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venerdì 30 novembre 2012

CATTOLICI E ORTODOSSI: NON PERDERE LA MESSE A CAUSA DI DEBOLEZZE E DIVISIONI

Città del Vaticano, 30 novembre 2012 (VIS).-Nell'ambito del tradizionale scambio di Delegazioni per le rispettive feste dei Santi Patroni, il 29 giugno a Roma per la celebrazione dei Santi apostoli Pietro e Paolo e il 30 novembre a Istanbul per la celebrazione di Sant’Andrea apostolo, il cardinale Kurt Koch, presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, ha guidato quest’anno la delegazione della Santa Sede, che si è recata nella capitale turca per celebrare questa festività con il Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli.

La delegazione della Santa Sede, formata dal cardinal Koch, il vescovo Brian Farrell, monsignor Andrea Palmieri e il nunzio apostolico in Turchia, l'arcivescovo Antonio Lucibello, ha partecipato alla solenne Divina Liturgia, presidiata dal Patriarca di Constantinopoli, Bartolomeo I, nella chiesa patriarcale del Fanar. Poi, ha avuto luogo un incontro con il Patriarca e con la commissione sinodale incaricata delle relazioni con la Chiesa Cattolica.

Il cardinale Koch ha consegnato a Bartolomeo I un regalo e un messaggio del Santo Padre Benedetto XVI, che è stato letto alla conclusione della Divina Liturgia, e, successivamente, ha incontrato i rappresentanti della comunità cattolica locale e il comitato ecumenico del vicariato apostolico della Chiesa Cattolica di Istanbul.

Nel suo messaggio, il Papa ricorda che questo scambio annuale di delegazioni “testimonia concretamente il legame di vicinanza fraterna che ci unisce. È una comunione profonda e reale, anche se tuttavia imperfetta, che non ha radici umane di cortesia o di convenienza, ma radica nelle fede comune nel Signore Gesù Cristo (…). Posto questo fondamento così solido, possiamo andare avanti, insieme e con fiducia, sul cammino che porta al ristabilimento della piena comunione”.

Ai nostri giorni, la sfida più urgente, sulla quale siamo perfettamente d'accordo (…), è come far arrivare l'annuncio dell'amore misericordioso di Dio all'uomo della nostra epoca, tanto spesso distratto, e più o meno incapace di una riflessione profonda sul senso stesso dell'esistenza, occupato da progetti e utopie che non possono far altro che illuderlo. La Chiesa non ha altro messaggio che il “Vangelo di Dio” e nessun metodo al di fuori dell'annuncio apostolico, sostenuto e garantito dalla testimonianza della santità di vita dei pastori e del popolo di Dio. Il Signore Gesù ci ha detto che “la messe è molta” e “non possiamo accettare che si perda a causa delle nostre debolezze e divisioni”, afferma il Santo Padre.

martedì 27 novembre 2012

IL CARDINAL TAURAN ALL'INAUGURAZIONE DEL KAICIID

Città del Vaticano, 27 novembre 2012 (VIS).-Il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso è intervenuto ieri, a Vienna, alla cerimonia inaugurale del Centro per il Dialogo Interreligioso e Interculturale Re Abdullah bin Abdulaziz (KAICIID). Il centro è una organizzazione indipendente, riconosciuta dall' ONU e fondata dall'Arabia Saudita, dall'Austria e dalla Spagna, a cui la Santa Sede aderisce in qualità di Osservatore Fondatore.

È mio onore portare a questa assemblea -ha detto il cardinale- i saluti di Sua Santità Papa Benedetto XVI, come i suoi più fervidi auguri per il successo dell'attività di questo Centro per il Dialogo”.

Siamo osservati -ha proseguito- Ognuno si aspetta dall'iniziativa di Sua Maestà Re Abdullah, supportata dai governi di Austria e Spagna, con l'assistenza della Santa Sede come Osservatore Fondatore, onestà apertura e credibilità”.

Il Centro presenta un'altra opportunità per aprire un dialogo su molti temi, tra cui quelli relativi ai diritti umani fondamentali, in particolare, alla libertà religiosa in tutte le sue forme, per ogni uomo, per ogni comunità, ovunque. A questo riguardo, voi capirete che la Santa Sede è particolarmente attenta alla sorte delle comunità cristiane nei Paesi, dove una tale libertà non è adeguatamente garantita. Informazione, nuove iniziative, aspirazioni e forse anche difetti, saranno portati alla nostra attenzione. Sarà, poi, compito del Centro -e, dove possibile con la cooperazione di altre organizzazioni- verificare la loro autenticità e agire di conseguenza, affinché i nostri contemporanei non siano privati della luce e delle proposte che la religione offre per la felicità di ogni essere umano”.

I credenti devono lavorare e sostenere tutto ciò che favorisce la persona umana nelle sue aspirazioni materiali, morali e religiose. Così sono richiesti tre atteggiamenti: Rispetto dell'altro nella sua specificità; conoscenza oggettiva reciproca della tradizioni religiosa di ognuno, specialmente attraverso l'educazione; collaborazione affinché il nostro pellegrinaggio verso la Verità sia realizzato nella libertà e nella serenità”.

Concludendo e citando Papa Benedetto XVI, vorrei assicurarvi la cooperazione della Chiesa Cattolica: Con la sua presenza, la sua preghiera e le sue diverse opere di misericordia, specialmente nel campo educativo e sanitario, desidera offrire ciò che ha di meglio. Vuole manifestarsi vicina a colui che si trova nel bisogno, a colui che cerca Dio» (Benedetto XVI, Viaggio Apostolico nel Benin, Cerimonia di benvenuto, 18 novembre 2011)”.

Credo -ha concluso il porporato- che dobbiamo lavorare in quello spirito di fratellanza e di amicizia”.

mercoledì 21 novembre 2012

COOPERAZIONE CATTOLICA E MUSULMANA NELLA PROMOZIONE DELLA GIUSTIZIA

Città del Vaticano, 21 novembre 2012 (VIS).-”Cooperazione cattolica e musulmana nella promozione della giustizia nel mondo contemporaneo" è stato il tema dell'ottavo incontro tra il Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e il Centro per il Dialogo Interreligioso dell'Organizzazione per la Cultura e le Relazioni Islamiche (ICRO), che ha avuto luogo a Roma dal 19 al 21 novembre sotto la presidenza congiunta del cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, e di Mohammad Bagher Korramshad, Presidente di ICRO.

Il tema delll'incontro è stato diviso in quattro sotto-temi, dal punto di vista dei cattolici e dei musulmani sciiti: 1) Il concetto di giustizia, 2) Giustizia per la persona umana, 3) Giustizia per i distinti componenti della società; 4) Giustizia per tutta la famiglia umana. Al termine dell'incontro è stato emesso un comunicato congiunto in cui entrambe le parti esprimono la loro preoccupazione per le sfide attuali, come la crisi economica, la difesa dell'ecologia, l'indebolimento della famiglia come istituzione basilare della società, e le minacce alla pace mondiale. I partecipanti, riconoscendo sia gli aspetti comuni sia le differenze, si sono concentrati sul terreno comune e i valori condivisi:

1.- “La fede che condividiamo nel Dio che creò tutte le cose, dando a ciascuno di noi una comprensione olistica della giustizia. I distinti ambiti della sua applicazione sono in relazione tra loro: personale, comunitaria, sociale, politica, economica, culturale e giudiziale”.

2. “La giustizia, come una virtù basata sulla dignità umana, esige l'esercizio corretto della ragione e l'illuminazione di Dio. Il riconoscimento e il rispetto della libertà di coscienza, tra le altre cose, sono le condizioni della giustizia nelle nostre società”.

3.”La naturalezza dinamica del concetto di giustizia permette che sia adattato alle nuove sfide del mondo contemporaneo”.

4. “La responsabilità dei capi religiosi, delle istituzioni e, di fatto, di ciascun credente nel denunciare l'ingiustizia e l'oppressione in tutte le loro forme, e nel promuovere la giustizia in tutto il mondo. Crediamo che le nostre religioni abbiano risorse che possano ispirare la gente a lavorare affinché la giustizia e la pace siano una realtà”.

5. “L'esigenza che, in nome della promozione della giustizia nel mondo di oggi, i musulmani e i cristiani continuino ad approfondire la comprensione tra di loro attraverso un dialogo ed una cooperazione permanenti”.

6. “La necessità di vedere i frutti della nostra riunione e comunicarli ai membri delle nostre rispettive comunità e società affinché possano avere un'effetto reale sul mondo ”.

I partecipanti hanno manifestato la loro gioia e si sono sentiti onorati di essere stati ricevuti al termine della riunione dal Papa, che li ha salutati e incoraggiati a continuare nel cammino di un dialogo autentico e fruttifero. Il prossimo colloquio, preceduto da una riunione preparatoria, avrà luogo a Teheran (Iran) tra due anni.

venerdì 27 gennaio 2012

IL RINNOVAMENTO DELLA FEDE: PRIORITÀ NELLA CHIESA ATTUALE


CITTÀ DEL VATICANO, 27 GEN 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina i partecipanti all'assemblea plenaria della Congregazione per la Dottrina della Fede, che ha ringraziato per il loro servizio alla Chiesa, specialmente nella preparazione all'Anno della fede. "Come sappiamo -ha detto il Papa-, in vaste zone della Terra la fede corre il pericolo di spegnersi come una fiamma che non trova più alimento. Siamo davanti ad una profonda crisi di fede, ad una perdita del senso religioso che costituisce la più grande sfida per la Chiesa di oggi. Il rinnovamento della fede deve quindi essere la priorità nell’impegno della Chiesa intera ai nostri giorni. Auspico che l’Anno della fede possa contribuire (...) a rendere Dio nuovamente presente in questo mondo e ad aprire agli uomini l’accesso alla fede, all’affidarsi a quel Dio che ci ha amati sino alla fine in Gesù Cristo".

  Per Benedetto XVI, la questione dell'unità dei cristiani è intimamente collegata con questo compito; perciò, ha voluto soffermarsi a considerare alcuni aspetti dottrinali riguardanti il cammino ecumenico della Chiesa. "Oggi possiamo constatare non pochi frutti buoni arrecati dai dialoghi ecumenici, ma dobbiamo anche riconoscere che il rischio di un falso irenismo e di un indifferentismo, del tutto alieno alla mente del Concilio Vaticano II, esige la nostra vigilanza. Tale indifferentismo è causato dalla opinione sempre più diffusa che la verità non sarebbe accessibile all'uomo; sarebbe quindi necessario limitarsi a trovare regole per una prassi in grado di migliorare il mondo. Così la fede sarebbe sostituita da un moralismo senza fondamento profondo. Il centro del vero ecumenismo è invece la fede nella quale l'uomo incontra la verità che si rivela nella parola di Dio. Senza la fede tutto il movimento ecumenico sarebbe ridotto ad una forma di 'contratto sociale' cui aderire per un interesse comune. La logica del Concilio Vaticano II è completamente diversa: la ricerca sincera della piena unità di tutti i cristiani è un dinamismo animato dalla Parola di Dio".

  Il Santo Padre ha anche spiegato che "il problema cruciale, che segna in modo trasversale i dialoghi ecumenici, è la questione della struttura della rivelazione - la relazione tra Sacra Scrittura, tradizione viva nella Santa Chiesa e il ministero dei successori degli Apostoli come testimone della vera fede. È fondamentale il discernimento tra Tradizione e tradizioni". Un importante passo in avanti in tale discernimento è stato compiuto con l'elaborazione dei provvedimenti per gruppi di fedeli provenienti dall'Anglicanesimo che desiderano entrare in comunione con la Chiesa Cattolica, conservando le loro tradizioni. "Esiste, infatti, una ricchezza spirituale nelle diverse Confessioni cristiane, che è espressione dell'unica fede e dono da condividere".

  Anche i metodi adottati nei vari dialoghi ecumenici devono riflettere la priorità della fede. " occorre affrontare con coraggio anche le questioni controverse, sempre nello spirito di fraternità e di rispetto reciproco. È importante inoltre offrire un’interpretazione corretta di quell’'ordine' o 'gerarchia' nelle verità della dottrina cattolica, rilevato nel Decreto 'Unitatis redintegratio'".

  Per quanto riguarda i documenti di studio, prodotti dai vari dialoghi ecumenici, il Papa ha fatto sottolineato che "costituiscono un frutto importante della riflessione comune"; ma ha aggiunto anche che "vanno riconosciuti nel loro giusto significato come contributi offerti alla competente Autorità della Chiesa, che sola è chiamata a giudicarli in modo definitivo".

  Benedetto XVI ha anche fatto riferimento alla problematica morale: "Nei dialoghi non possiamo ignorare le grandi questioni morali circa la vita umana, la famiglia, la sessualità, la bioetica, la libertà, la giustizia e la pace. Sarebbe importante parlare su questi temi con una sola voce, attingendo al fondamento nella Scrittura e nella viva tradizione della Chiesa. (...) Difendendo i valori fondamentali della grande tradizione della Chiesa, difendiamo l'uomo, difendiamo il creato.

  Il Santo Padre, infine, ha nuovamente affermato che "l'unità è (...) un mezzo e quasi un presupposto per annunciare in modo sempre più credibile la fede a coloro che non conoscono ancora il Salvatore".
AC/            VIS 20120127 (640)

lunedì 23 gennaio 2012

UNITÀ DEI CRISTIANI, DONO DI DIO E IMPEGNO QUOTIDIANO DI CARITÀ


CITTÀ DEL VATICANO, 22 GEN 2012 (VIS). La Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani -dal 18 al 25 gennaio- oggi è stata nuovamente al centro delle riflessioni del Papa Benedetto XVI. Prima della recita dell'Angelus domenicale, il Santo Padre ha invitato i fedeli a "unirsi alla preghiera che Gesù ha rivolto al Padre alla vigilia della sua passione: 'Che siano una sola cosa, perché il mondo creda'".

  Il tema dei testi della Settimana della preghiera di quest'anno è stato preso dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinzi: "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo nostro Signore". Il Papa ha spiegato che "siamo chiamati a contemplare la vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte, cioè la sua risurrezione, come un evento che trasforma radicalmente quanti credono in Lui e apre loro l’accesso ad una vita incorruttibile e immortale. Riconoscere e accogliere la forza trasformante della fede in Gesù Cristo sostiene i cristiani anche nella ricerca della piena unità tra di loro".

  Benedetto XVI ha affermato che è possibile ricercare l'unità in maniera realistica "se il cambiamento avviene innanzitutto in noi stessi se lasciamo agire Dio, se ci lasciamo trasformare ad immagine di Cristo, se entriamo nella vita nuova in Cristo, che è la vera vittoria. L’unità visibile di tutti i cristiani è sempre opera che viene dall’alto, da Dio, opera che chiede l’umiltà di riconoscere la nostra debolezza e di accogliere il dono. Però, per usare un’espressione che ripeteva spesso il Beato Papa Giovanni Paolo II, ogni dono diventa anche impegno. L’unità che viene da Dio esige dunque il nostro quotidiano impegno di aprirci gli uni agli altri nella carità. (...) Il tempo che dedicheremo alla preghiera per la piena comunione dei discepoli di Cristo ci permetterà di comprendere più profondamente come saremo trasformati dalla sua vittoria, dalla potenza della sua risurrezione".

  Il Pontefice, infine, ha ricordato che la Settimana di preghiera si concluderà mercoledì prossimo, con la solenne celebrazione dei Vespri della Festa della Conversione di San Paolo nell'omonima basilica romana. Parteciperanno alla celebrazione rappresentanti delle altre Chiese e Comunità cristiane "per rinnovare insieme -ha detto il Papa-  la nostra preghiera al Signore, fonte dell’unità".

  Terminata la recita dell'Angelus, Benedetto XVI ha fatto gli auguri ai Paesi dell'Estremo Oriente che in questi giorni celebrano il nuovo anno lunare: "Nella presente situazione mondiale di crisi economico-sociale auguro a tutti quei popoli che il nuovo anno sia concretamente segnato dalla giustizia e dalla pace, porti sollievo a chi soffre, e che specialmente i giovani, con il loro entusiasmo e la loro spinta ideale, possano offrire una nuova speranza al mondo".
ANG/           VIS 20120123 (430)

martedì 17 gennaio 2012

DOMANI INIZIA LA SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI


CITTÀ DEL VATICANO, 17 GEN 2012 (VIS). Domani, 18 gennaio, avrà inizio la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, con tema "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore". La Settimana è promossa dal Consiglio Mondiale delle Chiese (CMC), una comunità mondiale di 349 chiese che operano per il raggiungimento dell'unità, per la comune testimonianza e per il servizio. Sebbene la Chiesa Cattolica non sia membro di tale Consiglio, partecipa a questa iniziativa ecumenica.

  Tradizionalmente celebrata dal 18 al 25 gennaio (nell'emisfero settentrionale) o vicino Pentecoste (nell'emisfero meridionale), la Settimana di preghiera coinvolge numerose congregazioni e parrocchie di tutto il mondo. I cristiani di diverse famiglie confessionali si riuniscono e pregano insieme durante speciali celebrazioni ecumeniche.

  Ogni anno, viene chiesto ai fedeli di una particolare regione di preparare un testo su un tema biblico. In seguito, un gruppo internazionale di partecipanti -protestanti, ortodossi e cattolici romani-, patrocinato dal Consiglio Mondiale delle Chiese, lo revisiona e si assicura che sia relazionato alla ricerca di unità della Chiesa. Il testo viene pubblicato sia dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani sia dal Consiglio Mondiale delle Chiese, per mezzo della sua Commissione di Fede e Costituzione, anch'essa presente durante tutto il processo di produzione del testo. Il prodotto finale viene inviato alle Chiese partecipanti e alle Diocesi cattoliche romane, che vengono invitate a tradurre il testo e a contestualizzarlo secondo le proprie esigenze.

  Il tema di quest'anno, "Tutti saremo trasformati dalla vittoria di Gesù Cristo, nostro Signore", si basa sulla prima lettera di San Paolo apostolo ai Corinzi, nella quale si promette la trasformazione della vita umana, in tutta la sua dimensione apparente di "trionfo" e di "disfatta", per mezzo della vittoria della resurrezione di Cristo.

  Va inoltre ricordato che, dopo l'Angelus di questa domenica, il Papa Benedetto XVI ha invitato tutti i fedeli a partecipare alla Settimana di preghiera, "a livello personale e comunitario", e ad unirsi "spiritualmente e, dove possibile, anche praticamente, per invocare da Dio il dono della piena unità tra i discepoli di Cristo".
RV/           VIS 20120117 (340)

GIORNATA PER L'APPROFONDIMENTO DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI


CITTÀ DEL VATICANO, 17 GEN 2012 (VIS). Si celebra oggi in Italia la Giornata per l'approfondimento e il dialogo tra cattolici ed ebrei; iniziativa nata nel 1990 per volere della Conferenza Episcopale Italiana, che si propone di incoraggiare la conoscenza reciproca tra i membri di entrambe le religioni.

  Il Rabbino Giuseppe Laras, Presidente Emerito dell'Assemblea Rabbinica Italiana, intervistato da Radio Vaticana, spiega che l'obiettivo della Giornata è "cercare di rendere più semplice e più importante il dialogo ebraico-cristiano. Quindi, in occasione di questa data, ci sono degli incontri tra ebrei e cattolici e si riflette soprattutto su questioni che possiamo affrontare insieme, come il perseguimento della pace, della comprensione reciproca, dopo duemila anni di incomprensioni e di fatti molto negativi. Per cui è una data che il mondo cattolico in particolare attende con molta attenzione ed ansia, come anche il mondo ebraico, perché nella misura in cui questo dialogo si rafforza, si allontana e si indebolisce il rischio di antisemitismo".

  Da alcuni anni i responsabili della CEI e dell'Associazione Rabbinica concordano nel dedicare la Giornata ai Dieci Comandamenti. Il tema del 2012 è "Non uccidere". "L'imperativo a non uccidere è un imperativo che, al di là dell'appartenenza all'una o all'altra religione, è molto importante per l'uomo: rispettare la vita umana, onorare la vita umana nella sua sacralità, nella sua unicità. Quindi, questo è un tema che bene si presta ad essere trattato nel nostro tempo, in cui in tutto il mondo il rispetto per la vita umana è piuttosto trascurato e violato".

  Al riguardo, il sacerdote Gino Battaglia, direttore dell'Ufficio Nazionale per l'Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso della CEI, osserva che "la ricchissima tradizione religiosa ebraica, sviluppandosi in millenni di meditazione sulla Legge, offre un contributo prezioso. Ma l'attualità di questo comandamento è evidente e non sfugge la sua importanza non solo in senso stretto, riferendosi all'omicidio come reato. Penso, per esempio, a tutta la battaglia per l'abolizione della pena di morte, penso al problema della violenza diffusa, al disprezzo della vita e al problema del rispetto della vita. In questo senso, il dialogo ebraico-cristiano trova appunto una sua concretizzazione che è quella dell'impegno nella società e nel mondo".
.../            VIS 20120117 (360)

giovedì 17 novembre 2011

DIALOGO CATTOLICI-ORTODOSSI: CARDINALE KOCH IN VISITA A MINSK

CITTA' DEL VATICANO, 17 NOV. 2011 (VIS). Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, si è recato in visita a Minsk, capitale della Bielorussia, su invito del Metropolita di Minsk e Slutsk Filaret, Capo della Chiesa ortodossa di Bielorussia, dipendente dal Patriarcato di Mosca. 

  Nel corso della visita (12-16 novembre), il Cardinale Koch ha partecipato alla Conferenza internazionale “Dialogo cattolico-ortodosso: valori etici cristiani come contributo per la vita sociale in Europa”, organizzata dall’Istituto per il dialogo interreligioso e le comunicazioni interconfessionali presso il Sinodo della Chiesa ortodossa Bielorussa e dal centro di educazione cristiana dei santi Cirillo e Metodio, in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.

  “Al Convegno” - si legge in un Comunicato reso pubblico questa mattina - “si è percepito il desiderio di continuare ed approfondire il dialogo sui temi comuni e la collaborazione concreta nella promozione e difesa dei valori cristiani in Europa”.

  Lunedì 14 novembre, il Cardinale Koch ed il Metropolita Filaret sono stati ricevuti dal Presidente della Repubblica di Bielorussia, Signor Aleksandr Lukashenko, che ha espresso la sua soddisfazione per i buoni rapporti tra le due confessioni nel paese.

  “La visita del Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani in Bielorussia - si legge ancora nel Comunicato - ha messo in evidenza alcune caratteristiche specifiche di grande valore: il fatto che la Chiesa Cattolica abbia potuto riaggregarsi e riorganizzarsi in modo molto consistente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, e che questo sia avvenuto in armonia e spesso con il sostegno della Chiesa Ortodossa locale e delle Autorità civili”.

  “Lo spirito di fraternità ecumenica, in un Paese che è secondo solo alla Lituania nell’ex Unione Sovietica quanto a percentuale di Cattolici, si è rinsaldato nel tempo ed è divenuto realtà quotidiana e modello di riferimento”.
OP/                  VIS 20111117 (330)

venerdì 23 settembre 2011

BENEDETTO XVI RIEVOCA SHOAH E RIBADISCE VICINANZA DI TUTTA LA CHIESA AL POPOLO EBRAICO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 17:15 di ieri, giovedì 22 settembre, Benedetto XVI ha avuto un incontro con i 15 Rappresentanti della Comunità Ebraica della Germania, presieduta da Dieter Graumann nel Reichstag di Berlino. Nel suo discorso il Papa ha ricordato la sua visita del 19 agosto 2005 alla Sinagoga di Köln, durante la quale il Rabbino Teitelbaum parlò della memoria come di una “delle colonne, di cui si ha bisogno per fondare su di esse un futuro pacifico”

“E oggi” – ha detto il Papa – “mi trovo in un luogo centrale della memoria, di una memoria spaventosa: da qui fu progettata ed organizzata la ‘Shoah’, l’eliminazione dei concittadini ebrei in Europa. Prima del terrore nazista in Germania viveva circa mezzo milione di ebrei, che costituivano una componente stabile della società tedesca. Dopo la seconda guerra mondiale, la Germania fu considerata come il ‘Paese della Shoah’ in cui, in fondo, non si poteva più vivere. All’inizio quasi non c’era più alcun sforzo per rifondare le antiche comunità ebraiche (...). Molti di loro volevano emigrare e costruirsi una nuova esistenza, soprattutto negli Stati Uniti o in Israele”.

“In questo luogo bisogna anche richiamare alla memoria il pogrom della ‘notte dei cristalli’ dal 9 al 10 novembre 1938. Pochi percepirono tutta la portata di tale atto di umano disprezzo come lo percepì il prevosto del Duomo di Berlino, Bernhard Lichtenberg, che, dal pulpito della cattedrale di Sant’Edvige, gridò: ‘Fuori il Tempio è in fiamme – è anch’esso una casa di Dio’. Il regime di terrore del nazionalsocialismo si fondava su un mito razzista, di cui faceva parte il rifiuto del Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, del Dio di Gesù Cristo e delle persone credenti in Lui. L’’onnipotente’ Adolf Hitler era un idolo pagano, che voleva porsi come sostituto del Dio biblico, Creatore e Padre di tutti gli uomini. Con il rifiuto del rispetto per questo Dio unico si perde sempre anche il rispetto per la dignità dell’uomo. Di che cosa sia capace l’uomo che rifiuta Dio e quale volto possa assumere un popolo nel ‘no’ a tale Dio, l’hanno rivelato le orribili immagini provenienti dai campi di concentramento alla fine della guerra”.

Il Santo Padre ha constatato con gratitudine che di fronte a questa memoria da qualche decennio si è manifestata una rifioritura della vita ebraica in Germania ed ha sottolineato che la comunità ebraica è stata molto attiva nell’opera di integrazione degli immigrati dell’Europa dell’Est.

“La Chiesa sente una grande vicinanza al Popolo ebraico” – ha affermato il Santo Padre citando la Dichiarazione ‘Nostra aetate’ del Concilio Vaticano II con la quale “si è cominciato a ‘percorrere un cammino irrevocabile di dialogo, di fraternità e di amicizia’. (...) Ciò vale ovviamente anche per la Chiesa cattolica in Germania che è ben consapevole della sua responsabilità particolare in questa materia”. Successivamente il Papa ha enumerato le diverse iniziative di collaborazione cristiano-ebraica, come la “Settimana della fraternità” e il forum “Ebrei e Cristiani” e lo storico incontro per il dialogo ebraico-cristiano del 2006 presieduto dal Cardinale Walter Kasper.

“Noi cristiani dobbiamo anche renderci sempre più conto della nostra affinità interiore con l’Ebraismo” – ha affermato il Pontefice – “Per i cristiani non può esservi una frattura nell’evento salvifico. La salvezza viene, appunto, dai Giudei (cfr Gv 4,22). Laddove il conflitto di Gesù con il Giudaismo del suo tempo è visto in modo superficiale, come un distacco dall’Antica Alleanza, si finisce per ridurlo a un’idea di liberazione che considera la Torà soltanto come l’osservanza servile di riti e prescrizioni esteriori. Di fatto, però, il Discorso della montagna non abolisce la Legge mosaica, ma svela le sue possibilità nascoste e fa emergere nuove esigenze; ci rimanda al fondamento più profondo dell’agire umano, al cuore, dove l’uomo sceglie tra il puro e l’impuro, dove si sviluppano fede, speranza e amore”.

“Il messaggio di speranza, che i libri della Bibbia ebraica e dell’Antico Testamento cristiano trasmettono, è stato assimilato e sviluppato da giudei e da cristiani in modo diverso. ‘Dopo secoli di contrapposizione, riconosciamo come nostro compito il far sì che questi due modi della nuova lettura degli scritti biblici – quella cristiana e quella giudaica – entrino in dialogo tra loro, per comprendere rettamente la volontà e la parola di Dio’. In una società sempre più secolarizzata, questo dialogo deve rinforzare la comune speranza in Dio. Senza tale speranza la società perde la sua umanità”, ha concluso il Pontefice.

Al termine dell’incontro con i Rappresentanti della Comunità ebraica, il Papa si è diretto in autovettura all’Olympiastadion di Berlin per la celebrazione della Santa Messa.
BXVI-GERMANIA/ VIS 20110923 (770)

TESTIMONIANZA CONGIUNTA CRISTIANI E MUSULMANI IN SETTORI CHIAVE VITA SOCIALE

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, presso la sede della Nunziatura Apostolica di Berlino, il Santo Padre ha incontrato i Rappresentanti della Comunità musulmana della Germania che conta circa 4 milioni e mezzo di persone, di cui 70% di origine turca, e gli altri provenienti dai Paesi arabi, dai Balcani e dall’Iran. Il 75% dei musulmani in Germania è di confessione sunnita e la moschea più antica sul suolo tedesco si trova a Berlino.

Nel suo discorso il Papa ha ricordato che a partire dagli anni ’70 “la presenza di numerose famiglie musulmane è divenuta sempre di più un tratto distintivo di questo Paese. Sarà tuttavia necessario impegnarsi costantemente per una migliore reciproca conoscenza e comprensione. Ciò è essenziale non solo per una convivenza pacifica, ma anche per l’apporto che ciascuno è in grado di dare per la costruzione del bene comune all’interno della medesima società”.

“Molti musulmani attribuiscono grande importanza alla dimensione religiosa” – ha proseguito il Pontefice – “Ciò, a volte, è interpretato come una provocazione in una società che tende ad emarginare questo aspetto o ad ammetterlo tutt’al più nella sfera delle scelte individuali dei singoli. La Chiesa cattolica si impegna fermamente perché venga dato il giusto riconoscimento alla dimensione pubblica dell’appartenenza religiosa. Si tratta di un’esigenza che non diventa irrilevante nel contesto di una società maggiormente pluralista. Va fatta, però, attenzione che il rispetto verso l’altro sia sempre mantenuto. Il rispetto reciproco cresce solo sulla base dell’intesa su alcuni valori inalienabili, propri della natura umana, soprattutto l’inviolabile dignità di ogni persona”.

“In Germania – come in molti altri Paesi non solo occidentali – tale quadro di riferimento comune è rappresentato dalla Costituzione, il cui contenuto giuridico è vincolante per ogni cittadino, che sia appartenente o meno ad una confessione religiosa. Naturalmente il dibattito sulla migliore formulazione di principi come la libertà di culto pubblico, è vasto e sempre aperto, tuttavia è significativo il fatto che la Legge Fondamentale li esprima in un modo ancora oggi valido, a distanza di più di 60 anni”.

“La ragione di ciò, mi pare, si trova nel fatto che i padri della Legge Fondamentale ebbero la piena consapevolezza, in quel momento importante, di dover cercare un solido terreno, nel quale tutti i cittadini potessero riconoscersi. Nel fare ciò essi non prescindevano dalla propria appartenenza religiosa (...). Tuttavia sapevano di doversi confrontare con uomini con una base confessionale diversa o addirittura non religiosa: il terreno comune fu trovato nel riconoscimento di alcuni diritti inalienabili, che sono propri della natura umana e che precedono ogni formulazione positiva. In questo modo una società sostanzialmente omogenea pose il fondamento che oggi riconosciamo valido per un mondo segnato dal pluralismo. Fondamento che, in realtà, indica anche degli evidenti confini a tale pluralismo: non è pensabile, infatti, che una società possa sostenersi nel lungo termine senza un consenso sui valori etici fondamentali”.

“Cari amici – ha detto infine Benedetto XVI – sulla base di quanto ho qui accennato, penso che sia possibile una collaborazione feconda tra cristiani e musulmani (...). In quanto uomini religiosi, a partire dalle rispettive convinzioni possiamo dare una testimonianza importante in molti settori cruciali della vita sociale. Penso, ad esempio, alla tutela della famiglia fondata sul matrimonio, al rispetto della vita in ogni fase del suo naturale decorso o alla promozione di una più ampia giustizia sociale”.

Al termine dell’incontro il Papa si è recato all’aeroporto di Berlin-Tegel dove alle 10:00 è salito a bordo dell’aereo diretto a Erfurt.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (590)

FEDE RIPENSATA E RIVISSUTA IN MODO NUOVO SALVERÀ CRISTIANESIMO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Dopo la visita alla Cattedrale di Santa Maria di Erfurt, il Santo Padre ha raggiunto in auto l’ex-Convento degli Agostiniani per l’incontro con i Rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica di Germania, che raggruppa 22 chiese luterane e conta oltre 24 milioni di fedeli, il 30% della popolazione tedesca.

Al suo arrivo Benedetto XVI è stato accolto dal Presidente della Chiesa Evangelica in Germania, il Pastore Nikolaus Schneider e dalla Presidentessa della Chiesa Evangelica di Thüringen, Signora Ilse Junkermann, che lo hanno accompagnato alla Sala Capitolare, l’unica sala rimasta intatta dai tempi di Lutero.

“Per me, come Vescovo di Roma, è un momento emozionante incontrare qui, nell’antico convento agostiniano di Erfurt, rappresentanti del Consiglio della Chiesa Evangelica in Germania. Qui Lutero ha studiato teologia. Qui è stato ordinato sacerdote nel 1507” – ha detto Papa Benedetto XVI – “La questione su Dio, (...) fu la passione profonda e la molla della sua vita e dell’intero suo cammino. ‘Come posso avere un Dio misericordioso?: questa domanda gli penetrava nel cuore e stava dietro ogni sua ricerca teologica e ogni lotta interiore”.

“Che questa domanda sia stata la forza motrice di tutto il suo cammino mi colpisce sempre nuovamente. Chi, infatti, si preoccupa oggi di questo, anche tra i cristiani? (...) La maggior parte della gente, anche dei cristiani, oggi dà per scontato che Dio, in ultima analisi, non si interessa dei nostri peccati e delle nostre virtù. (...) Quasi tutti presupponiamo in pratica che Dio debba essere generoso e, alla fine, nella sua misericordia, ignorerà le nostre piccole mancanze. Ma sono veramente così piccole le nostre mancanze? Non viene forse devastato il mondo a causa della corruzione dei grandi, ma anche dei piccoli (...); a causa del potere della droga (...). Non è forse minacciato dalla crescente disposizione alla violenza che, non di rado, si maschera con l’apparenza della religiosità?”.

“La fame e la povertà potrebbero devastare a tal punto intere parti del mondo se in noi l’amore di Dio e, a partire da Lui, l’amore per il prossimo, per le creature di Dio, gli uomini, fosse più vivo? (...) No, il male non è un’inezia. Esso non potrebbe essere così potente se noi mettessimo Dio veramente al centro della nostra vita”. La domanda di Lutero: Qual è la posizione di Dio nei miei confronti, come mi trovo io davanti a Dio? deve diventare di nuovo, e certamente in forma nuova, anche la nostra domanda. (...) Questo Dio ha un volto e ci ha parlato. Nell’uomo Gesù Cristo è diventato uno di noi”.

Fede: è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge

La fede in Cristo è il punto di partenza per rilanciare l’ecumenismo. “La cosa più necessaria per l’ecumenismo è innanzitutto che, sotto la pressione della secolarizzazione, non perdiamo quasi inavvertitamente le grandi cose che abbiamo in comune, che di per sé ci rendono cristiani e che ci sono restate come dono e compito. È stato l’errore dell’età confessionale aver visto per lo più soltanto ciò che separa, e non aver percepito in modo esistenziale ciò che abbiamo in comune nelle grandi direttive della Sacra Scrittura e nelle professioni di fede del cristianesimo antico. È questo il grande progresso ecumenico degli ultimi decenni: che ci siamo resi conto di questa comunione e (...) riconosciamo tale comunione come il nostro fondamento imperituro”.

Tuttavia, due fenomeni pongono in pericolo tale comunione: “una forma nuova di cristianesimo, che si diffonde con un immenso dinamismo missionario, a volte preoccupante nelle sue forme (...). È un cristianesimo di scarsa densità istituzionale, con poco bagaglio razionale e ancora meno bagaglio dogmatico e anche con poca stabilità. Questo fenomeno mondiale (...) ci mette nuovamente di fronte alla domanda su che cosa sia ciò che resta sempre valido e che cosa possa o debba essere cambiato, di fronte alla questione circa la nostra scelta fondamentale nella fede”.

Il secondo fenomeno è il “contesto del mondo secolarizzato, nel quale dobbiamo vivere e testimoniare oggi la nostra fede. L’assenza di Dio nella nostra società si fa più pesante, la storia della sua rivelazione (...) sembra collocata in un passato che si allontana sempre di più. (...) La fede deve essere ripensata e soprattutto rivissuta oggi in modo nuovo per diventare una cosa che appartiene al presente. Ma non è l’annacquamento della fede che aiuta, bensì solo il viverla interamente nel nostro oggi. Questo è un compito ecumenico centrale. In questo dovremmo aiutarci a vicenda: a credere in modo più profondo e più vivo. Non saranno le tattiche a salvarci, a salvare il cristianesimo, ma una fede ripensata e rivissuta in modo nuovo, mediante la quale Cristo, e con Lui il Dio vivente, entri in questo nostro mondo. (...) La fede, vissuta a partire dell’intimo di se stessi, in un mondo secolarizzato, è la forza ecumenica più forte che ci ricongiunge, guidandoci verso l’unità nell’unico Signore”.

Al termine del suo discorso Benedetto XV I si è recato alla Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani ed ha partecipato ad una celebrazione ecumenica con 300 persone, fra le quali Rappresentanti di altre Chiesa protestanti della Germania.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (860)

COMUNE MISSIONE ECUMENICA: TESTIMONIARE DIO VIVO

CITTA' DEL VATICANO, 23 SET. 2011 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina Benedetto XVI ha partecipato ad un atto ecumenico nella Chiesa dell’ex-Convento degli Agostiniani di Erfurt, con la partecipazione di circa 300 persone. Nel corso della cerimonia il Vescovo evangelico Friedrich Weber ha dato lettura del Salmo 146 nella traduzione tedesca di Martin Lutero, a cui ha fatto seguito il saluto del Presidente del Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, Signora Katrin Göring Eckhardt. Il Papa ha recitato la Preghiera per l’Unità dei Cristiani ed il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani, ha letto la preghiera sacerdotale di Gesù, dal Vangelo di Giovanni: “Che tutti siano una cosa sola”. Quindi il Papa ha tenuto l’omelia di cui riportiamo ampi estratti.

“’Non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola’: così ha detto Gesù, secondo il Vangelo di Giovanni, nel Cenacolo, al Padre. (...) Nella preghiera di Gesù si trova il luogo interiore, più profondo, della nostra unità. Diventeremo una sola cosa, se ci lasceremo attirare dentro tale preghiera”.

“È rimasta inascoltata la preghiera di Gesù? La storia del cristianesimo è, per così dire, il lato visibile di questo dramma, in cui Cristo lotta e soffre con noi esseri umani. Sempre di nuovo Egli deve sopportare il contrasto con l’unità, e tuttavia sempre di nuovo si compie anche l’unità con Lui e così con il Dio trinitario. (...) Per questo, in un incontro ecumenico, non dovremmo soltanto lamentare le divisioni e le separazioni, bensì ringraziare Dio per tutti gli elementi di unità che ha conservato per noi e sempre di nuovo ci dona. E questa gratitudine deve al contempo essere disponibilità a non perdere, in mezzo ad un tempo di tentazione e di pericoli, l’unità così donata”.

“L’unità fondamentale consiste nel fatto che crediamo in Dio, Padre onnipotente, Creatore del cielo e della terra. Che lo professiamo quale Dio trinitario – Padre, Figlio e Spirito Santo. L’unità suprema non è solitudine di una monade, ma unità attraverso l’amore. Crediamo in Dio – nel Dio concreto. Crediamo nel fatto che Dio ci ha parlato e si è fatto uno di noi. Testimoniare questo Dio vivente è il nostro comune compito nel momento attuale”.

“La sete di infinito è presente nell’uomo in modo inestirpabile. L’uomo è stato creato per la relazione con Dio e ha bisogno di Lui. Il nostro primo servizio ecumenico in questo tempo deve essere di testimoniare insieme la presenza del Dio vivente e con ciò dare al mondo la risposta di cui ha bisogno. Naturalmente di questa testimonianza fondamentale per Dio fa poi parte, in modo assolutamente centrale, la testimonianza per Gesù Cristo, vero uomo e vero Dio, che è vissuto insieme con noi, ha patito per noi, è morto per noi e, nella risurrezione, ha spalancato la porta della morte. Cari amici, fortifichiamoci in questa fede! Aiutiamoci a vicenda a viverla! Questo è un grande compito ecumenico che ci introduce nel cuore della preghiera di Gesù”.

“La serietà della fede in Dio si manifesta nel vivere la sua parola. Si manifesta, nel nostro tempo, in modo molto concreto, nell’impegno per quella creatura che Egli volle a sua immagine, per l’uomo. Viviamo in un tempo in cui i criteri dell’essere uomini sono diventati incerti. L’etica viene sostituita con il calcolo delle conseguenze. Di fronte a ciò noi come cristiani dobbiamo difendere la dignità inviolabile dell’uomo, dal concepimento fino alla morte – nelle questioni della diagnosi pre-impiantatoria fino all’eutanasia. (...) La fede in Dio deve concretizzarsi nel nostro comune impegno per l’uomo. Fanno parte di tale impegno per l’uomo non soltanto questi criteri fondamentali di umanità, ma soprattutto e molto concretamente l’amore che Gesù ci insegna nella descrizione del Giudizio finale: il Dio giudice ci giudicherà secondo come ci siamo comportati nei confronti di coloro che ci sono prossimi, nei confronti dei più piccoli dei suoi fratelli. La disponibilità ad aiutare, nelle necessità di questo tempo, al di là del proprio ambiente di vita è un compito essenziale del cristiano”.

“Ciò vale anzitutto nell’ambito della vita personale di ciascuno. Vale poi nella comunità di un popolo e di uno Stato, in cui tutti devono farsi carico gli uni degli altri. Vale per il nostro Continente, in cui siamo chiamati alla solidarietà in Europa. E, infine, vale al di là di tutte le frontiere: la carità cristiana esige oggi il nostro impegno anche per la giustizia nel vasto mondo”.

“Alla vigilia della visita del Papa si è parlato diverse volte di un dono ecumenico dell’ospite, che ci si aspettava da questa visita. Non c’è bisogno che io specifichi i doni menzionati in tale contesto. Al riguardo vorrei dire che questo costituisce un fraintendimento politico della fede e dell’ecumenismo. Quando un Capo di Stato visita un Paese amico, generalmente precedono contatti tra le istanze, che preparano la stipulazione di uno o anche di più accordi tra i due Stati: nella ponderazione dei vantaggi e degli svantaggi si arriva al compromesso che, alla fine, appare vantaggioso per ambedue le parti, così che poi il trattato può essere firmato. Ma la fede dei cristiani non si basa su una ponderazione dei nostri vantaggi e svantaggi. Una fede autocostruita è priva di valore. La fede non è una cosa che noi escogitiamo o concordiamo. È il fondamento su cui viviamo. L’unità cresce non mediante la ponderazione di vantaggi e svantaggi, bensì solo attraverso un sempre più profondo penetrare nella fede mediante il pensiero e la vita”.

“In questa maniera, negli ultimi 50 anni, e in particolare anche dalla visita di Papa Giovanni Paolo II, 30 anni fa, è cresciuta molta comunanza, della quale possiamo essere solo grati. (...) A tutti coloro che hanno collaborato (...) vorrei esprimere il mio vivo ringraziamento. (...) Insieme possiamo tutti solo ringraziare il Signore per le vie dell’unità sulle quali ci ha condotti, ed associarci in umile fiducia alla sua preghiera: ‘Fa’ che diventiamo una sola cosa, come Tu sei una sola cosa col Padre, perché il mondo creda che Egli Ti ha mandato’”.

Al termine della recita comune del Padre Nostro, il Pastore Nikolaus Schneider, Presidente del Consiglio Sinodo della Chiesa Evangelica Tedesca, ha invocato la benedizione aronitica ed il Papa ha elargito la benedizione nella forma trinitaria.
PV-GERMANIA/ VIS 20110923 (1050)

lunedì 19 settembre 2011

INVIATO SPECIALE CENTENARIO CATTEDRALE MOSCA

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2011 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica una Lettera Pontificia, redatta in latino e datata 2 agosto, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jozef Tomko, Prefetto emerito della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alla celebrazione per il centenario della consacrazione della Cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca (Federazione Russa), in programma il 25 settembre prossimo.

Il Cardinale Tomko sarà accompagnato da una Missione composta da Don Viktor Jakubov, Direttore nazionale per le Pontificie Opere Missionarie in Slovacchia e già Direttore spirituale e Prefetto del Seminario interdiocesano "Regina degli Apostoli" a San Pietroburgo; e da Don Josif Zanevsky, Parroco della Cattedrale dell'Immacolata Concezione a Mosca.
BXVI-LETTERA/ VIS 20110919 (120)

lunedì 12 settembre 2011

MESSAGGIO PONTIFICIO INCONTRO ECUMENICO MONACO

CITTA' DEL VATICANO, 12 SET. 2011 (VIS). È stato reso pubblico il Messaggio che il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire al Cardinale Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising (Germania), in occasione del Congresso “Bound to live together. Religioni e culture in dialogo” (11-13 settembre), promosso dall’Arcidiocesi tedesca e dalla Comunità di Sant’Egidio che da 25 anni, da quando Giovanni Paolo II convocò i Responsabili religiosi del mondo ad Assisi, organizza ogni anno un incontro ecumenico per la pace.

Nel testo, redatto in lingua tedesca e datato 1° settembre, da Castel Gandolfo, Benedetto XVI, ricordando il tema dell’Incontro, scrive: “Il vivere insieme può trasformarsi in un vivere gli uni contro gli altri, (...) se non impariamo ad accoglierci gli uni gli altri (...). Così tutto dipende dall’intendere la predisposizione a vivere insieme come impegno e come dono, dal trovare la vera via del convivere. Tale vivere insieme, che un tempo poteva rimanere confinato ad una regione, oggi non può che essere vissuto a livello universale. Il soggetto del convivere è oggi l’umanità intera. Incontri come quello che ebbe luogo ad Assisi e quello che si tiene oggi a Monaco rappresentano occasioni in cui le religioni possono interrogare se stesse e chiedersi come diventare forze del convivere”.
MESS/ VIS 20110912 (220)

lunedì 30 maggio 2011

DIALOGO CHIESA CATTOLICA E COMUNIONE ANGLICANA

CITTA' DEL VATICANO, 28 MAG. 2011 (VIS). La Commissione Internazionale anglicana-cattolica ha concluso il primo incontro della sua nuova fase di dialogo (ARCIC III) presso il Monastero di Bose (17-27 maggio 2011).

  Un Comunicato del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani informa che "La Commissione, copresieduta dall'Arcivescovo David Moxon (Arcivescovo anglicano delle Diocesi della Nuova Zelanda) e dall'Arcivescovo Bernard Longley (Arcivescovo cattolico di Birmingham), comprendeva diciotto teologi con backgrounds diversi, provenienti da tutto il mondo".

  "In risposta al Programma proposto da Papa Benedetto XVI e dall'Arcivescovo Rowan Williams nella loro Dichiarazione Comune del 2006, le discussioni si sono concentrate su: la Chiesa come Comunione locale e universale e come, nella comunione, la Chiesa locale e universale giunge a discernere il giusto insegnamento etico. Sempre conformemente al Programma, la Commissione ha riesaminato il modo in cui l'impegno a favore dell'obiettivo comune della ricomposizione della piena comunione nella fede e nella vita sacramentale deve essere oggi inteso e portato avanti ed ha riflettuto su come presentare il lavoro di ARCIC II nella sua totalità con commenti adeguati, al fine di favorire la sua ricezione".

  "La Commissione" - si legge ancora nel Comunicato - "tenterà di sviluppare un'interpretazione teologica della persona, della società umana e della nuova vita di grazia in Cristo. Ciò sarà la base su cui procedere con lo studio di come il giusto insegnamento etico viene determinato a livello universale e locale. ARCIC III baserà fermamente tale analisi sulla scrittura, sulla tradizione e sulla ragione ed attingerà al lavoro precedente della Commissione. Esaminerà alcune questioni particolari per chiarire come le nostre due comunioni si comportano nel prendere decisioni di natura morale e come aree di tensione tra anglicani e cattolici possono essere risolte imparando gli uni dagli altri".

  La Commissione continuerà "il suo lavoro seguendo quanto è stato proposto, in preparazione alla prossima riunione prevista per il 2012".
CON-UC                                           VIS 20110530 (320)

mercoledì 25 maggio 2011

RESPONSABILI CONSIGLIO DIALOGO INTERRELIGIOSO COREA SUD

CITTA' DEL VATICANO, 25 MAG. 2011 (VIS). Dal 23 al 27 maggio, il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso e l’Arcivescovo Pier Luigi Celata, Segretario del medesimo Dicastero, sono in Corea del Sud su invito della Commissione Episcopale per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso.

Un Comunicato reso pubblico oggi rende noto che in questi giorni sono previsti incontri con il Presidente della Repubblica, il Ministro della Cultura e con il Direttore per gli Affari Religiosi.

Il Cardinale Tauran e l’Arcivescovo Celata visiteranno il Jogye Order, il Centro del Buddismo Coreano e il Centro del Confucianesimo Coreano. È inoltre previsto un incontro con i Rappresentanti del Buddismo, del Confucianesimo, del Won Buddismo, del Chondogyo, dell’Associazione delle Religioni Native Coreane e del Protestantesimo.

Il Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso terrà una Conferenza al Seminario Maggiore di Seul sul “Dialogo Interreligioso secondo l’insegnamento del Papa Benedetto XVI”, a cui seguirà un incontro con i rappresentanti della stampa.

La visita si concluderà con la celebrazione della Santa Messa al Santuario dei Martiri Coreani “Cheoldusan”.
CON-DIR/ VIS 20110525 (190)

venerdì 28 gennaio 2011

IL PAPA RICEVE LA COMMISSIONE PER IL DIALOGO TEOLOGICO TRA LA CHIESA CATTOLICA E LE CHIESE ORIENTALI ORTODOSSE

 CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in Vaticano 30 membri della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico tra la Chiesa Cattolica e le Chiese Orientali Ortodosse.

 La Commissione è stata istituita nel 2003, su iniziativa delle autorità ecclesiali della famiglia delle Chiese Orientali Ortodosse e del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.

 Il risultato della prima fase del dialogo, dal 2003 al 2009, è stato il documento "Naturalezza, Costituzione e Missione della Chiesa", che - ha detto il Papa - "descrive gli aspetti fondamentali dei principi ecclesiologici che condividiamo e segnala le questioni che richiedono una più profonda riflessione nelle successive fasi del dialogo. Non possiamo che essere grati che dopo circa 1500 anni di separazione, tuttavia siamo d'accordo sulla natura sacramentale della Chiesa, sulla successione apostolica e sulla urgente necessità di dare testimonianza nel mondo del Vangelo di Nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo".

 Nella seconda fase la Commissione ha riflettuto "da una prospettiva storica, di come le Chiese hanno espresso la loro comunione attraverso i secoli" e questa settimana è stata dedicata "allo studio della comunione e della comunicazione che esisteva tra le Chiese fino alla metà del quinto secolo di storia cristiana e del ruolo svolto dal monachesimo nella vita della Chiesa primitiva".

 Benedetto XVI ha manifestato la speranza che la riflessione teologica "porterà le nostre chiese non solo a capirsi più profondamente tra di loro, ma a continuare con determinazione il nostro cammino verso la piena comunione a cui siamo chiamati per volontà di Cristo".

 "Molti di voi - ha concluso - provengono da paesi dove gli individui e le comunità cristiane affrontano prove e difficoltà che sono motivo di profonda preoccupazione per tutti noi. Tutti i cristiani devono sforzarsi di lavorare insieme in reciproca accettazione e fiducia per raggiungere la pace e la giustizia. Che l'intercessione e l'esempio di molti martiri e santi, che hanno reso coraggiosa testimonianza a Cristo in tutte le nostre Chiese, sostenga e fortifichi voi e tutte le vostre comunità cristiane".
AC/                                                     VIS 20110128 (350)

giovedì 27 gennaio 2011

IN MARZO INIZIANO GLI INCONTRI TRA CREDENTI E NON CREDENTI

CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2011 (VIS). Il Pontificio Consiglio della Cultura, il cui presidente è il Cardinale Gianfranco Ravasi, dal 24 al 25 marzo, organizzerà il lancio del "Cortile di Gentili", nuova struttura vaticana permanente destinata a favorire lo scambio e l'incontro tra credenti e non credenti.

 Secondo un comunicato del Pontificio Consiglio della Cultura, ci saranno tre colloqui sul tema: "Religione, lume e ragione comune", che si svolgeranno nel pomeriggio di giovedì 24 marzo presso la sede dell'UNESCO; la mattina di venerdì 25 marzo presso l'Università la Sorbona e il pomeriggio dello stesso giorno all'Institut de France. A conclusione di questi tre colloqui, si terrà nel Collège des Bernardins una tavola rotonda.

 Inoltre, la sera di venerdì 25 marzo, è prevista una festa aperta a tutti, in particolare ai giovani, sul tema: "l'Atrio dello Sconosciuto", che sarà organizzata in Notre Dame de Parìs, con musica spettacoli e un incontro di riflessione. Dopo gli spettacoli, la Cattedrale parigina rimarrà aperta in via del tutto eccezionale per coloro che desiderano partecipare a una veglia di preghiera e a una meditazione.
CON-C/                                                                                                              VIS 20110127 (180)

mercoledì 26 gennaio 2011

VINCERE LA TENTAZIONE DEL PESSIMISMO DAVANTI ALL'OBIETTIVO DELLA PIENA UNITA'

CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2011 (VIS). Ieri sera il Papa ha presieduto nella Basilica romana di San Paolo Fuori le Mura, la celebrazione dei vespri in occasione della chiusura della Settimana di Orazione per l'Unità dei Cristiani.

 All'inizio dell'omelia, il Santo Padre ha ricordato che quest'anno "il tema offerto alla nostra meditazione è stato proposto dalle Comunità cristiane di Gerusalemme". (...) I cristiani della Città Santa ci invitano a rinnovare e rafforzare il nostro impegno per il ristabilimento della piena unità meditando sul modello di vita dei primi discepoli di Cristo riuniti a Gerusalemme: "Essi - leggiamo negli Atti degli Apostoli - erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere".

 "L'insegnamento degli Apostoli, la comunione fraterna, lo spezzare il pane e la preghiera - ha detto - sono le forme concrete di vita della prima comunità cristiana di Gerusalemme riunita dall'azione dello Spirito Santo, ma al tempo stesso costituiscono i tratti essenziali di tutte le comunità cristiane, di ogni tempo e di ogni luogo. In altri termini, potremmo dire che essi rappresentano anche le dimensioni fondamentali dell'unità del Corpo visibile della Chiesa".

 Benedetto XVI ha aggiunto che "nel corso degli ultimi decenni, il movimento ecumenico, "sorto per impulso della grazia dello Spirito Santo", ha fatto significativi passi in avanti, tuttavia, "sappiamo bene che siamo ancora lontani da quella unità per la quale Cristo ha pregato. (...) L'unità alla quale Cristo, mediante il suo Spirito, chiama la Chiesa non si realizza solo sul piano delle strutture organizzative, ma si configura, ad un livello molto più profondo, come unità espressa "nella confessione di una sola fede, nella comune celebrazione del culto divino e nella fraterna concordia della famiglia di Dio".

 "La ricerca del ristabilimento dell'unità tra i cristiani divisi - ha continuato - non può pertanto ridursi ad un riconoscimento delle reciproche differenze ed al conseguimento di una pacifica convivenza: ciò a cui aneliamo è quell'unità per cui Cristo stesso ha pregato e che per sua natura si manifesta nella comunione della fede, dei sacramenti, del ministero. Il cammino verso questa unità deve essere avvertito come imperativo morale, risposta ad una precisa chiamata del Signore. Per questo occorre vincere la tentazione della rassegnazione e del pessimismo, che è mancanza di fiducia nella potenza dello Spirito Santo".

 Il Papa ha sottolineato che "il nostro dovere è proseguire con passione il cammino verso questa meta con un dialogo serio e rigoroso per approfondire il comune patrimonio teologico, liturgico e spirituale; con la reciproca conoscenza; con la formazione ecumenica delle nuove generazioni e, soprattutto, con la conversione del cuore e con la preghiera".

 Riferendosi alla festa di oggi, la Conversione di San Paolo, ha ricordato che "nei suoi lunghi viaggi missionari, l'Apostolo, peregrinando per città e regioni diverse, non dimenticò mai il legame di comunione con la Chiesa di Gerusalemme. La colletta in favore dei cristiani di quella comunità (...) occupò un posto importante nelle preoccupazioni di Paolo, che la considerava non solo un'opera di carità, ma il segno e la garanzia dell'unità e della comunione tra le Chiese da lui fondate e quella primitiva Comunità della Città Santa, un segno dell'unità dell'unica Chiesa di Cristo".

 Infine, il Santo Padre ha salutato in modo speciale i Fratelli e le Sorelle delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, oltre "ai membri della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e le Antiche Chiese Orientali, la cui riunione si svolge qui a Roma in questi giorni. Affidiamo al Signore il buon successo del vostro incontro, perché possa rappresentare un passo in avanti verso la tanto auspicata unità". Il Papa ha rivolto anche un saluto particolare ai rappresentanti della Chiesa Evangelica Luterana Tedesca, "venuti a Roma con il Vescovo della Chiesa di Baviera".
HML/                                                                                                                     VIS 20110126 (670)

mercoledì 19 gennaio 2011

INVOCHIAMO DONO PIENA COMUNIONE

CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN. 2011 (VIS). Nell’Udienza Generale di oggi, tenutasi nell’Aula Paolo VI, Papa Benedetto XVI si è soffermato sulla Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani (18-25 gennaio), “nella quale tutti i credenti in Cristo sono invitati” – ha detto – “ad unirsi in preghiera per testimoniare il profondo legame che esiste tra loro e per invocare il dono della piena comunione”.

“È provvidenziale il fatto che” – ha sottolineato il Pontefice – “nel cammino per costruire l’unità, venga posta al centro la preghiera: questo ci ricorda, ancora una volta, che l’unità non può essere semplice prodotto dell’operare umano; essa è anzitutto un dono di Dio. (...) L’unità non la ‘costruiamo’ noi, ma la ‘costruisce’ Dio, viene da Lui, dal Mistero trinitario”.

“Il tema scelto quest’anno per la Settimana di Preghiera” – ha ricordato il Papa – “fa riferimento all’esperienza della prima comunità cristiana di Gerusalemme, così come è descritta dagli Atti degli Apostoli: ‘Erano assidui nell'ascoltare l'insegnamento degli apostoli e nell'unione fraterna, nella frazione del pane e nelle preghiere” (At 2,42).

“Nel brano citato degli Atti degli Apostoli, quattro caratteristiche definiscono la prima comunità cristiana di Gerusalemme come luogo di unità e di amore. (...) Questi quattro elementi rappresentano ancora oggi i pilastri della vita di ogni comunità cristiana e costituiscono anche l’unico solido fondamento sul quale progredire nella costruzione dell’unità visibile della Chiesa”.

Nel commentare la prima caratteristica, il Papa ha affermato che: “Ancora oggi, la comunità dei credenti riconosce nel riferimento all’insegnamento degli Apostoli la norma della propria fede: ogni sforzo per la costruzione dell’unità tra tutti i cristiani passa pertanto attraverso l’approfondimento della fedeltà al ‘depositum fidei’ trasmessoci dagli apostoli”.

“Il secondo elemento” – ha proseguito il Pontefice – “è la comunione fraterna (...) l’espressione più tangibile, soprattutto per il mondo esterno, dell’unità tra i discepoli del Signore. (...) La storia del movimento ecumenico è segnata da difficoltà e incertezze, ma è anche una storia di fraternità, di cooperazione e di condivisione umana e spirituale, che ha mutato in misura significativa le relazioni tra i credenti nel Signore Gesù: tutti siamo impegnati a continuare su questa strada”.
“Nella vita della prima comunità di Gerusalemme essenziale era poi il momento della frazione del pane (...). La comunione al sacrificio di Cristo è il culmine della nostra unione con Dio e rappresenta pertanto anche la pienezza dell’unità dei discepoli di Cristo, la piena comunione. Durante questa settimana è particolarmente vivo il rammarico per l’impossibilità di condividere la stessa mensa eucaristica (...)
Tale dolorosa esperienza, che conferisce anche una dimensione penitenziale alla nostra preghiera, deve diventare motivo di un impegno ancora più generoso da parte di tutti affinché, rimossi gli ostacoli alla piena comunione, giunga quel giorno in cui sarà possibile riunirsi intorno alla mensa del Signore, spezzare insieme il pane eucaristico e bere allo stesso calice”.

“Infine” – ha detto ancora il Papa – “la preghiera è la quarta caratteristica della Chiesa primitiva di Gerusalemme (...). Porsi in atteggiamento di preghiera significa pertanto anche aprirsi alla fraternità che deriva dall’essere figli dell’unico Padre celeste, ed essere disposti al perdono e alla riconciliazione”.

“Come la prima comunità cristiana di Gerusalemme” – ha detto Benedetto XVI – “partendo da ciò che già condividiamo, dobbiamo offrire una forte testimonianza, fondata spiritualmente e sostenuta dalla ragione, dell’unico Dio che si è rivelato e ci parla in Cristo, per essere portatori di un messaggio che orienti e illumini il cammino dell’uomo del nostro tempo, spesso privo di chiari e validi punti di riferimento. È importante allora,” – ha concluso il Pontefice – “crescere ogni giorno nell’amore reciproco, impegnandosi a superare quelle barriere che ancora esistono tra i cristiani; sentire che esiste una vera unità interiore tra tutti coloro che seguono il Signore; collaborare il più possibile, lavorando assieme sulle questioni ancora aperte; e soprattutto essere consapevoli che in questo itinerario il Signore deve assisterci, deve aiutarci ancora molto, perché senza di Lui, da soli, senza il ‘rimanere in Lui’ non possiamo fare nulla (cfr Gv 15,5)”.
AG/ VIS 20110119 (640)
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