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mercoledì 12 ottobre 2011

IL PAPA CHIEDE RISPETTO PER LE MINORANZE IN EGITTO

CITTÀ DEL VATICANO, 12 OTT 2011 (VIS). “Sono profondamente rattristato dagli episodi di violenza, che sono stati commessi a Il Cairo domenica scorsa”, ha detto Benedetto XVI al termine dei saluti nelle diverse lingue con i quali conclude abitualmente l’udienza del mercoledì.

  “Mi unisco al dolore delle famiglie delle vittime e dell’intero popolo egiziano, lacerato dai tentativi di minare la coesistenza pacifica fra le sue comunità, che è invece essenziale salvaguardare, soprattutto in questo momento di transizione”, ha continuato il Pontefice. “Esorto i fedeli a pregare affinché quella società goda di una vera pace, basata sulla giustizia, sul rispetto della libertà e della dignità di ogni cittadino”.

  “Inoltre, sostengo gli sforzi delle autorità egiziane, civili e religiose, in favore di una società nella quale siano rispettati i diritti umani di tutti e, in particolare, delle minoranze, a beneficio dell’unità nazionale”.

  Durante i saluti ai vari gruppi di pellegrini che hanno assistito all’udienza, il Santo Padre ha anche ricordato che ottobre è il mese dedicato al Rosario, e ha invitato i fedeli a “scoprire la bellezza di questa preghiera semplice ma efficace”.
AC/                                             VIS 20111012 (181)

martedì 25 gennaio 2011

CORDOGLIO PER LE VITTIME DELL'ATTENTATO ALL'AEROPORTO DI MOSCA

CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2011 (VIS).- Il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, S.D.B., ha inviato un telegramma di cordiglio a nome del Santo Padre al Presidente della Federazione Russa, S.E. l'On. Dmitrij Anatolevich Medvedev, per le numerose vittime dell'attentato avvenuto ieri pomeriggio all'aeroporto Domodedovo di Mosca.

  Benedetto XVI esprime "profondo dolore e ferma riprovazione per il grave atto di violenza, desiderando far giungere sentimenti di vicinanza spirituale e di vive condoglianze ai familiari delle vittime".
TGR/                                    VIS 20110125 (80)

lunedì 6 dicembre 2010

PREGARE SITUAZIONI DI VIOLENZA, INTOLLERANZA E SOFFERENZA

CITTA' DEL VATICANO, 5 DIC. 2010 (VIS). Dopo la recita dell’Angelus, Benedetto XVI ha invitato “a pregare per tutte le situazioni di violenza, di intolleranza, di sofferenza che ci sono nel mondo, affinché la venuta di Gesù porti consolazione, riconciliazione e pace”.

“Penso” – ha detto il Papa – “alle tante situazioni difficili, come i continui attentati che si verificano in Iraq contro cristiani e musulmani, agli scontri in Egitto in cui vi sono stati morti e feriti, alle vittime di trafficanti e di criminali, come il dramma degli ostaggi eritrei e di altre nazionalità, nel deserto del Sinai. Il rispetto dei diritti di tutti è il presupposto per la civile convivenza. La nostra preghiera al Signore e la nostra solidarietà possano portare speranza a coloro che si trovano nella sofferenza”.
ANG/ VIS 20101206 (140)

giovedì 11 novembre 2010

LETTERA DEL SANTO PADRE AL PRESIDENTE DELL’IRAN

CITTA' DEL VATICANO, 11 NOV. 2010 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica una Lettera di Benedetto XVI indirizzata al Presidente della Repubblica Islamica dell’Iran, Signor Mahmoud Ahmadinejad, che il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, ha consegnato al Capo di Stato nel corso di un incontro, il 9 novembre scorso.

Nella Lettera di risposta al Messaggio inviato dal Vice Presidente dell’Iran, il Papa esprime “la profonda convinzione che il rispetto per la dimensione trascendente della persona umana sia condizione indispensabile per l’edificazione di un giusto ordine sociale e di una pace stabile. Il proprio rapporto con Dio è invero il fondamento ultimo per la dignità inalienabile e il carattere sacro di ogni vita umana”.

“Quando la promozione della dignità della persona umana” – scrive il Pontefice – “è la primaria ispirazione dell’attività politica e sociale che è impegnata nella ricerca del bene comune, si creano solide e durevoli basi per l’edificazione della pace e dell’armonia fra i popoli”.

“I cattolici presenti in Iran” – sottolinea il Santo Padre – “e quelli nel mondo si impegnano a collaborare con i loro concittadini per contribuire lealmente e onestamente al bene comune delle rispettive società, diventando costruttori di pace e di riconciliazione”.
BXVI-LETTERA/ VIS 20101111 (220)

giovedì 2 settembre 2010

IL PAPA RICEVE PRESIDENTE ISRAELE SHIMON PERES

CITTA' DEL VATICANO, 2 SET. 2010 (VIS). Questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

“Oggi, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il signor Shimon Peres, Presidente d’Israele, che ha incontrato anche l’Eminentissimo Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, accompagnato dall’Eccellentissimo Segretario per i Rapporti con gli Stati, Monsignor Dominique Mamberti”.

“Durante i colloqui, svoltisi in un clima di cordialità, è stato ricordato il Pellegrinaggio che Sua Santità ha compiuto in Terra Santa nel 2009”.

“Circa la ripresa dei contatti diretti tra Israeliani e Palestinesi, in programma oggi a Washington, si è auspicato che essa aiuti a raggiungere un accordo rispettoso delle legittime aspirazioni dei due Popoli e capace di portare una pace stabile in Terra Santa e in tutta la Regione. È stata quindi ribadita la condanna di ogni forma di violenza e la necessità di garantire a tutte le popolazioni dell’area migliori condizioni di vita. Non è mancato un riferimento al dialogo interreligioso e uno sguardo d’insieme alla situazione internazionale”.

“I colloqui hanno permessi di esaminare anche i rapporti tra lo Stato d’Israele e la Santa Sede e quelli delle Autorità statali con le comunità cattoliche locali. Al riguardo, si è sottolineato il significato del tutto particolare della presenza di queste ultime nella Terra Santa e il contributo che esse offrono al bene comune della società, anche attraverso le scuole cattoliche. Infine, si è preso atto dei risultati raggiunti della Commissione bilaterale di lavoro, impegnata da anni nell’elaborazione di un Accordo relativo a questioni di carattere economico e si è auspicata una rapida conclusione del medesimo”.
OP/ VIS 20100902 (290)

lunedì 7 giugno 2010

RADDOPPIARE SFORZI COSTRUIRE PACE STABILE MEDIO ORIENTE

CITTA' DEL VATICANO, 6 GIU. 2010 (VIS). Alle 17:45 di questo pomeriggio ha avuto luogo la cerimonia di congedo all’aeroporto di Larnaca.
Dopo un breve discorso del Presidente della Repubblica, Demetris Christofias, Benedetto XVI ha ringraziato il Presidente, il Governo e le Autorità civili e militari per tutto quello che “hanno fatto per rendere la mia visita un memorabile successo”.
“Mentre lascio la vostra terra, come molti pellegrini prima di me, ricordo ancora come il Mediterraneo è formato da un ricco mosaico di popoli con le loro proprie culture e le loro bellezze, calore ed umanità. Nonostante tale realtà, il Mediterraneo Orientale, al medesimo tempo, non è estraneo a conflitto e spargimento di sangue, come abbiamo tragicamente visto negli ultimi giorni. Raddoppiamo i nostri sforzi al fine di costruire una pace reale e duratura per tutti i popoli della regione”.
“Assieme a questo obiettivo generale” – ha assicurato il Papa – “Cipro può giocare un ruolo particolare nel promuovere il dialogo e la cooperazione. Impegnandovi pazientemente per la pace dei vostri focolari domestici e per la prosperità dei vostri vicini, voi sarete ben preparati ad ascoltare e comprendere tutti gli aspetti di molte complesse questioni, ed aiutare i popoli a giungere ad una maggiore comprensione gli uni degli altri. La strada che state percorrendo è una di quelle alle quali la comunità internazionale guarda con grande interesse e speranza e noto con soddisfazione tutti gli sforzi compiuti per favorire la pace per il vostro popolo e per tutta l’isola di Cipro”.
“Mentre rendo grazie a Dio” – ha detto ancora il Pontefice – “per questi giorni che hanno visto il primo incontro della comunità cattolica di Cipro con il Successore di Pietro nella vostra terra, ricordo anche con gratitudine i miei incontri con le altre autorità cristiane, in particolare Sua Beatitudine Crysostomos II e gli altri rappresentanti della Chiesa di Cipro che ringrazio per la loro fraterna accoglienza. Spero che la mia visita qui possa essere un ulteriore passo lungo il cammino che è stato aperto prima di noi con l’abbraccio a Gerusalemme dell’allora Patriarca Atenagora ed il mio venerabile predecessore Papa Paolo VI. I loro primi passi profetici compiuti insieme ci hanno indicato la strada che anche noi dobbiamo percorrere. Abbiamo un appello divino ad essere fratelli, a camminare fianco a fianco nella fede, umili davanti a Dio onnipotente e con inscindibili legami di affetto l’uno per l’altro. Nell’invitare i fedeli cristiani a continuare questo cammino, desidero assicurarli che la Chiesa Cattolica, con la grazia di Dio, impegnerà se stessa per raggiungere l’obiettivo della perfetta unità nella carità tramite una stima più profonda verso ciò che Cattolici ed Ortodossi hanno di più caro”.
Il Santo Padre ha espresso nuovamente la sua “sincera speranza e preghiera che, insieme, Cristiani e Musulmani diverranno un lievito di pace e riconciliazione tra i Ciprioti e ciò sarà di esempio per gli altri Paesi”.
Rivolgendosi al Presidente e ai Membri del suo governo il Pontefice ha ricordato che: “Fra i vostri compiti più importanti vi è quello di assicurare la pace e la sicurezza di tutti i Ciprioti. Avendo pernottato in questi ultimi giorni nella Nunziatura Apostolica, che si trova nella zona cuscinetto sotto il controllo delle Nazioni Unite, ho potuto vedere di persona qualcosa della triste divisione dell’isola, come pure rendermi conto della perdita di una parte significativa di un’eredità culturale che appartiene a tutta l’umanità. Ho potuto anche ascoltare Ciprioti del nord che vorrebbero ritornare in pace alle loro case e ai loro luoghi di culto, e sono stato profondamente toccato dalle loro richieste. Certamente, verità e riconciliazione, insieme al mutuo rispetto, sono il fondamento più solido per un futuro in unità e pace per quest’isola e per la stabilità e prosperità di tutti i suoi abitanti. Molto di positivo è stato raggiunto, a questo riguardo, negli anni scorsi, per mezzo di un dialogo concreto, benché ancora molto rimanga da fare per superare le divisioni. Mi permetta di incoraggiare Lei ed i suoi concittadini a lavorare con pazienza e costanza con i vostri vicini per costruire un futuro migliore e più sicuro per tutti i vostri figli. In questo impegno, sia certo delle mie preghiere per la pace di tutta Cipro”.
Il Papa ha benedetto poi un albero di ulivo e successivamente ha salutato le rispettive Delegazioni. Dopo gli onori militari e l’ascolto dell’inno pontificio e cipriota, Benedetto XVI è salito a bordo dell’aereo per fare rientro a Roma, dove è giunto alle 20:15 e all’aeroporto di Ciampino è salito a bordo dell’elicottero che lo ha riportato in Vaticano.
PV-CIPRO/ VIS 20100607 (740)

giovedì 29 aprile 2010

REPUBBLICA DEMOCRATICA CONGO RICONCILIAZIONE NAZIONALE



CITTA' DEL VATICANO, 29 APR. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore della Repubblica Democratica del Congo, Signor Jean-Pierre Hamuli Mupenda, il quale ha riaffermato il desiderio di rafforzare le relazioni del suo Paese con la Santa Sede. Nel suo discorso il Papa si è congratulato di questa volontà ricordando che essa coincide con il 50° anniversario dell’indipendenza della Nazione ed ha auspicato che tale commemorazione rappresenti “un nuovo punto di partenza”.

“Il suo Paese ha conosciuto in questi stessi anni momenti particolarmente difficili e tragici” – ha affermato il Santo Padre – “La violenza si è abbattuta cieca e spietata, su una larga parte della popolazione (...). Penso particolarmente alle donne, ai giovani, ai bambini la cui dignità è stata disprezzata ad oltranza con la violazione dei loro diritti (...). Anche la Chiesa cattolica ha subito ferite in molti dei suoi membri e delle sue strutture. La Chiesa desidera favorire la guarigione interiore e la fraternità”.

“Gli impegni presi a Goma nel 2008 e l’applicazione degli accordi internazionali, in particolare il ‘Patto sulla sicurezza, la stabilità e lo sviluppo della Regione dei Grandi Laghi’, sono certo necessari, ma più urgente ancora” – ha ribadito il Papa – “è porre le basi per la loro applicazione. Essa non potrà realizzarsi che ricostruendo a poco a poco il tessuto sociale gravemente ferito, incoraggiando la prima società naturale che è la famiglia, e consolidando i rapporti interpersonali fra congolesi fondati su di una educazione integrale, fonte di pace e di giustizia”.

“Invito i poteri pubblici a non trascurare nulla per porre fine alla situazione di guerra che persiste ancora in alcune province del Paese, e a dedicarsi alla ricostruzione umana e sociale della Nazione nel rispetto dei diritti umani fondamentali. La pace non è unicamente l’assenza di conflitti, è anche un dono e una missione a cui sono obbligati i cittadini e lo Stato”.

Il Papa ha lanciato un appello alla comunità internazionale “implicata a diversi livelli nei conflitti successivi che la vostra Nazione ha conosciuto, a mobilitarsi per contribuire efficacemente a instaurare la pace e la legalità nella Repubblica Democratica del Congo”.

“Dopo tanti anni di sofferenza, il vostro Paese ha bisogno di impegnarsi risolutamente nella via della riconciliazione nazionale. I vostri Vescovi hanno dichiarato questo anno anniversario per la Nazione, un anno di grazia, di rinnovamento e di gioia, un anno di riconciliazione per costruire un Congo solidale, prospero e unito”.

Il Santo Padre ha sottolineato che “uno dei mezzi migliori per realizzare tutto ciò è promuovere l’educazione delle giovani generazioni. (...) I congolesi desiderano una buona educazione per i loro figli, ma il finanziamento diretto per la famiglie è pesante o addirittura impossibile da sostenere per molti. Sono certo che si potrà trovare una giusta soluzione” – ha detto il Papa che ha sottolineato: “Aiutando economicamente i genitori e assicurando loro un finanziamento regolare degli educatori, lo Stato farà un investimento proficuo per tutti”.

“È essenziale che i ragazzi e i giovani siano educati con pazienza e tenacia, soprattutto coloro che non hanno ricevuto alcuna istruzione e sono stati addestrati a uccidere. Conviene non solamente inculcare un sapere che li aiuti nella vita futura adulta e professionale, ma bisogna dare loro solide basi morali e spirituali che li aiuteranno a respingere la tentazione della violenza e del risentimento per scegliere ciò che è giusto e vero. Attraverso le sue strutture educative e secondo le proprie possibilità, la Chiesa può aiutare e completare le scuole statali”.

“Le importanti ricchezze naturali di cui Dio ha dotato il vostro territorio e che sono divenuti purtroppo fonte di cupidigia e di profitti sproporzionati per molti all’interno e all’esterno del vostro Paese, permettono in larga parte, grazia a una giusta ripartizione dei guadagni, di aiutare la popolazione a uscire dalla povertà e a provvedere alla propria sicurezza alimentare e sanitaria. (...) Questo dovere di giustizia promosso dallo Stato consoliderà la riconciliazione e la pace nazionale, e permetterà alla popolazione di condurre una vita serena, base necessaria alla prosperità”.

Benedetto XVI ha concluso il suo discorso invitando i cattolici congolesi “ad essere testimoni generosi dell’amore di Dio e a contribuire all’edificazione di una Nazione unita e fraterna dove ciascuno si senta pienamente amato e rispettato”.
CD/ VIS 20100429 (710)

mercoledì 7 aprile 2010

UMANITÀ NECESSITA “ESODO” CONVERSIONE SPIRITUALE E MORALE


CITTA' DEL VATICANO, 4 APR. 2010 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa della Domenica della Pasqua di Risurrezione in Piazza San Pietro e prima della celebrazione il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha presentato, a nome di tutti, gli auguri di Pasqua al Santo Padre.

Al termine dell’Eucaristia, alle 12:00, dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana, il Papa ha rivolto ai fedeli presenti in Piazza San Pietro ed a quanti lo ascoltavano attraverso la radio e la televisione il Messaggio Pasquale, di cui di seguito riportiamo alcuni estratti:

"’Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!’ Cari fratelli e sorelle! Vi reco l’annuncio della Pasqua con queste parole della Liturgia, che riecheggiano l’antichissimo inno di lode degli ebrei dopo il passaggio del Mar Rosso. (...) Il Vangelo ci ha rivelato il compimento delle antiche figure: con la sua morte e risurrezione, Gesù Cristo ha liberato l’uomo dalla schiavitù radicale, quella del peccato, e gli ha aperto la strada verso la vera Terra promessa, il Regno di Dio, Regno universale di giustizia, di amore e di pace”.

“Questo ‘esodo’ avviene prima di tutto dentro l’uomo stesso, e consiste in una nuova nascita nello Spirito Santo, effetto del Battesimo che Cristo ci ha donato proprio nel mistero pasquale. L’uomo vecchio lascia il posto all’uomo nuovo; la vita di prima è alle spalle, si può camminare in una vita nuova. Ma l’’esodo’ spirituale è principio di una liberazione integrale, capace di rinnovare ogni dimensione umana, personale e sociale”.

“Sì, fratelli, la Pasqua è la vera salvezza dell’umanità! (...) La Risurrezione di Cristo è una nuova creazione, come un innesto che può rigenerare tutta la pianta. E’ un avvenimento che ha modificato l’orientamento profondo della storia, sbilanciandola una volta per tutte dalla parte del bene, della vita, del perdono”.

“Il popolo cristiano, uscito dalle acque del Battesimo, è inviato in tutto il mondo a testimoniare questa salvezza, a portare a tutti il frutto della Pasqua, che consiste in una vita nuova, liberata dal peccato e restituita alla sua bellezza originaria, alla sua bontà e verità. (...) La Chiesa è il popolo dell’esodo, perché costantemente vive il mistero pasquale e diffonde la sua forza rinnovatrice in ogni tempo e in ogni luogo. Anche ai nostri giorni l’umanità ha bisogno di un ‘esodo’, non di aggiustamenti superficiali, ma di una conversione spirituale e morale”.

“Al Signore Gesù chiedo che in Medio Oriente, ed in particolare nella Terra santificata dalla sua morte e risurrezione, i Popoli compiano un ‘esodo’ vero e definitivo dalla guerra e dalla violenza alla pace ed alla concordia. Alle comunità cristiane, che, specialmente in Iraq, conoscono prove e sofferenze, il Risorto ripeta la parola carica di consolazione e di incoraggiamento che rivolse agli Apostoli nel Cenacolo: ‘Pace a voi!’”.

“Per quei Paesi Latino-americani e dei Caraibi che sperimentano una pericolosa recrudescenza dei crimini legati al narcotraffico, la Pasqua di Cristo segni la vittoria della convivenza pacifica e del rispetto per il bene comune. La diletta popolazione di Haiti, devastata dall’immane tragedia del terremoto, compia il suo ‘esodo’ dal lutto e dalla disperazione ad una nuova speranza, sostenuta dalla solidarietà internazionale. Gli amati cittadini cileni, prostrati da un’altra grave catastrofe, ma sorretti dalla fede, affrontino con tenacia l’opera di ricostruzione”.

“Nella forza di Gesù risorto, in Africa si ponga fine ai conflitti che continuano a provocare distruzione e sofferenze e si raggiunga quella pace e quella riconciliazione che sono garanzie di sviluppo. In particolare, affido al Signore il futuro della Repubblica Democratica del Congo, della Guinea e della Nigeria”.

“Il Risorto sostenga i cristiani che, per la loro fede, soffrono la persecuzione e persino la morte, come in Pakistan. Ai Paesi afflitti dal terrorismo e dalle discriminazioni sociali o religiose, Egli conceda la forza di intraprendere percorsi di dialogo e di convivenza serena. Ai responsabili di tutte le Nazioni, la Pasqua di Cristo rechi luce e forza, perché l’attività economica e finanziaria sia finalmente impostata secondo criteri di verità, di giustizia e di aiuto fraterno. La potenza salvifica della risurrezione di Cristo investa tutta l’umanità, affinché essa superi le molteplici e tragiche espressioni di una ‘cultura di morte’ che tende a diffondersi, per edificare un futuro di amore e di verità, in cui ogni vita umana sia rispettata ed accolta”.

“Cari fratelli e sorelle! La Pasqua non opera alcuna magia. Come al di là del Mar Rosso gli ebrei trovarono il deserto, così la Chiesa, dopo la Risurrezione, trova sempre la storia con le sue gioie e le sue speranze, i suoi dolori e le sue angosce. E tuttavia, questa storia è cambiata, è segnata da un’alleanza nuova ed eterna, è realmente aperta al futuro. Per questo, salvati nella speranza, proseguiamo il nostro pellegrinaggio, portando nel cuore il canto antico e sempre nuovo: ‘Cantiamo al Signore: è veramente glorioso!’”.

Al termine del Messaggio e prima di impartire la Benedizione Urbi et Orbi, il Santo Padre ha rivolto gli auguri di Buona Pasqua in 65 lingue.
BXVI-SETTIMANA SANTA/URBI ET ORBI/... VIS 20100407 (840)

lunedì 15 marzo 2010

AI VESCOVI DEL SUDAN: PREDICATE RICONCILIAZIONE E PERDONO

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere i Presuli della Conferenza Episcopale del Sudan al termine della Visita "ad Limina Apostolorum", il Santo Padre ha sottolineato che la loro "fedeltà al Signore e i frutti della loro fatica fra le difficoltà e le sofferenze danno eloquente testimonianza del potere della Croce che risplende attraverso la nostre limitazioni e le nostre debolezze umane".

"Sono consapevole di quanto voi e i fedeli del vostro Paese" - ha proseguito il Pontefice - "aspirino alla pace e quanto pazientemente voi lavoriate affinché essa sia ristabilita. Ancorati nella vostra fede e speranza in Cristo, Principe della Pace, possiate sempre trovare nel Vangelo i principi necessari ad ispirare la vostra predicazione ed i vostri insegnamenti, i vostri giudizi ed azioni".

"Ispirati da questi principi, e dando risonanza alle giuste aspirazioni di tutta la comunità cattolica, avete parlato all'unisono per rigettare 'ogni ritorno alla guerra' e nell'appellarvi per il ristabilimento della pace ad ogni livello della vita nazionale!" - ha ricordato il Papa - "Perché la pace si radichi in profondità, è necessario impegnarsi per diminuire i fattori che contribuiscono alle agitazioni, particolarmente la corruzione, le tensioni etniche, l'indifferenza e l'egoismo. Iniziative in merito si dimostrano indubbiamente proficue se si fondano sull'integrità, su di un senso di fratellanza universale e sulle virtù della giustizia, della responsabilità e della carità".

Il Papa ha quindi invitato i Presuli a trarre forza dalla recente Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, "mentre continuate a predicare la riconciliazione e il perdono. Gli effetti della violenza" - ha affermato - "potrebbero impiegare molti anni a sanarsi, tuttavia il cambiamento del cuore è condizione indispensabile per una pace giusta e duratura e deve essere implorato quale dono della grazia di Dio".

"Come araldi del Vangelo, avete cercato di instillare nella vostra gente e nella società un senso di responsabilità verso le attuali e future generazioni, incoraggiando il perdono, l'accettazione e il rispetto reciproco per gli impegni assunti. Avete nel contempo lavorato per far progredire i diritti umani fondamentali mediante le norme giuridiche ed avete sollecitato l'applicazione di un modello integrale di sviluppo economico e umano. Apprezzo tutto ciò che la Chiesa fa nel vostro Paese per aiutare i poveri a vivere con dignità e rispetto di se, a trovare lavoro a lungo termine e a renderli capaci di dare il proprio contributo alla società".

Nel riferirsi successivamente ai rapporti dei Vescovi con i propri sacerdoti, il Santo Padre ha ribadito che i Vescovi devono essere "i primi insegnanti e testimoni della nostra comunione nella fede e dell'amore di Cristo, condividendo iniziative comuni, ascoltando i vostri collaboratori, aiutando i sacerdoti, i religiosi e i fedeli ad accettare di sostenersi reciprocamente come fratelli e sorelle, senza distinzione di razza o di gruppo etnico, in un generoso scambio di doni".

Infine il Pontefice ha espresso il suo apprezzamento ai Vescovi per "il loro impegno a mantenere buoni rapporti con i seguaci dell'Islam. Mentre voi lavorate per promuovere la cooperazione in iniziative pratiche, desidero incoraggiarvi a sottolineare i valori che i cristiani condividono con i musulmani quale base per quel 'dialogo di vita' che è un primo passo essenziale verso l'autentico rispetto e comprensione interreligiosa. La medesima apertura ed amore si devono dimostrare a coloro che appartengono alle religioni tradizionali".
AL/.../SUDAN VIS 20100315 (560)

mercoledì 10 marzo 2010

APPELLO IN FAVORE TURCHIA E NIGERIA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAR. 2010 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre Benedetto XVI ha manifestato la sua profonda vicinanza "alle persone colpite dal recente sisma in Turchia ed alle loro famiglie. A ciascuno assicuro la mia preghiera, mentre chiedo alla comunità internazionale di contribuire con prontezza e generosità ai soccorsi".

  Successivamente, nel ricordare i fatti di violenti degli ultimi giorni in Nigeria ha detto: "Il mio sentito cordoglio va anche alle vittime dell'atroce violenza, che insanguina la Nigeria e che non ha risparmiato nemmeno i bambini indifesi. Ancora una volta ripeto con animo accorato che la violenza non risolve i conflitti, ma soltanto ne accresce le tragiche conseguenze. Faccio appello a quanti nel Paese hanno responsabilità civili e religiose, affinché si adoperino per la sicurezza e la pacifica convivenza di tutta la popolazione. Esprimo, infine, la mia vicinanza ai Pastori e ai fedeli nigeriani e prego perché, forti e saldi nella speranza, siano autentici testimoni di riconciliazione".
AG/APPELLO/TURCHIA:NIGERIA                       VIS 20100310 (170)


martedì 9 marzo 2010

PREOCCUPAZIONE E ORRORE VIOLENZE IN NIGERIA


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAR. 2010 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha espresso ieri "preoccupazione e orrore" di fronte ai gravi fatti di violenza avvenuti in Nigeria, dove pastori nomadi di religione musulmana dell'etnia Fulani, hanno ucciso cinquecento cristiani di etnia Berom, nei villaggi della parte centro settentrionale del Paese.

  Padre Lombardi ha precisato che la lettura che viene data degli avvenimenti è che "non si tratti di scontri di natura religiosa, ma sociale".

    L'Arcivescovo John Olorunfemi Onaiyekan, di Abuja (Nigeria), in una dichiarazione resa alla Radio Vaticana ha affermato che: "Si tratta del classico conflitto tra pastori e agricoltori, solo che i Fulani sono tutti musulmani e i Berom sono tutti cristiani. Facilmente la stampa internazionale è portata a dire che sono i cristiani e i musulmani ad uccidersi. Ma non è questo il caso, perché non si uccide a causa della religione, ma per rivendicazioni sociali, economiche, tribali, culturali. Le vittime sono povera gente che non sa, che non ha niente a che fare con tutto questo e che non ha alcuna colpa. Dal punto di vista della Chiesa, continuiamo a lavorare per promuovere buone relazioni fra cristiani e musulmani e cerchiamo anche di metterci d'accordo nel tentare di domare la violenza e di impegnarci assieme per affrontare i problemi concreti, politici ed etnici".

  "Preghiamo per la pace, per il buon governo, per la verità" - ha concluso l'Arcivescovo - "E preghiamo anche che la gente riconosca che l'unico modo di sopravvivere in questo Paese è che ci si riconosca come fratelli e cittadini dello stesso Paese".
.../NIGERIA/LOMBARDI:OLORUNFEMI                       VIS 20100309 (280)


martedì 2 marzo 2010

CATTOLICI E MUSULMANI E STRUMENTALIZZAZIONE RELIGIONE


CITTA' DEL VATICANO, 2 MAR. 2010 (VIS). Si è svolto al Cairo (Egitto), il 23 e il 24 febbraio scorsi, l'incontro annuale del Comitato congiunto per il dialogo del Comitato permanente di Al-Azhar per il Dialogo tra le Religioni Monoteistiche e il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso.

  A conclusione dei lavori, lo Sceicco Muhammad Abd al-Aziz Wasil, wakil di al-Azhar (Rappresentante  Legale) e Presidente del Comitato Permanente per il Dialogo con le Religioni Monoteistiche ed il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, hanno firmato una dichiarazione comune.

  Nella Dichiarazione si precisa che: "I partecipanti sono stati ricevuti dal Grande Imam di al-Azhar, Professor Sceicco Muhammad Sayyed Tantawi, che il Cardinale Tauran ha ringraziato per aver condannato gli atti di violenza nei quali sono morti sei cristiani e un poliziotto musulmano a Naga Hamadi (Egitto), lo scorso Natale ortodosso, per aver espresso solidarietà alle famiglie delle vittime e per aver riaffermato l'uguaglianza di diritti e di doveri per tutti i cittadini, indipendentemente dalla loro appartenenza religiosa. Lo sceicco Tantawi ha dichiarato di aver fatto soltanto ciò che riteneva essere il suo dovere di fronte a quegli eventi tragici".

  Il Comitato ha esaminato il tema: "Il fenomeno della violenza confessionale: comprendere il fenomeno e le sue cause e proporre soluzioni con particolare riferimento al ruolo delle religioni a questo proposito".

  Al termine dell'Incontro, i partecipanti hanno concordato sulle seguenti raccomandazioni:  "prestare maggiore attenzione al fatto che la strumentalizzazione della religione a scopi politici o di altra natura può essere fonte di violenza; evitare la discriminazione sulla base dell'identità religiosa; aprire il cuore al perdono e alla riconciliazione reciproci, condizioni necessarie a una coesistenza pacifica e feconda".

  Musulmani e cattolici hanno concordato inoltre che occorre: "riconoscere le similitudini e rispettare le differenze come prerequisito di una cultura di dialogo basata su valori comuni; affermare che entrambe le parti si impegnano di nuovo a riconoscere e a rispettare la dignità di ogni essere umano, senza alcuna distinzione basata sull'appartenenza etnica o religiosa; opporsi alla discriminazione religiosa in tutti i campi (leggi giuste dovrebbero garantire un'uguaglianza fondamentale); promuovere ideali di giustizia, solidarietà e cooperazione per garantire una vita pacifica e prospera a tutti".

  I partecipanti si sono impegnati ad "opporsi con determinazione a qualsiasi atto che tenda a creare tensioni, divisioni e conflitti nelle società; promuovere una cultura di rispetto e di dialogo reciproci attraverso l'educazione a casa, a scuola, nelle chiese e nelle moschee, diffondendo uno spirito di fraternità fra tutte le persone e la comunità; opporsi agli attacchi contro le religioni da parte dei mezzi di comunicazione sociale, in particolare sui canali satellitari, in considerazione dell'effetto pericoloso che queste trasmissioni possono avere sulla coesione sociale e sulla pace fra comunità religiose".

  Infine hanno sostenuto che occorre "assicurarsi che la predicazione dei responsabili religiosi nonché l'insegnamento scolastico e i libri di testo non contengano dichiarazioni o riferimenti a eventi storici che, direttamente o indirettamente, possano suscitare un atteggiamento violento fra i seguaci delle differenti religioni".

  "Il Comitato ha concordato sul fatto che il prossimo incontro si svolgerà a Roma dal 23 al 24 febbraio del 2011".
.../DICHIARAZIONE CATTOLICI:MUSULMANI/AL-AZHAR           VIS 20100302 (530)


lunedì 1 marzo 2010

PROTEZIONE CRISTIANI IRAQ E SOLIDARIETÀ TERREMOTO CILE


CITTA' DEL VATICANO, 28 FEB. 2010 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus, il Papa si è soffermato sulle uccisioni di cristiani in Iraq e sulle popolazioni colpite dal terremoto in Cile.
 
  "Ho appreso con profonda tristezza le tragiche notizie delle recenti uccisioni di alcuni Cristiani nella città di Mossul e ho seguito con viva preoccupazione gli altri episodi di violenza, perpetrati nella martoriata terra irachena ai danni di persone inermi di diversa appartenenza religiosa. In questi giorni di intenso raccoglimento ho pregato spesso per tutte le vittime di quegli attentati ed oggi desidero unirmi spiritualmente alla preghiera per la pace e per il ripristino della sicurezza, promossa dal Consiglio dei Vescovi di Ninive. Sono affettuosamente vicino alle comunità cristiane dell'intero Paese. Non stancatevi di essere fermento di bene per la patria a cui, da secoli, appartenete a pieno titolo!".

  "Nella delicata fase politica che sta attraversando l'Iraq mi appello alle Autorità civili, perché compiano ogni sforzo per ridare sicurezza alla popolazione e, in particolare, alle minoranze religiose più vulnerabili. Mi auguro che non si ceda alla tentazione di far prevalere gli interessi temporanei e di parte sull'incolumità e sui diritti fondamentali di ogni cittadino. Infine, mentre saluto gli iracheni presenti qui in Piazza, esorto la comunità internazionale a prodigarsi per dare agli Iracheni un futuro di riconciliazione e di giustizia, mentre invoco con fiducia da Dio onnipotente il dono prezioso della pace".

  Il Santo Padre ha successivamente ricordato le popolazioni colpite dal terremoto in Cile "che ha causato numerose perdite in vite umane e ingenti danni. Prego per le vittime e sono spiritualmente vicino alle persone provate da così grave calamità; per esse imploro da Dio sollievo nella sofferenza e coraggio in queste avversità. Sono sicuro che non verrà a mancare la solidarietà di tanti, in particolare delle organizzazioni ecclesiali".
ANG/IRAQ:CILE/...                                           VIS 20100301 (310)


giovedì 25 febbraio 2010

PROFONDO DOLORE DEL PAPA UCCISIONE CRISTIANI IN IRAQ


CITTA' DEL VATICANO, 25 FEB. 2010 (VIS). L'Osservatore Romano pubblica oggi il testo della Lettera che il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha indirizzato al Primo Ministro della Repubblica dell'Iraq, Nouri Kamil Mohammed Hasan al-Maliki, il 2 gennaio scorso, nella quale il Porporato esprimeva la preoccupazione del Santo Padre per le violenze contro i cristiani nel Paese.

  L'Osservatore Romano precisa che il testo è stato reso pubblico oggi, dopo che il Papa, impegnato negli esercizi spirituali, ha appreso "con profondo dolore" la notizia che mercoledì scorso, nella zona di Mossul, sono stati assassinati tre membri di una famiglia siro-cattolica.  "Benedetto XVI" - si legge nella Lettera - "è vicino a quanti soffrono le conseguenze della violenza con la preghiera e l'affetto".

  Il Cardinale Bertone ricorda l'importante visita compiuta dal Primo Ministro in Vaticano nel 2008 e il suo incontro con il Papa e che in tale occasione era stata espressa "la speranza comune che, attraverso il dialogo e la cooperazione fra i gruppi etnici e religiosi del suo Paese, incluse le sue minoranze, la repubblica dell'Iraq sarebbe stata in grado di effettuare una ricostruzione morale e civile, nel pieno rispetto dell'identità propria di quei gruppi, in uno spirito di riconciliazione e alla ricerca del bene comune".

   Benedetto XVI aveva esortato "al rispetto in Iraq per il diritto alla libertà di culto" chiedendo "la tutela dei cristiani e delle loro chiese". In quella occasione - prosegue il Porporato - il Primo Ministro aveva assicurato al Cardinale Bertone che il governo iracheno avrebbe considerato "molto seriamente la situazione della minoranza cristiana che vive da così tanti secoli accanto alla maggioranza musulmana, contribuendo in modo ingente al benessere economico, culturale e sociale della nazione".

  Il Cardinale Bertone trasmette al Primo Ministro la sincera solidarietà del Papa, "per quanti vengono uccisi o feriti in attacchi a edifici governativi e luoghi di culto in Iraq, sia islamici sia cristiani. Il Pontefice - conclude la Lettera - "prega con fervore per la fine della violenza e chiede al governo di fare tutto il possibile per aumentare la sicurezza intorno ai luoghi di culto in tutto il Paese, soprattutto durante le festività natalizie".

  Infine il Segretario di Stato esprime il "suo apprezzamento per le numerose iniziative intraprese a beneficio del'intera comunità irachena".
SS/UCCISIONI CRISTIANI/IRAQ                           VIS 20100225 (380)


martedì 23 febbraio 2010

DIALOGO INTERRELIGIOSO A IL CAIRO


CITTA' DEL VATICANO, 23 FEB. 2010 (VIS). Si apre oggi a Il Cairo (Egitto) l'Incontro annuale del Comitato Congiunto per il Dialogo fra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Comitato permanente di al-Azhar per il dialogo fra le religioni monoteiste. Tema di quest'anno è il fenomeno della violenza confessionale.

  Presiedono l'Incontro il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Professor Sceicco Ali Abd al-Baqi Shahata, Segretario Generale dell'Accademia per la Ricerca Islamica di al-Azhar, Il Cairo (Egitto). L'Incontro si concluderà domani 24 febbraio.
CON-DIR/VIOLENZA CONFESSIONALE/TAURAN               VIS 20100223 (100)


lunedì 8 febbraio 2010

GUATEMALA: VALORI EVANGELICI MOTIVO DI SPERANZA


CITTA' DEL VATICANO, 6 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere il Signor Alfonso Roberto Matta Fahsen, nuovo Ambasciatore della Repubblica di Guatemala presso la Santa Sede, in occasione della Presentazione delle Lettere Credenziali, Benedetto XVI ha lodato il popolo guatemalteco che "con la sua varietà di etnie e culture, ha una fede in Dio molto radicata, una profonda devozione a Maria Santissima ed un amore fedele al Papa e alla Chiesa".

  Benedetto XVI ha nel contempo ricordato "le strette relazioni" del Guatemala con la Santa Sede e la commemorazione nel 2011 del 75° anniversario della creazione della Nunziatura Apostolica in Guatemala, auspicando che la celebrazione "dia nuovo impulso alla cooperazione esistente nel Paese fra Stato e Chiesa, fondata sul rispetto e sull'autonomia delle distinte sfere che le sono proprie, e si progredisca nel dialogo leale e onesto per promuovere il bene comune di tutta la società guatemalteca che deve dedicare speciale attenzione ai più bisognosi".

  "Non posso dimenticare quanti soffrono le conseguenze delle calamità naturali che anche nel suo Paese contribuiscono ad aumentare la siccità e favoriscono la perdita delle colture, producendo denutrizione e povertà" - ha detto il Papa - "Questa situazione estrema ha portato recentemente il Governo nazionale a dichiarare 'lo stato di calamità naturale' ed a sollecitare l'aiuto della comunità internazionale. Desidero manifestare il mio affetto e vicinanza spirituale a coloro che soffrono queste gravi difficoltà, e il riconoscimento alle istituzioni del suo Paese che con dedizione si adoperano per apportare soluzioni a problemi tanto gravi ed esprimere la mia gratitudine ai diversi organismi e agenzie di cooperazione internazionale, che si adoperano per mitigare gli effetti della carestia di ampi settori della popolazione".

  "I numerosi valori umani ed evangelici che arricchiscono il cuore dei cittadini del Paese, come l'amore alla famiglia, il rispetto degli anziani, il senso di responsabilità e, soprattutto, la fiducia in Dio, che ha rivelato il Suo Volto in Gesù Cristo (...) rappresentano importanti motivi di speranza. Da tale copioso patrimonio spirituale si possono trarre le forze necessarie per contrastare altri fattori che deteriorano il tessuto sociale guatemalteco, come il narcotraffico, la violenza, l'emigrazione, l'insicurezza, l'analfabetismo, le sette e le perdita di punti di riferimento morale nelle nuove generazioni".

  "In questa impresa tanto importante, le Autorità del Paese potranno sempre contare sulla sollecita collaborazione della Chiesa nel suo intento costante di aprire 'vie nuove e creative' per rispondere ai desolanti effetti della povertà e cooperare alla dignità di ogni essere umano" - ha aggiunto il Santo Padre manifestando il suo apprezzamento "per le opere realizzate in Guatemala per consolidare la garanzia di un autentico Stato di diritto".

  "Tale processo" - ha sottolineato Benedetto XVI - "deve essere accompagnato da una ferma determinazione, che nasce dalla conversione personale del cuore, di eliminare ogni forma di corruzione nelle istituzioni ed amministrazioni pubbliche e di riformare la giustizia, per applicare giustamente le leggi e sradicare la sensazione di impunità rispetto a coloro che esercitano ogni tipo di violenza o disprezzo dei diritti umani più essenziali".

  Benedetto XVI ha fatto riferimento anche alle realtà che "determinano l'identità specifica" del popolo guatemalteco "che possono avere effetti benefici sulla stabilità politica e sociale della regione centroamericana" menzionando fra esse la Costituzione del Guatemala che "garantisce la difesa e protezione legale della vita umana, dal suo concepimento fino alla morte naturale".

  "Esorto tutte gli agenti sociale del Paese, in particolare i rappresentanti del popolo nelle istituzioni legislative" - ha concluso il Pontefice - "a mantenere e a rafforzare l'elemento fondamentale della 'cultura della vita' che contribuirà certamente a elevare la ricchezza morale dei guatemaltechi".
CD/CREDENZIALI/GUATEMALA                       VIS 20100208 (600)


giovedì 4 febbraio 2010

SALVEZZA IN CRISTO FONDAMENTO GIUSTIZIA UMANA


CITTA' DEL VATICANO, 4 FEB. 2010 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2010, intitolato "La giustizia di Dio si è manifestata per mezzo della fede in Cristo (cfr Rm 3,21-22)".

  Alla presentazione sono intervenuti il Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", con il Monsignor Giampietro del Toso, Sotto-Segretario del medesimo Dicastero,  ed il Dottor Hans-Gert Pöttering, ex Presidente del Parlamento Europeo e Presidente della Fondazione Konrad Adenauer,

  Nel commentare il Messaggio, il Dottor Pöttering ha affermato che: "Il Santo Padre indica che una forma radicale secolarizzata di giustizia distributiva separata dalla fede in Dio si converte in ideologia. Come politico" - ha affermato - "vorrei aggiungere: Abbiamo sperimentato fin dove può arrivare questa idea in un sistema socialista in decadenza".

  "Solidarietà e carità implicano la responsabilità di difendere e proteggere" - ha proseguito il Dottor Pöttering - "la dignità universale di ogni essere umano in tutto il mondo e in tutte le circostanze. Se vogliamo preservare la libertà e incrementare la giustizia, dobbiamo situare il valore della fraternità o la solidarietà al centro del nostro pensiero politico".

  Nel ricordare le parole di Paolo VI: "Lo sviluppo è il nuovo nome della pace", il Dottor Pöttering ha affermato che: "È necessario avanzare di un passo e dire: 'La solidarietà è il nuovo nome della pace'. Nell'affermare ciò poniamo nuovamente la libertà e l'uguaglianza in appropriato equilibrio con la solidarietà".

  "Il Santo Padre" - ha concluso il Dottor Pöttering - "ha indicato due essenziali conclusioni di come il cristiano concepisca la giustizia: rinunciare all'autosufficienza ed accettare la nostra missione con umiltà. Questa è la chiave di ogni politica impegnata nella responsabilità cristiana - non solo nella Stagione Quaresimale 2010 ma nel XXI secolo con l'enorme compito di forgiare la globalizzazione".

  "Non senza motivo risuona dovunque nel mondo l'appello per la giustizia" - ha detto il Cardinale Cordes nel suo intervento - "Il mondo della politica e la convivenza dei popoli richiedono ovunque questo rapporto tra le diverse forze sociali. È questo il campo della giustizia" che "viene calpestata con la violenza, con l'oppressione della libertà e con il mancato rispetto della dignità umana, con cattive leggi e con la violazione dei diritti, con lo sfruttamento e con stipendi da fame".

  "Ci sono dunque fattori sociali che vanno corretti; e in tale lotta - non va dimenticato - la Chiesa ha senz'altro i suoi meriti" - ha affermato il Porporato ricordando che: "Seguendo l'esempio di Gesù, già i primi cristiani si sono fatti carico del bisogno dell'uomo. (...) O più tardi, in quel medioevo che si dice essere così 'buio', pensiamo alla 'Tregua Dei', gli uomini di Chiesa mettevano al sicuro i beni della gente semplice di fronte alla nobiltà; invitavano a manifestazioni di massa che al grido 'Pax - pax - pax' promuovevano il desiderio entusiastico di una convivenza pacifica".

  "Poi in epoca moderna: quando gli Stati europei fecero diventare altri paesi e continenti loro coloni, sottoponendoli non di rado a sfruttamento selvaggio, missionari cristiani e religiose non solo portarono agli abitanti di quelle terre la fede, ma insegnarono loro spesso anche stile e qualità di vita".

  "Ma chi analizza in modo più preciso i contributi della Chiesa a favore di una intesa pacifica tra gli esseri umani, fa presto ad osservare che il problema di una convivenza giusta non può essere risolto soltanto con interventi mondani. (...) Come il Papa così anche noi dobbiamo andare oltre il modo comune di concepire l'antropologia per giungere a una visione dell'uomo completa: così il concetto di giustizia rivela tutto il suo contenuto".

  "Il male viene dal di dentro, dal cuore dell'uomo come dice il Signore nel Vangelo (cfr. Mc 7, 14 ss.). William Shakespeare e Georges Bernanos lo hanno fatto vedere nelle loro opere, come per esempio in "Riccardo III" o in "Sotto il sole di Satana"; Stalin - per esempio in Ucraina - e Hitler - a Auschwitz - non si facevano scrupoli a lasciare libero sfogo alla propria malignità. Proprio l'esperienza del male ci insegna che sarebbe ingenuo affidarsi solamente alla giustizia umana che interviene sulle strutture e sui comportamenti dall'esterno. Il cuore degli uomini ha bisogno di essere sanato".

  Il Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha ricordato che: "Come ogni anno, il Messaggio Quaresimale esorta tutti gli uomini del nostro tempo a compiere buone azioni. (...) Ma la parola del Papa è soprattutto una sfida alla nostra volontà a fidarsi di Dio e a credere in Lui. Mette quindi a tema ciò che nella discussione generale sulla giustizia e sulla pace viene facilmente dimenticato o taciuto. A un tale auto-isolamento lontano da Dio - si potrebbe parlare di un "autismo dell'uomo causato dalla secolarizzazione" - papa Benedetto contrappone il suo fermo riferimento a Dio e la sua offerta di amore".

  "Nell'ultima parte del suo Messaggio il Papa mette in risalto la salvezza in Cristo come il fondamento della giustizia umana" - ha concluso l'Arcivescovo Cordes - "Di fronte alla giustizia della Croce l'uomo si può ribellare, perché essa mette in evidenza che l'uomo non è un essere autarchico, ma ha bisogno di un Altro per essere pienamente se stesso. Convertirsi a Cristo, credere al Vangelo, significa in fondo proprio questo".
OP/MESSAGGIO QUARESIMA/PÖTTERING:CORDES           VIS 20100204 (870)


lunedì 11 gennaio 2010

ANGELUS: VIOLENZA MAI VIA PER RISOLVERE DIFFICOLTÀ


CITTA' DEL VATICANO, 10 GEN. 2010 (VIS). Conclusa la Santa Messa con l'amministrazione del Battesimo ad un gruppo di bambini nella Cappella Sistina, il Santo Padre a mezzogiorno si è affacciato alla finestra del suo studio nel Palazzo Apostolico Vaticano per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

  "Il Battesimo suggerisce molto bene il senso globale delle Festività natalizie" - ha detto il Papa nell'introdurre la recita dell'Angelus - "nelle quali il tema del diventare figli di Dio grazie alla venuta del Figlio unigenito nella nostra umanità costituisce un elemento dominante. Egli si è fatto uomo perché noi possiamo diventare figli di Dio. Dio è nato perché noi possiamo rinascere".

  Con il sacramento del Battesimo, ha spiegato il santo Padre, "l'uomo diventa realmente figlio, figlio di Dio. Da allora, il fine della sua esistenza consiste nel raggiungere in modo libero e consapevole ciò che fin dall'inizio è la destinazione dell'uomo. 'Diventa ciò che sei' - rappresenta il principio educativo di base della persona umana redenta dalla grazia. (...) Generato dal Battesimo a vita nuova, anche il cristiano inizia il suo cammino di crescita nella fede che lo porterà ad invocare consapevolmente Dio come 'Abbà - Padre', a rivolgersi a Lui con gratitudine e a vivere la gioia di essere suo figlio".

  "Dal Battesimo deriva anche un modello di società: quella dei fratelli. La fraternità non si può stabilire mediante un'ideologia, tanto meno per decreto di un qualsiasi potere costituito. Ci si riconosce fratelli a partire dall'umile ma profonda consapevolezza del proprio essere figli dell'unico Padre celeste. Come cristiani, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo, abbiamo in sorte il dono e l'impegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come 'lievito' di un'umanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza".

  Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato due fatti che hanno attirato la sua attenzione in questi ultimi giorni: "il caso della condizione dei migranti, che cercano una vita migliore in Paesi che hanno bisogno, per diversi motivi, della loro presenza, e le situazioni conflittuali, in varie parti del mondo, in cui i cristiani sono oggetto di attacchi, anche violenti".

  "Bisogna ripartire dal cuore del problema! Bisogna ripartire dal significato della persona! Un immigrato è un essere umano, differente per provenienza, cultura, e tradizioni, ma è una persona da rispettare e con diritti e doveri, in particolare, nell'ambito del lavoro, dove è più facile la tentazione dello sfruttamento, ma anche nell'ambito delle condizioni concrete di vita. La violenza non deve essere mai per nessuno la via per risolvere le difficoltà. Il problema è anzitutto umano! Invito, a guardare il volto dell'altro e a scoprire che egli ha un'anima, una storia e una vita: è una persona e Dio lo ama come ama me".

  "Vorrei fare simili considerazioni per ciò che riguarda l'uomo nella sua diversità religiosa. La violenza verso i cristiani in alcuni Paesi ha suscitato lo sdegno di molti, anche perché si è manifestata nei giorni più sacri della tradizione cristiana. Occorre che le Istituzioni sia politiche, sia religiose non vengano meno - lo ribadisco - alle proprie responsabilità. Non può esserci violenza nel nome di Dio, né si può pensare di onorarlo offendendo la dignità e la libertà dei propri simili".
ANG/BATTESIMO:IMMIGRAZIONE:LIBERTÀ/...               VIS 20100111 (550)

CUSTODIRE CREATO FULCRO DISCORSO CORPO DIPLOMATICO


CITTA' DEL VATICANO, 11 GEN. 2010 (VIS). Questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha tenuto l'annuale discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede e, tramite il Decano del Corpo, Ambasciatore Alejandro Emilio Valladares Lanza, dell'Honduras, ha ricevuto gli auguri di tutti gli Ambasciatori per il Nuovo Anno.
   
  Attualmente la Santa Sede intrattiene relazioni diplomatiche piene con 178 Paesi, ai quali vanno aggiunti l'Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta ed una Missione a carattere speciale: l'Ufficio dell'Organizzazione per la Liberazione della Palestina (O.L.P.).

  Per quanto riguarda le Organizzazioni Internazionali, la Santa Sede è presente all'O.N.U. in qualità di "Stato osservatore"; è, inoltre Membro di 7 Organizzazioni o Agenzie del sistema del O.N.U., Osservatore in altre 8 e Membro Osservatore in 5 Organizzazioni regionali.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti del discorso del Santo Padre:

  "A Natale, (...), abbiamo contemplato il mistero di Dio e quello della creazione; mediante l'annuncio degli angeli ai pastori ci è giunta la buona novella della salvezza dell'uomo e del rinnovamento dell'intero universo. Per questa ragione, nel Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace di quest'anno, ho invitato tutti gli uomini di buona volontà, ai quali gli angeli hanno promesso giustamente la pace, a custodire il creato".

  "Il Successore di Pietro mantiene le sue porte aperte a tutti e con tutti desidera avere relazioni che contribuiscano al progresso della famiglia umana. Da qualche settimana, sono state stabilite piene relazioni diplomatiche tra la Santa Sede e la Federazione Russa: è questo un motivo di profonda soddisfazione. Allo stesso modo, è stata molto significativa la visita che mi ha reso recentemente il Presidente della Repubblica Socialista del Vietnam, Paese che è caro al mio cuore e nel quale la Chiesa sta celebrando la sua plurisecolare presenza con un Anno giubilare. Con tale spirito di apertura, nel corso del 2009, ho ricevuto numerose personalità politiche, provenienti da diversi Paesi; ho anche visitato alcuni di essi e mi propongo in futuro, nella misura del possibile, di continuare a farlo".

  "La Chiesa è aperta a tutti, perché - in Dio - esiste per gli altri! Pertanto  essa partecipa intensamente alle sorti dell'umanità, che in questo anno appena iniziato, appare ancora segnata dalla drammatica crisi che ha colpito l'economia mondiale e ha provocato una grave e diffusa instabilità sociale. Con l'Enciclica 'Caritas in veritate' ho invitato ad individuare le radici profonde di tale situazione: in ultima analisi, esse risiedono nella mentalità corrente egoistica e materialistica, dimentica dei limiti propri a ciascuna creatura. Oggi mi preme sottolineare che questa stessa mentalità minaccia anche il creato".

  "Ciascuno di noi, probabilmente, potrebbe citare qualche esempio dei danni che essa arreca all'ambiente, in ogni parte del mondo. Ne cito uno, tra i tanti, dalla storia recente dell'Europa: vent'anni fa, quando cadde il Muro di Berlino e quando crollarono i regimi materialisti ed atei che avevano dominato lungo diversi decenni una parte di questo Continente, non si è potuto avere la misura delle profonde ferite che un sistema economico privo di riferimenti fondati sulla verità dell'uomo aveva inferto, non solo alla dignità e alla libertà delle persone e dei popoli, ma anche alla natura, con l'inquinamento del suolo, delle acque e dell'aria?".

  "La negazione di Dio sfigura la libertà della persona umana, ma devasta anche la creazione! Ne consegue che la salvaguardia del creato non risponde in primo luogo ad un'esigenza estetica, ma anzitutto a un'esigenza morale, perché la natura esprime un disegno di amore e di verità che ci precede e che viene da Dio".

  "Pertanto, condivido la maggiore preoccupazione che causano le resistenze di ordine economico e politico alla lotta contro il degrado dell'ambiente. Si tratta di difficoltà che si sono potute constatare ancora di recente durante la XV Sessione della Conferenza degli Stati parte alla Convenzione delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, svoltasi dal 7 al 18 dicembre scorso a Copenaghen. Auspico che, nell'anno corrente, prima a Bonn e poi a Città del Messico, sia possibile giungere ad un accordo per affrontare tale questione in modo efficace. La posta in gioco è tanto più importante perché ne va del destino stesso di alcune Nazioni, in particolare, alcuni Stati insulari".

  "Occorre, tuttavia, che tale attenzione e tale impegno per l'ambiente siano bene inquadrati nell'insieme delle grandi sfide che si pongono all'umanità. Se, infatti, si vuole edificare una vera pace, come sarebbe possibile separare, o addirittura contrapporre la salvaguardia dell'ambiente a quella  della vita umana, compresa la vita prima della nascita? E' nel rispetto che la persona umana nutre per se stessa che si manifesta il suo senso di responsabilità verso il creato".

  "Vorrei sottolineare ancora che la salvaguardia della creazione implica una corretta gestione delle risorse naturali dei paesi, in primo luogo, di quelli economicamente svantaggiati. (...) Come dimenticare, poi, che la lotta per l'accesso alle risorse naturali è una delle cause di vari conflitti, tra gli altri in Africa, così come la sorgente di un rischio permanente in altre situazioni?".

  "Anche per questa ragione ripeto con forza che, per coltivare la pace, bisogna custodire il creato! D'altra parte ci sono ancora vaste estensioni di terra, per esempio in Afghanistan ed in alcuni paesi dell'America Latina, dove purtroppo l'agricoltura è ancora legata alla produzione di droga e costituisce una fonte non trascurabile di occupazione e di sostentamento. Se si vuole la pace, occorre custodire il creato con la riconversione di tali attività. Chiedo perciò alla comunità internazionale, ancora una volta, che non si rassegni al traffico della droga ed ai gravi problemi morali e sociali che essa genera".

  "La custodia del creato è un importante fattore di pace e di giustizia! Fra le tante sfide che essa lancia, una delle più gravi è quella dell'aumento delle spese militari, nonché quella del mantenimento o dello sviluppo degli arsenali nucleari. Ciò assorbe ingenti risorse, che potrebbero, invece, essere destinate allo sviluppo dei Popoli, soprattutto di quelli più poveri. Confido, fermamente, che nella Conferenza di esame del Trattato di Non-Proliferazione nucleare, in programma per il maggio prossimo a New York, vengano prese decisioni efficaci in vista di un progressivo disarmo, che porti a liberare il pianeta dalle armi nucleari".

  "Più in generale, deploro che la produzione e l'esportazione di armi contribuiscano a perpetuare conflitti e violenze, come quelli nel Darfur, in Somalia e nella Repubblica Democratica del Congo. All'incapacità delle parti direttamente coinvolte di sottrarsi alla spirale di violenza e di dolore generata da questi conflitti, si aggiunge l'apparente impotenza degli altri Paesi e delle Organizzazioni internazionali a riportare la pace, senza contare l'indifferenza quasi rassegnata dell'opinione pubblica mondiale. (...) Come, infine, non menzionare il terrorismo che mette in pericolo un così gran numero di vite innocenti e provoca un diffuso senso di angoscia?".

  "Le gravi violenze che ho appena evocato, unite ai flagelli della povertà e della fame, come pure alle catastrofi naturali ed al degrado ambientale, contribuiscono ad ingrossare le fila di quanti abbandonano la propria terra. Di fronte a tale esodo, invito le Autorità civili, che vi sono coinvolte a diverso titolo, ad agire con giustizia, solidarietà e lungimiranza. In particolare, vorrei  menzionare i Cristiani in Medio Oriente: colpiti in varie maniere, fin nell'esercizio della loro libertà religiosa, essi lasciano la terra dei loro padri in cui si è sviluppata la Chiesa dei primi secoli. E' per offrire loro un sostegno e per far loro sentire la vicinanza dei fratelli nella fede, che ho convocato, per l'autunno prossimo, l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi sul Medio Oriente".

  "Purtroppo, in alcuni Paesi, soprattutto occidentali, si diffondono, negli ambienti politici e culturali, come pure nei mezzi di comunicazione, un sentimento di scarsa considerazione, e, talvolta, di ostilità, per non dire di disprezzo verso la religione, in particolare quella cristiana. E' chiaro che, se il relativismo è concepito come un elemento costitutivo essenziale della democrazia, si rischia di concepire la laicità unicamente in termini di esclusione o, meglio, di rifiuto dell'importanza sociale del fatto religioso. Un tale approccio crea tuttavia scontro e divisione, ferisce la pace, inquina l''ecologia umana' e, rifiutando, per principio, le attitudini diverse dalla propria, si trasforma in una strada senza uscita. Urge, pertanto, definire una laicità positiva, aperta, che, fondata su una giusta autonomia tra l'ordine temporale e quello spirituale, favorisca una sana collaborazione e un senso di responsabilità condivisa".

  "Auspico che, nella costruzione del proprio avvenire, l'Europa sappia sempre attingere alle fonti della propria identità cristiana. Come ho rimarcato durante il mio viaggio apostolico del settembre scorso nella Repubblica Ceca, essa ha un ruolo insostituibile 'per la formazione della coscienza di ogni generazione e per la promozione di un consenso etico di fondo, al servizio di ogni persona che chiama questo continente 'casa'!".
 
  "Proseguendo nella nostra riflessione, è necessario rilevare che la problematica dell'ambiente è complessa. (...) Le creature sono differenti le une dalle altre e possono essere protette, o, al contrario, messe in pericolo, in modi diversi, come ci mostra l'esperienza quotidiana. Uno di tali attacchi proviene da leggi o progetti, che, in nome della lotta contro la discriminazione, colpiscono il fondamento biologico della differenza fra i sessi. Mi riferisco, per esempio, ad alcuni Paesi europei o del Continente americano. (...) La libertà non può essere assoluta, perché l'Uomo non è Dio, ma immagine di Dio, sua creatura. Per l'uomo, il cammino da seguire non può quindi essere l'arbitrio, o il desiderio, ma deve consistere, piuttosto, nel corrispondere alla struttura voluta dal Creatore".

  "La salvaguardia della creazione comporta anche altre sfide, alle quali non si può rispondere che attraverso la solidarietà internazionale. Penso alle catastrofi naturali, che durante l'anno scorso hanno seminato morti, sofferenze e distruzioni nelle Filippine, in Vietnam, nel Laos, in Cambogia e nell'isola di Taiwan. Come non ricordare poi l'Indonesia, e, più vicino a noi, la regione dell'Abruzzo, scosse da devastanti terremoti?".

  "Ma la salvaguardia della creazione, oltre che della solidarietà, ha bisogno anche della concordia e della stabilità degli Stati. Quando insorgono divergenze ed ostilità fra questi ultimi, per difendere la pace debbono perseguire con tenacia la via di un dialogo costruttivo. E' quanto avvenne venticinque anni or sono con il Trattato di Pace ed Amicizia fra Argentina e Cile, che fu raggiunto grazie alla mediazione della Sede Apostolica. Esso ha portato abbondanti frutti di collaborazione e prosperità, di cui ha beneficiato, in qualche modo, l'intera America Latina".

  "Più vicino a noi, mi compiaccio dell'intesa conclusa tra Croazia e Slovenia a proposito dell'arbitrato relativo alle loro frontiere marittime e terrestri. Mi rallegro, altresì, dell'accordo tra Armenia e Turchia, in vista della ripresa delle loro relazioni diplomatiche, ed auspico che attraverso il dialogo, i rapporti fra tutti i Paesi del Caucaso meridionale migliorino".

  "Durante il mio pellegrinaggio in Terra Santa, ho richiamato in modo pressante Israeliani e Palestinesi a dialogare e a rispettare i diritti dell'altro. Ancora una volta levo la mia voce, affinché sia universalmente riconosciuto il diritto dello Stato di Israele ad esistere e a godere di pace e sicurezza entro confini internazionalmente riconosciuti. E che, ugualmente, sia riconosciuto il diritto del Popolo palestinese ad una patria sovrana e indipendente, a vivere con dignità e a potersi spostare liberamente. Mi preme, inoltre, sollecitare il sostegno di tutti perché siano protetti l'identità e il carattere sacro di Gerusalemme, la sua eredità culturale e religiosa, il cui valore è universale. Solo così questa città unica, santa e tormentata, potrà essere segno e anticipazione della pace che Dio desidera per l'intera famiglia umana!".

  "Per amore del dialogo e della pace, che salvaguardano la creazione, esorto i governanti e i cittadini dell'Iraq ad oltrepassare le divisioni, la tentazione della violenza e l'intolleranza, per costruire insieme l'avvenire del loro Paese. Anche le comunità cristiane vogliono dare il loro contributo, ma perché ciò sia possibile, bisogna che sia loro assicurato rispetto, sicurezza e libertà. Anche il Pakistan è stato duramente colpito dalla violenza in questi ultimi mesi e alcuni episodi hanno preso di mira direttamente la minoranza cristiana. Domando che si compia ogni sforzo affinché tali aggressioni non si ripetano e i cristiani possano sentirsi pienamente integrati nella vita del loro Paese".

  "Trattando delle violenze contro i cristiani, non posso non menzionare, peraltro, i deplorevoli attentati di cui sono state vittime le Comunità copte egiziane in questi ultimi giorni, proprio quando stavano celebrando il Natale. Per quanto riguarda l'Iran, auspico che attraverso il dialogo e la collaborazione, si raggiungano soluzioni condivise, sia a livello nazionale che sul piano internazionale. Al Libano, che ha superato una lunga crisi politica, auguro di proseguire sempre sulla via della concordia. Confido che l'Honduras, dopo un periodo di incertezza e trepidazione, si incammini verso una ritrovata normalità politica e sociale. E lo stesso mi auguro che si realizzi in Guinea ed in Madagascar, con l'aiuto effettivo e disinteressato della comunità internazionale".

  "Fissando lo sguardo su Cristo, esorto ogni persona di buona volontà ad operare con fiducia e generosità per la dignità e la libertà dell'uomo. Che la luce e la forza di Gesù ci aiutino a rispettare l''ecologia umana', consapevoli che anche l'ecologia ambientale ne trarrà beneficio, poiché il libro della natura è uno ed indivisibile. E' così che potremo consolidare la pace, oggi e per le generazioni che verranno".
AC/ANNO NUOVO/CORPO DIPLOMATICO                 VIS 20100111 (4320)


lunedì 4 gennaio 2010

IMPEGNARSI COSTRUIRE MONDO PIÙ DEGNO DELLA PERSONA


CITTA' DEL VATICANO, 1 GEN. 2010 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica della Solennità di Maria Santissima Madre di Dio nell'ottava di Natale in occasione della XLIII Giornata Mondiale della Pace sul tema: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato".
 
  "Tutto il racconto biblico si può leggere come progressivo svelamento del volto di Dio" - ha spiegato il Papa  all'inizio dell'omelia - "fino a giungere alla sua piena manifestazione in Gesù Cristo. (...) Il volto di Dio ha preso un volto umano, lasciandosi vedere e riconoscere nel figlio della Vergine Maria, che per questo veneriamo con il titolo altissimo di 'Madre di Dio'".

  "Meditare sul mistero del volto di Dio e dell'uomo" - ha sottolineato il Pontefice - "è una via privilegiata che conduce alla pace. Questa, infatti, incomincia da uno sguardo rispettoso, che riconosce nel volto dell'altro una persona, qualunque sia il colore della sua pelle, la sua nazionalità, la sua lingua, la sua religione".

  "Solo se abbiamo Dio nel cuore, siamo in grado di cogliere nel volto dell'altro un fratello in umanità, non un mezzo ma un fine, non un rivale o un nemico, ma un altro me stesso, una sfaccettatura dell'infinito mistero dell'essere umano. La nostra percezione del mondo e, in particolare, dei nostri simili, dipende essenzialmente dalla presenza in noi dello Spirito di Dio".

  "Per riconoscerci e rispettarci quali realmente siamo, cioè fratelli, abbiamo bisogno di riferirci al volto di un Padre comune, che tutti ci ama, malgrado i nostri limiti e i nostri errori".

  "Fin da piccoli, è importante essere educati al rispetto dell'altro, anche quando è differente da noi" - ha ribadito il Papa" - "I volti dei bambini sono come un riflesso della visione di Dio sul mondo. Perché allora spegnere i loro sorrisi? Perché avvelenare i loro cuori? Purtroppo, l'icona della Madre di Dio della tenerezza trova il suo tragico contrario nelle dolorose immagini di tanti bambini e delle loro madri in balia di guerre e violenze: profughi, rifugiati, migranti forzati. Volti scavati dalla fame e dalle malattie, volti sfigurati dal dolore e dalla disperazione".

  "I volti dei piccoli innocenti" - ha proseguito il Pontefice - "sono un appello silenzioso alla nostra responsabilità: di fronte alla loro condizione inerme, crollano tutte le false giustificazioni della guerra e della violenza. Dobbiamo semplicemente convertirci a progetti di pace, deporre le armi di ogni tipo e impegnarci tutti insieme a costruire un mondo più degno dell'uomo".

  Nel commentare il Messaggio per la XLIII Giornata Mondiale della Pace 2010: "Se vuoi coltivare la pace, custodisci il creato", il Papa ha affermato: "L'uomo è capace di rispettare le creature nella misura in cui porta nel proprio spirito un senso pieno della vita, altrimenti sarà portato a disprezzare se stesso e ciò che lo circonda, a non avere rispetto dell'ambiente in cui vive, del creato".

  Nel porre l'accento sul fatto che "Vi è (...) un nesso strettissimo tra il rispetto dell'uomo e la salvaguardia del creato", il Santo Padre ha affermato: "Se l'uomo si degrada, si degrada l'ambiente in cui vive; se la cultura tende verso un nichilismo, se non teorico, pratico, la natura non potrà non pagarne le conseguenze".

  "Rinnovo, pertanto, il mio appello" - ha concluso il Pontefice - "ad investire sull'educazione, proponendosi come obiettivo, oltre alla necessaria trasmissione di nozioni tecnico-scientifiche, una più ampia e approfondita 'responsabilità ecologica', basata sul rispetto dell'uomo e dei suoi diritti e doveri fondamentali. Solo così l'impegno per l'ambiente può diventare veramente educazione alla pace e costruzione della pace".
HML/PACE:CREAZIONE/...                                           VIS 20100104 (600)


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