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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 31 gennaio 2005

SOSPESE OGGI UDIENZE PRIVATE SINDROME INFLUENZALE DEL PAPA


CITTA' DEL VATICANO, 31 GEN. 2005 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Navarro-Valls ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione: "A causa di una sindrome influenzale, iniziata nella giornata di ieri, è stato consigliato al Santo Padre di sospendere le udienze private previste oggi. Tuttavia, è stato consegnato al Santo Padre l'Annuario Pontificio 2005".
OP/PAPA:INFLUENZA/NAVARRO-VALLS VIS 20050131 (70)

VINCERE INGIUSTIZIA CON GIUSTIZIA, VENDETTA COL PERDONO


CITTA' DEL VATICANO, 30 GEN. 2005 (VIS). Prima della recita dell'Angelus, il Santo Padre ha salutato i numerosi ragazzi e giovani dell'Azione Cattolica Italiana presenti in Piazza San Pietro, a conclusione del "mese della pace".

Giovanni Paolo II ha ricordato che: "Nel Vangelo odierno Gesù proclama: 'Beati gli operatori di pace'. Anche i piccoli possono esserlo! Anch'essi debbono allenarsi al dialogo e imparare a 'vincere il male col bene', come ho ricordato a tutti nel recente Messaggio per la Giornata Mondiale della Pace. Occorre vincere l'ingiustizia con la giustizia, la menzogna con la verità, la vendetta col perdono, l'odio con l'amore".

"Questo stile di vita non si improvvisa" - ha proseguito il Pontefice - "ma richiede educazione, fin dall'infanzia. Un'educazione fatta di saggi insegnamenti e soprattutto di validi modelli in famiglia, nella scuola e in ogni ambito della società. Le parrocchie, gli oratori, le associazioni, i movimenti e i gruppi ecclesiali devono diventare sempre più luoghi privilegiati di questa pedagogia della pace e dell'amore, dove imparare a crescere insieme".

Il Santo Padre ha pregato Maria "Regina della Pace, perché aiuti i giovani, che tanto desiderano la pace, a diventarne coraggiosi e tenaci costruttori".

Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato che si celebra oggi la Giornata mondiale dei malati di lebbra ed ha detto: "Nelle aree più povere del mondo questa malattia, pur curabile, continua a colpire milioni di persone, tra cui molti bambini. A tutti questi fratelli e sorelle rivolgo uno speciale saluto assicurando la mia preghiera, che estendo a quanti, in vari modi, li assistono. Auspico che l'impegno della comunità internazionale riesca ad eliminare completamente questa piaga sociale".

Al termine il Santo Padre ha ascoltato un messaggio di pace letto dal suo studio privato da un ragazzo e da una ragazza di Azione Cattolica. Successivamente i due ragazzi hanno liberato due colombe bianche, simboleggianti la pace. Une delle colombe è entrata nello studio del Papa che l'ha spinta fuori, mentre quella cercava ripetutamente di entrare, alla fine un assistente di camera si è assicurato che la colomba volasse via.
ANG/PACE:LEBBRA/... VIS 20050131 (360)

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienze separate:

- Il Monsignore Antoni Stankiewicz, Decano del Tribunale della Rota Romana.

- I Membri del Collegio dei Prelati Uditori della Rota Romana.

- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20050131 (60)

COMMISSIONE MISTA ESAME NORME CASI ACCUSA ABUSO SESSUALE


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Joaquín Navarro-Valls, ha rilasciato questa mattina la dichiarazione che segue:

"Il 31 gennaio ed il 1° febbraio, come previsto, si incontrerà in Vaticano la Commissione Mista per l'esame nelle norme dei casi di accusa di abuso sessuale su minorenni".

"La Commissione è composta da Delegati della Conferenza Episcopale Statunitense (USCCB) e Rappresentanti di Dicasteri della Curia Romana".

"La Commissione ha lo scopo di studiare l'applicazione delle norme approvate l'8 dicembre 2002, 'ad experimentum' per due anni, e di valutare le linee guida per il futuro, nel contesto del diritto universale della Chiesa".
OP/COMMISSIONE ABUSI SESSUALI/NAVARRO-VALLS VIS 20050131 (120)

ARCIVESCOVO CORDES INVIATO DEL PAPA NEL SUD-EST ASIATICO

CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Oggi è stato reso pubblico un Messaggio, datato 22 gennaio, del Santo Padre Giovanni Paolo II all'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", che si recherà, quale Inviato del Papa, nel Sud-Est Asiatico, per assicurare tutta la partecipazione e vicinanza nella preghiera di Giovanni Paolo II "a tutti coloro che sono stati colpiti dalla tragedia e ne soffrono le conseguenze". L'Arcivescovo Cordes sarà in Indonesia dal 29 gennaio al 1° febbraio e nello Sri Lanka dal 2 al 4 febbraio prossimo.

Il Papa scrive nel Messaggio che: "L'enorme devastazione e perdita di vita umane provocate recentemente dal terremoto e dal maremoto nel Sud-Est Asiatico hanno suscitato in tutto il mondo una vasta reazione di solidarietà, accompagnata da una massiccia mobilitazione di aiuti umanitari. Sono profondamente grato al Pontificio Consiglio 'Cor Unum' e alle numerose agenzie cattoliche di aiuto e di assistenza per gli sforzi dispiegati nel contribuire a soccorrere le popolazioni colpite da questa immane catastrofe naturale".

"Auspico" - scrive il Pontefice - "che la solidarietà dimostrata dai nostri fratelli e sorelle in tutto il mondo sia fonte di incoraggiamento, perseveranza e speranza per tutti coloro che sono impegnati nella grande opera di ricostruzione che si prospetta. Chiedo inoltre ai fedeli delle differenti religioni di lavorare insieme nell'offrire conforto ed assistenza a coloro che sono nel bisogno. Possa tale catastrofe, con la grazia di Dio, condurre ad un futuro di maggiore generosità, cooperazione ed unità al servizio del bene comune da parte degli individui, dei popoli e delle nazioni".

"Nell'indicare a tutti la luce del Vangelo" - conclude Giovanni Paolo II - "esprimo fervidi voti affinché la Comunità cristiana giunga a rafforzare la propria fede nella misteriosa provvidenza di Dio e ad un'unione sempre maggiore con il Signore Gesù nel mistero della sua sofferenza e risurrezione. Per le autorità civili e per tutti coloro che sono impegnati nell'opera di soccorso invoco il dono divino della saggezza e della forza".

Un Comunicato del Pontificio Consiglio "Cor Unum" rende noto che obietivo del viaggio in Asia dell'Arcivescovo Cordes, latore del Messaggio del Santo Padre a tutte le popolazioni colpite, "è testimoniare di persona la vicinanza e la solidarietà del Papa e della Chiesa verso quanti soffrono le conseguenze del maremoto e, allo stesso tempo, contribuire al coordinamento delle molteplici iniziative della Agenzie cattoliche operanti sul territorio da quel drammatico 26 dicembre".

L'Arcivescovo Cordes che sarà accompagnato dal Monsignore Giovanni Pietro Dal Toso, Sotto-Segretario del Dicastero, incontrerà le autorità civili e religiose e gli esponenti delle Caritas e delle Organizzazioni non governative cattoliche presenti nei due Paesi. L'Arcivescovo infine celebrerà alcune Sante Messe in suffragio delle vittime.
MESS/INVIATO:AIUTI:VITTIME MAREMOTO/CORDES VIS 20050131 (460)

MESSAGGIO 52° GIORNATA MONDIALE DEI MALATI DI LEBBRA


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Il Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute ha pubblicato il Messaggio del Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Dicastero, per la celebrazione, domani, della "52° Giornata Mondiale dei Malati di Lebbra".

Il Messaggio ha inizio con l'esortazione dell'Apostolo Paolo alla Chiesa di Roma, "piangete con quelli che sono nel pianto", perché "se un membro soffre tutte le membra soffrono insieme". Il Cardinale precisa che mentre siamo in grado di "celebrare il dominio dell'Uomo" sulla malattia di Hansen, "essa è ancora presente e letale fortemente in almeno nove Paesi" e "ancora più deleterio è il persistere dei preconcetti nei confronti dei malati di lebbra, motivo di vergogna e soggetti ad assurda discriminazione. (...) Ma finché non verrà eliminata la concezione di indelebile 'marchio di infamia', la lotta finalizzata ad una vittoria sulla lebbra durerà ancora a lungo".

Il Cardinale Lozano ricorda le parole del Santo Padre ai membri del Pontificio Consiglio, il 21 gennaio scorso, in occasione dell'Assemblea Plenaria, ed afferma: "non sono dispensati 'i responsabili della Chiesa da un'attenzione stimolante ed operosa alle strutture dove il malato soffre talora forme di emarginazione e di carenza di sostegno sociale", in particolare in quelle "aree del mondo dove i malati più bisognosi, nonostante i progressi della medicina, mancano di farmaci e di adeguata assistenza".

"Grazie a Dio i farmaci non mancano più" - ha affermato il Cardinale Lozano Barragán, e sebbene esistano organismi specifici preposti alla lotta contro la lebbra, tuttavia è la presenza capillare sul territorio di infrastrutture sanitarie più adeguate e di personale professionalmente competente che si trova in difficoltà. Citando le statistiche delle conferenze episcopali nazionali, per l'anno 2003, il Cardinale ha precisato che, nel mondo, la Chiesa gestisce 656 lebbrosari (Africa 254; America: 69; Asia; 327; Europa 4; Oceania: 2).

"Ci sia di monito" - scrive ancora il Cardinale Lozano Barragán - "quanto il Papa scrive per questo 'Anno dell'Eucaristia'", nella 'Mane nobiscum Domine': "'L'Eucaristia non è solo espressione di comunione nella vita della Chiesa; essa è anche progetto di solidarietà per l'intera umanità".

Il Presidente del Dicastero esprime un "particolare grazie ai Missionari che si prendono cura di questi fratelli, realizzando la specifica Pastorale del 'Vangelo della Speranza'. Essi stanno vivendo e insegnando al mondo intero che il prendersi cura di corpi così martoriati, è fraterna condivisione e allo stesso momento comunicazione di Fede nel Cristo morto e risorto. 'Segno' presente di speranza di vittoria totale della vita'".

"Nel mistero del 'Corpo Mistico della Chiesa', in unione con il Cristo Sofferente" leggiamo a conclusione del Messaggio - "il malato di lebbra si sentirà al centro del progetto di cooperazione di salvezza dell'umanità, e con l'aiuto efficace e fraterno del Missionario verserà la personale sofferenza nel mistero della 'sofferenza redentiva di Cristo'".
CON-AVA/GIORNATA MONDIALE LEBBRA/LOZANO VIS 20050131 (460)

INVIATO SPECIALE XIII GIORNATA MONDIALE MALATO IN CAMERUN


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Oggi è stata pubblicata la Lettera con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Javier Lozano Barragán, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute, ad Inviato Speciale alle celebrazioni della XIII Giornata Mondiale del Malato, che avranno luogo a Yaoundé (Camerun), nei giorni 9-11 febbraio prossimo.

La Missione Pontificia che accompagnerà il Cardinale Lozano è composta dal Sacerdote Théodore Toko, Segretario Generale Aggiunto della Conferenza Episcopale Nazionale del Camerun (CENC) e dal Sacerdote Paul-Marie Philémon Mbida, Responsabile della Pastorale della Salute per l'Arcidiocesi di Yaoundé.
GPII-LETTERA/INVIATO SPECIALE/CAMERUN:LOZANO VIS 20050131 (110)

ROTA ROMANA: DIMENSIONE MORALE ATTIVITÀ DEI GIUDICI


CITTA' DEL VATICANO, 29 GEN. 2005 (VIS). Come di consueto nella solenne inaugurazione dell'Anno Giudiziario, il Papa ha ricevuto oggi il Decano, i Prelati Uditori, gli Officiali e gli Avvocati del Tribunale della Rota Romana.

Il Santo Padre ha presentato quest'anno alcune considerazioni relative alla dimensione morale dell'attività degli operatori giuridici presso i tribunali ecclesiastici, "soprattutto per quel che riguarda il dovere di adeguarsi alla verità sul matrimonio, così come essa è insegnata dalla Chiesa".

"Gli interessi individuali e collettivi" - ha detto ancora il Papa - "possono, infatti, indurre le parti a ricorrere a vari tipi di falsità e perfino di corruzione allo scopo di raggiungere una sentenza favorevole. Da questo rischio non sono immuni nemmeno i processi canonici, in cui si cerca di conoscere la verità sull'esistenza o meno di un matrimonio".

Giovanni Paolo II ha proseguito affermando: "In nome di pretese esigenze pastorali, qualche voce s'è levata per proporre di dichiarare nulle le unioni totalmente fallite. Per ottenere tale risultato si suggerisce di ricorrere all'espediente di mantenere le apparenze procedurali e sostanziali, dissimulando l'inesistenza di un vero giudizio processuale. Si è così tentati di provvedere ad un'impostazione dei capi di nullità e ad una loro prova in contrasto con i più elementari principi della normativa e del magistero della Chiesa".

"È evidente" - ha ribadito il Pontefice - "l'oggettiva gravità giuridica e morale di tali comportamenti, che non costituiscono sicuramente la soluzione pastoralmente valida ai problemi posti dalle crisi matrimoniali".

Il Papa ha ricordato di aver fatto riferimento, in diversi discorsi alla Curia Romana, all'"essenziale rapporto che il processo ha con la ricerca della verità oggettiva. Di ciò devono farsi carico innanzitutto i Vescovi, che sono i giudici per diritto divino delle loro comunità" e devono "impegnarsi in prima persona per curare l'idoneità dei membri dei tribunali (...), per accertare la conformità delle sentenze con la retta dottrina".

Il giudice, ha sottolineato ancora il Santo Padre "deve essere innanzitutto convinto che la verità esiste. (...) Bisogna resistere alla paura della verità" e non lasciarsi "condizionare né da sentimenti di falsa compassione per le persone, né da falsi modelli di pensiero, anche se diffusi nell'ambiente. Egli sa che le sentenze ingiuste non costituiscono mai una vera soluzione pastorale, e che il giudizio di Dio sul proprio agire è ciò che conta per l'eternità".

Giovanni Paolo II ha affermato ancora che il giudice "deve attenersi alle leggi canoniche, rettamente interpretate" senza "separare le leggi della Chiesa dagli insegnamenti magisteriali, come se appartenessero a due sfere distinte, di cui la prima sarebbe l'unica ad avere forza giuridicamente vincolante, mentre la seconda avrebbe un valore meramente orientativo od esortativo. Una simile impostazione rivela in fondo una mentalità positivistica".

"Infine, un momento importante della ricerca della verità è quello dell'istruttoria della causa". Il Papa ha concluso il suo discorso sottolineando che "il dovere di una giustizia tempestiva fa parte del servizio concreto della verità, e costituisce un diritto delle persone. Tuttavia, una falsa celerità, che sia a scapito della verità, è ancor più gravemente ingiusta".
AC/.../TRIBUNALE ROTA ROMANA VIS 20050131 (510)

venerdì 28 gennaio 2005

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Michael Owen Jackels, finora Officiale della Congregazione per la Dottrina della Fede, Vescovo di Wichita (superficie: 51.835; popolazione: 949.385; cattolici: 115.482; sacerdoti: 131; religiosi: 333; diaconi permanenti: 3), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato a Rapid City (Stati Uniti d'America), nel 1954 ed è stato ordinato sacerdote nel 1981.

- Il Monsignore Jean Laffitte, della Diocesi di Autun (Francia), che è Professore presso il Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" per Studi su Matrimonio e Famiglia (Roma), Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia.
NER:NA/.../JACKELS:LAFFITTE VIS 20050128 (110)

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Vescovo José Sánchez González, di Sigüenza-Guadalahara (Spagna), in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AL/.../... VIS 20050128 (50)

UNITÀ DEI CRISTIANI COME DONO DI DIO


CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2005 (VIS). Questa mattina, nella Sala del Concistoro, il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel ricevere ventisette Membri della Commissione Internazionale per il dialogo teologico tra Rappresentanti della Chiesa Cattolica e delle Chiese Ortodosse Orientali, ha ringraziato Sua Grazia Anba Bishoy per le "sue gentili parole" ed ha esteso "i suoi auguri fraterni ai miei venerabili fratelli, Rappresentanti delle vostre Chiese".

"Mi unisco a voi" - ha detto Giovanni Paolo II - "nella preghiera affinché gli autentici legami di comunione che ci uniscono si rafforzino ulteriormente attraverso una spiritualità di comunione che contempla 'il mistero della Trinità che dimora in noi', e vede 'ciò che è positivo negli altri, per accoglierlo e valorizzarlo come dono di Dio'. Con questi sentimenti, incoraggio il vostro impegno nel promuovere la comprensione e la comunione reciproca fra cristiani dell'Est e dell'Ovest, ed invoco le benedizioni di Dio Onnipotente sulle vostre deliberazioni".
AC/CHIESE ORTODOSSE ORIENTALI/... VIS 20050128 (160)

ARMENIA: EDIFICARE UNA PACE SOLIDA E DURATURA

CITTA' DEL VATICANO, 28 GEN. 2005 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Giovanni Paolo II, nel ricevere il Signor Robert Kocharian, Presidente della Repubblica di Armenia, ha rievocato il loro primo incontro del 1999 in Vaticano e successivamente a Yerevan nel 2001, all'epoca del suo Viaggio Apostolico nel Paese.

Il Papa ha espresso al Presidente "sincero apprezzamento per le buone relazioni che legano la Santa Sede al governo del suo Paese. So che la comunità cattolica è ben accolta e rispettata e le sue varie attività contribuiscono al benessere dell'intera nazione".

"Il vivo auspicio di tutti" - ha affermato il Pontefice - "è che cresca sempre più la collaborazione fra la Santa Sede e il governo armeno e, là dove siano richiesti dalle situazioni, vengano posti eventuali perfezionamenti allo status della Chiesa cattolica".

Il Santo Padre ha assicurato che: "Rapporti di stima e di amicizia intercorrono inoltre tra la Chiesa cattolica e la Chiesa Apostolica armena. Tale intesa, resa ancor più attiva grazie all'iniziative del Catholicos Karekin II, avrà sicuramente ripercussioni positive per la pacifica convivenza dell'intero Popolo armeno, chiamato ad affrontare non poche sfide sociali ed economiche".

"Auspico poi" - ha proseguito il Papa - "che sorga una pace vera e stabile nella regione del Nagorno-Karabagh da cui Ella, Signor Presidente, proviene. Ciò potrà scaturire dal rifiuto deciso della violenza e da un paziente dialogo tra le parti, grazie pure ad un'attiva mediazione internazionale".

Il Papa ha concluso il suo discorso ricordando che la Santa Sede, che, "nel corso dei secoli non ha mancato di denunciare la violenza e difendere i diritti dei deboli, continuerà a sostenere ogni sforzo teso a costruire una pace solida e duratura".
AC/.../PRESIDENTE ARMENIA VIS 20050128 (290)

giovedì 27 gennaio 2005

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Membri del Pontificio Consiglio Cor Unum il Monsignor Peter Neher, Presidente del "Deutscher Caritasverband" (Germania) ed il Signor Jean-Pierre Richer, Presidente del "Secours Catholique" (Francia).
NA/.../NEHER:RICHER VIS 20050127 (40)

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate sei Presuli della Conferenza Episcopale della Spagna in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Vescovo Julián López Martín, di León.

- Il Vescovo José Vilaplana Blasco, di Santander.

- L'Arcivescovo Antonio Cañizares Llovera, di Toledo.

- Il Vescovo Francisco Cases Andreu, di Albacete.

- Il Vescovo Antonio Angel Algora Hernando, di Ciudad Real.

- Il Vescovo Ramón del Hoyo López, di Cuenca.
AL/.../... VIS 20050127 (80)

DISCORSO DEL PAPA VESCOVI SPAGNOLI ILLUSTRA POSIZIONE CHIESA


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Dr. Joaquín Navarro-Valls, ha rilasciato questa mattina ai giornalisti una dichiarazione, in merito ad un comunicato, emesso ieri dal Ministero degli Esteri di Madrid, circa il Discorso del Santo Padre ai Presuli spagnoli in Visita "ad Limina Apostolorum", il 24 gennaio scorso:

"Si è presa conoscenza del comunicato emesso ieri dalla Direzione Generale per le Comunicazioni esterne del Ministero degli Esteri di Madrid. Da parte nostra, rimandiamo ad un'attenta lettura di tutto il discorso pontificio, che ben può illustrare la posizione della Chiesa. Si prende atto con soddisfazione della volontà del Governo Spagnolo di mantenere un'intesa fruttuosa con la Chiesa mediante un dialogo permanente animato da reciproco rispetto come espresso dal medesimo comunicato. Questa è stata e sarà sempre la linea della Santa Sede".
OP/CHIESA:GOVERNO SPAGNA/NAVARRO-VALLS VIS 20050127 (150)

AUSCHWITZ: NELL'ABISSO DELLA SOFFERENZA PUÒ VINCERE L'AMORE


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). Il Cardinale Jean-Marie Lustiger, Arcivescovo di Parigi (Francia), Inviato Speciale del Santo Padre alla cerimonia commemorativa del LX anniversario della liberazione dei prigionieri dei campi di sterminio di Auschwitz-Birkenau (Polonia), alla quale hanno partecipato i Capi di Stato di più di trenta nazioni, ha dato lettura di un Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II, datato 15 gennaio 2005.

Il Santo Padre scrive che il dramma che ebbe luogo ad Auschwitz è "tragico frutto di un odio programmato. In questi giorni occorre ricordare i vari milioni di persone che senza alcuna colpa sopportarono sofferenze disumane e vennero annientati nella camera a gas e nei crematori".

Giovanni Paolo II, ricordando il Viaggio compiuto ad Auschwitz nel 1979, scrive: "Quando, (..) visitai da pellegrino il campo di Auschwitz-Birkenau (...) mi soffermai davanti alle lapidi dedicate alle vittime. Vi erano iscrizioni in varie lingue (...) Mi soffermai allora un po' più a lungo accanto alla lapide con la scritta in ebraico. Dissi: (...) Questo Popolo ha la sua origine da Abramo, che è anche nostro padre nella fede, come si è espresso Paolo di Tarso. Proprio questo popolo, che ha ricevuto da Dio il comandamento 'non uccidere', ha sperimentato su se stesso in modo particolare che cosa significa l'uccidere. Davanti a questa lapide non è lecito a nessuno passare oltre con indifferenza".

"Oggi ripeto quelle parole. A nessuno è lecito, davanti alla tragedia della Shoà, passare oltre. Quel tentativo di distruggere in modo programmato tutto un popolo si stende come un'ombra sull'Europa e sul mondo intero; è un crimine che macchia per sempre la storia dell'umanità. Valga questo, almeno oggi e per il futuro, come un monito: non si deve cedere di fronte alle ideologie che giustificano la possibilità di calpestare la dignità umana sulla base della diversità di razza, di colore della pelle, di lingua o di religione. Rivolgo il presente appello a tutti, e particolarmente a coloro che nel nome della religione ricorrono alla sopraffazione e al terrorismo".

"Queste riflessioni mi hanno accompagnato specialmente quando" - ricorda il Papa -"durante il Grande Giubileo dell'Anno 2000, la Chiesa ha celebrato la solenne liturgia penitenziale in San Pietro, ed anche quando mi sono recato come pellegrinoai Luoghi Santi e sono salito a Gerusalemme. Nello 'Yad Vashem' - il memoriale della Shoà - e ai piedi del Muro occidentale del Tempio, ho pregato in silenzio, chiedendo perdono e conversione dei cuori".

Rievocando nuovamente il viaggio ad Auschwitz, Giovanni Paolo II ricorda che le lapidi scritte in russo ed in rom testimoniano che "i russi ebbero il più alto numero di persone che persero tragicamente la vita" e che: "Anche i Rom nelle intenzioni di Hitler erano destinati allo sterminio totale".

Infine, ricordando le lapidi scritte in lingua polacca, il Papa cita le parole pronunciate nel 1979, "l'esperienza di Auschwitz costituiva un'ulteriore 'tappa nelle lotte secolari di questa nazione, della mia nazione, in difesa dei suoi diritti fondamentali fra i popoli dell'Europa. Era ancora un altro grido per il diritto ad un suo proprio posto sulla carta dell'Europa; ancora un doloroso conto con la coscienza dell'umanità. L'affermazione di questa verità non era che un'invocazione alla giustizia storica per questa nazione che aveva affrontato tanti sacrifici nella liberazione del continente europeo dalla nefasta ideologia nazista, ed era stata venduta in schiavitù ad un'altra ideologia distruttiva: il comunismo sovietico".

Giovanni Paolo II scrive ancora: "Durante la visita ad Auschwitz-Birkenau dissi anche che bisognerebbe fermarsi davanti ad ogni lapide. Io stesso lo feci, passando in orante meditazione da una lapida all'altra e raccomandando alla Misericordia Divina tutte le vittime appartenenti alle nazioni colpite dalle atrocità della guerra. Pregai anche per ottenere, attraverso la loro intercessione il dono della pace nel mondo. Continuo a pregare" per "il rispetto per la dignità della persona umana", "per i diritti di ogni uomo ad una libera ricerca della verità, per l'osservanza delle norme della morale, per il compimento della giustizia e del diritto di ciascuno a condizioni di vita degne dell'uomo".

"In mezzo a quell'indescrivibile accumulo di male" - non si può mancare di ricordare, ribadisce il Pontefice, che - "vi furono anche manifestazioni eroiche di adesione al bene. Certamente ci furono tante persone che (...) dimostrarono amore non soltanto verso i compagni prigionieri, ma anche verso i carnefici. Tanti lo fecero per amore di Dio e dell'uomo, altri nel nome dei più alti valori spirituali. Grazie al loro atteggiamento si è resa palese una verità, che spesso appare nella Bibbia: anche se l'uomo è capace di compiere il male, a volte un male enorme, il male non avrà l'ultima parola. Nell'abisso stesso della sofferenza può vincere l'amore. La testimonianza di tale amore, emersa in Auschwitz, non può cadere nell'oblio. Deve incessantemente destare le coscienze, estinguere i conflitti, esortare alla pace".

Il senso profondo di questo anniversario, conclude il Pontefice, è che, oggi ricordiamo il dramma delle vittime "per rendere omaggio a quelle persone, per mettere in luce la verità storica e soprattutto perché tutti si rendano conto che quelle vicende tenebrose devono essere per gli uomini di oggi una chiamata alla responsabilità nel costruire la nostra storia. Mai più in nessun angolo della terra si ripeta ciò che hanno provato uomini e donne che da sessant'anni piangiamo!".
GPII-MESSAGGIO/ANNIVERSARIO AUSCHWITZ/LUSTIGER VIS 20050127 (890)

LONGEVITÀ SPECIALE DONO DIVINO


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). Oggi è stato pubblicato, in lingua inglese, francese, italiana, tedesca, spagnola, portoghese e polacca, il Messaggio di Giovanni Paolo II per la Quaresima 2005, datato 8 settembre 2004, sul tema: "È Lui la tua vita e la tua longevità" (Dt 30,20). "Sono parole che Mosè" - scrive il Santo Padre - "rivolge al popolo per invitarlo a stringere alleanza con Jahvè nel paese di Moab, 'perchè viva tu e la tua discendenza, amando il Signore tuo Dio, obbedendo alla sua voce e tenendoti unito a Lui'".

Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio:

"Giungere all'età matura, nella visione biblica, è segno di benedicente benevolenza dell'Altissimo. La longevità appare così uno speciale dono divino. Su questo tema vorrei invitare a riflettere durante la Quaresima per approfondire la consapevolezza del ruolo che gli anziani sono chiamati a svolgere nella società e nella Chiesa, e disporre così l'animo all'amorevole accoglienza che ad essi va sempre riservata. Nell'odierna società, anche grazie al contributo della scienza e della medicina, si assiste a un allungamento della vita umana e a un conseguente incremento del numero degli anziani. Ciò postula un'attenzione più specifica al mondo della cosiddetta 'terza' età, per aiutarne i componenti a vivere appieno le loro potenzialità, ponendola al servizio dell'intera comunità. La cura degli anziani, soprattutto quando attraversano momenti difficili, deve stare a cuore ai fedeli, specialmente nelle Comunità ecclesiali delle società occidentali, ove il problema è particolarmente presente".

"La vita dell'uomo è un dono prezioso da amare e difendere in ogni sua fase. Il comandamento 'Non uccidere!' domanda di rispettarla e promuoverla sempre, dal suo inizio sino al suo naturale tramonto. É un comando che vale pure in presenza di malattie, e quando l'indebolimento delle forze riduce l'essere umano nelle sue capacità di autonomia".

"L'anziano ha bisogno di essere compreso ed aiutato in questa prospettiva. Desidero qui esprimere il mio apprezzamento a quanti si adoperano per venire incontro a queste esigenze ed esorto anche altri volenterosi a voler profittare della Quaresima per recare anche il loro personale contributo".

"Occorre far crescere nell'opinione pubblica la consapevolezza che gli anziani costituiscono in ogni caso una risorsa da valorizzare. Vanno, pertanto, potenziati i sostegni economici e le iniziative legislative che permettano loro di non essere esclusi dalla vita sociale. Per la verità, negli ultimi decenni la società si è fatta più attenta alle loro esigenze, e la medicina ha sviluppato cure palliative che, con un approccio integrale al malato, risultano particolarmente benefiche per i lungodegenti".

"La consapevolezza della vicinanza del traguardo finale induce l'anziano a concentrarsi su quanto è essenziale, dando importanza a quello che l'usura degli anni non distrugge".

"Proprio per questa sua condizione l'anziano può svolgere un suo ruolo nella società. Se è vero che l'uomo vive del retaggio di chi 1o ha preceduto e il suo futuro dipende in maniera determinante da come gli sono trasmessi i valori della cultura del popolo a cui appartiene, la saggezza e l' esperienza degli anziani possono illuminare il suo cammino sulla strada del progresso verso una forma di civiltà sempre più completa".

"Quanto è importante riscoprire questo reciproco arricchimento tra diverse generazioni! La Quaresima, con il suo forte invito alla conversione e alla solidarietà, ci conduce quest'anno a focalizzare queste importanti tematiche che interessano tutti. Cosa succederebbe se il Popolo di Dio si arrendesse a una certa mentalità corrente che considera quasi inutili questi nostri fratelli e sorelle, quando sono ridotti nelle loro capacità dai disagi dell'età o dalla malattia? Come, invece, sarà diversa la comunità, a partire dalla famiglia, se cercherà di mantenersi sempre aperta e accogliente nei loro confronti!".
MESS/QUARESIMA 2005/... VIS 20050127 (600)

VITA DONO PREZIOSO DA AMARE E DIFENDERE IN OGNI SUA FASE


CITTA' DEL VATICANO, 27 GEN. 2005 (VIS). L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum" ed il Vescovo André-Mutien Léonard, di Namur (Belgio), esperto di problemi legati all'eutanasia, hanno presentato questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, il Messaggio del Santo Padre Giovanni Paolo II per la Quaresima 2005, sul tema: "È Lui la tua vita e la tua longevità". (Dt 30,20).

L'Arcivescovo Cordes ha affermato che: "L'attualità del Messaggio si annuncia con le seguenti espressioni: 'Nell'odierna società, anche grazie al contributo della scienza e della medicina, si assiste a un allungamento della vita umana e a un conseguente incremento del numero degli anziani". Il numero delle persone anziane "si è moltiplicato rapidamente" - ha sottolineato l'Arcivescovo Cordes - "mentre nel contempo è diminuita la popolazione giovane" per cui "una piccola percentuale di popolazione giovane dovrà sopportare il peso della più ampia fetta di persone anziane".

"È evidente che, con questi nuovi squilibri, le spese sociali di previdenza a favore degli anziani costituiscono un pericolo per la fascia lavoratrice più giovane. Ciò a sua volta potrà ingenerare delle tensioni tra i due gruppi oppure - come già si è scritto una 'guerra delle generazioni'. (...) È fin troppo evidente il timore che si risveglia nei giovani quando si vedranno dipendere, in quanto minoranza, dagli anziani, pur dovendo nel contempo garantire loro sicurezza, salute e assistenza".

Il Presidente di "Cor Unum" ha affermato inoltre che: "I giovani si rendono sempre più conto che gli anziani sono un peso che ha diversi risvolti. Costano troppo; occupano spazio vitale ed abitativo; limitano il tempo libero e quello dedicato alla distensione; ricordano il proprio futuro; intaccano il nostro sentimento, quando soffrono e quando ci indicano così la nostra futura sofferenza. Perchè allora non eliminarli dal nostro sguardo? O non esiliarli dietro a muri? O offrire loro una morte dolce, per sbarazzarcene definitivamente?".

"Ci sono associazioni per promuovere il 'diritto' - come dicono - di 'morire degnamente'. Nel mondo della scienza si offrono dei metodi concreti a questo scopo. Il cinema tenta di provocare emotivamente aggressioni contro la legislazione vigente. Ed i politici puntano verso una cultura nuova - la cultura della morte".

L'Arcivescovo Cordes ha affermato infine che: "Non si deve permettere ai politici di sacrificare la dignità dell'uomo a interessi populisti o economici. La dignità dell'uomo è intoccabile, perché è un dono di Dio. Ma non si tratta solo di esercitare la nostra influenza sullo stato e la società. Anche nella nostra vita privata - nella famiglia e nel vicinato - questa parola del Papa ci deve guidare. (...) Ci si deve prendere cura degli anziani (...) cura come nostro compito".

Ricordando che nel Messaggio per la Quaresima il Papa scrive: "La vita dell'uomo è un dono prezioso da amare e difendere in ogni sua fase", il Vescovo Léonard, introducendo il tema dell'eutanasia, ha affermato: "Per 'eutanasia' s'intende un'azione positiva o un'omissione che di per sé o nell'intenzione dà la morte allo scopo di porre fine alle sofferenze di un malato inguaribile".

"L'eutanasia propriamente detta" - ha sottolineato il Vescovo Léonard - "non è da confondere con l'uso perfettamente lecito di prodotti analgesici proporzionati, destinati a sopprimere o ad alleviare il dolore, anche se ne risulterà un abbreviamento della vita".

Il Vescovo di Namur, ricordando la Raccomandazione 1418, approvata nel giugno 1999 dal Consiglio Europeo, ha ribadito che all'articolo 9, essa "esclude categoricamente il ricorso all'eutanasia nel caso di malati incurabili o morenti, precisando che il desiderio di morire espresso da un malato incurabile o morente non può in sé servire da giustificazione legale per l'esecuzione di atti destinati a provocare la morte". Infine il Vescovo Léonard ha sottolineato che: "Questa strumentalizzazione della professione medica è tanto più inaccettabile perchè, per alleviare le sofferenze, il medico dispone oggi di un efficace strumento quale la medicina palliativa".

Il Santo Padre promuove nel suo Messaggio per la Quaresima, ha concluso il Vescovo Léonard, "un atteggiamento umanistico del tutto diverso. Speriamo che questo atteggiamento positivo, conforme non solo alla fede cattolica, ma anche a un umanesimo di natura filosofica, prevarrà sulla gravissima tentazione dell'eutanasia".
OP/MESSAGGIO QUARESIMA/CORDES:LÉONARD VIS 20050127 (690)

mercoledì 26 gennaio 2005

LA PREGHIERA CI AIUTA A SCOPRIRE IL VOLTO AMOROSO DI DIO


CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2005 (VIS). Tema della catechesi del Santo Padre per l'Udienza Generale odierna, tenutasi nell'Aula Paolo VI, è stato il Salmo 114: "Rendimento di Grazie".

Giovanni Paolo II ha detto che il Salmista "esprime amore riconoscente verso il Signore, dopo l'esaudimento di una intensa supplica: 'Amo il Signore perché ascolta il grido della mia preghiera. Verso di me ha teso l'orecchio nel giorno in cui lo invocavo'. Subito dopo questa dichiarazione di amore si ha una viva descrizione dell'incubo mortale che ha attanagliato la vita dell'orante".

"Ma da quell'abisso tragico" - ha proseguito il Pontefice - "un grido è stato lanciato verso l'unico che può stendere la mano e strappare l'orante angosciato da quel groviglio inestricabile: 'Ti prego, Signore, salvami!'".

"L'invocazione di aiuto rivolta al Signore, che abbiamo letto nel Salmo" - ha detto ancora il Papa - "ci mostra il grande valore della preghiera. È una preghiera breve ma intensa dell'uomo che, trovandosi in situazione disperata, si aggrappa all'unica tavola di salvezza, ed esprime il rendimento di grazie per la liberazione ottenuta".

Il Santo Padre ha sottolineato successivamente che: "La fiducia autentica sente sempre Dio come amore, anche se in qualche momento è difficile intuire il percorso del suo agire. Rimane comunque certo che 'il Signore protegge gli umili'. Dunque, nella miseria e nell'abbandono si può sempre contare su di lui".

"La preghiera ci aiuta a scoprire il volto amoroso di Dio" - ha terminato il Santo Padre - "Dio non abbandona mai i suoi fedeli, anzi assicura loro che, nonostante prove e sofferenze, alla fine trionferà il bene".
AG/SALMO 114/... VIS 20050126 (280)

GESÙ CRISTO FONDAMENTO E SCOPO NOSTRO IMPEGNO ECUMENICO


CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2005 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, festa della Conversione di San Paolo, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani, ha presieduto, a nome del Santo Padre, la Celebrazione dei Vespri a conclusione della "Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani 2005".

Nell'omelia, incentrata sul tema: "Gesù Cristo: il nostro fondamento comune", il Cardinale Kasper, citando la Lettera di San Paolo ai Corinzi: "Nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo", ha affermato che l'Apostolo Paolo "ci ricorda l'unico fondamento sul quale la Chiesa è costruita" e con tale principio "ci spiega la ragione del nostro impegno ecumenico".

"Oggi, all'inizio di questo nuovo anno" - ha affermato il Presidente del Pontificio Consiglio - "non vogliamo volgere uno sguardo al passato, ma desideriamo guardare al futuro, al futuro dell'ecumenismo. Dai suoi albori, all'inizio del XX secolo, il movimento ecumenico ha conosciuto grandi cambiamenti nel mondo e nelle nostre Chiese. La situazione ecumenica stessa è molto diversa. A volte, lo slancio iniziale sembra correre il rischio di scivolare in uno stato letargico e di perdere la sua credibilità. Emergono, da un lato, segni di reticenza e di resistenza e, dall'altro, segni di rassegnazione e di frustrazione. Allora, non possiamo continuare a ripetere: 'business as usual', tutto come al solito. Cosa dovremmo fare, piuttosto? Cosa possiamo fare?".

Dobbiamo riflettere, ha ribadito il Cardinale Kasper, su Gesù Cristo, il nostro fondamento. "La fede in Gesù Cristo, vero Dio e vero uomo, è il fondamento del battesimo, che fa di noi dei cristiani, incorporandoci nella Chiesa. (...) Così, Gesù Cristo non è soltanto il fondamento, ma è lo scopo del nostro impegno ecumenico; in Lui tutti noi saremo una sola cosa. (...) Proprio oggi, quando nella società post-moderna tutto diventa relativo e arbitrario, ed ognuno si crea la propria religione 'à la carte', abbiamo bisogno di un solido fondamento e di un punto di riferimento comune affidabile per la nostra vita personale e per il nostro lavoro ecumenico".

"Tutto ciò, cosa significa concretamente?" - si è chiesto il Porporato ed ha aggiunto: "Menzionerò qui soltanto tre conseguenze. In primo luogo, è a proposito della Bibbia che ci siamo divisi ed è solo attraverso la lettura, lo studio e la meditazione della Bibbia che possiamo ritrovare l'unità. (...) In secondo luogo, attraverso il battesimo siamo incorporati a Gesù Cristo. Nel nostro impegno ecumenico non iniziamo da zero. Attraverso il battesimo siamo già in una comunione fondamentale che ci unisce a Gesù Cristo, e che ci unisce gli uni agli altri. (...) In terzo luogo, Gesù Cristo è presente nella Chiesa per mezzo della sua parola e dei suoi sacramenti. Egli è il capo della Chiesa e la Chiesa è il suo Corpo".

Il Cardinale Kasper ha concluso l'omelia affermando: "Possiamo e dobbiamo distinguere Cristo dalla Chiesa, ma non possiamo separare l'uno dall'altra. Sant'Agostino ci ha insegnato la formula 'Christus totus', la pienezza di Cristo come Capo e Corpo. E questo è il punto di divergenza più profondo tra le Chiese e le Comunità ecclesiali dell'Occidente, che ci impedisce di essere pienamente segno e strumento di Cristo".
CON-UC/SETTIMANA PREGHIERA UNITÀ/KASPER VIS 20050126 (550)
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