Città
del Vaticano, 11 giugno 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Alan Stephen Hopes,
Vescovo di East Anglia (superficie: 12.570; popolazione: 2.855.000;
cattolici: 99.200; sacerdoti: 118; religiosi: 131; diaconi
permanenti: 36), Gran Bretagna. È
stato finora Ausiliare di Westminster (Gran Bretagna).
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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martedì 11 giugno 2013
lunedì 10 giugno 2013
PROSSIMA VISITA DELL'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY AL PAPA
Città
del Vaticano, 10 giugno 2013
(VIS). In un Comunicato reso pubblico questa mattina il Pontificio
Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha reso noto
che il 14 giugno prossimo, l'Arcivescovo di Canterbury, Sua Grazia
Justin Welby, sarà a Roma per rendere visita a Papa Francesco.
"Questa
visita è un’opportunità per l’Arcivescovo e per Papa Francesco
di esaminare lo stato attuale delle relazioni tra la Chiesa cattolica
e la Comunione Anglicana. In particolare, l’interesse manifestato
dall’Arcivescovo Welby per la giustizia nel mondo e per la
necessità di un ordinamento etico dei mercati finanziari per
evitarne l’oppressione esercitata sugli individui trova un’eco
corrispondente nel costante insegnamento del Santo Padre. Dal tempo
della sua esperienza di dirigente nell’industria petrolifera,
l’Arcivescovo Welby ha posto una forte enfasi sulla riconciliazione
ed ha continuato ad impegnarsi a favore della risoluzione dei
conflitti all’interno della Chiesa e della società. Anche questo
ricorda l’appello lanciato da Papa Francesco per la costruzione di
ponti tra i popoli di tutte le nazioni, affinché essi non si
percepiscano come rivali o come una minaccia, ma si vedano come
fratelli e sorelle".
"Anglicani
e cattolici devono lavorare insieme per fornire alla società un
chiaro orientamento morale. L’Arcivescovo Welby ha collaborato
strettamente con l’Arcivescovo cattolico di Westminster, S.E.
Monsignor Vincent Nichols, per difendere il matrimonio ed altri
valori cristiani nella società. È un segno delle loro buone
relazioni il fatto che S.E. Monsignor Nichols accompagni
l’Arcivescovo di Canterbury in questa visita".
"A
seguito dell’udienza papale e dei rispettivi discorsi, avrà luogo
un breve servizio liturgico a mezzogiorno, presieduto dal Santo Padre
e dall’Arcivescovo di Canterbury. Prima, nel corso della mattinata,
dietro sua richiesta particolare, l’Arcivescovo visiterà gli Scavi
sotto la Basilica di San Pietro per pregare presso la tomba del
Santo, come aveva fatto il suo predecessore, Sua Grazia Rowan
Williams, durante la sua prima visita a Roma. L’Arcivescovo ha
anche espresso il desiderio di raccogliersi in preghiera davanti alla
tomba del Beato Papa Giovanni Paolo II. In seguito, sarà ricevuto
presso il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei
cristiani dal Cardinale Kurt Koch, il quale gli illustrerà il lavoro
del Dicastero" .
ANGELUS: LA COMPASSIONE DI GESÙ È COME L'AMORE DI UNA MADRE
Città
del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina,
nell'affacciarsi alla finestra del suo studio per la recita
dell'Angelus con le migliaia di fedeli convenuti in Piazza San
Pietro, Papa Francesco ha ricordato che il mese di giugno è
tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù "massima
espressione umana dell'amore divino".
"La
pietà popolare - ha detto il Papa - valorizza molto i simboli, e il
Cuore di Gesù è il simbolo per eccellenza della misericordia di
Dio; ma non è un simbolo immaginario, è un simbolo reale, che
rappresenta il centro, la fonte da cui è sgorgata la salvezza per
l’umanità intera". Tra i diversi riferimenti al Cuore di Gesù
nei Vangeli, il Papa ha citato il racconto della morte di Cristo
secondo Giovanni: quando Gesù era già morto, un soldato gli colpì
il fianco con la lancia e da quella ferita uscirono sangue ed acqua.
"Giovanni - ha detto il Papa - riconobbe in quel segno,
apparentemente casuale, il compimento delle profezie: dal cuore di
Gesù, Agnello immolato sulla croce, scaturisce per tutti gli uomini
il perdono e la vita".
"Ma
la misericordia di Gesù non è solo sentimento, anzi, è una forza
che dà vita, che risuscita l’uomo!" come dice il Vangelo di
oggi che narra la grande compassione di Gesù per la vedova di Nain,
nel momento in cui si svolge il funerale dell'unico figlio. "Dice
l’evangelista Luca: 'Vedendola, il Signore fu preso da grande
compassione per lei'. Questa 'compassione' è l’amore di Dio per
l’uomo, è la misericordia, cioè l’atteggiamento di Dio a
contatto con la miseria umana, con la nostra indigenza, la nostra
sofferenza, la nostra angoscia. Il termine biblico 'compassione'
richiama le viscere materne: la madre, infatti, prova una reazione
tutta sua di fronte al dolore dei figli. Così ci ama Dio, dice la
Scrittura".
"E
qual è il frutto di questo amore? È la vita! Gesù disse alla
vedova di Nain: 'Non piangere!', e poi chiamò il ragazzo morto e lo
risvegliò come da un sonno. La misericordia di Dio dà vita
all’uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con
misericordia, ci attende con misericordia. Non abbiamo timore di
avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso! Se gli mostriamo le
nostre ferite interiori, i nostri peccati, Egli sempre ci perdona. È
pura misericordia!"
Al
termine della recita dell'Angelus, Papa Francesco ha annunciato che
oggi a Cracovia (Polonia), vengono proclamate Beate due Religiose
polacche: Sofia Czeska Maciejowska
che
nella prima metà del secolo XVII fondò la Congregazione delle
Vergini della Presentazione della Beata Vergine Maria; e Margherita
Lucia Szewczyk, che nel secolo XIX ha fondato la Congregazione delle
Figlie della Beata Vergine Maria Addolorata. "Con la Chiesa che
è in Cracovia rendiamo grazie al Signore!".
Infine,
il Papa ha ringraziato un gruppo di pellegrini di Ortona, dove si
venerano le spoglie dell'Apostolo Tommaso, che hanno realizzato un
cammino "da Tommaso a Pietro".
MESSAGGIO CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE GERMANIA
Città
del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Questa mattina, all’inizio della
solenne Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale Tedesco,
a Colonia, l'Inviato Speciale del Santo Padre, Cardinale Josef
Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio "Cor Unum",
ha dato lettura del Messaggio inviato da Papa Francesco.
Tema
del Congresso Eucaristico è stato: "Signore, da chi andremo?",
la domanda di Pietro a Gesù quando, dopo le sue parole nella
sinagoga di Cafarnao, annuncia che Egli è il Pane di vita eterna.
Molti mormorano e si rifiutano di seguirlo.
"Anche
noi, membri della Chiesa di oggi, ci poniamo questa domanda. - scrive
il Pontefice - La nostra risposta, come quella dell’Apostolo, può
essere solo la persona di Gesù. Certo, Egli visse duemila anni fa.
Tuttavia noi possiamo incontrarLo nel nostro tempo quando ascoltiamo
la sua Parola e siamo a Lui vicini, in modo unico, nell’Eucaristia.
(...) Che la Santa Messa non cada per noi in una routine
superficiale! Che attingiamo sempre di più alla sua profondità! È
proprio essa ad inserirci nell’immensa opera di salvezza di Cristo,
ad affinare la nostra vista spirituale per il suo amore: per la sua
'profezia in atto' con cui, nel Cenacolo, diede inizio al dono di Sé
sulla Croce; per la sua vittoria irrevocabile sul peccato e sulla
morte, che annunciamo con fierezza e in modo festoso".
"Tale
domanda si pongono, infine, alcuni contemporanei, che - lucidamente o
con oscuro presentimento - sono ancora in ricerca del Padre di Gesù
Cristo. A loro il Redentore vuole venire incontro attraverso di noi
(...). Con la nostra vita e con le nostre parole dobbiamo annunciare
a loro ciò che abbiamo riconosciuto insieme a Pietro e agli
Apostoli: 'Signore, tu hai parole di vita eterna' (...). Noi tutti,
vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici abbiamo l’impegno di
portare Dio al mondo e il mondo a Dio".
PAPA FRANCESCO AI GIOVANI DI MACERATA: SIATE APERTI ALLE SORPRESE DI DIO
Città
del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Alle 20:30 di ieri sera, il Santo
Padre Francesco ha telefonato al Vescovo Giancarlo Vecerrica, Vescovo
di Fabriano-Matelica, che con migliaia di giovani si trovava nello
Stadio "Helvia Recina" di Macerata, per assistere alla
Messa celebrata dal Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., in occasione del
XXXV pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto, proposto da Comunione e
Liberazione, sul tema: "Che cosa può davvero saziare il
desiderio dell'uomo".
Papa
Francesco ha rivolto ai giovani arrivati dall'Italia e dall'estero,
che questa sera hanno percorso 28 chilometri recitando il Santo
Rosario e cantando insieme, queste parole: "Tutta la vita è un
pellegrinaggio. L’importante è l’incontro con Gesù in questa
strada della vita (...). Lasciatevi guidare da Gesù! Tante volte
anche per noi la fede è un presupposto ovvio del vivere: diciamo 'io
credo in Dio' - e va bene -, ma come vivi tu questo nella strada
della vita? È necessario che la fede diventi un’esperienza
presente".
"Quando
ci incontriamo - ha proseguito il Pontefice - quando incontriamo il
Signore, Egli ci sorprende. Il Signore si può chiamare il Signore
delle sorprese. Siate aperti alle sorprese di Dio. Anche per voi
l’avvenimento di questa notte, che ogni anno cresce, è una
sorpresa, è il segno che nulla è impossibile a Dio. Come spiegare
altrimenti che da 300 che eravate nel ‘78 siete diventati lo scorso
anno 90.000?".
"Quando
vi sentirete stanchi - ha detto Papa Francesco - e vi verrà la
tentazione di andare per conto vostro, pensate a questo: ripetete il
vostro sì, pregate perché ciascuno di voi possa riconoscere nella
sua carne piagata nel corpo e nello spirito la propria umanità
bisognosa dell’umanità di Cristo, l’unica che può saziare
davvero il desiderio dell’uomo".
Il
Santo Padre si è congedato esortano i giovani a continuare ad andare
avanti con speranza: "E per favore: non lasciatevi rubare la
speranza; è il Signore che te la dà".
I DIECI COMANDAMENTI INDICANO UNA STRADA DI LIBERTÀ
Città
del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). "Non dobbiamo vedere i Dieci
Comandamenti come limitazioni alla libertà, no, non è questo, ma
dobbiamo vederli come indicazioni per la libertà". Queste le
parole del video-messaggio, proiettato ieri sera alla 21:40, che Papa
Francesco ha rivolto alle migliaia di persone riunite in Piazza del
Duomo a Milano per partecipare all'iniziativa "Dieci Piazze per
Dieci Comandamenti". L'iniziativa, promossa per il 40°
anniversario della nascita del movimento "Rinnovamento nello
Spirito Santo", in collaborazione con il Pontificio Consiglio
per la Nuova Evangelizzazione e la Conferenza Episcopale Italiana, si
inserisce nel contesto dell'Anno della Fede.
Milano
è la quarta città protagonista di questa manifestazione inaugurata
durante il Pontificato di Benedetto XVI nel settembre 2012 e svoltasi
nelle piazze di Roma, Napoli e Verona. Il video-messaggio di Papa
Francesco sarà ritrasmesso nei prossimi mesi nelle piazze di Bari,
Genova, Cagliari, Firenze, Palermo, Bologna e Torino.
"I
Dieci Comandamenti sono un dono di Dio. La parola 'comandamento' non
è di moda; all’uomo d’oggi richiama qualcosa di negativo, la
volontà di qualcuno che impone limiti (...). E purtroppo la storia,
anche recente, è segnata da tirannie, da ideologie, da logiche che
hanno imposto e oppresso, che non hanno cercato il bene dell’uomo,
bensì il potere, il successo, il profitto. Ma i Dieci Comandamenti
vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha
stretto un’alleanza con l’umanità, un Dio che vuole solo il bene
dell’uomo. Diamo fiducia a Dio! (...) I Dieci Comandamenti ci
indicano una strada da percorrere, e costituiscono anche una sorta di
'codice etico' per la costruzione di società giuste, a misura
dell’uomo. Quante diseguaglianze nel mondo! Quanta fame di cibo e
di verità! Quante povertà morali e materiali derivano dal rifiuto
di Dio e dal mettere al suo posto tanti idoli! Lasciamoci guidare da
queste Dieci Parole che illuminano e orientano chi cerca pace,
giustizia e dignità".
"È
fondamentale ricordare quando Dio dà al popolo di Israele, per mezzo
di Mosè, i Dieci Comandamenti. Al Mar Rosso il popolo aveva
sperimentato la grande liberazione; aveva toccato con mano la potenza
e la fedeltà di Dio, del Dio che rende liberi. Ora Dio stesso, sul
Monte Sinai, indica al suo popolo e a tutti noi il percorso per
rimanere liberi, un percorso che è inciso nel cuore dell’uomo,
come una Legge morale universale. Non dobbiamo vedere i Dieci
Comandamenti come limitazioni alla libertà, no, non è questo, ma
dobbiamo vederli come indicazioni per la libertà. (...) Essi ci
insegnano ad evitare la schiavitù a cui ci riducono i tanti idoli
che noi stessi ci costruiamo (...); essi ci insegnano ad aprirci ad
una dimensione più ampia di quella materiale, a vivere il rispetto
per le persone, vincendo l’avidità di potere, di possesso, di
denaro, ad essere onesti e sinceri nei nostri rapporti, a custodire
l’intera creazione e a nutrire il nostro pianeta di ideali alti,
nobili, spirituali. Seguire i Dieci Comandamenti significa essere
fedeli a noi stessi, alla nostra natura più autentica e camminare
verso la libertà autentica che Cristo ha insegnato nelle
Beatitudini".
VISITA UFFICIALE PRESIDENTE REPUBBLICA ITALIANA AL PAPA
Città
del Vaticano, 8 giugno 2013
(VIS). La visita del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio
Napolitano al Papa Francesco "ancora una volta conferma (...) la
normalità e l’eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede"
e il dialogo tra Italia e Santa Sede "ha come fine principale il
bene del popolo italiano e come sfondo ideale il suo ruolo
storicamente unico in Europa e nel mondo".
Queste
le parole del Vescovo di Roma nel ricevere questa mattina, per la
prima volta nel suo pontificato, il rappresentante della più alta
carica istituzionale d'Italia. Il Papa ha espresso la sua
riconoscenza al Presidente "e a tutti gli italiani per l'affetto
caloroso con cui mi hanno accolto dopo la mia elezione: mi hanno
fatto sentire di nuovo a casa!", ed ha espresso l'auspicio che
l'Italia "possa essere sempre una casa accogliente per tutti".
Il
Presidente Napolitano, il primo Capo di Stato che visita
ufficialmente Papa Francesco, è giunto in Vaticano poco prima delle
11:00, accompagnato dal ministro degli Esteri, Emma Bonino e
dall'Ambasciatore presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco. Al suo
arrivo il Presidente Napolitano è stato accolto dal Prefetto della
Casa Pontificia, Arcivescovo Georg Gänswein,
mentre un picchetto d'onore della Guardia Svizzera Pontificia gli
rendeva omaggio nel Cortile di San Damaso. Dopo un colloquio privato
con il Papa nella Sala del Tronetto, il Papa e il Presidente si sono
trasferiti nella Biblioteca dove il Pontefice ha pronunciato un
discorso a cui ha fatto seguito il discorso del Presidente della
Repubblica.
Il
Papa ha ricordato che dopo vicende anche travagliate e dolorose, le
relazioni tra l'Italia e la Santa Sede "si sono sviluppate
specialmente dopo la Conciliazione e l'inserimento dei Patti
Lateranensi nella Costituzione italiana, e quindi, in un'ottica
nuova, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II e l'Accordo di
revisione del Concordato. (...) In Italia - ha aggiunto Papa
Francesco - la collaborazione tra Stato e Chiesa, sempre rivolta
all’interesse del popolo e della società, si realizza nel rapporto
quotidiano tra le istanze civili e quelle della comunità cattolica,
rappresentata dai Vescovi e dai loro organismi, e in modo del tutto
particolare dal Vescovo di Roma. Così, anche questa prima visita del
Presidente al Papa (...) può essere espressa efficacemente con
l’immagine dei due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si
guardano con stima e simpatia".
"In
questo anno 2013 - ha proseguito il Pontefice - si ricorda il XVII
centenario dell’editto di Milano, (313) da più parti visto come
simbolo della prima affermazione del principio della libertà
religiosa. Un secolo fa le celebrazioni di questa ricorrenza
rappresentarono una tappa nel processo storico che favorì la presa
di coscienza e il contributo dei cattolici nella costruzione della
società italiana". Tuttavia, "nel mondo di oggi la libertà
religiosa è più spesso affermata che realizzata. (...) I gravi
oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria
preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del
mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l’intangibile dignità
della persona umana. È un
dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per
tutti. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova, inoltre,
anche una garanzia di crescita e di sviluppo dell’intera comunità".
Successivamente
il Papa ha fatto riferimento alla "profonda e persistente"
crisi mondiale che segna anche l'Italia e "che accentua i
problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte più
debole della società. Preoccupanti appaiono soprattutto i fenomeni
quali l’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la
decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il
profitto rispetto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle
generazioni più giovani e alla loro formazione".
"In
questo contesto, certo non facile, è fondamentale garantire e
sviluppare l’impianto complessivo delle istituzioni democratiche,
alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo
determinante, leale e creativo i cattolici italiani. In un momento di
crisi come l’attuale è dunque urgente che possa crescere,
soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’impegno
politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella
promozione di una società dove le ingiustizie possano essere
superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene
comune (...). La distanza tra la lettera e lo spirito degli
ordinamenti e delle istituzioni democratiche è sempre da riconoscere
ed occorre l’impegno di tutti i soggetti coinvolti per colmarla
ogni volta di nuovo. anche noi, cattolici, abbiamo il dovere di
impegnarci sempre di più in un serio cammino di conversione
spirituale affinché ci avviciniamo ogni giorno al Vangelo, che ci
spinge ad un servizio concreto ed efficace alle persone e alla
società".
"Anche
in ambito civile - ha detto infine il Papa - è vero ciò che la fede
ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in
questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni,
affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di
sacrificio! Più volte Benedetto XVI ha ribadito che la crisi attuale
dev’essere occasione per un rinnovamento fraterno dei rapporti
umani. Anche il popolo italiano, attingendo con fiducia e creatività
dalla sua ricchissima tradizione cristiana e dagli esempi dei suoi
santi patroni Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (...) può e
deve superare ogni divisione e crescere nella giustizia e nella pace,
continuando così a svolgere il suo ruolo peculiare nel contesto
europeo e nella famiglia dei popoli. E lavorare per creare una
cultura dell'incontro".
Dopo
il congedo dal Pontefice, il Capo di Stato italiano ha incontrato il
Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato e il Corpo
Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. A conclusione della
visita ufficiale il Presidente Napolitano si è recato nella Basilica
Vaticana per una visita alla Cappella della Pietà.
POSSESSI CARDINALIZI
Città
del Vaticano, 10 giugno 2013
(VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha
dato comunicazione della seguente Presa di Possesso: sabato 15 giugno
2013, alle ore 18:30, il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo
di Manila (Filippine), prenderà possesso del Titolo di San Felice da
Cantalice a Centocelle, Piazza San Felice da Cantalice, 20, Roma.
UDIENZE
Città
del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa
mattina in udienza:
-
Il Signor Mariano Palacios Alcocer, nuovo Ambasciatore del Messico,
in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.
-
Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per
l'Evangelizzazione dei Popoli.
-
Il Vescovo Javier Echevarria Rodríguez, Prelato della Prelatura
personale dell'Opus Dei.
-
La Signora Anna Suchocka, Ambasciatore di Polonia, in visita di
congedo.
-
Il Signor Almir Franco de Sa' Barbuda, Ambasciatore del Brasile, in
visita di congedo.
-
Il Signor Alejandro Emilio Valladares Lanza, Ambasciatore di
Honduras, in visita di congedo.
Sabato
8 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc
Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il
Reverendo Jeremiah Madimetja Masela, Vescovo della Diocesi di
Polokwane (superficie: 69.533; popolazione: 2.658.000; cattolici:
94.700; sacerdoti: 27; religiosi: 50, diaconi permanenti: 8), Sud
Africa. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Bergzich (Sud Africa) ed
è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1999 è stato
Vicario parrocchiale di "St. Peter and Paul" a Seshego e
dal 1988 Parroco della medesima parrocchia; dal 1999 al 2004 è stato
Vicario Generale di Polokwane; dal 2000 al 2005 Amministratore della
Cattedrale del "Sacro Cuore" di Polokwane; dal 2005 al 2008
Direttore Spirituale nel Seminario Maggiore Nazionale di "St.
John Vianney" a Pretoria; dal 2008 al 2011 è stato Vicario
Generale e Parroco a Makopane e a Doorspruit; dal 2011 Amministratore
Apostolico sede vacante di Polokwane.
Sabato
8 giugno il Santo Padre:
-
Ha nominato il Vescovo Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita de
L’Aquila (superficie: 1.516; popolazione: 112.500; cattolici:
111.100; sacerdoti: 118; religiosi: 167; diaconi permanenti: 8),
Italia. L'Arcivescovo eletto è nato ad Ascoli Piceno nel 1948 ed è
stato ordinato sacerdote nel 1973. Dal 1973 al 1975 è stato
Responsabile della Pastorale giovanile diocesana; dal 1973 al 1978
Docente di Religione presso il Liceo Scientifico “Orsini” di
Ascoli Piceno; dal 1975 al 1985 Direttore del Centro Diocesano
Vocazionale; dal 1978 al 1997 Docente di Filosofia, Pedagogia e
Psicologia presso l’Istituto Magistrale “Trebbiani” di Ascoli
Piceno e successivamente presso il Liceo Pedagogico “Stabili”;
dal 1980 al 1985 Parroco di Cerreto di Venarotta; dal 1985 al 1998
Parroco a Trisungo; dal 1991 al 1998 Redattore capo del Bollettino
Diocesano; dal 1985 al 1998 Psicologo presso il Consultorio Familiare
Diocesano e Docente presso la Scuola Diocesana di Teologia. Il 27
giugno 1998 è stato eletto alla sede vescovile di
Latina-Terracina-Sezze-Priverno, ricevendo l’Ordinazione Episcopale
il 20 settembre successivo. Succede all'Arcivescovo Giuseppe
Molinari, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al
governo pastorale della medesima arcidiocesi metropolitana,
presentata per raggiunti limiti d'età.
-
Ha nominato l'Arcivescovo Mirosław Adamczyk, Nunzio Apostolico in
Gambia, attualmente Nunzio Apostolico in Liberia.
-
Ha nominato il Vescovo Jean Teyrouz, Vescovo dell'Eparchia
Sainte-Croix-de-Paris (cattolici: 30.200; sacerdoti: 3; religiosi:
5), Francia, all’ufficio di Visitatore Apostolico per gli Armeni
residenti in Europa Occidentale. Succede al Vescovo Grégoire
Ghabroyan, del quale il Santo Padre ha accolto la rinuncia
all'ufficio di Visitatore Apostolico per gli Armeni residenti in
Europa Occidentale, presentata in conformità al canone 201,
paragrafo 1, del Codice di Diritto Canonico per le Chiese Orientali.
venerdì 7 giugno 2013
IL PAPA DIALOGA CON GLI STUDENTI DELLE SCUOLE DEI GESUITI ED AFFERMA CHE LA POVERTÀ DEL MONDO È UNO SCANDALO
Città
del Vaticano, 7 giugno 2013
(VIS). Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano gli
studenti delle Scuole gestite dai Gesuiti in Italia e in Albania, in
un clima di gioia, semplicità e affetto, tanto che il Santo Padre ha
detto: "Io ho preparato un testo, ma sono cinque pagine! Un po'
noioso.... Facciamo una cosa: io farò un piccolo riassunto e poi
consegnerò questo per iscritto al padre Provinciale e lo darò al
padre Lombardi, (Direttore della Sala Stampa della Santa Sede),
perché tutti voi lo abbiate per iscritto. E poi c'è la possibilità
che alcuni di voi facciano una domanda, e possiamo fare un piccolo
dialogo".
Nel
discorso, del quale offriamo una sintesi, il Papa scrive:
"La
scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare
a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi (...).
Seguendo ciò che ci insegna sant’Ignazio, nella scuola l’elemento
principale è imparare ad essere magnanimi. (...) Che cosa vuol dire
essere magnanimi? Vuol dire avere (...) grandezza d’animo, (...)
grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a
ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di
ogni giorno, tutte le azioni quotidiane (...) gli incontri con le
persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande
aperto a Dio e agli altri".
"La
scuola non allarga solo la vostra dimensione intellettuale, ma anche
umana. E penso che in modo particolare le scuole dei Gesuiti sono
attente a sviluppare le virtù umane: la lealtà, il rispetto, la
fedeltà, l’impegno. Vorrei fermarmi su due valori fondamentali: la
libertà e il servizio. Anzitutto: siate persone libere! (...)
Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper
valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i
comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene.
(...) Essere liberi per scegliere sempre il bene è impegnativo, ma
vi renderà persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare
la vita, persone con coraggio e pazienza (...) La seconda parola è
servizio. Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attività che
vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo,
ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai più poveri e bisognosi, a
lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo".
"Per
essere magnanimi con libertà interiore e spirito di servizio è
necessaria la formazione spirituale - ha sottolineato il Papa - La
nostra vita è una risposta alla sua chiamata e voi sarete felici e
costruirete bene la vostra vita se saprete rispondere a questa
chiamata. Sentite la presenza del Signore nella vostra vita. (...)
Nella preghiera, nel dialogo con Lui, nella lettura della Bibbia,
scoprirete che Lui vi è veramente vicino. E imparate anche a leggere
i segni di Dio nella vostra vita. Egli ci parla sempre, anche
attraverso i fatti del nostro tempo e della nostra esistenza di ogni
giorno; sta a noi ascoltarlo".
Il
Papa, nel suo discorso, ha detto ai gesuiti, agli insegnanti, agli
operatori delle scuole e ai genitori: "Non scoraggiatevi di
fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non
è un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare
bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani,
accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro
fianco".
"Donate
loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a
vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che
conserva sempre l’impronta del Creatore. Ma soprattutto siate
testimoni con la vostra vita di quello che comunicate". Il Papa
ha anche ricordato che "un educatore (...) trasmette conoscenze,
valori con le sue parole, ma sarà incisivo sui ragazzi se
accompagnerà le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza
di vita. Senza coerenza non è possibile educare!. (...) Il collegio
- ha ribadito il Pontefice - può e deve fare da catalizzatore, esser
luogo di incontro e di convergenza dell’intera comunità educante
con l’unico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone
mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con
fedeltà, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di
Dio, e la futura professione come servizio alla società".
Ad
uno dei ragazzi che gli ha chiesto alcune parole di sostegno per la
sua crescita, a volte tra i dubbi, Papa Francesco ha risposto:
"Camminare è un'arte perché se sempre camminiamo in fretta ci
stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino.
Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine.
Camminare è proprio l'arte di guardare l'orizzonte, pensare dove io
voglio andare ma anche sopportare la stanchezza del cammino, ma non è
facile'... senti: c'è il buio, ci sono giornate di buio, anche
giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta... Uno cade,
cade... Ma pensate sempre questo: non abbiate paura dei fallimenti.
Non avere paura delle cadute. Nell'arte di camminare, quello che
importa non è di non cadere, ma di non rimanere caduti. Alzarsi
presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è
lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche, è
brutto camminare da soli: brutto e noioso. Camminare in comunità con
gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta
ad arrivare proprio alla fine" laddove "noi dobbiamo
arrivare".
Una
ragazza ha chiesto a Papa Francesco se continua a vedere i suoi
amici. "Ma, io sono Papa da due mesi e mezzo - ha risposto - I
miei amici sono a 14 ore di aereo da qui, no? sono lontani. Ma voglio
dirti una cosa: sono venuti tre, di loro, a trovarmi e a salutarmi, e
li vedo, e mi scrivono, e voglio loro tanto bene. Non si può vivere
senza amici: questo è importante".
Un
altro ragazzo ha chiesto se voleva diventare Papa. "Ma, tu sai
che cosa significa che una persona non si vuole tanto bene" - ha
risposto il Papa - "Una persona che vuole fare il papa non vuole
bene a se stessa. No, io non ho voluto fare il Papa".
Un'altra
ragazza ha chiesto a Papa Francesco perché abbia rinunciato ad
andare a risiedere nel Palazzo Apostolico scegliendo Santa Marta e ad
una macchina grande: una rinuncia alla ricchezza? "Ma credo che
non è soltanto una cosa di ricchezza - ha risposto il Papa - per me
è un problema di personalità. Io ho necessità di vivere tra la
gente, e se io vivessi solo, forse un po' isolato, non mi farebbe
bene. Ma questa domanda me l'ha fatta un professore: 'Ma perché lei
non va ad abitare là?'. Io ho risposto: 'Ma, senta, professore, per
motivi psichiatrici', eh? Perché ... è la mia personalità. Anche
l'appartamento, quello non è tanto lussuoso, tranquilla. Ma non
posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che sì, i tempi ci
parlano di tanta povertà, nel mondo, e questo è uno scandalo. La
povertà del mondo è uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante,
tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si
può capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti
bambini senza educazione, tanti poveri. La povertà, oggi, è un
grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po' più
poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare". Quindi porsi la
domanda: "Ma, come io posso diventare un po' più povero per
assomigliare meglio a Gesù, che era il Maestro povero'".
Dunque, ha ripreso il Papa "non è un problema di virtù mia
personale, è soltanto che io non posso vivere da solo" e la
questione della macchina - ha concluso - è il fatto di "non
avere tante cose e diventare un po' più povero".
Infine
un altro giovane ha chiesto al Papa come poter convivere con la
povertà che c'è nel mondo: "Prima di tutto, vorrei dirvi una
cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza. per
favore: non lasciatevela rubare. E chi ti ruba la speranza? Lo
spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità, la
superbia, l'orgoglio ... tutte queste cose ti rubano la speranza.
Dove trovo la speranza? In Gesù povero: Gesù che si è fatto povero
per noi. E tu hai parlato di povertà. La povertà ci chiama a
seminare speranza". E questo - ha proseguito - "sembra un
po' difficile da capire". Quindi il Papa ha ricordato quando
Padre Arrupe scrisse una lettera ai Centri di ricerche sociali della
Compagnia. "Lui parlava di come si deve studiare il problema
sociale. Ma alla fine ci diceva: 'Guardate, non si può parlare di
povertà senza avere l'esperienza con i poveri'". Così "non
si può parlare di povertà, di povertà astratta: quella non esiste!
La povertà è la carne di Gesù povero, in quel bambino che ha fame,
in quello che è ammalato, in quelle strutture sociali che sono
ingiuste ... Andare, guardare laggiù la carne di Gesù. Ma non
lasciatevi rubare la speranza del benessere, dallo spirito del
benessere che alla fine ti porta a diventare un niente nella vita! Il
giovane deve scommettere su alti ideali: questo è il consiglio. Ma
la speranza, dove la trovo? nella carne di Gesù sofferente e nella
vera povertà. C'è un collegamento tra i due".
UDIENZE
Città
del Vaticano, 7 giugno 2013
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
-
Il Signor Mikayel Minasyan, Ambasciatore di Armenia, in occasione
della presentazione delle Lettere Credenziali.
-
Il Cardinale Francisco Javier Erràzuriz Ossa, Arcivescovo emerito di
Santiago de Chile (Cile).
Nel
pomeriggio di oggi il Santo Padre riceve l'Arcivescovo Gerhard Ludwig
Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
giovedì 6 giugno 2013
VIGILARE PER ESSERE LIBERI DA AMBIZIONI PERSONALI, CHE TANTO MALE POSSONO PROCURARE ALLA CHIESA
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). "Cari amici, voi vi state preparando ad un ministero di
particolare impegno, (...) un lavoro che richiede (...) una grande
libertà interiore", ha detto Papa Francesco ai 45 Membri della
Pontificia Accademia Ecclesiastica ricevuti in udienza, questa
mattina, nella Sala Clementina in Vaticano.
"Vivete
questi anni della vostra preparazione con impegno, generosità e
grandezza d’animo, affinché questa libertà possa davvero prendere
forma in voi! Che cosa significa avere libertà interiore? Anzitutto
significa - ha spiegato il Santo Padre - essere liberi da progetti
personali: da alcune delle modalità concrete con le quali forse, un
giorno, avevate pensato di vivere il vostro sacerdozio, dalla
possibilità di programmare il futuro; dalla prospettiva di permanere
a lungo in un 'vostro' luogo di azione pastorale. Significa rendervi
liberi, in qualche modo, anche rispetto alla cultura e alla mentalità
dalla quale provenite, non per dimenticarla e tanto meno per
rinnegarla, ma per aprirvi, nella carità, alla comprensione di
culture diverse e all’incontro con uomini appartenenti a mondi
anche molto lontani dal vostro".
"Soprattutto
- ha proseguito il Pontefice - significa vigilare per essere liberi
da ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla
Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto non la vostra
realizzazione, o il riconoscimento che potreste ricevere dentro e
fuori la comunità ecclesiale, ma il bene superiore della causa del
Vangelo e il compimento della missione che vi sarà affidata. (...)
Il ministero al quale vi preparate vi chiede un uscire da voi stessi,
un distacco da sé che può essere raggiunto unicamente attraverso un
intenso cammino spirituale e una seria unificazione della vita
attorno al mistero dell’amore di Dio e all’imperscrutabile
disegno della sua chiamata".
"Nella
luce della fede, noi possiamo vivere la libertà dai nostri progetti
e dalla nostra volontà non come motivo di frustrazione o di
svuotamento, ma come apertura al dono sovrabbondante di Dio, che
rende fecondo il nostro sacerdozio. (...) Cari amici, abbiate grande
cura della vita spirituale, che è la sorgente della libertà
interiore (...) coltivando la vita di preghiera e facendo del vostro
lavoro quotidiano la palestra della vostra santificazione".
Papa
Francesco ha ricordato ai presenti le parole del Beato Giovanni
XXIII: "'Più mi faccio
maturo
d’anni e di esperienze, e più riconosco che la via più sicura per
la mia santificazione personale e per il miglior successo del mio
servizio della Santa Sede, resta lo sforzo vigilante di ridurre
tutto, principi, indirizzi, posizioni, affari, al massimo di
semplicità e di calma; con attenzione a potare sempre la mia vigna
di ciò che è solo fogliame inutile… ed andare diritto a ciò che
è verità, giustizia, carità, soprattutto carità. Ogni altro
sistema di fare, non è che posa e ricerca di affermazione personale,
che presto si tradisce e diventa ingombrante e ridicolo'"
"Una
parola vorrei dirla anche sulle Suore - ha detto ancora il Papa -
buone Madri che vi accompagnano con la preghiera, con le loro parole
semplici ed essenziali e soprattutto con l’esempio di fedeltà, di
dedizione e di amore. Insieme a loro vorrei ringraziare il personale
laico che lavora nella Casa. Sono presenze nascoste, ma importanti
che vi permettono di vivere con serenità e impegno il vostro tempo
in Accademia". Al termine dell'incontro il Papa ha augurato ai
sacerdoti "di intraprendere il servizio alla Santa Sede con lo
stesso spirito del Beato Giovanni XXIII. Vi chiedo di pregare per me
e vi affido alla custodia della Vergine Maria e di Sant’Antonio
Abate vostro patrono".
PROGRAMMA DEL SANTO PADRE PER IL PERIODO ESTIVO
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). La Prefettura della Casa Pontificia ha reso noto questa
mattina in un Comunicato il programma del Santo Padre per il periodo
estivo. Durante l'estate restano sospese tutte le udienze private e
speciali del Santo Padre e nel mese di luglio le udienze generali dei
mercoledì 3, 10, 17, e 31 sono annullate. Da lunedì 22 a lunedì 29
luglio il Santo Padre sarà in Brasile per la 28^ Giornata mondiale
della gioventù. Domenica 14 luglio il Santo Padre guiderà la
preghiera mariana dell’Angelus dal Palazzo Pontificio di Castel
Gandolfo. La residenza abituale del Pontefice nel periodo estivo
continuerà ad essere la Casa Santa Marta. Le Udienza Generali del
Mercoledì riprenderanno mercoledì 7 agosto in Vaticano.
Il
Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi
ha precisato questa mattina che la residenza abituale del Pontefice
nel periodo estivo continuerà ad essere la Casa Santa Marta, anche
se è possibile che Papa Francesco sporadicamente si rechi nella
residenza estiva di Castel Gandolfo, come difatti farà domenica 14
luglio. Le messe del mattino a Santa Marte per un ridotto numero di
persone termineranno il 7 luglio.
I GOVERNI DEVONO RISPETTARE I DIRITTI, RICONOSCIUTI E DICHIARATI, DEI RIFUGIATI
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). "Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone
forzatamente sradicate. Orientamenti pastorali" è il titolo del
documento elaborato dal Pontificio Consiglio della pastorale per i
Migranti e gli Itineranti e dal Pontificio Consiglio "Cor Unum"
presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede dal
Cardinale Antonio Maria Vegliò e dal Cardinale Robert Sarah,
Presidenti rispettivamente dell'uno e dell'altro Dicastero. Sono
intervenuti alla Conferenza Stampa la Dottoressa Johan Ketelers,
Segretaria Generale della Commissione Internazionale Cattolica per le
Migrazioni (CICM) e la Dottoressa Katrine Camilleri, Vice-Direttore
del Jesuit Refugee Service a Malta e Premio Nansen dell'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR-UNHCR), nel
2007.
"Il
nostro Documento - ha spiegato il Cardinale Vegliò - è una guida
pastorale che parte da una premessa fondamentale, (...) che ogni
politica, iniziativa o intervento in questo ambito deve ispirarsi al
principio della centralità e della dignità di ogni persona umana.
(...) In effetti, qui sta il perno della dottrina sociale della
Chiesa: “i singoli esseri umani sono il fondamento, la causa e il
fine di ogni istituzione sociale”. Pertanto, rifugiati, richiedenti
asilo e sfollati sono persone la cui dignità deve essere tutelata e,
anzi, deve costituire assoluta priorità. Questa è anche la ragione
per cui il Documento ricorda i diritti riconosciuti ai singoli
rifugiati e che promuovono il benessere degli individui. Essi sono
ben descritti nella Convenzione sui Rifugiati del 1951 (articoli
12-30)".
"I
Governi dovrebbero rispettare tali diritti, mentre dovrebbero essere
studiati ulteriori allargamenti alle persone coinvolte nelle
migrazioni forzate. La protezione deve essere garantita a tutti
coloro che vivono in condizioni di migrazione forzata, tenendo conto
di esigenze specifiche, che possono variare dal permesso di soggiorno
per le vittime del traffico di esseri umani alla possibilità di
accedere alla cittadinanza per gli apolidi" - ha affermato il
Cardinale Vegliò ricordando che si verificano sempre più spesso i
casi in cui i rifugiati sono sottoposti alla detenzione restrittiva,
sono trattenuti per lungo tempo nei campi profughi, sono sottoposti
alla limitazione della libertà di spostamento e al diritto al
lavoro.
"Sarebbe
davvero diverso se fossero adeguatamente rispettati questi diritti
riconosciuti e dichiarati. Dopo tutto, gli Stati hanno creato e
ratificato queste Convenzioni per garantire che i diritti degli
individui non rimangano soltanto ideali proclamati e impegni
sottoscritti ma non onorati. (...) La Chiesa, da parte sua, è
convinta che sia responsabilità collettiva, oltre che di ogni
singolo credente, la sollecitudine pastorale per tutte le persone
che, in vario modo, sono coinvolte nelle migrazioni forzate. (...) In
stretta connessione con i valori morali e la visione cristiana,
intendiamo salvare vite umane, restituire dignità alle persone,
offrire speranza e dare adeguate risposte sociali e comunitarie.
Lasciarsi interpellare dalla presenza di rifugiati, richiedenti asilo
e altre persone forzatamente sradicate ci spingerà ad uscire dal
piccolo mondo, che ci è familiare, verso l’ignoto, in missione,
nella coraggiosa testimonianza dell’evangelizzazione", ha
concluso il Presule.
Il
Cardinale Sarah ha ricordato i 4 milioni di sfollati interni siriani
e gli 80.000 morti, "effetto collaterale" del conflitto in
meno di due anni segnalando in merito che se negli anni '50 la
proporzione fra vittime civile e militari della guerra era di 1 a 9,
oggi, nel XXI secolo, la guerra uccide 9 civili e soltanto un
militare su dieci e decine di migliaia di persone sono spinte alla
fuga "nel tentativo di aver salva almeno la vita".
Il
Presidente di "Cor Unum" ha anche ricordato le popolazioni
del Sahel, condannate alla fame dalla siccità e le vittime dei
tornado negli Stati Uniti, sottolineando che a qualunque latitudine
l'uomo è alla mercé della natura, della quale "dovrebbe invece
essere custode responsabile". Il Cardinale Sarah non ha mancato
di far riferimento anche all'Europa dove i numerosi disoccupati si
ritrovano intrappolati "in quella che viene definita una
'povertà strutturale' e che pagano in prima persona il prezzo di
scelte politiche" degli Stati. Molte di queste persone scelgono
la via dell'emigrazione "provocando un fenomeno di fuga di
cervelli, che impoverisce ulteriormente e permanentemente il loro
paese di origine".
"La
Chiesa interviene in diversi modi e secondo la sue possibilità,
soprattutto grazie alla meritevole opera dei suoi organismi
caritativi e dei suoi volontari. (...) La carità si coniuga dunque
prima di tutto al singolare (...); la carità non è uno sportello o
un registro: chi ha bisogno deve poter incontrare un buon samaritano
il cui cuore batte con il suo, perché si è fatto simile a lui e in
lui serve Cristo. (...) Eppure la carità ha anche una dimensione
plurale: il rifugiato, il povero, il sofferente, necessitano di una
rete di sostegno ecclesiale che li accolga e li integri (...)
riconoscendone la dignità di persona e li faccia di nuovo sentire di
far parte della famiglia umana, nel rispetto della loro identità e
della loro fede" perché la comunità cristiana, "è
ugualmente chiamata a vivere la dimensione ecclesiale della carità".
COR UNUM: L'ESTATE AGGRAVERA' EMERGENZA UMANITARIA IN SIRIA
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). Il 4-5 giugno, il Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha
convocato una riunione di coordinamento umanitario sulla crisi in
Siria, a cui hanno partecipato circa 25 rappresentanti delle Chiese
locali, degli organismi caritativi attivi sul posto, donatori
istituzionali del mondo cattolico, della Santa Sede, e il Nunzio
Apostolico in Siria, i quali hanno riaffermato la continuità del
loro impegno e rinnovato l'appello del Santo Padre affinché cessi
ogni violenza e si aprano percorsi di dialogo e di riconciliazione,
nel rispetto di tutti.
Le
Chiese locali hanno dato risposte concrete alla popolazione sin
dall'inizio del conflitto, in Siria e in tutta la Regione. Vengono
regolarmente sostenute più di 400.000 persone per un ammontare
complessivo di oltre 25 milioni di Euro. Le testimonianze portate
confermano l'entità del dramma: sono quasi 7 milioni le persone
bisognose di assistenza umanitaria, più di 4,5 milioni gli sfollati
interni e sempre più persone cercano sicurezza fuori dei confini del
Paese.
Un'analisi
più attenta ha messo in evidenza che, col sopraggiungere
dell'estate, aumenteranno certamente i rischi di epidemie, di
mancanza di medicinali e di assistenza per la popolazione colpita, in
particolare per le donne incinte e per i bambini, per gli anziani e
i disabili.
Tutto
questo richiederà uno sforzo ancora maggiore e sempre più complesso
alle organizzazioni caritative cattoliche. Il Pontificio Consiglio
"Cor Unum" ha lanciato un appello, a nome di tutti gli
organismi presenti all'incontro, a sostenere anche finanziariamente
gli sforzi di assistenza umanitaria e di ricerca di pace, in vista
della auspicata ricostruzione di un Paese lacerato e distrutto.
È
stata ribadita la necessità che la comunità internazionale
fornisca più sostegno ai paesi che accolgono i rifugiati e alle
operazioni umanitarie, per poter rispondere alle loro crescenti
necessità. Si è inoltre sottolineata la necessità che l'impegno di
mediazione della comunità internazionale sia più deciso per
scongiurare il rischio di una guerra infinita nel Paese.
PROGRESSI SIGNIFICATIVI COMMISSIONE BILATERALE PERMANENTE SANTA SEDE-ISRAELE
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). La Commissione Bilaterale Permanente di Lavoro tra la Santa
Sede e lo Stato d'Israele si è riunita ieri, 5 giugno 2013, in
sessione plenaria in Vaticano, per continuare i negoziati in base
all'Articolo 10, paragrafo 2, del "Fundamental Agreement",
come si legge in un Comunicato reso pubblico questa mattina.
L'incontro
è stato presieduto dal Monsignor Antoine Camilleri, Sotto-Segretario
per i Rapporti con gli Stati e dal Signor Zeev Elkin, Vice-Ministro
degli Affari Esteri. La Commissione ha dato il benvenuto ai due nuovi
Capi Delegazione e ha riconosciuto il contributo dell'Ambasciatore
Bahij Mansour, augurandogli successo nel suo nuovo incarico. I
negoziati si sono svolti in un'atmosfera riflessiva e costruttiva. La
Commissione ha preso atto che si sono registrati progressi
significativi e le Parti si sono impegnate ad accelerare i negoziati
sulle questioni rimaste auspicando una rapida conclusione in un
futuro prossimo.
Le
Parti hanno concordato i passi futuri e di tenere la prossima
riunione Plenaria nel dicembre 2013 a Gerusalemme.
UDIENZE
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
-
Il Signor Mohamed Taher Rabbani, Ambasciatore della Repubblica
Islamica dell’Iran, in occasione della Presentazione delle Lettere
Credenziali.
-
I Membri della Presidenza della Confederazione Latino-americana dei
Religiosi (C.L.A.R.)
-
L'Arcivescovo Beniamino Stella, Presidente della Pontificia Accademia
Ecclesiastica.
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 6 giugno 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Lionginas Virbalas, S.J.,
Vescovo di Panevézys (superficie: 13.000; popolazione: 390.200;
cattolici: 321.000; sacerdoti: 98; religiosi: 76), Lituania. Il
Vescovo eletto è nato nel 1961 a Birzai (Lituania), nel 1989 è
entrato nella Compagnia di Gesù, è stato ordinato sacerdote nel
1991 ed ha emesso la Professione perpetua nel 2003. Dal 1994 al 1995
è stato assistente del Maestro dei novizi in Austria; dal 1997 al
2005 è stato Rettore della Chiesa di San Casimiro di Vilnius e dal
1999 al 2004 Docente di Teologia Spirituale nel Seminario Maggiore.
Dal 2001 al 2003 è stato membro della Commissione per la vita dei
sacerdoti e la promozione delle vocazioni della Conferenza Episcopale
Lituana. Nel 2003 è stato nominato Consultore della Curia
Provinciale dei Gesuiti di Lituania e Direttore di una Casa per
Esercizi Spirituali. Dal 2005 al 2009 è stato Segretario generale
Aggiunto della Conferenza Episcopale Lituana. Dal 2009 al 2010 è
stato parroco di “San Casimiro” a Vilnius. È
stato finora Rettore del Pontificio Collegio Russo di Santa
Teresa del Bambino Gesù in Roma. Succede al Vescovo Jonas Kauneckas,
del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo
pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti
d'età.
mercoledì 5 giugno 2013
LA CULTURA DELLO SCARTO INDUCE A SCARTARE LE PERSONE COME FOSSERO RIFIUTI
Città
del Vaticano, 5 giugno 2013
(VIS). Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale
del Mercoledì alla questione dell'"ambiente", ricordando
che oggi ricorre la Giornata Mondiale dell'Ambiente promossa dalle
Nazioni Unite.
"Quando
parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime
pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio
pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la
custodissero. E mi sorgono le domande - ha detto il Papa ai fedeli
convenuti questa mattina in Piazza San Pietro - Che cosa vuol dire
coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e
custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando?"
"Coltivare
e custodire il creato - ha spiegato il Papa - è un’indicazione di
Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è
parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con
responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo
abitabile per tutti".
"Benedetto
XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio
Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione.
Noi invece - ha proseguito il Papa - siamo spesso guidati dalla
superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello
sfruttare; non la 'custodiamo', non la rispettiamo, non la
consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo
l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto
della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che
Benedetto XVI chiama 'il ritmo della storia di amore di Dio con
l’uomo'. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo
orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni".
"Ma
il 'coltivare e custodire' - ha ribadito il Pontefice - non comprende
solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato,
riguarda anche i rapporti umani. (...) Noi stiamo vivendo un momento
di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo
nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la
persona umana è oggi in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia
umana! (...) E il pericolo è grave perché la causa del problema non
è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia,
ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più
volte; ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina
sono le dinamiche di un'economia e di una finanza carenti di etica".
Il
Santo Padre con parole a braccio ha detto: "Quello che comanda
oggi non è l'uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio
nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi,
ma a noi: agli uomini e alle donne. Noi abbiamo questo compito!
Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e
del consumo: è la 'cultura dello scarto'".
"Se
una notte di inverno,- ha continuato il Papa - qui vicino in via
Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se
in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare,
quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure
queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto
muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un
abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce
una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di
dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono
scartate, come se fossero rifiuti".
"La
vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da
rispettare e tutelare (...). Questa cultura dello scarto ci ha resi
insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari (...) Il
consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco
quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare
il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici.
Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se
venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!".
"Invito
tutti a riflettere - ha concluso Papa Francesco - sul problema della
perdita e dello spreco del cibo (...) Vorrei allora che prendessimo
tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere
attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e
dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e
dell’incontro".
SOSTENERE I SACERDOTI CON PREGHIERA, BENEVOLENZA E BUON CONSIGLIO
Città
del Vaticano, 5 giugno 2013
(VIS). Al termine della catechesi, nei saluti nelle diverse lingue,
il Papa ha dato il benvenuto ai pellegrini di lingua francese
provenienti dalle Antille, dall'Isola Maurizio e dalla Costa d'Avorio
ed ha salutato anche un gruppo di imam francesi impegnati nel dialogo
interreligioso, esortando tutti, come già nell'Udienza Generale, ad
avere cura della creazione e della persona umana.
Nel
rivolgersi ai seminaristi e ai sacerdoti appena ordinati provenienti
dalla Polonia, il Papa li ha esortati a ringraziare Cristo per il
dono della vocazione invitandoli a coltivarla "nella luce e
nella potenza dello Spirito Santo, affinché siate sempre zelanti
ministri della grazia di Dio e vere guide sui sentieri della santità.
Invito voi, cari pellegrini, e tutti i polacchi a ringraziare Dio per
i vostri sacerdoti e a sostenerli con la preghiera, con la
benevolenza e con buon consiglio".
IL PAPA PREOCCUPATO SORTE POPOLAZIONE SIRIANA CHIEDE COMUNITÀ INTERNAZIONALE SOLUZIONE NEGOZIATA DEL CONFLITTO E AIUTI UMANITARI PER I PROFUGHI
Città
del Vaticano, 5 giugno 2013
(VIS). Poco dopo le nove di questa mattina, nel Salone della Domus
Sanctae Marthae, Papa Francesco ha ricevuto i partecipanti
all'Incontro di coordinamento tra gli Organismi caritativi cattolici
che operano nel contesto della crisi in Siria e nei Paesi vicini,
promosso dal Pontificio Consiglio "Cor Unum".
"Vi
ringrazio per questo incontro e per tutta l’attività umanitaria
che state svolgendo in Siria e nei Paesi vicini, in aiuto alle
popolazioni vittime dell’attuale conflitto. - ha detto il Papa - Ho
incoraggiato io stesso il Pontificio Consiglio Cor Unum a promuovere
questa riunione di coordinamento dell’attività svolta dagli
organismi di carità cattolici nella regione. Ringrazio il Cardinale
Sarah per il suo indirizzo di saluto. Rivolgo uno speciale benvenuto
a coloro che provengono dal Medio Oriente, in particolare a chi
rappresenta la Chiesa in Siria".
"La
preoccupazione della Santa Sede per la crisi siriana e in modo più
specifico per la popolazione, spesso inerme, che soffre le
conseguenze del conflitto, è ben nota. - ha proseguito il Santo
Padre ricordando che Benedetto XVI "ha ripetutamente chiesto che
tacciano le armi e che si possa trovare una soluzione nel dialogo per
giungere ad una profonda riconciliazione tra le parti". Lo
scorso novembre, "egli aveva voluto esprimere la sua personale
vicinanza, inviando il Cardinale Sarah in quelle zone, accompagnando
tale gesto con la richiesta di 'non risparmiare alcuno sforzo nella
ricerca della pace' e manifestando la sua concreta e paterna
sollecitudine con un dono a cui hanno contribuito pure i Padri
Sinodali lo scorso ottobre".
"Anche
a me personalmente - ha ripetuto il Santo Padre - la sorte della
popolazione siriana sta particolarmente a cuore. Il giorno di Pasqua
ho chiesto pace 'soprattutto per l’amata Siria, per la sua
popolazione ferita dal conflitto, e per i numerosi profughi che
attendono aiuto e consolazione. Quanto sangue è stato versato! E
quante sofferenze dovranno essere ancora inflitte prima che si riesca
a trovare una soluzione politica alla crisi?'".
"Di
fronte al perdurare di violenze e sopraffazioni rinnovo con forza il
mio appello alla pace. Nelle ultime settimane la comunità
internazionale ha ribadito l’intenzione di promuovere iniziative
concrete per avviare un dialogo fruttuoso con lo scopo di mettere
fine alla guerra. Sono tentativi che vanno sostenuti e che si spera
possano condurre alla pace. La Chiesa si sente chiamata a dare la
testimonianza umile, ma concreta ed efficace, della carità che ha
imparato da Cristo, Buon Samaritano. Sappiamo che dove qualcuno
soffre, Cristo è presente. Non possiamo tirarci indietro, proprio
nelle situazioni di maggiore dolore! La vostra presenza alla riunione
di coordinamento manifesta la volontà di continuare con fedeltà la
preziosa opera di assistenza umanitaria, nella Siria e nei Paesi
vicini che generosamente ospitano chi fugge dalla guerra. La vostra
azione sia puntuale e coordinata, espressione di quella comunione che
è essa stessa testimonianza, come ha suggerito il recente Sinodo sul
Medio Oriente. Alla Comunità internazionale, accanto alla ricerca di
una soluzione negoziale del conflitto, chiedo di favorire l’aiuto
umanitario per i profughi e i rifugiati siriani, mirando in primo
luogo al bene della persona e alla tutela della sua dignità".
"Per
la Santa Sede - ha ribadito Papa Francesco - l’opera delle Agenzie
di carità cattoliche è estremamente significativa: aiutare la
popolazione siriana, al di là delle appartenenze etniche o
religiose, è il modo più diretto per offrire un contributo alla
pacificazione e alla edificazione di una società aperta a tutte le
diverse componenti. A questo tende anche lo sforzo della Santa Sede:
costruire un futuro di pace per la Siria, in cui tutti possano vivere
liberamente ed esprimersi nella loro peculiarità".
"Il
pensiero del Papa va in questo momento anche alle comunità cristiane
che abitano la Siria e tutto il Medio Oriente. La Chiesa sostiene
quelle sue membra che oggi sono particolarmente in difficoltà. Esse
hanno il grande compito di continuare a rendere presente il
Cristianesimo nella regione in cui è nato. Ed è un nostro impegno
favorire la permanenza di questa testimonianza. La partecipazione di
tutta la comunità cristiana a questa grande opera di assistenza e di
aiuto è un imperativo del momento presente".
"Vi
ringrazio ancora per questa iniziativa - ha concluso il Pontefice - e
invoco su ciascuno di voi la benedizione divina. Essa si estende in
particolare ai cari fedeli che vivono in Siria e a tutti quei siriani
che attualmente sono costretti a lasciare le loro case a motivo della
guerra. Voi qui presenti siate lo strumento per dire al caro popolo
siriano e del Medio Oriente che il Papa li accompagna ed è loro
vicino. La Chiesa non li abbandona!".
CORDOGLIO DEL PAPA MORTE CARDINALE STANISLAW NAGY, ESPERTO DOCENTE DI DISCIPLINE TEOLOGICHE
Città
del Vaticano, 5 giugno 2013
(VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio
al Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia (Polonia),
per la morte, all'età di 91 anni, del Cardinale Stanislaw Nagy,
S.C.I., Diacono di Santa Maria della Scala.
"Nell’apprendere
la notizia del decesso del venerato Cardinale Stanislaw Nagy,
desidero esprimere a lei, all’intera comunità diocesana, ai
familiari del benemerito porporato e alla Congregazione dei Padri
Dehoniani, la mia sentita partecipazione al loro dolore pensando con
affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il
Vangelo e la Chiesa, specialmente nel mondo accademico, quale
apprezzato studioso ed esperto docente di discipline teologiche.
Ricordo con gratitudine la sua feconda collaborazione, cordiale
amicizia e reciproca stima con il Beato Giovanni Paolo II, come pure
la sua intensa attività ecumenica. Elevo fervide preghiere al
Signore affinché, per intercessione della Beata Vergine Maria,
accolga questo suo fedele servitore e insigne uomo di chiesa nel
gaudio e nella pace eterna, e di cuore imparto a quanti ne piangono
la scomparsa, la confortatrice Benedizione Apostolica".
martedì 4 giugno 2013
PROMULGAZIONE DI DECRETI
Città
del Vaticano, 4 giugno 2013
(VIS). Lunedì, 3 giugno 2013, il Santo Padre Francesco ha
autorizzato la Congregazione delle Cause dei Santi a promulgare i
Decreti riguardanti:
IL
MARTIRIO:
-
dei Servi di Dio Mauro (al secolo: Abel Angel Palazuelos Maruri) e 17
Compagni, dell'Ordine di San Benedetto; uccisi in odio alla Fede in
Spagna nel 1936;
-
dei Servi di Dio Juan de Jesús
(al secolo: Joan Vilaregut Ferrer) e 3 Compagni, dell'Ordine dei
Carmelitani Scalzi, nonché Pau Segalá Solé, Sacerdote diocesano;
uccisi in odio alla Fede in Spagna nel 1936;
-
dei Servi di Dio Crisanto, Aquilino, Cipriano, José e 63 Compagni,
dell'Istituto dei Fratelli Maristi delle Scuole (Piccoli Fratelli di
Maria), nonché 2 Laici; uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il
1936 e il 1939;
-
delle Serve di Dio Aurelia (al secolo: Clementina Arambarri Fuente) e
3 Compagne, Suore professe delle Serve di Maria Ministre degli
Infermi; uccise in odio alla Fede in Spagna nel 1936.
LE
VIRTÙ
EROICHE
-
del Servo di Dio Joao De Oliveira Matos Ferreira, portoghese,
(1879-1962), Ausiliare di Guarda (Portogallo), Fondatore
dell'Associazione "Liga dos Servos de Jesus";
-
del Servo di Dio Nicola Mazza, Sacerdote diocesano, italiano,
(1790-1865), Fondatore di Istituti per l'educazione;
-
della Serva di Dio Maria Celeste (al secolo: Giulia Crostarosa),
italiana, (1696-1755), Monaca, Fondatrice dell'Ordine delle Suore del
Santissimo Redentore;
-
della Serva di Dio Teresa de San José (al secolo: Teresa Toda y
Juncosa), spagnola,(1826-1898); Fondatrice della Congregazione delle
Suore Carmelitane Teresiane di San Giuseppe.
PAPA FRANCESCO: DIO ANDAVA DISEGNANDO UN SUO PROGETTO
Città
del Vaticano, 4 giugno 2013
(VIS). Nel pomeriggio di ieri, al termine della Celebrazione
Eucaristica nella Basilica di San Pietro, il Santo Padre ha
incontrato i duemila pellegrini della Diocesi di Bergamo giunti a
Roma per commemorare i cinquanta anni della morte del Beato Papa
Giovanni XXIII.
Dopo
aver sostato in preghiera davanti all'urna che contiene le spoglie
del Beato Papa Giovanni, Papa Francesco ha ricordato come Piazza San
Pietro nei giorni della malattia di Papa Roncalli fosse diventata "un
santuario a cielo aperto, accogliendo giorno e notte fedeli di tutte
le età e condizione sociale, in trepidazione e preghiera per la
salute del Papa" e la grande commozione di quel 3 giugno 1963
quando si diffuse la notizia della morte del Pontefice. "Il
mondo intero aveva riconosciuto in Papa Giovanni un pastore e un
padre. (...) Come aveva potuto arrivare al cuore di persone così
diverse, persino di molti non cristiani? Per rispondere a questa
domanda, possiamo richiamarci al suo motto episcopale, 'Oboedientia
et pax': obbedienza e pace".
"Vorrei
partire dalla pace - ha detto Papa Francesco - perché questo è
l’aspetto più evidente, quello che la gente ha percepito in Papa
Giovanni: Angelo Roncalli era un uomo capace di trasmettere pace; una
pace naturale, serena, cordiale; una pace che con la sua elezione al
Pontificato si manifestò al mondo intero e ricevette il nome della
bontà".
"È
tanto bello trovare un sacerdote, un prete buono, con bontà. E
questo mi fa pensare ad una cosa che sant’Ignazio di Loyola – ma
non faccio pubblicità! – diceva ai gesuiti, quando parlava delle
qualità che deve avere un superiore. E diceva: deve avere questo,
questo, questo, questo … un elenco lungo di qualità. Ma alla fine
dice questo: 'E se non ha queste virtù, almeno che abbia molta
bontà'. È l’essenziale".
"Fu
questo indubbiamente - ha proseguito Papa Francesco - un tratto
distintivo della sua personalità, che gli permise di costruire
ovunque solide amicizie e che risaltò in modo particolare nel suo
ministero di Rappresentante del Papa, svolto per quasi tre decenni,
spesso a contatto con ambienti e mondi assai lontani da
quell’universo cattolico nel quale egli era nato e si era formato.
Proprio in quegli ambienti egli si dimostrò un efficace tessitore di
relazioni ed un valido promotore di unità, dentro e fuori la
comunità ecclesiale, aperto al dialogo con i cristiani di altre
Chiese, con esponenti del mondo ebraico e musulmano e con molti altri
uomini di buona volontà".
"E
qui veniamo alla seconda e decisiva parola: 'obbedienza'. (...) in
realtà, è stata lo strumento per raggiungere la pace. Anzitutto
essa ha avuto un senso molto semplice e concreto: svolgere nella
Chiesa il servizio che i superiori gli chiedevano, senza cercare
nulla per sé, senza sottrarsi a nulla di ciò che gli veniva
richiesto, anche quando ciò significò lasciare la propria terra,
confrontarsi con mondi a lui sconosciuti, rimanere per lunghi anni in
luoghi dove la presenza di cattolici era scarsissima. Questo
lasciarsi condurre, come un bambino, ha costruito il suo percorso
sacerdotale (...)".
"Attraverso
questa obbedienza, il sacerdote e vescovo Roncalli ha però vissuto
anche una fedeltà più profonda, che potremmo definire, come lui
avrebbe detto, abbandono alla divina Provvidenza. Egli ha
costantemente riconosciuto, nella fede, che attraverso quel percorso
di vita apparentemente guidato da altri, non condotto dai propri
gusti o sulla base di una propria sensibilità spirituale, Dio andava
disegnando un suo progetto".
"Ancor
più profondamente, mediante questo abbandono quotidiano alla volontà
di Dio, il futuro Papa Giovanni ha vissuto una purificazione, che gli
ha permesso di distaccarsi completamente da se stesso e di aderire a
Cristo, lasciando così emergere quella santità che la Chiesa ha poi
ufficialmente riconosciuto. 'Chi perderà la propria vita per me, la
salverà' ci dice Gesù. Qui sta la vera sorgente della bontà di
Papa Giovanni, della pace che ha diffuso nel mondo, qui si trova la
radice della sua santità: in questa sua obbedienza evangelica".
"E
questo è un insegnamento per ciascuno di noi, ma anche per la Chiesa
del nostro tempo: se sapremo lasciarci condurre dallo Spirito Santo,
se sapremo mortificare il nostro egoismo per fare spazio all’amore
del Signore e alla sua volontà, allora troveremo la pace, allora
sapremo essere costruttori di pace e diffonderemo pace attorno a
noi".
Infine
il Papa ha rivolto ai fedeli presenti queste parole: "Cari
bergamaschi, voi siete giustamente orgogliosi del 'Papa buono' (...).
Custodite il suo spirito, (...) ma, soprattutto, imitate la sua
santità. Lasciatevi guidare dallo Spirito Santo. Non abbiate paura
dei rischi, come lui non ha avuto paura. Docilità allo Spirito,
amore alla Chiesa e avanti… il Signore farà tutto".
MOSTRA FOTOGRAFICA DEDICATA ALL'ATTIVITÀ PASTORALE DEL CARDINALE BERGOGLIO, ARCIVESCOVO DI BUENOS AIRES
Città
del Vaticano, 4 giugno 2013
(VIS). Il 3 giugno, nel Monastero di Santa Catalina a Buenos Aires,
si è inaugurata la prima mostra fotografica dedicata a Papa
Francesco, dal titolo "Francesco servitore a Buenos Aires,
servitore del mondo". In 25 scatti il fotografo Enrique Cangas,
illustra l'attività pastorale del Cardinale Jorge Mario Bergoglio,
Arcivescovo di Buenos Aires.
In
buona parte inedite, le fotografie di Cangas mostrano l'attività
pastorale del Cardinale Bergoglio: lavaggio dei piedi ad un'anziana
nell'Ospedale di Penna, celebrazione della messa con i bambini nel
parco Roca, tradizionale processione del Corpus Domini e incontri
con i "fratelli" evangelici nello stadio Luna Park. "Il
mio obiettivo - ha affermato il fotografo che ha avuto occasione di
ritrarre il Papa in numerose occasioni - è stato quello di mostrare
come gli atteggiamenti e i gesti di Papa Francesco che oggi
stupiscono il mondo e che hanno inaugurato una stagione di speranza
in tutta la Chiesa, siano una continuazione dei gesti del Cardinale
Bergoglio, Arcivescovo di Buenos Aires".
La
mostra, con ingresso gratuito, rimarrà aperta fino al 28 giugno.
8 GIUGNO: VIDEO MESSAGGIO DEL PAPA AI PARTECIPANTI ALL'INIZIATIVA DIECI PIAZZE PER DIECI COMANDAMENTI
Città
del Vaticano, 4 giugno 2013
(VIS). Sabato 8 giugno prossimo, il Santo Padre invierà un video
messaggio ai partecipanti all'iniziativa "Dieci piazze per dieci
comandamenti", promossa dal movimento "Rinnovamento nello
Spirito Santo". Quest'anno la manifestazione avrà inizio alle
20:30, in Piazza del Duomo a Milano (Italia), sul terzo comandamento
"Santificare le feste". Si tratta di una serie di incontri
di evangelizzazione che si svolgono nel corso dell'anno in diverse
città italiane.
È
la prima volta che Papa Francesco partecipa a questo evento
inaugurato l'8 settembre 2012, in Piazza del Popolo a Roma, sotto il
Pontificato di Benedetto XVI, con il primo comandamento: "Io
sono il Signore tuo Dio". Il secondo incontro, si è svolto
contemporaneamente il 15 settembre 2012, in Piazza dei Signori a
Verona, sul comandamento "Non nominare il nome di Dio invano"
e in Piazza del Plebiscito a Napoli, sul comandamento: "Onora il
padre e la madre". A tutte le manifestazioni hanno preso parte
personalità locali, artisti, scrittori, scienziati e musicisti.
lunedì 3 giugno 2013
STATO GIURIDICO DELLA CHIESA CATTOLICA E IDENTITÀ CULTURALE E RELIGIOSA REPUBBLICA DI CAPO VERDE, TEMI CENTRALI INCONTRO DEL PRESIDENTE DE ALMEIDA CON IL PAPA
Città
del Vaticano, 3 giugno 2013
(VIS). Oggi, lunedì 3 giugno 2013, il Santo Padre Francesco ha
ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Presidente
della Repubblica di Capo Verde, il Signor Jorge Carlos de Almeida
Fonseca, il quale ha poi incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone,
Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique
Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.
Durante
i cordiali colloqui sono state ricordate le buone relazioni esistenti
tra la Santa Sede e la Repubblica di Capo Verde. In particolare, si è
parlato dell’Accordo tra la Repubblica e la Sede Apostolica
riguardante lo stato giuridico della Chiesa Cattolica nel Paese, che
sarà firmato prossimamente nella capitale Praia, nel corso di un
viaggio dell'Arcivescovo Mamberti nell’arcipelago.
In
tale contesto, non si è mancato di fare riferimento all’identità
culturale e religiosa della popolazione capoverdiana, la cui quasi
totalità è di fede cristiana, così come all’importante ruolo che
la Chiesa cattolica ha svolto e svolge tuttora nel Paese con le sue
istituzioni di carattere educativo e sanitario.
Infine,
si è accennato ad alcune importanti sfide e situazioni che
interessano in particolare la Regione, come pure al tema della
presenza di numerosi capoverdiani in diversi Paesi del mondo.
IL PAPA PRESIEDE ADORAZIONE EUCARISTICA IN COMUNIONE CON LE CATTEDRALI E PARROCCHIE DI TUTTO IL MONDO
Città
del Vaticano, 3 giugno 2013
(VIS). Nella Solennità del Corpus Domini e nel contesto dell'Anno
della Fede, il Santo Padre ha presieduto, nel pomeriggio di ieri,
dalle 17:00 alla 18:00, nella Basilica di San Pietro, una solenne
Adorazione Eucaristica in comunione con le cattedrali e le parrocchie
di tutto il mondo.
Si
è trattato di un avvenimento storico, per la prima volta, nella
storia della Chiesa, i fedeli di tutto il mondo si sono
sincronizzati sull'ora di Roma e per 60 minuti sono stati in
comunione con il Papa nell'Adorazione Eucaristica, sul tema: "Un
solo Signore, una sola fede". Erano in Adorazione Eucaristica in
contemporanea mondiale le cattedrali, le parrocchie, le congregazioni
religiose, i monasteri di cultura e le associazioni di tutto il
mondo.
Il
Coro della Cappella Sistina ha accompagnato il cammino di Papa
Francesco attraverso la navata centrale di San Pietro dove si è
pregato per le intenzioni del Santo Padre. Si è pregato "per la
Chiesa, sparsa in tutto il mondo e oggi in segno di unità raccolta
nell'Adorazione della Santissima Eucaristia. Il Signore la renda
sempre obbediente all'ascolto della sua Parola, per presentarsi
dinanzi al mondo sempre più bella, senza macchia né ruga, ma santa
e immacolata". Attraverso il suo fedele annuncio, possa la
Parola salvifica risuonare ancora come apportatrice di misericordia e
provocare un rinnovato impegno nell'amore per offrire senso pieno al
dolore, alla sofferenza e restituire gioia e serenità".
Si
è pregato "Per quanti nelle diverse parti del mondo vivono la
sofferenza di nuove schiavitù e sono vittime delle guerre, della
tratta delle persone, del narcotraffico e del lavoro schiavo; per i
bambini e le donne che subiscono ogni forma di violenza. Che il loro
grido silenzioso di aiuto trovi una Chiesa vigile perché tenendo lo
sguardo fisso su Cristo crocifisso non dimentichi i tanti fratelli e
sorelle vittime della violenza; per tutti coloro che si trovano nella
precarietà economica, soprattutto i disoccupati, gli anziani, gli
immigrati, i senzatetto, i carcerati e quanti sperimentano
l'emarginazione. Che la preghiera della Chiesa e la sua vicinanza
attiva dia loro conforto e aiuto nella speranza e forza e coraggio
nella difesa della dignità della persona!".
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