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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 10 giugno 2013

PROSSIMA VISITA DELL'ARCIVESCOVO DI CANTERBURY AL PAPA

Città del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). In un Comunicato reso pubblico questa mattina il Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani ha reso noto che il 14 giugno prossimo, l'Arcivescovo di Canterbury, Sua Grazia Justin Welby, sarà a Roma per rendere visita a Papa Francesco.

"Questa visita è un’opportunità per l’Arcivescovo e per Papa Francesco di esaminare lo stato attuale delle relazioni tra la Chiesa cattolica e la Comunione Anglicana. In particolare, l’interesse manifestato dall’Arcivescovo Welby per la giustizia nel mondo e per la necessità di un ordinamento etico dei mercati finanziari per evitarne l’oppressione esercitata sugli individui trova un’eco corrispondente nel costante insegnamento del Santo Padre. Dal tempo della sua esperienza di dirigente nell’industria petrolifera, l’Arcivescovo Welby ha posto una forte enfasi sulla riconciliazione ed ha continuato ad impegnarsi a favore della risoluzione dei conflitti all’interno della Chiesa e della società. Anche questo ricorda l’appello lanciato da Papa Francesco per la costruzione di ponti tra i popoli di tutte le nazioni, affinché essi non si percepiscano come rivali o come una minaccia, ma si vedano come fratelli e sorelle".

"Anglicani e cattolici devono lavorare insieme per fornire alla società un chiaro orientamento morale. L’Arcivescovo Welby ha collaborato strettamente con l’Arcivescovo cattolico di Westminster, S.E. Monsignor Vincent Nichols, per difendere il matrimonio ed altri valori cristiani nella società. È un segno delle loro buone relazioni il fatto che S.E. Monsignor Nichols accompagni l’Arcivescovo di Canterbury in questa visita".

"A seguito dell’udienza papale e dei rispettivi discorsi, avrà luogo un breve servizio liturgico a mezzogiorno, presieduto dal Santo Padre e dall’Arcivescovo di Canterbury. Prima, nel corso della mattinata, dietro sua richiesta particolare, l’Arcivescovo visiterà gli Scavi sotto la Basilica di San Pietro per pregare presso la tomba del Santo, come aveva fatto il suo predecessore, Sua Grazia Rowan Williams, durante la sua prima visita a Roma. L’Arcivescovo ha anche espresso il desiderio di raccogliersi in preghiera davanti alla tomba del Beato Papa Giovanni Paolo II. In seguito, sarà ricevuto presso il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani dal Cardinale Kurt Koch, il quale gli illustrerà il lavoro del Dicastero" .


ANGELUS: LA COMPASSIONE DI GESÙ È COME L'AMORE DI UNA MADRE

Città del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina, nell'affacciarsi alla finestra del suo studio per la recita dell'Angelus con le migliaia di fedeli convenuti in Piazza San Pietro, Papa Francesco ha ricordato che il mese di giugno è tradizionalmente dedicato al Sacro Cuore di Gesù "massima espressione umana dell'amore divino".

"La pietà popolare - ha detto il Papa - valorizza molto i simboli, e il Cuore di Gesù è il simbolo per eccellenza della misericordia di Dio; ma non è un simbolo immaginario, è un simbolo reale, che rappresenta il centro, la fonte da cui è sgorgata la salvezza per l’umanità intera". Tra i diversi riferimenti al Cuore di Gesù nei Vangeli, il Papa ha citato il racconto della morte di Cristo secondo Giovanni: quando Gesù era già morto, un soldato gli colpì il fianco con la lancia e da quella ferita uscirono sangue ed acqua. "Giovanni - ha detto il Papa - riconobbe in quel segno, apparentemente casuale, il compimento delle profezie: dal cuore di Gesù, Agnello immolato sulla croce, scaturisce per tutti gli uomini il perdono e la vita".

"Ma la misericordia di Gesù non è solo sentimento, anzi, è una forza che dà vita, che risuscita l’uomo!" come dice il Vangelo di oggi che narra la grande compassione di Gesù per la vedova di Nain, nel momento in cui si svolge il funerale dell'unico figlio. "Dice l’evangelista Luca: 'Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei'. Questa 'compassione' è l’amore di Dio per l’uomo, è la misericordia, cioè l’atteggiamento di Dio a contatto con la miseria umana, con la nostra indigenza, la nostra sofferenza, la nostra angoscia. Il termine biblico 'compassione' richiama le viscere materne: la madre, infatti, prova una reazione tutta sua di fronte al dolore dei figli. Così ci ama Dio, dice la Scrittura".

"E qual è il frutto di questo amore? È la vita! Gesù disse alla vedova di Nain: 'Non piangere!', e poi chiamò il ragazzo morto e lo risvegliò come da un sonno. La misericordia di Dio dà vita all’uomo, lo risuscita dalla morte. Il Signore ci guarda sempre con misericordia, ci attende con misericordia. Non abbiamo timore di avvicinarci a Lui! Ha un cuore misericordioso! Se gli mostriamo le nostre ferite interiori, i nostri peccati, Egli sempre ci perdona. È pura misericordia!"

Al termine della recita dell'Angelus, Papa Francesco ha annunciato che oggi a Cracovia (Polonia), vengono proclamate Beate due Religiose polacche: Sofia Czeska Maciejowska
che nella prima metà del secolo XVII fondò la Congregazione delle Vergini della Presentazione della Beata Vergine Maria; e Margherita Lucia Szewczyk, che nel secolo XIX ha fondato la Congregazione delle Figlie della Beata Vergine Maria Addolorata. "Con la Chiesa che è in Cracovia rendiamo grazie al Signore!".

Infine, il Papa ha ringraziato un gruppo di pellegrini di Ortona, dove si venerano le spoglie dell'Apostolo Tommaso, che hanno realizzato un cammino "da Tommaso a Pietro".


MESSAGGIO CONGRESSO EUCARISTICO NAZIONALE GERMANIA

Città del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Questa mattina, all’inizio della solenne Messa conclusiva del Congresso Eucaristico Nazionale Tedesco, a Colonia, l'Inviato Speciale del Santo Padre, Cardinale Josef Cordes, Presidente emerito del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha dato lettura del Messaggio inviato da Papa Francesco.

Tema del Congresso Eucaristico è stato: "Signore, da chi andremo?", la domanda di Pietro a Gesù quando, dopo le sue parole nella sinagoga di Cafarnao, annuncia che Egli è il Pane di vita eterna. Molti mormorano e si rifiutano di seguirlo.

"Anche noi, membri della Chiesa di oggi, ci poniamo questa domanda. - scrive il Pontefice - La nostra risposta, come quella dell’Apostolo, può essere solo la persona di Gesù. Certo, Egli visse duemila anni fa. Tuttavia noi possiamo incontrarLo nel nostro tempo quando ascoltiamo la sua Parola e siamo a Lui vicini, in modo unico, nell’Eucaristia. (...) Che la Santa Messa non cada per noi in una routine superficiale! Che attingiamo sempre di più alla sua profondità! È proprio essa ad inserirci nell’immensa opera di salvezza di Cristo, ad affinare la nostra vista spirituale per il suo amore: per la sua 'profezia in atto' con cui, nel Cenacolo, diede inizio al dono di Sé sulla Croce; per la sua vittoria irrevocabile sul peccato e sulla morte, che annunciamo con fierezza e in modo festoso".

"Tale domanda si pongono, infine, alcuni contemporanei, che - lucidamente o con oscuro presentimento - sono ancora in ricerca del Padre di Gesù Cristo. A loro il Redentore vuole venire incontro attraverso di noi (...). Con la nostra vita e con le nostre parole dobbiamo annunciare a loro ciò che abbiamo riconosciuto insieme a Pietro e agli Apostoli: 'Signore, tu hai parole di vita eterna' (...). Noi tutti, vescovi, sacerdoti, diaconi, religiosi e laici abbiamo l’impegno di portare Dio al mondo e il mondo a Dio".


PAPA FRANCESCO AI GIOVANI DI MACERATA: SIATE APERTI ALLE SORPRESE DI DIO

Città del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). Alle 20:30 di ieri sera, il Santo Padre Francesco ha telefonato al Vescovo Giancarlo Vecerrica, Vescovo di Fabriano-Matelica, che con migliaia di giovani si trovava nello Stadio "Helvia Recina" di Macerata, per assistere alla Messa celebrata dal Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., in occasione del XXXV pellegrinaggio a piedi Macerata-Loreto, proposto da Comunione e Liberazione, sul tema: "Che cosa può davvero saziare il desiderio dell'uomo".

Papa Francesco ha rivolto ai giovani arrivati dall'Italia e dall'estero, che questa sera hanno percorso 28 chilometri recitando il Santo Rosario e cantando insieme, queste parole: "Tutta la vita è un pellegrinaggio. L’importante è l’incontro con Gesù in questa strada della vita (...). Lasciatevi guidare da Gesù! Tante volte anche per noi la fede è un presupposto ovvio del vivere: diciamo 'io credo in Dio' - e va bene -, ma come vivi tu questo nella strada della vita? È necessario che la fede diventi un’esperienza presente".

"Quando ci incontriamo - ha proseguito il Pontefice - quando incontriamo il Signore, Egli ci sorprende. Il Signore si può chiamare il Signore delle sorprese. Siate aperti alle sorprese di Dio. Anche per voi l’avvenimento di questa notte, che ogni anno cresce, è una sorpresa, è il segno che nulla è impossibile a Dio. Come spiegare altrimenti che da 300 che eravate nel ‘78 siete diventati lo scorso anno 90.000?".

"Quando vi sentirete stanchi - ha detto Papa Francesco - e vi verrà la tentazione di andare per conto vostro, pensate a questo: ripetete il vostro sì, pregate perché ciascuno di voi possa riconoscere nella sua carne piagata nel corpo e nello spirito la propria umanità bisognosa dell’umanità di Cristo, l’unica che può saziare davvero il desiderio dell’uomo".

Il Santo Padre si è congedato esortano i giovani a continuare ad andare avanti con speranza: "E per favore: non lasciatevi rubare la speranza; è il Signore che te la dà".



I DIECI COMANDAMENTI INDICANO UNA STRADA DI LIBERTÀ

Città del Vaticano, 9 giugno 2013 (VIS). "Non dobbiamo vedere i Dieci Comandamenti come limitazioni alla libertà, no, non è questo, ma dobbiamo vederli come indicazioni per la libertà". Queste le parole del video-messaggio, proiettato ieri sera alla 21:40, che Papa Francesco ha rivolto alle migliaia di persone riunite in Piazza del Duomo a Milano per partecipare all'iniziativa "Dieci Piazze per Dieci Comandamenti". L'iniziativa, promossa per il 40° anniversario della nascita del movimento "Rinnovamento nello Spirito Santo", in collaborazione con il Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione e la Conferenza Episcopale Italiana, si inserisce nel contesto dell'Anno della Fede.

Milano è la quarta città protagonista di questa manifestazione inaugurata durante il Pontificato di Benedetto XVI nel settembre 2012 e svoltasi nelle piazze di Roma, Napoli e Verona. Il video-messaggio di Papa Francesco sarà ritrasmesso nei prossimi mesi nelle piazze di Bari, Genova, Cagliari, Firenze, Palermo, Bologna e Torino.

"I Dieci Comandamenti sono un dono di Dio. La parola 'comandamento' non è di moda; all’uomo d’oggi richiama qualcosa di negativo, la volontà di qualcuno che impone limiti (...). E purtroppo la storia, anche recente, è segnata da tirannie, da ideologie, da logiche che hanno imposto e oppresso, che non hanno cercato il bene dell’uomo, bensì il potere, il successo, il profitto. Ma i Dieci Comandamenti vengono da un Dio che ci ha creati per amore, da un Dio che ha stretto un’alleanza con l’umanità, un Dio che vuole solo il bene dell’uomo. Diamo fiducia a Dio! (...) I Dieci Comandamenti ci indicano una strada da percorrere, e costituiscono anche una sorta di 'codice etico' per la costruzione di società giuste, a misura dell’uomo. Quante diseguaglianze nel mondo! Quanta fame di cibo e di verità! Quante povertà morali e materiali derivano dal rifiuto di Dio e dal mettere al suo posto tanti idoli! Lasciamoci guidare da queste Dieci Parole che illuminano e orientano chi cerca pace, giustizia e dignità".

fondamentale ricordare quando Dio dà al popolo di Israele, per mezzo di Mosè, i Dieci Comandamenti. Al Mar Rosso il popolo aveva sperimentato la grande liberazione; aveva toccato con mano la potenza e la fedeltà di Dio, del Dio che rende liberi. Ora Dio stesso, sul Monte Sinai, indica al suo popolo e a tutti noi il percorso per rimanere liberi, un percorso che è inciso nel cuore dell’uomo, come una Legge morale universale. Non dobbiamo vedere i Dieci Comandamenti come limitazioni alla libertà, no, non è questo, ma dobbiamo vederli come indicazioni per la libertà. (...) Essi ci insegnano ad evitare la schiavitù a cui ci riducono i tanti idoli che noi stessi ci costruiamo (...); essi ci insegnano ad aprirci ad una dimensione più ampia di quella materiale, a vivere il rispetto per le persone, vincendo l’avidità di potere, di possesso, di denaro, ad essere onesti e sinceri nei nostri rapporti, a custodire l’intera creazione e a nutrire il nostro pianeta di ideali alti, nobili, spirituali. Seguire i Dieci Comandamenti significa essere fedeli a noi stessi, alla nostra natura più autentica e camminare verso la libertà autentica che Cristo ha insegnato nelle Beatitudini".

VISITA UFFICIALE PRESIDENTE REPUBBLICA ITALIANA AL PAPA

Città del Vaticano, 8 giugno 2013 (VIS). La visita del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano al Papa Francesco "ancora una volta conferma (...) la normalità e l’eccellenza delle relazioni tra Italia e Santa Sede" e il dialogo tra Italia e Santa Sede "ha come fine principale il bene del popolo italiano e come sfondo ideale il suo ruolo storicamente unico in Europa e nel mondo".

Queste le parole del Vescovo di Roma nel ricevere questa mattina, per la prima volta nel suo pontificato, il rappresentante della più alta carica istituzionale d'Italia. Il Papa ha espresso la sua riconoscenza al Presidente "e a tutti gli italiani per l'affetto caloroso con cui mi hanno accolto dopo la mia elezione: mi hanno fatto sentire di nuovo a casa!", ed ha espresso l'auspicio che l'Italia "possa essere sempre una casa accogliente per tutti".

Il Presidente Napolitano, il primo Capo di Stato che visita ufficialmente Papa Francesco, è giunto in Vaticano poco prima delle 11:00, accompagnato dal ministro degli Esteri, Emma Bonino e dall'Ambasciatore presso la Santa Sede, Francesco Maria Greco. Al suo arrivo il Presidente Napolitano è stato accolto dal Prefetto della Casa Pontificia, Arcivescovo Georg Gänswein, mentre un picchetto d'onore della Guardia Svizzera Pontificia gli rendeva omaggio nel Cortile di San Damaso. Dopo un colloquio privato con il Papa nella Sala del Tronetto, il Papa e il Presidente si sono trasferiti nella Biblioteca dove il Pontefice ha pronunciato un discorso a cui ha fatto seguito il discorso del Presidente della Repubblica.

Il Papa ha ricordato che dopo vicende anche travagliate e dolorose, le relazioni tra l'Italia e la Santa Sede "si sono sviluppate specialmente dopo la Conciliazione e l'inserimento dei Patti Lateranensi nella Costituzione italiana, e quindi, in un'ottica nuova, dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II e l'Accordo di revisione del Concordato. (...) In Italia - ha aggiunto Papa Francesco - la collaborazione tra Stato e Chiesa, sempre rivolta all’interesse del popolo e della società, si realizza nel rapporto quotidiano tra le istanze civili e quelle della comunità cattolica, rappresentata dai Vescovi e dai loro organismi, e in modo del tutto particolare dal Vescovo di Roma. Così, anche questa prima visita del Presidente al Papa (...) può essere espressa efficacemente con l’immagine dei due colli, il Quirinale e il Vaticano, che si guardano con stima e simpatia".

"In questo anno 2013 - ha proseguito il Pontefice - si ricorda il XVII centenario dell’editto di Milano, (313) da più parti visto come simbolo della prima affermazione del principio della libertà religiosa. Un secolo fa le celebrazioni di questa ricorrenza rappresentarono una tappa nel processo storico che favorì la presa di coscienza e il contributo dei cattolici nella costruzione della società italiana". Tuttavia, "nel mondo di oggi la libertà religiosa è più spesso affermata che realizzata. (...) I gravi oltraggi inflitti a tale diritto primario sono fonte di seria preoccupazione e devono vedere la concorde reazione dei Paesi del mondo nel riaffermare, contro ogni attentato, l’intangibile dignità della persona umana. È un dovere di tutti difendere la libertà religiosa e promuoverla per tutti. Nella tutela condivisa di tale bene morale si trova, inoltre, anche una garanzia di crescita e di sviluppo dell’intera comunità".

Successivamente il Papa ha fatto riferimento alla "profonda e persistente" crisi mondiale che segna anche l'Italia e "che accentua i problemi economici e sociali, gravando soprattutto sulla parte più debole della società. Preoccupanti appaiono soprattutto i fenomeni quali l’indebolimento della famiglia e dei legami sociali, la decrescita demografica, la prevalenza di logiche che privilegiano il profitto rispetto al lavoro, l’insufficiente attenzione alle generazioni più giovani e alla loro formazione".
"In questo contesto, certo non facile, è fondamentale garantire e sviluppare l’impianto complessivo delle istituzioni democratiche, alle quali nei decenni trascorsi hanno contribuito in modo determinante, leale e creativo i cattolici italiani. In un momento di crisi come l’attuale è dunque urgente che possa crescere, soprattutto tra i giovani, una nuova considerazione dell’impegno politico, e che credenti e non credenti insieme collaborino nella promozione di una società dove le ingiustizie possano essere superate e ogni persona venga accolta e possa contribuire al bene comune (...). La distanza tra la lettera e lo spirito degli ordinamenti e delle istituzioni democratiche è sempre da riconoscere ed occorre l’impegno di tutti i soggetti coinvolti per colmarla ogni volta di nuovo. anche noi, cattolici, abbiamo il dovere di impegnarci sempre di più in un serio cammino di conversione spirituale affinché ci avviciniamo ogni giorno al Vangelo, che ci spinge ad un servizio concreto ed efficace alle persone e alla società".

"Anche in ambito civile - ha detto infine il Papa - è vero ciò che la fede ci assicura: non bisogna mai perdere le speranze. Quanti esempi in questo senso ci hanno dato i nostri genitori e i nostri nonni, affrontando ai loro tempi dure prove con grande coraggio e spirito di sacrificio! Più volte Benedetto XVI ha ribadito che la crisi attuale dev’essere occasione per un rinnovamento fraterno dei rapporti umani. Anche il popolo italiano, attingendo con fiducia e creatività dalla sua ricchissima tradizione cristiana e dagli esempi dei suoi santi patroni Francesco d’Assisi e Caterina da Siena (...) può e deve superare ogni divisione e crescere nella giustizia e nella pace, continuando così a svolgere il suo ruolo peculiare nel contesto europeo e nella famiglia dei popoli. E lavorare per creare una cultura dell'incontro".

Dopo il congedo dal Pontefice, il Capo di Stato italiano ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato e il Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede. A conclusione della visita ufficiale il Presidente Napolitano si è recato nella Basilica Vaticana per una visita alla Cappella della Pietà.


POSSESSI CARDINALIZI

Città del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione della seguente Presa di Possesso: sabato 15 giugno 2013, alle ore 18:30, il Cardinale Luis Antonio G. Tagle, Arcivescovo di Manila (Filippine), prenderà possesso del Titolo di San Felice da Cantalice a Centocelle, Piazza San Felice da Cantalice, 20, Roma.

UDIENZE

Città del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Mariano Palacios Alcocer, nuovo Ambasciatore del Messico, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

- Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.

- Il Vescovo Javier Echevarria Rodríguez, Prelato della Prelatura personale dell'Opus Dei.

- La Signora Anna Suchocka, Ambasciatore di Polonia, in visita di congedo.

- Il Signor Almir Franco de Sa' Barbuda, Ambasciatore del Brasile, in visita di congedo.

- Il Signor Alejandro Emilio Valladares Lanza, Ambasciatore di Honduras, in visita di congedo.

Sabato 8 giugno il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 10 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Jeremiah Madimetja Masela, Vescovo della Diocesi di Polokwane (superficie: 69.533; popolazione: 2.658.000; cattolici: 94.700; sacerdoti: 27; religiosi: 50, diaconi permanenti: 8), Sud Africa. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Bergzich (Sud Africa) ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dal 1985 al 1999 è stato Vicario parrocchiale di "St. Peter and Paul" a Seshego e dal 1988 Parroco della medesima parrocchia; dal 1999 al 2004 è stato Vicario Generale di Polokwane; dal 2000 al 2005 Amministratore della Cattedrale del "Sacro Cuore" di Polokwane; dal 2005 al 2008 Direttore Spirituale nel Seminario Maggiore Nazionale di "St. John Vianney" a Pretoria; dal 2008 al 2011 è stato Vicario Generale e Parroco a Makopane e a Doorspruit; dal 2011 Amministratore Apostolico sede vacante di Polokwane.

Sabato 8 giugno il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Giuseppe Petrocchi, Arcivescovo Metropolita de L’Aquila (superficie: 1.516; popolazione: 112.500; cattolici: 111.100; sacerdoti: 118; religiosi: 167; diaconi permanenti: 8), Italia. L'Arcivescovo eletto è nato ad Ascoli Piceno nel 1948 ed è stato ordinato sacerdote nel 1973. Dal 1973 al 1975 è stato Responsabile della Pastorale giovanile diocesana; dal 1973 al 1978 Docente di Religione presso il Liceo Scientifico “Orsini” di Ascoli Piceno; dal 1975 al 1985 Direttore del Centro Diocesano Vocazionale; dal 1978 al 1997 Docente di Filosofia, Pedagogia e Psicologia presso l’Istituto Magistrale “Trebbiani” di Ascoli Piceno e successivamente presso il Liceo Pedagogico “Stabili”; dal 1980 al 1985 Parroco di Cerreto di Venarotta; dal 1985 al 1998 Parroco a Trisungo; dal 1991 al 1998 Redattore capo del Bollettino Diocesano; dal 1985 al 1998 Psicologo presso il Consultorio Familiare Diocesano e Docente presso la Scuola Diocesana di Teologia. Il 27 giugno 1998 è stato eletto alla sede vescovile di Latina-Terracina-Sezze-Priverno, ricevendo l’Ordinazione Episcopale il 20 settembre successivo. Succede all'Arcivescovo Giuseppe Molinari, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima arcidiocesi metropolitana, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato l'Arcivescovo Mirosław Adamczyk, Nunzio Apostolico in Gambia, attualmente Nunzio Apostolico in Liberia.

- Ha nominato il Vescovo Jean Teyrouz, Vescovo dell'Eparchia Sainte-Croix-de-Paris (cattolici: 30.200; sacerdoti: 3; religiosi: 5), Francia, all’ufficio di Visitatore Apostolico per gli Armeni residenti in Europa Occidentale. Succede al Vescovo Grégoire Ghabroyan, del quale il Santo Padre ha accolto la rinuncia all'ufficio di Visitatore Apostolico per gli Armeni residenti in Europa Occidentale, presentata in conformità al canone 201, paragrafo 1, del Codice di Diritto Canonico per le Chiese Orientali.


venerdì 7 giugno 2013

IL PAPA DIALOGA CON GLI STUDENTI DELLE SCUOLE DEI GESUITI ED AFFERMA CHE LA POVERTÀ DEL MONDO È UNO SCANDALO

Città del Vaticano, 7 giugno 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha ricevuto in Vaticano gli studenti delle Scuole gestite dai Gesuiti in Italia e in Albania, in un clima di gioia, semplicità e affetto, tanto che il Santo Padre ha detto: "Io ho preparato un testo, ma sono cinque pagine! Un po' noioso.... Facciamo una cosa: io farò un piccolo riassunto e poi consegnerò questo per iscritto al padre Provinciale e lo darò al padre Lombardi, (Direttore della Sala Stampa della Santa Sede), perché tutti voi lo abbiate per iscritto. E poi c'è la possibilità che alcuni di voi facciano una domanda, e possiamo fare un piccolo dialogo".

Nel discorso, del quale offriamo una sintesi, il Papa scrive:

"La scuola è uno degli ambienti educativi in cui si cresce per imparare a vivere, per diventare uomini e donne adulti e maturi (...). Seguendo ciò che ci insegna sant’Ignazio, nella scuola l’elemento principale è imparare ad essere magnanimi. (...) Che cosa vuol dire essere magnanimi? Vuol dire avere (...) grandezza d’animo, (...) grandi ideali, il desiderio di compiere grandi cose per rispondere a ciò che Dio ci chiede, e proprio per questo compiere bene le cose di ogni giorno, tutte le azioni quotidiane (...) gli incontri con le persone; fare le cose piccole di ogni giorno con un cuore grande aperto a Dio e agli altri".

"La scuola non allarga solo la vostra dimensione intellettuale, ma anche umana. E penso che in modo particolare le scuole dei Gesuiti sono attente a sviluppare le virtù umane: la lealtà, il rispetto, la fedeltà, l’impegno. Vorrei fermarmi su due valori fondamentali: la libertà e il servizio. Anzitutto: siate persone libere! (...) Libertà vuol dire saper riflettere su quello che facciamo, saper valutare ciò che è bene e ciò che è male, quelli che sono i comportamenti che fanno crescere, vuol dire scegliere sempre il bene. (...) Essere liberi per scegliere sempre il bene è impegnativo, ma vi renderà persone che hanno la spina dorsale, che sanno affrontare la vita, persone con coraggio e pazienza (...) La seconda parola è servizio. Nelle vostre scuole voi partecipate a varie attività che vi abituano a non chiudervi in voi stessi o nel vostro piccolo mondo, ma ad aprirvi agli altri, specialmente ai più poveri e bisognosi, a lavorare per migliorare il mondo in cui viviamo".

"Per essere magnanimi con libertà interiore e spirito di servizio è necessaria la formazione spirituale - ha sottolineato il Papa - La nostra vita è una risposta alla sua chiamata e voi sarete felici e costruirete bene la vostra vita se saprete rispondere a questa chiamata. Sentite la presenza del Signore nella vostra vita. (...) Nella preghiera, nel dialogo con Lui, nella lettura della Bibbia, scoprirete che Lui vi è veramente vicino. E imparate anche a leggere i segni di Dio nella vostra vita. Egli ci parla sempre, anche attraverso i fatti del nostro tempo e della nostra esistenza di ogni giorno; sta a noi ascoltarlo".

Il Papa, nel suo discorso, ha detto ai gesuiti, agli insegnanti, agli operatori delle scuole e ai genitori: "Non scoraggiatevi di fronte alle difficoltà che la sfida educativa presenta! Educare non è un mestiere, ma un atteggiamento, un modo di essere; per educare bisogna uscire da se stessi e stare in mezzo ai giovani, accompagnarli nelle tappe della loro crescita mettendosi al loro fianco".

"Donate loro speranza, ottimismo per il loro cammino nel mondo. Insegnate a vedere la bellezza e la bontà della creazione e dell’uomo, che conserva sempre l’impronta del Creatore. Ma soprattutto siate testimoni con la vostra vita di quello che comunicate". Il Papa ha anche ricordato che "un educatore (...) trasmette conoscenze, valori con le sue parole, ma sarà incisivo sui ragazzi se accompagnerà le parole con la sua testimonianza, con la sua coerenza di vita. Senza coerenza non è possibile educare!. (...) Il collegio - ha ribadito il Pontefice - può e deve fare da catalizzatore, esser luogo di incontro e di convergenza dell’intera comunità educante con l’unico obiettivo di formare, aiutare a crescere come persone mature, semplici, competenti ed oneste, che sappiano amare con fedeltà, che sappiano vivere la vita come risposta alla vocazione di Dio, e la futura professione come servizio alla società".

Ad uno dei ragazzi che gli ha chiesto alcune parole di sostegno per la sua crescita, a volte tra i dubbi, Papa Francesco ha risposto: "Camminare è un'arte perché se sempre camminiamo in fretta ci stanchiamo e non possiamo arrivare alla fine, alla fine del cammino. Invece, se ci fermiamo e non camminiamo, neppure arriviamo alla fine. Camminare è proprio l'arte di guardare l'orizzonte, pensare dove io voglio andare ma anche sopportare la stanchezza del cammino, ma non è facile'... senti: c'è il buio, ci sono giornate di buio, anche giornate di fallimento, anche qualche giornata di caduta... Uno cade, cade... Ma pensate sempre questo: non abbiate paura dei fallimenti. Non avere paura delle cadute. Nell'arte di camminare, quello che importa non è di non cadere, ma di non rimanere caduti. Alzarsi presto, subito, e continuare ad andare. E questo è bello: questo è lavorare tutti i giorni, questo è camminare umanamente. Ma anche, è brutto camminare da soli: brutto e noioso. Camminare in comunità con gli amici, con quelli che ci vogliono bene: questo ci aiuta, ci aiuta ad arrivare proprio alla fine" laddove "noi dobbiamo arrivare".

Una ragazza ha chiesto a Papa Francesco se continua a vedere i suoi amici. "Ma, io sono Papa da due mesi e mezzo - ha risposto - I miei amici sono a 14 ore di aereo da qui, no? sono lontani. Ma voglio dirti una cosa: sono venuti tre, di loro, a trovarmi e a salutarmi, e li vedo, e mi scrivono, e voglio loro tanto bene. Non si può vivere senza amici: questo è importante".

Un altro ragazzo ha chiesto se voleva diventare Papa. "Ma, tu sai che cosa significa che una persona non si vuole tanto bene" - ha risposto il Papa - "Una persona che vuole fare il papa non vuole bene a se stessa. No, io non ho voluto fare il Papa".

Un'altra ragazza ha chiesto a Papa Francesco perché abbia rinunciato ad andare a risiedere nel Palazzo Apostolico scegliendo Santa Marta e ad una macchina grande: una rinuncia alla ricchezza? "Ma credo che non è soltanto una cosa di ricchezza - ha risposto il Papa - per me è un problema di personalità. Io ho necessità di vivere tra la gente, e se io vivessi solo, forse un po' isolato, non mi farebbe bene. Ma questa domanda me l'ha fatta un professore: 'Ma perché lei non va ad abitare là?'. Io ho risposto: 'Ma, senta, professore, per motivi psichiatrici', eh? Perché ... è la mia personalità. Anche l'appartamento, quello non è tanto lussuoso, tranquilla. Ma non posso vivere da solo, capisci? E poi, credo, che sì, i tempi ci parlano di tanta povertà, nel mondo, e questo è uno scandalo. La povertà del mondo è uno scandalo. In un mondo dove ci sono tante, tante ricchezze, tante risorse per dare da mangiare a tutti, non si può capire come ci siano tanti bambini affamati, ci siano tanti bambini senza educazione, tanti poveri. La povertà, oggi, è un grido. Tutti noi dobbiamo pensare se possiamo diventare un po' più poveri: anche questo, tutti lo dobbiamo fare". Quindi porsi la domanda: "Ma, come io posso diventare un po' più povero per assomigliare meglio a Gesù, che era il Maestro povero'". Dunque, ha ripreso il Papa "non è un problema di virtù mia personale, è soltanto che io non posso vivere da solo" e la questione della macchina - ha concluso - è il fatto di "non avere tante cose e diventare un po' più povero".
Infine un altro giovane ha chiesto al Papa come poter convivere con la povertà che c'è nel mondo: "Prima di tutto, vorrei dirvi una cosa, a tutti voi giovani: non lasciatevi rubare la speranza. per favore: non lasciatevela rubare. E chi ti ruba la speranza? Lo spirito del mondo, le ricchezze, lo spirito della vanità, la superbia, l'orgoglio ... tutte queste cose ti rubano la speranza. Dove trovo la speranza? In Gesù povero: Gesù che si è fatto povero per noi. E tu hai parlato di povertà. La povertà ci chiama a seminare speranza". E questo - ha proseguito - "sembra un po' difficile da capire". Quindi il Papa ha ricordato quando Padre Arrupe scrisse una lettera ai Centri di ricerche sociali della Compagnia. "Lui parlava di come si deve studiare il problema sociale. Ma alla fine ci diceva: 'Guardate, non si può parlare di povertà senza avere l'esperienza con i poveri'". Così "non si può parlare di povertà, di povertà astratta: quella non esiste! La povertà è la carne di Gesù povero, in quel bambino che ha fame, in quello che è ammalato, in quelle strutture sociali che sono ingiuste ... Andare, guardare laggiù la carne di Gesù. Ma non lasciatevi rubare la speranza del benessere, dallo spirito del benessere che alla fine ti porta a diventare un niente nella vita! Il giovane deve scommettere su alti ideali: questo è il consiglio. Ma la speranza, dove la trovo? nella carne di Gesù sofferente e nella vera povertà. C'è un collegamento tra i due".

UDIENZE

Città del Vaticano, 7 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Mikayel Minasyan, Ambasciatore di Armenia, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

- Il Cardinale Francisco Javier Erràzuriz Ossa, Arcivescovo emerito di Santiago de Chile (Cile).

Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre riceve l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

giovedì 6 giugno 2013

VIGILARE PER ESSERE LIBERI DA AMBIZIONI PERSONALI, CHE TANTO MALE POSSONO PROCURARE ALLA CHIESA

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). "Cari amici, voi vi state preparando ad un ministero di particolare impegno, (...) un lavoro che richiede (...) una grande libertà interiore", ha detto Papa Francesco ai 45 Membri della Pontificia Accademia Ecclesiastica ricevuti in udienza, questa mattina, nella Sala Clementina in Vaticano.

"Vivete questi anni della vostra preparazione con impegno, generosità e grandezza d’animo, affinché questa libertà possa davvero prendere forma in voi! Che cosa significa avere libertà interiore? Anzitutto significa - ha spiegato il Santo Padre - essere liberi da progetti personali: da alcune delle modalità concrete con le quali forse, un giorno, avevate pensato di vivere il vostro sacerdozio, dalla possibilità di programmare il futuro; dalla prospettiva di permanere a lungo in un 'vostro' luogo di azione pastorale. Significa rendervi liberi, in qualche modo, anche rispetto alla cultura e alla mentalità dalla quale provenite, non per dimenticarla e tanto meno per rinnegarla, ma per aprirvi, nella carità, alla comprensione di culture diverse e all’incontro con uomini appartenenti a mondi anche molto lontani dal vostro".

"Soprattutto - ha proseguito il Pontefice - significa vigilare per essere liberi da ambizioni o mire personali, che tanto male possono procurare alla Chiesa, avendo cura di mettere sempre al primo posto non la vostra realizzazione, o il riconoscimento che potreste ricevere dentro e fuori la comunità ecclesiale, ma il bene superiore della causa del Vangelo e il compimento della missione che vi sarà affidata. (...) Il ministero al quale vi preparate vi chiede un uscire da voi stessi, un distacco da sé che può essere raggiunto unicamente attraverso un intenso cammino spirituale e una seria unificazione della vita attorno al mistero dell’amore di Dio e all’imperscrutabile disegno della sua chiamata".

"Nella luce della fede, noi possiamo vivere la libertà dai nostri progetti e dalla nostra volontà non come motivo di frustrazione o di svuotamento, ma come apertura al dono sovrabbondante di Dio, che rende fecondo il nostro sacerdozio. (...) Cari amici, abbiate grande cura della vita spirituale, che è la sorgente della libertà interiore (...) coltivando la vita di preghiera e facendo del vostro lavoro quotidiano la palestra della vostra santificazione".

Papa Francesco ha ricordato ai presenti le parole del Beato Giovanni XXIII: "'Più mi faccio
maturo d’anni e di esperienze, e più riconosco che la via più sicura per la mia santificazione personale e per il miglior successo del mio servizio della Santa Sede, resta lo sforzo vigilante di ridurre tutto, principi, indirizzi, posizioni, affari, al massimo di semplicità e di calma; con attenzione a potare sempre la mia vigna di ciò che è solo fogliame inutile… ed andare diritto a ciò che è verità, giustizia, carità, soprattutto carità. Ogni altro sistema di fare, non è che posa e ricerca di affermazione personale, che presto si tradisce e diventa ingombrante e ridicolo'"

"Una parola vorrei dirla anche sulle Suore - ha detto ancora il Papa - buone Madri che vi accompagnano con la preghiera, con le loro parole semplici ed essenziali e soprattutto con l’esempio di fedeltà, di dedizione e di amore. Insieme a loro vorrei ringraziare il personale laico che lavora nella Casa. Sono presenze nascoste, ma importanti che vi permettono di vivere con serenità e impegno il vostro tempo in Accademia". Al termine dell'incontro il Papa ha augurato ai sacerdoti "di intraprendere il servizio alla Santa Sede con lo stesso spirito del Beato Giovanni XXIII. Vi chiedo di pregare per me e vi affido alla custodia della Vergine Maria e di Sant’Antonio Abate vostro patrono".

PROGRAMMA DEL SANTO PADRE PER IL PERIODO ESTIVO

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). La Prefettura della Casa Pontificia ha reso noto questa mattina in un Comunicato il programma del Santo Padre per il periodo estivo. Durante l'estate restano sospese tutte le udienze private e speciali del Santo Padre e nel mese di luglio le udienze generali dei mercoledì 3, 10, 17, e 31 sono annullate. Da lunedì 22 a lunedì 29 luglio il Santo Padre sarà in Brasile per la 28^ Giornata mondiale della gioventù. Domenica 14 luglio il Santo Padre guiderà la preghiera mariana dell’Angelus dal Palazzo Pontificio di Castel Gandolfo. La residenza abituale del Pontefice nel periodo estivo continuerà ad essere la Casa Santa Marta. Le Udienza Generali del Mercoledì riprenderanno mercoledì 7 agosto in Vaticano.

Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi ha precisato questa mattina che la residenza abituale del Pontefice nel periodo estivo continuerà ad essere la Casa Santa Marta, anche se è possibile che Papa Francesco sporadicamente si rechi nella residenza estiva di Castel Gandolfo, come difatti farà domenica 14 luglio. Le messe del mattino a Santa Marte per un ridotto numero di persone termineranno il 7 luglio.

I GOVERNI DEVONO RISPETTARE I DIRITTI, RICONOSCIUTI E DICHIARATI, DEI RIFUGIATI

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). "Accogliere Cristo nei rifugiati e nelle persone forzatamente sradicate. Orientamenti pastorali" è il titolo del documento elaborato dal Pontificio Consiglio della pastorale per i Migranti e gli Itineranti e dal Pontificio Consiglio "Cor Unum" presentato questa mattina nella Sala Stampa della Santa Sede dal Cardinale Antonio Maria Vegliò e dal Cardinale Robert Sarah, Presidenti rispettivamente dell'uno e dell'altro Dicastero. Sono intervenuti alla Conferenza Stampa la Dottoressa Johan Ketelers, Segretaria Generale della Commissione Internazionale Cattolica per le Migrazioni (CICM) e la Dottoressa Katrine Camilleri, Vice-Direttore del Jesuit Refugee Service a Malta e Premio Nansen dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (ACNUR-UNHCR), nel 2007.

"Il nostro Documento - ha spiegato il Cardinale Vegliò - è una guida pastorale che parte da una premessa fondamentale, (...) che ogni politica, iniziativa o intervento in questo ambito deve ispirarsi al principio della centralità e della dignità di ogni persona umana. (...) In effetti, qui sta il perno della dottrina sociale della Chiesa: “i singoli esseri umani sono il fondamento, la causa e il fine di ogni istituzione sociale”. Pertanto, rifugiati, richiedenti asilo e sfollati sono persone la cui dignità deve essere tutelata e, anzi, deve costituire assoluta priorità. Questa è anche la ragione per cui il Documento ricorda i diritti riconosciuti ai singoli rifugiati e che promuovono il benessere degli individui. Essi sono ben descritti nella Convenzione sui Rifugiati del 1951 (articoli 12-30)".

"I Governi dovrebbero rispettare tali diritti, mentre dovrebbero essere studiati ulteriori allargamenti alle persone coinvolte nelle migrazioni forzate. La protezione deve essere garantita a tutti coloro che vivono in condizioni di migrazione forzata, tenendo conto di esigenze specifiche, che possono variare dal permesso di soggiorno per le vittime del traffico di esseri umani alla possibilità di accedere alla cittadinanza per gli apolidi" - ha affermato il Cardinale Vegliò ricordando che si verificano sempre più spesso i casi in cui i rifugiati sono sottoposti alla detenzione restrittiva, sono trattenuti per lungo tempo nei campi profughi, sono sottoposti alla limitazione della libertà di spostamento e al diritto al lavoro.
"Sarebbe davvero diverso se fossero adeguatamente rispettati questi diritti riconosciuti e dichiarati. Dopo tutto, gli Stati hanno creato e ratificato queste Convenzioni per garantire che i diritti degli individui non rimangano soltanto ideali proclamati e impegni sottoscritti ma non onorati. (...) La Chiesa, da parte sua, è convinta che sia responsabilità collettiva, oltre che di ogni singolo credente, la sollecitudine pastorale per tutte le persone che, in vario modo, sono coinvolte nelle migrazioni forzate. (...) In stretta connessione con i valori morali e la visione cristiana, intendiamo salvare vite umane, restituire dignità alle persone, offrire speranza e dare adeguate risposte sociali e comunitarie. Lasciarsi interpellare dalla presenza di rifugiati, richiedenti asilo e altre persone forzatamente sradicate ci spingerà ad uscire dal piccolo mondo, che ci è familiare, verso l’ignoto, in missione, nella coraggiosa testimonianza dell’evangelizzazione", ha concluso il Presule.

Il Cardinale Sarah ha ricordato i 4 milioni di sfollati interni siriani e gli 80.000 morti, "effetto collaterale" del conflitto in meno di due anni segnalando in merito che se negli anni '50 la proporzione fra vittime civile e militari della guerra era di 1 a 9, oggi, nel XXI secolo, la guerra uccide 9 civili e soltanto un militare su dieci e decine di migliaia di persone sono spinte alla fuga "nel tentativo di aver salva almeno la vita".

Il Presidente di "Cor Unum" ha anche ricordato le popolazioni del Sahel, condannate alla fame dalla siccità e le vittime dei tornado negli Stati Uniti, sottolineando che a qualunque latitudine l'uomo è alla mercé della natura, della quale "dovrebbe invece essere custode responsabile". Il Cardinale Sarah non ha mancato di far riferimento anche all'Europa dove i numerosi disoccupati si ritrovano intrappolati "in quella che viene definita una 'povertà strutturale' e che pagano in prima persona il prezzo di scelte politiche" degli Stati. Molte di queste persone scelgono la via dell'emigrazione "provocando un fenomeno di fuga di cervelli, che impoverisce ulteriormente e permanentemente il loro paese di origine".

"La Chiesa interviene in diversi modi e secondo la sue possibilità, soprattutto grazie alla meritevole opera dei suoi organismi caritativi e dei suoi volontari. (...) La carità si coniuga dunque prima di tutto al singolare (...); la carità non è uno sportello o un registro: chi ha bisogno deve poter incontrare un buon samaritano il cui cuore batte con il suo, perché si è fatto simile a lui e in lui serve Cristo. (...) Eppure la carità ha anche una dimensione plurale: il rifugiato, il povero, il sofferente, necessitano di una rete di sostegno ecclesiale che li accolga e li integri (...) riconoscendone la dignità di persona e li faccia di nuovo sentire di far parte della famiglia umana, nel rispetto della loro identità e della loro fede" perché la comunità cristiana, "è ugualmente chiamata a vivere la dimensione ecclesiale della carità".


COR UNUM: L'ESTATE AGGRAVERA' EMERGENZA UMANITARIA IN SIRIA


Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). Il 4-5 giugno, il Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha convocato una riunione di coordinamento umanitario sulla crisi in Siria, a cui hanno partecipato circa 25 rappresentanti delle Chiese locali, degli organismi caritativi attivi sul posto, donatori istituzionali del mondo cattolico, della Santa Sede, e il Nunzio Apostolico in Siria, i quali hanno riaffermato la continuità del loro impegno e rinnovato l'appello del Santo Padre affinché cessi ogni violenza e si aprano percorsi di dialogo e di riconciliazione, nel rispetto di tutti.

Le Chiese locali hanno dato risposte concrete alla popolazione sin dall'inizio del conflitto, in Siria e in tutta la Regione. Vengono regolarmente sostenute più di 400.000 persone per un ammontare complessivo di oltre 25 milioni di Euro. Le testimonianze portate confermano l'entità del dramma: sono quasi 7 milioni le persone bisognose di assistenza umanitaria, più di 4,5 milioni gli sfollati interni e sempre più persone cercano sicurezza fuori dei confini del Paese.

Un'analisi più attenta ha messo in evidenza che, col sopraggiungere dell'estate, aumenteranno certamente i rischi di epidemie, di mancanza di medicinali e di assistenza per la popolazione colpita, in particolare per le donne incinte e per i bambini, per gli anziani e i disabili.

Tutto questo richiederà uno sforzo ancora maggiore e sempre più complesso alle organizzazioni caritative cattoliche. Il Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha lanciato un appello, a nome di tutti gli organismi presenti all'incontro, a sostenere anche finanziariamente gli sforzi di assistenza umanitaria e di ricerca di pace, in vista della auspicata ricostruzione di un Paese lacerato e distrutto.

È stata ribadita la necessità che la comunità internazionale fornisca più sostegno ai paesi che accolgono i rifugiati e alle operazioni umanitarie, per poter rispondere alle loro crescenti necessità. Si è inoltre sottolineata la necessità che l'impegno di mediazione della comunità internazionale sia più deciso per scongiurare il rischio di una guerra infinita nel Paese.


PROGRESSI SIGNIFICATIVI COMMISSIONE BILATERALE PERMANENTE SANTA SEDE-ISRAELE

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). La Commissione Bilaterale Permanente di Lavoro tra la Santa Sede e lo Stato d'Israele si è riunita ieri, 5 giugno 2013, in sessione plenaria in Vaticano, per continuare i negoziati in base all'Articolo 10, paragrafo 2, del "Fundamental Agreement", come si legge in un Comunicato reso pubblico questa mattina.

L'incontro è stato presieduto dal Monsignor Antoine Camilleri, Sotto-Segretario per i Rapporti con gli Stati e dal Signor Zeev Elkin, Vice-Ministro degli Affari Esteri. La Commissione ha dato il benvenuto ai due nuovi Capi Delegazione e ha riconosciuto il contributo dell'Ambasciatore Bahij Mansour, augurandogli successo nel suo nuovo incarico. I negoziati si sono svolti in un'atmosfera riflessiva e costruttiva. La Commissione ha preso atto che si sono registrati progressi significativi e le Parti si sono impegnate ad accelerare i negoziati sulle questioni rimaste auspicando una rapida conclusione in un futuro prossimo.

Le Parti hanno concordato i passi futuri e di tenere la prossima riunione Plenaria nel dicembre 2013 a Gerusalemme.

UDIENZE

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Mohamed Taher Rabbani, Ambasciatore della Repubblica Islamica dell’Iran, in occasione della Presentazione delle Lettere Credenziali.

- I Membri della Presidenza della Confederazione Latino-americana dei Religiosi (C.L.A.R.)

- L'Arcivescovo Beniamino Stella, Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 6 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Lionginas Virbalas, S.J., Vescovo di Panevézys (superficie: 13.000; popolazione: 390.200; cattolici: 321.000; sacerdoti: 98; religiosi: 76), Lituania. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 a Birzai (Lituania), nel 1989 è entrato nella Compagnia di Gesù, è stato ordinato sacerdote nel 1991 ed ha emesso la Professione perpetua nel 2003. Dal 1994 al 1995 è stato assistente del Maestro dei novizi in Austria; dal 1997 al 2005 è stato Rettore della Chiesa di San Casimiro di Vilnius e dal 1999 al 2004 Docente di Teologia Spirituale nel Seminario Maggiore. Dal 2001 al 2003 è stato membro della Commissione per la vita dei sacerdoti e la promozione delle vocazioni della Conferenza Episcopale Lituana. Nel 2003 è stato nominato Consultore della Curia Provinciale dei Gesuiti di Lituania e Direttore di una Casa per Esercizi Spirituali. Dal 2005 al 2009 è stato Segretario generale Aggiunto della Conferenza Episcopale Lituana. Dal 2009 al 2010 è stato parroco di “San Casimiro” a Vilnius. È stato finora Rettore del Pontificio Collegio Russo di Santa Teresa del Bambino Gesù in Roma. Succede al Vescovo Jonas Kauneckas, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.




mercoledì 5 giugno 2013

LA CULTURA DELLO SCARTO INDUCE A SCARTARE LE PERSONE COME FOSSERO RIFIUTI

Città del Vaticano, 5 giugno 2013 (VIS). Papa Francesco ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del Mercoledì alla questione dell'"ambiente", ricordando che oggi ricorre la Giornata Mondiale dell'Ambiente promossa dalle Nazioni Unite.

"Quando parliamo di ambiente, del creato, il mio pensiero va alle prime pagine della Bibbia, al Libro della Genesi, dove si afferma che Dio pose l’uomo e la donna sulla terra perché la coltivassero e la custodissero. E mi sorgono le domande - ha detto il Papa ai fedeli convenuti questa mattina in Piazza San Pietro - Che cosa vuol dire coltivare e custodire la terra? Noi stiamo veramente coltivando e custodendo il creato? Oppure lo stiamo sfruttando e trascurando?"

"Coltivare e custodire il creato - ha spiegato il Papa - è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti".

"Benedetto XVI ha ricordato più volte che questo compito affidatoci da Dio Creatore richiede di cogliere il ritmo e la logica della creazione. Noi invece - ha proseguito il Papa - siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la 'custodiamo', non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione; e così non riusciamo più a leggervi quello che Benedetto XVI chiama 'il ritmo della storia di amore di Dio con l’uomo'. Perché avviene questo? Perché pensiamo e viviamo in modo orizzontale, ci siamo allontanati da Dio, non leggiamo i suoi segni".

"Ma il 'coltivare e custodire' - ha ribadito il Pontefice - non comprende solo il rapporto tra noi e l’ambiente, tra l’uomo e il creato, riguarda anche i rapporti umani. (...) Noi stiamo vivendo un momento di crisi; lo vediamo nell’ambiente, ma soprattutto lo vediamo nell’uomo. La persona umana è in pericolo: questo è certo, la persona umana è oggi in pericolo, ecco l’urgenza dell’ecologia umana! (...) E il pericolo è grave perché la causa del problema non è superficiale, ma profonda: non è solo una questione di economia, ma di etica e di antropologia. La Chiesa lo ha sottolineato più volte; ma il sistema continua come prima, perché ciò che domina sono le dinamiche di un'economia e di una finanza carenti di etica".

Il Santo Padre con parole a braccio ha detto: "Quello che comanda oggi non è l'uomo, è il denaro, il denaro, i soldi comandano. E Dio nostro Padre ha dato il compito di custodire la terra non ai soldi, ma a noi: agli uomini e alle donne. Noi abbiamo questo compito! Invece uomini e donne vengono sacrificati agli idoli del profitto e del consumo: è la 'cultura dello scarto'".

"Se una notte di inverno,- ha continuato il Papa - qui vicino in via Ottaviano, per esempio, muore una persona, quella non è notizia. Se in tante parti del mondo ci sono bambini che non hanno da mangiare, quella non è notizia, sembra normale. Non può essere così! Eppure queste cose entrano nella normalità: che alcune persone senza tetto muoiano di freddo per la strada non fa notizia. Al contrario, un abbassamento di dieci punti nelle borse di alcune città, costituisce una tragedia. Uno che muore non è una notizia, ma se si abbassano di dieci punti le borse è una tragedia! Così le persone vengono scartate, come se fossero rifiuti".
"La vita umana, la persona non sono più sentite come valore primario da rispettare e tutelare (...). Questa cultura dello scarto ci ha resi insensibili anche agli sprechi e agli scarti alimentari (...) Il consumismo ci ha indotti ad abituarci al superfluo e allo spreco quotidiano di cibo, al quale talvolta non siamo più in grado di dare il giusto valore, che va ben al di là dei meri parametri economici. Ricordiamo bene, però, che il cibo che si butta via è come se venisse rubato dalla mensa di chi è povero, di chi ha fame!".

"Invito tutti a riflettere - ha concluso Papa Francesco - sul problema della perdita e dello spreco del cibo (...) Vorrei allora che prendessimo tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro".

SOSTENERE I SACERDOTI CON PREGHIERA, BENEVOLENZA E BUON CONSIGLIO

Città del Vaticano, 5 giugno 2013 (VIS). Al termine della catechesi, nei saluti nelle diverse lingue, il Papa ha dato il benvenuto ai pellegrini di lingua francese provenienti dalle Antille, dall'Isola Maurizio e dalla Costa d'Avorio ed ha salutato anche un gruppo di imam francesi impegnati nel dialogo interreligioso, esortando tutti, come già nell'Udienza Generale, ad avere cura della creazione e della persona umana.

Nel rivolgersi ai seminaristi e ai sacerdoti appena ordinati provenienti dalla Polonia, il Papa li ha esortati a ringraziare Cristo per il dono della vocazione invitandoli a coltivarla "nella luce e nella potenza dello Spirito Santo, affinché siate sempre zelanti ministri della grazia di Dio e vere guide sui sentieri della santità. Invito voi, cari pellegrini, e tutti i polacchi a ringraziare Dio per i vostri sacerdoti e a sostenerli con la preghiera, con la benevolenza e con buon consiglio".
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