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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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sabato 21 marzo 2009

PROTAGONISTI E NON SOLO DESTINATARI SVILUPPO


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Alle 17:00 di oggi pomeriggio il Santo Padre si è recato al Palazzo Presidenziale di Luanda dove è stato accolto dal Presidente della Repubblica dell'Angola, Signor José Eduardo Dos Santos. Dopo il colloquio privato con il Presidente, il Papa ha pronunciato un discorso davanti alle Autorità civili e politiche e al Corpo diplomatico dell'Angola.

"Voi siete artefici e testimoni di un'Angola che si sta risollevando" - ha detto il Papa - "Dopo ventisette anni di guerra civile che ha devastato questo Paese, la pace ha cominciato a mettere radici, portando con sé i frutti della stabilità e della libertà. Gli sforzi palpabili del Governo per stabilire le infrastrutture e rifare le istituzioni fondamentali per lo sviluppo e il benessere della società hanno fatto rifiorire la speranza tra i cittadini della Nazione. A sostegno di questa speranza sono intervenute diverse iniziative di agenzie multilaterali, decise a trascendere interessi particolari per operare nella prospettiva del bene comune. Non mancano in varie parti del Paese esempi di insegnanti, operatori sanitari e impiegati statali che, con magri stipendi, servono con integrità e dedizione le loro comunità umane; e vanno moltiplicandosi le persone impegnate in attività di volontariato al servizio dei più bisognosi. Voglia Iddio benedire e moltiplicare tutte queste buone volontà e le loro iniziative a servizio del bene!".

"L'Angola sa che è arrivato per l'Africa il tempo della speranza. Ogni comportamento umano retto è speranza in azione. Le nostre azioni non sono mai indifferenti davanti a Dio; e non lo sono neanche per lo sviluppo della storia. Amici miei, armati di un cuore integro, magnanimo e compassionevole, voi potete trasformare questo Continente, liberando il vostro popolo dal flagello dell'avidità, della violenza e del disordine, guidandolo sul sentiero segnato dai principi indispensabili ad ogni moderna civile democrazia: il rispetto e la promozione dei diritti umani, un governo trasparente, una magistratura indipendente, una comunicazione sociale libera, un'onesta amministrazione pubblica, una rete di scuole e di ospedali funzionanti in modo adeguato, e la ferma determinazione, radicata nella conversione dei cuori, di stroncare una volta per tutte la corruzione".

"Nel Messaggio di quest'anno per la Giornata Mondiale della Pace" - ha ricordato Benedetto XVI - "ho voluto richiamare all'attenzione di tutti la necessità di un approccio etico allo sviluppo. Infatti, più che semplici programmi e protocolli, le persone di questo continente stanno giustamente chiedendo una conversione profondamente convinta e durevole dei cuori alla fraternità. La loro richiesta a quanti servono nella politica, nella amministrazione pubblica, nelle agenzie internazionali e nelle compagnie multinazionali è soprattutto questa: stateci accanto in modo veramente umano; accompagnate noi, le nostre famiglie, le nostre comunità!".

"Lo sviluppo economico e sociale in Africa richiede il coordinamento del Governo nazionale con le iniziative regionali e con le decisioni internazionali. Un simile coordinamento suppone che le nazioni africane siano viste non solo come destinatarie dei piani e delle soluzioni elaborate da altri. Gli stessi africani, lavorando insieme per il bene delle loro comunità, devono essere gli agenti primari del loro sviluppo. A questo proposito, vi è un numero crescente di efficaci iniziative che meritano di essere sostenute. Tra esse, la 'New Partnership for Africa's Development' (NEPAD), il Patto sulla sicurezza, la stabilità e lo sviluppo nella Regione dei Grandi Laghi, il 'Kimberley Process', la 'Publish What You Pay Coalition' e l''Extractive Industries Transparency Initiative': loro comune obiettivo è promuovere la trasparenza, l'onesta pratica commerciale e il buon governo".

"Quanto alla comunità internazionale nel suo insieme, è di urgente importanza il coordinamento degli sforzi per affrontare la questione dei cambiamenti climatici, la piena e giusta realizzazione degli impegni per lo sviluppo indicati dal Doha round e ugualmente la realizzazione della promessa dei Paesi sviluppati molte volte ripetuta di destinare lo 0,7 % del loro PIL (prodotto interno lordo) agli aiuti ufficiali per lo sviluppo. Questa assistenza è ancor più necessaria oggi con la tempesta finanziaria mondiale in atto; l'auspicio è che essa non sia una in più delle sue vittime".

"Amici, desidero concludere la mia riflessione confidandovi che la mia visita in Camerun e in Angola va suscitando in me quella gioia umana profonda che si prova nel trovarsi tra famiglie. Penso che tale esperienza possa essere il dono comune che l'Africa offre a quanti provengono da altri continenti e giungono qui, dove 'la famiglia è il fondamento sul quale è costruito l'edificio sociale'".

"Eppure, come tutti sappiamo" - ha affermato il Pontefice - "anche qui numerose pressioni si abbattono sulle famiglie: ansia e umiliazione causate dalla povertà, disoccupazione, malattia, esilio, per menzionarne solo alcune. Particolarmente sconvolgente è il giogo opprimente della discriminazione sulle donne e ragazze, senza parlare della innominabile pratica della violenza e dello sfruttamento sessuale che causa loro tante umiliazioni e traumi. Devo anche riferire un'ulteriore area di grave preoccupazione: le politiche di coloro che, col miraggio di far avanzare 1''edificio sociale', minacciano le sue stesse fondamenta. Quanto amara è l'ironia di coloro che promuovono l'aborto tra le cure della salute 'materna'! Quanto sconcertante la tesi di coloro secondo i quali la soppressione della vita sarebbe una questione di salute riproduttiva!".

"La Chiesa, (...) la troverete sempre - per volontà del suo divino Fondatore - accanto ai più poveri di questo continente. Posso assicurarvi che essa, attraverso iniziative diocesane e innumerevoli opere educative, sanitarie e sociali dei diversi Ordini religiosi, (...), continuerà a fare tutto ciò che le è possibile per sostenere le famiglie - comprese quelle colpite dai tragici effetti dell'AIDS - e per promuovere l'uguale dignità di donne e uomini sulla base di un'armoniosa complementarità. Il cammino spirituale del cristiano è quello della quotidiana conversione; a questo la Chiesa invita tutti i leaders dell'umanità, affinché essa possa seguire i sentieri della verità, dell'integrità, del rispetto e della solidarietà".

Al termine del suo discorso il Papa si è diretto alla Nunziatura Apostolica di Luanda, dove ha incontrato i Vescovi dell'Angola e São Tomé.
PV-ANGOLA/AUTORITÀ POLITICHE/LUANDA VIS 20090321 (980)

INCONTRO CON I VESCOVI DELL'ANGOLA E SÃO TOMÉ


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Alle 19:00 di oggi, il Santo Padre ha incontrato presso la sede della Nunziatura Apostolica di Luanda, i Vescovi dell'Angola e São Tomé.

"Dio vi ricompenserà di ogni fatica apostolica" - ha detto il Papa ai Presuli - "che avete portato avanti in condizioni difficili, sia durante la guerra sia nei giorni presenti a contatto con tante limitazioni, contribuendo in questo modo a dare alla Chiesa in Angola e in São Tomé e Príncipe quel dinamismo che tutti le riconoscono".

"Contro un diffuso relativismo che nulla riconosce come definitivo e anzi tende ad erigere a misura ultima l'io personale e i suoi capricci, noi proponiamo un'altra misura: il Figlio di Dio, che è anche vero uomo. È Lui la misura del vero umanesimo. Il cristiano di fede adulta e matura non è colui che segue le onde della moda e l'ultima novità, ma colui che vive profondamente radicato nell'amicizia di Cristo. Questa amicizia ci apre verso tutto ciò che è buono e ci offre il criterio per discernere tra errore e verità".

"La cultura e i modelli di comportamento" - ha proseguito il Pontefice - "si trovano oggi sempre più condizionati e caratterizzati dalle immagini proposte dai mezzi di comunicazione sociale; perciò è lodevole ogni vostro sforzo per avere, anche a questo livello, una capacità di comunicazione che vi metta in grado di offrire a tutti un'interpretazione cristiana degli eventi, dei problemi e delle realtà umane".
"Una di queste realtà umane, oggi esposta a parecchie difficoltà e minacce, è la famiglia, la quale ha un particolare bisogno di essere evangelizzata e concretamente sostenuta, poiché, alla fragilità ed instabilità interna di tante unioni coniugali, si viene ad aggiungere la tendenza diffusa nella società e nella cultura di contestare il carattere unico e la missione propria della famiglia fondata sul matrimonio".

"Nella vostra sollecitudine di Pastori nei confronti di ogni essere umano, continuate a far sentire la vostra voce in difesa della sacralità della vita umana e del valore dell'istituto matrimoniale e per la promozione del ruolo che ha la famiglia nella Chiesa e nella società, chiedendo misure economiche e legislative che le rechino sostegno nella generazione e nell'educazione dei figli".

"Mi rallegro per la presenza nelle vostre Nazioni sia di tante comunità vibranti di fede, con un laicato impegnato che si dedica a parecchie opere di apostolato, sia di un numero consistente di vocazioni al ministero ordinato e alla vita consacrata, in special modo quella contemplativa: costituiscono un vero segno di speranza per il futuro".

"E mentre il clero diventa sempre più autoctono, desidero porgere omaggio al lavoro svolto pazientemente ed eroicamente dai missionari per annunziare Cristo e il suo Vangelo e per far nascere le comunità cristiane di cui oggi siete responsabili".

"Vi invito" - il Santo Padre ha esortato i Presuli - "a seguire da vicino i vostri presbiteri, preoccupandovi della loro formazione permanente a livello sia teologico che spirituale, e mantenendovi attenti alle loro condizioni di vita e d'esercizio della propria missione, affinché siano autentici testimoni della Parola che annunziano e dei Sacramenti che celebrano".

"Possano, nel dono di se stessi a Cristo e al popolo di cui sono i pastori" - ha concluso il Pontefice - "rimanere fedeli alle esigenze del loro stato e vivere il loro ministero presbiterale come un vero cammino di santità, cercando di farsi santi per suscitare intorno a sé nuovi santi".

Al termine dell'incontro, Benedetto XVI ha cenato con i Vescovi dell'Angola e São Tomé e con il Seguito papale.
PV-ANGOLA/INCONTRO VESCOVI/LUANDA VIS 20090321 (590)

BATTESIMO FA SÌ CHE TUTTI I CREDENTI SIANO UNO IN CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 21 MAR. 2009 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, Papa Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa nella Chiesa di São Paulo, costruita dai Padri Cappuccini nel 1935 e successivamente rilevata dai Salesiani nel 1982. Alla Celebrazione Eucaristica hanno partecipato i vescovi, i sacerdoti, i religiosi, le religiose, i Movimenti ecclesiali ed i catechisti dell'Angola e São Tomé.
"Di questo Dio, ricco di Misericordia, ci parla per esperienza personale San Paolo, patrono della città di Luanda e di questa stupenda chiesa" - ha detto il Papa nell'omelia.

"Cari fratelli e sorelle, provo una grande gioia nel trovarmi oggi in mezzo a voi, miei compagni di giornata nella vigna del Signore; di questa vi occupate con cura quotidiana preparando il vino della Misericordia divina e versandolo poi sulle ferite del vostro popolo così tribolato".

"Fondamentale nella vita di Paolo è stato il suo incontro con Gesù, quando camminava sulla strada per Damasco (...). L'apostolo ha visto Gesù risorto, ossia l'uomo nella sua statura perfetta. Quindi si verifica in lui un'inversione di prospettiva, ed egli giunge a vedere ogni cosa a partire da questa statura finale dell'uomo in Gesù".

"Miei fratelli e amici, 'affrettiamoci a conoscere il Signore' risorto!" - ha esclamato il Santo Padre - "Come sapete, Gesù, uomo perfetto, è anche il nostro vero Dio. In Lui, Dio è diventato visibile ai nostri occhi, per farci partecipi della sua vita divina. In questo modo, viene inaugurata con Lui una nuova dimensione dell'essere, della vita, nella quale viene integrata anche la materia e mediante la quale sorge un mondo nuovo".

Questa nuova dimensione "raggiunge ciascuno di noi attraverso la fede e il Battesimo. Infatti, questo sacramento è morte e risurrezione, trasformazione in una vita nuova (...). Vivo io, ma già non più io. In certo modo, mi viene tolto il mio io, e viene integrato in un Io più grande; ho ancora il mio io, ma trasformato e aperto agli altri mediante il mio inserimento nell'Altro: in Cristo, acquisto il mio nuovo spazio di vita".

"Mediante questo nostro essere cristificato per opera e grazia dello Spirito di Dio, pian piano si va completando la gestazione del Corpo di Cristo lungo la storia" - ha spiegato il Pontefice - "In questo momento, mi piace andare col pensiero indietro di cinquecento anni, ossia agli anni 1506 e seguenti, quando in queste terre, allora visitate dai portoghesi, venne costituito il primo regno cristiano sub-sahariano, grazie alla fede e alla determinazione del re Dom Afonso I Mbemba-a-Nzinga, che regnò dal menzionato anno 1506 fino al 1543, anno in cui morì; il regno rimase ufficialmente cattolico dal secolo XVI fino al XVIII, con un proprio ambasciatore in Roma. Vedete come due etnie tanto diverse - quella banta e quella lusiade" - ha commentato il Pontefice - "hanno potuto trovare nella religione cristiana una piattaforma d'intesa, e si sono impegnate poi perché quest'intesa durasse a lungo e le divergenze - ce ne sono state, e di gravi - non separassero i due regni! Di fatto, il Battesimo fa sì che tutti i credenti siano uno in Cristo".

"Oggi spetta a voi, fratelli e sorelle (...) offrire Cristo risorto ai vostri concittadini. Tanti di loro vivono nella paura degli spiriti, dei poteri nefasti da cui si credono minacciati; disorientati, arrivano al punto di condannare bambini della strada e anche i più anziani, perché - dicono - sono stregoni. Chi può recarsi da loro ad annunziare che Cristo ha vinto la morte e tutti quegli oscuri poteri? Qualcuno obietta: 'Perché non li lasciamo in pace? Essi hanno la loro verità; e noi, la nostra. Cerchiamo di convivere pacificamente, lasciando ognuno com'è, perché realizzi nel modo migliore la propria autenticità'".

"Ma, se noi siamo convinti e abbiamo fatto l'esperienza che, senza Cristo, la vita è incompleta, le manca una realtà - anzi la realtà fondamentale -, dobbiamo essere convinti anche del fatto che non facciamo ingiustizia a nessuno se gli presentiamo Cristo e gli diamo la possibilità di trovare, in questo modo, anche la sua vera autenticità, la gioia di avere trovato la vita. Anzi, dobbiamo farlo, è un obbligo nostro offrire a tutti questa possibilità di raggiungere la vita eterna".

"Aiutiamo la miseria umana ad incontrarsi con la Misericordia divina" - ha concluso il Pontefice - "Il Signore fa di noi i suoi amici, Egli si affida a noi, ci consegna il suo Corpo nell'Eucaristia, ci affida la sua Chiesa. (...) Abbracciamo la sua volontà, come ha fatto San Paolo: 'Predicare il Vangelo (…) è un dovere per me: guai a me se non annuncio il Vangelo!'".

Al termine della Santa Messa il Papa è rientrato alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.
PV-ANGOLA/MESSA CLERO/LUANDA VIS 20090321 (780)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 21 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Padre Giovanni Migliorati, M.C.C.I., Vicario Apostolico di Awasa (superficie: 75.000; popolazione: 6.067.000; cattolici: 173.000; sacerdoti: 47; religiosi: 69), Etiopia. Il Vescovo eletto, è nato a Pavone Mella (Italia), nel 1942, ha emesso i voti perpetui nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1969. E' stato finora Rettore del Seminario Maggiore e Segretario Generale del medesimo Vicariato. Succede al Vescovo Lorenzo Ceresoli, M.C.C.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha eretto la Diocesi di Namibe (Angola), con territorio dismembrato dall'Arcidiocesi di Lubango, rendendola suffraganea della medesima Sede Metropolitana.

- Ha nominato il Reverendo Mateus Feliciano Tomás, primo Vescovo di Namibe (superficie: 57.097; popolazione: 1.195.779; cattolici: 270.294; sacerdoti: 12; religiosi: 27), Angola. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Chinguar (Angola), ed è stato ordinato sacerdote nel 1983. E' stato finora Cancelliere dell'Arcidiocesi di Huambo (Angola), e Parroco della Cattedrale.
NER:RE:ECE/.../MIGLIORATI:CERESOLI:TOMÁS VIS 20090321 (180)

venerdì 20 marzo 2009

AFRICANI MEMBRI DELLA FAMIGLIA DI SIMONE DI CIRENE


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 16:00 di oggi, il Santo Padre si è diretto al "Centre Cardinale Paul Emile Léger - Centre National de Réhabilitation des Handicapés", specializzato nel recupero e riabilitazione di giovani portatori di handicap, disabili e traumatizzati. Il centro fu fondato nel 1972 dal Cardinale Léger, Arcivescovo emerito di Montréal (Canada) che si ritirò in Africa al termine del suo ministero pastorale (1968) per svolgervi attività missionaria.

Al suo arrivo, Papa Benedetto XVI è stato accolto dal Ministro degli Affari Sociali del Camerun, dal Direttore del Centro e dal Vescovo incaricato della Pastorale della Salute. Oltre agli alunni del Centro hanno partecipato all'incontro con il Papa 200 malati provenienti da diversi ospedali del Paese.

"Voi sapete di non essere soli nella vostra sofferenza, perché Cristo stesso è solidale con coloro che soffrono. Egli rivela ai malati e agli infermi il posto che essi hanno nel cuore di Dio e nella società", ha detto il Santo Padre ricordando come molte volte nel Vangelo Gesù "ci rivela anche, con gesti concreti, la sua tenerezza e la sua benevola attenzione verso tutti quelli che hanno il cuore spezzato e il corpo ferito".

"Da questo Centro, che porta il nome del Cardinale Paolo Emilio Léger, figlio del Canada, che venne tra voi per curare i corpi e le anime, io non dimentico coloro che, nelle loro case, negli ospedali, negli ambienti specializzati o nei dispensari, sono portatori di un handicap, sia motorio che mentale, né coloro che nella loro carne portano i segni delle violenze e delle guerre. Penso anche a tutti i malati, e specialmente qui, in Africa, a quelli che sono vittime di malattie come l'Aids, la malaria e la tubercolosi. So bene come presso di voi la Chiesa cattolica sia fortemente impegnata in una lotta efficace contro questi terribili flagelli, e la incoraggio a proseguire con determinazione questa opera urgente".

"In presenza di sofferenze atroci, noi ci sentiamo sprovveduti e non troviamo le parole giuste. Davanti ad un fratello o una sorella immerso nel mistero della Croce, il silenzio rispettoso e compassionevole, la nostra presenza sostenuta dalla preghiera, un gesto di tenerezza e di conforto, uno sguardo, un sorriso, possono fare più che tanti discorsi. Questa esperienza è stata vissuta da un piccolo gruppo di uomini e donne tra i quali la Vergine Maria e l'Apostolo Giovanni, che hanno seguito Gesù al culmine della sua sofferenza nella sua passione e morte sulla Croce".

"Tra costoro, ci ricorda il Vangelo, c'era un africano, Simone di Cirene. Egli venne incaricato di aiutare Gesù a portare la Sua Croce sul cammino verso il Golgota. Quest'uomo, anche se involontariamente, è venuto in aiuto all'Uomo dei dolori, abbandonato da tutti i suoi e consegnato ad una violenza cieca. La storia ricorda dunque che un africano, un figlio del vostro continente, ha partecipato, con la sua stessa sofferenza, alla pena infinita di Colui che ha redento tutti gli uomini compresi i suoi persecutori".

"E' difficile accettare di portare la croce di un altro" - ha affermato il Papa - "E' solo dopo la risurrezione che egli ha potuto comprendere quello che aveva fatto. Così è per ciascuno di noi, fratelli e sorelle: al cuore della disperazione, della rivolta, il Cristo ci propone la Sua presenza amabile anche se noi fatichiamo a comprendere che egli ci è accanto. Solo la vittoria finale del Signore ci svelerà il senso definitivo delle nostre prove".

"Non si può forse dire che ogni Africano è in qualche modo membro della famiglia di Simone di Cirene? Ogni Africano e ogni sofferente aiutano Cristo a portare la sua Croce e salgono con Lui al Golgota per risuscitare un giorno con Lui. (...). Dopo la risurrezione e fino ad oggi, molti sono i testimoni che si sono rivolti, con fede e speranza, al Salvatore degli uomini, riconoscendo la Sua presenza al centro della prova. Il Padre di tutte le misericordie accoglie sempre con benevolenza la preghiera di chi si rivolge a Lui. Egli risponde alla nostra invocazione e alla nostra preghiera come Egli vuole e quando vuole, per il nostro bene e non secondo i nostri desideri".

"Sta a noi discernere la sua risposta e accogliere i doni che Egli ci offre come una grazia. Fissiamo il nostro sguardo sul Crocifisso, con fede e coraggio, perché da Lui provengono la Vita, il conforto, le guarigioni", ha esortato il Pontefice ed ha invitato ad affidarsi a San Giuseppe, intercessore per la salute del corpo, per la salute dell'anima e maestro di orazione".

"A voi, ricercatori e medici" - ha detto ancora il Papa - "spetta mettere in opera tutto quello che è legittimo per sollevare il dolore; spetta a voi in primo luogo proteggere la vita umana, essere i difensori della vita dal suo concepimento fino alla sua fine naturale. Per ogni uomo, il rispetto della vita è un diritto e nello stesso tempo un dovere, perché ogni vita è un dono di Dio".

"Voglio, assieme a voi" - ha concluso Benedetto XVI - "rendere grazie al Signore per tutti coloro che, in una maniera o in un'altra, operano a servizio delle persone che soffrono. Incoraggio i sacerdoti e i visitatori degli ammalati a impegnarsi con la loro presenza attiva ed amichevole nella pastorale sanitaria negli ospedali o per assicurare una presenza ecclesiale a domicilio, per il conforto e il sostegno spirituale dei malati".

Infine il Papa ha impartito la Benedizione ai malati e al personale del Centro Cardinale Léger prima di lasciare il Centro e rientrare alla Nunziatura Apostolica per un Incontro con i Membri del Consiglio Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.
PV-CAMERUN/MALATI/YAOUNDÉ VIS 20090320 (940)

COSTRUIRE AFRICA PIÙ GIUSTA E PACIFICA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 18:30 di oggi pomeriggio, il Santo Padre ha incontrato nella sede della Nunziatura Apostolica di Yaoundé, i dodici Membri del Consiglio Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, provenienti dai seguenti paesi: Nigeria, Tanzania, Sud Africa, Algeria, Camerun, Mozambico, Congo, Burkina Faso, Zambia, Madagascar ed Egitto.

Il Papa ha iniziato il suo discorso ponendo in rilievo che il continente africano "è stato santificato dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo. (...) Dio ha scelto il vostro continente perché diventasse dimora del suo Figlio. Mediante Gesù, Dio è venuto incontro ad ogni uomo, certamente, ma in modo particolare, incontro all'uomo africano".

"Alcuni momenti significativi della storia cristiana di questo Continente possono ricordarci il legame profondo che esiste tra l'Africa e il cristianesimo a partire dalle sue origini. Secondo la venerabile tradizione patristica, l'evangelista San Marco, (...) ha reso testimonianza in Africa della morte in croce del Figlio di Dio".

"La Buona Novella della venuta del Regno di Dio si è diffusa rapidamente nel nord del vostro Continente, dove ha avuto illustri martiri e santi e ha generato insigni teologi. (...) Con l'arrivo degli Europei che cercavano la via delle Indie, nei secoli XV e XVI, le popolazioni sub-sahariane hanno incontrato Cristo. Furono le popolazioni costiere a ricevere per prime il battesimo. Nei secoli XIX e XX, l'Africa sub-sahariana ha visto arrivare missionari, uomini e donne, provenienti da tutto l'Occidente, dall'America Latina e anche dall'Asia".

Il Papa ha ricordato in particolare "i catechisti africani, compagni inseparabili dei missionari nell'evangelizzazione. (...) Evocando il loro glorioso ricordo" - ha detto il Papa - "saluto e incoraggio i loro degni successori che lavorano oggi con la stessa abnegazione, lo stesso coraggio apostolico e la stessa fede dei loro predecessori. Che Dio li benedica generosamente!"

"Durante questo periodo, la terra africana è stata anche benedetta da numerosi santi. Mi limito a nominare i gloriosi Martiri dell'Uganda, i grandi missionari Anna Maria Javouhey e Daniele Comboni, come pure Suor Anuarite Nengapeta e il catechista Isidoro Bakanja, senza dimenticare l'umile Giuseppina Bakhita".

Commentando il tema della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, relativo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace, il Santo Padre ha sottolineato che: "Per adempiere bene la propria missione, la Chiesa deve essere una comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro. In questo modo, essa può annunciare la Buona Novella della riconciliazione alla società attuale, che conosce purtroppo in molti luoghi conflitti, violenze, guerre e odio".

"I conflitti locali o regionali, i massacri e i genocidi che si sviluppano nel Continente devono interpellarci in modo tutto particolare: se è vero che in Gesù Cristo noi apparteniamo alla stessa famiglia e condividiamo la stessa vita, poiché nelle nostre vene circola lo stesso Sangue di Cristo, che fa di noi figli di Dio, membri della Famiglia di Dio, non dovrebbero dunque più esserci odio, ingiustizie, guerre tra fratelli".

"La Chiesa-Famiglia di Dio che è in Africa, già dalla Prima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi ha realizzato un'opzione preferenziale per i poveri. Essa manifesta così che la situazione di disumanizzazione e di oppressione che affligge i popoli africani non è irreversibile; al contrario, essa pone ciascuno di fronte ad una sfida, quella della conversione, della santità e dell'integrità".

"Il Figlio, mediante il quale Dio ci parla, è Lui stesso Parola fatta carne. (...) E' urgente che le comunità cristiane diventino sempre più luoghi di ascolto profondo della Parola di Dio e di lettura meditativa della Sacra Scrittura".

"Nell'Eucaristia, è messo chiaramente in evidenza che la vita è una relazione di comunione con Dio, con i nostri fratelli e le nostre sorelle, e con l'intera creazione. L'Eucaristia è sorgente di unità riconciliata nella pace".

Nella sua carne Egli ha riconciliato tutti i popoli. Con la forza dello Spirito Santo rivolgo a tutti questo appello: 'Lasciatevi riconciliare!'" - ha esclamato il Pontefice - "Nessuna differenza etnica o culturale, di razza, di sesso o di religione deve divenire tra voi motivo di contesa. Voi siete tutti figli dell'unico Dio, nostro Padre, che è nei cieli. Con questa convinzione" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "sarà finalmente possibile costruire un'Africa più giusta e pacifica, all'altezza delle legittime attese di tutti i suoi figli".

Al termine dell'incontro, il Papa ha preso parte alla cena con i Membri del Consiglio Speciale del Sinodo dei Vescovi e con i Cardinali e Vescovi del Seguito Papale, nella sede della Nunziatura Apostolica di Yaoundé.
PV-CAMERUN/CONSIGLIO SPECIALE SINODO/YAOUNDE VIS 090320 (750)

BENEDETTO XVI SI CONGEDA DAL CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina il Papa ha preso congedo dal personale e dai collaboratori della Nunziatura Apostolica del Camerun e, alle 9:00; si è diretto all'aeroporto Nsimalen di Yaoundé, dove erano ad attenderlo il Presidente del Camerun, Signor Paul Biya e le Autorità civili e religiose del Paese, i Vescovi del Camerun e un gruppo di fedeli.

Al suo arrivo Benedetto XVI ha pronunciato un breve discorso ed ha detto: "Desidero ringraziare tutti voi per la generosa accoglienza che mi avete riservato in questi giorni. (...) Vorrei esprimere il mio grande apprezzamento per tutto il lavoro fatto dalle autorità civili per assicurare un andamento tranquillo della mia visita".

"Vi chiedo di continuare a pregare perché la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi dia prova di essere un tempo di grazia per la Chiesa in tutto il Continente, un tempo di rinnovamento e di nuovo impegno nella missione di portare il messaggio salvifico del Vangelo ad un mondo lacerato".

"Molte delle scene di cui sono qui stato testimone mi rimarranno profondamente impresse nella memoria. Nel Cardinal Léger Center era molto commovente osservare la cura riservata ai malati e ai disabili, alcuni tra i membri più vulnerabili della nostra società. Questa compassione simile a quella di Cristo è un segno sicuro di speranza per il futuro della Chiesa e per il futuro dell'Africa".

"Il mio incontro con membri della comunità musulmana qui in Camerun è stato un altro momento culminante che porterò con me. Mentre continuiamo nel nostro cammino verso una più grande comprensione reciproca, prego affinché cresciamo anche nel vicendevole rispetto e stima e fortifichiamo la nostra decisione di collaborare per proclamare la dignità donata da Dio alla persona umana, un messaggio che un mondo in crescente secolarizzazione ha bisogno di sentire".

"Sono venuto qui precisamente per condividere con voi il momento storico della promulgazione dell' 'Instrumentum laboris' per la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi" - ha spiegato il Pontefice - "Questo è veramente un momento di grande speranza per l'Africa e per il mondo intero. Popolo del Camerun, vi invito a cogliere l'importanza del momento che il Signore vi ha dato! Rispondete alla sua chiamata che vi impegna a portare riconciliazione, guarigione e pace alle vostre comunità ed alla vostra società!"

"Operate" - ha esortato Benedetto XVI - "per eliminare l'ingiustizia, la povertà e la fame ovunque le troviate!".

Alle 10:30, al termine del discorso, il Papa è salito a bordo dell'aereo diretto a Luanda, capitale dell'Angola, seconda tappa del suo Viaggio Apostolico in Africa.
PV-CAMERUN/CONGEDO/YAOUNDÉ VIS 090320 (420)

ANGOLA: PROSEGUIRE CAMMINO PACIFICAZIONE E RICOSTRUZIONE


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, il Papa è atterrato all'aeroporto 4 de Fevereiro di Luanda (Angola), dopo due ore di viaggio, dando così inizio alla seconda parte del suo Viaggio Apostolico in Camerun e Angola.

Ai piedi della scaletta dell'aereo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica dell'Angola, Signor José Eduardo Dos Santos e dalla consorte e, successivamente, dall'Arcivescovo di Luanda e Presidente della Conferenza Episcopale dell'Angola e Säo Tomé, Monsignor António Franklin.

Dopo la presentazione delle Autorità del Paese e il saluto del Presidente Dos Santos, il Santo Padre ha pronunciato un discorso.

"Con vivi sentimenti di deferenza e amicizia" - ha detto il Papa - "metto piede sul suolo di questa nobile e giovane Nazione nell'ambito di una visita pastorale che, nel mio spirito, ha per orizzonte il Continente africano, anche se i miei passi ho dovuto circoscriverli a Yaoundé e Luanda. Sappiano tutti però che, nel mio cuore e nella mia preghiera, ho presenti l'Africa in generale e il popolo di Angola in particolare, al quale desidero offrire un cordiale incoraggiamento a proseguire sulla via della pacificazione e della ricostruzione del Paese e delle istituzioni".

Nel ricordare la visita di Giovanni Paolo II in Angola nel 1992, il Papa ha affermato: "Quanto a me, vi ricordo che provengo da un Paese dove la pace e la fraternità sono care ai cuori di tutti i suoi abitanti, in particolare di quanti - come me - hanno conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli appartenenti alla stessa Nazione a causa di ideologie devastanti e disumane, le quali, sotto la falsa apparenza di sogni e illusioni, facevano pesare sopra gli uomini il giogo dell'oppressione. Potete dunque capire quanto io sia sensibile al dialogo fra gli uomini come mezzo per superare ogni forma di conflitto e di tensione e per fare di ogni Nazione - e quindi anche della vostra Patria - una casa di pace e di fraternità".

"Il vostro territorio" - ha proseguito il Pontefice - "è ricco; la vostra Nazione è forte. Utilizzate queste vostre prerogative per favorire la pace e l'intesa fra i popoli, su una base di lealtà e di uguaglianza che promuovano per l'Africa quel futuro pacifico e solidale al quale tutti anelano e hanno diritto. A tale scopo vi prego: Non arrendetevi alla legge del più forte! Perché Dio ha concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile riconoscere nell'altro un fratello, che è nato con gli stessi diritti umani fondamentali".

"Purtroppo" - ha lamentato il Papa - "dentro i vostri confini angolani ci sono ancora tanti poveri che rivendicano il rispetto dei loro diritti. Non si può dimenticare la moltitudine di angolani che vivono al di sotto della linea di povertà assoluta. Non deludete le loro aspettative!".

"Si tratta di un'opera immane, che richiede una più grande partecipazione civica da parte di tutti. È necessario coinvolgere in essa l'intera società civile angolana; questa però ha bisogno di presentarsi all'appuntamento più forte e articolata, sia tra le forze che la compongono come anche nel dialogo con il Governo. Per dare vita ad una società veramente sollecita del bene comune, sono necessari valori da tutti condivisi".

"Ecco il motivo immediato che mi ha portato in Angola" - ha precisato il Santo Padre - "ritrovarmi con una delle più antiche comunità cattoliche dell'Africa sub-equatoriale, per confermarla nella sua fede in Gesù risorto ed associarmi alle suppliche dei suoi figli e figlie affinché il tempo della pace, nella giustizia e nella fraternità, non conosca tramonto in Angola, consentendole di adempiere alla missione che Dio le ha affidato in favore del suo popolo e nel concerto delle Nazioni".

Al termine della cerimonia di benvenuto, il Santo Padre si è diretto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.
PV-ANGOLA/ARRIVO/LUANDA VIS 20090320 (650)

giovedì 19 marzo 2009

SAN GIUSEPPE: SIGNIFICATO E VALORE IMPEGNO SACERDOTALE


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). La Basilica Minore "Marie Reine des Apôtres" nel quartiere di Mvolyé a Yaoundé, è stata la destinazione, questo pomeriggio, del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione dei Primi Vespri nella Solennità di San Giuseppe, Sposo della Vergine Maria, con Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi, movimenti ecclesiali e con i Rappresentanti di altre confessioni cristiane del Camerun.

"Alla folla e ai suoi discepoli, Gesù dichiara: 'Uno solo è il Padre vostro'" - ha detto il Papa - "In effetti, non vi è altra paternità che quella di Dio Padre, l'unico Creatore 'del mondo visibile ed invisibile'. E' stato dato però all'uomo, creato ad immagine di Dio, di partecipare all'unica paternità di Dio. San Giuseppe manifesta ciò in maniera sorprendente, lui che è padre senza aver esercitato una paternità carnale. Non è il padre biologico di Gesù, del quale Dio solo è il Padre, e tuttavia egli esercita una paternità piena e intera".

"Essere padre è innanzitutto essere servitore della vita e della crescita" - ha affermato il Santo Padre - "San Giuseppe ha dato prova, in questo senso, di una grande dedizione. Per Cristo ha conosciuto la persecuzione, l'esilio e la povertà che ne deriva".

"Ha dovuto stabilirsi in luogo diverso dal suo villaggio. La sua sola ricompensa fu quella di essere con Cristo. Questa disponibilità spiega le parole di san Paolo: "Servite il Signore che è Cristo!".

"Cari fratelli sacerdoti, questa paternità voi dovete viverla nel vostro ministero quotidiano" - ha detto il Papa rivolgendosi sacerdoti - "In effetti, la Costituzione conciliare 'Lumen gentium' sottolinea: i sacerdoti 'abbiano poi cura, come padri in Cristo, dei fedeli che hanno spiritualmente generato col battesimo e l'insegnamento' (n. 28)".
"Il sacerdozio ministeriale" - ha spiegato il Papa - "comporta un legame profondo con Cristo che ci è donato nell'Eucaristia. Che la celebrazione dell'Eucaristia sia veramente il centro della vostra vita sacerdotale, allora essa sarà anche il centro della vostra missione ecclesiale. (...) Celebrando questo sacramento a nome e nella persona del Signore, non è la persona del prete che deve essere posta in primo piano: egli è un servitore, un umile strumento che rimanda a Cristo, poiché Cristo stesso si offre in sacrificio per la salvezza del mondo".

"Cari fratelli nel sacerdozio" - ha ricordato Benedetto XVI - "il vostro ministero pastorale richiede molte rinunce, ma è anche sorgente di gioia. In relazione confidente con i vostri Vescovi, fraternamente uniti a tutto il presbiterio, e sostenuti dalla porzione del Popolo di Dio che vi è affidata, voi saprete rispondere con fedeltà alla chiamata che il Signore vi ha fatto un giorno, come egli ha chiamato Giuseppe a vegliare su Maria e sul Bambino Gesù!".

"Quando Maria riceve la visita dell'angelo all'Annunciazione è già promessa sposa di Giuseppe. Indirizzandosi personalmente a Maria, il Signore unisce quindi già intimamente Giuseppe al mistero dell'Incarnazione. Questi ha accettato di legarsi a questa storia che Dio aveva iniziato a scrivere nel seno della sua sposa. Egli ha quindi accolto in casa sua Maria. Ha accolto il mistero che era in lei ed il mistero che era lei stessa. Egli l'ha amata con quel grande rispetto che è il sigillo dell'amore autentico. San Giuseppe ci insegna che si può amare senza possedere".

Ispirandosi a San Giuseppe, ha sottolineato il Papa, "ogni uomo e ogni donna può, con la grazia di Dio, essere portato alla guarigione delle sue ferite affettive a condizione di entrare nel progetto che Dio ha già iniziato a realizzare negli esseri che stanno vicini a Lui, così come Giuseppe è entrato nell'opera della redenzione attraverso la figura di Maria e grazie a ciò che Dio aveva già fatto in lei".

"Possiate, cari fratelli e sorelle, impegnati nei movimenti ecclesiali, essere attenti a coloro che vi circondano e manifestare il volto amorevole di Dio alle persone più umili, soprattutto mediante l'esercizio delle opere di misericordia, l'educazione umana e cristiana dei giovani, il servizio della promozione della donna ed in tanti altri modi!".

"Con la vostra fedeltà senza riserve nei vostri impegni voi siete nella Chiesa un germe di vita che cresce al servizio del Regno di Dio. In ogni momento, ma in modo particolare quando la fedeltà è provata, san Giuseppe vi ricorda il senso e il valore dei vostri impegni".

Lo sposo di Maria "ci invita a cogliere la misura di tutta la ricchezza della sua vocazione e del modello che egli resta per tutti quelli e quelle che hanno voluto votare la loro esistenza a Cristo, nel sacerdozio come nella vita consacrata o in diverse forme di impegno del laicato. Giuseppe ha infatti vissuto alla luce del mistero dell'Incarnazione. Non solo con una prossimità fisica, ma anche con l'attenzione del cuore. Giuseppe ci svela il segreto di una umanità che vive alla presenza del mistero, aperta ad esso attraverso i dettagli più concreti dell'esistenza. In lui non c'è separazione tra fede e azione. La sua fede orienta in maniera decisiva le sue azioni. Paradossalmente è agendo, assumendo quindi le sue responsabilità, che egli si mette da parte per lasciare a Dio la libertà di realizzare la sua opera, senza frapporvi ostacolo. Giuseppe è un 'uomo giusto".

"La vita di San Giuseppe, trascorsa nell'obbedienza alla Parola, è un segno eloquente per tutti i discepoli di Gesù che aspirano all'unità della Chiesa. Il suo esempio ci sollecita a comprendere che è abbandonandosi pienamente alla volontà di Dio che l'uomo diventa un operatore efficace del disegno di Dio, il quale desidera riunire gli uomini in una sola famiglia, una sola assemblea, una sola 'ecclesia'".
Il Papa si è rivolto infine ai membri di altre confessioni cristiane dicendo: "Questa ricerca dell'unità dei discepoli di Cristo è per noi una grande sfida. Essa ci porta anzitutto a convertirci alla persona di Cristo, a lasciarci sempre più attirare da Lui. E' in Lui che siamo chiamati a riconoscerci fratelli, figli d'uno stesso Padre".
PV-CAMERUN/VESPRI/YAOUNDE VIS 20090319 (990)

RELIGIONE E RAGIONE SI SOSTENGONO A VICENDA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, Solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, Patrono della Chiesa Universale e onomastico del Santo Padre, Benedetto XVI ha incontrato nella sede della Nunziatura Apostolica i Rappresentanti della comunità musulmana del Camerun.

Nel suo discorso il Papa ha affermato: "Il Camerun è la Patria di migliaia di cristiani e di musulmani, che spesso vivono, lavorano e praticano la loro fede nello stesso ambiente".

"Amici, io credo che oggi" - ha proseguito il Pontefice - "un compito particolarmente urgente della religione è di rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio ed è elevata mediante la rivelazione e la fede. Credere in Dio, lungi dal pregiudicare la nostra capacità di comprendere noi stessi e il mondo, la dilata".

"Anche se non si può mai direttamente comprendere la sua gloria infinita in questa vita dalla nostra mente finita, possiamo tuttavia raccoglierne barlumi nella bellezza che ci circonda. Se gli uomini e le donne consentono all'ordine magnifico del mondo e allo splendore della dignità umana di illuminare la loro mente, essi possono scoprire che ciò che è 'ragionevole' va ben oltre ciò che la matematica può calcolare, la logica può dedurre e gli esperimenti scientifici possono dimostrare; il 'ragionevole' include anche la bontà e l'intrinseca attrattiva di un vivere onesto e secondo l'etica, manifestato a noi mediante lo stesso linguaggio della creazione".

"Questa visione ci induce a cercare tutto ciò che è retto e giusto, ad uscire dall'ambito ristretto del nostro interesse egoistico e ad agire per il bene degli altri. In questo modo una religione genuina allarga l'orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo: non solo per principi di fede, ma anche in base alla retta ragione. In realtà, religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede".

"Per questo vi incoraggio, cari amici musulmani" - ha concluso il Pontefice - "a penetrare la società con i valori che emergono da questa prospettiva ed accrescono la cultura umana, così come insieme lavoriamo per edificare una civiltà dell'amore. Che l'entusiastica collaborazione tra musulmani, cattolici ed altri cristiani in Camerun sia per le altre nazioni africane un faro luminoso sul potenziale enorme di un impegno interreligioso per la pace, la giustizia e il bene comune!".
PV-CAMERUN/INCONTRO MUSULMANI/YAOUNDE VIS 20090319 (430)

L'AFRICA PUÒ DIVENIRE CONTINENTE DELLA SPERANZA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina alle 9:35 il Santo Padre è giunto allo Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundé, dal nome del primo Presidente dopo l'indipendenza, ed ha effettuato in autovettura panoramica un giro al suo interno, quindi si è trasferito alla Sagrestia, ed alle 10:00, ha presieduto la Santa Messa in occasione della pubblicazione dell'"Instrumentum Laboris" della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.

Nella solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria e Patrono della Chiesa Universale, il Santo Padre ha detto ai presenti: "Inizio con l'augurare un'ottima festa a tutti coloro che, come me, hanno ricevuto la grazia di portare questo bel nome. (...) Giuseppe è, nella storia, l'uomo che ha dato a Dio la più grande prova di fiducia".
"E voi, cari padri e madri di famiglia che mi ascoltate" - ha proseguito il Pontefice - "avete fiducia in Dio che fa di voi i padri e le madri dei suoi figli di adozione? Accettate che Egli possa contare su di voi per trasmettere ai vostri figli i valori umani e spirituali che avete ricevuto e che li faranno vivere nell'amore e nel rispetto del suo santo Nome?".

"In questo nostro tempo, in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti, voi dovete essere molto attenti. L'Africa in generale, ed il Camerun in particolare, sono in pericolo se non riconoscono il Vero Autore della Vita! (...) Non lasciatevi affascinare da false glorie e da falsi ideali. Credete, si, continuate a credere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il solo ad amarvi come voi vi aspettate, che è il solo a potervi soddisfare, a poter dare stabilità alle vostre vite. Cristo è l'unico cammino di Vita".

"Come in altri continenti, oggi la famiglia conosce effettivamente, nel vostro Paese e nel resto dell'Africa, un periodo difficile che la sua fedeltà a Dio l'aiuterà a superare. Alcuni valori della vita tradizionale sono stati sconvolti. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in una maniera tale da non favorire più come prima la trasmissione delle conoscenze antiche e della saggezza ereditata dagli antenati. Troppo spesso si assiste ad un esodo rurale paragonabile a quello che numerosi altri periodi umani hanno conosciuto. La qualità dei legami familiari ne risulta profondamente intaccata. Sradicati e resi più fragili, i membri delle giovani generazioni, spesso - ahimé! - senza un vero lavoro, cercano rimedi al loro male di vivere rifugiandosi in paradisi effimeri e artificiali importati di cui si sa che non arrivano mai ad assicurare all'uomo una felicità profonda e duratura".
"A volte anche l'uomo africano è costretto a fuggire fuori da se stesso, e ad abbandonare tutto ciò che costituiva la sua ricchezza interiore. Messo a confronto col fenomeno di una urbanizzazione galoppante, egli abbandona la sua terra, fisicamente e moralmente, non come Abramo per rispondere alla chiamata del Signore, ma per una sorta di esilio interiore che lo allontana dal suo stesso essere, dai suoi fratelli e sorelle di sangue e da Dio stesso".
"Vi è dunque una fatalità, una evoluzione inevitabile?" - si è chiesto il Papa - "Certo che no! Più che mai dobbiamo 'sperare contro ogni speranza'. (...) La prima priorità consisterà nel ridare senso all'accoglienza della vita come dono di Dio. Per la Sacra Scrittura come per la migliore saggezza del vostro continente, l'arrivo di un bambino è una grazia, una benedizione di Dio. L'umanità è oggi invitata a modificare il suo sguardo: in effetti, ogni essere umano, anche il più piccolo e povero, è creato 'ad immagine e somiglianza di Dio'".

"Figli e figlie d'Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare, non abbiate paura di dire che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che soltanto da lui possiamo essere salvati. (...) 'Saldo nella speranza contro ogni speranza': non è una magnifica definizione del cristiano?".

"L'Africa è chiamata alla speranza attraverso voi e in voi! Col Cristo Gesù, che ha calpestato il suolo africano, l'Africa può diventare il continente della speranza. Noi tutti siamo membri dei popoli che Dio ha dato come discendenza ad Abramo. Ciascuno e ciascuna di noi è pensato, voluto e amato da Dio. Ciascuno e ciascuna di noi ha il suo ruolo da giocare nel piano di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo".

"Se lo scoraggiamento vi invade, pensate alla fede di Giuseppe; se l'inquietudine vi prende, pensate alla speranza di Giuseppe, discendente di Abramo che sperava contro ogni speranza; se vi prende l'avversione o l'odio, pensate all'amore di Giuseppe, che fu il primo uomo a scoprire il volto umano di Dio nella persona del bambino concepito dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria".

"Come Giuseppe, non temete di prendere Maria con voi, cioè non temete di amare la Chiesa. Maria, Madre della Chiesa, vi insegnerà a seguire i suoi Pastori (...) a seguire ciò che vi insegnano (...). Voi che siete sposati, guardate l'amore di Giuseppe per Maria e per Gesù; voi che vi preparate al matrimonio, rispettate la vostra o il vostro futuro coniuge come fece Giuseppe; voi che vi siete consacrati a Dio nel celibato, riflettete sull'insegnamento della Chiesa nostra Madre: 'La verginità e il celibato per il Regno di Dio non solo non contraddicono alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la confermano. Il matrimonio e la verginità soni i due modi di esprimere e di vivere l'unico mistero dell'Alleanza di Dio col suo popolo' (Redemptoris custos, 20)".

"Vorrei ancora rivolgere una esortazione particolare ai padri di famiglia, poiché San Giuseppe è il loro modello. San Giuseppe rivela il mistero della paternità di Dio su Cristo e su ciascuno di noi. E' lui che può loro insegnare il segreto della loro stessa paternità, egli che ha vegliato sul Figlio dell'Uomo. Anche ogni padre riceve da Dio i suoi figli creati ad immagine e somiglianza di Lui. (...) Come San Giuseppe, cari padri di famiglia, rispettate e amate la vostra sposa, e guidate i vostri bambini, con amore e con la vostra presenza accorta, verso Dio dove essi devono essere".

"Infine, a tutti i giovani che sono qui, io rivolgo parole di amicizia e di incoraggiamento: davanti alle difficoltà della vita, mantenete il coraggio! La vostra esistenza ha un prezzo infinito agli occhi di Dio".

Il Papa si è rivolto alla fine ai bambini dicendo loro: "A tutti coloro che non hanno più un padre o che vivono abbandonati nella miseria della strada, a coloro che sono separati violentemente dai loro genitori, maltrattati e abusati, e arruolati a forza in gruppi militari che imperversano in alcuni Paesi, vorrei dire: Dio vi ama, non vi dimentica e san Giuseppe vi protegge! Invocatelo con fiducia".

Al termine della Santa Messa Benedetto XVI ha consegnato il documento dell'"Instrumentum Laboris" ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali e regionali dell'Africa, auspicando "vivamente che i lavori dell'Assemblea sinodale contribuiscano a far crescere la speranza per i vostri popoli e per il Continente nel suo insieme; contribuiscano ad infondere a ciascuna delle vostre Chiese locali un nuovo slancio evangelico e missionario al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".
PV-CAMERUN/MESSA:INSTRUMENTUM L/YAOUNDE VIS 20090319 (1200)

STRUTTURA DEL DOCUMENTO DI LAVORO SINODO AFRICA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Al termine della Santa Messa che il Papa ha celebrato questa mattina nello Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundé, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha fatto una breve presentazione dell'"Instrumentum Laboris" o documento di lavoro del Sinodo dell'Africa, che Benedetto XVI ha consegnato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali e regionali del Continente.

Il Documento della Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2009, è diviso in quattro capitoli, preceduti da una Prefazione che offre una chiave cristologica e pneumatologica della lettura del testo.

Nel primo capitolo si descrive la situazione odierna della Chiesa in Africa, tenendo conto, in particolare, dell'Esortazione Apostolica Postsinodale 'Ecclesia in Africa' (1995) e la sua attualità nel nuovo contesto sociale. Dopo aver indicato vari punti critici nell'ambito culturale, economico e politico, si espongono alcune riflessioni teologiche sulla riconciliazione, la giustizia e la pace, concetti base dell'Assise sinodale.

Il secondo capitolo presenta l'urgenza della riconciliazione, della giustizia e della pace in Africa. La nozione africana della riconciliazione è intimamente connessa con il concetto di giustizia e di pace, nella volontà di restaurare l'armonia tra l'offeso e colui che offende e con la società in generale.

Nel terzo capitolo è messa in risalto la missione della Chiesa, Famiglia di Dio che, nel suo agire, diventa segno e strumento di riconciliazione. Per promuovere la giustizia e la pace, la Chiesa Famiglia di Dio è profondamente impegnata nell'evangelizzazione e nella promozione umana, al servizio di tutti attraverso le sue istituzioni educative, sanitarie e i programmi di sviluppo. Essa è aperta al dialogo con le altre Chiese e comunità ecclesiali, come pure con la Religione Tradizionale Africana e con l'Islam.

Nel quarto capitolo si riflette sulla Chiesa Famiglia di Dio all'opera nella testimonianza di vita di tutti i membri del Popolo di Dio: i vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate, i laici, coinvolgendo pure tutte le strutture ed istituzioni ecclesiali. Un compito particolare spetta ai fedeli cristiani impegnati nella società: in politica, nelle forze armate, nell'economia, nell'educazione, nella salute, nella cultura, nei mezzi di comunicazione sociale, negli organismi internazionali.

L'"Instrumentum laboris" si conclude con una preghiera alla Beata Vergine Maria, Nostra Signora d'Africa, per la buona preparazione e il felice esito dei lavori sinodali. E' la prima volta che il Santo Padre indice una preghiera per tale finalità.
SE/INSTRUMENTUM LABORIS AFRICA/ETEROVIC VIS 20090319 (420)

PRECISAZIONE SU ALCUNE PAROLE DEL PAPA RELATIVE AIDS


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Nel pomeriggio di ieri la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

"A proposito degli echi suscitati da alcune parole del Papa sul problema dell'Aids, il Direttore della Sala Stampa, Padre Federico Lombardi, S.I. precisa che il Santo Padre ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello dell'Aids: primo, con l'educazione alla responsabilità delle persone nell'uso della sessualità e con il riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia; due: con la ricerca e l'applicazione delle cure efficaci dell'Aids e nel metterle a disposizione del più ampio numero di malati attraverso molte iniziative ed istituzioni sanitarie; tre: con l'assistenza umana e spirituale dei malati di Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della Chiesa".

"Queste sono le direzioni in cui la Chiesa concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore, più lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell'Aids e tutelare la vita umana".
OP/PRECISAZIONE PAROLE PAPA:AIDS/LOMBARDI VIS 20090319 (200)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kharkiv-Zaporizhia dei Latini (Ucraina), presentata dal Vescovo Stanislaw Padewski, O.F.M.Cap., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Marian Buczek, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Monsignor José Mazuelos Pérez, Vescovo di Jerez de la Frontera (superficie: 3.928; popolazione: 516.861; cattolici: 452.532; sacerdoti: 159; religiosi: 617; diaconi permanenti: 16), Spagna. Il Vescovo eletto, finora Delegato per la pastorale universitario della'Arcidiocesi di Se villa (Spagna), è nato a Osuna (Spagna) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1990.
RE:NER/.../PADEWSKI:BUCZEK:MAZUELOS PÉREZ VIS 20090319 (110)

mercoledì 18 marzo 2009

RISPOSTE DEL PAPA AI GIORNALISTI


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, durante il volo per il Camerun, il Papa ha risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti nell'aereo papale.

Da tempo, e in particolare, dopo la Lettera ai Vescovi sulla remissione della scomunica di quattro vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre, ha domandato il giornalista, molti giornali parlano di 'solitudine del Papa'. Ecco: Lei che cosa ne pensa? Si sente davvero solo?

"Per dire la verità" - ha detto Benedetto XVI - "devo dire che mi viene un po' da ridere su questo mito della mia solitudine: in nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo nelle visite di tabella i collaboratori più stretti, incominciando dal Segretario di Stato (...). Sono realmente circondato da amici in una splendida collaborazione con Vescovi, con collaboratori, con laici e sono grato per questo".

Alla domanda relativa all'impatto della crisi economica mondiale dei paesi poveri e se tratterà di questi problemi della prossima Enciclica, il Santo Padre ha risposto: "Tutti sappiamo che un elemento fondamentale della crisi è proprio un deficit di etica nelle strutture economiche; si è capito che l'etica non è una cosa 'fuori' dell'economia, ma 'dentro' e che l'economia non funziona se non porta in sé l'elemento etico".

Riferendosi successivamente all'Enciclica su temi sociali, il Santo Padre ha detto: "Eravamo quasi arrivati a pubblicarla, quando si è scatenata questa crisi e abbiamo ripreso il testo per rispondere più adeguatamente, nell'ambito delle nostre competenze, nell'ambito della Dottrina sociale della Chiesa, ma con riferimento agli elementi reali della crisi attuale. Così spero che l'Enciclica possa anche essere un elemento, una forza per superare la difficile situazione presente".

Il Papa ha risposto anche ad una domanda sulla specificità in Africa, del messaggio della Chiesa Cattolica di fronte alle sette.

"Non annunciamo, noi," - ha detto Benedetto XVI - "un Vangelo di prosperità, ma un realismo; non annunciamo miracoli, come alcuni fanno, ma la sobrietà della vita cristiana. Siamo convinto che tutta questa sobrietà, questo realismo che annuncia un Dio che si è fatto uomo, quindi un Dio profondamente umano, un Dio che soffre, anche, con noi, dà un senso alla nostra sofferenza per un annuncio con un orizzonte più vasto, che ha più futuro. E sappiamo che queste sette non sono molto stabili nella loro consistenza: sul momento può fare bene l'annuncio della prosperità, di guarigioni miracolose ecc., ma dopo un po' di tempo si vede che la vita è difficile, che un Dio umano, un Dio che soffre con noi è più convincente, più vero, e n'offre un più grande aiuto per la vita".

A proposito dell'Aids e la posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso considerata non realistica e non efficace, il Santo Padre ha detto:

"Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. (...) Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti".
PV-CAMERUN/INTERVISTA AEREO/... VIS 20090318 (590)

CAMERUN, TERRA DI SPERANZA, DI VITA E DI PACE


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Alle 16:00 di oggi pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'aeroporto internazionale Nsimalen di Yaoundé, prima tappa del suo Viaggio Apostolico in Africa, accolto dal Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya , dall'Arcivescovo di Yaoundé e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, Monsignor Simon-Victor Tonyé Bakot, e dal Cardinale Christian Wiyghan Tumi, Arcivescovo emerito di Douala.

Dopo i saluti alle alte cariche dello Stato, ai Rappresentanti diplomatici, religiosi e militari, il Santo Padre ha pronunciato il discorso che segue:

"Vengo tra voi come pastore. Vengo per confermare i miei fratelli e le mie sorelle nella fede. Questo è stato il compito che Cristo ha affidato a Pietro nell'Ultima Cena, e questo è il ruolo dei successori di Pietro. Quando Pietro predicò alla moltitudine in Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, erano presenti tra loro anche visitatori provenienti dall'Africa. La testimonianza poi di molti grandi santi di questo Continente durante i primi secoli del cristianesimo - San Cipriano, Santa Monica, Sant'Agostino, Sant'Atanasio, (...) - assicura all'Africa un posto di distinzione negli annali della storia della Chiesa. Fino ai giorni nostri schiere di missionari e di martiri hanno continuato ad offrire la loro testimonianza a Cristo in ogni parte dell'Africa, e oggi la Chiesa è qui benedetta con la presenza di circa centocinquanta milioni di fedeli".

Il Papa ha affermato che con la sua visita ha voluto celebrare con le popolazioni africane "la vivificante fede in Cristo, che sostiene e nutre un così gran numero di figli e figlie in questo grande Continente" e ricordando la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha detto: "Questo momento di grazia è un appello a tutti i Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici del Continente a dedicarsi nuovamente alla missione della Chiesa a portare speranza ai cuori del popolo dell'Africa, e con ciò pure ai popoli di tutto il mondo".

"Anche in mezzo alle più grandi sofferenze" - ha proseguito il Pontefice - "il messaggio cristiano reca sempre con sé speranza. (...) Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere, un cristiano non può mai rimanere in silenzio. (...) Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto. Conflitti locali lasciano migliaia di senza tetto e di bisognosi, di orfani e di vedove".

"In un Continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltremare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù. In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati di cambiamenti climatici, l'Africa soffre sproporzionatamente: un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia. Essi implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la Chiesa offre loro".

"Non nuove forme di oppressione economica o politica, ma la libertà gloriosa dei figli di Dio (cfr Rm 8,21). Non l'imposizione di modelli culturali che ignorano il diritto alla vita dei non ancora nati, ma la pura acqua salvifica del Vangelo della vita. Non amare rivalità interetniche o interreligiose, ma la rettitudine, la pace e la gioia del Regno di Dio".

"Qui in Camerun" - ha proseguito il Pontefice - "la Chiesa parte da un'ottima posizione per portare avanti la sua missione per la salute e la riconciliazione. Nel Centro Cardinal Léger, potrò osservare di persona la sollecitudine pastorale di questa Chiesa locale per le persone malate e sofferenti; ed è particolarmente encomiabile che i malati di Aids in questo Paese siano curati gratuitamente. L'impegno educativo è un altro elemento-chiave del ministero della Chiesa, ed ora vediamo gli sforzi di generazioni di insegnanti missionari portare il loro frutto nell'opera dell'Università Cattolica dell'Africa Centrale, un segno di grande speranza per il futuro della regione".

"Il Camerun è effettivamente terra di speranza per molti nell'Africa Centrale. Migliaia di rifugiati dai Paesi della regione devastati dalla guerra hanno ricevuto qui accoglienza. E' una terra di vita, con un Governo che parla chiaramente in difesa dei diritti dei non nati. E' una terra di pace: risolvendo mediante il dialogo il contenzioso sulla penisola Bakassi, Camerun e Nigeria hanno mostrato al mondo che una paziente diplomazia può di fatto recare frutto. E' una terra di giovani, benedetta con una popolazione giovane piena di vitalità e impaziente di costruire un mondo più giusto e pacifico. Giustamente viene descritto come un''Africa in miniatura', patria di oltre duecento gruppi etnici differenti che vivono in armonia gli uni con gli altri".

"Venendo tra voi, oggi" - ha concluso il Pontefice - "prego che la Chiesa qui e dappertutto in Africa possa continuare a crescere nella santità, nel servizio alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace".
PV-CAMERUN/ARRIVO/YAOUNDE VIS 20090318 (820)

INCONTRO CON I VESCOVI DEL CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, dopo la Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica di Yaoundé, il Papa ha raggiunto il Palais de l'Unité per rendere una visita di cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya.

Successivamente Benedetto XVI ha raggiunto la Chiesa Christ-Roi in Tsinga di Yaoundé, dove si è svolto un incontro con i 31 Vescovi della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun.

"In questo anno consacrato a San Paolo" - ha detto il Santo Padre all'inizio del suo discorso - "è particolarmente opportuno ricordare l'urgente necessità di annunciare il Vangelo a tutti".

Ribadendo che "una profonda comunione deve unire i Pastori della Chiesa", Benedetto XVI ha affermato: "Una collaborazione efficace fra diocesi, in particolare per una migliore ripartizione dei sacerdoti nel vostro Paese, non può che favorire i rapporti di solidarietà fraterna con le Chiese diocesane più povere affinché l'annuncio del Vangelo non soffra per mancanza di ministri".

Successivamente il Papa ha sottolineato che: "Il Vescovo e i suoi sacerdoti sono chiamati a intrattenere rapporti di stretta comunione" ed ha affermato: "La parola e l'esempio del Vescovo è per i sacerdoti un aiuto prezioso nell'ispirarli ad assegnare alla vita spirituale e sacramentale un posto centrale nel loro ministero, incoraggiandoli a scoprire e vivere con sempre maggiore profondità, il particolare ruolo del pastore, che è in primo luogo quello di essere un uomo di preghiera. La vita spirituale e sacramentale è una straordinaria ricchezza, donata a noi per noi stessi e per il bene del popolo a noi affidato".

"Nelle vostre diocesi" - ha proseguito il Santo Padre - "numerosi giovani si presentano come candidati al sacerdozio. Possiamo solo ringraziarne il Signore. E' essenziale che si compia un serio discernimento. A tal fine, vi incoraggio, (...) a dare priorità alla selezione e alla formazione dei formatori e dei direttori spirituali".

"A partire dalle origini della fede cristiana in Camerun" - ha rilevato il Pontefice - "i religiosi e le religiose hanno dato un contributo fondamentale alla vita della Chiesa. Con voi rendo grazie a Dio e mi compiaccio dello sviluppo della vita consacrata tra le figlie e i figli del vostro Paese".

"Nel vostro servizio per annunciare il Vangelo" - ha ricordato Benedetto XVI - "siete anche aiutati da altri operatori pastorali, in particolare i catechisti. Nell'evangelizzazione del vostro Paese essi hanno avuto e hanno ancora un ruolo determinante. (...) Per loro tramite si realizza una autentica inculturazione della fede. La loro formazione umana, spirituale e dottrinale è dunque essenziale".

"Tra le numerose sfide che incontrate nella vostra responsabilità di Pastori, vi preoccupa particolarmente la situazione della famiglia. Le difficoltà dovute in special modo all'impatto della modernità e della secolarizzazione con la società tradizionale, vi incitano a preservare con determinazione i valori fondamentali della famiglia africana, facendo della sua evangelizzazione in modo approfondito una delle principali priorità. Nel promuovere la pastorale familiare, voi vi impegnate a favorire una migliore comprensione della natura, della dignità e del ruolo del matrimonio che richiede un amore indissolubile e stabile".

"La liturgia occupa un posto importante nella manifestazione della fede delle vostre comunità" - ha affermato il Papa - "Di solito queste celebrazioni ecclesiali sono festose e gioiose, esprimendo il fervore dei fedeli, felici di essere insieme, come Chiesa, per lodare il Signore. E' dunque essenziale che la gioia così manifestata non sia un ostacolo ma un mezzo per entrare in dialogo e in comunione con Dio".

"Lo sviluppo di sette e movimenti esoterici come pure la crescente influenza di una religiosità superstiziosa, come anche del relativismo, sono un invito pressante a dare un rinnovato impulso alla formazione dei giovani e degli adulti, in particolare nel mondo universitario e intellettuale".

"Sono lieto di evidenziare e incoraggiare la partecipazione attiva delle associazioni femminili nei vari settori della missione della Chiesa, dimostrando così una reale consapevolezza della dignità della donna e la sua specifica vocazione nella comunità ecclesiale e nella società".

"La missione del Vescovo lo impegna ad essere il principale difensore dei diritti dei poveri, a promuovere e favorire l'esercizio della carità, manifestazione dell'amore del Signore per i piccoli. In questo modo, i fedeli sono portati a cogliere in modo concreto che la Chiesa è una vera famiglia di Dio, riunita dall'amore fraterno, che esclude ogni etnocentrismo e particolarismo eccessivi e contribuisce alla riconciliazione e alla cooperazione tra le etnie per il bene di tutti".

"E' anche dovere dei cristiani, specialmente dei laici che hanno responsabilità sociali, economiche, politiche, di lasciarsi guidare dalla dottrina sociale della Chiesa, per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente".
PV-CAMERUN/INCONTRO VESCOVI/YAOUNDE VIS 20090318 (770)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Jan Romeo Pawlowski, Nunzio Apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. Finora Consigliere di Nunziatura presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l'Arcivescovo eletto è nato a Biskupiec (Polonia), nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NN/.../PAWLOWSKI VIS 20090318 (80)

martedì 17 marzo 2009

OGGI POMERIGGIO ARRIVO DI BENEDETTO XVI IN CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI è partito alle 10:20 dall'aeroporto romano Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, diretto a Yoaundé (Camerun), prima destinazione del suo primo Viaggio Apostolico in Africa, che comprende una seconda tappa di tre giorni - dal 20 al 22 marzo - a Luanda, capitale dell'Angola. L'arrivo dell'aereo papale è previsto oggi pomeriggio alle 16:00.

Ai piedi della scaletta dell'aereo, il Papa sarà accolto dal Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya e dalla Consorte e subito dopo riceverà il saluto dell'Arcivescovo di Yaoundé e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, Monsignor Simon-Victor Tonyé Bakot e del Cardinale Christian Wiyghan Tumi, Arcivescovo emerito di Douala. Alla cerimonia saranno presenti Autorità politiche e civili, il Corpo Diplomatico, i Vescovi del Camerun e un gruppo di fedeli con un coro.

Dopo il discorso del Presidente della Repubblica, Papa Benedetto XVI pronuncerà il primo discorso del suo undicesimo Viaggio Apostolico fuori d'Italia ed infine, in autovettura panoramica, raggiungerà la Nunziatura Apostolica di Yaoundé, per la cena in privato e il pernottamento.

Domani mattina, mercoledì, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa in privato, nella Cappella della Nunziatura Apostolica, quindi renderà una visita di cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, a cui seguirà un incontro con i Vescovi del Camerun, presso la Chiesa Christ-Roi in Tsinga di Yaoundé .
PV-CAMERUN/.../YAOUNDE VIS 20090317 (240)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc, ha trasferito con il consenso del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica-Ucraina, e in conformità al canone 85, paragrafo 2, 2° del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Vescovo Wasyl Ihor Medwit, O.S.B.M., dall'ufficio di Vescovo di Curia dell'Arcivescovato Maggiore di Kyiv-Halic, a quello di Vescovo Ausiliare dell'Esarcato Arcivescovile di Donetsk-Kharkiv (Ucraina).
NA/.../MEDWIT VIS 20090317 (70)
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