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mercoledì 13 giugno 2012

IL BATTESIMO CI HA TIRATO FUORI DAL NOSTRO ISOLAMENTO

Città del Vaticano, 13 giugno 2012 (VIS). La sera di lunedì 11 giugno, il Santo Padre ha inaugurato, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Convegno Ecclesiale della Diocesi di Roma, che si conclude oggi. Nei giorni del Convegno, dal titolo "Andate e fate discepoli, battezzando e insegnando (Mt 28, 19-20), i partecipanti hanno discusso sulla bellezza del battesimo".

Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso che il Santo Padre ha improvvisato in questa occasione.

"Essere battezzati vuol dire essere uniti a Dio; in un’unica, nuova esistenza (...) Pensando a questo, possiamo subito vedere alcune conseguenze. La prima è che Dio non è più molto lontano per noi (...) ma noi siamo in Dio e Dio è in noi. La priorità, la centralità di Dio nella nostra vita è una prima conseguenza del Battesimo".

"Una seconda conseguenza (...) è che noi non ci facciamo cristiani. (...) Certo, anche la mia decisione è necessaria, ma soprattutto è un’azione di Dio con me (...) io sono assunto da Dio (...) dicendo 'sì' a questa azione di Dio, divento cristiano. (...) Un terzo elemento (...)  è che, naturalmente, essendo immerso in Dio, sono unito ai fratelli e alle sorelle, perché tutti gli altri sono in Dio e se io sono tirato fuori dal mio isolamento, (...) sono immerso nella comunione con gli altri".

"Questo rito, come il rito di quasi tutti i Sacramenti, si compone da due elementi: da materia – acqua – e dalla parola. Il cristianesimo non è una cosa puramente spirituale (...) Dio è il Creatore di tutta la materia (...) Molto importante è, quindi, che la materia faccia parte della nostra fede (...). L’altro elemento è la parola, e questa parola si presenta in tre elementi: rinunce, promesse, invocazioni. Importante è che queste parole (...) siano cammino di vita".

Cominciamo con la prima parte, le rinunce. Sono tre e prendo anzitutto la seconda: 'Rinunciate alle seduzioni del male (...) Nella Chiesa antica (...) c’era l’espressione: 'Rinunciate alla pompa del diavolo?'. La pompa del diavolo erano soprattutto i grandi spettacoli cruenti, in cui la crudeltà diventa divertimento, in cui uccidere uomini diventa una cosa spettacolare (...) Ma oltre a questo significato immediato (...) si voleva parlare di un tipo di cultura. (...) Essere battezzati significa proprio sostanzialmente (...) un liberarsi da questa cultura. Conosciamo anche oggi un tipo di cultura in cui non conta la verità; anche se apparentemente si vuol fare apparire tutta la verità, conta solo la sensazione e lo spirito di calunnia e di distruzione. Una cultura che non cerca il bene, il cui moralismo è, in realtà, una maschera per confondere, creare confusione e distruzione. Contro questa cultura, in cui la menzogna si presenta nella veste della verità e dell’informazione, contro questa cultura che cerca solo il benessere materiale e nega Dio, diciamo 'no'".

"Passiamo alla prima rinuncia: 'Rinunciate al peccato per vivere nella libertà dei figli di Dio?'. Oggi libertà e vita cristiana (...) vanno in direzioni opposte; essere cristiani sarebbe come una schiavitù; libertà è emanciparsi dalla fede cristiana, emanciparsi – in fin dei conti – da Dio. (...) Dio si è fatto vulnerabile. (...) perché ci ama (...). La nostra prima preoccupazione deve essere non ferire, non distruggere il suo amore, non fare nulla contro il suo amore perché altrimenti viviamo anche contro noi stessi e contro la nostra libertà".

"E finalmente: 'Rinunciate a Satana?'. Questo ci dice che c’è un 'sì' a Dio e un 'no' al potere del Maligno che coordina tutte queste attività e si vuol fare dio di questo mondo".

"Alla fine rimane la questione (...) del Battesimo dei bambini. È giusto farlo, o sarebbe più necessario fare prima il cammino catecumenale per arrivare ad un Battesimo veramente realizzato? E l’altra questione che si pone sempre è: 'Ma possiamo noi imporre ad  un bambino quale religione vuole vivere o no? (...)

La realtà è diversa. La vita stessa ci viene data senza che noi possiamo scegliere se vogliamo vivere o no; a nessuno può essere chiesto: 'vuoi essere nato o no?'. (...) Io direi: è possibile ed è giusto soltanto se, con la vita, possiamo dare anche la garanzia che la vita, con tutti i problemi del mondo, sia buona (...) che ci sia una garanzia che questa vita sia buona, sia protetta da Dio (...). Solo l’anticipazione del senso giustifica l’anticipazione della vita. E perciò il Battesimo come garanzia del bene di Dio, come anticipazione del senso, del 'sì' di Dio che protegge questa vita, giustifica anche l’anticipazione della vita".

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