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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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martedì 19 marzo 2013

LO STEMMA DI PAPA FRANCESCO


Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS).- Lo stemma di Papa Francesco è lo stemma anteriore scelto fin dalla sua consacrazione episcopale.
Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.
Il motto "Miserando atque eligendo" (Con sentimento di amore e lo scelse), è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, a commento dell'episodio evangelico della vocazione di San Matteo. Questa omelia riveste un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

INIZIO DEL PONTIFICATO: PAPA FRANCESCO: "NON ABBIATE PAURA DELLA TENEREZZA"

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Prendersi cura con tenerezza, è la vocazione di ognuno, questo è il messaggio del nuovo Papa. Forse delle sue linee di governo. Chiaro, semplice, profondo, impegnato. Il Papa ha tenuto l'omelia in italiano in non più di venti minuti. E in Piazza San Pietro è rimasto pensoso fino al termine della celebrazione. (Alle 11:20 di questa mattina). Sembra che il raccoglimento del nuovo Papa si sia trasmesso alla folla di più di 200.000 persone che hanno seguito la messa di inizio del Pontificato.

"È un Papa puntuale. anzi, almeno oggi è stato così", ha detto un cattolico tedesco, in là con gli anni, che da ore davanti ad un maxi schermo in Via della Conciliazione guardava come a poco a poco arrivassero altre migliaia di persone. Aveva ragione. È stata la prima improvvisazione. La jeep è apparsa in Piazza San Pietro verso le 8:50. In piedi, papa Francesco, sorridente, nella sua veste bianca, con la mozzetta, la croce pettorale (la stessa che indossava da Vescovo), e le calzature nere, benediceva al suo passaggio, e salutava la folla. E la gente ha cominciato a correre con gli striscioni, i figli, gli amici, i malati... E allora Papa Francesco ha preso un neonato fra le braccia. Nello sbalordimento generale, è sceso dalla papamobile ... Che succede? Aveva visto un malato e voleva accarezzarlo e benedirlo.

È il nuovo Papa. L'argentino, il primo Papa americano, il primo Francesco, Capo della Chiesa cattolica, che oggi si è presentato al mondo e che in pochi giorni ha conquistato tutti. Il popolo già lo conosce come il Papa "vicino", "semplice", "che è come un padre", che saluta con un "buona sera" e prende congedo con un "buon pranzo". Il Papa che questa stessa mattina presto ha fatto una telefonata alla sua terra natale, dove i suoi compatrioti lo seguivano dalla Plaza de Mayo di Buenos Aires e telefono alla mano, in diretta, sorprendendo tutti, ha comunicato il suo messaggio: "Non abbiate paura". le stesse parole che nel 1978 disse il suo Predecessore, il Papa polacco Karol Woytila.

Era la prima volta che Papa Francesco percorreva in papamobile la Piazza e la gente ha potuto vederlo bene, da vicino.... Il nuovo Papa è passato e si è avvicinato al colonnato..., forse è il percorso più lungo che finora un Romano Pontefice abbia fatto in jeep, percorrendo quello che XXI secoli fa era il Circo di Nerone, come ci narra la Storia; il sito dove come confermano le ricerche più recenti, fu martirizzato Pietro, il pescatore, il primo Papa della Chiesa cattolica, le cui spoglie sono sepolte nello stesso luogo. Dello scenario primitivo, quello che rimane è il grande obelisco, portato a Roma da Helipolis per ordine dell'imperatore Caligola. L'obelisco nei pressi del quale centinaia di maestranze hanno lavorato tutta la notte in vista di questa storica data.

Oggi, ventuno secoli dopo, i testimoni sono altri, e altro è lo scenario, anche se il protagonista vuole essere un "uomo comune". Jorge Mario Bergoglio, argentino, 76 anni, perito chimico. I cattolici nel mondo sono 1.165.714.000 (approssimativamente uno ogni 6 persone). E questa volta, sul sagrato vi sono uomini e donne venuti da più di 127 paesi del mondo, venuti "perché lo desideravano", come ha ribadito la Santa Sede: "Il Vaticano non invita alcuni e altri no; il Vaticano invita tutti, e offre una calorosa accoglienza, senza privilegiare né rifiutare nessuno". e così erano presenti 6 regnanti; 3 principi ereditari, 31 Capi di Stato, 11 Capi di Governo... e oltre 1.200 sacerdoti e seminaristi e 250 vescovi cattolici.... Ma il numero che non si può calcolare è quello degli uomini, delle donne, dei giovani, dei bambini e degli anziani: di ogni condizione, fede, lingua, cultura, categoria, stato, opinione.

Alla cerimonia, erano presenti, fra i tanti altri, il Patriarca ecumenico Bartolomeo I; il cattolico armeno di Etchmiadzin, Karekin II; il Metropolita Hilarion, del Patriarcato di Mosca; l'Arcivescovo anglicano, Sentamu; il Segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese, Fyske Tveit. E i 16 Rabbini delle comunità ebraiche più importanti del mondo, e Capi di altre religioni, come la musulmana, buddista, sikh e jainista.

In alto, nel Braccio di Carlo Magno si concentravano le telecamere di alcuni dei circa 6000 giornalisti ed operatori che hanno coperto l'evento. Erano lì dall'alba. Alcuni sono arrivati alla quattro di mattina. Per molti di essi è stato il culmine del loro lavoro a Roma, seguendo giorno dopo giorno, i briefing del Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., che ieri tutti hanno ringraziato.

La cerimonia ha inizio all'interno della Basilica, con la venerazione alla Tomba di San Pietro da parte di Papa Francesco, che per questo importante momento ha voluto essere accompagnato dai 10 Patriarchi Arcivescovi delle principali Chiese cattoliche orientali. Solo loro. Perché? Forse per esprimere l'universalità della Chiesa cattolica, con due riti, orientale e latino, uguali in essenza e in dignità. Dalla Tomba di San Pietro, e da dove parte l'evangeliario, alzato in alto - come indica la liturgia - al pallio pontificio e al nuovo anello del Pescatore.

Fuori, in Piazza, la Santa Sede ha collocato alla destra dell'altare le personalità ecclesiastiche che non concelebravano; alla sinistra, le autorità politiche e civili. Un protocollo la cui prima norma non è la ricchezza, ma la bellezza, fra lo splendore dei canti, intonati dal Coro della Cappella Sistina e dall'Accademia Pontificia dell'Istituto di Musica Sacra. Il primo canto gregoriano è stato "Cristo è Re". All'offertorio, è stato eseguito un mottetto di Pierluigi da Palestrina, composto per l'inizio del Pontificato: "Tu sei il pastore delle pecore". Successivamente, fra le melodie, alcune del Maestro De Vitoria, il canto delle litanie dei santi, conclusosi con quelle degli ultimi tre Papi Santi: San Gregorio VII, San Pio IX e San Pio X.

Due sono stati i momenti più importanti della cerimonia prima dell'inizio della Messa. I Riti con i quali il Cardinale Jorge Mario Bergoglio diventerà Papa Francesco. Il primo è l'imposizione del Pallio confezionato in lana di agnello, da parte del Cardinale protodiacono Jean-Louis Tauran (lo stesso che ha annunciato il nome del nuovo Papa dalla Loggia di San Pietro). Rappresenta la cura che il buon Pastore deve avere per il suo gregge, per le sue pecore, per la Chiesa.

Dopo, il Decano del Collegio Cardinalizio, Cardinale Angelo Sodano, ha consegnato a Papa Francesco l'"Anello del Pescatore", di argento dorato, sul quale è raffigurato Pietro con le chiavi. L'anello era di proprietà dell'Arcivescovo Macchi, amico degli artisti che fu segretario particolare di Papa Paolo VI. Successivamente l'anello divenne proprietà del Monsignore Malnati il quale l'ha offerto al Cardinale Re, nel caso che il nuovo Pontefice desiderasse utilizzarlo.

Infine, fra gli altri riti, l'atto di promessa di obbedienza al nuovo Papa: sei Cardinali, due per ogni Ordine. E dove sono gli altri rappresentanti del Popolo Santo di Dio? I cattolici offriranno questo gesto di obbedienza al nuovo Papa nella Cattedrale di San Giovanni in Laterano nella prima cerimonia in programma nei prossimi giorni.

Comincia la Messa nel giorno della solennità di San Giuseppe, Patrono della Chiesa Universale. Concelebrano 180 Cardinali, i Patriarchi delle Chiese cattoliche che non sono Cardinali, il Segretario del Collegio Cardinalizio, e due sacerdoti spagnoli che sono rispettivamente il Presidente e il Vicepresidente dell'Unione delle Congregazioni e Ordini Maggiori: il francescano Carballo e il gesuita Adolfo de Nicolás, Superiore dei Gesuiti fino al passato 13 marzo.

Il Vangelo, momento culminante della liturgia della Parola, è stato proclamato in lingua greca, per rispetto al Rito orientale. Successivamente, l'omelia di Papa Francesco, in italiano. In piazza un grande silenzio. Il Santo Padre molto calmo. "Sembra che sia stato sempre Papa" dicevano in Piazza San Pietro, nell'ascoltare le sue prime parole. Il testo è stato consegnato alla Sala Stampa in anticipo, però con l'avvertimento che "Questo Papa ama improvvisare. State molto attenti!". No, Papa Francesco non ha improvvisato.

Il Papa parla di San Giuseppe, presentato come esempio, per la sua vocazione, la sua fedeltà e disponibilità, per come ha saputo ascoltare Dio, per come è stato attento a tutto ciò che accadeva attorno a lui... Questa è l'introduzione seguita dal nucleo dell'omelia, quando Papa Francesco collega questa vocazione alla vocazione di tutti, a quella di ognuno, anche alla sua. E conclude esortando tutti alla responsabilità di custodire con tenerezza, di non distruggere quello che abbiamo ricevuto: dal creato, fino a noi stessi, a coloro che ci circondano, specialmente i più poveri. "Non dobbiamo avere paura della bontà, della tenerezza", esorta Papa Francesco. "Perché tutti siamo chiamati a far brillare la stella della speranza: proteggiamo con amore ciò che Dio ci ha donato". Così ha concluso l'omelia il nuovo Vescovo di Roma, l'omelia di inizio del ministero petrino.

In San Pietro si è fatto silenzio. "Siamo in silenzio ma il vulcano è in piena ebollizione qui dentro", commenta un giovane, uno dei moltissimi giovani italiani venuti sin qui portando i propri figli, in alcuni casi di pochi mesi. Accanto a lui, un gruppo che viene dal Libano e che ricorda i viaggi nel Paese di Giovanni Paolo II e di Benedetto XVI. "Anche Francesco verrà. Ne siamo sicuri!".

Infine, al termine della Messa, il Papa si è recato davanti alla statua della Vergine, al lato dell'altare, per pregare. Poi, fra le grida della gente: Francesco! Francesco! Francesco!, i canti gregoriani e le campane di San Pietro che suonavano a festa, il nuovo Papa si è diretto in Basilica, dove ha tolto i paramenti sacri. All'Altare della Confessione ha ricevuto l'omaggio dei rappresentanti diplomatici di 132 paesi e di diverse organizzazioni presenti alla Celebrazione. Ha salutato la Presidente della Repubblica Argentina Signora Cristina Fernández de Kirchner con 19 persone del suo Governo, ed il Presidente della Repubblica italiana, Giorgio Napolitano con il Capo del Governo, i Presidenti del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale.

Nei prossimi giorni, Papa Francesco dovrà pensare a come rispondere alle milioni di mail che ha ricevuto in questi giorni, nonostante attualmente non esista ancora un indirizzo mail ufficiale.

IL PAPA: SIAMO CUSTODI DELLA CREAZIONE, NON LASCIAMO CHE SEGNI DI DISTRUZIONE E DI MORTE ACCOMPAGNINO IL CAMMINO DI QUESTO NOSTRO MONDO!

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo il testo integrale dell'omelia che Papa Francesco ha tenuto durante la Messa di inizio del Ministero Petrino. Il Papa, partendo dalla figura di "custode" di San Giuseppe, ha ribadito che la vocazione del custodire la creazione e l'umanità riguarda tutti ed ha esortato a non avere paura della bontà e neanche della tenerezza.

"Cari fratelli e sorelle! Ringrazio il Signore di poter celebrare questa Santa Messa di inizio del ministero petrino nella solennità di San Giuseppe, sposo della Vergine Maria e patrono della Chiesa universale: è una coincidenza molto ricca di significato, ed è anche l’onomastico del mio venerato Predecessore: gli siamo vicini con la preghiera, piena di affetto e di riconoscenza.

Con affetto saluto i Fratelli Cardinali e Vescovi, i sacerdoti, i diaconi, i religiosi e le religiose e tutti i fedeli laici. Ringrazio per la loro presenza i Rappresentanti delle altre Chiese e Comunità ecclesiali, come pure i rappresentanti della comunità ebraica e di altre comunità religiose. Rivolgo il mio cordiale saluto ai Capi di Stato e di Governo, alle Delegazioni ufficiali di tanti Paesi del mondo e al Corpo Diplomatico.

Abbiamo ascoltato nel Vangelo che 'Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’Angelo del Signore e prese con sé la sua sposa'. In queste parole è già racchiusa la missione che Dio affida a Giuseppe, quella di essere 'custos', custode. Custode di chi? Di Maria e di Gesù; ma è una custodia che si estende poi alla Chiesa, come ha sottolineato il beato Giovanni Paolo II: 'San Giuseppe, come ebbe amorevole cura di Maria e si dedicò con gioioso impegno all’educazione di Gesù Cristo, così custodisce e protegge il suo mistico corpo, la Chiesa, di cui la Vergine Santa è figura e modello'.

Come esercita Giuseppe questa custodia? Con discrezione, con umiltà, nel silenzio, ma con una presenza costante e una fedeltà totale, anche quando non comprende. Dal matrimonio con Maria fino all’episodio di Gesù dodicenne nel Tempio di Gerusalemme, accompagna con premura e con amore ogni momento. È accanto a Maria sua sposa nei momenti sereni e in quelli difficili della vita, nel viaggio a Betlemme per il censimento e nelle ore trepidanti e gioiose del parto; nel momento drammatico della fuga in Egitto e nella ricerca affannosa del figlio al Tempio; e poi nella quotidianità della casa di Nazaret, nel laboratorio dove ha insegnato il mestiere a Gesù.

Come vive Giuseppe la sua vocazione di custode di Maria, di Gesù, della Chiesa? Nella costante attenzione a Dio, aperto ai suoi segni, disponibile al suo progetto, non tanto al proprio; ed è quello che Dio chiede a Davide, come abbiamo ascoltato nella prima Lettura: Dio non desidera una casa costruita dall’uomo, ma desidera la fedeltà alla sua Parola, al suo disegno; ed è Dio stesso che costruisce la casa, ma di pietre vive segnate dal suo Spirito. E Giuseppe è 'custode', perché sa ascoltare Dio, si lascia guidare dalla sua volontà, e proprio per questo è ancora più sensibile alle persone che gli sono affidate, sa leggere con realismo gli avvenimenti, è attento a ciò che lo circonda, e sa prendere le decisioni più sagge. In lui cari amici, vediamo come si risponde alla vocazione di Dio, con disponibilità, con prontezza, ma vediamo anche qual è il centro della vocazione cristiana: Cristo! Custodiamo Cristo nella nostra vita, per custodire gli altri, per custodire il creato!

La vocazione del custodire, però, non riguarda solamente noi cristiani, ha una dimensione che precede e che è semplicemente umana, riguarda tutti. È il custodire l’intero creato, la bellezza del creato, come ci viene detto nel Libro della Genesi e come ci ha mostrato san Francesco d’Assisi: è l’avere rispetto per ogni creatura di Dio e per l’ambiente in cui viviamo. È il custodire la gente, l’aver cura di tutti, di ogni persona, con amore, specialmente dei bambini, dei vecchi, di coloro che sono più fragili e che spesso sono nella periferia del nostro cuore. È l’aver cura l’uno dell’altro nella famiglia: i coniugi si custodiscono reciprocamente, poi come genitori si prendono cura dei figli, e col tempo anche i figli diventano custodi dei genitori. È il vivere con sincerità le amicizie, che sono un reciproco custodirsi nella confidenza, nel rispetto e nel bene. In fondo, tutto è affidato alla custodia dell’uomo, ed è una responsabilità che ci riguarda tutti. Siate custodi dei doni di Dio!

E quando l’uomo viene meno a questa responsabilità, quando non ci prendiamo cura del creato e dei fratelli, allora trova spazio la distruzione e il cuore inaridisce. In ogni epoca della storia, purtroppo, ci sono degli 'Erode' che tramano disegni di morte, distruggono e deturpano il volto dell’uomo e della donna.

Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo 'custodi' della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per 'custodire' dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!.

E qui aggiungo, allora, un’ulteriore annotazione: il prendersi cura, il custodire chiede bontà, chiede di essere vissuto con tenerezza. Nei Vangeli, san Giuseppe appare come un uomo forte, coraggioso, lavoratore, ma nel suo animo emerge una grande tenerezza, che non è la virtù del debole, anzi, al contrario, denota fortezza d’animo e capacità di attenzione, di compassione, di vera apertura all’altro, di amore. Non dobbiamo avere timore della bontà, della tenerezza!

Oggi, insieme con la festa di san Giuseppe, celebriamo l’inizio del ministero del nuovo Vescovo di Roma, Successore di Pietro, che comporta anche un potere. Certo, Gesù Cristo ha dato un potere a Pietro, ma di quale potere si tratta? Alla triplice domanda di Gesù a Pietro sull’amore, segue il triplice invito: pasci i miei agnelli, pasci le mie pecorelle. Non dimentichiamo mai che il vero potere è il servizio e che anche il Papa per esercitare il potere deve entrare sempre più in quel servizio che ha il suo vertice luminoso sulla Croce; deve guardare al servizio umile, concreto, ricco di fede, di san Giuseppe e come lui aprire le braccia per custodire tutto il Popolo di Dio e accogliere con affetto e tenerezza l’intera umanità, specie i più poveri, i più deboli, i più piccoli, quelli che Matteo descrive nel giudizio finale sulla carità: chi ha fame, sete, è straniero, nudo, malato, in carcere. Solo chi serve con amore sa custodire!

Nella seconda Lettura, san Paolo parla di Abramo, il quale 'credette, saldo nella speranza contro ogni speranza'. Saldo nella speranza, contro ogni speranza! Anche oggi davanti a tanti tratti di cielo grigio, abbiamo bisogno di vedere la luce della speranza e di dare noi stessi speranza. Custodire il creato, ogni uomo ed ogni donna, con uno sguardo di tenerezza e amore, è aprire l’orizzonte della speranza, è aprire uno squarcio di luce in mezzo a tante nubi, è portare il calore della speranza! E per il credente, per noi cristiani, come Abramo, come san Giuseppe, la speranza che portiamo ha l’orizzonte di Dio che ci è stato aperto in Cristo, è fondata sulla roccia che è Dio.

Custodire Gesù con Maria, custodire l’intera creazione, custodire ogni persona, specie la più povera, custodire noi stessi: ecco un servizio che il Vescovo di Roma è chiamato a compiere, ma a cui tutti siamo chiamati per far risplendere la stella della speranza: Custodiamo con amore ciò che Dio ci ha donato!".

Chiedo l’intercessione della Vergine Maria, di san Giuseppe, dei santi Pietro e Paolo, di san Francesco, affinché lo Spirito Santo accompagni il mio ministero, e a voi tutti dico: pregate per me! Amen".

TELEFONATA A SORPRESA DI PAPA FRANCESCO ALLA PLAZA DE MAYO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Le migliaia di persone che hanno trascorso la notte di veglia in Plaza de Mayo a Buenos Aires per seguire sugli schermi televisivi la messa di inizio del Ministero Petrino del loro ex Arcivescovo Jorge Mario Bergoligo, hanno avuto una sorpresa. Alle 3:32, ora locale, (7.32 ora di Roma), dagli altoparlanti collocati fuori della Cattedrale nella Piazza, hanno potuto ascoltare la voce di Papa Francesco che dal Vaticano ha voluto salutarli.

Come informa il quotidiano argentino "Clarin", il Papa ha chiamato al cellulare uno dei suoi collaboratori, Padre Alejandro Russo, Rettore della Cattedrale, che dal centro televisivo arcidiocesano ha collegato la telefonata del Pontefice con la Plaza de Mayo, in modo che il Papa potesse salutare i suoi parrocchiani. Poco dopo il Rettore annunciava che aveva riservato una sorpresa e gli abitanti di Buenos Aires hanno udito la voce di Papa Francesco che ha detto: "Cari figli. So che siete in Piazza. So che state pregando, ho molto bisogno delle vostre preghiere. È bello pregare perché vuol dire guardare al cielo e sapere che abbiamo un Padre buono che è Dio".

Un grandissimo applauso ha accolto le parole del Papa che ha proseguito: "Ho un favore da chiedervi. Vi chiedo di camminare insieme; prendiamoci cura gli uni degli altri; siate attenti l'uno all'altro, non ci siano divisioni fra noi. Curate la famiglia, il Creato, i bambini, curate gli anziani; che non vi sia odio, che non vi siano liti, lasciate da parte l'invidia". E usando il gergo di Buenos Aires, ha aggiunto: "No le saquen el cuero a nadie" (cioè "non fate pettegolezzi, né maldicenze). Dialogate, che questo auspicio possa crescere nel vostro cuore e avvicinarvi a Dio. Dio è buono, perdona e comprende sempre, non abbiate paura. Avvicinatevi a Lui e che la Vergine vi benedica molto, che ella come madre vi guidi. E per favore non dimenticatevi di questo vescovo, che sta lontano ma vi ama molto. Pregate per me".

"Per l'intercessione della Santa Vergine e dell'Angelo Custode di ognuno, del glorioso patriarca San Giuseppe, di Santa Teresina del Bambino Gesù e dei santi vostri patroni, vi benedica Dio Onnipotente, Padre, Figlio e Spirito Santo", ha concluso Francesco, benedicendo i presenti.

L'ANELLO DI PAPA FRANCESCO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo Informazioni sull'anello del Pescatore che da oggi Papa Francesco porterà al dito anulare della mano destra.

L'Arcivescovo Pasquale Macchi (morto nel 2006), Segretario particolare di Papa Paolo VI, conservava il calco in cera di un anello fatto da Enrico Manfrini per Paolo VI, che rappresenta Pietro con le chiavi. Manfrini aveva fatto diverse medaglie ed altri oggetti artistici per il Pontefice della "Populorum Progressio". L’anello non era mai stato fuso in metallo, e Paolo VI non lo aveva mai utilizzato, perché portava sempre l’anello fatto in occasione del Concilio Ecumenico Vaticano II.

L'Arcivescovo Macchi ha lasciato questo calco, insieme ad altri oggetti, a Monsignor Ettore Malnati, suo collaboratore per lungo tempo. Monsignor Malnati ha fatto fare dal calco in cera un anello di argento dorato, che è stato proposto al Papa dal Maestro delle Cerimonie, Monsignor Guido Marini insieme ad altri possibili, grazie ai buoni uffici del Cardinale Re. Il Papa ha scelto questo anello, di argento e non d'oro, come suo "anello del Pescatore".

AVVISO

Città del Vaticano, 19 marzo 2013 (VIS). Informiamo i nostri lettori che se desiderano vedere lo stemma del Papa Francesco possono trovarlo nel blog del VIS http://visnews-ita.blogspot.it/


lunedì 18 marzo 2013

DOMANI MESSA DI INIZIO DEL MINISTERO PETRINO DEL VESCOVO DI ROMA

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). Questa mattina, il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha dedicato il consueto briefing con i giornalisti a due temi in particolare: le prime udienze del Papa Francesco e la Messa di inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma.

Padre Lombardi ha informato che il Santo Padre è in questo momento a pranzo con la Presidente dell'Argentina, Signora Cristina Fernández Kirchner, che ha ricevuto questa mattina nella Casa Santa Marta "in un incontro privato durato circa 20 minuti, per salutare successivamente gli altri membri della Delegazione argentina". Questa mattina alle 10:00, Papa Francesco ha avuto un incontro con il Cardinale Segretario di Stato Tarcisio Bertone, e nel pomeriggio di ieri, ha avuto due incontri molto cordiali con il Vescovo di Albano, Marcello Semeraro e con il Padre Adolfo Nicolás Pachón, Preposto Generale della Compagnia di Gesù.

La Conferenza stampa è stata dedicata, soprattutto, a spiegare come si svolgerà la Messa di inizio del Ministero Petrino del Vescovo di Roma. "Questo è il nome giusto della cerimonia - ha detto Padre Lombardi - non è intronizzazione, né inaugurazione. Il Papa è, come Successore di Pietro, il Vescovo di Roma e la Chiesa di Roma, presiede le altre nella carità. Inoltre la celebrazione presenta molti simboli che ricordano il vincolo del Papa con San Pietro, quale suo Successore, iniziando dal luogo, la Tomba e la Piazza, che, secondo la tradizione, è il luogo del martirio di Pietro".

Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha spiegato inoltre la disposizione delle persone in Piazza San Pietro e sul Sagrato: "Sul Sagrato a sinistra Arcivescovi e Vescovi (250 circa), ecclesiastici e Delegazioni di altre Chiese e confessioni cristiane. Sul Sagrato a destra le Delegazioni dei diversi Paesi guidate dai Capi di Stato, ministri e così via. Nel Reparto San Pietro: (a destra), le delegazioni delle altre religioni, ebrei e musulmani e altre religioni; poi sacerdoti e seminaristi (1200); nel Reparto San Paolo: (a sinistra) il Corpo diplomatico e altre autorità. Nel resto della Piazza le persone in piedi, senza biglietti. Si prevede la partecipazione di moltissime persone.

Il Papa lascia alle 8:45-8:50 la Casa Santa Marta e inizia con la jeep il giro fra la folla nella Piazza, nei vari reparti. Poi rientra verso le 9:15 nella Sacrestia presso la Pietà, per indossare i paramenti sacri. L'inizio della Messa è previsto alle 9:30.

La celebrazione inizia con l'ingresso del Papa in Basilica che si reca alla tomba di San Pietro, sotto l'altare centrale, mentre si odono gli squilli delle trombe d'argento e il "Tu es Petrus". Il Papa venera la Tomba di San Pietro insieme con i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori delle Chiese orientali cattoliche (sono 10, di cui 4 Cardinali). Nei pressi della Tomba di San Pietro sono posti il Pallio, l'Anello e l'Evangeliario.

Successivamente il Santo Padre risale dalla Confessione al piano della Basilica e di qui muove la processione. Si cantano le "Laudes Regiae" (il Re è Cristo), con alcune invocazioni tratte dal documento del Concilio Vaticano II "Lumen Gentium". Si invocano poi i Santi, fra cui occorre notare in particolare, dopo gli Apostoli, i molti Santi Romani Pontefici, fino al più recente San Pio X. "Si pronuncia il nome soltanto dei Papi Santi, non dei Beati", ha precisato Padre Lombardi. La processione fa il suo ingresso sul sagrato della Basilica di San Pietro.

"Concelebrano con Papa Francesco - ha informato Papa Lombardi - tutti i Cardinali presenti a Roma, a cui si aggiungono i Patriarchi e Arcivescovi maggiori orientali presenti (6), il Segretario del Collegio Cardinalizio e due Padri Generali religiosi, quello dei Francescani Minori, Padre José Rodríguez Carballo - che è Presidente dell'Unione dei Generali - e quello dei Gesuiti, Padre Adolfo Nicolás Pachón, che è Vicepresidente dell'Unione dei Generali, La processione esce sul Sagrato. I concelebranti si dispongono dal lato di sinistra, davanti agli ecclesiastici non alle Delegazioni di autorità.

Prima dell'inizio della Messa hanno luogo i riti specifici dell'inaugurazione del Pontificato.

L'imposizione del Pallio, posto sulle spalle, fatto di lana di agnelli e pecore, ricorda il Buon Pastore che porta sulle spalle la pecora smarrita, quello del Papa ha croci rosse, mentre quello dei Metropoliti ha croci nere. È lo stesso che usava Benedetto XVI. "È imposto dal Cardinale Protodiacono Jean-Louis Tauran e dopo l'imposizione vi è una preghiera recitata dal Cardinale Protopresbitero Godfried Danneels".

La consegna dell'"Anello del Pescatore" (Pietro è l'Apostolo pescatore: "pescatore di uomini") è fatta dal Cardinale Decano, Primo dell'Ordine dei Vescovi, Cardinale Angelo Sodano. "L'Anello ha l'immagine di San Pietro con le chiavi. Autore è Enrico Manfrini. Era in possesso di Monsignor Macchi, Segretario di Papa Paolo VI, e poi di Monsignor Ettore Malnati, che lo ha proposto tramite il Cardinale Re. Il materiale è argento dorato.

"La 'obbedienza' è fatta da sei cardinali, due per ordine, fra i primi dei presenti. Ricordiamo che tutti i Cardinali elettori l'hanno già fatta nella Cappella Sistina alla fine del Conclave, e che tutti i Cardinali hanno potuto incontrare il Papa nell'udienza successiva nella Sala Clementina. Padre Lombardi ha precisato che in occasione della "presa di possesso della Cattedrale di Roma - San Giovanni in Laterano - che è la Cattedrale del Papa quale Vescovo di Roma - si prevede che l'obbedienza venga prestata da rappresentanti delle diverse componenti del popolo di Dio".

La Messa è quella della Solennità di San Giuseppe. Con le sue letture proprie (quindi non sono letture direttamente connesse al rito dell'Inaugurazione del Pontificato). Il Vangelo è annunciato in greco, come nelle solennità più grandi, per manifestare che la Chiesa universale è composta dalle grandi tradizioni di Oriente e di Occidente. "Il latino - ha detto Padre Lombardi - è già abbondantemente presente nella altre orazioni e parti della Messa".

Il Papa terrà l'omelia in italiano, ma "sappiamo che è nel suo stile mantenersi libero di aggiungere considerazioni in modo spontaneo".

"Si prevede che la durata della celebrazione non sarà più di due ore. Sempre per semplificare e non rendere il rito troppo lungo, non vi è processione offertoriale. Le offerte eucaristiche vengono portate all'altare dai ministranti che preparano l'altare. Non vi è distribuzione della Comunione da parte del Papa, ma da parte dei diaconi sul Sagrato e dei sacerdoti nei diversi Settori".

Riguardo alla musica è da notare che all'ingresso del Papa in Basilica si udranno squilli trombe di argento e il "Tu es Petrus". Canto delle "Laudes Regiae" nella processione dalla Tomba di San Pietro al Sagrato. Insieme di 14 Ottoni che suona in diversi momenti della celebrazione. All'Offertorio: Mottetto "Tu es pastor ovium - Tu sei il pastore delle pecore", composta da Pierluigi da Palestrina proprio per l'Inaugurazione del Pontificato. "Te Deum" finale a versetti alternati: gregoriano e melodia di Da Vitoria. Non è prevista la recita dell'Angelus perché la celebrazione si svolge di giorno feriale".

"Alla fine della celebrazione il Papa, deposte le vesti liturgiche, andrà davanti all'altare centrale della Basilica per salutare i Capi delle Delegazioni ufficiali dei diversi Paesi, che passeranno davanti a lui. Successivamente Papa Francesco si recherà alla Casa Santa Marta per il pranzo. Alcune Delegazioni che si fermeranno a Roma potranno incontrare il Segretario di Stato, Cardinale Tarcisio Bertone, S.d.B., e il Segretario per i Rapporti con gli Stati, Arcivescovo Dominique Mamberti, il mercoledì seguente (ad esempio la Presidente del Brasile Signora Dilma Rousseff in vista della Giornata Mondiale della Gioventù). Il Papa, come sappiamo, riceverà in udienza mercoledì le Delegazioni delle Chiese e comunità cristiane e delle altre religioni.

Le Delegazioni principali finora previste:

Chiese e confessioni cristiane: 33 Delegazioni, 14 Orientali; 10 occidentali, 3 organizzazioni cristiane; altri).

Segnaliamo la presenza del Patriarca ecumenico Bartolomeo I; Catholikos armeno di Etchmiadzin Karekin II; Metropolita Hilarion del Patriarcato di Mosca. Molti Metropoliti, Arcivescovo anglicano di York, John Tucker Mugabi Sentamu; il Segretario del Consiglio Ecumenico delle Chiese Fyske Tveit, e così via.

Importante Delegazione ebraica (16 membri: Comunità ebraica di Roma, Comitati Ebraici internazionali; Gran Rabbinato di Israele; World Jewish Congress; Anti-Defamation League). Saranno presenti anche Delegazioni musulmana, buddista, sikh, jainista.

Hanno annunciato la loro presenza Delegazioni di 132 Paesi di diversa ampiezza e livello.

"Le Delegazioni - ha informato Padre Lombardi - vengono a Roma in seguito a 'informazione' sull'avvenimento inviata dalla Segreteria di Stato, non vi sono 'inviti'. Tutti coloro che vogliono venire sono bene accolti. Nessuno è privilegiato o rifiutato. L'ordine dipende dal protocollo e dal livello della Delegazione. È importante che ciò sia ben chiaro".

Le delegazioni più significative sono quelle dell'Argentina, guidata dalla Presidente Signora Cristina Fernández Kirchner e quella italiana, guidata dal Presidente Giorgio Napolitano e dal Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Monti, con il Presidente del Senato, della Camera e della Corte Costituzionale.

Assisteranno 6 Sovrani regnanti (Belgio, Monaco). 31 Capi di Stato (Austria, Brasile, Cile, Messico, Canada, Polonia, Portogallo, Unione Europea). 3 Principi ereditari (Spagna, Olanda, Bahrein). 11 Capi di Governo (Germania, Francia, il Vicepresidente degli Stati Uniti d'America) e Delegazioni guidate da: First Ladies, Vicepresidenti, Viceprimi Ministri, Presidente di Parlamento, Ministri, Ambasciatori, altre personalità.

Infine Padre Lombardi si è soffermato sullo scudo del nuovo Pontefice, che è il suo stemma anteriore scelto fin dalla sua consacrazione episcopale.

Lo scudo blu è sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d’oro e d’argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l’emblema dell’ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero. In basso, si trovano la stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l’antica tradizione araldica, simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San Giuseppe.

Il motto "Miserando atque eligendo" (Con sentimento di amore e lo scelse), è tratto dalle Omelie di San Beda il Venerabile, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San Matteo. Questa omelia rivesta un significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa. Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio sperimentò, all’età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di Loyola.

UDIENZE

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato.

- La Signora Cristina Fernández Kirchner, Presidente dell'Argentina.

Domenica 17 marzo, presso la "Domus Sanctae Marthae", il Santo Padre ha ricevuto in udienza:

- Il Vescovo Marcello Semararo, Vescovo di Albano.

- Il Padre Nicolás Pachón, Preposto Generale della Compagnia di Gesù.

PRIMO TWEET DI PAPA FRANCESCO: VI RINGRAZIO DI CUORE E VI CHIEDO DI CONTINUARE A PREGARE PER ME

Città del Vaticano, 18 marzo 2013 (VIS). "Cari amici – scrive - vi ringrazio di cuore e vi chiedo di continuare a pregare per me”. Il primo tweet di Papa Francesco è arrivato al termine dell'Angelus di ieri domenica. Sull’account @pontifex in nove lingue sono oltre 3 milioni e 400 mila i followers del Papa.

domenica 17 marzo 2013

PAPA FRANCESCO: "SE IL SIGNORE NON PERDONASSE TUTTO, IL MONDO NON ESISTEREBBE"

Città del Vaticano, 17 marzo 2013 (VIS). "Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi?". Queste le parole di Papa Francesco alle circa 200.000 persone, sia quelle venute da tutta Italia, che hanno viaggiato tutta la notte per essere questa mattina in Piazza San Pietro, sia a tutti coloro che si sono messi in viaggio nei giorni precedenti, provenienti da molti paesi del mondo, per poter assistere al primo Angelus del nuovo Papa. Per tutti un viaggio storico.

L'Angelus è durato non più di 15 minuti, gran parte della folla ha ascoltato in silenzio: "Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe", ha affermato il Santo Padre. E dalla Piazza San Pietro, da Via della Conciliazione, dalle vie adiacenti, la folla assorta ascoltava. Il Romano Pontefice ha parlato in italiano. "Mi piace, il mio Papa", ha detto Francesco, un bimbo di tre anni, sulle spalle del papà.

"Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! - ha detto il Papa - Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo".

Per giorni fervevano i preparativi per questo incontro. Mediante i mezzi di comunicazione - soprattutto la televisione e la radio - molti si sono fatti un'idea del nuovo Papa. "L'ho visto in televisione e mi ha commosso ---- per la sua umiltà... È uno dei nostri", commentava Angelica, 30 anni, che si è alzata alle 6 per essere in Piazza San Pietro per l'Angelus.

Il Santo padre ha commentato il Vangelo della liturgia odierna, l'episodio della donna adultera. "Il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. (...)
Non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. 'Grande è la misericordia del Signore'" Affermazioni pregnanti che il Papa ha accompagnato con commenti spontanei, detti a margine, pieni di umorismo.

Pubblichiamo di seguito il testo completo delle parole del Papa: "Fratelli e sorelle, Buongiorno. Dopo il primo incontro di mercoledì scorso, oggi posso rivolgere di nuovo il mio saluto a tutti! E sono felice di farlo di domenica, nel giorno del Signore! Questo è bello è importante per noi cristiani: incontrarci di domenica, salutarci, parlarci come ora qui, nella piazza. Una piazza che, grazie ai media, ha le dimensioni del mondo. In questa quinta domenica di Quaresima, il Vangelo ci presenta l’episodio della donna adultera, che Gesù salva dalla condanna a morte. Colpisce l’atteggiamento di Gesù: non sentiamo parole di disprezzo, non sentiamo parole di condanna, ma soltanto parole di amore, di misericordia, che invitano alla conversione. 'Neanche io ti condanno: va e d’ora in poi non peccare più!'. Eh!, fratelli e sorelle, il volto di Dio è quello di un padre misericordioso, che sempre ha pazienza. Avete pensato voi alla pazienza di Dio, la pazienza che lui ha con ciascuno di noi? Quella è la sua misericordia. Sempre ha pazienza, pazienza con noi, ci comprende, ci attende, non si stanca di perdonarci se sappiamo tornare a lui con il cuore contrito. 'Grande è la misericordia del Signore', dice il Salmo".

"In questi giorni - ha proseguito il Pontefice - ho potuto leggere un libro di un Cardinale – il Cardinale Kasper, un teologo in gamba, un buon teologo – sulla misericordia. E mi ha fatto tanto bene, quel libro, ma non crediate che faccia pubblicità ai libri dei miei cardinali! Non è così! Ma mi ha fatto tanto bene, tanto bene … Il Cardinale Kasper diceva che sentire misericordia, questa parola cambia tutto. È il meglio che noi possiamo sentire: cambia il mondo. Un po’ di misericordia rende il mondo meno freddo e più giusto. Abbiamo bisogno di capire bene questa misericordia di Dio, questo Padre misericordioso che ha tanta pazienza … Ricordiamo il profeta Isaia, che afferma che anche se i nostri peccati fossero rossi scarlatti, l’amore di Dio li renderà bianchi come la neve".

"È bello, quello della misericordia! Ricordo, appena Vescovo, nell’anno 1992, è arrivata a Buenos Aires la Madonna di Fatima e si è fatta una grande Messa per gli ammalati. Io sono andato a confessare, a quella Messa. E quasi alla fine della Messa mi sono alzato, perché dovevo amministrare una cresima. È venuta da me una donna anziana, umile, molto umile, ultraottantenne. Io l’ho guardata e le ho detto: 'Nonna – perché da noi si dice così agli anziani: nonna – lei vuole confessarsi?'. 'Sì', mi ha detto. 'Ma se lei non ha peccato …'. E lei mi ha detto: 'Tutti abbiamo peccati …'. 'Ma forse il Signore non li perdona …'. “Il Signore perdona tutto”, mi ha detto: sicura. 'Ma come lo sa, lei, signora?'. 'Se il Signore non perdonasse tutto, il mondo non esisterebbe'".

"Io ho sentito una voglia di domandarle: 'Mi dica, signora, lei ha studiato alla Gregoriana?', perché quella è la sapienza che dà lo Spirito Santo: la sapienza interiore verso la misericordia di Dio. Non dimentichiamo questa parola: Dio mai si stanca di perdonarci, mai! 'Eh, padre, qual è il problema?'. Eh, il problema è che noi ci stanchiamo, noi non vogliamo, ci stanchiamo di chiedere perdono. Lui mai si stanca di perdonare, ma noi, a volte, ci stanchiamo di chiedere perdono. Non ci stanchiamo mai, non ci stanchiamo mai! Lui è il Padre amoroso che sempre perdona, che ha quel cuore di misericordia per tutti noi. E anche noi impariamo ad essere misericordiosi con tutti. Invochiamo l’intercessione della Madonna che ha avuto tra le sue braccia la Misericordia di Dio fatta uomo".

Al termine dell'Angelus il Papa ha salutato le decine di migliaia di fedeli che gremivano Piazza San Pietro con queste parole: "Grazie della vostra accoglienza e delle vostre preghiere. Pregate per me, ve lo chiedo. Rinnovo il mio abbraccio ai fedeli di Roma e lo estendo a tutti voi, che venite da varie parti dell’Italia e del mondo, come pure a quanti sono uniti a noi attraverso i mezzi di comunicazione. Ho scelto il nome del Patrono d’Italia, San Francesco d’Assisi, e ciò rafforza il mio legame spirituale con questa terra, dove – come sapete – sono le origini della mia famiglia. Ma Gesù ci ha chiamati a far parte di una nuova famiglia: la sua Chiesa, in questa famiglia di Dio, camminando insieme sulla via del Vangelo. Che il Signore vi benedica, che la Madonna vi custodisca. Non dimenticate questo: il Signore mai si stanca di perdonare! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedere il perdono".

Un'ovazione assordante ha accolto le ultime parole del Papa: "Buona domenica e buon pranzo". Sono stati solo 15 minuti. Un quarto d'ora che per molte migliaia di persone, ha avuta un'attrattiva più forte rispetto agli altri eventi che si svolgevano oggi a Roma: la maratona della città e il Giorno della Porte Aperte al Quirinale".

PAPA FRANCESCO: IL MESSAGGIO DI CRISTO È LA MISERICORDIA

Città del Vaticano, 17 marzo 2013 (VIS). Questa mattina Papa Francesco ha celebrato la Santa Messa nella parrocchia di Sant'Anna in Vaticano, nei pressi della quale, dalle prime ore della mattina, si era assiepata una grande folla. Il Pontefice è stato ricevuto dal parroco e dal Cardinale Angelo Comastri, Vicario Generale del Papa per la Città del Vaticano.

Il Vangelo della liturgia odierna, V Domenica di Quaresima, presenta l'episodio dell'adultera che i farisei e gli scribi vogliono lapidare ma che viene perdonata da Cristo, mentre gli accusatori si disperdono intimoriti dalle misteriose parole che Gesù traccia con il dito nella sabbia.

Nell'omelia il Santo Padre ha ricordato che prima di questo episodio, Gesù si era ritirato sul monte a pregare e poi si recò di nuovo nel Tempio, e tutto il popolo lo ascoltava, e poi alla fine lo lasciarono solo con la donna "Quella solitudine di Gesù! - ha detto il Papa - è "una solitudine feconda: quella della preghiera con il Padre e quella, tanto bella, che è proprio il messaggio di oggi della Chiesa, quella della sua misericordia con questa donna".

"C’è una differenza tra il popolo - ha proseguito il Santo Padre - C’era tutto il popolo che andava da lui; egli sedette e si mise ad insegnare loro: il popolo che voleva sentire le parole di Gesù, il popolo di cuore aperto, bisognoso della Parola di Dio". Ma "c’erano altri, che non sentivano niente, non potevano sentire. E sono quelli che sono andati con quella donna" e la volevano condannare. "Anche noi credo che siamo questo popolo che, da una parte vuole sentire Gesù, ma dall’altra, a volte, ci piace bastonare gli altri, condannare gli altri. E il messaggio di Gesù è quello: la misericordia. Per me, lo dico umilmente, è il messaggio più forte del Signore: la misericordia. Ma Lui stesso l’ha detto: 'Io non sono venuto per i giusti; i giusti si giustificano da soli. (...) Io sono venuto per i peccatori".

"Pensate a quella chiacchiera dopo la vocazione di Matteo: Ma questo va con i peccatori!. E Lui è venuto per noi, quando noi riconosciamo che siamo peccatori. Ma se noi siamo come quel fariseo, davanti all’altare: Ti ringrazio Signore, perché non sono come tutti gli altri uomini, e nemmeno come quello che è alla porta, come quel pubblicano, non conosciamo il cuore del Signore, e non avremo mai la gioia di sentire questa misericordia! Non è facile affidarsi alla misericordia di Dio, perché quello è un abisso incomprensibile. Ma dobbiamo farlo!"

Il Papa ha detto che alla volte le persone dicono ai sacerdoti: “Oh, padre, se lei conoscesse la mia vita, non mi parlerebbe così!”. “Perché?, cosa hai fatto?”. “Oh, ne ho fatte di grosse!”. “Meglio! Vai da Gesù: a Lui piace se gli racconti queste cose!”. Lui si dimentica, Lui ha una capacità di dimenticarsi, speciale. Si dimentica, ti bacia, ti abbraccia e ti dice soltanto: “Neanch’io ti condanno; va’, e d’ora in poi non peccare più”. Soltanto quel consiglio ti dà. Dopo un mese, siamo nelle stesse condizioni… Torniamo al Signore. Il Signore mai si stanca di perdonare: mai! Siamo noi che ci stanchiamo di chiedergli perdono. E chiediamo la grazia di non stancarci di chiedere perdono, perché Lui mai si stanca di perdonare. Chiediamo questa grazia".

Al termine della Messa il Santo Padre ha presentato alcuni partecipanti alla celebrazione.

"Ci sono alcuni che non sono parrocchiani: questi preti argentini, uno è il mio vescovo ausiliare, ma per oggi saranno parrocchiani. Ma voglio farvi conoscere un prete che viene da lontano, che è venuto, un prete che da tempo lavora con i ragazzi di strada, con i drogati. Per loro ha aperto una scuola, ha fatto tante cose per far conoscere Gesù, e tutti questi ragazzi e ragazze di strada oggi lavorano con lo studio che hanno compiuto, hanno capacità di lavoro, credono e amano Gesù". Il Papa ha chiamato il sacerdote all'ambone e lo ha presentato ai fedeli: "Vieni per salutare la gente: pregate per lui. Lui lavora in Uruguay, è il fondatore del Liceo Jubilar Juan Pablo II: lui fa questo lavoro. Non so come oggi sia arrivato qua: lo saprò! Grazie. Pregate per lui".

Dopo i saluti ai parrocchiani il Papa, uscito dalla Chiesa, si è avvicinato a via di Porta Angelica, dove si affaccia Porta Sant'Anna - uno degli ingressi alla Città del Vaticano - per salutare le migliaia di persone che desideravano salutarlo prima che rientrasse nel Palazzo Apostolico per la recita del suo primo Angelus.


sabato 16 marzo 2013

IL PAPA FRANCESCO: "AH, COME VORREI UNA CHIESA POVERA E PER I POVERI!

Città del Vaticano, 16 marzo 2013 (VIS). Questa mattina, nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre ha salutato oltre seimila giornalisti ed operatori dei mezzi di comunicazione, della Santa Sede e accreditati permanentemente o soltanto in questi giorni coprire l'informazione relativa al Conclave.

"Cari amici, sono lieto, all’inizio del mio ministero nella Sede di Pietro, di incontrare voi, che avete lavorato qui a Roma in questo periodo così intenso, iniziato con il sorprendente annuncio del mio venerato Predecessore Benedetto XVI, l’11 febbraio scorso. Saluto cordialmente ciascuno di voi".

"Il ruolo dei mass-media è andato sempre crescendo in questi ultimi tempi, tanto che esso è diventato indispensabile per narrare al mondo gli eventi della storia contemporanea. Un ringraziamento speciale rivolgo quindi a voi per il vostro qualificato servizio dei giorni scorsi – avete lavorato, eh! avete lavorato! –, in cui gli occhi del mondo cattolico e non solo si sono rivolti alla Città Eterna, in particolare a questo territorio che ha per 'baricentro' la tomba di San Pietro. In queste settimane avete avuto modo di parlare della Santa Sede, della Chiesa, dei suoi riti e tradizioni, della sua fede e in particolare del ruolo del Papa e del suo ministero".

"Un ringraziamento particolarmente sentito va a quanti hanno saputo osservare e presentare questi eventi della storia della Chiesa tenendo conto della prospettiva più giusta in cui devono essere letti, quella della fede. Gli avvenimenti della storia chiedono quasi sempre una lettura complessa, che a volte può anche comprendere la dimensione della fede. Gli eventi ecclesiali non sono certamente più complicati di quelli politici o economici! Essi però hanno una caratteristica di fondo particolare: rispondono a una logica che non è principalmente quella delle categorie, per così dire, mondane, e proprio per questo non è facile interpretarli e comunicarli ad un pubblico vasto e variegato. La Chiesa, infatti, pur essendo certamente anche un’istituzione umana, storica, con tutto quello che comporta, non ha una natura politica, ma essenzialmente spirituale: è il Popolo di Dio, il Santo Popolo di Dio, che cammina verso l’incontro con Gesù Cristo".

"Soltanto ponendosi in questa prospettiva si può rendere pienamente ragione di quanto la Chiesa Cattolica opera. Cristo è il Pastore della Chiesa, ma la sua presenza nella storia passa attraverso la libertà degli uomini: tra di essi uno viene scelto per servire come suo Vicario, Successore dell’Apostolo Pietro, ma Cristo è il centro, non il Successore di Pietro: Cristo. Cristo è il centro. Cristo è il riferimento fondamentale, il cuore della Chiesa. Senza di Lui, Pietro e la Chiesa non esisterebbero né avrebbero ragion d’essere. Come ha ripetuto più volte Benedetto XVI, Cristo è presente e guida la sua Chiesa. In tutto quanto è accaduto il protagonista è, in ultima analisi, lo Spirito Santo. Egli ha ispirato la decisione di Benedetto XVI per il bene della Chiesa; Egli ha indirizzato nella preghiera e nell’elezione i Cardinali. È importante, cari amici, tenere in debito conto questo orizzonte interpretativo, questa ermeneutica, per mettere a fuoco il cuore degli eventi di questi giorni".

"Da qui nasce anzitutto un rinnovato e sincero ringraziamento per le fatiche di questi giorni particolarmente impegnativi, ma anche un invito a cercare di conoscere sempre di più la vera natura della Chiesa e anche il suo cammino nel mondo, con le sue virtù e con i suoi peccati, e conoscere le motivazioni spirituali che la guidano e che sono le più autentiche per comprenderla. Siate certi che la Chiesa, da parte sua, riserva una grande attenzione alla vostra preziosa opera; voi avete la capacità di raccogliere ed esprimere le attese e le esigenze del nostro tempo, di offrire gli elementi per una lettura della realtà. Il vostro lavoro necessita di studio, di sensibilità, di esperienza, come tante altre professioni, ma comporta una particolare attenzione nei confronti della verità, della bontà e della bellezza; e questo ci rende particolarmente vicini, perché la Chiesa esiste per comunicare proprio questo: la Verità, la Bontà e la Bellezza 'in persona'. Dovrebbe apparire chiaramente che siamo chiamati tutti non a comunicare noi stessi, ma questa triade esistenziale che conformano verità, bontà e bellezza".

Quindi, mettendo da parte i fogli con il discorso scritto, il Papa ha detto: "Alcuni non sapevano perché il Vescovo di Roma ha voluto chiamarsi Francesco. Alcuni pensavano a Francesco Saverio, a Francesco di Sales, anche a Francesco d’Assisi. Io vi racconterò la storia".

"Nell’elezione, io avevo accanto a me l’arcivescovo emerito di San Paolo e anche Prefetto emerito della Congregazione per il Clero, il Cardinale Claudio Hummes: un grande amico, un grande amico! Quando la cosa diveniva un po’ pericolosa, lui mi confortava. E quando i voti sono saliti a due terzi, viene l’applauso consueto, perché è stato eletto il Papa. E lui mi abbracciò, mi baciò e mi disse: 'Non dimenticarti dei poveri!'. E quella parola è entrata qui: i poveri, i poveri. Poi, subito, in relazione ai poveri ho pensato a Francesco d’Assisi. Poi, ho pensato alle guerre, mentre lo scrutinio proseguiva, fino a tutti i voti. E Francesco è l’uomo della pace. E così, è venuto il nome, nel mio cuore: Francesco d’Assisi. È per me l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e custodisce il creato; in questo momento anche noi abbiamo con il creato una relazione non tanto buona, no? È l’uomo che ci dà questo spirito di pace, l’uomo povero … Ah, come vorrei una Chiesa povera e per i poveri! Dopo, alcuni hanno fatto diverse battute. 'Ma, tu dovresti chiamarti Adriano, perché Adriano VI è stato il riformatore, bisogna riformare …'. E un altro mi ha detto: 'No, no: il tuo nome dovrebbe essere Clemente'. 'Ma perché?'. 'Clemente XV: così ti vendichi di Clemente XIV che ha soppresso la Compagnia di Gesù!'. Sono battute …".

"Vi voglio tanto bene, vi ringrazio per tutto quello che avete fatto. E penso al vostro lavoro: vi auguro di lavorare con serenità e con frutto, e di conoscere sempre meglio il Vangelo di Gesù Cristo e la realtà della Chiesa. Vi affido all’intercessione della Beata Vergine Maria, Stella dell’evangelizzazione. E auguro il meglio a voi e alle vostre famiglie, a ciascuna delle vostre famiglie. E imparto di cuore a tutti voi la benedizione. Grazie".

Infine, dopo aver salutato alcuni giornalisti e responsabili dei mezzi di comunicazione della Santa Sede, il Papa ha concluso con queste parole: "Vi avevo detto che vi avrei dato di cuore la mia benedizione. Dato che molti di voi non appartengono alla Chiesa cattolica, altri non sono credenti, imparto di cuore questa benedizione, in silenzio, a ciascuno di voi, rispettando la coscienza di ciascuno, ma sapendo che ciascuno di voi è figlio di Dio. Che Dio vi benedica".




IL SANTO PADRE CONFERMA PROVVISORIAMENTE I CAPI E I MEMBRI DEI DICASTERI DELLA CURIA ROMANA

ano, 16 marzo 2013 (VIS). Di seguito riportiamo un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede, emesso nella tarda mattina di oggi:

"Il Santo Padre Francesco ha espresso la volontà che i Capi e i Membri dei Dicasteri della Curia Romana, come pure i Segretari, nonché il Presidente della Pontificia Commissione dello Stato della Città del Vaticano, proseguano, provvisoriamente, nei rispettivi incarichi 'donec aliter provideatur'".

"Il Santo Padre desidera, infatti, riservarsi un certo tempo per la riflessione, la preghiera e il dialogo, prima di qualunque nomina o conferma definitiva".


IL PAPA VISITA IN CLINICA IL CARDINALE MEJÍA

Città del Vaticano, 16 marzo 2013 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, Papa Francesco si è recato alla Clinica Pio XI per visitare il Cardinale Jorge Mejía, 90 anni, Archivista e Bibliotecario emerito di Santa Romana Chiesa. Il Porporato ha avuto qualche giorno fa un infarto. La sorpresa del personale della clinica e dei malati è stata grande e tutti hanno acolto il Papa con lunghi applausi. Nel suo discorso al Collegio Cardinalizio nella Sala Clementina, Papa Francesco aveva riferito ai Cardinali che il Cardinale Mejía aveva avuto un infarto e che era ricoverato in clinica.

IMPEGNI DEL SANTO PADRE FRANCESCO (17 - 24 MARZO 2013)

Città del Vaticano, 16 marzo 2013 (VIS). Di seguito pubblichiamo gli impegni del Santo Padre dal 17 al 24 marzo.

- 17 marzo, domenica: alle 10.00, nella Parrocchia di Sant’Anna in Vaticano: Santa Messa Alle 12.00: Angelus dallo Studio privato.

- 18 marzo, lunedì: Incontro con il Presidente della Repubblica di Argentina, alla Domus Sanctae Marthae.

- 19 marzo, martedì: alle 9.30 in Piazza San Pietro: Celebrazione Eucaristica per l’Inizio del Ministero Petrino. (Apertura degli ingressi in Piazza San Pietro alle ore 06.30). Al termine della celebrazione eucaristica, il Santo Padre, davanti all’Altare della Confessione. riceve il saluto dei Capi delle Delegazioni Ufficiali. Il pranzo alla Domus Sanctae Marthae.

- 20 marzo, mercoledì: alle 11.00, nella Sala Clementina: Udienza alle Delegazioni di Delegati Fraterni.

- 22 marzo, venerdì: alle 11.00, nella Sala Regia: Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

- 23 marzo, sabato: alle 12.00, partenza in elicottero dall’eliporto vaticano; alle 12.15 Castel Gandolfo: incontro con il Papa emerito Benedetto XVI e pranzo, al termine: rientro in Vaticano.

- 24 marzo, domenica: alle 9.30, in Piazza San Pietro: Celebrazione Eucaristica nella Domenica delle Palme; alle 12.00 Angelus.

venerdì 15 marzo 2013

"COME IL BUON VINO, CHE CON GLI ANNI DIVENTA PIÙ BUONO, DONIAMO AI GIOVANI LA SAPIENZA DELLA VITA", DICE PAPA FRANCESCO AI CARDINALI

Città del Vaticano, 15 marzo 2013 (VIS). "Cari Fratelli, forza! La metà di noi siamo in età avanzata: la vecchiaia è – mi piace dirlo così – la sede della sapienza della vita. I vecchi hanno la sapienza di avere camminato nella vita, come il vecchio Simeone, la vecchia Anna al Tempio. E proprio quella sapienza ha fatto loro riconoscere Gesù. Doniamo questa sapienza ai giovani: come il buon vino, che con gli anni diventa più buono, doniamo ai giovani la sapienza della vita".

Sono queste le parole che Papa Francesco ha rivolto questa mattina ai Cardinali nel suo primo incontro con tutti i membri del Sacro Collegio, elettori e non elettori, nella Sala Clementina. Il Pontefice ha improvvisato diverse volte durante il suo discorso, come quando ha informato i porporati, che uno di loro, il Cardinale Jorge Mejía ha avuto un infarto ed è ricoverato in una clinica romana. "Ma si crede che la sua salute sia stabile, e ci ha mandato i suoi saluti".

Il Papa aveva ascoltato le parole di saluto che a nome del Collegio Cardinalizio, il Decano del Sacro Collegio, Cardinale Angelo Sodano gli ha rivolto. "Rendiamo grazie al Signore Nostro Dio! È l'invito liturgico che noi, Padri Cardinali ci dirigiamo a vicenda, tra 'seniores' e 'juniores', per ringraziare il Signore per il dono che ha fatto alla Sua Santa Chiesa, dandoLe un nuovo Pastore. (...) Sappia, Padre Santo, che tutti noi, Suoi Cardinali, ci sentiremo a Sua completa disposizione, cercando di formare con Lei il Cenacolo apostolico della Chiesa nascente, il Cenacolo della Pentecoste. Cercheremo di mantenere 'mente abierta y corazón creyente', come Ella ha scritto in un Suo libro di meditazioni".

Nel suo discorso Papa Francesco ha affermato che l'incontro di oggi "vuole essere quasi un prolungamento dell’intensa comunione ecclesiale sperimentata" durante il Conclave. "Animati da profondo senso di responsabilità e sorretti da un grande amore per Cristo e per la Chiesa - ha ricordato Papa Francesco - abbiamo pregato insieme, condividendo fraternamente i nostri sentimenti, le nostre esperienze e riflessioni. In questo clima di grande cordialità è così cresciuta la reciproca conoscenza e la mutua apertura". E nuovamente, parlando a braccio, il Santo Padre ha aggiunto e questo "è buono, perché noi siamo fratelli e qualcuno mi diceva: i cardinali sono i preti del Santo Padre. Ma noi siamo quella comunità, quell'amicizia, quella vicinanza che ci farà bene a tutti. E questa conoscenza, questa mutua apertura ci hanno facilitato la docilità all'azione dello Spirito Santo. Egli, il Paraclito, è il supremo protagonista di ogni iniziativa e manifestazione di fede" e nuovamente, mettendo da parte i fogli del discorso scritto, ha aggiunto: "È curioso: a me fa pensare, questo. Il Paraclito fa tutte le differenze nelle Chiese, e sembra che sia un apostolo di Babele. ma dall'altra parte, è quello che fa l'unità di queste differenze non nella uguaglianza, ma nell'armonia. Io ricordo quel Padre della Chiesa che lo definiva così: 'Ipse harmonia est'. Questo Paraclito che ci dà, a ciascuno di noi, carismi diversi, ci unisce in questa comunità di Chiesa che adora il Padre, il Figlio e a Lui, lo Spirito Santo".

Il Santo Padre ha ricordato il periodo del Conclave "è stato carico di significato non solo per il Collegio Cardinalizio, ma anche per tutti i fedeli. In questi giorni abbiamo avvertito quasi sensibilmente l'affetto e la solidarietà della Chiesa universale, come anche l'attenzione di tante persone che, pur non condividendo la nostra fede, guardano con rispetto e ammirazione alla Chiesa e alla Santa Sede". Il Papa ha anche ringraziato tutti i Cardinali per la loro collaborazione nella guida della Chiesa durante la Sede vacante, dal Cardinale Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, al Camerlengo, Cardinale Tarcisio Bertone e al Cardinale Giovanni Battista Re "che ha fatto da nostro capo nel Conclave".

"Un pensiero colmo di grande affetto e di profonda gratitudine rivolgo al mio venerato Predecessore Benedetto XVI, che in questi anni di Pontificato ha arricchito e rinvigorito la Chiesa con il Suo magistero, la Sua bontà, la Sua guida, la Sua fede, la Sua umiltà e la Sua mitezza. Rimarranno un patrimonio spirituale per tutti". Ha poi sottolineato come Benedetto XVI "ha ricordato tante volte nei suoi insegnamenti e, da ultimo, con quel gesto coraggioso e umile", che "è Cristo che guida la Chiesa per mezzo del suo Spirito. Lo Spirito Santo è l'anima della Chiesa con la sua forza vivificante e unificante: di molti fa un corpo solo, il Corpo mistico di Cristo".

"Non cediamo mai al pessimismo, a quell’amarezza che il diavolo ci offre ogni giorno; - ha esclamato Papa Francesco - non cediamo al pessimismo e allo scoraggiamento: abbiamo la ferma certezza che lo Spirito Santo dona alla Chiesa, con il suo soffio possente, il coraggio di perseverare e anche di cercare nuovi metodi di evangelizzazione, per portare il Vangelo fino agli estremi confini della terra. La verità cristiana è attraente e persuasiva perché risponde al bisogno profondo dell’esistenza umana, annunciando in maniera convincente che Cristo è l’unico Salvatore di tutto l’uomo e di tutti gli uomini. Questo annuncio resta valido oggi come lo fu all’inizio del cristianesimo, quando si operò la prima grande espansione missionaria del Vangelo".

"Tornerete ora - ha concluso il Pontefice - nelle rispettive sedi per continuare il vostro ministero, arricchiti dall’esperienza di questi giorni, così carichi di fede e di comunione ecclesiale. Tale esperienza unica e incomparabile, ci ha permesso di cogliere in profondità tutta la bellezza della realtà ecclesiale, che è un riverbero del fulgore di Cristo Risorto: un giorno guarderemo quel volto bellissimo del Cristo Risorto!".

Al termine del suo discorso il Papa ha salutato uno ad uno tutti i Cardinali presenti nella Sala Clementina.


NOTA SULLA CAMPAGNA CONTRO BERGOGLIO IN ARGENTINA

Città del Vaticano, 15 marzo 2013 (VIS). Segue la Nota letta dal Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., nel corso del briefing di oggi con i giornalisti.

"La campagna contro Jorge Mario Bergoglio è ben nota e risale già a diversi anni fa. E’ portata avanti da una pubblicazione che compie campagne a volte calunniose e diffamatorie. La matrice anticlericale di questa campagna e di altre accuse contro Bergoglio è ben nota ed evidente.

La accusa si riferisce al tempo in cui Bergoglio non era ancora vescovo, ma superiore dei Gesuiti in Argentina e a due sacerdoti che sono stati rapiti e che lui non avrebbe protetto.
Non vi è mai stata un’accusa concreta credibile nei suoi confronti. La Giustizia argentina lo ha interrogato una volta come persona informata sui fatti, ma non gli ha mai imputato nulla.

Egli ha negato in modo documentato le accuse.

Vi sono invece moltissime dichiarazioni che dimostrano quanto Bergoglio fece per proteggere molte persone nel tempo della dittatura militare.

E’ noto anche il ruolo di Bergoglio – una volta diventato vescovo - nel promuovere la richiesta di perdono della Chiesa in Argentina per non aver fatto abbastanza nel tempo della dittatura.

Le accuse appartengono all’uso di analisi storico-sociologiche del periodo dittatoriale fatte da anni da ambienti anticlericali per attaccare la Chiesa. Devono essere respinte con decisione" .



IL PAPA FRANCESCO AL RABBINO DI ROMA: "SPERO DI CONTRIBUIRE AL PROGRESSO CHE LE RELAZIONI TRA EBREI E CATTOLICI HANNO CONOSCIUTO A PARTIRE DAL CONCILIO VATICANO II"

Città del Vaticano, 15 marzo 2013 (VIS). Il Santo Padre ha fatto pervenire un Messaggio al Dottor Riccardo Di Segni, Rabbino Capo della comunità ebraica di Roma, la più antica della diaspora. "Nel giorno della mia elezione a Vescovo di Roma e pastore universale della Chiesa cattolica - scrive il Papa - le invio il mio cordiale saluto, annunciandole che la solenne inaugurazione del mio pontificato avrà luogo martedì 19 marzo".

"Confidando nella protezione dell'Altissimo - prosegue il Papa - spero vivamente di poter contribuire al progresso che le relazioni tra ebrei e cattolici hanno conosciuto a partire dal Concilio Vaticano II, in uno spirito di rinnovata collaborazione e al servizio di un mondo che possa essere sempre più in armonia con la volontà del Creatore".

giovedì 14 marzo 2013

CAMMINARE, EDIFICARE, CONFESSARE, SEMPRE CON LA CROCE DI CRISTO

Città del Vaticano, 14 marzo 2013 (VIS). Questo pomeriggio alle 17, nella Cappella Sistina, il Santo Padre Francesco ha celebrato la Santa Messa "pro Ecclesia" con i 114 Cardinali che hanno partecipato al Conclave.

La prima lettura è stato il cantico del profeta Isaia che comincia con le parole: "Alla fine dei giorni, il monte del tempio del Signore sarà saldo" e prosegue con le celebri frasi: "Egli sarà giudice fra le genti e arbitro fra molti popoli. Spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci; una nazione non alzerà più la spada contro un'altra nazione, non impareranno più l'arte della guerra". Successivamente è stata data lettura della prima lettera di San Pietro apostolo dedicata al sacerdozio comune dei fedeli, nella quale si legge: "Carissimi, avvicinandovi a lui, pietra viva, rifiutata dagli uomini ma scelta e preziosa davanti a Dio, quali pietre vive siete costruiti anche voi come edificio spirituale, per un sacerdozio santo. (...) Voi invece siete stirpe eletta, sacerdozio regale, nazione santa, popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere ammirevoli di lui, che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua luce meravigliosa". Il Vangelo secondo Matteo è stato il racconto della Confessione di Pietro, quando Cristo domanda ai discepoli: "E voi chi dite che io sia? e la risposta di Pietro "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente". Gesù risponde: "E io ti dico che tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'inferno non prevarranno contro di essa".

Nella sua prima omelia Papa Francesco, parlando in italiano, a braccio, ha affermato: "In queste tre Letture vedo che c'è qualcosa di comune: è il movimento. Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella Seconda Lettura, il movimento nell'edificazione della Chiesa; nella terza, nel Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare confessare".

Il Pontefice ha ricordato che la prima cosa che Dio ha detto ad Abramo fu: '"Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile. Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci fermiamo, la cosa non va. Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio chiedeva ad Abramo, nella sua promessa".

"Edificare - ha detto Papa Francesco - Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo. Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella pietra angolare che è lo stesso Signore. Ecco un altro movimento della nostra vita: edificare".

Terzo, confessare. Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va. Diventeremo una Ong assistenziale, ma non la Chiesa, Sposa del Signore. Quando non si cammina, ci si ferma. Quando non si edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, tutto viene giù, è senza consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi sovviene la frase di Léon Bloy: 'Chi non prega il Signore, prega il diavolo'. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la mondanità del diavolo, la mondanità del demonio".

"Camminare, edificare-costruire, confessare. Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare, nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano indietro".
"Questo Vangelo prosegue con una situazione speciale. Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli dice: 'Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di Croce. Questo non c'entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce'. Quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, ma non discepoli del Signore".

"Io vorrei che tutti, dopo questi giorni di grazia, abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore, con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore, che è versato sulla Croce; e di confessare l'unica gloria: Cristo Crocifisso. E così la Chiesa andrà avanti".

"Io auguro a tutti noi che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso".

Al termine dell'omelia, nella preghiera dei fedeli si è pregato per il nuovo Pontefice ed anche per Sua Santità Benedetto XVI perché "serva la Chiesa nel nascondimento con una vita dedicata alla preghiera e alla meditazione". Si è pregato per i responsabili delle nazioni affinché "agiscano non per forza né per interesse, non spadroneggiando sulle persone, consapevoli che ogni potere proviene da Dio" e si è pregato anche "per quanti soffrono, per quanti lottano smarriti nella vita: Cristo, Pastore supremo, li ristori e li consoli e dia loro la corona di gloria".

Infine, terminata la Messa, il Pontefice ha visitato l'appartamento papale nel Palazzo Apostolico.

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