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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 17 dicembre 2012

MESSAGGIO GIORNATA MONDIALE DI PREGHIERA PER LE VOCAZIONI

Città del Vaticano, 15 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico il Messaggio del Santo Padre per la L Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni che si celebrerà il 21 aprile 2012, quarta domenica di Pasqua, sul tema: "Le vocazioni segno della speranza fondata sulla fede". Di seguito ne riportiamo ampi estratti.

"Cari fratelli e sorelle, in che cosa consiste la fedeltà di Dio alla quale affidarci con ferma speranza? Nel suo amore. Egli, che è Padre, riversa nel nostro io più profondo, mediante lo Spirito Santo, il suo amore (cfr Rm 5,5). E proprio questo amore, manifestatosi pienamente in Gesù Cristo, interpella la nostra esistenza, chiede una risposta su ciò che ciascuno vuole fare della propria vita, su quanto è disposto a mettere in gioco per realizzarla pienamente".

"L’amore di Dio segue a volte percorsi impensabili, ma raggiunge sempre coloro che si lasciano trovare. La speranza si nutre, dunque, di questa certezza: 'Noi abbiamo conosciuto e creduto l’amore che Dio ha in noi' (1 Gv 4,16). E questo amore esigente, profondo, che va oltre la superficialità, ci dà coraggio, ci fa sperare nel cammino della vita e nel futuro, ci fa avere fiducia in noi stessi, nella storia e negli altri".

"Vorrei rivolgermi in modo particolare a voi giovani e ripetervi: 'Che cosa sarebbe la vostra vita senza questo amore? Dio si prende cura dell’uomo dalla creazione fino alla fine dei tempi, quando porterà a compimento il suo progetto di salvezza. Nel Signore Risorto abbiamo la certezza della nostra speranza'".

"Come avvenne nel corso della sua esistenza terrena, anche oggi Gesù, il Risorto, passa lungo le strade della nostra vita, e ci vede immersi nelle nostre attività, con i nostri desideri e i nostri bisogni. Proprio nel quotidiano continua a rivolgerci la sua parola; ci chiama a realizzare la nostra vita con Lui, il solo capace di appagare la nostra sete di speranza. Egli, Vivente nella comunità di discepoli che è la Chiesa, anche oggi chiama a seguirlo. E questo appello può giungere in qualsiasi momento".

"Anche oggi Gesù ripete: 'Vieni! Seguimi!' (Mc 10,21). Per accogliere questo invito, occorre non scegliere più da sé il proprio cammino. Seguirlo significa immergere la propria volontà nella volontà di Gesù, dargli davvero la precedenza, metterlo al primo posto rispetto a tutto ciò che fa parte della nostra vita: alla famiglia, al lavoro, agli interessi personali, a se stessi. Significa consegnare la propria vita a Lui, vivere con Lui in profonda intimità, entrare attraverso di Lui in comunione col Padre nello Spirito Santo e, di conseguenza, con i fratelli e le sorelle. E questa comunione di vita con Gesù il 'luogo' privilegiato dove sperimentare la speranza e dove la vita sarà libera e piena!".

"Le vocazioni sacerdotali e religiose nascono dall’esperienza dell’incontro personale con Cristo, dal dialogo sincero e confidente con Lui, per entrare nella sua volontà. È necessario, quindi, crescere nell’esperienza di fede, intesa come relazione profonda con Gesù, come ascolto interiore della sua voce, che risuona dentro di noi. Questo itinerario, che rende capaci di accogliere la chiamata di Dio, può avvenire all’interno di comunità cristiane che vivono un intenso clima di fede, una generosa testimonianza di adesione al Vangelo, una passione missionaria che induca al dono totale di sé per il Regno di Dio, alimentato dall’accostamento ai Sacramenti, in particolare all’Eucaristia, e da una fervida vita di preghiera. Quest’ultima 'deve, da una parte, essere molto personale, un confronto del mio io con Dio, con il Dio vivente. Dall’altra, tuttavia, essa deve essere sempre di nuovo guidata e illuminata dalle grandi preghiere della Chiesa e dei santi, dalla preghiera liturgica, nella quale il Signore ci insegna continuamente a pregare nel modo giusto'".

"La preghiera costante e profonda fa crescere la fede della comunità cristiana, nella certezza sempre rinnovata che Dio mai abbandona il suo popolo e che lo sostiene suscitando vocazioni speciali, al sacerdozio e alla vita consacrata, perché siano segni di speranza per il mondo. I presbiteri e i religiosi, infatti, sono chiamati a donarsi in modo incondizionato al Popolo di Dio, in un servizio di amore al Vangelo e alla Chiesa, un servizio a quella salda speranza che solo l’apertura all’orizzonte di Dio può donare".

"Pertanto essi, con la testimonianza della loro fede e con il loro fervore apostolico, possono trasmettere, in particolare alle nuove generazioni, il vivo desiderio di rispondere generosamente e prontamente a Cristo che chiama a seguirlo più da vicino. Quando un discepolo di Gesù accoglie la divina chiamata per dedicarsi al ministero sacerdotale o alla vita consacrata, si manifesta uno dei frutti più maturi della comunità cristiana, che aiuta a guardare con particolare fiducia e speranza al futuro della Chiesa e al suo impegno di evangelizzazione. Esso infatti necessita sempre di nuovi operai per la predicazione del Vangelo, per la celebrazione dell’Eucaristia, per il Sacramento della Riconciliazione. Non manchino perciò sacerdoti zelanti, che sappiano accompagnare i giovani quali 'compagni di viaggio' per aiutarli a riconoscere, nel cammino a volte tortuoso e oscuro della vita, il Cristo, Via, Verità e Vita; per proporre loro, con coraggio evangelico, la bellezza del servizio a Dio, alla comunità cristiana, ai fratelli. Sacerdoti che mostrino la fecondità di un impegno entusiasmante, che conferisce un senso di pienezza alla propria esistenza, perché fondato sulla fede in Colui che ci ha amati per primo".

"Ugualmente, auspico che i giovani, in mezzo a tante proposte superficiali ed effimere, sappiano coltivare l’attrazione verso i valori, le mete alte, le scelte radicali, per un servizio agli altri sulle orme di Gesù. Cari giovani, non abbiate paura di seguirlo e di percorrere le vie esigenti e coraggiose della carità e dell’impegno generoso! Così sarete felici di servire, sarete testimoni di quella gioia che il mondo non può dare, sarete fiamme vive di un amore infinito ed eterno, imparerete a 'rendere ragione della speranza che è in voi'".


UDIENZE

Città del Vaticano, 17 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Cardinali Julian Herranz, Jozef Tomko, e Salvatore De Giorgi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 15 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Nicolas Henry Marie Denis Thevenin, Consigliere di Nunziatura, affidandogli allo stesso tempo l'ufficio di Nunzio Apostolico.

- Consultori della Congregazione per la Dottrina della Fede: l'Arcivescovo Angelo Vincenzo Zani, Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, ed il Reverendo Professore Achim Buckenmaier (Germania), Docente di Teologia Dogmatica e Direttore della Cattedra per la Teologia del Popolo di Dio presso la Pontificia Università Lateranense in Roma.

venerdì 14 dicembre 2012

PRESENTAZIONE DEL MESSAGGIO DEL PAPA PER LA GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina presso la Sala Stampa della Santa Sede si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre per la XLVI Giornata Mondiale della Pace che si celebra il 1° gennaio, sul tema quest'anno: "Beati gli operatori di pace". Alla conferenza stampa sono intervenuti il Cardinale Peter K.A. Turkson, Presidente del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace ed il Monsignor Mario Toso, Segretario del medesimo Pontificio Consiglio.

Il Cardinale ha rilevato, come primo punto, "la concretezza del Messaggio". "L'espressione evangelica del titolo può far pensare ad un Messaggio di carattere piuttosto spirituale, per così dire, teorico. Invece l'argomentazione del Papa è estremamente aderente alla realtà. Constata un fatto, l'esistenza, in mezzo a conflitti, tensioni e violenze, dell'esistenza di molteplici operatori di pace; nella spiegazione della beatitudine evangelica sottolinea come si tratti di una promessa che è certezza, in quanto proviene da Dio, non legata al futuro, ma che già si realizza in questa vita; indica chiaramente cosa devono fare gli operatori di pace: promuovere la vita in pienezza, nella sua integralità, quindi in tutte le dimensioni della persona umana; richiama l'attenzione sui problemi più urgenti, la retta visione del matrimonio, il diritto all'obiezione di coscienza, la libertà religiosa (...), la questione del lavoro e della disoccupazione, la crisi alimentare, la crisi finanziaria, il ruolo della famiglia nell'educazione".

In un secondo punto il Cardinale Turkson ha sottolineato la "positività del Messaggio" che "oltre ad aprire alla speranza, riflette l'amore alla vita e alla vita in pienezza, per cui accanto ai temi della difesa della vita, il Papa mette in luce quelli legati alla giustizia, necessari per una vita degna, in pienezza, cioè nella quale tutti abbiano la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità".

Un terzo punto è "l'aspetto educativo-pedagogico del Messaggio. "È questo un aspetto che sta sempre a cuore alla Chiesa la quale ha fra i suoi compiti quello di 'formare le coscienze'. Sotto questo aspetto, forte è il richiamo del Pontefice alla responsabilità della varie istanze educative chiamate a formare classi dirigenti adeguate e studiare modelli economici e finanziari nuovi. Ciò è necessario per superare la fase particolarmente grave che sta vivendo il mondo globalizzato, una fase di profonda cristi spirituale e morale in cui sanguinosi sono ancora i conflitti e le molteplici minacce di pace".

"Il Messaggio di Benedetto XVI - ha affermato Monsignor Toso - è invito ad essere operatori di pace a trecentosessanta gradi, tutelando ed implementando tutti i diritti e doveri dell'uomo e delle comunità".

"Sintomatico di questo modo di sentire e di vedere del Pontefice - ha continuato Monsignor Toso - è il passaggio in cui egli, in un contesto di recessione economica - provocata anche dalla crisi finanziaria iniziata nel 2007 -, polemizzando con le ideologia del liberismo radicale e della tecnocrazia secondo le quali sarebbe possibile lo sviluppo senza il progresso sociale e democratico, invita a non erodere i diritti sociali, tra i quali soprattutto il diritto al lavoro. Questo è un diritto fondamentale, non marginale. Senza la difesa e la promozione dei diritti sociali - lo insegnavano già liberali, comunisti, socialisti e cattolici nel secolo scorso - non si realizzano adeguatamente i diritti civili e politici. La stessa democrazia sostanziale, sociale e partecipativa sarebbe messa a repentaglio".

In breve, il Messaggio è per la crescita di una famiglia umana che non sia divisa tra gruppi e popoli a favore della vita e gruppi e popoli che militano, invece, per la pace, senza tuttavia un'uguale 'passione' per la difesa della vita umana, dal suo sbocciare al suo tramonto", ha concluso il Segretario del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace".


BEATI GLI OPERATORI DI PACE

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). "Beati gli operatori di pace" è il titolo del Messaggio del Santo Padre per la XLVI Giornata Mondiale della Pace che si celebra ogni anno il 1° gennaio. Di seguito pubblichiamo il testo integrale, datato dal Vaticano, 8 dicembre 2012.

1.- Ogni nuovo anno porta con sé l'attesa di un mondo migliore. In tale prospettiva, prego Dio, Padre dell'umanità, di concederci la concordia e la pace, perché possano compiersi per tutti le aspirazioni di una vita felice e prospera. A 50 anni dall'inizio del Concilio Vaticano II, che ha consentito di rafforzare la missione della Chiesa nel mondo, rincuora constatare che i cristiani, quale Popolo di Dio in comunione con Lui e in cammino tra gli uomini, si impegnano nella storia condividendo gioie e speranze, tristezze ed angosce, annunciando la salvezza di Cristo e promuovendo la pace per tutti.

In effetti, i nostri tempi, contrassegnati alla globalizzazione, con i suoi aspetti positivi e negativi, nonché da sanguinosi conflitti ancora in atto e da minacce di guerra, reclamano un rinnovato e corale impegno nella ricerca del bene comune, dello sviluppo di tutti gli uomini e di tutto l'uomo.

Allarmano i focolai di tensione e di contrapposizione causati da crescenti diseguaglianze fra ricchi e poveri, dal prevalere di una mentalità egoistica e individualista espressa anche da un capitalismo finanziario sregolato. Oltre a svariate forme di terrorismo e di criminalità internazionale, sono pericolosi per la pace quei fondamentalismi e quei fanatismi che stravolgono la vera natura della religione, chiamata a favorire la comunione e la riconciliazione tra gli uomini.

E tuttavia, le molteplici opere di pace, di cui è ricco il mondo, testimoniano l'innata vocazione dell'umanità alla pace. In ogni persona il desiderio di pace è aspirazione essenziale e coincide, in certa maniera, con il desiderio di una vita umana piena, felice e ben realizzata. In altri termini, il desiderio di pace corrisponde ad un principio morale fondamentale, ossia, al dovere-diritto di uno sviluppo integrale, sociale, comunitario, e ciò fa parte del disegno di Dio sull'uomo. L'uomo è fatto per la pace che è dono di Dio. Tutto ciò mi ha suggerito di ispirarmi per questo Messaggio alle parole di Gesù Cristo: "Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio".

La beatitudine evangelica

2. Le beatitudini, proclamate da Gesù (cfr Mt 5,3-12 e Lc 6,20-23), sono promesse. Nella tradizione biblica, infatti, quello della beatitudine è un genere letterario che porta sempre con sé una buona notizia, ossia un vangelo, che culmina in una promessa. Quindi, le beatitudini non sono solo raccomandazioni morali, la cui osservanza prevede a tempo debito – tempo situato di solito nell’altra vita – una ricompensa, ossia una situazione di futura felicità. La beatitudine consiste, piuttosto, nell’adempimento di una promessa rivolta a tutti coloro che si lasciano guidare dalle esigenze della verità, della giustizia e dell’amore. Coloro che si affidano a Dio e alle sue promesse appaiono spesso agli occhi del mondo ingenui o lontani dalla realtà. Ebbene, Gesù dichiara ad essi che non solo nell’altra vita, ma già in questa scopriranno di essere figli di Dio, e che da sempre e per sempre Dio è del tutto solidale con loro. Comprenderanno che non sono soli, perché Egli è dalla parte di coloro che s’impegnano per la verità, la giustizia e l’amore. Gesù, rivelazione dell’amore del Padre, non esita ad offrirsi nel sacrificio di se stesso. Quando si accoglie Gesù Cristo, Uomo-Dio, si vive l’esperienza gioiosa di un dono immenso: la condivisione della vita stessa di Dio, cioè la vita della grazia, pegno di un’esistenza pienamente beata. Gesù Cristo, in particolare, ci dona la pace vera che nasce dall’incontro fiducioso dell’uomo con Dio.

La beatitudine di Gesù dice che la pace è dono messianico e opera umana ad un tempo. In effetti, la pace presuppone un umanesimo aperto alla trascendenza. È frutto del dono reciproco, di un mutuo arricchimento, grazie al dono che scaturisce da Dio e permette di vivere con gli altri e per gli altri. L’etica della pace è etica della comunione e della condivisione. È indispensabile, allora, che le varie culture odierne superino antropologie ed etiche basate su assunti teorico-pratici meramente soggettivistici e pragmatici, in forza dei quali i rapporti della convivenza vengono ispirati a criteri di potere o di profitto, i mezzi diventano fini e viceversa, la cultura e l’educazione sono centrate soltanto sugli strumenti, sulla tecnica e sull’efficienza. Precondizione della pace è lo smantellamento della dittatura del relativismo e dell’assunto di una morale totalmente autonoma, che preclude il riconoscimento dell’imprescindibile legge morale naturale scritta da Dio nella coscienza di ogni uomo. La pace è costruzione della convivenza in termini razionali e morali, poggiando su un fondamento la cui misura non è creata dall’uomo, bensì da Dio. «Il Signore darà potenza al suo popolo, benedirà il suo popolo con la pace», ricorda il Salmo 29 (v. 11).


La pace: dono di Dio e opera dell’uomo

3. La pace concerne l’integrità della persona umana ed implica il coinvolgimento di tutto l’uomo. È pace con Dio, nel vivere secondo la sua volontà. È pace interiore con se stessi, e pace esteriore con il prossimo e con tutto il creato. Comporta principalmente, come scrisse il beato Giovanni XXIII nell’Enciclica Pacem in terris, di cui tra pochi mesi ricorrerà il cinquantesimo anniversario, la costruzione di una convivenza fondata sulla verità, sulla libertà, sull’amore e sulla giustizia. 2 La negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’essere umano, nelle sue dimensioni essenziali, nella sua intrinseca capacità di conoscere il vero e il bene e, in ultima analisi, Dio stesso, mette a repentaglio la costruzione della pace. Senza la verità sull’uomo, iscritta dal Creatore nel suo cuore, la libertà e l’amore sviliscono, la giustizia perde il fondamento del suo esercizio. Per diventare autentici operatori di pace sono fondamentali l’attenzione alla dimensione trascendente e il colloquio costante con Dio, Padre misericordioso, mediante il quale si implora la redenzione conquistataci dal suo Figlio Unigenito. Così l’uomo può vincere quel germe di oscuramento e di negazione della pace che è il peccato in tutte le sue forme: egoismo e violenza, avidità e volontà di potenza e di dominio, intolleranza, odio e strutture ingiuste. La realizzazione della pace dipende soprattutto dal riconoscimento di essere, in Dio, un’unica famiglia umana. Essa si struttura, come ha insegnato l’Enciclica Pacem in terris, mediante relazioni interpersonali ed istituzioni sorrette ed animate da un «noi» comunitario, implicante un ordine morale, interno ed esterno, ove si riconoscono sinceramente, secondo verità e giustizia, i reciproci diritti e i vicendevoli doveri. La pace è ordine vivificato ed integrato dall’amore, così da sentire come propri i bisogni e le esigenze altrui, fare partecipi gli altri dei propri beni e rendere sempre più diffusa nel mondo la comunione dei valori spirituali. È ordine realizzato nella libertà, nel modo cioè che si addice alla dignità di persone, che per la loro stessa natura razionale, assumono la responsabilità del proprio operare.

La pace non è un sogno, non è un’utopia: è possibile. I nostri occhi devono vedere più in profondità, sotto la superficie delle apparenze e dei fenomeni, per scorgere una realtà positiva che esiste nei cuori, perché ogni uomo è creato ad immagine di Dio e chiamato a crescere, contribuendo all’edificazione di un mondo nuovo. Infatti, Dio stesso, mediante l’incarnazione del Figlio e la redenzione da Lui operata, è entrato nella storia facendo sorgere una nuova creazione e una nuova alleanza tra Dio e l’uomo (cfr Ger 31,31-34), dandoci la possibilità di avere «un cuore nuovo» e «uno spirito nuovo» (cfr Ez 36,26). Proprio per questo, la Chiesa è convinta che vi sia l’urgenza di un nuovo annuncio di Gesù Cristo, primo e principale fattore dello sviluppo integrale dei popoli e anche della pace. Gesù, infatti, è la nostra pace, la nostra giustizia, la nostra riconciliazione (cfr Ef 2,14; 2 Cor 5,18). L’operatore di pace, secondo la beatitudine di Gesù, è colui che ricerca il bene dell’altro, il bene pieno dell’anima e del corpo, oggi e domani.

Da questo insegnamento si può evincere che ogni persona e ogni comunità – religiosa, civile, educativa e culturale –, è chiamata ad operare la pace. La pace è principalmente realizzazione del bene comune delle varie società, primarie ed intermedie, nazionali, internazionali e in quella mondiale. Proprio per questo si può ritenere che le vie di attuazione del bene comune siano anche le vie da percorrere per ottenere la pace.


Operatori di pace sono coloro che amano, difendono e promuovono la vita nella sua integralità

4. Via di realizzazione del bene comune e della pace è anzitutto il rispetto per la vita umana, considerata nella molteplicità dei suoi aspetti, a cominciare dal suo concepimento, nel suo svilupparsi, e sino alla sua fine naturale. Veri operatori di pace sono, allora, coloro che amano, difendono e promuovono la vita umana in tutte le sue dimensioni: personale, comunitaria e trascendente. La vita in pienezza è il vertice della pace. Chi vuole la pace non può tollerare attentati e delitti contro la vita.

Coloro che non apprezzano a sufficienza il valore della vita umana e, per conseguenza, sostengono per esempio la liberalizzazione dell’aborto, forse non si rendono conto che in tal modo propongono l’inseguimento di una pace illusoria. La fuga dalle responsabilità, che svilisce la persona umana, e tanto più l’uccisione di un essere inerme e innocente, non potranno mai produrre felicità o pace. Come si può, infatti, pensare di realizzare la pace, lo sviluppo integrale dei popoli o la stessa salvaguardia dell’ambiente, senza che sia tutelato il diritto alla vita dei più deboli, a cominciare dai nascituri? Ogni lesione alla vita, specie nella sua origine, provoca inevitabilmente danni irreparabili allo sviluppo, alla pace, all’ambiente. Nemmeno è giusto codificare in maniera subdola falsi diritti o arbitrii, che, basati su una visione riduttiva e relativistica dell’essere umano e sull’abile utilizzo di espressioni ambigue, volte a favorire un preteso diritto all’aborto e all’eutanasia, minacciano il diritto fondamentale alla vita.

Anche la struttura naturale del matrimonio va riconosciuta e promossa, quale unione fra un uomo e una donna, rispetto ai tentativi di renderla giuridicamente equivalente a forme radicalmente diverse di unione che, in realtà, la danneggiano e contribuiscono alla sua destabilizzazione, oscurando il suo carattere particolare e il suo insostituibile ruolo sociale.
Questi principi non sono verità di fede, né sono solo una derivazione del diritto alla libertà religiosa. Essi sono inscritti nella natura umana stessa, riconoscibili con la ragione, e quindi sono comuni a tutta l’umanità. L’azione della Chiesa nel promuoverli non ha dunque carattere confessionale, ma è rivolta a tutte le persone, prescindendo dalla loro affiliazione religiosa. Tale azione è tanto più necessaria quanto più questi principi vengono negati o mal compresi, perché ciò costituisce un’offesa contro la verità della persona umana, una ferita grave inflitta alla giustizia e alla pace.

Perciò, è anche un’importante cooperazione alla pace che gli ordinamenti giuridici e l’amministrazione della giustizia riconoscano il diritto all’uso del principio dell’obiezione di coscienza nei confronti di leggi e misure governative che attentano contro la dignità umana, come l’aborto e l’eutanasia.

Tra i diritti umani basilari, anche per la vita pacifica dei popoli, vi è quello dei singoli e delle comunità alla libertà religiosa. In questo momento storico, diventa sempre più importante che tale diritto sia promosso non solo dal punto di vista negativo, come libertà da – ad esempio, da obblighi e costrizioni circa la libertà di scegliere la propria religione –, ma anche dal punto di vista positivo, nelle sue varie articolazioni, come libertà di: ad esempio, di testimoniare la propria religione, di annunciare e comunicare il suo insegnamento; di compiere attività educative, di beneficenza e di assistenza che permettono di applicare i precetti religiosi; di esistere e agire come organismi sociali, strutturati secondo i principi dottrinali e i fini istituzionali che sono loro propri. Purtroppo, anche in Paesi di antica tradizione cristiana si stanno moltiplicando gli episodi di intolleranza religiosa, specie nei confronti del cristianesimo e di coloro che semplicemente indossano i segni identitari della propria religione.

L’operatore di pace deve anche tener presente che, presso porzioni crescenti dell’opinione pubblica, le ideologie del liberismo radicale e della tecnocrazia insinuano il convincimento  che la crescita economica sia da conseguire anche a prezzo dell’erosione della funzione sociale dello Stato e delle reti di solidarietà della società civile, nonché dei diritti e dei doveri sociali. Ora, va considerato che questi diritti e doveri sono fondamentali per la piena realizzazione di altri, a cominciare da quelli civili e politici.

Tra i diritti e i doveri sociali oggi maggiormente minacciati vi è il diritto al lavoro. Ciò è dovuto al fatto che sempre più il lavoro e il giusto riconoscimento dello statuto giuridico dei lavoratori non vengono adeguatamente valorizzati, perché lo sviluppo economico dipenderebbe soprattutto dalla piena libertà dei mercati. Il lavoro viene considerato così una variabile dipendente dei meccanismi economici e finanziari. A tale proposito, ribadisco che la dignità dell’uomo, nonché le ragioni economiche, sociali e politiche, esigono che si continui «a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti». In vista della realizzazione di questo ambizioso obiettivo è precondizione una rinnovata considerazione del lavoro, basata su principi etici e valori spirituali, che ne irrobustisca la concezione come bene fondamentale per la persona, la famiglia, la società. A un tale bene corrispondono un dovere e un diritto che esigono coraggiose e nuove politiche del lavoro per tutti.


Costruire il bene della pace mediante un nuovo modello di sviluppo e di economia

5. Da più parti viene riconosciuto che oggi è necessario un nuovo modello di sviluppo, come anche un nuovo sguardo sull’economia. Sia uno sviluppo integrale, solidale e sostenibile, sia il bene comune esigono una corretta scala di beni-valori, che è possibile strutturare avendo Dio come riferimento ultimo. Non è sufficiente avere a disposizione molti mezzi e molte opportunità di scelta, pur apprezzabili. Tanto i molteplici beni funzionali allo sviluppo, quanto le opportunità di scelta devono essere usati secondo la prospettiva di una vita buona, di una condotta retta che riconosca il primato della dimensione spirituale e l’appello alla realizzazione del bene comune. In caso contrario, essi perdono la loro giusta valenza, finendo per assurgere a nuovi idoli.

Per uscire dall’attuale crisi finanziaria ed economica – che ha per effetto una crescita delle disuguaglianze – sono necessarie persone, gruppi, istituzioni che promuovano la vita favorendo la creatività umana per trarre, perfino dalla crisi, un’occasione di discernimento e di un nuovo modello economico. Quello prevalso negli ultimi decenni postulava la ricerca della massimizzazione del profitto e del consumo, in un’ottica individualistica ed egoistica, intesa a valutare le persone solo per la loro capacità di rispondere alle esigenze della competitività. In un’altra prospettiva, invece, il vero e duraturo successo lo si ottiene con il dono di sé, delle proprie capacità intellettuali, della propria intraprendenza, poiché lo sviluppo economico vivibile, cioè autenticamente umano, ha bisogno del principio di gratuità come espressione di fraternità e della logica del dono. Concretamente, nell’attività economica l’operatore di pace si configura come colui che instaura con i collaboratori e i colleghi, con i committenti e gli utenti, rapporti di lealtà e di reciprocità. Egli esercita l’attività economica per il bene comune, vive il suo impegno come qualcosa che va al di là del proprio interesse, a beneficio delle generazioni presenti e future. Si trova così a lavorare non solo per sé, ma anche per dare agli altri un futuro e un lavoro dignitoso.

Nell’ambito economico, sono richieste, specialmente da parte degli Stati, politiche di sviluppo industriale ed agricolo che abbiano cura del progresso sociale e dell’universalizzazione di uno Stato di diritto e democratico. È poi fondamentale ed imprescindibile la strutturazione etica dei mercati monetari, finanziari e commerciali; essi vanno stabilizzati e maggiormente coordinati e controllati, in modo da non arrecare danno ai più poveri. La sollecitudine dei molteplici operatori di pace deve inoltre volgersi – con maggior risolutezza rispetto a quanto si è fatto sino ad oggi – a considerare la crisi alimentare, ben più grave di quella finanziaria. Il tema della sicurezza degli approvvigionamenti alimentari è tornato ad essere centrale nell’agenda politica internazionale, a causa di crisi connesse, tra l’altro, alle oscillazioni repentine dei prezzi delle materie prime agricole, a comportamenti irresponsabili da parte di taluni operatori economici e a un insufficiente controllo da parte dei Governi e della Comunità internazionale. Per fronteggiare tale crisi, gli operatori di pace sono chiamati a operare insieme in spirito di solidarietà, dal livello locale a quello internazionale, con l’obiettivo di mettere gli agricoltori, in particolare nelle piccole realtà rurali, in condizione di poter svolgere la loro attività in modo dignitoso e sostenibile dal punto di vista sociale, ambientale ed economico.


Educazione per una cultura di pace: il ruolo della famiglia e delle istituzioni

6. Desidero ribadire con forza che i molteplici operatori di pace sono chiamati a coltivare la passione per il bene comune della famiglia e per la giustizia sociale, nonché l’impegno di una valida educazione sociale.

Nessuno può ignorare o sottovalutare il ruolo decisivo della famiglia, cellula base della società dal punto di vista demografico, etico, pedagogico, economico e politico. Essa ha una naturale vocazione a promuovere la vita: accompagna le persone nella loro crescita e le sollecita al mutuo potenziamento mediante la cura vicendevole. In specie, la famiglia cristiana reca in sé il germinale progetto dell’educazione delle persone secondo la misura dell’amore divino. La famiglia è uno dei soggetti sociali indispensabili nella realizzazione di una cultura della pace. Bisogna tutelare il diritto dei genitori e il loro ruolo primario nell’educazione dei figli, in primo luogo nell’ambito morale e religioso. Nella famiglia nascono e crescono gli operatori di pace, i futuri promotori di una cultura della vita e dell’amore.

6 In questo immenso compito di educazione alla pace sono coinvolte in particolare le comunità religiose. La Chiesa si sente partecipe di una così grande responsabilità attraverso la nuova evangelizzazione, che ha come suoi cardini la conversione alla verità e all’amore di Cristo e, di conseguenza, la rinascita spirituale e morale delle persone e delle società. L’incontro con Gesù Cristo plasma gli operatori di pace impegnandoli alla comunione e al superamento dell’ingiustizia.

Una missione speciale nei confronti della pace è ricoperta dalle istituzioni culturali, scolastiche ed universitarie. Da queste è richiesto un notevole contributo non solo alla formazione di nuove generazioni di leader, ma anche al rinnovamento delle istituzioni pubbliche, nazionali e internazionali Esse possono anche contribuire ad una riflessione scientifica che radichi le attività economiche e finanziarie in un solido fondamento antropologico ed etico. Il mondo attuale, in particolare quello politico, necessita del supporto di un nuovo pensiero, di una nuova sintesi culturale, per superare tecnicismi ed armonizzare le molteplici tendenze politiche in vista del bene comune. Esso, considerato come insieme di relazioni interpersonali ed istituzionali positive, a servizio della crescita integrale degli individui e dei gruppi, è alla base di ogni vera educazione alla pace.


Una pedagogia dell’operatore di pace

7. Emerge, in conclusione, la necessità di proporre e promuovere una pedagogia della pace. Essa richiede una ricca vita interiore, chiari e validi riferimenti morali, atteggiamenti e stili di vita appropriati. Difatti, le opere di pace concorrono a realizzare il bene comune e creano l’interesse per la pace, educando ad essa. Pensieri, parole e gesti di pace creano una mentalità e una cultura della pace, un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità. Bisogna, allora, insegnare agli uomini ad amarsi e a educarsi alla pace, e a vivere con benevolenza, più che con semplice tolleranza. Incoraggiamento fondamentale è quello di «dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare», in modo che gli sbagli e le offese possano essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Ciò richiede il diffondersi di una pedagogia del perdono. Il male, infatti, si vince col bene, e la giustizia va ricercata imitando Dio Padre che ama tutti i suoi figli (cfr Mt 5,21-48). È un lavoro lento, perché suppone un’evoluzione spirituale, un’educazione ai valori più alti, una visione nuova della storia umana. Occorre rinunciare alla falsa pace che promettono gli idoli di questo mondo e ai pericoli che la accompagnano, a quella falsa pace che rende le coscienze sempre più insensibili, che porta verso il ripiegamento su se stessi, verso un’esistenza atrofizzata vissuta nell’indifferenza. Al contrario, la pedagogia della pace implica azione, compassione, solidarietà, coraggio e perseveranza.

Gesù incarna l’insieme di questi atteggiamenti nella sua esistenza, fino al dono totale di sé, fino a «perdere la vita» (cfr Mt 10,39; Lc 17,33; Gv 12,25). Egli promette ai suoi discepoli che, prima o poi, faranno la straordinaria scoperta di cui abbiamo parlato inizialmente, e cioè che nel mondo c’è Dio, il Dio di Gesù, pienamente solidale con gli uomini. In questo contesto, vorrei ricordare la preghiera con cui si chiede a Dio di renderci strumenti della sua pace, per portare il suo amore ove è odio, il suo perdono ove è offesa, la vera fede ove è dubbio. Da parte nostra, insieme al beato Giovanni XXIII, chiediamo a Dio che illumini i responsabili dei popoli, affinché accanto alla sollecitudine per il giusto benessere dei loro cittadini garantiscano e difendano il prezioso dono della pace; accenda le volontà di tutti a superare le barriere che dividono, a rafforzare i vincoli della mutua carità, a comprendere gli altri e a perdonare coloro che hanno recato ingiurie, così che in virtù della sua azione, tutti i popoli della terra si affratellino e fiorisca in essi e sempre regni la desideratissima pace.

Con questa invocazione, auspico che tutti possano essere veri operatori e costruttori di pace, in modo che la città dell’uomo cresca in fraterna concordia, nella prosperità e nella pace.


L'ALBERO DI NATALE SEGNO E RICORDO DELLA LUCE DIVINA

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza una delegazione della regione italiana del Molise, che quest'anno ha donato l'abete che a Natale si colloca in Piazza San Pietro e le cui luci saranno accese questa sera.

Il Papa ha ringraziato la delegazione per il dono dell'abete e per gli alberi più piccoli destinati al Palazzo Apostolico e alle sale del Vaticano ed ha pronunciato un breve discorso.

"Dio si è fatto uomo ed è venuto in mezzo a noi, per dissipare le tenebre dell'errore e del peccato, recando all'umanità la sua luce divina. Questa luce altissima, di cui l'albero natalizio è segno e richiamo, non solo non ha subito alcun calo di tensione col passare dei secoli e dei millenni, ma continua a risplendere su di noi e a illuminare ogni uomo che viene al mondo, specialmente quando dobbiamo attraversare momenti di incertezza e difficoltà. Gesù stesso dirà di sé: 'Io sono la luce del mondo; chi segue me, non cammina nelle tenebre, ma avrà la luce della vita. (...) e quando nelle varie epoche si è tentato di spegnere la luce di Dio, per accendere bagliori illusori e ingannevoli, si sono aperte stagioni segnate da tragiche violenze sull'uomo. Questo perché, quando si cerca di cancellare il nome di Dio sulle pagine della storia, il risultato è che si tracciano righe storte dove anche le parole più belle e nobili perdono il loro vero significato".

UDIENZE

Città del Vaticano, 14 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

giovedì 13 dicembre 2012

UDIENZE

Città del Vaticano, 13 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- La Signora Anne Leahy, Ambasciatore del Canada, in visita di congedo.

- Il Professor Carl A. Anderson, Cavaliere Supremo dei Cavalieri di Colombo.

- Il Vescovo Gerhard Ludwig Müller, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.

LE TRE PRIME RISPOSTE DEL PAPA IN TWITTER

Città del Vaticano, 13 dicembre 2012 (VIS). Pontifex@, l'account in Twitter di Benedetto XVI ha superato nel suo primo giorno di esistenza il milione e mezzo di followers. Il Papa, dopo il tweet iniziale, al termine dell'Udienza Generale del mercoledì, ha risposto ieri a tre domande provenienti da tre continenti. La prima domanda è stata: "Come vivere meglio l'Anno della Fede nella nostra esistenza quotidiana?" La risposta del Santo Padre: "Dialoga con Gesù nella preghiera, ascolta Gesù che ti parla nel Vangelo, incontra Gesù presente in chi ha bisogno".

La seconda domanda: "Come vivere la fede in Gesù Cristo in un mondo senza speranza?"
"Con la certezza che chi crede non è mai solo. Dio è la roccia sicura su cui costruire la vita e il suo amore è sempre fedele", ha risposto Benedetto XVI.

L'ultimo tweet, delle 18:00 circa, è stato: "Offrire ogni cosa che fai al Signore, chiedere il suo aiuto in ogni circostanza della vita quotidiana e ricordare che ti è sempre accanto" in risposta alla domanda: "Come essere più portati alla preghiera quando siamo così occupati con le questioni del lavoro, della famiglia e del mondo?".



IL PAPA SOTTOLINEA L'IMPORTANZA DELL'EDUCAZIONE NEI NUOVI CONTESTI DELLA NOSTRA EPOCA

Città del Vaticano, 13 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i nuovi ambasciatori ed ambasciatrici non-residenti accreditati presso la Santa Sede: il Signor Bizwayo Newton Nkunika (Zambia); il Signor Chalermpol Thanchitt (Thailandia); il Signor Ravinatha Pandukabhaya Aryasinha (Sri Landa); Il Signor Wafic Rida Said (Saint Vincent e Grenadine); la Signora Aminatou Batouré Gaoh (Niger) e il Signor Ibrahima Sory Sow (Guinea).

Nel suo discorso ai diplomatici il Papa si è soffermato soprattutto sul tema dell'educazione, una delle principali sfide della nostra epoca che "si impartisce oggi in contesti dove l'evoluzione dei modi di vita e di conoscenza crea rotture umane, culturali, sociali e spirituali inedite nella storia dell'umanità".

Nel medesimo ambito il Papa ha ricordato anche le reti sociali che "hanno la tendenza a sostituire gli spazi naturali della società e della comunicazione divenendo l'unico riferimento dell'informazione e della conoscenza. La famiglia e la scuola non sembrano più essere terreno fertile, primario e naturale, dove le giovani generazioni acquisiscono la fonte vitale per la loro esistenza. (...) La scuola e l'università sembrano essere divenute incapaci di progetti creatori portando in essi una teleologia trascendentale adatta a sedurre i giovani nel loro essere più profondo (...). Il mondo attuale e gli adulti responsabili non hanno saputo dare loro i punti di riferimento necessari".

Dopo essersi chiesto se il mal funzionamento di determinate istituzioni e determinati servizi pubblici e privati non possa spiegarsi partendo da una educazione deficitaria e non ben recepita, il Santo Padre ha invitato i governanti delle nazioni di provenienza degli ambasciatori "a contribuire con coraggio al progresso della nostra umanità favorendo l'educazione delle nuove generazioni grazie alla promozione di una sana antropologia, base indispensabile per ogni educazione autentica e conforme al patrimonio naturale comune. Tale compito potrebbe partire dapprima da una seria riflessione sulle differenti problematiche esistenti nei vostri rispettivi paesi o certe opzioni politiche od economiche possono erodere a poco a poco i vostri patrimoni antropologici e spirituali. Tali patrimoni sono passati al vaglio dei secoli e si sono costituti pazientemente su basi che rispettano l'essenza della persona umana nella sua realtà pluralistica, rimanendo in perfetta sintonia con l'insieme del cosmo. Invito ancora i vostri governanti - ha riaffermato il Santo Padre - ad avere il coraggio di lavorare al consolidamento dell'autorità morale - intesa come un appello alla coerenza di vita - necessaria per una vera e sana educazione delle giovani generazioni".

"Il diritto ad una educazione ai giusti valori non deve mai essere negato o dimenticato. Il dovere di educare a questi valori non deve mai essere mutilato o indebolito da un qualunque interesse politico nazionale o sovranazionale. Per cui è necessario educare nella verità e alla verità: (...) la verità sull'uomo, la verità sulla creazione, la verità sulle istituzioni e così via. Con l'educazione alla rettitudine del cuore e del pensiero, i giovani hanno anche bisogno, oggi più che mai, di essere educati al senso dell'impegno e delle perseveranza nelle difficoltà. Bisogna insegnare loro che ogni atto compiuto dalla persona umana deve essere responsabile e coerente con il suo desiderio di infinito, e che questo atto accompagna la sua crescita in vista della formazione ad una umanità sempre più fraterna e libera dalle tentazioni individualiste e materialiste".

Benedetto XVI ha concluso il suo discorso salutando, tramite gli ambasciatori, le comunità cattoliche presenti nei loro paesi. "La Chiesa compie la sua missione nella fedeltà al Signore e con l'ardente desiderio di apportare il proprio contributo specifico alla promozione integrale dei vostri compatrioti, in particolare con l'educazione dei bambini e dei giovani. Essa partecipa quotidianamente agli sforzi comuni per la fioritura spirituale e umana di tutti, con le sue strutture educative, caritative e sanitarie, avendo a cuore il risveglio delle coscienze al rispetto reciproco e alla responsabilità. In questo senso incoraggio i vostri governanti a continuare a permettere alla Chiesa di occuparsi liberamente dei suoi ambiti di attività tradizionali che, come voi sapete, contribuiscono allo sviluppo dei vostri paesi e al bene comune".

mercoledì 12 dicembre 2012

L'AVVENTO CI RICORDA CHE DIO ENTRA NELLA NOSTRA STORIA

Città del Vaticano, 12 dicembre 2012 (VIS). Le tappe della Rivelazione, segnalata nelle Scritture, culminanti con l'Avvento di Gesù, è stato il tema della catechesi di Benedetto XVI per l'Udienza Generale del mercoledì che si è tenuta nell'Aula Paolo VI. Nell'anno della Fede il Papa ha rinnovato l'invito a prendere in mano più spesso la Bibbia per leggerla e meditarla e a prestare maggiore attenzione alle Letture nella Messa domenicale sottolineando che tutto ciò costituisce un alimento prezioso per la nostra fede.

"Leggendo l’Antico Testamento - ha affermato il Pontefice - possiamo vedere come gli interventi di Dio nella storia del popolo che si è scelto e con cui stringe alleanza non sono fatti che passano e cadono nella dimenticanza, ma diventano 'memoria', costituiscono insieme la 'storia della salvezza', mantenuta viva nella coscienza del popolo d’Israele attraverso la celebrazione degli avvenimenti salvifici" come la Pasqua. "Per l’intero popolo d’Israele ricordare ciò che Dio ha operato diventa una sorta di imperativo costante perché il trascorrere del tempo sia segnato dalla memoria vivente degli eventi passati, che così formano, giorno per giorno, di nuovo la storia e rimangono presenti. (...) La fede è alimentata dalla scoperta e dalla memoria del Dio sempre fedele, che guida la storia e che costituisce il fondamento sicuro e stabile su cui poggiare la propria vita".

"Per Israele - ha spiegato Benedetto XVI - l’Esodo è l’evento storico centrale in cui Dio rivela la sua azione potente. Dio libera gli Israeliti dalla schiavitù dell’Egitto perché possano ritornare alla Terra Promessa e adorarlo come l’unico e vero Signore. Israele non si mette in cammino per essere un popolo come gli altri - per avere anche lui un'indipendenza nazionale - ma per servire Dio nel culto e nella vita, per creare per Dio un luogo dove l'uomo è in obbedienza a Lui, dove Dio è presente e adorato nel mondo; e naturalmente, non solo per loro, ma e per testimoniarlo in mezzo agli altri popoli. La celebrazione di questo evento è un renderlo presente e attuale, perché l’opera di Dio non viene meno. (...) Dio quindi rivela Se stesso non solo nell’atto primordiale della creazione, ma entrando nella nostra storia, nella storia di un piccolo popolo che non era né il più numeroso, né il più forte. E questa Rivelazione di Dio, che va avanti nella storia, culmina in Gesù Cristo: Dio". Essa si è incarnata in Gesù e ha mostrato il vero volto di Dio. "In Gesù si compie ogni promessa, in Lui culmina la storia di Dio con l’umanità".

"Il Catechismo della Chiesa Cattolica - ha ricordato il Santo Padre - riassume le tappe della Rivelazione divina mostrandone sinteticamente lo sviluppo: Dio ha invitato l’uomo fin dagli inizi ad un’intima comunione con Sé e anche quando l’uomo, per la propria disobbedienza, ha perso la sua amicizia, Dio non l’ha abbandonato in potere della morte, ma ha offerto molte volte agli uomini la sua alleanza. Il Catechismo ripercorre il cammino di Dio con l’uomo dall’alleanza con Noé dopo il diluvio, alla chiamata di Abramo ad uscire dalla sua terra per renderlo padre di una moltitudine di popoli. Dio forma Israele quale suo popolo, attraverso l’evento dell’Esodo, l’alleanza del Sinai e il dono, per mezzo di Mosè, della Legge per essere riconosciuto e servito come l’unico Dio vivo e vero. Con i profeti, Dio guida il suo popolo nella speranza della salvezza. (...) Alla fine non si aspetta più solo un re, Davide, un figlio di Davide, ma un 'Figlio d'uomo', la salvezza di tutti i popoli. (...) Così vediamo come il cammino di Dio si allarga, si apre sempre più verso il Mistero di Cristo, il Re dell'universo. In Cristo si realizza finalmente la Rivelazione nella sua pienezza (...) Egli stesso si fa uno di noi". Le tappe di questo grande disegno dimostrano "un unico disegno di salvezza rivolto all’intera umanità, progressivamente rivelato e realizzato dalla potenza di Dio. (...) Siamo nel tempo liturgico dell’Avvento che ci prepara al Santo Natale. Come sappiamo tutti bene - ha detto il Papa - il termine 'Avvento' significa 'venuta', 'presenza', e anticamente indicava proprio l’arrivo del re o dell’imperatore in una determinata provincia. Per noi cristiani la parola indica una realtà meravigliosa e sconvolgente: Dio stesso ha varcato il suo Cielo e si è chinato sull’uomo; ha stretto alleanza con lui entrando nella storia di un popolo; Egli è il re che è sceso in questa povera provincia che è la terra e ha fatto dono a noi della sua visita assumendo la nostra carne, diventando uomo come noi. L’Avvento ci invita a ripercorrere il cammino di questa presenza e ci ricorda sempre di nuovo che Dio non si è tolto dal mondo, non è assente, non ci ha abbandonato a noi stessi, ma ci viene incontro in diversi modi, che dobbiamo imparare a discernere. E anche noi con la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità, siamo chiamati ogni giorno a scorgere e a testimoniare questa presenza, nel mondo spesso superficiale e distratto, e a far risplendere nella nostra vita la luce che ha illuminato la grotta di Betlemme".



IL PAPA ENTRA IN TWITTER CON UNA BENEDIZIONE

Città del Vaticano, 12 dicembre 2012 (VIS). "Cari amici, è con gioia che mi unisco a voi via Twitter. Grazie per la generosa risposta. Vi benedico tutti di cuore".

Questo è stato il primo tweet di Benedetto XVI lanciato dopo la benedizione che conclude l'Udienza Generale del mercoledì. Il Papa ha utilizzato un tablet e il suo primo tweet è stato proiettato in otto lingue (inglese, italiano, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, polacco e arabo) su di uno schermo installato nell'Aula Paolo VI.

Nel corso della giornata il Papa risponderà via Twitter a tre domande che sono state scelte fra quelle inviata e che provengono da tre diversi continenti.

L'account del Santo Padre in Twitter supera già il milione di accessi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 12 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Sérgio Eduardo Castriani, C.S.Sp., Arcivescovo Metropolita di Manaus (superficie: 64.079; popolazione: 1.551.000; cattolici: 1.331.000; sacerdoti: 163; religiosi: 298; diaconi permanenti: 16), Brasile. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1954 a Regente Feijó (Brasile); nel 1974 è entrato nel Noviziato nella Congregazione dello Spirito Santo, ha emesso la professione religiosa nel 1978 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1978. Dal 1979 al 1983 è stato Vicario Parrocchiale e Parroco a Feijó; dal 1984 al 1991 è stato Direttore della Casa di Filosofia della Congregazione dello Spirito Santo, Professore e Vicario Parrocchiale a São Paulo; nel 1992 è stato Economo Provinciale e dal 1992 al 1998 è stato Consigliere Generale dell'Ordine a Roma. Nel 1998 è stato nominato Coadiutore della Prelatura Territoriale di Tefé ed ha ricevuto l'ordinazione episcopale nel 1998. Dal 2000 Vescovo Prelato della Prelatura territoriale di Tefé (Brasile), succede all'Arcivescovo Luis Soares Vieira, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Manaus, presentata per raggiunti limiti d'età.

martedì 11 dicembre 2012

POSTE VATICANE EMETTONO UNA BUSTA RICORDO NATALE 2012

Città del Vaticano, 11 dicembre 2012 (VIS). In occasione del Santo Natale, le Poste Vaticane emettono, come da tradizione, una busta-ricordo, come informa una nota del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Sul lato sinistro della busta è raffigurata la "Natività e viaggio dei Re Magi", tempera e oro su tavola della Scuola Marchigiana (metà sec. XVI), conservata nella Pinacoteca dei Musei Vaticani.

Il francobollo di euro 0,60 della serie "Natale 2012", emesso il 6 novembre 2012 è timbrato con l'annullo postale speciale posto in uso il giorno di Natale. Completano l'annullo il motto latino "Christus natus est Alleluia" e le iscrizioni "Poste Vaticane 25.12.2012". Nel rovescio della busta, in basso a destra, è indicata la sigla PV/78 identificativa della busta.

Il costo di una busta-ricordo è di euro 3,50 o di euro 5,00 se racchiusa in un raccoglitore.

PAROLA DI DIO: LUCE CHE PORTA ALLA GIUSTIZIA E ALLA PACE

Città del Vaticano, 11 dicembre 2012 (VIS). Il Segretario del "World Council of Churches" (WCC), Olav Fykse Tveit, ha rivolto ai fedeli delle oltre 340 comunità che fanno parte di questo organismo ecumenico, il suo tradizionale messaggio per il Natale. Il testo si apre con due citazioni bibliche, la prima del profeta Isaia: "Non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta. Proclamerà il diritto con fermezza" e la seconda del Vangelo di Giovanni: "In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l'hanno vinta".

"Ciò che il Verbo ha posto in essere è la vita - scrive Tveit - e la vita è la luce di tutte le persone. Nel corso del prossimo anno il WCC focalizzerà la sua testimonianza e il suo lavoro attorno a una semplice preghiera che serverà come tema della nostra assemblea generale: Dio della vita, guidaci alla giustizia e alla pace'".

Questa preghiera sarà anche il tema della X Assemblea Generale del WCC che si terrà a Busan (Corea del Sud) dal 30 ottobre all'8 novembre 2013. Il programma comprende cinque dimensioni di essere chiesa unite nel mondo di oggi: koinonia (una fede e una fratellanza in Cristo); martirio (testimonianza nel mondo); diaconia (servire la giustizia e la pace), formazione ecumenica (per la guida) e cooperazione interreligiosa (un terreno comune).

"Nel periodo di Avvento, Natale ed Epifania, noi siamo particolarmente consapevoli del dono di Dio della luce, rivelato nella Parola eterna che si è fatta carne, e che continua ad abitare fra noi. Questa è la luce che ci dà speranza nel nostro mondo attuale nonostante la disunione, gli abusi, l'odio, la violenza, la povertà, la cupidigia e la corruzione. La luce di Dio illumina i nostri passi e ci illumina il cammino fino alla pace e alla giustizia. Anche se il brillio delle nostre luci è molto debole, la Parola di Dio prevale sull'oscurità, ponendo sempre la giustizia al centro del nostro cammino comune verso la pace", conclude il Segretario del Consiglio Mondiale delle Chiese.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l'Arcivescovo Paul Richard Gallagher, Nunzio Apostolico in Australia, finora Nunzio Apostolico in Guatemala.

- Ha nominato la Dottoressa Daniela Leggio, Capo Ufficio della Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, finora Officiale del medesimo Dicastero.

lunedì 10 dicembre 2012

PROCLAMARE CRISTO IN AMERICA OGGI

Città del Vaticano, 10 dicembre 2012 (VIS). Con una celebrazione eucaristica all'Altare della Cattedra della Basilica di San Pietro si è inaugurato, nel pomeriggio di ieri, il Congresso Internazionale "Ecclesia in America" sulla Chiesa nel continente americano, Congresso promosso dalla Pontificia Commissione per l'America Latina e dai Cavalieri di Colombo, in collaborazione con l'Istituto Superiore di Studi Guadalupani. Il Congresso riflette sull'Assembla sinodale, convocata dal Beato Giovanni Paolo II fra il novembre e il dicembre 1987, intitolata: "Incontro con Gesù Cristo vivo, via per la conversione, la comunione e la solidarietà in America".

Il Santo Padre che è giunto in Basilica alle 19:00, ha rivolto un saluto ai partecipanti, ed ha ricordato che: "Il Beato Giovanni Paolo II ebbe la chiaroveggente intuizione di far crescere le relazioni di cooperazione fra le Chiese particolari di tutta l'America del Nord, del Centro e del Sud e di suscitare una maggiore solidarietà fra le nazioni del continente. Oggi tali propositi meritano di essere ripresi, facendo in modo che il messaggio redentore di Cristo si ponga in pratica con maggior fervore e produca abbondanti frutti di santità e di rinnovamento ecclesiale. Il tema centrale delle riflessioni di quella Assemblea Sinodale può servire anche di ispirazione per i lavori di questi giorni. (...) In effetti, l'amore al Signore Gesù e la potenza della sua grazia devono radicarsi sempre più intensamente nel cuore delle persone, delle famiglie e delle comunità cristiane delle vostre nazioni, perché in queste si avanzi con dinamismo per le vie della concordia e del giusto progresso".

L'Esortazione Apostolica "Ecclesia in America" annotava "le sfide e le difficoltà presenti nel momento attuale con caratteristiche singolari e complesse. In effetti, il secolarismo e diversi gruppi religiosi si espandono in tutte le latitudini, dando spazio a numerose problematiche. L'educazione e promozione di una cultura della vita è un'urgenza fondamentale davanti alla diffusione di una mentalità che attenta alla dignità della persona e non favorisce né tutela l'istituzione matrimoniale e familiare. Come non preoccuparsi delle dolorose situazioni di emigrazione, sradicamento e violenza, specialmente quella causata dalla criminalità organizzata, dal narcotraffico, dalla corruzione e dal traffico di armi? E che dire delle laceranti disuguaglianze e delle sacche di povertà provocate da opinabili mezzi economici, politici e sociali?".

Il Papa ha sottolineato che tutte queste importanti questioni richiedono uno studio approfondito, ma al di là della valutazione tecnica delle stesse "la Chiesa cattolica ha la convinzione che la luce per una soluzione adeguata può provenire soltanto dall'incontro con Gesù Cristo vivo che suscita attitudini e comportamenti fondati sull'amore e sulla verità. Questa è la forza decisiva che trasformerà il Continente americano (...). L'amore di Cristo ci spinge a dedicarci senza riserve a proclamare il Suo Nome in tutte le contrade d'America, portandolo con libertà ed entusiasmo ai cuori di tutti i suoi abitanti. Per questo dobbiamo assumerci questo compito (...) incoraggiando i sacerdoti, i diaconi, i consacrati e gli agenti di pastorale a purificare e rinvigorire sempre più la propria vita interiore attraverso il rapporto sincero con il Signore ed la partecipazione degna e assidua ai sacramenti. Sarà d'aiuto un'adeguata catechesi ed una giusta e costante formazione dottrinale, contraddistinta da fedeltà totale alla Parola di Dio e al Magistero della Chiesa e volta a dare risposta agli interrogativi e alle aspirazioni del cuore dell'uomo. (...) Un rinnovato spirito missionario e l'ardore e la generosità del vostro impegno saranno un apporto insostituibile di ciò che la Chiesa universale attende e necessita per la Chiesa in America", ha concluso il Pontefice.

ANGELUS: ESSENZIALITÀ DI SAN GIOVANNI BATTISTA

Città del Vaticano, 9 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l’Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro. Il Papa, citando il Vangelo di questa seconda domenica di Avvento, ha commentato la figura di San Giovanni Battista, che tutti gli evangelisti collocano all'inizio dell'attività di Gesù presentandolo come il suo precursore, mentre san Luca sposta indietro la connessione tra le due figure.

Giovanni, figlio di Zaccaria ed Elisabetta, entrambi di famiglie sacerdotali, ha spiegato il Santo Padre, "non solo è l’ultimo dei profeti, ma rappresenta anche l’intero sacerdozio dell’Antica Alleanza e perciò prepara gli uomini al culto spirituale della Nuova Alleanza, inaugurato da Gesù. (...) Giovanni Battista si definisce come la 'voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri'. La voce proclama la parola, ma in questo caso la Parola di Dio precede, in quanto è essa stessa a scendere su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto",

Il Battista "ha quindi un grande ruolo, ma sempre in funzione di Cristo" - ha detto il Papa ricordando le parole di Sant'Agostino: 'Giovanni è la voce che passa, Cristo è il Verbo eterno che era in principio'. A noi il compito di dare oggi ascolto a quella voce per concedere spazio e accoglienza nel cuore a Gesù, Parola che ci salva. In questo Tempo di Avvento, prepariamoci a vedere, con gli occhi della fede, nell’umile Grotta di Betlemme, la salvezza di Dio. Nella società dei consumi, in cui si è tentati di cercare la gioia nelle cose, il Battista ci insegna a vivere in maniera essenziale, affinché il Natale sia vissuto non solo come una festa esteriore, ma come la festa del Figlio di Dio che è venuto a portare agli uomini la pace, la vita e la gioia vera".


LA POTENZA D'AMORE DI DIO È PIÙ FORTE DEL MALE

Città del Vaticano, 10 dicembre 2012 (VIS). Alle 15:45 Benedetto XVI si è recato in Piazza di Spagna per il tradizionale atto di venerazione all'Immacolata, la cui statua è situata in cima ad una colonna di fronte all'Ambasciata di Spagna presso la Santa Sede.

Lungo il percorso, il Papa ha compiuto una breve sosta davanti alla Chiesa della Santissima Trinità, dove ha ricevuto l’omaggio dell’"Associazione Commercianti Via Condotti". Giunto in Piazza di Spagna, il Papa ha recitato una preghiera, seguita dalla lettura di un frammento dell'Apocalisse di San Giovanni e dall'omaggio floreale alla statua della Vergine. Nel suo discorso il Papa ha riflettuto sul Vangelo della Solennità dell'Immacolata Concezione: il Vangelo dell'Annunciazione.

"Ci colpisce sempre, e ci fa riflettere, il fatto che quel momento decisivo per il destino dell’umanità, il momento in cui Dio si fece uomo - ha detto il Papa - è avvolto da un grande silenzio. L’incontro tra il messaggero divino e la Vergine Immacolata passa del tutto inosservato: nessuno sa, nessuno ne parla. (...) Ciò che è veramente grande passa spesso inosservato e il quieto silenzio si rivela più fecondo del frenetico agitarsi che caratterizza le nostre città, ma che – con le debite proporzioni – si viveva già in città importanti come la Gerusalemme di allora. Quell’attivismo che ci rende incapaci di fermarci, di stare tranquilli, di ascoltare il silenzio in cui il Signore fa sentire la sua voce discreta".

Il giorno dell'Annunciazione, Maria "era tutta raccolta e al tempo stesso aperta all’ascolto di Dio. In lei non c’è ostacolo, non c’è schermo, non c’è nulla che la separi da Dio. Questo è il significato del suo essere senza peccato originale: la sua relazione con Dio è libera da qualsiasi pur minima incrinatura; non c’è separazione, non c’è ombra di egoismo, ma una perfetta sintonia: il suo piccolo cuore umano è perfettamente 'centrato' nel grande cuore di Dio. Ecco, cari fratelli, venire qui, presso questo monumento a Maria, nel centro di Roma, ci ricorda prima di tutto che la voce di Dio non si riconosce nel frastuono e nell’agitazione; il suo disegno sulla nostra vita personale e sociale non si percepisce rimanendo in superficie, ma scendendo ad un livello più profondo, dove le forze che agiscono non sono quelle economiche e politiche, ma quelle morali e spirituali. È lì che Maria ci invita a scendere e a sintonizzarci con l’azione di Dio".

"C’è una seconda cosa, (...) che l’Immacolata ci dice (...), ed è che la salvezza del mondo non è opera dell’uomo – della scienza, della tecnica, dell’ideologia – ma viene dalla Grazia. (...) Grazia vuol dire l’Amore nella sua purezza e bellezza, è Dio stesso così come si è rivelato nella storia salvifica narrata nella Bibbia e compiutamente in Gesù Cristo. Maria è chiamata la 'piena di grazia' e con questa sua identità ci ricorda il primato di Dio nella nostra vita e nella storia del mondo, ci ricorda che la potenza d’amore di Dio è più forte del male, può colmare i vuoti che l’egoismo provoca nella storia delle persone, delle famiglie, delle nazioni e del mondo. Questi vuoti possono diventare degli inferni, dove la vita umana viene come tirata verso il basso e verso il nulla, perde di senso e di luce. I falsi rimedi che il mondo propone per riempire questi vuoti (...) in realtà allargano la voragine. Solo l’amore può salvare da questa caduta, ma non un amore qualsiasi: un amore che abbia in sé la purezza della Grazia - di Dio che trasforma e rinnova - e che così possa immettere nei polmoni intossicati nuovo ossigeno, aria pulita, nuova energia di vita. Maria ci dice che, per quanto l’uomo possa cadere in basso, non è mai troppo in basso per Dio, il quale è disceso fino agli inferi; per quanto il nostro cuore sia sviato, Dio è sempre 'più grande del nostro cuore'. Il soffio mite della Grazia può disperdere le nubi più nere, può rendere la vita bella e ricca di significato anche nelle situazioni più disumane".
Infine l'Immacolata ci ricorda la "gioia, quella gioia autentica che si diffonde nel cuore liberato dal peccato. Il peccato porta con sé una tristezza negativa, che induce a chiudersi in se stessi. La Grazia porta la vera gioia, che non dipende dal possesso delle cose ma è radicata nell’intimo, nel profondo della persona, e che nulla e nessuno possono togliere. Il Cristianesimo è essenzialmente un 'evangelo', una 'lieta notizia', mentre alcuni pensano che sia un ostacolo alla gioia, perché vedono in esso un insieme di divieti e di regole. In realtà, il Cristianesimo è l’annuncio della vittoria della Grazia sul peccato, della vita sulla morte. E se comporta delle rinunce e una disciplina della mente, del cuore e del comportamento è proprio perché nell’uomo c’è la radice velenosa dell’egoismo, che fa male a se stessi e agli altri. Bisogna dunque imparare a dire no alla voce dell’egoismo e a dire sì a quella dell’amore autentico. La gioia di Maria è piena, perché nel suo cuore non c’è ombra di peccato. Questa gioia coincide con la presenza di Gesù nella sua vita".

"In questo tempo di Avvento - ha concluso il Papa - Maria Immacolata ci insegni ad ascoltare la voce di Dio che parla nel silenzio; ad accogliere la sua Grazia, che ci libera dal peccato e da ogni egoismo; per gustare così la vera gioia".

MARIA IMMACOLATA: CERTEZZA CHE DIO NON VIENE MAI MENO

Città del Vaticano, 8 dicembre 2012 (VIS) - Nell'Angelus della Solennità dell'Immacolata Concezione, Benedetto XVI ha sottolineato che "Maria è l'Immacolata per un dono gratuito della grazia di Dio, che ha trovato, però, in Lei perfetta disponibilità e collaborazione. In questo senso ella è 'beata' perché 'ha creduto', perché ha avuto una fede salda in Dio".

Maria, ha proseguito il Santo Padre "rappresenta quel 'resto di Israele', quella radice santa che i profeti hanno annunciato. In lei trovano accoglienza le promesse dell’antica Alleanza. In Maria la Parola di Dio trova ascolto, ricezione, risposta, trova quel 'sì' che le permette di prendere carne e venire ad abitare in mezzo a noi. In Maria l’umanità, la storia si aprono realmente a Dio, accolgono la sua grazia, sono disposte a fare la sua volontà. Maria è espressione genuina della Grazia. Ella rappresenta il nuovo Israele, che le Scritture dell’Antico Testamento descrivono con il simbolo della sposa. (...) I Padri della Chiesa hanno sviluppato questa immagine e così la dottrina dell’Immacolata è nata prima in riferimento alla Chiesa vergine-madre, e successivamente a Maria".

"La luce che promana dalla figura di Maria ci aiuta anche a comprendere il vero senso del peccato originale. In Maria, infatti, è pienamente viva e operante quella relazione con Dio che il peccato spezza. In lei non c’è alcuna opposizione tra Dio e il suo essere: c’è piena comunione, piena intesa. C’è un 'sì' reciproco, di Dio a lei e di lei a Dio. Maria è libera dal peccato perché è tutta di Dio, totalmente espropriata per Lui. È piena della sua Grazia, del suo Amore".

"In conclusione, la dottrina dell’Immacolata Concezione di Maria esprime la certezza di fede che le promesse di Dio si sono realizzate: che la sua alleanza non fallisce, ma ha prodotto una radice santa, da cui è germogliato il Frutto benedetto di tutto l’universo, Gesù, il Salvatore. L’Immacolata sta a dimostrare che la Grazia è capace di suscitare una risposta, che la fedeltà di Dio sa generare una fede vera e buona".

Dopo la recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato le popolazioni delle Filippine colpite nei giorni scorsi da un violento uragano. Benedetto XVI ha assicurato a tutti la sua vicinanza ed ha detto: "Prego per le vittime, per le loro famiglie e per i numerosi sfollati. La fede e la carità fraterna siano la forza per affrontare questa difficile prova".

Infine il Santo Padre ha rivolto parole di saluto agli aderenti al Movimento Cristiano Lavoratori, in particolare il gruppo di preghiera dell'Istituto Dermopatico dell'Immacolata di Roma, che vive una difficile situazione lavorativa. "Desidero rivolgere l'auspicio - ha detto il Papa - che possano trovare soluzione i problemi che affrontano varie Istituzioni sanitarie cattoliche".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 10 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Sebastiano Sanguinetti, che è Vescovo di Tempio-Ampurias (Italia), Amministratore Apostolico ad nutum Sanctae Sedis della Diocesi di Ozieri (superficie: 2.288; popolazione: 54.000; cattolici: 53.700; sacerdoti: 59; religiosi: 54), Italia.

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Ozieri (Italia), presentata dal Vescovo Sergio Pintor, per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Pio Vito Pinto, attualmente Decano del Tribunale della Rota Romana, Presidente della Corte d'Appello dello Stato della Città del Vaticano.

venerdì 7 dicembre 2012

PRIMA PREDICA DI AVVENTO

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina, nella Cappella Redemptoris Mater, il Santo Padre ha assistito alla prima predica di Avvento, tenuta dal Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M.Cap., Predicatore della Casa Pontificia, sul tema: "Un anno di grazia del Signore" (Luca 4,19).

IL PAPA: RELIGIONI MONOTEISTE NON SONO PORTATRICI DI VIOLENZA

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza i Membri della Commissione Teologica Internazionale al termine dei lavori della Sessione Plenaria. Benedetto XVI ha espresso il suo apprezzamento per il Messaggio della Commissione in occasione dell'Anno della fede che "mette bene in luce il modo specifico in cui i teologi, servendo fedelmente la verità della fede, possono partecipare allo slancio evangelizzatore della Chiesa".

Il Messaggio riprende i temi del documento “La teologia oggi. Prospettve, principi e criteri”,
ed "intende presentare, per così dire, il codice genetico della teologia cattolica, cioè i principi che definiscono la sua stessa identità e, di conseguenza, garantiscono la sua unità nella diversità delle sue realizzazioni. (...) In un contesto culturale dove taluni sono tentati o di privare la teologia di uno statuto accademico - ha detto il Papa - a causa del suo legame intrinseco con la fede, o di prescindere dalla dimensione credente e confessionale della teologia, con il rischio di confonderla con le scienze religiose, il vostro documento ricorda opportunamente che la teologia è inscindibilmente confessionale e razionale e che la sua presenza all’interno dell’istituzione universitaria garantisce una visione ampia ed integrale della stessa ragione umana".

"Tra i criteri della teologia cattolica - ha affermato il Papa - il documento menziona l’attenzione che i teologi devono riservare al 'sensus fidelium'. Il Concilio Vaticano II, ribadendo il ruolo specifico ed insostituibile che spetta al Magistero, ha sottolineato nondimeno che l’insieme del Popolo di Dio partecipa dell’ufficio profetico di Cristo (...).Questo dono, il 'sensus fidei', costituisce nel credente una sorta di istinto soprannaturale che ha una connaturalità vitale con lo stesso oggetto della fede. Esso è un criterio per discernere se una verità appartenga o no al deposito vivente della tradizione apostolica. Presenta anche un valore propositivo perché lo Spirito Santo non smette di parlare alle Chiese e di guidarle verso la verità tutta intera. Oggi, tuttavia, è particolarmente importante precisare i criteri che permettono di distinguere il 'sensus fidelium' autentico dalle sue contraffazioni. In realtà, esso non è una sorta di opinione pubblica ecclesiale, e non è pensabile poterlo menzionare per contestare gli insegnamenti del Magistero, poiché il 'sensus fìdei' non può svilupparsi autenticamente nel credente se non nella misura in cui egli partecipa pienamente alla vita della Chiesa, e ciò esige l’adesione responsabile al suo Magistero".

"Oggi, questo stesso senso soprannaturale della fede dei credenti porta a reagire con vigore anche contro il pregiudizio secondo cui le religioni, ed in particolare le religioni monoteiste, sarebbero intrinsecamente portatrici di violenza, soprattutto a causa della pretesa che esse avanzano dell’esistenza di una verità universale. Alcuni ritengono che solo il 'politeismo dei valori' garantirebbe la tolleranza e la pace civile e sarebbe conforme allo spirito di una società democratica pluralistica. (...) Da una parte, è essenziale ricordare che la fede nel Dio unico, Creatore del cielo e della terra, incontra le esigenze razionali della riflessione metafisica, la quale non viene indebolita ma rinforzata ed approfondita dalla Rivelazione del mistero del Dio-Trinità. Dall’altra parte, bisogna sottolineare la forma che la Rivelazione definitiva del mistero dell’unico Dio prende nella vita e morte di Gesù Cristo, che va incontro alla Croce come 'agnello condotto al macello'. Il Signore attesta un rifiuto radicale di ogni forma di odio e violenza a favore del primato assoluto dell’agape. Se dunque nella storia vi sono state o vi sono forme di violenza operate nel nome di Dio, queste non sono da attribuire al monoteismo, ma a cause storiche, principalmente agli errori degli uomini. Piuttosto è proprio l’oblio di Dio ad immergere le società umane in una forma di relativismo, che genera ineluttabilmente la violenza. Quando si nega la possibilità per tutti di riferirsi ad una verità oggettiva, il dialogo viene reso impossibile e la violenza, dichiarata o nascosta, diventa la regola dei rapporti umani. Senza l’apertura al trascendente, che permette di trovare delle risposte agli interrogativi sul senso della vita e sulla maniera di vivere in modo morale, l’uomo diventa incapace di agire secondo giustizia e di impegnarsi per la pace".

"Se la rottura del rapporto degli uomini con Dio porta con sé uno squilibrio profondo nelle relazioni tra gli uomini stessi, la riconciliazione con Dio, operata dalla Croce di Cristo, 'nostra pace' è la sorgente fondamentale dell’unità e della fraternità. In questa prospettiva, si colloca anche la vostra riflessione" sulla "dottrina sociale della Chiesa nell’insieme della dottrina della fede. Essa conferma che la dottrina sociale non è un’aggiunta estrinseca, ma, senza trascurare l’apporto di una sana filosofia sociale, attinge i suoi principi di fondo alle sorgenti stesse della fede. Tale dottrina cerca di rendere effettivo, nella grande diversità delle situazioni sociali, il comandamento nuovo che il Signore Gesù ci ha lasciato: 'Come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri'", ha concluso il Pontefice.


LETTERA PONTIFICIA MORTE PATRIARCA IGNACIO HAZIM IV

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia del Santo Padre Benedetto XVI al Metropolita Spyridon di Helipolis per la morte, il 5 dicembre all'età di 92 anni, di Sua Beatitudine l'Arcivescovo Ignacio Hazim IV, Patriarca greco-ortodosso di Antiochia e di tutto l'Oriente.

"Nel corso della sua lunga vita al servizio del Vangelo - ricorda il Santo Padre - il defunto Patriarca ha offerto una testimonianza luminosa di fede e di carità operando con dedizione per l'elevazione spirituale del gregge a lui affidato e per la grande causa della riconciliazione e della pace tra gli uomini".

"Rendo grazie al Signore per il contributo positivo ed efficace che il Patriarca Ignazio ha apportato al processo di riavvicinamento fra le nostre due Chiese. Che il suo ricordo ci inviti ugualmente a percorrere la via del dialogo e della ricerca della piena comunione in Cristo!", conclude il Pontefice.

IL DIRITTO ALLA LIBERTÀ RELIGIOSA NELL'AREA OCSE

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). L'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto alla XIX riunione del Consiglio dei ministri dell'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, in corso a Dublino (Irlanda), il 6 e 7 dicembre.

Nel suo discorso l'Arcivescovo ha ricordato che "Tra le libertà fondamentali, il diritto alla libertà di religione occupa un posto preminente per la Santa Sede. L’Ocse ha sempre messo in evidenza il contributo positivo dato dalle comunità religiose alla società. In questo senso, l’attività dell’Ocse ha assicurato che il dibattito pubblico dia spazio a punti di vista ispirati da una visione religiosa in ogni sua dimensione, compresi il rito, il culto, l’educazione, la diffusione di informazioni e la libertà di professare e di scegliere la propria religione".

"Di fatto, i diritti associati alla religione hanno tanto più bisogno di protezione quanto vengono considerati in contrasto con un’ideologia secolare prevalente o con posizioni religiose maggioritarie di natura esclusiva. La piena garanzia della libertà di religione non può essere limitata al mero libero esercizio del culto, ma occorre dare la giusta considerazione alla sua dimensione pubblica, e quindi alla possibilità che i credenti svolgano la loro parte nella costruzione dell’ordine sociale".

"Con l’aumento dell’intolleranza religiosa nel mondo, è ben documentato che i cristiani sono tra i più discriminati, anche nell’area Ocse. Malgrado gli impegni assunti dagli Stati partecipanti nell’ambito della libertà religiosa, in alcuni Paesi continuano a esistere leggi, decisioni e comportamenti intolleranti e perfino discriminatori nei confronti della Chiesa cattolica e delle altre comunità cristiane che, attraverso le azioni o per omissione, negano tale libertà".



UDIENZE

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Georgios Papadopoulos, Ambasciatore di Grecia, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

- Il Signor César Castillo Ramirez, Ambasciatore del Perù, con la Consorte, in visita di congedo.


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 7 dicembre 2012 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L'Arcivescovo eletto è nato a Waldshut (Gerrmania), nel 1956 ed è stato ordinato sacerdote nel 1984. Dopo essere stato giudice del Tribunale Diocesano e collaboratore personale dell'Arcivescovo di Freiburg im Breisgau, nel 1993 è stato assunto presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Nel 1996 è stato trasferito alla Congregazione per la Dottrina della Fede, dove in seguito ha svolto l'ufficio di Segretario personale del Prefetto. È stato Segretario particolare di Sua Santità Benedetto XVI dalla sua elezione al Pontificato.

- Il Sacerdote Peter Ebere Okpaleke, Vescovo della Diocesi di Ahiara (superficie: 425; popolazione: 536.509; cattolici: 422.789; sacerdoti: 147; religiosi: 97), Nigeria. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 ad Amesi (Nigeria) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1995 è stato Segretario aggiunto del Vescovo e procuratore della residenza vescovile; dal 1993 al 1995 è stato Membro della "Aguata Local Government Education"; dal 1997 al 1999 è stato Cappellano alla “Nnamdi Azikiwe University”, Awka, e Amministratore finanziario della Diocesi; dal 2002 al 2011 è stato Cancelliere della Diocesi di Awka, Segretario del Consiglio Pastorale Diocesano, Segretario del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Decani, Esaminatore Diocesano; dal 1995 è Membro del "Canon Law Society of Nigeria"; dal 2002 Membro del Collegio dei Consultori, dal 2005 Membro del Comitato per la Creazione delle Diocesi; dal 2007 Giudice al Tribunale Inter-diocesano di Onitsha; dal 2011 Parroco di Sts. John and Paul Parish, Umubele, Awka.

- Il Reverendo Adelio Dell'Oro, Amministratore Apostolico di Atyrau (superficie: 727.600; popolazione: 2.181.000; cattolici: 2.000; sacerdoti: 17; religiosi: 14), Kazakhstan, elevandolo all’Episcopato. Il Vescovo eletto è nato nel 1948 a Milano (Italia) ed è stato ordinato Sacerdote nel 1972. Dal 1972 al 1983 è stato vicario parrocchiale della parrocchia di Sant’Andrea a Milano. Dal 1983 al 1997 è stato vicario parrocchiale della parrocchia di Santa Maria Assunta a Buccinasco. Dal 1974 al 1997, ha insegnato la Religione Cattolica presso alcune scuole medie ed istituti tecnici nell’Arcidiocesi. Nel 1997 è stato inviato quale Sacerdote "Fidei donum" in Kazakhstan. Dal 1997 al 2007 vi ha ricoperto l’ufficio di Direttore spirituale del Seminario interdiocesano di Karaganda e di Direttore di Caritas Kazakhstan. Dal 2007 al 2009 ha svolto il ministero di Parroco a Vishniovka-Arshaly, nell’Arcidiocesi di Maria Santissima in Astana, e al medesimo tempo ha prestato servizio di collaboratore locale nella Nunziatura Apostolica ad Astana. Ha insegnato Teologia pastorale presso il Seminario maggiore a Karaganda. Dal 2010 ad oggi è stato Pro-Rettore del Collegio Guastalla di Monza, nonché Assistente della Fraternità di Comunione e Liberazione per l’Arcidiocesi di Milano.

- Il Cardinale. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 50° anniversario del Santuario della Madonna della Salute (Our Lady of Good Health) a Vailankanni (India) e del 25° anniversario dell’istituzione della Conferenza Episcopale (C.C.B.I.), in programma dal 9 all’11 febbraio 2013.

- L'Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, Suo Inviato Speciale alla celebrazione della XXI Giornata Mondiale del Malato, che avrà luogo presso il Santuario Mariano di Altötting (Germania) l’11 febbraio 2013.
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