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sabato 15 settembre 2012

MESSAGGIO DELLA RELIGIONE DEVE ESSERE CONTRO LA VIOLENZA

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Nell'aereo papale diretto in Libano il Papa ha riposto, come di consueto, alle domande dei giornalisti che lo accompagnavano, relativamente a diversi temi legati alla situazione in Libano e in Medio Oriente.

D. Santo Padre, in questi giorni ricorrono anniversari terribili come quello dell'11 settembre e il massacro di Sabra e Chatila; ai confini del Libano è in corso una sanguinosa guerra civile, e vediamo anche che in altri Paesi, il rischio della violenza è sempre presente. Santo Padre è stato tentato di rinunciare a questo Viaggio a motivo dell’insicurezza, o qualcuno Le ha suggerito di rinunciarvi?

Santo Padre: Posso dire che nessuno mi ha mai consigliato di rinunciare a questo viaggio e, da parte mia, non ho mai contemplato questa ipotesi, perché so che se la situazione si fa più complicata, è più necessario offrire questo segno di fraternità, di incoraggiamento e di solidarietà. È il significato del mio viaggio: invitare al dialogo, invitare alla pace contro la violenza, procedere insieme per trovare la soluzione dei problemi.

D. Molti cattolici manifestano la loro inquietudine dinanzi alla crescita dei fondamentalismi in diverse regioni del mondo e alle aggressioni di cui sono vittime numerosi cristiani. In questo contesto difficile e sovente sanguinoso, la Chiesa come può rispondere all’imperativo del dialogo con l’islam, su cui Lei ha più volte insistito?

Santo Padre: Il fondamentalismo è sempre una falsificazione della religione. Va contro l’essenza della religione, che vuole riconciliare e creare la pace di Dio nel mondo. (...) Il messaggio fondamentale della religione dev’essere contro la violenza, che ne è una falsificazione, come il fondamentalismo, e dev’essere l’educazione e l’illuminazione e la purificazione delle coscienze, per renderle capaci di dialogo, di riconciliazione e di pace.

D. Nel contesto dell’onda di desiderio di democrazia che si è messa in moto in tanti Paesi del Medio Oriente con la cosiddetta “primavera araba”, data la realtà sociale nella maggioranza di questi Paesi, in cui i cristiani sono minoranza, non c’è il rischio di una tensione inevitabile fra il dominio della maggioranza e la sopravvivenza del cristianesimo?

Santo Padre: Direi che, di per sé, la primavera araba è una cosa positiva: è un desiderio di maggiore democrazia, maggiore libertà, di maggiore cooperazione, di una rinnovata identità araba. E questo grido della libertà, che viene da una gioventù più formata culturalmente e professionalmente, che desidera maggiore partecipazione nella vita politica, nella vita sociale, è un progresso, una cosa molto positiva e salutata proprio anche da noi cristiani. Naturalmente, dalla storia delle rivoluzioni, sappiamo che il grido della libertà (...) è sempre in pericolo di dimenticare (...) una dimensione fondamentale della libertà, cioè la tolleranza dell’altro; il fatto che la libertà umana è sempre una libertà condivisa, che solo nella condivisione, nella solidarietà, nel vivere insieme, con determinate regole, può crescere. (...) Dobbiamo fare tutti il possibile perché il concetto di libertà, il desiderio di libertà vada nella giusta direzione, non dimentichi la tolleranza, l’insieme, la riconciliazione, come parte fondamentale della libertà. Così anche la rinnovata identità araba implica - penso - pure il rinnovamento dell’insieme secolare e millenario di cristiani e arabi, che proprio insieme, nella tolleranza di maggioranza e minoranza, hanno costruito queste terre e non possono non vivere insieme. Perciò penso sia importante vedere l’elemento positivo in questi movimenti e fare la nostra parte perché la libertà sia concepita in modo giusto e risponda a maggior dialogo e non al dominio di uno contro gli altri.

D. Santo Padre, in Siria, come tempo fa in Iraq, molti cristiani si sentono costretti a lasciare a malincuore il loro Paese. Che cosa intende fare o dire la Chiesa cattolica per aiutare in questa situazione, per arginare la scomparsa dei cristiani in Siria e in altri Paesi mediorientali?

Santo Padre: Devo dire innanzi tutto che non solo cristiani fuggono, ma anche musulmani. Naturalmente il pericolo che i cristiani si allontanino e perdano la loro presenza in queste terre è grande e noi dobbiamo fare il possibile per aiutarli a rimanere. L’aiuto essenziale sarebbe la cessazione della guerra, della violenza: questa crea la fuga. Quindi, il primo atto è fare tutto il possibile perché finisca la violenza e sia realmente creata una possibilità di rimanere insieme anche in futuro. Che cosa possiamo fare contro la guerra? Diciamo, naturalmente, sempre diffondere il messaggio della pace, chiarire che la violenza non risolve mai un problema e rafforzare le forze della pace. (...) Direi forse gesti della cristianità, giornate di preghiera per il Medio Oriente, per i cristiani e i musulmani, mostrare possibilità di dialogo e di soluzioni. Direi anche che deve finalmente cessare l’importazione di armi: perché senza l’importazione di armi la guerra non potrebbe continuare. Invece di importare le armi, che è un peccato grave, dovremmo importare idee di pace, creatività, trovare soluzioni per accettare ognuno nella sua alterità; dobbiamo quindi rendere visibile nel mondo il rispetto delle religioni, le une delle altre, il rispetto dell’uomo come creatura di Dio, l’amore del prossimo come fondamentale per tutte le religioni. In questo senso, con tutti i gesti possibili, con aiuti anche materiali, aiutare perché cessi la guerra, la violenza, e tutti possano ricostruire il Paese.

D. Santo Padre. Oltre alla preghiera e ai sentimenti di solidarietà, Lei vede passi concreti che le Chiese e i cattolici dell’Occidente, soprattutto in Europa e America, possono fare per sostenere i fratelli del Medio Oriente?

Santo Padre: Direi che dobbiamo influire sull’opinione politica e sui politici per impegnarsi realmente, con tutte le forze, con tutte le possibilità, con vera creatività, per la pace, contro la violenza. Nessuno dovrebbe sperare vantaggi dalla violenza, tutti devono contribuire. (...) Inoltre, le nostre organizzazioni caritative dovrebbero anche aiutare in modo materiale e fare di tutto. Abbiamo organizzazioni come i Cavalieri del Santo Sepolcro, di per sé solo per la Terra Santa, ma simili organizzazioni potrebbero aiutare materialmente, politicamente, umanamente anche in questi Paesi. Direi, ancora una volta, gesti visibili di solidarietà, giornate di preghiera pubblica, simili cose possono richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica, essere fattori reali".


UNA NUOVA FRATERNITÀ FONDATA SULLA GRANDEZZA DELLA PERSONA C

ittà del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha iniziato la seconda giornata del suo Viaggio Apostolico in Libano con una visita di cortesia al Presidente della Repubblica, Generale Michel Sleiman, nel Palazzo Presidenziale di Baabda, dove ha incontrato anche il Presidente della Camera dei Deputati Signor Nabih Berri e il Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Nagib Mikati. Successivamente, sempre nel Palazzo di Baabda, Benedetto XVI ha incontrato i Capi delle Comunità religiose musulmane Sunnita, Sciita, Drusa ed Alauita. Il Papa ha consegnato alle Autorità civili e religiose una copia dell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente".

Il Papa, accompagnato del Presidente della Repubblica del Libano, ha piantato nel giardino presidenziale un cedro del Libano, quindi, al termine di questa breve cerimonia simbolica, Benedetto XVI ha pronunciato nel "Salone 25 maggio", un discorso alla Autorità istituzionali, al Corpo diplomatico, ai Capi religiosi ed ai rappresentanti del mondo della cultura. Di seguito riportiamo ampi estratti.

"Ho domandato a Dio di benedirvi, di benedire il Libano e di benedire tutti gli abitanti di questa Regione che ha visto nascere grandi religioni e nobili culture. Perché Dio ha scelto questa Regione? Perché essa vive nella tormenta? Dio l’ha scelta, mi sembra, affinché sia esemplare, affinché testimoni di fronte al mondo la possibilità che l’uomo ha di vivere concretamente il suo desiderio di pace e di riconciliazione!".

"Al fine di assicurare il dinamismo necessario per costruire e consolidare la pace, occorre instancabilmente tornare ai fondamenti dell’essere umano. La dignità dell’uomo è inseparabile dal carattere sacro della vita donata dal Creatore. (...) Per costruire la pace, la nostra attenzione deve dunque portarsi verso la famiglia, al fine di facilitare il suo compito, per sostenerla così e dunque promuovere dappertutto una cultura di vita. L’efficacia dell’impegno per la pace dipende dalla concezione che il mondo può avere della vita umana. Se vogliamo la pace, difendiamo la vita! Questa logica squalifica non solo la guerra e gli atti terroristici, ma anche ogni attentato alla vita dell’essere umano, creatura voluta da Dio. L’indifferenza o la negazione di ciò che costituisce la vera natura dell’uomo impediscono il rispetto di questa grammatica che è la legge naturale inscritta nel cuore umano (...). Dobbiamo dunque unire i nostri sforzi per sviluppare una sana antropologia che comprenda l’unità della persona. Senza di essa, non è possibile costruire l’autentica pace".

"Benché siano più evidenti nei Paesi che conoscono conflitti armati, (...) gli attentati all’integrità e alla vita delle persone esistono anche in altri Paesi. La disoccupazione, la povertà, la corruzione, le diverse dipendenze, lo sfruttamento, i traffici di ogni sorta e il terrorismo implicano, assieme alla sofferenza inaccettabile di quanti ne sono vittime, un indebolimento del potenziale umano. La logica economica e finanziaria vuole continuamente imporci il suo giogo e far primeggiare l’avere sull’essere! Ma la perdita di ogni vita umana è una perdita per l’umanità intera. (...) Certe ideologie, mettendo in causa in modo diretto o indiretto, o persino legale, il valore inalienabile di ogni persona e il fondamento naturale della famiglia, minano le basi della società. (...) Solo una solidarietà effettiva costituisce l’antidoto a tutto questo. Solidarietà per respingere ciò che ostacola il rispetto di ogni essere umano, solidarietà per sostenere le politiche e le iniziative volte ad unire i popoli in modo onesto e giusto. (...) Una migliore qualità di vita e di sviluppo integrale non è possibile che nella condivisione delle ricchezze e delle competenze, rispettando la dignità di ciascuno. (...) Oggi, le differenze culturali, sociali, religiose, devono approdare a vivere un nuovo tipo di fraternità, dove appunto ciò che unisce è il senso comune della grandezza di ogni persona, e il dono che essa è per se stessa, per gli altri e per l’umanità. Qui si trova la via della pace! (...) Qui è l’orientamento che deve presiedere alle scelte politiche ed economiche, ad ogni livello e su scala planetaria!".

"Per aprire alle generazioni di domani un futuro di pace, il primo compito è dunque quello di educare alla pace per costruire una cultura di pace. L’educazione, nella famiglia o a scuola, dev’essere anzitutto educazione ai valori spirituali che conferiscono alla trasmissione del sapere e delle tradizioni di una cultura il loro senso e la loro forza. (...) Il compito dell’educazione è di accompagnare la maturazione della capacità di fare scelte libere e giuste, che possano andare contro-corrente rispetto alle opinioni diffuse, alle mode, alle ideologie politiche e religiose. L’affermarsi di una cultura di pace ha questo prezzo! Occorre evidentemente bandire la violenza verbale o fisica. Essa è sempre un oltraggio alla dignità umana, sia dell’autore sia della vittima. D’altronde, valorizzando le opere pacifiche e il loro influsso per il bene comune, si crea anche l’interesse per la pace. (...). Pensieri di pace, parole di pace e gesti di pace creano un’atmosfera di rispetto, di onestà e di cordialità, dove gli sbagli e le offese possono essere riconosciuti in verità per avanzare insieme verso la riconciliazione. Che gli uomini di Stato e i responsabili religiosi vi riflettano!".

"Dobbiamo essere ben coscienti che il male non è una forza anonima che agisce nel mondo in modo impersonale o deterministico. Il male, il demonio, passa attraverso la libertà umana (...). Cerca un alleato, l’uomo. Il male ha bisogno di lui per diffondersi. È così che, avendo offeso il primo comandamento, l’amore di Dio, viene a pervertire il secondo, l’amore del prossimo. Con lui, l’amore del prossimo sparisce a vantaggio della menzogna e dell’invidia, dell’odio e della morte. Ma è possibile non lasciarsi vincere dal male e vincere il male con il bene (...). La trasformazione in profondità dello spirito e del cuore è necessaria per ritrovare una certa chiaroveggenza e una certa imparzialità, il senso profondo della giustizia e quello del bene comune. Uno sguardo nuovo e più libero renderà capaci di analizzare e di mettere in discussione sistemi umani che conducono a vicoli ciechi, per andare avanti tenendo conto del passato, per non ripeterlo più con i suoi effetti devastanti. Questa conversione richiesta è esaltante perché apre delle possibilità facendo appello alle innumerevoli risorse che abitano il cuore di tanti uomini e donne desiderosi di vivere in pace e pronti ad impegnarsi per la pace. Ora essa è particolarmente esigente: si tratta di dire no alla vendetta, di riconoscere i propri torti, di accettare le scuse senza cercarle, e infine di perdonare. Perché solo il perdono dato e ricevuto pone le fondamenta durevoli della riconciliazione e della pace per tutti.

"Solo allora può crescere la buona intesa tra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza sensi di superiorità e nel rispetto dei diritti di ciascuna. In Libano, la Cristianità e l'Islam abitano lo stesso spazio da secoli., Non è raro vedere nella stessa famiglia entrambe le religioni. Se in una stessa famiglia questo è possibile, perché non dovrebbe esserlo a livello dell'intera società? La specificità del Medio Oriente consiste nella mescolanza secolare di componenti diverse. Certo, ahimè, esse si sono anche combattute! Una società plurale esiste soltanto per effetto del rispetto reciproco, del desiderio di conoscere l'altro e del dialogo continuo. Questo dialogo tra gli uomini è possibile solamente nella consapevolezza che esistono valori comuni a tutte le grandi culture, perché sono radicate nella natura della persona umana. (...) Essi appartengono ai diritti di ogni essere umano. Nell'affermazione della loro esistenza, le diverse religioni recano un contributo decisivo. Non dimentichiamo che la libertà religiosa è il diritto fondamentale da cui molti altri dipendono. Professare e vivere liberamente la propria religione senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà deve essere possibile a chiunque. La perdita o l'indebolimento di questa libertà priva la persona del sacro diritto ad una vita integra sul piano spirituale. (...) La libertà religiosa ha una dimensione sociale e politica indispensabile alla pace! Essa promuove una coesistenza ed una vita armoniose attraverso l'impegno comune al servizio di nobili cause e la ricerca della verità, che non si impone con la violenza ma con 'la forza stessa della verità' (...) quella Verità che è in Dio. (...) La fede autentica non può condurre alla morte. L'artigiano di pace è umile e giusto. I credenti hanno dunque oggi un ruolo essenziale, quello di testimoniare la pace che viene da Dio e che è un dono fatto a tutti nella vita personale, familiare, sociale, politica ed economica (...). L'inoperosità degli uomini dabbene non deve permettere al male di trionfare. E il non far nulla è ancora peggio".

"Queste brevi riflessioni sulla pace, la società, la dignità della persona, sui valori della famiglia e della vita, sul dialogo e la solidarietà non possono rimanere ideali semplicemente enunciati. Possono e devono essere vissuti. Siamo in Libano ed è qui che devono essere vissuti. Il Libano è chiamato, ora più che mai, ad essere un esempio. Politici, diplomatici, religiosi, uomini e donne del mondo della cultura, vi invito dunque a testimoniare con coraggio intorno a voi, a tempo opportuno e inopportuno, che Dio vuole la pace, che Dio ci affida la pace".

Al termine dell'Incontro il Papa si è diretto al Patriarcato cattolico di Cilicia degli Armeni dove è stato accolto dal Patriarca, Sua Beatitudine Nerses Bedros XIX Tarmouni. Benedetto XVI ha benedetto la statua del monaco Hagop, estensore del primo libro stampato in lingua armena, il "Il Libro del Venerdì, pubblicato a Venezia nel 1512. Successivamente il Papa ha consumato il pranzo con la comunità dei Patriarchi e Vescovi del Libano.

SINTESI ESORTAZIONE APOSTOLICA "ECCLESIA IN MEDIO ORIENTE"

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). Riportiamo la sintesi dell'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente", resa pubblica nel pomeriggio di ieri a Beirut (Libano).

PREMESSA

L'Esortazione Apostolica post-sinodale "Ecclesia in Medio Oriente" è il documento elaborato dal Santo Padre Benedetto XVI sulla base delle 44 proposizioni finali dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente tenutasi in Vaticano dal 10 al 26 ottobre 2010, sul tema: "La Chiesa Cattolica in Medio Oriente: comunione e testimonianza. 'La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuor solo e un'anima sola' (At 4, 32)". Il testo si compone di tre parti con una introduzione e una conclusione.


INTRODUZIONE

L’Esortazione invita la Chiesa cattolica in Medio Oriente a ravvivare la comunione al suo interno, guardando ai “fedeli nativi” che appartengono alle Chiese orientali cattoliche sui iuris, ed aprendosi al dialogo con ebrei e musulmani. Si tratta di una comunione, di un’unità da raggiungere nella diversità dei contesti geografici, religiosi, culturali e sociopolitici nel Medio Oriente. Benedetto XVI rinnova l’appello a conservare ed a promuovere i riti delle Chiese Orientali, patrimonio di tutta la Chiesa di Cristo.

PRIMA PARTE

Il Papa invita a non dimenticare i cristiani che vivono in Medio Oriente e che portano un contributo “nobile e autentico” alla costruzione del Corpo di Cristo. Nel descrivere la situazione della regione e dei popoli che vi abitano, Benedetto XVI sottolinea drammaticamente i morti, le vittime “della cecità umana”, la paura e le umiliazioni. L'Esortazione ricorda che le posizioni della Santa Sede sui diversi conflitti nella regione e sullo status di Gerusalemme e dei Luoghi Santi sono largamente conosciute. Viene lanciato un appello alla conversione, alla pace, al superamento di tutte le distinzioni di razza, sesso e ceto, a vivere il perdono nell’ambito privato e comunitario.

Vita cristiana ed ecumenismo. Tutto questo capitolo è un appello in favore dell’unità ecumenica “che non è l’uniformità delle tradizioni e delle celebrazioni”: in un contesto politico difficile, instabile ed attualmente incline alla violenza come quello del Medio Oriente, la Chiesa si è sviluppata in modo davvero multiforme, presentando Chiese di antica tradizione e comunità ecclesiali più recenti. Si tratta di un mosaico che richiede uno sforzo notevole per rafforzare la testimonianza cristiana. L'Esortazione ribadisce l’importanza del lavoro teologico e delle diverse Commissioni ecumeniche e comunità ecclesiali, affinché – in linea con la dottrina della Chiesa – parlino con una sola voce sulle grandi questioni morali (famiglia, sessualità, bioetica, libertà, giustizia e pace). Importante anche l’ecumenismo diaconale, in ambito caritativo ed educativo. Vengono poi elencate alcune proposte concrete per una pastorale ecumenica di insieme: una certa ‘communicatio in sacris’ (ovvero la possibilità per i cristiani di accedere ai sacramenti in una Chiesa diversa dalla propria) per i sacramenti della penitenza, dell’eucaristia e dell’unzione degli infermi, e trovare un accordo una traduzione comune del Padre Nostro nelle lingue locali della regione.

Il dialogo interreligioso. Ricordando i legami storici e spirituali che i cristiani hanno con ebrei e musulmani, ribadisce che il dialogo interreligioso non è tanto quello dettato da considerazioni pragmatiche di ordine politico o sociale, ma si basa innanzitutto sui fondamenti teologici della fede: ebrei, cristiani e musulmani credono in un unico Dio e pertanto l’auspicio è che possano riconoscere “nell’altro credente” un fratello da amare e da rispettare, evitando di strumentalizzare la religione per conflitti “ingiustificabili per un credente autentico”. Riguardo al dialogo cristiano-ebraico, il Papa ricorda il patrimonio spirituale comune, basato sulla Bibbia, che riporta alle “radici giudaiche del cristianesimo”; invita i cristiani a prendere consapevolezza del mistero dell’Incarnazione di Dio e condanna le ingiustificabili persecuzioni del passato.

Per i musulmani, Benedetto XVI usa la parola “stima” ed aggiunge “nella fedeltà all’insegnamento del Concilio Vaticano II”; si rammarica, tuttavia, del fatto che le differenze dottrinali siano servite da pretesto agli uni e agli altri per giustificare, in nome della religione, pratiche di intolleranza, di discriminazione, di emarginazione e di persecuzione. L’Esortazione poi evidenzia come la presenza dei cristiani in Medio Oriente non sia né nuova, né casuale, ma storica: parte integrante della regione, essi hanno avviato “una simbiosi particolare” con la cultura circostante e – insieme ad ebrei e musulmani – hanno contribuito alla formazione di una ricca cultura, propria del Medio Oriente.

Riguardo ai cattolici della regione, il testo evidenzia che essi, cittadini nativi del Medio Oriente, hanno il diritto ed il dovere di partecipare pienamente alla vita civile, e non devono essere considerati cittadini di serie B. Il Papa afferma che la libertà religiosa - somma di tutte le libertà, sacra e inalienabile – include la libertà di scegliere la religione che si ritiene vera e di manifestare pubblicamente il proprio credo e i suoi simboli, senza mettere in pericolo la propria vita e la propria libertà personale. La forza e le costrizioni, in materia religiosa, non sono ammissibili. Di qui, l’invito a passare dalla tolleranza alla libertà religiosa, il che non implica una porta aperta al sincretismo, ma “una riconsiderazione del rapporto antropologico con la religione e con Dio”.

Due nuove realtà: la laicità, con le sue forme talvolta estreme, e il fondamentalismo violento che rivendica un’origine religiosa. La sana laicità implica distinzione e collaborazione tra politica e religione, nel reciproco rispetto, e garantisce alla politica di operare senza strumentalizzare la religione e alla religione di vivere senza gli appesantimenti degli interessi politici. Il fondamentalismo religioso – che cresce nel clima d’incertezza socio-politica, grazie alle manipolazioni di alcuni e ad una comprensione insufficiente della religione da parte di altri – vuole prendere il potere, talvolta con violenza, sulla coscienza delle persone e sulla religione, per ragioni politiche. Per questo, il Papa lancia un accorato appello a tutti i responsabili religiosi del Medio Oriente affinché cerchino, con il loro esempio ed il loro insegnamento, di fare il possibile per sradicare questa minaccia che tocca indistintamente e mortalmente i credenti di tutte le religioni.

I migranti: Il Papa affronta una questione cruciale, ovvero quella dell’esodo dei cristiani (una vera Esortazionerragia), i quali si trovano in una posizione delicata, talvolta senza speranza, e risentono delle conseguenze negative dei conflitti, sentendosi spesso umiliati, nonostante abbiano partecipato, lungo i secoli, alla costruzione dei rispettivi Paesi. Un Medio Oriente senza o con pochi cristiani non è più Medio Oriente. Per questo, il Papa chiede ai dirigenti politici e ai responsabili religiosi di evitare politiche e strategie che tendano verso un Medio Oriente monocromo che non rifletta la sua realtà umana e storica. Benedetto XVI invita poi i pastori delle Chiese Orientali cattoliche ad aiutare i loro sacerdoti ed i loro fedeli in diaspora a restare in contatto con le loro famiglie e le loro Chiese ed esorta i Pastori delle circoscrizioni ecclesiastiche che accolgono i cattolici orientali a dare loro la possibilità di celebrare secondo le proprie tradizioni. Il capitolo affronta anche la questione dei lavorati immigrati - spesso cattolici di rito latino – provenienti dall’Africa, dall’EstrEsortazione Oriente e dal sub-Continente indiano, che sperimentano troppo spesso situazioni di discriminazione e di ingiustizia.

SECONDA PARTE

La seconda parte si rivolge ad alcune delle principali categorie che costituiscono la Chiesa cattolica:

- Patriarchi: responsabili delle Chiese sui iuris, in unione perfetta con il Vescovo di Roma, rendono tangibile l’universalità e l’unità della Chiesa e, in segno di comunione, sapranno rafforzare l’unione e la solidarietà nel quadro del Consiglio dei Patriarchi cattolici d’Oriente e dei Sinodi patriarcali, privilegiando sempre la concertazione sulle questioni fondamentali per la Chiesa.
- Vescovi: segno visibile dell’unità nella diversità della Chiesa intesa come Corpo, di cui Cristo è il capo, sono i primi ad essere inviati in tutte le nazioni per fare discepoli. Essi devono annunciare con coraggio e difendere con fermezza l’integrità e l’unità della fede, in quelle situazioni difficili che purtroppo non mancano in Medio Oriente. I vescovi sono anche invitati ad una gestione sana, onesta e trasparente dei beni temporali della Chiesa e a questo proposito il Papa ricorda che i Padri Sinodali hanno chiesto una seria revisione delle finanze e dei beni, per evitare la confusione tra i beni personali e quelli della Chiesa. I vescovi, inoltre, dovranno vigilare per assicurare ai sacerdoti il giusto sostentamento, affinché non si perdano in questioni materiali. L’alienazione dei beni della Chiesa deve rispondere strettamente alle norme canoniche e alle disposizioni pontificie vigenti. Infine, il Papa esorta i vescovi ad avere cura, in senso pastorale, di tutti i fedeli cristiani, a prescindere dalla loro nazionalità o provenienza ecclesiale.
- Sacerdoti e seminaristi: l’Esortazione sottolinea che i sacerdoti devono educare il Popolo di Dio alla costruzione di una civiltà di amore evangelico e di unità e ciò esige una trasmissione approfondita della Parola di Dio, della tradizione e della Dottrina della Chiesa, insieme al rinnovamento intellettuale e spirituale degli stessi sacerdoti. In quest’ottica, è importante il celibato – dono inestimabile di Dio alla Chiesa – ma anche il ministero dei preti sposati, antica componente della tradizione orientale. In quanto servitori della comunione, preti e seminaristi devono offrire una testimonianza coraggiosa e priva di ombre, devono avere una condotta irreprensibile, e devono aprirsi alla diversità culturale delle loro Chiese (apprendendone, ad esempio, le lingue e le culture), così come alla diversità ecclesiale ed al dialogo ecumenico ed interreligioso.

- Vita consacrata: il monachesimo, nelle sue diverse forme, è nato in Medio Oriente ed ha dato inizio ad alcune Chiese sui iuris, i consacrati dovranno collaborare con il vescovo nell’attività pastorale e missionaria. Essi vengono invitati a meditare a lungo e ad osservare i consigli evangelici (castità, povertà ed obbedienza), perché non può esserci rigenerazione spirituale – dei fedeli, delle comunità e della Chiesa intera – senza un ritorno chiaro e netto alla ricerca di Dio.
- Laici: Membri del Corpo di Cristo grazie al battesimo, e quindi pienamente associati alla missione della Chiesa universale, ai laici il Papa affida il compito di promuovere - nell’ambito temporale, loro proprio – la sana gestione dei beni pubblici, la libertà religiosa ed il rispetto della dignità di ciascuno. Essi sono invitati anche ad essere audaci nella causa di Cristo. Perché la loro testimonianza dia davvero frutti, tuttavia, i laici dovranno superare le divisioni e tutte le interpretazioni soggettive della vita cristiana.

- Famiglia: istituzione divina fondata sul sacramento indissolubile del matrimonio tra uomo e donna (“L’amore coniugale è il progetto paziente di tutta una vita”), oggi la famiglia è esposta a molti pericoli. La famiglia cristiana deve essere sostenuta nei suoi problemi e difficoltà e deve guardare alla propria identità profonda, perché sia innanzitutto Chiesa domestica che educa alla preghiera e alla fede, vivaio di vocazioni, scuola naturale di virtù e valori etici, cellula fondante della società. Ampio spazio l’Esortazione lo riserva alla questione della donna in Medio Oriente ed alla necessità della sua uguaglianza con l’uomo, di fronte alle discriminazioni che essa deve subire e che offendono gravemente non solo la donna stessa, ma anche e soprattutto Dio. Il Papa sottolinea che le donne devono impegnarsi ed essere coinvolte nella vita pubblica ed ecclesiale. Riguardo alle vertenze giuridiche nelle questioni matrimoniali, la voce della donna deve essere ascoltata alla pari di quella dell’uomo, senza ingiustizie. Per questo, il Papa incoraggia un’applicazione più sana e più giusta del diritto, in quest’ambito, affinché le differenze giuridiche relative alle questioni matrimoniali non conducano all’apostasia. Infine, i cristiani del Medio Oriente devono poter applicare, sia nel matrimonio che altrove, il proprio diritto, senza restrizioni.

- Giovani e bambini: il Papa li esorta a non avere paura o vergogna di essere cristiani, a rispettare gli altri credenti, ebrei e musulmani, a coltivare sempre – attraverso la preghiera – la vera amicizia con Gesù, amando Cristo e la Chiesa. In questo modo, essi potranno discernere con sapienza i valori della modernità utili alla loro realizzazione, senza lasciarsi sedurre dal materialismo o da certi social network il cui uso indiscriminato può mutilare la vera natura delle relazioni umane. Per i bambini, in particolare, l’Esortazione si appella a genitori, educatori, formatori e istituzioni pubbliche affinché riconoscano i diritti dei minori a partire dal loro concepimento.

TERZA PARTE

La Parola di Dio, anima e fonte di comunione e testimonianza: Dopo aver espresso riconoscenza alle scuole esegetiche (d’Alessandria, di Antiochia) che hanno contribuito alla formulazione dogmatica del mistero cristiano nel IV e V secolo, l’Esortazione raccomanda una vera pastorale biblica, per dissipare pregiudizi o idee errate che causano controversie inutili o umilianti. Di qui, il suggerimento di proclamare un Anno Biblico, a seconda delle condizioni pastorali di ogni Paese della regione, e di farlo seguire, se opportuno, da una Settimana annuale della Bibbia. La presenza cristiana nei Paesi biblici del Medio Oriente – che va ben al di là di un’appartenenza sociologica o di una semplice riuscita economica e culturale – ritrovando la linfa delle origini e nella sequela dei discepoli di Cristo, prenderà un nuovo slancio. Infine, il Papa incoraggia lo sviluppo di nuove strutture della comunicazione e la formazione – non solo tecnica, ma anche dottrinale ed etica – di personale specializzato in questo settore, nevralgico per l’evangelizzazione.

Liturgia e vita sacramentale: Per i fedeli del Medio Oriente, la liturgia è elemento essenziale dell’unità spirituale e della comunione. Il rinnovamento delle celebrazioni e dei testi liturgici - là dove necessario - deve essere fondato sulla Parola di Dio e realizzato in collaborazione con le Chiese co-depositarie delle stesse tradizioni. Centrale l’invito a guardare all’importanza del battesimo, che permette a coloro che lo ricevono di vivere in comunione e di sviluppare una vera solidarietà con gli altri membri della famiglia umana, senza discriminazioni basate sulla razza o sulla religione. In quest’ottica, il Papa auspica un accordo ecumenico sul riconoscimento reciproco del Battesimo tra la Chiesa cattolica e le Chiese con cui essa è in dialogo teologico, per restaurare, così, la piena comunione nella fede apostolica. L’Esortazione auspica anche una pratica più frequente del sacramento del perdono e della riconciliazione ed esorta Pastori e fedeli a promuovere iniziative di pace, anche in mezzo alle persecuzioni.

La preghiera e i pellegrinaggi: il Medio Oriente è un luogo privilegiato di pellegrinaggio per molti cristiani che qui possono consolidare la propria fede e vivere un’esperienza profondamente spirituale. Il Papa chiede che i fedeli possano avere libero accesso, senza restrizioni, ai Luoghi Santi. Essenziale anche che il pellegrinaggio biblico di oggi ritorni alle sue motivazioni iniziali: un cammino penitenziale, alla ricerca di Dio.

Evangelizzazione e carità: missioni della Chiesa. L’Esortazione sottolinea che la trasmissione della fede è una missione essenziale della Chiesa. Di qui, l’invito del Papa alla nuova evangelizzazione che, nel contesto contemporaneo, segnato da cambiamenti, rende il fedele consapevole della sua testimonianza di vita: essa rafforza la sua parola quando parla di Dio coraggiosamente ed apertamente, per annunciare la Buona Novella di salvezza. In particolare, in Medio Oriente, l’approfondimento del senso teologico e pastorale dell’evangelizzazione dovrà guardare a due dimensioni, quella ecumenica e quella interreligiosa. Riguardo ai movimenti e alle comunità ecclesiali, il Papa li incoraggia ad agire in unione con il Vescovo del luogo e secondo le sue direttive pastorali, tenendo conto della storia, della liturgia, della spiritualità e della cultura locale, senza confusione né proselitismo. La Chiesa cattoliche del Medio Oriente è quindi invitata a rinnovare il suo spirito missionario, sfida quanto mai urgente in un contesto multiculturale e pluri-religioso. Un forte stimolo, in questo senso, potrà derivare dall’Anno della Fede. Riguardo alla carità, l’Esortazione ricorda che la Chiese deve seguire l’esempio di Cristo che si è fatto vicino ai più deboli: gli orfani, i poveri, i disabili, i malatiInfine, il Papa saluta ed incoraggia tutte le persone che operano, in modo impressionante, nei centri educativi, nelle scuole, negli istituti superiori e nelle università cattoliche del Medio Oriente. Tali strumenti di cultura – che devono essere sostenuti dai responsabili politici - dimostrano che esiste, in Medio Oriente, la possibilità di vivere nel rispetto e nella collaborazione, attraverso l’educazione alla tolleranza.

Catechesi e formazione cristiana: Il documento pontificio incoraggia la lettura e l’insegnamento del catechismo della Chiesa cattolica e un’iniziazione concreta alla Dottrina sociale della Chiesa. Allo stesso tempo, il Papa invita i Sinodi e gli altri organismi episcopali a facilitare i fedeli nell’accostarsi alla ricchezza spirituale dei Padri della Chiesa e ad attualizzare l’insegnamento patristico, complemento della formazione biblica.

CONCLUSIONI

In modo solenne, Benedetto XVI chiede, in nome di Dio, ai responsabili politici e religiosi non solo di alleviare le sofferenze di tutti coloro che vivono in Medio Oriente, ma anche di eliminarne le cause, facendo tutto il possibile per arrivare alla pace. Allo stesso tempo, i fedeli cattolici sono esortati a consolidare e a vivere la comunione tra loro, dando vita al dinamismo pastorale. “La tiepidezza dispiace a Dio” e quindi i cristiani del Medio Oriente, cattolici ed altri, diano testimonianza di Cristo, uniti e con coraggio. Si tratta di una testimonianza non facile, ma esaltante.

CRISTIANI MEDIO ORIENTE: LODIAMO DIO PER VOSTRO CORAGGIO NELLA FEDE

Città del Vaticano, 15 settembre 2012 (VIS). La Basilica greco-melkita di St. Paul ad Harissa ha accolto nel pomeriggio di ieri il Santo Padre Benedetto XVI che ha lì firmato l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale "Ecclesia in Medio Oriente". La Basilica fa parte di un grande complesso che comprende anche un seminario maggiore e una "casa di scrittori" dediti allo studio dei testi sacri ed alla traduzione in arabo di testi del magistero. Il sito sorge nel 1909 come sede della neocostituita "Società dei Missionari di San Paolo".

Il Santo Padre è stato accolto dal Patriarca greco-melkita Sua Beatitudine Gregorios III Laham B.S. Dopo il canto d'ingresso secondo il rito bizantino, il Papa ha venerato le Sante Icone custodite nella Basilica. Dopo l'intervento dell'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, si è tenuto il canto d'inizio secondo il rito maronita.

Dopo le letture, Benedetto XVI ha salutato i Patriarchi, il gruppo dei Vescovi orientali e latini, le delegazioni ortodosse, musulmane e druse, i rappresentanti del mondo della cultura e della società civile e la comunità greco-melkita. "La vostra presenza solennizza la firma dell’Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente, e testimonia che questo documento, destinato certamente alla Chiesa universale, riveste un’importanza particolare per l’intero Medio Oriente".

"La felice coabitazione dell'Islam e del Cristianesimo, due religioni che hanno contribuito a creare grandi culture, costituisce l'originalità della vita sociale, politica e religiosa in Libano. Non si può che gioire per questa realtà che bisogna assolutamente incoraggiare. Confido questo desiderio ai responsabili religiosi del vostro Paese.

"È provvidenziale - ha proseguito il Pontefice - che questo atto abbia luogo proprio nel giorno della Festa dell’Esaltazione della Santa Croce, la cui celebrazione è nata in Oriente nel 335, all’indomani della Dedicazione della Basilica della Resurrezione costruita sul Golgota e sul sepolcro di Nostro Signore dall’imperatore Costantino il Grande, che voi venerate come santo. Fra un mese si celebrerà il 1700° anniversario dell’apparizione che gli fece vedere, nella notte simbolica della sua incredulità, il monogramma di Cristo sfavillante, mentre una voce gli diceva: 'In questo segno, vincerai!".

"Esiste un legame inseparabile tra la Croce e la Risurrezione che non può essere dimenticato dal cristiano. Senza questo legame - ha sottolineato il Santo Padre - esaltare la Croce significherebbe giustificare la sofferenza e la morte non vedendo in esse che una fine fatale. Per un cristiano, esaltare la Croce vuol dire partecipare alla totalità dell’amore incondizionato di Dio per l’uomo. È porre un atto di fede! Esaltare la Croce, nella prospettiva della Risurrezione, è desiderare di vivere e manifestare la totalità di questo amore. È porre un atto d’amore! Esaltare la Croce porta ad impegnarsi ad essere araldi della comunione fraterna ed ecclesiale, fonte della vera testimonianza cristiana. È porre un atto di speranza!".

"Considerando la situazione attuale delle Chiese nel Medio Oriente, i Padri sinodali hanno potuto riflettere sulle gioie e le pene, i timori e le speranze dei discepoli di Cristo che vivono in questi luoghi. Tutta la Chiesa ha potuto così ascoltare il grido ansioso e percepire lo sguardo disperato di tanti uomini e donne che si trovano in situazioni umane e materiali ardue, che vivono forti tensioni nella paura e nell’inquietudine, e che vogliono seguire Cristo – Colui che dà senso alla loro esistenza – ma che ne sono spesso impediti".

"Nello stesso tempo, la Chiesa ha potuto ammirare quanto vi è di bello e di nobile in queste Chiese su queste terre. Come non rendere grazie a Dio in ogni momento per tutti voi, cari cristiani del Medio Oriente! Come non lodarlo per il vostro coraggio nella fede? Come non ringraziarlo per la fiamma del suo amore infinito che voi continuate a mantenere viva e ardente in questi luoghi che sono stati i primi ad accogliere il suo Figlio incarnato? Come non cantargli la nostra riconoscenza per gli slanci di comunione ecclesiale e fraterna, per la solidarietà umana manifestata senza sosta verso tutti i figli di Dio?".

"Ecclesia in Medio Oriente permette di ripensare il presente per considerare il futuro con lo stesso sguardo di Cristo. Essa (...) vuole tracciare una via per ritrovare l’essenziale: la sequela Christi, in un contesto difficile e talvolta doloroso, un contesto che potrebbe far nascere la tentazione di ignorare o dimenticare la Croce gloriosa. È proprio adesso che bisogna celebrare la vittoria dell’amore sull’odio, del perdono sulla vendetta, del servizio sul dominio, dell’umiltà sull’orgoglio, dell’unità sulla divisione. Alla luce della festa odierna e in vista di una fruttuosa applicazione dell’Esortazione, vi invito tutti a non avere paura, a rimanere nella verità e a coltivare la purezza della fede. Questo è il linguaggio della Croce gloriosa! (...) saper convertire le nostre sofferenze in grido d’amore verso Dio e di misericordia verso il prossimo; (...) saper anche trasformare degli esseri attaccati e feriti nella loro fede e nella loro identità, in vasi d’argilla pronti ad essere colmati dall’abbondanza dei doni divini più preziosi dell’oro. Non si tratta di un linguaggio puramente allegorico, ma di un appello pressante a porre degli atti concreti che configurano sempre più a Cristo, atti che aiutano le diverse Chiese a riflettere la bellezza della prima comunità dei credenti".

"Ecclesia in Medio Oriente offre elementi che possono aiutare per un esame di coscienza personale e comunitario, per una valutazione obiettiva dell’impegno e del desiderio di santità di ogni discepolo di Cristo. L’Esortazione apre all’autentico dialogo interreligioso basato sulla fede in Dio Uno e Creatore. Essa vuole anche contribuire a un ecumenismo pieno di fervore umano, spirituale e caritativo, nella verità e nell’amore evangelici".

"In tutte le sue parti, l’Esortazione vorrebbe aiutare ciascun discepolo del Signore a vivere pienamente e a trasmettere realmente ciò che è diventato attraverso il Battesimo: (...) un essere illuminato da Dio, una lampada nuova nell’oscurità inquietante del mondo. (...) Questo documento vuole contribuire a spogliare la fede da ciò che la imbruttisce, da tutto ciò che può offuscare lo splendore della luce di Cristo. La comunione è allora un’autentica adesione a Cristo, e la testimonianza è un’irradiazione del Mistero pasquale che conferisce un senso pieno alla Croce gloriosa".

"'Non temere, piccolo gregge' e ricordati della promessa fatta a Costantino: 'In questo segno, tu vincerai!'. Chiese in Medio Oriente, non temete, perché il Signore è veramente con voi fino alla fine del mondo! Non temete, perché la Chiesa universale vi accompagna con la sua vicinanza umana e spirituale! È con questi sentimenti di speranza e di incoraggiamento a essere protagonisti attivi della fede attraverso la comunione e la testimonianza, che domenica consegnerò l’Esortazione post-sinodale Ecclesia in Medio Oriente ai miei venerati Fratelli (...) Possa Dio concedere a tutti i popoli del Medio Oriente di vivere nella pace, nella fraternità e nella libertà religiosa!", ha concluso Benedetto XVI.

venerdì 14 settembre 2012

IL PAPA IN LIBANO PELLEGRINO DI PACE ED AMICO DI TUTTI GLI ABITANTI DEL MEDIO ORIENTE

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Poco prima delle 14:00 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI è giunto all'aeroporto "Rafiq Hariri" di Beirut, intitolato all'ex Presidente del Consiglio dei Ministri del Libano, ucciso con la sua scorta in un attentato dinamitardo nel 2005.

Al suo arrivo il Santo Padre è stato accolto dal Presidente della Repubblica del Libano, Generale Michel Sleiman, dal Patriarca Maronita S.B. Béchara Boutros Raï, dal Presidente del Parlamento Libanese, Signor Nabih Berri e dal Presidente del Consiglio dei Ministri, Signor Nagib Miquati.

Nel suo primo discorso in terra libanese il Papa ha ricordato che durante la visita del Presidente Sleiman in Vaticano, nel febbraio 2011, fu benedetta la maestosa statua di San Marone, collocata in una nicchia esterna della Basilica di San Pietro, statua che è segno di "un patrimonio spirituale secolare" e conferma della "venerazione dei libanesi per il primo degli Apostoli e i suoi successori". Il Papa ha anche menzionato le eccellenti relazioni fra il Libano e la Santa Sede e l'importante avvenimento ecclesiale motivo della sua visita: la firma dell'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, "Ecclesia in Medio Oriente".

Benedetto XVI ha ringraziato inoltre tutti i Patriarchi cattolici presenti, in particolare il Patriarca emerito, Cardinale Nasrallah Boutros Sfeir ed il suo successore, Patriarca Bechara Boutros Raï, i Vescovi del Libano e "tutti i cristiani del Medio Oriente", sottolineando che l'Esortazione Apostolica "destinata al mondo intero, si propone di essere per loro una tabella di marcia per gli anni a venire". Il Santo Padre si è rallegrato di poter incontrare in questi giorni numerose rappresentanze delle comunità cattoliche del Libano ed ha detto: "La loro presenza, il loro impegno e la loro testimonianza sono un contributo riconosciuto e molto apprezzato nella vita quotidiana di tutti gli abitanti del vostro amato Paese". Il Papa ha inoltre salutato i Patriarchi e Vescovi ortodossi, venuti ad accoglierlo, come pure i rappresentanti delle diverse comunità religiose del Libano.

"La vostra presenza - ha detto il Pontefice - dimostra la stima e la collaborazione che desiderate promuovere tra tutti nel rispetto reciproco. Vi ringrazio per i vostri sforzi e sono sicuro che continuerete a ricercare vie di unità e di concordia. Non dimentico gli eventi tristi e dolorosi che hanno afflitto il vostro bel Paese per lunghi anni. La felice convivenza tutta libanese, deve dimostrare a tutto il Medio Oriente e al resto del mondo che all'interno di una nazione possono esistere la collaborazione tra le varie Chiese, tutte parti dell’unica Chiesa cattolica, in uno spirito di comunione fraterna con gli altri cristiani, e, al tempo stesso, la convivenza e il dialogo rispettoso tra i cristiani e i loro fratelli di altre religioni. Voi sapete come me che questo equilibrio, che viene presentato ovunque come un esempio, è estremamente delicato. Esso rischia a volte di rompersi allorquando è teso come un arco, o sottoposto a pressioni che sono troppo spesso di parte, interessate, contrarie ed estranee all’armonia e alla dolcezza libanesi. È qui che bisogna dar prova di reale moderazione e grande saggezza. E la ragione deve prevalere sulla passione unilaterale per favorire il bene comune di tutti".

"Vengo anche per dire quanto sia importante la presenza di Dio nella vita di ognuno e come il modo di vivere insieme, questa convivenza di cui il vostro Paese vuole dare testimonianza, sarà profonda solo se si basa su uno sguardo accogliente e un atteggiamento di benevolenza verso l'altro, se è radicata in Dio che vuole che tutti gli uomini siano fratelli. Il famoso equilibrio libanese che vuole continuare ad essere una realtà, può prolungarsi grazie alla buona volontà e all'impegno di tutti i Libanesi. Solo allora sarà un modello per gli abitanti di tutta la regione, e per il mondo intero. Non si tratta di un’opera solamente umana, ma di un dono di Dio che occorre domandare con insistenza, preservare a tutti i costi e consolidare con determinazione".

"Vengo in Libano come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico degli uomini. (...). E al di là del vostro Paese, vengo oggi idealmente anche in tutti i Paesi del Medio Oriente come pellegrino di pace, come amico di Dio, e come amico di tutti gli abitanti di tutti i Paesi della regione, qualunque sia la loro appartenenza e il loro credo. (...). Le vostre gioie e i vostri dolori sono continuamente presenti nella preghiera del Papa e chiedo a Dio di accompagnarvi e di consolarvi. Posso assicurarvi che prego particolarmente per tutti coloro che soffrono in questa regione, e sono molti. La statua di San Marone mi ricorda ciò che vivete e sopportate".

Al termine della cerimonia di benvenuto il Papa si è recato alla Nunziatura Apostolica di Harissa.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo James D. Conley, Vescovo di Lincoln (superficie: 61.732; popolazione: 580.826; cattolici: 95.584; sacerdoti: 147; religiosi: 224; diaconi permanenti: 3), Stati Uniti d'America. Finora Ausiliare di Denver (Stati Uniti d'America), succede al Vescovo Fabian W. Bruskewitz del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Rosolino Bianchetti Boffelli, Vescovo di Quiché (superficie: 8.378; popolazione: 732.000; cattolici: 515.000; sacerdoti: 33; religiosi: 97), (Guatemala), finora Vescovo di Zacapa y Santo Cristo de Esquipulas (Guatemala).


AVVISO

Città del Vaticano, 14 settembre 2012 (VIS). Informiamo i nostri lettori che in occasione del Viaggio Apostolico in Libano del Santo Padre Benedetto XVI, edizioni speciali del Vaticano Information Service saranno trasmesse sabato 15 e domenica 16 settembre 2012.

giovedì 13 settembre 2012

DICHIARAZIONE SULL'ATTENTATO CONSOLATO AMERICANO IN LIBIA

Città del Vaticano, 13 settembre 2012 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato di Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, sull'attentato contro il consolato americano in Libia.

Il gravissimo attentato organizzato contro la rappresentanza diplomatica statunitense in Libia, con l’uccisione dello stesso Ambasciatore e di altri funzionari, merita la più ferma condanna da parte della Santa Sede. Nulla può infatti giustificare l’attività delle organizzazioni terroristiche e la violenza omicida. Insieme al dolore, alla partecipazione e alla preghiera per le vittime, si rinnova l’auspicio che nonostante questo nuovo tragico evento la comunità internazionale riesca a trovare le vie migliori per continuare il suo impegno per favorire la pace in Libia e nell’intero Medio Oriente”.

BEIRUT: UNA CITTÀ, CINQUE DIOCESI E UN VICARIATO APOSTOLICO

Città del Vaticano, 13 settembre 2012 (VIS).- Benedetto XVI inizierà domani il suo 24º Viaggio Apostolico in Libano, dove la prossima domenica nella capitale, Beirut, firmerà l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, che ha avuto luogo in Vaticano nell'ottobre 2010.

Beirut, in arabo Bairùt. Il nome è probabilmente di origine cananea (biii'rot: plurale di biir, "pozzo") in riferimento alle falde acquifere del sottosuolo. Già menzionata nelle cronache egizie del 2º Millennio a.C., e rinomata per l'attività dei marinai e commercianti fenici, la città ottiene lo statuto di colonia romana nell'anno 14 a.C., venendo chiamata Colonia Julia Augusta Felix Berytus. Distrutta da una serie di scosse telluriche e da un maremoto nel 551, la città è ancora in rovina all'arrivo dei conquistatori musulmani nel 635. La Prima Crociata vi entra nel 1110. e con la cacciata definitiva dei crociati nel 1229 Beirut passa sotto il regno dei Mamelucchi, diventanto il principale porto regionale per il commercio delle spezie con le Repubbliche Marinare di Venezia e Genova.

Alla fine della I guerra mondiale ed in seguito alla disfatta dell'Impero Ottomano, il Libano passa sotto Mandato Francese. Dopo l'indipendenza nel 1943 e grazie ad un clima di apertura intellettuale ed all'economia liberale, Beirut si trasforma in un centro regionale per il commercio, gli affari, la finanza e il turismo, dando cosí al Libano il soprannome di “Svizzera del Medio Oriente”.

La cacciata della Giordania della guerriglia palestinese, nel settembre 1970, segna un punto di svolta nella storia moderna del Paese. La centrale politico-militare palestinese si trasferisce in Libano, fungendo da catalizzatore per le tensioni tra le comunità cristiane e musulmane nel Paese. La guerra, durata dal 1975 al 1991, devasta le infrastrutture della capitale e mette in ginocchio l'economia del Paese.

L'entitá delle distruzioni genera un bisogno urgente di pianificazione urbana, e nello stesso tempo, consente una ristrutturazione urbana del centro della città e l'ammodernamento delle sue infrastrutture. Quasi tutti gli immobili del centro, fortemente danneggiati, vengono rasi al suolo. In assenza di censimenti ufficiali, la popolazione del “Grande Beirut” è stimata in 1,5 milioni di abitanti, cioè poco meno della metà della popolazione totale del Paese.

Beirut ha cinque diocesi e un vicariato apostolico. Le diocesi sono: Beirut dei Maroniti (sede episcopale dal 1577) Archieparchia, 232 mila fedeli; l'arciespiscopo é Mons. Paul Youssef Matar. Beirut dei Greco-Melkiti (sec IV) e Jbeil dei Greco-Melkiti, sub-urbicaria (1881); Metropolia, 200 mila fedeli. L'arcivescovo è Mons. Cyril Salim Bustros. Beirut degli Armeni (1928,1929); Metropolia e Eparchia propria della Chiesa Patriarcale di Cilicia degli Armeni; 12 mila fedeli; Eparca è S.B. Nerses Bedros XIX Tarmound, Patriarca di Cilicia degli Armeni. Beirut dei Caldei (1957), 19 mila fedeli; Vescovo è Mons. Michel Kassarij. Beirut di Siri; Eparchia propria della Chiesa patriarcale di Antiochia dei Siri; 14.500 fedeli, affidati alla cura di S.B. Ignace Youssef III Younan.

Il Vicariato Apostolico è Beirut dei Latini, 10 mila fedeli; Vicario Apostolico è Mons. Paul Dahdah O.C.D.

UDIENZE

Città del Vaticano, 13 settembre (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

-Il cardinale Marc Ouellet, P.S.S, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

-Il cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Repubblica Federale di Germania)

mercoledì 12 settembre 2012

DICHIARZIONE DIRETTORE SALA STAMPA SANTA SEDE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato di Padre Federico Lombardi, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, relativi ai gravi episodi di violenza della serata di ieri a Bengasi (Libia).

"Il rispetto profondo per le credenze, i testi, i grandi personaggi e i simboli delle diverse religioni è una premessa essenziale della convivenza pacifica dei popoli. Le conseguenze gravissime delle ingiustificate offese e provocazioni alla sensibilità dei credenti musulmani sono ancora una volta evidenti in questi giorni, per le reazioni che suscitano, anche con risultati tragici, che a loro volta approfondiscono tensione ed odio, scatenando una violenza del tutto inaccettabile".

"Il messaggio di dialogo e di rispetto per tutti i credenti delle diverse religioni che il Santo Padre si accinge a portare nel prossimo viaggio in Libano indica la via che tutti dovrebbero percorrere per costruire insieme la convivenza delle religioni e dei popoli nella pace".

IL PAPA ESORTA CRISTIANI MEDIO ORIENTE AD ESSERE COSTRUTTORI DI PACE ED ARTEFICI DI RICONCILIAZIONE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale, il Santo Padre ha ricordato l'imminente Viaggio Apostolico in Libano dove firmerà l'Esortazione Apostolica Post-Sinodale dell'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per il Medio Oriente.

"Fra due giorni alla stessa ora - ha detto Benedetto XVI - sarò in volo verso il Libano. Mi rallegro di questo Viaggio Apostolico che mi permetterà di incontrare numerosi esponenti della società libanese: responsabili civili ed ecclesiali, fedeli cattolici di diversi riti, ed altri cristiani, musulmani e drusi di questa regione. Rendo grazie al Signore per questa ricchezza che potrà continuare soltanto nella pace e nella riconciliazione permanente. Per cui esorto tutti i cristiani del Medio Oriente, siano essi nativi del luogo o giunti da fuori, ad essere costruttori di pace e attori di riconciliazione. Domandiamo a Dio di fortificare la fede dei cristiani del Libano e del Medio Oriente, e di ricolmarli di speranza. Ringrazio Dio per la loro presenza ed incoraggio tutta la Chiesa alla solidarietà affinché essi possono continuare a testimoniare Cristo su queste terre benedette perseguendo la comunione nell'unità. Rendo grazie a Dio per tutte le persone e tutte le istituzioni che, in molteplici modi, aiutano a perseguire tale obiettivo. La storia del Medio Oriente ci insegna il ruolo importante e spesso fondamentale delle diverse comunità cristiane nel dialogo interreligioso e interculturale. Domandiamo a Dio di dare a questa regione del mondo la pace tanto desiderata, nel rispetto delle legittime differenze. Che Dio benedica il Libano e il Medio Oriente! Che Dio vi benedica tutti.

LO SVILUPPO DELLA PERSONA, FULCRO DELLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE IN AFRICA

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Ieri, il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, una lettera al Cardinale Polycarp Pengo, Arcivescovo di Dar-es-Salaam (Tanzania), in occasione dell'apertura del I° Incontro di Pastorale della Strada per l'Africa e il Madagascar, nella capitale della Tanzania.

"Come profeticamente hanno riconosciuto i Padri Sinodali nelle due Assemblee Speciali per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, la sollecitudine della Chiesa per lo sviluppo di ciascuna persona e di tutta la persona, specialmente per i più poveri ed emarginati, è il cuore della sua missione evangelizzatrice in Africa".

"Sua Santità auspica che il presente Incontro porti ad una maggiore cooperazione e ad un impegno coordinato fra le Chiese particolari al fine di salvaguardare ogni vita a rischio nelle strade africane. Il Pontefice invita ad una maggiore attenzione alle necessità pastorali delle donne e dei bambini che vivono nelle strade, sia quale risultato di concreti fattori sociali, economici e politici, o quali vittime di sfruttatori organizzati a livello nazionale e internazionale. Il Papa è altresì fiducioso che l'Incontro affronti situazioni che interessano quanti viaggiano per lavoro, e non ultimo, l'insicurezza delle strade che minaccia la vita di milioni di persone sul territorio africano".

"Con tali sentimenti, il Santo Padre offre ferventi preghiere che l'Incontro confermi la Chiesa in Africa e in Madagascar nella sua testimonianza al Vangelo e nel suo contributo all'edificazione della società civile e nel forgiare una nuova Africa".

UDIENZE

Città del Vaticano, 12 settembre 2012 (VIS). Al termine dell'Udienza Generale il Santo Padre ha ricevuto Sua Santità Karekin II, Patriarca Supremo e Catholicos di Tutti gli Armeni.

martedì 11 settembre 2012

CONTINUA IMPEGNO SANTA SEDE LOTTA CONTRO RICICLAGGIO


Città del Vaticano, 11 settembre 2012 (VIS). Dopo l'Assemblea e il Rapporto di Moneyval su Vaticano e Santa Sede, la Santa Sede continua il suo impegno per rispondere alle raccomandazioni e continuare efficacemente sulla strada intrapresa della trasparenza e dell'affidabilità finanziaria, dell'efficacia delle misure per la lotta contro il riciclaggio.

Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha annunciato oggi a Radio Vaticana, che "Un segnale forte in questa direzione è il fatto che la Santa Sede ha deciso di avvalersi della collaborazione sistematica di un esperto internazionale nelle attività della lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo (Aml/Cft)".

Si tratta di Rene Bruelhart, 40 anni, un legale originario di Friburgo, (Svizzera), che è stato per otto anni Direttore della Financial Intelligence Unit (Fiu) del Liechtenstein, ed è un vero esperto nella lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. Come Direttore delle Fiu del Lichtenstein, nel 2012 è stato anche nominato vicepresidente del Gruppo Egmont, la rete globale delle Fiu. Bruelhart ha iniziato con settembre il suo servizio come consultore della Santa Sede in tutte le materie connesse con l'antiriciclaggio e la lotta al finanziamento del terrorismo. Il suo compito è di assistere la Santa Sede nel rafforzare i suoi strumenti di lotta contro i crimini finanziari.

Ciò è dovuto al chiaro impegno già assunto dalla Santa Sede e al suo sforzo per affrontare efficacemente questo genere di problemi.

DONNE E BAMBINI PROTAGONISTI PASTORALE DELLA STRADA

Città del Vaticano, 11 settembre 2012 (VIS). Con il tema "Gesù in persona si accostò e camminava con loro", si apre oggi a Dar-es-Salaam (Tanzania) il I° Incontro di Pastorale della Strada in Africa e Madagascar.

L'Incontro promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, in collaborazione con la Commissione Episcopale per i Migranti e gli Itineranti della Tanzania, affronterà "argomenti cruciali come la realtà delle donne che, anche nel continente africano, volontariamente o forzatamente, sono vittime di nuove forme di schiavitù. Purtroppo - si legge in un Comunicato del Pontificio Consiglio - l'insufficiente riconoscimento della dignità e dei diritti delle donne si traduce per loro in minori opportunità di formazione, di lavoro e di rispetto".

L'incontro analizzerà anche la situazione dei bambini e dei ragazzi di strada che nasce dai contrasti esistenti a livello familiare, sociale e culturale nel continente. Fra le tante cause che portano in strada donne e bambini, si rilevano maggiormente la povertà, la violenza familiare, i conflitti tribali e civili, la superstizione, la criminalità organizzata nello sfruttamento.

Si approfondiranno, inoltre, i problemi e le esigenze degli addetti ai trasporti su strada, sempre in Africa e Madagascar, che nei loro lunghi spostamenti, con bassi salari e privi di assicurazione sul lavoro e la salute, sono esposti a molteplici difficoltà, come la lontananza della famiglia, le lunghe attese alle frontiere e la fatica.

Lo studio si fonderà, da parte del Dicastero, sugli "Orientamenti per la Pastorale della Strada", pubblicati da questo Pontificio Consiglio nel 2007, e su due documenti del Magistero sulla realtà del Continente Africano e la missione della Chiesa in loco, cioè le Esortazioni Apostoliche Post-Sinodali "Ecclesia in Africa", del 1995, e "Africae munus", del 2011.

I partecipanti registrati sono oltre 85, provenienti da 31 nazioni del continente. Fra di loro vi sono Vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose e laici, che sono delegati delle Commissioni Episcopali per i migranti e gli Itineranti, di Caritas internationalis, e di istituti religiosi coinvolti nella pastorale delle categorie di persone che vivono nella e della strada.

Nel pomeriggio, nella sessione inaugurale, sarà data lettura del messaggio che il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha inviato a nome del Santo Padre
per esprimere la vicinanza del Pontefice. La prima conferenza, domani 12 settembre, sarà tenuta dal Vescovo Joseph Kalathiparambil, Segretario del Dicastero, che presenterà il documento base "Orientamenti per la pastorale della strada" che presenta il punto di vista, da un lato, degli utenti della strada, e dall'altro, delle persone che sono costrette e procurarsi da vivere sulla strada. Il Presule sottolineerà la responsabilità pastorale della Chiesa di denunciare ogni forma di ingiustizia, di difendere la dignità delle persone sfruttate o maltrattate per situazioni sociali o familiari, e di impegnarsi per la loro liberazione, offrendo ogni possibile sostegno.

lunedì 10 settembre 2012

COLOMBIA: SEMINARE IL VANGELO PER RACCOGLIERE RICONCILIAZIONE

Città del Vaticano, 10 settembre 2012 (VIS). "La storia della Colombia è contraddistinta in modo indelebile dalla profonda fede cattolica della sua popolazione, dall'amore all'Eucaristia, dalla sua devozione alla Vergine Maria e dal testamento di carità di insigni pastori e laici. L'annuncio del Vangelo ha portato molti frutti fra di voi" - ha detto il Santo Padre al secondo gruppo di Vescovi della Conferenza Episcopale della Colombia, al termine della quinquennale visita "ad Limina".

Tuttavia i Presuli hanno constatato anche "gli effetti devastanti di una crescente secolarizzazione, che incide con forza nel modo di vivere e trasforma la scala di valori delle persone, scalzando i fondamenti stessi della fede cattolica, del matrimonio, della famiglia e della morale cristiana". Il Papa ha osservato in merito che "l'infaticabile difesa e promozione dell'istituzione familiare continua ad essere una priorità pastorale. Pertanto, in mezzo alle difficoltà, vi invito a non risparmiare i vostri sforzi e a continuare a proclamare la verità integrale della famiglia, fondata sul matrimonio come Chiesa domestica e santuario della vita".

Benedetto XVI ha ricordato successivamente che il Piano Globale (2012 - 2020) della Conferenza Episcopale della Colombia ha tracciato come obiettivo generale "la promozione di processi di nuova evangelizzazione che formino discepoli missionari, incoraggino la comunione ecclesiale e inscrivano nella società i valori del Vangelo". "Accompagno con la mia preghiera tale proposito - ha detto il Papa - chiedendo a Dio che, nel metterlo in pratica, i ministri della Chiesa non si stanchino di identificarsi con i sentimenti di Cristo, Buon Pastore, andando incontro a tutti (...) per offrire la luce della Parola. Così, il dinamismo di rinnovamento interiore porterà i loro compatrioti a rinnovare il loro amore al Signore, fonte dal quale possono sorgere vie che infondano una ferma speranza per vivere in maniera responsabile e gioiosa la fede ed irradiarla in ogni ambiente".

Successivamente il Papa ha invitato i Vescovi a consacrare "il meglio del vostro ministero ai presbiteri, ai diaconi e ai religiosi che sono sotto la vostra guida (...) aiutandoli a discernere la verità della chiamata di Dio, affinché rispondano ad essa con generosità e rettitudine di intenzione. In merito è opportuno che seguendo gli orientamenti del Magistero i Vescovi favoriscano la revisione dei contenuti e dei metodi della formazione dei presbiteri, con l'auspicio che essa risponda alle sfide del momento attuale e alle necessità e urgenze del Popolo di Dio".

Nonostante alcuni segni di speranza, "la violenza continua a causare dolore, solitudine, morte e ingiustizia a molti fratelli in Colombia" - ha affermato il Santo Padre ringraziando "la missione pastorale che, molte volte in luoghi pieni di difficoltà e pericoli, si sta realizzando a favore di tante persone che soffrono grandemente nella vostra amata Nazione". Infine il Papa ha esortato i membri dell'episcopato a continuare a contribuire alla difesa della vita umana e a coltivare la pace, ispirandosi all'esempio di Nostro Signore e supplicando umilmente la sua grazia. Che essi seminino Vangelo e raccolgano la riconciliazione, sapendo che, dove arriva Cristo, la concordia si apre la strada, l'odio cede il passo al perdono e la rivalità si trasforma in fraternità.

MESSAGGIO DEL PAPA AL XXVI INCONTRO INTERNAZIONALE PER LA PACE

Città del Vaticano, 10 settembre 2012 (VIS). Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un Messaggio di saluto al Cardinale Vinko Puljic, Arcivescovo di Sarajevo Vrhbosna (Bosnia ed Erzegovina), ai rappresentanti delle Chiese e Comunità cristiane e delle grandi religioni mondiali, "come pure alla popolazione di Sarajevo, a Lui particolarmente cara" ed ai partecipanti al XXVI Incontro Internazionale per la Pace, promosso dalla Comunità di Sant'Egidio.

motivo di gioia e di conforto vedere che questo pellegrinaggio di pace, iniziato ad Assisi nell'ottobre del 1986 dal Beato Giovanni Paolo II, continui a portare frutto" - scrive il Porporato ricordando che Benedetto XVI ha rilanciato, ad Assisi, "l'alleanza tra persone religiose e persone che non si sentono appartenenti ad alcuna tradizione religiosa, ma sono in sincera ricerca della verità, nella convinzione che da un dialogo profondo e sincero possa scaturire: per i primi l'impegno ad una sempre necessaria purificazione della religione vissuta, per i secondi il mantenersi aperti alle grandi domande dell'umanità e al Mistero che avvolge la vita dell'uomo. In tal modo, il comune pellegrinaggio verso la verità, potrà tradursi anche nel comune pellegrinaggio verso la pace".

"Il Santo Padre - conclude il Segretario di Stato - mentre auspica un fruttuoso incontro, si unisce spiritualmente a tutti i presenti, nella certezza che il Signore, Padre di tutti gli uomini, continuerà a guidarci sulla via della pace e dell'incontro pacifico tra i popoli, benedicendo ogni nostro impegno".


ANGELUS: GESÙ È VENUTO AD APRIRE IL CUORE DELL'UOMO

Città del Vaticano, 9 settembre 2012 (VIS). Nell'Angelus di questa mattina, Benedetto XVI si è soffermato su di una parola "che – nel suo senso profondo – riassume tutto il messaggio e tutta l’opera di Cristo. (...) Questa parola è 'effatà', che significa: 'apriti'".

Il Papa ha spiegato che: "Gesù stava attraversando la regione detta 'Decapoli', tra il litorale di Tiro e Sidone e la Galilea; (...). Gli portarono un uomo sordomuto, perché lo guarisse (...). Gesù lo prese in disparte, gli toccò le orecchie e la lingua e poi, guardando verso il cielo, con un profondo sospiro disse: 'Effatà' (...). E subito quell’uomo incominciò a udire e a parlare speditamente. (...) Quel sordomuto, grazie all’intervento di Gesù, 'si aprì'; prima era chiuso, isolato, per lui era molto difficile comunicare; la guarigione fu per lui un’'apertura' agli altri e al mondo, un’apertura che, partendo dagli organi dell’udito e della parola, coinvolgeva tutta la sua persona e la sua vita: finalmente poteva comunicare e quindi relazionarsi in modo nuovo".

"Ma tutti sappiamo - ha detto il Santo Padre ai fedeli riuniti nel cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo - che la chiusura dell’uomo, il suo isolamento, non dipende solo dagli organi di senso. C’è una chiusura interiore, che riguarda il nucleo profondo della persona, quello che la Bibbia chiama il 'cuore'. È questo che Gesù è venuto ad 'aprire', a liberare, per renderci capaci di vivere pienamente la relazione con Dio e con gli altri".

"Ecco perché dicevo che questa piccola parola, 'effatà – apriti', riassume in sé tutta la missione di Cristo. Egli si è fatto uomo perché l’uomo, reso interiormente sordo e muto dal peccato, diventi capace di ascoltare la voce di Dio, la voce dell’Amore che parla al suo cuore, e così impari a parlare a sua volta il linguaggio dell’amore, a comunicare con Dio e con gli altri".

LIBANO: NON CI SI PUÒ RASSEGNARE ALLA VIOLENZA E ALL'ESASPERAZIONE DELLE TENSIONI

Città del Vaticano, 9 settembre 2012 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Papa si è soffermato, esprimendosi in francese e in arabo, sul suo imminente Viaggio Apostolico in Libano dove firmerà l'Esortazione Apostolica post-sinodale dell'Assemblea Speciale per il Medio Oriente del Sinodo dei Vescovi, svoltasi in Vaticano nell'ottobre 2010.

"Cari pellegrini - ha detto il Papa - avrò la felice occasione di incontrare il popolo libanese e le sue autorità, oltre ai cristiani di questo caro paese e quelli provenienti dai paesi vicini. Non ignoro la situazione spesso drammatica vissuta dalle popolazioni di questa regione da troppo tempo straziata da incessanti conflitti. Comprendo l’angoscia dei molti medio-orientali quotidianamente immersi in sofferenze di ogni tipo, che affliggono tristemente, e talvolta mortalmente, la loro vita personale e familiare. Il mio preoccupato pensiero va a coloro che, alla ricerca di uno spazio di pace, abbandonano la loro vita familiare e professionale e sperimentano la precarietà degli esuli. Anche se sembra difficile trovare delle soluzioni ai diversi problemi che toccano la regione, non ci si può rassegnare alla violenza ed all’esasperazione delle tensioni. L’impegno per un dialogo e per la riconciliazione deve essere prioritario per tutte le parti coinvolte, e deve essere sostenuto dalla comunità internazionale, sempre più cosciente dell’importanza per tutto il mondo di una pace stabile e durevole nell’intera regione. Il mio viaggio apostolico in Libano, e per estensione nel Medio Oriente nel suo insieme, si colloca sotto il segno della pace, facendo riferimento alle parole del Cristo: 'Vi do la mia pace'. Che Dio benedica il Libano ed il Medio Oriente! Che Dio vi benedica tutti!".

DIECI PIAZZE PER DIECI COMANDAMENTI

Città del Vaticano, 9 settembre 2012 (VIS). "Dieci Piazze per Dieci Comandamenti" è il titolo dell'iniziativa promossa dal Rinnovamento nello Spirito Santo, inaugurata ieri sera in Piazza del Popolo a Roma. Si tratta di una serie di incontri di evangelizzazione che si terranno nel corso dell'anno in altre città italiane. In questa occasione il Papa ha fatto pervenire ai partecipanti all'evento un videomessaggio, trasmesso su schermi giganti in Piazza del Popolo.

"Che senso hanno queste Dieci Parole per noi,- si è domandato il Papa - nell’attuale contesto culturale, in cui secolarismo e relativismo rischiano di diventare i criteri di ogni scelta e in questa nostra società che sembra vivere come se Dio non esistesse? Noi rispondiamo che Dio ci ha donato i Comandamenti per educarci alla vera libertà e all’amore autentico, così che possiamo essere davvero felici. Essi sono un segno dell’amore di Dio Padre, del suo desiderio di insegnarci il retto discernimento del bene dal male, del vero dal falso, del giusto dall’ingiusto. Essi sono comprensibili da tutti e proprio perché fissano i valori fondamentali in norme e regole concrete, nel metterli in pratica l’uomo può percorrere il cammino della vera libertà, (...) che conduce alla vita e alla felicità".

"Al contrario, quando nella sua esistenza l’uomo ignora i Comandamenti, non solo si aliena da Dio e abbandona l’alleanza con Lui, ma si allontana anche dalla vita e dalla felicità duratura. L’uomo lasciato a se stesso, indifferente verso Dio, fiero della propria autonomia assoluta, finisce per seguire gli idoli dell’egoismo, del potere, del dominio, inquinando i rapporti con se stesso e con gli altri e percorrendo sentieri non di vita, ma di morte. Le tristi esperienze della storia, soprattutto del secolo scorso, rimangono un monito per tutta l’umanità".

"Gesù porta a pienezza la via dei Comandamenti con la sua Croce e Risurrezione; porta al superamento radicale dell’egoismo, del peccato e della morte, con il dono di Se stesso per amore. Solo l’accoglienza dell’amore infinito di Dio, l’avere fiducia in Lui, il seguire la strada che Egli ha tracciato, dona senso profondo alla vita e apre a un futuro di speranza", così si conclude il videomessaggio del Pontefice..



PASTORALE DELLA STRADA PER IL CONTINENTE AFRICA E MADAGASCAR

Città del Vaticano, 10 settembre 2012 (VIS). "Pastorale della strada: un cammino insieme" è l'argomento del 1° Incontro di Pastorale della Strada per il Continente Africa e Madagascar che si terrà a Dar-es-Salaam (Tanzania), dall'11 al 15 settembre e promosso dal Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti in collaborazione con la Commissione Episcopale per i Migranti e gli Itineranti della Tanzania.

Obiettivo principale di questo incontro è promuovere iniziative e programmi pastorali delle Chiese locali per il bene di coloro che vivono nella e della strada, e cioè: donne ragazzi di strada, persone senza fissa dimora, addetti ai trasporti su strada e sicurezza stradale.

I lavori del Seminario si apriranno martedì 11 settembre, con il saluto del Cardinale Polycarp Pegno, Arcivescovo di Dar-es-Salaam e del Nunzio Apostolico in Tanzania, Arcivescovo Francisco Padilla.

UDIENZE

Città del Vaticano, 10 settembre (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

- Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano (Italia)

- Il Signor Vladeta Jankovic, Ambasciatore di Serbia, con la Consorte, in visita di congedo.

Sabato 8 settembre, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Professor Andrea Riccardi, Fondatore della Comunità di Sant'Egidio; con il Vescovo Vincenzo Paglia, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia ed il Professor Marco Impagliazzo, Presidente della Comunità di Sant'Egidio.

- Sette Presuli della Conferenza Episcopale della Colombia, in Visita "ad Limina Apostolorum":

- Il Vescovo Julio Hernando Garcia Peláez, di Istmina-Tadó, Amministratore Apostolico di Quibdó.

- Il Vescovo Jorge Alberto Ossa Soto, di Santa Rosa de Osos.

- Il Vescovo Guillermo Orozco Montoya, di Girardota.

- Il Vescovo José Roberto López Londoño, di Jerico.

- Il Vescovo Fidel León Cadavid Marín, di Sonson-Rionegro.

- Il Vescovo Héctor Cubillos Peña, di Zipaquirá.

- Il Vescovo Orlando Roa Barbosa, Ausiliare di Ibagué.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 8 settembre 2012 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato L'Arcivescovo Luigi Travaglino, Nunzio Apostolico nel Principato di Monaco, attualmente Osservatore Permanente della Santa Sede presso le Organizzazioni e gli Organismi delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (F.A.O., I.F.A.D., P.A.M.).

- Ha nominato il Monsignore Piero Amenta, Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, finora Officiale presso la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

- Ha nominato Il Vescovo Rolando J. Tria Tirona, O.C.D., Arcivescovo Metropolita di Caceres (superficie: 3.207; popolazione: 1.314.000; cattolici: 1.272.000; sacerdoti: 224; religiosi: 376), Filippine. Finora Vescovo Prelato di Infanta (Filippine), succede all'Arcivescovo Leonardo Z. Legaspi, O.P., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima arcidiocesi metropolitana presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo Jojo Anand, Vescovo di Hazaribag (superficie: 21.213; popolazione: 5.347.000; cattolici: 35.875; sacerdoti: 108; religiosi: 515), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1959 a Minjiutgarha-Kutungia (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1992 al 1993 è stato assistente parrocchiale ed insegnante in Vijaygiry; dal 1993 al 1997 è stato incaricato della catechesi, direttore dell'Archdiocesan Faith Formation Team ed Assistente parrocchiale della Cattedrale di Ranchi; dal 1997 al 2001 è stato Assistete presso gli Uffici della CBCI di Delhi; dal 2005 al 2007 è stato Vicario Generale della Diocesi di Simdega; dal 2005 Direttore dell'Evangelization and Faith Formation e Incaricato per la guida dei seminaristi diocesani di Simdega. Succede al Vescovo Charles Soreng, S.I., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.


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