della prossima Riunione, che avrà luogo nei giorni 1-2 giugno 2006.
SE/SINODO EUCARISTIA/ETEROVIC VIS 20060206 (180)

venerdì 3 febbraio 2006

CONCESSE INDULGENZE XIV GIORNATA MONDIALE DEL MALATO


CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2006 (VIS). La Penitenzieria Apostolica ha pubblicato questa mattina un Decreto che annuncia la concessione ai fedeli di speciali indulgenze nella ricorrenza della "XIV Giornata Mondiale del Malato", l'11 febbraio prossimo, memoria liturgica della Beata Maria Vergine di Lourdes. Quest'anno la Giornata avrà il suo culmine con la Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Francesco Saverio ad Adelaide (Australia).

Nell'udienza concessa, il 2 gennaio scorso, al Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore, il Santo Padre Benedetto XVI ha disposto la concessione di speciali indulgenze agli ammalati "spinto da vivo desiderio che dalle infermità e dolori degli uomini, sopportati con rassegnazione e offerti all'Eterno Padre (...) provengano abbondanti frutti spirituali, e soprattutto sostenuto dalla speranza che siano promosse opere ed iniziative di cristiana pietà e di sociale solidarietà in favore degli infermi, in modo particolare verso quelli che, essendo affetti da qualche menomazione mentale, più facilmente sono emarginati dalla società e dalla propria famiglia".

Pertanto viene concessa l'Indulgenza plenaria "ai fedeli che, alle solite condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del Santo Padre) e con l'animo distaccato da qualsiasi peccato, l'11 febbraio prossimo parteciperanno devotamente, nella cattedrale di Adelaide o in qualsiasi altro luogo stabilito dall'Autorità ecclesiastica, a qualche sacra cerimonia celebrata per impetrare da Dio le finalità della 'Giornata Mondiale del Malato'".

"I fedeli che negli ospedali pubblici o in qualsivoglia casa privata assistono caritatevolmente come 'buoni Samaritani' gli ammalati, specialmente quelli che a causa di qualche menomazione mentale richiedono maggiore pazienza, diligenza e attenzione, e, a motivo del loro servizio non possono partecipare alla cerimonia sopra indicata, otterranno il medesimo dono dell'Indulgenza plenaria, se in quel giorno presteranno generosamente almeno per qualche ora la loro caritatevole assistenza agli ammalati come se lo facessero allo stesso Cristo Signore, avendo l'animo distaccato da ogni peccato e il proposito di adempiere, quando potranno, alle condizioni richieste per l'ottenimento dell'Indulgenza plenaria".

"I fedeli infine che per malattia, per età avanzata o per altra simile ragione, sono impediti dal prendere parte alla cerimonia sopra indicata, otterranno l'Indulgenza plenaria, purché, avendo l'animo distaccato da qualsiasi peccato e proponendosi di adempiere alle solite condizioni appena possibile, in quel giorno, unitamente al Santo Padre, partecipino spiritualmente con il desiderio alla suddetta celebrazione, preghino devotamente per tutti gli ammalati e offrano a Dio, attraverso la Vergine Maria, 'Salute degli Infermi', le loro sofferenze fisiche e spirituali".

"L'Indulgenza parziale" - si legge al termine del Decreto - "a tutti i fedeli, dal 9 all'11 del prossimo febbraio, ogniqualvolta, con cuore contrito, rivolgeranno a Dio misericordioso devote preghiere per implorare le suddette finalità in aiuto degli infermi".
PENT/INDULGENZE:MALATI/STAFFORD VIS 20060203 (450)

CONSACRATI: SEGNO PRESENZA REGNO DI DIO PER IL MONDO


CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, Festa della Presentazione del Signore e X Giornata della Vita Consacrata, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica per i Membri degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.

La Santa Messa è stata preceduta dalla liturgia della luce con l'accensione e la benedizione delle candele, seguita dalla processione fino all'Altare della Confessione.

Commentando nell'omelia i testi della liturgia di oggi, il Santo Padre ha affermato: "Portando il Figlio a Gerusalemme, la Vergine Madre lo offre a Dio come vero Agnello che toglie i peccati del mondo; lo porge a Simeone e ad Anna quale annuncio di redenzione; lo presenta a tutti come luce per un cammino sicuro sulla via della verità e dell'amore".

Nella festa della Presentazione del Signore, ha ricordato Papa Benedetto, la Chiesa celebra la Giornata della Vita Consacrata che è "un'opportuna occasione per lodare il Signore e ringraziarlo del dono inestimabile che la vita consacrata nelle sue differenti forme rappresenta; è al tempo stesso uno stimolo a promuovere in tutto il popolo di Dio la conoscenza e la stima per chi è totalmente consacrato a Dio".

"Come, infatti, la vita di Gesù" - ha proseguito il Pontefice - "nella sua obbedienza e dedizione al Padre, è parabola vivente del 'Dio con noi', così la concreta dedizione delle persone consacrate a Dio e ai fratelli diventa segno eloquente della presenza del Regno di Dio per il mondo di oggi".

"Il loro modo di vivere e di operare è in grado di manifestare senza attenuazioni la piena appartenenza all'unico Signore; la loro completa consegna nelle mani di Cristo e della Chiesa è un annuncio forte e chiaro della presenza di Dio in un linguaggio comprensibile anche ai nostri contemporanei".

Infine il Papa ha ribadito che: "È questo il primo servizio che la vita consacrata rende alla Chiesa e al mondo. All'interno del Popolo di Dio essi sono come sentinelle che scorgono e annunciano la vita nuova già presente nella storia".
HML/CONSACRATI/... VIS 20060203 (350)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Oscar Domingo Sarlinga, Vescovo di Zárate-Campana (superficie: 5.903; popolazione: 660.500; cattolici: 600.000; sacerdoti: 58; religiosi: 154; diaconi permanenti. 2), Argentina. Finora Ausiliare di Mercedes - Luján (Argentina), il Vescovo Sarlinga succede al Vescovo Rafael Eleuterio Rey, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Vescovo John Choi Young-su, Arcivescovo Coadiutore dell'Arcidiocesi di Daegu (superficie: 9.128; popolazione: 4.466.810; cattolici: 402.958; sacerdoti: 315; religiosi: 1.048), Corea. L'Arcivescovo Young-su è stato finora Ausiliare della medesima Arcidiocesi.
NER:RE:NEC/.../SARLINGA:REY:YOUNG-SU VIS 20060203 (120)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sei Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Vescovo Marcel Utembi Tapa, di Mahagi-Nioka.

- Il Vescovo Janvier Kataka Luvete, di Wamba.

- Il Vescovo Melchisedec Sikuli Paluku, di Butembo-Beni.

- Il Vescovo Théophile Kaboy Ruboneka, di Kasongo ed Amministratore Apostolico di Kindu.

- Il Vescovo Jean-Pierre Tafunga, S.D.B., di Uvira.

- Il Vescovo Dominique Kimpinde, di Kalemie-Kirungu.

Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060203 (110)

giovedì 2 febbraio 2006

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Sei Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Laurent Monsengwo Pasinya, di Kisangani.

- Il Vescovo Dieudonné Uringi Uuci, di Bunia.

- Il Vescovo Joseph Banga Bane, di Buta.

- Il Vescovo Richard Domba Mady, di Doruma-Dungu.

- Il Vescovo Camille Lembi Zaneli, di Isangi.

- Il Vescovo Julien Andavo Mbia, di Isiro-Niangara.

- La Signora Siba Nasser, Ambasciatrice della Repubblica Araba di Siria, in visita di congedo.
AL:AP/.../... VIS 20060202 (100)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 2 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Detroit (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Thomas J. Gumbleton, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignor Anthony Chirayath, Vescovo di Sagar dei Siro-Malabaresi (superficie: 39.020; popolazione: 4.538.500; cattolici: 6.710; sacerdoti: 36; religiosi: 249; diaconi permanenti: 1), India. Il Vescovo eletto, al presente Capo Ufficio del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, è nato nel 1941 a Aranattukara (India), ed è stato ordinato sacerdote nel 1970. Succede al Vescovo Joseph Pastor Neelankavil, C.M.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Eparchia, presentata in conformità al canone 210, paragrafo 1, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

- Ha nominato il Reverendo Peter Machado, Vescovo di Belgaum (superficie: 44.215; popolazione: 11.939.363; cattolici: 29.525; sacerdoti: 120; religiosi: 426), India. Il Vescovo eletto è nato a Honavar (India), nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1978. È stato finora Parroco a Kone e Segretario Regionale della Commissione per i Laici a Bangalore.

- Ha nominato il Monsignore José Colin Mendoza Bagaforo, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Cotabato (superficie: 8.889; popolazione: 1.809.618; cattolici: 823.640; sacerdoti: 71; religiosi: 167), Filippine. Il Vescovo eletto è nato a Cotabato nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. Dal 2004 è stato Vicario Generale della medesima Arcidiocesi.

- Ha nominato l'Arcivescovo Odon Marie Arsène Razanakolona, di Antananarivo (Madagascar), Membro del Consiglio Speciale per l'Africa della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi.
RE:NER:NEA:NA/.../... VIS 20060202 (260)

mercoledì 1 febbraio 2006

LA MISERICORDIA DI DIO È SUPERIORE A TUTTE LE SUE OPERE


CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB. 2006 (VIS). Nella catechesi per l'Udienza Generale di oggi, tenutasi nell'Aula Paolo VI con la partecipazione di 8.000 pellegrini, il Santo Padre Benedetto XVI ha commentato la prima parte del Salmo 144: "Lode alla Maestà divina".

Il Salmo - ha detto il Papa - è "una celebrazione intensa ed appassionata della regalità divina" che "è espressione del progetto salvifico di Dio. Egli non è indifferente riguardo alla storia umana, anzi ha nei suoi confronti il desiderio di attuare un disegno di armonia e di pace. A compiere questo piano è convocata anche l'intera umanità, perché aderisca alla volontà salvifica divina, una volontà che si estende a tutti gli 'uomini', a 'ogni generazione' e a 'tutti i secoli'. Un'azione universale, che strappa il male dal mondo e vi insedia la 'gloria' del Signore, ossia la sua presenza personale efficace e trascendente".

Nel Salmo 144, il Signore è "esaltato come un sovrano amoroso e tenero, preoccupato per tutte le sue creature" - ha ricordato il Santo Padre - "Noi non siamo in balia di forze oscure, né siamo solitari con la nostra libertà, bensì siamo affidati all'azione del Signore potente e amoroso, che ha nei nostri confronti un disegno, un 'regno' da instaurare. Questo 'regno' non è fatto di potenza e di dominio, di trionfo e di oppressione, come spesso accade per i regni terreni, ma è la sede di una manifestazione di pietà, di tenerezza, di bontà, di grazia, di giustizia, come si ribadisce a più riprese nel flusso dei versetti che contengono la lode. (...) Il Signore è 'lento all'ira e ricco di grazia'".

Benedetto XVI ha concluso la catechesi citando una frase del "Secondo discorso sul digiuno" di San Pietro Crisologo: "Grandi sono le opere del Signore. La sua misericordia è superiore a tutte le sue opere"

Al termine dell'Udienza, il Papa ha rivolto parole di saluto ai Dirigenti dell'Amministrazione Penitenziaria Italiana, dicendo loro: "La vostra presenza mi offre l'opportunità di richiamare i singoli e l'intera società al rispetto delle norme etiche e civili, che stanno alla base dell'umana convivenza".

Rivolgendosi ai pellegrini polacchi, il Papa ha ricordato la celebrazione, domani 2 febbraio, della Giornata della Vita Consacrata ed ha detto: "Ringraziamo Dio per le vocazioni religiose e chiediamo che sostenga con la grazia le sorelle e i fratelli che hanno scelto la castità, la povertà e l'obbedienza come cammino di santità".
AG/SALMO 144/... VIS 20060201 (410)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre José Luiz Ferreira Salles, C.Ss.R., Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Fortaleza (superficie: 14.813; popolazione: 3.400.657; cattolici: 2.406.000; sacerdoti: 291; 1.152), Brasile. Il Vescovo eletto, finora Formatore dei Novizi della Provincia Brasiliana della C.Ss.R. a Fortaleza, è nato nel 1957 a Itirapina (Brasile), ha emesso la professione perpetua ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NEA/.../FERREIRA SALLES VIS 20060201 (70)

INTENZIONI APOSTOLATO PREGHIERA MESE DI FEBBRAIO

CITTA' DEL VATICANO, 2 GEN. 2006 (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di febbraio è la seguente: "Perché la comunità internazionale sia sempre più consapevole dell'urgente dovere di porre fine al traffico di esseri umani".

L'intenzione Missionaria è la seguente: "Perché nelle Missioni i fedeli laici avvertano la necessità di
servire il proprio Paese anche con un maggiore impegno nella vita politica e sociale".
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/FEBBRAIO/… VIS 20060201 (80)

martedì 31 gennaio 2006

MESSAGGIO DEL PAPA PER LA QUARESIMA 2006

CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la Quaresima 2006, datato 20 settembre 2005, ed intitolato: "Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione".

Di seguito riportiamo la versione integrale del Documento:

"Carissimi fratelli e sorelle!"

"La Quaresima è il tempo privilegiato del pellegrinaggio interiore verso Colui che è la fonte della misericordia. È un pellegrinaggio in cui Lui stesso ci accompagna attraverso il deserto della nostra povertà, sostenendoci nel cammino verso la gioia intensa della Pasqua".

"Anche nella 'valle oscura' di cui parla il Salmista (Sal 23,4), mentre il tentatore ci suggerisce di disperarci o di riporre una speranza illusoria nell'opera delle nostre mani, Dio ci custodisce e ci sostiene. Sì, anche oggi il Signore ascolta il grido delle moltitudini affamate di gioia, di pace, di amore. Come in ogni epoca, esse si sentono abbandonate. Eppure, anche nella desolazione della miseria, della solitudine, della violenza e della fame, che colpiscono senza distinzione anziani, adulti e bambini, Dio non permette che il buio dell'orrore spadroneggi".

"Come infatti ha scritto il mio amato Predecessore Giovanni Paolo II, c'è un 'limite divino imposto al male', ed è la misericordia ("Memoria e identità", 29 ss). È in questa prospettiva che ho voluto porre all'inizio di questo Messaggio l'annotazione evangelica secondo cui 'Gesù, vedendo le folle, ne sentì compassione' (Mt 9,36)".

"In questa luce vorrei soffermarmi a riflettere su di una questione molto dibattuta tra i nostri contemporanei: la questione dello sviluppo. Anche oggi lo 'sguardo' commosso di Cristo non cessa di posarsi sugli uomini e sui popoli. Egli li guarda sapendo che il 'progetto' divino ne prevede la chiamata alla salvezza. Gesù conosce le insidie che si oppongono a tale progetto e si commuove per le folle: decide di difenderle dai lupi anche a prezzo della sua vita. Con quello sguardo Gesù abbraccia i singoli e le moltitudini e tutti consegna al Padre, offrendo se stesso in sacrificio di espiazione".

"Illuminata da questa verità pasquale, la Chiesa sa che, per promuovere un pieno sviluppo, è necessario che il nostro 'sguardo' sull'uomo si misuri su quello di Cristo. Infatti, in nessun modo è possibile separare la risposta ai bisogni materiali e sociali degli uomini dal soddisfacimento delle profonde necessità del loro cuore. Questo si deve sottolineare tanto maggiormente in questa nostra epoca di grandi trasformazioni, nella quale percepiamo in maniera sempre più viva e urgente la nostra responsabilità verso i poveri del mondo. Già il mio venerato Predecessore, il Papa Paolo VI, identificava con precisione i guasti del sottosviluppo come una sottrazione di umanità. In questo senso nell'Enciclica 'Populorum progressio' egli denunciava 'le carenze materiali di coloro che sono privati del minimo vitale, e le carenze morali di coloro che sono mutilati dall'egoismo… le strutture oppressive, sia che provengano dagli abusi del possesso che da quelli del potere, sia dallo sfruttamento dei lavoratori che dall'ingiustizia delle transazioni' (n. 21)".

"Come antidoto a tali mali Paolo VI suggeriva non soltanto 'l'accresciuta considerazione della dignità degli altri, l'orientarsi verso lo spirito di povertà, la cooperazione al bene comune, la volontà di pace', ma anche 'il riconoscimento da parte dell'uomo dei valori supremi e di Dio, che ne è la sorgente e il termine' (ibid.)".

"In questa linea il Papa non esitava a proporre 'soprattutto la fede, dono di Dio accolto dalla buona volontà dell'uomo, e l'unità nella carità di Cristo' (ibid.). Dunque, lo 'sguardo' di Cristo sulla folla, ci impone di affermare i veri contenuti di quell''umanesimo plenario' che, ancora secondo Paolo VI, consiste nello 'sviluppo di tutto l'uomo e di tutti gli uomini' (ibid., n. 42). Per questo il primo contributo che la Chiesa offre allo sviluppo dell'uomo e dei popoli non si sostanzia in mezzi materiali o in soluzioni tecniche, ma nell'annuncio della verità di Cristo che educa le coscienze e insegna l'autentica dignità della persona e del lavoro, promuovendo la formazione di una cultura che risponda veramente a tutte le domande dell'uomo".

"Dinanzi alle terribili sfide della povertà di tanta parte dell'umanità, l'indifferenza e la chiusura nel proprio egoismo si pongono in un contrasto intollerabile con lo 'sguardo' di Cristo. Il digiuno e l'elemosina, che, insieme con la preghiera, la Chiesa propone in modo speciale nel periodo della Quaresima, sono occasione propizia per conformarci a quello 'sguardo'. Gli esempi dei santi e le molte esperienze missionarie che caratterizzano la storia della Chiesa costituiscono indicazioni preziose sul modo migliore di sostenere lo sviluppo".

"Anche oggi, nel tempo della interdipendenza globale, si può constatare che nessun progetto economico, sociale o politico sostituisce quel dono di sé all'altro nel quale si esprime la carità. Chi opera secondo questa logica evangelica vive la fede come amicizia con il Dio incarnato e, come Lui, si fa carico dei bisogni materiali e spirituali del prossimo. Lo guarda come incommensurabile mistero, degno di infinita cura ed attenzione. Sa che chi non dà Dio dà troppo poco, come diceva la beata Teresa di Calcutta: 'La prima povertà dei popoli è di non conoscere Cristo'. Perciò occorre far trovare Dio nel volto misericordioso di Cristo: senza questa prospettiva, una civiltà non si costruisce su basi solide".

"Grazie a uomini e donne obbedienti allo Spirito Santo, nella Chiesa sono sorte molte opere di carità, volte a promuovere lo sviluppo: ospedali, università, scuole di formazione professionale, micro-imprese. Sono iniziative che, molto prima di altre espressioni della società civile, hanno dato prova della sincera preoccupazione per l'uomo da parte di persone mosse dal messaggio evangelico. Queste opere indicano una strada per guidare ancora oggi il mondo verso una globalizzazione che abbia al suo centro il vero bene dell'uomo e così conduca alla pace autentica".

"Con la stessa compassione di Gesù per le folle, la Chiesa sente anche oggi come proprio compito quello di chiedere a chi ha responsabilità politiche ed ha tra le mani le leve del potere economico e finanziario di promuovere uno sviluppo basato sul rispetto della dignità di ogni uomo. Un'importante verifica di questo sforzo sarà l'effettiva libertà religiosa, non intesa semplicemente come possibilità di annunciare e celebrare Cristo, ma anche di contribuire alla edificazione di un mondo animato dalla carità. In questo sforzo si iscrive pure l'effettiva considerazione del ruolo centrale che gli autentici valori religiosi svolgono nella vita dell'uomo, quale risposta ai suoi più profondi interrogativi e quale motivazione etica rispetto alle sue responsabilità personali e sociali. Sono questi i criteri in base ai quali i cristiani dovranno imparare anche a valutare con sapienza i programmi di chi li governa".

"Non possiamo nasconderci che errori sono stati compiuti nel corso della storia da molti che si professavano discepoli di Gesù. Non di rado, di fronte all'incombenza di problemi gravi, essi hanno pensato che si dovesse prima migliorare la terra e poi pensare al cielo. La tentazione è stata di ritenere che dinanzi ad urgenze pressanti si dovesse in primo luogo provvedere a cambiare le strutture esterne. Questo ebbe per alcuni come conseguenza la trasformazione del cristianesimo in un moralismo, la sostituzione del credere con il fare. A ragione, perciò, il mio Predecessore di venerata memoria, Giovanni Paolo II, osservava: 'La tentazione oggi è di ridurre il cristianesimo ad una sapienza meramente umana, quasi a una scienza del buon vivere. In un mondo fortemente secolarizzato è avvenuta una graduale secolarizzazione della salvezza, per cui ci si batte sì per l'uomo, ma per un uomo dimezzato. Noi invece sappiamo che Gesù è venuto a portare la salvezza integrale' (Enc. Redemptoris missio, 11)".

"È proprio a questa salvezza integrale che la Quaresima ci vuole condurre in vista della vittoria di Cristo su ogni male che opprime l'uomo. Nel volgerci al divino Maestro, nel convertirci a Lui, nello sperimentare la sua misericordia grazie al sacramento della Riconciliazione, scopriremo uno 'sguardo' che ci scruta nel profondo e può rianimare le folle e ciascuno di noi. Esso restituisce la fiducia a quanti non si chiudono nello scetticismo, aprendo di fronte a loro la prospettiva dell'eternità beata. Già nella storia, dunque, il Signore, anche quando l'odio sembra dominare, non fa mai mancare la testimonianza luminosa del suo amore. A Maria, 'di speranza fontana vivace' (Dante Alighieri, Paradiso, XXXIII, 12) affido il nostro cammino quaresimale, perché ci conduca al suo Figlio. A Lei affido in particolare le moltitudini che ancora oggi, provate dalla povertà, invocano aiuto, sostegno, comprensione. Con questi sentimenti a tutti imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica".
MESS/QUARESIMA 2006/... VIS 20060131 (1410)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo Clement Tirkey, finora Vicario Generale della Diocesi di Bagdogra (India), Vescovo della Diocesi di Jalpaiguri (superficie: 6.914; popolazione: 4.917.688; cattolici: 118.700; sacerdoti: 61; religiosi: 301), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1947 nella Diocesi di Raigarh (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1978.

- Consultori della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede i Dottori Francesco Silvano, Walter M. Bonino e Antonio Chiminello.
NER:NA/.../... VIS 20060131 (90)

lunedì 30 gennaio 2006

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha eretto di Diocesi di Nongstoin e Jowai (India), con territorio dismembrato dall'Arcidiocesi di Shillong, rendendole suffraganee della medesima Sede Metropolitana.

- Ha nominato il Reverendo Victor Lyngdoh, finora Parroco della Cattedrale di Shillong (India), Primo Vescovo di Nongstoin (superficie: 5.247; popolazione: 313.723; cattolici: 75.715; sacerdoti: 18: religiosi: 61), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Wahlang (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987.

- Ha nominato il Reverendo Vincent Kympat, Parroco e Direttore del "Laity Formation Centre" a Shillong (India), primo Vescovo di Jowai (superficie: superficie: 3.819; popolazione: 293.229; cattolici: 59.095; sacerdoti: 17; religiosi: 45), India. Il Vescovo eletto è nato a Mawsurong (India) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1977.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Évreux (Francia), presentata dal Vescovo Jacques David, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Christian Nourrichard, finora Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Padre Wojciech Giertych, O.P., che è Teologo della Casa Pontificia, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Ha nominato il Vescovo Vincenzo Apicella, finora Vescovo Ausiliare di Roma per il Settore Ovest della Diocesi, Vescovo della Diocesi Suburbicaria di Velletri-Segni (superficie: 397; popolazione: 122.690; cattolici: 119.690; sacerdoti: 96; religiosi: 270; diaconi permanenti: 12), Italia. Il Vescovo Apicella succede al Vescovo Andrea Maria Erba, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Monsignore Benedetto Tuzia, finora Parroco della Parrocchia di San Roberto Bellarmino,Vescovo Ausiliare della Diocesi di Roma (superficie: 881; popolazione: 2.787.206; cattolici: 2.454.000; sacerdoti: 5.390; religiosi: 27.530; diaconi permanenti: 88), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Subiaco (Italia) nel 1944 ed è stato ordinato sacerdote nel 1969.

- Ha nominato il Monsignore Paul Alois Lakra, Vescovo della Diocesi di Gumla (superficie: 5.316; popolazione: 901.217; cattolici: 150.296; sacerdoti: 122; religiosi: 277), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1955 a Naditoli (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. É stato finora Amministratore Diocesano della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Vescovo Rodrigo Aguilar Martínez, finora Vescovo di Matehuala (Messico), Vescovo di Tehuacán (superficie: 6.294; popolazione: 967.471; cattolici: 919.126; sacerdoti: 96; religiosi: 153), Messico.
RE:NA:NER:NEA:ECE/.../... VIS 20060130 (380)

NON DIMINUIRE ATTENZIONE PROBLEMA DELLA LEBBRA

CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). "Signore, se vuoi, puoi guarirmi" è il tema della 53ma Giornata Mondiale della Lebbra 2006 che si tiene domenica 29 gennaio. Il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, ha redatto un Messaggio indirizzato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali ed ai Vescovi incaricati della Pastorale della Salute.

"La Chiesa in questa Giornata" - scrive il Porporato - "desidera mettersi in ascolto delle tante persone che ancora nel mondo sono colpite dal morbo di Hansen (...) e vuole dare voce al loro grido di aiuto, perché tutti insieme ci sentiamo coinvolti con le diverse possibilità e responsabilità nell'impegno di offrire risposte concrete al bisogno di cura dei malati di lebbra".

Il Cardinale ricorda che i progressi scientifici e farmacologici consentono di disporre di cure terapeutiche efficaci per la guarigione della lebbra nei suoi primi stadi, però "rimangono ampie fasce di persone malate e vaste zone del mondo, che non usufruiscono ancora di queste possibilità di cura, per diverse cause".

Il Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute cita le statistiche dell'Organizzazione Mondiale della Salute secondo le quali nel 2005 i casi dichiarati di lebbra erano in Africa 47.596, in America 36.877, nel Sud-Est asiatico. 186.182, nel Mediterraneo Orientale 5.398 e nel Pacifico occidentale 10.010 e sottolinea che secondo alcuni dati si è constatato un regresso della malattia: dai 763.262 malati nel 2001 si è passati ai 407.791 nel 2004. "La giusta e condivisa soddisfazione per i risultati raggiunti (...) non deve significare un minore impegno o una dimenticanza dei bisogni permanenti, delle cause endemiche del morbo, dei pregiudizi ancora esistenti: (...) Una caduta di attenzione al problema sarebbe particolarmente dannosa proprio nel momento in cui (...) si potrebbe fare uno sforzo decisivo per tentare di debellare definitivamente e in ogni parte del mondo la malattia della lebbra".

Il Cardinale Lozano Barragán invita gli organismi nazionali ed internazionali, le organizzazioni non governative e le Chiese locali a coordinare i loro programmi "per rispondere meglio alle attuali necessità di prevenzione e di cura delle persone a rischio o già malate di lebbra". Inoltre rileva l'urgente necessità di preparare "gruppi di operatori socio-sanitari che siano in grado di agire nel territorio diagnosticando per tempo la presenza del morbo e di curarlo".

Infine il Cardinale esprime gratitudine per l'opera svolta dalle comunità cristiane e dei missionari e missionarie per "l'impegno profuso nella lotta contro la malattia (...) e nella cura amorevole delle persone che ne sono state colpite". Il Cardinale Lozano Barragán sottolinea come "da sempre, la Chiesa in tanti paesi del mondo si sia adoperata con totale dedizione per l'accoglienza, la cura e il reinserimento sociale del malati di lebbra" ed esorta domenica 29 gennaio a "'fare memoria', nella Celebrazione Eucaristica del Corpo Totale di Cristo presente in tante persone e in famiglie che ancora soffrono per la malattia della lebbra".
CON-AVA/GIORNATA LEBBRA/LOZANO BARRAGÁN VIS 20060130 (500)

PUNTO D'INCONTRO DIRITTO E PASTORALE: AMORE PER LA VERITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Decano, i Giudici, gli Officiali e collaboratori del Tribunale Apostolico della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario.

Dell'immensa eredità che Giovanni Paolo II ha lasciato in materia di diritto canonico, Papa Benedetto XVI ha voluto segnalare l'Istruzione "Dignitas connubii" sulla procedura da seguire nelle cause di nullità matrimoniale. "Il maggior contributo di questa Istruzione, che auspico venga applicata integralmente dagli operatori dei tribunali ecclesiastici, consiste nell'indicare in che misura e modo devono essere applicate nelle cause di nullità matrimoniale le norme contenute nei canoni relativi al giudizio contenzioso ordinario, in osservanza delle norme speciali dettate per le cause sullo stato delle persone e per quelle di bene pubblico".

Il Papa ha ricordato che nel corso dell'Assemblea del Sinodo sull'Eucaristia nell'ottobre scorso, i Padri Sinodali hanno invitato i tribunali ecclesiastici ad adoperarsi "affinché i fedeli non canonicamente sposati possano al più presto regolarizzare la loro situazione matrimoniale e riaccostarsi al banchetto eucaristico. Dall'altra parte, invece, la legislazione canonica e la recente Istruzione sembrerebbero, invece, porre dei limiti a tale spinta pastorale, come se la preoccupazione principale fosse quella di espletare le formalità giuridiche previste, con il rischio di dimenticare la finalità pastorale del processo. Dietro a questa impostazione si cela una pretesa contrapposizione tra diritto e pastorale in genere".

"In questo primo incontro con voi" - ha proseguito il Pontefice - "preferisco concentrarmi piuttosto su ciò che rappresenta il fondamentale punto di incontro tra diritto e pastorale: l'amore per la verità" ed ha ribadito che "lo scopo del processo è la dichiarazione della verità da parte di un terzo imparziale, dopo che è stata offerta alle parti pari opportunità di addurre argomentazioni e prove entro un adeguato spazio di discussione.. (...) Ogni sistema processuale deve tendere, quindi, ad assicurare l'oggettività, la tempestività e l'efficacia delle decisioni dei giudici".

Il Papa ha successivamente affermato che: "I processi poi, possono vertere anche su materie che esulano dalla capacità di disporre delle parti, nella misura in cui interessano i diritti dell'intera comunità ecclesiale. Proprio in questo ambito si pone il processo dichiarativo della nullità di un matrimonio: il matrimonio infatti, nella sua duplica dimensione naturale e sacramentale, non è un bene disponibile da parte dei coniugi né, attesa la sua indole sociale e pubblica, è possibile ipotizzare una qualche forma di autodichiarazione".

Indicando che: "Nessun processo è a rigore contro l'altra parte, come se si trattasse di infliggerle un danno ingiusto", Papa Benedetto ha affermato: "L'oggetto del processo è invece dichiarare la verità circa la validità o l'invalidità di un concreto matrimonio, vale a dire circa una realtà che fonda l'istituto della famiglia e che interessa in massima misura la Chiesa e la società civile".

"Il criterio della ricerca della verità" - ha detto ancora Papa Benedetto - "come ci guida a comprendere la dialettica del processo, così può servirci per cogliere l'altro aspetto della questione: il suo valore pastorale, che non può essere separato dall'amore alla verità. Può avvenire infatti che la carità pastorale sia a volte contaminata da atteggiamenti compiacenti verso le persone. Questi atteggiamenti possono sembrare pastorali, ma in realtà non rispondono al bene delle persone e della stessa comunità ecclesiale".

"La verità cercata nei processi di nullità matrimoniale non è tuttavia una verità astratta, avulsa dal bene delle persone. È una verità che si integra nell'itinerario umano e cristiano di ogni fedele. È pertanto assai importante che la sua dichiarazione arrivi in tempi ragionevoli".

Il Papa ha ribadito l'obbligo grave "di rendere l'operato istituzionale della Chiesa nei tribunali sempre più vicino ai fedeli. Inoltre, la sensibilità pastorale deve portare a cercare di prevenire le nullità matrimoniali (...) e ad adoperarsi affinché i coniugi risolvano i loro eventuali problemi e trovino la via della riconciliazione".

"Mi auguro che queste riflessioni" - ha concluso il Santo Padre - "giovino a far comprendere meglio come l'amore alla verità raccordi l'istituzione del processo canonico di nullità matrimoniale con l'autentico senso pastorale che deve animare tali processi. In questa chiave di lettura, l'Istruzione 'Dignitas connubii' e le preoccupazioni emerse nell'ultimo Sinodo si rivelano del tutto convergenti".
AC/.../ROTA ROMANA VIS 20060130 (700)

SANTI: TESTIMONI PRIVILEGIATI DEL PRIMATO DELLA CARITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2006 (VIS). Tema centrale delle riflessioni del Papa prima della recita dell'Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro, è stato il primato della carità ed i suoi testimoni privilegiati: i santi.

Papa Benedetto ha ricordato la Sua prima Enciclica "Deus caritas est", pubblicata mercoledì scorso, dove scrive che i santi "hanno fatto della loro esistenza, pur con mille diverse tonalità, un inno a Dio Amore". In particolare il Papa ha citato i santi commemorati in questi giorni, Santi molto differenti tra loro: "L'Apostolo Paolo con i discepoli Timoteo e Tito" che "appartengono agli inizi della Chiesa, e sono missionari della prima evangelizzazione; nel Medioevo, Tommaso d'Aquino è il modello del teologo cattolico, che incontra in Cristo la suprema sintesi della verità e dell'amore; nel Rinascimento, Angela Merici propone una via di santità anche per chi vive in ambito laico; nell'epoca moderna, Don Bosco, infiammato dalla carità di Gesù Buon Pastore, si prende cura dei ragazzi più disagiati".

"In verità, tutta la storia della Chiesa è storia di santità, animata dall'unico Amore che ha la sua fonte in Dio. Infatti, solo la carità soprannaturale, come quella che sgorga sempre nuova dal cuore di Cristo, può spiegare la prodigiosa fioritura, nel corso dei secoli, di ordini, Istituti religiosi maschili e femminili e di altre forme di vita consacrata".

Il Papa ha concluso le sue riflessioni ricordando che "la Chiesa celebra il prossimo 2 febbraio, festa della Presentazione del Signore al Tempio, la Giornata della Vita Consacrata. Nel pomeriggio, come amava fare Giovanni Paolo II, presiederò nella Basilica Vaticana la Santa Messa. (...) Ringrazieremo insieme Dio per il dono della vita consacrata e pregheremo affinché essa continui ad essere nel mondo segno eloquente del suo amore misericordioso".
ANG/SANTITÀ/... VIS 20060130 (310)

PREGHIERE MALATI DI LEBBRA E VITTIME INCIDENTE POLONIA

CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2006 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus con le migliaia di persone convenute in Piazza San Pietro, il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Giornata mondiale dei malati di lebbra ed ha rivolto un appello ai responsabili delle Nazioni "affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell'umanità".

Ricordando che la celebrazione della Giornata mondiale dei malati di lebbra fu iniziata più di cinquant'anni fa da Raoul Follereau e fu portata avanti "dalle associazioni che si ispirano alla sua opera umanitaria", il Papa ha rivolto un saluto speciale a quanti soffrono per questa malattia ed ha incoraggiato "i missionari, gli operatori sanitari e i volontari impegnati su questa frontiera di servizio all'uomo".

"La lebbra" - ha detto ancora il Papa - "è sintomo di un male più grave e più vasto, che è la miseria. Per questo, sulla scia dei miei Predecessori, rinnovo l'appello ai responsabili delle Nazioni, affinché uniscano gli sforzi per superare i gravi squilibri che ancora penalizzano larga parte dell'umanità".

Nel salutare i pellegrini polacchi, il Santo Padre ha fatto riferimento al "tragico incidente" avvenuto ieri sera a Katowice, costato la vita a numerose persone rimaste schiacciate dal crollo del tetto del padiglione del Centro Internazionale Fieristico dove si teneva una esibizione di piccioni viaggiatori. "Affido alla misericordia di Dio" - ha detto Papa Benedetto - "quanti sono scomparsi, mi unisco nello spirito ai loro famigliari e a coloro che sono rimasti feriti. A tutti imparto la mia cordiale benedizione".

Infine Papa Benedetto si è rivolto ai 5.000 ragazzi e ragazze dell'Azione Cattolica di Roma, radunati in Piazza San Pietro alla fine del "Mese della Pace". Poco prima di liberare con due rappresentanti due colombe, simbolo della pace, il Papa ha detto dalla finestra del suo studio: "So che vi siete proposti di 'allenarvi alla pace', guidati dal grande 'allenatore' che è Gesù. Per questo affido a voi dell'Azione Cattolica Ragazzi il compito che ho proposto a tutti nel Messaggio del 1° gennaio: 'imparate a dire e fare sempre la verità, così diventerete costruttori di pace".
ANG/LEBBRA:INCIDENTE:PACE/... VIS 20060130 (370)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Dieter Althaus, Ministro Presidente dello Stato Libero di Thüringen, con la Consorte e Seguito.

- Il Cardinale Antonio María Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).

- Il Cardinale Salvatore De Giorgi, Arcivescovo di Palermo (Italia).

Sabato 28 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Karolos Papoulias, Presidente di Grecia, con la Consorte e Seguito.

- Il Monsignore Antoni Stankiewicz, Decano del Tribunale della Rota Romana.

Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060130 (110)

venerdì 27 gennaio 2006

RICERCA DELLA VERITÀ CONDIZIONE DI UNA DEMOCRAZIA REALE

CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Presidente ed un gruppo di dirigenti delle Associazioni Cristiane Lavoratori Italiani (A.C.L.I.), in occasione del 60° anniversario di fondazione.

Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato: le tre "consegne" o "fedeltà", che storicamente vi siete impegnati ad incarnare nella vostra multiforme attività". La prima è la "fedeltà ai lavoratori. È la persona 'il metro della dignità del lavoro'. Per questo il Magistero ha sempre richiamato la dimensione umana dell'attività lavorativa (...), senza dimenticare che il coronamento dell'insegnamento biblico sul lavoro è il comandamento del riposo. Esigere dunque che la domenica non venga omologata a tutti gli altri giorni della settimana è una scelta di civiltà".

"Dal primato della valenza etica del lavoro umano" - ha proseguito il Pontefice - "derivano ulteriori priorità: quella dell'uomo sullo stesso lavoro, del lavoro sul capitale, della destinazione universale dei beni sul diritto alla proprietà privata: insomma la priorità dell'essere sull'avere".

Sottolineando che nel nostro tempo la scienza e la tecnica "offrono possibilità straordinarie per migliorare l'esistenza di tutti", Papa Benedetto ha affermato che "un uso distorto di questo potere può provocare gravi e irreparabili minacce per il destino della vita stessa".

"La tutela della vita dal concepimento al suo termine naturale, e ovunque questa sia minacciata, offesa o calpestata, è il primo dovere in cui si esprime un'autentica etica della responsabilità, che si estende coerentemente a tutte le altre forme di povertà, di ingiustizia e di esclusione".

"La seconda consegna (...) è la fedeltà alla democrazia, che sola può garantire l'uguaglianza e i diritti per tutti. (...) La giustizia è il banco di prova di un'autentica democrazia. Ciò posto, non va dimenticato che la ricerca della verità costituisce al contempo la condizione di possibilità di una democrazia reale e non apparente: 'Una democrazia senza valori si converte facilmente in un totalitarismo aperto oppure subdolo, come dimostra la storia'" - ha detto Papa Benedetto citando l'Enciclica di Giovanni Paolo II "Centesimus annus":

"La terza consegna" - ha detto ancora il Santo Padre - "è la fedeltà alla Chiesa. Solo un'adesione cordiale ed appassionata al cammino ecclesiale garantirà quella necessaria identità che sa farsi presente in ogni ambito della società e del mondo, senza perdere il sapore e il profumo del Vangelo".

"Da laici e lavoratori cristiani associati" - ha concluso il Papa - "curate sempre la formazione dei vostri soci e dirigenti, nella prospettiva del peculiare servizio a cui siete chiamati. Come testimoni del Vangelo e tessitori di legami fraterni, siate coraggiosamente presenti negli ambiti cruciali della vita sociale".
AC/LAVORO/ACLI VIS 20060127 (440)

SIATE SEGNI PROFETICI UMANITÀ LIBERATA RANCORE E PAURA

CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano i Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo al termine della Visita "ad Limina Apostolorum".

Nel suo discorso il Papa ha ricordato "le profonde cicatrici che hanno lasciato nella memoria del popolo" i sanguinosi conflitti che il Paese ha vissuto negli ultimi anni ed ha lodato l'opera dei Vescovi congolesi che "hanno chiamato i responsabili locali a dar prova di responsabilità e coraggio affinché le popolazioni vivano nella pace e nella sicurezza". Il Papa ha incoraggiato la Conferenza Episcopale a "rimanere vigile per accompagnare il progresso in corso" nel processo di pacificazione del Paese.

Papa Benedetto XVI ha citato numerose volte l'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Africa", della quale nel 2005 ricorreva il decimo anniversario di pubblicazione ed ha affermato: "Nel convocare l'Assemblea Sinodale Papa Giovanni Paolo II intendeva promuovere una solidarietà pastorale organica nel continente africano, affinché la Chiesa trasmettesse un messaggio di fede, di speranza e di carità credibile a tutti gli uomini di buona volontà, per un nuovo slancio missionario delle Chiese particolari. Mentre alcune Diocesi celebrano i cento anni di evangelizzazione, auspico che ciascuno di voi profitti per fare il punto sulla questione centrale della diffusione del Vangelo e ne tragga le conseguenze pastorali per la vita delle comunità locali affinché l'ardore apostolico dei pastori e dei fedeli sia rinnovato e la ricostruzione morale, spirituale e materiale unisca le comunità in una sola famiglia, segno di fraternità per i vostri contemporanei".

"Voi sottolineate" - ha proseguito il Pontefice - "la necessità di lavorare ad una evangelizzazione in profondità dei fedeli. Le comunità ecclesiali vive presenti in tutti i punti delle vostre Diocesi, ben riflettono questa evangelizzazione di vicinanza che rende i fedeli più adulti nella loro fede, in uno spirito di fraternità evangelica che stimola tutti a riflettere insieme sui diversi aspetti della vita ecclesiale. Queste comunità costituiscono così un prezioso baluardo contro l'offensiva delle sette che sfruttano la credulità dei fedeli fuorviandoli, proponendo una falsa visione della salvezza e del Vangelo ed una morale accomodante".

Benedetto XVI ha insistito sulla necessità della "formazione permanente dei responsabili di queste comunità, specialmente i catechisti" ed ha esortato i Presuli a dedicare le loro cure affinché "le Comunità ecclesiali vive siano veramente missionarie, desiderose non solo di accogliere il Vangelo di Cristo ma anche siano pronte a rendere testimonianza ai fratelli. (...) In questi tempi particolarmente decisivi per la vita del vostro paese, ricordate ugualmente ai fedeli laici l'urgenza d'assumere il rinnovamento dell'ordine temporale, chiamandoli ad 'esercitare sul tessuto sociale un influsso volto a trasformare non soltanto le mentalità, ma le stesse strutture della società in modo che vi si rispecchino meglio i disegni di Dio sulla famiglia umana".

Il Papa ha quindi salutato tutti i sacerdoti, i religiosi e le religiose che operano nel continente africano ed ha detto: "Conosco le condizioni difficili nelle quali molti di loro esercitano la loro missione e li ringrazio per il loro servizio spesso eroico". In merito Benedetto XVI ha invitato i Presuli ad esortare i sacerdoti "all'eccellenza nella vita spirituale e morale, ricordando loro il legame unico che associa i sacerdoti a Cristo, dei quali il celibato sacerdotale, vissuto nella perfetta castità, manifesta la profondità e il carattere vitale".

"Vi incoraggio inoltre" - ha proseguito il Pontefice - "a sviluppare sempre i legami di comunione nel vostro presbiterio diocesano. Come precisate nei vostri rapporti quinquennali, la permanenza dei conflitti ha talvolta negativamente influito sull'unità di tale presbiterio, favorendo lo sviluppo del tribalismo e di lotte di potere nefaste per l'edificazione del Corpo di Cristo, fonte di confusione per i fedeli".

"Esorto ciascuno a ritrovare la profonda fraternità sacerdotale che è propria dei ministri ordinati" - ha detto ancora il Santo Padre invitando i Vescovi ad incoraggiare i sacerdoti "ad esercitarsi reciprocamente alla carità fraterna, proponendo loro in particolare certe forme di vita comunitaria, per aiutarli a crescere insieme in santità nella fedeltà alla loro vocazione e alla loro missione, in piena comunione con voi".

"Al termine del nostro incontro, vi invito alla speranza. Da più di un secolo la Buona Novella è annunciata nella vostra terra. (...) Che le vostre comunità, incoraggiate dai testimoni della fede nel vostro Paese, in particolare la Beata Marie-Clémentine Anuarite Nengapeta ed il Beato Isidore Bakanja, siano segni profetici di un'umanità rinnovata dal Cristo, umanità liberata dal rancore e dalla paura".
AL/REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO/... VIS 20060127 (760)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l'Arcivescovo Marco Dino Brogi, che è Nunzio Apostolico, Consultore della Segreteria di Stato - Sezione per i Rapporti con gli Stati.
NA/.../BROGI VIS 20060127 (40)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Marc Ouellet, Arcivescovo di Québec (Canada).

Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva l'Arcivescovo Angelo Amato, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AP/.../... VIS 20060127 (50)

giovedì 26 gennaio 2006

VIAGGIO DEL CARDINALE KASPER IN ARMENIA E GEORGIA

CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Dal 26 al 30 gennaio si terrà in Armenia, presso il Catholicossato di Etchmiadzin, la terza riunione della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Chiese orientali ortodosse. Istituita nel 2003, la Commissione mista ha tenuto due riunioni, la prima a Il Cairo (Egitto) nel 2004 e la seconda a Roma nel 2005.

Alla riunione, convocata dal Catholicos di tutti gli Armeni, Sua Santità Karekin II, assisteranno due Delegazioni - cattolica ed ortodossa - la prima guidata dal Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e la seconda dal Metropolita Amba Bishoy della Chiesa Copto-Ortodossa.

Un Comunicato reso pubblico oggi precisa che nel programma della riunione figurano "tre temi di studio e di dialogo correlati con il tema centrale della Chiesa come comunione: i Vescovi nella successione apostolica; il rapporto tra primato e sinodalità/collegialità; il funzionamento e l'importanza ecclesiologica dei sinodi a livello locale e ecumenico".

Inoltre dal 31 gennaio al 4 febbraio, il Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani si recherà in visita in Georgia, accompagnato dal Padre Jozef M. Maj, S.J., Officiale della Sezione Orientale del medesimo Pontificio Consiglio.

Obiettivo della visita, la prima che un Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani compie in Georgia nel corso degli ultimi quindici anni, risponde all'invito del Vescovo Giuseppe Pasotto, Amministratore Apostolico del Caucaso dei Latini, di visitare la comunità cattolica locale e di rendere una visita ufficiale a Sua Santità Ilia II, Catholicos Patriarca di tutta la Georgia e Primate della Chiesa ortodossa di Georgia.

Oltre a tenere una conferenza sul tema "I rapporti tra la Chiesa cattolica e l'ortodossia", il Cardinale Kasper presiederà una Santa Messa, il 2 febbraio, Festa della Presentazione del Signore, con la partecipazione del clero e dei fedeli del luogo e prenderà parte anche ad una preghiera ecumenica nella Cattedrale della Chiesa Apostolica Armena a Tbilisi (Georgia). Il Comunicato rende noto infine che il Cardinale si recherà in visita all'Accademia Ecclesiastica e ai santuari e luoghi di vita monastica più significativi della Chiesa Ortodossa.
CON-UC/VISITA ARMENIA:GEORGIA/KASPER VIS 20060126 (360)

ECUMENISMO IN EUROPA: AFFRONTARE UNITI SFIDE ATTUALI

CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in Vaticano i membri della Commissione preparatoria della III Assemblea Ecumenica Europea, il Santo Padre Benedetto XVI ha detto: "La vostra visita è un'ulteriore occasione per porre in luce i vincoli di comunione che ci legano in Cristo, e rinnovare la volontà di operare insieme perché quanto prima si giunga alla piena unità".

Nel salutare i rappresentanti degli organismi ecumenici d'Europa, il Santo Padre ha detto: "Sono particolarmente contento quest'oggi di incontrarvi nuovamente dopo aver partecipato ieri nella Basilica di San Paolo alla conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei Cristiani".

"Voi avete voluto iniziare" - ha detto ancora Papa Benedetto - "il pellegrinaggio ecumenico europeo, che avrà il suo culmine nell'assemblea di Sibiu, in Romania, nel settembre 2007, proprio qui da Roma, dove ebbero luogo la predicazione e il martirio degli apostoli Pietro e Paolo. E questo è quanto mai significativo perché gli Apostoli ci hanno per primi annunciato quel Vangelo che, come cristiani, siamo chiamati a proclamare e testimoniare all'Europa di oggi".

Riferendosi successivamente al cammino della ricerca della piena comunione, il cui tema scelto come itinerario spirituale è: "La luce di Cristo illumina tutti. Speranza di rinnovamento e unità in Europa", il Santo Padre ha affermato che "perché sia fruttuoso il processo di unificazione che ha avviato, l'Europa ha bisogno di riscoprire le sue radici cristiane, dando spazio ai valori etici che fanno parte del suo vasto e consolidato patrimonio spirituale".

"Tuttavia la presenza di noi cristiani sarà incisiva e illuminante solo se avremo il coraggio di percorrere con decisione la via della riconciliazione e dell'unità. (...) Questo sforzo è richiesto a tutti, (...), perché tutti abbiamo una specifica responsabilità per quanto concerne il cammino ecumenico dei cristiani nel nostro Continente e nel resto del mondo".

"Dopo la caduta del muro, che divideva i Paesi dell'Oriente e dell'Occidente in Europa, è più facile l'incontro tra i popoli; (...) si avverte il bisogno di affrontare uniti le grandi sfide del momento, a iniziare da quella della modernità e della secolarizzazione".

Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che: "L'esperienza dimostra ampiamente che il dialogo sincero e fraterno genera fiducia, elimina le paure e i preconcetti, scioglie le difficoltà e apre al confronto sereno e costruttivo".
AC/ASSEMBLEA ECUMENICA EUROPEA/... VIS 20060126 (400)

UMILMENTE E INSTANCABILMENTE IMPLORIAMO DONO UNITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della festa della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, sul tema: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Matteo 18,20).

"L'aspirazione di ogni Comunità cristiana e di ogni singolo fedele all'unità" - ha detto il Santo Padre - "e la forza per realizzarla sono un dono dello Spirito Santo e vanno di pari passo con una sempre più profonda e radicale fedeltà al Vangelo. Ci rendiamo conto che alla base dell'impegno ecumenico c'è la conversione del cuore".

Ricordando il titolo della Sua prima Enciclica "Deus caritas est", il Santo Padre ha affermato: "Dio è amore. Su questa solida roccia poggia tutta intera la fede della Chiesa. (...) Su questa verità, culmine della divina rivelazione, le divisioni, pur mantenendo la loro dolorosa gravità, appaiono superabili e non ci scoraggiano".

"L'amore vero" - ha proseguito il Pontefice - "non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall'esterno, ma che dall'interno dà forma, per così dire, all'insieme".

"Lo sappiamo bene" - ha sottolineato il Papa - "l'auspicato compimento dell'unità dipende in primo luogo dalla volontà di Dio, il cui disegno e la cui generosità superano la comprensione dell'uomo e le sue stesse richieste ed attese. Contando proprio sulla bontà divina, intensifichiamo la nostra preghiera comune per l'unità, che è un mezzo necessario e quanto mai efficace".

L'unità dei cristiani, ha ribadito Papa Benedetto, "è la nostra comune missione; è la condizione perché la luce di Cristo si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati".

"Quanta strada sta dinanzi a noi!" - ha esclamato il Pontefice concludendo l'omelia con queste parole: "Eppure non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua indefettibile presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono dell'unità e della pace".
HML/UNITÀ CRISTIANI/SAN PAOLO FUORI LE MURA VIS 20060126 (370)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Signor Lech Kaczynski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte e Seguito.

- L'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Italia).

- Il Vescovo Joseph Bolangi Egwanga Edita Tasame, di Budjala (Repubblica Democratica del Congo), in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Il Reverendo José Rodríguez Carballo, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori.

Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/.../... VIS 20060126 (100)

mercoledì 25 gennaio 2006

DIO È AMORE, PRIMA ENCICLICA DI PAPA BENEDETTO XVI

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo una sintesi della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI "Deus caritas est" (Dio è amore), sull'amore cristiano, datata 25 dicembre, Solennità del Natale del Signore.

L'Enciclica è articolata in due grandi parti. La prima, intitolata: "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza" offre una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni - "eros", "philia", "agape" - precisando alcuni dati essenziali dell'amore di Dio per l'uomo e dell'intrinseco legame che tale amore ha con quello umano. La seconda parte, intitolata "Caritas - l'esercizio dell'amore da parte della Chiesa quale comunità d'amore" tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo.

PRIMA PARTE

Il termine amore, una delle parole più usate ed anche abusate nel mondo d'oggi, possiede un vasto campo semantico. Nella molteplicità di significati, però, emerge come archetipo di amore per eccellenza quello tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di 'eros'. Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, il concetto di "amore" viene approfondito - uno sviluppo che si esprime nella messa ai margini della parola "eros" in favore del termine "agape" per esprimere un amore oblativo.

Questa nuova visione dell'amore, una novità essenziale del cristianesimo, non di rado è stata valutata in modo assolutamente negativo come rifiuto dell'eros e della corporeità. Anche se tendenze di tal genere ci sono state, il senso di questo approfondimento è un altro. L'"eros", posto nella natura dell'uomo dal suo stesso Creatore, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro sesso, diventando una merce.

La fede cristiana ha sempre considerato l'uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. La sfida dell'"eros" può dirsi superata quando nell'uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l'amore diventa, sì, "estasi", però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l'"eros" può sollevare l'essere umano "in estasi" verso il Divino.

In definitiva, "eros" e "agape" esigono di non essere mai separati completamente l'uno dall'altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura dell'amore. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto desiderio, nell'avvicinarsi poi all'altra persona si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro, si donerà e desidererà esserci per l'altro: così si inserisce in esso e si afferma il momento dell'"agape".

In Gesù Cristo, che è l'amore incarnato di Dio, l'"eros"-"agape" raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l'uomo, esprime l'amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l'istituzione dell'Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando all'Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti un solo corpo. In tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi insieme. Il duplice comandamento, grazie a questo incontro con l'"agape" di Dio, non è più soltanto esigenza: l'amore può essere comandato perché prima è donato.

SECONDA PARTE

L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l'intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l'amore trinitario. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più efficace adempimento.

Così nella struttura fondamentale della Chiesa emerse la "diaconia" come servizio dell'amore verso il prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato - un servizio concreto, ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali. L'intima natura della Chiesa si esprime così in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro.

Fin dal secolo XIX, contro l'attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un'obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione - s'è detto - con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in atto rendendolo in qualche modo sopportabile e frenando così la ribellione e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore.

In questo senso il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale - un sogno che nel frattempo è svanito. Il magistero pontificio, a cominciare con l'Enciclica 'Rerum novarum' di Leone XIII (1891) fino alla trilogia di Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens [1981], Sollicitudo rei socialis [1987], Centesimus annus [1991]) ha affrontato con crescente insistenza la questione sociale, e nel confronto con situazioni problematiche sempre nuove ha sviluppato una dottrina sociale molto articolata, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini della Chiesa.

La creazione, tuttavia, di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa. La dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tuttavia non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare il contributo essenziale di cui l'uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.

Nei nostri tempi, un positivo effetto collaterale della globalizzazione si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero. Le strutture dello Stato e le associazioni umanitarie assecondano in vari modi la solidarietà espressa dalla società civile: si sono così formate molteplici organizzazioni con scopi caritativi e filantropici. Anche nella Chiesa cattolica e in altre Comunità ecclesiali sono sorte nuove forme di attività caritativa. Tra tutte queste istanze è auspicabile che si stabilisca una collaborazione fruttuosa. Naturalmente è importante che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale. Perciò:

- L'attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull'esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l'amore per il prossimo.

- L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.

- L'attività caritativa cristiana, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. L'inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la "Magna Carta" dell'intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.

In questo contesto, e di fronte all'incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, bisogna riaffermare l'importanza della preghiera. Il contatto vivo con Cristo evita che l'esperienza della smisuratezza del bisogno e dei limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l'operatore nell'ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare, non consegue o, dall'altro lato, diventare tentazione a cedere all'inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all'azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca - sull'esempio di Maria e dei Santi - di attingere in Dio la luce e la forza dell'amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo.

Cliccare di seguito per leggere il testo integrale dell'Enciclica:
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1490)

"DEUS CARITAS EST", TESTO FORTE CENTRO FEDE CRISTIANA

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, intitolata: "Deus caritas est". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace", l'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

Il Cardinale Martino ha fatto riferimento alla parte dell'Enciclica nella quale il Papa affronta il tema del rapporto fra giustizia e carità ed indica alcuni orientamenti sulla competenza della Chiesa e della sua dottrina sociale e sulla competenza dello Stato nella realizzazione di un giusto ordine sociale.

Affermata la competenza della politica e dello Stato nella costruzione di un giusto ordine sociale, e quindi l'incompetenza della Chiesa e della sua dottrina sociale in tale costruzione, il Santo Padre sottolinea che "la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili".

Il Santo Padre, ha continuato il Porporato, "'afferma che compito della Chiesa, con la sua dottrina sociale, nella costruzione di un giusto ordine sociale, è quello di risvegliare le forze spirituali e morali'. A quali forze si riferisce il Santo Padre? Ascoltiamo la sua parola: 'Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica'. (...) Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità".

"La presenza del fedele laico in campo sociale viene qui concepita in termini di servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica".

L'Arcivescovo Levada ha affermato che l'Enciclica è "un testo forte sul 'centro della fede cristiana', intendendo con ciò l'immagine cristiana di Dio e quella di uomo che ne scaturisce. 'Testo forte' che vuole opporsi all'uso sbagliato del nome di Dio e all'ambiguità della nozione di 'amore' che è così evidente nel mondo odierno".

"Per capire la novità dell'amore cristiano, il Santo Padre cerca dapprima di illustrare 'la differenza e l'unità' che esiste fra i due concetti che incontriamo nel campo del fenomeno dell'amore già dai tempi della filosofia dei Greci antichi, l''eros' e l''agape'. Il Santo Padre vuole dimostrare come i due concetti non si oppongano, ma si armonizzino tra di loro per offrire una concezione realista dell'amore umano, un amore che corrisponde alla totalità - corpo e anima - dell'essere umano. L'agape impedisce all'eros di abbandonarsi all'istinto, mentre l'"eros" offre all'"agape" le fondamentali relazioni vitali dell'esistere dell'uomo".

Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che: "Nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna quest'amore umano trova la sua forma radicata nella stessa creazione".

"L'amore del prossimo, radicato nell'amore di Dio, è un compito non solo per ogni singolo fedele, ma anche - e così passiamo alla seconda parte dell'Enciclica - per la comunità dei credenti, cioè per la Chiesa. Dallo sviluppo storico dell'aspetto ecclesiale dell'amore fin dalle origini della Chiesa, possiamo ricavare due dati: 'il servizio della carità appartiene all'essenza della Chiesa, e in secondo luogo nessuno deve mancare del necessario nella Chiesa e fuori di essa".

"Il Santo Padre" - ha proseguito l'Arcivescovo Levada - "offre i suoi commenti illuminanti su alcuni aspetti del servizio di carità - 'diakonia' - della Chiesa nei tempi moderni. Egli risponde all'obiezione secondo cui l'esercizio della carità verso i poveri sarebbe di ostacolo all'equa distribuzione dei beni del mondo a tutti gli uomini".

"Il Papa, inoltre, loda le nuove forme di collaborazione fruttuosa tra istanze statali ed ecclesiali, facendo riferimento al fenomeno del 'volontariato'".

Infine l'Arcivescovo Levada, riassumendo l'Enciclica, ha detto che essa "ci offre una visione dell'amore per il prossimo e del compito ecclesiale di operare la carità come compimento del comandamento dell'amore, che trova le sue radici nell'essenza stessa di Dio, che è Amore". Il Documento, ha concluso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, "invita la Chiesa ad un rinnovato impegno nel servizio della carità ('diakonia'), come parte essenziale della sua esistenza e missione".

L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha sottolineato a sua volta che: "il testo di oggi è la prima Enciclica in assoluto sulla carità" ed ha precisato che il Papa ha voluto affidarne la presentazione alla stampa anche al Dicastero da lui diretto poiché il servizio da esso svolto "comprende l'esecuzione delle iniziative personali del Papa quale segno della Sua compassione in certe situazioni di miserie".

"La carità della Chiesa è fatta di interventi concreti" - ha affermato l'Arcivescovo Cordes e "comprende iniziative politiche, come quelle per la rimessa dei debiti nei paesi più poveri. Vogliamo promuovere la coscienza della giustizia nella società (...). Qualcuno può pensare (...) che, per impegnarsi in modo efficace per il bene dell'umanità, siano sufficienti le attività che vi ho elencate. Cioè: che agire per i poveri significa mettere in modo processi di ordine pratico, tecnico, amministrativo. Che l'azione non ha bisogno di una teoria che l'accompagni. (...) Papa Benedetto XVI ha invece voluto illuminare l'impegno caritativo con un fondamento teologico. (...) È convinto che la fede ha delle conseguenze sulla persona stessa che agisce e quindi anche sul modo e l'intensità della sua azione di aiuto".

"La dottrina sociale della Chiesa e la teologia della carità si richiamano senza dubbio a vicenda, ma non coincidono del tutto. Infatti la prima enuncia principi etici per la ricerca del bene comune, e quindi si muove su un livello piuttosto politico e comunitario. Invece il prendersi cura individualmente, ed insieme, delle sofferenze del prossimo, non esige una dottrina sistematica. Nasce, invece, dalla parola della fede".

"Il sentire comune diffuso nella nostra società" - ha proseguito l'Arcivescovo Cordes - "è molto filantropico, per fortuna, ma può rappresentare una trappola: si può pensare che non abbiamo bisogno delle nostre radici bibliche per vivere la carità! Oggi molti sono pronti ad aiutare chi soffre - e lo registriamo con gratitudine e soddisfazione; ma ciò può insinuare presso i fedeli l'idea che la carità non rientra in maniera essenziale nella missione ecclesiale. Senza un solido fondamento teologico, le grandi agenzie ecclesiali potrebbero essere minacciate, in pratica, di dissociarsi dalla Chiesa (...); potrebbero preferire di identificarsi come organismi non governativi (NGO). In tali casi, la loro 'filosofia' e i loro progetti non si distinguerebbero dalla Croce Rossa o dalle agenzie dell'O.N.U. Ciò è, però, in contrasto con la storia bimillenaria della Chiesa e non tiene conto del rapporto intimo tra azione ecclesiale per l'uomo e credibilità dell'annuncio del Vangelo".

"Dobbiamo andare oltre, al di là della chiarificazione teologica: l'attuale sensibilità di tante persone, soprattutto dei giovani, contiene anche un 'kairos apostolico'. Apre notevoli prospettive pastorali. Sono innumerevoli i volontari e non pochi giungono a scoprire l'amore di Dio nel loro donarsi al prossimo con amore disinteressato".
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1.150)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Anthony Ireri Mukobo, I.M.C., finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Nairobi, Vicario Apostolico di Isiolo (superficie: 25.605; popolazione: 116.900; cattolici: 27.300; sacerdoti: 21; religiosi: 38), Kenya.
NER/.../MUKOBO VIS 20060125 (50)

ARCIVESCOVO CELATA CAPO DELEGAZIONE FUNERALE RUGOVA

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Dr. Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione: "Il Santo Padre Benedetto XVI ha designato Sua Eccellenza Monsignor Pier Luigi Celata, Arcivescovo titolare di Doclea e Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, come Capo della Delegazione della Santa Sede per i funerali (che si terranno domani) dell'Onorevole Ibrahim Rugova, Presidente del Kosovo".
OP/FUNERALE RUGOVA/CELATA VIS 20060125 (80)

MONDO DIVERSO AFFIDATO OPERA DEL MESSIA E DEL SUO POPOLO

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato, nell'Udienza Generale odierna, tenutasi nell'Aula Paolo VI, con la partecipazione di 8.000 persone, che oggi si conclude la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani ed ha proseguito la catechesi dei Salmi, commentando la seconda parte del Salmo 143: "La preghiera del Re".

In questo Salmo, ha detto il Papa "si canta (...) la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male" e "si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede. Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero 'shalom', ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta".

Il Salmista presenta innanzitutto "la famiglia, che si basa sulla vitalità della generazione. (...) Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti. (...) Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica".

"Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia. (...) Il richiamo spontaneo è al patto nuovo già annunziato dai profeti e compiuto in Cristo, all'uomo nuovo, all'alleluia della vita rinnovata e redenta, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060125 (310)
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