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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 15 maggio 2009

INCARNAZIONE: APRIAMO INTELLIGENZA ILLIMITATO POTERE DIO


CITTA' DEL VATICANO, 14 MAG. 2009 (VIS). Alle 17:30 (ora locale), il Santo Padre ha presieduto nella Grotta dell'Annunciazione nel Santuario di Nazareth, la Celebrazione dei Vespri con i Vescovi, i Sacerdoti, i Religiosi e le Religiose, i Movimenti ecclesiali e gli operatori pastorali della Galilea. Papa Benedetto ha ricevuto il saluto di S.E. Monsignor Paul Nabil El Sayyah, Arcivescovo di Haifa e di Terra Santa per i Maroniti, incaricato della Pastorale della famiglia.

Il Santo Padre ha ringraziato per la loro presenza i fedeli maroniti, del Patriarcato Latino ed i membri della comunità Greco-Melkita ed ha reso lode ai Frati della Custodia di Terra Santa per la cura dimostrata nel provvedere ai Luoghi Santi.

"Ciò che accadde qui a Nazareth, lontano dagli sguardi del mondo" - ha detto il Papa nel suo discorso - "è stato un atto singolare di Dio, un potente intervento nella storia attraverso il quale un bambino fu concepito per portare la salvezza al mondo intero. Il prodigio dell'Incarnazione continua a sfidarci ad aprire la nostra intelligenza alle illimitate possibilità del potere trasformante di Dio, del suo amore per noi, del suo desiderio di essere in comunione con noi".

"Lo Spirito che 'discese su Maria'" - ha spiegato il Santo Padre è lo stesso Spirito che si librò sulle acque all'alba della Creazione. Questo ci ricorda che l'Incarnazione è stata un nuovo atto creativo. (...) Il racconto dell'Annunciazione illustra la straordinaria gentilezza di Dio. Egli non impone se stesso, non predetermina semplicemente la parte che Maria avrà nel suo piano per la nostra salvezza, egli cerca innanzitutto il suo assenso. Nella Creazione iniziale ovviamente non era questione che Dio chiedesse il consenso delle sue creature, ma in questa nuova Creazione egli lo chiede. Maria sta al posto di tutta l'umanità. Lei parla per tutti noi quando risponde all'invito dell'angelo".

"Il riflettere su questo gioioso mistero ci dà speranza" - ha affermato il Papa - "la sicura speranza che Dio continuerà a condurre la nostra storia, ad agire con potere creativo per realizzare gli obiettivi che al calcolo umano sembrano impossibili. (...) Ci invita (...) ad accogliere la Parola di Dio nei nostri cuori, rendendoci capaci di rispondere a Lui con amore ed andare con amore l'uno verso l'altro".

"Nello Stato di Israele e nei Territori Palestinesi i Cristiani formano una minoranza della popolazione. Forse a volte vi sembra che la vostra voce conti poco. Molti dei vostri amici cristiani sono emigrati, nella speranza di trovare altrove maggiore sicurezza e migliori prospettive. La vostra situazione richiama alla mente quella della giovane vergine Maria, che condusse una vita nascosta a Nazareth, con ben poco per il suo quotidiano quanto a ricchezza e ad influenza mondana".

"Per citare le parole di Maria nel suo grande inno di lode, il 'Magnificat'" - ha ricordato il Papa - "Dio ha guardato alla sua serva nella sua umiltà, ha ricolmato di beni l'affamato" ed ha esclamato: "Abbiate il coraggio di essere fedeli a Cristo e di rimanere qui nella terra che Egli ha santificato con la sua stessa presenza! Come Maria, voi avete un ruolo da svolgere nel piano divino della salvezza, portando Cristo nel mondo, rendendo a Lui testimonianza e diffondendo il suo messaggio di pace e di unità. Per questo, è essenziale che siate uniti fra voi, così che la Chiesa nella Terra Santa possa essere chiaramente riconosciuta come 'un segno ed uno strumento di comunione con Dio e di unità di tutto il genere umano'".

"La vostra unità nella fede, nella speranza e nell'amore è un frutto dello Spirito Santo che dimora in voi e vi rende capaci di essere strumenti efficaci della pace di Dio, aiutandovi a costruire una genuina riconciliazione tra i diversi popoli che riconoscono Abramo come loro padre nella fede".

Al termine della Celebrazione, il Papa è ritornato in elicottero alla Delegazione Apostolica di Gerusalemme per la cena in privato e il pernottamento.
PV-ISRAELE/VESPRI/NAZARETH VIS 20090515 (660)

CONFORMARE NOSTRE SCELTE LEGGI DEL CREATORE


CITTA' DEL VATICANO, 14 MAG. 2009 (VIS). Dopo l'incontro con il Primo Ministro di Israele, Signor Beniamin Netanyahu nel Convento dei Francescani di Nazareth, alle 16:20 il Papa ha raggiunto l'Auditorium del Santuario dell'Annunciazione, per un incontro con i Capi religiosi della Galilea.

L'incontro si è aperto con il saluto del Vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo, Vicario del Patriarca Latino di Gerusalemme per Israele. Successivamente il Santo Padre ha salutato i leader della comunità presenti, comprendenti Cristiani, Musulmani, Giudei, Drusi ed altre persone religiose.

"La convinzione che il mondo è un dono di Dio" - ha ribadito il Santo Padre - "e che Dio è entrato nelle svolte e nei tornanti della storia umana, è la prospettiva dalla quale i Cristiani vedono che la creazione ha una ragione ed uno scopo. Lungi dall'essere il risultato di un fato cieco, il mondo è stato voluto da Dio e rivela il suo splendore glorioso. Al cuore di ogni tradizione religiosa c'è la convinzione che la pace stessa è un dono di Dio, anche se non può essere raggiunta senza lo sforzo umano".

"Non possiamo fare con il mondo tutto quello che ci piace" - ha proseguito il Pontefice - "anzi, siamo chiamati a conformare le nostre scelte alle complesse e tuttavia percettibili leggi scritte dal Creatore nell'universo e a modellare le nostre azioni secondo la bontà divina che pervade il regno del creato".

"Le nostre diverse tradizioni religiose hanno in sé potenzialità notevoli in ordine alla promozione di una cultura della pace, specialmente attraverso l'insegnamento e la predicazione dei valori spirituali più profondi della nostra comune umanità. Plasmando i cuori dei giovani, noi plasmiamo il futuro della stessa umanità. I Cristiani volentieri si uniscono ad Ebrei, Musulmani, Drusi e persone di altre religioni nel desiderio di salvaguardare i bambini dal fanatismo e dalla violenza, mentre li preparano ad essere costruttori di un mondo migliore".

"Miei cari Amici" - ha detto il Papa ai leader religiosi - "so che voi accogliete gioiosamente e con il saluto della pace i molti pellegrini che giungono in Galilea" e li ha esortati con queste parole: "Vi incoraggio a continuare ad esercitare il vicendevole rispetto, mentre vi adoperate ad alleviare le tensioni concernenti i luoghi di culto, garantendo così un ambiente sereno per la preghiera e la meditazione, qui e in tutta la Galilea".

"Rappresentando diverse tradizioni religiose, condividete il comune desiderio di contribuire al miglioramento della società e di testimoniare così i valori religiosi e spirituali che aiutano a corroborare la vita pubblica. Vi assicuro" - ha concluso il Pontefice - "che la Chiesa Cattolica è impegnata a partecipare a questa nobile impresa".

Infine un Rappresentante ebraico ha invitato i presenti alla cerimonia ad unirsi a lui in un canto di invocazione a Dio per la pace. Il Papa e gli altri leader religiosi presenti sul palco si sono alzati in piedi e si sono uniti al canto tenendosi per mano.

Al termine dell'incontro il Santo Padre si è recato alla Grotta dell'Annunciazione nella Basilica Inferiore del Santuario di Nazareth.

La chiesa francescana del 1730 incorporava la grotta-casa della Sacra Famiglia in una cripta sotto l'Altare maggiore; eretta in parrocchia, fu ampliata nel 1877 e successivamente demolita nel 1959 per costruire la nuova chiesa. L'attuale Basilica fu visitata da Paolo VI prima della sua dedicazione nel 1969. La facciata principale porta in alto la statua di Cristo Redentore; sotto vi è la scena dell'Annunciazione, i quattro Evangelisti. La facciata sud è dedicata a Maria adolescente. L'interno presenta due chiese sovrapposte con un'apertura centrale dalla quale si vede la grotta-casa della Sacra Famiglia: l'inferiore custodisce la grotta e l'altare francescano del '600 con la scritta: "Verbum caro hic factum est"; la chiesa superiore è dedicata all'esaltazione della Vergine, Madre di Dio fatto uomo. Sulle pareti vari quadri illustrano la devozione mariana nei principali santuari del mondo. La cupola è alta 55 metri. Il pavimento che collega le due chiese è un tappeto di marmo policromo che riassume in otto quadri intarsiati il Magistero della Chiesa su Maria: Madre di Dio, Assunzione in Cielo, Verginità, Immacolata Concezione, Mediazione Universale, Santità Perfetta, Dignità Regale, Maternità Spirituale.
PV-ISRAELE/INCONTRO CAPI RELIGIOSI/NAZARETH VIS 20090515 (640)

giovedì 14 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI



CITTA' DEL VATICANO, 14 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Harold Anthony Perera, Vescovo di Kurunegala (superficie: 4.763; popolazione: 1.508.851; cattolici: 51.952; sacerdoti: 46; religiosi: 63), Sri Lanka.. Il Vescovo Perera, finora Vescovo di Galle (Sri Lanka), succede al Vescovo Anthony Leopold Ramond Peiris, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Francis Xavier Kriengsak Kovithavanij, Arcivescovo di Bangkok (superficie: 18.831; popolazione: 12.860.320; cattolici: 110.694; sacerdoti: 219; religiosi: 722), Tailandia. Finora Vescovo di Nakhon Sawan (Tailandia), succede al Cardinale Michael Michai Kitbunchu, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
NER:RE/.../... VIS 20'090514 (130)

FAMIGLIA FONDAMENTALE EDIFICAZIONE CIVILTÀ DELL'AMORE


CITTA' DEL VATICANO, 14 MAG. 2009 (VIS). Alle 8:30 di questa mattina, il Santo Padre è partito in elicottero alla volta di Nazareth, luogo dell'Annunciazione e della Sacra Famiglia, a 110 chilometri da Gerusalemme. Giunto all'eliporto di Nazareth il Papa si è recato in autovettura al Monte del Precipizio per la celebrazione della Santa Messa che conclude l'Anno della Famiglia indetto dalla Chiesa Cattolica in Terra Santa.

Ad accogliere il Pontefice al Monte del Precipizio erano il Sindaco di Nazareth e di Nazareth Illit (alta), il Vicario Patriarcale Latino per Israele, Vescovo Giacinto-Boulos Marcuzzo e S.E. Monsignor Paul Nabil Sayyah, Arcivescovo di Haifa e di Terra Santa per i Maroniti. Il Papa a bordo della papamobile ha salutato i fedeli che gremivano l'anfiteatro naturale scelto per la celebrazione, nei pressi del Boschetto Giovanni XXIII e dopo il saluto dell'Arcivescovo Elias Chacour, Ordinario Greco-Melkita per la Galilea, ha presieduto la Santa Messa, presente anche il Presidente dello Stato di Israele, Shimon Peres.

"Qui, sull'esempio di Maria, di Giuseppe e di Gesù" - ha detto il Papa nell'omelia - possiamo giungere ad apprezzare ancor di più la santità della famiglia, che, nel piano di Dio, si basa sulla fedeltà per la vita intera di un uomo e di una donna, consacrata dal patto coniugale ed aperta al dono di Dio di nuove vite".

"Quanto hanno bisogno gli uomini e le donne del nostro tempo" - ha esclamato il Pontefice - "di riappropriarsi di questa verità fondamentale, che è alla base della società, e quanto importante è la testimonianza di coppie sposate in ordine alla formazione di coscienze mature e alla costruzione della civiltà dell'amore!".

"Nella famiglia" - ha proseguito il Pontefice - "ogni persona, sia che si tratti del bambino più piccolo o del genitore più anziano, viene considerata per ciò che è in se stessa e non semplicemente come un mezzo per altri fini. Qui iniziamo a vedere qualcosa del ruolo essenziale della famiglia come primo mattone di costruzione di una società ben ordinata e accogliente. Possiamo inoltre giungere ad apprezzare, all'interno della società più ampia, il ruolo dello Stato chiamato a sostenere le famiglie nella loro missione educatrice, a proteggere l'istituto della famiglia e i suoi diritti nativi, come pure a far sì che tutte le famiglie possano vivere e fiorire in condizioni di dignità".

"Mentre riflettiamo su tali realtà in questa che è la città dell'Annunciazione, il nostro pensiero si volge naturalmente a Maria, 'piena di grazia'" - ha detto ancora il Papa - "la Madre della Santa Famiglia e nostra Madre. Nazareth ci ricorda il dovere di riconoscere e rispettare dignità e missione concesse da Dio alle donne, come pure i loro particolari carismi e talenti. Sia come madri di famiglia, come una vitale presenza nella forza lavoro e nelle istituzioni della società, sia nella particolare chiamata a seguire il Signore mediante i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, le donne hanno un ruolo indispensabile nel creare quella 'ecologia umana' di cui il mondo, e anche questa terra, hanno così urgente bisogno: un ambiente in cui i bambini imparino ad amare e ad apprezzare gli altri, ad essere onesti e rispettosi verso tutti, a praticare le virtù della misericordia e del perdono".

"Qui pensiamo pure a san Giuseppe, l'uomo giusto che Dio pose a capo della sua casa. Dall'esempio forte e paterno di Giuseppe, Gesù imparò le virtù della pietà virile, della fedeltà alla parola data, dell'integrità e del duro lavoro. Nel falegname di Nazareth poté vedere come l'autorità posta al servizio dell'amore sia infinitamente più feconda del potere che cerca di dominare. Quanto bisogno ha il nostro mondo dell'esempio, della guida e della calma forza di uomini come Giuseppe!".

"Qui vorrei lasciare un pensiero particolare ai giovani presenti" - ha detto ancora il Santo Padre ai giovani esortandoli ad aiutare i genitori "a scoprire più pienamente l'amore che dà alla nostra vita il senso più completo. Nella Sacra Famiglia di Nazareth fu Gesù ad insegnare a Maria e Giuseppe qualcosa della grandezza dell'amore di Dio, suo celeste Padre, la sorgente ultima di ogni amore, il Padre da cui ogni paternità in cielo e in terra prende nome".

"Cari amici, (...) rinnoviamo qui il nostro impegno ad essere lievito di rispetto e di amore nel mondo che ci attornia. Questo Monte del Precipizio ci ricorda (...) che il messaggio del Signore fu talvolta sorgente di contraddizione e di conflitto con i propri ascoltatori. Purtroppo, come il mondo sa, Nazareth ha sperimentato tensioni negli anni recenti che hanno danneggiato i rapporti fra le comunità cristiana e musulmana. Invito le persone di buona volontà di entrambe le comunità a riparare il danno che è stato fatto, e in fedeltà al comune credo in un unico Dio, Padre dell'umana famiglia, ad operare per edificare ponti e trovare modi per una pacifica coesistenza. Ognuno respinga il potere distruttivo dell'odio e del pregiudizio, che uccidono l'anima umana prima ancora che il corpo!".

"Permettetemi di concludere" - ha detto infine Benedetto XVI - "con una parola di gratitudine e di lode per quanti si adoperano per portare l'amore di Dio ai bambini di questa città e per educare le generazioni future nelle vie della pace. Penso in modo speciale agli sforzi delle Chiese locali, particolarmente nelle loro scuole e nelle istituzioni caritative, per abbattere i muri e per essere fertile terreno d'incontro, di dialogo, di riconciliazione e di solidarietà".

"Incoraggio i sacerdoti, i religiosi, i catechisti e gli insegnanti che sono impegnati, insieme con i genitori e quanti si dedicano al bene dei nostri ragazzi, a perseverare nel dare testimonianza al Vangelo, ad aver fiducia nel trionfo del bene e della verità e a confidare che Dio farà crescere ogni iniziativa destinata a diffondere il suo Regno di santità, solidarietà, giustizia e pace".

Al termine della Celebrazione, il Santo Padre ha benedetto la Prime pietre per il Centro Internazionale della Famiglia, il Parco Memoriale Giovanni Paolo II e la University of Pope Benedict XVI.

Infine il Papa si è diretto al Convento dei Francescani di Nazareth per il pranzo con gli Ordinari locali, la Comunità dei Francescani e il Seguito papale. Dopo il pranzo il Santo Padre ha avuto un incontro con il Primo Ministro di Israele Signor Beniamin Netanyahu in una sala del Convento. Successivamente si recherà alla Basilica dell'Annunciazione di Nazareth.
PV-ISRAELE/MESSA/MONTE PRECIPIZIO:NAZARETH/ VIS 20090514 (1050)

CHE VOI FINALMENTE POSSIATE GODERE PACE LIBERTÀ STABILITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Alle 18:00 di questo pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI ha reso una visita di cortesia al Presidente dell'Autorità Palestinese, Signor Mahmoud Abbas, nel Palazzo Presidenziale di Betlemme dove ha incontrato anche alcune comunità palestinesi di Gaza e della Cisgiordania.

"Vi ringrazio per la grande gentilezza" - ha detto il Papa - "che mi avete dimostrato in questo giorno che ho trascorso in vostra compagnia qui nei Territori Palestinesi" e, esprimendo al Presidente Abbas la sua gratitudine per la sua ospitalità, il Papa ha sottolineato che la giornata trascorsa nei Territori Palestinesi: "E' stato davvero uno dei giorni più memorabili", durante il quale "ho avuto la gioia di celebrare la Messa con una grande moltitudine di fedeli nel luogo dove nacque Gesù Cristo".

Ricordando il muro che introduce nei territori, che circondando il vicino campo nasconde molta parte di Betlemme, Benedetto XVI ha detto: "Anche se i muri possono essere facilmente costruiti, noi tutti sappiamo che non durano per sempre. Essi possono essere abbattuti. Innanzitutto però è necessario rimuovere i muri che noi costruiamo attorno ai nostri cuori, le barriere che innalziamo contro il nostro prossimo".

"Ecco perché, nelle mie conclusive parole, voglio fare un rinnovato appello all'apertura e alla generosità di spirito, perché sia posta fine all'intolleranza ed all'esclusione. Non importa quanto intrattabile e profondamente radicato possa apparire un conflitto, ci sono sempre dei motivi per sperare che esso possa essere risolto, che gli sforzi pazienti e perseveranti di quelli che operano per la pace e la riconciliazione, alla fine portino frutto. Il mio vivo augurio per voi, popolo della Palestina, è che ciò accada presto, e che voi finalmente possiate godere la pace, la libertà e la stabilità che vi sono mancate per così tanto tempo".

"Vi assicuro che coglierò ogni opportunità" - ha ribadito infine il Papa - "per esortare coloro che sono coinvolti nei negoziati di pace a lavorare per una soluzione giusta che rispetti le legittime aspirazioni di entrambi, Israeliani e Palestinesi. Come importante passo in questa direzione, la Santa Sede" - ha annunciato - "desidera stabilire presto, in accordo con l'Autorità Palestinese, la Commissione Bilaterale di Lavoro Permanente che è stata delineata nell'Accordo di base, firmato in Vaticano il 15 febbraio 2000".
PV-TERRITORI PAL0ESTINESI/CONGEDO/BETLEMME VIS 20090514 (450)

CESSINO OSTILITÀ CHE HANNO CAUSATO EREZIONE MURO


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha percorso in "papamobile" i due chilometri che separano il "Caritas Bay Hospital" dal Campo Profughi di Aida a Betlemme, dove era ad accoglierlo il Responsabile del Campo.

Il Campo Profughi di Aida è uno dei campi profughi nei Territori Palestinesi che ospitano in totale 1.300.000 sfollati palestinesi giunti in due ondate principali: nel 1948, alla nascita dello Stato di Israele, e poi nel 1967, dopo la "Guerra dei Sei Giorni". Nel campo a nord di Betlemme, esempio di convivenza tra musulmani e cristiani, risiedono circa cinquemila persone tra cui alcune famiglie cristiane. Nei Territori Palestinesi, vivono, secondo le varie stime, tra 3 e 4 milioni di persone. Secondo i dati dell'UNRWA (United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East), l'Agenzia delle Nazioni Unite per i Profughi di Palestina in Medio Oriente, i profughi erano nel 2008 circa 4.600.000. In Giordania 1.700.000, di cui 329.000 in 10 campi; in Cisgiordania 500.000 in 19 campi; nella Striscia di Gaza, 1 milione in 8 campi su una popolazione totale di 1.500.000 abitanti; in Libano 409.000 in 12 campi, e in Siria 120.000 in 9 campi.

All'arrivo il Papa ha detto: "La mia visita al Campo Profughi di Aida questo pomeriggio mi offre la gradita opportunità di esprimere la mia solidarietà a tutti i Palestinesi senza casa, che anelano di poter tornare ai luoghi natii, o di vivere permanentemente in una patria propria. (...) A tutti gli ufficiali della 'United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East' che si prendono cura dei profughi, manifesto l'apprezzamento che provano innumerevoli uomini e donne di tutto il mondo per l'opera svolta qui ed in altri campi nella regione".

Ancora una volta Papa Benedetto XVI ha ribadito l'importanza dell'istruzione scolastica ed ha esortato tutti i giovani presenti con queste parole: "Rinnovate i vostri sforzi per prepararvi al tempo in cui sarete responsabili degli affari del popolo Palestinese negli anni a venire. (...) A tutte le famiglie presenti in questo campo dico: non mancate di sostenere i vostri figli nei loro studi e nel coltivare i loro doni, così che non vi sia scarsità di personale ben formato per occupare nel futuro posizioni di responsabilità nella comunità Palestinese".

"So che molte vostre famiglie sono divise - a causa di imprigionamento di membri della famiglia o di restrizioni alla libertà di movimento - e che molti tra voi hanno sperimentato perdite nel corso delle ostilità. Il mio cuore si unisce a quello di coloro che, per tale ragione, soffrono. Siate certi" - ha sottolineato il Papa - "che tutti i profughi Palestinesi nel mondo, specie quelli che hanno perso casa e persone care durante il recente conflitto di Gaza, sono costantemente ricordati nelle mie preghiere".

"Desidero dare atto del buon lavoro svolto da molte agenzie della Chiesa" - ha proseguito il Pontefice - "nel prendersi cura dei profughi qui e in altre parti dei Territori Palestinesi", come la Missione Pontificia per la Palestina, la presenza delle Suore Missionarie Francescane del Cuore Immacolato di Maria che "richiama alla mente la figura carismatica di San Francesco, grande apostolo di pace e di riconciliazione" e i diversi membri della Famiglia francescana che nel prendersi cura della gente di queste terre, fanno di se stessi degli 'strumenti di pace'".

"Strumenti di pace" - ha esclamato il Papa - "Quanto le persone di questo campo, di questi Territori e dell'intera regione anelano alla pace! In questi giorni tale desiderio assume una particolare intensità mentre ricordate gli eventi del maggio del 1948 (l'esodo della popolazione araba, che si intensificò a partire dal 15 maggio 1948 quando il Regno Unito si ritirò dalla Palestina e da Israele, come prevedeva un Piano di spartizione della Palestina approvato dalla risoluzione 181 dell'O.N.U., nel novembre 1947 n.d.r.) e gli anni di un conflitto tuttora irrisolto, che seguirono a quegli eventi. Voi ora vivete in condizioni precarie e difficili, con limitate opportunità di occupazione".

"È comprensibile che vi sentiate spesso frustrati. Le vostre legittime aspirazioni ad una patria permanente, ad uno Stato Palestinese indipendente, restano incompiute. E voi, al contrario, vi sentite intrappolati, come molti in questa regione e nel mondo, in una spirale di violenza, di attacchi e contrattacchi, di vendette e di distruzioni continue. Tutto il mondo desidera fortemente che sia spezzata questa spirale, anela a che la pace metta fine alle perenni ostilità. Incombente su di noi, mentre siamo qui riuniti questo pomeriggio, è la dura consapevolezza del punto morto a cui sembrano essere giunti i contatti tra Israeliani e Palestinesi - il muro".

"In un mondo in cui le frontiere vengono sempre più aperte - al commercio, ai viaggi, alla mobilità della gente, agli scambi culturali - è tragico vedere che vengono tuttora eretti dei muri. Quanto aspiriamo a vedere i frutti del ben più difficile compito di edificare la pace! Quanto ardentemente preghiamo perché finiscano le ostilità che hanno causato l'erezione di questo muro!".

"Da entrambe le parti del muro è necessario grande coraggio per superare la paura e la sfiducia, se si vuole contrastare il bisogno di vendetta per perdite o ferimenti. Occorre magnanimità per ricercare la riconciliazione dopo anni di scontri armati. E tuttavia la storia ci insegna che la pace viene soltanto quando le parti in conflitto sono disposte ad andare oltre le recriminazioni e a lavorare insieme a fini comuni, prendendo sul serio gli interessi e le preoccupazioni degli altri e cercando decisamente di costruire un'atmosfera di fiducia. Deve esserci una determinazione ad intraprendere iniziative forti e creative per la riconciliazione: se ciascuno insiste su concessioni preliminari da parte dell'altro, il risultato sarà soltanto lo stallo delle trattative".

"L'aiuto umanitario" - ha ricordato Benedetto XVI - "come quello che viene offerto in questo campo, ha un ruolo essenziale da svolgere, ma la soluzione a lungo termine ad un conflitto come questo non può essere che politica. Nessuno s'attende che i popoli Palestinese e Israeliano vi arrivino da soli. È vitale il sostegno della comunità internazionale. Rinnovo perciò il mio appello a tutte le parti coinvolte perché esercitino la propria influenza in favore di una soluzione giusta e duratura, nel rispetto delle legittime esigenze di tutte le parti e riconoscendo il loro diritto di vivere in pace e con dignità, secondo il diritto internazionale. Allo stesso tempo, tuttavia, gli sforzi diplomatici potranno avere successo soltanto se gli stessi Palestinesi e Israeliani saranno disposti a rompere con il ciclo delle aggressioni".

"A ciascuno di voi rinnovo l'invito ad un profondo impegno nel coltivare la pace e la non violenza" - ha concluso il Papa - "seguendo l'esempio di San Francesco e di altri grandi costruttori di pace. La pace deve aver inizio nel proprio ambiente, nella propria famiglia, nel proprio cuore. Continuo a pregare perché tutte le parti in conflitto in questa terra abbiano il coraggio e l'immaginazione di perseguire l'esigente ma indispensabile via della riconciliazione. Possa la pace fiorire ancora una volta in queste terre! Dio benedica il suo popolo con la pace!".

Al termine del suo discorso il Santo Padre si è recato al Palazzo Presidenziale di Betlemme ed ha reso una visita di cortesia al Presidente dell'Autorità Palestinese.
PV-TERRITORI PALESTINESI/RIFUGIATI/BETLEMME VIS 20090514 (1190)

VISITA BASILICA DELLA NATIVITÀ E "CARITAS BABY HOSPITAL"


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Alle 15:15 di oggi pomeriggio, il Papa ha compiuto una visita alla Basilica e alla Grotta della Natività a Betlemme.

La presente situazione di comproprietà e di amministrazione della Basilica della Natività da parte della Chiesa Greco-ortodossa, della Chiesa Armeno Ortodossa e dei cattolici latini deriva dallo Status Quo, un decreto ottomano risalente al 1862 che regola la vita religiosa al Santo Sepolcro ed a Betlemme.

Ai greci appartiene la Basilica, eccetto la parte nord del transetto che appartiene agli armeni. La Grotta della Natività di proprietà dei Francescani, è divisa in due parti: l'Altare della Natività, dei greci, e l'Altare della Mangiatoia nella Grotta dei Magi di diritto esclusivo dei latini. Accanto alla Basilica, i francescani hanno costruito la Chiesa di Santa Caterina dove si celebra secondo il rito romano.

Ai fianchi del coro greco della Basilica, si trovano le due entrate della Grotta della Natività, di forma rettangolare, lunga 12 metri, larga 3 e alta 3. Le porte in bronzo e i portali in marmo risalgono all'epoca delle Crociate. L'abside ricopre, come in una nicchia, l'Altare della Natività, sotto, su di una lastra di marmo, vi è la stella d'argento con un'iscrizione latina: "Hic de Virgine Maria Jesus Christus natus est". A destra guardando l'Altare della Natività, c'è la Grotta dei Magi, dove si può celebrare la Santa Messa cattolica.

Dopo la visita, Benedetto XVI ha raggiunto il "Caritas Baby Hospital", un ospedale pediatrico fondato nel 1952 e sostenuto dall'Associazione svizzera "Kinderhilfe Bethlehem", nata per iniziativa di Padre Ernst Schnydrig, morto nel 1978. Le Conferenze Episcopali svizzera e tedesca offrono il loro sostegno all'ospedale che assicura circa 30.000 prestazioni ambulatoriali e 4.000 degenze all'anno.

Prima di salutare il personale medico, amministrativo e le Suore Francescane Elisabettiane di Padova (Italia), che assistono i malati, il Papa ha visitato la Cappella e il reparto di neonatologia.

Rivolgendosi ai giovani pazienti ed ai loro familiari, Benedetto XVI ha detto: "Il Papa è con voi'! Oggi egli è con voi in persona, ma ogni giorno egli accompagna spiritualmente ciascuno di voi nei suoi pensieri e nelle sue preghiere, chiedendo all'Onnipotente di vegliare su di voi con la sua premurosa attenzione".

"Padre Schnydrig descrisse questo luogo come 'uno dei più piccoli ponti costruiti per la pace'. Ora, essendo cresciuto da quattordici brande ad ottanta letti, e curandosi delle necessità di migliaia di bambini ogni anno, questo non è più un ponte piccolo! Esso accoglie insieme persone di origini, lingue e religioni diverse, nel nome del Regno di Dio, il Regno della Pace. Di cuore vi incoraggio a perseverare nella vostra missione di manifestare amore per tutti gli ammalati, i poveri e i deboli".

Nella Festa di Nostra Signora di Fatima, il Papa ha concluso invocando l'intercessione di Maria "Che l'amore trionfi sull'odio, la solidarietà sulla divisione e la pace su ogni forma di violenza! (...) Noi chiediamo al tuo Figlio Gesù di benedire questi bambini e tutti i bambini che soffrono in tutto il mondo".
PV-TERRITORI PALESTINESI/OSPEDALE/BETLEMME VIS 20090514 (510)

mercoledì 13 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Philippe Ouédraogo, Arcivescovo Metropolita di Ouagadougou (superficie: 9.600; popolazione: 2.152.000; cattolici: 497.540; sacerdoti: 190; religiosi: 814), Burkina Faso. Finora Vescovo di Ouahigouya (Burkina Faso), succede all'Arcivescovo Jean-Marie Untaani Compaoré, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
NER:RE/.../OUÉDRAOGO:UNTAANI COMPAORÉ VIS 20090513 (70)

SIATE PONTE DI DIALOGO NELL'EDIFICARE UNA CULTURA DI PACE


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato, con la partecipazione di 5.000 persone, la Santa Messa nella "Manger Square", (Piazza della Mangiatoia di Betlemme), antistante la Basilica della Natività.

"Il mio cuore si volge in maniera speciale ai pellegrini provenienti dalla martoriata Gaza a motivo della guerra" - ha detto il Papa all'inizio dell'omelia - "vi chiedo di portare alle vostre famiglie e comunità il mio caloroso abbraccio, le mie condoglianze per le perdite, le avversità e le sofferenze che avete dovuto sopportare. Siate sicuri della mia solidarietà con voi nell'immensa opera di ricostruzione che ora vi sta davanti e delle mie preghiere che l'embargo sia presto tolto".

"Qui a Betlemme, nel mezzo di ogni genere di contraddizione, le pietre continuano a gridare questa 'buona novella', il messaggio di redenzione che questa città, al di sopra di tutte le altre, è chiamata a proclamare a tutto il mondo".

"Il messaggio di Betlemme ci chiama ad essere: testimoni del trionfo dell'amore di Dio sull'odio, sull'egoismo, sulla paura e sul rancore che paralizzano i rapporti umani e creano divisione fra fratelli che dovrebbero vivere insieme in unità, distruzioni dove gli uomini dovrebbero edificare, disperazione dove la speranza dovrebbe fiorire!".

"'Non abbiate paura!'" - ha esclamato il Papa - "Questo è il messaggio che il Successore di San Pietro desidera consegnarvi oggi, facendo eco al messaggio degli angeli e alla consegna che l'amato Papa Giovanni Paolo II vi ha lasciato nell'anno del Grande Giubileo della nascita di Cristo. Contate sulle preghiere e sulla solidarietà dei vostri fratelli e sorelle della Chiesa universale, e adoperatevi con iniziative concrete per consolidare la vostra presenza e per offrire nuove possibilità a quanti sono tentati di partire. Siate un ponte di dialogo e di collaborazione costruttiva nell'edificare una cultura di pace che superi l'attuale stallo della paura, dell'aggressione e della frustrazione. Edificate le vostre Chiese locali facendo di esse laboratori di dialogo, di tolleranza e di speranza, come pure di solidarietà e di carità pratica".

"Al di sopra di tutto, siate testimoni" . ha esortato il Pontefice - "della potenza della vita, della nuova vita donataci dal Cristo risorto, di quella vita che può illuminare e trasformare anche le più oscure e disperate situazioni umane".

"La vostra terra non ha bisogno soltanto di nuove strutture economiche e politiche, ma in modo più importante - potremmo dire - di una nuova infrastruttura 'spirituale', capace di galvanizzare le energie di tutti gli uomini e donne di buona volontà nel servizio dell'educazione, dello sviluppo e della promozione del bene comune. Avete le risorse umane per edificare la cultura della pace e del rispetto reciproco che potranno garantire un futuro migliore per i vostri figli. Questa nobile impresa vi attende. Non abbiate paura!".

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Papa ha raggiunto il Convento Casa Nova di Betlemme, la Casa Francescana per i Pellegrini, per il pranzo con gli Ordinari di Terra Santa, con la Comunità dei Francescani e il Seguito papale.
PV-TERRITORI PALESTINESI/MESSA/BETLEMME VIS 20090513 (520)

SANTA SEDE APPOGGIA DIRITTO PALESTINESI PROPRIA PATRIA


CITTA' DEL VATICANO, 13 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina alle 8:45 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI, lasciata la Delegazione Apostolica di Gerusalemme, si è recato al Palazzo Presidenziale dell'Autorità Palestinese a Betlemme, distante 10 chilometri. Il Papa ha passato il confine tra Israele e Territori Autonomi Palestinesi alla Porta della Tomba di Rachele.

I Territori Autonomi Palestinesi comprendono due entità geografiche separate da trenta chilometri di territorio israeliano, la Cisgiordania (o West Bank) che confina con Israele e Giordania, e la Striscia di Gaza confinante con Israele ed Egitto. L'entità è riconosciuta dall'ONU a seguito degli Accordi di Oslo (1993), fra Israele e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP). I territori sono governati dall'Autorità Palestinese con sede a Ramallah, in Cisgiordania. Presidente è il Signor Mahmoud Abbas.

In base agli accordi di Oslo, dal 1995 Betlemme fa parte dei Territori Autonomi Palestinesi. Il Palazzo Presidenziale dove è stato accolto il Papa fu fatto costruire dal defunto Yasser Arafat, Presidente dell'OLP e primo Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese.

Alle 9:00 Benedetto XVI è arrivato alla Piazza del Palazzo Presidenziale dove è stato accolto dall'attuale Presidente Mahmoud Abbas.

"Il mio pellegrinaggio nelle terre della Bibbia" - ha detto il Papa nel suo discorso - "non sarebbe stato completo senza una visita a Betlemme, la Città di Davide e il luogo di nascita di Gesù Cristo. Né avrei potuto venire in Terra Santa senza accettare il gentile invito del Presidente Abbas a visitare questi Territori per salutare il popolo Palestinese".

"So quanto avete sofferto e continuate a soffrire" - ha detto il Papa - "a causa delle agitazioni che hanno afflitto questa terra per decine di anni. Il mio cuore si volge a tutte le famiglie che sono rimaste senza casa. (...) A quelli fra voi che piangono la perdita di familiari e di loro cari nelle ostilità, particolarmente nel recente conflitto di Gaza, offro l'assicurazione della più profonda compartecipazione e del frequente ricordo nella preghiera. In effetti, io prendo con me tutti voi nelle mie preghiere quotidiane, ed imploro ardentemente l'Eccelso per la pace, una pace giusta e durevole, nei territori Palestinesi e in tutta la regione".

"Signor Presidente, la Santa Sede appoggia il diritto del Suo popolo ad una sovrana patria Palestinese nella terra dei vostri antenati, sicura e in pace con i suoi vicini, entro confini internazionalmente riconosciuti. Anche se al presente questo obiettivo sembra lontano dall'essere realizzato, io incoraggio Lei e tutto il Suo popolo a tenere viva la fiamma della speranza, speranza che si possa trovare una via di incontro tra le legittime aspirazioni tanto degli Israeliani quanto dei Palestinesi alla pace e alla stabilità".

Nel ricordare le parole di Papa Giovanni Paolo II, "non vi può essere 'pace senza giustizia, né giustizia senza perdono'" - Benedetto XVI ha esclamato: "Supplico tutte le parti coinvolte in questo conflitto di vecchia data ad accantonare qualsiasi rancore e contrasto che ancora si frapponga sulla via della riconciliazione, per arrivare a tutti ugualmente con generosità e compassione, senza discriminazione. Una coesistenza giusta e pacifica fra i popoli del Medio Oriente può essere realizzata solamente con uno spirito di cooperazione e mutuo rispetto, in cui i diritti e la dignità di tutti siano riconosciuti e rispettati".

"Chiedo a tutti voi, chiedo ai vostri capi, di riprendere con rinnovato impegno ad operare per questi obiettivi. In particolare, chiedo alla Comunità internazionale di usare della sua influenza in favore di una soluzione".

"E' mia ardente speranza" - ha detto ancora il Papa - "che i gravi problemi riguardanti la sicurezza in Israele e nei Territori Palestinesi vengano presto decisamente alleggeriti così da permettere una maggiore libertà di movimento, con speciale riguardo per i contatti tra familiari e per l'accesso ai luoghi santi. I Palestinesi, così come ogni altro popolo, hanno un naturale diritto a sposarsi, a formarsi una famiglia e avere accesso al lavoro, all'educazione e all'assistenza sanitaria".

"Prego anche perché, con l'assistenza della Comunità internazionale" - ha sottolineato il Pontefice - "il lavoro di ricostruzione possa procedere rapidamente dovunque case, scuole od ospedali siano stati danneggiati o distrutti, specialmente durante il recente conflitto in Gaza. Questo è essenziale affinché il popolo di questa terra possa vivere in condizioni che favoriscano pace durevole e benessere. Una stabile infrastruttura offrirà ai vostri giovani opportunità migliori per acquisire valide specializzazioni e per ottenere impieghi remunerativi, abilitandoli a svolgere la loro parte nella promozione della vita delle vostre comunità".

"Rivolgo questo appello ai tanti giovani presenti oggi nei Territori Palestinesi: non permettete che le perdite di vite e le distruzioni, delle quali siete stati testimoni suscitino amarezze o risentimento nei vostri cuori. Abbiate il coraggio di resistere ad ogni tentazione che possiate provare di ricorrere ad atti di violenza o di terrorismo. Al contrario, fate in modo che quanto avete sperimentato rinnovi la vostra determinazione a costruire la pace. Fate in modo che ciò vi riempia di un profondo desiderio di offrire un durevole contributo per il futuro della Palestina, così che essa possa avere il suo giusto posto nello scenario del mondo. Che ciò ispiri in voi sentimenti di compassione per tutti coloro che soffrono, impegno per la riconciliazione ed una ferma fiducia nella possibilità di un più luminoso futuro".

Al termine della cerimonia di benvenuto, il Santo Padre si è recato in autovettura alla Piazza della Mangiatoia per celebrare la Santa Messa.
PV-TERRITORI PALESTINESI/BENVENUTO/BETLEMME VIS 20090513 (900)

IN TERRA SANTA C'È POSTO PER TUTTI


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Dopo un breve incontro con i Consoli Generali di nove paesi in servizio a Gerusalemme (Belgio, Italia, Francia, Grecia, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti, Svezia, Turchia), alle 16:00, Benedetto XVI ha raggiunto la Vallata di Josaphat di fronte alla Basilica del Gethsemani e all'Orto degli Ulivi, per celebrare la Santa Messa.

"Trovandomi qui davanti a voi oggi" - ha detto il Papa nell'omelia - "desidero riconoscere le difficoltà, la frustrazione, la pena e la sofferenza che tanti tra voi hanno subito in conseguenza dei conflitti che hanno afflitto queste terre, ed anche le amare esperienze dello spostamento che molte delle vostre famiglie hanno conosciuto e - Dio non lo permetta - possono ancora conoscere. Spero che la mia presenza qui sia un segno che voi non siete dimenticati, che la vostra perseverante presenza e testimonianza sono di fatto preziose agli occhi di Dio e sono una componente del futuro di queste terre".

"Proprio a causa delle vostre profonde radici in questi luoghi, la vostra antica e forte cultura cristiana, e la vostra perdurante fiducia nelle promesse di Dio, voi Cristiani della Terra Santa, siete chiamati a servire non solo come un faro di fede per la Chiesa universale, ma anche come lievito di armonia, saggezza ed equilibrio nella vita di una società che tradizionalmente è stata, e continua ad essere, pluralistica, multietnica e multireligiosa"

"In questa Santa Città" - ha detto ancora il Santo Padre - "dove la vita ha sconfitto la morte, dove lo Spirito è stato infuso come primo frutto della nuova creazione, la speranza continua a combattere la disperazione, la frustrazione e il cinismo, mentre la pace, che è dono e chiamata di Dio, continua ad essere minacciata dall'egoismo, dal conflitto, dalla divisione e dal peso delle passate offese. Per questa ragione, la comunità cristiana in questa Città che ha visto la risurrezione di Cristo e l'effusione dello Spirito deve fare tutto il possibile per conservare la speranza donata dal Vangelo, tenendo in gran conto il pegno della vittoria definitiva di Cristo sul peccato e sulla morte, testimoniando la forza del perdono e manifestando la natura più profonda della Chiesa quale segno e sacramento di una umanità riconciliata, rinnovata e resa una in Cristo, il nuovo Adamo".

"Ebrei, Musulmani e Cristiani qualificano insieme questa città come loro patria spirituale. Quanto bisogna ancora fare per renderla veramente una 'città della pace' per tutti i popoli, dove tutti possono venire in pellegrinaggio alla ricerca di Dio, e per ascoltarne la voce, 'una voce che parla di pace'!", ha esclamato il Pontefice.

"Come un microcosmo del nostro mondo globalizzato, questa Città, se deve vivere la sua vocazione universale, deve essere un luogo che insegna l'universalità, il rispetto per gli altri, il dialogo e la vicendevole comprensione; un luogo dove il pregiudizio, l'ignoranza e la paura che li alimenta, siano superati dall'onestà, dall'integrità e dalla ricerca della pace. Non dovrebbe esservi posto tra queste mura per la chiusura, la discriminazione, la violenza e l'ingiustizia. I credenti in un Dio di misericordia - si qualifichino essi Ebrei, Cristiani o Musulmani -, devono essere i primi a promuovere questa cultura della riconciliazione e della pace, per quanto lento possa essere il processo e gravoso il peso dei ricordi passati".

"Vorrei qui accennare direttamente alla tragica realtà - che non può mai cessare di essere fonte di preoccupazione per tutti coloro che amano questa Città e questa terra - della partenza di così numerosi membri della comunità cristiana negli anni recenti. Benché ragioni comprensibili portino molti, specialmente giovani, ad emigrare, questa decisione reca con sé come conseguenza un grande impoverimento culturale e spirituale della città. Desidero oggi ripetere quanto ho detto in altre occasioni: nella Terra Santa c'è posto per tutti! Mentre esorto le autorità a rispettare e sostenere la presenza cristiana qui, desidero al tempo stesso assicurarvi della solidarietà, dell'amore e del sostegno di tutta la Chiesa e della Santa Sede".

"La mia preghiera per voi oggi" - ha detto infine il Papa - "è che continuiate, giorno dopo giorno, a 'vedere e credere' nei segni della provvidenza di Dio e della sua inesauribile misericordia, ad 'ascoltare' con rinnovata fede e speranza le consolanti parole della predicazione apostolica e a 'toccare' le sorgenti della grazia nei sacramenti ed incarnare per gli altri il loro pegno di nuovi inizi, la libertà nata dal perdono, la luce interiore e la pace che possono portare salvezza e speranza anche nelle più oscure realtà umane".

A conclusione della Santa Messa, il Papa è rientrato alla Delegazione Apostolica di Gerusalemme per la cena in privato e il pernottamento.
PV-ISRAELE/MESSA/GERUSALEMME VIS 20090513 (770)

martedì 12 maggio 2009

INDULGENZA PLENARIA ANNO SACERDOTALE 150° MORTE VIANNEY


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Un Comunicato reso pubblico oggi, firmato dal Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica e dal Vescovo Gianfranco Girotti, O.F.M.Conv., Reggente della medesima Penitenzieria, rende noto che il Santo Padre concederà a sacerdoti e fedeli l'indulgenza plenaria in occasione dell'Anno Sacerdotale, che avrà inizio il 19 giugno 2009 e si concluderà il 19 giugno 2010, indetto nella ricorrenza del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney.

"Questo sacro periodo avrà inizio con la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. giornata di santificazione sacerdotale, quando il Sommo Pontefice celebrerà i Vespri al cospetto della sacre reliquie di San Giovanni Maria Vianney, portate a Roma dal Vescovo di Belley-Ars. Sempre il Beatissimo Padre concluderà l'Anno Sacerdotale in piazza San Pietro, alle presenza di sacerdoti provenienti da tutto il mondo, che rinnoveranno la fedeltà a Cristo e il vincolo di fraternità".

Le modalità per l'ottenimento delle indulgenze sono:

A) Ai sacerdoti veramente pentiti, che in qualsiasi giorno devotamente reciteranno almeno le Lodi mattutine o i Vespri davanti al Santissimo Sacramento, esposto alla pubblica adorazione o riposto nel tabernacolo, e, sull'esempio di San Giovanni Maria Vianney, si offriranno con animo pronto e generoso alla celebrazione dei sacramenti, soprattutto della Confessione, viene impartita misericordiosamente in Dio l'Indulgenza plenaria, che potranno anche applicare ai confratelli defunti a modo di suffragio, se, in conformità alle disposizioni vigenti, si accosteranno alla confessione sacramentale e al Convivio eucaristico, e se pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Ai sacerdoti viene inoltre concessa l'Indulgenza parziale anche applicabile ai confratelli defunti, ogni qual volta reciteranno devotamente preghiere debitamente approvate per condurre una vita santa e per adempiere santamente agli uffici a loro affidati.

B) A tutti i fedeli veramente pentiti che, in chiesa o in oratorio, assisteranno devotamente al divino Sacrificio della Messa e offriranno, per i sacerdoti della Chiesa, preghiera a Gesù Cristo, Sommo ed Eterno sacerdote, e qualsiasi opera buona compiuta in quel giorno, affinché li santifichi e li plasmi secondo il Suo Cuore, è concessa l'Indulgenza plenaria, purché abbiano espiato i propri peccati con la penitenza sacramentale ed innalzato preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice: nei giorni in cui si apre e si chiude l'Anno Sacerdotale, nel giorno del 150° anniversario del pio transito di San Giovanni Maria Vianney, nel primo giovedì del mese o in qualche altro giorno stabilito dagli ordinari dei luoghi per l'utilità dei fedeli.

Agli anziani, ai malati, e a tutti quelli che per legittimi motivi non possano uscire di casa, con l'animo distaccato da qualsiasi peccato e con l'intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni, nella propria casa o là dove l'impedimento li trattiene, verrà ugualmente elargita l'Indulgenza plenaria se, nei giorni sopra determinati, reciteranno preghiere per la santificazione dei sacerdoti, e offriranno con fiducia a Dio per mezzo di Maria, Regina degli Apostoli, le malattie e i disagi della loro vita.

E' concessa, infine, l'Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogni qual volta reciteranno devotamente cinque Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, o altra preghiera appositamente approvata, in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù per ottenere che i sacerdoti si conservino in purezza e santità di vita".
PENT/DECRETO INDULGENZA/ANNO SACERDOTALE VIS 20090512 (540)

COMUNITÀ CATTOLICHE COME CANDELE ACCESE SUI LUOGHI SANTI


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:40 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI, si è recato in automobile dal Centro Hechal Shlomo al Cenacolo, per recitare il Regina Caeli con gli Ordinari di Terra Santa.

Il Cenacolo è il luogo dell'istituzione del Sacerdozio ordinato e dei sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione. La parola latina "Coenaculum" indica di per sé il luogo dove si cena, ma più genericamente designava il piano superiore, la parte ospitale della casa. La tradizione cristiana sull'autenticità del Cenacolo è antichissima e risale alla fine del III secolo.

Al piano inferiore, c'è un cenotafio, detto "La Tomba di Davide", meta di pellegrinaggi ebraici nazionali, anche se il riferimento alla sepoltura di Davide non ha nessun fondamento storico o archeologico; l'anticamera della sala della Tomba, adibita a sinagoga, corrisponde all'antica cappella dedicata al ricordo della Lavanda dei piedi. Oggi l'edificio è proprietà dello Stato di Israele. Attraverso il chiostro del convento francescano del 1335, si accede al Museo della Shoah, in ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazisti. E' uno dei luoghi affidati alla "Custodia di Terra Santa", dal secolo XIV dei Frati Minori Francescani.

La Provincia di Terra Santa era considerata la più importante di tutte le province francescane poiché comprendeva la terra dove Gesù Cristo nacque, visse, predicò la Buona Novella, morì e risuscitò dai morti. Secondo l'Ordine Francescano, San Francesco stesso visitò la Terra Santa e la Provincia di Terra Santa fra il 1219 ed il 1220.

Nel 1333 Roberto d'Angiò, Re di Napoli, e la moglie, Regina Sancia, incaricandone il frate Ruggero Garini, condussero dei negoziati con il Sultano dell'Egitto per acquistare il Cenacolo e per acquisire il diritto di celebrare alcuni riti nel Santo Sepolcro. Con il sostegno finanziario della Regina, il frate Garini costruì un monastero accanto al Santo Cenacolo. Trattando con le autorità musulmane, i sovrani ottennero per i francescani il diritto alla proprietà legale di alcuni santuari ed il diritto all'uso di altri. Tali avvenimenti segnarono il ritorno definitivo dei Francescani in Terra Santa.

Nel 1342 Papa Cemente VI, in due bolle, approvò l'opera dei Sovrani di Napoli e impartì l'istruzione di affidare la gestione della provincia ecclesiastica alla Custodia di Terra Santa.

I primi statuti francescani riguardanti la Terra Santa risalgono al 1377 e stabiliscono che un massimo di 20 frati servano nei Luoghi Santi del Cenacolo, del Santo Sepolcro e di Betlemme. Nel 1517 la Santa Sede conferì completa autonomia alla Custodia di Terra Santa confermandone lo stato di Provincia con speciali privilegi e particolari diritti. Dal 1558 la Custodia ha sede nel Convento del Santissimo Salvatore a Gerusalemme.

Mentre il termine Custodia di Terra Santa si riferisce alla provincia ecclesiastica, il Custode di Terra Santa è il Superiore Provinciale dei frati che vivono in Medio Oriente. La sua giurisdizione si estende ai territori di Israele, Palestina, Giordania, Libano, una parte dell'Egitto, Cipro e Rodi. Data l'importanza del suo ruolo, il Custode è direttamente nominato dalla Santa Sede, previa consultazione con i frati della Custodia. L'attuale Custode è Padre Pierbattista Pizzaballa.

"Voi rappresentate" - ha detto il Papa - "le comunità cattoliche della Terra Santa che, nella loro fede e devozione, sono come delle candele accese che illuminano i luoghi santi cristiani, onorati un tempo dalla presenza di Gesù, il nostro Dio vivente".

"Nel Cenacolo il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, può essere espresso solamente in termini di amore. Poiché Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con l'amore".

"Questo amore trasformante, che è grazia e verità, ci sollecita, come individui e come comunità, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell'egoismo o nell'indolenza, nell'isolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri. Ci porta come comunità cristiane ad essere fedeli alla nostra missione con franchezza e coraggio"

"L'invito alla comunione di mente e di cuore, (...) è di speciale rilevanza nella Terra Santa. Le diverse Chiese cristiane che qui si trovano rappresentano un patrimonio spirituale ricco e vario e sono un segno delle molteplici forme di interazione tra il Vangelo e le diverse culture. Esse ci ricordano anche che la missione della Chiesa è di predicare l'amore universale di Dio e di riunire da lontano e da vicino tutti quelli che sono chiamati da Lui, in modo che, con le loro tradizioni ed i loro talenti, formino l'unica famiglia di Dio".

"Nella misura in cui il dono dell'amore è accettato e cresce nella Chiesa, la presenza cristiana nella Terra Santa e nelle regioni vicine sarà viva. Questa presenza è di importanza vitale per il bene della società nel suo insieme. Le parole chiare di Gesù sull'intimo legame tra l'amore di Dio e l'amore del prossimo, sulla misericordia e sulla compassione, sulla mitezza, la pace e il perdono sono un lievito capace di trasformare i cuori e plasmare le azioni. I Cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volontà, stanno contribuendo, come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversità".

Nel rivolgersi ai Vescovi, il Papa ha detto loro: "Contate sul mio appoggio ed incoraggiamento nel fare tutto quello che è in vostro potere per aiutare i nostri fratelli e sorelle Cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace".

"Da parte mia" - ha concluso il Pontefice - "rinnovo il mio appello ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo a sostenere e ricordare nelle loro preghiere le comunità cristiane della Terra Santa e del Medio Oriente".

Dopo la recita del Regina Caeli, Papa Benedetto XVI si è diretto alla Concattedrale latina di Gerusalemme dove ha rivolto parole di saluto alle 300 persone lì convenute, tra cui alcune religiose contemplative. Qui il Papa ha sostato in Venerazione del Santissimo Sacramento e successivamente ha ascoltato il saluto rivoltogli dal Patriarca Latino di Gerusalemme. A sua volta il Papa ha espresso gratitudine alle religiose contemplative per le preghiere offerte per il suo ministero universale ed ha chiesto loro "con le parole del Salmista (...) di 'pregare per la pace di Gerusalemme', di pregare continuamente per la fine del conflitto che ha arrecato così grandi sofferenze ai popoli di questa regione".

Conclusa la cerimonia il Papa ha raggiunto il Patriarcato Latino di Gerusalemme dove ha consumato il pranzo con gli Ordinari di Terra Santa, gli Abati e il Seguito papale.
PV-ISRAELE/CENACOLO:CONCATT./GERUSALEMME VIS 20090512 (1100)

VISITA DI CORTESIA DUE GRAN RABBINI D'ISRAELE


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Lasciata la spianata delle Moschee, il Santo Padre ha raggiunto il Muro Occidentale o Muro del Pianto. Alto 15 metri, è un frammento del muro di sostegno del lato occidentale della Spianata del Tempio.

Il Rabbino Capo ha letto un Salmo in ebraico ed il Santo Padre ha letto un Salmo in latino e dopo si è raccolto in preghiera silenziosa. Infine ha inserito tra le connessioni dei blocchi di pietra un foglietto con una preghiera da lui composta, come fece il Predecessore Giovanni Paolo II nel 2000.

Quindi Benedetto XVI si è diretto al Centro "Hechal Shlomo", residenza di Salomone, perché la struttura ricorda quella del Tempio di Salomone. Sede del Gran Rabbinato di Israele, ospita i Gran Rabbini sefardita e ashkenazita d'Israele e la Corte Suprema Religiosa.

"Vi sono riconoscente" - ha detto Benedetto XVI ai due Gran Rabbini Sephardi Shlomo Amar e Ashknazi Yona Metzger - "per le loro calorose parole di benvenuto e per il desiderio da loro espresso di continuare a fortificare i vincoli di amicizia che la Chiesa Cattolica e il Gran Rabbinato si sono impegnati così diligentemente a far avanzare nell'ultimo decennio. (...) Distinti Rabbini (...) Vi assicuro del mio desidero di approfondire la vicendevole comprensione e la cooperazione fra la Santa Sede, il Gran Rabbinato di Israele e il popolo Ebraico in tutto il mondo".

"Un grande motivo di soddisfazione" - ha detto ancora il Pontefice - "per me fin dall'inizio del mio pontificato è stato il frutto prodotto dal dialogo in corso tra la Delegazione della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con gli Ebrei e il Gran Rabbinato della Delegazione di Israele per le Relazioni con la Chiesa Cattolica".

"La buona volontà dei delegati" - ha sottolineato il Papa - (...) ha anche spianato la strada per una più efficace collaborazione nella vita pubblica. Ebrei e Cristiani sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana, la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libertà di religione e di coscienza per una società sana. Questi temi di dialogo rappresentano solo la fase iniziale di ciò che noi speriamo sarà un solido, progressivo cammino verso una migliorata reciproca comprensione".

"Nell'avvicinare le più urgenti questioni etiche dei nostri giorni" - ha rilevato Benedetto XVI - "le nostre due comunità si trovano di fronte alla sfida di impegnare a livello di ragione le persone di buona volontà, additando loro simultaneamente i fondamenti religiosi che meglio sostengono i perenni valori morali".

"Oggi ho l'opportunità di ripetere che la Chiesa Cattolica è irrevocabilmente impegnata sulla strada decisa dal Concilio Vaticano Secondo per una autentica e durevole riconciliazione fra Cristiani ed Ebrei. (...) La Chiesa continua a valorizzare il patrimonio spirituale comune a Cristiani ed Ebrei e desidera una sempre più profonda mutua comprensione e stima tanto mediante gli studi biblici e teologici quanto mediante i dialoghi fraterni".

"Confido che la nostra amicizia continui a porsi come esempio di fiducia nel dialogo per gli Ebrei e i Cristiani di tutto il mondo. Guardando ai risultati finora raggiunti, e traendo la nostra ispirazione dalle Sacre Scritture" - ha concluso il Pontefice - "possiamo con fiducia puntare ad una sempre più convinta cooperazione fra le nostre comunità - insieme con tutte le persone di buona volontà - nel condannare odio e persecuzione in tutto il mondo".

Conclusa la visita al Gran Rabbinato d'Israele il Papa si è recato al Cenacolo.
PV-ISRALE/VISITA RABBINI/GERUSALEMME VIS 20090512 (590)

INCONTRO PAPA BENEDETTO XVI E GRAN MUFTI DI GERUSALEMME


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina, alle 8:45, il Santo Padre Benedetto XVI è giunto alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, nota anche come Al-Hàram Ash-Sharìf (il nobile recinto sacro). Si tratta del luogo dove Salomone costruì il Tempio di Gerusalemme, ricostruito da Erode alla fine del I sec. A.C. e distrutto dai romani nel I secolo D.C. Sull'area sorgono due grandi moschee: La Cupola della Roccia e la Moschea Al Aqsa.

La Spianata delle Moschee è tre volte sacra; gli ebrei la ritengono il luogo dell'episodio di Abramo e di Isacco e il sito del Tempio di Salomone; i musulmani la considerano la terza meta di pellegrinaggio, dopo La Mecca e Medina; per i cristiani, infine, è il luogo della profezia di Cristo sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme.

La Cupola della Roccia (Qubbet As-Sakhra), dal tetto dorato e di forma ottagonale, è il monumento islamico più antico in Terra Santa, ancora intatto. La prima moschea, edificata nel 640 venne sostituita nell'897 dall'attuale luogo di culto. Nel secolo XII venne trasformata dai crociati in chiesa cristiana con nome di "Templum Domini", e da qui origina l'ordine cavalleresco dei Templari. Il tempio ritornò al culto musulmano con Saladino, nel 1187. Al centro dell'edificio sontuosamente decorato, sorge la Roccia sacra, sulla quale ha pregato Muhammad prima di intraprendere il suo viaggio verso il Cielo.

La Moschea di Al-Aqsa, che in arabo significa "la più remota", sarebbe, secondo la tradizione musulmana, il luogo più lontano dalla mecca dove Muhammad sarebbe stato miracolosamente trasportato nella notte di "Al-Qadr", del destino, in arabo. La costruzione risale agli inizi del secolo VIII, distrutta completamente da tre terremoti, divenne la sede dei Templari per tornare al culto islamico con Saladino. Nel corso dell'ultimo restauro nel 1938, il Re Faruk d'Egitto rinnovò il soffitto e Mussolini donò le colonne in marmo di Carrara che sorreggono gli archi interni.

Alle 9:00 il Santo Padre è arrivato alla Cupola della Roccia dove erano ad attenderlo il Gran Muftì Muhammad Ahmad Husayn, suprema autorità giuridico-religiosa di Gerusalemme e del popolo arabo musulmano in Palestina ed il Presidente del Consiglio dei Beni religiosi islamici (Waqf). Dopo una breve visita il Papa è stato accompagnato all'edificio di "Al-Kubbah Al-Nahawiyya", dove erano ad attenderlo gli alti Rappresentanti della comunità islamica.

"La Cupola della Roccia" - ha detto il Papa - "conduce i nostri cuori e le nostre menti a riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno in comune. Ciascuna crede in un solo Dio, creatore e regolatore di tutto. Ciascuna riconosce Abramo come proprio antenato, un uomo di fede al quale Dio ha concesso una speciale benedizione. Ciascuna ha raccolto schiere di seguaci nel corso dei secoli ed ha ispirato un ricco patrimonio spirituale, intellettuale e culturale".

"In un mondo tristemente lacerato da divisioni, questo sacro luogo è uno stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno".

"Poiché gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano ultimamente la realtà di Dio, il significato della vita ed il destino comune dell' umanità - vale a dire, tutto ciò che è per noi molto sacro e caro - può esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con riluttanza o ambiguità circa le sue possibilità di successo. Possiamo tuttavia cominciare col credere che l'Unico Dio è l'infinita sorgente della giustizia e della misericordia, perché in Lui entrambe esistono in perfetta unità. Coloro che confessano il suo nome hanno il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine pur imitando la sua clemenza, poiché ambedue gli atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica ed armoniosa coesistenza della famiglia umana".

"La fedeltà all'Unico Dio, il Creatore, l'Altissimo" - ha sottolineato il Santo Padre - "conduce a riconoscere che gli esseri umani sono fondamentalmente collegati l'uno all'altro, perché tutti traggono la loro propria esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una meta comune. Marcati con l'indelebile immagine del divino, essi sono chiamati a ricoprire un ruolo attivo nell'appianare le divisioni e nel promuovere la solidarietà umana. Questo pone una grave responsabilità su di noi. Coloro che onorano l'Unico Dio credono che Egli riterrà gli esseri umani responsabili delle loro azioni. I Cristiani affermano che i doni divini della ragione e della libertà stanno alla base di questa responsabilità. La ragione apre la mente per comprendere la natura condivisa e il destino comune della famiglia umana, mentre la libertà spinge il cuore ad accettare l'altro e a servirlo nella carità".

"Cari Amici, sono venuto a Gerusalemme in un pellegrinaggio di fede. Ringrazio Dio per questa occasione che mi è data di incontrarmi con voi come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, ma anche come figlio di Abramo, nel quale 'tutte le famiglie della terra si diranno benedette'. Vi assicuro che è ardente desiderio della Chiesa di cooperare per il benessere dell'umana famiglia. Essa fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro stato sociale".

"Mentre Musulmani e Cristiani continuano il dialogo rispettoso che già hanno iniziato" - ha concluso Benedetto XVI - "prego affinché essi possano esplorare come l'Unicità di Dio sia inestricabilmente legata all'unità della famiglia umana. (...) Riflettendo sul misterioso dono dell'autorivelazione di Dio, possano tutti coloro che vi aderiscono continuare a tenere lo sguardo fisso sulla sua bontà assoluta, mai perdendo di vista come essa sia riflessa sul volto degli altri".

Al termine del suo discorso, il Santo padre si è recato al Muro Occidentale, detto comunemente "Muro del Pianto".
PV-ISRAELE/SPIANATA MOSCHEE/GERUSALEMME VIS 20090512 (970)

INTERVENTO SCEICCO NON COMPROMETTA DIALOGO RELIGIONI


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Questo pomeriggio, dopo l'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i rappresentanti di alcune Organizzazioni per il dialogo interreligioso nell'Auditorium del "Notre Dame of Jerusalem Centre", da Gerusalemme, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"L'intervento dello sceicco Tayssir Attamimi non era previsto dagli organizzatori dell'incontro. In un evento dedicato al dialogo, tale intervento è stato una negazione del dialogo. Ci si augura che questo incidente non comprometta la missione del Papa diretta a promuovere la pace e il dialogo tra le religioni, come egli ha chiaramente affermato in molti discorsi di questo viaggio. Ci si augura anche che il dialogo interreligioso nella Terra Santa non venga compromesso da questo incidente".
OP/DIALOGO INTERRELIGIOSO/LOMBARDI VIS 20090512 (140)

NON SIANO MAI NEGATE SOFFERENZE VITTIME OLOCAUSTO


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 17:30 (ora locale) di questo pomeriggio il Santo Padre Benedetto XVI è giunto al Memoriale "Yad Vashem" (Yad: Memoriale; Shem: Nome), l'Autorità della Memoria dei Martiri e degli Eroi dell'Olocausto, creata nel 1953 per onorare le memoria dei sei milioni di Ebrei vittime dell'Olocausto.

Questa istituzione statale si compone di due musei, di sale espositive, di monumenti all'aperto, e di centri di documentazione e informazione. Il nome del Centro si ispira al Libro di Isaia dove Dio afferma: "Io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome… darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato" (Is 56,5).

Oltre la Sala della Memoria, vi sono altri monumenti dedicati alla memoria come il Mausoleo dei Bambini, tributo al milione e mezzo circa di bambini morti nell'Olocausto. La Valle delle Comunità, monumento scavato nella roccia che commemora le oltre 5.000 comunità ebraiche che furono distrutte e la Via ed il Giardino dei Giusti fra le Nazioni, che onora i non ebrei che salvarono gli ebrei durante l'Olocausto.

Al suo arrivo il Papa ha percorso a piedi il perimetro del Memoriale per raggiungere l'ingresso d'onore della Sala della Rimembranza, dove erano ad attenderlo il Presidente della Repubblica Shimon Peres ed il Rabbino Presidente del Consiglio di Yad Vashem.

La "Sala della Memoria" è una struttura a forma di tenda sul cui pavimento sono incisi i nomi di sei campi di sterminio e di tutti i campi di concentramento. Di fronte al monumento della Fiamma Perpetua si trovano alcune urne contenenti le ceneri di numerose vittime dei campi di concentramento.

Benedetto XVI ha ravvivato la fiamma perpetua e ha deposto una corona di fiori, quindi ha pronunciato un discorso. Erano presenti sei sopravvissuti dell'Olocausto.

"Sono giunto qui" - ha detto il Papa - "per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell'orrenda tragedia della 'Shoah'. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l'umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente".

"Uno può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il 'nome' di un altro essere umano".

"I nomi custoditi in questo venerato monumento avranno per sempre un sacro posto fra gli innumerevoli discendenti di Abraham. Come avvenne per Abraham, anche la loro fede fu provata. Come per Giacobbe, anch'essi furono immersi nella lotta fra il bene e il male, mentre lottavano per discernere i disegni dell'Onnipotente. Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell'uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!".

"La Chiesa Cattolica" - ha proseguito il Pontefice - "impegnata negli insegnamenti di Gesù e protesa ad imitarne l'amore per ogni persona, prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione - le loro sofferenze sono le sue e sua è la loro speranza di giustizia. Come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, ribadisco - come i miei predecessori - l'impegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l'odio non regni mai più nel cuore degli uomini. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è il Dio della pace".

"Fissando lo sguardo sui volti riflessi nello specchio d'acqua che si stende silenzioso all'interno di questo memoriale, non si può fare a meno di ricordare come ciascuno di loro rechi un nome. Posso soltanto immaginare la gioiosa aspettativa dei loro genitori (...). Quale nome daremo a questo figlio? Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati condannati ad un così lacrimevole destino! Mentre siamo qui in silenzio, il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. È un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. È il grido di Abele che sale dalla terra verso l'Onnipotente".

"Nel professare la nostra incrollabile fiducia in Dio, diamo voce a quel grido con le parole del Libro delle Lamentazioni, così cariche di significato sia per gli ebrei che per i cristiani: "Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie; si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà; 'mia parte è il Signore - io esclamo -, per questo in lui spero'. Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore".

"Cari Amici, sono profondamente grato a Dio e a voi per l'opportunità che mi è stata data di sostare qui in silenzio: un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare".

Successivamente il Santo Padre ha apposto la firma nel Libro d'onore di Yad Vashem, dove ha scritto la frase del Libro delle Lamentazioni: "Non sono esaurite le sue misericordie". Un coro e le Autorità che l'avevano accolto all'arrivo hanno salutato il Papa che, preso congedo, si è recato in autovettura al Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme.
PV-ISRAELE/YAD VASHEM/GERUSALEMME VIS 20090512 (940)

LA PACE CHE NASCE DALLA GIUSTIZIA RITORNI IN TERRA SANTA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 16:15 di oggi pomeriggio il Santo Padre ha reso una visita di cortesia al Presidente dello Stato di Israele, Signor Shimon Peres nel Palazzo Presidenziale di Gerusalemme.

Dopo le parole del Presidente Peres, il Papa ha pronunciato il suo discorso. "Il mio pellegrinaggio ai Luoghi Santi è un pellegrinaggio di preghiera in favore del dono prezioso dell'unità e della pace per il Medio Oriente e per tutta l'umanità" - ha detto il Papa - "In verità, ogni giorno prego affinché la pace che nasce dalla giustizia ritorni in Terra Santa e nell'intera regione, portando sicurezza e rinnovata speranza per tutti".

"La pace è prima di tutto un dono divino" - ha ribadito il Pontefice e rivolgendosi specialmente ai leader religiosi presenti ha affermato: "Il contributo particolare delle religioni nella ricerca della pace si fonda primariamente sulla ricerca appassionata e concorde di Dio".

"I leader religiosi" - ha proseguito il Pontefice - "devono essere coscienti che qualsiasi divisione o tensione, ogni tendenza all'introversione o al sospetto fra credenti o tra le nostre comunità può facilmente condurre ad una contraddizione che oscura l'unicità dell'Onnipotente, tradisce la nostra unità e contraddice l'Unico che rivela se stesso come 'ricco di amore e di fedeltà'".

"Sicurezza, integrità, giustizia e pace: nel disegno di Dio per il mondo esse sono inseparabili" - ha detto ancora il Santo Padre - "Vi è una via soltanto per proteggere e promuovere tali valori: esercitarli! viverli! Nessun individuo, nessuna famiglia, nessuna comunità o nazione è esente dal dovere di vivere nella giustizia e di operare per la pace".

"I valori e i fini autentici di una società, che sempre tutelano la dignità umana, sono indivisibili, universali e interdipendenti. Non si possono pertanto realizzare quando cadono preda di interessi particolari o di politiche frammentarie. Il vero interesse di una nazione viene servito mediante il perseguimento della giustizia per tutti".

"Per concludere" - ha detto infine il Papa - "desidero rivolgermi alle comuni famiglie di questa città, di questa terra. Quali genitori vorrebbero mai violenza, insicurezza o divisione per il loro figlio o per la loro figlia? Quale umano obiettivo politico può mai essere servito attraverso conflitti e violenze? Odo il grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza".

"So che un numero considerevole di uomini, donne e giovani stanno lavorando per la pace e la solidarietà con programmi culturali e iniziative di sostegno pratico e compassionevole; umili abbastanza per perdonare, essi hanno il coraggio di tener stretto il sogno che è loro diritto".
PV-ISRAELE/VISITA PRESIDENTE/GERUSALEMME VIS 20090512 (450)

lunedì 11 maggio 2009

PROCLAMARE CON CHIAREZZA CIÒ CHE ABBIAMO IN COMUNE


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 18:45 il Papa ha incontrato i Rappresentanti delle Organizzazioni per il Dialogo Interreligioso presso il "Notre Dame of Jerusalem Centre", che Giovanni Paolo II eresse in Pontificio Istituto nel 1973. All'incontro, tenutosi nell'Auditorium, hanno partecipato 500 persone.

All'inizio del suo discorso, il Santo Padre ha affermato che: "Indubbiamente molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unità all'interno dell'universale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni può divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione".

"La domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una così rapida globalizzazione. (...) Come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune".

"Vite di religiosa fedeltà echeggiano l'irrompente presenza di Dio e formano così una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede".

"La fede religiosa presuppone la verità" - ha sottolineato Benedetto XVI - "Colui che crede è colui che cerca la verità e vive in base ad essa. (...) Insieme" - ha detto il Papa ai presenti - "possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che è divino nella sua origine e destinato a tutta l'umanità, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società".

"Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale" - ha detto ancora il Pontefice - "la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace. Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c'è oggi particolarmente bisogno".

"In un'epoca di accesso immediato all'informazione" - ha rilevato il Pontefice - "e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti l'allontanamento della presenza di Dio rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo, faciliterà la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterrà il valore universale della credenza religiosa".

"Qualcuno vorrebbe che noi credessimo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo" - ha ribadito il Papa - "che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un'inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio".

"Sospinti dall'Onnipotente e illuminati dalla sua verità" - ha concluso il Pontefice - "possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo".

Concluso l'incontro, il Santo Padre ha benedetto la Prima pietra del nuovo "Istituto Notre Dame" di Magdala che servirà da struttura ricettiva per i pellegrini e centro spirituale con la futura Basilica di Santa Maria Maddalena.
PV-ISRAELE/INCONTRO INTERRELIG./GERUSALEMME VIS 20090512 (630)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Padre Devprasad John Ganawa, S.V.D., finora Rettore del Centro dei Verbiti di Udaipur (India), Vescovo di Jhabua (superficie: 21.366; popolazione: 4.237.905; cattolici: 33.576; sacerdoti: 54; religiosi: 210), India. Il Vescovo eletto, è nato nel 1951 a Panchkui (India), ha emesso la prima professione religiosa nella Società del Verbo Divino nel 1974, quella perpetua nel 1981 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- Il Padre Arockia Sebastian Durairaj, S.V.D., Superiore Provinciale della Central Indian Province, S.V.D., Vescovo di Khandwa (superficie: 24.000; popolazione: 4.568.000; cattolici: 31.432; sacerdoti: 67; religiosi: 250), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Thirunagar (India), ha emesso la professione perpetua nella Società del Verbo Divino nel 1984 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NER/.../GANAWA:DURAIRAJ VIS 20090511 (140)
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