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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 11 giugno 2014

TIMORE DI DIO: DONO DELLO SPIRITO SANTO CHE FA DI NOI CRISTIANI CONVINTI

Città del Vaticano, 11 giugno 2014 (VIS). "Il dono del timore di Dio, di cui parliamo oggi, - ha detto il Papa nella catechesi per l'Udienza Generale di questo Mercoledì - conclude la serie dei sette doni dello Spirito Santo. Non significa avere paura di Dio: sappiamo bene che Dio è Padre, e che ci ama e vuole la nostra salvezza, e sempre perdona, sempre; per cui non c'è motivo di avere paura di Lui! Il timore di Dio, invece, è il dono dello Spirito che ci ricorda quanto siamo piccoli di fronte a Dio e al suo amore e che il nostro bene sta nell'abbandonarci con umiltà, con rispetto e fiducia nelle sue mani!".

"Quando lo Spirito Santo prende dimora nel nostro cuore, ci infonde consolazione e pace e ci porta a sentirci così come siamo, cioè piccoli, con quell'atteggiamento (...) di chi ripone tutte le sue preoccupazioni (...) in Dio (...). In questo senso, allora, comprendiamo bene come il timore di Dio venga ad assumere in noi la forma della docilità, della riconoscenza e della lode, ricolmando il nostro cuore di speranza. Tante volte, infatti - ha commentato Papa Francesco - non riusciamo a cogliere il disegno di Dio, e ci accorgiamo che non siamo capaci di assicurarci da noi stessi la felicità e la vita eterna. È proprio nell'esperienza dei nostri limiti e della nostra povertà, però, che lo Spirito ci conforta e ci fa percepire come l'unica cosa importante sia lasciarci condurre da Gesù fra le braccia di suo Padre".

"Ecco perché - ha spiegato il Papa - abbiamo tanto bisogno di questo dono delle Spirito Santo. Il timore di Dio ci fa prendere coscienza che tutto viene dalla grazia e che la nostra vera forza sta unicamente nel seguire il Signore Gesù e nel lasciare che il Padre possa riversare su di noi la sua bontà e la sua misericordia. (....) Quando siamo pervasi dal timore di Dio, allora siamo portati a seguire il Signore con umiltà, docilità e obbedienza. Questo, però, non con atteggiamento rassegnato, e passivo, anche lamentoso (...) Il timore di Dio, quindi, non fa di noi dei cristiani timidi, remissivi, ma genera in noi coraggio e forza! È un dono che fa di noi cristiani convinti, entusiasti, che non restano sottomessi al Signore per paura, ma perché sono commossi e conquistati dal suo amore!".

"Ma, stiamo attenti, perché il dono di Dio, il dono del timore di Dio è anche un 'allarme' di fronte alla pertinacia nel peccato. Quando una persona vive nel male, quando bestemmia contro Dio, quanto sfrutta gli altri, quando li tiranneggia, quando vive soltanto per i soldi, per la vanità, o il potere, o l'orgoglio, allora il santo timore di Dio ci mette in allerta: attenzione! (...) Voi pensate che una persona corrotta sarà felice dall’altra parte? No, tutto il frutto della sua corruzione ha corrotto il suo cuore e sarà difficile andare dal Signore. Penso a coloro che vivono della tratta di persone e del lavoro schiavo; voi pensate questa gente che tratta le persone, che sfrutta le persone con il lavoro schiavo ha nel cuore l'amore di Dio? No, non hanno timore di Dio (...). Penso a coloro che fabbricano armi per fomentare le guerre (...). Questi fabbricatori di armi non vengono a sentire la Parola di Dio! Questi fabbricano la morte, sono mercanti di morte e fanno mercanzia di morte. Che il timore di Dio faccia loro comprendere che un giorno tutto finisce e che dovranno rendere conto a Dio".

Al termine il Papa ha letto una parte del Salmo 34: "'Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce. L'angelo del Signore si accampa attorno a quelli che lo temono, e li libera'. Chiediamo al Signore - ha detto il Papa - la grazia di unire la nostra voce a quella dei poveri, per accogliere il dono del timore di Dio e poterci riconoscere, insieme a loro, rivestiti della misericordia e dell'amore di Dio che è il nostro Padre, il nostro Papà. Così sia".

"DAVVERO LE FINANZE HANNO BISOGNO DI ETICA OGGI"

Città del Vaticano, 11 giugno 2014 (VIS). Data la giornata particolarmente calda, il Papa ha preferito salutare i malati nell'Aula Paolo VI, prima dell'Udienza Generale, e non come di consueto, al termine della catechesi, in Piazza San Pietro. "Abbiamo pensato che era meglio che voi foste qui, tranquilli ... un po' più fresco, eh? E non sotto quel sole che cucine, eh! - ha detto - Potete vedere l'udienza nel maxischermo. (...) È quello, eh! Lì potete vedere tutto, seguire tutto e senza soffrire questo sole; dicono che oggi sarà la giornata più calda questa! Grazie".

Al termine della catechesi, salutando i pellegrini polacchi, il Santo Padre ha ricordato che oggi ricorre la memoria liturgica di San Barnaba, apostolo, che insieme a San Paolo fu diffusore del Vangelo in mezzo ai pagani. "Pieno di Spirito Santo, di zelo e di fede donò senza riserva la sua vita a Cristo. Subì la morte nel martirio. Impariamo da lui il timore di Dio e la perseveranza nella fede. Con coraggio annunciamo al mondo il messaggio evangelico".

Salutando i fedeli di lingua italiana, in particolare i partecipanti al Congresso su etica e finanza, promosso dall'Augustinianum, il Papa ha commentato: "Davvero le finanze hanno bisogno di etica oggi". Ai fedeli provenienti da Castel San Giovanni, città natale del Cardinale Agostino Casaroli, Segretario di Stato dal 1979 al 1990, di cui si ricorda il centenario della nascita, il Papa ha detto: "Bravo uomo questo Casaroli".

Successivamente il Papa ha salutato gli operai dello stabilimento Fiat di Pomigliano d'Arco, che gli hanno consegnato una Panda blu identica a quella utilizzata in occasione della visita ad Assisi nell'ottobre 2013. In una lettera indirizzata al Papa all'indomani di quella visita, gli operai scrivevano che era per loro motivo di orgoglio pensare che il Santo Padre si servisse di una vettura uguale a quelle da loro quotidianamente usate per raggiungere le loro case e il luogo di lavoro.

Infine Papa Francesco ha ricordato che nel mese di giugno la liturgia ci invita a pregare il Sacro Cuore di Gesù. "Tale devozione insegni a voi, cari giovani - ha esortato - ad amare con la stessa intensità; renda forti voi, cari ammalati, nel portare con pazienza la croce della sofferenza; e sia di sostegno a voi, cari sposi novelli, nell'edificare la vostra famiglia sulla fedeltà e il timore di Dio".

APPELLO CONTRO LO SFRUTTAMENTO DEL LAVORO MINORILE

Città del Vaticano, 11 giugno 2014 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, in riferimento alla celebrazione, domani, 12 giugno, della Giornata mondiale contro lo sfruttamento del lavoro minorile, il Santo Padre ha lanciato un appello per le "decine di milioni di bambini (...) costretti a lavorare in condizioni degradanti, esposti a forme di schiavitù e di sfruttamento, come anche ad abusi, maltrattamenti e discriminazioni".

Auspicando vivamente che "la Comunità internazionale possa estendere la protezione sociale dei minori per debellare questa piaga dello sfruttamento dei bambini", il Santo Padre ha esortato tutti, in particolare le famiglie, a rinnovare il proprio impegno "per garantire ad ogni bambino e bambina la salvaguardia della sua dignità e la possibilità di una crescita sana. Una fanciullezza serena permette ai bambini di guardare con fiducia alla vita e al futuro".

Infine il Papa ha invitato tutti i presenti a recitare una Ave Maria "per questi bambini e bambine che sono sfruttati con il lavoro e anche con gli abusi".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Cruz Alta (Brasile), presentata dal Vescovo Friedrich Heimler, S.D.B., in conformità al Canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Padre Gilberto Alfredo Vizcarra Mori, S.I., Vicario Apostolico di Jaén (superficie: 32.572; popolazione: 525.101; cattolici: 409.000; sacerdoti: 36; religiosi: 105; diaconi permanenti: 1), Perù. Il Vescovo eletto è nato nel 1960 a Lima (Perù), è entrato nel Noviziato della Compagnia di Gesù nel 1982, ha emesso la Professione perpetua nel 2001 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994. Dal 1997 al 1998 Collaboratore nella pastorale vocazionale della Compagnia di Gesù a Lima; dal 1997 al 2000 Parroco di San Pedro y San Pablo a Bitkine, nel Vicariato Apostolico di Mongo (Ciad); dal 2003 al 2011 Parroco di San Ignacio nel Vicariato di Mongo (Ciad); nel 2005 Superiore della Comunità; dal 2007 al 2011 Fondatore e Direttore del progetto Fe y Alegria, in Ciad; dal 2012 al 2013 Vicario parrocchiale di Santa Teresa del Niño Jesús ad Abeché, nel Vicariato Apostolico di Mongo; dal 2013 Direttore Spirituale nel Collegio La Inmaculada di Lima, e Vicario parrocchiale ad Abeché (Ciad). Succede al Vescovo Santiago María García de la Rasilla Domínguez, S.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico, presentata per raggiunti limiti d'età.

martedì 10 giugno 2014

CORDOGLIO DEL PAPA MORTE CARDINALE BERNARD AGRÉ

Città del Vaticano, 10 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre Francesco ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio al Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio), per la morte, ieri a Parigi (Francia), del Cardinale Bernard Agré, Arcivescovo emerito di Abidjan (Costa d'Avorio), all'età di 88 anni.

Nell'apprendere con tristezza la notizia della sua morte, il Papa ricorda "questo Pastore fedele che, nel corso di un lungo e fruttuoso episcopato, ha servito la Chiesa con fede e generosità (...).Con la sua intensa attività pastorale il defunto Porporato è stato uomo di Dio appassionato dell'annuncio del Vangelo e dello sviluppo umano e spirituale delle persone".

PROGRAMMA VISITA PASTORALE DEL SANTO PADRE A CASSANO ALLO JONIO

Città del Vaticano, 10 giugno 2014 (VIS). Questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede ha pubblicato il programma della Visita Pastorale del Santo Padre Francesco alla Diocesi di Cassano allo Jonio, provincia di Cosenza, Calabria, il prossimo sabato 21 giugno.

Alle 7:25 il Santo Padre parte in elicottero dall'eliporto del Vaticano per atterrare, alle 9:00, sul piazzale antistante la Casa Circondariale "Rosetta Sisca" di Castrovillari dove incontra i detenuti, il personale del carcere e le loro famiglie. Quindi, sempre in elicottero, riparte per Cassano allo Jonio, dove atterra nel campo sportivo "Pietro Toscano". Dopo una breve cerimonia di benvenuto, Papa Francesco si reca al centro di cure palliative per malati terminali "San Giuseppe Moscati".

Alle 12:00, è previsto l'incontro con i sacerdoti diocesani nella Cattedrale di Cassano e verso le 13:00, il Papa consuma il pranzo con i poveri ospitati dalla Caritas Diocesana e con i giovani ospiti della Comunità terapeutica "Mauro Rostagno", presso il Seminario "Giovanni Paolo I". Alle 14:30 il Santo Padre visita gli anziani ospitati nella “Casa Serena” e, alle 16:00, celebra la Santa Messa nella Piana di Sibari.

Infine, alle 18:00, il Papa riparte in elicottero dall'eliporto di Marina di Sibari, per atterrare all'eliporto del Vaticano alle 19:30.

RIUNIONE ANNUALE IN VATICANO FONDAZIONE POPULORUM PROGRESSIO PER L'AMERICA LATINA

Città del Vaticano, 10 giugno 2014 (VIS). Dal 10 al 14 giugno è in corso la riunione annuale del Consiglio di Amministrazione della Fondazione "Populorum progressio" per l'America Latina, che San Giovanni Paolo II affidò, fin dalla sua fondazione nel 1992, al Pontificio Consiglio "Cor Unum".

I Membri del Consiglio di Amministrazione sono: il Cardinale Robert Sarah, Presidente ex officio della Fondazione; l'Arcivescovo Edmundo Luis Flavio Abastoflor Montero, di La Paz (Bolivia), Presidente del Consiglio di Amministrazione; l'Arcivescovo Antonio Arregui Yarza, di Guayaquil (Ecuador), Vicepresidente; il Cardinale Nicolás de Jesús López Rodríguez, Arcivescovo di Santo Domingo; l'Arcivescovo Óscar Urbina Ortega, di Villavicencio, (Colombia); l'Arcivescovo Murilo Sebastião Ramos Krieger, di São Salvador de Bahia (Brasile); l'Arcivescovo Javier Augusto del Río Alba, di Arequipa (Perù); il Monsignor Segundo Tejado Muñoz, Rappresentante del Pontificio Consiglio "Cor Unum".

Nel corso della riunione i membri del Consiglio di Amministrazione saranno chiamati a deliberare il finanziamento di progetti in favore delle comunità indigene, meticce, afroamericane e contadine dell'America Latina e dei Caraibi. La riunione sarà occasione per riflettere, a partire dagli orientamenti che il Santo Padre vorrà dare, sulle più efficaci modalità per realizzare il servizio di carità della "Chiesa povera e per i poveri", che vive la propria missione verso le periferie umane ed esistenziali, in particolare in favore dei più bisognosi.

Fino ad oggi i progetti realizzati dalla Fondazione sono circa quattromila, per un totale di oltre 35 milioni di dollari stanziati. I progetti sono caratterizzati da un approccio partecipativo da parte delle comunità locali e sono indirizzati a vari settori: agricoltura e allevamento, artigianato e microimprese; infrastrutture per l'acqua potabile; formazione e attrezzature scolastiche; sanità; edilizia ecc.

Tra i maggiori sostenitori della Fondazione "Populorum progressi", oltre a singole partecipazioni, si trova la Conferenza Episcopale Italiana.

lunedì 9 giugno 2014

PAPA FRANCESCO E I PRESIDENTI DI ISARELE E PALESTINA INVOCANO LA PACE

Città del Vaticano, 9 giugno 2014 (VIS). Alle 19:00 di ieri, nei Giardini Vaticani, ha avuto luogo l'iniziativa "Invocazione per la pace", alla quale il Santo Padre Francesco, nel corso del suo recente pellegrinaggio in Terra Santa, aveva invitato i Presidenti Shimon Peres e Mahmoud Abbas, per chiedere il dono della pace fra i popoli Israeliano e Palestinese. I Presidenti Shimon Peres e Mahmous Abbas sono arrivati in Vaticano rispettivamente alle 18:15 ed alle 18:30 circa e il Santo Padre li ha ricevuti all'ingresso della Domus Santa Marta, intrattenendosi per un breve colloquio, prima con l'uno e poi con l'altro.

Successivamente Papa Francesco e i due Presidenti si sono incontrati nella Hall di Santa Marta e si è unito a loro il Patriarca Ecumenico Bartolomeo I, insieme hanno raggiunto in auto il luogo della celebrazione nei Giardini Vaticani dove li attendevano le rispettive Delegazioni. L'incontro ha avuto inizio con queste parole: "Il Signore vi conceda la pace! Siamo convenuti in questo luogo, Israeliani e Palestinesi, Ebrei, Cristiani e Musulmani, per offrire la nostra preghiera per la pace, per la Terra Santa e per tutti i suoi abitanti".

L'incontro si è svolto in tre tempi, a cui è seguita una conclusione. È stato seguito l'ordine cronologico: ha cominciato la comunità religiosa ebraica, poi la comunità cristiana e infine la comunità musulmana. La prima parte, per le tre comunità, è stata un'espressione di lode a Dio per il dono della creazione, e per averci creato membri di una sola famiglia umana. La seconda parte è stata una richiesta di perdono a Dio per aver mancato di comportarci come fratelli e sorelle; e per i peccati contro Dio e contro il nostro prossimo. Nella terza parte è stata elevata un'invocazione a Dio affinché conceda il dono della pace in Terra Santa e renda tutti capaci di essere costruttori di pace. Ognuno dei tre momenti è stato scandito da un breve intermezzo musicale. Una meditazione musicale più prolungata ha concluso ognuna delle tre parti principali. Al termine, prima di scambiarsi una stretta di mano e piantare un piccolo albero di ulivo, quale segno del comune desiderio di pace fra il popolo Palestinese e il popolo Israeliano, Papa Francesco, il Presidente Shimon Peres ed il Presidente Mahmoud Abbas, hanno preso la parola.

"Signori Presidenti, Santità, fratelli e sorelle! - ha detto Papa Francesco - con grande gioia vi saluto e desidero offrire a voi e alle distinte Delegazioni che vi accompagnano la stessa calorosa accoglienza che mi avete riservato nel mio pellegrinaggio appena compiuto in Terra Santa. Vi ringrazio dal profondo del cuore per aver accettato il mio invito a venire qui per invocare insieme da Dio il dono della pace. Spero che questo incontro sia un cammino alla ricerca di ciò che unisce, per superare ciò che divide. E ringrazio Vostra Santità, venerato Fratello Bartolomeo, per essere qui con me ad accogliere questi illustri ospiti. La Sua partecipazione è un grande dono, un prezioso sostegno, e testimonianza del cammino che come cristiani stiamo compiendo verso la piena unità".

"La vostra presenza, Signori Presidenti, è un grande segno di fraternità, che compite quali figli di Abramo, ed espressione concreta di fiducia in Dio, Signore della storia, che oggi ci guarda come fratelli l’uno dell’altro e desidera condurci sulle sue vie. Questo nostro incontro di invocazione della pace in Terra Santa, in Medio Oriente e in tutto il mondo è accompagnato dalla preghiera di tantissime persone, appartenenti a diverse culture, patrie, lingue e religioni: persone che hanno pregato per questo incontro e che ora sono unite a noi nella stessa invocazione. È un incontro che risponde all’ardente desiderio di quanti anelano alla pace e sognano un mondo dove gli uomini e le donne possano vivere da fratelli e non da avversari o da nemici".

"Signori Presidenti, il mondo è un’eredità che abbiamo ricevuto dai nostri antenati, ma è anche un prestito dei nostri figli: figli che sono stanchi e sfiniti dai conflitti e desiderosi di raggiungere l’alba della pace; figli che ci chiedono di abbattere i muri dell’inimicizia e di percorrere la strada del dialogo e della pace perché l’amore e l’amicizia trionfino. Molti, troppi di questi figli sono caduti vittime innocenti della guerra e della violenza, piante strappate nel pieno rigoglio. È nostro dovere far sì che il loro sacrificio non sia vano. La loro memoria infonda in noi il coraggio della pace, la forza di perseverare nel dialogo ad ogni costo, la pazienza di tessere giorno per giorno la trama sempre più robusta di una convivenza rispettosa e pacifica, per la gloria di Dio e il bene di tutti. Per fare la pace ci vuole coraggio, molto di più che per fare la guerra. Ci vuole coraggio per dire sì all’incontro e no allo scontro; sì al dialogo e no alla violenza; sì al negoziato e no alle ostilità; sì al rispetto dei patti e no alle provocazioni; sì alla sincerità e no alla doppiezza. Per tutto questo ci vuole coraggio, grande forza d’animo".

"La storia ci insegna che le nostre forze non bastano. Più di una volta siamo stati vicini alla pace, ma il maligno, con diversi mezzi, è riuscito a impedirla. Per questo siamo qui, perché sappiamo e crediamo che abbiamo bisogno dell’aiuto di Dio. Non rinunciamo alle nostre responsabilità, ma invochiamo Dio come atto di suprema responsabilità, di fronte alle nostre coscienze e di fronte ai nostri popoli. Abbiamo sentito una chiamata, e dobbiamo rispondere: la chiamata a spezzare la spirale dell’odio e della violenza, a spezzarla con una sola parola: "fratello". Ma per dire questa parola dobbiamo alzare tutti lo sguardo al Cielo, e riconoscerci figli di un solo Padre".

"A Lui, nello Spirito di Gesù Cristo, io mi rivolgo, chiedendo l’intercessione della Vergine Maria, figlia della Terra Santa e Madre nostra. Signore Dio di pace, ascolta la nostra supplica! Abbiamo provato tante volte e per tanti anni a risolvere i nostri conflitti con le nostre forze e anche con le nostre armi; tanti momenti di ostilità e di oscurità; tanto sangue versato; tante vite spezzate; tante speranze seppellite… Ma i nostri sforzi sono stati vani. Ora, Signore, aiutaci Tu! Donaci Tu la pace, insegnaci Tu la pace, guidaci Tu verso la pace. Apri i nostri occhi e i nostri cuori e donaci il coraggio di dire: "mai più la guerra!"; "con la guerra tutto è distrutto!". Infondi in noi il coraggio di compiere gesti concreti per costruire la pace. Signore, Dio di Abramo e dei Profeti, Dio Amore che ci hai creati e ci chiami a vivere da fratelli, donaci la forza per essere ogni giorno artigiani della pace; donaci la capacità di guardare con benevolenza tutti i fratelli che incontriamo sul nostro cammino. Rendici disponibili ad ascoltare il grido dei nostri cittadini che ci chiedono di trasformare le nostre armi in strumenti di pace, le nostre paure in fiducia e le nostre tensioni in perdono. Tieni accesa in noi la fiamma della speranza per compiere con paziente perseveranza scelte di dialogo e di riconciliazione, perché vinca finalmente la pace. E che dal cuore di ogni uomo siano bandite queste parole: divisione, odio, guerra! Signore, disarma la lingua e le mani, rinnova i cuori e le menti, perché la parola che ci fa incontrare sia sempre "fratello", e lo stile della nostra vita diventi: shalom, pace, salam! Amen".

Successivamente ha preso la parola il Presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres: "Sono venuto dalla Città Santa di Gerusalemme - ha detto - per ringraziarvi per questo vostro invito eccezionale. La Città Santa di Gerusalemme è il cuore pulsante del popolo ebraico. In ebraico, la nostra lingua antica, la parola Gerusalemme e la parola 'pace' hanno la stessa radice. E infatti pace è la visione stessa di Gerusalemme. Come si legge nel Libro dei Salmi (122, 6-9): 'Chiedete pace per Gerusalemme. Vivano sicuri quelli che ti amano. Sia pace nelle tue mura sicurezza nei tuoi palazzi. Per i miei fratelli e i miei amici Io dirò: 'Su di te sia pace'. Per la casa del Signore nostro Dio, chiederò per te il bene".

"Durante la Sua storica visita alla Terra Santa - ha proseguito il Presidente Peres - , Lei ci ha toccato con il calore del Suo cuore, la sincerità delle Sue intenzioni, la Sua modestia, la Sua gentilezza. Lei ha toccato i cuori della gente – indipendentemente dalla sua fede e nazionalità. Lei si è presentato come un costruttore di ponti di fratellanza e di pace. Noi tutti abbiamo bisogno dell’ispirazione che accompagna il suo carattere e il suo cammino. Grazie".

"Due popoli – gli israeliani e i palestinesi – desiderano ancora ardentemente la pace. Le lacrime delle madri sui loro figli sono ancora incise nei nostri cuori. Noi dobbiamo mettere fine alle grida, alla violenza, al conflitto. Noi tutti abbiamo bisogno di pace. Pace fra eguali.
Il Suo invito a unirsi a Lei in questa importante cerimonia per chiedere la pace, qui nei Giardini Vaticani, alla presenza di autorità Ebree, Cristiane, Musulmane e Druse, riflette meravigliosamente la Sua visione dell’aspirazione che tutti condividiamo: Pace. In questa commovente occasione, traboccanti di speranza e pieni di fede, eleviamo con Lei, Santità, una invocazione per la pace fra le religioni, le nazioni, le comunità, fra uomini e donne. Che la vera pace diventi nostra eredità presto e rapidamente".

"Il nostro Libro dei Libri ci impone la via della pace, ci chiede di adoperarci per la sua realizzazione. Dice il Libro dei Proverbi: 'Le sue vie sono vie di grazia, e tutti i suoi sentieri sono pace'. Così devono essere le nostre vie. Vie di grazia e di pace. Non è per caso che Rabbi Akiva ha colto l’essenza della nostra Legge con una sola frase: "Ama il tuo prossimo come te stesso". Noi tutti siamo uguali davanti al Signore. Noi siamo tutti parte della famiglia umana. Perciò, senza pace noi non siamo completi e dobbiamo ancora compiere la missione dell’umanità. La pace non viene facilmente. Noi dobbiamo adoperarci con tutte le nostre forze per raggiungerla. Per raggiungerla presto. Anche se ciò richiede sacrifici o compromessi. Il Libro dei Salmi ci dice: 'Se ami la vita e desideri vedere lunghi giorni, trattieni la tua lingua dal male e le tue labbra dalla menzogna. Allontànati dal male e fa il bene, cerca la pace e perseguila'".

"Questo significa, che dobbiamo perseguire la pace. Ogni l’anno. Ogni giorno. Noi ci salutiamo con questa benedizione: Shalom, Salam. Noi dobbiamo essere degni del significato profondo ed esigente di questa benedizione. Anche quando la pace sembra lontana, noi dobbiamo perseguirla per renderla più vicina. E se noi perseguiamo la pace con perseveranza, con fede, noi la raggiungeremo. Ed essa durerà grazie a noi, a tutti noi, di tutte le fedi, di tutte le nazioni, come è stato scritto: 'Essi trasformeranno le loro spade in aratri e le loro lance in falci. Un popolo non alzerà più la spada contro un altro popolo e non si eserciteranno più nell’arte della guerra'. L’anima s’innalza alla lettura di questi versi di visione eterna. E noi possiamo – insieme e ora, israeliani e palestinesi – trasformare la nostra nobile visione in una realtà di benessere e prosperità. E’ in nostro potere portare la pace ai nostri figli. Questo è il nostro dovere, la missione santa dei genitori. Lasciatemi concludere con una preghiera: Colui che fa la pace nei cieli faccia pace su di noi e su tutto Israele e sul mondo intero, e diciamo: Amen".

Infine il Presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas ha detto: "È davvero un grande onore per noi incontrarci di nuovo con Sua Santità il Papa Francesco a compimento del suo gentile invito a gustare la sua spirituale e nobile presenza, e ascoltare il suo pensiero e la sua saggezza cristallina, che promanano da un cuore sano, da una coscienza vibrante, come pure da un elevato senso etico e religioso. Io ringrazio Vostra Santità dal più profondo del cuore per aver intrapreso questo importante incontro qui in Vaticano. Allo stesso tempo, noi apprezziamo moltissimo la Vostra visita nella Terra Santa Palestina, e specificamente nella nostra città santa Gerusalemme e a Betlemme; la città dell’amore e della pace, e la culla di Gesù Cristo. La visita è un’espressione sincera della Vostra fede nella pace e un tentativo credibile per raggiungere la pace fra i palestinesi e gli israeliani".

"O Dio, noi ti lodiamo sempre per aver fatto di Gerusalemme la nostra porta per il cielo. Come dice il Santo Corano, "Gloria a Lui, che ha fatto che il Suo servo viaggiasse di notte dal luogo sacro dell’adorazione al più alto luogo dell’adorazione, i cui dintorni Noi abbiamo benedetto". Tu hai reso il pellegrinaggio e la preghiera in questo luogo gli atti migliori che i fedeli possono compiere in tuo onore, e hai espresso la tua promessa fedele con le parole: 'Entrino nel Masjid come hanno fatto per la prima volta'. Dio Onnipotente ha detto la verità".

"O, Dio del Cielo e della Terra, accetta la mia preghiera per la realizzazione della verità, della pace e della giustizia nella mia patria la Palestina, nella regione, e nel mondo intero.
Ti supplico, O Signore, in nome del mio popolo, il popolo della Palestina – musulmani, cristiani e samaritani – che desidera ardentemente una pace giusta, una vita degna e la libertà; ti supplico, O Signore, di rendere il futuro del nostro popolo prospero e promettente, con libertà in uno stato sovrano e indipendente. Concedi, O Signore, alla nostra regione e al suo popolo sicurezza, salvezza e stabilità. Salva la nostra città benedetta Gerusalemme; la prima Kiblah, la seconda Santa Moschea, la terza delle due Sante Moschee, e la città delle benedizioni e della pace con tutto ciò che la circonda".

"Riconciliazione e pace, O Signore, sono la nostra meta. Dio, nel Suo Libro Santo ha detto ai fedeli: 'Fate pace fra voi!' Noi siamo qui, Signore, orientati verso la pace. Rende fermi i nostri passi e corona di successo i nostri sforzi e le nostre iniziative. Tu sei il promotore della virtù e colui che previene il vizio, il male e l’aggressione. Tu parli e tu sei il più veritiero, 'E se essi si inclinano verso la pace, inclinati anche tu verso di essa, e abbi fiducia in Allah. Ecco! Egli è colui che ascolta, colui che conosce'. Come dice il Profeta Muhammad, 'Diffondete la pace fra voi'".

"Oggi, noi ripetiamo ciò che Gesù Cristo dice rivolgendosi a Gerusalemme: 'Se tu avessi conosciuto oggi la via della pace!'. Ricordiamo pure le parole di San Giovanni Paolo II, quando disse: 'Se la pace si realizza a Gerusalemme, la pace sarà testimoniata nel mondo intero'. E allo stesso tempo, nella nostra preghiera di oggi, abbiamo ripetutamente proclamato per coloro che si impegnano per la pace: 'Beati gli operatori di pace!'; e 'Chiedete pace per Gerusalemme' come si dice nelle Sacre Scritture".

"Perciò noi Ti chiediamo, Signore, la pace nella Terra Santa, Palestina, e Gerusalemme insieme con il suo popolo. Noi ti chiediamo di rendere la Palestina e Gerusalemme in particolare una terra sicura per tutti i credenti, e un luogo di preghiera e di culto per i seguaci delle tre religioni monoteistiche - Ebraismo, Cristianesimo, Islam - e per tutti coloro che desiderano visitarla come è stabilito nel sacro Corano".

"O Signore, tu sei la pace e la pace promana da te. O Dio di Gloria e di Maestà donaci sicurezza e salvezza, e allevia la sofferenza del mio popolo nella patria e nella diaspora. O Signore, porta una pace comprensiva e giusta al nostro Paese e alla regione cosicché il nostro popolo e i popoli del Medio Oriente e il mondo intero possano godere il frutto della pace, della stabilità e della coesistenza. Noi desideriamo la pace per noi e i nostri vicini. Noi cerchiamo la prosperità e pensieri di pace per noi come per gli altri. O Signore, rispondi alle nostre preghiere e dà successo alle nostre iniziative perché tu sei il più giusto, il più misericordioso, Signore dei mondi".

LO SPIRITO SANTO È LA MEMORIA VIVENTE DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 8 giugno 2014 (VIS). Nella Solennità di Pentecoste, il Santo Padre Francesco ha presieduto nella Basilica Vaticana la Santa Messa, concelebrata dai Cardinali, Arcivescovi e Vescovi presenti nell'Urbe.

"Parlando agli Apostoli nell’Ultima Cena, Gesù disse che, dopo la sua partenza da questo mondo, avrebbe inviato loro il dono del Padre, cioè lo Spirito Santo. Questa promessa si realizza con potenza nel giorno di Pentecoste, quando lo Spirito Santo discende sui discepoli riuniti nel Cenacolo", ha detto il Papa nell'omelia.

"Lo Spirito Santo ci insegna: è il Maestro interiore. Ci guida per il giusto cammino, attraverso le situazioni della vita. (...) Più che un maestro di dottrina - ha precisato il Papa - lo Spirito Santo è un maestro di vita. E della vita fa parte certamente anche il sapere, il conoscere, ma dentro l’orizzonte più ampio e armonico dell’esistenza cristiana".

"Lo Spirito Santo ci ricorda, ci ricorda tutto quello che Gesù ha detto. È la memoria vivente della Chiesa. E mentre ci fa ricordare, ci fa capire le parole del Signore. (...) Lo Spirito di verità e di carità ci ricorda tutto ciò che Cristo ha detto, ci fa entrare sempre più pienamente nel senso delle sue parole. (...) In sostanza lo Spirito ci ricorda il comandamento dell’amore, e ci chiama a viverlo".

"Un cristiano senza memoria - ha sottolineato il Pontefice - non è un vero cristiano: è un cristiano a metà strada, è un uomo o una donna prigioniero del momento, che non sa fare tesoro della sua storia, non sa leggerla e viverla come storia di salvezza. Invece, con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo interpretare le ispirazioni interiori e gli avvenimenti della vita alla luce delle parole di Gesù. E così cresce in noi la sapienza della memoria, la sapienza del cuore, che è un dono dello Spirito".

"Lo Spirito Santo (...) ci fa parlare, con Dio e con gli uomini. Non ci sono cristiani muti, muti di anima; no, non c’è posto per questo. Ci fa parlare con Dio nella preghiera. (...) Ci fa parlare nell’atto di fede. (...) E lo Spirito ci fa parlare con gli uomini nel dialogo fraterno. Ci aiuta a parlare con gli altri riconoscendo in loro dei fratelli e delle sorelle".

"Ma c’è di più: lo Spirito Santo ci fa parlare anche agli uomini nella profezia, cioè facendoci 'canali' (...) della Parola di Dio. La profezia è fatta con franchezza, per mostrare apertamente le contraddizioni e le ingiustizie, ma sempre con mitezza e intento costruttivo. Penetrati dallo Spirito di amore, possiamo essere segni e strumenti di Dio che ama, che serve, che dona la vita".

"Il giorno di Pentecoste - ha detto infine il Pontefice - quando i discepoli 'furono colmati di Spirito Santo', fu il battesimo della Chiesa, che nacque 'in uscita', in 'partenza' per annunciare a tutti la Buona Notizia. La Madre Chiesa, che parte per servire. Ricordiamo l’altra Madre, la nostra Madre che partì con prontezza, per servire. La Madre Chiesa e la Madre Maria: tutte e due vergini, tutte e due madri, tutte e due donne".

REGINA COELI: UNA CHIESA CHE SORPRENDE

Città del Vaticano, 8 giugno 2014 (VIS). L'evento della Pentecoste che segna la nascita della Chiesa e la sua manifestazione pubblica è stato il tema della meditazione del Papa che ha preceduto la recita del Regina Coeli con le migliaia di fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

"L’evento della Pentecoste - ha detto il Santo Padre Francesco - segna la nascita della Chiesa e la sua manifestazione pubblica; e ci colpiscono due tratti: è una Chiesa che sorprende e scompiglia. Un elemento fondamentale della Pentecoste è la sorpresa. Il nostro Dio è il Dio delle sorprese, lo sappiamo. Nessuno si aspettava più nulla dai discepoli: dopo la morte di Gesù erano un gruppetto insignificante, degli sconfitti orfani del loro Maestro. Invece si verifica un evento inatteso che suscita meraviglia: la gente rimane turbata perché ciascuno udiva i discepoli parlare nella propria lingua, raccontando le grandi opere di Dio. La Chiesa che nasce a Pentecoste è una comunità che suscita stupore perché, con la forza che le viene da Dio, annuncia un messaggio nuovo – la Risurrezione di Cristo – con un linguaggio nuovo – quello universale dell’amore. Un annuncio nuovo: Cristo è vivo, è risorto; un linguaggio nuovo: il linguaggio dell’amore. I discepoli sono rivestiti di potenza dall’alto e parlano con coraggio - pochi minuti prima erano tutti codardi, ma adesso parlano con coraggio e franchezza, con la libertà dello Spirito Santo".

"Così è chiamata ad essere sempre la Chiesa: capace di sorprendere annunciando a tutti che Gesù il Cristo ha vinto la morte, che le braccia di Dio sono sempre aperte, che la sua pazienza è sempre lì ad attenderci per guarirci, e per perdonarci. Proprio per questa missione Gesù risorto ha donato il suo Spirito alla Chiesa. Attenzione - ha avvertito il Papa - se la Chiesa è viva, sempre deve sorprendere. È proprio della Chiesa viva sorprendere. Una Chiesa che non abbia la capacità di sorprendere è una Chiesa debole, ammalata, morente e deve essere ricoverata nel reparto di rianimazione, quanto prima!".

"Qualcuno, a Gerusalemme, avrebbe preferito che i discepoli di Gesù, bloccati dalla paura, rimanessero chiusi in casa per non creare scompiglio. Anche oggi tanti vogliono questo dai cristiani. Invece il Signore risorto li spinge nel mondo (...) La Chiesa di Pentecoste è una Chiesa che non si rassegna ad essere innocua, troppo 'distillata'. No, non si rassegna a questo! Non vuole essere un elemento decorativo. È una Chiesa che non esita ad uscire fuori, incontro alla gente, per annunciare il messaggio che le è stato affidato, anche se quel messaggio disturba e o inquieta le coscienze, anche se quel messaggio porta, forse, problemi e anche, a volte, ci porta al martirio".

La Chiesa "nasce una e universale, con un’identità precisa, ma aperta, una Chiesa che abbraccia il mondo ma non lo cattura; lo lascia libero, ma lo abbraccia come il colonnato di questa Piazza: due braccia che si aprono ad accogliere, ma non si richiudono per trattenere. Noi cristiani siamo liberi, e la Chiesa ci vuole liberi!".

TELEFONATA DEL SANTO PADRE AI PARTECIPANTI PELLEGRINAGGIO A PIEDI MACERATA-LORETO

Città del Vaticano, 8 giugno 2014 (VIS). Questa sera, i partecipanti al 36° Pellegrinaggio a piedi Macerata - Loreto, riuniti allo Stadio Helvia Recina di Macerata per la Celebrazione Eucaristica di apertura presieduta dal Segretario di Stato Cardinale Pietro Parolin, hanno ricevuto una telefonata di Papa Francesco.

Il Santo Padre ha invitato i pellegrini a pregare Dio, per l'intercessione della Madonna di Loreto, per il buon esito dell'incontro di preghiera per la pace in Terra Santa e in Medio Oriente, convocato in Vaticano. "Non abbiate paura di sognare un mondo più giusto; di domandare, di cercare e di approfondire. Voi sapete che la fede - ha detto il Papa - non è un’eredità che riceviamo dagli altri, la fede non è un prodotto che si compra, ma è una risposta d’amore che diamo liberamente e costruiamo quotidianamente con pazienza, tra successi e fallimenti. Non temete di gettarvi tra le braccia di Dio. Dio non vi chiederà nulla se non per benedirlo e ridonarvelo moltiplicato cento volte tanto! Non lasciatevi scoraggiare dai perdenti o dai paurosi che (...) vi vogliono rinchiudere nelle loro mentalità buie invece di lasciarvi volare nella luce della speranza! Per favore, non cadete nella mediocrità! In quella mediocrità che abbassa e che ci fa rende grigi, ma la vita non è grigia, la vita è per scommetterla per i grandi ideali e per le cose grandi".

LO SPORT È UNA STRADA EDUCATIVA

Città del Vaticano, 7 giugno 2014 (VIS). "Lo sport è una strada educativa", ha detto Papa Francesco alle migliaia di persone che questo pomeriggio hanno partecipato in Piazza San Pietro alla festa del Centro Sportivo Italiano in occasione del 70° anniversario di fondazione.

"Io trovo tre strade, per i giovani, per i ragazzi, per i bambini - ha spiegato il Papa - La strada dell’educazione, la strada dello sport e la strada del lavoro, cioè che ci siano posti di lavoro all’inizio della vita giovanile! Se ci sono queste tre strade, io vi assicuro che non ci saranno le dipendenze: niente droga, niente alcol. Perché? Perché la scuola ti porta avanti, lo sport ti porta avanti e il lavoro ti porta avanti. Non dimenticate questo. A voi, sportivi, a voi, dirigenti, e anche a voi, uomini e donne della politica: educazione, sport e posti di lavoro!".

importante - ha sottolineato il Pontefice - che lo sport rimanga un gioco! Solo se rimane un gioco fa bene al corpo e allo spirito. E proprio perché siete sportivi, vi invito non solo a giocare, come già fate, ma c’è qualcosa di più: a mettervi in gioco nella vita come nello sport. Mettervi in gioco nella ricerca del bene, nella Chiesa e nella società, senza paura, con coraggio ed entusiasmo. Mettervi in gioco con gli altri e con Dio; non accontentarsi di un 'pareggio' mediocre, dare il meglio di sé stessi, spendendo la vita per ciò che davvero vale e che dura per sempre. Non accontentarsi di queste vite tiepide, vite 'mediocremente pareggiate': no, no! Andare avanti, cercando la vittoria sempre!".

"Nelle società sportive - ha proseguito il Papa - si impara ad accogliere. Si accoglie ogni atleta che desidera farne parte e ci si accoglie gli uni gli altri, con semplicità e simpatia. Invito tutti i dirigenti e gli allenatori ad essere anzitutto persone accoglienti, capaci di tenere aperta la porta per dare a ciascuno, soprattutto ai meno fortunati, un’opportunità per esprimersi. (...) Vi auguro anche di sentire il gusto, la bellezza del gioco di squadra, che è molto importante per la vita. No all’individualismo! (...) Appartenere a una società sportiva vuol dire respingere ogni forma di egoismo e di isolamento, è l’occasione per incontrare e stare con gli altri, per aiutarsi a vicenda, per gareggiare nella stima reciproca e crescere nella fraternità".

"Tanti educatori, preti e suore - ha ricordato il Santo Padre - sono partiti anche dallo sport per maturare la loro missione di uomini e di cristiani. (...) Tante delle vostre società sportive sono nate e vivono 'all’ombra del campanile' (...) se non c’è un gruppo sportivo in parrocchia, manca qualcosa. Se non c’è il gruppo sportivo, manca qualcosa. (...) Lo sport nella comunità può essere un ottimo strumento missionario, dove la Chiesa si fa vicina a ogni persona per aiutarla a diventare migliore e ad incontrare Gesù Cristo".

"Mi raccomando - ha esortato infine il Papa - che tutti giochino, non solo i più bravi, ma tutti, con i pregi e i limiti che ognuno ha, anzi, privilegiando i più svantaggiati, come faceva Gesù. E vi incoraggio a portare avanti il vostro impegno attraverso lo sport con i ragazzi delle periferie delle città: insieme con i palloni per giocare potete dare anche ragioni di speranza e di fiducia".

UDIENZA AL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI MESSICANI

Città del Vaticano, 7 giugno 2014 (VIS). Stamani, il Santo Padre Francesco ha ricevuto il Presidente del Messico, Signor Enrique Peña Nieto, il quale si è successivamente incontrato con il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, ci si è soffermati su alcuni aspetti della vita del Paese, quali le numerose riforme varate, in particolare, quella costituzionale riguardante la libertà religiosa. Sono stati poi affrontati altri temi di comune interesse, tra cui l’emigrazione, la lotta alla povertà ed alla disoccupazione, nonché le iniziative volte a combattere la violenza ed al narcotraffico.

Infine, vi è stato uno scambio di opinioni su temi attinenti all’attualità regionale e internazionale.

LA CHIESA PROPONGA UNA GIUSTIZIA UMANIZZANTE CHE PORTI L'AUTORE DEL REATO AL SUO TOTALE REINSERIMENTO

Città del Vaticano, 7 giugno 2014 (VIS). Il 30 maggio scorso, il Santo Padre ha indirizzato un Messaggio ai partecipanti al XIX Congresso Internazionale dell'Associazione Internazionale di Diritto Penale e al III Congresso dell'Associazione Latinoamericana di Diritto Penale e Criminologia, tenutosi la settimana scorsa a Buenos Aires (Argentina). Nel corso dell'assise sono state scambiate alcune idee "che fanno parte del tesoro della Scrittura e dell'esperienza millenaria del Popolo di Dio" e "Nonostante i mutamenti storici tre elementi sono rimasti costanti: la riparazione o soddisfazione del male commesso; la confessione con cui l'uomo esprime la sua conversione interiore e la contrizione per pervenire all'incontro con l'amore misericordioso e risanatore di Dio".

Riferendosi alla prima, la soddisfazione, Papa Francesco osserva che "il Signore poco alla volta ha insegnato al suo popolo che vi è una necessaria asimmetria tra il delitto e la pena, che un occhio o un dente rotto non si rimedia rompendone un altro. Si tratta di rendere giustizia alla vittima, non di giustiziare l'aggressore" e spiega che: "Nelle nostre società si tende a pensare che i crimini siano risolti quando si cattura e si condanna l'autore del reato, ignorando i crimini commessi, e senza prestare sufficiente attenzione alla situazione nella quale sono lasciate le vittime. Ma sarebbe un errore identificare la riparazione solo con la punizione, confondere la giustizia con la vendetta, che contribuirebbe soltanto ad accrescere la violenza, anche se istituzionalizzata. L'esperienza ci dice che l'aumento e l'inasprimento delle pene spesso non risolve i problemi sociali, né riesce a diminuire i tassi di criminalità, ma può causare seri problemi alle società, come le carceri sovraffollate o i prigionieri detenuti senza processo".

"Al riguardo - prosegue il Pontefice - i mezzi di comunicazione ricoprono un ruolo fondamentale ed hanno una grande responsabilità: da essi dipende informare correttamente e non creare allarme sociale o panico quando si riportano notizie di fatti criminosi. Sono in gioco la vita e la dignità delle persone che non possono diventare soggetti di pubblicità, a volte anche morbosi, condannando i presunti colpevoli al discredito sociale prima di essere giudicati o costringendo le vittime a rivivere pubblicamente, a fini sensazionalistici, il dolore subito".

Il secondo aspetto, la confessione è "l'atteggiamento di chi riconosce e si pente della sua colpa. Se non si aiuta in modo adeguato l'autore del reato, non gli si offre l'opportunità di convertirsi, egli finisce con l'essere una vittima del sistema... Dobbiamo andare avanti e fare tutto il possibile per correggere, migliorare ed educare l'uomo a maturare da tutti i punti di vista, senza scoraggiarsi, affrontando il male commesso e ripensando la sua vita senza lasciarsi schiacciare dalle sue miserie... E dobbiamo chiederci perché alcuni cadono ed altri no, trovandosi nella stessa condizione. Non di rado il reato affonda le sue radici nelle disuguaglianze economiche e sociali, nelle reti di corruzione e di criminalità organizzata, in cerca di complici fra i più potenti, le cui vittime sono fra i più vulnerabili. Per evitare questo flagello, non basta avere leggi giuste, è necessario formare persone responsabili e capaci di attuare le leggi. Una società governata solo dalle regole del mercato crea false aspettative e necessità superflue, e scarta quanti non sono all'altezza e impedisce che i lenti, i deboli e i meno dotati si facciano strada nella vita".

Infine, la contrizione è "l'anticamera del pentimento, via privilegiata che conduce al cuore di Dio, che ci accoglie e ci offre un'altra possibilità, se ci apriamo alla verità della penitenza e ci lasciamo trasformare dalla sua misericordia... L'atteggiamento di Dio che previene l'uomo peccatore offrendogli il suo perdono, si presenta così come una giustizia superiore, al tempo stesso leale e compassionevole, senza alcuna contraddizione tra questi due aspetti. Il perdono, infatti, non elimina né diminuisce la necessità dell'emendazione, propria della giustizia, né prescinde dalla necessità della conversione personale, ma va oltre, cercando di ristabilire i rapporti e di reintegrare le persone nella società".

"Qui - conclude il Papa - mi sembra che sia grande la sfida, che tutti dobbiamo affrontare, perché le misure contro il male non si limitino a reprimere, dissuadere, o isolare coloro che lo commettono, ma aiutino a riconvertirsi, a percorrere le vie del bene, ad essere persone autentiche lontane dalle proprie miserie, che diventano esse stesse misericordiose. Pertanto la Chiesa deve proporre una giustizia umanizzante, genuinamente riconciliata, una giustizia che porti l'autore del reato, lungo una strada rieducativa e di attiva penitenza, alla riabilitazione e al totale reinserimento nella società. Quanto importante e bello sarebbe accogliere questa sfida, perché non cada nell'oblio. È positivo che si facciano i passi necessari perché il perdono non si limiti unicamente alla sfera privata, ma raggiunga una vera dimensione politica e istituzionale creando relazioni di convivenza armoniosa".

GIORNATA DI STUDI DEDICATA A SAN PIO X

Città del Vaticano, 9 giugno 2014 (VIS). Il Pontificio Comitato di Scienze Storiche ha promosso per giovedì 12 giugno, una Giornata di Studi dedicata a San PIo X, nel centenario della morte (1914-2014), sul tema: "San Pio X - Un papa riformatore di fronte alle sfide del nuovo secolo". Alla Conferenza stampa di presentazione, tenutasi questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede, sono intervenuti il Padre Bernard Ardura, O.Praem, Presidente del Pontificio Comitato di Scienze Storiche ed il Professor Alejandro Mario Dieguez, dell’Archivio Segreto Vaticano.
 
"Nel corso di questa giornata di studio - ha detto Padre Ardura - cercheremo di mettere in risalto i principi e gli orientamenti pastorali di San Pio X, che, durante tutto il suo ministero, fu essenzialmente un pastore d’anime. (...) Tutti i suoi impegni nel campo ecclesiale e nel campo sociale erano dettati da un realismo pastorale, orientato verso il rinnovamento della vita cristiana delle persone e delle comunità".

Il Professor Dieguez ha a sua volta affermato che: "L’evento intende offrire una panoramica delle nuove acquisizioni storiografiche su questo intenso e cruciale pontificato. (...) Ciò è stato possibile grazie anche alla pubblicazione delle fonti archivistiche (con quattro volumi curati dall’Archivio Vaticano), a studi sistematici e approfonditi (non solo sul modernismo ma anche sulle visite apostoliche, sulla codificazione e la riforma della curia) a convegni di studi (ben sei negli ultimi venticinque anni). Si è potuto così recuperare 'il Pio X della storia e non quello del mito, il Pio X del governo e delle riforme ecclesiastiche e non quello della pietà popolare', ricomponendo la complessa e affascinante personalità di questo pontefice".

AIF RAFFORZA COLLABORAZIONE INTERNAZIONALE

Città del Vaticano, 7 giugno 2014 (VIS). L’AIF (Autorità di informazione Finanziaria) rafforza la sua collaborazione internazionale: firmati i Protocolli di Intesa con il Regno Unito, la Francia e altri quattro Paesi

L’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF), l’Unità di Intelligence Finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano ha formalizzato la sua cooperazione bilaterale con il Regno Unito, la Francia e altri quattro Paesi, firmando Protocolli d’Intesa nel corso della Plenaria dell’Egmont Group che ha avuto luogo in Peru.

I Protocolli sono stati firmati dal Direttore dell’AIF, Dr René Bruelhart, con le Unità di Informazione Finanziaria di Regno Unito, Francia, Malta, Romania, Polonia e Perù.

Quella del Protocollo d’intesa (Memorandum of Understanding – MOU) è una prassi standard che formalizza la cooperazione e lo scambio di informazioni finanziarie fra le autorità competenti dei Paesi coinvolti, al fine di contrastare a livello internazionale il riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. Esso è redatto sulla base del modello predisposto dall’Egmont Group, l’organizzazione mondiale delle Unità di Informazione Finanziaria, e contiene clausole di reciprocità, riservatezza e sugli usi consentiti delle informazioni.

Diventando membro dell’Egmont Group l’anno scorso, l’AIF ha compiuto un passo di grande importanza nel rafforzamento della cooperazione internazionale della Santa Sede nell’impegno globale per combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo” – ha dichiarato René Bruelhart. “La firma di questi ultimi Protocolli d’Intesa dimostra che stiamo allargando continuamente la nostra rete di collaborazione, e ciò renderà più facili i nostri sforzi congiunti”.

L’AIF è diventata membro dell’Egmont Group nel mese di luglio del 2013 e ha già firmato Protocolli d’Intesa con le unità di informazione finanziaria dell’Australia, del Belgio, di Cipro, della Germania, dell’Italia, dell’Olanda, della Slovenia, della Spagna e degli Stati Uniti d’America.

L’AIF è l’autorità competente della Santa Sede e dello Stato Città del Vaticano per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo. E’ stata istituita nel 2010.

CARDINALE FILONI, INVIATO SPECIALE DEL SANTO PADRE A FUNCHAL

Città del Vaticano, 7 giugno 2014 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 28 maggio, con la quale Papa Francesco nomina il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 500° anniversario della fondazione della Diocesi di Funchal (Arcipelago di Madeira, Portogallo), in programma nei giorni 13-16 giugno 2014.

La Missione Pontificia che accompagnerà il Cardinale è composta dal Monsignor José Fiel de Sousa, Vicario Generale e dal Canonico João Duarte Pita de Andrade, Presidente del Capitolo della Cattedrale.

UDIENZE

Città del Vaticano, 9 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale George Pell, Prefetto della Segreteria per l'Economia.

- Il Signor Francis Gurry, Direttore Generale dell'Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale.

- Il Signor Reinhard Schweppe, Ambasciatore della Repubblica Federale di Germania, in visita di congedo.

Sabato 7 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congre­gazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

- Il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma.

- La Signora Milagro Amalia Angela Sala, Presidente della "Organización Barrial Tupac Amaru", e Seguito (20).

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 9 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha eretto la diocesi di Izcalli (Messico), con territorio dismembrato dalla diocesi di Cuautitlán, rendendola suffraganea dell’arcidiocesi di Tlalnepantla.

- Ha nominato il Monsignor Francisco González Ramos, primo Vescovo della diocesi di Izcalli (superficie: 533; popolazione: 966.836; cattolici: 821.351; sacerdoti: 64; religiosi: 75), Messico. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Pueblo Nuevo (Messico), ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. È stato Prefetto delle disciplina nel Seminario minore e in quello maggiore e Professore nel Seminario maggiore di León. Dal 1997 è stato Parroco della parrocchia dello "Espíritu Santo". È stato finora Rettore del Seminario Maggiore di Irapuato.

- Ha nominato Membri della Congregazione per il Clero: il Cardinale Giuseppe Betori, Arcivescovo di Firenze (Italia); il Cardinale Rainer Maria Woelki, Arcivescovo di Berlin (Germania); l'Arcivescovo Gintaras Grušas, di Vilnius (Lituania).

- Ha confermato Membri della Congregazione per il Clero: il Cardinale Jaime Lucas Ortega y Alamino; il Cardinale Norberto Rivera Carrera; il Cardinale Crescenzio Sepe; il Cardinale Óscar Andrés Rodríguez Maradiaga, S.D.B.; il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S.; il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino; il Cardinale Angelo Scola; il Cardinale Sean Patrick O'Malley, O.F.M. Cap.; il Cardinale André Vingt-Trois: il Cardinale Odilo Pedro Scherer; il Cardinale John Njue; il Cardinale Donald William Wuerl; il Cardinale Kazimierz Nycz; il Cardinale Willem Jacobus Eijk; il Cardinale João Braz de Aviz; il Monsignore Tomash Bernard Peta; il Monsignore Fernando Antônio Figueiredo, O.F.M.; il Monsignore Klaus Küng ed il Monsignore Heinrich Mussinghoff.

Sabato 7 giugno il Santo Padre ha nominato:

- L'Arcivescovo Hubertus Matheus Maria van Megen, Nunzio Apostolico in Eritrea, attualmente Nunzio Apostolico in Sudan.

- Il Cardinale Jozef Tomko, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale al 25° anniversario della ritrovata libertà dell’Eparchia greco-cattolica di Mukachevo, in programma presso il Seminario Maggiore di Uzhhorod (Ucraina) il 28 giugno 2014.

venerdì 6 giugno 2014

IL 13 SETTEMBRE IL PAPA A REDIPUGLIA PREGHERÀ PER I CADUTI DI TUTTE LE GUERRE

Città del Vaticano, 6 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, in Piazza San Pietro, al termine dell'incontro con l'Arma dei Carabinieri, nel bicentenario di fondazione, il Santo Padre Francesco ha annunciato che il 13 settembre prossimo si recherà al Sacrario militare di Redipuglia (Italia), per pregare per i caduti di tutte le guerre, ricorrendo il centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale "Quella enorme tragedia - ha detto il Papa - "della quale ho sentito tante storie dolorose dalla labbra di mio nonno, che l'ha fatta sul Piave".

"Tra i Carabinieri e la gente - ha detto il Santo Padre nel suo discorso - esiste un legame fatto di solidarietà, fiducia e dedizione al bene comune. Le 'Stazioni' dei Carabinieri sono presidi presenti su tutto il territorio nazionale: sono dei punti di riferimento per la collettività, anche nei paesi e nelle contrade più remote e periferiche. E questa presenza capillare vi chiama a partecipare alla vita della comunità nella quale siete inseriti, cercando di essere vicini ai problemi della gente, specialmente alle persone più deboli e in difficoltà. La vostra vocazione è il servizio".

"Il vostro servizio si esprime nella tutela degli individui e dell’ambiente, nell’azione per la sicurezza, per il rispetto delle regole della convivenza civile e per il bene comune: è un impegno concreto e costante nella difesa dei diritti e doveri dei singoli e delle comunità. La tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza delle persone è un impegno sempre più attuale in una società dinamica, aperta e garantista, come quella italiana nella quale siete chiamati ad operare".

Riferendosi alla storia dell'Arma scritta da fedeli servitori dello Stato, il Santo Padre ha ricordato il Servo di Dio Salvo d'Acquisto, che a 23 anni, a Palidoro, vicino Roma, "ha spontaneamente offerto la sua giovane esistenza per salvare la vita di persone innocenti dalla brutalità nazista". "Di grande rilievo - ha sottolineato inoltre il Pontefice - "è il vostro impegno oltre i confini nazionali. Anche all’estero, infatti, vi sforzate di essere costruttori di pace, per garantire la sicurezza, il rispetto della dignità umana e la difesa dei diritti umani in Paesi travagliati da conflitti e tensioni di ogni tipo. Non cessate - ha esortato - di rendere ovunque, in Patria e al di fuori di essa, una chiara e gioiosa testimonianza di umanità, specialmente nei confronti dei più bisognosi e sfortunati".

UDIENZA PRIMO MINISTRO DEL GIAPPONE: INTESA E COLLABORAZIONE TRA LA CHIESA E LO STATO

Città del Vaticano, 6 giugno 2014 (VIS). Nella mattinata di oggi, 6 giugno 2014, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Primo Ministro del Giappone, Signor Shinzo Abe, il quale si è successivamente incontrato con il Segretario di Stato, Cardinale Pietro Parolin, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui sono state evocate le buone relazioni esistenti tra il Giappone e la Santa Sede, nonché l’intesa e la collaborazione tra la Chiesa e lo Stato, in ambito educativo, sociale e sanitario.

Nel prosieguo della conversazione ci si è soffermati su alcuni temi dell’attualità regionale e internazionale, con particolare riferimento alle iniziative volte a promuovere la pace e la stabilità nel continente asiatico, l’impegno del Giappone nella cooperazione per lo sviluppo, soprattutto in Africa, l’attenzione all’ambiente e il disarmo nucleare.

PRESENTAZIONE DELL'INVOCAZIONE PER LA PACE

Città del Vaticano, 6 giugno 2014 (VIS). Questa mattina, nel corso di un briefing, Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M., Custode di Terra Santa e Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, hanno presentato lo svolgimento dell'iniziativa "Invocazione per la pace" alla quale il Santo Padre Francesco ha invitato i Presidenti di Israele e Palestina, Shimon Peres e Mahmoud Abbas.

Domenica prossima, 8 giugno, i due Presidenti Peres e Abbas arriveranno in Vaticano a distanza di 15-20 minuti l’uno dall’altro (il primo alle 18:15 e il secondo alle 18:30 circa). Il Santo Padre li riceverà all’ingresso di Santa Marta e si intratterrà per un breve colloquio, prima con l’uno e poi con l’altro. Successivamente, con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, si recheranno insieme in auto ai Giardini Vaticani dove si terrà la celebrazione, che avrà inizio con un momento musicale e la spiegazione in lingua inglese della sua struttura e modalità. Sarà seguito l’ordine cronologico delle tre religioni: ebraismo, cristianesimo, islam.

Il primo momento avrà inizio alle 19:00: la comunità ebraica reciterà, in lingua ebraica, una Preghiera (creazione), a cui seguirà un breve passaggio musicale, quindi una preghiera di richiesta di perdono, un breve passaggio musicale, una preghiera di invocazione alla pace ed infine una meditazione musicale ebraica. La comunità cristiana seguirà il medesimo schema ma reciterà la prima preghiera in lingua inglese, la seconda in italiano e la terza in lingua araba. Infine la comunità musulmana procederà come le precedenti, recitando le preghiere in lingua araba.

Successivamente un lettore, in lingua inglese, introdurrà l'ultimo momento della celebrazione che comincerà con l'invocazione della pace di Papa Francesco. Quindi il Santo Padre inviterà ciascuno dei due Presidenti a rivolgere anch'essi la loro invocazione: prima il Presidente Shimon Peres, poi il Presidente Mahmoud Abbas. Infine, con il Papa e il Patriarca, i Presidenti Peres e Abbas scambieranno un gesto di pace, quindi Papa Francesco accompagnerà il Patriarca e i due Presidenti a piantare un ulivo, simbolo di pace.

Alla fine della celebrazione, i quattro rimangono uno accanto all'altro e le delegazioni passeranno a salutarli. Poi il Santo Padre, i due Presidenti e il Patriarca si sposteranno alla Casina Pio IV per un incontro in forma privata.

Alla fine il Presidente Shimon Peres e il Presidente Mahmoud Abbas lasceranno il Vaticano, mentre il Papa con il Patriarca rientreranno a Santa Marta.

UDIENZE

Città del Vaticano, 6 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Il Signor Lech Wałęsa, e Seguito.

- L'Arcivescovo Brian Udaigwe, Nunzio Apostolico in Benin e in Togo.

- Il Vescovo Domenico Mogavero, di Mazara del Vallo (Italia).

giovedì 5 giugno 2014

IL SANTO PADRE AL CATHOLICOS CHIESA ARMENA APOSTOLICA DI CILICIA, ARAM I: NEL CAMMINO VERSO LA PIENA COMUNIONE CONDIVIDIAMO LE STESSE SPERANZE

Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). "In questo cammino verso la piena comunione, condividiamo le stesse speranze e lo stesso impegno responsabile, consapevoli di camminare così nella volontà del Signore Gesù Cristo". Con queste parole Papa Francesco ha accolto questa mattina in Vaticano, Sua Santità Aram I, Catholicos della Chiesa Armena Apostolica di Cilicia, con i membri della sua delegazione.

"È ben conosciuto da tutti l’impegno di Vostra Santità - ha ricordato Papa Francesco - per la causa dell’unità tra i credenti in Cristo. Lei ha ricoperto ruoli di primo piano nel Consiglio Ecumenico delle Chiese, continua ad offrire un efficace sostegno al Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, che svolge un ruolo prezioso nell’appoggiare le comunità cristiane della regione, così provate da numerose difficoltà. E non vorrei dimenticare il qualificato contributo offerto da Vostra Santità e dai rappresentanti del Catolicossato di Cilicia alla Commissione mista di dialogo tra la Chiesa cattolica e le Chiese ortodosse orientali".

"Vostra Santità rappresenta una parte del mondo cristiano profondamente segnata da una storia di prove e di sofferenze, accettate coraggiosamente per amore di Dio. La Chiesa Apostolica Armena si è trovata costretta a diventare un popolo pellegrino, sperimentando così in modo del tutto singolare il proprio essere in cammino verso il Regno di Dio. La storia di emigrazione, persecuzione e martirio di così numerosi fedeli ha lasciato ferite profonde nei cuori di tutti gli Armeni. Le dobbiamo vedere e venerare come ferite del corpo stesso di Cristo: proprio per questo esse sono anche causa di incrollabile speranza e di fiducia nella misericordia provvidente del Padre".

"Fiducia e speranza: ne abbiamo tanto bisogno. - ha esclamato il Santo Padre - Ne hanno bisogno i fratelli cristiani del Medio Oriente, in particolare coloro che vivono in zone martoriate dal conflitto e dalla violenza. Ne abbiamo bisogno anche noi, cristiani che non dobbiamo affrontare tali difficoltà, ma che spesso rischiamo di perderci nei deserti dell’indifferenza e della dimenticanza di Dio, o di vivere nel conflitto tra fratelli, o di soccombere nelle nostre battaglie interiori contro il peccato. Come seguaci di Gesù dobbiamo imparare a portare con umiltà gli uni i pesi degli altri, aiutandoci così a vicenda ad essere più cristiani, più discepoli di Gesù. Camminiamo quindi insieme nella carità, come Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore".

"In questi giorni che precedono la solennità di Pentecoste (...) invochiamo con fede lo Spirito, Signore e Datore di Vita, affinché rinnovi la faccia della terra, sia forza per risanare le ferite del mondo e riconciliare i cuori di ogni uomo con il Creatore. Sia Lui, il Paraclito, ad ispirare il nostro cammino verso l’unità, sia Lui ad insegnarci come alimentare i legami di fraternità che già ci uniscono nell’unico battesimo e nell’unica fede", ha concluso Papa Francesco.

Al termine dell'incontro e dello scambio dei doni, il Catholicos e il Papa hanno condiviso un momento di preghiera nella Cappella Redemptoris Mater.


GLI ZINGARI FRA I GRUPPI PIÙ DEBOLI CHE PIÙ FACILMENTE DIVENTANO VITTIME DELLE NUOVE FORME DI SCHIAVITÙ

Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). Nel corso dell'udienza di questa mattina ai partecipanti all'Incontro promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, sul tema: "La Chiesa e gli Zingari: annunciare il Vangelo nelle periferie", il Papa ha auspicato nuove prospettive in ambito civile, culturale e sociale e nella strategia pastorale della Chiesa per contrastare le nuove forme di persecuzione, oppressione e schiavitù di cui sono vittime gli zingari in tutto il mondo,

Nel tema dell'incontro, ha detto Papa Francesco, "c’è anzitutto la memoria di un rapporto, quello tra la comunità ecclesiale e il popolo zingaro, la storia di un cammino per conoscersi, per incontrarsi; e poi c’è la sfida per l’oggi, una sfida che riguarda sia la pastorale ordinaria, sia la nuova evangelizzazione".

"Spesso gli zingari si trovano ai margini della società - ha ricordato il Pontefice - e a volte sono visti con ostilità e sospetto; sono scarsamente coinvolti nelle dinamiche politiche, economiche e sociali del territorio. Sappiamo che è una realtà complessa, ma certo anche il popolo zingaro è chiamato a contribuire al bene comune, e questo è possibile con adeguati itinerari di corresponsabilità, nell’osservanza dei doveri e nella promozione dei diritti di ciascuno".

"Tra le cause che nell’odierna società provocano situazioni di miseria in una parte della popolazione - ha proseguito il Pontefice - possiamo individuare la mancanza di strutture educative per la formazione culturale e professionale, il difficile accesso all’assistenza sanitaria, la discriminazione nel mercato del lavoro e la carenza di alloggi dignitosi. Se queste piaghe del tessuto sociale colpiscono tutti indistintamente, i gruppi più deboli sono quelli che più facilmente diventano vittime delle nuove forme di schiavitù. Sono infatti le persone meno tutelate che cadono nella trappola dello sfruttamento, dell’accattonaggio forzato e di diverse forme di abuso. Gli zingari sono tra i più vulnerabili, soprattutto quando mancano gli aiuti per l’integrazione e la promozione della persona nelle varie dimensioni del vivere civile".

"Qui si innesta la sollecitudine della Chiesa e il vostro specifico contributo. Il Vangelo, infatti, è annuncio di gioia per tutti e in modo speciale per i più deboli e gli emarginati. Ad essi siamo chiamati ad assicurare la nostra vicinanza e la nostra solidarietà, sull’esempio di Gesù Cristo che ha testimoniato loro la predilezione del Padre. È necessario che, accanto a questa azione solidale in favore del popolo zingaro, vi sia l’impegno delle istituzioni locali e nazionali e il supporto della comunità internazionale, per individuare progetti e interventi volti al miglioramento della qualità della vita".

Il Papa ha concluso il suo discorso incoraggiando il Pontificio Consiglio a proseguire con generosità la sua importante opera. "Gli zingari - ha detto - possano trovare in voi dei fratelli e delle sorelle che li amano con lo stesso amore con cui Cristo ha amato i più emarginati. Siate per essi il volto accogliente e gioioso della Chiesa".

ESEQUIE DEL CARDINALE DURAISAMY SIMON LOURDUSAMY

Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). Alle 11:30 di questa mattina, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha presieduto la Liturgia Esequiale del Cardinale Duraisamy Simon Lourdusamy, Prefetto emerito della Congregazione per le Chiese Orientali, scomparso lunedì scorso a Roma, all'età di 90 anni.

"Sacerdote zelante, lavorò per più di dieci anni nella sua cara arcidiocesi di Pondicherry - ha ricordato il Decano del Collegio Cardinalizio nell'omelia - e poi, per quasi un decennio, fu Pastore dell'arcidiocesi di Bangalore. Accettò poi con generosità la chiamata del Papa Paolo VI che lo voleva qui a Roma, per lavorare nella Congregazione missionaria di Propaganda Fide. Qui, per un ventennio dedicò le sue energie per la grande causa dell'evangelizzazione dei popoli, fino a quando, provato dalla malattia, continuò a servire la Chiesa con la preghiera e la sofferenza, con un atteggiamento di grande serenità".

Al termine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre ha presieduto il rito dell'Ultima Commendatio e della Valedictio.


UDIENZE

Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L'Arcivescovo Charles Daniel Balvo, Nunzio Apostolico in Kenya e in Sud Sudan; Osservatore Permanente della Santa Sede presso gli Organismi delle Nazioni Unite per l'Ambiente e gli Insediamenti Umani.

- Il Signor Doug Coe, del National Prayer Breakfast, e Seguito.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 5 giugno 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato per un quinquennio Membri del Consiglio direttivo dell'Autorità di Informazione Finanziaria:

- La Dottoressa Maria Bianca Farina, Amministratore Delegato di Poste Vita e di Poste Assicura (Italia);

- Il Dottor Marc Odendall, amministratore di Fondazioni e consulente finanziario per il settore filantropico (Svizzera);

- Il Signor Joseph Yuvaraj Pillay, Presidente del Consiglio dei Consultori del Presidente della Repubblica di Singapore (Singapore);

- Il Dottor Juan C. Zarate, senior advisor presso il Centro per Studi strategici e internazionali (CSIS) e docente di giurisprudenza ad Harvard (Stati Uniti d'America).

A sua volta, il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha nominato Vice-Direttore ad interim dell'Autorità di Informazione Finanziaria il Dottor Tommaso Di Ruzza (Italia), finora Aiutante di Studio nella medesima Autorità.

mercoledì 4 giugno 2014

IL DONO DELLA PIETÀ SINONIMO DI CONFIDENZA FILIALE CON DIO

Città del Vaticano, 4 giugno 2014 (VIS). Proseguendo le catechesi sui doni dello Spirito Santo, il Santo Padre Francesco si è soffermato questa mattina sul dono della pietà, che tante volte viene frainteso o considerato in modo superficiale.

"Bisogna chiarire subito - ha spiegato il Papa - che questo dono non si identifica con l'avere compassione di qualcuno, avere pietà del prossimo, ma indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita e che ci mantiene saldi, in comunione con Lui, anche nei momenti più difficili e travagliati".

"Questo legame col Signore - ha detto il Santo Padre alle decine di migliaia di pellegrini presenti in Piazza San Pietro - non va inteso come un dovere o un’imposizione. È un legame che viene da dentro. Si tratta di una relazione vissuta col cuore: è la nostra amicizia con Dio, donataci da Gesù, un’amicizia che cambia la nostra vita e ci riempie di entusiasmo, di gioia. Per questo, il dono della pietà suscita in noi innanzitutto la gratitudine e la lode. È questo infatti il motivo e il senso più autentico del nostro culto e della nostra adorazione. Quando lo Spirito Santo ci fa percepire la presenza del Signore e tutto il suo amore per noi, ci riscalda il cuore e ci muove quasi naturalmente alla preghiera e alla celebrazione. Pietà, dunque, è sinonimo di autentico spirito religioso, di confidenza filiale con Dio, di quella capacità di pregarlo con amore e semplicità che è propria delle persone umili di cuore".

Il dono della pietà che ci porta a vivere come figli di Dio "nello stesso tempo ci aiuta a riversare questo amore anche sugli altri e a riconoscerli come fratelli. E allora - ha esclamato il Papa - sì che saremo mossi da sentimenti di pietà – non di pietismo! – nei confronti di chi ci sta accanto e di coloro che incontriamo ogni giorno. Perché dico non di pietismo? Perché alcuni pensano che avere pietà è chiudere gli occhi, fare una faccia da immaginetta, far finta di essere come un santo. In piemontese noi diciamo: fare la 'mugna quacia'" - ha commentato il Papa ricordando un detto della sua regione di origine - "Questo non è il dono della pietà. Il dono della pietà significa essere davvero capaci di gioire con chi è nella gioia, di piangere con chi piange, di stare vicini a chi è solo o angosciato, di correggere chi è nell’errore, di consolare chi è afflitto, di accogliere e soccorrere chi è nel bisogno. C'è un rapporto molto stretto fra il dono della pietà e la mitezza. - ha sottolineato - Il dono della pietà che ci dà lo Spirito Santo ci fa miti, ci fa tranquilli, pazienti, in pace con Dio, al servizio degli altri con mitezza".

Il Santo Padre ha concluso la catechesi citando la Lettera ai Romani dell'apostolo Paolo: "'Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: 'Abbà! Padre!'. Chiediamo al Signore - ha detto infine il Papa - che il dono del suo Spirito possa vincere il nostro timore, le nostre incertezze, anche il nostro spirito inquieto, impaziente, e possa renderci testimoni gioiosi di Dio e del suo amore, adorando il Signore in verità e anche nel servizio del prossimo con mitezza e col sorriso che sempre lo Spirito Santo ci dà nella gioia. Che lo Spirito Santo dia a tutti noi questo dono di pietà".

AI GIOVANI POLACCHI: PORTATE AL MONDO LA GIOIA DI ESSERE FIGLI DI DIO

Città del Vaticano, 4 giugno 2014 (VIS). Al termine della catechesi, nel salutare, fra gli altri, i pellegrini polacchi, in particolare i giovani che si radunano ogni anno a Lednica, alle fonti battesimali della Polonia, per rinnovare la loro adesione a Cristo e alla Chiesa, Papa Francesco ha detto: "Quest’anno volete approfondire e vivere il mistero della figliolanza divina di Gesù e - in Lui - di tutti coloro che, attraverso il Battesimo, partecipano alla sua vita, morte e risurrezione. Volete riflettere su che cosa significa essere figli di Dio e sperimentare il suo amore. Desiderate vivere quest’amore così da testimoniarlo davanti agli altri".

"Cari giovani, siate coraggiosi! Rispondete con entusiasmo all’amore di Dio come figli prediletti; rispondete con fiducia quando ritornate al Padre misericordioso come figli prodighi. Rallegratevi sempre della grazia di essere figli di Dio e portate questa gioia al mondo. San Giovanni Paolo II, che diciott’anni fa ha iniziato con voi il cammino di Lednica, vi guidi e ottenga per voi tutte le grazie necessarie affinché la vostra giovane vita sia piena e generosa".
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