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venerdì 12 dicembre 2008

ISTRUZIONE SU ALCUNE QUESTIONI DI BIOETICA


CITTA' DEL VATICANO, 12 DIC. 2008 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione dell'Istruzione "'Dignitas personae'. su alcune questioni di bioetica" a cura della Congregazione per la Dottrina della Fede. Il Documento di 33 pagine, è stato pubblicato in lingua inglese, francese, tedesca, italiana, spagnola, portoghese e polacca.

  Alla Conferenza Stampa sono interventi l'Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, S.I., Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede; l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente della Pontificia Accademia per la Vita; l'Arcivescovo Elio Sgreccia, Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita; la Professoressa Maria Luisa Di Pietro, Professore Associato di Bioetica, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma; Presidente dell'Associazione "Scienza & Vita".

  L'Arcivescovo Ladaria ha affermato che l'Istruzione scaturisce dallo studio più approfondito intrapreso dalla Congregazione per la Dottrina della Fede circa le nuove questioni di bioetica al fine di apportare un aggiornamento alla 'Donum vitae' (1987) dello stesso Dicastero. Il Documento approvato dal Papa, "appartiene a quei documenti della Congregazione che 'partecipano al Magistero ordinario del Successore di Pietro' ed è una 'Istruzione di natura dottrinale'"

  "Il Documento, quindi, incoraggia la ricerca biomedica che rispetta la dignità di ogni essere umano e della procreazione (...). Nel contempo esclude, come eticamente illecite, diverse tecnologie biomediche e sarà probabilmente accusato di contenere troppi divieti. Di fronte a tale prevedibile accusa occorre tuttavia ribadire che la Chiesa sente di dover dare voce a coloro che non hanno voce".

    L'Arcivescovo Fisichella ha affermato che: "Ciò che questa Istruzione intende fare è esprimere il proprio contributo autorevole nella formazione della coscienza non solo dei credenti, ma di quanti intendono porre ascolto alle argomentazioni che vengono portate e con queste intende confrontarsi. Un intervento, pertanto, che rientra pienamente nella sua missione e che dovrebbe essere accolto non solo come legittimo, ma anche come dovuto in una società pluralistica, laica e democratica".

  La Dottoressa Di Pietro ha a sua volta affermato che prima di esaminare le questioni che il Documento prende in esame, come le tecniche di aiuto alla fertilità; la fecondazione in vitro, il congelamento di embrioni e di ovociti, la riduzione embrionale, la diagnosi pre-impiantatoria, "Occorre richiamare, prima di prendere in esame le singole questioni, i tre beni fondamentali su cui si commisurano le singole scelte:

- il riconoscimento della dignità di persona ad ogni essere umano dal concepimento alla morte naturale, con la conseguente soggettività del diritto alla vita e alla integrità fisica;

- l'unità del matrimonio, che comporta il reciproco rispetto del diritto dei coniugi a diventare padre e madre solo l'uno attraverso l'altro;

- i valori specificatamente umani della sessualità, che "esigono che la procreazione di una persona debba essere perseguita come il frutto dell'atto coniugale specifico dell'amore tra gli sposi".

  L'Arcivescovo Sgreccia ha trattato della terza parte del documento relativa alle nuove proposte terapeutiche che comportano la manipolazione dell'embrione o del patrimonio genetico umano.

  "Quello che il Documento evidenzia" - ha ribadito l'Arcivescovo Sgreccia - "è che occorre tenere conto di una fondamentale distinzione: la terapia genetica teoricamente si può applicare alle cellule somatiche con finalità direttamente terapeutiche, o sulle cellule germinali". Riguardo a queste ultime l'Arcivescovo ha precisato che: "Non essendo ancora sicura la tecnica, (...), questo tipo d'intervento non è eseguibile, perché può comportare il rischio di indurre malformazioni nel patrimonio genetico ereditario, delle generazioni future".

  Il Presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita ha affermato inoltre che: "La distinzione tra clonazione riproduttiva e clonazione terapeutica è, come si sa, una distinzione insostenibile, perché anche quella cosiddetta terapeutica presuppone sempre una riproduzione".

  Qui di seguito riportiamo il link per la consultazione della sintesi del Documento:

http://212.77.1.245/news_services/bulletin/news/23039.php?index=23039&lang=it
OP/DIGNITÀ                                       VIS 20081212 (600)


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