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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 12 luglio 2013

PROMOTORE DI GIUSTIZIA DEL VATICANO DISPONE CONGELAMENTO DEI FONDI INTESTATI A NUNZIO SCARANO PRESSO IOR.

Città del Vaticano, 12 luglio 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha fornito questa mattina alcuni aggiornamenti a proposito delle indagini in corso da parte delle competenti autorità vaticane sulla vicenda di Monsignor Scarano, che era Responsabile di Servizio della Contabilità analitica dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), arrestato alla fine di giugno dalle autorità italiane nel contesto di una inchiesta su corruzione e frode.

"Con ordinanza del 9 luglio, il Promotore di Giustizia del Tribunale dello Stato della Città del Vaticano ha disposto il congelamento dei fondi intestati presso lo IOR a Monsignor Nunzio Scarano (attualmente sospeso dalle sue funzioni), nel quadro delle indagini in corso da parte delle autorità giudiziarie del Vaticano, a seguito di rapporti su transazioni sospette depositati presso l’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF). Le indagini possono essere estese anche ad altre persone.

Lo IOR ha affidato al Promontory Financial Group un esame oggettivo dei fatti e delle circostanze concernenti i conti in questione e coopera pienamente con l'organismo di regolazione finanziaria del Vaticano, l'AIF, e le autorità giudiziarie per far interamente luce sul caso.

Al momento lo IOR sta infatti affrontando un esame, da parte del Promontory Financial Group, di tutte le relazioni con i clienti e delle procedure in vigore contro il riciclaggio di denaro. Nel contempo, l'Istituto sta attuando provvedimenti adeguati per migliorare le sue strutture e procedure. Questo processo è stato avviato nel maggio 2013 e ci si aspetta che sia largamente concluso per la fine del 2013. Nelle settimane passate, lo IOR ha nominato un Chief Risk Officer a livello della Direzione, con lo specifico compito di concentrarsi sulla compliance e ha altresì introdotto misure per rafforzare sostanzialmente il sistema di reporting.

Come ha recentemente dichiarato il Presidente Ernst von Freyberg, lo IOR sta seguendo una linea chiara di identificazione sistematica e di 'tolleranza zero' nei confronti di tutte quelle attività che siano illegali o estranee agli Statuti dell’Istituto, siano esse condotte da laici o da ecclesiastici".



MESSAGGIO PER LA DOMENICA DEL MARE: PRENDERE COSCIENZA DELLE CONDIZIONI DI LAVORO DI MILIONI DI MARITTIMI

Città del Vaticano, 12 luglio 2013 (VIS). Questa mattina il Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, ha reso pubblico un Messaggio in occasione della "Domenica del Mare", che si celebra il 14 luglio prossimo. Di seguito riportiamo il testo del Messaggio, a firma del Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, Cardinale Antonio Maria Vegliò e del Segretario, Arcivescovo Joseph Kalathiparambil.

'Questo mondo del mare, nel continuo peregrinare di persone, oggi deve tenere conto dei complessi effetti della globalizzazione e, purtroppo, si trova a dover affrontare anche situazioni di ingiustizia, specialmente quando gli equipaggi sono soggetti a restrizioni per scendere a terra, quando vengono abbandonati insieme alle imbarcazioni su cui lavorano, quando cadono sotto la minaccia della pirateria marittima o subiscono i danni della pesca illegale. La vulnerabilità dei marittimi, pescatori e naviganti, deve rendere ancora più attenta la sollecitudine della Chiesa e stimolare la materna cura che, attraverso di voi, manifesta a tutti coloro che incontrate nei porti o sulle navi, o assistete a bordo nei lunghi mesi d’imbarco'.

Con queste parole Papa Benedetto XVI si è rivolto ai partecipanti al XXIII Congresso Mondiale dell’Apostolato del Mare, svoltosi in Vaticano dal 19 al 23 novembre 2012. È un dato di fatto che, per oltre 90 anni, la Chiesa cattolica, attraverso l’Opera dell’Apostolato del Mare, con una rete di cappellani e volontari presenti in oltre 260 porti del mondo, ha mostrato la sua cura materna apportando benessere spirituale e materiale ai marittimi, ai pescatori e alle loro famiglie.

Nel celebrare la Domenica del Mare, vogliamo invitare tutti i membri delle nostre comunità cristiane a prendere coscienza e a riconoscere il lavoro di quasi un milione e mezzo di marittimi che navigano a bordo di una flotta mondiale globalizzata, composta di 100.000 navi che trasportano il 90 per cento dei prodotti manifatturieri. Molto spesso, non ci rendiamo conto che la maggior parte degli oggetti che usiamo quotidianamente sono stati trasportati dalle navi che solcano gli oceani. Equipaggi multinazionali vivono difficili condizioni di vita e di lavoro a bordo, trascorrono mesi interi lontani dai propri cari, a volte sono abbandonati in porti stranieri senza salario, cadono vittime della criminalizzazione e devono sopportare catastrofi naturali (tempeste, tifoni, ecc.) e umane (pirati, naufragi, ecc.).

Ora un faro di speranza risplende nella notte oscura delle difficoltà e dei problemi che i marittimi incontrano.

La Convenzione sul Lavoro Marittimo (MLC 2006) dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (OIL), grazie alla ratifica da parte di 30 Paesi membri dell'Organizzazione stessa, che rappresentano quasi il 60 per cento del tonnellaggio lordo mondiale, entrerà in vigore nel mese di agosto 2013. Essa è il risultato di vari anni di incessanti discussioni tripartitiche (governi, datori di lavoro e lavoratori) volte a consolidare e ad aggiornare un gran numero di Convenzioni e Raccomandazioni sul lavoro marittimo adottate a partire dal 1920.

La MLC 2006 stabilisce i requisiti minimi internazionali per quasi tutti gli aspetti del lavoro e delle condizioni di vita dei marittimi, comprese condizioni di lavoro eque, assistenza medica, protezione sociale e accesso alle strutture di benessere a terra.
Mentre, come Apostolato del Mare, salutiamo l'entrata in vigore della Convenzione e, fiduciosi, ci auguriamo di vedere miglioramenti nella vita dei marittimi, restiamo vigilanti ed esprimiamo la nostra accorta sollecitudine rivolgendo particolare attenzione alla Regola 4.4 della Convenzione, il cui scopo è quello di garantire che i marittimi in servizio a bordo di una nave abbiano accesso a strutture e servizi a terra per salvaguardare il loro stato di salute e benessere.

Dobbiamo cooperare con le autorità competenti nei nostri porti affinché compiano ogni sforzo per agevolare lo sbarco a terra dei marittimi all’arrivo della nave in porto, a beneficio della loro salute e del loro benessere (cfr. B4.4.6 §5).

Dobbiamo ricordare agli Stati Membri che spetta loro promuovere lo sviluppo di strutture sociali di assistenza a terra di facile accesso a tutti i marittimi, indipendentemente da nazionalità, razza, colore, sesso, religione, convinzione politica od origine sociale, e dallo Stato di bandiera della nave su cui sono impiegati o ingaggiati o prestano servizio (cfr. A4.4 §1).

Dobbiamo aiutare le autorità competenti a creare comitati sociali di assistenza a livello locale, regionale e nazionale, per agire come intermediari per migliorare il benessere dei marittimi in porto, riunendo attori di diversi tipi di organizzazioni sotto un’unica identità (cfr. B4.4.3).

Inoltre, dobbiamo incoraggiare le autorità portuali a mettere in atto, assieme ad altre forme di finanziamento, un sistema di imposte al fine di fornire un meccanismo affidabile per sostenere i servizi di welfare in porto (cfr. B4.4.4 §1(b)).

Dato che la nostra responsabilità finale è verso i marittimi, dobbiamo educarli e formarli sui loro diritti e sulla protezione offerta da questa Convenzione, che è considerata anche il quarto e ultimo pilastro della legislazione internazionale marittima. Le altre tre sono la Convenzione internazionale del 1973 per la prevenzione dell’inquinamento causato da navi (MARPOL), la Convenzione internazionale del 1974 per la salvaguardia delle vite umane in mare (SOLAS), e la Convenzione internazionale del 1978 sugli Standard di Addestramento, Certificazione e Tenuta della Guardia (STCW). Si potrà raggiungere la sua effettiva applicazione e ottenere cambiamenti reali soltanto se la gente del mare conoscerà il contenuto della MLC 2006.

Chiediamo a Maria, Stella del Mare, di illuminare e accompagnare la nostra missione per sostenere l’impegno dei fedeli chiamati a dare testimonianza con la loro vita cristiana nel mondo marittimo (cfr. Motu Proprio Stella Maris, Titolo 1, Art. I)".

giovedì 11 luglio 2013

MOTU PROPRIO SULLA GIURISDIZIONE DEGLI ORGANI GIUDIZIARI DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO IN MATERIA PENALE

Città del Vaticano, 11 luglio 2013 (VIS). Questa mattina è stata resa pubblica la Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio di Papa Francesco sulla giurisdizione degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano in materia penale. Di seguito ne riportiamo il testo integrale.

"Ai nostri tempi il bene comune è sempre più minacciato dalla criminalità transnazionale e organizzata, dall’uso improprio del mercato e dell’economia, nonché dal terrorismo.

È quindi necessario che la comunità internazionale adotti idonei strumenti giuridici i quali permettano di prevenire e contrastare la criminalità, favorendo la cooperazione giudiziaria internazionale in materia penale.

La Santa Sede, agendo altresì a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, nel ratificare numerose convenzioni internazionali in detto ambito, ha sempre affermato che tali accordi costituiscono mezzi di effettivo contrasto delle attività criminose che minacciano la dignità umana, il bene comune e la pace.

Volendo ora ribadire l’impegno della Sede Apostolica a cooperare con questi fini, con la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio dispongo che:

1. I competenti organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano esercitano la giurisdizione penale anche in ordine:
a) ai reati commessi contro la sicurezza, gli interessi fondamentali o il patrimonio della Santa Sede;
b) ai reati indicati:
- nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. VIII, del 11 luglio 2013, recante Norme complementari in materia penale;
- nella Legge dello Stato della Città del Vaticano n. IX, del 11 luglio 2013, recante Modifiche al codice penale e al codice di procedura penale;
commessi dalle persone indicate al successivo punto 3 in occasione dell’esercizio delle loro funzioni;
c) ad ogni altro reato la cui repressione è richiesta da un accordo internazionale ratificato dalla Santa Sede, se l’autore si trova nello Stato della Città del Vaticano e non è estradato all’estero.

2. I reati menzionati nel punto 1 sono giudicati secondo la legislazione vigente nello Stato della Città del Vaticano al tempo della loro commissione, fatti salvi i principi generali dell’ordinamento giuridico relativi all’applicazione delle leggi penali nel tempo.

3. Ai fini della legge penale vaticana sono equiparati ai «pubblici ufficiali»:
a) i membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana e delle Istituzioni ad essa collegate;
b) i legati pontifici ed il personale di ruolo diplomatico della Santa Sede;
c) le persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione, nonché coloro che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo, degli enti direttamente dipendenti dalla Santa Sede ed iscritti nel registro delle persone giuridiche canoniche tenuto presso il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
d) ogni altra persona titolare di un mandato amministrativo o giudiziario nella Santa Sede, a titolo permanente o temporaneo, remunerato o gratuito, qualunque sia il suo livello gerarchico.

4. La giurisdizione di cui al punto 1 si estende anche alla responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato, come disciplinata dalle leggi dello Stato della Città del Vaticano.

5. Qualora per lo stesso fatto si proceda in altri Stati, si applicano le norme sul concorso di giurisdizione vigenti nello Stato della Città del Vaticano.

6. Resta salvo quanto stabilito dall’art. 23 della Legge n. CXIX, del 21 novembre 1987, che approva l'Ordinamento giudiziario dello Stato della Città del Vaticano.
Questo decido e stabilisco, nonostante qualsiasi disposizione in contrario.
Stabilisco che la presente Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio venga promulgata mediante la pubblicazione su L’Osservatore Romano ed entri in vigore il 1° settembre 2013".




NUOVE LEGGI VOLTE ALL'ADEGUAMENTO DELL'ORDINAMENTO GIURIDICO DELLO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Città del Vaticano, 11 luglio 2013 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha emesso il Comunicato che segue relativo al Motu Proprio di Papa Francesco sulle leggi dello Stato della Città del Vaticano in materia penale.

"In data odierna il Santo Padre Francesco - si legge nel testo - ha adottato un Motu Proprio in materia penale. In pari data la Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano ha approvato le seguenti leggi: - la legge n. VIII, recante “Norme complementari in materia penale”; - la legge n. IX, recante “Modifiche al Codice Penale ed al Codice di Procedura Penale”; - la legge n. X, recante “Norme generali in tema di sanzioni amministrative”.

Il Motu Proprio ha lo scopo di estendere l’applicazione delle leggi penali approvate dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano anche all’ambito della Santa Sede. Le leggi penali adottate oggi proseguono l’adeguamento dell’ordinamento giuridico vaticano, in continuità con le azioni intraprese a partire dal 2010 durante il pontificato di Papa Benedetto XVI.

Le stesse leggi hanno contenuti anche più ampi, provvedendo all’attuazione di molteplici Convenzioni internazionali, tra le quali possono ricordarsi: le quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000.

In questo ambito sono da segnalare l’avvenuta introduzione del delitto di tortura e l’ampia definizione della categoria dei delitti contro i minori (tra i quali sono da segnalare: la vendita, la prostituzione, l’arruolamento e la violenza sessuale in loro danno; la pedopornografia; la detenzione di materiale pedopornografico; gli atti sessuali con minori).

Sono state introdotte anche figure criminose relative ai delitti contro l’umanità, cui è stato dedicato un titolo a parte: si sono previste, tra l’altro, la specifica punizione di delitti come il genocidio e l’apartheid, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto della Corte penale internazionale del 1998; anche il titolo dei delitti contro la pubblica amministrazione è stato rivisto, in relazione alla Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione. Dal punto di vista sanzionatorio, inoltre, si è deciso di abolire la pena dell’ergastolo, sostituendola con la pena della reclusione da 30 a 35 anni.

In linea con gli orientamenti più recenti in sede internazionale si è anche introdotto un sistema sanzionatorio a carico delle persone giuridiche, per tutti i casi in cui esse profittino di attività criminose commesse dai loro organi o dipendenti, stabilendo una loro responsabilità diretta con sanzioni interdittive e pecuniarie.

In ordine alle disposizioni di procedura penale sono stati introdotti i principi generali del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell’imputato, e sono stati potenziati i poteri cautelari a disposizione dell’Autorità giudiziaria (con l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni).

Un settore molto importante della riforma concerne la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale, piuttosto risalente nel tempo, con l’adozione delle misure di cooperazione adeguate alle più recenti convenzioni internazionali.

La legge in materia di sanzioni amministrative ha carattere di normativa generale, al servizio di discipline particolari che, nelle diverse materie, prevedranno sanzioni finalizzate a favorire l’efficacia ed il rispetto di norme poste a tutela di interessi pubblici.

Questi interventi normativi - conclude il Comunicato - si collocano nella direzione di un aggiornamento volto a dare maggiore sistematicità e completezza al sistema normativo vaticano".



L'ARCIVESCOVO DOMINIQUE MAMBERTI SPIEGA L'IMPORTANZA DELLE LEGGI APPROVATE DALLA PONTIFICIA COMMISSIONE PER LO STATO DELLA CITTÀ DEL VATICANO

Città del Vaticano, 11 luglio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il testo della presentazione dell'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, sulle leggi approvate dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano.

"Le leggi approvate l’11 luglio 2013 dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano realizzano un intervento normativo di ampia portata, richiesto in funzione del servizio che questo Stato, assolutamente peculiare ed unico nel suo genere, è chiamato a svolgere a beneficio della Sede Apostolica. La finalità originaria e fondamentale del Vaticano, consistente nel garantire la libertà di esercizio del ministero petrino, richiede infatti un assetto istituzionale ed ordinamentale che sempre più prescinde dall’esiguità del proprio territorio, per assumere una complessità per alcuni tratti simile a quella degli Stati contemporanei.

Nato con i Patti Lateranensi del 1929, lo Stato adottò in blocco l’ordinamento giuridico, civile e penale, del Regno d’Italia, nella convinzione che questa dotazione fosse sufficiente al fine di regolare i rapporti di diritto comune all’interno di uno Stato la cui ragion d’essere risiede nel supporto alla missione spirituale del Successore di Pietro. Il sistema penale originario – costituito dal codice penale italiano del 30 giugno 1889 e dal codice di procedura penale italiano del 27 febbraio 1913, come vigenti alla data 7 giugno 1929 – ha di seguito conosciuto modifiche solo marginali ed anche la nuova legge sulle fonti del diritto (N. LXXI, del 1 ottobre 2008) ha confermato la legislazione penale del 1929, sia pure in attesa di una complessiva ridefinizione della disciplina.

Le leggi approvate da ultimo, pur senza riformare in radice il sistema penale, lo rivedono in alcuni aspetti e lo completano in altri, soddisfacendo una pluralità di esigenze. Da un lato, queste leggi proseguono e sviluppano l’adeguamento dell’ordinamento giuridico vaticano, in continuità con l’azione intrapresa da Papa Benedetto XVI a partire dal 2010 in tema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. In tale prospettiva si è provveduto a dare attuazione, tra le altre, alle previsioni contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite del 2000 contro la criminalità organizzata transnazionale, nella Convenzione delle Nazioni Unite del 1988 contro il traffico illecito di stupefacenti e di sostanze psicotrope, nella Convenzione internazionale del 1999 per la repressione del finanziamento del terrorismo, nonché nelle altre convenzioni che definiscono e tipizzano le condotte di terrorismo.

Dall’altro lato, le nuove leggi introducono anche altre figure criminose indicate in diverse convenzioni internazionali, già ratificate dalla Santa Sede e che adesso ricevono attuazione anche nell’ordinamento interno. Tra queste convenzioni possono menzionarsi: la Convenzione del 1984 contro la tortura ed altre pene, o trattamenti crudeli, inumani o degradanti; la Convenzione internazionale del 1965 sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione razziale; la Convenzione del 1989 sui diritti del fanciullo ed i suoi Protocolli facoltativi del 2000; le convenzioni di Ginevra del 1949 contro i crimini di guerra; etc. Un titolo a parte è stato anche dedicato ai delitti contro l’umanità, tra cui il genocidio e gli altri crimini previsti dal diritto internazionale consuetudinario, sulla falsariga delle disposizioni dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale del 1998. Dal punto di vista sostanziale, infine, degne di nota sono ancora la revisione dei delitti contro la pubblica amministrazione, in linea con le previsioni contenute nella Convenzione delle Nazioni Unite del 2003 contro la corruzione, nonché l’abolizione della pena dell’ergastolo, sostituita con la pena della reclusione da 30 a 35 anni.

Nonostante l’innegabile novità di molte norme incriminatrici contenute in queste leggi, non sarebbe tuttavia corretto pensare che le condotte in esse sanzionate fossero in precedenza penalmente lecite. Esse venivano infatti comunque punite, sia pure in base a titoli di reato più generici ed ampi. L’introduzione delle nuove disposizioni vale invece ad individuare con maggiore certezza e definizione le fattispecie incriminate e così a soddisfare i parametri internazionali, adeguando le sanzioni alla specifica gravità dei fatti. Alcune delle nuove figure criminose introdotte (si pensi ai delitti contro la sicurezza della navigazione marittima o aerea o contro la sicurezza degli aeroporti o delle piattaforme fisse) potrebbero poi apparire eccessive in relazione alla realtà geografica dello Stato della Città del Vaticano. Tali disposizioni però assolvono, da un lato, alla funzione di rispettare i parametri internazionali stabiliti in materia di contrasto al terrorismo; da altro lato occorrono, in ossequio alla condizione della c.d. “doppia punibilità”, al fine di consentire l’estradizione di quanti, imputati o condannati per tali delitti commessi all’estero, si fossero in ipotesi rifugiati nello Stato della Città del Vaticano.

Un rilievo particolare assume anche la disciplina della “Responsabilità amministrativa delle persone giuridiche derivante da reato” (artt. 46-51 della legge recante norme complementari in materia penale), che introduce sanzioni a carico delle persone giuridiche coinvolte in attività criminose, secondo l’indirizzo normativo oggi corrente in ambito internazionale. In proposito si è provveduto a conciliare il tradizionale adagio, osservato anche nell’ordinamento canonico, secondo cui “societas puniri non potest” con l’esigenza, sempre più avvertita in ambito internazionale, di stabilire adeguate e dissuasive sanzioni anche a carico delle persone giuridiche che traggono profitto dalla commissione di reati. La soluzione adottata è stata dunque quella di configurare una responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, beninteso nelle ipotesi in cui possa dimostrarsi che il reato sia stato commesso nell’interesse o a vantaggio della persona giuridica stessa.
Modifiche di rilievo vengono introdotte anche in punto di procedura. Tra di esse si possono menzionare: l’aggiornamento della disciplina della confisca, potenziata dall’introduzione della misura del blocco preventivo dei beni (c.d. congelamento); l’enunciazione esplicita dei principi del giusto processo entro un termine ragionevole e della presunzione di innocenza dell’imputato; la riformulazione della normativa relativa alla cooperazione giudiziaria internazionale con l’adozione delle misure stabilite dalle convenzioni internazionali più recenti.

Dal punto di vista della tecnica normativa, la pluralità di fonti a disposizione degli esperti è stata organizzata mediante la loro combinazione in un insieme legislativo armonico e coerente che, nel quadro del magistero della Chiesa e della tradizione giuridico-canonica, rilevante quale fonte principale del diritto vaticano (art. 1, comma 1, Legge n. LXXI sulle fonti del diritto, del 1 ottobre 2008), tiene altresì simultaneamente conto delle norme stabilite dalle convenzioni internazionali e della tradizione giuridica italiana, cui l’ordinamento vaticano ha sempre fatto riferimento.

Al fine di meglio organizzare e disciplinare un intervento normativo dai contenuti così ampi si è quindi provveduto a redigere due leggi distinte. In una sono state riunite tutte le norme recanti modifiche al codice penale ed al codice di procedura penale; nell’altra sono state invece previste norme le cui caratteristiche non consentivano una loro omogenea collocazione all’interno della struttura codiciale e che, per tale motivo, sono state collocate in una legge penale a latere, che per tale motivo può bene definirsi complementare.

La riforma penale finora esposta è infine completata dall’adozione da parte del Santo Padre Francesco di uno specifico Motu Proprio, anch’esso in data di ieri, che estende la portata delle norme contenute in queste leggi penali anche ai membri, gli officiali e i dipendenti dei vari organismi della Curia Romana, delle Istituzioni ad essa collegate, degli enti dipendenti dalla Santa Sede e delle persone giuridiche canoniche, nonché ai legati pontifici ed al personale di ruolo diplomatico della Santa Sede. Tale estensione ha lo scopo di rendere perseguibili da parte degli organi giudiziari dello Stato della Città del Vaticano i reati previsti in queste leggi anche nel caso in cui il fatto fosse commesso al di fuori dei confini dello Stato stesso.

Tra le leggi adottate ieri dalla Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano v’è inoltre la legge recante “Norme generali in materia di sanzioni amministrative”. Questa legge era stata già ipotizzata dall’art. 7, comma 4, della Legge sulle fonti del diritto N. LXXI, del 1 ottobre 2008, e stabilisce la disciplina generale e di principio per l’irrogazione di sanzioni amministrative.

Di tale disciplina si avvertiva da tempo l’opportunità, anche in relazione alla crescente rilevanza dell’illecito amministrativo, quale tertium genus intermedio tra l’illecito penale e l’illecito civile. In quanto disciplina di principio, alle disposizioni di tale legge si dovrà fare riferimento ogni qualvolta un’altra legge stabilisca l’irrogazione di sanzioni amministrative in conseguenza di una violazione, senz’altro specificare in ordine al procedimento di irrogazione, all’autorità competente ed in ordine agli altri effetti minori.

Uno dei cardini del sistema introdotto dalla presente legge è costituito dal c.d. principio di legalità, per effetto del quale le sanzioni amministrative possono essere irrogate solo nei casi previsti dalla legge. Il procedimento di irrogazione è articolato in una fase di accertamento e contestazione dell’infrazione da parte degli uffici competenti ed una fase di irrogazione della sanzione, rimessa in via generale alla competenza della Presidenza del Governatorato. Viene infine previsto il diritto al ricorso e la competenza per materia del Giudice unico, salvo i casi di sanzioni di maggiore gravità per i quali viene invece stabilita la competenza del Tribunale.

In conclusione di questa breve presentazione può osservarsi come le leggi sopra indicate si segnalano non solo per la loro innegabile rilevanza sostanziale e sistematica, quanto anche perché costituiscono un ulteriore e significativo passo del legislatore vaticano verso quella rifinitura del proprio assetto ordinamentale occorrente per assumere e promuovere quanto di costruttivo ed utile la Comunità internazionale propone in vista di una più intensa cooperazione internazionale ed un più efficace perseguimento del bene comune.

GIORNATA MONDIALE DEL TURISMO: "TURISMO E ACQUA: PROTEGGERE IL NOSTRO COMUNE FUTURO"

Città del Vaticano, 11 luglio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato emesso questa mattina dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in occasione della Giornata Mondiale del Turismo 2013:

"Il 27 settembre celebriamo la Giornata Mondiale del Turismo, secondo il tema che l’Organizzazione Mondiale del Turismo ha proposto per quest’anno: 'Turismo e acqua: proteggere il nostro comune futuro'. Questo è in linea con l’'Anno internazionale della Cooperazione per l’Acqua', che nel contesto del Decennio Internazionale per l’Azione 'L’acqua, fonte di vita' (2005-2015), è stato proclamato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite allo scopo di evidenziare 'che l’acqua è fondamentale per lo sviluppo sostenibile, in particolare per l’integrità ambientale e l’eliminazione della povertà e della fame, è indispensabile per la salute e il benessere dell’uomo, ed è fondamentale per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio'.
Anche la Santa Sede desidera unirsi a questa commemorazione, portando il suo contributo dall’ambito che le è proprio, cosciente dell’importanza che il fenomeno del turismo riveste nel momento attuale e delle sfide e possibilità che offre alla nostra azione evangelizzatrice. Questo è uno dei settori economici con la più ampia e rapida crescita a livello mondiale. Non dobbiamo dimenticare che durante lo scorso anno è stato superato il traguardo di un miliardo di turisti internazionali, a cui si devono sommare le cifre ancor più alte del turismo locale.

Per il settore turistico, l’acqua è di cruciale importanza, un bene e una risorsa. È un bene in quanto la gente si sente naturalmente attratta da lei e sono milioni i turisti che cercano di godere di questo elemento della natura durante i loro giorni di riposo, scegliendo come destinazione alcuni ecosistemi in cui l’acqua è il tratto più caratteristico (zone umide, spiagge, fiumi, laghi, cascate, isole, ghiacciai o nevai, per citarne alcuni) o cercando di cogliere i suoi numerosi vantaggi (particolarmente in centri balneari o termali). Al tempo stesso, l’acqua è anche una risorsa per il settore turistico ed è indispensabile, fra l’altro, per gli alberghi, i ristoranti e le attività di tempo libero.

Con lo sguardo rivolto al futuro, il turismo sarà un vero vantaggio nella misura in cui riuscirà a gestire le risorse secondo criteri di 'green economy', un’economia il cui impatto ambientale si mantenga entro limiti accettabili. Siamo chiamati, quindi, a promuovere un turismo ecologico, rispettoso e sostenibile, che può certamente favorire la creazione di posti di lavoro, sostenere l’economia locale e ridurre la povertà.

Non c’è dubbio che il turismo abbia un ruolo fondamentale nella tutela dell’ambiente, potendo essere un suo grande alleato, ma anche un feroce nemico. Se, ad esempio, alla ricerca di un beneficio economico facile e rapido, si consente all’industria turistica di inquinare un luogo, questo cesserà di essere una meta ambita dai turisti.

Sappiamo che l’acqua, chiave dello sviluppo sostenibile, è un elemento essenziale per la vita. Senza acqua non c’è vita. 'Tuttavia, anno dopo anno aumenta la pressione su questa risorsa. Una persona su tre vive in un Paese con scarsità di acqua da moderata ad alta, ed è possibile che per il 2030 la carenza colpisca quasi la metà della popolazione mondiale, giacché la domanda potrebbe superare del 40% l’offerta'. Secondo dati delle Nazioni Unite, circa un miliardo di persone non ha accesso all’acqua potabile. E le sfide legate a questo problema aumenteranno in modo significativo nei prossimi anni, soprattutto perché è mal distribuita, inquinata, sprecata o si dà priorità ad alcuni usi in modo errato o ingiusto, a cui si aggiungeranno le conseguenze del cambiamento climatico. Anche il turismo compete molte volte con altri settori per il suo utilizzo e non di rado si costata che l’acqua è abbondante e si sperpera nelle strutture turistiche, mentre per le popolazioni circostanti scarseggia.

La gestione sostenibile di questa risorsa naturale è una sfida di ordine sociale, economico e ambientale, ma soprattutto di natura etica, a partire dal principio della destinazione universale dei beni della terra, che è un diritto naturale, originario, al quale si deve sottomettere tutto l’ordinamento giuridico relativo a tali beni. La Dottrina Sociale della Chiesa insiste sulla validità e l’applicazione di questo principio, con riferimenti espliciti all’acqua.

Certamente, il nostro impegno in favore del rispetto della creazione nasce dal riconoscerla come un dono di Dio per tutta la famiglia umana e dall’ascoltare la richiesta del Creatore, che ci invita a custodirla, consapevoli di essere amministratori, e non padroni, del dono che ci fa.

L’attenzione per l’ambiente è un tema importante per Papa Francesco, al quale ha fatto numerose allusioni. Già nella celebrazione eucaristica di inizio del suo ministero petrino ci invitava a essere 'custodi della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo - diceva - che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo', ricordando che 'tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti'.

Approfondendo questo invito, il Santo Padre affermava durante un’Udienza: 'Coltivare e custodire il creato è un’indicazione di Dio data non solo all’inizio della storia, ma a ciascuno di noi; è parte del suo progetto; vuol dire far crescere il mondo con responsabilità, trasformarlo perché sia un giardino, un luogo abitabile per tutti [...]. Noi invece siamo spesso guidati dalla superbia del dominare, del possedere, del manipolare, dello sfruttare; non la 'custodiamo', non la rispettiamo, non la consideriamo come un dono gratuito di cui avere cura. Stiamo perdendo l’atteggiamento dello stupore, della contemplazione, dell’ascolto della creazione'.

Se coltiviamo questo atteggiamento di ascolto, potremo scoprire come l’acqua ci parli anche del suo Creatore e ci ricordi la sua storia di amore per l’umanità. Eloquente è al riguardo la preghiera di benedizione dell’acqua, di cui la liturgia romana si avvale sia nella Veglia pasquale che nel rituale del battesimo, nella quale si ricorda che il Signore si è servito di questo dono come segno e memoria della sua bontà: la Creazione, il diluvio che pone fine al peccato, il passaggio del Mar Rosso che libera dalla schiavitù, il battesimo di Gesù nel Giordano, la lavanda dei piedi che si trasforma in precetto d’amore, l’acqua che emana dal costato del Crocifisso, il mandato del Risorto di fare discepoli e battezzarli… sono pietre miliari della storia della Salvezza, nelle quali l’acqua assume un elevato valore simbolico.

L’acqua ci parla di vita, di purificazione, di rigenerazione e di trascendenza. Nella liturgia, l’acqua manifesta la vita di Dio che ci viene comunicata in Cristo. Lo stesso Gesù si presenta come colui che placa la sete, dal cui seno sgorgheranno fiumi di acqua viva (cfr. Gv 7, 38), e nel suo dialogo con la Samaritana afferma: 'chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete' (Gv 4, 14). La sete evoca gli aneliti più profondi del cuore umano, i suoi fallimenti e la sua ricerca di un’autentica felicità oltre se stesso. E Cristo è colui che offre l’acqua che sazia la sete interiore, è la fonte della rinascita, è il bagno che purifica. Egli è la sorgente di acqua viva.

Per questo, è importante ribadire che tutti coloro che sono coinvolti nel fenomeno del turismo hanno una forte responsabilità nella gestione dell’acqua, in modo che questo settore sia effettivamente fonte di ricchezza a livello sociale, ecologico, culturale ed economico. Mentre si deve lavorare per riparare i danni causati, si deve anche favorire il suo uso razionale e ridurre al minimo l’impatto, promuovendo politiche adeguate e fornendo dotazioni efficienti, che aiutino a proteggere il nostro futuro comune. Il nostro atteggiamento verso la natura e la cattiva gestione che possiamo fare delle sue risorse non possono gravare né sugli altri né tantomeno sulle generazioni future.

È necessaria, quindi, una maggiore determinazione da parte dei politici e degli imprenditori perché, nonostante tutti siano coscienti delle sfide che il problema dell’acqua ci pone, siamo consapevoli che ciò deve ancora concretizzarsi in impegni vincolanti, precisi e verificabili.

Questa situazione richiede soprattutto un cambiamento di mentalità che porti ad adottare uno stile di vita diverso, caratterizzato dalla sobrietà e dall’autodisciplina. Si deve far sì che il turista sia consapevole e rifletta sulle sue responsabilità e sull’impatto del suo viaggio. Egli deve poter giungere alla convinzione che non tutto è permesso, anche se personalmente ne potrebbe assumere l’onere economico. Dobbiamo educare e incoraggiare i piccoli gesti che ci permettono di non sprecare o contaminare l’acqua e che, al tempo stesso, ci aiutano ad apprezzare ancor più la sua importanza.

Facciamo nostro il desiderio del Santo Padre di prendere 'tutti il serio impegno di rispettare e custodire il creato, di essere attenti ad ogni persona, di contrastare la cultura dello spreco e dello scarto, per promuovere una cultura della solidarietà e dell’incontro'.

Con San Francesco, il 'poverello' di Assisi, eleviamo la nostra lode a Dio, benedicendolo per le sue creature: 'Laudato si’, mi Signore, per sor’Acqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta'”.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Ján Orosch, Arcivescovo di Trnava (superficie: 4.833; popolazione: 637.400; cattolici: 462.046; sacerdoti: 221; religiosi: 242), Slovacchia. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1953 a Bratislava (Slovacchia) ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1976. Dal 1976 al1978 è stato Vicario parrocchiale a Komnarno; dal 1978 al 1990 è stato Amministratore delle Parrocchie a Bušince, Okoč, Hodruša-Hámre ed a Vyškovce nad Ipl’om. Successivamente è stato Parroco di Nové Zámky, Bratislava-Prievoz, Čuňovo e di Šturovo. Il 2 aprile 2004 è stato eletto Vescovo Ausiliare di Bratislava-Trnava, il 2 maggio 2004 ha ricevuto l’ordinazione episcopale. Nel 2008, alla creazione dell’arcidiocesi di Trnava, è stato destinato Ausiliare a quella sede. Il 2 luglio 2012 è stato nominato Amministratore Apostolico sede vacante di Trnava.

- Ha nominato il Reverendo Miguel Ángel Cabello Almada, Vescovo di Concepción (superficie: 30.984; popolazione: 406.000; cattolici: 399.000; sacerdoti: 34; religiosi: 66), Paraguay. Il Vescovo eletto è nato a Piribebuy (Paraguay) nel 1965 ed è stato ordinato sacerdote nel 1991. Ha svolto i seguenti incarichi pastorali: Responsabile della Parrocchia Santuario “Dulce Nombre de Jesús” in Piribebuy, Formatore del Seminario Propedeutico Nazionale di Villarrica, Vicario diocesano per la pastorale, Assessore della pastorale vocazionale diocesana, Vicario della Parrocchia di Tobatí, Professore nell’Istituto Superiore di Teologia in Asunción, Vicario della Parrocchia “Primero de marzo” in Caacupé. Finora Direttore Spirituale del Seminario Propedeutico Nazionale in Caacupé, succede al Vescovo Zacarías Ortiz Rolón, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato l'Arcivescovo Leo Boccardi, Nunzio Apostolico in Iran, finora Nunzio Apostolico in Sudan e in Eritrea.

mercoledì 10 luglio 2013

"SULLE ORME DEL SIGNORE": ESPOSIZIONE IN OCCASIONE DELLA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Città del Vaticano, 10 luglio 2013 (VIS). "Sulle orme del Signore" è il titolo dell'esposizione organizzata in occasione della XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù di Rio de Janeiro, dalla Fondazione Giovanni Paolo II per la Gioventù del Pontificio Consiglio per i Laici, presso il Museu Nacional de Belas Artes di Rio de Janeiro, dal 9 luglio al 12 ottobre.

"Sulle orme del Signore" presenta una selezione di opere, oggetti d'arte e manoscritti, raggruppati in quattro sezioni: "Cristo, via di salvezza", "Vocazione e missione degli apostoli"; "Maria strada che conduce a Cristo", "I santi: modelli da imitare", ispirate al tema della Giornata di quest'anno: "Andate e fate discepoli tutti i popoli".

"Cristo: via di salvezza" presenta opere sul volto di Cristo, la passione, la risurrezione, l'incredulità di Tommaso, la parabola dell'adultera e del Buon Samaritano. La mostra si apre con il celebre "Mandylion" di Edessa, venerato come l'immagine "acheropita" (non dipinta dalla mano dell'uomo" e veritiera di Cristo. Fra gli artisti il Beato Angelico, Melozzo da Forlì, con il suo "Salvator Mundi", Andrea Mantegna, Leonardo da Vinci, Carreggio, Bernini, Guercino e Lorenzo Lotto, la cui opera "Il Cristo e l'adultera", è stata restaurata a cura dei Musei Vaticani. Sarà esposta anche l'immagine cristologica della Sacra Sindone, con la celebre foto realizzata da Secondo Pia nel 1898.

Nella seconda sezione sono esposti lavori con tema legato alla chiamata degli apostoli, come il Dittico con Pietro e Paolo (III-IV secolo dell'era cristiana), prestato dai Musei Vaticani assieme a opere di altri artisti tra i quali Pomarancio e de Ribera.

"Maria strada che conduce a Cristo", a questa sezione sono accostate opere della tradizione orientale o occidentale, icone bizantine con la famosa Madonna col Bambino detta "Madonna del davanzale" di Pinturicchio e opere di Michelangelo, Sassoferrato e Pinturicchio.

Infine la parte dedicata ai santi presenta diversi dipinti raffiguranti i santi più noti.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 10 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Reverendo Pedro Alberto Bustamante López, Vescovo Prelato della Prelatura territoriale di Sicuani (superficie: 15.800; popolazione: 301.000; cattolici: 259.000; sacerdoti: 16; religiosi: 23), Perù. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Cotaparaco, Recuay (Perù) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. È stato Parroco nella parrocchia "Nuestra Señora del Carmen"; dal 1998 al 1999 Parroco nella parrocchia "Nuestra Señora de la Asunción" e dal 1999 al 2005 Parroco di "Santa Gertrudis”; dal 2005 è Parroco della parrocchia di "San Agustín - El Sagrario"; dal 1999 al 2006 è stato Pro-Vicario Generale; dal 2007 al 2010 Vicario Episcopale e dal 2011 Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Arequipa. Negli ultimi 20 anni ha anche lavorato come Cappellano di Collegio, Direttore Spirituale, Confessore e Professore presso il Seminario Arcidiocesano. Attualmente insegna Dottrina Sociale della Chiesa presso l'Università Cattolica di Arequipa. È, inoltre, Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori. Succede al Vescovo Miguel La Fay Bardi, O.Carm., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Prelatura territoriale, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo Andrew Nkea Fuanya, Vescovo Coadiutore della Diocesi di Mamfe (superficie: 10.500; popolazione: 320.000; cattolici: 92.000; sacerdoti: 39; religiosi: 14), Camerun. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Widikum (Camerun) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1993 è stato Vicario parrocchiale di St. John Bosco, Bonge; dal 1993 al 1995 Parroco di St. Luke, Nyandong; dal 1995 al 1999 e dal 2003 al 2007 Segretario-Cancelliere della Diocesi; dal 2007 al 2010 Professore e formatore nel Seminario Maggiore Interdiocesano Saint Thomas d’Aquin di Bamenda; dal 2010 Membro della Commissione per la Dottrina della Conferenza Episcopale Nazionale, Vicario Giudiziale del Tribunale Ecclesiastico della Provincia Ecclesiastica di Bamenda, Segretario Generale della Conferenza Episcopale della Provincia Ecclesiastica di Bamenda, Presidente dell’Associazione Nazionale Camerunese di Diritto Canonico, Segretario Generale della Catholic University of Cameroon.

- Ha nominato il Padre Abdallah Elias Zaidan, M.L., Vescovo dell’Eparchia di "Our Lady of Lebanon of Los Angeles" dei Maroniti (cattolici: 51.900; sacerdoti: 44; religiosi: 21; diaconi permanenti: 18), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Kosaybé (Libano) nel 1963, è entrato nel 1981 nella Congregazione dei Missionari Libanesi Maroniti, ha emesso la professione perpetua nel 1984 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. Dal 1986 al 1988 è stato catechista della scuola Saint Joseph di Byblos e cappellano di diversi movimenti apostolici e laicali; dal 1988 al 1990 Rettore aggiunto della cattedrale "Our Lady of Lebanon" di Brooklyn; dal 1990 al 1994 Parroco della chiesa St. George di San Antonio in Texas; dal 1995 Membro del Consiglio Episcopale ed Economo della zona sud-ovest e nord-ovest della Eparchia Maronita di Los Angeles; dal 2001 Membro del Consiglio di Télé-Lumière America e Coordinatore del Tribunale ecclesiastico; dal 2003 Membro del "Sexual Abuse Board" e dal 2004 Membro dei Consigli Americani di aiuto alle scuole cattoliche e alla Caritas Liban. Finora Protopresbitero e Rettore della Cattedrale "Our Lady of Mount Lebanon - St. Peter" di Los Angeles, succede al Vescovo Robert Joseph Shaheen, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Eparchia, presentata in conformità al canone 201, paragrafo 1, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali.



martedì 9 luglio 2013

INDULGENZE PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA GIOVENTÙ

Città del Vaticano, 9 luglio 2013 (VIS). Un decreto reso pubblico questa mattina, a firma del Cardinale Manuel Monteiro de Castro, Penitenziere Maggiore e del Vescovo Krzysztof Nykiel, Reggente della Penitenzieria Apostolica, informa che Papa Francesco concede ai fedeli il dono delle Indulgenze in occasione della “XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù”, che verrà celebrata a Rio de Janeiro (Brasile), dal 22 al 29 luglio, sul tema: "Andate e fate discepoli tutti i popoli (cfr Mt 28,19)" durante il corrente Anno della Fede.

I giovani e tutti i fedeli adeguatamente preparati possono fruire del dono dell'indulgenza plenaria, una volta al giorno alle solite condizioni (confessione sacramentale, comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice) ed anche applicabile a modo di suffragio alle anime dei fedeli defunti, per i fedeli veramente pentiti e contriti, che devotamente parteciperanno ai sacri riti e pii esercizi che si svolgeranno a Rio de Janeiro.

I fedeli legittimamente impediti, potranno ottenere l’Indulgenza plenaria purché, ottemperando alle consuete condizioni spirituali, sacramentali e di preghiera, con il proposito di filiale sottomissione al Romano Pontefice, partecipino spiritualmente alle sacre funzioni nei giorni determinati, purché seguano questi stessi riti e pii esercizi mentre si svolgono, tramite televisione e radio o, sempre con la dovuta devozione, attraverso i nuovi mezzi della comunicazione sociale;

Si concede l’Indulgenza parziale ai fedeli, ovunque si trovino durante il predetto incontro, ogniqualvolta, almeno con animo contrito, eleveranno fervide preghiere a Dio, concludendo con la preghiera ufficiale della Giornata Mondiale della Gioventù, e devote invocazioni alla Beata Vergine Maria, Regina del Brasile, sotto il titolo di “Nossa Senhora da Conceiçao Aparecida”, nonché agli altri Patroni e Intercessori del medesimo incontro, affinché stimolino i giovani a rafforzarsi nella Fede e a condurre una vita santa.

Affinché poi i fedeli possano più facilmente farsi partecipi di questi celesti doni, i sacerdoti, legittimamente approvati per l’ascolto delle confessioni sacramentali, con animo pronto e generoso si prestino a riceverle e propongano ai fedeli pubbliche preghiere, per il buon esito della stessa “Giornata Mondiale della Gioventù”.


PAPA FRANCESCO: SENZA PAURA, UMILI E GIOIOSI, TESTIMONI DEL VANGELO

Città del Vaticano, 9 luglio 2013 (VIS). Sabato pomeriggio, 6 luglio, nell'Aula Paolo VI, Papa Francesco ha incontrato 6.000 seminaristi, novizi e novizie e giovani in cammino vocazionale, che hanno celebrato una vera festa in occasione dell'Anno della Fede. Fra sentite testimonianze, musica, e una atmosfera gioiosa, i giovani hanno atteso l'arrivo del Santo Padre che è stato accolto da uno scroscio di applausi. "Voi adesso applaudite, fate festa, perché è tempo di nozze... Ma quando finisce la luna di miele, che cosa succede? Ho sentito un seminarista, un bravo seminarista, che diceva che lui voleva servire Cristo, ma per dieci anni, e poi pensava di iniziare una nuova vita... Questo è pericoloso! Ma sentite bene: tutti noi, anche noi più vecchi, anche noi, siamo sotto la pressione di questa cultura del provvisorio; e questo è pericoloso, perché uno non gioca la vita una volta per sempre. Io mi sposo fino a che dura l'amore; io mi faccio suora, ma per una 'tempino...', 'un po' di tempo'; e poi vedrò; io mi faccio seminarista per farmi prete, ma non so come finirà la storia. Questo non va con Gesù! (...) Una scelta definitiva oggi è molto difficile. Ai miei tempi era più facile, perché la cultura favoriva una scelta definitiva sia per la vita matrimoniale, sia per la vita consacrata o la vita sacerdotale. Ma in questa epoca non è facile una scelta definitiva. Noi siamo vittime di questa cultura del provvisorio".

"Io vorrei che voi pensaste a questo - ha detto Papa Francesco - come posso essere libero, come posso essere libera da questa cultura del provvisorio? Noi dobbiamo imparare a chiudere la porta della nostra cella interiore, da dentro. (...) Ma quando uno lascia la chiave sempre fuori, per quello che può succedere… Non va. Dobbiamo imparare a chiudere la porta da dentro! E se non sono sicura, se non sono sicuro, penso, mi prendo il tempo, e quando mi sento sicuro, in Gesù, si capisce, perché senza Gesù nessuno è sicuro! – quando mi sento sicuro, chiudo la porta. Avete capito questo? Cosa è la cultura del provvisorio?".

Il Santo Padre ha ricordato ai presenti che: "Sempre, dove sono i consacrati, i seminaristi, le religiose e i religiosi, i giovani, c'è gioia. (...) Ma dove nasce la gioia? - si è chiesto il Papa - Nasce ... Ma, sabato sera torno a casa e andrò a ballare con i miei antichi compagni? (...) Alcuni diranno: la gioia nasce dalle cose che si hanno, e allora ecco la ricerca dell'ultimo modello di smartphone, lo scooter più veloce, l'auto che si fa notare... (...) Io credo che la macchina sia necessaria, (...) ma prendetene una più umile! E se ti piace quella bella, pensate a quanti bambini muoiono di fame".

"La vera gioia - ha proseguito il Pontefice - non viene dalle cose, dall’avere, no! Nasce dall’incontro, dalla relazione con gli altri, nasce dal sentirsi accettati, compresi, amati e dall’accettare, dal comprendere e dall’amare; e questo non per l’interesse di un momento, ma perché l’altro, l’altra è una persona. La gioia nasce dalla gratuità di un incontro! È il sentirsi dire: 'Tu sei importante per me', non necessariamente a parole. Questo è bello… Ed è proprio questo che Dio ci fa capire"

"E la gioia, quella vera, è contagiosa; contagia… fa andare avanti. Invece, quando tu ti trovi con un seminarista troppo serio, troppo triste, o con una novizia così, tu pensi: ma qualcosa qui non va! Manca la gioia del Signore (...). Non c’è santità nella tristezza, non c’è! Santa Teresa (...) diceva: 'Un santo triste è un triste santo!'. (...) Ma per favore: mai suore, mai preti con la faccia di 'peperoncino in aceto', mai!"

"La radice della tristezza - ha ribadito Papa Francesco - nella vita pastorale sta proprio nella mancanza di paternità e maternità che viene dal vivere male questa consacrazione, che invece ci deve portare alla fecondità. Non si può pensare un prete o una suora che non siano fecondi: questo non è cattolico! Questo non è cattolico! Questa è la bellezza della consacrazione: è la gioia, la gioia…".

"Per essere testimoni gioiosi del Vangelo - ha proseguito il Pontefice - bisogna essere autentici, coerenti. E questa è un’altra parola che voglio dirvi: autenticità. Gesù bastonava tanto contro gli ipocriti: ipocriti, quelli che pensano di sotto; quelli che hanno – per dirlo chiaramente – doppia faccia. (...) Questa è una responsabilità prima di tutto degli adulti, dei formatori. È di voi formatori che siete qui: dare un esempio di coerenza ai più giovani. Vogliamo giovani coerenti? Siamo noi coerenti! Al contrario, il Signore ci dirà quello che diceva dei farisei al popolo di Dio: 'Fate quello che dicono, ma non quello che fanno!'. Coerenza e autenticità!".

Il Santo Padre ha esortato i giovani "a dire sempre la verità al confessore (...). Dire la verità, senza nascondere, senza mezze parole, perché stai parlando con Gesù nella persona del confessore. E Gesù sa la verità. Soltanto lui ti perdona sempre!".

Papa Francesco non ha mancato di sottolineare che nella formazione alla vita religiosa ci sono quattro pilastri fondamentali, vita spirituale, vita intellettuale, vita apostolica e vita comunitaria. E qui il Santo Padre ha individuato il problema che nasce nella vita comunitaria: le chiacchiere. "Dietro le chiacchiere, sotto le chiacchiere ci sono le invidie, le gelosie, le ambizioni". Non parlare mai male degli altri. "Questa è una bella, una bella strada alla santità!" ha ribadito Papa Francesco ed ha raccomandato l'importanza di "un'amicizia e una fraternità che mi aiuti a non cadere né nell'isolamento né nella dissipazione. (...) Un sacerdote, un religioso, una religiosa non può mai essere un'isola, ma una persona sempre disponibile all'incontro".

"Io vorrei una Chiesa più missionaria, non tanto tranquilla. - ha detto ancora il Santo Padre - Non imparate da noi, da noi, che non siamo più giovanissimi; non imparate da noi quello sport che noi, i vecchi, abbiamo spesso: lo sport del lamento! Non imparate da noi il culto della 'dea lamentela'. (...) Ma siate positivi, coltivate la vita spirituale e, nello stesso tempo, andate, siate capaci di incontrare le persone, specialmente quelle più disprezzate e svantaggiate. Non abbiate paura di uscire e andare controcorrente. Siate contemplativi e missionari. Tenete sempre la Madonna con voi, pregate il Rosario, per favore… Non lasciatelo! Tenete sempre la Madonna con voi nella vostra casa, come la teneva l’Apostolo Giovanni. Lei sempre vi accompagni e vi protegga. E pregate anche per me, perché anche io ho bisogno di preghiere, perché sono un povero peccatore, però andiamo avanti".

Al termine dell’incontro ha avuto luogo una processione mariana nei Giardini Vaticani che si è conclusa sul Sagrato della Basilica di San Pietro.


UDIENZE

Città del Vaticano, 9 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace.

- Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 9 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Marcelo Daniel Colombo, Vescovo di La Rioja (superficie: 92.100; popolazione: 350.000; cattolici: 320.000; sacerdoti: 43; religiosi: 55; diaconi permanenti: 1), Argentina. Finora Vescovo di Orán (Argentina), succede al Vescovo Roberto Rodríguez, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Padre Juan José Chaparro Stivanello, C.M.F., Vescovo di San Carlos de Bariloche (superficie: 77.076; popolazione: 174.300; cattolici: 123.100; sacerdoti: 26; religiosi: 53; diaconi permanenti: 2), Argentina. Il Vescovo eletto è nato nel 1953 a Colonia Freitas (Argentina), nel 1975 ha emesso la prima professione, nel 1979 quella perpetua e nel 1980 è stato ordinato sacerdote. Fra il 1979 ed il 1981 è stato Ausiliare dei postulanti e quindi dei novizi. Nel 1983 è stato destinato a Villa Claret, come Prefetto dei Teologi Missionari e Professore del Centro di Studi filosofici e teologici (CEFYT). Sempre a Villa Claret, nel 1986 è stato nominato Prefetto dei Missionari in formazione e Prefetto e Professore del CEFYT. Nel 1996 è stato scelto Superiore Provinciale della Provincia di Argentina-Uruguay. Rieletto successivamente il 7 ottobre 1999 ed il 10 gennaio 2002, il 12 gennaio 2005 è stato nominato Coordinatore Provinciale di Evangelizzazione, e destinato alla Comunità di Inca, a Montevideo (Uruguay). Nominato Consultore della Provincia di San José del Sur il 16 luglio 2011, il 15 febbraio 2013 è stato destinato come Superiore alla Comunità di Lambaré (Paraguay).

- Ha concesso il suo assenso alla elezione canonicamente fatta dal Sinodo dei Vescovi della Chiesa Greco-Melkita dell'Archimandrita Eduard Daher, B.C., al presente Parroco di St. Elie in Zahlé, ad Arcivescovo di Tripoli del Libano dei Greco-Melkiti (cattolici: 10.000; sacerdoti: 7; religiosi: 17), Libano. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1973 a Quaa (Libano), è entrato nel Seminario minore dei Basiliani Soariti nel 1985, ha emesso la professione nel 1994 ed è stato ordinato sacerdote nel 1999. Dal 1999 al 2001 è stato aiuto maestro dei novizi; dal 2001 al 2003 rettore del seminario dei Basiliani Soariti; dal 2003 al 2004 insegnante di religione e aiuto economo al Collegio Orientale di Zahlé; dal 2004 al 2010 Superiore del Convento di “Saint Antoine” di Karkafé - Kfarchima; dal 2007 e dal 2010 Superiore del Convento “Saint Elie” a Zahlé; dal 1999 al 2001 parroco delle chiesa greco-melkite di “Notre Dame” a Bois de Bologne; dal 2004 al 2005 parroco di “Sainte Thècle” di Kfarchima e dal 2010 di “Saint Elie” di Zahlé. Lavora al Tribunale Ecclesiastico greco-melkita dal 2001, e dal 2010 è giudice. Nel 2012 ha ricevuto il titolo di “Archimandrita”.

lunedì 8 luglio 2013

IL PAPA A LAMPEDUSA: IMMIGRATI MORTI IN MARE, DA QUELLE BARCHE CHE INVECE DI ESSERE UNA VIA DI SPERANZA SONO STATE UNA VIA DI MORTE. NON SI RIPETA PER FAVORE!

Città del Vaticano, 8 luglio 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha compiuto una visita pastorale all'isola di Lampedusa, punto di arrivo, da alcuni anni, di una moltitudine di migranti, molti dei quali, nelle sue acque, hanno trovato la morte.

Alle 8:00 di questa mattina il Papa è partito dall'aeroporto di Ciampino ed è giunto a Lampedusa alle 9:15. Al suo arrivo all’aeroporto di Lampedusa, il Papa è stato accolto dall’Arcivescovo di Agrigento, S.E. Monsignor Francesco Montenegro, e dal Sindaco dell’Isola, la Dottoressa Giuseppina Nicolini. Quindi il Santo Padre ha raggiunto in auto Cala Pisana dove si è imbarcato per raggiungere via mare il Porto di Lampedusa. I pescatori hanno accompagnato il Papa con le loro barche. Al largo Papa Francesco ha lanciato in mare una corona di fiori, in ricordo di quanti hanno perso la vita nel Mediterraneo. Nel porto a Punta Favarolo, erano ad attendere il Papa cinquanta immigrati molti dei quali musulmani, che soggiornano nei centri di accoglienza dell'isola. Il Santo Padre ha salutato personalmente ognuno di loro e successivamente si è recato al vicino campo sportivo "Arena", in località Salina, dove alle 10:30 ha celebrato la Santa Messa.

Il formulario della Messa è stato quello "Per la remissione dei peccati", previsto dal Messale Romano tra le Messe da celebrare per necessità particolari. I testi della Liturgia della parola - la vicenda di Caino e Abele, la strage degli innocenti, il salmo "miserere" - hanno inteso sottolineare l'aspetto penitenziale della celebrazione. Il Santo Padre ha usato un pastorale della parrocchia di Lampedusa realizzato con i pezzi di legno ricavati dalle barche di migranti approdati sull'isola e un calice di legno anch'esso realizzato con legno ricavato dalle imbarcazioni dei migranti. Entrambi sono opera di un artigiano di Lampedusa che si è molto adoperato per i migranti nei giorni dell'emergenza.

Di seguito riportiamo un'ampia sintesi dell'omelia del Papa:

"Immigrati morti in mare, da quelle barche che invece di essere una via di speranza sono state una via di morte. Così il titolo dei giornali. Quando alcune settimane fa ho appreso questa notizia, che purtroppo tante volte si è ripetuta, il pensiero vi è tornato continuamente come una spina nel cuore che porta sofferenza. E allora ho sentito che dovevo venire qui oggi a pregare, a compiere un gesto di vicinanza, ma anche a risvegliare le nostre coscienze perché ciò che è accaduto non si ripeta. Non si ripeta per favore".

Il Papa ha avuto parole di gratitudine e di incoraggiamento per gli abitanti e le autorità di Lampedusa per la loro solidarietà verso i migranti ed ha salutato i musulmani che oggi cominciano il digiuno del Ramadan, con queste parole: "La Chiesa vi è vicina nella ricerca di una vita più dignitosa per voi e le vostre famiglie. A voi: o'scià!".

"Questa mattina, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, vorrei proporre alcune parole che soprattutto provochino la coscienza di tutti, spingano a riflettere e a cambiare concretamente certi atteggiamenti".

"'Adamo, dove sei?': è la prima domanda che Dio rivolge all’uomo dopo il peccato. Dove sei Adamo?' E Adamo è un uomo disorientato che ha perso il suo posto nella creazione perché crede di diventare potente, di poter dominare tutto, di essere Dio. E l’armonia si rompe, l’uomo sbaglia e questo si ripete anche nella relazione con l’altro che non è più il fratello da amare, ma semplicemente l’altro che disturba la mia vita, il mio benessere. E Dio pone la seconda domanda: 'Caino, dov’è tuo fratello?'. Il sogno di essere potente (...), anzi di essere Dio, porta ad una catena di sbagli che è catena di morte, porta a versare il sangue del fratello!"

"Queste due domande di Dio risuonano anche oggi, con tutta la loro forza! Tanti di noi, mi includo anch’io, siamo disorientati, non siamo più attenti al mondo in cui viviamo, (...) non custodiamo quello che Dio ha creato per tutti e non siamo più capaci neppure di custodirci gli uni gli altri. E quando questo disorientamento assume le dimensioni del mondo, si giunge a tragedie come quella a cui abbiamo assistito".

"'Dov’è il tuo fratello?', la voce del suo sangue grida fino a me, dice Dio. Questa non è una domanda rivolta ad altri, è una domanda rivolta a me, a te, a ciascuno di noi. Quei nostri fratelli e sorelle cercavano di uscire da situazioni difficili per trovare un po’ di serenità e di pace; cercavano un posto migliore per sé e per le loro famiglie, ma hanno trovato la morte. Quante volte coloro che cercano questo non trovano comprensione, non trovano accoglienza, non trovano solidarietà! E le loro voci salgono fino a Dio! E una volta ancora ringrazio voi abitanti di Lampedusa per la solidarietà. Ho sentito, recentemente, uno di questi fratelli. Prima di arrivare qui sono passati per le mani dei trafficanti, coloro che sfruttano la povertà degli altri, queste persone per le quali la povertà degli altri è una fonte di guadagno. Quanto hanno sofferto! E alcuni non sono riusciti ad arrivare".

"'Dov’è il tuo fratello?' Chi è il responsabile di questo sangue? Nella letteratura spagnola c’è una commedia di Lope de Vega che narra come gli abitanti della città di 'Fuente Ovejuna' uccidono il Governatore perché è un tiranno, e lo fanno in modo che non si sappia chi ha compiuto l’esecuzione. E quando il giudice del re chiede: 'Chi ha ucciso il Governatore?', tutti rispondono: 'Fuente Ovejuna, Signore'. Tutti e nessuno! Anche oggi questa domanda emerge con forza: Chi è il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno! Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io. Ma Dio chiede a ciascuno di noi: 'Dov’è il sangue del tuo fratello che grida fino a me?'. Oggi nessuno nel mondo si sente responsabile di questo; abbiamo perso il senso della responsabilità fraterna; siamo caduti nell’atteggiamento ipocrita del sacerdote e del servitore dell’altare, di cui parlava Gesù nella parabola del Buon Samaritano: guardiamo il fratello mezzo morto sul ciglio della strada, forse pensiamo 'poverino', e continuiamo per la nostra strada, non è compito nostro; e con questo ci tranquillizziamo, ci sentiamo a posto. La cultura del benessere, che ci porta a pensare a noi stessi, ci rende insensibili alle grida degli altri, ci fa vivere in bolle di sapone, che sono belle, ma non sono nulla, sono l’illusione del futile, del provvisorio, che porta all’indifferenza verso gli altri, anzi porta alla globalizzazione dell’indifferenza. In questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell'indifferenza. Ci siamo abituati alla sofferenza dell’altro, non ci riguarda, non ci interessa, non è affare nostro! Ritorna la figura dell'Innominato di Manzoni. La globalizzazione dell’indifferenza ci rende tutti 'innominati', responsabili senza nome e senza volto."

'"Adamo dove sei?', 'Dov’è il tuo fratello?', sono le due domande che Dio pone all’inizio della storia dell’umanità e che rivolge anche a tutti gli uomini del nostro tempo, anche a noi. Ma io vorrei che ci ponessimo una terza domanda: 'Chi di noi ha pianto per questo fatto e per fatti come questo?', Chi ha pianto per la morte di questi fratelli e sorelle? Chi ha pianto per queste persone che erano sulla barca? Per le giovani mamme che portavano i loro bambini? Per questi uomini che desideravano qualcosa per sostenere le proprie famiglie? Siamo una società che ha dimenticato l’esperienza del piangere, del 'patire con': la globalizzazione dell’indifferenza ci ha tolto la capacità di piangere! Nel Vangelo abbiamo ascoltato il grido, il pianto, il grande lamento: 'Rachele piange i suoi figli (...) perché non sono più'. Erode ha seminato morte per difendere il proprio benessere, la propria bolla di sapone. E questo continua a ripetersi... Domandiamo al Signore che cancelli ciò che di Erode è rimasto anche nel nostro cuore; domandiamo al Signore la grazia di piangere sulla nostra indifferenza, di piangere sulla crudeltà che c’è nel mondo, in noi, anche in coloro che nell’anonimato prendono decisioni socio-economiche che aprono la strada ai drammi come questo. 'Chi ha pianto?' Chi ha pianto oggi nel mondo?".

"Signore, in questa Liturgia, che è una Liturgia di penitenza, chiediamo perdono per l’indifferenza verso tanti fratelli e sorelle, ti chiediamo Padre perdono per chi si è accomodato e si è chiuso nel proprio benessere che porta all’anestesia del cuore, ti chiediamo perdono per coloro che con le loro decisioni a livello mondiale hanno creato situazioni che conducono a questi drammi. Perdono Signore!".



LA NOSTRA MISSIONE: TROVARE IL SIGNORE CHE CI CONSOLA E ANDARE A CONSOLARE IL POPOLO DI DIO, DICE IL PAPA AI GIOVANI IN CAMMINO VOCAZIONALE

Città del Vaticano, 7 luglio 2013 (VIS). La gioia della consolazione, la Croce e la preghiera sono i tre punti di riferimento della missione cristiana che Papa Francesco ha proposto ai giovani seminaristi, novizi e novizie di tutto il mondo che questa mattina hanno partecipato alla Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana. Di seguito riportiamo un'ampia sintesi dell'omelia pronunciata da Papa Francesco.

"Voi siete seminaristi, novizi e novizie, giovani in cammino vocazionale, provenienti da ogni parte del mondo: rappresentate la giovinezza della Chiesa! Se la Chiesa è la Sposa di Cristo, in un certo senso voi ne raffigurate il momento del fidanzamento, la primavera della vocazione, la stagione della scoperta, della verifica, della formazione. Ed è una stagione molto bella, in cui si gettano le basi per il futuro. (...) Oggi la Parola di Dio ci parla della missione. (...) Quali sono i punti di riferimento della missione cristiana? Le Letture che abbiamo ascoltato ce ne suggeriscono tre: la gioia della consolazione, la croce e la preghiera".

Il primo elemento: la gioia della consolazione. Il profeta Isaia si rivolge a un popolo che ha attraversato il periodo oscuro dell’esilio, ha subito una prova molto dura; ma ora per Gerusalemme è venuto il tempo della consolazione; la tristezza e la paura devono fare posto alla gioia (...) Qual è il motivo di questo invito alla gioia? Perché il Signore effonderà sulla Città santa e sui suoi abitanti una 'cascata' di consolazione (...), una cascata di tenerezza materna: 'Sarete portati in braccio e sulle ginocchia sarete accarezzati'. Quando la mamma prende il bambino sulle ginocchia e la accarezza; così il Signore farà con noi e fa con noi. Questa è la cascata di tenerezza che ci dà tanta consolazione. (...) Ogni cristiano e soprattutto noi, siamo chiamati a portare questo messaggio di speranza che dona serenità e gioia: la consolazione di Dio, la sua tenerezza verso tutti. Ma ne possiamo essere portatori se sperimentiamo noi per primi la gioia di essere consolati da Lui, di essere amati da Lui. Questo è importante perché la nostra missione sia feconda: sentire la consolazione di Dio e trasmetterla! Io ho trovato alcune volte persone consacrate che hanno paura della consolazione di Dio, e… poveri, povere, si tormentano, perché hanno paura di questa tenerezza di Dio. Ma non abbiate paura. Non abbiate paura, il Signore è il Signore della consolazione, il Signore della tenerezza. (...) Noi, trovare il Signore che ci consola e andare a consolare il popolo di Dio. Questa è la missione. La gente oggi ha bisogno certamente di parole, ma soprattutto ha bisogno che noi testimoniamo la misericordia, la tenerezza del Signore, che scalda il cuore, che risveglia la speranza, che attira verso il bene. La gioia di portare la consolazione di Dio!"

Il secondo punto di riferimento della missione è la croce di Cristo. San Paolo, scrivendo ai Galati, afferma: 'Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo' (...) . Nel suo ministero Paolo ha sperimentato la sofferenza, la debolezza e la sconfitta, ma anche la gioia e la consolazione. Questo è il mistero pasquale di Gesù: mistero di morte e di risurrezione. (...) Nell’ora del buio, nell’ora della prova è già presente e operante l’alba della luce e della salvezza. Il mistero pasquale è il cuore palpitante della missione della Chiesa! E se rimaniamo dentro questo mistero noi siamo al riparo sia da una visione mondana e trionfalistica della missione, sia dallo scoraggiamento che può nascere di fronte alle prove e agli insuccessi. La fecondità pastorale, la fecondità dell’annuncio del Vangelo non è data né dal successo, né dall’insuccesso secondo criteri di valutazione umana, ma dal conformarsi alla logica della Croce di Gesù, che è la logica dell’uscire da se stessi e donarsi, la logica dell’amore. È la Croce - sempre la Croce con Cristo, perché a volte ci offrono la croce senza Cristo: questa non va! (...). Ed è dalla Croce, supremo atto di misericordia e di amore, che si rinasce come 'nuova creatura'".

"Infine il terzo elemento: la preghiera. Nel Vangelo abbiamo ascoltato: 'Pregate dunque il Signore della messe, perché mandi operai nella sua messe'. Gli operai per la messe non sono scelti attraverso campagne pubblicitarie o appelli al servizio della generosità, ma sono 'scelti' e 'mandati' da Dio. È Lui che sceglie, è Lui che manda, (...), è Lui che dà la missione. Per questo è importante la preghiera. La Chiesa, ci ha ripetuto Benedetto XVI, non è nostra, ma è di Dio; e quante volte noi, i consacrati, pensiamo che sia nostra! Facciamo di lei… qualcosa che ci viene in mente. Ma non è nostra, è di Dio. il campo da coltivare è suo. La missione allora è soprattutto grazia. La missione è grazia. E se l’apostolo è frutto della preghiera, in essa troverà la luce e la forza della sua azione".

"Cari seminaristi, care novizie e cari novizi, cari giovani in cammino vocazionale (...). Sentite bene: 'l’evangelizzazione si fa in ginocchio'. Siate sempre uomini e donne di preghiera. Senza il rapporto costante con Dio la missione diventa mestiere. Ma da che lavori tu? Da sarto, da cuoca, da prete, lavori da prete, lavori da suora? No. Non è un mestiere, è un’altra cosa. Il rischio dell’attivismo, di confidare troppo nelle strutture, è sempre in agguato. Se guardiamo a Gesù, vediamo che alla vigilia di ogni decisione o avvenimento importante, si raccoglieva in preghiera intensa e prolungata. Coltiviamo la dimensione contemplativa, anche nel vortice degli impegni più urgenti e pesanti. E più la missione vi chiama ad andare verso le periferie esistenziali, più il vostro cuore sia unito a quello di Cristo, pieno di misericordia e di amore. Qui sta il segreto della fecondità pastorale, della fecondità di un discepolo del Signore!".

"Gesù manda i suoi senza 'borsa, né sacca, né sandali'. La diffusione del Vangelo non è assicurata né dal numero delle persone, né dal prestigio dell’istituzione, né dalla quantità di risorse disponibili. Quello che conta è essere permeati dall’amore di Cristo, lasciarsi condurre dallo Spirito Santo, e innestare la propria vita nell’albero della vita, che è la Croce del Signore".

"Con grande fiducia vi affido all’intercessione di Maria Santissima. Lei è la Madre che ci aiuta a prendere le decisioni definitive con libertà, senza paura. Lei vi aiuti a testimoniare la gioia della consolazione di Dio, senza avere paura della gioia; Lei vi aiuti a conformarvi alla logica di amore della Croce e a crescere in un’unione sempre più intensa con il Signore nella preghiera. Così la vostra vita sarà ricca e feconda!".

ANGELUS: GESÙ NON È UN MISSIONARIO ISOLATO

Città del Vaticano, 7 luglio 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa celebrata per la Giornata dei Seminaristi, Novizi, Novizie e di quanti sono in cammino vocazionale, indetta in occasione dell'Anno della fede, Papa Francesco si è affacciato alla finestra del suo studio per la recita dell'Angelus con i fedeli e i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

Il Vescovo di Roma ha chiesto ai presenti di pregare per i partecipanti a questa Giornata "perché l’amore per Cristo maturi sempre più nella loro vita e diventino veri missionari del Regno di Dio" e successivamente ha commentato il Vangelo di questa domenica sulla missione.
"Gesù non è un missionario isolato - ha detto il Papa - non vuole compiere da solo la sua missione, ma coinvolge i suoi discepoli. E oggi vediamo che, oltre ai Dodici apostoli, chiama altri settantadue, e li manda nei villaggi, a due a due, ad annunciare che il Regno di Dio è vicino. Questo è molto bello! Gesù non vuole agire da solo, è venuto a portare nel mondo l’amore di Dio e vuole diffonderlo con lo stile della comunione, con lo stile della fraternità. Per questo forma subito una comunità di discepoli, che è una comunità missionaria. Subito li allena alla missione, ad andare".

"Ma attenzione - ha ammonito il Papa - lo scopo non è socializzare, passare il tempo insieme, no, lo scopo è annunciare il Regno di Dio, e questo è urgente!, e anche oggi è urgente! Non c’è tempo da perdere in chiacchiere, non bisogna aspettare il consenso di tutti, bisogna andare e annunciare. A tutti si porta la pace di Cristo, e se non la accolgono, si va avanti uguale. Ai malati si porta la guarigione, perché Dio vuole guarire l’uomo da ogni male. Quanti missionari fanno questo! Seminano vita, salute, conforto alle periferie del mondo. Che bello è questo! Non vivere per se stesso (...) ma vivere per andare a fare il bene! Ci sono tanti giovani oggi in Piazza: pensate a questo, domandatevi: Gesù mi chiama a andare, a uscire da me per fare il bene?".

"Questi settantadue discepoli, che Gesù manda davanti a sé, chi sono? (...) Se i Dodici sono gli Apostoli, e quindi rappresentano anche i Vescovi, loro successori, questi settantadue possono rappresentare gli altri ministri ordinati, presbiteri e diaconi; ma in senso più largo possiamo pensare agli altri ministeri nella Chiesa, ai catechisti, ai fedeli laici che si impegnano nelle missioni parrocchiali, a chi lavora con gli ammalati, con le diverse forme di disagio e di emarginazione; ma sempre come missionari del Vangelo, con l’urgenza del Regno che è vicino. Tutti devono essere missionari, tutti possono sentire quella chiamata di Gesù e andare avanti e annunciare il Regno!".

"Dice il Vangelo che quei settantadue tornarono dalla loro missione pieni di gioia, perché avevano sperimentato la potenza del Nome di Cristo contro il male. (...) Non dobbiamo vantarci come se fossimo noi i protagonisti: protagonista è uno solo, è il Signore! Protagonista è la grazia del Signore! (...) E la nostra gioia è solo questa: essere suoi discepoli, suoi amici. (...) Non abbiate paura di essere gioiosi! (...) Quella gioia che ci dà il Signore (...), lasciamo che Lui entri nella nostra vita e ci inviti ad andare fuori di noi alle periferie della vita e annunciare il Vangelo. (...) Gioia e coraggio!"

Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato la pubblicazione, due giorni fa, della Lettera Enciclica sul tema della fede, intitolata "Lumen fidei", "la luce della fede". "Per l’Anno della fede, il Papa Benedetto XVI aveva iniziato questa Enciclica, che fa seguito a quelle sulla carità e sulla speranza. Io ho raccolto questo bel lavoro e l’ho portato a termine. Lo offro con gioia a tutto il Popolo di Dio: tutti infatti, specialmente oggi, abbiamo bisogno di andare all’essenziale della fede cristiana, di approfondirla e di confrontarla con le problematiche attuali. Ma penso che questa Enciclica, almeno in alcune parti, può essere utile anche a chi è alla ricerca di Dio e del senso della vita. La metto nelle mani di Maria, icona perfetta della fede, perché possa portare quei frutti che il Signore vuole".

Successivamente il Papa ha salutato i giovani della Diocesi di Roma che si preparano a partire per Rio de Janeiro per la Giornata Mondiale della Gioventù. "Cari giovani, anch’io mi sto preparando! Camminiamo insieme verso questa grande festa della fede; la Madonna ci accompagni, e ci troveremo laggiù!".

Infine il Papa ha rivolto parole di saluto alle Suore Rosminiane e alle Francescane Angeline, che stanno vivendo i loro Capitoli Generali e ai responsabili della Comunità di Sant’Egidio venuti da diversi Paesi per il corso di formazione.


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