Città
del Vaticano, 8 ottobre 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Professore Paolo Cherubini, Vice
Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano, attualmente Docente di
Paleografia latina presso l'Università di Palermo e la Scuola
Vaticana di Paleografia, Diplomatica e Archivistica.
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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martedì 8 ottobre 2013
lunedì 7 ottobre 2013
UDIENZA AL RE DEL LESOTHO: IMPORTANZA DELLA LIBERTÀ RELIGIOSA PER FAVORIRE POSITIVA COLLABORAZIONE FRA LO STATO E LA CHIESA
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2013
(VIS). Il Santo Padre Francesco ha ricevuto questa mattina in
Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, le loro Maestà il Re del
Lesotho, Letsie III, e la Regina ‘Masenate Mohato Seeiso.
Successivamente il Sovrano ha incontrato il Cardinale Tarcisio
Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique
Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
Nel
corso dei cordiali colloqui, ci si è soffermati sulle buone
relazioni esistenti tra la Santa Sede ed il Regno del Lesotho,
rilevando l’importanza della libertà religiosa, per favorire la
positiva collaborazione tra lo Stato e la Chiesa. A tale riguardo, è
stato espresso apprezzamento per l’impegno del Sovrano e del
Governo nel dare priorità alla sanità e all’educazione, come pure
per il significativo contributo ecclesiale nell’ambito della
carità, della giustizia e della pace.
Infine,
non sono mancati riferimenti a tematiche d’interesse etico-sociale,
quale la famiglia, come pure alcuni accenni alla situazione politica
ed economica della Regione.
PAPA FRANCESCO RICORDA CHE LA PREGHIERA È IL "RESPIRO" DELLA FEDE E PREGA NUOVAMENTE PER LE VITTIME DI LAMPEDUSA.
Città
del Vaticano, 6 ottobre 2013 (VIS). Alle dodici di questa mattina
Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per
recitare l'Angelus con i fedeli - oltre centomila - che gremivano
Piazza San Pietro e via della Conciliazione.
"Prima
di tutto - ha detto il Papa - voglio rendere grazie a Dio per la
giornata che ho vissuto ad Assisi, ieri l’altro. Pensate che era la
prima volta che mi recavo ad Assisi ed è stato un grande dono fare
questo pellegrinaggio proprio nella festa di san Francesco".
Successivamente
il Papa ha commentato il brano del Vangelo di oggi in cui gli
apostoli chiedono al Signore di accrescere la loro fede. "Mi
pare che tutti noi possiamo fare nostra questa invocazione. Anche noi
come gli Apostoli diciamo al Signore Gesù: 'Accresci in noi la
fede!'. Sì, Signore, la nostra fede è piccola, la nostra fede è
debole, fragile, ma te la offriamo così com’è, perché Tu la
faccia crescere".
"E
il Signore che cosa ci risponde? Risponde: 'Se aveste fede quanto un
granello di senape, potreste dire a questo gelso: 'Sradicati e vai a
piantarti nel mare', ed esso vi obbedirebbe'. Il seme della senape è
piccolissimo - ha detto il Papa - però Gesù dice che basta avere
una fede così, piccola, ma vera, sincera, per fare cose umanamente
impossibili, impensabili. Ed è vero! Tutti conosciamo persone
semplici, umili, ma con una fede fortissima, che davvero spostano le
montagne! Pensiamo, per esempio, a certe mamme e papà che affrontano
situazioni molto pesanti; o a certi malati, anche gravissimi, che
trasmettono serenità a chi li va a trovare. (...). Quanta gente tra
noi ha questa fede forte, umile, e che fa tanto bene!".
"In
questo mese di ottobre - ha proseguito il Papa - che è dedicato in
particolare alle missioni, pensiamo a tanti missionari, uomini e
donne, che per portare il Vangelo hanno superato ostacoli di ogni
tipo, hanno dato veramente la vita (...). Questo però riguarda
tutti: ognuno di noi, nella propria vita di ogni giorno, può dare
testimonianza a Cristo, con la forza di Dio, la forza della fede. La
fede piccolissima che noi abbiamo, ma che è forte! (...) E come
attingiamo questa forza? La attingiamo da Dio nella preghiera. La
preghiera è il respiro della fede: in un rapporto di fiducia, in un
rapporto di amore, non può mancare il dialogo, e la preghiera è il
dialogo dell’anima con Dio".
"Ottobre
è anche il mese del Rosario - ha ricordato il Santo Padre - e in
questa prima domenica è tradizione recitare la Supplica alla Madonna
di Pompei, la Beata Vergine Maria del Santo Rosario. Ci uniamo
spiritualmente a questo atto di fiducia nella nostra Madre, e
riceviamo dalle sue mani la corona del Rosario: il Rosario è una
scuola di preghiera, il Rosario è una scuola di fede!".
Dopo
l'Angelus il Papa ha ricordato la beatificazione, ieri, a Modena, di
Rolando Rivi, "un seminarista di quella terra, l’Emilia,
ucciso nel 1945, quando aveva 14 anni, in odio alla sua fede,
colpevole solo di indossare la veste talare in quel periodo di
violenza scatenata contro il clero, che alzava la voce a condannare
in nome di Dio gli eccidi dell’immediato dopoguerra. Ma la fede in
Gesù vince lo spirito del mondo! Rendiamo grazie a Dio per questo
giovane martire, eroico testimone del Vangelo".
"Vorrei
ricordare assieme a voi - ha concluso il Papa - le persone che hanno
perso la vita a Lampedusa, giovedì scorso. Preghiamo tutti in
silenzio per questi fratelli e sorelle nostri: donne, uomini,
bambini… Lasciamo piangere il nostro cuore. Preghiamo in silenzio".
E la folla si è unita al Papa in una preghiera silenziosa.
IL CARDINALE JOACHIM MEISNER INVIATO SPECIALE A XANTEN (GERMANIA)
Città
del Vaticano, 5 ottobre 2013
(VIS). Oggi è stata pubblicata la Lettera Pontificia, redatta in
latino e datata 3 settembre, con la quale Papa Francesco nomina il
Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania), suo
Inviato Speciale alla celebrazione del 750° anniversario della posa
della prima pietra del Duomo di Xanten (Germania), che avrà luogo il
13 ottobre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è
composta da Don Alfred Manthey, Parroco e Prevosto di Xanten e da Don
Wolfgang Schmitz, Decano del Rheinberg.
PRIMA MEDAGLIA DEL PONTIFICATO DI PAPA FRANCESCO
Città
del Vaticano, 5 ottobre 2013
(VIS). Martedì 8 ottobre sarà in vendita la Medaglia ufficiale del
I anno di Pontificato di Papa Francesco, coniata dall'Istituto
Poligrafico e Zecca dello Stato Italiano. La medaglia, opera
dell'artista Mariangela Crisciotti, sarà riprodotta in oro, argento
e bronzo, con diametro di mm. 44.
Sul
diritto è raffigurato il volto del Pontefice e a destra il cognome
dell'artista. Attorno all'immagine la scritta: "FRANCISCUS PONT.
MAX. AN. I". Sul rovescio è riportata la frase che segnò
profondamente il giovane Jorge Mario Bergoglio quando diciassettenne,
sentì la chiamata di Dio: "VIDIT ERGO JESUS PUBLICANUM ET QUIA
MISERANDO ATQUE ELIGENDO VIDIT, AIT ILLI SEQUERE ME". Sul bordo
la dicitura: "E CIVITATE VATICANA" ed il numero della
Medaglia.
Ogni
esemplare è accompagnato da un certificato di garanzia con timbro a
secco della Segreteria di Stato e della Zecca Italiana.
I
pezzi coniati sono: 400 trittici, 200 esemplari in oro, 3.000
esemplari in argento e 3000 in bronzo, tutti numerati.
Le
Medaglie saranno in vendita presso l'Amministrazione del Patrimonio
della Sede Apostolica nello Stato della Città del Vaticano e presso
la Libreria Editrice Vaticana, in Piazza San Pietro, Piazza Pio XII,
4 e via di Propaganda, 4.
UDIENZE
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa
mattina in udienza:
-
Il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per
l’Educazione Cattolica (degli Istituti di Studi).
-
Membri della Presidenza della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli
Stati Uniti d’America:
-
Il Cardinale Timothy Michael Dolan, Arcivescovo di New York,
Presidente; l'Arcivescovo Joseph Edward Kurtz, di Louisville, Vice
Presidente; il Monsignor Ronny E. Jenkins, Segretario Generale
ed il Monsignor J. Brian Bransfield, Segretario Generale Aggiunto.
-
L'Arcivescovo Luigi Bonazzi, Nunzio Apostolico in Lituania, Estonia e
Lettonia.
-
L'Arcivescovo Michael A. Blume, Nunzio Apostolico in Uganda.
Sabato
5 ottobre il Santo Padre ha ricevuto in udienza:
-
Il Signor Germán José Mundaraín Hernández, Ambasciatore della
Repubblica Bolivariana del Venezuela, in occasione della
presentazione delle Lettere Credenziali.
-
Il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli
Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, con
l'Arcivescovo José Rodríguez Carballo, Segretario del medesimo
Dicastero.
-
Il Signor Ernesto Olivero, Fondatore del Servizio Missionario
Giovanile (SERMIG).
-
Padre Franz Jalics, S.I.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 7 ottobre 2013 (VIS). Il Santo Padre:
-
Ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della diocesi di
Green Bay (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Robert F.
Morneau, per raggiunti limiti d'età.
-
Ha nominato l'Arcivescovo Jude Thaddeus Okolo, Nunzio Apostolico
nella Repubblica Dominicana e Delegato Apostolico in Porto Rico,
finora Nunzio Apostolico nella Repubblica Centroafricana ed in Ciad.
Sabato
5 ottobre il Santo Padre ha nominato:
-
Il Cardinale Walter Brandmüller, Diacono di San Giuliano dei
Fiamminghi, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 450°
anniversario della chiusura del Concilio Ecumenico di Trento, in
programma nel Duomo di Trento (Italia) il 1° dicembre 2013.
-
Il Cardinale Jorge Liberto Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas
(Venezuela), Suo Inviato Speciale alle celebrazioni di chiusura del I
Centenario dell’Istituzione della Provincia Ecclesiastica di
Managua (Nicaragua), che avranno luogo il 2 dicembre 2013.
sabato 5 ottobre 2013
LA CHIESA È QUESTO: LA COMUNITÀ CHE ASCOLTA CON FEDE E CON AMORE IL SIGNORE CHE PARLA
Città
del Vaticano, 5 ottobre 2013
(VIS). Dopo il pranzo al Centro della Caritas, il Papa ha compiuto
una visita all'Eremo delle Carceri, alle pendici del monte Subasio, a
circa 800 metri di altitudine, in un bosco di lecci secolari. Qui si
trova la cella dove San Francesco si ritirava in meditazione e il
piccolo oratorio dedicato a Santa Maria nel quale San Francesco si
riuniva con i suoi compagni per la preghiera comune.
La
visita è durata circa mezz'ora: il Santo Padre è stato accolto
dalla comunità religiosa e ha sostato in preghiera nella Cella di
San Francesco. Successivamente Papa Francesco si è recato in auto
alla Cattedrale di San Rufino per l'incontro con il Clero, le Persone
di Vita Consacrata e i Membri dei Consigli Pastorali della Diocesi.
Nella
Cattedrale di San Rufino si conserva il fonte battesimale dove San
Francesco e Santa Chiara furono battezzati. "Il Battesimo - ha
ricordato il Papa - è la nostra nascita come figli della Madre
Chiesa". Nel suo discorso Papa Francesco si è soffermato sugli
aspetti più importanti della vita della comunità diocesana e ha
fatto riferimento all'imminente sinodo diocesano.
Il
primo aspetto è ascoltare la Parola di Dio "La Chiesa è questo
- ha detto il Papa - la comunità che ascolta con fede e con amore il
Signore che parla. (...) È la
Parola di Dio che suscita la fede, la nutre, la rigenera. È
la Parola di Dio che tocca i cuori, li converte a Dio e alla sua
logica che è così diversa dalla nostra". Ma "Non basta
leggere le Sacre Scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse
(...). Bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola
di Dio, per essere antenne che trasmettono! (...) È
lo Spirito di Dio che rende vive le Scritture, le fa comprendere in
profondità, nel loro senso vero e pieno!".
"Il
secondo aspetto è quello del camminare. È
una delle parole che preferisco quando penso al cristiano e alla
Chiesa - ha detto Papa Francesco - Ma per voi ha un senso
particolare: state entrando nel Sinodo diocesano, e fare 'sinodo'
vuol dire camminare insieme. Penso che questa sia veramente
l’esperienza più bella che viviamo: far parte di un popolo in
cammino, in cammino nella storia, insieme con il suo Signore, che
cammina in mezzo a noi! Non siamo isolati, non camminiamo da soli, ma
siamo parte dell’unico gregge di Cristo che cammina insieme. Qui
penso ancora a voi preti, e lasciate che mi metta anch’io con voi.
Che cosa c’è di più bello per noi se non camminare con il nostro
popolo? (...) Quanto è importante camminare uniti, senza fughe in
avanti, senza nostalgie del passato. E mentre si cammina si parla, ci
si conosce, ci si racconta gli uni agli altri, si cresce nell’essere
famiglia".
Il
terzo aspetto è quello missionario: annunciare fino alle periferie:
"è un elemento che ho vissuto molto quando ero a Buenos Aires:
l’importanza di uscire per andare incontro all’altro, nelle
periferie, che sono luoghi, ma sono soprattutto persone in situazioni
di vita speciale (...) realtà umane di fatto emarginate,
disprezzate. Sono persone che magari si trovano fisicamente vicine al
'centro', ma spiritualmente sono lontane".
"Non
abbiate paura di uscire e andare incontro a queste persone, a queste
situazioni. Non lasciatevi bloccare da pregiudizi, da abitudini,
rigidità mentali o pastorali, dal famoso 'si è sempre fatto così!'.
Ma si può andare alle periferie solo se si porta la Parola di Dio
nel cuore e si cammina con la Chiesa, come san Francesco. Altrimenti
portiamo noi stessi, non la Parola di Dio, e questo non è buono, non
serve a nessuno! Non siamo noi che salviamo il mondo: è proprio il
Signore che lo salva!".
"Ecco,
cari amici, non vi ho dato ricette nuove. Non le ho, e non credete a
chi dice di averle: non ci sono - ha affermato il Pontefice al
termine del suo discorso - Ma ho trovato nel cammino della vostra
Chiesa aspetti belli e importanti che vanno fatti crescere e voglio
confermarvi in essi. Ascoltate la Parola, camminate insieme in
fraternità, annunciate il Vangelo nelle periferie!".
ALLE CLARISSE: LE SUORE DI CLAUSURA SONO CHIAMATE AD AVERE GRANDE UMANITÀ
Città
del Vaticano, 5 ottobre 2013
(VIS). Poco dopo le 16:15 il Papa è giunto alla Basilica di Santa
Chiara per l'incontro con le suore di clausura dell'Ordine fondato da
Santa Chiara, amica e discepola di San Francesco. Il Papa si è
recato nella cripta per la venerazione del corpo di Santa Chiara e
nella Cappella del Coro per la preghiera silenziosa davanti al
Crocifisso di San Damiano, che secondo la tradizione chiese a San
Francesco di riparare la sua Casa. Nella Cappella del Coro il Papa,
accompagnato dal Consiglio di Cardinali, ha incontrato le clarisse
ed ha rivolto loro un discorso a braccio. "Io pensavo - ha detto
all'inizio - che questa riunione fosse come avevamo fatto due volte a
Castel Gandolfo, nella sala capitolare, da solo con le suore ma, vi
confesso, non ho il coraggio di mandare via i Cardinali. Facciamola
così".
"Quando
una suora nella clausura consacra tutta la sua vita al Signore,
accade una trasformazione che non si finisce di capire. La normalità
del nostro pensiero penserebbe che questa suora diventa isolata, sola
con l’Assoluto, sola con Dio; è una vita ascetica, penitente. Ma
questa non è la strada di una suora di clausura cattolica, neppure
cristiana. La strada passa per Gesù Cristo, sempre! Gesù Cristo è
al centro della vostra vita, della vostra penitenza, della vostra
vita comunitaria, della vostra preghiera e anche della universalità
della preghiera. E per questa strada succede il contrario di quello
che pensa che questa sarà un’ascetica suora di clausura. Quando va
per la strada della contemplazione di Gesù Cristo, della preghiera e
della penitenza con Gesù Cristo, diventa grandemente umana. Le suore
di clausura sono chiamate ad avere grande umanità, un’umanità
come quella della Madre Chiesa; umane, capire tutte le cose della
vita, essere persone che sanno capire i problemi umani, che sanno
perdonare, che sanno chiedere al Signore per le persone".
"Oggi
nella Messa, parlando del Crocifisso, dicevo che Francesco lo aveva
contemplato con gli occhi aperti, con le ferite aperte, con il sangue
che veniva giù. E questa è la vostra contemplazione: la realtà. La
realtà di Gesù Cristo. Non idee astratte, non idee astratte, perché
seccano la testa. La contemplazione delle piaghe di Gesù Cristo!
(...) E per questo è tanto bello quando la gente va al parlatorio
dei monasteri e chiedono preghiere e dicono i loro problemi. Forse la
suora non dice nulla di straordinario, ma una parola che li viene
proprio dalla contemplazione di Gesù Cristo, perché la suora, come
la Chiesa, è sulla strada di essere esperta in umanità. E questa è
la vostra strada: non troppo spirituale! Quando sono troppo
spirituali, io penso alla fondatrice dei monasteri della concorrenza
vostra, Santa Teresa, per esempio. Quando a lei veniva una suora, oh,
con queste cose… diceva alla cuoca: 'dalle una bistecca!'. (...)
L’umanità di Gesù Cristo! Perché il Verbo è venuto nella carne,
Dio si è fatto carne per noi, e questo darà a voi una santità
umana, grande, bella, matura, una santità di madre. E la Chiesa vi
vuole così: madri (...). Dare vita. Quando voi pregate, per esempio,
per i sacerdoti, per i seminaristi, voi avete con loro un rapporto di
maternità; con la preghiera li aiutate a diventare buoni Pastori del
Popolo di Dio. Ma ricordatevi della bistecca di Santa Teresa! È
importante".
"E
la seconda cosa che volevo dirvi, brevemente, è la vita di comunità.
Perdonate, sopportatevi, perché la vita di comunità non è facile.
(...) E che il monastero non sia un Purgatorio, che sia una famiglia.
I problemi ci sono, (...) , ma, come si fa in una famiglia, con
amore, cercare la soluzione con amore; non distruggere questa per
risolvere questo; non avere competizione. Curare la vita di comunità,
perché quando nella vita di comunità è così, di famiglia, è
proprio lo Spirito Santo che è nel mezzo della comunità. (...) Io
chiedo per voi questa gioia che nasce proprio dalla vera
contemplazione e da una bella vita comunitaria. Grazie! Grazie
dell’accoglienza. Vi prego di pregare per me, per piacere, non lo
dimenticate!".
PAPA FRANCESCO AI GIOVANI DELL'UMBRIA: CI VUOLE UNA BASE MORALE E SPIRITUALE PER COSTRUIRE FAMIGLIE SOLIDE
Città
del Vaticano, 5 ottobre 2013
(VIS). Alle 17:30, dopo aver attraversato la Piazza antistante la
Basilica di Santa Maria degli Angeli, salutando i giovani in attesa,
il Santo Padre è entrato in Basilica, accolto dal Custode del
Convento della Porziuncola, Padre Fabrizio Migliasso, OFM e dal
Cardinale Attilio Nicora, Legato Pontificio per le Basiliche di San
Francesco e di Santa Maria degli Angeli. Dopo la visita e la
preghiera silenziosa nella Porziuncola, alle 18:15 il Papa ha
incontrato i giovani dell'Umbria nel piazzale della Basilica ed ha
risposto a quattro domande su famiglia, lavoro, vocazione e missione.
Relativamente
alla famiglia e al matrimonio, Papa Francesco ha ricordato: "Pensiamo
ai nostri genitori, ai nostri nonni o bisnonni: si sono sposati in
condizioni molto più povere delle nostre, alcuni in tempo di guerra,
o di dopoguerra; alcuni sono emigrati, come i miei genitori. Dove
trovavano la forza? La trovavano nella certezza che il Signore era
con loro, che la famiglia è benedetta da Dio col Sacramento del
matrimonio, e che benedetta è la missione di mettere al mondo i
figli e di educarli. Con queste certezze hanno superato anche le
prove più dure. Erano certezze semplici, ma vere, formavano delle
colonne che sostenevano il loro amore. Non è stata facile, la vita
loro; c’erano problemi, tanti problemi. Ma queste certezze semplici
li aiutavano ad andare avanti. E sono riusciti a fare una bella
famiglia, a dare vita, a fare crescere i figli". Papa Francesco
ha sottolineato che è necessaria questa base morale e spirituale per
costruire una famiglia solida, nonostante la famiglia non sia più
garantita dalla tradizione sociale attuale e dalla cultura del
provvisorio.
Relativamente
alle altre domande, il Papa ha affermato che solo il Vangelo, come
messaggio di salvezza, può rispondervi: "Ma il Vangelo, cari
amici, non riguarda solo la religione, riguarda l’uomo, tutto
l’uomo, riguarda il mondo, la società, la civiltà umana. (...) Il
Vangelo, questo messaggio di salvezza, ha due destinazioni che sono
legate: la prima, suscitare la fede, e questa è l’evangelizzazione;
la seconda, trasformare il mondo secondo il disegno di Dio, e questa
è l’animazione cristiana della società".
Papa
Francesco ha preso congedo dai giovani con queste parole: "Andate
con coraggio! Con il Vangelo nel cuore e tra le mani, siate testimoni
della fede con la vostra vita: portate Cristo nelle vostre case,
annunciatelo tra i vostri amici, accoglietelo e servitelo nei poveri.
Giovani, date all’Umbria un messaggio di vita, di pace e di
speranza! Potete farlo!".
Al
termine dell'incontro, poco dopo le 19:00, il Papa si è diretto in
auto al Santuario di Rivotorto, dove è stato accolto dal Superiore
del Santuario, Padre Gianmarco Arrigoni, OFMConv. e dalla comunità
religiosa. Dopo la visita al "Tugurio" di San Francesco, il
Papa si è congedato, nel campo sportivo di Rivotorto, dalle Autorità
che lo avevano accolto al mattino ed è rientrato in Vaticano verso
le 20:30.
venerdì 4 ottobre 2013
AVVISO
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Informiamo i nostri lettori che, domani, sabato 5 ottobre, in
occasione della Visita Pastorale del Santo Padre Francesco ad Assisi,
sarà trasmessa un'edizione speciale del V.I.S.
IL PAPA AD ASSISI: IL CRISTIANO SA RICONOSCERE LE PIAGHE DI GESÙ
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Questa mattina, 4 ottobre, festa di San Francesco, Patrono
d'Italia, il Papa si è recato in Visita Pastorale ad Assisi.
L'elicottero papale è atterrato alle 7:30, con un quarto d'ora
d'anticipo, nel campo sportivo dell'Istituto Serafico di Assisi che
accoglie bambini disabili e ammalati. Accompagnavano il Santo Padre
gli otto Cardinali che compongono il Consiglio di Cardinali, che
ieri, in Vaticano, ha concluso la prima riunione. Al suo arrivo il
Pontefice è stato ricevuto, fra gli altri, dall'Arcivescovo Domenico
Sorrentino, Arcivescovo-Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino,
dal Presidente del Senato Piero Grasso e dal Presidente della Regione
Umbria, Catiuscia Marini.
Papa
Francesco ha abbracciato commosso i bambini dell'Istituto e nel
commentare il discorso della Direttrice dell'Istituto Francesca Di
Maolo, ha detto: "Noi siamo fra le piaghe di Gesù. Queste
piaghe hanno bisogno (...) di essere riconosciute. E mi viene in
mente quando il Signore Gesù andava in cammino con quei due
discepoli tristi. Il Signore Gesù alla fine, ha fatto vedere le sue
piaghe e loro hanno riconosciuto Lui. (...) E qui è Gesù nascosto
in questi ragazzi, in questi bambini, in queste persone (...) Hanno
bisogno di essere ascoltate! Forse non tanto sui giornali, come
notizie; quello è un ascolto che dura uno, due, tre giorni, poi
viene un altro, un altro... Devono essere ascoltate da quelli che si
dicono cristiani. Il cristiano adora Gesù, (...) il cristiano sa
riconoscere le piaghe di Gesù. (...) Gesù è presente fra voi, è
la Carne di Gesù: sono le piaghe di Gesù in queste persone".
"Ma
- ha aggiunto il Papa - Gesù, quando è Risorto era bellissimo. Non
aveva nel suo corpo dei lividi, le ferite... niente! Era più bello!
Soltanto ha voluto conservare le piaghe e se le è portate in Cielo.
Le piaghe di Gesù sono qui e sono in Cielo davanti al Padre".
Successivamente
il Papa ha consegnato all'Arcivescovo Sorrentino il discorso scritto,
dato per letto, di cui riportiamo una sintesi.
"La
mia visita è soprattutto un pellegrinaggio di amore, per pregare
sulla tomba di un uomo che si è spogliato di se stesso e si è
rivestito di Cristo e, sull’esempio di Cristo, ha amato tutti,
specialmente i più poveri e abbandonati, ha amato con stupore e
semplicità la creazione di Dio. Arrivando qui ad Assisi, alle porte
della città, si trova questo Istituto, che si chiama proprio
'Serafico', un soprannome di san Francesco. (...) Ed è giusto
partire da qui. San Francesco, nel suo Testamento, dice: 'Il Signore
dette a me, frate Francesco, di incominciare a fare penitenza così:
quando ero nei peccati mi sembrava cosa troppo amara vedere i
lebbrosi: e il Signore stesso mi condusse tra loro e usai
misericordia".
"La
società purtroppo è inquinata dalla cultura dello 'scarto', che è
opposta alla cultura dell’accoglienza. E le vittime della cultura
dello scarto sono proprio le persone più deboli, più fragili. In
questa Casa invece vedo in azione la cultura dell’accoglienza.
(...) Grazie per questo segno di amore che ci offrite: questo è il
segno della vera civiltà, umana e cristiana! Mettere al centro
dell’attenzione sociale e politica le persone più svantaggiate! A
volte invece le famiglie si trovano sole nel farsi carico di loro.
Che cosa fare? Da questo luogo in cui si vede l’amore concreto,
dico a tutti: moltiplichiamo le opere della cultura dell’accoglienza,
opere anzitutto animate da un profondo amore cristiano, amore a
Cristo Crocifisso, alla carne di Cristo, opere in cui si uniscano la
professionalità, il lavoro qualificato e giustamente retribuito, con
il volontariato, un tesoro prezioso".
"Servire
con amore e con tenerezza le persone che hanno bisogno di tanto aiuto
ci fa crescere in umanità, perché esse sono vere risorse di
umanità. San Francesco era un giovane ricco, aveva ideali di gloria,
ma Gesù, nella persona di quel lebbroso, gli ha parlato in silenzio,
e lo ha cambiato, gli ha fatto capire ciò che vale veramente nella
vita: non le ricchezze, la forza delle armi, la gloria terrena, ma
l’umiltà, la misericordia, il perdono".
Al
termine dell'incontro il Papa si è diretto al Santuario di san
Damiano per una visita in privato ed una sosta di preghiera. Fu in
questo luogo che nel 1208 San Francesco pregando davanti al
Crocifisso udì il Signore che gli diceva di riparare la sua casa. Fu
qui che negli ultimi anni della sua vita, il Poverello, compose il
"Cantico delle Creature". Al suo arrivo il Papa è stato
accolto da Fr. Michael A. Perry, Ministro Generale dell'Ordine
Francescano Frati Minori e dalla comunità religiosa del Convento. Al
termine della preghiera il Papa si è diretto in auto al Vescovado di
Assisi per incontrare, nella Sala della Spoliazione di San Francesco,
i Poveri assistiti dalla Caritas.
"OGGI È UN GIORNO DI PIANTO" DICE IL PAPA RICORDANDO LA TRAGEDIA DI LAMPEDUSA ED INVITA TUTTI A SPOGLIARSI DELLA MONDANITÀ
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Seconda tappa della Visita Pastorale di Papa Francesco ad
Assisi è stato il Vescovado: qui nel 1206 San Francesco, davanti al
padre Bernardone - che infastidito dalla sua condotta lo aveva fatto
processare - e al Vescovo Guido - rappresentante dell'Autorità
ecclesiale alla quale il Poverello si era appellato - si spogliò dei
suoi abiti e dei suoi beni e proclamò Dio come suo vero Padre. Il
Vescovo lo abbracciò e lo coprì con il suo mantello.
Nella
"Sala della Spoliazione" dove accadde questo episodio, il
Santo Padre ha incontrato i Poveri assistiti dalla Caritas, dopo aver
ascoltato le parole del Vescovo Domenico Sorrentino che ha ricordato
che Papa Francesco è il primo pontefice, in 800 anni, a visitare
questa sala.
"In
questi giorni, sui giornali, sui mezzi di comunicazione - ha detto
Papa Francesco parlando a braccio - si facevano fantasie. 'Il Papa
andrà a spogliare la Chiesa, lì!'. 'Di che cosa spoglierà la
Chiesa?'. 'Spoglierà gli abiti dei Vescovi, dei Cardinali; spoglierà
se stesso'. Questa - ha sottolineato il Papa - è una buona occasione
per fare un invito alla Chiesa a spogliarsi. Ma la Chiesa siamo
tutti! Tutti! Dal primo battezzato, tutti siamo Chiesa, e tutti
dobbiamo andare per la strada di Gesù, che ha percorso una strada di
spogliazione, Lui stesso. È
diventato servo, servitore; ha voluto essere umiliato fino alla
Croce. E se noi vogliamo essere cristiani, non c’è un’altra
strada".
"Ma
non possiamo fare un cristianesimo un po’ più umano – dicono –
senza croce, senza Gesù, senza spogliazione? In questo modo
diventeremo cristiani di pasticceria, come belle torte, come belle
cose dolci! Bellissimo, ma non cristiani davvero! Qualcuno dirà: 'Ma
di che cosa deve spogliarsi la Chiesa?'. Deve spogliarsi oggi di un
pericolo gravissimo, che minaccia ogni persona nella Chiesa, tutti:
il pericolo della mondanità. Il cristiano non può convivere con lo
spirito del mondo. La mondanità che ci porta alla vanità, alla
prepotenza, all’orgoglio. E questo è un idolo, non è Dio. È
un idolo! E l’idolatria è il peccato più forte!".
"Quando
nei media si parla della Chiesa, credono che la Chiesa siano i preti,
le suore, i Vescovi, i Cardinali e il Papa. Ma la Chiesa siamo tutti
noi, come ho detto. E tutti noi dobbiamo spogliarci di questa
mondanità: lo spirito contrario allo spirito delle beatitudini, lo
spirito contrario allo spirito di Gesù. La mondanità ci fa male. È
tanto triste trovare un cristiano mondano, sicuro - secondo lui - di
quella sicurezza che gli dà la fede e sicuro della sicurezza che gli
dà il mondo. Non si può lavorare nelle due parti. La Chiesa - tutti
noi - deve spogliarsi della mondanità, che la porta alla vanità,
all’orgoglio, che è l’idolatria".
"Gesù
stesso ci diceva: 'Non si può servire a due padroni: o servi Dio o
servi il denaro'. Nel denaro c’era tutto questo spirito mondano;
denaro, vanità, orgoglio, quella strada… noi non possiamo… è
triste cancellare con una mano quello che scriviamo con l’altra. Il
Vangelo è il Vangelo! Dio è unico! E Gesù si è fatto servitore
per noi e lo spirito del mondo non c’entra qui".
"Oggi
sono qui con voi. Tanti di voi - ha detto il Papa ai presenti - sono
stati spogliati da questo mondo selvaggio, che non dà lavoro, che
non aiuta; a cui non importa se ci sono bambini che muoiono di fame
nel mondo; non importa se tante famiglie non hanno da mangiare, non
hanno la dignità di portare pane a casa; non importa che tanta gente
debba fuggire dalla schiavitù, dalla fame e fuggire cercando la
libertà. Con quanto dolore, tante volte, vediamo che trovano la
morte, come è successo ieri a Lampedusa: oggi è un giorno di
pianto! Queste cose le fa lo spirito del mondo. È proprio ridicolo
che un cristiano - un cristiano vero - che un prete, che una suora,
che un Vescovo, che un Cardinale, che un Papa vogliano andare sulla
strada di questa mondanità, che è un atteggiamento omicida. La
mondanità spirituale uccide! Uccide l’anima! Uccide le persone!
Uccide la Chiesa!".
"Quando
Francesco, qui, ha fatto quel gesto di spogliarsi era un ragazzo
giovane, non aveva forza per questo. È
stata la forza di Dio che lo ha spinto a fare questo, la forza di Dio
che voleva ricordarci quello che Gesù ci diceva sullo spirito del
mondo, quello che Gesù ha pregato al Padre, perché il Padre ci
salvasse dallo spirito del mondo".
"Oggi,
qui - ha concluso Papa Francesco - chiediamo la grazia per tutti i
cristiani. Che il Signore dia a tutti noi il coraggio di spogliarci,
ma non di 20 lire, spogliarci dello spirito del mondo, che è la
lebbra, è il cancro della società! È il cancro della rivelazione
di Dio! Lo spirito del mondo è il nemico di Gesù! Chiedo al Signore
che, a tutti noi, dia questa grazia di spogliarci".
Al
termine dell’incontro, il Papa ha ringraziato tutti per
l'accoglienza ed ha detto: "Pregate per me, che ne ho bisogno".
LA PACE LA TROVA CHI "PRENDE SU DI SÉ" IL SUO "GIOGO" CON UMILTÀ DI CUORE
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Al termine dell'incontro con i Poveri nel Vescovado, il Santo
Padre Francesco si è diretto a piedi alla Chiesa di Santa Maria
Maggiore e di lì in auto ha raggiunto la Basilica Superiore di San
Francesco dove erano ad attenderlo le Autorità civili e religiose.
Dopo le parole di saluto, Papa Francesco ha visitato in privato la
Cripta per la venerazione della tomba di San Francesco.
Alle
11:00 di questa mattina, sotto un cielo nuvoloso, il Santo Padre ha
celebrato la Santa Messa nella Piazza inferiore di San Francesco, al
lato della basilica, davanti alle migliaia di persone che gremivano
la piazza e le vie adiacenti. Papa Francesco ha spiegato nell'omelia
che cosa testimonia San Francesco a noi oggi, che cosa ci dice, non
con le parole ma con la vita. "La realtà fondamentale che ci
testimonia è questa: essere cristiani è un rapporto vitale con la
Persona di Gesù, è rivestirsi di Lui, è assimilazione a Lui. Da
dove parte il cammino di Francesco verso Cristo? - ha domandato il
Papa alle migliaia di persone che lo ascoltavano - Parte dallo
sguardo di Gesù sulla croce. Lasciarsi guardare da Lui nel momento
in cui dona la vita per noi e ci attira a Lui. Francesco ha fatto
questa esperienza in modo particolare nella chiesetta di san Damiano,
pregando davanti al crocifisso, che anch’io oggi potrò venerare.
(...) E il Crocifisso non ci parla di sconfitta, di fallimento;
paradossalmente ci parla di una morte che è vita, che genera vita,
perché ci parla di amore, perché è l’Amore di Dio incarnato".
La
seconda cosa che Francesco ci testimonia è: "Chi segue Cristo,
riceve la vera pace, quella che solo Lui, e non il mondo, ci può
dare. (...) La pace francescana non è un sentimento sdolcinato. Per
favore: questo san Francesco non esiste! E neppure è una specie di
armonia panteistica con le energie del cosmo… Anche questo non è
francescano, ma è un’idea che alcuni hanno costruito! La pace di
san Francesco è quella di Cristo, e la trova chi 'prende su di sé'
il suo 'giogo', cioè il suo comandamento: Amatevi gli uni gli altri
come io vi ho amato. E questo giogo non si può portare con
arroganza, con presunzione, con superbia, ma solo con mitezza e
umiltà di cuore".
La
terza testimonianza, ha detto il Papa, è: "Il Santo d’Assisi
testimonia il rispetto per tutto ciò che Dio ha creato e che l’uomo
è chiamato a custodire e proteggere, ma soprattutto testimonia il
rispetto e l’amore per ogni essere umano. (...) Rispettiamo la
creazione - ha esortato il Papa - non siamo strumenti di distruzione!
Rispettiamo ogni essere umano: cessino i conflitti armati che
insanguinano la terra, tacciano le armi e dovunque l’odio ceda il
posto all’amore, l’offesa al perdono e la discordia all’unione.
Sentiamo il grido di coloro che piangono, soffrono e muoiono a causa
della violenza, del terrorismo o della guerra, in Terra Santa, tanto
amata da san Francesco, in Siria, nell’intero Medio Oriente, nel
mondo".
Al
termine dell'omelia il Papa, nel ricordare che oggi l'Italia celebra
San Francesco quale suo Patrono, ha detto: "Preghiamo per la
Nazione italiana, perché ciascuno lavori sempre per il bene comune,
guardando a ciò che unisce più che a ciò che divide".
Conclusa
la Celebrazione Eucaristica il Santo Padre si è trasferito in auto
al Centro di prima accoglienza della Caritas per pranzare con i
Poveri assistiti nel Centro.
PROSSIMA RIUNIONE DEL CONSIGLIO DI CARDINALI DAL 3 AL 5 DICEMBRE
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede rende noto
che la prima riunione del "Consiglio di Cardinali" si è
conclusa nella serata di ieri, 3 ottobre.
La
prossima riunione del Consiglio è stata stabilita per i giorni 3-5
dicembre e se ne prevede una successiva nel mese di febbraio del
prossimo anno. In tal modo il lavoro del Consiglio - soprattutto in
questa fase iniziale - potrà procedere speditamente.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 4 ottobre 2013
(VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia ad Abate Ordinario
dell'Abbazia territoriale di Maria Einsiedeln (Svizzera), presentata
dal Padre Abate Dom Martin Werlen, O.S.B., alla scadenza prestabilita
del suo mandato.
giovedì 3 ottobre 2013
CINQUANTA ANNI DOPO, IL RICHIAMO DELLA PACEM IN TERRIS RIMANE FORTEMENTE ATTUALE
Città
del Vaticano, 3 ottobre 2013
(VIS). "Guardando alla nostra realtà attuale, mi chiedo se
abbiamo compreso questa lezione della 'Pacem in terris'. Mi chiedo se
le parole giustizia e solidarietà sono solo nel nostro dizionario o
tutti operiamo perché divengano realtà", ha detto il Papa nel
ricevere in udienza i partecipanti all’incontro promosso del
Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace, nel 50°
anniversario della pubblicazione dell'Enciclica del futuro santo
Giovanni XXIII.
La
"Pacem in terris", ha ricordato Papa Francesco, fu redatta
all'apice della "guerra fredda", quando l'umanità si era
trovata sull'orlo di un conflitto atomico mondiale, protagoniste le
due grandi potenze mondiali: Stati Uniti ed Unione Sovietica.
Giovanni XXIII "elevò un drammatico e accorato appello di pace,
rivolgendosi così a tutti coloro che avevano la responsabilità del
potere. Era un grido agli uomini, ma era anche una supplica rivolta
al Cielo. Il dialogo che allora faticosamente iniziò tra i grandi
blocchi contrapposti ha portato, durante il Pontificato di un altro
Beato, Giovanni Paolo II, al superamento di quella fase e
all’apertura di spazi di libertà e di dialogo. I semi di pace
gettati dal Beato Giovanni XXIII hanno portato frutti. Eppure,
nonostante siano caduti muri e barriere, il mondo continua ad avere
bisogno di pace e il richiamo della 'Pacem in terris' rimane
fortemente attuale".
L'Enciclica
di Giovanni XXIII afferma che il fondamento della costruzione della
pace "consiste nell’origine divina dell’uomo, della società
e dell’autorità stessa, che impegna i singoli, le famiglie, i vari
gruppi sociali e gli Stati a vivere rapporti di giustizia e di
solidarietà. È compito allora
di tutti gli uomini costruire la pace, sull’esempio di Gesù
Cristo, attraverso queste due strade: promuovere e praticare la
giustizia, con verità e amore; contribuire, ognuno secondo le sue
possibilità, allo sviluppo umano integrale, secondo la logica della
solidarietà".
"Quali
conseguenze ha richiamare l’origine divina dell’uomo, della
società e della stessa autorità? La Pacem in terris focalizza una
conseguenza di base: il valore della persona, la dignità di ogni
essere umano, da promuovere, rispettare e tutelare sempre. E non sono
solamente i principali diritti civili e politici che devono essere
garantiti- afferma il beato Giovanni XXIII - ma si deve anche offrire
ad ognuno la possibilità di accedere effettivamente ai mezzi
essenziali di sussistenza, il cibo, l’acqua, la casa, le cure
sanitarie, l’istruzione e la possibilità di formare e sostenere
una famiglia. Questi sono gli obiettivi che hanno una priorità
inderogabile nell’azione nazionale e internazionale e ne misurano
la bontà. Da essi dipende una pace duratura per tutti. (...) Certo,
l’Enciclica afferma obiettivi ed elementi che sono ormai acquisiti
dal nostro modo di pensare, ma c’è da chiedersi: lo sono veramente
nella realtà? Dopo cinquant’anni, trovano reale riscontro nello
sviluppo delle nostre società?".
"La
'Pacem in terris' non intendeva affermare che sia compito della
Chiesa dare indicazioni concrete su temi che, nella loro complessità,
devono essere lasciati alla libera discussione. Sulle materie
politiche, economiche e sociali non è il dogma a indicare le
soluzioni pratiche, ma piuttosto sono il dialogo, l’ascolto, la
pazienza, il rispetto dell’altro, la sincerità e anche la
disponibilità a rivedere la propria opinione. In fondo, l’appello
alla pace di Giovanni XXIII nel 1962 mirava a orientare il dibattito
internazionale secondo queste virtù".
I
principi fondamentali della 'Pacem in terris' possono guidare con
frutto lo studio e la discussione sulle 'res novae' esaminate in
questi giorni dai partecipanti all'incontro promosso dal Pontificio
Consiglio della Giustizia e della Pace: l’emergenza educativa,
l’influsso dei mezzi di comunicazione di massa sulle coscienze,
l’accesso alle risorse della terra, il buono o cattivo uso dei
risultati delle ricerche biologiche, la corsa agli armamenti e le
misure di sicurezza nazionali ed internazionali. "La crisi
economica mondiale, che è un sintomo grave della mancanza di
rispetto per l’uomo e per la verità con cui sono state prese
decisioni da parte dei Governi e dei cittadini, ce lo dicono con
chiarezza. La 'Pacem in terris' traccia una linea che va dalla pace
da costruire nel cuore degli uomini ad un ripensamento del nostro
modello di sviluppo e di azione a tutti i livelli, perché il nostro
mondo sia un mondo di pace. Mi domando - ha concluso Papa Francesco -
se siamo disposti a raccoglierne l’invito".
Cari
amici, il Signore, con l’intercessione di Maria Regina della pace,
ci aiuti ad accogliere sempre in noi la pace che è dono di Cristo
Risorto, e a lavorare sempre con impegno e con creatività per il
bene comune.
Al
termine dell'incontro il Papa ha parlato del tragico naufragio di un
barcone, questa mattina, nell'isola italiana di Lampedusa, che
trasportava oltre 300 migranti, di cui 90 hanno perso la vita, e 250
sono risultati dispersi.
"Parlando
di pace, parlando dell'inumana crisi economica mondiale, che è un
sintomo grave della mancanza di rispetto dell'uomo, non posso non
ricordare con grande dolore le numerose vittime dell'ennesimo tragico
naufragio avvenuto al largo di Lampedusa. Mi viene la parola
'vergogna'. È
una vergogna. Preghiamo insieme Dio per chi ha perso la vita, uomini,
donne, bambini, per le famiglie e per tutti i rifugiati. Uniamo i
nostri sforzi perché non si ripetano simili tragedie! Solo una
decisa collaborazione di tutti può aiutare a prevenirle".
IL CONSIGLIO DEI CARDINALI PENSA AD UNA NUOVA COSTITUZIONE PER LA CURIA ROMANA
Città
del Vaticano, 3 ottobre 2013
(VIS). Nel corso di un briefing con i giornalisti, Padre Lombardi ha
reso noto che la riforma della Curia e l'attribuzione di un ruolo più
incisivo ai laici sono stati i temi principali trattati, nel
pomeriggio di ieri e questa mattina, dalla Riunione del Consiglio dei
Cardinali, istituito dal Papa per aiutarlo nel governo della Chiesa
universale.
In
apertura del briefing, Padre Lombardi ha riferito che al termine
dell'Udienza ai partecipanti all'incontro commemorativo dei cinquanta
anni dell'Enciclica di Giovanni XXIII "Pacem in terris", il
Papa ha commentato il naufragio questa mattina, almeno 90 vittime,
nell'isola italiana di Lampedusa. "Alla luce di questa nuova
tragedia - ha detto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede -
comprendiamo sempre di più il valore e il significato del primo
viaggio del Pontificato di Papa Francesco".
Passando
poi ai lavori del Consiglio dei Cardinali, Papa Lombardi ha informato
che ieri il Papa è stato presente alla riunione del pomeriggio,
dalle 16:00 alle 19:00. "Il Santo Padre va a pregare nella
Cappella alle 19:00; questo è il termine della sua partecipazione,
anche se i Cardinali possono proseguire la riunione, se lo ritengono
opportuno. Questa mattina il Papa non ha partecipato perché
impegnato nell'Udienza ai partecipanti al Convegno sulla 'Pacem in
terris', promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della
Pace".
Il
Consiglio di Cardinali si è concentrato, ieri, principalmente sul
tema della riforma della Curia. "L’orientamento - ha spiegato
Padre Lombardi - non è verso un semplice aggiornamento della 'Pastor
Bonus' con ritocchi o modifiche marginali, ma verso la stesura di una
Costituzione con novità assai consistenti. Insomma, una nuova
Costituzione. Si dovrà attendere un tempo adeguato, dopo i lavori
del Consiglio dei Cardinali, ma l'idea è questa. I Cardinali hanno
spiegato che non si tratta di fare ritocchi cosmetici o piccoli
aggiustamenti alla 'Pastor Bonus'".
"Nelle
considerazioni del Consiglio è particolarmente evidente l’intenzione
di mettere in rilievo la natura di 'servizio' della Curia alla Chiesa
universale e alle Chiese locali, in termini di sussidiarietà,
piuttosto che di esercizio di un potere centralistico. L'indicazione
è di realizzare il servizio della Chiesa in tutte le sue
dimensioni".
"Un
tema particolarmente importante riguarda naturalmente le funzioni e
il ruolo di servizio della Segreteria di Stato, che deve essere a
tutti gli effetti Segreteria del Papa; la parola Stato non deve dar
luogo ad equivoci. Questo organismo è al servizio del Papa nel suo
governo della Chiesa universale. La riflessione del Consiglio è
particolarmente utile al Santo Padre anche in vista degli
orientamenti che egli vorrà dare al prossimo Segretario di Stato,
che entrerà in carica il 15 ottobre".
Sempre
nell'ambito della Curia "si è trattato anche dei rapporti fra i
Capi Dicastero e il Papa e del coordinamento fra i vari Dicasteri e
uffici. In questo contesto si è parlato anche della ipotesi della
nuova figura di un 'Moderator Curiae' e delle sue possibili funzioni.
È
stato trattato il tema ma non si è presa nessuna decisione; se ci
sarà una decisione sarà nella nuova costituzione, ma, di fatto, è
una delle ipotesi proposte dal Consiglio".
"Quanto
a un possibile riordino delle istituzioni competenti per
l’amministrazione di beni temporali, il Consiglio ha toccato la
questione, ma non la ha approfondita, aspettando che le Commissioni
referenti istituite dal Papa portino avanti il loro lavoro".
"Attenzione
particolare" è stata riservata dai componenti del Consiglio
alla questione dei laici, un tema su cui sono giunte molte richieste
raccolte dai membri del Consiglio nelle diverse parti del mondo.
"Nell'esaminare la riforma della Curia e delle sue istituzioni,
si è pensato anche - ha aggiunto Padre Lombardi - a riservare
maggiore attenzione ai temi relativi al laicato, di come far sì che
questa dimensione della realtà della Chiesa sia sempre più
adeguatamente ed efficacemente riconosciuta e seguita nel governo
della Chiesa. Attualmente vi è un Pontificio Consiglio per i Laici,
però si può pensare a potenziare questa realtà".
"Nella
giornata di oggi il Consiglio ha ripreso ancora in considerazione,
tra l’altro, le questioni già trattate martedì sul Sinodo dei
Vescovi per un ulteriore approfondimento, in vista delle decisioni
del Papa nei prossimi giorni sul tema e sul modo di attuare il
prossimo Sinodo".
Infine
Padre Lombardi ha detto che fino ad ieri non era stata fissata una
data per la prossima Riunione del Consiglio dei Cardinali, benché si
sia parlato di un incontro nei primi mesi dell'anno prossimo, però
in modo informale. "L'intenzione - ha concluso Padre Lombardi -
è quelle di continuare, senza tempi a lunga scadenza. Inoltre non
bisogna pensare che fra una riunione e l'altra non accada nulla; i
Cardinali e il Papa continuano a scambiarsi opinioni e messaggi,
anche se non è in programma una Riunione plenaria del Consiglio".
UNA SOLUZIONE AL CONFLITTO SIRIANO CREEREBBE UN PRECEDENTE SIGNIFICATIVO PER IL SECOLO PRESENTE
Città
del Vaticano, 3 ottobre 2013
(VIS). Il 1° ottobre scorso, a New York, l'Arcivescovo Dominique
Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, nell'intervenire
al Dibattito generale delle 68.ma Sessione dell'Assemblea Generale
dell'O.N.U, ha auspicato che "questa sessione dell’Assemblea
Generale sia ispirata dallo stesso spirito di solidarietà universale
che ha animato la giornata di preghiera per la pace indetta dal Papa
il 7 settembre scorso, e a cui si sono uniti leader religiosi di
tutte le confessioni. Che essa segni la strada e sia l’occasione di
un nuovo slancio affinché tutte le nazioni si mettano decisamente in
moto per risolvere i conflitti aperti e rimarginare le ferite
dell’umanità".
"È
da augurarsi - ha affermato l'Arcivescovo Mamberti - che la
presente sessione dell’Assemblea Generale permetta di rinnovare
l’adesione comune ai concetti fondamentali che sono alla base
dell’Organizzazione delle Nazioni Unite e che rimangono validi per
la determinazione di obiettivi nuovi e adeguati al dopo 2015".
"Se si vuole assicurare la futura attuazione degli obiettivi
comuni di sviluppo per il dopo 2015 - ha continuato il Presule
riferendosi al G20 - è urgente disegnare meccanismi giuridici
internazionali che consentano la partecipazione di tutti gli Stati
nella concezione e attuazione delle grandi decisioni economiche
comuni". Nel ricordare la recente lettera indirizzata ai leader
del G20, riuniti a San Pietroburgo nel settembre scorso, nella quale
il Santo Padre ribadisce la responsabilità della comunità
internazionale nei confronti della Siria, l'Arcivescovo Mamberti
rivolge un sentito appello agli Stati "perché aiutino a trovare
vie per superare le diverse contrapposizioni e abbandonino ogni vana
pretesa di una soluzione militare".
"In
questa ottica - ha affermato l'Arcivescovo Mamberti - la tragedia
siriana costituisce al tempo stesso una sfida e un’opportunità per
l’Organizzazione delle Nazioni Unite, per dare, in modo concertato,
creativo e positivo, un nuovo vigore a tutti i suoi organi,
meccanismi e procedure. (...) Una soluzione pacifica e duratura al
conflitto siriano creerebbe un precedente significativo per il secolo
presente, segnerebbe la strada per affrontare gli altri conflitti che
la comunità internazionale non è riuscita finora a risolvere,
faciliterebbe grandemente l’inclusione del principio della
'responsabilità di proteggere' nella Carta delle Nazioni Unite, e,
dal punto di vista più generale dello sviluppo economico e sociale,
sarebbe la manifestazione più chiara ed evidente della volontà di
intraprendere con onestà ed efficacia un cammino di sviluppo
sostenibile per il dopo 2015". "La Santa Sede - ha concluso
l'Arcivescovo Mamberti - ritiene (...) che 'si deve fare tutto ciò
che è ragionevolmente possibile per evitare la guerra, dati i mali e
le ingiustizie di cui è causa'".
mercoledì 2 ottobre 2013
LA CHIESA CHE È SANTA NON È SOLO DEI "PURI": È APERTA ANCHE AI PIÙ LONTANI
Città
del Vaticano, 2 ottobre 2013
(VIS). "La Chiesa è santa" è stato il tema che Papa
Francesco ha scelto per la catechesi dell'Udienza Generale del
mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro con la partecipazione di
oltre 50.000 persone,
Nel
'Credo', dopo aver professato: 'Credo la Chiesa una', - ha detto il
Papa - aggiungiamo l’aggettivo 'santa'; affermiamo cioè la
santità della Chiesa, e questa è una caratteristica che è stata
presente fin dagli inizi nella coscienza dei primi cristiani, i quali
si chiamavano semplicemente 'i santi', perché avevano la certezza
che è l’azione di Dio, lo Spirito Santo che santifica la Chiesa".
"Ma
in che senso la Chiesa è santa se vediamo che la Chiesa storica, nel
suo cammino lungo i secoli, ha avuto tante difficoltà, problemi,
momenti bui? Come può essere santa una Chiesa fatta di esseri umani,
di peccatori? Uomini peccatori, donne peccatrici, sacerdoti
peccatori, suore peccatrici, Vescovi peccatori, Cardinali peccatori,
Papa peccatore? Tutti. Come può essere santa una Chiesa così?"
"La
Chiesa è santa perché procede da Dio che è santo, le è fedele e
non l’abbandona in potere della morte e del male. È
santa perché Gesù Cristo, il Santo di Dio, è unito in modo
indissolubile ad essa; è santa perché è guidata dallo Spirito
Santo che purifica, trasforma, rinnova. Non è santa per i nostri
meriti, ma perché Dio la rende santa, è frutto dello Spirito Santo
e dei suoi doni. Non siamo noi a farla santa. È
Dio, lo Spirito Santo, che nel suo amore fa santa la Chiesa".
"Voi
potrete dirmi: ma la Chiesa è formata da peccatori, lo vediamo ogni
giorno. E questo è vero: siamo una Chiesa di peccatori; e noi
peccatori siamo chiamati a lasciarci trasformare, rinnovare,
santificare da Dio. C’è stata nella storia la tentazione di alcuni
che affermavano: la Chiesa è solo la Chiesa dei puri, di quelli che
sono totalmente coerenti, e gli altri vanno allontanati. Questo non è
vero! Questa è un'eresia! La Chiesa, che è santa, non rifiuta i
peccatori; non rifiuta tutti noi; non rifiuta perché chiama tutti,
li accoglie, è aperta anche ai più lontani, chiama tutti a
lasciarsi avvolgere dalla misericordia, dalla tenerezza e dal perdono
del Padre, che offre a tutti la possibilità di incontrarlo, di
camminare verso la santità. (...) Qualcuno di voi è qui senza i
propri peccati? Qualcuno di voi? Nessuno, nessuno di noi. Tutti
portiamo con noi i nostri peccati. Ma il Signore vuole sentire che
gli diciamo: 'Perdonami, aiutami a camminare, trasforma il mio
cuore!. E il Signore può trasformare il cuore".
"Nella
Chiesa, il Dio che incontriamo non è un giudice spietato, ma è come
il Padre della parabola evangelica. (...) Il Signore ci vuole parte
di una Chiesa che sa aprire le braccia per accogliere tutti, che non
è la casa di pochi, ma la casa di tutti, dove tutti possono essere
rinnovati, trasformati, santificati dal suo amore, i più forti e i
più deboli, i peccatori, gli indifferenti, coloro che si sentono
scoraggiati e perduti. La Chiesa a tutti offre la possibilità di
percorrere la strada della santità, che è la strada del cristiano".
"Un’ultima
domanda: che cosa posso fare io che mi sento debole, fragile,
peccatore? Dio ti dice: non avere paura della santità - ha detto
infine Papa Francesco - non avere paura di puntare in alto, di
lasciarti amare e purificare da Dio (...). Lasciamoci contagiare
dalla santità di Dio. Ogni cristiano è chiamato alla santità e la
santità non consiste anzitutto nel fare cose straordinarie, ma nel
lasciare agire Dio. È
l’incontro della nostra debolezza con la forza della sua grazia, è
avere fiducia nella sua azione che ci permette di vivere nella
carità, di fare tutto con gioia e umiltà, per la gloria di Dio e
nel servizio al prossimo (...) Il Signore ci aspetta tutti, con le
braccia aperte; ci aspetta per accompagnarci in questa strada della
santità".
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