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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 13 ottobre 2008

INTERCESSIONE NUOVI SANTI CI SOSTENGA FATICHE QUOTIDIANE


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2008 (VIS). Alle ore 10:00 di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato l'Eucaristia sul sagrato della Basilica Vaticana, ed il Rito di Canonizzazione dei Beati: Gaetano Errico (1791-1860), Presbitero, Fondatore dei Missionari dei Sacri Cuori di Gesù e di Maria; Maira Bernarda Bütler (1848-1924), Vergine, Fondatrice della Congregazione delle Suore Francescane Missionarie di Maria Ausiliatrice; Alfonsa dell'Immacolata Concezione (Anna Muttathupadathu) (1910-1946), Vergine, della Congregazione delle Francescane Clarisse; Narcisa De Jesús Martillo Morán (1832-1869), Laica.

  Nel commentare nell'omelia l'immagine evangelica degli invitati che prendono parte al banchetto rivestiti dell'abito nuziale, il Papa, rivolgendosi ai 40.000 fedeli presenti, ha detto: "Della festa finale del Cielo è anticipazione il banchetto dell'Eucaristia, a cui il Signore ci invita ogni giorno e al quale dobbiamo partecipare con l'abito nuziale della sua grazia. Se capita di sporcare o addirittura lacerare col peccato questa veste, la bontà di Dio non ci respinge né ci abbandona al nostro destino, ma ci offre con il sacramento della Riconciliazione la possibilità di ripristinare nella sua integrità l'abito nuziale necessario per la festa".

  "Il ministero della Riconciliazione è pertanto un ministero sempre attuale" - ha rilevato il Pontefice - "Ad esso il sacerdote Gaetano Errico (...) si è dedicato con diligenza, assiduità e pazienza, senza mai rifiutarsi né risparmiarsi. Egli si inscrive così tra le figure straordinarie di presbiteri che, instancabili, hanno fatto del confessionale il luogo per dispensare la misericordia di Dio, aiutando gli uomini a ritrovare se stessi, a lottare contro il peccato e a progredire nel cammino della vita spirituale. La strada e il confessionale furono i luoghi privilegiati dell'azione pastorale di questo nuovo santo. La strada gli permetteva di incontrare le persone alle quali rivolgeva un suo abituale invito: 'Dio ti vuole bene, quando ci vedremo?', e nel confessionale rendeva loro possibile l'incontro con la misericordia del Padre celeste".

  Ricordando la nuova Santa María Bernarda Bütler, Benedetto XVI ha sottolineato che: "Molto presto fece l'esperienza di un profondo amore per il Signore". L'Eucaristia ha proseguito il Papa "fu la fonte e il pilastro della spiritualità della nuova Santa, come pure lo zelo missionario che la portò a lasciare la nativa Svizzera, per aprirsi a nuovi orizzonti evangelizzatori in Ecuador e Colombia. Nelle gravi avversità che dovette affrontare, fra cui l'esilio, portò impressa nel cuore l'esclamazione del salmo che abbiamo udito oggi: 'Se dovessi camminare in una valle oscura, non temerei alcun male, perché Tu sei con me'".

  Di Santa Alfonsa dell'Immacolata Concezione il Papa ha ricordato che fece l'esperienza di "una vita di estreme sofferenze fisiche e spirituali. Questa donna eccezionale, che oggi è offerta al popolo indiano quale prima santa, era convinta che le sue croci fossero il mezzo più autentico per avvicinarsi al banchetto che il Padre aveva preparato per lei". Il Papa ha infine esclamato: "Imitiamola anche noi nel portare le nostre croci, per raggiungerla un giorno in Paradiso!".

  Santa Narcisa de Jesús Morán, "per assecondare con docilità l'azione dello Spirito Santo nella sua anima, cercò sempre il consiglio e la guida di buoni ed esperti sacerdoti, considerando la direzione spirituale come uno dei mezzi più efficaci per arrivare alla santificazione. Santa Narcisa di Jesús ci mostra un cammino di perfezione cristiana accessibile a tutti i fedeli. Nonostante le abbondanti e straordinarie grazie ricevute, la sua esistenza trascorse in grande semplicità, dedicata al lavoro di cucitrice ed al suo apostolato di catechista. Nel suo amore appassionato per Gesù, che la portò ad intraprendere un cammino di intensa preghiera e di mortificazione e a identificarsi sempre più con il mistero della Croce, ci offre una testimonianza attraente e un grande esempio di vita totalmente dedicata a Dio e ai fratelli".

  Il Papa ha concluso l'omelia invocando l'intercessione dei nuovi santi perché "ci sostenga nelle fatiche del quotidiano, perché anche noi possiamo giungere un giorno a condividere con loro e con tutti i santi la gioia dell'eterno banchetto nella Gerusalemme celeste".
HML/CANONIZZAZIONE/...                           VIS 20081013 (660)


APPELLO PER LA PACE IN INDIA, CONGO E IN IRAQ


CITTA' DEL VATICANO, 12 OTT. 2008 (VIS). Al termine della Santa Messa di canonizzazione dei Santi Gaetano Errico, Maria Bernarda Bütler, Alfonsa dell'Immacolata Concezione e Narcisa di Gesù Martillo Morán, e prima di recitare l'Angelus, il Santo Padre Benedetto XVI ha salutato i pellegrini presenti in Piazza San Pietro.

  Il Papa ha inviato a pregare "in questi tempi difficili" per i cristiani in India, terra natale di Alfonsa dell'Immacolata Concezione e ha raccomandato alla cura provvidenziale di Dio Onnipotente quanti "anelano alla pace e alla riconciliazione".   "Esorto" - ha detto - "quanti perpetrano le violenza a rinunciare a tali azioni e ad unirsi ai loro fratelli e sorelle per collaborare nell'edificazione di una civiltà dell'amore".

  Successivamente Benedetto XVI ha invitato i fedeli della Colombia e dell'Ecuador a seguire "l'esempio di coerenza nella fede e di carità verso i fratelli" delle nuove sante per "dare nuovo vigore alle radici cristiane del loro popolo e per illuminare l'edificazione di una società più giusta e solidale".

  "Siamo invitati ad essere, agli incroci delle nostre strade, testimoni coraggiosi della Parola di Dio per invitare alle nozze del Vangelo tutti coloro che incontriamo", ha detto il Santo Padre ai pellegrini francesi. Ai polacchi che hanno assistito alla cerimonia, nel medesimo giorno che la Polonia dedica alla memoria di Giovanni Paolo II, Benedetto XVI ha detto: "Benedico ogni iniziativa che commemora la sua persona".

  Infine, rivolgendosi ai pellegrini italiani, il Papa ha elogiato: l'"attaccamento alla preghiera del Rosario, quale mezzo di quotidiana unione con Gesù" dei figli spirituali di San Gaetano Errico ed ha invitato tutti a "pregare per la riconciliazione e la pace in alcune situazioni che provocano allarme e grande sofferenza: penso alle popolazioni del Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, e penso alle violenze contro i cristiani in Iraq e in India, che ricordo quotidianamente al Signore".
ANG/.../...                                       VIS 20081013 (320)


venerdì 10 ottobre 2008

SETTIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi pomeriggio ha avuto inizio la Settima Congregazione Generale, in presenza del Santo Padre. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
 
  Di seguito riportiamo alcuni estratti degli interventi dei Padri Sinodali:

CARDINALE ENNIO ANTONELLI, Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia (CITTÀ DEL VATICANO). "Raccomandare e promuovere con appropriati sussidi l'ascolto comunitario della Parola di Dio nelle famiglie e la condivisione delle esperienze vissute. Per collegare più facilmente le parole scritte con Gesù Cristo, la Parola vivente, seguire l'anno liturgico attraverso il Vangelo del giorno o almeno quello della domenica, sottolineando in esso una frase da ricordare e da vivere durante la giornata o durante la settimana. Non occorre molto tempo; pochi minuti bastano per pregare e ascoltare insieme, per prendere un impegno comune da attuare nelle attività e relazioni quotidiane e da ricordare al momento opportuno nel dialogo familiare spontaneo. Se invece si fa un solo incontro settimanale di ascolto della Parola, esso può essere più prolungato e può costituire una preparazione o una continuazione e applicazione della Messa domenicale in parrocchia".

VESCOVO LOUIS PELÂTRE, A.A., VICARIO APOSTOLICO DI ISTANBUL, AMMINISTRATORE APOSTOLICO DELL'ESARCATO APOSTOLICO DI ISTANBUL (TURCHIA). "Esistono nel mondo eccellenti commissioni per le traduzioni della Bibbia nelle diverse lingue internazionali ma che dire delle traduzioni nelle lingue locali parlate solo da poche persone? È un problema serio per la Turchia. (...) Faccio perciò appello a tutte le società missionarie affinché inseriscano tra le proprie priorità la scelta di persone esperte di linguaggio biblico e allo stesso tempo delle lingue locali per mettere a punto dei testi di qualità degni della Parola di Dio che vogliamo annunciare. Purtroppo si trovano abbastanza facilmente i soldi per stampare dei bei libri, ma non per garantire la qualità del contenuto, cosa che spinge a trovare volontari che svolgano questo lavoro oscuro e di ampio respiro che costituisce il primo passo dell'azione evangelizzatrice della Chiesa".

CARDINALE PAUL JOSEF CORDES, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO "COR UNUM" (CITTÀ DEL VATICANO). "Nel mondo civilizzato, la sollecitudine per il prossimo è, allo stesso tempo, un'istanza culturale. La maggior parte delle religioni mondiali - quali l'Islam, l'Induismo o il Buddismo - hanno imparato dal cristianesimo e fatto propria la promozione dell'amore per il prossimo. Eppure, per quanto riguarda il n. 39 del Documento di lavoro, che esige l'amore per il prossimo per i membri della Chiesa, questo sembra non essere oggi il compito più urgente. (...) I Pastori della Chiesa quindi dovrebbero essere attenti a non abbandonare semplicemente le istituzioni caritative ecclesiali al clima filantropico generale. (...) Quando, il servizio delle organizzazioni caritative e i singoli cristiani non manifestano Dio con chiarezza a coloro che chiedono e che cercano, noi rinunciamo a una funzione della Chiesa che è cruciale per i tempi che stiamo vivendo. Perché l'uomo ha più che mai bisogno di questa unione con Dio".

ARCIVESCOVO HÉCTOR MIGUEL CABREJOS VIDARTE, O.F.M., DI TRUJILLO, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EISCOPALE (PERÙ). "In quest'epoca menzioniamo spesso, e a ragione, l'importanza dei mezzi di comunicazione per portare la Parola di Dio ai nostri contemporanei. Tuttavia, ogni settimana, abbiamo l'opportunità di annunciare il Vangelo nel momento privilegiato della celebrazione eucaristica, proclamazione molte volte carente. È un tema che è importante considerare in tutta la sua serietà e urgenza. Forse, l'origine di questa situazione sta nella mancanza di una formazione biblica seria e sistematica. Una buona conoscenza della Sacra Scrittura è garanzia di una buona predicazione. (...) Una conoscenza del contesto rende più efficace la presentazione del Vangelo. Dobbiamo esortare i ministri della Parola a elaborare attentamente le loro omelie, tenendo in considerazione i destinatari della predicazione. (...) Occorre avere presente che l'omelia è la comunicazione della Parola viva di Dio, una comunicazione che, come indica il termine stesso, è orientata a produrre comunione con il Dio della nostra fede, fondamento della comunione dei credenti. Comunicazione, comunione e comunità formano un tutto unico. E sebbene l'omelia debba rispondere a una solida formazione biblica ed essere attenta alla realtà e ai mutamenti del mondo in cui vivono i suoi destinatari, la testimonianza personale del predicatore, la coerenza con il Vangelo della sua vita, deve confermare ciò che si proclama. Ciò renderà credibilità a ciò che si dice".

ARCIVESCOVO FRANCESCO COCCOPALMERIO, PRESIDENTE DEL PONTIFICIO CONSIGLIO PER I TESTI LEGISLATIVI (CITTÀ DEL VATICANO). "Quale Presidente del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi e quindi responsabile che la legislazione della Chiesa sia sempre aggiornata, mi chiedo se da una Assise così importante e su un tema così determinante per la vita della Santa Chiesa non possa e non debba venire anche un apporto significativo alla Legge della Chiesa stessa, in modo del tutto particolare nel Codice di diritto canonico. Per chiarire il pensiero porto un esempio assolutamente elementare. Il can. 276 sulla vita spirituale dei chierici così si esprime: "[I Chierici] alimentino la propria vita spirituale alla duplice mensa della Sacra Scrittura e dell'Eucaristia ... " (p.2, n.2). Il testo è pregevole, ma si riferisce solo alla celebrazione dell'Eucaristia. Quando poi si viene a parlare di preghiera personale si afferma solo: 'sono sollecitati ad attendere regolarmente all'orazione mentale (p.2,n.5). L'espressione 'orazione mentale' è assolutamente chiara, però è datata. Potrebbe, invece, essere questo il luogo in cui 'esortare i chierici a praticare quotidianamente la 'lectio divina'. In definitiva la mia proposta è che le conclusioni del Sinodo, con il consenso del Santo Padre, diventino anche compito di riflessione affidato ai Dicasteri della Curia, con il servizio speciale di stimolo e di coordinamento del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi, perché propongano al Legislatore supremo i necessari adattamenti alle norme della Chiesa per quanto riguarda il particolare ambito della Parola di Dio".

VESCOVO GUNNAR STÅLSETT, EMERITO DI OSLO, FEDERAZIONE MONDIALE LUTERANA (NORVEGIA). "Tutte e tre le religioni del Libro - Giudaismo, Cristianesimo e Islam - si trovano oggi in una stretta fra secolarismo e fondamentalismo. Libertà di religione e libertà di espressione sono diritti umani fondamentali. Questo implica che nella società debba esserci spazio per espressioni fondamentaliste di fede, anche se ciò porta a settarismo e divisioni. Il terrorismo in nome di Dio è un affronto a tutte le fedi, poiché è violenza contro Dio. L'antidoto al fondamentalismo può essere solo una più autentica interpretazione delle Sacre Scritture. La Chiesa deve continuare a tenere in equilibrio tolleranza e verità. (...) La globalizzazione dell'inquietudine e della disperazione richiede la globalizzazione della salvezza e della speranza. I leader religiosi sono chiamati a un ministero di pace e di riconciliazione".
SE/SETTIMA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081010 (1090)


OTTAVA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina ha avuto luogo l'Ottava Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, in presenza del Santo Padre. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Gorge Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali.

CARDINALE VINKO PULIJIC, ARCIVESCOVO DI VRHBOSNA, SARAJEVO, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (BOSNIA ED ERZEGOVINA). "Sostengo con tutto il cuore il pensiero che 'il servizio dei laici richiede competenze diversificate, che esigono una formazione biblica specifica'. (...) In tale contesto l' 'Instrumentum' ricorda che 'la catechesi nelle famiglie, con l'approfondimento di qualche pagina biblica e la preparazione della liturgia domenicale è un mezzo privilegiato per l'incontro con Dio che ci parla'. (...) Nei Paesi che sono usciti recentemente dal regime socialista, la Chiesa ha bisogno di fedeli laici che vivano intensamente il Vangelo di Cristo nella famiglia e nella società, e che riprendano la loro parte nella missione della comunità ecclesiastica. La preparazione famigliare per il Giorno del Signore potrebbe essere un vero 'kairos' per loro".

VESCOVO EMMANUEL FÉLÉMOU, DI KANKAN (GUINEA). "Per rivelare il suo progetto d'amore e far conoscere la sua volontà ultima, Dio ci ha parlato attraverso suo Figlio. L'efficacia di questa Parola rivelata in Gesù Cristo risiede nella potenza divina che libera i popoli dalla loro imperfezione nella conoscenza di Dio, dalla loro paura e dai loro errori, dalle loro incertezze e dai loro tentennamenti.

L'amore di Dio è percepito dalle classi africane come compimento della loro attesa. Così, in questa Rivelazione, che è pienezza, Eschaton di ogni Rivelazione divina, la vicinanza di Gesù Cristo e la trasformazione positiva di ogni cultura mediante la sua Parola restano un punto d'attrazione e di convinzione dei nostri popoli a lasciar purificare le proprie culture, in particolare la propria visione della volontà di Dio, della verità in tutto il suo splendore: se l'unico Dio era conosciuto nelle nostre culture, mancava tuttavia quella chiarezza e quella perfezione in cui l'amore non si deve più vivere solamente con i propri fratelli di sangue, ma con tutti, quella chiarezza e quella perfezione in cui si perdona il nemico invece di avvelenarlo, quando occorre mostrare il proprio potere. Non voglio dire che non esistesse il perdono, ma che questa realtà aveva bisogno della Parola del Cristo, della sua conoscenza e del suo esempio, per potergli dare questo volto unico".

SUA BEATITUDINE FOUAD TWAL, PATRIARCA DI GERUSALEMME DEI LATINI (GERUSALEMME). "Il conflitto israelo-palestinese comporta delle difficoltà di lettura e di comprensione di certi passi della Bibbia. Infatti, in generale, i cristiani arabi spesso hanno difficoltà a leggere l'Antico Testamento, non a causa della Parola di Dio in sé, ma a causa delle interpretazioni politiche e ideologiche. Due principi ci mettono al riparo dalle interpretazioni politiche e ideologiche:  1. Leggere e interpretare la Parola alla luce di Cristo. Gesù ha detto: 'Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento' (Mt 5, 17). Cristo ha ripreso e ricapitolato in Lui tutte le categorie dell'Antico Testamento per dare loro uno slancio nuovo e un significato nuovo (li ha 'compiuti'). È in Lui e attraverso di Lui che l'Antico Testamento viene letto e compreso. 2. Il secondo principio d'interpretazione è la Chiesa. Qualsiasi interpretazione al di fuori della Chiesa è un'interpretazione pericolosa. Per concludere, vorrei cogliere l'occasione della presenza del Santo Padre e di tutti i Padri Sinodali per lanciare un appello a favore della Terra Santa e chiedere più preghiere, più solidarietà e più pellegrinaggi per aiutarci ad essere i testimoni di Cristo, Messia, Salvatore 'a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra'".

ARCIVESCOVO CHARLES MAUNG BO, S.D.B., DI YANGON (MYANMAR). "Il mandato evangelico di 'dare da mangiare agli affamati, vestire gli ignudi' si è imposto con forza dopo il recente passaggio del terribile ciclone Nargis. Quasi 150.000 persone sono morte e due milioni sono diventati profughi nel loro paese. La nazione ha vissuto un lutto. Con l'aiuto del Signore abbiamo riportato la vita in molte comunità. Le chiese sono diventate campi profughi. In questi campi abbiamo celebrato una liturgia unica: quella di annunciare la Parola attraverso il nostro accompagnamento e di condividere il pane attraverso l'assistenza. Il mondo è diventato il nostro altare e abbiamo spezzato il pane della fratellanza umana con le folle sconvolte. Il Vangelo predicato è stato il nutrimento dato agli affamati che ha prodotto la vita e la luce che abbiamo dato negli ultimi cinque mesi".

ARCIVESCOVO JESÚS PÉREZ RODRIGUEZ, O.F.M., DI SUCRE (BOLIVIA). "La catechesi della comunità deve curare, nella prassi, alcune chiavi di lettura che la aiutino, da un lato, a rispettare il testo sacro e, dall'altro, a interpretarlo correttamente per la vita delle persone e dei popoli. La relazione primaria fra Bibbia e catechesi deve essere intesa e accettata come fonte e non come una risorsa didattica o un semplice supporto ai contenuti. È molto importante distinguere la catechesi in generale dalla catechesi biblica in particolare. È necessario che il testo biblico arrivi a tutti, a cominciare dai bambini. La Chiesa boliviana si vede impossibilitata a ciò. Per questa ragione chiede alle Chiese con maggiori mezzi economici di aiutare, coloro che hanno meno possibilità, nell'acquisto della Sacra Scrittura. Allo stesso tempo pensiamo che si potrebbe fissare una Giornata Mondiale della Bibbia; già sono molti i paesi che hanno non solo il giorno della Bibbia, ma anche il mese della Bibbia".

VESCOVO MIGUEL ANGEL SEBASTIÁN MARTINEZ, M.C.C.I., DI LAI (CIAD). "Vi parlo a nome della Conferenza Episcopale del Ciad. Questo paese, al centro dell'Africa, è stato evangelizzato da pochi anni. (...) I cristiani si riuniscono la domenica, ma molti di loro solamente per la celebrazione della Parola, perché non abbiamo abbastanza sacerdoti. Nel nostro paese viviamo delle situazioni sociali e politiche molto conflittuali, dovute, soprattutto, a una guerra interminabile di oltre quarant'anni. Siamo convinti che la Parola di Dio sia una parola di Pace, una parola che annuncia la Pace e che invoca la Pace, che chiama al perdono, alla riconciliazione e alla giustizia. L'ascolto e la preghiera della Parola di Dio sono essenziali nella vita e nella missione della nostra Chiesa. Ciò è per noi una sfida! La Parola di Dio ci illumina e ci incoraggia a impegnarci per la promozione dell'uomo e della donna nel Ciad".
SE/OTTAVA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081010 (1070)


ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 10 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Jesús Esteban Catalá Ibánez, finora Vescovo di Alcalá de Henares (Spagna), Vescovo di Málaga (superficie: 7.283; popolazione: 1.558.158; cattolici: 1.199.782; sacerdoti: 321; religiosi: 984; diaconi permanenti: 16), Spagna. Il Vescovo Catalá Ibánez succede al Vescovo Antonio Dorado Soto, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Matthias Ri Iong-hoon, Vescovo Coadiutore della Diocesi di Suwon (superficie: 5.371; popolazione: 6.914.941; cattolici: 672.803; sacerdoti: 365; religiosi: 1.484), Corea, finora Vescovo Ausiliare della medesima Diocesi.

- Ha nominato il Padre Vincenzo Criscuolo, O.F.M. Cap., Relatore Generale della Congregazione delle Cause dei Santi, finora Consultore del medesimo Dicastero.
NER:NEC:NA/IBÁNEZ:RI IONG-HOON:CRISCUOLO               VIS 20081010 (130)


giovedì 9 ottobre 2008

QUINTA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Alle 16:30 di oggi pomeriggio si è svolta la Quinta Congregazione Generale, in presenza del Santo Padre. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

  Riportiamo di seguito alcuni estratti degli interventi dei Padri Sinodali tenuti nell'Aula del Sinodo:

ARCIVESCOVO DONALD WILLIAM WUERL, DI WASHINGTON (STATI UNITI D'AMERICA). "La liturgia è, al contempo, un atto di culto e un momento di pedagogia. Il ciclo triennale del Lezionario, nella sua presentazione delle Scritture, ci offre la straordinaria opportunità di ricollegarci al Catechismo della Chiesa Cattolica, ricco di un bagaglio di meditazione biblica di duemila anni. Entrambi, il Lezionario e il Catechismo della Chiesa Cattolica, dovrebbero essere considerati in correlazione.  Il compito è aiutare i nostri fedeli a comprendere che essi sono parte della Chiesa, una comunità visibile che è anche comunione spirituale. L'omelia liturgica rappresenta la migliore opportunità per i nostri fedeli di incontrare la persona viva di Cristo nell'ambito di un autentico contesto ecclesiale e comunitario. (...) La comprensione del contesto ecclesiale della rivelazione di Dio aiuta coloro che ascoltano la parola di Dio non solo a riaffermare il significato della Parola, ma anche la fedeltà e l'adesione al corpo di Cristo, la Chiesa".

ARCIVESCOVO TOMASH PETA, DI MARIA SANTISSIMA IN ASTANA, PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE (KAZAKISTAN). "Nel Documento di lavoro del nostro Sinodo, parte prima, capitolo III, c'è un bellissimo testo dedicato alla Beata Vergine Maria: 'Maria modello di accoglienza della Parola per il credente'. (...) Il Documento di lavoro sottolinea che il Santo Rosario è una 'forma semplice e universale di ascolto orante della Parola'. Sono convinto che sia importante, per il tempo in cui viviamo, ricordare e promuovere questa forma di preghiera, perché è la via per giungere a Maria, lei, che ha compreso e si è unita alla Parola di Dio più di ogni altro. Nel nostro paese, il Kazakistan, in Asia centrale, una quantità innumerevole di cattolici, deportati in questa regione, non hanno avuto per decenni la possibilità di accostarsi a sacerdoti, chiese, Bibbie o sacramenti (eccetto il battesimo dei figli, che amministravano da soli), ma avevano il Rosario. Ed è proprio grazie alla preghiera del Santo Rosario che sono riusciti a conservare la fede, la comprensione delle verità fondamentali della religione cattolica, la propria dignità umana e la speranza di tempi migliori".

VESCOVO EDUARDO PORFIRIO PATIÑO LEAL, DI CÓRDOBA (MESSICO). "Oggi assume una particolare importanza aiutare a comprendere la giusta relazione tra Rivelazione pubblica e costitutiva del Credo cristiano e le rivelazioni private, sceverando la pertinenza di queste alla fede genuina (Lineamenta 8). (...) Il numero 7 dell''Instrumentum Laboris' constata che spesso l'attuale esperienza religiosa è 'più emotiva che convinta, a causa della scarsa conoscenza della dottrina': si tende piuttosto verso la soggettività e il piacere di crearsi una religione a misura di ciascuno. Le persone semplici e di buona volontà sono attratte da presunte manifestazioni, ma, talvolta, si trasformano in gruppi religiosi isolati all'interno della Chiesa Cattolica, che diffondono devozioni e orientamenti spirituali la cui origine risale a 'messaggi e rivelazioni privati', i quali devono essere valutati con prudenza e comunque devono dare impulso alla Rivelazione pubblica integrale nella Tradizione viva della Chiesa. Si propone dunque di riaffermare la dottrina della 'Dei Verbum' 4 e del 'Catechismo della Chiesa Cattolica' 66-67, nonché di ribadire ai pastori la raccomandazione di incanalare opportunamente queste esperienze religiose, mediante criteri attualizzati secondo l'ambiente di mobilità e globalizzazione in cui viviamo".

CARDINALE ZENON GROCHOLEWSKI, PREFETTO DELLA CONGREGAZIONE PER L'EDUCAZIONE CATTOLICA (CITTÀ DEL VATICANO). "Oggi si moltiplicano gli istituti di studio soprattutto per i laici e le persone consacrate, ma nello stesso tempo sembra aumentare anche l'ignoranza religiosa. Una ricerca recente, commissionata dalla Federazione Biblica Cattolica in 10 Paesi europei, ha dimostrato una incredibile ignoranza dei fedeli relativamente alle nozioni elementari riguardanti la Bibbia, come: 'I Vangeli sono parte della Bibbia?', 'Gesù ha scritto libri della Bibbia?', 'Chi tra Mosè Paolo era un personaggio dell' Antico Testamento?', ecc. Tale ignoranza è un terreno fertile per le sette. (...) Fatichiamo tanto, ma forse non distribuiamo ragionevolmente le forze nelle diverse forme e gradi di insegnamento. (...) Sarebbero da favorire e diffondere appropriati corsi di scienze sacre senza fornire titoli accademici, in quanto più facilmente accessibili ad un pubblico più vasto. (...) Si deve attribuire importanza alle verità fondamentali della fede, ricollegate alla Parola di Dio, perché esse determinano la nostra vita cristiana, il nostro rapporto con il Signore, la nostra gioia cristiana".

VESCOVO OSCAR MARIO BROWN JIMÉNEZ, DI SANTIAGO DE VERAGUAS (PANAMÁ). "Nel numero 35 dell''Instrumentum Laboris' si afferma che questo Sinodo, su 'La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa', è in rapporto di continuità con il precedente su 'L'Eucaristia: fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa'. Nell'Esortazione Apostolica 'Sacramentum Caritatis', frutto di quel Sinodo, ci viene vivamente raccomandato di mettere in risalto l'unità intrinseca del rito della Santa Messa. Non si devono giustapporre le due parti del rito, la liturgia della Parola e la liturgia dell'Eucaristia, come se fossero interdipendenti l'una dall'altra, poiché entrambe sono unite intimamente fra loro e formano un unico atto di culto. (...) Nella liturgia della Parola, come in quella eucaristica, nella Messa, il Signore della Pasqua è presente realmente, in un dialogo in cui Dio prende l'iniziativa di rivolgersi all'uomo con la sua Parola e questi gli risponde con fede, obbedienza e conversione. Questa presenza è latente nell'Antico Testamento ed è patente nel Nuovo".

VESCOVO PETER LIU CHENG-CHUNG, VESCOVO DI KAOSHIUNG (CINA). "La domanda è: come rendere il kerygma e la proclamazione della parola viva di Dio più accessibili ai fedeli? Come può questo kerygma - questo incontro con la Parola di Dio - essere un dialogo autentico tra Cristo stesso e i fedeli? La risposta sta nel riconoscere lo Spirito Santo in questa proclamazione della parola vivente di Dio. È lo Spirito Santo che conferisce a ogni cattolico battezzato doni e carismi, che a loro volta sono contributi alla Chiesa locale. I Vescovi e i Parroci sono chiamati a cercare di essere aperti a queste realtà nella comunità locale dei fedeli. Ed è in queste piccole comunità a livello parrocchiale che la Parola proclamata può diventare entità vivente. A poco a poco, i fedeli di queste comunità possono pregare insieme la Liturgia delle Ore e tenere celebrazioni comunitarie del Sacramento della Penitenza (con confessioni individuali)".
SE/QUINTA CONGREGAZIONE/...                     VIS 20081009 (1090)


SESTA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2008 (VIS). Alle 9:00 di questa mattina, giovedì 9 ottobre, ha avuto luogo la Sesta Congregazione Generale, conclusasi alle 10:30 per consentire ai Padri Sinodali di partecipare alla Celebrazione Eucaristica, presieduta dal Santo Padre Benedetto XVI, nel 50° anniversario della morte del Servo di Dio Pio XII.

  Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla Sesta Congregazione erano presenti 242 Padri Sinodali.

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi dei Padri Sinodali.

VESCOVO VINCENT RI PYUNG-HO, DI JEONJU (COREA). "Vorrei condividere la mia esperienza personale: dall'inizio del mio episcopato nel 1990, ho cercato di ricordare a memoria tutti i passi biblici della Messa quotidiana. E in gran parte della mia predicazione è sufficiente che lasci che le parole di Dio parlino da sole. Allora la mia gente capisce bene ed è contenta di sentire direttamente la Parola di Dio; e la stessa Parola di Dio salva le persone. (...) Pertanto, non sarebbe forse importante includere nel programma di formazione dei sacerdoti futuri e presenti una certa misura di memorizzazione della Bibbia? E, in secondo luogo, di stabilire per loro un direttorio concreto per una buona predicazione biblica?".

CARDINALE STANISLAW DZIWISZ, ARCIVESCOVO DI CRACOVIA (POLONIA). "Sembra che a volte i candidati al sacerdozio trattino il testo della Sacra Scrittura piuttosto come oggetto di studio, senza tenere conto della sua dimensione spirituale. La 'Scrittura' non diventa per loro 'la' Parola della loro vita. Non fa sprigionare dalla 'Scrittura' la forza della Parola capace di cambiare l'uomo, di convertirlo. Dovremmo ripensare il ruolo della Parola di Dio nella formazione seminaristica e, di conseguenza, nella formazione permanente dei sacerdoti. (...) Il Popolo di Dio ha bisogno dei sacerdoti appassionati della Parola e del servizio. Questa è una delle condizioni indispensabili della nuova evangelizzazione che tanto stava a cuore al Servo di Dio Giovanni Paolo II".

VESCOVO EMMANUEL LAFONT, DI CAYENNE (FRANCIA). "La Federazione Biblica Cattolica è uno strumento privilegiato dei Vescovi per fare in modo che la Parola sia fonte e ispirazione di ogni preghiera, di ogni evangelizzazione, di ogni omelia, di ogni catechesi, di ogni documento episcopale, di ogni opera di carità. Rendo testimonianza della fecondità della Parola tra i piccoli e gli umili. Ho una laurea in Sacra Scrittura ottenuta presso l'Istituto Biblico di Roma, ma i poveri mi hanno aperto ancor di più alla forza della Parola. (...) I poveri hanno una profonda apertura alla Parola di Dio e la Chiesa ha il dovere di leggerla sempre vicino a loro. Propongo che questo Sinodo mostri una grande fiducia rispetto al modo in cui i piccoli e i laici in generale accolgono la Parola. Il mio più profondo timore non è che si sbaglino nel leggere la Bibbia, ma che non la leggano affatto e che noi possiamo impedire loro di innamorarsi della Parola, a causa delle troppe precauzioni".

CARDINALE POLYCARP PENGO, DI DAR-ES-SALAAM, PRESIDENTE DEL SYMPOSIUM DES CONFÉRENCES EPISCOPALES D'AFRIQUE ET DE MADAGASCAR (S.C.E.A.M.), (TANZANIA). "Gran parte del continente africano sta assistendo a un fenomeno spaventoso, ovvero l'esodo dei credenti cattolici che abbandonano la Chiesa per entrare a far parte delle Sette Pentecostali. Uno dei motivi è la reale 'distanza tra ricerca esegetica e formulazione teologica' ovvero la mancanza di reciproca collaborazione fra le due scienze. Risultati di tale situazione sono il travisamento della verità dei Sacri Testi e la confusione spirituale. Tale realtà invita gli studiosi della Bibbia e della teologia a una collaborazione più stretta".
SE/SESTA CONGREGAZIONE/...                           VIS 20081009 (590)


CELEBRAZIONE EUCARISTICA 50° ANNIVERSARIO MORTE PIO XII


CITTA' DEL VATICANO, 9 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica in occasione del 50° anniversario della morte di Papa Pio XII.

  Riferendosi al brano del libro del Siracide, prima lettura della Santa Messa, il Santo Padre ha affermato che: "Il Siracide (...) ha ricordato a quanti intendono seguire il Signore, che devono prepararsi ad affrontare prove, difficoltà e sofferenze. (...) Alla luce di questi testi biblici possiamo leggere la vicenda terrena di Papa Pacelli e il suo lungo servizio alla Chiesa iniziato nel 1901 sotto Leone XIII, e proseguito con San Pio X e Benedetto XV e Pio XI. Questi testi biblici ci aiutano  soprattutto a comprendere quale sia stata la sorgente da cui egli ha attinto coraggio e pazienza nel suo ministero pontificale, svoltosi negli anni travagliati del secondo conflitto mondiale e nel periodo susseguente, non meno complesso, della ricostruzione e dei difficili rapporti internazionali passati alla storia con la qualifica significativa di 'guerra fredda'".

  "In Germania, dove svolse il compito di Nunzio Apostolico, prima a Monaco di Baviera e poi a Berlino sino al 1929" - ha ricordato Benedetto XVI - "lasciò dietro di sé una grata memoria, soprattutto per aver collaborato con Benedetto XV al tentativo di fermare 'l'inutile strage' della Grande Guerra, e per aver colto fin dal suo sorgere il pericolo costituito dalla mostruosa ideologia nazionalsocialista con la sua perniciosa radice antisemita e anticattolica. Creato Cardinale nel dicembre 1929, e divenuto poco dopo Segretario di Stato, per nove anni fu fedele collaboratore di Pio XI, in un'epoca contrassegnata dai totalitarismi: quello fascista, quello nazista e quello comunista sovietico, condannati rispettivamente dalle Encicliche 'Non abbiamo bisogno', 'Mit Brennender Sorge' e 'Divini Redemptoris'".

  "'Chi ascolta la mia parola e crede... ha la vita eterna' (Gv 5,24). Questa assicurazione di Gesù, che abbiamo ascoltato nel Vangelo" - ha proseguito il Pontefice - "ci fa pensare ai momenti più duri del pontificato di Pio XII quando, avvertendo il venir meno di ogni umana sicurezza, sentiva forte il bisogno (...) di aderire a Cristo, unica certezza che non tramonta. La Parola di Dio diventava così luce al suo cammino, un cammino nel quale Papa Pacelli ebbe a consolare sfollati e perseguitati, dovette asciugare lacrime di dolore e piangere le innumerevoli vittime della guerra".

  "Soltanto Cristo è vera speranza dell'uomo (...). Questa consapevolezza accompagnò Pio XII nel suo ministero di Successore di Pietro, ministero iniziato proprio quando si addensavano sull'Europa e sul resto del mondo le nubi minacciose di un nuovo conflitto mondiale, che egli cercò di evitare in tutti i modi: 'Imminente è il pericolo, ma è ancora tempo. Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra', aveva gridato nel suo radiomessaggio del 24 agosto 1939".

  "La guerra mise in evidenza l'amore che (Pio XII) nutriva per la sua 'diletta Roma'" - ha ricordato Benedetto XVI - "amore testimoniato dall'intensa opera di carità che promosse in difesa dei perseguitati, senza alcuna distinzione di religione, di etnia, di nazionalità, di appartenenza politica. (...) E come dimenticare il radiomessaggio natalizio del dicembre 1942? Con voce rotta dalla commozione deplorò la situazione delle 'centinaia di migliaia di persone, le quali, senza veruna colpa propria, talora solo per ragione di nazionalità o di stirpe, sono destinate alla morte o ad un progressivo deperimento' (AAS, XXXV, 1943, p. 23), con un chiaro riferimento alla deportazione e allo sterminio perpetrato contro gli ebrei".

  Pio XII "Agì spesso in modo segreto e silenzioso proprio perché, alla luce delle concrete situazioni di quel complesso momento storico, (...) intuiva che solo in questo modo si poteva evitare il peggio e salvare il più gran numero possibile di ebrei".

  "Purtroppo il dibattito storico sulla figura del Servo di Dio Pio XII, non sempre sereno" - ha rilevato Papa Benedetto - "ha tralasciato di porre in luce tutti gli aspetti del suo poliedrico pontificato. Tantissimi furono i discorsi, le allocuzioni e i messaggi che tenne a scienziati, medici, esponenti delle categorie lavorative più diverse, alcuni dei quali conservano ancora oggi una straordinaria attualità e continuano ad essere punto di riferimento sicuro".

  Ricordando alcuni Documenti di Papa Pacelli, Benedetto XVI ha citato le Lettera Encicliche "Mystici Corporis" (8 giugno 1943) e "Divino afflante Spiritu" (8 settembre 1943) che "stabiliva le norme dottrinali per lo studio della Sacra Scrittura, mettendone in rilievo l'importanza e il ruolo nella vita cristiana. Si tratta di un documento che testimonia una grande apertura alla ricerca scientifica sui testi biblici".

  "La terza Enciclica che vorrei menzionare" - ha detto ancora Papa Benedetto XVI - "è la 'Mediator Dei', dedicata alla liturgia, pubblicata il 20 novembre 1947. Con questo Documento il Servo di Dio dette impulso al movimento liturgico, insistendo sull''elemento essenziale del culto', che 'deve essere quello interno: è necessario, difatti, - egli scrisse - vivere sempre in Cristo, tutto a Lui dedicarsi, affinché in Lui, con Lui e per Lui si dia gloria al Padre".

  "Non possiamo poi non accennare all'impulso notevole che questo Pontefice impresse all'attività missionaria della Chiesa con le Encicliche 'Evangelii praecones' (1951) e 'Fidei donum' (1957)" ha continuato Papa Benedetto XVI ricordando inoltre che: "Una delle sue costanti preoccupazioni pastorali fu infine la promozione del ruolo dei laici, perché la comunità ecclesiale potesse avvalersi di tutte le energie e le risorse disponibili. Anche per questo la Chiesa e il mondo gli sono grati".

  "Cari fratelli e sorelle, mentre preghiamo perché prosegua felicemente la causa di beatificazione del Servo di Dio Pio XII, è bello ricordare che la santità fu il suo ideale, un ideale che non mancò di proporre a tutti".

  "Proprio Maria, la Donna della salvezza" - ha ricordato infine Benedetto XVI - "egli additò all'umanità quale segno di sicura speranza proclamando il dogma dell'Assunzione durante l'Anno Santo del 1950. In questo nostro mondo che, come allora, è assillato da preoccupazioni e angosce per il suo avvenire; in questo mondo, dove, forse più di allora, l'allontanamento di molti dalla verità e dalla virtù lascia intravedere scenari privi di speranza, Pio XII ci invita a volgere lo sguardo verso Maria assunta nella gloria celeste".

  Al termine della Celebrazione Eucaristica, il Santo Padre si è recato alla Grotte Vaticane per raccogliersi in preghiera sulla tomba di Pio XII.
HML/PIO XII/...                                         VIS 20081009 (1010)


mercoledì 8 ottobre 2008

UDIENZA GENERALE: SAN PAOLO E VITA TERRENA DI GESÙ


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Nell'Udienza Generale di oggi, il Santo Padre Benedetto XVI, proseguendo il ciclo di catechesi dedicate a San Paolo, si è soffermato sul rapporto dell'Apostolo delle Genti con il Gesù storico. All'Udienza, tenutasi in Piazza San Pietro, hanno partecipato 25.000 persone

"Sembra accertato" - ha detto Papa Benedetto - "che Paolo non abbia mai incontrato Gesù durante la sua vita terrena. Tramite gli Apostoli, tramite la Chiesa nascente ha sicuramente conosciuto anche dettagli sulla vita terrena di Gesù. Nelle sue Lettere possiamo trovare tre forme di riferimento al Gesù pre-pasquale. In primo luogo, ci sono riferimenti espliciti e diretti. Paolo parla dell'ascendenza davidica di Gesù, conosce l'esistenza di suoi 'fratelli' o consanguinei, conosce lo svolgimento dell'Ultima Cena".

"In secondo luogo" - ha proseguito il Pontefice - "possiamo intravedere in alcune frasi delle Lettere paoline varie allusioni alla tradizione attestata nei Vangeli sinottici. Per esempio l'insegnamento di Gesù di semplici e i poveri. (...) Anche l'accenno all'obbedienza di Gesù 'fino alla morte', (...) non può non richiamare la totale disponibilità del Gesù terreno a compiere la volontà del Padre suo. Paolo dunque conosce la passione di Gesù, la sua croce, il modo in cui egli ha vissuto i momenti ultimi della sua vita. La croce di Gesù e la tradizione su questo evento della croce sta al centro del kerygma paolino. Un altro pilastro della vita di Gesù conosciuto da San Paolo è il 'Discorso della Montagna'".

"Infine, è possibile riscontare un terzo modo di presenza delle parole di Gesù nelle Lettere di Paolo" - ha detto ancora il Pontefice - "è quando egli opera una forma di trasposizione della tradizione pre-pasquale alla situazione dopo la Pasqua. Un caso tipico è il tema del Regno di Dio. Esso sta sicuramente al centro della predicazione del Gesù storico. In Paolo si può rilevare una trasposizione di questa tematica, perché dopo la risurrezione è evidente che Gesù in persona, il Risorto, è il Regno di Dio. Il Regno pertanto arriva laddove sta arrivando Gesù. E così necessariamente il tema del Regno di Dio, in cui era anticipato il mistero di Gesù, si trasforma in cristologia".

"Tuttavia, le stesse disposizioni richieste da Gesù per entrare nel Regno di Dio valgono esattamente per Paolo a proposito della giustificazione mediante la fede tanto l'ingresso nel Regno quando la giustificazione richiedono un atteggiamento di grande umiltà e disponibilità, libera da presunzioni, per accogliere la grazia di Dio".

"Un altro esempio di trasformazione fedele del nucleo dottrinale inteso da Gesù, si trova nei 'titoli' a lui riferiti. Prima di Pasqua Egli stesso si qualifica come Figlio dell'uomo; dopo la Pasqua diventa evidente che il Figlio dell'uomo è anche il Figlio di Dio'. (...) Pertanto il titolo preferito da Paolo per qualificare Gesù è 'Kyrios', 'Signore', che indica la divinità. (...) E finalmente vorrei accennare" - ha detto il Papa - "alla dimensione salvifica della morte di Gesù, quale noi troviamo nel detto evangelico secondo cui 'il Figlio dell'uomo infatti non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti'. Il riflesso fedele di questa parola di Gesù appare nella dottrina paolina sulla morte di Gesù come riscatto, come redenzione, come liberazione e come riconciliazione".

"In conclusione, San Paolo non pensa a Gesù in veste di storico, come a una persona del passato. Consoce certamente la grande tradizione sulla vita, le parole, la morte e la risurrezione di Gesù, ma non tratta tutto ciò come cosa del passato; lo propone come realtà del Gesù vivo. Le parole e le azioni di Gesù per Paolo non appartengono al tempo storico, al passato. Gesù vive adesso e parla adesso con noi e vive per noi. Questo è il modo vero di conoscere Gesù e di accogliere la tradizione su di lui".
AG/SAN PAOLO/... VIS 20081008 (430)


SAN PAOLO MIGRANTE APOSTOLO DELLE GENTI


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). "San Paolo migrante, Apostolo delle genti", è il tema del Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI per la 95ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, in programma il 18 gennaio 2009, reso pubblico questa mattina in lingua inglese, francese, italiana, spagnola e tedesca.

  San Paolo, "Guidato dallo Spirito Santo, si prodigò senza riserve, perché fosse annunciato a tutti, senza distinzione di nazionalità e di cultura, il Vangelo. (...) La sua vita e la sua predicazione furono interamente orientate a far conoscere e amare Gesù da tutti, perché in Lui tutti i popoli sono chiamati a diventare un solo popolo".
 
  "Questa è, anche al presente, nell'era della globalizzazione, la missione della Chiesa e di ogni battezzato; missione che con attenta sollecitudine pastorale si dirige pure al variegato universo dei migranti - studenti fuori sede, immigrati, rifugiati, profughi, sfollati - includendo coloro che sono vittime delle schiavitù moderne, come ad esempio nella tratta degli esseri umani. Anche oggi va proposto il messaggio della salvezza con lo stesso atteggiamento dell'Apostolo delle genti, tenendo conto delle diverse situazioni sociali e culturali, e delle particolari difficoltà di ciascuno in conseguenza della condizione di migrante e di itinerante".

  "Formulo l'auspicio che ogni comunità cristiana possa nutrire il medesimo fervore apostolico di San Paolo (...) Il suo esempio sia anche per noi di stimolo a farci solidali con questi nostri fratelli e sorelle e a promuovere, in ogni parte del mondo e con ogni mezzo, la pacifica convivenza fra etnie, culture e religioni diverse".

  "Leggendo gli Atti degli Apostoli e le Lettere che Paolo rivolge a vari destinatari, si coglie un modello di Chiesa non esclusiva, bensì aperta a tutti, formata da credenti senza distinzioni di cultura e di razza: ogni battezzato è, in effetti, membro vivo dell'unico Corpo di Cristo. In tale ottica, la solidarietà fraterna, che si traduce in gesti quotidiani di condivisione, di compartecipazione e di sollecitudine gioiosa verso gli altri, acquista un rilievo singolare".

  "Si realizza in tal modo la promessa del Signore: 'Io vi accoglierò e sarò per voi come un padre e voi mi sarete come figli e figlie' (2 Cor 6,17-18). Se di questo siamo consapevoli, come non farci carico di quanti, in particolare fra rifugiati e profughi, si trovano in condizioni difficili e disagiate? Come non andare incontro alle necessità di chi è di fatto più debole e indifeso, segnato da precarietà e da insicurezza, emarginato, spesso escluso dalla società? A loro va data prioritaria attenzione".

  "Cari fratelli e sorelle, la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, che si celebrerà il 18 gennaio 2009, sia per tutti uno stimolo a vivere in pienezza l'amore fraterno senza distinzioni di sorta e senza discriminazioni, nella convinzione che è nostro prossimo chiunque ha bisogno di noi e noi possiamo aiutarlo (cfr "Deus caritas est", n. 15). L'insegnamento e l'esempio di San Paolo, umile-grande Apostolo e migrante, evangelizzatore di popoli e culture, ci sproni a comprendere che l'esercizio della carità costituisce il culmine e la sintesi dell'intera vita cristiana".

  "Cari fratelli e sorelle, non stanchiamoci di proclamare e testimoniare questa 'Buona Novella' con entusiasmo, senza paura e risparmio di energie! Nell'amore è condensato l'intero messaggio evangelico e gli autentici discepoli di Cristo si riconoscono dal mutuo loro amarsi e dalla loro accoglienza verso tutti. Ci ottenga questo dono l'Apostolo Paolo e specialmente Maria, Madre dell'accoglienza e dell'amore".
MESS/SAN PAOLO MIGRANTE/...                       VIS 20081008 (580)


GIUSTE NORMATIVE ACCOGLIENZA FLUSSI MIGRATORI


CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e l'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del medesimo Dicastero, sono intervenuti alla Conferenza Stampa di presentazione del Messaggio del Santo Padre in occasione della 95ma Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema. "San Paolo migrante, 'Apostolo delle genti'".

  "Il fenomeno migratorio" - ha affermato il Cardinale Martino - "in un mondo globalizzato sta diventando, di fatto, inarrestabile: il problema si risolverà chiudendo le frontiere, ma accogliendo, con giusto regolamento, equilibrato e solidale, i flussi migratori degli Stati".

  L'Arcivescovo Marchetto ha sottolineato a sua volta che: "L'ospitalità è caratteristica fondamentale pure della pastorale rivolta a rifugiati, richiedenti asilo e profughi. Essa infatti garantisce che ci si rivolga all'altro come a una persona, e in alcuni casi anche quale fratello/sorella nella fede, impedendo di considerarlo/la un caso, un numero o una mera ragione di lavoro".

  "La vicinanza espressa sotto forma di ospitalità contraddice infatti non pochi messaggi, modi di vivere e mentalità contemporanei".

  Il Segretario del Pontificio Consiglio  della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti ha inoltre segnalato che: "Tuttavia si ha l'impressione che da anni i rifugiati vengano trattati senza considerazione delle ragioni che li forzano a fuggire. Ciò si è tradotto anche in tentativi di impedire loro l'ingresso nei Paesi d'arrivo e nell'adozione di misure destinate a renderlo più difficoltoso, (...) quali l'obbligo del visto di ingresso, nonché la pubblicazione di liste di cosiddetti 'Paesi sicuri'".

  "Possa la dedizione con cui il migrante San Paolo ha svolto la sua missione, dando prova di coraggio e di entusiasmo" - ha concluso l'Arcivescovo Marchetto - "ispirare la Chiesa e la società a dare risposte solidali alle sfide presenti nella società contemporanea, così da promuovere la pacifica convivenza tra etnie, culture e religioni diverse".
OP/MESSAGGIO MIGRANTI:RIFUGIATI/...                   VIS 20081008 (320)


UDIENZA PRIMO MINISTRO PAPUA NUOVA GUINEA

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, al termine della consueta Udienza Generale del mercoledì, il Santo Padre ha ricevuto il Primo Ministro della Papua Nuova Guinea, Signor Michael Somare.

  Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede rende noto che: "Nel corso del cordiale incontro, ci si è soffermati sull'attuale situazione politica e sociale della Nazione e sul significativo contributo della Chiesa cattolica, soprattutto nei settori dell'educazione, della promozione umana e della salute. Ha fatto seguito uno scambio di opinioni su alcuni temi di interesse regionale, tra i quali i rapporti con i Paesi vicini e gli effetti del cambiamento climatico".
OP/UDIENZA/PRIMO MINISTRO PAPUA NUOVA GUINEA         VIS 20081008 (120)


RIUNIONE DEI CIRCOLI MINORI

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, mentre il Santo Padre teneva l'Udienza Generale in Piazza San Pietro, i Padri Sinodali erano riuniti nei Circoli Minori o Gruppi Linguistici per scegliere i moderatori e relatori e avviare il dibattito sulla relazione che precede la discussione.

  La Quinta Congregazione Generale avrà luogo nel pomeriggio di oggi nell'Aula del Sinodo.
SE/CIRCOLI MINORI/...                                 VIS 20081008 (70)


QUARTA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2008 (VIS). Alla Quarta Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenutasi oggi pomeriggio, hanno partecipato 240 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Gorge Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi tenuti nell'Aula del Sinodo.

VESCOVO MAURICE PIAT, C.S.SP., VESCOVO DI PORT-LOUIS (MAURIZIO). "La crisi della trasmissione della fede nelle società della 'Cristianità' si spiega in gran parte con il fatto che, in queste società, la Chiesa, godendo di una certa sicurezza, ha avuto la tendenza a considerare la fede come scontata, a privilegiare l'insegnamento della dottrina e a trascurare la Parola di Dio nel processo di trasmissione. Non poggiando sulla Roccia della Parola, l'edificio dottrinale e morale diventa una casa costruita sulla sabbia e resiste a fatica agli tsunami della cultura numerica moderna. Da qui l'urgenza di ritrovare il posto della Parola di Dio come fondamento della vita e della missione della Chiesa. La Parola è fondamento quando è accolta come l'evento di Dio che ci parla di sé stesso e si rivolge a noi come ad amici per invitarci a condividere la sua vita. Questa parola non cerca affatto di convincere spiriti curiosi, ma di suscitare la fede nel cuore degli umili. Così proporre la fede non è per prima cosa trasmettere un contenuto impressionante, ma un invito sempre unito alla promessa 'venite e vedrete'".

VESCOVO GEORGE PUNNAKOTTIL, VESCOVO DI KOTHAMANGALAM DEI SIRO-MALABARESI (INDIA). "L'approccio delle Chiese orientali segue maggiormente la linea pastorale (ai Padri delle Chiese orientali viene dedicata poca attenzione nel Documento di lavoro, solo otto citazioni!). La Chiesa nella tradizione patristica sottolinea due aspetti: 1) ecclesiale, 2) spirituale. La Bibbia è la Parola di Dio nella Chiesa. Le persone da sole non possono scoprire l'ispirazione o decidere il canone. Questi sono garantiti dalla Chiesa. La Parola di Dio è custodita nella tradizione. Tuttavia, la Bibbia non ha bisogno del sostegno della tradizione per affermare la sua autorità e verità. La tradizione è radicata nelle Sacre Scritture ed è sostenuta dalle Sacre Scritture. Una tradizione contraria alla Bibbia non regge. La Bibbia è la fonte primaria della dottrina e della fede. In secondo luogo, la Bibbia ha un significato storico e spirituale. Il significato spirituale non è contrario al significato letterale. Si fonda su di esso. Il significato spirituale è riconosciuto dall''intelletto spirituale'. Viene visto dall''occhio interiore della fede'. Non basta il ragionamento. È necessaria la contemplazione spirituale della Parola".

ARCIVESCOVO ORLANDO B. QUEVEDO, O.M.I., DI COTABATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA "FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES" (F.A.B.C.) (FILIPPINE). "Dio ha pronunciato la sua Parola specialmente per il bene dei poveri. Egli è stato loro rifugio e loro liberatore. (...) Incredibilmente ricchi di uno splendido mosaico di antiche culture e religioni, noi in Asia siamo però comunque un continente di poveri, di squilibri economici e politici, di divisione etnica e di conflitto. Il nostro profondo senso di trascendenza e di armonia viene eroso da una cultura secolare e materialista globalizzante. Tuttavia, la Parola di Dio in Asia chiama verso il Padre, nello Spirito Santo, migliaia di piccole comunità di poveri. E i poveri, a loro volta, ascoltano la Parola di Dio. Così facendo, stanno costruendo un 'modo nuovo di essere Chiesa' - che in realtà è un modo antico - cioè il modo della prima comunità di Gerusalemme (...) Per loro, la Parola di Dio rafforza la fede e li esorta a partecipare attivamente alla vita della Chiesa e ai cambiamenti sociali. Costituiscono comunità ecclesiali di base, trasformando le famiglie, le parrocchie e le diocesi in comunità vive, e testimoniando la Parola di Dio in un ambiente multireligioso molto spesso ostile. Sono comunità di solidarietà e fraternità che, nel loro piccolo, sfidano in modo efficace la cultura moderna del secolarismo e del materialismo".

VESCOVO DESIDERIUS RWOMA, DI SINGIDA (TANZANIA).   "L'atteggiamento dei Padri della Chiesa verso la Parola e la predicazione rappresenta per noi una sfida. Quando parliamo di persone tiepide riguardo alle questioni della nostra fede e del fenomeno delle sette religiose, che si stanno diffondendo ad una velocità preoccupante in molte parti del mondo, forse le cause possono essere fatte risalire alla mancanza di una predicazione buona e adeguata da parte dei ministri. (...) Dobbiamo ritornare alla predicazione mistagogica dei Padri della Chiesa, che aiuta la Chiesa a generare figli e figlie e a nutrirli guidandoli nei misteri della nostra fede".

ARCIVESCOVO ANICETUS BONGSU ANTONIUS SINAGA, O.F.M. CAP., COADIUTORE DI MEDAN (INDONESIA). "Mentre vogliamo che 'tutti conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato' (Dei Verbum, 25), è anche vero che, mentre la nostra era è privilegiata dalla disponibilità della Bibbia in lingue nazionali e vernacolari, allo stesso tempo, soprattutto la gente dei nostri tempi è carente nella lettura e nella conoscenza delle questioni riguardanti la Sacra Scrittura. È auspicabile dunque che il Sinodo dei Vescovi si impegni seriamente nella ricerca di vie e metodi per superare questa incapacità e questa preoccupazione del credente".

VESCOVO SALVATORE FISICHELLA, PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA; RETTORE MAGNIFICO DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE (CITTÀ DEL VATICANO). "Il cristianesimo è religione della 'parola'. È importante impegnarsi perché si costruisca una cultura che vede la sacra Scrittura come una parola viva, dinamicamente aperta alla verità della rivelazione in essa contenuta. Se non presentiamo nella sua globalità questo insegnamento nei diversi strumenti che possediamo per la formazione del nostro popolo, rischiamo di umiliare la Parola di Dio perché la riduciamo esclusivamente a un testo scritto senza più la forza provocatrice di portare senso alla vita. Come ricorda l'Apostolo: 'La parola di Dio non è incatenata' (2 Tm 2,9). (...) In un periodo come il nostro in cui permangono tentativi per emarginare i testi sacri come portatori di senso perché identificati come miti, privi di carattere storico e destinati solo agli ingenui, è importante che si ritrovino le forme necessarie per restituire valore storico e provocazione circa il senso dell'esistenza. Siamo dinanzi realmente a una emergenza educativa che riporti al centro della nostra vita di fede il tema della salvezza".
SE/QUARTA CONGREGAZIONE/...                    VIS 20081008 (1030)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 8 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Sacerdote Carlos Cabrero Romero, Vescovo di Zacatecas (superficie: 59.000; popolazione: 1.364.000; cattolici: 1.314.000; sacerdoti: 203; religiosi: 372), Messico. Il Vescovo eletto, finora Parroco della Parrocchia di "Nuestra Señora de Guadalupe",  è nato a San Luis Potosí (Messico), ed è stato ordinato sacerdote nel 1972.

- Il Vescovo Gustavo Rodríguez Vega, finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Monterrey (Messico), Vescovo di Nuevo Laredo (superficie: 19.378; popolazione: 1.000.000; cattolici: 805.000; sacerdoti: 67; religiosi: 135), Messico. Attualmente è anche Presidente della Commissione Episcopale della Pastorale Sociale.

- Il Padre Cládio Nori Sturm. O.F.M.Cap., Vescovo di Patos de Minas (superficie: 10.874; popolazione: 375.000; cattolici: 346.000; sacerdoti: 38; religiosi: 38), Brasile. Il Vescovo eletto, finora Ministro provinciale della Provincia Cappuccina Paraná - Alta Catarina, è nato nel 1953 a Ubiretama (Brasile), ha emesso la professione perpetua nel 1978 ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.
NER/.../ROMERO:VEGA:STURM                           VIS 20081008 (160)


martedì 7 ottobre 2008

TERZA CONGREGAZIONE GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, in presenza del Santo Padre, si è tenuta la Terza Congregazione Generale della XII Assemblea Generale del Sinodo dei Vescovi, nel corso della quale ha avuto inizio il dibattito generale. Erano presenti 242 Padri Sinodali e Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Gorge Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi pronunciati nell'Aula del Sinodo:

CARDINALE FRANC RODÉ, C.M., Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita consacrata e le Società di vita apostolica. (Città del Vaticano). "La vita consacrata è 'profondamente radicata negli esempi e negli insegnamenti di Cristo Signore...', e al Vangelo 'ha continuato ad ispirarsi lungo i secoli e adesso è chiamata a tornare costantemente per mantenersi viva e feconda portando frutto per la salvezza delle anime'" (Benedetto XVI, 2 febbraio 2008). Una famiglia religiosa, ha ricordato Benedetto XVI, 'con la sua stessa presenza, diventa (...) 'esegesi' vivente della Parola di Dio. (...) Il rinnovamento a cui costantemente sono invitate le persone consacrate trova la sua modalità più adeguata nel riandare alle radici evangeliche dei carismi così da trovarvi sempre nuove ispirazioni. Se ogni carisma costituisce una 'parola evangelica' dell'unica 'Parola', aspetti particolari della totalità del Vangelo, vivendo appieno il Vangelo le persone consacrate troveranno la luce per cogliere la particolare dimensione evangelica su cui si è innestato il proprio istituto. È un cammino che le persone consacrate dovranno percorrere in comunione con tutte le altre vocazioni nella Chiesa".

ARCIVESCOVO MARK BENEDICT COLERIDGE, DI CANBERRA-GOULBURN (AUSTRALIA). "Il Concilio Vaticano II ha invitato ad un rinnovamento della predicazione che comporta la trasformazione del sermone inteso essenzialmente come esposizione della dottrina cattolica, della devozione e della disciplina, in una omelia essenzialmente intesa come esposizione e applicazione della Scrittura. Tale trasformazione è stata solo in parte compiuta. Una delle ragioni risiede nel fatto che troppo spesso la predicazione tende a considerare il kerygma scontato, e ciò in un memento in cui il kerygma non può essere ritenuto tale nelle culture occidentali. Se viene così ritenuto, insorge il rischio di una riduzione moralistica della predicazione che può suscitare interesse o ammirazione, ma non la fede che salva. La predicazione non sarà esperienza della potenza di Dio. La nuova evangelizzazione comporta una nuova formulazione e proclamazione del kerygma nell'interesse di una predicazione missionaria più incisiva. Al fine di promuovere tale predicazione occorrerebbe stilare un Direttorio Generale dell'Omiletica sul modello dell'Istruzione Generale per la catechesi e dell'Istruzione Generale del Messale Romano. Tale Direttorio si fonderebbe sulla esperienza della Chiesa universale nel fornire una struttura senza soffocare il genio delle Chiese particolari o dei singoli predicatori".

CARDINALE FRANCIS EUGENE GEORGE, O.M.I., ARCIVESCOVO DI CHICAGO (STATI UNITI D'AMERICA), PRESIDENTE DELLA CONFERNEZA DEI VESCOVI CATTOLICI DEGLI STATI UNITI. "Parlare della Parola di Dio nella Chiesa è parlare della Parola di Dio nella vita dei credenti. I Pastori devono prestare attenzione alla conversione dell'immaginazione, dell'intelletto e della volontà di coloro ai quali annunciano la Parola di Dio e per i quali interpretano le Scritture. Troppo spesso l'immaginazione contemporanea ha smarrito l'immagine di Dio quale Attore della storia. L'intelletto contemporaneo trova poca coerenza nei Testi Biblici e non è formato nella 'regula fidei'. Il cuore contemporaneo non è stato modellato dal culto e dall'obbedienza alla Parola di Dio nell'anno liturgico. Per far sì che la potenza della Parola di Dio nella Sacra Scrittura risuoni nella vita e nella missione della Chiesa, i Pastori devono prestare attenzione al contesto personale  e al testo ispirato".

CARDINALE ANDRÉ VINGT-TROIS, ARCIVESCOVO DI PARIGI (FRANCIA), PRESIDENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE FRANCESE. "Nel ricercare il significato del testo biblico, l'interprete deve essere attento - ribadisce il Concilio - al genere letterario e alle circostanze storiche in cui è stato redatto. Ciò vuol dire che la Bibbia è una letteratura umana. Il Concilio aggiunge che l'interprete fedele non sarà meno attento all'armonia delle Scritture dell'antica e della nuova Alleanza, all'unità delle Scritture e della Tradizione e all'analogia della fede. (...) L'esegeta e il teologo, se non sono la stessa persona, sono chiamati ad analizzare insieme il testo. Il significato delle Scritture è teologico; la teologia è la ricerca del significato della Scritture. In ragione di una 'lacuna filosofica' l'esegesi si limita alla determinazione della dimensione storica e letteraria del testo o la teologia viene esposta al di fuori del vivo contesto nelle Scritture".

CARDINALE PETER ËRDO, ARCIVESCOVO DI ESZTERGOM-BUDAPEST (UNGHERIA), PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DELLE CONFERENZE EPISCOPALI D'EUROPA. "La giusta interpretazione fatta dalla Chiesa risulta assolutamente necessaria già al primo incontro con la Parola di Dio. I rischi di una interpretazione arbitraria sono particolarmente gravi in un ambiente culturale come il nostro, dove le categorie elementari della ricerca della verità storica stessa sembrano venir meno. Le pubblicazioni più sensazionaliste che scientifiche possono creare una notevole confusione anche nel pensiero dei fedeli e a volte persino dei sacerdoti. Il rischio più grande non è rappresentato dal fatto che alcuni non sappiano quale credito assegnare ad uno scritto apocrifo come, ad esempio, il Vangelo di Giuda, ma che molti non hanno alcuna idea su come distinguere fra le fonti credibili e le non credibili della storia di Gesù Cristo. Anzi, sembra proprio che non pochi ritengano importante cercare la vera storia, perché ragionano in modo soggettivo e soggettivistico persino sulla storia".
SE/TERZA CONGREGAZIONE GENERALE/...                   VIS 20081007 (890)


ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Presidente della Commissione per gli Avvocati, l'Arcivescovo Raymond Leo Burke, Prefetto del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica.
NA/.../BURKE                                             VIS 20081007 (40)

SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2008 (VIS). La Seconda Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio alle 16:30 nell'Aula del Sinodo, in presenza del Santo Padre. Nel corso della Congregazione sono state presentate quattro relazioni che illustrano come viene accolto il tema del Sinodo in Africa, Asia, Europa e Oceania.

  Il Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla Congregazione hanno partecipato 245 Padri Sinodali.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti delle singole relazioni:

AFRICA. ARCIVESCOVO JOHN OLORUNFEMI ONAIYEKAN, DI ABUJA (NIGERIA).
"Non dobbiamo stupirci che alcuni dei primi nuclei cristiani, che produssero teologia e teologi, ma anche martiri e confessori, abbiano avuto origine in Africa Settentrionale - Alessandria, Cartagine e Ippona - per menzionarne solo alcuni. (...) Il nostro continente può vantarsi di essere una 'terra biblica' in un modo tale che molte delle grandi nazioni cristiane non possono neppure accostare".

  "I testi delle Scritture in se stessi possono costituire un problema in molti luoghi. Infatti, il costo della Bibbia, che in molte altre parti del mondo può essere irrilevante, in Africa può arrivare ad uno stipendio mensile. Dunque, molti non dispongono di denaro sufficiente per l'acquisto di una Bibbia".

  "A parte il problema dei testi, vi è anche la questione della lingua. Infatti la Bibbia non ha ancora trovato una traduzione adeguata in molte lingue. (...) Tuttavia, anche dopo aver ascoltato la Parola di Dio letta nelle nostre lingue, resta il compito di interpretarla per impregnare del vero significato del messaggio dello Spirito Santo coloro cui essa è rivolta. E qui abbiamo il compito dell'interpretazione e dell'esegesi a livello scientifico e popolare".

  "I missionari che portarono la fede cattolica in Africa alla fine del XIX secolo e durante la maggior parte del XX furono uomini e donne del loro tempo, figli dei paesi da cui provenivano. E' dunque naturale che la Bibbia, in quanto testo scritturale, non fosse una priorità nella vita della chiesa di quei tempi. (...) Tuttavia ciò non significa che essi non conoscessero adeguatamente le Sacre Scritture, poiché lo stesso catechismo si basava, indirettamente, su di esse. Ancor più importante fu allora la liturgia. Durante la messa, venivano letti brani che poi venivano commentati nelle omelie".

  "L'Africa è ancora un continente di prima evangelizzazione" che richiede, naturalmente, che la Parola di Dio sia annunciata e proclamata in tutta la sua potenza e vigore, il che comporta che la Scrittura sia presentata in modo adeguato a coloro che esortiamo ad accogliere il messaggio cristiano".

  "Con i cristiani che non appartengono alla nostra Chiesa (...) esistono, ovviamente, delle difficoltà, soprattutto con quei gruppi che, oltre a essere fondamentalisti, sono dichiaratamente anti-cattolici. (...) Molti dei nostri membri si sentono spesso in imbarazzo per gli attacchi e gli abusi di questi gruppi, soprattutto quando non sono adeguatamente preparati a difendere la propria posizione di cattolici. Per questo molti dei nostri fedeli si sono trovati nella necessità di approfondire le Scritture, proprio per poter controbattere gli attacchi rivolti a loro e alla loro Chiesa".

  "Con il Sinodo speriamo che l'entusiasmo che sta vivendo il nostro continente per la Parola di Dio venga rafforzato e sostenuto. Inoltre, speriamo che l'aver raccontato la nostra storia, le sfide che dobbiamo affrontare e i limiti delle nostre risorse, ci permetta di avere più sostegno da coloro che ci hanno aiutato nelle necessità che ho già menzionato".

ASIA. ARCIVESCOVO THOMAS MENAMPARAMPIL, S.D.B., DI GUWAHAT (INDIA). "Sin dagli inizi del cristianesimo, gli evangelizzatori cristiani ebbero sempre una forza di persuasione, perché la loro 'Parola' veniva tradotta in azione. Madre Teresa ne è un esempio recente. I missionari hanno conservato la loro creatività e hanno continuato ad esplorare nuovi ambiti di lavoro. Il loro servizio nel campo dell'educazione e della salute è tenuto in grande considerazione. (...) E sono impegnati attivamente per la giustizia a favore dei gruppi oppressi, nel lavoro a favore del cambiamento sociale, nella promozione culturale, nella tutela dell'ambiente, nella difesa della vita e della famiglia; nell'assistenza ai deboli, agli oppressi e agli emarginati, dando voce a chi non ne ha. Anche laddove il Vangelo incontra una maggiore resistenza, la testimonianza evangelica delle opere socialmente rilevanti è bene accetta".

  "Il servizio sincero, sebbene silenzioso, ha una sua eloquenza. 'Non è linguaggio e  non sono parole di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola' (Sal 19, 3-4). Vi sono luoghi in Asia dove il messaggio viene 'detto all'orecchio nelle stanze più interne' piuttosto che 'annunziato sui tetti' (Lc 12, 3). Questa è una scelta strategica in situazioni in cui la libertà religiosa è limitata e non una rinuncia al proprio dovere. Infatti il dovere di comunicare il messaggio rimane. In questo, alcuni sono arrivati fino all'estremo e hanno testimoniato i valori evangelici e la causa di Cristo al prezzo della propria vita".
  "Si registra inoltre una crescita della Chiesa dove il nostro personale apostolico (sacerdoti, religiose e catechisti) è attivamente impegnato nel lavoro missionario fra 'comunità ricettive', si reca nei villaggi, visita le case, stabilisce contatti individuali e di gruppo mediante un'interazione diretta. Fra tali gruppi, possiamo ricordare molte minoranze etniche (popolazioni tribali) che si trovano in diverse parti della Cina, nelle isole indonesiane, nel Myanmar settentrionale, in Thailandia e nell'India nord-orientale".

  "In Asia, la vita religiosa viene compresa, se ne riconosce l'importanza, se ne apprezza il contributo e se ne rispettano i rappresentanti. Infatti, esistono modelli nativi di vita religiosa appartenenti ad altre religioni asiatiche. Valori religiosi come la rinuncia, l'austerità, il silenzio, la preghiera, la contemplazione e il celibato sono tenuti in grande considerazione. (...) In Asia, le persone religiose sono considerate i custodi della saggezza, religiosa ma anche umana. Con una formazione adeguata, i giovani credenti possono crescere diventando annunciatori efficaci del messaggio cristiano".

  "Il consolidamento della formazione teologica comporta anche l'approfondimento della riflessione sulla Parola di Dio in un contesto, quello dell'Asia, caratterizzato dalla povertà e dall'ingiustizia, nonché da una pluralità di religioni, civiltà e culture. Ciò implica l'uso di categorie di pensiero, simboli, tradizioni spirituali che abbiano un significato per gli asiatici. È un compito, questo, molto impegnativo per coloro che insegnano la 'Parola'".

  "Quando una civiltà è strettamente legata a una delle religioni più importanti (per esempio, l'Islam, l'Induismo, il Confucianesimo, lo Shintoismo), è necessario fare attenzione nel mutuare da quelle religioni gli elementi adatti alla fede e all'adorazione. Se chi insegna la 'Parola' inizia ad usare espressioni che i seguaci di quelle grandi religioni considerano proprie, essi potrebbero considerarla una violazione di ciò che per loro è sacro e percepire la comunità cristiana come un'imposizione estranea. L'iniziativa potrebbe offendere entrambe le comunità. Al contrario, le espressioni cristiane tradizionali potrebbero non avere attrattiva per la mentalità collettiva della società alla quale è rivolto il messaggio".

  "Molto dell'insegnamento di Gesù che è giunto fino a noi è stato impartito durante normali incontri fra persone. I cuori erano toccati, le vite cambiate, in molti andavano ad aggiungersi alla comunità dei fedeli. Questo è ciò che sta accadendo oggi in Asia, silenziosamente, ma decisamente, grazie allo sforzo dei credenti cristiani che portano un messaggio di pace nelle situazioni di conflitto, di giustizia dove esistono degli oppressi, di onestà dove regna la corruzione, di uguaglianza dove esistono differenze di casta, di genere, di razza e di etnia, di aiuto ai poveri e agli affamati. È un modo diverso di portare la testimonianza di Cristo, differente dalla presentazione di Cristo di un libro impostato sulla rivendicazione della verità, su dibattiti e disquisizioni, ma è anche un modo assai eloquente di spiegare gli insegnamenti del Vangelo. E' così che si traduce in vita vissuta il messaggio cristiano".

  "In molti paesi dell'Asia, i cristiani vivono sotto una pesante oppressione. Esistono limitazioni alla libertà, i neo-convertiti vengono perseguitati e la comunità dei credenti è vittima di persecuzioni, come è recentemente accaduto a Orissa (India). Tuttavia la pazienza, il riserbo, la moderazione delle reazioni, lo spirito di perdono dimostrati dalla comunità hanno in sé un potere di evangelizzazione".

EUROPA. CARDINALE JOSIP BOZANIC, ARCIVESCOVO DI ZAGABRIA (CROAZIA). "Esiste un legame indissolubile tra la Bibbia e l'Europa. Tutto ciò che ha fatto grande la cultura europea e la sua civilizzazione - ha il proprio punto di partenza nella Bibbia. Temi quali la dignità della persona, il riconoscimento dei diritti umani, la separazione tra Chiesa e Stato - solo per fare alcuni esempi - hanno il loro nucleo sorgivo nella Bibbia. La giustizia sociale, il diritto, la critica a qualsiasi tipo di idolatria, il rifiuto delle false immagini di Dio, hanno il loro fondamento nella Bibbia".

  "Oggi in Europa si avvertono i segni di un rinnovato interesse per la Bibbia. Perciò è necessario ripartire da Dio e dall'evento della sua Rivelazione, e al tempo stesso avere il coraggio di una nuova e più matura proposta di 'Lectio divina'".

  "L'Europa senza Dio rischia di diventare un nido di angustia e di costruire una civiltà della paura. La Parola di Dio restituisce speranza e gioia. L'Europa, inoltre, entra in crisi quando non accetta la forza interpretante della Parola di Dio, che trova nella fede e nell'ispirazione il suo ultimo fondamento. È arduo questo compito per tutte le discipline scientifiche e specialmente per la teologia. L'Europa a ragione si vanta dello sviluppo del proprio pensiero teologico, ma c'è bisogno di un ulteriore sforzo per un più proficuo confronto con le nuove interpretazioni e ricerche scientifiche, che spesso di proposito sono separate dai paradigmi ermeneutici della verità cristiana".

  "Infatti, una cultura che rompa con la celebrazione cristiana, cioè con la celebrazione del Mistero della bontà di Dio e della salvezza realizzata in Cristo, rischia la propria gioia e spinge l'Europa nella civiltà dell'afflizione e della tristezza, che avverte il peso della vecchiaia e della morte. La Parola di Dio restituisce all'uomo europeo la capacità di celebrare la vita. Là dove esiste la celebrazione dei misteri cristiani, la Chiesa è giovane, e questo garantisce anche la giovinezza dell'Europa".

  "Colmi dello Spirito di Cristo attinto dalle Sacre Scritture molti cattolici e cristiani europei del ventesimo secolo hanno potuto discernere tra il bene e il male, hanno potuto resistere alla sfida dei totalitarismi, rivelandone la perfida e satanica deviazione. La Sacra Scrittura ha permesso loro di scoprire non solo le debolezze degli altri e quelle proprie, ma prima di tutto la speranza che sgorga dalla stessa Parola di Dio".

OCEANIA. VESCOVO MICHAEL ERNEST PUTNEY, DI TOWNSVILLE (AUSTRALIA). "L'impegno straordinariamente zelante e talvolta eroico dei missionari che hanno condiviso la Parola di Dio con la predicazione del Vangelo, i sacramenti e l'insegnamento della tradizione della Chiesa a tante persone in tutto il Pacifico, ha portato copiosi frutti. Tali frutti non sono stati privi di ambiguità poiché, come è stato sottolineato in 'Ecclesia in Oceania', i missionari introducevano talvolta elementi culturalmente estranei alla gente. È anche vero che, a volte, elementi in contraddizione con la Parola di Dio appartenenti alla cultura che accoglie, continuano ad influenzare la vita delle persone. Di fronte a queste sfide, c'è bisogno di personale qualificato per insegnare nei seminari maggiori e negli istituiti di educazione superiore nei numerosi paesi dell'Oceania".

  "Le nuove Chiese del Pacifico devono ora far fronte alla sfida della transizione culturale nel momento in cui, in alcuni luoghi, passano dalle comunità dei villaggi alla vita urbana e alla partecipazione ad un'economia globale. A causa di questa transizione possono verificarsi tensioni nella vita familiare e una disgregazione del tessuto sociale. Inoltre, talvolta possono trovare difficoltà ad affrontare il processo politico occidentale che la maggior parte di esse ha ereditato dai colonizzatori europei, nonché minacce ambientali sempre più grandi a causa del cambiamento climatico. Inoltre, nei numerosi paesi dell'Oceania vi è un numero incredibile di lingue in cui idealmente la Parola di Dio dovrebbe essere comunicata. Per esempio, solo in Papua Nuova Guinea vi sono ottocento e quarantasette lingue distinte. Complessivamente in Oceania vi sono mille e duecento lingue differenti".

   "L'Australia è uno dei paesi più secolarizzati del mondo. In Nuova Zelanda molte più persone vengono dalle isole del Pacifico e tendono a una maggiore religiosità, ma la cultura europea predominante è secolarizzata come quella australiana".

  "Dopo la Giornata Mondiale della Gioventù, alcuni australiani e neozelandesi hanno la percezione che la promessa di una nuova evangelizzazione potrebbe essere finalmente in atto, nonostante l'apparente impermeabilità della cultura secolarizzata".

  "La sfida che l'Australia e gran parte dell'Oceania devono affrontare è quella di trovare nuovi modi per permettere che questo dono del Vangelo venga ascoltato".

  "'Ecclesia in Oceania' chiedeva anche che le Scritture venissero tradotte nel maggior numero possibile di lingue vernacolari. Il numero delle lingue nelle numerose isole dell'Oceania rappresenta una sfida unica per la Chiesa a questo riguardo".

  "La Chiesa in Australia e in Nuova Zelanda e negli altri paesi dell'Oceania si sofferma con sempre maggiore insistenza sulla necessità di impegnarsi in una nuova evangelizzazione nella nostra regione, specialmente nella cultura secolarizzata dell'Australia e della Nuova Zelanda. Tuttavia, attualmente non sono emersi né un metodo unico né una comprensione comune di ciò che è necessario in termini pratici".

  "Allo stesso tempo, i rapporti ecumenici con le maggiori Chiese cristiane e i rapporti con la comunità ebraica, con la comunità islamica e con le altre religioni mondiali sono un'esperienza molto positiva per la Chiesa, in gran parte dell'Oceania. Operiamo insieme, nella nostra cultura secolarizzata, per affermare il valore fondamentale della fede in Dio e il diritto dei credenti a dare un contributo alla nostra cultura secolarizzata".

  "Mentre queste sono alcune delle sfide con cui si confronta la Chiesa in Oceania, vi sono anche molti segni di nuova vita e la testimonianza di decine di migliaia di cattolici impegnati che sono rimasti fedeli nonostante l'impatto del secolarismo. La Giornata Mondiale della Gioventù ci ha dato grande speranza. Spetta a noi, ora, raccoglierne i frutti".

  Successivamente è intervenuto in qualità di Invitato Speciale, il Rabbino Capo Shear Yashuv Cohen, di Haifa (Israele) ed il Cardinale Albert Vanhoye S.I. ha concluso la Congregazione.

RABBINO CAPO SHEAR-YASHUV COHEN, DI HAIFA (ISRAELE) "Sento profondamente che la mia presenza qui fra voi è molto significativa. Porta un segnale di speranza e un messaggio di amore, coesistenza e pace per la nostra generazione e per le generazioni future".

  "Preghiamo Dio usando le Sue stesse parole, come viene riportato nelle Scritture" - ha affermato il Rabbino Capo Cohen - "Nello stesso modo lodiamo Dio - usando le Sue stesse parole desunte dalla Bibbia. Imploriamo da Dio la Sua misericordia - menzionando quanto Egli ha promesso ai nostri antenati e a noi. Tutto il nostro servizio si basa su di una regola antica, come è stata tramandata dai nostri Rabbini e Maestri: 'Date a Lui ciò che è Suo, perché voi e i vostri siano Suoi".

  "Crediamo che la preghiera è il linguaggio dell'anima nella sua comunione con Dio. Crediamo sinceramente che la nostra anima è Sua, data a noi da Lui".

  "Quando i Rabbini, affrontano questioni importanti nei nostri Sermoni, quali: 'La santità della vita'; 'Combattere la promiscuità'; 'Combattere il secolarismo'; 'Promuovere i valori della fratellanza e della fraternità, l'amore e la pace, l'Eguaglianza e il Rispetto per l'Altro e per quanti sono diversi da noi, sempre ci adoperiamo per costruire la nostra trattazione delle citazioni bibliche, come interpretata dai nostri santi saggi, lungo le generazioni".

  "Il nostro punto di partenza ha origine nei tesori della nostra Tradizione Religiosa, anche quando ci adoperiamo per esprimerci in un linguaggio moderno e contemporaneo e per affrontare questioni attuali. É incredibile osservare quanto le Sacre Scritture mai perdano di vitalità e rilevanza nella presentazione dei problemi della nostra epoca. Questo è il miracolo della eterna e perenne 'Parola di Dio'"

CARDINALE ALBERT VANHOYE, S.I. "In merito al Documento della Pontificia Commissione Biblica su 'Il popolo ebraico e le Sacre Scritture nella Bibbia Cristiana', ha affermato: "Il Documento si compone di tre ampi capitoli. Il primo si intitola 'Le Sacre Scritture del popolo ebraico, parte fondamentale della Bibbia cristiana'. (...) L'Antico Testamento non è semplicemente un pezzo fra gli altri della Bibbia cristiana. Ne è la base, la parte fondamentale. Se il Nuovo Testamento si fosse stabilito su un'altra base, non avrebbe vero valore. Senza la sua conformità alle sacre Scritture del popolo ebraico, non avrebbe potuto presentarsi come il compimento del disegno di Dio".

  "Il primo capitolo presenta una lunga dimostrazione dell'affermazione contenuta nel suo titolo. Esso mostra anzitutto che 'il Nuovo Testamento riconosce l'autorità delle sacre Scritture del popolo ebraico'. (...) Successivamente il Documento mostra che 'il Nuovo Testamento attesta la propria conformità alle Scritture del popolo ebraico'".
  "Il Documento approfondisce molto il tema del compimento delle Scritture, poiché si tratta di un tema assai importante per i rapporti tra i cristiani e gli ebrei, ed è molto complesso. (...) Il compimento delle Scritture comporta necessariamente tre aspetti: un aspetto fondamentale di continuità con la rivelazione dell'Antico Testamento, ma allo stesso tempo un aspetto di differenza su alcuni punti ed un aspetto di superamento. Una semplice ripetizione di ciò che si trova nell'Antico Testamento non è sufficiente per poter parlare di compimento. È indispensabile un progresso decisivo".

  "Al paragrafo 21 il Documento torna sulla nozione di compimento e afferma che 'è estremamente complessa, e può essere facilmente falsata se si insiste unilateralmente o sulla continuità o sulla discontinuità'. La pastorale deve dunque essere attenta a non falsare la nozione di compimento delle Scritture. Il documento continua affermando che 'la fede cristiana riconosce il compimento, in Cristo, delle Scritture e delle attese di Israele, ma non comprende tale compimento come la semplice realizzazione di quanto era scritto. Una tale concezione sarebbe riduttiva. In realtà, nel mistero di Cristo crocifisso e risorto, il compimento avviene in modo imprevedibile. Comporta un superamento. (...) Il messianismo di Gesù ha un significato nuovo e inedito. (...) È meglio perciò non insistere eccessivamente, come fa una certa apologetica, sul valore di prova attribuita al compimento delle profezie. Questa insistenza ha contribuito a rendere più severo il giudizio dei cristiani sugli ebrei e sulla loro lettura dell'Antico Testamento".

  "Il Documento trae allora una conclusione che riguarda gli ebrei che non credono in Cristo: 'Non si deve perciò dire che l'ebreo non vede ciò che era annunciato nei testi, ma che il cristiano, alla luce di Cristo e della Chiesa, scopre nei testi un di più di significato che vi era nascosto". L'espressione, come si può notare, presenta molte sfumature. L'interpretazione cristiana supera il significato letterale di alcuni testi; conferisce loro 'un di più di significato' nei testi stessi, dato che 'vi era nascosto'".

  "Ne consegue, secondo il Documento, che 'i cristiani possono e devono ammettere che la lettura ebraica della Bibbia è una lettura possibile'. (...)  Ma il Documento fa chiaramente comprendere che questa lettura, possibile per gli ebrei che non credono in Cristo, non è invece possibile per i cristiani, in quanto implica l'accettazione di tutti i presupposti del giudaismo, in particolare quelli 'che escludono la fede in Gesù come Messia e Figlio di Dio'. 'Ciascuna delle due letture è correlata con la rispettiva visione di fede di cui essa è un prodotto e un'espressione, risultando di conseguenza irriducibili l'una all'altra'".

  "Il Documento può dunque affermare che 'sul piano concreto dell'esegesi, i cristiani possono, nondimeno, apprendere molto sull'esegesi ebraica praticata da più di duemila anni, e in effetti hanno appreso molto nel corso della storia'".

  "Le Scritture del popolo ebraico sono raccolte nella Bibbia cristiana sotto il nome di Antico Testamento. Il Documento fa subito osservare in proposito che 'definendo le Scritture del popolo ebraico 'Antico Testamento', la Chiesa non ha voluto affatto suggerire che esse siano superate e che se ne potesse ormai fare a meno. Al contrario, essa ha sempre affermato che Antico e Nuovo Testamento sono inseparabili".

  "Il Documento constata che 'il Nuovo Testamento accetta pienamente tutti i grandi temi della teologia di Israele', ma non si accontenta di ripetere ciò che è stato già scritto al riguardo; li approfondisce, e ciò esige un superamento in vista di una progressione. 'La persona e l'opera di Cristo così come l'esistenza della Chiesa si situano (nettamente) nel prolungamento della storia d'Israele'".

  "In tal modo il Nuovo Testamento si colloca, in rapporto alle Sacre Scritture del popolo ebraico, secondo una linea di profonda fedeltà, ma di una fedeltà che è al tempo stesso creatrice, conformemente agli oracoli profetici che annunciavano 'una nuova alleanza' e il dono di un 'cuore nuovo' e di uno 'spirito nuovo'".

  "Il III capitolo del Documento si intitola 'Gli Ebrei nel Nuovo Testamento'. Inizia con una esposizione preliminare (...), sui 'Punti di vista diversi' (...). Sarebbe effettivamente un errore concepire il giudaismo dell'epoca come una realtà monolitica. Occorre al contrario constatare l'esistenza di diverse correnti di pensiero e di comportamento, spesso opposte tra di loro".

  "Il Documento ritiene 'probabile che Gesù non sia appartenuto ad alcuno dei partiti che esistevano allora in seno al giudaismo. Era semplicemente solidale con la maggior parte del popolo. (...) Quanto al gruppo dei discepoli, sembrava 'riflettesse il pluralismo allora esistente in Palestina'".

  "Dopo questa esposizione preliminare, il Documento esamina il modo in cui gli ebrei vengono presentati nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli; (...). 'Sugli ebrei, i Vangeli e gli Atti hanno una prospettiva fondamentale molto positiva, perché riconoscono il popolo ebraico come il popolo scelto da Dio per realizzare il suo disegno di salvezza".

  "Un altro aspetto della situazione è espresso in seguito con questi termini: 'Accolta positivamente all'inizio da molti ebrei, la Buona Novella (annunciata in nome di Gesù) si è scontrata con l'opposizione dei dirigenti, che alla fine sono stati seguiti dalla maggior parte del popolo. Ne è risultata, tra le comunità ebraiche e le comunità cristiane, una situazione conflittuale, che ha evidentemente lasciato il suo segno nella redazione dei Vangeli e degli Atti".

  "Il Documento fa osservare che 'nel Nuovo Testamento i rimproveri rivolti agli ebrei non sono più frequenti né più virulenti delle accuse espresse contro gli Israeliti nella Legge e nei Profeti. Non devono quindi servire da base all'antigiudaismo. Un utilizzo a questo scopo è contrario all'orientamento d'insieme del Nuovo Testamento. Un vero antigiudaismo, cioè un atteggiamento di disprezzo, di ostilità e di persecuzione contro gli ebrei in quanto ebrei, non esiste in alcun testo del Nuovo Testamento ed è incompatibile con l'insegnamento che questo contiene'. Ciò che esiste, sono dei rimproveri rivolti a certe categorie di ebrei per motivi religiosi (...) I rimproveri non corrispondono mai a un atteggiamento di odio".

  "Per concludere, il Documento osserva che il Nuovo Testamento 'si trova in forte disaccordo con la grande maggioranza del popolo ebraico', perché è 'essenzialmente una proclamazione del compimento del disegno di Dio in Gesù Cristo (annunciato nell'Antico Testamento)' e la grande maggioranza del popolo ebraico 'non crede a questo compimento. (...) Per quanto profondo possa essere, un tale dissenso non implica affatto ostilità reciproca".

  "'Il dialogo resta possibile, poiché ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune che li unisce, ed è fortemente auspicabile, per eliminare progressivamente, da una parte e dall'altra, pregiudizi e incomprensioni, per favorire una migliore conoscenza del patrimonio comune e per rafforzare i reciproci legami'. È in questa direzione che una completa docilità alla Parola di Dio porterà la Chiesa a progredire".
SE/SECONDA CONGREGAZIONE/...                     VIS 081007 (3860)


lunedì 6 ottobre 2008

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo José Manuel Imbamba, Vescovo della Diocesi di Dundo (superficie: 106.000; popolazione: 1.000.000; cattolici: 40.000; sacerdoti: 6; religiosi: 16), Angola. Il Vescovo eletto, finora Segretario Generale dell'Università Cattolica di Luanda e Professore di Filosofia nel Seminario Maggiore di Luanda, è nato nella località di Boma (Angola), nel 1965 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1991.

  Sabato 4 ottobre il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Jan Baxant, Vescovo di Litomerice (superficie: 9.380; popolazione: 1.335.154; cattolici: 159.986; sacerdoti: 116; religiosi: 72; diaconi permanenti: 14), Repubblica Ceca. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale della Diocesi di Ceské Budejoivce (Repubblica Ceca), è nato nel 1948 a Karlovy Vary (Repubblica Ceca) ed è stato ordinato sacerdote nel 1973.

- Il Monsignore Damián Santiago Bitar, Vescovo Ausiliare di San Justo (superficie: 130; popolazione: 1.000.000; cattolici: 900.000; sacerdoti: 75; religiosi: 127; diaconi permanenti: 18), Argentina. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale della Diocesi di Villa María (Argentina), è nato a Arroyo Cabral (Argentina) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987.
NER:NEA/.../IMBAMBA:BAXANT:BITAR                   VIS 20081006 (190)


VISITA UFFICIALE DEL PAPA AL PRESIDENTE REPUBBLICA ITALIANA

CITTA' DEL VATICANO, 4 OTT. 2008 (VIS). Alle ore 10:40 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato al Palazzo del Quirinale per la Visita Ufficiale al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ricambiando la visita in Vaticano del Presidente, il 20 novembre 2006.

  Accolto al confine con lo Stato italiano, in Piazza Pio XII, il Papa ha ricevuto il saluto di una Delegazione del Governo italiano guidata dal Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, quindi, raggiunta Piazza Venezia, ha ricevuto il saluto del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ed infine, al Palazzo del Quirinale, è stato accolto dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.

  Dopo un colloquio privato con il Presidente Napolitano, il Santo Padre ha salutato due Presidenti emeriti della Repubblica Italiana ed ha compiuto una breve sosta nella Cappella dell'Annunziata. Infine il Papa e il Presidente della Repubblica si sono recati nel Salone delle Feste dove hanno tenuto i loro discorsi.

  In riposta al discorso del Capo dello Stato, il Papa ha ricordato che: "In un certo momento della storia questo palazzo diventò quasi un segno di contraddizione, quando, da una parte, l'Italia anelava a comporsi in uno Stato unitario e, dall'altra, la Santa Sede era preoccupata di conservare la propria indipendenza a garanzia della propria missione universale. Un contrasto durato alcuni decenni, che fu causa di sofferenza per coloro che sinceramente amavano e la Patria e la Chiesa. Mi riferisco alla complessa 'questione romana', composta in modo definitivo e irrevocabile da parte della Santa Sede con la firma dei Patti Lateranensi, l'11 febbraio del 1929".

  "Questa mia visita" - ha affermato il Pontefice - "sta a confermare che il Quirinale e il Vaticano non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente; sono piuttosto luoghi che simboleggiano il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa, pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona umana e il pacifico svolgimento della convivenza sociale. È questa - mi piace ribadirlo - una positiva realtà verificabile quasi quotidianamente a diversi livelli, e alla quale anche altri Stati possono guardare per trarne utili insegnamenti".

  "Signor Presidente" - ha proseguito il Papa - "l'odierna mia visita ha luogo nel giorno in cui l'Italia celebra con grande solennità il suo speciale Protettore, San Francesco d'Assisi. (...) In questo Santo, la cui figura attrae credenti e non credenti, possiamo scorgere l'immagine di quella che è la perenne missione della Chiesa, pure nel suo rapporto con la società civile. La Chiesa, nell'epoca attuale di profonde e spesso sofferte mutazioni, continua a proporre a tutti il messaggio di salvezza del Vangelo e si impegna a contribuire all'edificazione di una società fondata sulla verità e la libertà, sul rispetto della vita e della dignità umana, sulla giustizia e sulla solidarietà sociale".

  "Dunque, come ho ricordato in altre circostanze, 'la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire l'uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta, alle parole e all'esempio di Gesù Cristo che 'passò beneficando e risanando tutti'".
 
  "Per portare a compimento questa sua missione, la Chiesa ovunque e sempre deve poter godere del diritto di libertà religiosa, considerato in tutta la sua ampiezza" - ha detto ancora il Papa ricordando il discorso pronunciato all'Assemblea delle Nazioni Unite, il 18 aprile scorso - "In quest'anno che commemora il 60  della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, ho voluto ribadire che 'non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell'ordine sociale'".

  "Questo contributo all'edificazione della società la Chiesa lo offre in maniera pluriforme, essendo un corpo con molte membra, una realtà al tempo stesso spirituale e visibile, nella quale i membri hanno vocazioni, compiti e ruoli diversificati. Particolare responsabilità essa avverte nei confronti delle nuove generazioni: con urgenza, infatti, emerge oggi il problema dell'educazione, chiave indispensabile per consentire l'accesso ad un futuro ispirato ai perenni valori dell'umanesimo cristiano" e "nell'apprendimento della libertà autentica, presupposto necessario per un positivo servizio al bene comune".

  Benedetto XVI ha rinnovato "l'auspicio che le comunità cristiane e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani, anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile. Sono certo che i Pastori e i fedeli continueranno a dare il loro importante contributo per costruire, anche in questi momenti di incertezza economica e sociale, il bene comune del Paese, come pure dell'Europa e dell'intera famiglia umana, prestando particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti".

  "Mi auguro altresì che l'apporto della Comunità cattolica venga da tutti accolto con lo stesso spirito di disponibilità con il quale viene offerto. Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo".

  "Ciò sarà ancor più agevole" - ha concluso il Pontefice - "se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli".
VE/VISITA UFFICIALE ITALIA/NAPOLITANO                   VIS 20081006 (950)


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