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mercoledì 8 ottobre 2008

QUARTA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 7 OTT. 2008 (VIS). Alla Quarta Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, tenutasi oggi pomeriggio, hanno partecipato 240 Padri Sinodali. Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Gorge Pell, Arcivescovo di Sydney (Australia).

  Di seguito riportiamo estratti di alcuni interventi tenuti nell'Aula del Sinodo.

VESCOVO MAURICE PIAT, C.S.SP., VESCOVO DI PORT-LOUIS (MAURIZIO). "La crisi della trasmissione della fede nelle società della 'Cristianità' si spiega in gran parte con il fatto che, in queste società, la Chiesa, godendo di una certa sicurezza, ha avuto la tendenza a considerare la fede come scontata, a privilegiare l'insegnamento della dottrina e a trascurare la Parola di Dio nel processo di trasmissione. Non poggiando sulla Roccia della Parola, l'edificio dottrinale e morale diventa una casa costruita sulla sabbia e resiste a fatica agli tsunami della cultura numerica moderna. Da qui l'urgenza di ritrovare il posto della Parola di Dio come fondamento della vita e della missione della Chiesa. La Parola è fondamento quando è accolta come l'evento di Dio che ci parla di sé stesso e si rivolge a noi come ad amici per invitarci a condividere la sua vita. Questa parola non cerca affatto di convincere spiriti curiosi, ma di suscitare la fede nel cuore degli umili. Così proporre la fede non è per prima cosa trasmettere un contenuto impressionante, ma un invito sempre unito alla promessa 'venite e vedrete'".

VESCOVO GEORGE PUNNAKOTTIL, VESCOVO DI KOTHAMANGALAM DEI SIRO-MALABARESI (INDIA). "L'approccio delle Chiese orientali segue maggiormente la linea pastorale (ai Padri delle Chiese orientali viene dedicata poca attenzione nel Documento di lavoro, solo otto citazioni!). La Chiesa nella tradizione patristica sottolinea due aspetti: 1) ecclesiale, 2) spirituale. La Bibbia è la Parola di Dio nella Chiesa. Le persone da sole non possono scoprire l'ispirazione o decidere il canone. Questi sono garantiti dalla Chiesa. La Parola di Dio è custodita nella tradizione. Tuttavia, la Bibbia non ha bisogno del sostegno della tradizione per affermare la sua autorità e verità. La tradizione è radicata nelle Sacre Scritture ed è sostenuta dalle Sacre Scritture. Una tradizione contraria alla Bibbia non regge. La Bibbia è la fonte primaria della dottrina e della fede. In secondo luogo, la Bibbia ha un significato storico e spirituale. Il significato spirituale non è contrario al significato letterale. Si fonda su di esso. Il significato spirituale è riconosciuto dall''intelletto spirituale'. Viene visto dall''occhio interiore della fede'. Non basta il ragionamento. È necessaria la contemplazione spirituale della Parola".

ARCIVESCOVO ORLANDO B. QUEVEDO, O.M.I., DI COTABATO, SEGRETARIO GENERALE DELLA "FEDERATION OF ASIAN BISHOPS' CONFERENCES" (F.A.B.C.) (FILIPPINE). "Dio ha pronunciato la sua Parola specialmente per il bene dei poveri. Egli è stato loro rifugio e loro liberatore. (...) Incredibilmente ricchi di uno splendido mosaico di antiche culture e religioni, noi in Asia siamo però comunque un continente di poveri, di squilibri economici e politici, di divisione etnica e di conflitto. Il nostro profondo senso di trascendenza e di armonia viene eroso da una cultura secolare e materialista globalizzante. Tuttavia, la Parola di Dio in Asia chiama verso il Padre, nello Spirito Santo, migliaia di piccole comunità di poveri. E i poveri, a loro volta, ascoltano la Parola di Dio. Così facendo, stanno costruendo un 'modo nuovo di essere Chiesa' - che in realtà è un modo antico - cioè il modo della prima comunità di Gerusalemme (...) Per loro, la Parola di Dio rafforza la fede e li esorta a partecipare attivamente alla vita della Chiesa e ai cambiamenti sociali. Costituiscono comunità ecclesiali di base, trasformando le famiglie, le parrocchie e le diocesi in comunità vive, e testimoniando la Parola di Dio in un ambiente multireligioso molto spesso ostile. Sono comunità di solidarietà e fraternità che, nel loro piccolo, sfidano in modo efficace la cultura moderna del secolarismo e del materialismo".

VESCOVO DESIDERIUS RWOMA, DI SINGIDA (TANZANIA).   "L'atteggiamento dei Padri della Chiesa verso la Parola e la predicazione rappresenta per noi una sfida. Quando parliamo di persone tiepide riguardo alle questioni della nostra fede e del fenomeno delle sette religiose, che si stanno diffondendo ad una velocità preoccupante in molte parti del mondo, forse le cause possono essere fatte risalire alla mancanza di una predicazione buona e adeguata da parte dei ministri. (...) Dobbiamo ritornare alla predicazione mistagogica dei Padri della Chiesa, che aiuta la Chiesa a generare figli e figlie e a nutrirli guidandoli nei misteri della nostra fede".

ARCIVESCOVO ANICETUS BONGSU ANTONIUS SINAGA, O.F.M. CAP., COADIUTORE DI MEDAN (INDONESIA). "Mentre vogliamo che 'tutti conservino un contatto continuo con le Scritture mediante una lettura spirituale assidua e uno studio accurato' (Dei Verbum, 25), è anche vero che, mentre la nostra era è privilegiata dalla disponibilità della Bibbia in lingue nazionali e vernacolari, allo stesso tempo, soprattutto la gente dei nostri tempi è carente nella lettura e nella conoscenza delle questioni riguardanti la Sacra Scrittura. È auspicabile dunque che il Sinodo dei Vescovi si impegni seriamente nella ricerca di vie e metodi per superare questa incapacità e questa preoccupazione del credente".

VESCOVO SALVATORE FISICHELLA, PRESIDENTE DELLA PONTIFICIA ACCADEMIA PER LA VITA; RETTORE MAGNIFICO DELLA PONTIFICIA UNIVERSITÀ LATERANENSE (CITTÀ DEL VATICANO). "Il cristianesimo è religione della 'parola'. È importante impegnarsi perché si costruisca una cultura che vede la sacra Scrittura come una parola viva, dinamicamente aperta alla verità della rivelazione in essa contenuta. Se non presentiamo nella sua globalità questo insegnamento nei diversi strumenti che possediamo per la formazione del nostro popolo, rischiamo di umiliare la Parola di Dio perché la riduciamo esclusivamente a un testo scritto senza più la forza provocatrice di portare senso alla vita. Come ricorda l'Apostolo: 'La parola di Dio non è incatenata' (2 Tm 2,9). (...) In un periodo come il nostro in cui permangono tentativi per emarginare i testi sacri come portatori di senso perché identificati come miti, privi di carattere storico e destinati solo agli ingenui, è importante che si ritrovino le forme necessarie per restituire valore storico e provocazione circa il senso dell'esistenza. Siamo dinanzi realmente a una emergenza educativa che riporti al centro della nostra vita di fede il tema della salvezza".
SE/QUARTA CONGREGAZIONE/...                    VIS 20081008 (1030)


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