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Il Vatican Information Service (VIS), istituito nell'ambito della Sala Stampa della Santa Sede, è un bollettino telematico che diffonde notizie relative all'attività magistrale e pastorale del Santo Padre e della Curia Romana...

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mercoledì 22 settembre 2010

IL PAPA RIEVOCA VIAGGIO APOSTOLICO REGNO UNITO

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2010 (VIS). Nel corso della catechesi per l’Udienza Generale di oggi, tenutasi in Piazza San Pietro, il Papa si è soffermato sul recente Viaggio Apostolico nel Regno Unito (16-19 settembre), “un evento storico, che ha segnato una nuova importante fase nella lunga e complessa vicenda delle relazioni tra quelle popolazioni e la Santa Sede”.

Nel ricordare il primo appuntamento del Viaggio, l’incontro con la Regina Elisabetta II ad Edinburgo, il Santo Padre ha sottolineato che: “Si è trattato di un incontro molto cordiale, caratterizzato dalla condivisione di alcune profonde preoccupazioni per il benessere dei popoli del mondo e per il ruolo dei valori cristiani nella società”.

A Glasgow dove ha presieduto la prima Santa Messa del Viaggio, nel giorno in cui “ricorreva la festa liturgica di san Ninian, primo evangelizzatore della Scozia”, il Papa ha ricordato: “l’importanza dell’evangelizzazione della cultura, specialmente nella nostra epoca in cui un pervasivo relativismo minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo”.

“Nella seconda giornata ho iniziato la visita a Londra” – ha proseguito il Pontefice – “Qui, ho incontrato dapprima il mondo dell’educazione cattolica (...) che riveste un ruolo rilevante nel sistema di istruzione di quel Paese. (...) Ho parlato agli educatori, ricordando l’importanza della fede nella formazione di cittadini maturi e responsabili. Ai numerosi adolescenti e giovani, che mi hanno accolto con simpatia ed entusiasmo, ho proposto di non perseguire obiettivi limitati, accontentandosi di scelte comode, ma di puntare a qualcosa di più grande, vale a dire la ricerca della vera felicità, che si trova soltanto in Dio”.

“Nel successivo appuntamento con i responsabili delle altre religioni maggiormente rappresentate nel Regno Unito, ho richiamato” – ha detto il Papa – “l’ineludibile necessità di un dialogo sincero, che ha bisogno del rispetto del principio di reciprocità perché sia pienamente fruttuoso. Al tempo stesso, ho evidenziato la ricerca del sacro come terreno comune a tutte le religioni sul quale rinsaldare amicizia, fiducia e collaborazione”.

“La visita fraterna all’Arcivescovo di Canterbury” – ha detto ancora il Papa – “è stata l’occasione per ribadire il comune impegno di testimoniare il messaggio cristiano che lega Cattolici e Anglicani. È seguito uno dei momenti più significativi del viaggio apostolico: l’incontro nel grande salone del Parlamento britannico con personalità istituzionali, politiche, diplomatiche, accademiche, religiose, esponenti del mondo culturale e imprenditoriale. In quel luogo così prestigioso ho sottolineato che la religione, per i legislatori, non deve rappresentare un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al cammino storico e al dibattito pubblico della nazione, in particolare nel richiamare l’importanza essenziale del fondamento etico per le scelte nei vari settori della vita sociale”.

“In quel medesimo clima solenne, mi sono poi recato nell’Abbazia di Westminster: per la prima volta un Successore di Pietro è entrato nel luogo di culto simbolo delle antichissime radici cristiane del Paese. La recita della preghiera dei Vespri, insieme alle diverse comunità cristiane del Regno Unito, ha rappresentato un momento importante nei rapporti tra la Comunità cattolica e la Comunione anglicana”.

“Nella mattinata di sabato” ha avuto luogo “la celebrazione eucaristica nella Cattedrale di Westminster, dedicata al Preziosissimo Sangue di Nostro Signore. (...)
Grande è la mia gioia” – ha affermato il Pontefice – “per aver incontrato un gran numero di giovani (...). Con la loro presenza carica di entusiasmo (...) hanno dimostrato di voler essere i protagonisti di una nuova stagione di coraggiosa testimonianza, di fattiva solidarietà, di generoso impegno a servizio del Vangelo”.

“Nella Nunziatura Apostolica” – ha ricordato ancora il Papa – “ho incontrato alcune vittime di abusi da parte di esponenti del Clero e dei religiosi. È stato un momento intenso di commozione e di preghiera. Poco dopo, ho incontrato anche un gruppo di professionisti e volontari responsabili della protezione dei ragazzi e dei giovani negli ambienti ecclesiali, un aspetto particolarmente importante e presente nell’impegno pastorale della Chiesa. Li ho ringraziati e incoraggiati a continuare il loro lavoro, che si inserisce nella lunga tradizione della Chiesa di cura per il rispetto, l’educazione e la formazione delle nuove generazioni”.

“Sempre a Londra ho visitato poi la casa di riposo per anziani gestita dalle Piccole Sorelle dei Poveri con il prezioso apporto di numerose infermiere e volontari. Questa struttura di accoglienza è segno della grande considerazione che la Chiesa ha sempre avuto per l’anziano, come pure espressione dell’impegno dei cattolici britannici nel rispetto della vita senza tenere conto dell’età o delle condizioni”.

“Il culmine della mia visita nel Regno Unito è stata la beatificazione del Cardinale John Henry Newman, illustre figlio dell’Inghilterra. Essa è stata preceduta e preparata da una speciale veglia di preghiera svoltasi sabato sera a Londra, in Hyde Park, in un’atmosfera di profondo raccoglimento. Alla moltitudine di fedeli, specialmente giovani, ho voluto riproporre la luminosa figura del Cardinale Newman, intellettuale e credente, il cui messaggio spirituale si può sintetizzare nella testimonianza che la via della coscienza non è chiusura nel proprio ‘io’, ma è apertura, conversione e obbedienza a Colui che è Via, Verità e Vita”.
“Questa viaggio apostolico” – ha concluso il Pontefice – “ha confermato in me una profonda convinzione: le antiche nazioni dell'Europa hanno ‘un'anima cristiana’, che costituisce un tutt’uno col ‘genio’ e la storia dei rispettivi popoli, e la Chiesa non cessa di lavorare per mantenere continuamente desta questa tradizione spirituale e culturale”.
AG/ VIS 20100922 (890)

INVITO DEL PAPA PREGARE UNITÀ CATTOLICI E ORTODOSSI

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2010 (VIS). Al termine della catechesi e dei saluti ai pellegrini nelle diverse lingue, il Santo Padre ha invitato a pregare per il buon esito dei lavori della Commissione Mista Internazionale per il Dialogo Teologico fra Chiesa cattolica e Chiesa ortodossa nel suo insieme, riunita in questi giorni in sessione plenaria a Vienna (Austria).

“Il tema della fase attuale di studio è il ruolo del Vescovo di Roma nella comunione della Chiesa universale, con particolare riferimento al primo millennio della storia cristiana. L’obbedienza alla volontà del Signore Gesù, e la considerazione delle grandi sfide che oggi si presentano al cristianesimo, ci obbligano ad impegnarci seriamente nella causa del ristabilimento della piena comunione tra le Chiese. Esorto tutti a pregare intensamente per i lavori della Commissione e per un continuo sviluppo e consolidamento della pace e concordia tra i battezzati, affinché possiamo dare al mondo una testimonianza evangelica sempre più autentica”.
AG/ VIS 20100922 (170)

SEGRETERIA DI STATO SU INCHIESTA PROCURA ROMA RELATIVA IOR

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2010 (VIS). Nel pomeriggio di ieri, la Sala Stampa della Santa Sede ha reso pubblico il Comunicato che segue, emesso dalla Segreteria di Stato, relativo all’inchiesta della Procura di Roma che coinvolge il Presidente e il Direttore Generale dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), per una supposta violazione delle norme europee sul riciclaggio di capitali. La Procura ha trattenuto in via cautelativa 23 milioni di euro dello IOR.

“È nota la chiara volontà, più volte manifestata da parte delle autorità della Santa Sede, di piena trasparenza per quanto riguarda le operazioni finanziarie dell’Istituto per le Opere di Religione (Ior). Ciò richiede che siano messe in atto tutte le procedure finalizzate a prevenire terrorismo e riciclaggio di capitali. Per questo le autorità dello Ior da tempo si stanno adoperando nei necessari contatti e incontri, sia con la Banca d’Italia sia con gli organismi internazionali competenti – Organisation for Economic Co-operation and Development (Oecd) e Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale contro il riciclaggio di capitali (Gafi) – per l’inserimento della Santa Sede nella cosiddetta ‘White List’”.

“La Santa Sede manifesta perciò perplessità e meraviglia per l’iniziativa della Procura di Roma, tenendo conto che i dati informativi necessari sono già disponibili presso l’ufficio competente della Banca d’Italia, e operazioni analoghe hanno luogo correntemente con altri istituti di credito italiani”.

“Quanto poi agli importi citati si fa presente che si tratta di operazioni di giroconto per tesoreria presso istituti di credito non italiani il cui destinatario è il medesimo Ior”.

“La Santa Sede tiene perciò a esprimere la massima fiducia nel presidente e nel direttore generale dello Ior”.
SS/ VIS 20100922 (270)

CARDINALE CORDES CENTENARIO CATHOLIC CHARITIES, U.S.A.

CITTA' DEL VATICANO, 22 SEP. 2010 (VIS). Questa mattina il Pontificio Consiglio “Cor Unum” ha reso pubblico un Comunicato relativo alla prossima visita del Cardinale Paul Josef Cordes, Presidente del Dicastero, negli Stati Uniti, su invito di “Catholic Charities U.S.A.”. Il Cardinale terrà un intervento ufficiale all’incontro che avrà luogo a Washington D.C., dal 25 al 29 settembre, in occasione della celebrazione del centenario di fondazione dell’Organismo.

“La riflessione del Cardinale” – si legge nel testo – “si concentrerà sul radicamento nella fede dell’impegno caritativo della Chiesa e sulla necessità di promuovere l’identità propria delle organizzazioni ecclesiali, come sottolinea la prima Enciclica di Papa Benedetto XVI, ‘Deus caritas est’”.

“’Catholic Charities U.S.A.’, con oltre 1.700 agenzie ed istituzioni che operano a livello diocesano, offre ogni anno un sostegno vitale ad oltre 9 milioni di persone, appartenenti a qualunque contesto religioso, sociale ed economico. Nel suo messaggio ai partecipanti (Lettera del Cardinale Segretario di Stato al Cardinale Paul Josef Cordes, 11 agosto 2010), Papa Benedetto ‘auspica che il presente anniversario sia occasione propizia per ringraziare Dio Onnipotente di aver potuto raccogliere, quale messe abbondante, generosità, solidarietà e buone opere”. Sua Santità incoraggia il personale caritativo a ‘vivere il proprio lavoro quale testimonianza tangibile della fede in Cristo’”.

“Il calendario della visita prevede inoltre la partecipazione del Cardinale Cordes ad incontri e conferenze sui temi della carità, della dottrina sociale e del sacerdozio nelle Arcidiocesi di New York e di Newark, nonché nelle Diocesi della Provincia Ecclesiastica del Connecticut”.
CON-CU/ VIS 20100922 (260)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 22 SET. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha nominato l’Arcivescovo Giovanni d’Aniello, Nunzio Apostolico in Thailandia ed in Cambogia e Delegato Apostolico in Myanmar ed in Laos, finora Nunzio Apostolico nella Repubblica Democratica del Congo.
NN/ VIS 20100922 (50)

martedì 21 settembre 2010

VISITA PASTORALE DI BENEDETTO XVI A PALERMO

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2010 (VIS). Domenica 3 ottobre, Benedetto XVI compirà una Visita Pastorale a Palermo in occasione del Raduno ecclesiale regionale delle Famiglie e dei Giovani.

Alle 10:30 il Papa presiederà una Concelebrazione Eucaristica al Foro Italico Umberto I e guiderà la recita dell’Angelus.

Alle 17:00 nella Cattedrale di Palermo il Papa avrà un incontro con i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i seminaristi. Alle 18:00, in Piazza Politeama, che prende il nome dal Teatro Politeama Garibaldi, costruito fra il 1867 e il 1874, si svolgerà un incontro con i giovani.

Al termine dell’incontro con i giovani il Santo Padre si recherà all’aeroporto ”Falcone e Borsellino” di Punta Raisi per riprendere il volo per Roma.
OP/ VIS 20100921 (130)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia al governo pastorale della Diocesi di Matadi (Repubblica Democratica del Congo), presentata dal Vescovo Gabriel Kembo Mamputu, per raggiunti limiti d’età. Gli succede il Vescovo Daniel Nlandu Mayi, Coadiutore della medesima Diocesi.
RE:NER/ VIS 20100921 (50)

IN MEMORIAM

CITTA' DEL VATICANO, 21 SET. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo i dati relativi ai Presuli mancati nelle ultime settimane:

- Il Vescovo Francis Gerard Brooks, emerito di Dromore (Irlanda), il 4 settembre, all’età di 86 anni.

- Il Vescovo Maixent Coly, di Ziguinchor (Senegal), il 24 agosto, all’età di 60 anni.

- Il Vescovo Heriberto Correa Yepes, M.X.Y., già Vicario Apostolico di Buenaventura (Colombia), il 9 settembre, all’età di 94 anni.

- Il Vescovo Pedro Marcos Ribeiro Da Costa, emerito di Saurimo (Angola), il 2 settembre, all’età di 88 anni.

- Il Vescovo Jean-Marie Kélétigui, emerito di Katiola (Costa d’Avorio), il 31 agosto, all’età di 78 anni.

- Il Vescovo Tomás Pedro Barbosa Da Silva Nunes, Ausiliare di Lisbona (Portogallo), il 1 ° settembre, all’età di 67 anni.
.../ VIS 20100921 (130)

lunedì 20 settembre 2010

INCONTRO CON I VESCOVI D’INGHILTERRA, GALLES E SCOZIA

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2010 (VIS). Nel pomeriggio, alle 16:45 il Papa ha avuto un incontro con i Vescovi di Inghilterra, Galles e Scozia nella Cappella dell’Oscott College di Birmingham.

Nel suo discorso il Santo Padre ha ricordato che in occasione della recente Visita “ad Limina Apostolorum” le rispettive Conferenze Episcopali hanno esaminato in particolare “l’urgente necessità di proclamare il Vangelo in un contesto altamente secolarizzato. Nel corso della mia visita mi è apparso chiaro come, fra i britannici, sia profonda la sete per la buona novella di Gesù Cristo. Siete stati scelti da Dio per offrire loro l’acqua viva del Vangelo, incoraggiandoli a porre le proprie speranze non nelle vane lusinghe di questo mondo, bensì nelle solide rassicurazioni del mondo futuro”.

“Mentre annunciate la venuta del Regno” – ha proseguito il Pontefice – “con le sue promesse di speranza per i poveri ed i bisognosi, i malati e gli anziani, i non ancora nati e gli abbandonati, fate di tutto per presentare nella sua interezza il messaggio vivificante del Vangelo, compresi quegli elementi che sfidano le diffuse convinzioni della cultura odierna. Come sapete, è stato di recente costituito un Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione dei Paesi di lunga tradizione cristiana, e desidero incoraggiarvi ad avvalervi dei suoi servigi per affrontare i compiti che vi attendono”.

Riferendosi alle conseguenze della crisi finanziaria, Benedetto XVI ha invitato i Vescovi a esortare i cattolici britannici alla solidarietà verso i bisognosi. “Le circostanze odierne” – ha detto il Papa – “offrono una buona opportunità per rafforzare quel messaggio, e certamente per incoraggiare le persone ad aspirare ai valori morali più alti in ogni settore della loro vita, contro un retroterra di crescente cinismo addirittura sulla possibilità di una vita virtuosa”.

“Un altro argomento che ha ricevuto molta attenzione nei mesi trascorsi e che mina seriamente la credibilità morale dei responsabili della Chiesa è il vergognoso abuso di ragazzi e di giovani da parte di sacerdoti e di religiosi. (...) So bene che avete fatto passi molto seri per porre rimedio a questa situazione, per assicurare che i ragazzi siano protetti in maniera efficace da qualsiasi danno, e per affrontare in modo appropriato e trasparente le accuse quando esse sorgono. Avete pubblicamente fatto conoscere il vostro profondo dispiacere per quanto accaduto e per i modi spesso inadeguati con i quali, in passato, si è affrontata la questione. La vostra crescente comprensione dell’estensione degli abusi sui ragazzi nella società, dei suoi effetti devastanti, e della necessità di fornire adeguato sostegno alle vittime, deve servire da incentivo per condividere, con la società più ampia, la lezione da voi appresa. In realtà, quale via migliore potrebbe esserci se non quella di fare riparazione per tali peccati avvicinandovi, in umile spirito di compassione, ai ragazzi che soffrono anche altrove per gli abusi? Il nostro dovere di prenderci cura della gioventù esige proprio questo e niente di meno”.

“Per essere guide cristiane efficaci” – ha sottolineato il Papa – “dobbiamo vivere nella più alta integrità, umiltà e santità. (...) Prego che fra le grazie di questa visita vi sia un rinnovato impegno da parte delle guide cristiane alla vocazione profetica che hanno ricevuto, e un nuovo apprezzamento da parte del popolo per il grande dono del ministero ordinato. Sgorgheranno così spontaneamente le preghiere per le vocazioni, e possiamo esser fiduciosi che il Signore risponderà inviando operai che raccolgano l’abbondante messe che ha preparato in tutto il Regno Unito”.

“Infine” – ha concluso il Pontefice – “vorrei parlarvi di due materie specifiche che riguardano in questo tempo il vostro ministero episcopale. Una è l’imminente pubblicazione della nuova traduzione del Messale Romano. (...) Vi incoraggio a cogliere l’occasione che questa nuova traduzione offre, per una approfondita catechesi sull’Eucaristia e per una rinnovata devozione nei modi in cui essa viene celebrata”.

“L’altro punto lo sollevai in febbraio con i Vescovi dell’Inghilterra e del Galles, quando vi chiesi di essere generosi nel porre in atto la Costituzione apostolica ‘Anglicanorum coetibus’. Questo dovrebbe essere considerato un gesto profetico che può contribuire positivamente allo sviluppo delle relazioni fra anglicani e cattolici. Ci aiuta a volgere lo sguardo allo scopo ultimo di ogni attività ecumenica: la restaurazione della piena comunione ecclesiale nel contesto della quale il reciproco scambio di doni dai nostri rispettivi patrimoni spirituali, serve da arricchimento per noi tutti”.

“Continuiamo a pregare e ad operare incessantemente per affrettare il lieto giorno in cui quel traguardo potrà essere raggiunto”, ha auspicato infine il Papa.

Prima di lasciare l’Oscott College per dirigersi all’aeroporto di Birmingham, il Santo Padre ha salutato e benedetto i 130 seminaristi britannici lì riuniti.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100920 (770)

GRAZIE CALORE ACCOGLIENZA E OSPITALITÀ BRITANNICA

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2010 (VIS). Il Santo Padre è giunto alle 18:15 all’aeroporto di Birmingham dove si è svolta la cerimonia di congedo. Dopo il discorso dell’Onorevole David Camerun, Primo Ministro di Sua Maestà, il Santo Padre ha rivolto alcune parole ai presenti.

“Grazie per il calore della vostra accoglienza e per l’ospitalità che ho potuto gustare” – ha detto il Papa esprimendo la sua riconoscenza per “tutto l’impegnativo lavoro di preparazione” del suo Viaggio, “da parte sia dell’attuale che del precedente Governo, come pure da parte degli impiegati civili, delle autorità locali e della polizia, come prue da parte dei molti volontari che con tanta pazienza sono venuti in aiuto per preparare gli eventi di questi quattro giorni”.

“Nel tempo in cui sono stato con voi, ho potuto incontrare i rappresentanti delle molte comunità, culture, lingue e religioni che formano la società britannica. Proprio la diversità della Gran Bretagna moderna è una sfida per il suo Governo e per il popolo, ma rappresenta anche una grande opportunità per ulteriore dialogo interculturale e interreligioso per l’arricchimento dell’intera comunità”.

Nel ricordare il suo incontro con la Regina Elisabetta II, con i responsabili politici ed il discorso alle due Camere del Parlamento il Papa ha affermato: “Spero davvero che queste occasioni possano contribuire a confermare e a rafforzare le eccellenti relazioni fra la Santa Sede e il Regno Unito, specialmente nella collaborazione per lo sviluppo internazionale, nella cura per l’ambiente naturale e nella edificazione di una società civile con un rinnovato senso di valori condivisi ed uno scopo comune”.

“È stato inoltre un piacere compiere una visita a Sua Grazia l’Arcivescovo di Canterbury ed ai Vescovi della Chiesa d’Inghilterra, e successivamente di pregare con loro e con fedeli cristiani nell’evocativo spazio di Westminster Abbey, un luogo che parla così eloquentemente delle nostre tradizioni religiose e culturali condivise. Poiché la Gran Bretagna è casa di moltissime tradizioni religiose, sono stato lieto di aver avuto l’opportunità di incontrare i loro rappresentanti e di condividere con loro qualche pensiero circa il contributo che le religioni possono offrire allo sviluppo di una società sana e pluralistica”.

“Naturalmente” – ha concluso il Pontefice – “la mia visita era rivolta in modo speciale ai cattolici del Regno Unito. (...) È stato commovente in maniera speciale celebrare con loro, qui a Birmingham, la beatificazione di un grande figlio dell’Inghilterra, il Cardinale John Henry Newman. Con la sua vasta eredità di scritti accademici e spirituali, sono certo che egli abbia ancora molto da insegnarci sulla vita e la testimonianza cristiane tra le sfide del mondo contemporaneo, sfide che egli previde con eccezionale chiarezza”.

Alle 18:45 il Papa è salito a bordo dell’aereo per far ritorno a Roma ed è atterrato all’aeroporto di Roma Ciampino alle ore 22:00. Da lì ha raggiunto in autovettura il Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.
PV-REGNO UNITO VIS 20100920 (480)

ALTRI ATTI PONTIFICI

CITTA' DEL VATICANO, 20 SET. 2010 (VIS). Il Santo Padre ha accettato la rinuncia all’ufficio di Ausiliare della Diocesi di Brooklyn (Stati Uniti d’America), presentata dal Vescovo Ignatius A. Catanello, in conformità 411 e 401, paragrafo 2 del Codice di Diritto Canonico.
RE/ VIS 20100920 (40)

domenica 19 settembre 2010

COMMOZIONE DEL PAPA VITTIME ABUSI DA PARTE DEL CLERO

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2010 (VIS). La Sala Stampa della Santa Sede ha emesso nel pomeriggio di oggi il seguente Comunicato:

“Sabato 18 settembre 2010, presso la Nunziatura apostolica di Londra, il Santo Padre ha incontrato un gruppo di persone vittime di abusi sessuali da parte di membri del clero”.

“Il Santo Padre si è commosso ascoltando le storie delle vittime e ha espresso profondo dolore e vergogna per le sofferenze loro e delle loro famiglie. Ha pregato con loro e ha assicurato che la Chiesa Cattolica, mentre continua a mettere in atto misure efficaci per la protezione dei giovani, sta facendo tutto il possibile per verificare le accuse, per collaborare con le autorità civili e per consegnare alla giustizia il clero e i religiosi accusati di questi gravi crimini”.

“Come in altre occasioni, ha pregato affinché tutte le vittime di abusi possano sperimentare guarigione e riconciliazione e riescano superare la propria angoscia passata e presente con serenità e nuova speranza per il futuro”.
OP/ VIS 20100919 (180)

ESEMPIO DI GIOVANNI PAOLO II PROPOSTO AGLI ANZIANI

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2010 (VIS). Alle 16:40 di oggi pomeriggio, il Santo Padre si è recato alla St. Peter’s Residence, casa di riposo per anziani, distante 11 chilometri dalla Nunziatura Apostolica. L’istituzione diretta dalla Piccole Sorelle dei Poveri, ospita 76 anziani, di cui 9 sacerdoti e religiosi. Le suore, giunte in Inghilterra nel 1851, sono oggi assistite da volontari e dai membri della “Associazione Jeanne Jugan” (1792-1879), Fondatrice delle Piccole Suore oggi presenti in 32 Paesi.

Benedetto XVI è stato accolto dall’Arcivescovo di Southwark, Monsignor Peter Smith, dal Cappellano del Centro e dalla Madre Superiora, dalla Superiora Provinciale e dalla Suore della Comunità. Quindi il Papa si è recato nel teatro del Centro dove erano riuniti gli anziani con alcuni assistenti e volontari ai quali ha rivolto un discorso.

“La Chiesa” – ha detto il Papa – “ ha sempre avuto grande rispetto per l’anziano. Il Quarto Comandamento ‘Onora tuo padre e tua madre come il Signore tuo Dio ti ha comandato’ è legato alla promessa ‘perché si prolunghino i tuoi giorni e tu sia felice nel paese che il Signore, tuo Dio, ti dà. Questa opera della Chiesa per gli anziani e gli infermi non offre loro solamente amore e cura, ma è anche ricambiata da Dio con le benedizioni che egli ha promesso alla terra in cui questo comandamento viene osservato. Dio vuole un preciso rispetto per la dignità e il valore, la salute e il benessere degli anziani e, attraverso le sue istituzioni caritative in Gran Bretagna e altrove, la Chiesa cerca di adempiere il comando del Signore di rispettare la vita, senza tenere conto dell’età o delle condizioni”.

“La vita è un dono unico, ad ogni stadio, dal concepimento fino alla morte naturale, e spetta solo a Dio darla e toglierla. Uno può godere buona salute in tarda età; ma ugualmente i Cristiani non dovrebbero avere paura di partecipare alle sofferenze di Cristo se Dio vuole che affrontiamo l’infermità. Il mio Predecessore il Papa Giovanni Paolo, ha sofferto pubblicamente negli ultimi anni della sua vita. Appariva chiaro a tutti che viveva le sue sofferenze in unione alle sofferenze del nostro Salvatore. La sua letizia e pazienza nell’affrontare i suoi ultimi giorni furono un significativo e commovente esempio per tutti noi che dobbiamo portare il carico degli anni che avanzano”.

“Per questo sono venuto fra voi non solo come un Padre, ma soprattutto come un fratello che conosce bene le gioie e le sfide che vengono con l’età. I nostri lunghi anni di vita ci offrono l’opportunità di apprezzare la bellezza dei più grandi doni che Dio ci ha dato, il dono della vita così come la fragilità dello spirito umano. Quelli fra noi che vivono parecchi anni hanno una meravigliosa opportunità di approfondire la propria consapevolezza del mistero di Cristo che umiliò se stesso per condividere la nostra umanità”.

“Mentre cresce il nostro normale periodo di vita” – ha concluso il Pontefice – “le nostre capacità fisiche spesso vengono meno; e tuttavia questi periodi possono essere fra gli anni spiritualmente più fruttuosi della nostra vita. Questi anni sono un’opportunità per ricordare in una preghiera affettuosa tutti quelli che abbiamo amato in questa vita e porre tutto quello che siamo stati e abbiamo fatto davanti alla grazia e alla tenerezza di Dio. Questo sarà certamente di grande conforto spirituale e ci permetterà di scoprire di nuovo il suo amore e la sua bontà tutti i giorni della nostra vita”.

Al termine, il Papa ha salutato individualmente alcuni anziani e poi ha visitato alcuni infermi al primo piano dell’edificio. Prima di uscire Benedetto XVI ha firmato il Libro d’Onore della Residenza.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100919 (640)

INCONTRO GRUPPO PROTEZIONE RAGAZZI AMBIENTI ECCLESIALI

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2010 (VIS). Dopo la visita agli anziani nella St. Peter’s Residence, il Santo Padre ha incontrato un gruppo di professionisti e volontari responsabili della protezione dei ragazzi negli ambienti ecclesiali.
“La Chiesa” – ha detto il Papa – “ha una lunga tradizione di cura dei ragazzi, dai primi anni di vita fino all’età adulta, seguendo l’esempio di affetto di Cristo che benediceva i fanciulli a lui portati e che insegnava ai suoi discepoli che a chi è come loro appartiene il Regno dei Cieli”.

“Il vostro lavoro, portato avanti sulla scorta delle raccomandazioni elaborate in una prima fase dal ‘Nola Report’ e in seguito dalla Commissione ‘Cumberlege’, ha offerto un contributo vitale alla promozione di ambienti sicuri per la gioventù. Esso aiuta ad assicurare che le misure preventive messe in campo sono efficaci, che esse sono mantenute con attenzione, e che qualsiasi accusa di abuso è trattata con rapidità e giustizia. A nome dei molti ragazzi che voi servite e dei loro genitori, vorrei ringraziarvi per il buon lavoro che avete fatto e continuate a fare in questo settore”.

“È deplorevole che, in così marcato contrasto con la lunga tradizione della Chiesa di cura dei ragazzi, questi abbiano sofferto abusi e maltrattamenti ad opera di alcuni preti e religiosi. Siamo tutti diventati molto più consapevoli della necessità di proteggere i ragazzi e voi costituite una parte importante della vasta risposta della Chiesa al problema”.

“Sebbene non vi siano mai motivi per compiacersi, occorre dare atto a ciò che è stato fatto: gli sforzi della Chiesa, in questo Paese e altrove, specialmente negli ultimi dieci anni per garantire la sicurezza dei fanciulli e dei giovani e per mostrare loro ogni rispetto durante la loro crescita verso la maturità, devono essere riconosciuti. Prego che il vostro generoso servizio aiuti a rafforzare un’atmosfera di fiducia e di rinnovato impegno per il benessere dei ragazzi, che sono un così prezioso dono di Dio”.

Al termine dell’incontro Benedetto XVI si è diretto in autovettura panoramica ad Hyde Park per presiedere la Veglia di preghiera per la Beatificazione del Cardinale John Henry Newman.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100919 (360)

VEGLIA DI PREGHIERA BEATIFICAZIONE CARDINALE NEWMAN

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2010 (VIS). Prima dell’inizio della Veglia di preghiera per la Beatificazione del Cardinale John Henry Newman, il Papa ha attraversato in autovettura panoramica l’area dove erano raccolti i fedeli in Hyde Park, uno dei parchi pubblici più estesi di Londra (142 ettari), gremito di gente.

Dopo le letture il Santo Padre ha tenuto un discorso ed ha detto: “Siamo qui riuniti in questa veglia di preghiera per prepararci alla Messa di domani, durante la quale un grande figlio di questa Nazione, il Cardinale John Henry Newman, sarà dichiarato Beato. Quante persone, in Inghilterra e in tutto il mondo, hanno atteso questo momento! Anche per me personalmente è una grande gioia condividere questa esperienza con voi. Come sapete, Newman ha avuto da tanto tempo un influsso importante nella mia vita e nel mio pensiero, come lo è stato per moltissime persone al di là di queste isole”.

“Questa sera, nel contesto della preghiera comune, desidero riflettere con voi su alcuni aspetti della vita di Newman, che considero importanti per le nostre vite di credenti e per la vita della Chiesa oggi”.

“Newman, secondo il suo stesso racconto, ha ripercorso il cammino della sua intera vita alla luce di una potente esperienza di conversione, che ebbe quando era giovane. (...) Alla fine della vita, avrebbe descritto il proprio lavoro come una lotta contro la tendenza crescente a considerare la religione come un fatto puramente privato e soggettivo, una questione di opinione personale. Qui vi è la prima lezione che possiamo apprendere dalla sua vita: ai nostri giorni, quando un relativismo intellettuale e morale minaccia di fiaccare i fondamenti stessi della nostra società, Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l’adempimento delle più profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso ‘la via, la verità e la vita’ (Gv 14,6)”.

“L’esistenza di Newman, inoltre, ci insegna che la passione per la verità, per l’onestà intellettuale e per la conversione genuina comportano un grande prezzo da pagare. La verità che ci rende liberi non può essere trattenuta per noi stessi; esige la testimonianza (...) Nella nostra epoca, il prezzo da pagare per la fedeltà al Vangelo non è tanto quello di essere impiccati, affogati e squartati, ma spesso implica l’essere additati come irrilevanti, ridicolizzati o fatti segno di parodia. E tuttavia la Chiesa non si può esimere dal dovere di proclamare Cristo e il suo Vangelo quale verità salvifica, la sorgente della nostra felicità ultima come individui, e quale fondamento di una società giusta e umana”.

“Infine, Newman ci insegna che se abbiamo accolto la verità di Cristo e abbiamo impegnato la nostra vita per lui, non vi può essere separazione tra ciò che crediamo ed il modo in cui viviamo la nostra esistenza. Ogni nostro pensiero, parola e azione deve essere rivolto alla gloria di Dio e alla diffusione del suo Regno. Newman comprese questo e fu il grande campione dell’ufficio profetico del laicato cristiano. Vide chiaramente che non dobbiamo tanto accettare la verità come un atto puramente intellettuale, quanto piuttosto accoglierla mediante una dinamica spirituale che penetra sino alle più intime fibre del nostro essere. La verità non viene trasmessa semplicemente mediante un insegnamento formale, pur importante che sia, ma anche mediante la testimonianza di vite vissute integralmente, fedelmente e santamente; coloro che vivono della e nella verità riconoscono istintivamente ciò che è falso e, proprio perché falso, è nemico della bellezza e della bontà che accompagna lo splendore della verità, ‘veritatis splendor’”.

“Newman insegnò che la ‘luce gentile’ della fede ci conduce a renderci conto della verità su noi stessi, sulla nostra dignità di figli di Dio, e sul sublime destino che ci attende in cielo. (...) Senza la vita di preghiera, senza l’interiore trasformazione che avviene mediante la grazia dei sacramenti, non possiamo – con le parole di Newman – ‘irradiare Cristo’; diveniamo semplicemente un altro ‘cembalo squillante’ in un mondo già pieno di crescente rumore e confusione, pieno di false vie che conducono solo a profondo dolore del cuore e ad illusione”.

“’Una delle più amate meditazioni del Cardinale contiene questa parole: Dio mi ha creato per offrire a lui un certo specifico servizio. Mi ha affidato un certo lavoro che non ha affidato ad altri’. Vediamo qui il preciso realismo cristiano di Newman, il punto nel quale la fede e la vita inevitabilmente si incrociano. (...) Nessuno che guardi realisticamente al nostro mondo d’oggi può pensare che i cristiani possano continuare a far le cose di ogni giorno, ignorando la profonda crisi di fede che è sopraggiunta nella società. (...) Sappiamo che in tempi di crisi e di ribellioni Dio ha fatto sorgere grandi santi e profeti per il rinnovamento della Chiesa e della società cristiana; noi abbiamo fiducia nella sua provvidenza e preghiamo per la sua continua guida”.

“Ciascuno di noi, secondo il proprio stato di vita, è chiamato ad operare per la diffusione del Regno di Dio impregnando la vita temporale dei valori del Vangelo. Ciascuno di noi ha una missione, ciascuno è chiamato a cambiare il mondo, ad operare per una cultura della vita, una cultura forgiata dall’amore e dal rispetto per la dignità di ogni persona umana”.

Rivolgendosi infine ai numerosi giovani presenti, il Papa ha detto: “Cristo ha bisogno di famiglie che ricordano al mondo la dignità dell’amore umano e la bellezza della vita familiare. Egli ha bisogno di uomini e donne che dedichino la loro vita al nobile compito dell’educazione, prendendosi cura dei giovani e formandoli secondo le vie del Vangelo. Ha bisogno di quanti consacreranno la propria vita al perseguimento della carità perfetta, seguendolo in castità, povertà e obbedienza, e servendoLo nel più piccolo dei nostri fratelli e sorelle. Ha bisogno dell’amore potente dei religiosi contemplativi che sorreggono la testimonianza e l’attività della Chiesa mediante la loro continua orazione. Ed ha bisogno di sacerdoti, buoni e santi sacerdoti, uomini disposti a perdere la propria vita per il proprio gregge. Chiedete a Dio cosa ha in mente per voi! Chiedetegli la generosità di dirgli di sì! Non abbiate paura di donarvi interamente a Gesù. Vi darà la grazia necessaria per adempiere alla vostra vocazione”.

Benedetto XVI ha concluso invitando i giovani ad accompagnarlo a Madrid nell’agosto 2011 per partecipare alla Giornata Mondiale della Gioventù. “Si tratta sempre di una splendida occasione per crescere nell’amore per Cristo ed essere incoraggiati nella vostra gioiosa vita di fede assieme a migliaia di altri giovani. Spero di vedere là molti di voi!”.

Successivamente ha avuto luogo l’adorazione del Santissimo Sacramento e la litania de Sacro Cuore di Gesù. Dopo la recita della preghiera del Cardinale Newman “Irradiating Christ” e il canto con le sue parole “Lead Kindly light”, la Veglia ha proseguito anche quando il Papa è rientrato alla Nunziatura Apostolica per la cena e il pernottamento.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100919 (1160)

BEATIFICAZIONE DEL CARDINALE JOHN HENRY NEWMAN

CITTA' DEL VATICANO, 19 SET. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI ha lasciato la Nunziatura Apostolica di Londra e alle 8:30 si è imbarcato sull’elicottero diretto a Birmingham per celebrare la Santa Messa di Beatificazione del Cardinale John Henry Newman.

John Henry Newman, uno dei grandi intellettuali cristiani del secolo XIX, nacque nel 1801 a Londra. Alla ricerca di spiritualità fin dalla adolescenza, studiò teologia all’Università di Oxford, dove insegnò per un certo periodo e nel 1925 fu ordinato sacerdote della Chiesa Anglicana. Guidò il Movimento di Oxford che cercava le radici cattoliche della fede in Inghilterra. Nel 1842, mentre scriveva un “Saggio sullo Sviluppo della Dottrina Cristiana” maturò la sua conversione al cattolicesimo. Fu accolto nella Chiesa Cattolica nel 1845 e fu ordinato sacerdote il 1 giugno 1847 a Roma. Dopo l’ordinazione sacerdotale, incoraggiato da Papa Pio IX, fondò il primo Oratorio di San Filippo Neri in Inghilterra. Nel 1851 fu nominato Rettore dell’Università Cattolica di Dublino, carica che ricoprì fino al 1854. Papa Leone XIII lo creò Cardinale nel 1879. Morì nel 1890 nell’Oratorio di Edgbaston. Il processo di beatificazione ebbe inizio nel 1958. Nel luglio 2009 Benedetto XVI autorizzò il decreto sull’autenticità del miracolo attribuito all’intercessione del Venerabile Cardinale Newman per la guarigione del diacono Jack Sullivan, affetto da una grave infermità alla colonna vertebrale.

Il Santo Padre è giunto all’eliporto di Birmingham alle 9:30 e in automobile si è diretto a Cofton Park nella località di Rednal, nei pressi della Casa di vacanze dell’Oratorio dove fu sepolto il Cardinale Newman. In autovettura panoramica il Papa ha compiuto un giro tra la folla dei 70.000 fedeli dopo aver ricevuto il saluto dell’Arcivescovo di Birmingham, Monsignor Bernard Longley. Infine ha celebrato la Santa Messa di Beatificazione del Cardinale John Henry Newman.

“Questa domenica particolare” – ha ricordato il Papa nell’omelia – “segna un momento significativo nella vita della nazione britannica, poiché è il giorno prescelto per commemorare il 70mo anniversario della ‘Battle of Britain’. Per me, che ho vissuto e sofferto lungo i tenebrosi giorni del regime nazista in Germania, è profondamente commovente essere qui con voi in tale occasione, e ricordare quanti dei vostri concittadini hanno sacrificato la propria vita, resistendo coraggiosamente alle forze di quella ideologia maligna. (...) Settant’anni dopo, ricordiamo con vergogna ed orrore la spaventosa quantità di morte e distruzione che la guerra porta con sé al suo destarsi, e rinnoviamo il nostro proposito di agire per la pace e la riconciliazione in qualunque luogo in cui sorga la minaccia di conflitti”.

“Ma vi è un ulteriore, più gioiosa ragione” – ha aggiunto il Pontefice – “del perché questo è un giorno fausto per la Gran Bretagna, per le Midlands e per Birmingham. È il giorno che vede il Cardinale John Henry Newman formalmente elevato agli altari e dichiarato Beato”.

“L’Inghilterra ha una grande tradizione di Santi martiri, la cui coraggiosa testimonianza ha sostenuto ed ispirato la comunità cattolica locale per secoli. E tuttavia è giusto e conveniente che riconosciamo oggi la santità di un confessore, un figlio di questa Nazione che, pur non essendo chiamato a versare il proprio sangue per il Signore, gli ha tuttavia dato testimonianza eloquente nel corso di una vita lunga dedicata al ministero sacerdotale, specialmente alla predicazione, all’insegnamento e agli scritti. È degno di prendere il proprio posto in una lunga scia di Santi e Maestri di queste isole, san Beda, sant’Hilda, san Aelredo, il beato Duns Scoto solo per nominarne alcuni”.

“Il motto del Cardinale Newman, ‘Cor ad cor loquitur’, ‘il cuore parla al cuore’, ci permette di penetrare nella sua comprensione della vita cristiana come chiamata alla santità, sperimentata come l’intenso desiderio del cuore umano di entrare in intima comunione con il Cuore di Dio. Egli ci rammenta che la fedeltà alla preghiera ci trasforma gradualmente nell’immagine divina”.

“Il Vangelo odierno ci dice che nessuno può essere servo di due padroni (cfr Lc 16,13), e l’insegnamento del Beato John Henry sulla preghiera spiega come il fedele cristiano si sia posto in maniera definitiva al servizio dell’unico vero Maestro, il quale soltanto ha il diritto alla nostra devozione incondizionata (cfr Mt 23,10). Newman ci aiuta a comprendere cosa significhi questo nella nostra vita quotidiana: ci dice che il nostro divino Maestro ha assegnato un compito specifico a ciascuno di noi, un ‘servizio ben definito’, affidato unicamente ad ogni singolo”.
“Lo specifico servizio al quale il Beato John Henry Newman fu chiamato comportò l’applicazione del suo sottile intelletto e della sua prolifica penna a molti dei più urgenti ‘problemi del giorno’. Le sue intuizioni sulla relazione tra fede e ragione, sullo spazio vitale della religione rivelata nella società civilizzata, e sulla necessità di un approccio all’educazione ampiamente fondato e a lungo raggio, non furono soltanto di importanza profonda per l’Inghilterra vittoriana, ma continuano ancor oggi ad ispirare e ad illuminare molti in tutto il mondo”.

“Desidero rendere onore alla sua visione dell’educazione, che ha fatto così tanto per plasmare l’’ethos’ che è la forza sottostante alle scuole ed agli istituti universitari cattolici di oggi. Fermamente contrario ad ogni approccio riduttivo o utilitaristico, egli cercò di raggiungere un ambiente educativo nel quale la formazione intellettuale, la disciplina morale e l’impegno religioso procedessero assieme. Il progetto di fondare un’università cattolica in Irlanda gli diede l’opportunità di sviluppare le proprie idee su tale argomento e la raccolta di discorsi da lui pubblicati come ‘The Idea of a University’ contiene un ideale dal quale possono imparare quanti sono impegnati nella formazione accademica. (...) Oggi (...), prego che, mediante la sua intercessione ed il suo esempio, quanti sono impegnati nel compito dell’insegnamento e della catechesi siano ispirati ad un più grande sforzo dalla sua visione, che così chiaramente pone davanti a noi”.

“Egli visse” – ha ricordato infine Benedetto XVI – “quella visione profondamente umana del ministero sacerdotale nella devota cura per la gente di Birmingham durante gli anni spesi nell’Oratorio da lui fondato, visitando i malati ed i poveri, confortando i derelitti, prendendosi cura di quanti erano in prigione”.

“Non meraviglia che alla sua morte” – ha concluso il Papa – “molte migliaia di persone si posero in fila per le strade del luogo mentre il suo corpo veniva portato alla sepoltura a mezzo miglio da qui. Cento vent’anni dopo, grandi folle si sono nuovamente qui riunite per rallegrarsi del solenne riconoscimento della Chiesa per l’eccezionale santità di questo amatissimo padre di anime”.

Al termine della Santa Messa, il Papa ha recitato l’Angelus ed ha detto: “Sono lieto di inviare i miei saluti alla gente di Siviglia, dove, proprio ieri, è stata beatificata Madre Maria Purissima de la Cruz. Che la beata Maria sia di ispirazione per le giovani donne a seguire il suo esempio di amore totale a Dio e al prossimo”.

Infine il Papa ha ricordato che: “Quando il Beato John Henry Newman venne a vivere a Birmingham, diede il nome di ‘Maryvale’ alla sua prima casa. L’Oratorio da lui fondato è dedicato all’Immacolata Concezione della Beata Vergine. E l’Università Cattolica dell’Irlanda venne da lui posta sotto la protezione di Maria, ‘Sedes sapientiae’. In moltissimo modi egli visse il proprio ministero sacerdotale in spirito di devozione filiale alla Madre di Dio”.

Alle 12:40 il Papa ha lasciato Cofton Park per raggiungere in autovettura l’Oratorio di San Filippo Neri a Birmingham, luogo di residenza del Cardinale Newman dalla conversione fino alla morte avvenuta il 19 agosto 1890. Benedetto XVI ha visitato la camera del nuovo Beato trasformata in museo. Infine il Papa si è recato all’Oscott College di Birmingham per il pranzo.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100919 (1250)

sabato 18 settembre 2010

VESPRI ECUMENICI NELL’ABBAZIA DI WESTMINSTER

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Alle 19:00 di questa sera il Papa è giunto all’Abbazia di Westminster, tradizionale sede delle incoronazioni e delle sepolture dei sovrani britannici sin dal 1066, per prendere parte alla celebrazione ecumenica dei Vespri.

L’Abbazia, i cui nome completo è “Chiesa collegiata di San Pietro in Westminster”, fu costruita probabilmente nell’VIII secolo come chiesa di San Pietro, divenuta sede di un monastero benedettino nel 960 per iniziativa del Vescovo di Londra, Dunstan. Grazie alle donazioni di re Edgar e soprattutto di re Edward, il Confessore, l’Abbazia venne ampliata con nuovi edifici e conobbe un periodo di fioritura fino al 1534, quando l’Atto di Supremazia di Enrico VIII sancì la separazione della Chiesa inglese dalla Chiesa cattolica, cui seguirono lo scioglimento dei monasteri cattolici e la confisca delle loro proprietà.

L’Abbazia di Westminster divenne la Cattedrale anglicana della diocesi di Westminster e successivamente la seconda cattedrale della diocesi di Londra ma rimane fino ad oggi sotto la diretta giurisdizione del sovrano britannico. Tutto il transetto, a destra e a sinistra dell’altare maggiore, è occupato dalle sepolture di personaggi storici, tra cui alcuni santi. Nel Poets’ Corner (“Angolo dei Poeti) le tombe o le lapidi commemorative di alcuni letterati e poeti inglesi. Dietro l’Altare maggiore, si trovano le Royal Chapels ed una corona di cappelle che raccolgono un centinaio di tombe, quasi tutte di sovrani d’Inghilterra.

Benedetto XVI con l’Arcivescovo di Canterbury Rowan Williams e l’Arcivescovo di Westminster, Vincent Nichols, è stato accolto dal Decano dell’Abbazia Dr. John Hall che gli ha presentato il Capitolo dell’Abbazia. Insieme si sono recati alla tomba del Milite Ignoto dedicata ai caduti della Prima Guerra Mondiale dove hanno pronunciato una preghiera per la pace, nel 70° anniversario della Battaglia di Inghilterra. Infine, all’ingresso della Sagrestia, presso la Cappella di San Giorgio, sono stati presentati al Papa alcuni Leader religiosi.

Con l’Arcivescovo di Canterbury il Papa è uscito in processione lungo la navata centrale fino all’Altare dell’Incoronazione dove ha ascoltato il saluto del Decano di Westminster e quindi ha pronunciato queste parole:

“Vi ringrazio per il vostro gentile benvenuto. Questo nobile edificio ricorda la lunga storia dell’Inghilterra, così profondamente segnata dalla predicazione del Vangelo e dalla cultura cristiana dalla quale è nata. Vengo qui oggi come pellegrino da Roma per pregare davanti alla tomba di Sant’ Edoardo il confessore ed unirmi a voi nell’implorare il dono dell’unità tra i cristiani. Che questi momenti di preghiera e fraternità ci confermino nell’amore per Gesù Cristo, nostro Signore e Salvatore, e nella comune testimonianza del perenne potere che ha il Vangelo di illuminare il futuro di questa grande Nazione”.

Al termine dei Vespri, Benedetto XVI si è rivolto ai presenti ed ha detto:
“Ringrazio il Signore per questa opportunità di unirmi a voi, rappresentanti delle confessioni cristiane presenti in Gran Bretagna, in questa magnifica Abbazia dedicata a San Pietro, la cui architettura e la cui storia parlano in maniera tanto eloquente della nostra comune eredità di fede. In questo luogo non possiamo non ricordare come la fede cristiana abbia plasmato in modo così profondo l’unità e la cultura dell’Europa ed il cuore e lo spirito del popolo inglese. Qui, inoltre, necessariamente verifichiamo che ciò che condividiamo in Cristo è più grande di ciò che continua a dividerci”.

“Quest’anno” – ha ricordato il Pontefice – “ricorre il centenario del movimento ecumenico moderno, che iniziò con l’appello della Conferenza di Edimburgo in favore dell’unità dei cristiani, come requisito previo per una credibile e convincente testimonianza del Vangelo nel nostro tempo. Commemorando questo anniversario dobbiamo rendere grazie per i notevoli progressi compiuti verso questo nobile obiettivo tramite gli sforzi di cristiani impegnati di ogni confessione. Nel medesimo tempo, tuttavia, rimaniamo consapevoli che molto ancora rimane da fare. In un mondo segnato da una crescente interdipendenza e solidarietà, dobbiamo proclamare con rinnovata convinzione la realtà della nostra riconciliazione e liberazione in Cristo e a proporre la verità del Vangelo come la chiave di un autentico ed integrale sviluppo umano”.

“Il nostro impegno per l’unità dei cristiani” – ha sottolineato il Papa – “non ha altro fondamento che la nostra fede in Cristo (...). È la realtà della persona di Cristo, la sua opera salvifica e soprattutto il fatto storico della sua risurrezione, che è il contenuto del kerygma apostolico e di quelle formule di fede che, a partire dal Nuovo Testamento stesso, hanno garantito l’integrità della sua trasmissione. L’unità della Chiesa, in una parola, non può mai essere altro che una unità nella fede apostolica, nella fede consegnata nel rito del Battesimo ad ogni nuovo membro del Corpo di Cristo. È questa fede che ci unisce al Signore, (...), il modello della ‘koinonia’ della Chiesa qui sulla terra”.

“Cari amici, siamo tutti consapevoli delle sfide e delle benedizioni, delle delusioni e dei segni di speranza che hanno contraddistinto il nostro cammino ecumenico” – ha affermato il Papa – “Sappiamo che la fraternità costruita, il dialogo intrapreso e la speranza che ci guida, ci daranno la forza e indicheranno la direzione, mentre perseveriamo nel nostro cammino comune. Allo stesso tempo, con evangelico realismo, dobbiamo anche riconoscere le sfide che ci stanno davanti, non solamente sulla via dell’unità dei cristiani, ma anche nel nostro impegno di proclamare Cristo ai nostri giorni. La fedeltà alla parola di Dio, proprio perché è una parola vera, ci chiede una obbedienza che ci conduca insieme verso una più profonda comprensione della volontà del Signore, una obbedienza che deve essere libera dal conformismo intellettuale o dal facile adattamento allo spirito del tempo”.

“Riuniti in questa antica chiesa monastica, possiamo richiamare l’esempio di un grande Inglese e uomo di chiesa che onoriamo insieme: san Beda il Venerabile. All’alba della nuova era nella vita della società e della Chiesa, Beda comprese l’importanza della fedeltà alla parola di Dio come trasmessa dalla tradizione apostolica, e la necessità di un’apertura creativa ai nuovi sviluppi e alle esigenze di un adeguato radicamento del Vangelo nel linguaggio e nella cultura del suo tempo”.

“Che l’esempio di san Beda ispiri i cristiani di queste terre a riscoprire la loro comune eredità, a consolidare quello che hanno in comune e a continuare nel loro impegno per crescere in fraternità. Che il Signore Risorto rafforzi i nostri sforzi per riparare le divisioni del passato ed affrontare le sfide del presente con speranza verso il futuro che, Egli, nella sua provvidenza, riserva a noi e al nostro mondo”.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (1070)

GIUSTO POSTO CREDO RELIGIOSO NEL PROCESSO POLITICO

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Alle 17:15 di oggi pomeriggio ha avuto luogo l’incontro del Santo Padre con gli esponenti della società civile, del mondo accademico, culturale e imprenditoriale, con il corpo diplomatico e con i rappresentanti delle religioni nella Westminster Hall di Londra, la sala più antica del Westminster Palace, edificata nel 1099, che ha ospitato celebrazioni di rilevanza nazionale e internazionale.
“Mentre parlo a voi in questo luogo storico” – ha detto il Papa dando inizio al suo discorso – “penso agli innumerevoli uomini e donne che lungo i secoli hanno svolto la loro parte in importanti eventi che hanno avuto luogo tra queste mura e hanno segnato la vita di molte generazioni di britannici e di altri popoli”.

“In particolare, vorrei ricordare la figura di San Tommaso Moro, il grande studioso e statista inglese (condannato a morte nel 1535 in questa stessa sala), ammirato da credenti e non credenti per l’integrità con cui fu capace di seguire la propria coscienza, anche a costo di dispiacere al sovrano, di cui era ‘buon servitore’, poiché aveva scelto di servire Dio per primo. Il dilemma con cui Tommaso Moro si confrontava, in quei tempi difficili, la perenne questione del rapporto tra ciò che è dovuto a Cesare e ciò che è dovuto a Dio, mi offre l’opportunità di riflettere brevemente con voi sul giusto posto che il credo religioso mantiene nel processo politico”.

“Le questioni di fondo che furono in gioco nel processo contro Tommaso Moro continuano a presentarsi, in termini sempre nuovi, con il mutare delle condizioni sociali. Ogni generazione, mentre cerca di promuovere il bene comune, deve chiedersi sempre di nuovo: quali sono le esigenze che i governi possono ragionevolmente imporre ai propri cittadini, e fin dove esse possono estendersi? A quale autorità ci si può appellare per risolvere i dilemmi morali? Queste questioni ci portano direttamente ai fondamenti etici del discorso civile. Se i principi morali che sostengono il processo democratico non si fondano, a loro volta, su nient’altro di più solido che sul consenso sociale, allora la fragilità del processo si mostra in tutta la sua evidenza. Qui si trova la reale sfida per la democrazia”.

“L’inadeguatezza di soluzioni pragmatiche, di breve termine, ai complessi problemi sociali ed etici è stata messa in tutta evidenza dalla recente crisi finanziaria globale. Vi è un vasto consenso sul fatto che la mancanza di un solido fondamento etico dell’attività economica abbia contribuito a creare la situazione di grave difficoltà nella quale si trovano ora milioni di persone nel mondo. Così come ‘ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale’ (Caritas in Veritate, 37), analogamente, nel campo politico, la dimensione morale delle politiche attuate ha conseguenze di vasto raggio, che nessun governo può permettersi di ignorare”.

“La questione centrale in gioco, dunque, è la seguente: dove può essere trovato il fondamento etico per le scelte politiche? La tradizione cattolica sostiene che le norme obiettive che governano il retto agire sono accessibili alla ragione, prescindendo dal contenuto della rivelazione. Secondo questa comprensione, il ruolo della religione nel dibattito politico” è quello “di aiutare nel purificare e gettare luce sull’applicazione della ragione nella scoperta dei principi morali oggettivi”.

“Senza il correttivo fornito dalla religione” – ha affermato il Pontefice – “infatti, anche la ragione può cadere preda di distorsioni, come avviene quando essa è manipolata dall’ideologia, o applicata in un modo parziale, che non tiene conto pienamente della dignità della persona umana. Fu questo uso distorto della ragione, in fin dei conti, che diede origine al commercio degli schiavi e poi a molti altri mali sociali, non da ultimo le ideologie totalitarie del ventesimo secolo. Per questo vorrei suggerire che il mondo della ragione ed il mondo della fede – il mondo della secolarità razionale e il mondo del credo religioso – hanno bisogno l’uno dell’altro e non dovrebbero avere timore di entrare in un profondo e continuo dialogo, per il bene della nostra civiltà”.

“La religione, in altre parole, per i legislatori non è un problema da risolvere, ma un fattore che contribuisce in modo vitale al dibattito pubblico nella nazione. In tale contesto, non posso che esprimere la mia preoccupazione di fronte alla crescente marginalizzazione della religione, in particolare del Cristianesimo, che sta prendendo piede in alcuni ambienti, anche in nazioni che attribuiscono alla tolleranza un grande valore. Vi sono alcuni che sostengono che la voce della religione andrebbe messa a tacere, o tutt’al più relegata alla sfera puramente privata. Vi sono alcuni che sostengono che la celebrazione pubblica di festività come il Natale andrebbe scoraggiata, secondo la discutibile convinzione che essa potrebbe in qualche modo offendere coloro che appartengono ad altre religioni o a nessuna. E vi sono altri ancora che – paradossalmente con lo scopo di eliminare le discriminazioni – ritengono che i cristiani che rivestono cariche pubbliche dovrebbero, in determinati casi, agire contro la propria coscienza. Questi sono segni preoccupanti dell’incapacità di tenere nel giusto conto non solo i diritti dei credenti alla libertà di coscienza e di religione, ma anche il ruolo legittimo della religione nella sfera pubblica. Vorrei pertanto invitare tutti voi, ciascuno nelle rispettive sfere di influenza, a cercare vie per promuovere ed incoraggiare il dialogo tra fede e ragione ad ogni livello della vita nazionale”.

Nel porre in rilievo che il governo britannico coopera con la Santa Sede in diversi ambiti, come la pace, i diritti umani, lo sviluppo, il Santo Padre ha affermato: “La Santa Sede è inoltre desiderosa di ricercare, con il Regno Unito, nuove strade per promuovere la responsabilità ambientale, a beneficio di tutti”.

“È stato incoraggiante, negli ultimi anni, notare i segni positivi di una crescita della solidarietà verso i poveri che riguarda tutto il mondo. Ma per tradurre questa solidarietà in azione effettiva c’è bisogno di idee nuove, che migliorino le condizioni di vita in aree importanti quali la produzione del cibo, la pulizia dell’acqua, la creazione di posti di lavoro, la formazione, l’aiuto alle famiglie, specialmente dei migranti, e i servizi sanitari di base. Quando è in gioco la vita umana, il tempo si fa sempre breve (...). Certamente lo sviluppo integrale dei popoli della terra non è meno importante: è un’impresa degna dell’attenzione del mondo, veramente ‘troppo grande per fallire’”.

“Questo sguardo generale alla cooperazione recente tra Regno Unito e Santa Sede mostra bene quanto progresso sia stato fatto negli anni trascorsi dallo stabilirsi di relazioni diplomatiche bilaterali, in favore della promozione nel mondo dei molti valori di fondo che condividiamo. Spero e prego che questa relazione continuerà a portare frutto e che si rifletterà in una crescente accettazione della necessità di dialogo e rispetto, a tutti i livelli della società, tra il mondo della ragione ed il mondo della fede. Sono certo che anche in questo Paese vi sono molti campi in cui la Chiesa e le pubbliche autorità possono lavorare insieme per il bene dei cittadini ”.

“Affinché questa cooperazione sia possibile” – ha concluso il Pontefice – “le istituzioni religiose, comprese quelle legate alla Chiesa cattolica, devono essere libere di agire in accordo con i propri principi e le proprie specifiche convinzioni, basate sulla fede e sull’insegnamento ufficiale della Chiesa. In questo modo potranno essere garantiti quei diritti fondamentali, quali la libertà religiosa, la libertà di coscienza e la libertà di associazione”.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (1220)

ARCIVESCOVO CANTERBURY: NOTEVOLE PROGRESSO DIALOGO ECUMENICO

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Alle 15:40 il Santo Padre si è recato a Lambeth Palace, Residenza Ufficiale dell’Arcivescovo di Canterbury. La Biblioteca, una delle più antiche del Paese, custodisce 120 mila volumi sulla storia sociale, politica ed economica inglese, testi sull’arte e architettura dei Paesi del Commonwealth, l’archivio degli Arcivescovi di Canterbury dal XIII secolo e quello della Chiesa d’Inghilterra.

La Chiesa d’Inghilterra, Chiesa nazionale staccatasi dalla Chiesa cattolica nel 1533 con l’Atto di Supremazia di Enrico VIII, è costituita dalla due Province ecclesiastiche di Canterbury e di York che comprendono le 43 diocesi del Regno Unito a cui fanno capo circa 25 milioni di fedeli, il 43% della popolazione del Regno Unito. La Regina Elisabetta II è il Governatore Supremo della Chiesa d’Inghilterra mentre il suo capo spirituale è l’Arcivescovo di Canterbury, Primate di tutta l’Inghilterra. I due Arcivescovi che presiedono le due Province con altri 24 Vescovi, siedono di diritto nella “House of Lords” e contribuiscono attivamente alla vita parlamentare. La Comunione Anglicana conta circa 80 milioni di fedeli appartenenti a 38 Province autonome in 164 Paesi.

All’arrivo a Lambeth Palace il Santo Padre è stato accolto, all’ingresso della Biblioteca, dall’Arcivescovo di Canterbury, Dr Rowan Williams. Erano presenti l’Arcivescovo di York, il Primate di Scozia, l’Arcivescovo del Galles e i Vescovi di London e di Winchester.

Il Santo Padre ha visitato la mostra allestita nella Biblioteca in occasione del 400° anniversario di fondazione. Dopo una breve preghiera e il discorso dell’Arcivescovo Williams, il Santo Padre si è rivolto ai presenti.

Benedetto XVI ha ricordato che l’Arcivescovo di Canterbury aveva accennato nel suo discorso allo storico incontro di 30 anni orsono fra Papa Giovanni Paolo II con l’allora Arcivescovo di Canterbury Robert Runcie ed ha affermato che nonostante le
“difficoltà che il cammino ecumenico ha incontrato e continua ad incontrare”, nei quaranta anni trascorsi da quando la Commissione Internazionale Anglo-Cattolica ha cominciato i propri lavori vi è stato un “ragguardevole progresso fatto in moltissimi ambiti del dialogo”.

“Il contesto nel quale ha luogo il dialogo fra la Comunione Anglicana e la Chiesa Cattolica si è evoluto in maniera impressionante dall’incontro privato fra Papa Giovanni XXIII e l’Arcivescovo Geoffrey Fisher nel 1960. Da una parte, la cultura che ci circonda si sviluppa in modo sempre più distante dalle sue radici cristiane, nonostante una profonda e diffusa fame di nutrimento spirituale. Dall’altra, la crescente dimensione multiculturale della società, particolarmente accentuata in questo Paese, reca con sé l’opportunità di incontrare altre religioni. Per noi cristiani ciò apre la possibilità di esplorare, assieme ai membri di altre tradizioni religiose, vie per rendere testimonianza della dimensione trascendente della persona umana e della chiamata universale alla santità, conducendoci a praticare la virtù nella nostra vita personale e sociale. La collaborazione ecumenica in tale ambito rimane essenziale, e porterà sicuramente frutti nel promuovere la pace e l’armonia in un mondo che così spesso sembra a rischio di frammentazione”.

“Allo stesso tempo, noi cristiani non dobbiamo mai esitare di proclamare la nostra fede nell’unicità della salvezza guadagnataci da Cristo, e di esplorare insieme una più profonda comprensione dei mezzi che Egli ha posto a nostra disposizione per giungere alla salvezza. Dio ‘vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità’, e quella verità è nient’altro che Gesù Cristo, l’eterno Figlio del Padre, che ha riconciliato tutte le cose mediante la potenza della sua croce. Fedeli alla volontà del Signore (...) riconosciamo che la Chiesa è chiamata ad essere inclusiva, ma mai a scapito della verità cristiana. Qui si colloca il dilemma che sta davanti a tutti coloro che sono genuinamente impegnati nel cammino ecumenico”.

Citando John Henry Newman, il Papa ha affermato che la sua “visione ecclesiale fu alimentata dal suo retroterra anglicano e maturò durante i suoi lunghi anni di ministero ordinato nella Chiesa d’Inghilterra. Egli ci può insegnare le virtù che l’ecumenismo esige: da una parte egli fu mosso dal seguire la propria coscienza, anche con un pesante costo personale; dall’altra, il calore della continua amicizia con i suoi precedenti colleghi, lo portò a sondare insieme a loro, con vero spirito irenico, le questioni sulle quali divergevano, mosso da una ricerca profonda dell’unità nella fede”.

“Vostra Grazia, in quello stesso spirito di amicizia” – ha concluso il Pontefice – “ rinnoviamo la nostra determinazione a perseguire il fine ultimo dell’unità nella fede, nella speranza e nell’amore, secondo la volontà dell’unico nostro Signore e Salvatore, Gesù Cristo”.

Al termine dell’incontro con l’Arcivescovo di Canterbury Benedetto XVI ha raggiunto in autovettura panoramica Westminster Hall.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (770)

COMUNICATO CONGIUNTO INCONTRO SANTO PADRE ARCIVESCOVO CANTERBURY

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il Comunicato congiunto relativo all’incontro del Santo Padre Benedetto XVI con Sua Grazia Rowan Williams, Arcivescovo di Canterbury, tenutosi nel Palazzo di Lambeth.

“Cinquanta anni dopo il primo incontro di un Papa e di un Arcivescovo di Canterbury in tempi moderni – l’incontro di Papa Giovanni XXIII con l’Arcivescovo Geoffrey Fisher, nel dicembre 1960 – Papa Benedetto XVI ha reso una visita fraterna all’Arcivescovo Rowan Williams”.

“Nella prima parte dell’incontro il Papa e l’Arcivescovo si sono rivolti ai Vescovi Anglicani e ai Vescovi diocesani della Chiesa cattolica di Inghilterra, Scozia e Galles, nella Great Hall della Biblioteca dell’Arcivescovo Williams, prima dell’incontro privato”.

“Nel corso del colloquio privato, il Papa e l’Arcivescovo hanno esaminato molte questioni di reciproco interesse per gli Anglicani e i cattolici romani. Hanno affermato la necessità di proclamare il messaggio evangelico di salvezza di Gesù Cristo, in modo ragionato e convincente nel contesto contemporaneo di profonda trasformazione culturale e sociale, e con una vita di santità e trasparenza in Dio. Hanno concordato sull’importanza di migliorare le relazioni ecumeniche e di continuare il dialogo teologico di fronte alle nuove sfide all’unità all’interno della comunità cristiana e anche al di fuori di essa”.

“Il Santo Padre e l’Arcivescovo hanno riaffermato l’importanza di continuare il dialogo teologico sulla nozione della Chiesa quale comunione, locale e universale, e le implicazioni di questo concetto per il discernimento dell’insegnamento etico”.

“Hanno riflettuto insieme sulla grave e difficile situazione dei cristiani in Medio Oriente, ed hanno invitato tutti i cristiani a pregare per i loro fratelli e sorelle, per sostenere la loro continua e pacifica testimonianza in Terra Santa. Alla luce dei rispettivi recenti interventi pubblici, hanno anche discusso la necessità di promuovere un coraggioso e generoso impegno nel campo della giustizia e della pace, specialmente le necessità dei più poveri, esortando la comunità internazionale a lottare contro la fame e le malattie”.

“Al termine del colloquio il Papa e l’Arcivescovo si sono diretti insieme all’Abbazia di Westminster per la recita dei Vespri.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (350)

IMPEGNO COMUNE SANTA SEDE E GOVERNO BRITANNICO

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2010 (VIS). Di seguito riportiamo il testo del Comunicato congiunto emesso dopo il ricevimento offerto dal Governo di Sua Maestà alla Delegazione della Santa Sede, svoltosi nella Lancaster House a Londra, nel tardo pomeriggio di ieri.

“Il Governo di Sua Maestà ha offerto un ricevimento il 17 settembre alla Delegazione della Santa Sede che accompagna Papa Benedetto XVI in visita ufficiale nel Regno Unito, guidata dal Cardinale Bertone, Segretario di Stato. Il Governo di Sua Maestà era rappresentato dal Ministro degli Affari Esteri – Onorevole William Hague, M.P. Fra i presenti Ministri e rappresentanti del Governo Britannico e alti officiali della Santa Sede. Il dibattito ha compreso una ampia gamma di argomenti di interesse comune al Governo del Regno Unito e alla Santa Sede”.

“Il Governo di Sua Maestà e la Santa Sede condividono l’impegno di sconfiggere la povertà e il sottosviluppo. Alla vigilia del vertice di New York per esaminare i progressi compiuti nella realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio, la Santa Sede e il Governo Britannico condividono la convinzione che occorra fare di più per affrontare le sofferenze non necessarie causate dalla fame, dalle malattie e dall’analfabetismo. Sono necessarie una forte responsabilità politica ed il rispetto dell’etica delle comunità locali per la promozione del diritto alla vita, all’alimentazione, alla salute e allo sviluppo di tutti”.

“Il Governo Britannico e la Santa Sede condividono la convinzione di una urgente necessità di agire per affrontare la sfida dei cambiamenti climatici. Occorre agire ad ogni livello, governativo e individuale, per ridurre rapidamente le emissioni di gas che producono l’effetto serra, per mettere in moto la transizione verso una economia globale a basso consumo di carbone, e assistere i paesi poveri e vulnerabili nell’adattamento all’impatto dei cambiamenti climatici che sono già inevitabili”.

“Abbiamo avuto un bello scambio di vedute su di una varietà di questioni sociali ed economiche, riconoscendo il ruolo essenziale della fede nella vita degli individui e come parte del tessuto di una società forte, generosa e tollerante”.

“La visita di Papa Benedetto XVI ha offerto l’opportunità di sviluppare un più profondo scambio di vedute fra la Santa Sede e il Governo del Regno Unito. L’incontro di questa sera ha offerto un utile fondamento per entrambe le parti per continuare a intraprendere iniziative e discussioni in ambiti di interesse comune per il Regno Unito e la Santa Sede”.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (400)

PROFONDO DOLORE VITTIME INNOCENTI ABUSI

CITTA' DEL VATICANO, 18 SET. 2010 (VIS). Prima della Celebrazione Eucaristica nella Cattedrale di Westminster, il Papa ha incontrato questa mattina nel Palazzo Arcivescovile di Londra, il Primo Ministro del Regno Unito, Onorevole David Cameron, il Vice-Primo Ministro, Onorevole Peter Clegg e la Leader dell’opposizione Onorevole Harriet Harman.

La Cattedrale di Westminster è il tempio principale della Chiesa cattolica in Inghilterra e Galles, sede dell’Arcivescovo di Westminster, attualmente Monsignor Vincent Nichols. Qui nel 1982 Giovanni Paolo II celebrò la Santa Messa durante il suo Viaggio Apostolico nel Paese e la Regina Elisabetta II assistette ad una celebrazione ecumenica nel 1995, su invito del Cardinale Basil Hume. Fu la prima visita di un sovrano britannico in un luogo di culto cattolico dai tempi della Riforma.

Nell’omelia della Santa Messa votiva del Preziosissimo Sangue di Nostro Signore Gesù Cristo a cui è dedicata la Cattedrale, il Santo Padre ha commentato:

“Il visitatore di questa cattedrale non può non rimanere colpito dal grande crocifisso che domina la navata, che ritrae il corpo di Cristo schiacciato dalla sofferenza, sopraffatto dal dolore, vittima innocente la cui morte ci ha riconciliati con il Padre e ci ha donato di partecipare alla vita stessa di Dio”.

“Il sacrificio Eucaristico del Corpo e Sangue di Cristo comprende a sua volta il mistero della passione di nostro Signore che continua nei membri del suo Corpo mistico, la Chiesa in ogni epoca”.

“Vediamo rappresentato” – ha sottolineato il Pontefice – “nella forma più eloquente questo aspetto del mistero del prezioso sangue di Cristo dai martiri di ogni tempo (...). Ciò è anche riflesso nei nostri fratelli e sorelle nel mondo, che ancora oggi soffrono discriminazioni e persecuzioni per la loro fede cristiana. Ma è anche presente, spesso nascosto nelle sofferenze di tutti quei singoli cristiani che quotidianamente uniscono i loro sacrifici a quelli del Signore per la santificazione della Chiesa e la redenzione del mondo. Il mio pensiero va in modo particolare a tutti quelli che sono spiritualmente uniti a questa celebrazione Eucaristica, in particolare i malati, gli anziani, gli handicappati e coloro che soffrono nella mente e nello spirito”.

“Qui penso anche alle immense sofferenze causate dall’abuso dei bambini, specialmente nella Chiesa e da parte dei suoi ministri. Esprimo soprattutto il mio profondo dolore alle vittime innocenti di questi inqualificabili crimini, insieme con la speranza che il potere della grazia di Cristo, il suo sacrificio di riconciliazione, porterà profonda guarigione e pace alle loro vite. Riconosco anche, con voi, la vergogna e l’umiliazione che tutti abbiamo sofferto a causa di questi peccati; vi invito a offrirle al Signore con la fiducia che questo castigo contribuirà alla guarigione delle vittime, alla purificazione della Chiesa ed al rinnovamento del suo secolare compito di formazione e cura dei giovani. Esprimo la mia gratitudine per gli sforzi fatti per affrontare questo problema responsabilmente, e chiedo a tutti voi di mostrare la vostra sollecitudine per le vittime e la solidarietà verso i vostri sacerdoti”.
“Il Concilio Vaticano II parlò in maniera eloquente dell’indispensabile ruolo del laicato di portare avanti la missione della Chiesa” – ha ricordato il Pontefice che ha affermato: “Il richiamo del Concilio ai fedeli laici ad assumere il loro impegno battesimale partecipando alla missione di Cristo richiama le intuizioni e gli insegnamenti di John Henry Newman. Possano le profonde idee di questo grande Inglese continuare ad ispirare tutti i seguaci di Cristo in questa terra a conformare a lui ogni loro pensiero, parola ed azione e a lavorare strenuamente per difendere quelle immutabili verità morali che, riprese, illuminate e confermate dal Vangelo, stanno alla base di una società veramente umana, giusta e libera”.

“Quanto ha bisogno la società contemporanea di questa testimonianza! Quanto abbiamo bisogno, nella Chiesa e nella società, di testimoni della bellezza della santità, testimoni dello splendore della verità, testimoni della gioia e libertà che nascono da una relazione viva con Cristo! Una delle più grandi sfide che oggi dobbiamo affrontare è come parlare in maniera convincente della sapienza e del potere liberante della parola di Dio ad un mondo che troppo spesso vede il Vangelo come un limite alla libertà umana, invece che come verità che libera le nostre menti e illumina i nostri sforzi per vivere in modo saggio e buono, sia come individui che come membri della società”.

“Preghiamo” – ha esortato Benedetto XVI – “quindi affinché i cattolici di questa terra diventino sempre più consapevoli della loro dignità di popolo sacerdotale, chiamato a consacrare il mondo a Dio mediante una vita di fede e di santità. E possa questa crescita di zelo apostolico essere accompagnata da un aumento di preghiera per le vocazioni al sacerdozio ministeriale. (...) Possano molti giovani di questa terra trovare la forza di rispondere alla chiamata del Maestro al sacerdozio ministeriale, offrendo le loro vite, le loro energie e i loro talenti a Dio, edificando così il suo popolo nell’unità e nella fedeltà al Vangelo, specialmente attraverso la celebrazione del sacrificio Eucaristico”.

Al termine della Celebrazione Eucaristica il Papa si è recato all’ingresso della Cattedrale per salutare i giovani e ricordando il tema del suo Viaggio Apostolico nel Regno Unito: “’Il cuore parla al cuore’ – cor ad cor loquitur’ – ha sottolineato: “Siamo stati fatti anche per donare amore, per fare dell’amore l’ispirazione di ogni nostra attività, la realtà più solida della nostra vita. A volte ciò sembra tanto naturale, specialmente quando sentiamo l’euforia dell’amore, quando i nostri cuori sono ricolmi di generosità, di idealismo, del desiderio di aiutare gli altri, di costruire un mondo migliore. Ma allo stesso tempo ci rendiamo conto che amare è difficile: i nostri cuori possono facilmente essere induriti dall’egoismo, dall’invidia e dall’orgoglio”.

“Ogni giorno dobbiamo scegliere di amare” – ha affermato il Papa – “ e ciò richiede un aiuto, l’aiuto che proviene da Cristo, dalla preghiera, dalla saggezza che si trova nella sua parola e dalla grazia che egli effonde su di noi nei sacramenti della sua Chiesa. Questo è il messaggio che desidero condividere con voi oggi. Vi chiedo di guardare dentro il vostro cuore ogni giorno, per trovare la sorgente di ogni amore autentico. Gesù (...) vi chiama a trascorrere del tempo con lui nella preghiera. Ma questo tipo di preghiera, la vera preghiera, richiede disciplina: richiede di trovare dei momenti di silenzio ogni giorno. (...) perché è nel silenzio che troviamo Dio, ed è nel silenzio che scopriamo chi siamo veramente. E con ciò, scopriamo la vocazione particolare che Dio ci ha dato per l’edificazione della sua Chiesa e la redenzione del nostro mondo”.

Infine il Papa ha svelato e benedetto un mosaico raffigurante San David, Patrono del Galles ed in una cappella laterale ha acceso una candela davanti alla statua di Nostra Signora della Candela che si venera in un Santuario del Galles.

Prima di fare ritorno alla sede della Nunziatura Apostolica, il Santo Padre ha incontrato brevemente l’Arcivescovo di Canterbury che era presente alla Celebrazione Eucaristica.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100918 (1150)

venerdì 17 settembre 2010

RELIGIONE È GARANZIA DI AUTENTICA LIBERTÀ E RISPETTO

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2010 (VIS). Alle 15:45 (ora locale), il Papa si è diretto in automobile da Edinburgh a Bellahouston Park a Glasgow, dove è giunto un’ora dopo. Dopo aver percorso il parco in autovettura panoramica salutando e benedicendo i 70.000 fedeli presenti, il Papa ha celebrato l’Eucaristia nel giorno in cui si commemora San Ninian di Galloway, Apostolo di Scozia (360-432).

Nel ricordare la “storica visita” di Giovanni Paolo II (1982) in questo stesso luogo, durante la quale egli vi rivolse l’esortazione a “camminare mano nella mano con i vostri fratelli cristiani”, Papa Benedetto XVI ha affermato che tale esortazione ha “portato ad una maggiore fiducia e amicizia con i membri della Chiesa di Scozia, della Chiesa Episcopale Scozzese e delle altre comunità cristiane”.

Benedetto XVI ha quindi rivolto parole di saluto ai rappresentanti di altre confessioni cristiane presenti ed ha invitato a rendere grazie al Signore “per la promessa che rappresenta l’intesa e la cooperazione ecumenica, in vista di una testimonianza concorde alla verità salvifica della parola di Dio nell’odierna società in rapido mutamento”.

“Tra i diversi doni che San Paolo elenca per l’edificazione della Chiesa vi è quello dell’insegnamento” – ha proseguito il Pontefice – “Negli ultimi trent’anni, con l’aiuto delle autorità civili, le scuole cattoliche scozzesi hanno raccolto la sfida di assicurare una educazione integrale ad un maggior numero di studenti”.

“Desidero incoraggiare i professionisti, i politici e gli educatori cattolici scozzesi a non perdere mai di vista la loro chiamata ad usare i propri talenti e la propria esperienza a servizio della fede, confrontandosi con la cultura scozzese contemporanea ad ogni livello”.

“L’evangelizzazione della cultura” – ha sottolineato il Santo Padre – “è tanto più importante nella nostra epoca, in cui una ‘dittatura del relativismo’ minaccia di oscurare l’immutabile verità sulla natura dell’uomo, il suo destino e il suo bene ultimo. Vi sono oggi alcuni che cercano di escludere il credo religioso dalla sfera pubblica, di privatizzarlo o addirittura di presentarlo come una minaccia all’uguaglianza e alla libertà. Al contrario, la religione è in verità una garanzia di autentica libertà e rispetto, che ci porta a guardare ogni persona come un fratello od una sorella. Per questo motivo faccio appello in particolare a voi, fedeli laici, affinché, in conformità con la vostra vocazione e missione battesimale, non solo possiate essere esempio pubblico di fede, ma sappiate anche farvi avvocati nella sfera pubblica della promozione della sapienza e della visione del mondo che derivano dalla fede”.

“La società odierna” – ha aggiunto il Pontefice – “necessita di voci chiare, che propongano il nostro diritto a vivere non in una giungla di libertà auto-distruttive ed arbitrarie, ma in una società che lavora per il vero benessere dei suoi cittadini, offrendo loro guida e protezione di fronte alle loro debolezze e fragilità. Non abbiate paura di dedicarvi a questo servizio in favore dei vostri fratelli e sorelle, e del futuro della vostra amata nazione”.

Nel rivolgersi ai Vescovi della Scozia, Benedetto XVI ha ricordato loro che una delle loro priorità pastorali è la santificazione dei sacerdoti esortandoli con queste parole: “Pregate con loro per le vocazioni, affinché il Signore della messe mandi operai nella sua messe”.

“Cari sacerdoti della Scozia, siete chiamati alla santità e a servire il popolo di Dio modellando le vostre vite sul mistero della croce del Signore. Predicate il Vangelo con un cuore puro ed una coscienza retta. Dedicate voi stessi a Dio solo, e diventerete per i giovani esempi luminosi di una vita santa, semplice e gioiosa: essi, a loro volta, desidereranno certamente unirsi a voi nel vostro assiduo servizio al popolo di Dio”.

“Infine, desidero rivolgere una parola a voi, miei cari giovani cattolici di Scozia” – ha concluso il Papa – “Vi sono molte tentazioni che dovete affrontare ogni giorno – droga, denaro, sesso, pornografia, alcool – che secondo il mondo vi daranno felicità, mentre in realtà si tratta di cose distruttive, che creano divisione. C’è una sola cosa che permane: l’amore personale di Gesù Cristo per ciascuno di voi. Cercatelo, conoscetelo ed amatelo, ed egli vi renderà liberi dalla schiavitù dell’esistenza seducente ma superficiale frequentemente proposta dalla società di oggi. Lasciate da parte ciò che non è degno di valore e prendete consapevolezza della vostra dignità di figli di Dio”.

“Prego perché molti fra voi conoscano ed amino Gesù Cristo e, attraverso tale incontro, giungano a dedicarsi completamente a Dio, in modo particolare quanti fra di voi sono chiamati al sacerdozio e alla vita religiosa”.

Al termine della Santa Messa, il Papa è partito dall’aeroporto di Glasgow diretto a Londra, e dall’aeroporto di Heathrow ha raggiunto la Nunziatura Apostolica per il pernottamento.
PV-REGNO UNITO VIS 20100917 (780)

DOMANDE GIORNALISTI AL PAPA DURANTE VOLO REGNO UNITO

CITTA' DEL VATICANO, 16 SET. 2010 (VIS). Come di consueto, nel corso del viaggio aereo verso il Regno Unito, il Santo Padre Benedetto XVI ha risposto alle domande di giornalisti del Volo Papale.

La prima domanda è stata: “Durante la preparazione di questo viaggio vi sono state discussioni e posizioni contrarie. Nella tradizione passata del Paese vi sono state forti posizioni anticattoliche. Lei è preoccupato per come sarà accolto?

Santo Padre: “Devo dire che non sono preoccupato, perché quando sono andato in Francia è stato detto che quello sarebbe stato il Paese più anticlericale, con forti correnti anticlericali e con un minimo di fedeli; quando sono andato nella Repubblica Ceca è stato detto che quello sarebbe stato il Paese più areligioso d’Europa e più anticlericale anche. (...) Naturalmente la Gran Bretagna ha una sua propria storia di anticattolicesimo, questo è ovvio, ma è anche un Paese di una grande storia di tolleranza. E così sono sicuro che da una parte vi sarà un’accoglienza positiva dai cattolici e dai credenti, generalmente; attenzione da quanti cercano come andare avanti in questo nostro tempo, e rispetto e tolleranza reciproca dove c’è un anticattolicesimo. Vado avanti con grande coraggio e con gioia”.

Seconda domanda: “Il Regno Unito, come molti altri Paesi occidentali – è un tema che ha già toccato nella prima risposta – è considerato un Paese secolare; c’è un forte movimento di ateismo anche con motivazioni culturali, tuttavia vi sono anche segni che la fede religiosa, in particolare in Gesù Cristo, è tuttora viva a livello personale. Che cosa può significare questo per cattolici ed anglicani? Si può fare qualcosa per rendere la Chiesa come istituzione anche più credibile e attrattiva per tutti?”.

“Direi” - ha risposto il Papa – “che una Chiesa che cerca soprattutto di essere attrattiva sarebbe già su una strada sbagliata. Perché la Chiesa non lavora per sé, non lavora per aumentare i propri numeri e così il proprio potere. La Chiesa è al servizio di un Altro, serve non per sé, per essere un corpo forte, ma serve per rendere accessibile l’annuncio di Gesù Cristo, le grandi verità, le grandi forze di amore, di riconciliazione apparse in questa figura e che sempre vengono dalla presenza di Gesù Cristo. (...) In questo senso mi sembra anche che anglicani e cattolici hanno il semplice compito, lo stesso compito, la stessa direzione da prendere. Se anglicani e cattolici vedono che ambedue non servono per se stessi, ma sono strumenti per Cristo, ‘amico dello Sposo’ – come dice San Giovanni – se ambedue seguono la priorità di Cristo e non di se stessi, allora vengono anche insieme, perché allora la priorità di Cristo li accomuna e non sono più concorrenti, ognuno cercando il maggiore numero, ma sono congiunti nell’impegno per la verità di Cristo che entra in questo mondo, e così si trovano anche reciprocamente in un vero e fecondo ecumenismo”.

La terza domanda: “Com’è noto e come è stato posto in rilievo anche da recenti sondaggi, lo scandalo degli abusi sessuali ha scosso la fiducia dei fedeli nella Chiesa. Come pensa di poter contribuire a ristabilire questa fiducia?”.

Santo Padre: “Innanzitutto devo dire che queste rivelazioni sono state per me uno choc. Sono una grande tristezza, è difficile capire come questa perversione del ministero sacerdotale era possibile. Il sacerdote, nel momento dell’ordinazione, preparato per anni a questo momento, dice sì a Cristo per farsi la sua voce, la sua bocca, la sua mano e servirlo con tutta l’esistenza perché il Buon Pastore, che ama e aiuta e guida alla verità, sia presente nel mondo. Come un uomo che ha fatto e detto questo possa poi cadere in questa perversione, è difficile capire, è una grande tristezza, tristezza anche che l’autorità della Chiesa non era sufficientemente vigilante e non sufficientemente veloce, decisa, nel prendere le misure necessarie. Per tutto questo siamo in un momento di penitenza, di umiltà e di rinnovata sincerità, come ho scritto ai Vescovi irlandesi. (...) Quanto alle vittime, direi, tre cose sono importanti. (...) Come possiamo riparare, che cosa possiamo fare per aiutare queste persone a superare questo trauma, a ritrovare la vita, a ritrovare anche la fiducia nel messaggio di Cristo. Cura, impegno per le vittime è la prima priorità con aiuti materiali, psicologici, spirituali. Secondo, è il problema delle persone colpevoli: la giusta pena, escluderli da ogni possibilità di accesso ai giovani, perché sappiamo che questa è una malattia e la libera volontà non funziona dove c’è questa malattia; quindi dobbiamo proteggere queste persone contro se stesse, e trovare il modo di aiutarle e di proteggerle contro se stesse ed escluderle da ogni accesso ai giovani. E il terzo punto è la prevenzione nella educazione e nella scelta dei candidati al sacerdozio. Essere così attenti che secondo le possibilità umane si escludano futuri casi. E vorrei in questo momento anche ringraziare l’episcopato britannico per la sua attenzione, per la sua collaborazione, sia con la Sede di San Pietro, sia con le istanze pubbliche, e per l’attenzione per le vittime e per il diritto. Mi sembra che l’episcopato britannico abbia fatto e faccia un grande lavoro e gli sono molto grato”.

La quarta domanda: “Santità, la figura del Cardinale Newman evidentemente è molto significativa per Lei. Per il Cardinale Newman Lei fa l’eccezione di presiederne la beatificazione. Pensa che il suo ricordo possa aiutare a superare le divisioni fra anglicani e cattolici? E quali sono gli aspetti della sua personalità su cui desidera mettere l’accento più forte?”

Santo Padre: “Il Cardinale Newman è soprattutto da una parte un uomo moderno, che ha vissuto tutto il problema della modernità, che ha vissuto anche il problema dell’agnosticismo, dell’impossibilità di conoscere Dio, di credere. (...) Direi, quindi, questi tre elementi: modernità della sua esistenza, con tutti i dubbi e i problemi del nostro essere di oggi; cultura grande, conoscenza dei grandi tesori della cultura dell’umanità, disponibilità di ricerca permanente, di rinnovamento permanente; e spiritualità: vita spirituale, vita con Dio, danno a quest’uomo un’eccezionale grandezza per il nostro tempo. Perciò è una figura di dottore della Chiesa per noi e per tutti, e anche un ponte tra anglicani e cattolici”.

Un’ultima domanda. “Questa visita è considerata con il rango di visita di Stato, così è stata qualificata. Che cosa significa ciò per i rapporti tra la Santa Sede e il Regno Unito? Vi sono punti importanti di sintonia, in particolare guardando alle grandi sfide del mondo attuale?”

Santo Padre: “Sono molto grato a Sua Maestà la Regina Elisabetta II, che ha voluto dare a questa visita il rango di una visita di Stato, che sa esprimere il carattere pubblico di questa visita e anche la responsabilità comune tra politica e religione per il futuro del Continente e per il futuro dell’umanità. (...) Naturalmente questo fatto che giuridicamente è una visita di Stato non rende la mia visita un fatto politico, perché se il Papa è capo di Stato, questo è solo uno strumento per garantire l’indipendenza del suo annuncio e il carattere pubblico del suo lavoro di Pastore. In questo senso anche la visita di Stato rimane sostanzialmente ed essenzialmente una visita pastorale, cioè una visita nella responsabilità della fede, per la quale il Sommo Pontefice, il Papa esiste”.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100917 (1210)

SCUOLE CATTOLICHE: DIMENSIONE TRASCENDENTE STUDIO

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Questa mattina il Santo Padre, lasciata la Nunziatura Apostolica di Londra, si è diretto al St. Mary’s University College di Twickenham a dodici chilometri dalla capitale. Il College fu creato nel 1850 per offrire un’istruzione ai figli delle famiglie cattoliche meno abbienti. Gestito inizialmente dai Fratelli delle Scuole Cattoliche, nel 1899 fu affidato ai Vincenziani. Dal 1920 al 1980 l’Istituto dava i titoli di laurea della “University of London”, mentre oggi l’Ateneo, che conta 4.000 studenti, ha i propri titoli di laurea.

Il Papa è stato ricevuto dal Rettore del College, dal Cappellano, dal Vescovo Ausiliare di Westminster Monsignor George Stack e dal Ministro dell’Istruzione britannico Michael Gove, i quali lo hanno accompagnato nella Cappella dove erano ad attenderlo 300 religiosi e religiose impegnati nell’educazione cattolica. Qui il Papa ha tenuto un discorso.

“Voi formate nuove generazioni non solo nella conoscenza della fede ma in ogni aspetto di ciò che significa vivere come cittadini maturi e responsabili nel mondo odierno” - ha detto il Santo Padre – “L’educazione non è e non deve essere mai considerata come puramente utilitaristica. Riguarda piuttosto la formazione della persona umana, la preparazione di lui o di lei a vivere la vita in pienezza – in poche parole riguarda l’educazione alla saggezza. E la vera saggezza è inseparabile dalla conoscenza del Creatore”.

“Questa dimensione trascendente dello studio e dell’insegnamento era chiaramente compresa dai monaci che hanno così tanto contribuito alla evangelizzazione di queste isole. (...) Poiché la ricerca di Dio che si colloca nel cuore della vocazione monastica, richiede un attivo impegno coi mezzi tramite i quali egli si fa conoscere - la sua creazione e la sua parola rivelata - era naturale che il monastero dovesse avere una biblioteca ed una scuola. (...) Fu l’impegno dei monaci nell’apprendimento la via sulla quale incontrare la Parola Incarnata di Dio che gettò le fondamenta della nostra cultura e delle civiltà occidentali”.

“Molti di voi appartengono ad ordini dediti all’insegnamento, che hanno portato la luce del Vangelo in terre lontane come parte del grande lavoro missionario della Chiesa ed anche per questo rendo grazie e benedico il Signore. Spesso avete avviato” – ha affermato il Papa – “le fondazioni per contribuire all’educazione molto prima che lo Stato assumesse una responsabilità per questo vitale servizio all’individuo e alla società”.

“Poiché i relativi ruoli della Chiesa e dello Stato nel campo dell’educazione continuano ad evolversi, non dovete mai dimenticare” – ha esortato il Santo Padre – “che i religiosi hanno un contributo unico da offrire in questo apostolato, che è anzitutto quello di testimoniare con la vita consacrata Dio e la fedeltà, l’amore a Cristo, il Sommo Maestro. Inoltre, la presenza dei religiosi nelle scuole cattoliche è un forte richiamo al carattere cattolico grandemente discusso, che deve permeare ogni aspetto della vita scolastica. Questo riporta all’evidente esigenza che il contenuto dell'insegnamento deve essere sempre in conformità con la dottrina della Chiesa”.

“Prima di concludere” – ha detto infine il Pontefice – “desidero aggiungere una particolare parola di apprezzamento per coloro che si impegnano a garantire che le nostre scuole assicurino un ambiente sicuro per i bambini e i giovani. La nostra responsabilità verso coloro che ci sono affidati per la loro formazione cristiana non richiede nulla di meno. Inoltre, la vita di fede può essere effettivamente coltivata solo quando l’atmosfera prevalente è di rispettosa e affettuosa fiducia. Confido che possa continuare ad essere un segno distintivo delle scuole cattoliche in questo Paese”.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100917 (570)

APPELLO ALLA SANTITÀ

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Al termine dell’incontro con i religiosi e le religiose nella Cappella del St. Mary’s University College di Twickenham, il Papa ha attraversato in autovettura panoramica il campus fino al terreno sportivo del College dove erano ad attenderlo oltre 4.000 studenti delle scuole cattoliche britanniche che avevano seguito sui megaschermi il discorso del Papa nella Cappella. Gli impianti sportivi dell’Università hanno ottenuto la qualifica di “Campo di Addestramento” per le Olimpiadi di Londra del 2010. L’incontro del Papa con il mondo dell’educazione cattolica è stato trasmesso in diretta televisiva ed è stato possibile seguirlo via Internet in tutte le scuole cattoliche dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia.

Il Papa ha ricevuto il saluto del Vescovo Malcolm P. McMahon, di Nottingham, Presidente della Commissione Episcopale per l’istruzione e successivamente ha proceduto all’inaugurazione della Fondazione “John Paul II” per lo Sport. I Vescovi cattolici intendono raccogliere l’insegnamento di Papa Giovanni Paolo II sullo sport (120 interventi durante il suo pontificato).

“Non capita spesso ad un Papa — in verità nemmeno a qualsiasi altra persona — l’opportunità di parlare contemporaneamente agli studenti di tutte le scuole cattoliche dell’Inghilterra, del Galles e della Scozia. E dal momento che ora io ho questa possibilità, c’è qualcosa che mi sta davvero molto a cuore dirvi. Ho la speranza che fra voi che oggi siete qui ad ascoltarmi vi siano alcuni dei futuri santi del ventunesimo secolo”.

“Forse alcuni di voi non ci hanno mai pensato prima d’ora. (...) Lasciatemi spiegare cosa intendo dire. (...) Quando vi invito a diventare santi, vi sto chiedendo di non accontentarvi di seconde scelte. Vi sto chiedendo di non perseguire un obiettivo limitato, ignorando tutti gli altri. (...) La felicità è qualcosa che tutti desideriamo, ma una delle grandi tragedie di questo mondo è che così tanti non riescono mai a trovarla, perché la cercano nei posti sbagliati. La soluzione è molto semplice: la vera felicità va cercata in Dio. Abbiamo bisogno del coraggio di porre le nostre speranze più profonde solo in Dio: non nel denaro, in una carriera, nel successo mondano, o nelle nostre relazioni con gli altri, ma in Dio. Lui solo può soddisfare il bisogno più profondo del nostro cuore”.

“Dio non solo ci ama con una profondità e intensità che difficilmente possiamo immaginare: egli ci invita a rispondere a questo amore. (...) E, una volta che voi siete entrati in amicizia con Dio, ogni cosa nella vostra vita inizia a cambiare. (...) Siete attratti dalla pratica della virtù. Incominciate a vedere l’avidità e l’egoismo, e tutti gli altri peccati, per quello che realmente sono, tendenze distruttive e pericolose che causano profonda sofferenza e grande danno, e volete evitare di cadere voi stessi in quella trappola. Incominciate a provare compassione per quanti sono in difficoltà e desiderate fare qualcosa per aiutarli. (...) Quando queste cose iniziano a starvi a cuore, siete già pienamente incamminati sulla via della santità”.

“C’è sempre un orizzonte più grande, nelle vostre scuole cattoliche, sopra e al di là delle singole materie del vostro studio e delle varie capacità che acquisite. Tutto il lavoro che fate è posto nel contesto della crescita nell’amicizia con Dio, e da quell’amicizia tutto quel lavoro fluisce. (...) Non riducetevi mai ad un orizzonte ristretto. Il mondo ha bisogno di buoni scienziati, ma una prospettiva scientifica diventa pericolosamente angusta, se ignora la dimensione etica e religiosa della vita, così come la religione diventa angusta, se rifiuta il legittimo contributo della scienza alla nostra comprensione del mondo. Abbiamo bisogno di buoni storici, filosofi ed economisti, ma se la percezione che essi offrono della vita umana all’interno del loro specifico campo è centrata su di una prospettiva troppo ristretta, essi possono seriamente portarci fuori strada”.

Benedetto XVI ha concluso il suo discorso rivolgendosi anche ai “molti non cattolici che studiano nelle scuole cattoliche in Gran Bretagna” ed ha detto: “Prego affinché anche voi vi sentiate incoraggiati a praticare la virtù e a crescere nella conoscenza ed amicizia con Dio, assieme ai vostri compagni cattolici. Voi siete per loro il richiamo all’orizzonte più vasto che esiste fuori della scuola ed è fuor di dubbio che il rispetto e l’amicizia per membri di altre tradizioni religiose debba essere tra le virtù che si apprendono in una scuola cattolica. Spero anche che vorrete condividere con chiunque incontrerete i valori e gli insegnamenti che avrete appresi mediante la formazione cristiana ricevuta”.

Al termine il Papa si è diretto alla Waldegrave Drawing Room per l’incontro con i rappresentanti di altre religioni.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100917 (750)

DIALOGO E COLLABORAZIONE FRA LE DIVERSE RELIGIONI

CITTA' DEL VATICANO, 17 SET. 2010 (VIS). Alle 11:30 si è svolto l’incontro del Santo Padre con i rappresentanti delle confessioni cristiane e delle religioni maggiormente rappresentate nel Regno Unito: Ebrei, Musulmani, Hindu, Sikh, nella Waldegrave Drawing Room nel St. Mary’s University College di Twickenham.

“La presenza di credenti impegnati in vari campi della vita sociale ed economica” – ha detto il Papa – “parla eloquentemente del fatto che la dimensione spirituale della nostra vita è fondamentale alla nostra identità di esseri umani, in altre parole, che l’uomo non vive di solo pane”.

“La ricerca del sacro” – ha sottolineato il Pontefice – “è la ricerca dell’unica cosa necessaria, l’unica a soddisfare le aspettative del cuore umano”.

“Le scienze umane e naturali” – ha affermato il Papa – “non possono soddisfare i desideri più profondi del cuore umano, né spiegarci pienamente la nostra origine ed il nostro destino, per quale motivo e per quale scopo noi esistiamo, né possono darci una risposta esaustiva alla domanda: ‘Per quale motivo esiste qualcosa, piuttosto che il niente?’”.

“La ricerca del sacro” – ha proseguito il Santo Padre – “non svaluta altri campi dell’indagine umana. Al contrario, li pone in un contesto che amplifica la loro importanza quali vie mediante le quali esercitare responsabilmente il nostro essere amministratori della creazione”. Dio “affidò a noi il compito di esplorare ed utilizzare i misteri della natura al fine di servire un bene superiore. (...) Nella fede cristiana esso viene espresso come amore per Dio a amore per il nostro prossimo. Pertanto, ci impegniamo di tutto cuore e con entusiasmo con il mondo, ma sempre con uno sguardo per servire quel bene superiore, altrimenti sfiguriamo la bellezza della creazione sfruttandola per scopi egoistici”.

“Per tale motivo” – ha ribadito il Pontefice – “la genuina credenza religiosa ci indica, al di là dell’utilità presente, la trascendenza. Ci rammenta la possibilità e l’imperativo della conversione morale, del dovere di vivere in modo pacifico con il nostro prossimo, dell’importanza di vivere una vita di integrità. (...) Ci motiva a coltivare la pratica della virtù e ad avvicinarci l’un l’altro con amore, nel più grande rispetto delle tradizioni religiose diverse dalla nostra”.

Facendo riferimento successivamente all’importanza del dialogo e della collaborazione con i seguaci di altre religioni, il Santo Padre ha ricordato, in particolare, le situazioni di alcune parti del mondo “in cui la collaborazione e il dialogo fra religioni richiede il rispetto reciproco, la libertà di praticare la propria religione e di compiere atti di culto pubblico, come pure la libertà di seguire la propria coscienza senza soffrire ostracismo o persecuzione, anche dopo la conversione da una religione ad un’altra. Una volta che tale rispetto e attitudine aperta siano stabiliti, persone di tutte le religioni lavoreranno insieme in modo efficace per la pace e la mutua comprensione, offrendo perciò una testimonianza convincente davanti al mondo”.

“Questo genere di dialogo” – ha spiegato il Pontefice – “deve porsi su diversi livelli e non dovrebbe essere limitato a discussioni formali. Il dialogo della vita implica semplicemente vivere fianco a fianco ed imparare l’uno dall’altro in maniera da crescere nella reciproca comprensione e nel reciproco rispetto. Il dialogo dell’azione ci fa ravvicinare in forme concrete di collaborazione, mentre applichiamo le nostre intuizioni religiose al compito di promuovere lo sviluppo umano integrale, lavorando per la pace, la giustizia e la salvaguardia del creato. Questo tipo di dialogo può includere la ricerca congiunta di come difendere la vita umana ad ogni stadio e come assicurare la non esclusione della dimensione religiosa di individui e comunità dalla vita della società”.

“A livello delle conversazioni formali, non vi è solo la necessità dello scambio teologico, ma anche il porre alla reciproca considerazione le proprie ricchezze spirituali, il parlare della propria esperienza di preghiera e di contemplazione, l’esprimere a vicenda la gioia del nostro incontro con l’amore divino. In tale contesto sono lieto di rilevare le molte iniziative positive intraprese in questo Paese per promuovere tale dialogo a vari livelli”.
Benedetto XVI ha concluso il suo discorso assicurando che “la Chiesa cattolica persegue la via dell’impegno e del dialogo per un senso genuino di rispetto per voi e per le vostre credenze. I cattolici, in Gran Bretagna e in tutto il mondo, continueranno ad edificare ponti di amicizia con altre religioni, per sanare gli errori del passato e per promuovere fiducia fra individui e comunità”.

Concluso l’incontro il Papa è rientrato alla Nunziatura Apostolica per il pranzo.
PV-REGNO UNITO/ VIS 20100917 (740)
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