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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 9 maggio 2011

PROMUOVERE CULTURA DELL’ACCOGLIENZA E DELL’AMORE

CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2011 (VIS). Atterrato a Venezia, il Papa si è trasferito in motovedetta a Piazza San Marco e, dopo l’indirizzo di omaggio del Sindaco di Venezia, Benedetto XVI ha rivolto alcune parole agli abitanti della città.

Il Santo Padre ha ricordato i pontefici che dalla Sede patriarcale di Venezia sono passati a quella di Pietro, il “Patriarca Albino Luciani, figlio di queste terre venete, che divenne Papa con il nome di Giovanni Paolo I; (...) il Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, che, divenuto Papa Giovanni XXIII, è stato elevato dalla Chiesa alla gloria degli altari e proclamato beato. Ricordiamo infine il Patriarca Giuseppe Sarto, il futuro san Pio X”.

“Cari amici, secondo le tradizioni veneziane” – ha proseguito il Pontefice – “avete voluto accogliermi in questo luogo suggestivo, che è come la porta di accesso al cuore della Città (...) giustamente detta ‘la perla dell’Adriatico’. Da questo molo si può cogliere quell’aspetto di singolare apertura che da sempre caratterizza Venezia, crocevia di persone e comunità di ogni provenienza, cultura, lingua e religione. (...) Anche in questa nostra epoca, con le sue nuove prospettive e le sue sfide complesse, essa è chiamata ad assumere importanti responsabilità in ordine alla promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni; una cultura della concordia e dell’amore, che ha le sue solide fondamenta nel Vangelo”.

“Lo splendore dei monumenti e la fama delle istituzioni secolari manifestano la storia gloriosa e il carattere delle genti venete, oneste e laboriose (...) Con il passare dei secoli, la fede trasmessa dai primi evangelizzatori si è radicata sempre più profondamente nel tessuto sociale, fino a diventarne parte essenziale. Ne sono visibile testimonianza le splendide Chiese e le tante edicole devozionali disseminate tra calli, canali e ponti. Vorrei ricordare, in particolare, i due importanti Santuari che, in tempi diversi, vennero edificati dai veneziani in ottemperanza ad un voto, per ottenere dalla Provvidenza divina la liberazione dalla piaga della peste: eccoli di fronte a questo Molo, sono la Basilica del Redentore e il Santuario della Madonna della Salute”.

“Invito tutti voi, cari Veneziani” – ha concluso il Papa – “a ricercare e custodire sempre l’armonia tra lo sguardo della fede e della ragione che permette alla coscienza di percepire il vero bene, in modo che le scelte della comunità civile siano sempre ispirate ai principi etici corrispondenti alla profonda verità della natura umana. L’uomo non può rinunciare alla verità su di sé, senza che ne soffrano il senso della responsabilità personale, la solidarietà verso gli altri, l’onestà nei rapporti economici e di lavoro”.

Al termine dell’incontro con la Cittadinanza, il Papa è entrato nella Basilica per la venerazione delle reliquie dell’Evangelista Marco, portate a Venezia da Alessandria, nel secolo XI.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (470)

DARE TESTIMONIANZA SPERANZA CRISTIANA ALL’UOMO MODERNO

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina Benedetto XVI ha lasciato il Patriarchio di Venezia per recarsi in motovedetta al Parco San Giuliano di Mestre dove ha presieduto la Celebrazione Eucaristica alla quale hanno partecipato oltre 300.000 persone.

Dopo il saluto a tutti i presenti ed in particolare al Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, il Papa ha detto nell’omelia: “Voi, oggi qui presenti, rappresentate le Comunità ecclesiali nate dalla Chiesa madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del suo essere e del suo agire”.

Nel ricordare le molteplici testimonianze della fede, quali le chiese, le opere d’arte, gli ospedali, le biblioteche, le scuole, il Papa ha sottolineato che “l’ambiente stesso delle vostre città, come pure delle campagne e delle montagne” è costellato “di riferimenti a Cristo. Eppure, oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente - e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza, come abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno a proposito dei due discepoli di Emmaus, i quali, dopo la crocifissione di Gesù, facevano ritorno a casa immersi nel dubbio, nella tristezza e nella delusione”.

“Il problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell’ingiustizia e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di oggi a dire con tristezza: ‘noi speravamo’ che il Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dall’ingiustizia”.

“È necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio (...) L’Eucaristia è la massima espressione del dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a vivere la nostra esistenza nella logica eucaristica, come un dono a Dio e agli altri”.

“Anche un popolo tradizionalmente cattolico può, tuttavia, avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico”.

“Nei secoli passati, le vostre Chiese hanno conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa. Se vogliamo metterci in ascolto del loro insegnamento spirituale, non ci è difficile riconoscere l’appello personale e inconfondibile che essi ci rivolgono: ‘Siate santi!’ Ponete al centro della vostra vita Cristo!”.

“Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità spirituale, in particolare alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche in atto. (...) La mia presenza tra voi vuole essere, perciò, anche un vivo sostegno agli sforzi che vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le vostre Diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica e prima della recita del Regina Coeli, il Papa ha invitato i fedeli ad invocare Maria Santissima “affinché sostenga anche oggi le fatiche apostoliche dei Sacerdoti; renda feconda la testimonianza dei Religiosi e delle Religiose; animi la quotidiana opera dei genitori nella prima trasmissione della fede ai loro figli; illumini la strada dei giovani perché camminino fiduciosi sulla via tracciata dalla fede dei padri; colmi di ferma speranza i cuori degli anziani; conforti con la sua vicinanza gli ammalati e tutti i sofferenti; rafforzi l’opera dei numerosi laici che collaborano attivamente alla nuova evangelizzazione”.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (690)

L’AUTENTICA GIOIA DELL’UOMO SI TROVA SOLTANTO IN DIO

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di oggi, il Santo Padre ha presieduto nella Basilica di San Marco di Venezia, l’Assemblea ecclesiale per la chiusura della Visita Pastorale Diocesana, iniziata nel Patriarcato nel 2005.

Dopo un momento di adorazione del Santissimo Sacramento ed il saluto del Cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, il Papa ha pronunciato un discorso.

Erano presenti sacerdoti, religiosi e fedeli laici, l’Abate e i monaci della Comunità armena di Venezia, il Metropolita greco-ortodosso d’Italia Ghennadios, il Vescovo della Chiesa Ortodossa Russa Nestor, e Rappresentanti delle Comunità luterana e anglicana.

Nel commentare le parole di Gesù a Zaccheo: “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e l’accolse”, “motivo conduttore” della Visita Pastorale iniziata nel Patriarcato, il Papa ha affermato: ”L’autentica realizzazione dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano nel potere, nel successo, nel denaro, ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo ci fa conoscere e ci rende vicino”.

“Da questo incontro” – ha proseguito il Santo Padre – “scaturisce per Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con gioia, scoprendo finalmente la realtà che può riempire veramente e pienamente la sua vita. (...) Amata Chiesa che sei in Venezia!” – ha esortato il Papa – “Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. (...) Non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù, di puntare verso l’alto per incrociare il suo sguardo”.

“Avanzate fiduciosi nel sentiero della nuova evangelizzazione” – ha inviato il Papa – “nel servizio amorevole dei poveri e nella testimonianza coraggiosa all’interno delle varie realtà sociali. Siate consapevoli d’essere portatori di un messaggio che è per ogni uomo e per tutto l’uomo; un messaggio di fede, di speranza e di carità. Quest’invito è, in primo luogo, per voi, cari sacerdoti”, per le persone consacrate e per i laici ai quali il Papa ha ricordato che “la ‘santità’ non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l’aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo quotidiano della coerenza. Sì, ci vogliono fedeli laici affascinati dall’ideale della ‘santità’, per costruire una società degna dell’uomo, una civiltà dell’amore”.

“Vi esorto” – ha proseguito il Pontefice – “a non risparmiare energie nell’annuncio del Vangelo e nell’educazione cristiana, promuovendo sia la catechesi ad ogni livello” e a “dedicare particolare cura alla formazione cristiana dei bambini, degli adolescenti e dei giovani”.

“La nostra vita spirituale” – ha ribadito il Papa – “dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Vi esorto pertanto” – ha concluso Benedetto XVI – “a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali”.
Al termine dell’Incontro, il Papa ha salutato trenta Rappresentanti dell’Assemblea. Infine Benedetto XVI ha raggiunto il Molo per imbarcarsi in gondola alla volta della Basilica della Salute.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (510)

INCONTRO CON MONDO DELLA CULTURA E DELL’ECONOMIA

CITTA' DEL VATICANO, 8 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio, alle 18:00, ha avuto luogo l’incontro del Papa con i rappresentanti del mondo culturale, artistico e socioeconomico, nella Basilica della Salute di Venezia.

Benedetto XVI ha presentato alcuni spunti tratti da tre parole che “sono” – ha detto – “metafore suggestive: tre parole legate a Venezia e, in particolare, al luogo in cui ci troviamo: la prima parola è ‘acqua’; la seconda è ‘Salute’, la terza è ‘Serenissima’.

Nel commentare che “Venezia è detta la ‘Città d’acqua’”, Benedetto XVI ha detto:
“Qui vorrei inserire la prima proposta: Venezia non come città ‘liquida’ (...), ma come città ‘della vita e della bellezza’. (...) Si tratta di scegliere tra una città ‘liquida’, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli”.

“Veniamo alla seconda parola: ‘Salute’. “La ‘salute’ è una realtà onnicomprensiva, integrale: va dallo ‘stare bene’ che ci permette di vivere serenamente una giornata di studio e di lavoro, o di vacanza, fino alla ‘salus animae’, da cui dipende il nostro destino eterno. (...) Gesù ha rivelato che Dio ama la vita e vuole liberarla da ogni negazione, fino a quella radicale che è il male spirituale, il peccato, radice velenosa che inquina tutto. Per questo, Gesù stesso si può chiamare ‘Salute’ dell’uomo: ‘Salus nostra Dominus Jesus’. Gesù salva l’uomo (...); lo immerge in questa corrente pura e vivificante che scioglie l’uomo dalle sue ‘paralisi’ fisiche, psichiche e spirituali; lo guarisce dalla durezza di cuore, dalla chiusura egocentrica e gli fa gustare la possibilità di trovare veramente se stesso perdendosi per amore di Dio e del prossimo”.

“Infine, la terza parola: ‘Serenissima’, il nome della Repubblica Veneta. (...) ci parla di una civiltà della pace, fondata sul mutuo rispetto, sulla reciproca conoscenza, sulle relazioni di amicizia. Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo. Ma per questo non deve avere paura di un altro elemento emblematico, contenuto nello stemma di San Marco: il Vangelo. Il Vangelo è la più grande forza di trasformazione del mondo, ma non è un’utopia, né un’ideologia. Le prime generazioni cristiane lo chiamavano piuttosto la ‘via’, cioè il modo di vivere che Cristo ha praticato per primo e che ci invita a seguire”.

Nel prendere congedo il Papa ha salutato la Comunità ebraica di Venezia, i musulmani che vivono nella città ed infine ha detto: “Da questo luogo così significativo rivolgo il mio cordiale saluto a Venezia, alla Chiesa qui pellegrina e a tutte le Diocesi del Triveneto”.

Benedetto XVI ha successivamente benedetto la Cappella della Santissima Trinità recentemente restaurata e si è recato alla Biblioteca dello “Studium Generale Marcianum”, dove ha inaugurato i nuovi locali. Dalla sede del Seminario Patriarcale, in motovedetta, ha raggiunto l’aeroporto “Marco Polo” di Venezia Tessèra, dove è salito a bordo dell’aereo diretto a Roma. Dall’aeroporto di Ciampino ha raggiunto il Vaticano in elicottero, rientrando alle ore 21:00.
PV-ITALIA/ VIS 20110509 (540)

MESSAGGIO ASSEMBLEA NAZIONALE AZIONE CATTOLICA ITALIANA

CITTA' DEL VATICANO, 7 MAG. 2011 (VIS). Benedetto XVI ha fatto pervenire un Messaggio ai partecipanti alla XIV Assemblea Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana, apertasi nel pomeriggio di ieri a Roma, sul tema: “Vivere la fede, amare la vita. L’impegno educativo dell’Azione Cattolica”.

Gli adolescenti e i giovani dell’Azione Cattolica, scrive il Papa, “hanno davanti a sé l’esempio di uomini e donne contenti della loro fede, che vogliono accompagnare le nuove generazioni con amore, con saggezza e con la preghiera, che intendono (...) affrontare i problemi più scottanti della vita quotidiana della famiglia: la difesa della vita, la sofferenza delle separazioni e dell’abbandono, la solidarietà nelle disgrazie, l’accoglienza dei poveri e dei senza patria. Vi seguono presbiteri assistenti che sanno bene che cosa significa educare alla santità. Nelle diocesi siete chiamati a collaborare con i vostri Vescovi, in maniera costante, fedele e diretta, alla vita e alla missione della Chiesa”.

“Nella linea tracciata dai Vescovi per le Chiese che sono in Italia” – scrive ancora il Santo Padre – “siete particolarmente chiamati a valorizzare la vostra vocazione educativa. (...) Per educare occorre (...) costruire con la collaborazione di tutti un progetto di vita cristiana fondato sul Vangelo e sul magistero della Chiesa, mettendo al centro una visione integrale della persona”.

“Le vostre associazioni siano palestre di santità” – esorta il Papa – “in cui ci si allena ad una dedizione piena alla causa del Regno di Dio, ad una impostazione di vita profondamente evangelica che vi caratterizza come laici credenti nei luoghi del vivere quotidiano. Questo esige intensa preghiera sia comunitaria che personale, ascolto continuato della Parola di Dio, assidua vita sacramentale”.

“La formazione all’impegno culturale e politico rappresenta dunque per voi un compito importante” – sottolinea il Pontefice – “che richiede un pensiero plasmato dal Vangelo, capace di argomentare idee e proposte valide per i laici. (...) L’Italia ha attraversato periodi storici difficili e ne è uscita rinvigorita anche per la dedizione incondizionata di laici cattolici, impegnati nella politica e nelle istituzioni. Oggi la vita pubblica del Paese richiede un’ulteriore generosa risposta da parte dei credenti, affinché mettano a disposizione di tutti le proprie capacità e le proprie forze spirituali, intellettuali e morali”.

“Vi chiedo infine di essere generosi, accoglienti, solidali, e soprattutto comunicatori della bellezza della fede. (...) L’Azione Cattolica può aiutare l’Italia a rispondere alla sua vocazione peculiare, collocata nel Mediterraneo, crocevia di culture, di aspirazioni, di tensioni che esigono una grande forza di comunione, di solidarietà e di generosità. L’Italia ha sempre offerto ai popoli vicini e lontani la ricchezza della sua cultura e della sua fede, della sua arte e del suo pensiero. Oggi voi laici cristiani siete chiamati ad offrire con convinzione la bellezza della vostra cultura e le ragioni della vostra fede, oltre che la solidarietà fraterna, affinché l’Europa sia all’altezza della presente sfida epocale”.
MESS/ VIS 20110509 (470)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza il Vescovo Jan Vokál, di Hradec Králové (Repubblica Ceca), con i Familiari.
AP/ VIS 20110509 (30)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 9 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Padre David Maria A. Jaeger, O.F.M., Prelato Uditore del Tribunale della Rota Romana, attualmente Docente di Diritto Canonico presso la Pontificia Università “Antonianum” di Roma e Consultore della Congregazione per le Chiese Orientali, della Congregazione per il Clero e del Pontificio Consiglio per i Testi Legislativi.

Sabato 7 maggio il Santo Padre ha nominato il Monsignore Ciro Miniero, Vescovo della Diocesi di Vallo della Lucania (superficie: 1.562; popolazione: 161.000; cattolici: 157.000; sacerdoti: 106; religiosi: 106; diaconi permanenti: 9), Italia. Il Vescovo eletto è nato a Napoli nel 1958 ed è stato ordinato sacerdote nel 1982. Finora Decano del IX Decanato dell’Arcidiocesi di Napoli, succede al Vescovo Giuseppe Rocco Favale, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20110509 (90)

venerdì 6 maggio 2011

CONCERTO SESTO ANNIVERSARIO PONTIFICATO

CITTA' DEL VATICANO, 6 MAG. 2011 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, nell’Aula Paolo VI, il Papa ha assistito ad un concerto offerto in suo onore dal Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Giorgio Napolitano, in occasione del sesto anniversario di Pontificato.

L’Orchestra e il Coro del Teatro dell’Opera di Roma, diretti rispettivamente dal Maestro Jesús López Cobos e dal Maestro Roberto Gabbiani – hanno eseguito il “Credo RV 591” di Antonio Vivaldi e lo “Stabat Mater” di Gioacchino Rossini.

Al termine del concerto il Papa ha ringraziato il Presidente Napolitano con queste parole: “Anche quest’anno, con la consueta e squisita cortesia, il Presidente della Repubblica Italiana, Onorevole Giorgio Napolitano ha voluto farci vivere un momento di elevazione musicale per l’anniversario di inizio del mio Pontificato.”

Benedetto XVI ha rivolto anche “un particolare ringraziamento al Direttore, ai Solisti, all’Orchestra e al Coro del Teatro dell’Opera di Roma per la splendida esecuzione dei due capolavori di Antonio Vivaldi e di Gioacchino Rossigni, due sommi musicisti di cui l’Italia, che celebra i 150 anni dell’unificazione politica, deve essere fiera”.

“’Credo’, ‘Amen’: sono le due parole con cui inizia e si conclude il ‘Credo’, la ‘Professione di fede’ della Chiesa, che abbiamo ascoltato” – ha detto Benedetto XVI – “Che cosa vuol dire credo? È una parola che ha vari significati: indica accogliere qualcosa tra le proprie convinzioni, prestare fiducia a qualcuno, essere certo. Quando, però, la diciamo nel ‘Credo’, essa assume un significato più profondo: è affermare con fiducia il senso vero della realtà che ci sostiene, che sostiene il mondo; significa accogliere questo senso come il solido terreno su cui possiamo stare senza timore; è sapere che il fondamento di tutto, di noi stessi, non può essere fatto da noi, ma può essere solo ricevuto. E la fede cristiana non dice ‘Io credo in qualcosa’, bensì ‘Io credo in Qualcuno’, nel Dio che si è rivelato in Gesù, in Lui percepisco il vero senso del mondo; e questo credere coinvolge tutta la persona, che è in cammino verso di Lui”.

“La parola ‘Amen’” – ha proseguito il Pontefice – “poi, che in ebraico ha la stessa radice della parola ‘fede’, riprende lo stesso concetto: il fiducioso poggiare sulla base solida, Dio”.

“Il secondo capolavoro di questa sera, lo ‘Stabat Mater’, di Gioacchino Rossini è una grande meditazione sul mistero della morte di Gesù e sul dolore profondo di Maria (...). Quella di Rossini” – ha commentato il Papa – “è una religiosità che esprime una ricca gamma di sentimenti di fronte al mistero di Cristo, con una forte tensione emotiva”.

“Cari amici” – ha concluso Benedetto XVI – “spero che i brani di questa sera abbiano nutrito anche la nostra fede. Al Signor Presidente della Repubblica Italiana, ai solisti, ai complessi del Teatro dell’Opera di Roma, agli organizzatori e a tutti i presenti rinnovo la mia gratitudine e chiedo un ricordo nella preghiera per il mio ministero nella vigna del Signore”.
BXVI-CONCERTO/ VIS 20110506 (480)

GUARDIE SVIZZERE: FEDE COERENTE CONDOTTA VITA

CITTA' DEL VATICANO, 6 MAG. 2011 (VIS). Al termine della Santa Messa celebrata nella Basilica Vaticana dal Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, le 34 nuove reclute della Guardia Svizzera Pontificia, accompagnate dai genitori, sono state ricevute dal Santo Padre.

Nel rievocare il “famoso ‘Sacco di Roma’ che vide la guardie svizzere impegnate nella strenua difesa del Papa, fino a dare la vita per lui, il Santo Padre ha detto: “Il ricordo di quel saccheggio terreno deve far riflettere che esiste anche la minaccia di un saccheggio più pericoloso, quello che potremmo definire spirituale. Nell’odierno contesto sociale molti giovani rischiano, infatti, di cadere in un impoverimento progressivo dell’anima, poiché inseguono ideali e prospettive di vita superficiali, che colmano solo bisogni ed esigenze materiali”.

“Fate in modo” – ha esortato il Pontefice – “che la vostra permanenza a Roma costituisca un tempo propizio per sfruttare al meglio le molte possibilità che questa città vi offre per dare un senso sempre più solido e profondo alla vostra vita. Essa è ricca di storia, di cultura e di fede; cogliete pertanto le opportunità che vi vengono date per ampliare il vostro orizzonte culturale, linguistico e, soprattutto, spirituale. Il periodo che trascorrerete nella ‘Città eterna’ sarà un momento eccezionale nella vostra esistenza: vivetelo con spirito di sincera fratellanza, aiutandovi gli uni gli altri a condurre una vita esemplarmente cristiana, che corrisponda alla vostra fede e alla vostra peculiare missione nella Chiesa”.

“Questo incontro” – ha proseguito il Pontefice – “mi offre l’opportunità di manifestare alle nuove reclute la mia profonda gratitudine per la scelta di mettersi, per un periodo di tempo, a disposizione del Successore di Pietro e di contribuire così a garantire l’ordine necessario e la sicurezza all’interno della Città del Vaticano”.

“La vostra significativa presenza nel cuore della cristianità, dove folle di fedeli giungono senza sosta per incontrare il Successore di Pietro e per visitare le tombe degli Apostoli, susciti sempre più in ciascuno di voi il proposito di intensificare la dimensione spirituale della vita, come pure l’impegno ad approfondire la vostra fede cristiana, testimoniandola gioiosamente con una coerente condotta di vita”.
AC/ VIS 20110506 (350)

LITURGIA CHIESA VA AL DI LÀ STESSA "RIFORMA CONCILIARE"

CITTA' DEL VATICANO, 6 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti al IX Congresso Internazionale di Liturgia promosso dal Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo, nel cinquantesimo anniversario di fondazione.

“Il Beato Giovanni XXIII” – ha ricordato il Papa – “raccogliendo le istanze del movimento liturgico che intendeva dare nuovo slancio e nuovo respiro alla preghiera della Chiesa, poco prima del Concilio Vaticano II e nel corso della sua celebrazione volle che la Facoltà dei Benedettini sull'Aventino costituisse un centro di studi e di ricerca per assicurare una solida base alla riforma liturgica conciliare”.

Nel riferirsi al titolo del Congresso: "Il Pontificio Istituto Liturgico tra memoria e profezia", il Papa ha affermato che “appartiene alla ‘memoria’ la vita stessa” dell’Istituto “che ha offerto il suo contributo alla Chiesa impegnata nella ricezione del Vaticano II, attraverso un cinquantennio di formazione liturgica accademica”.

“Con il termine ‘profezia’” – ha sottolineato il Pontefice – “lo sguardo si apre su nuovi orizzonti. La Liturgia della Chiesa va al di là della stessa ‘riforma conciliare’, il cui scopo, infatti, non era stato principalmente quello di cambiare i riti e i testi, quanto invece quello di rinnovare la mentalità e porre al centro della vita cristiana e della pastorale la celebrazione del Mistero Pasquale di Cristo. Purtroppo, forse, anche da noi Pastori ed esperti, la Liturgia è stata colta più come un oggetto da riformare che non come soggetto capace di rinnovare la vita cristiana, dal momento in cui ‘esiste un legame strettissimo e organico tra il rinnovamento della Liturgia e il rinnovamento di tutta la vita della Chiesa”.

“La Liturgia, (...) vive di un corretto e costante rapporto tra ‘sana traditio’ e ‘legitima progressio’, lucidamente esplicitato dalla Costituzione conciliare ‘Sacrosanctum Concilium’al n. 23. (...) Non poche volte si contrappone in modo maldestro tradizione e progresso. In realtà, i due concetti si integrano: la tradizione include essa stessa in qualche modo il progresso”.

“Cari amici” – ha concluso il Pontefice – “confido che questa Facoltà di Sacra Liturgia continui con rinnovato slancio il suo servizio alla Chiesa, nella piena fedeltà alla ricca e preziosa tradizione liturgica e alla riforma voluta dal Concilio Vaticano II, secondo le linee maestre della ‘Sacrosanctum Concilium’ e dei pronunciamenti del Magistero”.
AC/ VIS 20110506 (380)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 6 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienza l’Arcivescovo Manuel Monteiro de Castro, Segretario della Congregazione per i Vescovi.
AP/ VIS 20110506 (30)

giovedì 5 maggio 2011

GRAZIE DEL PAPA CONTRIBUTO “PAPAL FOUNDATION”

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina, nella Sala Clementina, Benedetto XVI ha ricevuto i Membri della “Papal Foundation”, a Roma per la loro visita annuale.

“Il presente incontro” – ha detto il Papa – “mi offre la lieta opportunità di rinnovare i miei ringraziamenti per l’importante contributo che la Fondazione offre alla missione della Chiesa, promuovendo i progetti caritativi che stanno a cuore al Papa. Vi sono molto grato per il vostro interesse ai progetti volti allo sviluppo integrale dell’uomo, per il vostro incoraggiamento alle attività apostoliche di diocesi e congregazioni religiose nel mondo, per la vostra sollecitudine nell’educazione dei futuri responsabili della Chiesa e per il vostro sostegno alle attività della Santa Sede”.

“La ‘Papal Foundation’” – ha ricordato il Pontefice – “è sorta per dimostrare la solidarietà pratica con il Successore di Pietro nella sua sollecitudine per la Chiesa universale”.

“Che la vostra dedizione agli ideali della Fondazione” – ha concluso il Papa – “sia da voi considerata espressione privilegiata del vostro impegno cristiano nella Chiesa e nel mondo. In tal modo, testimonierete che la Chiesa è missionaria per sua propria natura”.
AC/ VIS 20110505 (190)

ISPIRAZIONE E VERITÀ INTERPRETAZIONE TESTI SACRI

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre indirizzato al Cardinale William Joseph Levada, Presidente della Pontificia Commissione Biblica ed ai Membri di detta Commissione, in occasione dell’Assemblea Plenaria, tenutasi sul tema: “Ispirazione e Verità della Bibbia”.

“Tale tematica” – sottolinea il Pontefice – “costituisce uno dei punti principali della mia Esortazione apostolica postsinodale ‘Verbum Domini’, che lo tratta nella parte iniziale”
“Un’interpretazione dei Sacri scritti” – scrive ancora il Papa – “che trascura o dimentica la loro ispirazione non tiene conto della loro più importante e preziosa caratteristica, della loro provenienza da Dio”.

“Nella stessa Esortazione apostolica” – scrive Benedetto XVI – “ricordavo inoltre che ‘i Padri sinodali hanno messo in evidenza come al tema dell'ispirazio¬ne sia connesso anche il tema della verità delle Scritture. Per questo, un approfondimento della dinamica dell'ispirazione porterà indubbiamente anche ad una maggior comprensione della verità contenuta nei libri sacri’”.

“Mediante la sua Parola, Dio vuole comunicarci tutta la verità su Se stesso e sul suo progetto di salvezza per l'umanità. L'impegno di scoprire sempre di più la verità dei Sacri libri equivale dunque a cercare di conoscere sempre meglio Dio e il mistero della sua volontà salvifica”.

“È (...) essenziale e fondamentale per la vita e la missione della Chiesa” – sottolinea il Pontefice – “che i testi sacri vengano interpretati secondo la loro natura: l'Ispirazione e la Verità sono caratteristiche costitutive di questa natura. Perciò il vostro impegno avrà una vera utilità per la vita e la missione della Chiesa”.

“In una buona ermeneutica” – conclude Benedetto XVI - “non è possibile applicare in modo meccanico il criterio dell’ispirazione, come pure della verità assoluta, estrapolando una singola frase o espressione. Il piano in cui è possibile percepire la Sacra Scrittura come Parola di Dio è quello dell’unità della storia di Dio, in una totalità in cui i singoli elementi si illuminano reciprocamente e si aprono alla comprensione”.
MESS/ VIS 20110505 (330)

DOMANI GIURAMENTO 34 RECLUTE GUARDIA SVIZZERA PONTIFICIA

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2011 (VIS). Domani, venerdì 6 maggio, alle 17:00, nel Cortile di San Damaso del Palazzo Apostolico, trentaquattro nuove reclute arruolate negli ultimi dodici mesi presteranno giuramento come Alabardieri della Guardia Svizzera Pontificia, davanti ai membri della Curia Romana, alle rappresentanze delle legazioni diplomatiche presso la Santa Sede ed alle Autorità militari, civili e religiose della Svizzera.

Domani alle 7:30, il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, celebrerà la Santa Messa all’Altare della Cattedra della Basilica Vaticana, alla quale assisteranno le nuove Guardie, con i familiari, parenti ed amici. Alle 9:00, nel Cortile d’Onore del Quartiere Svizzero, il Comandante del Corpo, Colonnello Daniel Rudolf Anrig deporrà una corona d'alloro davanti al monumento che commemora l’eroica morte di 147 soldati elvetici, caduti in difesa di Papa Clemente VII nel Sacco di Roma del 6 maggio 1527, perpetrato dalle truppe dell’Imperatore Carlo V. L’Arcivescovo Fernando Filoni, Sostituto per gli Affari Generali della Segreteria di Stato, conferirà le decorazioni e le onorificenze ad alcuni membri del Corpo.

Quest’anno l’invitato d’onore sarà una Delegazione del Governo Cantonale di Friburgo, con il suo Presidente, Signor Erwin Jutzet. La Confederazione Elvetica sarà rappresentata dall’Ambasciatore svizzero presso la Santa Sede, Signor François Kammer.
GSP/ VIS 10110505 (220)

COMUNICATO EX VESCOVO DI ANTIGONISH, CANADA

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2011 (VIS). Nella serata di ieri, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico un Comunicato relativo al caso dell’ex Vescovo di Antigonish (Nuova Scozia, Canada), Monsignor Raymond Lahey, che si è riconosciuto colpevole di possesso di materiale pedo-pornografico.

“La Chiesa cattolica condanna lo sfruttamento sessuale in tutte le sue forme, in particolare se perpetrato nei confronti di minori”.

“Benché il processo secondo l’ordinamento civile abbia fatto il suo corso, la Santa Sede continuerà a seguire le procedure canoniche previste per simili casi, che daranno luogo all’imposizione di appropriate misure disciplinari o penali”.

Dopo l’ammissione di colpevolezza da parte di Monsignor Lahey, la Conferenza dei Vescovi Cattolici del Canada ha diffuso una dichiarazione nella quale assicura che “continuerà ad adoperarsi per impedire tali comportamenti e portare la guarigione alle vittime e alle loro famiglie”.

“Nel riconoscere la confusione e la rabbia che tale caso ha suscitato fra i fedeli, ribadiamo la nostra sollecitudine pastorale nei confronti di coloro che hanno sperimentato grande sofferenza a causa di tali avvenimenti. In modo particolare i nostri pensieri e le nostre preghiere sono con i fedeli della Diocesi di Antigonish e di tutta le regione dell’Atlantico”.
OP/ VIS 20110505 (210)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 5 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Cinque Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici dell’India in Visita “ad Limina Apostolorum”:

- L’Arcivescovo Dominic Jala, S.D.B., di Shillong.

- L’Arcivescovo Dominic Lumon, di Imphal ed Amministratore Apostolico di Kohima.

- L’Arcivescovo Thomas Menamparampil, S.D.B., di Guwahati.

- L’Arcivescovo Lucas Sirkar, S.D.B., di Calcutta, con il Coadiutore Arcivescovo Thomas D’Souza.

Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà l’Onorevole Giorgio Napolitano, Presidente della Repubblica Italiana, in occasione del Concerto che il Presidente offre al Santo Padre per il sesto anniversario dell’elezione al Pontificato.
AL:AP/ VIS 20110505 (80)

mercoledì 4 maggio 2011

NUOVO CICLO DI CATECHESI SU PREGHIERA CRISTIANA

CITTA' DEL VATICANO, 4 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha cominciato oggi un ciclo di catechesi dedicato al tema della preghiera cristiana.

Rivolgendosi ai pellegrini convenuti in Piazza San Pietro, il Papa ha spiegato che: Nelle prossime catechesi, accostando la Sacra Scrittura, la grande tradizione dei Padri della Chiesa, dei Maestri di spiritualità, della Liturgia, vogliamo imparare a vivere ancora più intensamente il nostro rapporto con il Signore, quasi una ‘Scuola di preghiera’”.

“Sappiamo bene, infatti” – ha detto il Papa – “che la preghiera non va data per scontata: occorre imparare a pregare, quasi acquisendo sempre di nuovo quest’arte; anche coloro che sono molto avanzati nella vita spirituale sentono sempre il bisogno di mettersi alla scuola di Gesù per apprendere a pregare con autenticità”.

In questa prima catechesi Benedetto XVI ha proposto “alcuni esempi di preghiera presenti nelle antiche culture, per rilevare come, praticamente sempre e dappertutto ci si sia rivolti a Dio. Nell’antico Egitto, ad esempio, un uomo cieco, chiedendo alla divinità di restituirgli la vista, attesta qualcosa di universalmente umano, qual è la pura e semplice preghiera di domanda da parte di chi si trova nella sofferenza”.

“In quegli eccelsi capolavori della letteratura di tutti i tempi che sono le tragedie greche, ancor oggi, dopo venticinque secoli, lette, meditate e rappresentate, sono contenute delle preghiere che esprimono il desiderio di conoscere Dio e di adorare la sua maestà”.

“In ogni preghiera, infatti” – ha ribadito il Pontefice – “si esprime sempre la verità della creatura umana, che da una parte sperimenta debolezza e indigenza, e perciò chiede aiuto al Cielo, e dall’altra è dotata di una straordinaria dignità, perché, preparandosi ad accogliere la Rivelazione divina, si scopre capace di entrare in comunione con Dio”.

“L’uomo di tutti i tempi prega perché non può fare a meno di chiedersi quale sia il senso della sua esistenza, che rimane oscuro e sconfortante, se non viene messo in rapporto con il mistero di Dio e del suo disegno sul mondo. La vita umana è un intreccio di bene e male, di sofferenza immeritata e di gioia e bellezza, che spontaneamente e irresistibilmente ci spinge a chiedere a Dio quella luce e quella forza interiori che ci soccorrano sulla terra e dischiudano una speranza che vada oltre i confini della morte”.

“All’inizio di questo nostro cammino nella Scuola della Preghiera vogliamo allora chiedere al Signore” – ha concluso Benedetto XVI – “che illumini la nostra mente e il nostro cuore perché il rapporto con Lui nella preghiera sia sempre più intenso, affettuoso, costante. Ancora una volta diciamoGli: ‘Signore, insegnaci a pregare’”.
AG/ VIS 20110504 (430)

DIFENDERE E PROMUOVERE DIRITTO LIBERTÀ RELIGIOSA

CITTA' DEL VATICANO, 4 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina è stato reso pubblico un Messaggio del Santo Padre Benedetto XVI indirizzato alla Professoressa Mary Ann Glendon, Presidentessa della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali ed ai Membri della medesima istituzione, in occasione della XVII sessione plenaria, tenutasi a Roma in questi giorni sul tema: “I diritti universali in un mondo di diversità: il caso della libertà religiosa”.

“La libertà di religione e di culto ha subito una negazione sistematica dai regimi atei del secolo scorso” – scrive il Santo Padre - “Ai nostri giorni questi diritti umani fondamentali sono nuovamente minacciati da atteggiamenti ed ideologie che ostacolano la libera espressione della religione. Di conseguenza è necessario reagire difendendo e promuovendo il diritto alla libertà religiosa e alla libertà di culto”.

“Poiché l’uomo gode della capacità di una scelta libera e personale nella verità, e poiché Dio si aspetta dall’uomo una risposta libera alla sua chiamata, il diritto alla libertà religiosa deve essere visto” – scrive Benedetto XVI – “come innato alla dignità fondamentale di ogni persona, e in connessione con l’innata apertura del cuore umano a Dio. Infatti l’autentica libertà di religione permette alla persona umana di raggiungere la sua realizzazione e di contribuire così al bene comune della società”.

“Ogni stato ha il diritto sovrano di promulgare la sua legislazione e di esprimere differenti atteggiamenti verso la religione nel diritto. Così vi sono alcuni stati che permettono una ampia libertà religiosa nella nostra comprensione del termine, mentre altri la limitano per svariate ragioni, fra le quali la diffidenza verso la religione stessa. La Santa Sede continua a richiedere il riconoscimento del diritto umano fondamentale della libertà religiosa da parte di tutti gli stati, e li esorta a rispettare, e se necessario a proteggere, le minoranze religiose che, sebbene legate da una diversa fede rispetto alla maggioranza che le circonda, aspirano a vivere pacificamente con i propri concittadini e a partecipare pienamente alla vita civile e politica della nazione, a beneficio di tutti”.

Alle dodici di questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, la Professoressa Mary Ann Glendon, Presidentessa della Pontificia Accademia, ha ripreso i lavori della Plenaria di questi giorni, che ha esaminato quattro grandi temi: il primo: “La repressione statale e la persecuzione dei credenti”; il secondo: “Le restrizioni statali alla libertà religiosa delle minoranze”; il terzo: “La pressione sociale sulle minoranze religiose che possono o non possono essere sanzionate dallo stato, ma che tuttavia limita le libertà di tali minoranze” e il quarto: “La crescita del fondamentalismo secolare nei paesi occidentali, che considera i credenti una minaccia per la laicità e la democrazia”.
MESS/ VIS 20110504 (440)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 4 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato l’Arcivescovo Janusz Bolonek, che è Nunzio Apostolico in Bulgaria, Nunzio Apostolico nella ex-Repubblica Jugoslava di Macedonia.

- Ha nominato il Cardinale Velasio De Paolis, il Cardinale Kurt Koch, l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, il Vescovo Ambrogio Spreafico e l’Arcivescovo Santos Abril y Castelló, Membri della Congregazione delle Cause dei Santi.

- Ha nominato l’Arcivescovo Joseph Augustine Di Noia, O.P., che è Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede.

- Ha nominato il Vescovo Dimas Lara Barbosa, Arcivescovo Metropolita di Campo Grande (superficie: 43.762; popolazione: 2.336.000; cattolici. 1.763.000; sacerdoti: 110; religiosi: 292; diaconi permanenti: 1), Brasile. L’Arcivescovo eletto, è nato a Boa Esperança (Brasile), è stato ordinato sacerdote nel 1988 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2003. Finora Ausiliare di São Sebastião do Rio de Janeiro (Brasile), succede all’Arcivescovo Vitório Pavanello, S.D.B., del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

- Ha nominato il Sacerdote Wilson Luís Angotti Filho, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Belo Horizonte (superficie: 7.240; popolazione: 4.767.000; cattolici: 3.411.312; sacerdoti: 645; religiosi; 2.007), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1958 a Taquaritinga (Brasile) ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1982. È stato finora Assessore della Commissione per la Dottrina della Fede della Conferenza Nazionale dei Vescovi del Brasile a Brasilia.

- Ha nominato il Padre Júlio Endi Akamine, S.A.C., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di São Paulo (superficie: 1.645; popolazione: 7.511.000; cattolici: 5.484.000; sacerdoti: 858; religiosi: 2.735; diaconi permanenti: 50), Brasile. Il Vescovo eletto, finora Superiore Provinciale della Provincia “São Paulo” della Società dell’Apostolato Cattolico (Pallottini), è nato nel 1962 a Garça (Brasile), ha emesso la professione religiosa nel 1980 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1988.

- Ha nominato il Padre José Aparecido Hergesse, C.R., Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Vitória (superficie: 7.234; popolazione: 3.210.000; cattolici: 2.010.000; sacerdoti: 138; religiosi: 264), Brasile. Il Vescovo eletto è nato nel 1957 a Paranapanema (Brasile), ha emesso la Professione Religiosa nell’Ordine dei Chierici Regolari (Teatini) nel 1983 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1985. È stato finora Procuratore Generale dell’Ordine dei Chierici Regolari (Teatini) presso la Santa Sede.

- Ha nominato il Reverendo Edgar Aristizábal Quintero, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Medellín (superficie: 687; popolazione: 3.416.000; cattolici: 2.969.000; sacerdoti: 1.037; religiosi: 4.025; diaconi permanenti: 44), Colombia. Il Vescovo eletto è nato a Cartago (Colombia) nel 1965 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1990. È stato finora Direttore del Dipartimento per la Dottrina della Conferenza Episcopale Colombiana.

- Ha nominato il Reverendo Hugo Alberto Torres Marín, Vescovo Ausiliare dell’Arcidiocesi di Medellín (Colombia). Il Vescovo eletto è nato a Briceño (Colombia) nel 1960 ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1987. È stato finora Rettore del Seminario Maggiore diocesano “Santo Tomas de Aquino”.
NN:NA:NER:RE:NEA VIS 20110504 (480)

martedì 3 maggio 2011

DA OGGI POSSIBILE VENERARE BEATO GIOVANNI PAOLO II CAPPELLA SAN SEBASTIANO

CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2011 (VIS). Il Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Padre Federico Lombardi, S.I., ha rilasciato nella tarda serata di ieri, la dichiarazione che segue:

“Questa sera, dopo la chiusura della Basilica di San Pietro al pubblico, il personale della Fabbrica di San Pietro ha iniziato le operazioni per la reposizione delle spoglie del Beato Giovanni Paolo II, trasferendone la teca lignea sotto l’altare della Cappella di San Sebastiano”.

“Alle 19:15 circa ha preso le mosse dalla Sacrestia la processione composta dai ministranti, dal Collegio dei Penitenzieri e dal Capitolo della Basilica, da diversi Arcivescovi e Vescovi e da nove Cardinali. Presiedeva il Cardinale Arciprete della Basilica, Angelo Comastri. Dopo una prima sosta di preghiera davanti alla Confessione di San Pietro, al canto delle litanie dei Santi Pontefici, la processione è giunta davanti all’altare di San Sebastiano, dove la teca lignea contenente le spoglie di Giovanni Paolo II era già collocata sotto l’altare, ma ancora a vista. Al termine delle Litanie, dopo l’invocazione ripetuta tre volte in canto ‘Beate Ioanne Paule’, è stata recitata l’orazione propria del nuovo Beato e compiuta l’incensazione. Quindi gli operai della Fabbrica hanno collocato la grande lapide di marmo bianco, che porta le parole: ‘Beatus Ioannes Paulus PP. II’ e chiude il vano sotto l’altare. Diversi dei presenti hanno compiuto ancora il gesto di devozione di baciare la lapide, mentre l’assemblea si scioglieva con gioiosa commozione”.

“Erano presenti il Cardinale Sodano, Decano del Sacro Collegio; il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Cardinale Angelo Amato; il Cardinale Giovanni Coppa; il Cardinale Giovanni Lajolo; il Cardinale Giovanni Battista Re; il Cardinale Leonardo Sandri e i Cardinali Macharski e Dziwisz, successori del Cardinale Wojtyła nella sede di Cracovia; l’Arcivescovo Fernando Filoni; l’Arcivescovo Dominique Mamberti e l’Arcivescovo Mieczyslaw Mokrzycki, già segretario personale di Giovanni Paolo II. Assisteva il postulatore, Monsignor Oder, mentre fra le religiose era naturalmente presente Suor Tobiana Sobcdka con alcune altre suore dell’appartamento pontificio”.

“La breve cerimonia è terminata intorno alle 19:45”.

“Da domattina (oggi martedì, n.d.r.) alle 7 i fedeli che entreranno nella basilica potranno recarsi quindi a venerare il Beato nella collocazione definitiva nella Cappella di San Sebastiano”.
OP/ VIS 20110503 (370)

PAPA RECITA ROSARIO CON VESCOVI ITALIANI IN ASSEMBLEA GENERALE

CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2011 (VIS). La Prefettura della Casa Pontificia ha comunicato oggi quanto segue:

“Accogliendo l’invito del Cardinale Angelo Bagnasco, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, il Santo Padre Benedetto XVI si recherà nella Basilica di Santa Maria Maggiore, giovedì 26 maggio 2011, alle ore 17:30, per presiedere la recita del Santo Rosario, insieme con i Vescovi Italiani, riuniti in Assemblea Generale”.

“Con tale preghiera i Vescovi Italiani intendono ribadire il vincolo particolare con l’Italia, rinnovandone l’affidamento alla Vergine Madre nel 150 dell’unità politica del Paese”.
PD/ VIS 20110503 (100)

PRESA DI POSSESSO DEL CARDINALE WUERL

CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2011 (VIS). Questa mattina, l’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha reso noto che domenica 8 maggio, alle ore 11:00, il Cardinale Donald William Wuerl, Arcivescovo di Washington (Stati Uniti d’America), prenderà possesso del Titolo di San Pietro in Vincoli, Piazza di San Pietro in Vincoli, 4/A.
OCL/ VIS 20110503 (60)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 3 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Vescovo Fausto Gaibor García, finora Ausiliare di Riobamba (Ecuador), Vescovo di Tulcán (superficie: 3.699; popolazione: 184.000; cattolici: 176.000; sacerdoti: 39; religiosi: 104), Ecuador.
NER/ VIS 20110503 (40)

lunedì 2 maggio 2011

IL SANTO PADRE RICEVE PRESIDENTE REPUBBLICA POLONIA

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Un Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede rende noto che questa mattina, 2 maggio, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza il Presidente della Repubblica di Polonia, Sua Eccellenza il Signor Bronislaw Komorowski.

“Il Presidente” – si legge nel Comunicato – “ha voluto esprimere la riconoscenza della Nazione polacca per la beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II. Si è concordato che il lungo Pontificato del Beato Giovanni Paolo II ha segnato una grande svolta non solo in Polonia, ma nel mondo intero. Si è inoltre sottolineato che il suo Magistero ed i suoi interventi in favore della dignità della persona e dell’inviolabili¬tà della vita umana rimangono attuali e di grande portata”.
OP/ VIS 20110502 (140)

MESSA RINGRAZIAMENTO BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Alle ore 10:30 di questa mattina, il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha presieduto sul Sagrato della Basilica Vaticana la Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per la Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. I testi liturgici sono stati quelli propri del nuovo Beato.

La celebrazione è stata animata dal Coro della Diocesi di Roma con la partecipazione del Coro Unito Polacco di Varsavia e dell’Orchestra Sinfonica della Radio polacca di Katowice. La preparazione al sacro Rito ha avuto inizio alle 9:30 con la lettura di poesie del Beato Giovanni Paolo II intercalata a brani sinfonici eseguiti dall’Orchestra e dal Coro. La Santa Messa è stata poi introdotta da un indirizzo di omaggio del Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia.

“’Simone , figlio di Giovanni, mi vuoi bene? (...) Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene’ (Gv 21,17). (...) Sì, è questo dialogo di amore tra Cristo e l’uomo che ha segnato tutta la vita di Karol Wojtyla” – ha detto il Cardinale Bertone nell’omelia – “Tutti, penso, ricordiamo come il giorno dei funerali, durante la cerimonia, ad un certo momento il vento chiuse dolcemente le pagine del Vangelo posto sulla bara. Era come se il vento dello Spirito avesse voluto segnare la fine dell’avventura umana e spirituale di Karol Wojtyla, tutta illuminata dal Vangelo di Cristo. Da questo Libro egli scopriva i disegni di Dio per l’umanità, per se stesso, ma soprattutto imparava Cristo, il suo volto, il suo amore, che per Karol era sempre una chiamata alla responsabilità”.

“Era un uomo di fede, un uomo di Dio” – ha ricordato il Porporato – “La sua vita era una preghiera continua, costante, una preghiera che abbracciava con amore ogni singolo abitante del nostro pianeta, creato ad immagine e somiglianza di Dio, e per questo degno di ogni rispetto; redento con la morte e risurrezione di Cristo, e per questo diventato veramente gloria vivente di Dio. Grazie alla fede che si esprimeva soprattutto nella preghiera, Giovanni Paolo II era un autentico difensore della dignità di ogni essere umano e non mero combattente per ideologie politico-sociali”.

“Ma la sua preghiera era anche una costante intercessione per tutta la famiglia umana, per la Chiesa, per ogni comunità di credenti, in tutta la terra (...). Non è forse da qui - dalla preghiera, dalla preghiera legata a tante dolorose vicende sue e degli altri - che scaturiva la sua preoccupazione per la pace nel mondo, per la pacifica convivenza dei popoli e delle nazioni?”, si è chiesto il Segretario di Stato.

“Oggi ringraziamo il Signore per averci dato un Pastore come Lui. Un Pastore che sapeva leggere i segni della presenza di Dio nella storia umana, e ne annunciava poi le grandi opere in tutto il mondo, in tutte le lingue. Un Pastore che aveva radicato in sé il senso della missione, dell’impegno ad evangelizzare, ad annunciare la parola di Dio dappertutto”.

“Oggi rendiamo grazie al Signore” – ha proseguito il Cardinale Bertone – “ per averci dato un Testimone come lui, così credibile, così trasparente, che ci ha insegnato come si debba vivere la fede e difendere i valori cristiani, a cominciare dalla vita, senza complessi, senza paure; come si debba testimoniare la fede con coraggio e coerenza, declinando le Beatitudini nell’esperienza quotidiana”.

“Ringraziamo il Signore” – ha detto ancora il Porporato – “per averci dato un Papa che ha saputo dare alla Chiesa cattolica non solo una proiezione universale e una autorità morale a livello mondiale mai prima conosciute, ma anche, specialmente con la celebrazione del Grande Giubileo del Duemila, una visione più spirituale, più biblica, più centrata sulla parola di Dio. Una Chiesa che ha saputo rinnovarsi, impostare una ‘nuova evangelizzazione’, intensificare i legami ecumenici e interreligiosi, e ritrovare anche le vie di un fruttuoso dialogo con le nuove generazioni”.

“E infine” – ha concluso il Cardinale Bertone – “ringraziamo il Signore per averci dato un Santo come Lui. (...). Era un uomo vero perché inseparabilmente legato a Colui che è la Verità. (...) La sua era una santità vissuta, specialmente negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, in totale fedeltà alla missione che gli era stata assegnata, fino alla morte. (...) Sapeva che la sua debolezza corporale faceva vedere ancora più chiaramente il Cristo che opera nella storia. E offrendo le sue sofferenze a Lui e alla sua Chiesa, ha dato a tutti noi un’ultima, grande lezione di umanità e di abbandono tra le braccia di Dio”.

“Cantiamo al Signore un canto di gloria” – ha detto il Cardinale Bertone – “per il dono di questo grande Papa: uomo di fede e di preghiera, Pastore e Testimone, Guida nel passaggio tra due millenni” ed infine ha rivolto “un grato pensiero al Papa Benedetto XVI che ha voluto elevare il suo grande Predecessore alla gloria degli altari”.

Al momento dell’offertorio sei persone hanno presentato al celebrante un francobollo realizzato dalle Poste Polacche con le Poste Vaticane, un bassorilievo dell’Associazione della Misericordia ed un ritratto del Beato Giovanni Paolo II realizzato dal Comune di Zakopane (Polonia).

Nella giornata di ieri oltre 250.000 persone sono entrate nella Basilica Vaticana per pregare davanti al feretro del nuovo Beato. La Basilica è rimasta aperta fino alle 3:00 di mattina e ha riaperto al termine della celebrazione odierna. Alle 17:30 di oggi sarà recitato l’ultimo Rosario davanti al feretro di Giovanni Paolo II. Infine la Basilica verrà chiusa e questa notte, con una cerimonia privata, il feretro sarà collocato nella Cappella di San Sebastiano, che si trova lateralmente alla statua della Pietà.
SS/ VIS 20110502 (920)

CORDOGLIO DEL PAPA MORTE CARDINALE GARCÍA-GASCO

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all’Arcivescovo Carlos Osoro Sierra, di Valencia (Spagna), per la morte, avvenuta ieri all’età di 80 anni, del Cardinale Agustín García-Gasco Vicente, Arcivescovo emerito della medesima sede. Il Porporato si trovava a Roma per assistere alla Beatificazione di Giovanni Paolo II.

“Nell’apprendere la triste notizia della scomparsa dell’amatissimo Cardinale Agustín García-Gasco Vicente, offro ferventi preghiere di suffragio per l’eterno riposo di colui che esercitò con diligente sollecitudine apostolica il ministero episcopale, prima in qualità di Vescovo Ausiliare di Madrid e Segretario della Conferenza Episcopale Spagnola, e poi presso la diletta Arcidiocesi di Valencia, dedicandosi costantemente alla missione evangelizzatrice con saggezza e generosità e suscitando instancabilmente numerose iniziative pastorali, soprattutto nell’ambito della docenza e della pastorale familiare”.

“Nel ricordare il suo grande servizio alla Chiesa, e con il caro ricordo del mio soggiorno in questa insigne città in occasione del V Incontro Mondiale delle Famiglie, desidero esprimere il mio più sentito cordoglio a Sua Eccellenza, Signor Arcivescovo, al suo Vescovo Ausiliare, al presbitero, ai seminaristi, alle comunità religiose e ai fedeli di questa Chiesa particolare di Valencia. Pregandola di trasmettere questi stessi sentimenti ai familiari del defunto Porporato, impartisco di cuore a tutti la confortatrice Benedizione Apostolica, in segno di speranza cristiana in Cristo Risorto”.
TGR/ VIS 20110502 (230)

DIRETTORE SALA STAMPA MORTE OSAMA BIN LADEN

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la dichiarazione che segue in merito alle notizie dell’uccisione di Osama Bin Laden:

“Osama Bin Laden – come tutti sappiamo – ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine”.

“Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini, e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace”.
OP/ VIS 20110502 (130)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
- Il Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo di Kraków (Polonia).

- Il Padre Saverio Cannistrà, O.C.D., Preposito Generale dei Carmelitani Scalzi.
AP/ VIS 20110502 (70)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha sollevato dalla cura pastorale della Diocesi di Toowoomba (Australia), il Vescovo William M. Morris.
.../ VIS 20110502 (30)

domenica 1 maggio 2011

VEGLIA IN PREPARAZIONE BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Più di 200.000 persone hanno assistito alla Veglia di preparazione della Beatificazione di Giovanni Paolo II che ha avuto inizio al Circo Massimo a Roma, alle 20:00, con un video sul Grande Giubileo dell’Anno 2000 ed il canto “Jesus Christ you are my life”, interpretato dal Coro della Diocesi di Roma e dall’Orchestra del Conservatorio di “Santa Cecilia”, diretto da Monsignor Marco Frisina.

Trenta giovani delle parrocchie e cappellanie diocesane hanno collocato alcune candele sulla riproduzione dell’immagine di Maria “Salus Populi Romani”, Patrona della Città di Roma. Successivamente un breve video ha rievocato gli ultimi mesi del Pontificato di Giovanni Paolo II, segnati dalla sofferenza.

Dopo l’interpretazione del canto polacco “Oh, Madre di Misericordia”, è intervenuto il Dottor Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1984 al 2006.

“Quando durante i funerali di Giovanni Paolo II ho visto gli striscioni con la scritta ‘Santo subito’ ho pensato: Peccato, arrivano in ritardo!’: perché i Santi o lo sono in vita o non lo saranno mai. E Giovanni Paolo II lo è stato” - ha detto l’ex Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. - “Per un credente, la preghiera spesso è un obbligo. Oppure il risultato di una convinzione fondata. Per lui era una necessità, non poteva vivere senza pregare. Vederlo pregare era vedere una persona che sta conversando con Dio. (...) Nutriva la sua preghiera con i bisogni degli altri. (...) Gli arrivavano migliaia di messaggi da tutto il mondo (...). L’ho visto in ginocchio per ore nella sua cappella con in mano i bigliettini che contenevano la richiesta di preghiere: ne prendeva uno, ne posava un altro (...), tutte le sofferenze umane erano il tema della sua conversazione con Dio. Penso che per se stesso non rimanesse alcuno spazio nella sua preghiera. Penso che lui non avesse delle ‘cose sue’. (...) Ho imparato molto da lui nel rispetto della persona umana, dove lui vedeva l’immagine di Dio e sta al centro del suo Pontificato il conservare il carattere trascendente della persona, che c’è un grande rischio che venga trattata come cosa, come oggetto. E questo rispetto è una cosa che, vissuta accanto a lui, non ti puoi scordare mai (...). Grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che, con l’aiuto di Dio, hai fatto della tua vita!”.
“Il mio Giovanni Paolo II”, un video realizzato dalla Pastorale Universitaria ha introdotto la testimonianza di Marie Simon-Pierre, la suora francese la cui guarigione miracolosa ha contribuito alla Beatificazione di Giovanni Paolo II.

“Soffrivo del morbo di Parkinson dal 2001” – ha detto Suor Marie – “I segni clinici della malattia si sono aggravati nelle settimane successive alla morte di Giovanni Paolo II. Nel pomeriggio del 2 giugno, ho chiesto alla Superiora Suor Marie Thomas di trovare un’altra suora che si assumesse la responsabilità del servizio delle Maternità Cattoliche, essendo io priva di forze, sfinita. (...) La Madre Superiora mi ha ascoltato con attenzione (...) ricordandomi che tutte le Comunità pregavano per invocare la mia guarigione per intercessione di Giovanni Paolo II. (...) Tutta la Congregazione aveva cominciato, senza interruzioni, una novena per chiedere la mia guarigione sperando che un miracolo contribuisse alla causa di beatificazione di questo Papa che era stato tanto importante per il nostro Istituto. (...) Sono guarita nella notte dal 2 al 3 giugno 2005. Nella notte mi sono alzata con un balzo e sono scesa all’oratorio della Casa della Comunità per pregare davanti al Santissimo Sacramento. Una grande pace mi aveva invaso, una sensazione di benessere. (...) Ho raggiunto la Comunità nella Cappella per il tempo di preghiera seguito dalle Lodi e dall’Eucaristia. Dovevo percorrere circa 50 metri. Mi accorsi allora, mentre camminavo, che il mio braccio sinistro che era come morto a causa della malattia, ricominciava a muoversi. (...) Sono 6 anni che non assumo più farmaci. Dalla mia guarigione ho ritrovato un ritmo normale. Ciò che il Signore mi ha donato di vivere per l’intercessione di Giovanni Paolo II è un grande mistero difficile da spiegare a parole, talmente grande, talmente forte... (...) Da quando ho accettato che tutta la Congregazione pregasse per l’intercessione di Papa Giovanni Paolo II per la mia guarigione, ho sempre detto che sarei andata fino in fondo, se la nostra preghiera fosse stata esaudita. Si, fino in fondo perché Giovanni Paolo II sia riconosciuto Beato e un giorno Santo, fino in fondo per la Chiesa, fino in fondo perché il mondo creda, fino in fondo perché la vita sia rispettata e tutti coloro che operano al servizio della vita siano incoraggiati”.

Ha fatto seguito l’intervento del Cardinale Stanislaw Dziwisz: “Il Papa che appena sei anni fa avevamo affidato al grembo della terra, oggi ci è ridonato ‘beato’ in Cielo” – ha detto il Cardinale Arcivescovo di Cracovia – “E così possiamo anche ufficialmente, comunitariamente invocarlo, invocarne l’intercessione, lodare Dio attraverso di lui. (...) Se oggi è proclamato beato, è perché santo era già in vita, lo era anche per noi che gli eravamo familiari. (...) La maggior parte del tempo che si trascorreva in sua compagnia, passava in silenzio, perché questo era l’atteggiamento che egli preferiva. Stare con Giovanni Paolo II voleva dire amare il suo silenzio. Essergli collaboratore, fargli da segretario, significava anzitutto garantirgli il suo spazio vitale, il suo muoversi autonomo, proteggere il suo raggio di libertà, che includeva primariamente spazio e tempi per Dio. (...) Giovanni Paolo II era un innamorato di Dio. (...) In Dio sapeva immergersi ovunque, in ogni condizione: anche quando studiava o si trovava in mezzo alla gente, lo faceva con la massima naturalezza. (...) La sua disciplina mentale non lo abbandonò mai: fino alla fine proteso allo scopo, alla meta. Come un patriarca biblico ci preparò al distacco, portandoci egli per mano, concentrato in quello che faceva. Moriva come un lottatore esausto e insieme lucido: Eccomi, morte, mi avrai ma per un istante soltanto. Vado a Casa mia, da mio Padre e da mia Madre, vado là dove ho sempre desiderato arrivare. Là dov’è la vita e si è davvero, per sempre, beati”.

La testimonianza del Cardinale Dziwisz ha concluso la prima parte della Veglia di preghiera conclusasi con l’inno “Totus tuus” composto nel 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II (1996).

La seconda parte ha avuto inizio con l’intonazione del canto di Giovanni Paolo II “Aprite le porte a Cristo”, seguito dall’intervento del Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma.

“A sei anni dalla pia morte del grande Papa” – ha detto il Porporato – “è particolarmente viva nella Chiesa e nel mondo la memoria di Lui, per 27 anni Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Per l’amato Pontefice sentiamo venerazione, affetto, ammirazione e profonda gratitudine. Della sua vita raccogliamo anzitutto la testimonianza di fede: una fede convinta e forte, libera da paure e compromessi, coerente fino all’ultimo respiro, forgiata dalle prove, dalla fatica e dalla malattia, il cui influsso benefico si è diffuso in tutta la Chiesa, anzi in tutto il mondo; una testimonianza accolta dappertutto, nei suoi Viaggi apostolici, da milioni di uomini e donne di ogni razza e cultura. (...) Testimone dell’epoca tragica delle grandi ideologie, dei regimi totalitari e del loro tramonto, Giovanni Paolo II ha colto con anticipo il forte travaglio, segnato da tensioni e contraddizioni, della transizione dell’epoca moderna verso una nuova fase della storia, mostrando costante premura perché la persona umana ne fosse protagonista. (...) Con lo sguardo fissato in Cristo, Redentore dell’Uomo, ha creduto nell’uomo e gli ha mostrato apertura, fiducia, vicinanza. Ha amato l’uomo e lo ha spinto a sviluppare in se stesso il potenziale della fede per vivere da persona libera e cooperare nella realizzazione di una umanità più giusta e solidale, come operatore di pace e costruttore di speranza. (...) In questo suo straordinario slancio di amore per l’umanità, ha amato, di amore premuroso e tenero, tutti i ‘feriti dalla vita’ – come egli chiamava i poveri, i malati, i senza nome, gli esclusi a priori – ma di amore singolarissimo ha amato i giovani. Le convocazioni delle Giornate Mondiali della Gioventù avevano per lui lo scopo di rendere i giovani protagonisti del loro futuro, diventando costruttori della storia (...). Il ricordo dell’amato Pontefice, profeta di speranza, non deve significare per noi un ritorno al passato, ma facendo tesoro della sua eredità umana e spirituale, sia una spinta a guardare avanti”.

È seguita la recita dei Misteri della Luce del Santo Rosario, in collegamento diretto con cinque santuari mariani, preceduti da video dei messaggi e omelie di Giovanni Paolo II legate alle intenzioni di preghiera: nel Santuario di Lagiewniki, a Cracovia (Polonia), l’intenzione sono stati i giovani; nel Santuario di Kawekamo-Bugnado (Tanzania), la famiglia; nel Santuario di Nostra Signora del Libano – Harissa (Libano), l’evangelizzazione; nella Basilica di Santa María de Guadalupe, di Città del Messico, la speranza e la pace delle nazioni; nel Santuario di Fatima (Portogallo), la Chiesa.

Infine Benedetto XVI in collegamento dal Vaticano ha recitato una preghiera alla Vergine: “Aiutaci a rendere sempre ragione” – ha detto il Papa – “della speranza che è in noi, confidando nella bontà dell’uomo creato da Dio a sua immagine e nell’amore del Padre. Insegnaci a rinnovare il mondo dal di dentro; nella profondità del silenzio e dell’orazione, nella gioia dell’amore fraterno, nella fecondità insostituibile della Croce”. Al termine di questa invocazione il Santo Padre ha benedetto i partecipanti alla veglia di preghiera.
VEGLIA/ VIS 20110501 (1580)

RITO DI BEATIFICAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Al termine dell’atto penitenziale della Messa di Beatificazione, si è avvicinato alla sede del Santo Padre il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, con il Postulatore, ed ha domandato che si procedesse alla Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Beatissime Pater,
Vicarius Generalis Sanctitatis Vestrae
pro Romana Dioecesi,
humillime a Sanctitate Vestra petit
ut Venerabilem Servum Dei
Ioannem Paulum II, papam,
numero Beatorum adscribere
benignissime digneris.

Successivamente il Cardinale Vallini ha dato lettura di una breve biografia del pontefice polacco:

Karol Józef Wojtyla nacque a Wadowice (in Polonia), il 18 maggio 1920, da Karol ed Emilia Kaczorowska. Ricevette il battesimo il 20 giugno successivo nella chiesa parrocchiale di Wadowice.

Secondo di due figli, ben presto la gioia e la serenità della sua fanciullezza vennero scosse dalla prematura scomparsa della madre, deceduta quando Karol aveva nove anni (1929). Tre anni più tardi (1932) morì anche il fratello maggiore Edmund, e nel 1941 – all’età di 21 anni – Karol perdette anche il padre.

Educato nella più sana tradizione patriottica e religiosa, imparò dal padre, uomo profondamente cristiano, la pietà e l’amore per il prossimo. che alimentava con assidua preghiera e la pratica dei sacramenti .

I tratti della sua spiritualità, ai quali rimase fedele fino alla morte, furono la devozione sincera allo Spirito Santo e l’amore alla Madonna. La sua relazione con la Madre di Dio era particolarmente profonda e viva, vissuta con la tenerezza di un figlio che si abbandona tra le braccia della madre e con la virilità di un cavaliere, sempre pronto al comando della sua Signora: “Fate tutto ciò che il Figlio vi dirà!” Il totale affidamento a Maria, che da vescovo avrebbe espresso con il motto “Totus tuus”, rivelava anche il segreto di guardare il mondo con gli occhi della Madre di Dio.

La ricca personalità del giovane Karol maturò dall’intreccio delle sue doti intellettuali, morali e spirituali con le vicende del suo tempo, che segnarono la storia della sua patria e dell’Europa.

Negli anni del ginnasio nacque in lui la passione per il teatro e la poesia, che curò attraverso l’attività del gruppo teatrale della Facoltà di filologia dell’Università Jaghellonica, alla quale si iscrisse nell’anno accademico 1938.

Durante il periodo dell’occupazione nazista della Polonia, insieme allo studio portato avanti clandestinamente, lavorò per quattro anni (ottobre 1940-agosto 1944) come operaio negli stabilimenti Solvay, vivendo dal di dentro i problemi sociali del mondo del lavoro e raccogliendo un patrimonio prezioso di esperienze di cui si avvalse nel futuro magistero sociale, prima come arcivescovo di Cracovia e poi come Sommo Pontefice.

In quegli anni maturò in lui il desiderio del sacerdozio, verso il quale si incamminò frequentando, fin dall’ottobre del 1942, i corsi clandestini di teologia presso il Seminario di Cracovia. Nel discernimento della vocazione sacerdotale fu aiutato molto da un laico, il signor Jan Tyranowski, un vero apostolo della gioventù. Fin da allora il giovane Karol ebbe la chiara percezione della vocazione universale di tutti i cristiani alla santità e del ruolo insostituibile dei laici nella missione della Chiesa.

Fu ordinato sacerdote il 1 novembre 1946 e il giorno dopo, nella suggestiva atmosfera della cripta di San Leonardo della cattedrale del Wawel, celebrò la prima Messa.

Inviato a Roma per completare la formazione teologica, fu alunno della Facoltà di Teologia dell’Angelicum, dove attinse con impegno alle sorgenti della sana dottrina e visse il primo incontro con la vivacità e la ricchezza della Chiesa Universale, nella situazione di privilegio che gli offriva la vita fuori dalla “cortina di ferro”. Ad allora risale l’incontro di don Karol con San Pio da Pietrelcina.

Laureatosi con il massimo di voti nel giugno 1948, ritornò a Cracovia per cominciare l’attività pastorale, come vicario parrocchiale. Nel ministero si spese con entusiasmo e generosità. Ottenuta l’abilitazione alla docenza, intraprese l’insegnamento universitario, nella Facoltà di Teologia dell’Università Jaghellonica, e dopo la soppressione di questa, in quella del Seminario diocesano di Cracovia e dell’Università Cattolica di Lublino.

Gli anni trascorsi con i giovani studenti gli permisero di conoscere a fondo l’inquietudine dei loro cuori e il giovane sacerdote fu per loro non solo insegnante, ma guida spirituale ed amico.

All’età di 38 anni fu nominato Vescovo ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958, dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak, a cui succedette come Arcivescovo nel 1964. Fu creato cardinale da Papa Paolo VI il 26 giugno 1967.

Pastore della diocesi di Cracovia fu subito apprezzato come uomo di fede robusta e coraggiosa, vicino alla gente e ai problemi reali delle persone.

Interlocutore capace di ascolto e di dialogo, senza mai cedere al compromesso, affermò nei confronti di tutti il primato di Dio e di Cristo, quale fondamento di un vero umanesimo e sorgente dei diritti inalienabili della persona umana. Amato dai suoi diocesani, stimato dai confratelli vescovi, fu temuto da coloro che vedevano in lui un avversario.

Il 16 ottobre 1978 fu eletto Vescovo di Roma e Romano Pontefice e prese il nome di Giovanni Paolo II. Il suo cuore di pastore, totalmente donato alla causa del Regno di Dio, si allargò al mondo intero. La “carità di Cristo” lo portò a visitare le parrocchie di Roma, ad annunciare il Vangelo in tutti gli ambienti e fu la forza motrice degli innumerevoli viaggi apostolici nei diversi continenti, intrapresi per confermare nella fede i fratelli in Cristo, confortare gli afflitti e gli scoraggiati, portare il messaggio di riconciliazione tra le Chiese cristiane, costruire ponti di amicizia tra i credenti nell’Unico Dio e gli uomini di buona volontà.

Il suo luminoso magistero non ebbe altro scopo che proclamare sempre e ovunque Cristo, Unico Salvatore dell’uomo.

Nel suo straordinario slancio missionario ha amato di amore singolarissimo i giovani. Le convocazioni delle Giornate mondiali della Gioventù avevano per lui lo scopo di annunciare alle nuove generazioni Gesù Cristo e il suo vangelo per renderli protagonisti del loro futuro e di cooperare alla costruzione di un mondo migliore.

La sua sollecitudine di Pastore universale si è manifestata nella convocazione di numerose assemblee del Sinodo dei Vescovi, nell’erezione di diocesi e circoscrizioni ecclesiastiche, nella promulgazione dei Codici di diritto canonico latino e delle Chiese orientali e del Catechismo della Chiesa Cattolica, nella pubblicazione di lettere encicliche ed esortazioni apostoliche. Per favorire nel Popolo di Dio momenti di più intensa vita spirituale, indisse il Giubileo straordinario della Redenzione, l’Anno Mariano, l’Anno dell’Eucaristia e il Grande Giubileo dell’anno 2000.

L’ottimismo travolgente, fondato nella fiducia nella Provvidenza divina, spinse Giovanni Paolo II, che aveva vissuto l’esperienza tragica di due dittature, aveva subito un attentato il 13 maggio 1981 e negli ultimi anni era stato provato fisicamente dal progredire della malattia, a guardare sempre ad orizzonti di speranza, invitando gli uomini ad abbattere i muri delle divisioni, a spazzare via la rassegnazione per spiccare il volo verso mete di rinnovamento spirituale, morale e materiale.

Ha concluso la sua lunga e feconda giornata terrena, nel Palazzo Apostolico Vaticano, sabato 2 aprile dell’anno 2005, vigilia della Domenica in Albis, da lui intitolata alla Divina Misericordia. I solenni funerali sono stati celebrati in questa Piazza San Pietro l’8 aprile 2005.

Testimonianza toccante del bene da lui compiuto è stata la partecipazione di numerose delegazioni provenienti dal mondo intero e di milioni di uomini e donne, credenti e non credenti, che hanno riconosciuto in lui un segno evidente dell’amore di Dio per l’umanità.

Benedetto XVI ha dato lettura della formula di beatificazione. Al termine è stato svelato il ritratto del nuovo Beato ed è stato cantato l’Inno al Beato in latino, poi le reliquie di Giovanni Paolo II sono state collocate sull’altare per la venerazione di tutti i fedeli.

Il Cardinale Vallini ha infine ringraziato il Papa con queste parole:

Beatissime Pater,
Vicarius Sanctitatis Vestrae
pro Romana Dioecesi,
gratias ex animo Sanctitati Vestrae agit
quod titulum Beati
hodie
Venerabili Servo Dei
Ioanni Paulo II, papae,
conferre dignatus es.
.../ VIS 20110501 (1320)

BENEDETTO XVI PROCLAMA BEATO GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, II Domenica di Pasqua e della Divina Misericordia, Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale ha proclamato Beato il Servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa (1920-2005), la cui festa si celebrerà, a partire da ora, il 22 ottobre.

Alla cerimonia hanno assistito 87 delegazioni di diversi paesi, fra le quali cinque Case Reali, 16 Capi di Stato – fra cui il Presidente della Polonia e il Presidente della Repubblica Italiana – e 7 Primi Ministri.

Centinaia di migliaia di persone venute da tutto il mondo gremivano Piazza San Pietro e le strade adiacenti. Era possibile seguire la cerimonia da vari schermi giganti installati al Circo Massimo e in altre piazze della città.

Di seguito riportiamo il testo dell’omelia del Papa:

“Cari fratelli e sorelle!

“Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!”.

“Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione”.

“Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l’odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste”.

“’Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!’ (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa “Pietro”, la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: “Beato sei tu, Simone” e “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo”.

“Ma il nostro pensiero va ad un’altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. È quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: ‘Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto’ (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l’intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all’inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14)”.

“Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all’inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: ‘Siete ricolmi di gioia’ – e aggiunge: ‘Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime’ (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all’indicativo, perché c’è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. ‘Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi’, gli occhi della fede”.

“Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyla, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l’ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell’icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre. Un’icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (1925-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyla: una croce d’oro, una ‘emme’ in basso a destra, e il motto ‘Totus tuus’, che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyla ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: ‘Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria’ (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266). Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: ‘Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia Cardinale Stefan Wyszynski mi disse: ‘Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio’. E aggiungeva: ‘Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato’. E qual è questa ‘causa’? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: ‘Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!’. Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà. Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre.
“Karol Wojtyla salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo ‘timoniere’ il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare ‘soglia della speranza’. Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di ‘avvento’, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace”.

“Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una ‘roccia’, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell’Eucaristia”.

“Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto da questo medesima Piazza. Santo Padre benedici noi nuovamente da questa finestra. Amen”.
AC/ VIS 20110501 (2100)

SALUTI AI PARTECIPANTI ALLA BEATIFICAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Al termine della Messa di Beatificazione e prima della recita del Regina Coeli, il Santo Padre ha salutato i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro e nelle strade adiacenti.

Esprimendosi in francese, Benedetto XVI ha detto: “Cari amici, che la vita e l’opera del Beato Giovanni Paolo II sia fonte di un impegno rinnovato al servizio di tutti gli uomini e di ogni uomo! Gli chiedo di benedire l’impegno di ognuno per costruire una civiltà dell’amore, nel rispetto della dignità di ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, con una attenzione particolare ai più fragili”.

Rivolgendosi successivamente ai pellegrini di lingua inglese, Benedetto XVI ha detto: “Possa il suo esempio di solida fede in Cristo, Redentore dell’uomo, ispirarci a vivere pienamente la nuova vita che celebriamo a Pasqua, ad essere icone della divina misericordia ed ad operare per un mondo nel quale la dignità e i diritti di ogni uomo, donna e bambino siano rispettati e promossi”.

“Vi invito” – ha detto il Papa ai pellegrini di lingua spagnola – “a seguire l’esempio di fedeltà e amore a Cristo e alla Chiesa, che ci ha lasciato come preziosa eredità. Che dal cielo vi accompagni sempre la sua intercessione perché la fede dei vostri popoli si conservi nella solidità delle sue radici e la pace e la concordia promuovano il progresso necessario delle vostre popolazioni”.

Nel salutare le autorità polacche il Papa ha auspicato che il Beato connazionale “ottenga per voi e per la sua Patria terrena il dono della pace, dell’unità e di ogni prosperità”.

Benedetto XVI ha infine ringraziato le autorità italiane per la collaborazione nell’organizzazione di questa giornata ed ha detto. “Rivolgo il mio più affettuoso saluto a tutti i pellegrini – raccolti qui in Piazza San Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi di Roma – e a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione, i cui dirigenti e operatori non si sono risparmiati per offrire anche ai lontani la possibilità di partecipare a questo grande giorno. Ai malati e agli anziani, verso i quali il nuovo Beato si sentiva particolarmente vicino, giunga uno speciale saluto”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre, accompagnato dai cardinali concelebranti, si è diretto all’interno della Basilica Vaticana per la venerazione del nuovo Beato, seguito dalle autorità presenti, dai Vescovi e dai fedeli.
ANG/ VIS 20110501 (410)

sabato 30 aprile 2011

OFFRIRE INFORMAZIONE CORRETTA ED EQUILIBRATA

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti alla XVII Assemblea delle Radio dell'"European Broadcasting Union", in questi giorni a Roma, ospiti di Radio Vaticana, in occasione dell’80° di fondazione.

“Attraverso la radio” – ha sottolineato il Pontefice nel suo discorso – “i Papi hanno potuto trasmettere oltre le frontiere messaggi di grande importanza per l’umanità (...). Si può dire che tutto l’insegnamento della Chiesa in questo settore, a partire dai discorsi di Pio XII, passando dai documenti del Concilio Vaticano II, fino ai miei più recenti messaggi sulle nuove tecnologie digitali, sia attraversato da una vena di ottimismo, di speranza e di sincera simpatia verso coloro che si impegnano in questo campo per favorire l’incontro e il dialogo, servire la comunità umana, contribuire alla crescita pacifica della società”.

“Nella società odierna” – ha proseguito Benedetto XVI – “sono in gioco valori basilari per il bene dell’umanità, e l’opinione pubblica (...) spesso disorientata e divisa. (...) Alimentare ogni giorno una corretta ed equilibrata informazione e un approfondito dibattito per trovare le migliori soluzioni condivise su tali questioni in una società pluralistica, è compito delle radio come pure delle televisioni È un compito che richiede grande onestà professionale, correttezza e rispetto, apertura a prospettive diverse, chiarezza nell’affrontare i problemi, libertà da steccati ideologici, consapevolezza della complessità dei problemi”.

“In questa ricerca la Chiesa cattolica ha un suo contributo specifico da dare” – ha ribadito il Papa – “testimoniando la sua adesione alla verità che è Cristo, con apertura e spirito di dialogo. (...) La religione contribuisce a ‘purificare’ la ragione, aiutandola a non cadere in distorsioni, come la manipolazione dell’ideologia, o l’applicazione parziale che non tenga pienamente conto della dignità della persona umana”. In proposito il Papa ha invitato i professionisti dell’informazione “a cercare di promuovere ed incoraggiare il dialogo fra fede e ragione nella prospettiva del servizio al bene comune della nazione”.

Nel ricordare le difficoltà del servizio pubblico di informazione, il Papa ha incoraggiato i presenti con queste parole: “Troppo grandi e urgenti sono le sfide del mondo odierno di cui dovete occuparvi, per lasciarvi scoraggiare e arrendervi di fronte a queste difficoltà”.

“Vi auguro” – ha concluso il Pontefice – “di saper mettere i vostri contatti internazionali e le vostre attività al servizio di una riflessione e di un impegno affinché gli strumenti delle comunicazioni sociali servano il dialogo, la pace e lo sviluppo solidale dei popoli, superando le distanze culturali, le diffidenze e le paure”.
AC/ VIS 20110430 (430)

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI MAGGIO

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. L’intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di maggio è la seguente: “Perché quanti operano nei mezzi di comunicazione rispettino sempre la verità, la solidarietà e la dignità di ogni persona”.

L'intenzione Missionaria è la seguente: “Perché il Signore doni alla Chiesa in Cina di perseverare nella fedeltà al Vangelo e di crescere nell’unità”.
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/ VIS 20110430 (80)

ACCORDO SANTA SEDE E REPUBBLICA DI AZERBAIJAN

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Nella giornata di ieri, venerdì 29 aprile, nella sede del Comitato Statale per l’Attività con le Strutture Religiose a Baku è stato firmato un Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica di Azerbaigian, regolante i rapporti giuridici fra le Chiesa cattolica e lo Stato.

Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, l’Arcivescovo Claudio Gugerotti, Nunzio Apostolico in Azerbaigian e per la Repubblica di Azerbaigian, il Signor Hidayat Orujov, Presidente del Comitato Statale per l’Attività con le Strutture Religiose.

L’Accordo, che si compone di otto articoli, regola la situazione giuridica della Chiesa cattolica in Azerbaigian e garantisce, fra l’altro, la libertà di professare e di praticare pubblicamente la religione cattolica, così come il diritto della Chiesa cattolica di organizzarsi e di esercitare la propria missione in conformità con la legislazione ecclesiastica. Inoltre, riconosce e registra la personalità giuridica della Chiesa cattolica e di tutte le sue istituzioni e assicura la libera comunicazione tra la locale comunità cattolica e la Santa Sede, nonché l’accesso ai mezzi di comunicazione sociale e la libera scelta, da parte della Santa Sede, di un Ordinario, quale responsabile della circoscrizione ecclesiastica. Infine, regola la concessione dei permessi di residenza e di lavoro per il personale ecclesiastico.
OP/ VIS 20110430 (220)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano (Italia).
AP/ VIS 20110430 (40)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Saúl Figueroa Albornoz, Vescovo di Puerto Cabello (superficie: 729; popolazione: 331.000; cattolici: 298.000; sacerdoti: 25; religiosi: 19), Venezuela. È stato finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Caracas (Venezuela).

- L’Arcivescovo Piero Coccia, di Pesaro (Italia), Membro del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

- Il Signor Johan Ketelers, Segretario Generale della “International Catholic Migration Commission”, con sede a Ginevra, Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
NER:NA/ VIS 20110430 (100)
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