Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

lunedì 26 maggio 2014

CELEBRAZIONE ECUMENICA AL SANTO SEPOLCRO: NON PRIVIAMO IL MONDO DEL LIETO ANNUNCIO DELLA RISURREZIONE!

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Dopo la firma della Dichiarazione Comune, il Santo Padre e il Patriarca Bartolomeo hanno raggiunto la Basilica del Santo Sepolcro per partecipare ad una celebrazione ecumenica. Il Papa è entrato nella piazza dalla Porta del Muristan, mentre il Patriarca Ecumenico è entrato dalla Porta di Sant'Elena. Alla celebrazione hanno partecipato gli Ordinari Cattolici di Terra Santa, l'Arcivescovo copto, l'Arcivescovo siriaco, l'Arcivescovo etiopico, il Vescovo Anglicano, il Vescovo luterano e altri vescovi. Erano inoltre presenti i Consoli Generali dei cinque Paesi che garantiscono lo"statu quo" della Basilica (Francia, Belgio, Spagna, Italia, Grecia) e gli altri Consoli del "Corpus separatum" di Gerusalemme (Svezia, Stati Uniti, Turchia, Regno).

Il Santo Sepolcro è secondo la tradizione il luogo della Crocifissione, della Sepoltura e della Risurrezione di Cristo. Dopo la repressione della rivolta giudaica, nel 135, Gerusalemme subisce un cambiamento radicale: giudei, samaritani, giudei-cristiani sono espulsi con la proibizione di ritornarvi. Adriano, nell'intento di cancellare ogni traccia della religione giudaica che aveva provocato due violente rivolte, si adopera per far sparire ogni luogo di culto. La stessa sorte tocca al Santo Sepolcro, raso al suolo; le cavità sono riempite da terra di riporto e sul sito viene edificato un tempio per la dea Venere-Ishtar. Durante il primo Concilio Ecumenico di Nicea (325), il Vescovo di Gerusalemme, Macario invita l'imperatore Costantino a riportare alla luce il Santo Sepolcro, che sotto le macerie si era conservato perfettamente. Santa Elena, l'imperatrice madre di Costantino, vi fa erigere la Basilica della Risurrezione, che nei secoli subisce alterne vicende. Con l'invasione dei persiani nel 614, come racconta un pellegrino, la pietra di chiusura della tomba viene spezzata. Nel 1099, i Crociati entrati a Gerusalemme, decidono di non ricostruire i monumenti precedenti molto danneggiati ma di strutturare una grande chiesa che racchiuda, in un unico edificio, tutti i luoghi essenziali della morte e della Risurrezione di Gesù. La nuova chiesa rimane più o meno inalterata fino al secolo XIX. Dopo il terremoto del 1927 il governo britannico che aveva il mandato sulla Palestina, esegue opere di consolidamento. Infine nel 1948 la Basilica viene danneggiata durante la prima guerra arabo-israeliana.

Ai giorni nostri la Basilica è regolata dallo "Statu quo" e ne sono comproprietarie le tre comunità: latina (rappresentata dai Frati Minori); greco-ortodossa e armeno ortodossa; i copti ortodossi, i siri ortodossi e gli etiopici possono officiare nella Basilica. All'ingresso, nell'atrio, c'è la Pietra dell'Unzione che secondo la tradizione indica il luogo dove Gesù, deposto dalla Croce, venne cosparso di unguenti.

Papa Francesco e il Patriarca Bartolomeo vengono accolti dai tre Superiori delle Comunità dello "Statu quo" (Greco-Ortodossa, Francescana ed Armena Apostolica). Il Patriarca Greco-Ortodosso di Gerusalemme, Theophilos III, il Custode di Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M., e Il Patriarca Armeno Apostolico, S.B. Nourhan, venerano la "Pietra dell'Unzione. Successivamente la "Pietra dell'Unzione" viene venerata simultaneamente da Papa Francesco e dal Patriarca Ecumenico Bartolomeo.

Dopo la proclamazione del Vangelo della Risurrezione e le parole del Patriarca Ecumenico Bartolomeo, il Santo Padre ha pronunciato un discorso nel quale ha affermato: "In questa Basilica, alla quale ogni cristiano guarda con profonda venerazione, raggiunge il suo culmine il pellegrinaggio che sto compiendo insieme con il mio amato fratello in Cristo, Sua Santità Bartolomeo. Lo compiamo sulle orme dei nostri venerati predecessori, il Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora, i quali, con coraggio e docilità allo Spirito Santo, diedero luogo cinquant’anni fa, nella Città santa di Gerusalemme, allo storico incontro tra il Vescovo di Roma e il Patriarca di Costantinopoli".

"È una grazia straordinaria essere qui riuniti in preghiera. La Tomba vuota, quel sepolcro nuovo situato in un giardino, dove Giuseppe d’Arimatea aveva devotamente deposto il corpo di Gesù, è il luogo da cui parte l’annuncio della Risurrezione (...). Questo annuncio, confermato dalla testimonianza di coloro ai quali apparve il Signore Risorto, è il cuore del messaggio cristiano, trasmesso fedelmente di generazione in generazione (...). È il fondamento della fede che ci unisce, grazie alla quale insieme professiamo che Gesù Cristo, unigenito Figlio del Padre e nostro unico Signore, 'patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte'. Ciascuno di noi, ogni battezzato in Cristo, è spiritualmente risorto da questo sepolcro, poiché tutti nel Battesimo siamo stati realmente incorporati al Primogenito di tutta la creazione, sepolti insieme con Lui, per essere con Lui risuscitati e poter camminare in una vita nuova".

"Sostiamo in devoto raccoglimento accanto al sepolcro vuoto, per riscoprire la grandezza della nostra vocazione cristiana: siamo uomini e donne di risurrezione, non di morte. Apprendiamo, da questo luogo, a vivere la nostra vita, i travagli delle nostre Chiese e del mondo intero nella luce del mattino di Pasqua. (...) Non lasciamoci rubare il fondamento della nostra speranza, che è proprio questo: Christòs anesti! Non priviamo il mondo del lieto annuncio della Risurrezione! E non siamo sordi al potente appello all’unità che risuona proprio da questo luogo, nelle parole di Colui che, da Risorto, chiama tutti noi 'i miei fratelli'”.

"Certo - ha proseguito Papa Francesco - non possiamo negare le divisioni che ancora esistono tra di noi, discepoli di Gesù: questo sacro luogo ce ne fa avvertire con maggiore sofferenza il dramma. Eppure, a cinquant’anni dall’abbraccio di quei due venerabili Padri, riconosciamo con gratitudine e rinnovato stupore come sia stato possibile, per impulso dello Spirito Santo, compiere passi davvero importanti verso l’unità. Siamo consapevoli che resta da percorrere ancora altra strada per raggiungere quella pienezza di comunione che possa esprimersi anche nella condivisione della stessa Mensa eucaristica, che ardentemente desideriamo; ma le divergenze non devono spaventarci e paralizzare il nostro cammino. Dobbiamo credere che, come è stata ribaltata la pietra del sepolcro, così potranno essere rimossi tutti gli ostacoli che ancora impediscono la piena comunione tra noi. Sarà una grazia di risurrezione, che possiamo già oggi pregustare. Ogni volta che chiediamo perdono gli uni agli altri per i peccati commessi nei confronti di altri cristiani e ogni volta che abbiamo il coraggio di concedere e di ricevere questo perdono, noi facciamo esperienza della risurrezione! Ogni volta che, superati antichi pregiudizi, abbiamo il coraggio di promuovere nuovi rapporti fraterni, noi confessiamo che Cristo è davvero Risorto! Ogni volta che pensiamo il futuro della Chiesa a partire dalla sua vocazione all’unità, brilla la luce del mattino di Pasqua! A tale riguardo, desidero rinnovare l’auspicio già espresso dai miei Predecessori, di mantenere un dialogo con tutti i fratelli in Cristo per trovare una forma di esercizio del ministero proprio del Vescovo di Roma che, in conformità con la sua missione, si apra ad una situazione nuova e possa essere, nel contesto attuale, un servizio di amore e di comunione riconosciuto da tutti".

"Mentre sostiamo come pellegrini in questi santi Luoghi, il nostro ricordo orante va all’intera regione del Medio Oriente, purtroppo così spesso segnata da violenze e conflitti. E non dimentichiamo, nella nostra preghiera, tanti altri uomini e donne che, in diverse parti del pianeta, soffrono a motivo della guerra, della povertà, della fame; così come i molti cristiani perseguitati per la loro fede nel Signore Risorto. Quando cristiani di diverse confessioni si trovano a soffrire insieme, gli uni accanto agli altri, e a prestarsi gli uni gli altri aiuto con carità fraterna, si realizza un ecumenismo della sofferenza, si realizza l’ecumenismo del sangue, che possiede una particolare efficacia non solo per i contesti in cui esso ha luogo, ma, in virtù della comunione dei santi, anche per tutta la Chiesa. Quelli che per odio alla fede uccidono, perseguitano i cristiani, non domandano loro se sono ortodossi o se sono cattolici: sono cristiani. Il sangue cristiano è lo stesso".

Infine, rivolgendosi al Patriarca Bartolomeo e a tutti i presenti, il Papa ha detto;: "Mettiamo da parte le esitazioni che abbiamo ereditato dal passato e apriamo il nostro cuore all’azione dello Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore, per camminare insieme spediti verso il giorno benedetto della nostra ritrovata piena comunione. In questo cammino ci sentiamo sostenuti dalla preghiera che Gesù stesso, in questa Città, alla vigilia della sua passione, morte e risurrezione, ha elevato al Padre per i suoi discepoli, e che non ci stanchiamo con umiltà di fare nostra: 'Che siano una sola cosa … perché il mondo creda'. E quando la disunione ci fa pessimisti, poco coraggiosi, sfiduciati, andiamo tutti sotto il mando della Santa Madre di Dio. Quando nell'anima cristiana ci sono turbolenze spirituali, soltanto sotto il manto della Santa Madre di Dio troveremo pace. Che Lei ci aiuti in questo cammino".

Al termine del discorso il Papa e il Patriarca hanno scambiato un abbraccio in segno di pace ed hanno pregato insieme il Padre Nostro in italiano, mentre tutti i presenti lo hanno recitato ciascuno nella propria lingua. Quindi sono entrati nel Sepolcro per venerare la Tomba vuota. Appena usciti dal Sepolcro, il Papa e il Patriarca Ecumenico hanno benedetto insieme il popolo, quindi si sono recati sul Monte Calvario, per venerare il luogo della crocifissione e della morte di Gesù, accompagnati dal Patriarca Greco, dal Patriarca Armeno e dal Custode di Terra Santa.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 26 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Felipe González González, O.F.M. Cap., Vicario Apostolico di Caroni (superficie: 80.309; popolazione: 58.800; cattolici: 43.700; sacerdoti: 7; religiosi: 26), Venezuela, trasferendolo dal Vicariato Apostolico di Tucupita.

domenica 25 maggio 2014

SANTA MESSA A BETLEMME: DIO RIPETE ANCHE A NOI, CERCATE IL BAMBINO IN UN MONDO DOVE ANCORA TANTI BAMBINI VIVONO IN CONDIZIONI DISUMANE

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha celebrato l'Eucaristia nella Piazza della Mangiatoia a Betlemme, dove confluiscono la Via dei Pastori che porta al villaggio palestinese di Beit Sahur, luogo di apparizione dell'Angelo; la Via della Grotta del Latte, santuario dentro una grotta di tufo bianco dove Maria avrebbe allattato Gesù Bambino e Via Paolo VI, a ricordo della visita di Papa Montini il 6 gennaio 1964. Nel percorso dal palazzo presidenziale di Betlemme alla Piazza della Mangiatoia, Papa Francesco è sceso dalla jeep, si è avvicinato al muro di divisone tra Betlemme e Israele e vi ha sostato davanti, raccogliendosi in preghiera per qualche minuto. Al termine della preghiera, il Santo Padre si è quindi appoggiato al muro con la fronte.

Alla Santa Messa hanno assistito il Presidente della Palestina, Mahmoud Abbas e fedeli provenienti dalla Striscia di Gaza, dalla Galilea (Stato di Israele) e lavoratori migranti dall'Asia.

"Che grande grazia celebrare l’Eucaristia presso il luogo dove è nato Gesù! - ha esclamato il Santo Padre - Ringrazio Dio e ringrazio voi che mi avete accolto in questo mio pellegrinaggio: il Presidente Mahmoud Abbas e le altre Autorità; il Patriarca Fouad Twal, gli altri Vescovi e gli Ordinari di Terra Santa, i sacerdoti, le persone consacrate e quanti si adoperano per tenere viva la fede, la speranza e la carità in questi territori; le rappresentanze di fedeli provenienti da Gaza, dalla Galilea, i migranti dall’Asia e dall’Africa. Grazie della vostra accoglienza!"

"Il Bambino Gesù, nato a Betlemme, è il segno dato da Dio a chi attendeva la salvezza, e rimane per sempre il segno della tenerezza di Dio e della sua presenza nel mondo. 'Questo per voi il segno: troverete un bambino…'. Anche oggi i bambini sono un segno. Segno di speranza, segno di vita, ma anche segno 'diagnostico' per capire lo stato di salute di una famiglia, di una società, del mondo intero. Quando i bambini sono accolti, amati, custoditi, tutelati, la famiglia è sana, la società migliora, il mondo è più umano. Pensiamo all’opera che svolge l’Istituto Effetà Paolo VI in favore dei bambini palestinesi sordo-muti: è un segno concreto della bontà di Dio; è un segno concreto che la società migliora. Dio ripete anche a noi, uomini e donne del XXI secolo: 'Questo per voi il segno', cercate il bambino… Il Bambino di Betlemme è fragile, come tutti i neonati. Non sa parlare, eppure è la Parola che si è fatta carne, venuta a cambiare il cuore e la vita degli uomini. Quel Bambino, come ogni bambino, è debole e ha bisogno di essere aiutato e protetto. Anche oggi i bambini hanno bisogno di essere accolti e difesi, fin dal grembo materno".

"Purtroppo, in questo mondo che ha sviluppato le tecnologie più sofisticate, ci sono ancora tanti bambini in condizioni disumane, che vivono ai margini della società, nelle periferie delle grandi città o nelle zone rurali. Tanti bambini sono ancora oggi sfruttati, maltrattati, schiavizzati, oggetto di violenza e di traffici illeciti. Troppi bambini oggi sono profughi, rifugiati, a volte affondati nei mari, specialmente nelle acque del Mediterraneo. Di tutto questo noi ci vergogniamo oggi davanti a Dio, a Dio che si è fatto Bambino. E ci domandiamo: chi siamo noi davanti a Gesù Bambino? Chi siamo noi davanti ai bambini di oggi? Siamo come Maria e Giuseppe, che accolgono Gesù e se ne prendono cura con amore materno e paterno? O siamo come Erode, che vuole eliminarlo? Siamo come i pastori, che vanno in fretta, si inginocchiano per adorarlo e offrono i loro umili doni? Oppure siamo indifferenti? Siamo forse retorici e pietisti, persone che sfruttano le immagini dei bambini poveri a scopo di lucro? Siamo capaci di stare accanto a loro, di 'perdere tempo' con loro? Sappiamo ascoltarli, custodirli, pregare per loro e con loro? O li trascuriamo, per occuparci dei nostri interessi?".

"'Questo per noi il segno: troverete un bambino…'. - ha ripetuto il Pontefice - Forse quel bambino piange. Piange perché ha fame, perché ha freddo, perché vuole stare in braccio… Anche oggi piangono i bambini, piangono molto, e il loro pianto ci interpella. In un mondo che scarta ogni giorno tonnellate di cibo e di farmaci, ci sono bambini che piangono invano per la fame e per malattie facilmente curabili. In un tempo che proclama la tutela dei minori, si commerciano armi che finiscono tra le mani di bambini-soldato; si commerciano prodotti confezionati da piccoli lavoratori-schiavi. Il loro pianto è soffocato: devono combattere, devono lavorare, non possono piangere! Ma piangono per loro le madri, odierne Rachele: piangono i loro figli, e non vogliono essere consolate".

"'Questo per voi il segno'. (...) Il Bambino Gesù nato a Betlemme, ogni bambino che nasce e cresce in ogni parte del mondo, è segno diagnostico, che ci permette di verificare lo stato di salute nella nostra famiglia, della nostra comunità, della nostra nazione. Da questa diagnosi schietta e onesta, può scaturire uno stile nuovo di vita, dove i rapporti non siano più di conflitto, di sopraffazione, di consumismo, ma siano rapporti di fraternità, di perdono e riconciliazione, di condivisione e di amore".

Il Papa ha concluso l'omelia con una preghiera alla Vergine: "O Maria, Madre di Gesù, tu che hai accolto, insegnaci ad accogliere; tu che hai adorato, insegnaci ad adorare; tu che hai seguito, insegnaci a seguire. Amen".

PAPA FRANCESCO INVITA MAHMOUD ABBAS E SHIMON PERES A PREGARE INSIEME PER LA PACE IN VATICANO

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). "In questo Luogo, dove è nato il Principe della pace - ha detto il Papa dopo il Regina Caeli - desidero rivolgere un invito a Lei, Signor Presidente Mahmoud Abbas, e al Signor Presidente Shimon Peres, ad elevare insieme con me un’intensa preghiera invocando da Dio il dono della pace. Offro la mia casa in Vaticano per ospitare questo incontro di preghiera".

"Tutti desideriamo la pace; tante persone la costruiscono ogni giorno con piccoli gesti; molti soffrono e sopportano pazientemente la fatica di tanti tentativi per costruirla. E tutti -specialmente coloro che sono posti al servizio dei propri popoli - abbiamo il dovere di farci strumenti e costruttori di pace, prima di tutto nella preghiera. Costruire la pace è difficile, ma vivere senza pace è un tormento. Tutti gli uomini e le donne di questa Terra e del mondo intero ci chiedono di portare davanti a Dio la loro ardente aspirazione alla pace".

REGINA CAELI: PAPA FRANCESCO AFFIDA ALLA VERGINE LA TERRA SANTA E TUTTI I SUOI ABITANTI

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Dopo aver offerto la sua casa in Vaticano per ospitare l'incontro di preghiera del Presidente dello Stato di Palestina e del Presidente dello Stato di Israele, Papa Francesco ha recitato il Regina Caeli, ricordando che proprio a Betlemme Maria Santissima ha dato alla luce il suo figlio Gesù. "La Vergine è colei che più di ogni altro ha contemplato Dio nel volto umano di Gesù. Aiutata da san Giuseppe, lo ha avvolto in fasce e lo ha adagiato nella mangiatoia".

"A Lei - ha detto - affidiamo questo territorio e tutti coloro che vi abitano, perché possano vivere nella giustizia, nella pace e nella fraternità. Affidiamo anche i pellegrini che qui giungono per attingere alle sorgenti della fede cristiana - ce ne sono presenti anche a questa Santa Messa. Veglia, o Maria, sulle famiglie, sui giovani, sugli anziani. Veglia su quanti hanno smarrito la fede e la speranza; conforta i malati, i carcerati e tutti i sofferenti; sostieni i Pastori e l’intera Comunità dei credenti, perché siano 'sale e luce' in questa terra benedetta; sostieni le opere educative, in particolare la Bethlehem University".

"Contemplando la Santa Famiglia qui, a Betlemme, il mio pensiero va spontaneamente a Nazareth, dove spero di potermi recare, se Dio vorrà, in un’altra occasione. Abbraccio da qui i fedeli cristiani che vivono in Galilea e incoraggio la realizzazione a Nazareth del Centro Internazionale per la Famiglia. Alla Vergine Santa affidiamo le sorti dell’umanità, perché si dischiudano nel mondo gli orizzonti nuovi e promettenti della fraternità, della solidarietà e della pace".

Dopo il Regina Caeli, il Papa si è recato al Convento "Casa Nova", Casa Francescana per i pellegrini, costruita nel 1908 ed ampliata e benedetta nel 1986, che può ora accogliere 129 persone. Qui il Papa ha consumato il pranzo con alcune famiglie di rifugiati e indigenti palestinesi.

INCONTRO CON AUTORITÀ PALESTINESI: LA PACE PORTERÀ CON SÉ INNUMEREVOLI BENEFICI PER I POPOLI DI QUESTA REGIONE E PER IL MONDO INTERO

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). Alle 7:30 di questa mattina, congedatosi dalla Nunziatura Apostolica di Amman, il Papa è partito in elicottero alla volta di Betlemme, dove è giunto alle 9:30 (ora locale; 8:30, ora di Roma). In autovettura ha percorso i due chilometri e mezzo che lo separavano dal Palazzo Presidenziale di Betlemme, dove è stato accolto dal Presidente dello Stato di Palestina, Mahmoud Abbas.

La città di Betlemme viene ricordata per la prima volta nella Bibbia a proposito della morte di Rachele e identificata con Efrata (la fruttifera). Nei libri sacri è detta "Betlemme di Giuda" dalla tribù cui apparteneva. Davide vi nacque e vi fu consacrato Re dal Profeta Samuele. Con la nascita di Gesù "la più piccola fra tutte le città di Giuda" acquista importanza mondiale e si ingrandisce notevolmente per l'afflusso di pellegrini. Nell'anno 135 l'imperatore Adriano vi introduce il culto di Adone, ma nel 330 Costantino la restituisce al culto cristiano. Dopo la conquista islamica del 638, il Califfo Omar vi instaura una politica di tolleranza religiosa, ma all'avvicinarsi dell'esercito crociato, nel 1099, i musulmani devastano la città. Nel 1100 vi viene consacrato il primo re crociato di Gerusalemme, Baldovino. La riconquista araba (1187) e la successiva occupazione ottomana segnano il declino della cittadina che è ridotta, nel 1600, ad un piccolo villaggio. All'inizio del secolo XIX si assiste ad una ripresa della città i cui abitanti sono in maggior parte cristiani. Nel 1831, il Pascià d'Egitto Mohamed Alì conquista la città; i musulmani, alleati degli ottomani, vengono cacciati via e il loro quartiere bruciato. Dieci anni dopo la città ritorna sotto il controllo ottomano. Sotto mandato britannico dal 1918, entra a far parte del Regno Hashemita di Giordania nel 1946. Nel 1967, a seguito della Guerra dei Sei giorni, viene occupata dall'esercito israeliano con Gerusalemme Est e tutta la Cisgiordania. Dal 1995 fa parte dei Territori Autonomi Palestinesi in base agli Accordi Oslo II (oggi Stato di Palestina). L'allora Presidente dell'Autorità Palestinese, Yasser Arafat, vi ha fatto costruire il Palazzo Presidenziale, dove oggi il Presidente Abbas ha accoto il Santo Padre.

Il Santo Padre Francesco, con il Presidente Abbas, ha ricevuto il saluto di una rappresentanza delle comunità cristiane palestinesi, provenienti dalla Cisgiordania e dalla Striscia di Gaza, che ha consegnato al Papa alcuni messaggi. Successivamente, nel Salone dei ricevimenti, presenti le più alte personalità palestinesi e il Corpo Diplomatico, Papa Francesco pronuncia il suo discorso.

"Il Medio Oriente da decenni - ha ricordato Papa Francesco - vive le drammatiche conseguenze del protrarsi di un conflitto che ha prodotto tante ferite difficili da rimarginare e, anche quando fortunatamente non divampa la violenza, l’incertezza della situazione e l’incomprensione tra le parti producono insicurezza, diritti negati, isolamento ed esodo di intere comunità, divisioni, carenze e sofferenze di ogni tipo. Nel manifestare la mia vicinanza a quanti soffrono maggiormente le conseguenze di tale conflitto, vorrei dire dal profondo del mio cuore che è ora di porre fine a questa situazione, che diventa sempre più inaccettabile, e ciò per il bene di tutti. Si raddoppino dunque gli sforzi e le iniziative volte a creare le condizioni di una pace stabile, basata sulla giustizia, sul riconoscimento dei diritti di ciascuno e sulla reciproca sicurezza. È giunto il momento per tutti di avere il coraggio della generosità e della creatività al servizio del bene, il coraggio della pace, che poggia sul riconoscimento da parte di tutti del diritto di due Stati ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti".

"Auspico vivamente che a tal fine si evitino da parte di tutti iniziative e atti che contraddicono alla dichiarata volontà di giungere ad un vero accordo e che non ci si stanchi di perseguire la pace con determinazione e coerenza. La pace porterà con sé innumerevoli benefici per i popoli di questa regione e per il mondo intero. Occorre dunque incamminarsi risolutamente verso di essa, anche rinunciando ognuno a qualche cosa. Auguro ai popoli palestinese e israeliano e alle rispettive Autorità di intraprendere questo felice esodo verso la pace con quel coraggio e quella fermezza necessari per ogni esodo. La pace nella sicurezza e la mutua fiducia diverranno il quadro di riferimento stabile per affrontare e risolvere gli altri problemi e offrire così un’occasione di equilibrato sviluppo, tale da diventare modello per altre aree di crisi".

"Mi è caro fare riferimento - ha proseguito il Papa - all’attiva comunità cristiana, che offre il suo significativo contributo al bene comune della società e che partecipa alle gioie e sofferenze di tutto il popolo. I cristiani intendono continuare a svolgere questo loro ruolo come cittadini a pieno diritto, insieme con gli altri concittadini considerati come fratelli".

"Signor Presidente, Lei è noto come uomo di pace e artefice di pace. - ha detto il Papa al Presidente Abbas - Il recente incontro in Vaticano con Lei e la mia odierna presenza in Palestina attestano le buone relazioni esistenti tra la Santa Sede e lo Stato di Palestina, che mi auguro possano ulteriormente incrementarsi per il bene di tutti. A tale riguardo esprimo il mio apprezzamento per l’impegno volto ad elaborare un Accordo tra le Parti, riguardante diversi aspetti della vita della Comunità cattolica del Paese, con speciale attenzione alla libertà religiosa. Il rispetto di questo fondamentale diritto umano è, infatti, una delle condizioni irrinunciabili della pace, della fratellanza e dell’armonia; dice al mondo che è doveroso e possibile trovare un buon accordo tra culture e religioni differenti; testimonia che le cose che abbiamo in comune sono così tante e importanti che è possibile individuare una via di convivenza serena, ordinata e pacifica, nell’accoglienza delle differenze e nella gioia di essere fratelli perché figli di un unico Dio".

"Signor Presidente, cari fratelli riuniti qui a Betlemme - ha concluso il Pontefice - Dio onnipotente vi benedica, vi protegga e vi conceda la saggezza e la forza necessarie a portare avanti il coraggioso cammino della pace, in modo che le spade si trasformino in aratri e questa Terra possa tornare a fiorire nella prosperità e nella concordia. Salam!".

Al GIORDANO IL PAPA RINNOVA SUO APPELLO ALLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE A FAVORE DEI PROFUGHI DI SIRIA E IRAQ E CHIEDE LA CONVERSIONE DI COLORO CHE FABBRICANO E VENDONO ARMI

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica nell'International Stadium di Amman, il Santo Padre ha percorso in autovettura i cinquanta chilometri che lo separavano dalla regione di "Betania al di là del Giordano", che fu il centro dell'attività di Giovanni Battista e scenario della vita pubblica di Gesù. Betania è tuttora sepolta e la sua precisa posizione resta ignota. Forse si trova a 200 metri ad occidente del Colle del Profeta Elia dove non sono ancora stati effettuati scavi archeologici. La zona è nota con il nome di "Wadi Al-Kharrar" (valle melodiosa), con riferimento al mormorio delle acque del Giordano. La località si trova a 350 metri sotto il livello del Mediterraneo, a pochi chilometri dal punto dove il fiume si allarga e sfocia nel Mar Morto, il "mare di sale" dell'Antico Testamento, il "Mare di Lot" dei manoscritti arabi.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Re Abdullah II nei pressi dell'abside della chiesa latina di Betania al di là del Giordano e quindi si è recato al Sito del Battesimo fino alla riva del fiume Giordano per raccogliersi in preghiera silenziosa e benedire l'acqua. Al termine il Papa è entrato alla chiesa latina dove è stata allestita una sagrestia privata. La chiesa è ancora in costruzione e la sua prima pietra venne benedetta da Papa Benedetto XVI nel corso della sua visita al Sito del Battesimo, il 10 maggio 2009.

All'interno della chiesa si trovavano 600 persone tra rifugiati e giovani disabili ai quali il Papa ha detto: "Nel mio pellegrinaggio ho voluto fortemente incontrare voi che, a causa di sanguinosi conflitti, avete dovuto lasciare le vostre case e la vostra Patria e avete trovato rifugio nella ospitale terra di Giordania; e al tempo stesso voi, cari giovani, che sperimentate il peso di qualche limite fisico".

"Il luogo in cui ci troviamo - ha proseguito il Pontefice - ci ricorda il battesimo di Gesù. Venendo qui al Giordano a farsi battezzare da Giovanni, Egli mostra la sua umiltà e la condivisione della condizione umana: si abbassa fino a noi e con il suo amore ci restituisce la dignità e ci dona la salvezza. Ci colpisce sempre questa umiltà di Gesù, il suo chinarsi sulle ferite umane per risanarle. Questo chinarsi di Gesù su tutte le ferite umane per risanarle! E a nostra volta siamo profondamente toccati dai drammi e dalle ferite del nostro tempo, in modo speciale da quelle provocate dai conflitti ancora aperti in Medio Oriente. Penso in primo luogo all'amata Siria, lacerata da una lotta fratricida che dura da ormai tre anni e ha già mietuto innumerevoli vittime, costringendo milioni di persone a farsi profughi ed esuli in altri Paesi".

"Tutti vogliamo la pace! - ha esclamato il Papa - Ma guardando questo dramma della guerra, guardando queste ferite, guardando tanta gente che ha lasciato la sua patria, che è stata costretta ad andarsene via, io mi domando: chi vende le armi a questa gente per fare la guerra? Ecco la radice del male! L'odio e la cupidigia del denaro nelle fabbriche e nelle vendite delle armi. Questo ci deve far pensare a chi è dietro, che dà a tutti coloro che sono in conflitto le armi per continuare il conflitto! Pensiamo, e dal nostro cuore diciamo anche una parola per questa povera gente criminale, perché si converta".

Nel ringraziare le Autorità e il popolo giordano per "la generosa accoglienza di un numero elevatissimo di profughi provenienti dalla Siria e dall’Iraq", il Papa ha esteso il suo "grazie a tutti coloro che prestano la loro opera di assistenza e di solidarietà verso i rifugiati. Penso anche all’opera di carità svolta da istituzioni della Chiesa come Caritas Giordania e altre che, assistendo i bisognosi senza distinzione di fede religiosa, appartenenza etnica o ideologica, manifestano lo splendore del volto caritatevole di Gesù, che è misericordioso. Dio Onnipotente e Clemente benedica tutti voi e ogni vostro sforzo nell’alleviare le sofferenze causate dalla guerra!".

"Mi rivolgo alla comunità internazionale - ha esclamato il Papa - perché non lasci sola la Giordania, tanto accogliente e coraggiosa, nel far fronte all’emergenza umanitaria derivante dall’arrivo sul suo territorio di un numero così elevato di profughi, ma continui e incrementi la sua azione di sostegno e di aiuto. Rinnovo il mio più accorato appello per la pace in Siria. Cessino le violenze e venga rispettato il diritto umanitario, garantendo la necessaria assistenza alla popolazione sofferente! Si abbandoni da parte di tutti la pretesa di lasciare alle armi la soluzione dei problemi e si ritorni alla via del negoziato. La soluzione, infatti, può venire unicamente dal dialogo e dalla moderazione, dalla compassione per chi soffre, dalla ricerca di una soluzione politica e dal senso di responsabilità verso i fratelli".

Successivamente il Papa ha chiesto ai giovani di unirai alla sua "preghiera per la pace. Potete farlo - ha detto - anche offrendo a Dio le vostre fatiche quotidiane, e così la vostra preghiera diventa particolarmente preziosa ed efficace. E vi incoraggio a collaborare, col vostro impegno e la vostra sensibilità, alla costruzione di una società rispettosa dei più deboli, dei malati, dei bambini, degli anziani. Pur nelle difficoltà della vita, siate segno di speranza. Voi siete nel cuore di Dio, voi siete nelle mie preghiere, e vi ringrazio per la vostra calorosa e gioiosa e numerosa presenza. Grazie!".

"Al termine di questo incontro - ha concluso il Pontefice - rinnovo l’auspicio che prevalgano la ragione e la moderazione e, con l’aiuto della comunità internazionale, la Siria ritrovi la via della pace. Dio converta i violenti! Dio converta coloro che hanno progetti di guerra! Dio converta coloro che fabbricano e vendono le armi e rafforzi i cuori e le menti degli operatori di pace e li ricompensi con ogni benedizione. Che il Signore benedica tutti voi!".

SANTA MESSA AD AMMAN: CHIEDIAMO ALLO SPIRITO SANTO DI PREPARARE I NOSTRI CUORI ALL’INCONTRO CON I FRATELLI AL DI LÀ DELLE DIFFERENZE DI IDEE, LINGUA, CULTURA, RELIGIONE

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Al termine dell'incontro con le Autorità giordane, Papa Francesco ha raggiunto in autovettura l'International Stadium di Amman che sorge nel complesso sportivo "Al Hussein Youth City", la cui costruzione venne iniziata nel 1964 dal Re Hussein. Lo Stadio, in cui Papa Benedetto XVI celebrò la Santa Messa nel 2009, può contenere circa 25.000 persone. Inoltre alcune migliaia di fedeli hanno potuto seguire la celebrazione sui maxischermi collocati all'esterno. Numerosi rifugiati cristiani provenienti da Palestina, Siria ed Iraq, hanno partecipato all'Eucaristia presieduta da Papa Francesco durante la quale 1.400 bambini hanno ricevuto la Prima Comunione.

"Qui ci troviamo - ha detto Papa Francesco all'inizio dell'omelia - non lontano dal luogo in cui lo Spirito Santo discese con potenza su Gesù di Nazareth, dopo che Giovanni lo ebbe battezzato nel fiume Giordano, e oggi mi recherò lì. Dunque il Vangelo di questa domenica, e anche questo luogo nel quale grazie a Dio mi trovo pellegrino, ci invitano a meditare sullo Spirito Santo, su ciò che Egli compie in Cristo e in noi, e che possiamo riassumere in questo modo: lo Spirito compie tre azioni: prepara, unge e invia".

"Nel momento del battesimo - ha spiegato il Papa - lo Spirito si posa su Gesù per prepararlo alla sua missione di salvezza (...). Ma lo Spirito Santo, presente fin dall’inizio della storia della salvezza, aveva già operato in Gesù nel momento del suo concepimento nel grembo verginale di Maria di Nazareth" e "aveva agito in Simeone e Anna nel giorno della presentazione di Gesù al Tempio. (...). Nell’atteggiamento profetico dei due vegliardi si esprime la gioia dell’incontro con il Redentore e si attua in certo senso una preparazione dell’incontro tra il Messia e il popolo. I diversi interventi dello Spirito Santo fanno parte di un’azione armonica, di un unico progetto divino d’amore. La missione dello Spirito Santo, infatti, è di generare armonia – Egli stesso è armonia – e di operare la pace nei differenti contesti e tra soggetti diversi. La diversità di persone e di pensiero non deve provocare rifiuto e ostacoli, perché la varietà è sempre arricchimento. Pertanto, oggi, invochiamo con cuore ardente lo Spirito Santo, chiedendogli di preparare la strada della pace e dell’unità".

"In secondo luogo, lo Spirito Santo unge. Ha unto interiormente Gesù, e unge i discepoli, perché abbiano gli stessi sentimenti di Gesù e possano così assumere nella loro vita atteggiamenti che favoriscono la pace e la comunione. Con l’unzione dello Spirito, la nostra umanità viene segnata dalla santità di Gesù Cristo e ci rende capaci di amare i fratelli con lo stesso amore con cui Dio ci ama. Pertanto, è necessario porre gesti di umiltà, di fratellanza, di perdono, di riconciliazione. Questi gesti sono premessa e condizione per una pace vera, solida e duratura. Chiediamo al Padre di ungerci affinché diventiamo pienamente suoi figli, sempre più conformi a Cristo, per sentirci tutti fratelli e così allontanare da noi rancori e divisioni e poter amarci fraternamente".

"E infine lo Spirito Santo invia. Gesù è l’Inviato, pieno dello Spirito del Padre. Unti dallo stesso Spirito, anche noi siamo inviati come messaggeri e testimoni di pace. Quanto bisogno ha il mondo di noi come messaggeri di pace, come testimoni di pace! È una necessità che ha il mondo. Anche il mondo ci chiede di fare questo: portare la pace, testimoniare la pace! La pace non si può comperare, non si vende, La pace è un dono da ricercare pazientemente e costruire 'artigianalmente' mediante piccoli e grandi gesti che coinvolgono la nostra vita quotidiana. Il cammino della pace si consolida se riconosciamo che tutti abbiamo lo stesso sangue e facciamo parte del genere umano; se non dimentichiamo di avere un unico Padre nel cielo e di essere tutti suoi figli, fatti a sua immagine e somiglianza".

In questo spirito il Papa ha abbracciato simbolicamente tutti i presenti ed ha detto: "Il mio cuore si rivolge anche ai numerosi rifugiati cristiani; anche tutti noi, con il nostro cuore, rivolgiamoci a loro, ai numerosi rifugiati cristiani provenienti dalla Palestina, dalla Siria e dall’Iraq: portate alle vostre famiglie e comunità il mio saluto e la mia vicinanza".

"Lo Spirito Santo - ha ripreso il Pontefice - è disceso su Gesù presso il Giordano e ha dato avvio alla sua opera di redenzione per liberare il mondo dal peccato e dalla morte. A Lui chiediamo di preparare i nostri cuori all’incontro con i fratelli al di là delle differenze di idee, lingua, cultura, religione; di ungere tutto il nostro essere con l’olio della sua misericordia che guarisce le ferite degli errori, delle incomprensioni, delle controversie; la grazia di inviarci, con umiltà e mitezza nei sentieri impegnativi ma fecondi della ricerca della pace".

IL "VATICAN.VA" DA IERI DISPONBILE IN LINGUA ARABA

Città del Vaticano, 25 maggio 2014 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato che a partire da ieri, sabato 24 maggio, come dono del Santo Padre per i fedeli di lingua araba, è disponibile in Arabo il Sistema Vatican.va, che comprende il sito web www.vatican.va, il sito mobile, il widget, l'app vatican.va per Android e per Apple, per mobili e tablet. Con il tempo saranno incrementate le traduzioni disponibili nel sito.

sabato 24 maggio 2014

INIZIO IN GIORDANIA DEL PELLEGRINAGGIO DI PAPA FRANCESCO IN TERRA SANTA

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Decollato alle 8:15 di questa mattina dall'aeroporto romano di Fiumicino, l'aereo papale è atterrato alle 13:00 (ora locale, 12:00 ora di Roma), all'aeroporto "Queen Alia" di Amman (Giordania). Ha avuto inizio così il Pellegrinaggio di Papa Francesco in Terra Santa in occasione del 50° anniversario dell'Incontro a Gerusalemme tra Papa Paolo VI e il Patriarca Atenagora.

Al suo arrivo il Papa è stato accolto dal Rappresentante di Re Abdallah II, il Principe Ghazi bin Muhammad, dal Patriarca di Gerusalemme dei Latini, Sua Beatitudine Fouad Twal e dal Custode di Terra Santa, Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.Cap. Un bambino ha offerto al Papa un'orchidea nera, simbolo del Regno Hashemita di Giordania. Dopo una breve conversazione con il Rappresentante del Re, nel Royal Pavillon, il Papa si è diretto in autovettura al Palazzo Reale Al-Husseini di Amman dove erano ad attenderlo Sua Maestà il Re Abdullah II e la Regina Rania.

Nel 1964, in occasione della visita di Papa Paolo VI in Terra Santa, fu il padre dell'attuale monarca, Re Hussein di Giordania, a scortare il Papa fino alle porte di Gerusalemme. Ed è stato il suo successore, Re Abdullah II, ad accogliere in Terra Santa, San Giovanni Paolo II nel 2000 e Papa Benedetto XVI nel 2009. L'attuale Sovrano Hashemita è stato ricevuto due volte da Papa Francesco, nell'agosto 2013 e nell'aprile. 2014.

Dopo un breve incontro privato con il Re e la sua famiglia, Papa Francesco si è recato nel Salone dei ricevimenti del Palazzo Reale, presenti 300 persone, tra cui le più alte Autorità del Regno, il Corpo Diplomatico ed i maggiori Rappresentanti delle religioni. Qui ha pronunciato il suo primo discorso nel quale ha ricordato che la Giordania è "una terra ricca di storia e di grande significato religioso per l’Ebraismo, il Cristianesimo e l’Islam".

"Questo Paese - ha proseguito il Pontefice - presta generosa accoglienza a una grande quantità di rifugiati palestinesi, iracheni e provenienti da altre aree di crisi, in particolare dalla vicina Siria, sconvolta da un conflitto che dura da troppo tempo. Tale accoglienza merita la stima e il sostegno della comunità internazionale. La Chiesa Cattolica, secondo le sue possibilità, vuole impegnarsi nell’assistenza ai rifugiati e a chi vive nel bisogno, soprattutto tramite Caritas Giordania. Mentre con dolore constato la permanenza di forti tensioni nell’area medio-orientale, ringrazio le Autorità del Regno per quello che fanno e incoraggio a continuare ad impegnarsi nella ricerca dell’auspicata durevole pace per tutta la Regione; a tale scopo si rende quanto mai necessaria e urgente una soluzione pacifica alla crisi siriana, nonché una giusta soluzione al conflitto israeliano-palestinese".

"Colgo questa opportunità per rinnovare il mio profondo rispetto e la mia stima per la comunità Musulmana, e manifestare apprezzamento per il ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una più adeguata comprensione delle virtù proclamate dall’Islam e la serena convivenza tra i fedeli delle diverse religioni. Lei - ha detto il Papa - è noto come uomo di pace e artefice di pace. Esprimo riconoscenza alla Giordania per aver incoraggiato diverse importanti iniziative a favore del dialogo interreligioso per la promozione della comprensione tra Ebrei, Cristiani e Musulmani, tra le quali quella del 'Messaggio Interreligioso di Amman' e per aver promosso in seno all’ONU la celebrazione annuale della 'Settimana di Armonia tra le Religioni'”.

Successivamente il Papa ha rivolto un saluto carico di affetto alle comunità cristiane curate dalla Giordania, "presenti nel Paese fin dall’età apostolica", che "offrono il loro contributo per il bene comune della società nella quale sono pienamente inserite. Pur essendo oggi numericamente minoritarie, esse hanno modo di svolgere una qualificata e apprezzata azione in campo educativo e sanitario, mediante scuole ed ospedali, e possono professare con tranquillità la loro fede, nel rispetto della libertà religiosa, che è un fondamentale diritto umano e che auspico vivamente venga tenuto in grande considerazione in ogni parte del Medio Oriente e del mondo intero. Esso 'comporta sia la libertà individuale e collettiva di seguire la propria coscienza in materia religiosa, sia la libertà di culto … la libertà di scegliere la religione che si crede essere vera e di manifestare pubblicamente la propria credenza'. I cristiani si sentono e sono cittadini a pieno titolo ed intendono contribuire alla costruzione della società insieme ai loro concittadini musulmani, offrendo il proprio specifico apporto".

"Rivolgo infine - ha concluso il Papa - uno speciale augurio per la pace e la prosperità del Regno di Giordania e del suo popolo, con l’auspicio che questa visita contribuisca ad incrementare e promuovere buone e cordiali relazioni tra Cristiani e Musulmani". Citando le parole del Re, il Papa ha pregato affinché Dio conceda a tutti di essere liberi dalla paura del cambiamento ed ha ringraziato il Re e la Regina della loro accoglienza e cortesia. "Dio Onnipotente e Misericordioso conceda alle Vostre Maestà felicità e lunga vita e ricolmi la Giordania delle sue benedizioni. Salam!".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Franco Maria Giuseppe Agnesi, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di Milano (superficie: 4.208; popolazione: 5.451.090; cattolici: 4.970.975; sacerdoti: 2.783; religiosi: 7.318; diaconi permanenti: 131), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Milano (Italia), nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Dal 1974 al 1980 è stato Vice Rettore nel Seminario Teologico di Saronno; dal 1980 al 1989 Assistente diocesano del Settore Giovani di Azione Cattolica; dal 1990 al 1995 Assistente Diocesano Generale di Azione Cattolica e Responsabile della Pastorale Giovanile; dal 1994 al 1995 Responsabile della Federazione Oratori Milanesi; dal 1996 al 2003 Pro Vicario Generale e Moderator Curiae dell’arcidiocesi di Milano, Presidente del Consiglio degli Affari Economici della diocesi e Presidente della Caritas Ambrosiana; dal 2003 al 2008 Parroco di San Giovanni Battista in Cesano Boscone e Decano del Decanato di Cesano Boscone; dal 2008 al 2012 Prevosto di Busto Arsizio e Decano del Decanato di Busto Arsizio. È stato finora Vicario Episcopale della Zona pastorale seconda (Varese) e Membro del Consiglio Episcopale Milanese.

- Il Padre Paolo Martinelli, O.F.M., Cap., Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di MIlano (Italia). Il Vescovo eletto è nato a Milano (Italia) nel 1958, ha emesso la professione perpetua nel 1984 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1985. Nel 2003 nominato “Professore straordinario” presso l’Istituto di Spiritualità-Antonianum di Roma; nel 2004 Preside dello stesso Istituto e confermato Preside nel 2005, nel 2008 e nel 2011. "Adiutor Secretarii specialis esperto” alla XI (2005) e alla XII (2008) Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi. Nel 2006 nominato Consultore della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica “ad quinquennium”; nel 2012 Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede; dal dicembre 2009 Consultore della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi. È stato finora Preside dell’Istituto di Spiritualità Francescana della Pontificia Università “Antonianum”, in Roma.

- Il Monsignore Pierantonio Tremolada, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi metropolitana di Milano (Italia). Il Vescovo eletto è nato a Lissone (Italia), nel 1956 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Dal 1987 al 2014 Docente nel quadriennio teologico a Venegono; dal 1997 al 2014 Rettore responsabile della Formazione dei Diaconi permanenti; dal 2007 al 2013 Collaboratore Responsabile per la Formazione Permanente del Clero (Clero Giovane); dal 2000 al 2014 è Vicario Episcopale per l’Evangelizzazione e i Sacramenti.

venerdì 23 maggio 2014

PAPA FRANCESCO RACCOMANDA IL SUO PELLEGRINAGGIO IN TERRA SANTA A MARIA AUSILIATRICE

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre si è recato in forma privata nella Basilica Papale di Santa Maria Maggiore per pregare e raccomandare alla Madonna il suo imminente Pellegrinaggio in Terra Santa. Al termine della preghiera, che è durata circa 15 minuti, il Pontefice ha deposto un mazzo di rose ai piedi dell'antica icona mariana della Salus populi romani.



ANTICIPAZIONI POSITIVE SUL RAPPORTO SANTA SEDE RELATIVO CONVENZIONE CONTRO TORTURA

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). Il Comitato dell'Organizzazione delle Nazioni Unite sulla Convenzione Contro la Tortura ed altre pene o trattamenti crudeli, disumani e degradanti (CAT), ha pubblicato un'anticipazione delle Osservazioni Conclusive relative al Rapporto Iniziale della Santa Sede. Riconoscendo l'impegno della Santa Sede nel realizzare serie e sostanziali riforme che hanno determinato un ulteriore progresso dei principi e degli obiettivi del CAT, le Osservazioni Conclusive riconoscono la buona volontà della Santa Sede nell'adempiere e nel far progredire il CAT, nell'istituire riforme per contrastare gli abusi sessuali e risarcire e promuovere il trattamento e la cura delle vittime di abusi sessuali.

Nel rapporto viene evidenziato che il Comitato non ha riscontrato violazioni del CAT da parte della Santa Sede e si riconosce che la Santa Sede, le diocesi cattoliche e gli ordini religiosi hanno compiuto sforzi rilevanti per contrastare gli abusi sessuali perpetrati nei confronti di minori. Nell'esprimere apprezzamento per il dialogo aperto e costruttivo con la Delegazione della Santa Sede, il Comitato ha preso atto del fatto che la Santa Sede, le Diocesi cattoliche e gli ordini religiosi hanno stanziato risarcimenti per le vittime di abusi sessuali. Infine le Osservazioni Conclusive non asseriscono che l'impegno della Chiesa nella protezione dei bambini non nati costituisca una forma di tortura o di trattamento crudele, disumano o degradante nel CAT, salvaguardando così il diritto umano fondamentale alla libertà di religione e di opinione e la tutela e promozione della vita umana.

AVVISO

Città del Vaticano, 23 maggio 2014 (VIS). In occasione del Pellegrinaggio del Santo Padre Francesco in Terra Santa, il Vatican Information Service trasmetterà due edizioni speciali, domani, sabato 24 maggio, e domenica 25 maggio 2014.

giovedì 22 maggio 2014

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha annoverato tra i Membri dei Dicasteri della Curia Romana i seguenti Cardinali, creati e pubblicati nel Concistoro del 22 febbraio 2014:

1) nella Congregazione per le Chiese Orientali: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

2) nella Congregazione delle Cause dei Santi: Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

3) nella Congregazione per i Vescovi: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

4) nella Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato; Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul (Corea); Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso);

5) nella Congregazione per il Clero: Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Andrew Yeom Soo-jung, Arcivescovo di Seoul (Corea);

6) nella Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

7) nella Congregazione per l'Educazione Cattolica: Cardinale Orani João Tempesta, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); Cardinale Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Cardinale Beniamino Stella, Prefetto della Congregazione per il Clero;

8) nel Pontificio Consiglio per i Laici: Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Orani João Tempesta, Arcivescovo di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile); Cardinale Mario Aurelio Poli, Arcivescovo di Buenos Aires (Argentina);

9) nel Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani: Cardinale Vincent Gerard Nichols, Arcivescovo di Westminster (Gran Bretagna); Cardinale Gualtiero Bassetti, Arcivescovo di Perugia-Città della Pieve (Italia); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede;

10) nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua (Nicaragua); Cardinale Jean-Pierre Kutwa, Arcivescovo di Abidjan (Costa d'Avorio); Cardinale Orlando B. Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine); Cardinale Chibly Langlois, di Les Cayes (Haiti);

11) nel Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Philippe Nakellentuba Ouédraogo, Arcivescovo di Ouagadougou (Burkina Faso); Cardinale Orlando B. Quevedo, Arcivescovo di Cotabato (Filippine);

12) nel Pontificio Consiglio della Cultura: Cardinale Gérald Cyprien Lacroix, Arcivescovo di Québec (Canada); Cardinale Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Ha annoverato tra i Consiglieri della Pontificia Commissione per l'America Latina: il Cardinale Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

- Ha annoverato tra i Membri della Pontificia Commissione per l'America Latina: il Cardinale Leopoldo José Brenes Solórzano, Arcivescovo di Managua (Nicaragua); il Cardinale Ricardo Ezzati Andrello, Arcivescovo di Santiago de Chile (Cile); il Cardinale Chibly Langlois, Vescovo di Les Cayes (Haiti).

- Ha nominato il Monsignor Markus Graulich, S.D.B., Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, finora Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana.

PRESA DI POSSESSO CARDINALE KELVIN EDWARD FELIX

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione che sabato 31 maggio, alle ore 18:30, il Cardinale Kelvin Edward Felix, Arcivescovo emerito di Castries (Antille), prenderà possesso del Titolo di Santa Maria della Salute a Primavalle, Via Tommaso De Vio, 5.

LA CAPPELLA MUSICALE PONTIFICIA "SISTINA" A MOSCA

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). La Cappella Musicale Pontificia "Sistina", definita "il Coro del Papa", sarà in concerto a Mosca (Russia), nei giorni 25, 26 e 27 maggio. L'iniziativa si inserisce nel progetto ecumenico portato avanti dalla Cappella Musicale Pontifica "Sistina", che ha visto, nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno, la presenza in Vaticano del Coro anglicano di Westminster Abbey (2012) e del Coro luterano TomanerChor di Lipsia (2013).

Quest'anno, nella Basilica di San Pietro in Vaticano, il Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca prenderà parte alla Celebrazione Eucaristica nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, il 29 giugno prossimo. Il 25 maggio la Cappella Musicale Pontificia "Sistina" canterà a Mosca nella Cattedrale cattolica dell'Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria. Il 26, la Cappella Musicale Pontifica "Sistina" e il Coro del Patriarcato di Mosca proveranno insieme per la Celebrazione Eucaristica dei Santi Pietro e Paolo in Vaticano. La sera dello stesso giorno, ambedue i Cori eseguiranno un concerto di Musica Sacra della tradizione Ortodossa e Cattolica nel Palazzo dell'Armeria nel Cremlino a Mosca.

Infine il 27 maggio, la Cappella Musicale Pontifica "Sistina" e il Coro Sinodale del Patriarcato di Mosca, terranno un concerto di Musica Sacra, nella Grande Sala del Conservatorio Piotr Tchaïkovsky, in onore del V anniversario dell'insediamento di Sua Santità Cirillo, Patriarca di Mosca e di tutte le Russie.

UDIENZE

Città del Vaticano, 22 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia).

- Diciotto Presuli della Conferenza Episcopale del Messico, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Vescovo Pedro Vázquez Villalobos, di Puerto Escondido.

- Il Vescovo José Armando Álvarez Cano, Prelato di Huautla.

- Il Vescovo Héctor Guerrero Córdova, S.D.B., Prelato di Mixes.

- L'Arcivescovo Constancio Miranda Weckmann, di Chihuahua.

- Il Vescovo Jesús José Herrera Quiñones, di Nuevo Casas Grandes.

- Il Vescovo Eduardo Cirilo Carmona Ortega, C.O.R.C., di Parral.

- Il Vescovo Rafael Sandoval Sandoval, M.N.M., di Tarahumara.

- L'Arcivescovo José Ulises Macías Salcedo, di Hermosillo.

- Il Vescovo Felipe Padilla Cardona, di Ciudad Obregón.

- L'Arcivescovo Hipolito Reyes Larios, di Jalapa.

- Il Vescovo Rutilo Muñoz Zamora, di Coatzacoalcos.

- L'Arcivescovo Alfonso Cortés Contreras, di León.

- Il Vescovo José Benjamin Castillo Plasencia, di Celaya.

- Il Vescovo Faustino Armendáriz Jiménez, di Querétaro.

- L'Arcivescovo Rafael Romo Muñoz, di Tijuana.

- L'Arcivescovo Emilio Carlos Berlie Belaunzarán, di Yucatán.

- Il Vescovo José Francisco González González, di Campeche.

- Il Vescovo Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, L.C., Prelato di Cancún-Chetumal.

mercoledì 21 maggio 2014

IL DONO DELLA SCIENZA CI PORTA A SCOPRIRE LA BELLEZZA DEL CREATO, DONO DI DIO CHE DOBBIAMO CUSTODIRE

Città del Vaticano, 21 maggio 2014 (VIS). Il dono della scienza che "non si limita alla conoscenza umana", ma "ci porta a cogliere, attraverso il creato, la grandezza e l'amore di Dio e la sua relazione profonda con ogni creatura", è stato il tema della catechesi del Papa per l'Udienza Generale del Mercoledì.

Agli oltre 50.000 fedeli presenti in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha spiegato che questo dono dello Spirito Santo, ci fa scoprire, nella bellezza della natura e nella grandiosità del cosmo, come ogni cosa ci parli del Creatore e del suo amore, portandoci "a lodare il Signore dal profondo del nostro cuore e a riconoscere, in tutto ciò che abbiamo e siamo, un dono inestimabile di Dio e un segno del suo infinito amore per noi".

"Nel primo capitolo della Genesi, proprio all'inizio di tutta la Bibbia, si mette in evidenza che Dio si compiace della sua creazione, sottolineando ripetutamente la bellezza e la bontà dei ogni cosa. (...) Se Dio vede che il creato è una cosa buona, è una cosa bella, - ha detto Papa Francesco - anche noi dobbiamo assumere questo atteggiamento (...). E quando Dio finì di creare l'uomo non disse 'vide che era cosa buona', ma disse che era 'molto buona'. Agli occhi di Dio noi siamo la cosa più bella, più grande, più buona della creazione: anche gli angeli sono sotto di noi, noi siamo più degli angeli (...). Il Signore ci vuole bene! Dobbiamo ringraziarlo per questo. Il dono della scienza ci pone in profonda sintonia con il Creatore e ci fa partecipare alla limpidezza del suo sguardo e del suo giudizio. Ed è in questa prospettiva - ha affermato il Papa - che riusciamo a cogliere nell'uomo e nella donna il vertice della creazione, come compimento di un disegno d'amore che è impresso in ognuno di noi e che ci fa riconoscere come fratelli e sorelle".

"Tutto questo è motivo di serenità e di pace e fa del cristiano un testimone gioioso di Dio, sulla scia di san Francesco d'Assisi e di tanti santi che hanno saputo lodare e cantare il suo amore attraverso la contemplazione del creato. Allo stesso tempo, però, il dono della scienza ci aiuta a non cadere in alcuni atteggiamenti eccessivi o sbagliati. Il primo è costituito dal rischio di considerarci padroni del creato. Il creato non è una proprietà, di cui possiamo spadroneggiare a nostro piacimento; né tanto meno, è una proprietà solo di alcuni, di pochi: il creato (...) è un dono meraviglioso che Dio ci ha dato, perché ne abbiamo cura e lo utilizziamo a beneficio di tutti, sempre con grande rispetto e gratitudine. Il secondo atteggiamento sbagliato è rappresentato dalla tentazione di fermarci alla creature, come se queste potessero offrire la risposta a tutte le nostre attese. Con il dono della scienza, lo Spirito ci aiuta a non cadere in questo sbaglio".

Soffermandosi ancora sulla prima via sbagliata, spadroneggiare sul creato invece di custodirlo, il Papa ha detto che il creato "è il regalo di Dio a noi (...). Quando noi sfruttiamo il creato, distruggiamo il segno dell'amore di Dio. Distruggere il creato è dire a Dio: 'non mi piace'. E questo non è buono: ecco il peccato. La custodia del creato è propria la custodia del dono di Dio ed è dire a Dio: 'grazie, io sono il custode del creato ma per farlo progredire, mai per distruggere il tuo dono".

"Questo deve essere il nostro atteggiamento nei confronti del creato: custodirlo perché se noi distruggiamo il creato, il creato ci distruggerà! Non dimenticate questo" - ha ribadito il Papa, ricordando che una volta, in campagna, una persona semplice, alla quale piacevano tanti i fiori, gli disse: "Dobbiamo custodire queste cose belle che Dio ci ha dato; il creato è per noi affinché ne profittiamo bene; non sfruttarlo, ma custodirlo, perché Dio perdona sempre, noi uomini perdoniamo alcune volte, ma il creato non perdona mai e se tu non lo custodisci lui ti distruggerà".

"Questo deve farci pensare e deve farci chiedere allo Spirito Santo il dono della scienza per capire bene che il creato è il più bel regalo di Dio. Egli ha fatto tante cose buone per la cosa più buona che è la persona umana".

PREGHIERA DEL PAPA PER LE POPOLAZIONI ALLUVIONATE DI BOSNIA ED EREZEGOVINA E DI SERBIA E PER I CATTOLICI IN CINA

Città del Vaticano, 21 maggio 2014 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale e dei saluti nelle diverse lingue, il Santo Padre ha rivolto un appello a favore delle popolazioni di Bosnia ed Erzegovina e di Serbia, duramente colpite da inondazioni ed allagamenti che hanno causato perdita di vite umane, numerosi sfollati ed ingenti danni. "Purtroppo la situazione si è aggravata - ha detto il Papa - pertanto vi invito ad unirvi alla mia preghiera per le vittime e per tutte le persone provate da questa calamità. Non manchi a questi nostri fratelli la nostra solidarietà e il sostegno concreto della comunità internazionale. Tutti insieme preghiamo per queste popolazioni".

Nel ricordare che il 24 maggio ricorre la memoria liturgica della Beata Vergine Maria Aiuto dei Cristiani, venerata con molta devozione nel santuario di Sheshan a Shangai (Cina), il Santo Padre ha invitato tutti i fedeli a pregare "affinché, sotto la protezione della Madre Ausiliatrice, i cattolici in Cina continuino a credere, a sperare e ad amare e siano, in ogni circostanza, fermento di armoniosa convivenza tra i loro concittadini".

"Sempre sabato prossimo, ad Aversa (Italia), verranno proclamati Beati Mario Vergara, sacerdote del PIME, e Isidoro Ngei Ko Lat, fedele laico e catechista, uccisi nel 1950 in Birmania (oggi Myanmar), in odio alla fede cristiana. La loro eroica fedeltà a Cristo - ha esortato infine il Pontefice - possa essere di incoraggiamento e di esempio ai missionari e specialmente ai catechisti che nelle terre di missione svolgono una preziosa e insostituibile opera apostolica, per la quale tutta la Chiesa è loro grata".

LA SANTA SEDE ALLA LXVII ASSEMBLEA DELL'O.M.S.

Città del Vaticano, 21 maggio 2014 (VIS). Il Capo della Delegazione della Santa Sede, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, è intervenuto a Ginevra alla LXVII Assemblea dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, in corso dal 19 al 24 maggio. "La Santa Sede è al corrente - ha affermato l'Arcivescovo Zimowski - delle devastanti conseguenze causate dal cambiamento climatico, come riportate dal Segretariato dell'O.M.S. in vari rapporti e documenti. (...) Il cambiamento climatico influenza profondamente anche i determinanti sociali e ambientali della salute, quali aria pulita, acqua potabile, cibo sufficiente e nutriente, e alloggio sicuro. (...) Nell’esprimere la propria preoccupazione per l’avido sfruttamento delle risorse ambientali, Papa Francesco- ha sottolineato il Presule - ha richiamato tutti alla responsabilità nel perseguire politiche che siano rispettose della terra, che è la nostra casa comune".

"La delegazione della Santa Sede è lieta di constatare che le relazioni e il piano di lavoro dell'O.M.S. sul cambiamento climatico e la salute sono parte del ripensamento e della solidarietà tanto desiderati. Questa crescente consapevolezza ecologia - ha proseguito il Capo della Delegazione della Santa Sede - deve essere aiutata a sviluppare e maturare, e deve trovare adeguata espressione in programmi e iniziative concreti, in percorsi particolarmente in grado di resistere ai cambiamenti climatici per lo sviluppo sostenibile, così come trasformazioni appropriate in termini di decisioni e azioni economiche, sociali, tecnologiche e politiche".

Il secondo luogo, il Presule ha espresso l'apprezzamento della Delegazione al Segretariato dell'O.M.S. per la relazione sugli sforzi compiuti nel trattamento dei disturbi dello spettro autistico, che mostra, tra gli altri, "i progressi compiuti nella creazione di consapevolezza, sfatando alcuni dei miti che circondano l'autismo, sviluppando una partnership con organizzazioni della società civile impegnate a migliorare i servizi e a definire le priorità delle azioni nazionali e sub-nazionali. (...) La Santa Sede desidera contribuire a questi sforzi con una Conferenza Internazionale organizzata dal Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, che si terrà in Vaticano dal 20 al 22 novembre prossimi, sul tema: 'La persona con disturbi dello spettro autistico: animare la speranza'".

Infine riguardo all’alimentazione materna, dei lattanti e dei bambini, l'Arcivescovo Zimowski ha espresso la soddisfazione della Delegazione della Santa Sede nel "constatare che l'allattamento al seno è stato incluso come obiettivo globale nella strategia e viene proposto come un indicatore fondamentale per monitorare i progressi verso il raggiungimento degli obiettivi prefissati. L'allattamento al seno è una protezione importante contro la malnutrizione infantile e deve quindi essere difeso e incoraggiato nell'ambito dell'assistenza sanitaria primaria. Esso dovrebbe essere garantito - ha concluso - dalle norme che regolamentano i luoghi di lavoro e l'allattamento al seno dovrebbe essere accettato anche in pubblico".

UDIENZE

Città del Vaticano, 21 maggio 2014 (VIS).Questa mattina, nella Casa Santa Marta, il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Signor Gjorge Ivanov, Presidente della Repubblica di Macedonia, con la Consorte, e Seguito.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 21 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha confermato la rinuncia accettata dal Patriarca di Cilicia degli Armeni (Libano), con il consenso del Sinodo permanente, del Vescovo Georges Khazzoumian all’ufficio di Vescovo Coadiutore dell’Arcieparchia di Istanbul degli Armeni (Turchia), presentata in conformità ai canoni 218 e 210, paragrafo 1, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.

- Ha nominato l’Arciprete Lévon Boghos Zékiyan, Amministratore Apostolico “sede plena” dell’Arcieparchia di Istanbul degli Armeni (cattolici: 3.200; sacerdoti: 5; religiosi: 6; diaconi permanenti: 1), Turchia, elevandolo alla dignità di Arcivescovo. L'Arcivescovo eletto è nato a Istanbul (Turchia) nel 1943, è entrato nel Seminario della Congregazione Armena Mechitarista a Venezia nel 1955, ha emesso la professione religiosa solenne nel 1964 ed è stato ordinato sacerdote nel 1967. Dal 1993 è incardinato nel Patriarcato di Venezia (Italia) ed ha curato spiritualmente la piccola diaspora armena e la fraternità dei Santi Nicola e Sergio nella medesima città. Docente emerito dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, invitato presso il Pontificio Istituto Orientale di Roma, è stato anche Accademico delle Scienze della Repubblica di Armenia e Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali.

- Ha nominato Don Sergio Pellini, S.D.B., Cappellano della Direzione dei Servizi di Sicurezza e Protezione Civile dello Stato della Città del Vaticano, attualmente Direttore Generale della Tipografia Vaticana-Editrice "L'Osservatore Romano".

martedì 20 maggio 2014

AI VESCOVI ITALIANI: IL VOSTRO ANNUNCIO SIA CADENZATO SULL’ELOQUENZA DEI GESTI

Città del Vaticano, 20 maggio 2014 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, per la prima volta, Papa Francesco ha aperto i lavori della LXVI Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana (CEI), nella quale sono state discusse le proposte di emendamenti dello Statuto e del Regolamento della CEI e gli "Orientamenti per l'annuncio e la catechesi in Italia". Nel corso dei lavori si è anche riflettuto sul tema: "Educazione cristiana e missionarietà alla luce dell'Esortazione Apostolica 'Evangelii Gaudium'".

Nel suo discorso Papa Francesco si è soffermato su tre punti: Pastori di una Chiesa che è innanzitutto comunità del Risorto, quindi corpo del Risorto ed anticipo e promessa del Regno, e ai Presuli ha detto: "Il popolo ci guarda. Ci guarda per essere aiutato a cogliere la singolarità del proprio quotidiano nel contesto del disegno provvidenziale di Dio". "La fede - ha sottolineato - è memoria viva di un incontro, alimentato al fuoco della Parola che plasma il ministero e unge tutto il nostro popolo; (...) senza la preghiera assidua, il Pastore è esposto al pericolo di vergognarsi del Vangelo, finendo per stemperare lo scandalo della croce nella sapienza mondana".

"Le tentazioni, che cercano di oscurare il primato di Dio e del suo Cristo, sono 'legione' nella vita del Pastore: vanno dalla tiepidezza, che scade nella mediocrità, alla ricerca di un quieto vivere che schiva rinunce e sacrificio. È tentazione la fretta pastorale, al pari della sua sorellastra, quell’accidia che porta all’insofferenza, quasi tutto fosse soltanto un peso. (...) Tentazione è accomodarsi nella tristezza, che mentre spegne ogni attesa e creatività, lascia insoddisfatti e quindi incapaci di entrare nel vissuto della nostra gente e di comprenderlo alla luce del mattino di Pasqua".

Per combattere questa "legione": "Non stanchiamoci di cercare il Signore" - ha esortato il Papa - perché "è Lui il principio e il fondamento che avvolge di misericordia le nostre debolezze e tutto trasfigura e rinnova; è Lui ciò che di più prezioso siamo chiamati a offrire alla nostra gente, pena il lasciarla in balia di una società dell’indifferenza, se non della disperazione. (...) Se intendiamo seguirlo, non ci è data altra strada. Percorrendola con Lui, ci scopriamo popolo, fino a riconoscere con stupore e gratitudine che tutto è grazia, perfino le fatiche e le contraddizioni del vivere umano, se queste vengono vissute con cuore aperto al Signore".

Relativamente al secondo punto: una Chiesa che è corpo del Signore, il Papa ha affermato che la Chiesa "è l’altra grazia di cui sentirci profondamente debitori. (...) Se abbiamo incontrato il Risorto, è in virtù del suo corpo, che in quanto tale non può che essere uno. È dono e responsabilità, l’unità: l’esserne sacramento configura la nostra missione. (...) Ne siamo convinti: la mancanza (...) di comunione costituisce lo scandalo più grande (...). Per questo, come Pastori, dobbiamo rifuggire da tentazioni che diversamente ci sfigurano: (...) la durezza di chi giudica senza coinvolgersi e il lassismo di quanti accondiscendono senza farsi carico dell’altro (...) l’ambizione che genera correnti, consorterie, settarismo (...) … E, poi, il ripiegamento che va a cercare nelle forme del passato le sicurezze perdute; e la pretesa di quanti vorrebbero difendere l’unità negando le diversità, umiliando così i doni con cui Dio continua a rendere giovane e bella la sua Chiesa…".

"Rispetto a queste tentazioni, proprio l’esperienza ecclesiale costituisce l’antidoto più efficace. Promana dall’unica Eucaristia, la cui forza di coesione genera fraternità, possibilità di accogliersi, perdonarsi e camminare insieme". Il Santo Padre ha esortato i Vescovi ad amare "con generosa e totale dedizione le persone e le comunità" e ad avere fiducia che "il popolo santo di Dio ha il polso per individuare le strade giuste. Accompagnate con larghezza la crescita di una corresponsabilità laicale; riconoscete spazi di pensiero, di progettazione e di azione alle donne e ai giovani: con le loro intuizioni e il loro aiuto riuscirete a non attardarvi ancora su una pastorale di conservazione – di fatto generica, dispersiva, frammentata e poco influente – per assumere, invece, una pastorale che faccia perno sull’essenziale".

Ai pastori di una Chiesa anticipo e promessa del Regno, il Papa ha ricordato che: "Servire il Regno comporta di vivere decentrati rispetto a se stessi, protesi all’incontro che è poi la strada per ritrovare veramente ciò che siamo: annunciatori della verità di Cristo e della sua misericordia. (...) Con questa chiarezza (...) il vostro annuncio sia poi cadenzato sull’eloquenza dei gesti. (...) Tra i 'luoghi' in cui la vostra presenza mi sembra maggiormente necessaria e significativa (...) c’è innanzitutto la famiglia. Oggi la comunità domestica è fortemente penalizzata da una cultura che privilegia i diritti individuali e trasmette una logica del provvisorio. (...) Promuovete la vita del concepito come quella dell’anziano. (...) E non trascurate di chinarvi con la compassione del samaritano su chi è ferito negli affetti e vede compromesso il proprio progetto di vita".

"Un altro spazio che oggi non è dato di disertare è la sala d’attesa affollata di disoccupati: (...), dove il dramma di chi non sa come portare a casa il pane si incontra con quello di chi non sa come mandare avanti l’azienda. È un’emergenza storica, che interpella la responsabilità sociale di tutti: come Chiesa, aiutiamo a non cedere al catastrofismo e alla rassegnazione, sostenendo con ogni forma di solidarietà creativa la fatica di quanti con il lavoro si sentono privati persino della dignità. Infine, la scialuppa che si deve calare è l’abbraccio accogliente ai migranti: fuggono dall’intolleranza, dalla persecuzione, dalla mancanza di futuro. Nessuno volga lo sguardo altrove. (...) Più in generale, le difficili situazioni vissute da tanti nostri contemporanei, vi trovino attenti e partecipi, pronti a ridiscutere un modello di sviluppo che sfrutta il creato, sacrifica le persone sull’altare del profitto e crea nuove forma di emarginazione e di esclusione".

"Andate incontro a chiunque chieda ragione della speranza che è in voi - ha concluso il Pontefice - accoglietene la cultura, porgetegli con rispetto la memoria della fede e la compagnia della Chiesa, quindi i segni della fraternità, della gratitudine e della solidarietà, che anticipano nei giorni dell’uomo i riflessi della Domenica senza tramonto".

PROFONDO DOLORE DEL PAPA PER LE 33 PICCOLE VITTIME INCIDENTE DI FUNDACIÓN IN COLOMBIA

Città del Vaticano, 20 maggio 2014 (VIS). Il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio al Vescovo Hugo Eugenio Puccini Banfi, di Santa Marta (Colombia), per il grave incidente occorso domenica scorsa nella località di Fundación (Colombia), nel quale hanno perso la vita 33 bambini carbonizzati nel rogo di uno scuolabus.

"Profondamente addolorato" Papa Francesco fa giungere la sua vicinanza e il suo affetto a tutte le persone coinvolte e "invoca ferventemente Dio nella preghiera affinché conceda l'eterno riposo ai bambini defunti". Unito a quanti piangono le vittime di questa tragedia, il Papa esprime "sentimenti di cordoglio alle famiglie dei bambini morti nell'incidente e il suo conforto e incoraggiamento ai feriti, con il vivo augurio che possano al più presto ristabilirsi".

LA COPPA DEL MONDO 2014 SIA PROMOZIONE DI UNA CULTURA DEI DIRITTI E DELLA VITA

Città del Vaticano, 20 maggio 2014 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta una Conferenza Stampa di presentazione della Campagna di Talitha Kum - la Rete Internazionale della Vita Consacrata Contro la Tratta di Persone - per il Mondiale di Calcio Brasile 2014: "Gioca a favore della vita. Denuncia la tratta di persone". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica; il Signor Kenneth Francis Hackett, Ambasciatore degli Stati Uniti d'America presso la Santa Sede; Suor Carmen Sammut, MSOLA, Presidente dell'Unione Internazionale delle Superiori Generali (UISG); Suor Estrella Castalone, F.M.A., Coordinatrice di Talitha Kum e Suor Gabriella Bottani, S.M.C., Coordinatrice della rete "Um Grito pela Vida" (Brasile).

"La Campagna contro la tratta di persone - ha detto il Cardinale Braz de Aviz - manifesta la sintonia della vita consacrata con il sentimento del nostro Santo Padre di fronte a questo crimine che egli stesso definisce una 'piaga nel corpo dell'umanità contemporanea, una piaga nella carne di Cristo'". Suor Carmen Sammut, sottolineando che la tratta delle persone è un fenomeno diffuso in tutti i paesi che produce enormi profitti, ha affermato: "La prevenzione del traffico di esseri umani comporta la riduzione della domanda di servizi sessuali e perché ciò si verifichi occorre sensibilizzare l'opinione pubblica".

Ricordando le parole del Santo Padre "Non è possibile restare impassibili, sapendo che ci sono esseri umani trattati come merce", Suor Gabriella Bottani, nel precisare che, secondo le statistiche ufficiali, sono circa 21 milioni le persone che soffrono nel mondo per questo grave crimine, ha affermato: "Acquisire maggiore conoscenza del fenomeno e delle sue cause facilità l'attivazione di percorsi di denuncia, perché è con forza che dobbiamo togliere dal silenzio, dalla paura e dall'omertà questa grave violazione della dignità umana". Il Messaggio della Campagna è una proposta concreta di una vita degna e libera per tutti con l'auspicio che il Mondiale di Calcio Brasile 2014 diventi uno spazio positivo e propositivo per promuovere una cultura dei diritti e della vita, denunciando tutte le forme di sfruttamento, che la svalorizzano e la mercificano, e sensibilizzando la popolazione sui possibili rischi e sui modi di denunciare tale crimine.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 20 maggio 2014 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Ralph Heskett C.S.S.R., Vescovo di Hallam (superficie: 1.030; popolazione: 1.569.000; cattolici: 60.188; sacerdoti: 61; religiosi: 56; diaconi permanenti: 14), Inghilterra, Gran Bretagna. Finora Vescovo di Gibraltar (Gran Bretagna), succede al Vescovo John Anthony Rawsthorne, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

lunedì 19 maggio 2014

AI VESCOVI DEL MESSICO: DAVANTI ALLA VIOLENZA PROMUOVERE SPIRITO DI CONCORDIA, CON UNA CULTURA DELL'INCONTRO, DEL DIALOGO E DELLA PACE

Città del Vaticano, 19 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto i Vescovi della Conferenza Episcopale del Messico, in Visita "ad Limina Apostolorum", ed al termine dell'incontro ha consegnato loro un discorso - di cui riportiamo ampi estratti - nel quale ha ribadito che la fedeltà a Gesù Cristo deve essere vissuta con l'impegno alla solidarietà e nella vicinanza al popolo e alle sue necessità.

Prima della consegna del testo il Pontefice ha sottolineato che, nonostante le gravi preoccupazioni che deve affrontare, la Chiesa in Messico è consolidata sopra fondamenta molto forti ed ha raccomandato ai Presuli ad essere sempre fedeli alla "doppia trascendenza": la prima nella preghiera al Signore e la seconda nella vicinanza al proprio popolo.

"Le recenti celebrazioni del Bicentenario dell'Indipendenza del Messico e del Centenario della Rivoluzione Messicana - scrive il Pontefice - hanno rappresentato un'occasione propizia per unire i vostri sforzi a favore della pace sociale e di una convivenza giusta, libera e democratica. Anche il mio Predecessore Benedetto XVI aveva esortato il popolo messicano 'a non lasciarsi intimorire dalle forze del male, ad essere coraggioso e lavorare affinché la linfa delle sue radici cristiane facesse fiorire il suo presente e il suo futuro'. Nel momento attuale, le molteplici forme di violenza che affliggono la società messicana, particolarmente i giovani, costituiscono un rinnovato appello a promuovere uno spirito di concordia, con una cultura dell'incontro, del dialogo e della pace. Certamente non spetta ai Pastori proporre soluzioni tecniche o adottare misure politiche, che esorbitano l'ambito pastorale, tuttavia essi non possono mancare di annunciare a tutti la Buona Novella: che Dio, nella sua misericordia, si è fatto uomo e si è fatto povero, e ha voluto soffrire con quanti soffrono, per la nostra salvezza. La fedeltà a Gesù Cristo non può che essere vissuta come impegno alla solidarietà e come vicinanza al popolo e alle sue necessità, all'insegna dei valori del Vangelo".

"Conosco il vostro impegno a favore dei più bisognosi ... di quanti lavorano in condizioni disumane ... dei migranti alla ricerca di migliori condizioni di vita, degli agricoltori... Conosco la vostra preoccupazione per le vittime del narcotraffico e per i gruppi sociali più vulnerabili, e quanto vi adoperiate in difesa dei diritti umani e dello sviluppo integrale della persona. Tutto ciò, espressione della 'intima connessione' esistente fra l'annuncio del Vangelo e la ricerca del bene comune, coopera, indubbiamente, a dare credibilità alla Chiesa e rilevanza alla voce dei suoi Pastori".

"La missione della Chiesa - ribadisce successivamente il Santo Padre - non può prescindere dai laici... Vi invito a promuovere le loro responsabilità e ad offrire loro una adeguata formazione per rendere più visibile la dimensione pubblica della fede. Per questo la Dottrina sociale della Chiesa è un valido strumento che può aiutare i cristiani ad impegnarsi quotidianamente nell'edificazione di un mondo più giusto e solidale. Così si superano le difficoltà che sorgono dalla trasmissione della fede cristiana alle nuove generazioni. I giovani vedranno con i propri occhi testimoni vivi della fede, che incarnano nella propria vita ciò che professano... E, inoltre, si producono spontaneamente nuovi processi di evangelizzazione della cultura... In tale ambito il potenziale della pietà popolare che è 'il modo nel quale la fede ricevuta si incarna nella cultura e continua ad essere trasmessa' costituisce 'un imprescindibile punto di partenza per fare in modo che la fede del popolo maturi e si approfondisca".
"La famiglia è 'la cellula fondamentale della società e 'primo centro di evangelizzazione'. Vi esorto ad intensificare la pastorale della famiglia - sicuramente il valore più caro ai nostri popoli - perché, davanti ad una cultura disumanizzata della morte, si converta in promotrice di una cultura del rispetto della vita in tutte le sue fasi, dal concepimento alla fine naturale".

Nel ricordare ai Presuli quanto importante sia essere vicini ai propri sacerdoti e ai consacrati, riservando attenzione alla formazione e alle future vocazioni, il Papa sottolinea con soddisfazione che nei loro progetti pastorali essi "hanno adottato le indicazioni dell'incontro di Aparecida - del quale in questi giorni ricorre il 7° anniversario - ribadendo che l'importanza della Missione continentale permanente, che pone tutta la pastorale della Chiesa in un'ottica missionaria, richiede a ciascuno di noi di crescere nella parresia. Così - conclude il Pontefice - potremo offrire la testimonianza di Cristo con la nostra vita, anche fra i più lontani, ed uscire da noi stessi per compiere con entusiasmo l'opera che ci è stata affidata, mantenendo nel contempo le braccia levate in preghiera".

BAHREIN: POSITIVO CONTRIBUTO DELLA MINORANZA CRISTIANA

Città del Vaticano, 19 maggio 2014 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto il Re del Bahrein, Sua Maestà Hamad bin Isa Al Khalifa, il quale, successivamente, ha incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui sono stati passati in rassegna alcuni temi di comune interesse, con particolare riferimento all’impegno a favore della pace e della stabilità nel Medio Oriente, nonché alla promozione del dialogo e della coesistenza pacifica fra tutte le componenti della società.

In seguito, si è rilevato il positivo contributo che la minoranza cristiana apporta al Paese e si è espresso l’apprezzamento per l’interessamento personale di Sua Maestà alle necessità della Comunità cattolica locale.

PAPA FRANCESCO RICEVE PRIMO MINISTRO DELLA POLONIA: PREOCCUPAZIONE PER PERSISTENTI TENSIONI NELL'EUROPA ORIENTALE

Città del Vaticano, 19 maggio 2014 (VIS). Nella mattinata di oggi, lunedì 19 maggio, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Primo Ministro della Repubblica di Polonia, il Signor Donald Tusk, il quale ha successivamente incontrato il Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui è stata ricordata la recente canonizzazione di Giovanni Paolo II e la sua rilevanza per la Nazione polacca. Il Primo Ministro ha espresso vivo compiacimento per la visita che Sua Santità compirà in Polonia nel 2016, in occasione del raduno internazionale della gioventù. Ci s è poi soffermati sul quadro sociale ed economico del Paese.

Infine, c’è stato uno scambio di vedute sull’attuale situazione internazionale. In particolare è stata espressa preoccupazione per le persistenti tensioni nell’Europa orientale.
Copyright © VIS - Vatican Information Service