Città
del Vaticano, 13 febbraio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato Uditore Generale della Camera
Apostolica, il Vescovo Giuseppe Sciacca, Segretario Generale del
Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana... [+]
ultime 5 notizie
mercoledì 13 febbraio 2013
martedì 12 febbraio 2013
IL PAPA PRESIEDERÁ IL RITO DELLE CENERI NELLA BASILICA VATICANA
Città
del Vaticano, 12 febbraio 2013 (VIS).-Mercoledì 13 febbraio, alle
17,00 il Santo Padre celebrerà il rito della benedizione e
imposizione delle ceneri nella basilica vaticana e non nella basilica
romana di Santa Sabina, dove ha avuto luogo solitamente. Il motivo,
come ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede,
padre Federico Lombardi S.I, è che sarà l'ultima concelebrazione
pubblica di Benedetto XVI prima di lasciare il pontificato e si
prevede una partecipazione molto numerosa.
Per
la stessa ragione, l'incontro annuale del Papa con i parroci di Roma,
programmato quest'anno, il 14 febbraio avrà luogo nell'Aula Paolo
VI e sarà incentrato, secondo quanto riferito da padre Lombardi, sul
Concilio Vaticano II, come aveva chiesto il clero romano. Inoltre, in
previsione della grande affluenza, l'ultima udienza generale di
Benedetto XVI che avrebbe avuto luogo il 27 febbraio nell'Aula Paolo
VI, probabilmente si svolgerà in Piazza San Pietro.
Il
Papa sta bene, -ha detto Padre Lombardi-, è molto sereno, non ha
rinunciato perché malato, ma solo per la fragilità dovuta
all’invecchiamento, ricordando che il pontefice, in effetti,ha
subito recentemente un intervento assolutamente di routine per la
sostituzione della batteria del pacemaker, ma questo non ha alcun
peso nella sua decisione. Inoltre ha spiegato che il viaggio a Cuba e
in Messico, a causa della fatica, ha costituito per Benedetto XVI una
tappa della maturazione verso la rinuncia al ministero, ma non una
decisione definitiva in tal senso.
Il
direttore della Sala Stampa ha confermato che il calendario del Papa
sarà lo stesso fino al 28 febbraio, ultimo giorno del pontificato,
con con gli incontri con i vescovi italiani in visita ad limina, con
i presidenti di Romania e Guatemala, etc.. Non sarà pubblicata,
invece, l'enciclica prevista sulla Fede perché il testo non era
ancora pronto.
IL CARDINALE DZIWISZ: GRATITUDINE E FEDELTÀ A BENEDETTO XVI
Città
del Vaticano,12 febbraio 2013 (VIS).-Il Cardinale Stanislaw Dziwisz
dopo aver ricevuto l’informazione della rinuncia di Benedetto XVI
ha fatto ieri a Cracovia la seguente dichiarazione :
“Con
grande rispetto ed emozione accolgo la decisione del Santo Padre
Benedetto XVI di rinunciare del governo sulla Chiesa e di consegnarne
la cura delle sue future vicende al Collegio Cardinalizio. Capisco le
motivazioni che il Santo Padre ha presentato ai membri del
Concistoro. Benedetto XVI ha guidato la Chiesa di Cristo dopo la
scomparsa di Giovanni Paolo II con grande ponderatezza e sapienza,
che scaturivano dalle Sue inconsuete capacità intellettuali ed anche
dalla profonda fede. Ringrazio al Santo Padre per tutti gli sforzi
tendenti al rinnovamento della Chiesa nello spirito di fedeltà al
Maestro di Nazaret. Come uno fra i vescovi della Polonia assicuro la
nostra gratitudine per la sua amicizia con Giovanni Paolo II, per la
sua beatificazione ed anche per l’eccezionale benevolenza verso la
nazione polacca. Personalmente sarò sempre fedele e grato per tutto
quello che ho ricevuto da lui. La Chiesa di Cracovia rimarrà sempre
riconoscente al Pietro dei nostri tempi, Benedetto XVI. Gratitudine e
fedeltà. Rimarremo uniti nella preghiera e dedizione, insieme con il
Santo Padre. Affido Benedetto XVI allo Spirito Santo e alla Madonna
di Lourdes, patrona del giorno odierno”.
CONCISTORO PER ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Questa mattina, nella Sala del
Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha tenuto il
Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:
Antonio
Primaldo e compagni (1480), martiri; Laura de Santa Catalina de Siena
Montoya y Upegui (1874-1949), vergine, fondatrice della Congregazione
delle suore missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata e di
Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala (1878-1963),
cofondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita
Maria e dei Poveri.
Nel
corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati Antonio
Primaldo e compagni; Laura di Santa Caterina da Siena Montoya y
Upegui; Maria Guadalupe García Zavala siano iscritti nell’Albo dei
Santi di domenica 12 maggio 2013.
ANGELUS: DIO NON GUARDA TANTO ALLA QUALITÀ DEGLI ELETTI MA ALLA LORO FEDE
Città
del Vaticano, 1o febbraio 2013 (VIS).- Benedetto XVI, come è solito
la domenica, si è affacciato alla finestra del suo studio per
pregare l'Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro.
Il
Santo Padre ha commentato il Vangelo secondo Luca che presenta il
racconto della chiamata dei primi discepoli, “preceduta
dall’insegnamento di Gesù alla folla e da una pesca miracolosa”.
Mentre la folla si accalca sulla riva del lago di Genèsaret per
ascoltare Gesù, Egli vede Simone sfiduciato per non aver pescato
nulla tutta la notte. Dapprima gli chiede di poter salire sulla sua
barca per predicare alla gente stando a poca distanza dalla riva;
poi, finita la predicazione, gli comanda di uscire al largo con i
suoi compagni e di gettare le reti. Simone obbedisce, ed essi pescano
una quantità incredibile di pesci. In questo modo, l’evangelista
fa vedere come i primi discepoli seguirono Gesù fidandosi di Lui,
fondandosi sulla sua Parola, accompagnata anche da segni
prodigiosi... E’ la pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda
tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede, come quella di
Simone”.
“L’immagine
della pesca -ha spiegato il Papa- rimanda alla missione della
Chiesa... L’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche
rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non
deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini,
fino ai confini del mondo. Tuttavia, il testo odierno fa riflettere
sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera
di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma dà
risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far
paura se Dio chiama. Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce
proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella
potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova”
“Questa
Parola di Dio ravvivi anche in noi e nelle nostre comunità cristiane
il coraggio, la fiducia e lo slancio nell’annunciare e testimoniare
il Vangelo. Gli insuccessi e le difficoltà non inducano allo
scoraggiamento: a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa
il resto”.
Dopo
l'angelus il Papa ha detto: “Oggi, vari Popoli dell’Estremo
Oriente festeggiano il capodanno lunare. Pace, armonia e
ringraziamento al Cielo sono i valori universali che si celebrano in
questa lieta circostanza e sono desiderati da tutti per costruire la
propria famiglia, la società e la nazione. Auguro che si possano
compiere per quei Popoli le aspirazioni di una vita felice e
prospera. Invio un saluto speciale ai cattolici di quei Paesi,
affinché in quest’Anno della fede si lascino guidare dalla
saggezza di Cristo”
“Domani,
memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, ricorrerà la
Giornata Mondiale del Malato. La celebrazione solenne avrà luogo nel
Santuario mariano di Altötting, in Baviera. Con la preghiera e con
l’affetto sono vicino a tutti i malati, e mi unisco spiritualmente
a quanti si raduneranno in quel Santuario, a me particolarmente
caro”, ha concluso.
IL PAPA VISITA IL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE
Città
del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).- Ieri pomeriggio, alle 18.15, il
Santo Padre ha compiuto una visita al Seminario Romano Maggiore, alla
vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, che ricorre domani.
Al Suo arrivo è stato accolto dal Cardinale Agostino Vallini e dal
Rettore, don Concetto Occhipinti . Benedetto XVI ha tenuto una lectio
divina sul testo della Prima Lettera di San Pietro Apostolo (1 Pt.
1,3-5), per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del
Seminario Romano Minore, dell’Almo Collegio Capranica, del Collegio
diocesano "Redemptoris Mater" e del Seminario della Madonna
del Divino Amore.
Pubblichiamo di seguito ampi estratti della stessa, pronunciata in assenza di testo ufficiale.
“Pietro
parla; quasi una prima enciclica, con la quale il primo apostolo,
vicario di Cristo, parla alla Chiesa di tutti i tempi(...) .Non
scrive da solo, individuo isolato, scrive con l’aiuto della Chiesa,
delle persone che aiutano ad approfondire la fede, ad entrare nella
profondità del suo pensiero (…). E questo è molto importante:
Pietro non parla come individuo, parla ex persona Ecclesiae, parla
come uomo della Chiesa, certamente come persona, con la sua
responsabilità personale, ma anche come persona che parla in nome
della Chiesa (...) nella comunione della Chiesa”.
“Mi
sembra anche importante che in questa conclusione della Lettera
vengono nominati Silvano e Marco, due persone che appartengono anche
alle amicizie di san Paolo. Così, tramite questa conclusione, i
mondi di san Pietro e di san Paolo vanno insieme: non è una teologia
esclusivamente petrina contro una teologia paolina, ma è una
teologia della Chiesa, della fede della Chiesa, nella quale c’è
diversità – certamente – di temperamento, di pensiero, di stile
(…). E’ bene che ci siano queste diversità, anche oggi, di
diversi carismi, di diversi temperamenti, ma tuttavia non sono
contrastanti e si uniscono nella comune fede”.
“San
Pietro scrive da Roma. E’ importante: qui abbiamo già il Vescovo
di Roma, abbiamo l’inizio della successione, abbiamo già l’inizio
del primato concreto collocato a Roma, non solo consegnato dal
Signore, ma collocato qui, in questa città, in questa capitale del
mondo (…). Dopo la sua fuga dal carcere di Erode (…), Pietro ha
affidato la Chiesa giudeo-cristiana, la Chiesa di Gerusalemme, a
Giacomo e, affidandola a Giacomo, egli tuttavia rimane Primate della
Chiesa universale, della Chiesa dei pagani, ma anche della Chiesa
giudeo-cristiana. (…) A Roma si trovano ambedue le parti della
Chiesa: quella giudeo cristiana e quella pagano-cristiana, unite,
espressione della Chiesa universale (…). E Pietro non solo ha
pensato a questo passaggio: Gerusalemme/Roma, Chiesa
giudeo-cristiana/Chiesa universale (…). San Pietro sapeva che la
sua fine sarebbe stata il martirio, sarebbe stata la croce (…).
Andando a Roma certamente è andato anche al martirio (...). Quindi,
il primato ha questo contenuto della universalità, ma anche un
contenuto martirologico (...). E la croce può avere forme molto
diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il
Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico”.
“San
Pietro definisce quelli ai quali scrive come "gli eletti che
sono stranieri dispersi" (…). Abbiamo di nuovo questo
paradosso di gloria e croce: eletti, ma dispersi e stranieri. Noi
siamo gli eletti: Dio ci ha conosciuto da sempre, prima della nostra
nascita; Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, mi ha
voluto come sacerdote (…), mi ha eletto, mi ha voluto e adesso io
rispondo (…). Gioire perché Dio ci ha scelti non è trionfalismo,
ma gratitudine, e penso che dobbiamo re-imparare questa gioia (…).
Ma "eletti" è – come dicevo – accompagnato da
dispersi, stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri.
Vediamo che oggi nel mondo i cristiani sono il gruppo più
perseguitato perché non si adegua (...), perché agisce contro le
tendenze dell’egoismo, del materialismo”.
“Certamente
i cristiani sono non solo stranieri; siamo anche nazioni cristiane,
siamo fieri di aver contribuito alla formazione della cultura; c’è
un sano patriottismo, una sana gioia di appartenere ad una nazione
che ha una grande storia di cultura, di fede. Ma, tuttavia, come
cristiani, siamo sempre anche stranieri - la sorte di Abramo,
descritta nella Lettera agli Ebrei. Siamo, come cristiani, proprio
oggi, anche sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono
una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità;
meraviglia che uno oggi possa ancora credere e vivere così. Questo
appartiene anche alla nostra vita: è la forma di essere con Cristo
Crocifisso; questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in
cui vivono tutti, ma vivendo – o cercando almeno di vivere –
secondo la sua Parola, in una grande diversità rispetto a quanto
dicono tutti. E proprio questo per i cristiani è caratteristico”.
Arriviamo
finalmente ai tre versetti di oggi. Vorrei solo sottolineare tre
parole: rigenerati, eredità e custoditi dalla fede. Rigenerato (...)
non concerne solo la sfera della volontà, del pensare, ma la sfera
dell’essere, non dipende solo dalla mia volontà: è un atto di Dio
(...) Sono rinato (…), mi lascio trasformare, rinnovare (…). E
rinascere, essere rigenerato, indica anche che entro in una nuova
famiglia: Dio, mio Padre, la Chiesa, mia Madre, e gli altri
cristiani, miei fratelli e sorelle”.
Seconda
parola: eredità. E’ una parola molto importante nell’Antico
Testamento, dove è detto ad Abramo che il suo seme sarà erede della
terra, e questa è stata sempre la promessa per i suoi: Voi avrete la
terra, sarete eredi della terra. Nel Nuovo Testamento, questa parola
diventa parola per noi: noi siamo eredi, non di un determinato Paese,
ma della terra di Dio, del futuro di Dio. Eredità è una cosa del
futuro, e così questa parola dice soprattutto che da cristiani
abbiamo il futuro: il futuro è nostro, il futuro è di Dio. E così,
essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero
della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce
sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci
impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di
sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano
di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di
sé, adesso è il tempo in cui muore". No. La Chiesa si rinnova
sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un
falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice:
il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso
ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano,
i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene …
No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e
dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove
si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo,
che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a
causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo”.
E,
infine, “custoditi dalla fede”(...). La fede è come "il
vigile" che custodisce l’integrità del mio essere (…).
Dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci
protegge, ci aiuta, ci guida, ci dà la sicurezza: Dio non mi lascia
cadere dalle sue mani”.
IL PAPA ALL'ORDINE DI MALTA: AGITE CON FEDE E CARITÀ PER RAVVIVARE LA SPERANZA
Città
del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-I membri del Sovrano Ordine
Militare di Malta, di cui il Gran Maestro è Fray Matthew Festing,
sono giunti in pellegrinaggio a Roma per celebrare il IX centenario
del privilegio “Pie postulatio voluntatis” del 15 febbraio 1113,
con cui il Papa Pasquale II pose la neonata “fraternità
ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista,
sotto la tutela della Chiesa, rendendola sovrana, costituendola come
un Ordine di diritto ecclesiastico, con il diritto di eleggere
liberamente i propri superiori senza interferenza da parte delle
altre autorità laiche o religiose. Questa mattina, Benedetto XVI, li
ha accolti nella basilica di San Pietro, ringraziando l'Ordine del
donativo offerto, che sarà destinato ad un'opera di carità, e il
cardinal Paolo Sardi, Patrono della stessa, per la “premura con la
quale si adopera per consolidare lo speciale vincolo che vi lega alla
Chiesa cattolica e in modo peculiare alla Santa Sede”.
Questa
importante ricorrenza -ha spiegato il Papa- “riveste uno speciale
significato nel contesto dell’Anno della Fede, durante il quale la
Chiesa è chiamata a rinnovare la gioia e l’impegno di credere in
Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Al riguardo, anche voi siete
chiamati ad accogliere questo tempo di grazia per approfondire la
conoscenza del Signore e per far risplendere la verità e la bellezza
della fede, con la testimonianza della vostra vita e del vostro
servizio, nell’oggi del nostro tempo(...). Fin dagli inizi, si è
distinto per la fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, come
anche per la sua irrinunciabile fisionomia spirituale, caratterizzata
dall’alto ideale religioso. Continuate a camminare su questa
strada, testimoniando in modo concreto la forza trasformante della
fede. Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire Gesù, e
poi andarono nel mondo intero, attuando il mandato di portare il
Vangelo ad ogni creatura; senza alcun timore annunciarono a tutti la
forza della croce e la gioia della Risurrezione di Cristo, di cui
furono diretti testimoni. Per fede i martiri donarono la loro vita,
mostrando la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi
capaci di giungere fino al dono più grande, frutto dell’amore, con
il perdono dei propri persecutori. E per fede, nel corso dei secoli,
i membri del vostro Ordine si sono prodigati, prima nell’assistenza
degli infermi in Gerusalemme e poi nel soccorso dei pellegrini in
Terrasanta esposti a gravi pericoli, scrivendo luminose pagine di
carità cristiana e di tutela della cristianità. Nel XIX secolo
l’Ordine si aprì a nuovi e più ampi spazi di attività in campo
assistenziale e a servizio degli ammalati e dei poveri, ma senza mai
rinunciare agli ideali originari, specialmente quello dell’intensa
vita spirituale dei singoli membri. In questa direzione deve
proseguire il vostro impegno con un’attenzione del tutto
particolare alla consacrazione religiosa – quella dei Professi -
che costituisce il cuore dell’Ordine”.
In
questo senso, “il vostro Ordine, -ha sottolineato il Pontefice-
rispetto ad altre realtà impegnate in ambito internazionale
nell’assistenza ai malati, nella solidarietà e nella promozione
umana, si distingue per l’ispirazione cristiana che costantemente
deve orientare l’impegno sociale dei suoi membri. Sappiate
conservare e coltivare questo vostro carattere qualificante ed
operate con rinnovato ardore apostolico, sempre in atteggiamento di
profonda sintonia con il Magistero della Chiesa. La vostra preziosa e
benefica opera, articolata in vari ambiti e svolta in diverse parti
del mondo, concentrata in particolare nel servizio al malato con
strutture ospedaliere e sanitarie, non è semplice filantropia, ma
espressione efficace e testimonianza viva dell’amore
evangelico(...). Nella Sacra Scrittura il richiamo all’amore del
prossimo è legato al comandamento di amare Dio con tutto il cuore,
con tutta l’anima e con tutte le forze. Di conseguenza, l’amore
del prossimo corrisponde al mandato e all’esempio di Cristo, se si
fonda su un vero amore verso Dio (…). Per dare amore ai fratelli è
necessario attingerlo alla fornace della carità divina, mediante la
preghiera, il costante ascolto della Parola di Dio e un’esistenza
incentrata sull’Eucaristia”.
Il
Santo Padre ha concluso il suo discorso invitando i membri
dell'Ordine di Malta “a continuare ad operare nella società e nel
mondo lungo le strade maestre indicate dal Vangelo: la fede e la
carità, per ravvivare la speranza. La fede, quale testimonianza di
adesione a Cristo e di impegno nella missione evangelica, che vi
stimola ad una presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e
ad una sempre più consapevole appartenenza al Popolo di Dio; la
carità, quale espressione di fraternità in Cristo, attraverso le
opere di misericordia per gli ammalati, i poveri, i bisognosi di
amore, di conforto e di assistenza, gli afflitti dalla solitudine,
dallo smarrimento e dalle nuove povertà materiali e spirituali. Tali
ideali sono bene espressi nel vostro motto: «Tuitio fidei et
Obsequium pauperum». Queste parole ben sintetizzano il carisma del
vostro Ordine che, come soggetto di diritto internazionale, non
ambisce ad esercitare poteri ed influenze di carattere mondano, ma
desidera svolgere in piena libertà la propria missione per il bene
integrale dell’uomo, spirito e corpo, guardando sia ai singoli che
alla comunità, soprattutto a coloro che più hanno bisogno di
speranza e di amore”.
UDIENZE
Città
del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha ricevuto
questa mattina in udienza:
-Dieci
prelati della Conferenza Episcopale del Lazio, in visita “ad Limina
Apostolorum”:
-Monsignor
Fabio Bernardo D’Onorio, O.S.B., arcivescovo di Gaeta;
-
Monsignor Delio Lucarelli, vescovo di Rieti;
-
Monsignor Giuseppe Petrocchi, vescovo di
Latina-Terracina-Sezze-Priverno;
-
Monsignor Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo;
-
Monsignor Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni-Alatri;
-
Monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana;
-
Monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino;
-
Monsignor Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia;
-
Monsignor Gerardo Antonazzo, vescovo eletto di
Sora-Aquino-Pontecorvo;
Rev.mo
Dom Pietro Vittorelli, O.S.B., abate della abbazia territoriale di
Montecassino.
È
previsto che nel pomeriggio riceva il cardinale Marc Ouellet,
Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato
Vescovo Ausiliare dell’Ordinariato Militare degli Stati Uniti
d’America Mons. Robert J. Coyle. Il vescovo eletto è nato nel 1964
a Brooklyn, New York. Ha compiuto gli studi Teologici presso il
Seminario “Immaculate Conception” a Huntington, New York,
conseguendo il titolo di Master of Divinity e di Master of Arts; ha
seguito un corso per gli Ufficiali nella Marina presso il “Naval
Education and Training Center” a Newport in Rhode Island. È stato
ordinato sacerdote nel 1991. Fra i suoi diversi uffici pastorali è
stato vicario parrocchiale fino al suo ingresso nell’Ordinariato
come Cappellano Militare dove ha prestato servizio per dieci anni. In
seguito è stato nominato parroco della “Corpus Christi Parish”
ed ha continuato come Cappellano riservista. Come Cappellano ha
ottenuto il rango di Commander.
Il
sabato, 9 febbraio, il Santo Padre ha nominato:
-il
Reverendo Domingo Buezo Leiva come vicario apostolico di Izabal
(superficie 9.038; popolazione 413.339; cattolici 175.000; sacerdoti
30; religiosi 45; diaconi permanenti 3) in Guatemala. Il Vescovo
appena eletto è nato nel 1962 a Zulia (Guatemala), ed è stato
ordinato sacerdote nel 1988. Si è laureato in Teologia Pastorale
presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. Nel suo
ministero pastorale è stato coadiutore, parroco e vicario episcopale
della pastorale di San Pietro a Zacapa; vicario episcopale della
pastorale e parroco di San Ildefonso a Ipala e a San Juan Bautista a
Camotán, incarico che svolgeva attualmente.
-Monsignor
Leonardo Sapienza come membro del Collegio dei Protonotari apostolici
di “Numero Partecipanti”. Monsignor Sapienza è Reggente della
Casa Pontificia.
lunedì 11 febbraio 2013
BENEDETTO XVI RINUNCIA AL SOGLIO PONTIFICIO
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre, al termine del
concistoro per le cause di canonizzazione, ha annunciato al collegio
cardinalizio la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma.
Proponiamo di seguito la dichiarazione completa del Santo Padre,
pronunciata in latino.
“Vi
ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni,
ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la
vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza
davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per
l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo
adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo
ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non
solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando.
Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da
questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare
la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche
il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi
mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia
incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per
questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena
libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma,
Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19
aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la
sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere
convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del
nuovo Sommo Pontefice”.
“Carissimi
Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro
con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo
perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla
cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo
la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna
i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice.
Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto
cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.
IL CARDINAL SODANO ESPRIME LA VICINANZA DEL COLLEGIO CARDINALIZIO AL PAPA
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Alla notizia della rinuncia
del Papa al ministero petrino, il cardinal Angelo Sodano, Decano del
Collegio Cardinalizio, ha manifestato a Benedetto XVI la sua
vicinanza e quella di tutti i cardinali.
“L’abbiamo
ascoltato -ha detto- con senso di smarrimento, quasi del tutto
increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che
sempre ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa
che tanto ella ha amato. Ora permetta a me di dirle, a nome di questo
cenacolo apostolico – il Collegio cardinalizio – a nome di questi
suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che
mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi otto anni del suo
pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al termine del
Conclave io le chiesi: “Accetti la tua elezione canonica a Sommo
Pontefice? (…) ed ella non tardò – pur con trepidazione – a
rispondere dicendo di accettare, confidando nella grazia del Signore
e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come
Maria, quel giorno ella dette il suo “sì” ed ha iniziato il suo
luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella
continuità di cui ella tanto ci ha parlato nella storia della
Chiesa, nel solco della continuità con i suoi 265 predecessori sulla
Cattedra di Pietro, nel corso di duemila anni di storia,
dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai
grandi Papi del secolo scorso, da San Pio X al Beato Giovanni Paolo
II”.
“Santo
Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui
desidera mettere la parola “fine” a questo suo servizio
pontificale, fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28
febbraio avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti; così
faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno
tanti uomini di buona volontà insieme alle autorità di tanti Paesi.
… Poi, ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce
di pastore: già mercoledì, nella giornata delle Ceneri, poi
giovedì, con il Clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche,
nelle udienze del mercoledì ci saranno quindi tante occasioni ancora
di sentire la sua voce paterna … La sua missione, però,
continuerà: ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua
testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nei cielo
continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi
la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci
benedica”.
PADRE FEDERICO LOMBARDI SULLA RINUNCIA DEL PAPA
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Padre Federico Lombardi,
direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha commentato in questa
sede e alla Radio Vaticano la rinuncia di Benedetto XVI al
pontificato. “Tra
le motivazioni delle dimissioni del Papa, come si nota dalle sue
parole – ha aggiunto - ci sono le circostanze del mondo di oggi che
rispetto al passato sono particolarmente impegnative, per la rapidità
e la quantità degli eventi dei problemi che si pongono, e quindi
diciamo l’esigenza di un vigore forse più forte che in tempi
passati. Vigore che il Papa afferma essere in lui diminuito negli
ultimi mesi”.
“Molto
significativa- ha proseguito- è la frase:
“Ben
consapevole di questo atto, con piena libertà, dichiaro di
rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San
Pietro’. Questa è la dichiarazione, diciamo formale, dal punto di
vista giuridico importante. Il Codice di Diritto Canonico, al canone
332, paragrafo 2 si legge: “Nel caso che il Romano Pontefice
rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità, che la rinuncia
sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata. Non si
richiede invece che qualcuno la accetti”. “I due punti
fondamentali sono dunque la libertà e la manifestazione debita.
Libertà e manifestazione pubblica, come appunto è il Concistoro
pubblico, a cui il Papa ha manifestato la sua volontà”.
“Benedetto
XVI – ha detto padre Lombardi - resta nel pieno delle sue funzioni
e del suo servizio fino al 28 febbraio alle ore 20. Da quel momento
inizia la situazione di sede vacante, regolata, dal punto di vista
giuridico e canonico dai testi che si riferiscono alla sede vacante
nel Codice di Diritto Canonico e nella Costituzione Apostolica
Universi dominici gregis, sulla vacanza della sede apostolica di
Giovanni Paolo II”.
“La
dichiarazione del Papa – ha spiegato - è coerente con quello che
il Papa aveva dichiarato nel libro intervista “Luce del mondo” di
Peter Seewald, in cui ci sono due domande precise che si riferiscono
alla ipotesi delle dimissioni. Seewal aveva chiesto in una prima
domanda a proposito di situazioni difficili se queste pesavano sul
pontificato in corso e se il Papa aveva pensato di dimettersi. La
risposta era stata: “Quando il pericolo è grande non si può
scappare, ecco perché questo, sicuramente, non è il momento di
dimettersi”
(il
riferimento era alla questione degli abusi e così via) “è proprio
in momenti come questo che bisogna resistere e superare, la
situazione difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere
in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa
più, ma non si può scappare nel momento del pericolo e dire ‘se
ne occupi un altro”. Quindi qui il Papa aveva detto che le
difficoltà non erano per lui motivo di dimissione anzi per non
dimettersi. La seconda domanda di Seewal: “Quindi è immaginabile
una situazione nella quale lei ritenga opportuno che il Papa si
dimetta?’. La risposta del Papa è stata: “Si, quando un Papa
giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado
fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico
affidatogli, allora ha il diritto, e in alcune circostanze anche il
dovere di dimettersi”.
Il
Santo Padre, ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa
Sede, “si trasferirà
a partire dal 28 febbraio a Castel Gandolfo e, poi, una volta finiti
i lavori, al monastero dove si risiedevano le suore di clausura sul
colle Vaticano.
D'altra
parte, dal 1 marzo, inizierà il processo per l'elezione del nuovo
Papa. Non conosciamo ancora la data esatta del conclave, ma
ovviamente non passeranno i nove giorni di lutto (novendiali) per la
morte del pontefice; in questo modo, nel giro di due settimane, nel
mese di marzo, per Pasqua, avremo un nuovo Papa (…). Benedetto XVI
non avrà nessun ruolo nel conclave del prossimo mese di marzo e
nella gestione della Chiesa durante la sede vacante. La Costituzione
Apostolica non ha previsto che il Papa che si dimette svolga alcun
ruolo”.
“Personalmente
– ha concluso - ho accolto l'annuncio delle dimissioni del Papa con
una grandissima ammirazione, per il grande coraggio, la libertà di
spirito e la grande consapevolezza della responsabilità per il suo
ministero. Benedetto XVI ci ha offerto una grande testimonianza di
libertà spirituale, di una grande consapevolezza dei problemi del
Governo della Chiesa nel mondo di oggi”.
IL GIORNO DELLA ELEZIONE DI BENEDETTO XVI
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Tra poco saranno otto anni, il
19 aprile 2005, che il cardinal Joseph Ratzinger, decano del Collegio
cardinalizio, è stato eletto Sommo Pontefice. Il 264 successore di
Pietro, ha preso il nome di Benedetto XVI.
Alle
18.43, dopo la "fumata" bianca, il cardinal protodiacono,
Jorge Arturo Medina Estévez, ha dato l'annuncio al popolo dalla
Loggia esterna dell'Aula della Benedizione della Basilica Vaticana,
con queste parole:
Annuntio
vobis gaudium magnum;
habemus
Papam:
Eminentissimun
ac Reverendissimum Dominum,
Dominum
Josephum
Sanctæ
Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Ratzinger
qui
sibi nomen imposuit Benedictum XVI.
(Vi
annuncio con grande allegria:
Abbiamo
il Papa,
L'eminentissimo
e reverendissimo Signore,
Signor
Joseph
Cardinale,
della Santa Romana Chiesa, Ratzinger
Che
ha preso il nome di Benedetto XVI)
Il
conclave che ha portato all'elezione di Benedetto XVI è cominciato
lunedì, 18 aprile, nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico
Vaticano, con l' "extra omnes" intimato alle 17.25 dal
maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, l'arcivescovo Piero
Marini, dopo il giuramento dei 115 cardinali elettori. La prima
fumata nera è apparsa alle 20,04 dello stesso giorno.
Martedì
19 aprile, la fumata nera è stata alle 11,52. La fumata bianca è
apparsa alle 17,50. Alle 18,48, il Santo Padre Benedetto XVI,
preceduto dalla Croce, si è affacciato alla loggia esteriore della
basilica per salutare la moltitudine e impartire la benedizione
apostolica "Urbi et Orbi" (alla città e al mondo).
Prima
della benedizione, il nuovo pontefice ha rivolto queste parole ai
fedeli:
"Cari
fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori
cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna
del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire
anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre
preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto
permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua
Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie".
COMPOSIZIONE DEL CONCLAVE
Città
del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Il futuro conclave, che
eleggerà il successore di Benedetto XVI sarà regolato dall' "Ordo
Rituum Conclavis", stabilito dalla Costituzione Apostolica di
Giovanni Paolo II, "Universi Dominici Gregis" al paragrafo
27. Il Cardinal Camerlengo, che ha un ruolo fondamentale nel periodo
della sede vacante, è il cardinal Tarcisio Bertone, che è stato
nominato da Benedetto XVI il 4 aprile 2007.
I
cardinali elettori, secondo il continente di provenienza, saranno 61
europei, 19 latinoamericani, 14 nordamericani, 11 africani, 11
asiatici e 1 proveniente dall'Oceania. Queste cifre possono variare a
seconda della data di inizio del conclave: il cardinal Walter Kasper,
per esempio, compie 80 anni il 5 marzo. Il paese con il maggior
numero di cardinali elettori, 21, è l'Italia. Sessantasette elettori
sono stati creati da Benedetto XVI, e i cinquanta restanti da
Giovanni Paolo II.
Una
delle innovazioni di Giovanni Paolo II sul periodo del conclave è
che i cardinali elettori -che saranno 117 il 28 febbraio- alloggiano
presso la residenza vaticana, Casa Santa Marta, un luogo indipendente
da quello in cui votano, la Cappella Sistina.
I
cardinali elettori devono riamanere in Vaticano durante tutto il
periodo di durata del conclave. Nessuno può avvicinarsi a loro
quando si trasferiscono dalla Cappella Sistina al loro luogo di
residenza e viceversa; e tutti i mezzi di comunicazione con il mondo
esterno sono proibiti. Come si è già fatto in passato, la stufa
della Cappella Sistina si userà per bruciare le schede dopo ogni
votazione.
venerdì 8 febbraio 2013
TELEGRAMMA DI CORDOGLIO PER LA MORTE DEL CARDINALE GIOVANNI CHELI
Città
del Vaticano, 8 febbraio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire al Vescovo Francesco
Ravinale, di Asti (Italia), un telegramma di cordoglio per la
scomparsa del Cardinale Giovanni Cheli, Presidente emerito del
Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti,
mancato all'età di 94 anni.
Il
Papa ricorda la preziosa collaborazione del Porporato "alla Sede
Apostolica nella Rappresentanze Pontificie, in Segreteria di Stato,
poi come Osservatore della Santa Sede alle Nazioni Unite, infine
quale Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i
Migranti e gli Itineranti" ed afferma che "Egli lascia la
testimonianza di una vita spesa nell’adesione coerente e generosa
alla propria vocazione, quale sacerdote sollecito per le necessità
dei fedeli, specialmente per la formazione cristiana della gioventù".
Le
Esequie del Cardinale Giovanni Cheli, celebrate dal Cardinale Angelo
Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, si terranno, domani 9
febbraio 2013, alle ore 17:00, all'Altare della Cattedra della
Basilica Vaticana.
SALUTO DEL PAPA CONFERENZA 50° ANNIVERSARIO TRATTATO DELL'ELISEO
Città
del Vaticano, 8 febbraio 2013
(VIS). A nome del Santo Padre, il Cardinale Tarcisio Bertone,
Segretario di Stato, ha fatto pervenire, ieri, un saluto alla
Conferenza organizzata nel 50° anniversario del Trattato dell'Eliseo
fra Francia e Germania. La Conferenza, organizzata dalla Pontificia
Università Gregoriana, ha avuto per tema: "Cinquant'anni di
amicizia franco-tedesca al servizio dell'Europa: l'Unione Europea, un
modello per altre riconciliazioni?".
Nel
testo del Messaggio, reso pubblico questa mattina dalla Sala Stampa
della Santa Sede, il Cardinale Bertone afferma: "I
festeggiamenti in occasione del 50° anniversario di una tappa
importante nel comune cammino di riconciliazione e di comprensione
tra il popolo francese e quello tedesco, richiamano alla memoria
anche l’impegno personale dei padri del Trattato, Charles de Gaulle
e Konrad Adenauer. Già prima della stipulazione del Trattato stesso,
i due grandi protagonisti dell’Europa postbellica, con la loro
partecipazione alla Messa di riconciliazione nella Cattedrale di
Reims, misero in rilievo che la politica si basa su principi che essa
non può darsi da se stessa".
"La
legge morale naturale, inscritta dal Creatore nel cuore dell’uomo,
e i valori e i diritti umani plasmati dal Vangelo costituiscono il
fondamento di una politica che veramente si pone al servizio della
giustizia e della pace, nonché del progresso dell’intera famiglia
umana. Su tale fondamento l’azione politica dovrà costruirsi anche
in futuro, affinché quanto è stato raggiunto insieme non venga
minato da nuove sfide e da miopi interessi particolari, o non venga
persino abbandonato. La pace è un compito che permane e che
dev’essere adempiuto sempre nuovamente".
Il
Santo Padre, ha detto infine il Cardinale Bertone, "invoca sui
partecipanti al convegno, come pure sulle intere popolazioni di
Francia e di Germania, la protezione e la benedizione di Dio per un
futuro di pace e di libertà nei loro Paesi e in tutta l’Europa".
Fra
i partecipanti alla conferenza, tenutasi nella giornata di ieri, la
Signora Annegret Kramp-Karrenbauer, Ministro Presidente del Saarland
ed Incaricata della Repubblica Federale di Germania per la relazioni
culturali franco-tedesche, il Signor Michel Barnier, Commissario
europeo per il mercato interno e i servizi e il Signor Jacques
Santer, già Presidente della Commissione Europea.
UDIENZE
Città
del Vaticano, 8 febbraio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:
-
Il Cardinale Willem Jacobus Eijk, Arcivescovo di Utrecht (Olanda)
Dieci
Presuli della Conferenza Episcopale del Lazio, in Visita “ad Limina
Apostolorum”:
-
L'Arcivescovo Vincenzo Pelvi, Ordinario Militare per l’Italia.
-
Il Vescovo Vincenzo Apicella, di Velletri-Segni.
-
Il Vescovo Marcello Semeraro, di Albano.
-
Il Vescovo Gino Reali, di Porto-Santa Rufina.
-
Il Vescovo Ernesto Mandara, di Sabina-Poggio Mirteto.
-
Il Vescovo Domenico Sigalini, di Palestrina.
-
Il Vescovo Mauro Parmeggiani, di Tivoli.
-
Il Vescovo Raffaello Martinelli, di Frascati.
-
Don Mauro Meacci, O.S.B., Abate dell’Abbazia territoriale di
Subiaco.
-
Padre Emiliano Fabbricatore, O.S.B.I., Archimandrita Esarca
dell’Abbazia territoriale di Santa Maria di Grottaferrata.
-
Il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio
ALTRI ATTI PONTIFICI
Città
del Vaticano, 8 febbraio 2013
(VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Michele Pennisi,
Arcivescovo di Monreale (superficie: 1.509; popolazione: 233.010;
cattolici: 229.892; sacerdoti: 134; religiosi: 190; diaconi
permanenti: 7), Italia. L'Arcivescovo eletto è nato a Licodia Eubea
(Italia) nel 1946 ed è stato ordinato sacerdote nel 1972. Dal 1979
al 1997 è stato Docente di Teologia dogmatica presso lo Studio
Teologico San Paolo di Catania; dal 1979 al 1985 è stato Docente di
Sociologia nella Scuola di Servizio Sociale L. Sturzo di Caltagirone;
dal 1982 al 1997 è stato Docente di Teologia dogmatica presso
l’Istituto di Scienze Religiose della diocesi di Caltagirone; dal
1985 al 1992 è stato Rettore del Seminario di Caltagirone; dal 1993
al 1997 è stato Vicario Episcopale per la Pastorale Sociale e
Culturale; dal 1997 al 2002 è stato Rettore dell’Almo Collegio
Capranica. È attualmente
membro del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace e in
seno alla Conferenza Episcopale Italiana membro del Comitato
Scientifico delle Settimane Sociali dei Cattolici Italiani,
Segretario della Commissione Episcopale per l’Educazione Cattolica,
la Scuola e l’Università. Nel 2002 ha ricevuto l'ordinazione
episcopale ed è stato nominato Vescovo di Piazza Armerina (Italia).
Succede all'Arcivescovo Salvatore Di Cristina, del quale il Santo
Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima
Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.
giovedì 7 febbraio 2013
CONDIZIONE E CULTURA GIOVANILE PUNTI DI RIFERIMENTO INELUDIBILI AZIONE PASTORALE CHIESA
Città
del Vaticano, 7 febbraio 2013
(VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto i
partecipanti all'Assemblea Plenaria del Pontificio Consiglio della
Cultura dedicata al tema: "culture giovanili emergenti". Il
Papa ha auspicato che i lavori dell'Assemblea siano proficui e
offrano "un utile contributo per l’azione che la Chiesa svolge
nei confronti della realtà giovanile; una realtà, (...), complessa
e articolata, che non può più essere compresa all’interno di un
universo culturale omogeneo, bensì in un orizzonte che può
definirsi 'multiverso', determinato cioè da una pluralità di
visioni, di prospettive, di strategie".
Benedetto
XVI ha parlato successivamente del "clima diffuso di instabilità
che tocca l’ambito culturale, come quello politico ed economico
segnato anche dalle difficoltà dei giovani a trovare un lavoro - per
incidere soprattutto a livello psicologico e relazionale.
L’incertezza e la fragilità che connotano tanti giovani, non di
rado li spingono alla marginalità, li rendono quasi invisibili e
assenti nei processi storici e culturali delle società. (...) La
sfera affettiva ed emotiva, l’ambito dei sentimenti (...) sono
fortemente interessati da questo clima e dalla temperie culturale che
ne consegue, espressa, ad esempio, da fenomeni apparentemente
contraddittori, come la spettacolarizzazione della vita intima e
personale e la chiusura individualistica e narcisistica sui propri
bisogni ed interessi. Anche la dimensione religiosa, l’esperienza
di fede e l’appartenenza alla Chiesa sono spesso vissute in una
prospettiva privatistica ed emotiva".
"Non
mancano, però, fenomeni decisamente positivi" come il
volontariato ,"le esperienze di fede sincera e profonda (...);
gli sforzi compiuti per costruire, in tante parti del mondo, società
capaci di rispettare la libertà e la dignità di tutti, cominciando
dai più piccoli e deboli. Tutto questo - ha sottolineato il Papa -
ci conforta e ci aiuta a tracciare un quadro più preciso ed
obiettivo delle culture giovanili. Non ci si può, dunque,
accontentare di leggere i fenomeni culturali giovanili secondo
paradigmi consolidati, ma divenuti ormai dei luoghi comuni, o di
analizzarli con metodi non più utili, partendo da categorie
culturali superate e non adeguate. Ci troviamo, in definitiva, di
fronte ad una realtà quanto mai complessa ma anche affascinante, che
va compresa in maniera approfondita e amata con grande spirito di
empatia, una realtà di cui bisogna saper cogliere con attenzione le
linee di fondo e gli sviluppi".
Nel
riferirsi ai giovani di tanti Paesi del 'Terzo mondo', il Papa ha
detto: "ci rendiamo conto che essi rappresentano, con le loro
culture e con i loro bisogni, una sfida alla società del consumismo
globalizzato, alla cultura dei privilegi consolidati, di cui
beneficia una ristretta cerchia della popolazione del mondo
occidentale. Le culture giovanili, di conseguenza, diventano
'emergenti' anche nel senso che manifestano un bisogno profondo, una
richiesta di aiuto o addirittura una 'provocazione', che non può
essere ignorata o trascurata, sia dalla società civile sia dalla
Comunità ecclesiale".
Benedetto
XVI ha ripetuto la sua preoccupazione per la cosiddetta '“emergenza
educativa', a cui vanno sicuramente affiancate altre 'emergenze', che
toccano le diverse dimensioni della persona e le sue relazioni
fondamentali (...). Penso, ad esempio, alla crescente difficoltà nel
campo del lavoro o alla fatica di essere fedeli nel tempo alle
responsabilità assunte. Ne deriverebbe, per il futuro del mondo e di
tutta l’umanità, un impoverimento non solo economico e sociale ma
soprattutto umano e spirituale: se i giovani non sperassero e non
progredissero più, se non inserissero nelle dinamiche storiche la
loro energia, la loro vitalità, la loro capacità di anticipare il
futuro, ci ritroveremmo un’umanità ripiegata su se stessa, priva
di fiducia e di uno sguardo positivo verso il domani".
"Pur
consapevoli delle tante situazioni problematiche, che toccano anche
l’ambito della fede e dell’appartenenza alla Chiesa, vogliamo
rinnovare la nostra fiducia nei giovani, riaffermare che la Chiesa
guarda alla loro condizione, alle loro culture, come ad un punto di
riferimento essenziale ed ineludibile per la sua azione pastorale.
(...) La Chiesa ha fiducia nei giovani, spera in essi e nelle loro
energie, ha bisogno di loro e della loro vitalità, per continuare a
vivere con rinnovato slancio la missione affidatale da Cristo.
Auspico vivamente, dunque, che l’'Anno della fede' sia, anche per
le giovani generazioni, un’occasione preziosa per ritrovare e
rafforzare l’amicizia con Cristo, da cui far scaturire la gioia e
l’entusiasmo per trasformare profondamente le culture e le
società".
ALLA FRATERNITÀ DI SAN CARLO BORROMEO: AIUTATE VOCAZIONI NELLA MATURAZIONE
Città
del Vaticano, 7 febbraio 2013
(VIS). "L'educazione è sempre fondamentale per la crescita
della verità", ha detto il Papa ai partecipanti all'Assemblea
Generale della Fraternità sacerdotale di San Carlo Borromeo nel
corso di un incontro svoltosi ieri in Vaticano. La Fraternità è una
società di vita apostolica sorta dal movimento Comunione e
Liberazione fondata, prima di diventare sacerdote, dal Monsignor
Massimo Camisasca che oggi è Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla
(Italia). All'incontro erano presenti l'attuale Superiore Don Paolo
Sottopietra e il Presidente della Fraternità di Comunione e
Liberazione, Julián
Carrón,
con 18 sacerdoti provenienti dalle missioni in diversi continenti.
"Mi
ricordo bene delle mie visite nel Palazzo accanto a Santa Maria
Maggiore, dove ho conosciuto personalmente don Giussani; ho
conosciuto la sua fede, la sua gioia, la sua forza e la ricchezza
delle sue idee, la creatività della fede", ha detto il Santo
Padre del fondatore di Comunione e Liberazione. "È cresciuta
una vera amicizia; così, tramite lui, ho conosciuto anche meglio la
comunità di Comunione e Liberazione. E sono lieto che il successore
sia con noi; che continua questa grande opera e ispira tante persone,
tanti laici, donne e uomini, sacerdoti e laici, per collaborare alla
diffusione del Vangelo, alla crescita del Regno di Dio".
"E
qui ho conosciuto anche Massimo Camisasca; abbiamo parlato di diverse
cose, ho conosciuto la sua creatività nell’arte, la sua capacità
di vedere, interpretare i segni dei tempi, il suo grande dono di
educatore, di sacerdote. Una volta ho avuto anche l'onore di ordinare
alcuni sacerdoti (...), ed era bello, quindi, conoscere che qui
cresce una nuova Fraternità Sacerdotale nello spirito di San Carlo
Borromeo, che sempre rimane il grande modello di un Pastore che è
realmente stimolato dall’amore di Cristo, cerca i piccoli, li ama e
così realmente crea fede e fa crescere la Chiesa".
"Adesso
la vostra Fraternità è grande, ed è un segno che le vocazioni ci
sono - ha concluso il Pontefice - Ma c’è anche la necessità della
nostra apertura per trovare, per accompagnare, per guidare e aiutare
le vocazioni nella maturazione. Questa è la cosa per la quale
ringrazio don Camisasca che ha fatto da grande educatore. Ed oggi
l’educazione è sempre fondamentale per la crescita della verità,
per la crescita del nostro essere figli di Dio e fratelli di Gesù
Cristo".
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In accordo con le norme internazionali sulla Proprietà Intellettuale e sui Diritti d'Autore, il VIS autorizza riprodurre le notizie contenute nei servizi del VIS, parzialmente o totalmente, sempre citando la fonte: (VIS - Vatican Information Service).
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