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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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venerdì 15 febbraio 2013

BENEDETTO XVI: LA GIOIA DEL CONCILIO

Città del Vaticano, 15 febbraio 2013 (VIS). Di seguito riportiamo ampi estratti del colloquio che il Santo Padre ha avuto ieri, in un clima di cordialità ed amicizia, con il clero di Roma nell'Aula Paolo VI.

"Noi siamo andati al Concilio non solo con gioia, ma con entusiasmo. C’era un’aspettativa incredibile. Speravamo che tutto si rinnovasse, che venisse veramente una nuova Pentecoste, una nuova era della Chiesa (...). E in quel momento, speravamo che questa relazione si rinnovasse, cambiasse; che la Chiesa fosse di nuovo forza del domani e forza dell’oggi. (...) Si pensava (...) di trovare di nuovo l’unione tra la Chiesa e le forze migliori del mondo, per aprire il futuro dell’umanità, per aprire il vero progresso. (...) Cominciava una forte attività per conoscersi, orizzontalmente, gli uni gli altri, cosa che non era a caso.
(...) E questa era già un’esperienza dell’universalità della Chiesa e della realtà concreta della Chiesa, che non riceve semplicemente imperativi dall’alto, ma insieme cresce e va avanti, sempre sotto la guida – naturalmente – del Successore di Pietro. (...) La prima, iniziale, semplice (...) intenzione era la riforma della liturgia, che era già cominciata con Pio XII (...); la seconda, l’ecclesiologia; la terza, la Parola di Dio, la Rivelazione; e, infine, anche l’ecumenismo".

"Io trovo adesso, retrospettivamente, che è stato molto buono cominciare con la liturgia, così appare il primato di Dio, il primato dell’adorazione". Il Concilio "ha parlato su Dio! Ed è stato il primo atto e quello sostanziale parlare su Dio e aprire tutta la gente, tutto il popolo santo, all’adorazione di Dio, nella comune celebrazione della liturgia del Corpo e Sangue di Cristo. (...) Poi c’erano dei principi: l’intelligibilità, invece di essere rinchiusi in una lingua non conosciuta, non parlata, ed anche la partecipazione attiva. Purtroppo, questi principi sono stati anche male intesi. Intelligibilità non vuol dire banalità, perché i grandi testi della liturgia – anche se parlati, grazie a Dio, in lingua materna – non sono facilmente intelligibili, hanno bisogno di una formazione permanente del cristiano perché cresca ed entri sempre più in profondità nel mistero e così possa comprendere".

"Secondo tema: la Chiesa. (...) Si voleva dire e capire che la Chiesa non è un’organizzazione, qualcosa di strutturale, giuridico, istituzionale - anche questo -, ma è un organismo, una realtà vitale, che entra nella mia anima, così che io stesso, proprio con la mia anima credente, sono elemento costruttivo della Chiesa come tale. (...) La Chiesa non è una struttura; noi stessi cristiani, insieme, siamo tutti il Corpo vivo della Chiesa. E, naturalmente, questo vale nel senso che noi, il vero 'noi' dei credenti, insieme con l’'Io' di Cristo, è la Chiesa; ognuno di noi, non 'un noi', un gruppo che si dichiara Chiesa".

"Quindi, la prima idea: completare l’ecclesiologia in modo teologico, ma proseguendo anche in modo strutturale, cioè: accanto alla successione di Pietro, alla sua funzione unica, definire meglio anche la funzione dei Vescovi, del Corpo episcopale. E, per fare questo, è stata trovata la parola 'collegialità', molto discussa, con discussioni accanite, direi, anche un po’ esagerate. Ma era la parola (...) per esprimere che i Vescovi, insieme, sono la continuazione dei Dodici, del Corpo degli Apostoli. Abbiamo detto: solo un Vescovo, quello di Roma, è successore di un determinato Apostolo, di Pietro. (...) Così proprio il Corpo dei Vescovi, il collegio, è la continuazione del Corpo dei Dodici, ed ha così la sua necessità, la sua funzione, i suoi diritti e doveri".

Un altro concetto in ambito ecclesiologico fu definire il concetto di "Popolo di Dio" che "implica continuità dei Testamenti, continuità della storia di Dio con il mondo, con gli uomini, ma implica anche l’elemento cristologico. Solo tramite la cristologia diveniamo Popolo di Dio e così si combinano i due concetti. Ed il Concilio ha deciso di creare una costruzione trinitaria dell’ecclesiologia: Popolo di Dio Padre, Corpo di Cristo, Tempio dello Spirito Santo. (...) Il nesso tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo, è proprio la comunione con Cristo nell’unione eucaristica. Qui diventiamo Corpo di Cristo; cioè la relazione tra Popolo di Dio e Corpo di Cristo crea una nuova realtà: la comunione".

"Ancora più conflittuale era il problema della Rivelazione. Qui si trattava della relazione tra Scrittura e Tradizione (...) Importante è che certamente la Scrittura è la Parola di Dio e la Chiesa sta sotto la Scrittura, obbedisce alla Parola di Dio, e non sta al di sopra della Scrittura. E tuttavia, la Scrittura è Scrittura soltanto perché c’è la Chiesa viva, il suo soggetto vivo; senza il soggetto vivo della Chiesa, la Scrittura è solo un libro e apre, si apre a diverse interpretazioni e non dà un’ultima chiarezza". In merito "fu decisivo l'intervento del Papa Paolo VI" che propose la formula “non omnis certitudo de veritatibus fidei potest sumi ex Sacra Scriptura”, cioè la certezza della Chiesa sulla fede non nasce soltanto da un libro isolato, ma ha bisogno del soggetto Chiesa illuminato, portato dallo Spirito Santo. Solo così poi la Scrittura parla ed ha tutta la sua autorevolezza".

"E, infine, l’ecumenismo. Non vorrei entrare adesso in questi problemi, ma era ovvio – soprattutto dopo le 'passioni' dei cristiani nel tempo del nazismo – che i cristiani potessero trovare l’unità, almeno cercare l’unità, ma era chiaro anche che solo Dio può dare l’unità. E siamo ancora in questo cammino".

"La seconda parte del Concilio è molto più ampia. Appariva, con grande urgenza, il tema: mondo di oggi, epoca moderna, e Chiesa; e con esso i temi della responsabilità per la costruzione di questo mondo, della società, responsabilità per il futuro di questo mondo e speranza escatologica, responsabilità etica del cristiano (...); e poi libertà religiosa, progresso, e relazione con le altre religioni. In questo momento, sono entrate in discussione realmente tutte le parti del Concilio, non solo l’America, gli Stati Uniti, con un forte interesse per la libertà religiosa. (...) ma anche l’America Latina, sapendo bene della miseria del popolo, di un continente cattolico, e della responsabilità della fede per la situazione di questi uomini. E così anche l’Africa, l’Asia, hanno visto la necessità del dialogo interreligioso; (...). Il grande documento 'Gaudium et spes' ha analizzato molto bene il problema tra escatologia cristiana e progresso mondano, tra responsabilità per la società di domani e responsabilità del cristiano davanti all’eternità, e così ha anche rinnovato l’etica cristiana, le fondamenta. (...) Il fondamento di un dialogo, nella differenza, nella diversità, nella fede nell'unicità di Cristo, che è uno, e non è possibile per un credente pensare che le religioni sono variazioni sullo stesso tema. No, c'è una realtà del Dio vivo, che è realmente Parola di Dio. C'è anche un'esperienza religiosa, con una determinata luce umana sulla creazione e, pertanto è necessario e possibile entrare in dialogo, e così aprirsi agli altri e aprire tutti alla pace di Dio, di tutti i suoi figli, e di tutta la sua famiglia".

"Vorrei adesso aggiungere ancora un terzo punto: c’era anche il Concilio dei media. Era quasi un Concilio a sé, e il mondo ha percepito il Concilio tramite questi, tramite i media. (...) Il Concilio dei giornalisti non si è realizzato, naturalmente, all’interno della fede, ma all’interno delle categorie dei media di oggi, cioè fuori dalla fede, con un’ermeneutica diversa. Era un’ermeneutica politica: per i media, il Concilio era una lotta politica, una lotta di potere tra diverse correnti nella Chiesa. (...) C’era questa triplice questione: il potere del Papa, poi trasferito al potere dei Vescovi e al potere di tutti, sovranità popolare. (...) E così anche per la liturgia: non interessava la liturgia come atto della fede, ma come una cosa dove si fanno cose comprensibili, una cosa di attività della comunità. Queste traduzioni, banalizzazioni dell’idea del Concilio, sono state virulente nella prassi dell’applicazione della Riforma liturgica; esse erano nate in una visione del Concilio al di fuori della sua propria chiave, della fede".

"Sappiamo come questo Concilio dei media fosse accessibile a tutti. Quindi, questo era quello dominante, più efficiente, ed ha creato tante calamità, tanti problemi, realmente tante miserie (...) e il vero Concilio ha avuto difficoltà a concretizzarsi, a realizzarsi; il Concilio virtuale era più forte del Concilio reale. Ma la forza reale del Concilio era presente e, man mano, si realizza sempre più e diventa la vera forza che poi è anche vera riforma, vero rinnovamento della Chiesa. Mi sembra che, 50 anni dopo il Concilio, vediamo come questo Concilio virtuale si rompa, si perda, e appare il vero Concilio con tutta la sua forza spirituale".

L'AVVOCATO TEDESCO ERNST VON FREYBERG NUOVO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI SOVRINTENDENZA DELLO IOR

Città del Vaticano, 15 febbraio 2013 (VIS). Un Comunicato emesso questa mattina informa che la Commissione Cardinalizia di Vigilanza dell’Istituto per le Opere di Religione (I.O.R.), ha provveduto alla nomina, a norma degli Statuti, del nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza nella persona dell’Avv. Ernst von Freyberg. Gli altri quattro Membri del Consiglio di Sovrintendenza mantengono il loro incarico.

"Tale decisione è il risultato di profonda valutazione e di diverse interviste che la Commissione Cardinalizia ha compiuto, sempre con il supporto del Consiglio di Sovrintendenza. Si è trattato di un percorso di alcuni mesi, meticoloso e articolato, che ha permesso di valutare numerosi profili di alto livello professionale e morale, anche con l’assistenza di un’Agenzia internazionale indipendente, leader nella selezione di alti dirigenti d’impresa".

"Il Santo Padre che ha seguito da vicino l’intero processo di selezione e di scelta del nuovo Presidente del Consiglio di Sovrintendenza dell’I.O.R., ha espresso il Suo pieno consenso alla decisione della Commissione Cardinalizia".

Segue in curriculum vitae di Ernst von Freyberg nato in Germania nel 1958. 1978-1985: Studi di diritto presso le Università di Münich e Bonn; 1986-1987 Verwaltungshochschule Speyer; 1988 ammissione all'Ordine degli Avvocati a Landgericht Ulm e secondo esame di diritto a Oberlandesgericht Stuttgart; 1988-1991: TCR Europe Limited (Bemberg Group), Three City Research Inc. (Bemberg Group), Associato; 1991-2012 Fondatore e CEO di Daiwa Corporate Advisory GmbH; 2012 fino al presente Blohm+Voss Group, Hamburg, Germania, Presidente.

L'Avvocato von Freyberg è un membro attivo del Sovrano Militare Ordine Ospedaliero di San Giovanni di Gerusalemme, di Rodi e di Malta e corresponsabile dell'Associazione dei. pellegrinaggi a Lourdes dell'Arcidiocesi di Berlino. È fondatore e membro della Freyberg Stiftung sin dalla creazione nel 2009. La Fondazione sostiene tre organizzazioni cattoliche in Francia, Germania e Austria, la Freiligrath Schule (scuola elementare in Frankfurt) e mette a disposizione borse di studio. Il Dottor von Freyberg è un membro del Consiglio di amministrazione della Flossbach von Storch AG, una società di gestione di fondi con sede a Colonia, che ha un attivo di 8 milioni di euro. È anche membro della Direzione della Manpower GmbH, impresa di lavoro temporaneo con entrate di 600 milioni di euro e 22.000 impiegati in Germania.



UDIENZE

Città del Vaticano, 15 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza sette Presuli della Conferenza Episcopale della Liguria, in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- Il Cardinale Angelo Bagnasco, Arcivescovo di Genova.

- Il Vescovo Martino Canessa, di Tortona.

- Il Vescovo Mario Oliveri, di Albenga-Imperia.

- Il Vescovo Alberto Maria Careggio, di Ventimiglia-San Remo.

- Il Vescovo Alberto Tanasini, Vescovo di Chiavari.

- Il Vescovo Luigi Ernesto Palletti, di La Spezia-Sarzana-Brugnato.

- Il Vescovo Vittorio Lupi, di Savona-Noli.



ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 15 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre Friedrich Bechina, F.S.O., Sotto-Segretario della Congregazione per l'Educazione Cattolica, finora Officiale del medesimo Dicastero.

giovedì 14 febbraio 2013

IL PAPA AL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA: SARÒ SEMPRE VICINO A VOI NELLA PREGHIERA

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). Questa mattina, nell'Aula Paolo VI, il Santo Padre ha incontrato i parroci e il clero della Diocesi di Roma, accompagnati dal Cardinale Vicario Agostino Vallini e dai Vescovi Ausiliari. Prima dell'ingresso nell'Aula Paolo VI, i sacerdoti sono entrati processionalmente nella Basilica Vaticana per la Professione di Fede all'Altare della Cattedra.

Il Santo Padre Benedetto XVI è stato accolto sulle note del canto "Tu es Petrus". "Grazie per il vostro affetto, il vostro amore per la Chiesa e per il Papa: grazie!", ha detto il Papa prima delle parole di saluto del Cardinale Vallini.

"È per me un dono particolare della Provvidenza - ha continuato il Papa - che, prima di lasciare il ministero petrino, posso ancora vedere il mio clero, il clero di Roma. È sempre una grande gioia vedere come la Chiesa vive, come a Roma la Chiesa è vivente: ci sono pastori che nello spirito del Pastore supremo, guidano il gregge del Signore. È un clero realmente cattolico, universale, e questo risponde all'essenza della Chiesa di Roma in sé, portare l'universalità, la cattolicità di tutte le genti, di tutte le razze, di tutte le culture".

"Oggi avete confessato davanti alla Tomba di San Pietro il Credo: nell'Anno della Fede, mi sembra un atto molto opportuno, necessario, forse, che il clero di Roma si riunisca sulla Tomba dell'Apostolo al quale il Signore ha detto: 'A te confido la mia chiesa. Su di te costruisco la mia Chiesa'. Davanti al Signore, insieme con Pietro, avete confessato. 'Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo'. Così cresce la Chiesa: insieme con Pietro, confessare Cristo, seguire Cristo. E facciamo questo, sempre. Io sono molto grato per la vostra preghiera che ho sentito - l'ho detto mercoledì - quasi fisicamente. Anche se mi ritiro adesso, in preghiera sono sempre vicino a tutti voi e sono sicuro che anche tutti voi sarete vicini a me, anche se per il mondo rimango nascosto".

Successivamente il Papa, sollecitato della domande dei sacerdoti, ha parlato con i presenti nell'Aula Paolo VI della sua esperienza personale del Concilio Vaticano II.

BENEDETTO XVI: VIVERE LA QUARESIMA IN COMUNIONE ECCLESIALE SUPERANDO INDIVIDUALISMI E RIVALITÀ

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). Alle 17:00 di ieri, il Santo Padre ha presieduto il rito della benedizione e imposizione delle ceneri, che, seguendo la tradizione, si sarebbe dovuto celebrare nella basilica romana di Santa Sabina, ma - per la grande affluenza di persone ed il desiderio dei cardinali e vescovi della Curia romana di accompagnare il Papa nelle ultime cerimonie del suo pontificato - si è tenuta nella Basilica di San Pietro. Prima della cerimonia il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, ha rivolto un breve saluto al Pontefice ed ha detto: "con sentimenti di grande commozione e di profondo rispetto non solo la Chiesa, ma tutto il mondo, hanno appreso la notizia della Sua decisione di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore dell'Apostolo Pietro". Pubblichiamo di seguito ampi estratti dell'omelia pronunciata dal Santo Padre.

"Oggi, Mercoledì delle Ceneri (...) seguendo l’antichissima tradizione romana delle 'stationes' quaresimali, ci siamo radunati (...) per la Celebrazione dell’Eucaristia. Tale tradizione prevede che la prima 'statio' abbia luogo nella Basilica di Santa Sabina sul colle Aventino. Le circostanze hanno suggerito di radunarsi nella Basilica Vaticana. Siamo numerosi intorno alla Tomba dell’Apostolo Pietro anche a chiedere la sua intercessione per il cammino della Chiesa in questo particolare momento, rinnovando la nostra fede nel Pastore Supremo, Cristo Signore. Per me è un’occasione propizia per ringraziare tutti, specialmente i fedeli della Diocesi di Roma, mentre mi accingo a concludere il ministero petrino, e per chiedere un particolare ricordo nella preghiera".

"Le Letture che sono state proclamate ci offrono spunti che, con la grazia di Dio, siamo chiamati a far diventare atteggiamenti e comportamenti concreti in questa Quaresima. La Chiesa ci ripropone, anzitutto, il forte richiamo che il profeta Gioele rivolge al popolo di Israele: 'Così dice il Signore: ritornate a me con tutto il cuore, con digiuni, con pianti e lamenti'. (...) Ma è possibile questo ritorno a Dio? Sì, perché c’è una forza che non risiede nel nostro cuore, ma che si sprigiona dal cuore stesso di Dio. È la forza della sua misericordia. (...) Ma Questo ritornare a Dio diventa realtà concreta nella nostra vita solo quando la grazia del Signore penetra nell’intimo e lo scuote donandoci la forza di 'lacerare il cuore'. È ancora il profeta a far risuonare da parte di Dio queste parole: 'Laceratevi il cuore e non le vesti'. In effetti, anche ai nostri giorni, molti sono pronti a 'stracciarsi le vesti' di fronte a scandali e ingiustizie – naturalmente commessi da altri –, ma pochi sembrano disponibili ad agire sul proprio 'cuore', sulla propria coscienza e sulle proprie intenzioni, lasciando che il Signore trasformi, rinnovi e converta".

"Quel 'ritornate a me con tutto il cuore', poi, è un richiamo che coinvolge non solo il singolo, ma la comunità. Abbiamo ascoltato sempre nella prima Lettura: 'Suonate il corno in Sion, proclamate un solenne digiuno, convocate una riunione sacra. (...) La dimensione comunitaria è un elemento essenziale nella fede e nella vita cristiana. (...) E questo è importante ricordarlo e viverlo in questo Tempo della Quaresima: ognuno sia consapevole che il cammino penitenziale non lo affronta da solo, ma insieme con tanti fratelli e sorelle, nella Chiesa".

"Il profeta, infine, si sofferma sulla preghiera dei sacerdoti, i quali, con le lacrime agli occhi, si rivolgono a Dio dicendo: 'Non esporre la tua eredità al ludibrio e alla derisione delle genti. Perché si dovrebbe dire fra i popoli: 'Dov’è il loro Dio?''. Questa preghiera ci fa riflettere sull’importanza della testimonianza di fede e di vita cristiana di ciascuno di noi e delle nostre comunità per manifestare il volto della Chiesa e come questo volto venga, a volte, deturpato. Penso in particolare alle colpe contro l’unità della Chiesa, alle divisioni nel corpo ecclesiale. Vivere la Quaresima in una più intensa ed evidente comunione ecclesiale, superando individualismi e rivalità, è un segno umile e prezioso per coloro che sono lontani dalla fede o indifferenti".

"'Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza!'. Le parole dell’apostolo Paolo ai cristiani di Corinto risuonano anche per noi con un’urgenza che non ammette assenze o inerzie. Il termine 'ora' ripetuto più volte dice che questo momento non può essere lasciato sfuggire, esso viene offerto a noi come un’occasione unica e irripetibile. E lo sguardo dell’Apostolo si concentra sulla condivisione con cui Cristo ha voluto caratterizzare la sua esistenza, assumendo tutto l’umano fino a farsi carico dello stesso peccato degli uomini. (...) La riconciliazione che ci viene offerta ha avuto un prezzo altissimo, quello della croce innalzata sul Golgota, su cui è stato appeso il Figlio di Dio fatto uomo. In questa immersione di Dio nella sofferenza umana e nell’abisso del male sta la radice della nostra giustificazione. Il 'ritornare a Dio con tutto il cuore' nel nostro cammino quaresimale passa attraverso la Croce, il seguire Cristo sulla strada che conduce al Calvario, al dono totale di sé".

"Nella pagina del Vangelo di Matteo, che appartiene al cosiddetto Discorso della montagna, Gesù fa riferimento a tre pratiche fondamentali previste dalla Legge mosaica: l’elemosina, la preghiera e il digiuno; sono anche indicazioni tradizionali nel cammino quaresimale per rispondere all’invito di 'ritornare a Dio con tutto il cuore'. Ma Gesù sottolinea come sia la qualità e la verità del rapporto con Dio ciò che qualifica l’autenticità di ogni gesto religioso. Per questo Egli denuncia l’ipocrisia religiosa, il comportamento che vuole apparire, gli atteggiamenti che cercano l’applauso e l’approvazione. Il vero discepolo non serve se stesso o il 'pubblico', ma il suo Signore, nella semplicità e nella generosità: (...) La nostra testimonianza allora sarà sempre più incisiva quanto meno cercheremo la nostra gloria e saremo consapevoli che la ricompensa del giusto è Dio stesso, l’essere uniti a Lui, quaggiù, nel cammino della fede, e, al termine della vita, nella pace e nella luce dell’incontro faccia a faccia con Lui per sempre".


L'ARCIVESCOVO GÄNSWEIN CONTINUERÀ AD ESSERE SEGRETARIO DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). L'Arcivescovo Georg Gänswein, Prefetto della Casa Pontificia e Segretario Particolare di Benedetto XVI, continuerà a ricoprire entrambe le funzioni ed accompagnerà il Papa nel soggiorno a Castel Gandolfo e nel monastero dove il Santo Padre si ritirerà dopo la rinuncia al pontificato. La famiglia pontificia o "memores" che ha servito il Santo Padre in questi otto anni, si trasferirà ugualmente al monastero. Così ha informato Padre Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, nel corso del briefing di oggi, 14 febbraio.

Padre Lombardi ha precisato, inoltre, che i Cardinali che arrivano a Roma prima del 1° marzo, inizio ufficiale della sede vacante, non risiederanno nella Casa Santa Marta fino a questa data. Inoltre Padre Lombardi ha commentato che la caduta del Pontefice nel corso dei Viaggio in Messico dell'anno passato, non è stato un elemento determinante nella sua decisione di rinunciare al ministero petrino, come pure non lo è stato il rapporto della commissione dei tre cardinali (Julian Herranz, Jozef Tomko e Salvatore De Giori) istituita dal Papa l'aprile scorso con l'incarico di compiere una investigazione interna sulla fuga di notizie.

ACCORDO SANTA SEDE-ITALIA PER L'USO DEL PASSETTO DI BORGO

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). Il Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana hanno sottoscritto oggi, presso il detto Ministero, un Protocollo d'intesa per l'utilizzazione del "Passetto di Borgo" (il nome di un parte delle mura che uniscono il Vaticano a Castel Sant'Angelo) e del "Torrino di Avvistamento".

Per la Santa Sede hanno firmato il Cardinale Giuseppe Bertello, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano e, per la Repubblica Italiana, il Professor Lorenzo Ornaghi, Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Il Protocollo d'intesa - sviluppando lo Scambio di Note del 1991 tra l'Italia e la Santa Sede relativo alla proprietà ed all'uso del "Passetto di Borgo" e considerando il comune interesse ad una collaborazione al fine della tutela e valorizzazione del patrimonio storico ed artistico - definisce l'uso del "Torrino di Avvistamento" al fine di consentire il deflusso del pubblico per il camminamento interno ed esterno al monumento, anche con riguardo alla necessità di predisporre idonee infrastrutture per le persone disabili.

L'accordo si inserisce nel progetto generale di restauro e valorizzazione del "Passetto di Borgo" ad opera del Ministero per i Beni e le Attività Culturali della Repubblica Italiana, al fine di consentire la riapertura al pubblico del prestigioso camminamento, con accesso dal Museo Nazionale di Castel Sant'Angelo. Il Protocollo d'intesa, che consiste di un preambolo e di 8 articoli, è entrato in vigore il giorno stesso della firma.

IL NUMERO DI ELETTORI NON DIPENDE DALLA DATA DI INIZIO DEL CONCLAVE

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). In una precedente notizia sul futuro conclave che eleggerà il successore di Benedetto XVI, si era erroneamente affermato che il numero dei cardinali elettori avrebbe potuto variare a seconda della data di inizio del conclave.

In realtà il numero è indipendente dal momento in cui inizia il conclave, perché la Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II "Universi Dominici Gregis" che regolerà il conclave, stabilisce al n. 33 che non sono elettori quei cardinali che hanno compiuto 80 anni prima del giorno nel quale la Sede Apostolica è rimasta vacante.

Per questa ragione, il Cardinale Walter Kasper, per esempio, benché compia 80 anni il 5 marzo, sarà elettore, come pure il Cardinale Severino Poletto, che compie 80 anni il 18 marzo.




ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 14 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Monsignore Laurent Percerou, Vescovo di Moulins (superficie: 7.381; popolazione: 347.900; cattolici: 346.000; sacerdoti: 102; religiosi: 273; diaconi permanenti: 17), Francia. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 a Dreux (Francia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. Dal 1993 al 2003 è stato Parroco di Maintenon, di Gallardon e del raggruppamento parrocchiale di Challet, Gallardon, Maintenon e Villiers-le-Mohier; dal 1995 al 2007 è stato Responsabile del servizio diocesano per le vocazioni; dal 2003 al 2005 è stato Vicario generale del Vescovo Bernard-Nicolas Aubertin e Moderatore di Curia. Nel 2005, dopo la promozione di Mons. Aubertin alla sede metropolitana di Tours, è stato eletto Amministratore diocesano. Dal 2006 è Vicario generale dell’attuale Vescovo di Chartres, Mons. Michel Pansard. Inoltre, dal 2005, è Assistente degli Scouts et Guides de France a Chartres, e dal 2009, Responsabile del servizio diocesano per la catechesi.



mercoledì 13 febbraio 2013

BENEDETTO XVI: GRAZIE A TUTTI. IL SIGNORE CI GUIDERÀ

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Prima della catechesi dell'Udienza Generale, il Santo Padre ha parlato della sua decisione di rinunciare al ministero petrino, interrotto dagli applausi dei presenti nell'Aula Paolo VI.

"Come sapete, ho deciso …. grazie per la vostra simpatia, ho deciso di rinunciare al ministero che il Signore mi ha affidato il 19 aprile 2005. Ho fatto questo in piena libertà per il bene della Chiesa, dopo aver pregato a lungo ed aver esaminato davanti a Dio la mia coscienza, ben consapevole della gravità di tale atto, ma altrettanto consapevole di non essere più in grado di svolgere il ministero petrino con quella forza che esso richiede. Mi sostiene e mi illumina la certezza che la Chiesa è di Cristo, il Quale non le farà mai mancare la sua guida e la sua cura".

"Ringrazio tutti per l’amore e per la preghiera con cui mi avete accompagnato. Grazie, ho sentito quasi fisicamente in questi giorni per me non facili, la forza della preghiera che l’amore della Chiesa, la preghiera vostra, mi porta. Continuate a pregare per me, per la Chiesa, per il futuro Papa. il Signore ci guiderà".

SUPERARE LA TENTAZIONE DI STRUMENTALIZZARE DIO

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha dedicato la catechesi dell'Udienza Generale del mercoledì, al Tempo liturgico della Quaresima che inizia oggi, Mercoledì delle Ceneri. Sono - ha detto il Papa - "quaranta giorni che ci preparano alla celebrazione della Santa Pasqua; è un tempo di particolare impegno nel nostro cammino spirituale". Quaranta furono anche i giorni "che Gesù passò nel deserto prima di iniziare la sua vita pubblica e dove fu tentato dal diavolo".

"Riflettere sulle tentazioni a cui è sottoposto Gesù nel deserto è un invito per ciascuno di noi a rispondere ad una domanda fondamentale: che cosa conta davvero nella nostra vita? (...) Che posto ha Dio nella mia vita? Qual'è il nocciolo delle tre tentazioni che subisce Gesù? È la proposta di strumentalizzare Dio, di usarlo per i propri interessi, per la propria gloria e il proprio successo. E dunque, in sostanza, di mettere se stessi al posto di Dio, rimuovendolo dalla propria esistenza e facendolo sembrare superfluo. (...) Dare a Dio il primo posto, è un cammino che ogni cristiano deve percorrere. 'Convertirsi' (...) significa seguire Gesù in modo che il suo Vangelo sia guida concreta della vita; significa riconoscere che siamo creature, che dipendiamo da Dio, dal suo amore (...) Questo esige di operare le nostre scelte alla luce della Parola di Dio. Oggi non si può più essere cristiani come semplice conseguenza del fatto di vivere in una società che ha radici cristiane: anche chi nasce da una famiglia cristiana (...) deve, ogni giorno, rinnovare la scelta di essere cristiano, dare a Dio il primo posto, di fronte alle tentazioni che una cultura secolarizzata gli propone di continuo, di fronte al giudizio critico di molti contemporanei".

"Le prove a cui la società attuale sottopone il cristiano, infatti, sono tante, e toccano la vita personale e sociale. Non è facile essere fedeli al matrimonio cristiano, praticare la misericordia nella vita quotidiana, lasciare spazio alla preghiera e al silenzio interiore; non è facile opporsi pubblicamente a scelte che molti considerano ovvie, quali l’aborto in caso di gravidanza indesiderata, l’eutanasia in caso di malattie gravi, o la selezione degli embrioni per prevenire malattie ereditarie. La tentazione di metter da parte la propria fede è sempre presente e la conversione diventa una risposta a Dio che deve essere confermata più volte nella vita".

Il Santo Padre ha ricordato "le grandi conversioni come quella di san Paolo sulla via di Damasco, o di sant’Agostino, ma anche nella nostra epoca di eclissi del senso del sacro, la grazia di Dio è al lavoro e opera meraviglie nella vita di tante persone" come è avvenuto per lo scienziato russo ortodosso Pavel Florenskij, il quale "Dopo un’educazione completamente agnostica, (...) si trova ad esclamare: 'No, non si può vivere senza Dio!', e a cambiare completamente la sua vita, tanto da farsi monaco". Il Papa ha ricordato anche la figura di "Etty Hillesum (1914-1943), una giovane olandese di origine ebraica che morirà ad Auschwitz. Inizialmente lontana da Dio, lo scopre guardando in profondità dentro se stessa e scrive: 'Un pozzo molto profondo è dentro di me. E Dio c’è in quel pozzo'. (...) Nella sua vita dispersa e inquieta, ritrova Dio proprio in mezzo alla grande tragedia del Novecento, la 'Shoah'".

"Nella nostra epoca non sono poche le conversioni intese come il ritorno di chi, dopo un’educazione cristiana magari superficiale, si è allontanato per anni dalla fede e poi riscopre Cristo e il suo Vangelo. (...) In questo Tempo di Quaresima, nell’'Anno della fede', rinnoviamo il nostro impegno nel cammino di conversione, per superare la tendenza di chiuderci in noi stessi e per fare, invece, spazio a Dio, guardando con i suoi occhi la realtà quotidiana. (...) Convertirsi significa non chiudersi nella ricerca del proprio successo, del proprio prestigio, della propria posizione, ma far sì che ogni giorno, nelle piccole cose, la verità, la fede in Dio e l’amore diventino la cosa più importante", ha concluso il Papa.

GIOVANI PROTAGONISTI CAMPAGNA FRATERNITÀ IN BRASILE

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha inviato un Messaggio ai fedeli del Brasile in occasione della Campagna di Fraternità che si tiene nel Paese tutti gli anni durante la Quaresima, e che quest'anno ha per tema: "Fraternità e gioventù".

"Si apre dinanzi a noi il cammino della Quaresima, pervaso di preghiera, penitenza e carità, che ci prepara a sperimentare e partecipare più profondamente alla passione, alla morte e risurrezione di Gesù Cristo. - scrive il Papa - In Brasile tale preparazione ha trovato un valido sostegno nella Campagna di Fraternità, giunta quest'anno alla quindicesima edizione, e si riveste delle tonalità spirituali della XXVII Giornata Mondiale di Rio de Janeiro".

"Con gioia mi unisco a questa iniziativa quaresimale della Chiesa in Brasile e invio a tutti ed ad ognuno di voi, il mio cordiale saluto nel Signore al quale raccomando gli sforzi di coloro che sono impegnati ad aiutare i giovani ad essere 'protagonisti di una società più giusta e più fraterna ispirata al Vangelo". I 'segni dei tempi' nella società e nella Chiesa, si manifestano anche attraverso i giovani. Omettere di prendere in considerazione questi segni o non discernerli significa perdere opportunità di rinnovamento. Se formano parte del presente, formeranno parte anche del futuro. Auspichiamo che i giovani siano protagonisti e siano integrati nella comunità che li accoglie, ciò dimostra la fiducia che la Chiesa pone in ognuno di essi. Sono necessarie a questo scopo guide - sacerdoti, consacrati o laici - che continuino ad essere giovani dentro, anche se non lo sono anagraficamente, che siano capaci di camminare senza forzare il passo, di solidarietà ed empatia, e di dare testimonianza di salvezza, che la fede e la sequela di Gesù Cristo alimentano ogni giorno".

LA CHIESA SOSTIENE CENTRALITÀ DEL LAVORATORE DELLA TERRA

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Papa ha indirizzato un Messaggio ai partecipanti alla 36ma sessione del Consiglio dei Governatori del Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), del quale quest'anno ricorre il trentaseiesimo anniversario.

Il Santo Padre ha elogiato la metodologia seguita dall'IFAD "che antepone lo sviluppo continuativo alla sola assistenza, affianca la dimensione del gruppo a quella esclusivamente individuale, fino a prevedere forme di donazioni e prestiti senza interessi, scegliendo spesso, quali primi beneficiari, i 'più poveri tra i poveri'. Tale azione mostra che una logica ispirata dal principio di gratuità e dalla cultura del dono può 'trovare posto entro la normale attività economica'” (Enc. Caritas in veritate, 36).

"L’approccio seguito dal Fondo, infatti, unisce l’eliminazione della povertà non solo alla lotta contro la fame e alla garanzia della sicurezza alimentare, ma alla creazione di opportunità di lavoro e di strutture istituzionali e decisionali. È risaputo che, quando questi fattori sono carenti, si restringe la partecipazione dei lavoratori rurali alle scelte che li riguardano e, di conseguenza, si accentua in loro la convinzione di essere limitati nelle proprie capacità e nella propria dignità".

"In questo ambito si possono apprezzare due specifici orientamenti attuati dall’Organizzazione. Il primo è la costante attenzione rivolta all’Africa, dove, sostenendo progetti di 'credito rurale', l’IFAD mira a dotare di mezzi finanziari, esigui ma essenziali, i piccoli agricoltori, e a renderli protagonisti anche nella fase decisionale e gestionale".

"Il secondo orientamento è il sostegno alle comunità indigene, che hanno una particolare cura a favore della conservazione delle biodiversità, riconosciute quali beni preziosi posti dal Creatore a disposizione dell’intera famiglia umana. La salvaguardia dell’identità di questi popoli va proseguita, riconoscendo ad essi il ruolo insostituibile nella conoscenza del sapere tradizionale".

"La Chiesa cattolica nel suo insegnamento e nelle sue opere ha sempre sostenuto la centralità del lavoratore della terra, auspicando concretezza nell’azione politica ed economica che lo riguarda. È una posizione di cui mi piace segnalare la sintonia con quanto messo in atto dal Fondo per qualificare gli agricoltori, come individui o piccoli gruppi, rendendoli così protagonisti dello sviluppo delle loro comunità e Paesi. L’attenzione alla persona, nella dimensione individuale e sociale, sarà maggiormente efficace se realizzata attraverso forme di associazione, cooperative e piccole imprese familiari che siano messe in grado di produrre un reddito sufficiente per un dignitoso tenore di vita".

Il Papa conclude il Messaggio ricordando il prossimo "Anno internazionale che le Nazioni Unite hanno deciso di dedicare alla famiglia rurale, a motivo di una radicata e sana concezione dello sviluppo agricolo e della lotta alla povertà, imperniati su questa cellula fondamentale della società. L’IFAD, per esperienza, sa bene che il cuore dell’ordine sociale è la famiglia, la cui vita è regolata, ancor prima che dalle leggi di uno Stato, o da norme internazionali, da principi morali inseriti nel patrimonio naturale di valori che sono immediatamente riconoscibili anche nel mondo rurale. Tali principi ispirano la condotta dei singoli, il rapporto tra i coniugi e tra generazioni, il senso della condivisione. Disconoscere o trascurare questa realtà equivale a minare le fondamenta, non solo della famiglia, ma dell’intera comunità rurale, con conseguenze di cui non è difficile prevedere la gravità".

BRIEFING DI PADRE LOMBARDI SULLE ATTIVITÀ DEL PAPA

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha reso note le attività del Santo Padre fino al 28 febbraio prossimo.

Domani, come è stato annunciato nel "briefing" di ieri, martedì, Benedetto XVI incontrerà i parroci di Roma nell'Aula Paolo VI. Il 15  riceverà rispettivamente la Fondazione "Pro Petri Sede" e il Presidente di Romania. Il 16 riceverà il Presidente del Guatemala. Negli stessi giorni incontrerà i Vescovi di Liguria e Lombardia in Visita "ad Limina Apostolorum". Sarà annullata l'udienza al Presidente del Camerun programmata per il 28 febbraio e la Visita "ad Limina" dei Presuli della regione Marche, programmata fra il 25 e il 28 febbraio. Il 16, alle 18:00, il Papa incontrerà il Presidente del Consiglio dei Ministri Senatore Mario Monti e sabato 23, nella tarda mattinata, il Presidente della Repubblica Italiana, Senatore Giorgio Napolitano. "Entrambi - ha precisato Padre Lombardi - hanno espresso il desiderio di incontrare brevemente il Papa".

Dal 17 (dopo l'Angelus) alla mattina del 23, il Santo Padre, con la Curia romana, parteciperà agli Esercizi Spirituali, il cui predicatore quest'anno è il Cardinale Gianfranco Ravasi. Come di consueto il mercoledì di questa settimana non è prevista l'Udienza Generale né altra attività che preveda la presenza del Papa. Il 24 febbraio il Papa guiderà la recita dell'Angelus con i fedeli convenuti in Piazza San Pietro.

Il 25 febbraio il Santo Padre riceverà alcuni cardinali in udienza privata; il 27 febbraio si terrà l'Udienza Generale in Piazza San Pietro. Il 28 febbraio, ultimo giorno del suo Pontificato, Benedetto XVI incontrerà, nella Sala Clementina, i membri del Collegio Cardinalizio e, alle 17:00, lascerà il Vaticano trasferendosi in elicottero nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

Il periodo di Sede vacante inizia il 1° marzo. Tutte le visite e le attività che prevedono la presenza del Pontefice saranno annullate.

Infine il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede ha ricordato che quando comincia la sede vacante, hanno inizio le congregazioni dei cardinali in preparazione al conclave. Le congregazioni hanno una serie di adempimenti giuridici da fare e poi hanno funzione di scambio di pareri fra i cardinali su problemi da affrontare, sulla situazione della Chiesa in modo tale da maturare anche, per i singoli membri del collegio, criteri, informazioni utili, in vista dell'elezione. Per questo la normativa prevede che l'inizio del conclave deve essere stabilito tra i 15 e i 20 giorni dall'inizio della sede vacante. "Quindi, se tutto si svolge normalmente, si prevede - ha detto Padre Lombardi - che il conclave potrebbe cominciare tra il 15 e il 19 marzo. Ma adesso non si può dare una data precisa del conclave perché tocca ai cardinali stabilire esattamente il calendario".

ALTRI ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 13 febbraio 2013 (VIS). Il Santo Padre ha nominato Uditore Generale della Camera Apostolica, il Vescovo Giuseppe Sciacca, Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

martedì 12 febbraio 2013

IL PAPA PRESIEDERÁ IL RITO DELLE CENERI NELLA BASILICA VATICANA

Città del Vaticano, 12 febbraio 2013 (VIS).-Mercoledì 13 febbraio, alle 17,00 il Santo Padre celebrerà il rito della benedizione e imposizione delle ceneri nella basilica vaticana e non nella basilica romana di Santa Sabina, dove ha avuto luogo solitamente. Il motivo, come ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, padre Federico Lombardi S.I, è che sarà l'ultima concelebrazione pubblica di Benedetto XVI prima di lasciare il pontificato e si prevede una partecipazione molto numerosa.

Per la stessa ragione, l'incontro annuale del Papa con i parroci di Roma, programmato quest'anno, il 14 febbraio avrà luogo nell'Aula Paolo VI e sarà incentrato, secondo quanto riferito da padre Lombardi, sul Concilio Vaticano II, come aveva chiesto il clero romano. Inoltre, in previsione della grande affluenza, l'ultima udienza generale di Benedetto XVI che avrebbe avuto luogo il 27 febbraio nell'Aula Paolo VI, probabilmente si svolgerà in Piazza San Pietro.

Il Papa sta bene, -ha detto Padre Lombardi-, è molto sereno, non ha rinunciato perché malato, ma solo per la fragilità dovuta all’invecchiamento, ricordando che il pontefice, in effetti,ha subito recentemente un intervento assolutamente di routine per la sostituzione della batteria del pacemaker, ma questo non ha alcun peso nella sua decisione. Inoltre ha spiegato che il viaggio a Cuba e in Messico, a causa della fatica, ha costituito per Benedetto XVI una tappa della maturazione verso la rinuncia al ministero, ma non una decisione definitiva in tal senso.

Il direttore della Sala Stampa ha confermato che il calendario del Papa sarà lo stesso fino al 28 febbraio, ultimo giorno del pontificato, con con gli incontri con i vescovi italiani in visita ad limina, con i presidenti di Romania e Guatemala, etc.. Non sarà pubblicata, invece, l'enciclica prevista sulla Fede perché il testo non era ancora pronto.

IL CARDINALE DZIWISZ: GRATITUDINE E FEDELTÀ A BENEDETTO XVI

Città del Vaticano,12 febbraio 2013 (VIS).-Il Cardinale Stanislaw Dziwisz dopo aver ricevuto l’informazione della rinuncia di Benedetto XVI ha fatto ieri a Cracovia la seguente dichiarazione :

“Con grande rispetto ed emozione accolgo la decisione del Santo Padre Benedetto XVI di rinunciare del governo sulla Chiesa e di consegnarne la cura delle sue future vicende al Collegio Cardinalizio. Capisco le motivazioni che il Santo Padre ha presentato ai membri del Concistoro. Benedetto XVI ha guidato la Chiesa di Cristo dopo la scomparsa di Giovanni Paolo II con grande ponderatezza e sapienza, che scaturivano dalle Sue inconsuete capacità intellettuali ed anche dalla profonda fede. Ringrazio al Santo Padre per tutti gli sforzi tendenti al rinnovamento della Chiesa nello spirito di fedeltà al Maestro di Nazaret. Come uno fra i vescovi della Polonia assicuro la nostra gratitudine per la sua amicizia con Giovanni Paolo II, per la sua beatificazione ed anche per l’eccezionale benevolenza verso la nazione polacca. Personalmente sarò sempre fedele e grato per tutto quello che ho ricevuto da lui. La Chiesa di Cracovia rimarrà sempre riconoscente al Pietro dei nostri tempi, Benedetto XVI. Gratitudine e fedeltà. Rimarremo uniti nella preghiera e dedizione, insieme con il Santo Padre. Affido Benedetto XVI allo Spirito Santo e alla Madonna di Lourdes, patrona del giorno odierno”.

CONCISTORO PER ALCUNE CAUSE DI CANONIZZAZIONE

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Questa mattina, nella Sala del Concistoro del Palazzo Apostolico, il Santo Padre ha tenuto il Concistoro Ordinario Pubblico per la Canonizzazione dei Beati:

Antonio Primaldo e compagni (1480), martiri; Laura de Santa Catalina de Siena Montoya y Upegui (1874-1949), vergine, fondatrice della Congregazione delle suore missionarie della Beata Vergine Maria Immacolata e di Santa Caterina da Siena; Maria Guadalupe García Zavala (1878-1963), cofondatrice della Congregazione delle Serve di Santa Margherita Maria e dei Poveri.

Nel corso del Concistoro, il Papa ha decretato che i Beati Antonio Primaldo e compagni; Laura di Santa Caterina da Siena Montoya y Upegui; Maria Guadalupe García Zavala siano iscritti nell’Albo dei Santi di domenica 12 maggio 2013.

ANGELUS: DIO NON GUARDA TANTO ALLA QUALITÀ DEGLI ELETTI MA ALLA LORO FEDE


Città del Vaticano, 1o febbraio 2013 (VIS).- Benedetto XVI, come è solito la domenica, si è affacciato alla finestra del suo studio per pregare l'Angelus con i fedeli riuniti in Piazza San Pietro.

Il Santo Padre ha commentato il Vangelo secondo Luca che presenta il racconto della chiamata dei primi discepoli, “preceduta dall’insegnamento di Gesù alla folla e da una pesca miracolosa”. Mentre la folla si accalca sulla riva del lago di Genèsaret per ascoltare Gesù, Egli vede Simone sfiduciato per non aver pescato nulla tutta la notte. Dapprima gli chiede di poter salire sulla sua barca per predicare alla gente stando a poca distanza dalla riva; poi, finita la predicazione, gli comanda di uscire al largo con i suoi compagni e di gettare le reti. Simone obbedisce, ed essi pescano una quantità incredibile di pesci. In questo modo, l’evangelista fa vedere come i primi discepoli seguirono Gesù fidandosi di Lui, fondandosi sulla sua Parola, accompagnata anche da segni prodigiosi... E’ la pedagogia della chiamata di Dio, che non guarda tanto alle qualità degli eletti, ma alla loro fede, come quella di Simone”.

“L’immagine della pesca -ha spiegato il Papa- rimanda alla missione della Chiesa... L’esperienza di Pietro, certamente singolare, è anche rappresentativa della chiamata di ogni apostolo del Vangelo, che non deve mai scoraggiarsi nell’annunciare Cristo a tutti gli uomini, fino ai confini del mondo. Tuttavia, il testo odierno fa riflettere sulla vocazione al sacerdozio e alla vita consacrata. Essa è opera di Dio. L’uomo non è autore della propria vocazione, ma dà risposta alla proposta divina; e la debolezza umana non deve far paura se Dio chiama. Bisogna avere fiducia nella sua forza che agisce proprio nella nostra povertà; bisogna confidare sempre più nella potenza della sua misericordia, che trasforma e rinnova”

“Questa Parola di Dio ravvivi anche in noi e nelle nostre comunità cristiane il coraggio, la fiducia e lo slancio nell’annunciare e testimoniare il Vangelo. Gli insuccessi e le difficoltà non inducano allo scoraggiamento: a noi spetta gettare le reti con fede, il Signore fa il resto”.

Dopo l'angelus il Papa ha detto: “Oggi, vari Popoli dell’Estremo Oriente festeggiano il capodanno lunare. Pace, armonia e ringraziamento al Cielo sono i valori universali che si celebrano in questa lieta circostanza e sono desiderati da tutti per costruire la propria famiglia, la società e la nazione. Auguro che si possano compiere per quei Popoli le aspirazioni di una vita felice e prospera. Invio un saluto speciale ai cattolici di quei Paesi, affinché in quest’Anno della fede si lascino guidare dalla saggezza di Cristo”

“Domani, memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Lourdes, ricorrerà la Giornata Mondiale del Malato. La celebrazione solenne avrà luogo nel Santuario mariano di Altötting, in Baviera. Con la preghiera e con l’affetto sono vicino a tutti i malati, e mi unisco spiritualmente a quanti si raduneranno in quel Santuario, a me particolarmente caro”, ha concluso.

IL PAPA VISITA IL SEMINARIO ROMANO MAGGIORE

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).- Ieri pomeriggio, alle 18.15, il Santo Padre ha compiuto una visita al Seminario Romano Maggiore, alla vigilia della Festa della Madonna della Fiducia, che ricorre domani. Al Suo arrivo è stato accolto dal Cardinale Agostino Vallini e dal Rettore, don Concetto Occhipinti . Benedetto XVI ha tenuto una lectio divina sul testo della Prima Lettera di San Pietro Apostolo (1 Pt. 1,3-5), per i Seminaristi del Seminario Romano Maggiore, del Seminario Romano Minore, dell’Almo Collegio Capranica, del Collegio diocesano "Redemptoris Mater" e del Seminario della Madonna del Divino Amore.

Pubblichiamo di seguito ampi estratti della stessa, pronunciata in assenza di testo ufficiale.

“Pietro parla; quasi una prima enciclica, con la quale il primo apostolo, vicario di Cristo, parla alla Chiesa di tutti i tempi(...) .Non scrive da solo, individuo isolato, scrive con l’aiuto della Chiesa, delle persone che aiutano ad approfondire la fede, ad entrare nella profondità del suo pensiero (…). E questo è molto importante: Pietro non parla come individuo, parla ex persona Ecclesiae, parla come uomo della Chiesa, certamente come persona, con la sua responsabilità personale, ma anche come persona che parla in nome della Chiesa (...) nella comunione della Chiesa”.
“Mi sembra anche importante che in questa conclusione della Lettera vengono nominati Silvano e Marco, due persone che appartengono anche alle amicizie di san Paolo. Così, tramite questa conclusione, i mondi di san Pietro e di san Paolo vanno insieme: non è una teologia esclusivamente petrina contro una teologia paolina, ma è una teologia della Chiesa, della fede della Chiesa, nella quale c’è diversità – certamente – di temperamento, di pensiero, di stile (…). E’ bene che ci siano queste diversità, anche oggi, di diversi carismi, di diversi temperamenti, ma tuttavia non sono contrastanti e si uniscono nella comune fede”.

“San Pietro scrive da Roma. E’ importante: qui abbiamo già il Vescovo di Roma, abbiamo l’inizio della successione, abbiamo già l’inizio del primato concreto collocato a Roma, non solo consegnato dal Signore, ma collocato qui, in questa città, in questa capitale del mondo (…). Dopo la sua fuga dal carcere di Erode (…), Pietro ha affidato la Chiesa giudeo-cristiana, la Chiesa di Gerusalemme, a Giacomo e, affidandola a Giacomo, egli tuttavia rimane Primate della Chiesa universale, della Chiesa dei pagani, ma anche della Chiesa giudeo-cristiana. (…) A Roma si trovano ambedue le parti della Chiesa: quella giudeo cristiana e quella pagano-cristiana, unite, espressione della Chiesa universale (…). E Pietro non solo ha pensato a questo passaggio: Gerusalemme/Roma, Chiesa giudeo-cristiana/Chiesa universale (…). San Pietro sapeva che la sua fine sarebbe stata il martirio, sarebbe stata la croce (…). Andando a Roma certamente è andato anche al martirio (...). Quindi, il primato ha questo contenuto della universalità, ma anche un contenuto martirologico (...). E la croce può avere forme molto diverse, ma nessuno può essere cristiano senza seguire il Crocifisso, senza accettare anche il momento martirologico”.
“San Pietro definisce quelli ai quali scrive come "gli eletti che sono stranieri dispersi" (…). Abbiamo di nuovo questo paradosso di gloria e croce: eletti, ma dispersi e stranieri. Noi siamo gli eletti: Dio ci ha conosciuto da sempre, prima della nostra nascita; Dio mi ha voluto come cristiano, come cattolico, mi ha voluto come sacerdote (…), mi ha eletto, mi ha voluto e adesso io rispondo (…). Gioire perché Dio ci ha scelti non è trionfalismo, ma gratitudine, e penso che dobbiamo re-imparare questa gioia (…). Ma "eletti" è – come dicevo – accompagnato da dispersi, stranieri. Da cristiani siamo dispersi e siamo stranieri. Vediamo che oggi nel mondo i cristiani sono il gruppo più perseguitato perché non si adegua (...), perché agisce contro le tendenze dell’egoismo, del materialismo”.
“Certamente i cristiani sono non solo stranieri; siamo anche nazioni cristiane, siamo fieri di aver contribuito alla formazione della cultura; c’è un sano patriottismo, una sana gioia di appartenere ad una nazione che ha una grande storia di cultura, di fede. Ma, tuttavia, come cristiani, siamo sempre anche stranieri - la sorte di Abramo, descritta nella Lettera agli Ebrei. Siamo, come cristiani, proprio oggi, anche sempre stranieri. Nei posti di lavoro i cristiani sono una minoranza, si trovano in una situazione di estraneità; meraviglia che uno oggi possa ancora credere e vivere così. Questo appartiene anche alla nostra vita: è la forma di essere con Cristo Crocifisso; questo essere stranieri, non vivendo secondo il modo in cui vivono tutti, ma vivendo – o cercando almeno di vivere – secondo la sua Parola, in una grande diversità rispetto a quanto dicono tutti. E proprio questo per i cristiani è caratteristico”.
Arriviamo finalmente ai tre versetti di oggi. Vorrei solo sottolineare tre parole: rigenerati, eredità e custoditi dalla fede. Rigenerato (...) non concerne solo la sfera della volontà, del pensare, ma la sfera dell’essere, non dipende solo dalla mia volontà: è un atto di Dio (...) Sono rinato (…), mi lascio trasformare, rinnovare (…). E rinascere, essere rigenerato, indica anche che entro in una nuova famiglia: Dio, mio Padre, la Chiesa, mia Madre, e gli altri cristiani, miei fratelli e sorelle”.

Seconda parola: eredità. E’ una parola molto importante nell’Antico Testamento, dove è detto ad Abramo che il suo seme sarà erede della terra, e questa è stata sempre la promessa per i suoi: Voi avrete la terra, sarete eredi della terra. Nel Nuovo Testamento, questa parola diventa parola per noi: noi siamo eredi, non di un determinato Paese, ma della terra di Dio, del futuro di Dio. Eredità è una cosa del futuro, e così questa parola dice soprattutto che da cristiani abbiamo il futuro: il futuro è nostro, il futuro è di Dio. E così, essendo cristiani, sappiamo che nostro è il futuro e l’albero della Chiesa non è un albero morente, ma l’albero che cresce sempre di nuovo. Quindi, abbiamo motivo di non lasciarci impressionare - come ha detto Papa Giovanni - dai profeti di sventura, che dicono: la Chiesa, bene, è un albero venuto dal grano di senape, cresciuto in due millenni, adesso ha il tempo dietro di sé, adesso è il tempo in cui muore". No. La Chiesa si rinnova sempre, rinasce sempre. Il futuro è nostro. Naturalmente, c’è un falso ottimismo e un falso pessimismo. Un falso pessimismo che dice: il tempo del cristianesimo è finito. No: comincia di nuovo! Il falso ottimismo era quello dopo il Concilio, quando i conventi chiudevano, i seminari chiudevano, e dicevano: ma … niente, va tutto bene … No! Non va tutto bene. Ci sono anche cadute gravi, pericolose, e dobbiamo riconoscere con sano realismo che così non va, non va dove si fanno cose sbagliate. Ma anche essere sicuri, allo stesso tempo, che se qua e là la Chiesa muore a causa dei peccati degli uomini, a causa della loro non credenza, nello stesso tempo, nasce di nuovo”.

E, infine, “custoditi dalla fede”(...). La fede è come "il vigile" che custodisce l’integrità del mio essere (…). Dobbiamo essere grati per questa vigilanza della fede che ci protegge, ci aiuta, ci guida, ci dà la sicurezza: Dio non mi lascia cadere dalle sue mani”.

IL PAPA ALL'ORDINE DI MALTA: AGITE CON FEDE E CARITÀ PER RAVVIVARE LA SPERANZA

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-I membri del Sovrano Ordine Militare di Malta, di cui il Gran Maestro è Fray Matthew Festing, sono giunti in pellegrinaggio a Roma per celebrare il IX centenario del privilegio “Pie postulatio voluntatis” del 15 febbraio 1113, con cui il Papa Pasquale II pose la neonata “fraternità ospedaliera” di Gerusalemme, intitolata a San Giovanni Battista, sotto la tutela della Chiesa, rendendola sovrana, costituendola come un Ordine di diritto ecclesiastico, con il diritto di eleggere liberamente i propri superiori senza interferenza da parte delle altre autorità laiche o religiose. Questa mattina, Benedetto XVI, li ha accolti nella basilica di San Pietro, ringraziando l'Ordine del donativo offerto, che sarà destinato ad un'opera di carità, e il cardinal Paolo Sardi, Patrono della stessa, per la “premura con la quale si adopera per consolidare lo speciale vincolo che vi lega alla Chiesa cattolica e in modo peculiare alla Santa Sede”.
Questa importante ricorrenza -ha spiegato il Papa- “riveste uno speciale significato nel contesto dell’Anno della Fede, durante il quale la Chiesa è chiamata a rinnovare la gioia e l’impegno di credere in Gesù Cristo, unico Salvatore del mondo. Al riguardo, anche voi siete chiamati ad accogliere questo tempo di grazia per approfondire la conoscenza del Signore e per far risplendere la verità e la bellezza della fede, con la testimonianza della vostra vita e del vostro servizio, nell’oggi del nostro tempo(...). Fin dagli inizi, si è distinto per la fedeltà alla Chiesa e al Successore di Pietro, come anche per la sua irrinunciabile fisionomia spirituale, caratterizzata dall’alto ideale religioso. Continuate a camminare su questa strada, testimoniando in modo concreto la forza trasformante della fede. Per fede gli Apostoli lasciarono ogni cosa per seguire Gesù, e poi andarono nel mondo intero, attuando il mandato di portare il Vangelo ad ogni creatura; senza alcun timore annunciarono a tutti la forza della croce e la gioia della Risurrezione di Cristo, di cui furono diretti testimoni. Per fede i martiri donarono la loro vita, mostrando la verità del Vangelo che li aveva trasformati e resi capaci di giungere fino al dono più grande, frutto dell’amore, con il perdono dei propri persecutori. E per fede, nel corso dei secoli, i membri del vostro Ordine si sono prodigati, prima nell’assistenza degli infermi in Gerusalemme e poi nel soccorso dei pellegrini in Terrasanta esposti a gravi pericoli, scrivendo luminose pagine di carità cristiana e di tutela della cristianità. Nel XIX secolo l’Ordine si aprì a nuovi e più ampi spazi di attività in campo assistenziale e a servizio degli ammalati e dei poveri, ma senza mai rinunciare agli ideali originari, specialmente quello dell’intensa vita spirituale dei singoli membri. In questa direzione deve proseguire il vostro impegno con un’attenzione del tutto particolare alla consacrazione religiosa – quella dei Professi - che costituisce il cuore dell’Ordine”.

In questo senso, “il vostro Ordine, -ha sottolineato il Pontefice- rispetto ad altre realtà impegnate in ambito internazionale nell’assistenza ai malati, nella solidarietà e nella promozione umana, si distingue per l’ispirazione cristiana che costantemente deve orientare l’impegno sociale dei suoi membri. Sappiate conservare e coltivare questo vostro carattere qualificante ed operate con rinnovato ardore apostolico, sempre in atteggiamento di profonda sintonia con il Magistero della Chiesa. La vostra preziosa e benefica opera, articolata in vari ambiti e svolta in diverse parti del mondo, concentrata in particolare nel servizio al malato con strutture ospedaliere e sanitarie, non è semplice filantropia, ma espressione efficace e testimonianza viva dell’amore evangelico(...). Nella Sacra Scrittura il richiamo all’amore del prossimo è legato al comandamento di amare Dio con tutto il cuore, con tutta l’anima e con tutte le forze. Di conseguenza, l’amore del prossimo corrisponde al mandato e all’esempio di Cristo, se si fonda su un vero amore verso Dio (…). Per dare amore ai fratelli è necessario attingerlo alla fornace della carità divina, mediante la preghiera, il costante ascolto della Parola di Dio e un’esistenza incentrata sull’Eucaristia”.

Il Santo Padre ha concluso il suo discorso invitando i membri dell'Ordine di Malta “a continuare ad operare nella società e nel mondo lungo le strade maestre indicate dal Vangelo: la fede e la carità, per ravvivare la speranza. La fede, quale testimonianza di adesione a Cristo e di impegno nella missione evangelica, che vi stimola ad una presenza sempre più viva nella comunità ecclesiale e ad una sempre più consapevole appartenenza al Popolo di Dio; la carità, quale espressione di fraternità in Cristo, attraverso le opere di misericordia per gli ammalati, i poveri, i bisognosi di amore, di conforto e di assistenza, gli afflitti dalla solitudine, dallo smarrimento e dalle nuove povertà materiali e spirituali. Tali ideali sono bene espressi nel vostro motto: «Tuitio fidei et Obsequium pauperum». Queste parole ben sintetizzano il carisma del vostro Ordine che, come soggetto di diritto internazionale, non ambisce ad esercitare poteri ed influenze di carattere mondano, ma desidera svolgere in piena libertà la propria missione per il bene integrale dell’uomo, spirito e corpo, guardando sia ai singoli che alla comunità, soprattutto a coloro che più hanno bisogno di speranza e di amore”.

UDIENZE

Città del Vaticano, 9 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza:

-Dieci prelati della Conferenza Episcopale del Lazio, in visita “ad Limina Apostolorum”:

-Monsignor Fabio Bernardo D’Onorio, O.S.B., arcivescovo di Gaeta;

- Monsignor Delio Lucarelli, vescovo di Rieti;

- Monsignor Giuseppe Petrocchi, vescovo di Latina-Terracina-Sezze-Priverno;

- Monsignor Lino Fumagalli, vescovo di Viterbo;

- Monsignor Lorenzo Loppa, vescovo di Anagni-Alatri;

- Monsignor Romano Rossi, vescovo di Civita Castellana;

- Monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone-Veroli-Ferentino;

- Monsignor Luigi Marrucci, vescovo di Civitavecchia-Tarquinia;

- Monsignor Gerardo Antonazzo, vescovo eletto di Sora-Aquino-Pontecorvo;

Rev.mo Dom Pietro Vittorelli, O.S.B., abate della abbazia territoriale di Montecassino.

È previsto che nel pomeriggio riceva il cardinale Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.

ATTI PONTIFICI

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre ha nominato Vescovo Ausiliare dell’Ordinariato Militare degli Stati Uniti d’America Mons. Robert J. Coyle. Il vescovo eletto è nato nel 1964 a Brooklyn, New York. Ha compiuto gli studi Teologici presso il Seminario “Immaculate Conception” a Huntington, New York, conseguendo il titolo di Master of Divinity e di Master of Arts; ha seguito un corso per gli Ufficiali nella Marina presso il “Naval Education and Training Center” a Newport in Rhode Island. È stato ordinato sacerdote nel 1991. Fra i suoi diversi uffici pastorali è stato vicario parrocchiale fino al suo ingresso nell’Ordinariato come Cappellano Militare dove ha prestato servizio per dieci anni. In seguito è stato nominato parroco della “Corpus Christi Parish” ed ha continuato come Cappellano riservista. Come Cappellano ha ottenuto il rango di Commander.

Il sabato, 9 febbraio, il Santo Padre ha nominato:

-il Reverendo Domingo Buezo Leiva come vicario apostolico di Izabal (superficie 9.038; popolazione 413.339; cattolici 175.000; sacerdoti 30; religiosi 45; diaconi permanenti 3) in Guatemala. Il Vescovo appena eletto è nato nel 1962 a Zulia (Guatemala), ed è stato ordinato sacerdote nel 1988. Si è laureato in Teologia Pastorale presso la Pontificia Università Lateranense di Roma. Nel suo ministero pastorale è stato coadiutore, parroco e vicario episcopale della pastorale di San Pietro a Zacapa; vicario episcopale della pastorale e parroco di San Ildefonso a Ipala e a San Juan Bautista a Camotán, incarico che svolgeva attualmente.

-Monsignor Leonardo Sapienza come membro del Collegio dei Protonotari apostolici di “Numero Partecipanti”. Monsignor Sapienza è Reggente della Casa Pontificia.

lunedì 11 febbraio 2013

BENEDETTO XVI RINUNCIA AL SOGLIO PONTIFICIO

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Il Santo Padre, al termine del concistoro per le cause di canonizzazione, ha annunciato al collegio cardinalizio la sua rinuncia al ministero di Vescovo di Roma. Proponiamo di seguito la dichiarazione completa del Santo Padre, pronunciata in latino.

“Vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell’animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l’elezione del nuovo Sommo Pontefice”.

“Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l’amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell’eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio”.

IL CARDINAL SODANO ESPRIME LA VICINANZA DEL COLLEGIO CARDINALIZIO AL PAPA

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Alla notizia della rinuncia del Papa al ministero petrino, il cardinal Angelo Sodano, Decano del Collegio Cardinalizio, ha manifestato a Benedetto XVI la sua vicinanza e quella di tutti i cardinali.

“L’abbiamo ascoltato -ha detto- con senso di smarrimento, quasi del tutto increduli. Nelle sue parole abbiamo notato il grande affetto che sempre ella ha portato per la Santa Chiesa di Dio, per questa Chiesa che tanto ella ha amato. Ora permetta a me di dirle, a nome di questo cenacolo apostolico – il Collegio cardinalizio – a nome di questi suoi cari collaboratori, permetta che le dica che le siamo più che mai vicini, come lo siamo stati in questi luminosi otto anni del suo pontificato. Il 19 aprile del 2005, se ben ricordo, al termine del Conclave io le chiesi: “Accetti la tua elezione canonica a Sommo Pontefice? (…) ed ella non tardò – pur con trepidazione – a rispondere dicendo di accettare, confidando nella grazia del Signore e nella materna intercessione di Maria, Madre della Chiesa. Come Maria, quel giorno ella dette il suo “sì” ed ha iniziato il suo luminoso pontificato nel solco della continuità, di quella continuità di cui ella tanto ci ha parlato nella storia della Chiesa, nel solco della continuità con i suoi 265 predecessori sulla Cattedra di Pietro, nel corso di duemila anni di storia, dall’apostolo Pietro, l’umile pescatore di Galilea, fino ai grandi Papi del secolo scorso, da San Pio X al Beato Giovanni Paolo II”.

“Santo Padre, prima del 28 febbraio, come lei ha detto, giorno in cui desidera mettere la parola “fine” a questo suo servizio pontificale, fatto con tanto amore, con tanta umiltà, prima del 28 febbraio avremo modo di esprimerle meglio i nostri sentimenti; così faranno tanti pastori e fedeli sparsi per il mondo, così faranno tanti uomini di buona volontà insieme alle autorità di tanti Paesi. … Poi, ancora in questo mese avremo la gioia di sentire la sua voce di pastore: già mercoledì, nella giornata delle Ceneri, poi giovedì, con il Clero di Roma, negli Angelus di queste domeniche, nelle udienze del mercoledì ci saranno quindi tante occasioni ancora di sentire la sua voce paterna … La sua missione, però, continuerà: ella ha detto che ci sarà sempre vicino con la sua testimonianza e con la sua preghiera. Certo, le stelle nei cielo continuano sempre a brillare e così brillerà sempre in mezzo a noi la stella del suo pontificato. Le siamo vicini, Padre Santo, e ci benedica”.

PADRE FEDERICO LOMBARDI SULLA RINUNCIA DEL PAPA

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).-Padre Federico Lombardi, direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha commentato in questa sede e alla Radio Vaticano la rinuncia di Benedetto XVI al pontificato. “Tra le motivazioni delle dimissioni del Papa, come si nota dalle sue parole – ha aggiunto - ci sono le circostanze del mondo di oggi che rispetto al passato sono particolarmente impegnative, per la rapidità e la quantità degli eventi dei problemi che si pongono, e quindi diciamo l’esigenza di un vigore forse più forte che in tempi passati. Vigore che il Papa afferma essere in lui diminuito negli ultimi mesi”.

“Molto significativa- ha proseguito- è la frase: “Ben consapevole di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di vescovo di Roma, successore di San Pietro’. Questa è la dichiarazione, diciamo formale, dal punto di vista giuridico importante. Il Codice di Diritto Canonico, al canone 332, paragrafo 2 si legge: “Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità, che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata. Non si richiede invece che qualcuno la accetti”. “I due punti fondamentali sono dunque la libertà e la manifestazione debita. Libertà e manifestazione pubblica, come appunto è il Concistoro pubblico, a cui il Papa ha manifestato la sua volontà”.

“Benedetto XVI – ha detto padre Lombardi - resta nel pieno delle sue funzioni e del suo servizio fino al 28 febbraio alle ore 20. Da quel momento inizia la situazione di sede vacante, regolata, dal punto di vista giuridico e canonico dai testi che si riferiscono alla sede vacante nel Codice di Diritto Canonico e nella Costituzione Apostolica Universi dominici gregis, sulla vacanza della sede apostolica di Giovanni Paolo II”.

“La dichiarazione del Papa – ha spiegato - è coerente con quello che il Papa aveva dichiarato nel libro intervista “Luce del mondo” di Peter Seewald, in cui ci sono due domande precise che si riferiscono alla ipotesi delle dimissioni. Seewal aveva chiesto in una prima domanda a proposito di situazioni difficili se queste pesavano sul pontificato in corso e se il Papa aveva pensato di dimettersi. La risposta era stata: “Quando il pericolo è grande non si può scappare, ecco perché questo, sicuramente, non è il momento di dimettersi” (il riferimento era alla questione degli abusi e così via) “è proprio in momenti come questo che bisogna resistere e superare, la situazione difficile. Questo è il mio pensiero. Ci si può dimettere in un momento di serenità, o quando semplicemente non ce la si fa più, ma non si può scappare nel momento del pericolo e dire ‘se ne occupi un altro”. Quindi qui il Papa aveva detto che le difficoltà non erano per lui motivo di dimissione anzi per non dimettersi. La seconda domanda di Seewal: “Quindi è immaginabile una situazione nella quale lei ritenga opportuno che il Papa si dimetta?’. La risposta del Papa è stata: “Si, quando un Papa giunge alla chiara consapevolezza di non essere più in grado fisicamente, mentalmente e spiritualmente di svolgere l’incarico affidatogli, allora ha il diritto, e in alcune circostanze anche il dovere di dimettersi”.

Il Santo Padre, ha spiegato il direttore della Sala Stampa della Santa Sede, “si trasferirà a partire dal 28 febbraio a Castel Gandolfo e, poi, una volta finiti i lavori, al monastero dove si risiedevano le suore di clausura sul colle Vaticano.

D'altra parte, dal 1 marzo, inizierà il processo per l'elezione del nuovo Papa. Non conosciamo ancora la data esatta del conclave, ma ovviamente non passeranno i nove giorni di lutto (novendiali) per la morte del pontefice; in questo modo, nel giro di due settimane, nel mese di marzo, per Pasqua, avremo un nuovo Papa (…). Benedetto XVI non avrà nessun ruolo nel conclave del prossimo mese di marzo e nella gestione della Chiesa durante la sede vacante. La Costituzione Apostolica non ha previsto che il Papa che si dimette svolga alcun ruolo”.

“Personalmente – ha concluso - ho accolto l'annuncio delle dimissioni del Papa con una grandissima ammirazione, per il grande coraggio, la libertà di spirito e la grande consapevolezza della responsabilità per il suo ministero. Benedetto XVI ci ha offerto una grande testimonianza di libertà spirituale, di una grande consapevolezza dei problemi del Governo della Chiesa nel mondo di oggi”.

IL GIORNO DELLA ELEZIONE DI BENEDETTO XVI

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Tra poco saranno otto anni, il 19 aprile 2005, che il cardinal Joseph Ratzinger, decano del Collegio cardinalizio, è stato eletto Sommo Pontefice. Il 264 successore di Pietro, ha preso il nome di Benedetto XVI.
Alle 18.43, dopo la "fumata" bianca, il cardinal protodiacono, Jorge Arturo Medina Estévez, ha dato l'annuncio al popolo dalla Loggia esterna dell'Aula della Benedizione della Basilica Vaticana, con queste parole:
Annuntio vobis gaudium magnum;
habemus Papam:
Eminentissimun ac Reverendissimum Dominum,
Dominum Josephum
Sanctæ Romanæ Ecclesiæ Cardinalem Ratzinger
qui sibi nomen imposuit Benedictum XVI.
(Vi annuncio con grande allegria:
Abbiamo il Papa,
L'eminentissimo e reverendissimo Signore,
Signor Joseph
Cardinale, della Santa Romana Chiesa, Ratzinger
Che ha preso il nome di Benedetto XVI)
Il conclave che ha portato all'elezione di Benedetto XVI è cominciato lunedì, 18 aprile, nella Cappella Sistina del Palazzo Apostolico Vaticano, con l' "extra omnes" intimato alle 17.25 dal maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie, l'arcivescovo Piero Marini, dopo il giuramento dei 115 cardinali elettori. La prima fumata nera è apparsa alle 20,04 dello stesso giorno.
Martedì 19 aprile, la fumata nera è stata alle 11,52. La fumata bianca è apparsa alle 17,50. Alle 18,48, il Santo Padre Benedetto XVI, preceduto dalla Croce, si è affacciato alla loggia esteriore della basilica per salutare la moltitudine e impartire la benedizione apostolica "Urbi et Orbi" (alla città e al mondo).
Prima della benedizione, il nuovo pontefice ha rivolto queste parole ai fedeli:
"Cari fratelli e sorelle, dopo il grande Papa Giovanni Paolo II, i signori cardinali hanno eletto me, un semplice e umile lavoratore nella vigna del Signore. Mi consola il fatto che il Signore sa lavorare ed agire anche con strumenti insufficienti e soprattutto mi affido alle vostre preghiere. Nella gioia del Signore risorto, fiduciosi nel suo aiuto permanente, andiamo avanti. Il Signore ci aiuterà e Maria sua Santissima Madre starà dalla nostra parte. Grazie".

COMPOSIZIONE DEL CONCLAVE

Città del Vaticano, 11 febbraio 2013 (VIS).- Il futuro conclave, che eleggerà il successore di Benedetto XVI sarà regolato dall' "Ordo Rituum Conclavis", stabilito dalla Costituzione Apostolica di Giovanni Paolo II, "Universi Dominici Gregis" al paragrafo 27. Il Cardinal Camerlengo, che ha un ruolo fondamentale nel periodo della sede vacante, è il cardinal Tarcisio Bertone, che è stato nominato da Benedetto XVI il 4 aprile 2007.

I cardinali elettori, secondo il continente di provenienza, saranno 61 europei, 19 latinoamericani, 14 nordamericani, 11 africani, 11 asiatici e 1 proveniente dall'Oceania. Queste cifre possono variare a seconda della data di inizio del conclave: il cardinal Walter Kasper, per esempio, compie 80 anni il 5 marzo. Il paese con il maggior numero di cardinali elettori, 21, è l'Italia. Sessantasette elettori sono stati creati da Benedetto XVI, e i cinquanta restanti da Giovanni Paolo II.

Una delle innovazioni di Giovanni Paolo II sul periodo del conclave è che i cardinali elettori -che saranno 117 il 28 febbraio- alloggiano presso la residenza vaticana, Casa Santa Marta, un luogo indipendente da quello in cui votano, la Cappella Sistina.

I cardinali elettori devono riamanere in Vaticano durante tutto il periodo di durata del conclave. Nessuno può avvicinarsi a loro quando si trasferiscono dalla Cappella Sistina al loro luogo di residenza e viceversa; e tutti i mezzi di comunicazione con il mondo esterno sono proibiti. Come si è già fatto in passato, la stufa della Cappella Sistina si userà per bruciare le schede dopo ogni votazione.
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