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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 14 novembre 2011

STAMINALI: SALVEZZA DI UNA VITA NON GIUSTIFICA DISTRUZIONE DI UN’ALTRA

CITTA' DEL VATICANO, 12 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre ha ricevuto i 250 partecipanti al Congresso internazionale: “Le cellule staminali adulte: scienza e futuro dell’uomo e della cultura”, promosso dal Pontificio Consiglio della Cultura in collaborazione con la Fondazione statunitense “Stem for life”. Nei tre giorni del Congresso i partecipanti hanno esaminato l’uso delle cellule staminali adulte in medicina da una prospettiva scientifica e dalla prospettiva delle implicazioni culturali, etiche ed antropologiche.

Riportiamo di seguito alcuni estratti del discorso di Benedetto XVI:

“Poiché gli esseri umani sono dotati di anima immortale e sono creati ad immagine e somiglianza di Dio, vi sono dimensioni della vita umana che oltrepassano i limiti di ciò che le scienze naturali possono determinare. Se si oltrepassano tali limiti, sussiste il grave rischio che la dignità unica ed inviolabile della vita umana sia subordinata a considerazioni puramente utilitarie. Se invece si rispettano doverosamente tali limiti, la scienza può offrire un notevole contributo alla promozione e alla salvaguardia della dignità umana”.

“In tal senso, considerevoli sono i potenziali benefici della ricerca sulle cellule staminali adulte, poiché schiudono possibilità di guarigione di malattie degenerative croniche riparando i tessuti danneggiati e ristabilendo la loro capacità di rigenerazione. Il miglioramento che tali terapie promettono costituisce un progresso significativo della scienza medica, che porta nuove speranze a coloro che soffrono e ai loro familiari. Perciò, la Chiesa naturalmente incoraggia quanti sono impegnati nella ricerca e nel sostegno alla ricerca in questo ambito, sempre che essa sia condotta con il dovuto rispetto per il bene integrale della persona umana e il bene comune della società”.

“Tale condizione è di grandissima importanza. La mentalità pragmatica che tanto spesso influenza le decisioni nel mondo di oggi è più che pronta ad autorizzare l’uso di qualunque mezzo disponibile per raggiungere il fine desiderato, nonostante la chiara evidenza delle conseguenze disastrose di tale mentalità. Quando il fine in vista è quello così eminentemente auspicabile di scoprire una cura per le malattie degenerative, è una grande tentazione per gli scienziati e i politici il mettere da parte le obiezioni etiche per intraprendere qualunque ricerca che sembri offrire la prospettiva di una vittoria. I sostenitori della ricerca sulle cellule staminali embrionali, nella speranza di conquistare tale risultato, fanno il grave errore di negare l’inalienabile diritto alla vita di tutti gli esseri umani dal momento del concepimento alla morte naturale. Non si può mai giustificare la distruzione di anche una sola vita umana in termini del beneficio che tale distruzione potrebbe plausibilmente portare ad un’altra vita”.

“Tuttavia, in generale, non sorgono tali problemi etici quando le cellule staminali sono prelevate da tessuti di un organismo adulto o dal sangue del cordone ombelicale al momento della nascita”.

“Il dialogo fra scienza ed etica è della più grande importanza per assicurare che i progressi medici non siano conseguiti a costi umani inaccettabili. La Chiesa contribuisce a questo dialogo aiutando a formare le coscienze secondo la giusta ragione e alla luce della verità rivelata. Nel far ciò la Chiesa non intende ostacolare il progresso scientifico, ma al contrario guidarlo in una direzione che sia proficua e benefica per l’umanità (...), con un’attenzione particolare ai più deboli e ai più vulnerabili”.

“Nel richiamare l’attenzione sulle necessità dei più indifesi, la Chiesa pensa non soltanto ai non nati ma anche a coloro che non hanno facile accesso a costose terapie mediche. (...) La giustizia esige che ogni sforzo sia fatto per porre i risultati della ricerca scientifica a disposizione di tutti coloro che ne traggono beneficio, a prescindere dalle proprie possibilità finanziarie. (...) Qui la Chiesa può offrire concreta assistenza con il suo esteso apostolato sanitario, attivo in numerosi paesi del mondo, che opera con particolare sollecitudine per rispondere alle necessità dei poveri del mondo”.

“Prego affinché il vostro impegno nella ricerca delle cellule staminali adulte porti grandi benedizioni al futuro dell’umanità”.
AC/ VIS 20111114 (660)

martedì 9 novembre 2010

PRIMATO EDUCATIVO DELLA FAMIGLIA

CITTA' DEL VATICANO, 9 NOV. 2010 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un Messaggio del Papa indirizzato al Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, in occasione della LXII Assemblea Generale della CEI, che si tiene in questa settimana ad Assisi.

“Dall’assistere alla Santa Messa e dal ricevere con devozione la santa Comunione sgorga la vita evangelica di San Francesco e la sua vocazione a ripercorrere il cammino di Cristo Crocifisso” – scrive il Papa ribadendo che: “La santità dell’Eucaristia esige che si celebri e si adori questo Mistero consapevoli della sua grandezza, importanza ed efficacia per la vita cristiana, ma esige anche purezza, coerenza e santità di vita da ciascuno di noi per essere testimoni viventi dell’unico Sacrificio di amore di Cristo”.

Nel riferirsi al tema principale in esame, la traduzione in italiano della terza edizione tipica del Messale Romano, il Santo Padre scrive: “Ogni vero riformatore, (...) è un obbediente della fede: non si muove in maniera arbitraria, né si arroga alcuna discrezionalità sul rito; non è il padrone, ma il custode del tesoro istituito dal Signore e a noi affidato. La Chiesa intera è presente in ogni liturgia: aderire alla sua forma è condizione di autenticità di ciò che si celebra”.

I progressi della scienza e della tecnica, tuttavia, sono avvenuti “spesso a scapito dei fondamenti del cristianesimo, nei quali si radica la storia feconda del Continente europeo: la sfera morale è stata confinata nell’ambito soggettivo e Dio, quando non viene negato, è comunque escluso dalla coscienza pubblica”.

“Per invertire la rotta” – sottolinea Benedetto XVI – “non è sufficiente un generico richiamo ai valori, né una proposta educativa che si accontenti di interventi puramente funzionali e frammentari. C’è bisogno, invece, di un rapporto personale di fedeltà tra soggetti attivi, protagonisti della relazione, capaci di prendere posizione e di mettere in gioco la propria libertà”.

“Per questa ragione” – prosegue il Pontefice – “è quanto mai opportuna la vostra scelta di chiamare a raccolta intorno alla responsabilità educativa tutti coloro che hanno a cuore la città degli uomini e il bene delle nuove generazioni. Tale indispensabile alleanza non può che partire da una nuova prossimità alla famiglia, che ne riconosca e sostenga il primato educativo; è al suo interno che si plasma il volto di un popolo”.

“In questo cammino” – conclude il Pontefice – “vi esorto a valorizzare la liturgia quale fonte perenne di educazione alla vita buona del Vangelo. Essa introduce all’incontro con Gesù Cristo, che con parole e opere costantemente edifica la Chiesa, formandola alle profondità dell’ascolto, della fraternità e della missione”.
OP/ VIS 20101109 (430)

domenica 7 novembre 2010

DEDICAZIONE DELLA CHIESA DELLA “SAGRADA FAMILIA”

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2010 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, il Papa, lasciato l’Arcivescovado di Barcelona, si è recato in autovettura panoramica alla Chiesa della “Sagrada Famiglia”, il capolavoro del grande architetto catalano Antoni Gaudí.

mercoledì 5 maggio 2010

APPELLO DISARMO NUCLEARE ED ELOGIO MATRIMONIO

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2010 (VIS). Al termine della catechesi dell’Udienza Generale il Santo Padre ha ricordato che: “Il 3 maggio scorso si sono aperti a New York, i lavori dell’ottava Conferenza di Esame del Trattato di non proliferazione delle armi nucleari”.

“Il processo verso un disarmo nucleare concertato e sicuro” – ha detto il Papa – “è strettamente connesso con il pieno e sollecito adempimento dei relativi impegni internazionali. La pace, infatti, riposa sulla fiducia e sul rispetto degli obblighi assunti, e non soltanto sull’equilibrio delle forze. In tale spirito, incoraggio le iniziative che perseguono un progressivo disarmo e la creazione di zone libere dalle armi nucleari, nella prospettiva della loro completa eliminazione dal pianeta”.

“Esorto, infine, tutti i partecipanti alla riunione di New York a superare i condizionamenti della storia e a tessere pazientemente la trama politica ed economica della pace, per aiutare lo sviluppo umano integrale e le autentiche aspirazioni dei Popoli”.
Benedetto XVI ha rivolto parole di saluto anche a quanti parteciperanno alla fine del mese, al Congresso sulla famiglia a Jönköping, Svezia.

“Il vostro messaggio al mondo è davvero un messaggio di gioia” – ha affermato il Pontefice – “perché il dono che Dio ci fa del matrimonio e della vita familiare ci fa sperimentare uno sprazzo dell’infinito amore che unisce le tre divine persone – Padre, Figlio e Spirito Santo. Gli esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio, sono stati creati per l’amore – nell’intimo del nostro essere, noi aneliamo ad amare e ad essere amati”.

“Il matrimonio è un vero strumento di salvezza, non soltanto per le persone coniugate ma per l’intera società” – ha concluso il Santo Padre – “Come ogni obiettivo valido, esso comporta sacrifici, e ci chiama ad essere preparati a sacrificare i nostri interessi per il bene dell’altro. Ci chiama ad esercitare la tolleranza e ad offrire il perdono. Ci invita ad educare e proteggere il dono di una nuova vita. (...) Incoraggio tutti voi nel vostro impegno di promuovere l’adeguata comprensione ed apprezzamento che l’inestimabile dono del matrimonio e della vita familiare offrono alla società umana”.
AG/ VIS 20100505 (350)

venerdì 26 marzo 2010

IL PAPA AI GIOVANI: DIO HA UN PROGETTO PER VOI

CITTA' DEL VATICANO, 26 MAR. 2010 (VIS). Nella serata di ieri, in Piazza San Pietro, oltre 70.000 giovani, provenienti per la maggior parte dalle Diocesi di Roma e del Lazio, ma anche da altre parti d'Italia, hanno partecipato all'incontro di preghiera, meditazione e dialogo con il Santo Padre Benedetto XVI per commemorare il XXV anniversario delle Giornate Mondiali della Gioventù, istituite da Giovanni Paolo II nel 1985. Diverse persone hanno offerto una testimonianza della propria fede e l'arrivo del Santo Padre è stato preceduto da un momento di festa, con canti e danze. C'è stato un momento di silenzio durante l'entrata della Croce delle GMG, portata in processione, con torce e accompagnata dall'immagine della Vergine "Salus populi Romani". 

  Al suo arrivo Benedetto XVI ha ringraziato i giovani per la loro presenza, per la loro "meravigliosa testimonianza di fede" e per il loro "entusiasmo di seguire Gesù". Successivamente il Papa ha risposto alle domande poste da tre partecipanti all'incontro.

D:" E' possibile fare della mia vita qualcosa di bello e di grande?", è stata la prima domanda alla quale il Papa, citando la parabola del giovane ricco, ha risposto: "Penso che lei, con la sua domanda, ci abbia dato una descrizione dell'essenziale della vita eterna, cioè della vera vita: non buttare via la vita, viverla in profondità, non vivere per se stessi, non vivere alla giornata, ma vivere realmente la vita nella sua ricchezza e nella sua totalità".

  "La mia vita è voluta da Dio dall'eternità" - ha proseguito il Papa - "Io sono amato, sono necessario. Dio ha un progetto con me nella totalità della storia (...).  Quindi, questo è il primo punto: conoscere, cercare di conoscere Dio e così capire che la vita è un dono, che è bene vivere. Poi l'essenziale è l'amore. (...) I dieci comandamenti (...) sono solo un'esplicitazione del comandamento dell'amore. Sono, per così dire, regole dell'amore, indicano la strada dell'amore con questi punti essenziali: la famiglia, come fondamento della società; la vita, da rispettare come dono di Dio; l'ordine della sessualità, della relazione tra uomo e donna; l'ordine sociale e, finalmente, la verità. (...) la perfezione, cioè l'essere buono, il vivere la fede e l'amore, è sostanzialmente una, ma in forme molto diverse. (...) Trovare la mia vocazione e viverla in ogni posto è importante e fondamentale, sia io un grande scienziato, o un contadino".

D. Padre Santo che vuol dire essere guardati con amore da Gesù; come possiamo fare anche noi oggi questa esperienza?" è stata la seconda domanda.  "Naturalmente direi di sì, perché il Signore è sempre presente e guarda ognuno di noi con amore. Solo che noi dobbiamo trovare questo sguardo e incontrarci con lui. (...) Conoscere Gesù implica diverse vie. Una prima condizione è conoscere la figura di Gesù come ci appare nei Vangeli. (...) Conoscere Gesù non solo in modo accademico, teorico, ma con il cuore, cioè parlare con Gesù nella preghiera. (...) Per conoscere una persona, anzitutto la grande persona di Gesù, Dio e uomo, ci vuole anche la ragione, ma, nello stesso tempo, anche il cuore. (...) Quindi, direi questi elementi: ascoltare, rispondere, entrare nella comunità credente, comunione con Cristo nei sacramenti, dove si dà a noi, sia nell'Eucaristia, sia nella Confessione eccetera, e, finalmente, fare, realizzare le parole della fede così che diventino forza della mia vita.

D. Padre Santo come posso trovare la forza per scelte coraggiose, e chi mi può aiutare? "Ecco, cominciamo con questa parola dura per noi: rinunce" - ha detto Benedetto XVI - "Una vita professionale buona non si può raggiungere senza rinunce, senza una preparazione adeguata, che sempre esige una disciplina (...). Proprio anche l'arte di vivere, di essere se stesso, l'arte di essere uomo esige rinunce e le rinunce vere (...)  ci sono indicate nella Parola di Dio e ci aiutano a non cadere - diciamo - nell'abisso della droga, dell'alcool, della schiavitù della sessualità, della schiavitù del denaro, della pigrizia. (...) Riuscire a rinunciare alla tentazione del momento, andare avanti verso il bene crea la vera libertà e fa preziosa la vita. In questo senso, mi sembra, dobbiamo vedere che senza un 'no' a certe cose non cresce il grande 'sì' alla vera vita, come la vediamo nelle figure dei santi".
AC/INCONTRO GIOVANI/...                       VIS 20100326 (710)

martedì 23 marzo 2010

INIZIO DOMANI FORUM INTERNAZIONALE GIOVANI

CITTA' DEL VATICANO, 23 MAR. 2010 (VIS). Come ogni tre anni, il Pontificio Consiglio per i Laici ha organizzato, dal 24 al 28 marzo, il Forum Internazionale dei giovani, che quest'anno si svolgerà a Rocca di Papa, nei pressi di Roma, con la partecipazione di circa trecento giovani, Delegati delle Conferenze Episcopali e dei principali movimenti e associazioni internazionali di novanta paesi.

  Il tema scelto dal Dicastero per il X Forum Internazionale è "Imparare ad amare", con l'obiettivo, come precisa un Comunicato del Pontificio Consiglio, di realizzare un percorso di riflessione sull'amore umano, nelle sue diverse dimensioni, come vocazione, matrimonio, sessualità, famiglia, vita consacrata e sacerdozio. Sono in programma conferenze, tavole rotonde, testimonianze e gruppi di lavoro.

  Giovedì 25 marzo, i Delegati assisteranno all'incontro del Papa con i giovani di Roma e del Lazio, nel corso del quale si commemorerà il XXV anniversario della Giornata Mondiale della Gioventù.

  I lavori di questi giorni si concluderanno con la Messa che il Santo Padre Benedetto XVI celebrerà la Domenica delle Palme, 28 marzo, in Piazza San Pietro, alla quale tradizionalmente partecipano migliaia di giovani provenienti da tutto il mondo.
CON-L/FORUM INTERNAZIONALE GIOVANI                   VIS 20100323 (200)

martedì 16 marzo 2010

MESSAGGIO PER XXV GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2010 (VIS). È stato pubblicato il Messaggio del Santo Padre per la XXV Giornata Mondiale della Gioventù, che sarà celebrata il 28 marzo, Domenica delle Palme, a livello diocesano. Il tema del Messaggio 2010 è: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17).

  Di seguito riportiamo estratti del testo:

  "La presente XXV Giornata rappresenta una tappa verso il prossimo Incontro Mondiale dei giovani, che avrà luogo nell'agosto 2011 a Madrid, dove spero sarete numerosi a vivere questo evento di grazia".

  "Per prepararci a tale celebrazione, vorrei proporvi alcune riflessioni sul tema di quest'anno: "Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?" (Mc 10,17), tratto dall'episodio evangelico dell'incontro di Gesù con il giovane ricco; un tema già affrontato, nel 1985, dal Papa Giovanni Paolo II in una bellissima Lettera, diretta per la prima volta ai giovani".

1. Gesù incontra un giovane

  "Questo racconto esprime in maniera efficace la grande attenzione di Gesù verso i giovani, (...) e mostra quanto sia grande il suo desiderio di incontrarvi personalmente e di aprire un dialogo con ciascuno di voi".

2. Gesù lo guardò e lo amò

  "Nel racconto evangelico, San Marco sottolinea come "Gesù fissò lo sguardo su di lui e lo amò" (cfr Mc 10,21). Nello sguardo del Signore c'è il cuore di questo specialissimo incontro e di tutta l'esperienza cristiana. Infatti il cristianesimo non è primariamente una morale, ma esperienza di Gesù Cristo, che ci ama personalmente, giovani o vecchi, poveri o ricchi; ci ama anche quando gli voltiamo le spalle".

"La consapevolezza che il Padre ci ha da sempre amati nel suo Figlio, che il Cristo ama ognuno e sempre - scrive ancora il Papa Giovanni Paolo II - "ci permette di superare tutte le prove: la scoperta dei nostri peccati, la sofferenza, lo scoraggiamento. In questo amore si trova la sorgente di tutta la vita cristiana e la ragione fondamentale dell'evangelizzazione: se abbiamo veramente incontrato Gesù, non possiamo fare a meno di testimoniarlo a coloro che non hanno ancora incrociato il suo sguardo!".

3. La scoperta del progetto di vita

  "Il giovane ricco chiede a Gesù: 'Che cosa devo fare?'. La stagione della vita in cui siete immersi è tempo di scoperta: dei doni che Dio vi ha elargito e delle vostre responsabilità. E', altresì, tempo di scelte fondamentali per costruire il vostro progetto di vita. E' il momento, quindi, di interrogarvi sul senso autentico dell'esistenza e di domandarvi: 'Sono soddisfatto della mia vita? C'è qualcosa che manca?'".

  "Non abbiate paura di affrontare queste domande! Lontano dal sopraffarvi, esse esprimono le grandi aspirazioni, che sono presenti nel vostro cuore. Pertanto, vanno ascoltate. Esse attendono risposte non superficiali, ma capaci di soddisfare le vostre autentiche attese di vita e di felicità".

  "Per scoprire il progetto di vita che può rendervi pienamente felici, mettetevi in ascolto di Dio, che ha un suo disegno di amore su ciascuno di voi".

4. Vieni e seguimi!

  "La vocazione cristiana scaturisce da una proposta d'amore del Signore e può realizzarsi solo grazie a una risposta d'amore (...) Sull'esempio di tanti discepoli di Cristo, anche voi, cari amici, accogliete con gioia l'invito alla sequela, per vivere intensamente e con frutto in questo mondo".

  "La tristezza del giovane ricco del Vangelo è quella che nasce nel cuore di ciascuno quando non si ha il coraggio di seguire Cristo, di compiere la scelta giusta. Ma non è mai troppo tardi per rispondergli!".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vorrei esortare i giovani e i ragazzi ad essere attenti se il Signore invita ad un dono più grande, nella via del Sacerdozio ministeriale, e a rendersi disponibili ad accogliere con generosità ed entusiasmo questo segno di speciale predilezione, intraprendendo con un sacerdote, con il direttore spirituale il necessario cammino di discernimento. Non abbiate paura, poi, cari giovani e care giovani, se il Signore vi chiama alla vita religiosa, monastica, missionaria o di speciale consacrazione: Egli sa donare gioia profonda a chi risponde con coraggio!".

  "Invito, inoltre, quanti sentono la vocazione al matrimonio ad accoglierla con fede, impegnandosi a porre basi solide per vivere un amore grande, fedele e aperto al dono della vita, che è ricchezza e grazia per la società e per la Chiesa".

5. Orientati verso la vita eterna

  "Interrogarsi sul futuro definitivo che attende ciascuno di noi dà senso pieno all'esistenza, poiché orienta il progetto di vita verso orizzonti non limitati e passeggeri, ma ampi e profondi, che portano ad amare il mondo, da Dio stesso tanto amato, a dedicarci al suo sviluppo, ma sempre con la libertà e la gioia che nascono dalla fede e dalla speranza. Sono orizzonti che aiutano a non assolutizzare le realtà terrene, sentendo che Dio ci prepara una prospettiva più grande".

  "Cari giovani, vi esorto a non dimenticare questa prospettiva nel vostro progetto di vita: siamo chiamati all'eternità".

6. I comandamenti, via dell'amore autentico

  "Anche a voi, Gesù chiede se conoscete i comandamenti, se vi preoccupate di formare la vostra coscienza secondo la legge divina e se li mettete in pratica".

  "Certo, si tratta di domande controcorrente rispetto alla mentalità attuale, che propone una libertà svincolata da valori, da regole, da norme oggettive e invita a rifiutare ogni limite ai desideri del momento".

  "Dio ci dà i comandamenti perché ci vuole educare alla vera libertà, perché vuole costruire con noi un Regno di amore, di giustizia e di pace. Ascoltarli e metterli in pratica non significa alienarsi, ma trovare il cammino della libertà e dell'amore autentici, perché i comandamenti non limitano la felicità, ma indicano come trovarla".

7. Abbiamo bisogno di voi

  "Chi vive oggi la condizione giovanile si trova ad affrontare molti problemi derivanti dalla disoccupazione, dalla mancanza di riferimenti ideali certi e di prospettive concrete per il futuro. (...) Nonostante le difficoltà, non lasciatevi scoraggiare e non rinunciate ai vostri sogni! Coltivate invece nel cuore desideri grandi di fraternità, di giustizia e di pace. Il futuro è nelle mani di chi sa cercare e trovare ragioni forti di vita e di speranza".

  "Nella mia recente Lettera enciclica sullo sviluppo umano integrale, Caritas in veritate, ho elencato alcune grandi sfide attuali, che sono urgenti ed essenziali per la vita di questo mondo: l'uso delle risorse della terra e il rispetto dell'ecologia, la giusta divisione dei beni e il controllo dei meccanismi finanziari, la solidarietà con i Paesi poveri nell'ambito della famiglia umana, la lotta contro la fame nel mondo, la promozione della dignità del lavoro umano, il servizio alla cultura della vita, la costruzione della pace tra i popoli, il dialogo interreligioso, il buon uso dei mezzi di comunicazione sociale".

  "Sono sfide alle quali siete chiamati a rispondere per costruire un mondo più giusto e fraterno. Sono sfide che chiedono un progetto di vita esigente ed appassionante, nel quale mettere tutta la vostra ricchezza secondo il disegno che Dio ha su ciascuno di voi".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vi invito a conoscere la vita dei santi, in particolare quella dei santi sacerdoti. Vedrete che Dio li ha guidati e che hanno trovato la loro strada giorno dopo giorno, proprio nella fede, nella speranza e nell'amore. Cristo chiama ciascuno di voi a impegnarsi con Lui e ad assumersi le proprie responsabilità per costruire la civiltà dell'amore".
MESS/GIORNATA MONDIALE GIOVENTÙ/...                 VIS 20100316 (1210)

mercoledì 10 marzo 2010

CRISI FINANZIARIA E DIRITTI UMANI


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). L'Arcivescovo Silvano Tomasi, C.S., Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Ufficio delle Nazioni Unite ed Istituzioni Specializzate a Ginevra, è intervenuto il 3 marzo scorso alla XIII Sessione Ordinaria del Consiglio dei Diritti dell'Uomo sulla crisi economica e finanziaria mondiale.

  All'inizio del suo discorso l'Arcivescovo Tomasi ha espresso anche a nome della Delegazione della Santa Sede "le condoglianze e la solidarietà al popolo cileno per le vittime del recente terremoto".

  "La Delegazione delle Santa Sede" - ha proseguito l'Arcivescovo "intende riaffermare la sua convinzione che la prospettiva dei diritti umani offre un contributo positivo per una soluzione della corrente crisi finanziaria. (...) Questa situazione richiede nuove regole ed un sano sistema globale di governo che assicuri una via sostenibile e di vasta portata per lo sviluppo di tutti".

  L'Arcivescovo ha citato fra le conseguenze negative della crisi finanziaria "lo scandalo della fame, la crescente disuguaglianza nel mondo, milioni di persone disoccupate e milioni di altre ridotte in estrema povertà, (...) la mancanza di protezione sociale per i più vulnerabili. Questi squilibri, il Santo Padre ci ricorda nella recente enciclica 'Caritas in Veritate' 'sono prodotti quando l'azione economica, concepita meramente come motore per la creazione di ricchezza, è distaccata dall'azione politica, concepita come mezzo per perseguire la giustizia mediante la ridistribuzione'. Equità e giustizia sono criteri essenziali nella gestione dell'economia mondiale".

  "Obiettivo comune è la protezione e il rispetto della dignità umana che accomuna l'intera famiglia umana, una unità radicata nei quattro principi fondamentali della centralità della persona umana, la solidarietà, la sussidiarietà e il bene comune. In tale contesto la revisione del Consiglio dei Diritti Umani deve tendere anche a operare cambiamenti sulla base di una realtà e di una concreta applicazione dei diritti umani, che deve essere prioritaria".

  "La dottrina sociale della Chiesa da sempre ha perseguito tale obiettivo con particolare attenzione ai membri più vulnerabili della società. Infatti dando priorità agli esseri umani e all'ordine creato che li sostiene nel loro viaggio terreno, noi possiamo modificare le regole che governano il sistema finanziario per servire un cambiamento concreto, e allontanarci dalle antiche abitudini di cupidigia che hanno portato alla crisi attuale, e promuovere uno sviluppo integrale e l'applicazione effettiva dei diritti umani poiché 'il capitale primario che deve essere salvaguardato e tenuto in considerazione è la persona umana nella sua integrità".
DELSS/DIRITTI UMANI/TOMASI                                   VIS 20100310 (390)


martedì 9 marzo 2010

A PROPOSITO DEL DIBATTITO SUGLI ABUSI SESSUALI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAR. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo una Nota del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., relativa ai casi di abusi sessuali di minori in istituzioni di enti ecclesiastici.

  "Da alcuni mesi la gravissima questione degli abusi sessuali su minori in istituzioni gestite da entri ecclesiastici e da parte di persone con responsabilità nella Chiesa, in particolare sacerdoti, ha investito la Chiesa e la società irlandese. Di recente il Santo Padre ha dimostrato la sua partecipazione, in particolare con due incontri, prima con i più alti rappresentanti dell'episcopato e poi con tutti i vescovi ordinari, e prepara la pubblicazione di una lettera sull'argomento per la Chiesa in Irlanda".

  "Ma nelle ultime settimane il dibattito sugli abusi sessuali nei confronti di minori sta coinvolgendo la Chiesa anche in alcuni Paesi dell'Europa centrale (Germania, Austria, Olanda). Su questo sviluppo ci siano permesse alcune semplici considerazioni".

  "Le principali istituzioni ecclesiastiche coinvolte (la Provincia dei gesuiti tedeschi - prima ad essere coinvolta per il caso del Collegio Canisius di Berlino -, la Conferenza episcopale tedesca, la Conferenza episcopale austriaca, la Conferenza episcopale olandese…) hanno affrontato il manifestarsi del problema con tempestività e con decisione. Hanno dato prova di volontà di trasparenza, in certo senso hanno accelerato il manifestarsi del problema invitando le vittime a parlare anche quando si trattava di casi di molto tempo fa. Così facendo hanno affrontato le questioni "con il piede giusto", perché il punto di partenza corretto è il riconoscimento di ciò che è avvenuto, e la preoccupazione per le vittime e le conseguenze degli atti compiuti contro di loro. Inoltre, hanno ripreso in considerazione le "Direttive" già esistenti o hanno previsto nuove indicazioni operative per mettere a fuoco anche la strategia di prevenzione, affinché sia fatto tutto il possibile perché in futuro simili gravissimi fatti non abbiano a ripetersi".

  "Questi fatti mobilitano la Chiesa ad elaborare le risposte appropriate e vanno inseriti in un contesto e in una problematica più ampia che riguarda la tutela dei bambini e dei giovani dagli abusi sessuali nella società. Certamente gli errori compiuti nelle istituzioni e da responsabili ecclesiali sono particolarmente riprovevoli, data la responsabilità educativa e morale della Chiesa. Ma tutte le persone obiettive ed informate sanno che la questione è molto più ampia, e il concentrare le accuse solo sulla Chiesa porta a falsare la prospettiva. Solo per fare un esempio, i dati recentemente forniti dalle autorità competenti in Austria dicono che in uno stesso periodo di tempo i casi accertati in istituzioni riconducibili alla Chiesa sono stati 17, mentre ve ne sono stati altri 510 in altri ambienti. E' bene preoccuparsi anche di questi".

  "Giustamente in Germania vengono ora ipotizzate iniziative, promosse dal Ministero della famiglia, per convocare una "tavola rotonda" delle diverse realtà educative e sociali per affrontare la questione in una prospettiva complessiva e adeguata. La Chiesa è naturalmente pronta a partecipare e impegnarsi. Probabilmente la sua dolorosa esperienza può essere un contributo utile anche per altri. Il Cancelliere, Signora Merkel, ha giustamente dato atto alla Chiesa in Germania della serietà e della costruttività del suo impegno".

  "Per completare queste considerazioni, è bene ricordare ancora che la Chiesa vive inserita nella società civile e in essa assume le sue responsabilità, ma ha anche un suo ordinamento specifico distinto, quello "canonico", che risponde alla sua natura spirituale e sacramentale, in cui quindi anche le procedure giudiziali e penali sono di natura diversa (ad esempio non prevedono pene pecuniarie o di privazione della libertà, ma impedimento di esercizio di ministero, privazione di diritti nel campo ecclesiastico, ecc.). Nell'ambito canonico il delitto di abuso sessuale di minori è sempre stato considerato uno dei più gravi fra tutti, e le norme canoniche lo hanno costantemente riaffermato, in particolare la Lettera "De delictis gravioribus" del 2001, talvolta inopportunamente citata come causa di una "cultura del silenzio". Chi conosce e capisce di che cosa si tratta, sa che è stata un segnale determinante per richiamare l'episcopato sulla gravità del problema e un impulso concreto per l'elaborazione di direttive operative per affrontarlo".

  "In conclusione, se non si può negare la gravità del travaglio che la Chiesa sta attraversando, non bisogna rinunciare a fare tutto il possibile perché se ne ottengano alla fine anche risultati positivi, di migliore protezione dell'infanzia e della gioventù nella Chiesa e nella società, e di purificazione per la Chiesa stessa".
OP/ABUSI SESSUALI/LOMBARDI                       VIS 20100309 (740)


mercoledì 3 marzo 2010

SAN BONAVENTURA UOMO DI AZIONE E CONTEMPLAZIONE


CITTA' DEL VATICANO, 3 MAR. 2010 (VIS).  Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi alla figura di San Bonaventura da Bagnoregio ed ha confidato di proporre questo argomento con una certa nostalgia, "perché ripenso alle ricerche che, da giovane studioso, ho condotto proprio su questo autore, a me particolarmente caro".

  "Nato probabilmente nel 1217 e morto nel 1274" - ha detto il Papa - "egli visse nel XIII secolo, un'epoca in cui la fede cristiana, (...) ispirò imperiture opere nel campo della letteratura, delle arti visive, della filosofia e della teologia. Tra le grandi figure cristiane che contribuirono alla composizione di questa armonia tra fede e cultura si staglia appunto Bonaventura, uomo di azione e di contemplazione, di profonda pietà e di prudenza nel governo".

  "Si chiamava Giovanni da Fidanza. Un episodio che accadde quando era ancora ragazzo segnò profondamente la sua vita, come egli stesso racconta. Era stato colpito da una grave malattia e neppure suo padre, che era medico, sperava ormai di salvarlo dalla morte. Sua madre, allora, ricorse all'intercessione di Francesco d'Assisi, da poco canonizzato. E Giovanni guarì". Negli anni di formazione, frequentò la Facoltà di Teologia dell'Università di Parigi, studiò a fondo le Scritture, le Sentenze di Pietro Lombardo e i più importanti autori di teologia. "Affascinato dalla testimonianza di fervore e radicalità evangelica dei Frati Minori, che erano giunti a Parigi nel 1219, Giovanni bussò alle porte del Convento francescano di quella città, e chiese di essere accolto nella grande famiglia dei discepoli di Francesco", assumendo il nome di Bonaventura.  

  Lo scritto intitolato "La perfezione evangelica"  - ha spiegato il Papa - fu la risposta di Bonaventura a chi contestava il diritto dei Frati Minori "di insegnare nell'Università e (...) metteva in dubbio persino l'autenticità della loro vita consacrata". In esso l'Autore dimostrava che "gli Ordini mendicanti, in specie i Frati Minori, praticando i voti di povertà, di castità e di obbedienza, seguivano i consigli del Vangelo stesso".

  "Al di là di queste circostanze storiche, l'insegnamento fornito da Bonaventura in questa sua opera e nella sua vita rimane sempre attuale: la Chiesa è resa più luminosa e bella dalla fedeltà alla vocazione di quei suoi figli e di quelle sue figlie che non solo mettono in pratica i precetti evangelici ma, per la grazia di Dio, sono chiamati ad osservarne i consigli e testimoniano così, con il loro stile di vita povero, casto e obbediente, che il Vangelo è sorgente di gioia e di perfezione".

  Nel 1257, quando Bonaventura fu eletto Ministro Generale dell'Ordine dei Frati Minori, l'Ordine nel mondo contava più di 30.000 Frati sparsi in tutto l'Occidente con presenze missionarie nell'Africa del Nord, in Medio Oriente e anche a Pechino. "Occorreva consolidare questa espansione e soprattutto conferirle, in piena fedeltà al carisma di Francesco, unità di azione e di spirito. Infatti, tra i seguaci del santo di Assisi si registravano diversi modi di interpretarne il messaggio ed esisteva realmente il rischio di una frattura interna".

  Per preservare l'autentico carisma di Francesco, la sua vita ed il suo insegnamento, Bonaventura "raccolse, (...) con grande zelo documenti riguardanti il Poverello e ascoltò con attenzione i ricordi di coloro che avevano conosciuto direttamente Francesco. Ne nacque una biografia, storicamente ben fondata, del santo di Assisi, intitolata 'Legenda maior', redatta anche in forma più succinta, e chiamata perciò 'Legenda minor'.

  "Qual è l'immagine di San Francesco che emerge dal cuore e dalla penna del suo figlio devoto e successore, San Bonaventura? Francesco è un 'alter Christus', un uomo che ha cercato appassionatamente Cristo. Nell'amore che spinge all'imitazione, egli si è conformato interamente a Lui. Bonaventura additava questo ideale vivo a tutti i seguaci di Francesco".

  "Questo ideale, valido per ogni cristiano, ieri, oggi, sempre" - ha ricordato Benedetto XVI - "è stato indicato come programma anche per la Chiesa del Terzo Millennio dal mio Venerabile Predecessore Giovanni Paolo II".

  "Nel 1273" - ha proseguito il Papa - "la vita di San Bonaventura conobbe un altro cambiamento. Il Papa Gregorio X lo volle consacrare Vescovo e nominare Cardinale. Gli chiese anche di preparare un importantissimo evento ecclesiale: il II Concilio Ecumenico di Lione, che aveva come scopo il ristabilimento della comunione tra la Chiesa Latina e quella Greca. Egli si dedicò a questo compito con diligenza, ma non riuscì a vedere la conclusione di quell'assise ecumenica, perché morì durante il suo svolgimento".

  Il Papa ha concluso la biografia del Santo Dottore della Chiesa invitando a raccogliere la sua eredità che "ci ricorda il senso della nostra vita con le seguenti parole: 'Sulla terra… possiamo contemplare l'immensità divina mediante il ragionamento e l'ammirazione; nella patria celeste, invece, mediante la visione, quando saremo fatti simili a Dio, e mediante l'estasi ... entreremo nel gaudio di Dio'".
AG/BONAVENTURA/...                               VIS 20100303 (740)


venerdì 12 febbraio 2010

CATTOLICI E ORTODOSSI IN DIFESA DEI VALORI CRISTIANI


CITTA' DEL VATICANO, 12 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Presuli della Conferenza Episcopale di Romania, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apostolorum".

  All'inizio del suo discorso il Papa ha ricordato i Vescovi, gli innumerevoli sacerdoti, religiosi, religiose e fedeli che "nel tempo delle persecuzione, hanno mostrato indomito attaccamento a Cristo e alla sua Chiesa e hanno conservata intatta la loro fede".

  Nel ringraziare i Vescovi per il loro "generoso impegno a servizio della rinascita e dello sviluppo della comunità cattolica" in Romania e nella Repubblica di Moldova, Benedetto XVI ha avuto parole di esortazione dicendo loro di "proporre ai fedeli un itinerario di fede cristiana matura e responsabile, specialmente attraverso l'insegnamento della religione, la catechesi, anche degli  adulti, e la preparazione ai Sacramenti. (...) È un programma impegnativo, che richiede l'elaborazione comune di piani pastorali miranti al 'bonum animarum' di tutti i cattolici dei diversi riti ed etnie".

  "In quest'Anno Sacerdotale, vi esorto ad essere sempre autentici padri dei vostri presbiteri (...). Impegnatevi a curare la comunione tra voi e con loro in un clima di affetto, di attenzione e di dialogo rispettoso e fraterno; interessatevi alle loro condizioni spirituali e materiali, al loro necessario aggiornamento teologico e pastorale".

  Benedetto XVI ha sottolineato che: "È compito primario dei Vescovi promuovere la pastorale vocazionale e la formazione umana, spirituale e intellettuale dei candidati al Sacerdozio nei Seminari e negli altri Istituti formativi (...) anche mediante la scelta attenta degli educatori e dei docenti. Analoga cura va posta nella formazione dei membri degli Istituti di vita consacrata, in particolare di quelli femminili".

  "La fioritura di vocazioni sacerdotali e religiose dipende in buona parte dalla salute morale e religiosa delle famiglie cristiane" - ha affermato il Pontefice - "Le famiglie cattoliche del vostro Paese (...) non sono immuni dalla piaghe dell'aborto, della corruzione, dell'alcolismo e della droga, come pure del controllo delle nascite mediante metodi contrari alla dignità della persona umana. Per combattere queste sfide, occorre promuovere consultori parrocchiali che assicurino un'adeguata preparazione alla vita coniugale e familiare, nonché organizzare meglio la pastorale giovanile".

  "Occorre, soprattutto" - ha ribadito il Santo Padre - "un deciso impegno per favorire la presenza dei valori cristiani nella società, sviluppando centri di formazione dove i giovani possano conoscere i valori autentici, impreziositi dal genio della cultura dei vostri Paesi, così da poterli testimoniare negli ambienti dove vivono".

  "In questo contesto" - ha aggiunto il Pontefice - "risulta particolarmente importante la testimonianza di fraternità tra Cattolici e Ortodossi: prevalga sulle divisioni e sui dissidi e apra i cuori alla riconciliazione". Nel ricordare il decimo anniversario - nel maggio 2009 - della "storica visita che il Venerabile Papa Giovanni Paolo II realizzò in Romania", il Papa ha auspicato che: "Il desiderio di unità suscitato da quella visita alimenti la preghiera e l'impegno a dialogare nella carità e nella verità e a promuovere iniziative comuni".

  "Un ambito di collaborazione oggi particolarmente importante tra Ortodossi e Cattolici" -ha affermato infine Benedetto XVI - "riguarda la difesa delle radici cristiane dell'Europa e dei valori cristiani e la comune testimonianza su temi come la famiglia, la bioetica, i diritti umani, l'onestà nella vita pubblica, l'ecologia: (...) Un costruttivo dialogo tra Ortodossi e Cattolici non mancherà di essere fermento di unità e di concordia non solo per i vostri paesi, ma anche per l'intera Europa".
AL/.../ROMANIA                                           VIS 20100212 (560)


mercoledì 10 febbraio 2010

ANTONIO DI PADOVA GRANDE ESEMPIO MINISTERO PREDICAZIONE


CITTA' DEL VATICANO, 10 FEB. 2010 (VIS). Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale di oggi a Sant'Antonio di Padova, "uno dei santi più popolari in tutta la Chiesa Cattolica".

   Sant'Antonio nacque a Lisbona da una nobile famiglia, intorno al 1195. Entrò fra i Canonici che seguivano la regola monastica di sant'Agostino, ma dopo il martirio di cinque missionari francescani in Marocco, lasciò i Canonici agostiniani e chiese  di diventare Frate Minore con il desiderio di recarsi missionario in Marocco. In seguito a una malattia, fu costretto a rientrare in Italia dove si dedicò ad un'intensa ed efficace attività apostolica. Morì a Padova nel 1231 e fu canonizzato nel 1232 da Papa Gregorio IX.

  "Antonio ha contribuito in modo significativo" - ha detto il Papa - "allo sviluppo della spiritualità francescana, con le sue spiccate doti di intelligenza, di equilibrio, di zelo apostolico e, principalmente, di fervore mistico" e "fu anche tra i primi maestri di teologia dei Frati Minori, se non proprio il primo".
 
  "Nell'ultimo periodo di vita" - ha spiegato il Papa - "Antonio mise per iscritto due cicli di 'Sermoni', intitolati rispettivamente 'Sermoni domenicali' e 'Sermoni sui Santi'" nei quali "propone un vero e proprio itinerario di vita cristiana. È tanta la ricchezza di insegnamenti spirituali contenuta nei 'Sermoni', che il Venerabile Papa Pio XII, nel 1946, proclamò Antonio Dottore della Chiesa, attribuendogli il titolo di 'Dottore evangelico', perché da tali scritti emerge la freschezza e la bellezza del Vangelo".

  Antonio di Padova o da Lisbona, come viene anche chiamato, "parla della  preghiera come di un rapporto di amore, che spinge l'uomo a colloquiare dolcemente con il Signore (...). La preghiera è articolata in quattro atteggiamenti indispensabili, (...) aprire fiduciosamente il proprio cuore a Dio, (...) colloquiare affettuosamente con Lui, (...) presentarGli i nostri bisogni, e poi lodarLo e ringraziarLo. In questo insegnamento di Sant'Antonio sulla preghiera cogliamo uno dei tratti specifici della teologia francescana (...) il ruolo assegnato all'amore divino, che entra nella sfera degli affetti, della volontà, del cuore, e che è anche la sorgente da cui sgorga una conoscenza spirituale, che sorpassa ogni conoscenza".

    Il "Dottore Evangelico" "conosce bene i difetti della natura umana, la tendenza a cadere nel peccato, per cui esorta continuamente a combattere l'inclinazione all'avidità, all'orgoglio, all'impurità (...). Agli inizi del XIII secolo, nel contesto della rinascita delle città e del fiorire del commercio, cresceva il numero di persone insensibili alle necessità dei poveri. Per tale motivo, Antonio più volte invita i fedeli a pensare alla vera ricchezza, quella del cuore, che rendendo buoni e misericordiosi, fa accumulare tesori per il Cielo".

  "Non è forse questo, cari amici, un insegnamento molto importante anche oggi, quando la crisi finanziaria e i gravi squilibri economici impoveriscono non poche persone, e creano condizioni di miseria?"  - si è chiesto il Papa nel commentare "Un altro tratto tipico della teologia francescana il cristocentrismo. Volentieri essa contempla, e invita a contemplare, i misteri dell'umanità del Signore, in modo particolare, quello della Natività" e della Crocifissione.

  "Anche la visione del Crocifisso" - ha proseguito il Santo Padre - "gli ispira pensieri di riconoscenza verso Dio e di stima per la dignità della persona umana, così che tutti, credenti e non credenti, possano trovarvi un significato che arricchisce la vita". Il Papa ha sottolineato "l'importanza del crocifisso per la nostra cultura e per il nostro umanesimo, nato dalla fede cristiana (...) perché Dio ci rende così importanti da essere per Lui degni della sua sofferenza".

  Benedetto XVI ha concluso la catechesi invocando l'intercessione di Sant'Antonio per la Chiesa intera e "soprattutto per coloro che si dedicano alla predicazione (...). I predicatori, traendo ispirazione dal suo esempio, abbiano cura di unire solida e sana dottrina, pietà sincera e fervorosa, incisività nella comunicazione. In quest'Anno Sacerdotale, preghiamo perché i sacerdoti e i diaconi svolgano con sollecitudine questo ministero di annuncio e di attualizzazione della Parola di Dio ai fedeli, soprattutto attraverso le omelie liturgiche".
AG/ANTONIO DI PADAVA/...                           VIS 20100210 (650)


lunedì 8 febbraio 2010

TUTTI DOBBIAMO CUSTODIRE E RISPETTARE LA VITA


CITTA' DEL VATICANO, 7 FEB. 2010 (VIS). Dopo la preghiera dell'Angelus, il Papa ha ricordato che si celebra oggi in Italia la "Giornata per la Vita".

  "Mi associo volentieri" - ha detto Benedetto XVI - "ai Vescovi italiani e al loro messaggio sul tema: "La forza della vita, una sfida nella povertà". Nell'attuale periodo di difficoltà economica, diventano ancora più drammatici quei meccanismi che, producendo povertà e creando forti disuguaglianze sociali, feriscono e offendono la vita, colpendo soprattutto i più deboli e indifesi. Tale situazione, pertanto, impegna a promuovere uno sviluppo umano integrale per superare l'indigenza e il bisogno, e soprattutto ricorda che il fine dell'uomo non è il benessere, ma Dio stesso e che l'esistenza umana va difesa e favorita in ogni suo stadio. Nessuno, infatti, è padrone della propria vita, ma tutti siamo chiamati a custodirla e rispettarla, dal momento del concepimento fino al suo spegnersi naturale".

  Il Papa ha espresso "apprezzamento per coloro che più direttamente operano al servizio dei bambini, dei malati e degli anziani" ed ha ricordato che la Diocesi di Roma, "dedica speciale attenzione alla Giornata per la Vita e la prolunga nella 'Settimana della vita e della famiglia'".

  "Auguro la buona riuscita di questa iniziativa" - ha concluso il Pontefice - "ed incoraggio l'attività dei consultori, delle associazioni e dei movimenti, come pure dei docenti universitari, impegnati a sostegno della vita e della famiglia".
ANG/DIFESA VITA/...                               VIS 20100208 (240)


PONTIFICIO CONSIGLIO FAMIGLIA E VADEMECUM MATRIMONIO


CITTA' DEL VATICANO, 8 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano i partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio per la Famiglia, di cui Presidente è il Cardinale Ennio Antonelli ed ha ricordato il defunto Cardinale Alfonso López Trujillo, che per 18 anni ne è stato Presidente.

  "La presente attività del Dicastero" - ha detto il Santo Padre - "si colloca tra il VI Incontro Mondiale delle Famiglie, celebratosi a Città del Messico nel 2009, e il VII, in programma a Milano nel 2012".

  "Il Pontificio Consiglio sta portando avanti varie iniziative per far crescere la consapevolezza del fondamentale valore della famiglia per la vita della Chiesa e della società. Tra queste si collocano il progetto 'La famiglia soggetto di evangelizzazione', con cui si vuole predisporre una raccolta, a livello mondiale, di valide esperienze nei diversi ambiti della pastorale familiare, perché servano di ispirazione ed incoraggiamento per nuove iniziative; e il progetto 'La famiglia risorsa per la società', con cui si intende porre in evidenza presso l'opinione pubblica i benefici che la famiglia reca alla società, alla sua coesione ed al suo sviluppo.

  "Un altro importante impegno del Dicastero è l'elaborazione di un 'Vademecum' per la preparazione al Matrimonio" ispirato ad un'idea di Giovanni Paolo II che affermava che essa "comporta tre principali momenti: uno remoto, uno prossimo e uno immediato".

  "La preparazione remota" - ha affermato Benedetto XVI - "riguarda i bambini, gli adolescenti e i giovani. Essa coinvolge la famiglia, la parrocchia e la scuola, luoghi nei quali si viene educati a comprendere la vita come vocazione all'amore, che si specifica, poi, nelle modalità del matrimonio e della verginità per il Regno dei Cieli. In questa tappa, inoltre, dovrà progressivamente emergere il significato della sessualità come capacità di relazione e positiva energia da integrare nell'amore autentico".

  "La preparazione prossima riguarda i fidanzati e dovrebbe configurarsi come un itinerario di fede e di vita cristiana, che conduca ad una conoscenza approfondita del mistero di Cristo e della Chiesa, dei significati di grazia e di responsabilità del matrimonio (...). E' auspicabile che si offra un percorso di catechesi e di esperienze vissute nella comunità cristiana, che preveda gli interventi del sacerdote e di vari esperti, come pure la presenza di animatori, l'accompagnamento di qualche coppia esemplare di sposi cristiani, il dialogo di coppia e di gruppo e un clima di amicizia e di preghiera. Occorre, inoltre, porre particolare cura perché in tale occasione i fidanzati ravvivino il proprio rapporto personale con il Signore Gesù, specialmente ascoltando la Parola di Dio, accostandosi ai Sacramenti e soprattutto partecipando all'Eucaristia".

  "La preparazione immediata ha luogo in prossimità del matrimonio. Oltre all'esame dei fidanzati, previsto dal Diritto Canonico, essa potrebbe comprendere una catechesi sul Rito del matrimonio e sul suo significato," - ha affermato il Papa - "il ritiro spirituale e la cura affinché la celebrazione del matrimonio sia percepita dai fedeli e particolarmente da quanti vi si preparano, come un dono per tutta la Chiesa, un dono che contribuisce alla sua crescita spirituale".

  Riferendosi al tema della Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio "I diritti dell'Infanzia", scelto con riferimento al XX anniversario della Convenzione approvata dall'Assemblea Generale dell'ONU, nel 1989, il Santo Padre ha ribadito  che: "La Chiesa, lungo i secoli, sull'esempio di Cristo, ha promosso la tutela della dignità e dei diritti dei minori e, in molti modi, si è presa cura di essi. Purtroppo, in diversi casi, alcuni dei suoi membri, agendo in contrasto con questo impegno, hanno violato tali diritti: un comportamento che la Chiesa non manca e non mancherà di deplorare e di condannare. (...) Le dure parole di Gesù contro chi scandalizza uno di questi piccoli (cfr Mc 9,42) impegnano tutti a non abbassare mai il livello di tale rispetto e amore".

  "La Convenzione, nel preambolo, indica la famiglia 'quale ambiente naturale per la crescita e il benessere di tutti i suoi membri e in particolare dei fanciulli'. Ebbene, è proprio la famiglia, fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, l'aiuto più grande che si possa offrire ai bambini. Essi vogliono essere amati da una madre e da un padre che si amano, ed hanno bisogno di abitare, crescere e vivere insieme con ambedue i genitori, perché le figure materna e paterna sono complementari nell'educazione dei figli e nella costruzione della loro personalità e della loro identità. E' importante, quindi, che si faccia tutto il possibile per farli crescere in una famiglia unita e stabile".

  "Un ambiente familiare non sereno, la divisione della coppia dei genitori, e, in particolare, la separazione con il divorzio non sono senza conseguenze per i bambini, mentre sostenere la famiglia e promuovere il suo vero bene, i suoi diritti, la sua unità e stabilità è il modo migliore per tutelare i diritti e le autentiche esigenze dei minori".
AC/MATRIMONIO:BAMBINI/ANTONELLI                   VIS 20100208 (800)


lunedì 1 febbraio 2010

ANGELUS: AMORE STILE DI VITA DEL CREDENTE


CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2010 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

 "Nella liturgia di questa domenica" - ha detto il Papa commentando la liturgia odierna - "si legge una delle pagine più belle del Nuovo Testamento e di tutta la Bibbia: il cosiddetto 'inno alla carità' dell'apostolo Paolo".

  "La carità è il dono 'più grande', che dà valore a tutti gli altri (...) Alla fine, quando ci incontreremo faccia a faccia con Dio, tutti gli altri doni verranno meno; l'unico che rimarrà in eterno sarà la carità, perché Dio è amore e noi saremo simili a Lui, in comunione perfetta con Lui".

  "Per ora, mentre siamo in questo mondo, la carità è il distintivo del cristiano. E' la sintesi di tutta la sua vita: di ciò che crede e di ciò che fa. Per questo, all'inizio del mio pontificato, ho voluto dedicare la mia prima Enciclica proprio al tema dell'amore: 'Deus caritas est'. Come ricorderete, questa Enciclica si compone di due parti, che corrispondono ai due aspetti della carità: il suo significato, e quindi la sua attuazione pratica".

  "L'amore" - ha spiegato il Papa - "è l'essenza di Dio stesso, è il senso della creazione e della storia, è la luce che dà bontà e bellezza all'esistenza di ogni uomo. Al tempo stesso, l'amore è, per così dire, lo 'stile' di Dio e dell'uomo credente, è il comportamento di chi, rispondendo all'amore di Dio, imposta la propria vita come dono di sé a Dio e al prossimo".

  "Cari amici, se pensiamo ai Santi, riconosciamo la varietà dei loro doni spirituali, e anche dei loro caratteri umani. Ma la vita di ognuno di essi è un inno alla carità, un cantico vivente all'amore di Dio!"

  "Oggi, 31 gennaio" - ha concluso Benedetto XVI - "ricordiamo in particolare San Giovanni Bosco, fondatore della Famiglia Salesiana e patrono dei giovani. In questo Anno Sacerdotale vorrei invocare la sua intercessione affinché i sacerdoti siano sempre educatori e padri dei giovani; e perché, sperimentando questa carità pastorale, tanti giovani accolgano la chiamata a dare la vita per Cristo e per il Vangelo. Maria Ausiliatrice, modello di carità, ci ottenga queste grazie"
ANG/CARITÀ/...                                   VIS 20100201 (400)


venerdì 29 gennaio 2010

TRIBUNALE ROTA DEVE ISPIRARSI GIUSTIZIA, CARITÀ E VERITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2010 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza il Decano, il Collegio dei Prelati uditori, gli Officiali e gli altri Collaboratori del Tribunale della Rota Romana, in occasione dell'inaugurazione dell'Anno Giudiziario.

  Il Santo Padre si è soffermato nel suo discorso sulla missione di questa istituzione nella triplice prospettiva della giustizia, della carità e della verità alla quale il Tribunale della Rota Romana deve ispirarsi.

  "Occorre prendere atto della diffusa e radicata tendenza, anche se non sempre manifesta, che porta a contrapporre la giustizia alla carità, quasi che una escluda l'altra. In questa linea, riferendosi più specificamente alla vita della Chiesa, alcuni ritengono che la carità pastorale potrebbe giustificare ogni passo verso la dichiarazione della nullità del vincolo matrimoniale per venire incontro alle persone che si trovano in situazione matrimoniale irregolare. La stessa verità, (...) tenderebbe così ad essere vista in un'ottica strumentale, che l'adatterebbe di volta in volta alle diverse esigenze che si presentano".

  "Il vostro ministero" - ha proseguito il Papa - "è essenzialmente opera di giustizia: una virtù (...) della quale è quanto mai importante riscoprire il valore umano e cristiano, anche all'interno della Chiesa. Il Diritto Canonico" deve essere "sempre considerato nel suo rapporto essenziale con la giustizia, nella consapevolezza che nella Chiesa l'attività giuridica ha come fine la salvezza delle anime".

  "In questa prospettiva è da tenere presente, qualunque sia la situazione, che il processo e la sentenza sono legati in modo fondamentale alla giustizia e si pongono al suo servizio" - ha rilevato Papa Benedetto XVI che ha aggiunto: "Oltre a questa dimensione (...) 'oggettiva' della giustizia, ne esiste un'altra, inseparabile da essa, che riguarda gli 'operatori del diritto', coloro , cioè, che la rendono possibile. Vorrei sottolineare come essi devono essere caratterizzati da un alto esercizio delle virtù umane e cristiane, in particolare della prudenza e della giustizia, ma anche della fortezza".

  "Quest'ultima diventa più rilevante quando l'ingiustizia appare la via più facile da seguire, in quanto implica accondiscendenza ai desideri e alle aspettative delle parti, oppure ai condizionamenti dell'ambiente sociale".

  "Tutti coloro che operano nel campo del Diritto, ognuno secondo la propria funzione, devono essere guidati dalla giustizia. Penso in particolare agli avvocati, i quali devono non soltanto porre ogni attenzione al rispetto della verità delle prove, ma anche evitare con cura di assumere, (...) il patrocinio di cause che, secondo la loro coscienza, non siano oggettivamente sostenibili".

  "L'azione, poi, di chi amministra la giustizia non può prescindere dalla carità" - ha ribadito il Santo Padre - "Lo sguardo e la misura della carità aiuterà a non dimenticare che si è sempre davanti a persone segnate da problemi e da sofferenze. Anche nell'ambito specifico del servizio di operatori della giustizia vale il principio secondo cui 'la carità eccede la giustizia'".

  "Di conseguenza, l'approccio alle persone, (...) deve calarsi nel caso concreto per facilitare alle parti, mediante la delicatezza e la sollecitudine, il contatto con il competente tribunale. In pari tempo, è importante adoperarsi fattivamente ogni qualvolta si intraveda una speranza di buon esito, per indurre i coniugi a convalidare eventualmente il matrimonio e a ristabilire la convivenza coniugale. Non va, inoltre, tralasciato lo sforzo di instaurare tra le parti un clima di disponibilità umana e cristiana, fondata sulla ricerca della verità".

  "Occorre rifuggire da richiami pseudopastorali che situano le questioni su un piano meramente orizzontale, in cui ciò che conta è soddisfare le richieste soggettive per giungere ad ogni costo alla dichiarazione di nullità, al fine di poter superare, tra l'altro, gli ostacoli alla ricezione dei sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia. Il bene altissimo della riammissione alla Comunione eucaristica, (...) esige (...) di considerare l'autentico bene delle persone, inscindibile dalla verità della loro situazione canonica. Sarebbe un bene fittizio, (...) spianare loro comunque la strada verso la ricezione dei sacramenti, con il pericolo di farli vivere in contrasto oggettivo con la verità della propria condizione personale".

  "Vorrei oggi sottolineare come sia la giustizia, sia la carità, postulino l'amore alla verità e comportino essenzialmente la ricerca del vero. (...) Senza verità la carità scivola nel sentimentalismo. L'amore diventa un guscio vuoto, da riempire arbitrariamente. È il fatale rischio dell'amore in una cultura senza verità".

  "Bisogna tener presente che un simile svuotamento" - ha detto ancora il Papa - "può verificarsi non solo nell'attività pratica del giudicare, ma anche nelle impostazioni teoriche, che tanto influiscono poi sui giudizi concreti. Il problema si pone quando viene più o meno oscurata la stessa essenza del matrimonio. (...) La considerazione esistenziale, personalistica e relazionale dell'unione coniugale non può mai essere fatta a scapito dell'indissolubilità, essenziale proprietà che nel matrimonio cristiano consegue, con l'unità, una peculiare stabilità in ragione del sacramento".

  "Non va dimenticato" - ha concluso il Pontefice - "che il matrimonio gode del favore del diritto. Pertanto, in caso di dubbio, esso si deve intendere valido fino a che non sia stato provato il contrario. Altrimenti, si corre il grave rischio di rimanere senza un punto di riferimento oggettivo per le pronunce circa la nullità, trasformando ogni difficoltà coniugale in un sintomo di mancata attuazione di un'unione il cui nucleo essenziale di giustizia - il vincolo indissolubile - viene di fatto negato".
AC/.../ROTA ROMANA                               VIS 20100129 (840)


mercoledì 27 gennaio 2010

FRANCESCO DI ASSISI GIGANTE DI SANTITÁ


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2010 (VIS). Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'udienza generale del mercoledì, svoltasi nell'Aula Paolo VI, a San Francesco d'Assisi (1181-1226), un "autentico gigante della santità, che continua ad affascinare moltissime persone di ogni età e di ogni credo religioso".

 Francesco, ha spiegato il Papa, apparteneva ad una ricca famiglia e trascorse una giovinezza spensierata. A vent'anni prese parte ad una campagna militare, e fu fatto prigioniero. Dopo il ritorno ad Assisi, cominciò in lui un lento processo di conversione spirituale, che lo portò ad abbandonare gradualmente lo stile di vita mondano. Nella chiesetta di San Damiano, Francesco ebbe una visione, in cui Cristo dal Crocifisso gli parlava, invitandolo a riparare la sua Chiesa".

 "Questo piccolo avvenimento della Parola del Signore nella chiesa di san Damiano nasconde un simbolismo profondo perché lo stato della chiesetta in rovina rappresenta anche "la situazione drammatica e inquietante della Chiesa in quell'epoca, con una fede superficiale che non forma e non trasforma la vita, con un credo poco zelante, un raffreddarsi dell'amore e così una distruzione interiore della Chiesa ed anche una decomposizione dell'unità per movimenti ereticali. Ma tuttavia in questa chiesa in rovina sta nel centro un Crocifisso e parla e chiama ad un rinnovamento, chiama Francesco".

 Il Papa ha parlato anche della coincidenza tra questo avvenimento e il sogno del Papa Innocenzo III nello stesso anno, 1207, "quando il pontefice sognò come la Basilica del Laterano stava crollando e un religioso piccolo ed insignificante, la puntellava con le sue spalle perché non cadesse. Il Papa riconoscerà il fragile in san Francesco che lo andò a visitare a Roma due anni più tardi".

 "Innocenzo III -ha commentato il Papa- era un papa potente, di grande cultura teologica ed anche di potere politico, e tuttavia non è lui che rinnova la Chiesa. È il piccolo ed insignificante religioso, è san Francesco chiamato da Dio. Ma d'altra parte è importante che san Francesco non rinnova la Chiesa senza o contro il Papa, ma in comunione con il Papa. Le due realtà vanno insieme: il Successore di Pietro, i Vescovi, la Chiesa fondata sulla successione degli Apostoli e il carisma che lo spirio Santo crea in questo momento per rinnovare la Chiesa".

 Dopo aver rinunciato all'eredità paterna nel 1208, il santo decise di vivere nella povertà e dedicarsi alla predicazione ed un anno dopo, accompagnato dai suoi primi seguaci si recò a Roma, per sottoporre al Papa Innocenzo III il progetto di una nuova forma di vita cristiana.

 Parlando del contrasto tra il Francesco della tradizione e il Francesco che alcuni definiscono storico, il Papa ha sottolineato che è certo che il santo, "voleva seguire la Parola di Cristo, senza glossa (...) in tutta la sua radicalità e verità" ma "è verità anche che sapeva che Cristo non è mai "mio", ma sempre "nostro", che il Cristo non posso averlo "io" e ricostruire "io"contro la Chiesa la sua volontà e il suo insegnamento".

 Inoltre è verità che Francesco all'inizio "non voleva creare un nuovo ordine" con i procedimento canonici necessari, ma "capì con sofferenza e dolore che tutto deve avere il suo ordine e che anche il diritto della Chiesa è necessario per dar forma al rinnovamento e così realmente si inserì in modo totale, col cuore, nella comunione della Chiesa, con il Papa e con i Vescovi".

 Dopo aver menzionato l'incorporazione di Santa Chiara alla scuola di Francesco e aver elogiato i frutti che il Secondo Ordine francescano, quello delle Clarisse, ha dato alla Chiesa, Benedetto XVI ha parlato del viaggio del santo nel 1219 in Egitto per parlare con il sultano Melek-el Kamel e poter predicare in quei luoghi il Vangelo di Gesù. "In un'epoca in cui era in atto uno scontro tra il Cristianesimo e l'Islam -ha detto-, Francesco, armato solo della sua fede e della sua mitezza personale, percorse con efficacia le vie del dialogo (...). È un modello al quale anche oggi dovrebbero ispirarsi i rapporti tra cristiani e musulmani: promuovere un dialogo nella verità, nel rispetto reciproco e nella mutua comprensione".

 Il Papa ha fatto riferimento anche alla probabile vista di Francesco in Terra Santa e ha sottolineato che i suoi figli spirituali hanno fatto dei Luoghi in cui visse Gesù un ambito privilegiato della loro missione. "Con gratitudine penso oggi ai grandi meriti della Custodia francescana di Terra Santa".
   
 Francesco, che morì nel 1226, "disteso sulla nuda terra" della Porziuncola "rappresenta un alter Christus", perché "in effetti, questo era il suo ideale: essere come Gesù (...), imitarne le virtù. In particolare, egli ha voluto dare un valore fondamentale alla povertà interiore ed esteriore, insegnandola anche ai suoi figli spirituali (...). La testimonianza di Francesco, che ha amato la povertà per seguire Cristo con dedizione e libertà totali, continua ad essere anche per noi un invito a coltivare la povertà interiore per crescere nella fiducia in Dio, unendo anche uno stile di vita sobrio e un distacco dai beni materiali".

 Il Santo Padre ha messo in evidenza che nel Poverello di Assisi "l'amore per Cristo si espresse in modo speciale nell'adorazione del Santissimo Sacramento dell'Eucaristia" e ha ricordato che il santo ammirava i sacerdoti "perché avevano ricevuto il dono di consacrare l'Eucaristia". "Non dimentichiamo mai questo insegnamento -ha detto il Papa rivolgendosi ai suoi fratelli nel sacerdozio- la santità dell'Eucaristia ci chiede di essere puri, di vivere in modo coerente con il Mistero che celebriamo".
 
 Un'altra caratteristica della spiritualità del santo è "il senso della fraternità universale e l'amore per il creato, che gli ispirò il celebre Cantico delle creature. Un messaggio molto attuale perchè (...). è sostenibile solo uno sviluppo che rispetti la creazione e che non danneggi l'ambiente" e "anche la costruzione di una pace solida è legata al rispetto dell'ambiente. Francesco ci ricorda che nella creazione si dispiega la sapienza e la benevolenza del Creatore".

 Il Santo Padre ha concluso ricordando che Francesco è stato "un grande santo e un uomo gioioso (...)Infatti, tra la santità e la gioia sussiste un intimo e indissolubile rapporto. Uno scrittore francese ha detto che al mondo vi è una sola tristezza: quella di non essere santi".
AG/FRANCESCO DI ASSISI/...                                                  VIS 20100127 (1050)


lunedì 28 dicembre 2009

DIFENDERE FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO


CITTA' DEL VATICANO, 27 DIC. 2009 (VIS). Prima della recita dell'Angelus di questa Domenica, Festa della Santa Famiglia, il Papa ha ricordato ai fedeli convenuti in Piazza San Pietro che: "Dio ha voluto rivelarsi nascendo in una famiglia umana, e perciò la famiglia umana è diventata icona di Dio!".

  "Dio" - ha detto il Papa - "è Trinità, è comunione d'amore, e la famiglia ne è, in tutta la differenza esistente tra il Mistero di Dio e la sua creatura umana, un'espressione che riflette il Mistero insondabile del Dio amore. (...) La famiglia umana, in un certo senso, è icona della Trinità per l'amore interpersonale e per la fecondità dell'amore".

  "La liturgia odierna" - ha precisato il Papa - "propone il celebre episodio evangelico di Gesù dodicenne che rimane nel Tempio, a Gerusalemme, all'insaputa dei suoi genitori, i quali, stupiti e preoccupati, ve lo ritrovano dopo tre giorni mentre discute con i dottori. Alla madre che gli chiede spiegazioni, Gesù risponde che deve 'essere nella proprietà', nella casa del suo Padre, cioè di Dio (cfr Lc 2,49). In questo episodio" - ha spiegato il Papa - "la decisione di Gesù di rimanere nel Tempio era soprattutto frutto della sua intima relazione col Padre, ma anche frutto dell'educazione ricevuta da Maria e da Giuseppe".

  "Qui possiamo intravedere il senso autentico dell'educazione cristiana: essa è il frutto di una collaborazione sempre da ricercare tra gli educatori e Dio. La famiglia cristiana è consapevole che i figli sono dono e progetto di Dio. Pertanto, non li può considerare come proprio possesso, ma, servendo in essi il disegno di Dio, è chiamata ad educarli alla libertà più grande, che è proprio quella di dire 'sì' a Dio per fare la sua volontà".

  Rivolgendosi successivamente a quanti prendono parte alla festa della Santa Famiglia a Madrid, il Santo Padre ha detto: "Dio, venuto al mondo nel seno di una famiglia, rende manifesto che questa istituzione è una via sicura per incontrarlo e conoscerlo, e un appello permanente ad impegnarsi per l'unità di tutti intorno all'amore. Uno dei maggiori servizi che noi cristiani possiamo rendere ai nostri simili è di offrire loro la nostra testimonianza serena e decisa di famiglia fondata sul matrimonio fra uomo e donna, salvaguardandola e promuovendola, poiché essa è di somma importanza per il presente e il futuro dell'umanità".

  "In effetti" - ha ribadito il Pontefice - "la famiglia è la scuola migliore dove si apprendono a vivere quei valori che rendono degna la persona e fanno grandi i popoli. In essa si condividono le sofferenze e le gioie, sentendosi tutti ricolmi dell'affetto che regna nella casa dal mero fatto di essere membri della stessa famiglia".

  Benedetto XVI ha invocato Dio affinché nelle famiglie "si respiri sempre questo amore di totale donazione e fedeltà che Gesù portò al mondo con la sua nascita, alimentandolo e rafforzandolo con la preghiera quotidiana, la pratica costante delle virtù, la reciproca comprensione e il rispetto reciproco".

  "Confidando nella materna intercessione di Maria Santissima, Regina delle Famiglie, e nella potente intercessione di San Giuseppe, Suo sposo, vi incoraggio a dedicarvi senza tregua a questa bella missione che il Signore ha posto nelle vostre mani. Contate anche sulla mia vicinanza e il mio affetto" - ha concluso il Pontefice - "e vi prego di portare il saluto particolare del Papa al vostro prossimo più bisognoso e a quanti si trovano in difficoltà".
ANG/SACRA FAMIGLIA/...                           VIS 20091228 (570)


lunedì 14 dicembre 2009

UDIENZA PRIMO MINISTRO ALBANIA

CITTA' DEL VATICANO, 12 DIC. 2009 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

  "Questa mattina, il Primo Ministro della Repubblica d'Albania, il Signor Sali Berisha è stato ricevuto dal Santo Padre Benedetto XVI e, successivamente, ha incontrato il Segretario di Stato, Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti".

  "Durante i cordiali colloqui vi è stato uno scambio di vedute su vari temi attinenti all'attuale congiuntura internazionale, con particolare riferimento alla regione dei Balcani occidentali".

  "Inoltre, sono stati passati in rassegna i vari aspetti delle relazioni bilaterali, condividendo il giudizio positivo sul loro sviluppo e, infine, si è fatta menzione dei tradizionali valori della famiglia, patrimonio comune del popolo albanese".
OP/UDIENZA PRIMO MINISTRO/ALBANIA                            VIS 20091214 (150)

ANGELUS: PRESEPIO SCUOLA DI VITA


CITTA' DEL VATICANO, 14 DIC. 2009 (VIS). Dopo la visita all'Hospice Fondazione Roma, il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano, per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro. In questa III Domenica di Avvento, secondo la tradizione romana, erano presenti i bambini del Centro Oratori Romani, venuti per far benedire dal Papa i "Bambinelli", le statuine di Gesù Bambino che i metteranno nei presepi delle famiglie, delle scuole e delle parrocchie.

  "È per me motivo di gioia" - ha detto il Papa prima della recita dell'Angelus - "sapere che nelle vostre famiglie si conserva l'usanza di fare il presepe. Però non basta ripetere un gesto tradizionale, per quanto importante. Bisogna cercare di vivere nella realtà di tutti i giorni quello che il presepe rappresenta, cioè l'amore di Cristo, la sua umiltà, la sua povertà".

  "La benedizione dei 'Bambinelli' - come si dice a Roma - "ci ricorda che il presepio è una scuola di vita, dove possiamo imparare il segreto della vera gioia. Questa non consiste nell'avere tante cose, ma nel sentirsi amati dal Signore, nel farsi dono per gli altri e nel volersi bene. Guardiamo il presepe: la Madonna e San Giuseppe non sembrano una famiglia molto fortunata; hanno avuto il loro primo figlio in mezzo a grandi disagi; eppure sono pieni di intima gioia, perché si amano, si aiutano, e soprattutto sono certi che nella loro storia è all'opera Dio, il Quale si è fatto presente nel piccolo Gesù".

  "E i pastori? Che motivo avrebbero di rallegrarsi? Quel Neonato non cambierà certo la loro condizione di povertà e di emarginazione. Ma la fede li aiuta a riconoscere nel 'bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia', il 'segno' del compiersi delle promesse di Dio per tutti gli uomini 'che egli ama', anche per loro!".

  "Ecco, cari amici, in che cosa consiste la vera gioia" - ha spiegato Papa Benedetto XVI - "è il sentire che la nostra esistenza personale e comunitaria viene visitata e riempita da un mistero grande, il mistero dell'amore di Dio. Per gioire abbiamo bisogno non solo di cose, ma di amore e di verità: abbiamo bisogno di un Dio vicino, che riscalda il nostro cuore, e risponde alle nostre attese profonde".

  Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che oggi nella Diocesi di  Roma ricorre la "Giornata per le nuove chiese", perché "nella nostra città, vi sono comunità che non dispongono di un adeguato luogo di culto, (...), e di strutture per le attività formative. Rinnovo pertanto a tutti l'invito a contribuire, affinché possano essere presto realizzati i centri pastorali necessari".

  Infine, nel ricordare i missionari Padre Daniel Cizimya, Padre Louis Blondel e Padre Gerry Roche e di Suor Denise Kahambu, recentemente uccisi in Africa il Santo Padre ha detto: "Sono stati fedeli testimoni del Vangelo, che hanno saputo annunciare con coraggio, anche a rischio della propria vita. Mentre esprimo vicinanza ai familiari e alle comunità che sono nel dolore, invito tutti ad unirsi alla mia preghiera perché il Signore li accolga nella Sua Casa, consoli quanti ne piangono la scomparsa e porti, con la Sua venuta, riconciliazione e pace".
ANG/PRESEPIO/...                                   VIS 20091214 (540)


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