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martedì 7 ottobre 2008

SECONDA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2008 (VIS). La Seconda Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi ha avuto inizio alle 16:30 nell'Aula del Sinodo, in presenza del Santo Padre. Nel corso della Congregazione sono state presentate quattro relazioni che illustrano come viene accolto il tema del Sinodo in Africa, Asia, Europa e Oceania.

  Il Presidente Delegato di turno è stato il Cardinale Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede. Alla Congregazione hanno partecipato 245 Padri Sinodali.

  Di seguito riportiamo alcuni estratti delle singole relazioni:

AFRICA. ARCIVESCOVO JOHN OLORUNFEMI ONAIYEKAN, DI ABUJA (NIGERIA).
"Non dobbiamo stupirci che alcuni dei primi nuclei cristiani, che produssero teologia e teologi, ma anche martiri e confessori, abbiano avuto origine in Africa Settentrionale - Alessandria, Cartagine e Ippona - per menzionarne solo alcuni. (...) Il nostro continente può vantarsi di essere una 'terra biblica' in un modo tale che molte delle grandi nazioni cristiane non possono neppure accostare".

  "I testi delle Scritture in se stessi possono costituire un problema in molti luoghi. Infatti, il costo della Bibbia, che in molte altre parti del mondo può essere irrilevante, in Africa può arrivare ad uno stipendio mensile. Dunque, molti non dispongono di denaro sufficiente per l'acquisto di una Bibbia".

  "A parte il problema dei testi, vi è anche la questione della lingua. Infatti la Bibbia non ha ancora trovato una traduzione adeguata in molte lingue. (...) Tuttavia, anche dopo aver ascoltato la Parola di Dio letta nelle nostre lingue, resta il compito di interpretarla per impregnare del vero significato del messaggio dello Spirito Santo coloro cui essa è rivolta. E qui abbiamo il compito dell'interpretazione e dell'esegesi a livello scientifico e popolare".

  "I missionari che portarono la fede cattolica in Africa alla fine del XIX secolo e durante la maggior parte del XX furono uomini e donne del loro tempo, figli dei paesi da cui provenivano. E' dunque naturale che la Bibbia, in quanto testo scritturale, non fosse una priorità nella vita della chiesa di quei tempi. (...) Tuttavia ciò non significa che essi non conoscessero adeguatamente le Sacre Scritture, poiché lo stesso catechismo si basava, indirettamente, su di esse. Ancor più importante fu allora la liturgia. Durante la messa, venivano letti brani che poi venivano commentati nelle omelie".

  "L'Africa è ancora un continente di prima evangelizzazione" che richiede, naturalmente, che la Parola di Dio sia annunciata e proclamata in tutta la sua potenza e vigore, il che comporta che la Scrittura sia presentata in modo adeguato a coloro che esortiamo ad accogliere il messaggio cristiano".

  "Con i cristiani che non appartengono alla nostra Chiesa (...) esistono, ovviamente, delle difficoltà, soprattutto con quei gruppi che, oltre a essere fondamentalisti, sono dichiaratamente anti-cattolici. (...) Molti dei nostri membri si sentono spesso in imbarazzo per gli attacchi e gli abusi di questi gruppi, soprattutto quando non sono adeguatamente preparati a difendere la propria posizione di cattolici. Per questo molti dei nostri fedeli si sono trovati nella necessità di approfondire le Scritture, proprio per poter controbattere gli attacchi rivolti a loro e alla loro Chiesa".

  "Con il Sinodo speriamo che l'entusiasmo che sta vivendo il nostro continente per la Parola di Dio venga rafforzato e sostenuto. Inoltre, speriamo che l'aver raccontato la nostra storia, le sfide che dobbiamo affrontare e i limiti delle nostre risorse, ci permetta di avere più sostegno da coloro che ci hanno aiutato nelle necessità che ho già menzionato".

ASIA. ARCIVESCOVO THOMAS MENAMPARAMPIL, S.D.B., DI GUWAHAT (INDIA). "Sin dagli inizi del cristianesimo, gli evangelizzatori cristiani ebbero sempre una forza di persuasione, perché la loro 'Parola' veniva tradotta in azione. Madre Teresa ne è un esempio recente. I missionari hanno conservato la loro creatività e hanno continuato ad esplorare nuovi ambiti di lavoro. Il loro servizio nel campo dell'educazione e della salute è tenuto in grande considerazione. (...) E sono impegnati attivamente per la giustizia a favore dei gruppi oppressi, nel lavoro a favore del cambiamento sociale, nella promozione culturale, nella tutela dell'ambiente, nella difesa della vita e della famiglia; nell'assistenza ai deboli, agli oppressi e agli emarginati, dando voce a chi non ne ha. Anche laddove il Vangelo incontra una maggiore resistenza, la testimonianza evangelica delle opere socialmente rilevanti è bene accetta".

  "Il servizio sincero, sebbene silenzioso, ha una sua eloquenza. 'Non è linguaggio e  non sono parole di cui non si oda il suono. Per tutta la terra si diffonde la loro voce e ai confini del mondo la loro parola' (Sal 19, 3-4). Vi sono luoghi in Asia dove il messaggio viene 'detto all'orecchio nelle stanze più interne' piuttosto che 'annunziato sui tetti' (Lc 12, 3). Questa è una scelta strategica in situazioni in cui la libertà religiosa è limitata e non una rinuncia al proprio dovere. Infatti il dovere di comunicare il messaggio rimane. In questo, alcuni sono arrivati fino all'estremo e hanno testimoniato i valori evangelici e la causa di Cristo al prezzo della propria vita".
  "Si registra inoltre una crescita della Chiesa dove il nostro personale apostolico (sacerdoti, religiose e catechisti) è attivamente impegnato nel lavoro missionario fra 'comunità ricettive', si reca nei villaggi, visita le case, stabilisce contatti individuali e di gruppo mediante un'interazione diretta. Fra tali gruppi, possiamo ricordare molte minoranze etniche (popolazioni tribali) che si trovano in diverse parti della Cina, nelle isole indonesiane, nel Myanmar settentrionale, in Thailandia e nell'India nord-orientale".

  "In Asia, la vita religiosa viene compresa, se ne riconosce l'importanza, se ne apprezza il contributo e se ne rispettano i rappresentanti. Infatti, esistono modelli nativi di vita religiosa appartenenti ad altre religioni asiatiche. Valori religiosi come la rinuncia, l'austerità, il silenzio, la preghiera, la contemplazione e il celibato sono tenuti in grande considerazione. (...) In Asia, le persone religiose sono considerate i custodi della saggezza, religiosa ma anche umana. Con una formazione adeguata, i giovani credenti possono crescere diventando annunciatori efficaci del messaggio cristiano".

  "Il consolidamento della formazione teologica comporta anche l'approfondimento della riflessione sulla Parola di Dio in un contesto, quello dell'Asia, caratterizzato dalla povertà e dall'ingiustizia, nonché da una pluralità di religioni, civiltà e culture. Ciò implica l'uso di categorie di pensiero, simboli, tradizioni spirituali che abbiano un significato per gli asiatici. È un compito, questo, molto impegnativo per coloro che insegnano la 'Parola'".

  "Quando una civiltà è strettamente legata a una delle religioni più importanti (per esempio, l'Islam, l'Induismo, il Confucianesimo, lo Shintoismo), è necessario fare attenzione nel mutuare da quelle religioni gli elementi adatti alla fede e all'adorazione. Se chi insegna la 'Parola' inizia ad usare espressioni che i seguaci di quelle grandi religioni considerano proprie, essi potrebbero considerarla una violazione di ciò che per loro è sacro e percepire la comunità cristiana come un'imposizione estranea. L'iniziativa potrebbe offendere entrambe le comunità. Al contrario, le espressioni cristiane tradizionali potrebbero non avere attrattiva per la mentalità collettiva della società alla quale è rivolto il messaggio".

  "Molto dell'insegnamento di Gesù che è giunto fino a noi è stato impartito durante normali incontri fra persone. I cuori erano toccati, le vite cambiate, in molti andavano ad aggiungersi alla comunità dei fedeli. Questo è ciò che sta accadendo oggi in Asia, silenziosamente, ma decisamente, grazie allo sforzo dei credenti cristiani che portano un messaggio di pace nelle situazioni di conflitto, di giustizia dove esistono degli oppressi, di onestà dove regna la corruzione, di uguaglianza dove esistono differenze di casta, di genere, di razza e di etnia, di aiuto ai poveri e agli affamati. È un modo diverso di portare la testimonianza di Cristo, differente dalla presentazione di Cristo di un libro impostato sulla rivendicazione della verità, su dibattiti e disquisizioni, ma è anche un modo assai eloquente di spiegare gli insegnamenti del Vangelo. E' così che si traduce in vita vissuta il messaggio cristiano".

  "In molti paesi dell'Asia, i cristiani vivono sotto una pesante oppressione. Esistono limitazioni alla libertà, i neo-convertiti vengono perseguitati e la comunità dei credenti è vittima di persecuzioni, come è recentemente accaduto a Orissa (India). Tuttavia la pazienza, il riserbo, la moderazione delle reazioni, lo spirito di perdono dimostrati dalla comunità hanno in sé un potere di evangelizzazione".

EUROPA. CARDINALE JOSIP BOZANIC, ARCIVESCOVO DI ZAGABRIA (CROAZIA). "Esiste un legame indissolubile tra la Bibbia e l'Europa. Tutto ciò che ha fatto grande la cultura europea e la sua civilizzazione - ha il proprio punto di partenza nella Bibbia. Temi quali la dignità della persona, il riconoscimento dei diritti umani, la separazione tra Chiesa e Stato - solo per fare alcuni esempi - hanno il loro nucleo sorgivo nella Bibbia. La giustizia sociale, il diritto, la critica a qualsiasi tipo di idolatria, il rifiuto delle false immagini di Dio, hanno il loro fondamento nella Bibbia".

  "Oggi in Europa si avvertono i segni di un rinnovato interesse per la Bibbia. Perciò è necessario ripartire da Dio e dall'evento della sua Rivelazione, e al tempo stesso avere il coraggio di una nuova e più matura proposta di 'Lectio divina'".

  "L'Europa senza Dio rischia di diventare un nido di angustia e di costruire una civiltà della paura. La Parola di Dio restituisce speranza e gioia. L'Europa, inoltre, entra in crisi quando non accetta la forza interpretante della Parola di Dio, che trova nella fede e nell'ispirazione il suo ultimo fondamento. È arduo questo compito per tutte le discipline scientifiche e specialmente per la teologia. L'Europa a ragione si vanta dello sviluppo del proprio pensiero teologico, ma c'è bisogno di un ulteriore sforzo per un più proficuo confronto con le nuove interpretazioni e ricerche scientifiche, che spesso di proposito sono separate dai paradigmi ermeneutici della verità cristiana".

  "Infatti, una cultura che rompa con la celebrazione cristiana, cioè con la celebrazione del Mistero della bontà di Dio e della salvezza realizzata in Cristo, rischia la propria gioia e spinge l'Europa nella civiltà dell'afflizione e della tristezza, che avverte il peso della vecchiaia e della morte. La Parola di Dio restituisce all'uomo europeo la capacità di celebrare la vita. Là dove esiste la celebrazione dei misteri cristiani, la Chiesa è giovane, e questo garantisce anche la giovinezza dell'Europa".

  "Colmi dello Spirito di Cristo attinto dalle Sacre Scritture molti cattolici e cristiani europei del ventesimo secolo hanno potuto discernere tra il bene e il male, hanno potuto resistere alla sfida dei totalitarismi, rivelandone la perfida e satanica deviazione. La Sacra Scrittura ha permesso loro di scoprire non solo le debolezze degli altri e quelle proprie, ma prima di tutto la speranza che sgorga dalla stessa Parola di Dio".

OCEANIA. VESCOVO MICHAEL ERNEST PUTNEY, DI TOWNSVILLE (AUSTRALIA). "L'impegno straordinariamente zelante e talvolta eroico dei missionari che hanno condiviso la Parola di Dio con la predicazione del Vangelo, i sacramenti e l'insegnamento della tradizione della Chiesa a tante persone in tutto il Pacifico, ha portato copiosi frutti. Tali frutti non sono stati privi di ambiguità poiché, come è stato sottolineato in 'Ecclesia in Oceania', i missionari introducevano talvolta elementi culturalmente estranei alla gente. È anche vero che, a volte, elementi in contraddizione con la Parola di Dio appartenenti alla cultura che accoglie, continuano ad influenzare la vita delle persone. Di fronte a queste sfide, c'è bisogno di personale qualificato per insegnare nei seminari maggiori e negli istituiti di educazione superiore nei numerosi paesi dell'Oceania".

  "Le nuove Chiese del Pacifico devono ora far fronte alla sfida della transizione culturale nel momento in cui, in alcuni luoghi, passano dalle comunità dei villaggi alla vita urbana e alla partecipazione ad un'economia globale. A causa di questa transizione possono verificarsi tensioni nella vita familiare e una disgregazione del tessuto sociale. Inoltre, talvolta possono trovare difficoltà ad affrontare il processo politico occidentale che la maggior parte di esse ha ereditato dai colonizzatori europei, nonché minacce ambientali sempre più grandi a causa del cambiamento climatico. Inoltre, nei numerosi paesi dell'Oceania vi è un numero incredibile di lingue in cui idealmente la Parola di Dio dovrebbe essere comunicata. Per esempio, solo in Papua Nuova Guinea vi sono ottocento e quarantasette lingue distinte. Complessivamente in Oceania vi sono mille e duecento lingue differenti".

   "L'Australia è uno dei paesi più secolarizzati del mondo. In Nuova Zelanda molte più persone vengono dalle isole del Pacifico e tendono a una maggiore religiosità, ma la cultura europea predominante è secolarizzata come quella australiana".

  "Dopo la Giornata Mondiale della Gioventù, alcuni australiani e neozelandesi hanno la percezione che la promessa di una nuova evangelizzazione potrebbe essere finalmente in atto, nonostante l'apparente impermeabilità della cultura secolarizzata".

  "La sfida che l'Australia e gran parte dell'Oceania devono affrontare è quella di trovare nuovi modi per permettere che questo dono del Vangelo venga ascoltato".

  "'Ecclesia in Oceania' chiedeva anche che le Scritture venissero tradotte nel maggior numero possibile di lingue vernacolari. Il numero delle lingue nelle numerose isole dell'Oceania rappresenta una sfida unica per la Chiesa a questo riguardo".

  "La Chiesa in Australia e in Nuova Zelanda e negli altri paesi dell'Oceania si sofferma con sempre maggiore insistenza sulla necessità di impegnarsi in una nuova evangelizzazione nella nostra regione, specialmente nella cultura secolarizzata dell'Australia e della Nuova Zelanda. Tuttavia, attualmente non sono emersi né un metodo unico né una comprensione comune di ciò che è necessario in termini pratici".

  "Allo stesso tempo, i rapporti ecumenici con le maggiori Chiese cristiane e i rapporti con la comunità ebraica, con la comunità islamica e con le altre religioni mondiali sono un'esperienza molto positiva per la Chiesa, in gran parte dell'Oceania. Operiamo insieme, nella nostra cultura secolarizzata, per affermare il valore fondamentale della fede in Dio e il diritto dei credenti a dare un contributo alla nostra cultura secolarizzata".

  "Mentre queste sono alcune delle sfide con cui si confronta la Chiesa in Oceania, vi sono anche molti segni di nuova vita e la testimonianza di decine di migliaia di cattolici impegnati che sono rimasti fedeli nonostante l'impatto del secolarismo. La Giornata Mondiale della Gioventù ci ha dato grande speranza. Spetta a noi, ora, raccoglierne i frutti".

  Successivamente è intervenuto in qualità di Invitato Speciale, il Rabbino Capo Shear Yashuv Cohen, di Haifa (Israele) ed il Cardinale Albert Vanhoye S.I. ha concluso la Congregazione.

RABBINO CAPO SHEAR-YASHUV COHEN, DI HAIFA (ISRAELE) "Sento profondamente che la mia presenza qui fra voi è molto significativa. Porta un segnale di speranza e un messaggio di amore, coesistenza e pace per la nostra generazione e per le generazioni future".

  "Preghiamo Dio usando le Sue stesse parole, come viene riportato nelle Scritture" - ha affermato il Rabbino Capo Cohen - "Nello stesso modo lodiamo Dio - usando le Sue stesse parole desunte dalla Bibbia. Imploriamo da Dio la Sua misericordia - menzionando quanto Egli ha promesso ai nostri antenati e a noi. Tutto il nostro servizio si basa su di una regola antica, come è stata tramandata dai nostri Rabbini e Maestri: 'Date a Lui ciò che è Suo, perché voi e i vostri siano Suoi".

  "Crediamo che la preghiera è il linguaggio dell'anima nella sua comunione con Dio. Crediamo sinceramente che la nostra anima è Sua, data a noi da Lui".

  "Quando i Rabbini, affrontano questioni importanti nei nostri Sermoni, quali: 'La santità della vita'; 'Combattere la promiscuità'; 'Combattere il secolarismo'; 'Promuovere i valori della fratellanza e della fraternità, l'amore e la pace, l'Eguaglianza e il Rispetto per l'Altro e per quanti sono diversi da noi, sempre ci adoperiamo per costruire la nostra trattazione delle citazioni bibliche, come interpretata dai nostri santi saggi, lungo le generazioni".

  "Il nostro punto di partenza ha origine nei tesori della nostra Tradizione Religiosa, anche quando ci adoperiamo per esprimerci in un linguaggio moderno e contemporaneo e per affrontare questioni attuali. É incredibile osservare quanto le Sacre Scritture mai perdano di vitalità e rilevanza nella presentazione dei problemi della nostra epoca. Questo è il miracolo della eterna e perenne 'Parola di Dio'"

CARDINALE ALBERT VANHOYE, S.I. "In merito al Documento della Pontificia Commissione Biblica su 'Il popolo ebraico e le Sacre Scritture nella Bibbia Cristiana', ha affermato: "Il Documento si compone di tre ampi capitoli. Il primo si intitola 'Le Sacre Scritture del popolo ebraico, parte fondamentale della Bibbia cristiana'. (...) L'Antico Testamento non è semplicemente un pezzo fra gli altri della Bibbia cristiana. Ne è la base, la parte fondamentale. Se il Nuovo Testamento si fosse stabilito su un'altra base, non avrebbe vero valore. Senza la sua conformità alle sacre Scritture del popolo ebraico, non avrebbe potuto presentarsi come il compimento del disegno di Dio".

  "Il primo capitolo presenta una lunga dimostrazione dell'affermazione contenuta nel suo titolo. Esso mostra anzitutto che 'il Nuovo Testamento riconosce l'autorità delle sacre Scritture del popolo ebraico'. (...) Successivamente il Documento mostra che 'il Nuovo Testamento attesta la propria conformità alle Scritture del popolo ebraico'".
  "Il Documento approfondisce molto il tema del compimento delle Scritture, poiché si tratta di un tema assai importante per i rapporti tra i cristiani e gli ebrei, ed è molto complesso. (...) Il compimento delle Scritture comporta necessariamente tre aspetti: un aspetto fondamentale di continuità con la rivelazione dell'Antico Testamento, ma allo stesso tempo un aspetto di differenza su alcuni punti ed un aspetto di superamento. Una semplice ripetizione di ciò che si trova nell'Antico Testamento non è sufficiente per poter parlare di compimento. È indispensabile un progresso decisivo".

  "Al paragrafo 21 il Documento torna sulla nozione di compimento e afferma che 'è estremamente complessa, e può essere facilmente falsata se si insiste unilateralmente o sulla continuità o sulla discontinuità'. La pastorale deve dunque essere attenta a non falsare la nozione di compimento delle Scritture. Il documento continua affermando che 'la fede cristiana riconosce il compimento, in Cristo, delle Scritture e delle attese di Israele, ma non comprende tale compimento come la semplice realizzazione di quanto era scritto. Una tale concezione sarebbe riduttiva. In realtà, nel mistero di Cristo crocifisso e risorto, il compimento avviene in modo imprevedibile. Comporta un superamento. (...) Il messianismo di Gesù ha un significato nuovo e inedito. (...) È meglio perciò non insistere eccessivamente, come fa una certa apologetica, sul valore di prova attribuita al compimento delle profezie. Questa insistenza ha contribuito a rendere più severo il giudizio dei cristiani sugli ebrei e sulla loro lettura dell'Antico Testamento".

  "Il Documento trae allora una conclusione che riguarda gli ebrei che non credono in Cristo: 'Non si deve perciò dire che l'ebreo non vede ciò che era annunciato nei testi, ma che il cristiano, alla luce di Cristo e della Chiesa, scopre nei testi un di più di significato che vi era nascosto". L'espressione, come si può notare, presenta molte sfumature. L'interpretazione cristiana supera il significato letterale di alcuni testi; conferisce loro 'un di più di significato' nei testi stessi, dato che 'vi era nascosto'".

  "Ne consegue, secondo il Documento, che 'i cristiani possono e devono ammettere che la lettura ebraica della Bibbia è una lettura possibile'. (...)  Ma il Documento fa chiaramente comprendere che questa lettura, possibile per gli ebrei che non credono in Cristo, non è invece possibile per i cristiani, in quanto implica l'accettazione di tutti i presupposti del giudaismo, in particolare quelli 'che escludono la fede in Gesù come Messia e Figlio di Dio'. 'Ciascuna delle due letture è correlata con la rispettiva visione di fede di cui essa è un prodotto e un'espressione, risultando di conseguenza irriducibili l'una all'altra'".

  "Il Documento può dunque affermare che 'sul piano concreto dell'esegesi, i cristiani possono, nondimeno, apprendere molto sull'esegesi ebraica praticata da più di duemila anni, e in effetti hanno appreso molto nel corso della storia'".

  "Le Scritture del popolo ebraico sono raccolte nella Bibbia cristiana sotto il nome di Antico Testamento. Il Documento fa subito osservare in proposito che 'definendo le Scritture del popolo ebraico 'Antico Testamento', la Chiesa non ha voluto affatto suggerire che esse siano superate e che se ne potesse ormai fare a meno. Al contrario, essa ha sempre affermato che Antico e Nuovo Testamento sono inseparabili".

  "Il Documento constata che 'il Nuovo Testamento accetta pienamente tutti i grandi temi della teologia di Israele', ma non si accontenta di ripetere ciò che è stato già scritto al riguardo; li approfondisce, e ciò esige un superamento in vista di una progressione. 'La persona e l'opera di Cristo così come l'esistenza della Chiesa si situano (nettamente) nel prolungamento della storia d'Israele'".

  "In tal modo il Nuovo Testamento si colloca, in rapporto alle Sacre Scritture del popolo ebraico, secondo una linea di profonda fedeltà, ma di una fedeltà che è al tempo stesso creatrice, conformemente agli oracoli profetici che annunciavano 'una nuova alleanza' e il dono di un 'cuore nuovo' e di uno 'spirito nuovo'".

  "Il III capitolo del Documento si intitola 'Gli Ebrei nel Nuovo Testamento'. Inizia con una esposizione preliminare (...), sui 'Punti di vista diversi' (...). Sarebbe effettivamente un errore concepire il giudaismo dell'epoca come una realtà monolitica. Occorre al contrario constatare l'esistenza di diverse correnti di pensiero e di comportamento, spesso opposte tra di loro".

  "Il Documento ritiene 'probabile che Gesù non sia appartenuto ad alcuno dei partiti che esistevano allora in seno al giudaismo. Era semplicemente solidale con la maggior parte del popolo. (...) Quanto al gruppo dei discepoli, sembrava 'riflettesse il pluralismo allora esistente in Palestina'".

  "Dopo questa esposizione preliminare, il Documento esamina il modo in cui gli ebrei vengono presentati nei Vangeli e negli Atti degli Apostoli; (...). 'Sugli ebrei, i Vangeli e gli Atti hanno una prospettiva fondamentale molto positiva, perché riconoscono il popolo ebraico come il popolo scelto da Dio per realizzare il suo disegno di salvezza".

  "Un altro aspetto della situazione è espresso in seguito con questi termini: 'Accolta positivamente all'inizio da molti ebrei, la Buona Novella (annunciata in nome di Gesù) si è scontrata con l'opposizione dei dirigenti, che alla fine sono stati seguiti dalla maggior parte del popolo. Ne è risultata, tra le comunità ebraiche e le comunità cristiane, una situazione conflittuale, che ha evidentemente lasciato il suo segno nella redazione dei Vangeli e degli Atti".

  "Il Documento fa osservare che 'nel Nuovo Testamento i rimproveri rivolti agli ebrei non sono più frequenti né più virulenti delle accuse espresse contro gli Israeliti nella Legge e nei Profeti. Non devono quindi servire da base all'antigiudaismo. Un utilizzo a questo scopo è contrario all'orientamento d'insieme del Nuovo Testamento. Un vero antigiudaismo, cioè un atteggiamento di disprezzo, di ostilità e di persecuzione contro gli ebrei in quanto ebrei, non esiste in alcun testo del Nuovo Testamento ed è incompatibile con l'insegnamento che questo contiene'. Ciò che esiste, sono dei rimproveri rivolti a certe categorie di ebrei per motivi religiosi (...) I rimproveri non corrispondono mai a un atteggiamento di odio".

  "Per concludere, il Documento osserva che il Nuovo Testamento 'si trova in forte disaccordo con la grande maggioranza del popolo ebraico', perché è 'essenzialmente una proclamazione del compimento del disegno di Dio in Gesù Cristo (annunciato nell'Antico Testamento)' e la grande maggioranza del popolo ebraico 'non crede a questo compimento. (...) Per quanto profondo possa essere, un tale dissenso non implica affatto ostilità reciproca".

  "'Il dialogo resta possibile, poiché ebrei e cristiani posseggono un ricco patrimonio comune che li unisce, ed è fortemente auspicabile, per eliminare progressivamente, da una parte e dall'altra, pregiudizi e incomprensioni, per favorire una migliore conoscenza del patrimonio comune e per rafforzare i reciproci legami'. È in questa direzione che una completa docilità alla Parola di Dio porterà la Chiesa a progredire".
SE/SECONDA CONGREGAZIONE/...                     VIS 081007 (3860)


lunedì 6 ottobre 2008

ALTRI ATTI PONTIFICI


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha nominato il Reverendo José Manuel Imbamba, Vescovo della Diocesi di Dundo (superficie: 106.000; popolazione: 1.000.000; cattolici: 40.000; sacerdoti: 6; religiosi: 16), Angola. Il Vescovo eletto, finora Segretario Generale dell'Università Cattolica di Luanda e Professore di Filosofia nel Seminario Maggiore di Luanda, è nato nella località di Boma (Angola), nel 1965 ed ha ricevuto l'ordinazione sacerdotale nel 1991.

  Sabato 4 ottobre il Santo Padre ha nominato:

- Il Monsignore Jan Baxant, Vescovo di Litomerice (superficie: 9.380; popolazione: 1.335.154; cattolici: 159.986; sacerdoti: 116; religiosi: 72; diaconi permanenti: 14), Repubblica Ceca. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale della Diocesi di Ceské Budejoivce (Repubblica Ceca), è nato nel 1948 a Karlovy Vary (Repubblica Ceca) ed è stato ordinato sacerdote nel 1973.

- Il Monsignore Damián Santiago Bitar, Vescovo Ausiliare di San Justo (superficie: 130; popolazione: 1.000.000; cattolici: 900.000; sacerdoti: 75; religiosi: 127; diaconi permanenti: 18), Argentina. Il Vescovo eletto, finora Vicario Generale della Diocesi di Villa María (Argentina), è nato a Arroyo Cabral (Argentina) ed è stato ordinato sacerdote nel 1987.
NER:NEA/.../IMBAMBA:BAXANT:BITAR                   VIS 20081006 (190)


VISITA UFFICIALE DEL PAPA AL PRESIDENTE REPUBBLICA ITALIANA

CITTA' DEL VATICANO, 4 OTT. 2008 (VIS). Alle ore 10:40 di questa mattina, il Santo Padre Benedetto XVI si è recato al Palazzo del Quirinale per la Visita Ufficiale al Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, ricambiando la visita in Vaticano del Presidente, il 20 novembre 2006.

  Accolto al confine con lo Stato italiano, in Piazza Pio XII, il Papa ha ricevuto il saluto di una Delegazione del Governo italiano guidata dal Ministro degli Affari Esteri, Franco Frattini, quindi, raggiunta Piazza Venezia, ha ricevuto il saluto del Sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ed infine, al Palazzo del Quirinale, è stato accolto dal Presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano.

  Dopo un colloquio privato con il Presidente Napolitano, il Santo Padre ha salutato due Presidenti emeriti della Repubblica Italiana ed ha compiuto una breve sosta nella Cappella dell'Annunziata. Infine il Papa e il Presidente della Repubblica si sono recati nel Salone delle Feste dove hanno tenuto i loro discorsi.

  In riposta al discorso del Capo dello Stato, il Papa ha ricordato che: "In un certo momento della storia questo palazzo diventò quasi un segno di contraddizione, quando, da una parte, l'Italia anelava a comporsi in uno Stato unitario e, dall'altra, la Santa Sede era preoccupata di conservare la propria indipendenza a garanzia della propria missione universale. Un contrasto durato alcuni decenni, che fu causa di sofferenza per coloro che sinceramente amavano e la Patria e la Chiesa. Mi riferisco alla complessa 'questione romana', composta in modo definitivo e irrevocabile da parte della Santa Sede con la firma dei Patti Lateranensi, l'11 febbraio del 1929".

  "Questa mia visita" - ha affermato il Pontefice - "sta a confermare che il Quirinale e il Vaticano non sono colli che si ignorano o si fronteggiano astiosamente; sono piuttosto luoghi che simboleggiano il vicendevole rispetto della sovranità dello Stato e della Chiesa, pronti a cooperare insieme per promuovere e servire il bene integrale della persona umana e il pacifico svolgimento della convivenza sociale. È questa - mi piace ribadirlo - una positiva realtà verificabile quasi quotidianamente a diversi livelli, e alla quale anche altri Stati possono guardare per trarne utili insegnamenti".

  "Signor Presidente" - ha proseguito il Papa - "l'odierna mia visita ha luogo nel giorno in cui l'Italia celebra con grande solennità il suo speciale Protettore, San Francesco d'Assisi. (...) In questo Santo, la cui figura attrae credenti e non credenti, possiamo scorgere l'immagine di quella che è la perenne missione della Chiesa, pure nel suo rapporto con la società civile. La Chiesa, nell'epoca attuale di profonde e spesso sofferte mutazioni, continua a proporre a tutti il messaggio di salvezza del Vangelo e si impegna a contribuire all'edificazione di una società fondata sulla verità e la libertà, sul rispetto della vita e della dignità umana, sulla giustizia e sulla solidarietà sociale".

  "Dunque, come ho ricordato in altre circostanze, 'la Chiesa non si propone mire di potere, né pretende privilegi o aspira a posizioni di vantaggio economico e sociale. Suo solo scopo è servire l'uomo, ispirandosi, come norma suprema di condotta, alle parole e all'esempio di Gesù Cristo che 'passò beneficando e risanando tutti'".
 
  "Per portare a compimento questa sua missione, la Chiesa ovunque e sempre deve poter godere del diritto di libertà religiosa, considerato in tutta la sua ampiezza" - ha detto ancora il Papa ricordando il discorso pronunciato all'Assemblea delle Nazioni Unite, il 18 aprile scorso - "In quest'anno che commemora il 60  della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo, ho voluto ribadire che 'non si può limitare la piena garanzia della libertà religiosa al libero esercizio del culto; al contrario, deve esser tenuta in giusta considerazione la dimensione pubblica della religione e quindi la possibilità dei credenti di fare la loro parte nella costruzione dell'ordine sociale'".

  "Questo contributo all'edificazione della società la Chiesa lo offre in maniera pluriforme, essendo un corpo con molte membra, una realtà al tempo stesso spirituale e visibile, nella quale i membri hanno vocazioni, compiti e ruoli diversificati. Particolare responsabilità essa avverte nei confronti delle nuove generazioni: con urgenza, infatti, emerge oggi il problema dell'educazione, chiave indispensabile per consentire l'accesso ad un futuro ispirato ai perenni valori dell'umanesimo cristiano" e "nell'apprendimento della libertà autentica, presupposto necessario per un positivo servizio al bene comune".

  Benedetto XVI ha rinnovato "l'auspicio che le comunità cristiane e le molteplici realtà ecclesiali italiane sappiano formare le persone, in modo speciale i giovani, anche come cittadini responsabili ed impegnati nella vita civile. Sono certo che i Pastori e i fedeli continueranno a dare il loro importante contributo per costruire, anche in questi momenti di incertezza economica e sociale, il bene comune del Paese, come pure dell'Europa e dell'intera famiglia umana, prestando particolare attenzione verso i poveri e gli emarginati, i giovani in cerca di occupazione e chi è senza lavoro, le famiglie e gli anziani che con fatica e impegno hanno costruito il nostro presente e meritano per questo la gratitudine di tutti".

  "Mi auguro altresì che l'apporto della Comunità cattolica venga da tutti accolto con lo stesso spirito di disponibilità con il quale viene offerto. Non vi è ragione di temere una prevaricazione ai danni della libertà da parte della Chiesa e dei suoi membri, i quali peraltro si attendono che venga loro riconosciuta la libertà di non tradire la propria coscienza illuminata dal Vangelo".

  "Ciò sarà ancor più agevole" - ha concluso il Pontefice - "se mai verrà dimenticato che tutte le componenti della società devono impegnarsi, con rispetto reciproco, a conseguire nella comunità quel vero bene dell'uomo di cui i cuori e le menti della gente italiana, nutriti da venti secoli di cultura impregnata di Cristianesimo, sono ben consapevoli".
VE/VISITA UFFICIALE ITALIA/NAPOLITANO                   VIS 20081006 (950)


PRIMA CONGREGAZIONE GENERALE


CITTA' DEL VATICANO, 6 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina nell'Aula del Sinodo si è tenuta la Prima Congregazione Generale della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, presieduta dal Santo Padre, alla quale erano presenti 244 Padri Sinodali.

  Il Santo Padre Benedetto XVI ha offerto una breve meditazione ed ha affermato: "Alla fine del Sermone della Montagna il Signore ci parla delle due possibilità di costruire la casa della propria vita: sulla sabbia e sulla roccia. Sulla sabbia costruisce chi costruisce solo sulle cose visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà, sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile, come il cielo e più che il cielo, è la realtà. Quindi dobbiamo cambiare il nostro concetto di realismo. Realista è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto".

  Il Presidente Delegato di turno, Cardinale William Joseph Levada, Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, ha rivolto ai convenuti brevi parole all'inizio della sessione mattutina.

  Successivamente, il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, Arcivescovo Nikola Eterovic, ha informato i presenti sull'attività del Consiglio della Segreteria Generale nel periodo trascorso dalla precedente Assemblea e sulla preparazione dell'attuale Sinodo.

  Il Cardinale Marc Ouellet, P.S.S., Arcivescovo di Québec (Canada), Relatore Generale del Sinodo, ha dato lettura della "Relatio ante disceptationem". Di seguito riportiamo alcuni estratti del suo intervento:

  "Siamo riuniti nella XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi" - ha esordito il Cardinale Ouellet - "per ascoltare ciò che lo Spirito dice alle Chiese oggi a  proposito de' 'la Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa'. (...) L'obiettivo del  Sinodo è prevalentemente pastorale e missionario e consiste nell'ascoltare insieme la Parola di Dio per discernere come lo Spirito e la Chiesa aspirano a rispondere al dono del Verbo incarnato mediante l'amore per le Sacre Scritture e l'annuncio del Regno di Dio a tutta l'umanità ".

  "Il Sinodo proporrà delle linee guida pastorali per 'rafforzare la pratica di incontro con la Parola di Dio come fonte di vita', facendo il punto sulla ricezione del Concilio Vaticano II sulla Parola di Dio e il suo legame con il rinnovamento ecclesiologico, l'ecumenismo e il dialogo con le nazioni e con le religioni ".

  "(…) Grazie alla visione trinitaria e cristocentrica del Concilio Vaticano II, la Chiesa ha rinnovato la consapevolezza del suo mistero e della sua missione. (…) Infatti, la Costituzione dogmatica 'Dei Verbum' ha segnato una vera svolta nel modo di affrontare la Rivelazione divina. Invece di privilegiare come in precedenza la dimensione noetica delle verità da credere, i Padri conciliari hanno messo l'accento sulla dimensione dinamica e dialogale della Rivelazione come autocomunicazione personale di Dio. Hanno così gettato le basi di un incontro e di un dialogo più vivo tra Dio che chiama e il suo popolo che risponde ".

  "Questa svolta è stata ampiamente accolta come un fatto decisivo da teologi, esegeti e pastori. Tuttavia, è stato in gran parte riconosciuto che la Costituzione 'Dei Verbum' non è stata sufficientemente recepita e che la svolta che ha inaugurato non ha dato ancora i frutti sperati e attesi nella vita e nella missione della Chiesa. Pur tenendo conto dei progressi fatti, occorre interrogarsi sul perchè il modello della comunicazione personale, non è penetrato maggiormente nella coscienza della Chiesa, nella sua preghiera, nelle sue pratiche pastorali nonché nei metodi teologici ed esegetici. Il Sinodo deve proporre soluzioni concrete per colmare le lacune e porre rimedio all'ignoranza delle Scritture che si aggiunge alle difficoltà attuali dell'evangelizzazione ".

  "Riconosciamo che effettivamente l'esperienza della fede e lo slancio missionario dei cristiani sono profondamente colpiti da diversi fenomeni socioculturali quali la secolarizzazione, il pluralismo religioso, la globalizzazione e la grande diffusione dei mezzi di comunicazione, con le loro molteplici conseguenze, quali il divario crescente tra ricchi e poveri, il pullulare di sette esoteriche, le minacce alla pace, senza dimenticare gli attacchi contro la vita umana e la famiglia ".
 
  "A questi fenomeni socioculturali, si aggiungono le difficoltà interne della Chiesa riguardanti la trasmissione della fede nella famiglia, le carenze della formazione catechetica, le tensioni tra il Magistero ecclesiale e la teologia univesitaria, la crisi interna dell'esegesi e il suo legame con la teologia, e più in generale 'una certa separazione degli studiosi dai Pastori e dalla gente semplice delle comunità cristiane' ".
  "Il Sinodo deve far fronte alla grande sfida della trasmissione della fede nella Parola di Dio oggi. In un mondo pluralista, caratterizzato dal relativismo e dall'esoterismo, la nozione stessa di Rivelazione interpella e richiede dei chiarimenti ".

   "'Convocatio, communio, missio'. Attorno a queste tre parole chiave che traducono la triplice dimensione, dinamica, personale e dialogale, della Rivelazione cristiana, esporremo la struttura tematica dell' 'Instrumentum Laboris'. La Parola di Dio chiama, mette in comunione con il disegno di Dio mediante l'obbedienza della fede e spinge il popolo eletto verso le nazioni. Questa Parola d'Alleanza culmina in Maria che accoglie nella fede il Verbo incarnato, il Desiderato dalle nazioni. Riprenderemo le tre dimensioni della Parola di Alleanza come lo Spirito Santo le ha incarnate nella storia della salvezza, le Sacre Scritture e la Tradizione ecclesiale ".

   Riferendosi all'identità della Parola di Dio, il Cardinale Ouellet ha affermato che: "Il Dio della Rivelazione è un Dio che parla, un Dio che è lui stesso Parola e che si fa conoscere all'umanità in diversi modi. Grazie alla Bibbia, l'umanità sa di essere interpellata da Dio; lo Spirito le permette di ascoltare e accogliere la Parola di Dio, divenendo così l'Ecclesia, la comunità riunita dalla Parola. Questa comunità credente riceve la propria identità e la propria missione dalla Parola di Dio che la fonda, la nutre e la impegna al servizio del Regno di Dio ".
 
  "La Parola di Dio di cui la Scrittura è testimonianza riveste di conseguenza differenti forme e racchiude diversi livelli di significato. Essa designa Dio stesso che parla, il suo Verbo divino, il suo Verbo creatore e salvatore, e infine il suo Verbo incarnato in Gesù Cristo, 'il mediatore e la pienezza di tutta intera la Rivelazione'".

  " (…) Insomma, la Parola di Dio scritta o tramandata è una parola dialogale e allo stesso tempo trinitaria. Essa si offre all'uomo in Gesù Cristo per introdurlo nella comunione trinitaria e trovarvi la propria piena identità. (…) Dio parla e, così, l'uomo è costituito come un essere interpellato. (…) È importante avere presente questa dimensione antropologica della Rivelazione, poiché essa attualmente riveste un ruolo molto importante nell'ermeneutica dei testi biblici. Il Concilio Vaticano II ha ridefinito l'identità dialogale dell'uomo a partire dalla Parola di Dio in Cristo ".

  "A livello pastorale, non dovremmo forse verificare se questa teoantropologia dialogale e filiale fondata su Cristo occupa il posto che le spetta nella Liturgia, nella catechesi e nell'insegnamento teologico? ".

  Riferendosi alla Beata Vergine Maria, il Cardinale afferma : "Una donna, Maria, adempie perfettamente la vocazione divina dell'umanità mediante il suo 'sì' alla Parola di Alleanza e alla propria missione. Con la sua maternità divina e la sua maternità spirituale, Maria appare come il modello e la forma permanente della Chiesa, come la prima Chiesa.  Fermiamoci alla figura-chiave di Maria fra l'antica e la nuova Alleanza che compie il passaggio dalla fede d'Israele alla fede della Chiesa. Contempliamo la narrazione dell'Annunciazione, origine e modello insuperabile dell'auto-comunicazione di Dio e dell'esperienza di fede della Chiesa. Essa ci servirà da paradigma per comprendere l'identità dialogale della Parola di Dio nella Chiesa ".

  Nel paragrafo intitolato 'Tradizione, Scritture e Magistero', il Porporato afferma: "Nella tradizione viva della Chiesa, la Parola di Dio occupa il primo posto: è il Cristo vivente. La Parola scritta ne dà testimonianza. La Scrittura, infatti, è una testimonianza storica e un punto di riferimento canonico indispensabile per la preghiera, la vita e la dottrina della Chiesa. Tuttavia, la Scrittura non è tutta la Parola, non si identifica totalmente con essa, da qui l'importanza della distinzione tra la Parola e il Libro, così come tra la lettera e lo Spirito ".

  "Nonostante questo delicato equilibrio che ha molte implicazioni ecumeniche, permangono alcune tensioni e occorre proseguire la riflessione su queste questioni fondamentali che determinano il modo di leggere le Scritture, il modo di interpretarle e di farne un uso proficuo per la vita e la missione della Chiesa.

Convocatio: Dio chiama le sue creature all'esistenza tramite la sua Parola. Egli chiama l'uomo al dialogo nel suo Figlio e chiama la Chiesa a condividere la sua vita divina nello Spirito. Abbiamo voluto concludere questa parte sull'identità della Parola di Dio con una sezione sulla Chiesa, Sposa del Verbo incarnato. Nonostante la complessità dei rapporti tra Scrittura, Tradizione e Magistero, lo Spirito Santo assicura comunque l'unità dell'insieme, soprattutto se si tiene presente la dinamica responsoriale e anche sponsale del rapporto di Alleanza. Ponendo le funzioni ecclesiali della Scrittura, della Tradizione e del Magistero all'interno di una ecclesiologia mariana, invitiamo a un cambiamento di paradigma in cui l'accento passa dalla dimensione noetica alla dimensione personale della Rivelazione. La figura archetipica di Maria permette di far emergere la dimensione dinamica della Parola e la natura personale della fede come dono di sé, invitando la Chiesa a rimanere nella Parola e a essere aperta a ogni azione dello Spirito Santo ".

  In merito alla Seconda parte 'Il Communio : la parola di Dio nella vita della Chiesa' e nel Capitolo dedicato alla Liturgia, il Cardinale osserva che: "Liturgia è considerata l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo, esercizio in cui il culto pubblico integrale è esercitato dal Corpo mistico di Gesù Cristo, ossia dal Capo e dai suoi membri. (…) Il soggetto primo della Sacra Liturgia è Cristo stesso che si rivolge al suo Popolo e che si offre al Padre come sacrificio d'amore per la salvezza del mondo. Anche se nell'attivazione dei riti liturgici, la Chiesa sembra svolgere il ruolo primario, in realtà essa svolge sempre un ruolo subordinato, al servizio della Parola e di Colui che parla. L'ecclesiocentrismo è estraneo alla rifoma del Concilio ".

  "Come coltivare nei fedeli la consapevolezza che la Liturgia è l'esercizio della funzione sacerdotale di Gesù Cristo alla quale la Chiesa è associata come Sposa prediletta? Quali conseguenze dovrebbe avere la riscoperta di questo luogo originario della Parola sull'ermeneutica biblica, sulla celebrazione eucaristica e soprattutto sul ruolo e sulla funzione della Liturgia della Parola, compresa l'omelia?"

  In merito alla questione dlel'interpretazione ecclesiale della Parola di Dio il Cardinale afferma. "(…) Dopo molti decenni di concentrazione sulle meditazioni umane della Scrittura, non è forse necessario ritrovare la profondità divina del testo ispirato, senza perdere le preziose acquisizioni delle nuove metodologie? ".

  "Non si insisterà mai abbastanza su tale punto, poiché la crisi dell'esegesi e dell'ermeneutica teologica colpisce profondamente la vita spirituale del Popolo di Dio e la sua fiducia nelle Scritture. Essa colpisce anche la comunione ecclesiale, a causa del clima di tensione, spesso malsano, che regna fra la teologia universitaria e il Magistero ecclesiale. Di fronte a tale delicata situazione, e senza entrare nei dibattiti scolastici, il Sinodo deve dare un orientamento per risanare i rapporti e favorire l'integrazione delle acquisizioni delle scienze bibliche ed ermeneutiche nell'interpretazione ecclesiale delle Sacre Scritture ".

 "La Parola di Dio nella messione della Chiesa " è il titolo della terza parte, nella quale il Cardinale Ouellet ribadisce che : "Il centro della missione della Chiesa è l'evangelizzazione. (…) 'Evangelizzare, per la Chiesa, è portare la Buona Novella in tutti gli strati dell'umanità, è, col suo influsso, trasformare dal di dentro, rendere nuova l'umanità stessa (…)  Quando lo Spirito parla alla Chiesa ricordandole le Scritture, la chiama a una nuova testimonianza d'amore e di unità affinché ravvivi la credibilità del Vangelo di fronte a un mondo che è più sensibile ai testimoni che ai dottori. (…) La testimonianza della Parola di Dio esige quindi dei discepoli missionari che siano autentici testimoni del primato dell'amore sulla scienza ".

  "A partire dall'ingresso ufficiale della Chiesa cattolica nel movimento ecumenico, i papi hanno fatto della causa dell'unità dei cristiani una priorità. (…) Benché gli incontri e i dialoghi ecumenici abbiano suscitato frutti di fraternità, di riconciliazione e di aiuto reciproco, la situazione attuale è caratterizzata da un certo malessere che richiede una conversione più profonda a 'l'ecumenismo spirituale' ".

  Infine, in merito al dialogo con le nazioni e le relgioni, il Cardinale Ouellet, ribadisce che : "L'attività missionaria della Chiesa affonda le radici, come abbiamo detto, nella  missione del Cristo e dello Spirito che rivela e diffonde la comunione trinitaria in tutte le culture del mondo. (…). L'attività missionaria della Chiesa testimonia il suo amore totale per Cristo che comprende ogni cultura. Nei suoi sforzi di evangelizzazione delle culture, quest'attività riguarda l'unità dell'umanità in Gesù Cristo, ma nel rispetto e nell'integrazione di tutti i valori umani ".

  "Fra gli interlocutori dei differenti dialoghi della Chiesa con le nazioni, il popolo ebraico occupa un posto particolare in quanto erede della prima Alleanza con cui condividiamo le Sacre Scritture. Questa eredità comune ci invita alla speranza ".

  "Seguono immediatamente i fedeli di fede musulmana, radicati anch'essi nella tradizione biblica, che professano un unico Dio. Di fronte alla secolarizzazione e al liberalismo, sono degli alleati nella difesa della vita umana e nell'affermazione dell'importanza sociale della religione. (…) Vengono infine gli uomini 'di ogni tribù, lingua, popolo e nazione', che sono sotto il cielo, poiché l'Agnello immolato ha versato il suo sangue per tutti. La Parola di Dio è destinata specialmente a coloro che non ne hanno mai sentito parlare, poiché, nel cuore di Dio e nella coscienza missionaria della Chiesa, gli ultimi hanno la grazia di essere i primi ".

  A conclusione del suo intervento, il Cardinale Ouellet segnala:

  "Gesù viene sempre, nella Chiesa, per 'rendere testimonianza della Verità' e per comunicare a coloro che credono nel suo nome la conoscenza del Padre, che egli possiede in pienezza. (…) Consapevoli del rinnovamento ecclesiologico legato alla concezione dinamica e dialogale della Rivelazione, abbiamo suggerito alcune tracce di approfondimento della Parola di Dio a partire dalla fede di Maria così come si prolunga nella vita della Chiesa, la Liturgia, la predicazione, la Lectio divina, l'esegesi e la teologia ".
 
 "L'applicazione di questo paradigma mariano presuppone un approfondimento pneumatologico della tradizione ecclesiale e dell'esegesi scritturale che rendano conto della virtù performativa della Parola di Dio, distinguendola accuratamente dalla presenza eucaristica. Più che una biblioteca per eruditi, la Bibbia è un tempio in cui la Sposa del Cantico ascolta le dichiarazioni dell'Amato e celebra i suoi baci. (…) Questa prospettiva più dinamica che noetica richiede una teologia più contemplativa, radicata nella Liturgia, nei Padri e nella vita dei santi, un'esegesi praticata nella fede in conformità con il suo oggetto, e anche una filosofia dell'essere e dell'amore ".

  "Essa si apre a una lettura spirituale della Bibbia più fruttuosa, a una interpretazione ecclesiale della Scrittura e a una rivitalizzazione del dialogo missionario della Chiesa in tutte le sue forme. La frequentazione più assidua delle Scritture rinvigorirà la coscienza missionaria della Chiesa e il suo amore per l'uomo, immagine di Dio che tende alla somiglianza divina ".
SE/PRIMA CONGREGAZIONE/…                         VIS 20081006 (2570)


ANGELUS: DIMENSIONE SINODALE COSTITUTIVA DELLA CHIESA

CITTA' DEL VATICANO, 5 OTT. 2008 (VIS). Conclusa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura la concelebrazione dell'Eucaristia con i Padri Sinodali in occasione dell'apertura della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, il Santo Padre Benedetto XVI è rientrato in Vaticano e, alle ore 12:00, si è affacciato alla finestra del suo studio per recitare l'Angelus con i fedeli ed i pellegrini convenuti in Piazza San Pietro.

  "Voi conoscete" - ha spiegato il Pontefice - "il valore e la funzione di questa particolare assemblea di Vescovi, scelti in modo da rappresentare tutto l'episcopato e convocati per apportare al Successore di Pietro un aiuto più efficace, manifestando e consolidando al tempo stesso la comunione ecclesiale".

  "Si tratta di un organismo importante, istituito nel settembre del 1965 dal mio venerato predecessore il servo di Dio Paolo VI" - ha aggiunto Benedetto XVI - con le finalità di: "Favorire una stretta unione e collaborazione tra il Papa e i Vescovi di tutto il mondo; fornire informazioni dirette ed esatte circa la situazione e i problemi della Chiesa; favorire l'accordo sulla dottrina e sull'azione pastorale; affrontare tematiche di grande importanza ed attualità".

  "La dimensione sinodale è costitutiva della Chiesa: essa consiste nel con-venire da ogni popolo e cultura per diventare uno in Cristo e camminare insieme dietro a Lui" - ha spiegato ancora il Pontefice - "Infatti, la parola greca 'sýnodos', composta dalla preposizione 'syn', cioè 'con', e da 'odòs', che significa 'via, strada', suggerisce l'idea del 'fare strada insieme', ed è proprio questa l'esperienza del Popolo di Dio nella storia della salvezza. (...) Cari fratelli e sorelle, vi invito tutti a sostenere i lavori del Sinodo con la vostra preghiera, invocando specialmente la materna intercessione della Vergine Maria, perfetta Discepola della divina Parola".

  Al termine della recita dell'Angelus, il Santo Padre ha ricordato: "Questa sera si realizzerà una singolare iniziativa, promossa dalla RAI, dal titolo 'Bibbia giorno e notte'. Si tratta della lettura continua di tutta la Bibbia, per sette giorni e sei notti, da oggi fino a sabato prossimo 11 ottobre, in diretta televisiva. La sede sarà la Basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, e i lettori che si susseguiranno saranno quasi 1.200, di 50 Paesi diversi, in parte scelti con criterio ecumenico e molti che si sono liberamente iscritti". Papa Benedetto XVI darà avvio alla lettura del primo capitolo del Libro della Genesi, trasmessa alle ore 19:00, sul primo canale della RAI.

  "La Parola di Dio" - ha concluso il Papa - "potrà così entrare nelle case per accompagnarsi alla vita delle famiglie e delle singole persone: un seme che, se bene accolto, non mancherà di portare frutti abbondanti".
ANG/SINODO:BIBBIA/...                               VIS 20081006 (450)


SOLO PAROLA DI DIO PUÒ CAMBIARE IN PROFONDITÀ CUORE UOMO


CITTA' DEL VATICANO, 5 OTT. 2008 (VIS). Alle ore 9:30 di questa mattina, nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, il Santo Padre Benedetto XVI ha presieduto la concelebrazione dell'Eucaristia con i Padri Sinodali, in occasione dell'apertura della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: "Verbum Domini in vita et missione Ecclesiae" ("La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa").

  Commentando nell'omelia il Vangelo di oggi sull'immagine della vigna, il Santo Padre ha affermato: "La pagina evangelica (...) interpella, in modo speciale, i popoli che hanno ricevuto l'annuncio del Vangelo. Se guardiamo la storia, siamo costretti a registrare non di rado la freddezza e la ribellione di cristiani incoerenti".

  "Nazioni un tempo ricche di fede e di vocazioni ora vanno smarrendo la propria identità, sotto l'influenza deleteria e distruttiva di una certa cultura moderna. Vi è chi, avendo deciso che 'Dio è morto', dichiara 'dio' se stesso, ritenendosi l'unico artefice del proprio destino, il proprietario assoluto del mondo. (...) Ma quando l'uomo elimina Dio dal proprio orizzonte, dichiara Dio 'morto', è veramente più felice? Diventa veramente più libero?. (...) Non avviene piuttosto - come la cronaca quotidiana dimostra ampiamente - che si estendano l'arbitrio del potere, gli interessi egoistici, l'ingiustizia e lo sfruttamento, la violenza in ogni sua espressione? Il punto d'arrivo, alla fine, è che l'uomo si ritrova più solo e la società più divisa e confusa".

  "Ma nelle parole di Gesù" - ha sottolineato il Pontefice - "vi è una promessa: la vigna non sarà distrutta. (...) Il consolante messaggio che raccogliamo da questi testi biblici è la certezza che il male e la morte non hanno l'ultima parola, ma a vincere alla fine è Cristo. Sempre! La Chiesa non si stanca di proclamare questa Buona Novella, come avviene anche quest'oggi, in questa Basilica dedicata all'Apostolo delle genti, che per primo diffuse il Vangelo in vaste regioni dell'Asia minore e dell'Europa".

  "Solo la Parola di Dio può cambiare in profondità il cuore dell'uomo, ed è importante allora che con essa entrino in una intimità sempre crescente i singoli credenti e le comunità. L'Assemblea sinodale volgerà la sua attenzione a questa verità fondamentale per la vita e la missione della Chiesa. Nutrirsi della Parola di Dio è per essa il compito primo e fondamentale".

  "In questo Anno Paolino" - ha proseguito il Pontefice - "sentiremo risuonare con particolare urgenza il grido dell'Apostolo delle genti: 'Guai a me se non predicassi il Vangelo' (1 Cor 9,16); grido che per ogni cristiano diventa invito insistente a porsi al servizio di Cristo".

  "'La messe è molta', ripete anche oggi il Divin Maestro: tanti non Lo hanno ancora incontrato e sono in attesa del primo annuncio del suo Vangelo; altri, pur avendo ricevuto una formazione cristiana, si sono affievoliti nell'entusiasmo e conservano con la Parola di Dio un contatto soltanto superficiale; altri ancora si sono allontanati dalla pratica della fede e necessitano di una nuova evangelizzazione. Non mancano poi persone di retto sentire che si pongono domande essenziali sul senso della vita e della morte, domande alle quali solo Cristo può fornire risposte appaganti. Diviene allora indispensabile per i cristiani di ogni continente essere pronti a rispondere a chiunque domandi ragione della speranza che è in loro, annunciando con gioia la Parola di Dio e vivendo senza compromessi il Vangelo".

  "Venerati e cari Fratelli" - ha concluso Benedetto XVI - "ci aiuti il Signore ad interrogarci insieme, durante le prossime settimane di lavori sinodali, su come rendere sempre più efficace l'annuncio del Vangelo in questo nostro tempo. Avvertiamo tutti quanto sia necessario porre al centro della nostra vita la Parola di Dio, accogliere Cristo come unico nostro Redentore, come Regno di Dio in persona, per far sì che la sua luce illumini ogni ambito dell'umanità: dalla famiglia alla scuola, alla cultura, al lavoro, al tempo libero e agli altri settori della società e della nostra vita".
HML/PAROLA DIO/SAN PAOLO FUORI LE MURA               VIS 20081006 (670)


venerdì 3 ottobre 2008

UDIENZE


CITTA' DEL VATICANO, 3 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina in udienze separate nove Presuli della Conferenza Episcopale dell'Ecuador, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Carlos Aníbal Altamirano Argüello, di Azogues con il Vescovo emerito José Gabriel Díaz Cueva.

    - Il Vescovo Julio Parrilla Díaz, di Loja.

    - L'Arcivescovo Antonio Arregui Yarza, di Guayaquil con gli Ausiliari Vescovo Aníbal Nieto Guerra, O.C.D., il Vescovo Marcos Aurelio Pérez Caicedo ed il Vescovo Valter Dario Maggi.

    - Il Vescovo Fausto Gabriel Trávez Trávez, O.F.M., di Babahoyo con il Vescovo emerito Jesús Ramón Martínez de Ezquerecocha Suso.

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienze separate cinque Presuli della Conferenza Episcopale dell'Ecuador, in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Wilson Abraham Moncayo Jalil, di Santo Domingo de los Colorados.

    - L'Arcivescovo Raúl Eduardo Vela Chiriboga, di Quito con gli Ausiliari Vescovo Segundo René Coba Galaraza e Vescovo Vicente Danilo Echeverría Verdesoto.

    - Il Monsignor Ricardo Flatz, Amministratore Apostolico "sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis" del Vicariato Apostolico di Zamora en Ecuador.
AL/.../...                                       VIS 20081003 (190)


DOMENICA 5 OTTOBRE INAUGURAZIONE SINODO PAROLA DI DIO

CITTA' DEL VATICANO, 3 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, presso la Sala Stampa della Santa Sede, l'Arcivescovo Nikola Eterovic, Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, ha illustrato lo svolgimento della XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi, sul tema: "Verbum Domini in vita et missione Ecclesiae" ("La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa"), che si inaugura domenica 5 ottobre, con la celebrazione di una Santa Messa presieduta dal Papa nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

  "E' la prima volta che un Sinodo dei Vescovi" - ha affermato l'Arcivescovo Eterovic - "viene aperto fuori della Basilica Papale di San Pietro. La ragione è ovvia, in quanto la XII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi si svolge nel corso dell'anno Paolino". La chiusura della XII Assemblea Generale  si terrà il 26 ottobre nella Basilica Vaticana.

  Alla XII Assemblea parteciperanno, ha precisato il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, 253 Padri Sinodali rappresentati di 13 Chiese Orientali Cattoliche "sui iuris", di 113 Conferenze Episcopali, di 25 Dicasteri della Curia Romana e dell'Unione dei Superiori Generali. All'Assise Sinodale assisteranno 41 esperti provenienti da 21 Paesi e 37 Uditori provenienti da 26 Paesi. Tra gli esperti vi sono 6 donne, mentre le Uditrici sono 19, una in più degli Uditori.

  All'Assise Sinodale prenderanno parte alcuni Delegati fraterni, rappresentanti di 10 Chiese e Comunità ecclesiali. Oltre al Patriarcato Ecumenico, saranno rappresentati i Patriarcati di Mosca, di Serbia e di Romania, la Chiesa Ortodossa di Grecia e la Chiesa Apostolica Armena, come pure la Comunione Anglicana, la Federazione Luterana Mondiale, la Chiesa dei Discepoli di Cristo e il Consiglio Ecumenico delle Chiese.
 
  Ai lavori sinodali parteciperanno anche 3 Invitati speciali del Santo Padre Benedetto XVI: il Rabbino Capo di Haifa Shear Yashyv Cohen che nel pomeriggio del 6 ottobre illustrerà ai Padri Sinodali come il Popolo Ebraico legge e interpreta la Sacra Scrittura. "E' la prima volta che un Rabbino, e un non cristiano, si rivolge ai Padri Sinodali", ha ricordato l'Arcivescovo Eterovic. Gli altri due Invitati Speciali sono il Reverendo Dr. A. Miller Milloy, Segretario Generale delle "United Bible Societies" ed il Fratello Alois, Priore della Comunità di Taizè.

  Il 18 ottobre prossimo si terrà un incontro ecumenico, ha ricordato ancora l'Arcivescovo Eterovic, precisando che il Santo Padre Benedetto XVI e il Patriarca Ecumenico di Costantinopoli Bartolomeo I presiederanno nell'Aula del Sinodo i Primi Vespri della XXIX domenica del tempo ordinario ed interverranno sul tema della Parola di Dio con particolare riferimento all'Anno Paolino. "Sarà la prima volta che il Patriarca Ecumenico si rivolgerà ai Padri Sinodali".

  Il Regolamento del Sinodo dei Vescovi, oltre gli interventi scritti dei Padri Sinodali - ognuno avrà a disposizione cinque minuti - prevede - come nella precedente Assemblea Generale - le Discussioni libere, che avranno luogo dalle 18:00 alle 19:00, a conclusione delle Congregazioni Generali Vespertine.

  Il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi ha precisato, infine, che nel pomeriggio del 6 ottobre vi saranno momenti di Discussione libera dopo cinque relazioni - ognuna di 10 minuti - nelle quali cinque Vescovi indicheranno come il tema della Parola di Dio è percepito nei cinque continenti. E' in programma anche una relazione di circa 30 minuti, sulla ricezione dell'Esortazione Apostolica Postsinodale "Sacramentum Caritatis" di Benedetto XVI, alla quale seguirà una Discussione libera sul medesimo tema.
SE/SINODO PAROLA DIO/ETEROVIC                       VIS 20081003 (560)


CONGRESSO 40° ANNIVERSARIO ENCICLICA HUMANAE VITAE

CITTA' DEL VATICANO, 3 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato un Messaggio al Monsignor Livio Melina, Preside del Pontificio Istituto "Giovanni Paolo II" per Studi su Matrimonio e Famiglia, in occasione del Congresso internazionale organizzato congiuntamente con l'Università Cattolica del Sacro Cuore, per commemorare il 40° anniversario della pubblicazione della Lettera Enciclica "Humanae vitae", del Servo di Dio Paolo VI.

  In tale importante Documento, scrive il Pontefice, "viene affrontato uno degli aspetti essenziali della vocazione matrimoniale e dello specifico cammino di santità che ne consegue. Gli sposi, infatti, avendo ricevuto il dono dell'amore, sono chiamati a farsi a loro volta dono l'uno per l'altra senza riserve".

  "La possibilità di procreare una nuova vita umana è inclusa nell'integrale donazione dei coniugi. (...) Escludere questa dimensione comunicativa mediante un'azione che miri ad impedire la procreazione significa negare la verità intima dell'amore sponsale, con cui si comunica il dono divino".

  "A distanza di 40 anni dalla pubblicazione dell'Enciclica possiamo capire meglio quanto questa luce sia decisiva per comprendere il grande 'sì' che implica l'amore coniugale. In questa luce, i figli non sono più l'obiettivo di un progetto umano, ma sono riconosciuti come un autentico dono, da accogliere con atteggiamento di responsabile generosità verso Dio, sorgente prima della vita umana".

  "E' vero, d'altronde, che nel cammino della coppia" - ricorda Papa Benedetto XVI - "possono verificarsi delle circostanze gravi che rendono prudente distanziare le nascite dei figli o addirittura sospenderle. Ed è qui che la conoscenza dei ritmi naturali di fertilità della donna diventa importante per la vita dei coniugi".

  "I metodi di osservazione, che permettono alla coppia di determinare i periodi di fertilità, le consentono di amministrare quanto il Creatore ha sapientemente iscritto nella natura umana, senza turbare l'integro significato della donazione sessuale. In questo modo i coniugi, rispettando la piena verità del loro amore, potranno modularne l'espressione in conformità a questi ritmi, senza togliere nulla alla totalità del dono di sé che l'unione nella carne esprime. Ovviamente ciò richiede una maturità nell'amore, che non è immediata, ma comporta un dialogo e un ascolto reciproco e un singolare dominio dell'impulso sessuale in un cammino di crescita nella virtù".

  Il Papa esprime particolare apprezzamento per quanto l'Università Cattolica del Sacro Cuore fa a sostegno dello "Istituto Internazionale Paolo VI di ricerca sulla fertilità e infertilità umana per una procreazione responsabile" (ISI), il cui compito è "far progredire la conoscenza delle metodiche sia per la regolazione 'naturale' della fertilità umana che per il superamento 'naturale' dell'eventuale infertilità".

  "In questa prospettiva, 'molti ricercatori si sono impegnati nella lotta contro la sterilità. Salvaguardando pienamente la dignità della procreazione umana, alcuni sono arrivati a risultati che in precedenza sembravano irraggiungibili. Gli uomini di scienza vanno quindi incoraggiati a proseguire nelle loro ricerche, allo scopo di prevenire le cause della sterilità e potervi rimediare, in modo che le coppie sterili possano riuscire a procreare nel rispetto della loro dignità personale e di quella del nascituro'".

  "Possiamo chiederci: come mai oggi il mondo, ed anche molti fedeli, trovano tanta difficoltà a comprendere il messaggio della Chiesa, che illustra e difende la bellezza dell'amore coniugale nella sua manifestazione naturale?" - si chiede il Pontefice - "Certo, la soluzione tecnica anche nelle grandi questioni umane appare spesso la più facile, ma essa in realtà nasconde la questione di fondo, che riguarda il senso della sessualità umana e la necessità di una padronanza responsabile, perché il suo esercizio possa diventare espressione di amore personale".

  "La tecnica non può sostituire la maturazione della libertà, quando è in gioco l'amore. Anzi, come ben sappiamo, neppure la ragione basta: bisogna che sia il cuore a vedere. Solo gli occhi del cuore riescono a cogliere le esigenze proprie di un grande amore, capace di abbracciare la totalità dell'essere umano".
 
  Il Papa conclude il Messaggio esprimendo l'augurio che il Congresso commemorativo della "Humanae vitae" "porti frutti abbondanti e contribuisca a sostenere i coniugi con sempre maggior saggezza e chiarezza nel loro cammino, incoraggiandoli nella loro missione ad essere, nel mondo, testimoni credibili della bellezza dell'amore".
MESS/ANNIVERSARIO HUMANAE VITAE/MELINA               VIS 20081003 (690)


CAVALIERI COLOMBO: ESSERE FERMENTO VANGELO NEL MONDO


CITTA' DEL VATICANO, 3 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza i Membri del Consiglio di Amministrazione dei Cavalieri di Colombo, in occasione del pellegrinaggio a Roma nell'Anno Paolino.

  Nel ricordare il Viaggio Apostolico negli Stati Uniti d'America, il Santo Padre ha esortato "i fedeli laici ad impegnarsi innanzitutto nella via della santità e nell'attiva partecipazione alla missione della Chiesa. Tale fu l'intento che ispirò l'istituzione dei Cavalieri di Colombo quale Associazione fraterna di laici cristiani che continua a trovare privilegiata espressione nelle opere caritative del vostro Ordine e nella  concreta solidarietà con il Successore di Pietro nel suo ministero a servizio della Chiesa universale".

  "Tale solidarietà si manifesta in particolare nel Fondo 'Vicarius Christi' che i Cavalieri hanno posto a disposizione della Santa Sede a favore delle necessità del Popolo di Dio nel mondo. E si dimostra anche con le preghiere e i sacrifici quotidiani di tanti Cavalieri nei Consigli, parrocchie e comunità locali. Di tutto ciò vi sono oltremodo grato".

  Benedetto XVI ha auspicato che nello spirito del Fondatore, Venerabile Michael McGivney, "i Cavalieri di Colombo scoprano sempre nuovi metodi di essere fermento del Vangelo nel mondo e forza per il rinnovamento della Chiesa nella santità e nello zelo apostolico. Esprimo il mio apprezzamento per esservi adoperati a fornire ai giovani una solida formazione nella fede e a difendere le verità morali necessarie ad una società libera e umana, incluso il diritto fondamentale alla vita di ogni essere umano".
AC/.../CAVALIERI COLOMBO                           VIS 20081003 (260)


giovedì 2 ottobre 2008

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 2 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto oggi in udienze separate:

- Il Vescovo Jerzy Maculewicz, O.F.M., Amministratore Apostolico dell'Uzbekistan, in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Il Vescovo Nikolaus Messmer, S.I., Amministratore Apostolico del Kyrgyzstan, in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Padre Carlos Avila, V.I., Superiore della Missione "sui iuris" del Tajikistan, in Visita "ad Limina Apostolorum".
 
- Padre Andrzej Madej, O.M.I., Superiore della Missione "sui iuris" del Turkmenistan, in Visita "ad Limina Apostolorum".
 
- Padre Vasil Hovera, Delegato della Congregazione per le Chiese Orientali per i fedeli greco-cattolici in Kazakhstan e in Asia centrale, in Visita "ad Limina Apostolorum".

- Il Signor Naji Abi Assi, Ambasciatore del Libano, in visita di congedo.
AL:AP/.../...                                                                                      VIS 20081002 (110)


RIPRENDERE SMANTELLAMENTO ARSENALI NUCLEARI

CITTA' DEL VATICANO, 2 OTT. 2008 (VIS). L'Arcivescovo Dominique Mamberti, Segretario della Segreteria di Stato per i Rapporti con gli Stati, è intervenuto, il 29 settembre scorso, alla 52ma Sessione della Conferenza Generale dell'Agenzia Internazionale dell'Energia Atomica (IAEA), in corso a Vienna dal 29 settembre al 3 ottobre.

 Nel suo discorso il Presule ha ricordato che la IAEA opera per proteggere e promuovere la vita "in uno degli spazi chiave dell'ambiente umano: l'uso pacifico dell'energia nucleare" e che la storia di questo organismo dimostra la necessità di "riunire le forze per il benessere della famiglia umana".

 Riunire le forze significa, in primo luogo - ha proseguito il Pontefice - "il dovere di condividere le conoscenze, di costruire un consenso comune con lo sforzo e l'impegno. Per questo il lavoro della IAEA nei suoi tre settori di competenza: tecnologia, sicurezza e verifica, deve essere sempre unito e associato, mai diviso e in antagonismo".

 "La Santa Sede desidera vedere lavorare tutti gli Stati congiuntamente per (...) promuovere la sicurezza e la protezione nucleare e garantire che i materiali nucleari non vengano usati per altri scopi e che non ci siano attività nucleari non dichiarate. Si contribuirà, così, non soltanto a combattere il terrorismo nucleare, ma a promuovere la cultura della vita e della pace, favorendo lo sviluppo integrale dei popoli".

  Il secondo aspetto del dovere di lavorare congiuntamente, ha segnalato l'Arcivescovo, è "l'uso di una tecnologia innocua e pacifica che rispetti l'ambiente e venga incontro alla popolazione più svantaggiate". La globalizzazione esige che si contribuisca "non soltanto ad un progetto specifico o al lavoro di taluni organismi e governi, ma soprattutto al bene comune di tutta l'umanità. Per questo, la misura del valore di un progetto deriverà dal suo influsso sui valori umani e culturali, così come il benessere economico e sociale di un popolo o di una nazione".

 Riferendosi al disarmo nucleare, terzo aspetto del dovere del lavoro congiunto, il Presule ha affermato che non si può permettere che il Trattato di non proliferazione nucleare si indebolisca, perché esso rappresenta: "la pietra angolare del regime globale di non proliferazione" ed è "un elemento importante per lo sviluppo dell'energia nucleare a fini pacifici".

 Infine il Segretario per i Rapporti con gli Stati ha affermato che la Santa Sede "incoraggia tutti i responsabili del settore a riprendere con maggiore impegno lo smantellamento reciproco e progressivo degli arsenali nucleari esistenti". "La sicurezza mondiale - ha ribadito l'Arcivescovo Mamberti - "non deve dipendere dalle armi nucleari" e "la Santa Sede ritiene che il Trattato di divieto generale di esperimenti nucleari (CTBT) sia un importante strumento nel conseguimento di tale fine".
DELSS/NUCLEARE/IAEA:MAMBERTI                           VIS 20081002 (500)


LA CHIESA PROPONE LIBERAMENTE LA FEDE, NON LA IMPONE

CITTA' DEL VATICANO, 2 OTT. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina i Vescovi e gli Ordinari del Kazakhstan e dell'Asia Centrale al termine della "Visita ad Limina Apostolorum".

   Il Papa ha invitato i Presuli a rendere grazie a Dio perché "nonostante le dure pressioni esercitate negli anni del regime ateo e comunista, grazie all'abnegazione di zelanti sacerdoti, religiosi e laici, la fiamma della fede è rimasta accesa nel cuore dei credenti".

 Inoltre, esortando i Vescovi a non scoraggiarsi ed a pensare la comunità cattolica come un "un piccolo gregge", Benedetto XVI li ha esortati a lasciarsi guidare dallo Spirito Santo e a mantenere viva nel popolo cristiano la fiamma della fede. "Conservate e valorizzate" - ha detto il Papa - "le valide esperienze pastorali ed apostoliche del passato; continuate a educare tutti all'ascolto della Parola di Dio, suscitate specialmente nei giovani l'amore per l'Eucaristia e la devozione mariana, diffondete nelle famiglie la pratica del Rosario. Ricercate, inoltre, con pazienza e coraggio, nuove forme e metodi di apostolato, preoccupandovi di attualizzarli secondo le odierne esigenze, tenendo conto della lingua e della cultura dei fedeli a voi affidati".

 Il Santo Padre ha affermato ancora che "Questo impegno risulterà senza dubbio più incisivo ed efficace" se verranno coinvolti i sacerdoti, i religiosi, le religiose e i laici. Nel contempo il Papa ha invitato i sacerdoti a sostenere i laici "nei momenti di difficoltà" e "nella solitudine umana e spirituale". "Alla base di tutto" - ha detto - "ci sia il ricorso costante a Dio nella preghiera e la continua ricerca dell'unità tra di voi, come anche in ciascuna della vostre rispettive e diversificate comunità".

 Nel riferirsi alla "piaga della violenza e del terrorismo, al diffondersi dell'estremismo e del fondamentalismo" nel mondo, il Papa ha segnalato che è necessario contrastare tali flagelli con interventi legislativi. Mai però la forza del diritto" - ha ribadito Benedetto XVI - "può trasformarsi essa stessa in iniquità, né può essere limitato il libero esercizio delle religioni, poiché professare la propria fede liberamente è uno dei diritti umani fondamentali e universalmente riconosciuti".

  Benedetto XVI ha anche ribadito "che la Chiesa non impone, ma propone liberamente la fede cattolica, ben sapendo che la conversione è il frutto misterioso dell'azione dello Spirito Santo. La fede è dono ed opera di Dio. Proprio per questo è proibita ogni forma di proselitismo che costringa o induca e attiri qualcuno con opportuni raggiri ad abbracciare la fede. Una persona può aprirsi alla fede dopo matura e responsabile riflessione e deve poter realizzare liberamente questa intima ispirazione. Ciò va a vantaggio non solo dell'individuo, ma dell'intera società, poiché la fedele osservanza dei precetti divini aiuta a costruire una convivenza più giusta e solidale".

 Il Papa ha terminato il suo discorso ringraziando i sacerdoti e i religiosi che operano nelle diverse circoscrizioni ecclesiastiche: Almaty, Kirghizistan, Uzbekistan, Tadjikistan e Turkmenistan.
AL/.../KAZAKISTAN:ASIA CENTRALE                                     VIS 20081002 (500)


mercoledì 1 ottobre 2008

INTENZIONI DI PREGHIERA DEL SANTO PADRE MESE DI OTTOBRE

CITTA' DEL VATICANO, 1 SET. 2008 (VIS). L'intenzione Generale per l'Apostolato della Preghiera del Santo Padre Benedetto XVI per il mese di ottobre è la seguente: "Perché il Sinodo dei Vescovi aiuti i pastori e i teologi, i catechisti e gli animatori, che sono impegnati nel servizio della Parola di Dio, a trasmettere con coraggio le verità della fede in comunione con tutta la Chiesa".

  L'intenzione Missionaria è la seguente: "Perché in questo mese dedicato alle missioni, attraverso l'attività di animazione delle Pontificie Opere Missionarie e degli altri organismi, ogni Comunità cristiana senta la necessità di partecipare alla missione universale della Chiesa con la preghiera, il sacrificio e l'aiuto concreto".
BXVI-INTENZIONI PREGHIERA/OTTOBRE/…                       VIS 20081001 (100)


ESSENZIALE È ESSERE SEMPRE PIÙ CONFORMI A CRISTO

CITTA' DEL VATICANO, 1 OTT. 2008 (VIS). Questa mattina, nel corso dell'Udienza Generale, tenutasi in Piazza San Pietro con la partecipazione di 20.000 persone, il Santo Padre Benedetto XVI ha proseguito il ciclo di catechesi dedicato a San Paolo.

  Papa Benedetto XVI si è soffermato su due episodi che "dimostrano la venerazione e, nello stesso tempo, la libertà con cui l'Apostolo si rivolge a Cefa e agli altri Apostoli: il cosiddetto 'Concilio' di Gerusalemme e l'incidente di Antiochia di Siria, riportati nella 'Lettera ai Galati'".

  "Ogni Concilio e Sinodo della Chiesa" - ha detto il Santo Padre - "è 'evento dello Spirito' (...) che opera in tutta la Chiesa, conduce per mano gli Apostoli nell'intraprendere strade nuove per realizzare i suoi progetti: è Lui l'artefice principale dell'edificazione della Chiesa".

  Si trattava, nel Concilio di Gerusalemme, ha ricordato il Pontefice, "di rispondere al quesito se occorresse richiedere ai pagani che stavano aderendo a Gesù Cristo, il Signore, la circoncisione o se fosse lecito lasciarli liberi dalla Legge mosaica, cioè dall'osservanza delle norme necessarie per essere uomini giusti, ottemperanti alla Legge, e soprattutto liberi dalle norme riguardanti le purificazioni cultuali, i cibi puri e impuri e il sabato".

  "Se, (...), per Luca il Concilio di Gerusalemme esprime l'azione dello Spirito Santo, per Paolo rappresenta il decisivo riconoscimento della libertà condivisa fra tutti coloro che vi parteciparono: una libertà dalle obbligazioni provenienti dalla circoncisione e dalla Legge".

  "Tuttavia, come appare con grande chiarezza nelle 'Lettere ' di San Paolo - ha proseguito il Pontefice - "la libertà cristiana non s'identifica mai con il libertinaggio o con l'arbitrio di fare ciò che si vuole; essa si attua nella conformità a Cristo e perciò nell'autentico servizio per i fratelli, soprattutto per i più bisognosi".

  Riferendosi alla colletta che San Paolo organizzò per i poveri di Gerusalemme, Benedetto XVI ha sottolineato che essa "esprimeva il debito delle sue comunità per la Chiesa madre della Palestina, da cui avevano ricevuto il dono inenarrabile del Vangelo".

  "Il secondo episodio è il noto incidente di Antiochia, in Siria" - ha continuato il Santo Padre - "che attesta la libertà interiore di cui Paolo godeva: come comportarsi in occasione della comunione di mensa tra credenti di origine giudaica e quelli di matrice gentile? (...) Con l'arrivo di alcuni cristiani legati a Giacomo, 'il fratello del Signore' (Gal 1,19), Pietro aveva cominciato a evitare i contatti a tavola con i pagani, per non scandalizzare coloro che continuavano ad osservare le leggi di purità alimentare; e la scelta era stata condivisa da Barnaba".

  "In realtà, erano diverse le preoccupazioni di Paolo, da una parte, e di Pietro e Barnaba, dall'altra: per questi ultimi la separazione dai pagani rappresentava una modalità per tutelare e per non scandalizzare i credenti provenienti dal giudaismo, per Paolo costituiva, invece, un pericolo di fraintendimenti dell'universale salvezza in Cristo offerta sia ai pagani che ai giudei. Se la giustificazione si realizza soltanto in virtù della fede in Cristo, della conformità con Lui, senza alcuna opera della Legge, che senso ha osservare ancora le purità alimentari in occasione della condivisione della mensa?".

  "Strano a dirsi, ma scrivendo ai cristiani di Roma, alcuni anni dopo (intorno alla metà degli anni 50 d.C.), Paolo stesso" - ha ricordato il Papa - "si troverà di fronte ad una situazione analoga e chiederà ai forti di non mangiare cibo impuro per non perdere o per non scandalizzare i deboli. (...) L'incidente di Antiochia si rivelò così una lezione tanto per Pietro quanto per Paolo. Solo il dialogo sincero, aperto alla verità del Vangelo, poté orientare il cammino della Chiesa".

  "'Il Regno di Dio, infatti, non è questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. E' una lezione che dobbiamo imparare anche noi; con i carismi diversi affidati a Pietro e a Paolo, lasciamoci tutti guidare dallo Spirito, cercando di vivere nella libertà che trova il suo orientamento nella fede in Cristo e si concretizza nel servizio dei fratelli. Essenziale è essere sempre più conformi a Cristo. E' così che si diventa realmente liberi, così si esprime in noi il nucleo più profondo Legge: l'amore per Dio e per il prossimo".
AG/SAN PAOLO/...                                   VIS 20081001 (690)


martedì 30 settembre 2008

RESPONSABILITÀ PROTEZIONE NON SIA PRETESTO AGGRESSIONE

CITTA' DEL VATICANO, 30 SET. 2008 (VIS). L'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto ieri a New York al dibattito generale della 63ma Sessione dell'Assemblea Generale dell'O.N.U.

  "Per sua natura e struttura, l'Organizzazione delle Nazioni Unite" - ha affermato l'Arcivescovo Migliore - "normalmente non crea né gli avvenimenti né i fenomeni, ma funge da cassa di risonanza per gli eventi o fenomeni che sono sottoposti a dibattito e ad una risposta coerente, puntuale e di consenso".

  "Quest'anno è stato dominato da diverse sfide e crisi"- ha ricordato il Presule -"calamità naturali o causate dall'uomo, economie in pericolo, terremoti finanziari, aumento del prezzo degli alimenti e del carburante, impatto dei cambiamenti climatici, guerre e tensioni a livello locale. (...) Uno dei fattori evidenti da tutti riconosciuto" - ha aggiunto il Presule - "è che ogni crisi presenta un insieme di fattori naturali e di elementi di responsabilità umana. Tuttavia, troppo spesso questi sono accompagnati da una risposta tardiva, da fallimenti e dalla riluttanza dei leaders ad esercitare la responsabilità di proteggere le popolazioni".

  "Quando in questa sede si parla della responsabilità della salvaguardia" - ha precisato l'Arcivescovo Migliore - "il punto di riferimento è il Documento Finale 2005 che si riferisce alla responsabilità della comunità internazionale ad intervenire in situazioni dove i singoli governi non sono in grado o non sono disponibili a garantire la salvaguardia dei cittadini".

  "Nel passato, il termine 'protezione' era troppo spesso pretesto di espansione ed aggressione. Nonostante i numerosi progressi del diritto internazionale, tragicamente oggigiorno l'interpretazione ed uso di tale termine continua ad essere in vigore ".

  "Tuttavia, nel corso dell'ultimo anno in questa medesima Sede è aumentato il consenso relativamente all'inclusione di quest'ultima espressione quale componente fondamentale del governo responsabile. Alcuni Paesi hanno invocato la responsabilità della protezione come aspetto essenziale dell'esercizio della sovranità a livello nazionale ed internazionale, mentre altri hanno rilanciato il concetto di esercizio della sovranità responsabile".

  "Gli Stati fondatori dell'Organizzazione delle Nazioni Unite" - ha ribadito il Presule - "hanno concepito la responsabilità della salvaguardia quale fulcro delle Nazioni Unite. I fondatori dell'O.N.U. hanno ritenuto che la responsabilità di proteggere non consistesse nell'uso immediato della forza per instaurare la pace ed il rispetto dei diritti umani, ma innanzitutto, nel riunirsi degli Stati per individuare e denunciare i primi sintomi di crisi e richiamare l'attenzione dei governi, della società civile e della pubblica opinione al fine di individuare le cause e proporre soluzioni".
DELSS/PROTEZIONE STATI/MIGLIORE:ONU                   VIS 20080930 (400)


TEMA GIORNATA MONDIALE COMUNICAZIONI SOCIALI

CITTA' DEL VATICANO, 30 SET. 2008 (VIS). "Nuove tecnologie, nuove relazioni. Promuovere una cultura di rispetto, di dialogo, di amicizia", è il tema scelto dal Santo Padre Benedetto XVI per la 43ª Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2009. Il Messaggio del Santo Padre, in vista di tale celebrazione, sarà reso noto come di consueto il 24 gennaio, Festa di San Francesco di Sales, Patrono della Stampa cattolica.

  L'annuncio è stato dato dall'Arcivescovo Claudio Maria Celli, Presidente del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali, ieri, 29 settembre, Festa degli Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele.

  "Più che un semplice tema mi pare che il Papa ci ponga di fronte a un vero e proprio programma di lavoro" - ha commentato l'Arcivescovo Celli aggiungendo che è "un compendio degli impegni e delle responsabilità che la comunicazione e gli uomini della comunicazione sono chiamati ad assumersi in prima persona in un tempo così fortemente segnato dallo sviluppo delle nuove tecnologie mediatiche che, di fatto, creano un nuovo ambiente, una nuova cultura".

  "Appare evidente un senso di fiducia del Papa nei confronti delle possibilità dei media", ha aggiunto l'Arcivescovo Celli, che ritiene che "i media possano dare un grande aiuto nel favorire un clima di dialogo e di fiducia".

  "Porre l'accento sul fatto che ai nuovi mezzi devono corrispondere nuove relazioni, significa toccare nel profondo il rapporto sul quale la comunicazione vive e si sviluppa; l'aggiornamento degli strumenti non segna semplicemente un passo avanti in senso tecnico, ma crea sempre nuove condizioni e possibilità perché l'uomo utilizzi e investa queste risorse per il bene comune e le ponga alla base di una crescita culturale ampia e diffusa".

  Nel marzo 2009, ha inoltre annunciato l'Arcivescovo Celli, è in programma un seminario di studi con la partecipazione dei Vescovi responsabili della comunicazione, organizzato in collaborazione con i Docenti universitari esperti di media e di comunicazione "per giungere alla formulazione di una più precisa e moderna pastorale dei mezzi di comunicazione sociale".

  La Giornata Mondiale si celebrerà, in quasi tutti i Paesi, per decisione dei Vescovi, domenica 31 maggio 2009.
CON-CS/TEMA GMCS/CELLI                                   VIS 20080930 (350)


lunedì 29 settembre 2008

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 29 SET. 2008 (VIS). Il Santo Padre ha ricevuto questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo:

- Cinque Presuli della Conferenza dei Vescovi Cattolici del Kazakhstan in Visita "ad Limina Apostolorum":

- L'Arcivescovo Tomash Peta, di Maria Santissima in Astana.

- L'Arcivescovo Jan Pawel Lenga, M.I.C., Vescovo di Karaganda, con il Vescovo Ausiliare  Athanasius Schneider, O.R.C.

- Il Vescovo Henry Theophilus Howaniec, O.F.M., della Santissima Trinità in Almaty.
 
- Il Vescovo Janusz Kaleta, Amministratore Apostolico di Atyrau.

  Sabato 27 settembre il Santo Padre ha ricevuto in udienza il Cardinale Giovanni Battista Re, Prefetto della Congregazione per i Vescovi.
AL:AP/.../....                                       VIS 20080929 (110)


IL PAPA SI CONGEDA COMUNITÀ CASTEL GANDOLFO

CITTA' DEL VATICANO, 29 SET. 2008 (VIS). Oggi il Santo Padre Benedetto XVI ha preso congedo dalla comunità di Castel Gandolfo, rinnovando i suoi ringraziamenti al Vescovo Marcello Semeraro, di Albano Laziale, alla cui Diocesi appartiene Castel Gandolfo, e alle comunità religiose, alle Autorità civili ed ai funzionari ed addetti alla sicurezza e alla vigilanza delle Ville Pontificie.

  Ricordando la festa dei Santi Arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele, Benedetto XVI ha detto: "Cari fratelli e sorelle, invochiamo con fiducia il loro aiuto, come pure la protezione degli Angeli custodi, la cui festa celebreremo fra qualche giorno, il 2 ottobre".

  "L'invisibile presenza di questi Spiriti beati ci è di grande aiuto e conforto: essi camminano al nostro fianco e ci proteggono in ogni circostanza, ci difendono dai pericoli e ad essi possiamo ricorrere in ogni momento. Molti santi intrattenevano con gli Angeli un rapporto di vera amicizia, e numerosi sono gli episodi che testimoniano la loro assistenza in particolari occasioni. Gli Angeli vengono inviati da Dio 'a servire coloro che erediteranno la salvezza', come ricorda la Lettera agli Ebrei (1,14), e pertanto ci sono di valido ausilio nel pellegrinaggio terreno verso la Patria celeste".

  Nel pomeriggio di oggi il Santo Padre si congederà dal personale delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo e domani rientrerà in Vaticano.
AC/CONGEDO/CASTEL GANDOLFO                       VIS 20080929 (230)


GIOIA BEATIFICAZIONE CONFESSORE SANTA FAUSTINA KOWALSKA


CITTA' DEL VATICANO, 28 SET. 2008 (VIS). Dopo la recita dell'Angelus, il Santo Padre ha annunciato che domani 30 settembre rientrerà in Vaticano, a conclusione del periodo estivo e del suo consueto soggiorno nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo.

  "Ringrazio il Signore" - ha detto Benedetto XVI - "per tutti i doni che mi ha concesso in questo tempo. Penso in particolare alla Giornata Mondiale della Gioventù di Sydney, al periodo di riposo trascorso a Bressanone, alla visita in Sardegna e al Viaggio Apostolico a Parigi e Lourdes; e penso alla possibilità di soggiornare in questa casa, dove posso meglio riposare e lavorare nei mesi più caldi".

  "Un caro saluto rivolgo alla comunità di Castel Gandolfo, con un grazie sentito al Vescovo, al Sindaco e alle Forze dell'Ordine".
 
  Successivamente il Papa si è rivolto ai pellegrini polacchi venuti a Castel Gandolfo e ai fedeli riuniti a Bialystok in Polonia per la Beatificazione del Servo di Dio Michal Sopocko, "confessore e guida spirituale di santa Faustina Kowalska".

  "Per suo suggerimento" - ha ricordato il Pontefice - "la Santa descrisse le proprie esperienze mistiche e le apparizioni di Gesù Misericordioso nel ben noto suo 'Diario'. Anche grazie ai suoi sforzi venne dipinta e trasmessa al mondo l'immagine con la scritta 'Gesù, confido in Te'".

 Il Servo di Dio Sopocko "si fece conoscere come zelante sacerdote, educatore e propagatore del culto della Divina Misericordia. Per questa beatificazione" - ha concluso il Pontefice - "si rallegra, nella casa del Padre, il mio amato Predecessore, il Servo di Dio Giovanni Paolo II. È stato lui ad affidare il mondo alla Divina Misericordia e per questo ripeto a tutti il suo augurio: 'Dio ricco di misericordia vi benedica!'".
ANG/BEATIFICAZIONE SOPOCKO/...                       VIS 20080929 (280)


BENEDETTO XVI RICORDA GIOVANNI PAOLO I

CITTA' DEL VATICANO, 28 SET. 2008 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina il Santo Padre Benedetto XVI si è affacciato al balcone del Cortile interno del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo ed ha recitato l'Angelus insieme ai fedeli e ai pellegrini presenti.

  "Cari Fratelli e Sorelle" - ha detto il Papa - "Oggi la liturgia ci propone la parabola evangelica dei due figli inviati dal padre a lavorare nella sua vigna. Di questi, uno dice subito sì, ma poi non va; l'altro invece sul momento rifiuta, poi però, pentitosi, asseconda il desiderio paterno. Con questa parabola Gesù ribadisce la sua predilezione per i peccatori che si convertono, e ci insegna che ci vuole umiltà per accogliere il dono della salvezza".

  Nel riferirsi al Predecessore Giovanni Paolo I di cui proprio oggi ricorre il trentesimo anniversario della morte, Benedetto XVI ha ricordato: "L'umiltà può essere considerata il suo testamento spirituale. Egli scelse come motto episcopale lo stesso di San Carlo Borromeo: 'Humilitas'. Una sola parola che sintetizza l'essenziale della vita cristiana e indica l'indispensabile virtù di chi, nella Chiesa, è chiamato al servizio dell'autorità".

  "Grazie proprio a questa sua virtù, bastarono 33 giorni perché Papa Luciani entrasse nel cuore della gente" - ha detto ancora Benedetto XVI - "Nei discorsi usava esempi tratti da fatti di vita concreta, dai suoi ricordi di famiglia e dalla saggezza popolare. La sua semplicità era veicolo di un insegnamento solido e ricco, che, grazie al dono di una memoria eccezionale e di una vasta cultura, egli impreziosiva con numerose citazioni di scrittori ecclesiastici e profani. È stato così un impareggiabile catechista, sulle orme di San Pio X, suo conterraneo e predecessore prima sulla cattedra di San Marco e poi su quella di San Pietro".

  Nel ricordare la frase pronunciata da Papa Lucani in una della quattro Udienze Generali: "'Dobbiamo sentirci piccoli davanti a Dio'. 'Non mi vergogno di sentirmi come un bambino davanti alla mamma: si crede alla mamma, io credo al Signore, a quello che Egli mi ha rivelato' - Papa Benedetto XVI ha affermato: "Queste parole mostrano tutto lo spessore della sua fede. Mentre ringraziamo Dio per averlo donato alla Chiesa e al mondo, facciamo tesoro del suo esempio, impegnandoci a coltivare la sua stessa umiltà, che lo rese capace di parlare a tutti, specialmente ai piccoli e ai cosiddetti lontani".
ANG/UMILTÀ/GIOVANNI PAOLO I                       VIS 20080929 (390)


IMPEGNO CONTRO USO INDISCRIMINATO BENI DELLA TERRA


CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2008 (VIS). Alle ore 12:00 di questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre Benedetto XVI ha ricevuto in Udienza i partecipanti all'Incontro promosso dal Centro Turistico Giovanile (CTG) e dall'Ufficio Internazionale del Turismo Sociale (BITS), accompagnati dal Cardinale Renato Raffaele Martino, Presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti e dall'Arcivescovo Agostino Marchetto, Segretario del medesimo Dicastero.

  Nel ricordare il tema della Giornata Mondiale del Turismo 2008: "Il turismo affronta la sfida del cambiamento climatico", il Santo Padre ha affermato: "L'umanità ha il dovere di proteggere questo tesoro e di impegnarsi contro un uso indiscriminato dei beni della terra. Senza un adeguato limite etico e morale, il comportamento umano può infatti trasformarsi in minaccia e sfida".

  "L'esperienza insegna che la gestione responsabile del creato fa parte, o così dovrebbe essere, di un'economia sana e sostenibile del turismo. Al contrario, l'uso improprio della natura e l'abuso inferto alla cultura delle popolazioni locali danneggiano anche il turismo. Imparare a rispettare l'ambiente insegna pure a rispettare gli altri e se stessi. Già nel 1991, nell'Enciclica 'Centesimus annus', il mio amato predecessore Giovanni Paolo II aveva denunciato il consumo eccessivo e arbitrario delle risorse, ricordando che l'uomo è collaboratore di Dio nell'opera della creazione e non può sostituirsi a Lui. Egli aveva pure sottolineato quanto l'umanità di oggi debba 'essere conscia dei suoi doveri e compiti verso le generazioni future'".

  "È pertanto necessario, soprattutto nell'ambito del turismo, grande fruitore della natura, che tutti tendano a una gestione equilibrata del nostro habitat, di quella che è la nostra casa comune e lo sarà per quanti verranno dopo di noi. Il degrado ambientale può essere frenato solo diffondendo un'adeguata cultura comportamentale, che comprenda stili di vita più sobri. Da qui l'importanza, come ho ricordato di recente, di educare a un'etica della responsabilità e di procedere a 'fare delle proposte più costruttive per garantire il benessere delle generazioni future'".

  "Inoltre, la Chiesa condivide con le vostre Istituzioni e altre simili Organizzazioni l'impegno per la diffusione del turismo cosiddetto sociale, che promuove la partecipazione delle fasce più deboli e può essere così un valido strumento di lotta contro la povertà e tante fragilità, fornendo impieghi, custodendo le risorse e promuovendo l'uguaglianza. Tale turismo rappresenta un motivo di speranza in un mondo in cui vi sono accentuate distanze fra chi ha tutto e quanti soffrono fame, carestie e siccità".

  Infine il Papa ha rivolto ai giovani l'invito a farsi "sostenitori e fautori di comportamenti mirati all'apprezzamento della natura e alla sua difesa, in una corretta prospettiva ecologica, come ho sottolineato più volte in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù a Sydney, nel luglio scorso".
AC/GIORNATA MONDIALE TURISMO/CTG:BITS               VIS 20080929 (460)


LETTERE CREDENZIALI NUOVO AMBASCIATORE REPUBBLICA CECA


CITTA' DEL VATICANO, 27 SET. 2008 (VIS). Questa mattina, nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto il Signor Pavel Vosalik, nuovo Ambasciatore della Repubblica Ceca, in occasione della presentazione delle Lettere Credenziali.

  Benedetto XVI ha espresso il suo apprezzamento al diplomatico per aver posto l'accento sulla "influenza del cristianesimo sul ricco patrimonio culturale della Nazione, e particolarmente per il ruolo che il Vangelo ha svolto nel portare speranza al popolo ceco in tempi di oppressione".

  "La vostra Nazione" - ha affermato il Pontefice - "rafforzata dal senso di solidarietà che le ha consentito di emergere coraggiosamente dal crollo del totalitarismo, desidera anche contribuire al benessere della famiglia umana promuovendo la cooperazione internazionale nella lotta contro la violenza, la fame, la povertà ed altri mali sociali. Presto nuove prospettive di influenza si apriranno per il vostro Paese mentre si prepara ad assumere la Presidenza del Consiglio dell'Unione Europea, l'anno prossimo. Sono certo che nell'individuare chiari obiettivi e nell'agevolare il coinvolgimento di tutti gli Stati membri, la Repubblica Ceca eserciterà una forte guida nello sforzo condiviso di conciliare l'unità e la diversità, la sovranità nazionale e l'attività congiunta, il progresso economico e la giustizia sociale nel Continente europeo".

  "La Chiesa è ben consapevole" - ha ribadito Benedetto XVI - "delle numerose sfide che l'Europa deve affrontare proprio quando le Nazioni aspirano a costruire una comunità internazionale più stabile per le future generazioni. Per progredire in tale direzione, i responsabili delle Nazioni sono chiamati a riconoscere che la felicità e il benessere dell'uomo non si possono raggiungere soltanto con strutture o singoli livelli di vita sociale e politica. La realizzazione di una autentica cultura degna della nobile vocazione dell'uomo richiede l'armoniosa cooperazione delle famiglie, delle comunità ecclesiali, delle scuole, delle imprese, delle organizzazioni comunitarie e delle istituzioni governative", le cui finalità sono "al servizio di tutti" ed Il conseguimento del bene comune.

  "Per questa ragione" - ha proseguito il Santo Padre - "la società trae beneficio quando alla Chiesa viene riconosciuto il diritto di esercitare l'amministrazione dei beni materiali e spirituali necessari al suo ministero. (...) Confido che le Commissioni speciali istituite dal Governo e dal Parlamento per risolvere le questioni ancora in sospeso relative alle proprietà della Chiesa, progrediscano con onestà, equità ed un autentico riconoscimento dell'abilità della Chiesa a contribuire al benessere della Repubblica. In particolare, auspico che tali considerazioni siano tenute in considerazione nel ricercare una soluzione relativa al futuro della cattedrale di Praga, che è una viva testimonianza del ricco patrimonio culturale e religioso del vostro Paese e dell'armoniosa convivenza di Chiesa e Stato".

  "Il Vangelo, per sua stessa natura, chiama le persone di fede ad offrire se stesse nel servizio amoroso verso i fratelli e le sorelle senza distinzioni e senza valutarne i costi" - ha sottolineato il Pontefice - "Vorrei porre in evidenza il notevole potenziale formativo per i giovani, la cui partecipazione" alle attività socio-caritative in collaborazione con agenzie governative ed ecclesiali "insegna l'autentica solidarietà che non consiste semplicemente nel fornire beni materiali ma nel fare dono di se stessi. (...) Non dobbiamo dimenticare che molti cittadini della Repubblica Ceca già offrono il loro servizio all'estero in progetti di sviluppo a lungo termine e progetti di aiuto sotto gli auspici della 'Caritas' e di altre organizzazioni umanitarie".

  Al termine del suo discorso, Benedetto XVI ha trasmesso all'Ambasciatore il suo cordoglio per la morte del Rappresentante della Repubblica Ceca in Pakistan nel recente attentato terrorista ad Islamabad, che ha causato più di cinquanta vittime. "Prego ogni giorno" - ha detto il Papa - "perché cessino tali atti di violenza e incoraggio quanti sono impegnati nel servizio diplomatico a dedicarsi con sempre maggiore dedizione al conseguimento della pace e nel garantire la sicurezza nel mondo".
CD/CREDENZIALI/REPUBBLICA CECA:VOSALIK               VIS 20080929 (620)


venerdì 26 settembre 2008

UDIENZE

CITTA' DEL VATICANO, 26 SET. 2008 (VIS). Questa mattina nel Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, il Santo Padre ha ricevuto in udienze separate tre Presuli della Conferenza Episcopale dell'Uruguay in Visita "ad Limina Apostolorum":

    - Il Vescovo Carlos María Collazzi Irazábal, di Mercedes, S.D.B.

    - Il Vescovo Luis del Castillo Estrada, S.I., di Melo, con il Vescovo emerito Roberto Reinaldo Cáceres González.

  Nel pomeriggio il Santo Padre riceverà in udienza il Cardinale Ivan Dias, Prefetto della Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli.
AL:AP/.../...                                         VIS 20080926 (90)


ESIGUE RISORSE OBIETTIVI MILLENNIO RISPETTO SPESE MILITARI


CITTA' DEL VATICANO, 26 SET. 2008 (VIS). Ieri a New York, l'Arcivescovo Celestino Migliore, Osservatore Permanente della Santa Sede presso l'Organizzazione delle Nazioni Unite, è intervenuto alla 63ma Sessione dell'Assemblea Generale dell'O.N.U., in merito agli obiettivi e alle difficoltà di realizzare gli Obiettivi di Sviluppo del Millennio.

  Il Presule ha sottolineato che tali obiettivi potranno essere raggiunti "solo se la loro realizzazione diviene una priorità per tutti gli Stati" e a tal fine è necessario "promuovere una nuova cultura delle relazioni internazionali contraddistinta da una visione fraterna del mondo, una cultura fondata sull'imperativo morale di riconoscere l'unità dell'umanità e l'imperativo pratico di dare un contributo alla pace e al benessere di tutti".

  "Le risorse di cui i Paesi in via di sviluppo hanno bisogno in termini di aiuto diretto, assistenza finanziaria e benefici per il commercio sono poca cosa rispetto alle spese militari nel mondo o alle spese totali per necessità non primarie delle popolazioni nei paesi più sviluppati".

  "In questi giorni" - ha proseguito l'Arcivescovo Migliore - "siamo testimoni di un dibattito sul salvataggio finanziario per risolvere una crisi che rischia di sconvolgere l'economia dei paesi più sviluppati lasciando senza lavoro migliaia di famiglie. Tale salvataggio di enormi proporzioni, che ammonta a molte volte l'intero aiuto internazionale, non può non far sorgere una questione fondamentale. Come siamo in grado di trovare i fondi per salvare un sistema finanziario alla deriva senza essere capaci di trovare le risorse necessarie per investire nello sviluppo di tutte le regioni del mondo, a cominciare dalle più povere?".

"Per questa ragione" - ha concluso l'Osservatore Permanente - "la globalizzazione della solidarietà mediante una rapida realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio enunciati dalla Dichiarazione del Millennio è un obbligo morale fondamentale della comunità internazionale".
DELSS/OBIETTIVI MILLENNIO/ONU:MIGLIORE               VIS 20080926 (310)


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