CITTA' DEL VATICANO, 1 FEB. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha eretto l’Ordinariato Militare per la Bosnia ed Erzegovina. Ha nominato primo Ordinario Militare per la Bosnia ed Erzegovina il Reverendo Tomo Vuksic. L’Ordinario eletto, finora Vicario Generale della Diocesi di Mostar-Duvno (Bosnia ed Erzegovina), è nato nel 1954 a Studenci (Bosnia ed Erzegovina), ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.
ECE:NER/ VIS 20110201 (70)
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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martedì 1 febbraio 2011
lunedì 31 gennaio 2011
150° MORTE SANTO PATRONO PONTIFICIO COLLEGIO ETIOPICO
CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Rettore, i sacerdoti e i seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico, in occasione del 150° anniversario, celebrato il 31 luglio scorso, della morte di San Giustino De Jacobis (1800-1860), Patrono del Collegio.
“Degno figlio di San Vincenzo de’ Paoli” – ha detto il Papa – “San Giustino visse in modo esemplare il suo ‘farsi tutto a tutti’, specialmente al servizio del popolo abissino. Inviato a trentotto anni dall’allora Prefetto di ‘Propaganda Fide’, il Cardinale Franzoni, come missionario in Etiopia, (...) lavorò prima ad Adua e poi a Guala, dove pensò subito a formare preti etiopi, dando vita ad un seminario chiamato ‘Collegio dell’Immacolata’".
“Imparando la lingua locale e favorendo la plurisecolare tradizione liturgica del rito proprio di quelle comunità, egli si adoperò anche per un’efficace opera ecumenica. (...) Per la sua passione educativa, specialmente nella formazione dei sacerdoti, può essere giustamente considerato il patrono del vostro Collegio; infatti, ancora oggi questa benemerita Istituzione accoglie presbiteri e candidati al sacerdozio sostenendoli nel loro impegno di preparazione teologica, spirituale e pastorale”.
“Rientrando nelle comunità di origine, (...) sappiate suscitare in ciascuno” – ha esortato il Pontefice – “l’amore a Dio e alla Chiesa, sull’esempio di San Giustino De Jacobis. Egli coronò il suo fecondo contributo alla vita religiosa e civile dei popoli abissini con il dono della sua vita, silenziosamente riconsegnata a Dio dopo molte sofferenze e persecuzioni. Fu beatificato dal Venerabile Pio XII il 25 giugno 1939 e canonizzato dal Servo di Dio Paolo VI il 26 ottobre 1975”.
“Anche per voi, cari sacerdoti e seminaristi” – ha esclamato il Pontefice – “è tracciata la via della santità! (...) La santità si colloca quindi nel cuore stesso del mistero ecclesiale ed è la vocazione a cui tutti siamo chiamati. I Santi non sono un ornamento che riveste la Chiesa dall’esterno, ma sono come i fiori di un albero che rivelano la inesauribile vitalità della linfa che lo percorre. È bello contemplare così la Chiesa, in modo ascensionale verso la pienezza del ‘Vir perfectus’; in continua, faticosa, progressiva maturazione; dinamicamente sospinta verso il pieno compimento in Cristo”.
“Cari sacerdoti e seminaristi del Pontificio Collegio Etiopico” – ha esortato infine il Pontefice – “vivete con gioia e dedizione questo periodo importante della vostra formazione, all’ombra della cupola di San Pietro: camminate con decisione sulla strada della santità. Voi siete un segno di speranza, specialmente per la Chiesa nei vostri Paesi di origine. Sono certo che l’esperienza di comunione vissuta qui a Roma vi aiuterà anche a portare un prezioso contributo alla crescita e alla pacifica convivenza delle vostre amate Nazioni”.
AC/ VIS 20110131 (440)
IV CENTENARIO PONTIFICIA UNIVERSITÀ SANTO TOMÁS MANILA
CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2011 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un videomessaggio del Santo Padre agli studenti, al personale e agli ex alunni dell’Università Pontificia di Santo Tomas di Manila (Filippine), in occasione del 400° anniversario di fondazione.
Il Papa ha ringraziato “i numerosi sacerdoti, religiosi e laici, che a Santo Tomás, hanno trasmesso a generazioni di filippini la fede, la conoscenza e la saggezza contenute nelle scienze religiose e secolari”.
“In particolare” – ha detto il Santo Padre – “ricordo il vostro Fondatore, Vescovo Miguel de Benavides, ed il grande impegno dei Domenicani che hanno guidato l’istituzione attraverso molte sfide nei secoli passati. L’Università di Santo Tomás è la più antica istituzione dell’istruzione superiore cattolica dell’Estremo Oriente e continua ad avere un ruolo molto importante nella Chiesa in tutta la regione”.
“Sono fiducioso” – ha detto infine il Santo Padre - “che tenendo in considerazione la fede e la ragione che sono sempre parte di un autentico approccio integrato all’educazione, la vostra Università continui a contribuire all’arricchimento intellettuale, spirituale e culturale delle Filippine e di tutto il continente”.
MESS/ VIS 20110131 (190)
Il Papa ha ringraziato “i numerosi sacerdoti, religiosi e laici, che a Santo Tomás, hanno trasmesso a generazioni di filippini la fede, la conoscenza e la saggezza contenute nelle scienze religiose e secolari”.
“In particolare” – ha detto il Santo Padre – “ricordo il vostro Fondatore, Vescovo Miguel de Benavides, ed il grande impegno dei Domenicani che hanno guidato l’istituzione attraverso molte sfide nei secoli passati. L’Università di Santo Tomás è la più antica istituzione dell’istruzione superiore cattolica dell’Estremo Oriente e continua ad avere un ruolo molto importante nella Chiesa in tutta la regione”.
“Sono fiducioso” – ha detto infine il Santo Padre - “che tenendo in considerazione la fede e la ragione che sono sempre parte di un autentico approccio integrato all’educazione, la vostra Università continui a contribuire all’arricchimento intellettuale, spirituale e culturale delle Filippine e di tutto il continente”.
MESS/ VIS 20110131 (190)
MESSAGGIO GIORNATA MONDIALE DEI MALATI DI LEBBRA
CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2011 (VIS). In occasione della LVIII Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra (30 gennaio), l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (per la Pastorale della Salute), ha redatto un Messaggio dal titolo: "Unire i nostri sforzi per esprimere meglio la Giustizia e l’Amore verso i malati di lebbra".
“La Giornata Mondiale di lotta alla Lebbra” – scrive l’Arcivescovo Zimowski – “è una ricorrenza che costituisce al contempo un momento di riflessione per sottolineare ed esprimere gratitudine nei confronti dell’impegno dei milioni fra operatori, professionali e volontari, del mondo della salute, della società, della politica e dell’informazione che hanno aiutato e aiutano i lebbrosi. (...) Tra le persone e gli organismi di buona volontà ai quali desideriamo rivolgere un particolare grazie, per l’impegno verso i malati di lebbra, vi è la Fondazione Raoul Follereau (...) che, tra due anni, celebrerà il 60mo della propria istituzione”.
“La lebbra, in effetti, dopo la messa a punto di efficaci terapie farmacologiche si è vista ridurre notevolmente la propria carica letale ma continua a provocare sofferenza, menomazioni ed esclusione sociale. Intorno ad essa prosperano l’ignoranza, la diseguaglianza e la discriminazione che, a loro volta, ne alimentano la diffusione. (...) Da un punto di vista sanitario e sociale permane drammatica la carenza di strutture sia per la diagnosi precoce dell’infezione sia per il reinserimento sociale e lavorativo delle persone guarite ma oramai mutilate dal Bacillo di Hansen. Va inoltre promossa in modo ancor più diffuso e capillare l’educazione delle comunità e delle popolazioni affinché si comprenda che chi è guarito non presenta più alcuna minaccia d’infezione per gli altri e che va aiutato nel reinserimento”.
Citando il Messaggio di Benedetto XVI alla XXV Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, il Presidente del Dicastero segnala che "’anche nel campo della salute, parte integrante dell’esistenza di ciascuno e del bene comune, è importante instaurare una vera giustizia distributiva che garantisca a tutti, sulla base dei bisogni oggettivi, cure adeguate. Di conseguenza, il mondo della salute non può sottrarsi alle regole morali che devono governarlo affinché non diventi disumano’".
Infine, alla vigilia della Giornata dedicata alla lotta contro la lebbra, l’Arcivescovo Zimowski, ricorda “come nella Storia della Chiesa vi siano state persone che si sono molto impegnate fino, in molti casi, a sacrificare la propria vita in favore delle vittime del Morbo di Hansen”: il Cardinale canadese Paul-Émile Léger, il sacerdote belga San Damien de Veuster e il Beato polacco Jan Beyzym, S.I.
CON-AVA/ VIS 20110131 (430)
ANGELUS: MALATI LEBBRA E PREGHIERE MEDIO ORIENTE
CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2011 (VIS). Alle 12:00 di oggi il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, tra i quali i Ragazzi dell’Azione Cattolica della Diocesi di Roma che hanno concluso con la "Carovana della Pace" il mese di gennaio da loro tradizionalmente dedicato al tema della pace. Al termine della preghiera dell’Angelus due bambini, invitati nell’appartamento pontificio, hanno liberato dalla finestra due colombe, simbolo di pace.
Prima della recita della preghiera mariana il Papa ha commentato la pagina evangelica di questa quarta domenica del Tempo Ordinario nella quale San Matteo presenta il primo grande discorso che il Signore rivolge ad una moltitudine, sulle colline intorno al Lago di Galilea, conosciuto come il Discorso della Montagna o delle Beatitudini “e proclama ‘beati’ i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati”.
“Le Beatitudini” – ha spiegato il Santo Padre – “sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. ‘Le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli’. Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”.
“Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.
Dopo l’Angelus il Santo Padre ha ricordato che questa domenica si celebra la “Giornata mondiale dei malati di lebbra”, promossa negli anni ‘50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall’ONU. La lebbra, pur essendo in regresso” – ha commentato il Papa – “purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.
“Nei prossimi giorni, in vari Paesi dell’Estremo Oriente” – ha ricordato il Pontefice – “si celebra, con gioia, specialmente nell’intimità delle famiglie, il capodanno lunare. A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenità e prosperità”.
Infine il Papa ha ricordato che oggi ricorre la “Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa” ed ha detto: “Mi associo al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell’invitare tutti a pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace”.
ANG/ VIS 20110131 (460)
Prima della recita della preghiera mariana il Papa ha commentato la pagina evangelica di questa quarta domenica del Tempo Ordinario nella quale San Matteo presenta il primo grande discorso che il Signore rivolge ad una moltitudine, sulle colline intorno al Lago di Galilea, conosciuto come il Discorso della Montagna o delle Beatitudini “e proclama ‘beati’ i poveri in spirito, gli afflitti, i misericordiosi, quanti hanno fame della giustizia, i puri di cuore, i perseguitati”.
“Le Beatitudini” – ha spiegato il Santo Padre – “sono un nuovo programma di vita, per liberarsi dai falsi valori del mondo e aprirsi ai veri beni, presenti e futuri. Quando, infatti, Dio consola, sazia la fame di giustizia, asciuga le lacrime degli afflitti, significa che, oltre a ricompensare ciascuno in modo sensibile, apre il Regno dei Cieli. ‘Le Beatitudini sono la trasposizione della croce e della risurrezione nell’esistenza dei discepoli’. Esse rispecchiano la vita del Figlio di Dio che si lascia perseguitare, disprezzare fino alla condanna a morte, affinché agli uomini sia donata la salvezza”.
“Per questo la Chiesa non teme la povertà, il disprezzo, la persecuzione in una società spesso attratta dal benessere materiale e dal potere mondano”.
Dopo l’Angelus il Santo Padre ha ricordato che questa domenica si celebra la “Giornata mondiale dei malati di lebbra”, promossa negli anni ‘50 del secolo scorso da Raoul Follereau e riconosciuta ufficialmente dall’ONU. La lebbra, pur essendo in regresso” – ha commentato il Papa – “purtroppo colpisce ancora molte persone in condizione di grave miseria. A tutti i malati assicuro una speciale preghiera, che estendo a quanti li assistono e, in diversi modi, si impegnano a sconfiggere il morbo di Hansen”.
“Nei prossimi giorni, in vari Paesi dell’Estremo Oriente” – ha ricordato il Pontefice – “si celebra, con gioia, specialmente nell’intimità delle famiglie, il capodanno lunare. A tutti quei grandi popoli auguro di cuore serenità e prosperità”.
Infine il Papa ha ricordato che oggi ricorre la “Giornata internazionale di intercessione per la pace in Terra Santa” ed ha detto: “Mi associo al Patriarca Latino di Gerusalemme e al Custode di Terra Santa nell’invitare tutti a pregare il Signore affinché faccia convergere le menti e i cuori a concreti progetti di pace”.
ANG/ VIS 20110131 (460)
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
- Il Vescovo Javier Echevarría Rodríguez, Prelato della Prelatura Personale dell’Opus Dei.
AP/ VIS 20110131 (40)
- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
- Il Vescovo Javier Echevarría Rodríguez, Prelato della Prelatura Personale dell’Opus Dei.
AP/ VIS 20110131 (40)
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Don Mauro Maria Morfino, S.D.B., Vescovo di Alghero-Bosa (superficie: 2.012; popolazione: 106.300; cattolici: 105.650; sacerdoti: 87; religiosi: 176; diaconi permanenti: 7), Italia. Il Vescovo eletto è nato ad Arborea (Italia) nel 1958, ha emesso la professione perpetua nella Società di Don Bosco nel 1983 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Attualmente è Ordinario di Scienze Bibliche e Direttore del Dipartimento di Scienze Bibliche e Patristiche presso la Facoltà Teologica di Cagliari.
Sabato 29 gennaio il Santo Padre ha nominato:
- Il Padre Eusebio Hernández Sola, O.A.R., Vescovo di Tarazona (superficie: 4.514; popolazione: 91.414; cattolici: 74.201; sacerdoti: 94; religiosi: 115), Spagna. Il Vescovo eletto è nato a Cárcar (Spagna), nel 1944. Ha emesso la professione solenne nell’Ordine degli Agostiniani Recolletti nel 1967 ed è stato ordinato sacerdote nel 1968. È stato finora Capo Ufficio della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica.
- Membri del Consiglio di Cardinali e Vescovi della Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato: il Cardinale Péter Erdő, Arcivescovo di Esztergom-Budapest (Ungheria); il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi; il Cardinale Fortunato Baldelli, Penitenziere Maggiore; il Cardinale Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

- Membri del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti: il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; l’Arcivescovo Cyril Vasil, S.I., Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; il Vescovo Antoine Audo, S.I., di Alep dei Caldei (Siria); il Vescovo John Charles Wester, di Salt Lake City (Stati Uniti d’America); il Vescovo Luigi Negri, di San Marino-Montefeltro (Italia); il Vescovo Guerino Di Tora, Ausiliare di Roma.
- Consultori del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti: il Monsignor Jacques Harel, Consulente Nazionale per l'Apostolato del Mare (Mauritius); il Padre Maurizio Pettenà, C.S., Direttore dell'Ufficio Migranti della Conferenza Episcopale Australiana; il Professor Paolo Morozzo Della Rocca, Docente presso la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università degli Studi di Urbino (Italia); il Dottor Christopher Hein, Direttore del "Consiglio Italiano per i Rifugiati", Roma; la Professoressa Laura Zanfrini, Docente presso la Facoltà di Sociologia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano.
- Il Monsignore Robert Gołębiowski, Difensore del Vincolo Sostituto del Tribunale della Rota Romana, finora Notaio del medesimo Tribunale.
NER:NA/ VIS 20110131 (410)
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Nomine ed altri atti pontifici
venerdì 28 gennaio 2011
IL PAPA RICEVE LA COMMISSIONE PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA LA CHIESA CATTOLICA E LE CHIESE ORIENTALI ORTODOSSE
CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in Vaticano 30 membri della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.
La Commissione è stata istituita nel 2003, su iniziativa delle autorità ecclesiali della famiglia delle Chiese Orientali Ortodosse e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
Il risultato della prima fase del dialogo, dal 2003 al 2009, è stato il documento "Naturalezza, Costituzione e Missione della Chiesa", che - ha detto il Papa - "descrive gli aspetti fondamentali dei principi ecclesiologici che condividiamo e segnala le questioni che richiedono una più profonda riflessione nelle successive fasi del dialogo. Non possiamo che essere grati che dopo circa 1500 anni di separazione, tuttavia siamo d'accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica e sulla urgente necessità di dare testimonianza nel mondo del Vangelo di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo".
Nella seconda fase la Commissione ha riflettuto "da una prospettiva storica, di come le Chiese hanno espresso la loro comunione attraverso i secoli" e questa settimana è stata dedicata "allo studio della comunione e della comunicazione che esisteva tra le Chiese fino alla metà del quinto secolo di storia cristiana e del ruolo svolto dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva".
Benedetto XVI ha manifestato la speranza che la riflessione teologica "porterà le nostre chiese non solo a capirsi più profondamente tra di loro, ma a continuare con determinazione il nostro cammino verso la piena comunione a cui siamo chiamati per volontà di Cristo".
"Molti di voi - ha concluso - provengono da paesi dove gli individui e le comunità cristiane affrontano prove e difficoltà che sono motivo di profonda preoccupazione per tutti noi. Tutti i cristiani devono sforzarsi di lavorare insieme in reciproca accettazione e fiducia per raggiungere la pace e la giustizia. Che l'intercessione e l'esempio di molti martiri e santi, che hanno reso coraggiosa testimonianza a Cristo in tutte le nostre Chiese, sostenga e fortifichi voi e tutte le vostre comunità cristiane".
AC/ VIS 20110128 (350)
La Commissione è stata istituita nel 2003, su iniziativa delle autorità ecclesiali della famiglia delle Chiese Orientali Ortodosse e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
Il risultato della prima fase del dialogo, dal 2003 al 2009, è stato il documento "Naturalezza, Costituzione e Missione della Chiesa", che - ha detto il Papa - "descrive gli aspetti fondamentali dei principi ecclesiologici che condividiamo e segnala le questioni che richiedono una più profonda riflessione nelle successive fasi del dialogo. Non possiamo che essere grati che dopo circa 1500 anni di separazione, tuttavia siamo d'accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica e sulla urgente necessità di dare testimonianza nel mondo del Vangelo di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo".
Nella seconda fase la Commissione ha riflettuto "da una prospettiva storica, di come le Chiese hanno espresso la loro comunione attraverso i secoli" e questa settimana è stata dedicata "allo studio della comunione e della comunicazione che esisteva tra le Chiese fino alla metà del quinto secolo di storia cristiana e del ruolo svolto dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva".
Benedetto XVI ha manifestato la speranza che la riflessione teologica "porterà le nostre chiese non solo a capirsi più profondamente tra di loro, ma a continuare con determinazione il nostro cammino verso la piena comunione a cui siamo chiamati per volontà di Cristo".
"Molti di voi - ha concluso - provengono da paesi dove gli individui e le comunità cristiane affrontano prove e difficoltà che sono motivo di profonda preoccupazione per tutti noi. Tutti i cristiani devono sforzarsi di lavorare insieme in reciproca accettazione e fiducia per raggiungere la pace e la giustizia. Che l'intercessione e l'esempio di molti martiri e santi, che hanno reso coraggiosa testimonianza a Cristo in tutte le nostre Chiese, sostenga e fortifichi voi e tutte le vostre comunità cristiane".
AC/ VIS 20110128 (350)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo,
Udienze
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- L'Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
- L'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute).
- L'Arcivescovo Faustino Saint Munoz, Nunzio apostolico, con i familiari.
- Signor Francis Martin-Xavier Campbell, Ambasciatore di Gran Bretagna, in visita di congedo.
- Signor Suprapto Martosetomo, Ambasciatore di Indonesia, in visita di congedo.
AP/ VIS 20110128 (80)
- L'Arcivescovo Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
- L'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute).
- L'Arcivescovo Faustino Saint Munoz, Nunzio apostolico, con i familiari.
- Signor Francis Martin-Xavier Campbell, Ambasciatore di Gran Bretagna, in visita di congedo.
- Signor Suprapto Martosetomo, Ambasciatore di Indonesia, in visita di congedo.
AP/ VIS 20110128 (80)
giovedì 27 gennaio 2011
IN MARZO INIZIANO GLI INCONTRI TRA CREDENTI E NON CREDENTI
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2011 (VIS). Il Pontificio Consiglio della Cultura, il cui presidente è il Cardinale Gianfranco Ravasi, dal 24 al 25 marzo, organizzerà il lancio del "Cortile di Gentili", nuova struttura vaticana permanente destinata a favorire lo scambio e l'incontro tra credenti e non credenti.
Secondo un comunicato del Pontificio Consiglio della Cultura, ci saranno tre colloqui sul tema: "Religione, lume e ragione comune", che si svolgeranno nel pomeriggio di giovedì 24 marzo presso la sede dell'UNESCO; la mattina di venerdì 25 marzo presso l'Università la Sorbona e il pomeriggio dello stesso giorno all'Institut de France. A conclusione di questi tre colloqui, si terrà nel Collège des Bernardins una tavola rotonda.
Inoltre, la sera di venerdì 25 marzo, è prevista una festa aperta a tutti, in particolare ai giovani, sul tema: "l'Atrio dello Sconosciuto", che sarà organizzata in Notre Dame de Parìs, con musica spettacoli e un incontro di riflessione. Dopo gli spettacoli, la Cattedrale parigina rimarrà aperta in via del tutto eccezionale per coloro che desiderano partecipare a una veglia di preghiera e a una meditazione.
CON-C/ VIS 20110127 (180)
Secondo un comunicato del Pontificio Consiglio della Cultura, ci saranno tre colloqui sul tema: "Religione, lume e ragione comune", che si svolgeranno nel pomeriggio di giovedì 24 marzo presso la sede dell'UNESCO; la mattina di venerdì 25 marzo presso l'Università la Sorbona e il pomeriggio dello stesso giorno all'Institut de France. A conclusione di questi tre colloqui, si terrà nel Collège des Bernardins una tavola rotonda.
Inoltre, la sera di venerdì 25 marzo, è prevista una festa aperta a tutti, in particolare ai giovani, sul tema: "l'Atrio dello Sconosciuto", che sarà organizzata in Notre Dame de Parìs, con musica spettacoli e un incontro di riflessione. Dopo gli spettacoli, la Cattedrale parigina rimarrà aperta in via del tutto eccezionale per coloro che desiderano partecipare a una veglia di preghiera e a una meditazione.
CON-C/ VIS 20110127 (180)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
PRESENTAZIONE MESSAGGIO PER LA XIX GIORNATA MONDIALE DEL MALATO
CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2011 (VIS). Giovedì, 3 febbraio, alle ore 11.00, nella Sala Stampa della Santa Sede, si terrà la presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la XIX Giornata Mondiale del Malato, che si celebra l'11 febbraio.
In tale occasione, verrà anche presentato il Seminario "Associazionismo sanitario cattolico e cultura della vita", che si terrà il 5 febbraio presso l'Auditorium San Pio X, per la chiusura del 25° anniversario della fondazione del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute).
Interverranno all'evento l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute), il Vescovo Josè Luis Redrado Marchite e il Monsignor Jean-Marie Mpendawatu Mate Musivi, rispettivamente Segretario e Sottosegretario del medesimo Consiglio e Rosa Merola, consultore dello stesso dicastero e psicologa presso l'Istituto Penitenziario di Rebibbia, Roma.
OP VIS 20110127 (130)
In tale occasione, verrà anche presentato il Seminario "Associazionismo sanitario cattolico e cultura della vita", che si terrà il 5 febbraio presso l'Auditorium San Pio X, per la chiusura del 25° anniversario della fondazione del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute).
Interverranno all'evento l'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio degli Operatori Sanitari (Pastorale della Salute), il Vescovo Josè Luis Redrado Marchite e il Monsignor Jean-Marie Mpendawatu Mate Musivi, rispettivamente Segretario e Sottosegretario del medesimo Consiglio e Rosa Merola, consultore dello stesso dicastero e psicologa presso l'Istituto Penitenziario di Rebibbia, Roma.
OP VIS 20110127 (130)
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Libertà e diritti,
Sala Stampa
mercoledì 26 gennaio 2011
VINCERE LA TENTAZIONE DEL PESSIMISMO DAVANTI ALL'OBIETTIVO DELLA PIENA UNITA'
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2011 (VIS). Ieri sera il Papa ha presieduto nella Basilica romana di San Paolo Fuori le Mura, la celebrazione dei vespri in occasione della chiusura della Settimana di Orazione per l'Unità dei Cristiani.
All'inizio dell'omelia, il Santo Padre ha ricordato che quest'anno "il tema offerto alla nostra meditazione è stato proposto dalle Comunità cristiane di Gerusalemme". (...) I cristiani della Città Santa ci invitano a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme: "Essi - leggiamo negli Atti degli Apostoli - erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere".
"L'insegnamento degli Apostoli, la comunione fraterna, lo spezzare il pane e la preghiera - ha detto - sono le forme concrete di vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme riunita dall'azione dello Spirito Santo, ma al tempo stesso costituiscono i tratti essenziali di tutte le comunità cristiane, di ogni tempo e di ogni luogo. In altri termini, potremmo dire che essi rappresentano anche le dimensioni fondamentali dell'unità del Corpo visibile della Chiesa".
Benedetto XVI ha aggiunto che "nel corso degli ultimi decenni, il movimento ecumenico, "sorto per impulso della grazia dello Spirito Santo", ha fatto significativi passi in avanti, tuttavia, "sappiamo bene che siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato. (...) L'unità alla quale Cristo, mediante il suo Spirito, chiama la Chiesa non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo, come unità espressa "nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio".
"La ricerca del ristabilimento dell'unità tra i cristiani divisi - ha continuato - non può pertanto ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza: ciò a cui aneliamo è quell'unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo".
Il Papa ha sottolineato che "il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera".
Riferendosi alla festa di oggi, la Conversione di San Paolo, ha ricordato che "nei suoi lunghi viaggi missionari, l'Apostolo, peregrinando per città e regioni diverse, non dimenticò mai il legame di comunione con la Chiesa di Gerusalemme. La colletta in favore dei cristiani di quella comunità (...) occupò un posto importante nelle preoccupazioni di Paolo, che la considerava non solo un'opera di carità, ma il segno e la garanzia dell'unità e della comunione tra le Chiese da lui fondate e quella primitiva Comunità della Città Santa, un segno dell'unità dell'unica Chiesa di Cristo".
Infine, il Santo Padre ha salutato in modo speciale i Fratelli e le Sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, oltre "ai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Antiche Chiese Orientali, la cui riunione si svolge qui a Roma in questi giorni. Affidiamo al Signore il buon successo del vostro incontro, perché possa rappresentare un passo in avanti verso la tanto auspicata unità". Il Papa ha rivolto anche un saluto particolare ai rappresentanti della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca, "venuti a Roma con il Vescovo della Chiesa di Baviera".
HML/ VIS 20110126 (670)
All'inizio dell'omelia, il Santo Padre ha ricordato che quest'anno "il tema offerto alla nostra meditazione è stato proposto dalle Comunità cristiane di Gerusalemme". (...) I cristiani della Città Santa ci invitano a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme: "Essi - leggiamo negli Atti degli Apostoli - erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere".
"L'insegnamento degli Apostoli, la comunione fraterna, lo spezzare il pane e la preghiera - ha detto - sono le forme concrete di vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme riunita dall'azione dello Spirito Santo, ma al tempo stesso costituiscono i tratti essenziali di tutte le comunità cristiane, di ogni tempo e di ogni luogo. In altri termini, potremmo dire che essi rappresentano anche le dimensioni fondamentali dell'unità del Corpo visibile della Chiesa".
Benedetto XVI ha aggiunto che "nel corso degli ultimi decenni, il movimento ecumenico, "sorto per impulso della grazia dello Spirito Santo", ha fatto significativi passi in avanti, tuttavia, "sappiamo bene che siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato. (...) L'unità alla quale Cristo, mediante il suo Spirito, chiama la Chiesa non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo, come unità espressa "nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio".
"La ricerca del ristabilimento dell'unità tra i cristiani divisi - ha continuato - non può pertanto ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza: ciò a cui aneliamo è quell'unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo".
Il Papa ha sottolineato che "il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera".
Riferendosi alla festa di oggi, la Conversione di San Paolo, ha ricordato che "nei suoi lunghi viaggi missionari, l'Apostolo, peregrinando per città e regioni diverse, non dimenticò mai il legame di comunione con la Chiesa di Gerusalemme. La colletta in favore dei cristiani di quella comunità (...) occupò un posto importante nelle preoccupazioni di Paolo, che la considerava non solo un'opera di carità, ma il segno e la garanzia dell'unità e della comunione tra le Chiese da lui fondate e quella primitiva Comunità della Città Santa, un segno dell'unità dell'unica Chiesa di Cristo".
Infine, il Santo Padre ha salutato in modo speciale i Fratelli e le Sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, oltre "ai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Antiche Chiese Orientali, la cui riunione si svolge qui a Roma in questi giorni. Affidiamo al Signore il buon successo del vostro incontro, perché possa rappresentare un passo in avanti verso la tanto auspicata unità". Il Papa ha rivolto anche un saluto particolare ai rappresentanti della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca, "venuti a Roma con il Vescovo della Chiesa di Baviera".
HML/ VIS 20110126 (670)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
GIOVANNA D'ARCO: PORTARE LA LUCE DEL VANGELO NELLA STORIA
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2011 (VIS). Questo mercoledì, la catechesi dell'Udienza Generale, tenutasi nell'Aula Paolo VI alla presenza di 3.000 persone, è stata dedicata alla figura della Santa Giovanna d'Arco (1412-1431) una di "quelle donne forti che, alla fine del Medioevo, portarono senza paura la grande luce del Vangelo nelle complesse vicende della storia".
Il Papa ha spiegato che Giovanna, figlia di contadini agiati, è vissuta nel periodo del conflitto bellico che si conosce come la "Guerra dei cent'anni" tra Francia e Inghilterra. Molto giovane, all'età di 13 anni, sentì "attraverso la "voce" dell'Arcangelo San Michele, la chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo".
Giovanna fa voto di verginità e intensifica la sua preghiera partecipando con un nuovo impegno alla vita sacramentale. "La compassione e l'impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo - ha detto il Pontefice - sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio. Uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica".
All'inizio del 1429, Giovanna comincia la sua azione e superando tutti gli ostacoli incontra il Delfino di Francia, il futuro re Carlo VII, che a Poitiers la sottopone ad un esame da parte di alcuni teologi dell'Università che esprimono un giudizio positivo: "in lei non vedono niente di male, solo una buona cristiana".
Il 22 marzo dello stesso anno, Giovanna detta un'importante lettera al re d'Inghilterra e ai suoi uomini che assediano la città di Orléans. "La sua è una proposta di vera pace nella giustizia tra i due popoli cristiani, alla luce dei nomi di Gesù e di Maria", ha osservato il Santo Padre. La proposta è respinta e Giovanna deve impegnarsi per la liberazione della città. L'altro momento culminante della sua impresa è l'incoronazione del re Carlo VII a Reims il 17 luglio 1429.
La passione di Giovanna inizia il 23 maggio 1430 quando, a Compiegne, cade prigioniera dei suoi nemici e viene condotta nella città di Rouen dove si svolgerà il lungo e drammatico processo che si concluderà il 30 maggio 1431 con la condanna a morte.
Il processo è presieduto da due grandi giudici ecclesiastici, il Vescovo Pierre Cauchon e l'inquisitore Jean le Maistre, ma in realtà è interamente guidato da un gruppo di teologi dell'Università di Parigi, "sono ecclesiastici francesi - ha detto il Papa - che avendo fatto la scelta politica opposta a quella di Giovanna, hanno a priori un giudizio negativo sulla sua persona e sulla sua missione. Questo processo è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che (...) allo stesso tempo è santa e sempre bisognosa di purificazione".
"A differenza dei santi teologi che avevano illuminato l'Università di Parigi, come San Bonaventura, San Tommaso d'Aquino e il Beato Duns Scoto (...), questi giudici sono teologi ai quali mancano la carità e l'umiltà di vedere in questa giovane l'azione di Dio" e non vedono "che i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e sapienti (...) I giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima".
Giovanna muore sul rogo il 30 maggio del 1431, con un crocifisso in mano e invocando il nome di Gesù. Dopo 25 anni il Processo di Nullità aperto da Callisto III "si conclude con una sentenza solenne che dichiara la nullità della condanna e (...) mette in luce l'innocenza di Giovanna e la sua perfetta fedeltà alla Chiesa. Giovanna d'Arco sarà canonizzata da Benedetto XV, nel 1920".
"Il Nome di Gesù, invocato dalla nostra Santa fin negli ultimi istanti della sua vita terrena, era come il continuo respiro della sua anima (...) il centro della sua vita. Questa Santa aveva compreso che l'Amore abbraccia tutta la realtà di Dio e dell'uomo, del cielo e della terra, della Chiesa e del mondo. (...) La liberazione del suo popolo è un'opera di giustizia umana, che Giovanna compie nella carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell'esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili".
"In Gesù, Giovanna contempla anche tutta la realtà della Chiesa, la Chiesa trionfante del Cielo, come la Chiesa militante della terra. Secondo le sue parole, è un tutt'uno Nostro Signore e la Chiesa. Quest'affermazione, ha un carattere veramente eroico nel contesto del Processo di Condanna, di fronte ai suoi giudici, uomini di Chiesa, che la perseguitarono e la condannarono".
"Con la sua luminosa testimonianza, - ha concluso Benedetto XVI - Santa Giovanna d'Arco ci invita ad una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, nell'Amore di Gesù un profondo amore alla sua Chiesa".
AG/ VIS 20110126 (800)
Il Papa ha spiegato che Giovanna, figlia di contadini agiati, è vissuta nel periodo del conflitto bellico che si conosce come la "Guerra dei cent'anni" tra Francia e Inghilterra. Molto giovane, all'età di 13 anni, sentì "attraverso la "voce" dell'Arcangelo San Michele, la chiamata dal Signore ad intensificare la sua vita cristiana e anche ad impegnarsi in prima persona per la liberazione del suo popolo".
Giovanna fa voto di verginità e intensifica la sua preghiera partecipando con un nuovo impegno alla vita sacramentale. "La compassione e l'impegno della giovane contadina francese di fronte alla sofferenza del suo popolo - ha detto il Pontefice - sono resi più intensi dal suo rapporto mistico con Dio. Uno degli aspetti più originali della santità di questa giovane è proprio questo legame tra esperienza mistica e missione politica".
All'inizio del 1429, Giovanna comincia la sua azione e superando tutti gli ostacoli incontra il Delfino di Francia, il futuro re Carlo VII, che a Poitiers la sottopone ad un esame da parte di alcuni teologi dell'Università che esprimono un giudizio positivo: "in lei non vedono niente di male, solo una buona cristiana".
Il 22 marzo dello stesso anno, Giovanna detta un'importante lettera al re d'Inghilterra e ai suoi uomini che assediano la città di Orléans. "La sua è una proposta di vera pace nella giustizia tra i due popoli cristiani, alla luce dei nomi di Gesù e di Maria", ha osservato il Santo Padre. La proposta è respinta e Giovanna deve impegnarsi per la liberazione della città. L'altro momento culminante della sua impresa è l'incoronazione del re Carlo VII a Reims il 17 luglio 1429.
La passione di Giovanna inizia il 23 maggio 1430 quando, a Compiegne, cade prigioniera dei suoi nemici e viene condotta nella città di Rouen dove si svolgerà il lungo e drammatico processo che si concluderà il 30 maggio 1431 con la condanna a morte.
Il processo è presieduto da due grandi giudici ecclesiastici, il Vescovo Pierre Cauchon e l'inquisitore Jean le Maistre, ma in realtà è interamente guidato da un gruppo di teologi dell'Università di Parigi, "sono ecclesiastici francesi - ha detto il Papa - che avendo fatto la scelta politica opposta a quella di Giovanna, hanno a priori un giudizio negativo sulla sua persona e sulla sua missione. Questo processo è una pagina sconvolgente della storia della santità e anche una pagina illuminante sul mistero della Chiesa, che (...) allo stesso tempo è santa e sempre bisognosa di purificazione".
"A differenza dei santi teologi che avevano illuminato l'Università di Parigi, come San Bonaventura, San Tommaso d'Aquino e il Beato Duns Scoto (...), questi giudici sono teologi ai quali mancano la carità e l'umiltà di vedere in questa giovane l'azione di Dio" e non vedono "che i misteri di Dio sono rivelati a chi ha il cuore dei piccoli, mentre rimangono nascosti ai dotti e sapienti (...) I giudici di Giovanna sono radicalmente incapaci di comprenderla, di vedere la bellezza della sua anima".
Giovanna muore sul rogo il 30 maggio del 1431, con un crocifisso in mano e invocando il nome di Gesù. Dopo 25 anni il Processo di Nullità aperto da Callisto III "si conclude con una sentenza solenne che dichiara la nullità della condanna e (...) mette in luce l'innocenza di Giovanna e la sua perfetta fedeltà alla Chiesa. Giovanna d'Arco sarà canonizzata da Benedetto XV, nel 1920".
"Il Nome di Gesù, invocato dalla nostra Santa fin negli ultimi istanti della sua vita terrena, era come il continuo respiro della sua anima (...) il centro della sua vita. Questa Santa aveva compreso che l'Amore abbraccia tutta la realtà di Dio e dell'uomo, del cielo e della terra, della Chiesa e del mondo. (...) La liberazione del suo popolo è un'opera di giustizia umana, che Giovanna compie nella carità, per amore di Gesù. Il suo è un bell'esempio di santità per i laici impegnati nella vita politica, soprattutto nelle situazioni più difficili".
"In Gesù, Giovanna contempla anche tutta la realtà della Chiesa, la Chiesa trionfante del Cielo, come la Chiesa militante della terra. Secondo le sue parole, è un tutt'uno Nostro Signore e la Chiesa. Quest'affermazione, ha un carattere veramente eroico nel contesto del Processo di Condanna, di fronte ai suoi giudici, uomini di Chiesa, che la perseguitarono e la condannarono".
"Con la sua luminosa testimonianza, - ha concluso Benedetto XVI - Santa Giovanna d'Arco ci invita ad una misura alta della vita cristiana: fare della preghiera il filo conduttore delle nostre giornate; avere piena fiducia nel compiere la volontà di Dio, qualunque essa sia; vivere la carità senza favoritismi, senza limiti e attingendo, come lei, nell'Amore di Gesù un profondo amore alla sua Chiesa".
AG/ VIS 20110126 (800)
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Udienza generale
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di São Sebastião di Rio de Janeiro (Brasile), presentata dal Vescovo Assis Lopez, per raggiunti limiti d'età.
RE/ VIS 20110126 (30)
RE/ VIS 20110126 (30)
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Nomine ed altri atti pontifici
martedì 25 gennaio 2011
CALENDARIO CELEBRAZIONI PRESIEDUTE DAL PAPA FEBBRAIO-APRILE
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2011 (VIS).- Di seguito riportiamo il calendario della Celebrazioni presiedute dal Santo Padre nei mesi di febbraio, marzo ed aprile:
FEBBRAIO
-Mercoledì 2: Festa della Presentazione del Signore, Giornata della Vita Consacrata. Nella Basilica Vaticana, alle ore 17:30, Vespri con i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica.
-Sabato, 5: Nella Basilica Vaticana, alle ore 10.00, Santa Messa e Rito di Ordinazione episcopale.
-Lunedì, 21: Sala del Concistoro, alle ore 12:00: Concistoro per alcune Cause di Canonizzazione.
MARZO
-Mercoledì, 9: Mercoledì delle Ceneri, nella Basilica di Sant'Anselmo, alle ore 16:30 Statio e Processione Penitenziale. Nella Basilica di Santa Sabina, alle ore 17:00, Santa Messa, benedizione ed imposizione delle Ceneri.
-Domenica, 13: I Domenica di Quaresima. Nel Palazzo Apostolico, Cappella "Redemptoris Mater", alle ore 18:00: inizio degli esercizi spirituali per la Curia Romana.
-Sabato, 19: Nella Cappella "Redemptoris Mater", alle ore 9:00: conclusione degli esercizi spirituali.
-Domenica, 20: Alle ore 9.00, Santa Messa e Rito di Dedicazione della nuova Parrocchia romana di San Corbinato all'Infernetto - Casal Palocco.
APRILE
-Domenica, 17: Domenica delle Palme e della Passione del Signore. In Piazza San Pietro, ore 9:30; Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.
-Giovedì, 21: Giovedì Santo: Basilica Vaticana, alle ore 9:30: Santa Messa del Crisma. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 17:30: inizio del Triduo Pasquale. Santa Messa nella Cena del Signore.
-Venerdì, 22: Venerdì Santo. Nella Basilica Vaticana, alle ore 17:00: Celebrazione della Passione del Signore. Al Colosseo, alle ore 21:15, Via Crucis.
-Sabato, 23: Sabato Santo. Nella Basilica Vaticana, alle ore 21:00: Veglia Pasquale nella Notte Santa.
-Domenica, 24: Domenica di Pasqua. In Piazza San Pietro, alle ore 10:15: Santa Messa del giorno. Dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, alle ore 12:00: Benedizione "Urbi et Orbi".
OCL/ VIS 20110125 (300)
FEBBRAIO
-Mercoledì 2: Festa della Presentazione del Signore, Giornata della Vita Consacrata. Nella Basilica Vaticana, alle ore 17:30, Vespri con i membri degli Istituti di Vita Consacrata e delle Società di Vita Apostolica.
-Sabato, 5: Nella Basilica Vaticana, alle ore 10.00, Santa Messa e Rito di Ordinazione episcopale.
-Lunedì, 21: Sala del Concistoro, alle ore 12:00: Concistoro per alcune Cause di Canonizzazione.
MARZO
-Mercoledì, 9: Mercoledì delle Ceneri, nella Basilica di Sant'Anselmo, alle ore 16:30 Statio e Processione Penitenziale. Nella Basilica di Santa Sabina, alle ore 17:00, Santa Messa, benedizione ed imposizione delle Ceneri.
-Domenica, 13: I Domenica di Quaresima. Nel Palazzo Apostolico, Cappella "Redemptoris Mater", alle ore 18:00: inizio degli esercizi spirituali per la Curia Romana.
-Sabato, 19: Nella Cappella "Redemptoris Mater", alle ore 9:00: conclusione degli esercizi spirituali.
-Domenica, 20: Alle ore 9.00, Santa Messa e Rito di Dedicazione della nuova Parrocchia romana di San Corbinato all'Infernetto - Casal Palocco.
APRILE
-Domenica, 17: Domenica delle Palme e della Passione del Signore. In Piazza San Pietro, ore 9:30; Benedizione delle Palme, Processione e Santa Messa.
-Giovedì, 21: Giovedì Santo: Basilica Vaticana, alle ore 9:30: Santa Messa del Crisma. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, alle ore 17:30: inizio del Triduo Pasquale. Santa Messa nella Cena del Signore.
-Venerdì, 22: Venerdì Santo. Nella Basilica Vaticana, alle ore 17:00: Celebrazione della Passione del Signore. Al Colosseo, alle ore 21:15, Via Crucis.
-Sabato, 23: Sabato Santo. Nella Basilica Vaticana, alle ore 21:00: Veglia Pasquale nella Notte Santa.
-Domenica, 24: Domenica di Pasqua. In Piazza San Pietro, alle ore 10:15: Santa Messa del giorno. Dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, alle ore 12:00: Benedizione "Urbi et Orbi".
OCL/ VIS 20110125 (300)
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Calendario celebrazioni
TUTTI I BATTEZZATI DEVONO COMUNICARE IL DONO DEL VANGELO
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2011 (VIS).-E' stato reso pubblico il testo del messaggio del Santo Padre per la LXXXV Giornata Mondiale Missionaria che quest'anno si celebra il 23 ottobre sul tema: "Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi" (Gv 20,21).
Il Papa scrive che l'impegno di portare a tutti l'annuncio del Vangelo "con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora", come ha ribadito il Venerabile Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo del 2000, "risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale".
"Tutti i popoli - continua Benedetto XVI - sono destinatari dell'annuncio del Vangelo". La Chiesa "esiste per evangelizzare, (...) la sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l'influsso della sua grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla fede in Cristo".
Il Papa rileva che "questo compito non ha perso la sua urgenza. (...) Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza".
"Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che - scrive - pur avendo ricevuto l'annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall'imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali".
Il Santo Padre ricorda che "la missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati".
"L'evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un'attenzione peculiare da parte dell'animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà (...) Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno".
"Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio Paolo VI, che nell'evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto dell'autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell'umanità significherebbe "dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull'amore del prossimo sofferente e bisognoso"; non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale "percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità".
"Così - conclude - attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l'umanità (...) Che la Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di "andare" incontro all'umanità portando a tutti Cristo!".
MESS/ VIS 20110125 (590)
Il Papa scrive che l'impegno di portare a tutti l'annuncio del Vangelo "con lo stesso slancio dei cristiani della prima ora", come ha ribadito il Venerabile Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo del 2000, "risuona ogni anno nella celebrazione della Giornata Missionaria Mondiale".
"Tutti i popoli - continua Benedetto XVI - sono destinatari dell'annuncio del Vangelo". La Chiesa "esiste per evangelizzare, (...) la sua azione, in adesione alla parola di Cristo e sotto l'influsso della sua grazia e della sua carità, si fa pienamente e attualmente presente a tutti gli uomini e a tutti i popoli per condurli alla fede in Cristo".
Il Papa rileva che "questo compito non ha perso la sua urgenza. (...) Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che, dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ancora ascoltato il suo Messaggio di salvezza".
"Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che - scrive - pur avendo ricevuto l'annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa; e molti ambienti, anche in società tradizionalmente cristiane, sono oggi refrattari ad aprirsi alla parola della fede. È in atto un cambiamento culturale, alimentato anche dalla globalizzazione, da movimenti di pensiero e dall'imperante relativismo, un cambiamento che porta ad una mentalità e ad uno stile di vita che prescindono dal Messaggio evangelico, come se Dio non esistesse, e che esaltano la ricerca del benessere, del guadagno facile, della carriera e del successo come scopo della vita, anche a scapito dei valori morali".
Il Santo Padre ricorda che "la missione universale coinvolge tutti, tutto e sempre. Il Vangelo non è un bene esclusivo di chi lo ha ricevuto, ma è un dono da condividere, una bella notizia da comunicare. E questo dono-impegno è affidato non soltanto ad alcuni, bensì a tutti i battezzati".
"L'evangelizzazione è un processo complesso e comprende vari elementi. Tra questi, un'attenzione peculiare da parte dell'animazione missionaria è stata sempre data alla solidarietà (...) Si tratta di sostenere istituzioni necessarie per stabilire e consolidare la Chiesa e anche di dare il proprio contributo al miglioramento delle condizioni di vita delle persone in Paesi nei quali più gravi sono i fenomeni di povertà, malnutrizione soprattutto infantile, malattie, carenza di servizi sanitari e per l'istruzione. Anche questo rientra nella missione della Chiesa. Annunciando il Vangelo, essa si prende a cuore la vita umana in senso pieno".
"Non è accettabile, ribadiva il Servo di Dio Paolo VI, che nell'evangelizzazione si trascurino i temi riguardanti la promozione umana, la giustizia, la liberazione da ogni forma di oppressione, ovviamente nel rispetto dell'autonomia della sfera politica. Disinteressarsi dei problemi temporali dell'umanità significherebbe "dimenticare la lezione che viene dal Vangelo sull'amore del prossimo sofferente e bisognoso"; non sarebbe in sintonia con il comportamento di Gesù, il quale "percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il Vangelo del Regno e guarendo ogni malattia e infermità".
"Così - conclude - attraverso la partecipazione corresponsabile alla missione della Chiesa, il cristiano diventa costruttore della comunione, della pace, della solidarietà che Cristo ci ha donato, e collabora alla realizzazione del piano salvifico di Dio per tutta l'umanità (...) Che la Giornata Missionaria ravvivi in ciascuno il desiderio e la gioia di "andare" incontro all'umanità portando a tutti Cristo!".
MESS/ VIS 20110125 (590)
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Libertà e diritti
CORDOGLIO PER LE VITTIME DELL'ATTENTATO ALL'AEROPORTO DI MOSCA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2011 (VIS).- Il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, S.D.B., ha inviato un telegramma di cordiglio a nome del Santo Padre al Presidente della Federazione Russa, S.E. l'On. Dmitrij Anatolevich Medvedev, per le numerose vittime dell'attentato avvenuto ieri pomeriggio all'aeroporto Domodedovo di Mosca.
Benedetto XVI esprime "profondo dolore e ferma riprovazione per il grave atto di violenza, desiderando far giungere sentimenti di vicinanza spirituale e di vive condoglianze ai familiari delle vittime".
TGR/ VIS 20110125 (80)
Benedetto XVI esprime "profondo dolore e ferma riprovazione per il grave atto di violenza, desiderando far giungere sentimenti di vicinanza spirituale e di vive condoglianze ai familiari delle vittime".
TGR/ VIS 20110125 (80)
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Violenza
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Il Rev.do Augusto Dos Santos Lopes Fortes, Vescovo della Diocesi di Mindelo (superficie 2.230, popolazione 166.000, cattolici 149.230, sacerdoti 19, religiosi 58) in Capo Verde. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 nell'isola di Sal (Capo Verde), è stato ordinato sacerdote nel 1992 e finora era cancelliere della Diocesi di Mindelo e parroco di "Sao Vincente".
NER/ VIS 20110125 (70)
NER/ VIS 20110125 (70)
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Nomine ed altri atti pontifici
lunedì 24 gennaio 2011
COLLOQUIO RAPPRESENTANTI SANTA SEDE E VESCOVI E TEOLOGI INDIA
CITTA' DEL VATICANO, 24 GEN. 2011 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi è stato reso pubblico il seguente Comunicato:
“Dal 16 al 22 gennaio, 2011, si è tenuto un colloquio fra l’Accademia Nazionale San Giovanni di Scienze della Salute a Bangalore (India), durante il quale una Delegazione della Santa Sede ha incontrato ventotto membri della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India e ventisei teologi provenienti da diverse parti del Paese. La Delegazione della Santa Sede era guidata dal Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, accompagnato dall’Arcivescovo Luis Ladaria, S.I., Segretario del medesimo Dicastero e dal Monsignor Charles Scicluna, Promotore di Giustizia e da tre Officiali”.
“I membri dell’Episcopato indiano che hanno partecipato all’incontro, guidato dal Cardinale Oswald Gracias, Arcivescovo di Bombay e Presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India, rappresentavano i tre riti ‘sui iuris’ delle Chiese dell’India”.
“Nella prima parte dell’incontro, i teologi hanno esaminato argomenti quali il ruolo specifico dei teologi nella Chiesa, la metodologia teologica in Oriente e in Occidente, l’inculturazione, Gesù Cristo quale unico Salvatore di tutte le genti, il rapporto tra la Chiesa di Cristo e le altre religioni, il concetto cristiano di autentica librazione umana, il ruolo della comunità di fede, il ‘sensus fidelium’ e il carattere distintivo della preghiera e della spiritualità cristiana”.
“La seconda parte del colloquio è stata organizzata dai Vescovi e dai rappresentanti della Santa Sede. Sono state esaminate diverse questioni relative al ruolo specifico e alla responsabilità dei Vescovi nella Chiesa, al Vescovo quale maestro di fede, al funzionamento della Commissione Dottrinale della Conferenze Episcopali, alla formazione dei futuri sacerdoti e membri delle congregazioni religiose, e alla corretta valutazione dei delitti canonici più gravi.
OP/ VIS 20110124 (290)
ASPETTO GIURIDICO INTRINSECAMENTE LEGATO MATRIMONIO
CITTA' DEL VATICANO, 22 GEN. 2011 (VIS). Questa mattina Papa Benedetto XVI ha ricevuto in udienza il Decano, i Prelati Uditori, gli Officiali e i collaboratori del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.
Nel suo discorso Benedetto XVI si è soffermato sulla dimensione giuridica del matrimonio “che è insita nell'attività pastorale di preparazione e ammissione al matrimonio”.
“Non esiste” – ha sottolineato il Pontefice – “un matrimonio della vita ed un altro del diritto: non vi è che un solo matrimonio, il quale è costitutivamente vincolo giuridico reale tra l'uomo e la donna, un vincolo su cui poggia l'autentica dinamica coniugale di vita e di amore. (...) L'aspetto giuridico è intrinsecamente legato all'essenza del matrimonio”.
“Il diritto a sposarsi, o ‘ius connubii’, va visto in tale prospettiva” – ha detto il Papa – “Non si tratta, cioè, di una pretesa soggettiva che debba essere soddisfatta dai pastori mediante un mero riconoscimento formale, indipendentemente dal contenuto effettivo dell'unione. Il diritto a contrarre matrimonio presuppone che si possa e si intenda celebrarlo davvero, dunque nella verità della sua essenza così come è insegnata dalla Chiesa. Nessuno può vantare il diritto a una cerimonia nuziale. Lo ‘ius connubii’, infatti, si riferisce al diritto di celebrare un autentico matrimonio”.
“Non bisogna mai dimenticare, tuttavia” – ha proseguito il Pontefice – “che l'obiettivo immediato di tale preparazione è quello di promuovere la libera celebrazione di un vero matrimonio, la costituzione cioè di un vincolo di giustizia ed amore tra i coniugi, con le caratteristiche dell’unità ed indissolubilità, ordinato al bene dei coniugi e alla procreazione ed educazione della prole, e che tra battezzati costituisce uno dei sacramenti della Nuova Alleanza. Con ciò non viene rivolto alla coppia un messaggio ideologico estrinseco, né tanto meno viene imposto un modello culturale; piuttosto, i fidanzati vengono posti in grado di scoprire la verità di un'inclinazione naturale e di una capacità di impegnarsi che essi portano inscritte nel loro essere relazionale uomo-donna. È da lì che scaturisce il diritto quale componente essenziale della relazione matrimoniale, radicato in una potenzialità naturale dei coniugi che la donazione consensuale attualizza”.
“Tra i mezzi per accertare che il progetto dei nubendi sia realmente coniugale spicca l'esame prematrimoniale.” – ha detto ancora il Santo Padre- “Tale esame ha uno scopo principalmente giuridico: accertare che nulla si opponga alla valida e lecita celebrazione delle nozze. Giuridico non vuol dire però formalistico, come se fosse un passaggio burocratico consistente nel compilare un modulo sulla base di domande rituali. Si tratta invece di un'occasione pastorale unica (...) il pastore cerca di aiutare la persona a porsi seriamente dinanzi alla verità su se stessa e sulla propria vocazione umana e cristiana al matrimonio. In questo senso il dialogo, sempre condotto separatamente con ciascuno dei due fidanzati - senza sminuire la convenienza di altri colloqui con la coppia - richiede un clima di piena sincerità, nel quale si dovrebbe far leva sul fatto che gli stessi contraenti sono i primi interessati e i primi obbligati in coscienza a celebrare un matrimonio valido”.
“In questo modo, con i vari mezzi a disposizione per un’accurata preparazione e verifica, si può sviluppare un’efficace azione pastorale volta alla prevenzione delle nullità matrimoniali. Bisogna adoperarsi affinché si interrompa, nella misura del possibile, il circolo vizioso che spesso si verifica tra un’ammissione scontata al matrimonio, senza un’adeguata preparazione e un esame serio dei requisiti previsti per la sua celebrazione, e una dichiarazione giudiziaria talvolta altrettanto facile, ma di segno inverso, in cui lo stesso matrimonio viene considerato nullo solamente in base alla constatazione del suo fallimento”.
“Il diritto canonico in generale, e in specie quello matrimoniale e processuale” – ha insistito Benedetto XVI – “richiedono certamente una preparazione particolare, ma la conoscenza degli aspetti basilari e di quelli immediatamente pratici del diritto canonico (...) costituisce un’esigenza formativa di primaria rilevanza per tutti gli operatori pastorali, in particolare per coloro che agiscono nella pastorale familiare”.
“Tutto ciò richiede, inoltre, che l'operato dei tribunali ecclesiastici trasmetta un messaggio univoco circa ciò che è essenziale nel matrimonio, in sintonia con il Magistero e la legge canonica, parlando ad una sola voce. (...) Di recente ho insistito sulla necessità di giudicare rettamente le cause relative all'incapacità consensuale. La questione continua ad essere molto attuale, e purtroppo permangono ancora posizioni non corrette, come quella di identificare la discrezione di giudizio richiesta per il matrimonio con l’auspicata prudenza nella decisione di sposarsi, confondendo così una questione di capacità con un'altra che non intacca la validità, poiché concerne il grado di saggezza pratica con cui si è presa una decisione che è, comunque, veramente matrimoniale. Più grave ancora sarebbe il fraintendimento se si volesse attribuire efficacia invalidante alle scelte imprudenti compiute durante la vita matrimoniale”.
“Nell'ambito delle nullità per l'esclusione dei beni essenziali del matrimonio occorre altresì un serio impegno perché le pronunce giudiziarie rispecchino la verità sul matrimonio, la stessa che deve illuminare il momento dell'ammissione alle nozze. Penso, in modo particolare, alla questione dell'esclusione del ‘bonum coniugum’. In relazione a tale esclusione sembra ripetersi lo stesso pericolo che minaccia la retta applicazione delle norme sull'incapacità, e cioè quello di cercare dei motivi di nullità nei comportamenti che non riguardano la costituzione del vincolo coniugale bensì la sua realizzazione nella vita”.
“Bisogna resistere” – ha detto infine il Santo Padre – “alla tentazione di trasformare le semplici mancanze degli sposi nella loro esistenza coniugale in difetti di consenso. La vera esclusione può verificarsi infatti solo quando viene intaccata l'ordinazione al bene dei coniugi (cfr ibid., can. 1055, § 1), esclusa con un atto positivo di volontà”.
Il Papa ha concluso il suo discorso riprendendo le sue riflessioni sul rapporto tra diritto e pastorale ed ha detto in merito che tale rapporto “è spesso oggetto di fraintendimenti, a scapito del diritto, ma anche della pastorale. Occorre invece favorire in tutti i settori, e in modo particolare nel campo del matrimonio e della famiglia, una dinamica di segno opposto, di armonia profonda tra pastoralità e giuridicità, che certamente si rivelerà feconda nel servizio reso a chi si avvicina al matrimonio”.
AC/ VIS 20110124 (980)
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