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lunedì 30 gennaio 2012

INCONTRO BILATERALE SANTA SEDE-OLP


CITTÀ DEL VATICANO, 30 GEN 2012 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un comunicato congiunto circa l'incontro bilaterale tra la Santa Sede e l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina, tenutosi il 28 gennaio a Ramallah, in Cisgiordania. Riportiamo di seguito il testo del comunicato:
  "In seguito alla ripresa dei colloqui bilaterali fra la Santa Sede e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), si è svolto un incontro ufficiale presso la sede del Presidente palestinese, a Ramallah, il 28 gennaio 2012".
  "I colloqui sono stati presieduti congiuntamente da Mons. Ettore Balestrero, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, e dal Ministro Ziad Al-Bandak, Consigliere del Presidente Palestinese per le Relazioni con i Cristiani".
  "La Parte palestinese ha consegnato alla Delegazione della Santa Sede la risposta alla bozza d’accordo proposta dalla Santa Sede nell’incontro precedente e i colloqui si sono svolti in un’atmosfera cordiale per rafforzare ulteriormente le speciali relazioni tra le due Parti. Le Delegazioni hanno deciso di stabilire squadre tecniche per dar seguito alla bozza, in preparazione alla riunione plenaria che si terrà prossimamente in Vaticano".
  "La Delegazione della Santa Sede era composta da: S.E. Mons. Antonio Franco, Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina; Mons. Maurizio Malvestiti, Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; Mons. Alberto Ortega, Officiale della Segreteria di Stato; Mons. Waldemar Sommertag, Consigliere della Delegazione Apostolica a Gerusalemme".
  "La Delegazione Palestinese era composta da: Dott. Nabil Shath, Membro del Comitato Centrale di Fatah; Dott. Bernard Sabella, Membro del Consiglio Legislativo Palestinese; Sig. Issa Kassissieh, Vice-Capo del Dipartimento per i Negoziati dell’OLP e il Sig. Wassim Khazmo, Consigliere politico dell’Unità di Appoggio ai Negoziati dell’OLP".
OP/      VIS 20120130 (280)

lunedì 9 gennaio 2012

DISCORSO DEL SANTO PADRE AL CORPO DIPLOMATICO



CITTA' DEL VATICANO, 9 GEN. 2012 (VIS).-Alle ore 11 di questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, per la presentazione degli auguri per il nuovo anno. Dopo le parole introduttive del Decano del Corpo Diplomatico, Alejandro Emilio Valladares Lanza -Ambasciatore di Honduras-, e l=indirizzo augurale del Vice-Decano, Jean-Claude Michel -Ambasciatore del Principato di Monaco-, il Papa ha pronunciato un discorso.

  Attualmente la Santa Sede intrattiene rapporti diplomatici pieni con 179 paesi, ai quali bisogna aggiungere l’Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta, ed una Missione a carattere speciale: l’Ufficio dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

  Per quanto riguarda le Organizzazioni Internazionali, la Santa Sede è presente all’ONU in qualità di "Stato osservatore"; è, inoltre, Membro di 7 Organizzazioni o Agenzie del sistema ONU, Osservatore in altre 8 e Membro o Osservatore in 5 Organizzazioni regionali.

  Di seguito riportiamo ampi estratti del discorso del Santo Padre:

  “Attraverso di voi, il mio augurio si estende a tutte le Nazioni che rappresentate, con le quali la Santa Sede mantiene relazioni diplomatiche. E’ una gioia per noi che la Malesia si sia aggiunta a questa comunità nel corso dell’anno appena concluso. (…) Segni della cooperazione tra la Chiesa Cattolica e gli stati sono gli Accordi stipulati nel 2011 con l’Azerbaigian, il Montenegro e il Mozambico. (…) Ugualmente, la Santa Sede desidera tessere un dialogo fruttuoso con le Organizzazioni internazionali e regionali e, in questa prospettiva, rilevo con soddisfazione che i Paesi membri dell’Associazione delle Nazioni del Sud-Est Asiatico (A.S.E.A.N.) hanno accolto la nomina di un Nunzio Apostolico accreditato presso questa Organizzazione. Non posso omettere di menzionare che, nello scorso mese di dicembre, la Santa Sede ha rafforzato la sua lunga collaborazione con l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, diventandone membro a pieno titolo”.

  “Desidero, infine, salutare il Sud Sudan che, nel luglio scorso, si è costituito quale Stato sovrano. Mi rallegro che questo passo sia stato compiuto pacificamente. Purtroppo, tensioni e scontri si sono succeduti in questi ultimi mesi ed auspico che tutti uniscano i loro sforzi affinché, per le popolazioni del Sudan e del Sud Sudan, si apra infine un periodo di pace, di libertà e di sviluppo”.

  “L’incontro odierno avviene tradizionalmente alla fine delle festività natalizie, in cui la Chiesa celebra la venuta del Salvatore. Egli viene nel buio della notte, eppure la sua presenza è immediatamente fonte di luce e di gioia (…) Davvero il mondo è oscuro, laddove l’uomo non riconosce più il proprio legame con il Creatore e, così, mette a rischio anche i suoi rapporti con le altre creature e con lo stesso creato. Il momento attuale è segnato purtroppo da un profondo malessere e le diverse crisi: economiche, politiche e sociali, ne sono una drammatica espressione”.

  “A tale proposito, non posso non menzionare, anzitutto, gli sviluppi gravi e preoccupanti della crisi economica e finanziaria mondiale. Questa non ha colpito  soltanto le famiglie e le imprese dei Paesi economicamente più avanzati, dove ha avuto origine, creando una situazione in cui molti, soprattutto tra i giovani, si sono sentiti disorientati e frustrati nelle loro aspirazioni ad un avvenire sereno, ma ha inciso profondamente anche sulla vita dei Paesi in via di sviluppo. Non dobbiamo scoraggiarci ma riprogettare risolutamente il nostro cammino, con nuove forme di impegno. La crisi può e deve essere uno sprone a riflettere sull’esistenza umana e sull’importanza della sua dimensione etica, prima ancora che sui meccanismi che governano la vita economica: non soltanto per cercare di arginare le perdite individuali o delle economie nazionali, ma per darci nuove regole che assicurino a tutti la possibilità di vivere dignitosamente e di sviluppare le proprie capacità a beneficio dell’intera comunità”.

  “Gli effetti dell’attuale momento di incertezza colpiscono particolarmente i giovani. Dal loro malessere sono nati i fermenti che, nei mesi scorsi, hanno investito, talvolta duramente, diverse Regioni. Mi riferisco anzitutto al Nord Africa e al Medio Oriente, dove i giovani, che soffrono tra l’altro per la povertà e la disoccupazione e temono l’assenza di prospettive certe, hanno lanciato quello che è diventato un vasto movimento di rivendicazione di riforme e di partecipazione più attiva alla vita politica e sociale. (…) L’ottimismo iniziale ha ceduto il passo al riconoscimento delle difficoltà di questo momento di transizione e di cambiamento (…). Il rispetto della persona dev’essere al centro delle istituzioni e delle leggi, deve condurre alla fine di ogni violenza e prevenire il rischio che la doverosa attenzione alle richieste dei cittadini e la necessaria solidarietà sociale si trasformino in semplici strumenti per conservare o conquistare il potere. Invito la Comunità internazionale a dialogare con gli attori dei processi in atto, nel rispetto dei popoli e nella consapevolezza che la costruzione di società stabili e riconciliate, aliene da ogni ingiusta discriminazione, in particolare di ordine religioso, costituisce un orizzonte più vasto e più lontano di quello delle scadenze elettorali”.

  “Sento una grande preoccupazione per le popolazioni dei Paesi in cui si susseguono tensioni e violenze, in particolare la Siria, dove auspico una rapida fine degli spargimenti di sangue e l’inizio di un dialogo fruttuoso tra gli attori politici, favorito dalla presenza di osservatori indipendenti. In Terra Santa, dove le tensioni tra Palestinesi e Israeliani hanno ripercussioni sugli equilibri di tutto il Medio Oriente, bisogna che i responsabili di questi due popoli adottino decisioni coraggiose e lungimiranti in favore della pace. Ho appreso con piacere che, in seguito ad un’iniziativa del Regno di Giordania, il dialogo è ripreso; auspico che esso prosegua affinché si giunga ad una pace duratura, che garantisca il diritto di quei due popoli a vivere in sicurezza in Stati sovrani e all’interno di frontiere sicure e internazionalmente riconosciute. (…) Seguo anche con grande attenzione gli sviluppi in Iraq, deplorando gli attentati che hanno causato ancora recentemente la perdita di numerose vite umane, e incoraggio le sue autorità a proseguire con fermezza sulla via di una piena riconciliazione nazionale”.

  (…) “L’educazione è un tema cruciale per ogni generazione, poiché da essa dipende tanto il sano sviluppo di ogni persona, quanto il futuro di tutta la società. (…) Oltre ad un obiettivo chiaro, quale è quello di condurre i giovani ad una conoscenza piena della realtà e quindi della verità, l’educazione ha bisogno di luoghi. Tra questi figura anzitutto la famiglia, fondata sul matrimonio di un uomo con una donna. Questa non è una semplice convenzione sociale, bensì la cellula fondamentale di ogni società. Pertanto, le politiche lesive della famiglia minacciano la dignità umana e il futuro stesso dell’umanità. (…) Occorrono politiche che lo valorizzino e aiutino così la coesione sociale e il dialogo. È nella famiglia che ci si apre al mondo e alla vita. (…) In questo contesto dell’apertura alla vita, accolgo con soddisfazione la recente sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che vieta di brevettare i processi relativi alle cellule staminali embrionali umane, come pure la Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa, che condanna la selezione prenatale in funzione del sesso. Più in generale, guardando soprattutto al mondo occidentale, sono convinto che si oppongano all’educazione dei giovani e di conseguenza al futuro dell’umanità le misure legislative che non solo permettono, ma talvolta addirittura favoriscono l’aborto, per motivi di convenienza o per ragioni mediche discutibili”.

  (…) “Un ruolo altrettanto essenziale per lo sviluppo della persona è svolto dalle istituzioni educative (…) Occorre attuare politiche formative affinché l’educazione scolastica sia accessibile a tutti e che, oltre a promuovere lo sviluppo cognitivo della persona, curi la crescita armonica della personalità, compresa la sua apertura al Trascendente. La Chiesa Cattolica è sempre stata particolarmente attiva nel campo delle istituzioni scolastiche ed accademiche, svolgendo un’opera apprezzata accanto a quella delle istituzioni statali. Auspico, quindi, che tale contributo sia riconosciuto e valorizzato anche dalle legislazioni nazionali”.

  “In tale prospettiva, ben si comprende come un’efficace opera educativa postuli pure il rispetto della libertà religiosa. Questa è caratterizzata da una dimensione individuale, come pure da una dimensione collettiva e da una dimensione istituzionale. Si tratta del primo dei diritti umani, perché essa esprime la realtà più fondamentale della persona. Troppo spesso, per diversi motivi, tale diritto è ancora limitato o schernito. Non posso evocare questo tema senza anzitutto salutare la memoria del ministro pachistano Shahbaz Bhatti, la cui infaticabile lotta per i diritti delle minoranze si è conclusa con una morte tragica”.

  “Non si tratta, purtroppo, di un caso isolato. In non pochi Paesi i cristiani sono privati dei diritti fondamentali e messi ai margini della vita pubblica; in altri subiscono attacchi violenti contro le loro chiese e le loro abitazioni. (…) In altre parti del mondo, si riscontrano politiche volte ad emarginare il ruolo della religione nella vita sociale, come se essa fosse causa di intolleranza, piuttosto che contributo apprezzabile nell’educazione al rispetto della dignità umana, alla giustizia e alla pace. Il terrorismo motivato religiosamente ha mietuto anche l’anno scorso numerose vittime, soprattutto in Asia e in Africa (…). La religione non può essere usata come pretesto per accantonare le regole della giustizia e del diritto a vantaggio del ‘bene’ che essa persegue”. (…)

  “Vorrei inoltre menzionare segnali incoraggianti nel campo della libertà religiosa. Mi riferisco alla modifica legislativa grazie alla quale la personalità giuridica pubblica delle minoranze religiose è stata riconosciuta in Georgia; penso anche alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo in favore della presenza del Crocifisso nelle aule scolastiche italiane. (…) Auspico che l’Italia continui a promuovere un rapporto equilibrato fra la Chiesa e lo Stato, costituendo così un esempio, al quale le altre Nazioni possano riferirsi con rispetto e interesse”.

  “Nel continente africano, (…) è essenziale che la collaborazione fra le comunità cristiane e i Governi aiuti a percorrere un cammino di giustizia, di pace e di riconciliazione, in cui i membri di tutte le etnie e di tutte le religioni siano rispettati. E’ doloroso constatare che tale meta, in vari Paesi di quel continente, è ancora lontana. Penso in particolare alla recrudescenza delle violenze che interessa la Nigeria, (…) agli strascichi della guerra civile in Costa d’Avorio, alla persistente instabilità nella Regione dei Grandi Laghi e all’urgenza umanitaria nei Paesi del Corno d’Africa. Chiedo, ancora una volta, alla Comunità internazionale di aiutare con sollecitudine a trovare una soluzione alla crisi che dura da anni in Somalia”.

  “Infine, mi preme sottolineare che una educazione rettamente intesa non può che favorire il rispetto del creato. Non si possono dimenticare le gravi calamità naturali che, nel 2011, hanno colpito varie zone del Sud-Est asiatico, e i disastri ambientali come quello della centrale nucleare di Fukushima in Giappone. La salvaguardia dell’ambiente, la sinergia tra la lotta contro la povertà e quella contro i cambiamenti climatici costituiscono ambiti rilevanti per la promozione dello sviluppo umano integrale. Pertanto auspico che, in seguito alla XVII sessione della Conferenza degli Stati Parte alla Convenzione ONU sui cambiamenti climatici, da poco conclusasi a Durban, la Comunità internazionale si prepari alla Conferenza dell’ONU sullo sviluppo sostenibile quale autentica ‘famiglia delle Nazioni’ e, perciò, con grande senso di solidarietà e di responsabilità verso le generazioni presenti e per quelle future”.

  (…) “Animata dalla certezza della fede, la Santa Sede continua a dare il proprio contributo alla Comunità internazionale, secondo quel duplice intendimento che il Concilio Vaticano II – di cui quest’anno ricorre il 50° anniversario – ha chiaramente definito: proclamare la grandezza somma della vocazione dell’uomo e la presenza in lui di un germe divino, nonché offrire all’umanità una cooperazione sincera, che instauri quella fraternità universale che corrisponde a tale vocazione”.
CD/         VIS 20120109 (1.920) 

lunedì 14 novembre 2011

VISITA PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELL’UNIONE EUROPEA

CITTA' DEL VATICANO, 12 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Signor Herman Van Rompuy, Presidente del Consiglio europeo, con la consorte e seguito. Al termine della visita è stato reso pubblico il seguente Comunicato:

“Oggi, sabato 12 novembre 2011, il Presidente del Consiglio Europeo, S.E. il Signor Herman Van Rompuy, è stato ricevuto in Udienza da Sua Santità Benedetto XVI e, successivamente, si è incontrato con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, che era accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

I colloqui, svoltisi in un clima di cordialità, hanno permesso un utile scambio di opinioni sulla situazione internazionale e sul contributo che la Chiesa Cattolica desidera offrire all’Unione Europea.

Nel corso del dialogo ci si è soffermati, inoltre, sulla promozione dei diritti umani ed, in particolare, della libertà religiosa”.
SS/ VIS 20111114 (120)

lunedì 7 novembre 2011

CREDENZIALI AMBASCIATORE DI GERMANIA

CITTA' DEL VATICANO, 7 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha ricevuto le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore di Germania presso la Santa Sede, Signor Reinhard Schweppe e, nel suo discorso al diplomatico, ha ricordato la recente visita nel suo Paese natale, sottolineando che essa “può essere uno spunto per riflettere sul servizio che, rispettivamente, la Chiesa cattolica e la Santa Sede possono rendere in una società pluralista”, come quella tedesca.

“Molti contemporanei leggono l’influenza del cristianesimo, ma anche di altre religioni, nell’imprimere alla società una determinata cultura e un determinato modo di vivere”, ha affermato il Papa. “Questa concezione non è sbagliata, ma non completa la comprensione di sé della Chiesa cattolica” che “è convinta di non avere soltanto formato comunità culturali, in diverse forme, nei Paesi, ma di essere stata formata, di rimando, anche dalle tradizioni dei singoli Paesi”.

La Chiesa “ha la consapevolezza di conoscere – attraverso la sua fede – la verità sull’uomo e di essere, conseguentemente, tenuta ad impegnarsi per quei valori che sono validi per l’uomo in quanto tale, a prescindere dalle singole culture” ha proseguito il Santo Padre riconoscendo che: “Fortunatamente, una parte fondamentale di valori umani generali sono diventati diritto positivo nella nostra Costituzione del 1949 e nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo dopo la seconda guerra mondiale. (...) Oggi, però, alcuni valori fondamentali dell’esistenza umana sono nuovamente messi in discussione, valori che difendono la dignità dell’uomo come tale. E qui la Chiesa riconosce il dovere, al di là dell’ambito della sua fede, di difendere nell’insieme della nostra società, quella verità e quei valori nei quali la dignità dell’uomo è messa a rischio”.

“In questo senso, non siamo noi a poter giudicare – per parlare di un argomento particolarmente importante – se un individuo è ‘già persona’ o ‘ancora persona’, e ancor meno ci compete il diritto di manipolare l’uomo e – per così dire – di volere fare l’uomo. Solo una società che rispetti e difenda incondizionatamente la dignità di ogni persona, dal concepimento fino alla morte naturale, può dirsi una società umana. (...) Se la Santa Sede si inserisce nella legiferazione, su questioni fondamentali che riguardano la dignità dell’uomo, come oggi si pongono in molti ambiti dell’esistenza prenatale dell’uomo, essa non lo fa per imporre indirettamente la sua fede ad altri, bensì per difendere valori che sono fondamentalmente evidenti per tutti in quanto verità sull’essere persona”.-

Contro la discriminazione della donna

Successivamente Benedetto XVI ha fatto riferimento alla discriminazione di genere della donna, “un aspetto critico che, attraverso tendenze materialistiche ed edoniste, sembra farsi spazio soprattutto nei Paesi del cosiddetto mondo occidentale”. Il Pontefice ha sottolineato che “un rapporto che non tenga in conto il fatto che l’uomo e la donna hanno pari dignità, rappresenta una grave mancanza nei riguardi dell’umanità. È giunto il momento di contrastare energicamente la prostituzione, l’ampia diffusione di materiale a contenuto erotico e pornografico, anche e proprio tramite internet. La Santa Sede si impegnerà affinché il necessario intervento da parte della Chiesa cattolica in Germania contro questo genere di abusi avvenga in maniera più decisa e chiara”.

Infine il Papa ha ringraziato il Governo Federale tedesco e i governi dei Länder per il loro sostegno all’opera della Chiesa “che in Germania ha ottime possibilità di azione”, per annunciare il Vangelo e per aiutare le persone in difficoltà con istituzioni sociali e caritative “la cui opera, in definitiva, è a beneficio di tutti i cittadini”.
CD/GERMANIA VIS 20111107 (570)

venerdì 4 novembre 2011

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE COSTA D’AVORIO

CITTA' DEL VATICANO, 4 NOV. 2011 (VIS). Questa mattina Papa Benedetto XVI ha ricevuto le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore della Costa d’Avorio presso la Santa Sede, Signor Joseph Tebah-Klah, nel XL anniversario di relazioni diplomatiche.

In risposta al discorso dell’Ambasciatore, il Santo Padre ha detto di aver seguito con grande preoccupazione lo sviluppo della crisi postelettorale che ha condotto alle divisioni che attualmente affliggono la Costa d’Avorio, ed ha auspicato che la Commissione Dialogo-Verità-Riconciliazione, di recente creazione, operi con diligenza e imparzialità.

“La grave crisi che la Costa d’Avorio ha dovuto affrontare, ha dato luogo a gravi violazioni dei diritti umani ed a numerose perdite di vite umane. Perciò incoraggio il suo Paese a promuovere tutte le iniziative che portano alla pace e alla giustizia. Non bisogna aver paura di far luce sui crimini e gli attentati commessi contro i diritti delle persone. Il ‘vivere insieme’ sarà possibile ed armonioso soltanto con la ricerca della verità e della giustizia (...) ed anche con il riconoscimento e il rispetto del carattere sacro di ogni vita umana. Poiché la vita viene da Dio, essa è sacra per la sua origine divina. La perdita di ogni vita umana, - piccola o grande, ricca o povera - è sempre un dramma, soprattutto quando l’uomo ne è responsabile”.

La diversità di religioni e etnie del Paese africano “è una grande ricchezza. Il ‘vivere insieme’ deve essere sempre ardentemente sostenuto ed incoraggiato”. In merito il Papa ha esortato i governanti a lavorare in modo trasparente affinché le risorse della Nazione siano a beneficio di tutti i cittadini, in modo equo.

La Chiesa, a sua volta, “partecipa con la sua specificità allo sforzo di ricostruzione. Essa non desidera sostituirsi allo Stato, ma può con le sue numerose istituzioni, in ambito educativo e sanitario, portare conforto e cura dell’anima; tale aiuto è spesso più necessario del sostegno materiale, soprattutto quando occorre curare le ferite del corpo e dell’anima”.

Infine il Santo Padre ha invocato l’intercessione della Beata Vergine Maria affinché il Signore ricolmi di abbondanti benedizioni i governanti e il popolo ivoriano.
CD/COSTA D’AVORIO VIS 20111104 (360)

lunedì 31 ottobre 2011

BRASILE: PROFICUA COLLABORAZIONE STATO E CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 31 OTT. 2011 (VIS). Il nuovo Ambasciatore del Brasile presso la Santa Sede, Signor Almir Franco de Sá Barbuda, ha presentato questa mattina le Lettere Credenziali al Santo Padre che, nel suo discorso, ha ringraziato le Autorità brasiliane per la loro disponibilità nell’organizzare la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, in programma a Rio de Janeiro nel 2013.

Successivamente il Papa ha rievocato la lunga storia dei rapporti diplomatici tra Brasile e Santa Sede, instaurati già poco dopo l’indipendenza del Paese, come pure la proficua collaborazione congiunta della Nazione con la Chiesa Cattolica che risale alla prima Messa celebrata il 26 aprile 1500, testimoniata dalle “tante città battezzate con nomi di santi e numerosi monumenti religiosi, alcuni dei quali simboleggiano in tutto il mondo il Brasile, come la statua del Redentore a Rio de Janeiro”.

Un capitolo importante di questa storia “condivisa e feconda”, fu redatto con l’accordo firmato tra la Santa Sede e il Governo brasiliano nel 2008 che “sancisce ufficialmente e giuridicamente l’indipendenza e la collaborazione fra queste due realtà”. Il Papa ha manifestato in proposito l’auspicio che lo Stato riconosca che “una sana laicità non deve considerare la religione come un semplice sentimento individuale da relegarsi alla sfera privata, ma come una realtà che, nell’essere organizzata in strutture visibili, necessita che la sua presenza sia riconosciuta dalla comunità pubblica”.

“Per cui” – ha proseguito il Pontefice – “è dovere dello Stato garantire la possibilità del libero esercizio del culto di ogni confessione religiosa, come pure le sue attività culturali, educative e caritative, quando non siano contrarie alla morale e all’ordine pubblico. Il contributo della Chiesa non si limita ad iniziative concrete di assistenza, umanitarie o educative, ma mira innanzitutto alla crescita etica della società, suscitata dalle molteplici manifestazioni di apertura alla trascendenza e dalla formazione delle coscienze, per compiere i doveri della solidarietà”.

Fra gli ambiti di reciproca collaborazione, Benedetto XVI ha segnalato quello dell’educazione, al quale la Chiesa contribuisce “con numerose istituzioni il cui prestigio è riconosciuto in tutta la società. Di fatto, il ruolo dell’educazione non può essere ridotto ad una mera trasmissione di conoscenze e abilità orientate alla formazione professionale, ma deve abbracciare tutti gli aspetti della persona, dall’aspetto sociale all’aspirazione alla trascendenza. Per tale ragione è necessario riaffermare che l’educazione di una confessione religiosa nelle scuole pubbliche (...) lungi dal significare che lo Stato assuma o imponga una particolare fede religiosa, indica il riconoscimento della religione come un valore necessario alla formazione della persona (....) e, lungi dal pregiudicare la laicità dello Stato, garantisca il diritto dei genitori a scegliere l’educazione dei propri figli, contribuendo così a promuovere il bene comune”.

Infine, nella sfera della giustizia sociale, “il governo brasiliano sa di poter contare sulla Chiesa quale socio privilegiato in tutte le iniziative intraprese per eliminare la fame e la povertà (....) e aiutare i più bisognosi a venir fuori dallo stato di indigenza e (...) di emarginazione”, ha concluso il Papa.
CC/ VIS 20111031 (500)

venerdì 21 ottobre 2011

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE PAESI BASSI

CITTA' DEL VATICANO, 21 OTT. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto le Lettere Credenziali del nuovo Ambasciatore dei Paesi Bassi presso la Santa Sede, Signor Joseph Weterings, e nel suo discorso al diplomatico ha ricordato che il contributo della Santa Sede alla diplomazia internazionale “consiste in gran parte nel difendere i principi etici che devono essere alla base dell’ordine sociale e politico e nel richiamare l’attenzione sulla necessità di agire per porre rimedio alle violazioni di tali principi”.

La Santa Sede agisce nella dimensione della fede cristiana, ma “il Cristianesimo ha sempre indicato la ragione e la natura quali fonti delle norme sulle quali deve fondarsi uno stato di diritto. Il dialogo diplomatico nel quale è impegnata la Santa Sede non si conduce su basi confessionali né pragmatiche, ma sulla base di principi universalmente applicabili, reali come gli elementi fisici dell’ambiente naturale”.

“Nell’agire quale voce di chi non ha voce e nel difendere i diritti degli indifesi, dei poveri, dei malati, dei non nati, degli anziani, e dei membri delle minoranze che subiscono ingiuste discriminazioni, la Chiesa si impegna a promuovere la giustizia naturale come è suo diritto e dovere. Nel riconoscere con umiltà che i suoi membri non sempre vivono all’altezza degli elevati principi morali da essa proposti, la Chiesa non può che continuare a esortare tutti i popoli, compresi i suoi propri membri, ad agire in accordo con la giustizia e la ragione e ad opporsi a tutto ciò che sia contrario”.

Il Papa ha enumerato successivamente gli ambiti di interesse comune della Santa Sede e dei Paesi Bassi, quali la promozione della pace mediante la risoluzione dei conflitti in corso, l’opposizione alla proliferazione delle armi di distruzione di massa, la promozione dell’autosufficienza dei paesi emergenti e la difesa della dignità umana. Ha infine encomiato la generosa risposta umanitaria degli Olandesi nelle situazioni di emergenza nel mondo.

Benedetto XVI ha espresso il suo compiacimento per i passi intrapresi dal Governo Olandese nella repressione dell’abuso di droghe e della prostituzione ed ha concluso il suo discorso esprimendo soddisfazione per la promozione della libertà religiosa nel Paese; un tema di particolare interesse per la Santa Sede nel momento attuale.

La libertà di religione, ha detto il Pontefice, “è minacciata non soltanto da limitazioni giuridiche in alcune parti del mondo, ma da una mentalità antireligiosa all’interno di numerose società, anche quelle dove la libertà di religione gode della protezione della legge. È quindi da auspicare che il suo Governo continui a vigilare, così che la libertà di religione e la libertà di culto continuino ad essere protette e promosse, sia in patria che all’estero”.
CD/ VIS 20111021 (460)

venerdì 9 settembre 2011

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE REGNO UNITO

CITTA' DEL VATICANO, 9 SET. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il nuovo Ambasciatore del Regno Unito presso la Santa Sede, Signor Nigel Marcus Baker, che ha presentato le Lettere Credenziali.

Nel ricordare la sua visita dello scorso anno in Gran Bretagna in occasione della Beatificazione del Cardinale John Henry Newman, il Papa ha auspicato che “una rilettura dei suoi scritti porti nuova consapevolezza a coloro che sono alla ricerca di soluzioni alle questioni politiche, economiche e sociali della nostra epoca”.

“La Santa Sede ed il Regno Unito” – ha proseguito il Pontefice – “condividono una preoccupazione comune per la pace fra le nazioni, per lo sviluppo integrale dei popoli nel mondo, (...) e per la diffusione di diritti umani autentici, in particolare mediante lo stato di diritto e l’equa partecipazione al governo, con speciale attenzione ai più poveri e deboli della società e a coloro i cui diritti naturali sono negati”.

Nel riferirsi al tema della pace, il Papa ha ricordato la recente visita della Regina Elisabetta II d’Inghilterra in Irlanda: “evento fondamentale nel processo di riconciliazione che fortunatamente sempre più va affermandosi in Irlanda del Nord, nonostante i disordini dell’estate scorsa. Colgo ancora una volta l’occasione per incoraggiare coloro che intendono ricorrere alla violenza, a mettere da parte le proteste per ricercare un dialogo con i propri vicini, a favore della pace e della prosperità di tutta la comunità”.

Il governo inglese “desidera servirsi di politiche fondate su valori duraturi che non si possono meramente esprimere in termini giuridici. Ciò è particolarmente importante alla luce degli avvenimenti dell’estate scorsa in Inghilterra. Quando le politiche non presumono o promuovono valori oggettivi, il relativismo morale che ne consegue, invece di realizzare una società libera, giusta e compassionevole, tende a produrre frustrazione, disperazione, egoismo e indifferenza per la vita e la libertà altrui. I responsabili politici devono giustamente e urgentemente cercare modi di diffondere equamente e diffusamente la ricchezza nella società, l’eccellenza nell’educazione, devono promuovere la mobilità sociale e la promozione dell’impiego a lungo termine”.

“Lo sviluppo sostenibile delle popolazioni più povere del mondo mediante un’assistenza mirata è un obiettivo primario” – ha detto ancora il Papa – “Tale assistenza deve essere costantemente volta al miglioramento della vita e delle prospettive di carattere economico di queste popolazioni. Lo sviluppo è a vantaggio anche dei paesi donatori, non solo attraverso la creazione di mercati economici, ma anche con la promozione del rispetto reciproco, della solidarietà, e soprattutto della pace, con la prosperità per tutte le popolazioni del mondo”.

“La promozione di modelli di sviluppo che si servono di conoscenze moderne per amministrare saggiamente le risorse avranno anche il beneficio di meglio proteggere l’ambiente sia per i paesi in via di sviluppo che per i paesi sviluppati”
CD/ VIS 20110909 (470).

mercoledì 27 luglio 2011

RELAZIONI DIPLOMATICHE SANTA SEDE E MALESIA

CITTA' DEL VATICANO, 27 LUG. 2011 (VIS). La Santa Sede e la Malesia, desiderose di promuovere legami di mutua amicizia, hanno deciso di comune accordo di stabilire relazioni diplomatiche a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Malesia.

In un Comunicato reso pubblico questa mattina si precisa che la Malesia è il 179° Paese che stabilisce relazioni diplomatiche con la Santa Sede. La Malesia, con una superficie di 329.750 chilometri quadrati, ha una popolazione multirazziale e multiculturale di circa 28.306.700 abitanti. L’Islam è professato dal 60,4% degli abitanti ed è religione di Stato; seguito dai Buddisti (19,2%); i Cristiani (9,1%); gli Induisti (6,3%); le Religioni popolari cinesi (2,6%) e gli Animisti (2,4%).

La Chiesa cattolica è presente nel Paese dal 1511, con l’arrivo dei primi missionari portoghesi nella città di Malacca, dove si recò anche San Francesco Saverio nel 1545. Oggi, la Chiesa conta 9 circoscrizioni ecclesiastiche, raggruppate intorno alle arcidiocesi di Kuala Lumpur (nella penisola) e di Kuching e di Kota Kinabalu (nell’isola di Borneo). Il personale ecclesiastico è composto da 11 Vescovi, 274 sacerdoti diocesani, 119 sacerdoti e 123 fratelli religiosi, 759 suore e 270 seminaristi maggiori. I Cattolici sono 850.720 (intorno al 3% della popolazione).

La Chiesa cattolica – si legge ancora nel Comunicato - è molto attiva nell’evangelizzazione e nella pastorale per la famiglia e per la gioventù: essa è presente nei campi educativo, caritativo e sociale, con molte scuole primarie e secondarie e con istituzioni a favore dei più bisognosi e dei lavoratori migranti, nel rispetto dell’identità religiosa e culturale di ognuno. Non mancano iniziative per promuovere l’armonia sociale e la riconciliazione fra le diverse comunità religiose, nel dialogo, nell’uguaglianza di diritti e di doveri e nel reciproco rispetto.

Il 2 febbraio 1998 fu eretta la Delegazione Apostolica in Malesia, che è durata fino ad oggi.

Il 18 luglio scorso, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Primo Ministro della Malesia, Signor Najib Bin Abdul Razak e in quella occasione si è concordato di stabilire le relazioni diplomatiche tra la Malesia e la Santa Sede.
OP/ VIS 20110727 (360)

lunedì 18 aprile 2011

LETTERE CREDENZIALI AMBASCIATRICE SPAGNA

CITTA' DEL VATICANO, 16 APR. 2011 (VIS). Benedetto XVI che oggi festeggia il suo 84° compleanno, ha ricevuto questa mattina in udienza la Signora María Jesús Figa López-Palop, prima signora Ambasciatrice di Spagna presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

All’inizio del suo discorso il Papa ha ricordato la visita, nel novembre scorso, a Santiago de Compostela e a Barcelona, dove - ha detto - “ho riscontrato molte dimostrazioni della vivacità della fede cattolica di queste terre, che hanno dato i natali a tanti santi e dove numerose sono le cattedrali, centri di cultura, ispirate dalla feconda tradizione e fedeltà dei suoi abitanti alle proprie credenze religiose. Ciò comporta anche la responsabilità di relazioni diplomatiche fra Spagna e Santa Sede che procurano di promuovere sempre, con rispetto e collaborazione reciproca, nella legittima autonomia dei rispettivi ambiti, tutto ciò che suscita il bene delle persone e lo sviluppo autentico dei diritti e delle libertà, che comprendono l’espressione della fede e della coscienza, nella sfera pubblica e privata”.

“La Chiesa, nell’esercizio della sua missione” – ha sottolineato il Santo Padre – “cerca il bene integrale di ogni popolo e dei suoi cittadini, operando nell’ambito delle sue competenze e nel pieno rispetto dell’autonomia delle autorità civili, che apprezza, chiedendo a Dio che esse esercitino con generosità, onestà, successo e giustizia il servizio alla società. In questo ambito, nel quale confluiscono la missione della Chiesa e la funzione dello Stato, sono stati conclusi accordi bilaterali fra Spagna e Santa Sede”.

Riferendosi successivamente alla difficile situazione economica mondiale, con la conseguente disoccupazione “che provoca scoraggiamento e frustrazione specialmente nei giovani e nelle famiglie più svantaggiate”, il Papa ha assicurato la sua preghiera affinché Dio “illumini quanti hanno responsabilità pubbliche perché ricerchino con coraggio la via di un utile recupero di tutta la società”. In proposito il Papa ha sottolineato “la benemerita realizzazione delle istituzioni cattoliche per soccorrere prontamente i più bisognosi”.

“La Chiesa” – ha proseguito il Pontefice – “offre quanto le è connaturale e di beneficio alle persone e alle nazioni: offre Cristo, speranza che incoraggia e fortifica, quale antidoto alla delusione di altre proposte fugaci e di un cuore povero di valori, indurito fino al punto di non saper percepire l’autentico significato della vita e il perché delle cose. Questa speranza dà vita alla fiducia e alla collaborazione, cambiando il presente oscuro in forza d’animo per affrontare con speranza il futuro della persona, della famiglia e della società”.

Benedetto XVI ha lamentato che “invece di vivere e organizzare la società in modo da favorire l’apertura alla trascendenza, non mancano forme, di frequente sofisticate, di ostilità contro la fede. (...) In certi ambienti si tende a considerare la religione come un fattore socialmente insignificante, e anche fastidioso. Tutto ciò non giustifica l’emarginazione della fede, a volte con la denigrazione, la canzonatura, la discriminazione e l’indifferenza davanti ad episodi di chiara profanazione, nella violazione del diritto fondamentale della libertà religiosa inerente alla dignità della persona umana, “autentica arma di pace, perché può cambiare e migliorare il mondo”.

“La Chiesa” – ha detto ancora il Papa – “vigila sul rispetto dei diritti umani fondamentali. (...) Vigila sul diritto alla vita umana dal suo inizio alla sua conclusione naturale, perché la vita è sacra e nessuno può disporne indiscriminatamente. Vigila sulla protezione e l’aiuto della famiglia e chiede aiuti economici, sociali e giuridici affinché l’uomo e la donna che contraggono matrimonio e formano una famiglia abbiano il sostegno necessario per compiere la loro vocazione di santuario dell’amore e della vita. Difende anche un’educazione che integri i valori morali e religiosi secondo le convinzioni dei genitori, come è loro diritto, e come conviene allo sviluppo integrale dei giovani. Per lo stesso motivo comprende anche l’insegnamento della religione cattolica in tutti gli istituti per coloro che la scelgono, come prescrive l’ordinamento giuridico”.

Prima di concludere il suo discorso, Benedetto XVI ha auspicato che la prossima Giornata Mondiale della Gioventù, che avrà luogo a Madrid, “dia abbondanti frutti spirituali per la gioventù e per la Spagna. Apprezzo anche la disponibilità, la cooperazione e il generoso aiuto che il Governo della Nazione e le Autorità autonome e locali stanno offrendo per il buon esito di una iniziativa che attrarrà l’attenzione di tutto il mondo e dimostrerà ancora una volta la grandezza del cuore e dello spirito del popolo spagnolo”.
CD/ VIS 20110418 (750)

lunedì 11 aprile 2011

CROAZIA: DIFENDERE IDENTITÀ RELIGIOSA E CULTURALE C

ITTA' DEL VATICANO, 11 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina le Lettere Credenziali del Signor Filip Vucak, nuovo Ambasciatore della Croazia. Il 4 e 5 giugno prossimo è in programma un Viaggio del Papa in questo Paese.

Nel ricordare “la bellezza della vostra cultura e la profondità della fede dei vostri antenati”, il Papa ha sottolineato che: “Per fortificare le generazioni attuali occorre esporre con chiarezza il ricco patrimonio della storia croata e della cultura cristiana che l’ha permeata in profondità e sulla quale il vostro popolo si è sempre affidato nelle avversità”.

“La Croazia si integrerà pienamente e velocemente nell’Unione Europea. La Santa Sede non può che congratularsi quando la famiglia europea si completa e riceve Stati che storicamente ne fanno parte. Questa integrazione dovrà farsi nel pieno rispetto delle specificità della Croazia, della sua vita religiosa e della sua cultura. Sarebbe illusorio voler rinnegare la propria identità per unirsi ad un’altra nata in circostanze così diverse da quelle che hanno visto nascere e costruirsi quella della Croazia”.

“Entrando nell’Unione europea” – ha proseguito il Pontefice – “il vostro Paese non riceverà unicamente un sistema economico e giuridico che ha i suoi vantaggi e i suoi limiti, ma potrà ugualmente apportare un contributo proprio e tipicamente croato. Non temete di rivendicare con determinazione il rispetto della vostra storia e della vostra identità religiosa e culturale. Voci contrarie contestano con stupefacente regolarità la realtà delle radici religiose europee. È diventato di moda negare la memoria e le evidenze storiche. Affermare che l’Europa non ha radici cristiane, equivale a fingere che l’uomo possa vivere senza ossigeno e senza alimentarsi. (...) Sono certo che il vostro Paese saprà difendere la propria identità con convinzione e fierezza evitando le nuove insidie che si presenteranno e che, sotto il pretesto di una mal compresa libertà religiosa, sono contrarie al diritto naturale, alla famiglia, e alla morale”.

“Vorrei anche esprimere la mia soddisfazione per l’interesse dimostrato dal vostro Paese affinché i Croati in Bosnia ed Erzegovina ricoprano il ruolo che corrisponde loro come uno dei tre popoli costitutivi del Paese. (...) La Croazia non manca di apportare la sua specificità per facilitare il dialogo e la comprensione fra popoli di diversa tradizione, ma che vivono insieme da secoli. Vi incoraggio a continuare su questa strada che consoliderà la pace nel rispetto di ognuno. Sono felice di constatare che la Croazia promette la libertà religiosa e rispetta la missione specifica della Chiesa”.

“Per tutte queste ragioni” – ha detto infine il Papa all’Ambasciatore – “mi rallegro profondamente di poter visitare il vostro Paese fra qualche settimana. (...) Come lei sa, il tema del Viaggio sarà ‘Insieme, in Cristo’. (...) Insieme nonostante le innumerevoli differenze umane, insieme con queste differenze. In Cristo che ha accompagnato il popolo croato da secoli con bontà e misericordia. Per Cristo, desidero incoraggiare il vostro Paese e incoraggiare la Chiesa che si trova fra di voi e con voi”.
CD/ VIS 20110411 (500)

lunedì 28 febbraio 2011

BENEDETTO XVI RICEVE IL PRESIDENTE DEL PARLAMENTO EUROPEO

CITTA' DEL VATICANO, 28 FEB. 2011 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha rilasciato il seguente comunicato:

 "Oggi, 28 febbraio 2011, il Presidente del Parlamento Europeo On. Jerzy Buzek è stato ricevuto in udienza da Sua Santità Benedetto XVI e, successivamente, si è incontrato con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, che era accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

 "I colloqui, svoltisi in un clima di cordialità hanno permesso un utile scambio di opinioni sulle relazioni fra la Chiesa Cattolica, il Parlamento Europeo e le altre istituzioni europee, nonché sul contributo che la Chiesa può offrire all'Unione".

 "Nel corso dell'incontro ci si è soffermati anche su temi di attualità quali l'impegno per la promozione della libertà religiosa e la tutela delle minoranze cristiane nel mondo".
OP/                                                                                             VIS 20110228 (137)

giovedì 3 febbraio 2011

LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE AUSTRIA

CITTA' DEL VATICANO, 3 FEB. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Signor Alfons M. Kloss, nuovo Ambasciatore d’Austria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel suo discorso in lingua tedesca, il Papa ha ricordato il Viaggio Apostolico al Santuario di Mariazell nel 2007, dove poté constatare la profonda fede cattolica del popolo austriaco. Nel contempo il Papa ha osservato che l’Austria è un paese dove la coesistenza pacifica delle religioni e delle culture ha una lunga tradizione.

Riferendosi al rapporto fra stato e chiesa, il Papa ha sottolineato che la religione non può essere relegata alla sfera privata e ha evidenziato il ruolo della Chiesa cattolica nella missione educativa, come pure nell’assistenza ai più svantaggiati, dei quali si fa portavoce.

Gli altri argomenti trattati sono stati la difesa della famiglia e la necessità di politiche che la sostengano e la proteggano.

Infine Benedetto XVI ha menzionato “la casa comune europea”, ricordando il ruolo del cristianesimo nella civilizzazione e nella cultura del Vecchio Continente.
CD/ VIS 20110203 (180)

lunedì 10 gennaio 2011

DISCORSO DEL PAPA AI MEMBRI DEL CORPO DIPLOMATICO

CITTA' DEL VATICANO, 10 GEN. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala Regia del Palazzo Apostolico Vaticano, Benedetto XVI ha pronunciato il suo annuale discorso ai Membri del Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. Il Decano del Corpo Diplomatico, Ambasciatore Alejandro Emilio Valladares Lanza, dell’Honduras, ha presentato al Pontefice, a nome di tutti gli Ambasciatori, gli auguri per il Nuovo Anno.

Attualmente la Santa Sede intrattiene rapporti diplomatici pieni con 178 paesi, ai quali bisogna aggiungere l’Unione Europea, il Sovrano Militare Ordine di Malta, ed una Missione a carattere speciale: l’Ufficio dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina.

Relativamente alle Organizzazioni Internazionali la Santa Sede è presente presso l’O.N.U. in qualità di “Osservatore Permanente” ed è Membro di 7 Organizzazioni o Agenzie delle Nazioni Unite, Osservatore in 8 e Membro e Osservatore in 5 Organizzazioni Regionali.

Di seguito riportiamo ampi estratti del discorso del Santo Padre:

“L’umanità, in tutta la sua storia, attraverso le sue credenze e i suoi riti, manifesta un’incessante ricerca di Dio e ‘tali forme d’espressione sono così universali che l’uomo può essere definito un essere religioso’. La dimensione religiosa è una caratteristica innegabile e incoercibile dell’essere e dell’agire dell’uomo, la misura della realizzazione del suo destino e della costruzione della comunità a cui appartiene. Pertanto, quando l’individuo stesso o coloro che lo circondano trascurano o negano questo aspetto fondamentale, si creano squilibri e conflitti a tutti i livelli, tanto sul piano personale che su quello interpersonale”.

“Non vi sono forse numerose situazioni nelle quali, purtroppo, il diritto alla libertà religiosa è leso o negato? Questo diritto dell’uomo, che in realtà è il primo dei diritti, perché, storicamente, è stato affermato per primo, e, d’altra parte, ha come oggetto la dimensione costitutiva dell’uomo, cioè la sua relazione con il Creatore, non è forse troppo spesso messo in discussione o violato? Mi sembra che la società, i suoi responsabili e l’opinione pubblica si rendano oggi maggiormente conto, anche se non sempre in modo esatto, di tale grave ferita inferta contro la dignità e la libertà dell’homo religiosus, sulla quale ho tenuto, a più riprese, ad attirare l’attenzione di tutti”.

“L’Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che si è svolta in Vaticano nel corso del mese di ottobre, è stata un momento di preghiera e di riflessione, durante il quale il pensiero si è rivolto con insistenza verso le comunità cristiane di quelle regioni del mondo, così provate a causa della loro adesione a Cristo e alla Chiesa”.

“Sì, guardando verso l’Oriente, gli attentati che hanno seminato morte, dolore e smarrimento tra i cristiani dell’Iraq, al punto da spingerli a lasciare la terra dove i loro padri hanno vissuto lungo i secoli, ci hanno profondamente addolorato. Rinnovo alle Autorità di quel Paese e ai capi religiosi musulmani il mio preoccupato appello ad operare affinché i loro concittadini cristiani possano vivere in sicurezza e continuare ad apportare il loro contributo alla società di cui sono membri a pieno titolo. Anche in Egitto, ad Alessandria, il terrorismo ha colpito brutalmente dei fedeli in preghiera in una chiesa. Questa successione di attacchi è un segno ulteriore dell’urgente necessità per i Governi della Regione di adottare, malgrado le difficoltà e le minacce, misure efficaci per la protezione delle minoranze religiose”.

“Apprezzo l’attenzione per i diritti dei più deboli e la lungimiranza politica di cui hanno dato prova alcuni Paesi d’Europa negli ultimi giorni, domandando una risposta concertata dell’Unione Europea affinché i cristiani siano difesi nel Medio Oriente”.

“Vorrei ricordare infine che la libertà religiosa non è pienamente applicata là dove è garantita solamente la libertà di culto, per di più con delle limitazioni. Incoraggio, inoltre, ad accompagnare la piena tutela della libertà religiosa e degli altri diritti umani con programmi che, fin dalla scuola primaria e nel quadro dell’insegnamento religioso, educhino al rispetto di tutti i fratelli nell’umanità”.

“Per quanto riguarda poi gli Stati della Penisola Arabica, dove vivono numerosi lavoratori immigrati cristiani, auspico che la Chiesa cattolica possa disporre di adeguate strutture pastorali”.

“Tra le norme che ledono il diritto delle persone alla libertà religiosa, una menzione particolare dev’essere fatta della legge contro la blasfemia in Pakistan: incoraggio di nuovo le Autorità di quel Paese a compiere gli sforzi necessari per abrogarla, tanto più che è evidente che essa serve da pretesto per provocare ingiustizie e violenze contro le minoranze religiose. Il tragico assassinio del Governatore del Punjab mostra quanto sia urgente procedere in tal senso: la venerazione nei riguardi di Dio promuove la fraternità e l’amore, non l’odio e la divisione. Altre situazioni preoccupanti, talvolta con atti di violenza, possono essere menzionate nel Sud e nel Sud-Est del continente asiatico, in Paesi che hanno peraltro una tradizione di rapporti sociali pacifici”.

“Il peso particolare di una determinata religione in una nazione non dovrebbe mai implicare che i cittadini appartenenti ad un’altra confessione siano discriminati nella vita sociale o, peggio ancora, che sia tollerata la violenza contro di essi. A questo proposito, è importante che il dialogo inter-religioso favorisca un impegno comune a riconoscere e promuovere la libertà religiosa di ogni persona e di ogni comunità. Infine, come ho già ricordato, la violenza contro i cristiani non risparmia l’Africa. Gli attacchi contro luoghi di culto in Nigeria, proprio mentre si celebrava la Nascita di Cristo, ne sono un’altra triste testimonianza”.

“In diversi Paesi, d’altronde, la Costituzione riconosce una certa libertà religiosa, ma, di fatto, la vita delle comunità religiose è resa difficile e talvolta anche precaria, perché l’ordinamento giuridico o sociale si ispira a sistemi filosofici e politici che postulano uno stretto controllo, per non dire un monopolio, dello Stato sulla società. Bisogna che cessino tali ambiguità, in modo che i credenti non si trovino dibattuti tra la fedeltà a Dio e la lealtà alla loro patria. Domando in particolare che sia garantita dovunque alle comunità cattoliche la piena autonomia di organizzazione e la libertà di compiere la loro missione, in conformità alle norme e agli standards internazionali in questo campo. In questo momento, il mio pensiero si volge di nuovo verso la comunità cattolica della Cina continentale e i suoi Pastori, che vivono un momento di difficoltà e di prova. D’altro canto, vorrei indirizzare una parola di incoraggiamento alle Autorità di Cuba, Paese che ha celebrato nel 2010 settantacinque anni di relazioni diplomatiche ininterrotte con la Santa Sede, affinché il dialogo che si è felicemente instaurato con la Chiesa si rafforzi ulteriormente e si allarghi”.

“Spostando il nostro sguardo dall’Oriente all’Occidente, ci troviamo di fronte ad altri tipi di minacce contro il pieno esercizio della libertà religiosa. Penso, in primo luogo, a Paesi nei quali si accorda una grande importanza al pluralismo e alla tolleranza, ma dove la religione subisce una crescente emarginazione. Si tende a considerare la religione, ogni religione, come un fattore senza importanza, estraneo alla società moderna o addirittura destabilizzante, e si cerca con diversi mezzi di impedirne ogni influenza nella vita sociale. Si arriva così a pretendere che i cristiani agiscano nell’esercizio della loro professione senza riferimento alle loro convinzioni religiose e morali, e persino in contraddizione con esse, come, per esempio, là dove sono in vigore leggi che limitano il diritto all’obiezione di coscienza degli operatori sanitari o di certi operatori del diritto”.

“In tale contesto, non si può che rallegrarsi dell’adozione da parte del Consiglio d’Europa, nello scorso mese di ottobre, di una Risoluzione che protegge il diritto del personale medico all’obiezione di coscienza di fronte a certi atti che ledono gravemente il diritto alla vita, come l’aborto”.

“Un’altra manifestazione dell’emarginazione della religione e, in particolare, del cristianesimo, consiste nel bandire dalla vita pubblica feste e simboli religiosi, in nome del rispetto nei confronti di quanti appartengono ad altre religioni o di coloro che non credono. Agendo così, non soltanto si limita il diritto dei credenti all’espressione pubblica della loro fede, ma si tagliano anche radici culturali che alimentano l’identità profonda e la coesione sociale di numerose nazioni. L’anno scorso, alcuni Paesi europei si sono associati al ricorso del Governo italiano nella ben nota causa concernente l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici. Desidero esprimere la mia gratitudine alle Autorità di queste nazioni, come pure a tutti coloro che si sono impegnati in tal senso, Episcopati, Organizzazioni e Associazioni civili o religiose, in particolare il Patriarcato di Mosca e gli altri rappresentanti della gerarchia ortodossa, come tutte le persone - credenti ma anche non credenti - che hanno tenuto a manifestare il loro attaccamento a questo simbolo portatore di valori universali”.

“Riconoscere la libertà religiosa significa, inoltre, garantire che le comunità religiose possano operare liberamente nella società, con iniziative nei settori sociale, caritativo od educativo. (...) È preoccupante che questo servizio che le comunità religiose offrono a tutta la società, in particolare per l’educazione delle giovani generazioni, sia compromesso o ostacolato da progetti di legge che rischiano di creare una sorta di monopolio statale in materia scolastica, come si constata ad esempio in certi Paesi dell’America Latina. Mentre parecchi di essi celebrano il secondo centenario della loro indipendenza, occasione propizia per ricordarsi del contributo della Chiesa cattolica alla formazione dell’identità nazionale, esorto tutti i governi a promuovere sistemi educativi che rispettino il diritto primordiale delle famiglie a decidere circa l’educazione dei figli e che si ispirino al principio di sussidiarietà, fondamentale per organizzare una società giusta”.

“Proseguendo la mia riflessione, non posso passare sotto silenzio un’altra minaccia alla libertà religiosa delle famiglie in alcuni Paesi europei, là dove è imposta la partecipazione a corsi di educazione sessuale o civile che trasmettono concezioni della persona e della vita presunte neutre, ma che in realtà riflettono un’antropologia contraria alla fede e alla retta ragione”.

“In questa circostanza solenne, permettetemi di esplicitare alcuni principi a cui la Santa Sede, con tutta la Chiesa cattolica, si ispira nella sua attività presso le Organizzazioni Internazionali intergovernative, al fine di promuovere il pieno rispetto della libertà religiosa per tutti. In primo luogo, la convinzione che non si può creare una sorta di scala nella gravità dell’intolleranza verso le religioni. Purtroppo, un tale atteggiamento è frequente, e sono precisamente gli atti discriminatori contro i cristiani che sono considerati meno gravi, meno degni di attenzione da parte dei governi e dell’opinione pubblica. Al tempo stesso, si deve pure rifiutare il contrasto pericoloso che alcuni vogliono instaurare tra il diritto alla libertà religiosa e gli altri diritti dell’uomo, dimenticando o negando così il ruolo centrale del rispetto della libertà religiosa nella difesa e protezione dell’alta dignità dell’uomo. Meno giustificabili ancora sono i tentativi di opporre al diritto alla libertà religiosa, dei pretesi nuovi diritti, attivamente promossi da certi settori della società e inseriti nelle legislazioni nazionali o nelle direttive internazionali, ma che non sono, in realtà, che l’espressione di desideri egoistici e non trovano il loro fondamento nell’autentica natura umana. Infine, occorre affermare che una proclamazione astratta della libertà religiosa non è sufficiente: questa norma fondamentale della vita sociale deve trovare applicazione e rispetto a tutti i livelli e in tutti i campi”.

“La promozione di una piena libertà religiosa delle comunità cattoliche è anche lo scopo che persegue la Santa Sede quando conclude Concordati o altri Accordi. Mi rallegro che Stati di diverse regioni del mondo e di diverse tradizioni religiose, culturali e giuridiche scelgano il mezzo delle convenzioni internazionali per organizzare i rapporti tra la comunità politica e la Chiesa cattolica, stabilendo attraverso il dialogo il quadro di una collaborazione nel rispetto delle reciproche competenze. L’anno scorso è stato concluso ed è entrato in vigore un Accordo per l’assistenza religiosa dei fedeli cattolici delle forze armate in Bosnia-Erzegovina, e negoziati sono attualmente in corso in diversi Paesi”.

“L’attività dei Rappresentanti Pontifici presso Stati ed Organizzazioni internazionali è ugualmente al servizio della libertà religiosa. Vorrei rilevare con soddisfazione che le Autorità vietnamite hanno accettato che io designi un Rappresentante, che esprimerà con le sue visite alla cara comunità cattolica di quel Paese la sollecitudine del Successore di Pietro. Vorrei ugualmente ricordare che, durante l’anno passato, la rete diplomatica della Santa Sede si è ulteriormente consolidata in Africa, una presenza stabile è ormai assicurata in tre Paesi dove il Nunzio non è residente”.

“Vorrei infine ribadire con forza che la religione non costituisce per la società un problema, non è un fattore di turbamento o di conflitto. Vorrei ripetere che la Chiesa non cerca privilegi, né vuole intervenire in ambiti estranei alla sua missione, ma semplicemente esercitare questa missione con libertà. Invito ciascuno a riconoscere la grande lezione della storia: ‘Come negare il contributo delle grandi religioni del mondo allo sviluppo della civiltà? La sincera ricerca di Dio ha portato ad un maggiore rispetto della dignità dell’uomo. Le comunità cristiane, con il loro patrimonio di valori e principi, hanno fortemente contribuito alla presa di coscienza delle persone e dei popoli circa la propria identità e dignità, nonché alla conquista di istituzioni democratiche e all’affermazione dei diritti dell’uomo e dei suoi corrispettivi doveri. Anche oggi i cristiani, in una società sempre più globalizzata, sono chiamati, non solo con un responsabile impegno civile, economico e politico, ma anche con la testimonianza della propria carità e fede, ad offrire un contributo prezioso al faticoso ed esaltante impegno per la giustizia, per lo sviluppo umano integrale e per il retto ordinamento delle realtà umane’”.

“Emblematica, a questo proposito, è la figura della Beata Madre Teresa di Calcutta: il centenario della sua nascita è stato celebrato a Tirana, a Skopje e a Pristina come in India; un vibrante omaggio le è stato reso non soltanto dalla Chiesa, ma anche da Autorità civili e capi religiosi, senza contare le persone di tutte le confessioni. Esempi come il suo mostrano al mondo quanto l’impegno che nasce dalla fede sia benefico per tutta la società”.

“Che nessuna società umana si privi volontariamente dell’apporto fondamentale che costituiscono le persone e le comunità religiose!. Ecco perché, mentre formulo voti affinché questo nuovo anno sia ricco di concordia e di reale progresso, esorto tutti, responsabili politici, capi religiosi e persone di ogni categoria, ad intraprendere con determinazione la via verso una pace autentica e duratura, che passa attraverso il rispetto del diritto alla libertà religiosa in tutta la sua estensione”.
CD/ VIS 20110110 (2360)

venerdì 17 dicembre 2010

CULTURA E STORIA ITALIANA SEGNATE CHIESA CATTOLICA

CITTA' DEL VATICANO, 17 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Signor Francesco Maria Greco, nuovo Ambasciatore d’Italia presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel suo discorso al diplomatico, il Papa, nel ricordare i preparativi per le celebrazioni del 150° anniversario dell’unità d’Italia, processo che ebbe inizio nel 1861, ha affermato: “Uno degli aspetti più rilevanti di quel lungo, a volte faticoso e contrastato, cammino, che ha condotto all’odierna fisionomia dello Stato italiano, è costituito dalla ricerca di una corretta distinzione e di giuste forme di collaborazione fra la comunità civile e quella religiosa, esigenza tanto più sentita in un Paese come l’Italia, la cui storia e cultura sono così profondamente segnate dalla Chiesa cattolica e nella cui capitale ha la sua sede episcopale il Capo visibile di tale Comunità, diffusa in tutto il mondo”.

“Queste caratteristiche, che da secoli fanno parte del patrimonio storico e culturale dell’Italia” – ha detto ancora Benedetto XVI – “non possono essere negate, dimenticate o emarginate; l’esperienza di questi 150 anni insegna che quando si è cercato di farlo, si sono causati pericolosi squilibri e dolorose fratture nella vita sociale del Paese”.

“A questo riguardo, Vostra Eccellenza ha opportunamente richiamato l’importanza dei Patti del Laterano e dell’Accordo di Villa Madama, che fissano le coordinate di un giusto equilibrio di rapporti, del quale si avvantaggiano la Sede Apostolica così come lo Stato e la Chiesa in Italia”.

“Quei patti internazionali” – ha sottolineato il Pontefice – “non sono espressione di una volontà della Chiesa o della Santa Sede di ottenere potere, privilegi o posizioni di vantaggio economico e sociale, né con essi si intende sconfinare dall’ambito che è proprio della missione assegnata dal Divino Fondatore alla Sua comunità in terra. Al contrario, tali accordi hanno il loro fondamento nella giusta volontà da parte dello Stato di garantire ai singoli e alla Chiesa il pieno esercizio della libertà religiosa, diritto che ha una dimensione non solo personale (...). La libertà religiosa è, quindi, un diritto, oltre che del singolo, della famiglia, dei gruppi religiosi e della Chiesa, e lo Stato è chiamato a tutelare non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione e delle comunità religiose nella sfera pubblica”.

“Il retto esercizio e il corrispettivo riconoscimento di questo diritto consentono alla società di avvalersi delle risorse morali e della generosa attività dei credenti. Per questo non si può pensare di conseguire l’autentico progresso sociale, percorrendo la via dell’emarginazione o perfino del rifiuto esplicito del fattore religioso, come ai nostri tempi si tende a fare con varie modalità. Una di queste è, ad esempio, il tentativo di eliminare dai luoghi pubblici l’esposizione dei simboli religiosi, primo fra tutti il Crocifisso, che è certamente l’emblema per eccellenza della fede cristiana, ma che, allo stesso tempo, parla a tutti gli uomini di buona volontà e, come tale, non è fattore che discrimina”.

“Desidero esprimere il mio apprezzamento al Governo italiano” – ha detto Papa Benedetto XVI – “che a questo riguardo si è mosso in conformità a una corretta visione della laicità e alla luce della sua storia, cultura e tradizione, trovando in ciò il positivo sostegno anche di altre Nazioni europee. Mentre in alcune società vi sono tentativi di emarginare la dimensione religiosa, le cronache recenti ci testimoniano come ai nostri giorni vengano compiute anche delle aperte violazioni della libertà religiosa. Di fronte a questa dolorosa realtà, la società italiana e le sue Autorità hanno dimostrato una particolare sensibilità per la sorte di quelle minoranze cristiane, che, a motivo della loro fede, subiscono violenze, vengono discriminate o sono costrette ad una forzata emigrazione dalla loro patria”.

“Auspico” – ha concluso il Pontefice – “che possa crescere ovunque la consapevolezza di questa problematica e, conseguentemente, vengano intensificati gli sforzi per vedere realizzato, ovunque e per tutti, il pieno rispetto della libertà religiosa. Sono certo che all’impegno in tal senso da parte della Santa Sede non mancherà l’appoggio dell’Italia in ambito internazionale”.
CD/ VIS 20101217 (680)

venerdì 10 dicembre 2010

BENEDETTO XVI RICEVE PRESIDENTE LITUANIA

CITTA' DEL VATICANO, 10 DIC. 2010 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

“Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in udienza il Presidente della Repubblica di Lituania, Sua Eccellenza la Signora Dalia Grybauskaitê, la quale ha poi incontrato l’Eminentissimo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“Nel corso dei cordiali colloqui ci si è soffermati sulla presenza positiva della Chiesa Cattolica nella storia e nella vita del Paese ed è stata espressa la comune volontà di rafforzare le buone relazioni bilaterali esistenti. Inoltre, si è avuto un proficuo scambio di vedute sul ruolo della Lituania mentre si accinge ad assumere la presidenza dell’O.S.C.E., nonché sull’attuale congiuntura economica e sociale, con particolare attenzione alle famiglie ed ai giovani”.
OP/ VIS 20101210 (150)

giovedì 9 dicembre 2010

RIPRESA DEI COLLOQUI FRA LA SANTA SEDE E L’OLP

CITTA' DEL VATICANO, 9 DIC. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico, nella mattinata di oggi, il seguente Comunicato:

“Sono ripresi stamani, a Ramallah, presso la sede del Presidente palestinese, S.E. Signor Mahmoud Abbas, i colloqui fra la Santa Sede e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) in seguito all’Accordo Fondamentale del 2000. I colloqui sono volti al conseguimento di un accordo internazionale complessivo che regoli e promuova la presenza e le attività della Chiesa Cattolica nei Territori Palestinesi, per rafforzare le speciali relazioni tra la Santa Sede e l’OLP”.

“I colloqui sono stati presieduti congiuntamente da Monsignor Ettore Balestrero, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati, e dal Signor Ziad Al-Bandak, Consigliere del Presidente per le Relazioni con i Cristiani. I colloqui si sono svolti in un’atmosfera cordiale”.

“Entrambe le Parti hanno concordato di stabilire un gruppo di lavoro che elabori il summenzionato accordo complessivo”.

“La Delegazione della Santa Sede era composta dall’Arcivescovo Antonio Franco, Delegato Apostolico a Gerusalemme e in Palestina; dal Vescovo Salim Sayegh, Vicario Generale del Patriarcato Latino ad Amman; dal Monsignor Maurizio Malvestiti, Sotto-Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali; dal Monsignor Alberto Ortega, Officiale della Segreteria di Stato; dal Monsignor Waldemar Sommertag, Consigliere della Delegazione Apostolica a Gerusalemme; dal Dottor Ghassan Faramand, Consigliere Legale e dal Padre Emil Salayta, Presidente del Tribunale Ecclesiastico in Gerusalemme”.

“La Delegazione Palestinese era composta dal Dottor Nabil Shath, Membro del Comitato Centrale; dal Signor Nimer Hamad, Consigliere del Presidente; dall’Ambasciatore Shawqi Armali; dal Dottor Ramzi Khouri, Capo del Fondo Nazionale Palestinese; dal Dottor Bernard Sabella, Membro del Consiglio Legislativo Palestinese; e dal Signor Issa Kassissieh, Vice-Capo del Dipartimento per i Negoziati”.
OP/ VIS 20101209 (290)

lunedì 6 dicembre 2010

IL SANTO PADRE RICEVE PRIMO MINISTRO REPUBBLICA D’UNGHERIA

CITTA' DEL VATICANO, 6 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

“Nella mattinata di lunedì 6 dicembre, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza Sua Eccellenza il Signor Viktor Orban, Primo Ministro della Repubblica di Ungheria, il quale ha successivamente incontrato Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati”.

“Nel corso dei cordiali colloqui, il Primo Ministro ha illustrato l’attuale situazione sociale, economica e politica del Paese. È stata sottolineata l’importanza della tradizione cristiana nella vita della Nazione ed il ruolo della Chiesa Cattolica per il suo rinnovamento. Ci si è poi intrattenuti sul prossimo semestre di Presidenza ungherese dell’Unione Europea, rilevando alcune convergenze di vedute tra l’Ungheria e la Santa Sede sui principali temi che interessano il continente europeo. Infine, sono stati passati in rassegna alcuni temi riguardanti le relazioni e la cooperazione nella regione”.
OP/ VIS 20101206 (180)

venerdì 3 dicembre 2010

COSTA RICA PUNTO DI RIFERIMENTO PER LA PACE

CITTA' DEL VATICANO, 3 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina, nel ricevere le Lettere Credenziali del Signor Fernando F. Sánchez Campos, nuovo Ambasciatore del Costa Rica presso la Santa Sede, il Santo Padre si è congratulato per l’Anno Giubilare che la Nazione celebra in occasione del 375° anniversario del ritrovamento dell’immagine di “Nuestra Señora de los Angeles”, Patrona del Costa Rica.

Il popolo del Costa Rica, ha affermato il Papa, “da secoli ha accolto il seme del Vangelo che riccamente è germinato in innumerevoli iniziative educative, sanitarie e di promozione umana. In tal modo” – ha aggiunto il Pontefice – “i figli del vostro Paese sanno bene che in Cristo, Figlio di Dio, l’uomo può trovare sempre la forza di lottare contro la povertà, la violenza domestica, la disoccupazione e la corruzione, anteponendovi la giustizia sociale, il bene comune e il progresso integrale della persona. Nessuno deve sentirsi emarginato nel conseguimento di tali alte mete”.

“In merito, l’Autorità pubblica” – ha proseguito il Pontefice – “deve essere la prima a cercare ciò che è di beneficio per tutti, operando principalmente come una forza morale che potenzia la libertà e il senso di responsabilità di ciascuno. E tutto ciò, senza ledere i valori fondamentali che costituiscono il nucleo della inviolabile dignità della persona umana, cominciando dalla risoluta salvaguarda della vita. Al riguardo mi compiaccio di ricordare che fu precisamente nel vostro Paese che si firmò l’Accordo di San José, nel quale si riconosce espressamente il valore della vita umana dal suo concepimento. È auspicabile, perciò, che il Costa Rica non violi i diritti del nascituro con leggi che legittimino la fecondazione in vitro e l’aborto”.

Successivamente riferendosi al progetto di un nuovo accordo giuridico che riaffermi “la lunga traiettoria di reciproca collaborazione, sana indipendenza e rispetto reciproco fra la Santa Sede e il Costa Rica”, il Papa ha osservato che esso servirà per “garantire, in modo stabile e più conforme alle attuali circostanze storiche, tale obiettivo tradizionale e fecondo, volto al bene più grande della vita religiosa e civile della Nazione”.

“Ho ricordato il Costa Rica nella preghiera per le dolorose conseguenze causate dalle piogge torrenziali che hanno colpito il Paese” – ha detto il Santo Padre che ha aggiunto di aver anche “chiesto a Dio” che il Paese “non cessi di dissodare le strade che lo rendono, davanti alla comunità internazionale, un referente di pace. È importante che coloro che stanno davanti ai loro destini non vacillino nel rifiutare con fermezza l’impunità, la delinquenza giovanile, il lavoro minorile, l’ingiustizia e i narcotraffico, promuovendo misure molto importanti quali la sicurezza delle città, un’adeguata formazione dei minori e dei giovani, la debita attenzione ai prigionieri, l’efficace assistenza sanitaria a tutti (...) ed i programmi che portano la popolazione a raggiungere alloggi degni ed impieghi decenti. È di primaria importanza, inoltre, che le nuove generazioni acquisiscano la convinzione che i conflitti non si vincono con la mera forza, ma convertendo i cuori al bene e alla verità, sconfiggendo la miseria e l’analfabetismo, rafforzando lo Stato di diritto e l’indipendenza ed efficacia dei tribunali di giustizia”.

“Molto contribuirà a dilatare questo orizzonte” – ha detto ancora il Pontefice – “il rafforzamento della stabilità, fattore sostanziale e irrinunciabile della società, e l’unione della famiglia, istituzione che soffre, forse come nessun’altra, l’attacco delle ampie e rapide trasformazioni della società e della cultura, e che, tuttavia, non può perdere la sua autentica identità. (...) Di conseguenza, nulla di quanto favorisce, tutela e appoggia la famiglia, fondata sul matrimonio fra un uomo e una donna, sarà invano”.

“La difesa della pace sarà facilitata nel contempo con la cura dell’ambiente naturale, poiché sono realtà intimamente connesse fra di loro” – ha concluso il Papa – “Al riguardo, il Costa Rica (...) si è distinto nella preservazione dell’ambiente e nella ricerca di un equilibrio fra lo sviluppo umano e la conservazione delle risorse. (...) Incoraggio tutto il popolo del Costa Rica a continuare a sviluppare ciò che promuove un vero sviluppo umano, in armonia con la creazione, evitando interessi spuri e imprevidenti in un tema di tanta trascendenza”.
CD/ VIS 20101203 (690)

giovedì 2 dicembre 2010

UNGHERIA MEDIATRICE FRA ORIENTE E OCCIDENTE

CITTA' DEL VATICANO, 2 DIC. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto il Signor Gábor Gyoriványi, nuovo Ambasciatore della Repubblica d’Ungheria presso la Santa Sede, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

Nel discorso che il Papa ha rivolto al diplomatico, in lingua tedesca, Benedetto XVI ha ricordato: “Dopo la ripresa dei rapporti diplomatici tra la Santa Sede e la Repubblica d’Ungheria nel 1990, si è potuta sviluppare nuova fiducia per un dialogo attivo e costruttivo con la Chiesa Cattolica. Nutro al contempo la speranza che le profonde ferite di quella visione materialistica dell’uomo, che si era impadronita dei cuori e della comunità dei cittadini del Suo Paese per quasi 45 anni, possano continuare a guarire in un clima di pace, libertà e rispetto della dignità dell’uomo”.

“La fede cattolica fa senza dubbio parte dei pilastri fondamentali della storia dell’Ungheria. Quando, nel lontano anno 1000, il giovane principe ungherese Stefano ricevette la corona reale inviatagli da Papa Silvestro II, a ciò era unito il mandato di dare alla fede in Gesù Cristo spazio e patria in quella terra” – ha ricordato il Santo Padre ed ha aggiunto che: “Certamente non ci si aspetta dallo Stato che venga imposta una determinata religione; esso dovrebbe piuttosto garantire la libertà di confessare e praticare la fede. Tuttavia, politica e fede cristiana si toccano. (...) Non si tratta di imporre norme o modi di comportamento a coloro che non condividono la fede. Si tratta semplicemente della purificazione della ragione, che vuole aiutare a far sì che ciò che è buono e giusto possa, qui ed ora, essere riconosciuto e poi anche realizzato”.

“Negli ultimi anni, poco più di venti, dalla caduta della cortina di ferro, evento nel quale l’Ungheria ha svolto un ruolo di rilievo, il Suo Paese” – ha detto il Papa – “ha occupato un posto importante nella comunità dei popoli. Da ormai sei anni l’Ungheria è anche membro dell’Unione Europea. (...) All’inizio del prossimo anno toccherà all’Ungheria, per la prima volta, assumere la Presidenza del Consiglio dell’Unione Europea. L’Ungheria” – ha ribadito il Pontefice – “è chiamata in modo particolare ad essere mediatrice tra Oriente e Occidente. Già la Sacra Corona, eredità del re Stefano, nel collegamento della ‘corona graeca’ circolare con la ‘corona latina’ (...) – ambedue recano il volto di Cristo e sono incoronate dalla croce – mostra come Oriente e Occidente dovrebbero sostenersi a vicenda e arricchirsi l’un l’altro a partire dal patrimonio spirituale e culturale e dalla viva professione di fede”.

In merito al progetto della nuova Costituzione della Repubblica d’Ungheria, il Papa ha auspicato che essa sia ispirata “ai valori cristiani, in modo particolare per quanto concerne la posizione del matrimonio e della famiglia nella società e la protezione della vita”.

“Il matrimonio e la famiglia costituiscono un fondamento decisivo per un sano sviluppo della società civile, dei Paesi e dei popoli. (...) L’Europa non sarebbe più Europa se tale cellula basilare della costruzione sociale sparisse o venisse sostanzialmente trasformata. (...) La Chiesa non può approvare iniziative legislative che implichino una valorizzazione di modelli alternativi della vita di coppia e della famiglia. Essi contribuiscono all’indebolimento dei principi del diritto naturale e così alla relativizzazione della legislazione tutta, nonché della consapevolezza dei valori nella società”.

Infine Benedetto XVI ha sottolineato che “La Chiesa cattolica, come le altre comunità religiose, ha un ruolo non insignificante nella società ungherese. Essa si impegna su larga scala con le sue istituzioni nel campo dell’educazione scolastica e della cultura, nonché dell’assistenza sociale, e in tal modo contribuisce alla costruzione morale, davvero utile al Suo Paese”. Il Papa ha infine auspicato che: “La collaborazione tra Stato e Chiesa Cattolica in questo campo cresca anche in futuro e rechi giovamento per tutti”.
CD/ VIS 20101202 (620)
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