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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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giovedì 15 ottobre 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 15 OTT. 2009 (VIS). Il Santo:

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Vescovo Ausiliare della Diocesi di Chur (Svizzera), presentata dal Vescovo Paul Vollmar, S.M., per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Reverendo Fernando Isern, Vescovo di Pueblo (superficie: 124.754; popolazione: 626.000; cattolici: 121.100; sacerdoti: 601; religiosi:  94; diaconi permanenti: 33), Stati Uniti d'America. II Vescovo eletto è nato a Havana (Cuba), nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. E' stato finora Parroco della "Our Lady of Lourdes Parish" a Miami (Stati Uniti d'America). Succede al Vescovo Arthur N. Tafoya, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Monsignore Paul D. Sirba, Vescovo di Duluth (superficie. 57.875; popolazione: 439.478; cattolici; 60.532; sacerdoti: 82; religiosi: 192; diaconi permanenti: 41), Stati Uniti d'America.  Il Vescovo è nato a Saint Paul Minnesota (Stati Uniti d'America) nel 1960 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. E' stato Vicario Generale della medesima Arcidiocesi dal giugno 2009.

-Ha nominato il Reverendo Jorge Carlos Patron Wong, Vescovo Coadiutore della Diocesi di Papantla (superficie: 12.000; popolazione: 2.065.338: cattolici: 1.553.342; sacerdoti: 86; religiosi: 130), Messico. Il Vescovo eletto è nato a Merida (Messico), nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Attualmente  è Presidente dell'Organizzazione dei Seminari Latinoamericani.

- Ha nominato il Monsignore Robert C. Evans, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Providence (superficie: 3.247; popolazione: 1.089; cattolici: 651.000; sacerdoti: 390; religiosi: 754; diaconi permanenti: 104), Stati Uniti d'America. Il Vescovo eletto è nato nel 1947 a Moultri (Stati Uniti d'America) ed è stato ordinato sacerdote nel 1973. Dal 2007 è stato Parroco della "St. Philip Parish" a Greenville (Stati Uniti d'America).
RE:NER:NEC:NEA/.../...                                      VIS 20091015 (290)


mercoledì 14 ottobre 2009

QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2009 (VIS). La Quattordicesima Congregazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi per la Relatio post disceptationem (Relazione dopo la discussione), si è tenuta questo pomeriggio alla presenza del Santo Padre. Presidente Delegato di turno é stato il Cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Erano presenti 223 Padri.

  Offriamo un ampio riassunto della "Relatio post disceptationem", letta dal Relatore Generale, il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Arcivescovo di Cape Coast (Ghana).

IL COMPITO DELLA SECONDA ASSEMBLEA: DISGRAZIE O SFIDE PER L'AFRICA?

Fin dalla Prima Assemblea Speciale per l'Africa, sono stati registrati - sia nella Chiesa sia nella parte più ampia della società Africana - alcuni cambiamenti veramente positivi. Alcuni di questi positivi cambiamenti sono attribuibili direttamente agli effetti dello stesso Sinodo. Ciononostante, quindici anni dopo la conclusione della Prima Assemblea (...) permangono ancora alcune ombre all'interno della Chiesa e della società.

A proposito di queste "ombre", i Padri del Sinodo avevano richiamato alcune urgenze e alcune riflessioni in diverse sessioni della stessa assemblea. Così, a proposito delle:

Chiese locali:

I Padri del Sinodo avevano candidamente riconosciuto una inadeguata valorizzazione della donna e dei giovani nelle loro comunità locali e la loro povera formazione alla fede. Gli uomini politici, come altre persone con impegni nella società civile, non avevano sempre goduto di un accompagnamento e di una formazione che li rendesse capaci di una adeguata testimonianza della fede nella loro vita e nel loro lavoro. L=uso dei media avrebbe dovuto essere sviluppato attraverso il ricorso a stazioni Radio locali. La testimonianza della Chiesa, poi, era talvolta compromessa dalle difficoltà che alcuni operatori pastorali hanno nel vivere una vita fedele ai loro voti, alla loro vocazione e al loro stato di vita".

Ambito socio-culturale:

(...) Molti Padri sinodali hanno lamentato la sorte che la famiglia sta correndo in Africa (...) e hanno indicato che questa istituzione è sotto una seria minaccia di instabilità e dissoluzione a causa della povertà, dei conflitti, delle credenze e delle pratiche tradizionali (stregoneria), delle malattie, principalmente la malaria e l=HIV-AIDS. (...) Ma i Padri sinodali hanno anche richiamato aspri attacchi alla famiglia ed alla correlata fondamentale istituzione del matrimonio provenienti da ambienti esterni al mondo africano ed attribuibili a matrici diverse".

La donna, presentata alla Prima Assemblea Speciale per l=Africa come un "animale da soma", ha cominciato ad ottenere rilievo in alcuni paesi e ad avere ruoli da leader nel diritto, nella politica, nell'economia e nel mondo tecnologico. In alcune società, tuttavia, esse sono ancora "risorse sottosviluppate": subiscono una esclusione dai ruoli sociali, nelle eredità, nei luoghi di educazione e nei centri decisionali".

Merita poi una particolare menzione il problema della "migrazione", in rapporto alla attuale produzione di legislazioni dei Paesi occidentali che sembrano mirare a tener lontani gli Africani. La Assemblea ha invitato a considerare anche la questione della 'etnicità'. Quando questa sviluppa atteggiamenti di esclusione, allora distrugge le comunità vive, diventa intollerante verso altre culture e gruppi etnici, quasi una forma di razzismo".

Ambito socio-politico:

Lasciando da parte la solitaria menzione della stabilità politica del Senegal, del governo democratico del Sud-Africa e del crescente successo del governo democratico del Ghana, la più parte dei riferimenti alle politiche ed ai governi del continente aveva un tono molto critico per diverse ragioni. I Padri hanno proposto che le Chiese locali stabilissero cappellanie e che accompagnassero gli uomini politici con una formazione alla "Dottrina sociale della Chiesa".

Ambito socio-economico:

"Poveri" e "povertà" sono state due espressioni ricorrenti che i Padri sinodali hanno usato generalmente riguardo ai loro paesi, governi, popolazioni e chiese. La povertà della popolazione ha giustificato, in molti interventi, lo sviluppo di progetti da parte della Chiesa. (...) A livello di nazioni e di governi, l'Assemblea ha criticato l'incidenza della corruzione e la subornazione e di trattative per contratti di investimento, in particolare con industrie che estraggono risorse minerarie, che non portano profitti alla popolazione, ma causano conflitti e degrado ambientale".

L'industrializzazione è scarsa nella maggior parte dei Paesi Africani; e le loro economie sono basate sull'agricoltura sulla produzione di materie prime, (...) e necessitano il sostegno dai Governi stranieri, dalla Banca mondiale, e da fondi monetari internazionali per finanziare i loro bilanci e portare avanti progetti di sviluppo".

  Si conviene che la Chiesa può vedere le attuali e persistenti ombre in Africa come sfide ed opportunità per crescere nell'intimità con il Signore. Le suddette sfide e quelle, molte di più, che sono state menzionate nell'Assemblea (es. l'ambiente, il traffico di armi, ecc.) ci invitano ad una vera conversione del cuore".

RAFFORZARE LA FEDE IN CRISTO

Una volta si è ricordato all'Assemblea che "un Sinodo dei Vescovi non può essere considerato come una sessione speciale delle Nazioni Unite per l'Africa, con le sue dichiarazioni pubbliche". Questa è stata una potente riscoperta per l'assemblea sinodale della sua prerogativa di Chiesa riunita e di assemblea di fede che in potere dello Spirito Santo professa la fede in Dio e in Cristo, Suo Figlio, e si riunisce per discernere la volontà di Dio e le direttive per la Sua famiglia in Africa".

  "Allora i Padri sinodali in vario modo nei loro interventi hanno affermato la centralità di Cristo nel tema del Sinodo, e la necessità di accostarlo e viverlo incentrati in Cristo. (...) Allora tutte le forme di esperienza e di (pratica) concretizzazione del tema del Sinodo (riconciliazione, giustizia e pace) necessitano di essere "evangelizzate" dal Vangelo".

CRISTO NOSTRA RICONCILIAZIONE

È la nostra relazione con Dio e l'uno con l'altro, in Cristo, che richiede riconciliazione; e il suo scopo è di porre rimedio e ristabilire la comunione che fondano il legame con Dio e la nostra Figliolanza in Cristo, che il peccato minaccia e spezza".

I Padri sinodali hanno ascoltato testimonianze della summenzionata urgenza di riconciliazione dei nemici, e constatato quanto essa sia un atto di verità e amore misericordioso. La liturgia e il sacramento della Penitenza offrono momenti privilegiati per la loro celebrazione".

I Padri sinodali hanno enumerato anche diversi metodi tradizionali di riconciliazione, e si sono chiesti se elementi di questi riti tradizionali non potessero arricchire le forme di celebrazione dei Sacramenti nella Chiesa. Così facendo, non dovrebbe esserci confusione sull'efficacia della celebrazione; poiché, come è stato detto nell'assemblea, è "la buona novella del sangue prezioso di Cristo, dato per la redenzione del mondo intero che trasforma il calice della sofferenza delle moltissime vittime dei massacri nel continente". Ciò richiede una spiritualità, e non una strategia!".

CRISTO NOSTRA GIUSTIZIA

La Riconciliazione, come è stato affermato in Assemblea, è la restaurazione della giustizia e delle giuste esigenze di rapporti".

La giustizia (l'essere giusto) di Dio e il Suo Regno è una rivelazione di Dio, che è destinata ad essere la giustizia degli esseri umani. (...) È la rivelazione di Cristo, "che mentre eravamo ancora peccatori ha dato la vita per noi" a dimostrare l=amore di Dio per noi. È questa, pertanto, la rivelazione di Cristo come giustizia/essere giusto".

(...) La giustizia della diaconia cristiana e la giustizia del nostro vivere da cristiani nella Chiesa in Africa è la giustizia del regno; e la sua principale caratteristica è che è giustizia esercitata nell'amore e nella misericordia. (...) Il risarcimento non è il loro scopo principale. Essi mirano a risanare attraverso l'ammissione della colpa e il perdono".

CRISTO NOSTRA PACE

Pace è una delle parole la cui definizione (come "istruzione", come "sviluppo" e come "giustizia") è stata citata spesso dai Padri sinodali. (...) La "pace" che è Cristo non ha semplicemente un senso profano, in quanto assenza di conflitto, presenza di armonia nella casa ed all'interno della famiglia, sicurezza e prosperità individuale e pubblica (nazionale). La "pace" non è soltanto quando gli esseri umani e le loro società eseguono i rispettivi doveri e riconoscono i diritti delle altre persone e società"; e non è soltanto uno dei risultati di aver lavorato per la giustizia. La "pace" essenzialmente trascende gli sforzi del mondo e quelli umani. È una totalità determinata da Dio e conferita all'uomo/donna di giustizia".

(...) Ma a tali giusti portatori sulla terra della pace di Cristo dobbiamo anche ricordare, come abbiamo fatto con la "giustizia", che la "pace" è un'attività che va oltre la semplice giustizia e richiede l'amore. Deriva dalla comunione con Dio e punta al benessere dell'umanità".

DISCEPOLI, SERVITORI DELLA RICONCILIAZIONE, DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

(...) Per rendere più forte questa sua missione di riconciliazione, di giustizia e di pace, la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa deve prendere coscienza della sua identità, ripensare il suo modo di essere e di agire con attenzione alla verità ed nella fedeltà alla sua missione. I suoi membri devono riconciliarsi in essa e imitare Cristo-Servo. La comunione tra i pastori, la loro testimonianza di vita, le loro relazioni con i collaboratori ed il trattamento degli impiegati sono altrettanti ambiti da analizzare".

FAMIGLIA

(...) La grande stima dell'istituto familiare è rimarchevole in tutte le culture africane. (...) I Padri sinodali hanno chiaramente denunciato le ideologie ed i programmi internazionali che vengono imposti alle nostre nazioni sia con erronee motivazioni sia come condizionamenti in vista dell'aiuto per lo sviluppo. Sono dannosi per la famiglia. (...) Vi è poi l'urgenza di ridefinire la famiglia come "Chiesa domestica" e primo luogo di educazione all'amore, alla riconciliazione, alla giustizia e alla pace".

DIGNITÀ DELLA DONNA E SUO COMPITO AL SERVIZIO DELLA RICONCILIAZIONE, DELLA GIUSTIZIA E DELLA PACE

La donna è al servizio della vita e dell'educazione degli altri membri della famiglia ad essere veramente umani, ma viene bloccata nella manifestazione di questo compito dalla cultura tradizionale (mutilazioni genitali) e derisa dalla cultura della modernità (pornografia, prostituzione, violenze ed ogni sorta di umiliazione sociale).(...) La Chiesa-Famiglia di Dio è invitata a fare qualcosa contro le gravi ingiustizie perpetrate contro di loro. Esse hanno bisogno di essere riconosciute, nella società come nella Chiesa, come membri attivi impegnati nella vita della Chiesa. Il loro contributo allo sviluppo e alla salvaguardia della famiglia umana, anche in tempo di conflitti, deve essere riconosciuto e apprezzato nel suo giusto valore. (...) I Padri sinodali sono chiamati a riservare alle donne seria considerazione e attenzione e ad aver l'audacia di apprezzare le loro capacità, già dimostrate nella gestione della vita familiare. Loro sono capaci di adoperarsi ampiamente per la Chiesa. Di conseguenza, un'evangelizzazione profonda della cultura tradizionale le aiuterà a liberarsi da comportamenti e costumi contrari al vangelo ma sempre presenti in molte società".

IL SETTORE SOCIO-RELIGIOSO

La paura e l'incertezza caratterizzano la vita di fede in molte popolazioni africane (diffidenza, sospetto, autodifesa, aggressività, ciarlataneria, magia, occultismo e sincretismo). (...) I fedeli cattolici si imbattono nel richiamo delle sette a causa di eventuali problemi sociali e a motivo del loro desiderio di soluzioni rapide per le loro problematiche fisiche o psicologiche. (...) I Padri sinodali sono stati invitati da taluni di loro a riprendere in mano la prima catechesi per aiutare i fedeli a vivere la loro vita quotidiana coerentemente con la fede cristiana. Una spiritualità equilibrata può aiutare i cristiani a resistere alla pressione delle sette.

Nell'ambito di gravi ingiustizie subite (conflitti armati, violenze) i Padri sinodali hanno ascoltato testimonianze commoventi di persone che hanno fatto l'esperienza del perdono; ne è risultato che Giustizia- Perdono-Verità sono inseparabili. Le ingiustizie provocate non possono essere riparate se non riconoscendo e confessando il male. Il perdono domandato e accordato, dopo aver liberato la vittima e il carnefice, stabilisce una nuova, più forte relazione. Questa forza di amare e di perdonare è un dono di Dio.

(...) È allora urgente convincere i fedeli di Cristo che i legami fraterni stabiliti da Cristo con l'acqua del battesimo e con il suo sangue sono più forti di quelli biologici. (...) Di conseguenza la dignità del carattere sacro di ogni persona andrà riconosciuta e rispettata chiunque egli sia e comunque sia la situazione in cui essa si trova. (...) L'Eucaristia, sorgente e vertice della vita cristiana, dovrà essere il luogo della migliore espressione della riconciliazione e della pace . È il medesimo Corpo di Cristo che ci raccoglie ed il medesimo Sangue di Cristo che scorre nelle nostre vene.

(...) La doppia dimensione, personale e comunitaria, della celebrazione del sacramento della Riconciliazione dovrà venire fortemente sottolineata. La celebrazione comunitaria della Riconciliazione è, in certe occasioni, molto adatta per placare e guarire le ferite della società e delle famiglie devastate da situazioni di violenze, di conflitti e di guerre. Il peccato ha una dimensione sociale e la Riconciliazione deve quindi impegnare tutta la comunità.

LA MISSIONE PROFETICA DELLA CHIESA-FAMIGLIA DI DIO IN AFRICA

La Chiesa-Famiglia di Dio -per la sua natura, la sua coerente dottrina sociale, la sua ripartizione geografica e la sua preoccupazione dell'unico bene dell' uomo  è più adatta di ogni altra organizzazione per affrontare le sfide della riconciliazione, della giustizia e della pace. (...) Per parlare di riconciliazione, di giustizia e di pace e per garantire un impegno più attento e coordinato, è necessario che i vescovi parlino con un'unica voce, attraverso la stessa conferenza episcopale (nazionale, regionale o continentale). Occorre dar vita ad una sinergia tra tutte le istituzioni ecclesiali (...) per discernere insieme tutti i diversi aspetti della vita e degli insegnamenti della Chiesa al servizio della riconciliazione, della giustizia e della pace.

(...) Il disastro provocato dalla pandemia HIV/AIDS non è stato perso di vista dai Padri sinodali. (...) La missione della Chiesa-Famiglia di Dio in Africa di portare i cristiani a vivere secondo il vangelo di Cristo la impegna sia nello sforzo di ridurre la negativa visione sociale di queste persone infette sia a sostituire la violenza con la costruzione di ponti di riconciliazione, di giustizia e di pace. Occorre interpellare in proposito i poteri pubblici così da parlare in nome dei 'senza voce'. Un appello è stato indirizzato per una più grande sinergia e solidarietà perché, in Africa, i malati ricevano lo stesso trattamento che in Europa.

LAICI

I conflitti in Africa non possono non rimandarci alla recente storia (pericolo dell'acutizzazione dei nazionalismi e dei vari concetti sulle razze che sono anti-cristiani). I cristiani sono abbastanza numerosi nell'amministrazione pubblica, nella vita politica e nelle varie decisioni (parlamentari). Ma malgrado ciò, le leggi contrarie alla morale cristiana, pure riguardo alla sfera familiare, sono votate e approvate. (...) I Padri sinodali hanno riconosciuto che non basta formare i fedeli laici al leadership politico nei nostri paesi, ma bisogna pure accompagnarli nei loro impegni, per farli diventare responsabili del cambiamento nella società (buona gestione delle famiglie e dei responsabili sociali e società politiche).

MEZZI DI COMUNICAZIONE

L'aumento dei conflitti africani e la loro strumentalizzazione dai media costituiscono una sfida per la Chiesa - Famiglia di Dio in Africa. (...) La potenza dei mezzi di comunicazione possono servire alla diffusione della Buona Novella pure in un continente dove resta ancora presente una tradizione e una cultura orale.

Una buona formazione tecnica e religiosa dei comunicatori cattolici (soprattutto nella Dottrina Sociale della Chiesa) è fondamentale. (...) Un'attenzione particolare è da rivolgere ai giovani. Essi sono le prime vittime degli effetti distruttori della mondializzazione dei costumi dei sistemi dei valori.

IL CLERO

(...) È necessario redigere una ratio nationalis intitutionis sacerdotalis per favorire il discernimento, la formazione spirituale e affettiva adattata alle circostanze e alle persone. Questo discernimento rigoroso e la formazione spirituale e affettiva adattate alle situazioni li predisporranno a essere delle persone solidamente ancorate alle loro culture e fedeli agli insegnamenti della Chiesa.

LA VITA CONSACRATA

(...) I Padri sinodali sono chiamati ad aiutare la vita consacrata per perdurare nella missione profetica con l'appoggio nella realizzazione della missione "ad gentes" e a incoraggiare una testimonianza di comunione.

UNA SOLA CHIESA-FAMIGLIA DI DIO CON VARI VOLTI

La Chiesa-Famiglia di Dio, a nord e a sud del Sahara, ha una medesima missione di servizio. La Chiesa-Famiglia di Dio a nord del Sahara ha la stessa missione di servizio della Chiesa a sud del Sahara. Non è ancora intergrata nella Chiesa-Famiglia di Dio in Africa. È una Chiesa crocevia, con tanti sentieri che si incrociano, e tuttavia è chiamata ad essere la Chiesa della Pentecoste perché diventa una Chiesa multiculturale grazie all'importante presenza di studenti sud-sahariani. (...) Malgrado la sua costituzione di minoranza cristiana in mezzo a un ambiente mussulmano, la Chiesa mantiene un buon rapporto di dialogo con l'Islam ed è impegnata in diversi servizi della società: sociale, culturale ed educativo. I vescovi Padri sinodali di queste Chiese hanno chiamato i loro confratelli Vescovi ad andare all' incontro e al dialogo con altre religioni, senza complessi, superando paure e pesi del passato (p.e. rapporto fra mondo arabo e africa nera) e a stabilire delle relazioni di collaborazione con i musulmani di buona volontà e così riuscire a ridurre le tensioni.

CONCLUSIONE

Il compito del fedele laico è quello di essere il sale e la luce nella vita quotidiana, specialmente laddove è il solo a poter intervenire.<

(...) In questo Sinodo, è stata espressa variamente l' intenzione che la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa deve essere trasformata dal di dentro e che essa deve trasformare il continente, le sue Isole e il mondo come sale e come luce. Essa prospetta una missione apostolica, che i suoi pastori e altri collaboratori pastorali hanno articolato in modo diverso in questa assemblea: Liberare la popolazione del continente da ogni paura; assicurare una conversione profonda e permanente e una solida formazione in ogni campo; dialogo a tutti i livelli, incluso l'ambiente; difesa di vari interessi e bisogni sociali, specialmente del posto della donna nella società, dell'educazione dei figli e della gioventù; migrazione e varie forme di movimento del popolo e ciò che richiede la nostra cura pastorale; sfida del ministero del cambiamento di attitudini e mentalità, perché si liberino dagli effetti di una passato di colonialismo, sfruttamento ecc; resistenza del continente e dei suoi popoli alle minacce della globalizzazione e alle esigenti sfide dell'etica globale, ingiuste condizioni commerciali, etnocentrismo, fondamentalismi, ecc.

Il simbolo polivalente del sale esprime le molteplici forme dell'esistenza pasquale, sotto cui la Chiesa-Famiglia di Dio in Africa deve servire la riconciliazione, la giustizia e la pace (e ora anche la verità, che questa assemblea ha strettamente collegato ad esse); e la luce del Vangelo ci guida.
SE/QUATTORDICESIMA CONGREGAZIONE/...                    VIS 20091014 (3000)


PADRI SINODALI SI RIUNISCONO NEI CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2009 (VIS). Questa mattina, mentre il Papa teneva l'Udienza Generale, ha avuto luogo la seconda sessione dei Circoli Minori o Gruppi Linguistici, durante la quale i Padri Sinodali hanno cominciato la discussione sulla "relatio post disceptationem".

  Nel pomeriggio, dalle 16:30 alla  19,00 avrà luogo la terza sessione dei circoli minori.
SE/CIRCOLI MINORI/...                                 VIS 20091014 (70)


PIETRO IL VENERABILE: UNIRE AMORE DIO CON AMORE AL PROSSIMO


CITTA' DEL VATICANO, 14 OTT. 2009 (VIS). Nell'Udienza Generale di questo   Mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa si è soffermato sulla figura di Pietro il Venerabile, "un esempio mirabile di asceta rigoroso con se stesso e comprensivo con gli altri".

  "Pietro il Venerabile" - ha precisato il Papa - "nacque attorno al  1094 e nel 1122", fu eletto "Abate della celebre Abbazia benedettina di Cluny" e morì nel 1156. "Fu un cultore dell'amicizia, in modo speciale nei confronti dei suoi monaci, che abitualmente si confidavano con lui, sicuri di essere accolti e compresi".

  "Questo santo Abate" - ha proseguito il Papa - "costituisce un esempio anche per i monaci e i cristiani di questo nostro tempo, segnato da un ritmo di vita frenetico, dove non rari sono gli episodi di intolleranza e di incomunicabilità, le divisioni e i conflitti. La sua testimonianza ci invita a saper unire l'amore a Dio con l'amore al prossimo, e a non stancarci nel riannodare rapporti di fraternità e di riconciliazione".

  "Con vivo senso ecclesiale, Pietro il Venerabile affermava che le vicende del popolo cristiano devono essere sentite nell''intimo del cuore' da quanti si annoverano 'tra i membri del corpo di Cristo. E aggiungeva: 'Non è alimentato dallo spirito di Cristo chi non sente le ferite del corpo di Cristo', ovunque esse si producano.  "Mostrava inoltre cura e sollecitudine anche per chi era al di fuori della Chiesa, in particolare per gli ebrei e i musulmani: per favorire la conoscenza di questi ultimi provvide a far tradurre il Corano".

  Il Papa ha sottolineato che anche "l'amore per l'Eucaristia e la devozione verso la Vergine Maria" di Pietro il Venerabile" e "nutriva anche una predilezione per l'attività letteraria e ne possedeva il talento".

  "Anche se non fu un teologo sistematico, fu un grande indagatore del mistero di Dio. La sua teologia affonda le radici nella preghiera, specie in quella liturgica e tra i misteri di Cristo, egli prediligeva quello della Trasfigurazione, nel quale già si prefigura la Risurrezione. Fu proprio lui ad introdurre a Cluny tale festa, (...) tesa  tutta alla contemplazione del volto glorioso di Cristo".

  Il Santo Padre ha affermato che per Pietro il Venerabile "l'ideale del monaco consiste nell'"aderire tenacemente a Cristo (...) in una vita claustrale contraddistinta dalla 'umiltà monastica' e, come pure da un clima di silenziosa contemplazione e di costante lode a Dio".

  "Se questo stile di vita unito al lavoro quotidiano, costituisce, per san Benedetto" - ha concluso il Santo Padre - "l'ideale del monaco, può esserlo però, in grande misura, anche per ogni cristiano che voglia diventare autentico discepolo di Cristo, per l'umiltà, la laboriosità, la capacità del perdono e della pace".
AG/PIETRO IL VENERABILE/                       VIS 20091014 (470)


martedì 13 ottobre 2009

DODICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2009 (VIS). Alle 16:30 di oggi ha avuto inizio, in presenza del Papa, la Dodicesima Congregazione Generale delL'Assemblea Speciale per l'Africa, durante la quale sono continuati gli interventi dei Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Senegal). All'Assemblea erano presenti 210 Padri Sinodali.

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi nell'Aula del Sinodo.

VESCOVO TESFASELASSIE MEDHIN, DI ADIGRAT (ETIOPIA). Ritengo che non sia stata dedicata sufficiente attenzione alla formazione, che è un tema centrale per la Chiesa in Africa. (...). Dobbiamo pertanto assicurare che la formazione che impartiamo ai nostri futuri sacerdoti e agenti di evangelizzazione li aiuti a essere consapevoli delle sfide, ad essere ministri sicuri di sé, equilibrati e maturi, in grado di resistere e di superare le gravi turbolenze del tempo. (...) I programmi di formazione nei Seminari maggiori e nelle Case di formazione religiose richiedono grande attenzione e una intensa valutazione, al fine di determinarne la qualità e l'efficacia nel formare membri della Chiesa che possano essere testimoni autentici della riconciliazione, della giustizia e della pace.  Utilizzare i nostri istituti di studi superiori istituendo una facoltà che sviluppi e integri nei propri programmi, per quanto riguarda i meccanismi di riconciliazione, le pratiche migliori e i modi culturali africani più efficaci, per provvedere alla formazione di personale".

ARCIVESCOVO LAURENT MONSENGWO PASINYA, DI KINSHASA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO). "La pace va di pari passo con la giustizia, la giustizia con il diritto e il diritto con la verità. (...). Occorre dunque a ogni costo promuovere gli stati di diritto, in cui vi sia il primato del diritto, soprattutto il diritto costituzionale; stati di diritto in cui l'arbitrarietà e la soggettività non creino la legge della giungla; stati di diritto in cui la sovranità nazionale sia riconosciuta e rispettata; stati di diritto in cui a ciascuno venga dato in modo equo ciò che gli è dovuto. (...) Nel ricercare soluzioni di pace, tutti i cammini, specialmente quelli diplomatici e politici, dovranno essere orientati a ristabilire la verità, la giustizia e il diritto. (...) È eliminando tutte le barriere, l'esclusione, le leggi discriminatorie nel culto e nella società, e soprattutto sopprimendo l'odio, che si riconciliano gli uomini e si fa la pace".

VESCOVO KRIKOR-OKOSDINOS, COUSSA, DI ISKANDERIYA, ALESSADRIA DEGLI AREMENI (REPUBBLICA ARABA D'EGITTO).  "Nel 1915 gli ottomani, (...), hanno massacrato il popolo armeno presente nella grande Armenia e nella piccola Armenia (Turchia). Un milione e mezzo di persone sono morte in questo genocidio. Gli armeni sono partiti disperdendosi prima in Medio Oriente, poi nel mondo intero. (...) In questo momento in cui si svolge il sinodo, vale a dire 94 anni dopo quel massacro, in seguito all'appello di Cristo di perdonare i propri nemici, i dirigenti dello stato armeno e i capi delle Chiese in Armenia (cattolica, ortodossa ed evangelica) compiono un atto pubblico di perdono nei confronti dei turchi. Lo compiamo domandando ai turchi di riconoscere il genocidio, di rendere omaggio ai martiri e di concedere agli Armeni i loro diritti civili, politici e religiosi. Il cammino di riconciliazione tra i due stati è già stato intrapreso. Per questo, faccio appello ai dirigenti politici, affinché sostengano il nostro andare verso i turchi, con la Chiesa universale e la Chiesa africana nel bisogno.

Successivamente sono intervenuti quattro uditori. Di seguito riportiamo una sintesi dell'intervento di uno di essi.

BARBARA PANDOLFI, PRESIDENTE GENERALE DELL'ISTITUTO SECOLARE DELLE MISSIONARIE DELLA REGALITÀ DI CRISTO (ITALIA). "La presenza di Istituti Secolari è una presenza nascosta, accettando la precarietà della vita quotidiana, congiuntamente con le altri, senza protezione né privilegi nella ricerca di vie e soluzioni frequentemente probabili, vissuta con il desiderio di una fraternità universale. Per questo la vocazione degli Istituti secolari evidenzia l'esigenza delle promozione di un laicato maturo, che possa contribuire alla costruzione di una società civile fondati sui valori umani del cristianesimo. (...) Essendo Istituto femminili la maggioranza degli Istituti Secolari in Africa, si presenta urgentemente l'esigenza di favorire e promuovere la valorizzazione della donna, non solo perché sposa e madre, ma perché persona capace di responsabilità e di autonomia nei diversi ambiti della vita sociale, e nell'urgenza della sua presenza speciale e non solo subordinata alla Chiesa. Si la prima frattura nel genere umano causata dal peccato, è stato fra un uomo e una donna, uno dei segni di pace e di riconciliazione,  forse può essere giustamente dato per la promozione di una reale corresponsabilità e di un effettivo riconoscimento di uguale dignità fra gli uomini e le donne, al di là di ogni dominio e discriminazione".

La sessione di questo pomeriggio si è conclusa con l'invitato speciale del Santo Padre: JACQUES DIOUF, DIRETTORE GENERALE DELL'ORGANIZZAZIONE DELLE NAZIONI UNITE PER L'ALIMENTAZIONE E L'AGRICOLTURA (F.A.O.). Diamo un riassunto del suo discorso:

  "L'Africa, vuol dire prima di tutto valori comuni di civiltà basati su una coscienza storica di appartenenza a uno stesso popolo. (...)  L'Africa, martirizzata, sfruttata, depredata dalla schiavitù e dalla colonizzazione, ma ora politicamente sovrana, non deve ripiegarsi nel rifiuto e nella negazione, anche se ha il dovere della memoria. Essa deve avere la grandezza del perdono e continuare a sviluppare una coscienza culturale basata su una identità propria, che rifiuta l'assimilazione alienatrice. Deve approfondire i concetti operativi di negritudine e di africanità, compresa la diaspora, concetti fondati sul radicamento, ma anche sull'apertura. (...) L'Africa è sempre stata presentata nell'ottica delle difficoltà che incontra, ma essa è una terra con un futuro, che nei prossimi quarant'anni sperimenterà un forte incremento demografico. (..) Con delle risorse ( ...) l'Africa è essenziale nello sviluppo economico del pianeta. (...) L'Africa, martirizzata, sfruttata, depredata dalla schiavitù e dalla colonizzazione, ma ora politicamente sovrana, non deve ripiegarsi nel rifiuto e nella negazione, anche se ha il dovere della memoria. Essa deve avere la grandezza del perdono e continuare a sviluppare una coscienza culturale basata su una identità propria, che rifiuta l'assimilazione alienatrice. Deve approfondire i concetti operativi di negritudine e di africanità, compresa la diaspora, concetti fondati sul radicamento, ma anche sull'apertura. (...) L'Africa è sempre stata presentata nell'ottica delle difficoltà che incontra, ma essa è una terra con un futuro, che nei prossimi quarant'anni sperimenterà un forte incremento demografico. (...) Con delle risorse (...) l'Africa è essenziale nello sviluppo economico del pianeta (...) La sicurezza alimentare è indispensabile a ridurre la povertà, all'educazione dell'infanzia alla salute della popolazione e alla sicurezza del mondo, ma anche a una crescita  una crescita economica duratura. (...) Da questo punto di vista, sono fattori essenziali il contributo della donna africana alla produzione e al commercio agricoli e il suo ruolo nel nutrimento di tutta la famiglia. In effetti, nessun iniziativa volta a fronteggiare il problema dell'insicurezza alimentare in Africa può avere successo senza tenere conto di questa realtà economica e sociale. (...) Di tutte le lacerazioni che il continente africano vive, la fame rimane quella più drammatica e intollerabile. Qualsiasi impegno per la giustizia e la pace in Africa è inscindibile da una esigenza di progresso nella realizzazione del diritto all'alimentazione per tutti. (...) La Chiesa si è sempre prefissa come compito quello di alleviare la miseria dei più bisognosi e il motto della Fao è 'Fiat Panis', 'pane per tutti'. (...) La visione di un mondo liberato dalla fame è possibile, se c'è una volontà politica al livello più alto. (...) Le grandi forze spirituali e morali sono, per la nostra azione, un sostegno inestimabile. (..) Desidero anche rendere omaggio all'azione della Chiesa sul campo, a fianco dei poveri. I missionari, le religiose e molte comunità svolgono spesso un lavoro difficile, a volte ingrato, ma sempre utile, accanto alle organizzazioni intergovernative, alle Ong e alla società civile. (...) Vorrei soprattutto sottolineare la convergenza degli insegnamenti religiosi, in particolare quelli della Chiesa cattolica e dell'Islam, sulla necessità di vegliare sulla gestione razionale delle risorse sulla base di una strategia d'azione rispettosa delle persone e dei beni di questo mondo, lungi dagli eccessi e dallo spreco. Tutti questi insegnamenti sottolineano il ruolo fondamentale della responsabilità sociale, raccomandando la sollecitudine verso i più bisognosi. La Dottrina Sociale della Chiesa è, da questo punto di vista, un contributo essenziale".
SE/DODICESIMA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20091013 (1350)


TREDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2009 (VIS). La Tredicesima Congelazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, si è tenuta questa mattina. Erano presenti 220 Padri Sinodali.  Presidente Delegato di turno, è stato il Cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.

 Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:
 
VESCOVO ERNESTO MAGUENGUE, DI PEMBA, (MOZAMBICO). "La principale ricchezza del continente è costituita dalla sua popolazione, soprattutto dai giovani, dagli adolescenti e dai bambini. Africa è un continente con una popolazione che ha una predominanza dei più giovani del mondo. (...) Molti giovani sono indotti a praticare la violenza, la prostituzione, il traffico e il consumo di droga, il crimine organizzato, i conflitti etnici, tribali; il fondamentalismo religioso e le sette sataniche. (...) Alla luce di tutto ciò suggerisco: da parte dell'Assemblea sinodale un messaggio di fiducia e di incoraggiamento dei giovani, gli adolescenti e i bambini; (...) denunciare come una delle ingiustizie più offensive sia l'emarginazione e la violenza dei diritti dei piccoli; la necessità dell'educazione e della formazione integrale dei giovani; rivedere  i contenuti e i metodi della catechesi, i rispettivi catechismi (...) che includano la dottrina sociale della Chiesa, una formazione della coscienza critica".

VESCOVO SERVILIEN NZAKAMWITA, DI BYUMBA (RWANDA). "La Chiesa in Rwanda, nella sua pastorale di riconciliazione della giustizia e della pace dopo gli avvenimenti disgraziati del genocidio dei tutsi e altre vittime di guerra dopo le sfide che è stato necessario affrontare e che in parte sono state superate, è convinta che l'opera della riconciliazione è iniziativa di Dio. (...) La Commissione Giustizia e Pace, con la collaborazione di altre commissioni e altri settori della pastorale, ha seguito questo processo di riconciliazione attraverso programmi variati dell'educazione ai valori e alla formazione di agenti di riconciliazione mediante tecniche appropriate. (...) In questa pastorale, la Chiesa cattolica (...) collabora strettamente con altre confessioni religiose e con le istituzioni pubbliche e private, lavorando sul tema della riconciliazione post-genocidio".

ARCIVESCOVO  EDWARD TAMBA CHARLES, DI FREETOWN AND BO (SIERRA LEONE). "Le multi nazionali dell'industria estrattive causano tanta ingiustizia in Africa  che le Chiese  non possono più a lungo tacere su questo problema. Nel loro desiderio di sfruttare le ricchezze naturali e le risorse minerali, le compagnie possono fare qualunque cosa, anche fomentare conflitti inter-etnici, vendere armi e munizioni e rovesciare i governi legittimamente eletti. Le regioni del Delta in Nigeria, ricche di petrolio e le regioni orientali e le regioni meridionali della Repubblica Democratica del Congo sono esempi evidenti di ciò. Confrontati da tali forze ostili, molte Chiese locali non possono fare molto per assicurare che le compagnie accettano la loro responsabilità. Perciò faccio appello alle Chiese locali e le Conferenze Episcopali delle regioni colpite intervengano per assicurare che gli Stati Africani e le loro popolazioni beneficiano dalle loro risorse. Faccio appello alle Chiese locali dalle quali procedono quelle multinazionali, perché intervengano a favore dell'Africa e delle sue popolazioni. In nome di Dio e delle nostra comunione ecclesiale, noi vi appelliamo a voi per aiutarci a fermare le loro ingiustizie contro la nostra gente".

PADRE JAN GEERITS, S.D.S., AMMINISTRATORE APOSTOLICO DELL'AMMINISTRAZIONE APOSTOLICA DELLE COMORE (UNIONE DELLE COMORE) "E' certo che ci sono barriere e limiti nella missione evangelizzatrice nelle Comore (...) Già che siamo una minoranza esiste il pericolo reale che le nostre piccole comunità cattoliche (...). Obbligati a non poter evangelizzare con la voce e con la parola, niente ci impedisce d parlare con le mani, vale a dire, servire la popolazione con tutta l'umiltà mediante opere di carità (...) Ogni persona è unica e ha la facoltà di eleggere liberamente di essere (o non essere) l'immagine del suo Creatore. Dio ci invita (...) a dire sempre di sì, ma sempre con pazienza che va al di là di noi stessi, senza obbligare mai le sue creature. (...) Per questo è una ingiustizia obbligare il tuo prossimo ad essere musulmano e negare il saluto a priori a tutti quelli che non seguono l'Islam. Una ingiustizia come questa non può arrivare mai alla riconciliazione e alla pace profonda con i musulmani e alcune volte i suoi leader e i suoi fedeli dovranno riconoscere che un errore intellettuale e confessionale perché questo muro di separazione si sbricioli finalmente, come altri si sono sbriciolati in passato".

ARCIVESCOVO LIBORIUS NDUMBUTI NASHENDA, O.M.I., DI WINDHOEK, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA DEI VESCOVI CATTOLICI (NAMIBIA). "La Namibia gode essenzialmente di stabilità politica ed economica, ma la Chiesa è sempre chiamata ad una vigilanza attenta e profetica sui temi della riconciliazione, giustizia e pace. (...) Abbiamo posto a punto due progetti che condivido con voi .  1) Abbiamo chiesto al clero, ai religiosi e laici che animano tanto i fedeli come le persone di buona volontà ad esercitare il loro diritto democratico al voto per scegliere i suoi futuri leader e i buoni servitori (...) e coloro che lottano contro la corruzione. Abbiamo trovato tutti i partiti politici chiedendo che  riprendano il principio delle democrazie nelle sue campagne con spirito di tolleranza e vicendevole rispetto per mantenere la pace che abbiamo raggiunto a caro prezzo (...) affermando al tempo stesso che in qualsiasi competizione c'è un vincitore e un perdente e che quest'ultimo deve poter perdere di buon grado. 2) Abbiamo istituito un ministero speciale per le lavoratrici del sesso - prostituzione - "perché abbiamo un sacerdote con questo carisma. In molti casi, queste lavoratrici del sesso, dei quali 80% sono contagiate dal virus HIV/SIDA sono obbligate a questo tipo di vita per la povertà e di essi abusano sessualmente persone ricche".

PADRE ZEFERINO ZECA MARTINS S.V.D., PROVINCIA DI ANGOLA DELLA SOCIETA' DEL VERBO DIVINO (ANGOLA). "Vorrei far riferimento ai lavoratori cinesi che sono in tutta l'Africa. Certamente per lo Stato cinese sono lavoratori inviati alla frontiera per l'aumento dell'egemonia nel panorama economica mondiale. Per i nostri Stati che li accolgono non sono altro che manodopera necessaria per una rapida ricostruzione delle infrastrutture distrutte dalla guerra. (...) Propongo, di conseguenza, che le conferenze episcopali con le diocesi dove si esercita una pastorale migrante, si elabori un programma pastorale per l'approssimazione del Vangelo di Cristo per  i lavoratori cinesi e non solo nei paesi africani.
SE/TREDICESIMA CONGREGAZIONE/...                VIS 20091013 (1000)


VISITA DEL PAPA FAO E SINAGOGA DI ROMA


CITTA' DEL VATICANO, 13 OTT. 2009 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico questa mattina i due Comunicato che seguono:

  "Nella mattinata di lunedì 16 novembre, il Santo Padre Benedetto XVI si recherà presso la sede della FAO (Roma) in occasione dell'apertura del Vertice Mondiale sulla Sicurezza Alimentare, che avrà luogo nel contesto della 36a Conferenza generale della FAO (Roma, 18-23 novembre 2009).

  "Nel pomeriggio di domenica 17 gennaio 2010, il Santo Padre Benedetto XVI si recherà nella Sinagoga di Roma per incontrare la Comunità Israelitica, in occasione della 21a Giornata per l'approfondimento e lo sviluppo del dialogo fra cattolici ed ebrei, e della Festa del 'Mo'èd di Piombo', che coincide proprio con tale data" Tale festa commemora un evento considerato miracoloso accaduto nel 1793, quando gli Ebrei del Ghetto di Roma scamparono alla furia del popolino romano grazie ad un acquazzone, che spense le fiamme che erano state appiccate ai portoni con alcune fascine".
OP/VISITA FAO:SINAGOGA ROMA/...                     VIS 20091013 (170)


lunedì 12 ottobre 2009

DECIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2009 (VIS). La Decima Congregazione Generale della II Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, si è tenuta questa mattina dell'Aula del Sinodo. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Wilfrid Fox Napier, O.F.M., Arcivescovo di Durban (Sud Africa). Erano presenti all'Assemblea 211 Padri Sinodali

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi.

VESCOVO ALMACHIUS VINCENT RWEYONGEZA, DI KAYANGA  (TANZANIA). "I matrimoni misti hanno fomentato il sorgere di incomprensioni tra i sacerdoti cattolici e i pastori di diverse comunità cristiane. Inoltre, il problema irrisolto della scarsa conoscenza degli obblighi dei sacerdoti cattolici, dispute su dove debbano essere celebrati i sacramenti gettano le prime basi di divisione su come praticare la propria fede. Nella maggior parte di questi matrimoni, i genitori sono divisi perché entrambi vorrebbero battezzare e crescere i figli nella propria fede. C'è una crescente tendenza da parte dei genitori, in molti matrimoni misti, a ignorare la tradizione comune di trasmettere valori cristiani. (...) È giunto il momento che la posizione della Chiesa riguardo ai matrimoni misti venga rivista e riesaminata la catechesi sui matrimoni misti. Se questi due passi per tutelare la famiglia non vengono intrapresi, gli sforzi per promuovere la riconciliazione, la giustizia e la pace rimarranno inadeguati".

ARCIVESCOVO TELESPHORE GOERGE MPUNDU, DI LUSAKA (ZAMBIA). "Nello Zambia, le donne sono troppo spesso vittime di abusi, violenze domestiche che talvolta portano alla morte, pratiche culturali e consuetudinarie discriminatorie e leggi scritte palesemente pregiudiziali verso di loro. Noi vescovi dobbiamo parlare in modo più chiaro e insistente in difesa della dignità delle donne alla luce delle Scritture e della Dottrina sociale della Chiesa. (...) Per promuovere il rispetto delle donne e la loro integrazione nelle strutture ecclesiali di responsabilità, decisionali e progettuali, invitiamo il Sinodo a raccomandare a tutte le diocesi di istituire o consolidare l'apostolato familiare e gli uffici che trattano il problema femminile, rendendoli operativi e pienamente funzionanti".

VESCOVO GABRIEL LEKE ABEGUNRIN, DI OSOGRO (NIGERIA). "Una delle più grandi sfide di cui questo Sinodo deve esaminare è il la sorte di un considerevole numero di immigrati africani presenti in tutti i paesi dell'Occidente. Poiché la crisi economica ha colpito, molti di questi paesi occidentali hanno emesso leggi di difesa e strutture per far rinascere le proprie economie. Sfortunatamente fra questi metodi, le legislazioni create quasi negano i diritti umani degli immigrati, specialmente quelli provenienti dall'Africa. In Italia, in particolare, l'immigrazione senza regole è stata considerata un crimine e l'assistenza per gli immigrati da parte di organizzazioni volontarie di carità, sono state volontariamente messe da parte. (...) In Africa, da Nord a Sud, da est a Ovest, i nostri giovani sono la forza maggiore ma anche le prime vittime della violenza etnica, del genocidio, del banditaggio armato, della criminalità, del traffico di esseri umani, della corruzione e del malgoverno. In tutto ciò, la profetica voce della Chiesa deve essere ascoltata senza ambiguità".

VESCOVO JOSEPH EFFIONG EKUWEM, DE UYO (NIGERIA). "San Paolo Apostolo ci ricorda che noi lottiamo con le principalità ed i poteri dei governanti dell'oscurità e ci domanda di armarci per resistere alla manipolazione. (...) La Chiesa ha riorganizzato ciò ed ha fornito riti di esorcismo e ha accettato gli esorcisti. Ciò sembra caduto in disuso negli ultimi decenni. (...) Ogni ordinario dovrebbe nominare un esorcista per la sua chiesa particolare. Noi dobbiamo al nostro popolo, secondo il nostro incarico di insegnamento, dobbiamo insegnare e salvare  dalle fauci del falso credo e terribili pratiche occulte come me magia".

ARCIVESCOVO DENIS KIWANUKA LOTE, DI TORORO (UGANDA). "Altrove nel mondo ci viene detto che il cambiamento climatico è causato da culture intensive, smaltimento improprio dei rifiuti e i rifiuti industriali. Il risultato di tutto ciò è la desertificazione, l'esaurimento delle falde acquifere e la contaminazione dell'acqua e le malattie. (...) Il mondo fisico ha leggi che bisogna rispettare. (...) Per questa ragione la Chiesa in Africa deve attraverso il presente Sinodo seriamente affrontare la questione del cambiamento climatico come obbligo morale per tutti. Questo Sinodo deve trovare modi di riconciliazione fra la terra quale vittima e uomo come il colpevole".

  Di seguito sono intervenuti alcuni auditori. Riportiamo il discorso pronunciato di uno di essi.

SUOR JACQUELINE MANYI ATABONG, ASSISTENTE DELLA SUPERIORA GENERALE DELLE SORELLE DI SANTA TERESA DEL BAMBINO GESÙ, DELLA DIOCESI DI BUEA, COORDINATRICE PER L'AFRICA DELLA COMMISSIONE CATTOLICA INTERNAZIONALE PER LA CURA PASTORALE DEI PRIGIONIERI, DOUALA, (CAMERUN)."Sappiamo che molte  nostre prigioni sono prigioni sotterranee e sono sovrappopolate di poveri e persone svantaggiate. Sono strutturalmente inadeguate e perpetrano pratiche che sono disumanizzanti, volente, soppressive e possono alle volte causare la morte. I diritti dei prigionieri non vengono rispettati e il reinserimento di ex prigionieri è una esperienza sfibrante. Sappiamo che in molte diocesi l'apostolato dei prigionieri o non esiste, o è scarsamente organizzato, con pochi elementi o poco personale addestrato ed hanno un supporto minimo o nullo da parte delle autorità della Chiesa e dello Stato. La chiesa per meglio realizzare il suo ministero di riconciliazione, ha bisogno  di essere più che mai una comunità riconciliata, un luogo dove non solo si proclama la riconciliazione ma viene vissuta in modo autentico. La Chiesa deve profittare di ogni opportunità per assicurarsi che l'apostolato per coloro che hanno commesso un crimine non sia trascurato. Cristo condanna ogni legge o pratica che non salva la vita umana. Molte delle nostre istituzioni carcerarie non promuovono la vita. Se noi in quanto Chiesa potendo far qualcosa, non la facciamo, dobbiamo rispondere a nostro Signore".
SE/DECIMA CONGREGAZIONE/...                               VIS 20091012 (220)


UNDICESIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2009 (VIS). L'undicesima Congregazione Generale per l'Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi, si è tenuta questa mattina in presenza del Santo Padre e di 221 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Denegale).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

VESCOVO LOUIS NZALA KIANZA, DI POPOKABAKA (REPUBUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO. 'I gravi problemi della povertà, della miseria, la tragedia della fame, la mancanza di accesso alle medicine e ad altre necessità primarie che concernono la maggioranza dei paesi africani, esigono dalla nostre Chiese oggi un nuovo spirito di solidarietà, di comunione e di carità inventiva. Le Chiese africane devono essere più audaci ed attive per sviluppare strutture che possono iscrivere nella prassi ecclesiale questa solidarietà organica. (...) E' urgente realizzare la costituzione di fondo di solidarietà a livello diocesano, nazionale, regionale e continentale che possono essere gli strumenti appropriati per la costruzione di tali fondi.

ARCIVESCOVO ANTONIO MARIA VEGLIÓ, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER LA PASTORALE DEI MIGRANTI E DEGLI ITINERANTI (CITTÀ DEL VATICANO). "La crisi economica e i conflitti che colpiscono molti paesi del continente africano hanno dato luogo a preoccupanti sentimenti xenofobi nei confronti degli immigranti, trasformandoli in capro espiatori dei problemi politici ed economici interni. Per cui i politici migratori dagli Stati sono diventati molto rigidi per rendere difficile la permanenza e lo sviluppo di attività da parte dei migranti. In tale contento, il rispetto dei diritti umani, dei principi democratici e dello Stato di diritto, il buon governo, la profondità del dialogo politico e il rafforzamento della cooperazione internazionale, rappresentano le linee guida sulle quali si giudicano il presente e i futuro dell'Africa. La dimensione pastorale, in tale processo, non è di minore importanza. Solamente una autentica relazione di giustizia condurrà, di fatto, alla pace e da lì, la Chiesa in Africa potrà raccogliere le forze per essere al servizio della riconciliazione e dell'annuncio del Vangelo".

CARDINALE JOHN NJEU, ARCIVESCOVO DI NAIROBI, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (KENYA). "L'Africa continua ad avere sete di buon governo. Molti paesi in Africa continuano a dibattersi sotto il malgoverno (...) La Chiesa in Kenya e altrove in Africa ha continuato a impegnarsi per realizzare sistemi di governo con dei consigli che affrontino la giustizia attraverso il servizio al bene comune. Le lettere pastorali hanno continuamente affrontato il tema del malgoverno, che può essere definito il cancro dell'Africa. (...) La costituzione del Kenya e di altri paesi dell'Africa deve essere rivista per trattare i temi del buon governo, dei diritti umani, della riconciliazione e del processo di pace, che può essere realizzato solo attraverso sistemi giusti. (...) ciò che è evidente in Kenya e in Africa in generale è che alcuni leader preferirebbero mantenere delle costituzioni che danno loro un potere incontrollato, portando all'anarchia e alla dittatura. (...) La Chiesa in Kenya continua a ribadire l'urgenza di realizzare le riforme attraverso buoni sistemi di giustizia. (...) Pertanto, è urgente avere un programma di formazione per le persone al governo; formare politici validi e santi come agenti di buon governo; creare cappellanie per i politici; rafforzare i media cattolici per favorire la formazione morale di tutti; promuovere ovunque il ruolo profetico della Chiesa; provvedere in modo deciso alla formazione permanente di tutti gli agenti di evangelizzazione, compresi i politici, formazione basata su un solido catechismo e sulla Dottrina Sociale della Chiesa".

VESCOVO AUGUSTINE OBIORA AKUBEZE, DI UROMI (NIGERIA). "In tempi lontani i nostri antenati credevano nell'esistenza di stregoni e nel pericolo che rappresentavano per l'uomo e la società. (...) In contrasto con normali esseri umani gli stregoni concepiscono e causano i più orribili sfortuna nelle loro famiglie e comunità. I sospetti stregoni sono abbandonati, isolati, discriminati ed soggetti ad ostracismo da parte della comunità. Qualche volta sono portati nella foresta ed uccisi o messi in disgrazia pubblicamente ed assassinati. Qualche volta sospetti stregoni sono bagnati nell'acido e sepolti vivi. Alcune Chiese non aiutano, ci sono stati casi di Pentecostali che hanno incatenato e torturanti sospetti stregoni allo scopo di estorcere una confessione. Sfortunatamente, nelle famiglie e nelle chiese e moschee, in media e film, si a credere agli Africani che gli stregoni sono reale e la magia è efficace. (...) Così ci si chiede perché questa primitiva superstizione ha ancora il suo peso per tanti africani nel 21mo secolo. Per cui sentiamo che sia necessario presentare questo problema in questa Assemblea Sinodale per una dichiarazione specifica per guidare il nostro gregge".

ARCIVESCOVO JAIME EDRO GONCALVES, DI BEIRA (MOZAMBICO). "In Mozambico la Chiesa è stato intermediaria nelle conversazioni di riconciliazione per porre fine ad un a guerra civile che durava da 16 anni. E' stato firmato un accordo di pace e il paese è tranquillo. Bisogna approfondire e promuovere in Africa iniziative come quella. (...) La Chiese deve formare riconciliatori e pacificatori per la risoluzione di conflitti. (...) Perché nel mondo pontifico africano  recrudescenze della violenza, dittature che si ristabiliscono e persecuzioni politiche. Auspico un giubileo di riconciliazione per tutto il continente africano come risultato dell'impegno di tutti e a favore della riconciliazione".

VESCOVO THEOPHILE KABOY RUBONEKA, COADIUTURE DI GOMA (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO). "I conflitti e le guerre hanno portato, particolarmente nella Repubblica Democratica del Congo, alla vittimizzazione e alla donna resa 'oggetto'. Su migliaia di donne sono state perpetrate, da tutti i gruppo armati, violenze sessuali in massa, come armi di guerra, in flagrante violazione delle disposizioni giuridiche internazionali. Partendo dalla nostra esperienza in corso nella Repubblica Democratica del Congo, per dare sollievo alle conseguenze e ai traumi subiti dalle donne e dai bambini, noi proponiamo: 1) lottare contro le violenza sessuali risalendo alla sua causa ultima che è la crisi dei governi (...) 2) la creazione di Case delle Donna e della giovane come centri di ascolto e compagnia per le donne che hanno subito violenza e sono traumatizzate. 3) Il coinvolgimento diretto della donna nella Commissione 'Giustizia e Pace' perché le donne promuovano la pace e lottino contro idee che le avviliscano. (...) 4) Formazione mediante la catechesi e l'alfabetizzazione delle donne affinché possano coprire adeguatamente il proprio ruolo, articolato in tre parti, quali: dignità e vocazione della donna; la donna come artigiano di pace e la donna come attrice del cambiamento sociale. 5) La messa a punto di strutture di promozione della donna".
SE/UNDICESIMA CONGREGAZIONE/...                        VIS 20091012 (730)


IL PAPA RICEVE RE BELGIO E PRIMO MINISTRO FRANCIA


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2009 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico questa mattina, due Comunicati:

   "Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Re dei Belgio, Sua Maestà Alberto II, con la consorte, Sua Maestà la Regina Paola".

  "Dopo l'Udienza pontificia, Sua Maestà Alberto II ha incontrato l'Eminentissimo Card. Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, che era accompagnato da Sua Eccellenza Mons. Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

  In un secondo Comunicato reso noto dalla Sala Stampa della Santa Sede, si legge: "Questa mattina, nel Palazzo Apostolico, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza Sua Eccellenza il Signor François Fillon, Primo Ministro della Repubblica francese".

  "Dopo l'incontro con il Papa, il Signor Fillon ha incontrato l'Eminentissimo Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato di Sua Santità, che era accompagnato da Sua Eccellenza Monsignor Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati".

  "Nel corso dei cordiali colloqui, dopo aver ricordato il viaggio del Papa a Parigi e a Lourdes e l'importanza della canonizzazione della Beata Jeanne Jugan, sono stati passati in rassegna alcuni temi di comune interesse riguardanti i rapporti bilaterali, con l'intento di proseguire sulla buona via del dialogo e della collaborazione tra la Santa Sede e la Repubblica francese".

  "C'è stato anche uno scambio di vedute su alcune questioni internazionali, in particolare la situazione in Medio Oriente e in alcuni Paesi africani con riferimento al Sinodo per l'Africa, il dialogo interreligioso e i cambiamenti climatici".

  "Infine, si è rilevato l'influsso positivo dell'Enciclica "Caritas in Veritate" in relazione alla crisi economica mondiale e alle nuove regole da fissare per il buon andamento dell'economia, specialmente nei confronti dei Paesi più poveri".
OP/UDIENZE/BELGIO:FRANCIA                                   VIS 20091012 (350)


CARDINALE RODÉ INVIATO SPECIALE XII CENTENARIO SAN TRIFONE


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2009 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera Pontificia con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Franc Rodé, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica, Suo Inviato Speciale alle solenni celebrazioni del XII centenario della traslazione delle reliquie del Martire San Trifone a Kotor (Montenegro), che avranno luogo il prossimo 17 ottobre. La Lettera, redatta in latino, è datata 3 settembre.

  La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Monsignore Anton Belan, Vicario Generale di Kotor; e dal Monsignor Sre?ko Maji?, Parroco-Abate di Perast..
BXVI-LETTERA/INVIATO SPECIALE/RODÉ                VIS 20091012 (130)


RECITA DEL SANTO ROSARIO UNIVERSITARI ROMA E AFRICA


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2009 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, in occasione della II Assemblea speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, ha luogo nell'Aula Paolo VI in Vaticano una Veglia Mariana "con l'Africa e per l'Africa", promossa dalla Segreteria generale del Sinodo dei Vescovi e dall'Ufficio per la pastorale universitaria del Vicariato di Roma.

  Con i Padri hanno partecipato alla preghiera mariana gli universitari degli Atenei romani ai quali sono uniti, in collegamento televisivo via satellite, gli studenti universitari di otto capitali africane: Il Cairo (Egitto), Nairobi (Kenya), Khartoum (Sudan), Johannesburg (Sud Africa), Onitsha (Nigeria), Kinshasa (Repubblica Democratica del Congo), Maputo (Mozambico) e Ouagadougou (Burkina Faso).

  Il Santo Padre Benedetto XVI ha guidato la recita del Santo Rosario. Al termine della preghiera mariana, il Papa ha rivolto la sua parola ai presenti,

"Come in precedenti circostanze, anche questa sera ci si è avvalsi delle moderne tecniche di telecomunicazione per "gettare una rete" - una rete di preghiera! - collegando Roma all'Africa.(...)  E così, (...) hanno potuto prendere parte al Rosario numerosi  studenti universitari di diverse città africane, riuniti con i loro Pastori". 

  Successivamente il Papa ha ricordato il Convegno promosso di recente a Roma dalla Direzione Generale per la cooperazione allo sviluppo del Ministero degli Affari Esteri e dal Vicariato di Roma, intitolato: "Per una nuova cultura dello sviluppo in Africa: il ruolo della cooperazione universitaria" ed ha espresso il suo apprezzamento e l'incoraggiamento a proseguire in tale progetto e di seguito ha detto: "Desidero sottolineare quanto siano importanti la formazione di giovani intellettuali e la collaborazione scientifica e culturale tra gli Atenei, per proporre e animare uno sviluppo umano integrale in Africa e negli altri Continenti".

  "In tale contesto, ho affidato idealmente a voi, cari giovani, l'Enciclica 'Caritas in veritate', nella quale richiamo l'urgenza di elaborare una nuova sintesi umanistica  che riannodi i legami tra l'antropologia e la teologia".

  "Cari universitari di Roma e dell'Africa, vi chiedo di essere nella Chiesa e nella società operatori della carità intellettuale, necessaria per affrontare le grandi sfide della storia contemporanea. Siate nelle Università sinceri e appassionati cercatori della verità, costruendo comunità accademiche di alto livello intellettuale, dove è possibile esercitare e godere di quella razionalità aperta e ampia, che apre la strada all'incontro con Dio".

  "Sappiate creare ponti di collaborazione scientifica e culturale tra i diversi Atenei, soprattutto con quelli africani. A voi, cari studenti africani, rivolgo un particolare invito a vivere il tempo dello studio come preparazione a svolgere un servizio di animazione culturale nei vostri Paesi. La nuova evangelizzazione in Africa conta pure sul vostro generoso impegno".

  Al termine del discorso il Papa ha consegnato al alcuni studenti romani e africani la terza Enciclica "Caritas in veritate". Conclusa la Veglia Mariana "con l'Africa e per l'Africa", ha avuto inizio la processione della Croce fino alla LUMSA (Libera Università Maria Santissima Assunta).
BXVI-ROSARIO/AFRICA/...                                   VIS 20091012 (490)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Membri Ordinari della Pontificia Accademia delle Scienze i Professori Francio S. Collins, Direttore del National Institutes of Health, Bethesda (Stati Uniti d'America) ed Edward M. De Robertis, Docente di chimica biologica presso l'Istituto di Medicina Howard Hughes dell'Università di California, Los Angeles (Stati Uniti d'America).
NA/.../...                                         VIS 20091012 (60)

SANTI RISPONDONO PROPOSTA DI AMORE ESIGENTE DI CRISTO


CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2009 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, il Santo Padre ha celebrato l'Eucaristia nella Basilica Vaticana ed ha proceduto alla Canonizzazione dei Beati Zygmunt Szcz?sny Feli?ski, (1822-1895), Vescovo, Fondatore della Congregazione delle Suore Francescane della famiglia di Maria; Francisco Coll y Guitart, (1812-1875), sacerdote dell'Ordine dei Frati Predicatori (Domenicani), Fondatore della Congregazione delle Suore Domenicane dell'Annunciazione della Beata Vergine Maria; Jozef Daamian de Veuster, (1840-1889), sacerdote, della Congregazione dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria e dell'Adorazione Perpetua del Santissimo Sacramento dell'Altare (Picpus); Rafael Arnáiz Barón (1911-1938), religioso dell'Ordine Cistercense della stretta osservanza; Marie de la Croix (Jeanne), Jugan, (1792-1879), Vergine, Fondatrice della Congregazione delle Piccole Sorelle dei Poveri.

  Hanno concelebrato con il Papa 7 Cardinali, 9 Arcivescovo, 14 Vescovo e 20 Presbiteri. Fra i concelebranti c'erano i 5 vescovi delle cause di canonizzazione: il Cardinale Godfried Danneels, Arcivescovo di Mechelen-Brussel (Belgio; l'Arcivescovo Nycz, di Varsavia (Polonia); l'Arcivescovo Pierre D'Ornellas, di REnnes (Francia), il Vescovo Roman Casanova Casanova, di Vic (Spagna) e il Vescovo José Munilla Aguirre, Vescovo di Palencia (Spagna).

  Il Santo Padre ha spiegato a grandi linee, nell'omelia, la personalità  ed i motivi della santità dei cinque nuovi Santi.

"Vieni e seguimi!". (...) I santi accolgono quest'invito esigente. (...) La loro perfezione, nella logica della fede talora umanamente incomprensibile, consiste nel non mettere più al centro se stessi, ma nello scegliere di andare controcorrente vivendo secondo il Vangelo.  Così hanno fatto i cinque santi che oggi, con grande gioia, vengono posti alla venerazione della Chiesa universale".  Così hanno fatto i cinque santi di oggi, con grande gioia, si presentano alla grande venerazione della Chiesa Universale: Zygmunt Szczesny Felinski, Arcivescovo di Varsavia; San Francisco Coll; San Josef de Veuster, il "Padre Damian", Rafael Arnáiz Barón e Marie de le Croix (Jeanne) Jugan

" Zygmunt Szczesny Felinski, Arcivescovo di Varsavia" - ha ricordato il Santo Pedre, (...)  è stato un grande testimone della fede e della carità pastorale in tempi molto difficili per la nazione e per la Chiesa in Polonia. (...)  Prima dell'insurrezione del gennaio 1863 contro l'annessione russa mise in guardia il popolo dall'inutile spargimento del sangue. Quando però scoppiò la sommossa e ci furono le repressioni, coraggiosamente difese gli oppressi. Per ordine dello zar russo passò vent'anni in esilio a Jaroslaw sul Volga, senza poter fare mai più ritorno nella sua diocesi. In ogni situazione conservò incrollabile la fiducia nella Divina Provvidenza".

  San Francisco Coll "amava predicare, in modo itinerante  e seguendo la forma della 'missione popolari', per annunciare e ravvivare per il popolo e le città della Catalogna, la Parola di Dio, aiutando così le persone all'incontro profondo con Dio. (...) La sua attività evangelizzatrice includeva una grande dedizione al sacramento delle Riconciliazione, una enfasi sull'Eucaristia ed una costante insistenza sulla preghiera".

  "L'attività missionaria di Jozef De Veuster, il 'Padre Damiaan' raggiunge il suo culmine nella carità. Non senza paura e ripugnanza, fece la scelta di andare nell'Isola di Molokai al servizio dei lebbrosi che si trovavano là, abbandonati da tutti; così si espose alla malattia della quale essi soffrivano. (...). (..) Il servitore della Parola si trasformò così in un servitore che soffrì, lebbroso con i lebbrosi, durante gli ultimi quattro anni della sua vita. (...) San Damiaan ci spinge a scegliere le buone battaglie. (...) Ci invita ad aprire gli occhi sui lebbrosi che sfigurano l'umanità dei nostri fratelli e si appellano ancora oggi, più che alla nostra generosità, la carità della nostra presenza servizievole".

  Rafael Arnaiz, - ha detto il Papa - "rispose sì alla proposta di seguire Gesù, in modo immediato e deciso, senza limiti, né condivisioni. (...) Il Fratello Rafael, anche se vicino a noi, continua ad offrire con il suo esempio e le sue opere hanno attratto tanti, specialmente i giovani  che non desiderano il poco,  ma aspirano alla piena verità."

  "Con la sua opera ammirevole al servizio delle persone anziane, Sanite Marie de la Crux, e come una faro per guidare le nostre società che hanno da riscoprire il luogo E l'apporto unico di questo periodo della vita" - ha sottolineato il Pontefice - "Il suo carisma è sempre attuale, ora che molte persone anziane soffrono di molteplici povertà e solitudine, perfino abbandonate dalle loro famiglie. (...) Che Santa Jeanne Jugan sia per le persone anziane una sorgente viva di speranza e per le persone che si pongono generosamente al loro servizio un potente stimolo per seguire e sviluppare la sua opera".

  Benedetto XVI ha concluso l'omelia invitando tutti: "a lasciarsi attrarre dagli esempi luminosi di questi Santi, a lasciarsi guidare dai loro insegnamenti perché tutta la nostra esistenza diventi un cantico di lode all'amore di Dio".
HML/CANONIZZAZIONI/...                  VIS 20091012 (800)


ANGELUS: MARIA ORIENTA OGNI ITINERARIO DI SANTITÀ


CITTA' DEL VATICANO, 11 OTT. 2009 (VIS). Al termine della Celebrazione Eucaristica di Canonizzazione di cinque Beati, il Santo Padre  ha ragginto il sagrato della Basilica Vaticana, per la recita dell'Angelus con le migliaia di fedeli e pellegrini che hanno partecipato alla cerimonia in Piazza San Pietro.

  Il Papa ha invitato i pellegrini francesi a seguire l'esempio di Santa Jeanne Jugan,  che si occupava "dei più poveri e dei piccoli, dei feriti dalla vita e abbandonati dalle nostre società, soprattutto in occasione della 'Giornata Mondiale del Rifiuto della Miseria' che sarà celebrata fra qualche giorno".

  Ricordando Padre Damiaan, il Santo Padre ha invitato i francofoni e i belgi "a sostenere con la preghiera e le opere le persone dedite con generosità alla lotta contro la lebbra e contro altre forma di lebbra dovute alla mancanza di amore, alla ignoranza e all'indifferenza" ed ha affermato: "Che l'intercessione del nuovo santo e de Maria "liberi il mondo dalla lebbra".  Esprimendosi in inglese, il Papa ha salutato un gruppo di sopravvissuti delle esplosioni nucleari di Hiroshima e di Nagasaki ed ha auspicato che "il mondo non torni ad essere testimone di una distruzione massiva di vite umane come furono quelle".

  Benedetto XVI ha affermato che i nuovi santi spagnoli Frances Coll i Guitart e Rafael Arnáiz "fanno onore alla migliore tradizione religiosa e alle profonde radici cristiane del suo popolo".

  Successivamente il Papa ha invitato i pellegrini polacchi a rallegrarsi del dono di nuovo santo, l'Arcivescovo Zygmunt Szczesny Felinski, affidando "alla sue protezione la Chiesa di Polonia e tutta la Nazione".

  "La Vergine Maria" - ha concluso il Papa - "è la stella che orienta ogni itinerario di santità. Il suo "fiat" è modello di perfetta adesione alla divina volontà e il suo "magnificat" esprime il canto di esultanza della Chiesa, che già su questa terra gioisce per le grandi opere di Dio e nel cielo loda in eterno la sua gloria".

  "Cari fratelli e sorelle, la Vergine Maria è la stella che orienta ogni itinerario di santità. Il suo "fiat" è modello di perfetta adesione alla divina volontà e il suo "magnificat" esprime il canto di esultanza della Chiesa, che già su questa terra gioisce per le grandi opere di Dio e nel cielo loda in eterno la sua gloria. Alla Madre di Cristo ci rivolgiamo con fiducia filiale, invocando, per la sua intercessione e quella dei nuovi Santi, pace e salvezza.
ANG/SANTI/...                                   VIS 20091012 (410)


sabato 10 ottobre 2009

NONA CONGREGAZIONE GENERALE



CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2009 (VIS). Nel pomeriggio di oggi si è tenuta, in presenza del Santo Padre e di 215 Padri Sinodali, la Nona Congregazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, durante la quale sono continuati gli interventi in Aula. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Senegal).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi:

ARCIVESCOVO HENRYK HOSER, S.A.C., VESCOVO DI WARSZAWA-PRAGA (POLONIA). "L'educazione ai valori familiari è una necessità urgente nel mondo e, in modo particolare, in Africa, in un momento in cui le crescenti pressioni esterne rimandano l'esercizio della paternità e della maternità responsabili alla sfera puramente sanitaria e ospedaliera, negando in ciò la doppia natura, spirituale e sensibile, dell'amore coniugale. La pastorale familiare e, in particolare, la trasmissione della vita sono state quasi demandate alla medicina e alla tecnica. Esistono già dei programmi: ventisei paesi africani beneficiano di programmi di educazione alla vita familiare e di pianificazione naturale (EVF e PFN) allo stato embrionale o strutturato. Ma si è troppo deboli per potersi permettere di avanzare in ordine sparso. La Federazione africana d'Azione familiare, fondata a Cotonou nel 2001, offre, su richiesta dei vescovi, incontri di formazione per gli educatori e le coppie".

CARDINALE BERNARD AGRÉ, ARCIVESCOVO EMERITO DI ABIDJAN (COSTA D'AVORIO). "Come tutti i paesi organizzati, le giovani nazioni dell'Africa hanno dovuto fare ricorso a banche internazionali e ad altri organismi finanziari per realizzare i numerosi progetti volti al loro sviluppo. Molto spesso i dirigenti poco preparati non sono stati molto attenti e sono caduti nelle trappole di coloro, uomini e donne, che gli intenditori chiamano "gli assassini finanziari", sciacalli mandati da organismi avvezzi ai contratti sleali, destinati ad arricchire le organizzazioni finanziarie internazionali abilmente sostenute dai loro stati o da altre organizzazioni immerse nel complotto del silenzio e della menzogna. (...) Il debito diviene esso stesso un paravento politico per non soddisfare le legittime rivendicazioni, con il seguito di frustrazioni, disordini sociali, ecc. (...) L'attuale Sinodo dovrebbe considerare questo problema dell'annullamento dei debiti che incidono in modo troppo pesante su alcuni popoli. Per non fermarsi soltanto all'aspetto sentimentale, la mia proposta sarebbe che una Commissione internazionale, composta di esperti dell'alta finanza, pastori bene informati, uomini e donne del Nord e del Sud, prendesse in mano il problema. A questa Commissione verrebbe affidata la triplica missione di: studiare la fattibilità dell'operazione essendo evidente che non tutto è uguale dappertutto; prendere ogni tipo di provvedimento per evitare di ricadere nelle stesse situazioni; sorvegliare concretamente l'uso trasparente delle somme così economizzate, perché siano effettivamente utili a tutti gli elementi della piramide sociale: contadini e abitanti della città. Evitare che dalle ricadute di questa abbondante manna del secolo traggano vantaggio sempre le stesse persone, del luogo e gli stranieri".

ARCIVESCOVO PETER J. KAIRO, DI NYERI (KENYA). "I nomadi vivono e sono attivi da secoli in 52 diocesi dei paesi dell'AMECEA; sono presenti anche in Africa Occidentale e nel Nord Africa. Talvolta hanno causato e dato inizio a conflitti armati a causa della carenza di acqua e di pascoli, soprattutto durante i periodi di siccità. La Chiesa deve promuovere il dialogo tra queste diverse tribù, dove il ruolo degli anziani è molto importante visto che i guerrieri non possono fare scorrerie senza la loro benedizione. Il governo dovrebbe impegnarsi anche a realizzare pozzi e dighe nelle zone aride. Le strutture sanitarie ed educative dovrebbero anche essere offerte e promosse fra i pastoralisti. La commissione giustizia e pace dovrebbe fornire al popolo nomade un'educazione sui diritti umani. I genitori dovrebbero essere incoraggiati a educare le figlie femmine. Nelle parrocchie di quest'area diventa estremamente difficile per il sacerdote dedicare un'attenzione pastorale adeguata alla gente. Pertanto, i nomadi che si spostano spesso rimangono indietro rispetto alle comuni attività parrocchiali tradizionali. Occorre che la Chiesa metta in atto nuove forme di evangelizzazione e di attenzione pastorale per la popolazione nomade. Ciò dovrebbe includere la nomina di sacerdoti nomadi, di coordinatori pastorali nomadi e di catechisti nomadi, nonché scuole mobili, assistenza sanitaria per i pastori e centri ecclesiali mobili".

ARCIVESCOVO BONIFACE LELE, DI MOMBASA (Kenya). "Lo stigma associato all'Aids è troppo pesante perché le persone, come individui e come comunità, possano portarlo da sole. (...). Le persone dovrebbero trovare in noi coraggio e speranza. Si sentono dire dai loro leader religiosi, dalla loro famiglia, che in qualche modo sono loro stesse responsabili della malattia.

Dobbiamo aiutare la nostra gente a capire che l'HIV/Aids è una malattia e che è sbagliato dare la colpa a se stessi. (...). Ho visto famiglie allontanare la nuora e i bambini a causa del sospetto. Respingere i bambini da parte della famiglia è un abominio. È un peccato grave agli occhi di Dio. È una distorsione del messaggio evangelico di Gesù, che è amore, perdono, riconciliazione, ritorno alla famiglia di Dio. (...) L'Aids/HIV è un kairos che ci sfida a rivelare quanto siano profondi alcuni dei nostri peccati. C'era un uomo che stava morendo di Aids e io ho avuto l'onore di essergli accanto negli ultimi giorni. L'ho osservato lottare con le sue scelte di vita e con la vergogna per la sua malattia, lo stigma che la società gli aveva imposto. Ho iniziato a comprendere la mia umanità e la mia condizione di peccatore quando ha alzato la mano per toccare la croce che indossavo. Ho percepito la sua accettazione di sé e il perdono di Dio e la sua salvezza. È stato in quel momento che mi ha chiesto di prendermi cura dei suoi figli, poiché lui non poteva più farlo. Ho sentito la sua fiducia in me come fratello e Pastore. Dio mi ha sfidato ad accettare me stesso, ad essere riconciliato con me stesso".

Di seguito hanno preso la parola diversi uditori, dei quali riportiamo una sintesi di due interventi:

LAURIEN NTEZIMANA, LAUREA IN TEOLOGIA, DIOCESI DI BUTARE (RWANDA). "Tra il 1990 e il 1994 ho utilizzato il principio di "bonne puissance" nell'ambito del Servizio di animazione teologica affidatomi dal vescovo della diocesi di Butare, il compianto Mons. Jean Baptist Gahamanyi, per formare i responsabili delle comunità  cristiane alla dimensione pubblica della fede; tra aprile e luglio del 1994, il principio di "bonne puissance" mi ha permesso di sopravvivere al genocidio e di aiutare con tutte le mie forze i miei fratelli e le mie sorelle tutsi; tra settembre del 1994 e settembre del 1999 ho utilizzato il principio di "bonne puissance" per formare animatrici e animatori che hanno saputo portare la Buona Novella sulle colline di Butare, nel terribile contesto dell'immediato dopo-genocidio; il premio per la pace di Pax Christi International del 1998 è giunto in riconoscimento del valore universale di questo lavoro".

DOTTORESSA ELENA GIACCHI, GINECOLOGA DEL CENTRO DI STUDI E RICERCHE PER LA REGOLAZIONE NATURALE DELLA FERTILITÀ, UNIVERSITÀ CATTOLICA DEL SACRO CUORE (ROMA), PRESIDENTE DI WOOMB-ITALIA (COORDINAMENTO NAZIONALE DEL METODO DI OVULAZIONE BILLINGS ITALIA (ITALIA). "L'insegnamento e la diffusione del Metodo dell'Ovulazione Billings (MOB) in tutto il mondo, sono stati sempre accompagnati dalla proposta di uno stile di vita che promuove l'amore coniugale, l'unità della famiglia, il rispetto per la donna e l'apertura generosa all'accoglienza della vita. Per la sua semplicità il MOB può essere usato da tutte le coppie indipendentemente dal livello di istruzione, dalla religione o dallo stato socioeconomico, ed accolto non solo da Cattolici ma anche da Musulmani, Hindù e persone di ogni credo religioso. La coppia, può gestire la propria fertilità in modo naturale, sia per ottenere,  sia per evitare la gravidanza in ogni situazione della vita fertile: cicli regolari, irregolari, allattamento al seno, premenopausa. L'insegnamento del metodo contribuisce a: 1 )promuovere la famiglia e la procreazione responsabile nel rispetto della vita, dell' amore e della fedeltà coniugale; 2)promuovere la dignità della donna; 3)prevenire l'aborto; 4)evitare il ricorso alla fecondazione artificiale consentendo alle coppie sub fertili di ottenere la gravidanza nel rispetto dei valori etici; 5)prevenire le malattie a trasmissione sessuale, educando i giovani ad una sessualità matura che integra la dimensione spirituale, corporea, psicologica. Il MOB può favorire la diffusione di valori umani e cristiani contribuendo all'impegno pastorale e all'evangelizzazione".

  L'Assemblea di questo pomeriggio si è conclusa con l'intervento di un Inviato Speciale del Santo Padre: Rudolf Adada ex rappresentate speciale congiunto della Segreteria Generale delle Nazioni Unite e del Presidente della Commissione dell'Unione Africana in Darfur (Sudan). Di seguito riportiamo una sintesi del suo discorso:

"Il Sudan è il più grande paese africano. E' una cerniera fra due mondi: l'Africa e il Mondo Arabo. Confina con 9 paesi africani. Dall' Indipendenza (1 gennaio 1956) si può dire che conosciuto la pace solo sporadicamente. L'Accordo di Pace Globale (CPA) che ha messo fine a più di 20 anni di guerra civile fra il Nord e il Sud, ha suscitato molte speranze. Per la prima volta si intravede un Sudan democratico. Nel momento nel quale la violenza sembra diminuire in Darfur, preoccupa osservare che giustamente ora nel Sud riprendono i massacri. La pace sarà forse 'il masso di Sisifo' che per maggior disgrazia dei sudanesi, ricade giù non appena si crede di aver raggiunto la cima della montagna? Il Sudan è uno. E' necessario che la comunità internazionale pensi "Sudan" e non più "Darfur e Sud". In questa visione olistica, la Chiesa ha un ruolo importantissimo da svolgere in un Sudan pluralista, fra un Sud cristiano e animista ed il Nord musulmano, dove è situato il Darfur. Fu il sogno di una grande sudanese John Garang, il sogno di un nuovo Sudan in pace, in un'Africa in pace".
SE/NONA CONGREGAZIONE/...                        VIS 20091010 (1590)


venerdì 9 ottobre 2009

SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2009 (VIS). Alle ore 16:30 di oggi, è iniziata la Settima Congregazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, alla quale sono intervenuti 212 Padri Sinodali.  Presidente Delegato di turno Cardinale Francis Arinze, Prefetto emerito della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti.  La Congregazione Generale si è conclusa alle ore 17:30 per permettere ai Padri Sinodali di partecipare al concerto "I giovani contro la guerra   1939 2009" presso l'Auditorium della Conciliazione di Roma, alla presenza del Santo Padre Benedetto XVI.

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi nell'Aula del Sinodo.

CARDINALE ANDRÉ VINGT-TROIS, ARCIVESCOVO DI PARIS, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (FRANCIA). "Le nostre Chiese europee hanno potuto rallegrarsi nel vedere le Chiese africane sub-sahariane raggiungere la maturità con una gerarchia propria, un proprio clero, proprie comunità religiose, propri laici, profondamente coinvolti nella vita delle parrocchie e nell'annuncio del Vangelo in terra africana. Da qualche anno, i nostri rapporti si sviluppano in un autentico scambio di doni. Certamente, molte diocesi o parrocchie francesi sono impegnate in un aiuto concreto a diverse Chiese in Africa. Ma oggi molte nostre parrocchie ricevono anche un aiuto importante dalle diocesi africane. (...) È necessario che i rapporti tra i due vescovi (il vescovo in Africa e il vescovo in Francia) siano più chiari possibile. Ogni volta queste condizioni preliminari vengono trascurate, il fatto va a scapito della missione e a scapito del sacerdote. Le difficoltà che incontriamo non devono nasconderci la ricchezza dei rapporti tra le nostre Chiese né impedirci di rendere grazie per lo scambio di doni che viviamo".

CARDINALE ANTHONY OLUBUNMI OKOGIE, ARCIVESCOVO DI LAGOS (NIGERIA). "Gli africani sono generalmente conosciuti come persone molto religiose. L'idea di Dio o della divinità è innata in noi. Pertanto, non sorprende che due delle religioni più diffuse al mondo, il Cristianesimo e l'Islam, siano state accolte con calore nel continente. È triste, però, constatare come spesso, di queste due religioni, si sia fatto cattivo e come siano state fatte diventare una fonte di conflitti mortali in Africa. Ciononostante, molti genitori difficilmente riescono ad adempiere alle loro responsabilità verso la famiglia senza una vita familiare di preghiera organizzata, consapevole, consistente e seria o, detto in termini più semplici, senza ricorrere a Dio nei momenti di difficoltà, di gioia e di dolore. Essi sanno e credono fermamente che solo Dio può cambiare, benedire e rendere forte la famiglia. (...) Per quanto le cose sembrino andare male, per quante soluzioni possiamo proporre, se queste non sono benedette da Dio, mi domando quanto possa essere duraturo il nostro successo, sempre che ci sia".

VESCOVO MATTHEW KWASI GYAMFI, DI SUNYANI (GHANA). "In alcune parti dell'Africa, per via della cultura e della tradizione popolare esistenti prima della venuta della Chiesa, molti africani praticano, senza colpa, la poligamia. Per questo, molte donne che frequentano la Chiesa cristiana si vedono rifiutare i Sacramenti del Battesimo, della Confessione e del Matrimonio. (...) In alcune parti dell'Africa molte donne frequentano la Chiesa con regolarità e partecipano attivamente a tutte le iniziative ecclesiali, ma non possono accostarsi ai Sacramenti del Battesimo, della Confessione e del Matrimonio, senza contare i tanti funerali cristiani negati perché i defunti non erano stati battezzati. È necessario che la Chiesa affronti questa situazione dolorosa e mortificante dell'Africa conferendo speciali privilegi alle donne che sono state le prime mogli con prole e che senza colpa sono divenute vittime di matrimoni poligami, affinché possano ricevere il Battesimo e tutti gli altri Sacramenti. Ricevere i sacramenti farà sì che queste donne provate possano condividere la pace e la riconciliazione offerte dalla compassione e dalla pace di Nostro Signore Gesù Cristo, che non è venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori".

VESCOVO JOHN ANTHONY RAWSTHORNE, DI HALLAM, PRESIDENTE DELLA "CATHOLIC AGENCY FOR OVERSEAS DEVELOPMENT" (C.A.F.O.D.), DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DI INGHILTERRA E GALLES (GRAN BRETAGNA). "Con il sostegno delle agenzie cattoliche internazionali, la Chiesa in Africa si confronta con l'HIV e l'AIDS già da molto prima del primo Sinodo per l'Africa. Oggi la preoccupazione sembra scemare, anche se per molti africani il problema resta grave. La solidarietà cattolica dovrebbe continuare a sostenere l'impegno a lungo termine della Chiesa in Africa per aumentare la consapevolezza, accompagnare le persone malate e quelle colpite, per formare i giovani e per affrontare questa grande sfida".

VESCOVO EDWARD GABRIEL RISI, O.M.I., DI KEIMOES-UPINGTON (SUDAFRICA). "Nel proclamare il Vangelo e nel cercare di approfondirne il significato e la pratica in Africa ci si trova dinanzi alle stesse sfide che incontra la cultura. La Chiesa, dunque, si trova in una posizione privilegiata, perché nel suo sforzo di promuovere i valori del Vangelo condivide una sfida simile a quella che affrontano i popoli dell'Africa nel loro impegno per preservare e promuovere quei valori della loro eredità culturale che hanno a cuore. Il creare opportunità di dialogo offre alla Chiesa l'occasione per comprendere quanti sperimentano l'alienazione in un'Africa sempre più secolarizzata e globalizzata, con i suoi dolorosi ricordi della colonizzazione e dell'oppressione. È importante l'impegno per un dialogo aperto e sincero al fine di forgiare il cammino per andare avanti, affinché l'influenza del Vangelo, come quella della cultura, non vada dispersa tra le voci emergenti in Africa. In particolare, un rinnovato impegno con il SECAM può diventare un importante strumento di dialogo nel nostro continente"
SE/SETTIMA CONGREGAZIONE/         VIS 20091009 (900)


OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2009 (VIS). Questa mattina ha avuto luogo l'Ottava Congregazione Generale dell'Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo dei Vescovi, alla presenza del Santo Padre. I Padri Sinodali presenti erano 210. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Théodore-Adrien Sarr, Arcivescovo di Dakar (Senegal).

  Riportiamo di seguito estratti di alcuni interventi.

VESCOVO JANOZGA, DE DOUMÉ-ABONG' MBANG (CAMERUN). "Per produrre auspicato, questa seconda Assemblea sinodale per l'Africa,  deve passare - mi sembra estremamente importante - attraverso la famiglia africana, dal momento che la formazione di una nuova cultura della riconciliazione, della giustizia e della pace è un'opera familiare prima ancora che sociale. Se questi tre valori traggono origine e fondamento dalla famiglia, la loro cultura può estendersi a livello dell'intera società africana. (...) La giustizia è il giusto apprezzamento, il riconoscimento, il rispetto dei diritti e del merito di ciascuno. La famiglia è chiamata a educare alla vera giustizia, la sola che porta al rispetto della dignità personale di ognuno".

VESCOVO ALBERT VANBUEL, S.D.B. DI KAGA-BANDORO (REPUBBLICA CENTROAFRICANA). Negli ultimi mesi abbiamo deplorato le manifestazioni di divisione fra i sacerdoti, fra sacerdoti e Vescovi, fra sacerdoti e laici; non è questo il Vangelo che dobbiamo annunciare. Siamo stati chiamati ad edificare una Chiesa unita dallo Spirito di Dio che ci guida. Possiamo, nel contempo, lacerare il Corpo di Cristo. L'Anno Sacerdotale donatoci dal Santo Padre, può ispirarci ed offrirci un orientamento: fedeltà di Cristo, fedeltà del sacerdote e fedeltà di ogni battezzato. Esiste un'aspirazione generale ad un tempo di pace, di giustizia e di riconciliazione.  Gli avvenimenti che abbiamo vissuto e che continuiamo a vivere in questo tempo ci dimostrano che esiste sempre una ragione di speranza e che la notte nella quale viviamo si annunciano l'alba e il nuovo giorno. Ognuno di noi è debole, peccatore, ma uniti dobbiamo ascoltare la Parola di Dio, dobbiamo viverla e ci darà la forza della perseveranza di una testimonianza autentica"

ARCIVESCOVO JOSEPH KUMUONDALA MBIMBA, DI MBANDAKA-BIKORO (REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO). "Dallo stabilirsi della Chiesa in Africa e in particolare nella Repubblica Democratica del Congo, l'educazione ha sempre beneficiato di una singolare attenzione. Grazie alla Chiesa, le scuole di tutti i livelli e gli istituti superiori e le università costituiscono luoghi di apostolato. (...) La crisi multiforme legata a guerre a ripetizione ha comportato conseguenze deplorevoli nel settore dell'educazione. (...) Un'educazione che non è garantita, compromette l'avvenire di generazioni di giovani e sacrifica le potenzialità che sarebbero servite a tutta la nazione. Ciò è ingiusto e non garantisce la pace. Poiché i giovani frustrati sono alla mercede dei peccatori in acqua agitate. In un clima di compiacenza che scaturisce da pratiche disoneste, la qualità dell'insegnamento non è garantita. Gli organizzatori, i gestori e i genitori sono consapevoli che i diplomi consegnati non rappresentano un livelli intellettuale e morale appropriato alle esigenze del mondo scientifico e del lavoro".

VESCOVO FRANKLYN NUBUASAHM. S.V.D., VICARIO APOSTOLICO DI FRANCISTOWN (BOTSWANA). "Botswana è un piccolo paese stabile e democratico, (...) un paese mediamente ricco che attira persone provenienti da altre regione africane. (...) Noi accogliamo un buon numero di rifugiati che domandano asilo. Costituiamo un porto di pace perché all'interno del nostro meccanismo tradizionale chiamato kgotla, cioè il tribunale, il dialogo è rispettato. Per noi, la più grande guerra è fatta di parole. La Chiesa ha introdotto questa pratica culturale nelle parrocchie per aiutare a fare e a promuovere la pace e la compressione. Oggi vi è una pressione riguardo alle nostre risorse, il nostro mercato del lavoro e le nostre installazioni sanitarie dovuto all'afflusso di persone in ragione della situazione politica e sociale nella regione. Siamo preoccupati per la xenofobia che è la conseguenza delle dura crisi economica attuale. La Chiesa a promosso la pace e la fraternità verso le persone. Le minoranza non hanno bisogno di usare le violenza per far conoscere i propri problemi. L'Aids è una sfida per i paesi del sud dell'Africa. Il Botswana lavora duramente per sviluppo dell'educazione per prevenire nuove infezioni. Il trattamento è disponibile per i cittadini, ma purtroppo non lo è per i rifugiati, né per gli stranieri che vivono nel paese. L'Aids ha sconvolto le fondamenta della società del Botswana. Esso può essere potenzialmente impiegato come arma di guerra e di conflitto. Come perdonare qualcuno che vi ha contagiato volontariamente con il virus mortale?".

VESCOVO EVARISTUS THATHO BITSOANE, DI QACHAS'S NEK, PRESIDENTE DELA CONFERENZA EPISCOPALE (LESOTHO). "La Chiesa del Lesotho, come tante chiese in Africa, è impegnato nella sanità, nell'educazione e nel servizio ai poveri. Il Lesotho è per il 50% circa cattolico e la Chiesa possiede la maggioranza delle scuole del paese. In funzione di tale cifra, si potrebbe sperare che i principi cattolici possano prevalere nel funzionamento del paese. Al contrario le persone aderiscono a tutto ciò che permetterà loro di avere il pane sulla mensa, anche se ciò deve essere in opposizione con l'insegnamento della Chiesa. Un gran numero di paesi africani hanno firmato il Protocollo di Maputo, e il Lesotho non ha fatto eccezione. Benché i servizi dei nostri ospedali cattolici sono apprezzati da molti, temiamo che un gran numero di aborti venga praticato negli ospedali privati. E ciò di cui la Chiesa del Lesotho ha bisogno urgentemente, per continuare il suo servizio ai poveri, e ciò che le Chiese Sorelle del mondo sviluppato influenzano il proprio governo al fine di non imporre ideologie che siano estranee all'Africa. Durante questo periodo di transizione fino alla sua autonomia finanziaria, l'Africa ha ancora bisogno del sostegno delle Chiese Sorelle del mondo sviluppato".

ARCIVESCOVO JORGE ENRIQUE JIMENEZ CARVAJAL, C.I.M., DI CARTAGENA EN COLOMBIA (COLOMBIA). Migliaia e migliaia di essere umani di razza negra arrivarono in tutta l'America dove si faceva lavorare fino alla morte. (...) Pedro Claver attendeva "le barche di negri" con 'una differente prospettiva per quelli che facevano affari con lui. Per quei commercianti  arrivavano 'schiavi per il lavoro, per l'apostolo arrivavano figli di Dio, che volevano ascoltare tutta la verità del Vangelo. (...) Africa è la 'Patria Grande' tutti i nostri negri dal Canada alla Terra del Fuoco, includendo tutte le meraviglie della presenza di questa razza nelle Antille e nei Carabi. Quante cose che fanno grande il Continente Americano sono state possibili con il contributo dei negri eredi di tante ricchezza che sono nascoste a questa razza, di tanta ricchezza, di simboli che arricchiscono con l'andare del tempo il messaggio cristiano, di tanta allegria nel credere nella fede, così che la vita è dura con essi. La storia dell'Africa in America non è cosa di ieri, è un oggi vivente. Per questo credo che questa Assemblea Speciale per l'Africa del Sinodo del Sinodo deve riservare ugualmente una parola per le 'Negritudini' americane (spero che abbiamo notato che uso la parola  'americano' per designare tutta l'America, del Nord, del Centro, delle Antille, del Caribe, e l'America del Sud). Gran parte del cuore di coloro che vivono in Africa e che continuerà a vivere in Africa e quello che accada a loro qui lo apprezzeranno e vivranno come proprio.
SE/OTTAVA CONGREGAZIONE           VIS 20091009 (118)


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