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venerdì 5 luglio 2013

SINTESI DELL'ENCICLICA "LUMEN FIDEI"

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo una ampia sintesi della "Lumen fidei", prima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata oggi, 5 luglio 2013 e datata 29 giugno 2013.
Lumen fidei - La luce della fede (LF) è la prima Enciclica firmata da Papa Francesco. Suddivisa in quattro capitoli, più un’introduzione e una conclusione, la Lettera – spiega lo stesso Pontefice – si aggiunge alle Encicliche di Benedetto XVI sulla carità e sulla speranza e assume il “prezioso lavoro” compiuto dal Papa emerito, che aveva già “quasi completato” l’Enciclica sulla fede. A questa “prima stesura” ora il Santo Padre Francesco aggiunge “ulteriori contributi”.

L’introduzione (n. 1-7) della LF illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione, un salto nel vuoto che impedisce la libertà dell’uomo. In secondo luogo, la LF – proprio nell’Anno della fede, a 50 anni dal Concilio Vaticano II, un “Concilio sulla fede” – vuole rinvigorire la percezione dell’ampiezza degli orizzonti che la fede apre per confessarla in unità e integrità. La fede, infatti, non è un presupposto scontato, ma un dono di Dio che va nutrito e rafforzato. “Chi crede, vede”, scrive il Papa, perché la luce della fede viene da Dio ed è capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo: procede dal passato, dalla memoria della vita di Gesù, ma viene anche dal futuro perché ci schiude grandi orizzonti.

Il primo capitolo (n. 8-22): Abbiamo creduto all’amore (1 Gv 4, 16). Facendo riferimento alla figura biblica di Abramo, in questo capitolo la fede viene spiegata come “ascolto” della Parola di Dio, “chiamata” ad uscire dal proprio io isolato per aprirsi ad una vita nuova e “promessa” del futuro, che rende possibile la continuità del nostro cammino nel tempo, legandosi così strettamente alla speranza. La fede è connotata anche dalla “paternità”, perché il Dio che ci chiama non è un Dio estraneo, ma è Dio Padre, la sorgente di bontà che è all’origine di tutto e che sostiene tutto. Nella storia di Israele, all’opposto della fede c’è l’idolatria, che disperde l’uomo nella molteplicità dei suoi desideri e lo “disintegra nei mille istanti della sua storia”, negandogli di attendere il tempo della promessa. Al contrario, la fede è affidamento all’amore misericordioso di Dio, che sempre accoglie e perdona, che raddrizza “le storture della nostra storia”; è disponibilità a lasciarsi trasformare sempre di nuovo dalla chiamata di Dio, “è un dono gratuito di Dio che chiede l’umiltà e il coraggio di fidarsi e affidarsi a Lui per vedere il luminoso cammino dell’incontro fra Dio e gli uomini, la storia della salvezza” (n.14). E qui sta il “paradosso” della fede: il continuo volgersi al Signore rende stabile l’uomo, allontanandolo dagli idoli.

La LF si sofferma, poi, sulla figura di Gesù, mediatore che ci apre ad una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede: “nella contemplazione della morte di Gesù, infatti, la fede si rafforza”, perché Egli vi rivela il suo amore incrollabile per l’uomo. In quanto risorto, inoltre, Cristo è “testimone affidabile”, “degno di fede”, attraverso il quale Dio opera veramente nella storia e ne determina il destino finale. Ma c’è “un aspetto decisivo” della fede in Gesù: “la partecipazione al suo modo di vedere”. La fede, infatti, non solo guarda a Gesù, ma guarda anche dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi. Usando un’analogia, il Papa spiega che come nella vita quotidiana ci affidiamo a “persone che conoscono le cose meglio di noi” – l’architetto, il farmacista, l’avvocato – così per la fede necessitiamo di qualcuno che sia affidabile ed esperto “nelle cose di Dio” e Gesù è “colui che ci spiega Dio”. Per questo, crediamo a Gesù quando accettiamo la sua Parola, e crediamo in Gesù quando Lo accogliamo nella nostra vita e ci affidiamo a Lui. La sua incarnazione, infatti, fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo. Grazie alla fede, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma dall’interno. E questa è l’azione propria dello Spirito Santo: “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché viene reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito” (n. 21). Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore. Perciò “l’esistenza credente diventa esistenza ecclesiale”, perché la fede si confessa all’interno del corpo della Chiesa, come “comunione concreta dei credenti”. I cristiani sono “uno” senza perdere la loro individualità e nel servizio agli altri ognuno guadagna il proprio essere. Perciò “la fede non è un fatto privato, una concezione individualistica, un’opinione soggettiva”, ma nasce dall’ascolto ed è destinata a pronunciarsi e a diventare annuncio.
Il secondo capitolo (n. 23-36): Se non crederete, non comprenderete (Is 7,9). Il Papa dimostra lo stretto legame tra fede e verità, la verità affidabile di Dio, la sua presenza fedele nella storia. “La fede senza verità non salva – scrive il Papa – Resta una bella fiaba, la proiezione dei nostri desideri di felicità”. Ed oggi, data “la crisi di verità in cui viviamo”, è più che mai necessario richiamare questo legame, perché la cultura contemporanea tende ad accettare solo la verità della tecnologia, ciò che l’uomo riesce a costruire e misurare con la scienza e che è “vero perché funziona”, oppure le verità del singolo valide solo per l’individuo e non a servizio del bene comune. Oggi si guarda con sospetto alla “verità grande, la verità che spiega l’insieme della vita personale e sociale”, perché la si associa erroneamente alle verità pretese dai totalitarismi del XX secolo. Ciò comporta però il “grande oblio del mondo contemporaneo” che - a vantaggio del relativismo e temendo il fanatismo - dimentica la domanda sulla verità, sull’origine di tutto, la domanda su Dio. La LF sottolinea, poi, il legame tra fede e amore, inteso non come “un sentimento che va e viene”, ma come il grande amore di Dio che ci trasforma interiormente e ci dona occhi nuovi per vedere la realtà. Se, quindi, la fede è legata alla verità e all’amore, allora “amore e verità non si possono separare”, perché solo l’amore vero supera la prova del tempo e diventa fonte di conoscenza. E poiché la conoscenza della fede nasce dall’amore fedele di Dio, “verità e fedeltà vanno insieme”. La verità che ci dischiude la fede è una verità incentrata sull’incontro con Cristo incarnato, il quale, venendo tra noi, ci ha toccato e donato la sua grazia, trasformando il nostro cuore.

A questo punto, il Papa apre un’ampia riflessione sul “dialogo tra fede e ragione”, sulla verità nel mondo di oggi, in cui essa viene spesso ridotta ad “autenticità soggettiva”, perché la verità comune fa paura, viene identificata con l’imposizione intransigente dei totalitarismi. Invece, se la verità è quella dell’amore di Dio, allora non si impone con la violenza, non schiaccia il singolo. Per questo, la fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza ed al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi: in quello della scienza, perché risveglia il senso critico e allarga gli orizzonti della ragione, invitando a guardare con meraviglia il Creato; nel confronto interreligioso, in cui il cristianesimo offre il proprio contributo; nel dialogo con i non credenti che non cessano di cercare, i quali “cercano di agire come se Dio esistesse”, perché “Dio è luminoso e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero”. “Chi si mette in cammino per praticare il bene – sottolinea il Papa – si avvicina già a Dio”. Infine, la LF parla della teologia ed afferma che essa è impossibile senza la fede, poiché Dio non ne è un semplice “oggetto”, ma è Soggetto che si fa conoscere. La teologia è partecipazione alla conoscenza che Dio ha di se stesso; ne consegue che essa deve porsi al servizio della fede dei cristiani e che il Magistero ecclesiale non è un limite alla libertà teologica, bensì un suo elemento costitutivo perché esso assicura il contatto con la fonte originaria, con la Parola di Cristo.
Il terzo capitolo (n. 37- 49): Vi trasmetto quello che ho ricevuto (1 Cor 15,3). Tutto il capitolo è incentrato sull’importanza dell’evangelizzazione: chi si è aperto all’amore di Dio, non può tenere questo dono per sé, scrive il Papa. La luce di Gesù brilla sul volto dei cristiani e così si diffonde, si trasmette nella forma del contatto, come una fiamma che si accende dall’altra, e passa di generazione in generazione, attraverso la catena ininterrotta dei testimoni della fede. Ciò comporta il legame tra fede e memoria perché l’amore di Dio mantiene uniti tutti i tempi e ci rende contemporanei a Gesù. Inoltre, diventa “impossibile credere da soli”, perché la fede non è “un’opzione individuale”, ma apre l’io al “noi” ed avviene sempre “all’interno della comunione della Chiesa”. Per questo, “chi crede non è mai solo”: perché scopre che gli spazi del suo ‘io’ si allargano e generano nuove relazioni che arricchiscono la vita.

C’è, però, “un mezzo speciale” con cui la fede può trasmettersi: sono i Sacramenti, in cui si comunica “una memoria incarnata”. Il Papa cita innanzitutto il Battesimo – sia dei bambini sia degli adulti, nella forma del catecumenato - che ci ricorda che la fede non è opera dell’individuo isolato, un atto che si può compiere da soli, bensì deve essere ricevuta, in comunione ecclesiale. “Nessuno battezza se stesso”, spiega la LF. Inoltre, poiché il bambino battezzando non può confessare la fede da solo, ma deve essere sostenuto dai genitori e dai padrini, ne deriva “l’importanza della sinergia tra la Chiesa e la famiglia nella trasmissione della fede”. In secondo luogo, l’Enciclica cita l’Eucaristia, “nutrimento prezioso della fede”, “atto di memoria, attualizzazione del mistero” e che “conduce dal mondo visibile verso l’invisibile”, insegnandoci a vedere la profondità del reale. Il Papa ricorda poi la confessione della fede, il Credo, in cui il credente non solo confessa la fede, ma si vede coinvolto nella verità che confessa; la preghiera, il Padre Nostro, con cui il cristiano incomincia a vedere con gli occhi di Cristo; il Decalogo, inteso non come “un insieme di precetti negativi”, ma come “insieme di indicazioni concrete” per entrare in dialogo con Dio, “lasciandosi abbracciare dalla sua misericordia”, “cammino della gratitudine” verso la pienezza della comunione con Dio. Infine, il Papa sottolinea che la fede è una perché uno è “il Dio conosciuto e confessato”, perché si rivolge all’unico Signore, ci dona “l’unità di visione”, ed “è condivisa da tutta la Chiesa, che è un solo corpo e un solo Spirito”. Dato, dunque, che la fede è una sola, allora deve essere confessata in tutta la sua purezza e integrità: “l’unità della fede è l’unità della Chiesa”; togliere qualcosa alla fede è togliere qualcosa alla verità della comunione. Inoltre, poiché l’unità della fede è quella di un organismo vivente, essa può assimilare in sé tutto ciò che trova, dimostrando di essere universale, cattolica, capace di illuminare e portare alla sua migliore espressione tutto il cosmo e tutta la storia. Tale unità è garantita dalla successione apostolica.

Il quarto capitolo (n. 50-60): Dio prepara per loro una città (Eb 11,16) Questo capitolo spiega il legame tra la fede e il bene comune, che porta alla formazione di un luogo in cui l’uomo può abitare insieme agli altri. La fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Ecco perché essa non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. Anzi: senza l’amore affidabile di Dio, l’unità tra gli uomini sarebbe fondata solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura. La fede, invece, coglie il fondamento ultimo dei rapporti umani, il loro destino definitivo in Dio, e li pone a servizio del bene comune. La fede “è un bene per tutti, un bene comune”; non serve a costruire unicamente l’aldilà, ma aiuta a edificare le nostre società, così che camminino verso un futuro di speranza.

L’Enciclica si sofferma, poi, sugli ambiti illuminati dalla fede: innanzitutto, la famiglia fondata sul matrimonio, inteso come unione stabile tra uomo e donna. Essa nasce dal riconoscimento e dall’accettazione della bontà della differenza sessuale e, fondata sull’amore in Cristo, promette “un amore che sia per sempre” e riconosce l’amore creatore che porta a generare figli. Poi, i giovani: qui il Papa cita le Giornate Mondiali della Gioventù, in cui i giovani mostrano “la gioia della fede” e l’impegno a viverla in modo saldo e generoso. “I giovani hanno il desiderio di una vita grande – scrive il Pontefice –. L’incontro con Cristo dona una speranza solida che non delude. La fede non è un rifugio per gente senza coraggio, ma la dilatazione della vita”. E ancora, in tutti i rapporti sociali: rendendoci figli di Dio, infatti, la fede dona un nuovo significato alla fraternità universale tra gli uomini, che non è mera uguaglianza, bensì esperienza della paternità di Dio, comprensione della dignità unica della singola persona. Un ulteriore ambito è quello della natura: la fede ci aiuta a rispettarla, a “trovare modelli di sviluppo che non si basino solo sull’utilità o sul profitto, ma che considerino il creato come un dono”; ci insegna ad individuare forme giuste di governo, in cui l’autorità viene da Dio ed è a servizio del bene comune; ci offre la possibilità del perdono che porta a superare i conflitti. “Quando la fede viene meno, c’è il rischio che anche i fondamenti del vivere vengano meno”, scrive il Papa, e se togliamo la fede in Dio dalle nostre città, perderemo la fiducia tra noi e saremo uniti solo dalla paura. Per questo che non dobbiamo vergognarci di confessare pubblicamente Dio, in quanto la fede illumina il vivere sociale. Altro ambito illuminato dalla fede è quello della sofferenza e della morte: il cristiano sa che la sofferenza non può essere eliminata, ma può ricevere un senso, può diventare affidamento alle mani di Dio che mai ci abbandona e così essere “tappa di crescita della fede”. All’uomo che soffre Dio non dona un ragionamento che spieghi tutto, ma offre la sua presenza che accompagna, che apre un varco di luce nelle tenebre. In questo senso, la fede è congiunta alla speranza. E qui il Papa lancia un appello: “Non facciamoci rubare la speranza, non permettiamo che sia vanificata con soluzioni e proposte immediate che ci bloccano nel cammino”.

Conclusione (n. 58-60): Beata colei che ha creduto (Lc 1,45) Alla fine della LF, il Papa invita a guardare a Maria, “icona perfetta” della fede, perché, in quanto Madre di Gesù, ha concepito “fede e gioia”. A Lei innalza la sua preghiera il Pontefice affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù.

PRESENTAZIONE DELL'ENCICLICA "LUMEN FIDEI": LA FEDE COME ESPERIENZA DI COMUNIONE E DI SOLIDARIETÀ

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Alle 11:00 di questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, si è tenuta la Conferenza Stampa di presentazione della prima Lettera Enciclica di Papa Francesco "Lumen Fidei". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi; l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

Nel suo intervento l'Arcivescovo Gerhard L. Müller ha precisato che la "Lumen Fidei" si divide in quattro parti "che possiamo considerare come quattro quadri di un'unica 'pala'.

"Nella prima parte, dalla fede di Abramo, l'uomo che nella voce di Dio 'riconosce un appello profondo, iscritto da sempre nel profondo del suo essere', si passa alla fede del popolo di Israele. La storia della fede di Israele, a sua volta, è un continuo passaggio dalla 'tentazione dell'incredulità' e dell'adorare gli idoli, 'opera delle mani dell'uomo', alla confessione 'dei benefici di Dio e al compiersi progressivo delle sue promesse'. Fino alla storia di Gesù, compendio della salvezza, in cui tutte le linee della storia di Israele si raccolgono e si concentrano".

"Con Gesù possiamo dire definitivamente che 'abbiamo conosciuto e creduto all'Amore che Dio ha per noi', poiché egli è 'la manifestazione piena dell'affidabilità di Dio'".

Nella seconda parte - ha proseguito l'Arcivescovo Müller - l'Enciclica pone con forza la questione della verità come questione che si colloca 'al centro della fede'. La fede riguarda perciò anche la conoscenza della realtà, è evento conoscitivo: 'senza verità, la fede non salva…resta una bella fiaba…oppure si riduce a un bel sentimento'".

"La fede - ha ricordato - aprendoci all'amore che viene da Dio, trasforma il nostro modo di vedere le cose 'in quanto l'amore stesso porta [in sé] una luce'. (...) L'amore è autentico quando ci lega alla verità e la verità stessa ci attira a sé con la forza dell'amore. 'Questa scoperta dell'amore come fonte di conoscenza, che appartiene all'esperienza originaria di ogni uomo' ci viene testimoniata proprio 'dalla concezione biblica della fede" (n. 28) ed è una delle sottolineature più belle e importanti di questa Enciclica".

"La fede - ha spiegato l'Arcivescovo Müller - ci aiuta dunque ad attingere in profondità i fondamenti del reale. In questo senso, si può comprendere a che livello la luce della fede è in grado di 'illuminare gli interrogativi del nostro tempo sulla verità', vale a dire le grandi domande che sorgono nel cuore umano di fronte alla realtà tutta, sia davanti alle sue bellezze, come di fronte ai suoi drammi".

L'Arcivescovo Müller ha richiamato l'attenzione su alcuni punti rilevanti dell'Enciclica: "Anzitutto sul luogo genetico della fede, la quale, se è evento che tocca intimamente la persona, non rinchiude l’io in un isolato ed isolante 'a-tu-per-tu' con Dio. Essa, infatti, 'nasce da un incontro che accade nella storia' e 'si trasmette…nella forma del contatto, da persona a persona, come una fiamma si accende da un'altra fiamma'".

"In secondo luogo, mi sta a cuore richiamare una citazione - presente nella terza parte dell’Enciclica - tratta dalle Omelie di San Leone Magno: 'se la fede non è una, non è fede' . Viviamo infatti in un mondo che nonostante tutte le sue connessioni e globalizzazioni è frammentato e sezionato in molti 'mondi' che, sebbene in comunicazione, sono spesso e volentieri a sé stanti e in conflitto fra loro. L'unità della fede è perciò il bene prezioso che il Santo Padre e i suoi confratelli Vescovi sono chiamati a testimoniare, alimentare e garantire, come primizia di un’unità che vuole offrirsi come dono al mondo intero".

infine il Presule ha citato un brano della quarta parte dell'Enciclica "Se è vero che la fede autentica riempie di gioia ed è 'una dilatazione della vita' – ecco un richiamo che accomuna concretamente Papa Francesco e Benedetto XVI – 'la luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo' ma ci apre ad una 'presenza che accompagna, [ad] una storia di bene che si unisce ad ogni storia di sofferenza, per aprire in essa un varco di luce'".

"L'Enciclica - secondo l'Arcivescovo Müller - vuole riaffermare in modo nuovo che la fede in Gesù Cristo è un bene per l'uomo ed 'è un bene per tutti, è un bene comune': 'la sua luce non illumina solo l'interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell'aldilà; essa ci aiuta ad edificare le nostre società, in modo che camminiamo verso un futuro di speranza'".

Il Cardinale Ouellet ha a sua volta affermato che l'Enciclica "parla in realtà esprimendosi in un 'noi' che non è maiestatis ma bensì di comunione. Essa parla della fede come d’una esperienza di comunione, di dilatazione dell’io e di solidarietà nel cammino della Chiesa con Cristo per la salvezza dell’umanità (...) Oggettivamente, la luce della fede orienta il senso della vita, porta conforto e consolazione ai cuori inquieti e abbattuti, ma impegna anche i credenti a porsi a servizio del bene comune dell’umanità attraverso l’annuncio e l’autentica condivisione della grazia ricevuta da Dio. (...) Soggettivamente, la fede è un’apertura all’Amore di Cristo, un accogliere, l’entrare in una relazione che allarga l’'io' alle dimensioni di un 'noi' che non è soltanto umano, nella Chiesa, ma che è propriamente divino, e cioè una partecipazione autentica al 'Noi' del Padre e del Figlio nello Spirito Santo".

"A partire da questo 'Noi' trinitario che si prolunga nel 'noi' ecclesiale, l’Enciclica si riallaccia in modo del tutto naturale al 'noi' della famiglia che è il luogo per eccellenza di trasmissione della fede. Da un lato, ciò è ben chiaro nell’esperienza del battesimo dei bambini (...) Da un altro lato - ricorda l’Enciclica - sussistono profonde affinità tra la fede e l’amore senza fine che si promettono l’uomo e la donna che si uniscono in matrimonio. (...)
L’Enciclica aggiunge un considerevole sviluppo riguardo la pertinenza della fede per la vita sociale, per l’edificazione della città nella giustizia e nella pace, grazie al rispetto d’ogni persona e della sua libertà, grazie alle risorse di compassione e di riconciliazione da lei offerte per il conforto delle sofferenze e la composizione dei conflitti. (...) La tendenza a confinare la fede nella sfera della vita privata si trova qui confutata in toni pacati, ma in maniera decisiva. Molti aspetti in precedenza sviluppati dalle encicliche sulla carità e la speranza trovano il loro complemento in questa messa in luce della fede come comunione e servizio del bene comune".

"In chiusura - ha concluso il Cardinale - l’Enciclica contempla Maria, la figura per eccellenza della fede, colei che ha ascoltato la Parola e l’ha conservata nel suo cuore, colei che ha seguito Gesù e che si è lasciata trasformare 'entrando nello sguardo del Figlio di Dio incarnato'".

Riprendendo le parole del Santo Padre, l'Arcivescovo Fisichella ha affermato: "'Chi crede, vede'. In questa espressione (...) si può racchiudere l'insegnamento di Papa Francesco in questa sua prima enciclica. Un testo posto nell'orizzonte del binomio luce e amore. Ciò che viene insegnato è un cammino che il Papa propone alla Chiesa per recuperare la sua missione nel mondo di oggi. (...) Presentando la fede, l'enciclica chiede di fissare di nuovo lo sguardo sull'essenziale della Chiesa e di ogni credente. Questo è il mistero dell'Incarnazione del Figlio di Dio che nella sua morte e risurrezione ha rivelato l'amore nella sua pienezza e profondità. (...) Partendo dal presupposto che la fede nasce dall'amore, si articola il rapporto tra conoscenza di fede e conoscenza di amore come un binomio inscindibile; dove l'amore, comunque, ha il suo primato indiscusso. La 'luce della fede' si risolve nella 'luce dell'amore'".

L'Arcivescovo Fisichella ha ricordato che la "Lumen fidei" "viene pubblicata nel bel mezzo dell’Anno della fede e, simbolicamente, porta la data del 29 giugno, festa dei santi Apostoli Pietro e Paolo, primi testimoni della fede in questa Chiesa di Roma, dove il successore di Pietro è chiamato al servizio e alla responsabilità di confermare i fratelli nell’unità della fede di sempre. È utile sapere che in prospettiva dell’Anno della fede si era chiesto ripetutamente a Benedetto XVI di scrivere un’enciclica sulla fede che venisse in qualche modo a concludere la triade che egli aveva iniziato con 'Deus caritas est' sull’amore, e 'Spe salvi' sulla speranza. Il Papa non era convinto di dover sottoporsi a questa ulteriore fatica. L'insistenza, tuttavia, ebbe la meglio e Papa Benedetto decise che l’avrebbe scritta per offrirla a conclusione dell’Anno della Fede. La storia ha voluto diversamente. Questa enciclica ci viene offerta oggi da Papa Francesco con forte convinzione e come 'programma' su come continuare a vivere questa esperienza che ha visto tutta la Chiesa impegnata per un anno intero in tante esperienze fortemente significative".

"Bisogna dire, comunque, senza esitazione - ha precisato l'Arcivescovo Fisichella - che 'Lumen fidei', pur riprendendo alcune intuizioni e alcuni contenuti propri del magistero di Benedetto XVI, è pienamente un testo di Papa Francesco. Qui si ritrova il suo stile (...). L’immediatezza delle espressioni usate, la ricchezza delle immagini a cui fa riferimento e la peculiarità di alcune citazioni di autori antichi e moderni fanno di questo testo una vera introduzione al suo magistero (...). Solo come esemplificazione, una lettura attenta di queste pagine mostrerà subito che ritornano con forza tre verbi (...): 'camminare', 'costruire', 'confessare'. Per alcuni versi, si può dire che l’enciclica si struttura su questi tre verbi e ne specifica i contenuti".

"Non sono dimenticate dal Papa - nella "Lumen fidei" - le due scadenze che caratterizzano questo Anno: il cinquantesimo anniversario dell’inizio del Concilio Ecumenico Vaticano II, e il ventesimo della pubblicazione del Catechismo della Chiesa Cattolica. Per quanto comporta il primo evento - ha commentato il Presule - Papa Francesco ribadisce che è stato 'un concilio sulla fede'" che "aveva lo scopo di riporre al centro della vita della Chiesa il primato di Dio e l’esigenza di dirlo oggi, in una società e cultura differenti, in modo comprensibile e credibile. Per quanto concerne il Catechismo, invece, l’enciclica ribadisce la sua validità come strumento attraverso il quale la Chiesa compie la sua opera di trasmissione della fede con la memoria viva dell’annuncio di Gesù Cristo. Merita di essere sottolineato, inoltre, che proprio in questo contesto Papa Francesco sottolinea il grande valore che possiede la Professione di fede, il 'Credo'". Una preghiera che "consente di sentire la fede come un fatto vivo ed efficace nella vita dei credenti, che spesso sperimentano un analfabetismo ingiustificato circa i contenuti della fede. In queste pagine, viene ribadito il profondo valore che il 'Credo' possiede, non solo per ricordare la sintesi della fede, ma soprattutto per far comprendere l’impegno a cambiare la vita. (...) Chi crede, insomma, è chiamato a vivere responsabilmente nel mondo".

"'Lumen fidei' - ha concluso l'Arcivescovo Fisichella - è un’enciclica con una forte connotazione pastorale. (...) Papa Francesco, con la sua sensibilità di pastore, riesce a tradurre molte questioni di carattere prettamente teologico in tematiche che possono aiutare la riflessione e la catechesi. (...) Nessuno dovrebbe avere paura di guardare ai grandi ideali e di perseguirli. La fede e l’amore sono i primi a dover essere proposti. In un periodo di debolezza culturale come il nostro un simile invito è una provocazione e una sfida che non possono trovarci indifferenti".


STATUA DI SAN MICHELE ARCANGELO IN VATICANO

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Questa mattina nei Giardini Vaticani, presso il Palazzo del Governatorato, hanno avuto luogo, alla presenza del Santo Padre Francesco l'inaugurazione di un nuovo monumento a San Michele Arcangelo, dell'artista Giuseppe Antonio Lomuscio, e la consacrazione dello Stato della Città del Vaticano a San Giuseppe e a San Michele Arcangelo. Fra i presenti alla cerimonia il Papa emerito Benedetto XVI, invitato da Papa Francesco, salutato con grande affetto dai presenti e dal personale del Governatorato. I due Pontefici sono rimasti vicini per tutta la cerimonia prendendo posto su due poltrone collocate davanti al monumento.

Dopo un breve saluto del Cardinale Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato e l'intervento del Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente emerito del Governatorato, il Santo Padre ha pronunciato un breve discorso.

"Nei Giardini Vaticani - ha detto Papa Francesco - ci sono diverse opere artistiche; questa, che oggi si aggiunge, assume però un posto di particolare rilievo, sia per la collocazione, sia per il significato che esprime. Infatti non è solo un’opera celebrativa, ma un invito alla riflessione e alla preghiera, che si inserisce bene nell’Anno della fede. Michele – che significa: 'Chi è come Dio?' – è il campione del primato di Dio, della sua trascendenza e potenza. Michele lotta per ristabilire la giustizia divina; difende il Popolo di Dio dai suoi nemici e soprattutto dal nemico per eccellenza, il diavolo. E san Michele vince perché in Lui è Dio che agisce. Questa scultura ci richiama allora che il male è vinto (...). Nel cammino e nelle prove della vita non siamo soli, siamo accompagnati e sostenuti dagli Angeli di Dio, che offrono, per così dire, le loro ali per aiutarci a superare tanti pericoli, per poter volare alto rispetto a quelle realtà che possono appesantire la nostra vita o trascinarci in basso. Nel consacrare lo Stato Città del Vaticano a San Michele Arcangelo, gli chiediamo che ci difenda dal Maligno e che lo getti fuori (...) Noi consacriamo lo Stato Città del Vaticano anche a San Giuseppe, il custode di Gesù, (...). La sua presenza ci renda ancora più forti e coraggiosi nel fare spazio a Dio nella nostra vita per vincere sempre il male con il bene".

Infine Papa Francesco ha recitato due preghiere di consacrazione, la prima a San Giuseppe e la seconda a San Michele Arcangelo, ha asperso il nuovo monumento ed ha impartito la Benedizione a tutta l'assemblea.


PROMULGAZIONE DI DECRETI

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Oggi, 5 luglio 2013, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza privata il Cardinale Angelo Amato, S.D.B., Prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi. Nel corso dell’Udienza il Sommo Pontefice ha autorizzato la Congregazione a promulgare i Decreti riguardanti:


MIRACOLI

- un miracolo attribuito all'intercessione del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła), Vescovo polacco e Sommo Pontefice (1920- 2005);

- un miracolo attribuito all'intercessione del Venerabile Servo di Dio Alvaro del Portillo y Diez de Sollano, Vescovo spagnolo, Prelato della Prelatura Personale della Santa Croce e dell'Opus Dei (1914-1994);

- un miracolo attribuito all'intercessione della Venerabile Serva di Dio Esperanza de Jesús (al secolo: María Josefa Alhama Valera), religiosa spagnola, Fondatrice delle Congregazioni delle Ancelle dell'Amore Misericordioso e dei Figli dell'Amore Misericordioso (1893-1983).


MARTIRIO

- del Servo di Dio José Guardiet y Pujol, Sacerdote diocesano spagnolo, nato nel 1879 e ucciso in odio alla Fede in Spagna il 3 agosto 1936;

- dei Servi di Dio Mauricio Íñiguez de Heredia, religioso spagnolo e 23 Compagni, dell'Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Dio, uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il 1936 e il 1937;

- dei Servi di Dio Fortunato Velasco Tobar, sacerdote spagnolo e 13 Compagni, della Congregazione della Missione, uccisi in odio alla Fede in Spagna tra il 1934 e il 1936;

- delle Serve di Dio Maria Asunción (al secolo: Jiuliana González Trujillano) e 2 Compagne, Religiose professe spagnole della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie della Madre del Divin Pastore, uccise in odio alla Fede in Spagna nel 1936.


VIRTÙ EROICHE

- del Servo di Dio Nicola D'Onofrio, Chierico professo italiano dell'Ordine dei Chierici Regolari Ministri degli Infermi (Camilliani), (1943-1964);

- del Servo di Dio Bernard Philippe (al secolo: Jean Fromental Cayroche), religios francese, Fratello professo dell'Istituto delle Scuole Cristiane, Fondatore delle Hermanas Guadalupanas de La Salle (1895-1978);

- della Serva di Dio Maria Isabel da Santissima Trinidade (al secolo: Maria Isabel Picão Caldeira vedova Carneiro), religiosa portoghese, Fondatrice delle Congregazione delle Suore Concezioniste (1889-1962);

- della Serva di Dio Maria del Carmen Rendiles Martínez, venezuelana, Fondatrice delle Ancelle di Gesù, chiamate Siervas de Jesús de Venezuela, (1903-1977);

- del Servo di Dio Giuseppe Lazzati, italiano, Laico consacrato, (1909-1986).

Il Sommo Pontefice ha approvato, infine, i voti favorevoli della Sessione Ordinaria dei Padri Cardinali e Vescovi circa la canonizzazione del Beato Giovanni XXIII (Angelo Giuseppe Roncalli) e ha deciso di convocare un Concistoro, che riguarderà anche la canonizzazione del Beato Giovanni Paolo II (Karol Józef Wojtyła).



UDIENZE

Città del Vaticano, 5 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Ennio Antonelli, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per la Famiglia.

- Il Cardinale Fiorenzo Angelini, Presidente emerito del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari.


giovedì 4 luglio 2013

IL SANTO PADRE RICEVE IN UDIENZA IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Nella mattinata di oggi, giovedì 4 luglio 2013, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in visita privata l’On. Enrico Letta, Presidente del Consiglio dei Ministri della Repubblica Italiana. Dopo l’udienza pontificia, l’On. Letta ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, ci si è soffermati sulla situazione sociale e sulle principali prove che i cittadini e le istituzioni dell’Italia e dell’Unione Europea stanno sostenendo, in particolare, a proposito dell’adozione di misure che creino e tutelino l’occupazione, soprattutto giovanile. Si è, poi, riconosciuto il fattivo apporto che le famiglie italiane e le istituzioni della Chiesa continuano a fornire alla stabilità del Paese.

Non si è mancato, inoltre, di considerare alcuni temi di politica internazionale, con una preoccupata attenzione all’evoluzione del contesto civile e istituzionale dei Paesi appartenenti all’area mediterranea e mediorientale.

È stato, infine, ribadito il positivo convincimento delle Parti di proseguire nella reciproca collaborazione per il progresso della Nazione italiana e per il bene della comunità internazionale.

UTILI NEL BILANCIO 2012 DELLA SANTA SEDE E NEL BILANCIO 2012 DEL GOVERNATORATO DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Dal 2 al 3 luglio si è svolta in Vaticano la riunione del Consiglio di Cardinali per lo Studio dei Problemi Organizzativi ed Economici della Santa Sede, presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, SDB, Segretario di Stato. Degna di particolare nota è stata la visita, mercoledì 3, del Santo Padre Francesco, il quale ha rivolto la parola agli intervenuti e si è intrattenuto per un breve dialogo, ribadendo le finalità e l'utilità del Consiglio ed invitando a proseguire i periodici incontri.

Il Cardinale Versaldi, Presidente della Prefettura per gli Affari Economici della Santa Sede ha presentato ai Cardinali il Bilancio Consuntivo Consolidato 2012 della Santa Sede e, successivamente, quello del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano 2012.

Il Bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede per l’anno 2012 chiude con un utile di Euro 2.185.622.= grazie soprattutto al buon rendimento della gestione finanziaria.

I capitoli di spesa più impegnativi sono stati quelli relativi al costo del personale che, al 31 dicembre u.s., contava 2.823 unità, ai mezzi di comunicazione sociale, considerati nel loro complesso ed al pagamento delle nuove tasse che gravano sugli immobili (IMU), risultate in aumento per Euro 5.000.000 rispetto al passato.

Il Governatorato ha un’Amministrazione autonoma ed indipendente da contributi della Santa Sede, e, attraverso le sue diverse Direzioni, provvede alle necessità relative alla gestione dello Stato. Il consuntivo 2012 si è chiuso con un attivo di Euro 23.079.800. Il personale, al 31 dicembre u.s., contava 1.936 unità.

L’Obolo di San Pietro, cioè le offerte dei fedeli a sostegno della carità del Santo Padre, è passato da USD 69.711.722,76 del 2011, a USD 65.922.637,08 del 2012. Il contributo in base al canone 1271 del CIC, vale a dire il sostegno economico prestato dalle circoscrizioni ecclesiastiche di tutto mondo per il mantenimento del servizio che la Curia Romana presta alla Chiesa universale, è passato da USD 32.128.675,91 del 2011, a USD 28.303.239,28 nel 2012, con un calo dell'11,91%.

Gli ulteriori contributi alla Santa Sede da parte degli Istituti di Vita Consacrata, Società di Vita Apostolica e Fondazioni sono passati da USD 1.194.217,78 del 2011, a USD 1.133.466,91. Complessivamente vi è stato un decremento del 7,45% rispetto all'anno precedente.

L’Istituto per le Opere di Religione (IOR), come ogni anno, ha offerto al Santo Padre una somma significativa a sostegno del suo ministero apostolico e di carità. Per l’esercizio 2012 si è trattato di € 50.000.000.

Nel corso della riunione, si legge in un Comunicato reso pubblico questa mattina i Cardinali "hanno riflettuto sui dati di Bilancio loro offerti constatando i positivi risultati raggiunti, ed hanno incoraggiato la necessaria riforma finalizzata a ridurre i costi attraverso un'opera di semplificazione e razionalizzazione degli organismi esistenti, nonché una più attenta programmazione dell'attività di tutte le amministrazioni. I Membri del Consiglio hanno espresso profonda gratitudine per il sostegno dato, spesso in forma anonima, al ministero universale del Santo Padre, nonostante il momento di crisi economica, esortando a perseverare in tale opera di bene".



L'AUTORITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA VATICANA AMMESSA NEL GRUPPO EGMONT

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato in un Comunicato l'adesione dell'Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede, Stato della Città del Vaticano, al Gruppo Egmont: In occasione della sua 21a Plenaria, che ha luogo a Sun City (Sud Africa), il Gruppo Egmont, che riunisce le Unità di Informazione Finanziaria (FIUs) a livello mondiale, ha ammesso l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede e Stato della Città del Vaticano come suo membro a pieno titolo.

La partecipazione al Gruppo Egmont rappresenta l’inserimento in una rete globale di Unità di Informazione Finanziaria e facilita lo scambio di informazioni per la lotta contro i crimini finanziari. Per la Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano ciò rappresenta un nuovo passo nella partecipazione a questo impegno internazionale.

L’ammissione dell’AIF al Gruppo Egmont rappresenta il riconoscimento degli sforzi sistematici della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano nell’identificare e combattere il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo” - ha dichiarato René Bruelhart, Direttore dell’AIF -. “Il nostro inserimento in questa rete globale promuoverà ulteriormente la nostra capacità di contribuire alla lotta contro i crimini finanziari”.

Il Gruppo Egmont è stato fondato nel 1995 e attualmente consiste delle Unità d’Informazione Finanziaria (FIUs) di oltre 130 Paesi. Esso costituisce il luogo appropriato per le FIUs di tutto il mondo per lo scambio di informazioni e per il coordinamento della lotta contro il riciclaggio del denaro e il finanziamento del terrorismo.

UDIENZE

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

L’On. Ignazio Roberto Maria Marino, Sindaco di Roma.

L’On. Giovanni Alemanno, già Sindaco di Roma.

- L'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Nel pomeriggio il Santo Padre riceve il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 4 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo José Rafael Quirós Quirós, Arcivescovo Metropolita di San José de Costa Rica (superficie: 2.208; popolazione: 1.971.384; cattolici: 1.383.912; sacerdoti: 343; religiosi: 703; diaconi permanenti: 3), Costa Rica. L'Arcivescovo eletto è nato a Llano Grande (Costa Rica) nel 1955 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Come sacerdote ha svolto successivamente i seguenti incarichi pastorali: Vicario Parrocchiale di Santa Teresita del Niño Jesús a San José, Formatore del Seminario Centrale a San José, Vice-Officiale del Tribunale Ecclesiastico Provinciale, Professore di Diritto Canonico presso il Seminario Centrale a San José e l’Università Cattolica di Costa Rica, Cappellano della Fuerza Pública, Direttore Esecutivo del Segretariato della Conferenza Episcopale di Costa Rica e Vicario Generale dell’arcidiocesi di San José de Costa Rica. Il 2 dicembre 2005 è stato nominato Vescovo di Limón e il 22 febbraio 2006 ha ricevuto la consacrazione episcopale. Succede all'Arcivescovo Hugo Barrantes Ureña, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.


mercoledì 3 luglio 2013

PAPA FRANCESCO: PER TOCCARE IL DIO VIVO NON SERVE "FARE UN CORSO DI AGGIORNAMENTO", MA ENTRARE NELLE PIAGHE DI GESÙ

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Questa mattina, nel corso della Santa Messa celebrata nella Casa Santa Marta, il Santo Padre ha commentato il Vangelo della festa di San Tommaso Apostolo, affermando che per incontrare Dio vivo "è necessario baciare con tenerezza le piaghe di Gesù nei nostri fratelli affamati, poveri, malati, carcerati".

Gesù, dopo la Resurrezione - ha detto Papa Francesco - appare agli apostoli, ma Tommaso non c’è: “Ha voluto che aspettasse una settimana. Il Signore sa perché fa le cose. E a ciascuno di noi dà il tempo che lui crede che sia meglio per noi. A Tommaso ha concesso una settimana”. Gesù si rivela con le sue piaghe: “Tutto il suo corpo era pulito, bellissimo, pieno di luce - ha sottolineato il Pontefice - ma le piaghe c’erano e ci sono ancora” e quando il Signore verrà, alla fine del mondo, “ci farà vedere le sue piaghe”. Tommaso per credere voleva mettere le sue dita in quelle piaghe: “Era un testardo. Ma, il Signore ha voluto proprio un testardo per farci capire una cosa più grande. Tommaso ha visto il Signore, è stato invitato a mettere il suo dito nella piaga dei chiodi; mettere la mano sul fianco e non ha detto: ‘È vero: il Signore è risorto!’. No! È andato più oltre. Ha detto: ‘Dio!’. Il primo dei discepoli che fa la confessione della divinità di Cristo, dopo la Resurrezione. E ha adorato”.
E così - ha proseguito il Papa - si capisce qual era l’intenzione del Signore nel farlo aspettare: prendere anche la sua incredulità per portarla non all’affermazione della Resurrezione, ma all’affermazione della sua divinità”. Il “cammino per l’incontro con Gesù-Dio sono le sue piaghe. Non ce n’è un altro. Nella storia della Chiesa ci sono stati alcuni sbagli nel cammino verso Dio. Alcuni hanno creduto che il Dio vivente, il Dio dei cristiani noi possiamo trovarlo per il cammino della meditazione, e andare più alto nella meditazione. Quello è pericoloso, eh? Quanti si perdono in quel cammino e non arrivano. Arrivano sì, forse, alla conoscenza di Dio, ma non di Gesù Cristo, Figlio di Dio, seconda Persona della Trinità. A quello non ci arrivano. È il cammino degli gnostici, no? Sono buoni, lavorano, quello, ma non è il cammino giusto. È molto complicato e non ti porta a buon porto”.

Altri - ha spiegato il Papa - hanno pensato che per arrivare a Dio dobbiamo essere noi mortificati, austeri, e hanno scelto la strada della penitenza: soltanto la penitenza, il digiuno. E neppure questi sono arrivati al Dio vivo, a Gesù Cristo Dio vivo. Sono i pelagiani, che credono che con il loro sforzo possono arrivare”. Ma Gesù ci dice che il cammino per incontrarlo è quello di trovare le sue piaghe. “E le piaghe di Gesù tu le trovi facendo le opere di misericordia, dando al corpo - al corpo - e anche all’anima, ma al corpo - ha sottolineato il Papa - del tuo fratello piagato, perché ha fame, perché ha sete, perché è nudo, perché è umiliato, perché è schiavo, perché è in carcere, perché è in ospedale. Quelle sono le piaghe di Gesù oggi. E Gesù ci chiede di fare un atto di fede, a Lui, ma tramite queste piaghe. ‘Ah, benissimo! Facciamo una fondazione per aiutare tutti quelli e facciamo tante cose buone per aiutarli’. Quello è importante, ma se noi rimaniamo su questo piano, saremo soltanto filantropici".

"Dobbiamo toccare le piaghe di Gesù, dobbiamo carezzare le piaghe di Gesù, dobbiamo curare le piaghe di Gesù con tenerezza, dobbiamo baciare le piaghe di Gesù, e questo letteralmente. Pensiamo, cosa è successo a San Francesco, quando ha abbracciato il lebbroso? Lo stesso che a Tommaso: la sua vita è cambiata!". Per toccare il Dio vivo - ha affermato il Papa - non serve “fare un corso di aggiornamento” ma entrare nelle piaghe di Gesù e per questo “è sufficiente uscire per la strada. Chiediamo a San Tommaso la grazia di avere il coraggio di entrare nelle piaghe di Gesù con la nostra tenerezza e sicuramente avremo la grazia di adorare il Dio vivo”.

UDIENZE

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l'Arcivescovo Jean-Louis Bruguès, O.P., Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 3 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l'Arcivescovo Tarcisius Gervazio Ziyaye, Arcivescovo di Lilongwe (superficie: 24.025; popolazione: 5.064.000; cattolici: 1.550.000; sacerdoti: 84; religiosi: 195), Malawi. Finora Arcivescovo di Blantyre (Malawi), succede all’Arcivescovo Rémi Joseph Gustave Sainte-Marie, M. Afr., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Victor Henry Thakur, , Arcivescovo di Raipur (superficie: 60.819; popolazione: 15.986.000; cattolici: 69.453; sacerdoti: 146; religiosi: 580) India. Finora Vescovo di Bettiah (India), succede all'Arcivescovo Joseph Augustine Charanakunnel, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo José Maria Chaves dos Reis, Vescovo della diocesi di Abaetetuba (superficie: 28.256; popolazione: 490.000; cattolici: 351.000; sacerdoti: 32; religiosi: 40), Brasile). Il Vescovo eletto è nato nel 1962 ad Oeiras do Pará (Brasile) ed è stato ordinato sacerdote nel 1996. Dal 1996 al 2000 è stato Rettore del Seminario Minore “Padre Josimo” a Cametá; dal 2000 al 2002 Vicario della Cattedrale Prelatizia “São João Batista” a Cametá; dal 2002 al 2006 Parroco della Cattedrale Prelatizia di Cametá. È stato finora Vicario Generale e Rettore del Seminario Maggiore “Bom Pastor” della diocesi di Cametá.

- Ha nominato il Monsignore Joseph Arshad, Vescovo della Diocesi di Faisalabad (superficie: 35.300; popolazione: 38.265.000; cattolici: 150.000; sacerdoti: 42; religiosi: 129), Pakistan. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Lahore (Pakistan) ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Dal 1991 al 1995 è stato Vicario Parrocchiale della St. Joseph Catholic Church ed incaricato della St. Peter’s School di Kamokee-Gujranwala; ha prestato servizio diplomatico: dal 1999 al 2002 presso la Nunziatura Apostolica a Malta; dal 2002 al 2004: presso la Nunziatura Apostolica in Sri Lanka; dal 2004 al 2007: presso la Nunziatura Apostolica in Bangladesh; dal 2007 al 2010: presso la Nunziatura Apostolica in Madagascar; dal 2010: Consigliere presso la Nunziatura Apostolica in Bosnia- Herzegovina.

- Ha nominato il Monsignore João Gilberto de Moura, Vescovo della Diocesi di Jardim (superficie: 69.972; popolazione: 397.000; cattolici: 277.000; sacerdoti: 15; religiosi: 23; diaconi permanenti: 3), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Ituiutaba (Brasile) nel 1963 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1995. Nel 1996 è stato Vicario Parrocchiale della Cattedrale “São José e Rettore del Seminario Minore diocesano “Santo Cura d’Ars”; dal 1996 al 1999 Assistente Ecclesiastico del Movimento “Serra”; dal 1996 al 1997 Coordinatore diocesano della Pastorale Vocazionale; dal 1997 al 2003 Rappresentante dei Presbiteri; dal 1997 al 2002 Parroco della Parrocchia “Cristo Rei” a Centralina; dal 1999 al 2002 Coordinatore diocesano della Pastorale Infantile e dal 2004 al 2007 Coordinatore regionale della Pastorale Infantile – Settore “Ituiutaba”; dal 2000 al 2002 Vicario Giudiziale della Camera Ecclesiastica; dal 2002 al 2006 Cancelliere Diocesano; dal 2002 al 2008 Parroco della Parrocchia “São Francisco de Assis” ad Ituiutaba; dal 2006 al 2007 Vicario Generale e dal 2007 Amministratore Diocesano. È stato finora Parroco della Cattedrale “Cristo Rei”, Vicario Giudiziale della Camera Ecclesiastica di Ituiutaba, Procuratore, Economo e Vicario Generale della diocesi di Ituiutaba. Inoltre, è Membro del Consiglio dei Presbiteri e del Collegio dei Consultori e Assistente Ecclesiastico dell’Istituto Secolare “Maria, Mãe da Igreja”.

- Ha nominato il Cardinale John Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), Amministratore Apostolico "ad nutum Sanctae Sedis" della Diocesi di Ahiara (Nigeria).




martedì 2 luglio 2013

PROGRAMMA VISITA DEL SANTO PADRE FRANCESCO A LAMPEDUSA

Città del Vaticano, 2 luglio 2013 (VIS). Questa mattina la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il programma della visita del Santo Padre Francesco a Lampedusa, l'8 luglio prossimo. Alle 8:00 di lunedì prossimo, il Santo Padre partirà in aereo dall'aeroporto militare di Ciampino ed arriverà a Lampedusa alle 9:15. All'aeroporto Papa Francesco sarà accolto dall'Arcivescovo di Agrigento Monsignor Francesco Montenegro e dalla Dottoressa Giuseppina Nicolini, Sindaco di Lampedusa.

In auto il Santo Padre raggiungerà Cala Pisana dove si imbarcherà per raggiungere via mare il Porto di Lampedusa, accompagnato dai pescatori con le loro barche. Al largo il Santo Padre lancerà in mare una corona di fiori in ricordo di quanti hanno perso la vita in mare. Alle 9:30 è previsto l'arrivo dell'imbarcazione con il Santo Padre al Porto a Punta Favarolo. Sul molo saranno in attesa gruppi di immigrati che il Santo Padre saluterà al passaggio.

Successivamente, in auto, il Papa raggiungerà il vicino campo sportivo "Arena" in Località Salina, dove, alle 10:00, è in programma la celebrazione della Santa Messa. Alle 11:30, al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre raggiungerà in auto la Parrocchia di San Gerlando per una breve sosta. Alle 12:30 il Santo Padre si trasferirà in auto all'aeroporto e partirà alle 12:45 per giungere all'aeroporto di Ciampino alle 13:45 e rientrare direttamente in Vaticano.

SI DIMETTONO IL DIRETTORE E IL VICE-DIRETTORE DELLO IOR

Città del Vaticano, 2 luglio 2013 (VIS). Di seguito pubblichiamo il Comunicato diffuso nel tardo pomeriggio di ieri, 1° luglio, dalla Sala Stampa della Santa Sede:

"Dimissioni della Direzione dello IOR – Il Presidente Ernst von Freyberg invitato ad assumere le mansioni di Direttore Generale 'ad interim' – Alti dirigenti di Promontory chiamati ad assumere i ruoli di Vice-Direttore e Chief Risk Officer.

Il Direttore dello IOR, Commendator Paolo Cipriani, e il Vice-Direttore Dottor Massimo Tulli si sono dimessi dai loro incarichi. Dopo molti anni di servizio ambedue hanno deciso che questo atto sarebbe stato nel migliore interesse dell’Istituto stesso e della Santa Sede. Il Consiglio di sovrintendenza e la Commissione dei Cardinali hanno accettato le loro dimissioni e hanno chiesto al Presidente Ernst von Freyberg di assumere ad interim le funzioni di Direttore generale con effetto immediato. L’Autorità di Informazione Finanziaria è stata informata. La Commissione speciale nominata il 26 giugno scorso ha preso atto di questa decisione.

Ernst von Freyberg sarà coadiuvato da Rolando Marranci in qualità di Vice-Direttore e da Antonio Montaresi nella nuova posizione di Chief Risk Officer con la responsabilità di 'compliance' e progetti speciali. Rolando Marranci è stato Chief Operating Officer presso una nota banca italiana a Londra. Antonio Montaresi ha operato come Chief Risk Officer e Chief Compliance Officer presso varie banche negli Stati Uniti.

"'A nome del Consiglio di Sovrintendenza ringrazio il Signor Cipriani e il Signor Tulli per la dedizione personale manifestata nel corso degli anni,' ha dichiarato il Presidente Ernst von Freyberg. 'Sono lieto della nomina di Rolando Marranci e Antonio Montaresi in quanto eccellenti professionisti', ha aggiunto. “Dal 2010 lo IOR e la sua Direzione hanno lavorato seriamente per portare le strutture e i procedimenti in linea con gli standard internazionali di lotta al riciclaggio di denaro. Sebbene siamo grati per i risultati conseguiti, oggi è chiaro che abbiamo bisogno di una nuova direzione per accelerare il ritmo di questo processo di trasformazione. I progressi fatti sono in gran parte dovuti al sostegno continuo degli organismi di governo dell’Istituto e del suo personale”.

Il Consiglio di Sovrintendenza ha avviato un procedimento di selezione al fine di nominare un nuovo Direttore Generale e un Vice Direttore nel prossimo futuro.

Nel maggio scorso, il Promontory Financial Group, guidato da Elizabeth McCaul (Partner-in-charge del New York Office e Chief Executive Officer di Promontory Europe) e Raffaele Cosimo (Chief Operating Officer di Promontory Europe) è stato incaricato dal Presidente del Consiglio di Sovrintendenza di potenziare il programma antiriciclaggio dell’Istituto in sette flussi di lavoro, conducendo una 'forensic review' e il controllo dei rapporti con i clienti. Ernst von Freyberg ha inoltre chiesto a Elizabeth McCaul e a Raffaele Cosimo di fungere da 'Senior Advisors' per la gestione dell’Istituto, data la loro grande competenza ed esperienza.

A proposito dello IOR

L’Istituto per le Opere di Religione (IOR) è un istituto fondato nel 1942 per decreto papale. Lo scopo dello IOR è di servire la Santa Sede e la Chiesa Cattolica in tutto il mondo, come stabilito nel suo statuto. Lo IOR protegge il patrimonio di un gruppo chiaramente precisato di persone fisiche e giuridiche con affiliazione alla Chiesa Cattolica definita dal diritto canonico o dal diritto dello Stato della Città del Vaticano. La struttura di 'governance' dello IOR è costituita da una Commissione Cardinalizia, un Prelato, un Consiglio di Sovrintendenza e una Direzione. Lo IOR che ha 114 dipendenti, ha sede esclusivamente sul territorio sovrano dello Stato della Città del Vaticano".




UDIENZE

Città del Vaticano, 2 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.

- Il Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero.


lunedì 1 luglio 2013

IL 5 LUGLIO PUBBLICAZIONE DI "LUMEN FIDEI": PRIMA ENCICLICA DI PAPA FRANCESCO

Città del Vaticano, 1 luglio 2013 (VIS). La prima Enciclica di Papa Francesco, intitolata "Lumen fidei", sarà pubblicata venerdì 5 luglio. Il Documento "non molto lungo", ha detto il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., sarà presentato alle 11:00 nella Sala Stampa della Santa Sede. Alla Conferenza Stampa interverranno il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione dei Vescovi; l'Arcivescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.

PAPA FRANCESCO PREGHERÀ A LAMPEDUSA PER COLORO CHE HANNO PERSO LA VITA IN MARE E FARÀ VISITA AI PROFUGHI

Città del Vaticano, 1 luglio 2013 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha annunciato oggi in un Comunicato che il Santo Padre si recherà in visita a Lampedusa il prossimo lunedì 8 luglio. "Il Santo Padre - si legge nel Comunicato - "profondamente toccato dal recente naufragio di un'imbarcazione che trasportava migranti provenienti dall'Africa, ultimo di una serie di analoghe tragedie, intende pregare per coloro che hanno perso la vita in mare, visitare i superstiti e i profughi presenti, incoraggiare gli abitanti dell’isola e fare appello alla responsabilità di tutti affinché ci si prenda cura di questi fratelli e sorelle in estremo bisogno. A motivo delle particolari circostanze, la visita si realizzerà nella forma più discreta possibile, anche riguardo alla presenza dei Vescovi della regione e delle autorità civili".


PROGRAMMA DELLE ATTIVITÀ DEL PAPA NEL MESE DI AGOSTO

Città del Vaticano, 1 luglio 2013 (VIS). Un Comunicato della Prefettura della Casa Piontificia ha reso noto che nel mese di agosto vengono annullate le udienze generali dei mercoledì 7,14,21,28. Le udienze generali riprenderanno regolarmente da mercoledì 4 settembre. Nelle domeniche di agosto il Santo Padre guiderà la preghiera mariana dell’Angelus in Vaticano.

Giovedì 15 agosto, solennità dell’Assunzione di Maria Santissima, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa nella Parrocchia di Castel Gandolfo, e successivamente reciterà l’Angelus dal Palazzo pontificio della residenza estiva.

SEIMILA GIOVANI TESTIMONI DELLA LORO VOCAZIONE

Città del Vaticano, 1 luglio 2013 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede ha avuto luogo la presentazione del grande evento dell'Anno della Fede: "Giornata dei Seminaristi, Novizie, Novizi e quanti sono in cammino vocazionale". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione; l'Arcivescovo José Octavio Ruiz Arenas, Segretario ed il Monsignor Graham Bell, Sottosegretario del medesimo Dicastero. Il tema della Giornata "Mi fido di te!" indica l'atto con il quale i giovani trovano ancora la forza e l'audacia di consacrarsi al Signore nella vita sacerdotale e consacrata come segno di generosità al Signore che chiama per seguirlo.

La Giornata avrà inizio il 4 luglio con un pellegrinaggio alla tomba di Pietro. Si partirà dai Giardini di Castel Sant'Angelo e si percorrerà tutta via della Conciliazione fino al sagrato di San Pietro dove il Cardinale Angelo Comastri, terrà un a riflessione

La giornata del 5 luglio sarà dedicata alle catechesi per gruppi linguistici in diverse chiese del centro storico e si concluderà in Piazza del Campidoglio dove è prevista una festa animata da cantanti. Due seminaristi ed una novizia condivideranno la loro testimonianza.

Sabato 6 luglio sarà dedicato al sacramento della riconciliazione e all'adorazione eucaristica. In programma una riflessione per i superiori formatori che accompagnano i giovani nell'aula magna dell'Università Lateranense. Nel pomeriggio, nell'aula Paolo VI, il Cardinale Mauro Piacenza, Prefetto della Congregazione per il Clero, condividerà una riflessione con i presenti a cui seguirà l'ascolto di varie testimonianze, in attesa dell'incontro con Papa Francesco che si farà testimone della sua vocazione e offrirà ai giovani argomenti su cui riflettere nel loro percorso vocazionale. Il pomeriggio sarà animato dal gruppo musicale irlandese "The Priests" e da Suor Glenda Valesca Hernàndez Aguayo, dal Cile. Al termine, si snoderà per tutti i Giardini Vaticani la processione mariana che si concluderà sul Sagrato della Basilica di san Pietro con la riflessione finale del Cardinale João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per la Vita consacrata.

La mattina di domenica 7 luglio, il Papa celebrerà la Santa Messa nella Basilica di San Pietro a cui farà seguito l’Angelus.

All'incontro parteciperanno seimila giovani provenienti da 66 paesi che vengono come rappresentanti - ha detto l'Arcivescovo Fisichella - "di tante altre migliaia e migliaia di giovani che spiritualmente saranno uniti a loro nel dare testimonianza della loro vocazione".


PAPA FRANCESCO RICORDA L'ESEMPIO DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 30 giugno 2013 (VIS). La ferma decisione di Gesù di mettersi in cammino verso Gerusalemme, sua meta finale, dove compie la sua missione di salvezza e la libertà di coscienza con la quale Gesù segue tale proposito sono stati i temi scelti dal Papa per l'ultima recita dell'Angelus del mese di giugno, a cui hanno partecipato le decine di migliaia di fedeli presenti in Piazza San Pietro.


Dopo "la ferma decisione" Gesù mira direttamente alla meta e alle persone che incontra e che che chiedono di seguirlo, dice chiaramente quali sono le condizioni: non avere una dimora stabile; sapersi distaccare dagli affetti umani; non cedere alla nostalgia del passato. "Ma Gesù dice anche ai suoi discepoli, incaricati di precederlo sulla via verso Gerusalemme per annunciare il suo passaggio, di non imporre nulla: se non troveranno disponibilità ad accoglierlo, si proceda oltre, si vada avanti. Gesù - ha affermato Papa Francesco - non impone mai, Gesù è umile, Gesù invita. Se tu vuoi, vieni. L’umiltà di Gesù è così: Lui invita sempre, non impone".

"Tutto questo ci fa pensare. Ci dice, ad esempio, l’importanza che, anche per Gesù, ha avuto la coscienza: l’ascoltare nel suo cuore la voce del Padre e seguirla. Gesù, nella sua esistenza terrena, non era, per così dire, 'telecomandato': era il Verbo incarnato, il Figlio di Dio fatto uomo, e a un certo punto ha preso la ferma decisione di salire a Gerusalemme per l’ultima volta; una decisione presa nella sua coscienza, ma non da solo: insieme al Padre, in piena unione con Lui! (...). E per questo la decisione era ferma, perché presa insieme con il Padre. E nel Padre Gesù trovava la forza e la luce per il suo cammino. E Gesù era libero, in quella decisione era libero. Gesù vuole noi cristiani liberi come Lui, con quella libertà che viene da questo dialogo con il Padre, (...). Gesù non vuole né cristiani egoisti, che seguono il proprio io, non parlano con Dio; né cristiani deboli, cristiani, che non hanno volontà, cristiani 'telecomandati', incapaci di creatività, che cercano sempre di collegarsi con la volontà di un altro e non sono liberi. Gesù ci vuole liberi e questa libertà dove si fa? Si fa nel dialogo con Dio nella propria coscienza. Se un cristiano non sa parlare con Dio, non sa sentire Dio nella propria coscienza, non è libero, non è libero".

"Per questo dobbiamo imparare ad ascoltare di più la nostra coscienza. Ma attenzione! Questo non significa seguire il proprio io, fare quello che mi interessa, che mi conviene, che mi piace... Non è questo! La coscienza è lo spazio interiore dell’ascolto della verità, del bene, dell’ascolto di Dio; è il luogo interiore della mia relazione con Lui, che parla al mio cuore e mi aiuta a discernere, a comprendere la strada che devo percorrere, e una volta presa la decisione, ad andare avanti, a rimanere fedele".

Papa Francesco ha sottolineato "un recente esempio meraviglioso" del rapporto con Dio nella propria coscienza: quello di Papa Benedetto XVI "quando il Signore gli ha fatto capire, nella preghiera, quale era il passo che doveva compiere. Ha seguito, con grande senso di discernimento e coraggio, la sua coscienza, cioè la volontà di Dio che parlava al suo cuore. E questo esempio del nostro Padre fa tanto bene a tutti noi, come un esempio da seguire".

La Madonna che ascoltava e meditava nell’intimo di se stessa la Parola di Dio "ci aiuti (...) a diventare sempre più uomini e donne di coscienza, liberi nella coscienza, (...) capaci di ascoltare la voce di Dio e di seguirla con decisione capaci di ascoltare la voce di Dio e di seguirla con decisione", ha concluso il Papa.

Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che si celebra oggi in Italia la Giornata della carità del Papa ed ha ringraziato i Vescovi e tutte le parrocchie "specialmente le più povere, per le preghiere e le offerte che sostengono tante iniziative pastorali e caritative del Successore di Pietro in ogni parte del mondo".


MESSAGGIO DEL PAPA AI GIOVANI LITUANI

Città del Vaticano, 30 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un Messaggio ai partecipanti alla "Sesta Giornata dei Giovani" che si è tenuta a Kaunas (Lituania) dal 28 al 30 giugno.

"Gesù vuole essere vostro amico - scrive il Papa - (...), maestro di verità e di vita che vi rivela la via da percorrere per giungere alla felicità, alla realizzazione di voi stessi secondo il piano di Dio su ciascuno di voi. E questa amicizia di Gesù, che ci porta la misericordia, l'amore di Dio, è 'gratuità', dono puro. Egli non vi chiede nulla in cambio, vi chiede solo di accoglierla. Gesù vuole amarvi per quello che siete, anche nella vostra fragilità e debolezza, perché, toccati dal suo amore, possiate essere rinnovati".

"L’incontro con l'amore di Dio nell’amicizia di Cristo è possibile anzitutto nei Sacramenti, in particolare l’Eucaristia e la Riconciliazione. (...) Gesù sempre ci perdona. Un’altra via privilegiata per crescere nell’amicizia con Cristo è l’ascolto della sua Parola. Il Signore ci parla (...) attraverso la Sacra Scrittura, ci parla nella preghiera. (...) E qui vorrei sottolineare la bellezza di una preghiera contemplativa semplice, accessibile a tutti, grandi e piccoli, colti e poco istruiti; è la preghiera del Santo Rosario. (...) Nel Rosario (...) ripetendo l’'Ave, Maria', noi meditiamo i Misteri, gli eventi della vita di Cristo per conoscerlo e amarlo sempre più".

"L'amore di Cristo e la sua amicizia non sono un'illusione – Gesù sulla Croce mostra quanto siano concreti - né sono riservati a pochi. (...) Non abbiate timore di vivere la fede! Siate testimoni di Cristo nei vostri ambienti quotidiani, con semplicità e coraggio. A coloro che incontrate, ai vostri coetanei, sappiate mostrare soprattutto il Volto di misericordia e di amore di Dio, che sempre perdona, incoraggia, dona speranza. Siate sempre attenti all’altro, specialmente alle persone più povere e più deboli, vivendo e testimoniando l’amore fraterno, contro ogni egoismo e chiusura".



IL VESCOVO DI ROMA È CHIAMATO A CONFERMARE NELLA FEDE, NELL'AMORE E NELL'UNITÀ

Città del Vaticano, 29 giugno 2013 (VIS). Questa mattina, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, nella Basilica Vaticana, Papa Francesco ha imposto il sacro Pallio, simbolo di comunione con il Successore di Pietro, a 34 nuovi Arcivescovi Metropoliti. All’Arcivescovo di Huê (Viêt Nam) il sacro Pallio verrà consegnato nella sua Sede Metropolitana.

Il Papa ha presieduto la Concelebrazione Eucaristica con i nuovi Arcivescovi Metropoliti. Come di consueto in occasione della Festa dei Santi Apostoli Pietro e Paolo, Patroni della città di Roma, era presente alla Santa Messa una Delegazione del Patriarcato Ecumenico di Costantinopoli, guidata dal Metropolita di Pergamo Ioannis (Zizioulas), copresidente della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa.

Nell'omelia Papa Francesco si è soffermato sul significato del verbo "confermare" nel ministero petrino, rispondendo all'interrogativo: "In che cosa è chiamato a confermare il Vescovo di Roma?".

"Anzitutto, - ha detto il Papa - confermare nella fede. Il Vangelo parla della confessione di Pietro: 'Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente', una confessione che non nasce da lui, ma dal Padre celeste. Ed è per questa confessione che Gesù dice: 'Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa'. Il ruolo, il servizio ecclesiale di Pietro ha il suo fondamento nella confessione di fede in Gesù, il Figlio del Dio vivente, resa possibile da una grazia donata dall’alto. Nella seconda parte del Vangelo di oggi vediamo il pericolo di pensare in modo mondano. Quando Gesù parla della sua morte e risurrezione, della strada di Dio che non corrisponde alla strada umana del potere, in Pietro riemergono la carne e il sangue: 'si mise a rimproverare il Signore: …questo non ti accadrà mai'. E Gesù ha una parola dura: 'Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo'. Quando lasciamo prevalere i nostri pensieri, i nostri sentimenti, la logica del potere umano e non ci lasciamo istruire e guidare dalla fede, da Dio, diventiamo pietra d’inciampo. La fede in Cristo è la luce della nostra vita di cristiani e di ministri nella Chiesa!".
"Confermare nell’amore - è stata la seconda risposta - "Nella seconda Lettura - ha proseguito il Pontefice - abbiamo ascoltato le commoventi parole di san Paolo: 'Ho combattuto la buona battaglia, ho terminato la corsa, ho conservato la fede'. Di quale battaglia si tratta? Non quella delle armi umane, che purtroppo insanguina ancora il mondo; ma è la battaglia del martirio. San Paolo ha un’unica arma: il messaggio di Cristo e il dono di tutta la sua vita per Cristo e per gli altri. Ed è proprio l’esporsi in prima persona, il lasciarsi consumare per il Vangelo, il farsi tutto a tutti, senza risparmiarsi, che lo ha reso credibile e ha edificato la Chiesa. Il Vescovo di Roma è chiamato a vivere e confermare in questo amore verso Cristo e verso tutti senza distinzioni, limiti e barriere. E non solo il Vescovo di Roma. Tutti voi, nuovi Arcivescovi e Vescovi, avete lo stesso compito: lasciarsi consumare per il Vangelo, farsi tutto a tutti. Il compito di non risparmiarsi, uscire da sé al servizio del santo Popolo fedele di Dio".

Infine "Confermare nell’unità. Qui mi soffermo - ha spiegato il Papa - sul gesto che abbiamo compiuto. Il Pallio è simbolo di comunione con il Successore di Pietro, 'principio e fondamento perpetuo e visibile dell’unità della fede e della comunione'. E la vostra presenza oggi, cari Confratelli, è il segno che la comunione della Chiesa non significa uniformità. Il Vaticano II, riferendosi alla struttura gerarchica della Chiesa afferma che il Signore 'costituì gli Apostoli a modo di collegio o gruppo stabile, a capo del quale mise Pietro, scelto di mezzo a loro'. Confermare nell’unità: il Sinodo dei Vescovi, in armonia con il primato. Dobbiamo andare per questa strada della sinodalità, crescere in armonia con il servizio del primato. E il Concilio continua: 'questo Collegio, in quanto composto da molti, esprime la varietà e universalità del Popolo di Dio'. Nella Chiesa la varietà, che è una grande ricchezza, si fonde sempre nell’armonia dell’unità, come un grande mosaico in cui tutte le tessere concorrono a formare l’unico grande disegno di Dio. E questo deve spingere a superare sempre ogni conflitto che ferisce il corpo della Chiesa. Uniti nelle differenze: non c’è un’altra strada cattolica per unirci. Questo è lo spirito cattolico, lo spirito cristiano: unirsi nelle differenze. Questa è la strada di Gesù! Il Pallio, se è segno della comunione con il Vescovo di Roma, con la Chiesa universale, con il Sinodo dei Vescovi, è anche un impegno per ciascuno di voi ad essere strumenti di comunione".

"Confessare il Signore lasciandosi istruire da Dio; consumarsi per amore di Cristo e del suo Vangelo; essere servitori dell’unità. Queste, cari Confratelli nell’episcopato, le consegne che i Santi Apostoli Pietro e Paolo affidano a ciascuno di noi, perché siano vissute da ogni cristiano".


I SANTI PIETRO E PAOLO HANNO TRASMESSO ALLA CHIESA LA FEDE IN UN DIO CHE È TUTTO AMORE, TUTTO GRAZIA

Città del Vaticano, 29 giugno 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa nella Basilica Vaticana, il Papa si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell'Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro ed ha ricordato che la Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo "è in modo speciale la festa della Chiesa di Roma, fondata sul martirio di questi due Apostoli. Ma è anche una grande festa per la Chiesa universale, perché tutto il Popolo di Dio è debitore verso di loro per il dono della fede".

"Pietro è stato il primo a confessare che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio. Paolo ha diffuso questo annuncio nel mondo greco-romano. E la Provvidenza ha voluto che tutti e due giungessero qui a Roma e qui versassero il sangue per la fede. Per questo la Chiesa di Roma è diventata, subito, spontaneamente, il punto di riferimento per tutte le Chiese sparse nel mondo. Non per il potere dell’Impero, ma per la forza del martirio, della testimonianza resa a Cristo! In fondo, è sempre e soltanto l’amore di Cristo che genera la fede e che manda avanti la Chiesa".

"Pensiamo a Pietro. Quando confessò la sua fede in Gesù, non lo fece per le sue capacità umane, ma perché era stato conquistato dalla grazia che Gesù sprigionava, dall’amore che sentiva nelle sue parole e vedeva nei suoi gesti (...) E lo stesso accadde a Paolo, anche se in modo diverso. Paolo da giovane era nemico dei cristiani, e quando Cristo Risorto lo chiamò sulla via di Damasco la sua vita fu trasformata: capì che Gesù non era morto, ma vivo, e amava anche lui, che era suo nemico! Ecco l’esperienza della misericordia, del perdono di Dio in Gesù Cristo: questa è la Buona Notizia, il Vangelo che Pietro e Paolo hanno sperimentato in se stessi e per il quale hanno dato la vita. Misericordia, perdono! Il Signore sempre ci perdona, il Signore ha misericordia, è misericordioso, ha un cuore misericordioso e ci aspetta sempre. (...) Che gioia credere in un Dio che è tutto amore, tutto grazia! Questa è la fede che Pietro e Paolo hanno ricevuto da Cristo e hanno trasmesso alla Chiesa".

Papa Francesco ha inoltre ricordato l'Apostolo Andrea, fratello di Simon Pietro, "che ha condiviso con lui l’esperienza della fede in Gesù. Anzi, Andrea incontrò Gesù prima di Simone, e subito ne parlò al fratello e lo portò da Gesù. Mi piace ricordarlo anche perché oggi, secondo la bella tradizione, è presente a Roma la Delegazione del Patriarcato di Costantinopoli, che ha come Patrono proprio l’Apostolo Andrea", ha detto il Papa invitando tutti a recitare l'Ave Maria per questa Chiesa e per il suo Patriarca, Bartolomeo I ed anche per gli Arcivescovi Metropoliti di diverse Chiese del mondo ai quali è stato imposto il Pallio.

Dopo la recita della preghiera mariana il Papa, nel salutare i pellegrini venuti per festeggiare gli Arcivescovi Metropoliti, ha detto: "Prego per tutte le loro Comunità; in particolare incoraggio il popolo centroafricano, duramente provato, a camminare con fede e speranza".

IL CARDINALE TAURAN INVIATO SPECIALE DEL PAPA AL SANTUARIO DI BUDSLAU

Città del Vaticano, 29 giugno 2013 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 30 maggio, con la quale Papa Francesco nomina il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, suo Inviato Speciale alla celebrazione conclusiva del IV centenario dell'arrivo dell'icona della Beata Vergine Maria a Budslau (Arcidiocesi di Minsk-Mohilev - Bielorussia), in programma nei giorni 5 e 6 luglio 2013.

La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Padre Viktar Burlaka, O.F.M., parroco della parrocchia dell'Assunta a Budslau e custode del Santuario Mariano nazionale di Budslau e da Don Uladzislau Zavalniuk, parroco della parrocchia dei Santi Simone ed Elena a Minsk.


UDIENZE

Città del Vaticano, 1 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Kurt Koch, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani

- Il Signor Luis Alberto Moreno, Presidente del Banco Interamericano de Desarollo (BID), con la Consorte, e Seguito (2).

- Il Signor Enrique Valentín Iglesias García, Segretario Generale della SEGIB (Segreteria Generale Iberoamericana).

Questo pomeriggio, il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione dei Vescovi.



venerdì 28 giugno 2013

IL DIALOGO NON CI ALLONTANA DALLA VERITÀ PIUTTOSTO CI CONDUCE A TUTTA LA VERITÀ

Città del Vaticano, 28 giugno 2013 (VIS). "La vostra presenza (...) è il segno del profondo legame che unisce, nella fede, nella speranza e nella carità, la Chiesa di Costantinopoli e la Chiesa di Roma", ha detto Papa Francesco ai membri della Delegazione del Patriarcato Ecumenico, in visita a Roma in occasione della Solennità dei Santi Pietro e Paolo, Apostoli. Ricordando che la consuetudine di uno scambio di delegazioni per le rispettive feste patronali risale al 1969, il Papa ha sottolineato che: "l'incontro fraterno è parte essenziale del cammino verso l'unità".

"La ricerca dell'unità tra i cristiani è un'urgenza - Lei ha detto "it is not a luxury, but an imperative" [non è un lusso, ma un imperativo] - un'urgenza alla quale, oggi più che mai, non possiamo sottrarci. Nel nostro mondo affamato ed assetato di verità, di amore, di speranza, di pace e di unità, è importante per la nostra stessa testimonianza, poter finalmente annunciare ad una sola voce la lieta notizia del Vangelo e celebrare insieme i Divini Misteri della nuova vita in Cristo! Noi sappiamo bene che l'unità è primariamente un dono di Dio per il quale dobbiamo incessantemente pregare, ma a noi tutti spetta il compito di preparare le condizioni, di coltivare il terreno del cuore, affinché questa straordinaria grazia venga accolta".

Papa Francesco ha elogiato il contributo fondamentale alla ricerca della piena comunione della Commissione mista internazionale per il dialogo teologico co-presieduta dal Metropolita Joannis e dal Cardinale Kurt Koch. Questa Commissione ha già prodotto molti testi comuni ed ora studia il delicato tema della relazione teologica ed ecclesiologica tra primato e sinodalità nella vita della Chiesa. In merito il Papa ha commentato: "È significativo che oggi si riesca a riflettere insieme, nella verità e nella carità, su queste tematiche iniziando da ciò che ci accomuna, senza tuttavia nascondere ciò che ancora ci separa. Non si tratta di un mero esercizio teorico, ma di conoscere a fondo le reciproche tradizioni per comprenderle e, talora, anche per apprendere da esse. Mi riferisco ad esempio alla riflessione della Chiesa cattolica sul senso della collegialità episcopale, e alla tradizione della sinodalità, così tipica delle Chiese ortodosse".

"Mi è di conforto sapere - ha proseguito il Pontefice - che cattolici ed ortodossi condividono la stessa concezione di dialogo che non cerca un minimalismo teologico sul quale raggiungere un compromesso, ma si basa piuttosto sull'approfondimento dell'unica verità che Cristo ha donato alla sua Chiesa e che non cessiamo mai di comprendere meglio mossi dallo Spirito Santo. Per questo, non dobbiamo avere paura dell’incontro e del vero dialogo. Esso non ci allontana dalla verità; piuttosto, attraverso uno scambio di doni, ci conduce, sotto la guida dello Spirito della verità, a tutta la verità".

Il Santo Padre Francesco ha preso congedo dalla Delegazione Ecumenica che domani assisterà alla celebrazione eucaristica da lui presieduta, invocando l'intercessione dei Santi Pietro e Paolo, Patroni della Chiesa di Roma e dell'Apostolo Andrea, Patrono della Chiesa di Costantinopoli "per i nostri fedeli e per le necessità del mondo intero, soprattutto dei poveri, dei sofferenti e di quanti sono ingiustamente perseguitati a motivo della loro fede".


INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE LUGLIO 2013

Città del Vaticano, 28 giugno 2013 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di luglio affidate dal Papa all'Apostolato della preghiera:

Generale: "Perché la Giornata Mondiale della Gioventù che si svolge in Brasile incoraggi tutti i giovani cristiani a farsi discepoli e missionari del Vangelo".

Missionaria: "Perché in tutto il continente asiatico siano aperte le porte ai messaggeri del Vangelo".


DICHIARAZIONE DEL DIRETTORE DELLA SALA STAMPA DELLA SANTA SEDE SULL'ARRESTO DI UN PRESULE DELLA CURIA ROMANA

Città del Vaticano, 28 giugno 2013 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina una dichiarazione relativa all'arresto in Italia di Monsignor Nunzio Scarano, Responsabile di Servizio della Contabilità Analitica dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), nel contesto di una investigazione su corruzione e frode:

"Come già noto dai giorni scorsi, Monsignor Nunzio Scarano era stato sospeso dal servizio presso l’APSA da oltre un mese, appena i Superiori erano stati informati che era indagato. Ciò in applicazione del Regolamento della Curia Romana, che impone la sospensione cautelare per le persone per cui sia stata iniziata un’azione penale".

"La Santa Sede non ha ancora ricevuto alcuna richiesta sulla questione dalle competenti autorità italiane, ma conferma la sua disponibilità a una piena collaborazione".

"La competente autorità vaticana, l’AIF, (Autorità di Informazione Finanziaria), segue il problema per prendere, se necessario, le misure appropriate di sua competenza".


UDIENZE

Città del Vaticano, 28 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Antonio Maria Rouco Varela, Arcivescovo di Madrid (Spagna).

- Il Professor Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 28 giugno 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Bruno Feillet, Vescovo Ausiliare di Reims (superficie: 6.931; popolazione: 619.000; cattolici: 571.000; sacerdoti: 127; religiosi: 260; diaconi permanenti: 36), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 a Caudéran (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1989 al 1992 è stato Vicario parrocchiale nella Parrocchia d’Aulnoye-lez-Valenciennes e Cappellano per gli studenti all’Università di Valenciennes; dal 1992 al 1995 è stato Vicario parrocchiale nella Parrocchia St Géry a Valenciennes e Cappellano regionale per la “Mission Etudiante”; dal 1998 al 2006 Membro dell’équipe animatrice nel Seminario interdiocesano di Lille e Docente di teologia morale al medesimo Seminario; dal 2006 al 2009 Rettore della Basilica Notre–Dame-du-Saint-Cordon a Valenciennes e Parroco in solidum della Parrochia Saint-Jean-Baptiste-de-l’Escaut nella medesima città; dal 2009 è Parroco-Decano di Valenciennes e del suo agglomerato urbano, e dal 2010 anche Responsabile diocesano della formazione permanente. Dal 1998 è Docente di Filosofia e di Teologia Morale e Membro del servizio diocesano della Pastorale familiare; dal 2007, Docente all’ “Université Catholique d’été” per la Chiesa del Marocco. Dal 2002 al 2010 è stato Segretario del Consiglio Presbiterale per due mandati.

- Ha nominato il Monsignor Ángel Fernández Collado, Ausiliare dell’arcidiocesi di Toledo, Primate di Spagna (superficie: 19.333; popolazione: 729.200; cattolici: 638.500; sacerdoti: 465; religiosi: 958), Spagna. Il Vescovo eletto è nato a Los Cerralbos (Spagna) nel 1952 ed è stato ordinato sacerdote nel 1977. Dal 1977 al 1978 Vicario parrocchiale della parrocchia di El Buen Pastor e dal 1978 al 1982 della parrocchia di San José Obrero; Assistente diocesano dell’Azione Cattolica femminile; Cappellano delle Serve di Maria; Ausiliare dell’Archivio della Cattedrale Primate; Vicesegretario per gli Estudios visigóticos y mozárabes de Toledo; Postulatore per le Cause di canonizzazione; Decano-Tutore della Sezione di Sacra Teologia dell’Istituto Teologico San Ildefonso nel Seminario Maggiore di Toledo; Delegato Episcopale per la Caritas Diocesana, per il Patrimonio Culturale e artistico, e per la Vita Consacrata; Direttore del Segretariato per la Formazione permanente del clero; Pro-Vicario Generale. Dal 1984 Professore di Storia della Chiesa nel Seminario Conciliare San Ildefonso; dal 1985 Cappellano Mozarabico e dal 2001 Canonico della Santa Chiesa Cattedrale Primate; dal 2002 Professore, Vicedirettore e dal 2008 Coordinatore del Biennio di Storia Ecclesiastica dell’Istituto Superiore di Studi Teologici San Ildefonso di Toledo; dal 2003 Archivista della Cattedrale Primate e delle Biblioteche Capitolari; dal 2010 Vicario Generale e Moderatore della Curia; dal 2012 Coordinatore della Sezione Storica dell’Aula de Estudios Hispano-Mozárabes.

- Ha nominato il Padre Varghese Thottamkara, CM, Coadiutore del Vicario Apostolico di Nekemte (superficie: 98.972; popolazione: 7.241.000; cattolici: 55.453; sacerdoti: 28; religiosi: 85), Etiopia. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 a Thottuva (India), è entrato nella Congregazione dei Padri Lazzaristi nel 1982, ha fatto la professione solenne nel 1986 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Dal 1988 al 1990 Parroco nelle parrocchie di Muniguda e Allada, in Diocesi di Berhampur, in Orissa (India); dal 1990 al 1993 Vice-Rettore ed insegnante nel Seminario minore di Ambo (Etiopia); dal 1993 al 1995 Rettore ed insegnante nel Seminario maggiore C.M. di Addis Abeba; dal 1998 al 2005 Consigliere della Provincia Lazzarista Etiopica e Professore all’Istituto Teologico St. Francis di Addis Abeba; dal 2005 al 2006 Procuratore Generale della Congregazione dei Lazzaristi; dal 2006 al 2010 Provinciale della Provincia Sud dell’India; dal 2010 Assistente del Superiore Generale della Congregazione dei Padri Lazzaristi.

- Ha confermato la rielezione del Padre Pierbattista Pizzaballa, O.F.M.,
a Custode di Terra Santa e Guardiano del Monte Sion, per un ulteriore triennio.

- Ha nominato il Monsignore Pietro Milite, Promotore di Giustizia del Tribunale della Rota Romana, finora Notaro del medesimo Tribunale.
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