CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la celebrazione dei Secondi Vespri della festa della Conversione di San Paolo, a conclusione della Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, sul tema: "Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro" (Matteo 18,20).
"L'aspirazione di ogni Comunità cristiana e di ogni singolo fedele all'unità" - ha detto il Santo Padre - "e la forza per realizzarla sono un dono dello Spirito Santo e vanno di pari passo con una sempre più profonda e radicale fedeltà al Vangelo. Ci rendiamo conto che alla base dell'impegno ecumenico c'è la conversione del cuore".
Ricordando il titolo della Sua prima Enciclica "Deus caritas est", il Santo Padre ha affermato: "Dio è amore. Su questa solida roccia poggia tutta intera la fede della Chiesa. (...) Su questa verità, culmine della divina rivelazione, le divisioni, pur mantenendo la loro dolorosa gravità, appaiono superabili e non ci scoraggiano".
"L'amore vero" - ha proseguito il Pontefice - "non annulla le legittime differenze, ma le armonizza in una superiore unità, che non viene imposta dall'esterno, ma che dall'interno dà forma, per così dire, all'insieme".
"Lo sappiamo bene" - ha sottolineato il Papa - "l'auspicato compimento dell'unità dipende in primo luogo dalla volontà di Dio, il cui disegno e la cui generosità superano la comprensione dell'uomo e le sue stesse richieste ed attese. Contando proprio sulla bontà divina, intensifichiamo la nostra preghiera comune per l'unità, che è un mezzo necessario e quanto mai efficace".
L'unità dei cristiani, ha ribadito Papa Benedetto, "è la nostra comune missione; è la condizione perché la luce di Cristo si diffonda più efficacemente in ogni angolo del mondo e gli uomini si convertano e siano salvati".
"Quanta strada sta dinanzi a noi!" - ha esclamato il Pontefice concludendo l'omelia con queste parole: "Eppure non perdiamo la fiducia, anzi con più lena riprendiamo il cammino insieme. Cristo ci precede e ci accompagna. Noi contiamo sulla sua indefettibile presenza; da Lui umilmente e instancabilmente imploriamo il prezioso dono dell'unità e della pace".
HML/UNITÀ CRISTIANI/SAN PAOLO FUORI LE MURA VIS 20060126 (370)
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
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giovedì 26 gennaio 2006
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 26 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Il Signor Lech Kaczynski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte e Seguito.
- L'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Italia).
- Il Vescovo Joseph Bolangi Egwanga Edita Tasame, di Budjala (Repubblica Democratica del Congo), in Visita "ad Limina Apostolorum".
- Il Reverendo José Rodríguez Carballo, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/.../... VIS 20060126 (100)
- Il Signor Lech Kaczynski, Presidente della Repubblica di Polonia, con la Consorte e Seguito.
- L'Arcivescovo Domenico Sorrentino, Vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino (Italia).
- Il Vescovo Joseph Bolangi Egwanga Edita Tasame, di Budjala (Repubblica Democratica del Congo), in Visita "ad Limina Apostolorum".
- Il Reverendo José Rodríguez Carballo, O.F.M., Ministro Generale dell'Ordine Francescano dei Frati Minori.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP:AL/.../... VIS 20060126 (100)
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mercoledì 25 gennaio 2006
DIO È AMORE, PRIMA ENCICLICA DI PAPA BENEDETTO XVI
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo una sintesi della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI "Deus caritas est" (Dio è amore), sull'amore cristiano, datata 25 dicembre, Solennità del Natale del Signore.
L'Enciclica è articolata in due grandi parti. La prima, intitolata: "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza" offre una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni - "eros", "philia", "agape" - precisando alcuni dati essenziali dell'amore di Dio per l'uomo e dell'intrinseco legame che tale amore ha con quello umano. La seconda parte, intitolata "Caritas - l'esercizio dell'amore da parte della Chiesa quale comunità d'amore" tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo.
PRIMA PARTE
Il termine amore, una delle parole più usate ed anche abusate nel mondo d'oggi, possiede un vasto campo semantico. Nella molteplicità di significati, però, emerge come archetipo di amore per eccellenza quello tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di 'eros'. Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, il concetto di "amore" viene approfondito - uno sviluppo che si esprime nella messa ai margini della parola "eros" in favore del termine "agape" per esprimere un amore oblativo.
Questa nuova visione dell'amore, una novità essenziale del cristianesimo, non di rado è stata valutata in modo assolutamente negativo come rifiuto dell'eros e della corporeità. Anche se tendenze di tal genere ci sono state, il senso di questo approfondimento è un altro. L'"eros", posto nella natura dell'uomo dal suo stesso Creatore, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro sesso, diventando una merce.
La fede cristiana ha sempre considerato l'uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. La sfida dell'"eros" può dirsi superata quando nell'uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l'amore diventa, sì, "estasi", però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l'"eros" può sollevare l'essere umano "in estasi" verso il Divino.
In definitiva, "eros" e "agape" esigono di non essere mai separati completamente l'uno dall'altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura dell'amore. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto desiderio, nell'avvicinarsi poi all'altra persona si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro, si donerà e desidererà esserci per l'altro: così si inserisce in esso e si afferma il momento dell'"agape".
In Gesù Cristo, che è l'amore incarnato di Dio, l'"eros"-"agape" raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l'uomo, esprime l'amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l'istituzione dell'Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando all'Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti un solo corpo. In tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi insieme. Il duplice comandamento, grazie a questo incontro con l'"agape" di Dio, non è più soltanto esigenza: l'amore può essere comandato perché prima è donato.
SECONDA PARTE
L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l'intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l'amore trinitario. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più efficace adempimento.
Così nella struttura fondamentale della Chiesa emerse la "diaconia" come servizio dell'amore verso il prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato - un servizio concreto, ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali. L'intima natura della Chiesa si esprime così in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro.
Fin dal secolo XIX, contro l'attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un'obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione - s'è detto - con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in atto rendendolo in qualche modo sopportabile e frenando così la ribellione e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore.
In questo senso il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale - un sogno che nel frattempo è svanito. Il magistero pontificio, a cominciare con l'Enciclica 'Rerum novarum' di Leone XIII (1891) fino alla trilogia di Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens [1981], Sollicitudo rei socialis [1987], Centesimus annus [1991]) ha affrontato con crescente insistenza la questione sociale, e nel confronto con situazioni problematiche sempre nuove ha sviluppato una dottrina sociale molto articolata, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini della Chiesa.
La creazione, tuttavia, di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa. La dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tuttavia non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare il contributo essenziale di cui l'uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.
Nei nostri tempi, un positivo effetto collaterale della globalizzazione si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero. Le strutture dello Stato e le associazioni umanitarie assecondano in vari modi la solidarietà espressa dalla società civile: si sono così formate molteplici organizzazioni con scopi caritativi e filantropici. Anche nella Chiesa cattolica e in altre Comunità ecclesiali sono sorte nuove forme di attività caritativa. Tra tutte queste istanze è auspicabile che si stabilisca una collaborazione fruttuosa. Naturalmente è importante che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale. Perciò:
- L'attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull'esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l'amore per il prossimo.
- L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.
- L'attività caritativa cristiana, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. L'inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la "Magna Carta" dell'intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.
In questo contesto, e di fronte all'incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, bisogna riaffermare l'importanza della preghiera. Il contatto vivo con Cristo evita che l'esperienza della smisuratezza del bisogno e dei limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l'operatore nell'ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare, non consegue o, dall'altro lato, diventare tentazione a cedere all'inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all'azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca - sull'esempio di Maria e dei Santi - di attingere in Dio la luce e la forza dell'amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo.
Cliccare di seguito per leggere il testo integrale dell'Enciclica:
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1490)
L'Enciclica è articolata in due grandi parti. La prima, intitolata: "L'unità dell'amore nella creazione e nella storia della salvezza" offre una riflessione teologico-filosofica sull'"amore" nelle sue diverse dimensioni - "eros", "philia", "agape" - precisando alcuni dati essenziali dell'amore di Dio per l'uomo e dell'intrinseco legame che tale amore ha con quello umano. La seconda parte, intitolata "Caritas - l'esercizio dell'amore da parte della Chiesa quale comunità d'amore" tratta dell'esercizio concreto del comandamento dell'amore verso il prossimo.
PRIMA PARTE
Il termine amore, una delle parole più usate ed anche abusate nel mondo d'oggi, possiede un vasto campo semantico. Nella molteplicità di significati, però, emerge come archetipo di amore per eccellenza quello tra uomo e donna, che nell'antica Grecia era qualificato col nome di 'eros'. Nella Bibbia, e soprattutto nel Nuovo Testamento, il concetto di "amore" viene approfondito - uno sviluppo che si esprime nella messa ai margini della parola "eros" in favore del termine "agape" per esprimere un amore oblativo.
Questa nuova visione dell'amore, una novità essenziale del cristianesimo, non di rado è stata valutata in modo assolutamente negativo come rifiuto dell'eros e della corporeità. Anche se tendenze di tal genere ci sono state, il senso di questo approfondimento è un altro. L'"eros", posto nella natura dell'uomo dal suo stesso Creatore, ha bisogno di disciplina, di purificazione e di maturazione per non perdere la sua dignità originaria e non degradare a puro sesso, diventando una merce.
La fede cristiana ha sempre considerato l'uomo come essere nel quale spirito e materia si compenetrano a vicenda, traendo da ciò una nuova nobiltà. La sfida dell'"eros" può dirsi superata quando nell'uomo corpo e anima si ritrovano in perfetta armonia. Allora l'amore diventa, sì, "estasi", però estasi non nel senso di un momento di ebbrezza passeggera, ma come esodo permanente dall'io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: in questo modo l'"eros" può sollevare l'essere umano "in estasi" verso il Divino.
In definitiva, "eros" e "agape" esigono di non essere mai separati completamente l'uno dall'altra, anzi quanto più ambedue, pur in dimensioni diverse, trovano il loro giusto equilibrio, tanto più si realizza la vera natura dell'amore. Anche se l'eros inizialmente è soprattutto desiderio, nell'avvicinarsi poi all'altra persona si porrà sempre meno domande su di sé, cercherà sempre più la felicità dell'altro, si donerà e desidererà esserci per l'altro: così si inserisce in esso e si afferma il momento dell'"agape".
In Gesù Cristo, che è l'amore incarnato di Dio, l'"eros"-"agape" raggiunge la sua forma più radicale. Nella morte in croce, Gesù, donandosi per rialzare e salvare l'uomo, esprime l'amore nella forma più sublime. A questo atto di offerta Gesù ha assicurato una presenza duratura attraverso l'istituzione dell'Eucaristia, in cui sotto le specie del pane e del vino dona se stesso come nuova manna che ci unisce a Lui. Partecipando all'Eucaristia, anche noi veniamo coinvolti nella dinamica della sua donazione. Ci uniamo a Lui e allo stesso tempo ci uniamo a tutti gli altri ai quali Egli si dona; diventiamo così tutti un solo corpo. In tal modo amore per Dio e amore per il prossimo sono veramente fusi insieme. Il duplice comandamento, grazie a questo incontro con l'"agape" di Dio, non è più soltanto esigenza: l'amore può essere comandato perché prima è donato.
SECONDA PARTE
L'amore del prossimo radicato nell'amore di Dio, oltre che compito per ogni singolo fedele, lo è anche per l'intera comunità ecclesiale, che nella sua attività caritativa deve rispecchiare l'amore trinitario. La coscienza di tale compito ha avuto rilevanza costitutiva nella Chiesa fin dai suoi inizi (cfr At 2, 44-45) e ben presto si è manifestata anche la necessità di una certa organizzazione quale presupposto per un suo più efficace adempimento.
Così nella struttura fondamentale della Chiesa emerse la "diaconia" come servizio dell'amore verso il prossimo esercitato comunitariamente e in modo ordinato - un servizio concreto, ma al contempo anche spirituale (cfr At 6, 1-6). Con il progressivo diffondersi della Chiesa, questo esercizio della carità si confermò come uno dei suoi ambiti essenziali. L'intima natura della Chiesa si esprime così in un triplice compito: annuncio della Parola di Dio (kerygma-martyria), celebrazione dei Sacramenti (leiturgia), servizio della carità (diakonia). Sono compiti che si presuppongono a vicenda e non possono essere separati l'uno dall'altro.
Fin dal secolo XIX, contro l'attività caritativa della Chiesa è stata sollevata un'obiezione fondamentale: essa sarebbe in contrapposizione - s'è detto - con la giustizia e finirebbe per agire come sistema di conservazione dello status quo. Con il compimento di singole opere di carità la Chiesa favorirebbe il mantenimento del sistema ingiusto in atto rendendolo in qualche modo sopportabile e frenando così la ribellione e il potenziale rivolgimento verso un mondo migliore.
In questo senso il marxismo aveva indicato nella rivoluzione mondiale e nella sua preparazione la panacea per la problematica sociale - un sogno che nel frattempo è svanito. Il magistero pontificio, a cominciare con l'Enciclica 'Rerum novarum' di Leone XIII (1891) fino alla trilogia di Encicliche sociali di Giovanni Paolo II (Laborem exercens [1981], Sollicitudo rei socialis [1987], Centesimus annus [1991]) ha affrontato con crescente insistenza la questione sociale, e nel confronto con situazioni problematiche sempre nuove ha sviluppato una dottrina sociale molto articolata, che propone orientamenti validi ben al di là dei confini della Chiesa.
La creazione, tuttavia, di un giusto ordine della società e dello Stato è compito centrale della politica, quindi non può essere incarico immediato della Chiesa. La dottrina sociale cattolica non vuole conferire alla Chiesa un potere sullo Stato, ma semplicemente purificare ed illuminare la ragione, offrendo il proprio contributo alla formazione delle coscienze, affinché le vere esigenze della giustizia possano essere percepite, riconosciute e poi anche realizzate. Tuttavia non c'è nessun ordinamento statale che, per quanto giusto, possa rendere superfluo il servizio dell'amore. Lo Stato che vuole provvedere a tutto diventa in definitiva un'istanza burocratica che non può assicurare il contributo essenziale di cui l'uomo sofferente - ogni uomo - ha bisogno: l'amorevole dedizione personale. Chi vuole sbarazzarsi dell'amore si dispone a sbarazzarsi dell'uomo in quanto uomo.
Nei nostri tempi, un positivo effetto collaterale della globalizzazione si manifesta nel fatto che la sollecitudine per il prossimo, superando i confini delle comunità nazionali, tende ad allargare i suoi orizzonti al mondo intero. Le strutture dello Stato e le associazioni umanitarie assecondano in vari modi la solidarietà espressa dalla società civile: si sono così formate molteplici organizzazioni con scopi caritativi e filantropici. Anche nella Chiesa cattolica e in altre Comunità ecclesiali sono sorte nuove forme di attività caritativa. Tra tutte queste istanze è auspicabile che si stabilisca una collaborazione fruttuosa. Naturalmente è importante che l'attività caritativa della Chiesa non perda la propria identità dissolvendosi nella comune organizzazione assistenziale e diventandone una semplice variante, ma mantenga tutto lo splendore dell'essenza della carità cristiana ed ecclesiale. Perciò:
- L'attività caritativa cristiana, oltre che sulla competenza professionale, deve basarsi sull'esperienza di un incontro personale con Cristo, il cui amore ha toccato il cuore del credente suscitando in lui l'amore per il prossimo.
- L'attività caritativa cristiana deve essere indipendente da partiti ed ideologie. Il programma del cristiano - il programma del buon Samaritano, il programma di Gesù - è "un cuore che vede". Questo cuore vede dove c'è bisogno di amore e agisce in modo conseguente.
- L'attività caritativa cristiana, inoltre, non deve essere un mezzo in funzione di ciò che oggi viene indicato come proselitismo. L'amore è gratuito; non viene esercitato per raggiungere altri scopi. Ma questo non significa che l'azione caritativa debba, per così dire, lasciare Dio e Cristo da parte. Il cristiano sa quando è tempo di parlare di Dio e quando è giusto tacere di Lui e lasciar parlare solamente l'amore. L'inno alla carità di San Paolo (cfr 1 Cor 13) deve essere la "Magna Carta" dell'intero servizio ecclesiale per proteggerlo dal rischio di degradare in puro attivismo.
In questo contesto, e di fronte all'incombente secolarismo che può condizionare anche molti cristiani impegnati nel lavoro caritativo, bisogna riaffermare l'importanza della preghiera. Il contatto vivo con Cristo evita che l'esperienza della smisuratezza del bisogno e dei limiti del proprio operare possano, da un lato, spingere l'operatore nell'ideologia che pretende di fare ora quello che Dio, a quanto pare, non consegue o, dall'altro lato, diventare tentazione a cedere all'inerzia e alla rassegnazione. Chi prega non spreca il suo tempo, anche se la situazione sembra spingere unicamente all'azione, né pretende di cambiare o di correggere i piani di Dio, ma cerca - sull'esempio di Maria e dei Santi - di attingere in Dio la luce e la forza dell'amore che vince ogni oscurità ed egoismo presenti nel mondo.
Cliccare di seguito per leggere il testo integrale dell'Enciclica:
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1490)
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"DEUS CARITAS EST", TESTO FORTE CENTRO FEDE CRISTIANA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo la presentazione della prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, intitolata: "Deus caritas est". Alla Conferenza Stampa sono intervenuti il Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio "Giustizia e Pace", l'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede e l'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
Il Cardinale Martino ha fatto riferimento alla parte dell'Enciclica nella quale il Papa affronta il tema del rapporto fra giustizia e carità ed indica alcuni orientamenti sulla competenza della Chiesa e della sua dottrina sociale e sulla competenza dello Stato nella realizzazione di un giusto ordine sociale.
Affermata la competenza della politica e dello Stato nella costruzione di un giusto ordine sociale, e quindi l'incompetenza della Chiesa e della sua dottrina sociale in tale costruzione, il Santo Padre sottolinea che "la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili".
Il Santo Padre, ha continuato il Porporato, "'afferma che compito della Chiesa, con la sua dottrina sociale, nella costruzione di un giusto ordine sociale, è quello di risvegliare le forze spirituali e morali'. A quali forze si riferisce il Santo Padre? Ascoltiamo la sua parola: 'Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica'. (...) Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità".
"La presenza del fedele laico in campo sociale viene qui concepita in termini di servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica".
L'Arcivescovo Levada ha affermato che l'Enciclica è "un testo forte sul 'centro della fede cristiana', intendendo con ciò l'immagine cristiana di Dio e quella di uomo che ne scaturisce. 'Testo forte' che vuole opporsi all'uso sbagliato del nome di Dio e all'ambiguità della nozione di 'amore' che è così evidente nel mondo odierno".
"Per capire la novità dell'amore cristiano, il Santo Padre cerca dapprima di illustrare 'la differenza e l'unità' che esiste fra i due concetti che incontriamo nel campo del fenomeno dell'amore già dai tempi della filosofia dei Greci antichi, l''eros' e l''agape'. Il Santo Padre vuole dimostrare come i due concetti non si oppongano, ma si armonizzino tra di loro per offrire una concezione realista dell'amore umano, un amore che corrisponde alla totalità - corpo e anima - dell'essere umano. L'agape impedisce all'eros di abbandonarsi all'istinto, mentre l'"eros" offre all'"agape" le fondamentali relazioni vitali dell'esistere dell'uomo".
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che: "Nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna quest'amore umano trova la sua forma radicata nella stessa creazione".
"L'amore del prossimo, radicato nell'amore di Dio, è un compito non solo per ogni singolo fedele, ma anche - e così passiamo alla seconda parte dell'Enciclica - per la comunità dei credenti, cioè per la Chiesa. Dallo sviluppo storico dell'aspetto ecclesiale dell'amore fin dalle origini della Chiesa, possiamo ricavare due dati: 'il servizio della carità appartiene all'essenza della Chiesa, e in secondo luogo nessuno deve mancare del necessario nella Chiesa e fuori di essa".
"Il Santo Padre" - ha proseguito l'Arcivescovo Levada - "offre i suoi commenti illuminanti su alcuni aspetti del servizio di carità - 'diakonia' - della Chiesa nei tempi moderni. Egli risponde all'obiezione secondo cui l'esercizio della carità verso i poveri sarebbe di ostacolo all'equa distribuzione dei beni del mondo a tutti gli uomini".
"Il Papa, inoltre, loda le nuove forme di collaborazione fruttuosa tra istanze statali ed ecclesiali, facendo riferimento al fenomeno del 'volontariato'".
Infine l'Arcivescovo Levada, riassumendo l'Enciclica, ha detto che essa "ci offre una visione dell'amore per il prossimo e del compito ecclesiale di operare la carità come compimento del comandamento dell'amore, che trova le sue radici nell'essenza stessa di Dio, che è Amore". Il Documento, ha concluso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, "invita la Chiesa ad un rinnovato impegno nel servizio della carità ('diakonia'), come parte essenziale della sua esistenza e missione".
L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha sottolineato a sua volta che: "il testo di oggi è la prima Enciclica in assoluto sulla carità" ed ha precisato che il Papa ha voluto affidarne la presentazione alla stampa anche al Dicastero da lui diretto poiché il servizio da esso svolto "comprende l'esecuzione delle iniziative personali del Papa quale segno della Sua compassione in certe situazioni di miserie".
"La carità della Chiesa è fatta di interventi concreti" - ha affermato l'Arcivescovo Cordes e "comprende iniziative politiche, come quelle per la rimessa dei debiti nei paesi più poveri. Vogliamo promuovere la coscienza della giustizia nella società (...). Qualcuno può pensare (...) che, per impegnarsi in modo efficace per il bene dell'umanità, siano sufficienti le attività che vi ho elencate. Cioè: che agire per i poveri significa mettere in modo processi di ordine pratico, tecnico, amministrativo. Che l'azione non ha bisogno di una teoria che l'accompagni. (...) Papa Benedetto XVI ha invece voluto illuminare l'impegno caritativo con un fondamento teologico. (...) È convinto che la fede ha delle conseguenze sulla persona stessa che agisce e quindi anche sul modo e l'intensità della sua azione di aiuto".
"La dottrina sociale della Chiesa e la teologia della carità si richiamano senza dubbio a vicenda, ma non coincidono del tutto. Infatti la prima enuncia principi etici per la ricerca del bene comune, e quindi si muove su un livello piuttosto politico e comunitario. Invece il prendersi cura individualmente, ed insieme, delle sofferenze del prossimo, non esige una dottrina sistematica. Nasce, invece, dalla parola della fede".
"Il sentire comune diffuso nella nostra società" - ha proseguito l'Arcivescovo Cordes - "è molto filantropico, per fortuna, ma può rappresentare una trappola: si può pensare che non abbiamo bisogno delle nostre radici bibliche per vivere la carità! Oggi molti sono pronti ad aiutare chi soffre - e lo registriamo con gratitudine e soddisfazione; ma ciò può insinuare presso i fedeli l'idea che la carità non rientra in maniera essenziale nella missione ecclesiale. Senza un solido fondamento teologico, le grandi agenzie ecclesiali potrebbero essere minacciate, in pratica, di dissociarsi dalla Chiesa (...); potrebbero preferire di identificarsi come organismi non governativi (NGO). In tali casi, la loro 'filosofia' e i loro progetti non si distinguerebbero dalla Croce Rossa o dalle agenzie dell'O.N.U. Ciò è, però, in contrasto con la storia bimillenaria della Chiesa e non tiene conto del rapporto intimo tra azione ecclesiale per l'uomo e credibilità dell'annuncio del Vangelo".
"Dobbiamo andare oltre, al di là della chiarificazione teologica: l'attuale sensibilità di tante persone, soprattutto dei giovani, contiene anche un 'kairos apostolico'. Apre notevoli prospettive pastorali. Sono innumerevoli i volontari e non pochi giungono a scoprire l'amore di Dio nel loro donarsi al prossimo con amore disinteressato".
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1.150)
Il Cardinale Martino ha fatto riferimento alla parte dell'Enciclica nella quale il Papa affronta il tema del rapporto fra giustizia e carità ed indica alcuni orientamenti sulla competenza della Chiesa e della sua dottrina sociale e sulla competenza dello Stato nella realizzazione di un giusto ordine sociale.
Affermata la competenza della politica e dello Stato nella costruzione di un giusto ordine sociale, e quindi l'incompetenza della Chiesa e della sua dottrina sociale in tale costruzione, il Santo Padre sottolinea che "la Chiesa ha il dovere di offrire attraverso la purificazione della ragione e attraverso la formazione etica il suo contributo specifico, affinché le esigenze della giustizia diventino comprensibili e politicamente realizzabili".
Il Santo Padre, ha continuato il Porporato, "'afferma che compito della Chiesa, con la sua dottrina sociale, nella costruzione di un giusto ordine sociale, è quello di risvegliare le forze spirituali e morali'. A quali forze si riferisce il Santo Padre? Ascoltiamo la sua parola: 'Il compito immediato di operare per un giusto ordine nella società è invece proprio dei fedeli laici. Come cittadini dello Stato, essi sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica'. (...) Missione dei fedeli laici è pertanto di configurare rettamente la vita sociale, rispettandone la legittima autonomia e cooperando con gli altri cittadini secondo le rispettive competenze e sotto la propria responsabilità".
"La presenza del fedele laico in campo sociale viene qui concepita in termini di servizio, segno ed espressione della carità, che si manifesta nella vita familiare, culturale, lavorativa, economica, politica".
L'Arcivescovo Levada ha affermato che l'Enciclica è "un testo forte sul 'centro della fede cristiana', intendendo con ciò l'immagine cristiana di Dio e quella di uomo che ne scaturisce. 'Testo forte' che vuole opporsi all'uso sbagliato del nome di Dio e all'ambiguità della nozione di 'amore' che è così evidente nel mondo odierno".
"Per capire la novità dell'amore cristiano, il Santo Padre cerca dapprima di illustrare 'la differenza e l'unità' che esiste fra i due concetti che incontriamo nel campo del fenomeno dell'amore già dai tempi della filosofia dei Greci antichi, l''eros' e l''agape'. Il Santo Padre vuole dimostrare come i due concetti non si oppongano, ma si armonizzino tra di loro per offrire una concezione realista dell'amore umano, un amore che corrisponde alla totalità - corpo e anima - dell'essere umano. L'agape impedisce all'eros di abbandonarsi all'istinto, mentre l'"eros" offre all'"agape" le fondamentali relazioni vitali dell'esistere dell'uomo".
Il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ha affermato che: "Nel matrimonio indissolubile tra uomo e donna quest'amore umano trova la sua forma radicata nella stessa creazione".
"L'amore del prossimo, radicato nell'amore di Dio, è un compito non solo per ogni singolo fedele, ma anche - e così passiamo alla seconda parte dell'Enciclica - per la comunità dei credenti, cioè per la Chiesa. Dallo sviluppo storico dell'aspetto ecclesiale dell'amore fin dalle origini della Chiesa, possiamo ricavare due dati: 'il servizio della carità appartiene all'essenza della Chiesa, e in secondo luogo nessuno deve mancare del necessario nella Chiesa e fuori di essa".
"Il Santo Padre" - ha proseguito l'Arcivescovo Levada - "offre i suoi commenti illuminanti su alcuni aspetti del servizio di carità - 'diakonia' - della Chiesa nei tempi moderni. Egli risponde all'obiezione secondo cui l'esercizio della carità verso i poveri sarebbe di ostacolo all'equa distribuzione dei beni del mondo a tutti gli uomini".
"Il Papa, inoltre, loda le nuove forme di collaborazione fruttuosa tra istanze statali ed ecclesiali, facendo riferimento al fenomeno del 'volontariato'".
Infine l'Arcivescovo Levada, riassumendo l'Enciclica, ha detto che essa "ci offre una visione dell'amore per il prossimo e del compito ecclesiale di operare la carità come compimento del comandamento dell'amore, che trova le sue radici nell'essenza stessa di Dio, che è Amore". Il Documento, ha concluso il Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, "invita la Chiesa ad un rinnovato impegno nel servizio della carità ('diakonia'), come parte essenziale della sua esistenza e missione".
L'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente del Pontificio Consiglio "Cor Unum", ha sottolineato a sua volta che: "il testo di oggi è la prima Enciclica in assoluto sulla carità" ed ha precisato che il Papa ha voluto affidarne la presentazione alla stampa anche al Dicastero da lui diretto poiché il servizio da esso svolto "comprende l'esecuzione delle iniziative personali del Papa quale segno della Sua compassione in certe situazioni di miserie".
"La carità della Chiesa è fatta di interventi concreti" - ha affermato l'Arcivescovo Cordes e "comprende iniziative politiche, come quelle per la rimessa dei debiti nei paesi più poveri. Vogliamo promuovere la coscienza della giustizia nella società (...). Qualcuno può pensare (...) che, per impegnarsi in modo efficace per il bene dell'umanità, siano sufficienti le attività che vi ho elencate. Cioè: che agire per i poveri significa mettere in modo processi di ordine pratico, tecnico, amministrativo. Che l'azione non ha bisogno di una teoria che l'accompagni. (...) Papa Benedetto XVI ha invece voluto illuminare l'impegno caritativo con un fondamento teologico. (...) È convinto che la fede ha delle conseguenze sulla persona stessa che agisce e quindi anche sul modo e l'intensità della sua azione di aiuto".
"La dottrina sociale della Chiesa e la teologia della carità si richiamano senza dubbio a vicenda, ma non coincidono del tutto. Infatti la prima enuncia principi etici per la ricerca del bene comune, e quindi si muove su un livello piuttosto politico e comunitario. Invece il prendersi cura individualmente, ed insieme, delle sofferenze del prossimo, non esige una dottrina sistematica. Nasce, invece, dalla parola della fede".
"Il sentire comune diffuso nella nostra società" - ha proseguito l'Arcivescovo Cordes - "è molto filantropico, per fortuna, ma può rappresentare una trappola: si può pensare che non abbiamo bisogno delle nostre radici bibliche per vivere la carità! Oggi molti sono pronti ad aiutare chi soffre - e lo registriamo con gratitudine e soddisfazione; ma ciò può insinuare presso i fedeli l'idea che la carità non rientra in maniera essenziale nella missione ecclesiale. Senza un solido fondamento teologico, le grandi agenzie ecclesiali potrebbero essere minacciate, in pratica, di dissociarsi dalla Chiesa (...); potrebbero preferire di identificarsi come organismi non governativi (NGO). In tali casi, la loro 'filosofia' e i loro progetti non si distinguerebbero dalla Croce Rossa o dalle agenzie dell'O.N.U. Ciò è, però, in contrasto con la storia bimillenaria della Chiesa e non tiene conto del rapporto intimo tra azione ecclesiale per l'uomo e credibilità dell'annuncio del Vangelo".
"Dobbiamo andare oltre, al di là della chiarificazione teologica: l'attuale sensibilità di tante persone, soprattutto dei giovani, contiene anche un 'kairos apostolico'. Apre notevoli prospettive pastorali. Sono innumerevoli i volontari e non pochi giungono a scoprire l'amore di Dio nel loro donarsi al prossimo con amore disinteressato".
ENC/DEUS CARITAS EST/... VIS 20060125 (1.150)
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Enciclica
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Anthony Ireri Mukobo, I.M.C., finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Nairobi, Vicario Apostolico di Isiolo (superficie: 25.605; popolazione: 116.900; cattolici: 27.300; sacerdoti: 21; religiosi: 38), Kenya.
NER/.../MUKOBO VIS 20060125 (50)
NER/.../MUKOBO VIS 20060125 (50)
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Nomine ed altri atti pontifici
ARCIVESCOVO CELATA CAPO DELEGAZIONE FUNERALE RUGOVA
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Dr. Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la seguente dichiarazione: "Il Santo Padre Benedetto XVI ha designato Sua Eccellenza Monsignor Pier Luigi Celata, Arcivescovo titolare di Doclea e Segretario del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso, come Capo della Delegazione della Santa Sede per i funerali (che si terranno domani) dell'Onorevole Ibrahim Rugova, Presidente del Kosovo".
OP/FUNERALE RUGOVA/CELATA VIS 20060125 (80)
OP/FUNERALE RUGOVA/CELATA VIS 20060125 (80)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
MONDO DIVERSO AFFIDATO OPERA DEL MESSIA E DEL SUO POPOLO
CITTA' DEL VATICANO, 25 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato, nell'Udienza Generale odierna, tenutasi nell'Aula Paolo VI, con la partecipazione di 8.000 persone, che oggi si conclude la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani ed ha proseguito la catechesi dei Salmi, commentando la seconda parte del Salmo 143: "La preghiera del Re".
In questo Salmo, ha detto il Papa "si canta (...) la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male" e "si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede. Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero 'shalom', ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta".
Il Salmista presenta innanzitutto "la famiglia, che si basa sulla vitalità della generazione. (...) Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti. (...) Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica".
"Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia. (...) Il richiamo spontaneo è al patto nuovo già annunziato dai profeti e compiuto in Cristo, all'uomo nuovo, all'alleluia della vita rinnovata e redenta, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060125 (310)
In questo Salmo, ha detto il Papa "si canta (...) la meta della storia in cui finalmente tacerà la voce del male" e "si parla dei malvagi, visti come oppressori del popolo di Dio e della sua fede. Ma a questo aspetto negativo subentra, con uno spazio ben maggiore, la dimensione positiva, quella del nuovo mondo gioioso che sta per affermarsi. È questo il vero 'shalom', ossia la 'pace' messianica, un orizzonte luminoso che è articolato in una successione di quadretti di vita sociale: essi possono diventare anche per noi un auspicio per la nascita di una società più giusta".
Il Salmista presenta innanzitutto "la famiglia, che si basa sulla vitalità della generazione. (...) Dalla famiglia si passa alla vita economica, alla campagna coi suoi frutti. (...) Lo sguardo passa poi alla città, cioè all'intera comunità civile che finalmente gode il dono prezioso della pace e della quiete pubblica".
"Questo ritratto di un mondo diverso, ma possibile, è affidato all'opera del Messia ed anche a quella del suo popolo. Tutti insieme possiamo attuare questo progetto di armonia e di pace, cessando l'azione distruttrice dell'odio, della violenza, della guerra. Bisogna, però, fare una scelta schierandosi dalla parte del Dio dell'amore e della giustizia. (...) Il richiamo spontaneo è al patto nuovo già annunziato dai profeti e compiuto in Cristo, all'uomo nuovo, all'alleluia della vita rinnovata e redenta, alla novità stessa che è Cristo e il suo Vangelo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060125 (310)
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martedì 24 gennaio 2006
I MEDIA: RETE DI COMUNICAZIONE, COMUNIONE E COOPERAZIONE
CITTA' DEL VATICANO, 24 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, festa di San Francesco di Sales, Patrono dei Giornalisti, è stato reso pubblico il primo Messaggio di Benedetto XVI per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, che si terrà il 28 maggio 2006, sul tema: "I Media: rete di comunicazione, comunione e cooperazione".
Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio che è stato pubblicato in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
"I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune (...) Ogni giorno verifichiamo che l'immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di collaborazione e comunione all'interno della società".
"Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell'esistenza umana, personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero".
"L'appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso tempo possono essere contaminati dall'ambiguità. I mezzi della comunicazione sociale sono una 'grande tavola rotonda' per il dialogo dell'umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità delle pratiche culturali e l'individualità del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano quando l'industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune".
"Pertanto, occorre sempre garantire un'accurata cronaca degli eventi, un'esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, un'onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf. Inter Mirifica, 11)".
"Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione positiva dei media nella società, desidero sottolineare l'importanza dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune: formazione, partecipazione e dialogo".
"La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. (...) Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento".
"La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all'uso delle risorse pubbliche e all'adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal scopo".
"Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo scambio di cultura, dall'espressione di solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una civiltà dell'amore, aspirazione di tutti i popoli".
"Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica nelle Comunicazioni Sociali, 4).
"Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo: Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo la comunione dell'amore, secondo i progetti del Creatore, svelati attraverso Suo Figlio!".
MESS/GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI/... VIS 20060124 (800)
Di seguito riportiamo alcuni estratti del Messaggio che è stato pubblicato in italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese.
"I progressi tecnologici nel campo dei media hanno vinto il tempo e lo spazio, permettendo la comunicazione istantanea e diretta tra le persone, anche quando sono divise da enormi distanze. Questo sviluppo implica un potenziale enorme per servire il bene comune (...) Ogni giorno verifichiamo che l'immediatezza della comunicazione non necessariamente si traduce nella costruzione di collaborazione e comunione all'interno della società".
"Illuminare le coscienze degli individui e aiutarli a sviluppare il proprio pensiero non è mai un impegno neutrale. La comunicazione autentica esige coraggio e risolutezza. Esige la determinazione di quanti operano nei media per non indebolirsi sotto il peso di tanta informazione e per non adeguarsi a verità parziali o provvisorie. Esige piuttosto la ricerca e la diffusione di quello che è il senso e il fondamento ultimo dell'esistenza umana, personale e sociale (cf. Fides et Ratio, 5). In questo modo i media possono contribuire costruttivamente alla diffusione di tutto quanto è buono e vero".
"L'appello ai media di oggi ad essere responsabili, ad essere protagonisti della verità e promotori della pace che da essa deriva, comporta grandi sfide. Anche se i diversi strumenti della comunicazione sociale facilitano lo scambio di informazioni e idee, contribuendo alla comprensione reciproca tra i diversi gruppi, allo stesso tempo possono essere contaminati dall'ambiguità. I mezzi della comunicazione sociale sono una 'grande tavola rotonda' per il dialogo dell'umanità, ma alcune tendenze al loro interno possono generare una monocultura che offusca il genio creativo, ridimensiona la sottigliezza del pensiero complesso e svaluta la peculiarità delle pratiche culturali e l'individualità del credo religioso. Queste degenerazioni si verificano quando l'industria dei media diventa fine a se stessa, rivolta unicamente al guadagno, perdendo di vista il senso di responsabilità nel servizio al bene comune".
"Pertanto, occorre sempre garantire un'accurata cronaca degli eventi, un'esauriente spiegazione degli argomenti di interesse pubblico, un'onesta presentazione dei diversi punti di vista. La necessità di sostenere ed incoraggiare la vita matrimoniale e familiare è di particolare importanza, proprio perché si fa riferimento al fondamento di ogni cultura e società (cf. Apostolicam Actuositatem, 11). In collaborazione con i genitori, i mezzi della comunicazione sociale e le industrie dello spettacolo possono essere di sostegno nella difficile ma altamente soddisfacente vocazione di educare i bambini, presentando modelli edificanti di vita e di amore umano (cf. Inter Mirifica, 11)".
"Per incoraggiare sia una presenza costruttiva che una percezione positiva dei media nella società, desidero sottolineare l'importanza dei tre punti, individuati dal mio venerabile predecessore Papa Giovanni Paolo II, indispensabili per un servizio finalizzato al bene comune: formazione, partecipazione e dialogo".
"La formazione ad un uso responsabile e critico dei media aiuta le persone a servirsene in maniera intelligente e appropriata. (...) Proprio perché i media contemporanei configurano la cultura popolare, essi devono vincere qualsiasi tentazione di manipolare, soprattutto i giovani, cercando invece di educare e servire. In tal modo, i media potranno garantire la realizzazione di una società civile degna della persona umana, piuttosto che il suo disgregamento".
"La partecipazione ai media nasce dalla loro stessa natura, come bene destinato a tutte le genti. In quanto servizio pubblico, la comunicazione sociale esige uno spirito di cooperazione e corresponsabilità, con una scrupolosa attenzione all'uso delle risorse pubbliche e all'adempimento delle cariche pubbliche (cf. Etica nelle Comunicazioni Sociali, 20), compreso il ricorso a norme di regolazione e ad altri provvedimenti o strutture designate a tal scopo".
"Infine, i media devono approfittare e servirsi delle grandi opportunità che derivano loro dalla promozione del dialogo, dallo scambio di cultura, dall'espressione di solidarietà e dai vincoli di pace. In tal modo essi diventano risorse incisive e apprezzate per costruire una civiltà dell'amore, aspirazione di tutti i popoli".
"Sono certo che seri sforzi per promuovere questi tre punti aiuteranno i media a svilupparsi come rete di comunicazione, comunione e cooperazione, aiutando uomini, donne e bambini a diventare più consapevoli della dignità della persona umana, più responsabili e più aperti agli altri, soprattutto ai membri della società più bisognosi e più deboli (cf. Redemptor Hominis, 15; Etica nelle Comunicazioni Sociali, 4).
"Concludendo, voglio ricordare le incoraggianti parole di San Paolo: Cristo è nostra pace. Colui che ha fatto dei due un popolo solo (cf. Ef. 2,14). Abbattiamo il muro di ostilità che ci divide e costruiamo la comunione dell'amore, secondo i progetti del Creatore, svelati attraverso Suo Figlio!".
MESS/GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI/... VIS 20060124 (800)
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 24 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:
- Il Monsignore Victor Manuel Ochoa Cadavid, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Medellín (superficie: 708; popolazione: 3.012.847; cattolici: 2.625.494; sacerdoti: 909; religiosi: 3.661; diaconi permanenti: 39), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Bello (Colombia), nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. È stato finora Aiutante di Studio della Pontificia Commissione per l'America Latina.
- Il Monsignore Nicola Girasoli, finora Consigliere della Nunziatura Apostolica in Argentina, Nunzio Apostolico in Zambia e in Malawi, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1957 a Ruvo di Puglia (Bari), ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.
- Il Monsignore Jean Laffitte, finora Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Vice Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
NEA:NN:NA/.../CADAVID:GIRASOLI:LAFFITTE VIS 20060124 (120)
- Il Monsignore Victor Manuel Ochoa Cadavid, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Medellín (superficie: 708; popolazione: 3.012.847; cattolici: 2.625.494; sacerdoti: 909; religiosi: 3.661; diaconi permanenti: 39), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Bello (Colombia), nel 1962 ed è stato ordinato sacerdote nel 1986. È stato finora Aiutante di Studio della Pontificia Commissione per l'America Latina.
- Il Monsignore Nicola Girasoli, finora Consigliere della Nunziatura Apostolica in Argentina, Nunzio Apostolico in Zambia e in Malawi, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1957 a Ruvo di Puglia (Bari), ed è stato ordinato sacerdote nel 1980.
- Il Monsignore Jean Laffitte, finora Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Vice Presidente della Pontificia Accademia per la Vita.
NEA:NN:NA/.../CADAVID:GIRASOLI:LAFFITTE VIS 20060124 (120)
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Nomine ed altri atti pontifici
CORDOGLIO DEL PAPA MORTE DI IBRAHIM RUGOVA
CITTA' DEL VATICANO, 24 GEN. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma che il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre Benedetto XVI, al Vescovo Zef Gashi, S.D.B., Amministratore Apostolico di Prizren (Srbija i Crna Gora), per la morte il 21 gennaio scorso, del Presidente del Kosovo Ibrahim Rugova.
"Appresa la triste notizia della scomparsa del Presidente Ibrahim Rugova, il Sommo Pontefice incarica Vostra Eccellenza di porgere le sue sentite condoglianze per il lutto che ha colpito il popolo e l'amministrazione del Kosovo, mentre assicura la Sua spirituale vicinanza in quest'ora di prova. Nel ricordare le solide virtù civili che hanno ispirato la vita e il generoso servizio reso dal defunto ai concittadini, Sua Santità invoca da Dio abbondanti benedizioni per gli amati abitanti del Kosovo".
TGR/MORTE RUGOVA/GASHI:SODANO VIS 20060124 (150)
"Appresa la triste notizia della scomparsa del Presidente Ibrahim Rugova, il Sommo Pontefice incarica Vostra Eccellenza di porgere le sue sentite condoglianze per il lutto che ha colpito il popolo e l'amministrazione del Kosovo, mentre assicura la Sua spirituale vicinanza in quest'ora di prova. Nel ricordare le solide virtù civili che hanno ispirato la vita e il generoso servizio reso dal defunto ai concittadini, Sua Santità invoca da Dio abbondanti benedizioni per gli amati abitanti del Kosovo".
TGR/MORTE RUGOVA/GASHI:SODANO VIS 20060124 (150)
lunedì 23 gennaio 2006
TELEGRAMMA CORDOGLIO SCOMPARSA CARDINALE PIO TAOFINU'U
CITTA' DEL VATICANO, 21 GEN. 2006 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del telegramma di cordoglio, che il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato, a nome Santo Padre Benedetto XVI, ha fatto pervenire all'Arcivescovo Alapati Lui Mata'eliga, di Samoa-Apia (Samoa), per la morte, venerdì 20 gennaio, all'età di 82 anni, del Cardinale Pio Taofinu'u, S.M., Arcivescovo emerito della medesima Arcidiocesi.
"Nell'apprendere con profondo dolore la notizia della morte del Cardinale Pio Taofinu'u, S.M., porgo le mie sentite condoglianze a Lei e a tutto il clero, religiosi e laici dell'Arcidiocesi di Samoa-Apia ed ai membri della Società di Maria. Estendo il mio cordoglio alle Autorità civili della regione e a tutte le popolazioni del Pacifico, per le quali il compianto Cardinale è stato sublime esempio di fermo impegno alla verità e all'amore del Vangelo di Gesù Cristo. In questo momento di profondo lutto mi unisco a Lei nella preghiera affinché, attraverso l'intercessione della Beata Vergine Maria, Dio nostro Padre misericordioso conceda al defunto Porporato la ricompensa delle sue fatiche e accolga la sua nobile anima nella gioia e nella pace celesti. A tutti i partecipanti alla solenne Messa delle Esequie, imparto di cuore la Benedizione Apostolica in segno di consolazione e forza nel Signore".
TGR/MORTE CARDINALE/TAOFINU'U:MATA'ELIGA VIS 20060123 (200)
"Nell'apprendere con profondo dolore la notizia della morte del Cardinale Pio Taofinu'u, S.M., porgo le mie sentite condoglianze a Lei e a tutto il clero, religiosi e laici dell'Arcidiocesi di Samoa-Apia ed ai membri della Società di Maria. Estendo il mio cordoglio alle Autorità civili della regione e a tutte le popolazioni del Pacifico, per le quali il compianto Cardinale è stato sublime esempio di fermo impegno alla verità e all'amore del Vangelo di Gesù Cristo. In questo momento di profondo lutto mi unisco a Lei nella preghiera affinché, attraverso l'intercessione della Beata Vergine Maria, Dio nostro Padre misericordioso conceda al defunto Porporato la ricompensa delle sue fatiche e accolga la sua nobile anima nella gioia e nella pace celesti. A tutti i partecipanti alla solenne Messa delle Esequie, imparto di cuore la Benedizione Apostolica in segno di consolazione e forza nel Signore".
TGR/MORTE CARDINALE/TAOFINU'U:MATA'ELIGA VIS 20060123 (200)
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In memoriam
PREGHIERA PER L'UNITÀ: ANIMA MOVIMENTO ECUMENICO
CITTA' DEL VATICANO, 22 GEN. 2006 (VIS). La Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, che ogni anno si celebra dal 18 al 25 gennaio, è stato il tema centrale della riflessione di Benedetto XVI prima della recita dell'Angelus con i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.
Il Papa ha spiegato che l'iniziativa, nata agli inizi del secolo XX "ha conosciuto un positivo sviluppo diventando sempre più un momento ecumenico di riferimento, in cui i cristiani delle diverse confessioni in tutto il mondo pregano e riflettono, a partire da uno stesso testo biblico" ed ha ricordato che il brano prescelto è tratto dal capitolo diciottesimo del Vangelo di Matteo: "Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro".
"Quanta fiducia e quanta speranza infondono queste parole del Signore Gesù!" - ha esclamato il Santo Padre - "In particolare esse spronano i cristiani a domandare insieme a Dio quella piena unità fra di loro, per la quale Cristo stesso, con accorata insistenza, pregò il Padre nell'Ultima Cena. Si capisce bene, allora, quanto sia importante che noi cristiani invochiamo il dono dell'unità con perseverante costanza. Se lo facciamo con fede, possiamo essere certi che la nostra richiesta sarà esaudita. Non sappiamo come, né quando, perché non spetta a noi conoscerlo, ma non dobbiamo dubitare che un giorno saremo 'una cosa sola', come Gesù e il Padre sono uniti nello Spirito Santo".
"La preghiera per l'unità costituisce l'anima del movimento ecumenico che (...) progredisce nel mondo intero. Certo, non mancano le difficoltà e le prove, ma anche queste non sono prive di utilità spirituale, perché ci spingono ad esercitare la pazienza e la perseveranza e a crescere nella carità fraterna. Dio è amore, e solo convertendoci a Lui ed accettando la sua Parola ci troveremo tutti uniti nell'unico Corpo mistico di Cristo".
"L'espressione, 'Dio è amore', che in latino suona 'Deus caritas est', è il titolo della mia prima Enciclica, che sarà pubblicata mercoledì prossimo 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo. Sono lieto che ciò coincida con la conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: quel giorno mi recherò nella Basilica di San Paolo per presiedere i Vespri, ai quali prenderanno parte anche i Rappresentanti della altre Chiese e Comunità ecclesiali".
Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato la situazione dei paesi africani ed in particolare della Costa d'Avorio "ove persistono gravi tensioni fra le varie componenti sociali e politiche del Paese. A tutti rivolgo un invito a proseguire nel dialogo costruttivo, in vista della riconciliazione e della pace. Affido queste intenzioni all'intercessione della Vergine Santa, tanto amata dal popolo ivoriano".
ANG/UNITÀ CRISTIANI:ENCICLICA/... VIS 20060123 (480)
Il Papa ha spiegato che l'iniziativa, nata agli inizi del secolo XX "ha conosciuto un positivo sviluppo diventando sempre più un momento ecumenico di riferimento, in cui i cristiani delle diverse confessioni in tutto il mondo pregano e riflettono, a partire da uno stesso testo biblico" ed ha ricordato che il brano prescelto è tratto dal capitolo diciottesimo del Vangelo di Matteo: "Se due di voi sopra la terra si accorderanno per domandare qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli ve la concederà. Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome io sono in mezzo a loro".
"Quanta fiducia e quanta speranza infondono queste parole del Signore Gesù!" - ha esclamato il Santo Padre - "In particolare esse spronano i cristiani a domandare insieme a Dio quella piena unità fra di loro, per la quale Cristo stesso, con accorata insistenza, pregò il Padre nell'Ultima Cena. Si capisce bene, allora, quanto sia importante che noi cristiani invochiamo il dono dell'unità con perseverante costanza. Se lo facciamo con fede, possiamo essere certi che la nostra richiesta sarà esaudita. Non sappiamo come, né quando, perché non spetta a noi conoscerlo, ma non dobbiamo dubitare che un giorno saremo 'una cosa sola', come Gesù e il Padre sono uniti nello Spirito Santo".
"La preghiera per l'unità costituisce l'anima del movimento ecumenico che (...) progredisce nel mondo intero. Certo, non mancano le difficoltà e le prove, ma anche queste non sono prive di utilità spirituale, perché ci spingono ad esercitare la pazienza e la perseveranza e a crescere nella carità fraterna. Dio è amore, e solo convertendoci a Lui ed accettando la sua Parola ci troveremo tutti uniti nell'unico Corpo mistico di Cristo".
"L'espressione, 'Dio è amore', che in latino suona 'Deus caritas est', è il titolo della mia prima Enciclica, che sarà pubblicata mercoledì prossimo 25 gennaio, festa della Conversione di San Paolo. Sono lieto che ciò coincida con la conclusione della Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani: quel giorno mi recherò nella Basilica di San Paolo per presiedere i Vespri, ai quali prenderanno parte anche i Rappresentanti della altre Chiese e Comunità ecclesiali".
Al termine della recita dell'Angelus, il Papa ha ricordato la situazione dei paesi africani ed in particolare della Costa d'Avorio "ove persistono gravi tensioni fra le varie componenti sociali e politiche del Paese. A tutti rivolgo un invito a proseguire nel dialogo costruttivo, in vista della riconciliazione e della pace. Affido queste intenzioni all'intercessione della Vergine Santa, tanto amata dal popolo ivoriano".
ANG/UNITÀ CRISTIANI:ENCICLICA/... VIS 20060123 (480)
GRAZIE DEL PAPA BENEDETTO XVI GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA
CITTA' DEL VATICANO, 22 GEN. 2006 (VIS). Durante la recita dell'Angelus, nella ricorrenza del quinto centenario della fondazione del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, il Santo Padre Benedetto XVI ha espresso il suo apprezzamento ai componenti del Corpo per il servizio svolto nel corso dei secoli.
Davanti alle migliaia di persone riunite in Piazza San Pietro, fra le quali era presente un picchetto d'onore del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, il Papa ha ricordato: "Cinquecento anni or sono, il 22 gennaio 1506, il Papa Giulio II accoglieva e benediceva il primo contingente di Guardie Svizzere, venute a Roma per assicurare la difesa della sua persona e del Palazzo Apostolico. Nasceva così la Guardia Svizzera Pontificia".
"Nel ricordare quello storico evento" - ha detto il Papa - "sono lieto di salutare quanti oggi compongono questo benemerito Corpo, al quale, in segno di apprezzamento e di riconoscenza, imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica".
Alle 9:30, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato e Decano del Collegio Cardinalizio, ha presieduto, nella Cappella Sistina, una Santa Messa per i Membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia in occasione dell'apertura delle celebrazioni per il quinto centenario della Fondazione.
In memoria del giuramento solenne che le Guardie pronunciano il 6 maggio di ogni anno, il Porporato ha esortato le Guardie Svizzere a "servire fedelmente, lealmente ed onorevolmente il Sommo Pontefice ed i suoi legittimi Successori con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Questa fedeltà sia sempre la vostra divisa!".
Ricordando i primi 150 Svizzeri che entrarono attraverso Piazza del Popolo nella Città eterna il 22 gennaio 1506 per difendere la Cattedra di Pietro, il Cardinale Sodano ha citato una frase del riformatore protestante svizzero Ulrich Zwingli, che in quell'anno ancora non si era allontanato dalla Chiesa cattolica: "Gli svizzeri vedono la triste situazione della Chiesa di Dio, la Madre della Cristianità, e ritengono grave e pericoloso che ogni tiranno possa aggredire impunemente per avidità di bottino la Madre comune della Cristianità".
"Sono parole" - ha proseguito il Cardinale Segretario di Stato - "che stanno a ricordare ancora oggi alle Guardie Svizzere quell'ispirazione superiore che deve animare il loro servizio, vedendo, con gli occhi della fede, in ogni Romano Pontefice il principio dell'unità visibile della Santa Chiesa di Dio".
Il Cardinale Sodano ha infine invitato i Membri della Guardia Svizzera, in ricordo dell'attuale celebrazione, "ad amare sempre più la Chiesa di Cristo".
ANG/CENTENARIO GUARDIA SVIZZERA/... VIS 20060123 (400)
Davanti alle migliaia di persone riunite in Piazza San Pietro, fra le quali era presente un picchetto d'onore del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia, il Papa ha ricordato: "Cinquecento anni or sono, il 22 gennaio 1506, il Papa Giulio II accoglieva e benediceva il primo contingente di Guardie Svizzere, venute a Roma per assicurare la difesa della sua persona e del Palazzo Apostolico. Nasceva così la Guardia Svizzera Pontificia".
"Nel ricordare quello storico evento" - ha detto il Papa - "sono lieto di salutare quanti oggi compongono questo benemerito Corpo, al quale, in segno di apprezzamento e di riconoscenza, imparto di cuore una speciale Benedizione Apostolica".
Alle 9:30, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato e Decano del Collegio Cardinalizio, ha presieduto, nella Cappella Sistina, una Santa Messa per i Membri del Corpo della Guardia Svizzera Pontificia in occasione dell'apertura delle celebrazioni per il quinto centenario della Fondazione.
In memoria del giuramento solenne che le Guardie pronunciano il 6 maggio di ogni anno, il Porporato ha esortato le Guardie Svizzere a "servire fedelmente, lealmente ed onorevolmente il Sommo Pontefice ed i suoi legittimi Successori con tutte le forze, sacrificando, ove occorra, anche la vita per la loro difesa. Questa fedeltà sia sempre la vostra divisa!".
Ricordando i primi 150 Svizzeri che entrarono attraverso Piazza del Popolo nella Città eterna il 22 gennaio 1506 per difendere la Cattedra di Pietro, il Cardinale Sodano ha citato una frase del riformatore protestante svizzero Ulrich Zwingli, che in quell'anno ancora non si era allontanato dalla Chiesa cattolica: "Gli svizzeri vedono la triste situazione della Chiesa di Dio, la Madre della Cristianità, e ritengono grave e pericoloso che ogni tiranno possa aggredire impunemente per avidità di bottino la Madre comune della Cristianità".
"Sono parole" - ha proseguito il Cardinale Segretario di Stato - "che stanno a ricordare ancora oggi alle Guardie Svizzere quell'ispirazione superiore che deve animare il loro servizio, vedendo, con gli occhi della fede, in ogni Romano Pontefice il principio dell'unità visibile della Santa Chiesa di Dio".
Il Cardinale Sodano ha infine invitato i Membri della Guardia Svizzera, in ricordo dell'attuale celebrazione, "ad amare sempre più la Chiesa di Cristo".
ANG/CENTENARIO GUARDIA SVIZZERA/... VIS 20060123 (400)
BENEDIZIONE DEGLI AGNELLI NELLA FESTA DI SANT'AGNESE
CITTA' DEL VATICANO, 21 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina, nella Cappella Urbano VIII del Palazzo Apostolico Vaticano, in occasione della Memoria Liturgica di Sant'Agnese, Vergine e Martire, il Santo Padre Benedetto XVI ha benedetto due agnelli vivi, la cui lana sarà utilizzata per confezionare i sacri Pallii che il Papa impone ai nuovi Arcivescovi Metropoliti, ogni anno, il 29 giugno, Solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo.
Il Pallio, sottile stola di lana bianca ornata da sei croci di seta nera, simboleggia la comunione dei Pastori con il Romano Pontefice.
.../BENEDIZIONE AGNELLI:PALLIO/... VIS 20060123 (110)
Il Pallio, sottile stola di lana bianca ornata da sei croci di seta nera, simboleggia la comunione dei Pastori con il Romano Pontefice.
.../BENEDIZIONE AGNELLI:PALLIO/... VIS 20060123 (110)
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 23 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Sua Beatitudine il Cardinale Ignace Moussa I Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
- Due Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gérard Mulumba Kalemba, di Mweka.
- Il Vescovo Nicolas Djomo Lola, di Tshumbe.
Sabato 21 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Otto Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Ignace Matondo Kwa Nzambi, C.I.C.M., di Molegbe.
- L'Arcivescovo Godefroy Mukeng'a Kalond, C.I.C.M., di Kananga, con l'Ausiliare Vescovo Marcel Madila.
- Il Vescovo Valentin Masegno Nkinda, di Kabinda.
- Il Vescovo Stanislas Lukumwena, O.F.M., di Kole.
- Il Vescovo Léonard Kasanda Lumembu, C.I.C.M., di Luiza.
- Il Vescovo Tharcisse Tshibangu Tshishiku, di Mbujimayi, con l'Ausiliare Vescovo Bernard-Emmanuel Kasanda Mulenga.
- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/.../.... VIS 20060123 (170)
- Sua Beatitudine il Cardinale Ignace Moussa I Daoud, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali.
- Due Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gérard Mulumba Kalemba, di Mweka.
- Il Vescovo Nicolas Djomo Lola, di Tshumbe.
Sabato 21 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Otto Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Ignace Matondo Kwa Nzambi, C.I.C.M., di Molegbe.
- L'Arcivescovo Godefroy Mukeng'a Kalond, C.I.C.M., di Kananga, con l'Ausiliare Vescovo Marcel Madila.
- Il Vescovo Valentin Masegno Nkinda, di Kabinda.
- Il Vescovo Stanislas Lukumwena, O.F.M., di Kole.
- Il Vescovo Léonard Kasanda Lumembu, C.I.C.M., di Luiza.
- Il Vescovo Tharcisse Tshibangu Tshishiku, di Mbujimayi, con l'Ausiliare Vescovo Bernard-Emmanuel Kasanda Mulenga.
- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/.../.... VIS 20060123 (170)
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Visita 'ad Limina Apostolorum'
IN BREVE
IN OCCASIONE DELLA PROSSIMA APERTURA DEI GIOCHI OLIMPICI INVERNALI, che si svolgeranno nel mese di febbraio a Torino ed in altre località del Piemonte, il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire un messaggio al Cardinale Severino Poletto, Arcivescovo di Torino. Il Papa esprime l'auspicio che "le prossime manifestazioni olimpiche siano (...) per tutti un segno eloquente di amicizia e contribuiscano a rinsaldare tra i popoli relazioni di intesa solidale! Come non riconoscere quanto tutto ciò sia necessario ai nostri giorni, che vedono l'umanità segnata da non poche tensioni e anelante a costruire un futuro di autentica pace?".
IL CARDINALE ANGELO SODANO, SEGRETARIO DI STATO, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Frantisek Rabek, Ordinario Militare della Slovacchia, a motivo della sciagura aerea avvenuta nei pressi di Kosice, nella quale hanno perso la vita, il 19 gennaio scorso, il Cappellano militare Monsignor Michal Stang e numerosi soldati al rientro da una missione di pace in Kosovo.
.../IN BREVE/... VIS 20060123 (170)
IL CARDINALE ANGELO SODANO, SEGRETARIO DI STATO, ha fatto pervenire, a nome del Santo Padre, un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Frantisek Rabek, Ordinario Militare della Slovacchia, a motivo della sciagura aerea avvenuta nei pressi di Kosice, nella quale hanno perso la vita, il 19 gennaio scorso, il Cappellano militare Monsignor Michal Stang e numerosi soldati al rientro da una missione di pace in Kosovo.
.../IN BREVE/... VIS 20060123 (170)
IL PAPA: DOBBIAMO RIPRENDERE LA PAROLA "AMORE"
CITTA' DEL VATICANO, 23 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI è intervenuto questa mattina al Congresso organizzato dal Pontificio Consiglio "Cor Unum", in corso dal 23 al 24 gennaio nell'Aula Nuova del Sinodo, il cui titolo tratto dalla Prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, è: "...ma di tutte più grande è la carità!".
Nel suo discorso il Santo Padre si è soffermato sulla prima Enciclica "Deus caritas est" (Dio è amore), che sarà pubblicata il prossimo mercoledì 25 gennaio.
"L'escursione cosmica, in cui Dante nella sua 'Divina Commedia'" - ha detto il Papa all'inizio del suo discorso - "vuole coinvolgere il lettore, finisce davanti alla Luce perenne che è Dio stesso, davanti a quella Luce che al contempo è 'l'amor che move il sole e l'altre stelle'.
Il Dio che da Dante appare nel cerchio centrale della Luce "ha un volto umano e (...) un cuore umano" - ha spiegato il Santo Padre - "In questa visione di Dante si mostra, da una parte, la continuità tra la fede cristiana in Dio e la ricerca sviluppata dalla ragione (...) al contempo, però, appare anche la novità che supera ogni ricerca umana (...) la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue. (...) L'eros di Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l'uomo e si china verso di lui".
"La parola 'amore'" - ha detto ancora il Papa - "oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla (...) perché possa illuminare la nostra vita. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto a scegliere l'amore come tema della mia prima Enciclica. Volevo tentare di esprimere per il nostro tempo e per la nostra esistenza qualcosa di quello che Dante nella sua visione ha ricapitolato".
"Si tratta proprio di questo: che la fede diventi una visione-comprensione che ci trasforma. Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio - in quel Dio che ha assunto un volto umano e un cuore umano. (...) In un'epoca nella quale l'ostilità e l'avidità sono diventate superpotenze, un'epoca nella quale assistiamo all'abuso della religione fino all'apoteosi dell'odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte. Così, in questa Enciclica, i temi 'Dio', 'Cristo' e 'Amore' sono fusi insieme come guida centrale della fede cristiana".
"Una prima lettura dell'Enciclica potrebbe forse suscitare l'impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell'essenza dell'amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l'unità dei due temi che, solo se visti come un'unica cosa, sono compresi bene. (...) Partendo dall'immagine cristiana di Dio, bisognava mostrare come l'uomo è creato per amare e come questo amore, che inizialmente appare soprattutto come 'eros' tra uomo e donna, deve poi interiormente trasformarsi in 'agape', in dono di sé all'altro".
"Su questa base si doveva poi chiarire che l'essenza dell'amore di Dio e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell'esistenza cristiana, è il frutto della fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l'atto totalmente personale dell'agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità: abbisogna cioè anche della forma istituzionale che si esprime nell'agire comunitario della Chiesa".
"L'organizzazione ecclesiale della carità" - ha concluso il Pontefice - "non è una forma di assistenza sociale che si aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa. (...) Essa fa parte invece della natura della Chiesa. (...) Essa deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente. (...) Lo spettacolo dell'uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l'impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria (...). Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo".
AC/ENCICLICA:AMORE/COR UNUM VIS 20060123 (720)
Nel suo discorso il Santo Padre si è soffermato sulla prima Enciclica "Deus caritas est" (Dio è amore), che sarà pubblicata il prossimo mercoledì 25 gennaio.
"L'escursione cosmica, in cui Dante nella sua 'Divina Commedia'" - ha detto il Papa all'inizio del suo discorso - "vuole coinvolgere il lettore, finisce davanti alla Luce perenne che è Dio stesso, davanti a quella Luce che al contempo è 'l'amor che move il sole e l'altre stelle'.
Il Dio che da Dante appare nel cerchio centrale della Luce "ha un volto umano e (...) un cuore umano" - ha spiegato il Santo Padre - "In questa visione di Dante si mostra, da una parte, la continuità tra la fede cristiana in Dio e la ricerca sviluppata dalla ragione (...) al contempo, però, appare anche la novità che supera ogni ricerca umana (...) la novità di un amore che ha spinto Dio ad assumere un volto umano, anzi ad assumere carne e sangue. (...) L'eros di Dio non è soltanto una forza cosmica primordiale; è amore che ha creato l'uomo e si china verso di lui".
"La parola 'amore'" - ha detto ancora il Papa - "oggi è così sciupata, così consumata e abusata che quasi si teme di lasciarla affiorare sulle proprie labbra. Eppure è una parola primordiale, espressione della realtà primordiale; noi non possiamo semplicemente abbandonarla, ma dobbiamo riprenderla (...) perché possa illuminare la nostra vita. È stata questa consapevolezza che mi ha indotto a scegliere l'amore come tema della mia prima Enciclica. Volevo tentare di esprimere per il nostro tempo e per la nostra esistenza qualcosa di quello che Dante nella sua visione ha ricapitolato".
"Si tratta proprio di questo: che la fede diventi una visione-comprensione che ci trasforma. Era mio desiderio di dare risalto alla centralità della fede in Dio - in quel Dio che ha assunto un volto umano e un cuore umano. (...) In un'epoca nella quale l'ostilità e l'avidità sono diventate superpotenze, un'epoca nella quale assistiamo all'abuso della religione fino all'apoteosi dell'odio, la sola razionalità neutra non è in grado di proteggerci. Abbiamo bisogno del Dio vivente, che ci ha amati fino alla morte. Così, in questa Enciclica, i temi 'Dio', 'Cristo' e 'Amore' sono fusi insieme come guida centrale della fede cristiana".
"Una prima lettura dell'Enciclica potrebbe forse suscitare l'impressione che essa si spezzi in due parti tra loro poco collegate: una prima parte teorica, che parla dell'essenza dell'amore, e una seconda che tratta della carità ecclesiale, delle organizzazioni caritative. A me però interessava proprio l'unità dei due temi che, solo se visti come un'unica cosa, sono compresi bene. (...) Partendo dall'immagine cristiana di Dio, bisognava mostrare come l'uomo è creato per amare e come questo amore, che inizialmente appare soprattutto come 'eros' tra uomo e donna, deve poi interiormente trasformarsi in 'agape', in dono di sé all'altro".
"Su questa base si doveva poi chiarire che l'essenza dell'amore di Dio e del prossimo descritto nella Bibbia è il centro dell'esistenza cristiana, è il frutto della fede. Successivamente, però, in una seconda parte bisognava evidenziare che l'atto totalmente personale dell'agape non può mai restare una cosa solamente individuale, ma che deve invece diventare anche un atto essenziale della Chiesa come comunità: abbisogna cioè anche della forma istituzionale che si esprime nell'agire comunitario della Chiesa".
"L'organizzazione ecclesiale della carità" - ha concluso il Pontefice - "non è una forma di assistenza sociale che si aggiunge casualmente alla realtà della Chiesa. (...) Essa fa parte invece della natura della Chiesa. (...) Essa deve rendere in qualche modo visibile il Dio vivente. (...) Lo spettacolo dell'uomo sofferente tocca il nostro cuore. Ma l'impegno caritativo ha un senso che va ben oltre la semplice filantropia. È Dio stesso che ci spinge nel nostro intimo ad alleviare la miseria (...). Così, in definitiva, è Lui stesso che noi portiamo nel mondo sofferente. Quanto più consapevolmente e chiaramente lo portiamo come dono, tanto più efficacemente il nostro amore cambierà il mondo".
AC/ENCICLICA:AMORE/COR UNUM VIS 20060123 (720)
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 23 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Bamenda (Camerun), presentata dall'Arcivescovo Paul Verdzekov, per raggiunti limiti d'età. Gli succede l'Arcivescovo Cornelius Fontem Esua, Coadiutore della medesima Arcidiocesi.
Sabato 21 gennaio è stato reso noto che il Santo Padre:
- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Hà Nôi (Viêt Nam), presentata dal Vescovo Paul Lê Dac Trong, per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Monsignore Smaragde Mbonyintege, Vescovo di Kabgayi (superficie: 2.187; popolazione: 912.000; cattolici: 550.000; sacerdoti: 114; religiosi: 269), Rwanda. Il Vescovo eletto è nato nel 1947 a Rutobwe-Gitarama (Rwanda), ed è stato ordinato sacerdote nel 1975. È stato finora Rettore del Seminario Maggiore di Nyakibanda (Rwanda).
- Ha nominato l'Arcivescovo Antonio Franco, finora Nunzio Apostolico nelle Filippine, Nunzio Apostolico in Israele e Cipro e Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina.
NER:RE:NN/.../... VIS 20060123 (150)
Sabato 21 gennaio è stato reso noto che il Santo Padre:
- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare dell'Arcidiocesi di Hà Nôi (Viêt Nam), presentata dal Vescovo Paul Lê Dac Trong, per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Monsignore Smaragde Mbonyintege, Vescovo di Kabgayi (superficie: 2.187; popolazione: 912.000; cattolici: 550.000; sacerdoti: 114; religiosi: 269), Rwanda. Il Vescovo eletto è nato nel 1947 a Rutobwe-Gitarama (Rwanda), ed è stato ordinato sacerdote nel 1975. È stato finora Rettore del Seminario Maggiore di Nyakibanda (Rwanda).
- Ha nominato l'Arcivescovo Antonio Franco, finora Nunzio Apostolico nelle Filippine, Nunzio Apostolico in Israele e Cipro e Delegato Apostolico in Gerusalemme e Palestina.
NER:RE:NN/.../... VIS 20060123 (150)
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Nomine ed altri atti pontifici
venerdì 20 gennaio 2006
TELEVISIONI CATTOLICHE: MOLTE INIZIATIVE MA SCARSE RISORSE
CITTA' DEL VATICANO, 20 GEN. 2006 (VIS). L'Arcivescovo John P. Foley, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali è intervenuto oggi alla Seconda Riunione del Comitato Organizzativo per il Congresso Mondiale delle Televisioni Cattoliche che si tiene nel Palazzo San Carlo in Vaticano.
L'Arcivescovo Foley ha rilevato che uno dei problemi dei mezzi di comunicazione è che nonostante ci siano "molte iniziative di televisione cattoliche, (...) spesso non ci sono risorse sufficienti per la programmazione, non ci sono i mezzi economici o il personale specializzato per mantenerle in attività. Tra i fattori che sembrano trascurati ci sono la coordinazione e la cooperazione".
"Per la natura della nostra responsabilità universale" - ha proseguito il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - "abbiamo pensato che sarebbe una buona idea per rispondere alle richieste che arrivano da tutto il mondo di creare un forum per progettare ed anche aiutare a mettere in atto tale coordinazione e cooperazione. (...) Non esiste un altro settore come quello televisivo in cui c'è più bisogno di una rete affinché la programmazione comune venga offerta a tutto il mondo, la formazione professionale sia proposta su base internazionale e le idee ed i programmi vengano condivisi".
"Spero dunque che il nostro progetto" - ha concluso l'Arcivescovo Foley - "ed il nostro eventuale congresso possano essere di aiuto alle televisione cattolica, affinché diventi un sistema nervoso per la Chiesa, un sistema capace di contribuire ad informare, a dare energia e a muovere il Corpo di Cristo che è la Chiesa in una perfetta unità, per proseguire il lavoro di evangelizzazione".
CON-CS/CONGRESSO TELEVISIONI/FOLEY VIS 20060120 (280)
L'Arcivescovo Foley ha rilevato che uno dei problemi dei mezzi di comunicazione è che nonostante ci siano "molte iniziative di televisione cattoliche, (...) spesso non ci sono risorse sufficienti per la programmazione, non ci sono i mezzi economici o il personale specializzato per mantenerle in attività. Tra i fattori che sembrano trascurati ci sono la coordinazione e la cooperazione".
"Per la natura della nostra responsabilità universale" - ha proseguito il Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali - "abbiamo pensato che sarebbe una buona idea per rispondere alle richieste che arrivano da tutto il mondo di creare un forum per progettare ed anche aiutare a mettere in atto tale coordinazione e cooperazione. (...) Non esiste un altro settore come quello televisivo in cui c'è più bisogno di una rete affinché la programmazione comune venga offerta a tutto il mondo, la formazione professionale sia proposta su base internazionale e le idee ed i programmi vengano condivisi".
"Spero dunque che il nostro progetto" - ha concluso l'Arcivescovo Foley - "ed il nostro eventuale congresso possano essere di aiuto alle televisione cattolica, affinché diventi un sistema nervoso per la Chiesa, un sistema capace di contribuire ad informare, a dare energia e a muovere il Corpo di Cristo che è la Chiesa in una perfetta unità, per proseguire il lavoro di evangelizzazione".
CON-CS/CONGRESSO TELEVISIONI/FOLEY VIS 20060120 (280)
MATURAZIONE UMANA E ADESIONE MAGISTERO CHIESA
CITTA' DEL VATICANO, 20 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto il Rettore, gli Alunni e i Superiori dell'Almo Collegio Capranica, alla vigilia della memoria liturgica di Sant'Agnese, Patrona di questo Seminario diocesano di Roma che accoglie anche i candidati al sacerdozio provenienti da altre diocesi italiane e del mondo.
Il Papa ha esortato i seminaristi a "far tesoro di ogni occasione per testimoniare efficacemente il Vangelo in mezzo agli uomini del nostro tempo" durante gli anni di formazione.
"Per rispondere alle attese della società moderna" - ha detto il Papa - "per cooperare alla vasta azione evangelizzatrice che coinvolge tutti i cristiani, c'è bisogno di sacerdoti preparati e coraggiosi che, senza ambizioni e timori, ma convinti della Verità evangelica, si preoccupino anzitutto di annunciare Cristo e, in suo nome, siano pronti a chinarsi sulle sofferenze umane, facendo sperimentare il conforto dell'amore di Dio e il calore della famiglia ecclesiale a tutti, specialmente ai poveri e a quanti versano in difficoltà".
Il Santo Padre ha sottolineato che tutto ciò comporta "insieme ad una maturazione umana e ad un'adesione diligente alla verità rivelata, che il Magistero della Chiesa fedelmente propone, un serio impegno nella santificazione personale e nell'esercizio delle virtù, specialmente dell'umiltà e della carità," ed ha soggiunto che: "occorre pure alimentare la comunione con le varie componenti del Popolo di Dio, perché cresca in ciascuno la consapevolezza di essere parte dell'unico Corpo di Cristo".
"Perché tutto ciò possa realizzarsi, vi invito, cari amici, a mantenere lo sguardo fisso su Cristo. (...) Quanto più, infatti, resterete in comunione con Lui, tanto più sarete in grado di seguirne fedelmente le orme, così che 'nella carità, che è il vincolo della perfezione', maturi il vostro amore per il Signore, sotto la guida dello Spirito Santo".
Papa Benedetto ha concluso il suo discorso incoraggiando i seminaristi a seguire l'esempio dei sacerdoti zelanti che l'Almo Collegio ha annoverato tra i suoi alunni e "che hanno profuso tesori di scienza e di bontà nella Vigna del Signore. Seguite il loro esempio!".
AC/.../ALMO COLLEGIO CAPRANICA VIS 20060120 (350)
Il Papa ha esortato i seminaristi a "far tesoro di ogni occasione per testimoniare efficacemente il Vangelo in mezzo agli uomini del nostro tempo" durante gli anni di formazione.
"Per rispondere alle attese della società moderna" - ha detto il Papa - "per cooperare alla vasta azione evangelizzatrice che coinvolge tutti i cristiani, c'è bisogno di sacerdoti preparati e coraggiosi che, senza ambizioni e timori, ma convinti della Verità evangelica, si preoccupino anzitutto di annunciare Cristo e, in suo nome, siano pronti a chinarsi sulle sofferenze umane, facendo sperimentare il conforto dell'amore di Dio e il calore della famiglia ecclesiale a tutti, specialmente ai poveri e a quanti versano in difficoltà".
Il Santo Padre ha sottolineato che tutto ciò comporta "insieme ad una maturazione umana e ad un'adesione diligente alla verità rivelata, che il Magistero della Chiesa fedelmente propone, un serio impegno nella santificazione personale e nell'esercizio delle virtù, specialmente dell'umiltà e della carità," ed ha soggiunto che: "occorre pure alimentare la comunione con le varie componenti del Popolo di Dio, perché cresca in ciascuno la consapevolezza di essere parte dell'unico Corpo di Cristo".
"Perché tutto ciò possa realizzarsi, vi invito, cari amici, a mantenere lo sguardo fisso su Cristo. (...) Quanto più, infatti, resterete in comunione con Lui, tanto più sarete in grado di seguirne fedelmente le orme, così che 'nella carità, che è il vincolo della perfezione', maturi il vostro amore per il Signore, sotto la guida dello Spirito Santo".
Papa Benedetto ha concluso il suo discorso incoraggiando i seminaristi a seguire l'esempio dei sacerdoti zelanti che l'Almo Collegio ha annoverato tra i suoi alunni e "che hanno profuso tesori di scienza e di bontà nella Vigna del Signore. Seguite il loro esempio!".
AC/.../ALMO COLLEGIO CAPRANICA VIS 20060120 (350)
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 20 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo Ivan Tilak Jayasundera, Vescovo di Ratnapura (superficie: 4.968; popolazione: 1.787.938; cattolici: 19.532; sacerdoti: 34; religiose: 70), Sri Lanka. Il Vescovo eletto è nato a Kandy (Sri Lanka), nel 1959 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985. Finora è stato Professore di liturgia presso il Seminario Nazionale Maggiore di Kandy (Sri Lanka).
NER/.../JAYASUNDERA VIS 20060120 (70)
NER/.../JAYASUNDERA VIS 20060120 (70)
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Nomine ed altri atti pontifici
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 20 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate cinque Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- L'Arcivescovo Joseph Kumuondala Mbimba, di Mbandaka-Bikoro.
- Il Vescovo Joseph Mokobe Ndjoku, di Basankusu.
- Il Vescovo Fridolin Ambongo Besungu, O.F.M.Cap., di Bokungu-Ikela.
- Il Vescovo Louis Nkinga Bondala, C.I.C.M., di Lisala.
- Il Vescovo Ferdinand Maemba Liwoke, di Lolo.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva in udienza l'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AL:AP/.../... VIS 20060120 (100)
- L'Arcivescovo Joseph Kumuondala Mbimba, di Mbandaka-Bikoro.
- Il Vescovo Joseph Mokobe Ndjoku, di Basankusu.
- Il Vescovo Fridolin Ambongo Besungu, O.F.M.Cap., di Bokungu-Ikela.
- Il Vescovo Louis Nkinga Bondala, C.I.C.M., di Lisala.
- Il Vescovo Ferdinand Maemba Liwoke, di Lolo.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva in udienza l'Arcivescovo William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
AL:AP/.../... VIS 20060120 (100)
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Udienze,
Visita 'ad Limina Apostolorum'
giovedì 19 gennaio 2006
INIZIO CERIMONIE V CENTENARIO GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA
CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN. 2006 (VIS). Alle 9:30 di domenica 22 gennaio, nella Cappella Sistina, il Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua Santità, presiederà una Santa Messa per le 110 Guardie attive e i loro familiari. Avranno inizio così le cerimonie commemorative del V Centenario della fondazione del Corpo Militare più antico del mondo.
Un Comunicato reso pubblico nel pomeriggio di ieri precisa che, sempre domenica 22, il Cardinale svizzero Georges-Marie Cottier, O.P., presiederà una solenne Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Nicola a Friburgo (Svizzera), con la partecipazione di più di 500 Ex-Guardie svizzere.
In occasione della Preghiera dell'Angelus del Santo Padre una formazione d'onore di circa 70 Guardie sarà presente in Piazza San Pietro per ricevere la Benedizione Apostolica come avvenne 500 anni fa sotto Papa Giulio II. Le Ex-Guardie riunite a Friburgo saranno collegate tramite la televisione con Piazza San Pietro.
Il Comunicato precisa che la giornata festiva si concluderà con il conferimento della Medaglia Commemorativa del Santo Padre nel Cortile d'Onore della Guardia Svizzera Pontificia.
.../CENTENARIO GUARDIA SVIZZERA/... VIS 20060119 (180)
Un Comunicato reso pubblico nel pomeriggio di ieri precisa che, sempre domenica 22, il Cardinale svizzero Georges-Marie Cottier, O.P., presiederà una solenne Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di San Nicola a Friburgo (Svizzera), con la partecipazione di più di 500 Ex-Guardie svizzere.
In occasione della Preghiera dell'Angelus del Santo Padre una formazione d'onore di circa 70 Guardie sarà presente in Piazza San Pietro per ricevere la Benedizione Apostolica come avvenne 500 anni fa sotto Papa Giulio II. Le Ex-Guardie riunite a Friburgo saranno collegate tramite la televisione con Piazza San Pietro.
Il Comunicato precisa che la giornata festiva si concluderà con il conferimento della Medaglia Commemorativa del Santo Padre nel Cortile d'Onore della Guardia Svizzera Pontificia.
.../CENTENARIO GUARDIA SVIZZERA/... VIS 20060119 (180)
CONVEGNO INTERNAZIONALE CARITÀ PROMOSSO COR UNUM
CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN. 2006 (VIS). Il Pontificio Consiglio "Cor Unum" ha promosso un Convegno Internazionale sulla Carità nelle giornate del 23 e 24 gennaio presso l'Aula Nuova del Sinodo in Vaticano. Titolo del Convegno, tratto dalla prima Lettera di San Paolo ai Corinzi, è: "...ma di tutte più grande è la carità!".
Un Comunicato del Pontificio Consiglio "Cor Unum" spiega che il Convegno che si terrà contestualmente alla pubblicazione della prima Enciclica di Benedetto XVI "Deus caritas est", ha l'obiettivo "di tenere vivo nella Chiesa il senso cristiano dell'impegno cristiano a favore del prossimo".
Al Convegno - la cui apertura dei lavori è affidata all'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente di "Cor Unum" - è prevista la partecipazione di 200 persone: Cardinali, Vescovi, Ambasciatori, responsabili di istituzioni internazionali di aiuto e assistenza, responsabili delle Caritas nazionali e di organizzazioni non governative.
Il programma dei lavori di lunedì 23 prevede, nella mattinata, gli interventi di James Wolfensohn, Presidente della Banca Mondiale dal 1995 al 2005 e di Denis Viénot, Presidente di "Caritas Internationalis" i quali, con l'Arcivescovo di Dublino (Irlanda), Diarmuid Martin, in funzione di moderatore, metteranno a confronto i due grandi settori degli aiuti umanitari: quello della società civile e quello del mondo ecclesiale. A mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI rivolgerà alcune parole ai partecipanti al Convegno e nel pomeriggio, il Dr. Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, presenterà sei testimonianze su "esperienze di carità".
Martedì 24, la regista italiana Liliana Cavani, autrice di "Francesco", una biografia di San Francesco d'Assisi, illustrerà come una regista laica sente il richiamo della carità nella rappresentazione dell'amore nelle opere cinematografiche. Il Cardinale Francis George, Arcivescovo di Chicago (Stati Uniti d'America), concluderà con una lezione teologica sulla Carità.
Il Convegno Internazionale terminerà alle 17:00 del 24 gennaio con una Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta dal Cardinale Roger Etchegaray, Vice-Decano del Collegio dei Cardinali e Presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
CON-CU/CONGRESSO CARITÀ/CORDES VIS 20060119 (340)
Un Comunicato del Pontificio Consiglio "Cor Unum" spiega che il Convegno che si terrà contestualmente alla pubblicazione della prima Enciclica di Benedetto XVI "Deus caritas est", ha l'obiettivo "di tenere vivo nella Chiesa il senso cristiano dell'impegno cristiano a favore del prossimo".
Al Convegno - la cui apertura dei lavori è affidata all'Arcivescovo Paul Josef Cordes, Presidente di "Cor Unum" - è prevista la partecipazione di 200 persone: Cardinali, Vescovi, Ambasciatori, responsabili di istituzioni internazionali di aiuto e assistenza, responsabili delle Caritas nazionali e di organizzazioni non governative.
Il programma dei lavori di lunedì 23 prevede, nella mattinata, gli interventi di James Wolfensohn, Presidente della Banca Mondiale dal 1995 al 2005 e di Denis Viénot, Presidente di "Caritas Internationalis" i quali, con l'Arcivescovo di Dublino (Irlanda), Diarmuid Martin, in funzione di moderatore, metteranno a confronto i due grandi settori degli aiuti umanitari: quello della società civile e quello del mondo ecclesiale. A mezzogiorno il Santo Padre Benedetto XVI rivolgerà alcune parole ai partecipanti al Convegno e nel pomeriggio, il Dr. Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, presenterà sei testimonianze su "esperienze di carità".
Martedì 24, la regista italiana Liliana Cavani, autrice di "Francesco", una biografia di San Francesco d'Assisi, illustrerà come una regista laica sente il richiamo della carità nella rappresentazione dell'amore nelle opere cinematografiche. Il Cardinale Francis George, Arcivescovo di Chicago (Stati Uniti d'America), concluderà con una lezione teologica sulla Carità.
Il Convegno Internazionale terminerà alle 17:00 del 24 gennaio con una Celebrazione Eucaristica nella Basilica di San Pietro, presieduta dal Cardinale Roger Etchegaray, Vice-Decano del Collegio dei Cardinali e Presidente emerito del Pontificio Consiglio Giustizia e Pace e del Pontificio Consiglio "Cor Unum".
CON-CU/CONGRESSO CARITÀ/CORDES VIS 20060119 (340)
DELEGAZIONE ECUMENICA DELLA FINLANDIA DAL PAPA
CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto una Delegazione Ecumenica della Finlandia in occasione della Festa di Sant'Enrico, Patrono del Paese.
Ricordando che Giovanni Paolo II aveva accolto anno dopo anno i membri della Delegazione in pellegrinaggio a Roma, Papa Benedetto XVI ha affermato: "Queste visite sono occasione per un ulteriore e proficuo lavoro e per approfondire lo 'ecumenismo spirituale' che esorta i cristiani divisi ad apprezzare ciò che già li unisce".
Il Santo Padre ha sottolineato che "L'attuale Commissione di Dialogo Luterano-Cattolico in Finlandia e Svezia si fonda sull'importante realizzazione della 'Dichiarazione Congiunta sulla Giustificazione' (1999). Nello specifico contesto dei Paesi nordici, la Commissione continua a studiare i progressi e le implicazioni pratiche della 'Dichiarazione Congiunta'. In tal modo cerca di esaminare le differenze ancora esistenti fra luterani e cattolici relative a certe questioni di fede e di vita ecclesiale mentre mantiene una fervente testimonianza della verità del Vangelo".
"In questi giorni in cui si celebra la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, siamo particolarmente consapevoli che l'unità è una grazia, e che dobbiamo costantemente chiedere questo dono al Signore".
Benedetto XVI ha concluso invitando a ringraziare Dio "per i progressi compiuti nei rapporti fra cattolici e luterani e a pregare che il Signore ci ricolmi del Suo Spirito e ci guidi verso la pienezza della verità e dell'amore".
AC/.../DELEGAZIONE ECUMENICA FINLANDIA VIS 20060119 (250)
Ricordando che Giovanni Paolo II aveva accolto anno dopo anno i membri della Delegazione in pellegrinaggio a Roma, Papa Benedetto XVI ha affermato: "Queste visite sono occasione per un ulteriore e proficuo lavoro e per approfondire lo 'ecumenismo spirituale' che esorta i cristiani divisi ad apprezzare ciò che già li unisce".
Il Santo Padre ha sottolineato che "L'attuale Commissione di Dialogo Luterano-Cattolico in Finlandia e Svezia si fonda sull'importante realizzazione della 'Dichiarazione Congiunta sulla Giustificazione' (1999). Nello specifico contesto dei Paesi nordici, la Commissione continua a studiare i progressi e le implicazioni pratiche della 'Dichiarazione Congiunta'. In tal modo cerca di esaminare le differenze ancora esistenti fra luterani e cattolici relative a certe questioni di fede e di vita ecclesiale mentre mantiene una fervente testimonianza della verità del Vangelo".
"In questi giorni in cui si celebra la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, siamo particolarmente consapevoli che l'unità è una grazia, e che dobbiamo costantemente chiedere questo dono al Signore".
Benedetto XVI ha concluso invitando a ringraziare Dio "per i progressi compiuti nei rapporti fra cattolici e luterani e a pregare che il Signore ci ricolmi del Suo Spirito e ci guidi verso la pienezza della verità e dell'amore".
AC/.../DELEGAZIONE ECUMENICA FINLANDIA VIS 20060119 (250)
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Dialogo interreligioso/Ecumenismo
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 19 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Il Signor Günther H. Öttinger, Ministro Presidente del Land Baden-Württemberg (Repubblica Federale di Germania), con la Consorte e Seguito.
- Il Signor Vladimir Gradev, Ambasciatore di Bulgaria, in visita di congedo.
- Tre Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gaspard Mudiso, S.V.D., di Kenge.
- Il Vescovo Edouard Mununu Kasiala, O.C.S.O., di Kikwit.
- Il Vescovo Fidèle Nsielele Zi Mputu, di Kisantu.
Nel pomeriggio di oggi è in programma che il Santo Padre riceva:
- Il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
- Due Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gabriel Kembo Mamputu, di Matadi.
- Il Vescovo Louis Nzala Kianza, di Popokabaka.
AP:AL/.../... VIS 20060119 (150)
- Il Signor Günther H. Öttinger, Ministro Presidente del Land Baden-Württemberg (Repubblica Federale di Germania), con la Consorte e Seguito.
- Il Signor Vladimir Gradev, Ambasciatore di Bulgaria, in visita di congedo.
- Tre Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gaspard Mudiso, S.V.D., di Kenge.
- Il Vescovo Edouard Mununu Kasiala, O.C.S.O., di Kikwit.
- Il Vescovo Fidèle Nsielele Zi Mputu, di Kisantu.
Nel pomeriggio di oggi è in programma che il Santo Padre riceva:
- Il Cardinale Walter Kasper, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani.
- Due Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Vescovo Gabriel Kembo Mamputu, di Matadi.
- Il Vescovo Louis Nzala Kianza, di Popokabaka.
AP:AL/.../... VIS 20060119 (150)
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Visita 'ad Limina Apostolorum'
mercoledì 18 gennaio 2006
PUBBLICAZIONE 25 GENNAIO PRIMA ENCICLICA DI BENEDETTO XVI
CITTA' DEL VATICANO, 18 GEN. 2006 (VIS). Nel corso dell'Udienza Generale di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI ha annunciato la pubblicazione, il 25 gennaio prossimo, della sua prima Enciclica, dal titolo "Deus Caritas est" (Dio è amore). La presentazione ufficiale avrà luogo nella mattinata presso la Sala Stampa della Santa Sede.
Spiegando il contenuto del Documento il Papa ha affermato: "L'amore oggi appare spesso molto lontano da quanto insegna la Chiesa. Si tratta di un unico movimento che ha diverse dimensioni".
La carità - ha spiegato Papa Ratzinger - è "l'amore che rinuncia a sé a favore dell'altro. L'eros si trasforma in agape se uno cerca il bene dell'altro, si trasforma in caritas se si apre alla propria famiglia e all'intera famiglia umana".
L'Enciclica, ha precisato il Santo Padre "cerca anche di dimostrare che l'atto personalissimo dell'amore deve esprimersi nella Chiesa come atto anche organizzativo: se è vero che la Chiesa è espressione di Dio, deve essere vero che l'amore diventa un atto ecclesiale".
"Mi sembra un atto della Provvidenza che sarà pubblicato proprio il 25 gennaio, giornata conclusiva della settimana di preghiera dell'unità dei cristiani, quando per pregare insieme ai fratelli protestanti e ortodossi mi recherò alla Basilica di San Paolo fuori le Mura".
Papa Benedetto XVI ha espresso infine l'auspicio che l'Enciclica possa "illuminare la nostra vita cristiana".
.../ENCICLICA:BENEDETTO XVI/... VIS 20060118 (240)
Spiegando il contenuto del Documento il Papa ha affermato: "L'amore oggi appare spesso molto lontano da quanto insegna la Chiesa. Si tratta di un unico movimento che ha diverse dimensioni".
La carità - ha spiegato Papa Ratzinger - è "l'amore che rinuncia a sé a favore dell'altro. L'eros si trasforma in agape se uno cerca il bene dell'altro, si trasforma in caritas se si apre alla propria famiglia e all'intera famiglia umana".
L'Enciclica, ha precisato il Santo Padre "cerca anche di dimostrare che l'atto personalissimo dell'amore deve esprimersi nella Chiesa come atto anche organizzativo: se è vero che la Chiesa è espressione di Dio, deve essere vero che l'amore diventa un atto ecclesiale".
"Mi sembra un atto della Provvidenza che sarà pubblicato proprio il 25 gennaio, giornata conclusiva della settimana di preghiera dell'unità dei cristiani, quando per pregare insieme ai fratelli protestanti e ortodossi mi recherò alla Basilica di San Paolo fuori le Mura".
Papa Benedetto XVI ha espresso infine l'auspicio che l'Enciclica possa "illuminare la nostra vita cristiana".
.../ENCICLICA:BENEDETTO XVI/... VIS 20060118 (240)
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Enciclica
COMUNIONE IN CRISTO SORREGGE MOVIMENTO ECUMENICO
CITTA' DEL VATICANO, 18 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale odierna alla "Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani" che ha inizio oggi. L'Udienza Generale si è tenuta nell'Aula Paolo VI con la partecipazione di 8.000 persone.
Questa settimana, ha spiegato il Papa, è un "appuntamento importante per riflettere sul dramma della divisione della comunità cristiana e domandare assieme a Gesù stesso 'che tutti siano una cosa sola affinché il mondo creda'".
"La preghiera 'per l'unione di tutti'" - ha proseguito il Pontefice - "coinvolge in forme, tempi e modi diversi cattolici, ortodossi e protestanti, accomunati dalla fede in Gesù Cristo, unico Signore e Salvatore. La preghiera per l'unità fa parte di quel nucleo centrale che il Concilio Vaticano II chiama 'l'anima di tutto il movimento ecumenico' 'Unitatis redintegratio, 8".
"Gli elementi che, nonostante la divisione permanente congiungono ancora i cristiani, sostengono la possibilità di elevare una preghiera comune a Dio. Questa comunione in Cristo sorregge tutto il movimento ecumenico e indica lo scopo stesso della ricerca dell'unità di tutti i cristiani nella Chiesa di Dio. Ciò distingue il movimento ecumenico da ogni altra iniziativa di dialogo e di rapporti con altre religioni e ideologie".
Il Santo Padre ha ricordato che: "Le preghiere comuni che si svolgono nel mondo intero particolarmente in questo periodo, oppure attorno alla Pentecoste, esprimono inoltre la volontà di comune impegno per il ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani".
Ma con le nostre preghiere, ha detto Papa Benedetto, non dobbiamo limitarci ad impetrare. "Possiamo anche ringraziare il Signore per la nuova situazione faticosamente creata dalle relazioni ecumeniche tra i cristiani nella ritrovata fraternità per i forti legami di solidarietà stabiliti, per la crescita della comunione e per le convergenze realizzate certamente in modo diseguale tra i vari dialoghi. Il futuro sta davanti a noi".
Il Papa ha concluso la catechesi citando le parole dell'Enciclica "Ut unum sint" di Giovanni Paolo II "che tanto ha fatto e sofferto per la questione ecumenica": "'riconoscere quanto Dio ha già concesso è la condizione che ci predispone a ricevere quei doni ancora indispensabili per condurre a compimento l'opera ecumenica dell'unità".
AG/UNITÀ CRISTIANI/... VIS 20060118 (370)
Questa settimana, ha spiegato il Papa, è un "appuntamento importante per riflettere sul dramma della divisione della comunità cristiana e domandare assieme a Gesù stesso 'che tutti siano una cosa sola affinché il mondo creda'".
"La preghiera 'per l'unione di tutti'" - ha proseguito il Pontefice - "coinvolge in forme, tempi e modi diversi cattolici, ortodossi e protestanti, accomunati dalla fede in Gesù Cristo, unico Signore e Salvatore. La preghiera per l'unità fa parte di quel nucleo centrale che il Concilio Vaticano II chiama 'l'anima di tutto il movimento ecumenico' 'Unitatis redintegratio, 8".
"Gli elementi che, nonostante la divisione permanente congiungono ancora i cristiani, sostengono la possibilità di elevare una preghiera comune a Dio. Questa comunione in Cristo sorregge tutto il movimento ecumenico e indica lo scopo stesso della ricerca dell'unità di tutti i cristiani nella Chiesa di Dio. Ciò distingue il movimento ecumenico da ogni altra iniziativa di dialogo e di rapporti con altre religioni e ideologie".
Il Santo Padre ha ricordato che: "Le preghiere comuni che si svolgono nel mondo intero particolarmente in questo periodo, oppure attorno alla Pentecoste, esprimono inoltre la volontà di comune impegno per il ristabilimento della piena comunione di tutti i cristiani".
Ma con le nostre preghiere, ha detto Papa Benedetto, non dobbiamo limitarci ad impetrare. "Possiamo anche ringraziare il Signore per la nuova situazione faticosamente creata dalle relazioni ecumeniche tra i cristiani nella ritrovata fraternità per i forti legami di solidarietà stabiliti, per la crescita della comunione e per le convergenze realizzate certamente in modo diseguale tra i vari dialoghi. Il futuro sta davanti a noi".
Il Papa ha concluso la catechesi citando le parole dell'Enciclica "Ut unum sint" di Giovanni Paolo II "che tanto ha fatto e sofferto per la questione ecumenica": "'riconoscere quanto Dio ha già concesso è la condizione che ci predispone a ricevere quei doni ancora indispensabili per condurre a compimento l'opera ecumenica dell'unità".
AG/UNITÀ CRISTIANI/... VIS 20060118 (370)
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Udienza generale
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 18 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:
- Il Sacerdote Remídio José Bohn, finora Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora do Rosário" e Vicario Episcopale dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (Brasile), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (superficie: 18.598; popolazione: 3.306.657; cattolici: 2.475.398; sacerdoti: 400; religiosi: 2.035; diaconi permanenti: 33), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Feliz (Brasile) nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975.
- Il Padre Alessandro Carmelo Ruffinoni, C.S., finora Superiore Provinciale della Provincia degli Scalabriniani con sede a Porto Alegre (Brasile), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (superficie: 18.598; popolazione: 3.306.657; cattolici: 2.475.398; sacerdoti: 400; religiosi: 2.035; diaconi permanenti: 33), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1943 a Piazza Brembana (Bergamo), ha emesso la professione religiosa nella Congregazione degli Scalabriniani nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970.
- Il Vescovo Salvatore Fisichella, che è Ausiliare di Roma, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per un ulteriore quadriennio, a norma dell'Articolo 10 degli Statuti della medesima Università.
- Il Monsignore Livio Melina, che è Ordinario di Teologia morale fondamentale e Vice-Preside della Sezione Centrale del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Preside del medesimo Istituto, per il prossimo quadriennio, a norma dell'Articolo 8 degli Statuti dello stesso Istituto.
NEA:NA/.../... VIS 20060118 (220)
- Il Sacerdote Remídio José Bohn, finora Parroco della Parrocchia "Nossa Senhora do Rosário" e Vicario Episcopale dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (Brasile), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (superficie: 18.598; popolazione: 3.306.657; cattolici: 2.475.398; sacerdoti: 400; religiosi: 2.035; diaconi permanenti: 33), Brasile. Il Vescovo eletto è nato a Feliz (Brasile) nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975.
- Il Padre Alessandro Carmelo Ruffinoni, C.S., finora Superiore Provinciale della Provincia degli Scalabriniani con sede a Porto Alegre (Brasile), Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Porto Alegre (superficie: 18.598; popolazione: 3.306.657; cattolici: 2.475.398; sacerdoti: 400; religiosi: 2.035; diaconi permanenti: 33), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1943 a Piazza Brembana (Bergamo), ha emesso la professione religiosa nella Congregazione degli Scalabriniani nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970.
- Il Vescovo Salvatore Fisichella, che è Ausiliare di Roma, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense, per un ulteriore quadriennio, a norma dell'Articolo 10 degli Statuti della medesima Università.
- Il Monsignore Livio Melina, che è Ordinario di Teologia morale fondamentale e Vice-Preside della Sezione Centrale del Pontificio Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, Preside del medesimo Istituto, per il prossimo quadriennio, a norma dell'Articolo 8 degli Statuti dello stesso Istituto.
NEA:NA/.../... VIS 20060118 (220)
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martedì 17 gennaio 2006
SETTIMANA DI PREGHIERA PER L'UNITÀ DEI CRISTIANI
CITTA' DEL VATICANO, 17 GEN. 2006 (VIS). Domani ha inizio la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani, che tradizionalmente si celebra dal 18 al 25 gennaio. Il tema prescelto per il 2006 è: "Se due o tre si riuniscono per invocare il mio nome io sono in mezzo a loro" (Matteo 18,20).
I testi di quest'anno sono stati preparati da un gruppo ecumenico di Dublino (Irlanda), designato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione "Fede e Costituzione" del Consiglio Ecumenico delle Chiese.
Ogni giorno della settimana sarà trattato un tema distinto:
18 gennaio: "Uniti nella presenza di Cristo. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo" (Efesini 4, 5-6).
19 gennaio: "Costruire l'unità dei cristiani con Gesù in mezzo a noi. Ecumenismo quotidiano. Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Giovanni 13, 14).
20 gennaio: "Pregare insieme nel nome di Gesù. Il Signore è disposto a perdonarvi" (Isaia 30, 18).
21 gennaio: "Dal passato al futuro: perdono guarigione delle memorie. Non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette". (Matteo 18, 22).
22 gennaio: "Dio presente in mezzo a noi: un imperativo alla pace. Il Signore dell'universo è con noi". (Salmo 46).
23 gennaio: "Missione nel nome di Gesù. Il Padre vostro che è in cielo vuole che nessuna di queste persone semplici vada perduta" (Matteo 18, 14).
24 gennaio: "Riconoscere la presenza di Dio nell'altro: accogliere l'altro nel nome di
Gesù. E chi per amor mio accoglie un bambino come questo, accoglie me (Matteo 18,5).
25 gennaio: "Uniti nella speranza. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi" (Giovanni 14,20).
La data tradizionale per la celebrazione della Settimana per l'Unità di Cristiani è il mese di gennaio, ma nell'emisfero sud - essendo periodo di vacanza - le Chiese possono scegliere altre date, per esempio il periodo di Pentecoste, che è una data simbolica per l'unità della Chiesa suggerita dal movimento Fede e Costituzione nel 1926.
Mercoledì 25 gennaio, Festa della Conversione di San Paolo Apostolo, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà nella Basilica di San Paolo fuori le Mura le celebrazione dei Vespri che concluderanno la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2006.
.../SETTIMANA PREGHIERA UNITÀ CRISTIANI/... VIS 20060117 (400)
I testi di quest'anno sono stati preparati da un gruppo ecumenico di Dublino (Irlanda), designato dal Pontificio Consiglio per la Promozione dell'Unità dei Cristiani e dalla Commissione "Fede e Costituzione" del Consiglio Ecumenico delle Chiese.
Ogni giorno della settimana sarà trattato un tema distinto:
18 gennaio: "Uniti nella presenza di Cristo. Uno solo è il Signore, una sola è la fede, uno solo è il battesimo" (Efesini 4, 5-6).
19 gennaio: "Costruire l'unità dei cristiani con Gesù in mezzo a noi. Ecumenismo quotidiano. Anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri" (Giovanni 13, 14).
20 gennaio: "Pregare insieme nel nome di Gesù. Il Signore è disposto a perdonarvi" (Isaia 30, 18).
21 gennaio: "Dal passato al futuro: perdono guarigione delle memorie. Non dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette". (Matteo 18, 22).
22 gennaio: "Dio presente in mezzo a noi: un imperativo alla pace. Il Signore dell'universo è con noi". (Salmo 46).
23 gennaio: "Missione nel nome di Gesù. Il Padre vostro che è in cielo vuole che nessuna di queste persone semplici vada perduta" (Matteo 18, 14).
24 gennaio: "Riconoscere la presenza di Dio nell'altro: accogliere l'altro nel nome di
Gesù. E chi per amor mio accoglie un bambino come questo, accoglie me (Matteo 18,5).
25 gennaio: "Uniti nella speranza. In quel giorno conoscerete che io vivo unito al Padre, e voi siete uniti a me e io a voi" (Giovanni 14,20).
La data tradizionale per la celebrazione della Settimana per l'Unità di Cristiani è il mese di gennaio, ma nell'emisfero sud - essendo periodo di vacanza - le Chiese possono scegliere altre date, per esempio il periodo di Pentecoste, che è una data simbolica per l'unità della Chiesa suggerita dal movimento Fede e Costituzione nel 1926.
Mercoledì 25 gennaio, Festa della Conversione di San Paolo Apostolo, il Santo Padre Benedetto XVI presiederà nella Basilica di San Paolo fuori le Mura le celebrazione dei Vespri che concluderanno la Settimana di Preghiera per l'Unità dei Cristiani 2006.
.../SETTIMANA PREGHIERA UNITÀ CRISTIANI/... VIS 20060117 (400)
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ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 17 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha nominato il Sacerdote Guillermo Orozco Montoya, Vescovo di San José del Guaviare (superficie: 42.327; popolazione: 120.000; cattolici: 108.500; sacerdoti: 23: religiosi: 4; diaconi permanenti: 3), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Sonsón (Colombia) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970. Dal 2000 è stato Direttore del Dipartimento per la Pastorale dei Ministeri Gerarchici del Segretariato dell'Episcopato colombiano. Il Vescovo Orozco Montoya succede al Vescovo Belarmino Correa Yepes, M.X.Y., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha eretto la nuova Diocesi di El Banco (Colombia), con territorio dismembrato dalle Diocesi di Santa Marta e Valedupar, rendendola suffraganea dall'Arcidiocesi Metropolitana di Barranquilla.
- Ha nominato il Padre Jaime Enrique Duque Correa, M.X.Y., primo Vescovo della Diocesi di El Banco (superficie: 11.855; popolazione: 389.641; sacerdoti: 18), Colombia. Il Vescovo eletto è nato nel 1943 a Medellín (Colombia), ha emesso la professione perpetua nell'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal nel 1966 ed è stato ordinato sacerdote nel 1967. Dal 2000 è stato Parroco di Emaús a Medellín (Colombia).
- Ha nominato il Reverendo Paul Hwang Cheol-soo, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Pusan (superficie: 3.267; popolazione: 5.437.906; cattolici: 379.030; sacerdoti: 313; religiosi: 661), Corea. Il Vescovo eletto, già Cancelliere diocesano, è nato nel 1953 a Miriang (Corea) ed è stato ordinato sacerdote nel 1983.
NER:RE:ECE:NEA/.../... VIS 20060117 (240)
- Ha nominato il Sacerdote Guillermo Orozco Montoya, Vescovo di San José del Guaviare (superficie: 42.327; popolazione: 120.000; cattolici: 108.500; sacerdoti: 23: religiosi: 4; diaconi permanenti: 3), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Sonsón (Colombia) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1970. Dal 2000 è stato Direttore del Dipartimento per la Pastorale dei Ministeri Gerarchici del Segretariato dell'Episcopato colombiano. Il Vescovo Orozco Montoya succede al Vescovo Belarmino Correa Yepes, M.X.Y., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi presentata per raggiunti limiti d'età.
- Ha eretto la nuova Diocesi di El Banco (Colombia), con territorio dismembrato dalle Diocesi di Santa Marta e Valedupar, rendendola suffraganea dall'Arcidiocesi Metropolitana di Barranquilla.
- Ha nominato il Padre Jaime Enrique Duque Correa, M.X.Y., primo Vescovo della Diocesi di El Banco (superficie: 11.855; popolazione: 389.641; sacerdoti: 18), Colombia. Il Vescovo eletto è nato nel 1943 a Medellín (Colombia), ha emesso la professione perpetua nell'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal nel 1966 ed è stato ordinato sacerdote nel 1967. Dal 2000 è stato Parroco di Emaús a Medellín (Colombia).
- Ha nominato il Reverendo Paul Hwang Cheol-soo, Vescovo Ausiliare della Diocesi di Pusan (superficie: 3.267; popolazione: 5.437.906; cattolici: 379.030; sacerdoti: 313; religiosi: 661), Corea. Il Vescovo eletto, già Cancelliere diocesano, è nato nel 1953 a Miriang (Corea) ed è stato ordinato sacerdote nel 1983.
NER:RE:ECE:NEA/.../... VIS 20060117 (240)
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Nomine ed altri atti pontifici
lunedì 16 gennaio 2006
CRISTO CI VIENE INCONTRO PER DONARCI PIENEZZA DI VITA
CITTA' DEL VATICANO, 15 GEN. 2006 (VIS). Nelle sue riflessioni precedenti la recita dell'Angelus con le migliaia di pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato l'inizio del tempo ordinario dell'anno liturgico che "ci invita a vivere la nostra vita ordinaria come un itinerario di santità, e cioè di fede e di amicizia con Gesù, continuamente scoperto e riscoperto quale Maestro e Signore, Via, Verità e Vita dell'uomo".
Il Papa ha citato la pagina del Vangelo di San Giovanni che narra il primo incontro tra Gesù e alcuni di coloro che diventeranno suoi apostoli. Due dei discepoli di San Giovanni Battista, si legge nel testo evangelico, seguirono il Cristo, il quale domandò loro: "Che cosa cercate? Gesù li invitò a seguirlo e a stare un po' con Lui ed uno di loro, Andrea, disse al fratello Simone: "Abbiamo trovato il Messia".
Ecco due parole singolarmente significative" - ha detto il Santo Padre - "'cercare', 'trovare'. Possiamo estrarre dalla pagina evangelica odierna questi due verbi e ricavare un'indicazione fondamentale per il nuovo anno, che vogliamo sia un tempo in cui rinnovare il nostro cammino spirituale con Gesù, nella gioia di cercarlo e di trovarlo incessantemente".
"La gioia più vera, infatti," - ha proseguito il Pontefice - "sta nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto, amato, grazie ad una continua tensione della mente e del cuore. (...) L'amicizia col Maestro assicura all'anima pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si 'sente' e non si 'vede' più la presenza di Dio, l'amicizia di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci dal suo amore. Cercare e trovare Cristo, sorgente inesauribile di verità e di vita: la parola di Dio ci invita a riprendere, all'inizio di un nuovo anno, questo cammino di fede mai concluso".
"Per il credente" - ha concluso il Santo Padre - "è sempre un'incessante ricerca e una nuova scoperta, perchè Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ma noi, il mondo, la storia, non siamo mai gli stessi, ed Egli ci viene incontro per donarci la sua comunione e la pienezza della vita".
ANG/ANNO LITURGICO/... VIS 20060116 (380)
Il Papa ha citato la pagina del Vangelo di San Giovanni che narra il primo incontro tra Gesù e alcuni di coloro che diventeranno suoi apostoli. Due dei discepoli di San Giovanni Battista, si legge nel testo evangelico, seguirono il Cristo, il quale domandò loro: "Che cosa cercate? Gesù li invitò a seguirlo e a stare un po' con Lui ed uno di loro, Andrea, disse al fratello Simone: "Abbiamo trovato il Messia".
Ecco due parole singolarmente significative" - ha detto il Santo Padre - "'cercare', 'trovare'. Possiamo estrarre dalla pagina evangelica odierna questi due verbi e ricavare un'indicazione fondamentale per il nuovo anno, che vogliamo sia un tempo in cui rinnovare il nostro cammino spirituale con Gesù, nella gioia di cercarlo e di trovarlo incessantemente".
"La gioia più vera, infatti," - ha proseguito il Pontefice - "sta nel rapporto con Lui incontrato, seguito, conosciuto, amato, grazie ad una continua tensione della mente e del cuore. (...) L'amicizia col Maestro assicura all'anima pace profonda e serenità anche nei momenti bui e nelle prove più ardue. Quando la fede si imbatte in notti oscure, nelle quali non si 'sente' e non si 'vede' più la presenza di Dio, l'amicizia di Gesù garantisce che in realtà nulla può mai separarci dal suo amore. Cercare e trovare Cristo, sorgente inesauribile di verità e di vita: la parola di Dio ci invita a riprendere, all'inizio di un nuovo anno, questo cammino di fede mai concluso".
"Per il credente" - ha concluso il Santo Padre - "è sempre un'incessante ricerca e una nuova scoperta, perchè Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre, ma noi, il mondo, la storia, non siamo mai gli stessi, ed Egli ci viene incontro per donarci la sua comunione e la pienezza della vita".
ANG/ANNO LITURGICO/... VIS 20060116 (380)
MONDO SAREBBE MIGLIORE SE OGNUNO SVOLGESSE SUO DOVERE
CITTA' DEL VATICANO, 14 GEN. 2006 (VIS). Seguendo una tradizione che ogni anno si rinnova, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi i dirigenti e il Personale dell'Ispettorato Generale di Pubblica Sicurezza presso il Vaticano che provvedono a garantire la sicurezza in Piazza San Pietro e nelle adiacenze del Vaticano.
Garantire l'ordine e la sicurezza, ha affermato il Papa, è "un compito che domanda preparazione tecnica e professionale congiunta a non poca pazienza, vigilanza costante, cortesia e spirito di sacrificio".
Il Santo Padre ha ricordato "il grande sforzo" dispiegato dagli Agenti dell'Ispettorato e da diverse componenti delle Forze Armate Italiane nei giorni della malattia, della morte e dei funerali di Giovanni Paolo II ed "in occasione delle mia elezione alla Sede di Pietro. Profitto dell'odierno incontro" - ha detto - "per rinnovare il grazie più sincero mio e dei miei collaboratori a tutti coloro che in quelle storiche circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità, ed il mondo intero ha potuto ammirare l'efficienza dell'organizzazione dispiegata".
Ribadendo l'importanza di "lavorare sempre in armonia e con sincera cooperazione", il Papa ha detto: "Le famiglie, le comunità, le varie organizzazioni, le nazioni ed il mondo stesso sarebbero migliori se, come in un corpo sano e ben compaginato, ogni membro svolgesse con coscienza ed altruismo il proprio compito, piccolo o grande che sia".
Benedetto XVI ha concluso il suo breve discorso con queste parole: "Cari amici, apriamo il cuore a Cristo ed accogliamo con fiducia il suo Vangelo, preziosa regola di vita per coloro che sono alla ricerca del senso vero dell'esistenza umana".
AC/.../AGENTI PUBBLICA SICUREZZA VIS 20060116 (280)
Garantire l'ordine e la sicurezza, ha affermato il Papa, è "un compito che domanda preparazione tecnica e professionale congiunta a non poca pazienza, vigilanza costante, cortesia e spirito di sacrificio".
Il Santo Padre ha ricordato "il grande sforzo" dispiegato dagli Agenti dell'Ispettorato e da diverse componenti delle Forze Armate Italiane nei giorni della malattia, della morte e dei funerali di Giovanni Paolo II ed "in occasione delle mia elezione alla Sede di Pietro. Profitto dell'odierno incontro" - ha detto - "per rinnovare il grazie più sincero mio e dei miei collaboratori a tutti coloro che in quelle storiche circostanze hanno offerto il loro apporto perché tutto si svolgesse con ordine e tranquillità, ed il mondo intero ha potuto ammirare l'efficienza dell'organizzazione dispiegata".
Ribadendo l'importanza di "lavorare sempre in armonia e con sincera cooperazione", il Papa ha detto: "Le famiglie, le comunità, le varie organizzazioni, le nazioni ed il mondo stesso sarebbero migliori se, come in un corpo sano e ben compaginato, ogni membro svolgesse con coscienza ed altruismo il proprio compito, piccolo o grande che sia".
Benedetto XVI ha concluso il suo breve discorso con queste parole: "Cari amici, apriamo il cuore a Cristo ed accogliamo con fiducia il suo Vangelo, preziosa regola di vita per coloro che sono alla ricerca del senso vero dell'esistenza umana".
AC/.../AGENTI PUBBLICA SICUREZZA VIS 20060116 (280)
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 16 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate.
- Il Signor Filip Vujanovic, Presidente della Repubblica di Montenegro, con la Consorte e Seguito.
- Sette Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Cardinale Frédéric Etsou-Nzabi-Bamungwabi, C.I.C.M., Arcivescovo di Kinshasa, con gli Ausiliari Vescovo Daniel Nlandu Mayi, Vescovo Dominique Bulamatari e Vescovo Edouard Kisonga, S.S.S..
- Il Vescovo Cyprien Mbuka, C.I.C.M., di Boma.
- Il Vescovo Louis Mbwôl-Mpasi, O.M.I., di Idiofa
- Il Vescovo Philippe Nkiere Kena, C.I.C.M., di Inongo.
Sabato 14 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Cardinale Jean-Marie Lustiger, Arcivescovo emerito di Parigi (Francia).
- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060116 (140)
- Il Signor Filip Vujanovic, Presidente della Repubblica di Montenegro, con la Consorte e Seguito.
- Sette Presuli della Conferenza Episcopale della Repubblica Democratica del Congo, in Visita "ad Limina Apostolorum":
- Il Cardinale Frédéric Etsou-Nzabi-Bamungwabi, C.I.C.M., Arcivescovo di Kinshasa, con gli Ausiliari Vescovo Daniel Nlandu Mayi, Vescovo Dominique Bulamatari e Vescovo Edouard Kisonga, S.S.S..
- Il Vescovo Cyprien Mbuka, C.I.C.M., di Boma.
- Il Vescovo Louis Mbwôl-Mpasi, O.M.I., di Idiofa
- Il Vescovo Philippe Nkiere Kena, C.I.C.M., di Inongo.
Sabato 14 gennaio il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate:
- Il Cardinale Jean-Marie Lustiger, Arcivescovo emerito di Parigi (Francia).
- Il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AP/.../... VIS 20060116 (140)
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Visita 'ad Limina Apostolorum'
AL RABBINO CAPO DI ROMA: TRASMETTIAMO INSIEME DECALOGO
CITTA' DEL VATICANO, 16 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto oggi in Vaticano una Delegazione della Comunità Ebraica di Roma accompagnata dal Rabbino Capo, Dottor Riccardo Di Segni.
Papa Benedetto XVI ha iniziato il suo breve discorso citando il canto di grazie di Mosè dopo la traversata del Mar Rosso. "La vostra visita" - ha detto il Santo Padre - "mi arreca grande gioia, e mi spinge a rinnovare con voi questo medesimo cantico di gratitudine per la salvezza ottenuta. Il popolo di Israele è stato liberato varie volte dalle mani dei nemici, e nei secoli dell'antisemitismo, nei momenti drammatici della Shoà, la mano dell'Onnipotente lo ha sorretto e guidato. Sempre la predilezione del Dio dell'Alleanza lo ha accompagnato, dandogli forza per superare le prove. Di questa amorevole attenzione divina può rendere testimonianza anche la vostra comunità ebraica, presente nella città di Roma da oltre duemila anni".
"A voi è vicina la Chiesa cattolica e vi è amica. (...) Dopo il Concilio Vaticano II, è andata crescendo questa stima e reciproca fiducia. Si sono sviluppati contatti sempre più fraterni e cordiali, intensificatisi lungo il Pontificato del venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II".
"In Cristo noi partecipiamo della vostra stessa eredità dei Padri, per servire l'Onnipotente (...) innestati sull'unico tronco santo del Popolo di Dio. Ciò rende noi cristiani consapevoli che, insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell'amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l'odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell'animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?".
Il Papa ha concluso il suo discorso formulando al Rabbino fervidi voti augurali per la sua missione ed affermando: "Sono, poi, tante le urgenze e le sfide, a Roma e nel mondo, che ci sollecitano ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità). Insieme possiamo collaborare nel trasmettere la fiaccola del Decalogo e della speranza alle giovani generazioni".
AC/COMUNITÀ EBRAICA ROMA/DI SEGNI VIS 20060116 (390)
Papa Benedetto XVI ha iniziato il suo breve discorso citando il canto di grazie di Mosè dopo la traversata del Mar Rosso. "La vostra visita" - ha detto il Santo Padre - "mi arreca grande gioia, e mi spinge a rinnovare con voi questo medesimo cantico di gratitudine per la salvezza ottenuta. Il popolo di Israele è stato liberato varie volte dalle mani dei nemici, e nei secoli dell'antisemitismo, nei momenti drammatici della Shoà, la mano dell'Onnipotente lo ha sorretto e guidato. Sempre la predilezione del Dio dell'Alleanza lo ha accompagnato, dandogli forza per superare le prove. Di questa amorevole attenzione divina può rendere testimonianza anche la vostra comunità ebraica, presente nella città di Roma da oltre duemila anni".
"A voi è vicina la Chiesa cattolica e vi è amica. (...) Dopo il Concilio Vaticano II, è andata crescendo questa stima e reciproca fiducia. Si sono sviluppati contatti sempre più fraterni e cordiali, intensificatisi lungo il Pontificato del venerato mio Predecessore Giovanni Paolo II".
"In Cristo noi partecipiamo della vostra stessa eredità dei Padri, per servire l'Onnipotente (...) innestati sull'unico tronco santo del Popolo di Dio. Ciò rende noi cristiani consapevoli che, insieme con voi, abbiamo la responsabilità di cooperare al bene di tutti i popoli, nella giustizia e nella pace, nella verità e nella libertà, nella santità e nell'amore. Alla luce di questa comune missione non possiamo non denunciare e combattere con decisione l'odio e le incomprensioni, le ingiustizie e le violenze che continuano a seminare preoccupazioni nell'animo degli uomini e delle donne di buona volontà. In tale contesto, come non essere addolorati e preoccupati per le rinnovate manifestazioni di antisemitismo che talora si registrano?".
Il Papa ha concluso il suo discorso formulando al Rabbino fervidi voti augurali per la sua missione ed affermando: "Sono, poi, tante le urgenze e le sfide, a Roma e nel mondo, che ci sollecitano ad unire le nostre mani e i nostri cuori in concrete iniziative di solidarietà, di tzedek (giustizia) e di tzedekah (carità). Insieme possiamo collaborare nel trasmettere la fiaccola del Decalogo e della speranza alle giovani generazioni".
AC/COMUNITÀ EBRAICA ROMA/DI SEGNI VIS 20060116 (390)
VINCERE DISCRIMINAZIONE, INGIUSTIZIA E DISPREZZO PERSONA
CITTA' DEL VATICANO, 15 GEN. 2006 (VIS). Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre ha ricordato che oggi ricorre la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato e che la Diocesi di Roma celebra la Giornata della Scuola Cattolica.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha affermato che le migrazioni "costituiscono un fenomeno assai diffuso nel mondo attuale: sono un 'segno dei tempi'. Tale fenomeno si presenta molto variegato: la migrazione infatti può essere volontaria o forzata, legale o clandestina, per motivi di lavoro o di studio".
"Se, da una parte" - ha proseguito il Pontefice - "si afferma il rispetto delle diversità etniche e culturali, dall'altra permangono difficoltà di accoglienza e di integrazione".
"La Chiesa invita a cogliere il positivo che questo segno dei tempi porta in sé, vincendo ogni forma di discriminazione, di ingiustizia e di disprezzo della persona umana, perchè ogni uomo è immagine di Dio".
Successivamente in merito alla celebrazione della Giornata della Scuola Cattolica il Papa ha detto: "Saluto i dirigenti, gli insegnanti, i genitori e gli alunni qui convenuti, e li incoraggio a proseguire nell'impegno per un'educazione integrale, che si sforzi di unire la qualità dell'istruzione e la concezione cristiana dell'uomo e della società".
"Auspico" - ha detto infine Benedetto XVI - "che sia costante la collaborazione tra famiglia e scuola, come pure che il servizio assicurato dalle scuole cattoliche sia pienamente riconosciuto".
ANG/MIGRANTI:SCUOLA CATTOLICA/... VIS 20060116 (240)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha affermato che le migrazioni "costituiscono un fenomeno assai diffuso nel mondo attuale: sono un 'segno dei tempi'. Tale fenomeno si presenta molto variegato: la migrazione infatti può essere volontaria o forzata, legale o clandestina, per motivi di lavoro o di studio".
"Se, da una parte" - ha proseguito il Pontefice - "si afferma il rispetto delle diversità etniche e culturali, dall'altra permangono difficoltà di accoglienza e di integrazione".
"La Chiesa invita a cogliere il positivo che questo segno dei tempi porta in sé, vincendo ogni forma di discriminazione, di ingiustizia e di disprezzo della persona umana, perchè ogni uomo è immagine di Dio".
Successivamente in merito alla celebrazione della Giornata della Scuola Cattolica il Papa ha detto: "Saluto i dirigenti, gli insegnanti, i genitori e gli alunni qui convenuti, e li incoraggio a proseguire nell'impegno per un'educazione integrale, che si sforzi di unire la qualità dell'istruzione e la concezione cristiana dell'uomo e della società".
"Auspico" - ha detto infine Benedetto XVI - "che sia costante la collaborazione tra famiglia e scuola, come pure che il servizio assicurato dalle scuole cattoliche sia pienamente riconosciuto".
ANG/MIGRANTI:SCUOLA CATTOLICA/... VIS 20060116 (240)
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Educazione
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 16 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre:
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Saint-Flour (Francia), presentata dal Vescovo René Séjourné, per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Padre John Hung Shan-chuan, S.V.D., Vescovo di Kiayi (superficie: 3.244; popolazione: 1.573.098; cattolici: 10.033; sacerdoti: 57; religiosi: 58), Taiwan. Il Vescovo eletto, finora Direttore della Scuola Cattolica di Kiayi e Professore presso l'Università Cattolica di Taipei, è nato nel 1943 nell'isola di Penghu (Taiwan), ha emesso la professione perpetua nella Congregazione dei Verbiti nel 1973 ed è stato ordinato sacerdote nello stesso anno.
Sabato 14 gennaio è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato:
- Il Monsignore Marlo Mendoza Peralta, Vescovo Coadiutore di Alaminos (superficie: 2.449; popolazione: 562.364; cattolici: 445.573; sacerdoti: 37; religiosi: 82), Filippine. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale e Parroco della Parrocchia di San Nino a Binalonan, è nato a San Carlos (Filippine), nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975.
- Il Monsignor Roberto Calara Mallari, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di San Fernando (superficie: 2.180; popolazione: 3.000.000; cattolici: 2.800.000; sacerdoti: 162; religiosi: 204), Filippine. Il Vescovo eletto, finora Parroco della parrocchia di "Our Lord's Ascension" e Segretario Esecutivo della Commissione Episcopale per la Famiglia, è nato a Masantol (Filippine), nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.
- Il Professor Hsin-Chi Kuan, che è Presidente del Dipartimento del Governo e della Pubblica Amministrazione alla Chinese University di Hong Kong (Cina), Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
Sua Beatitudine il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Siro-Malabarese, ha accettato con il consenso del Sinodo Permanente, in conformità al canone 210, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, la rinuncia dell'Arcivescovo Kuriakose Kunnacherry, Metropolita di Kottayam dei Siro-Malabaresi (India). Gli succede l'Arcivescovo Mathew Moolakkatt, O.S.B., finora Arcivescovo Coadiutore della medesima Arcieparchia Metropolitana.
RE:NER:NEC:NEA:NA/.../... VIS 20060116 (310)
- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Saint-Flour (Francia), presentata dal Vescovo René Séjourné, per raggiunti limiti d'età.
- Ha nominato il Padre John Hung Shan-chuan, S.V.D., Vescovo di Kiayi (superficie: 3.244; popolazione: 1.573.098; cattolici: 10.033; sacerdoti: 57; religiosi: 58), Taiwan. Il Vescovo eletto, finora Direttore della Scuola Cattolica di Kiayi e Professore presso l'Università Cattolica di Taipei, è nato nel 1943 nell'isola di Penghu (Taiwan), ha emesso la professione perpetua nella Congregazione dei Verbiti nel 1973 ed è stato ordinato sacerdote nello stesso anno.
Sabato 14 gennaio è stato reso noto che il Santo Padre ha nominato:
- Il Monsignore Marlo Mendoza Peralta, Vescovo Coadiutore di Alaminos (superficie: 2.449; popolazione: 562.364; cattolici: 445.573; sacerdoti: 37; religiosi: 82), Filippine. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale e Parroco della Parrocchia di San Nino a Binalonan, è nato a San Carlos (Filippine), nel 1950 ed è stato ordinato sacerdote nel 1975.
- Il Monsignor Roberto Calara Mallari, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di San Fernando (superficie: 2.180; popolazione: 3.000.000; cattolici: 2.800.000; sacerdoti: 162; religiosi: 204), Filippine. Il Vescovo eletto, finora Parroco della parrocchia di "Our Lord's Ascension" e Segretario Esecutivo della Commissione Episcopale per la Famiglia, è nato a Masantol (Filippine), nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.
- Il Professor Hsin-Chi Kuan, che è Presidente del Dipartimento del Governo e della Pubblica Amministrazione alla Chinese University di Hong Kong (Cina), Membro Ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali.
Sua Beatitudine il Cardinale Varkey Vithayathil, Arcivescovo Maggiore della Chiesa Siro-Malabarese, ha accettato con il consenso del Sinodo Permanente, in conformità al canone 210, del Codice dei Canoni delle Chiese Orientali, la rinuncia dell'Arcivescovo Kuriakose Kunnacherry, Metropolita di Kottayam dei Siro-Malabaresi (India). Gli succede l'Arcivescovo Mathew Moolakkatt, O.S.B., finora Arcivescovo Coadiutore della medesima Arcieparchia Metropolitana.
RE:NER:NEC:NEA:NA/.../... VIS 20060116 (310)
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Nomine ed altri atti pontifici
venerdì 13 gennaio 2006
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 13 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- Il Cardinale Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
- Il Vescovo Salvatore Fisichella, Ausiliare di Roma e Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense.
- Il Reverendo Don Pascual Chávez Villanueva, S.D.B., Rettore Maggiore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco (Salesiani).
Nel pomeriggio di oggi è in programma che il Santo Padre riceva:
- L'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.
- Il Padre Dom Edmund Power, O.S.B., Abate dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura.
AP/.../... VIS 20060113 (100)
- Il Cardinale Sergio Sebastiani, Presidente della Prefettura degli Affari Economici della Santa Sede.
- Il Vescovo Salvatore Fisichella, Ausiliare di Roma e Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense.
- Il Reverendo Don Pascual Chávez Villanueva, S.D.B., Rettore Maggiore della Società Salesiana di San Giovanni Bosco (Salesiani).
Nel pomeriggio di oggi è in programma che il Santo Padre riceva:
- L'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi.
- Il Padre Dom Edmund Power, O.S.B., Abate dell'Abbazia di San Paolo fuori le Mura.
AP/.../... VIS 20060113 (100)
IL SANTO PADRE BENEDETTO XVI RICEVE I SEDIARI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 13 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in udienza i Sediari Pontifici, incaricati, nel corso dei secoli, di portare la sedia gestatoria e che, attualmente, assicurano la loro opera presso la Casa Pontificia.
"Quella di Sediario Pontificio" - ha detto il Papa - "è una mansione antica, che nel corso dei secoli si è evoluta secondo diverse modalità, legate alle usanze e alle necessità dei tempi. (...) Come ricorda la stessa denominazione, il vostro è un compito da sempre legato alla Sede di Pietro".
"Il vostro lavoro, pertanto, si inserisce in un contesto dove tutto deve parlare a tutti della Chiesa di Cristo, e deve farlo in modo coerente, imitando Colui che 'non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. In quest'ottica vanno viste le recenti riforme attuate dai miei venerati Predecessori, in particolare dal Papa Paolo VI, cui spettò l'attuazione delle nuove istanze conciliari. È stato semplificato il cerimoniale, per ricondurlo a una maggiore sobrietà, meglio intonata al messaggio cristiano e alle esigenze dei tempi".
Il Papa ha espresso ai Sediari "apprezzamento e riconoscenza per il contributo che rendete all'ordinato svolgimento delle udienze e delle celebrazioni pontificie" ed ha ricordato loro che: "Solerzia, cortesia e discrezione sono i tratti che devono distinguervi nel vostro lavoro, manifestando concretamente il vostro amore per la Chiesa e la vostra dedizione al Successore di Pietro".
"Il mio augurio, cari amici" - ha concluso il Pontefice - "è che possiate sempre essere, in Vaticano come a casa, in parrocchia e in ogni ambiente, persone servizievoli e attente al prossimo. È questo un insegnamento prezioso per i vostri figli e nipoti, che apprenderanno dal vostro esempio come l'essere al servizio della Santa Sede comporti prima di tutto una mentalità e uno stile di vita cristiano".
AC/.../SEDIARI PONTIFICI VIS 20060113 (320)
"Quella di Sediario Pontificio" - ha detto il Papa - "è una mansione antica, che nel corso dei secoli si è evoluta secondo diverse modalità, legate alle usanze e alle necessità dei tempi. (...) Come ricorda la stessa denominazione, il vostro è un compito da sempre legato alla Sede di Pietro".
"Il vostro lavoro, pertanto, si inserisce in un contesto dove tutto deve parlare a tutti della Chiesa di Cristo, e deve farlo in modo coerente, imitando Colui che 'non è venuto per essere servito, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti. In quest'ottica vanno viste le recenti riforme attuate dai miei venerati Predecessori, in particolare dal Papa Paolo VI, cui spettò l'attuazione delle nuove istanze conciliari. È stato semplificato il cerimoniale, per ricondurlo a una maggiore sobrietà, meglio intonata al messaggio cristiano e alle esigenze dei tempi".
Il Papa ha espresso ai Sediari "apprezzamento e riconoscenza per il contributo che rendete all'ordinato svolgimento delle udienze e delle celebrazioni pontificie" ed ha ricordato loro che: "Solerzia, cortesia e discrezione sono i tratti che devono distinguervi nel vostro lavoro, manifestando concretamente il vostro amore per la Chiesa e la vostra dedizione al Successore di Pietro".
"Il mio augurio, cari amici" - ha concluso il Pontefice - "è che possiate sempre essere, in Vaticano come a casa, in parrocchia e in ogni ambiente, persone servizievoli e attente al prossimo. È questo un insegnamento prezioso per i vostri figli e nipoti, che apprenderanno dal vostro esempio come l'essere al servizio della Santa Sede comporti prima di tutto una mentalità e uno stile di vita cristiano".
AC/.../SEDIARI PONTIFICI VIS 20060113 (320)
giovedì 12 gennaio 2006
NON OSCURARE VALORE FAMIGLIA FONDATA SUL MATRIMONIO
CITTA' DEL VATICANO, 12 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Papa ha ricevuto il Presidente della Regione Lazio, Onorevole Pietro Marrazzo, il Sindaco di Roma, Onorevole Walter Veltroni ed il Presidente della Provincia di Roma, Onorevole Enrico Gasbarra, per il tradizionale scambio di auguri di inizio d'anno.
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato come le popolazioni di Roma e del Lazio hanno mostrato, nei mesi della malattia e della morte di Giovanni Paolo II, "l'intensità della loro risposta di amore all'amore del Papa" ed ha ringraziato le Autorità e le Istituzioni per "il grande contributo" offerto all'accoglienza di milioni di persone, convenute a Roma da ogni parte del mondo "per rendere l'estremo saluto al compianto Pontefice e poi anche in occasione della mia elezione alla Sede di Pietro".
La "profonda esperienza spirituale, di fede e di preghiera, di fraternità e di riscoperta dei beni che rendono degna e ricca di significato la nostra vita" vissuta in quei giorni in tutto il mondo "non deve rimanere priva di frutti anche nell'ambito della comunità civile, dei suoi compiti e delle sue molteplici responsabilità e relazioni".
In merito alla famiglia, il Santo Padre ha ricordato che la Diocesi di Roma, da tre anni "ha posto la famiglia al centro del suo impegno pastorale, per aiutarla a fronteggiare i motivi di crisi e di sfiducia largamente presenti nel nostro contesto culturale, prendendo più chiara e convinta coscienza della propria natura e dei propri compiti".
Successivamente Papa Benedetto XVI ha ricordato quanto aveva affermato lo scorso giugno al Convegno della Diocesi di Roma: "'matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l'uomo e la donna affonda le sue radici dentro l'essenza più profonda dell'essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui'. Aggiungevo pertanto: 'Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell'autorità, l'imposizione di una forma dal di fuori, è invece esigenza intrinseca del patto dell'amore coniugale'".
"Non si tratta qui" - ha proseguito il Pontefice - "di norme peculiari della morale cattolica, ma di verità elementari che riguardano la nostra comune umanità: rispettarle è essenziale per il bene della persona e della società. Esse interpellano quindi anche le vostre responsabilità di pubblici Amministratori e le vostre competenze normative, in una duplica direzione".
"Da una parte, sono quanto mai opportuni tutti quei provvedimenti che possono essere di sostegno alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla famiglia stessa nella generazione ed educazione dei figli", tenendo conto dei costi degli alloggi, degli asili-nido e delle scuole materne. "Dall'altra parte, è un grave errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è alcuna effettiva esigenza sociale".
Il Santo Padre ha quindi ribadito che è necessario prestare uguale attenzione ed impegno alla "tutela della vita umana nascente", per cui "occorre aver cura che non manchino di concreti aiuti le gestanti che si trovano in condizioni di difficoltà" ed occorre "evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell'aborto, come scelta contro la vita. In una società che invecchia diventano poi sempre più rilevanti l'assistenza agli anziani e tutte le complesse problematiche attinenti alla cura della salute dei cittadini".
Incoraggiando i presenti negli sforzi che compiono in questi ambiti, Papa Benedetto ha sottolineato che "in campo sanitario, i continui sviluppi scientifici e tecnologici, come anche l'impegno per il contenimento dei costi, vanno promossi tenendo ben fermo il superiore principio della centralità della persona del malato".
Di fronti ai "molti casi di sofferenza e di malattia psichica", il Santo Padre ha sottolineato la necessità di non lasciare "senza aiuti adeguati le famiglie che non di rado si trovano a dover fronteggiare situazioni assai difficili". Al riguardo il Papa ha detto: "Sono lieto per lo sviluppo che hanno avuto in questi anni le varie forme di collaborazione tra le pubbliche Amministrazioni di Roma, della Provincia e della Regione e gli organismi del volontariato ecclesiale, nell'opera volta ad alleviare le povertà vecchie e nuove che purtroppo affliggono una parte non piccola della popolazione, e in particolare molti immigrati".
AC/FAMIGLIA:VITA/REGIONE:PROVINCIA ROMA VIS 20060112 (720)
Il Santo Padre Benedetto XVI ha ricordato come le popolazioni di Roma e del Lazio hanno mostrato, nei mesi della malattia e della morte di Giovanni Paolo II, "l'intensità della loro risposta di amore all'amore del Papa" ed ha ringraziato le Autorità e le Istituzioni per "il grande contributo" offerto all'accoglienza di milioni di persone, convenute a Roma da ogni parte del mondo "per rendere l'estremo saluto al compianto Pontefice e poi anche in occasione della mia elezione alla Sede di Pietro".
La "profonda esperienza spirituale, di fede e di preghiera, di fraternità e di riscoperta dei beni che rendono degna e ricca di significato la nostra vita" vissuta in quei giorni in tutto il mondo "non deve rimanere priva di frutti anche nell'ambito della comunità civile, dei suoi compiti e delle sue molteplici responsabilità e relazioni".
In merito alla famiglia, il Santo Padre ha ricordato che la Diocesi di Roma, da tre anni "ha posto la famiglia al centro del suo impegno pastorale, per aiutarla a fronteggiare i motivi di crisi e di sfiducia largamente presenti nel nostro contesto culturale, prendendo più chiara e convinta coscienza della propria natura e dei propri compiti".
Successivamente Papa Benedetto XVI ha ricordato quanto aveva affermato lo scorso giugno al Convegno della Diocesi di Roma: "'matrimonio e famiglia non sono in realtà una costruzione sociologica casuale, frutto di particolari situazioni storiche ed economiche. Al contrario, la questione del giusto rapporto tra l'uomo e la donna affonda le sue radici dentro l'essenza più profonda dell'essere umano e può trovare la sua risposta soltanto a partire da qui'. Aggiungevo pertanto: 'Il matrimonio come istituzione non è quindi una indebita ingerenza della società o dell'autorità, l'imposizione di una forma dal di fuori, è invece esigenza intrinseca del patto dell'amore coniugale'".
"Non si tratta qui" - ha proseguito il Pontefice - "di norme peculiari della morale cattolica, ma di verità elementari che riguardano la nostra comune umanità: rispettarle è essenziale per il bene della persona e della società. Esse interpellano quindi anche le vostre responsabilità di pubblici Amministratori e le vostre competenze normative, in una duplica direzione".
"Da una parte, sono quanto mai opportuni tutti quei provvedimenti che possono essere di sostegno alle giovani coppie nel formare una famiglia e alla famiglia stessa nella generazione ed educazione dei figli", tenendo conto dei costi degli alloggi, degli asili-nido e delle scuole materne. "Dall'altra parte, è un grave errore oscurare il valore e le funzioni della famiglia legittima fondata sul matrimonio, attribuendo ad altre forme di unione impropri riconoscimenti giuridici, dei quali non vi è alcuna effettiva esigenza sociale".
Il Santo Padre ha quindi ribadito che è necessario prestare uguale attenzione ed impegno alla "tutela della vita umana nascente", per cui "occorre aver cura che non manchino di concreti aiuti le gestanti che si trovano in condizioni di difficoltà" ed occorre "evitare di introdurre farmaci che nascondano in qualche modo la gravità dell'aborto, come scelta contro la vita. In una società che invecchia diventano poi sempre più rilevanti l'assistenza agli anziani e tutte le complesse problematiche attinenti alla cura della salute dei cittadini".
Incoraggiando i presenti negli sforzi che compiono in questi ambiti, Papa Benedetto ha sottolineato che "in campo sanitario, i continui sviluppi scientifici e tecnologici, come anche l'impegno per il contenimento dei costi, vanno promossi tenendo ben fermo il superiore principio della centralità della persona del malato".
Di fronti ai "molti casi di sofferenza e di malattia psichica", il Santo Padre ha sottolineato la necessità di non lasciare "senza aiuti adeguati le famiglie che non di rado si trovano a dover fronteggiare situazioni assai difficili". Al riguardo il Papa ha detto: "Sono lieto per lo sviluppo che hanno avuto in questi anni le varie forme di collaborazione tra le pubbliche Amministrazioni di Roma, della Provincia e della Regione e gli organismi del volontariato ecclesiale, nell'opera volta ad alleviare le povertà vecchie e nuove che purtroppo affliggono una parte non piccola della popolazione, e in particolare molti immigrati".
AC/FAMIGLIA:VITA/REGIONE:PROVINCIA ROMA VIS 20060112 (720)
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Famiglia
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 12 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Paul-Siméon Ahouanan Djro, O.F.M., Arcivescovo Coadiutore dell'Arcidiocesi di Bouaké (superficie: 18.818; popolazione: 918.730; cattolici. 152.240; sacerdoti: 50; religiosi: 66), Costa d'Avorio, trasferendolo dalla Diocesi di Yamoussoukro (Costa d'Avorio).
NER/.../AHOUANAN DJRO VIS 20060112 (50)
NER/.../AHOUANAN DJRO VIS 20060112 (50)
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Nomine ed altri atti pontifici
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 12 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:
- L'Onorevole Pietro Marrazzo, Presidente della Regione Lazio.
- L'Onorevole Walter Veltroni, Sindaco di Roma.
- L'Onorevole Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP/.../... VIS 20060112 (70)
- L'Onorevole Pietro Marrazzo, Presidente della Regione Lazio.
- L'Onorevole Walter Veltroni, Sindaco di Roma.
- L'Onorevole Enrico Gasbarra, Presidente della Provincia di Roma.
Nel pomeriggio è in programma che il Santo Padre riceva il Cardinale Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AP/.../... VIS 20060112 (70)
FAMIGLIE NEOCATECUMENALI: DIFFONDETE VANGELO DELLA VITA
CITTA' DEL VATICANO, 12 GEN. 2006 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Vaticano un gruppo della Comunità del Cammino Neocatecumanale, fra cui 200 famiglie che nei prossimi giorni si recheranno in missione evangelizzatrice in diversi paesi, in particolare in America Latina.
Le "famiglie di missione" sono nate nel 1986 in risposta ad un appello di Giovanni Paolo II di intraprendere una nuova evangelizzazione. I componenti delle famiglie di missione, appartenenti alla Comunità Neocatecumenale, si offrono volontari per prestare la loro opera nelle nazioni dove la Chiesa ha bisogno di aiuto per lo svolgimento della sua missione. Le destinazioni sono indicate dai fondatori del Cammino Neocatecumenale, gli spagnoli Kiko Argüello, Carmen Hernández ed il sacerdote italiano Mario Pezzi, in funzione delle specifiche necessità locali e rispondendo alle richieste dei Vescovi che chiedono l'invio delle "famiglie di missione" nelle loro Diocesi.
"È un compito, questo," - ha detto Papa Benedetto XVI - "che si colloca nel contesto della nuova evangelizzazione (...) perchè la vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare, valorizzando appieno la ricchezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino".
Sottolineando che le famiglie saranno testimoni miti e gioiose di Gesù Cristo, "percorrendo in semplicità e povertà le strade d'ogni continente", il Santo Padre ha ricordato l'importanza della liturgia nell'evangelizzazione ed ha affermato: "la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti".
Successivamente, riferendosi alle norme concernenti la Celebrazione eucaristica emanate dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere più incisiva la sua azione evangelizzatrice, Benedetto XVI ha affermato: "Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi".
"Care famiglie" - ha concluso il Santo Padre - "voi potete testimoniare con la vostra storia che il Signore non abbandona quanti a Lui si affidano. Continuate a diffondere il Vangelo della vita. (...) In un mondo che cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda roccia su cui costruire l'edificio della propria esistenza e che la fiducia in lui riposta non è mai vana".
AG/FAMIGLIE NEOCATECUMENALI/ARGÜELLO VIS 20060112 (440)
Le "famiglie di missione" sono nate nel 1986 in risposta ad un appello di Giovanni Paolo II di intraprendere una nuova evangelizzazione. I componenti delle famiglie di missione, appartenenti alla Comunità Neocatecumenale, si offrono volontari per prestare la loro opera nelle nazioni dove la Chiesa ha bisogno di aiuto per lo svolgimento della sua missione. Le destinazioni sono indicate dai fondatori del Cammino Neocatecumenale, gli spagnoli Kiko Argüello, Carmen Hernández ed il sacerdote italiano Mario Pezzi, in funzione delle specifiche necessità locali e rispondendo alle richieste dei Vescovi che chiedono l'invio delle "famiglie di missione" nelle loro Diocesi.
"È un compito, questo," - ha detto Papa Benedetto XVI - "che si colloca nel contesto della nuova evangelizzazione (...) perchè la vostra azione apostolica intende collocarsi nel cuore della Chiesa, in totale sintonia con le sue direttive e in comunione con le Chiese particolari in cui andrete ad operare, valorizzando appieno la ricchezza dei carismi che il Signore ha suscitato attraverso gli iniziatori del Cammino".
Sottolineando che le famiglie saranno testimoni miti e gioiose di Gesù Cristo, "percorrendo in semplicità e povertà le strade d'ogni continente", il Santo Padre ha ricordato l'importanza della liturgia nell'evangelizzazione ed ha affermato: "la vostra lunga esperienza può bene confermare come la centralità del mistero di Cristo celebrato nei riti liturgici costituisce una via privilegiata e indispensabile per costruire comunità cristiane vive e perseveranti".
Successivamente, riferendosi alle norme concernenti la Celebrazione eucaristica emanate dalla Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti per aiutare il Cammino Neocatecumenale a rendere più incisiva la sua azione evangelizzatrice, Benedetto XVI ha affermato: "Sono certo che queste norme, che riprendono quanto è previsto nei libri liturgici approvati dalla Chiesa, saranno da voi attentamente osservate. Grazie all'adesione fedele ad ogni direttiva della Chiesa, voi renderete ancor più efficace il vostro apostolato in sintonia e comunione piena con il Papa e i Pastori di ogni Diocesi".
"Care famiglie" - ha concluso il Santo Padre - "voi potete testimoniare con la vostra storia che il Signore non abbandona quanti a Lui si affidano. Continuate a diffondere il Vangelo della vita. (...) In un mondo che cerca certezze umane e terrene sicurezze, mostrate che Cristo è la salda roccia su cui costruire l'edificio della propria esistenza e che la fiducia in lui riposta non è mai vana".
AG/FAMIGLIE NEOCATECUMENALI/ARGÜELLO VIS 20060112 (440)
mercoledì 11 gennaio 2006
VITTORIA DEL MESSIA: INTERVENTO LIBERAZIONE CONTRO MALE
CITTA' DEL VATICANO, 11 GEN. 2006 (VIS). Proseguendo la catechesi sui Salmi per l'Udienza Generale del Mercoledì, il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi di oggi alla prima parte del Salmo 143, "Preghiera del Re per la vittoria e per la pace". All'udienza, tenutasi nell'Aula Paolo VI, hanno partecipato 8.000 persone.
Il Papa ha rilevato che nella prima parte il Salmista "ricorre a citazioni di altri testi salmici (....). Proprio perché il Salmo è di epoca successiva è facile pensare che il re che viene esaltato abbia ormai i contorni non più del sovrano davidico, essendo la regalità ebraica conclusa con l'esilio babilonese del VI secolo A.C., bensì egli rappresenti la figura luminosa e gloriosa del Messia, la cui vittoria non è più un evento bellico-politico, ma un intervento di liberazione contro il male".
L'inno si apre con esclamazioni di lode che esaltano la grandezza del Signore. "Davanti al Signore onnipotente l'orante, pur nella sua dignità regale, si sente debole e fragile. Egli emette, allora, una professione di umiltà che è formulata (...) con le parole dei Salmi 8 e 38. Egli sente, infatti, di essere 'come un soffio', simile a un'ombra passeggera esile e inconsistente, immerso nel flusso del tempo che scorre, segnato dal limite che è proprio della creatura".
"Ecco, allora," - ha sottolineato il Papa - "la domanda: perché Dio si cura e si dà pensiero di questa creatura così misera e caduca? A questo interrogativo risponde la grandiosa irruzione divina, la cosiddetta teofania che è accompagnata da un corteo di elementi cosmici e di eventi storici, orientati a celebrare la trascendenza del Re supremo dell'essere, dell'universo e della storia".
Nel commento al Salmo, Origene, ha spiegato Papa Benedetto, risponde così alla domanda: "Non potrai salvare questa miseria che è l'uomo, se tu stesso non la prendi su di te. 'Signore, piega il tuo cielo e scendi'. Sei disceso, hai abbassato i cieli e hai steso la tua mano dall'alto, e ti sei degnato di prendere su di te la carne dell'uomo, e molti credettero in te".
"Il Salmo" - ha concluso il Pontefice - "partito dalla nostra scoperta di essere deboli e lontani dallo splendore divino, giunge alla fine a una sorpresa: accanto a noi c'è Dio-Emmanuele, che per il cristiano ha il volto amoroso di Gesù Cristo, Dio fatto uomo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060111 (410)
Il Papa ha rilevato che nella prima parte il Salmista "ricorre a citazioni di altri testi salmici (....). Proprio perché il Salmo è di epoca successiva è facile pensare che il re che viene esaltato abbia ormai i contorni non più del sovrano davidico, essendo la regalità ebraica conclusa con l'esilio babilonese del VI secolo A.C., bensì egli rappresenti la figura luminosa e gloriosa del Messia, la cui vittoria non è più un evento bellico-politico, ma un intervento di liberazione contro il male".
L'inno si apre con esclamazioni di lode che esaltano la grandezza del Signore. "Davanti al Signore onnipotente l'orante, pur nella sua dignità regale, si sente debole e fragile. Egli emette, allora, una professione di umiltà che è formulata (...) con le parole dei Salmi 8 e 38. Egli sente, infatti, di essere 'come un soffio', simile a un'ombra passeggera esile e inconsistente, immerso nel flusso del tempo che scorre, segnato dal limite che è proprio della creatura".
"Ecco, allora," - ha sottolineato il Papa - "la domanda: perché Dio si cura e si dà pensiero di questa creatura così misera e caduca? A questo interrogativo risponde la grandiosa irruzione divina, la cosiddetta teofania che è accompagnata da un corteo di elementi cosmici e di eventi storici, orientati a celebrare la trascendenza del Re supremo dell'essere, dell'universo e della storia".
Nel commento al Salmo, Origene, ha spiegato Papa Benedetto, risponde così alla domanda: "Non potrai salvare questa miseria che è l'uomo, se tu stesso non la prendi su di te. 'Signore, piega il tuo cielo e scendi'. Sei disceso, hai abbassato i cieli e hai steso la tua mano dall'alto, e ti sei degnato di prendere su di te la carne dell'uomo, e molti credettero in te".
"Il Salmo" - ha concluso il Pontefice - "partito dalla nostra scoperta di essere deboli e lontani dallo splendore divino, giunge alla fine a una sorpresa: accanto a noi c'è Dio-Emmanuele, che per il cristiano ha il volto amoroso di Gesù Cristo, Dio fatto uomo".
AG/SALMO 143/... VIS 20060111 (410)
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Udienza generale
UDIENZE
CITTA' DEL VATICANO, 11 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto al termine dell'Udienza Generale, l'Arcivescovo Alain Paul Lebeaupin, Nunzio Apostolico in Kenya.
Ieri sera il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).
AP/.../... VIS 20060111 (50)
Ieri sera il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Joachim Meisner, Arcivescovo di Köln (Germania).
AP/.../... VIS 20060111 (50)
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Udienze
INTENSIFICARE IMPEGNO PROMOZIONE UNITÀ CRISTIANI
CITTA' DEL VATICANO, 11 GEN. 2006 (VIS). Al termine della catechesi sul Salmo 143, il Papa ha rivolto parole di saluto, nelle varie lingue, ai pellegrini che hanno partecipato all'Udienza Generale di oggi.
Rivolgendosi ad un gruppo di alunni e professori dell'Istituto Ecumenico di Bossey (Svizzera), il Santo Padre ha espresso l'auspicio che la visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e gli incontri di questi giorni "rappresentino uno stimolo ad intensificare il vostro impegno nel compito fondamentale della promozione dell'unità fra i cristiani".
Successivamente il Papa si è rivolto ai rappresentanti della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, di cui ricorre il 25° anniversario di attività ed ha loro augurato di "proseguire con entusiasmo nell'opera di sostegno e di recupero di quanti sono vittime della droga e dell'emarginazione".
Rivolgendosi ai giovani, ai malati e agli sposi novelli il Papa ha detto: "La festa del Battesimo del Signore, che ha chiuso il tempo natalizio, vi sia di stimolo, cari amici, perché nel ricordo del vostro battesimo siate pronti a testimoniare con gioia la fede in Cristo in ogni situazione, nella salute e nella malattia, in famiglia, nel lavoro e in tutti gli ambienti".
Il Papa ha salutato anche un gruppo di 30 bambini della Scuola di Beslan, in Ossezia del Nord (Federazione Russa), sopravvissuti al gravissimo attentato terroristico del settembre 2004, in cui morirono più di 340 fra allievi, genitori e insegnanti. I bambini che sono ospiti della Protezione civile italiana, hanno trascorso alcuni giorni in Italia e Milano e faranno ritorno al loro Paese domani.
AG/SALUTI/... VIS 20060111 (260)
Rivolgendosi ad un gruppo di alunni e professori dell'Istituto Ecumenico di Bossey (Svizzera), il Santo Padre ha espresso l'auspicio che la visita alle tombe degli Apostoli Pietro e Paolo e gli incontri di questi giorni "rappresentino uno stimolo ad intensificare il vostro impegno nel compito fondamentale della promozione dell'unità fra i cristiani".
Successivamente il Papa si è rivolto ai rappresentanti della Federazione Italiana Comunità Terapeutiche, di cui ricorre il 25° anniversario di attività ed ha loro augurato di "proseguire con entusiasmo nell'opera di sostegno e di recupero di quanti sono vittime della droga e dell'emarginazione".
Rivolgendosi ai giovani, ai malati e agli sposi novelli il Papa ha detto: "La festa del Battesimo del Signore, che ha chiuso il tempo natalizio, vi sia di stimolo, cari amici, perché nel ricordo del vostro battesimo siate pronti a testimoniare con gioia la fede in Cristo in ogni situazione, nella salute e nella malattia, in famiglia, nel lavoro e in tutti gli ambienti".
Il Papa ha salutato anche un gruppo di 30 bambini della Scuola di Beslan, in Ossezia del Nord (Federazione Russa), sopravvissuti al gravissimo attentato terroristico del settembre 2004, in cui morirono più di 340 fra allievi, genitori e insegnanti. I bambini che sono ospiti della Protezione civile italiana, hanno trascorso alcuni giorni in Italia e Milano e faranno ritorno al loro Paese domani.
AG/SALUTI/... VIS 20060111 (260)
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martedì 10 gennaio 2006
ARCIVESCOVO MIGLIORE: ANALIZZARE CAUSE DOMANDA ARMI
CITTA' DEL VATICANO, 10 GEN. 2006 (VIS). L'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York, al Comitato Preparatorio della Conferenza dell'O.N.U. per l'analisi dei progressi nella messa a punto del programma di azione per prevenire, combattere ed eliminare il commercio illegale di armi leggere (SALW) in tutti i suoi aspetti.
Il Nunzio Apostolico ha ricordato che questa riunione è la più importante dall'adozione nel 2001 del Programma di Azione che "ha importanti ripercussioni sulla promozione del disarmo, della pace e della ricostruzione dopo i conflitti, sulla lotta al terrorismo ed al crimine organizzato". "La Conferenza che si terrà nel 2006" - ha precisato l'Arcivescovo Migliore - "deve accordarsi per stabilire programmi più vasti di cooperazione internazionale e meccanismi per promuovere parti chiave del Programma di Azione come la gestione e la sicurezza delle riserve di armi, la raccolta di armi e munizioni e la loro sicura distruzione e controlli nazionali sulla produzione ed il trasferimento di armi leggere. Sarebbe perciò utile iniziare una seria riflessione sulla possibilità di negoziare uno strumento legalmente vincolante sul commercio internazionale di armi, (...) basato sui più importanti principi del diritto internazionale".
La Conferenza del 2006 potrebbe servire a lanciare un processo che permetta "agli Stati interessati e alle organizzazioni più importanti di elaborare principi, politiche e programmi (...) per prevenire e ridurre il traffico, la proliferazione e l'uso improprio di armi leggere".
"Spesso questo processo ha concentrato la sua attenzione sull'aspetto della fornitura della vendita delle armi" - ha proseguito l'Osservatore Permanente della Santa Sede - (...) tuttavia, se consideriamo i costi umani del SALW e la loro profonda connessione con il processo di sviluppo umano e sostenibile, allora diviene chiaro che occorre riservare maggiore attenzione alla riduzione della domanda di armi leggere. Per ridurre drasticamente la domanda di armi occorre non soltanto la volontà politica ma una ricerca più mirata nelle dinamiche dei conflitti, del crimine organizzato e della violenza. Ciò ci obbliga ad agire in modo responsabile per promuovere una autentica cultura della pace e della coesistenza fra tutti i membri della società".
L'Arcivescovo ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità urgente di "norme e programmi internazionali adeguati per risolvere la questione della domanda" come pure "la messa in opera di attività educative e programmi di sensibilizzazione che coinvolgano la società civile".
DELSS/SALW/ONU:MIGLIORE VIS 20060110 (420)
Il Nunzio Apostolico ha ricordato che questa riunione è la più importante dall'adozione nel 2001 del Programma di Azione che "ha importanti ripercussioni sulla promozione del disarmo, della pace e della ricostruzione dopo i conflitti, sulla lotta al terrorismo ed al crimine organizzato". "La Conferenza che si terrà nel 2006" - ha precisato l'Arcivescovo Migliore - "deve accordarsi per stabilire programmi più vasti di cooperazione internazionale e meccanismi per promuovere parti chiave del Programma di Azione come la gestione e la sicurezza delle riserve di armi, la raccolta di armi e munizioni e la loro sicura distruzione e controlli nazionali sulla produzione ed il trasferimento di armi leggere. Sarebbe perciò utile iniziare una seria riflessione sulla possibilità di negoziare uno strumento legalmente vincolante sul commercio internazionale di armi, (...) basato sui più importanti principi del diritto internazionale".
La Conferenza del 2006 potrebbe servire a lanciare un processo che permetta "agli Stati interessati e alle organizzazioni più importanti di elaborare principi, politiche e programmi (...) per prevenire e ridurre il traffico, la proliferazione e l'uso improprio di armi leggere".
"Spesso questo processo ha concentrato la sua attenzione sull'aspetto della fornitura della vendita delle armi" - ha proseguito l'Osservatore Permanente della Santa Sede - (...) tuttavia, se consideriamo i costi umani del SALW e la loro profonda connessione con il processo di sviluppo umano e sostenibile, allora diviene chiaro che occorre riservare maggiore attenzione alla riduzione della domanda di armi leggere. Per ridurre drasticamente la domanda di armi occorre non soltanto la volontà politica ma una ricerca più mirata nelle dinamiche dei conflitti, del crimine organizzato e della violenza. Ciò ci obbliga ad agire in modo responsabile per promuovere una autentica cultura della pace e della coesistenza fra tutti i membri della società".
L'Arcivescovo ha concluso il suo intervento sottolineando la necessità urgente di "norme e programmi internazionali adeguati per risolvere la questione della domanda" come pure "la messa in opera di attività educative e programmi di sensibilizzazione che coinvolgano la società civile".
DELSS/SALW/ONU:MIGLIORE VIS 20060110 (420)
ALTRI ATTI PONTIFICI
CITTA' DEL VATICANO, 10 GEN. 2006 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Francisco Javier Del Río Sendino, Vescovo di Tarija (superficie: 37.623; popolazione: 391.226; cattolici: 301.785; sacerdoti: 45; religiosi: 130; diaconi permanenti: 1), Bolivia. Il Vescovo eletto, finora Rettore della Basilica Cattedrale di Santa Cruz de la Sierra (Bolivia) e Responsabile della Pastorale Sacerdotale, è nato a Palencia (Spagna) nel 1942 ed è stato ordinato sacerdote nel 1965.
NER/.../DEL RIO SENDINO VIS 20060110 (80)
NER/.../DEL RIO SENDINO VIS 20060110 (80)
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