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martedì 26 novembre 2013

SINTESI DELL'ESORTAZIONE APOSTOLICA "EVANGELII GAUDIUM"

Città del Vaticano, 26 novembre 2013 (VIS). “La gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù”: inizia così l’Esortazione apostolica “Evangelii Gaudium” con cui Papa Francesco sviluppa il tema dell’annuncio del Vangelo nel mondo attuale, raccogliendo, tra l’altro, il contributo dei lavori del Sinodo che si è svolto in Vaticano dal 7 al 28 ottobre 2012 sul tema “La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede”. Il testo che il Santo Padre ha consegnato a 36 fedeli domenica scorsa, nel corso della Santa Messa di chiusura dell'Anno della fede, è il primo documento ufficiale del suo Pontificato, essendo stata la Lettera Enciclica "Lumen Fidei" redatta in collaborazione con il predecessore Papa Benedetto XVI.

Desidero indirizzarmi ai fedeli cristiani – scrive il Papa - per invitarli a una nuova tappa evangelizzatrice marcata da questa gioia e indicare vie per il cammino della Chiesa nei prossimi anni” (1). Si tratta di un accorato appello a tutti i battezzati perché con nuovo fervore e dinamismo portino agli altri l’amore di Gesù in uno “stato permanente di missione” (25), vincendo “il grande rischio del mondo attuale”: quello di cadere in “una tristezza individualista” (2).

Il Papa invita a “recuperare la freschezza originale del Vangelo”, trovando “nuove strade” e “metodi creativi”, a non imprigionare Gesù nei nostri “schemi noiosi” (11). Occorre “una conversione pastorale e missionaria, che non può lasciare le cose come stanno” (25) e una “riforma delle strutture” ecclesiali perché “diventino tutte più missionarie” (27). Il Pontefice pensa anche ad “una conversione del papato” perché sia “più fedele al significato che Gesù Cristo intese dargli e alle necessità attuali dell’evangelizzazione”. L’auspicio che le Conferenze episcopali potessero dare un contributo affinché “il senso di collegialità” si realizzasse “concretamente” – afferma - “non si è pienamente realizzato” (32). E’ necessaria “una salutare decentralizzazione” (16). In questo rinnovamento non bisogna aver paura di rivedere consuetudini della Chiesa “non direttamente legate al nucleo del Vangelo, alcune molto radicate nel corso della storia” (43).

Segno dell’accoglienza di Dio è “avere dappertutto chiese con le porte aperte” perché quanti sono in ricerca non incontrino “la freddezza di una porta chiusa”. “Nemmeno le porte dei Sacramenti si dovrebbero chiudere per una ragione qualsiasi”. Così, l’Eucaristia “non è un premio per i perfetti ma un generoso rimedio e un alimento per i deboli. Queste convinzioni hanno anche conseguenze pastorali che siamo chiamati a considerare con prudenza e audacia”. (47). Ribadisce di preferire una Chiesa “ferita e sporca per essere uscita per le strade, piuttosto che una Chiesa … preoccupata di essere il centro e che finisce rinchiusa in un groviglio di ossessioni e procedimenti. Se qualcosa deve santamente inquietarci … è che tanti nostri fratelli vivono” senza l’amicizia di Gesù (49).

Il Papa indica le “tentazioni degli operatori pastorali”: individualismo, crisi d’identità, calo del fervore (78). “La più grande minaccia” è “il grigio pragmatismo della vita quotidiana della Chiesa, nel quale tutto apparentemente procede nella normalità, mentre in realtà la fede si va logorando” (83). Esorta a non lasciarsi prendere da un “pessimismo sterile” (84) e ad essere segni di speranza (86) attuando la “rivoluzione della tenerezza”(88). Occorre rifuggire dalla “spiritualità del benessere” che rifiuta “impegni fraterni” (90) e vincere “la mondanità spirituale” che “consiste nel cercare, al posto della gloria del Signore, la gloria umana” (93). Il Papa parla di quanti “si sentono superiori agli altri” perché “irremovibilmente fedeli ad un certo stile cattolico proprio del passato” e “invece di evangelizzare … classificano gli altri” o di quanti hanno una “cura ostentata della liturgia, della dottrina e del prestigio della Chiesa, ma senza che li preoccupi il reale inserimento del Vangelo” nei bisogni della gente. (95). Questa “è una tremenda corruzione con apparenza di bene … Dio ci liberi da una Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali!” (97).

Lancia un appello alle comunità ecclesiali a non cadere nelle invidie e nelle gelosie: “all’interno del Popolo di Dio e nelle diverse comunità, quante guerre!” (98). “Chi vogliamo evangelizzare con questi comportamenti?” (100). Sottolinea la necessità di far crescere la responsabilità dei laici, tenuti “al margine delle decisioni” da “un eccessivo clericalismo” (102). Afferma che “c’è ancora bisogno di allargare gli spazi per una presenza femminile più incisiva nella Chiesa”, in particolare “nei diversi luoghi dove vengono prese le decisioni importanti” (103). “Le rivendicazioni dei legittimi diritti delle donne …non si possono superficialmente eludere” (104). I giovani devono avere “un maggiore protagonismo” (106). Di fronte alla scarsità di vocazioni in alcuni luoghi afferma che “non si possono riempire i seminari sulla base di qualunque tipo di motivazione” (107).

Affrontando il tema dell’inculturazione, ricorda che “il cristianesimo non dispone di un unico modello culturale” e che il volto della Chiesa è “pluriforme” (116). “Non possiamo pretendere che tutti i popoli … nell’esprimere la fede cristiana, imitino le modalità adottate dai popoli europei in un determinato momento della storia” (118). Il Papa ribadisce “la forza evangelizzatrice della pietà popolare” (122) e incoraggia la ricerca dei teologi invitandoli ad avere “a cuore la finalità evangelizzatrice della Chiesa” e a non accontentarsi “di una teologia da tavolino” (133).

Si sofferma “con una certa meticolosità, sull’omelia” perché “molti sono i reclami in relazione a questo importante ministero e non possiamo chiudere le orecchie” (135). L’omelia “deve essere breve ed evitare di sembrare una conferenza o una lezione” (138), deve saper dire “parole che fanno ardere i cuori”, rifuggendo da una “predicazione puramente moralista o indottrinante” (142). Sottolinea l’importanza della preparazione: “un predicatore che non si prepara non è ‘spirituale’, è disonesto ed irresponsabile” (145). “Una buona omelia … deve contenere ‘un’idea, un sentimento, un’immagine’” (157). La predicazione deve essere positiva perché offra “sempre speranza” e non lasci “prigionieri della negatività” (159). L’annuncio stesso del Vangelo deve avere caratteristiche positive: “vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna” (165).

Parlando delle sfide del mondo contemporaneo, il Papa denuncia l’attuale sistema economico: “è ingiusto alla radice” (59). “Questa economia uccide” perché prevale la “legge del più forte”. L’attuale cultura dello “scarto” ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’” (53). Viviamo “una nuova tirannia invisibile, a volte virtuale” di un “mercato divinizzato” dove regnano “speculazione finanziaria”, “corruzione ramificata”, “evasione fiscale egoista” (56). Denuncia gli “attacchi alla libertà religiosa” e le “nuove situazioni di persecuzione dei cristiani … In molti luoghi si tratta piuttosto di una diffusa indifferenza relativista” (61). La famiglia – prosegue il Papa – “attraversa una crisi culturale profonda”. Ribadendo “il contributo indispensabile del matrimonio alla società” (66) sottolinea che “l’individualismo postmoderno e globalizzato favorisce uno stile di vita … che snatura i vincoli familiari”(67).

Ribadisce “l’intima connessione tra evangelizzazione e promozione umana” (178) e il diritto dei Pastori “di emettere opinioni su tutto ciò che riguarda la vita delle persone” (182). “Nessuno può esigere da noi che releghiamo la religione alla segreta intimità delle persone, senza alcuna influenza nella vita sociale”. Cita Giovanni Paolo II dove dice che la Chiesa “non può né deve rimanere al margine della lotta per la giustizia” (183). “Per la Chiesa l'opzione per i poveri è una categoria teologica” prima che sociologica. “Per questo chiedo una Chiesa povera per i poveri. Essi hanno molto da insegnarci” (198). “Finché non si risolveranno radicalmente i problemi dei poveri … non si risolveranno i problemi del mondo” (202). “La politica, tanto denigrata” – afferma - “è una delle forme più preziose di carità”. “Prego il Signore che ci regali più politici che abbiano davvero a cuore … la vita dei poveri!”. Poi un monito: “Qualsiasi comunità all'interno della Chiesa” si dimentichi dei poveri corre “il rischio della dissoluzione” (207).

Il Papa invita ad avere cura dei più deboli: “i senza tetto, i tossicodipendenti, i rifugiati, i popoli indigeni, gli anziani sempre più soli e abbandonati” e i migranti, per cui esorta i Paesi “ad una generosa apertura” (210). Parla delle vittime della tratta e di nuove forme di schiavismo: “Nelle nostre città è impiantato questo crimine mafioso e aberrante, e molti hanno le mani che grondano sangue a causa di una complicità comoda e muta” (211). “Doppiamente povere sono le donne che soffrono situazioni di esclusione, maltrattamento e violenza” (212). “Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura” ci sono “i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana” (213). “Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione … Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana” (214). Quindi, un appello al rispetto di tutto il creato: “siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo” (216).

Riguardo al tema della pace, il Papa afferma che è “necessaria una voce profetica” quando si vuole attuare una falsa riconciliazione che “metta a tacere” i poveri, mentre alcuni “non vogliono rinunciare ai loro privilegi” (218). Per la costruzione di una società “in pace, giustizia e fraternità” indica quattro principi (221): “il tempo è superiore allo spazio” (222) significa “lavorare a lunga scadenza, senza l’ossessione dei risultati immediati” (223). “L’unità prevale sul conflitto” (226) vuol dire operare perché gli opposti raggiungano “una pluriforme unità che genera nuova vita” (228). “La realtà è più importante dell’idea” (231) significa evitare che la politica e la fede siano ridotte alla retorica (232). “Il tutto è superiore alla parte” significa mettere insieme globalizzazione e localizzazione (234).

L’evangelizzazione – prosegue il Papa – implica anche un cammino di dialogo” che apre la Chiesa a collaborare con tutte le realtà politiche, sociali, religiose e culturali (238). L’ecumenismo è “una via imprescindibile dell’evangelizzazione”. Importante l’arricchimento reciproco: “quante cose possiamo imparare gli uni dagli altri!”, per esempio “nel dialogo con i fratelli ortodossi, noi cattolici abbiamo la possibilità di imparare qualcosa di più sul significato della collegialità episcopale e sulla loro esperienza della sinodalità” (246); “il dialogo e l’amicizia con i figli d’Israele sono parte della vita dei discepoli di Gesù” (248); “il dialogo interreligioso”, che va condotto “con un’identità chiara e gioiosa”, è “una condizione necessaria per la pace nel mondo” e non oscura l’evangelizzazione (250-251); “in quest’epoca acquista notevole importanza la relazione con i credenti dell’Islam (252): il Papa implora “umilmente” affinché i Paesi di tradizione islamica assicurino la libertà religiosa ai cristiani, anche “tenendo conto della libertà che i credenti dell’Islam godono nei paesi occidentali!”. “Di fronte ad episodi di fondamentalismo violento” invita a “evitare odiose generalizzazioni, perché il vero Islam e un’adeguata interpretazione del Corano si oppongono ad ogni violenza” (253). E contro il tentativo di privatizzare le religioni in alcuni contesti, afferma che “il rispetto dovuto alle minoranze di agnostici o di non credenti non deve imporsi in modo arbitrario che metta a tacere le convinzioni di maggioranze credenti o ignori la ricchezza delle tradizioni religiose” (255). Ribadisce quindi l’importanza del dialogo e dell’alleanza tra credenti e non credenti (257).

L’ultimo capitolo è dedicato agli “evangelizzatori con Spirito”, che sono quanti “si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo” che “infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente” (259). Si tratta di “evangelizzatori che pregano e lavorano” (262), nella consapevolezza che “la missione è una passione per Gesù ma, al tempo stesso, è una passione per il suo popolo” (268): “Gesù vuole che tocchiamo la miseria umana, che tocchiamo la carne sofferente degli altri” (270). “Nel nostro rapporto col mondo – precisa – siamo invitati a dare ragione della nostra speranza, ma non come nemici che puntano il dito e condannano” (271). “Può essere missionario – aggiunge – solo chi si sente bene nel cercare il bene del prossimo, chi desidera la felicità degli altri” (272): “se riesco ad aiutare una sola persona a vivere meglio, questo è già sufficiente a giustificare il dono della mia vita” (274). Il Papa invita a non scoraggiarsi di fronte ai fallimenti o agli scarsi risultati perché la “fecondità molte volte è invisibile, inafferrabile, non può essere contabilizzata”; dobbiamo sapere “soltanto che il dono di noi stessi è necessario” (279). L’Esortazione si conclude con una preghiera a Maria “Madre dell’Evangelizzazione”. “Vi è uno stile mariano nell’attività evangelizzatrice della Chiesa. Perché ogni volta che guardiamo a Maria torniamo a credere nella forza rivoluzionaria della tenerezza e dell’affetto” (288).

Per leggere il testo completo dell'Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium", o scaricarlo in formato PDF, cliccare o copiare il seguente link:

Italiano: http://www.vatican.va/phome_it.htm

L'ARCIVESCOVO FISICHELLA PRESENTA L'ESORTAZIONE APOSTOLICA "EVANGELII GAUDIUM"

Città del Vaticano, 26 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Stampa della Santa Sede, l'Arcivescovo Rino Fisichella, Presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione, l'Arcivescovo Lorenzo Baldisseri, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi e l'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, sono intervenuti alla Conferenza Stampa di presentazione dell'Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium" che Papa Francesco,ha redatto a seguito del Sinodo dei Vescovi, convocato dal Predecessore Benedetto XVI, (7-28 ottobre 2012), sul tema: "La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana".

L'Esortazione, di 222 pagine, è suddivisa in cinque capitoli con una presentazione. I capitoli sono intitolati: La trasformazione missionaria della Chiesa; Nella crisi dell'impegno comunitario; L'annuncio del Vangelo; La dimensione sociale dell'evangelizzazione e Evangelizzatori con spirito.

Pubblichiamo di seguito il testo dell'intervento dell'Arcivescovo Fisichella, conservando i numeri che indicano le corrispondenti citazioni dell'Esortazione.

"Evangelii gaudium: l’Esortazione Apostolica di Papa Francesco scritta alla luce della gioia per riscoprire la sorgente dell’evangelizzazione nel mondo contemporaneo. Si potrebbe riassumere in questa espressione l’intero contenuto del nuovo documento che Papa Francesco offre alla Chiesa per delineare le vie di impegno pastorale che la riguarderanno da vicino nel prossimo futuro. Un invito a recuperare una visione profetica e positiva della realtà senza distogliere lo sguardo dalle difficoltà. Papa Francesco infonde coraggio e provoca a guardare avanti nonostante il momento di crisi, facendo ancora una volta della croce e risurrezione di Cristo il “vessillo della vittoria” (85).

A più riprese, Papa Francesco fa riferimento alle 'Propositiones' del Sinodo dell’ottobre 2012, mostrando quanto il contributo sinodale sia stato un punto di riferimento importante per la redazione di questa Esortazione. Il testo, comunque, va oltre l’esperienza del Sinodo. Il Papa imprime in queste pagine non solo la sua esperienza pastorale precedente, ma soprattutto il suo richiamo a cogliere il momento di grazia che la Chiesa sta vivendo per intraprendere con fede, convinzione, ed entusiasmo la nuova tappa del cammino di evangelizzazione. Prolungando l’insegnamento di Evangelii nuntiandi, di Paolo VI, egli pone di nuovo al centro la persona di Gesù Cristo, il primo evangelizzatore, che oggi chiama ognuno di noi a partecipare con lui all’opera della salvezza (12). “L’azione missionaria è il paradigma di ogni opera della Chiesa” (15) –afferma il Santo Padre- per questo è necessario cogliere il tempo favorevole per scorgere e vivere la “nuova tappa” dell’evangelizzazione (17). Essa si articola su due tematiche particolari che segnano la trama basilare dell’Esortazione. Da una parte, Papa Francesco si rivolge alle Chiese particolari perché, vivendo in prima persona le sfide e le opportunità proprie di ogni contesto culturale, siano in grado di proporre gli aspetti peculiari della nuova evangelizzazione nei loro Paesi. Dall’altra, il Papa traccia un denominatore comune per permettere a tutta la Chiesa, e ad ogni singolo evangelizzatore, di ritrovare una metodologia comune per convincersi che l’impegno di evangelizzazione è sempre un cammino partecipato, condiviso e mai isolato. I sette punti, raccolti nei cinque capitoli dell’Esortazione, costituiscono le colonne fondanti della visione di Papa Francesco per la nuova evangelizzazione: la riforma della Chiesa in uscita missionaria, le tentazioni degli agenti pastorali, la Chiesa intesa come totalità del popolo di Dio che evangelizza, l’omelia e la sua preparazione, l’inclusione sociale dei poveri, la pace e il dialogo sociale, le motivazioni spirituali per l’impegno missionario. Il mastice che tiene unite queste tematiche si concentra nell’amore misericordioso di Dio che va incontro ad ogni persona per manifestare il cuore della sua rivelazione: la vita di ogni persona acquista senso nell’incontro con Gesù Cristo e nella gioia di condividere questa esperienza di amore con gli altri (8).

Il primo capitolo, quindi, si sviluppa alla luce della riforma in chiave missionaria della Chiesa, chiamata ad “uscire” da se stessa per incontrare gli altri. È la “dinamica dell’esodo e del dono dell’uscire da sé, del camminare e del seminare sempre di nuovo, sempre oltre” (21), ciò che il Papa esprime in queste pagine. La Chiesa che deve fare sua “l’intimità di Gesù che è un’intimità itinerante” (23). Il Papa, come ormai siamo abituati, indugia in espressioni ad effetto e crea neologismi per far cogliere la natura stessa dell’azione evangelizzatrice. Tra tutte, quella di “primerear”; cioè Dio ci precede nell’amore indicando alla Chiesa il cammino da seguire. Essa non si trova in un vicolo cieco, ma ripercorre le orme stesse di Cristo (cfr 1 Pt 2,21); pertanto, ha certezza del cammino da compiere. Questo non le fa paura, sa che deve “andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un inesauribile desiderio di offrire misericordia” (24). Perché questo avvenga, Papa Francesco ripropone con forza la richiesta della “conversione pastorale”. Ciò significa, passare da una visione burocratica, statica e amministrativa della pastorale a una prospettiva missionaria; anzi, una pastorale in stato permanente di evangelizzazione (25). Come, infatti, ci sono strutture che facilitano e sostengono la pastorale missionaria, purtroppo “ci sono strutture ecclesiali che possono arrivare a condizionare un dinamismo evangelizzatore” (26). La presenza di prassi pastorali stantie e rancide obbliga, quindi, all’audacia di essere creativi per ripensare l’evangelizzazione. In questo senso afferma il Papa: “Un’individuazione dei fini senza un’adeguata ricerca comunitaria dei mezzi per raggiungerli è condannata a tradursi in mera fantasia” (33).

È necessario, pertanto, “concentrarsi sull’essenziale” (35) e sapere che solo una dimensione sistematica, cioè unitaria, progressiva e proporzionata della fede può essere di vero aiuto. Ciò comporta per la Chiesa la capacità di evidenziare la “gerarchia delle verità” e il suo adeguato riferimento con il cuore del Vangelo (37-39). Ciò evita di cadere nel pericolo di una presentazione della fede fatta solo alla luce di alcune questioni morali come se queste prescindessero dal loro rapporto con la centralità dell’amore. Fuori da questa prospettiva, “l’edificio morale della Chiesa corre il rischio di diventare un castello di carte, e questo è il nostro peggior pericolo” (39). C’è un forte richiamo del Papa, quindi, perché si giunga a un sano equilibrio tra il contenuto della fede e il linguaggio che lo esprime. Può accadere, a volte, che la rigidità con cui si intende conservare la precisione del linguaggio, vada a danno del contenuto, compromettendo la visione genuina della fede (41).

Un passaggio certamente importante, in questo capitolo, è il n. 32 dove Papa Francesco mostra l’urgenza per portare a termine alcune prospettive del Vaticano II. In particolare il compito dell’esercizio del Primato del Successore di Pietro, e delle Conferenze Episcopali. Già Giovanni Paolo II in 'Ut unum sint', aveva avanzato una richiesta di aiuto per comprendere meglio i compiti del Papa nel dialogo ecumenico. Ora, Papa Francesco prosegue su questa richiesta e vede che una più coerente forma di aiuto potrebbe giungere se si sviluppasse ulteriormente lo Statuto delle Conferenze Episcopali. Un ulteriore passaggio di particolare intensità, per le conseguenze che porterà nella pastorale, sono i nn. 38-45: il cuore del Vangelo “si incarna nei limiti del linguaggio umano”. La dottrina, cioè, si inserisce nella “gabbia del linguaggio” –per usare un’espressione cara a Wittgenstein- ciò comporta l’esigenza di un reale discernimento tra la povertà e i limiti del linguaggio con la ricchezza –spesso ancora sconosciuta- del contenuto di fede. Il pericolo che la Chiesa possa a volte non considerare questa dinamica è reale; può succedere, quindi, che su alcune posizioni vi sia un arroccamento ingiustificato con il rischio di sclerotizzare il messaggio evangelico senza percepirne più la dinamica propria dello sviluppo.

Il secondo capitolo è dedicato a recepire le sfide del mondo contemporaneo e a superare le facili tentazioni che minano la nuova evangelizzazione. In primo luogo, afferma il Papa, è necessario recuperare la propria identità senza avere complessi di inferiorità che portano poi ad “occultare la propria identità e le convinzioni… che finiscono per soffocare la gioia della missione in una specie di ossessione per essere come tutti gli altri e per avere quello che gli altri possiedono” (79). Ciò fa cadere i cristiani in un “relativismo ancora più pericoloso di quello dottrinale” (80), perché intacca direttamente lo stile di vita dei credenti. Avviene così, che in molte espressioni della nostra pastorale le iniziative risentano di pesantezza perché al primo posto viene messa l’iniziativa e non la persona. Sostiene il Papa, che la tentazione di una “spersonalizzazione della persona” per favorire l’organizzazione, è reale e comune. Alla stessa stregua, le sfide nell’evangelizzazione dovrebbero essere accolte più come una chance per crescere, che non come un motivo per cadere in depressione. Bando quindi al “senso della sconfitta” (85). È necessario recuperare il rapporto interpersonale perché abbia il primato sulla tecnologia dell’incontro, fatto con il telecomando in mano per stabilire come, dove, quando e per quanto tempo incontrare gli altri a partire dalla proprie preferenze (88). Tra queste sfide, comunque, oltre alle usuali e più diffuse, è necessario cogliere quelle che hanno una valenza più diretta nella vita. Il senso di “quotidiana precarietà, con conseguenze funeste”, le varie forme di “disparità sociale”, il “feticismo del denaro e la dittatura di un’economia senza volto”, la “esasperazione del consumo” e il “consumismo sfrenato”... insomma, si è dinanzi a una “globalizzazione dell’indifferenza” e a un “disprezzo beffardo” nei confronti dell’etica con un permanente tentativo di emarginare ogni richiamo critico nei confronti del predominio del mercato che con la sua teoria della “ricaduta favorevole” illude sulla reale possibilità di andare a favore dei poveri (cfr nn. 52-64). Se la Chiesa oggi appare ancora fortemente credibile in tanti Paesi del mondo, anche là dove è minoranza, questo è dovuto alla sua opera di carità e solidarietà (65).

Nell’evangelizzazione per il nostro tempo, pertanto, soprattutto dinanzi alle sfide delle grandi “culture urbane” (71), i cristiani sono invitati a fuggire da due espressioni che ne minano la natura stessa, e che Papa Francesco definisce “mondanità” (93). In primo luogo, il “fascino dello gnosticismo”; una fede cioè rinchiusa in se stessa, nelle sue certezze dottrinali, e che fa delle proprie esperienze il criterio di verità per il giudizio degli altri. Inoltre, il “neopelagianesino autoreferenziale e prometeico” di quanti ritengono che la grazia sia solo un accessorio mentre ciò che crea progresso è solo il proprio impegno e le proprie forze. Tutto questo contraddice l’evangelizzazione. Crea una sorta di “elitarismo narcisista” che deve essere evitato (94). Cosa vogliamo essere, si domanda il Papa, “Generali di eserciti sconfitti” oppure “semplici soldati di uno squadrone che continua a combattere”? Il rischio di una “Chiesa mondana sotto drappeggi spirituali o pastorali” (96), non è recondito, ma reale. Occorre, quindi, non soccombere a queste tentazioni, ma offrire la testimonianza della comunione (99). Essa si fa forte della complementarità. A partire da questa considerazione, Papa Francesco espone l’esigenza per la promozione del laicato e della donna; dell’impegno per le vocazioni e dei sacerdoti. Guardare alla Chiesa con il progresso compiuto in questi decenni richiede di evitare la mentalità del potere, ma a far crescere quella del servizio per la costruzione unitaria della Chiesa (102-108).

L’evangelizzazione è un compito di tutto il popolo di Dio, nessuno escluso. Essa, non è riservata né può essere delegata a un gruppo particolare. Tutti i battezzati sono direttamente coinvolti. Papa Francesco spiega, nel terzo capitolo dell’Esortazione, come essa si possa sviluppare e le tappe che ne esprimono il progresso. In primo luogo, si sofferma a evidenziare il “primato della grazia” che opera instancabilmente nella vita ogni evangelizzatore (112). Sviluppa, inoltre, il tema del grande ruolo svolto dalle varie culture nel loro processo di inculturazione del Vangelo, e previene dal cadere nella “vanitosa sacralizzazione della propria cultura” (117). Indica poi il percorso fondamentale della nuova evangelizzazione nell’incontro interpersonale (127-129) e nella testimonianza di vita (121). Insiste, infine, perché si valorizzi la pietà popolare, perché esprime la fede genuina di tante persone che in questo modo danno vera testimonianza dell’incontro semplice con l’amore di Dio (122-126). Da ultimo, un invito del Papa ai teologi perché studino le mediazioni necessarie per giungere alla valorizzazione delle varie forme di evangelizzazione (133), mentre si sofferma più a lungo sul tema dell’omelia come forma privilegiata dell’evangelizzazione che richiede una autentica passione e amore per la Parola di Dio e per il popolo che ci è affidato (135-158).

Il quarto capitolo è dedicato alla riflessione sulla dimensione sociale dell’evangelizzazione. Un tema caro a Papa Francesco perché “se questa dimensione non viene debitamente esplicitata, si corre sempre il rischio di sfigurare il significato autentico e integrale della missione evangelizzatrice” (176). È il grande tema del legame tra l’annuncio del Vangelo e la promozione della vita umana in tutte le sue espressioni. Una promozione integrale di ogni persona che impedisce di rinchiudere la religione come un fatto privato senza alcuna incidenza nella vita sociale e pubblica. Una “fede autentica implica sempre un profondo desiderio di cambiare il mondo” (183). Due grandi tematiche appartengono a questa sezione dell’Esortazione. Il Papa ne parla con particolare passione evangelica, consapevole che segneranno il futuro dell’umanità: anzitutto, “l’inclusione sociale dei poveri”; inoltre, “la pace e il dialogo sociale”.

Per quanto concerne il primo punto, con la nuova evangelizzazione la Chiesa sente come propria missione quella di “collaborare per risolvere le cause strumentali della povertà e per promuovere lo sviluppo integrale dei poveri”, come pure quella di “gesti semplici e quotidiani di solidarietà di fronte alle miserie molto concrete” che ogni giorno sono dinanzi ai nostri occhi (188). Ciò che giunge da queste dense pagine, è un invito a riconoscere la “forza salvifica” che i poveri possiedono, e che deve essere posta al centro della vita della Chiesa con la nuova evangelizzazione (198). Ciò significa, comunque, riscoprire anzitutto l’attenzione, l’urgenza e la consapevolezza di questa tematica, prima ancora di ogni esperienza concreta. Non solo, l’opzione fondamentale verso i poveri che preme di essere realizzata, sostiene Papa Francesco, è primariamente quella di una “attenzione spirituale” e “religiosa”; essa è prioritaria su ogni altra forma (200). Su questi temi, la parola di Papa Francesco è franca, detta con parresia e senza circonlocuzioni. Un “Pastore di una Chiesa senza frontiere” (210), non può permettersi di volgere lo sguardo altrove. Ecco perché mentre chiede con forza di considerare il tema dei migranti, denuncia con altrettanta chiarezza le nuove forme di schiavitù: “Dov’è quello che stai uccidendo ogni giorno nella piccola fabbrica clandestina, nella rete di prostituzione, nei bambini che utilizzi per l’accattonaggio, in quello che deve lavorare di nascosto perché non è stato regolarizzato? Non facciamo finta di niente. Ci sono molte complicità” (211). A scanso di equivoci, il Papa difende con altrettanta forza la vita umana nel suo primo inizio e la dignità di ogni essere vivente (213). Per quanto concerne il secondo aspetto, il Papa enuclea quattro principi che sono come il denominatore comune per la crescita nella pace e la sua concreta applicazione sociale. Memore, forse, dei suoi studi su R. Guardini, Papa Francesco sembra creare una nuova opposizione polare; ricorda infatti che “Il tempo è superiore allo spazio”, “l’unità prevale sul conflitto”, la “realtà è più importante dell’idea” e che il “tutto è superiore alla parte”. Questi principi si aprono alla dimensione del dialogo come primo contributo per la pace. Esso si estende nel corso della Esortazione all’ambito della scienza, nei confronti dell’ecumenismo e delle religioni non cristiane.

L’ultimo capitolo intende esprimere lo “spirito della nuova evangelizzazione” (260). Esso si sviluppa sotto il primato dell’azione dello Spirito Santo che infonde sempre e di nuovo l’impulso missionario a partire dalla vita di preghiera, dove la contemplazione occupa il posto centrale (264). La Vergine Maria “stella della nuova evangelizzazione” è presentata, a conclusione, come l’icona della genuina azione di annuncio e trasmissione del Vangelo che la Chiesa è chiamata a compiere nei prossimi decenni con entusiasmo forte e immutato amore per il Signore Gesù.

Non lasciamoci rubare la gioia dell’evangelizzazione!” (83). È un linguaggio chiaro, immediato, senza retorica né sottointesi, quello con cui ci si incontra in questa Esortazione Apostolica. Papa Francesco va al cuore dei problemi che vive l’uomo di oggi e che, da parte della Chiesa, richiedono molto più di una semplice presenza. A lei è chiesta una fattiva azione programmatica e una rinnovata prassi pastorale che evidenzi il suo impegno per la nuova evangelizzazione. Il Vangelo deve giungere a tutti, senza esclusione di sorta. Alcuni, comunque, sono privilegiati. A scanso di equivoci, Papa Francesco presenta il suo orientamento: “Non tanto gli amici e i vicini ricchi, bensì soprattutto i poveri, gli infermi coloro che spesso sono disprezzati e dimenticati… non devono restare dubbi né sussistono spiegazioni che indeboliscano questo messaggio tanto chiaro” (48).

Come in altri momenti cruciali della storia, così anche oggi la Chiesa sente l’urgenza di affinare lo sguardo per compiere l’evangelizzazione alla luce dell’adorazione; con uno “sguardo contemplativo” per vedere ancora i segni della presenza di Dio. Segni dei tempi non solo incoraggianti, ma posti come criterio per una efficace testimonianza (71). Primo fra tutti, Papa Francesco ricorda il mistero centrale della nostra fede: “Non fuggiamo dalla risurrezione di Gesù, non diamoci mai per vinti, accada quel che accada” (3). Quella che Papa Francesco ci indica, alla fine, è la Chiesa che si fa compagna di strada di quanti sono nostri contemporanei nella ricerca di Dio e nel desiderio di vederlo".

ALTRI ASPETTI DELL'ESORTAZIONE APOSTOLICA

Città del Vaticano, 26 novembre 2013 (VIS).Nel corso della Conferenza Stampa di presentazione dell'Esortazione Apostolica "Evangelii Gaudium", il nuovo Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Arcivescovo Lorenzo Baldisseri, si è soffermato sugli aspetti che si riferiscono alla sinodalità, mentre l'Arcivescovo Claudio Maria Celli si è soffermato sulla parte relativa alla comunicazione.

"Il documento 'Evangelii Gaudium' (EG) del Santo Padre Francesco nasce dalla XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi su 'La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana' (2012), come annuncio di gioia ai cristiani discepoli e missionari e a tutta l’umanità. Il Santo Padre ha avuto nelle mani le 'Propositiones' dei Padri sinodali, le ha fatte proprie, rielaborandole in modo personale, ed ha scritto un documento programmatico ed esortativo, utilizzando la forma di 'Esortazione Apostolica', la cui centralità è 'la missionarietà', a tutto campo. Ciò che colpisce fin dalle prime pagine è la presentazione gioiosa del Vangelo - perciò 'Evangelii Gaudium' -, che si esprime addirittura con la ripetizione, in tutto il testo, della parola 'gioia' per ben 59 volte.

Il Papa ha tenuto conto delle 'Propositiones' citandole 27 volte. Su questa base, proveniente dalla riflessione dei Padri sinodali, egli sviluppa l’Esortazione in un solido quadro dottrinale, fondato sui riferimenti biblici e magisteriali, con una presentazione tematica dei vari aspetti della fede, ove si affermano i principî e le dottrine incarnate nella vita. Tale sviluppo è arricchito da rimandi ai Padri della Chiesa, tra cui Sant’Ireneo, Sant’Ambrogio e Sant’Agostino - per citarne alcuni -; è ulteriormente sostenuto dall’apporto di Maestri medioevali come il Beato Isacco della Stella, San Tommaso d’Aquino e Tommaso da Kempis; tra i teologi moderni compaiono il Beato John Henry Newman, Henri De Lubac e Romano Guardini, e altri scrittori, tra cui Georges Bernanos.

In modo particolare, è da notare la frequentazione, nel testo, di vari riferimenti ad Esortazioni Apostoliche come l’'Evangelii nuntiandi' di Paolo VI (13 occorrenze), e ad altre Post-sinodali come 'Christifideles laici'; 'Familiaris consortio'; 'Pastores dabo vobis'; 'Ecclesia in Africa', 'in Asia', 'in Oceania', 'in America', 'in Medio Oriente', 'in Europa'; 'Verbum Domini'. Inoltre, si registra l’attenzione data ai pronunciamenti degli Episcopati latinoamericani, come ai documenti di Puebla e di Aparecida; a quello dei Patriarchi Cattolici del Medio Oriente nella XVI Assemblea; a quelli delle Conferenze Episcopali di India, Stati Uniti, Francia, Brasile, Filippine e Congo.

Il tema della 'sinodalità' è introdotto già all’interno della parte iniziale che tratta ìLa trasformazione missionaria della Chiesa'. Nella prospettiva della 'Chiesa in uscita' (n. 20) 'da sé verso il fratello' (n. 179), il Santo Padre propone una 'pastorale in conversione' a 360 gradi", e "Si percepisce che egli desidera includere in questa 'pastorale in conversione' una speciale attenzione all’espressione collegiale dell’esercizio del primato".

"Riferendosi al Concilio Vaticano II, in analogia con le antiche Chiese patriarcali, il Santo Padre auspica che le Conferenze Episcopali possano 'sviluppare un contributo molteplice e fecondo perché l’affetto collegiale trovi concrete applicazioni' (LG n. 22; EG n. 32). Questa espressione di sinodalità aiuterebbe a concrete attribuzioni circa l’autorità dottrinale e di governo (cfr. n. 32). Sotto il profilo ecumenico - grazie anche all’esperienza della presenza al Sinodo del Patriarca di Costantinopoli e dell’Arcivescovo di Canterbury (cfr. n. 245) -, la sinodalità si esprime in modo particolare, poiché, attraverso il dialogo 'con i fratelli ortodossi, i cattolici hanno la possibilità di apprendere qualcosa di più circa il significato della collegialità episcopale e sull’esperienza della sinodalità'" (n. 246).
L'Arcivescovo Claudio Maria Celli si è soffermato sulla "dimensione comunicativa nella nuova evangelizzazione" alla luce dell'Esortazione Apostolica.

Nel documento "Emerge, innanzitutto, - ha detto l'Arcivescovo Celli - la consapevolezza del Papa di quanto sta avvenendo nel mondi di oggi, specialmente nel campo della salute, educazione, comunicazione. il Papa (...) fa riferimento alle evidenti innovazioni tecnologiche".

"Senza dubbio si tratta di progresso e di successi, ma il Papa, è pienamente consapevole che l’attuale società dell’informazione, è satura indiscriminatamente di dati, tutti allo stesso livello e che finisce per portarci ad una tremenda superficialità al momento di impostare le questioni morali. Per questo motivo - ha proseguito l'Arcivescovo Celli - il Papa, sottolinea che è necessaria una vera educazione che insegni a pensare criticamente ed offra un appropriato percorso di maturazione dei valori. (n. 64). Il documento riconosce altresì che le attuali maggiori possibilità di comunicazione possono tradursi in più ampie possibilità di incontro tra tutti. Di qui l’esigenza di scoprire e trasmettere la mistica del vivere insieme, di mescolarsi, di incontrarsi. (n. 87)".

L'Arcivescovo Celli ha spiegato inoltre che: "Un ampio settore del documento è dedicato ad analizzare come il messaggio della Chiesa è comunicato. (...) Il Papa è consapevole della velocità della comunicazione odierna e di come a volte i media operano una selezione interessata dei vari contenuti. Ecco perché c’è il rischio che il messaggio possa apparire mutilato e ridotto ad aspetti secondari. (...) Di fronte a questi rischi il Papa ritiene che si debba essere realisti, vale a dire non dare per scontato che gli interlocutori conoscano lo sfondo completo di ciò che diciamo o che possano collegare il nostro discorso con il nucleo essenziale del Vangelo". Per questo motivo, il Papa sottolinea che: "L’annuncio deve concentrarsi sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta quindi deve semplificarsi senza perdere per questo profondità e verità".


IL PAPA RICEVE IL PRESIDENTE PUTIN: URGENZA DI FAR CESSARE LE VIOLENZE IN SIRIA

Città del Vaticano, 26 novembre 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, il Presidente della Federazione Russa, Signor Vladimir V. Putin, è stato ricevuto in Udienza dal Santo Padre Francesco. Successivamente ha incontrato il Segretario di Stato, Arcivescovo Pietro Parolin, che era accompagnato dal Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti.

Durante i cordiali colloqui, si è espresso compiacimento per i buoni rapporti bilaterali e ci si è soffermati su alcune questioni di interesse comune, in modo particolare sulla vita della comunità cattolica in Russia, rilevando il contributo fondamentale del cristianesimo nella società. In tale contesto, si è fatto cenno alla situazione critica dei cristiani in alcune regioni del mondo, nonché alla difesa e alla promozione dei valori riguardanti la dignità della persona, e la tutela della vita umana e della famiglia.

Inoltre, è stata prestata speciale attenzione al perseguimento della pace nel Medio Oriente e alla grave situazione in Siria, in riferimento alla quale il Presidente Putin ha espresso ringraziamento per la lettera indirizzatagli dal Santo Padre in occasione del G20 di S. Pietroburgo. È stata sottolineata l’urgenza di far cessare le violenze e di recare l’assistenza umanitaria necessaria alla popolazione, come pure di favorire iniziative concrete per una soluzione pacifica del conflitto, che privilegi la via negoziale e coinvolga le varie componenti etniche e religiose, riconoscendone l’imprescindibile ruolo nella società.

lunedì 25 novembre 2013

COLLABORAZIONE TRA PARAGUAY E SANTA SEDE

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Nella mattinata di lunedì 25 novembre 2013, il Signor Horacio Manuel Cartes Jara, Presidente della Repubblica del Paraguay, è stato ricevuto in Udienza dal Santo Padre Francesco e successivamente si è incontrato con l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Nel corso dei cordiali colloqui, dopo aver rilevato i buoni rapporti bilaterali esistenti tra la Santa Sede e il Paraguay, sono stati affrontati temi di comune interesse attinenti alla situazione del Paese e della Regione, come la lotta alla povertà e alla corruzione, la promozione dello sviluppo integrale della persona umana ed il rispetto dei diritti umani. Non si è mancato, inoltre, di sottolineare il ruolo e il contributo della Chiesa nella società, come anche la collaborazione del Paraguay con la Santa Sede a livello internazionale.



SAN GIOSAFAT ESEMPIO DI AMORE FRATERNO E DI IMPEGNO NEL SERVIZIO ALL'UNITÀ DELLA CHIESA

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). "'Ognuno amerà l'altro come se stesso e perciò godrà del bene altrui come proprio. Così il gaudio di uno solo sarà tanto maggiore quanto più grande sarà la gioia di tutti gli altri beati'". Con queste parole di San Tommaso d'Aquino, il Papa ha ricevuto questa mattina 3.000 pellegrini greco-cattolici provenienti da Ucraina e Bielorussia, a Roma per celebrare il 50° anniversario della deposizione dei resti di San Giosafat nella Basilica Vaticana. Questa mattina, il Cardinale Leonardo Sandri, Prefetto della Congregazione per le Chiese Orientali, insieme con l'Arcivescovo Maggiore della Chiesa Greco Cattolica Ucraina, Sua Beatitudine Sviatoslav Shevchuk, ha celebrato la Divina Liturgia presso l'altare della Confessione della Basilica Vaticana.

Alle ore 12:00 il Santo Padre Francesco è giunto in Basilica per salutare i pellegrini ai quali ha detto: "Cari fratelli e sorelle, il modo migliore di celebrare san Giosafat è amarci tra noi e amare e servire l’unità della Chiesa. Ci sostiene in questo anche la testimonianza coraggiosa di tanti martiri dei tempi più recenti, i quali costituiscono una grande ricchezza e un grande conforto per la vostra Chiesa. Auguro che la comunione profonda che desiderate approfondire ogni giorno all’interno della Chiesa cattolica, vi aiuti a costruire ponti di fraternità anche con le altre Chiese e Comunità ecclesiali in terra ucraina e altrove, dove le vostre comunità sono presenti".


LA VERA FEDE SI VEDE SPECIALMENTE NEI MOMENTI DI DIFFICOLTÀ

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha ricevuto i volontari che hanno prestato servizio nell'organizzazione dell'Anno della fede. "In questo tempo di grazia - ha detto il Papa - abbiamo potuto riscoprire l’essenziale del cammino cristiano, nel quale la fede, insieme con la carità, occupa il primo posto".

"La fede, infatti, - ha proseguito il Papa - è cardine dell’esperienza cristiana, perché motiva le scelte e gli atti della nostra vita quotidiana. Essa è la vena inesauribile di tutto il nostro agire, in famiglia, al lavoro, in parrocchia, con gli amici, nei vari ambienti sociali. E questa fede salda, genuina, si vede specialmente nei momenti di difficoltà e di prova: allora il cristiano si lascia prendere in braccio da Dio, e si stringe a Lui, con la sicurezza di affidarsi ad un amore forte come roccia indistruttibile. Proprio nelle situazioni di sofferenza, se ci abbandoniamo a Dio con umiltà, noi possiamo dare una buona testimonianza".
"C’è bisogno - ha sottolineato il Pontefice - di comunità cristiane impegnate per un apostolato coraggioso, che raggiunga le persone nei loro ambienti, anche in quelli più difficili. (...) Sopratutto aprirsi a quanti sono più poveri di fede e di speranza nella loro vita. Parliamo tanto di povertà, ma non sempre pensiamo ai poveri di fede: ce ne sono tanti. Sono tante le persone - ha ricordato infine il Papa - che hanno bisogno di un gesto umano, di un sorriso, di una parola vera, di una testimonianza attraverso la quale cogliere la vicinanza di Gesù Cristo. Non manchi a nessuno questo segno di amore e di tenerezza che nasce dalla fede".



PAPA FRANCESCO CHIUDE L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, Solennità di Nostro Signore Gesù Cristo, Re dell'Universo, il Santo Padre Francesco ha presieduto, sul Sagrato della Basilica Vaticana, la Celebrazione Eucaristica in occasione della chiusura dell'Anno della fede, che era stato inaugurato da Papa Benedetto XVI l'11 ottobre 2012, nel cinquantesimo anniversario dell'apertura del Concilio Vaticano II. Hanno concelebrato con il Santo Padre i Cardinali, i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, gli Arcivescovi e i Vescovi.

A lato dell’altare sono state esposte le reliquie dell’Apostolo Pietro, contenute in una cassetta in bronzo che reca la scritta 'Ex ossibus quae in Arcibasilicae Vaticanae hypogeo inventa Beati Petri Apostoli esse putantur' ("Dalle ossa rinvenute nell’ipogeo della Basilica Vaticana, che sono ritenute del Beato Pietro Apostolo").

Prima dell’inizio della Santa Messa, è stata effettuata una raccolta di offerte da destinare alle popolazioni delle Filippine recentemente colpite dal tifone Haiyan. Al termine della Celebrazione, il Santo Padre ha consegnato la sua Esortazione Apostolica "Evangelii gaudium" a 36 rappresentanti del Popolo di Dio provenienti da 18 diversi Paesi: un vescovo, un sacerdote e un diacono scelti tra i più giovani ad essere stati ordinati; religiosi e religiose, quindi alcuni rappresentanti di ogni evento di questo Anno della fede: dei cresimati, un seminarista e una novizia, una famiglia, dei catechisti, un non vedente (che ha ricevuto dal Papa il documento in Cd-rom tale da essere riprodotto in forma auditiva), dei giovani, esponenti delle confraternite, dei movimenti, e infine due artisti e due rappresentanti dei media.

Di seguito pubblichiamo il testo dell’omelia che Papa Francesco ha pronunciato dopo la proclamazione del Santo Vangelo:

"La solennità odierna di Cristo Re dell’universo, coronamento dell’anno liturgico, segna anche la conclusione dell’Anno della fede, indetto dal Papa Benedetto XVI, al quale va ora il nostro pensiero pieno di affetto e di riconoscenza per questo dono che ci ha dato. Con tale provvidenziale iniziativa, egli ci ha offerto l’opportunità di riscoprire la bellezza di quel cammino di fede che ha avuto inizio nel giorno del nostro Battesimo, che ci ha resi figli di Dio e fratelli nella Chiesa. Un cammino che ha come meta finale l’incontro pieno con Dio, e durante il quale lo Spirito Santo ci purifica, ci eleva, ci santifica, per farci entrare nella felicità a cui anela il nostro cuore.

Desidero anche rivolgere un cordiale e fraterno saluto ai Patriarchi e agli Arcivescovi Maggiori delle Chiese Orientali Cattoliche, qui presenti. Lo scambio della pace, che compirò con loro, vuole significare anzitutto la riconoscenza del Vescovo di Roma per queste Comunità, che hanno confessato il nome di Cristo con una esemplare fedeltà, spesso pagata a caro prezzo.

Allo stesso modo, per loro tramite, con questo gesto intendo raggiungere tutti i cristiani che vivono nella Terra Santa, in Siria e in tutto l’Oriente, al fine di ottenere per tutti il dono della pace e della concordia.

Le Letture bibliche che sono state proclamate hanno come filo conduttore la centralità di Cristo. Cristo è al centro, Cristo è il centro. Cristo centro della creazione, Cristo centro del popolo, Cristo centro della storia".

L’Apostolo Paolo, nella seconda lettura tratta dalla Lettera ai Colossesi, "ci offre una visione molto profonda della centralità di Gesù. Ce lo presenta come il Primogenito di tutta la creazione: in Lui, per mezzo di Lui e in vista di Lui furono create tutte le cose. Egli è il centro di tutte le cose, è il principio: Gesù Cristo, il Signore. Dio ha dato a Lui la pienezza, la totalità, perché in Lui siano riconciliate tutte le cose. Signore della creazione, Signore della riconciliazione.

Questa immagine ci fa capire che Gesù è il centro della creazione; e pertanto l’atteggiamento richiesto al credente, se vuole essere tale, è quello di riconoscere e di accogliere nella vita questa centralità di Gesù Cristo, nei pensieri, nelle parole e nelle opere. E così i nostri pensieri saranno pensieri cristiani, pensieri di Cristo. Le nostre opere saranno opere cristiane, opere di Cristo, le nostre parole saranno parole cristiane, parole di Cristo. Invece, quando si perde questo centro, perché lo si sostituisce con qualcosa d’altro, ne derivano soltanto dei danni, per l’ambiente attorno a noi e per l’uomo stesso.

Oltre ad essere centro della creazione e centro della riconciliazione, Cristo è centro del popolo di Dio. E proprio oggi è qui, al centro di noi. Adesso è qui nella Parola, e sarà qui sull’altare, vivo, presente, in mezzo a noi, il suo popolo. È quanto ci viene mostrato nella prima Lettura, dove si racconta del giorno in cui le tribù d’Israele vennero a cercare Davide e davanti al Signore lo unsero re sopra Israele. Attraverso la ricerca della figura ideale del re, quegli uomini cercavano Dio stesso: un Dio che si facesse vicino, che accettasse di accompagnarsi al cammino dell’uomo, che si facesse loro fratello.

Cristo, discendente del re Davide, è proprio il 'fratello' intorno al quale si costituisce il popolo, che si prende cura del suo popolo, di tutti noi, a costo della sua vita. In Lui noi siamo uno; un solo popolo uniti a Lui, condividiamo un solo cammino, un solo destino. Solamente in Lui, in Lui come centro, abbiamo l’identità come popolo.

E, infine, Cristo è il centro della storia dell’umanità, e anche il centro della storia di ogni uomo. A Lui possiamo riferire le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di cui è intessuta la nostra vita. Quando Gesù è al centro, anche i momenti più bui della nostra esistenza si illuminano, e ci dà speranza, come avviene per il buon ladrone nel Vangelo di oggi.

Mentre tutti gli altri si rivolgono a Gesù con disprezzo – 'Se tu sei il Cristo, il Re Messia, salva te stesso scendendo dal patibolo!' – quell’uomo, che ha sbagliato nella vita, alla fine si aggrappa pentito a Gesù crocifisso implorando: 'Ricordati di me, quando entrerai nel tuo regno'. E Gesù gli promette: 'Oggi con me sarai nel paradiso': il suo Regno. Gesù pronuncia solo la parola del perdono, non quella della condanna; e quando l’uomo trova il coraggio di chiedere questo perdono, il Signore non lascia mai cadere una simile richiesta. Oggi tutti noi possiamo pensare alla nostra storia, al nostro cammino. Ognuno di noi ha la sua storia; ognuno di noi ha anche i suoi sbagli, i suoi peccati, i suoi momenti felici e i suoi momenti bui. Ci farà bene, in questa giornata, pensare alla nostra storia, e guardare Gesù, e dal cuore ripetergli tante volte, ma con il cuore, in silenzio, ognuno di noi: 'Ricordati di me, Signore, adesso che sei nel tuo Regno! Gesù, ricordati di me, perché io ho voglia di diventare buono, ho voglia di diventare buona, ma non ho forza, non posso: sono peccatore, sono peccatore. Ma ricordati di me, Gesù! Tu puoi ricordarti di me, perché Tu sei al centro, Tu sei proprio nel tuo Regno!'. Che bello! Facciamolo oggi tutti, ognuno nel suo cuore, tante volte. 'Ricordati di me, Signore, Tu che sei al centro, Tu che sei nel tuo Regno!.

La promessa di Gesù al buon ladrone ci dà una grande speranza: ci dice che la grazia di Dio è sempre più abbondante della preghiera che l’ha domandata. Il Signore dona sempre di più, è tanto generoso, dona sempre di più di quanto gli si domanda: gli chiedi di ricordarsi di te, e ti porta nel suo Regno! Gesù è proprio il centro dei nostri desideri di gioia e di salvezza. Andiamo tutti insieme su questa strada!".

ANGELUS: PAPA FRANCESCO RICORDA L'HOLODOMOR, LA GRANDE FAME IN UCRAINA E RINGRAZIA TUTTI COLORO CHE HANNO LAVORATO PER L'ANNO DELLA FEDE

Città del Vaticano, 24 novembre 2013 (VIS). Al termine della Santa Messa per la chiusura dell’Anno della fede, il Santo Padre Francesco ha guidato la recita dell’Angelus con i fedeli presenti in Piazza San Pietro.

"Prima di concludere questa celebrazione - ha detto il Papa - desidero salutare tutti i pellegrini, le famiglie, i gruppi parrocchiali, le associazioni e i movimenti, venuti da tanti Paesi. Saluto i partecipanti al Congresso nazionale della Misericordia; saluto la comunità ucraina, che ricorda l’80° anniversario dell’'Holodomor', la 'grande fame' provocata dal regime sovietico che causò milioni di vittime".

"In questa giornata, il nostro pensiero riconoscente va ai missionari che, nel corso dei secoli, hanno annunciato il Vangelo e sparso il seme della fede in tante parti del mondo; tra questi il Beato Junípero Serra, missionario francescano spagnolo, di cui ricorre il terzo centenario della nascita".

"Non voglio finire senza un pensiero a tutti quelli che hanno lavorato per portare avanti quest’Anno della fede. Mons. Rino Fisichella, che ha guidato questo cammino: lo ringrazio tanto, di cuore, lui e tutti i suoi collaboratori. Grazie tante!".

"Ora preghiamo insieme l’Angelus. Con questa preghiera invochiamo la protezione di Maria specialmente per i nostri fratelli e le nostre sorelle che sono perseguitati a motivo della loro fede, e sono tanti!"

Al termine della recita della preghiera mariana, Papa Francesco ha ringraziato nuovamente tutti per la loro presenza ed ha augurato buona domenica e buon pranzo.

CATECUMENI: CUSTODITE L’ENTUSIASMO DEL PRIMO MOMENTO CHE VI HA FATTO APRIRE GLI OCCHI ALLA LUCE DELLA FEDE

Città del Vaticano, 23 novembre 2913 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, nella Basilica Vaticana, il Santo Padre ha presieduto il Rito di ammissione al Catecumenato, indetto nel contesto dell'Anno della fede. Erano presenti circa 500 catecumeni, provenienti da 47 paesi dei cinque continenti, accompagnati dai loro catechisti. Dalle ore 16:00, prima dell’arrivo del Santo Padre, sono state proposte ai presenti alcune testimonianze di adulti che si stanno preparando a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana e di una coppia di catechisti. Alle ore 16.30 è iniziata la Liturgia, con i Riti di introduzione che si sono svolti nell’atrio della Basilica di San Pietro, dove il Papa ha accolto una rappresentanza dei candidati con i loro garanti, invitandoli poi ad entrare in chiesa.

Nel corso della Liturgia della Parola, prima della consegna del testo dei Vangeli ad alcuni dei catecumeni, Papa Francesco ha pronunciato l’omelia ed ha ricordato che i presenti provenivano da molti Paesi diversi "da tradizioni culturali ed esperienze differenti. Eppure,- ha detto - questa sera sentiamo di avere tra di noi tante cose in comune. Soprattutto ne abbiamo una: il desiderio di Dio. (...) Quanto è importante mantenere vivo questo desiderio (...). Se viene a mancare la sete del Dio vivente, la fede rischia di diventare abitudinaria, rischia di spegnersi, come un fuoco che non viene ravvivato. Rischia di diventare 'rancida', senza senso".

Papa Francesco ha citato il racconto del Vangelo nel quale Giovanni Battista indica ai suoi discepoli Gesù come l'Agnello di Dio. "Due di essi seguono il Maestro, e poi, a loro volta, diventano 'mediatori' che permettono ad altri di incontrare il Signore, di conoscerlo e di seguirlo. Ci sono tre momenti in questo racconto che richiamano l’esperienza del catecumenato".

"In primo luogo, c’è l’ascolto. I due discepoli hanno ascoltato la testimonianza del Battista. Anche voi, cari catecumeni, avete ascoltato coloro che vi hanno parlato di Gesù e vi hanno proposto di seguirlo (...). Nel tumulto di tante voci che risuonano intorno a noi e dentro di noi, voi avete ascoltato e accolto la voce che vi indicava Gesù come l’unico che può dare senso pieno alla nostra vita".

"Il secondo momento è l’incontro. I due discepoli incontrano il Maestro e rimangono con Lui. Dopo averlo incontrato, avvertono subito qualcosa di nuovo nel loro cuore: l’esigenza di trasmettere la loro gioia anche agli altri, affinché anch’essi lo possano incontrare. Andrea, infatti, incontra suo fratello Simone e lo conduce da Gesù. Quanto ci fa bene contemplare questa scena! Ci ricorda che Dio non ci ha creato per essere soli, chiusi in noi stessi, ma per poter incontrare Lui e per aprirci all’incontro con gli altri. Dio per primo viene verso ognuno di noi; e questo è meraviglioso! (...) Nella Bibbia Dio appare sempre come colui che prende l’iniziativa dell’incontro con l’uomo: è Lui che cerca l’uomo, e di solito lo cerca proprio mentre l’uomo fa l’esperienza amara e tragica di tradire Dio e di fuggire da Lui. Dio non aspetta a cercarlo: lo cerca subito. È un cercatore paziente il nostro Padre! Lui ci precede e ci aspetta sempre. Non si stanca di aspettarci (...) E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia. Dio si affretta per incontrarci, ma mai ha fretta di lasciarci. (...). Come noi aneliamo a Lui (...) così anche Lui ha desiderio di stare con noi, perché noi (...) siamo le sue creature".

"L’ultimo tratto del racconto è camminare. I due discepoli - ha spiegato il Papa - camminano verso Gesù e poi fanno un tratto di strada insieme con Lui. (...) La fede è un cammino con Gesù (...) ed è un cammino che dura tutta la vita. Alla fine ci sarà l’incontro definitivo. Certo, in alcuni momenti di questo cammino ci sentiamo stanchi e confusi. La fede però ci dà la certezza della presenza costante di Gesù in ogni situazione, anche la più dolorosa o difficile da capire".

"Cari catecumeni - ha concluso il Pontefice - oggi voi iniziate il cammino del catecumenato. Vi auguro di percorrerlo con gioia, certi del sostegno di tutta la Chiesa, che guarda a voi con tanta fiducia. Maria, la discepola perfetta, vi accompagna (...). Vi invito a custodire l’entusiasmo del primo momento che vi ha fatto aprire gli occhi alla luce della fede".

LA CHIESA DEVE DARE ESEMPIO A TUTTA LA SOCIETÀ DEL FATTO CHE LE PERSONE ANZIANE SONO IMPORTANTI, ANZI INDISPENSABILI

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Le persone anziane sono sempre state protagoniste nella Chiesa e oggi più che mai la Chiesa deve dare esempio a tutta la società del fatto che esse sono sempre importanti, anzi, "indispensabili", ha detto il Papa questa mattina, nel ricevere in udienza i partecipanti alla XXVIII Conferenza Internazionale del Pontificio Consiglio per gli Operatori Sanitari, svoltasi dal 21 al 23 novembre, nell'Aula Nuova del Sinodo, sul tema: "La Chiesa al servizio della persona anziana malata: la cura delle persone affette da patologie neurodegenerative".

Le persone anziane "portano con sé la memoria e la saggezza della vita, per trasmetterle agli altri, e partecipano a pieno titolo della missione della Chiesa. Ricordiamo che la vita umana conserva sempre il suo valore agli occhi di Dio, al di là di ogni visione discriminante", ha sottolineato Papa Francesco. "Il prolungamento delle aspettative di vita, - ha ricordato il Santo Padre - intervenuto nel corso del XX secolo, comporta che un numero crescente di persone vada incontro a patologie neurodegenerative, spesso accompagnate da un deterioramento delle capacità cognitive. Queste patologie investono il mondo socio-sanitario sia sul versante della ricerca, sia su quello dell’assistenza e della cura nelle strutture socio-assistenziali, come pure nella famiglia, che resta il luogo privilegiato di accoglienza e di vicinanza".

Il Papa ha ribadito l'importanza di "una assistenza che, accanto al tradizionale modello biomedico, si arricchisca di spazi di dignità e di libertà, lontani dalle chiusure e dai silenzi, che troppo spesso circondano le persone in ambito assistenziale. In questa prospettiva vorrei sottolineare l’importanza dell’aspetto religioso e spirituale. Anzi, questa è una dimensione che rimane vitale anche quando le capacità cognitive sono ridotte o perdute. Si tratta di attuare un particolare approccio pastorale per accompagnare la vita religiosa delle persone anziane con gravi patologie degenerative, con forme e contenuti diversificati, perché comunque la loro mente e il loro cuore non interrompono il dialogo e la relazione con Dio".

"Cari amici - ha concluso il Pontefice rivolgendosi agli anziani - voi non siete solo destinatari dell’annuncio del messaggio evangelico, ma siete sempre, a pieno titolo, anche annunciatori in forza del vostro Battesimo".


QUANDO LO SPORT VIENE CONSIDERATO UNICAMENTE SECONDO PARAMETRI ECONOMICI SI CORRE IL RISCHIO DI RIDURRE GLI ATLETI A MERA MERCANZIA DA CUI TRARRE PROFITTO

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Il linguaggio sportivo è "un linguaggio universale, che supera confini, lingue, razze, religioni e ideologie" e "possiede la capacità di unire le persone, favorendo il dialogo e l'accoglienza" ha affermato il Papa ricevendo questa mattina, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i Delegati dei Comitati Olimpici Europei a Roma in occasione della 42ma Assemblea Generale.

"Il legame tra la Chiesa e lo sport è una bella realtà che si è consolidata nel tempo, perché la Comunità ecclesiale vede nello sport un valido strumento per la crescita integrale della persona umana. La pratica sportiva, infatti, stimola a un sano superamento di sé stessi e dei propri egoismi, allena allo spirito di sacrificio e (...) favorisce la lealtà nei rapporti interpersonali, l’amicizia, il rispetto delle regole", ha continuato Papa Francesco invitando le istituzioni e le organizzazioni sportive a proporre, specialmente alle giovani generazioni, "itinerari sportivi di formazione alla pace, alla condivisione e alla convivenza tra i popoli".

"È tipico dell’attività sportiva unire e non dividere! Fare ponti e non muri. Anche i cinque anelli intrecciati, simbolo e bandiera dei Giochi Olimpici, stanno proprio a rappresentare lo spirito di fratellanza che deve caratterizzare la manifestazione olimpica e la competizione sportiva in generale" - ha affermato il Pontefice che ha poi sottolineato: "Quando lo sport viene considerato unicamente secondo parametri economici o di conseguimento della vittoria ad ogni costo, si corre il rischio di ridurre gli atleti a mera mercanzia da cui trarre profitto. Gli stessi atleti entrano in un meccanismo che li travolge, perdono il vero senso della loro attività, quella gioia di giocare che li ha attratti da ragazzi e che li ha spinti a fare tanti sacrifici e a diventare campioni. Lo sport è armonia, ma se prevale la ricerca smodata del denaro e del successo questa armonia si rompe".

"Voi, come dirigenti olimpici - ha concluso il Papa - siete chiamati a favorire la funzione educativa dello sport. Tutti siamo consapevoli della grande necessità di formare sportivi animati da rettitudine, rigore morale e vivo senso di responsabilità".


INVIATI SPECIALI DEL SANTO PADRE

Città del Vaticano, 23 novembre 2013 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 19 novembre 2013, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Walter Brandmüller, Diacono di San Giuliano dei Fiamminghi, suo Inviato Speciale alle celebrazioni del 450° anniversario della chiusura del Concilio ecumenico di Trento, in programma nel Duomo di Trento (Italia), il 1° dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta dal Monsignore Ludovico Maule, Decano del Capitolo metropolitano di Trento e dal Monsignore Umberto Giacometti, Canonico onorario del medesimo Capitolo metropolitano.

Questa mattina è stata anche pubblicata la Lettera, redatta in latino e datata 12 novembre, con la quale il Santo Padre nomina il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela), suo Inviato Speciale alle celebrazioni conclusive del I centenario dell'istituzione della Provincia Ecclesiastica di Managua (Nicaragua), che avranno luogo il 2 dicembre 2013. La Missione che accompagnerà il Cardinale è composta da Don Julio César Arana González, Parroco della Parrocchia di "San Judas Tadeo" a Managua e Vicario giudiziale dell'Arcidiocesi e da Don Alfonso Alvarado Lugo, Rettore del Santuario nazionale di "Jesús del Rescate" a Rivas e Vicario penitenziario della Diocesi di Granada.



UDIENZE

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

- Il Signor Joseph Tebah-Klah, Ambasciatore di Costa d’Avorio in visita di congedo.

Alle 17:00 di oggi il Santo Padre riceve il Signor Vladimir Putin, Presidente della Federazione Russa, e Seguito.

Sabato 23 il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 25 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia del Vescovo István Katona all’ufficio di Ausiliare dell’arcidiocesi di Eger (Ungheria), presentata per raggiunti limiti d'età.

Sabato 23 novembre il Santo Padre ha nominato il Padre Medardo de Jesús Henao del Río, M.X.Y., Vicario Apostolico di Mitú (superficie: 54.000; popolazione: 40.000; cattolici: 37.000; sacerdoti: 13; religiosi: 8), Colombia. Il Vescovo eletto è nato nel 1967 a Liborina (Colombia), è entrato nell'Istituto per le Missioni Estere di Yarumal nel 1993, ha emesso la prima professione religiosa nel 1994 ed è stato ordinato sacerdote nel 1999. Nel 2000 è Missionario nella Parrocchia dell’Immacolata Concezione della Beata Maria Vergine a Mitú; dal 2000 al 2006 è Cancelliere del Vicariato Apostolico di Mitú e Coordinatore dell'educazione; dal 2007 al 2010 è Vice Maestro dei Novizi; dal 2010 è stato Maestro dei Novizi dell’Istituto per le Missioni Estere di Yarumal.



venerdì 22 novembre 2013

UDIENZA AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI DELLA BOSNIA ED ERZEGOVINA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza, nel Palazzo Apostolico Vaticano, il Signor Vjekoslav Bevanda, Presidente del Consiglio dei Ministri della Bosnia ed Erzegovina, il quale ha successivamente incontrato l'Arcivescovo Pietro Parolin, Segretario di Stato, accompagnato dall’Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati.

Gli incontri, svoltisi in un’atmosfera di cordialità, hanno fornito l’occasione per uno scambio di opinioni sull’attuale situazione in Bosnia ed Erzegovina, sui principali traguardi che attendono il Paese, come pure sugli sforzi per promuovere una società sempre più aperta e rispettosa dei diritti di tutti i cittadini e sulle sfide che l’attuale crisi economica impone di affrontare.

È stata, poi, espressa soddisfazione per le buone relazioni bilaterali, di cui l’Accordo di Base del 2006 è un’importante espressione, favorendo la collaborazione fra la Chiesa e lo Stato per il bene comune e lo sviluppo del Paese. Nel prosieguo della conversazione si sono, quindi, toccati alcuni temi relativi all’applicazione del suddetto Accordo, come pure al contributo dei cattolici nella società.

METTERE IN PRATICA LE REGOLE DEL RUGBY ANCHE NELLA VITA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Questa mattina, nel ricevere in udienza, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico, i dirigenti e gli atleti delle Nazioni di Rugby di Argentina e Italia, il Papa ha affermato che il rugby "è uno sport molto simpatico (...) è uno sport duro, c’è molto scontro fisico, ma non c’è violenza, c’è grande lealtà, grande rispetto. Giocare a rugby è faticoso, 'non es un paseo', non è una passeggiata! E questo penso che sia utile anche a temprare il carattere, la forza di volontà".

"Ecco, nel rugby - ha continuato il Pontefice - si corre verso la 'meta'! Questa parola così bella, così importante, ci fa pensare alla vita, perché tutta la nostra vita tende a una meta; e questa ricerca, ricerca della meta, è faticosa, richiede lotta, impegno, ma l’importante è non correre da soli! Per arrivare bisogna correre insieme, e la palla viene passata di mano in mano, e si avanza insieme, finché si arriva alla meta. E allora si festeggia!".

"Forse questa mia interpretazione non è molto tecnica - ha detto il Papa - ma è il modo in cui un vescovo vede il rugby! E come vescovo vi auguro di mettere in pratica tutto questo anche fuori dal campo, metterlo in pratica nella vostra vita".

ALLA COMUNITÀ DEI FILIPPINI: NEI MOMENTI DI SOFFERENZA NON STANCATEVI DI CHIEDERE A NOSTRO PADRE: "PERCHÉ?"

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). "In questi momenti di tanta sofferenza non stancatevi di dire: 'Perché?. Come i bambini... E così attirerete gli occhi del nostro Padre sul vostro popolo; attirerete la tenerezza del 'papà del cielo' su di voi". Con queste parole, nel pomeriggio di ieri, il Papa si è rivolto alla comunità dei Filippini residenti a Roma riuniti nella Basilica Vaticana in occasione della benedizione del mosaico raffigurante San Pedro Calungsod, santo filippino canonizzato da Papa Benedetto XVI nel 2012.

Alla cerimonia di benedizione dell'immagine del martire filippino ha fatto seguito una Celebrazione eucaristica presieduta dal Cardinale Luis Antonio Tagle, Arcivescovo di Manila, che, ricordando nell'omelia gli effetti devastanti del tifone Haiyan che si è abbattuto sulle Filippine, ha affermato: "Vediamo la fede sorgere dalle rovine. La speranza dalle calamità non può essere distrutta. E vediamo l'amore che è più forte dei terremoti e dei tifoni".

Papa Francesco ha rinnovato la sua vicinanza al popolo filippino ed ha detto: "E ho sentito che la prova era forte, troppo forte! Ma anche ho sentito che il popolo era forte! Quello che ha detto il cardinale è vero: la fede viene su dalle rovine. La solidarietà di tutti nel momento della prova. Perché succedono queste cose? Non si può spiegare. Ci sono tante cose che noi non possiamo capire. Quando i bambini incominciano a crescere non capiscono le cose e incominciano a fare domande al papà o alla mamma (...) Perché il bambino non capisce. Ma se noi stiamo attenti vedremo che il bambino non aspetta la risposta del suo papà o della sua mamma. (...) Il bambino ha bisogno in quell'insicurezza che il suo papà e la sua mamma lo guardino. (...) Come fa il bambino quando chiede. 'Perché? Perché?'. In questi momenti di dolore, questa forza sia la preghiera più utile: la preghiera del perché. Ma senza chiedere spiegazione, soltanto chiedere che il nostro Padre ci guardi. Anche io vi accompagno, con questa preghiera del perché".


MARIA ICONA PIÙ ESPRESSIVA DELLA SPERANZA CRISTIANA

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri il Santo Padre Francesco si è recato al Monastero di Sant'Antonio Abate delle Monache Benedettine Camaldolesi all'Aventino, in occasione della Giornata per la vita contemplativa e dell'Anno della fede che volge ormai al termine. Accolto al suo arrivo dall'Abbadessa suor Michela Porcellato, il Papa ha raggiunto la chiesa dove erano riunite le 21 Monache della Comunità. Il Santo Padre ha presieduto la Celebrazione dei Vespri secondo la regola camaldolese, cui è seguito un momento di Adorazione Eucaristica, ed ha pronunciato la meditazione di cui riportiamo ampi estratti.

"Maria è la madre della speranza, l’icona più espressiva della speranza cristiana. Tutta la sua vita è un insieme di atteggiamenti di speranza, a cominciare dal 'sì' al momento dell’annunciazione. (...) Poi la vediamo a Betlemme, dove colui che le è stato annunciato come il Salvatore d’Israele e come il Messia nasce nella povertà. In seguito, mentre si trova a Gerusalemme per presentarlo al tempio, con la gioia degli anziani Simeone e Anna avviene anche la promessa di una spada che le avrebbe trafitto il cuore e la profezia di un segno di contraddizione".

"Lei si rende conto che la missione e la stessa identità di quel Figlio, superano il suo essere madre. (...) Eppure, di fronte a tutte queste difficoltà e sorprese del progetto di Dio, la speranza della Vergine non vacilla mai! Donna di speranza. Questo ci dice che la speranza si nutre di ascolto, di contemplazione, di pazienza perché i tempi del Signore maturino. (...) Con l’inizio della vita pubblica, Gesù diventa il Maestro e il Messia (...) diventa sempre più quel segno di contraddizione che il vecchio Simeone le aveva preannunciato. Ai piedi della croce, è donna del dolore e al contempo della vigilante attesa di un mistero, più grande del dolore, che sta per compiersi. Tutto sembra veramente finito; ogni speranza potrebbe dirsi spenta. Anche lei, in quel momento, ricordando le promesse dell’annunciazione avrebbe potuto dire: non si sono avverate, sono stata ingannata. Ma non lo ha detto. Eppure lei, beata perché ha creduto, da questa sua fede vede sbocciare il futuro nuovo e attende con speranza il domani di Dio".

"A volte penso: noi sappiamo aspettare il domani di Dio? O vogliamo l’oggi? Il domani di Dio per lei è l’alba del mattino di Pasqua (...). L’unica lampada accesa al sepolcro di Gesù è la speranza della madre, che in quel momento è la speranza di tutta l’umanità. Domando a me e a voi: nei Monasteri è ancora accesa questa lampada? Nei monasteri si aspetta il domani di Dio?".

"Dobbiamo molto a questa Madre! In lei, presente in ogni momento della storia della salvezza, vediamo una testimonianza solida di speranza. Lei, madre di speranza, ci sostiene nei momenti di buio, di difficoltà, di sconforto, di apparente sconfitta o di vere sconfitte umane".

DOTTRINA SOCIALE DELLA CHIESA: AL CENTRO DIGNITÀ DELLA PERSONA E NON L'IDOLO DENARO

Città del Vaticano, 22 novembre 2013 (VIS). Il Santo Padre è intervenuto con un video messaggio al Terzo Festival della Dottrina Sociale della Chiesa in corso a Verona dal 21 al 24 novembre, sul tema: "Meno disuguaglianze, più differenze". "Un titolo - ha detto il Papa che evidenza la plurale ricchezza delle persone come espressione dei talenti personali e prende le distanze dalla omologazione che mortifica e paradossalmente aumenta le disuguaglianze".

Il Papa ha dedicato alcune pensieri ai giovani che "sono la forza per andare avanti" e agli anziani che "sono la memoria del popolo". "Il riconoscimento delle differenze valorizza le persone, a differenza dell’omologazione, che è il rischio di scartarle perché non sono in grado di cogliere il significato. Oggi, i giovani e i vecchi vengono considerati scarti perché non rispondono alle logiche produttive in una visione funzionalista della società, non rispondono ad alcun criterio utile di investimento. Si dice sono 'passivi', non producono, nell’economia del mercato non sono soggetti di produzione. Non dobbiamo dimenticare, però, che i giovani ed i vecchi portano ciascuno una loro grande ricchezza: ambedue sono il futuro di un popolo".

"Un pensiero va anche alla Dottrina Sociale della Chiesa - ha proseguito il Pontefice - il Magistero sociale è un grande punto di riferimento, esso rappresenta un orientamento frutto di riflessione e di operativa virtuosa. È molto utile per non perdersi. Chi opera nell’economia e nella finanza è sicuramente attratto dal profitto e se non sta attento, si mette a servire il profitto stesso, così diventa schiavo del denaro. La Dottrina Sociale contiene un patrimonio di riflessioni e di speranza che è in grado anche oggi di orientare le persone e di conservarle libere. Occorre coraggio, un pensiero e la forza della fede per stare dentro il mercato, (...) guidati da una coscienza che mette al centro la dignità della persona, non l’idolo denaro".

Papa Francesco conclude il videomessaggio con un pensiero sulla cooperazione ricordando che da bambino ascoltò una conferenza del padre sul cooperativismo cristiano. "Da quel tempo io mi sono entusiasmato con questo, ho visto che quella era la strada". "Lavoro e dignità della persona camminano di pari passo. La solidarietà va applicata anche per garantire il lavoro; la cooperazione rappresenta un elemento importante per assicurare la pluralità di presenze tra i datori del mercato. Oggi essa è oggetto di qualche incomprensione anche a livello europeo, ma ritengo che non considerare attuale questa forma di presenza nel mondo produttivo costituisca un impoverimento che lascia spazio alle omologazioni e non promuove le differenze e l’identità".
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