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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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lunedì 2 maggio 2011

MESSA RINGRAZIAMENTO BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Alle ore 10:30 di questa mattina, il Cardinale Tarcisio Bertone, S.D.B., Segretario di Stato, ha presieduto sul Sagrato della Basilica Vaticana la Celebrazione Eucaristica di ringraziamento per la Beatificazione di Papa Giovanni Paolo II. I testi liturgici sono stati quelli propri del nuovo Beato.

La celebrazione è stata animata dal Coro della Diocesi di Roma con la partecipazione del Coro Unito Polacco di Varsavia e dell’Orchestra Sinfonica della Radio polacca di Katowice. La preparazione al sacro Rito ha avuto inizio alle 9:30 con la lettura di poesie del Beato Giovanni Paolo II intercalata a brani sinfonici eseguiti dall’Orchestra e dal Coro. La Santa Messa è stata poi introdotta da un indirizzo di omaggio del Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia.

“’Simone , figlio di Giovanni, mi vuoi bene? (...) Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene’ (Gv 21,17). (...) Sì, è questo dialogo di amore tra Cristo e l’uomo che ha segnato tutta la vita di Karol Wojtyla” – ha detto il Cardinale Bertone nell’omelia – “Tutti, penso, ricordiamo come il giorno dei funerali, durante la cerimonia, ad un certo momento il vento chiuse dolcemente le pagine del Vangelo posto sulla bara. Era come se il vento dello Spirito avesse voluto segnare la fine dell’avventura umana e spirituale di Karol Wojtyla, tutta illuminata dal Vangelo di Cristo. Da questo Libro egli scopriva i disegni di Dio per l’umanità, per se stesso, ma soprattutto imparava Cristo, il suo volto, il suo amore, che per Karol era sempre una chiamata alla responsabilità”.

“Era un uomo di fede, un uomo di Dio” – ha ricordato il Porporato – “La sua vita era una preghiera continua, costante, una preghiera che abbracciava con amore ogni singolo abitante del nostro pianeta, creato ad immagine e somiglianza di Dio, e per questo degno di ogni rispetto; redento con la morte e risurrezione di Cristo, e per questo diventato veramente gloria vivente di Dio. Grazie alla fede che si esprimeva soprattutto nella preghiera, Giovanni Paolo II era un autentico difensore della dignità di ogni essere umano e non mero combattente per ideologie politico-sociali”.

“Ma la sua preghiera era anche una costante intercessione per tutta la famiglia umana, per la Chiesa, per ogni comunità di credenti, in tutta la terra (...). Non è forse da qui - dalla preghiera, dalla preghiera legata a tante dolorose vicende sue e degli altri - che scaturiva la sua preoccupazione per la pace nel mondo, per la pacifica convivenza dei popoli e delle nazioni?”, si è chiesto il Segretario di Stato.

“Oggi ringraziamo il Signore per averci dato un Pastore come Lui. Un Pastore che sapeva leggere i segni della presenza di Dio nella storia umana, e ne annunciava poi le grandi opere in tutto il mondo, in tutte le lingue. Un Pastore che aveva radicato in sé il senso della missione, dell’impegno ad evangelizzare, ad annunciare la parola di Dio dappertutto”.

“Oggi rendiamo grazie al Signore” – ha proseguito il Cardinale Bertone – “ per averci dato un Testimone come lui, così credibile, così trasparente, che ci ha insegnato come si debba vivere la fede e difendere i valori cristiani, a cominciare dalla vita, senza complessi, senza paure; come si debba testimoniare la fede con coraggio e coerenza, declinando le Beatitudini nell’esperienza quotidiana”.

“Ringraziamo il Signore” – ha detto ancora il Porporato – “per averci dato un Papa che ha saputo dare alla Chiesa cattolica non solo una proiezione universale e una autorità morale a livello mondiale mai prima conosciute, ma anche, specialmente con la celebrazione del Grande Giubileo del Duemila, una visione più spirituale, più biblica, più centrata sulla parola di Dio. Una Chiesa che ha saputo rinnovarsi, impostare una ‘nuova evangelizzazione’, intensificare i legami ecumenici e interreligiosi, e ritrovare anche le vie di un fruttuoso dialogo con le nuove generazioni”.

“E infine” – ha concluso il Cardinale Bertone – “ringraziamo il Signore per averci dato un Santo come Lui. (...). Era un uomo vero perché inseparabilmente legato a Colui che è la Verità. (...) La sua era una santità vissuta, specialmente negli ultimi mesi, nelle ultime settimane, in totale fedeltà alla missione che gli era stata assegnata, fino alla morte. (...) Sapeva che la sua debolezza corporale faceva vedere ancora più chiaramente il Cristo che opera nella storia. E offrendo le sue sofferenze a Lui e alla sua Chiesa, ha dato a tutti noi un’ultima, grande lezione di umanità e di abbandono tra le braccia di Dio”.

“Cantiamo al Signore un canto di gloria” – ha detto il Cardinale Bertone – “per il dono di questo grande Papa: uomo di fede e di preghiera, Pastore e Testimone, Guida nel passaggio tra due millenni” ed infine ha rivolto “un grato pensiero al Papa Benedetto XVI che ha voluto elevare il suo grande Predecessore alla gloria degli altari”.

Al momento dell’offertorio sei persone hanno presentato al celebrante un francobollo realizzato dalle Poste Polacche con le Poste Vaticane, un bassorilievo dell’Associazione della Misericordia ed un ritratto del Beato Giovanni Paolo II realizzato dal Comune di Zakopane (Polonia).

Nella giornata di ieri oltre 250.000 persone sono entrate nella Basilica Vaticana per pregare davanti al feretro del nuovo Beato. La Basilica è rimasta aperta fino alle 3:00 di mattina e ha riaperto al termine della celebrazione odierna. Alle 17:30 di oggi sarà recitato l’ultimo Rosario davanti al feretro di Giovanni Paolo II. Infine la Basilica verrà chiusa e questa notte, con una cerimonia privata, il feretro sarà collocato nella Cappella di San Sebastiano, che si trova lateralmente alla statua della Pietà.
SS/ VIS 20110502 (920)

CORDOGLIO DEL PAPA MORTE CARDINALE GARCÍA-GASCO

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha fatto pervenire un telegramma di cordoglio all’Arcivescovo Carlos Osoro Sierra, di Valencia (Spagna), per la morte, avvenuta ieri all’età di 80 anni, del Cardinale Agustín García-Gasco Vicente, Arcivescovo emerito della medesima sede. Il Porporato si trovava a Roma per assistere alla Beatificazione di Giovanni Paolo II.

“Nell’apprendere la triste notizia della scomparsa dell’amatissimo Cardinale Agustín García-Gasco Vicente, offro ferventi preghiere di suffragio per l’eterno riposo di colui che esercitò con diligente sollecitudine apostolica il ministero episcopale, prima in qualità di Vescovo Ausiliare di Madrid e Segretario della Conferenza Episcopale Spagnola, e poi presso la diletta Arcidiocesi di Valencia, dedicandosi costantemente alla missione evangelizzatrice con saggezza e generosità e suscitando instancabilmente numerose iniziative pastorali, soprattutto nell’ambito della docenza e della pastorale familiare”.

“Nel ricordare il suo grande servizio alla Chiesa, e con il caro ricordo del mio soggiorno in questa insigne città in occasione del V Incontro Mondiale delle Famiglie, desidero esprimere il mio più sentito cordoglio a Sua Eccellenza, Signor Arcivescovo, al suo Vescovo Ausiliare, al presbitero, ai seminaristi, alle comunità religiose e ai fedeli di questa Chiesa particolare di Valencia. Pregandola di trasmettere questi stessi sentimenti ai familiari del defunto Porporato, impartisco di cuore a tutti la confortatrice Benedizione Apostolica, in segno di speranza cristiana in Cristo Risorto”.
TGR/ VIS 20110502 (230)

DIRETTORE SALA STAMPA MORTE OSAMA BIN LADEN

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede, ha rilasciato questa mattina la dichiarazione che segue in merito alle notizie dell’uccisione di Osama Bin Laden:

“Osama Bin Laden – come tutti sappiamo – ha avuto la gravissima responsabilità di diffondere divisione e odio fra i popoli, causando la morte di innumerevoli persone, e di strumentalizzare le religioni a questo fine”.

“Di fronte alla morte di un uomo, un cristiano non si rallegra mai, ma riflette sulle gravi responsabilità di ognuno davanti a Dio e agli uomini, e spera e si impegna perché ogni evento non sia occasione per una crescita ulteriore dell’odio, ma della pace”.
OP/ VIS 20110502 (130)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate:

- Il Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, e del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.
- Il Cardinale Stanisław Dziwisz, Arcivescovo di Kraków (Polonia).

- Il Padre Saverio Cannistrà, O.C.D., Preposito Generale dei Carmelitani Scalzi.
AP/ VIS 20110502 (70)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 2 MAG. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha sollevato dalla cura pastorale della Diocesi di Toowoomba (Australia), il Vescovo William M. Morris.
.../ VIS 20110502 (30)

domenica 1 maggio 2011

VEGLIA IN PREPARAZIONE BEATIFICAZIONE GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Più di 200.000 persone hanno assistito alla Veglia di preparazione della Beatificazione di Giovanni Paolo II che ha avuto inizio al Circo Massimo a Roma, alle 20:00, con un video sul Grande Giubileo dell’Anno 2000 ed il canto “Jesus Christ you are my life”, interpretato dal Coro della Diocesi di Roma e dall’Orchestra del Conservatorio di “Santa Cecilia”, diretto da Monsignor Marco Frisina.

Trenta giovani delle parrocchie e cappellanie diocesane hanno collocato alcune candele sulla riproduzione dell’immagine di Maria “Salus Populi Romani”, Patrona della Città di Roma. Successivamente un breve video ha rievocato gli ultimi mesi del Pontificato di Giovanni Paolo II, segnati dalla sofferenza.

Dopo l’interpretazione del canto polacco “Oh, Madre di Misericordia”, è intervenuto il Dottor Joaquín Navarro-Valls, Direttore della Sala Stampa della Santa Sede dal 1984 al 2006.

“Quando durante i funerali di Giovanni Paolo II ho visto gli striscioni con la scritta ‘Santo subito’ ho pensato: Peccato, arrivano in ritardo!’: perché i Santi o lo sono in vita o non lo saranno mai. E Giovanni Paolo II lo è stato” - ha detto l’ex Direttore della Sala Stampa della Santa Sede. - “Per un credente, la preghiera spesso è un obbligo. Oppure il risultato di una convinzione fondata. Per lui era una necessità, non poteva vivere senza pregare. Vederlo pregare era vedere una persona che sta conversando con Dio. (...) Nutriva la sua preghiera con i bisogni degli altri. (...) Gli arrivavano migliaia di messaggi da tutto il mondo (...). L’ho visto in ginocchio per ore nella sua cappella con in mano i bigliettini che contenevano la richiesta di preghiere: ne prendeva uno, ne posava un altro (...), tutte le sofferenze umane erano il tema della sua conversazione con Dio. Penso che per se stesso non rimanesse alcuno spazio nella sua preghiera. Penso che lui non avesse delle ‘cose sue’. (...) Ho imparato molto da lui nel rispetto della persona umana, dove lui vedeva l’immagine di Dio e sta al centro del suo Pontificato il conservare il carattere trascendente della persona, che c’è un grande rischio che venga trattata come cosa, come oggetto. E questo rispetto è una cosa che, vissuta accanto a lui, non ti puoi scordare mai (...). Grazie Giovanni Paolo II per quel capolavoro che, con l’aiuto di Dio, hai fatto della tua vita!”.
“Il mio Giovanni Paolo II”, un video realizzato dalla Pastorale Universitaria ha introdotto la testimonianza di Marie Simon-Pierre, la suora francese la cui guarigione miracolosa ha contribuito alla Beatificazione di Giovanni Paolo II.

“Soffrivo del morbo di Parkinson dal 2001” – ha detto Suor Marie – “I segni clinici della malattia si sono aggravati nelle settimane successive alla morte di Giovanni Paolo II. Nel pomeriggio del 2 giugno, ho chiesto alla Superiora Suor Marie Thomas di trovare un’altra suora che si assumesse la responsabilità del servizio delle Maternità Cattoliche, essendo io priva di forze, sfinita. (...) La Madre Superiora mi ha ascoltato con attenzione (...) ricordandomi che tutte le Comunità pregavano per invocare la mia guarigione per intercessione di Giovanni Paolo II. (...) Tutta la Congregazione aveva cominciato, senza interruzioni, una novena per chiedere la mia guarigione sperando che un miracolo contribuisse alla causa di beatificazione di questo Papa che era stato tanto importante per il nostro Istituto. (...) Sono guarita nella notte dal 2 al 3 giugno 2005. Nella notte mi sono alzata con un balzo e sono scesa all’oratorio della Casa della Comunità per pregare davanti al Santissimo Sacramento. Una grande pace mi aveva invaso, una sensazione di benessere. (...) Ho raggiunto la Comunità nella Cappella per il tempo di preghiera seguito dalle Lodi e dall’Eucaristia. Dovevo percorrere circa 50 metri. Mi accorsi allora, mentre camminavo, che il mio braccio sinistro che era come morto a causa della malattia, ricominciava a muoversi. (...) Sono 6 anni che non assumo più farmaci. Dalla mia guarigione ho ritrovato un ritmo normale. Ciò che il Signore mi ha donato di vivere per l’intercessione di Giovanni Paolo II è un grande mistero difficile da spiegare a parole, talmente grande, talmente forte... (...) Da quando ho accettato che tutta la Congregazione pregasse per l’intercessione di Papa Giovanni Paolo II per la mia guarigione, ho sempre detto che sarei andata fino in fondo, se la nostra preghiera fosse stata esaudita. Si, fino in fondo perché Giovanni Paolo II sia riconosciuto Beato e un giorno Santo, fino in fondo per la Chiesa, fino in fondo perché il mondo creda, fino in fondo perché la vita sia rispettata e tutti coloro che operano al servizio della vita siano incoraggiati”.

Ha fatto seguito l’intervento del Cardinale Stanislaw Dziwisz: “Il Papa che appena sei anni fa avevamo affidato al grembo della terra, oggi ci è ridonato ‘beato’ in Cielo” – ha detto il Cardinale Arcivescovo di Cracovia – “E così possiamo anche ufficialmente, comunitariamente invocarlo, invocarne l’intercessione, lodare Dio attraverso di lui. (...) Se oggi è proclamato beato, è perché santo era già in vita, lo era anche per noi che gli eravamo familiari. (...) La maggior parte del tempo che si trascorreva in sua compagnia, passava in silenzio, perché questo era l’atteggiamento che egli preferiva. Stare con Giovanni Paolo II voleva dire amare il suo silenzio. Essergli collaboratore, fargli da segretario, significava anzitutto garantirgli il suo spazio vitale, il suo muoversi autonomo, proteggere il suo raggio di libertà, che includeva primariamente spazio e tempi per Dio. (...) Giovanni Paolo II era un innamorato di Dio. (...) In Dio sapeva immergersi ovunque, in ogni condizione: anche quando studiava o si trovava in mezzo alla gente, lo faceva con la massima naturalezza. (...) La sua disciplina mentale non lo abbandonò mai: fino alla fine proteso allo scopo, alla meta. Come un patriarca biblico ci preparò al distacco, portandoci egli per mano, concentrato in quello che faceva. Moriva come un lottatore esausto e insieme lucido: Eccomi, morte, mi avrai ma per un istante soltanto. Vado a Casa mia, da mio Padre e da mia Madre, vado là dove ho sempre desiderato arrivare. Là dov’è la vita e si è davvero, per sempre, beati”.

La testimonianza del Cardinale Dziwisz ha concluso la prima parte della Veglia di preghiera conclusasi con l’inno “Totus tuus” composto nel 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II (1996).

La seconda parte ha avuto inizio con l’intonazione del canto di Giovanni Paolo II “Aprite le porte a Cristo”, seguito dall’intervento del Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Santo Padre per la Diocesi di Roma.

“A sei anni dalla pia morte del grande Papa” – ha detto il Porporato – “è particolarmente viva nella Chiesa e nel mondo la memoria di Lui, per 27 anni Vescovo di Roma e Pastore della Chiesa universale. Per l’amato Pontefice sentiamo venerazione, affetto, ammirazione e profonda gratitudine. Della sua vita raccogliamo anzitutto la testimonianza di fede: una fede convinta e forte, libera da paure e compromessi, coerente fino all’ultimo respiro, forgiata dalle prove, dalla fatica e dalla malattia, il cui influsso benefico si è diffuso in tutta la Chiesa, anzi in tutto il mondo; una testimonianza accolta dappertutto, nei suoi Viaggi apostolici, da milioni di uomini e donne di ogni razza e cultura. (...) Testimone dell’epoca tragica delle grandi ideologie, dei regimi totalitari e del loro tramonto, Giovanni Paolo II ha colto con anticipo il forte travaglio, segnato da tensioni e contraddizioni, della transizione dell’epoca moderna verso una nuova fase della storia, mostrando costante premura perché la persona umana ne fosse protagonista. (...) Con lo sguardo fissato in Cristo, Redentore dell’Uomo, ha creduto nell’uomo e gli ha mostrato apertura, fiducia, vicinanza. Ha amato l’uomo e lo ha spinto a sviluppare in se stesso il potenziale della fede per vivere da persona libera e cooperare nella realizzazione di una umanità più giusta e solidale, come operatore di pace e costruttore di speranza. (...) In questo suo straordinario slancio di amore per l’umanità, ha amato, di amore premuroso e tenero, tutti i ‘feriti dalla vita’ – come egli chiamava i poveri, i malati, i senza nome, gli esclusi a priori – ma di amore singolarissimo ha amato i giovani. Le convocazioni delle Giornate Mondiali della Gioventù avevano per lui lo scopo di rendere i giovani protagonisti del loro futuro, diventando costruttori della storia (...). Il ricordo dell’amato Pontefice, profeta di speranza, non deve significare per noi un ritorno al passato, ma facendo tesoro della sua eredità umana e spirituale, sia una spinta a guardare avanti”.

È seguita la recita dei Misteri della Luce del Santo Rosario, in collegamento diretto con cinque santuari mariani, preceduti da video dei messaggi e omelie di Giovanni Paolo II legate alle intenzioni di preghiera: nel Santuario di Lagiewniki, a Cracovia (Polonia), l’intenzione sono stati i giovani; nel Santuario di Kawekamo-Bugnado (Tanzania), la famiglia; nel Santuario di Nostra Signora del Libano – Harissa (Libano), l’evangelizzazione; nella Basilica di Santa María de Guadalupe, di Città del Messico, la speranza e la pace delle nazioni; nel Santuario di Fatima (Portogallo), la Chiesa.

Infine Benedetto XVI in collegamento dal Vaticano ha recitato una preghiera alla Vergine: “Aiutaci a rendere sempre ragione” – ha detto il Papa – “della speranza che è in noi, confidando nella bontà dell’uomo creato da Dio a sua immagine e nell’amore del Padre. Insegnaci a rinnovare il mondo dal di dentro; nella profondità del silenzio e dell’orazione, nella gioia dell’amore fraterno, nella fecondità insostituibile della Croce”. Al termine di questa invocazione il Santo Padre ha benedetto i partecipanti alla veglia di preghiera.
VEGLIA/ VIS 20110501 (1580)

RITO DI BEATIFICAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Al termine dell’atto penitenziale della Messa di Beatificazione, si è avvicinato alla sede del Santo Padre il Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale del Papa per la Diocesi di Roma, con il Postulatore, ed ha domandato che si procedesse alla Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Beatissime Pater,
Vicarius Generalis Sanctitatis Vestrae
pro Romana Dioecesi,
humillime a Sanctitate Vestra petit
ut Venerabilem Servum Dei
Ioannem Paulum II, papam,
numero Beatorum adscribere
benignissime digneris.

Successivamente il Cardinale Vallini ha dato lettura di una breve biografia del pontefice polacco:

Karol Józef Wojtyla nacque a Wadowice (in Polonia), il 18 maggio 1920, da Karol ed Emilia Kaczorowska. Ricevette il battesimo il 20 giugno successivo nella chiesa parrocchiale di Wadowice.

Secondo di due figli, ben presto la gioia e la serenità della sua fanciullezza vennero scosse dalla prematura scomparsa della madre, deceduta quando Karol aveva nove anni (1929). Tre anni più tardi (1932) morì anche il fratello maggiore Edmund, e nel 1941 – all’età di 21 anni – Karol perdette anche il padre.

Educato nella più sana tradizione patriottica e religiosa, imparò dal padre, uomo profondamente cristiano, la pietà e l’amore per il prossimo. che alimentava con assidua preghiera e la pratica dei sacramenti .

I tratti della sua spiritualità, ai quali rimase fedele fino alla morte, furono la devozione sincera allo Spirito Santo e l’amore alla Madonna. La sua relazione con la Madre di Dio era particolarmente profonda e viva, vissuta con la tenerezza di un figlio che si abbandona tra le braccia della madre e con la virilità di un cavaliere, sempre pronto al comando della sua Signora: “Fate tutto ciò che il Figlio vi dirà!” Il totale affidamento a Maria, che da vescovo avrebbe espresso con il motto “Totus tuus”, rivelava anche il segreto di guardare il mondo con gli occhi della Madre di Dio.

La ricca personalità del giovane Karol maturò dall’intreccio delle sue doti intellettuali, morali e spirituali con le vicende del suo tempo, che segnarono la storia della sua patria e dell’Europa.

Negli anni del ginnasio nacque in lui la passione per il teatro e la poesia, che curò attraverso l’attività del gruppo teatrale della Facoltà di filologia dell’Università Jaghellonica, alla quale si iscrisse nell’anno accademico 1938.

Durante il periodo dell’occupazione nazista della Polonia, insieme allo studio portato avanti clandestinamente, lavorò per quattro anni (ottobre 1940-agosto 1944) come operaio negli stabilimenti Solvay, vivendo dal di dentro i problemi sociali del mondo del lavoro e raccogliendo un patrimonio prezioso di esperienze di cui si avvalse nel futuro magistero sociale, prima come arcivescovo di Cracovia e poi come Sommo Pontefice.

In quegli anni maturò in lui il desiderio del sacerdozio, verso il quale si incamminò frequentando, fin dall’ottobre del 1942, i corsi clandestini di teologia presso il Seminario di Cracovia. Nel discernimento della vocazione sacerdotale fu aiutato molto da un laico, il signor Jan Tyranowski, un vero apostolo della gioventù. Fin da allora il giovane Karol ebbe la chiara percezione della vocazione universale di tutti i cristiani alla santità e del ruolo insostituibile dei laici nella missione della Chiesa.

Fu ordinato sacerdote il 1 novembre 1946 e il giorno dopo, nella suggestiva atmosfera della cripta di San Leonardo della cattedrale del Wawel, celebrò la prima Messa.

Inviato a Roma per completare la formazione teologica, fu alunno della Facoltà di Teologia dell’Angelicum, dove attinse con impegno alle sorgenti della sana dottrina e visse il primo incontro con la vivacità e la ricchezza della Chiesa Universale, nella situazione di privilegio che gli offriva la vita fuori dalla “cortina di ferro”. Ad allora risale l’incontro di don Karol con San Pio da Pietrelcina.

Laureatosi con il massimo di voti nel giugno 1948, ritornò a Cracovia per cominciare l’attività pastorale, come vicario parrocchiale. Nel ministero si spese con entusiasmo e generosità. Ottenuta l’abilitazione alla docenza, intraprese l’insegnamento universitario, nella Facoltà di Teologia dell’Università Jaghellonica, e dopo la soppressione di questa, in quella del Seminario diocesano di Cracovia e dell’Università Cattolica di Lublino.

Gli anni trascorsi con i giovani studenti gli permisero di conoscere a fondo l’inquietudine dei loro cuori e il giovane sacerdote fu per loro non solo insegnante, ma guida spirituale ed amico.

All’età di 38 anni fu nominato Vescovo ausiliare di Cracovia. Ricevette l’ordinazione episcopale il 28 settembre 1958, dalle mani dell’Arcivescovo Eugeniusz Baziak, a cui succedette come Arcivescovo nel 1964. Fu creato cardinale da Papa Paolo VI il 26 giugno 1967.

Pastore della diocesi di Cracovia fu subito apprezzato come uomo di fede robusta e coraggiosa, vicino alla gente e ai problemi reali delle persone.

Interlocutore capace di ascolto e di dialogo, senza mai cedere al compromesso, affermò nei confronti di tutti il primato di Dio e di Cristo, quale fondamento di un vero umanesimo e sorgente dei diritti inalienabili della persona umana. Amato dai suoi diocesani, stimato dai confratelli vescovi, fu temuto da coloro che vedevano in lui un avversario.

Il 16 ottobre 1978 fu eletto Vescovo di Roma e Romano Pontefice e prese il nome di Giovanni Paolo II. Il suo cuore di pastore, totalmente donato alla causa del Regno di Dio, si allargò al mondo intero. La “carità di Cristo” lo portò a visitare le parrocchie di Roma, ad annunciare il Vangelo in tutti gli ambienti e fu la forza motrice degli innumerevoli viaggi apostolici nei diversi continenti, intrapresi per confermare nella fede i fratelli in Cristo, confortare gli afflitti e gli scoraggiati, portare il messaggio di riconciliazione tra le Chiese cristiane, costruire ponti di amicizia tra i credenti nell’Unico Dio e gli uomini di buona volontà.

Il suo luminoso magistero non ebbe altro scopo che proclamare sempre e ovunque Cristo, Unico Salvatore dell’uomo.

Nel suo straordinario slancio missionario ha amato di amore singolarissimo i giovani. Le convocazioni delle Giornate mondiali della Gioventù avevano per lui lo scopo di annunciare alle nuove generazioni Gesù Cristo e il suo vangelo per renderli protagonisti del loro futuro e di cooperare alla costruzione di un mondo migliore.

La sua sollecitudine di Pastore universale si è manifestata nella convocazione di numerose assemblee del Sinodo dei Vescovi, nell’erezione di diocesi e circoscrizioni ecclesiastiche, nella promulgazione dei Codici di diritto canonico latino e delle Chiese orientali e del Catechismo della Chiesa Cattolica, nella pubblicazione di lettere encicliche ed esortazioni apostoliche. Per favorire nel Popolo di Dio momenti di più intensa vita spirituale, indisse il Giubileo straordinario della Redenzione, l’Anno Mariano, l’Anno dell’Eucaristia e il Grande Giubileo dell’anno 2000.

L’ottimismo travolgente, fondato nella fiducia nella Provvidenza divina, spinse Giovanni Paolo II, che aveva vissuto l’esperienza tragica di due dittature, aveva subito un attentato il 13 maggio 1981 e negli ultimi anni era stato provato fisicamente dal progredire della malattia, a guardare sempre ad orizzonti di speranza, invitando gli uomini ad abbattere i muri delle divisioni, a spazzare via la rassegnazione per spiccare il volo verso mete di rinnovamento spirituale, morale e materiale.

Ha concluso la sua lunga e feconda giornata terrena, nel Palazzo Apostolico Vaticano, sabato 2 aprile dell’anno 2005, vigilia della Domenica in Albis, da lui intitolata alla Divina Misericordia. I solenni funerali sono stati celebrati in questa Piazza San Pietro l’8 aprile 2005.

Testimonianza toccante del bene da lui compiuto è stata la partecipazione di numerose delegazioni provenienti dal mondo intero e di milioni di uomini e donne, credenti e non credenti, che hanno riconosciuto in lui un segno evidente dell’amore di Dio per l’umanità.

Benedetto XVI ha dato lettura della formula di beatificazione. Al termine è stato svelato il ritratto del nuovo Beato ed è stato cantato l’Inno al Beato in latino, poi le reliquie di Giovanni Paolo II sono state collocate sull’altare per la venerazione di tutti i fedeli.

Il Cardinale Vallini ha infine ringraziato il Papa con queste parole:

Beatissime Pater,
Vicarius Sanctitatis Vestrae
pro Romana Dioecesi,
gratias ex animo Sanctitati Vestrae agit
quod titulum Beati
hodie
Venerabili Servo Dei
Ioanni Paulo II, papae,
conferre dignatus es.
.../ VIS 20110501 (1320)

BENEDETTO XVI PROCLAMA BEATO GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Alle 10:00 di questa mattina, II Domenica di Pasqua e della Divina Misericordia, Benedetto XVI ha presieduto la Celebrazione Eucaristica nel corso della quale ha proclamato Beato il Servo di Dio Giovanni Paolo II, Papa (1920-2005), la cui festa si celebrerà, a partire da ora, il 22 ottobre.

Alla cerimonia hanno assistito 87 delegazioni di diversi paesi, fra le quali cinque Case Reali, 16 Capi di Stato – fra cui il Presidente della Polonia e il Presidente della Repubblica Italiana – e 7 Primi Ministri.

Centinaia di migliaia di persone venute da tutto il mondo gremivano Piazza San Pietro e le strade adiacenti. Era possibile seguire la cerimonia da vari schermi giganti installati al Circo Massimo e in altre piazze della città.

Di seguito riportiamo il testo dell’omelia del Papa:

“Cari fratelli e sorelle!

“Sei anni or sono ci trovavamo in questa Piazza per celebrare i funerali del Papa Giovanni Paolo II. Profondo era il dolore per la perdita, ma più grande ancora era il senso di una immensa grazia che avvolgeva Roma e il mondo intero: la grazia che era come il frutto dell’intera vita del mio amato Predecessore, e specialmente della sua testimonianza nella sofferenza. Già in quel giorno noi sentivamo aleggiare il profumo della sua santità, e il Popolo di Dio ha manifestato in molti modi la sua venerazione per Lui. Per questo ho voluto che, nel doveroso rispetto della normativa della Chiesa, la sua causa di beatificazione potesse procedere con discreta celerità. Ed ecco che il giorno atteso è arrivato; è arrivato presto, perché così è piaciuto al Signore: Giovanni Paolo II è beato!”.

“Desidero rivolgere il mio cordiale saluto a tutti voi che, per questa felice circostanza, siete convenuti così numerosi a Roma da ogni parte del mondo, Signori Cardinali, Patriarchi delle Chiese Orientali Cattoliche, Confratelli nell’Episcopato e nel Sacerdozio, Delegazioni Ufficiali, Ambasciatori e Autorità, persone consacrate e fedeli laici, e lo estendo a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione”.

“Questa Domenica è la Seconda di Pasqua, che il beato Giovanni Paolo II ha intitolato alla Divina Misericordia. Perciò è stata scelta questa data per l’odierna Celebrazione, perché, per un disegno provvidenziale, il mio Predecessore rese lo spirito a Dio proprio la sera della vigilia di questa ricorrenza. Oggi, inoltre, è il primo giorno del mese di maggio, il mese di Maria; ed è anche la memoria di san Giuseppe lavoratore. Questi elementi concorrono ad arricchire la nostra preghiera, aiutano noi che siamo ancora pellegrini nel tempo e nello spazio; mentre in Cielo, ben diversa è la festa tra gli Angeli e i Santi! Eppure, uno solo è Dio, e uno è Cristo Signore, che come un ponte congiunge la terra e il Cielo, e noi in questo momento ci sentiamo più che mai vicini, quasi partecipi della Liturgia celeste”.

“’Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!’ (Gv 20,29). Nel Vangelo di oggi Gesù pronuncia questa beatitudine: la beatitudine della fede. Essa ci colpisce in modo particolare, perché siamo riuniti proprio per celebrare una Beatificazione, e ancora di più perché oggi è stato proclamato Beato un Papa, un Successore di Pietro, chiamato a confermare i fratelli nella fede. Giovanni Paolo II è beato per la sua fede, forte e generosa, apostolica. E subito ricordiamo quell’altra beatitudine: “Beato sei tu, Simone, figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli” (Mt 16,17). Che cosa ha rivelato il Padre celeste a Simone? Che Gesù è il Cristo, il Figlio del Dio vivente. Per questa fede Simone diventa “Pietro”, la roccia su cui Gesù può edificare la sua Chiesa. La beatitudine eterna di Giovanni Paolo II, che oggi la Chiesa ha la gioia di proclamare, sta tutta dentro queste parole di Cristo: “Beato sei tu, Simone” e “Beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!”. La beatitudine della fede, che anche Giovanni Paolo II ha ricevuto in dono da Dio Padre, per l’edificazione della Chiesa di Cristo”.

“Ma il nostro pensiero va ad un’altra beatitudine, che nel Vangelo precede tutte le altre. È quella della Vergine Maria, la Madre del Redentore. A Lei, che ha appena concepito Gesù nel suo grembo, santa Elisabetta dice: ‘Beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto’ (Lc 1,45). La beatitudine della fede ha il suo modello in Maria, e tutti siamo lieti che la beatificazione di Giovanni Paolo II avvenga nel primo giorno del mese mariano, sotto lo sguardo materno di Colei che, con la sua fede, sostenne la fede degli Apostoli, e continuamente sostiene la fede dei loro successori, specialmente di quelli che sono chiamati a sedere sulla cattedra di Pietro. Maria non compare nei racconti della risurrezione di Cristo, ma la sua presenza è come nascosta ovunque: lei è la Madre, a cui Gesù ha affidato ciascuno dei discepoli e l’intera comunità. In particolare, notiamo che la presenza effettiva e materna di Maria viene registrata da san Giovanni e da san Luca nei contesti che precedono quelli del Vangelo odierno e della prima Lettura: nel racconto della morte di Gesù, dove Maria compare ai piedi della croce (cfr Gv 19,25); e all’inizio degli Atti degli Apostoli, che la presentano in mezzo ai discepoli riuniti in preghiera nel cenacolo (cfr At 1,14)”.

“Anche la seconda Lettura odierna ci parla della fede, ed è proprio san Pietro che scrive, pieno di entusiasmo spirituale, indicando ai neo-battezzati le ragioni della loro speranza e della loro gioia. Mi piace osservare che in questo passo, all’inizio della sua Prima Lettera, Pietro non si esprime in modo esortativo, ma indicativo; scrive, infatti: ‘Siete ricolmi di gioia’ – e aggiunge: ‘Voi lo amate, pur senza averlo visto e ora, senza vederlo, credete in lui. Perciò esultate di gioia indicibile e gloriosa, mentre conseguite la meta della vostra fede: la salvezza delle anime’ (1Pt 1,6.8-9). Tutto è all’indicativo, perché c’è una nuova realtà, generata dalla risurrezione di Cristo, una realtà accessibile alla fede. ‘Questo è stato fatto dal Signore - dice il Salmo (118,23) - una meraviglia ai nostri occhi’, gli occhi della fede”.

“Cari fratelli e sorelle, oggi risplende ai nostri occhi, nella piena luce spirituale del Cristo risorto, la figura amata e venerata di Giovanni Paolo II. Oggi il suo nome si aggiunge alla schiera di Santi e Beati che egli ha proclamato durante i quasi 27 anni di pontificato, ricordando con forza la vocazione universale alla misura alta della vita cristiana, alla santità, come afferma la Costituzione conciliare Lumen gentium sulla Chiesa. Tutti i membri del Popolo di Dio – Vescovi, sacerdoti, diaconi, fedeli laici, religiosi, religiose – siamo in cammino verso la patria celeste, dove ci ha preceduto la Vergine Maria, associata in modo singolare e perfetto al mistero di Cristo e della Chiesa. Karol Wojtyla, prima come Vescovo Ausiliare e poi come Arcivescovo di Cracovia, ha partecipato al Concilio Vaticano II e sapeva bene che dedicare a Maria l’ultimo capitolo del Documento sulla Chiesa significava porre la Madre del Redentore quale immagine e modello di santità per ogni cristiano e per la Chiesa intera. Questa visione teologica è quella che il beato Giovanni Paolo II ha scoperto da giovane e ha poi conservato e approfondito per tutta la vita. Una visione che si riassume nell’icona biblica di Cristo sulla croce con accanto Maria, sua madre. Un’icona che si trova nel Vangelo di Giovanni (1925-27) ed è riassunta nello stemma episcopale e poi papale di Karol Wojtyla: una croce d’oro, una ‘emme’ in basso a destra, e il motto ‘Totus tuus’, che corrisponde alla celebre espressione di san Luigi Maria Grignion de Montfort, nella quale Karol Wojtyla ha trovato un principio fondamentale per la sua vita: ‘Totus tutus ego sum et omnia mea tua sunt. Accipio Te in mea omnia. Praebe mihi cor tuum, Maria – Sono tutto tuo e tutto ciò che è mio è tuo. Ti prendo per ogni mio bene. Dammi il tuo cuore, o Maria’ (Trattato della vera devozione alla Santa Vergine, n. 266). Nel suo Testamento il nuovo Beato scrisse: ‘Quando nel giorno 16 ottobre 1978 il conclave dei cardinali scelse Giovanni Paolo II, il Primate della Polonia Cardinale Stefan Wyszynski mi disse: ‘Il compito del nuovo papa sarà di introdurre la Chiesa nel Terzo Millennio’. E aggiungeva: ‘Desidero ancora una volta esprimere gratitudine allo Spirito Santo per il grande dono del Concilio Vaticano II, al quale insieme con l’intera Chiesa – e soprattutto con l’intero episcopato – mi sento debitore. Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito. Come vescovo che ha partecipato all’evento conciliare dal primo all’ultimo giorno, desidero affidare questo grande patrimonio a tutti coloro che sono e saranno in futuro chiamati a realizzarlo. Per parte mia ringrazio l’eterno Pastore che mi ha permesso di servire questa grandissima causa nel corso di tutti gli anni del mio pontificato’. E qual è questa ‘causa’? E’ la stessa che Giovanni Paolo II ha enunciato nella sua prima Messa solenne in Piazza San Pietro, con le memorabili parole: ‘Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo!’. Quello che il neo-eletto Papa chiedeva a tutti, egli stesso lo ha fatto per primo: ha aperto a Cristo la società, la cultura, i sistemi politici ed economici, invertendo con la forza di un gigante – forza che gli veniva da Dio – una tendenza che poteva sembrare irreversibile. Con la sua testimonianza di fede, di amore e di coraggio apostolico, accompagnata da una grande carica umana, questo esemplare figlio della Nazione polacca ha aiutato i cristiani di tutto il mondo a non avere paura di dirsi cristiani, di appartenere alla Chiesa, di parlare del Vangelo. In una parola: ci ha aiutato a non avere paura della verità, perché la verità è garanzia di libertà. Ancora più in sintesi: ci ha ridato la forza di credere in Cristo, perché Cristo è Redemptor hominis, Redentore dell’uomo: il tema della sua prima Enciclica e il filo conduttore di tutte le altre.
“Karol Wojtyla salì al soglio di Pietro portando con sé la sua profonda riflessione sul confronto tra il marxismo e il cristianesimo, incentrato sull’uomo. Il suo messaggio è stato questo: l’uomo è la via della Chiesa, e Cristo è la via dell’uomo. Con questo messaggio, che è la grande eredità del Concilio Vaticano II e del suo ‘timoniere’ il Servo di Dio Papa Paolo VI, Giovanni Paolo II ha guidato il Popolo di Dio a varcare la soglia del Terzo Millennio, che proprio grazie a Cristo egli ha potuto chiamare ‘soglia della speranza’. Sì, attraverso il lungo cammino di preparazione al Grande Giubileo, egli ha dato al Cristianesimo un rinnovato orientamento al futuro, il futuro di Dio, trascendente rispetto alla storia, ma che pure incide sulla storia. Quella carica di speranza che era stata ceduta in qualche modo al marxismo e all’ideologia del progresso, egli l’ha legittimamente rivendicata al Cristianesimo, restituendole la fisionomia autentica della speranza, da vivere nella storia con uno spirito di ‘avvento’, in un’esistenza personale e comunitaria orientata a Cristo, pienezza dell’uomo e compimento delle sue attese di giustizia e di pace”.

“Vorrei infine rendere grazie a Dio anche per la personale esperienza che mi ha concesso, di collaborare a lungo con il beato Papa Giovanni Paolo II. Già prima avevo avuto modo di conoscerlo e di stimarlo, ma dal 1982, quando mi chiamò a Roma come Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, per 23 anni ho potuto stargli vicino e venerare sempre più la sua persona. Il mio servizio è stato sostenuto dalla sua profondità spirituale, dalla ricchezza delle sue intuizioni. L’esempio della sua preghiera mi ha sempre colpito ed edificato: egli si immergeva nell’incontro con Dio, pur in mezzo alle molteplici incombenze del suo ministero. E poi la sua testimonianza nella sofferenza: il Signore lo ha spogliato pian piano di tutto, ma egli è rimasto sempre una ‘roccia’, come Cristo lo ha voluto. La sua profonda umiltà, radicata nell’intima unione con Cristo, gli ha permesso di continuare a guidare la Chiesa e a dare al mondo un messaggio ancora più eloquente proprio nel tempo in cui le forze fisiche gli venivano meno. Così egli ha realizzato in modo straordinario la vocazione di ogni sacerdote e vescovo: diventare un tutt’uno con quel Gesù, che quotidianamente riceve e offre nell’Eucaristia”.

“Beato te, amato Papa Giovanni Paolo II, perché hai creduto! Continua – ti preghiamo – a sostenere dal Cielo la fede del Popolo di Dio. Tante volte ci hai benedetto da questo medesima Piazza. Santo Padre benedici noi nuovamente da questa finestra. Amen”.
AC/ VIS 20110501 (2100)

SALUTI AI PARTECIPANTI ALLA BEATIFICAZIONE

CITTA' DEL VATICANO, 1 MAG. 2011 (VIS). Al termine della Messa di Beatificazione e prima della recita del Regina Coeli, il Santo Padre ha salutato i fedeli e i pellegrini riuniti in Piazza San Pietro e nelle strade adiacenti.

Esprimendosi in francese, Benedetto XVI ha detto: “Cari amici, che la vita e l’opera del Beato Giovanni Paolo II sia fonte di un impegno rinnovato al servizio di tutti gli uomini e di ogni uomo! Gli chiedo di benedire l’impegno di ognuno per costruire una civiltà dell’amore, nel rispetto della dignità di ogni persona umana, creata ad immagine di Dio, con una attenzione particolare ai più fragili”.

Rivolgendosi successivamente ai pellegrini di lingua inglese, Benedetto XVI ha detto: “Possa il suo esempio di solida fede in Cristo, Redentore dell’uomo, ispirarci a vivere pienamente la nuova vita che celebriamo a Pasqua, ad essere icone della divina misericordia ed ad operare per un mondo nel quale la dignità e i diritti di ogni uomo, donna e bambino siano rispettati e promossi”.

“Vi invito” – ha detto il Papa ai pellegrini di lingua spagnola – “a seguire l’esempio di fedeltà e amore a Cristo e alla Chiesa, che ci ha lasciato come preziosa eredità. Che dal cielo vi accompagni sempre la sua intercessione perché la fede dei vostri popoli si conservi nella solidità delle sue radici e la pace e la concordia promuovano il progresso necessario delle vostre popolazioni”.

Nel salutare le autorità polacche il Papa ha auspicato che il Beato connazionale “ottenga per voi e per la sua Patria terrena il dono della pace, dell’unità e di ogni prosperità”.

Benedetto XVI ha infine ringraziato le autorità italiane per la collaborazione nell’organizzazione di questa giornata ed ha detto. “Rivolgo il mio più affettuoso saluto a tutti i pellegrini – raccolti qui in Piazza San Pietro, nelle strade adiacenti e in diversi altri luoghi di Roma – e a quanti sono uniti a noi mediante la radio e la televisione, i cui dirigenti e operatori non si sono risparmiati per offrire anche ai lontani la possibilità di partecipare a questo grande giorno. Ai malati e agli anziani, verso i quali il nuovo Beato si sentiva particolarmente vicino, giunga uno speciale saluto”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Santo Padre, accompagnato dai cardinali concelebranti, si è diretto all’interno della Basilica Vaticana per la venerazione del nuovo Beato, seguito dalle autorità presenti, dai Vescovi e dai fedeli.
ANG/ VIS 20110501 (410)

sabato 30 aprile 2011

OFFRIRE INFORMAZIONE CORRETTA ED EQUILIBRATA

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto i partecipanti alla XVII Assemblea delle Radio dell'"European Broadcasting Union", in questi giorni a Roma, ospiti di Radio Vaticana, in occasione dell’80° di fondazione.

“Attraverso la radio” – ha sottolineato il Pontefice nel suo discorso – “i Papi hanno potuto trasmettere oltre le frontiere messaggi di grande importanza per l’umanità (...). Si può dire che tutto l’insegnamento della Chiesa in questo settore, a partire dai discorsi di Pio XII, passando dai documenti del Concilio Vaticano II, fino ai miei più recenti messaggi sulle nuove tecnologie digitali, sia attraversato da una vena di ottimismo, di speranza e di sincera simpatia verso coloro che si impegnano in questo campo per favorire l’incontro e il dialogo, servire la comunità umana, contribuire alla crescita pacifica della società”.

“Nella società odierna” – ha proseguito Benedetto XVI – “sono in gioco valori basilari per il bene dell’umanità, e l’opinione pubblica (...) spesso disorientata e divisa. (...) Alimentare ogni giorno una corretta ed equilibrata informazione e un approfondito dibattito per trovare le migliori soluzioni condivise su tali questioni in una società pluralistica, è compito delle radio come pure delle televisioni È un compito che richiede grande onestà professionale, correttezza e rispetto, apertura a prospettive diverse, chiarezza nell’affrontare i problemi, libertà da steccati ideologici, consapevolezza della complessità dei problemi”.

“In questa ricerca la Chiesa cattolica ha un suo contributo specifico da dare” – ha ribadito il Papa – “testimoniando la sua adesione alla verità che è Cristo, con apertura e spirito di dialogo. (...) La religione contribuisce a ‘purificare’ la ragione, aiutandola a non cadere in distorsioni, come la manipolazione dell’ideologia, o l’applicazione parziale che non tenga pienamente conto della dignità della persona umana”. In proposito il Papa ha invitato i professionisti dell’informazione “a cercare di promuovere ed incoraggiare il dialogo fra fede e ragione nella prospettiva del servizio al bene comune della nazione”.

Nel ricordare le difficoltà del servizio pubblico di informazione, il Papa ha incoraggiato i presenti con queste parole: “Troppo grandi e urgenti sono le sfide del mondo odierno di cui dovete occuparvi, per lasciarvi scoraggiare e arrendervi di fronte a queste difficoltà”.

“Vi auguro” – ha concluso il Pontefice – “di saper mettere i vostri contatti internazionali e le vostre attività al servizio di una riflessione e di un impegno affinché gli strumenti delle comunicazioni sociali servano il dialogo, la pace e lo sviluppo solidale dei popoli, superando le distanze culturali, le diffidenze e le paure”.
AC/ VIS 20110430 (430)

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI MAGGIO

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. L’intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di maggio è la seguente: “Perché quanti operano nei mezzi di comunicazione rispettino sempre la verità, la solidarietà e la dignità di ogni persona”.

L'intenzione Missionaria è la seguente: “Perché il Signore doni alla Chiesa in Cina di perseverare nella fedeltà al Vangelo e di crescere nell’unità”.
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/ VIS 20110430 (80)

ACCORDO SANTA SEDE E REPUBBLICA DI AZERBAIJAN

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Nella giornata di ieri, venerdì 29 aprile, nella sede del Comitato Statale per l’Attività con le Strutture Religiose a Baku è stato firmato un Accordo fra la Santa Sede e la Repubblica di Azerbaigian, regolante i rapporti giuridici fra le Chiesa cattolica e lo Stato.

Per la Santa Sede ha firmato, come Plenipotenziario, l’Arcivescovo Claudio Gugerotti, Nunzio Apostolico in Azerbaigian e per la Repubblica di Azerbaigian, il Signor Hidayat Orujov, Presidente del Comitato Statale per l’Attività con le Strutture Religiose.

L’Accordo, che si compone di otto articoli, regola la situazione giuridica della Chiesa cattolica in Azerbaigian e garantisce, fra l’altro, la libertà di professare e di praticare pubblicamente la religione cattolica, così come il diritto della Chiesa cattolica di organizzarsi e di esercitare la propria missione in conformità con la legislazione ecclesiastica. Inoltre, riconosce e registra la personalità giuridica della Chiesa cattolica e di tutte le sue istituzioni e assicura la libera comunicazione tra la locale comunità cattolica e la Santa Sede, nonché l’accesso ai mezzi di comunicazione sociale e la libera scelta, da parte della Santa Sede, di un Ordinario, quale responsabile della circoscrizione ecclesiastica. Infine, regola la concessione dei permessi di residenza e di lavoro per il personale ecclesiastico.
OP/ VIS 20110430 (220)

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Dionigi Tettamanzi, Arcivescovo di Milano (Italia).
AP/ VIS 20110430 (40)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 30 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato:

- Il Vescovo Saúl Figueroa Albornoz, Vescovo di Puerto Cabello (superficie: 729; popolazione: 331.000; cattolici: 298.000; sacerdoti: 25; religiosi: 19), Venezuela. È stato finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Caracas (Venezuela).

- L’Arcivescovo Piero Coccia, di Pesaro (Italia), Membro del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.

- Il Signor Johan Ketelers, Segretario Generale della “International Catholic Migration Commission”, con sede a Ginevra, Consultore del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti.
NER:NA/ VIS 20110430 (100)

venerdì 29 aprile 2011

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 29 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Cardinale Zenon Grocholewski, Prefetto della Congregazione per l’Educazione Cattolica, Suo Inviato Speciale alle celebrazioni del VI centenario della dedicazione della Cattedrale di Wloclawek (Polonia), che avranno luogo il 26 giugno 2011.
NA/ VIS 20110429 (50)

CELEBRAZIONI BEATIFICAZIONE SERVO DI DIO GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 29 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, ha avuto luogo un incontro con i giornalisti per spiegare ed illustrare gli eventi relativi alla Beatificazione del Servo di Dio Giovanni Paolo II.

Alla Conferenza Stampa sono intervenuti Padre Federico Lombardi, S.I., Direttore della Sala Stampa della Santa Sede; Monsignor Marco Frisina, Direttore dell’Ufficio Liturgico del Vicariato di Roma; Don Walter Insero, Responsabile dell’Ufficio delle Comunicazioni Sociali del Vicariato di Roma, il Dottor Comm. Angelo Scelzo, Sotto-Segretario del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali.

Padre Lombardi ha spiegato che, questa mattina, nelle Grotte Vaticane: “ha avuto luogo la apertura della tomba di Giovanni Paolo II e l’estrazione della teca contenente il corpo del Servo di Dio”.

“Come si ricorderà, il Papa è stato sepolto all’interno di tre casse. La prima, di legno, è quella che era esposta durante il funerale. La seconda è di piombo e sigillata. La terza, esterna, è nuovamente di legno, ed è quella che si è vista questa mattina al momento della estrazione dalla tomba, in buono stato di conservazione, pur manifestando alcuni segni del tempo”.

“Dopo le operazioni di apertura della tomba, iniziate al mattino presto, la teca è rimasta esposta su un carrello, sopra il luogo della tomba, fino alle ore 9:00, quando ha avuto luogo un breve momento di preghiera e il Cardinale Angelo Comastri ha intonato il canto delle litanie”.

“Oltre al Cardinale Comastri, l’Arcivescovo Giuseppe D’Andrea e il Vescovo Vittorio Lanzani, per la Basilica e il Capitolo di San Pietro, erano presenti: il Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato; il Cardinale Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; il Cardinale Stanislaw Dziwisz, Arcivescovo di Cracovia (Polonia) e Segretario Particolare di Giovanni Paolo II; l’Arcivescovo Fernando Filoni, Sostituto della Segreteria di Stato; l’Arcivescovo Carlo Maria Viganò, Segretario del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; l’Arcivescovo Piero Marini, Maestro delle Celebrazioni Liturgiche sotto il Pontificato di Giovanni Paolo II e l’Arcivescovo Zygmunt Zimowski, Presidente del Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute; Suor Tobiana e le suore dell’appartamento pontificio di Giovanni Paolo II; il Commendator Angelo Gugel, i Responsabili della Gendarmeria e della Guardia Svizzera, e altre persone”.

“In totale alcune decine di persone, compresi gli operai della Fabbrica di San Pietro che hanno svolto il loro compito con grande devozione e profonda partecipazione spirituale”.

“Al canto delle litanie, con un percorso brevissimo, la teca è stata portata davanti alla tomba di San Pietro, sempre al livello delle Grotte Vaticane e ricoperta da un ampio drappo ricamato in oro”.

“Il Cardinale Segretario di Stato ha recitato una breve preghiera conclusiva e l’assemblea si è sciolta verso le 9.15”.

“La grande lapide tombale, rimossa e posta in altra parte delle Grotte, è conservata intatta e sarà trasportata a Cracovia per essere poi collocata in una nuova chiesa da dedicare al Beato”.

“La teca, come già comunicato rimarrà nelle Grotte fino a domenica mattina, quando sarà portata nella Basilica, davanti all’altare centrale, per l’omaggio del Santo Padre e dei fedeli dopo la Beatificazione. Nel frattempo le Grotte sono chiuse al pubblico”.

“La reposizione stabile del corpo del Beato sotto l’altare della cappella di San Sebastiano avverrà probabilmente la sera di lunedì 2 maggio dopo la chiusura serale della Basilica”.

Monsignor Frisina ha spiegato che la celebrazione della Veglia di preghiera del 30 aprile (20:00-22:30) al Circo Massimo – a cui si potrà accedere a partire dalle 17:30 – sarà animata dal Coro della Diocesi di Roma e dall’Orchestra del Conservatorio di Santa Cecilia da lui diretta. Il Coro della Comunità filippina di Roma e il coro “Gaudium Poloniae” eseguiranno due brani tradizionali.

La prima parte della Veglia sarà una celebrazione della Memoria in ricordo delle parole e dei gesti di Giovanni Paolo II. “Sul palco” – ha detto il Monsignor Frisina – “sarà esposta una grande riproduzione dell’immagine di Maria Salus Populi Romani, patrona della città di Roma. In un montaggio commovente rivivremo gli ultimi mesi del pontificato di Giovanni Paolo II, segnati dalla sofferenza”.

“Avremo poi le preziose testimonianze di alcuni stretti collaboratori del Papa, il Dottor Navarro-Valls, il Cardinale Stanislaw Dziwisz, e la toccante testimonianza della suora francese Sr. Marie Simon-Pierre, la cui guarigione miracolosa ha aperto la via alla beatificazione. Inoltre in alcuni brevi filmati ascolteremo anche le testimonianze di alcuni giovani di Roma riguardo all’importanza dell’esempio e della parola del Beato nella loro vita”. Al termine di questa prima parte sarà eseguito il canto “Totus tuus”, composto da Monsignor Frisina per il 50° dell’ordinazione sacerdotale di Giovanni Paolo II (1996).

Monsignor Frisina ha precisato, inoltre, che la seconda parte della Veglia di Preghiera avrà inizio con una introduzione del Cardinale Agostino Vallini, Vicario Generale di Sua Santità per la Diocesi di Roma, il quale “presenterà in sintesi la personalità spirituale e pastorale del Beato”. Seguirà la recita del Rosario che verrà celebrato in collegamento diretto con cinque Santuari mariani del mondo. Ognuno dei Misteri del Rosario sarà legato ad una intenzione di preghiera, cara a Giovanni Paolo II: nel Santuario di Łagniewniki in Cracovia, l’Intenzione di preghiera saranno i Giovani; nel Santuario di Kawekamo – Bugando (Tanzania), l’Intenzione di preghiera sarà la Famiglia; nel Santuario di Notre Dame du Lebanon – Harissa in Libano, l’Intenzione di preghiera sarà l’Evangelizzazione; nella Basilica di Sancta Maria de Guadalupe, Città del Messico, l’Intenzione di preghiera sarà la speranza e la pace dei popoli; nel Santuario di Fatima, l’Intenzione di preghiera sarà la Chiesa. Infine, in collegamento dal Palazzo Apostolico, Benedetto XVI reciterà l’Orazione finale e impartirà la Benedizione Apostolica a tutti i partecipanti.

Alla ore 9:00, prima della Messa di Beatificazione del 1° maggio, Domenica Ottava di Pasqua o della Divina Misericordia, è in programma un’ora di preparazione alla Messa, durante la quale si reciterà la Coroncina della Divina Misericordia, devozione introdotta da Santa Faustina Kowalska e tanto cara al Beato Giovanni Paolo II. Questa preparazione terminerà con una Invocazione della Misericordia di Dio sul mondo con il canto “Jezu ufam tobie”, (Gesù confido in te).

Seguirà la Santa Messa con i testi della Domenica dell’Ottava di Pasqua. Al termine della formula di beatificazione, quando si scoprirà l’Arazzo che raffigura il nuovo Beato, verrà cantato l’Inno del Beato in lingua latina, che verrà eseguito per intero al termine della Celebrazione mentre verrà portata solennemente, presso l’altare, una reliquia del Beato per la venerazione di tutto il popolo di Dio.

La Messa di Ringraziamento, lunedì 2 maggio, alle ore 10:30, in Piazza San Pietro, presieduta dal Cardinale Tarcisio Bertone, Segretario di Stato, sarà preceduta da un’ora di preparazione in cui ascolteremo alcune poesie del Beato declamate da un attore polacco e da un attore italiano. La celebrazione eucaristica sarà animata dal Coro della Diocesi di Roma, con la partecipazione del Coro di Varsavia e dell’Orchestra Sinfonica della Radio di Katowice (Polonia). I testi liturgici saranno quelli propri del nuovo Beato.

Don Walter Insero, Responsabile dell’Ufficio Comunicazioni del Vicariato di Roma, ha precisato alcune caratteristiche delle cerimonie della Beatificazione, fra cui la “Notte Bianca” di preghiera che Roma vivrà per la prima volta.

“A partire dalle 23:00” – ha detto Don Insero – “sarà possibile continuare a pregare fino all’alba in otto chiese del centro che si trovano lungo il percorso che dal Circo Massimo conduce alla Basilica di San Pietro: Santa Anastasia; San Bartolomeo all’Isola; Sant’Agnese in Agone a Piazza Navona con un gruppo di ragazzi polacchi; San Marco al Campidoglio; Santissimo Nome di Gesù all’Argentina; Santa Maria in Vallicella; Sant’Andrea della Valle e San Giovanni dei Fiorentini”.

“I giovani di Roma, animatori di questa notte di fede, accoglieranno i pellegrini invitandoli ad entrare in Chiesa e ad unirsi in preghiera. Nel corso della notte, seguendo uno schema comune adottato nelle chiese interessate, sono previste la lettura e la meditazione della Parola di Dio, il silenzio e l’adorazione eucaristica; la lettura di alcuni testi di Giovanni Paolo II rivolti ai giovani, testimonianze di alcuni giovani; canti eseguiti dai gruppi giovanili, recita del Rosario e Coroncina della Divina Misericordia. In queste otto chiese (...) numerosi sacerdoti hanno offerto la loro disponibilità per l’ascolto delle confessioni”.

Don Walter Insero ha inoltre annunciato che la Mensa per i poveri e il Centro di ascolto della Caritas di Roma della Stazione Termini saranno dedicati al Beato Giovanni Paolo II ed ha affermato: “È il segno di carità che la Diocesi di Roma promuove a ricordo del suo amato Vescovo, per ricordare la sua sollecitudine pastorale verso i più poveri”.

“In preparazione della Beatificazione di Giovanni Paolo II” – ha precisato ancora Don Insero – “il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali del Vaticano, la Radio Vaticana, il Centro Televisivo Vaticano, l’Ufficio comunicazioni sociali del Vicariato di Roma, hanno realizzato un importante progetto di comunicazione riguardante i social network: ‘Sentinelle digitali’".

“L'iniziativa ha creato gruppi di fedeli, giovani e meno giovani, che sul web, e specialmente su ‘Facebook’ e ‘Twitter’, portano nel ‘mondo digitale’ la testimonianza e l’insegnamento del nuovo Beato. Tutta l'iniziativa è descritta in questa pagina internet: http://www.pope2you.net/index.php?id_testi=61 Ma il grande evento che le sentinelle digitali stanno organizzando sarà ancora più innovativo: attraverso il canale ufficiale di Twitter (aperto dal Vaticano per la Beatificazione del Papa) http://twitter.com/#!/Pope2YouVatican e la pagina di Facebook della Radio Vaticana (http://www.facebook.com/#!/vatican.johnpaul2) sarà possibile seguire la diretta delle celebrazioni per la Beatificazione. Inoltre sul sito Pope2You.net sarà possibile seguire lo streaming, disponibile anche per iPhone ed iPad ed anche sul sito http://www.vatican.va/video.

“Il progetto delle ‘Sentinelle digitali’ lanciato il 5 aprile scorso” – ha concluso Don Walter Insero – “ha avuto una ottima accoglienza e risonanza mediatica. (...)
Quasi 1000 persone, (opinion leader, giornalisti specializzati, reporter) sono pronte a seguire il nostro live su Twitter. Più di 3000 persone su Facebook stanno popolando i nostri gruppi di ‘Sentinelle’, tra le quali c'è grandissimo entusiasmo. Sono state veicolate quasi 40.000 cartoline digitali con frasi di Giovanni Paolo II rivolte ai giovani, grazie al nuovo servizio Pope2You”.
OP/ VIS 20110429 (1650)

AVVISO

CITTA' DEL VATICANO, 29 APR. 2011 (VIS). In occasione della Beatificazione di Giovanni Paolo II, il 1° maggio prossimo, il servizio di notizie del Vatican Information Service sarà trasmesso sabato 30 aprile e domenica 1° maggio.
.../ VIS 20110429 (40)

giovedì 28 aprile 2011

INAUGURAZIONE DOMANI MOSTRA DEDICATA GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 28 APR. 2011 (VIS). “Giovanni Paolo II – Un omaggio di Benedetto XVI in occasione della Beatificazione” è il titolo della mostra che si inaugura domani nel Braccio di Carlo Magno in Vaticano e che rimarrà aperta al pubblico fino al 24 luglio prossimo.

La mostra, a cura del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, in collaborazione con l’Ambasciata di Polonia presso la Santa Sede e con il Ministero della Cultura e del Patrimonio Nazionale della Repubblica di Polonia, si suddivide in quindici sezioni che illustrano la vita e il pontificato di Karol Wojtyla, dall’infanzia e la gioventù a Wadowice fino alla fase conclusiva della sua esistenza e ai solenni funerali dell’8 aprile 2005, in una ricca e completa presentazione di tutti i momenti e gli aspetti della vita del nuovo Beato.

Durante la cerimonia di inaugurazione, alla presenza del Cardinale Segretario di Stato, Tarcisio Bertone, e di numerose altre Autorità, verrà presentata ufficialmente l’emissione filatelica congiunta tra Stato della Città del Vaticano e Poczta Polska.
.../ VIS 20110428 (180)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 28 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Sacerdote Virgilio do Nascimento Antunes, Vescovo della Diocesi di Coimbra (superficie: 5.300; popolazione: 564.300; cattolici: 507.000; sacerdoti: 187; religiosi: 332; diaconi permanenti: 8), Portogallo. Il Vescovo eletto è nato nel 1961 in São Mamede (Portogallo) ed ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale nel 1985. Finora Rettore del Santuario “Nossa Senhora de Fátima” (Portogallo), succede al Vescovo Albino Mamede Cleto, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20110428 (100)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 28 APR. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Cardinale Varkey Vithayathil, C.SS.R., Arcivescovo Maggiore di Ernakulam-Anagamaly dei Siro-Malabaresi, il 1° aprile, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Patrick Vincent Ahern, già Ausiliare di New York (Stati Uniti d’America), il 19 marzo, all’età di 92 anni.

- Il Vescovo William Henry Bullock, emerito di Madison (Stati Uniti d’America), il 3 aprile, all’età di 83 anni.

- Il Vescovo Louis Dufaux, emerito di Grenoble (Francia), il 14 aprile, all’età di 79 anni.

- Il Vescovo Ioan Şişeştean, di Maramureş dei Romeni (Romania), il 12 aprile, all’età di 74 anni.
.../ VIS 20110428 (120)

mercoledì 27 aprile 2011

GIOVEDÌ SANTO: MESSA CRISMALE E NELLA CENA DEL SIGNORE

CITTA' DEL VATICANO, 21 APR. 2011 (VIS). Oggi, Giovedì Santo, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la Santa Messa Crismale, Liturgia che si celebra in questo giorno in tutte le Chiese Cattedrali del mondo. La Messa del Crisma è stata concelebrata dal Santo Padre con i Cardinali, i Vescovi ed i Presbiteri - diocesani e religiosi - presenti a Roma. Dopo l’omelia, ha avuto luogo la rinnovazione delle promesse sacerdotali, la benedizione dell’olio dei catecumeni, l’olio degli infermi e il crisma.

Nell’omelia il Santo Padre ha spiegato che: “Al centro della liturgia di questa mattina sta la benedizione degli oli sacri (...) L’olio dei catecumeni. Quest’olio indica come un primo modo di essere toccati da Cristo e dal suo Spirito – un tocco interiore col quale il Signore attira le persone vicino a sé. (...) Dio ama gli uomini. Egli viene incontro all’inquietudine del nostro cuore (...) Il conoscere Dio non si esaurisce mai. (...) Rimaniamo continuamente in cammino verso di Lui, nella nostalgia di Lui, nell’accoglienza sempre nuova di conoscenza e di amore!”.

“C’è poi l’olio per l’Unzione degli infermi. (...) Il guarire è un incarico primordiale affidato da Gesù alla Chiesa (...) La prima e fondamentale guarigione avviene nell’incontro con Cristo che ci riconcilia con Dio e risana il nostro cuore affranto. Ma oltre questo compito centrale fa parte della missione essenziale della Chiesa anche la guarigione concreta della malattia e della sofferenza”.

“Al terzo posto” – ha proseguito il Pontefice – “c’è infine il più nobile degli oli ecclesiali, il crisma (...). Nella Chiesa quest’olio serve soprattutto per l’unzione nella Confermazione e nelle Ordinazioni sacre. (...) Battesimo e Confermazione costituiscono l’ingresso in questo popolo di Dio, che abbraccia tutto il mondo; l’unzione nel Battesimo e nella Confermazione è un’unzione che introduce in questo ministero sacerdotale per l’umanità. I cristiani sono popolo sacerdotale per il mondo. I cristiani dovrebbero rendere visibile al mondo il Dio vivente, testimoniarLo e condurre a Lui. Quando parliamo di questo nostro comune incarico,
in quanto siamo battezzati, ciò non è una ragione per farne un vanto. È una domanda che, insieme, ci dà gioia e ci inquieta: (...) Apriamo agli uomini l’accesso a Dio o piuttosto lo nascondiamo? (...) Non è forse vero che l’Occidente, i Paesi centrali del cristianesimo sono stanchi della loro fede e, annoiati della propria storia e cultura, non vogliono più conoscere la fede in Gesù Cristo?”

“Nonostante tutta la vergogna per i nostri errori, non dobbiamo, però, dimenticare” – ha concluso il Pontefice – “che anche oggi esistono esempi luminosi di fede; che anche oggi vi sono persone che, mediante la loro fede e il loro amore, danno speranza al mondo. Quando il prossimo 1o maggio verrà beatificato Papa Giovanni Paolo II, penseremo pieni di gratitudine a lui quale grande testimone di Dio e di Gesù Cristo nel nostro tempo, quale uomo colmato di Spirito Santo”.

Alle 17:30, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, Benedetto XVI ha presieduto la concelebrazione della Santa Messa nella Cena del Signore. Come il Signore con gli Apostoli, il Papa ha compiuto il rito della lavanda dei piedi a dodici sacerdoti. Al momento della presentazione dei doni è stata affidata al Santo Padre un’offerta per le vittime del terremoto e dello tsunami in Giappone.

Nel commentare nell’omelia le parole di Gesù nell’Ultima Cena, il Papa ha detto Gesù: “Nel suo intimo ha atteso quel momento in cui avrebbe donato se stesso ai suoi sotto le specie del pane e del vino. (...) Gesù ha desiderio di noi, ci attende. E noi, abbiamo veramente desiderio di Lui? (...) Bramiamo la sua vicinanza, il diventare una cosa sola con Lui, di cui Egli ci fa dono nella santa Eucaristia? Oppure siamo indifferenti, distratti, pieni di altro?”.

“Da Luca e soprattutto da Giovanni sappiamo che Gesù nella sua preghiera durante l’Ultima Cena ha anche rivolto suppliche al Padre. (...) Vorrei in quest’ora scegliere soltanto una supplica che, secondo Giovanni, Gesù ha ripetuto quattro volte nella sua Preghiera sacerdotale. (...) Essa rimane continuamente la sua preghiera al Padre per noi: è la preghiera per l’unità. (...) L’unità dei cristiani può esserci soltanto se i cristiani sono intimamente uniti a Lui, a Gesù”.

“Con l’Eucaristia nasce la Chiesa” – ha ricordato il Pontefice – “L’Eucaristia è Sacramento dell’unità. Essa giunge fin nel mistero trinitario, e crea così al contempo l’unità visibile”.

“E sappiamo che Gesù prega per la fede di Pietro e dei suoi successori. (...) Gesù predice a Pietro la sua caduta e la sua conversione. (...) Tutti noi dobbiamo sempre di nuovo imparare ad accettare Dio e Gesù Cristo così come Egli è, e non come noi vorremmo che fosse. Anche noi stentiamo ad accettare che Egli si sia legato ai limiti della sua Chiesa e dei suoi ministri”.

“Tutti noi abbiamo bisogno di conversione che accoglie Gesù nel suo essere-Dio ed essere-Uomo. Abbiamo bisogno dell’umiltà del discepolo che segue la volontà del Maestro. In quest’ora vogliamo pregarLo di guardare anche a noi come ha guardato Pietro, nel momento opportuno, con i suoi occhi benevoli, e di convertirci”.

“Il servizio dell’unità ha il suo luogo visibile nella celebrazione della santa Eucaristia. Cari amici, per il Papa è un grande conforto sapere che in ogni Celebrazione eucaristica tutti pregano per lui; che la nostra preghiera si unisce alla preghiera del Signore per Pietro. Solo grazie alla preghiera del Signore e della Chiesa” – ha concluso il Santo Padre – “il Papa può corrispondere al suo compito di confermare i fratelli – di pascere il gregge di Gesù e di farsi garante per quell’unità che diventa testimonianza visibile della missione di Gesù da parte del Padre”.
BXVI-SETTIMANA SANTA/ VIS 20110427 (940)

VENERDÌ SANTO: PASSIONE DEL SIGNORE E VIA CRUCIS COLOSSEO

CITTA' DEL VATICANO, 22 APR. 2011 (VIS). Alle ore 17:00 di oggi, Venerdì Santo, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la celebrazione della Passione del Signore. Durante la Liturgia della Parola, è stato riascoltato il racconto della Passione secondo Giovanni; quindi il Predicatore della Casa Pontificia, Padre Raniero Cantalamessa, O.F.M. Cap., ha tenuto l’omelia. La Liturgia della Passione è proseguita con la Preghiera universale e l’adorazione della Santa Croce e si è conclusa con la Santa Comunione.

Alle 21:00 il Santo Padre ha presieduto al Colosseo la Via Crucis. I testi delle meditazioni e delle preghiere proposte quest’anno per le stazioni della Via Crucis sono stati composti da Suor Maria Rita Piccione, dell’Ordine di Sant’Agostino, del Monastero dei Santi Quattro Coronati in Roma.

Benedetto XVI ha seguito la cerimonia dal colle Palatino. La Croce è stata portata nelle diverse Stazioni dal Cardinale Agostino Vallini, Vicario del Papa per la Diocesi di Roma, da una famiglia romana con cinque figli, tre gemelli di sei anni e due gemelli di due anni, una famiglia dell’Etiopia, due Monache agostiniane, un frate francescano egiziano, una ragazza egiziana, un malato in sedia a rotelle accompagnato da un volontario dell’UNITALSI e due frati francescani della Custodia di Terra Santa.

Al termine della Via Crucis, il Santo Padre ha pronunciato le seguenti parole:

“Questa notte abbiamo rivissuto, nel profondo del nostro cuore, il dramma di Gesù, carico del dolore, del male, del peccato dell’uomo”.

“Guardiamo bene quell’uomo crocifisso tra la terra e il Cielo, contempliamolo con uno sguardo più profondo, e scopriremo che la Croce non è il segno della vittoria della morte, del peccato, del male ma è il segno luminoso dell’amore, anzi della vastità dell’amore di Dio, di ciò che non avremmo mai potuto chiedere, immaginare o sperare: Dio si è piegato su di noi, si è abbassato fino a giungere nell’angolo più buio della nostra vita per tenderci la mano e tirarci a sé, portarci fino a Lui. La Croce ci parla dell’amore supremo di Dio e ci invita a rinnovare, oggi, la nostra fede nella potenza di questo amore, a credere che in ogni situazione della nostra vita, della storia, del mondo, Dio è capace di vincere la morte, il peccato, il male, e di donarci una vita nuova, risorta. Nella morte in croce del Figlio di Dio, c’è il germe di una nuova speranza di vita, come il chicco che muore dentro la terra”.

“Fissiamo il nostro sguardo su Gesù Crocifisso e chiediamo nella preghiera: Illumina, Signore, il nostro cuore, perché possiamo seguirti sul cammino della Croce, fa’ morire in noi l’’uomo vecchio’, legato all’egoismo, al male, al peccato, rendici ‘uomini nuovi’, uomini e donne santi, trasformati e animati dal tuo amore”.
BXVI-SETTIMANA SANTA/ VIS 20110427 (460)

SABATO SANTO: RAGIONE CREATRICE PRINCIPIO DI TUTTE LE COSE

CITTA' DEL VATICANO, 23 APR. 2011 (VIS). Alle 21:00 il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto, nella Basilica Vaticana, la solenne Veglia nella Notte Santa di Pasqua. La Veglia ha avuto inizio nell’atrio della Basilica di San Pietro con la benedizione del fuoco e l’accensione del cero pasquale. Alla processione verso l’Altare con il cero pasquale e il canto dell’Exsultet, sono seguite la Liturgia della Parola, la Liturgia Battesimale e la Liturgia Eucaristica, concelebrata con i Cardinali. Nel corso della Liturgia Battesimale il Papa ha amministrato i Sacramenti dell’iniziazione cristiana a sei catecumeni provenienti da diversi Paesi.

“Due grandi segni” – ha detto il Papa nell’omelia – “caratterizzano la celebrazione liturgica della Veglia Pasquale. C’è innanzitutto il fuoco che diventa luce. (...) Il secondo segno è l’acqua. (...) Caratteristica del tutto essenziale della Veglia è anche il fatto che essa ci conduce ad un ampio incontro con la parola della Sacra Scrittura”.

“La Chiesa vuole condurci, attraverso una grande visione panoramica” – ha spiegato il Papa – “lungo la via della storia della salvezza, dalla creazione attraverso l’elezione e la liberazione di Israele fino alle testimonianze profetiche, con le quali tutta questa storia si dirige sempre più chiaramente verso Gesù Cristo”.

“Il cammino attraverso le vie della Sacra Scrittura comincia, nella Veglia Pasquale, con il racconto della creazione” – ha proseguito il Pontefice – “Con ciò la liturgia vuole dirci che anche il racconto della creazione è una profezia. Non è un’informazione sullo svolgimento esteriore del divenire del cosmo e dell’uomo. (...) Ora, ci si può chiedere: ma è veramente importante nella Veglia Pasquale parlare anche della creazione? (...) Omettere la creazione significherebbe fraintendere la stessa storia di Dio con gli uomini, sminuirla, non vedere più il suo vero ordine di grandezza”.

“La Chiesa non è una qualsiasi associazione che si occupa dei bisogni religiosi degli uomini, ma che ha, appunto, lo scopo limitato di tale associazione. No, essa porta l’uomo in contatto con Dio e quindi con il principio di ogni cosa. Per questo Dio ci riguarda come Creatore, e per questo abbiamo una responsabilità per la creazione”.

“Il racconto della creazione ci dice, dunque, che il mondo è un prodotto della Ragione creatrice. E con ciò esso ci dice che all’origine di tutte le cose non stava ciò che è senza ragione, senza libertà, bensì il principio di tutte le cose è la Ragione creatrice, è l’amore, è la libertà”.

“Se l’uomo fosse soltanto un tale prodotto casuale dell’evoluzione in qualche posto al margine dell’universo, allora la sua vita sarebbe priva di senso o addirittura un disturbo della natura. Invece no: la Ragione è all’inizio, la Ragione creatrice, divina”.

“Il Sabato è il settimo giorno della settimana” – ha proseguito il Pontefice – “Dopo sei giorni, in cui l’uomo partecipa, in un certo senso, al lavoro della creazione di Dio, il Sabato è il giorno del riposo. Ma nella Chiesa nascente è successo qualcosa di inaudito: al posto del Sabato, del settimo giorno, subentra il primo giorno. Come giorno dell’assemblea liturgica, esso è il giorno dell’incontro con Dio mediante Gesù Cristo, il quale nel primo giorno, la Domenica, ha incontrato i suoi come Risorto dopo che essi avevano trovato vuoto il sepolcro”.

“Questo incontro avviene sempre nuovamente nella celebrazione dell’Eucaristia, in cui il Signore entra di nuovo in mezzo ai suoi e si dona a loro, si lascia, per così dire, toccare da loro, si mette a tavola con loro. Questo cambiamento è un fatto straordinario, se si considera che il Sabato, il settimo giorno come giorno dell’incontro con Dio, è profondamente radicato nell’Antico Testamento”.

“Il primo giorno” – ha detto ancora il Papa – “secondo il racconto della Genesi, è il giorno in cui prende inizio la creazione. Ora esso era diventato in un modo nuovo il giorno della creazione, era diventato il giorno della nuova creazione. Noi celebriamo il primo giorno. Con ciò celebriamo Dio, il Creatore, e la sua creazione. Sì, credo in Dio, Creatore del cielo e della terra. E celebriamo il Dio che si è fatto uomo, ha patito, è morto ed è stato sepolto ed è risorto”.

“Celebriamo la vittoria definitiva del Creatore e della sua creazione” – ha concluso il Pontefice – “Celebriamo questo giorno come origine e, al tempo stesso, come meta della nostra vita. Lo celebriamo perché ora, grazie al Risorto, vale in modo definitivo che la ragione è più forte dell’irrazionalità, la verità più forte della menzogna, l’amore più forte della morte. Celebriamo il primo giorno, perché sappiamo che la linea oscura che attraversa la creazione non rimane per sempre”.
BXVI-SETTIMANA SANTA/ VIS 20110427 (770)

PASQUA: RISURREZIONE DÀ FORZA AD OGNI SPERANZA UMANA

CITTA' DEL VATICANO, 24 APR. 2011 (VIS). Questa mattina, Benedetto XVI ha celebrato la Santa Messa della Pasqua di Risurrezione del Signore in Piazza San Pietro. Alle 12:00 dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, il Papa ha rivolto ai fedeli presenti in Piazza San Pietro ed a quanti lo avevano ascoltato attraverso la radio e la televisione il Messaggio del quale riportiamo ampi estratti:

“Cristo è risorto! L’eco di questo avvenimento, partita da Gerusalemme venti secoli fa, continua a risuonare nella Chiesa, che porta viva nel cuore la fede vibrante di Maria, la Madre di Gesù, la fede di Maddalena e delle altre donne, che per prime videro il sepolcro vuoto, la fede di Pietro e degli altri Apostoli”.

“Come i raggi del sole, a primavera, fanno spuntare e schiudere le gemme sui rami degli alberi, così l’irradiazione che promana dalla Risurrezione di Cristo dà forza e significato ad ogni speranza umana, ad ogni attesa, desiderio, progetto. Per questo il cosmo intero oggi gioisce, coinvolto nella primavera dell’umanità, che si fa interprete del muto inno di lode del creato. L’alleluia pasquale, che risuona nella Chiesa pellegrina nel mondo, esprime l’esultanza silenziosa dell’universo, e soprattutto l’anelito di ogni anima umana sinceramente aperta a Dio, anzi, riconoscente per la sua infinita bontà, bellezza e verità”.
Giustifica
"’Nella tua risurrezione, o Cristo, gioiscano i cieli e la terra’. A questo invito alla lode, che si leva oggi dal cuore della Chiesa, i ‘cieli’ rispondono pienamente (...) In Cielo tutto è pace e letizia. Ma non è così, purtroppo, sulla terra! Qui, in questo nostro mondo, l’alleluia pasquale contrasta ancora con i lamenti e le grida che provengono da tante situazioni dolorose: miseria, fame, malattie, guerre, violenze. Eppure, proprio per questo Cristo è morto ed è risorto! È morto anche a causa dei nostri peccati di oggi, ed è risorto anche per la redenzione della nostra storia di oggi. Perciò, questo mio messaggio vuole raggiungere tutti e, come annuncio profetico, soprattutto i popoli e le comunità che stanno soffrendo un’ora di passione, perché Cristo Risorto apra loro la via della libertà, della giustizia e della pace”.

“Possa gioire la Terra che, per prima, è stata inondata dalla luce del Risorto. Il fulgore di Cristo raggiunga anche i Popoli del Medio Oriente, affinché la luce della pace e della dignità umana vinca le tenebre della divisione, dell’odio e delle violenze. In Libia la diplomazia ed il dialogo prendano il posto delle armi e si favorisca, nell’attuale situazione conflittuale, l’accesso dei soccorsi umanitari a quanti soffrono le conseguenze dello scontro. Nei Paesi dell’Africa settentrionale e del Medio Oriente, tutti i cittadini - ed in particolare i giovani - si adoperino per promuovere il bene comune e per costruire società, dove la povertà sia sconfitta ed ogni scelta politica risulti ispirata dal rispetto per la persona umana”.

“Ai tanti profughi e ai rifugiati, che provengono da vari Paesi africani e sono stati costretti a lasciare gli affetti più cari arrivi la solidarietà di tutti; gli uomini di buona volontà siano illuminati ad aprire il cuore all’accoglienza, affinché in modo solidale e concertato si possa venire incontro alle necessità impellenti di tanti fratelli; a quanti si prodigano in generosi sforzi e offrono esemplari testimonianze in questa direzione giunga il nostro conforto e apprezzamento”.

“Possa ricomporsi la civile convivenza tra le popolazioni della Costa d’Avorio, dove è urgente intraprendere un cammino di riconciliazione e di perdono per curare le profonde ferite provocate dalle recenti violenze. Possano trovare consolazione e speranza la terra del Giappone, mentre affronta le drammatiche conseguenze del recente terremoto, e i Paesi che nei mesi scorsi sono stati provati da calamità naturali che hanno seminato dolore e angoscia”.

“Gioiscano i cieli e la terra per la testimonianza di quanti soffrono contraddizioni, o addirittura persecuzioni per la propria fede nel Signore Gesù. L’annuncio della sua vittoriosa risurrezione infonda in loro coraggio e fiducia”.

Al termine del Messaggio e prima della Benedizione Urbi et Orbi, il Papa ha rivolto gli auguri di Buona Pasqua in 65 lingue.
BXVI-SETTIMANA SANTA/ VIS 20110427 (680)

REGINA COELI: ESSERE TESTIMONI DEL SIGNORE RISORTO

CITTA' DEL VATICANO, 25 APR. 2011 (VIS). Benedetto XVI, che nel pomeriggio di ieri ha raggiunto la residenza pontificia di Castel Gandolfo, alle 12:00 di questa mattina si è affacciato al balcone centrale del Palazzo Apostolico ed ha guidato la recita del Regina Coeli con i fedeli presenti. La preghiera è stata trasmessa in collegamento audio-video con Piazza San Pietro.

“La Risurrezione del Signore segna il rinnovamento della nostra condizione umana. Cristo ha sconfitto la morte, causata dal nostro peccato, e ci riporta alla vita immortale. Da tale evento promana l’intera vita della Chiesa e l’esistenza stessa dei cristiani. Lo leggiamo proprio oggi, Lunedì dell’Angelo, nel primo discorso missionario della Chiesa nascente: ‘Questo Gesù – proclama l’Apostolo Pietro – Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni’”.

“In che modo possiamo incontrare il Signore e diventare sempre più suoi autentici testimoni? San Massimo di Torino afferma: ‘Chiunque vuole raggiungere il Salvatore, per prima cosa lo deve porre con la propria fede alla destra della divinità e collocarlo con la persuasione del cuore nei cieli’, deve cioè imparare a rivolgere costantemente lo sguardo della mente e del cuore verso l’altezza di Dio, dove è il Cristo risorto. Nella preghiera, nell’adorazione, dunque, Dio incontra l’uomo. (...) Solo se sappiamo rivolgerci a Dio, pregarLo, noi possiamo scoprire il significato più profondo della nostra vita, e il cammino quotidiano viene illuminato dalla luce del Risorto”.

“Cari amici, la Chiesa, in Oriente e in Occidente, oggi festeggia san Marco evangelista” – ha ricordato infine Benedetto XVI – “sapiente annunciatore del Verbo e scrittore delle dottrine di Cristo – come in antico veniva definito. Egli è anche il Patrono della città di Venezia, dove, a Dio piacendo, mi recherò in visita pastorale il 7 e 8 maggio prossimo”.

Dopo la recita del Regina Coeli il Papa ha salutato i rappresentanti dell’Associazione ‘Meter’, promotrice della Giornata nazionale per i bambini vittime della violenza, dello sfruttamento e dell’indifferenza, ed ha detto: “Li incoraggio a proseguire la loro opera di prevenzione e di sensibilizzazione delle coscienze al fianco delle varie agenzie educative: penso in particolare alle parrocchie, agli oratori e alle altre realtà ecclesiali che si dedicano con generosità alla formazione delle nuove generazioni”.
ANG/ VIS 20110427 (370)

RELIQUIA DEL BEATO GIOVANNI PAOLO II

CITTA' DEL VATICANO, 26 APR. 2011 (VIS). Di seguito riportiamo i Comunicato della Sala Stampa della Santa Sede a proposito della reliquia del Beato Giovanni Paolo II che sarà esposta nella cerimonia di Beatificazione, il 1° maggio prossimo.

“La reliquia che verrà esposta alla venerazione dei fedeli in occasione della Beatificazione del Papa Giovanni Paolo II è una piccola ampolla di sangue, inserita nel prezioso reliquiario fatto preparare appositamente dall’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice. È opportuno spiegare brevemente, ma con precisione, l’origine di tale reliquia”.

“Negli ultimi giorni della malattia del Santo Padre, il personale medico addetto compì prelievi di sangue, da mettere a disposizione del Centro Emotrasfusionale dell’Ospedale Bambino Gesù in vista di un’eventuale trasfusione. Tale Centro, diretto dal professor Isacchi, era infatti incaricato di questo servizio medico per il Papa”.

“Tuttavia non ebbe poi luogo alcuna trasfusione, e il sangue prelevato rimase conservato in quattro piccoli contenitori. Due di questi sono rimasti a disposizione del Segretario particolare del Papa Giovanni Paolo II, il Cardinale Dziwisz; gli altri due sono rimasti presso l’Ospedale Bambino Gesù, devotamente custoditi dalle Suore dell’Ospedale. In occasione della Beatificazione questi due contenitori sono stati collocati in due reliquiari”.

“Il primo verrà presentato alla venerazione dei fedeli in occasione della cerimonia di Beatificazione del 1° maggio, e poi sarà conservato nel ‘Sacrario’ a cura dell’Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice, insieme ad altre importanti reliquie. Il secondo verrà riconsegnato all’Ospedale Bambino Gesù, le cui suore avevano già fedelmente custodito la preziosa reliquia negli anni trascorsi”.

“Il sangue si trova allo stato liquido, circostanza che si spiega per la presenza di una sostanza anticoagulante che era presente nelle provette al momento del prelievo”.
OP/ VIS 20110427 (290)

CRISTIANI: TESTIMONI DEL CAMMINO NUOVO DI PASQUA

CITTA' DEL VATICANO, 27 APR. 2011 (VIS). Il Papa ha raggiunto questa mattina il Vaticano proveniente da Castel Gandolfo, per l’Udienza Generale tenutasi in Piazza San Pietro con la partecipazione di 20.000 persone.

“Cristo risorto dai morti è il fondamento della nostra fede.” – ha affermato il Santo Padre – “Dalla Pasqua si irradia, (...) tutta la liturgia della Chiesa, traendo da essa contenuto e significato. (...) La risurrezione di Cristo è l’approdo verso una vita non più sottomessa alla caducità del tempo, una vita immersa nell’eternità di Dio. Nella risurrezione di Gesù inizia una nuova condizione dell’essere uomini, che illumina e trasforma il nostro cammino di ogni giorno e apre un futuro qualitativamente diverso e nuovo per l’intera umanità”.

Nella “Lettera ai Colossesi” San Paolo dice: “‘Se siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo seduto alla destra di Dio, rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra’”. Però l’Apostolo, ha sottolineato Benedetto XVI “è ben lontano dall'invitare i cristiani, ciascuno di noi, ad evadere dal mondo nel quale Dio ci ha posti. È vero che noi siamo cittadini di un'altra ‘città’, dove si trova la nostra vera patria, ma il cammino verso questa meta dobbiamo percorrerlo quotidianamente su questa terra. Partecipando fin d'ora alla vita del Cristo risorto dobbiamo vivere da uomini nuovi in questo mondo, nel cuore della città terrena”.

“E questa è la via non solo per trasformare noi stessi, ma per trasformare il mondo, per dare alla città terrena un volto nuovo che favorisca lo sviluppo dell'uomo e della società secondo la logica della solidarietà, della bontà, nel profondo rispetto della dignità propria di ciascuno. (...) La Pasqua, quindi, porta la novità di un passaggio profondo e totale da una vita soggetta alla schiavitù del peccato ad una vita di libertà, animata dall’amore, forza che abbatte ogni barriera e costruisce una nuova armonia nel proprio cuore e nel rapporto con gli altri e con le cose”.

“Ogni cristiano, così come ogni comunità, se vive l’esperienza di questo passaggio di Risurrezione, non può non essere fermento nuovo nel mondo, donandosi senza riserve per le cause più urgenti e più giuste, come dimostrano le testimonianze dei Santi in ogni epoca e in ogni luogo. Sono tante anche le attese del nostro tempo: noi cristiani, credendo fermamente che la risurrezione di Cristo ha rinnovato l’uomo senza toglierlo dal mondo in cui costruisce la sua storia, dobbiamo essere i testimoni luminosi di questa vita nuova che la Pasqua ha portato”.

“La Pasqua è dunque” – ha concluso il Pontefice – “dono da accogliere sempre più profondamente nella fede, per poter operare in ogni situazione, con la grazia di Cristo, secondo la logica di Dio, la logica dell’amore”.
AG/ VIS 20110427 (450)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 27 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Dario Campos, O.F.M., finora Vescovo di Leopoldina (Brasile), Vescovo di Cachoeiro de Itapemirim (superficie: 10.073; popolazione: 661.000; cattolici: 395.000; sacerdoti: 71; religiosi: 73; diaconi permanenti: 41), Brasile.

- Ha nominato il Vescovo Felipe de Jesús Estévez, Vescovo di Saint Augustine (superficie: 28.575; popolazione: 1.966.314; cattolici: 171.000; sacerdoti: 136; religiosi: 118; diaconi permanenti: 62), Stati Uniti d’America. Finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Miami (Stati Uniti d’America), succede al Vescovo Victor B. Galeone del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

Martedì 26 aprile il Santo Padre ha nominato il Monsignore Charles C. Thompson, Vescovo di Evansville (superficie: 12.971; popolazione: 501.000; cattolici: 87.800; sacerdoti: 75; religiosi: 255; diaconi permanenti: 52), Stati Uniti d’America. Il Vescovo eletto è nato a Louisville (Stati Uniti d’America) nel 1961 ed è stato ordinato sacerdote nel 1987. Finora Vicario Generale e Parroco della “Holy Trinity Parish” a Louisville (Stati Uniti d’America), succede al Vescovo Gerald Andrew Gettelfinger, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.

Giovedì 21 aprile il Santo Padre ha nominato il Vescovo Mosè Marcia, Vescovo di Nuoro (superficie: 2.806; popolazione: 124.708; cattolici: 122.447; sacerdoti: 94; religiosi: 125; diaconi permanenti: 8), Italia. Finora Ausiliare dell’Arcidiocesi di Cagliari (Italia), succede al Vescovo Pietro Meloni, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d’età.
NER:RE/ VIS 20110427 (260)

mercoledì 20 aprile 2011

TELEGRAMMA DI CORDOGLIO MORTE CARDINALE SALDARINI

CITTA' DEL VATICANO, 19 APR. 2011 (VIS). Il Papa ha fatto pervenire all'Arcivescovo Cesare Nosiglia, di Torino (Italia), un telegramma di cordoglio per la morte, avvenuta ieri all'età di 86 anni, del Cardinale Giovanni Saldarini, Arcivescovo emerito della medesima sede.

  "Appresa con tristezza la notizia della morte del Cardinale Giovanni Saldarini dopo lunga infermità vissuta con fiducioso abbandono al Signore, desidero esprimere a Vostra Eccellenza e all'intera comunità diocesana, come pure ai familiari del compianto porporato, la mia profonda partecipazione al loro dolore pensando con affetto a questo caro fratello che ha servito generosamente il Vangelo e la Chiesa. Ricordando con gratitudine l'intensa opera pastorale profusa dapprima quale zelante presbitero e Vescovo Ausiliare di Milano, poi come sollecito e amabile Arcivescovo di codesta Arcidiocesi di Torino, elevo fervide preghiere al Signore perché lo accolga nella sua pace e, di cuore, imparto a quanti ne piangono la scomparsa, la confortatrice Benedizione Apostolica con un pensiero speciale per coloro che lo hanno amorevolmente assistito in questi ultimi anni di malattia".
TGR/                                       VIS 20110420 (180)

POSSESSI CARDINALIZI

CITTA' DEL VATICANO, 19 APR. 2011 (VIS). L'Ufficio delle Celebrazioni Liturgiche del Sommo Pontefice ha dato comunicazione oggi, delle Prese di Possesso che avranno luogo nei prossimi giorni:

- Venerdì 29 aprile 2011, alle ore 18:00, il Cardinale Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Warszawa, prenderà possesso del Titolo dei Santi Silvestro e Martino ai Monti, Via del Monte Oppio, 28.

- Venerdì 29 aprile 2011, alle ore 19:00, il Cardinale José Manuel Estepa Llaurens, Arcivescovo Ordinario Militare emerito, prenderà possesso del Titolo di San Gabriele Arcangelo all'Acqua Traversa, Viale Cortina d'Ampezzo, 144.
OCL/                                               VIS 20110420 (100)

TRIDUO PASQUALE: ACCOGLIERE NOSTRA VITA VOLONTÀ DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 20 APR. 2011 (VIS). Tema dell'Udienza Generale di questo mercoledì, tenutasi in Piazza San Pietro, è stato il Triduo Pasquale "i tre giorni santi in cui la Chiesa fa memoria del mistero della passione, morte e risurrezione di Gesù".

  "Il Giovedì Santo" - ha spiegato Benedetto XVI - "è il giorno in cui si fa memoria dell'istituzione dell'Eucaristia e del Sacerdozio ministeriale. In mattinata, ciascuna comunità diocesana, radunata nella Chiesa Cattedrale attorno al Vescovo, celebra la Messa crismale, nella quale vengono benedetti il sacro Crisma, l'Olio dei catecumeni e l'Olio degli infermi. (...) Durante la Messa crismale avviene anche il rinnovo delle promesse sacerdotali".

  "Nel pomeriggio del Giovedì Santo inizia effettivamente il Triduo pasquale, con la memoria dell'Ultima Cena, nella quale Gesù istituì il Memoriale della sua Pasqua, dando compimento al rito pasquale ebraico. (...) Gli Apostoli vengono costituiti ministri di questo Sacramento di salvezza; ad essi Gesù lava i piedi, invitandoli ad amarsi gli uni gli altri come Lui li ha amati, dando la vita per loro. Ripetendo questo gesto nella Liturgia, anche noi siamo chiamati a testimoniare fattivamente l'amore del nostro Redentore".

  "Il Giovedì Santo" - ha ricordato il Pontefice - "si chiude con l'Adorazione eucaristica, nel ricordo dell'agonia del Signore nell'orto del Getsemani. (...) Nella consapevolezza della sua imminente morte in croce, Egli prova un forte sgomento e si interroga circa i disegni che il Padre gli prospetta".

  Nel ricordare il sonno in cui cadono gli Apostoli che accompagnano Gesù al Giardino degli Ulivi, il Papa ha affermato: "È l'insensibilità nei confronti di Dio, che ci rende insensibili al male". Con la sua morte il Signore "sente tutta la sofferenza dell'umanità" (il calice della passione). La sua volontà è subordinata alla volontà del Padre e trasforma questa volontà naturale in un sì alla volontà di Dio.

  Fare la volontà di Dio, ha aggiunto il Papa "non è una schiavitù, ma è un'entrare nella verità, nell'amore e nel bene. È rivolgere la nostra volontà a Dio". Il dramma del Getsemani si esprime nel fatto che "Gesù, con la sua tristezza, prende su di sé il dramma umano, le nostre sofferenze, la nostra povertà e la trasforma nella volontà di Dio, aprendo così la porta del cielo".

  "Il Venerdì Santo" - ha proseguito il Santo Padre - "faremo memoria della passione e della morte del Signore; adoreremo Cristo Crocifisso, parteciperemo alle sue sofferenze con la penitenza e il digiuno".

  "Infine, nella notte del Sabato Santo, celebreremo la solenne Veglia Pasquale, nella quale ci è annunciata la risurrezione di Cristo, la sua vittoria definitiva sulla morte che ci interpella ad essere in Lui uomini nuovi".

  "Il criterio che ha guidato ogni scelta di Gesù durante tutta la sua vita" - ha sottolineato il Pontefice - "è stata la sua ferma volontà di amare il Padre e di essergli fedele (...) Nel rivivere il santo Triduo" - ha concluso Benedetto XVI - "disponiamoci ad accogliere anche noi nella nostra vita la volontà di Dio, consapevoli che in essa si trova il nostro vero bene, la via della vita. La Vergine Madre ci guidi in questo itinerario, e ci ottenga dal suo Figlio divino la grazia di poter spendere la nostra vita per amore di Gesù, nel servizio dei fratelli".

  Al termine dell'Udienza il Papa si è rivolto ai vari gruppi presenti all'Udienza di oggi, in particolare ai 3.000 studenti che partecipano all'incontro internazionale dell'UNIV, promosso dalla Prelatura dell'Opus Dei ed ha detto: "Cari amici auguro che queste giornate romane siano per tutti voi occasione di riscoperta della persona del Cristo e di forte esperienza ecclesiale perché possiate tornare a casa animati dal desiderio di testimoniare la misericordia del Padre celeste. Così attraverso la vostra vita si realizzerà quanto auspicava San Josemaría Escrivá: 'Il tuo contegno e la tua conversazione siano tali, che tutti nel vederti o nel sentirti parlare, possano dire: ecco uno che legge la vita di Gesù Cristo'".
AG/                                       VIS 20110420 (650)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 20 APR. 2011 (VIS). Il Santo Padre:

- Ha nominato il Vescovo Faustino Armendáriz Jiménez, Vescovo di Querétaro (superficie: 15.326; popolazione: 1.856.000; cattolici: 1.809.000; sacerdoti: 338; religiosi: 1.071), Messico. Finora Vescovo di Matamoros (Messico), succede al Vescovo Mario de Gasperín Gasperín, del quale il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della medesima Diocesi, presentata per raggiunti limiti d'età.

- Ha nominato il Vescovo Fernando Natalio Chomalí Garib, Arcivescovo Metropolita di Concepción (superficie: 11.330; popolazione: 1.248.993; cattolici: 645.978; sacerdoti: 121; religiosi: 254; diaconi permanenti: 35), Cile. L'Arcivescovo eletto, finora Ausiliare dell'Arcidiocesi di Santiago de Chile (Cile), è nato a Santiago del Chile (Cile), nel 1957, ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1991 e la consacrazione episcopale nel 2006.

- Ha nominato il Vescovo Mylo Hubert Claudio Vergara, Vescovo di Pasig (superficie: 78; popolazione: 1.517.000; cattolici: 1.143.000; sacerdoti: 29; religiosi: 8); Filippine. È stato finora Vescovo di San Jose in Nueva Ecija (Filippine).

- Ha nominato il Reverendo Peter Andrei Comensoli, Vescovo Ausiliare dell'Arcidiocesi di Sydney (superficie: 1.264; popolazione: 2.366.000; cattolici: 634.000; sacerdoti: 478; religiosi: 1.583; diaconi permanenti: 5), Australia. Il Vescovo eletto è nato nel 1964 a Bulli (Australia) ed è stato ordinato sacerdote nel 1992. È stato finora Professore nel "Catholic Institute Sydney".

  Martedì 19 aprile il Santo Padre ha nominato il Vescovo George Stack, Arcivescovo Metropolita di Cardiff (superficie: 3.064; popolazione: 1.510.000; cattolici: 144.960; sacerdoti. 94; religiosi: 157; diaconi permanenti: 16), Gran Bretagna. L'Arcivescovo eletto, finora Ausiliare di Westminster (Gran Bretagna),  è nato a Cork (Irlanda), nel 1946, è stato ordinato sacerdote nel 1972 ed ha ricevuto la consacrazione episcopale nel 2001.

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