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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 11 maggio 2009

PROCLAMARE CON CHIAREZZA CIÒ CHE ABBIAMO IN COMUNE


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 18:45 il Papa ha incontrato i Rappresentanti delle Organizzazioni per il Dialogo Interreligioso presso il "Notre Dame of Jerusalem Centre", che Giovanni Paolo II eresse in Pontificio Istituto nel 1973. All'incontro, tenutosi nell'Auditorium, hanno partecipato 500 persone.

All'inizio del suo discorso, il Santo Padre ha affermato che: "Indubbiamente molto è stato realizzato per creare un senso di vicinanza e di unità all'interno dell'universale famiglia umana. Tuttavia, allo stesso tempo, l'uso illimitato di portali attraverso i quali le persone hanno facile accesso a indiscriminate fonti di informazioni può divenire facilmente uno strumento di crescente frammentazione".

"La domanda che poi sorge naturalmente è quale contributo porti la religione alle culture del mondo che contrasti la ricaduta di una così rapida globalizzazione. (...) Come credenti o persone religiose noi siamo posti di fronte alla sfida di proclamare con chiarezza ciò che noi abbiamo in comune".

"Vite di religiosa fedeltà echeggiano l'irrompente presenza di Dio e formano così una cultura non definita dai limiti del tempo o del luogo ma fondamentalmente plasmate dai principi e dalle azioni che provengono dalla fede".

"La fede religiosa presuppone la verità" - ha sottolineato Benedetto XVI - "Colui che crede è colui che cerca la verità e vive in base ad essa. (...) Insieme" - ha detto il Papa ai presenti - "possiamo proclamare che Dio esiste e che può essere conosciuto, che la terra è sua creazione, che noi siamo sue creature, e che egli chiama ogni uomo e donna ad uno stile di vita che rispetti il suo disegno per il mondo. Amici, se crediamo di avere un criterio di giudizio e di discernimento che è divino nella sua origine e destinato a tutta l'umanità, allora non possiamo stancarci di portare tale conoscenza ad influire sulla vita civile. La verità deve essere offerta a tutti; essa serve a tutti i membri della società".

"Lungi dal minacciare la tolleranza delle differenze o della pluralità culturale" - ha detto ancora il Pontefice - "la verità rende il consenso possibile e mantiene ragionevole, onesto e verificabile il pubblico dibattito e apre la strada alla pace. Promuovendo la volontà di essere obbedienti alla verità, di fatto, allarga il nostro concetto di ragione e il suo ambito di applicazione e rende possibile il dialogo genuino delle culture e delle religioni di cui c'è oggi particolarmente bisogno".

"In un'epoca di accesso immediato all'informazione" - ha rilevato il Pontefice - "e di tendenze sociali che generano una specie di monocultura, la riflessione profonda che contrasti l'allontanamento della presenza di Dio rafforzerà la ragione, stimolerà il genio creativo, faciliterà la valutazione critica delle consuetudini culturali e sosterrà il valore universale della credenza religiosa".

"Qualcuno vorrebbe che noi credessimo che le nostre differenze sono necessariamente causa di divisione e pertanto al più da tollerarsi. Alcuni addirittura sostengono che le nostre voci devono semplicemente essere ridotte al silenzio. Ma noi sappiamo" - ha ribadito il Papa - "che le nostre differenze non devono mai essere mal rappresentate come un'inevitabile sorgente di frizione o di tensione sia tra noi stessi sia, più in largo, nella società. Al contrario, esse offrono una splendida opportunità per persone di diverse religioni di vivere insieme in profondo rispetto, stima e apprezzamento, incoraggiandosi reciprocamente nelle vie di Dio".

"Sospinti dall'Onnipotente e illuminati dalla sua verità" - ha concluso il Pontefice - "possiate voi continuare a camminare con coraggio, rispettando tutto ciò che ci differenzia e promuovendo tutto ciò che ci unisce come creature benedette dal desiderio di portare speranza alle nostre comunità e al mondo".

Concluso l'incontro, il Santo Padre ha benedetto la Prima pietra del nuovo "Istituto Notre Dame" di Magdala che servirà da struttura ricettiva per i pellegrini e centro spirituale con la futura Basilica di Santa Maria Maddalena.
PV-ISRAELE/INCONTRO INTERRELIG./GERUSALEMME VIS 20090512 (630)

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Padre Devprasad John Ganawa, S.V.D., finora Rettore del Centro dei Verbiti di Udaipur (India), Vescovo di Jhabua (superficie: 21.366; popolazione: 4.237.905; cattolici: 33.576; sacerdoti: 54; religiosi: 210), India. Il Vescovo eletto, è nato nel 1951 a Panchkui (India), ha emesso la prima professione religiosa nella Società del Verbo Divino nel 1974, quella perpetua nel 1981 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982.

- Il Padre Arockia Sebastian Durairaj, S.V.D., Superiore Provinciale della Central Indian Province, S.V.D., Vescovo di Khandwa (superficie: 24.000; popolazione: 4.568.000; cattolici: 31.432; sacerdoti: 67; religiosi: 250), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Thirunagar (India), ha emesso la professione perpetua nella Società del Verbo Divino nel 1984 ed è stato ordinato sacerdote nel 1985.
NER/.../GANAWA:DURAIRAJ VIS 20090511 (140)

ARRIVO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI IN ISRAELE


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:00 ora locale (alle 10:00 ora italiana), il Santo Padre Benedetto XVI è arrivato all'aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv (Israele) dove erano ad accoglierlo ai piedi della scaletta dell'aereo il Presidente della Repubblica, Signor Shimon Peres, il Primo Ministro, Signor Benjamin Netanyahu, le Autorità civili e politiche e gli Ordinari di Terra Santa.

"Grazie per la vostra calorosa accoglienza nello Stato di Israele" - ha detto il Papa nel suo discorso - "in questa terra che è considerata santa da milioni di credenti in tutto il mondo. (...) Una terra resa santa dalle orme di patriarchi e profeti, una terra che i Cristiani tengono in particolare venerazione quale luogo degli eventi della vita, morte e risurrezione di Gesù Cristo. (...) Come molti altri prima di me, vengo per pregare nei luoghi santi, a pregare in modo speciale per la pace - pace qui nella Terra Santa e pace in tutto il mondo".

"La Santa Sede e lo Stato di Israele condividono molti valori, primo fra tutti l'impegno di riservare alla religione il suo legittimo posto nella vita della società. Il giusto ordine delle relazioni sociali presuppone ed esige il rispetto per la libertà e la dignità di ogni essere umano, che Cristiani, Musulmani ed Ebrei credono ugualmente essere creato da un Dio amorevole e destinato alla vita eterna. Quando la dimensione religiosa della persona umana viene negata o posta ai margini, viene messo in pericolo il fondamento stesso di una corretta comprensione dei diritti umani inalienabili".

"Tragicamente, il popolo ebraico ha sperimentato le terribili conseguenze di ideologie che negano la fondamentale dignità di ogni persona umana. È giusto e conveniente che, durante la mia permanenza in Israele, io abbia l'opportunità di onorare la memoria dei sei milioni di Ebrei vittime della 'Shoah', e di pregare affinché l'umanità non abbia mai più ad essere testimone di un crimine di simile enormità. Sfortunatamente, l'antisemitismo continua a sollevare la sua ripugnante testa in molte parti del mondo. Questo è totalmente inaccettabile. Ogni sforzo deve essere fatto per combattere l'antisemitismo dovunque si trovi, e per promuovere il rispetto e la stima verso gli appartenenti ad ogni popolo, razza, lingua e nazione in tutto il mondo".

"Durante la mia permanenza a Gerusalemme" - ha proseguito il Pontefice - "avrò anche il piacere di incontrare molti distinti leader religiosi di questo Paese. Una cosa che le tre grandi religioni monoteistiche hanno in comune è una speciale venerazione per questa Città Santa. È mia fervida speranza che tutti i pellegrini dei luoghi santi abbiano la possibilità di accedervi liberamente e senza restrizioni, di prendere parte a cerimonie religiose e di promuovere il degno mantenimento degli edifici di culto posti nei sacri spazi".

"Anche se il nome Gerusalemme significa 'città della pace'" - ha ricordato il Papa - "è del tutto evidente che per decenni la pace ha tragicamente eluso gli abitanti di questa terra santa. Gli occhi del mondo sono sui popoli di questa regione, mentre essi lottano per giungere ad una soluzione giusta e duratura dei conflitti che hanno causato tante sofferenze. Le speranze di innumerevoli uomini, donne e bambini per un futuro più sicuro e più stabile dipendono dall'esito dei negoziati di pace fra Israeliani e Palestinesi".

"In unione con tutti gli uomini di buona volontà, supplico quanti sono investiti di responsabilità ad esplorare ogni possibile via per la ricerca di una soluzione giusta alle enormi difficoltà, così che ambedue i popoli possano vivere in pace in una patria che sia la loro, all'interno di confini sicuri ed internazionalmente riconosciuti. A tale riguardo, spero e prego che si possa presto creare un clima di maggiore fiducia, che renda capaci le parti di compiere progressi reali lungo la strada verso la pace e la stabilità".

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso rivolgendosi ai Vescovi e a i fedeli cattolici, ricordando che: "Sarà mia speciale gioia unirmi a voi per concludere le celebrazioni dell'Anno della Famiglia, che si svolgeranno a Nazareth, patria della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. (...) La famiglia è 'la prima ed indispensabile maestra di pace', e pertanto ha un ruolo vitale da svolgere nel sanare le divisioni presenti nella società umana ad ogni livello".

"Alle comunità cristiane della Terra Santa dico: attraverso la vostra fedele testimonianza a Colui che predicò il perdono e la riconciliazione, attraverso il vostro impegno a difendere la sacralità di ogni vita umana, potrete recare un particolare contributo perché terminino le ostilità che per tanto tempo hanno afflitto questa terra. Prego che la vostra continua presenza in Israele e nei Territori Palestinesi porti molto frutto nel promuovere la pace e il rispetto reciproco fra tutte le genti che vivono nelle terre della Bibbia".

A conclusione della cerimonia di benvenuto il Papa è partito in elicottero diretto all'eliporto di Gerusalemme sul Monte Scopus dove è stato accolto dal Sindaco Signor Nir Barkat. Successivamente il Papa ha raggiunto la Delegazione Apostolica di Gerusalemme per il pranzo in privato.

Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre renderà una visita di cortesia al Presidente dello Stato di Israele, Signor Simon Peres, si recherà in visita al Memoriale di "Yad Vashem" ed incontrerà i Membri delle Organizzazioni per il Dialogo Interreligioso presso il "Notre Dame Jerusalem Center".
PV-ISRAELE/BENVENUTO/TEL AVIV VIS 20090511 (880)

IL SANTO PADRE SI CONGEDA DALLA GIORDANIA


CITTA' DEL VATICANO, 11 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina dopo la celebrazione della Santa Messa in privato, Papa Benedetto XVI ha preso congedo dalla Nunziatura Apostolica di Amman e alle 9:30 si è recato all'aeroporto internazionale Queen Alia di Amman dove ha avuto luogo la cerimonia di congedo.

A conclusione della prima parte del suo Pellegrinaggio nelle terre della Bibbia, il Santo Padre ha ringraziato Sua Maestà il Re Abdallah II di Giordania per la sua ospitalità e tutti coloro che si sono adoperati per rendere possibile la sua visita.

"Desidererei incoraggiare tutti i Giordani, sia Cristiani che Musulmani" - ha detto il Papa - "a costruire sulle solide fondamenta della tolleranza religiosa che rende capaci i membri delle diverse comunità di vivere insieme in pace e mutuo rispetto".

"Sua Maestà il Re è stato molto attivo nel promuovere il dialogo inter-religioso e desidero rilevare quanto il suo impegno a questo riguardo sia apprezzato. Prendo anche atto con gratitudine della particolare considerazione che egli dimostra verso la comunità cristiana in Giordania. Questo spirito di apertura non solo aiuta i membri delle diverse comunità etniche in questo Paese a vivere insieme in pace e concordia, ma ha anche contribuito alle iniziative politiche lungimiranti della Giordania per costruire la pace in tutto il Medio Oriente".

Al termine del discorso, il Papa è salito a bordo dell'aereo diretto a Tel Aviv, dove è giunto mezz'ora dopo.
PV-GIORDANIA/CONGEDO/AMMAN VIS 20090511 (250)

CRISTIANI CHIAMATI RICONCILIAZIONE, PACE, PERDONO


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2009 (VIS). Questa pomeriggio alle 16:30, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato in automobile alla regione di "Bethany beyond the Jordan", "Betania al di là del Giordano", a 50 chilometri da Amman, al confine fra Giordania e Israele. Betania è tuttora sepolta e la sua precisa posizione resta ignota; forse si trova a 200 metri ad occidente del Colle del Profeta Elia dove non sono ancora stati effettuati scavi archeologici.

Al suo arrivo il Papa è salito a bordo di una autovettura elettrica, approntata per questa occasione. Ad accompagnarlo erano le loro Maestà il Re Abdallah II Bin Al-Hussein, la Regina Raina e il Principe Ghazi, ed un seguito di undici autovetture dello stesso tipo, mentre il Direttore del Centro Al-Maghtas, spiegava al Santo Padre i ritrovamenti dell'itinerario archeologico del "Luogo del Battesimo", il cui percorso termina in corrispondenza del cantiere di costruzione delle due Chiese Latina e Greco-Melkita, le cui prime pietre il Papa ha benedetto al termine della visita.

Concluso il giro in autovettura elettrica, il Santo Padre ha ricordato che Betania è un luogo "segnato da molti avvenimenti memorabili nella storia biblica. Il profeta Elia, il Tisbita, proveniva da questa area non lontano dal nord di Galaad. (...). Qui lo Spirito del Signore chiamò Giovanni, figlio di Zaccaria, a predicare la conversione dei cuori. Giovanni l'Evangelista pose in questa area anche l'incontro tra il Battista e Gesù, che in occasione del battesimo venne 'unto' dallo Spirito di Dio".

"La prima pietra di una chiesa è simbolo di Cristo" - ha affermato Benedetto XVI - "La Chiesa poggia su Cristo, è sostenuta da Lui e non può essere da Lui separata. Egli è l'unico fondamento di ogni comunità cristiana, la pietra viva, rigettata dai costruttori ma preziosa agli occhi di Dio e da Lui scelta come pietra angolare. Con Lui anche noi siamo pietre vive costruite come edificio spirituale, luogo di dimora per Dio. (...) La Chiesa è in Cristo una comunità di vita nuova, una dinamica realtà di grazia che promana da Lui".

"Entriamo nella Chiesa mediante il Battesimo" - ha ricordato il Papa - "La memoria del battesimo stesso di Cristo è vivamente presente davanti a noi in questo luogo. Gesù si mise in fila con i peccatori ed accettò il battesimo di penitenza di Giovanni come un segno profetico della sua stessa passione, morte e resurrezione per il perdono dei peccati. (...) Possa il Giordano ricordarvi sempre che siete stati lavati nelle acque del Battesimo e siete divenuti membri della famiglia di Gesù!" - ha esclamato il Pontefice - "Le vostre vite, in obbedienza alla sua parola, sono trasformate nella sua immagine e somiglianza".

"Cari Fratelli e Sorelle, possa la contemplazione di questi misteri" - ha proseguito il Papa - "arricchirvi di gioia spirituale e coraggio morale. Con l'Apostolo Paolo, vi esorto a crescere nella intera serie di nobili atteggiamenti che vanno sotto il nome benedetto di 'agape', amore Cristiano. Promuovete il dialogo e la comprensione nella società civile, specialmente quando rivendicate i vostri legittimi diritti. In Medio Oriente, segnato da tragica sofferenza, da anni di violenza e di questioni irrisolte, i Cristiani sono chiamati a offrire il loro contributo, ispirato dall'esempio di Gesù, di riconciliazione e pace con il perdono e la generosità".

"Continuate ad essere grati a coloro che vi guidano e vi servono fedelmente come ministri di Cristo" - ha detto infine il Pontefice - "Fate bene ad accettare la loro guida nella fede sapendo che nel ricevere l'insegnamento apostolico che essi trasmettono, accogliete Cristo e accogliete l'Unico che l'ha inviato".

Al termine del Rito di Benedizione delle Prime pietre, Papa Benedetto XVI è rientrato alla Nunziatura Apostolica di Amman per la cena in privato e il pernottamento.
PV-GIORDANIA/BENEDIZIONE CHIESE/BETANIA VIS 20090511 (540)

DARE TESTIMONIANZA FEDE CRISTIANA IN TERRA SANTA


CITTA' DEL VATICANO, 10 MAG. 2009 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, il Papa ha celebrato la Santa Messa nello Stadio Internazionale di Amman, che ha una capienza di 25.000 persone.

Nell'omelia il Santo Padre ha affermato che la comunità cattolica del Paese deve affrontare le difficoltà e incertezze "che riguardano tutti gli abitanti del Medio Oriente; non dimenticate mai la grande dignità che deriva dalla vostra eredità cristiana, e non venite mai meno al senso di amorevole solidarietà verso tutti i vostri fratelli e sorelle della Chiesa in tutto il mondo!".

"Oggi in Giordania abbiamo celebrato la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni" - ha ricordato il Pontefice - "Oggi invito i molti giovani qui presenti a considerare come il Signore li stia chiamando a seguirlo e a edificare la sua Chiesa. Sia nel ministero sacerdotale o nella vita consacrata, sia nel sacramento del matrimonio".

"Durante la celebrazione del presente Anno della Famiglia, la Chiesa in tutta la Terra Santa ha pensato alla famiglia come a un mistero di amore che dona la vita, mistero racchiuso nel piano di Dio con una sua propria vocazione e missione (...) Possa ogni famiglia cristiana" - ha esortato il Pontefice - "crescere nella fedeltà a questa sua nobile vocazione di essere una vera scuola di preghiera, dove i fanciulli imparano il sincero amore di Dio, dove maturano nell'autodisciplina e nell'attenzione ai bisogni degli altri, e dove, modellati dalla sapienza che proviene dalla fede, contribuiscono a costruire una società sempre più giusta e fraterna. (...) Possano le famiglie di oggi essere fedeli a questa grande eredità e non venga mai a mancare il sostegno materiale e morale di cui hanno bisogno per attuare il loro insostituibile ruolo a servizio della società".

Nel ricordare che "Un importante aspetto della nostra riflessione in questo Anno della Famiglia, è stato la particolare dignità, vocazione e missione delle donne nel piano di Dio", il Papa ha esclamato: "Quanto la Chiesa in queste terre deve alla testimonianza di fede e di amore di innumerevoli madri cristiane, Suore, maestre ed infermiere, di tutte quelle donne che in diverse maniere hanno dedicato la loro vita a costruire la pace e a promuovere 1'amore!"

"Fin dalle prime pagine della Bibbia" - ha ricordato inoltre il Pontefice - "vediamo come uomo e donna creati ad immagine di Dio, sono chiamati a completarsi l'un l'altro come amministratori dei doni di Dio e suoi collaboratori nel comunicare il dono della vita, sia fisica che spirituale, al nostro mondo. Sfortunatamente, questa dignità e missione donate da Dio alle donne non sono state sempre sufficientemente comprese e stimate. (...) Con la sua pubblica testimonianza di rispetto per le donne e con la sua difesa dell'innata dignità di ogni persona umana, la Chiesa in Terra Santa può dare un importante contributo allo sviluppo di una cultura di vera umanità e alla costruzione della civiltà dell'amore".

Nel commentare il Vangelo di oggi, nel quale il Signore ci dice "Il buon pastore dà la propria vita per le sue pecore", il Papa ha detto: "All'inizio della Messa abbiamo chiesto al Padre di 'darci la forza del coraggio di Cristo nostro pastore', che rimase costante nella fedeltà alla volontà del Padre. Che il coraggio di Cristo nostro pastore vi ispiri e vi sostenga quotidianamente nei vostri sforzi di dare testimonianza della fede cristiana e di mantenere la presenza della Chiesa nel cambiamento del tessuto sociale di queste antiche terre".

"La fedeltà alle vostre radici cristiane, la fedeltà alla missione della Chiesa in Terra Santa" - ha proseguito il Pontefice - "vi chiedono un particolare tipo di coraggio: il coraggio della convinzione nata da una fede personale, non semplicemente da una convenzione sociale o da una tradizione familiare; il coraggio di impegnarvi nel dialogo e di lavorare fianco a fianco con gli altri cristiani nel servizio del Vangelo e nella solidarietà con il povero, lo sfollato e le vittime di profonde tragedie umane; il coraggio di costruire nuovi ponti per rendere possibile un fecondo incontro di persone di diverse religioni e culture e così arricchire il tessuto della società. Ciò significa anche dare testimonianza all'amore che ci ispira a 'sacrificare' la nostra vita nel servizio agli altri e così a contrastare modi di pensare che giustificano lo 'stroncare' vite innocenti".

Al termine della Santa Messa e prima della recita del Regina Caeli, il Papa ha invocato la Vergine Maria con queste parole: "Chiediamo alla Madre della Chiesa di volgere lo sguardo misericordioso su tutti i Cristiani di queste terre; con l'aiuto delle sue preghiere possano essere veramente una cosa sola nella fede che professano e nella testimonianza che offrono".
PV-GIORDANIA/MESSA/AMMAN VIS 20090511 (770)

ELOGIO ATTIVITÀ APOSTOLICA CHIESE ORIENTALI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). La Cattedrale Greco-Melkita di San Giorgio ha accolto nel pomeriggio di oggi il Santo Padre che ha celebrato i Vespri con i rappresentanti, sacerdoti, religiosi e fedeli delle Chiese Cattoliche Orientali (Maronita, Sira, Armena, Caldea e Latina). Era presente l'Arcivescovo Benediktos Tsikoras della Chiesa Greco-Ortodossa.

Dopo il saluto del Patriarca Greco-Melkita Sua Beatitudine Gregorio III Laham e del Vicario Monsignor Yasser Ayyach, Papa Benedetto XVI si è rivolto ai presenti.

"La Chiesa stessa" - ha detto il Papa - "è un popolo pellegrino; come tale, attraverso i secoli, è stato segnata da eventi storici determinanti e da pervasive vicende culturali. Purtroppo alcune di queste hanno incluso periodi di disputa teologica o di repressione. Tuttavia vi sono stati momenti di riconciliazione - che hanno fortificato meravigliosamente la comunione della Chiesa - e tempi di ricca ripresa culturale ai quali i Cristiani Orientali hanno contribuito grandemente".

Tutti i Cristiani sono chiamati a rispondere attivamente al mandato di Dio (...) per portare gli altri a conoscerlo e ad amarlo. In realtà le vicissitudini della storia hanno fortificato i membri delle Chiese particolari ad abbracciare questo compito con energia e ad impegnarsi decisamente in rapporto alle realtà pastorali odierne".

Nel ricordare gli antichi legami con il Patriarcato di Antiochia, e sottolineando come le comunità siano ben radicate nel Vicino Oriente, Benedetto XVI ha affermato: "E proprio come due mila anni or sono fu ad Antiochia che i discepoli vennero chiamati Cristiani per la prima volta, così anche oggi, come piccole minoranze in comunità disseminate in queste terre, anche voi siete riconosciuti come seguaci del Signore. La pubblica dimostrazione della vostra fede cristiana non è certamente ristretta alla sollecitudine spirituale che avete l'uno per l'altro e per la vostra gente, per quanto essenziale ciò sia. Ma le vostre numerose iniziative di universale carità si estendono a tutti i Giordani - Musulmani e di altre religioni - ed anche al vasto numero di rifugiati che questo regno accoglie così generosamente".

"Le vostre liturgie, la disciplina ecclesiastica e il patrimonio spirituale sono una vivente testimonianza della vostra tradizione che si dispiega" ha detto il Papa ed ha ricordato che "imitando Cristo ed i patriarchi e i profeti dell'Antico Testamento, noi partiamo per condurre il popolo dal deserto verso il luogo della vita, verso il Dio che ci dà vita in abbondanza".

"Questo caratterizza tutti i vostri lavori apostolici, la cui varietà e qualità sono molto apprezzate. (...) La vostra presenza in questa società è un meraviglioso segno della speranza che ci qualifica come cristiani. Tale speranza giunge ben oltre i confini delle nostre comunità cristiane. Così spesso voi scoprite che le famiglie di altre religioni, per le quali voi lavorate e offrite il vostro servizio di carità universale, hanno preoccupazioni e difficoltà che oltrepassano i confini culturali e religiosi".

"Ciò è particolarmente avvertito per quanto riguarda le speranze e le aspirazioni dei genitori per i loro bambini" - ha rilevato il Papa - "Quale genitore" - si è chiesto il Papa - "o persona di buona volontà non si sentirebbe turbato di fronte agli influssi negativi così penetranti nel nostro mondo globalizzato, compresi gli elementi distruttivi dell'industria del divertimento che con tanta insensibilità sfruttano l'innocenza e la fragilità della persona vulnerabile e del giovane?".

Infine Benedetto XVI ha esortato i candidati al sacerdozio e alla vita religiosa e tutti i giovani cristiani giordani con questa parole: "Non abbiate paura di dare il vostro contributo saggio, misurato e rispettoso alla vita pubblica del regno. La voce autentica della fede sempre porterà integrità, giustizia, compassione e pace!".
PV-GIORDANIA/VESPRI/AMMAN VIS 20090511 (590)

sabato 9 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Reverendo Paul Kariuki, Vescovo di Embu (superficie: 2.741; popolazione: 628.403; cattolici: 316.481; sacerdoti: 59; religiosi: 82), Kenya. Il Vescovo eletto è nato nel 1963 a Kathanguri (Kenya) ed è stato ordinato sacerdote nel 1993. E' stato finora Docente di Sacra Scrittura al Seminario Maggiore Cristo Re nella Diocesi di Nyeri (Kenya).

- Il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, Legato Pontificio alle solenni celebrazioni del Millennio della Lituania, che avranno luogo a Vilnius, il 6 luglio 2009.

- Membri della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli: il Cardinale Peter Kodwo Appiah Turkson, Arcivescovo di Cape Coast (Ghana); il Cardinale Cláudio Hummes, Prefetto della Congregazione per il Clero; il Cardinale Jean-Claude Turcotte, Arcivescovo di Montréal (Canada); l'Arcivescovo Erwin Josef Ender, Nunzio Apostolico; l'Arcivescovo Félix del Blanco Prieto, Nunzio Apostolico; l'Arcivescovo Nikola Eteroic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi; il Monsignor Oscar Zoungrana, Direttore Nazionale delle Pontificie Opere Missionarie (Burkina Faso); il Padre Adolfo Nicolás Pachón, S.I., Preposito Generale della Compagnia di Gesù.

- Membri del Consiglio di Cardinali per lo studio dei problemi organizzativi ed economici della Santa Sede: il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Santo Padre per la Diocesi di Roma; il Cardinale Jorge Liberato Urosa Savino, Arcivescovo di Caracas (Venezuela) ed il Cardinale Odilo Pedro Scherer, Arcivescovo di São Paulo (Brasile).

In data 8 maggio 2009, il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo della Diocesi di Cochin (India), presentata dal Vescovo John Thattumkal, S.S.C., in conformità al canone 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.
NER:NA:RE/.../.../ VIS 20090509 (270)

INVIATO SPECIALE SANTUARIO CRISTO RE DI ALMADA



CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina è stata pubblicata una Lettera Pontificia, redatta in latina e datata 2 aprile, con la quale il Papa nomina il Cardinale José Saraiva Martins, C.M.F., Prefetto emerito della Congregazione delle Cause dei Santi, Suo inviato Speciale alla celebrazione del 50° anniversario del Santuario di Cristo Re ad Almada (Portogallo), che avrà luogo il 17 maggio.

La Missione che accompagnerà il Porporato è composta dal Monsignore José João Aires Lobato, Vicario Generale della Diocesi di Setúbal e dal Sacerdote Mário Rui Leal Pedras, Parroco della Parrocchia di São Nicolau a Lisbona.
BXVI-LETTERA/INVIATO SPECIALE/ALMADA:SARAIVA VIS 20090509 (110)

CONTRIBUTO POSITIVO E CREATIVO RELIGIONE SOCIETÀ CIVILE


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Alle 11:30 di questa mattina, il Papa si è recato alla Moschea "Al-Hussein Bin Talal" di Amman, eretta per volontà di Re Abdallah II alla memoria di suo padre, ed inaugurata il 12 aprile 2006. Il Papa ha compiuto inoltre una breve visita al Museo Hashemita, annesso alla Moschea, che possiede una collezione storica sulla dinastia regnante.

Alle 11:45, all'esterno del luogo di culto, ha avuto luogo un incontro con i Capi religiosi musulmani, il Corpo Diplomatico ed i Rettori delle Università giordane.

Prima di pronunciare il suo discorso, il Papa ha ascoltato il saluto del Principe Ghazi Bin Muhammed Bin Talal, uno dei principali firmatari del Messaggio "Una parola comune tra noi e voi" (13 ottobre 2007) indirizzato da 138 ulema, dotti islamici, al Papa e ai leader cristiani per promuovere insieme la pace nel mondo. Al Messaggio ha risposto, a nome del Papa, il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone. La Delegazione degli ulema guidata dal Principe Ghazi è stata ricevuta da Benedetto XVI in Vaticano il 6 novembre 2008.

Benedetto XVI ha espresso preoccupazione "per il fatto che oggi, con insistenza crescente, alcuni (...) asseriscono che la religione è necessariamente una causa di divisione nel nostro mondo (...). Certamente, il contrasto di tensioni e divisioni fra seguaci di differenti tradizioni religiose, purtroppo, non può essere negato. Tuttavia" - si è chiesto il Pontefice - "non si dà anche il caso che spesso sia la manipolazione ideologica della religione, talvolta a scopi politici, il catalizzatore reale delle tensioni e delle divisioni e non di rado anche delle violenze nella società?".

"Musulmani e Cristiani, proprio a causa del peso della nostra storia comune così spesso segnata da incomprensioni, devono" essere "coerenti nel dare testimonianza di tutto ciò che è giusto e buono, sempre memori della comune origine e dignità di ogni persona umana, che resta al vertice del disegno creatore di Dio per il mondo e per la storia".

"La decisione degli educatori giordani come pure dei leader religiosi e civili di far sì che il volto pubblico della religione rifletta la sua vera natura è degna di plauso" - ha detto ancora il Papa - "La collaborazione realizzata qui in Giordania costituisce un esempio incoraggiante e persuasivo per la regione, in realtà anzi per il mondo, del contributo positivo e creativo che la religione può e deve dare alla società civile".

"Distinti Amici, oggi desidero far menzione di un compito che ho indicato in diverse occasioni e che credo fermamente Cristiani e Musulmani possano assumersi, (...) la sfida a coltivare per il bene, nel contesto della fede e della verità, il vasto potenziale della ragione umana. (...) Quali credenti nell'unico Dio, sappiamo che la ragione umana è in se stessa dono di Dio, e si eleva al piano più alto quando viene illuminata dalla luce della verità di Dio. In realtà, quando la ragione umana umilmente consente ad essere purificata dalla fede non è per nulla indebolita; anzi, è rafforzata nel resistere alla presunzione di andare oltre ai propri limiti. In tal modo, la ragione umana viene rinvigorita nell'impegno di perseguire il suo nobile scopo di servire l'umanità".

"Pertanto l'adesione genuina alla religione - lungi dal restringere le nostre menti - amplia gli orizzonti della comprensione umana. Ciò protegge la società civile dagli eccessi di un 'ego' ingovernabile, che tende ad assolutizzare il finito e ad eclissare l'infinito; fa sì che la libertà sia esercitata in sinergia con la verità, ed arricchisce la cultura con la conoscenza di ciò che riguarda tutto ciò che è vero, buono e bello".

Benedetto XVI ha ricordato ancora che "proprio perché è la nostra dignità umana che dà origine ai diritti umani universali, essi valgono ugualmente per ogni uomo e donna, senza distinzione di gruppi religiosi, sociali o etnici ai quali appartengano. Sotto tale aspetto, dobbiamo notare che il diritto di libertà religiosa va oltre la questione del culto ed include il diritto - specie per le minoranze - di equo accesso al mercato dell'impiego e alle altre sfere della vita civile".

"Questa mattina prima di lasciarvi" - ha detto infine il Santo Padre - "vorrei in special modo sottolineare la presenza tra noi di Sua Beatitudine Emmanuel III Delly, Patriarca di Baghdad, che io saluto molto calorosamente. La sua presenza richiama alla mente i cittadini del vicino Iraq, molti dei quali hanno trovato cordiale accoglienza qui in Giordania. Gli sforzi della comunità internazionale nel promuovere la pace e la riconciliazione, insieme con quelli dei leader locali, devono continuare in vista di portare frutto nella vita degli iracheni. (...) Ancora una volta, chiedo con insistenza ai diplomatici ed alla comunità internazionale da essi rappresentata, come anche ai leader politici e religiosi locali, di compiere tutto ciò che è possibile per assicurare all'antica comunità cristiana di quella nobile terra il fondamentale diritto di pacifica coesistenza con i propri concittadini".
PV-GIORDANIA/CORPO DIPLOMATICO/AMMAN VIS 20090509 (810)

BENEDIZIONE PRIMA PIETRA UNIVERSITÀ MADABA


CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2009 (VIS). Alle 9:45 (ora locale), il Santo Padre Benedetto XVI si è recato a Madaba, a 19 chilometri dal Monte Nebo. Madaba è famosa per il ritrovamento della "Mappa di Madaba", un pavimento a mosaico di un'antica chiesa bizantina del VI secolo che raffigura la mappa di tutta la Terra Santa, l'itinerario per raggiungere Gerusalemme attraverso oltre centocinquanta località e, la Città Santa con dovizia di particolari.

Il Papa ha attraversato in papamobile il quartiere cristiano della città di Madaba ed ha raggiunto l'area dove sorgerà l'Università del Patriarcato Latino, per espresso desiderio del Patriarca Latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, originario di Madaba. Il Santo Padre ha proceduto alla benedizione della prima pietra del futuro Ateneo ed ha rivolto alcune parole ai presenti, plaudendo ai promotori della nuova istituzione "per la loro coraggiosa fiducia nella buona educazione quale primo passo per lo sviluppo personale e per la pace ed il progresso nella regione".

"Mentre assimilano la loro eredità culturale, i giovani della Giordania e gli altri studenti della regione" - ha affermato il Papa - "saranno condotti ad una più profonda conoscenza delle conquiste dell'umanità, e saranno arricchiti da altri punti di vista e formati alla comprensione, alla tolleranza e alla pace".

"Questo tipo di educazione 'più ampia' è ciò che ci si aspetta dalle istituzioni dell'educazione superiore e dal loro contesto culturale, sia esso secolare o religioso. In realtà, la fede in Dio non sopprime la ricerca della verità; al contrario l'incoraggia".

"Ovviamente la religione, come la scienza e la tecnologia, come la filosofia ed ogni espressione della nostra ricerca della verità, possono corrompersi. La religione viene sfigurata quando viene costretta a servire l'ignoranza e il pregiudizio, il disprezzo, la violenza e l'abuso. Qui non vediamo soltanto la perversione della religione, ma anche la corruzione della libertà umana, il restringersi e l'obnubilarsi della mente".

"Ma ogni persona è anche chiamata alla saggezza e all'integrità, alla scelta basilare e più importante di tutte del bene sul male, della verità sulla disonestà, e può essere sostenuta in tale compito".

"La chiamata all'integrità morale viene percepita dalla persona genuinamente religiosa dato che il Dio della verità, dell'amore e della bellezza non può essere servito in alcun altro modo. La fede matura in Dio serve grandemente per guidare l'acquisizione e la giusta applicazione della conoscenza. La scienza e la tecnologia offrono benefici straordinari alla società ed hanno migliorato grandemente la qualità della vita di molti esseri umani. (...) Allo stesso tempo, la scienza ha i suoi limiti. Non può dar risposta a tutte le questioni riguardanti l'uomo e la sua esistenza".

"L'uso della conoscenza scientifica abbisogna della luce orientatrice della sapienza etica. Tale sapienza ha ispirato il giuramento di Ippocrate, la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo del 1948, la Convenzione di Ginevra ed altri lodevoli codici internazionali di comportamento".

Papa Benedetto ha concluso il suo discorso rivolgendosi ai giovani studenti cristiani ed affermando: "Siete chiamati ad essere costruttori di una società giusta e pacifica composta di genti di varia estrazione religiosa ed etnica. Tali realtà - desidero sottolinearlo ancora una volta - devono condurre non alla divisione, ma all'arricchimento reciproco".
PV-GIORDANIA/UNIVERSITÀ/MADABA VIS 20090509 (530)

MONTE NEBO: GUARDARE CON FEDE E SPERANZA AL FUTURO


CITTA' DEL VATICANO, 9- MAG. 2009 (VIS). Dopo la Santa Messa in privato nella Nunziatura Apostolica di Amman, il Santo Padre si è diretto in automobile al Monte Nebo, situato ad 806 metri sul livello del mare, sul quale sorge la Basilica del "Memoriale di Mosé", risalente al IV secolo, edificata sulla fondamenta di un precedente monumento dell'età classica.

Dal 1933, sorge a Siyàga al Monte Nebo un monastero francescano, con spazi di preghiera per la chiesa della vicina città di Madaba ed edifici speciali per gli archeologi. Dalla cima della montagna si può ammirare un magnifico panorama della Terra Santa.

All'inizio del suo discorso, il Papa ha voluto ricordare il francescano Padre Michele Piccirillo, mancato lo scorso anno "che dedicò la sua vita allo studio delle antichità cristiane ed è sepolto in questo santuario che egli amò così intensamente". I francescani della Custodia di terra Santa sono presenti in questo luogo dal 1932.

"È giusto" - ha affermato il Santo Padre - "che il mio pellegrinaggio abbia inizio su questa montagna, dove Mosè contemplò da lontano la Terra Promessa. (...) Qui, sulle alture del Monte Nebo, la memoria di Mosè ci invita ad 'innalzare gli occhi' per abbracciare con gratitudine non soltanto le opere meravigliose di Dio nel passato, ma anche a guardare con fede e speranza al futuro che egli ha in serbo per noi e per il mondo intero".

"Sulle orme dei Profeti, degli Apostoli e dei Santi" - ha sottolineato il Pontefice - "siamo chiamati ad accogliere la venuta del Regno di Cristo mediante la nostra carità, il nostro servizio ai poveri ed i nostri sforzi di essere lievito di riconciliazione, di perdono e di pace nel mondo che ci circonda. (...) Dio (...) ci darà la forza di perseverare in gioiosa speranza anche tra sofferenze, prove e tribolazioni".

"Qui, sulle orme degli innumerevoli pellegrini che ci hanno preceduto lungo i secoli, siamo spinti, quasi come in una sfida, ad apprezzare più pienamente il dono della nostra fede e a crescere in quella comunione che trascende ogni limite di lingua, di razza e di cultura".

"Sin dagli inizi" - ha ricordato Benedetto XVI - "la Chiesa in queste terre ha commemorato nella propria liturgia le grandi figure dell'Antico Testamento, quale segno del suo profondo apprezzamento per l'unità dei due Testamenti".

"Possa l'odierno incontro" - ha concluso il Papa - "ispirare in noi un rinnovato amore per il canone della Sacra Scrittura ed il desiderio di superare ogni ostacolo che si frappone alla riconciliazione fra Cristiani ed Ebrei, nel rispetto reciproco e nella cooperazione al servizio di quella pace alla quale la Parola di Dio ci chiama!".

Al termine della visita, il Santo Padre si è recato in automobile all'Università del Patriarcato Latino di Gerusalemme a Madaba, che dista 19 chilometri.
PV-GIORDANIA/MEMORIALE DI MOSÈ/MONTE NEBO VIS 20090509 (470)

RISPOSTE DEL PAPA ALLE DOMANDE DEI GIORNALISTI


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina, sull'aereo diretto in Giordania, Benedetto XVI ha concesso ai giornalisti che l'accompagnavano nel suo Pellegrinaggio Apostolico in Terra Santa, una breve intervista. Di seguito trascriviamo le domande e le risposte.

D. - Santità, questo viaggio avviene in un periodo molto delicato per il Medio Oriente: vi sono forti tensioni - in occasione della crisi di Gaza, si era anche pensato che Lei forse vi rinunciasse. Allo stesso tempo, pochi giorni dopo il suo viaggio, i principali responsabili politici di Israele e dell'Autorità palestinese, incontreranno anche il presidente Obama. Lei pensa di poter dare un contributo al processo di pace che ora sembra arenato?

R. - Buongiorno! Vorrei anzitutto ringraziare per il lavoro che fate e ci auguriamo tutti insieme un buon viaggio, un buon pellegrinaggio, un buon ritorno. Quanto alla domanda, certamente cerco di contribuire alla pace non come individuo ma in nome della Chiesa cattolica, della Santa Sede. Noi non siamo un potere politico, ma una forza spirituale e questa forza spirituale è una realtà che può contribuire ai progressi nel processo di pace. Vedo tre livelli: da credenti, siamo convinti che la preghiera sia una vera forza. Apre il mondo a Dio: siamo convinti che Dio ascolti e che possa agire nella storia. Penso che se milioni di persone, di credenti, pregano, è realmente una forza che influisce e può contribuire ad andare avanti con la pace. Secondo punto: noi cerchiamo di aiutare nella formazione delle coscienze. La coscienza è la capacità dell'Uomo di percepire la verità, ma questa capacità è spesso ostacolata da interessi particolari. E liberare da questi interessi, aprire più alla verità, ai veri valori è un impegno grande: è un compito della Chiesa aiutare a conoscere i veri criteri, i valori veri, e liberarci da interessi particolari. E così - terzo punto - parliamo anche - è proprio così! - alla ragione: proprio perché non siamo parte politica, possiamo forse più facilmente, anche alla luce della fede, vedere i veri criteri, aiutare nel capire quanto contribuisca alla pace e parlare alla ragione, appoggiare le posizioni realmente ragionevoli. E questo lo abbiamo già fatto e vogliamo farlo anche adesso e in futuro.

D. - Grazie, Santità. La seconda domanda. Lei, come teologo, ha riflettuto in particolare sulla radice unica che accomuna cristiani ed ebrei. Come mai, nonostante sforzi di dialogo, si presentano spesso occasioni di malintesi? Come vede il futuro del dialogo tra le due comunità?

R. - Importante è che in realtà abbiamo la stessa radice, gli stessi Libri dell'Antico Testamento che sono - sia per gli ebrei, sia per noi - Libro della Rivelazione. Ma, naturalmente, dopo duemila anni di storie distinte, anzi, separate, non c'è da meravigliarsi che ci siano malintesi, perché si sono formate tradizioni di interpretazione, di linguaggio, di pensiero molto diverse, per così dire un "cosmo semantico" molto diverso, così che le stesse parole nelle due parti significano cose diverse; e con questo uso di parole che, nel corso della storia hanno formato significati diversi, nascono ovviamente malintesi. Dobbiamo fare di tutto per imparare l'uno il linguaggio dell'altro, e mi sembra che facciamo grandi progressi. Oggi abbiamo la possibilità che i giovani, i futuri insegnanti di teologia, possono studiare a Gerusalemme, nell'Università ebraica, e gli ebrei hanno contatti accademici con noi: così c'è un incontro di questi "cosmi semantici" diversi. Impariamo vicendevolmente e andiamo avanti nella strada del vero dialogo, impariamo l'uno dall'altro e sono sicuro e convinto che facciamo progressi. E questo aiuterà anche la pace, anzi, l'amore reciproco.

D. - Santità questo viaggio ha due dimensioni essenziali di dialogo interreligioso, con l'islam e con l'ebraismo. Sono due direzioni completamente separate fra loro o vi sarà anche un messaggio comune che riguarda le tre religioni che si richiamano ad Abramo?

R. - Certo esiste anche un messaggio comune e sarà occasione di farlo e nonostante la diversità delle origini abbiamo radici comuni perché, come già ha detto, il cristianesimo nasce dall'Antico Testamento e la scrittura del Nuovo Testamento senza l'Antico non esisterebbe, perché si riferisce in permanenza alla Scrittura, cioè all'Antico Testamento, ma anche l'Islam è nato in un ambiente dove era presente sia l'ebraismo sia i diversi rami del cristianesimo, giudeo-cristianesimo, cristianesimo-antiocheno bizantino, e tutte queste circostanze si riflettono nella tradizione coranica così che abbiamo tanto in comune dalle origini e nella fede nell'unico Dio, perciò è importante da una parte avere i dialoghi a due parti - con gli ebrei e con l'Islam - e poi anche il dialogo trilaterale. Io stesso sono stato cofondatore di una fondazione per il dialogo tra le tre religioni dove personalità come il metropolita Damaskinos e il Gran Rabbino di Francia René Samuel Sirat, ecc. eravamo insieme e questa fondazione ha fatto anche un'edizione dei libri delle tre religioni: il Corano, il Nuovo Testamento e l'Antico Testamento. Quindi il dialogo trilaterale deve andare avanti, è importantissimo per la pace e anche - diciamo - per vivere bene la propria religione.

D. - Un'ultima domanda. Santità lei ha richiamato spesso il problema della diminuzione dei cristiani in Medio Oriente e anche in particolare nella Terra Santa. E' un fenomeno con diverse ragioni di carattere politico, economico e sociale. Che cosa si può fare concretamente per aiutare la presenza cristiana nella regione. Quale contributo spera di dare con il suo viaggio? Ci sono speranze per questi cristiani nel futuro? Avrà un messaggio particolare anche per i cristiani di Gaza che verranno ad incontrarla a Betlemme?

R. - Certamente ci sono speranze perché è un momento adesso, come lei ha detto, difficile ma anche un momento di speranza di un nuovo inizio, di un nuovo slancio nella via verso la pace e vogliamo soprattutto incoraggiare i cristiani in Terra Santa e in tutto il Medio Oriente a rimanere, a dare il loro contributo nei Paesi delle loro origini: sono una componente importante della vita di queste regioni. In concreto la Chiesa, oltre a parole di incoraggiamento, alla preghiera comune, ha soprattutto scuole e ospedali. In questo senso abbiamo la presenza di realtà molto concrete. Le nostre scuole formano una generazione che avrà la possibilità di essere presente nella vita di oggi, nella vita pubblica (...) dove si forma un'élite cristiana che è preparata proprio per lavorare per la pace. (...) Inoltre ci sono molte associazioni cristiane che aiutano in diversi modi i cristiani e con aiuti concreti incoraggiano a rimanere, così spero che realmente i cristiani possano trovare il coraggio, l'umiltà, la pazienza di stare in questi Paesi, di offrire il loro contributo per il futuro di questi Paesi".
PV-GIORDANIA/INTERVISTA AEREO/... VIS 20090509 (1100)

venerdì 8 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Joseph Kariyil, Vescovo della Diocesi di Cochin (superficie: 235; popolazione: 616.218; cattolici: 172.037; sacerdoti: 141; religiosi: 564), India. E' stato finora Vescovo di Punalur (India).

- Il Reverendo Marcelo Daniel Colombo, Vescovo di Orán (superficie: 55.000; popolazione: 348.000; cattolici: 271.000; sacerdoti: 39; religiosi: 90; diaconi permanenti: 3), Argentina. Il Vescovo eletto, finora Parroco della Cattedrale di Quilmes (Argentina), è nato a Buenos Aires (Argentina), nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1988.

- Il Reverendo Selvister Ponnumuthan, Vescovo di Punalur (superficie: 5.052; popolazione: 3.000.000; cattolici: 46.815; sacerdoti: 54; religiosi: 287), India. Il Vescovo eletto è nato nel 1956 a Viraly-Utchakkada (India) ed è stato ordinato sacerdote nel 1981. Dal 2008 è Rettore del "St. Joseph's Pontifical Seminary" a Carmelgiri (India).
NER/.../KARIYIL:COLOMBO:PONNUMUTHAN VIS 20090508 (140)

INSEGNAMENTI GIOVANNI PAOLO II AFFRONTARE SFIDE ATTUALI


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un Messaggio all'Arcivescovo Ioan Robu, di Bucarest (Romania), in occasione della celebrazioni per il 10° anniversario della visita del Servo di Dio Giovanni Paolo II nel Paese (7 - 9 maggio 1999). Il Messaggio è stato consegnato dall'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario per i Rapporti con gli Stati e Inviato Speciale del Papa alla cerimonia di commemorazione.

Benedetto XVI ha parole di encomio per l'interessante iniziativa, promossa dalla Chiesa Cattolica in Romania, della Chiesa Ortodossa Romena e dello Stato Rumeno "che unisce i fedeli cattolici e ortodossi di codesto Paese, il quale, per la sua posizione geografica e per la sua lunga storia, per la cultura e la tradizione, conserva come iscritta nelle sue radici una singolare vocazione ecumenica".

Il Papa formula l'auspicio che "i credenti in Cristo non solo custodiscano viva la memoria di quelle indimenticabili giornate, ma che, raccogliendo gli insegnamenti del mio venerato predecessore Giovanni Paolo II, si impegnino tutti a ricercare vie coraggiose per affrontare insieme con fiducia le grandi sfide dei nostri giorni. Penso, in maniera speciale, alla difesa della vita dell'uomo in ogni sua fase, alla tutela della famiglia, al rispetto del creato, alla promozione del bene comune. Facendo inoltre miei i voti dell'amato Papa Giovanni Paolo II, invito a pregare perché quanto prima si possa pervenire alla piena comunione fraterna fra tutti i cristiani tanto in Occidente quanto in Oriente".
MESS/GIOVANNI PAOLO II/ROMANIA:ROBU VIS 20090508 (250)

PREGARE PER IL PREZIOSO DONO DELL'UNITÀ E DELLA PACE


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Alle 15:30, ora locale, (14:30 ora italiana) il Santo Padre è giunto al Centro "Regina Pacis" di Amman, per la riabilitazione ed il reinserimento sociale dei portatori di handicap fondata dal Vescovo Salim Sayegh, Vicario Patriarcale Latino per la Giordania. Dopo il saluto del Patriarca Latino di Gerusalemme, Sua Beatitudine Fouad Twal, il Santo Padre ha iniziato il suo discorso esprimendo il suo apprezzamento alle Suore Comboniane ed al personale responsabile del Centro.

"Come per innumerevoli migliaia di pellegrini prima di me, è ora il mio turno di soddisfare quel profondo desiderio di toccare, di trarre conforto dai luoghi dove Gesù visse e che furono santificati dalla sua presenza e di venerarli. Dai tempi apostolici, Gerusalemme è stata il principale luogo di pellegrinaggio per i Cristiani, ma ancora prima, nell'antico Vicino Oriente, i popoli Semitici costruirono luoghi sacri per indicare e commemorare una presenza o un'azione divina. E la gente comune soleva recarsi in questi centri portando una parte dei frutti della loro terra e del loro bestiame per farne offerta come atto di omaggio e di gratitudine".

"Cari Amici, ognuno di noi è un pellegrino. Siamo tutti proiettati in avanti, risolutamente, sulla via di Dio. Naturalmente, tendiamo poi a volgere lo sguardo indietro al percorso della vita - talvolta con rimpianti o recriminazioni, spesso con gratitudine ed apprezzamento - ma guardiamo anche avanti - a volte con trepidazione o ansia, sempre con attesa e speranza, sapendo che ci sono anche altri ad incoraggiarci lungo la strada. So che i viaggi che hanno condotto molti di voi al Centro 'Regina Pacis' sono stati segnati da sofferenza o prove. Alcuni di voi lottano coraggiosamente con forme di invalidità, altri hanno sopportato il rifiuto, ed alcuni di voi sono stati attratti a questo luogo di pace semplicemente per cercare incoraggiamento ed appoggio. Di particolare importanza, lo so bene, è il grande successo del Centro nel promuovere il giusto posto dell'invalido nella società e nell'assicurare che un adeguato esercizio e strumentazione siano forniti per facilitare una simile integrazione".

"A volte" - ha proseguito il Papa - "è difficile trovare una ragione per ciò che appare solo come un ostacolo da superare o anche come prova - fisica o emotiva - da sopportare. Ma la fede e la ragione ci aiutano a vedere un orizzonte oltre noi stessi per immaginare la vita come Dio la vuole. L'amore incondizionato di Dio, che dà la vita ad ogni individuo umano, mira ad un significato e ad uno scopo per ogni vita umana".

"Amici, diversamente dai pellegrini d'un tempo, io non vengo portando regali od offerte. Io vengo semplicemente con un'intenzione, una speranza: pregare per il regalo prezioso dell'unità e della pace, più specificamente per il Medio Oriente. La pace per gli individui, per i genitori e i figli, per le comunità, pace per Gerusalemme, per la Terra Santa, per la regione, pace per l'intera famiglia umana; la pace durevole generata dalla giustizia, dall'integrità e dalla compassione, la pace che sorge dall'umiltà, dal perdono e dal profondo desiderio di vivere in armonia come un'unica realtà".

Rivolgendosi in particolare ai giovani del Centro, Benedetto XVI ha detto: "A voi in particolare desidero dire che stando in mezzo a voi io sento la forza che proviene da Dio. La vostra esperienza del dolore, la vostra testimonianza in favore della compassione, la vostra determinazione nel superare gli ostacoli che incontrate, mi incoraggiano a credere che la sofferenza può determinare un cambiamento in meglio. Nelle nostre personali prove, e stando accanto agli altri nelle loro sofferenze, cogliamo l'essenza della nostra umanità, diventiamo, per così dire, più umani. E incominciamo ad imparare che, su un altro piano, anche i cuori induriti dal cinismo o dall'ingiustizia o dalla riluttanza a perdonare non sono mai al di là del raggio d'azione di Dio, possono essere sempre aperti ad un nuovo modo di essere, ad una visione di pace".

"Vi esorto tutti a pregare ogni giorno per il nostro mondo" - ha detto infine il Santo Padre - "Ed oggi voglio chiedervi di assumervi uno specifico compito: pregate, per favore, per me ogni giorno del mio pellegrinaggio; per il mio spirituale rinnovamento nel Signore e per la conversione dei cuori al modo di perdonare e di solidarizzare che è proprio di Dio, così che la mia speranza - la nostra speranza - per l'unità e la pace nel mondo porti frutti abbondanti".

Conclusa la visita il Papa si è recato alla Nunziatura Apostolica di Amman da dove si dirigerà al Palazzo Reale Al-Husseineh per la visita di cortesia alle loro Maestà il Re e la Regina di Giordania.
OP-GIORDANIA/DISABILI/AMMAN VIS 20090508 (780)

PROMUOVERE PACE DURATURA IN MEDIO ORIENTE


CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina, alle 9:50, il Santo Padre è partito dall'aeroporto romano di Fiumicino e dopo un volo di quattro ore è giunto all'Aeroporto "Queen Alia" di Amman (Giordania), dando così inizio al suo Pellegrinaggio Apostolico in Terra Santa, dodicesimo Viaggi fuori d'Italia, che si concluderà venerdì 15 maggio.

Il Re e la Regina di Giordania, Abdalá II e Rania, hanno accolto il Papa ai piedi della scaletta dell'aereo. Erano presenti Autorità politiche e civili, i Membri della Famiglia Reale, gli Ordinari di Terra Santa, i Patriarchi e Vescovi ed un gruppo di fedeli.

"Sono venuto in Giordania come pellegrino" - ha detto Benedetto XVI nel primo discorso del suo Viaggio - "per venerare i luoghi santi che hanno avuto un così importante ruolo in alcuni degli eventi chiave della storia Biblica".

"La possibilità che la comunità cattolica di Giordania possa edificare pubblici luoghi di culto è un segno del rispetto di questo Paese per la religione e a nome dei Cattolici desidero esprimere quanto sia apprezzata questa apertura" - ha detto ancora il Papa - "La libertà religiosa è certamente un diritto umano fondamentale ed è mia fervida speranza e preghiera che il rispetto per i diritti inalienabili e la dignità di ogni uomo e di ogni donna giunga ad essere sempre più affermato e difeso, non solo nel Medio Oriente, ma in ogni parte del mondo".

"La mia visita in Giordania" - ha proseguito il Pontefice - "mi offre la gradita opportunità di esprimere il mio profondo rispetto per la comunità Musulmana e di rendere omaggio al ruolo di guida svolto da Sua Maestà il Re nel promuovere una migliore comprensione delle virtù proclamate dall'Islam".

"Il Regno di Giordania è da tempo in prima linea nelle iniziative volte a promuovere la pace nel Medio Oriente e nel mondo, incoraggiando il dialogo inter-religioso, sostenendo gli sforzi per trovare una giusta soluzione al conflitto Israeliano-Palestinese, accogliendo i rifugiati dal vicino Iraq, e cercando di tenere a freno l'estremismo. Non posso lasciare passare questa opportunità senza richiamare alla mente gli sforzi d'avanguardia a favore della pace nella regione fatti dal precedente re Hussein. (...) Possa il suo impegno per la soluzione dei conflitti della regione continuare a portar frutto nello sforzo di promuovere una pace durevole e una vera giustizia per tutti coloro che vivono nel Medio Oriente".

"Cari Amici, nel Seminario tenutosi a Roma lo scorso autunno presso il Foro Cattolico-Musulmano, i partecipanti hanno esaminato il ruolo centrale svolto, nelle nostre rispettive tradizioni religiose, dal comandamento dell'amore. Spero vivamente che questa visita" - ha concluso il Papa - "e in realtà tutte le iniziative per promuovere buone relazioni tra Cristiani e Musulmani, ci aiutino a crescere nell'amore verso Dio Onnipotente e Misericordioso, come anche nel fraterno amore vicendevole".
PV-GIORDANIA/ARRIVO/AMMAN VIS 20090508 (460)

giovedì 7 maggio 2009

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2009 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Winona (Stati Uniti d'America), presentata dal Vescovo Bernard J. Harrington, per raggiunti limiti d'età. Gli succede il Coadiutore Vescovo John M. Quinn.

- Ha accettato la rinuncia all'ufficio di Ausiliare della Diocesi di Butuan (Filippine), presentata dal Vescovo Zacharias C. Jimenez, in conformità ai canoni 411 e 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

- Ha nominato il Padre Lawrence Subrata Howlader, C.S.C., Vescovo Ausiliare della Diocesi di Chittagong (superficie: 39.247; popolazione; 32.110.000; cattolici: 35.238; sacerdoti. 36; religiosi: 126), Bangladesh. Il Vescovo eletto è nato nel 1965 a Noborgram (Bangladesh), ha emesso la professione perpetua nella Congregazione della Santa Croce nel 1993 ed è stato ordinato sacerdote nel 1994. E' stato finora Maestro dei Novizi della Congregazione della Santa Croce a Baribal (Bangladesh).

- Ha nominato il Monsignore Jesús Antonio Lerma Nolasco, Vescovo Ausiliare di México (superficie: 1.429; popolazione: 8.705.000; cattolici: 7.777.583; sacerdoti: 1.734; religiosi: 7.260; diaconi permanenti: 154), Messico. Il Vescovo eletto è nato nel 1945 a Xalisco (Messico) ed è stato ordinato sacerdote nel 1971. E' stato finora Vicario Generale della Diocesi di Tepic (Messico).

- Ha nominato il Padre Cyril Vasil', S.I., che è Rettore del Pontificio Istituto Orientale, Segretario della Congregazione per le Chiese Orientali, elevandolo in pari tempo alla dignità di Arcivescovo. L'Arcivescovo eletto è nato nel 1965 a Kosice (Slovacchia), è stato ordinato sacerdote nel 1987 e nel 2001 ha emesso la professione solenne nella Società di Gesù.
RE:NEA:NA/.../... VIS 20090507 (250)

MISSIONE DELLA GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA


CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2009 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto le 32 nuove Guardie Svizzere Pontificie che nel pomeriggio di ieri hanno prestato giuramento nel corso di una cerimonia nel Cortile San Damaso in Vaticano,
accompagnate dai familiari e da altri membri del Corpo.

Nel discorso tenuto in tedesco, italiano e francese, il Papa ha ricordato alle nuove Guardie che uno dei loro doveri è quello di "vegliare sulla residenza del Papa, il Palazzo Apostolico, non soltanto l'edificio e i suoi prestigiosi appartamenti, ma soprattutto tutte le persone che incrociate ed alle quali fate del bene con la vostra amabilità e attenzione. Ciò vale in primo luogo per il Papa, per le persone che abitano con lui e per i suoi collaboratori nel Palazzo Apostolico e per gli ospiti. Il vostro compito si estende anche alla vita comune con i vostri camerati, coloro che condividono il vostro servizio e che hanno lo stesso obiettivo, servire il Sommo Pontefice 'fedelmente, lealmente e con fede' e, se necessario, dare la propria vita per Lui".

"Volgiamo la nostra attenzione a Roma" - ha proseguito il Pontefice - "la Città Eterna, che si distingue per la sua ricca storia e cultura. (...) In questa città, in certo modo, la fede stessa e la preghiera di numerosi secoli sono divenuti pietre e forme. Questo ambiente ci accoglie e ci ispira per prendere a modello gli innumerevoli santi che hanno vissuto qui e grazie ad essi, possiamo avanzare nel nostro cammino di fede".

"In questa città di Roma, infine, nella quale si trova il centro della Chiesa universale, incontriamo cristiani di tutto l'orbe terrestre. La Chiesa cattolica è internazionale. Ma nella sua molteplicità essa è tuttavia un'unica Chiesa, che s'esprime nella stessa confessione di fede ed è unita anche molto concretamente nel suo legame a Pietro e al suo Successore, il Papa".

"La Chiesa" - ha concluso il Pontefice - "raduna uomini e donne di culture molto diverse; tutti formano una comunità in cui si vive e si crede insieme e, nelle cose essenziali della vita, ci si comprende a vicenda. È questa un'esperienza molto importante, che qui la Chiesa vuol donare a voi, affinché voi la facciate vostra e la comunichiate ad altri - l'esperienza cioè che nella fede in Gesù Cristo e nel suo amore per gli uomini, anche mondi così diversi possono diventare una cosa sola, creando in tal modo ponti di pace e di solidarietà fra i popoli".
AC/GUARDIA SVIZZERA/... VIS 20090507 (420)

UDIENZA AL PRESIDENTE EL SALVADOR


CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2009 (VIS). Nella tarda mattinata di oggi, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il seguente Comunicato:

"Stamane, giovedì 7 maggio 2009, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Signor Lic. Elías Antonio Saca González, Presidente della Repubblica di El Salvador, il quale si è incontrato successivamente con Sua Eminenza il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato".

"Nei corso dei cordiali colloqui sono stati passati in rassegna diversi temi legati alla situazione interna e alla attualità internazionale, rilevando, tra l'altro, l'impegno del Paese a promuovere la cooperazione nel piano commerciale, nella lotta contro il crimine organizzato, in materia di educazione ed emigrazione, e per la promozione sociale".

"Infine, si sono evidenziate le buone relazioni fra Chiesa e Stato, auspicandone il rafforzamento in favore del progresso spirituale, della pacificazione e dello sviluppo nazionale".
OP/UDIENZA/EL SALVADOR:SACA VIS 20090507 (150)
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