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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 30 luglio 2013

IL PAPA PARTECIPA AL DOLORE CHE HA COLPITO LA CAMPANIA

Città del Vaticano, 30 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire - tramite il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato - un telegramma di cordoglio al Cardinale Crescenzio Sepe, Arcivescovo di Napoli e Presidente della Conferenza Episcopale della Regione Campania, per l'incidente stradale di domenica scorsa nel quale hanno perso la vita 38 persone, tra le quali diversi bambini, che erano a bordo di un pullman precipitato da un viadotto sull'autostrada A16 Napoli-Canosa.

"Il Santo Padre esprime la sua profonda partecipazione al dolore che colpisce codesto territorio campano e, mentre assicura fervide preghiere di suffragio per le numerose vittime, affinché Dio Padre conceda loro il riposo eterno, invoca dal Signore una pronta guarigione per i feriti, ed invia come conforto per coloro che piangono la perdita dei propri cari, una speciale Benedizione Apostolica".


ELENCO ATTIVITÀ SANTO PADRE GENNAIO-APRILE 2013

Città del Vaticano, 30 luglio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo un resoconto dei principali avvenimenti relativi all'attività del Santo Padre e della Santa Sede, dal gennaio ad aprile 2013.

GENNAIO

7: Video-messaggio del Santo Padre Benedetto XVI in occasione del Congresso nazionale della Chiesa in Cambogia, sul tema: "Il Concilio Vaticano II e la Chiesa".

8: "Va’ e anche tu fa’ lo stesso" è il tema del Messaggio della XXI Giornata Mondiale del Malato che si celebra l'11 febbraio, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, nel Santuario mariano di Altötting (Germania).

10: Udienza alla Signora Slavica Karacic, Ambasciatore di Bosnia Erzegovina, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

12: Il Santo Padre riceve Sua Altezza Serenissima il Principe Alberto di Monaco, accompagnato dalla Consorte Principessa Charlène.

13: Celebrazione della Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato.

18-25: Settimana di preghiera per l'unità dei cristiani, sul tema: "Quel che il Signore esige da noi", ispirato ad un passo del profeta Michea.

18: Le Conferenze Episcopali di Francia e Germania rendono pubblica una dichiarazione congiunta in occasione del 50° anniversario del Trattato dell'Eliseo, firmato il 22 gennaio 1963 dal Generale Charles de Gaulle e dal Cancelliere Konrad Adenauer, che suggellò la riconciliazione fra le due nazioni nemiche durante la Seconda Guerra Mondiale.

19: Udienza ai partecipanti all'assemblea plenaria del Pontificio Consiglio "Cor Unum" sul tema: "Carità, nuova etica e antropologia cristiana".

22: Il Santo Padre Benedetto XVI riceve per la prima volta in udienza il Segretario Generale del Comitato Centrale del Partito Comunista del Vietnam, Signor Nguyên Phu Trong.

24: Morte, all'età di 83 anni, del Cardinale Jozef Glemp, Arcivescovo emerito di Gniezno e di Varsavia e Primate della Polonia.

24: Presentazione del Messaggio di Benedetto XVI per la XLVII Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali, (12 maggio), sul tema: "Reti sociali: porte di verità e di fede, nuovi spazi di evangelizzazione".

25: Giornata di Studio "Il Codice: una riforma voluta e richiesta dal Concilio" in occasione del XXX anniversario della promulgazione del Codice di Diritto Canonico.

25: "Ministrorum institutio" è il titolo del Motu proprio con il quale il Santo Padre modifica la Costituzione apostolica "Pastor bonus" (Giovanni Paolo II, 1988) e trasferisce la competenza sui seminari dalla “Congregazione per l’Educazione Cattolica” alla “Congregazione per il Clero”.
25: Motu Proprio "Fides per doctrinam", datato 16 gennaio, con il quale il Santo Padre modifica la Costituzione apostolica "Pastor bonus" e trasferisce la competenza sulla Catechesi dalla Congregazione per il Clero al Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione.


FEBBRAIO

1: Presentazione del Messaggio del Santo Padre per la Quaresima 2013, datato 15 ottobre 2012, dal titolo: "Credere nella carità suscita carità. 'Abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi'".

6-9: Assemblea Plenaria annuale del Pontificio Consiglio della Cultura dedicata al tema: "Culture giovanili emergenti".

8: Morte, all'età di 94 anni, del Cardinale Giovanni Cheli, Presidente emerito del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

11: Nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre tiene il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione, il 12 maggio 2013, dei Beati: Antonio Primaldo e compagni (1480), martiri di Otranto; Laura de Santa Catalina de Siena Montoya y Upegui (1874-1949), vergine, fondatrice della Congregazione delle suore missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala (1878-1963), cofondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri.

11: Al termine del Concistoro per le cause di canonizzazione, Benedetto XVI annuncia al Collegio Cardinalizio, con una dichiarazione pronunciata in latino, la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma, a partire dalle 20:00 del 28 febbraio 2013.

14: "Sarò sempre vicino a voi nella preghiera" dice il Santo Padre ai parroci e al clero della Diocesi di Roma, accompagnati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini e dai Vescovi Ausiliari.

14: L'Arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e Segretario Particolare di Benedetto XVI, continua a ricoprire entrambe le funzioni ed accompagna il Papa nel soggiorno a Castel Gandolfo e nel monastero dove il Santo Padre dimora dopo la rinuncia al pontificato.

15: Il Santo Padre Benedetto XVI riceve in Udienza il Signor Traian Basescu, Presidente della Romania.

15: La Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.), nomina, a norma degli Statuti, il nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza nella persona dell’Avvocato Ernst von Freyberg.

16: Il Papa riceve in udienza privata il Senatore Mario Monti, Presidente del Consiglio dei Ministri italiano.

16: Udienza al Presidente della Repubblica di Guatemala, Signor Otto Fernando Pérez Molina.

22: La Santa Sede e la Repubblica del Sud Sudan, stabiliscono relazioni diplomatiche, a livello di Nunziatura Apostolica da parte della Santa Sede e di Ambasciata da parte della Repubblica del Sud Sudan.

23: Il Santo Padre riceve per un incontro di commiato il Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano, accompagnato dalla Consorte.

24: Ultimo Angelus del Pontificato di Benedetto XVI, con la partecipazione di oltre duecentomila persone.

25: Pubblicazione della Lettera Apostolica in forma di Motu Proprio del Santo Padre Benedetto XVI, su alcune modifiche relative all'elezione del Romano Pontefice, fra le quali la facoltà lasciata ai Cardinali di anticipare l'inizio del Conclave.

25: Morte del Cardinale belga Julien Ries, all'età di 92 anni.

26: Alla fine del suo Pontificato Benedetto XVI è "Pontefice emerito" o "Papa emerito" e conserva il nome di "Sua Santità Benedetto XVI". Indossa l'abito talare bianco semplice, senza la mantellina.

27: Ultima Udienza Generale del Pontificato di Benedetto XVI, con la partecipazione di decine di migliaia di persone.

27: Il Santo Padre riceve in udienza il Signor Ivan Gasparovic, Presidente della Repubblica Slovacca.

28: Il Santo Padre Benedetto XVI saluta il Collegio del Cardinali nell'ultimo giorno del suo Pontificato.

28: Morte, all'età di 92 anni, del Cardinale Jean Honoré, Arcivescovo emerito di Tours (Francia).
28: Poco dopo le 17:00, Benedetto XVI lascia, per l'ultima volta da Sommo Pontefice, il Vaticano, diretto a Castel Gandolfo, dove soggiorna temporaneamente in attesa di trasferirsi al Monastero dove risiedevano le suore di clausura sul colle Vaticano.
MARZO

1: Nel primo giorno di Sede Vacante, il Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, convoca i Cardinali alla prima Congregazione Generale, come prevede la Costituzione Apostolica "Universi dominici gregis".

8: Ottava Congregazione Generale durante la quale si fissa al 12 marzo la data d'inizio del Conclave.

12: Messa "Pro eligendo Romano Pontifice", officiata dal Decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Angelo Sodano, e concelebrata da più di cento cardinali, elettori e non elettori.

12: I 115 Cardinali elettori entrano in Conclave.

13: Il Cardinale Jorge Mario Bergoglio, S.I., eletto Sommo Pontefice, 265° successore di Pietro, sceglie il nome di Francesco, nome, per la prima volta, adottato da un Papa.
14: Celebrazione liturgica del Santo Padre con i 114 Cardinali Elettori che hanno partecipato al Conclave. La Messa concelebrata "Pro Ecclesia" è celebrata in latino, con le letture in italiano.

15: Il nuovo Romano Pontefice riceve tutti i Cardinali, elettori e non elettori, nella Sala Clementina.

16: Nell'Aula Paolo VI, Udienza di Papa Francesco a tutti i giornalisti accreditati a Roma, permanenti e temporanei.

17: Santa Messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano.

17: Primo Angelus del Pontificato di Papa Francesco.

18: Udienza e pranzo con la Presidente dell'Argentina, Signora Cristina Fernández Kirchner.

19: Solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale, in Piazza San Pietro celebrazione della Messa per l'inizio del Ministero petrino.

20: Udienza alle Delegazioni di Delegati Fraterni.

20: Il Papa riceve in udienza la Signora Dilma Roussef, Presidente del Brasile, e Seguito.

22: Nella Sala Regia: Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

23: Incontro con il Papa emerito Benedetto XVI e pranzo, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

25: Il Giardino Quadrato, creato nel Cinquecento per volontà di Papa Paolo III - il Papa Farnese che nel 1534 commissionò a Michelangelo il "Giudizio Universale" - da oggi è aperto al pubblico che visita i Musei Vaticani.

27: Prima Udienza Generale di Papa Francesco che ha per tema una riflessione sulla Settimana Santa.

28: Nel giorno del Giovedì Santo Papa Francesco celebra la "Messa nella Cena del Signore" all’Istituto Penale per Minori di Casal del Marmo in Roma e non nella Basilica di San Giovanni in Laterano, come è consuetudine in questo giorno.


APRILE

5: Presentazione del primo numero della nuova versione cartacea e digitale della rivista "La Civiltà Cattolica".

7: II Domenica di Pasqua e della Divina Misericordia. Nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Celebrazione eucaristica di insediamento del Vescovo di Roma sulla Cathedra Romana.

7: Il Cardinale John Olorunfemi Onaiyekan, Arcivescovo di Abuja (Nigeria), prende possesso del Titolo di San Saturnino, Via Avigliana, 3, Roma.
9: Il Santo Padre riceve in udienza il Segretario Generale dell'Organizzazione delle Nazioni Unite, Signor BanKi-moon.

10: Morte, all'età di 90 anni, del Cardinale Lorenzo Antonetti, Presidente emerito dell'Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica, già Delegato Pontificio per la Patriarcale Basilica di San Francesco in Assisi

11: Il Santo Padre riceve in udienza il primo ministro del Mozambico, Signor Alberto Clementino Vaquina.

13: Il Santo Padre costituisce un gruppo di Cardinali che lo consigli nel governo della Chiesa universale e che studi un progetto di revisione della Costituzione Apostolica "Pastor bonus" sulla Curia Romana.

14: Nella Basilica Papale di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Francesco celebra la Santa Messa in occasione della prima visita alla Basilica Ostiense.

15: Udienza al Signor Mariano Rajoy Brey, Primo Ministro di Spagna con la Consorte, e Seguito.

16: Presentazione della Fondazione Vaticana "Centro Internazionale Famiglia di Nazareth", che sorgerà nei pressi della città di Nazareth sulla sommità della collina che domina il centro abitato e la Basilica dell'Annunciazione.

17: Il Santo Padre riceve il Signor Saleh Mohammad Al Ghamdi, Ambasciatore del Regno dell’Arabia Saudita in Italia, Latore di un Messaggio del Re Abdullah bin Abdulaziz Al Saud.

- 19: Udienza al Signor Rafael Correa Delgado, Presidente della Repubblica dell'Ecuador, e Seguito.

- 22: Il Cardinale Rubén Salazar Gómez prende possesso del Titolo di San Gerardo Maiella, Via Romolo Balzani, 74, Roma.

- 26: Il Santo Padre Francesco riceve in udienza il Signor Andry Nirina Rajoelina, Presidente dell’Alta Autorità della Transizione della Repubblica del Madagascar.

- 30: Udienza al Signor Shimon Peres, Presidente dello Stato d’Israele.



lunedì 29 luglio 2013

L'ESPERIENZA DELLA GMG NON PUÒ RIMANERE RINCHIUSA NELLA VOSTRA VITA O NEL PICCOLO GRUPPO DELLA PARROCCHIA, DEL MOVIMENTO, DELLA VOSTRA COMUNITÀ

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). Alle 10:00 di ieri, domenica 28 luglio, (15:00 ora di Roma), il Papa ha celebrato la Santa Messa per la XXVIII Giornata Mondiale della Gioventù sul Lungomare di Copacabana. La celebrazione avrebbe dovuto tenersi nel "Campus Fidei" di Guaratiba che può accogliere milioni di persone, ma a causa del maltempo è stata spostata a Capocabana. Alla celebrazione hanno partecipato quasi tre milioni di fedeli. Quasi un milione di persone si è aggiunta ai due milioni di giovani che avevano trascorso la notte sulla spiaggia dopo la Veglia di sabato. Erano presenti 1.500 Vescovi e 15.000 sacerdoti. Fra le Autorità i Presidenti di Brasile, Argentina, Bolivia e Suriname. La liturgia eucaristica ha avuto inizio con l'inno ufficiale della GMG, cantato da un coro di cui facevano parte sacerdoti di tutto il Brasile, inclusi quelli che evangelizzano tramite la musica sacra. I canti per la Santa Messa sono stati scelti dopo un concorso nazionale cui hanno partecipato brani scritti da giovani di tutto il Paese.

Il Papa ha dedicato l'omelia al tema della XXVIII: "Andate e fate discepoli tutti i popoli" (Mt 28,19) e nel ricordare le emozioni di questi giorni: il "vivere la fede insieme ai giovani provenienti dai quattro angoli della terra", ha affermato "ma ora tu devi andare e trasmettere questa esperienza agli altri. Oggi, alla luce della Parola di Dio che abbiamo ascoltato, che cosa ci dice il Signore? Che cosa ci dice il Signore? Tre parole: 'Andate, senza paura, per servire'".

"In questi giorni, qui a Rio - ha detto il Papa ai giovani - avete potuto fare la bella esperienza di incontrare Gesù e di incontrarlo assieme, avete sentito la gioia della fede. Ma l'esperienza di questo incontro non può rimanere rinchiusa nella vostra vita o nel piccolo gruppo della parrocchia, del movimento, della vostra comunità. Sarebbe come togliere l'ossigeno a una fiamma che arde. La fede è una fiamma che si fa sempre più viva quanto più si condivide, si trasmette, perché tutti possano conoscere, amare e professare Gesù Cristo che è il Signore della vita e della storia".

"Condividere l’esperienza della fede, (...) annunciare il Vangelo è il mandato che il Signore affida a tutta la Chiesa, anche a te; è un comando, che, però, non nasce dalla volontà di dominio, dalla volontà di potere, ma dalla forza dell’amore, dal fatto che Gesù per primo è venuto in mezzo a noi e non ci ha dato qualcosa di Sé, ma ci ha dato tutto Se stesso, Egli ha dato la sua vita per salvarci e mostrarci l’amore e la misericordia di Dio. Gesù (...) ci accompagna, è sempre accanto a noi in questa missione d'amore".

"Dove ci invia Gesù? Non ci sono confini, non ci sono limiti: ci invia a tutti. Il Vangelo è per tutti e non per alcuni. Non è solo per quelli che ci sembrano più vicini, più ricettivi, più accoglienti. È per tutti. Non abbiate paura di andare e portare Cristo in ogni ambiente, fino alle periferie esistenziali, anche a chi sembra più lontano, più indifferente. Il Signore cerca tutti, vuole che tutti sentano il calore della sua misericordia e del suo amore".

"In particolare, vorrei che questo mandato di Cristo: 'Andate', risuonasse in voi giovani della Chiesa in America Latina" perché "Questo Continente ha ricevuto l’annuncio del Vangelo, che ha segnato il suo cammino e ha portato molto frutto. Ora (...) la Chiesa ha bisogno di voi, dell'entusiasmo, della creatività e della gioia che vi caratterizzano".

"Qualcuno potrebbe pensare: 'Non ho nessuna preparazione speciale, come posso andare e annunciare il Vangelo?'" - ha detto il Pontefice spiegando il concetto "senza paura". "Caro amico, la tua paura non è molto diversa da quella di Geremia, abbiamo appena ascoltato nella lettura, quando è stato chiamato da Dio a essere profeta. 'Ahimè, Signore Dio! Ecco, io non so parlare, perché sono giovane'. Dio dice anche a voi quello che ha detto a Geremia: 'Non avere paura [...], perché io sono con te per proteggerti'. Lui è con noi! (...) Gesù poi non ha detto: 'Va' , ma 'Andate': siamo inviati insieme. Cari giovani, sentite la compagnia dell’intera Chiesa e anche la comunione dei Santi in questa missione. Quando affrontiamo insieme le sfide, allora siamo forti, scopriamo risorse che non sapevamo di avere. Gesù non ha chiamato gli Apostoli perché vivessero isolati, li ha chiamati per formare un gruppo, una comunità".

L’ultima parola: per servire: "è lasciare che la nostra vita si identifichi con quella di Gesù, è avere i suoi sentimenti, i suoi pensieri, le sue azioni. E la vita di Gesù è una vita per gli altri, la vita di Gesù è una vita per altri. È una vita di servizio. (...) Evangelizzare è testimoniare in prima persona l'amore di Dio, è superare i nostri egoismi, è servire chinandoci a lavare i piedi dei nostri fratelli come ha fatto Gesù".

"Andate, senza paura, per servire. Seguendo queste tre parole - ha concluso il Pontefice - sperimenterete che chi evangelizza è evangelizzato, chi trasmette la gioia della fede, riceve più gioia. Cari giovani, nel ritornare alle vostre case non abbiate paura di essere generosi con Cristo, di testimoniare il suo Vangelo. (...) Portare il Vangelo è portare la forza di Dio per sradicare e demolire il male e la violenza; per distruggere e abbattere le barriere dell'egoismo, dell'intolleranza e dell’odio; per edificare un mondo nuovo. Cari giovani: Gesù Cristo conta su di voi! La Chiesa conta su di voi! Il Papa conta su di voi!".



CRACOVIA: CITTÀ SEDE GMG 2016

Città del Vaticano, 29 luglio (VIS). Al termine della Santa Messa, il Papa ha ringraziato i giovani "per tutte le gioie che mi avete dato in questi giorni" e prima della recita dell'Angelus ha detto:

"La Vergine Immacolata intercede per noi in Cielo come una buona madre che custodisce i suoi figli. Maria ci insegni con la sua esistenza che cosa significa essere discepolo missionario. Ogni volta che preghiamo l'Angelus, facciamo memoria dell'evento che ha cambiato per sempre la storia degli uomini. Quando l’angelo Gabriele annunciò a Maria che sarebbe diventata la Madre di Gesù, del Salvatore, lei, anche senza capire il pieno significato di quella chiamata, si è fidata di Dio, ha risposto: 'Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola'. Ma immediatamente dopo che cosa ha fatto? Dopo aver ricevuto la grazia di essere la Madre del Verbo incarnato, non ha tenuto per sé quel regalo; si è sentita responsabile, ed è partita, è uscita dalla sua casa ed è andata in fretta ad aiutare la parente Elisabetta, che aveva bisogno di aiuto; ha compiuto un gesto di amore, di carità e di servizio concreto, portando Gesù che aveva in grembo. E questo gesto l’ha fatto in fretta!".

"Ecco, cari amici, il nostro modello. Colei che ha ricevuto il dono più prezioso da parte di Dio, come primo gesto di risposta si muove per servire e portare Gesù. Chiediamo alla Madonna che aiuti anche noi a donare la gioia di Cristo ai nostri familiari, ai nostri compagni, ai nostri amici, a tutti. Non abbiate mai paura di essere generosi con Cristo. Ne vale la pena! Uscire e andare con coraggio e generosità, perché ogni uomo e ogni donna possa incontrare il Signore".

"Cari giovani - ha annunciato infine il Papa - abbiamo un appuntamento nella prossima Giornata Mondiale della Gioventù, nel 2016, a Cracovia, in Polonia. Per l’intercessione materna di Maria, chiediamo la luce dello Spirito Santo sul cammino che ci porterà a questa nuova tappa di gioiosa celebrazione della fede e dell’amore di Cristo".

AL CELAM: "IL CAMBIAMENTO DI STRUTTURE FA PARTE DELLA DINAMICA DELLA MISSIONE"

Città del Vaticano, 29 luglio (VIS). Nel pomeriggio di domenica 28 luglio, nell'Auditorium del Centro Studi di Sumaré, il Santo Padre Francesco ha incontrato i 45 Vescovi responsabili del Consiglio Episcopale Latino Americano (CELAM) ed ha dedicato il suo discorso al patrimonio ereditato dalla V Conferenza Generale dell'Episcopato Latinoamericano e del Caribe, del maggio 2007.

"Vi sono quattro caratteristiche che sono proprie della Quinta Conferenza - ha detto il Papa all'inizio del suo discorso. - Primo punto: "Aparecida promosse la partecipazione delle Chiese particolari come cammino di preparazione che culminò in un documento di sintesi. Questo documento, sebbene fu di riferimento durante la Quinta Conferenza Generale, non fu assunto come documento di partenza". Secondo punto: l'Ambiente di preghiera con il Popolo di Dio. "È importante ricordare l’ambiente di orazione generato dalla condivisione quotidiana dell’Eucaristia e degli altri momenti liturgici, dove fummo sempre accompagnati dal Popolo di Dio". Terzo punto: Aparecida non si conclude con un Documento ma si prolunga in impegno, con la Missione Continentale. Infine Aparecida fu la prima Conferenza dell'Episcopado Latinoamericano e del Caribe che si svolse in un Santuario mariano.

Il Papa si è soffermato sulle due dimensioni della Missione Continentale: programmatica, che consiste nella realizzazione di atti di indole missionaria e la missione paradigmatica, che implica il porre in chiave missionaria le attività abituali delle Chiese particolari. Il Santo Padre ha ricordato che: "Qui si dà, come conseguenza, tutta una dinamica di riforma delle strutture ecclesiali. Il 'cambiamento delle strutture' (da caduche a nuove) (...) è conseguenza della dinamica della missione. Ciò che fa cadere le strutture caduche, ciò che porta a cambiare i cuori dei cristiani, è precisamente la missionarietà". Ribadendo l'importanza del discepolato, Papa Francesco ha enumerato le sfide della missionarietà del discepolato: "il rinnovamento interno della Chiesa e il dialogo con il mondo attuale".

Proseguendo il suo discorso il Papa si è soffermato su alcune attitudini che configurano una Chiesa "tentata": come "l'ideologizzazione del messaggio evangelico: (...) cercare un’ermeneutica di interpretazione evangelica al di fuori dello stesso messaggio del Vangelo e al di fuori della Chiesa"; il funzionalismo che "riduce la realtà della Chiesa alla struttura di una ONG" che "costituisce una sorta di 'teologia della prosperità' nell’aspetto organizzativo della Pastorale" ed infine il clericalismo: "una tentazione molto attuale nell’America Latina che "spiega, in gran parte, la mancanza di maturità e di libertà cristiana in buona parte del laicato latinoamericano".

Successivamente il Papa ha enumerato alcuni criteri ecclesiologici: primo: "Il discepolato-missionario che Aparecida propose alla Chiesa dell’America Latina e dei Caraibi è il cammino che Dio vuole per questo 'oggi'. (...) "Il discepolato missionario è vocazione che si dà in un 'oggi' però 'in tensione'" ed ha sottolineato che: "Non esiste il discepolato missionario statico", né del passato, né del futuro.

Secondo punto: "La Chiesa è istituzione, ma quando si erige in 'centro' si funzionalizza e un poco alla volta si trasforma in una ONG". Da "'Istituzione' si trasforma in 'Opera'. Smette di essere Sposa per finire con l’essere Amministratrice; da Serva si trasforma in 'Controllore'. Aparecida vuole una Chiesa Sposa, Madre, Serva, facilitatrice della fede e non controllore della fede".

Terzo punto: "Ad Aparecida - ha detto il Papa - si danno in maniera rilevante due categorie pastorali che sorgono dalla stessa originalità del Vangelo e possono anche servirci da criterio per valutare il modo in cui viviamo ecclesialmente il discepolato missionario: la vicinanza e l’incontro. Nessuno dei due è nuovo, ma costituiscono la modalità in cui Dio si è rivelato nella storia" ha continuato il Papa ricordando che "Vi sono pastorali impostate con una tale dose di distanza che sono incapaci di raggiungere l’incontro: incontro con Gesù Cristo, incontro con i fratelli. Da questo tipo di pastorali ci si può attendere al massimo una dimensione di proselitismo, ma mai portano a raggiungere né l’inserimento ecclesiale, né l’appartenenza ecclesiale. (...) Una pietra di paragone per calibrare la vicinanza e la capacità d’incontro di una pastorale è l’omelia".

Quarto e ultimo punto: "Il Vescovo deve condurre, che non è la stessa cosa che spadroneggiare. (...) Desidero aggiungere qui alcune linee sul profilo del Vescovo (...). I Vescovi devono essere Pastori, vicini alla gente, padri e fratelli, con molta mansuetudine; pazienti e misericordiosi. Uomini che amano la povertà, tanto la povertà interiore come libertà davanti al Signore, quanto la povertà esteriore come semplicità e austerità di vita. Uomini che non abbiano 'psicologia da príncipi'. Uomini che non siano ambiziosi e che siano sposi di una Chiesa senza stare in attesa di un’altra. Uomini capaci di vegliare sul gregge che è stato loro affidato e di avere cura di tutto ciò che lo tiene unito: vigilare sul loro popolo con attenzione sugli eventuali pericoli che lo minacciano ma soprattutto per accrescere la speranza: che abbiano sole e luce nei cuori. Uomini capaci di sostenere con amore e pazienza i passi di Dio nel suo popolo. E il posto del Vescovo per stare col suo popolo è triplice: o davanti per indicare il cammino, o nel mezzo per mantenerlo unito e neutralizzare gli sbandamenti, o dietro per evitare che nessuno rimanga indietro, ma anche, e fondamentalmente, perché il gregge stesso ha il proprio fiuto per trovare nuove strade". Prima di concludere il suo discorso, il Papa ha affermato: "Siamo un po’ in ritardo in quello che si riferisce alla Conversione Pastorale. È opportuno che ci aiutiamo un po’ di più a fare i passi che il Signore vuole per noi in questo 'oggi' dell’America Latina e dei Caraibi. E sarebbe bene cominciare da qui".

AI VOLONTARI DELLA GMG: "ABBIATE IL CORAGGIO DI ESSERE FELICI"

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). Domenica 28 luglio, prima della cerimonia di congedo, il Papa ha incontrato i volontari della GMG nel Padiglione 5 del Centro Congressi "Rio Centro" dove erano presenti quindicimila dei sessantamila volontari che hanno lavorato per due anni alla preparazione della GMG brasiliana. I giovani hanno accolto il Papa con canti e applausi, e il Papa, a sua volta, non si è risparmiato in baci e abbracci.

Papa Francesco ha ringraziato i ragazzi "per i tanti piccoli gesti che hanno reso questa Giornata Mondiale della Gioventù un'esperienza indimenticabile di fede" ed ha ricordato che grazie ai "sorrisi di ognuno di voi, con la gentilezza, con la disponibilità al servizio, avete provato che 'si è più beati nel dare che nel ricevere'".

"Il servizio che avete svolto in questi giorni - ha detto Papa Francesco - mi ha richiamato alla mente la missione di san Giovanni Battista, che ha preparato il cammino a Gesù. (...) E questo è il servizio più bello che possiamo compiere come discepoli missionari. Preparare la strada perché tutti possano conoscere, incontrare e amare il Signore. (...) Siate sempre generosi con Dio e con gli altri: non si perde nulla, anzi è grande la ricchezza di vita che si riceve!".
Dio ha un progetto su ciascuno: "scoprirlo, rispondere alla propria vocazione è camminare verso la realizzazione felice di se stessi. Dio ci chiama tutti alla santità (...). Alcuni sono chiamati a santificarsi costituendo una famiglia mediante il Sacramento del matrimonio. C’è chi dice che oggi il matrimonio è 'fuori moda'; nella cultura del provvisorio, del relativo, molti predicano che l’importante è 'godere' il momento, che non vale la pena di impegnarsi per tutta la vita, di fare scelte definitive, 'per sempre', perché non si sa cosa riserva il domani. Io, invece, vi chiedo di essere rivoluzionari, di andare contro corrente; sì, in questo vi chiedo di ribellarvi a questa cultura del provvisorio, che, in fondo, crede che voi non siate in grado di assumervi responsabilità, che non siate capaci di amare veramente. Io ho fiducia in voi giovani e prego per voi. Abbiate il coraggio di 'andare contro corrente'. Abbiate il coraggio di essere felici".

"Il Signore chiama alcuni al sacerdozio - ha proseguito il Pontefice - Altri li chiama a servire gli altri nella vita religiosa (...). Io non dimenticherò mai quel 21 settembre – avevo 17 anni – quando, dopo essermi fermato nella chiesa di San José de Flores per confessarmi, ho sentito per la prima volta che Dio mi chiamava. Non abbiate paura di quello che Dio vi chiede! Vale la pena di dire 'sì' a Dio. In Lui c’è la gioia!".

"Cari giovani - ha detto infine il Papa - qualcuno forse non ha ancora chiaro che cosa fare della sua vita. Chiedetelo al Signore, Lui vi farà capire la strada. (...) Non dimenticate tutto quello che avete vissuto qui! Potete sempre contare su le mie preghiere e so di poter contare sulle vostre preghiere".


PAPA FRANCESCO SI CONGEDA DAL BRASILE CON "SAUDADE"

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). "Parto con l'animo pieno di ricordi felici (...). In questo momento comincio a sentire un inizio di nostalgia. Nostalgia del Brasile, questo popolo così grande e dal cuore grande (...). Nostalgia della speranza negli occhi dei giovani dell'Ospedale San Francesco. Nostalgia della fede e la gioia in mezzo alle avversità dei residenti di Varginha (...). Grazie per l’accoglienza e il calore dell’amicizia che mi sono stati dimostrati! Anche di questo comincio a sentire nostalgia".

Con queste parole, nel pomeriggio di ieri Papa Francesco, si è congedato dal Brasile. Durante la cerimonia di congedo che si è tenuta nell'aeroporto Galeão/Antonio Carlos Jobim di Rio de Janeiro, il Santo Padre ha ringraziato la Presidente del Brasile Signora Dilma Roussef "per essersi fatta interprete dei sentimenti dell’intero popolo del Brasile verso il Successore di Pietro", i Vescovi e i loro collaboratori, i volontari, i giornalisti, tutti coloro che hanno contribuito all'organizzazione e all'accoglienza della Giornata Mondiale della Gioventù e quanti hanno pregato perché la GMG di Rio "fosse una vera esperienza di crescita nella fede".

"Penso ai giovani protagonisti di questo grande incontro. (...) Io continuerò a nutrire una speranza immensa nei giovani del Brasile e del mondo intero - ha affermato il Papa - Per mezzo loro, Cristo sta preparando una nuova primavera in tutto il mondo. Io ho visto i primi risultati di questa semina, altri gioiranno con il ricco raccolto!. (...) Molti di voi sono venuti in questo pellegrinaggio da discepoli; non ho alcun dubbio che tutti ora partono da missionari Con la vostra testimonianza di gioia e di servizio fate fiorire la civiltà dell'amore. Dimostrate con la vita che vale la pena di spendersi per grandi ideali, di valorizzare la dignità di ogni essere umano, e di scommettere su Cristo e sul suo Vangelo".

Infine, prima di salire a bordo dell'aereo, Papa Francesco ha ricordato la visita al Santuario di Nostra Signora di Aparecida dove ha si è inginocchiato in preghiera "per l'umanità intera e in particolare per tutti i brasiliani. Ho chiesto a Maria - ha detto - che rafforzi in voi la fede cristiana, che fa parte della nobile anima del Brasile, come pure di tanti altri Paesi, tesoro della vostra cultura, incoraggiamento e forza per costruire una umanità nuova nella concordia e nella solidarietà".

"Questo Papa se ne va e vi dice 'a presto', un 'presto' pieno di nostalgia, e vi chiede, per favore, di non dimenticavi di pregare per Lui. Questo Papa ha bisogno della preghiera di tutti voi. Un abbraccio a tutti. Che Dio vi benedica!".

Alle 19:00, ora locale, l'aereo papale è partito da Rio de Janeiro e dopo undici ore e mezzo di viaggio è atterrato questa mattina all'aeroporto di Ciampino alle 11:30. Da Ciampino il Papa ha raggiunto in auto la Basilica di Santa Maria Maggiore per ringraziare la Vergine, come aveva già fatto prima di intraprendere il Viaggio Apostolico in Brasile, e, dopo aver sostato in preghiera davanti all'immagine di Maria, ha fatto rientro, in auto, in Vaticano.



L’AUTORITÀ D’INFORMAZIONE FINANZIARIA VATICANA (AIF) FIRMA UN PROTOCOLLO D’INTESA CON L’UNITÀ DI INFORMAZIONE FINANZIARIA ITALIANA (UIF)

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). L’Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede e Città del Vaticano ha firmato il 26 luglio un Protocollo d’intesa con la propria controparte italiana, l’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) della Banca d’Italia.

Il Protocollo è stato siglato a Roma dal Cardinale Attilio Nicora, Presidente dell’AIF, e dal Dottor Claudio Clemente, Direttore dell’UIF.

Quella del protocollo d’intesa è una prassi standard e formalizza la cooperazione e lo scambio di informazioni finanziarie fra autorità competenti dei paesi coinvolti, ai fini del contrasto a livello internazionale del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.

Il Protocollo firmato è stato redatto sulla base del modello predisposto dall’Egmont Group, l’organizzazione mondiale delle Unità di Informazione Finanziaria nazionali e contiene clausole di reciprocità, riservatezza e sugli utilizzi consentiti delle informazioni.

La Santa Sede e lo Stato della Città del Vaticano prendono molto seriamente le responsabilità internazionali in materia di contrasto al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo e l’Italia rappresentaper noi una controparte particolarmente importante in questo senso” ha detto il Direttore dell’AIF René Brülhart, aggiungendo quindi: “Ci auguriamo di continuare a svolgere il nostro lavoro con le Autorità italiane in maniera costruttiva e fruttuosa. La firma di questo Protocollo d’intesa rappresenta ilchiaro impegno a rafforzare il nostro rapporto bilaterale, facilitando gli sforzi comuni e la lotta al riciclaggio”.

L’AIF è diventata membro dell’Egmont Group questo luglio e negli ultimi mesi ha sottoscritto protocolli d’intesa con le unità di informazione finanziaria di Stati Uniti, Belgio, Spagna, Slovenia e Paesi Bassi. Altri paesi dovrebbero seguire nel corso dell’anno.

L’AIF è l’autorità competente per la Santa Sede/lo Stato della Città del Vaticano per la lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. È stata istituita il 30 dicembre 2010.




CORDOGLIO DEL PAPA PER LA MORTE DEL CARDINALE ERSILIO TONINI

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all'Arcivescovo Lorenzo Ghizzoni, di Ravenna-Cervia (Italia), per la morte, avvenuta ieri, domenica, all'età di 99 anni, del Cardinale Ersilio Tonini, Aricvescovo emerito di codesta Arcidiocesi.

Il Papa, che si unisce al cordoglio della comunità di Ravenna-Cervia, ricorda con ammirazione la feconda e molteplice attività" del defunto Porporato "dapprima quale zelante presbitero del clero piacentino, in seguito come Vescovo di Macerata e Tolentino e poi come sollecito e amabile Arcivescovo di codesta arcidiocesi, animato dal desiderio di annunciare Cristo attraverso un linguaggio semplice e incisivo e una autentica e coerente testimonianza di vita agli uomini e le donne del nostro tempo".


ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 29 luglio 2013 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Jean Mbarga, Vescovo della Diocesi di Ebolowa (Camerun), Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" dell'Arcidiocesi di Yaoundé (Camerun).

- Ha accettato la rinuncia al governo pastorale dell'Arcidiocesi di Yaoundé (Camerun), presentata dall'Arcivescovo Simon-Victor Tonyé Bakot, presentata in conformità al canone 401, paragrafo 2, del Codice di Diritto Canonico.

domenica 28 luglio 2013

CHIAMATI A PROMUOVERE LA CULTURA DELL'INCONTRO

Città del Vaticano, 28 luglio 2013 (VIS). La Cattedrale Metropolitana di São Sebastião do Rio de Janeiro, le cui vetrate, opera di Lorenz Halimar, illustrano le quattro caratteristiche della Chiesa: Una (colore dominante verde), Santa (rosso), Cattolica (azzurro) e Apostolica (giallo), ha accolto ieri, alle 9:00 ora locale (14:00 ora di Roma), Papa Francesco che ha celebrato la Santa Messa con i Vescovi della Giornata Mondiale della Gioventù, i Sacerdoti, i Religiosi e i Seminaristi. In occasione dell'anno della Fede, i testi della celebrazione sono stati tratti dalla Messa per l'Evangelizzazione dei Popoli. Il Santo Padre ha dedicato l'omelia ai tre aspetti della vocazione: chiamati da Dio, chiamati ad annunciare il Vangelo, chiamati a promuovere la cultura dell'incontro.

Del primo aspetto "Chiamati da Dio", il Papa ha detto: "Credo che sia importante ravvivare sempre in noi questa realtà, che spesso diamo per scontata (...): 'Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi', ci dice Gesù. È riandare alla sorgente della nostra chiamata. Per questo, un vescovo, un sacerdote, un consacrato, una consacrata, un seminarista non può essere 'smemorato': perde il riferimento essenziale al momento iniziale del suo cammino. (...) Siamo stati chiamati da Dio e chiamati per rimanere con Gesù, uniti a Lui. In realtà, questo vivere, questo permanere in Cristo segna tutto ciò che siamo e facciamo. È precisamente questa 'vita in Cristo' ciò che garantisce la nostra efficacia apostolica, la fecondità del nostro servizio. (...) Non è la creatività, per quanto pastorale sia, non sono gli incontri o le pianificazioni che assicurano i frutti, anche se aiutano e molto, ma quello che assicura il frutto è l’essere fedeli a Gesù (...). E noi sappiamo bene che cosa significa: contemplarLo, adorarLo e abbracciarLo, nel nostro incontro quotidiano con Lui nell'Eucaristia, nella nostra vita di preghiera, nei nostri momenti di adorazione; riconoscerlo presente e abbracciarlo anche e nelle persone più bisognose. Il 'rimanere' con Cristo non significa isolarsi, ma è un rimanere per andare all’incontro con gli altri. Qui voglio ricordare alcune parole della Beata Madre Teresa di Calcutta. Dice così: 'Dobbiamo essere molto orgogliose della nostra vocazione che ci dà l'opportunità di servire Cristo nei poveri. È nelle 'favelas', nei 'cantegriles', nelle 'villas miseria', che si deve andare a cercare e servire Cristo. Dobbiamo andare da loro come il sacerdote si reca all'altare, con gioia'".

Nello spiegare il secondo aspetto: "Chiamati ad annunciare il Vangelo", il Pontefice ha detto: "Molti di voi, carissimi Vescovi e sacerdoti, se non tutti, siete venuti per accompagnare i vostri giovani alla loro Giornata Mondiale (...). È nostro impegno di Pastori aiutarli a far ardere nel loro cuore il desiderio di essere discepoli missionari di Gesù. Certo, molti potrebbero sentirsi un po’ spaventati di fronte a questo invito, pensando che essere missionari significhi lasciare necessariamente il Paese, la famiglia e gli amici. Dio chiede che siamo missionari. Dove siamo? Dove Lui stesso ci colloca, nella nostra patria o dove ci ponga. Aiutiamo i giovani. Abbiamo l'orecchio attento per ascoltare le loro illusioni - hanno bisogno di essere ascoltati -,(...) La pazienza di ascoltare! Questo ve lo chiedo con tutto il cuore! Nel confessionale, nella direzione spirituale, nell'accompagnamento. Sappiamo perdere tempo con loro. Seminare, costa e affatica, affatica moltissimo! Ed è molto più gratificante godere del raccolto! Che furbizia! Tutti godiamo di più con il raccolto! Però Gesù ci chiede che seminiamo con serietà".

"Non risparmiamo le nostre forze nella formazione dei giovani! - ha esclamato il Papa - (...)
Aiutare i nostri giovani a riscoprire il coraggio e la gioia della fede (...) Educarli nella missione, ad uscire (...). Così ha fatto Gesù con i suoi discepoli: non li ha tenuti attaccati a sé come una chioccia con i suoi pulcini; li ha inviati! Non possiamo restare chiusi nella parrocchia, nelle nostre comunità, nella nostra istituzione parrocchiale o nella nostra istituzione diocesana, quando tante persone sono in attesa del Vangelo! Uscire inviati. Non è semplicemente aprire la porta perché vengano, per accogliere, ma è uscire dalla porta per cercare e incontrare! Spingiamo i giovani affinché escano. Certo che faranno stupidaggini. Non abbiamo paura! Gli Apostoli le hanno fatte prima di noi. (...) Pensiamo con decisione alla pastorale partendo dalla periferia, partendo da coloro che sono più lontani, da coloro che di solito non frequentano la parrocchia. Loro sono gli invitati VIP. Andare a cercarli nel crocevia delle strade".

Infine il Papa si è riferito al terzo aspetto: "Chiamati a promuovere la cultura dell’incontro" ed ha detto: "In molti ambienti, e in generale in questo umanesimo economicista che ci è stato imposto nel mondo - ha sottolineato - si è fatta strada una cultura dell’esclusione, una 'cultura dello scarto'. Non c'è posto né per l’anziano né per il figlio non voluto; non c’è tempo per fermarsi con quel povero nella strada. A volte sembra che per alcuni, i rapporti umani siano regolati da due 'dogmi' moderni: efficienza e pragmatismo. (...) Abbiate il coraggio di andare controcorrente a questa cultura efficentista, a questa cultura dello scarto. L’incontro e l’accoglienza di tutti, la solidarietà - una parola che si sta nascondendo in questa cultura, quasi fosse una cattiva parola -, la solidarietà e la fraternità, sono elementi che rendono la nostra civiltà veramente umana. Essere servitori della comunione e della cultura dell'incontro! (...) E farlo senza essere presuntuosi, imponendo 'le nostre verità', ma bensì guidati dall'umile e felice certezza di chi è stato trovato, raggiunto e trasformato dalla Verità che è Cristo e non può non annunciarla".

Al termine della Messa e dopo la Benedizione dei presenti, il Papa a bordo dell'autovettura panoramica ha raggiunto il Teatro Municipale per l'Incontro con la classe dirigente del Brasile.

PAPA FRANCESCO ALLA CLASSE DIRIGENTE DEL BRASILE: "UN PAESE CRESCE QUANDO DIALOGANO IN MODO COSTRUTTIVO LE SUE DIVERSE RICCHEZZE CULTURALI"

Città del Vaticano, 28 luglio 2013 (VIS). "Vedo in voi la memoria e la speranza: la memoria del cammino e della coscienza della vostra Patria e la speranza che questa Patria, sempre aperta alla luce che promana dal Vangelo, possa continuare a svilupparsi nel pieno rispetto dei principi etici fondati sulla dignità trascendente della persona. Memoria del passato e utopia verso il futuro si incontrano nel presente, che non è una congiuntura senza storia e senza promessa, ma un momento nel tempo, una sfida per raccogliere saggezza e saperla proiettare". Con queste parole, nel pomeriggio di ieri, Papa Francesco ha aperto l'incontro con la classe dirigente del Brasile nel Teatro Municipale di Rio de Janeiro. Erano presenti politici, diplomatici, esponenti della società civile, dell'imprenditoria, della cultura e rappresentanti delle maggiori comunità religiose del Brasile.

Il Santo Padre che è stato accolto al suo arrivo dalla Presidente del Teatro e dalla Segretario di Stato alla Cultura, ha citato il pensatore brasiliano Aleceu Amoroso Lima che affermava: "Quanti, in una Nazione, hanno un ruolo di responsabilità, sono chiamati ad affrontare il futuro 'con lo sguardo calmo di chi sa vedere la verità', ed ha aggiunto: "Vorrei condividere con voi tre aspetti di questo sguardo calmo, sereno e saggio: primo, l’originalità di una tradizione culturale; secondo, la responsabilità solidale per costruire il futuro; e terzo, il dialogo costruttivo, per affrontare il presente".

"Anzitutto, è giusto - ha detto il Papa - valorizzare la dinamica originalità che caratterizza la cultura brasiliana, con la sua straordinaria capacità di integrare elementi diversi. Il comune sentire di un popolo, le basi del suo pensiero e della sua creatività, i principi fondamentali della sua vita, i criteri di giudizio in merito alle priorità, alle norme di azione, si fondano, si fondono e crescono su una visione integrale della persona umana. Questa visione dell’uomo e della vita così come è propria del popolo brasiliano, ha ricevuto anche la linfa del Vangelo, la fede in Gesù Cristo, nell’amore di Dio e la fraternità con il prossimo. La ricchezza di questa linfa può fecondare un processo culturale fedele all’identità brasiliana e, al tempo stesso, un processo costruttore di un futuro migliore per tutti".

"Un processo che fa crescere l’umanizzazione integrale e la cultura dell’incontro e della relazione; questo è il modo cristiano di promuovere il bene comune, la gioia di vivere. E qui convergono fede e ragione, la dimensione religiosa con i diversi aspetti della cultura umana: arte, scienza, lavoro, letteratura… Il cristianesimo unisce trascendenza e incarnazione; per la capacità di rivitalizzare sempre il pensiero e la vita, di fronte alla minaccia della frustrazione e del disincanto che possono invadere i cuori e si diffondono nelle strade".

Un secondo elemento, la responsabilità sociale "richiede - ha spiegato il Pontefice - un certo tipo di paradigma culturale e, conseguentemente, di politica. Siamo responsabili della formazione di nuove generazioni, di aiutarle ad essere capaci nell'economia e nella politica, e ferme sui valori etici. Il futuro esige oggi l'opera di riabilitare la politica, riabilitare la politica, che è una delle forme più alte della carità. Il futuro esige anche una visione umanista dell'economia e una politica che realizzi sempre più e meglio la partecipazione della gente, eviti gli élitarismi e sradichi la povertà. Che nessuno sia privo del necessario e che a tutti sia assicurata dignità, fratellanza e solidarietà: questa è la strada proposta. Già ai tempi del profeta Amos, era molto frequente l’avvertimento di Dio: 'Hanno venduto il giusto per denaro e il povero per un paio di sandali […] calpestano come la polvere della terra la testa dei poveri e fanno deviare il cammino dei miseri'. Le grida che chiedono giustizia continuano ancor oggi".

"Chi ha un ruolo di guida, permettetemi che dica, chi la vita ha unto come guida, deve avere obiettivi concreti e ricercare i mezzi specifici per raggiungerli, ma anche ci può essere il pericolo della disillusione, dell’amarezza, dell’indifferenza, quando le aspirazioni non si realizzano. Qui faccio appello alla dinamica della speranza che ci spinge ad andare sempre oltre, a impiegare tutte le energie e le capacità in favore delle persone per cui si opera, accettando i risultati e creando condizioni per scoprire nuovi percorsi, donandosi anche senza vedere risultati, ma mantenendo viva la speranza, con quella costanza e coraggio che nascono dall'accettazione della propria vocazione di guida e di dirigente".

"È proprio della leadership scegliere la più giusta delle opzioni dopo averle considerate partendo dalla propria responsabilità e dall’interesse del bene comune; per questa strada si va al centro dei mali della società e per vincerli anche con l’audacia di azioni coraggiose e libere. È nostra responsabilità, pur sempre limitata, questa comprensione di tutta la realtà (...) per prendere decisioni nel momento presente, ma allargando lo sguardo verso il futuro, riflettendo sulle conseguenze delle decisioni. Chi agisce responsabilmente colloca la propria azione davanti ai diritti degli altri e davanti al giudizio di Dio. Questo senso etico appare oggi come una sfida storica senza precedenti, dobbiamo cercarlo, dobbiamo inserirlo nella stessa società. Oltre alla razionalità scientifica e tecnica, nella situazione attuale si impone il vincolo morale con una responsabilità sociale e profondamente solidale".

Infine Papa Francesco si è soffermato su un aspetto che considera fondamentale per affrontare il presente: il dialogo costruttivo. "Tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni, il dialogo nel popolo, perché tutti siamo popolo, la capacità di dare e ricevere, rimanendo aperti alla verità. Un Paese cresce quando dialogano in modo costruttivo le sue diverse ricchezze culturali (...). È impossibile immaginare un futuro per la società senza un forte contributo di energie morali in una democrazia che rimanga chiusa nella pura logica o nel mero equilibrio di rappresentanza di interessi costituiti. Considero anche fondamentale in questo dialogo il contributo delle grandi tradizioni religiose, che svolgono un fecondo ruolo di lievito della vita sociale e di animazione della democrazia. Favorevole alla pacifica convivenza tra religioni diverse è la laicità dello Stato, che, senza assumere come propria nessuna posizione confessionale, rispetta e valorizza la presenza della dimensione religiosa nella società, favorendone le sue espressioni più concrete".

"Quando i leader dei diversi settori mi chiedono un consiglio - ha detto Papa Francesco - , la mia risposta sempre è la stessa: dialogo, dialogo, dialogo. L'unico modo di crescere per una persona, una famiglia, una società, l'unico modo per far progredire la vita dei popoli è la cultura dell'incontro, una cultura in cui tutti hanno qualcosa di buono da dare e tutti possono ricevere qualcosa di buono in cambio. (...) Questo atteggiamento aperto, disponibile e senza pregiudizi, lo definirei come 'umiltà sociale che è ciò che favorisce il dialogo. Solo così può crescere una buona intesa fra le culture e le religioni, la stima delle une per le altre senza precomprensioni gratuite e in un clima di rispetto per i diritti di ciascuna. Oggi, o si scommette sul dialogo, o si scommette sulla cultura dell'incontro, o tutti perdiamo, tutti pe4rdiamo. Per di qui va il cammino fecondo".

Al termine il Papa si è rivolto ai presenti pregandoli di accogliere le sue "parole come espressione della mia sollecitudine di Pastore di Chiesa e del rispetto e affetto che nutro per il popolo brasiliano. La fraternità tra gli uomini e la collaborazione per costruire una società più giusta non sono sogno fantasioso, ma il risultato di uno sforzo concertato di verso il bene comune. Vi incoraggio in questo vostro impegno per il bene comune, che richiede da parte di tutti saggezza, prudenza e generosità".

Concluso il suo discorso il Pontefice ha salutato personalmente i venti rappresentanti delle varie categorie presenti, di cui sei delegati continentali del Corpo Diplomatico. Infine il Papa si è diretto in auto al Complesso São Joaquim, sede dell'Arcivescovado di Rio de Janeiro per il pranzo con i Cardinali e i Vescovi brasiliani.

FRANCESCO: SERVE UNA CHIESA CHE SI PONGA IN CAMMINO CON LA GENTE

Città del Vaticano, 28 luglio 2013 (VIS). Alle 13:00 di ieri, sabato 27 luglio, il Papa ha avuto un incontro con i Cardinali, con la Presidenza della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile e con i Vescovi brasiliani nella sede dell'Arcivescovado di Rio de Janeiro. L'Incontro è stato preceduto da un pranzo. La Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile (CNBB) è la più numerosa al mondo, conta 275 Circoscrizioni ecclesiastiche di cui 44 Diocesi Metropolitane, 213 Diocesi, 3 Eparchie, 11 Prelature, 1 Esarcato, un Ordinariato per fedeli di rito orientale senza Ordinario proprio, un Ordinariato Militare ed un'Amministrazione Apostolica personale. I Vescovi sono 459, i Cardinali 9, fra i quali cinque elettori. Il Presidente della CNBB è il Cardinale Raymundo Damasceno Assis, Arcivescovo di Aparecida.

Di seguito riportiamo un'ampia sintesi del discorso pronunciato dal Papa:

1. Aparecida: chiave di lettura per la missione della Chiesa

In Aparecida, Dio ha offerto al Brasile la sua propria Madre. Ma, in Aparecida, Dio ha dato anche una lezione su Se stesso, circa il suo modo di essere e di agire. Una lezione sull’umiltà che appartiene a Dio come tratto essenziale, e che è nel DNA di Dio. C’è qualcosa di perenne da imparare su Dio e sulla Chiesa in Aparecida; un insegnamento che né la Chiesa in Brasile, né il Brasile stesso devono dimenticare. All’inizio dell’evento di Aparecida c’è la ricerca dei poveri pescatori. Tanta fame e poche risorse. La gente ha sempre bisogno di pane. Gli uomini partono sempre dei loro bisogni, anche oggi. (...) Prima c’è la fatica, forse la stanchezza, per la pesca, e tuttavia il risultato è scarso: un fallimento, un insuccesso. Nonostante gli sforzi, le reti sono vuote.

Poi, quando vuole Dio, Egli stesso subentra nel suo Mistero. Le acque sono profonde e tuttavia nascondono sempre la possibilità di Dio; e Lui è arrivato di sorpresa, chissà quando non Lo si aspettava più. La pazienza di coloro che lo attendono è sempre messa alla prova. E Dio è arrivato in modo nuovo, perché Dio è sorpresa: un’immagine di fragile argilla, oscurata dalle acque del fiume, anche invecchiata dal tempo. Dio entra sempre nelle vesti della pochezza. Ecco allora l’immagine dell’Immacolata Concezione. Prima il corpo, poi la testa, poi il ricongiungimento di corpo e testa: unità. Quello che era spezzato riprende l’unità. Il Brasile coloniale era diviso dal muro vergognoso della schiavitù. La Madonna Aparecida si presenta con il volto negro, prima divisa, poi unita nelle mani dei pescatori.... (...) In Aparecida, sin dall’inizio, Dio dona un messaggio di ricomposizione di ciò che è fratturato, di compattazione di ciò che è diviso. Muri, abissi, distanze presenti anche oggi sono destinati a scomparire. La Chiesa non può trascurare questa lezione: essere strumento di riconciliazione.

I pescatori non disprezzano il mistero incontrato nel fiume, anche se è un mistero che appare incompleto. Non buttano via i pezzi del mistero. Attendono la pienezza. E questa non tarda ad arrivare. C’è qualcosa di saggio che dobbiamo imparare. Ci sono pezzi di un mistero, come parti di un mosaico, che andiamo incontrando. Noi vogliamo vedere troppo in fretta il tutto e Dio invece si fa vedere pian piano. Anche la Chiesa deve imparare questa attesa. Poi, i pescatori portano a casa il mistero. La gente semplice ha sempre spazio per far albergare il mistero. Forse abbiamo ridotto il nostro parlare del mistero ad una spiegazione razionale; nella gente, invece, il mistero entra dal cuore. Nella casa dei poveri Dio trova sempre posto".

I pescatori (...) rivestono il mistero della Vergine pescata, come se lei avesse freddo e avesse bisogno di essere riscaldata. Dio chiede di essere messo al riparo nella parte più calda di noi stessi: il cuore. Poi è Dio a sprigionare il calore di cui abbiamo bisogno, ma prima entra con l’astuzia di colui che mendica. I pescatori coprono quel mistero della Vergine con il manto povero della loro fede. Chiamano i vicini per vedere la bellezza trovata; si riuniscono intorno ad essa; raccontano le loro pene in sua presenza e le affidano le loro cause. Consentono così che le intenzioni di Dio si possano attuare: una grazia, poi l’altra; una grazia che apre ad un’altra; una grazia che prepara un’altra. Dio va gradualmente dispiegando l’umiltà misteriosa della sua forza.

C’è da imparare tanto da questo atteggiamento dei pescatori. Una Chiesa che fa spazio al mistero di Dio; una Chiesa che alberga in se stessa tale mistero, in modo che esso possa incantare la gente, attirarla. Solo la bellezza di Dio può attrarre. La via di Dio è l’incanto che attrae. Dio si fa portare a casa. Egli risveglia nell’uomo il desiderio di custodirlo nella propria vita, nella propria casa, nel proprio cuore. Egli risveglia in noi il desiderio di chiamare i vicini per far conoscere la sua bellezza. La missione nasce proprio da questo fascino divino, da questo stupore dell’incontro. Parliamo di missione, di Chiesa missionaria. Penso ai pescatori che chiamano i loro vicini per vedere il mistero della Vergine. Senza la semplicità del loro atteggiamento, la nostra missione è destinata al fallimento.

La Chiesa ha sempre l’urgente bisogno di non disimparare la lezione di Aparecida, non la può dimenticare. Le reti della Chiesa sono fragili, forse rammendate; la barca della Chiesa non ha la potenza dei grandi transatlantici che varcano gli oceani. E tuttavia Dio vuole manifestarsi proprio attraverso i nostri mezzi, mezzi poveri, perché sempre è Lui che agisce. (...) Il risultato del lavoro pastorale non si appoggia sulla ricchezza delle risorse, ma sulla creatività dell’amore. Servono certamente la tenacia, la fatica, il lavoro, la programmazione, l’organizzazione, ma prima di tutto bisogna sapere che la forza della Chiesa non abita in se stessa, bensì si nasconde nelle acque profonde di Dio, nelle quali essa è chiamata a gettare le reti.

Un’altra lezione che la Chiesa deve ricordare sempre è che non può allontanarsi dalla semplicità, altrimenti disimpara il linguaggio del Mistero e resta fuori dalla porta del Mistero, e, ovviamente, non riesce ad entrare in coloro che pretendono dalla Chiesa quello che non possono darsi da sé, cioè Dio. A volte, perdiamo coloro che non ci capiscono perché abbiamo disimparato la semplicità, importando dal di fuori anche una razionalità aliena alla nostra gente. Senza la grammatica della semplicità, la Chiesa si priva delle condizioni che rendono possibile 'pescare' Dio nelle acque profonde del suo Mistero. Un ultimo ricordo: Aparecida è comparsa in un luogo di incrocio. La strada che univa Rio, la capitale, con San Paolo, la provincia intraprendente che stava nascendo, e Minas Gerais, le miniere molto ambite dalle Corti europee: un crocevia del Brasile Coloniale. Dio appare negli incroci. La Chiesa in Brasile non può dimenticare tale vocazione inscritta in sé fin dal suo primo respiro: essere capace di sistole e diastole, di raccogliere e diffondere.

2. L’apprezzamento per il percorso della Chiesa in Brasile

I Vescovi di Roma hanno avuto sempre il Brasile e la sua Chiesa nel loro cuore. (...) Oggi, vorrei riconoscere il lavoro senza risparmio di voi Pastori, nelle vostre Chiese. Penso ai Vescovi nelle foreste, salendo e scendendo i fiumi, nelle aree semiaride, nel Pantanal, nella pampa, nelle giungle urbane delle megalopoli. Amate sempre, con totale dedizione il vostro gregge! Ma penso anche a tanti nomi e tanti volti, che hanno lasciato impronte incancellabili nel cammino della Chiesa in Brasile, facendo toccare con mano la grande bontà del Signore verso questa Chiesa. (...) La Chiesa in Brasile ha ricevuto e applicato con originalità il Concilio Vaticano II e il percorso realizzato, pur avendo dovuto superare certe malattie infantili, ha portato ad una Chiesa gradualmente più matura, aperta, generosa, missionaria. Oggi siamo in un momento nuovo. Come si è bene espresso il Documento di Aparecida: non è un’epoca di cambiamento, ma è un cambiamento d’epoca. Allora, oggi è sempre urgente domandarci: che cosa chiede Dio a noi? A questa domanda vorrei tentare di offrire qualche linea di risposta.

3. L’icona di Emmaus come chiave di lettura del presente e del futuro

Anzitutto non bisogna cedere alla paura di cui parlava il Beato John Henry Newman: "Il mondo cristiano sta gradualmente diventando sterile, e si esaurisce come una terra sfruttata a fondo che diviene sabbia" Non bisogna cedere al disincanto, allo scoraggiamento, alle lamentele. Abbiamo lavorato molto e, a volte, ci sembra di essere degli sconfitti, e abbiamo il sentimento di chi deve fare il bilancio di una stagione ormai persa, guardando a coloro che ci lasciano o non ci ritengono più credibili, rilevanti.

Rileggiamo in questa luce, ancora una volta, l’episodio di Emmaus. I due discepoli scappano da Gerusalemme. Si allontano dalla “nudità” di Dio. Sono scandalizzati dal fallimento del Messia nel quale avevano sperato e che ora appare irrimediabilmente sconfitto, umiliato, anche dopo il terzo giorno. Il mistero difficile della gente che lascia la Chiesa; di persone che, dopo essersi lasciate illudere da altre proposte, ritengono che ormai la Chiesa - la loro Gerusalemme - non possa offrire più qualcosa di significativo e importante. E allora vanno per la strada da soli, con la loro delusione. Forse la Chiesa è apparsa troppo debole, forse troppo lontana dai loro bisogni, forse troppo povera per rispondere alle loro inquietudini, forse troppo fredda nei loro confronti, forse troppo autoreferenziale, forse prigioniera dei propri rigidi linguaggi, forse il mondo sembra aver reso la Chiesa un relitto del passato, insufficiente per le nuove domande; forse la Chiesa aveva risposte per l’infanzia dell’uomo ma non per la sua età adulta. Il fatto è che oggi ci sono molti che sono come i due discepoli di Emmaus; non solo coloro che cercano risposte nei nuovi e diffusi gruppi religiosi, ma anche coloro che sembrano ormai senza Dio sia nella teoria che nella pratica.

Di fronte a questa situazione che cosa fare? Serve una Chiesa che non abbia paura di entrare nella loro notte (...). Serve una Chiesa che sappia dialogare con quei discepoli, i quali, scappando da Gerusalemme, vagano senza meta, da soli, con il proprio disincanto, con la delusione di un Cristianesimo ritenuto ormai terreno sterile, infecondo, incapace di generare senso.

La globalizzazione implacabile, e l'intensa urbanizzazione spesso selvagge, hanno promesso molto. Tanti si sono innamorati dalle loro potenzialità e in esse c’è qualcosa di veramente positivo, come, per esempio, la diminuzione delle distanze, l'avvicinamento tra le persone e le culture, la diffusione dell'informazione e dei servizi. Ma, dall'altro lato, molti vivevano i loro effetti negativi senza rendersi conto di come essi pregiudicano la propria visione dell'uomo e del mondo, generando maggiore disorientamento, e un vuoto che non riescono a spiegare. Alcuni di questi effetti sono la confusione circa il senso della vita, la disintegrazione personale, la perdita dell'esperienza di appartenere a un "nido", la mancanza di un luogo e di legami profondi.

E siccome non c'è chi li accompagni e mostri con la propria vita il vero cammino, molti hanno cercato scorciatoie, perché appare troppo alta la “misura” della Grande Chiesa. Ci sono anche quelli che riconoscono l'ideale dell'uomo e di vita proposto dalla Chiesa, ma non hanno l'audacia di abbracciarlo. Pensano che questo ideale sia troppo grande per loro, sia fuori delle loro possibilità; la meta a cui tendere è irraggiungibile. Tuttavia non possono vivere senza avere almeno qualcosa, sia pure una caricatura, di quello che sembra troppo alto e lontano. Con la disillusione nel cuore, vanno alla ricerca di qualcosa che li illuda ancora una volta, o si rassegnano ad una adesione parziale, che, in definitiva, non riesce a dare pienezza alla loro vita. Il grande senso di abbandono e di solitudine, di non appartenenza neanche a se stessi che spesso emerge da questa situazione, è troppo doloroso per essere messo a tacere. C’è bisogno di uno sfogo e allora resta la via del lamento. Ma anche il lamento diventa a sua volta come un boomerang che torna indietro e finisce per aumentare l’infelicità. Poca gente è ancora capace di ascoltare il dolore; bisogna almeno anestetizzarlo.

Davanti a questo panorama, serve una Chiesa in grado di far compagnia, di andare al di là del semplice ascolto; una Chiesa che accompagna il cammino mettendosi in cammino con la gente; una Chiesa capace di decifrare la notte contenuta nella fuga di tanti fratelli e sorelle da Gerusalemme; una Chiesa che si renda conto di come le ragioni per le quali c’è gente che si allontana contengono già in se stesse anche le ragioni per un possibile ritorno, ma è necessario saper leggere il tutto con coraggio. Gesù diede calore al cuore dei discepoli di Emmaus.

Vorrei che ci domandassimo tutti, oggi: siamo ancora una Chiesa capace di riscaldare il cuore? Una Chiesa capace di ricondurre a Gerusalemme? Di riaccompagnare a casa? In Gerusalemme abitano le nostre sorgenti: Scrittura, Catechesi, Sacramenti, Comunità, amicizia del Signore, Maria e gli Apostoli... Siamo ancora in grado di raccontare queste fonti così da risvegliare l’incanto per la loro bellezza? Tanti se ne sono andati poiché è stato loro promesso qualcosa di più alto, qualcosa di più forte, qualcosa di più veloce. Ma c’è qualcosa di più alto dell’amore rivelato a Gerusalemme? Nulla è più alto dell’abbassamento della Croce, poiché lì si raggiunge veramente l’altezza dell’amore! Siamo ancora in grado di mostrare questa verità a coloro che pensano che la vera altezza della vita sia altrove? Si conosce qualcosa di più forte della potenza nascosta nella fragilità dell’amore, del bene, della verità, della bellezza?

La ricerca di ciò che è sempre più veloce attira l’uomo d’oggi: Internet veloce, auto veloci, aerei veloci, rapporti veloci... E tuttavia si avverte una disperata necessità di calma, vorrei dire di lentezza. La Chiesa, sa ancora essere lenta: nel tempo, per ascoltare, nella pazienza, per ricucire e ricomporre? O anche la Chiesa è ormai travolta della frenesia dell’efficienza? Recuperiamo, cari Fratelli, la calma di saper accordare il passo con le possibilità dei pellegrini, con i loro ritmi di cammino, la capacità di essere sempre vicini per consentire loro di aprire un varco nel disincanto che c’è nei cuori, così da potervi entrare. (...). Serve una Chiesa che torni a portare calore, ad accendere il cuore. Serve una Chiesa capace ancora di ridare cittadinanza a tanti dei suoi figli che camminano come in un esodo.

4. Le sfide della Chiesa in Brasile

La priorità della formazione: Vescovi, sacerdoti, religiosi, laici. (...) È importante promuovere e curare una formazione qualificata che crei persone capaci di scendere nella notte senza essere invase dal buio e perdersi; di ascoltare l’illusione di tanti, senza lasciarsi sedurre; di accogliere le delusioni, senza disperarsi e precipitare nell’amarezza; di toccare la disintegrazione altrui, senza lasciarsi sciogliere e scomporsi nella propria identità. Serve una solidità umana, culturale, affettiva, spirituale, dottrinale. Cari Fratelli nell’Episcopato, bisogna avere il coraggio di una revisione a fondo delle strutture di formazione e di preparazione del clero e del laicato della Chiesa che è in Brasile. (...) I Vescovi non possono delegare tale compito. Voi non potete delegare tale compito, ma assumerlo come qualcosa di fondamentale per il cammino delle vostre Chiese.

Collegialità e solidarietà della Conferenza Episcopale. (...) È importante ricordare Aparecida, il metodo di raccogliere la diversità. Non tanto diversità di idee per produrre un documento, ma varietà di esperienze di Dio per mettere in moto una dinamica vitale. (...) Serve, allora, una valorizzazione crescente dell’elemento locale e regionale. Non è sufficiente la burocrazia centrale, ma bisogna far crescere la collegialità e la solidarietà, sarà una vera ricchezza per tutti.

Stato permanente di missione e conversione pastorale.

(...) Sulla missione è da ricordare che l’urgenza deriva dalla sua motivazione interna, si tratta cioè di trasmettere un’eredità, e sul metodo è decisivo ricordare che un’eredità .è come il testimone, il bastone, nella corsa a staffetta: non si butta per aria e chi riesce a prenderlo, bene, e chi non ci riesce rimane senza. Per trasmettere l’eredità bisogna consegnarla personalmente, toccare colui al quale si vuole donare, trasmettere, tale eredità. Sulla conversione pastorale vorrei ricordare che “pastorale” non è altra cosa che l’esercizio della maternità della Chiesa. (...) Serve, allora, una Chiesa capace di riscoprire le viscere materne della misericordia. Senza la misericordia c’è poco da fare oggi per inserirsi in un mondo di “feriti”, che hanno bisogno di comprensione, di perdono, di amore. Nella missione, anche continentale, è molto importante rinforzare la famiglia, che rimane cellula essenziale per la società e per la Chiesa; i giovani, che sono il volto futuro della Chiesa; le donne, che hanno un ruolo fondamentale nel trasmettere la fede e costituiscono una forza quotidiana in una società che la porti avanti a la rinnovi. Non riduciamo l’impegno delle donne nella Chiesa, bensì promuoviamo il loro ruolo attivo nella comunità ecclesiale. Se la Chiesa perde le donne, nella sua dimensione totale e reale, la Chiesa rischia la sterilità. Aparecida sottolinea anche la vocazione e la missione dell'uomo nella famiglia, nella Chiesa e nella società, come padri, lavoratori e cittadini. Tenetelo in seria considerazione!

Il compito della Chiesa nella società

Nell’ambito della società c’è una sola cosa che la Chiesa chiede con particolare chiarezza: la libertà di annunciare il Vangelo in modo integrale, anche quando si pone in contrasto con il mondo, anche quando va controcorrente, difendendo il tesoro di cui è solo custode, e i valori dei quali non dispone, ma che ha ricevuto e ai quali deve essere fedele. La Chiesa afferma il diritto di servire l’uomo nella sua interezza, dicendogli quello che Dio ha rivelato circa l’uomo e la sua realizzazione, ed essa desidera rendere presente quel patrimonio immateriale senza il quale la società si sfalda (...). La Chiesa ha il diritto e il dovere di mantenere accesa la fiamma della libertà e dell’unità dell’uomo. Educazione, salute, pace sociale sono le urgenze brasiliane. La Chiesa ha una parola da dire sui questi temi, perché per rispondere adeguatamente a tali sfide non sono sufficienti soluzioni meramente tecniche, ma bisogna avere una sottostante visione dell’uomo, della sua libertà, del suo valore, della sua apertura al trascendente. E voi, (...) non abbiate timore di offrire (...) questa parola "incarnata" anche con la testimonianza.

L’Amazzonia come cartina di tornasole, banco di prova per la Chiesa e la società brasiliane

(...) La Chiesa è in Amazzonia non come chi ha le valigie in mano per partire dopo aver sfruttato tutto ciò che ha potuto. La Chiesa è presente in Amazzonia sin dall’inizio con missionari, congregazioni religiose, sacerdoti, laici e vescovi, e tuttora è presente e determinante per il futuro dell’area. (...) Vorrei invitare tutti a riflettere su quello che Aparecida ha detto sull’Amazzonia, anche il forte richiamo al rispetto e alla custodia dell'intera creazione che Dio ha affidato all’uomo non perché lo sfrutti selvaggiamente, ma perché lo renda un giardino.

(...) Cari Confratelli, ho cercato di offrivi in modo fraterno delle riflessioni e delle linee di lavoro in una Chiesa come quella in Brasile che è un grande mosaico di piccole pietre, di immagini, di forme, di problemi, di sfide, ma che proprio per questo è una enorme ricchezza. La Chiesa non è mai uniformità, ma diversità che si armonizzano nell’unità e questo vale in ogni realtà ecclesiale.


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