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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 25 settembre 2013

LA CHIESA È UNA PER TUTTI, NON PUÒ ESSERE PRIVATIZZATA PER IL PROPRIO GRUPPO, LA PROPRIA NAZIONE, I PROPRI AMICI

Città del Vaticano, 25 settembre 2013 (VIS). L'unità della Chiesa cattolica, sparsa nel mondo, è stato il tema scelto da Papa Francesco per la catechesi dell'Udienza Generale del Mercoledì alla quale hanno partecipato più di 40.000 persone. "Nel 'Credo' - ha detto il Papa - noi diciamo 'Credo la Chiesa, una', professiamo cioè che la Chiesa è unica e questa Chiesa è in se stessa unità. Ma se guardiamo alla Chiesa Cattolica nel mondo scopriamo che essa comprende quasi 3.000 diocesi sparse in tutti i Continenti".

"Unità nella fede, nella speranza, nella carità, unità nei Sacramenti, nel Ministero: sono come pilastri che sorreggono e tengono insieme l’unico grande edificio della Chiesa. Dovunque andiamo, anche nella più piccola parrocchia, nell’angolo più sperduto di questa terra, c’è l’unica Chiesa; noi siamo a casa, siamo in famiglia, siamo tra fratelli e sorelle. E questo è un grande dono di Dio! La Chiesa è una sola per tutti. Non c’è una Chiesa per gli Europei, una per gli Africani, una per gli Americani, una per gli Asiatici, una per chi vive in Oceania, no, è la stessa ovunque. È come in una famiglia: si può essere lontani, sparsi per il mondo, ma i legami profondi che uniscono tutti i membri della famiglia rimangono saldi qualunque sia la distanza".

"Penso, per esempio, - ha proseguito il Pontefice - all’esperienza della Giornata Mondiale della Gioventù a Rio de Janeiro: in quella sterminata folla di giovani sulla spiaggia di Copacabana, si sentivano parlare tante lingue, si vedevano tratti del volto molto diversi tra loro, si incontravano culture diverse, eppure c’era una profonda unità, si formava un’unica Chiesa, si era uniti e lo si sentiva. Chiediamoci tutti: io come cattolico, sento questa unità? Io come cattolico, vivo questa unità della Chiesa? Oppure non mi interessa, perché sono (...) di quelli che 'privatizzano' la Chiesa per il proprio gruppo, la propria Nazione, i propri amici? È triste trovare una Chiesa 'privatizzata' per questo egoismo e questa mancanza di fede. È triste! (...) Quando penso o sento dire che tanti cristiani sono perseguitati e danno anche la vita per la propria fede, questo tocca il mio cuore o non mi arriva? Sono aperto a quel fratello o a quella sorella della famiglia che sta dando la vita per Gesù Cristo?Preghiamo gli uni per gli altri? Vi faccio una domanda (...): quanti di voi pregano per i cristiani che sono perseguitati? Quanti? Ognuno risponda nel cuore. Io prego per quel fratello, per quella sorella che è in difficoltà, per confessare e difendere la sua fede? È importante guardare fuori dal proprio recinto, sentirsi Chiesa, unica famiglia di Dio!"

"Facciamo un altro passo e domandiamoci: ci sono delle ferite a questa unità? (...) A volte sorgono incomprensioni, conflitti, tensioni, divisioni, che la feriscono, e allora la Chiesa non ha il volto che vorremmo, non manifesta la carità, quello che vuole Dio. Siamo noi a creare lacerazioni! E se guardiamo alle divisioni che ancora ci sono tra i cristiani, cattolici, ortodossi, protestanti… sentiamo la fatica di rendere pienamente visibile questa unità. (...) Occorre cercare, costruire la comunione, educare alla comunione, a superare incomprensioni e divisioni, incominciando dalla famiglia, dalle realtà ecclesiali, nel dialogo ecumenico pure. Il nostro mondo ha bisogno di unità, è un'epoca in cui tutti abbiamo bisogno di unità, abbiamo bisogno di riconciliazione, di comunione e la Chiesa è Casa di comunione".

Nel citare la Lettera di San Paolo ai cristiani di Efeso, il Papa ha ribadito che per conservare l'unità occorrono umiltà, dolcezza, magnanimità, amore. "Queste, queste sono le strade, le vere strade della Chiesa. Sentiamole una volta di più. Umiltà conto la vanità, contro la superbia, umiltà, dolcezza, magnanimità, amore per conservare l'unità. (...) E questa è una vera ricchezza: ciò che ci unisce, non ciò che ci divide. Questa è la ricchezza della Chiesa!"

"Infine l'ultimo passo più in profondità. E, questa è una domanda bella: chi è il motore di questa unità della Chiesa? È lo Spirito Santo che tutti noi abbiamo ricevuto nel Battesimo e anche nel Sacramento della Cresima. È lo Spirito Santo. La nostra unità non è primariamente frutto del nostro consenso, o della democrazia dentro la Chiesa, o del nostro sforzo di andare d'accordo, ma viene da Lui che fa l'unità nella diversità, perché lo Spirito Santo è armonia, sempre fa l'armonia nella Chiesa. È un'unità armonica in tanta diversità di culture, di lingue e di pensiero. È lo Spirito Santo il motore. Per questo è importante la preghiera (...) La preghiera allo Spirito Santo, perché venga e faccia l'unità nella Chiesa. "Chiediamo al Signore - ha concluso Papa Francesco - di essere sempre più uniti, di non essere mai strumenti di divisione; fa' che ci impegniamo, come dice una bella preghiera francescana, a portare l'amore dove c'è odio, a portare il perdono dove c'è offesa, a portare l'unione dove c'è discordia".



UDIENZE

Città del Vaticano, 25 settembre 2013 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre ha ricevuto una Delegazione della Sophia University di Tokyo (Giappone).

Nel pomeriggio il Santo Padre riceve in udienza il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia).



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 25 settembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Padre João Inácio Müller, O.F.M., Vescovo di Lorena (superficie: 5.055; popolazione: 293.000; cattolici: 223.000; sacerdoti: 69; religiosi: 160; diaconi permanenti: 14), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1960 a Santa Clara do Sul (Brasile), ha emesso la professione religiosa nell'Ordine dei Frati Minori nel 1985 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Dal 1988 al 1990 è stato Promotore Vocazionale e Membro dell’Èquipe dei Formatori nel Seminario Serafico “São Francisco de Assis”, a Taquari, arcidiocesi di Porto Alegre; dal 1990 al 1992 Promotore Vocazionale, Membro del Segretariato Vocazionale e del Consiglio di Formazione, Membro della Fraternità nel Seminario Minore a Arroio do Meio, diocesi di Santa Clara do Sul; dal 1992 al 1994 Segretario di Pastorale, Promotore Vocazionale, Guida dei Candidati al Postulandato a Lomba do Pinheiro, arcidiocesi di Porto Alegre; dal 1997 al 1998 Guardiano del Convento “São Boaventura”; dal 1997 al 2004 Vicario Parrocchiale della Parrocchia “São João Batista” a Daltro Filho nella diocesi di Caxias do Sul; dal 1997 al 2004 Maestro dei Novizi; dal 1999 al 2007 Segretario della Formazione e Studi della Provincia e Definitore Provinciale; dal 2005 al 2007 Vicario della Fraternità, Maestro degli Studenti di Filosofia, Agente di Pastorale nella Rete di Comunità della Parrocchia “Santa Clara” a Lomba do Pinheiro. Finora Ministro Provinciale dei Frati Minori della Provincia “São Francisco de Assis” dello Stato di Rio Grande do Sul, succede al Vescovo Benedito Beni dos Santos, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Marco Eugênio Galrão Leite de Almeida, Vescovo Ausiliare di São Salvador da Bahia (superficie: 3.859; popolazione: 3.862.000; cattolici: 2.730.000; sacerdoti: 289; religiosi: 856; diaconi permanenti: 73), Brasile. È stato finora Vescovo di Estância (Brasile).


martedì 24 settembre 2013

LA MOBILITÀ UMANA HA IL SUO APICE IN GESÙ SALVATORE, STRANIERO NEL MONDO DEGLI UOMINI

Città del Vaticano, 24 settembre 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Antonio Maria Vegliò, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, l'Arcivescovo Joseph Kalathiparambil, Segretario ed il Padre Gabriele F. Bentoglio, Sotto-Segretario del medesimo Pontificio Consiglio, sono intervenuti alla Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si terrà il 19 gennaio 2014, sul tema: "Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore".

Il Cardinale Vegliò ha affermato che il primo messaggio del Santo Padre Francesco per la celebrazione annuale di questa Giornata è dedicato al concetto di "un mondo migliore", concetto che deve essere letto nel contesto del fenomeno della globalizzazione con i suoi elementi positivi e negativi. Su questo sfondo della globalizzazione, emerge pure il fenomeno della mobilità umana che Papa Francesco, citando Papa Benedetto XVI, definisce "un segno dei tempi". "Mi sembra opportuno in questo momento - ha detto il Cardinale Vegliò - ricordare che il fenomeno della mobilità umana colpisce proprio per la moltitudine delle persone che coinvolge. Secondo le statistiche delle Nazioni Unite, pubblicate all’inizio di settembre, 232 milioni di persone vivono fuori della loro nazione di origine. Inoltre, 740 milioni sono i migranti interni, coloro cioè che si spostano nel territorio del proprio Paese (...). In totale, si stima che circa un miliardo di esseri umani viva l’esperienza migratoria. In riferimento all’umanità intera, tali statistiche indicano che circa un settimo della popolazione globale è toccato dalla migrazione e, di conseguenza, una persona su sette è migrante".

"Nonostante le difficoltà e le situazioni drammatiche, la migrazione è un invito ad immaginare un futuro differente, dove si intravede la creazione di un 'mondo migliore'. (...) È un invito che mira allo sviluppo dell’umanità intera, includendo ogni persona con il proprio potenziale spirituale e culturale (...). Se accettiamo che la cultura sia l’insieme di aspetti spirituali, esistenziali e intellettuali che contraddistinguono una società, che comprende anche i modi di vita, i diritti fondamentali, i sistemi di valori, le tradizioni e le credenze, allora si può affermare che l’intera esistenza umana è permeata da atteggiamenti d’incontro e d’accoglienza, fino in fondo".

L'Arcivescovo Kalathiparambil in merito al processo di reinsediamento dei migranti, ha sottolineato: "Nessuna persona può rimanere a lungo in situazione di emergenza, come nel caso di un campo profughi" ed ha precisato che "negli ultimi anni sono emersi sempre più numerosi i casi di rifugiati che vanno a stabilirsi nelle zone urbane" per cui "le persone sono più difficili da individuare nelle aree urbane e quindi da assistere. (...) Per raggiungere i cosiddetti 'rifugiati urbani' si stanno sviluppando metodi innovativi, che includono comunicazioni via SMS sulla distribuzione degli aiuti, la possibilità di connettersi alla rete internet, la produzione di filmati sui diritti dei rifugiati, la disponibilità di linee telefoniche specifiche per rispondere a eventuali quesiti e l’opportunità di ottenere carte di credito che consentano loro di avere un aiuto finanziario. Attualmente, questo sta avvenendo in Medio Oriente, dove i rifugiati siriani vivono in campi profughi e, per la maggior parte, nelle zone urbane".

"Si tratta (...) di garantire un limite alla sofferenza umana, da un lato, e di tutelare e promuovere una vita dignitosa, dall’altro, offrendo allo stesso tempo strutture adeguate, stabilità e speranza per il futuro. Bisogna dire che vi è stato un incremento anche negli standard minimi internazionali, ad esempio per quanto riguarda le derrate alimentari, l’alloggio, l’istruzione, l’assistenza sanitaria, la detenzione e il rimpatrio. Del resto, questi standard internazionali sono di natura qualitativa e, dunque, sono universali e applicabili a qualsiasi ambito".

"L’accoglienza dei rifugiati (...) solleva pure altre problematiche e importanti difficoltà. Alcuni Paesi - ha proseguito l'Arcivescovo Kalathiparambil si stanno sottoponendo a grandi sacrifici per affrontare questo fenomeno. Per esempio, più di due milioni di rifugiati vivono oggi nei Paesi che confinano con la Siria, mentre in Europa, soprattutto in Svezia e Germania, hanno trovato asilo cinquantamila rifugiati siriani. Per decenni milioni di rifugiati (per lo più afghani) si sono stabiliti in Pakistan e in Iran, come pure numerosi rifugiati si stanno registrando in altri Paesi, quali ad esempio l’Etiopia, il Sud Sudan e il Kenya. Secondo quanto previsto inizialmente, la responsabilità di questi rifugiati avrebbe dovuto essere condivisa. Invece, negli accordi non è stato curato questo aspetto, così come non è dato sapere cosa accade ai rifugiati durante e dopo l’esame delle loro richieste di asilo. Di conseguenza, per molti anni i Paesi che accolgono i profughi possono contare soltanto su se stessi".

Il Padre Gabriele F. Bentoglio ha concluso la conferenza stampa illustrando la storia della Giornata annuale, istituita sotto il pontificato di Benedetto XV e celebrata per la prima volta il 21 febbraio 1915. Inizialmente destinata alle diocesi italiane, successivamente la Giornata si rivolse ai migranti italiani in America. La Costituzione Apostolica 'Exsul Familia' promulgata nel 1952 da Papa Pio XII, stabilì che la celebrazione della Giornata fosse allargata a emigranti di altre nazionalità o lingue. "All'inizio del XX secolo (...) la Giornata dell'emigrante entrò nel calendario delle celebrazioni della Chiesa cattolica (...). La Congregazione Concistoriale si incaricò della sua attuazione in Italia, con direttive e suggerimenti. (...) Le lettere che accompagnarono la Giornata, (...) contenevano la raccomandazione di attivare adeguate strutture a sostegno dell'attività pastorale migratoria; vi è pure il richiamo alla solidarietà. (...) Negli anni Settanta (...) la visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II si rispecchiò anche nella pastorale migratoria (...) Il migrante emerse come persona e come cittadino soggetto di diritti e doveri. Da destinatario delle opere della carità cristiana, il migrante passò ad essere soggetto di evangelizzazione, protagonista del provvidenziale piano di Dio dell’incontro arricchente tra i popoli e della diffusione del Vangelo. Infine, si consolidò la tradizione che il Santo Padre apponga la propria firma al Messaggio annuale per una Giornata estesa a tutta la Chiesa cattolica, in data unica, comprendente i migranti e i rifugiati. Si capisce bene, dunque, che si tratta di un’occasione privilegiata per offrire un approccio biblico-teologico alla pastorale della mobilità umana, che ha il suo apice in Gesù Salvatore, straniero nel mondo degli uomini, che continua la sua opera di salvezza attraverso gli stranieri di oggi, migranti e rifugiati".


“MIGRANTI E RIFUGIATI: VERSO UN MONDO MIGLIORE”

Città del Vaticano, 24 settembre 2013 (VIS). Il primo Messaggio di Papa Francesco per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in programma il 19 gennaio 2014, è intitolato "Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore", tema che esprime la speranza in un futuro migliore in un momento storico nel quale i flussi migratori costituiscono il movimento più grande di individui e di popoli di tutti i tempi. Di seguito pubblichiamo il testo integrale del Messaggio, datato 5 agosto 2013.

"Le nostre società stanno sperimentando, come mai è avvenuto prima nella storia, processi di mutua interdipendenza e interazione a livello globale, che, se comprendono anche elementi problematici o negativi, hanno l’obiettivo di migliorare le condizioni di vita della famiglia umana, non solo negli aspetti economici, ma anche in quelli politici e culturali. Ogni persona, del resto, appartiene all’umanità e condivide la speranza di un futuro migliore con l’intera famiglia dei popoli. Da questa constatazione nasce il tema che ho scelto per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato di quest’anno: “Migranti e rifugiati: verso un mondo migliore.

Tra i risultati dei mutamenti moderni, il crescente fenomeno della mobilità umana emerge come un “segno dei tempi”; così l’ha definito il Papa Benedetto XVI. Se da una parte, infatti, le migrazioni denunciano spesso carenze e lacune degli Stati e della Comunità internazionale, dall’altra rivelano anche l’aspirazione dell’umanità a vivere l’unità nel rispetto delle differenze, l’accoglienza e l’ospitalità che permettano l’equa condivisione dei beni della terra, la tutela e la promozione della dignità e della centralità di ogni essere umano.

Dal punto di vista cristiano, anche nei fenomeni migratori, come in altre realtà umane, si verifica la tensione tra la bellezza della creazione, segnata dalla Grazia e dalla Redenzione, e il mistero del peccato. Alla solidarietà e all’accoglienza, ai gesti fraterni e di comprensione, si contrappongono il rifiuto, la discriminazione, i traffici dello sfruttamento, del dolore e della morte. A destare preoccupazione sono soprattutto le situazioni in cui la migrazione non è solo forzata, ma addirittura realizzata attraverso varie modalità di tratta delle persone e di riduzione in schiavitù. Il 'lavoro schiavo' oggi è moneta corrente! Tuttavia, nonostante i problemi, i rischi e le difficoltà da affrontare, ciò che anima tanti migranti e rifugiati è il binomio fiducia e speranza; essi portano nel cuore il desiderio di un futuro migliore non solo per se stessi, ma anche per le proprie famiglie e per le persone care.

Che cosa comporta la creazione di un 'mondo migliore'? Questa espressione non allude ingenuamente a concezioni astratte o a realtà irraggiungibili, ma orienta piuttosto alla ricerca di uno sviluppo autentico e integrale, a operare perché vi siano condizioni di vita dignitose per tutti, perché trovino giuste risposte le esigenze delle persone e delle famiglie, perché sia rispettata, custodita e coltivata la creazione che Dio ci ha donato. Il Venerabile Paolo VI descriveva con queste parole le aspirazioni degli uomini di oggi: 'essere affrancati dalla miseria, garantire in maniera più sicura la propria sussistenza, la salute, un’occupazione stabile; una partecipazione più piena alle responsabilità, al di fuori da ogni oppressione, al riparo da situazioni che offendono la dignità umana; godere di una maggiore istruzione; in una parola, fare conoscere e avere di più, per essere di più'.

Il nostro cuore desidera un 'di più' che non è semplicemente un conoscere di più o un avere di più, ma è soprattutto un essere di più. Non si può ridurre lo sviluppo alla mera crescita economica, conseguita, spesso, senza guardare alle persone più deboli e indifese. Il mondo può migliorare soltanto se l’attenzione primaria è rivolta alla persona, se la promozione della persona è integrale, in tutte le sue dimensioni, inclusa quella spirituale; se non viene trascurato nessuno, compresi i poveri, i malati, i carcerati, i bisognosi, i forestieri; se si è capaci di passare da una cultura dello scarto ad una cultura dell’incontro e dell’accoglienza.

Migranti e rifugiati non sono pedine sullo scacchiere dell’umanità. Si tratta di bambini, donne e uomini che abbandonano o sono costretti ad abbandonare le loro case per varie ragioni, che condividono lo stesso desiderio legittimo di conoscere, di avere, ma soprattutto di essere di più. È impressionante il numero di persone che migra da un continente all’altro, così come di coloro che si spostano all’interno dei propri Paesi e delle proprie aree geografiche. I flussi migratori contemporanei costituiscono il più vasto movimento di persone, se non di popoli, di tutti i tempi. In cammino con migranti e rifugiati, la Chiesa si impegna a comprendere le cause che sono alle origini delle migrazioni, ma anche a lavorare per superare gli effetti negativi e a valorizzare le ricadute positive sulle comunità di origine, di transito e di destinazione dei movimenti migratori.

Purtroppo, mentre incoraggiamo lo sviluppo verso un mondo migliore, non possiamo tacere lo scandalo della povertà nelle sue varie dimensioni. Violenza, sfruttamento, discriminazione, emarginazione, approcci restrittivi alle libertà fondamentali, sia di individui che di collettività, sono alcuni dei principali elementi della povertà da superare. Molte volte proprio questi aspetti caratterizzano gli spostamenti migratori, legando migrazioni e povertà. In fuga da situazioni di miseria o di persecuzione verso migliori prospettive o per avere salva la vita, milioni di persone intraprendono il viaggio migratorio e, mentre sperano di trovare compimento alle attese, incontrano spesso diffidenza, chiusura ed esclusione e sono colpiti da altre sventure, spesso anche più gravi e che feriscono la loro dignità umana.

La realtà delle migrazioni, con le dimensioni che assume nella nostra epoca della globalizzazione, chiede di essere affrontata e gestita in modo nuovo, equo ed efficace, che esige anzitutto una cooperazione internazionale e uno spirito di profonda solidarietà e compassione. È importante la collaborazione ai vari livelli, con l’adozione corale degli strumenti normativi che tutelino e promuovano la persona umana. Papa Benedetto XVI ne ha tracciato le coordinate affermando che 'tale politica va sviluppata a partire da una stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i Paesi in cui arrivano; va accompagnata da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi emigrati'. Lavorare insieme per un mondo migliore richiede il reciproco aiuto tra Paesi, con disponibilità e fiducia, senza sollevare barriere insormontabili. Una buona sinergia può essere di incoraggiamento ai governanti per affrontare gli squilibri socio-economici e una globalizzazione senza regole, che sono tra le cause di migrazioni in cui le persone sono più vittime che protagonisti. Nessun Paese può affrontare da solo le difficoltà connesse a questo fenomeno, che è così ampio da interessare ormai tutti i Continenti nel duplice movimento di immigrazione e di emigrazione.

È importante poi sottolineare come questa collaborazione inizi già con lo sforzo che ogni Paese dovrebbe fare per creare migliori condizioni economiche e sociali in patria, di modo che l’emigrazione non sia l’unica opzione per chi cerca pace, giustizia, sicurezza e pieno rispetto della dignità umana. Creare opportunità di lavoro nelle economie locali, eviterà inoltre la separazione delle famiglie e garantirà condizioni di stabilità e di serenità ai singoli e alle collettività.

Infine, guardando alla realtà dei migranti e rifugiati, vi è un terzo elemento che vorrei evidenziare nel cammino di costruzione di un mondo migliore, ed è quello del superamento di pregiudizi e precomprensioni nel considerare le migrazioni. Non di rado, infatti, l’arrivo di migranti, profughi, richiedenti asilo e rifugiati suscita nelle popolazioni locali sospetti e ostilità. Nasce la paura che si producano sconvolgimenti nella sicurezza sociale, che si corra il rischio di perdere identità e cultura, che si alimenti la concorrenza sul mercato del lavoro o, addirittura, che si introducano nuovi fattori di criminalità. I mezzi di comunicazione sociale, in questo campo, hanno un ruolo di grande responsabilità: tocca a loro, infatti, smascherare stereotipi e offrire corrette informazioni, dove capiterà di denunciare l’errore di alcuni, ma anche di descrivere l’onestà, la rettitudine e la grandezza d’animo dei più. In questo, è necessario un cambio di atteggiamento verso i migranti e rifugiati da parte di tutti; il passaggio da un atteggiamento di difesa e di paura, di disinteresse o di emarginazione – che, alla fine, corrisponde proprio alla 'cultura dello scarto' – ad un atteggiamento che abbia alla base la 'cultura dell’incontro', l’unica capace di costruire un mondo più giusto e fraterno, un mondo migliore. Anche i mezzi di comunicazione sono chiamati ad entrare in questa 'conversione di atteggiamenti' e a favorire questo cambio di comportamento verso i migranti e i rifugiati.

Penso a come anche la Santa Famiglia di Nazaret abbia vissuto l’esperienza del rifiuto all’inizio del suo cammino: Maria 'diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio'. Anzi, Gesù, Maria e Giuseppe hanno sperimentato che cosa significhi lasciare la propria terra ed essere migranti: minacciati dalla sete di potere di Erode, furono costretti a fuggire e a rifugiarsi in Egitto. Ma il cuore materno di Maria e il cuore premuroso di Giuseppe, Custode della Santa Famiglia, hanno conservato sempre la fiducia che Dio mai abbandona. Per la loro intercessione, sia sempre salda nel cuore del migrante e del rifugiato questa stessa certezza.
La Chiesa, rispondendo al mandato di Cristo 'Andate e fate discepoli tutti i popoli', è chiamata ad essere il Popolo di Dio che abbraccia tutti i popoli, e porta a tutti i popoli l’annuncio del Vangelo, poiché nel volto di ogni persona è impresso il volto di Cristo! Qui si trova la radice più profonda della dignità dell’essere umano, da rispettare e tutelare sempre. Non sono tanto i criteri di efficienza, di produttività, di ceto sociale, di appartenenza etnica o religiosa quelli che fondano la dignità della persona, ma l’essere creati a immagine e somiglianza di Dio e, ancora di più, l’essere figli di Dio; ogni essere umano è figlio di Dio! In lui è impressa l’immagine di Cristo! Si tratta, allora, di vedere noi per primi e di aiutare gli altri a vedere nel migrante e nel rifugiato non solo un problema da affrontare, ma un fratello e una sorella da accogliere, rispettare e amare, un’occasione che la Provvidenza ci offre per contribuire alla costruzione di una società più giusta, una democrazia più compiuta, un Paese più solidale, un mondo più fraterno e una comunità cristiana più aperta, secondo il Vangelo. Le migrazioni possono far nascere possibilità di nuova evangelizzazione, aprire spazi alla crescita di una nuova umanità, preannunciata nel mistero pasquale: una umanità per cui ogni terra straniera è patria e ogni patria è terra straniera.

Cari migranti e rifugiati! Non perdete la speranza che anche a voi sia riservato un futuro più sicuro, che sui vostri sentieri possiate incontrare una mano tesa, che vi sia dato di sperimentare la solidarietà fraterna e il calore dell’amicizia! A tutti voi e a coloro che dedicano la loro vita e le loro energie al vostro fianco assicuro la mia preghiera e imparto di cuore la Benedizione Apostolica".

IL CARDINALE TAURAN NEL X ANNIVERSARIO DEL CONGRESSO DEI LEADER DELLE RELIGIONI MONIDALI E TRADIZIONALI IN KAZAKHSTAN

Città del Vaticano, 24 settembre 2013 (VIS). Il Cardinale Jean-Louis Tauran, Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, si è recato in Kazakhstan, il 20 settembre 2013, dietro invito del Presidente del Senato della Repubblica del Kazakhstan, e Capo del Segretariato del Congresso dei Leader delle Religioni Mondiali e Tradizionali, il Signor Kairat Mami, per partecipare al X anniversario del Congresso. È previsto anche un incontro con la Chiesa locale.

LA SANTA SEDE PARTECIPA ALLE "GIORNATE EUROPEE DEL PATRIMONIO"

Città del Vaticano, 24 settembre 2013 (VIS). La Santa Sede parteciperà anche quest'anno alla celebrazione delle "Giornate Europee del Patrimonio", un'iniziativa comune del Consiglio d'Europa e della Commissione Europea, che gode l'adesione di 50 stati del Continente. La giornata verrà celebrata domenica 29 settembre

La tematica generale è: "Le immagini della Fede del Patrimonio Europeo". All'elaborazione del programma hanno collaborato il Pontificio Consiglio della Cultura e i Musei Vaticani. In occasione della celebrazione delle "Giornate Europee del Patrimonio" l'accesso ai Musei Vaticani sarà gratuito per l'intera giornata.



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 24 settembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Bernard A. Hebda, Arcivescovo Coadiutore di Newark (1.328; popolazione: 3.089.000; cattolici: 1.427.000; sacerdoti: 774; religiosi: 1.076; diaconi permanenti: 184), (Stati Uniti d'America). È stato finora Vescovo di Gaylord (Stati Uniti d'America).

- Ha nominato il Vescovo Raúl Martín, Vescovo di Santa Rosa (superficie: 143.440; popolazione: 348.000; cattolici: 172.600; sacerdoti: 38; religiosi: 75), Argentina. È stato finora Ausiliare di Buenos Aires (Argentina).

- Ha nominato il Vescovo Pietro Maria Fragnelli, Vescovo di Trapani (superficie: 1.089; popolazione: 208.216; cattolici: 207.000; sacerdoti: 103; religiosi: 212; diaconi permanenti: 17), Italia. È stato finora Vescovo di Castellaneta (Italia).

- Nel Pontificio Consiglio per il Laici: il Santo Padre ha confermato Presidente il Cardinale Stanislaw Rylko e Segretario il Vescovo Josef Clemens, fino alla conclusione dei rispettivi quinquenni in corso; ha inoltre confermato, fino dal 31 dicembre 2013, i Membri e i Consultori dello stesso Pontificio Consiglio.

- Nel Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace: il Santo Padre ha confermato Presidente il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson; Segretario il Vescovo Mario Toso; i Membri e i Consultori, fino alla conclusione dei rispettivi quinquenni in corso.

lunedì 23 settembre 2013

IL PAPA IN SARDEGNA: NON LASCIATEVI RUBARE LA SPERANZA, LOTTATE PER IL LAVORO

Città del Vaticano, 22 settembre 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco si è recato in visita pastorale a Cagliari. È la seconda Visita pastorale in Italia, dopo quella a Lampedusa, l'8 luglio scorso. Entrambe le isole vivono grandi difficoltà: Lampedusa, meta di emigranti che fuggono da paesi in conflitto, la Sardegna colpita dalla mancanza di lavoro per la chiusura di molte fabbriche.

Il Papa si è trasferito dall'aeroporto di Cagliari a Largo Carlo Felice, dove con le Autorità religiose e civili, era ad attenderlo una grande folla che issava striscioni chiedendo lavoro. Prima di tenere il suo discorso, Papa Francesco ha ascoltato le parole di un giovane disoccupato, di una imprenditrice e di un sindacalista. Papa Francesco ha lasciato da parte il testo preparato e si è rivolto ai presenti improvvisando.

"Con questo incontro - ha detto il Papa - desidero soprattutto esprimervi la mia vicinanza, specialmente alle situazioni di sofferenza: a tanti giovani disoccupati, alle persone in cassa-integrazione o precarie, agli imprenditori e commercianti che fanno fatica ad andare avanti. È una realtà che conosco bene per l’esperienza avuta in Argentina. Io non l’ho conosciuta, ma la mia famiglia sì: mio papà, giovane, è andato in Argentina pieno di illusioni a 'farsi l’America'. E ha sofferto la terribile crisi degli anni trenta. Hanno perso tutto! Non c’era lavoro! E io ho sentito, nella mia infanzia, parlare di questo tempo, a casa… Io non l’ho visto, non ero ancora nato, ma ho sentito dentro casa questa sofferenza, parlare di questa sofferenza. Conosco bene questo! Ma devo dirvi: 'Coraggio!'. Ma anche sono cosciente che devo fare tutto da parte mia, perché questa parola 'coraggio' non sia una bella parola di passaggio! Non sia soltanto un sorriso di impiegato cordiale, un impiegato della Chiesa che viene e vi dice: 'Coraggio!'. No! Questo non lo voglio! Io vorrei che questo coraggio venga da dentro e mi spinga a fare di tutto come Pastore, come uomo. Dobbiamo affrontare con solidarietà, fra voi - anche fra noi -, tutti con solidarietà e intelligenza questa sfida storica".

"Questa è la seconda città che visito in Italia. È curioso: tutte e due - la prima e questa - sono isole. Nella prima ho visto la sofferenza di tanta gente che cerca, rischiando la vita, dignità, pane, salute: il mondo dei rifugiati. E ho visto la risposta di quella città, che - essendo isola - non ha voluto isolarsi e riceve quello, lo fa suo; ci dà un esempio di accoglienza: sofferenza e risposta positiva. Qui, in questa seconda città, isola che visito, anche qui trovo sofferenza. Una sofferenza che uno di voi ha detto che 'ti indebolisce e finisce per rubarti la speranza'. Una sofferenza - la mancanza di lavoro - che ti porta - scusatemi se sono un po’ forte, ma dico la verità - a sentirti senza dignità! Dove non c’è lavoro, manca la dignità! E questo non è un problema della Sardegna soltanto - ma c’è forte qui! - non è un problema soltanto dell’Italia o di alcuni Paesi di Europa, è la conseguenza di una scelta mondiale, di un sistema economico che porta a questa tragedia; un sistema economico che ha al centro un idolo, che si chiama denaro".

"Dio ha voluto che al centro del mondo non sia un idolo, sia l’uomo, l’uomo e la donna, che portino avanti, col proprio lavoro, il mondo. Ma adesso, in questo sistema senza etica, al centro c’è un idolo e il mondo è diventato idolatra di questo 'dio-denaro'. Comandano i soldi! Comanda il denaro! Comandano tutte queste cose che servono a lui, a questo idolo. E cosa succede? Per difendere questo idolo si ammucchiano tutti al centro e cadono gli estremi, cadono gli anziani perché in questo mondo non c’è posto per loro! Alcuni parlano di questa abitudine di 'eutanasia nascosta', di non curarli, di non averli in conto… (...) E cadono i giovani che non trovano il lavoro e la loro dignità. Ma pensa, in un mondo dove i giovani - due generazioni di giovani - non hanno lavoro. Non ha futuro questo mondo. Perché? Perché loro non hanno dignità! È difficile avere dignità senza lavorare".

"Questa è la vostra sofferenza qui. Questa è la preghiera che voi di là gridavate: 'Lavoro', 'Lavoro', 'Lavoro'. È una preghiera necessaria. Lavoro vuol dire dignità, lavoro vuol dire portare il pane a casa, lavoro vuol dire amare! Per difendere questo sistema economico idolatrico si instaura la 'cultura dello scarto': si scartano i nonni e si scartano i giovani. E noi dobbiamo dire 'no' a questa 'cultura dello scarto'. Noi dobbiamo dire: 'Vogliamo un sistema giusto! un sistema che ci faccia andare avanti tutti'. Dobbiamo dire: 'Noi non vogliamo questo sistema economico globalizzato, che ci fa tanto male!'. Al centro ci deve essere l’uomo e la donna, come Dio vuole, e non il denaro!".

"Io avevo scritto alcune cose per voi, ma, guardandovi, sono venute queste parole. (...) Ma ho preferito dirvi quello che mi viene dal cuore guardandovi in questo momento! Guardate è facile dire non perdere la speranza. Ma a tutti, a tutti voi, quelli che avete lavoro e quelli che non avete lavoro, dico: 'Non lasciatevi rubare la speranza! (...) Forse la speranza è come le braci sotto la cenere; aiutiamoci con la solidarietà, soffiando sulle ceneri, perché il fuoco venga un’altra volta. Ma la speranza ci porta avanti. Quello non è ottimismo, è un’altra cosa. Ma la speranza non è di uno, la speranza la facciamo tutti! La speranza dobbiamo sostenerla fra tutti, tutti voi e tutti noi che siamo lontani. (...) Per questo vi dico: 'Non lasciatevi rubare la speranza!'. Ma siamo furbi, perché il Signore ci dice che gli idoli sono più furbi di noi. Il Signore ci invita ad avere la furbizia del serpente, con la bontà della colomba. Abbiamo questa furbizia e diciamo le cose col proprio nome. In questo momento, nel nostro sistema economico, nel nostro sistema proposto globalizzato di vita, al centro c’è un idolo e questo non si può fare! Lottiamo tutti insieme perché al centro, almeno della nostra vita, sia l’uomo e la donna, la famiglia, tutti noi, perché la speranza possa andare avanti…”.

"Adesso vorrei finire - ha detto infine Papa Francesco - pregando con tutti voi, in silenzio, (...) Io dirò quello che mi viene dal cuore e voi, in silenzio, pregate con me. 'Signore Dio guardaci! Guarda questa città, questa isola. Guarda le nostre famiglie. Signore, a Te, non è mancato il lavoro, hai fatto il falegname, Eri felice. Signore, ci manca il lavoro. Gli idoli vogliono rubarci la dignità. I sistemi ingiusti vogliono rubarci la speranza. Signore, non ci lasciare soli. Aiutaci ad aiutarci fra noi; che dimentichiamo un po’ l’egoismo e sentiamo nel cuore il 'noi', noi popolo che vuole andare avanti. Signore Gesù, a Te non mancò il lavoro, dacci lavoro e insegnaci a lottare per il lavoro e benedici tutti noi'".


MANTENETE SEMPRE ACCESA LA LUCE DELLA SPERANZA

Città del Vaticano, 22 settembre 2013 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, dopo il saluto alle Autorità che lo attendevano nel Santuario di Nostra Signora di Bonaria, il Santo Padre ha salutato un gruppo di malati. Alle 10:45 si è diretto al piazzale antistante il Santuario per presiedere la celebrazione della Santa Messa con l'Arcivescovo di Cagliari S.E.Monsignor Arrigo Miglio. Nell'omelia il Papa si è soffermato nuovamente sulla mancanza di lavoro, sulla precarietà e sull'incertezza del futuro sperimentate dagli abitanti della Sardegna. necessaria - ha detto - la collaborazione leale di tutti, con l’impegno dei responsabili delle istituzioni - anche la Chiesa - per assicurare alle persone e alle famiglie i diritti fondamentali, e far crescere una società più fraterna e solidale. Assicurare il diritto al lavoro, il diritto a portare pane a casa, pane guadagnato col lavoro!".

Papa Francesco ha assicurato i presenti della sua vicinanza incoraggiandoli "a perseverare nella testimonianza dei valori umani e cristiani così profondamente radicati nella fede e nella storia di questo territorio e della sua popolazione. Mantenete sempre accesa la luce della speranza!". "Maria - ha proseguito il Pontefice - ci insegna ad avere piena fiducia in Dio, nella sua misericordia. (...) Oggi sono venuto in mezzo a voi, anzi siamo venuti tutti insieme per incontrare lo sguardo di Maria, perché lì è come riflesso lo sguardo del Padre, che la fece Madre di Dio, e lo sguardo del Figlio dalla croce, che la fece Madre nostra. E con quello sguardo oggi Maria ci guarda. Abbiamo bisogno del suo sguardo di tenerezza, del suo sguardo materno che ci conosce meglio di chiunque altro, del suo sguardo pieno di compassione e di cura".

Papa Francesco ha incoraggiato la popolazione della Sardegna affermando che nonostante le difficoltà, non deve dimenticare che: "Non siamo soli, siamo in tanti, siamo un popolo, e lo sguardo della Madonna ci aiuta a guardarci tra noi in modo fraterno". Maria "ci invita ad essere veri fratelli. E non permettiamo che qualcosa o qualcuno si frapponga tra noi e lo sguardo della Madonna. Madre, donaci il tuo sguardo! Nessuno ce lo nasconda!".

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre ha recitato l'Angelus con i fedeli e i pellegrini presenti che ha raccomandato a Maria, Nostra Signora di Bonaria. Nel ricordare i numerosi santuari mariani della Sardegna e il forte legame con Maria del popolo sardo "un legame che esprimete nella vostra devozione e nella vostra cultura", Papa Francesco ha avuto parole di esortazione ed ha detto: "Siate sempre veri figli di Maria e della Chiesa, e dimostratelo con la vostra vita, seguendo l'esempio dei santi!". A questo proposito il Papa ha ricordato che sabato 21 settembre, a Bergamo, è stato proclamato Beato il frate cappuccino Tommaso Acerbis da Olera.


PAPA FRANCESCO AI DETENUTI: TUTTI SIAMO UGUALI DAVANTI AL PADRE

Città del Vaticano, 23 settembre 2013 (VIS). "Grazie a tutti per essere qui, oggi. Nei vostri volti vedo fatica, ma vedo anche speranza. Sentitevi amati dal Signore, e anche da tante persone buone, che con le loro preghiere e con le loro opere aiutano ad alleviare le sofferenze del prossimo. Io mi sento a casa in mezzo a voi. (...) Qui sentiamo in modo forte e concreto che siamo tutti fratelli. Qui l’unico Padre è il Padre nostro celeste, e l’unico Maestro è Gesù Cristo. Allora la prima cosa che volevo condividere con voi è proprio questa gioia di avere Gesù come Maestro, come modello di vita. Guardiamo a Lui! Tutti noi abbiamo difficoltà, tutti. (...) Tutti noi che siamo qui - tutti - abbiamo miserie (...) fragilità. Nessuno qui è migliore dell'altro. Tutti siamo uguali davanti al Padre, tutti!".

Con queste parole Papa Francesco si è rivolto ai detenuti ed ai bisognosi assistiti dalla Caritas, riuniti, nel pomeriggio di ieri, nella Cattedrale di Cagliari.

"E guardando Gesù noi vediamo che Lui ha scelto la via dell’umiltà e del servizio. (...) Gesù non è stato indeciso, non è stato 'qualunquista': ha fatto una scelta e l’ha portata avanti fino in fondo. Ha scelto di farsi uomo, e come uomo di farsi servo, fino alla morte di croce. Questa è la via dell’amore: non c’è un’altra. Perciò vediamo che la carità non è un semplice assistenzialismo, e meno un assistenzialismo per tranquillizzare le coscienze. No, quello non è amore, quello è negozio (...). L’amore è gratuito. La carità, l’amore è una scelta di vita (...) Non c’è un’altra via per questo amore: essere umili e solidali. Questa parola, 'solidarietà', in questa cultura dello scarto - quello che non serve si butta fuori - per rimanere soltanto quelli che si sentono giusti, che si sentono puri, che si sentono puliti. Poveretti! Questa parola, 'solidarietà', rischia di essere cancellata dal dizionario, perché è una parola che dà fastidio (...). Perché? Perché ti obbliga a guardare all’altro e darti all’altro con amore".

"E noi no, noi diciamo: questa è la via, l’umiltà e la solidarietà. Perché? L’abbiamo inventata noi preti? No! È di Gesù: Lui l’ha detto! (...) L’umiltà di Cristo non è un moralismo, un sentimento. L’umiltà di Cristo è reale, è la scelta di essere piccolo, di stare con i piccoli, con gli esclusi, di stare fra noi, peccatori tutti. Attenzione, non è un’ideologia! È un modo di essere e di vivere che parte dall’amore, parte dal cuore di Dio".

"Ma non basta guardare, bisogna seguire! (...). Gesù non è venuto nel mondo a fare una sfilata, per farsi vedere. (...) Gesù è la via, e una via serve per camminare, per percorrerla. Allora io voglio anzitutto ringraziare il Signore per il vostro impegno nel seguirlo, anche nella fatica, nella sofferenza, tra le mura di un carcere. (...) Voglio ringraziarlo per tutti voi che vi dedicate generosamente, qui a Cagliari e in tutta la Sardegna, alle opere di misericordia. Desidero incoraggiarvi a continuare su questa strada, ad andare avanti insieme, cercando di conservare anzitutto la carità tra di voi. (...) Dobbiamo fare le opere di misericordia, ma con misericordia! (...) Le opere di carità con carità, con tenerezza, e sempre con umiltà!".

"A volte - ha affermato il Papa - si trova anche l’arroganza nel servizio ai poveri! Sono sicuro che voi l’avete vista. (...) Alcuni si fanno belli, si riempiono la bocca con i poveri; alcuni strumentalizzano i poveri per interessi personali o del proprio gruppo. Lo so, questo è umano, ma non va bene! Non è di Gesù, questo. E dico di più: questo è peccato! È peccato grave, perché è 'usare' i bisognosi, quelli che hanno bisogno, che sono la carne di Gesù, per la mia vanità. Uso Gesù per la mia vanità, e questo è peccato grave! Sarebbe meglio che queste persone rimanessero a casa!".
Per seguire Gesù sulla via della carità è necessario "andare con Lui alle periferie esistenziali. (...) Per il buon Pastore ciò che (...) è sperduto e disprezzato è oggetto di una cura maggiore, e la Chiesa non può che far sua questa predilezione e questa attenzione. Nella Chiesa, i primi sono quelli che hanno più necessità, umana, spirituale, materiale, più necessità".

"E seguendo Cristo sulla via della carità, noi seminiamo speranza. (...) Chi ha responsabilità politiche e civili ha il proprio compito, che come cittadini bisogna sostenere in modo attivo. Alcuni membri della comunità cristiana sono chiamati ad impegnarsi in questo campo della politica, che è una forma alta di carità, come diceva Paolo VI. Ma come Chiesa abbiamo tutti una responsabilità forte che è quella di seminare la speranza con opere di solidarietà, sempre cercando di collaborare nel modo migliore con le pubbliche istituzioni, nel rispetto delle rispettive competenze. La Caritas è espressione della comunità, e la forza della comunità cristiana è far crescere la società dall’interno, come il lievito. (...) Non lasciatevi rubare la speranza e andate avanti! (...) Al contrario: seminare speranza!".

Al termine dell'incontro Papa Francesco ha salutato le suore di clausura della città di Cagliari incoraggiandole ad andare avanti con la certezza che "il Signore vi ha chiamate per sostenere la Chiesa con la preghiera".



IN TEMPI DI CRISI L'UNIVERSITÀ ALIMENTA LA SPERANZA

Città del Vaticano, 23 settembre 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nell'Aula Magna della Pontificia Facoltà Teologica Regionale di Cagliari, diretta dalla Comunità religiosa dei Gesuiti, il Papa ha incontrato il mondo della cultura. Papa Francesco ha parlato della necessità di trovare cammini di speranza, che aprano orizzonti nuovi nella nostra società. Della solidarietà come modo di fare la storia, come ambito vitale nel quale i conflitti, le tensioni e le contrapposizioni raggiungano un'armonia che genera vita. E dell'Università, punto di incontro fra chi crede e chi non crede, impegnandosi affinché la fede dia il suo contributo, senza mai ridurre lo spazio della ragione.

Il Santo Padre ha ricordato il brano del Vangelo dei discepoli di Emmaus ed ha offerto alcune riflessioni scegliendo tre parole chiave: disillusione, rassegnazione, speranza, che contraddistinguono anche gli uomini della società attuale. "Quando parliamo di crisi - ha sottolineato il Papa - parliamo di pericoli, ma anche di opportunità. (...) Certo, ogni epoca della storia porta in sé elementi critici, ma, almeno negli ultimi quattro secoli, non si sono viste così scosse le certezze fondamentali che costituiscono la vita degli esseri umani come nella nostra epoca".

"Di fronte alla crisi ci può essere la rassegnazione, il pessimismo verso ogni possibilità di efficace intervento. (...) La crisi può diventare momento di purificazione e di ripensamento dei nostri modelli economico-sociali e di una certa concezione del progresso che ha alimentato illusioni, per recuperare l’umano in tutte le sue dimensioni. Il discernimento non è cieco, né improvvisato: si realizza sulla base di criteri etici e spirituali, implica l’interrogarsi su ciò che è buono, il riferimento ai valori propri di una visione dell’uomo e del mondo, una visione della persona in tutte le sue dimensioni, soprattutto in quella spirituale, trascendente; non si può considerare mai la persona come 'materiale umano'! Questa è forse la proposta nascosta del funzionalismo". Papa Francesco ha sottolineato l'importanza della funzione dell'Università, come luogo di "sapienza" che forma al discernimento per alimentare la speranza. L'Università "come luogo in cui si elabora la cultura della prossimità" e come "luogo di formazione alla solidarietà".

"Pensando a questa realtà dell’incontro nella crisi, ho trovato nei politici giovani - ha detto il Papa - un’altra maniera di pensare la politica. Non dico migliore o non migliore ma un’altra maniera. Parlano diversamente, stanno cercando… la musica loro è diversa dalla musica nostra. Non abbiamo paura! Sentiamoli, parliamo con loro. Loro hanno un’intuizione: apriamoci alla loro intuizione. È l’intuizione della vita giovane. Dico i politici giovani perché è quello che ho sentito, ma i giovani in genere cercano questa chiave diversa. Per aiutarci all’incontro, ci aiuterà sentire la musica di questi politici, 'scientifici', pensatori giovani".

AI GIOVANI DELLA SARDEGNA: NON VENDETE LA VOSTRA GIOVENTÙ AI MERCENTI DI MORTE!

Città del Vaticano, 23 settembre 2013 (VIS). L'ultimo incontro della Visita Pastorale del Papa a Cagliari è stato quello con i giovani che, alle 17:00, lo attendevano a Largo Carlo Felice, dove, nella mattinata, si era svolto l'incontro con il mondo del lavoro.

Papa Francesco ha commentato il brano evangelico della pesca miracolosa, di cui era stata data lettura, invitando i presenti a non lasciarsi mai vincere dal pessimismo e dalla sfiducia. "Quando un giovane sente la sfiducia della vita, quando un giovane perde la speranza, dove va a trovare un po' di tranquillità, un po' di pace? Senza fiducia, senza speranza, senza gioia? Voi sapete, questi mercanti di morte, quelli che vendono morte ti offrono una strada per quando voi siete tristi, senza speranza, senza fiducia, senza coraggio! Per favore, non vendere la tua gioventù a questi che vendono morte! Voi mi capite di che cosa sto parlando!".
"Fidarsi di Gesù, - ha proseguito il Pontefice - E quando dico questa cosa, io voglio essere sincero e dirvi: io non vengo qui a vendervi un’illusione. Io vengo qui a dire: c’è una Persona che può portarti avanti: fidati di Lui! È Gesù! (...) E Gesù non è un’illusione! (...) Le difficoltà non devono spaventarvi (...) Prendete il largo e calate le reti (...). Siate sempre più docili alla Parola del Signore: è Lui, è la sua Parola, è il seguirlo che rende fruttuoso il vostro impegno di testimonianza. quando gli sforzi per risvegliare la fede tra i vostri amici sembrano inutili, (...) Ricordatevi che con Gesù tutto cambia. La Parola del Signore ha riempito le reti, e la Parola del Signore rende efficace il lavoro missionario dei discepoli. Seguire Gesù è impegnativo, vuol dire non accontentarsi di piccole mete, del piccolo cabotaggio, ma puntare in alto con coraggio! (...) Quando tutto sembra fermo e stagnante, quando i problemi personali ci inquietano, i disagi sociali non trovano le dovute risposte, non è buono darsi per vinti. La strada è Gesù: farlo salire sulla nostra 'barca' e prendere il largo con Lui! (...). La fede in Gesù conduce a una speranza che va oltre, a una certezza fondata non soltanto sulle nostre qualità e abilità, ma sulla Parola di Dio, sull’invito che viene da Lui. Senza fare troppi calcoli umani e non preoccuparsi di verificare se la realtà che vi circonda coincide con le vostre sicurezze. Prendete il largo, uscite da voi stessi; uscire dal nostro piccolo mondo e aprirci a Dio, per aprirci sempre più anche ai fratelli".

"Io voglio raccontarvi un’esperienza personale. Ieri ho fatto il 60° anniversario del giorno in cui ho sentito la voce di Gesù nel mio cuore. (...) Il Signore mi ha fatto sentire fortemente che dovevo andare per quella strada. Avevo 17 anni. (...) Soltanto vi dico questo: non mi sono pentito! Non mi sono pentito! (...) perché sempre, anche nei momenti più bui, nei momenti del peccato, nei momenti della fragilità, nei momenti di fallimento, ho guardato Gesù e mi sono fidato di Lui, e Lui non mi ha lasciato da solo".

Prima della Benedizione il Santo Padre ha ricordato l'attentato suicida di oggi, all'uscita da una Chiesa a Peshawar (Pakistan) ed ha detto: "Ci sono scelte sbagliate, scelte sbagliate, perché ci sono scelte di distruzione. Oggi, in Pakistan, per una scelta sbagliata, di odio, di guerra, è stato fatto un attentato e sono morte 70 persone. Questa strada non va, non serve. Soltanto la strada della pace, che costruisce un mondo migliore! Ma se non lo fate voi, se non lo fate voi - ha detto Papa Francesco ai giovani - non lo farà un altro! Questo è il problema, e questa è la domanda che io vi lascio: 'Sono disposto, sono disposta a prendere una strada per costruire un mondo migliore?'. Soltanto questo. E preghiamo un Padre Nostro per tutte queste persone che sono morte in questo attentato del Pakistan. (...) Che la Madonna ci aiuti sempre a lavorare per un mondo migliore, a prendere la strada della costruzione, la strada della pace, e mai la strada della distruzione e la strada della guerra".

Al termine dell’incontro con i giovani, il Santo Padre Francesco si è trasferito in auto all’aeroporto di Cagliari-Elmas per rientrare in Vaticano, dove è giunto poco dopo le 20:00.

COMUNICARE IL VOLTO DI UNA CHIESA CHE SIA LA "CASA PER TUTTI"

Città del Vaticano, 21 settembre 2013 (VIS). Dal 19 al 21 settembre si è tenuta l'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali sul tema: "La rete e la Chiesa". Questa mattina nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Dicastero e i partecipanti all'Assemblea Plenaria, sono stati ricevuti in udienza dal Papa che nel suo discorso ha presentato tre riflessioni: l'importanza della comunicazione per la Chiesa; che ruolo deve avere la Chiesa con le sue realtà operative e comunicative; siamo capaci, nel contesto comunicativo, di portare Cristo, di portare all’incontro con Cristo.

Relativamente al primo punto Papa Francesco, nel ricordare che quest'anno ricorrono i 50 anni dell'approvazione del Decreto Conciliare Inter mirifica, ha sottolineato che: "Non si tratta solo di un ricordo; quel Documento esprime l’attenzione della Chiesa alla comunicazione e ai suoi strumenti, importanti anche in una dimensione evangelizzatrice. Negli ultimi decenni i mezzi di comunicazione si sono molto evoluti, ma questa sollecitudine rimane, assumendo nuove sensibilità e forme. Il panorama comunicativo è diventato a poco a poco per molti un 'ambiente di vita', una rete dove le persone comunicano, dilatano i confini delle proprie conoscenze e delle proprie relazioni".

"In ogni situazione, al di là delle tecnologie - ha detto il Papa riferendosi al ruolo della Chiesa e dei mezzi di comunicazione - , credo che l’obiettivo sia quello di sapersi inserire nel dialogo con gli uomini e le donne di oggi, per comprenderne le attese, i dubbi, le speranze. Sono uomini e donne a volte un po’ delusi da un cristianesimo che a loro sembra sterile, in difficoltà proprio nel comunicare in modo incisivo il senso profondo che dona la fede. In effetti, noi assistiamo, proprio oggi, nell’era della globalizzazione, ad una crescita del disorientamento (...). È importante, allora, saper dialogare, entrando, con discernimento, anche negli ambiti creati dalle nuove tecnologie, nelle reti sociali, per far emergere una presenza, una presenza che ascolta, dialoga, incoraggia. Non abbiate timore di essere questa presenza, portando la vostra identità cristiana nel farvi cittadini di questo ambiente. Una Chiesa che accompagna il cammino, sa mettersi in cammino con tutti!".

una sfida quella che tutti noi affrontiamo insieme, in questo contesto comunicativo, e la problematica non è principalmente tecnologica. Ci dobbiamo domandare - e qui vengo al terzo passaggio -: siamo capaci, anche in questo campo, di portare Cristo, di portare all’incontro con Cristo? Siamo capaci di comunicare il volto di una Chiesa che sia la 'casa' per tutti? (...) Anche nel contesto della comunicazione serve una Chiesa che riesca a portare calore, ad accendere il cuore. (...) Abbiamo un tesoro prezioso da trasmettere, un tesoro che porta luce e speranza. (...) Il grande continente digitale non è semplicemente tecnologia, ma è formato da uomini e donne reali che portano con sé ciò che hanno dentro, le proprie speranze, le proprie sofferenze, le proprie ansie, la ricerca del vero, del bello e del buono. C’è bisogno di saper indicare e portare Cristo, condividendo queste gioie e speranze, come Maria che ha portato Cristo al cuore dell’uomo; c’è bisogno di saper entrare nella nebbia dell’indifferenza senza perdersi; c’è bisogno di scendere anche nella notte più buia senza essere invasi dal buio e smarrirsi; di ascoltare le illusioni di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza cadere nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità".

"È importante l’attenzione e la presenza della Chiesa nel mondo della comunicazione, per dialogare con l’uomo d’oggi e portarlo all’incontro con Cristo, nella consapevolezza, però, che noi siamo mezzi e che il problema di fondo non è l’acquisizione di sofisticate tecnologie, anche se necessarie ad una presenza attuale e valida. Sia sempre ben chiaro in noi - ha concluso Papa Francesco - che il Dio in cui crediamo, un Dio appassionato per l’uomo, vuole manifestarsi attraverso i nostri mezzi, anche se sono poveri, perché è Lui che opera, è Lui che trasforma, è Lui che salva la vita dell’uomo. Preghiamo perché il Signore riscaldi il nostro cuore e ci sostenga nell’affascinante missione di portarlo al mondo".


CONCISTORO CANONIZZAZIONE GIOVANNI XXIII E GIOVANNI PAOLO II

Città del Vaticano, 21 settembre 2013 (VIS). L'Ufficio delle celebrazioni liturgiche rende noto che lunedì 30 settembre 2013, alle ore 10.00, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico Vaticano, avrà luogo, durante la celebrazione dell’Ora Terza, il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati Giovanni XXIII, Papa e Giovanni Paolo II, Papa.


UDIENZE

Città del Vaticano, 23 settembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Juan Carlos Gamarra, Ambasciatore del Perù, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

- Il Cardinale George Alencherry, Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Angamaly dei Siro Malabaresi (India).

- Il Cardinale Juan Luis Cipriani Thorne, Arcivescovo di Lima (Perù).

- Il Vescovo Francesco Guido Ravinale, Vescovo di Asti (Italia), e Seguito.

- Il Signor Camilo Rey.

- L'Arcivescovo Cyprian Kizito Lwanga, di Kampala (Uganda).

Sabato 21 settembre il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Oullet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 23 settembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Shelton J. Fabre, Vescovo di Houma-Thibodaux (superficie: 9.062; popolazione: 221.500; cattolici: 126.000; sacerdoti: 79; religiosi: 36; diaconi permanenti: 40), Stati Uniti d'America. Finora Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di New Orleans (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo Sam G. Jacobs, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato l'Arcivescovo Martin Krebs Nunzio Apostolico in Fiji, Samoa e Vanuatu, attualmente Nunzio Apostolico in Nuova Zelanda, Isole Cook, Kiribati, Palau, Stati Federati di Micronesia e Delegato Apostolico nell'Oceano Pacifico.

Sabato 21 settembre il Santo Padre:

- Ha accolto la rinunzia presentata, per raggiunti limiti d'età, dal Cardinale Manuel Monteiro de Castro, all'incarico di Penitenziere Maggiore.

- Ha nominato il Cardinale Mauro Piacenza, Penitenziere Maggiore, finora Prefetto della Congregazione per il Clero.

- Nella Congregazione per la Dottrina della Fede: ha confermato Prefetto l'Arcivescovo-Vescovo Gerhard Ludwig Müller, emerito di Regensburg (Germania); Segretario l'Arcivescovo Luis Francisco Ladaria Ferrer; ha nominato Segretario Aggiunto l'Arcivescovo Joseph Augustine Di Noia, finora Vice Presidente della Pontificia Commissione "Ecclesia Dei"; ha confermato i Membri ed i Consultori; ha nominato Consultore il Vescovo Giuseppe Sciacca, Segretario Aggiunto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.

- Nella Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: ha confermato Prefetto il Cardinale Fernando Filoni; Segretario l'Arcivescovo Savio Hon Tai-Fai; Segretario Aggiunto l'Arcivescovo-Vescovo Protase Rugambwa, emerito di Kigoma (Tanzania), ha inoltre confermato i Membri ed i Consultori.

- Nella Congregazione per il Clero: ha nominato Prefetto l'Arcivescovo Beniamino Stella, finora Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica; ha confermato Segretario l'Arcivescovo Celso Morga Iruzubieta; ha nominato Segretario per i Seminari il Vescovo Jorge Carlos Patrón Wong, finora Vescovo di Papantla (Messico), elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo.

- Nell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica: ha nominato il Monsignor Mauro Rivella, Delegato della Sezione Ordinaria.

- Ha nominato l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Nunzio Apostolico in Germania, finora Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.

- Ha nominato l'Arcivescovo Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, finora Segretario della Congregazione per i Vescovi.
- Ha nominato l'Arcivescovo Miroslaw Adamczyk, Nunzio Apostolico in Sierra Leone, attualmente Nunzio Apostolico in Liberia e in Gambia.

- Ha nominato il Monsignor Giampiero Gloder, Nunzio Apostolico e Presidente della Pontificia Accademia Ecclesiastica, finora Consigliere di Nunziatura e Capo Ufficio con incarichi speciali nella Segreteria di Stato, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo.

venerdì 20 settembre 2013

HONDURAS: CONTINUARE L’IMPEGNO PER FAVORIRE NEL PAESE LA RICONCILIAZIONE ED IL BENE COMUNE

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Presidente della Repubblica di Honduras, Signor Porfirio Lobo Sosa, è stato ricevuto in Udienza da Sua Santità Francesco. Successivamente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Durante i cordiali colloqui, è stato espresso compiacimento per le buone relazioni tra Honduras e Santa Sede e per il dono di una statua di Nuestra Señora de Suyapa, Patrona della Nazione, offerta al Pontefice dal Capo dello Stato, che è stata collocata nei Giardini vaticani. Ci si è poi soffermati sul prezioso contributo che la Chiesa dà al Paese, specialmente in campo educativo e sanitario, come pure nei settori della carità e del contrasto alla povertà ed alla criminalità organizzata.

Nel prosieguo della conversazione si sono toccati alcuni temi etici quali la difesa della vita umana e della famiglia. È stata inoltre rilevata l’importanza di continuare l’impegno per favorire nel Paese la riconciliazione ed il bene comune.


LE CONSEGUENZE SOCIALI ED ETICHE DELLA CRISI ECONOMICA E L'IMPEGNO PER LA PACE TEMI CENTRALI DELLA VISITA DEL PRESIDENTE D'UNGHERIA AL PAPA

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Signor, János Áder, Presidente d’Ungheria, che successivamente ha incontrato il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei colloqui, svoltisi in un clima di cordialità, dopo aver evocato la lunga tradizione cristiana dell’Ungheria, è stata espressa soddisfazione per le buone relazioni bilaterali e per la proficua collaborazione tra la Chiesa cattolica e lo Stato, sancita anche dagli Accordi vigenti.

Ci si è poi soffermati sulla situazione internazionale, particolarmente sulle persistenti conseguenze in Europa della crisi economica internazionale, come pure sulla necessità di affrontarne gli aspetti etici e sociali. In tale contesto è stato illustrato l’impegno del Governo ungherese in favore della vita e della famiglia.

Infine, sono state trattate questioni di comune interesse come la salvaguardia del creato, l’impegno per la pace e per la libertà religiosa, con particolare attenzione alla situazione in Siria e ai problemi dei Cristiani nel Medio Oriente, ribadendo l’auspicio che si persegua con decisione la via del dialogo e del negoziato per porre una rapida fine al conflitto.




PAPA FRANCESCO: NON ESISTE UNA VITA UMANA PIÙ SACRA DI UN'ALTRA

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Nel discorso rivolto ai membri della Federazione Internazionale delle Associazioni Mediche Cattoliche ed ai ginecologi cattolici, Papa Francesco ha posto l'accento sulla situazione paradossale che vive oggi la professione medica. "Da una parte - ha detto il Papa - constatiamo – e ringraziamo Dio – i progressi della medicina, grazie al lavoro di scienziati che, con passione e senza risparmio, si dedicano alla ricerca di nuove cure. Dall’altra, però, riscontriamo anche il pericolo che il medico smarrisca la propria identità di servitore della vita". Nel citare la Lettera Enciclica "Caritas in Veritate" il Papa ha spiegato che: "La situazione paradossale si vede nel fatto che, mentre si attribuiscono alla persona nuovi diritti, a volte anche presunti, non sempre si tutela la vita come valore primario e diritto primordiale di ogni uomo. Il fine ultimo dell’agire medico rimane sempre la difesa e la promozione della vita". "In questo contesto contraddittorio, - ha affermato il Papa - la Chiesa fa appello alle coscienze di tutti i professionisti e i volontari della sanità, in maniera particolare di voi ginecologi, chiamati a collaborare alla nascita di nuove vite umane. La vostra è una singolare vocazione e missione - ha ribadito il Santo Padre - che necessita di studio, di coscienza e di umanità".

"Una diffusa mentalità dell’utile, la 'cultura dello scarto' - ha ribadito il Pontefice - ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un 'sì' deciso e senza tentennamenti alla vita. 'Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa ha altri beni e alcuni di essi sono più preziosi; ma è quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri'".

Nel sottolineare che "l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, il Papa ha affermato: "Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo".

"Siate testimoni e diffusori di questa 'cultura della vita' - ha esortato il Pontefice - "Voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede, ma di ragione e di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra".



INTERVISTA A PAPA FRANCESCO PUBBLICATA DA CIVILTÀ CATTOLICA

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Papa Francesco ha concesso una lunga intervista pubblicata dalla rivista "La Civiltà Cattolica" e contemporaneamente da altre 16 riviste della Compagnia di Gesù in tutto il mondo. L'intervista è stata rilasciata dal Papa, nell'agosto scorso, nel suo studio privato a Santa Marta, nel corso di tre lunghi colloqui di oltre sei ore, con il direttore de "La Civiltà Cattolica", Padre Antonio Spadaro.

Nelle circa 30 pagine, Papa Francesco parla con grande franchezza di se stesso, anche delle sue preferenze artistiche e letterarie (Dostoïevski e Hölderlin, Borges e Cervantes, Caravaggio e Chagall, ma anche il Fellini de "La Strada", Rossellini, il "Pranzo di Babette", Mozart e il Wagner de "La Tetralogia), della sua esperienza nella Compagnia di Gesù e quale Arcivescovo di Buenos Aires e per definirsi afferma: "Non so quale potrebbe essere la risposta esatta... Sono un peccatore. Questa è la definizione più esatta. E non si tratta di un modo di parlare o di un genere letterario. Sono un peccatore".

"Il mio modo autoritario e rapido di prendere decisioni - afferma il Papa riferendosi al periodo in cui era Provinciale della Compagnia di Gesù - mi ha portato ad avere seri problemi e a essere accusato di essere ultraconservatore". Questa esperienza però ha fatto comprendere l'importanza della consultazione. "Penso che la consultazione sia molto importante - afferma Papa Francesco - I Concistori, i Sinodi sono, ad esempio, luoghi importanti per rendere vera e attiva questa consultazione", ma devono essere "meno rigidi nella forma".

Il Papa spiega che la sua formazione da gesuita e in particolare il discernimento lo hanno portato a vivere meglio il suo ministero. "Molti, ad esempio, pensano che i cambiamenti e le riforme possano avvenire in breve tempo. Io credo che ci sia sempre bisogno di tempo per porre le basi di un cambiamento vero, efficace. E questo è il tempo del discernimento. (...). La sapienza del discernimento compensa l'inevitabile ambiguità della vita e fa in modo che troviamo i mezzi più opportuni, che non sempre si identificano con ciò che appare grande o forte".

Per il Papa la necessità più importante della Chiesa attuale è: "la capacità di curare le ferite e di riscaldare il cuore dei fedeli, la vicinanza, la prossimità. (...) Io vedo la Chiesa come un ospedale da campo dopo una battaglia. È inutile chiedere a un ferito grave se ha il colesterolo e gli zuccheri alti! Si devono curare le sue ferite. Poi potremo parlare di tutto il resto. Curare le ferite, curare le ferite... Si deve cominciare dalle cose più elementari (...). La Chiesa a volte si è fatta rinchiudere in piccole cose, in piccoli precetti. La cosa più importante è invece il primo annuncio: 'Gesù Cristo ti ha salvato!'". Per cui "Il popolo di Dio vuole pastori e non funzionari o chierici di Stato. Invece di essere soltanto una Chiesa che accoglie e riceve, tenendo aperte le porte, cerchiamo di essere una Chiesa che cerca strade nuove, capace di uscire da se stessa andando verso colui che non la frequenta, andando verso chi si è allontanato, verso chi è indifferente".

Riferendosi a questioni complesse come l'omosessualità o i casi dei divorziati risposati, il Papa insiste sulla necessità di "sempre considerare la persona. Qui - afferma - entriamo nel mistero dell'uomo. Nella vita Dio accompagna le persone, e noi dobbiamo accompagnarle a partire dalla loro condizione. Bisogna accompagnare con misericordia".

Il Papa aggiunge che "gli insegnamenti della Chiesa, dogmatici o morali, non sono tutti equivalenti". Una pastorale missionaria non "è ossessionata dalla trasmissione disarticolata di una moltitudine di dottrine da imporre con insistenza. (...) Dobbiamo quindi trovare un nuovo equilibrio. (...) La proposta evangelica deve essere più semplice, profonda, irradiante. È da questa proposta che poi vengono le conseguenze morali".

Riferendosi al ruolo della donna nella Chiesa Papa Francesco ribadisce che: "Il genio femminile è necessario nei luoghi in cui si prendono le decisioni importanti. La sfida oggi è proprio questa, riflettere sul posto specifico della donna anche proprio lì dove si esercita l'autorità nei vari ambiti della Chiesa".

Un altro tema affrontato nell'intervista è il Concilio Vaticano II che "è stato una rilettura del Vangelo alla luce della cultura contemporanea". Il Concilio "ha prodotto - afferma il Papa - un movimento di rinnovamento che semplicemente viene dallo stesso Vangelo. I frutti sono enormi. Basta ricordare la liturgia. Il lavoro di riforma liturgica è stato un servizio al popolo come rilettura del Vangelo a partire da una situazione storica concreta. Sì, ci sono linee di ermeneutica di continuità e di discontinuità, tuttavia una cosa è chiara: la dinamica di lettura del Vangelo attualizzata nell'oggi, che è stata propria del Concilio, è assolutamente irreversibile".

Negli ultimi passaggi dell'intervista Papa Francesco parla della tentazione di "cercare Dio nel passato o nei futuribili" ed afferma. "Dio è certamente nel passato, perché è nelle impronte che ha lasciato. Ed è anche nel futuro come promessa. Ma il Dio 'concreto', diciamo così, è oggi. Per questo le lamentele mai mai ci aiutano a trovare Dio. Le lamentele di oggi su come va il mondo 'barbaro' finiscono a volte per far nascere dentro la la Chiesa desideri di ordine inteso come pura conservazione, difesa. No: Dio va incontrato nell'oggi".

Per leggere il testo integrale dell'intervista in italiano, pubblicato sulla rivista "La civiltà cattolica" consultare il sito: http://www.laciviltacattolica.it


CARTA DEI DIRITTI DELLA FAMIGLIA: PRINCIPI SEMPRE VALIDI E ATTUALI NEL 30° ANNIVERSARIO DI PUBBLICAZIONE

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la Conferenza Stampa di presentazione del Convegno Internazionale "I Diritti della Famiglia e le sfide del mondo contemporaneo", organizzato dal Pontificio Consiglio per la Famiglia, nel XXX anniversario della "Carta dei Diritti della Famiglia", in corso dal 19 al 21 settembre, presso la sede del Dicastero. Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Francesco Coccopalmerio, Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi; l'Arcivescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia; la Dottoressa Helen M. Alvaré, Professor of Law, presso la George Mason University di Washington e il Professor Francesco D'Agostino, Presidente dell'Unione Giuristi Cattolici Italiani (UGCI).

L'Arcivescovo Paglia ha sottolineato che i diritti della famiglia "sono strettamente connessi con i diritti dell'uomo: infatti, se la famiglia è comunione di persone, la sua autorealizzazione dipende in misura significativa dalla giusta applicazione dei diritti delle persone che la compongono. Alcuni di questi diritti riguardano immediatamente la famiglia, come il diritto dei genitori alla procreazione responsabile e all'educazione della prole; altri diritti invece riguardano il nucleo familiare solo in modo indiretto".

La Carta dei Diritti della Famiglia, a trenta anni dalla sua pubblicazione e nonostante sia un documento poco conosciuto è, ha affermato l'Arcivescovo Paglia, "un appello profetico in favore dell'istituzione familiare, la quale deve essere rispettata e difesa da tutte le usurpazioni. (...) Questo Pontificio Consiglio ha voluto indire questo incontro internazionale, assieme alla Associazione dei Giuristi Cattolici Italiani, (...) per riprendere le ispirazioni di quei principi. È vero che ci troviamo in un nuovo contesto culturale che mette in questione l’istituto familiare in maniera ancor più radicale che in passato. Ma quei principi che la Carta raccoglie e ordina rimangono saldi in tutta la loro validità".


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 20 settembre 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Donald J. Kettler, Vescovo di Saint Cloud (superficie: 31.730; popolazione: 559.865; cattolici: 142.042; sacerdoti: 216; religiosi: 637; diaconi permanenti: 52), Stati Uniti d'America. Finora Vescovo della diocesi di Fairbanks (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo John F. Kinney, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato l'Arcivescovo Roger Lawrence Schwietz, O.M.I., Arcivescovo di Anchorage (Stati Uniti d'America), Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della Diocesi di Fairbanks (Stati Uniti d'America).

- Ha nominato l'Arcivescovo Stephen Joseph Reichert, O.F.M. Cap., Arcivescovo di Madang (Papua Nuova Guinea), Amministratore Apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis della Diocesi di Wewak.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Wewak, (Papua Nuova Guinea), presentata dal Vescovo Anthony Joseph Burgess, per raggiunti limiti d'età.




giovedì 19 settembre 2013

PAPA FRANCESCO: "EVITATE LO SCANDALO DI ESSERE 'VESCOVI DI AEROPORTO'”!

Città del Vaticano, 19 settembre 2013 (VIS). Alle 12:00 di questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Vescovi di recente nomina partecipanti al Corso promosso dalla Congregazione per i Vescovi e dalla Congregazione per le Chiese Orientali.

Con le parole di San Pietro "Pascete il gregge di Dio che vi è affidato", Papa Francesco ha ricordato ai Vescovi che: "Siamo chiamati e costituiti Pastori, non Pastori da noi stessi, ma dal Signore e non per servire noi stessi, ma il gregge che ci è stato affidato, servirlo fino a dare la vita come Cristo, il Buon Pastore".

"Che cosa significa pascere, avere 'abituale e quotidiana cura del gregge'. Tre brevi pensieri. Pascere significa: accogliere con magnanimità, camminare con il gregge, rimanere con il gregge. Accogliere, camminare, rimanere. Riguardo al primo punto il Santo Padre ha esortato i Vescovi con queste parole: "Il vostro cuore sia così grande da saper accogliere tutti gli uomini e le donne che incontrerete lungo le vostre giornate e che andrete a cercare quando vi metterete in cammino nelle vostre parrocchie ed in ogni comunità".

Relativamente al secondo punto, camminare con il gregge, accogliere con magnanimità, camminare, il Santo Padre ha affermato: "Questo vuol dire mettersi in cammino con i propri fedeli e con tutti coloro che si rivolgeranno a voi, condividendone gioie e speranze, difficoltà e sofferenze, come fratelli e amici, ma ancora di più come padri, che sono capaci di ascoltare, comprendere, aiutare, orientare. (...) E nel camminare vorrei richiamare l’affetto verso i vostri sacerdoti. I vostri sacerdoti sono il primo prossimo; il sacerdote è il primo prossimo del Vescovo - amate il prossimo, ma il primo prossimo è quello -, indispensabili collaboratori di cui ricercare il consiglio e l'aiuto, di cui prendersi cura come padri, fratelli e amici". Riferendosi alla necessaria presenza dei Vescovi nella diocesi, il Papa ha raccomandato: "Siate pastori con l'odore delle pecore, presenti in mezzo al vostro popolo come Gesù Buon Pastore. (...) Scendete in mezzo ai vostri fedeli (...). E qui vorrei aggiungere: lo stile di servizio al gregge sia quello dell’umiltà, direi anche dell'austerità e dell’essenzialità. Per favore, noi Pastori non siamo uomini con la 'psicologia da principi' - per favore - uomini ambiziosi che sono sposi di questa Chiesa, nell’attesa di un'altra più bella o più ricca. Ma questo è uno scandalo! Se viene un penitente e ti dice: 'Io sono sposato, vivo con mia moglie, ma guardo continuamente a quella donna che è più bella della mia: è peccato, Padre?' Il Vangelo dice: è peccato di adulterio. C'è un 'adulterio spirituale'? Non so, pensate voi. Non essere nell'attesa di un'altra più bella, più importante, più ricca. State bene attenti di non cadere nello spirito del carrierismo! È un cancro, quello!"

Infine il Papa si è soffermato sul terzo elemento: "Rimanere con il gregge. Mi riferisco - ha detto - alla stabilità, che ha due aspetti precisi: 'rimanere' nella diocesi, e rimanere in 'questa' diocesi, come ho detto, senza cercare cambi o promozioni". Se è necessario assentarsi dalla diocesi, "sia per lo stretto tempo necessario e non abitualmente. "Siete sposi della vostra comunità, legati profondamente ad essa! Vi chiedo, per favore, di rimanere in mezzo al vostro popolo. (...) Evitate lo scandalo di essere 'Vescovi di aeroporto'! Siate Pastori accoglienti, in cammino con il vostro popolo, con affetto, con misericordia, con dolcezza del tratto e fermezza paterna, con umiltà e discrezione, capaci di guardare anche ai vostri limiti e di avere una dose di buon umorismo. Questa è una grazia che dobbiamo chiedere, noi Vescovi. Tutti noi dobbiamo chiedere questa grazia: Signore, dammi il senso dell'umorismo. Trovare la strada di ridere di se stessi, prima e un po' delle cose. E rimanete con il vostro gregge!".

Il Papa ha concluso il suo discorso chiedendo "il dono della pace. Pace per la Siria, pace per il Medio Oriente, pace per il mondo!" ed infine ha detto: "Per favore, ricordatevi di pregare per me, io lo faccio per voi".


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