Inizio - VIS Vaticano - Ricevere VIS - Contattaci - Calendario VIS

Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

ultime 5 notizie

VISnews anche in Twitter Anche in YouTube

martedì 12 maggio 2009

INDULGENZA PLENARIA ANNO SACERDOTALE 150° MORTE VIANNEY


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Un Comunicato reso pubblico oggi, firmato dal Cardinale James Francis Stafford, Penitenziere Maggiore della Penitenzieria Apostolica e dal Vescovo Gianfranco Girotti, O.F.M.Conv., Reggente della medesima Penitenzieria, rende noto che il Santo Padre concederà a sacerdoti e fedeli l'indulgenza plenaria in occasione dell'Anno Sacerdotale, che avrà inizio il 19 giugno 2009 e si concluderà il 19 giugno 2010, indetto nella ricorrenza del 150° anniversario della morte del Santo Curato d'Ars, Giovanni Maria Vianney.

"Questo sacro periodo avrà inizio con la solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù. giornata di santificazione sacerdotale, quando il Sommo Pontefice celebrerà i Vespri al cospetto della sacre reliquie di San Giovanni Maria Vianney, portate a Roma dal Vescovo di Belley-Ars. Sempre il Beatissimo Padre concluderà l'Anno Sacerdotale in piazza San Pietro, alle presenza di sacerdoti provenienti da tutto il mondo, che rinnoveranno la fedeltà a Cristo e il vincolo di fraternità".

Le modalità per l'ottenimento delle indulgenze sono:

A) Ai sacerdoti veramente pentiti, che in qualsiasi giorno devotamente reciteranno almeno le Lodi mattutine o i Vespri davanti al Santissimo Sacramento, esposto alla pubblica adorazione o riposto nel tabernacolo, e, sull'esempio di San Giovanni Maria Vianney, si offriranno con animo pronto e generoso alla celebrazione dei sacramenti, soprattutto della Confessione, viene impartita misericordiosamente in Dio l'Indulgenza plenaria, che potranno anche applicare ai confratelli defunti a modo di suffragio, se, in conformità alle disposizioni vigenti, si accosteranno alla confessione sacramentale e al Convivio eucaristico, e se pregheranno secondo le intenzioni del Sommo Pontefice. Ai sacerdoti viene inoltre concessa l'Indulgenza parziale anche applicabile ai confratelli defunti, ogni qual volta reciteranno devotamente preghiere debitamente approvate per condurre una vita santa e per adempiere santamente agli uffici a loro affidati.

B) A tutti i fedeli veramente pentiti che, in chiesa o in oratorio, assisteranno devotamente al divino Sacrificio della Messa e offriranno, per i sacerdoti della Chiesa, preghiera a Gesù Cristo, Sommo ed Eterno sacerdote, e qualsiasi opera buona compiuta in quel giorno, affinché li santifichi e li plasmi secondo il Suo Cuore, è concessa l'Indulgenza plenaria, purché abbiano espiato i propri peccati con la penitenza sacramentale ed innalzato preghiera secondo l'intenzione del Sommo Pontefice: nei giorni in cui si apre e si chiude l'Anno Sacerdotale, nel giorno del 150° anniversario del pio transito di San Giovanni Maria Vianney, nel primo giovedì del mese o in qualche altro giorno stabilito dagli ordinari dei luoghi per l'utilità dei fedeli.

Agli anziani, ai malati, e a tutti quelli che per legittimi motivi non possano uscire di casa, con l'animo distaccato da qualsiasi peccato e con l'intenzione di adempiere, non appena possibile, le tre solite condizioni, nella propria casa o là dove l'impedimento li trattiene, verrà ugualmente elargita l'Indulgenza plenaria se, nei giorni sopra determinati, reciteranno preghiere per la santificazione dei sacerdoti, e offriranno con fiducia a Dio per mezzo di Maria, Regina degli Apostoli, le malattie e i disagi della loro vita.

E' concessa, infine, l'Indulgenza parziale a tutti i fedeli ogni qual volta reciteranno devotamente cinque Padre Nostro, Ave Maria e Gloria, o altra preghiera appositamente approvata, in onore del Sacratissimo Cuore di Gesù per ottenere che i sacerdoti si conservino in purezza e santità di vita".
PENT/DECRETO INDULGENZA/ANNO SACERDOTALE VIS 20090512 (540)

COMUNITÀ CATTOLICHE COME CANDELE ACCESE SUI LUOGHI SANTI


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:40 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI, si è recato in automobile dal Centro Hechal Shlomo al Cenacolo, per recitare il Regina Caeli con gli Ordinari di Terra Santa.

Il Cenacolo è il luogo dell'istituzione del Sacerdozio ordinato e dei sacramenti dell'Eucaristia e della Riconciliazione. La parola latina "Coenaculum" indica di per sé il luogo dove si cena, ma più genericamente designava il piano superiore, la parte ospitale della casa. La tradizione cristiana sull'autenticità del Cenacolo è antichissima e risale alla fine del III secolo.

Al piano inferiore, c'è un cenotafio, detto "La Tomba di Davide", meta di pellegrinaggi ebraici nazionali, anche se il riferimento alla sepoltura di Davide non ha nessun fondamento storico o archeologico; l'anticamera della sala della Tomba, adibita a sinagoga, corrisponde all'antica cappella dedicata al ricordo della Lavanda dei piedi. Oggi l'edificio è proprietà dello Stato di Israele. Attraverso il chiostro del convento francescano del 1335, si accede al Museo della Shoah, in ricordo delle vittime dei campi di sterminio nazisti. E' uno dei luoghi affidati alla "Custodia di Terra Santa", dal secolo XIV dei Frati Minori Francescani.

La Provincia di Terra Santa era considerata la più importante di tutte le province francescane poiché comprendeva la terra dove Gesù Cristo nacque, visse, predicò la Buona Novella, morì e risuscitò dai morti. Secondo l'Ordine Francescano, San Francesco stesso visitò la Terra Santa e la Provincia di Terra Santa fra il 1219 ed il 1220.

Nel 1333 Roberto d'Angiò, Re di Napoli, e la moglie, Regina Sancia, incaricandone il frate Ruggero Garini, condussero dei negoziati con il Sultano dell'Egitto per acquistare il Cenacolo e per acquisire il diritto di celebrare alcuni riti nel Santo Sepolcro. Con il sostegno finanziario della Regina, il frate Garini costruì un monastero accanto al Santo Cenacolo. Trattando con le autorità musulmane, i sovrani ottennero per i francescani il diritto alla proprietà legale di alcuni santuari ed il diritto all'uso di altri. Tali avvenimenti segnarono il ritorno definitivo dei Francescani in Terra Santa.

Nel 1342 Papa Cemente VI, in due bolle, approvò l'opera dei Sovrani di Napoli e impartì l'istruzione di affidare la gestione della provincia ecclesiastica alla Custodia di Terra Santa.

I primi statuti francescani riguardanti la Terra Santa risalgono al 1377 e stabiliscono che un massimo di 20 frati servano nei Luoghi Santi del Cenacolo, del Santo Sepolcro e di Betlemme. Nel 1517 la Santa Sede conferì completa autonomia alla Custodia di Terra Santa confermandone lo stato di Provincia con speciali privilegi e particolari diritti. Dal 1558 la Custodia ha sede nel Convento del Santissimo Salvatore a Gerusalemme.

Mentre il termine Custodia di Terra Santa si riferisce alla provincia ecclesiastica, il Custode di Terra Santa è il Superiore Provinciale dei frati che vivono in Medio Oriente. La sua giurisdizione si estende ai territori di Israele, Palestina, Giordania, Libano, una parte dell'Egitto, Cipro e Rodi. Data l'importanza del suo ruolo, il Custode è direttamente nominato dalla Santa Sede, previa consultazione con i frati della Custodia. L'attuale Custode è Padre Pierbattista Pizzaballa.

"Voi rappresentate" - ha detto il Papa - "le comunità cattoliche della Terra Santa che, nella loro fede e devozione, sono come delle candele accese che illuminano i luoghi santi cristiani, onorati un tempo dalla presenza di Gesù, il nostro Dio vivente".

"Nel Cenacolo il mistero di grazia e di salvezza, del quale siamo destinatari ed anche araldi e ministri, può essere espresso solamente in termini di amore. Poiché Egli ci ha amati per primo e continua ad amarci, noi possiamo rispondere con l'amore".

"Questo amore trasformante, che è grazia e verità, ci sollecita, come individui e come comunità, a superare la tentazione di ripiegarci su noi stessi nell'egoismo o nell'indolenza, nell'isolamento, nel pregiudizio o nella paura, e a donarci generosamente al Signore ed agli altri. Ci porta come comunità cristiane ad essere fedeli alla nostra missione con franchezza e coraggio"

"L'invito alla comunione di mente e di cuore, (...) è di speciale rilevanza nella Terra Santa. Le diverse Chiese cristiane che qui si trovano rappresentano un patrimonio spirituale ricco e vario e sono un segno delle molteplici forme di interazione tra il Vangelo e le diverse culture. Esse ci ricordano anche che la missione della Chiesa è di predicare l'amore universale di Dio e di riunire da lontano e da vicino tutti quelli che sono chiamati da Lui, in modo che, con le loro tradizioni ed i loro talenti, formino l'unica famiglia di Dio".

"Nella misura in cui il dono dell'amore è accettato e cresce nella Chiesa, la presenza cristiana nella Terra Santa e nelle regioni vicine sarà viva. Questa presenza è di importanza vitale per il bene della società nel suo insieme. Le parole chiare di Gesù sull'intimo legame tra l'amore di Dio e l'amore del prossimo, sulla misericordia e sulla compassione, sulla mitezza, la pace e il perdono sono un lievito capace di trasformare i cuori e plasmare le azioni. I Cristiani nel Medio Oriente, insieme alle altre persone di buona volontà, stanno contribuendo, come cittadini leali e responsabili, nonostante le difficoltà e le restrizioni, alla promozione ed al consolidamento di un clima di pace nella diversità".

Nel rivolgersi ai Vescovi, il Papa ha detto loro: "Contate sul mio appoggio ed incoraggiamento nel fare tutto quello che è in vostro potere per aiutare i nostri fratelli e sorelle Cristiani a rimanere e ad affermarsi qui nella terra dei loro antenati ed essere messaggeri e promotori di pace".

"Da parte mia" - ha concluso il Pontefice - "rinnovo il mio appello ai nostri fratelli e sorelle di tutto il mondo a sostenere e ricordare nelle loro preghiere le comunità cristiane della Terra Santa e del Medio Oriente".

Dopo la recita del Regina Caeli, Papa Benedetto XVI si è diretto alla Concattedrale latina di Gerusalemme dove ha rivolto parole di saluto alle 300 persone lì convenute, tra cui alcune religiose contemplative. Qui il Papa ha sostato in Venerazione del Santissimo Sacramento e successivamente ha ascoltato il saluto rivoltogli dal Patriarca Latino di Gerusalemme. A sua volta il Papa ha espresso gratitudine alle religiose contemplative per le preghiere offerte per il suo ministero universale ed ha chiesto loro "con le parole del Salmista (...) di 'pregare per la pace di Gerusalemme', di pregare continuamente per la fine del conflitto che ha arrecato così grandi sofferenze ai popoli di questa regione".

Conclusa la cerimonia il Papa ha raggiunto il Patriarcato Latino di Gerusalemme dove ha consumato il pranzo con gli Ordinari di Terra Santa, gli Abati e il Seguito papale.
PV-ISRAELE/CENACOLO:CONCATT./GERUSALEMME VIS 20090512 (1100)

VISITA DI CORTESIA DUE GRAN RABBINI D'ISRAELE


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Lasciata la spianata delle Moschee, il Santo Padre ha raggiunto il Muro Occidentale o Muro del Pianto. Alto 15 metri, è un frammento del muro di sostegno del lato occidentale della Spianata del Tempio.

Il Rabbino Capo ha letto un Salmo in ebraico ed il Santo Padre ha letto un Salmo in latino e dopo si è raccolto in preghiera silenziosa. Infine ha inserito tra le connessioni dei blocchi di pietra un foglietto con una preghiera da lui composta, come fece il Predecessore Giovanni Paolo II nel 2000.

Quindi Benedetto XVI si è diretto al Centro "Hechal Shlomo", residenza di Salomone, perché la struttura ricorda quella del Tempio di Salomone. Sede del Gran Rabbinato di Israele, ospita i Gran Rabbini sefardita e ashkenazita d'Israele e la Corte Suprema Religiosa.

"Vi sono riconoscente" - ha detto Benedetto XVI ai due Gran Rabbini Sephardi Shlomo Amar e Ashknazi Yona Metzger - "per le loro calorose parole di benvenuto e per il desiderio da loro espresso di continuare a fortificare i vincoli di amicizia che la Chiesa Cattolica e il Gran Rabbinato si sono impegnati così diligentemente a far avanzare nell'ultimo decennio. (...) Distinti Rabbini (...) Vi assicuro del mio desidero di approfondire la vicendevole comprensione e la cooperazione fra la Santa Sede, il Gran Rabbinato di Israele e il popolo Ebraico in tutto il mondo".

"Un grande motivo di soddisfazione" - ha detto ancora il Pontefice - "per me fin dall'inizio del mio pontificato è stato il frutto prodotto dal dialogo in corso tra la Delegazione della Commissione della Santa Sede per le Relazioni Religiose con gli Ebrei e il Gran Rabbinato della Delegazione di Israele per le Relazioni con la Chiesa Cattolica".

"La buona volontà dei delegati" - ha sottolineato il Papa - (...) ha anche spianato la strada per una più efficace collaborazione nella vita pubblica. Ebrei e Cristiani sono ugualmente interessati ad assicurare rispetto per la sacralità della vita umana, la centralità della famiglia, una valida educazione dei giovani, la libertà di religione e di coscienza per una società sana. Questi temi di dialogo rappresentano solo la fase iniziale di ciò che noi speriamo sarà un solido, progressivo cammino verso una migliorata reciproca comprensione".

"Nell'avvicinare le più urgenti questioni etiche dei nostri giorni" - ha rilevato Benedetto XVI - "le nostre due comunità si trovano di fronte alla sfida di impegnare a livello di ragione le persone di buona volontà, additando loro simultaneamente i fondamenti religiosi che meglio sostengono i perenni valori morali".

"Oggi ho l'opportunità di ripetere che la Chiesa Cattolica è irrevocabilmente impegnata sulla strada decisa dal Concilio Vaticano Secondo per una autentica e durevole riconciliazione fra Cristiani ed Ebrei. (...) La Chiesa continua a valorizzare il patrimonio spirituale comune a Cristiani ed Ebrei e desidera una sempre più profonda mutua comprensione e stima tanto mediante gli studi biblici e teologici quanto mediante i dialoghi fraterni".

"Confido che la nostra amicizia continui a porsi come esempio di fiducia nel dialogo per gli Ebrei e i Cristiani di tutto il mondo. Guardando ai risultati finora raggiunti, e traendo la nostra ispirazione dalle Sacre Scritture" - ha concluso il Pontefice - "possiamo con fiducia puntare ad una sempre più convinta cooperazione fra le nostre comunità - insieme con tutte le persone di buona volontà - nel condannare odio e persecuzione in tutto il mondo".

Conclusa la visita al Gran Rabbinato d'Israele il Papa si è recato al Cenacolo.
PV-ISRALE/VISITA RABBINI/GERUSALEMME VIS 20090512 (590)

INCONTRO PAPA BENEDETTO XVI E GRAN MUFTI DI GERUSALEMME


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina, alle 8:45, il Santo Padre Benedetto XVI è giunto alla Spianata delle Moschee di Gerusalemme, nota anche come Al-Hàram Ash-Sharìf (il nobile recinto sacro). Si tratta del luogo dove Salomone costruì il Tempio di Gerusalemme, ricostruito da Erode alla fine del I sec. A.C. e distrutto dai romani nel I secolo D.C. Sull'area sorgono due grandi moschee: La Cupola della Roccia e la Moschea Al Aqsa.

La Spianata delle Moschee è tre volte sacra; gli ebrei la ritengono il luogo dell'episodio di Abramo e di Isacco e il sito del Tempio di Salomone; i musulmani la considerano la terza meta di pellegrinaggio, dopo La Mecca e Medina; per i cristiani, infine, è il luogo della profezia di Cristo sulla distruzione del Tempio di Gerusalemme.

La Cupola della Roccia (Qubbet As-Sakhra), dal tetto dorato e di forma ottagonale, è il monumento islamico più antico in Terra Santa, ancora intatto. La prima moschea, edificata nel 640 venne sostituita nell'897 dall'attuale luogo di culto. Nel secolo XII venne trasformata dai crociati in chiesa cristiana con nome di "Templum Domini", e da qui origina l'ordine cavalleresco dei Templari. Il tempio ritornò al culto musulmano con Saladino, nel 1187. Al centro dell'edificio sontuosamente decorato, sorge la Roccia sacra, sulla quale ha pregato Muhammad prima di intraprendere il suo viaggio verso il Cielo.

La Moschea di Al-Aqsa, che in arabo significa "la più remota", sarebbe, secondo la tradizione musulmana, il luogo più lontano dalla mecca dove Muhammad sarebbe stato miracolosamente trasportato nella notte di "Al-Qadr", del destino, in arabo. La costruzione risale agli inizi del secolo VIII, distrutta completamente da tre terremoti, divenne la sede dei Templari per tornare al culto islamico con Saladino. Nel corso dell'ultimo restauro nel 1938, il Re Faruk d'Egitto rinnovò il soffitto e Mussolini donò le colonne in marmo di Carrara che sorreggono gli archi interni.

Alle 9:00 il Santo Padre è arrivato alla Cupola della Roccia dove erano ad attenderlo il Gran Muftì Muhammad Ahmad Husayn, suprema autorità giuridico-religiosa di Gerusalemme e del popolo arabo musulmano in Palestina ed il Presidente del Consiglio dei Beni religiosi islamici (Waqf). Dopo una breve visita il Papa è stato accompagnato all'edificio di "Al-Kubbah Al-Nahawiyya", dove erano ad attenderlo gli alti Rappresentanti della comunità islamica.

"La Cupola della Roccia" - ha detto il Papa - "conduce i nostri cuori e le nostre menti a riflettere sul mistero della creazione e sulla fede di Abramo. Qui le vie delle tre grandi religioni monoteiste mondiali si incontrano, ricordandoci quello che esse hanno in comune. Ciascuna crede in un solo Dio, creatore e regolatore di tutto. Ciascuna riconosce Abramo come proprio antenato, un uomo di fede al quale Dio ha concesso una speciale benedizione. Ciascuna ha raccolto schiere di seguaci nel corso dei secoli ed ha ispirato un ricco patrimonio spirituale, intellettuale e culturale".

"In un mondo tristemente lacerato da divisioni, questo sacro luogo è uno stimolo e costituisce inoltre una sfida per uomini e donne di buona volontà ad impegnarsi per superare incomprensioni e conflitti del passato e a porsi sulla via di un dialogo sincero finalizzato alla costruzione di un mondo di giustizia e di pace per le generazioni che verranno".

"Poiché gli insegnamenti delle tradizioni religiose riguardano ultimamente la realtà di Dio, il significato della vita ed il destino comune dell' umanità - vale a dire, tutto ciò che è per noi molto sacro e caro - può esserci la tentazione di impegnarsi in tale dialogo con riluttanza o ambiguità circa le sue possibilità di successo. Possiamo tuttavia cominciare col credere che l'Unico Dio è l'infinita sorgente della giustizia e della misericordia, perché in Lui entrambe esistono in perfetta unità. Coloro che confessano il suo nome hanno il compito di impegnarsi decisamente per la rettitudine pur imitando la sua clemenza, poiché ambedue gli atteggiamenti sono intrinsecamente orientati alla pacifica ed armoniosa coesistenza della famiglia umana".

"La fedeltà all'Unico Dio, il Creatore, l'Altissimo" - ha sottolineato il Santo Padre - "conduce a riconoscere che gli esseri umani sono fondamentalmente collegati l'uno all'altro, perché tutti traggono la loro propria esistenza da una sola fonte e sono indirizzati verso una meta comune. Marcati con l'indelebile immagine del divino, essi sono chiamati a ricoprire un ruolo attivo nell'appianare le divisioni e nel promuovere la solidarietà umana. Questo pone una grave responsabilità su di noi. Coloro che onorano l'Unico Dio credono che Egli riterrà gli esseri umani responsabili delle loro azioni. I Cristiani affermano che i doni divini della ragione e della libertà stanno alla base di questa responsabilità. La ragione apre la mente per comprendere la natura condivisa e il destino comune della famiglia umana, mentre la libertà spinge il cuore ad accettare l'altro e a servirlo nella carità".

"Cari Amici, sono venuto a Gerusalemme in un pellegrinaggio di fede. Ringrazio Dio per questa occasione che mi è data di incontrarmi con voi come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, ma anche come figlio di Abramo, nel quale 'tutte le famiglie della terra si diranno benedette'. Vi assicuro che è ardente desiderio della Chiesa di cooperare per il benessere dell'umana famiglia. Essa fermamente crede che la promessa fatta ad Abramo ha una portata universale, che abbraccia tutti gli uomini e le donne indipendentemente dalla loro provenienza o da loro stato sociale".

"Mentre Musulmani e Cristiani continuano il dialogo rispettoso che già hanno iniziato" - ha concluso Benedetto XVI - "prego affinché essi possano esplorare come l'Unicità di Dio sia inestricabilmente legata all'unità della famiglia umana. (...) Riflettendo sul misterioso dono dell'autorivelazione di Dio, possano tutti coloro che vi aderiscono continuare a tenere lo sguardo fisso sulla sua bontà assoluta, mai perdendo di vista come essa sia riflessa sul volto degli altri".

Al termine del suo discorso, il Santo padre si è recato al Muro Occidentale, detto comunemente "Muro del Pianto".
PV-ISRAELE/SPIANATA MOSCHEE/GERUSALEMME VIS 20090512 (970)

INTERVENTO SCEICCO NON COMPROMETTA DIALOGO RELIGIONI


CITTA' DEL VATICANO, 12 MAG. 2009 (VIS). Questo pomeriggio, dopo l'incontro del Santo Padre Benedetto XVI con i rappresentanti di alcune Organizzazioni per il dialogo interreligioso nell'Auditorium del "Notre Dame of Jerusalem Centre", da Gerusalemme, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato la seguente dichiarazione:

"L'intervento dello sceicco Tayssir Attamimi non era previsto dagli organizzatori dell'incontro. In un evento dedicato al dialogo, tale intervento è stato una negazione del dialogo. Ci si augura che questo incidente non comprometta la missione del Papa diretta a promuovere la pace e il dialogo tra le religioni, come egli ha chiaramente affermato in molti discorsi di questo viaggio. Ci si augura anche che il dialogo interreligioso nella Terra Santa non venga compromesso da questo incidente".
OP/DIALOGO INTERRELIGIOSO/LOMBARDI VIS 20090512 (140)

NON SIANO MAI NEGATE SOFFERENZE VITTIME OLOCAUSTO


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 17:30 (ora locale) di questo pomeriggio il Santo Padre Benedetto XVI è giunto al Memoriale "Yad Vashem" (Yad: Memoriale; Shem: Nome), l'Autorità della Memoria dei Martiri e degli Eroi dell'Olocausto, creata nel 1953 per onorare le memoria dei sei milioni di Ebrei vittime dell'Olocausto.

Questa istituzione statale si compone di due musei, di sale espositive, di monumenti all'aperto, e di centri di documentazione e informazione. Il nome del Centro si ispira al Libro di Isaia dove Dio afferma: "Io concederò nella mia casa e dentro le mie mura un monumento e un nome… darò loro un nome eterno che non sarà mai cancellato" (Is 56,5).

Oltre la Sala della Memoria, vi sono altri monumenti dedicati alla memoria come il Mausoleo dei Bambini, tributo al milione e mezzo circa di bambini morti nell'Olocausto. La Valle delle Comunità, monumento scavato nella roccia che commemora le oltre 5.000 comunità ebraiche che furono distrutte e la Via ed il Giardino dei Giusti fra le Nazioni, che onora i non ebrei che salvarono gli ebrei durante l'Olocausto.

Al suo arrivo il Papa ha percorso a piedi il perimetro del Memoriale per raggiungere l'ingresso d'onore della Sala della Rimembranza, dove erano ad attenderlo il Presidente della Repubblica Shimon Peres ed il Rabbino Presidente del Consiglio di Yad Vashem.

La "Sala della Memoria" è una struttura a forma di tenda sul cui pavimento sono incisi i nomi di sei campi di sterminio e di tutti i campi di concentramento. Di fronte al monumento della Fiamma Perpetua si trovano alcune urne contenenti le ceneri di numerose vittime dei campi di concentramento.

Benedetto XVI ha ravvivato la fiamma perpetua e ha deposto una corona di fiori, quindi ha pronunciato un discorso. Erano presenti sei sopravvissuti dell'Olocausto.

"Sono giunto qui" - ha detto il Papa - "per soffermarmi in silenzio davanti a questo monumento, eretto per onorare la memoria dei milioni di ebrei uccisi nell'orrenda tragedia della 'Shoah'. Essi persero la propria vita, ma non perderanno mai i loro nomi: questi sono stabilmente incisi nei cuori dei loro cari, dei loro compagni di prigionia, e di quanti sono decisi a non permettere mai più che un simile orrore possa disonorare ancora l'umanità. I loro nomi, in particolare e soprattutto, sono incisi in modo indelebile nella memoria di Dio Onnipotente".

"Uno può derubare il vicino dei suoi possedimenti, delle occasioni favorevoli o della libertà. Si può intessere una insidiosa rete di bugie per convincere altri che certi gruppi non meritano rispetto. E tuttavia, per quanto ci si sforzi, non si può mai portar via il 'nome' di un altro essere umano".

"I nomi custoditi in questo venerato monumento avranno per sempre un sacro posto fra gli innumerevoli discendenti di Abraham. Come avvenne per Abraham, anche la loro fede fu provata. Come per Giacobbe, anch'essi furono immersi nella lotta fra il bene e il male, mentre lottavano per discernere i disegni dell'Onnipotente. Possano i nomi di queste vittime non perire mai! Possano le loro sofferenze non essere mai negate, sminuite o dimenticate! E possa ogni persona di buona volontà vigilare per sradicare dal cuore dell'uomo qualsiasi cosa capace di portare a tragedie simili a questa!".

"La Chiesa Cattolica" - ha proseguito il Pontefice - "impegnata negli insegnamenti di Gesù e protesa ad imitarne l'amore per ogni persona, prova profonda compassione per le vittime qui ricordate. Alla stessa maniera, essa si schiera accanto a quanti oggi sono soggetti a persecuzioni per causa della razza, del colore, della condizione di vita o della religione - le loro sofferenze sono le sue e sua è la loro speranza di giustizia. Come Vescovo di Roma e Successore dell'Apostolo Pietro, ribadisco - come i miei predecessori - l'impegno della Chiesa a pregare e ad operare senza stancarsi per assicurare che l'odio non regni mai più nel cuore degli uomini. Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe è il Dio della pace".

"Fissando lo sguardo sui volti riflessi nello specchio d'acqua che si stende silenzioso all'interno di questo memoriale, non si può fare a meno di ricordare come ciascuno di loro rechi un nome. Posso soltanto immaginare la gioiosa aspettativa dei loro genitori (...). Quale nome daremo a questo figlio? Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbero stati condannati ad un così lacrimevole destino! Mentre siamo qui in silenzio, il loro grido echeggia ancora nei nostri cuori. È un grido che si leva contro ogni atto di ingiustizia e di violenza. È una perenne condanna contro lo spargimento di sangue innocente. È il grido di Abele che sale dalla terra verso l'Onnipotente".

"Nel professare la nostra incrollabile fiducia in Dio, diamo voce a quel grido con le parole del Libro delle Lamentazioni, così cariche di significato sia per gli ebrei che per i cristiani: "Le grazie del Signore non sono finite, non sono esaurite le sue misericordie; si rinnovano ogni mattina, grande è la sua fedeltà; 'mia parte è il Signore - io esclamo -, per questo in lui spero'. Buono è il Signore con chi spera in lui, con colui che lo cerca. è bene aspettare in silenzio la salvezza del Signore".

"Cari Amici, sono profondamente grato a Dio e a voi per l'opportunità che mi è stata data di sostare qui in silenzio: un silenzio per ricordare, un silenzio per sperare".

Successivamente il Santo Padre ha apposto la firma nel Libro d'onore di Yad Vashem, dove ha scritto la frase del Libro delle Lamentazioni: "Non sono esaurite le sue misericordie". Un coro e le Autorità che l'avevano accolto all'arrivo hanno salutato il Papa che, preso congedo, si è recato in autovettura al Pontificio Istituto Notre Dame di Gerusalemme.
PV-ISRAELE/YAD VASHEM/GERUSALEMME VIS 20090512 (940)

LA PACE CHE NASCE DALLA GIUSTIZIA RITORNI IN TERRA SANTA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 16:15 di oggi pomeriggio il Santo Padre ha reso una visita di cortesia al Presidente dello Stato di Israele, Signor Shimon Peres nel Palazzo Presidenziale di Gerusalemme.

Dopo le parole del Presidente Peres, il Papa ha pronunciato il suo discorso. "Il mio pellegrinaggio ai Luoghi Santi è un pellegrinaggio di preghiera in favore del dono prezioso dell'unità e della pace per il Medio Oriente e per tutta l'umanità" - ha detto il Papa - "In verità, ogni giorno prego affinché la pace che nasce dalla giustizia ritorni in Terra Santa e nell'intera regione, portando sicurezza e rinnovata speranza per tutti".

"La pace è prima di tutto un dono divino" - ha ribadito il Pontefice e rivolgendosi specialmente ai leader religiosi presenti ha affermato: "Il contributo particolare delle religioni nella ricerca della pace si fonda primariamente sulla ricerca appassionata e concorde di Dio".

"I leader religiosi" - ha proseguito il Pontefice - "devono essere coscienti che qualsiasi divisione o tensione, ogni tendenza all'introversione o al sospetto fra credenti o tra le nostre comunità può facilmente condurre ad una contraddizione che oscura l'unicità dell'Onnipotente, tradisce la nostra unità e contraddice l'Unico che rivela se stesso come 'ricco di amore e di fedeltà'".

"Sicurezza, integrità, giustizia e pace: nel disegno di Dio per il mondo esse sono inseparabili" - ha detto ancora il Santo Padre - "Vi è una via soltanto per proteggere e promuovere tali valori: esercitarli! viverli! Nessun individuo, nessuna famiglia, nessuna comunità o nazione è esente dal dovere di vivere nella giustizia e di operare per la pace".

"I valori e i fini autentici di una società, che sempre tutelano la dignità umana, sono indivisibili, universali e interdipendenti. Non si possono pertanto realizzare quando cadono preda di interessi particolari o di politiche frammentarie. Il vero interesse di una nazione viene servito mediante il perseguimento della giustizia per tutti".

"Per concludere" - ha detto infine il Papa - "desidero rivolgermi alle comuni famiglie di questa città, di questa terra. Quali genitori vorrebbero mai violenza, insicurezza o divisione per il loro figlio o per la loro figlia? Quale umano obiettivo politico può mai essere servito attraverso conflitti e violenze? Odo il grido di quanti vivono in questo Paese che invocano giustizia, pace, rispetto per la loro dignità, stabile sicurezza, una vita quotidiana libera dalla paura di minacce esterne e di insensata violenza".

"So che un numero considerevole di uomini, donne e giovani stanno lavorando per la pace e la solidarietà con programmi culturali e iniziative di sostegno pratico e compassionevole; umili abbastanza per perdonare, essi hanno il coraggio di tener stretto il sogno che è loro diritto".
PV-ISRAELE/VISITA PRESIDENTE/GERUSALEMME VIS 20090512 (450)

lunedì 11 maggio 2009

PROCLAMARE CON CHIAREZZA CIÒ CHE ABBIAMO IN COMUNE


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 18:45 il Papa ha incontrato i Rappresentanti delle Organizzazioni per il Dialogo Interreligioso presso il "Notre Dame of Jerusalem Centre", che Giovanni Paolo II eresse in Pontificio Istituto nel 1973. All'incontro, tenutosi nell'Auditorium, hanno partecipato 500 persone.

All'inizio del suo discorso, il Santo Padre ha affermato che: "Indubbiamente molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unità all'interno dell'universale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni può divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione".

"La domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una così rapida globalizzazione. (...) Come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune".

"Vite di religiosa fedeltà echeggiano l'irrompente presenza di Dio e formano così una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede".

"La fede religiosa presuppone la verità" - ha sottolineato Benedetto XVI - "Colui che crede è colui che cerca la verità e vive in base ad essa. (...) Insieme" - ha detto il Papa ai presenti - "possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che è divino nella sua origine e destinato a tutta l'umanità, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società".

"Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale" - ha detto ancora il Pontefice - "la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace. Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c'è oggi particolarmente bisogno".

"In un'epoca di accesso immediato all'informazione" - ha rilevato il Pontefice - "e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti l'allontanamento della presenza di Dio rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo, faciliterà la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterrà il valore universale della credenza religiosa".

"Qualcuno vorrebbe che noi credessimo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo" - ha ribadito il Papa - "che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un'inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio".

"Sospinti dall'Onnipotente e illuminati dalla sua verità" - ha concluso il Pontefice - "possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo".

Concluso l'incontro, il Santo Padre ha benedetto la Prima pietra del nuovo "Istituto Notre Dame" di Magdala che servirà da struttura ricettiva per i pellegrini e centro spirituale con la futura Basilica di Santa Maria Maddalena.
PV-ISRAELE/INCONTRO INTERRELIG./GERUSALEMME VIS 20090512 (630)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Padre Devprasad John Ganawa, S.V.D., finora Rettore del Centro dei Verbiti di Udaipur (India), Vescovo di Jhabua (superficie: 21.366; popolazione: 4.237.905; cattolici: 33.576; sacerdoti: 54; religiosi: 210), India. Il Vescovo eletto, è nato nel 1951 a Panchkui (India), ha emesso la prima professione religiosa nella Società del Verbo Divino nel 1974, quella perpetua nel 1981 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- Il Padre Arockia Sebastian Durairaj, S.V.D., Superiore Provinciale della Central Indian Province, S.V.D., Vescovo di Khandwa (superficie: 24.000; popolazione: 4.568.000; cattolici: 31.432; sacerdoti: 67; religiosi: 250), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Thirunagar (India), ha emesso la professione perpetua nella Società del Verbo Divino nel 1984 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NER/.../GANAWA:DURAIRAJ VIS 20090511 (140)

ARRIVO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN ISRAELE


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:00 ora locale (alle 10:00 ora italiana), il Santo Padre Benedetto XVI è arrivato all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv (Israele) dove erano ad accoglierlo ai piedi della scaletta dell'aereo il Presidente della Repubblica, Signor Shimon Peres, il Primo Ministro, Signor Benjamin Netanyahu, le Autorità civili e politiche e gli Ordinari di Terra Santa.

"Grazie per la vostra calorosa accoglienza nello Stato di Israele" - ha detto il Papa nel suo discorso - "in questa terra che è considerata santa da milioni di credenti in tutto il mondo. (...) Una terra resa santa dalle orme di patriarchi e profeti, una terra che i Cristiani tengono in particolare venerazione quale luogo degli eventi della vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. (...) Come molti altri prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace - pace qui nella Terra Santa e pace in tutto il mondo".

"La Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, primo fra tutti l'impegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della società. Il giusto ordine delle relazioni sociali presuppone ed esige il rispetto per la libertà e la dignità di ogni essere umano, che Cristiani, Musulmani ed Ebrei credono ugualmente essere creato da un Dio amorevole e destinato alla vita eterna. Quando la dimensione religiosa della persona umana viene negata o posta ai margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili".

"Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana. È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l'opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della 'Shoah', e di pregare affinché l'umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l'antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l'antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo".

"Durante la mia permanenza a Gerusalemme" - ha proseguito il Pontefice - "avrò anche il piacere di incontrare molti distinti leader religiosi di questo Paese. Una cosa che le tre grandi religioni monoteistiche hanno in comune è una speciale venerazione per questa Città Santa. È mia fervida speranza che tutti i pellegrini dei luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi".

"Anche se il nome Gerusalemme significa 'città della pace'" - ha ricordato il Papa - "è del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente eluso gli abitanti di questa terra santa. Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall'esito dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi".

"In unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico quanti sono investiti di responsabilità ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all'interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità".

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso rivolgendosi ai Vescovi e a i fedeli cattolici, ricordando che: "Sarà mia speciale gioia unirmi a voi per concludere le celebrazioni dell'Anno della Famiglia, che si svolgeranno a Nazareth, patria della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (...) La famiglia è 'la prima ed indispensabile maestra di pace', e pertanto ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le divisioni presenti nella società umana ad ogni livello".

"Alle comunità cristiane della Terra Santa dico: attraverso la vostra fedele testimonianza a Colui che predicò il perdono e la riconciliazione, attraverso il vostro impegno a difendere la sacralità di ogni vita umana, potrete recare un particolare contributo perché terminino le ostilità che per tanto tempo hanno afflitto questa terra. Prego che la vostra continua presenza in Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della Bibbia".

A conclusione della cerimonia di benvenuto il Papa è partito in elicottero diretto all'eliporto di Gerusalemme sul Monte Scopus dove è stato accolto dal Sindaco Signor Nir Barkat. Successivamente il Papa ha raggiunto la Delegazione Apostolica di Gerusalemme per il pranzo in privato.

Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre renderà una visita di cortesia al Presidente dello Stato di Israele, Signor Simon Peres, si recherà in visita al Memoriale di "Yad Vashem" ed incontrerà i Membri delle Organizzazioni per il Dialogo Interreligioso presso il "Notre Dame Jerusalem Center".
PV-ISRAELE/BENVENUTO/TEL AVIV VIS 20090511 (880)

IL SANTO PADRE SI CONGEDA DALLA GIORDANIA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina dopo la celebrazione della Santa Messa in privato, Papa Benedetto XVI ha preso congedo dalla Nunziatura Apostolica di Amman e alle 9:30 si è recato all'aeroporto internazionale Queen Alia di Amman dove ha avuto luogo la cerimonia di congedo.

A conclusione della prima parte del suo Pellegrinaggio nelle terre della Bibbia, il Santo Padre ha ringraziato Sua Maestà il Re Abdallah II di Giordania per la sua ospitalità e tutti coloro che si sono adoperati per rendere possibile la sua visita.

"Desidererei incoraggiare tutti i Giordani, sia Cristiani che Musulmani" - ha detto il Papa - "a costruire sulle solide fondamenta della tolleranza religiosa che rende capaci i membri delle diverse comunità di vivere insieme in pace e mutuo rispetto".

"Sua Maestà il Re è stato molto attivo nel promuovere il dialogo inter-religioso e desidero rilevare quanto il suo impegno a questo riguardo sia apprezzato. Prendo anche atto con gratitudine della particolare considerazione che egli dimostra verso la comunità cristiana in Giordania. Questo spirito di apertura non solo aiuta i membri delle diverse comunità etniche in questo Paese a vivere insieme in pace e concordia, ma ha anche contribuito alle iniziative politiche lungimiranti della Giordania per costruire la pace in tutto il Medio Oriente".

Al termine del discorso, il Papa è salito a bordo dell'aereo diretto a Tel Aviv, dove è giunto mezz'ora dopo.
PV-GIORDANIA/CONGEDO/AMMAN VIS 20090511 (250)

CRISTIANI CHIAMATI RICONCILIAZIONE, PACE, PERDONO


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2009 (VIS). Questa pomeriggio alle 16:30, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in automobile alla regione di "Bethany beyond the Jordan", "Betania al di là del Giordano", a 50 chilometri da Amman, al confine fra Giordania e Israele. Betania è tuttora sepolta e la sua precisa posizione resta ignota; forse si trova a 200 metri ad occidente del Colle del Profeta Elia dove non sono ancora stati effettuati scavi archeologici.

Al suo arrivo il Papa è salito a bordo di una autovettura elettrica, approntata per questa occasione. Ad accompagnarlo erano le loro Maestà il Re Abdallah II Bin Al-Hussein, la Regina Raina e il Principe Ghazi, ed un seguito di undici autovetture dello stesso tipo, mentre il Direttore del Centro Al-Maghtas, spiegava al Santo Padre i ritrovamenti dell'itinerario archeologico del "Luogo del Battesimo", il cui percorso termina in corrispondenza del cantiere di costruzione delle due Chiese Latina e Greco-Melkita, le cui prime pietre il Papa ha benedetto al termine della visita.

Concluso il giro in autovettura elettrica, il Santo Padre ha ricordato che Betania è un luogo "segnato da molti avvenimenti memorabili nella storia biblica. Il profeta Elia, il Tisbita, proveniva da questa area non lontano dal nord di Galaad. (...). Qui lo Spirito del Signore chiamò Giovanni, figlio di Zaccaria, a predicare la conversione dei cuori. Giovanni l'Evangelista pose in questa area anche l'incontro tra il Battista e Gesù, che in occasione del battesimo venne 'unto' dallo Spirito di Dio".

"La prima pietra di una chiesa è simbolo di Cristo" - ha affermato Benedetto XVI - "La Chiesa poggia su Cristo, è sostenuta da Lui e non può essere da Lui separata. Egli è l'unico fondamento di ogni comunità cristiana, la pietra viva, rigettata dai costruttori ma preziosa agli occhi di Dio e da Lui scelta come pietra angolare. Con Lui anche noi siamo pietre vive costruite come edificio spirituale, luogo di dimora per Dio. (...) La Chiesa è in Cristo una comunità di vita nuova, una dinamica realtà di grazia che promana da Lui".

"Entriamo nella Chiesa mediante il Battesimo" - ha ricordato il Papa - "La memoria del battesimo stesso di Cristo è vivamente presente davanti a noi in questo luogo. Gesù si mise in fila con i peccatori ed accettò il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati. (...) Possa il Giordano ricordarvi sempre che siete stati lavati nelle acque del Battesimo e siete divenuti membri della famiglia di Gesù!" - ha esclamato il Pontefice - "Le vostre vite, in obbedienza alla sua parola, sono trasformate nella sua immagine e somiglianza".

"Cari Fratelli e Sorelle, possa la contemplazione di questi misteri" - ha proseguito il Papa - "arricchirvi di gioia spirituale e coraggio morale. Con l'Apostolo Paolo, vi esorto a crescere nella intera serie di nobili atteggiamenti che vanno sotto il nome benedetto di 'agape', amore Cristiano. Promuovete il dialogo e la comprensione nella società civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti. In Medio Oriente, segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte, i Cristiani sono chiamati a offrire il loro contributo, ispirato dall'esempio di Gesù, di riconciliazione e pace con il perdono e la generosità".

"Continuate ad essere grati a coloro che vi guidano e vi servono fedelmente come ministri di Cristo" - ha detto infine il Pontefice - "Fate bene ad accettare la loro guida nella fede sapendo che nel ricevere l'insegnamento apostolico che essi trasmettono, accogliete Cristo e accogliete l'Unico che l'ha inviato".

Al termine del Rito di Benedizione delle Prime pietre, Papa Benedetto XVI è rientrato alla Nunziatura Apostolica di Amman per la cena in privato e il pernottamento.
PV-GIORDANIA/BENEDIZIONE CHIESE/BETANIA VIS 20090511 (540)

DARE TESTIMONIANZA FEDE CRISTIANA IN TERRA SANTA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2009 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, il Papa ha celebrato la Santa Messa nello Stadio Internazionale di Amman, che ha una capienza di 25.000 persone.

Nell'omelia il Santo Padre ha affermato che la comunità cattolica del Paese deve affrontare le difficoltà e incertezze "che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo!".

"Oggi in Giordania abbiamo celebrato la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni" - ha ricordato il Pontefice - "Oggi invito i molti giovani qui presenti a considerare come il Signore li stia chiamando a seguirlo e a edificare la sua Chiesa. Sia nel ministero sacerdotale o nella vita consacrata, sia nel sacramento del matrimonio".

"Durante la celebrazione del presente Anno della Famiglia, la Chiesa in tutta la Terra Santa ha pensato alla famiglia come a un mistero di amore che dona la vita, mistero racchiuso nel piano di Dio con una sua propria vocazione e missione (...) Possa ogni famiglia cristiana" - ha esortato il Pontefice - "crescere nella fedeltà a questa sua nobile vocazione di essere una vera scuola di preghiera, dove i fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano nell'autodisciplina e nell'attenzione ai bisogni degli altri, e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla fede, contribuiscono a costruire una società sempre più giusta e fraterna. (...) Possano le famiglie di oggi essere fedeli a questa grande eredità e non venga mai a mancare il sostegno materiale e morale di cui hanno bisogno per attuare il loro insostituibile ruolo a servizio della società".

Nel ricordare che "Un importante aspetto della nostra riflessione in questo Anno della Famiglia, è stato la particolare dignità, vocazione e missione delle donne nel piano di Dio", il Papa ha esclamato: "Quanto la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere 1'amore!"

"Fin dalle prime pagine della Bibbia" - ha ricordato inoltre il Pontefice - "vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate. (...) Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore".

Nel commentare il Vangelo di oggi, nel quale il Signore ci dice "Il buon pastore dà la propria vita per le sue pecore", il Papa ha detto: "All'inizio della Messa abbiamo chiesto al Padre di 'darci la forza del coraggio di Cristo nostro pastore', che rimase costante nella fedeltà alla volontà del Padre. Che il coraggio di Cristo nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre".

"La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa" - ha proseguito il Pontefice - "vi chiedono un particolare tipo di coraggio: il coraggio della convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare; il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società. Ciò significa anche dare testimonianza all'amore che ci ispira a 'sacrificare' la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano lo 'stroncare' vite innocenti".

Al termine della Santa Messa e prima della recita del Regina Caeli, il Papa ha invocato la Vergine Maria con queste parole: "Chiediamo alla Madre della Chiesa di volgere lo sguardo misericordioso su tutti i Cristiani di queste terre; con l'aiuto delle sue preghiere possano essere veramente una cosa sola nella fede che professano e nella testimonianza che offrono".
PV-GIORDANIA/MESSA/AMMAN VIS 20090511 (770)

ELOGIO ATTIVITÀ APOSTOLICA CHIESE ORIENTALI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). La Cattedrale Greco-Melkita di San Giorgio ha accolto nel pomeriggio di oggi il Santo Padre che ha celebrato i Vespri con i rappresentanti, sacerdoti, religiosi e fedeli delle Chiese Cattoliche Orientali (Maronita, Sira, Armena, Caldea e Latina). Era presente l'Arcivescovo Benediktos Tsikoras della Chiesa Greco-Ortodossa.

Dopo il saluto del Patriarca Greco-Melkita Sua Beatitudine Gregorio III Laham e del Vicario Monsignor Yasser Ayyach, Papa Benedetto XVI si è rivolto ai presenti.

"La Chiesa stessa" - ha detto il Papa - "è un popolo pellegrino; come tale, attraverso i secoli, è stato segnata da eventi storici determinanti e da pervasive vicende culturali. Purtroppo alcune di queste hanno incluso periodi di disputa teologica o di repressione. Tuttavia vi sono stati momenti di riconciliazione - che hanno fortificato meravigliosamente la comunione della Chiesa - e tempi di ricca ripresa culturale ai quali i Cristiani Orientali hanno contribuito grandemente".

Tutti i Cristiani sono chiamati a rispondere attivamente al mandato di Dio (...) per portare gli altri a conoscerlo e ad amarlo. In realtà le vicissitudini della storia hanno fortificato i membri delle Chiese particolari ad abbracciare questo compito con energia e ad impegnarsi decisamente in rapporto alle realtà pastorali odierne".

Nel ricordare gli antichi legami con il Patriarcato di Antiochia, e sottolineando come le comunità siano ben radicate nel Vicino Oriente, Benedetto XVI ha affermato: "E proprio come due mila anni or sono fu ad Antiochia che i discepoli vennero chiamati Cristiani per la prima volta, così anche oggi, come piccole minoranze in comunità disseminate in queste terre, anche voi siete riconosciuti come seguaci del Signore. La pubblica dimostrazione della vostra fede cristiana non è certamente ristretta alla sollecitudine spirituale che avete l'uno per l'altro e per la vostra gente, per quanto essenziale ciò sia. Ma le vostre numerose iniziative di universale carità si estendono a tutti i Giordani - Musulmani e di altre religioni - ed anche al vasto numero di rifugiati che questo regno accoglie così generosamente".

"Le vostre liturgie, la disciplina ecclesiastica e il patrimonio spirituale sono una vivente testimonianza della vostra tradizione che si dispiega" ha detto il Papa ed ha ricordato che "imitando Cristo ed i patriarchi e i profeti dell'Antico Testamento, noi partiamo per condurre il popolo dal deserto verso il luogo della vita, verso il Dio che ci dà vita in abbondanza".

"Questo caratterizza tutti i vostri lavori apostolici, la cui varietà e qualità sono molto apprezzate. (...) La vostra presenza in questa società è un meraviglioso segno della speranza che ci qualifica come cristiani. Tale speranza giunge ben oltre i confini delle nostre comunità cristiane. Così spesso voi scoprite che le famiglie di altre religioni, per le quali voi lavorate e offrite il vostro servizio di carità universale, hanno preoccupazioni e difficoltà che oltrepassano i confini culturali e religiosi".

"Ciò è particolarmente avvertito per quanto riguarda le speranze e le aspirazioni dei genitori per i loro bambini" - ha rilevato il Papa - "Quale genitore" - si è chiesto il Papa - "o persona di buona volontà non si sentirebbe turbato di fronte agli influssi negativi così penetranti nel nostro mondo globalizzato, compresi gli elementi distruttivi dell'industria del divertimento che con tanta insensibilità sfruttano l'innocenza e la fragilità della persona vulnerabile e del giovane?".

Infine Benedetto XVI ha esortato i candidati al sacerdozio e alla vita religiosa e tutti i giovani cristiani giordani con questa parole: "Non abbiate paura di dare il vostro contributo saggio, misurato e rispettoso alla vita pubblica del regno. La voce autentica della fede sempre porterà integrità, giustizia, compassione e pace!".
PV-GIORDANIA/VESPRI/AMMAN VIS 20090511 (590)

sabato 9 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo Paul Kariuki, Vescovo di Embu (superficie: 2.741; popolazione: 628.403; cattolici: 316.481; sacerdoti: 59; religiosi: 82), Kenya. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Kathanguri (Kenya) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. E' stato finora Docente di Sacra Scrittura al Seminario Maggiore Cristo Re nella Diocesi di Nyeri (Kenya).

- Il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, Legato Pontificio alle solenni celebrazioni del Millennio della Lituania, che avranno luogo a Vilnius, il 6 luglio 2009.

- Membri della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Arcivescovo di Cape Coast (Ghana); il Cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero; il Cardinale Jean-Claude Turcotte, Arcivescovo di Montréal (Canada); l'Arcivescovo Erwin Josef Ender, Nunzio Apostolico; l'Arcivescovo Félix del Blanco Prieto, Nunzio Apostolico; l'Arcivescovo Nikola Eteroic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; il Monsignor Oscar Zoungrana, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Burkina Faso); il Padre Adolfo Nicolás Pachón, S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù.

- Membri del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede: il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma; il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela) ed il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

In data 8 maggio 2009, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo della Diocesi di Cochin (India), presentata dal Vescovo John Thattumkal, S.S.C., in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.
NER:NA:RE/.../.../ VIS 20090509 (270)

INVIATO SPECIALE SANTUARIO CRISTO RE DI ALMADA



CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata una Lettera Pontificia, redatta in latina e datata 2 aprile, con la quale il Papa nomina il Cardinale José Saraiva Martins, C.M.F., Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, Suo inviato Speciale alla celebrazione del 50° anniversario del Santuario di Cristo Re ad Almada (Portogallo), che avrà luogo il 17 maggio.

La Missione che accompagnerà il Porporato è composta dal Monsignore José João Aires Lobato, Vicario Generale della Diocesi di Setúbal e dal Sacerdote Mário Rui Leal Pedras, Parroco della Parrocchia di São Nicolau a Lisbona.
BXVI-LETTERA/INVIATO SPECIALE/ALMADA:SARAIVA VIS 20090509 (110)

CONTRIBUTO POSITIVO E CREATIVO RELIGIONE SOCIETÀ CIVILE


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:30 di questa mattina, il Papa si è recato alla Moschea "Al-Hussein Bin Talal" di Amman, eretta per volontà di Re Abdallah II alla memoria di suo padre, ed inaugurata il 12 aprile 2006. Il Papa ha compiuto inoltre una breve visita al Museo Hashemita, annesso alla Moschea, che possiede una collezione storica sulla dinastia regnante.

Alle 11:45, all'esterno del luogo di culto, ha avuto luogo un incontro con i Capi religiosi musulmani, il Corpo Diplomatico ed i Rettori delle Università giordane.

Prima di pronunciare il suo discorso, il Papa ha ascoltato il saluto del Principe Ghazi Bin Muhammed Bin Talal, uno dei principali firmatari del Messaggio "Una parola comune tra noi e voi" (13 ottobre 2007) indirizzato da 138 ulema, dotti islamici, al Papa e ai leader cristiani per promuovere insieme la pace nel mondo. Al Messaggio ha risposto, a nome del Papa, il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. La Delegazione degli ulema guidata dal Principe Ghazi è stata ricevuta da Benedetto XVI in Vaticano il 6 novembre 2008.

Benedetto XVI ha espresso preoccupazione "per il fatto che oggi, con insistenza crescente, alcuni (...) asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo (...). Certamente, il contrasto di tensioni e divisioni fra seguaci di differenti tradizioni religiose, purtroppo, non può essere negato. Tuttavia" - si è chiesto il Pontefice - "non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?".

"Musulmani e Cristiani, proprio a causa del peso della nostra storia comune così spesso segnata da incomprensioni, devono" essere "coerenti nel dare testimonianza di tutto ciò che è giusto e buono, sempre memori della comune origine e dignità di ogni persona umana, che resta al vertice del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia".

"La decisione degli educatori giordani come pure dei leader religiosi e civili di far sì che il volto pubblico della religione rifletta la sua vera natura è degna di plauso" - ha detto ancora il Papa - "La collaborazione realizzata qui in Giordania costituisce un esempio incoraggiante e persuasivo per la regione, in realtà anzi per il mondo, del contributo positivo e creativo che la religione può e deve dare alla società civile".

"Distinti Amici, oggi desidero far menzione di un compito che ho indicato in diverse occasioni e che credo fermamente Cristiani e Musulmani possano assumersi, (...) la sfida a coltivare per il bene, nel contesto della fede e della verità, il vasto potenziale della ragione umana. (...) Quali credenti nell'unico Dio, sappiamo che la ragione umana è in se stessa dono di Dio, e si eleva al piano più alto quando viene illuminata dalla luce della verità di Dio. In realtà, quando la ragione umana umilmente consente ad essere purificata dalla fede non è per nulla indebolita; anzi, è rafforzata nel resistere alla presunzione di andare oltre ai propri limiti. In tal modo, la ragione umana viene rinvigorita nell'impegno di perseguire il suo nobile scopo di servire l'umanità".

"Pertanto l'adesione genuina alla religione - lungi dal restringere le nostre menti - amplia gli orizzonti della comprensione umana. Ciò protegge la società civile dagli eccessi di un 'ego' ingovernabile, che tende ad assolutizzare il finito e ad eclissare l'infinito; fa sì che la libertà sia esercitata in sinergia con la verità, ed arricchisce la cultura con la conoscenza di ciò che riguarda tutto ciò che è vero, buono e bello".

Benedetto XVI ha ricordato ancora che "proprio perché è la nostra dignità umana che dà origine ai diritti umani universali, essi valgono ugualmente per ogni uomo e donna, senza distinzione di gruppi religiosi, sociali o etnici ai quali appartengano. Sotto tale aspetto, dobbiamo notare che il diritto di libertà religiosa va oltre la questione del culto ed include il diritto - specie per le minoranze - di equo accesso al mercato dell'impiego e alle altre sfere della vita civile".

"Questa mattina prima di lasciarvi" - ha detto infine il Santo Padre - "vorrei in special modo sottolineare la presenza tra noi di Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Baghdad, che io saluto molto calorosamente. La sua presenza richiama alla mente i cittadini del vicino Iraq, molti dei quali hanno trovato cordiale accoglienza qui in Giordania. Gli sforzi della comunità internazionale nel promuovere la pace e la riconciliazione, insieme con quelli dei leader locali, devono continuare in vista di portare frutto nella vita degli iracheni. (...) Ancora una volta, chiedo con insistenza ai diplomatici ed alla comunità internazionale da essi rappresentata, come anche ai leader politici e religiosi locali, di compiere tutto ciò che è possibile per assicurare all'antica comunità cristiana di quella nobile terra il fondamentale diritto di pacifica coesistenza con i propri concittadini".
PV-GIORDANIA/CORPO DIPLOMATICO/AMMAN VIS 20090509 (810)

BENEDIZIONE PRIMA PIETRA UNIVERSITÀ MADABA


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Alle 9:45 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI si è recato a Madaba, a 19 chilometri dal Monte Nebo. Madaba è famosa per il ritrovamento della "Mappa di Madaba", un pavimento a mosaico di un'antica chiesa bizantina del VI secolo che raffigura la mappa di tutta la Terra Santa, l'itinerario per raggiungere Gerusalemme attraverso oltre centocinquanta località e, la Città Santa con dovizia di particolari.

Il Papa ha attraversato in papamobile il quartiere cristiano della città di Madaba ed ha raggiunto l'area dove sorgerà l'Università del Patriarcato Latino, per espresso desiderio del Patriarca Latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, originario di Madaba. Il Santo Padre ha proceduto alla benedizione della prima pietra del futuro Ateneo ed ha rivolto alcune parole ai presenti, plaudendo ai promotori della nuova istituzione "per la loro coraggiosa fiducia nella buona educazione quale primo passo per lo sviluppo personale e per la pace ed il progresso nella regione".

"Mentre assimilano la loro eredità culturale, i giovani della Giordania e gli altri studenti della regione" - ha affermato il Papa - "saranno condotti ad una più profonda conoscenza delle conquiste dell'umanità, e saranno arricchiti da altri punti di vista e formati alla comprensione, alla tolleranza e alla pace".

"Questo tipo di educazione 'più ampia' è ciò che ci si aspetta dalle istituzioni dell'educazione superiore e dal loro contesto culturale, sia esso secolare o religioso. In realtà, la fede in Dio non sopprime la ricerca della verità; al contrario l'incoraggia".

"Ovviamente la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo soltanto la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l'obnubilarsi della mente".

"Ma ogni persona è anche chiamata alla saggezza e all'integrità, alla scelta basilare e più importante di tutte del bene sul male, della verità sulla disonestà, e può essere sostenuta in tale compito".

"La chiamata all'integrità morale viene percepita dalla persona genuinamente religiosa dato che il Dio della verità, dell'amore e della bellezza non può essere servito in alcun altro modo. La fede matura in Dio serve grandemente per guidare l'acquisizione e la giusta applicazione della conoscenza. La scienza e la tecnologia offrono benefici straordinari alla società ed hanno migliorato grandemente la qualità della vita di molti esseri umani. (...) Allo stesso tempo, la scienza ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l'uomo e la sua esistenza".

"L'uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica. Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento".

Papa Benedetto ha concluso il suo discorso rivolgendosi ai giovani studenti cristiani ed affermando: "Siete chiamati ad essere costruttori di una società giusta e pacifica composta di genti di varia estrazione religiosa ed etnica. Tali realtà - desidero sottolinearlo ancora una volta - devono condurre non alla divisione, ma all'arricchimento reciproco".
PV-GIORDANIA/UNIVERSITÀ/MADABA VIS 20090509 (530)

MONTE NEBO: GUARDARE CON FEDE E SPERANZA AL FUTURO


CITTA' DEL VATICANO, 9- MAG. 2009 (VIS). Dopo la Santa Messa in privato nella Nunziatura Apostolica di Amman, il Santo Padre si è diretto in automobile al Monte Nebo, situato ad 806 metri sul livello del mare, sul quale sorge la Basilica del "Memoriale di Mosé", risalente al IV secolo, edificata sulla fondamenta di un precedente monumento dell'età classica.

Dal 1933, sorge a Siyàga al Monte Nebo un monastero francescano, con spazi di preghiera per la chiesa della vicina città di Madaba ed edifici speciali per gli archeologi. Dalla cima della montagna si può ammirare un magnifico panorama della Terra Santa.

All'inizio del suo discorso, il Papa ha voluto ricordare il francescano Padre Michele Piccirillo, mancato lo scorso anno "che dedicò la sua vita allo studio delle antichità cristiane ed è sepolto in questo santuario che egli amò così intensamente". I francescani della Custodia di terra Santa sono presenti in questo luogo dal 1932.

"È giusto" - ha affermato il Santo Padre - "che il mio pellegrinaggio abbia inizio su questa montagna, dove Mosè contemplò da lontano la Terra Promessa. (...) Qui, sulle alture del Monte Nebo, la memoria di Mosè ci invita ad 'innalzare gli occhi' per abbracciare con gratitudine non soltanto le opere meravigliose di Dio nel passato, ma anche a guardare con fede e speranza al futuro che egli ha in serbo per noi e per il mondo intero".

"Sulle orme dei Profeti, degli Apostoli e dei Santi" - ha sottolineato il Pontefice - "siamo chiamati ad accogliere la venuta del Regno di Cristo mediante la nostra carità, il nostro servizio ai poveri ed i nostri sforzi di essere lievito di riconciliazione, di perdono e di pace nel mondo che ci circonda. (...) Dio (...) ci darà la forza di perseverare in gioiosa speranza anche tra sofferenze, prove e tribolazioni".

"Qui, sulle orme degli innumerevoli pellegrini che ci hanno preceduto lungo i secoli, siamo spinti, quasi come in una sfida, ad apprezzare più pienamente il dono della nostra fede e a crescere in quella comunione che trascende ogni limite di lingua, di razza e di cultura".

"Sin dagli inizi" - ha ricordato Benedetto XVI - "la Chiesa in queste terre ha commemorato nella propria liturgia le grandi figure dell'Antico Testamento, quale segno del suo profondo apprezzamento per l'unità dei due Testamenti".

"Possa l'odierno incontro" - ha concluso il Papa - "ispirare in noi un rinnovato amore per il canone della Sacra Scrittura ed il desiderio di superare ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione fra Cristiani ed Ebrei, nel rispetto reciproco e nella cooperazione al servizio di quella pace alla quale la Parola di Dio ci chiama!".

Al termine della visita, il Santo Padre si è recato in automobile all'Università del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Madaba, che dista 19 chilometri.
PV-GIORDANIA/MEMORIALE DI MOSÈ/MONTE NEBO VIS 20090509 (470)

RISPOSTE DEL PAPA ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina, sull'aereo diretto in Giordania, Benedetto XVI ha concesso ai giornalisti che l'accompagnavano nel suo Pellegrinaggio Apostolico in Terra Santa, una breve intervista. Di seguito trascriviamo le domande e le risposte.

D. - Santità, questo viaggio avviene in un periodo molto delicato per il Medio Oriente: vi sono forti tensioni - in occasione della crisi di Gaza, si era anche pensato che Lei forse vi rinunciasse. Allo stesso tempo, pochi giorni dopo il suo viaggio, i principali responsabili politici di Israele e dell'Autorità palestinese, incontreranno anche il presidente Obama. Lei pensa di poter dare un contributo al processo di pace che ora sembra arenato?

R. - Buongiorno! Vorrei anzitutto ringraziare per il lavoro che fate e ci auguriamo tutti insieme un buon viaggio, un buon pellegrinaggio, un buon ritorno. Quanto alla domanda, certamente cerco di contribuire alla pace non come individuo ma in nome della Chiesa cattolica, della Santa Sede. Noi non siamo un potere politico, ma una forza spirituale e questa forza spirituale è una realtà che può contribuire ai progressi nel processo di pace. Vedo tre livelli: da credenti, siamo convinti che la preghiera sia una vera forza. Apre il mondo a Dio: siamo convinti che Dio ascolti e che possa agire nella storia. Penso che se milioni di persone, di credenti, pregano, è realmente una forza che influisce e può contribuire ad andare avanti con la pace. Secondo punto: noi cerchiamo di aiutare nella formazione delle coscienze. La coscienza è la capacità dell'Uomo di percepire la verità, ma questa capacità è spesso ostacolata da interessi particolari. E liberare da questi interessi, aprire più alla verità, ai veri valori è un impegno grande: è un compito della Chiesa aiutare a conoscere i veri criteri, i valori veri, e liberarci da interessi particolari. E così - terzo punto - parliamo anche - è proprio così! - alla ragione: proprio perché non siamo parte politica, possiamo forse più facilmente, anche alla luce della fede, vedere i veri criteri, aiutare nel capire quanto contribuisca alla pace e parlare alla ragione, appoggiare le posizioni realmente ragionevoli. E questo lo abbiamo già fatto e vogliamo farlo anche adesso e in futuro.

D. - Grazie, Santità. La seconda domanda. Lei, come teologo, ha riflettuto in particolare sulla radice unica che accomuna cristiani ed ebrei. Come mai, nonostante sforzi di dialogo, si presentano spesso occasioni di malintesi? Come vede il futuro del dialogo tra le due comunità?

R. - Importante è che in realtà abbiamo la stessa radice, gli stessi Libri dell'Antico Testamento che sono - sia per gli ebrei, sia per noi - Libro della Rivelazione. Ma, naturalmente, dopo duemila anni di storie distinte, anzi, separate, non c'è da meravigliarsi che ci siano malintesi, perché si sono formate tradizioni di interpretazione, di linguaggio, di pensiero molto diverse, per così dire un "cosmo semantico" molto diverso, così che le stesse parole nelle due parti significano cose diverse; e con questo uso di parole che, nel corso della storia hanno formato significati diversi, nascono ovviamente malintesi. Dobbiamo fare di tutto per imparare l'uno il linguaggio dell'altro, e mi sembra che facciamo grandi progressi. Oggi abbiamo la possibilità che i giovani, i futuri insegnanti di teologia, possono studiare a Gerusalemme, nell'Università ebraica, e gli ebrei hanno contatti accademici con noi: così c'è un incontro di questi "cosmi semantici" diversi. Impariamo vicendevolmente e andiamo avanti nella strada del vero dialogo, impariamo l'uno dall'altro e sono sicuro e convinto che facciamo progressi. E questo aiuterà anche la pace, anzi, l'amore reciproco.

D. - Santità questo viaggio ha due dimensioni essenziali di dialogo interreligioso, con l'islam e con l'ebraismo. Sono due direzioni completamente separate fra loro o vi sarà anche un messaggio comune che riguarda le tre religioni che si richiamano ad Abramo?

R. - Certo esiste anche un messaggio comune e sarà occasione di farlo e nonostante la diversità delle origini abbiamo radici comuni perché, come già ha detto, il cristianesimo nasce dall'Antico Testamento e la scrittura del Nuovo Testamento senza l'Antico non esisterebbe, perché si riferisce in permanenza alla Scrittura, cioè all'Antico Testamento, ma anche l'Islam è nato in un ambiente dove era presente sia l'ebraismo sia i diversi rami del cristianesimo, giudeo-cristianesimo, cristianesimo-antiocheno bizantino, e tutte queste circostanze si riflettono nella tradizione coranica così che abbiamo tanto in comune dalle origini e nella fede nell'unico Dio, perciò è importante da una parte avere i dialoghi a due parti - con gli ebrei e con l'Islam - e poi anche il dialogo trilaterale. Io stesso sono stato cofondatore di una fondazione per il dialogo tra le tre religioni dove personalità come il metropolita Damaskinos e il Gran Rabbino di Francia René Samuel Sirat, ecc. eravamo insieme e questa fondazione ha fatto anche un'edizione dei libri delle tre religioni: il Corano, il Nuovo Testamento e l'Antico Testamento. Quindi il dialogo trilaterale deve andare avanti, è importantissimo per la pace e anche - diciamo - per vivere bene la propria religione.

D. - Un'ultima domanda. Santità lei ha richiamato spesso il problema della diminuzione dei cristiani in Medio Oriente e anche in particolare nella Terra Santa. E' un fenomeno con diverse ragioni di carattere politico, economico e sociale. Che cosa si può fare concretamente per aiutare la presenza cristiana nella regione. Quale contributo spera di dare con il suo viaggio? Ci sono speranze per questi cristiani nel futuro? Avrà un messaggio particolare anche per i cristiani di Gaza che verranno ad incontrarla a Betlemme?

R. - Certamente ci sono speranze perché è un momento adesso, come lei ha detto, difficile ma anche un momento di speranza di un nuovo inizio, di un nuovo slancio nella via verso la pace e vogliamo soprattutto incoraggiare i cristiani in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente a rimanere, a dare il loro contributo nei Paesi delle loro origini: sono una componente importante della vita di queste regioni. In concreto la Chiesa, oltre a parole di incoraggiamento, alla preghiera comune, ha soprattutto scuole e ospedali. In questo senso abbiamo la presenza di realtà molto concrete. Le nostre scuole formano una generazione che avrà la possibilità di essere presente nella vita di oggi, nella vita pubblica (...) dove si forma un'élite cristiana che è preparata proprio per lavorare per la pace. (...) Inoltre ci sono molte associazioni cristiane che aiutano in diversi modi i cristiani e con aiuti concreti incoraggiano a rimanere, così spero che realmente i cristiani possano trovare il coraggio, l'umiltà, la pazienza di stare in questi Paesi, di offrire il loro contributo per il futuro di questi Paesi".
PV-GIORDANIA/INTERVISTA AEREO/... VIS 20090509 (1100)
Copyright © VIS - Vatican Information Service