Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

mercoledì 13 febbraio 2013

SUPERARE LA TENTAZIONE DI STRUMENTALIZZARE DIO

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì, al Tempo liturgico della Quaresima che inizia oggi, Mercoledì delle Ceneri. Sono - ha detto il Papa - "quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Santa Pasqua; è un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale". Quaranta furono anche i giorni "che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato dal diavolo".

"Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella nostra vita? (...) Che posto ha Dio nella mia vita? Qual'è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? È la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. (...) Dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere. 'Convertirsi' (...) significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore (...) Questo esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana (...) deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei".

"Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita".

Il Santo Padre ha ricordato "le grandi conversioni come quella di san Paolo sulla via di Damasco, o di sant’Agostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone" come è avvenuto per lo scienziato russo ortodosso Pavel Florenskij, il quale "Dopo un’educazione completamente agnostica, (...) si trova ad esclamare: 'No, non si può vivere senza Dio!', e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco". Il Papa ha ricordato anche la figura di "Etty Hillesum (1914-1943), una giovane olandese di origine ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa e scrive: 'Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo'. (...) Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la 'Shoah'".

"Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno di chi, dopo un’educazione cristiana magari superficiale, si è allontanato per anni dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. (...) In questo Tempo di Quaresima, nell’'Anno della fede', rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana. (...) Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante", ha concluso il Papa.

GIOVANI PROTAGONISTI CAMPAGNA FRATERNITÀ IN BRASILE

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha inviato un Messaggio ai fedeli del Brasile in occasione della Campagna di Fraternità che si tiene nel Paese tutti gli anni durante la Quaresima, e che quest'anno ha per tema: "Fraternità e gioventù".

"Si apre dinanzi a noi il cammino della Quaresima, pervaso di preghiera, penitenza e carità, che ci prepara a sperimentare e partecipare più profondamente alla passione, alla morte e risurrezione di Gesù Cristo. - scrive il Papa - In Brasile tale preparazione ha trovato un valido sostegno nella Campagna di Fraternità, giunta quest'anno alla quindicesima edizione, e si riveste delle tonalità spirituali della XXVII Giornata Mondiale di Rio de Janeiro".

"Con gioia mi unisco a questa iniziativa quaresimale della Chiesa in Brasile e invio a tutti ed ad ognuno di voi, il mio cordiale saluto nel Signore al quale raccomando gli sforzi di coloro che sono impegnati ad aiutare i giovani ad essere 'protagonisti di una società più giusta e più fraterna ispirata al Vangelo". I 'segni dei tempi' nella società e nella Chiesa, si manifestano anche attraverso i giovani. Omettere di prendere in considerazione questi segni o non discernerli significa perdere opportunità di rinnovamento. Se formano parte del presente, formeranno parte anche del futuro. Auspichiamo che i giovani siano protagonisti e siano integrati nella comunità che li accoglie, ciò dimostra la fiducia che la Chiesa pone in ognuno di essi. Sono necessarie a questo scopo guide - sacerdoti, consacrati o laici - che continuino ad essere giovani dentro, anche se non lo sono anagraficamente, che siano capaci di camminare senza forzare il passo, di solidarietà ed empatia, e di dare testimonianza di salvezza, che la fede e la sequela di Gesù Cristo alimentano ogni giorno".

LA CHIESA SOSTIENE CENTRALITÀ DEL LAVORATORE DELLA TERRA

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Papa ha indirizzato un Messaggio ai partecipanti alla 36ma sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), del quale quest'anno ricorre il trentaseiesimo anniversario.

Il Santo Padre ha elogiato la metodologia seguita dall'IFAD "che antepone lo sviluppo continuativo alla sola assistenza, affianca la dimensione del gruppo a quella esclusivamente individuale, fino a prevedere forme di donazioni e prestiti senza interessi, scegliendo spesso, quali primi beneficiari, i 'più poveri tra i poveri'. Tale azione mostra che una logica ispirata dal principio di gratuità e dalla cultura del dono può 'trovare posto entro la normale attività economica'” (Enc. Caritas in veritate, 36).

"L’approccio seguito dal Fondo, infatti, unisce l’eliminazione della povertà non solo alla lotta contro la fame e alla garanzia della sicurezza alimentare, ma alla creazione di opportunità di lavoro e di strutture istituzionali e decisionali. È risaputo che, quando questi fattori sono carenti, si restringe la partecipazione dei lavoratori rurali alle scelte che li riguardano e, di conseguenza, si accentua in loro la convinzione di essere limitati nelle proprie capacità e nella propria dignità".

"In questo ambito si possono apprezzare due specifici orientamenti attuati dall’Organizzazione. Il primo è la costante attenzione rivolta all’Africa, dove, sostenendo progetti di 'credito rurale', l’IFAD mira a dotare di mezzi finanziari, esigui ma essenziali, i piccoli agricoltori, e a renderli protagonisti anche nella fase decisionale e gestionale".

"Il secondo orientamento è il sostegno alle comunità indigene, che hanno una particolare cura a favore della conservazione delle biodiversità, riconosciute quali beni preziosi posti dal Creatore a disposizione dell’intera famiglia umana. La salvaguardia dell’identità di questi popoli va proseguita, riconoscendo ad essi il ruolo insostituibile nella conoscenza del sapere tradizionale".

"La Chiesa cattolica nel suo insegnamento e nelle sue opere ha sempre sostenuto la centralità del lavoratore della terra, auspicando concretezza nell’azione politica ed economica che lo riguarda. È una posizione di cui mi piace segnalare la sintonia con quanto messo in atto dal Fondo per qualificare gli agricoltori, come individui o piccoli gruppi, rendendoli così protagonisti dello sviluppo delle loro comunità e Paesi. L’attenzione alla persona, nella dimensione individuale e sociale, sarà maggiormente efficace se realizzata attraverso forme di associazione, cooperative e piccole imprese familiari che siano messe in grado di produrre un reddito sufficiente per un dignitoso tenore di vita".

Il Papa conclude il Messaggio ricordando il prossimo "Anno internazionale che le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare alla famiglia rurale, a motivo di una radicata e sana concezione dello sviluppo agricolo e della lotta alla povertà, imperniati su questa cellula fondamentale della società. L’IFAD, per esperienza, sa bene che il cuore dell’ordine sociale è la famiglia, la cui vita è regolata, ancor prima che dalle leggi di uno Stato, o da norme internazionali, da principi morali inseriti nel patrimonio naturale di valori che sono immediatamente riconoscibili anche nel mondo rurale. Tali principi ispirano la condotta dei singoli, il rapporto tra i coniugi e tra generazioni, il senso della condivisione. Disconoscere o trascurare questa realtà equivale a minare le fondamenta, non solo della famiglia, ma dell’intera comunità rurale, con conseguenze di cui non è difficile prevedere la gravità".

BRIEFING DI PADRE LOMBARDI SULLE ATTIVITÀ DEL PAPA

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha reso note le attività del Santo Padre fino al 28 febbraio prossimo.

Domani, come è stato annunciato nel "briefing" di ieri, martedì, Benedetto XVI incontrerà i parroci di Roma nell'Aula Paolo VI. Il 15  riceverà rispettivamente la Fondazione "Pro Petri Sede" e il Presidente di Romania. Il 16 riceverà il Presidente del Guatemala. Negli stessi giorni incontrerà i Vescovi di Liguria e Lombardia in Visita "ad Limina Apostolorum". Sarà annullata l'udienza al Presidente del Camerun programmata per il 28 febbraio e la Visita "ad Limina" dei Presuli della regione Marche, programmata fra il 25 e il 28 febbraio. Il 16, alle 18:00, il Papa incontrerà il Presidente del Consiglio dei Ministri Senatore Mario Monti e sabato 23, nella tarda mattinata, il Presidente della Repubblica Italiana, Senatore Giorgio Napolitano. "Entrambi - ha precisato Padre Lombardi - hanno espresso il desiderio di incontrare brevemente il Papa".

Dal 17 (dopo l'Angelus) alla mattina del 23, il Santo Padre, con la Curia romana, parteciperà agli Esercizi Spirituali, il cui predicatore quest'anno è il Cardinale Gianfranco Ravasi. Come di consueto il mercoledì di questa settimana non è prevista l'Udienza Generale né altra attività che preveda la presenza del Papa. Il 24 febbraio il Papa guiderà la recita dell'Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

Il 25 febbraio il Santo Padre riceverà alcuni cardinali in udienza privata; il 27 febbraio si terrà l'Udienza Generale in Piazza San Pietro. Il 28 febbraio, ultimo giorno del suo Pontificato, Benedetto XVI incontrerà, nella Sala Clementina, i membri del Collegio Cardinalizio e, alle 17:00, lascerà il Vaticano trasferendosi in elicottero nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Il periodo di Sede vacante inizia il 1° marzo. Tutte le visite e le attività che prevedono la presenza del Pontefice saranno annullate.

Infine il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha ricordato che quando comincia la sede vacante, hanno inizio le congregazioni dei cardinali in preparazione al conclave. Le congregazioni hanno una serie di adempimenti giuridici da fare e poi hanno funzione di scambio di pareri fra i cardinali su problemi da affrontare, sulla situazione della Chiesa in modo tale da maturare anche, per i singoli membri del collegio, criteri, informazioni utili, in vista dell'elezione. Per questo la normativa prevede che l'inizio del conclave deve essere stabilito tra i 15 e i 20 giorni dall'inizio della sede vacante. "Quindi, se tutto si svolge normalmente, si prevede - ha detto Padre Lombardi - che il conclave potrebbe cominciare tra il 15 e il 19 marzo. Ma adesso non si può dare una data precisa del conclave perché tocca ai cardinali stabilire esattamente il calendario".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Uditore Generale della Camera Apostolica, il Vescovo Giuseppe Sciacca, Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

martedì 12 febbraio 2013

IL PAPA PRESIEDERÁ IL RITO DELLE CENERI NELLA BASILICA VATICANA

Città del Vaticano, 12 febbraio 2013 (VIS).-Mercoledì 13 febbraio, alle 17,00 il Santo Padre celebrerà il rito della benedizione e imposizione delle ceneri nella basilica vaticana e non nella basilica romana di Santa Sabina, dove ha avuto luogo solitamente. Il motivo, come ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I, è che sarà l'ultima concelebrazione pubblica di Benedetto XVI prima di lasciare il pontificato e si prevede una partecipazione molto numerosa.

Per la stessa ragione, l'incontro annuale del Papa con i parroci di Roma, programmato quest'anno, il 14 febbraio avrà luogo nell'Aula Paolo VI e sarà incentrato, secondo quanto riferito da padre Lombardi, sul Concilio Vaticano II, come aveva chiesto il clero romano. Inoltre, in previsione della grande affluenza, l'ultima udienza generale di Benedetto XVI che avrebbe avuto luogo il 27 febbraio nell'Aula Paolo VI, probabilmente si svolgerà in Piazza San Pietro.

Il Papa sta bene, -ha detto Padre Lombardi-, è molto sereno, non ha rinunciato perché malato, ma solo per la fragilità dovuta all’invecchiamento, ricordando che il pontefice, in effetti,ha subito recentemente un intervento assolutamente di routine per la sostituzione della batteria del pacemaker, ma questo non ha alcun peso nella sua decisione. Inoltre ha spiegato che il viaggio a Cuba e in Messico, a causa della fatica, ha costituito per Benedetto XVI una tappa della maturazione verso la rinuncia al ministero, ma non una decisione definitiva in tal senso.

Il direttore della Sala Stampa ha confermato che il calendario del Papa sarà lo stesso fino al 28 febbraio, ultimo giorno del pontificato, con con gli incontri con i vescovi italiani in visita ad limina, con i presidenti di Romania e Guatemala, etc.. Non sarà pubblicata, invece, l'enciclica prevista sulla Fede perché il testo non era ancora pronto.

IL CARDINALE DZIWISZ: GRATITUDINE E FEDELTÀ A BENEDETTO XVI

Città del Vaticano,12 febbraio 2013 (VIS).-Il Cardinale Stanislaw Dziwisz dopo aver ricevuto l’informazione della rinuncia di Benedetto XVI ha fatto ieri a Cracovia la seguente dichiarazione :

Con grande rispetto ed emozione accolgo la decisione del Santo Padre Benedetto XVI di rinunciare del governo sulla Chiesa e di consegnarne la cura delle sue future vicende al Collegio Cardinalizio. Capisco le motivazioni che il Santo Padre ha presentato ai membri del Concistoro. Benedetto XVI ha guidato la Chiesa di Cristo dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II con grande ponderatezza e sapienza, che scaturivano dalle Sue inconsuete capacità intellettuali ed anche dalla profonda fede. Ringrazio al Santo Padre per tutti gli sforzi tendenti al rinnovamento della Chiesa nello spirito di fedeltà al Maestro di Nazaret. Come uno fra i vescovi della Polonia assicuro la nostra gratitudine per la sua amicizia con Giovanni Paolo II, per la sua beatificazione ed anche per l’eccezionale benevolenza verso la nazione polacca. Personalmente sarò sempre fedele e grato per tutto quello che ho ricevuto da lui. La Chiesa di Cracovia rimarrà sempre riconoscente al Pietro dei nostri tempi, Benedetto XVI. Gratitudine e fedeltà. Rimarremo uniti nella preghiera e dedizione, insieme con il Santo Padre. Affido Benedetto XVI allo Spirito Santo e alla Madonna di Lourdes, patrona del giorno odierno”.

CONCISTORO PER ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:

Antonio Primaldo e compagni (1480), martiri; Laura de Santa Catalina de Siena Montoya y Upegui (1874-1949), vergine, fondatrice della Congregazione delle suore missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala (1878-1963), cofondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri.

Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati Antonio Primaldo e compagni; Laura di Santa Caterina da Siena Montoya y Upegui; Maria Guadalupe García Zavala siano iscritti nell’Albo dei Santi di domenica 12 maggio 2013.

ANGELUS: DIO NON GUARDA TANTO ALLA QUALITÀ DEGLI ELETTI MA ALLA LORO FEDE


Città del Vaticano, 1o febbraio 2013 (VIS).- Benedetto XVI, come è solito la domenica, si è affacciato alla finestra del suo studio per pregare l'Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Il Santo Padre ha commentato il Vangelo secondo Luca che presenta il racconto della chiamata dei primi discepoli, “preceduta dall’insegnamento di Gesù alla folla e da una pesca miracolosa”. Mentre la folla si accalca sulla riva del lago di Genèsaret per ascoltare Gesù, Egli vede Simone sfiduciato per non aver pescato nulla tutta la notte. Dapprima gli chiede di poter salire sulla sua barca per predicare alla gente stando a poca distanza dalla riva; poi, finita la predicazione, gli comanda di uscire al largo con i suoi compagni e di gettare le reti. Simone obbedisce, ed essi pescano una quantità incredibile di pesci. In questo modo, l’evangelista fa vedere come i primi discepoli seguirono Gesù fidandosi di Lui, fondandosi sulla sua Parola, accompagnata anche da segni prodigiosi... E’ la pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede, come quella di Simone”.

L’immagine della pesca -ha spiegato il Papa- rimanda alla missione della Chiesa... L’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo. Tuttavia, il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma dà risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama. Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova”

Questa Parola di Dio ravvivi anche in noi e nelle nostre comunità cristiane il coraggio, la fiducia e lo slancio nell’annunciare e testimoniare il Vangelo. Gli insuccessi e le difficoltà non inducano allo scoraggiamento: a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa il resto”.

Dopo l'angelus il Papa ha detto: “Oggi, vari Popoli dell’Estremo Oriente festeggiano il capodanno lunare. Pace, armonia e ringraziamento al Cielo sono i valori universali che si celebrano in questa lieta circostanza e sono desiderati da tutti per costruire la propria famiglia, la società e la nazione. Auguro che si possano compiere per quei Popoli le aspirazioni di una vita felice e prospera. Invio un saluto speciale ai cattolici di quei Paesi, affinché in quest’Anno della fede si lascino guidare dalla saggezza di Cristo”

Domani, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, ricorrerà la Giornata Mondiale del Malato. La celebrazione solenne avrà luogo nel Santuario mariano di Altötting, in Baviera. Con la preghiera e con l’affetto sono vicino a tutti i malati, e mi unisco spiritualmente a quanti si raduneranno in quel Santuario, a me particolarmente caro”, ha concluso.

IL PAPA VISITA IL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).- Ieri pomeriggio, alle 18.15, il Santo Padre ha compiuto una visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, che ricorre domani. Al Suo arrivo è stato accolto dal Cardinale Agostino Vallini e dal Rettore, don Concetto Occhipinti . Benedetto XVI ha tenuto una lectio divina sul testo della Prima Lettera di San Pietro Apostolo (1 Pt. 1,3-5), per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del Seminario Romano Minore, dell’Almo Collegio Capranica, del Collegio diocesano "Redemptoris Mater" e del Seminario della Madonna del Divino Amore.

Pubblichiamo di seguito ampi estratti della stessa, pronunciata in assenza di testo ufficiale.

Pietro parla; quasi una prima enciclica, con la quale il primo apostolo, vicario di Cristo, parla alla Chiesa di tutti i tempi(...) .Non scrive da solo, individuo isolato, scrive con l’aiuto della Chiesa, delle persone che aiutano ad approfondire la fede, ad entrare nella profondità del suo pensiero (…). E questo è molto importante: Pietro non parla come individuo, parla ex persona Ecclesiae, parla come uomo della Chiesa, certamente come persona, con la sua responsabilità personale, ma anche come persona che parla in nome della Chiesa (...) nella comunione della Chiesa”.
Mi sembra anche importante che in questa conclusione della Lettera vengono nominati Silvano e Marco, due persone che appartengono anche alle amicizie di san Paolo. Così, tramite questa conclusione, i mondi di san Pietro e di san Paolo vanno insieme: non è una teologia esclusivamente petrina contro una teologia paolina, ma è una teologia della Chiesa, della fede della Chiesa, nella quale c’è diversità – certamente – di temperamento, di pensiero, di stile (…). E’ bene che ci siano queste diversità, anche oggi, di diversi carismi, di diversi temperamenti, ma tuttavia non sono contrastanti e si uniscono nella comune fede”.

San Pietro scrive da Roma. E’ importante: qui abbiamo già il Vescovo di Roma, abbiamo l’inizio della successione, abbiamo già l’inizio del primato concreto collocato a Roma, non solo consegnato dal Signore, ma collocato qui, in questa città, in questa capitale del mondo (…). Dopo la sua fuga dal carcere di Erode (…), Pietro ha affidato la Chiesa giudeo-cristiana, la Chiesa di Gerusalemme, a Giacomo e, affidandola a Giacomo, egli tuttavia rimane Primate della Chiesa universale, della Chiesa dei pagani, ma anche della Chiesa giudeo-cristiana. (…) A Roma si trovano ambedue le parti della Chiesa: quella giudeo cristiana e quella pagano-cristiana, unite, espressione della Chiesa universale (…). E Pietro non solo ha pensato a questo passaggio: Gerusalemme/Roma, Chiesa giudeo-cristiana/Chiesa universale (…). San Pietro sapeva che la sua fine sarebbe stata il martirio, sarebbe stata la croce (…). Andando a Roma certamente è andato anche al martirio (...). Quindi, il primato ha questo contenuto della universalità, ma anche un contenuto martirologico (...). E la croce può avere forme molto diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico”.
San Pietro definisce quelli ai quali scrive come "gli eletti che sono stranieri dispersi" (…). Abbiamo di nuovo questo paradosso di gloria e croce: eletti, ma dispersi e stranieri. Noi siamo gli eletti: Dio ci ha conosciuto da sempre, prima della nostra nascita; Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, mi ha voluto come sacerdote (…), mi ha eletto, mi ha voluto e adesso io rispondo (…). Gioire perché Dio ci ha scelti non è trionfalismo, ma gratitudine, e penso che dobbiamo re-imparare questa gioia (…). Ma "eletti" è – come dicevo – accompagnato da dispersi, stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri. Vediamo che oggi nel mondo i cristiani sono il gruppo più perseguitato perché non si adegua (...), perché agisce contro le tendenze dell’egoismo, del materialismo”.
Certamente i cristiani sono non solo stranieri; siamo anche nazioni cristiane, siamo fieri di aver contribuito alla formazione della cultura; c’è un sano patriottismo, una sana gioia di appartenere ad una nazione che ha una grande storia di cultura, di fede. Ma, tuttavia, come cristiani, siamo sempre anche stranieri - la sorte di Abramo, descritta nella Lettera agli Ebrei. Siamo, come cristiani, proprio oggi, anche sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità; meraviglia che uno oggi possa ancora credere e vivere così. Questo appartiene anche alla nostra vita: è la forma di essere con Cristo Crocifisso; questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti, ma vivendo – o cercando almeno di vivere – secondo la sua Parola, in una grande diversità rispetto a quanto dicono tutti. E proprio questo per i cristiani è caratteristico”.
Arriviamo finalmente ai tre versetti di oggi. Vorrei solo sottolineare tre parole: rigenerati, eredità e custoditi dalla fede. Rigenerato (...) non concerne solo la sfera della volontà, del pensare, ma la sfera dell’essere, non dipende solo dalla mia volontà: è un atto di Dio (...) Sono rinato (…), mi lascio trasformare, rinnovare (…). E rinascere, essere rigenerato, indica anche che entro in una nuova famiglia: Dio, mio Padre, la Chiesa, mia Madre, e gli altri cristiani, miei fratelli e sorelle”.

Seconda parola: eredità. E’ una parola molto importante nell’Antico Testamento, dove è detto ad Abramo che il suo seme sarà erede della terra, e questa è stata sempre la promessa per i suoi: Voi avrete la terra, sarete eredi della terra. Nel Nuovo Testamento, questa parola diventa parola per noi: noi siamo eredi, non di un determinato Paese, ma della terra di Dio, del futuro di Dio. Eredità è una cosa del futuro, e così questa parola dice soprattutto che da cristiani abbiamo il futuro: il futuro è nostro, il futuro è di Dio. E così, essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore". No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo”.

E, infine, “custoditi dalla fede”(...). La fede è come "il vigile" che custodisce l’integrità del mio essere (…). Dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci protegge, ci aiuta, ci guida, ci dà la sicurezza: Dio non mi lascia cadere dalle sue mani”.

IL PAPA ALL'ORDINE DI MALTA: AGITE CON FEDE E CARITÀ PER RAVVIVARE LA SPERANZA

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-I membri del Sovrano Ordine Militare di Malta, di cui il Gran Maestro è Fray Matthew Festing, sono giunti in pellegrinaggio a Roma per celebrare il IX centenario del privilegio “Pie postulatio voluntatis” del 15 febbraio 1113, con cui il Papa Pasquale II pose la neonata “fraternità ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista, sotto la tutela della Chiesa, rendendola sovrana, costituendola come un Ordine di diritto ecclesiastico, con il diritto di eleggere liberamente i propri superiori senza interferenza da parte delle altre autorità laiche o religiose. Questa mattina, Benedetto XVI, li ha accolti nella basilica di San Pietro, ringraziando l'Ordine del donativo offerto, che sarà destinato ad un'opera di carità, e il cardinal Paolo Sardi, Patrono della stessa, per la “premura con la quale si adopera per consolidare lo speciale vincolo che vi lega alla Chiesa cattolica e in modo peculiare alla Santa Sede”.
Questa importante ricorrenza -ha spiegato il Papa- “riveste uno speciale significato nel contesto dell’Anno della Fede, durante il quale la Chiesa è chiamata a rinnovare la gioia e l’impegno di credere in Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Al riguardo, anche voi siete chiamati ad accogliere questo tempo di grazia per approfondire la conoscenza del Signore e per far risplendere la verità e la bellezza della fede, con la testimonianza della vostra vita e del vostro servizio, nell’oggi del nostro tempo(...). Fin dagli inizi, si è distinto per la fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, come anche per la sua irrinunciabile fisionomia spirituale, caratterizzata dall’alto ideale religioso. Continuate a camminare su questa strada, testimoniando in modo concreto la forza trasformante della fede. Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire Gesù, e poi andarono nel mondo intero, attuando il mandato di portare il Vangelo ad ogni creatura; senza alcun timore annunciarono a tutti la forza della croce e la gioia della Risurrezione di Cristo, di cui furono diretti testimoni. Per fede i martiri donarono la loro vita, mostrando la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande, frutto dell’amore, con il perdono dei propri persecutori. E per fede, nel corso dei secoli, i membri del vostro Ordine si sono prodigati, prima nell’assistenza degli infermi in Gerusalemme e poi nel soccorso dei pellegrini in Terrasanta esposti a gravi pericoli, scrivendo luminose pagine di carità cristiana e di tutela della cristianità. Nel XIX secolo l’Ordine si aprì a nuovi e più ampi spazi di attività in campo assistenziale e a servizio degli ammalati e dei poveri, ma senza mai rinunciare agli ideali originari, specialmente quello dell’intensa vita spirituale dei singoli membri. In questa direzione deve proseguire il vostro impegno con un’attenzione del tutto particolare alla consacrazione religiosa – quella dei Professi - che costituisce il cuore dell’Ordine”.

In questo senso, “il vostro Ordine, -ha sottolineato il Pontefice- rispetto ad altre realtà impegnate in ambito internazionale nell’assistenza ai malati, nella solidarietà e nella promozione umana, si distingue per l’ispirazione cristiana che costantemente deve orientare l’impegno sociale dei suoi membri. Sappiate conservare e coltivare questo vostro carattere qualificante ed operate con rinnovato ardore apostolico, sempre in atteggiamento di profonda sintonia con il Magistero della Chiesa. La vostra preziosa e benefica opera, articolata in vari ambiti e svolta in diverse parti del mondo, concentrata in particolare nel servizio al malato con strutture ospedaliere e sanitarie, non è semplice filantropia, ma espressione efficace e testimonianza viva dell’amore evangelico(...). Nella Sacra Scrittura il richiamo all’amore del prossimo è legato al comandamento di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Di conseguenza, l’amore del prossimo corrisponde al mandato e all’esempio di Cristo, se si fonda su un vero amore verso Dio (…). Per dare amore ai fratelli è necessario attingerlo alla fornace della carità divina, mediante la preghiera, il costante ascolto della Parola di Dio e un’esistenza incentrata sull’Eucaristia”.

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso invitando i membri dell'Ordine di Malta “a continuare ad operare nella società e nel mondo lungo le strade maestre indicate dal Vangelo: la fede e la carità, per ravvivare la speranza. La fede, quale testimonianza di adesione a Cristo e di impegno nella missione evangelica, che vi stimola ad una presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e ad una sempre più consapevole appartenenza al Popolo di Dio; la carità, quale espressione di fraternità in Cristo, attraverso le opere di misericordia per gli ammalati, i poveri, i bisognosi di amore, di conforto e di assistenza, gli afflitti dalla solitudine, dallo smarrimento e dalle nuove povertà materiali e spirituali. Tali ideali sono bene espressi nel vostro motto: «Tuitio fidei et Obsequium pauperum». Queste parole ben sintetizzano il carisma del vostro Ordine che, come soggetto di diritto internazionale, non ambisce ad esercitare poteri ed influenze di carattere mondano, ma desidera svolgere in piena libertà la propria missione per il bene integrale dell’uomo, spirito e corpo, guardando sia ai singoli che alla comunità, soprattutto a coloro che più hanno bisogno di speranza e di amore”.

UDIENZE

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

-Dieci prelati della Conferenza Episcopale del Lazio, in visita “ad Limina Apostolorum”:

-Monsignor Fabio Bernardo D’Onorio, O.S.B., arcivescovo di Gaeta;

- Monsignor Delio Lucarelli, vescovo di Rieti;

- Monsignor Giuseppe Petrocchi, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno;

- Monsignor Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo;

- Monsignor Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni-Alatri;

- Monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana;

- Monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino;

- Monsignor Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia;

- Monsignor Gerardo Antonazzo, vescovo eletto di Sora-Aquino-Pontecorvo;

Rev.mo Dom Pietro Vittorelli, O.S.B., abate della abbazia territoriale di Montecassino.

È previsto che nel pomeriggio riceva il cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Ordinariato Militare degli Stati Uniti d’America Mons. Robert J. Coyle. Il vescovo eletto è nato nel 1964 a Brooklyn, New York. Ha compiuto gli studi Teologici presso il Seminario “Immaculate Conception” a Huntington, New York, conseguendo il titolo di Master of Divinity e di Master of Arts; ha seguito un corso per gli Ufficiali nella Marina presso il “Naval Education and Training Center” a Newport in Rhode Island. È stato ordinato sacerdote nel 1991. Fra i suoi diversi uffici pastorali è stato vicario parrocchiale fino al suo ingresso nell’Ordinariato come Cappellano Militare dove ha prestato servizio per dieci anni. In seguito è stato nominato parroco della “Corpus Christi Parish” ed ha continuato come Cappellano riservista. Come Cappellano ha ottenuto il rango di Commander.

Il sabato, 9 febbraio, il Santo Padre ha nominato:

-il Reverendo Domingo Buezo Leiva come vicario apostolico di Izabal (superficie 9.038; popolazione 413.339; cattolici 175.000; sacerdoti 30; religiosi 45; diaconi permanenti 3) in Guatemala. Il Vescovo appena eletto è nato nel 1962 a Zulia (Guatemala), ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Si è laureato in Teologia Pastorale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. Nel suo ministero pastorale è stato coadiutore, parroco e vicario episcopale della pastorale di San Pietro a Zacapa; vicario episcopale della pastorale e parroco di San Ildefonso a Ipala e a San Juan Bautista a Camotán, incarico che svolgeva attualmente.

-Monsignor Leonardo Sapienza come membro del Collegio dei Protonotari apostolici di “Numero Partecipanti”. Monsignor Sapienza è Reggente della Casa Pontificia.

lunedì 11 febbraio 2013

BENEDETTO XVI RINUNCIA AL SOGLIO PONTIFICIO

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre, al termine del concistoro per le cause di canonizzazione, ha annunciato al collegio cardinalizio la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma. Proponiamo di seguito la dichiarazione completa del Santo Padre, pronunciata in latino.

Vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

IL CARDINAL SODANO ESPRIME LA VICINANZA DEL COLLEGIO CARDINALIZIO AL PAPA

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Alla notizia della rinuncia del Papa al ministero petrino, il cardinal Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha manifestato a Benedetto XVI la sua vicinanza e quella di tutti i cardinali.

L’abbiamo ascoltato -ha detto- con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto ella ha amato. Ora permetta a me di dirle, a nome di questo cenacolo apostolico – il Collegio cardinalizio – a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi otto anni del suo pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al termine del Conclave io le chiesi: “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? (…) ed ella non tardò – pur con trepidazione – a rispondere dicendo di accettare, confidando nella grazia del Signore e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come Maria, quel giorno ella dette il suo “sì” ed ha iniziato il suo luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella continuità di cui ella tanto ci ha parlato nella storia della Chiesa, nel solco della continuità con i suoi 265 predecessori sulla Cattedra di Pietro, nel corso di duemila anni di storia, dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai grandi Papi del secolo scorso, da San Pio X al Beato Giovanni Paolo II”.

Santo Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola “fine” a questo suo servizio pontificale, fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti; così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà insieme alle autorità di tanti Paesi. … Poi, ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore: già mercoledì, nella giornata delle Ceneri, poi giovedì, con il Clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna … La sua missione, però, continuerà: ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nei cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica”.

PADRE FEDERICO LOMBARDI SULLA RINUNCIA DEL PAPA

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha commentato in questa sede e alla Radio Vaticano la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato. Tra le motivazioni delle dimissioni del Papa, come si nota dalle sue parole – ha aggiunto - ci sono le circostanze del mondo di oggi che rispetto al passato sono particolarmente impegnative, per la rapidità e la quantità degli eventi dei problemi che si pongono, e quindi diciamo l’esigenza di un vigore forse più forte che in tempi passati. Vigore che il Papa afferma essere in lui diminuito negli ultimi mesi”.

Molto significativa- ha proseguito- è la frase: “Ben consapevole di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro’. Questa è la dichiarazione, diciamo formale, dal punto di vista giuridico importante. Il Codice di Diritto Canonico, al canone 332, paragrafo 2 si legge: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità, che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata. Non si richiede invece che qualcuno la accetti”. “I due punti fondamentali sono dunque la libertà e la manifestazione debita. Libertà e manifestazione pubblica, come appunto è il Concistoro pubblico, a cui il Papa ha manifestato la sua volontà”.

Benedetto XVI – ha detto padre Lombardi - resta nel pieno delle sue funzioni e del suo servizio fino al 28 febbraio alle ore 20. Da quel momento inizia la situazione di sede vacante, regolata, dal punto di vista giuridico e canonico dai testi che si riferiscono alla sede vacante nel Codice di Diritto Canonico e nella Costituzione Apostolica Universi dominici gregis, sulla vacanza della sede apostolica di Giovanni Paolo II”.

La dichiarazione del Papa – ha spiegato - è coerente con quello che il Papa aveva dichiarato nel libro intervista “Luce del mondo” di Peter Seewald, in cui ci sono due domande precise che si riferiscono alla ipotesi delle dimissioni. Seewal aveva chiesto in una prima domanda a proposito di situazioni difficili se queste pesavano sul pontificato in corso e se il Papa aveva pensato di dimettersi. La risposta era stata: “Quando il pericolo è grande non si può scappare, ecco perché questo, sicuramente, non è il momento di dimettersi” (il riferimento era alla questione degli abusi e così via) “è proprio in momenti come questo che bisogna resistere e superare, la situazione difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più, ma non si può scappare nel momento del pericolo e dire ‘se ne occupi un altro”. Quindi qui il Papa aveva detto che le difficoltà non erano per lui motivo di dimissione anzi per non dimettersi. La seconda domanda di Seewal: “Quindi è immaginabile una situazione nella quale lei ritenga opportuno che il Papa si dimetta?’. La risposta del Papa è stata: “Si, quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto, e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”.

Il Santo Padre, ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, “si trasferirà a partire dal 28 febbraio a Castel Gandolfo e, poi, una volta finiti i lavori, al monastero dove si risiedevano le suore di clausura sul colle Vaticano.

D'altra parte, dal 1 marzo, inizierà il processo per l'elezione del nuovo Papa. Non conosciamo ancora la data esatta del conclave, ma ovviamente non passeranno i nove giorni di lutto (novendiali) per la morte del pontefice; in questo modo, nel giro di due settimane, nel mese di marzo, per Pasqua, avremo un nuovo Papa (…). Benedetto XVI non avrà nessun ruolo nel conclave del prossimo mese di marzo e nella gestione della Chiesa durante la sede vacante. La Costituzione Apostolica non ha previsto che il Papa che si dimette svolga alcun ruolo”.

Personalmente – ha concluso - ho accolto l'annuncio delle dimissioni del Papa con una grandissima ammirazione, per il grande coraggio, la libertà di spirito e la grande consapevolezza della responsabilità per il suo ministero. Benedetto XVI ci ha offerto una grande testimonianza di libertà spirituale, di una grande consapevolezza dei problemi del Governo della Chiesa nel mondo di oggi”.

IL GIORNO DELLA ELEZIONE DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Tra poco saranno otto anni, il 19 aprile 2005, che il cardinal Joseph Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, è stato eletto Sommo Pontefice. Il 264 successore di Pietro, ha preso il nome di Benedetto XVI.
Alle 18.43, dopo la "fumata" bianca, il cardinal protodiacono, Jorge Arturo Medina Estévez, ha dato l'annuncio al popolo dalla Loggia esterna dell'Aula della Benedizione della Basilica Vaticana, con queste parole:
Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimun ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Josephum
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Ratzinger
qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI.
(Vi annuncio con grande allegria:
Abbiamo il Papa,
L'eminentissimo e reverendissimo Signore,
Signor Joseph
Cardinale, della Santa Romana Chiesa, Ratzinger
Che ha preso il nome di Benedetto XVI)
Il conclave che ha portato all'elezione di Benedetto XVI è cominciato lunedì, 18 aprile, nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano, con l' "extra omnes" intimato alle 17.25 dal maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, l'arcivescovo Piero Marini, dopo il giuramento dei 115 cardinali elettori. La prima fumata nera è apparsa alle 20,04 dello stesso giorno.
Martedì 19 aprile, la fumata nera è stata alle 11,52. La fumata bianca è apparsa alle 17,50. Alle 18,48, il Santo Padre Benedetto XVI, preceduto dalla Croce, si è affacciato alla loggia esteriore della basilica per salutare la moltitudine e impartire la benedizione apostolica "Urbi et Orbi" (alla città e al mondo).
Prima della benedizione, il nuovo pontefice ha rivolto queste parole ai fedeli:
"Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie".

COMPOSIZIONE DEL CONCLAVE

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Il futuro conclave, che eleggerà il successore di Benedetto XVI sarà regolato dall' "Ordo Rituum Conclavis", stabilito dalla Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II, "Universi Dominici Gregis" al paragrafo 27. Il Cardinal Camerlengo, che ha un ruolo fondamentale nel periodo della sede vacante, è il cardinal Tarcisio Bertone, che è stato nominato da Benedetto XVI il 4 aprile 2007.

I cardinali elettori, secondo il continente di provenienza, saranno 61 europei, 19 latinoamericani, 14 nordamericani, 11 africani, 11 asiatici e 1 proveniente dall'Oceania. Queste cifre possono variare a seconda della data di inizio del conclave: il cardinal Walter Kasper, per esempio, compie 80 anni il 5 marzo. Il paese con il maggior numero di cardinali elettori, 21, è l'Italia. Sessantasette elettori sono stati creati da Benedetto XVI, e i cinquanta restanti da Giovanni Paolo II.

Una delle innovazioni di Giovanni Paolo II sul periodo del conclave è che i cardinali elettori -che saranno 117 il 28 febbraio- alloggiano presso la residenza vaticana, Casa Santa Marta, un luogo indipendente da quello in cui votano, la Cappella Sistina.

I cardinali elettori devono riamanere in Vaticano durante tutto il periodo di durata del conclave. Nessuno può avvicinarsi a loro quando si trasferiscono dalla Cappella Sistina al loro luogo di residenza e viceversa; e tutti i mezzi di comunicazione con il mondo esterno sono proibiti. Come si è già fatto in passato, la stufa della Cappella Sistina si userà per bruciare le schede dopo ogni votazione.

venerdì 8 febbraio 2013

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO PER LA MORTE DEL CARDINALE GIOVANNI CHELI

Città del Vaticano, 8 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire al Vescovo Francesco Ravinale, di Asti (Italia), un telegramma di cordoglio per la scomparsa del Cardinale Giovanni Cheli, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, mancato all'età di 94 anni.

Il Papa ricorda la preziosa collaborazione del Porporato "alla Sede Apostolica nella Rappresentanze Pontificie, in Segreteria di Stato, poi come Osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite, infine quale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti" ed afferma che "Egli lascia la testimonianza di una vita spesa nell’adesione coerente e generosa alla propria vocazione, quale sacerdote sollecito per le necessità dei fedeli, specialmente per la formazione cristiana della gioventù".

Le Esequie del Cardinale Giovanni Cheli, celebrate dal Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, si terranno, domani 9 febbraio 2013, alle ore 17:00, all'Altare della Cattedra della Basilica Vaticana.



SALUTO DEL PAPA CONFERENZA 50° ANNIVERSARIO TRATTATO DELL'ELISEO

Città del Vaticano, 8 febbraio 2013 (VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, ieri, un saluto alla Conferenza organizzata nel 50° anniversario del Trattato dell'Eliseo fra Francia e Germania. La Conferenza, organizzata dalla Pontificia Università Gregoriana, ha avuto per tema: "Cinquant'anni di amicizia franco-tedesca al servizio dell'Europa: l'Unione Europea, un modello per altre riconciliazioni?".

Nel testo del Messaggio, reso pubblico questa mattina dalla Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Bertone afferma: "I festeggiamenti in occasione del 50° anniversario di una tappa importante nel comune cammino di riconciliazione e di comprensione tra il popolo francese e quello tedesco, richiamano alla memoria anche l’impegno personale dei padri del Trattato, Charles de Gaulle e Konrad Adenauer. Già prima della stipulazione del Trattato stesso, i due grandi protagonisti dell’Europa postbellica, con la loro partecipazione alla Messa di riconciliazione nella Cattedrale di Reims, misero in rilievo che la politica si basa su principi che essa non può darsi da se stessa".

"La legge morale naturale, inscritta dal Creatore nel cuore dell’uomo, e i valori e i diritti umani plasmati dal Vangelo costituiscono il fondamento di una politica che veramente si pone al servizio della giustizia e della pace, nonché del progresso dell’intera famiglia umana. Su tale fondamento l’azione politica dovrà costruirsi anche in futuro, affinché quanto è stato raggiunto insieme non venga minato da nuove sfide e da miopi interessi particolari, o non venga persino abbandonato. La pace è un compito che permane e che dev’essere adempiuto sempre nuovamente".

Il Santo Padre, ha detto infine il Cardinale Bertone, "invoca sui partecipanti al convegno, come pure sulle intere popolazioni di Francia e di Germania, la protezione e la benedizione di Dio per un futuro di pace e di libertà nei loro Paesi e in tutta l’Europa".

Fra i partecipanti alla conferenza, tenutasi nella giornata di ieri, la Signora Annegret Kramp-Karrenbauer, Ministro Presidente del Saarland ed Incaricata della Repubblica Federale di Germania per la relazioni culturali franco-tedesche, il Signor Michel Barnier, Commissario europeo per il mercato interno e i servizi e il Signor Jacques Santer, già Presidente della Commissione Europea.


UDIENZE

Città del Vaticano, 8 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht (Olanda)

Dieci Presuli della Conferenza Episcopale del Lazio, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L'Arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia.

- Il Vescovo Vincenzo Apicella, di Velletri-Segni.

- Il Vescovo Marcello Semeraro, di Albano.

- Il Vescovo Gino Reali, di Porto-Santa Rufina.

- Il Vescovo Ernesto Mandara, di Sabina-Poggio Mirteto.

- Il Vescovo Domenico Sigalini, di Palestrina.

- Il Vescovo Mauro Parmeggiani, di Tivoli.

- Il Vescovo Raffaello Martinelli, di Frascati.

- Don Mauro Meacci, O.S.B., Abate dell’Abbazia territoriale di Subiaco.

- Padre Emiliano Fabbricatore, O.S.B.I., Archimandrita Esarca dell’Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata.
- Il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 8 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Michele Pennisi, Arcivescovo di Monreale (superficie: 1.509; popolazione: 233.010; cattolici: 229.892; sacerdoti: 134; religiosi: 190; diaconi permanenti: 7), Italia. L'Arcivescovo eletto è nato a Licodia Eubea (Italia) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1972. Dal 1979 al 1997 è stato Docente di Teologia dogmatica presso lo Studio Teologico San Paolo di Catania; dal 1979 al 1985 è stato Docente di Sociologia nella Scuola di Servizio Sociale L. Sturzo di Caltagirone; dal 1982 al 1997 è stato Docente di Teologia dogmatica presso l’Istituto di Scienze Religiose della diocesi di Caltagirone; dal 1985 al 1992 è stato Rettore del Seminario di Caltagirone; dal 1993 al 1997 è stato Vicario Episcopale per la Pastorale Sociale e Culturale; dal 1997 al 2002 è stato Rettore dell’Almo Collegio Capranica. È attualmente membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e in seno alla Conferenza Episcopale Italiana membro del Comitato Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani, Segretario della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica, la Scuola e l’Università. Nel 2002 ha ricevuto l'ordinazione episcopale ed è stato nominato Vescovo di Piazza Armerina (Italia). Succede all'Arcivescovo Salvatore Di Cristina, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.


giovedì 7 febbraio 2013

CONDIZIONE E CULTURA GIOVANILE PUNTI DI RIFERIMENTO INELUDIBILI AZIONE PASTORALE CHIESA

Città del Vaticano, 7 febbraio 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della Cultura dedicata al tema: "culture giovanili emergenti". Il Papa ha auspicato che i lavori dell'Assemblea siano proficui e offrano "un utile contributo per l’azione che la Chiesa svolge nei confronti della realtà giovanile; una realtà, (...), complessa e articolata, che non può più essere compresa all’interno di un universo culturale omogeneo, bensì in un orizzonte che può definirsi 'multiverso', determinato cioè da una pluralità di visioni, di prospettive, di strategie".

Benedetto XVI ha parlato successivamente del "clima diffuso di instabilità che tocca l’ambito culturale, come quello politico ed economico segnato anche dalle difficoltà dei giovani a trovare un lavoro - per incidere soprattutto a livello psicologico e relazionale. L’incertezza e la fragilità che connotano tanti giovani, non di rado li spingono alla marginalità, li rendono quasi invisibili e assenti nei processi storici e culturali delle società. (...) La sfera affettiva ed emotiva, l’ambito dei sentimenti (...) sono fortemente interessati da questo clima e dalla temperie culturale che ne consegue, espressa, ad esempio, da fenomeni apparentemente contraddittori, come la spettacolarizzazione della vita intima e personale e la chiusura individualistica e narcisistica sui propri bisogni ed interessi. Anche la dimensione religiosa, l’esperienza di fede e l’appartenenza alla Chiesa sono spesso vissute in una prospettiva privatistica ed emotiva".

"Non mancano, però, fenomeni decisamente positivi" come il volontariato ,"le esperienze di fede sincera e profonda (...); gli sforzi compiuti per costruire, in tante parti del mondo, società capaci di rispettare la libertà e la dignità di tutti, cominciando dai più piccoli e deboli. Tutto questo - ha sottolineato il Papa - ci conforta e ci aiuta a tracciare un quadro più preciso ed obiettivo delle culture giovanili. Non ci si può, dunque, accontentare di leggere i fenomeni culturali giovanili secondo paradigmi consolidati, ma divenuti ormai dei luoghi comuni, o di analizzarli con metodi non più utili, partendo da categorie culturali superate e non adeguate. Ci troviamo, in definitiva, di fronte ad una realtà quanto mai complessa ma anche affascinante, che va compresa in maniera approfondita e amata con grande spirito di empatia, una realtà di cui bisogna saper cogliere con attenzione le linee di fondo e gli sviluppi".

Nel riferirsi ai giovani di tanti Paesi del 'Terzo mondo', il Papa ha detto: "ci rendiamo conto che essi rappresentano, con le loro culture e con i loro bisogni, una sfida alla società del consumismo globalizzato, alla cultura dei privilegi consolidati, di cui beneficia una ristretta cerchia della popolazione del mondo occidentale. Le culture giovanili, di conseguenza, diventano 'emergenti' anche nel senso che manifestano un bisogno profondo, una richiesta di aiuto o addirittura una 'provocazione', che non può essere ignorata o trascurata, sia dalla società civile sia dalla Comunità ecclesiale".

Benedetto XVI ha ripetuto la sua preoccupazione per la cosiddetta '“emergenza educativa', a cui vanno sicuramente affiancate altre 'emergenze', che toccano le diverse dimensioni della persona e le sue relazioni fondamentali (...). Penso, ad esempio, alla crescente difficoltà nel campo del lavoro o alla fatica di essere fedeli nel tempo alle responsabilità assunte. Ne deriverebbe, per il futuro del mondo e di tutta l’umanità, un impoverimento non solo economico e sociale ma soprattutto umano e spirituale: se i giovani non sperassero e non progredissero più, se non inserissero nelle dinamiche storiche la loro energia, la loro vitalità, la loro capacità di anticipare il futuro, ci ritroveremmo un’umanità ripiegata su se stessa, priva di fiducia e di uno sguardo positivo verso il domani".

"Pur consapevoli delle tante situazioni problematiche, che toccano anche l’ambito della fede e dell’appartenenza alla Chiesa, vogliamo rinnovare la nostra fiducia nei giovani, riaffermare che la Chiesa guarda alla loro condizione, alle loro culture, come ad un punto di riferimento essenziale ed ineludibile per la sua azione pastorale. (...) La Chiesa ha fiducia nei giovani, spera in essi e nelle loro energie, ha bisogno di loro e della loro vitalità, per continuare a vivere con rinnovato slancio la missione affidatale da Cristo. Auspico vivamente, dunque, che l’'Anno della fede' sia, anche per le giovani generazioni, un’occasione preziosa per ritrovare e rafforzare l’amicizia con Cristo, da cui far scaturire la gioia e l’entusiasmo per trasformare profondamente le culture e le società".





ALLA FRATERNITÀ DI SAN CARLO BORROMEO: AIUTATE VOCAZIONI NELLA MATURAZIONE

Città del Vaticano, 7 febbraio 2013 (VIS). "L'educazione è sempre fondamentale per la crescita della verità", ha detto il Papa ai partecipanti all'Assemblea Generale della Fraternità sacerdotale di San Carlo Borromeo nel corso di un incontro svoltosi ieri in Vaticano. La Fraternità è una società di vita apostolica sorta dal movimento Comunione e Liberazione fondata, prima di diventare sacerdote, dal Monsignor Massimo Camisasca che oggi è Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla (Italia). All'incontro erano presenti l'attuale Superiore Don Paolo Sottopietra e il Presidente della Fraternità di Comunione e Liberazione, Julián Carrón, con 18 sacerdoti provenienti dalle missioni in diversi continenti.

"Mi ricordo bene delle mie visite nel Palazzo accanto a Santa Maria Maggiore, dove ho conosciuto personalmente don Giussani; ho conosciuto la sua fede, la sua gioia, la sua forza e la ricchezza delle sue idee, la creatività della fede", ha detto il Santo Padre del fondatore di Comunione e Liberazione. "È cresciuta una vera amicizia; così, tramite lui, ho conosciuto anche meglio la comunità di Comunione e Liberazione. E sono lieto che il successore sia con noi; che continua questa grande opera e ispira tante persone, tanti laici, donne e uomini, sacerdoti e laici, per collaborare alla diffusione del Vangelo, alla crescita del Regno di Dio".

"E qui ho conosciuto anche Massimo Camisasca; abbiamo parlato di diverse cose, ho conosciuto la sua creatività nell’arte, la sua capacità di vedere, interpretare i segni dei tempi, il suo grande dono di educatore, di sacerdote. Una volta ho avuto anche l'onore di ordinare alcuni sacerdoti (...), ed era bello, quindi, conoscere che qui cresce una nuova Fraternità Sacerdotale nello spirito di San Carlo Borromeo, che sempre rimane il grande modello di un Pastore che è realmente stimolato dall’amore di Cristo, cerca i piccoli, li ama e così realmente crea fede e fa crescere la Chiesa".

"Adesso la vostra Fraternità è grande, ed è un segno che le vocazioni ci sono - ha concluso il Pontefice - Ma c’è anche la necessità della nostra apertura per trovare, per accompagnare, per guidare e aiutare le vocazioni nella maturazione. Questa è la cosa per la quale ringrazio don Camisasca che ha fatto da grande educatore. Ed oggi l’educazione è sempre fondamentale per la crescita della verità, per la crescita del nostro essere figli di Dio e fratelli di Gesù Cristo".


UDIENZE

Città del Vaticano, 7 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- L’Onorevole Signora Annegret Kramp-Karrenbauer, Ministro Presidente del Land Saar (Germania) , e Seguito.

- Il Cardinale Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli.

mercoledì 6 febbraio 2013

NELLA GENESI L'INTELLIGENZA UMANA, ALLA LUCE DELLA FEDE, PUÒ TROVARE LA CHIAVE INTERPRETATIVA DEL MONDO

Città del Vaticano, 6 febbraio 2013 (VIS). Durante l'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre ha continuato la catechesi sul simbolo della fede cristiana e si è soffermato oggi sulla frase "Creatore del cielo e della terra", spiegandola alla luce del primo capitolo della Genesi.

Dio l’origine di tutte le cose e nella bellezza della creazione si dispiega la sua onnipotenza di Padre che ama. (...) In quanto origine della vita (...) si prende cura di ciò che ha creato con un amore e una fedeltà che non vengono mai meno, dicono ripetutamente i salmi. Così, la creazione diventa luogo in cui conoscere e riconoscere l’onnipotenza del Signore e la sua bontà, e diventa appello alla fede di noi credenti perché proclamiamo Dio come Creatore. (...) È nel libro della Sacra Scrittura che l’intelligenza umana può trovare, alla luce della fede, la chiave di interpretazione per comprendere il mondo. In particolare, occupa un posto speciale il primo capitolo della Genesi, con la solenne presentazione dell’opera creatrice divina che si dispiega lungo sette giorni (...).Per sei volte, ad esempio, viene ripetuta la frase: 'Dio vide che era cosa buona' (...) Tutto ciò che Dio crea è bello e buono, intriso di sapienza e di amore; l’azione creatrice di Dio porta ordine, immette armonia, dona bellezza. Nel racconto della Genesi poi emerge che il Signore crea con la sua parola: per dieci volte si legge nel testo l’espressione 'Dio disse'. (...) La vita sorge, il mondo esiste, perché tutto obbedisce alla Parola divina".

"Ma la nostra domanda oggi è: nell’epoca della scienza e della tecnica, ha ancora senso parlare di creazione? - si è chiesto il Santo Padre, spiegando che: "La Bibbia non vuole essere un manuale di scienze naturali; vuole invece far comprendere la verità autentica e profonda delle cose. La verità fondamentale che i racconti della Genesi ci svelano è che il mondo non è un insieme di forze tra loro contrastanti, ma ha la sua origine e la sua stabilità nel 'Logos', nella Ragione eterna di Dio, che continua a sorreggere l’universo. C’è un disegno sul mondo che nasce da questa Ragione, dallo Spirito creatore".

"Vertice dell’intera creazione sono "l’uomo e la donna, l’essere umano, l’unico 'capace di conoscere e di amare il suo Creatore'. I racconti della creazione nel Libro della Genesi ci introducono anche in questo misterioso ambito, aiutandoci a conoscere il progetto di Dio sull’uomo. Anzitutto affermano che Dio formò l’uomo con la polvere della terra. Questo significa che non siamo Dio, non ci siamo fatti da soli, siamo terra; ma significa anche che veniamo dalla terra buona, per opera del Creatore buono. (...) A questo si aggiunge un'altra realtà fondamentale: tutti gli esseri umani sono polvere, al di là delle distinzioni operate dalla cultura e dalla storia, al di là di ogni differenza sociale siamo un’unica umanità plasmata con l’unica terra di Dio. Vi è poi un secondo elemento: l’essere umano ha origine perché Dio soffia l’alito di vita nel corpo modellato dalla terra. L’essere umano è fatto a immagine e somiglianza di Dio. Tutti allora portiamo in noi l’alito vitale di Dio e ogni vita umana (...) sta sotto la particolare protezione di Dio. Questa è la ragione più profonda dell’inviolabilità della dignità umana contro ogni tentazione di valutare la persona secondo criteri utilitaristici e di potere".

"Nei primi capitoli del Libro della Genesi troviamo due immagini significative: il giardino con l’albero della conoscenza del bene e del male e il serpente. Il giardino ci dice che la realtà in cui Dio ha posto l’essere umano non è una foresta selvaggia, ma luogo che protegge, nutre e sostiene; e l’uomo deve riconoscere il mondo non come proprietà da saccheggiare e da sfruttare, ma come dono del Creatore, (...) dono da coltivare e custodire, da far crescere e sviluppare nel rispetto, nell’armonia, seguendone i ritmi e la logica, secondo il disegno di Dio. Poi, il serpente è una figura che deriva dai culti orientali della fecondità, che affascinavano Israele e costituivano una costante tentazione di abbandonare la misteriosa alleanza con Dio. (...) In questo modo il serpente suscita il sospetto che l’alleanza con Dio sia come una catena che lega, che priva della libertà e delle cose più belle e preziose della vita. La tentazione diventa quella di costruirsi da soli il mondo in cui vivere, di non accettare i limiti dell’essere creatura, i limiti del bene e del male, della moralità; la dipendenza dall’amore creatore di Dio è vista come un peso di cui liberarsi. Questo è sempre il nocciolo della tentazione. Ma quando si falsa il rapporto con Dio, con una menzogna, mettendosi al suo posto, tutti gli altri rapporti vengono alterati. Allora l’altro diventa un rivale, una minaccia: Adamo, dopo aver ceduto alla tentazione, accusa immediatamente Eva; (...) il mondo non è più il giardino in cui vivere con armonia, ma un luogo da sfruttare e nel quale si celano insidie; l’invidia e l’odio verso l’altro entrano nel cuore dell’uomo".

"Dei racconti della creazione, vorrei evidenziare un ultimo insegnamento: il peccato genera peccato e tutti i peccati della storia sono legati tra di loro. Questo aspetto ci spinge a parlare di quello che è chiamato il 'peccato originale'. Qual è il significato di questa realtà, difficile da comprendere? (...) Anzitutto dobbiamo considerare che nessun uomo è chiuso in se stesso (...); noi riceviamo la vita dall’altro e non solo al momento della nascita, ma ogni giorno. L’essere umano è relazione: io sono me stesso solo nel tu e attraverso il tu, nella relazione dell’amore con il Tu di Dio e il tu degli altri. Ebbene, il peccato è turbare o distruggere la relazione con Dio, questa la sua essenza: distruggere la relazione con Dio, la relazione fondamentale, mettersi al posto di Dio. (...) Turbata la relazione fondamentale, sono compromessi o distrutti anche gli altri poli della relazione, il peccato rovina le relazioni, così rovina tutto, perché noi siamo relazione. Ora, se la struttura relazionale dell’umanità è turbata fin dall’inizio, ogni uomo entra in un mondo segnato da questo turbamento delle relazioni, entra in un mondo turbato dal peccato, da cui viene segnato personalmente; il peccato iniziale intacca e ferisce la natura umana. E l’uomo da solo, uno solo non può uscire da questa situazione, non può redimersi da solo; solamente il Creatore stesso può ripristinare le giuste relazioni. (...) Questo avviene in Gesù Cristo, che compie esattamente il percorso inverso di quello di Adamo (...): mentre Adamo non riconosce il suo essere creatura e vuole porsi al posto di Dio, Gesù, il Figlio di Dio, è in una relazione filiale perfetta con il Padre, si abbassa, diventa il servo, percorre la via dell’amore umiliandosi fino alla morte di croce, per rimettere in ordine le relazioni con Dio. La Croce di Cristo diventa così il nuovo albero della vita".

"Vivere di fede - ha concluso Benedetto XVI - vuol dire riconoscere la grandezza di Dio e accettare la nostra piccolezza, la nostra condizione di creature lasciando che il Signore la ricolmi del suo amore e così cresca la nostra vera grandezza. Il male, con il suo carico di dolore e di sofferenza, è un mistero che viene illuminato dalla luce della fede, che ci dà la certezza di poterne essere liberati: la certezza che è bene essere un uomo".




INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE PER FEBBRAIO 2013

Città del Vaticano, 6 febbraio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo le intenzioni per il mese di febbraio affidate dal Papa all'apostolato della preghiera:

Generale: "Perché le famiglie migranti, in particolare le madri, siano sostenute ed accompagnate nelle loro difficoltà”.

Missionaria: "Perché le popolazioni che sperimentano guerre e conflitti possano essere protagoniste della costruzione di un avvenire di pace”.


UDIENZE

Città del Vaticano, 6 febbraio 2013 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Partecipanti all’Assemblea generale della Fraternità sacerdotale di San Carlo Borromeo.

Copyright © VIS - Vatican Information Service