Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

sabato 21 marzo 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 21 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Padre Giovanni Migliorati, M.C.C.I., Vicario Apostolico di Awasa (superficie: 75.000; popolazione: 6.067.000; cattolici: 173.000; sacerdoti: 47; religiosi: 69), Etiopia. Il Vescovo eletto, è nato a Pavone Mella (Italia), nel 1942, ha emesso i voti perpetui nel 1968 ed è stato ordinato sacerdote nel 1969. E' stato finora Rettore del Seminario Maggiore e Segretario Generale del medesimo Vicariato. Succede al Vescovo Lorenzo Ceresoli, M.C.C.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale del medesimo Vicariato Apostolico, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha eretto la Diocesi di Namibe (Angola), con territorio dismembrato dall'Arcidiocesi di Lubango, rendendola suffraganea della medesima Sede Metropolitana.

- Ha nominato il Reverendo Mateus Feliciano Tomás, primo Vescovo di Namibe (superficie: 57.097; popolazione: 1.195.779; cattolici: 270.294; sacerdoti: 12; religiosi: 27), Angola. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Chinguar (Angola), ed è stato ordinato sacerdote nel 1983. E' stato finora Cancelliere dell'Arcidiocesi di Huambo (Angola), e Parroco della Cattedrale.
NER:RE:ECE/.../MIGLIORATI:CERESOLI:TOMÁS VIS 20090321 (180)

venerdì 20 marzo 2009

AFRICANI MEMBRI DELLA FAMIGLIA DI SIMONE DI CIRENE


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 16:00 di oggi, il Santo Padre si è diretto al "Centre Cardinale Paul Emile Léger - Centre National de Réhabilitation des Handicapés", specializzato nel recupero e riabilitazione di giovani portatori di handicap, disabili e traumatizzati. Il centro fu fondato nel 1972 dal Cardinale Léger, Arcivescovo emerito di Montréal (Canada) che si ritirò in Africa al termine del suo ministero pastorale (1968) per svolgervi attività missionaria.

Al suo arrivo, Papa Benedetto XVI è stato accolto dal Ministro degli Affari Sociali del Camerun, dal Direttore del Centro e dal Vescovo incaricato della Pastorale della Salute. Oltre agli alunni del Centro hanno partecipato all'incontro con il Papa 200 malati provenienti da diversi ospedali del Paese.

"Voi sapete di non essere soli nella vostra sofferenza, perché Cristo stesso è solidale con coloro che soffrono. Egli rivela ai malati e agli infermi il posto che essi hanno nel cuore di Dio e nella società", ha detto il Santo Padre ricordando come molte volte nel Vangelo Gesù "ci rivela anche, con gesti concreti, la sua tenerezza e la sua benevola attenzione verso tutti quelli che hanno il cuore spezzato e il corpo ferito".

"Da questo Centro, che porta il nome del Cardinale Paolo Emilio Léger, figlio del Canada, che venne tra voi per curare i corpi e le anime, io non dimentico coloro che, nelle loro case, negli ospedali, negli ambienti specializzati o nei dispensari, sono portatori di un handicap, sia motorio che mentale, né coloro che nella loro carne portano i segni delle violenze e delle guerre. Penso anche a tutti i malati, e specialmente qui, in Africa, a quelli che sono vittime di malattie come l'Aids, la malaria e la tubercolosi. So bene come presso di voi la Chiesa cattolica sia fortemente impegnata in una lotta efficace contro questi terribili flagelli, e la incoraggio a proseguire con determinazione questa opera urgente".

"In presenza di sofferenze atroci, noi ci sentiamo sprovveduti e non troviamo le parole giuste. Davanti ad un fratello o una sorella immerso nel mistero della Croce, il silenzio rispettoso e compassionevole, la nostra presenza sostenuta dalla preghiera, un gesto di tenerezza e di conforto, uno sguardo, un sorriso, possono fare più che tanti discorsi. Questa esperienza è stata vissuta da un piccolo gruppo di uomini e donne tra i quali la Vergine Maria e l'Apostolo Giovanni, che hanno seguito Gesù al culmine della sua sofferenza nella sua passione e morte sulla Croce".

"Tra costoro, ci ricorda il Vangelo, c'era un africano, Simone di Cirene. Egli venne incaricato di aiutare Gesù a portare la Sua Croce sul cammino verso il Golgota. Quest'uomo, anche se involontariamente, è venuto in aiuto all'Uomo dei dolori, abbandonato da tutti i suoi e consegnato ad una violenza cieca. La storia ricorda dunque che un africano, un figlio del vostro continente, ha partecipato, con la sua stessa sofferenza, alla pena infinita di Colui che ha redento tutti gli uomini compresi i suoi persecutori".

"E' difficile accettare di portare la croce di un altro" - ha affermato il Papa - "E' solo dopo la risurrezione che egli ha potuto comprendere quello che aveva fatto. Così è per ciascuno di noi, fratelli e sorelle: al cuore della disperazione, della rivolta, il Cristo ci propone la Sua presenza amabile anche se noi fatichiamo a comprendere che egli ci è accanto. Solo la vittoria finale del Signore ci svelerà il senso definitivo delle nostre prove".

"Non si può forse dire che ogni Africano è in qualche modo membro della famiglia di Simone di Cirene? Ogni Africano e ogni sofferente aiutano Cristo a portare la sua Croce e salgono con Lui al Golgota per risuscitare un giorno con Lui. (...). Dopo la risurrezione e fino ad oggi, molti sono i testimoni che si sono rivolti, con fede e speranza, al Salvatore degli uomini, riconoscendo la Sua presenza al centro della prova. Il Padre di tutte le misericordie accoglie sempre con benevolenza la preghiera di chi si rivolge a Lui. Egli risponde alla nostra invocazione e alla nostra preghiera come Egli vuole e quando vuole, per il nostro bene e non secondo i nostri desideri".

"Sta a noi discernere la sua risposta e accogliere i doni che Egli ci offre come una grazia. Fissiamo il nostro sguardo sul Crocifisso, con fede e coraggio, perché da Lui provengono la Vita, il conforto, le guarigioni", ha esortato il Pontefice ed ha invitato ad affidarsi a San Giuseppe, intercessore per la salute del corpo, per la salute dell'anima e maestro di orazione".

"A voi, ricercatori e medici" - ha detto ancora il Papa - "spetta mettere in opera tutto quello che è legittimo per sollevare il dolore; spetta a voi in primo luogo proteggere la vita umana, essere i difensori della vita dal suo concepimento fino alla sua fine naturale. Per ogni uomo, il rispetto della vita è un diritto e nello stesso tempo un dovere, perché ogni vita è un dono di Dio".

"Voglio, assieme a voi" - ha concluso Benedetto XVI - "rendere grazie al Signore per tutti coloro che, in una maniera o in un'altra, operano a servizio delle persone che soffrono. Incoraggio i sacerdoti e i visitatori degli ammalati a impegnarsi con la loro presenza attiva ed amichevole nella pastorale sanitaria negli ospedali o per assicurare una presenza ecclesiale a domicilio, per il conforto e il sostegno spirituale dei malati".

Infine il Papa ha impartito la Benedizione ai malati e al personale del Centro Cardinale Léger prima di lasciare il Centro e rientrare alla Nunziatura Apostolica per un Incontro con i Membri del Consiglio Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.
PV-CAMERUN/MALATI/YAOUNDÉ VIS 20090320 (940)

COSTRUIRE AFRICA PIÙ GIUSTA E PACIFICA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 18:30 di oggi pomeriggio, il Santo Padre ha incontrato nella sede della Nunziatura Apostolica di Yaoundé, i dodici Membri del Consiglio Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, provenienti dai seguenti paesi: Nigeria, Tanzania, Sud Africa, Algeria, Camerun, Mozambico, Congo, Burkina Faso, Zambia, Madagascar ed Egitto.

Il Papa ha iniziato il suo discorso ponendo in rilievo che il continente africano "è stato santificato dallo stesso Signore nostro Gesù Cristo. (...) Dio ha scelto il vostro continente perché diventasse dimora del suo Figlio. Mediante Gesù, Dio è venuto incontro ad ogni uomo, certamente, ma in modo particolare, incontro all'uomo africano".

"Alcuni momenti significativi della storia cristiana di questo Continente possono ricordarci il legame profondo che esiste tra l'Africa e il cristianesimo a partire dalle sue origini. Secondo la venerabile tradizione patristica, l'evangelista San Marco, (...) ha reso testimonianza in Africa della morte in croce del Figlio di Dio".

"La Buona Novella della venuta del Regno di Dio si è diffusa rapidamente nel nord del vostro Continente, dove ha avuto illustri martiri e santi e ha generato insigni teologi. (...) Con l'arrivo degli Europei che cercavano la via delle Indie, nei secoli XV e XVI, le popolazioni sub-sahariane hanno incontrato Cristo. Furono le popolazioni costiere a ricevere per prime il battesimo. Nei secoli XIX e XX, l'Africa sub-sahariana ha visto arrivare missionari, uomini e donne, provenienti da tutto l'Occidente, dall'America Latina e anche dall'Asia".

Il Papa ha ricordato in particolare "i catechisti africani, compagni inseparabili dei missionari nell'evangelizzazione. (...) Evocando il loro glorioso ricordo" - ha detto il Papa - "saluto e incoraggio i loro degni successori che lavorano oggi con la stessa abnegazione, lo stesso coraggio apostolico e la stessa fede dei loro predecessori. Che Dio li benedica generosamente!"

"Durante questo periodo, la terra africana è stata anche benedetta da numerosi santi. Mi limito a nominare i gloriosi Martiri dell'Uganda, i grandi missionari Anna Maria Javouhey e Daniele Comboni, come pure Suor Anuarite Nengapeta e il catechista Isidoro Bakanja, senza dimenticare l'umile Giuseppina Bakhita".

Commentando il tema della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, relativo alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace, il Santo Padre ha sottolineato che: "Per adempiere bene la propria missione, la Chiesa deve essere una comunità di persone riconciliate con Dio e tra di loro. In questo modo, essa può annunciare la Buona Novella della riconciliazione alla società attuale, che conosce purtroppo in molti luoghi conflitti, violenze, guerre e odio".

"I conflitti locali o regionali, i massacri e i genocidi che si sviluppano nel Continente devono interpellarci in modo tutto particolare: se è vero che in Gesù Cristo noi apparteniamo alla stessa famiglia e condividiamo la stessa vita, poiché nelle nostre vene circola lo stesso Sangue di Cristo, che fa di noi figli di Dio, membri della Famiglia di Dio, non dovrebbero dunque più esserci odio, ingiustizie, guerre tra fratelli".

"La Chiesa-Famiglia di Dio che è in Africa, già dalla Prima Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi ha realizzato un'opzione preferenziale per i poveri. Essa manifesta così che la situazione di disumanizzazione e di oppressione che affligge i popoli africani non è irreversibile; al contrario, essa pone ciascuno di fronte ad una sfida, quella della conversione, della santità e dell'integrità".

"Il Figlio, mediante il quale Dio ci parla, è Lui stesso Parola fatta carne. (...) E' urgente che le comunità cristiane diventino sempre più luoghi di ascolto profondo della Parola di Dio e di lettura meditativa della Sacra Scrittura".

"Nell'Eucaristia, è messo chiaramente in evidenza che la vita è una relazione di comunione con Dio, con i nostri fratelli e le nostre sorelle, e con l'intera creazione. L'Eucaristia è sorgente di unità riconciliata nella pace".

Nella sua carne Egli ha riconciliato tutti i popoli. Con la forza dello Spirito Santo rivolgo a tutti questo appello: 'Lasciatevi riconciliare!'" - ha esclamato il Pontefice - "Nessuna differenza etnica o culturale, di razza, di sesso o di religione deve divenire tra voi motivo di contesa. Voi siete tutti figli dell'unico Dio, nostro Padre, che è nei cieli. Con questa convinzione" - ha concluso Papa Benedetto XVI - "sarà finalmente possibile costruire un'Africa più giusta e pacifica, all'altezza delle legittime attese di tutti i suoi figli".

Al termine dell'incontro, il Papa ha preso parte alla cena con i Membri del Consiglio Speciale del Sinodo dei Vescovi e con i Cardinali e Vescovi del Seguito Papale, nella sede della Nunziatura Apostolica di Yaoundé.
PV-CAMERUN/CONSIGLIO SPECIALE SINODO/YAOUNDE VIS 090320 (750)

BENEDETTO XVI SI CONGEDA DAL CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina il Papa ha preso congedo dal personale e dai collaboratori della Nunziatura Apostolica del Camerun e, alle 9:00; si è diretto all'aeroporto Nsimalen di Yaoundé, dove erano ad attenderlo il Presidente del Camerun, Signor Paul Biya e le Autorità civili e religiose del Paese, i Vescovi del Camerun e un gruppo di fedeli.

Al suo arrivo Benedetto XVI ha pronunciato un breve discorso ed ha detto: "Desidero ringraziare tutti voi per la generosa accoglienza che mi avete riservato in questi giorni. (...) Vorrei esprimere il mio grande apprezzamento per tutto il lavoro fatto dalle autorità civili per assicurare un andamento tranquillo della mia visita".

"Vi chiedo di continuare a pregare perché la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi dia prova di essere un tempo di grazia per la Chiesa in tutto il Continente, un tempo di rinnovamento e di nuovo impegno nella missione di portare il messaggio salvifico del Vangelo ad un mondo lacerato".

"Molte delle scene di cui sono qui stato testimone mi rimarranno profondamente impresse nella memoria. Nel Cardinal Léger Center era molto commovente osservare la cura riservata ai malati e ai disabili, alcuni tra i membri più vulnerabili della nostra società. Questa compassione simile a quella di Cristo è un segno sicuro di speranza per il futuro della Chiesa e per il futuro dell'Africa".

"Il mio incontro con membri della comunità musulmana qui in Camerun è stato un altro momento culminante che porterò con me. Mentre continuiamo nel nostro cammino verso una più grande comprensione reciproca, prego affinché cresciamo anche nel vicendevole rispetto e stima e fortifichiamo la nostra decisione di collaborare per proclamare la dignità donata da Dio alla persona umana, un messaggio che un mondo in crescente secolarizzazione ha bisogno di sentire".

"Sono venuto qui precisamente per condividere con voi il momento storico della promulgazione dell' 'Instrumentum laboris' per la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi" - ha spiegato il Pontefice - "Questo è veramente un momento di grande speranza per l'Africa e per il mondo intero. Popolo del Camerun, vi invito a cogliere l'importanza del momento che il Signore vi ha dato! Rispondete alla sua chiamata che vi impegna a portare riconciliazione, guarigione e pace alle vostre comunità ed alla vostra società!"

"Operate" - ha esortato Benedetto XVI - "per eliminare l'ingiustizia, la povertà e la fame ovunque le troviate!".

Alle 10:30, al termine del discorso, il Papa è salito a bordo dell'aereo diretto a Luanda, capitale dell'Angola, seconda tappa del suo Viaggio Apostolico in Africa.
PV-CAMERUN/CONGEDO/YAOUNDÉ VIS 090320 (420)

ANGOLA: PROSEGUIRE CAMMINO PACIFICAZIONE E RICOSTRUZIONE


CITTA' DEL VATICANO, 20 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, il Papa è atterrato all'aeroporto 4 de Fevereiro di Luanda (Angola), dopo due ore di viaggio, dando così inizio alla seconda parte del suo Viaggio Apostolico in Camerun e Angola.

Ai piedi della scaletta dell'aereo il Papa è stato accolto dal Presidente della Repubblica dell'Angola, Signor José Eduardo Dos Santos e dalla consorte e, successivamente, dall'Arcivescovo di Luanda e Presidente della Conferenza Episcopale dell'Angola e Säo Tomé, Monsignor António Franklin.

Dopo la presentazione delle Autorità del Paese e il saluto del Presidente Dos Santos, il Santo Padre ha pronunciato un discorso.

"Con vivi sentimenti di deferenza e amicizia" - ha detto il Papa - "metto piede sul suolo di questa nobile e giovane Nazione nell'ambito di una visita pastorale che, nel mio spirito, ha per orizzonte il Continente africano, anche se i miei passi ho dovuto circoscriverli a Yaoundé e Luanda. Sappiano tutti però che, nel mio cuore e nella mia preghiera, ho presenti l'Africa in generale e il popolo di Angola in particolare, al quale desidero offrire un cordiale incoraggiamento a proseguire sulla via della pacificazione e della ricostruzione del Paese e delle istituzioni".

Nel ricordare la visita di Giovanni Paolo II in Angola nel 1992, il Papa ha affermato: "Quanto a me, vi ricordo che provengo da un Paese dove la pace e la fraternità sono care ai cuori di tutti i suoi abitanti, in particolare di quanti - come me - hanno conosciuto la guerra e la divisione tra fratelli appartenenti alla stessa Nazione a causa di ideologie devastanti e disumane, le quali, sotto la falsa apparenza di sogni e illusioni, facevano pesare sopra gli uomini il giogo dell'oppressione. Potete dunque capire quanto io sia sensibile al dialogo fra gli uomini come mezzo per superare ogni forma di conflitto e di tensione e per fare di ogni Nazione - e quindi anche della vostra Patria - una casa di pace e di fraternità".

"Il vostro territorio" - ha proseguito il Pontefice - "è ricco; la vostra Nazione è forte. Utilizzate queste vostre prerogative per favorire la pace e l'intesa fra i popoli, su una base di lealtà e di uguaglianza che promuovano per l'Africa quel futuro pacifico e solidale al quale tutti anelano e hanno diritto. A tale scopo vi prego: Non arrendetevi alla legge del più forte! Perché Dio ha concesso agli esseri umani di volare, al di sopra delle loro tendenze naturali, con le ali della ragione e della fede. Se vi fate sollevare da queste ali, non vi sarà difficile riconoscere nell'altro un fratello, che è nato con gli stessi diritti umani fondamentali".

"Purtroppo" - ha lamentato il Papa - "dentro i vostri confini angolani ci sono ancora tanti poveri che rivendicano il rispetto dei loro diritti. Non si può dimenticare la moltitudine di angolani che vivono al di sotto della linea di povertà assoluta. Non deludete le loro aspettative!".

"Si tratta di un'opera immane, che richiede una più grande partecipazione civica da parte di tutti. È necessario coinvolgere in essa l'intera società civile angolana; questa però ha bisogno di presentarsi all'appuntamento più forte e articolata, sia tra le forze che la compongono come anche nel dialogo con il Governo. Per dare vita ad una società veramente sollecita del bene comune, sono necessari valori da tutti condivisi".

"Ecco il motivo immediato che mi ha portato in Angola" - ha precisato il Santo Padre - "ritrovarmi con una delle più antiche comunità cattoliche dell'Africa sub-equatoriale, per confermarla nella sua fede in Gesù risorto ed associarmi alle suppliche dei suoi figli e figlie affinché il tempo della pace, nella giustizia e nella fraternità, non conosca tramonto in Angola, consentendole di adempiere alla missione che Dio le ha affidato in favore del suo popolo e nel concerto delle Nazioni".

Al termine della cerimonia di benvenuto, il Santo Padre si è diretto alla Nunziatura Apostolica per il pranzo in privato.
PV-ANGOLA/ARRIVO/LUANDA VIS 20090320 (650)

giovedì 19 marzo 2009

SAN GIUSEPPE: SIGNIFICATO E VALORE IMPEGNO SACERDOTALE


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). La Basilica Minore "Marie Reine des Apôtres" nel quartiere di Mvolyé a Yaoundé, è stata la destinazione, questo pomeriggio, del Santo Padre Benedetto XVI per la celebrazione dei Primi Vespri nella Solennità di San Giuseppe, Sposo della Vergine Maria, con Vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose, diaconi, movimenti ecclesiali e con i Rappresentanti di altre confessioni cristiane del Camerun.

"Alla folla e ai suoi discepoli, Gesù dichiara: 'Uno solo è il Padre vostro'" - ha detto il Papa - "In effetti, non vi è altra paternità che quella di Dio Padre, l'unico Creatore 'del mondo visibile ed invisibile'. E' stato dato però all'uomo, creato ad immagine di Dio, di partecipare all'unica paternità di Dio. San Giuseppe manifesta ciò in maniera sorprendente, lui che è padre senza aver esercitato una paternità carnale. Non è il padre biologico di Gesù, del quale Dio solo è il Padre, e tuttavia egli esercita una paternità piena e intera".

"Essere padre è innanzitutto essere servitore della vita e della crescita" - ha affermato il Santo Padre - "San Giuseppe ha dato prova, in questo senso, di una grande dedizione. Per Cristo ha conosciuto la persecuzione, l'esilio e la povertà che ne deriva".

"Ha dovuto stabilirsi in luogo diverso dal suo villaggio. La sua sola ricompensa fu quella di essere con Cristo. Questa disponibilità spiega le parole di san Paolo: "Servite il Signore che è Cristo!".

"Cari fratelli sacerdoti, questa paternità voi dovete viverla nel vostro ministero quotidiano" - ha detto il Papa rivolgendosi sacerdoti - "In effetti, la Costituzione conciliare 'Lumen gentium' sottolinea: i sacerdoti 'abbiano poi cura, come padri in Cristo, dei fedeli che hanno spiritualmente generato col battesimo e l'insegnamento' (n. 28)".
"Il sacerdozio ministeriale" - ha spiegato il Papa - "comporta un legame profondo con Cristo che ci è donato nell'Eucaristia. Che la celebrazione dell'Eucaristia sia veramente il centro della vostra vita sacerdotale, allora essa sarà anche il centro della vostra missione ecclesiale. (...) Celebrando questo sacramento a nome e nella persona del Signore, non è la persona del prete che deve essere posta in primo piano: egli è un servitore, un umile strumento che rimanda a Cristo, poiché Cristo stesso si offre in sacrificio per la salvezza del mondo".

"Cari fratelli nel sacerdozio" - ha ricordato Benedetto XVI - "il vostro ministero pastorale richiede molte rinunce, ma è anche sorgente di gioia. In relazione confidente con i vostri Vescovi, fraternamente uniti a tutto il presbiterio, e sostenuti dalla porzione del Popolo di Dio che vi è affidata, voi saprete rispondere con fedeltà alla chiamata che il Signore vi ha fatto un giorno, come egli ha chiamato Giuseppe a vegliare su Maria e sul Bambino Gesù!".

"Quando Maria riceve la visita dell'angelo all'Annunciazione è già promessa sposa di Giuseppe. Indirizzandosi personalmente a Maria, il Signore unisce quindi già intimamente Giuseppe al mistero dell'Incarnazione. Questi ha accettato di legarsi a questa storia che Dio aveva iniziato a scrivere nel seno della sua sposa. Egli ha quindi accolto in casa sua Maria. Ha accolto il mistero che era in lei ed il mistero che era lei stessa. Egli l'ha amata con quel grande rispetto che è il sigillo dell'amore autentico. San Giuseppe ci insegna che si può amare senza possedere".

Ispirandosi a San Giuseppe, ha sottolineato il Papa, "ogni uomo e ogni donna può, con la grazia di Dio, essere portato alla guarigione delle sue ferite affettive a condizione di entrare nel progetto che Dio ha già iniziato a realizzare negli esseri che stanno vicini a Lui, così come Giuseppe è entrato nell'opera della redenzione attraverso la figura di Maria e grazie a ciò che Dio aveva già fatto in lei".

"Possiate, cari fratelli e sorelle, impegnati nei movimenti ecclesiali, essere attenti a coloro che vi circondano e manifestare il volto amorevole di Dio alle persone più umili, soprattutto mediante l'esercizio delle opere di misericordia, l'educazione umana e cristiana dei giovani, il servizio della promozione della donna ed in tanti altri modi!".

"Con la vostra fedeltà senza riserve nei vostri impegni voi siete nella Chiesa un germe di vita che cresce al servizio del Regno di Dio. In ogni momento, ma in modo particolare quando la fedeltà è provata, san Giuseppe vi ricorda il senso e il valore dei vostri impegni".

Lo sposo di Maria "ci invita a cogliere la misura di tutta la ricchezza della sua vocazione e del modello che egli resta per tutti quelli e quelle che hanno voluto votare la loro esistenza a Cristo, nel sacerdozio come nella vita consacrata o in diverse forme di impegno del laicato. Giuseppe ha infatti vissuto alla luce del mistero dell'Incarnazione. Non solo con una prossimità fisica, ma anche con l'attenzione del cuore. Giuseppe ci svela il segreto di una umanità che vive alla presenza del mistero, aperta ad esso attraverso i dettagli più concreti dell'esistenza. In lui non c'è separazione tra fede e azione. La sua fede orienta in maniera decisiva le sue azioni. Paradossalmente è agendo, assumendo quindi le sue responsabilità, che egli si mette da parte per lasciare a Dio la libertà di realizzare la sua opera, senza frapporvi ostacolo. Giuseppe è un 'uomo giusto".

"La vita di San Giuseppe, trascorsa nell'obbedienza alla Parola, è un segno eloquente per tutti i discepoli di Gesù che aspirano all'unità della Chiesa. Il suo esempio ci sollecita a comprendere che è abbandonandosi pienamente alla volontà di Dio che l'uomo diventa un operatore efficace del disegno di Dio, il quale desidera riunire gli uomini in una sola famiglia, una sola assemblea, una sola 'ecclesia'".
Il Papa si è rivolto infine ai membri di altre confessioni cristiane dicendo: "Questa ricerca dell'unità dei discepoli di Cristo è per noi una grande sfida. Essa ci porta anzitutto a convertirci alla persona di Cristo, a lasciarci sempre più attirare da Lui. E' in Lui che siamo chiamati a riconoscerci fratelli, figli d'uno stesso Padre".
PV-CAMERUN/VESPRI/YAOUNDE VIS 20090319 (990)

RELIGIONE E RAGIONE SI SOSTENGONO A VICENDA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, Solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria, Patrono della Chiesa Universale e onomastico del Santo Padre, Benedetto XVI ha incontrato nella sede della Nunziatura Apostolica i Rappresentanti della comunità musulmana del Camerun.

Nel suo discorso il Papa ha affermato: "Il Camerun è la Patria di migliaia di cristiani e di musulmani, che spesso vivono, lavorano e praticano la loro fede nello stesso ambiente".

"Amici, io credo che oggi" - ha proseguito il Pontefice - "un compito particolarmente urgente della religione è di rendere manifesto il vasto potenziale della ragione umana, che è essa stessa un dono di Dio ed è elevata mediante la rivelazione e la fede. Credere in Dio, lungi dal pregiudicare la nostra capacità di comprendere noi stessi e il mondo, la dilata".

"Anche se non si può mai direttamente comprendere la sua gloria infinita in questa vita dalla nostra mente finita, possiamo tuttavia raccoglierne barlumi nella bellezza che ci circonda. Se gli uomini e le donne consentono all'ordine magnifico del mondo e allo splendore della dignità umana di illuminare la loro mente, essi possono scoprire che ciò che è 'ragionevole' va ben oltre ciò che la matematica può calcolare, la logica può dedurre e gli esperimenti scientifici possono dimostrare; il 'ragionevole' include anche la bontà e l'intrinseca attrattiva di un vivere onesto e secondo l'etica, manifestato a noi mediante lo stesso linguaggio della creazione".

"Questa visione ci induce a cercare tutto ciò che è retto e giusto, ad uscire dall'ambito ristretto del nostro interesse egoistico e ad agire per il bene degli altri. In questo modo una religione genuina allarga l'orizzonte della comprensione umana e sta alla base di ogni autentica cultura umana. Essa rifiuta tutte le forme di violenza e di totalitarismo: non solo per principi di fede, ma anche in base alla retta ragione. In realtà, religione e ragione si sostengono a vicenda, dal momento che la religione è purificata e strutturata dalla ragione e il pieno potenziale della ragione viene liberato mediante la rivelazione e la fede".

"Per questo vi incoraggio, cari amici musulmani" - ha concluso il Pontefice - "a penetrare la società con i valori che emergono da questa prospettiva ed accrescono la cultura umana, così come insieme lavoriamo per edificare una civiltà dell'amore. Che l'entusiastica collaborazione tra musulmani, cattolici ed altri cristiani in Camerun sia per le altre nazioni africane un faro luminoso sul potenziale enorme di un impegno interreligioso per la pace, la giustizia e il bene comune!".
PV-CAMERUN/INCONTRO MUSULMANI/YAOUNDE VIS 20090319 (430)

L'AFRICA PUÒ DIVENIRE CONTINENTE DELLA SPERANZA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina alle 9:35 il Santo Padre è giunto allo Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundé, dal nome del primo Presidente dopo l'indipendenza, ed ha effettuato in autovettura panoramica un giro al suo interno, quindi si è trasferito alla Sagrestia, ed alle 10:00, ha presieduto la Santa Messa in occasione della pubblicazione dell'"Instrumentum Laboris" della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi.

Nella solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria e Patrono della Chiesa Universale, il Santo Padre ha detto ai presenti: "Inizio con l'augurare un'ottima festa a tutti coloro che, come me, hanno ricevuto la grazia di portare questo bel nome. (...) Giuseppe è, nella storia, l'uomo che ha dato a Dio la più grande prova di fiducia".
"E voi, cari padri e madri di famiglia che mi ascoltate" - ha proseguito il Pontefice - "avete fiducia in Dio che fa di voi i padri e le madri dei suoi figli di adozione? Accettate che Egli possa contare su di voi per trasmettere ai vostri figli i valori umani e spirituali che avete ricevuto e che li faranno vivere nell'amore e nel rispetto del suo santo Nome?".

"In questo nostro tempo, in cui tante persone senza scrupoli cercano di imporre il regno del denaro disprezzando i più indigenti, voi dovete essere molto attenti. L'Africa in generale, ed il Camerun in particolare, sono in pericolo se non riconoscono il Vero Autore della Vita! (...) Non lasciatevi affascinare da false glorie e da falsi ideali. Credete, si, continuate a credere che Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, è il solo ad amarvi come voi vi aspettate, che è il solo a potervi soddisfare, a poter dare stabilità alle vostre vite. Cristo è l'unico cammino di Vita".

"Come in altri continenti, oggi la famiglia conosce effettivamente, nel vostro Paese e nel resto dell'Africa, un periodo difficile che la sua fedeltà a Dio l'aiuterà a superare. Alcuni valori della vita tradizionale sono stati sconvolti. I rapporti tra le generazioni si sono modificati in una maniera tale da non favorire più come prima la trasmissione delle conoscenze antiche e della saggezza ereditata dagli antenati. Troppo spesso si assiste ad un esodo rurale paragonabile a quello che numerosi altri periodi umani hanno conosciuto. La qualità dei legami familiari ne risulta profondamente intaccata. Sradicati e resi più fragili, i membri delle giovani generazioni, spesso - ahimé! - senza un vero lavoro, cercano rimedi al loro male di vivere rifugiandosi in paradisi effimeri e artificiali importati di cui si sa che non arrivano mai ad assicurare all'uomo una felicità profonda e duratura".
"A volte anche l'uomo africano è costretto a fuggire fuori da se stesso, e ad abbandonare tutto ciò che costituiva la sua ricchezza interiore. Messo a confronto col fenomeno di una urbanizzazione galoppante, egli abbandona la sua terra, fisicamente e moralmente, non come Abramo per rispondere alla chiamata del Signore, ma per una sorta di esilio interiore che lo allontana dal suo stesso essere, dai suoi fratelli e sorelle di sangue e da Dio stesso".
"Vi è dunque una fatalità, una evoluzione inevitabile?" - si è chiesto il Papa - "Certo che no! Più che mai dobbiamo 'sperare contro ogni speranza'. (...) La prima priorità consisterà nel ridare senso all'accoglienza della vita come dono di Dio. Per la Sacra Scrittura come per la migliore saggezza del vostro continente, l'arrivo di un bambino è una grazia, una benedizione di Dio. L'umanità è oggi invitata a modificare il suo sguardo: in effetti, ogni essere umano, anche il più piccolo e povero, è creato 'ad immagine e somiglianza di Dio'".

"Figli e figlie d'Africa, non abbiate paura di credere, di sperare e di amare, non abbiate paura di dire che Gesù è la Via, la Verità e la Vita, che soltanto da lui possiamo essere salvati. (...) 'Saldo nella speranza contro ogni speranza': non è una magnifica definizione del cristiano?".

"L'Africa è chiamata alla speranza attraverso voi e in voi! Col Cristo Gesù, che ha calpestato il suolo africano, l'Africa può diventare il continente della speranza. Noi tutti siamo membri dei popoli che Dio ha dato come discendenza ad Abramo. Ciascuno e ciascuna di noi è pensato, voluto e amato da Dio. Ciascuno e ciascuna di noi ha il suo ruolo da giocare nel piano di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo".

"Se lo scoraggiamento vi invade, pensate alla fede di Giuseppe; se l'inquietudine vi prende, pensate alla speranza di Giuseppe, discendente di Abramo che sperava contro ogni speranza; se vi prende l'avversione o l'odio, pensate all'amore di Giuseppe, che fu il primo uomo a scoprire il volto umano di Dio nella persona del bambino concepito dallo Spirito Santo nel seno della Vergine Maria".

"Come Giuseppe, non temete di prendere Maria con voi, cioè non temete di amare la Chiesa. Maria, Madre della Chiesa, vi insegnerà a seguire i suoi Pastori (...) a seguire ciò che vi insegnano (...). Voi che siete sposati, guardate l'amore di Giuseppe per Maria e per Gesù; voi che vi preparate al matrimonio, rispettate la vostra o il vostro futuro coniuge come fece Giuseppe; voi che vi siete consacrati a Dio nel celibato, riflettete sull'insegnamento della Chiesa nostra Madre: 'La verginità e il celibato per il Regno di Dio non solo non contraddicono alla dignità del matrimonio, ma la presuppongono e la confermano. Il matrimonio e la verginità soni i due modi di esprimere e di vivere l'unico mistero dell'Alleanza di Dio col suo popolo' (Redemptoris custos, 20)".

"Vorrei ancora rivolgere una esortazione particolare ai padri di famiglia, poiché San Giuseppe è il loro modello. San Giuseppe rivela il mistero della paternità di Dio su Cristo e su ciascuno di noi. E' lui che può loro insegnare il segreto della loro stessa paternità, egli che ha vegliato sul Figlio dell'Uomo. Anche ogni padre riceve da Dio i suoi figli creati ad immagine e somiglianza di Lui. (...) Come San Giuseppe, cari padri di famiglia, rispettate e amate la vostra sposa, e guidate i vostri bambini, con amore e con la vostra presenza accorta, verso Dio dove essi devono essere".

"Infine, a tutti i giovani che sono qui, io rivolgo parole di amicizia e di incoraggiamento: davanti alle difficoltà della vita, mantenete il coraggio! La vostra esistenza ha un prezzo infinito agli occhi di Dio".

Il Papa si è rivolto alla fine ai bambini dicendo loro: "A tutti coloro che non hanno più un padre o che vivono abbandonati nella miseria della strada, a coloro che sono separati violentemente dai loro genitori, maltrattati e abusati, e arruolati a forza in gruppi militari che imperversano in alcuni Paesi, vorrei dire: Dio vi ama, non vi dimentica e san Giuseppe vi protegge! Invocatelo con fiducia".

Al termine della Santa Messa Benedetto XVI ha consegnato il documento dell'"Instrumentum Laboris" ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali e regionali dell'Africa, auspicando "vivamente che i lavori dell'Assemblea sinodale contribuiscano a far crescere la speranza per i vostri popoli e per il Continente nel suo insieme; contribuiscano ad infondere a ciascuna delle vostre Chiese locali un nuovo slancio evangelico e missionario al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace".
PV-CAMERUN/MESSA:INSTRUMENTUM L/YAOUNDE VIS 20090319 (1200)

STRUTTURA DEL DOCUMENTO DI LAVORO SINODO AFRICA


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Al termine della Santa Messa che il Papa ha celebrato questa mattina nello Stadio Amadou Ahidjo di Yaoundé, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha fatto una breve presentazione dell'"Instrumentum Laboris" o documento di lavoro del Sinodo dell'Africa, che Benedetto XVI ha consegnato ai Presidenti delle Conferenze Episcopali nazionali e regionali del Continente.

Il Documento della Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in Vaticano dal 4 al 25 ottobre 2009, è diviso in quattro capitoli, preceduti da una Prefazione che offre una chiave cristologica e pneumatologica della lettura del testo.

Nel primo capitolo si descrive la situazione odierna della Chiesa in Africa, tenendo conto, in particolare, dell'Esortazione Apostolica Postsinodale 'Ecclesia in Africa' (1995) e la sua attualità nel nuovo contesto sociale. Dopo aver indicato vari punti critici nell'ambito culturale, economico e politico, si espongono alcune riflessioni teologiche sulla riconciliazione, la giustizia e la pace, concetti base dell'Assise sinodale.

Il secondo capitolo presenta l'urgenza della riconciliazione, della giustizia e della pace in Africa. La nozione africana della riconciliazione è intimamente connessa con il concetto di giustizia e di pace, nella volontà di restaurare l'armonia tra l'offeso e colui che offende e con la società in generale.

Nel terzo capitolo è messa in risalto la missione della Chiesa, Famiglia di Dio che, nel suo agire, diventa segno e strumento di riconciliazione. Per promuovere la giustizia e la pace, la Chiesa Famiglia di Dio è profondamente impegnata nell'evangelizzazione e nella promozione umana, al servizio di tutti attraverso le sue istituzioni educative, sanitarie e i programmi di sviluppo. Essa è aperta al dialogo con le altre Chiese e comunità ecclesiali, come pure con la Religione Tradizionale Africana e con l'Islam.

Nel quarto capitolo si riflette sulla Chiesa Famiglia di Dio all'opera nella testimonianza di vita di tutti i membri del Popolo di Dio: i vescovi, i sacerdoti, le persone consacrate, i laici, coinvolgendo pure tutte le strutture ed istituzioni ecclesiali. Un compito particolare spetta ai fedeli cristiani impegnati nella società: in politica, nelle forze armate, nell'economia, nell'educazione, nella salute, nella cultura, nei mezzi di comunicazione sociale, negli organismi internazionali.

L'"Instrumentum laboris" si conclude con una preghiera alla Beata Vergine Maria, Nostra Signora d'Africa, per la buona preparazione e il felice esito dei lavori sinodali. E' la prima volta che il Santo Padre indice una preghiera per tale finalità.
SE/INSTRUMENTUM LABORIS AFRICA/ETEROVIC VIS 20090319 (420)

PRECISAZIONE SU ALCUNE PAROLE DEL PAPA RELATIVE AIDS


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Nel pomeriggio di ieri la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

"A proposito degli echi suscitati da alcune parole del Papa sul problema dell'Aids, il Direttore della Sala Stampa, Padre Federico Lombardi, S.I. precisa che il Santo Padre ha ribadito le posizioni della Chiesa cattolica e le linee essenziali del suo impegno nel combattere il terribile flagello dell'Aids: primo, con l'educazione alla responsabilità delle persone nell'uso della sessualità e con il riaffermare il ruolo essenziale del matrimonio e della famiglia; due: con la ricerca e l'applicazione delle cure efficaci dell'Aids e nel metterle a disposizione del più ampio numero di malati attraverso molte iniziative ed istituzioni sanitarie; tre: con l'assistenza umana e spirituale dei malati di Aids come di tutti i sofferenti, che da sempre sono nel cuore della Chiesa".

"Queste sono le direzioni in cui la Chiesa concentra il suo impegno non ritenendo che puntare essenzialmente sulla più ampia diffusione di preservativi sia in realtà la via migliore, più lungimirante ed efficace per contrastare il flagello dell'Aids e tutelare la vita umana".
OP/PRECISAZIONE PAROLE PAPA:AIDS/LOMBARDI VIS 20090319 (200)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 19 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Kharkiv-Zaporizhia dei Latini (Ucraina), presentata dal Vescovo Stanislaw Padewski, O.F.M.Cap., per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Vescovo Marian Buczek, Coadiutore della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Monsignor José Mazuelos Pérez, Vescovo di Jerez de la Frontera (superficie: 3.928; popolazione: 516.861; cattolici: 452.532; sacerdoti: 159; religiosi: 617; diaconi permanenti: 16), Spagna. Il Vescovo eletto, finora Delegato per la pastorale universitario della'Arcidiocesi di Se villa (Spagna), è nato a Osuna (Spagna) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1990.
RE:NER/.../PADEWSKI:BUCZEK:MAZUELOS PÉREZ VIS 20090319 (110)

mercoledì 18 marzo 2009

RISPOSTE DEL PAPA AI GIORNALISTI


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, durante il volo per il Camerun, il Papa ha risposto ad alcune domande dei giornalisti presenti nell'aereo papale.

Da tempo, e in particolare, dopo la Lettera ai Vescovi sulla remissione della scomunica di quattro vescovi consacrati dall'Arcivescovo Lefebvre, ha domandato il giornalista, molti giornali parlano di 'solitudine del Papa'. Ecco: Lei che cosa ne pensa? Si sente davvero solo?

"Per dire la verità" - ha detto Benedetto XVI - "devo dire che mi viene un po' da ridere su questo mito della mia solitudine: in nessun modo mi sento solo. Ogni giorno ricevo nelle visite di tabella i collaboratori più stretti, incominciando dal Segretario di Stato (...). Sono realmente circondato da amici in una splendida collaborazione con Vescovi, con collaboratori, con laici e sono grato per questo".

Alla domanda relativa all'impatto della crisi economica mondiale dei paesi poveri e se tratterà di questi problemi della prossima Enciclica, il Santo Padre ha risposto: "Tutti sappiamo che un elemento fondamentale della crisi è proprio un deficit di etica nelle strutture economiche; si è capito che l'etica non è una cosa 'fuori' dell'economia, ma 'dentro' e che l'economia non funziona se non porta in sé l'elemento etico".

Riferendosi successivamente all'Enciclica su temi sociali, il Santo Padre ha detto: "Eravamo quasi arrivati a pubblicarla, quando si è scatenata questa crisi e abbiamo ripreso il testo per rispondere più adeguatamente, nell'ambito delle nostre competenze, nell'ambito della Dottrina sociale della Chiesa, ma con riferimento agli elementi reali della crisi attuale. Così spero che l'Enciclica possa anche essere un elemento, una forza per superare la difficile situazione presente".

Il Papa ha risposto anche ad una domanda sulla specificità in Africa, del messaggio della Chiesa Cattolica di fronte alle sette.

"Non annunciamo, noi," - ha detto Benedetto XVI - "un Vangelo di prosperità, ma un realismo; non annunciamo miracoli, come alcuni fanno, ma la sobrietà della vita cristiana. Siamo convinto che tutta questa sobrietà, questo realismo che annuncia un Dio che si è fatto uomo, quindi un Dio profondamente umano, un Dio che soffre, anche, con noi, dà un senso alla nostra sofferenza per un annuncio con un orizzonte più vasto, che ha più futuro. E sappiamo che queste sette non sono molto stabili nella loro consistenza: sul momento può fare bene l'annuncio della prosperità, di guarigioni miracolose ecc., ma dopo un po' di tempo si vede che la vita è difficile, che un Dio umano, un Dio che soffre con noi è più convincente, più vero, e n'offre un più grande aiuto per la vita".

A proposito dell'Aids e la posizione della Chiesa cattolica sul modo di lottare contro di esso considerata non realistica e non efficace, il Santo Padre ha detto:

"Penso che la realtà più efficiente, più presente sul fronte della lotta contro l'Aids sia proprio la Chiesa cattolica, con i suoi movimenti. (...) Direi che non si può superare questo problema dell'Aids solo con slogan pubblicitari. Se non c'è l'anima, se gli africani non si aiutano, non si può risolvere il flagello con la distribuzione di profilattici: al contrario, il rischio è di aumentare il problema. La soluzione può trovarsi solo in un duplice impegno: il primo, una umanizzazione della sessualità, cioè un rinnovo spirituale e umano che porti con sé un nuovo modo di comportarsi l'uno con l'altro, e secondo, una vera amicizia anche e soprattutto con le persone sofferenti, la disponibilità, anche con sacrifici, con rinunce personali, ad essere con i sofferenti".
PV-CAMERUN/INTERVISTA AEREO/... VIS 20090318 (590)

CAMERUN, TERRA DI SPERANZA, DI VITA E DI PACE


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Alle 16:00 di oggi pomeriggio, il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'aeroporto internazionale Nsimalen di Yaoundé, prima tappa del suo Viaggio Apostolico in Africa, accolto dal Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya , dall'Arcivescovo di Yaoundé e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, Monsignor Simon-Victor Tonyé Bakot, e dal Cardinale Christian Wiyghan Tumi, Arcivescovo emerito di Douala.

Dopo i saluti alle alte cariche dello Stato, ai Rappresentanti diplomatici, religiosi e militari, il Santo Padre ha pronunciato il discorso che segue:

"Vengo tra voi come pastore. Vengo per confermare i miei fratelli e le mie sorelle nella fede. Questo è stato il compito che Cristo ha affidato a Pietro nell'Ultima Cena, e questo è il ruolo dei successori di Pietro. Quando Pietro predicò alla moltitudine in Gerusalemme nel giorno di Pentecoste, erano presenti tra loro anche visitatori provenienti dall'Africa. La testimonianza poi di molti grandi santi di questo Continente durante i primi secoli del cristianesimo - San Cipriano, Santa Monica, Sant'Agostino, Sant'Atanasio, (...) - assicura all'Africa un posto di distinzione negli annali della storia della Chiesa. Fino ai giorni nostri schiere di missionari e di martiri hanno continuato ad offrire la loro testimonianza a Cristo in ogni parte dell'Africa, e oggi la Chiesa è qui benedetta con la presenza di circa centocinquanta milioni di fedeli".

Il Papa ha affermato che con la sua visita ha voluto celebrare con le popolazioni africane "la vivificante fede in Cristo, che sostiene e nutre un così gran numero di figli e figlie in questo grande Continente" e ricordando la Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi ha detto: "Questo momento di grazia è un appello a tutti i Vescovi, sacerdoti, religiosi e fedeli laici del Continente a dedicarsi nuovamente alla missione della Chiesa a portare speranza ai cuori del popolo dell'Africa, e con ciò pure ai popoli di tutto il mondo".

"Anche in mezzo alle più grandi sofferenze" - ha proseguito il Pontefice - "il messaggio cristiano reca sempre con sé speranza. (...) Di fronte al dolore o alla violenza, alla povertà o alla fame, alla corruzione o all'abuso di potere, un cristiano non può mai rimanere in silenzio. (...) Qui, in Africa, come pure in tante altre parti del mondo, innumerevoli uomini e donne anelano ad udire una parola di speranza e di conforto. Conflitti locali lasciano migliaia di senza tetto e di bisognosi, di orfani e di vedove".

"In un Continente che, nel passato, ha visto tanti suoi abitanti crudelmente rapiti e portati oltremare a lavorare come schiavi, il traffico di esseri umani, specialmente di inermi donne e bambini, è diventato una moderna forma di schiavitù. In un tempo di globale scarsità di cibo, di scompiglio finanziario, di modelli disturbati di cambiamenti climatici, l'Africa soffre sproporzionatamente: un numero crescente di suoi abitanti finisce preda della fame, della povertà, della malattia. Essi implorano a gran voce riconciliazione, giustizia e pace, e questo è proprio ciò che la Chiesa offre loro".

"Non nuove forme di oppressione economica o politica, ma la libertà gloriosa dei figli di Dio (cfr Rm 8,21). Non l'imposizione di modelli culturali che ignorano il diritto alla vita dei non ancora nati, ma la pura acqua salvifica del Vangelo della vita. Non amare rivalità interetniche o interreligiose, ma la rettitudine, la pace e la gioia del Regno di Dio".

"Qui in Camerun" - ha proseguito il Pontefice - "la Chiesa parte da un'ottima posizione per portare avanti la sua missione per la salute e la riconciliazione. Nel Centro Cardinal Léger, potrò osservare di persona la sollecitudine pastorale di questa Chiesa locale per le persone malate e sofferenti; ed è particolarmente encomiabile che i malati di Aids in questo Paese siano curati gratuitamente. L'impegno educativo è un altro elemento-chiave del ministero della Chiesa, ed ora vediamo gli sforzi di generazioni di insegnanti missionari portare il loro frutto nell'opera dell'Università Cattolica dell'Africa Centrale, un segno di grande speranza per il futuro della regione".

"Il Camerun è effettivamente terra di speranza per molti nell'Africa Centrale. Migliaia di rifugiati dai Paesi della regione devastati dalla guerra hanno ricevuto qui accoglienza. E' una terra di vita, con un Governo che parla chiaramente in difesa dei diritti dei non nati. E' una terra di pace: risolvendo mediante il dialogo il contenzioso sulla penisola Bakassi, Camerun e Nigeria hanno mostrato al mondo che una paziente diplomazia può di fatto recare frutto. E' una terra di giovani, benedetta con una popolazione giovane piena di vitalità e impaziente di costruire un mondo più giusto e pacifico. Giustamente viene descritto come un''Africa in miniatura', patria di oltre duecento gruppi etnici differenti che vivono in armonia gli uni con gli altri".

"Venendo tra voi, oggi" - ha concluso il Pontefice - "prego che la Chiesa qui e dappertutto in Africa possa continuare a crescere nella santità, nel servizio alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace".
PV-CAMERUN/ARRIVO/YAOUNDE VIS 20090318 (820)

INCONTRO CON I VESCOVI DEL CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, dopo la Santa Messa in privato nella Cappella della Nunziatura Apostolica di Yaoundé, il Papa ha raggiunto il Palais de l'Unité per rendere una visita di cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya.

Successivamente Benedetto XVI ha raggiunto la Chiesa Christ-Roi in Tsinga di Yaoundé, dove si è svolto un incontro con i 31 Vescovi della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun.

"In questo anno consacrato a San Paolo" - ha detto il Santo Padre all'inizio del suo discorso - "è particolarmente opportuno ricordare l'urgente necessità di annunciare il Vangelo a tutti".

Ribadendo che "una profonda comunione deve unire i Pastori della Chiesa", Benedetto XVI ha affermato: "Una collaborazione efficace fra diocesi, in particolare per una migliore ripartizione dei sacerdoti nel vostro Paese, non può che favorire i rapporti di solidarietà fraterna con le Chiese diocesane più povere affinché l'annuncio del Vangelo non soffra per mancanza di ministri".

Successivamente il Papa ha sottolineato che: "Il Vescovo e i suoi sacerdoti sono chiamati a intrattenere rapporti di stretta comunione" ed ha affermato: "La parola e l'esempio del Vescovo è per i sacerdoti un aiuto prezioso nell'ispirarli ad assegnare alla vita spirituale e sacramentale un posto centrale nel loro ministero, incoraggiandoli a scoprire e vivere con sempre maggiore profondità, il particolare ruolo del pastore, che è in primo luogo quello di essere un uomo di preghiera. La vita spirituale e sacramentale è una straordinaria ricchezza, donata a noi per noi stessi e per il bene del popolo a noi affidato".

"Nelle vostre diocesi" - ha proseguito il Santo Padre - "numerosi giovani si presentano come candidati al sacerdozio. Possiamo solo ringraziarne il Signore. E' essenziale che si compia un serio discernimento. A tal fine, vi incoraggio, (...) a dare priorità alla selezione e alla formazione dei formatori e dei direttori spirituali".

"A partire dalle origini della fede cristiana in Camerun" - ha rilevato il Pontefice - "i religiosi e le religiose hanno dato un contributo fondamentale alla vita della Chiesa. Con voi rendo grazie a Dio e mi compiaccio dello sviluppo della vita consacrata tra le figlie e i figli del vostro Paese".

"Nel vostro servizio per annunciare il Vangelo" - ha ricordato Benedetto XVI - "siete anche aiutati da altri operatori pastorali, in particolare i catechisti. Nell'evangelizzazione del vostro Paese essi hanno avuto e hanno ancora un ruolo determinante. (...) Per loro tramite si realizza una autentica inculturazione della fede. La loro formazione umana, spirituale e dottrinale è dunque essenziale".

"Tra le numerose sfide che incontrate nella vostra responsabilità di Pastori, vi preoccupa particolarmente la situazione della famiglia. Le difficoltà dovute in special modo all'impatto della modernità e della secolarizzazione con la società tradizionale, vi incitano a preservare con determinazione i valori fondamentali della famiglia africana, facendo della sua evangelizzazione in modo approfondito una delle principali priorità. Nel promuovere la pastorale familiare, voi vi impegnate a favorire una migliore comprensione della natura, della dignità e del ruolo del matrimonio che richiede un amore indissolubile e stabile".

"La liturgia occupa un posto importante nella manifestazione della fede delle vostre comunità" - ha affermato il Papa - "Di solito queste celebrazioni ecclesiali sono festose e gioiose, esprimendo il fervore dei fedeli, felici di essere insieme, come Chiesa, per lodare il Signore. E' dunque essenziale che la gioia così manifestata non sia un ostacolo ma un mezzo per entrare in dialogo e in comunione con Dio".

"Lo sviluppo di sette e movimenti esoterici come pure la crescente influenza di una religiosità superstiziosa, come anche del relativismo, sono un invito pressante a dare un rinnovato impulso alla formazione dei giovani e degli adulti, in particolare nel mondo universitario e intellettuale".

"Sono lieto di evidenziare e incoraggiare la partecipazione attiva delle associazioni femminili nei vari settori della missione della Chiesa, dimostrando così una reale consapevolezza della dignità della donna e la sua specifica vocazione nella comunità ecclesiale e nella società".

"La missione del Vescovo lo impegna ad essere il principale difensore dei diritti dei poveri, a promuovere e favorire l'esercizio della carità, manifestazione dell'amore del Signore per i piccoli. In questo modo, i fedeli sono portati a cogliere in modo concreto che la Chiesa è una vera famiglia di Dio, riunita dall'amore fraterno, che esclude ogni etnocentrismo e particolarismo eccessivi e contribuisce alla riconciliazione e alla cooperazione tra le etnie per il bene di tutti".

"E' anche dovere dei cristiani, specialmente dei laici che hanno responsabilità sociali, economiche, politiche, di lasciarsi guidare dalla dottrina sociale della Chiesa, per contribuire alla costruzione di un mondo più giusto in cui ciascuno potrà vivere dignitosamente".
PV-CAMERUN/INCONTRO VESCOVI/YAOUNDE VIS 20090318 (770)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 18 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Jan Romeo Pawlowski, Nunzio Apostolico nella Repubblica del Congo e in Gabon, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. Finora Consigliere di Nunziatura presso la Sezione per i Rapporti con gli Stati della Segreteria di Stato, l'Arcivescovo eletto è nato a Biskupiec (Polonia), nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NN/.../PAWLOWSKI VIS 20090318 (80)

martedì 17 marzo 2009

OGGI POMERIGGIO ARRIVO DI BENEDETTO XVI IN CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI è partito alle 10:20 dall'aeroporto romano Leonardo da Vinci di Roma Fiumicino, diretto a Yoaundé (Camerun), prima destinazione del suo primo Viaggio Apostolico in Africa, che comprende una seconda tappa di tre giorni - dal 20 al 22 marzo - a Luanda, capitale dell'Angola. L'arrivo dell'aereo papale è previsto oggi pomeriggio alle 16:00.

Ai piedi della scaletta dell'aereo, il Papa sarà accolto dal Presidente della Repubblica del Camerun, Signor Paul Biya e dalla Consorte e subito dopo riceverà il saluto dell'Arcivescovo di Yaoundé e Presidente della Conferenza Episcopale del Camerun, Monsignor Simon-Victor Tonyé Bakot e del Cardinale Christian Wiyghan Tumi, Arcivescovo emerito di Douala. Alla cerimonia saranno presenti Autorità politiche e civili, il Corpo Diplomatico, i Vescovi del Camerun e un gruppo di fedeli con un coro.

Dopo il discorso del Presidente della Repubblica, Papa Benedetto XVI pronuncerà il primo discorso del suo undicesimo Viaggio Apostolico fuori d'Italia ed infine, in autovettura panoramica, raggiungerà la Nunziatura Apostolica di Yaoundé, per la cena in privato e il pernottamento.

Domani mattina, mercoledì, il Santo Padre celebrerà la Santa Messa in privato, nella Cappella della Nunziatura Apostolica, quindi renderà una visita di cortesia al Presidente della Repubblica del Camerun, a cui seguirà un incontro con i Vescovi del Camerun, presso la Chiesa Christ-Roi in Tsinga di Yaoundé .
PV-CAMERUN/.../YAOUNDE VIS 20090317 (240)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 17 MAR. 2009 (VIS). Sua Beatitudine il Cardinale Lubomyr Husar, Arcivescovo Maggiore di Kyiv-Halyc, ha trasferito con il consenso del Sinodo della Chiesa Greco-Cattolica-Ucraina, e in conformità al canone 85, paragrafo 2, 2° del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, il Vescovo Wasyl Ihor Medwit, O.S.B.M., dall'ufficio di Vescovo di Curia dell'Arcivescovato Maggiore di Kyiv-Halic, a quello di Vescovo Ausiliare dell'Esarcato Arcivescovile di Donetsk-Kharkiv (Ucraina).
NA/.../MEDWIT VIS 20090317 (70)

lunedì 16 marzo 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha eretto la Prelatura territoriale di Esquel (Argentina), con territorio dismembrato dalla Diocesi di Comodoro-Rivadavia, rendendola suffraganea della Chiesa Metropolitana di Bahía Blanca.

- Ha nominato il Padre José Slabym, C.Ss.R., finora Superiore e Parroco della Comunità dei Redentoristi di Esquel (Argentina), primo Vescovo Prelato di Esquel (superficie: 78.074; popolazione: 68.609; cattolici: 56.440; sacerdoti: 14), Argentina. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Zeleznikowa (Polonia), ha emesso la professione perpetua nei Missionari Redentoristi nel 1983 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984.

- Ha nominato l'Arcivescovo Luigi Bonazzi, Nunzio Apostolico in Lituania ed Estonia, finora Nunzio Apostolico in Cuba.

- Ha nominato il Cardinale Joseph Zen Ze-kiun, S.D.B., Vescovo di Hong Kong (Cina), Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 25° anniversario della Visita Pastorale del Servo di Dio Giovanni Paolo II in Tailandia, che avranno luogo a Bangkok, nei giorni 10-11 maggio 2009.

- Ha nominato il Cardinale José Saraiva Martins, C.M.F., Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, Suo Inviato Speciale alla celebrazione del 50° anniversario del Santuario di Cristo Re, ad Almada (Portogallo), il 17 maggio 2009.
ECE:NER:NN:NA/.../... VIS 20090316 (200)


LINGUA CINESE INTRODOTTA NEL WEB DELLA SANTA SEDE

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2009 (VIS). Un Comunicato della Sala stampa della Santa Sede annuncia: "In occasione della Solennità di San Giuseppe, Sposo della Beata Vergine Maria e Patrono della Chiesa Universale, il sito web ufficiale della Santa Sede si arricchirà grazie all'introduzione di una nuova sezione in lingua cinese".

  La lingua cinese "rappresenta l'ottava lingua - dopo l'italiano, l'inglese, il francese, lo spagnolo, il tedesco, il portoghese e il latino - ad essere inserita nel www.vatican.va".

  "Grazie al nuovo servizio, gli internauti di tutto il mondo potranno navigare in cinese per accedere ai testi di Sua Santità Benedetto XVI presentati nei caratteri cinesi sia tradizionali sia semplificati".
OP/LINGUA CINESE/WEB SANTA SEDE                   VIS 20090316 (120)



SAN GIOVANNI MARIA VIANNEY: PATRONO DEI SACERDOTI

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2009 (VIS). "Fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote", è il tema dell'Anno Sacerdotale che il Santo Padre ha indetto dal giugno 2009 al giugno 2010 come annuncia un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede.

  Il Santo Padre aprirà l'"Anno Sacerdotale" presiedendo la celebrazione dei Vespri, il 19 giugno prossimo, Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù e Giornata di santificazione sacerdotale, alla presenza delle reliquia del Curato d'ìArs portata dal Vescovo di Belley-Ars; e lo chiuderà il 19 giugno del 2010, prendendo parte a un 'Incontro Mondiale Sacerdotale' in Piazza San Pietro".

  Nel corso di questo Anno giubilare Benedetto XVI proclamerà San Giovanni Maria Vianney "Patrono di tutti i sacerdoti del mondo". Sarà inoltre pubblicato il "Direttorio per i Confessori e Direttori Spirituali" insieme ad una raccolta di testi del Pontefice sui tema essenziali della vita e della missione sacerdotale nell'epoca attuale.

  La Congregazione per il Clero, d'intesa con gli Ordinari diocesani e i Superiori degli Istituti religiosi, si preoccuperà di promuovere e coordinare le varie iniziative spirituali e pastorali che saranno poste in essere per far percepire sempre più l'importanza del ruolo e della missione del sacerdote nella Chiesa e nella società contemporanea, come pure le necessità di potenziare la formazione permanente dei sacerdoti legandola a quella dei seminaristi.
OP/ANNO SACERDOTALE/...                           VIS 20090316 (220)


IL PAPA ANNUNCIA INDIZIONE "ANNO SACERDOTALE"

CITTA' DEL VATICANO, 16 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i Membri della Congregazione per il Clero, radunati in occasione dell'Assemblea Plenaria, sul tema: "L'identità missionaria del presbitero nella Chiesa, quale dimensione intrinseca dall'esercizio dei 'tria munera'".

  "La dimensione missionaria del presbitero" - ha detto il Santo Padre - "nasce dalla sua configurazione sacramentale a Cristo Capo: essa porta con sé, come conseguenza, un'adesione cordiale e totale a quella che la tradizione ecclesiale ha individuato come l''apostolica vivendi forma'. Questa consiste nella partecipazione ad una 'vita nuova' spiritualmente intesa, a quel 'nuovo stile di vita' che è stato inaugurato dal Signore Gesù ed è stato fatto proprio dagli Apostoli".

  "Certamente" - ha proseguito il Pontefice - "questa giusta precisazione dottrinale nulla toglie alla necessaria, anzi indispensabile, tensione verso la perfezione morale, che deve abitare ogni cuore autenticamente sacerdotale. Proprio per favorire questa tensione dei sacerdoti verso la perfezione spirituale dalla quale soprattutto dipende l'efficacia del loro ministero, ho deciso di indire uno speciale 'Anno Sacerdotale', che andrà dal 19 giugno prossimo fino al 19 giugno 2010. Ricorre infatti il 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney, vero esempio di Pastore a servizio del gregge di Cristo".

  "La missione del presbitero, (...) si svolge 'nella Chiesa'. Una tale dimensione ecclesiale, comunionale, gerarchica e dottrinale è assolutamente indispensabile ad ogni autentica missione e, sola, ne garantisce la spirituale efficacia".

  "La missione è 'ecclesiale'" - ha spiegato il Pontefice - "perché nessuno annuncia o porta se stesso, ma dentro ed attraverso la propria umanità ogni sacerdote deve essere ben consapevole di portare un Altro, Dio stesso, al mondo. Dio è la sola ricchezza che, in definitiva, gli uomini desiderano trovare in un sacerdote".

  "La missione è 'comunionale', perché si svolge in un'unità e comunione che solo secondariamente ha anche aspetti rilevanti di visibilità sociale. (...) Infine le dimensioni 'gerarchica' e 'dottrinale' suggeriscono di ribadire l'importanza della disciplina (il termine si collega con "discepolo") ecclesiastica e della formazione dottrinale, e non solo teologica, iniziale e permanente".

  "La consapevolezza dei radicali cambiamenti sociali degli ultimi decenni deve muovere le migliori energie ecclesiali a curare la formazione dei candidati al ministero" - ha ribadito il Papa - "La missione ha le sue radici in special modo in una buona formazione, sviluppata in comunione con l'ininterrotta Tradizione ecclesiale, senza cesure né tentazioni di discontinuità. In tal senso, è importante favorire nei sacerdoti, soprattutto nelle giovani generazioni, una corretta ricezione dei testi del Concilio Ecumenico Vaticano II, interpretati alla luce di tutto il bagaglio dottrinale della Chiesa".

  "Urgente appare anche il recupero di quella consapevolezza che spinge i sacerdoti ad essere presenti, identificabili e riconoscibili sia per il giudizio di fede, sia per le virtù personali sia anche per l'abito, negli ambiti della cultura e della carità, da sempre al cuore della missione della Chiesa".

  "La centralità di Cristo porta con sé la giusta valorizzazione del sacerdozio ministeriale, senza il quale non ci sarebbe né l'Eucaristia, né, tanto meno, la missione e la stessa Chiesa. In tal senso è necessario vigilare" - ha concluso il Pontefice - "affinché le 'nuove strutture' od organizzazioni pastorali non siano pensate per un tempo nel quale si dovrebbe 'fare a meno' del ministero ordinato, partendo da un'erronea interpretazione della giusta promozione dei laici, perché in tal caso si porrebbero i presupposti per l'ulteriore diluizione del sacerdozio ministeriale e le eventuali presunte 'soluzioni' verrebbero drammaticamente a coincidere con le reali cause delle problematiche contemporanee legate al ministero".
AC/MISSIONE PRESBITERO/CPC                       VIS 20090316 (590)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Repubblica Federale di Germania).

  Sabato 14 marzo il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:

- Il Signor Edward Fenech Adami, Presidente della Repubblica di Malta, con la Consorte e Seguito.

- Undici Presuli della Conferenza Episcopale di Argentina, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires.

    - L'Arcivescovo Augustín Roberto Radrizzani, S.D.B., di Mercedes-Luján.

    - Il Vescovo Virginio Domingo Bressanelli, S.C.I., di Comodoro Rivadavia.

    - Il Vescovo Esteban María Laxague, S.D.B., di Viedma.

    - Il Vescovo Fernando Carlos Maletti, di San Carlos de Bariloche

    - Il Vescovo Marcelo Angiolo Melani, S.D.B., di Neuquén,

    - Il Vescovo Néstor Hugo Navarro, di Alto Valle del Río Negro, con il Vescovo emerito José Pedro Pozzi, S.D.B.

    - Il Vescovo Juan Carlos Romanin, S.D.B., di Río Gallegos.

    - Il Vescovo Jean-Abdo Arbach, B.C., Esarca Apostolico per i fedeli Greco-Melkiti residenti in Argentina.

    - Il Vescovo Vartan Waldir Boghossian, S.D.B., di San Gregorio de Narek en Buenos Aires degli Armeni, Esarca Apostolico per i fedeli di rito armeno residenti in America Latina e Messico.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP:AL/.../...                                       VIS 20090316 (220)


PASTORALE UNIVERSITARIA IN TUTTE LE CHIESE PARTICOLARI

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2009 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha comunicato alle migliaia di persone che gremivano Piazza San Pietro, che: "Si conclude questa mattina nella Basilica di San Paolo fuori le Mura il Giubileo paolino degli universitari, promosso dalla Congregazione per l'Educazione Cattolica e dal Pontificio Consiglio della Cultura e organizzato dal Vicariato di Roma, sul tema: 'Ciò che voi adorate senza conoscerlo, io ve l'annuncio. Vangelo e cultura per un nuovo umanesimo'".

  Rivolgendosi ai docenti e ai delegati di pastorale universitaria, provenienti da tutti i continenti, che hanno partecipato a Roma al Foro Internazionale delle Università (12-15 marzo), Benedetto XVI ha affermato: "Questo evento costituisce una tappa importante nel dialogo sempre vivo tra la Chiesa e l'università".

  "Auspico" - ha concluso il  Pontefice - "che in tutte le Chiese particolari si sviluppi la pastorale universitaria, per la formazione dei giovani e per l'elaborazione di una cultura ispirata al Vangelo. Cari universitari, vi incoraggio e vi accompagno con la preghiera".
ANG/GIUBILEO PAOLINO UNIVERSITARI/...                   VIS 20090316 (180)


ANGELUS: GRAZIA DEL VANGELO PUÒ RINNOVARE L'AFRICA

CITTA' DEL VATICANO, 15 MAR. 2009 (VIS). Nelle riflessioni che precedono la recita dell'Angelus di questa III Domenica di Quaresima, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato il suo imminente Viaggio in Africa (17-23 marzo) ed ha spiegato ai pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, che si recherà in Camerun "nella capitale Yaoundé, per consegnare lo 'Strumento di lavoro' della Seconda Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, che avrà luogo in ottobre (...) in Vaticano;" e che proseguirà "poi per Luanda, capitale dell'Angola, un Paese che, dopo la lunga guerra interna, ha ritrovato la pace ed ora è chiamato a ricostruirsi nella giustizia".

  "Con questa visita" - ha spiegato il Pontefice - "intendo idealmente abbracciare l'intero continente africano: le sue mille differenze e la sua profonda anima religiosa; le sue antiche culture e il suo faticoso cammino di sviluppo e di riconciliazione; i suoi gravi problemi, le sue dolorose ferite e le sue enormi potenzialità e speranze. Intendo confermare nella fede i cattolici, incoraggiare i cristiani nell'impegno ecumenico, recare a tutti l'annuncio di pace affidato alla Chiesa dal Signore risorto".

  "Parto per l'Africa" - ha proseguito il Pontefice - "con la consapevolezza di non avere altro da proporre e donare a quanti incontrerò se non Cristo e la Buona Novella della sua Croce, mistero di amore supremo, di amore divino che vince ogni umana resistenza e rende possibile persino il perdono e l'amore per i nemici. Questa è la grazia del Vangelo capace di trasformare il mondo; questa è la grazia che può rinnovare anche l'Africa, perché genera una irresistibile forza di pace e di riconciliazione profonda e radicale. La Chiesa non persegue dunque obbiettivi economici, sociali e politici; la Chiesa annuncia Cristo, certa che il Vangelo può toccare i cuori di tutti e trasformarli, rinnovando in tal modo dal di dentro le persone e le società".

  Il Papa ha concluso le sue riflessioni affidando "alla celeste intercessione" di San Giuseppe, che - "avvertito in sogno da un angelo, dovette fuggire con Maria in Egitto, in Africa, per mettere in salvo Gesù appena nato, che il re Erode voleva uccidere" -  "il prossimo pellegrinaggio e le popolazioni dell'Africa tutta intera, con le sfide che le segnano e le speranze che le animano. In particolare, penso alle vittime della fame, delle malattie, delle ingiustizie, dei conflitti fratricidi e di ogni forma di violenza che purtroppo continua a colpire adulti e bambini, senza risparmiare missionari, sacerdoti, religiosi, religiose e volontari".
ANG/AFRICA/...                                   VIS 20090316 (430)


MINISTERO EPISCOPALE AL SERVIZIO UNITÀ CORPO MISTICO

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi il primo gruppo di Presuli della Conferenza Episcopale di Argentina, al termine della quinquennale Visita "ad Limina Apstolorum". Visita, ha detto il Papa, che rappresenta "un momento significativo nella vita di tutti coloro ai quali è stata affidata la guida pastorale di una parte del Popolo di Dio, poiché in essa dimostrano e rafforzano la loro comunione con il Romano Pontefice".

  "Il ministero episcopale" - ha proseguito il Pontefice - "è al servizio dell'unità e della comunione di tutto il Corpo mistico di Cristo" e "il Vescovo che è il principio e il fondamento visibile dell'unità nella sua Chiesa particolare, è chiamato a promuovere e difendere l'integrità della fede e la disciplina comune di tutta la Chiesa insegnando ai fedeli ad amare i propri fratelli".

  Il Santo Padre ha espresso ai Vescovi argentini il riconoscimento per "la ferma volontà di mantenere e consolidare l'unità" nella Conferenza episcopale e nelle comunità diocesane. "Grazie a questa collegialità affettiva ed effettiva" - ha sottolineato il Pontefice - "nessun Vescovo è solo, perché è sempre e strettamente unito a Cristo, Buon Pastore, anche, in virtù della sua Ordinazione episcopale e della comunione gerarchica, ai suoi fratelli nell'episcopato e a colui che il Signore ha scelto come Successore di Pietro".

  Nel sottolineare che questo spirito di comunione "ha un ambito privilegiato di applicazione nei rapporti del Vescovo con i suoi sacerdoti", Benedetto XVI ha invitato i Presuli "a potenziare la carità e la prudenza" allo scopo di "correggere insegnamenti, atteggiamenti e comportamenti che disonorano lo stato sacerdotale" dei loro più stretti collaboratori e che "possono inoltre pregiudicare e confondere la fede e la vita cristiana dei fedeli".

  "Il ruolo fondamentale svolto dai presbiteri" - ha detto ancora il Pontefice- "comporta un grande sforzo per promuovere le vocazioni sacerdotali. A tale rispetto sarebbe opportuno proporre una pastorale matrimoniale e familiare più incisiva, che tenga conto della dimensione vocazionale del cristiano, di una pastorale giovanile più coraggiosa, che aiuti i giovani a rispondere con generosità alla chiamata di Dio".

  "Anche i fedeli, in virtù del loro battesimo" - ha concluso il Santo Padre - "sono chiamati a cooperare nell'edificazione del Corpo di Cristo, per cui devono sperimentare Gesù Cristo e il mistero del suo amore in modo più vivo. Il rapporto permanente con il Signore mediante un'intensa vita di preghiera ed una adeguata formazione spirituale e dottrinale aumenterà in tutti i cristiani la gioia di credere e celebrare la fede e la gioia di appartenere alla Chiesa, incoraggiando così a partecipare attivamente alla missione di proclamare la Buona Novella a tutti gli uomini".
AL/.../ARGENTINA                                           VIS 20090316 (440)


DEGNI MINISTRI MISERICORDIA DIVINA ED EDUCATORI COSCIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 14 MAR. 2009 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, il Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica, ha dato lettura di un Messaggio del Santo Padre ai partecipanti al Corso per il Foro interno che ha avuto luogo questa settimana a Roma.

  "In questo nostro tempo," - scrive il Papa nel Messaggio - "costituisce senz'altro una delle priorità pastorali quella di formare rettamente la coscienza dei credenti perché (...), nella misura in cui si perde il senso del peccato, aumentano purtroppo i sensi di colpa, che si vorrebbero eliminare con insufficienti rimedi palliativi".

  "Alla formazione delle coscienze contribuiscono molteplici e preziosi strumenti spirituali e pastorali da valorizzare sempre più; (...) la catechesi, la predicazione, l'omelia, la direzione spirituale, il sacramento della Riconciliazione e la celebrazione dell'Eucaristia".

  "Una adeguata catechesi" - si legge ancora nel Messaggio - "offre un contributo concreto all'educazione delle coscienze stimolandole a percepire sempre meglio il senso del peccato, oggi in parte sbiadito o peggio obnubilato da un modo di pensare e di vivere 'etsi Deus non daretur', secondo la nota espressione di Grotius, (...) che denota un relativismo chiuso al vero senso della vita".

  "Alla catechesi va unito un sapiente utilizzo della predicazione. (...) L'omelia (...) è senz'altro la forma di predicazione più diffusa, con la quale ogni domenica si educa la coscienza di milioni di fedeli. Nel recente Sinodo dei Vescovi, dedicato appunto alla Parola di Dio nella Chiesa, diversi Padri Sinodali hanno opportunamente insistito sul valore e l'importanza dell'omelia da adattare alla mentalità contemporanea".

    Benedetto XVI scrive ancora che: "A formare le coscienze contribuisce anche la 'direzione spirituale'. Oggi più di ieri c'è bisogno di 'maestri di spirito' saggi e santi: un importante servizio ecclesiale, per il quale occorre senz'altro una vitalità interiore da implorare come dono dello Spirito Santo mediante intensa e prolungata preghiera e una preparazione specifica da acquisire con cura".

  "Ogni sacerdote è poi chiamato ad amministrare la misericordia divina nel sacramento della Penitenza, mediante il quale rimette in nome di Cristo i peccati e aiuta il penitente a percorrere il cammino esigente della santità con retta ed informata coscienza. Per poter compiere tale indispensabile ministero ogni presbitero deve alimentare la propria vita spirituale e curare un permanente aggiornamento teologico e pastorale".

  "Infine, la coscienza del credente" - ribadisce il Pontefice - "si affina sempre più grazie a una devota e consapevole partecipazione alla Santa Messa, che è il sacrificio di Cristo per la remissione dei peccati".

"Esorto i partecipanti al Corso" - conclude il Papa - a "mantenere sempre viva in se stessi la consapevolezza di dover essere degni 'ministri' della misericordia divina e responsabili educatori delle coscienze. Si ispirino all'esempio dei santi confessori e maestri di spirito, tra i quali mi piace ricordare particolarmente il Curato d'Ars, San Giovanni Maria Vianney, di cui proprio quest'anno ricordiamo il 150° anniversario della morte".
MESS/FORO INTERNO/PENT                           VIS 20090316 (480)


venerdì 13 marzo 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 12 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Salvador Rangel Mendoza, O.F.M., Vescovo di Huejutla (superficie: 6.014; popolazione: 530.000; cattolici: 502.000; sacerdoti: 95; religiosi: 63), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Tepalcatepec (Messico), nel 1946, ha emesso la professione perpetua nel 1973 ed è stato ordinato sacerdote nel 1974. Dal 2006 Vicario Episcopale della Zona Pastorale di "Nuestra Señora de la Luz" nell'Arcidiocesi di Morelia (Messico), succede al Vescovo Salvador Martínez Pérez, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, per raggiunti limiti d'età.
NER:RE/.../RANGEL:MARTiNEZ                                   VIS 20090312 (100)


PROMUOVERE AUTENTICA ADORAZIONE EUCARISTICA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che in questi giorni hanno riflettuto sul tema dell'Adorazione Eucaristica.

  "Ho accolto volentieri" - ha detto il Papa - "la proposta che la Plenaria si occupasse del tema dell'adorazione eucaristica, nella fiducia che una rinnovata riflessione collegiale su tale prassi potesse contribuire a mettere in chiaro, nei limiti di competenza del Dicastero, i mezzi liturgici e pastorali con cui la Chiesa dei nostri tempi può promuovere la fede nella presenza reale del Signore nella Santa Eucaristia e assicurare alla celebrazione della Santa Messa tutta la dimensione dell'adorazione".

  "La dottrina della transustanziazione del pane e del vino e della presenza reale sono verità di fede evidenti già nella Sacra Scrittura stessa e confermate poi dai Padri della Chiesa".

  "Nell'Eucaristia" - ha detto il Papa - "l'adorazione deve diventare unione: unione col Signore Vivente e poi col suo Corpo mistico. Come ho detto ai giovani sulla Spianata di Marienfel, a Colonia, durante la Santa Messa in occasione della XX giornata mondiale della Gioventù, il 21 agosto 2005: 'Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. E' dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri ed estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo'".

  "In questa prospettiva ricordavo ai giovani che nell'Eucaristia si vive la 'fondamentale trasformazione della violenza in amore, della morte in vita; essa trascina poi con sé le altre trasformazioni".

  Successivamente il Papa ha sottolineato l'importanza di un rinnovamento dell'adorazione eucaristica" che "sarà possibile soltanto attraverso una maggiore conoscenza del mistero in piena fedeltà alla sacra Tradizione ed incrementando la vita liturgica all'interno delle nostre comunità. A questo riguardo, apprezzo in particolare" - ha affermato Benedetto XVI - "che la Plenaria si sia soffermata anche sul discorso della formazione di tutto il Popolo di Dio nella fede, con una speciale attenzione ai seminaristi, per favorirne la crescita in uno spirito di autentica adorazione eucaristica".

  "Ricordando tre pratiche penitenziali molto care alla tradizione biblica e cristiana - la preghiera, l'elemosina, il digiuno -, incoraggiamoci a vicenda a riscoprire e vivere con rinnovato fervore il digiuno non solo come prassi ascetica, ma anche come preparazione all'Eucaristia e come arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi".
AC/ADORAZIONE EUCARISTICA/...                      VIS 20090313 (420)


UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

  - Dodici Presuli della Conferenza Episcopale di Argentina, in Visita "ad Limina Apostolorum":

  - Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, S.I., Arcivescovo di Buenos Aires, con gli Ausiliari, Vescovo Joaquín Mariano Sucunza; Vescovo Eduardo Horacio García; Vescovo Raúl Martín; Vescovo Oscar Vicente Ojea; Vescovo Enrique Eguía Seguí.

    - Il Vescovo Fernando María Bargalló, di Merlo-Moreno.

    - Il Vescovo Luis Guillermo Eichhorn, di Morón,

    - Il Vescovo Sergio Alfredo Fenoy, di San Miguel.

    - Il Vescovo Rubén Oscar Frassia, di Avellaneda-Lanús.

    - Il Vescovo Guillermo Rodríguez-Melgarejo, di San Martín.

    - Il Vescovo Oscar Domingo Sarlinga, di Zárate-Campana.

- L'Arcivescovo Robert Zollitsch, di Freiburg im Breisgau (Repubblica Federale di Germania).

  Alle 18:00 di oggi pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza dieci Presuli della Conferenza Episcopale di Argentina, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - L'Arcivescovo José María Aranceto, di Santa Fe de la Vera Cruz

    - L'Arcivescovo Mario Luis Bautista Maulión, di Paraná, con l'Ausiliare Vescovo César Daniel Fernández.

    - Il Vescovo Luis Armando Collazuol, di Concordia.

    - Il Vescovo Jorge Eduardo Lozano, di Gualeguaychú.

    - Il Vescovo Martín de Elizalde, O.S.B., di Nueve de Julio.

    - Il Vescovo Eduardo Eliseo Martín, di Villa de la Concepción del Río Cuarto.

    - Il Vescovo José Vicente Conejero Gallego, di Formosa.

    - Il Vescovo Roberto Rodríguez, di La Rioja.

   - Il Monsignore Pedro Candia, Amministratore Diocesano dell'Ordinariato Militare.
 
  - L'Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer, Segretario della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AL:AP/.../...                                       VIS 20090313 (240)

PROMUOVERE AUTENTICA ADORAZIONE EUCARISTICA

CITTA' DEL VATICANO, 13 MAR. 2009 (VIS). Questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea Plenaria della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, che in questi giorni hanno riflettuto sul tema dell'Adorazione Eucaristica.

  "Ho accolto volentieri" - ha detto il Papa - "la proposta che la Plenaria si occupasse del tema dell'adorazione eucaristica, nella fiducia che una rinnovata riflessione collegiale su tale prassi potesse contribuire a mettere in chiaro, nei limiti di competenza del Dicastero, i mezzi liturgici e pastorali con cui la Chiesa dei nostri tempi può promuovere la fede nella presenza reale del Signore nella Santa Eucaristia e assicurare alla celebrazione della Santa Messa tutta la dimensione dell'adorazione".

  "La dottrina della transustanziazione del pane e del vino e della presenza reale sono verità di fede evidenti già nella Sacra Scrittura stessa e confermate poi dai Padri della Chiesa".

  "Nell'Eucaristia" - ha detto il Papa - "l'adorazione deve diventare unione: unione col Signore Vivente e poi col suo Corpo mistico. Come ho detto ai giovani sulla Spianata di Marienfel, a Colonia, durante la Santa Messa in occasione della XX giornata mondiale della Gioventù, il 21 agosto 2005: 'Dio non è più soltanto di fronte a noi, come il Totalmente Altro. E' dentro di noi, e noi siamo in Lui. La sua dinamica ci penetra e da noi vuole propagarsi agli altri ed estendersi a tutto il mondo, perché il suo amore diventi realmente la misura dominante del mondo'".

  "In questa prospettiva ricordavo ai giovani che nell'Eucaristia si vive la 'fondamentale trasformazione della violenza in amore, della morte in vita; essa trascina poi con sé le altre trasformazioni".

  Successivamente il Papa ha sottolineato l'importanza di un rinnovamento dell'adorazione eucaristica" che "sarà possibile soltanto attraverso una maggiore conoscenza del mistero in piena fedeltà alla sacra Tradizione ed incrementando la vita liturgica all'interno delle nostre comunità. A questo riguardo, apprezzo in particolare" - ha affermato Benedetto XVI - "che la Plenaria si sia soffermata anche sul discorso della formazione di tutto il Popolo di Dio nella fede, con una speciale attenzione ai seminaristi, per favorirne la crescita in uno spirito di autentica adorazione eucaristica".

  "Ricordando tre pratiche penitenziali molto care alla tradizione biblica e cristiana - la preghiera, l'elemosina, il digiuno -, incoraggiamoci a vicenda a riscoprire e vivere con rinnovato fervore il digiuno non solo come prassi ascetica, ma anche come preparazione all'Eucaristia e come arma spirituale per lottare contro ogni eventuale attaccamento disordinato a noi stessi".
AC/ADORAZIONE EUCARISTICA/...                      VIS 20090313 (420)


Copyright © VIS - Vatican Information Service