Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

giovedì 12 dicembre 2013

LA TRATTA DI ESSERI UMANI È UN CRIMINE CONTRO L’UMANITÀ DENUNCIA IL PAPA NEL SUO DISCORSO AI RAPPRESENTANTI DIPLOMATICI

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS). La tratta di esseri umani, una vera forma di schiavitù, purtroppo sempre più diffusa, che riguarda ogni Paese, anche i più sviluppati, è stato il tema scelto dal Papa per il suo discorso a sedici nuovi ambasciatori e ad un rappresentante diplomatico non residente presso la Santa Sede. Gli Ambasciatori Boudjemaa Delmi, (Algeria); Delmi Eyjolfsson, (Islanda); Lars Vissing, (Danimarca); Lineo Lydia Khechane Ntoane, (Lesotho); Ibrahim Sorie, (Sierra Leone); Emanuel Antero García da Veiga, (Capo Verde); Edouard Bizimana, (Burundi); George Gregory Buttigieg, (Malta); Lars-Hjalmar Wide, (Svezia); Aman Rashid, (Pakistan); Paul William Lumbi, (Zambia); Thomas Hauff, (Norvegia); Bader Saleh Al-Tunaib, (Kuwait); Yemdaogo Eric Tiare, (Burkina Faso); Marcel R. Tibaleka, (Uganda), Makram Mustafa Al Queisi, (Giordania) ed il Rappresentante Diplomatico di Palestina, Isa Jamil Kassissieh.

Il Santo Padre ha menzionato le molteplici iniziative della comunità internazionale per la promozione della pace, del dialogo, per i rapporti culturali, politici, economici, il soccorso alle popolazioni provate da diverse difficoltà e successivamente ha affrontato le questione della tratta di esseri umani che "tocca le persone più vulnerabili della società: le donne e le ragazze, i bambini e le bambine, i disabili, i più poveri, chi proviene da situazioni di disgregazione familiare e sociale".

"In essi, in modo speciale - ha ribadito il Pontefice - noi cristiani riconosciamo il volto di Gesù Cristo, che si è identificato con i più piccoli e bisognosi. Altri, che non si riferiscono ad una fede religiosa, in nome della comune umanità condividono la compassione per le loro sofferenze, con l’impegno di liberarli e di lenire le loro ferite. Insieme possiamo e dobbiamo impegnarci perché siano liberati e si possa mettere fine a questo orribile commercio".

"Si parla di milioni di vittime del lavoro forzato - ha ricordato Papa Francesco - della tratta di persone per scopo di manodopera e di sfruttamento sessuale. Tutto ciò non può continuare - ha esclamato - costituisce una grave violazione dei diritti umani delle vittime e un’offesa alla loro dignità, oltre che una sconfitta per la comunità mondiale. Quanti sono di buona volontà, che si professino religiosi o no, non possono permettere che queste donne, questi uomini, questi bambini vengano trattati come oggetti, ingannati, violentati, spesso venduti più volte, per scopi diversi, e alla fine uccisi o, comunque, rovinati nel fisico e nella mente, per finire scartati e abbandonati. È una vergogna".

"La tratta delle persone è un crimine contro l’umanità. (...) Occorre una presa di responsabilità comune e una più decisa volontà politica per riuscire a vincere su questo fronte. Responsabilità verso quanti sono caduti vittime della tratta, per tutelarne i diritti, per assicurare l’incolumità loro e dei familiari, per impedire che i corrotti e i criminali si sottraggano alla giustizia ed abbiano l’ultima parola sulle persone. Un adeguato intervento legislativo nei Paesi di provenienza, di transito e di arrivo, anche in ordine a facilitare la regolarità delle migrazioni, può ridurre il problema".

"I governi e la comunità internazionale, cui spetta in primo luogo di prevenire e di impedire tale fenomeno, non hanno mancato di prendere misure a vari livelli per bloccarlo e per proteggere e assistere le vittime di questo crimine, non di rado collegato al commercio delle droghe, delle armi, al trasporto di migranti irregolari, alla mafia. Purtroppo, non possiamo negare che talvolta ne sono stati contagiati anche operatori pubblici e membri di contingenti impegnati in missioni di pace".

"Ma per ottenere buoni risultati occorre che l’azione di contrasto incida anche a livello culturale e della comunicazione. E su questo piano c’è bisogno di un profondo esame di coscienza: quante volte infatti tolleriamo che un essere umano venga considerato come un oggetto, esposto per vendere un prodotto o per soddisfare desideri immorali? La persona umana non si dovrebbe mai vendere e comprare come una merce. Chi la usa e la sfrutta, anche indirettamente, si rende complice di questa sopraffazione".

"Ho voluto condividere con voi - ha detto il Pontefice - queste riflessioni su una piaga sociale dei nostri tempi, perché credo nel valore e nella forza di un impegno concertato per combatterla. Esorto pertanto la comunità internazionale a rendere ancora più concorde ed efficace la strategia contro la tratta delle persone, perché, in ogni parte del mondo, gli uomini e le donne non siano mai usati come mezzi, ma vengano sempre rispettati nella loro inviolabile dignità".

PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL PAPA: LA FRATERNITÀ VINCE L'INDIFFERENZA CON LA QUALE OSSERVIAMO, A DISTANZA DI SICUREZZA, LE GUERRE E LA SOFFERENZA

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la 47a Giornata Mondiale della Pace, che si celebra il 1° gennaio di ogni anno, sul tema: "La fraternità, fondamento e via per la pace".

Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa, ha dato lettura del testo di introduzione al documento del Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, che attualmente è a Johannesburg (Sudafrica) quale Inviato Speciale del Santo Padre alla commemorazione e alle esequie di Nelson Mandela. Alla Conferenza Stampa sono anche intervenuti l'Arcivescovo Mario Toso, S.D.B., Segretario ed il Dottor Vittorio Alberti, Officiale del medesimo Pontificio Consiglio.

"La 'fraternità' - scrive il Cardinale - è una qualità umana essenziale, poiché noi siamo esseri relazionali. Ma ciò non rende la fraternità automatica. Nella nostra epoca, come il Papa emerito Benedetto XVI ha sottolineato, la globalizzazione ci rende vicini ma non ci rende fratelli. La fraternità viene ignorata o calpestata in tantissimi modi nella storia ed anche oggi, come chiarifica molto bene il Messaggio per il Nuovo Anno".

In ambito biblico "Il primo crimine fu il fratricidio. Ogni soppressione di una vita innocente - che sia definito aborto, assassinio, o eutanasia - che sia definito crimine, inedia o guerra - è, di fatto, fratricidio. Come possiamo mancare di riconoscere che siamo fratelli e sorelle, poiché tutti abbiamo lo stesso Padre? Come possiamo mancare di riconoscere che Gesù Cristo, il Figlio di Dio, è nostro fratello? Con la sua Croce e Risurrezione, Egli ha riparato un'umanità distrutta e continuamente offre ad ognuno la promessa della salvezza!".

"Nel Messaggio, il Santo Padre si chiede perché nel mondo di oggi ci sia una tale mancanza di fraternità. L'egoismo ci ha resi ciechi davanti alla fondamentale fraternità? La paura e la competitività hanno avvelenato la nostra incomparabile dignità di figli e figlie di Dio, e così fratelli e sorelle l'uno dell'altro?"

Passando ad analizzare la fraternità secondo il Messaggio del Santo Padre, il Cardinale Turkson, osserva che Papa Francesco cita i suoi ultimi predecessori per ampliare il significato e la rilevanza della fraternità quale fondamento e via per la pace. Ad esempio Papa Paolo VI sottolineò lo "sviluppo integrale", il Beato Giovanni Paolo II definì la pace un bene comune indivisibile: o è per tutti, o è per nessuno, e Papa Benedetto identificò "la fraternità quale prerequisito per contrastare la povertà".

"Tre giorni dopo la sua elezione, Papa Francesco spiegava ai rappresentanti dei mezzi di comunicazione sociale la scelta del nome: 'Per me - ha detto Papa Francesco - Francesco d'Assisi è l'uomo della povertà, l'uomo della pace, l'uomo che ama e custodisce il creato' e "Nel suo primo messaggio per il Nuovo Anno, il Santo Padre riflette sui poveri, sulla pace, sul creato, sotto l'onnicomprensivo e significativo titolo di 'fraternità'".

Le sezioni quinta e sesta del Messaggio sono dedicate alla 'economia' e come essa può apportare rimedi reali alla povertà. (...). I rapporti fraterni trovano espressione nelle politiche sociali che facilitano l'accesso', in uno stile di vita più sobrio che si limita a consumare l'essenziale, e, a livello macro, in 'un ripensamento tempestivo dei nostri modelli di sviluppo economico".

"Le sezioni sette e otto ci guidano a ridurre ed eliminare la guerra di tutti i tipi, come pure la 'corruzione' e 'il crimine organizzato'. La fraternità vince l'indifferenza con la quale osserviamo le numerose guerre ad una distanza di sicurezza. Essa vince la tendenza a disumanizzare e demonizzare il nemico. La fraternità motiva il duro lavoro necessario a conseguire la non-proliferazione e il disarmo, incluse le armi nucleari, chimiche, convenzionali e le armi intelligenti, come pure le armi di piccolo calibro. Nei conflitti sociali, la fraternità resiste alla corruzione, al crimine organizzato, al traffico di droga; alla schiavitù, al traffico di esseri umani e alla prostituzione; e a quelle forme di 'guerra' economica e finanziaria che 'distruggono la vita, le famiglie, le imprese".

"La Sezione nove considera l'urgente necessità di 'preservare e coltivare la natura' come la nostra casa terrena e fonte di tutti i beni materiali, ora e per le future generazioni. Nello spirito di fraternità, dobbiamo apprendere a trattare l'ambiente naturale come un dono del Creatore, da godere in comune, gratuitamente e con equità".

Il Cardinale Turkson conclude ricordando la figura del "grande Nelson Mandela" che nei lunghi anni di prigione vinse la tentazione di cercare la vendetta. Uscì di prigione con il messaggio supremo della 'riconciliazione'. Per questo, la triste 'verità' del passato è stata scoperta ed accettata. Solo fondandosi sulla verità e sulla riconciliazione la maggioranza dei sudafricani ha potuto aspirare ad una vita migliore. (...) Con il suo esempio e leadership, Nelson Mandela ha facilitato la conversione dei cuori allontanandoli dal fratricidio... Papa Francesco persegue quotidianamente la conversione delle menti e dei cuori. (...) La fraternità ha bisogno di essere scoperta, sperimentata, proclamata e testimoniata con l'amore. Concessa in dono, solo l'amore di Dio ci rende capaci di accettare la nostra fraternità e di esprimerla sempre più pienamente".

"Mentre ci prepariamo a celebrare il Natale offrendo doni agli amici e ai parenti, sarebbe bene fermarsi come suggerisce Gesù. 'Se dunque presenti la tua offerta sull'altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro dite, lascia lì il tuo dono e va' prima a riconciliarti con il tuo fratello, e poi torna ad offrire il tuo dono'. Oggi i poveri, gli emarginati, i sofferenti delle nostre città, del nostro paese, del nostro mondo, hanno 'qualcosa contro di noi'. Quello che hanno 'contro di noi' è il nostro aver mancato di rispettare quello che più profondamente essi sono - quello che più profondamente noi siamo - cioè, fratelli e sorelle".

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS). "Fraternità, fondamento e via per la pace" è il titolo scelto da Papa Francesco per il suo primo Messaggio per la 47a Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio 2014. Il documento, datato 8 dicembre, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, è costituito di dieci sezioni, che includono un breve prologo e una conclusione, con due citazioni bibliche: "Dov'è tuo fratello?" (Gen 4,9) e "E voi siete tutti fratelli" (Mt 23,8) e sei frasi sulla fraternità: "Fraternità, fondamento e via per la pace"; "Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà"; "La riscoperta della fraternità nell'economia"; "La fraternità spegne la guerra; "La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternità"; "La fraternità aiuta a custodire e a coltivare la natura".

Di seguito riportiamo il testo integrale del Messaggio:

"Fraternità, fondamento e via per la pace

1. In questo mio primo Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace, desidero rivolgere a tutti, singoli e popoli, l’augurio di un’esistenza colma di gioia e di speranza. Nel cuore di ogni uomo e di ogni donna alberga, infatti, il desiderio di una vita piena, alla quale appartiene un anelito insopprimibile alla fraternità, che sospinge verso la comunione con gli altri, nei quali troviamo non nemici o concorrenti, ma fratelli da accogliere ed abbracciare.

Infatti, la fraternità è una dimensione essenziale dell’uomo, il quale è un essere relazionale. La viva consapevolezza di questa relazionalità ci porta a vedere e trattare ogni persona come una vera sorella e un vero fratello; senza di essa diventa impossibile la costruzione di una società giusta, di una pace solida e duratura. E occorre subito ricordare che la fraternità si comincia ad imparare solitamente in seno alla famiglia, soprattutto grazie ai ruoli responsabili e complementari di tutti i suoi membri, in particolare del padre e della madre. La famiglia è la sorgente di ogni fraternità, e perciò è anche il fondamento e la via primaria della pace, poiché, per vocazione, dovrebbe contagiare il mondo con il suo amore.

Il numero sempre crescente di interconnessioni e di comunicazioni che avviluppano il nostro pianeta rende più palpabile la consapevolezza dell’unità e della condivisione di un comune destino tra le Nazioni della terra. Nei dinamismi della storia, pur nella diversità delle etnie, delle società e delle culture, vediamo seminata così la vocazione a formare una comunità composta da fratelli che si accolgono reciprocamente, prendendosi cura gli uni degli altri. Tale vocazione è però ancor oggi spesso contrastata e smentita nei fatti, in un mondo caratterizzato da quella 'globalizzazione dell’indifferenza' che ci fa lentamente 'abituare' alla sofferenza dell’altro, chiudendoci in noi stessi.

In tante parti del mondo, sembra non conoscere sosta la grave lesione dei diritti umani fondamentali, soprattutto del diritto alla vita e di quello alla libertà di religione. Il tragico fenomeno del traffico degli esseri umani, sulla cui vita e disperazione speculano persone senza scrupoli, ne rappresenta un inquietante esempio. Alle guerre fatte di scontri armati si aggiungono guerre meno visibili, ma non meno crudeli, che si combattono in campo economico e finanziario con mezzi altrettanto distruttivi di vite, di famiglie, di imprese.

La globalizzazione, come ha affermato Benedetto XVI, ci rende vicini, ma non ci rende fratelli. Inoltre, le molte situazioni di sperequazione, di povertà e di ingiustizia, segnalano non solo una profonda carenza di fraternità, ma anche l’assenza di una cultura della solidarietà. Le nuove ideologie, caratterizzate da diffuso individualismo, egocentrismo e consumismo materialistico, indeboliscono i legami sociali, alimentando quella mentalità dello 'scarto', che induce al disprezzo e all’abbandono dei più deboli, di coloro che vengono considerati 'inutili'. Così la convivenza umana diventa sempre più simile a un mero 'do ut des' pragmatico ed egoista.

In pari tempo appare chiaro che anche le etiche contemporanee risultano incapaci di produrre vincoli autentici di fraternità, poiché una fraternità priva del riferimento ad un Padre comune, quale suo fondamento ultimo, non riesce a sussistere. Una vera fraternità tra gli uomini suppone ed esige una paternità trascendente. A partire dal riconoscimento di questa paternità, si consolida la fraternità tra gli uomini, ovvero quel farsi 'prossimo' che si prende cura dell’altro.

'Dov’è tuo fratello?' (Gen 4,9)

2. Per comprendere meglio questa vocazione dell’uomo alla fraternità, per riconoscere più adeguatamente gli ostacoli che si frappongono alla sua realizzazione e individuare le vie per il loro superamento, è fondamentale farsi guidare dalla conoscenza del disegno di Dio, quale è presentato in maniera eminente nella Sacra Scrittura.
Secondo il racconto delle origini, tutti gli uomini derivano da genitori comuni, da Adamo ed Eva, coppia creata da Dio a sua immagine e somiglianza, (cfr Gen 1,26) da cui nascono Caino e Abele. Nella vicenda della famiglia primigenia leggiamo la genesi della società, l’evoluzione delle relazioni tra le persone e i popoli.

Abele è pastore, Caino è contadino. La loro identità profonda e, insieme, la loro vocazione, è quella di essere fratelli, pur nella diversità della loro attività e cultura, del loro modo di rapportarsi con Dio e con il creato. Ma l’uccisione di Abele da parte di Caino attesta tragicamente il rigetto radicale della vocazione ad essere fratelli. La loro vicenda (cfr Gen 4,1-16) evidenzia il difficile compito a cui tutti gli uomini sono chiamati, di vivere uniti, prendendosi cura l’uno dell’altro. Caino, non accettando la predilezione di Dio per Abele, che gli offriva il meglio del suo gregge – 'il Signore gradì Abele e la sua offerta, ma non gradì Caino e la sua offerta' (Gen 4,4-5( – uccide per invidia Abele. In questo modo rifiuta di riconoscersi fratello, di relazionarsi positivamente con lui, di vivere davanti a Dio, assumendo le proprie responsabilità di cura e di protezione dell’altro. Alla domanda 'Dov’è tuo fratello?', con la quale Dio interpella Caino, chiedendogli conto del suo operato, egli risponde: 'Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?'. (Gen 4,9) Poi, ci dice la Genesi, 'Caino si allontanò dal Signore' (4,16).

Occorre interrogarsi sui motivi profondi che hanno indotto Caino a misconoscere il vincolo di fraternità e, assieme, il vincolo di reciprocità e di comunione che lo legava a suo fratello Abele. Dio stesso denuncia e rimprovera a Caino una contiguità con il male: 'il peccato è accovacciato alla tua porta' (Gen 4,7). Caino, tuttavia, si rifiuta di opporsi al male e decide di alzare ugualmente la sua 'mano contro il fratello Abele' (Gen 4,8), disprezzando il progetto di Dio. Egli frustra così la sua originaria vocazione ad essere figlio di Dio e a vivere la fraternità.

Il racconto di Caino e Abele insegna che l’umanità porta inscritta in sé una vocazione alla fraternità, ma anche la possibilità drammatica del suo tradimento. Lo testimonia l’egoismo quotidiano, che è alla base di tante guerre e tante ingiustizie: molti uomini e donne muoiono infatti per mano di fratelli e di sorelle che non sanno riconoscersi tali, cioè come esseri fatti per la reciprocità, per la comunione e per il dono.

'E voi siete tutti fratelli' (Mt 23,8)

3. Sorge spontanea la domanda: gli uomini e le donne di questo mondo potranno mai corrispondere pienamente all’anelito di fraternità, impresso in loro da Dio Padre? Riusciranno con le loro sole forze a vincere l’indifferenza, l’egoismo e l’odio, ad accettare le legittime differenze che caratterizzano i fratelli e le sorelle?

Parafrasando le sue parole, potremmo così sintetizzare la risposta che ci dà il Signore Gesù: poiché vi è un solo Padre, che è Dio, voi siete tutti fratelli (cfr Mt 23,8-9). La radice della fraternità è contenuta nella paternità di Dio. Non si tratta di una paternità generica, indistinta e storicamente inefficace, bensì dell’amore personale, puntuale e straordinariamente concreto di Dio per ciascun uomo (cfr Mt 6,25-30). Una paternità, dunque, efficacemente generatrice di fraternità, perché l’amore di Dio, quando è accolto, diventa il più formidabile agente di trasformazione dell’esistenza e dei rapporti con l’altro, aprendo gli uomini alla solidarietà e alla condivisione operosa.

In particolare, la fraternità umana è rigenerata in e da Gesù Cristo con la sua morte e risurrezione. La croce è il 'luogo' definitivo di fondazione della fraternità, che gli uomini non sono in grado di generare da soli. Gesù Cristo, che ha assunto la natura umana per redimerla, amando il Padre fino alla morte e alla morte di croce (cfr Fil 2,8), mediante la sua risurrezione ci costituisce come umanità nuova, in piena comunione con la volontà di Dio, con il suo progetto, che comprende la piena realizzazione della vocazione alla fraternità.

Gesù riprende dal principio il progetto del Padre, riconoscendogli il primato su ogni cosa. Ma il Cristo, con il suo abbandono alla morte per amore del Padre, diventa principio nuovo e definitivo di tutti noi, chiamati a riconoscerci in Lui come fratelli perché figli dello stesso Padre. Egli è l’Alleanza stessa, lo spazio personale della riconciliazione dell’uomo con Dio e dei fratelli tra loro. Nella morte in croce di Gesù c’è anche il superamento della separazione tra popoli, tra il popolo dell’Alleanza e il popolo dei Gentili, privo di speranza perché fino a quel momento rimasto estraneo ai patti della Promessa. Come si legge nella Lettera agli Efesini, Gesù Cristo è colui che in sé riconcilia tutti gli uomini. Egli è la pace, poiché dei due popoli ne ha fatto uno solo, abbattendo il muro di separazione che li divideva, ovvero l’inimicizia. Egli ha creato in se stesso un solo popolo, un solo uomo nuovo, una sola nuova umanità (cfr 2,14-16).

Chi accetta la vita di Cristo e vive in Lui, riconosce Dio come Padre e a Lui dona totalmente se stesso, amandolo sopra ogni cosa. L’uomo riconciliato vede in Dio il Padre di tutti e, per conseguenza, è sollecitato a vivere una fraternità aperta a tutti. In Cristo, l’altro è accolto e amato come figlio o figlia di Dio, come fratello o sorella, non come un estraneo, tanto meno come un antagonista o addirittura un nemico. Nella famiglia di Dio, dove tutti sono figli di uno stesso Padre, e perché innestati in Cristo, figli nel Figlio, non vi sono 'vite di scarto'. Tutti godono di un’eguale ed intangibile dignità. Tutti sono amati da Dio, tutti sono stati riscattati dal sangue di Cristo, morto in croce e risorto per ognuno. È questa la ragione per cui non si può rimanere indifferenti davanti alla sorte dei fratelli.

La fraternità, fondamento e via per la pace

4. Ciò premesso, è facile comprendere che la fraternità è fondamento e via per la pace. Le Encicliche sociali dei miei Predecessori offrono un valido aiuto in tal senso. Sarebbe sufficiente rifarsi alle definizioni di pace della 'Populorum progressio' di Paolo VI o della 'Sollicitudo rei socialis' di Giovanni Paolo II. Dalla prima ricaviamo che lo sviluppo integrale dei popoli è il nuovo nome della pace. Dalla seconda, che la pace è 'opus solidaritatis'. Paolo VI afferma che non soltanto le persone, ma anche le Nazioni debbono incontrarsi in uno spirito di fraternità. E spiega: 'In questa comprensione e amicizia vicendevoli, in questa comunione sacra noi dobbiamo […] lavorare assieme per edificare l’avvenire comune dell’umanità. Questo dovere riguarda in primo luogo i più favoriti. I loro obblighi sono radicati nella fraternità umana e soprannaturale e si presentano sotto un triplice aspetto: il dovere di solidarietà, che esige che le Nazioni ricche aiutino quelle meno progredite; il dovere di giustizia sociale, che richiede il ricomponimento in termini più corretti delle relazioni difettose tra popoli forti e popoli deboli; il dovere di carità universale, che implica la promozione di un mondo più umano per tutti, un mondo nel quale tutti abbiano qualcosa da dare e da ricevere, senza che il progresso degli uni costituisca un ostacolo allo sviluppo degli altri.
Così, se si considera la pace come 'opus solidaritatis', allo stesso modo, non si può pensare che la fraternità non ne sia il fondamento precipuo. La pace, afferma Giovanni Paolo II, è un bene indivisibile. O è bene di tutti o non lo è di nessuno. Essa può essere realmente conquistata e fruita, come miglior qualità della vita e come sviluppo più umano e sostenibile, solo se si attiva, da parte di tutti, 'una determinazione ferma e perseverante di impegnarsi per il bene comune'. Ciò implica di non farsi guidare dalla 'brama del profitto' e dalla 'sete del potere'. Occorre avere la disponibilità a 'perdersi' a favore dell’altro invece di sfruttarlo, e a 'servirlo' invece di opprimerlo per il proprio tornaconto. […] L’'altro' – persona, popolo o Nazione – [non va visto] come uno strumento qualsiasi, per sfruttare a basso costo la sua capacità di lavoro e la resistenza fisica, abbandonandolo poi quando non serve più, ma come un nostro 'simile', un 'aiuto'.
La solidarietà cristiana presuppone che il prossimo sia amato non solo come 'un essere umano con i suoi diritti e la sua fondamentale eguaglianza davanti a tutti, ma [come] viva immagine di Dio Padre, riscattata dal sangue di Gesù Cristo e posta sotto l’azione permanente dello Spirito Santo', come un altro fratello. 'Allora la coscienza della paternità comune di Dio, della fraternità di tutti gli uomini in Cristo, 'figli nel Figlio', della presenza e dell’azione vivificante dello Spirito Santo, conferirà – rammenta Giovanni Paolo II – al nostro sguardo sul mondo come un nuovo criterio per interpretarlo', per trasformarlo.

Fraternità, premessa per sconfiggere la povertà

5. Nella 'Caritas in veritate' il mio Predecessore ricordava al mondo come la mancanza di fraternità tra i popoli e gli uomini sia una causa importante della povertà. In molte società sperimentiamo una profonda povertà relazionale dovuta alla carenza di solide relazioni familiari e comunitarie. Assistiamo con preoccupazione alla crescita di diversi tipi di disagio, di emarginazione, di solitudine e di varie forme di dipendenza patologica. Una simile povertà può essere superata solo attraverso la riscoperta e la valorizzazione di rapporti fraterni in seno alle famiglie e alle comunità, attraverso la condivisione delle gioie e dei dolori, delle difficoltà e dei successi che accompagnano la vita delle persone.

Inoltre, se da un lato si riscontra una riduzione della povertà assoluta, dall’altro lato non possiamo non riconoscere una grave crescita della povertà relativa, cioè di diseguaglianze tra persone e gruppi che convivono in una determinata regione o in un determinato contesto storico-culturale. In tal senso, servono anche politiche efficaci che promuovano il principio della fraternità, assicurando alle persone - eguali nella loro dignità e nei loro diritti fondamentali - di accedere ai 'capitali', ai servizi, alle risorse educative, sanitarie, tecnologiche affinché ciascuno abbia l’opportunità di esprimere e di realizzare il suo progetto di vita, e possa svilupparsi in pienezza come persona.

Si ravvisa anche la necessità di politiche che servano ad attenuare una eccessiva sperequazione del reddito. Non dobbiamo dimenticare l’insegnamento della Chiesa sulla cosiddetta ipoteca sociale, in base alla quale se è lecito, come dice san Tommaso d’Aquino, anzi necessario 'che l’uomo abbia la proprietà dei beni', quanto all’uso, li 'possiede non solo come propri, ma anche come comuni, nel senso che possono giovare non unicamente a lui ma anche agli altri'.

Infine, vi è un ulteriore modo di promuovere la fraternità - e così sconfiggere la povertà - che dev’essere alla base di tutti gli altri. È il distacco di chi sceglie di vivere stili di vita sobri ed essenziali, di chi, condividendo le proprie ricchezze, riesce così a sperimentare la comunione fraterna con gli altri. Ciò è fondamentale per seguire Gesù Cristo ed essere veramente cristiani. È il caso non solo delle persone consacrate che professano voto di povertà, ma anche di tante famiglie e tanti cittadini responsabili, che credono fermamente che sia la relazione fraterna con il prossimo a costituire il bene più prezioso.

La riscoperta della fraternità nell’economia

6. Le gravi crisi finanziarie ed economiche contemporanee - che trovano la loro origine nel progressivo allontanamento dell’uomo da Dio e dal prossimo, nella ricerca avida di beni materiali, da un lato, e nel depauperamento delle relazioni interpersonali e comunitarie dall’altro - hanno spinto molti a ricercare la soddisfazione, la felicità e la sicurezza nel consumo e nel guadagno oltre ogni logica di una sana economia. Già nel 1979 Giovanni Paolo II avvertiva l’esistenza di 'un reale e percettibile pericolo che, mentre progredisce enormemente il dominio da parte dell’uomo sul mondo delle cose, di questo suo dominio egli perda i fili essenziali, e in vari modi la sua umanità sia sottomessa a quel mondo, ed egli stesso divenga oggetto di multiforme, anche se spesso non direttamente percettibile, manipolazione, mediante tutta l’organizzazione della vita comunitaria, mediante il sistema di produzione, mediante la pressione dei mezzi di comunicazione sociale'.

Il succedersi delle crisi economiche deve portare agli opportuni ripensamenti dei modelli di sviluppo economico e a un cambiamento negli stili di vita. La crisi odierna, pur con il suo grave retaggio per la vita delle persone, può essere anche un’occasione propizia per recuperare le virtù della prudenza, della temperanza, della giustizia e della fortezza. Esse ci possono aiutare a superare i momenti difficili e a riscoprire i vincoli fraterni che ci legano gli uni agli altri, nella fiducia profonda che l’uomo ha bisogno ed è capace di qualcosa in più rispetto alla massimizzazione del proprio interesse individuale. Soprattutto tali virtù sono necessarie per costruire e mantenere una società a misura della dignità umana.

La fraternità spegne la guerra

7. Nell’anno trascorso, molti nostri fratelli e sorelle hanno continuato a vivere l’esperienza dilaniante della guerra, che costituisce una grave e profonda ferita inferta alla fraternità.
Molti sono i conflitti che si consumano nell’indifferenza generale. A tutti coloro che vivono in terre in cui le armi impongono terrore e distruzioni, assicuro la mia personale vicinanza e quella di tutta la Chiesa. Quest’ultima ha per missione di portare la carità di Cristo anche alle vittime inermi delle guerre dimenticate, attraverso la preghiera per la pace, il servizio ai feriti, agli affamati, ai rifugiati, agli sfollati e a quanti vivono nella paura. La Chiesa alza altresì la sua voce per far giungere ai responsabili il grido di dolore di quest’umanità sofferente e per far cessare, insieme alle ostilità, ogni sopruso e violazione dei diritti fondamentali dell’uomo.

Per questo motivo desidero rivolgere un forte appello a quanti con le armi seminano violenza e morte: riscoprite in colui che oggi considerate solo un nemico da abbattere il vostro fratello e fermate la vostra mano! Rinunciate alla via delle armi e andate incontro all’altro con il dialogo, il perdono e la riconciliazione per ricostruire la giustizia, la fiducia e la speranza intorno a voi! 'In quest’ottica, appare chiaro che nella vita dei popoli i conflitti armati costituiscono sempre la deliberata negazione di ogni possibile concordia internazionale, creando divisioni profonde e laceranti ferite che richiedono molti anni per rimarginarsi. Le guerre costituiscono il rifiuto pratico a impegnarsi per raggiungere quelle grandi mete economiche e sociali che la comunità internazionale si è data'.

Tuttavia, finché ci sarà una così grande quantità di armamenti in circolazione come quella attuale, si potranno sempre trovare nuovi pretesti per avviare le ostilità. Per questo faccio mio l’appello dei miei Predecessori in favore della non proliferazione delle armi e del disarmo da parte di tutti, a cominciare dal disarmo nucleare e chimico.
Non possiamo però non constatare che gli accordi internazionali e le leggi nazionali, pur essendo necessari ed altamente auspicabili, non sono sufficienti da soli a porre l’umanità al riparo dal rischio dei conflitti armati. È necessaria una conversione dei cuori che permetta a ciascuno di riconoscere nell’altro un fratello di cui prendersi cura, con il quale lavorare insieme per costruire una vita in pienezza per tutti. È questo lo spirito che anima molte delle iniziative della società civile, incluse le organizzazioni religiose, in favore della pace. Mi auguro che l’impegno quotidiano di tutti continui a portare frutto e che si possa anche giungere all’effettiva applicazione nel diritto internazionale del diritto alla pace, quale diritto umano fondamentale, pre-condizione necessaria per l’esercizio di tutti gli altri diritti.
La corruzione e il crimine organizzato avversano la fraternità

8. L’orizzonte della fraternità rimanda alla crescita in pienezza di ogni uomo e donna. Le giuste ambizioni di una persona, soprattutto se giovane, non vanno frustrate e offese, non va rubata la speranza di poterle realizzare. Tuttavia, l’ambizione non va confusa con la prevaricazione. Al contrario, occorre gareggiare nello stimarsi a vicenda (cfr Rm 12,10). Anche nelle dispute, che costituiscono un aspetto ineliminabile della vita, bisogna sempre ricordarsi di essere fratelli e perciò educare ed educarsi a non considerare il prossimo come un nemico o come un avversario da eliminare.

La fraternità genera pace sociale perché crea un equilibrio fra libertà e giustizia, fra responsabilità personale e solidarietà, fra bene dei singoli e bene comune. Una comunità politica deve, allora, agire in modo trasparente e responsabile per favorire tutto ciò. I cittadini devono sentirsi rappresentati dai poteri pubblici nel rispetto della loro libertà. Invece, spesso, tra cittadino e istituzioni, si incuneano interessi di parte che deformano una tale relazione, propiziando la creazione di un clima perenne di conflitto.

Un autentico spirito di fraternità vince l’egoismo individuale che contrasta la possibilità delle persone di vivere in libertà e in armonia tra di loro. Tale egoismo si sviluppa socialmente sia nelle molte forme di corruzione, oggi così capillarmente diffuse, sia nella formazione delle organizzazioni criminali, dai piccoli gruppi a quelli organizzati su scala globale, che, logorando in profondità la legalità e la giustizia, colpiscono al cuore la dignità della persona. Queste organizzazioni offendono gravemente Dio, nuocciono ai fratelli e danneggiano il creato, tanto più quando hanno connotazioni religiose.

Penso al dramma lacerante della droga, sulla quale si lucra in spregio a leggi morali e civili; alla devastazione delle risorse naturali e all’inquinamento in atto; alla tragedia dello sfruttamento del lavoro; penso ai traffici illeciti di denaro come alla speculazione finanziaria, che spesso assume caratteri predatori e nocivi per interi sistemi economici e sociali, esponendo alla povertà milioni di uomini e donne; penso alla prostituzione che ogni giorno miete vittime innocenti, soprattutto tra i più giovani rubando loro il futuro; penso all’abominio del traffico di esseri umani, ai reati e agli abusi contro i minori, alla schiavitù che ancora diffonde il suo orrore in tante parti del mondo, alla tragedia spesso inascoltata dei migranti sui quali si specula indegnamente nell’illegalità. Scrisse al riguardo Giovanni XXIII: 'Una convivenza fondata soltanto su rapporti di forza non è umana. In essa infatti è inevitabile che le persone siano coartate o compresse, invece di essere facilitate e stimolate a sviluppare e perfezionare se stesse'. L’uomo, però, si può convertire e non bisogna mai disperare della possibilità di cambiare vita. Desidererei che questo fosse un messaggio di fiducia per tutti, anche per coloro che hanno commesso crimini efferati, poiché Dio non vuole la morte del peccatore, ma che si converta e viva (cfr Ez 18,23).
Nel contesto ampio della socialità umana, guardando al delitto e alla pena, viene anche da pensare alle condizioni inumane di tante carceri, dove il detenuto è spesso ridotto in uno stato sub-umano e viene violato nella sua dignità di uomo, soffocato anche in ogni volontà ed espressione di riscatto. La Chiesa fa molto in tutti questi ambiti, il più delle volte nel silenzio. Esorto ed incoraggio a fare sempre di più, nella speranza che tali azioni messe in campo da tanti uomini e donne coraggiosi possano essere sempre più sostenute lealmente e onestamente anche dai poteri civili.

La fraternità aiuta a custodire e a coltivare la natura

9. La famiglia umana ha ricevuto dal Creatore un dono in comune: la natura. La visione cristiana della creazione comporta un giudizio positivo sulla liceità degli interventi sulla natura per trarne beneficio, a patto di agire responsabilmente, cioè riconoscendone quella 'grammatica' che è in essa inscritta ed usando saggiamente le risorse a vantaggio di tutti, rispettando la bellezza, la finalità e l’utilità dei singoli esseri viventi e la loro funzione nell’ecosistema. Insomma, la natura è a nostra disposizione, e noi siamo chiamati ad amministrarla responsabilmente. Invece, siamo spesso guidati dall’avidità, dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non custodiamo la natura, non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura e da mettere a servizio dei fratelli, comprese le generazioni future.

In particolare, il settore agricolo è il settore produttivo primario con la vitale vocazione di coltivare e custodire le risorse naturali per nutrire l’umanità. A tale riguardo, la persistente vergogna della fame nel mondo mi incita a condividere con voi la domanda: in che modo usiamo le risorse della terra? Le società odierne devono riflettere sulla gerarchia delle priorità a cui si destina la produzione. Difatti, è un dovere cogente che si utilizzino le risorse della terra in modo che tutti siano liberi dalla fame. Le iniziative e le soluzioni possibili sono tante e non si limitano all’aumento della produzione. È risaputo che quella attuale è sufficiente, eppure ci sono milioni di persone che soffrono e muoiono di fame e ciò costituisce un vero scandalo. È necessario allora trovare i modi affinché tutti possano beneficiare dei frutti della terra, non soltanto per evitare che si allarghi il divario tra chi più ha e chi deve accontentarsi delle briciole, ma anche e soprattutto per un’esigenza di giustizia e di equità e di rispetto verso ogni essere umano. In tal senso, vorrei richiamare a tutti quella necessaria destinazione universale dei beni che è uno dei principi-cardine della dottrina sociale della Chiesa. Rispettare tale principio è la condizione essenziale per consentire un fattivo ed equo accesso a quei beni essenziali e primari di cui ogni uomo ha bisogno e diritto.

Conclusione

10. La fraternità ha bisogno di essere scoperta, amata, sperimentata, annunciata e testimoniata. Ma è solo l’amore donato da Dio che ci consente di accogliere e di vivere pienamente la fraternità.

Il necessario realismo della politica e dell’economia non può ridursi ad un tecnicismo privo di idealità, che ignora la dimensione trascendente dell’uomo. Quando manca questa apertura a Dio, ogni attività umana diventa più povera e le persone vengono ridotte a oggetti da sfruttare. Solo se accettano di muoversi nell’ampio spazio assicurato da questa apertura a Colui che ama ogni uomo e ogni donna, la politica e l’economia riusciranno a strutturarsi sulla base di un autentico spirito di carità fraterna e potranno essere strumento efficace di sviluppo umano integrale e di pace.

Noi cristiani crediamo che nella Chiesa siamo membra gli uni degli altri, tutti reciprocamente necessari, perché ad ognuno di noi è stata data una grazia secondo la misura del dono di Cristo, per l’utilità comune (cfr Ef 4,7.25; 1 Cor 12,7). Cristo è venuto nel mondo per portarci la grazia divina, cioè la possibilità di partecipare alla sua vita. Ciò comporta tessere una relazionalità fraterna, improntata alla reciprocità, al perdono, al dono totale di sé, secondo l’ampiezza e la profondità dell’amore di Dio, offerto all’umanità da Colui che, crocifisso e risorto, attira tutti a sé: 'Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri' (Gv 13,34-35). È questa la buona novella che richiede ad ognuno un passo in più, un esercizio perenne di empatia, di ascolto della sofferenza e della speranza dell’altro, anche del più lontano da me, incamminandosi sulla strada esigente di quell’amore che sa donarsi e spendersi con gratuità per il bene di ogni fratello e sorella.

Cristo abbraccia tutto l’uomo e vuole che nessuno si perda. 'Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui' (Gv 3,17). Lo fa senza opprimere, senza costringere nessuno ad aprirgli le porte del suo cuore e della sua mente. 'Chi fra voi è il più grande diventi come il più piccolo e chi governa diventi come quello che serve' – dice Gesù Cristo – 'io sono in mezzo a voi come uno che serve' (Lc 22,26-27). Ogni attività deve essere, allora, contrassegnata da un atteggiamento di servizio alle persone, specialmente quelle più lontane e sconosciute. Il servizio è l’anima di quella fraternità che edifica la pace.

Maria, la Madre di Gesù, ci aiuti a comprendere e a vivere tutti i giorni la fraternità che sgorga dal cuore del suo Figlio, per portare pace ad ogni uomo su questa nostra amata terra.

UDIENZE

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Robert Sarah, Presidente del Pontificio Consiglio “Cor Unum”.

- Il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto emerito della Congregazione per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di vita apostolica.

- Il Vescovo Felipe Arizmendi Esquivel, di San Cristobal de las Casas (Messico).

- La Signora Cristina Alvarez Rodriguez, Ministro del Governo della Provincia di Buenos Aires (Argentina).

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 12 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Joseph R. Kopacz, Vescovo di Jackson (superficie: 97.495; popolazione: 2.203.000; cattolici: 52.500; sacerdoti: 80; religiosi: 197; diaconi permanenti: 4), Mississipi, Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1950 a Dunmore (Pennsylvania, Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1977. Dal 1977 al 1989 è stato Vicario parrocchiale dell’Our Lady Queen of Peace Parish a Brodheadsville e dell’Epiphany Parish a Sayre ed Amministratore parrocchiale della Saint Patrick Parish a Nicholson; dal 1980 al 1990 Docente presso il Seminario Saint Pius X a Dalton; dal 1989 al 1995 Parroco delle parrocchie Saint Michael, Saint James e Saint Stanislaus a Jessup; dal 1995 al 1998 Parroco della Nativity of Our Lord Parish a Scranton; dal 1998 al 2002 Direttore della Formazione presso il Seminario Saint Pius X; dal 2002 al 2006 Parroco della Sacred Hearts of Jesus and Mary Parish a Scranton; dal 2005 al 2009 Vicario Generale e Vicario per il Clero. Dal 2006 Parroco della Most Holy Trinity Parish a Mount Pocono. Succede al Vescovo Joseph N. Latino, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignor Michael J. Sis, Vescovo di San Angelo (superficie: 96.951; popolazione. 619.000; cattolici: 85.500; sacerdoti: 57; religiosi: 39; diaconi permanenti: 81), Texas, Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1960 a Mount Holly (New Jersey, Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dal 1986 al 1988 è stato Vicario Parrocchiale della Cristo Rey Parish; dal 1990 al 1992 Vicario Parrocchiale della Cattedrale Saint Mary ad Austin; nel 1989 e dal 1992 al 1993 Vice-Cappellano; dal 1993 al 2006 Cappellano universitario del Saint Mary’s Center all’University of Texas A&M a College Station; dal 2006 al 2009 Direttore delle vocazioni; dal 2009 al 2010 Parroco della Saint Thomas More Parish in Austin; dal 2010 Vicario Generale e Moderatore della Curia. Succede al Vescovo Michael D. Pfeifer, O.M.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignor Francis Bestion, Vescovo di Tulle (superficie: 5.896; popolazione: 244.300; cattolici: 221.400; sacerdoti: 62; religiosi: 59; diaconi permanenti: 10), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Fontans, nella diocesi di Mende (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1990. Dal 1990 al 2002 è stato Vicario e poi Parroco di Langogne; dal 1992 al 2003 Insegnante di filosofia e formatore nel Seminario di Avignon; dal 2003 al 2005 Insegnante nel Seminario di Toulouse; dal 2005 al 2009 Direttore del secondo ciclo ed insegnante nel Seminario di Toulouse. Dal 2009 Vicario generale di Mende. Succede al Vescovo Bernard Charrier, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.


mercoledì 11 dicembre 2013

UDIENZA GENERALE: NEL MOMENTO DEL GIUDIZIO, NON SAREMO LASCIATI SOLI

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). Il Papa ha dedicato l'ultima serie di catechesi sulla professione di fede, all'affermazione "Credo la vita eterna", soffermandosi, in particolare, sul giudizio finale.

"Quando pensiamo al ritorno di Cristo e al suo giudizio finale, che manifesterà, fino alle sue ultime conseguenze, il bene che ognuno avrà compiuto o avrà omesso di compiere durante la sua vita terrena - ha detto il Papa ai circa 30.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro per l'Udienza Generale - percepiamo di trovarci di fronte a un mistero che ci sovrasta, che non riusciamo nemmeno a immaginare. Un mistero che quasi istintivamente suscita in noi un senso di timore, e magari anche di trepidazione. Se però riflettiamo bene su questa realtà, essa non può che allargare il cuore di un cristiano e costituire un grande motivo di consolazione e di fiducia".

"A questo proposito, la testimonianza delle prime comunità cristiane - ha spiegato Papa Francesco - risuona quanto mai suggestiva. Esse infatti erano solite accompagnare le celebrazioni e le preghiere con l’acclamazione Maranathà, un’espressione costituita da due parole aramaiche che, a seconda di come vengono scandite, si possono intendere come una supplica: 'Vieni, Signore!', oppure come una certezza alimentata dalla fede: 'Sì, il Signore viene, il Signore è vicino'. È l’esclamazione in cui culmina tutta la Rivelazione cristiana, al termine della meravigliosa contemplazione che ci viene offerta nell’Apocalisse di Giovanni. In quel caso, è la Chiesa-sposa che, a nome dell’umanità intera e in quanto sua primizia, si rivolge a Cristo, suo sposo, non vedendo l’ora di essere avvolta dal suo abbraccio: l'abbraccio di Gesù, che è pienezza di vita e pienezza di amore. Così ci abbraccia Gesù. Se pensiamo al giudizio in questa prospettiva, ogni paura e titubanza viene meno e lascia spazio all’attesa e a una profonda gioia: sarà proprio il momento in cui verremo giudicati finalmente pronti per essere rivestiti della gloria di Cristo".

"Un secondo motivo di fiducia ci viene offerto dalla constatazione che, nel momento del giudizio, non saremo lasciati soli. (...) Che bello sapere che in quel frangente, oltre che su Cristo, nostro Paràclito, nostro Avvocato presso il Padre, potremo contare sull’intercessione e sulla benevolenza di tanti nostri fratelli e sorelle più grandi che ci hanno preceduto nel cammino della fede, (...) che continuano ad amarci in modo indicibile! I santi già vivono al cospetto di Dio, nello splendore della sua gloria pregando per noi che ancora viviamo sulla terra".

"Un’ulteriore suggestione ci viene offerta dal Vangelo di Giovanni, dove si afferma esplicitamente che 'Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui'. (...). Questo significa allora che quel giudizio finale è già in atto, incomincia adesso nel corso della nostra esistenza. Tale giudizio è pronunciato in ogni istante della vita, come riscontro della nostra accoglienza con fede della salvezza presente ed operante in Cristo, oppure della nostra incredulità, con la conseguente chiusura in noi stessi. Ma se noi ci chiudiamo all'amore di Gesù, siamo noi stessi che ci condanniamo. La salvezza è aprirsi a Gesù, e Lui ci salva; se siamo peccatori - e lo siamo tutti - Gli chiediamo perdono e se andiamo a Lui con la voglia di essere buoni, il Signore ci perdona. Ma per questo dobbiamo aprirci all'amore di Gesù, che è più forte di tutte le altre cose. L'amore di Gesù è grande; l'amore di Gesù è misericordioso; l'amore di Gesù perdona; ma tu devi aprirti e aprirsi significa pentirsi, accusarsi delle cose che non sono buone e che abbiamo fatto".

"Il Signore Gesù - ha concluso il Pontefice - si è donato e continua a donarsi a noi, per ricolmarci di tutta la misericordia e la grazia del Padre. Siamo noi quindi che possiamo diventare in un certo senso giudici di noi stessi, autocondannandoci all’esclusione dalla comunione con Dio e con i fratelli. Non stanchiamoci, pertanto, di vigilare sui nostri pensieri e sui nostri atteggiamenti, per pregustare fin da ora il calore e lo splendore del volto di Dio - e ciò sarà bellissimo - che nella vita eterna contempleremo in tutta la sua pienezza".

IL PAPA INCORAGGIA LA CARITAS NELLA SUA CAMPAGNA MONDIALE CONTRO LA FAME

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). Al termine della catechesi il Papa ricordato che ieri la Caritas ha lanciato una campagna mondiale contro la fame e lo spreco di cibo, col motto: “Una sola famiglia umana, cibo per tutti”. "Lo scandalo per i milioni di persone che soffrono la fame non deve paralizzarci - ha detto - ma spingerci ad agire, tutti, singoli, famiglie, comunità, istituzioni, governi, per eliminare questa ingiustizia. Il Vangelo di Gesù ci mostra la strada: fidarsi della provvidenza del Padre e condividere il pane quotidiano senza sprecarlo. Incoraggio la Caritas a portare avanti questo impegno, e invito tutti ad unirsi a questa 'onda' di solidarietà".

IL SANTO PADRE FRANCESCO SALUTA L'AMERICA, "UNA TERRA GENEROSA", PER LA FESTA DI NOSTRA SIGNORA DI GUADALUPE

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). In occasione della festa della Beata Maria Vergine di Guadalupe, Patrona delle Americhe, che ricorre domani, il Papa, ha rivolto, nei saluti in lingua spagnola, alcune parole a tutti i fratelli e sorelle del Continente pensando alla Vergine di Tepeyac.

"Quando la Vergine apparve a San Juan Diego, il suo viso era quello di una donna di sangue misto, una 'mestiza', e le sue vesti recavano molti simboli della cultura indigena. Come Gesù, Maria è vicina a tutti i suoi figli e le sue figlie; come una madre sollecita, li accompagna nel cammino della vita. Ella condivide le gioie e le speranze, i dolori e le difficoltà del Popolo di Dio, composto da uomini e donne di ogni razza e nazione".

"L'immagine della Vergine che apparve sulla tilma di Juan Diego, fu segno profetico di un abbraccio: l'abbraccio di Maria a tutti i popoli delle vaste regioni dell'America - i popoli che già vivevano nel Continente e coloro che dovevano ancora giungervi".

"L'abbraccio di Maria mostrava ciò che l'America - del Nord e del Sud - è chiamata ad essere: una terra dove convivono popoli diversi; una terra pronta ad accogliere la vita umana in tutte le sue fasi, dal grembo materno alla vecchiaia; una terra che accoglie gli emigranti, i poveri e gli emarginati, di ogni età. Una terra generosa".

"Questo - ha concluso il Pontefice - è il messaggio di Nostra Signora di Guadalupe, ed è anche il mio messaggio, il messaggio della Chiesa. Esorto tutti i popoli delle Americhe a spalancare le braccia, come la Vergine, con amore e tenerezza. Prego per tutti voi, cari fratelli e sorelle di tutta l'America, e vi chiedo di pregare per me! Che la gioia del Vangelo alberghi sempre nei vostri cuori. Che il Signore vi benedica e la Vergine vi accompagni".

PAPA FRANCESCO ELETTO UOMO DELL'ANNO DA TIME MAGAZINE

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha così commentato la scelta di Papa Francesco come "uomo dell'anno" da parte di Time Magazine:

"La cosa non stupisce, data la risonanza e l'attenzione vastissima dell'elezione del Papa Francesco e dell'inizio del nuovo pontificato. È un segno positivo che uno dei riconoscimenti più prestigiosi nell'ambito della stampa internazionale sia attribuito a chi annuncia nel mondo valori spirituali, religiosi e morali e parla efficacemente in favore della pace e di una maggiore giustizia.

Quanto al Papa, per parte sua, non cerca fama e successo, perché fa il suo servizio per l'annuncio del Vangelo dell'amore di Dio per tutti. Se questo attrae donne e uomini e dà loro speranza, il Papa è contento. Se questa scelta 'dell'uomo dell'anno' significa che molti hanno capito - almeno implicitamente - questo messaggio, egli certamente se ne rallegra".

RIAPERTURA AL PUBBLICO NECROPOLI VIA TRIUMPHALIS

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). All'inizio del 2014 la necropoli della Via Triumphalis verrà riaperta al pubblico dopo lavori di scavo realizzati tra il 2009 e il 2011, che hanno reso possibile l'unione di due settori finora separati. La necropoli che si estende lungo le pendici nord-orientali del colle Vaticano, copre un'area di circa mille metri quadrati, in cui sono state rinvenute sepolture, mosaici, stucchi ed affreschi, (I-IV secolo avanti Cristo).

L'ampliamento dell'area archeologica è stato curato dal Reparto Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, finanziato con i contributi del "Canada Chapter dei Patrons of the Arts in The Vatican Museum", una comunità internazionale di benefattori che da trent'anni "adotta" e sostiene finanziariamente progetti di conservazione, restauro e valorizzazione dei tesori dei Musei Vaticani.

I lavori hanno interessato l'area centrale della necropoli, e gli scavi sono stati effettuati lungo un'antica via che univa i settori precedentemente divisi, dove è stata rinvenuta un'area destinata alle cremazioni (ustrino) - che raramente si conserva in complessi di questo tipo - caratterizzata da due strati sovrapposti di argilla cotta e depositi di terra con frammenti di carbone, pinoli e pigne incenerite. Gli oggetti personali del defunto sono custoditi in due vetrine recentemente allestite, ed una terza nuova vetrina illustra l'ultimo scavo secondo il metodo stratigrafico degli archeologi, che mostra uno spaccato sintetico delle sezioni di scavo a partire dal 1956, anno in cui si scoprì la necropoli.

Le sepolture appartengono nella maggioranza a liberti e gente comune, ad esempio Alcimo, schiavo di Nerone e scenografo del Teatro di Pompeo o Tiberio Claudio Optato, contabile imperiale. La Necropoli, come ha spiegato il Dottor Giandomenico Spinola, Responsabile del Dipartimento di Antichità Greche e Romane dei Musei Vaticani, era "multietnica", giacché vi furono sepolte persone di origine asiatica o palestinese, un dato emerso grazie ai nomi riportati sulle iscrizioni.

Il nuovo percorso espositivo comprende passerelle ed una installazione multimediale, grazie alla quale i visitatori potranno ammirare, accompagnati da una guida, piccoli mausolei, sarcofagi, statue e bassorilievi. "L'obiettivo - ha affermato il Direttore dei Musei Vaticani Professor Antonio Paolucci - è quello di creare un laboratorio di scavo aperto al pubblico. Un luogo dove la gente potrà vedere l'area e i lavori che vengono mano a mano realizzati".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Stephen Robson, Vescovo di Dunkeld (superficie: 8.495; popolazione: 408.300; cattolici: 43.800; sacerdoti: 42; religiosi: 42; diaconi permanenti: 9), Scozia, Gran Bretagna. È stato finora Vescovo Ausiliare dell'arcidiocesi di Saint Andrews and Edinburgh (Scozia, Gran Bretagna).



martedì 10 dicembre 2013

PAPA FRANCESCO DENUNCIA LO SCANDALO MONDIALE DELLA FAME

Città del Vaticano, 9 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha registrato un video-messaggio per la Campagna mondiale contro la fame nel mondo, dal titolo "Una sola famiglia umana, alimentazione per tutti", lanciata oggi da Caritas Internationalis.

La campagna della Caritas ha avuto inizio con una "ondata di preghiera" partita dalle Isole del Pacifico, precisamente dall'Isola di Samoa, alle 12:00 di questa mattina, ora locale, mentre le organizzazioni della Caritas di ogni paese, hanno partecipato, sempre alle 12:00, ad un servizio religioso con preghiere e riflessioni sul tema della fame. L'avvio della campagna ha avuto luogo a Roma con una conferenza stampa nella Basilica di Santa Cecilia, alle 10:30 di questa mattina, alla quale hanno partecipato il Segretario Generale di Caritas Internationalis Michel Roy; il Segretario Generale di Caritas Senegal, Reverendo Ambroise Tine; il Direttore della Caritas diocesana di Roma, Monsignor Enrico Feroci e Ferruccio Ferrante, di Caritas Italiana. Nel corso della conferenza stampa è stato proiettato il video-messaggio di Papa Francesco il cui testo riportiamo in versione integrale:

"Cari fratelli e care sorelle,

sono lieto di annunciarvi oggi la 'Campagna contro la fame nel mondo', lanciata da Caritas Internationalis, e di comunicarvi che intendo dare il mio pieno sostegno.

Questa confederazione con le sue 164 organizzazioni-membro, è attiva in 200 Paesi e territori del mondo, e il loro lavoro è al centro della missione della Chiesa e della sua attenzione verso tutti coloro che soffrono per lo scandalo della fame, con cui il Signore si è identificato quando diceva: "Avevo fame e mi avete dato da mangiare". Quando gli apostoli dissero a Gesù che le persone che erano giunte ad ascoltare le sue parole erano anche affamate, Egli li incitò ad andare a cercare il cibo. Essendo essi stessi poveri, non trovarono che cinque pani e due pesci, ma con la grazia di Dio riuscirono a sfamare una moltitudine di persone, raccogliendo perfino gli avanzi e riuscendo così ad evitare sprechi.

Siamo di fronte allo scandalo mondiale di circa un miliardo, un miliardo di persone che ancora oggi soffrono la fame. Non possiamo girarci dall'altra parte e fare finta che il problema non esista. Il cibo a disposizione oggi nel mondo è sufficiente a sfamare tutti.

La parabola della moltiplicazione dei pani e dei pesci ci insegna proprio questo: che se c'è la volontà, quello che abbiamo non si esaurisce, anzi ne avanza e niente va perduto.

Perciò, cari fratelli e care sorelle, vi invito a fare posto nel vostro cuore a questa emergenza, rispettando il diritto dato da Dio a tutti di poter avere accesso ad una alimentazione adeguata.

Condividiamo quel che abbiamo nella carità cristiana, con chi è costretto ad affrontare numerosi ostacoli per soddisfare un bisogno così primario e nel contempo facciamoci promotori di un'autentica cooperazione con i poveri, perché attraverso i frutti del loro e del nostro lavoro, possano vivere una vita dignitosa.

Invito tutte le istituzioni del mondo, tutta la Chiesa e ognuno di noi, come una sola famiglia umana, a dare voce a tutte le persone che silenziosamente soffrono la fame, affinché questa voce diventi un ruggito in grado di scuotere il mondo.
Questa campagna vuole anche essere un invito a tutti noi a divenire più consapevoli delle nostre scelte alimentari che spesso comportano lo spreco di cibo ed un cattivo uso delle risorse a nostra disposizione. È anche un'esortazione a smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane non abbiano un impatto sulle vite di chi - vicino o lontano che sia - la fame la soffre sulla propria pelle. Vi chiedo, con tutto il cuore, di sostenere la nostra Caritas in questa nobile Campagna, per agire come una sola famiglia impegnata ad assicurare il cibo per tutti.

Preghiamo che Dio ci dia la grazia di vedere un mondo in cui mai nessuno debba morire di fame. E chiedendo questa grazia, vi do la mia benedizione.

PLENARIA MONEYVAL ADOTTA IL RAPPORTO SUI PROGRESSI DELLA SANTA SEDE CONTRO IL RICICLAGGIO DI DENARO E IL FINANZIAMENTO DEL TERRORISMO

Città del Vaticano, 10 dicembre 2013 (VIS). La Plenaria di MONEYVAL (il "Comitato di Esperti per la Valutazione delle misure contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo" istituito dal Consiglio d'Europa) ha approvato ieri a Strasburgo il "Progress Report" della Santa Sede / Stato della Città del Vaticano. Il Rapporto segue l'adozione del "Rapporto di Mutua Valutazione" del 4 luglio 2012 e fa parte della procedura ordinaria prevista dalle Regole di Procedura MONEYVAL.

Il Rapporto sui progressi compiuti sottoposti all’esame della Plenaria conferma che sono stati fatti progressi significativi. In seguito alla richiesta presentata dalla Santa Sede / Stato della Città del Vaticano, il Segretariato di MONEYVAL ha accettato di compiere un esame di revisione completo del progresso realizzato. Perciò il Rapporto contiene un’analisi di progresso non solo quanto al "core", ma anche alle “key recommandations” del FATF/GAFI, (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale) che costituiscono gli standard internazionali per la lotta contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo.

Il Vescovo Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati e Capo della Delegazione della Santa Sede / Stato della Città del Vaticano alla Plenaria di MONEYVAL ha commentato che: “L’adozione del Progress Report conferma gli importanti sforzi intrapresi dalla Santa Sede e dallo Stato della Città del Vaticano per rafforzare il quadro dei loro strumenti legali e istituzionali. La Santa Sede è pienamente impegnata a continuare a migliorare un’efficace implementazione di tutte le misure necessarie per edificare un sistema ben funzionante e coerente al fine di prevenire e combattere i crimini finanziari”.

Secondo le Regole di Procedura di MONEYVAL, il "Progress Report" sarà pubblicato integralmente dal Segretariato di MONEYVAL sul suo Sito Giovedì prossimo.

A livello legislativo i risultati chiave, dopo il "Rapporto di Mutua Valutazione" del 4 luglio 2012, sono il rafforzamento dell’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) grazie agli emendamenti alle norme contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo apportati con la Legge del 14 dicembre 2012. Occorre anche aggiungere il Motu Proprio di Papa Francesco sulle Leggi in materia penale dell'11 luglio 2013 che comprende tutte le fattispecie di reati terroristici enunciate dalle Convenzioni annesse alla Convenzione sul Finanziamento del terrorismo, che presenta anche un nuovo approccio alle responsabilità amministrative delle persone giuridiche derivanti da reati. In particolare, è stato adottato un approccio moderno per la confisca, il congelamento dei beni e il sequestro. Il Motu Proprio ha esteso la giurisdizione del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano sugli atti criminosi – compreso il finanziamento del terrorismo e il riciclaggio di denaro – commessi da pubblici ufficiali della Santa Sede nel contesto dell’esercizio delle loro funzioni anche fuori del territorio dello Stato Vaticano.

Inoltre è da segnalare il Motu Proprio di Papa Francesco dell’8 Agosto 2013 e Decreto recante norme in materia di trasparenza, vigilanza ed informazione finanziaria, N. XI dell’8 Agosto 2013, confermato dalla Legge recante norme in materia di trasparenza, vigilanza ed informazione finanziaria, N. XVIII dell’8 Ottobre 2013. Questo nuovo provvedimento legislativo della Santa Sede / Stato della Città del Vaticano nel campo della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo introduce un sistema di norme ampiamente comprensivo, in accordo con gli standard internazionali per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo ed è quindi un passo ulteriore nella direzione del rafforzamento del sistema per combattere attivamente ogni abuso potenziale delle attività finanziarie all’interno dello Stato della Città del Vaticano. Esso concerne la trasparenza, la vigilanza e l’informazione finanziaria, precisando e consolidando le funzioni, i poteri e le responsabilità dell’AIF.

Il tutto viene completato dal Motu Proprio del 18 novembre 2013 con il quale il Santo Padre Francesco stabilisce una nuova struttura organizzativa dell'AIF.

A livello operativo si deve segnalare, in materia di cooperazione internazionale dell'organo di vigilanza finanziaria, che l'AIF è stata ammessa nell’Egmont Group e negli ultimi mesi ha firmato Protocolli d’Intesa con Belgio, Spagna, Stati Uniti d'America, Italia, Slovenia, Paesi Bassi e ultimamente con la Germania. Attualmente l’AIF è in trattativa per la firma di ulteriori Protocolli d’Intesa con diverse Unità di Informazione Finanziaria di altri Paesi e continuerà ad allargare la sua rete di collegamenti internazionali per combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo.

Relativamente ai procedimenti di revisione e correttivi in istituzioni sotto la vigilanza dell’AIF, MONEYVAL prende atto di una revisione preliminare del database dei clienti dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR) conclusa entro la fine del 2012. Prende atto che all’inizio del 2013, sulla base dei risultati di questa prima fase e sotto la vigilanza dell’AIF, è stato avviato un controllo approfondito (in-depth audit) sulla clientela e la relativa documentazione, compresa l’analisi delle transazioni. Inoltre, si è preso atto che lo IOR, con decisione del suo Consiglio di Sovrintendenza del 4 luglio 2013, ha ridefinito le categorie dei clienti che possono accedere ai servizi dello IOR.

In materia di funzionamento effettivo del sistema di informazione per la lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo, da quando è stato adottato il Rapporto di Mutua Valutazione, si è potuta osservare una tendenza continua alla crescita dell’informazione su attività sospette da parte di diverse entità informatrici, con una crescita significativa nel 2013. Sono state avviate attività di indagine sulle transazioni sospette e si è iniziato a impartire disposizioni di congelamento. In seguito alla revisione correttiva delle procedure e al miglioramento delle procedure per monitorare le transazioni, l’AIF ha registrato un aumento significativo delle segnalazioni di transazioni sospette.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 10 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignor Jesús Fernández González, Vescovo Ausiliare dell’arcidiocesi di Santiago de Compostela (superficie: 8.545; popolazione: 1.299.880; cattolici: 1.191.800; sacerdoti: 771; religiosi: 1.289; diaconi permanenti: 11), Spagna. Il Vescovo eletto è nato a Selga de Ordán (Spagna) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980. Dal 1980 al 1982 è stato Parroco di Senra e Lazado ed incaricato di altri cinque paesi; dal 1987 al 1990 è stato Formatore, Professore e Rettore nel Seminario Minore, e poi Professore ordinario del Centro Superiore di Studi Teologici; dal 1997 al 2003 Formatore del Seminario Maggiore San Froilán; dal 1997 al 2003 Parroco di Cuadros ed Amministratore parrocchiale di Valsemana; dal 2003 al 2010 Vicario Episcopale di Pastorale e per il Clero. Dal 2010 è Vicario Generale della Diocesi di León, Moderatore della Curia e Consulente della Commissione Pastorale della Conferenza Episcopale Spagnola.

- Il Padre Urban Federer, O.S.B., Abate Ordinario dell’Abbazia territoriale di Maria Einsiedeln (superficei: 1; popolazione: 70; cattolici: 70; sacerdoti: 48; religiosi: 150) Svizzera. L'Abate Vescovo eletto è nato Zurigo-Fluntern (Svizzera) nel 1968, è entrato nel noviziato dell’Abbazia di Maria Einsiedeln nel 1988, ha emesso la Professione Solenne nel 1992 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994. Dal 2007 è stato Docente di religione, lingua tedesca e storia nel Liceo dell’Abbazia di Maria Einsiedeln, di spiritualità e canto gregoriano nell’Istituto teologico della medesima Abbazia. In seno all’Abbazia il Rev.do P. Federer ha svolto diversi incarichi: Prefetto dell’Internato, Insegnante dei Novizi, Direttore della rivista Salve e Direttore del Coro monastico; nel 2010 è stato eletto Decano (Priore) e Vicario Generale dell’Abbazia.

lunedì 9 dicembre 2013

IL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA DEL CONGO: PARTICOLARE ATTENZIONE ALL'ASSISTENZA DEI PROFUGHI E RIFUGIATI E ALLA SICUREZZA NELLA REGIONE

Città del Vaticano, 9 dicembre 2013 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto stamani in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Presidente della Repubblica del Congo, il Signor Denis Sassou N’Guesso, il quale ha poi incontrato l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato.

Durante i cordiali colloqui è stato ricordato il positivo contributo che la Chiesa cattolica fornisce alla società congolese, in particolare nel campo assistenziale ed educativo. Nel prosieguo della conversazione, sono state evocate le buone relazioni esistenti fra la Santa Sede e la Repubblica del Congo e sono state trattate alcune tematiche di interesse comune, rinnovando la volontà di rafforzare ulteriormente la collaborazione bilaterale.

Infine, sono state passate in rassegna diverse questioni che interessano l’Africa centrale, tra cui alcune situazioni di carattere umanitario, con particolare attenzione all’assistenza dei profughi e dei rifugiati, nonché il problema della sicurezza nella Regione, anche in rapporto alla crescita delle tensioni dovute ai fondamentalismi.

IL PAPA CONCELEBRA LA MESSA A SANTA MARTA CON IL PATRIARCA DEI COPTI CATTOLICI: LA PACE IN TERRA SANTA E IN TUTTO IL MEDIO ORIENTE POSSA SEMPRE RIALZARSI DALLE SOSTE TROPPO RICORRENTI E TALORA DRAMMATICHE

Città del Vaticano, 9 dicembre 2013 (VIS). "Preghiamo con fiducia perché in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente la pace possa sempre rialzarsi dalle soste troppo ricorrenti e talora drammatiche. Si fermino, invece, per sempre l'inimicizia e le divisioni". Questo l'appello di Papa Francesco nel corso della messa mattutina nella Casa Santa Marta, concelebrata con il Patriarca di Alessandria dei Copti Cattolici, Sua Beatitudine Ibrahim Isaac Sidrak, a motivo della manifestazione pubblica della "ecclesiastica communio" chiesta dal Patriarca e concessa da Papa Benedetto XVI.

Nel riprendere le parole del profeta Isaia che parla del risveglio nei nostri cuori dell'attesa del ritorno glorioso del Signore, Papa Francesco ha detto: "L’incoraggiamento 'agli smarriti di cuore' lo sentiamo rivolto a quanti nella vostra amata terra egiziana sperimentano insicurezza e violenza, talora a motivo della fede cristiana. 'Coraggio: non temete!': ecco le consolanti parole che trovano conferma nella fraterna solidarietà. Sono grato a Dio per questo incontro che mi dà modo di rafforzare la vostra e la nostra speranza, perché è la stessa".

"Il Vangelo - ha proseguito il Pontefice - ci presenta Cristo che vince le paralisi dell’umanità. (...) Le paralisi delle coscienze sono contagiose. Con la complicità delle povertà della storia, e del nostro peccato, possono espandersi ed entrare nelle strutture sociali e nelle comunità fino a bloccare popoli interi. Ma il comando di Cristo può ribaltare la situazione: 'Àlzati, e cammina!'".

"Riprendano speditamente - ha esortato Papa Francesco - le intese di pace spesso paralizzate da contrapposti e oscuri interessi. Siano date finalmente reali garanzie di libertà religiosa a tutti, insieme al diritto per i cristiani di vivere serenamente là dove sono nati, nella patria che amano come cittadini da duemila anni, per contribuire come sempre al bene di tutti. Il Signore Gesù, che esperimentò con la Santa Famiglia la fuga e venne ospitato nella vostra terra generosa, vegli sugli egiziani che per le strade del mondo cercano dignità e sicurezza".

"E andiamo sempre avanti, cercando il Signore, cercando nuove strade, (...) per avvicinarci al Signore. E se fosse necessario aprire un buco sul tetto per avvicinarci tutti al Signore, - ha esclamato Papa Francesco - che la nostra immaginazione creativa della carità ci porti a questo: a trovare e a fare strade di incontro, strade di fratellanza, strade di pace".

Il Patriarca Sidrak ha a sua volta sottolineato: "In questo delicato momento storico" la Chiesa in Egitto "sente l'esigenza di essere sostenuta dal paterno abbraccio" del Papa. "Nel tempo che ci prepara a celebrare l'incarnazione del Verbo, non posso non ricordare il legame storico della mia Terra con questo mistero, dal momento che fu proprio l'Egitto il primo luogo di accoglienza per la Sacra Famiglia in fuga dalle persecuzioni di Erode. Quell'angolo di terra tra il deserto e il Nilo ha conosciuto, e ancora conosce, il doloroso dramma di tante persone desiderose di essere ascoltate e ospitate. La nostra Chiesa è lì, pronta ad accogliere chiunque bussi alla porta, ad offrire ospitalità a chi chiede aiuto, a soccorrere i bisognosi, gli abbandonati ed a testimoniare il Vangelo".

"Possa la luce del Santo Natale essere la stella che rivela la strada dell'amore, dell'unità, della riconciliazione e della pace, doni di cui la mia Terra ha così grande bisogno. Chiedendo la sua benedizione, Padre Santo, l'aspettiamo in Egitto".

PREGHIERA ALL'IMMACOLATA: IL GRIDO DEI POVERI NON CI LASCI MAI INDIFFERENTI, LA SOFFERENZA DEI MALATI E DI CHI È NEL BISOGNO NON CI TROVI DISTRATTI

Città del Vaticano, 8 dicembre 2013 (VIS). Oggi, Solennità dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria, Papa Francesco ha compiuto, per la prima volta, il tradizionale Atto di venerazione all'Immacolata in Piazza di Spagna. Lungo il tragitto dal Vaticano al centro di Roma, il Papa, che viaggiava nella sua utilitaria, ha ricevuto il caloroso saluto dei romani e a sua volta ha salutato le migliaia di persone che gremivano le vie adiacenti all'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede. Poco distante si erge la colonna sulla cui cima è la statua della Vergine, alla quale i pontefici, nella Solennità dell'Immacolata, rendono omaggio deponendo una corona di fiori.

Come di consueto il Papa ha compiuto una breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità in Via Condotti dove ha ricevuto l'omaggio dell'"Associazione Commercianti Via Condotti". Si è poi diretto a piedi in Piazza di Spagna dove ha abbracciato alcuni bambini e diversi malati in sedia a rotelle ed ha stretto la mano a molte persone. Dopo il saluto al Cardinale Agostino Vallini, suo Vicario Generale per la Diocesi di Roma, ed al Sindaco di Roma, Ignazio Marino, il Papa ha recitato una preghiera composta per questa occasione, che di seguito riportiamo:

Vergine Santa e Immacolata,
a Te, che sei l’onore del nostro popolo
e la custode premurosa della nostra città,
ci rivolgiamo con confidenza e amore.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Il peccato non è in Te.

Suscita in tutti noi un rinnovato desiderio di santità:
nella nostra parola rifulga lo splendore della verità,
nelle nostre opere risuoni il canto della carità,
nel nostro corpo e nel nostro cuore abitino purezza e castità,
nella nostra vita si renda presente tutta la bellezza del Vangelo.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
La Parola di Dio in Te si è fatta carne.

Aiutaci a rimanere in ascolto attento della voce del Signore:
il grido dei poveri non ci lasci mai indifferenti,
la sofferenza dei malati e di chi è nel bisogno non ci trovi distratti,
la solitudine degli anziani e la fragilità dei bambini ci commuovano,
ogni vita umana sia da tutti noi sempre amata e venerata.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
In Te è la gioia piena della vita beata con Dio.

Fa’ che non smarriamo il significato del nostro cammino terreno:
la luce gentile della fede illumini i nostri giorni,
la forza consolante della speranza orienti i nostri passi,
il calore contagioso dell’amore animi il nostro cuore,
gli occhi di noi tutti rimangano ben fissi là, in Dio, dove è la vera gioia.

Tu sei la Tutta Bella, o Maria!
Ascolta la nostra preghiera, esaudisci la nostra supplica:
sia in noi la bellezza dell’amore misericordioso di Dio in Gesù,
sia questa divina bellezza a salvare noi, la nostra città, il mondo intero.

Amen.

Al termine dell'Atto di venerazione il Papa si è recato alla Basilica di Santa Maria Maggiore e come aveva annunciato all'Angelus, si è soffermato in preghiera davanti all'immagine della "Salus Populi Romani".
Copyright © VIS - Vatican Information Service