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mercoledì 9 febbraio 2011

PIETRO CANISIO: FEDELTÀ AL DOGMA E RISPETTO PERSONA

CITTA' DEL VATICANO, 9 FEB. 2011 (VIS). Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell’Udienza Generale del Mercoledì a San Pietro Canisio (1521-1597), proclamato “secondo Apostolo della Germania” da Papa Leone XIII nel 1897 e canonizzato e proclamato Dottore della Chiesa da Papa Pio XI nel 1925.

Pietro Canisio nacque a Nimega (Paesi Bassi), entrò nella Compagnia di Gesù nel 1543 e fu ordinato sacerdote nel 1546. Nel 1548 Sant’Ignazio di Loyola lo inviò a Roma per completare la formazione spirituale. Nel 1549 partì per il Ducato di Baviera, che per parecchi anni fu il luogo del suo ministero. Come decano, rettore e vicecancelliere dell’Università di Ingolstadt, curò la vita accademica dell’Istituto e la riforma religiosa e morale del popolo. A Vienna, dove per breve tempo fu amministratore della Diocesi, svolse il ministero pastorale negli ospedali e nelle carceri. Nel 1556 fondò il Collegio di Praga e, fino al 1569, fu il primo superiore della provincia gesuita della Germania superiore.

“In questo ufficio” – ha detto il Papa – “stabilì nei Paesi germanici una fitta rete di comunità del suo Ordine, specialmente di Collegi, che furono punti di partenza per la riforma cattolica. In quel tempo partecipò anche al colloquio di Worms con i dirigenti protestanti, tra i quali Filippo Melantone (1557); svolse la funzione di Nunzio pontificio in Polonia (1558); partecipò alle due Diete di Augusta (1559 e 1565); accompagnò il Cardinale Stanislao Hozjusz, legato del Papa Pio IV presso l’Imperatore Ferdinando (1560); intervenne alla Sessione finale del Concilio di Trento dove parlò sulla questione della Comunione sotto le due specie e dell’Indice dei libri proibiti (1562). Nel 1580 si ritirò a Friburgo in Svizzera, tutto dedito alla predicazione e alla composizione delle sue opere, e là morì il 21 dicembre 1597. (...) Fu editore delle opere complete di san Cirillo d’Alessandria e di san Leone Magno, delle Lettere di san Girolamo e delle Orazioni di san Nicola della Fluë”.

“I suoi scritti più diffusi furono i tre Catechismi composti tra il 1555 e il 1558. Il primo era destinato agli studenti in grado di comprendere nozioni elementari di teologia; il secondo ai ragazzi del popolo per una prima istruzione religiosa; il terzo ai ragazzi con una formazione scolastica a livello di scuole medie e superiori”.

“È, questa, una caratteristica di san Pietro Canisio” – ha detto il Papa – “saper comporre armoniosamente la fedeltà ai principi dogmatici con il rispetto dovuto ad ogni persona (...). In un momento storico di forti contrasti confessionali, evitava l’asprezza e la retorica dell’ira - cosa abbastanza rara a quei tempi nelle discussioni tra cristiani, dall’una e dall’altra parte - e mirava soltanto alla presentazione delle radici spirituali e alla rivitalizzazione della fede della Chiesa”.

“Negli scritti destinati all’educazione spirituale del popolo, il nostro Santo insiste sull’importanza della Liturgia con i suoi commenti ai Vangeli, alle feste, al rito della santa Messa e degli altri Sacramenti, ma, nello stesso tempo, ha cura di mostrare ai fedeli la necessità e la bellezza che la preghiera personale quotidiana affianchi e permei la partecipazione al culto pubblico della Chiesa” – ha spiegato il Santo Padre sottolineando che: “Si tratta di un’esortazione e di un metodo che conservano intatto il loro valore, specialmente dopo che sono stati riproposti autorevolmente dal Concilio Vaticano II”.

Pietro Canisio “insegna con chiarezza” – ha concluso il Pontefice – “che il ministero apostolico è incisivo e produce frutti di salvezza nei cuori solo se il predicatore è testimone personale di Gesù e sa essere strumento a sua disposizione, a Lui strettamente unito dalla fede nel suo Vangelo e nella sua Chiesa, da una vita moralmente coerente e da un’orazione incessante come l’amore”.
AG/ VIS 20110209 (940)

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